Giornata europea del 112: in Piemonte 2 milioni e 800mila chiamate

1.206.478 sono state dirottate alla centrale operativa del 118 di Azienda Zero
Mercoledì 11 febbraio ricorre la Giornata Europea celebrativa del Numero Unico Europeo per le emergenze 1 1 2. Il “1 1 2 Day” è stato istituito nel 2009 con l’adozione di una dichiarazione congiunta del Parlamento Europeo, del Consiglio dell’Unione europea e della Commissione europea, al fine di incrementare la conoscenza del servizio e dei suoi vantaggi da parte dei cittadini europei.
Il Sistema 112 in Piemonte, che per la parte sanitaria coinvolge le centrali operative del 118 di Azienda Zero, continua a rappresentare una delle eccellenze, sia per quanto riguarda i tempi di risposta e gestione, sia per l’attività a supporto di tutto il territorio nazionale. Il Piemonte ha una riconosciuta partecipazione attiva ad EENA112 (European Emergency Number Association) come importante realtà operativa nazionale, che le consente anche di aderire a progetti europei evoluti nell’ambito della gestione delle chiamate di emergenza satellitare, come quelle in collaborazione con ESA (Ente Europeo Spaziale) e ASI (Agenzia Spaziale Italiana).
In Piemonte nel 2025 le centrali uniche di risposta con base a Grugliasco (To) e Cuneo hanno ricevuto 2.881.320 chiamate, ci cui 1.206.478 sono state dirottate alla centrale operativa del 118 di Azienda Zero, con un tempo medio di risposta di 3,9 secondi e un tempo medio di gestione di 55 secondi.
In particolare, nell’anno appena trascorso sono state inoltrate all’emergenza sanitaria 548.315 chiamate, alle forze dell’ordine (carabinieri e polizia) 500.777, al soccorso tecnico (vigili del fuoco) 92.380, alla Polizia Locale di Torino 64.779, alla guardia costiera (competenza su Lago Maggiore) 115, al Corpo Forestale Valdostano (attivo da dicembre 2025 nella rete NUE 112) 112.
Walter Occelli, direttore della struttura NUE 112 di Azienda Zero: «Il Sistema NUE112, che definiamo tale poiché include non solo la struttura e l’operato degli operatori NUE112, ma anche tutte le strutture di soccorso a cui si inoltrano le chiamate, rappresenta un elemento di eccellenza. Questa qualità si manifesta sia nei dati numerici sia negli standard riconosciuti a livello nazionale, oltre al fatto di essere una delle tre regioni designate a rappresentare la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome all’interno della commissione 112 del Ministero dell’Interno. Se da un lato i risultati sono frutto dell’avanzamento tecnologico, dall’altro sono merito del lavoro e della professionalità degli operatori, aspetti che hanno consentito al 112 piemontese di gestire, per l’intera nazione, servizi come il contatto per le chiamate satellitari e il servizio 112 per persone sorde».
Adriano Leli, direttore generale di Azienda Zero: «Il lavoro quotidiano degli operatori, unito a investimenti continui in tecnologia, formazione e integrazione dei sistemi, consente al Piemonte di essere un punto di riferimento a livello nazionale ed europeo. Il Numero Unico 112 si conferma un servizio essenziale di prossimità e sicurezza per i cittadini, la prima e fondamentale linea di risposta alle loro richieste, che richiede una forte collaborazione istituzionale e un costante impegno verso l’innovazione.».
Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte: «Il Numero Unico Europeo 112 rappresenta uno dei pilastri della sicurezza e della tutela della salute dei cittadini. I dati del Piemonte confermano l’elevata qualità del servizio, con tempi di risposta rapidi, capacità di filtro delle chiamate improprie e un’integrazione efficace tra tutti gli enti coinvolti nel soccorso, grazie al coordinamento garantito da Azienda Zero. Un’attenzione particolare è rivolta anche all’accessibilità, come dimostra il servizio 112Sordi, gestito dal Piemonte per l’intero territorio nazionale, che assicura a tutti il diritto a ricevere aiuto in modo tempestivo. Continueremo a investire in questo modello, che unisce tecnologia, competenze professionali e cooperazione istituzionale per offrire risposte sempre più efficaci nei momenti di emergenza».
Il modello di Numero Unico Europeo per le emergenze 1 1 2 sviluppato in Italia, fortemente permeato da tecnologie sempre più sofisticate messe al servizio della sicurezza dei cittadini, esprime una forte collaborazione istituzionale che vede il governo del sistema affidato ad una regia integrata tra Stato e Regioni.
Espressione operativa di questo modello è la Commissione consultiva del Ministero dell’Interno nella quale sono rappresentate tutte le componenti del NUE 1 1 2, il Numero Unico d’Emergenza Europea, come il Ministero dell’Interno, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Ministero della Difesa, il Ministero dell’Economia e Finanze, il Dipartimento delle Politiche europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero della Salute e la Conferenza Stato Regioni. A livello territoriale, invece, sono le Prefetture capoluogo di Regione a coordinare i Gruppi di monitoraggio nel cui ambito sono rappresentate tutte le componenti istituzionali coinvolte.
Si tratta di un modello organizzativo che costituisce un unicum per complessità di composizione e vastità di impatto sulla sicurezza dei cittadini europei, che è riuscito a coniugare la storia pluridecennale dei numeri di pronto intervento con l’orizzonte di un servizio universale di livello europeo.
Rispetto al quadro nazionale, ad oggi il NUE 1 1 2 è operativo in 16 Regioni e 2 Province Autonome, con 23 Centrali Uniche di Risposta (CUR) che garantiscono la copertura del servizio ad oltre 48 milioni di abitanti, pari a circa l’82% della popolazione nazionale.
Il sistema dell’1 1 2, consente ai cittadini europei di raggiungere gratuitamente, attraverso un solo numero, tutti i servizi di emergenza, con la garanzia di un accesso multilingue.
Tutte le chiamate sono localizzate, permettendo, soprattutto per quelle provenienti da aree extra urbane dove risulta difficile fornire indicazioni precise e tempestive, di essere raggiunti dai soccorsi. Le Centrali Uniche di Risposta, inoltre, effettuano una rilevante azione di filtro delle chiamate improprie (non di emergenza), che nel 2025 sono state ben oltre il 47% del totale delle richieste. Questo consente di concentrare le risorse sugli effettivi soccorsi richiesti, liberando le centrali operative degli enti di pronto intervento da una significativa mole di lavoro.
Nel corso del 2025, le Centrali Uniche di Risposta operanti sul territorio nazionale hanno gestito oltre 23 milioni di telefonate: ogni chiamata di emergenza riceve normalmente una risposta in circa 6 secondi, con tempi complessivi di gestione della chiamata in linea con il disciplinare tecnico operativo di riferimento.
Inoltre l’Italia ha sempre avuto una particolare attenzione a garantire l’accesso delle persone non udenti al servizio di emergenza. Già dal 2021, infatti, è attivo il servizio “112Sordi” gestito dal Piemonte ed erogato su tutto il territorio nazionale con un sistema completamente gratuito che consente l’utilizzo di una chat testuale in tempo reale, la condivisione della posizione geografica, la possibilità di ricevere immagini utili in attesa dei soccorsi e di rispondere a domande interattive estremamente semplici e veloci. Lo scorso anno il servizio “112Sordi” ha gestito 541 chiamate.

