LIFESTYLE- Pagina 54

La premiata ditta della Rosa Scarlatta

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La signora Amelia era davvero una gran signora. Nonostante la non più giovane età era sempre, quotidianamente, in piena attività. Il portamento aveva un tratto che poteva definirsi persino nobile, se non fosse per il trucco troppo accentuato.

Non ho mai capito perché non fosse considerata per la grande disponibilità che, in tanti decenni, aveva dimostrato nel risolvere i problemi altrui. Specialmente, se non addirittura in via esclusiva, quelli di tanti uomini d’ogni età ed estrazione sociale. Forse perché svolgeva il mestiere più antico del mondo? C’era, nel non considerarne fino in fondo la delicata funzione che – senza false ipocrisie e dubbi moralismi – le avrebbe fatto meritare se non un attestato di benemerenza almeno una più generica riconoscenza, qualcosa di profondamente immorale. Sì, immorale. Come non tener conto che la signora Amelia, in arte  “Rosa Scarlatta“, aveva svolto in condizioni non propriamente agevoli e spesso senza entusiasmo, una funzione – per così dire – “sociale” a beneficio di buona parte della comunità di sesso maschile non solo bavenese ma anche stresiana e di chissà quanti altri comuni che si affacciano sulle rive del Verbano. Dopo una fase d’avvio della propria impresa, sotto “padrona”,  in una di quelle case che non andavano nominate per non inciampare nella già citata “morale”, appena superati i venticinque anni, si mise in proprio. Sì, perché la “premiata ditta della Rosa Scarlatta”, alla prova di quello che potremmo definire come “il mercato”, dimostrò competenza, professionalità e spirito d’iniziativa. Con una sorprendente dose di “savoir-faire” che, nel breve volgere di qualche anno, le fece guadagnare rispetto e simpatia.

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Ovviamente, non da parte di tutti. Le signore, anch’esse senza distinzione d’età, la guardavano in malo modo, commentando con parole poco garbate e lusinghiere le sue “gesta” e commiserando energicamente  quella sua “professione” che – detta da loro – “turbava la quiete delle famiglie e portava discredito all’intera comunità”.Non ho mai fatto caso al fatto che potessero avere torto o ragione. Forse, a ben guardare, ci stavano sia l’una che l’altra. Certo è che la signora Amelia non prestava molto orecchio alle chiacchiere, meno che meno a quelle più malevole. “Io professo e tiro dritto. Non rompo le scatole e pago le tasse. Dopotutto sono i loro uomini che mi cercano. Se non volessero basterebbe, quando gli chiedo se sono d’accordo a darmi una mano a tener aperta l’impresa, dire di no. Non li obbligo certo io a fermarsi, lungo la strada che, a volte, è persino accaduto qualche tamponamento. Una volta, tra due bei tipi, son volate persino parole grosse e qualche sberlone, per stabilire a chi toccava per primo a far la propria parte“. Eppure, come mi raccontava il Carlino di Loita, la “nostra” Amelia aveva dato fatto fare il salto tra l’adolescenza e l’età adulta ad un bel po’ di ragazzi, accompagnandoli alla scoperta di se stessi durante la loro pubertà. “ Tu, che sei ragioniere e hai studiato, dai, dimmelo un po’ tu: ti par possibile che, per aver fatto del bene, in anni in cui c’era ancora tanta ignoranza e tanto pregiudizio, si debba essere considerati come dei delinquenti, come dei poco di buono?“. Il Carlino, a differenza di me e di tanti altri, faceva parte della schiera di quelli che avevano “provato” a fare i conti con l’impresa della Rosa Scarlatta e si erano dichiarati soddisfatti. Non sopportava l’ipocrisia dei benpensanti. Gli faceva saltare la mosca al naso. “Roba da matt. In sempar lì a criticà a destra e sinistra, a cùra in gesa a confessare i peccati per poi, lasciato alle spalle il portone e svoltato l’angolo, a fare di nuovi”. E sgranava giù, come un rosario, i tanti peccati che le “signore-bene”, come le chiamava lui, erano d’uso commettere: accidia, avarizia, invidia, superbia,ira. La lussuria, invece, era – secondo lui – praticata dai loro compagni benché a loro stesse suscitasse ( senza dirlo, senza ammetterlo, per carità..) ben più che un vago interesse e ben più che un semplice desiderio. In materia, però, nessuna poteva battere l’offerta della “premiata ditta” individuale che faceva capo alla signora Amelia.

