LIFESTYLE- Pagina 72

Festival Gran Paradiso dal Vivo: Topi con la pelliccia 

Domenica 20 luglio, ore 16.30

Spettacolo itinerante per bambini

 

 

L’ultimo appuntamento del Festival Gran Paradiso dal Vivo, domenica 20 luglio a Sparone, in borgata Frachiamo, è lo spettacolo itinerante per famiglie di Compagni di Viaggio Topi con la pellicciaAttraverso le voci di alcuni animali, nutrie e lontra, lo spettacolo parla di noi e del presente, mescolando divertimento e spunti di riflessione in grado di divertire adulti e bambini.

La nutria è un animale esotico, imparentato con i castori, ma anche con i topi. È stato importato in Italia per via del suo pelo con cui si faceva la cosiddetta pelliccia di “castorino”. Quando quel tipo di pelliccia è passato di moda molti esemplari sono stati liberati in natura e hanno colonizzato parecchi corsi d’acqua diventando un problema per il territorio. La lontra, animale protetto, vive come la nutria presso i ruscelli, ma è molto prezioso per l’ecosistema. L’incontro tra questi due animali è oggi poco probabile, ma le trasformazioni del territorio e dell’ambiente potrebbero portare un giorno, chissà, a ritrovarsi negli stessi luoghi.

 

SINOSSI

Boss e Baby sono due nutrie molto attente al loro aspetto e alla loro pregiata pelliccia. Insieme stanno progettando la conquista del mondo. Cioè dall’albero laggiù alla roccia lassù. Si sentono belle, ricche e non hanno paura di nessuno. Un giorno però fanno un incontro inatteso con un carnivoro solitario che è entrato nel loro territorio. Un serpente? Un coccodrillo? Uno strano pesce? In realtà si tratta di una lontra. Che fare? Sottometterla o farle la guerra? E se ci fosse un’altra via?

 

GRAN PARADISO DAL VIVO

Gran Paradiso dal Vivo è l’unico festival zero impact di teatro in natura in un parco nazionale, Sul versante piemontese del Parco Nazionale Gran Paradiso, il più antico d’Italia, vanno in scena per l’ottava edizione, dal 5 al 20 luglio, con un’anteprima il 25 maggio, 9 spettacoli unici e irripetibili, senza quinte e sipario, totalmente immersi nel contesto naturale per un’autentica esperienza immersiva nei luoghi e nei territori dei comuni di Alpette, Ceresole Reale, Frassinetto, Locana, Noasca, Ribordone, Ronco Canavese, Sparone, Valprato Soana.

 

Gran Paradiso dal Vivo è ideato e promosso dal Parco Nazionale Gran Paradiso con il contributo di Unione Montana Gran Paradiso, Unione Montana Valli Orco e Soana, Fondazione CRT, Iren, Smat e il patrocinio della Città Metropolitana di Torino. La rassegna vede anche quest’anno l’organizzazione di Compagni di Viaggio e la direzione artistica di Riccardo Gili. Media partner Freecards.

Domenica 20 luglio, ore 16.30

Sparone, Frazione Frachiamo

In caso di pioggia: Teatro della Parrocchia

Topi con la pelliccia

Di Riccardo Gili

Con Costanza Maria Frola e Marzia Scala

Costumi Italia Furlan

Spettacolo itinerante per bambini dai 5 anni con merenda a cura dei Compagni di Viaggio

Biglietti: 5 euro, merenda inclusa

 

Info

Gran Paradiso dal Vivo

www.granparadisodalvivo.it

Prenotazioni: 346 2422756 biglietteria@cdviaggio.it

Facebook @cdviaggio

Instagram @cdv_compagnidiviaggio

I luoghi del festival sono facilmente raggiungibili da Milano (autostrada A4 fino a Ivrea e poi strada statale) e Torino (autostrada A5 fino a San Giorgio Canavese e poi statale)

Ufficio stampa

A capo coperto Le cuffie degli Escartons: identità e storia

CESANA TORINESE – La Casa delle Lapidi Bousson Museo della Cultura Immateriale delle Comunità Montane torna ad essere teatro di una mostra di alto valore culturale.

Si inaugura sabato 19 luglio alle ore 16,30, alla presenza del Sindaco di Cesana Daniele Mazzoleni, del viceSindaco Matteo Ferragut e dell’Assessore Marco Vottero, la mostra “A capo coperto-le Cuffie degli Escartons: identità e storia” a cura di Associazione Contempora e Raquel Barriuso Diez che resterà aperta sino a domenica 31 agosto.

