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I turisti vogliono Torino: forse 15 giorni in più di Ostensione e fondi regionali in arrivo

DUOMO SINDONEE c’è anche una buona notizia sul fronte delle risorse da impiegare nel settore turistico: la Regione Piemonte ha varato il bando che metterà a disposizione delle piccole e medie imprese del comparto la cifra di 14,7 milioni di euro

 

 

Eccoli arrivati a Torino dalla capitale, questi turisti “atipici”, i pellegrini di Papa Francesco, quei  50 senzatetto ai quali il santo padre ha donato il viaggio per vedere la Sindone. Anche loro coda con le centinaia e centinaia di persone che ogni giorno sfilano davanti al telo. Quello dei pellegrini è un vero boom e potrebbe portare a una proroga dell’Ostensione, di cui si parla insistentemente,  di un paio di settimane. “So che si sta pensando a questo e sarebbe veramente una bella occasione”, dice all’Ansa il direttore di Famiglia Cristiana don Sciortino, che ha presentato il dvd ‘Storia di un mistero’. E’ il momento turistico di Torino, complici anche le grandi mostre come l’esposizione dell’autoritratto a sanguigna di Leonardo, appena terminata a Palazzo madama, quella sul Neorealismo al Museo del Cinema, le iniziative della reggia di Venaria. turisti 1

 

Si è vista anche una piazza San Carlo strapiena per il concerto del gran finale del Torino Jazz festival, in collaborazione con il Consiglio regionale, con la Blues Brothers band che ha eseguito  i brani del film di John Belushi e Dan Aykroyd.  Manifestazione di alto livello, apprezzatissima non solo dai torinesi ma anche dai numerosi turisti presenti in città nel weekend del 2 giugno. Ha chiuso in bellezza con 225 mila presenze, 25 mila in più rispetto alla precedente edizione. Inoltre sono stati 75 mila i visitatori del Fringe festival, il cartellone off del Tjf.

 

turistipiazaE c’è anche una buona notizia sul fronte delle risorse da impiegare nel settore turistico: la Regione Piemonte ha varato il bando che metterà a disposizione delle piccole e medie imprese del comparto la cifra di 14,7 milioni di euro. Lo ha deciso oggi la Giunta regionale, indirizzando  le risorse verso la realizzazione di nuove strutture ricettive e per migliorare quelle esistenti. L’iniziativa fa parte del piano di valorizzazione del sistema turistico: “un passaggio importante, la tappa di un percorso necessario verso una migliore  collaborazione fra pubblico e privato”, afferma l’assessore al Turismo Antonella Parigi.

 

(Foto: il Torinese)

Boom di furti in collina e la petizione dei cittadini raccoglie centinaia di firme

ladriIndirizzata al ministro dell’Interno Angelino Alfano, alle prefetture di Torino e di Asti, al Comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica di Torino, al comando compagna carabinieri di Chivasso, alla stazione dell’Arma di Cavagnolo, Casalborgone, al comando compagnia carabinieri di Villanova d’Asti ed alla stazione di Cocconato, nonché ai sindaci dei comuni interessati 

 

 

E’ ancora allarme furti sula collina torinese, in particolare nella zona a cavallo tra il Chivassese e l’Astigiano. Negli ultimi mesi Cavagnolo, Brusasco, Verrua Savoia, Brozolo, Lauriano, San Sebastiano Po, Casalborgone, Castagneto Po, Moransengo sono stati teatro di una vera e propria “ondata” di azioni criminose, soprattutto furti in case, ville ed appartementi,. Per questo è partita una petizione spontanea, che ha raccolto in poco tempo circa 750 firme, indirizzata al ministro dell’Interno Angelino Alfano, alle prefetture di Torino e di Asti, al Comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica di Torino, al comando compagna carabinieri di Chivasso, alla stazione dell’Arma di Cavagnolo, Casalborgone, al comando compagnia carabinieri di Villanova d’Asti ed alla stazione di Cocconato, nonché ai sindaci dei comuni interessati dal compimento dei delitti e dei tentati delitti che sono arrivati anche a 3/4 furti nella stessa notte.carabinieri auto

 