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Vera e propria artigiana del piacere, con una carriera ultra decennale sulle spalle, non temeva la concorrenza di quelle povere dilettanti. Così andò avanti e indietro, per un bel po’ d’anni, sulla litoranea del lago Maggiore. Sempre in ghingheri, sempre a testa alta, mostrando fieramente la sua “impresa” anche se il tempo l’aveva ormai irrimediabilmente consumata. Finché , da un giorno con l’altro, non si vide più. Come dire? Sparita. Volatilizzata. Puff..! Più o meno come la colomba nelle mani di un prestigiatore. Solo dopo un annetto si seppe che si era “ritirata” in una casa di riposo sulle rive del lago d’Orta. L’andirivieni l’aveva logorata e le gambe gli cedevano. Così, per non farsi commiserare del tutto e lasciare un buon ricordo di sé, se n’era andata senza neanche fare un “ciao” ai suoi vecchi amici, ai “clienti” più fidati che erano anch’essi cresciuti ed invecchiati con lei. Il Giustino propose addirittura a quel deputato che aveva potuto godere in gioventù, pure lui, dell’attività della “premiata ditta”, un intervento affinché fosse riconosciuto alla signora Amelia se non proprio la pensione almeno un piccolo vitalizio, come segno tangibile della riconoscenza nei confronti di una persona che aveva fatto molto nel campo del “sociale”. Dopotutto, diceva il Giustino, “l’Amelia di marchette ne ha messe insieme un bel po’ che bastano ed avanzano per la pensione“. Forse in altri paesi, dove la mentalità è più aperta e tollerante, la “premiata ditta” della signora Amelia sarebbe stata riconosciuta alla stregua di un servizio sociale e le prestazioni sarebbero state, con ogni probabilità, prescritte dal servizio sanitario e quindi mutuabili. Ma, per sua sfortuna, e per disappunto dei più tra i suoi “beneficiati”, questo non si rese possibile. E così non se ne fece un bel nulla. L’onorevole allargò le braccia e chiese, in relazione al suo passato, l’omissis o – quantomeno – una corretta applicazione della privacy. Le ormai vecchie iraconde, rinsecchite e acide, continuarono a pensare il peggio del peggio e, in fondo al cuor loro, a provare invidia per quella “impresaria” che si era fatta dal niente, utilizzando al meglio le doti naturali che aveva avuto in dono dalla nascita. I suoi clienti rimasero con i loro ricordi e con il rimpianto, forse, di non aver potuto approfittare più quanto non avessero fatto delle offerte di quella gran professionista del piacere altrui. Che dirvi, ancora?  La signora Amelia se n’è andata per sempre. E’ ormai da un paio d’anni che, come è d’uso dire, “ha lasciato questa valle di lacrime“. Probabilmente, essendo – a dispetto di chi la mal giudicava – credente e praticante, è salita direttamente in paradiso. Ci sarà pure un angolino anche per chi, come lei, ha operato tutta la vita per far felici gli altri rinunciando, almeno in parte, alla felicità propria. O no?

Marco Travaglini

Domodossola: un treno tra foliage, storia e natura

di Daniela Melis

Le sue coordinate sono ideali se si vuole scoprire il Piemonte nord-occidentale. E, soprattutto, per sorprendersi della bellezza di Domodossola. Situata nel cuore delle Alpi piemontesi, Domodossola è il luogo ideale per chi cerca un perfetto mix di natura, storia e tradizione.