Una mostra che rimarrà aperta tutti i giorni, esclusi i lunedì, con orario pomeridiano dalle 15,30 alle 18,30.

Il museo riapre con una nuova mostra che ci porta a ricordare tempi lontani, partiamo dal 1343, anno in cui nasce la Repubblica degli Escartons, (di cui Cesana e Bousson facevano parte) una delle storie più affascinanti e particolari della storia Alpina.

Raquel Barriuso Diez dell’Associazione Contempora, che ha curato il nuovo allestimento, presenta la mostra: “Oltre alla storia di questi territori, unificati da un particolare sistema di autogoverno, dalla lingua occitana, dagli abiti tradizionali femminili, che si differenziavano solo per piccoli particolari, abbiamo voluto dare risalto all’unico elemento che con le sue diversità dava alle donne un’identità di appartenenza al proprio Escarton e paese: le cuffie. In mostra a rappresentare tutti gli Escartons, Oulx, Pragelato, Casteldefino, Queyras e Briancon, una ricca e preziosa collezione privata e museale di 160 cuffie, tutte diverse l’una dall’altra per forma, ricami, tessuti, colori, nastri ecc. Una installazione realizzata con queste cuffie, che per la loro singolarità e unicità sono state trattate come vere e proprie “opere d’arte”, per l’estro e fantasia con cui sono state realizzate, riportano alla contemporaneità questi manufatti d’altri tempi. Un percorso a “labirinto “ accoglierà il visitatore, che verrà immerso in un corteo tutto al femminile”.

Inoltre al Museo Casa delle Lapidi Bousson si potrà anche trovare, nei nuovi allestimenti, la storia della Comunità Boussonese.

Il Sindaco Daniele Mazzoleni invita alla mostra: “Il Museo Casa delle Lapidi è stato inaugurato nel gennaio del 2016, con lo scopo di promuovere e preservare la Cultura materiale e immateriale della comunità. Nel corso di questi anni sono state ospitate tante mostre a tema, sempre con questa finalità di valorizzazione territoriale. La mostra di questa estate affronta un tema di assoluto interesse che unisce l’arte del cucito con la Storia degli Escartons di cui il nostro territorio fa parte. Un grazie va quindi a chi ha allestito la mostra e ai volontari dell’Associazione Contempora che permetteranno le visite nel corso di questi mesi estivi”.

“Temporary Shop” fra le antiche mura del “Forte Albertino”

A Vinadio, torna il tradizionale “negozio temporaneo” voluto, per il 13° anno, da Comune e “Fondazione Artea”

Dal 24 luglio al 24 agosto

Vinadio (Cuneo)

Da considerarsi fra gli esempi di “architettura militare” più significativi dell’intero arco alpino – con una lunghezza in linea d’aria di circa 1200 metri – e voluto da re Carlo Alberto (con lavori iniziati nel 1834 e conclusisi nel 1847), il “Forte Albertino” di Vinadio, nell’Alta Valle Stura, torna ad ospitare per un mese intero, da giovedì 24 luglio a domenica 24 agosto, la nuova edizione (13^) del “Pop-Up Store”organizzato dal “Comune” e dalla cuneese (partecipata da Regione Piemonte e Comune di Cuneo) benemerita “Fondazione Artea”. Obiettivo, come sempre: “valorizzare il lavoro e le eccellenze di artigiani creativi e produttori agricoli locali” esposte e proposte ai visitatori all’interno del consueto cosiddetto “Temporary Shop”. L’ingresso è gratuito con accesso dal ponte di “Porta Francia”dal lunedì al sabato dalle 14.30 alle 19, la domenica e lasettimana di Ferragosto, dalle 10 alle 19 . Artigianato creativo, cosmesi e prodotti tipici(le specialità enogastronomiche, soprattutto) sono i tre elementi che compongono il tema ormai ultra-decennale dell’evento, con l’intento di creare, tra le mura dell’evocativo “Forte”, una vetrina d’eccezione messa a disposizione dei produttori del territorio. E, naturalmente, dei visitatori che, anche quest’anno (come sempre) si spera non deludano le attese.

Tante le novità che, per l’edizione 2025, contribuiscono a rinnovare e ampliare l’offerta. Fatto salvo il settore enogastronomico(sempre ricco di prodotti d’altissima eccellenza e a denominazione d’origine controllata, dalle conserve alle salse ai sughi fino ai cereali e ai legumi lavorati con metodi assolutamente tradizionali, insieme a succhi naturali, aceti e prodotti a base di nocciola), sono da segnalare, nell’ambito dell’artigianato, progetti di “sartoria artigianale” – dedicati soprattutto all’infanzia – accanto a creazioni in lana “sambucana” – fibra tipica del territorio – lavorata a mano nell’ambito di iniziative che promuovono “inclusione sociale” e “sostenibilità ambientale”.

