Rubriche

Sfoglia caramellata alla crema, trionfo di dolcezza

/

Una croccante sfoglia caramellata che racchiude una deliziosa crema pasticcera aromatizzata al limone.

Un perfetto connubio di morbidezza e friabilita’, semplice e irresistibile.

 ***

Ingredienti

 

1 confezione di pasta sfoglia pronta quadrata

500ml. di latte fresco intero

4tuorli

100gr. di zucchero

40gr. di maizena

1 bustina di vanillina

1 limone

Zucchero a velo

 ***

Preparare la crema pasticcera. Portare ad ebollizione il latte aromatizzato con la buccia di limone grattugiata, lasciar intiepidire e filtrare. Lavorare i tuorli con lo zucchero, unire la vanillina, versare il latte a filo sempre mescolando. Cuocere la crema a bagnomaria per circa 10 minuti. Lasciar raffreddare, aggiungere il succo di  ½ limone senza mai smettere di mescolare. Disporre una base di sfoglia su un piatto da portata, coprire con la crema pasticcera, mettere la seconda sfoglia, ricoprire con la crema. Disporre l’ultima sfoglia, spolverizzare di zucchero a velo, guarnire a piacere. Servire fresca.

 

Paperita Patty

Rock Jazz e dintorni a Torino: Achille Lauro e il duo Mario Venuti & Tony Canto

/

GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Tom Meighan preceduto dai Boschi Bruciano.

Al Cafè Neruda è di scena Gigi Cifarelli.

Martedì. All’Inalpi Arena arriva Achille Lauro. All’Hiroshima si esibisce Nitro. Al ONE prende il via la rassegna What’s Jazz con il trio del pianista Emanuele Sartoris. All’Hiroshima è di scena il rapper NITRO.

Mercoledì. Al Blah Blah suonano i The History Of Gunpowder. Al Cafè Neruda si esibiscono i Doctor In Jazz. Al Vinile è di scena il Topside Quartet.

Giovedì. Alla Suoneria di Settimo si esibisce Mario Venuti e Tony Canto. Allo Spazio 211 suonano i Santamarea.

Venerdì. Allo Ziggy sono di scena i Spiritual Front. All’Hiroshima per 2 sere consecutive suonano i Patagarri. Al Peocio di Trofarello si esibiscono i Michael Schenker Expirence. Al Circolo Sud suona il duo Primule Rosse. Al Vinile sono di scena i Basso Tenore. Alla Divina Commedia si esibiscono Le Voci Sospese. Allo Spazio 211 sono di scena i Bardomagno. Al Blah Blah suonano i Plakkaggio.

Sabato. Alla Suoneria di Settimo si esibiscono le Cantetas. Al Magazzino sul Po suona la Sandrin Jazz Ensemble Orchestra. Allo Spazio 211 è di scena il cantautore Dotan. Allo Ziggy si esibisce Lili Refrain. Al Folk Club suona il duo Joachim Cooder e Adriano Viterbini.

Domenica.  Alla Divina Commedia sono di scena i Girinsoliti.

Pier Luigi Fuggetta

Filetti di pesce ai pinoli

/

Note di gusto insolite per questa semplice e leggera ricetta di pesce che, con pochi ingredienti e pochi minuti, vi permetterà di portare in tavola un secondo fresco e gustoso adatto alle calde giornate estive. 
***
Ingredienti 

Filetti di pesce (varietà a piacere) 
Poca farina bianca 
1 limone 
20gr. di pinoli 
10 olive verdi denocciolate 
1 cucchiaio di olio 
1 noce di burro 
Poco vino bianco secco 
Sale e pepe q.b. 

***

In una larga padella tostare i pinoli con un cucchiaio di olio, tenere da parte. Tagliare le olive a rondelle. 
Infarinare i filetti nella farina bianca e lasciar rosolare in padella con una noce di burro, sfumare con il vino bianco, cospargere con la buccia grattugiata del limone, lasciar cuocere un paio di minuti e aggiustare di sale e pepe.  Aggiungere al pesce le olive ed i pinoli, lasciar insaporire brevemente e servire con una fresca insalata verde. 


Paperita Patty 

Abbinamenti insoliti nella città sabauda

/

SCOPRI – TO    ALLA SCOPERTA DI TORINO

A Torino, città elegante e abituata da sempre a mescolare tradizione e sperimentazione, anche la cucina sta vivendo una piccola rivoluzione silenziosa. Non si tratta solo di nuovi ristoranti o locali alla moda, ma di un vero e proprio cambio di prospettiva: gli abbinamenti, un tempo rigidamente legati alla cultura gastronomica piemontese, oggi si fanno audaci, a tratti sorprendenti, persino spiazzanti. Eppure, proprio in questa libertà creativa, molti locali torinesi stanno trovando la loro identità.

Passeggiando tra il centro e i quartieri più vivaci come San Salvario o Vanchiglia, non è difficile imbattersi in insegne che promettono esperienze fuori dall’ordinario. Da Edit, ad esempio, si può assaggiare una pizza gourmet che unisce ingredienti apparentemente inconciliabili come crema di zucca, gorgonzola e caffè macinato a crudo. Un contrasto che, sulla carta, potrebbe far storcere il naso, ma che al palato riesce a sorprendere per equilibrio e profondità.

Il gusto che non ti aspetti

È proprio questa la chiave del successo di molti locali: proporre qualcosa che rompa le aspettative senza risultare eccessivo. Nel quartiere Crocetta, la gelateria Mara dei Boschi ha costruito la sua reputazione non solo sui grandi classici, ma anche su gusti che sfidano la logica tradizionale. Tra questi, uno dei più discussi è il gelato al rosmarino e limone con un leggero retrogusto salato, oppure quello al cioccolato fondente e olio extravergine d’oliva. Non si tratta di provocazioni fini a sé stesse, ma di tentativi riusciti di ampliare il concetto stesso di dessert.

