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Trovato il camionista che potrebbe avere investito e ucciso la donna alla Gran Madre

AGGIORNAMENTO “Non mi sono accorto di nulla, non è possibile, non sono stato io” , ha detto il camionista che ha viaggiato per 900 chilometri, da Torino alla Campania e che potrebbe avere ucciso, investendola e trascinandola per 300 metri, la donna di Torino. Ha dichiarato di essere arrivato a casa stanco e la mattina dopo al lavoro ha trovato i carabinieri.

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E’ probabilmente il mezzo che ha investito e ucciso Giuliana Minuto in corso Moncalieri a Torino, il camion rintracciato in provincia di Salerno. Il veicolo è stato individuato grazie alla visione di alcuni filmati  nell’area dell’incidente, nei pressi della Gran Madre,  elaborati con tecnologie digitali che hanno permesso di “leggere” immagini e scritte sulla fiancata e ad  ispezioni nei  cantieri dove il veicolo ha effettuato servizio. Si tratterebbe di  un autoarticolato Iveco Stralis con rimorchio. Il Comando Provinciale dei Carabinieri ha posto l’autoarticolato  sotto sequestro per l’effettuazione dei rilievi scientifici e la ricerca di tracce di dna.

LOTTA ALLO SMOG: POLVERI SOTTILI, TORNA LO STOP ALLE AUTO DIESEL FINO A EURO 4 COMPRESO

A partire da sabato  3 febbraio, le autovetture private ad alimentazione diesel con classe emissiva inferiore e uguale ad euro4 non potranno circolare in città dalle ore 8 alle ore 19 tutti i giorni, festivi compresi. Anche per i mezzi commerciali ad alimentazione diesel il blocco è confermato fino alla classe euro4, ma con orario 8,30-14 e 16-19 dal lunedì al venerdì, 8.30-15 e 17-19 il sabato e nei giorni festivi. Il ritorno alla normalità sarà possibile soltanto con il rientro del valore delle micropolveri presenti nell’aria cittadina al di sotto della soglia di 50 microgrammi al metro cubo, tetto previsto dalle norme europee. Il provvedimento, informa il Comune,  si è reso necessario a causa del perdurare dell’elevata presenza di polveri sottili (oltre i quattro giorni consecutivi).  Esenzioni per particolari categorie di persone e di veicoli e territorio interessato sono indicate alla pagina http://www.comune.torino.it/ambiente/aria/limitazioni-del-traffico-a-torino.shtml. È prevista la possibilità di circolare per i mezzi che trasportano almeno tre persone (car pooling).

(mm) www.comune.torino.it

Espulso l’egiziano che fuori dal carcere voleva “diventare un’arma” dell’Isis

Un  egiziano di 23 anni è stato espulso oggi da Torino per ragioni di sicurezza dello Stato. Si tratta dell’ottavo rimpatrio  del 2018 e sono 245 i soggetti gravitanti in ambienti dell’estremismo religioso espulsi a partire dal gennaio 2015, dati del Viminale. Il giovane, con numerosi precedenti per reati comuni, era controllato dagli investigatori: mentre era  in carcere aveva  agito con violenza in un episodio durante il quale aveva minacciato di morte gli uomini di sorveglianza. Diceva di essere “pronto a divenire un’arma” e di essere pronto a commettere azioni eclatanti una volta rimesso in libertà. Così il cittadino egiziano, scarcerato a dicembre, è stato trattenuto presso il Centro per rimpatri di corso Brunelleschi  ed è stato rimpatriato con accompagnamento in Egitto, su un volo decollato dall’aeroporto di Roma Fiumicino, verso il Cairo.