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/esperienze/domodossola-un-treno-il-desiderio-tra-foliage-storia-e-natura

 

L’autunno di Alberto Marchetti propone quattro novità

 

La robiola di Cocconato, l’uva fragola, lo Zabasù e la panna cotta

Con l’arrivo dell’autunno, cresce la voglia di sapori morbidi e rassicuranti: Alberto Marchetti ha scelto di accompagnare questo periodo dell’anno con due gelati al gusto di uva fragola e robiola di Cocconato, che celebrano la semplicità dei prodotti stagionali, che non hanno stagionalità e possono essere vissuti tutto l’anno. Accanto a nuovi gusti, Marchetti ha preparato altre due golose novità, lo Zabasù e panna cotta. Due dolci che rappresentano una coccola autentica e preparata a regola d’arte. Con il suo sguardo appassionato verso il territorio, Marchetti per questo autunno ha voluto dar spazio alla qualità delle materie prime e la semplicità degli ingredienti, convinto che un buon gelato nasca da pochi elementi, ma perfetti. Ogni novità è un racconto del Piemonte, di artigianalità e di gusto puro. Un gelato che è un vero omaggio a un borgo del Piemonte, e che Alberto Marchetti ama, Cocconato, in provincia di Asti, è quello alla robiola di Cocconato. Formaggio “pat”, dal sapore delicato e leggermente acidulo, che si trasforma in una crema vellutata, elegante e avvolgente, capace di raccontare la storia e le tradizioni di un territorio antico. Ogni cucchiaio è un viaggio tra le colline tra profumi di erbe e latte appena lavorato, un’esperienza che unisce semplicità e raffinatezza. L’uva fragola, dolce, aromatica, sorprendentemente intensa, diventa protagonista di un gelato che parla da sé. I sentori di fragola e uva fresca si intrecciano in armonia. Un gusto che evoca vigneti soleggiati e il lento scorrere dell’autunno in ogni assaggio. Zabasù, rivisitazione del classico italiano tiramisù, è interpretato da Marchetti come dolce a cucchiaio. Uova da galline allevate a terra, montate a mano, mascarpone fresco, zucchero e caffè espresso si fondono in una crema vellutata e avvolgente. I savoiardi, provenienti dal prestigioso biscottificio Giovanni Moro, di Fonni, e lavorati secondo una ricetta tramandata da tre generazioni, aggiungono una nota fragrante e armoniosa, completando un dessert elegante e autentico. Ogni cucchiaio è un minuto di piacere puro. Per questa stagione autunnale, Alberto Marchetti presenta la novità Zabasù, dove il tiramisù incontra lo zabaione, creando un dolce al cucchiaio ancora più ricco e seducente. Il dolce al cucchiaio preferito da Marchetti è la panna cotta al caramello, una ricetta che incarna la filosofia della bontà autentica: panna fresca, zucchero, latte e un caramello dorato che avvolge ogni assaggio di note calde e leggermente tostate. La panna cotta al caramello è un inno alla tradizione piemontese, resa attuale da una consistenza perfettamente liscia e da un equilibrio raffinato tra dolcezza e intensità. Naturale, senza glutine, è pensata per tutti gli amanti dei sapori genuini. Un classico della pasticceria piemontese.

Mara Martellotta

Forze armate o disarmate?

L’approssimarsi del 4 novembre, Giornata delle Forze armate, nonché Anniversario della vittoria della Prima Guerra Mondiale riporta in discussione l’opportunità di avere forze armate, di celebrare una guerra, soprattutto in un periodo che di conflitti nel mondo ne vede troppi.

E’ palese che tali discussioni siano cominciate nel momento in cui è stata sospesa la leva obbligatoria e la scuola, in generale, ha smesso di insegnare educazione civica, le ore dedicate alla formazione sono state sostituite da quelle dedicate a come cambiare genere ed in quale toilette recarsi a seconda se si percepisca una disforìa di genere o no.

Va innanzitutto ricordato che anche i Carabinieri, per effetto della legge delega n. 78, dal 31 marzo 2000 sono la quarta forza armata dello Stato; ciò significa che se subiamo un’aggressione, o entrano i ladri in casa o subiamo un qualsiasi altro reato, ed odiamo le Forze armate dobbiamo essere coerenti e chiedere al 112 che ci venga inviata la Polizia di Stato oppure non chiediamo aiuto così si rafforza in noi la convinzione di essere coerenti e che le Forze Armate siano inutili.

Ottaviano Augusto, che di guerre se ne intendeva, già venti secoli fa disse “Si vis pacem para bellum” (Se vuoi la pace, prepara la guerra), ad indicare come uno Stato militarmente potente ha sicuramente meno probabilità di essere aggredito.