Spostandosi verso il Quadrilatero Romano, il Caffè Al Bicerin, storico locale torinese, ha iniziato a reinterpretare il suo celebre bicerin con variazioni moderne: una versione con aggiunta di pepe nero e scorza d’arancia, oppure una proposta che accosta il classico cioccolato caldo a una crema al basilico. Anche qui, la tradizione non viene cancellata, ma riletta in chiave contemporanea.

Quando la cucina diventa laboratorio

Non mancano poi ristoranti che fanno della sperimentazione il loro marchio di fabbrica. A pochi passi dal fiume Po, Scannabue propone piatti della tradizione piemontese rivisitati con accostamenti inconsueti: vitello tonnato con una salsa arricchita da note di cacao amaro, oppure tajarin serviti con burro affumicato e polvere di liquirizia. Piatti che dividono, ma che difficilmente lasciano indifferenti.

Un altro esempio interessante è quello di Ristorante Consorzio, dove la filosofia è quella di partire da ingredienti locali per poi spingersi oltre. Qui si può trovare una battuta di Fassona condita con fragole fresche e aceto balsamico invecchiato, oppure un risotto mantecato al Castelmagno arricchito da una riduzione di birra artigianale. Il risultato è un equilibrio sottile tra dolce, salato e amarognolo, che racconta una Torino capace di rinnovarsi senza perdere le proprie radici.

Dolce e salato, confini sempre più sottili

Forse è proprio nel mondo delle gelaterie e delle caffetterie che gli abbinamenti più insoliti trovano terreno fertile. Da Gelateria Ottimo!, in zona Santa Rita, si sperimentano gusti come il gorgonzola e noci oppure il gelato al peperoncino e cioccolato bianco, mentre da Orso Laboratorio Caffè si gioca con le estrazioni e le infusioni, proponendo bevande che uniscono caffè specialty a ingredienti come lavanda, miele di castagno o addirittura agrumi fermentati.

Questa tendenza non è solo una moda passeggera, ma il segno di una città che ha voglia di mettersi in discussione. Torino, da sempre legata a una cucina solida e rassicurante, sta dimostrando di saper accogliere anche il rischio, l’errore, la sorpresa. Gli abbinamenti insoliti diventano così un modo per raccontare una nuova identità gastronomica, più aperta e curiosa.

In fondo, è proprio questo il fascino di questi piatti: non tanto l’originalità fine a sé stessa, quanto la capacità di farci uscire, anche solo per un attimo, dalle nostre abitudini. Perché a volte basta un ingrediente fuori posto per cambiare completamente prospettiva. E Torino, oggi, sembra averlo capito molto bene.

Noemi Gariano

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

/

A cura di Elio Rabbione

Agata Christian – Delitto sulle nevi – Commedia, giallo. Regia di Eros Puglielli, con Christian De Sica, Pasquale Patrolo, Paolo Calabrese e Chiara Francini. Christian Agata, il detective e criminologo più famoso d’Italia viene invitato da Walter Gulmar, figlio di Carlo, patron della celebre ditta di giocattoli Gulmar&Gulmar, per fare da testimonial nello spot della nuova edizione di un gioco da tavolo, il Crime Castle, best seller dell’azienda. Lo spot sarà girato in Val d’Aosta e Agata raggiunge i Gulmar nel loro sontuoso castello fra le montagne innevate, che è stato di ispirazione per il gioco di cui sopra. Nel castello ci sono molti ospiti. Quando una valanga isola tutta l’improbabile compagnia, spunta il classico cadavere e i dieci piccoli indiani resteranno intrappolati nell’edificio. Il detective dovrà risolvere il mistero. Durata 109 minuti. (Uci Moncalieri)

Il bene comune – Commedia. Di e con Rocco Papaleo, con Claudia Pandolfi, Vanessa Scalera e Teresa Saponangelo. Una guida turistica e un’attrice di “insuccesso” accompagnano quattro detenute sul massiccio del Pollino, alla ricerca del secolare Pino Loricato, simbolo di resilienza. Il cammino diventa presto un viaggio di trasformazione, fatto di incontri e cambiamenti, scandito da una musica che prende forma passo dopo passo, fino a diventare una voce collettiva capace di tenere insieme corpi, emozioni e storie diverse. In una natura dura e bellissima. attraversata da una solidarietà inattesa, emergono frammenti di vite complesse, ferite ancora aperte e il bisogno profondo di essere viste e ascoltate. Parlare, cantare, dare un nome a ciò che si è vissuto diventa un modo per sciogliere tensioni e ritrovare un senso di appartenenza, almeno finché un evento improvviso non rimette tutto in discussione. Perché, a volte, raccontarsi è già un primo passo verso qualcosa di più grande. Durata 102 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Fratelli Marx sala Harpo, Ideal, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Cime tempestose – Drammatico. Regia di Emerald Fennell, con Margot Robbie e Jacob Elordi. Fin da bambini il legame tra Cathy Earnshow, orfana di madre e figlia di un inglese che ha perso ogni cosa al gioco, e Heathcliff, trovatello preso in casa dal padre di Cathy e trattato come un servo, è viscerale e indissolubile. Da adulti, quel legame si trasforma in passione travolgente, ma Cathy ritiene la possibilità di una relazione ufficiale con Heathcliff degradante, e prende in considerazione la possibilità di sposare il ricco vicino di casa Edgard. Heathcliff fugge dall’umiliazione e cerca fortuna all’estero, per poi tornare nello Yorkshire da trionfatore e conquistare Wuthering Heights, la casa in cui lui e Cathy sono cresciuti. Ma al suo ritorno trova la sua anima gemella sposata con Edgard, e per i due inizierà quell’inferno (e paradiso dei sensi) cui sembrano destinati sin dall’infanzia. Durata 136 minuti. (Massaua, Greenwich Village V.O., Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