“L’azione criminale è aggravata purtroppo anche da minacce, azioni violente nei confronti delle vittime talvolta svegliate nel sonno notturno e costrette a consegnare ai delinquenti denaro, preziosi e chiavi delle auto – si legge nel documento, con l’aggiunta che – la tipologia e la ripetitività dei reati ai danni delle abitazioni potrebbe fare pensare ad un unico gruppo criminale ben organizzato e determinato”. A questo quadro, assolutamente non confortante, si aggiunge il fatto che di giorno esiste il fenomeno, diffuso e costante, delle truffe, soprattutto ai danni degli anziani. E, alla luce della gravità della situazione, la petizione chiede al ministero dell’Interno, ai prefetti ed ai comandi dei carabinieri “l’integrazione di risorse umane e tecniche per fronteggiare il problema di sicurezza pubblica che si è venuto a creare” e, nel contempo, ai sindaci dei comuni collinari viene domandato di attuare tutte le misure necessarie nell’ambito delle loro competenze e di esercitare le pressioni sul ministero ed i prefetti per un rafforzamento delle politiche di sicurezza.

Massimo Iaretti

 

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Effetto Prima Repubblica sulle Regionali: nel "Paese normale" hanno vinto tutti

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AVVISTAMENTI / di EffeVi

 

Tornano persino le espressioni caratteristiche dei commenti post-elettorali da Prima repubblica: quando perdi metà dei voti ammetti una “lieve flessione”, se il tuo candidato finisce in fondo alle tabelle di Pagnoncelli, nella categoria “altri”, prometti di “avviare un’approfondita riflessione”, se aumenti di qualche punto trattasi di “significativa affermazione”. Ancora una-due tornate così e non vedremo più hashtag e tweets

 

E meno male che viviamo in seconda repubblica, in un tempo felice in cui i cittadini votano un governo, una maggioranza chiara, un programma preciso, in un “Paese normale”, per usare una formula dei rottamati D’Alema-Cuperlo. Perché in effetti, se uno pensa ai dati fondamentali senza farsi distrarre dal chiacchiericcio quotidiano, troverà che l’Italia politica del 2015,  andando a votare nel bel mezzo di un ponte estivo, presenta un panorama paragonabile a un quadro di Hieronymus Bosch: surreale in apparenza,  ma denso di significati occulti, enigmi e simboli da interpretare.

 

Un presidente del consiglio che mai si è presentato alle elezioni, sostenuto da una maggioranza che comprende ex berlusconiani e che ormai esclude una parte dello stesso PD; elezioni regionali in cui le candidate più allineate (quelle che i maligni chiamano “renzine”) perdono sonoramente, quale che sia la situazione delle forze in campo (Paita perde in Liguria per la divisione della sinistra, Moretti perde in Veneto nonostante le divisioni della destra), e i cui veri vincitori sono proprio quei candidati vecchia guardia: Vincenzo De Luca, indagato per corruzione e abuso d’ufficio, vince in Campania grazie a una lista civica, espressione dell’area De Mita-Mastella- Cosentino, che ra ccoglie il 5%. Michele Emiliano vince in Puglia, anche grazie alla scissione di Raffaele Fitto a destra. Emiliano, ex magistrato incappato- da sindaco di Bari –  in uno scandalo di appalti truccati, era assurto alle cronache per aver accettato omaggi ittici dai costruttori De Gennaro: Il pesce era talmente tanto che lo avevamo messo anche nella vasca da bagno”, avrebbe dichiarato.

 

Campania e Puglia diventano così due laboratori di antirenzismo, che ripropongono un classico modello di gestione del voto e di controllo del territorio, dal sapore pungente e caratteristico del notabilato meridionale Prima Repubblica. Panorama surreale anche a destra, dove la bassa affluenza (intorno al 50% del voto) ovviamente produce una serie di effetti ottici: dilatazione delle estreme attraverso il sorpasso della Lega su Forza Italia a livello nazionale,  vittoria tecnica in Liguria (per partita truccata: la sinistra era divisa in tre tronconi),  il quasi-miracolo di sloggiare la sinistra da una roccaforte come l’Umbria.