Ma pensiamo al presente: quante volte i nostri militari intervengono e sono intervenuti in zone calde, come contingente di pace? Proprio perché contingente di pace (il primo fu in Libano, nel 1982 e nel 1983, al comando del Gen. Angioni) non aveva come obiettivo combattere ma la dotazione di armi era un deterrente per le popolazioni in conflitto).

E quante volte, dagli Alpini al Genio passando per le altre specialità, sono intervenuti a seguito di sismi (inteso come plurale di sisma, non come ex servizio segreto) per aiutare la popolazione, fornire supporto per il rinvenimento di ferito e cadaveri o per somministrare cibo, acqua e medicinali? A partire dall’alluvione di Firenze nel 1966, arrivando al terremoto del Belice nel 1968, ai terremoti di Friuli (1976) e Irpinia (1980) proseguendo con tutti gli altri eventi, le forze armate hanno fornito mezzi e personale altamente addestrato salvando vite e venendo in soccorso alle popolazioni coinvolte.

Nessuno di noi può ricordare il terremoto di Messina nel 1908 dove, a seguito dello sciacallaggio posto in essere da molte persone ed essendo morti molti appartenenti alle nostre forze dell’ordine, furono i marinai russi ad intervenire per bloccare il fenomeno, restituendo ove possibile i beni ai legittimi proprietari.

Se una mamma, come spesso sento dire, incute ai figli piccoli la paura delle divise dicendo “se non stai bravo dico al carabinieri di portarti via” (o scemenze analoghe) non dobbiamo poi stupirci che quel bambino, da adulto, odi le divise o creda di dover necessariamente reagire a qualsiasi richiesta proveniente da un individuo in divisa.

Collaboro spesso con Carabinieri, altre forze armate, Corpo militare della CRI e non li ho mai percepiti come aggressori, eredi di nefandezze del passato o, comunque, enti e persone da escludere dalla vita di un Paese.

La storia insegna e serve da monito per le generazioni future soltanto se viene studiata, compresa, contestualizzata; solo così può aiutare a comprendere gli errori del passato ed evitare che si ripetano.

Salta agli occhi come, chi oggi inveisce contro le divise sia il primo a lamentarsi che quando ne hai bisogno non ci sono mai, a criticare le spese militari senza considerare che appartenendo ad un Ente sovranazionale (NATO) abbiamo, ipso facto, obblighi di armamento e di intervento dai quali non possiamo esimerci per un patto sinallagmatico (io aiuto te, tu aiuti me).

Certo è che se il tempo dedicato a criticare, blaterare e denigrare le forze armate ed i loro appartenenti venisse utilizzato per affiancarle, magari come volontari, forse (e sottolineo forse) se ne potrebbe ridurre il numero.

Sergio Motta

Inaugurazione di PIEDINY Il Nuovo Santuario del Benessere Pop

Inaugurazione di PIEDINY  Il Nuovo Santuario del Benessere Pop, Inclusivo e Genderless a Torino
Torino si prepara ad accogliere un nuovo spazio dove estetica, creatività e libertà d’espressione si fondono in un’unica esperienza: PIEDINY, il centro estetico e concept store nato dalla visione di Rosa Chemical e di sua madre, pronta a diventare la CEO e anima di questo progetto unico.
L’inaugurazione ufficiale si terrà domenica 9 novembre, dalle ore 18:00, in Via dei Quartieri 4A, nel cuore pulsante della città.
Un concept rivoluzionario
PIEDINY non è il classico centro estetico. È un luogo pop, colorato e irriverente, dove il benessere incontra l’arte e la cura di sé diventa un atto di identità. Pareti rosa shocking, dettagli visionari e un’atmosfera inclusiva e genderless fanno da cornice a un ambiente in cui tutti possono sentirsi liberi di esprimere sé stessi, senza etichette.
Gli ospiti dell’inaugurazione
L’evento vedrà la presenza di:
La madre di Rosa Chemical, CEO e mente creativa di PIEDINY
Rosa Chemical, co-fondatore e icona di libertà e stile
Pitta, 18K, Macello, Axell e numerosi altri ospiti speciali
Intrattenimento, musica e sorprese
L’atmosfera sarà scandita da un DJ set firmato da Camilla PNK, mentre i primi 50 ospiti avranno la possibilità esclusiva di ricevere un toothgem personalizzato da Beatrice Smile, celebre per le sue creazioni scintillanti.
Un evento imperdibile per la stampa, gli amanti del beauty e della cultura pop, che segna l’inizio di una nuova era del benessere a Torino aperta, ironica e senza confini di genere piedinyofficial@gmail.com

