Rubriche

Filetti di pesce ai pinoli

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Note di gusto insolite per questa semplice e leggera ricetta di pesce che, con pochi ingredienti e pochi minuti, vi permetterà di portare in tavola un secondo fresco e gustoso adatto alle calde giornate estive. 
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Ingredienti 

Filetti di pesce (varietà a piacere) 
Poca farina bianca 
1 limone 
20gr. di pinoli 
10 olive verdi denocciolate 
1 cucchiaio di olio 
1 noce di burro 
Poco vino bianco secco 
Sale e pepe q.b. 

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In una larga padella tostare i pinoli con un cucchiaio di olio, tenere da parte. Tagliare le olive a rondelle. 
Infarinare i filetti nella farina bianca e lasciar rosolare in padella con una noce di burro, sfumare con il vino bianco, cospargere con la buccia grattugiata del limone, lasciar cuocere un paio di minuti e aggiustare di sale e pepe.  Aggiungere al pesce le olive ed i pinoli, lasciar insaporire brevemente e servire con una fresca insalata verde. 


Paperita Patty 

Rock Jazz e dintorni a Torino: Suzuki Jukebox e i C.S.I

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Martedì. Ad Alba in piazza Medford, suonano i C.S.I. Consorzio Suonatori Indipendenti. Al Blah Blah per Porto Acustico si esibisce il duo Gerotto-Viviani.

Mercoledì. Sempre al Blah Blah per Porto Acustico suonano gli Old Black Revue.

Giovedì. Al Circolino è di scena il Jazz Motion Trio. Al Magazzino sul Po si esibisce Kuzu. Al Blah Blah suonano gli OH DIE!.

Venerdì. All’Inalpi Arena prima di 2 serate consecutive di nostalgia con canzoni storiche del panorama musicale italiano.  La kermesse intitolata Suzuki Jukebox, presentata da Antonella Clerici e Clementino anche in diretta su Rai 1, vedrà l’esibizione di : Loredana Bertè, Patty Pravo, Nek, Irene Grandi, I Neri per Caso, Nino Buonocore, Drupi, Cristina D’Avena. Al Blah Blah suonano i CUT. Al Circolino suonano i Tex &Young Talents 4tet.

Sabato. Seconda serata all’Inalpi Arena per Suzuki Jukebox. Si esibiranno : Anna Oxa, Ivana Spagna, Mario Biondi, Sabrina Salerno, Albert Bertoli (figlio di Pierangelo), Paul Young, Gaetano Curreri, Gazebo, Luca Dirisio. Al Blah Blah sono di scena i Mr. Sleazy. All’Hiroshima Mon Amour suonano i Savana Funk.

Domenica. Al Blah Blah si esibisce Stefano Danusso.

Pier Luigi Fuggetta

 

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: La legge sul fine vita – Il Woke nemico del liberalismo – La violenza prevale su tutto – Bonaccini e gli elettori – Lettere

La legge sul fine vita

In più occasioni ho scritto in passato che come credente sono personalmente crontrario al suicidio assistito, seguendo le obiezioni di Norberto Bobbio in materia di aborto. E avevo anche aggiunto che le leggi regionali in materia non hanno giuridicamente molto senso, perché occorrebbe una legge nazionale uniforme che finora non c’è stata.

Pier Franco Quaglieni e Norberto Bobbio

Ed aggiungo che non mi pare di per sé sostenibile che la laicità dello Stato imponga il diritto al suicidio assistito, anche se la Corte Costituzionale ha sollecitato il Parlamento a legiferare in materia. Trovo strana l’opposizione della presidente del Consiglio che ritiene che non si debba legiferare prima delle elezioni politiche. Questi tatticismi sono incompatibili con un tema così delicato come il fine vita. L’unico modo liberale di agire è quello di lasciare ai parlamentari la libertà di coscienza.