L’arcivescovo: “Giovani in missione anche nella movida, sul solco tracciato da don Bosco”

L’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, nell’omelia alla basilica di Maria Ausiliatrice per la festa di san Giovanni Bosco ha esortato i giovani affinché  “si lancino con coraggio apostolico nel campo della missione, negli ambienti della loro vita, senza escludere quelli di frontiera, come i supermercati e le varie movide disseminate nel territorio della diocesi, alcuni bar o luoghi di ritrovo e la stessa strada. Don Bosco  andava a cercare i giovani anche più ‘lontani e invisibili’ là dov’erano, perfino nelle carceri, e infondeva nel loro cuore un tale spirito missionario che a loro volta diventavano trascinatori degli amici per l’incontro con Gesù e il Vangelo. E bisogna riservare particolare attenzione ai ragazzi difficili o ‘invisibili’ a causa della nazionalità e della cultura, della malattia o di particolari condizioni di disabilità o disagio”.

Dalla Regione un patentino contro il cyberbullismo per l’uso consapevole del web

La legge è stata dedicata dal primo firmatario, del  Pd, Domenico Rossi, a Paolo Picchio, il papà di Carolina, suicida nel 2013 a 14 anni, per il cui caso la Procura dei Minori di Torino ha intentato il primo processo in Italia per cyberbullismo

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Il Piemonte, prima fra tutte le regioni d’Italia, chiede l’istituzione del cosiddetto “patentino” contro il cyberbullismo, una certificazione che attesta l’utilizzo responsabile dello smartphone ed estende, così, a tutto il territorio piemontese quanto già avviene nella provincia di Verbania. Il Consiglio regionale ha poi approvato  un emendamento al testo unificato sulla prevenzione e il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo che impegna la Regione a promuovere, anche in collaborazione con altri enti,  iniziative formative sull’uso consapevole del web e dei social network, uniformando le modalità di valutazione. La legge è stata dedicata dal primo firmatario, del  Pd, Domenico Rossi, a Paolo Picchio, il papà di Carolina, suicida nel 2013 a 14 anni, per il cui caso la Procura dei Minori di Torino ha intentato il primo processo in Italia per cyberbullismo.

Il provvedimento è il risultato di un approfondito esame, in sede congiunta, delle Commissioni Cultura e Sanità che ha condotto all’unificazione di due diverse  proposte di legge. La proposta di legge, condivisa all’unanimità (due non votanti), nasce dalla volontà di diffusione della cultura della legalità, rispetto della dignità della persona, valorizzazione della diversità e contrasto a ogni forma di discriminazione anche attraverso un utilizzo consapevole delle tecnologie informatiche e del web, soprattutto in ambiente scolastico. Un ruolo fondamentale viene, poi, rivestito dal Comitato regionale per le comunicazioni (Corecom), che esercita funzioni di osservatorio sul cyberbullismo e concorre alle azioni di prevenzione e contrasto promosse dalla Regione.

Il testo tiene conto dell’emanazione a livello nazionale di una norma specifica a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto dei due fenomeni sempre più dilaganti. È previsto anche un bando annuale per attivare interventi e progetti presenti nel piano triennale di prevenzione e contrasto.

Gli stanziamenti necessari sono stimati in circa 200mila euro all’anno per il triennio 2018-2020, che si aggiungono alle risorse che già la Giunta mette in campo con i progetti avviati anche in collaborazione con gli altri enti istituzionali che si occupano del fenomeno, in particolare forze dell’ordine e Ministero Istruzione e alle risorse sanitarie per i centri specializzati. Le opposizioni, con emendamenti e interventi, hanno richiesto maggiori fondi.

Una legge condivisa, dunque, che da un lato si affianca alla la legge nazionale per la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo e dall’altro si rivolge anche al bullismo classico con specifici interventi sotto il profilo educativo.