L’ombra lunga degli Agnelli: se Torino perde la sua famiglia simbolo

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La protesta proclamata dalla redazione di la Repubblica rappresenta uno dei passaggi più delicati nella recente storia del quotidiano e riflette le tensioni emerse all’interno del gruppo editoriale GEDI, controllato dalla holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann. Alla base dello sciopero vi sono le preoccupazioni dei giornalisti riguardo al progetto di riorganizzazione aziendale, percepito come un intervento che potrebbe ridurre gli organici, modificare la struttura del lavoro redazionale e incidere sulla linea editoriale della testata.

Secondo la rappresentanza sindacale interna, il timore principale riguarda un possibile indebolimento dell’autonomia giornalistica e una diminuzione degli investimenti destinati alla produzione di contenuti di qualità. La trasformazione del settore editoriale, segnata dal calo delle vendite della carta stampata e dalla necessità di rafforzare il digitale, impone nuove strategie industriali che tuttavia, secondo i lavoratori, rischiano di comprimere il ruolo culturale e informativo che il giornale ha storicamente svolto nel panorama nazionale. Le incertezze legate alla ridefinizione degli asset del gruppo contribuiscono inoltre ad alimentare timori sul futuro occupazionale e sulla stabilità della testata.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio che riguarda la figura di John Elkann e l’evoluzione delle strategie della famiglia Agnelli. Negli ultimi anni la holding Exor ha progressivamente orientato i propri investimenti verso scenari internazionali, ampliando il portafoglio in diversi settori economici e riducendo il peso delle attività storicamente radicate nel territorio torinese. Questa trasformazione ha alimentato un dibattito pubblico sul rapporto tra la dinastia industriale e la città di Torino, che per decenni ha rappresentato il centro nevralgico del sistema Fiat e della rete produttiva ad essa collegata. Alcuni osservatori interpretano questa scelta come un fisiologico adattamento alla globalizzazione, mentre altri la leggono come un progressivo allontanamento da un territorio che ha costruito parte della propria identità attorno alla presenza della famiglia Agnelli.

A incidere sull’immagine pubblica della famiglia contribuiscono anche le complesse vicende legate alla successione ereditaria. Le dispute sorte negli anni attorno alla gestione del patrimonio familiare hanno riportato al centro dell’attenzione beni artistici di grande valore, tra cui alcune opere pittoriche di pregio la cui collocazione e titolarità hanno alimentato polemiche e accertamenti. Questi episodi hanno rafforzato l’interesse mediatico sulla gestione dei beni storici della famiglia e sulle dinamiche interne alla successione patrimoniale.

Sul piano industriale, il gruppo Stellantis, nato dalla fusione tra FCA e PSA, sta affrontando una fase caratterizzata da forti trasformazioni del mercato automobilistico. Le oscillazioni registrate dal titolo in Borsa riflettono le difficoltà di un settore impegnato nella transizione verso la mobilità elettrica, nella competizione con nuovi produttori globali e nell’adattamento a normative ambientali sempre più stringenti. Questi elementi contribuiscono a creare un contesto complesso anche per l’intero sistema economico legato alla galassia Exor.

Nel complesso, le tensioni nel mondo dell’editoria, le questioni ereditarie e le sfide industriali delineano una fase di cambiamento profondo per la tradizione imprenditoriale della famiglia Agnelli-Elkann. Le scelte strategiche adottate negli ultimi anni evidenziano il tentativo di consolidare una presenza economica sempre più internazionale, ma al tempo stesso sollevano interrogativi sul futuro dei rapporti con il territorio torinese, sul ruolo delle storiche realtà industriali e sulle ricadute sociali e occupazionali che queste trasformazioni potrebbero comportare.

Parigi, ultima dimora di Piero Gobetti

 

Cent’anni fa, nella notte tra il 15 e il 16 febbraio del 1926 Piero Gobetti moriva in una gelida Parigi non ancora venticinquenne a causa delle complicazioni subentrate  dopo un forte attacco di bronchite. Aveva da poco lasciato l’Italia fascista dopo aver subito brutali aggressioni squadriste che l’avevano pesantemente debilitato nel corpo, ma non certo nello spirito fiero e intransigente oppositore del fascismo, promotore di un liberalismo progressista, fondatore di riviste importantissime come Energie nuove e La rivoluzione liberale. Nato a Torino il 19 giugno 1901, questo giovanissimo e raffinato intellettuale liberale e antifascista seppe comprendere il fascismo prima di altri e lo seppe spiegare in quella che sarebbe diventata la sua forma autoritaria, violenta, dittatoriale. Mussolini lo considerò, come Gramsci, uno degli avversari più pericolosi.