Il Woke nemico del liberalismo

Ho letto con piacere un articolo su “La Stampa” di Alessandro De Nicola sul Woke nemico del liberalismo. Uno scritto non ideologico, ma fondato su ragionamenti molto seri che documentano come alcuni valori liberali siano disconosciuti o addirittura negati dal Woke. Sono i valori dell’individuo, del merito, della libertà di parola, del garantismo giuridico.

Il Woke nega questi valori che sono anche dei diritti inalienabili. Avevo scritto al nuovo Direttore de “La Stampa” Antonio Di Rosa una mail in cui esprimevo il mio consenso e apprezzamento ad un articolo certamente controcorrente anche rispetto alla linea del giornale. Non ho avuto finora risposta. Venerdì scorso è invece apparsa un’intervista annunciata in prima pagina all’attrice Jane Fonda che rilancia il Woke. Un immediato contrappeso all’articolo eretico di De Nicola.

La violenza prevale su tutto

C’è più che mai oggi un pullulare sempre più vasto di violenze, omicidi, femminicidi davvero raccapriccianti. Essi rivelano una società che ha smarrito ogni valore di convivenza pacifica, di tolleranza e di rispetto del valore della vita che io continuo a considerare sacro. Nella società scristianizzata di oggi che non è laica, ma è volgarmente profana e irridente ed è fondata su un esasperato individualismo, la violenza prevale su tutto. L’Homo homini lupus di Hobbes è rinato. Mi domando se non sia il caso che il mondo dell’informazione non debba autonomamente scegliere una riduzione drastica di notizie che magari fanno vendere più copie, ma sono diseducative nei confronti non solo dei giovani. Questo sguazzare esagerato su troppi episodi descritti in tutti i particolari posso indurre ad un’emulazione assai pericolosa. Anzi l’emulazione ha già contagiato delle persone fragili che andrebbero tutelate.

Bonaccini e gli elettori 

L’on. Bonaccini ha accusato gli elettori di destra di non essere colti e di leggere poco.  Possibile che Bonaccini non  sappia che basta controllare su internet e sapere che lo stesso Bonaccini non è laureato? E’ un diplomato, come diplomata e’ la presidente Meloni.

 

Come fa a sapere che gli elettori di destra non leggono o leggono poco? Come fa a dire che gli elettori di sinistra leggono molto? Sono affermazioni senza prove  che rivelano la supponenza di Bonaccini il quale si ritiene autorizzato a dare i voti agli elettori, mentre saranno gli elettori a dare o non dare il proprio voto alla destra o alla sinistra.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Calabresi sindaco?

Lei sicuramente conosce il giornalista Mario Calabresi che si auto candida a Sindaco di Milano. Cosa ne pensa?

Narciso Lietti

L’ho conosciuto in più occasioni e non ne ho tratto un’idea molto positiva. Ha diretto “La stampa” e “Repubblica”. Da quest’ultima venne licenziato e stento ‘ molto a trovare occupazione. E me sembra una figura scialba. Fece una trasmissione televisiva che, per mancanza di pubblico, venne chiusa dopo poche puntate.

Non credo che sia in grado di fare il sindaco di una grande città difficile come Milano. Tra l’altro non ha nessuna esperienza amministrativa.

Il Marp

Vorrei avere notizie sull’antesignano della Lega Nord in Piemonte, il Marp. Mio nonno mi raccontò che fu un suo militante.  Fulvia Alzati

Il movimento per l’autonomia piemontese venne fondato dal prof. Villarboito negli Anni 50 ed ebbe il battesimo del voto alle elezioni comunali del 1956, raggiungendo oltre il 5 per cento che consenti’ al Marp di avere consiglieri comunali e provinciali. Partiva dalla rivendicazione dell’istituzione delle Regioni previste dalla Costituzione, ma attuate solo nel 1970. Il Marp iniziò la polemica nordista di un Sud e di una capitale che vivevano alle spalle del Nord, un tema ripreso da Bossi con la Lega.