La crisi non molla. Torino perde 3.300 imprese ed Embraco conferma i licenziamenti

Torino negli ultimi 5 anni ha visto chiudere 3.300 imprese, nel commercio, anche se di positivo c’è la crescita  del 5% nella ristorazione. Colpiti in particolare i negozi di abbigliamento (-537) le calzature (-142),i  mobili (-122), poi tessili, mercerie, ferramenta, edicole, bar senza cucina. Segno + per alimentari e tabaccherie (+80), benzinai (+38), farmacie (+43) e negozi dell’usato (+27). In aumento del 4.7% gli acquisti immobiliari di negozi dopo il crollo dei prezzi ma soltanto in alcune  zone come il centro. I dati arrivano dall’ analisi sul commercio a Torino realizzata da Camera di Commercio, Ascom, Confesercenti. Intanto l”Embraco di Riva di Chieri  ha confermato i 497 licenziamenti su  530 dipendenti. L’azienda del gruppo Whirlpool non produrrà più in Italia e ha respinto la proposta dei ministri del Lavoro, Poletti e dello Sviluppo Economico, Calenda, di utilizzare alcuni mesi di cassa integrazione a fronte di un piano di reindustrializzazione.

Cultura e partecipazione a “Design of the City”. Per battere la crisi ci vuole creatività

Obiettivo dell’Anno Europeo del Patrimonio culturale 2018 promosso dalla Commissione di Bruxelles è favorire la partecipazione e incentivare l’accessibilità a eventi, festival musicali e teatrali, a rassegne cinematografiche e a musei, ad archivi e a biblioteche, a siti di interesse storico e ambientale anche attraverso esperienze sperimentali, con l’intento di allargare il pubblico dei fruitori.

L’ Europa come istituzione si appella  alle Amministrazioni comunali e alle comunità locali per coordinare iniziative che evidenzino l’importanza della ricchezza delle diverse forme della creatività, espressione propria di un sentimento di identità che lega le popolazioni del Vecchio Continente.

Condividendo i valori espressi dall’Unione Europea sul tema della salvaguardia e della valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, i rappresentanti di circa 90 tra istituzioni pubbliche, private e associazioni torinesi si sono incontrati al Teatro Gobetti, nel primo appuntamento dedicato   all’iniziativa europea e stimolare riflessioni e coinvolgere soggetti che hanno ruolo concreto nella valorizzazione del patrimonio locale, costruendo un’agenda di iniziative condivise utile anche a mappare le esperienze locali sul tema dell’accessibilità universale e della partecipazione e fruizione culturale.

Torino è per tradizione una città molto sensibile al tema dell’accessibilità al patrimonio culturale, realizzando iniziative, con esperienze stabili in musei, biblioteche e ospedali e l’Anno Europeo del Patrimonio sarà un’occasione per fare sistema e promuovere appartenenza alla Cultura come spazio europeo

In questo senso il secondo appuntamento di Design of the City, dedicato all’Heritage, che si svolgerà a Torino dal 12 al 22 ottobre a far convergere esperienze innovative intorno all’allargamento della partecipazione.

Intanto, a partire dai prossimi giorni, sarà all’opera un ufficio di coordinamento all’interno dell’Assessorato comunale alla Cultura, il riferimento attivo nelle relazioni con la struttura del Mibact incaricata di tenere i rapporti con Bruxelles (e-mail patrimonioculturale.eu2018@comune.torino.it).

L’ufficio lavorerà per sviluppare un percorso multidisciplinare e intersettoriale anche con enti e organismi internazionali.

Ufficio stampa

www.comune.torino.it

Torino è la città più inquinata d’Europa secondo lo studio di Legambiente sullo smog

Torino al top dell’inquinamento con Milano e Napoli. Queste le città in testa alla classifica delle metropoli europee più critiche per lo smog. La massima concentrazione media annuale di polveri sottili , le famigerate Pm10, si registra proprio a Torino con 39 microgrammi per metro cubo e poi  Milano (37) e Napoli (35). A seguire  Siviglia Marsiglia e Nizza la cui  concentrazione media annuale di Pm10 è di 29. Roma e Parigi sono al settimo posto con 28 microgrammi per metro cubo. I dati emergono dall’elaborazione di Legambiente realizzata sulla base dell’ultimo report datato 2016 diffuso dall’Oms. Le città italiane incluse nel rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità superano ampiamente il valore limite di 20 microgrammi/mc come media annua di Pm10 fissato dall’Oms per la salvaguardia della salute. ‘Che aria tira in città: il confronto con l’Europa’ è il titolo dello studio dell’associazione ambientalista.