Hamnet – Storico, drammatico. Regia di Chloé Zhao, con Jessie Buckley (Oscar miglior attrice protagonista, Paul Mescal, Jacobi Jupe ed Emily Watson. In un bosco, una giovane donna dorme rannicchiata nella culla formata dalla radice emersa di un albero secolare: è vestita di rosso cupo, accompagnata da un falco che risponde ai suoi richiami, conosce erbe e pozioni, si dice non sia nata da sua madre ma da una donna venuta da lontano. Si chiama Agnes e quando Will la vede se ne innamora subito. Will è il giovane William Shakespeare, maestro di latino nella Stratford del 1580, che riesce a sposarla nonostante l’ostilità delle famiglie e ad avere con lei tre figli, Susannah e i gemelli Judith e Hamnet. Ma un lutto li colpisce, quando il drammaturgo lavora già a Londra, e Hamnet ucciso dalla peste a soli undici anni (un lutto che mette a dura prova l’unione della coppia) diventa Hamlet. Tratta dal romanzo del 2020 dell’irlandese Maggie O’Farrell, la storia di Agnes (più che di William), tessuta di magia e femminilità. Film già vincitore di due Golden Globe, attende la notte degli Oscar con le sue otto candidature. Ha scritto Alessandra De Luca nelle colonne di “Ciak” che la Zhao, nata a Pechino nel 1982, già premiata a Venezia con il Leone d’oro nel 2020 e Oscar come miglior film per “Nomadland”, “sceglie ancora una volta una strada radicale, quasi estrema, per mettere in scena elaborazione del lutto e catarsi, spingendo i suoi attori in un percorso emotivo dove verità e finzione, vita e arte, spirito e materia si confondono. La scena nel finale ambientato al Globe Theatre di Londra, durante la prima rappresentazione di “Amleto”, vale la spesa del biglietto e un’altra statuetta nelle mani di Jessie Buckley, dopo il Golden Globe, ci starebbe proprio bene.” Durata 125 minuti. (Massaua, Classico anche V.O., Eliseo, Nazionale sala 3 anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

L’isola dei ricordi – Regia di Fatih Akin, con Jasper Billerbeck e Diane Kruger. Negli ultimi e duri giorni della Seconda Guerra Mondiale, sull’isola di Amrum, il dodicenne Nanning intraprende un commovente e coraggioso percorso di crescita per aiutare la madre. Tra le onde, la sabbia e il silenzio, la sua infanzia si intreccia con la durezza del dopoguerra e con la fragile bellezza di una umanità che tenta di sopravvivere. Ma la fine del conflitto porta con sé un’ombra inattesa, che costringe Nanning a guardare oltre l’orizzonte dell’innocenza. Durata 93 minuti. (Romano sala 1)

Lady Nazca – La signora delle linee – Drammatico, avventura. Regia di Damien Dorsaz, con Devrim Lingnau e Guillaume Gallienne. Perù, 1938: mentre il fascismo si diffonde in Europa, la giovane Marie Reiche, originaria di Dresda, si guadagna da vivere come insegnante di matematica nella capitale Lima. Ma la sua vera vocazione l’attende più a sud della metropoli cosmopolita, nel deserto di Nazca. L’archeologo francese Paul D’Harcourt convince Maria a tradurre alcuni documenti per lui, che spera possano fornire indizi su un antico sistema di canali nella zona. Durante un’escursione nel deserto, i due s’imbattono in uno dei più grandi misteri della storia umana: linee e figure gigantesche tracciate nel terreno ghiaioso con precisione matematica che colpiscono Maria profondamente. Contro ogni previsione e contro tutti, Maria lega il suo destino alle misteriose linee di Nazca e intraprende la missione di scoprirne il significato. Dovrà superare ostacoli apparentemente insormontabili. Durata 98 minuti. (Centrale anche V.O., Fratelli Marx sala Groucho)

La mattina scrivo – Drammatico. Regia di Valérie Donzelli, con Bastien Bouillon e Virginie Ledoyen. “Finire un testo non significa essere pubblicati, essere pubblicati non significa essere letti, essere letti non significa essere amati, essere amati non significa avere successo, e il successo non offre alcuna promessa di fortuna.” La storia vera di un fotografo di successo che rinuncia a tutto per dedicarsi alla scrittura, e scopre la povertà. Questo racconto radicale, che unisce chiarezza e autoironia, ritrae il viaggio di un uomo disposto a pagare il prezzo più alto per la propria libertà. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani: “Un racconto rigoroso e paradigmatico sulle difficoltà e le crudeltà del lavoro contemporaneo, attraversato dal sogno ostinato di un aspirante scrittore. Delicato nei toni ma feroce nella sostanza, il nuovo lungometraggio di Valérie Donzelli offre uno sguarda necessario e poetico sulla tenacia, sul compromesso e sulle nuove forme di povertà.” Durata 92 minuti. (Nazionale sala 1)

Nouvelle Vague – Commedia drammatica. Regia di Richard Linklater, con Guillaume Marbeck, Zoey Deutch e Aubry Dullin. 1959. La nouvelle vague impazza a Parigi e i primi film girati dai suoi esponenti François Truffaut e Claude Chabrol raccolgono un plauso unanime. Manca soltanto a Jean-Luc Godard di passare dietro la macchina da presa, ma si convincerà a farlo trovando l’aiuto del produttore Beauregarde. Ne nascerà “Fino all’ultimo respiro”, film-simbolo della corrente, destinato a cambiare per sempre la storia del cinema. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani: “Nel mettere in scena la cronaca della lavorazione di “Fino all’ultimo respiro”, Richard Linklater non si limita a comporre un’ode divertita a Jean-Luc Godard e alla Nouvelle vague tutta, ma testimonia la possibilità di prendere in eredità quella forza rivoluzionaria per ripensare la prassi del cinema, ripartendo dalle radici.” Durata 105 minuti. (Massimo anche V.O., Nazionale sala 4)