 

In un telegramma, inviato il 1 giugno 1925, al prefetto di Torino, il Duce ordinò di “rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore governo e fascismo“. Fu aggredito, picchiato, costretto a rifugiarsi nella capitale francese dove, in una clinica di Neuilly-sur-Seine, chiuse la sua vita terrena. La sua tomba è situata nella parte più elevata del Père-Lachaise, nel Plateau de Charonne, all’interno della divisione 94, poco distante dalla tomba (oggi cenotafio) dei fratelli Nello e Carlo Rosselli. Una tomba molto semplice. Si possono leggere, oltre alle date di nascita e di morte, una targa in ricordo della sua figura, posta per volontà del Comitato Nazionale per il centenario della nascita (“nel ricordo della sua solitaria sfida al fascismo e della sua lezione di intransigenza etica e politica”) e un’altra del governo italiano con incisa in lingua francese una frase di Gobetti stesso: “Mon language n’était pas celui d’un enclave” (Il mio linguaggio non era quello di uno schiavo). In quella zona a sud del più celebre cimitero parigino che racchiude tante storie e memorie si trova il muro dei Federati, luogo-simbolo dove – il 28 maggio del 1871 – furono fucilati dalle truppe di Thiers gli ultimi 147 comunardi sopravvissuti alla “semaine sanglante”, la settimana di sangue che pose fine al sogno ribelle della Comune di Parigi. Non distante sono sepolti, tra gli altri, la fotoreporter tedesca Gerda Taro – compagna di Robert Capa – e Jean-Baptiste Clément, musicista che compose “Les temps des cerises”, il tempo delle ciliegie, famosa canzone che ricorda metaforicamente la rivoluzione fallita della Comune paragonandola ad un amore perduto.

Come scrisse l’olandese Cees Nooteboom nel suo libro “Tumbas. Tombe di poeti e pensatori”, “la maggior parte dei morti tace. Per i poeti non è così. I poeti continuano a parlare“. Lo stesso vale per i pensatori e i rivoluzionari. E “all’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto“, come scriveva Ugo Foscolo, non pare proprio che rimpiangano niente. Quasi che, dalla sua tomba nella 97sima divisione, Edith Piaf cantasse ancora con la sua voce potente e malinconica “Non, rien de rien / Non, je ne regrette rien / Ni le bien qu’on m’a fait, ni le mal / Tout ça m’est bien égal“. In tanti ricorderanno, è augurabile, il centenario di Gobetti. Uno dei tanti modi sarà quello di omaggiarne la tomba a Parigi.

Marco Travaglini

Fertili Terreni Teatro, in scena BOILER ROOM Generazione Y

Per la stagione Iperspazi 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro andrà in scena a OFF Topic, in via Pallavicino 35, per la prima volta a Torino, giovedì 12 febbraio prossimo, la pièce teatrale ‘BOILER ROOM, Generazione Y’, creazione e ideazione di Ksenija Martinovic, con la coreografia e drammaturgia nella danza di Matilde Ceron. In
scena i performer Federica d’Angelo, Alessio Genchi, Matteo Prosperi e Margherita Varricchio.
Lo spettacolo presenta luci stroboscopiche non adatte a un pubblico fotosensibile  e risulta adatto ad un pubblico di età maggiore dei 14 anni.

Non si tratta di uno spettacolo teatrale ma di un’esperienza sensoriale a tutto tondo. ‘BOILER ROOM Generazione Y’ è  un’opera site-specific,  installazione sonora alimentata da luci fluorescenti e stroboscopiche che pulsano a ritmo di musica, invitando il pubblico a seguirne il movimento ininterrotto. Si tratta di una performance che travalica l’idea stessa di teatro, richiedendo allo spettatore di vivere in prima persona la ricerca di altri immaginari, di spazi altrove, dove poter dar corso a un riconoscimento culturale con al centro l’idea di cittadinanza e fragilità delle nuove generazioni.
Il tutto trae  ispirazione da un interrogativo preciso su quale potrebbe essere il punto di rottura della musica in una determinata zona di confine e di guerra,  di solitudine e di resistenza.
Partendo dalla storia personale della Dj palestinese Sama Abdulhadi che, grazie alla BOILER Room diventa virale e conosciuta in tutto il mondo quale “Palestian Techno Queen” , performer e pubblico saranno protagonisti di un viaggio di musica,  luci e colori confrontandosi su domande relative a un’intera generazione.

