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Bottero, il “papà” della Gazzetta del Popolo

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Alla scoperta dei monumenti di Torino / Oggi parleremo del monumento dedicato al giornalista e politico italiano Giovanni Battista Bottero, situato in Largo IV Marzo meglio conosciuta come piazzetta IV Marzo. (Essepiesse)

Su un ampio basamento in pietra al lato del giardino, verso il Duomo, si erge la figura in bronzo di Giovanni Battista Bottero. L’uomo è rappresentato in piedi con una redingote abbottonata (abbigliamento che il giornalista usava abitualmente nelle sue giornate di lavoro), mentre nella mano destra tiene una copia del giornale “La Gazzetta del Popolo” 

La statua poggia su un imponente basamento realizzato in prezioso marmo Botticino e sul cui fronte è posizionata una lastra con sopra delle epigrafi dedicatorie che, essendo posta alle spalle del monumento, funge da elemento architettonico di sfondo. In quest’opera è particolarmente ricercato l’effetto di contrasto tra la patina scura del bronzo e il bianco avorio del marmo del basamento.

Giovanni Battista Bottero nacque a Nizza il 16 dicembre del 1822. Dopo aver conseguito nel 1847 la laurea in medicina, decise di dedicarsi alla carriera giornalistica (sua passione fin da quando era ragazzo) e così il 16 giugno 1848 fondò a Torino, insieme allo scrittore Felice Goevan e al medico Alessandro Bottella, il quotidiano “La Gazzetta del Popolo”.Per Bottero gli anni che seguirono furono impregnati di grande passione politica: essendo il quotidiano più diffuso durante gli anni del Risorgimento, egli riuscì tramite il suo giornale a compiere azioni incredibili, come ad esempio far firmare (il 10 settembre 1849) il proclama agli elettori di Bobbio per la nomina a deputato di Giuseppe Garibaldi, oppure lanciare una sottoscrizione (il 14 gennaio 1850) per consegnare una spada d’onore sempre a Garibaldi che all’epoca si trovava in esilio.

Nel 1855, dopo diverse battaglie “mediatiche” portate a termine dal suo quotidiano, Bottero decise di entrare in politica e si presentò nel collegio elettorale di Nizza, dove vinse con 411 voti su 625 votanti; il 27 giugno 1855 entrò nel Parlamento subalpino. Nonostante si affermò come figura politica, nel 1870 decise di abbandonare la sua carriera all’interno del Parlamento per dedicarsi completamente al suo giornale.Prese la direzione del quotidiano nel maggio del 1861 (quando prese il posto di Govean) e mantenne tale posizione fino al 1897. In quegli anni “La Gazzetta del Popolo” fu un punto di incontro per personaggi di grande rilievo: in campo politico seguì un orientamento liberale, anticlericale e monarchico, appoggiando la politica di Cavour e il programma risorgimentale di unificazione italiana. Il quotidiano svolse inoltre una importante funzione sociale propulsiva e di coordinamento nei confronti dell’intero movimento delle società di mutuo soccorso dello Stato sardo.Giovanni Battista Bottero morì il 16 novembre del 1897 all’età di 75 anni.

A pochi giorni dalla sua morte un Comitato di cittadini presieduto da Tomaso Villa, si attivò per la realizzazione di un monumento alla sua memoria e grazie ad una sottoscrizione pubblica nazionale, vennero raccolti i fondi necessari e fu incaricato lo scultore Odoardo Tabacchi, che lavorò all’opera tra il 1898 e il 1899. Il monumento venne concluso nel settembre del 1899 e si decise di collocarlo proprio in Largo IV Marzo, dove vi era la sede della “Gazzetta del Popolo”; su consiglio di Odoardo Tabacchi e del Sovrintendente dei Giardini municipali, venne posizionato nella parte orientale dell’aiuola IV Marzo, proprio di fronte alla sede del quotidiano.Venne inaugurato e ceduto alla città, il 12 novembre del 1899 con una solenne cerimonia a cui parteciparono centinaia di persone.

Anche per oggi la nostra passeggiata “con il naso all’insù” termina qui. Vi aspetto per il prossimo appuntamento con Torino e le sue meravigliose opere da scoprire.

 (Foto: www.museotorino.it)

Simona Pili Stella

Cremosa crostata al cioccolato fondente

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Decisamente golosa questa crostata, un mix perfetto tra pasta frolla fragrante e cioccolato fondente.

Una dolce tentazione assolutamente da assaggiare.