 

Colpisce, infine, come queste surreali elezioni regionali si chiudano con la riscoperta del più classico rito della prima Repubblica: hanno vinto tutti. Renzi fa il finto tonto, finge che le sue candidate non siano state battute e che non abbiano vinto personaggi che lui vorrebbe strarottamare, e rivendica i numeri del 5-2, già annunciando ulteriori epurazioni in Liguria (in fin dei conti, il partito si chiama “democratico” non a caso). Grillo non vince una singola regione (era arrivato primo alle elezioni del 2013) ma ovviamente rivendica una conferma e un radicamento. Salvini non sta più nella felpa e punta a fare il leader della destra, sapendo benissimo che il giorno in cui gli elettori di centrodestra andassero alle urne invece che al mare, tornerebbe lesto nel suo monolocale da 10%. Non parliamo del Cav: vuole farci credere che ha vinto in Liguria per merito suo.

 

Tornano persino le espressioni caratteristiche dei commenti post-elettorali da Prima repubblica: quando perdi metà dei voti ammetti una “lieve flessione”, se il tuo candidato finisce in fondo alle tabelle di Pagnoncelli, nella categoria “altri”, prometti di “avviare un’approfondita riflessione”, se aumenti di qualche punto trattasi di “significativa affermazione”. Ancora una-due tornate così e non vedremo più hashtag e tweets.

 

Postilla – La bassa affluenza alle urne ha pesato ancora di più sulle elezioni comunali. A Moncalieri – dove nel 2010 il primo turno era finito praticamente in parità tra centrodestra e centrosinistra – ha votato il 40% degli aventi diritto, la metà rispetto a cinque anni prima; ha vinto secco un candidato marcatamente di sinistra come Paolo Montagna. E tanto basti.

Festa della Repubblica in piazza Castello tra gli applausi di torinesi e turisti

esercito bandiera picchettoesercito bandieraesercito carabinieriLa tradizionale cerimonia dell’alzabandiera si è svolta in presenza del prefetto Paola Basilone, dell’assesore Passoni in rappresentanza del sindaco, e del presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino

 

Festa del 2 giugno in piazza Castello per celebrare il 69° anniversario della Repubblica.  Accompagnato dalle note del corspo musicale della ppolizia municipale, un picchetto d’onore interforze si è schierato davanti a Palazzo Madama per rendere gli onori al gonfalone della Città e alla bandiera della Scuola di applicazione dell’Esercito. Centinaia i torinesi e i inumerosi turisti che hanno assistito alla manifestazione, applaudendo all’inno di Mameli. La tradizionale cerimonia dell’alzabandiera si è svolta in presenza del prefetto Paola Basilone, dell’assesore Passoni in rappresentanza del sindaco, e del presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, che ha dichiarato: “Con il voto del 2 giugno il popolo italiano scelse che tutto quel sedimento di storia che aveva alle spalle diventasse assetto istituzionale repubblicano democratico, che diventasse Stato di diritto”.

 

(Foto: il Torinese)

L'estate torrida afro-mediterranea è arivata a metà settimana con più di 30 gradi in città e collina

cielo torino

sole cielo caldocaldo toretAlta pressione su Piemonte e Nord Ovest

 

Un giorno di tregua per la Festa della Repubblica del 2 giugno e poi arriverà la prima ondata di caldo estivo, quello torrido, di matrice afro-mediterranea. Da mercoledì sul Piemonte e sul nord-ovest nel suo complesso si formerà una cupola di alta pressione con le massime che cresceranno nettamente, come sottolineano le previsioni della Smi  – Società Meteorologica Italia: fino a 34-35 gradi in pianura e sulla collina. Il rischio sanitario per le ondate di calore salirà al grado di attenzione nella giornata di mercoledì. Si tratta del primo gradino di una scala che cersce con i livelli di “allarme” ed “emergenza”. Ma di questi si parlerà (forse) a luglio e agosto.

