LIFESTYLE- Pagina 54

Omegna, dal 22 agosto la 122^ edizione della Festa di San Vito

In palio anche un’autovettura, banco di beneficenza più ricco che mai. Concerti, musica classica, pop, eventi culturali, enogastronomia e area bimbi. Gli organizzatori: “Diversificare per attrarre nel segno della tradizione, 11 giorni di grande musica dal vivo e live show”.

Torna ‘San Vito 2025’. Quest’anno il calendario segna l’edizione numero 122 per uno degli eventi più antichi del Piemonte e in Italia, nonché altrettanto partecipati in grado di richiamare flussi turistici da ogni parte d’Italia e dall’estero.

Punto di forza uno strepitoso ‘Banco di Beneficenza’ unico in Italia, con una splendida autovettura ‘Skoda Fabia’ quale primo premio, e centinaia di altri che vanno da soggiorni turistici in rinomate location, a centri benessere, spa e sportivi, cene in ristoranti prestigiosi, elettrodomestici, tecnologia, informatica e molto di più.

La kermesse, di certo la più nota e rinomata per chi ama i laghi d’Orta, Maggiore e di Mergozzo, straordinaria e unica porzione geografica piemontese apprezzata in tutta Europa, andrà in scena come di consueto a Omegna, in provincia di Verbania, terra natia del celebre scrittore e poeta Gianni Rodari, da Venerdì 22 Agosto a Lunedì 1° Settembre, tradizionale ricorrenza di San Vitino.

Moltissime le novità in programma, con il ritorno delle tradizioni più emozionanti quali l’eccezionale e coinvolgente spettacolo piromusicale protagonista con un doppio appuntamento la sera delle domeniche 24 e 31 agosto. E con loro, in settimana ad arricchire una scaletta di tutto rispetto, una scelta musicale rivolta a grandi e giovani con artisti di primo piano della scena contemporanea dai repertori conosciuti e capaci di accontentare ogni tipo di pubblico. Insieme ai celebri ‘Salotti Diderot’ per fare il punto a metà tra storia e attualità con firme importanti del panorama letterario locale e nazionale, con una serie di dibattiti condotti dalla giornalista Sara Rubinelli insieme ai vari ospiti pronti a parlare di fede, bellezza e grandi temi.

A dare il via ai festeggiamenti, la sera di Venerdì 22 Agosto, il grande concerto bandistico della ‘Nuova Filarmonica Omegnese’ giunta al 40° della sua fondazione, per proseguire la sera di Sabato 30 con la partecipatissima Processione di San Vito animata dal Parroco Don Gianmario Lanfranchini che reca in sé la secolare e suggestiva benedizione del Lago D’Orta e delle imbarcazioni: una tradizione che prosegue dal lontano 1611 e che vedrà come di consueto la partecipazione del Vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla. Spazio anche alla musica classica con ‘I Concerti di Santa Marta’, tre appuntamenti serali in Collegiata. Sabato 23 Agosto aprono gli alunni del Liceo Musicale ‘Piero Gobetti’ di Omegna, Lunedì 25 agosto prosegue l’orchestra di musica barocca Ensemble Pecelli, il 27 agosto i clarinettisti del Quartetto Gama.

Come sempre, spazio anche alle eccellenze agroalimentari delle diverse regioni italiane e ai mercatini artigianali e con oggetti di antiquariato e modernariato che animeranno con una proposta ricca, variegata e allettante il lungolago omegnese per l’intera durata dei festeggiamenti.

Torna l’atteso appuntamento con la salita al Campanile della Chiesa della Collegiata, luogo denso di fascino e terrazzo incantevole per ammirare da un punto di vista privilegiato tutta la maestosa bellezza del Lago d’Orta dalla riva omegnese.

Mercoledì 27 sera, invece, ritorna presso il ‘Forum’ l’appuntamento con i cosiddetti ‘Fuochini’, ovvero i fuochi d’artificio a misura di bambino, che grande consenso riscuotono al pari dei grandi. Un’iniziativa che rientra nel cosiddetto programma ‘San Vito Bimbi’ rivolta ai più piccoli, con il Parco della Fantasia ‘Gianni Rodari’ pronto a trasformarsi in un’area ricca di attrattive e iniziative per i minori.

E con loro ben 11 giorni di spettacoli e musica dal vivo con un’accurata selezione di olcune fra le migliori cover band pronte a proporre le canzoni più famose di Claudio Baglioni, dei Queen e di Cristina D’Avena, oltre ai classici senza tempo della dance e del beat. Senza dimenticare ‘La Cittadella del Gusto’, area destinata alle associazioni agroalimentari del territorio intente nella proposizione di specialità zonali.