Gli occhi degli altri – Drammatico. Regia di Andrea De Sica, con Filippo Timi, Jasmine Trinca, Matteo Olivetti e Anna Ferzetti. Nella bellezza selvaggia di un isola posseduta da un ricchissimo marchese, Lelio, sposato, grande organizzatore di ricevimenti e feste, l’arrivo di Elena segna l’inizio di un’appassionata storia d’amore. La passione è immediatamente travolgente. Complicità e trasgressione, filmini scandalosi per guardare ed essere guardati, sesso e potere, in un film liberamente ispirato alla cronaca dell’Italia degli anni ’60, a quel delitto Casati Stampa che riempì le pagine dei giornali, in cui il gioco erotico scivola nell’ossessione, con un uomo che pensa di poter disporre completamente della vita e delle abitudini della moglie. Durata 90 minuti. (Romano sala 2, Fratelli Marx)

Reminders of him – La parte migliore di te – Drammatico. Regia di Vanessa Caswill, con Maika Monroe e Taryk Withers. Kenna è una giovane donna che per un incidente ha perso l’amore della sua vita e trascorso sette anni in prigione a scontare la pena, lontana da sua Diem. Sogna di rivederla, ma è sotto la custodia dei nonni paterni, che la giudicano pericolosa. Lei non si arrene, fa di tutto per riabilitare la sua figura, cercando lavoro in ogni dove e affittando una stanza in un discutibile motel, fino a trovare un barlume di speranza nel barista Ledger, che la prende a lavorare con sé. Durata 114 minuti. (Ideal, Reposi, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Rental Family – Nelle vite degli altri – Commedia drammatica. Regia di Hikari, con Brendan Fraser e Takehiro Hira. Philip, attore americano di alterne fortune, abita da alcuni anni in Giappone. Un giorno gli viene proposto una nuova occupazione, presso un’agenzia di “comparse” impiegate ad allacciare rapporti con famigliari, ad assistere persone sole, ad apparire parenti, la Rental Family. Sono tanti i dubbi che sulle prime preoccupano Philip che tuttavia s’assoggetta a una quotidianità che lo pone a contatto con le persone, che gli regala qualche reddito, che gli dà la possibilità di essere d’aiuto al prossimo. Durata 103 minuti. (Eliseo Grande, Massaua, Ideal, Reposi sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto)

Sentimental Value – Drammatico. Regia di Joachim Trier, con Renate Reinsve, Elle Fanning e Stellan Skarsgård. Nora e Agnes sono due sorelle profondamente unite. L’improvviso rientro nella loro vita del padre Gustav – regista carismatico e affascinante ma genitore cronicamente inaffidabile – riapre ferite mai del tutto rimarginate. Riconoscendo il talento di attrice di Nora, Gustav vorrebbe che sua figlia interpretasse il ruolo principale nel film che dovrebbe rilanciare la sua carriera; lei rifiuta e quella parte finisce a una giovane star di Hollywood, Rachel Kemp. Il suo arrivo getta scompiglio nelle delicate dinamiche della famiglia: per le due sorelle sarà il momento di confrontarsi con il padre e con il loro passato. Designato Film della Critica dal SNCCI: “Due necessità primarie a confronto – quella di seguire il proprio percorso artistico e quella di rimanere accanto ai propri figli – confluiscono in un dramma familiare delicato e struggente. Stellan Skarsgård giganteggia nei panni del regista di successo che ha smarrito la via, e Renate Reinsve gli tiene testa in quelli della primogenita, attrice di razza che rifiuta di interpretare se stessa nell’Amarcord paterno. Una parabola sulla possibilità di perdono e redenzione, mai sentimentale, a dispetto del titolo, sempre vibrante di intensa emozione. Durata 133 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6 V.O., Eliseo Rosso, Greenwich Village V.O., Romano sala 3)

La torta del presidente – Drammatico. Regia di Hasan Hadi. Primavera 1990. L’Iraq è sotto le sanzioni dell’ONU, per la popolazione è difficile rimediare cibo e medicine. Ma come ogni anno nelle scuole del paese è un obbligo festeggiare il compleanno del presidente Saddam Hussein: in una di esse la prescelta è Lamia, una bambina di nove anni che vive con la nonna, alla periferia di Baghdad, in un villaggio nella palude. Unici compagni nella lunga ricerca della giornata per ottenere, anche con scambi e ricatti, tutto quanto serve alla confezione della torta, un gallo che Lamia porta abitualmente in un marsupio e il giovane amico Saed: tutto intorno è povertà e quegli ingredienti sono veri e propri beni di lusso. Scrive Maurizio Porro nelle colonne del Corriere: “Girato in Iraq, in diretta dalle strade e dai dolori nascosti di quegli anni, l’opera ha una sua tenera ma violenta verità che si specchia negli sguardi dei due protagonisti, un racconto vivissimo che alterna in primo piano immagini e parole, sogni e bisogni, torte e illusioni.” Durata102 minuti. (Massimo anche V.O.)