E non solo. Perché non di solo “shopping” vive l’“Albertino” nel mese di straordinaria apertura dedicata alla sua caratterizzante manifestazione estiva. Ma anche, ricordiamolo, di eventi culturali sempre legati alla tradizione dei luoghi e di indiscusso valore artistico e sociale. Nel “Corridoio” d’ingresso al “Temporary Shop”, e negli stessi orari di apertura,  sarà ad esempio possibile ammirare l’esposizione“Per non dimenticare. Ricordi e testimonianze dei discendenti di coloro che sono partiti alla ricerca di un futuro migliore”: una mostra curata da Jeanine Pessione Jamet e dal Gruppo Genealogico Francese “Antenati Piemontesi”, che vuol essere un vero “ponte di memoria tra la Valle Stura e i discendenti emigrati in Provenza – verso il bacino minerario di Gardanne e le cave di gesso di Roquefort la Bédoule – un omaggio profondo e fortemente sentito alle comuni radici genealogiche”. Sottolineano ancora i promotori: “Interamente realizzata in forma artigianale e su base volontaria, la mostra è qualcosa di più di una semplice esposizione: è un modo per ringraziare, per costruire legami tra le generazioni e tra i popoli, per riportare vita e memoria nella Valle Stura”. Idealmente la mostra va così a collegarsi alla sezione del “percorso multimediale” del “Forte” dal titolo “Montagna in Movimento”, che racconta l’emigrazione alpina non come perdita, ma come trasformazione: “un racconto di come questa terra sia stata, e continui ad essere, il luogo di un continuo e fecondo andirivieni, punto di partenza e di arrivo di popoli, idee, arti, mestieri, merci e innovazioni”.

Non solo. Oltre a “Montagna in Movimento”, al “Forte”, si può anche scoprire la storia e l’architettura della Fortezza attraverso “visite guidate”, mentre, ancora in tema di mostre, è da suggerire l’esposizione permanente “Messaggeri alati” che si propone di recuperare un importante frammento di storia locale, quello della storia della “colombaia militare” che l’ “Albertino” ospitò dalla fine dell’’800 fino al 1944. Ma la vera, importane novità del 2025 è “Oltre le barriere: la storia del Forte in LIS”, un itinerario da vivere in piena autonomia attraverso cinque videoguide nella “Lingua dei Segni Italiana (LIS)”, sottotitolate e con messa in voce in lingua italiana: un nuovo percorso di visita inclusivo, con contenuti scaricabili sul proprio smartphone, accessibile alle persone sorde e udenti.

Per ulteriori info: 0171/95911510171/1670042 o www.fortedivinadio.com

g.m.

Nelle foto: “Temporary Shop” immagini di repertorio e Visita in “LIS”

L’epigenetica

L’epigenetica è un concetto che la nostra medicina ha scoperto relativamente di recente.

Mentre la medicina tradizionale ha da sempre legato la genesi di patologie varie allo stile di vita, all’alimentazione ed all’ambiente in cui viviamo, la nostra medicina, quella che cura i sintomi anziché rimuovere la causa, considera ogni patologia come un unicum.

Ecco, quindi, che in tempi vicini a noi, ci si è accorti che alcuni patologie risentono, per lo più negativamente, dell’ambiente in cui si vive sia nella loro insorgenza che nello sviluppo.

Senza arrivare a casi limite come le patologie oncologiche dovute all’uranio impoverito o il mesotelioma pleurico, sono ormai tantissime le affezioni dovute o aggravate a causa dell’ambiente.

Pensiamo ai danni da radiazione, dovuti alla vicinanza a sorgenti di alta frequenza: molti ricorderanno ancora l’ordinanza dell’allora pretore Guariniello, sempre in prima linea contro i danni alla salute, che vietò l’accesso dei bambini nel parco della Rimembranza (Colle della Maddalena) perché in zona erano state rilevate dosi massicce di radiazioni potenzialmente dannose durante lo sviluppo.

Siamo sicuri che gli smartphone, che ora hanno un antenna interna, non danneggino il cervello usandoli diverse ore al giorno come facciamo quasi tutti noi?

E la vista, tra computer, televisione, smartphone, luci artificiali?