Prima ci sono stati i “Baby boomers”, nati dopo la seconda guerra mondiale, poi è arrivata la generazione X degli anni Settanta e Ottanta, da ultimo è stato il turno della Generazione Y o dei cosiddetti MIllenians, nati tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni del Duemila, ragazzi e ragazze facenti parte di un’umanità definita dai sociologi come pigra e narcisista, superficiale, individualista e concentrata su di sé, definizione poco ottimistica,  per lo meno raddrizzata dalla capacità a lei riconosciuta di adattarsi molto rapidamente a un mondo che, altrettanto ripidamente, si modifica.
Digitali per definizione, nati con telefonini e tablet in tasca, i Millenians sono da decenni oggetto di studi sociologici, essendo la prima generazione globale del World Wide Web con abitudini e modi di pensare condivisi e, indipendentemente dalla parte del mondo in cui vivono, risultano però i soggetti più colpiti dalla crisi economica.

Il progetto ‘BOILER ROOM- Generazione Y’ mette al centro della propria indagine le teorie di Mark Fisher, il filosofo prematuramente scomparso nel 2016 che nel suo libro “Realismo capitalista” analizza i giovani millenians suggerendo plausibili risposte alla perenne precarietà della generazione dei trentenni di oggi. Tale progetto si sviluppa intorno a quello che Fisher definisce “edonismo depressivo”, metafora perfetta di una società sempre più tecnologica dove tutto è a portata di un solo clic.

A corollario allo spettacolo si segnala l’iniziativa 100×100 Gaza, campagna di solidarietà attiva nata nel 2025 per dare una risposta collettiva alla  catastrofe umanitaria provocata dal genocidio inflitto da Israele alla popolazione di Gaza, con la possibilità di contribuire alla raccolta fondi a sostegno dei progetti attivi nella striscia di Gaza.
L’iniziativa si inserisce all’interno delle cento ore di solidarietà attiva previste da mercoledì 11 a domenica 15 febbraio 2026.

Per il biglietto il costo è  di 13 euro se acquistato online, 15 euro in cassa la sera dell’evento.
Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con satispay e di entrare gratuitamente per alcuni under 35, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani.
I biglietti si possono acquistare online sul sito www.fertiliterreniteatro.com

Mara Martellotta

E’ tempo di Carnevalzer alla Casa del Teatro Ragazzi

Domenica 15 febbraio, lunedì 16 e martedì 17 febbraio prossimi, sempre alle ore 16.30, la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino si trasformerà in un luogo di festa e meraviglia con Carnevalzer, spettacolo fuori abbonamento pensato per tutta la famiglia. Tra risate, stupore e acrobazie mozzafiato  il Carnevale prende letteralmente il volo con artisti sospesi tra cielo e palco, che sfidano l’equilibrio con numeri spettacolari fatti di volteggi, capriole aeree, sorprendenti contorsioni e danze in aria. I corpi si trasformano in maschere viventi, in un intreccio di tecnica, fantasia e gioiosa follia, dove ad essere protagonista è  l’imprevedibile.