Già nelle politiche del 1958 il Marp fece naufragio a causa delle liti interne. Alcuni suoi dirigenti come Germano Benzi e Timoteo Nobile confluirono nel PSDI che da allora divenne un partito quasi esclusivamente clientelare. Benzi arrivò ad essere presidente del Consiglio regionale e Nobile, medico ginecologo, fu assessore comunale a Torino. Con Magliano senatore del PSDI nel 1963 fecero di quel partito un comitato elettorale fondato sulle clientele soprattutto meridionali. Un paradosso, se si considera che i marpisti, anche definiti astiosamente marpioni, erano partiti dal Piemontesismo autonomista. Se guardiamo all’esito del regionalismo, oggi comprendiamo bene come la Dc avesse rinviato l’istituzione delle Regioni. L’abolizione delle Provincie fece il resto. Ma ormai pensare al superamento delle Regioni diventa una cosa impossibile.

Padre Bianchi uomo e cristiano

Tanti hanno parlato di padre Enzo Bianchi. Lei cosa pensa di questo monaco laico davvero unico?

Vittorio Cavallotti

Ho conosciuto padre Bianchi e ho avuto qualche rapporto con la comunità di Bose attraverso il cardinale Ravasi. Fummo anche correlatori in un convegno che si tenne ad Albenga sul mitico don Balletto che donò la sua biblioteca alla cittadina ligure.

Credo sia stato, come dice lei, un esempio unico di “monaco laico” aperto al confronto con tutti. La sua personalità fu decisamente più importante di quella del vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi.

Penserà il tempo a rendere la sua figura nella giusta dimensione, andando oltre la vicenda dolorosa del forzato abbandono di Bose a quasi 80 anni.

Tra le tante testimonianze che ho letto mi pare molto pregnante quella del suo amico, fin dagli anni universitari, Valentino Castellani, uomo di profonda umanità da cui ho imparato molto.

Mi ha incuriosito nella sua testimonianza il ricordo di Bianchi grande cuoco, una qualità non comune in un mistico. Castellani ha ricordato che faceva la supervisione anche delle marmellate e dei sughi, aggiungendo: “Non dico che mettesse sullo stesso piano il sugo con le lettere di San Paolo, ma non li separava”. Una umanissima testimonianza di un uomo, come ha detto Castellani, che ha tenuto insieme con l’esempio cristianesimo ed umanità. Non si è cristiani se non si è profondamente uomini. Questo è il suo lascito più grande.

I moderni schiavi

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SOCIOGRAFIA Lettere dal presente

La prima regola della comunicazione è che NON si può NON comunicare.

Il silenzio, l’immobilismo, non rispondere ad una mail, una microespressione facciale sono tutti segnali che inviamo all’ambiente che ci circonda, quindi all’interlocutore, anche se tale comunicazione avviene inconsciamente.

I social, le poesie, i webinar, i cortei, gli scioperi, le dichiarazioni di guerra, le frasi d’amore, gli insulti, le preghiere, la confessione per i cattolici, costituirsi ad un magistrato sono tutte forme, alcune antiche, altre moderne, altre contemporanee di comunicazione, molto diverse tra loro ma ognuna con una sua finalità precisa.

La forma di comunicazione cui tutti noi siamo più abituati è quella verbale, a partire dalle parole che la mamma dice al neonato, dalle lezioni a scuola, le chiacchiere con i compagni di scuola, gli amici e il fidanzato/a, per giungere al mondo del lavoro, poi quando in famiglia si passa dal ruolo di discente a quello di docente e così via.