Ingredienti

Frolla:
250gr. di farina 00
120gr. di burro
80gr. di zucchero
2 tuorli
Un pizzico di sale

Farcia:
200gr. di cioccolato fondente 70%
200ml. di panna fresca liquida
100gr. di zucchero a velo
Una noce di burro
Frutta secca per guarnire

Preparare la frolla impastando velocemente tutti gli ingredienti, se dovesse risultare troppo dura, aggiungere 1-2 cucchiai di acqua. Stendere la pasta frolla in una teglia con fondo amovibile, bucherellare il fondo e riporre in frigorifero per almeno 2 ore.
Coprire la frolla con carta forno, riempire la base con fagioli o riso e cuocere a 160 gradi per 30 minuti. Lasciar raffreddare.
Preparare la farcia. Scaldare la panna fino quasi a bollore, togliere dal fuoco, aggiungere lo zucchero a velo ed il cioccolato ridotto a pezzetti e la noce di burro. Lasciar sciogliere bene gli ingredienti fino ad ottenere una crema vellutata.
Rimpire la frolla con il cioccolato fuso, livellare bene e decorare con pistacchi o nocciole a piacere.
Servire a temperatura ambiente.

Paperita Patty

Molto più di una insalata di patate

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Un secondo fresco e sempre adatto

 Una preparazione semplice e sfiziosa che potete personalizzare secondo i vostri gusti per un piatto sempre diverso.
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Ingredienti:
3 grosse patate
1 scatoletta di tonno sott’olio
4 cucchiai di maionese
1 limone
1 pizzico di curcuma (facoltativo)
1 fetta spessa di prosciutto di Praga
Sale, pepe, prezzemolo o basilico
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Pelare le patate, tagliarle a bastoncini e cuocerle a vapore.
Frullare il tonno, mescolare alla maionese, aggiungere il succo del limone, il sale, il pepe, e la curcuma. Tagliare a listarelle il prosciutto privato dell’eventuale grasso, unirlo alle patate, aggiungere la salsa tonnata ed il prezzemolo. Mescolare con cura. Servire freddo guarnito con fette di limone.

Paperita Patty

L’altra collina: il Pavese che guarda Torino

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TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono luoghi che finiscono per diventare inseparabili dagli scrittori che li hanno raccontati. Pensando a Cesare Pavese, l’immaginario corre subito alle Langhe, alle colline di Santo Stefano Belbo, ai paesaggi che hanno attraversato i suoi romanzi e le sue poesie. Ma se quella fosse soltanto una parte della storia? È da questa domanda che prende avvio L’altra collina. Cesare Pavese tra Pino e Reaglie, il saggio di Gioele Cristofari pubblicato da Seb27.
Contrattista di ricerca in Letteratura italiana contemporanea all’Università dell’Insubria e studioso che da anni dedica il proprio lavoro all’opera pavesiana, Cristofari propone una lettura nuova dello scrittore torinese. Attraverso un’attenta ricerca storica e letteraria, invita infatti a spostare lo sguardo dalle Langhe alle colline che si affacciano su Torino, sostenendo che proprio tra Reaglie e Pino Torinese affondino molte delle radici della sua formazione e del suo immaginario.
Il volume nasce da un progetto promosso dal Comune di Pino Torinese in collaborazione con l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea e restituisce un’immagine di Pavese profondamente legata alla città in cui trascorse gran parte della sua vita. Tra i risultati più interessanti emerge anche l’identificazione della cosiddetta “Villa Pavese”, l’antica Vigna Girotto, dove lo scrittore trascorse molte estati della giovinezza: un tassello biografico rimasto finora nell’ombra e che contribuisce a rileggere sotto una luce diversa pagine fondamentali come La casa in collina.
Il pregio del saggio è quello di accompagnare il lettore oltre il mito dello “scrittore delle Langhe”, mostrando come il paesaggio torinese sia stato altrettanto determinante nella costruzione della sua poetica. Quelle colline, sospese tra città e campagna, diventano un luogo di passaggio, di crescita e di scoperta, uno spazio dove biografia e letteratura finiscono per intrecciarsi in modo indissolubile.
A rendere ancora più interessante il volume è la volontà di trasformare la ricerca in un’esperienza concreta. Nelle pagine finali trovano spazio otto itinerari dedicati ai luoghi pavesiani, un invito a percorrere sentieri che ancora oggi conservano il fascino di un paesaggio capace di ispirare uno dei maggiori autori del Novecento.
Per chi ama Torino, questo libro rappresenta molto più di uno studio letterario. È l’occasione per riscoprire una parte della città spesso dimenticata e per osservare le sue colline con occhi nuovi, immaginando il giovane Pavese mentre percorre gli stessi sentieri che, molti anni dopo, sarebbero diventati letteratura. Perché, a volte, basta cambiare prospettiva per accorgersi che le storie che credevamo di conoscere hanno ancora qualcosa di sorprendente da raccontare.
MARZI ESTINI

La Cisl vince. Basta conflitti

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LO SCENARIO POLITICO  di Giorgio Merlo