In un’atmosfera ricca di colori, musica ed energia, Carnevalzer invita il pubblico a lasciarsi sorprendere e giocare con lo stupore, perché,  come vuole la tradizione, a Carnevale ogni scherzo vale, anche quando a scherzare sono i corpi in volo. Ogni salto si fa sorriso, ogni atterraggio un applauso; tra cielo e palco gli artisti di ARTEMAKIA, guidati da Milo Scotton, sfidano l’equilibrio con acrobazie aeree, sorprendenti contorsioni , danze sospese e gesti che parlano senza parole. In un’atmosfera fatta di colori, musica e fantasia,  il Carnevale diventa occasione per rallentare i ritmi della vita, per osservare e lasciarsi attraversare dall’imprevedibile.
Lo spettacolo sarà  preceduto  da giochi, photoset, truccabimbi, laboratori creativi che accompagneranno il pubblico nell’esperienza teatrale  e si concluderà con l’immancabile battaglia dei coriandoli, gesto collettivo e liberatorio, che chiuderà la festa.
A partire dalle 15.30 buffi pagliacci, acrobazie sorprendenti e pose esilaranti e giochi coinvolgenti aspetteranno gli spettatori per un’esperienza tutta da vivere.

Biglietti: 20 euro, ridotti 18 (over 65, abbonati stagione 2025-2026,  associazioni, CRAL, convenzionati), ridotto ragazzi 16 euro ( under 14), biglietto omaggio under 2

Casa del Teatro Ragazzi e Giovani. Corso Galileo Ferraris 266

Tel 389/2064590

biglietteria@casateatroragazzi.it

Mara     Martellotta

Dialisi Ivrea, Avetta (Pd): “Nessuna certezza”

«”Saremo solerti nel valutare l’assegnazione dei fondi”: così l’assessore Riboldi ha risposto alla mia Interrogazione finalizzata a conoscere le tempistiche della ristrutturazione e della riapertura del reparto dialisi dell’ospedale di Ivrea. Solerzia a parte, la risposta è chiara: non c’è nessuna tempistica». Lo afferma il consigliere regionale Alberto Avetta (Pd) a margine della discussione a Palazzo Lascaris. «L’assessore Riboldi ha ricordato che nel settembre del 2024 sono state presentate due istanze di finanziamento, attualmente “in corso di istruttoria”. Le risorse (Fondo Sviluppo Coesione) saranno assegnate nel 2026, quindi non ci sono date certe per l’inizio del cantiere. Pertanto, i 47 pazienti dializzati dovranno recarsi a Castellamonte non si sa per quanto tempo, e lo stesso vale per il personale medico ed infermieristico assegnato a Castellamonte in attesa del completamento dei lavori di adeguamento. La dialisi è un trattamento delicato, che dura circa 4 ore, ed è evidente il grave disagio per i pazienti (e per i loro familiari e accompagnatori) che devono recarsi mediamente tre volte a settimana a Castellamonte. I pazienti dializzati e le loro famiglie hanno diritto a qualche certezza in più sui tempi di riapertura del reparto di Ivrea. Manterremo alta l’attenzione».

GiovedìScienza: appuntamento con Nerina Dirindin 

In un momento storico in cui il diritto alla salute è sempre più al centro del dibattito pubblico, GiovedìScienza dedica un nuovo appuntamento, previsto per giovedì 12 febbraio prossimo alle 17.45, presso la Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze Albertine, a uno dei temi più urgenti e decisivi per il futuro del Paese: la tenuta del sistema sanitario pubblico.

Riuscireste a vivere in uno Stato in cui se vostro figlio avesse bisogno di un trapianto di cuore potreste non riuscire a garantirgli le cure, nonostante la medicina possa salvarlo?

È uno scenario che sembra lontano ma che in alcune realtà è già concreto. Eppure la sanità non è solo una voce di spesa: è un investimento sociale, economico e civile. Parlare oggi di sanità
significa parlare di equità, di diritti e di futuro.
A guidare i partecipanti in questa riflessione sarà Nerina Dirindin, una delle voci più autorevoli del panorama italiano sui temi della sanità pubblica e del welfare. Economista pubblica, già docente all’Università di Torino, Dirindin ha unito ricerca accademica e responsabilità istituzionali di primo piano: è stata direttrice generale del Ministero della Salute, Assessore alla sanità della Regione Sardegna e Senatrice della Repubblica. Da anni è inoltre in prima linea nella difesa del Servizio sanitario nazionale come promotrice e coordinatrice della rete “Non possiamo restare in silenzio. La società civile per la sanità pubblica”.