Enzo Grassano

Torino accoglie “Diina”: la Dinosaura della Pace su un tetto di Barriera di Milano

Sabato 8 novembre, ai Docks Dora, un essere preistorico alto nove metri inviterà a riflettere sulle guerre e su sestessi
Dalle 16 a mezzanotte si brinda alla Terra con i vini ancestrali di Fabio Gea, le birre acide del Tripel B, i thaj-arin e i korean burger di Atypique
Sonorizzazioni dal vivo Micromachines a cura di Kiffa&Rosbief e la musica sperimentale di Alea Societas
E dopo anni di silenzio, alle 21.30, torna a cantare Dj Pinzu, uno dei fondatori torinesi del rap in Italia

C’è una nuova creatura in città. È alta nove metri, veste un mantello di dodici e – dopo aver girato il mondo, da Parigi ad Amsterdam, da Losanna a Friburgo, alla Loira e alla Provenza – è pronta a svelarsi anche sotto la Mole. Si chiama Diina, ed è una Dinosaura della Pace. Verde, certo — ma quanto “green”? Gonfiabile come le illusioni ecologiche, riciclabile come le promesse elettorali, teneramente plastica come le bugie quotidiane. Eppure, quando sabato 8 novembre scenderà su un tetto di Barriera di MilanoDiina parlerà di Pace. Sì, perché sul suo mantello campeggia una preghiera scritta a mano dal vignaiolo e ceramista Fabio Gea, tradotta in 94 lingue, dalla più parlata al mondo — il cinese — fino al catalano, l’ultima. Ogni lingua vale uno. Ogni persona vale uno. La preghiera non si legge tutta d’un fiato. È un mantra collettivo, una poesia silenziosa che invita a chinarsi, osservare, cercare, forse capire. E per chi avrà la pazienza di guardare bene, in basso a destra — piccola, nera, quasi invisibile — troverà la chiusa più intima.

Il suo creatore, Fabio Gea è uno di quei personaggi che sembrano usciti da una favola dei fratelli Grimm o un libro mai scritto da Philip Dick ambientato nella natura selvaggia delle Langhe, ma camminano tra noi. Geologo, ceramista, vignaiolo, dopo aver fatto sognare mezza Europa con i suoi ovetti e le sue giare di porcellana vinaria, porta finalmente la sua Diinanella città natale.

Nessun social network, nessuna pubblicità, nessun additivo: solo vino, terra, mani, cuore.
Dai vigneti del bricco di Neive ai bacini d’acqua dove lascia fermentare i suoi vini come infusi cosmici, Fabio vive la materia come un atto di fede. E questa volta, prima di partecipare alla Fiera dei vini naturali Augusta al via dal 9 novembre, porta a Torino non solo le sue bottiglie ma un’installazione spirituale, un atto artistico, un rito collettivo. Diina” non è un giocattolo, né una trovata pubblicitaria. È un totem gonfiabile che ci restituisce, in forma leggera e ironica, il peso delle nostre contraddizioni. Perché è facile parlare di “green”, ma qui — tra birre acide e vini ancestrali — si brinda all’imperfezione umana, al dubbio, al tentativo.

Cosa succede ai Docks Dora

L’8 novembre ai Docks Dora sarà la data 0 di  una festa senza etichette (tranne quelle sulle bottiglie), con degustazioni delle birre acide del Tripel B, brindisi con i vini preistorici e rivoluzionari di Fabio Gea, assaggi di thaj-arin (anche in versione veg) e korean burger di Atypique (Milano). E poi musica e danze fino a tarda sera, con le sonorizzazioni dal vivo Micromachines  a cura di Kiffa&Rosbief e la musica sperimentale di Alea Societas. Alle 21.30, un grande ritorno: Dj Pinzu, uno dei fondatori torinesi del rap in Italia, riprende il microfono in mano dopo anni di silenzio.