Da molte parti sono stati sollevati dubbi circa l’innocuità della rete 5G, al punto che in diverse parti del Paese (non so all’estero) sono nati comitati in difesa dei cittadini: è davvero necessaria? In cosa consisterebbero i vantaggi?

Ed il wi-fi domestico, magari con ripetitori in alcune stanze per ricevere un segnale di intensità adeguata, è davvero innocuo?

L’ambiente in cui viviamo, intendendo con questo termine dieta, esposizione a sostanze nocive, distress, vita sedentaria può avere influenza sull’epigenoma, giungendo ad alterare le proteine attorno alle quali il DNA si avvolge, gli istoni.

E’ evidente che siamo talmente coinvolti in questo meccanismo perverso da rendere difficile l’uscita; tuttavia possiamo attenuare, non poco, gli effetti nocivi di tali meccanismi: da quanto non ci concediamo una camminata di 2-3 ore nel verde? Magari faticando moderatamente per eliminare un po’ di tossine. Assumiamo una dieta corretta? Dobbiamo necessariamente dormire con l’aria condizionata accesa? Un ventilatore orientato verso il soffitto (così da raffreddare l’aria calda che si trova più in alto, portandola in circolo) non sarebbe sufficiente? In tal modocontribuiremmo anche alla riduzione del fabbisogno energetico complessivo.

Vi sono alcune piante che aiutano a combattere le radiazioni: la sansevieria, per esempio, ha l’ulteriore vantaggio di avere una fotosintesi particolare per cui possiamo tenerla in camera da letto perché al buio produrrà ossigeno dall’anidride carbonica. Oppure la tillandsia, alcune piante grasse, la areca e molte altre ci vengono in aiuto.

Ma siamo capaci di prenderci cura della nostra salute, possibilmente prevenendo anziché curando, o lo stile di vita dominante ci ha intrappolati?  Siamo capaci a lasciare il telefono sulla mensola, guardando gli occhi della nostra partner anziché il display del telefonino?  Baciare la nostra compagna anziché muovere le labbra a culo di gallina per scattare un selfie? Siamo capaci di rinunciare allo shopping domenicale a vantaggio di una sana passeggiata lungo il fiume? E se lasciassimo la macchina dove l’abbiamo parcheggiata e completassimo le ultime compere proseguendo a piedi?

Non mi sono giunte segnalazioni di effetti collaterali o reazioni avverse da chi ha saputo, anche solo per un po’, tornare alle vecchia abitudini di quando non eravamo schiavi senza catene.

Pensiamoci.

Sergio Motta

Il gelato Rivolotto a Rivoli sotto le stelle

Venerdì 18 luglio sono in programma, nel cartellone di appuntamenti di ‘Rivoli sotto le stelle’, due momenti dedicati al commercio locale, alla creatività ed ai sapori d’eccellenza. Si susseguiranno sul palco di piazza Matteotti alle ore 21,00, nell’ultimo week end della rassegna promossa dalla Città di Rivoli – Assessorato al Commercio, con la collaborazione di TurismOvest, Associazione Rivoli Experience, Associazione San Rocco e commercianti di Piazza dei Portici.

Il Distretto Diffuso del Commercio della Collina Morenica premierà le attività vincitrici del contest “Vetrine in Musica”, l’iniziativa ideata per la Festa della Musica organizzata da TurismOvest, che ha coinvolto numerosi negozi dei Comuni di Rivoli, Rosta, Buttigliera Alta e Villarbasse, nella creazione di vetrine a tema musicale.

Durante la serata sarà svelato anche il nuovo gusto di gelato al “Rivolotto”, nato dalla collaborazione tra l’Assessore al Commercio Marco Tilelli e i produttori dell’omonimo biscotto.
La ricetta è stata ideata dal maestro gelatiere Roberto Iaboni della Pasticceria Gelateria da Catia&Roby di via Sestriere 61 a Rivoli. La ricetta, che presenta due varianti, classico e variegato al cioccolato, sarà divulgata alle gelaterie interessate.

Un altro passo per rappresentare Rivoli attraverso un prodotto tipico capace di varcare i confini cittadini e far conoscere la città anche dal punto di vista gastronomico.
Un dolce simbolo d’identità e promozione territoriale, frutto della sinergia tra eccellenze locali:
Pasticceria Gelateria Catia&Roby, Panetteria Pasticceria Mattiazzo, Pasticceria Moine, Pane al Pane di Mario Sparti, Profumo di pane di Eva Marigo e Pastepartout di Sandra Vinciguerra (per la versione senza glutine).