Il presidente della Corte d’Appello richiama alla responsabilità sul rischio prescrizioni

Il presidente reggente della Corte d’Appello del Piemonte, Edoardo Barelli Innocenti nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario, questa mattina a Torino, ha posto l’accento sulle prescrizioni, in particolare su due gravi casi di processi per abusi sessuali caduti in prescrizione. Barelli ha detto che a Torino “qualcuno non ha fatto fino in fondo il proprio dovere.Sono stati due episodi tristi  che non hanno colpito solo l’opinione pubblica ma tutti i magistrati della corte”. A parere del presidente è necessaria la volontà politica di cambiare, intervenendo sulla giustizia penale, decidendo concretamente dopo le discussioni, “a volte infinite”.

Quel 27 gennaio del 1945 ai cancelli di Auschwitz: non dimenticare per un futuro migliore

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IL GIORNO DELLA MEMORIA

In tempi così difficili, segnati dai fatti tragici dell’estremismo islamico che si traduce in violenza e  terrore,non tutti comprendono che uno dei caratteri fondamentali del futuro dell’Europa sarà quello della multietnicità e che questo futuro deve essere affrontato con fermezza ma anche con serenità, deve essere governato e non respinto

 

La memoria della Shoah, dell’olocausto, con l’istituzione della Giornata della Memoria, viene rievocata ogni anno attraverso il valore emblematico della liberazione del lager di Auschwitz che avvenne, più di settant’anni fa. Il 27 gennaio del 1945 cadeva di sabato.  L’Armata Rossa, e più precisamente la 60ª Armata del Primo Fronte Ucraino, arrivò nella cittadina polacca di Oswieçim (in tedesco Auschwitz), a 75 km da Cracovia. Le avanguardie più veloci, al comando del maresciallo Konev, raggiunsero  il complesso di Auschwitz-Birkenau-Monowitz nel pomeriggio e attorno alle 15.oo i soldati sovietici abbatterono i cancelli del campo di sterminio , liberando circa 7.650 prigionieri. Ad Auschwitz, circa due settimane prima, i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con loro, in una marcia della morte, tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono lungo il percorso. In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi nel profondo est polacco,  come quelli di Chełmno e di Bełżec , ma questi, essendo di sterminio e non di concentramento, come Treblinka e Sobibòr, erano vere e proprie fabbriche di morte dove i deportati venivano immediatamente uccisi nelle camere a gas. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista. In totale, solo ad Auschwitz, furono deportate più di un milione e trecentomila persone. Novecentomila furono uccise subito al loro arrivo e altre duecentomila morirono a causa di malattie, fame e stenti. I soldati sovietici si trovarono di fronte non solo  i pochi sopravvissuti ridotti a pelle e ossa ma, durante l’ispezione del campo,  rinvennero le prime tracce dell’orrore consumato all’insaputa del mondo intero: tra i vari resti,  quasi otto tonnellate di capelli umani.