A osservare, dall’alto, Diina, la Dinosaura della Pace, che si gonfierà davanti a tutti, come un grande respiro collettivo. Un evento per chi crede ancora che la Pace possa gonfiarsi, il vino possa parlare e una dinosaura possa ricordarci che la Terra non ci appartiene — siamo noi ad appartenere a lei. Un momento tra l’assurdo e il mistico, dove si brinda alla Terra, ci si prende in giro come specie, e si balla finché il vino e la birra reggono.

Sabato 8 novembre 2025 – Docks Dora, Torino
Dalle ore 16.00 alle 24
Ingresso libero | Degustazioni a prezzi popolari

Info 373.8891831 – 345.1745672

San Baudolino e il tartufo

Torna anche quest’anno, con l’arrivo dell’autunno, uno degli appuntamenti più attesi del territorio: la Fiera di San Baudolino – Fiera Regionale del Tartufo di Alessandria, giunta alla sua 39ª edizione. Domenica 9 novembre 2025, dalle ore 9.00 alle 19.00, il centro storico della città si trasformerà in un vivace palcoscenico dedicato ai profumi e ai sapori del Piemonte, con una ricca proposta di eventi, degustazioni e intrattenimenti culturali.

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu:

https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/san-baudolino-tartufi-e-sapori-del-piemonte-ad-alessandria

Location WOW, le proposte di POP UP per il Natale aziendale

Le feste di Natale aziendali sono un momento per creare coesione all’interno di un gruppo di lavoro. Proposte personalizzabili, location bellissime in cui organizzare il proprio evento natalizio aziendale. Luoghi raffinati come lo storico palazzo Ceriana Mayneri e quello di Saluzzo Paesana, che accoglie gli ospiti nel suo maestoso cortile barocco, o ancora quello di palazzo Coardi di Carpineto, dove si può cenare tra sale affrescate, in cui il tempo pare essersi fermato. Oppure luoghi più dinamici e contemporanei come la pinacoteca Agnelli, per un brindisi con vista mozzafiato sulla città, o ancora il MAUTO, circondati da una straordinaria collezione che racconta storie di ingegno e bellezza. Qualunque sia la tipologia di evento natalizio che si abbia in mente, POP UP Location WOW ha una soluzione su misura, compresa di menù stagionali, ingredienti locali, fornitori selezionati e la giusta atmosfera di festa. Le proposte per gli eventi aziendali natalizi partono da 57 euro per un aperitivo buffet, e da 67 euro per una proposta placée. POP UP Location WOW è una realtà giovane e dinamica, attiva da lungo tempo sul territorio piemontese nell’organizzazione di eventi privati, i luoghi dall’effetto WOW. La filosofia con cui nasce POP UP è quella dello stupore, progettata per uscirà dagli schemi di un normale format, e sfuttare la propria creatività grazie al supporto di location particolari, staff di cucina e sale di eccellenza consolidate, capace di costruire un evento su misura e secondo le esigenze. L’offerta di POP UP si distingue per quanto riguarda il catering e le location, entrambi di grande qualità e dai prezzi competitivi, per un risultato dall’effetto sorprendente. Il gruppo di professionisti di POP UP si occupa dell’intera filiera organizzativa dell’evento, dalla progettazione all’allestimento, dalla pianificazione dei dettagli alla scelta dei fornitori migliori.