In piazza, per il pubblico che lo vorrà assaggiare, sarà presente uno stand per la vendita del gelato al gusto Rivolotto.

Per far conoscere Rivoli anche attraverso il gusto è nato anche il nuovo gelato al Rivolotto. Un prodotto simbolico, frutto della passione dei nostri artigiani, per portare eccellenza in una forma fresca, estiva, coinvolgente. – dichiara l’Asssessore al Commercio Marco Tilelli – È un modo per valorizzare il lavoro dei produttori locali e, allo stesso tempo, per offrire ai cittadini e ai visitatori un’esperienza che unisce territorio, sapore e innovazione. Lavorare in sinergia con le attività del territorio, è il cuore della nostra visione di commercio locale.”

Ecco le attività vincitrici del contest:

Votazione tramite Google Moduli
1° L’Arte del Decoupage – Rivoli
2° Enoteca Di Somma – Rivoli
3° G2 Forniture – Villarbasse

Votazione tramite Facebook (like alle foto)
1° L’Arte del Decoupage – Rivoli
2° Il Mondo di MaryAllys – Rivoli
3° Cialde e Capsule – Rivoli

La presentazione al pubblico del gelato al Rivolotto, alla presenza dei produttori del Biscotto Rivolotto, si svolgerà a cura della Città di Rivoli e di TurismOvest. L’iniziativa dimostra la forza della collaborazione tra Istituzioni, commercianti e cittadini che è uno degli obiettivi principali del Distretto del Commercio della Collina Morenica composto dai comuni di Rivoli, Buttigliera Alta, Rosta e Villarbasse e dall’associazione di categoria Confesercenti Torino e Provincia.

La grande estate dell’artigianato valdostano

L’estate ad Aosta si illumina anche con l’artigianato: tradizione, innovazione e creatività nel cuore della città

L’artigianato valdostano non si ferma mai. Tra luglio e agosto, il centro storico di Aosta si trasforma in un vivace crocevia di tradizione e innovazione: un viaggio affascinante tra saperi antichi, abilità tramandate e nuove visioni, dove la creatività incontra la cultura in un continuo dialogo tra passato e futuro.

Si parte sabato 19 luglio con la 72ª Mostra Concorso: un appuntamento atteso, in piazza Chanoux, che ogni anno celebra le eccellenze dell’artigianato valdostano. Nata nel 1952 come competizione riservata agli scultori, oggi la Mostra abbraccia un’ampia varietà di settori: intaglio, tornitura, oggetti agricoli, tessitura, lavorazione del cuoio, ferro battuto, costumi, mobili e calzature tipiche. Ogni categoria è ispirata da un tema, su cui gli artigiani si cimentano dopo un attento lavoro di ricerca. Non mancano i manufatti denominati “ARTernativi”, frutto di linguaggi più contemporanei che, pur restando legati all’artigianato, superano le tecniche tradizionali.

Accanto alla Mostra, nelle stesse giornate, torna anche il Foire Festival, rassegna musicale che animerà le serate estive con le voci più suggestive del panorama corale valdostano e alcune speciali anteprime di eventi culturali.

Dal 31 luglio al 3 agosto, piazza Chanoux ospita anche l’Atelier des Métiers, espressione autentica del “saper fare” valdostano: un’esposizione che accoglie gli artigiani professionisti per offrire al pubblico manufatti unici, nati da passione, tecnica e inventiva. Qui, ogni stand racconta una storia, ogni pezzo in mostra è il risultato di un percorso di dedizione e maestria.

A portare una ventata di freschezza e sperimentazione ci pensa ORSOFF – il Fuori-Fiera, in programma dal 31 luglio al 3 agosto: 26 artisti e artigiani – provenienti dalla Valle d’Aosta, da altre regioni italiane e dalla Francia – metteranno in scena un laboratorio a cielo aperto, dove tradizione e innovazione si fondono. I materiali tipici dell’artigianato valdostano vengono riletti attraverso nuovi linguaggi artistici e approcci culturali differenti, offrendo al pubblico un percorso alternativo e stimolante. Gli oggetti sono in vendita e potranno essere acquistati.