 

(Foto: il Torinese)

Anche in Piemonte bassa affluenza al voto e Montagna vince a Moncalieri

manifesti elezioni

elezioni ieiaseggioLe operazioni di voto si svolgono  dalle 7 alle 23 e poi si terranno immediatamente gli scrutini

 

 AGGIORNAMENTO  Alle 19 di domenica è scarsa anche in Piemonte la percentuale di affluenza ai seggi nei tre comuni con più di 15 mila abitanti – Moncalieri, Venaria e Valenza Po –  in cui si va alle per urne eleggere il nuovo sindaco e il consiglio comunale. A Moncalieri, dove probabilmente vince al primo turno il candidato Paolo Montagna del Pd, aveva votato il 41,04 per cento, mentre nel 2010, quando comunque si votava anche il lunedì,  l’affluenza era stata del 73 per cento. A Venaria Reale il 44,17 per cento e a Valenza, sempre alle 19,  il 41,47 per cento.

 

Domenica di elezioni in Piemonte, anche se non si vota per la Regione che era caduta con un anno di anticipo per la vicenda delle firme false, favorendo la successione di Chiamparino a Cota. Sul territorio regionale  vanno comunque al voto 57 Comuni. Tre di questi sono sopra i 15 mila abitanti: Moncalieri, Venaria e Valenza,  che rappresenteranno un test significativo dal punto di vista politico, soprattutto per verificare la tenuta del Pd e la possibile avanzata di Lega e M5S. In questi comuni si applica il doppio turno, potrebbe quindi verificarsi la possibilità di andare al ballottaggio il 14 giugno. Gli elettori chiamati alle urne sono circa 200 mila in tutto il Piemonte. Le operazioni di voto si svolgono  dalle 7 alle 23 e poi si terranno immediatamente gli scrutini. Non si vota il lunedì. Il più piccolo centro che va al voto è Carrega Ligure, nell’Alessandrino, con 84 abitanti e 27 candidati. Il più grand, invece, è Moncalieri, la quinta città della regione.

 

(Foto: il Torinese)

La ripresina? C'è e non c'è, dipende se la si guarda da sinistra o da destra

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IL GHINOTTO DELLA DOMENICA

In realtà, hanno ragione tutti e nessuno. Con le nuove norme, che prevedono un forte sconto nei contributi alle aziende che attivano nuovi contratti, queste hanno tutta la convenienza ad assumere i precari a tempo indeterminato. Ma se la ripresa, che si annuncia timida, non si consoliderà nell’arco di un triennio, potranno sempre licenziare, pagando un risarcimento inferiore ai vantaggi fiscali ottenuti

 

Ogni tanto anche il “parlamentino” piemontese riunito a Palazzo Lascaris prova a fare qualche discussione di alto respiro, imitando le più auliche sedi di Montecitorio o Palazzo Madama. E’ accaduto questa settimana con un Consiglio straordinario dedicato alle politiche del lavoro. L’interrogativo che si sono posti i consiglieri è lo stesso che aleggia a livello nazionale: il Jobs Act serve ad aumentare l’occupazione? Come sempre, in Italia, le risposte dipendono dal momentaneo schieramento in maggioranza oppure all’opposizione, secondo la regola aurea declinata da Ugo Cavallera, vecchio volpone della politica subalpina: cambia il sedere, cambia il parere. Così, l’assessora Pentenero si è trovata a difendere i dati occupazionali, con un più 11,7 % di assunzioni da gennaio ad aprile, con l’aumento dei contratti a tempo indeterminato addirittura del 54 % rispetto all’anno prima. Dall’altro Claudia Porchietto (Forza Italia) chiede di “ragionare insieme sulle prospettive future, costruire un percorso non fatto sulla contrapposizione ma sul dialogo costruttivo”. Insomma, accusa la Giunta di non avere né idee, né politiche attive, anche se poi la “ricetta” per dare più lavoro, soprattutto a giovani, non la conosce praticamente nessuno.

 

Le posizioni contrapposte sono soprattutto dettate da pregiudizi. Secondo i renziani il Jobs Act è la panacea di tutti i mali, secondo gli oppositori di centrodestra è una pannicello caldo, mentre per quelli di sinistra è un attentato ai diritti civili. In realtà, hanno ragione tutti e nessuno. Con le nuove norme, che prevedono un forte sconto nei contributi alle aziende che attivano nuovi contratti, queste hanno tutta la convenienza ad assumere i precari a tempo indeterminato. Ma se la ripresa, che si annuncia timida, non si consoliderà nell’arco di un triennio, potranno sempre licenziare, pagando un risarcimento inferiore ai vantaggi fiscali ottenuti. Il gioco di Renzi, se gli riesce, è di prendere al traino la ripresa esattamente come fa Tarzan con le liane… ma attenzione a non sbattere!