Il ruolo del sindacato, storicamente, passa attraverso la contrattazione, il dialogo con le parti sociali e con il Governo di turno, la rivendicazione dell’autonomia di giudizio e in ultimo, ma non per ordine di importanza, la ricerca di tutte le vie possibili per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori. Anche e sopratutto nei luoghi di lavoro. Eppure queste precondizioni non sempre hanno avuto vita facile in questi ultimi tempi nel sindacato italiano. Anzi, chi ha cercato di perseguire sino in fondo quella strada ha dovuto subire attacchi di tutti i generi. E allora, per uscire dalla metafora, non possiamo non evidenziare che oggi quelle precondizioni basilari – nonchè tradizionali – sostenute e praticate concretamente dalla Cisl in questi ultimi anni stanno trovando consensi sino a ieri insperati. Non è un mistero per nessuno se oggi registriamo che anche la Cgil, il tradizionale “sindacato rosso” del nostro paese che in questi ultimi tempi – con la gestione di Landini – si è, di fatto, trasformato in una organizzazione politica in aperto sostegno alla coalizione del ‘campo largo’, sta lentamente abbandonando la logico del conflitto e del pregiudizio a vantaggio di una posizione che rilancia l’obiettivo dell’unità sindacale. È di tutta evidenza che l’obiettivo dell’unità sindacale non si può concretamente perseguire attraverso la riproposizione del conflitto permanente, della “rivolta sociale”, dell’attacco sistematico al nemico politico – ovvero al Governo se non è della propria parte politica – e contrastando ferocemente tutto ciò che non rientra nel proprio progetto politico. Di partito o di coalizione poco cambia al riguardo. Ovvero, e detto con maggiore chiarezza, non si può più tollerare un sindacato che sostituisce, o supplisce, il ruolo e la funzione di un partito politico e si comporta come se facesse parte quotidianamente di una coalizione politica. Del resto, ed oggettivamente, la Cgil in questi ultimi tempi si è comportato come un partito politico al punto che non si capiva se era il sindacato che dettava l’agenda politica al partito e alla coalizione di riferimento o se era l’alleanza del ‘campo largo’ che indicava al sindacato la strada da seguire. Comunque sia, un cortocircuito che ha danneggiato, a mio parere, sia il sindacato e sia la politica. Ora, almeno così pare sino a prova contraria, si sta lentamente aprendo un’altra pagina. L’importante conclusione del congresso nazionale della Uil da un lato e la partecipazione delle principali confederazioni sindacali al tavolo aperto in Confindustria dall’altro, confermano che il processo dell’unità sindacale sta, seppur lentamente e tra molte contraddizioni, recuperando consensi ed importanza. Purchè, e questa è la scommessa decisiva, si persegua sino in fondo la strada dell’autonomia del sindacato uscendo da quella subalternità politica che rischia di incrinare la credibilità e la stessa autorevolezza del sindacalismo italiano. Ecco perchè, e senza alcuna piaggeria, possiamo tranquillamente arrivare alla conclusione che la posizione mantenuta dalla Cisl in questi anni, rischiando anche l’impopolarità perchè fedele al ruolo tradizionale del sindacato senza piegarsi a nessun “politicamente corretto” o alla vulgata della “religione” progressista , alla fine ha pagato in termini di credibilità e di trasparenza. E questo per la semplice ragione che, per dirla con uno storico leader sindacale e politico del nostro paese, Franco Marini, “senza l’unità sindacale è lo stesso sindacato che è destinato a perdere peso e credibilità nel paese”. Adesso, quindi, va recuperato il terreno perduto. Senza ulteriori equivoci e tentennamenti.

Sapore d’Oriente nel piatto: straccetti speciali di pollo

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Il piatto non necessita di lunghe cotture ma di una profumata marinatura

 

Un ottimo secondo piatto leggero, fresco e veloce, non necessita di lunghe cotture ma di una profumata marinatura che esaltera’ il delicato gusto del pollo abbinato alla croccantezza delle verdure.

Semplice, dal successo garantito.

 

 Ingredienti:

1/2 petto di pollo intero

2 carote

2 zucchine

1 limone

1 spicchio di aglio

1 cucchiaino di zenzero in polvere

1 cucchiaino di semi di cumino

1 cucchiaino di semi di sesamo

olio evo q.b.

sale, pepe q.b.

Lavare le verdure e tagliarle a bastoncini nel senso della lunghezza.Tagliare il petto di pollo a striscioline, metterlo in una terrina, cospargerlo con le verdure, le spezie, l’aglio a fettine, bagnare il tutto con il limone, l’olio, il sale,e il pepe. Mescolare bene e lasciar marinare in frigorifero per almeno due ore. In una piastra in ghisa rovente, cuocere gli straccetti di pollo con le verdure scolate per circa dieci minuti, mescolare con una paletta e bagnare con la marinatura, lasciar sfumare. A cottura ultimata, servire subito.

Paperita Patty