Qualcosa, tuttavia, negli ultimi 50 anni si dev’essere inceppato da qualche parte perché si assiste ad un fenomeno strano: dal secondo dopoguerra il QI dei Paesi europei, per la prima volta, è in calo.  A fronte di un quoziente intellettivo dei Paesi asiatici di 103, dovuto a sistemi scolastici competitivi ed a investimenti scolastici che noi ci sogniamo (in questo siamo imbattibili) noi siamo ormai fermi a 98. Inoltre, ciò che maggiormente preoccupa è il costante aumento dell’analfabetismo funzionale, cioè la capacità di leggere, scrivere e fare calcoli banali non riuscendo, però, ad utilizzare tali capacità. Questi individui, purtroppo per loro, non sono in grado di comprendere un contratto anche banale, una bolletta, un manuale di istruzioni per quanto la comunicazione sia semplice.

Con i social sta accadendo all’incirca lo stesso: a post semplici, dove l’autore esprime un proprio pensiero legittimo, legale, logico e lineare quasi sempre seguono risposte degne di un’ameba (un essere unicellulare privo, appunto, del cervello), con insulti, contesti totalmente slegati da quello cui il post si riferiva, conditi dall’ormai consueta litigiosità tipicamente italica.

Questo analfabetismo funzionale, purtroppo, non è sanabile con una trasmissione come “Non è mai troppo tardi” attraverso la quale il compianto Maestro Alberto Manzi insegnò agli italiani negli anni ’60 a leggere.

Occorre rivedere le metodiche di insegnamento depauperate da Governi che, nei decenni scorsi, hanno tolto il nozionismo, il mandare testi a memoria, i riassunti e altri cardini dell’insegnamento dalle politiche educative, intervenire massicciamente sui giovani facendoli convergere su interessi che sviluppino le loro potenzialità anziché sopirle.

I genitori, l’ho scritto più volte, devono tornare ad essere tali, e non fare più gli amici che ti danno sempre ragione e che ridono delle tue marachelle, quando non sono reati; i docenti devono tornare ad essere considerati come tali, quali pubblici ufficiali, e non essere insultati se hanno adempiuto ai loro compiti erogando una nota o una sospensione.

Forse, intervenendo subito, abbiamo qualche speranza di salvare il salvabile. Ricordate il detto “non va mai male a uno, senza che vada bene a un altro”; se qualcuno diventa ignorante o analfabeta funzionale chi non lo diventa lo potrà dominare, anche da molto lontano.

I moderni schiavi, insomma.

Sergio Motta

L’eredità della Dc e la cultura di governo

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LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