L’ultima missione – Fantascienza. Regia di Phil Lord e Christopher Miller, con Ryan Gosling e Sandra Hüller. Basato sul romanzo “Project Hail Mary” di Andy Weir. Un uomo si risveglia a bordo di un’astronave, all’indomani di un lungo coma farmacologico, e a poco a poco inizia a ricordare. Il suo nome è Ryland Grace, insegna scienze in una scuola, è stato ricercatore universitario di biologia, inviso per le sue teorie al corpo accademico e per questo costretto a lasciare. Ma quando il sole non possiede più l’energia di un tempo, le teorie su una forma di vita alternativa che ha sempre professato iniziano a trovare l’attenzione di Eva Stratt. Gli offre l’occasione di studiare il fenomeno, lo prende nel suo gruppo di lavoro, gli affida il ruolo di astronauta scientifico in una missione dove troverà il successo e una forma di vita che lo ha preceduto. Durata156 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Un bel giorno – Di e con Fabio De Luigi, con Virginia Raffaele. Tommaso, vedovo e padre di quattro figlie, ha dedicato anni alla sua crescita, trascurando la propria vita sentimentale. Spronato dalle figlie, decide di rimettersi in gioco e incontra Lara, una donna affascinante e brillante. Tuttavia, Tommaso ha paura di confessarle la sua realtà familiare e rischia di sabotare la relazione. Quello che Tommaso però non sa è che anche Lara ha un segreto: è madre single di tre ragazzi e sta affrontando le sue stesse difficoltà. Tra esitazioni e fraintendimenti, Tommaso e Lara si trovano a fare i conti con la paura e la voglia di costruire un nuovo futuro insieme, non solo per loro stessi, ma anche per le loro complicate e vivaci famiglie. Durata 90 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Ideal, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Una battaglia dopo l’altra – Thriller, drammatico. Regia di Paul Thomas Anderson, con Leonardo Di Caprio, Sean Penn, Benicio del Toro e Chase Infiniti. Bob Ferguson, rivoluzionario in pensione, ha esploso tutti i suoi colpi nella giovinezza, sognando un mondo migliore al confine tra Messico e Stati Uniti. Appesi al chiodo le vecchie idee e il nome di battaglia, Ghetto Pat, fa il padre a tempo pieno di Willa, adolescente esperta di arti marziali. Tra una canna e un rimorso prova a proteggerla da quel suo passato che regolarmente bussa alla porta e chiede il conto. Dall’ombra riemerge un vecchio nemico, il colonnello Lockjaw, che più di ogni altra cosa vuole integrare un movimento separatista devoto a san Nicola. Ma Bob e Willa sono un ostacolo alla sua ambizione. Lockjaw rapisce Willa e Bob è così obbligato a riprendere il fucile. Vincitore di sei premi Oscar, tra cui miglior film e miglior regia, non ultimo un superlativo Penn. Durata 161 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6, V.O., Greenwich Village, Nazionale sala 2 anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Croccante focaccia simil-Recco

/

Croccante al punto giusto, ha un gusto delicato. Che dirvi di piu’…. vi chiederanno il bis!

Certo, la focaccia di Recco e’ tutta un’altra storia… sono d’accordo con voi, questa e’ senza pretese ma vi piacera’, e’ croccante al punto giusto, ha un gusto delicato…che dirvi di piu’…. vi chiederanno il bis!

***

Dose per 2 teglie rettangolari:

500gr.di farina 00

2 cucchiaini di zucchero

1 cucchiaino di sale

1 bustina di lievito secco

5 cucchiai di olio evo

275ml di acqua tiepida

500gr. di stracchino/crescenza

sale q.b

***

Mettere la farina, lo zucchero, il sale nel mixer e miscelare, aggiungere poi la bustina di lievito e sempre miscelando l’olio. Aggiungere poco alla volta l’acqua e lasciar impastare per qualche minuto. Versare l’impasto sul piano del tavolo infarinato e iniziare ad impastare con energia sbattendo la pasta sul tavolo ripetutamente. Mettere l’impasto in una capiente ciotola, coprire con un tovagliolo e lasciar lievitare in luogo tiepido per 4 ore.

L’impasto raddoppiera’ di volume. A questo punto, stendere la pasta con il mattarello e sistemarla nella teglia rivestita di carta forno. Ungere leggermente l’impasto con olio miscelato a qualche goccia di acqua e coprire con pezzi di stracchino, salare, condire con un filo di olio e infornare a 250* per 15 minuti o fino a quando il formaggio inizia a dorare .

Servire subito aggiungendo, a piacere, rucola fresca. Se non avete tempo, o voglia, acquistare la pasta per pizza dal fornaio.

Buon appetito.

 

Paperita Patty

Torino cambia pelle: il nuovo Piano Regolatore tra visione urbana e fase di transizione

//

ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

.

Torino si prepara a riscrivere il proprio futuro urbano. Dopo oltre trent’anni, il nuovo Piano Regolatore Generale entra nella fase decisiva del suo iter, segnando un passaggio storico per la città.

Non si tratta semplicemente di un aggiornamento tecnico, ma di una vera e propria evoluzione culturale: un cambio di paradigma nel modo di progettare, vivere e trasformare lo spazio urbano.

Eppure, accanto alla visione, si apre oggi una fase più delicata, meno raccontata ma estremamente concreta: quella della transizione.

Il nuovo PRG nasce per rispondere a sfide che negli anni ’90 non esistevano: una città non più in crescita, ma stabile e in trasformazione; un’economia plurale, fatta di servizi, innovazione, cultura e turismo; una forte pressione ambientale legata al cambiamento climatico ed una maggiore attenzione alle disuguaglianze tra quartieri.

Per questo, il Piano si struttura attorno a tre grandi visioni: Torino come città dell’innovazione, Torino città del welfare e della prossimità ed una Torino città ecosistema. Insomma, Una nuova idea di città.

Queste tre direttrici puntano a rendere la città più accessibile, inclusiva e sostenibile per crescere meglio, non di più.

Il principio che guida il nuovo Piano, infatti, è chiaro: non espandere, ma trasformare.

Le nuove volumetrie saranno possibili, ma legate a un ritorno per la collettività: verde urbano, servizi e spazi pubblici.

