Più chiamate, meno urgenze: ecco i numeri del 118 in Piemonte

118: quasi 500 mila interventi in Piemonte nel 2025

L’assessore Riboldi e il direttore Leli: «L’emergenza – urgenza un fiore all’occhiello della nostra Regione, frutto di un importante e coordinato lavoro»

Nel corso del 2025 il sistema di emergenza sanitaria piemontese ha registrato quasi 500 mila interventi complessivi. Le quattro Centrali Operative del 118 – Alessandria, Cuneo, Novara e Torino – tutte afferenti ad Azienda Zero, hanno infatti impiegato 496.168 mezzi di soccorso nell’arco di dodici mesi.

Il dato risulta sostanzialmente stabile rispetto al triennio precedente (2023–2025), pur evidenziando un lieve incremento, pari a poco più del 2%. In termini assoluti, emerge quindi una continuità dell’attività complessiva, senza variazioni significative tali da indicare cambiamenti strutturali nella domanda di emergenza.

Fatta eccezione per la centrale di Alessandria, dove la gravità delle missioni è rimasta invariata, nelle altre centrali si osserva una riduzione dei codici gialli e rossi – che indicano le situazioni più gravi e urgenti – accompagnata da un aumento dei codici verdi, riferiti a richieste di assistenza non urgente. Questo andamento ha determinato un incremento degli interventi gestiti dai mezzi di soccorso di base, confermando una tendenza verso una maggiore domanda di prestazioni a bassa criticità.

I dati complessivi mostrano quindi una crescita del bisogno di assistenza sanitaria non urgente da parte della popolazione, che continua tuttavia a rivolgersi al numero di emergenza 118. Tale dinamica ha progressivamente ampliato il ruolo del servizio, che oggi non si limita alla sola gestione delle urgenze, ma contribuisce in modo sempre più rilevante al percorso di assistenza sanitaria.

In questo scenario, il 118 ha attivato specifiche strategie per contenere le richieste incongrue, potenziando le attività di filtro e incrementando i consulti e i consigli telefonici, con l’obiettivo di orientare correttamente i cittadini e ridurre gli interventi non strettamente necessari.

Nel dettaglio, nel 2025 le missioni totali con impiego di mezzi di soccorso sono state 496.168: 131.332 effettuate con mezzi di soccorso avanzato e 364.836 con mezzi di base. Gli interventi si sono tradotti in 23.055 missioni in codice rosso, 134.362 in codice giallo, 323.750 in codice verde e 18.270 in codice bianco.

«I numeri del 2025 – commenta il direttore generale di Azienda Zero, Adriano Leli – rimarcano la solidità e l’affidabilità del sistema 118 piemontese, frutto di un lavoro di coordinamento regionale che Azienda Zero svolge quotidianamente insieme alle quattro centrali operative. L’aumento delle richieste a bassa criticità rappresenta una sfida organizzativa importante, l’obiettivo resta quello di garantire risposte rapide ed efficaci alle vere emergenze, assicurando al contempo un uso sempre più consapevole e corretto del servizio da parte dei cittadini».

«I dati del 2025 – sottolinea l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi – confermano che il sistema di emergenza–urgenza piemontese rappresenta un vero fiore all’occhiello della nostra Regione, capace di garantire ogni giorno risposte tempestive e di qualità a centinaia di migliaia di cittadini. Dietro questi numeri c’è il lavoro straordinario delle centrali operative, degli operatori sanitari, dei soccorritori e dei volontari, che ringrazio per la professionalità e la dedizione dimostrate. Allo stesso tempo, l’aumento delle richieste a bassa criticità ci richiama alla necessità di rafforzare l’integrazione tra emergenza, territorio e servizi di assistenza primaria. Come Regione continuiamo a investire per rendere il sistema dell’emergenza–urgenza efficiente, sostenibile e sempre più vicino ai reali bisogni della popolazione».

Centrale Operativa 118 di Alessandria

Diretta da Andrea Mina, la centrale operativa di Alessandria ha mantenuto un andamento stabile della gravità delle missioni nel triennio 2023–2025. I codici rossi sono passati da 3.789 a 4.314, i gialli da 20.074 a 21.681, i verdi da 46.372 a 46.678 e i bianchi da 1.631 a 1.627.

Le missioni con impiego di mezzi sono cresciute da 71.500 nel 2023 (18.860 con mezzi di soccorso avanzato e 52.640 con mezzi di base) a 73.737 nel 2025 (20.420 avanzato e 53.317 base).