 

In questa bella cornice, il 2 di agosto ogni angolo della città diventa palcoscenico per celebrare un patrimonio vivo e in continua evoluzione: con la 56Foire d’été, uno spaccato della millenaria Fiera di Sant’Orso, circa 400 artigiani invadono le strade della città raccontando a chi accorre dalla valle, o anche da fuori, una storia antica, fatta di sgorbie, scalpelli, mazzuoli, pialle, i cui suoni ci proiettano già, al solo ascolto, nella fine dimensione del lavoro manuale. Ma la Foire non è solo scultura: accanto al legno o al ferro infuocato, plasmati da sapienti mani, trovano spazio anche manufatti più artistici e meno tradizionali, di vetro, ceramica, rame, oro e argento. Si può godere anche di buon cibo, musica tradizionale, danze e spettacoli.

Un’estate a misura di artigiano, dove il passato incontra il futuro e ogni visitatore può sentirsi parte di un racconto collettivo fatto di bellezza, manualità e identità.

 

Per ulteriori informazioni: lasaintours.it

“Il Risveglio del Ceppo” è partner del Campionato Mondiale di Magia

In prospettiva dell’evento del Campionato Mondiale di Magia FISM 2025, che si tiene  a Torino dal 14 al 19 luglio,  la storica Cantina Barbera dei Sei Castelli, partner dell’evento stesso, sita a Castelnuovo Calcea, è  entusiasta di svelare un’esperienza multisensoriale inedita dal nome “Il Risveglio del Ceppo”. Tale iniziativa consente di condurre i visitatori attraverso un viaggio affascinante, che fonde magia, secoli di tradizione, alchimia naturale e la ricca cultura del territorio piemontese.
In un contesto Internazionale che celebra l’illusione e l’arte dell’incanto, il “Risveglio del Ceppo” introduce  un tocco di mistero che risulta intrinsecamente legato alle origini della nostra terra. Il progetto ha la finalità di connettere mondi che, a prima vista, parrebbero distanti tra loro, il vino, la liquoristica, la cosmesi e il patrimonio museale.
L’iniziativa si articola in quattro pilastri fondamentali, ognuno dei quali contribuisce a creare un’esperienza immersiva e unica. Del vino saranno presentate etichette evocative, frutto di vitigni autoctoni, i cui affinamenti si ispirano alla ciclicità della natura e alle leggende che animano il territorio. Ogni sorso sarà un racconto. Per quanto riguarda la liquoristica sarà presente una selezione di infusi e distillati, preparati secondo antichi riti e saperi, che offrirà al pubblico un assaggio di ‘pozioni’ che evocano l’arte di un alchimista moderno.
Nell’ambito della cosmesi vi è una linea artigianale di prodotti cosmetici, sviluppati con un approccio etico e sostenibile, ispirati alle benefiche proprietà della vite, simbolo di vita e prosperità.
Il Museo del Ceppo è, invece, un’area interattiva, aperta al pubblico, che raccoglie testimonianze e suggestioni legate alla cultura  e al profondo simbolismo del ‘ceppo’. Questo elemento, radice di vita e conoscenza, diventa il fulcro di un percorso capace di esplorarne il significato attraverso i secoli.
Durante la settimana del Campionato Mondiale di Magia, il progetto “Il Risveglio del Ceppo” non si limiterà all’esposizione, ma animerà  tutte le serate aperte al pubblico. Sarà un’occasione unica in cui l’incanto della magia si fonderà con i sapori, i profumi, le storie della nostra terra.
La cantina  Barbera dei Sei Castelli ha ideato un calendario ricco di appuntamenti per offrire un’esperienza senza precedenti. L’obiettivo è accendere i sensi e risvegliare memorie sopite, permettendo al pubblico di percorrere un vero e proprio rituale di scoperta e meraviglia, in un contesto Internazionale che ne celebra il potere dell’immaginazione.
Quindi il ‘Risveglio del Ceppo’ trascende la semplice proposta enogastronomica e culturale. Si tratta di un invito a riscoprire nel profondo il legame intrinseco tra magia e natura, tra la saggezza della tradizione  e l’impulso all’innovazione  e, infine, tra ciò che è visibile e ciò che rimane celato.
Il FISM ( Fédération Internationale des Sociétés Magiques) rappresenta l’evento più prestigioso al mondo dedicato all’arte dell’illusionismo. Dopo l’edizione 2022 in Quebec, l’edizione di quest’anno si tiene  a Torino, capitale italiana dell’arte esoterica. Con oltre tremila prestigiatori, artisti  e appassionati provenienti da più di cinquanta Paesi, il FISM non è  solo un campionato mondiale, ma un festival dell’immaginazione, che propone conferenze, spettacoli, mostre e momenti esperienziali in tutta Torino.