 

Anche nel comparto pubblico i problemi di lavoro non sono pochi. Nei giorni scorsi si è assistito, in rapida successione, alle proteste dei sindacati sanitari e di quelli delle Province. I primi, un po’ incomprensibilmente, hanno voluto creare una polemica proprio nel momento in cui la Giunta ha annunciato lo sblocco delle assunzioni, con 600 nuovi posti nel 2015 e 200 nel 2016. Manna dal cielo, verrebbe da dire, ma i sindacati contestano “il metodo usato e la mancanza di relazioni sindacali”, guadagnandosi il sarcastico commento di Sergio Chiamparino (“il nostro è l’unico paese dove i sindacati protestano anche quando si assume”).Ben altra considerazione meritano i “reietti” provinciali, finiti nel limbo della riforma Delrio, cioè della legge che ha sconvolto il quadro amministrativo italiano, degradando le amministrazioni provinciali a comitati di Comuni, tagliando selvaggiamente le risorse e imponendo di “smobilitare” la metà dei dipendenti, senza che si capisca bene dove andranno, cosa dovranno fare e, soprattutto, chi li pagherà.

 

Tutta una serie di servizi, dalla manutenzione di una vasta rete stradale al mantenimento delle scuole superiori, sono ormai a forte rischio. Manca persino la benzina per i decespugliatori e i pochi cantonieri superstiti tagliano l’erba con la falce, come nell’800. Anche il quotidiano espressione della gauche caviar ha dedicato due ampi servizi al drammatico problema di chi vorrebbe, partendo dalla regal Torino, recarsi a godere i paesaggi e l’enogastronomia delle Langhe, patrimonio Unesco, ma deve affrontare strade collassate, interrotte da frane e degne di un rally africano. La Lega delle Autonomie ha già detto che per attuare la Delrio “ci vogliono risorse”: ma la riforma non è stata fatta per risparmiare? E del resto persino Piero Fassino, che non pare propriamente portato ad ammettere i priori errori, ha detto che forse con le Province si è sbagliato. Gli errori dei medici li coprono le fosse, quelli dei politici?

 

(Foto: il Torinese)

 

Ghinotto

Passione su due ruote, il Giro d'Italia sotto la Mole va a Contador

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Traffico bloccato sulla piazza Solferino dalla tarda mattinata di sabato 30 maggio alla sera inoltrata di domenica 31 maggio. Sul percorso di gara, traffico bloccato dalle ore 11.30 alle ore 12.30 circa di domenica 31 maggio

 

AGGIORNAMENTO Alberto Contador arriva vincitora da Torino all’arrivo di corso Sempione a Milano, conquistando la seconda maglia rosa di una carriera brillante. Ha dovuto vedersaela con  rivali agguerriti, Aru e Landa, rispettivamente secondo e terzo sul podio milanese che hanno tentato invano di detronizzarlo, con un’azione impegnativa sullo sterrato del Colle delle Finestre.

 

Giovedì scorso prima tappa del Giro d’Italia 2015 in Piemonte, con l’arrivo a Verbania. Un vero e proprio assaggio di ciò che succederà nei prossimi giorni. Dopo una nuova tappa con partenza da Gravellona Toce e arrivo a Cervinia, oggi il clou con il percorso Saint Vincent -Sestriere dopo il passaggio sul Colle delle Finestre, salita molto impegnativa e sterrata. Domani la  tappa numero 21 con la Torino – Milano di 185 chilometri: l’appuntamento è in piazza ASolferino alle 12,30. Gli amanti delle due ruote, potranno ammirare i loro campioni in una giornata che sarà anche dedicata all’Epo e a Torino capitale europea dello sport. In attesa della Milano – Superga che si terrà il 27 giugno.