Centrale Operativa 118 di Cuneo

Dal 1° gennaio diretta da Giovanni Marraccini, la Centrale Operativa 118 di Cuneo ha registrato, negli ultimi tre anni, una lieve riduzione dei codici di maggiore gravità e un aumento delle richieste meno urgenti. I codici rossi sono passati da 5.606 a 5.380, i gialli da 26.127 a 25.859, i verdi da 30.200 a 33.402 e i bianchi da 3.518 a 3.317.

Le missioni con mezzi sono aumentate da 64.644 nel 2023 (27.067 avanzato e 37.577 base) a 67.217 nel 2025 (26.672 avanzato e 40.545 base).

Centrale Operativa 118 di Novara

Diretta dal 1° gennaio da Sara Borga, la centrale operativa di Novara ha evidenziato un calo dei codici rossi e gialli e un aumento delle richieste a bassa criticità. I codici rossi sono scesi da 5.141 a 4.427, i gialli da 26.876 a 26.576, mentre i verdi sono saliti da 59.135 a 63.043 e i bianchi da 2.327 a 3.410.

Le missioni con mezzi sono passate da 92.849 nel 2023 (27.455 avanzato e 65.394 base) a 96.851 nel 2025 (27.350 avanzato e 69.501 base).

Centrale Operativa 118 di Torino

Sotto la direzione di Roberto Gioachin, la centrale operativa di Torino ha registrato una diminuzione delle missioni più gravi e un aumento di quelle a bassa criticità. I codici rossi sono scesi da 9.288 a 8.934, i gialli da 64.312 a 60.246, mentre i verdi sono aumentati da 171.796 a 180.627 e i bianchi da 8.808 a 9.916.

Le missioni con mezzi sono cresciute da 253.019 nel 2023 (59.800 avanzato e 193.019 base) a 258.363 nel 2025 (56.890 avanzato e 201.473 base).

“Ritardi Tav, causa di bassa crescita e insulto ai tanti disoccupati”

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Alta Velocità: Denuncia Corte dei Conti europea sui gravi ritardi e sul forte aumento dei costi

I ritardi nella costruzione della Tav sono uno dei motivi della bassa Crescita Economica, un insulto a un Paese che paga ogni anno 90 miliardi di interessi l’anno togliendoli a Sanità e Scuola e ai milioni di disoccupati. Gli attacchi al cantiere dei NOTAV e le lentezze e incertezze di chi ha avuto negli anni l’incarico di eseguirla penalizzano la costruzione di una Rete europea dei trasporti su rotaia che potrebbe togliere dalla strada milioni di TIR ogni giorno, diminuendo inquinamento e incidentalità stradale. Senza la TAV e il Corridoio Mediterraneo non ci sarebbe la Rete moderna su rotaia, lo dico a chi ha ancora dei dubbi e non comprende nell’anno del Signore 2026 che nei trasporti è fondamentale la Rete.  Pochi possono andare a testa alta . Il silenzio di politici, giornali e giornalisti su un argomento scomodo. Un insulto a un Paese che da anni cresce lo zero virgola . Eppure i 40.000 SITAV che avevamo radunato in piazza Castello il 10 Novembre 2018 avrebbero dovuto far capire  a chi deve realizzare un opera di interesse nazionale ad accelerare  i lavori. Il Boom economico degli anni 50 , non fu un Miracolo caduto dal cielo, ma fu il risultato di scelte governative di altissima qualità. Scelte spinte dalla fortissima consapevolezza della povertà che c’era nel Paese, alla quale la politica buona di quegli anni seppe rispondere con la creazione di milioni di posti di lavoro e con l’aumento del benessere. La stessa motivazione che aveva Cavour che volle fortissimamente il primo Traforo del Frejus non solo per aprire un Paese chiuso dalle Alpi ma anche perché era conscio che il nostro PIL era un quarto degli inglesi e un terzo dei francesi. Nel 1800 il Paese venne unito politicamente da Cavour ma socialmente dalle ferrovie. Nel secondo dopoguerra la ripresa fu spinta anche dalle autostrade e dai trafori autostradali. L’Italia è l’Europa avranno un futuro sostenibile anche grazie alla nuova rete ferroviaria europe di cui fa parte la TAV. Chi la rallenta danneggia lo sviluppo della economia e del lavoro. Conto  molto sulla spinta che potrà dare il Governo.
Mino Giachino
già sottosegretario di Stato ai trasporti e responsabile UDC torinese
Nella foto la storica manifestazione Sì Tav in piazza Castello a Torino