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I morti nei campi di sterminio, ai quali vanno aggiunti anche le centinaia di migliaia di ebrei uccisi nelle città e nei villaggi di Polonia, Ucraina, Bielorussia, Russia, i morti del ghetto di Varsavia e altri ancora,  furono oltre sette milioni. La ricorrenza del 27 gennaio offre una buona occasione per riflettere sulla storia agghiacciante della discriminazione e dello sterminio razzista: una storia tragica, scandita in Italia settantasei anni fa  dalle leggi razziali del 1938 che cancellarono i diritti civili di quaranta mila cittadini italiani , dai luoghi dell’annientamento fisico di milioni di ebrei, di detenuti politici, di persone definite da Hitler “difettose”. Una riflessione che è parte di uno sforzo necessario per garantire la continuità delle conoscenze tra le generazioni, affinché si possa comprendere, sino in fondo, il significato del nazi-fascismo, che aveva posto a suo fondamento il principio di discriminazione; e come in ogni momento in cui questo principio riemerge , la tragedia può ripetersi. E, infatti, si ripete in un mondo scosso da guerre, eccidi, violenze dal medio oriente all’ Africa, dal continente sud americano fino all’estremo oriente. Gli ultimi esempi – in Europa –  vennero dai Balcani, all’inizio degli anni ’90, in Bosnia Erzegovina e  poi nel Kossovo. Quando si riflette sul modo con cui i fatti accaduti ad Auschwitz ed in tutti gli altri “campi” debbano essere insegnati e fatti conoscere,  occorre tener presente alcuni principi imprescindibili che si fondano proprio sulla consapevolezza di ciò che ha reso possibile la Shoah. Se è potuto accadere quello che è successo ad Auschwitz che, forse vale la pena ricordarlo, era un Vernichtungslager cioè – letteralmente – un lager di “nullificazione”, ciò è stato possibile perché uno Stato ha fondato la propria legittimazione sul principio di disuguaglianza. Il nazismo si fondava, come il fascismo, sul principio di discriminazione. Senza quel principio non avremmo avuto gli orrori successivi.L’accettazione di quel principio ha prodotto come “conseguenza normale” il passaggio dalla negazione dei diritti degli ebrei al loro sterminio, con l’applicazione rigorosa di principi di efficienza e un’organizzazione razionale basata sull’applicazione metodica e quotidiana di operazioni burocratiche che Hannah Arendt descrisse, nel loro insieme, come la “banalità del male”.

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Gli ebrei, e con essi gli zingari, gli omosessuali e le persone “difettose” non venivano arrestati e sterminati a causa delle loro azioni, o del loro “avere”, ma solo in ragione del loro “essere”. Così i prigionieri politici, i dissidenti, gli internati militari.  Un’altra riflessione riguarda il dovere di affrontare il problema delle responsabilità, delle connivenze, degli approfittamenti e dei silenzi che vi sono stati nel nostro Paese. Sappiamo che ci furono molte manifestazioni di rischiosa e forte solidarietà. Molti ebrei furono ospitati da amici non ebrei o nascosti . Ma non fu questo il comportamento prevalente. Il comportamento prevalente fu il silenzio. Non ci fu solo chi salì in cattedra grazie all’espulsione dalle università dei professori definiti di razza ebraica. Anche dopo l’inizio delle deportazioni ci furono casi non isolati di cittadini italiani che accettarono di segnalare il proprio vicino ebreo alle autorità nazifasciste in cambio di qualche soldo. Alcuni di questi, anche dopo la guerra, non si vergognarono di uscire indossando i vestiti e gli oggetti preziosi sequestrati nelle case di coloro che avevano denunciato. E’ stata raccolta una mole impressionante di documenti che testimoniano l’efficienza con la quale la burocrazia italiana procedette alla sistematica spoliazione dei beni di cittadini definiti di razza ebraica. Funzionari ed impiegati si impegnarono per la compilazione, e la solerte messa a disposizione dei nazisti, delle liste dei deportati per i campi di sterminio. Si tratta di 8566 persone di cui solo 1009 sono sopravvissute. Fu uno zelo disonorante. Ecco perché il dovere della memoria della Shoah, il non dimenticare mai quanto accadde allora è parte integrante dell’impegno permanente contro l’indifferenza, contro il torpore della memoria. La capacità di lottare contro il principio di discriminazione che costituisce la più grave forma di iniquità sociale è uno dei capisaldi della dignità di uno stato democratico.  Non va scordato.In tempi così difficili, segnati dai fatti tragici dell’estremismo islamico che si traduce in violenza e  terrore,non tutti comprendono che uno dei caratteri fondamentali del futuro dell’Europa sarà quello della multietnicità e che questo futuro deve essere affrontato con fermezza ma anche con serenità, deve essere governato e non respinto.Un lavoro di formazione , di trasmissione di valori, sentimenti, ideali molto impegnativo ma necessario per dare un senso alla vita e permettere che la vita abbia un senso.

Marco Travaglini