 

INFO VIABILITA’

 

Sabato 30 maggio il Giro d’Italia toccherà Torino nella zona adiacente lo Juventus Stadium. Dalle ore 12 circa alle ore 15.30 circa saranno chiuse: strada Altessano verso Venaria, via Druento, corso Scirea, via Traves e sarà chiusa la rotatoria di ingresso a Borgaro Torinese in direzione strada 501 verso la Reggia di Venaria Reale. Domenica 31 Maggio la tappa conclusiva del 98° Giro d’Italia partirà da Torino. Il ritrovo dei corridori è previsto in piazza Solferino da dove, in tarda mattinata, si sposteranno per la passerella verso Settimo Torinese, dove verrà data ufficialmente la partenza. Il percorso di avvicinamento a Settimo è il seguente: piazza Solferino, corso Re Umberto, corso Vittorio Emanuele, ponte Umberto I, corso Moncalieri, corso Casale, ponte Regina Margherita, corso Tortona, corso Novara, via Bologna, strada Settimo, Settimo Torinese. Traffico bloccato sulla piazza Solferino dalla tarda mattinata di sabato 30 maggio alla sera inoltrata di domenica 31 maggio. Sul percorso di gara, traffico bloccato dalle ore 11.30 alle ore 12.30 circa di domenica 31 maggio. Nei giorni immediatamente precedenti la tappa queste informazioni potrebbero variare. I mezzi pubblici subiranno variazioni di percorso: disponibile l’elenco delle deviazioni sul sito GTT. Per la presenza del Giro in piazza Solferino, il “Mercato delle eccellenze eno-gastronomiche del Piemonte” della Coldiretti si svolgerà in Piazza Palazzo di Città.

 

Le pene ridotte al processo Thyssen scontentano familiari delle vittime e imputati

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“Ci aspettavamo una riduzione della pena più consistente. Purtroppo invece è quasi impercettibile. E questo ci lascia insoddisfatti”,  spiega all’Ansa  dopo la sentenza l’avvocato difensore di Harald Espenhahn

 

I familiari delle sette vittime del rogo della Thyssen hanno protestato in aula: i sei imputati del processo Thyssekrupp si sono visti ridurre (in realtà non di molto) le pene per decisione della corte d’assile d’appello di Torino. Per l’ad  dell’azienda, Harald Espenhahn, la pena passa da dieci a nove anni e otto mesi. Il processo era stato deciso dalla Cassazione, nell’aprile 2014, per ricalcolare le condanne  agli imputati per l’incendio che nel 2007 uccise sette operai. Le pene variano fra i sette anni e sei mesi e i sei anni e otto mesi. Comprensibile la contrarietà dei parenti delle vittime,  che si sono fermati nel corridoio al piano interrato del Palagiustizia per protestare.  “Vergogna”, “E’ uno schifo”, hanno gridato alcuni dei presenti. “Ci aspettavamo una riduzione della pena più consistente. Purtroppo invece è quasi impercettibile. E questo ci lascia insoddisfatti”, spiega all’Ansa  dopo la sentenza l’avvocato Ezio Audisio, difensore di Harald Espenhahn.

 

(Foto: il Torinese)

Salone del Libro, Picchioni mezz'ora in procura: "Uno tsunami ma sono sereno"

SALONE 111Il presidente è stato accompagnato dagli avvocati Giampaolo e Valentina Zancan

 

“Non mi aspettavo un’accoglienza così grande” ha detto il presidente della Fondazione del Salone del Libro, Rolando Picchioni, ai numerosi giornalisti e fotografi che lo attendevano davanti al Tribunale di Torino. E’ iniziato ieri , in tarda mattinata, l’interrogatorio richiesto dallo stesso patron di Librolandia, indagato per peculato, negli uffici della Procura di Torino, per un presunto giro di fatture false. Picchioni è stato accompagnato dagli avvocati Giampaolo e Valentina Zancan. E’ durato 40 minuti il colloquio negli uffici del pm Gianfranco Colace. Per l’avvocato Zancan  “si tratta di una accusa inverosimile, per poche migliaia di euro”, “E’ stato uno tsunami sulla mia vita – ha commentato Picchioni  all’Ansa – ma sono sereno”.