Il sessantottismo di Bertinotti

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Non ho mai amato Fausto Bertinotti che conobbi quando era un  importante sindacalista della Cgil. Aveva già allora  la durezza di Landini, nascosta in un guanto di velluto di finta cultura citazionista. E’ stato ed è un radical chic ante litteram, uno che non si è voluto arrendere, guardando la storia e la realtà, alla caduta del Muro di Berlino e  al ripiego obbligato del marxismo nel campo del socialismo utopistico, tanto criticato da Marx. Lo riconobbe il mio amico Nicola Tranfaglia, che pure mi rese la vita difficile, dicendo che  il marxismo era diventato un’utopia. Neppure Bobbio ebbe il coraggio di trarre adeguate conclusioni storiche sulla fine del comunismo. Non capirò mai il Bobbio dal 1989 in poi che difese le ragioni del comunismo, dopo averlo criticato per decine di anni, ossessionato dal berlusconismo. E anche il filosofo del pensiero debole Vattimo divenne sostenitore di un’ideologia forte sconfitta dalla storia. Uno strano destino, quasi incredibile. Bertinotti in un’ampia intervista parla degli 80 anni della Repubblica, dando una versione classista e operaista della storia che meriterebbe una puntuale confutazione che richiederebbe tempo e spazio che non ho e che forse non è necessario avere perchè  molte delle sue affermazioni sono così inconsistenti da non meritare una replica. Bertinotti non ha mai fatto i conti in primis con i suoi personali errori politici come la caduta di Prodi e non si è mai reso conto che l’estremismo non è solo malattia infantile, come diceva Lenin, ma è anche, nel suo caso, la malattia politica  senile, quasi incurabile,  di chi vede nella situazione  attuale la “vendetta contro il ‘68″. Se la questione viene posta così, non esito a dire che la risposta al ‘68 e alla fuga in avanti delle ideologie presuntuose del secolo scorso è arrivata molto in ritardo. Bertinotti afferma che le  attuali tre forze di governo sono estranee alla Costituzione del 1948. Dice una verità sacrosanta, ma non spiega perché quelle che contribuirono a scriverla sono oggi marginali e minoritarie. Non considera gli errori colossali della sinistra al governo, senza mai avere una vera maggioranza. Non percepisce che la vittoria della destra e’ anche figlia di quegli errori. E’ una reazione all’estremismo arrogante di una sinistra incapace di governare i cambiamenti. La vittoria della destra e’ il prodotto di un legittimo rifiuto democratico, attraverso il voto, di un modo di governare che portò Grillo ad avere un vastissimo consenso. Le semplificazioni manichee di Bertinotti privo di una vera cultura politica maturata sui libri  e non nelle officine non convincono quasi più nessuno.  I chierici di officina di  cui scriveva Montale, non sono mai stati convincenti. Togliatti che era un uomo colto e realistico non avrebbe mai tollerato Bertinotti nel PCI. Il partito di Bertinotti, Rifondazione, è diventato un cespuglietto dell’estremismo dei centri sociali. A 86 anni fisicamente molto  ben portati, Bertinotti dovrebbe ritirarsi a meditare sulle sconfitte a cui lui stesso ha contribuito. In primis dovrebbe trarre un bilancio sul Sessantottismo  parolaio che lui continua a giudicare in termini positivi . La definizione parolaio rosso la coniò con santa ragione Gian Paolo Pansa. Leggendo la sua intervista si trovano le ragioni per cui la maggioranza degli italiani ha votato il centro – destra anche per disperazione.
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Foto Instagram Todi Festival

Premio Gianmaria Testa – Parole e Musica

Ultimi giorni per le iscrizioni alla VI edizione del “Concorso” dedicato ai giovani cantautori under 38. Ospite d’onore alla serata finale, Raphael Gualazzi

Fino a domenica 25 gennaio

Moncalieri (Torino)