La Dc, come tutti sanno, non tornerà mai più nella cittadella politica italiana. Ma, ed è persin scontato ricordarlo, la concreta eredità politica, culturale e forse anche programmatica della Dc non può andare radicalmente dispersa. Lo dicono gli stessi detrattori storici della Dc, ovvero tutti coloro che da sinistra continuano a ritenere quel partito o un semplice e banale “inciampo della storia” o, nella peggiore delle ipotesi, una sorta di “associazione a delinquere”, oppure una semplice e disinvolta macchina “clientelare”. Ora, c’è un aspetto, peraltro decisivo se non addirittura costitutivo, che non può andare disperso e nè, tantomeno, può essere allegramente archiviato. Mi riferisco, nello specifico, a quello che comunemente viene definita come “cultura di governo”. Ovvero un modo d’essere in politica che si caratterizza prevalentemente per la sua capacità di dispiegare concretamente una cultura di governo. Perché questa è stata una delle costanti costitutive e strutturali della cinquantennale esperienza della Democrazia Cristiana. E proprio nella “cultura di governo” si sintetizzano le migliori virtù, o qualità, che possono caratterizzare il profilo di un partito. E cioè, in sintesi,. esterni ed estranei alla radicalizzazione della lotta politica e ad ogni forma di polarizzazione ideologica; rifiuto pregiudiziale della deriva degli “opposti estremismi” o degli “opposti populismi”; esaltazione della cultura della mediazione e predisposizione alla composizione degli interessi contrapposti; privilegiare la cultura del dialogo e del confronto politico ed istituzionale; valorizzazione dei corpi intermedi e del pluralismo”; rigoroso approccio riformista e democratico nell’affrontare i temi che sono in cima all’agenda politica e programmatica; rispetto dell’avversario che non è mai un nemico da delegittimare moralmente prima e da annientare e distruggere politicamente poi; rigoroso rispetto delle istituzioni democratiche e dei principi e dei valori democratici e liberali scolpiti nella Costituzione repubblicana; e infine, ma non per ordine di importanza, individuare nella cultura di governo lo strumento decisivo e principale per risolvere i problemi di una società complessa ed articolata come quella italiana. È del tutto evidente che l’eredità politica e culturale di un partito come quello democratico e cristiano, soprattutto quando si parla della cosiddetta “cultura di governo”, è incompatibile con le derive populista, qualunquista, demagogica, pauperista, massimalista ed estremista che purtroppo caratterizzano il comportamento concreto di molti partiti. Sul versante del centro destra e, soprattutto, su quello della sinistra contemporanea. Derive che indeboliscono la qualità della nostra democrazia, la credibilità delle nostre istituzioni democratiche e, soprattutto, l’efficacia e l’efficienza della stessa azione di governo. Sotto questo versante l’eredità politica e culturale della Dc resta di una straordinaria attualità e modernità. A prescindere dal tramonto di quel partito avvenuto oltre 30 anni fa. E questo per la semplice ragione che quella cultura politica, che non può essere consegnata agli archivi storici, conserva anche uno “stile” – appunto, la “cultura di governo” – che non ha più avuto eguali nelle dinamiche concrete della vita politica italiana. Ed è anche per questa ragione che tocca oggi ai democratici, a tutti i democratici, e nello specifico a tutti coloro che provengono da quella tradizione politica e da quel pensiero culturale, saper recuperare e reinverare quella “cultura di governo” nella vita pubblica italiana contemporanea.

Ennio Caretto: Politica, una torrida estate

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FINESTRA SUL MONDO

“Una normale estate di apocalisse”. Così giorni fa il quotidiano Repubblica intitolò un articolo sul caldo infernale abbattutosi quest’estate sull’Italia. Un titolo che si addice anche alla politica italiana, in particolare al centro sinistra. Sì, perché le torride vacanze, invece di portare consiglio ai troppi suoi leaders, li hanno messi in stato confusionale…

Leggi l’articolo: https://www.vitacasalese.it/news/-finestra-sul-mondo–di-ennio-caretto/102924/politica-una-torrida-estate.html

Fresca e leggera: insalata di pollo allo yogurt

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Una ricetta light perfetta. Pollo grigliato arricchito da ingredienti freschi e leggeri, un piatto sfizioso che si prepara in anticipo in breve tempo e con poche calorie, adatto sia a pranzo che a cena.

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Ingredienti

1 petto di pollo/tacchino a fette

2 cucchiai di yogurt greco

1 cucchiaio di maionese

1 cuore di sedano

100gr. di Emmenthal

30gr. di gherigli di noce

1 limone

Erba cipollina, sale, pepe, olio evo

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Grigliare le fette di pollo senza condimento, lasciar raffreddare. Lavare e tagliare l’erba cipollina e il sedano. Ridurre a cubetti il formaggio. In una ciotola mescolare lo yogurt con la maionese, il sale, il pepe, l’erba cipollina, l’olio e poco succo di limone. Tagliare a tocchetti il petto di pollo, metterlo in una insalatiera, aggiungere le noci, il sedano, il formaggio e condire con la salsa allo yogurt. Mescolare bene ed eventualmente aggiustare di sale. Guarnire con fette di limone e servire accompagnato da una fresca insalatina verde.

Paperita Patty

La rassegna mensile dei libri

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 AGOSTO 2026 

 

È finita l’estate ma non finisce la voglia di leggere: cosa ci aspetta in libreria in questo mese?

