Alla scoperta di Torino: via Pietro Micca in questo scatto inviatoci dalla nostra lettrice Lucia Ranieri
Quando mi hanno detto che la maestra Pedrelli è andata via dal paese ho provato una grande tristezza. Ora sta nel ricovero per anziani, tra le colline. Non che la notizia sia giunta inaspettata: dopotutto, pur essendo arrivata quasi a novant’anni ancora lucida, aveva da tempo dei problemi alle gambe che le impedivano di far da sola.

Andrò a trovarla, la mia maestra. Lo farò perché ogni volta che passo davanti al vecchio edificio delle scuole elementari il pensiero corre a lei, rigorosa ed esigente, sempre vestita con abiti quasi monacali e dotata di una incrollabile fede nel fatto che ci avrebbe, volenti o nolenti, insegnato a leggere, scrivere e far di conto. Era severa, la Pedrelli, ma giusta. Una sola volta perse del tutto la pazienza, quando prese Riccardo per le orecchie , gridandogli “esci dal banco“, tirandolo energicamente. Ricordo la scena: quello resisteva, avvinghiandosi al doppio banco come un polipo. Era uno di quei banchi di una volta, a due posti, con i buchi per infilarci il calamaio. Era pesante, pesantissimo. La maestra, rossa in volto, lo tirava per le orecchie. Riccardo, a denti stretti, con le labbra bianche per il dolore e le orecchie ormai violacee, non mollava la presa. Toccò alla Pedrelli gettare la spugna e chiamare a gran voce il bidello perché accompagnasse il mio compagno di classe al giusto castigo, dietro alla nera lavagna d’ardesia. Se avesse insistito ancora un po’, le orecchie di Riccardo le sarebbero rimaste in mano. E, nonostante le avesse infilato un rospo ripugnante nella borsetta, non meritava il distacco dei padiglioni auricolari. Per quanto mi riguarda, a scuola mangiavo le matite. Rosicchiavo il rivestimento di legno fino alla mina e a vlte rimaneva l’ombra della grafite sulle labbra. Mi rimproverava ma quel vizio era più forte di me. Una perdizione. C’è voluto del tempo per farmelo passare anche se alle matite sostituii le unghie delle mani. Le povere unghie , indifese, diventarono il bersaglio contro il quale mi scagliavo quando dentro di me si agitavano paure, disagi e insoddisfazioni. Sarà pure un brutto vizio ma, credetemi, faceva meno male che mangiarsi le matite. Per raggiungere la scuola di strada non dovevo farne tanta. Dalla casa di ringhiera al centro della frazione c’era, più o meno, un chilometro. Scendevo fino al “triangolo”, un prato cintato da un muretto basso che formava quella forma geometrica, dividendo in due la strada. A destra il lungo il viale alberato che portava al crocevia, al Circolo Operaio e alla vecchia passerella sul Selvaspessa. A sinistra si finiva dritti nel “cuore” del paese. La cartella, a quei tempi, non pesava come quelle dei ragazzini di oggi che viaggiano piegati in due sotto il peso degli zaini affardellati. Avevo avuto la fortuna di ereditarne, da uno zio, una di pelle. Era consumata ( oggi si direbbe “vissuta”) ma faceva ancora egregiamente la sua parte ospitando la coppia di quaderni a righe e a quadretti, il sussidiario, la cannuccia e i pennini, la matita e la gomma bicolore. Fino all’avvento della cinghia d’elastico, sono andato avanti così, sfruttandone la comodità. Ovviamente avevo il mio bel grembiule blu con un gran fiocco bianco che, immancabilmente, scioglievo senza riuscire a rifarlo: tant’è che la maestra incaricava Laura – più grandicella di un anno – a rifarmi la galla. Lei, a dire il vero, sembrava ben contenta di quest’incombenza e io la lasciavo fare, ringraziandola a denti stretti, più per timidezza