I tempi s’accorciano. Mancano ormai pochi giorni per aderire al bando di iscrizione alla sesta edizione del “Premio Gianmaria Testa – Parole e Musica”, promosso e organizzato dal “Comitato Moncalieri Cultura” con “Produzioni Fuorivia” e il contributo della “Regione Piemonte” e della “Città di Moncalieri”, nell’ambito del “Festival Moncalieri Legge”. Il “Premio”, che in pochi anni ha saputo diventare importante punto di riferimento per i giovani cantautori italiani ed internazionali, nasce come riconoscimento ed omaggio alla memoria e all’eredità artistica (forte ed indimenticata) di Gianmaria Testa, il “poeta in musica” (o il “cantautore ferroviere”, per gli anni di lavoro trascorsi quale “capostazione” allo scalo ferroviario principale di Cuneo) capace di “raccontare con profondità e leggerezza la fragilità del mondo contemporaneo”. Obiettivo: “valorizzare la scrittura musicale – sottolineano gli organizzatori – come forma d’arte, per scoprire e promuovere nuove voci che sappiano coniugare parola e melodia, nel segno di un’autenticità che attraversa le generazioni”. La partecipazione è aperta ad autori e compositori “under 38” di qualsiasi nazionalità, presentando uno o due brani inediti (o pubblicati da non più di sei mesi alla data d’iscrizione).

Le candidature dovranno essere inviate fino e non oltre domenica 25 gennaio, all’indirizzo premiogianmariatesta@moncaliericultura.it , seguendo le modalità indicate nel regolamento disponibile su www.visitmoncalieri.it e www.premiogianmariatesta.it .

Una Giuria d’eccezione , composta da protagonisti del mondo musicale e culturale italiano e presieduta da Paola Farinetti (“Produzine Fuorivia”, nonché moglie di Testa) sarà chiamata a selezionare i cinque finalisti che si esibiranno dal vivo nella serata finale di lunedì 9 marzo alle “Fonderie Teatrali Limone” (via Pastrengo, 88) a Moncalieri.

L’ospite speciale della serata conclusiva della sesta edizione che, come da tradizione, affiancherà sul palco i finalisti sarà quest’anno Raphael Gualazzi, tra gli artisti più originali e versatili dell’odierna scena musicale nazionale e internazionale.
Nel corso della serata, i finalisti presenteranno il proprio brano originale in concorso e interpreteranno una canzone di Gianmaria Testa, “creando un ponte tra memoria e contemporaneità”.
Il vincitore assoluto riceverà un premio di 1.500 euro, una targa e un diploma, oltre alla possibilità di esibirsi in rassegne musicali piemontesi; un premio speciale di 800 euro sarà assegnato alla miglior esibizione live. Durante la serata finale sarà presente anche la direzione artistica di “Resetfestival” (il torinese “backstage festival” della nuova musica inedita italiana) che selezionerà tra i finalisti un artista da invitare sul palco della prossima edizione del festival.

Particolarmente attesa e di certo azzeccata (per la sua capacità, al pari di Gianmaria Testa, di far dialogare a un tempo linguaggi musicali diversi, dalle improvvisazioni jazz, al blues e fusion fino alle melodie più lineari della tradizione italiana) la partecipazione dell’urbinate (classe ’81), cantautore e pianista di fama internazionale, Raphael Gualazzi, già vincitore a “Sanremo Giovani” nel 2011 con “Follia d’amore” (e secondo classificato all’“Eurovision Song Contest” dello stesso anno), nonché ospite sui grandi palchi di tutto il mondo e autore di musiche per cinema, televisione e grandi eventi, tra cui l’“Inno del Giro d’Italia 2024”.

Sottolinea Antonella Parigi, assessora alla “Cultura” della “Città di Moncalieri”: “Il ‘Premio Gianmaria Testa’ è diventato negli anni un luogo d’incontro tra generazioni, uno spazio in cui la canzone d’autore torna a essere racconto e ricercaÈ una tappa significativa del percorso con cui Moncalieri costruisce la propria candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028’, investendo su progetti che intrecciano arte, parole e comunità”.

Ogni anno – racconta, da parte sua, Paola Farinetti – il ‘Premio’ ci sorprende. Le parole e la musica dei finalisti ci ricordano che la canzone d’autore non è un genere del passato, ma un linguaggio vivo, capace di narrare il presente con poesia e verità. Gianmaria credeva nella forza delle parole ‘levigate fino alla trasparenza’, e credo che oggi più che mai servano artisti che abbiano il coraggio di farle risuonare in modo autentico. Questo ‘Premio’ nasce per loro, per chi prova a raccontare il mondo con delicatezza e profondità.

g.m.