 

Il Libro del Mese – La Scelta dei Lettori

 

Il più discusso tra i titoli presenti sul nostro gruppo FB è, senza dubbio, “Theo Da Golden E La Ricerca Della Felicità, di Allen Levi, definito “non necessariamente un romanzo che cambia la vita, ma che apre uno spiraglio nel grigio e restituisce un po’ di respiro”. Obiettivo centrato, sembrerebbe!

 

 

A chi ama le saghe familiari, segnaliamo l’uscita de I Lázár  (Guanda, 2026) di Nelio Biedermann, che racconta l’epopea di una famiglia ungherese nel secolo scorso.

 

È’ in uscita il nuovo romanzo di  Felicia Kingsley,  First Lady Per Caso (Newton Compton, 2026): un equivoco trasforma un dibattito elettorale in un infuocato gossip e i due candidati alle elezioni decidono di sfruttare la situazione.

 

In arrivo anche il nuovo romanzo di Thomas Schlesser che torna con Il Gatto Del Giardiniere (Longanesi, 2026): al centro della sua nuova opera troviamo la poesia, che avvicina Thalie, ex insegnante da poco arrivata in Provenza, e un abile quanto taciturno giardiniere, segnato da un grande dolore.

 

Consigli per gli acquisti

 

 Questa è la rubrica nella quale diamo spazio agli scrittori emergenti, agli editori indipendenti e ai prodotti editoriali che rimangono fuori dal circuito della grande distribuzione.

Gargoyle (Sensibili Alle Foglie edizioni, 2026), romanzo autobiografico di Alfredo Vassalluzzo nel quale l’autore racconta la sua esperienza di insegnante all’interno di un istituto penitenziario.

 

Incontri con gli autori

 

Abbiamo intervistato per voi gli autori più richiesti del momento: leggete le nostre interviste a Anna Maria Geraci , Filippo Venturi , Roberta Lepri , Maria Oruna e Valter Tucci .

 

Per rimanere aggiornati su novità e curiosità dal mondo dei libri, venite a trovarci sul sito www.ilpassaparoladeilibri.it

Il ragioniere di Baveno

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“Ragioniere, buongiorno. Anche oggi, il solito?”. Così lo salutava ogni mattina, dal lunedì al sabato, il signor Alfredo. All’anagrafe Alfredo Tichetti, di professione bigliettaio addetto allo scalo della Navigazione Lago Maggiore, in servizio all’imbarcadero di Baveno.