“La Canzone di Rolando”: bufera sull’uomo che ha reso grande LibrolandiaPICCHIONI

il Torinese, sabato 23 maggio 2015

 

Il Salone del Libro è una delle poche iniziative – forse l’unica – a superare l’esame della decenza e della convenienza economica. Si può ironizzare, infantilmente peraltro, su un navigatore politico che ha attraversato partiti e coalizioni diverse negli ultimi 60 anni, ogni volta rendendo omaggio (con il suo stile e i suoi modi, avvolgenti, democristiani) al dante causa di turno, senza peraltro mai inciampare nei classici infortuni di carriera, ma intanto i risultati sono questi

 

Rolando Picchioni, lo sa tutta Torino, non è un uomo facile. Non lo è mai stato: i suoi ex colleghi di partito della Dc ancora ne raccontano con gusto le colorite intemerate nel corso delle riunioni di segreteria di via Carlo Alberto. Un carattere ulteriormente indurito da una formazione culturale e una provenienza che fanno di lui una specie di reliquia – ingombrante perché pensante e loquente – di un sistema di valori, di regole e di usanze di cui l’attuale classe dirigente non è in grado di apprezzare il valore. Picchioni è anche riuscito a coronare una tormentata quanto soddisfacente carriera politica realizzando un sogno alla portata di pochi fortunati: quello restare sotto i riflettori ( Tayllerand nel primo Ottocento teorizzò le motivazioni psicologiche alla base della passione politica) occupandosi di libri e di cultura, la sua passione, raccogliendo riconoscimenti a piene mani, senza troppo mescolarsi con le volgarità e i rischi caratteristici di questa insopportabile Terza Repubblica.

 

Almeno fino a ieri, quando la Guardia di Finanza, su mandato della Procura – cui va riconosciuto il senso di  responsabilità di non aver ceduto alla tentazione di finire in prima pagina a spese dell’onorabilità di Torino – ha perquisito gli uffici della Fondazione per il Salone del Libro, alla ricerca di prove a sostegno delle accuse mosse a Picchioni, cui viene contestato il reato di peculato attraverso un giro di false fatture. Ora, tutto può essere: viviamo in tempi in cui è difficile fidarsi della propria madre. E siamo certi che la Procura continuerà sulla sua linea di responsabilità, accelerando al massimo le attività di riscontro delle ipotesi di reato, visto che il Salone attraversa un delicato momento di transizione verso una nuova gestione. A maggior ragione è difficile credere che una figura di riconosciuto profilo istituzionale e di abilità manovriera come Picchioni, avendo compiuto i suoi 79 anni ben portati, possa aver ceduto alla tentazione di intascarsi qualche denaro non suo, concludendo una carriera esemplare nell’ignominia del ladro di polli. Dopo tutto, come abbiamo già ricordato, Picchioni ha saputo risollevare il Salone del Libro da una situazione non brillante, di bilanci e di governabilità. Si è persa la memoria che il Salone è stato a lungo in bilico e che gli Enti Locali soci sono stati a un passo dal chiuderlo,alla fine degli anni ’90, anche per sgombrare il campo da ombre legate a una gestione originaria poco trasparente e dannosa per le casse pubbliche.

 

Nel panorama cialtrone della cultura sovvenzionata caratteristico di Torino, dove ogni assessore che è passato – con poche eccezioni – ha voluto costruirsi un monumento proprio, costituendo fondazioni,  inaugurando rassegne, assumendo personale e sistemando gli amici nei consigli di amministrazione, il Salone del Libro è una delle poche iniziative – forse l’unica – a superare l’esame della decenza e della convenienza economica. Si può ironizzare, infantilmente peraltro, su un navigatore politico che ha attraversato partiti e coalizioni diverse negli ultimi 60 anni, ogni volta rendendo omaggio (con il suo stile e i suoi modi, avvolgenti, democristiani) al dante causa di turno, senza peraltro mai inciampare nei classici infortuni di carriera, ma intanto i risultati sono questi. Perciò, salvo smentita per tabulas, farei meno fatica a credere che Rolando Picchioni abbia commesso una rapina o sia un trafficante di droga, che vedermelo a falsificare fatture.

 

fv