Nelle foto: Gianmaria Testa; Raphael Gualazzi e Antonella Parigi

Il Piemonte nel cichet

Per scoprire e conoscere il Piemonte non bisogna dimenticarsi di utilizzare, tra i vari sensi, il gusto e l’olfatto. Il Piemonte è, infatti, una grande terra di vini e di distillati con caratteristiche uniche che fondano le proprie radici su tradizioni storiche antichissime.

Sono diverse le varietà di alcolici che si possono trovare: si va dai liquori e distillati che nascono dal vino, come il Vermut alle Grappe di grande qualità degne degli eccellenti vitigni autoctoni da cui derivano.

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu:

https://www.piemonteitalia.eu/it/in-evidenza/il-piemonte-nel-cichet

Reparti speciali di polizia municipale a Torino. La proposta di legge di Fdi in Regione

La creazione di comandi intercomunali e l’istituzione, per Torino, di un reparto operativo di intervento urbano con una dotazione pari ad almeno il 10% del personale complessivo, in raccordo e in complementarietà con le altre forze dell’ordine e strutturato in diversi settori sul modello della squadra mobile: sono alcune delle principali misure contenute nella proposta di legge regionale di Fratelli d’Italia per la riforma della polizia locale.

La prima firmataria del testo è la vice capogruppo in Consiglio regionale Alessandra Binzoni, che sottolinea come l’attuale normativa sia “ormai superata e incapace di rispondere alle esigenze di sicurezza del territorio”.

Tra i punti qualificanti della proposta, che punta a equiparare la polizia locale alle altre forze dell’ordine, figurano l’introduzione di un sistema di formazione regionale altamente professionalizzato, l’istituzione di un fondo di solidarietà per gli operatori vittime di reato durante il servizio e di un fondo regionale per la creazione di un gruppo di lavoro incaricato di analizzare il fenomeno della sicurezza e le sue criticità. Sono previsti inoltre un ufficio di supporto informativo per la polizia locale e strumenti di autotutela per gli interventi a rischio, comprese dotazioni anti-sommossa.

“Questa proposta dimostra la volontà di Fratelli d’Italia, a tutti i livelli, di riformare l’ordinamento della polizia locale per renderla un corpo sempre più moderno e riconoscerle la giusta dignità”, evidenzia la deputata Augusta Montaruli. La parlamentare ricorda inoltre che in settimana inizierà in Commissione la discussione degli emendamenti al ddl delega in materia e auspica che “entro la fine della legislatura si possa finalmente arrivare a una riforma che la polizia locale attende da troppo tempo”.

Al punto informativo sempre più cittadini e turisti

A quasi due anni dall’apertura il Più, acronimo di Punto Informativo Unificato, di piazza Palazzo di Città 9/a, ha registrato oltre 36mila contatti. Solo nel 2025 sono stati 21mila 399 gli accessi allo sportello, dedicato a fornire informazioni a cittadini e turisti.

I nuovi locali al piano terreno di Palazzo Civico sono stati inaugurati a inizio aprile del 2024, ripensati e riorganizzati per essere maggiormente fruibili e offrire maggiori servizi accorpando, in unico spazio, le precedenti funzioni di tre distinti uffici del Comune, ovvero Informacittà, Ufficio Relazioni col Pubblico (URP) e Ufficio Relazioni coi Cittadini (URC).

Il bilancio è positivo: sempre più cittadini si recano al Più, aperto dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17. Le richieste di informazioni su attività e servizi dell’amministrazione, in presenza, via mail o pec e al telefono, lo scorso anno, sono state oltre 17mila e 500. A questi numeri vanno aggiunti i 2441 turisti che si sono rivolti agli operatori di Turismo Torino, presenti negli spazi di via Palazzo di Città 9/a insieme a quelli di Gtt, che hanno gestito 753 richieste. 400 sono stati invece i contatti al Punto di facilitazione digitale, che mette a disposizione dei cittadini assistenza nei servizi digitali e 242 le interazioni con l’Urp per istanze e accessi agli atti.

Numeri che testimoniano il lavoro svolto e la necessità di uno spazio fisico per informazioni cui possa rivolgersi sia chi vive in città che chi arriva per visitarla. E proprio i numeri dicono che vengono da ogni parte del mondo i turisti che chiedono informazioni allo sportello: i francesi sono i più numerosi, seguiti da spagnoli, tedeschi, inglesi e statunitensi. Ma anche svizzeri, belgi, olandesi e turisti provenienti dalla lontana Australia.