Mara Martellotta

Torino capitale della dolcezza con DOLCISSIMArte 2025

Dal 6 al 9 novembre la rassegna celebra la pasticceria piemontese tra arte, tradizione e nuove generazioni
La città si prepara a immergersi nella dolcezza. Torna DOLCISSIMArte, l’unica rassegna in Italia interamente dedicata alla pasticceria regionale artigianale, ideata da Ascom Confcommercio Torino e provincia ed EPAT, con il sostegno di Regione Piemonte, Città di Torino, Camera di commercio di Torino, Turismo Torino, Unioncamere Piemonte, FIPE, Iren e numerosi sponsor privati.
Dal 6 al 9 novembre 2025, Torino diventerà nuovamente la capitale della pasticceria piemontese, con un ricco calendario di eventi diffusi che uniscono dolcezza, cultura e territorio. La manifestazione si inserisce in una settimana densa di appuntamenti internazionali — tra Artissima e le Nitto ATP Finals — creando un connubio unico tra arte, sport e gusto.
Il sapere che diventa sapore
Tema di questa quarta edizione è “La pasticceria: di generazione in generazione, il sapere diventa sapore”: un omaggio al valore della trasmissione del mestiere, ancora oggi vitale nelle botteghe piemontesi. La pasticceria resta infatti uno dei pochi mestieri dove il ricambio generazionale è vivo e orgogliosamente custodito: i figli tornano nei laboratori di famiglia dopo gli studi per dare continuità a una tradizione che è insieme arte, scienza e passione.
Maria Luisa Coppa, presidente Ascom Confcommercio Torino e provincia, sottolinea:
«La pasticceria piemontese è un patrimonio prezioso, fatto di storia ma anche di futuro. Da quattro anni lavoriamo per valorizzare un settore d’eccellenza. Nessuno si inventa pasticcere: dietro ogni creazione ci sono anni di studio, sacrificio e passione. DOLCISSIMArte è cresciuta e vuole continuare a crescere, perché la pasticceria è un motore economico e culturale per il nostro territorio. Invitiamo le nuove generazioni a raccogliere questa eredità con competenza e visione».
Gli eventi
La Grande Anteprima
Giovedì 6 novembre, al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, si terrà la Grande Anteprima di DOLCISSIMArte: un sontuoso Tavolo delle Torte con 100 dolci realizzati da 80 Maestri Pasticceri provenienti da Torino, Biella, Cuneo e Vercelli.
Ospiti d’onore i valdostani Rolando e Francesca Morandin, con un collegamento speciale dalla California con Marco Lusso, allievo di Giusto Falchero. L’evento vedrà anche la partecipazione degli studenti ITS Academy Turismo Piemonte e dei Cuochi della Mole, in un dialogo tra maestri e nuove generazioni.
Il Maestro Rolando Morandin, simbolo della tradizione dolciaria alpina, commenta:
«La pasticceria piemontese è uno dei pilastri della pasticceria italiana. Mi considero un “raccontastorie” che cerca di trasmettere ai giovani non solo le tecniche, ma la passione. Se perdiamo la tradizione, perdiamo tutto».
Pasticceri in Vetrina
Venerdì 7 e sabato 8 novembre, il centro di Torino si trasformerà in un laboratorio a cielo aperto con Pasticceri in Vetrina: esibizioni dal vivo di maestri pasticceri ospitati nei negozi del centro, tra via Carlo Alberto, via Po, piazza San Carlo e piazza Statuto. Le degustazioni saranno gratuite fino a esaurimento.
Pasticcini in Carrozza
Nelle stesse giornate, torna anche Pasticcini in Carrozza, il tour sul tram storico con degustazioni curate da Maestri Pasticceri e racconti delle guide turistiche GIA Ascom.
Il biglietto costa 15 euro, interamente devoluti alla Fondazione FARO.
CaPè Concerto e Dolcissima Merenda
Domenica 9 novembre, alle ore 14, il Palazzo Saluzzo Paesana ospiterà il CaPè Concerto DOLCISSIMArte: un evento tra musica e pasticceria secca con la pianista Marta Cirio e gli allievi degli istituti alberghieri piemontesi, in dialogo con il maestro Giulio Lauciello della pasticceria Ghigo.
Nel pomeriggio, in tutta la città, le pasticcerie aderenti proporranno la DOLCISSIMA MERENDA: degustazioni della Torta Dolcissima accompagnata da cioccolata o bevande calde, per rivivere la magia del Tavolo delle Torte nelle botteghe torinesi.
Eventi speciali
Tra gli appuntamenti collaterali:
Annullo filatelico speciale di Poste Italiane, al Museo del Risorgimento (6 novembre) e in Galleria San Federico (7-8 novembre).
I Maestri Gelatieri Ascom EPAT proporranno un gusto esclusivo al marron glacé.
La “Tiramisù Master Experience by Volkswagen Eurocar”, sabato 8 novembre alla Rinaldi Eurocar, con il Maestro Fabrizio Racca (solo su prenotazione).
Tutti i dettagli su www.dolcissimarte.it
CHIARA VANNINI