E il “solito” non era una consumazione al bar ma semplicemente il biglietto del battello che da Baveno lo portava in giro per il lago. A volte verso Intra dove, dopo gli scali all’Isola Madre, a Pallanza e a  Villa Taranto ( ma solo d’estate), aveva a disposizione un quarto d’ora scarso per imbarcarsi sul traghetto che faceva la spola con Laveno, sulla sponda lombarda del Verbano. A volte verso le isole Pescatori e Bella, Stresa, Santa Caterina del Sasso e la parte bassa del Maggiore, verso Angera e Arona. Il ragioniere era Teobaldo Lucciconi di anni sessantasei, celibe. Per quelli che lo conoscevano era semplicemente “il ragioniere”, tant’è che il suo nome non lo usava più nessuno e, se non fosse scritto sui registri del municipio, avrebbe potuto anche pensare di cancellarlo. Lucciconi era stato ragioniere contabile, impiegato alla filiale bavenese della Banca d’Intra al n. 5 di corso Giuseppe Garibaldi, a pochi passi dal piazzale dell’imbarcadero e dei moli d’attracco dei battelli e dei motoscafi. Aveva passato più di trent’anni dietro a quello sportello, intento a contare i soldi degli altri, a darne e riceverne. In tutto quel tempo gli sono passati davanti agli occhi i fatti privati e pubblici, le gioie e le tristezze di diverse generazioni. Altro che il confessionale del prete, su alla parrocchiale! Era in banca che ci si scambiava un saluto e si ricevevano confidenze, dovendo anche dare – se richiesto – qualche utile consiglio. Ma giunto al tempo della pensione, non ci pensò un minuto di troppo. Si levò le mezze maniche e, sempre con garbo (il che non guasta mai), salutò tutti e se ne andò senza rimorsi. Non che stesse male, anzi: aveva degli amici sinceri lì, e in fondo era stata la sua famiglia per tanto tempo. Vivendo da solo si era affezionato a quell’ambiente ma, come in tutte le cose, cercava di non vivere di ricordi e malinconie. Così aveva pensato che, dopo tanti anni passati tra casa e ufficio, ufficio e casa, era venuto il momento di prendere un poco d’aria fresca, guardandosi intorno. E sul lago di cose da vedere ce n’erano davvero tante. Così, a volte a piedi e altre utilizzando i mezzi pubblici (dal treno alla corriera passando, ovviamente, dal battello), iniziò a girare i paesi del lago su entrambe le sponde, la piemontese e la lombarda senza tralasciare la parte più a nord, in territorio elvetico, dedicandosi a frequentare le amicizie e a ripercorrere, con la memoria, le tante storie dei tipi originali con cui ha avuto a che fare. E vi possiamo assicurare che sono tanti che nemmeno vi immaginate. Ma soprattutto ebbe occasione e tempo per riscorire Baveno e le sue frazioni. ” Ma guarda tu”, pensava “E chi l’avrebbe mai detto che vivevo in un posto così bello e non ci avevo quasi mai fatto caso”. Era una delle sue riflessioni ricorrenti da quando era andato in pensione. Per tanti, troppi anni era stato “preso” dal lavoro e non alzava quasi mai lo sguardo sopra lo sportello. Arrivava in banca al mattino presto, portandosi da casa la “schisceta”. Eh, sì. Voi come la chiamate? Baracchino, pietanziera, gamelin, gavetta, gamella? Da noi quella pentolina di metallo a strati, con un coperchio ben chiuso per evitare perdite, indispensabile per scaldare su un termosifone un poco di pasta avanzata del giorno prima, una minestra di verdura o una fetta di carne, era la schisceta. Del resto da single, come si usa dire al giorno d’oggi, cosa andava a casa a fare? Non aveva nessuno ad aspettarlo o che cucinasse per lui e allora gli avanzi della sera prima erano più che sufficienti per mettere insieme un pasto economico da consumare sul posto di lavoro. Usciva di casa che era buio e ritornava a sera inoltrata perché spesso si fermava a dare una mano al direttore nel disbrigo dei conti e delle chiusure di cassa. Eh, un tempo non si guardava mica l’orologio. Prima il lavoro, poi il lavoro e poi ancora la famiglia. E lui che era praticamente tutta la sua famiglia quando andava a casa si fermava qualche minuto ad accarezzare il gatto della signora Maria, la vecchia lavandaia che abitava in cima a quel rione che chiamavano “il baeton”. Si faceva accarezzare perché gli dava sempre qualche pelle di salame, crosta di formaggio e cotiche avanzate. Il Tigre (si chiamava così per il pelo rosso striato di grigio e non certo per il carattere intraprendente visto che stava sempre sdraiato al sole, sullo zerbino di casa, a ronfare) manifestava la sua riconoscenza sfregandosi alle gambe con un sonoro ron-ron. Le giornate del ragioniere scorrevano così, senza troppe emozioni e senza andar di fretta. Poteva permetterselo, facendo una vita tanto regolare da far invidia a un orologiaio svizzero. Ogni giorno gli capitava di veder gente correre qua e là, sempre indaffarata, quasi avessero addosso tutti l’argento vivo. E lui? Niente. Si era guadagnato il diritto alla flemma. Gli capitava, come accade a tutti, qualche episodio dove la frenesia prendeva il sopravvento e bisognava darsi da fare ma erano, per fortuna, momenti piuttosto rari. Così, pur non mancando ai suoi doveri, cercava di tenere un passo che fosse, come dire, il più lento e ragionato possibile. E, bene o male, ci riusciva. Al Circolo Operaio bavenese ci andava soprattutto il lunedì mattina, giorno di mercato, dopo aver bighellonato tra le bancarelle. Gli piaceva quel brulicare di persone che chiacchieravano e contrattavano le merci esposte con un vociare che metteva allegria. Quando c’erano i turisti, dalla tarda primavera alla fine dell’estate, era una vera e propria babele di lingue. Sarà stato perché pativa la solitudine o perché gli piaceva iniziare una nuova settimana con un poco di movimento dopo l’ozio domenicale, ma far due passi al mercato era proprio divertente. Non che ci andasse per comprare qualcosa. Gli capitava raramente e solo per alcuni capi di vestiario. Per i generi alimentari andava in uno dei due piccoli supermercati.