Proprio per rafforzare il servizio di informazioni ai turisti, la Città ha approvato nel 2025 l’accordo operativo con Turismo Torino per rafforzare la presenza del punto di accoglienza turistica presso il Più, con l’attivazione di un’ulteriore postazione per accogliere un secondo operatore e, da settembre 2025, Turismo Torino è partner del progetto di Servizio Civile “Torino di Più” che prevede la formazione per i 4 volontari e il coinvolgimento in alcune attività di front office.

TorinoClick

Sette serate in libertà al teatro Juvarra, torna “Enjoybook”

Storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica

Ritorna a Torino la rassegna “Enjoybook 2026 – storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica”, un ciclo di incontri capace di trasformare il teatro Juvarra in uno spazio aperto di racconto, ascolto e confronto. Si tratta di sette serate “in libertà”, da gennaio ad aprile 2026, dove il pubblico sarà protagonista di un percorso costituito da testimonianze, emozioni e riflessioni, in cui le parole degli ospiti diventano materia viva, capace di restituire storie e visioni autentiche. La rassegna nasce con l’obiettivo di creare un contesto libero, non ideologico o convenzionale, dove idee ed esperienze possano circolare in libertà. Non si tratta di lezioni frontali, né di tesi precostituite, ma di narrazioni personali incentrate su percorsi professionali e scelte di vita, passioni, dubbi, cadute e rinascite che raccontano la dimensione più autentica dell’essere umano. Si tratta di un vero e proprio laboratorio di pensiero e sensibilità, che invita a riconoscersi, dialogare e confrontarsi in un clima aperto e inclusivo.
Tutti gli appuntamenti si svolgono al teatro Juvarra di Torino, in via Juvarra 15, e prevedono musica dal vIvo e un aperitivo di benvenuto, rendendo ogni serata un’esperienza completa, che unisce parola, ascolto e convivialità. Questa rassegna culturale è un’occasione di aggregazione e condivisione, un format innovativo che rompe le convenzioni tradizionali e trasforma ogni serata in un’esperienza viva e partecipata. Non si assiste passivamente come a teatro, ma il pubblico è parte integrante di ciò che accade, dialoga, si confronta e contribuisce a creare un’atmosfera. Si tratta di momenti in cui la musica dal vivo, il buon cibo e il buon bere fanno da cornice a conversazioni autentiche e informali, favorendo scambi di idee e nuove connessioni. Ogni incontro è irripetibile e nasce dall’energia delle persone presenti.

Primo appuntamento condotto da Marco Graziano (inviato Mediaset), sarà giovedì 29 gennaio prossimo, alle 20.15, dal titolo “Il gusto dell’impresa”, con ospite Giuseppe Lavazza. Si prevede la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 12 febbraio, alle 20.15, la serata avrà come titolo “Voci fuori dal coro” ed ospiti Beatrice Venezi, Annamaria Bernardini de Pace e Cesare Rascel. Conduce Marco Graziano e si prevede la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 19 febbraio, alle 20.15, ospiti della serata “Controcorrente per scelta” Tommaso Cerno e Vladimir Luxuria. Conduce Marco Graziano.

Giovedì 5 marzo, alle 20.15, nella serata intitolata “Identità Reale”, sarà ospite Emanuele Filiberto di Savoia. Conduttore Marco Graziano e vi sarà la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 19 marzo, alle 20.15, sarà ospite della serata intitolata “La libertà di raccontare”, Roberto Parodi. Conduce Marco Graziano e sarà consegnato il Gianduiotto d’Oro, come nella serata di giovedì 9 aprile, alle 20.15, intitolata “La sfida della libertà”, in cui sarà ospite Maria Luisa Rossi Hawkins.

La serata di giovedì 16 aprile sarà invece condotta da Nicola Roggero (telecronista Sky) e sarà dedicata al mondo del calcio, dal titolo “Capitano, mio capitano”, con ospiti Cristiana Ferrini, Riccardo Scirea, Beppe Dossena, Giorgio Chiellini e Marco Rizzo.