Mara Martellotta

Nome di battaglia, Camelia

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Lucia si faceva chiamare Camelia. Per quale ragione avesse scelto quel nome di battaglia era un mistero. Gianpiero, il Bruno, sosteneva derivasse dalla passione per le piante che il padre coltivava nel parco della Villa delle Rose, dove svolgeva la mansione di giardiniere per i marchesi d’Angera. Mario, il Milanese, accennava ad una storia ben diversa, riferita in confidenza da Giacinta, la miglior amica di Lucia. “Nel linguaggio dei fiori – raccontò – la camelia è sinonimo di bellezza e devozione eterna tra gli innamorati. Ma in questo caso l’amore è finito in tragedia quando Martino, il promesso sposo di Lucia, uscito in barca per pescare, era annegato durante un’improvvisa burrasca che l’aveva colto quand’era al largo di Stresa”. E forse quella era la ragione della malinconia che rivela il suo sguardo triste. Parlava poco, Camelia.

Al peso che portava nell’anima per quella disgrazia si era aggiunto quello del padre che era stato deportato in Germania con un gruppo di altre persone, durante una retata delle SS. L’episodio, con le sue drammatiche conseguenze, era avvenuto sulla sponda magra del Verbano, a Sesto Calende, nei pressi della Savoia-Marchetti, l’azienda aeronautica che da poco aveva cambiato come in SIAI Marchetti. La villa dei marchesi d’Angera si trovava da quelle parti e il giardiniere venne arrestato insieme a un gruppo di operai accusati di aver sabotato gli aerei destinati alla Regia Aeronautica. Una dannatissima disgrazia per lui, di cui non si seppe più nulla, e anche per la ragazza che, orfana di madre morta nel darle la luce, era rimasta sola e senza parenti prossimi, se si escludeva un anziano cugino della madre che viveva a Saronno. Così Lucia prese la sua decisione. Contattati i partigiani della banda del Mottarone, si unì a loro con quel nome – Camelia – che crucchi e camicie nere impararono ben presto a temere. La notte profumava d’erba tagliata. Merico, nell’alpeggio più a est di Vidabbia, si era dato da fare con il taglio maggengo, per ottenere il foraggio più ricco di graminacee per le sue due vacche. Benedetto uomo! Grazie a quel latte, che generosamente ci forniva insieme ad un poco di farina gialla, si riusciva a calmare i brontolii della fame che salivano cupi dai nostri stomaci spesso vuoti. Rannicchiato dietro a un masso erratico, ricoperto di una patina verdastra di muschi e licheni, guardai su verso il crinale, oltre la chioma degli ultimi alberi. La luna, tonda e bianca come latte appena munto, segnava il profilo del monte Zughero. Poi, volgendo lo sguardo verso il lago, vidi che la luna riverberava quella sua luce sulla superficie dell’acqua, accarezzandola. Una larga fascia d’argento si stendeva tra le due sponde, da Baveno a Pallanza. Le isole Borromee parevano macchie scure e buie, annegate in quella luce. Le rive erano anch’esse tenebrose, con le poche luci soffocate dal coprifuoco. Pensai a chi era giù, nei paesi. Dormivano, dietro quelle persiane chiuse? O erano ancora svegli, tormentati dall’insonnia in quei tempi tristi e duri? E se dormivano, com’era il loro sonno? Sereno o agitato? Sognavano o il loro riposo era ghermito dagli incubi? Chissà. Io, intanto, qui di vedetta con gli occhi che tentavano di chiudersi per la stanchezza e la testa pesante, pensavo a come sarebbe stato il giorno in cui avremmo finalmente raggiunto la libertà, posando il fucile, tornando a casa. Ci saremmo arrivati, a quel giorno? E quando? E chi, di noi? Non certamente Maurizio, l’amico più caro di Camelia. Dinamite, così aveva scelto di farsi chiamare, era morto in quella maledetta, gelida alba sulle balze del monte Camoscio. Non era rientrato al comando. Attendemmo a lungo e poi mandammo alcuni uomini a pattugliare il bosco delle querce verso la cava di granito. Lo trovammo io e Pernod, all’indomani, morto. Era duro, rigido, con la pelle diafana per il freddo. Una smorfia in volto che pareva quasi un mezzo sorriso e la camicia lacera, strappata sul petto dalla raffica di mitra che l’aveva falciato. Accanto al suo, il corpo di Rolando. Aveva solo sedici anni e, con il suo moschetto, quasi più grande di lui, l’aveva accompagnato in quella che era stata la loro ultima missione. Camelia era distrutta dal dolore ma quando si riprese disse che l’avrebbero pagata quei delinquenti in camicia nera e i loro alleati tedeschi. Era il 24 dicembre, la vigilia di Natale del 1943. Una festa triste, dove nessuno ebbe voglia di aprir bocca. Solo Marcello, che aveva studiato in seminario, mormoro una breve preghiera: “L’eterno riposo dona a loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen”.