È un modello più evoluto, in cui lo sviluppo privato contribuisce attivamente alla qualità urbana.

La città della mobilità e dei quartieri

Lo sviluppo si concentrerà nelle aree meglio collegate dalla metropolitana, dal passante ferroviario e quindi dalle principali direttrici urbane.

Allo stesso tempo, il Piano restituisce centralità ai quartieri, superando la logica centro-periferia e lavorando su una città fatta di identità locali, differenze e potenzialità.

Rigenerazione urbana e flessibilità

Il cuore del nuovo PRG è la rigenerazione con il recupero delle aree dismesse prediligendo la trasformazione degli spazi industriali e la riattivazione dei vuoti urbani.

A questo si aggiunge un elemento chiave: maggiore flessibilità nelle destinazioni d’uso.

Siamo però giunti alla fase più delicata: il tempo della transizione

Accanto a questa visione, si apre infatti una fase estremamente sensibile.

Con l’adozione del Piano preliminare entrano in vigore le cosiddette misure di salvaguardia: un meccanismo tecnico che impone alle nuove pratiche edilizie di essere conformi sia al piano vigente sia a quello in corso di approvazione.

Questo passaggio, necessario per evitare trasformazioni incoerenti, introduce inevitabilmente una fase di incertezza. Le pratiche già approvate proseguono, ma tutte quelle in istruttoria, non ancora autorizzate o basate su previsioni del vecchio piano possono subire rallentamenti, richieste di adeguamento o, in alcuni casi, sospensioni.

Il rischio di un “limbo urbanistico”

È in questo spazio intermedio che si crea quello che potremmo definire un limbo attuativo.

Un tempo sospeso in cui le regole stanno cambiando e le decisioni diventano più caute

Facendo sì che gli investimenti richiedono maggiore attenzione.

Le stesse associazioni di categoria hanno già evidenziato alcune criticità:

•aumento dei costi

•incertezza sulle bonifiche

•difficoltà nei cambi di destinazione d’uso

•rallentamenti nei permessi

Il rischio, se non gestito con strumenti adeguati, è quello di generare un temporaneo blocco del mercato.

Una sfida per il sistema pubblico

Dal dibattito emerge una consapevolezza condivisa: questa fase dovrà essere accompagnata con attenzione. Sarà fondamentale introdurre delle norme transitorie chiare, procedure più snelle e leggibili e strumenti di dialogo tra pubblico e privato.

Perché una città non si trasforma solo con le regole, ma con la capacità di renderle applicabili.

Un momento critico… ma anche strategico. Ogni fase di cambiamento porta con sé una doppia lettura. Da un lato incertezza, rallentamenti e possibile complessità; dall’altro: nuove opportunità, margini di negoziazione e possibilità di anticipare il mercato con intelligenza.

Per chi opera nel settore immobiliare, questo è un momento che richiede non solo competenza tecnica, ma soprattutto capacità di lettura e visione.

Abitare il cambiamento

Il nuovo Piano Regolatore non è solo uno strumento urbanistico.

È una lente attraverso cui leggere il futuro della città.

E oggi, più che mai, abitare significa scegliere non solo uno spazio, ma un contesto, una direzione, un modo di vivere.

In questa fase di transizione, la differenza non la farà chi si limita a seguire il mercato, ma chi saprà interpretarlo.

Perché è proprio nei momenti di passaggio che si costruiscono le città di domani.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

L’ombrello e l’anguilla

/

Non tanto alto, uno sguardo furbo e due gote belle rosse,Faustino non possiede “quarti di nobiltà”. Anche di sangue blu, nelle sue vene, non c’era traccia. Ma il suo doppio cognome – Giulini-Nobiletti – con quel trattino nobiliare può trarre in inganno. Quel trattino non era altro che un aggiunta posticcia, frutto di un errore dell’impiegato dell’anagrafe che aveva registrato l’atto di nascita aggiungendo al cognome paterno anche quello materno, separando l’uno dall’altro con un tratto di penna. Così, negli atti ufficiali e col tempo, la svista si affermò come la più reale delle realtà, con buona pace di tutti e di Fausto Giulini-Nobiletti per primo. L’errore non poteva però esser definito tale al cospetto del signor Francazzali, impiegato comunale con trent’anni e più di onorato servizio sulle spalle. Di fronte alla segnalazione del refuso, senz’altro frutto di una svista, s’irrigidì come uno stoccafisso: “Qui di errori non se ne fanno e non se ne sono mai fatti, chiaro?”. Non ammettendo, Eugenio Francazzali, alcuna possibilità di replica, la cosa finì lì. Di tempo,da allora, ne è trascorso tanto, praticamente una vita intera, e a parte l’essere riconosciuto come uno dei più accaniti giocatori di scopa d’assi della zona, il buon Giulini-Nobiletti, da tempo in pensione, è noto anche come il più formidabile pescatore d’anguille che si sia mai visto all’opera sul lago Maggiore. La zona dove “praticava” si estendeva lungo quel tratto di costa della sponda piemontese del Verbano che va tra la foce del Toce e il “molino di Ripa”, a Baveno. Nella pesca all’anguilla era facilitato, per così dire,  da un problema che da oltre vent’anni lo tormentava: l’insonnia. Dato che l’anguilla si pesca di notte, affondando la lenza nell’acqua scura come la pece, Faustino era avvantaggiato da quell’assenza di sonno nelle ore dedicate al riposo. Così, vigile e attento, per far passare le ore, pescava. A volte senza successo,  tornando a casa a mani vuote, lamentandosi con quelli che incontrava. La “solfa” era sempre la stessa. “L’Anguilla è in calo, vacca boia. E’ un po’ di  tempo che le cose vanno in malora. Tutte le anguille sono nate nel Mar dei Sargassi, l’unico posto dove si riproducono. Devono migrare, capito? Và di qui e và di là, l’anguilla. Un viaggio da Marco Polo. E, mondo ladro, adesso ci sono quelle dighe che regolano i livelli dell’acqua lungo il Ticino a rompergli le scatole, in particolare quella di Porto della Torre, tra Somma Lombardo e Varallo Pombia. Ecco, quella lì è diventata la linea del Piave per le anguille: da lì se pasà no! E se non si riproducono, io cosa pesco? Le scarpe vecchie e i barattoli arrugginiti?”.