I biglietti sono acquistabili al costo di 33 euro, di cui 3 saranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo, sul sito https://www.mailticket.it/evento/50878/storie-di-libert%C3%A0-e-visione

Mara Martellotta

I 1300 anni dell’Abbazia di Novalesa

È il più antico documento conservato all’Archivio di Stato di Torino scritto su un foglio di pergamena milletrecento anni fa. Si compone di 43 righe in carattere corsivo merovingico, firmato oltreché dal nobile franco Pietro Abbone, anche da quattro vescovi, due abati, un arcidiacono e diversi chierici. È l’atto di fondazione dell’Abbazia di Novalesa, in Val di Susa, con data 30 gennaio 726. Viene mostrato al pubblico solo in casi eccezionali come accadrà nei prossimi giorni. Uscirà dai depositi dell’Archivio di Stato, con i guanti bianchi e con molta delicatezza, insieme al Chronicon Novaliciense, un rotolo di pergamena con 28 fogli cuciti uno di seguito all’altro e diviso in cinque libri con la storia del monastero fondato sulla via del Moncenisio 1300 anni fa e scritto da un monaco anonimo, ricco di storie e leggende. Due documenti fondamentali per conoscere la storia medievale del territorio e della penisola in occasione del tredicesimo centenario dell’Abbazia (726-2026), un luogo speciale per storia, arte e fede che sotto Sant’Eldrado, abate della Novalesa nella prima metà del IX secolo, ebbe il momento di maggiore fioritura spirituale.
La comunità monastica benedettina il 30 gennaio festeggerà i 1300 anni dell’Abbazia con la celebrazione dei Vespri nel monastero presieduta dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e di Susa. Sulla vetta del monte Pirchiriano la Sacra di San Michele con le sue leggende e i suoi misteri non c’è ancora, Carlo Magno sta per raggiungere la Novalesa prima della grande battaglia, anche i benedettini dormono sonni tranquilli, i saraceni, futuri invasori e saccheggiatori della valle sono ancora lontani. Parlano le cronache del tempo, fermate in quel 30 gennaio 726, perché quello fu un giorno davvero speciale. La fondazione del complesso abbaziale dei Santi Pietro e Paolo porta la firma di Pietro Abbone, un aristocratico franco appartenente a una famiglia vicina a Carlo Martello. Governatore della Moriana e di Susa, Abbone disponeva di un vasto patrimonio immobiliare. I monaci sapevano leggere e scrivere, riproducevano i libri e conservavano testi antichi. Un lavoro assiduo, quotidiano, e tra loro c’era anche colui che ha scritto il Chronicon Novaliciense, la Cronaca della Novalesa dal 726 all’XI secolo, un monaco benedettino rimasto ignoto. Nel silenzio infinito della Val Cenischia, a pochi chilometri da Susa, otto monaci proseguono oggi il loro cammino di spiritualità alla Novalesa che nell’Alto Medioevo era una potenza religiosa e politica nonché un importante centro culturale. Appartenne al regno dei Franchi che la difesero per controllare meglio il valico del Moncenisio, la ingrandirono, e Carlo Magno vi soggiornò più volte prima del grande scontro con i Longobardi alle Chiuse di Susa. Per secoli fu un grande centro di spiritualità e luogo di incontro tra culture diverse. Poi dalle Alpi circostanti, nel 906, arrivò il flagello dei saraceni che piombarono sull’Abbazia saccheggiandola e incendiandola.
Poche anime scamparono alla strage dei primi “jihadisti” della storia. L’abate e i monaci fuggirono in tempo a Torino e si nascosero in una chiesa che oggi è il Santuario della Consolata. A secoli di splendore seguì un lungo periodo di abbandono che iniziò nel Duecento. La Sacra di San Michele soppiantò la Novalesa. Nel Seicento nell’Abbazia si trovava solo più un monaco e per riportare in vita il monastero furono chiamati i Cistercensi. Ma l’entusiasmo durò poco tempo. Nell’Ottocento la fondazione monastica fu soppressa e i monaci allontanati. Negli anni Settanta la Provincia di Torino acquistò l’Abbazia e la consegnò nuovamente ai benedettini. I festeggiamenti continueranno per gran parte dell’anno con una serie di eventi tra cui concerti di musica sacra e d’organo, conferenze e meditazioni, e si concluderanno il 15 ottobre con un altro cardinale piemontese, Giorgio Marengo, che giungerà alla Novalesa direttamente dalla Mongolia dove da qualche anno guida la piccola chiesa cattolica.
Filippo Re