che per imbarazzo. A quell’epoca, con i capelli tagliati corti e con la riga di lato, mi pareva di mettere in evidenza un orecchio a sventola. Uno solo, il sinistro che, pur essendo appena pronunciato – a causa della postura a cui ero stato costretto quando avevo pochi mesi di vita, causa una lunga degenza ospedaliera per una brutta gastroenterite – mi pareva un orribile difetto al punto da paragonarmi al brutto anatroccolo. Così cercavo di pareggiare i miei limiti studiando a testa bassa. Quando suonava la campanella, entrava in classe l’insegnante. Tutti in piedi, di scatto, cantilenando un “Buongiorno, signora maestra” accompagnato dall’immancabile preghiera del mattino. Mi annoiavo alle prime prove di scrittura, sotto dettato: pagine di aste e dirampini per imparare a fare il punto interrogativo, seguite a ruota dai cerchi tondi delle “o” a cui s’aggiungeva una timida gambetta in basso a destra per trasformarle in “q di quaderno“. M’annoiavo perché sapevo già leggere e scrivere grazie alla Tv, al maestro Alberto Manzi e alla sua trasmissione “Non è mai troppo tardi“. Realizzate allo scopo di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l’età scolare per contrastare l’analfabetismo, le trasmissioni del maestro Manzi ( che accompagnava le sue parole con degli schizzi a carboncino su una lavagna a grandi fogli bianchi ) erano di una semplicità disarmante e anch’io, a poco più di cinque anni, avevo imparato a tenere in mano la penna e ad usare le lettere dell’alfabeto per formare le parole. Sono stati anni felici quelli passati a scuola con la maestra Pedrelli. Ne conservo un buon ricordo, forse annebbiato e ammorbidito dal tempo, ma credo che siano stati davvero così. Del resto, l’età dei bambini è quella per cui si prova la maggior nostalgia e anche i doveri erano tollerati. Ricordo i giochi durante l’intervallo quando – vocianti – invadevamo come delle cavallette il giardino spelacchiato della scuola, dove allo scalpiccio delle nostre scarpe resistevano solo rari e tenaci ciuffi d’erba. Ricordo la pazienza di Giulio Stracchini, operaio del comune addetto alla caldaia che durante inverno alimentava con ciocchi di legno e pezzi di carbone. I più disperati gli nascondevano il berretto per scherzo ma lui non se la prendeva mai: faceva finta di minacciarli, agitando la mano aperta, ridendo con bonomia sotto quei suoi baffoni grigi. E i bidelli? La signora Lia e il signor Gianni: quanta pazienza anche loro. Dovevano pulire le aule, ramazzare i corridoi e sovrintendere al buon funzionamento della scuola. Oggi non ci sono più ma sono certo che, per aver dovuto sopportare generazioni di ragazzini, si saranno certamente guadagnati un posto tranquillo nel paradiso dei bidelli, dove si può lavorare a maglia o leggere il giornale senza che nessuno dia loro il benché minimo grattacapo. I ricordi me li ravvivano alcuni dei compagni di scuola di allora con i quali, talvolta, ci si incontra per strada. E poi c’è la maestra Pedrelli. Uno di questi giorni andrò a trovarla alla casa di riposo. Sono pronto a scommettere che, dopo avermi salutato, il suo sguardo si poserà sulle mie mani e mi dirà, con tono critico: “Ma come? Ti mangi ancora le unghie, alla tua età?”.
Marco Travaglini
TORINO TRA LE RIGHE
Con Breve storia eretica della musica classica, Alessandro Baricco torna a fare ciò che gli riesce meglio: prendere ciò che crediamo di conoscere e spostarlo leggermente, quel tanto che basta per farci vedere tutto da un’altra prospettiva.
È l’essere umano.
È una mappa.
perché continuiamo ad averne bisogno?