 

Tra l’altro non è una pesca facile. Essendo l’anguilla un pesce potente e lottatore, occorre attrezzarsi a dovere. La canna? Con il cimino rigido, robusto e un mulinello in grado di ospitare una bobina di nylon di grosso spessore. La montatura dov’essere resistente, da combattimento: lenza dello 0,30 ,  amo del sette a gambo corto o del sei, forgiato storto, e un bel piombo a pera da 20 grammi. La ferrata non può essere incerta, balbettante. Non s’indugia, con l’anguilla: occorrono decisione e rapidità. Anche il recupero dovrà essere fatto nel modo più veloce possibile per evitare che l’anguilla riesca ad afferrarsi con la coda a qualche ostacolo sott’acqua, ancorandosi. A quel punto, ciao bambina: non la tiri fuori più neanche con il crick. Faustino é coscienzioso, attento, quasi uno svizzero. In quanto a precisione e professionalità pare la copia esatta del dottor Rossigni, quando visita con scrupolo i suoi pazienti. Faustino, la sua “visita”, la fa all’attrezzatura, ogni qualvolta – calate le prime ore della sera -parte per il lago. Oltre a canna, cassetta degli attrezzi ( ami,piombi, galleggianti, bave e così via), esche e guadino, non si scordava mai dell’ombrello. Sì, perché l’ombrello, come vedremo, è indispensabile. Quello che il buon Giulini-Nobiletti è solito usare l’ha acquistato da uno degli ultimi ombrellai della zona. Nella bottega di mastro Luciano il tempo si è fermato: vecchi mobili di legno con le vetrine piene di ombrelli artigianali di tutte le fogge. Erano amici e di lui Faustino parlava con entusiasmo. “ E’ lì, in quella bottega, che Luciano ripara ancora gli ombrelli, come faceva suo padre e prima di loro il nonno e lo zio. E’ uno come me, di quelli di una volta. Ormai quel mestiere, in giro per l’Italia,chi volete che lo faccia? Non lo fa quasi più nessuno ma lui resiste, tiene duro, altro che storie. Ho comprato due ombrelli fatti da lui, quello di tela pesante e con asta, manico e stecche in bambù e il puntale di ferro, e un altro di seta grezza. Una meraviglia! Il primo lo uso per ripararmi dalla pioggia, l’altro è il mio porta-anguille”. Il porta-anguille? Quando l’interlocutore sente questa storia per la prima volta, sgrana gli occhi. Ma cos’è? E lui, per tutta risposta, con quel suo sguardo malandrino, sfoderando uno dei suoi sorrisi più larghi, si mette a  parlare della pesca con il “mazzetto” e con l’ombrello. Lo fa pacatamente, con pazienza, senza “mettersi in cattedra”. Dice che si pesca sotto riva, con la canna fissa di bambù. Senz’amo, perché non serve. Stupiti? Tutti, la prima volta che hanno udito il racconto. Eppure si pesca così, sostiene Faustino, usando una lenza speciale: uno di quei normalissimi cordini di canapa per l’imballaggio e un sottilissimo filo di ferro cotto, morbido e pieghevole, della lunghezza di un metro. Quest’ultimo serve a legare “a mazzetto” una manciata di lombrichi. Prima di iniziare la pesca, occorre disporre l’ombrello aperto e capovolto, con la punta fissata per bene nel terreno. L’interno di questa  grande “scodella” va bagnato, così da renderne scivolose le pareti. Appena l’anguilla addenta il “mazzetto” si avvertono dei piccoli strappi che si alternano a tirate più decise e brevi pause. E’ l’anguilla che, con voracità, sta ingoiando l’esca. “ Qui non bisogna aver fretta”,spiega Faustino. “Occorre dar tempo, all’ingorda. I movimenti bruschi la insospettirebbero. La canna va alzata prima con lentezza e poi più in fretta , fino a portare la preda a pelo d’acqua. L’ultima fase, sempre senza strappi, è la prova del nove di abilità: si solleva l’anguilla per calarla nell’ombrello. Colta di sorpresa cercherà di riparare al suo errore e lo farà tentando di sputare l’esca.  Ma ormai è tardi,  per sua sfortuna:  non potendo sputare tutto il groviglio di vermi, si accorgerà che questi istanti saranno fatali. Cadendo nell’ombrello non avrà scampo: dal fondo, viscida com’è, non potrà risalire. Se però  ricade in terra, non resta che salutarla: sveltissima, al buio, riguadagnerà l’acqua”. Ride sornione, Faustino. E, visto che ormai il sole è in procinto di scomparire dietro al monte, con la canna e l’ombrello s’avvia verso il lago.

 

Marco Travaglini

Tortino allo zafferano. Anche con gli avanzi di riso

/

E’ una torta salata che potrete proporre come primo piatto, una preparazione semplice, cremosa, dal gusto delicato che deliziera’ il palato di tutti i commensali.

Ideale anche per utilizzare del riso avanzato da condire a piacere.

Ingredienti

300gr. di riso Carnaroli
1 uovo intero
1 bustina di zafferano
100gr. di pancetta affumicata a cubetti o prosciutto cotto
200gr. di ricotta morbida
50gr. di parmigiano grattugiato
Sale, pepe, burro, latte qb.