Marco Travaglini

“Gusta”… un fresco, sabaudo Vermouth

Appuntamento nel “Giardino” della settecentesca dimora di “Casa Lajolo” a Piossasco, per un curioso viaggio  sensoriale nel mondo del “vermouth”

Venerdì 18 luglio, ore 20,30

Piossasco (Torino)

Madamin, gradisce un Vermouth? La domanda, per essere perfetta, andrebbe posta con intonazione strettamente turineisa … alla “Macario” per intenderci. Purtroppo trattasi di domanda oggidì in forte disuso. Anche nei migliori bar (se non forse in quelli rigorosamente storici) è difficile leggere, annotata dal cameriere di turno, una simile “comanda”. Vanno alla grande mille altri misteriosi intrugli a far da aperitivi, ma di “Vermouth” molto poco, purtroppo, si sente risuonar richiesta. Eppure parliamo mica di noccioline, con tutto di rispetto anche per le noccioline, ma di un grande “vino aromatizzato” nato a Torino e da Torino diffusosi, con una storia affascinante da vantare, in ogni angolo del mondo. Industrializzato (e non propriamente “inventato”) nel 1786 a Torino da Antonio Benedetto Carpano – che scelse questo nome riadattando il termine “Wermut”, con il quale in tedesco veniva chiamata l’“artemisia (assenzio) maggiore” – in realtà quello che ebbe poi a diventare l’ingrediente principale di numerosi cocktail, vantava già, pare, secoli e secoli di storia alle spalle: da Ippocrate addirittura (che si dice amasse bere vino aromatizzato, l’“ippocrasso”) con erbe, spezie e miele così come già s’usava nell’antica Grecia e nell’antica Roma. Fino ai nostri giorni.

Per arrivare a Torino, a fine Settecento, e prendere le ali, grazie all’intuito del grande inventore e distillatore, il succitato Antonio Benedetto (di nome e di fatto) Carpano. Dal 2017, fra l’altro, il “Vermut di Torino” o “Vermouth di Torino” (tutti piemontesi i grandi produttori: dalla “Cinzano” – Gruppo Campari – alla “Martini” alla “Carpano” – Fratelli Branca – e a “Gancia”) ha conseguito l’“Indicazione Geografica – IG” registrata.

E allora “Viva il Vermouth”. A rendere onore a questo grande prodotto delle nostre terre, si potrà nella serata di venerdì 18 luglio (ore 20,30) nel “Giardino” della settecentesca dimora storica di “Casa Lajolo” a Piossasco, che, all’insegna dell’evento dal titolo (che è tutto un programma) “Gusta”, farà da palcoscenico a un’esperienza sensoriale tesa proprio a (ri)scoprire e a celebrare tutte le meraviglie di un “re” del bere, alla cui popolarità contribuì anche (si dice) il Conte Camillo Benso di Cavour, che ne fu ghiotto estimatore al “suo” tavolo riservato del “Cambio”.

A guidare la serata, sarà Fulvio Piccinino, “ambasciatore” del “Vermouth di Torino” e autore del celebre libro “Il Vermouth di Torino. Storia e produzione del vino aromatizzato più famoso del mondo” (“Ed. Graphot”).

Durante l’incontro, Piccinino narrerà la storia e le curiosità legate alla nascita di questo affascinante nettare, racconterà come il Vermouth si sia evoluto nel tempo, consolidandosi nelle abitudini di consumo e nella produzione, diventando un simbolo di eleganza e convivialità.

L’esperienza “Gusta” prevede, inoltre, una “degustazione guidata” di diverse tipologie di “Vermouth”. Ogni sorso sarà intervallato da spiegazioni dettagliate e aneddoti, permettendo al pubblico di apprezzare le sfumature e le peculiarità di questo prodotto d’eccellenza.

La partecipazione  ha un costo di 35 euro a persona.

Per chi desidera vivere questa esperienza in compagnia, è prevista una speciale offerta di 60 euro per la coppia. Durata di circa due ore, “un tempo perfetto per immergersi completamente nel mondo del Vermouth”.

Iscrizione obbligatoria https://www.casalajolo.it/prenota/

g.m.

Nelle foto: “Casa Lajolo” in notturna; Calici di “Vermouth”; Fulvio Piccinino