Attraverso dati, esempi e una profonda conoscenza dei meccanismi decisionali, la relatrice offrirà al pubblico gli strumenti per comprendere cosa sta cambiando nel nostro sistema sanitario e perché difenderne i principi fondativi di universalità, equità, solidarietà è una responsabilità collettiva.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

La conferenza si svolge in presenza e sarà disponibile online sul canale YouTube di GiovedìScienza a partire dalle ore 17:45 di venerdì 13 febbraio 2026.

Info: gs@centroscienza.it – 0118394913

Mara Martellotta

Ravinale e Marro (AVS): “Azienda Zero e Amos, modello che impoverisce lavoratori”

“E’ dall’inizio del mandato che denunciamo il fatto che i contratti collettivi applicati nei servizi esternalizzati della sanità piemontese penalizzano lavoratrici e lavoratori: il caso di AMOS, che è una società interamente pubblica ma applica il contratto multiservizi e il contratto AIOP che non viene rinnovato da 8 anni, è da questo punto di vista esemplare di quello che si dovrebbe evitare, cioè avere lavoro povero e precario nella gestione di servizi pubblici.

L’audizione in Commissione delle rappresentanze sindacali, di Azienda Zero e di AMOS ci conferma che quella in discussione sarebbe una vera e propria operazione di dumping contrattuale, che rischia di tradursi in una progressiva esternalizzazione di attività oggi svolte dal servizio sanitario pubblico e di farlo sulla pelle di lavoratori e lavoratrici. Ricordiamo per esempio che le differenze salariali tra chi lavora al 112 con i contratti applicati da AMOS e chi lo fa direttamente per il SSR sono superiori al 30% a parità di mansione, come segnalato dalle organizzazioni sindacali. Una situazione che produce disuguaglianze evidenti e profondamente ingiuste.
Abbiamo già sollevato in svariate occasioni all’assessore Riboldi, ma anche all’assessore Marrone per quanto riguarda il comparto socio-assistenziale, la gravità di questa situazione: a parole ci danno ragione, ma come è emerso oggi in Commissione nulla è stato fatto per superare questa vergogna. Non a caso, il nostro emendamento al Piano socio-sanitario che chiedeva semplicemente di applicare ai servizi affidati a terzi contratti rinnovati e analoghi a quelli applicati dal pubblico è stato respinto.

Permangono inoltre forti incertezze sul futuro del personale del 118 e dell’emergenza territoriale, tema più volte rinviato, così come sull’impostazione complessiva del progetto, che non prevede un vero rafforzamento del pubblico attraverso assunzioni dirette. In una fase cruciale per la riorganizzazione della sanità territoriale, il rischio è che le nuove strutture restino prive di personale o vengano affidate alle aziende partecipate, senza generare risparmi per la pubblica amministrazione e indebolendo il servizio sanitario pubblico.

Non accetteremo che la riorganizzazione della sanità passi attraverso l’abbassamento dei salari e dei diritti: difendere la sanità pubblica significa investire nel lavoro pubblico e nella qualità dei servizi”.

Cade in un pozzo profondo 6 metri: giardiniere al Cto

Cade in un pozzo artesiano profondo 6 metri durante i lavori di potatura: 23enne trasportato al Cto. Questo l’ennesimo incidente sul lavoro, questa volta avvenuto in una villetta-cascina privata lungo la strada comunale di Superga, sulla collina di Torino, nella mattina di oggi.

Il giardiniere, un ragazzo di 23 anni di origini albanesi, è scivolato dentro e, per recuperarlo, sono intervenuti i vigili del fuoco con una squadra del distaccamento Stura e del nucleo speleo-alpino-fluviale del comando provinciale. Sul posto sono giunti anche i soccorritori del 118 Azienda Zero, che lo hanno trasportato al Cto. Nonostante le sue condizioni non siano gravi, ha riportato diversi traumi al bacino e agli arti a seguito della caduta. Intervenuti anche gli agenti delle volanti della Polizia di Stato e gli ispettori dello Spresal per ricostruire la dinamica e verificare la sicurezza dei lavori.

VI.G