Cuocere al dente il riso in acqua salata, scolare e lasciar raffreddare. Dorare in padella la pancetta a cubetti, asciugare su carta assorbente. In una terrina mescolare il riso con l’uovo intero, lo zafferano, la ricotta, la pancetta, metà parmigiano, il sale ed il pepe. Aggiungere poco latte per rendere la preparazione più morbida.
Ungere una teglia da forno con burro fuso, cospargere con pangrattato, versare il riso, coprire con il parmigiano rimasto e fiocchetti di burro. Infornare a 200 gradi per 10 minuti e per altri 5 minuti con funzione grill. Servire caldo.

Paperita Patty

“Se lo vuoi ti do anche il cuore!”

/

Screenshot

Music Tales, la rubrica musicale 

“Molto lentamente ti avvicini e
Hai uno sguardo strano sei a un centimetro
A un millimetro da me e dici così
Sco.. sco.. sco.. scordati di lei che ti ha fatto male
Scordati di lei non ti preoccupare io te lo giuro
Se lo vuoi ti do anche il cuore!”
.
Nel panorama della canzone italiana esistono artisti che seguono le regole… e poi ci sono quelli che le regole le osservano, sorridono e subito dopo le capovolgono con eleganza e ironia. Marco Carena appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Cantautore torinese, autore raffinato e spirito libero della musica d’autore, Carena ha costruito negli anni, a parer mio, una carriera fatta di intelligenza, umorismo e libertà creativa.
Chi lo conosce sa che il suo stile è semplicemente unico: una miscela di musica, teatro e satira che riesce a raccontare l’amore, la società e le piccole assurdità della vita quotidiana con leggerezza ma anche con grande lucidità. Non è solo comicità: è una forma di osservazione affettuosa e ironica del mondo.
Un esempio perfetto di questo modo di fare musica è “Serenata”, il brano che Marco portò al 41° Festival di Sanremo. Il titolo potrebbe far pensare alla classica dichiarazione romantica sotto il balcone, ma chi ascolta la canzone scopre subito che si tratta di tutt’altro. Con il suo gioco di parole, le frasi spezzate e i doppi sensi linguistici, “Serenata” diventa una piccola macchina comica perfettamente costruita.
La melodia accompagna una serie di equivoci verbali che trasformano la serenata tradizionale in un divertente esercizio di stile. È una canzone che fa sorridere al primo ascolto ma che rivela tutta la sua intelligenza quando si presta attenzione alla scrittura: un vero marchio di fabbrica di Marco Carena.
In un’epoca in cui molte canzoni sembrano inseguire la stessa formula, “Serenata” resta un esempio di libertà creativa: una canzone che non ha paura di giocare con la lingua italiana e con le aspettative del pubblico. Ed è proprio questo spirito anticonvenzionale che ha reso Carena una figura amata da chi apprezza la musica d’autore capace di far riflettere senza mai prendersi troppo sul serio.
C’è poi un aspetto di Marco Carena che, conoscendolo anche personalmente, ho sempre apprezzato molto: la sua ironia non è soltanto un elemento artistico, ma un vero modo di stare al mondo. Nella quotidianità vive esattamente con quella stessa leggerezza intelligente che ritroviamo nelle sue canzoni e nei suoi testi (ieri l’ho chiamato perché ero sotto casa e dopo mezzo secondo ho suonato e mi ha chiesto chi fossi n.d.r.). È un’ironia mai aggressiva, mai superficiale, ma capace di rendere tutto più leggero, più umano, più fruibile. E forse è proprio questo il segreto del suo stile: trasformare anche le piccole complicazioni della vita in qualcosa su cui sorridere, senza perdere profondità ma guadagnando libertà.
Per chi vuole scoprire meglio il percorso artistico di questo cantautore fuori dagli schemi, è appena uscito il suo libro “Da Sanscemo a Sanremo. Questione di…”. Il volume è molto più di una semplice autobiografia: è un viaggio ironico e affettuoso attraverso gli episodi più curiosi della sua carriera. Dai primi passi nella musica ai concerti improbabili, dalle esperienze artistiche più surreali fino alla partecipazione al Festival di Sanremo, il racconto è pieno di aneddoti, incontri e retroscena che restituiscono tutta la personalità di chi lo ha scritto.
È un libro che si legge con il sorriso, almeno per me è stato così, perché mantiene lo stesso tono brillante delle sue canzoni. Chi ama la musica italiana troverà molte storie divertenti e anche uno spaccato autentico di un certo modo di fare spettacolo, libero e geniale. Per questo motivo il consiglio è semplice: se volete conoscere davvero Marco Carena, questo libro merita di essere letto… e magari regalato.
Tra le pagine compare anche un ricordo che mi riguarda direttamente, legato a una nostra collaborazione musicale. Solo che a pagina 222 compare un piccolo enigma temporale: secondo il libro, nel 1996 io avrei avuto 16 anni.
Ora, capisco che la memoria artistica possa concedersi qualche libertà poetica… ma la verità è che ne avevo 24.
Non so se si tratti di un errore di calcolo, di un gesto di cavalleria o di un tentativo di ringiovanimento letterario. In ogni caso,
per chiarezza, lo dichiaro ufficialmente: oggi ho 46 anni.
E prometto che per i miei 50, tra quattro anni quindi, organizzerò una festa mai vista.
E lui sarà l’ospite di punta.
Nel frattempo però mettiamo le cose in chiaro: da oggi nessuno potrà dire che dimostro più di 46 anni.
Nemmeno Marco.
Buon ascolto
“L’ironia intelligente è la capacità di leggere la realtà con originalità, dominandola invece di subirla.”
.
CHIARA DE CARLO
.
Per acquistare la copia del libro :
scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!
.
Ecco a voi gli eventi da non perdere