Mercoledì 6 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale, Sayaka Shoji violino e Gianluca Cascioli pianoforte, eseguiranno musiche di Mozart, Schumann-Dietrich-Brahms, Dallapiccola, Brahms. Sempre mercoledì 6 alle 19.30 al teatro Regio, debutto de “I Puritani”. Opera seria in tre atti . Musica di Vincenzo Bellini. L’Orchestra del teatro Regio sarà diretta da Francesco Lanzillotta. Repliche fino a domenica 17.

Giovedì 7 alle 20.30 e venerdì 8 alle 20 all’ auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Robert Trevino e con Sergey Khachatryan al violino, eseguirà musiche di Weber, Bruch, Schonberg. Mercoledì 13 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale, Lila violoncello e Martina Consonni pianoforte, eseguiranno musiche di Beethoven Janacek, Chopin. Mercoledì 20 allle 20.30 al conservatorio, il Quartetto Faurè eseguirà musiche di Mahler, Faurè e Brahms.

Giovedì 21 alle 20.30 e venerdì 22 alle 20, all’auditorium Toscanini l’orchestra Rai diretta da Han-Na Chang e con Pablo Ferràndez violoncello, eseguirà musiche di Schumann e Dvorak. Venerdì 22 alle 20.30 all’auditorium Agnelli, per Lingotto Musica, la Royal Philharmonic Orchestra diretta da Vasily Petrenko e con Anne-Sophie Mutter violino, eseguirà musiche di Beethoven e Mahler. Giovedì 28 alle 20.30 e venerdì 29 alle 20, all’auditorium Toscanini l’orchestra Rai diretta da Andrès Orozco-Estrada e con Emanuel Ax al pianoforte, eseguirà musiche di Marino, Mozart e Richard Strauss.
Pier Luigi Fuggetta
I tomini freschi di latte vaccino a pasta morbida, dal gusto leggermente acidulo, hanno origini antichissime e spiccano tra i tipici antipasti della cucina piemontese.
I classici – tumin al verd – preparati con ingredienti semplici come prezzemolo, acciughe, aglio e peperoncino ci permettono di preparare una ricetta particolarmente stuzzicante, perfetta per una cena autunnale da consumare con gli amici in allegria.
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Ingredienti
1 rotolo di tomini freschi
1 mazzetto di prezzemolo
1 spicchio di aglio
4 filetti di acciuga sott’olio
1 peperoncino piccante
1 tuorlo d’uovo sodo
1 pezzettino di pane secco
Sale, aceto bianco, olio evo q.b.
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Per preparare il bagnetto verde, mettere a bagno il pezzetto di pane nell’aceto, lavare bene il prezzemolo, asciugarlo e tritarlo con la mezzaluna, aggiungere i filetti di acciuga, l’aglio, il peperoncino, il tuorlo ed il pane ben strizzato dall’aceto, aggiustare di sale e aggiungere l’olio. Mescolare il tutto con cura e disporre sopra ai tomini precedentemente tagliati a fette. Servire a temperatura ambiente con un buon bicchiere di vino rosso piemontese.
Paperita Patty
Le pere caramellate hanno il sapore dei ricordi della nostra infanzia, ricordi di cose semplici e genuine. Le pere, aromatizzate da spezie e vino rosso delicatamente avvolte da un dolce e profumato sciroppo saranno un fine pasto all’insegna della bonta’e della dolcezza.
Ingredienti
6 pere Kaiser
200ml di vino rosso
100ml di acqua
100gr. di zucchero
1 stecca di cannella
2 chiodi di garofano
Scorza di limone
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Sistemare le pere ben lavate in una pentola stretta, in modo che rimangano in piedi, aggiungere il vino, lo zucchero, la scorza del limone e le spezie. Portare a bollore, lasciar sfumare il vino, aggiungere l’acqua e cuocere a fuoco lento per circa 20 minuti, rigirando le pere di tanto in tanto. A cottura avvenuta, togliere le pere e lasciarle raffreddare, filtrare il liquido e farlo ridurre a sciroppo. Servire le pere nappate con lo sciroppo.
Paperita Patty
GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA
Martedì. Per la rassegna Seven Springs alla Scuola Holden, il duo composto da Carlotta Dalia alla chitarra e da Giuseppe Gibboni al violino, eseguirà musiche di Paganini e Albèniz & Piazzolla. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Mario Sturniolo.
Mercoledì. All’Hiroshima è di scena Leo Gassman. All’Osteria Rabezzana suona il Panattoni Jazz Combo.
Al Blah Blah si esibiscono i Bestiame.
Giovedì. All’Hiroshima è di scena il Duo Bucolico. Al teatro Esedra va’ in scena “Novecento- la leggenda del pianista sull’oceano”. Concerto con arrangiamenti e musica del trombettista jazz Felice Reggio con la cantante Donatella Chiabrera e con la narrazione e regia di Maurizio Fiori. Allo Spazio 211è di scena Giorgio Canali. Al Blah Blah concerto del Trio Marciano. Allo Ziggy suonano i The Devil’s Trade preceduti dagli Electric Wires.
Venerdì. Al Circolino si esibisce il A Planet to Save Jazz Trio. All’Hiroshima è di scena il rapper Mondo Marcio. Al Magazzino sul Po suonano i Cigno. Allo Spazio 211 si esibisce Filippo Gatti e Riccardo Sinigallia. Allo Ziggy sono di scena i Koldbrann.
Sabato. Al teatro Concordia di Venaria si esibisce Tredici Pietro. Al Magazzino sul Po suona la Mixtura Orchestra.
Domenica. Al Magazzino sul Po sono di scena Maximilian + Nuelle.
Pier Luigi Fuggetta




SOMMARIO: Il Cardinale Roberto Repole e l’industria torinese – Al Salone del libro sempre la stessa musica? – La villa della Regina Margherita a Bordighera nelle residenze sabaude? – Lettere




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