Anzi, per non far torto a nessuno, stava ben attento a fare la spesa sia in uno che nell’altro. Così, pensava, nessuno ne avrà a male. Tanto più che al giorno d’oggi i prezzi sono più o meno uguali e anche la qualità non si discosta di molto. Ma, compere a parte, il mercato lo metteva di buon umore. Confessava che rimpiangeva quando era in centro, occupando la piazzetta tra le scuole elementari, il retro del municipio e pure la via principale che costeggiava la scalinata della chiesa. In seguito, per non intralciare il traffico e agevolare la viabilità, venne spostato sul viale del ponte che attraversava il torrente Selvaspessa tra Baveno e Oltrefiume, piò meno all’altezza del punto dove in passato c’era la vecchia passerella. Era sì più funzionale al traffico ma anche più decentrato e, quindi, un po’ più scomodo. Comunque, ora che era in pensione, quella passeggiata era piacevole e, terminato il giro verso le dieci e mezza, si avviava pigramente alla volta del Circolo. Passava sotto il ponte della ferrovia, svoltando a destra sul viale alberato e scendeva a fianco della stazione ferroviaria proprio davanti all’entrata dell’imponente Casa del Popolo. Fuori, nella bella stagione, c’era sempre qualcuno che si sfidava sui campi da bocce, mentre gli altri avventori si dividevano tra coloro che sbirciavano la partita, leggevano il giornale commentando i fatti del paese o si lasciavano prendere la mano dal turbinio delle carte da ramino o da scopa. E lui, il ragioniere, dopo aver chiesto un bicchiere di spuma o, più raramente, una cedrata, rispondeva di buon grado ai quesiti di natura finanziaria che gli venivano posti. Del resto, come gli aveva detto il cavalier Borloni dandogli una pacca sulla schiena, anche se a riposo “si è sempre ragionieri, no?”.

Marco Travaglini

Coppa deliziosa alle fragole

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Fragole che passione!  Offriamo a fine pasto ai nostri ospiti questo scenografico dolce delizioso e di semplice realizzazione

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Dosi per 4 persone:

½ Kg.di fragole

1 Banana

4/5 biscotti savoiardi

2 bicchierini di limoncello

200 ml di panna da montare

Crema pasticcera

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Sul fondo di una coppa in vetro trasparente mettere i savoiardi spezzettati bagnati con 1 bicchierino di limoncello (allungato con un bicchierino di acqua). Preparare una crema pasticcera con 3 tuorli, ½ litro di latte, 1 bustina di vanillina, 20gr. di farina, 60 gr.di zucchero e 1 bicchierino di limoncello. Lasciar raffreddare.

Tagliare le fragole ben pulite e la banana a fettine. Iniziare a decorare la circonferenza della coppa con le fette di fragole, quando terminato mettere le restanti fragole nella coppa livellando la superficie e procedere nello stesso modo con la banana.

Montare la panna con un poco di zucchero a velo.

Stendere sullo strato di banane la crema pasticcera raffreddata e completare con uno strato di panna montata. Decorare a piacere.

PaperitaPatty