In attesa dell’arrivo del programma completo delle proposte di ‘San Vito 2025’, per Matteo Pino, Presidente del ‘Comitato Festeggiamenti’, “Proseguiamo con vigore nel cammino di rilancio e rinnovo, pur nel rispetto e nella continuità della tradizione della nostra Festa. Il post Covid ha visto un importante e significativo investimento finalizzato al ritorno all’origine con la reintroduzione dei magnifici fuochi artificiali suddivisi nuovamente su due domeniche, per un totale di oltre 50mila presenze registrate solo in quelle specifiche giornate. L’obiettivo è incrementare la visibilità di un evento multipotenziale e multidisciplinare in grado di rappresentare un’alternativa valida di soggiorno turistico di fine agosto per amplissime e diverse fasce di pubblico”.

Mentre per Valentino Valentini, Presidente dell’Associazione ‘Un secolo di San Vito’, “L’appuntamento con la Festa patronale omegnese punta a diversificare il target massimizzando la capacità attrattiva del territorio. Una kermesse che parla agli amanti della musica, dell’arte, della buona cucina, della tradizione, della cultura, della fede, dell’intrattenimento tutti vissuti su una terrazza naturale affacciata su un lago di grande suggestione quale quello d’Orta, che in Omegna ha una delle sue punte più note e stimate. Con l’intento di rinnovarsi restando fedeli a sé stessi, in un’ottica di avvicinamento e coinvolgimento progressivo di un maggior numero di giovani chiamati a partecipare attivamente anche in prima persona, oltre che alla fruizione, alla costruzione della nostra grande kermesse”.

Maggiori informazioni e l’intero programma disponibili sul sito www.sanvito-omegna.it.

L’estate degli altri

Molti italiani non andranno in vacanza, non se lo possono permettere

Quest’estate 8,4 milioni di italiani non andranno in vacanza, di questi, il 69 % (5,8 milioni) a causa di motivi economici: aumento del costo della vita, prezzi sostenuti per alloggi e trasporti. Secondo una ricerca Ipsos, infatti, gli Italiani pronti a partire cala al 72% contro il 76% del 2024.

La vacanza non e’ piu’ una scelta, ma un privilegio che si puo’ permettere un numero sempre minore di persone. Se si vuole andare nello specifico rispetto alla causa che porta alla rinuncia della partenza le ragioni preminenti sono: mancanza di risparmi da dedicare alle ferie, aumento dei costi di viaggio, imprevisti legati alla salute.

Chi rinuncia di piu’? Ancora una volta gli anziani sono coloro che fanno il sacrificio piu’ grande, il 23% tra i 65-74enni infatti rimarra’ a casa, soprattutto al nord-est.

Secondo l’Istat, nonostante il trend rispetto al 2022 sia rimasto stabile, resta comunque sotto i livelli del 2019, in sostanza quelli precedenti alla pandemia.

La vacanza estiva, dunque, rappresenta un indicatore sociale e i dati ci raccontano di una societa’ sempre piu’ caratterizzata da fragilita’ economiche e strutturali.

L’estate delle spiagge, dei tour intorno al mondo, delle passeggiate in montagna, della allegria e della spensieratezza, pertanto, non e’ la stessa per tutti. Ci sono persone, molte oramai, che vedranno gli altri partire, fare le valige, acquistare biglietti e guide turistiche nella consapevolezza che tutto questo non per loro non ci sara’.

Dietro questa netta differenza tra chi parte e chi resta c’e’ una sempre piu’ tangibile frattura sociale e l’estate rappresenta una linea di demarcazione, tracciata in neretto, tra chi puo’ e chi no; e’ lo specchio, dunque, del termometro sociale, cosi’ coma la modalita’ con cui si vive il tempo libero e’ un indicatore di benessere e opportunita’.

Il tanto anelato “stacco” per ricaricarsi e recuperare le energie spese per il lavoro durante l’anno dovrebbe essere una spettanza e rimanere sul balcone di casa aspettando settembre non lo e’ di sicuro.

Il diritto alla pausa e’ riconosciuto dall’articolo 36 della nostra costituzione “Sia il riposo settimanale, sia le ferie annuali sono previsti allo scopo di consentire al lavoratore di realizzare la propria persona anche in relazione ai suoi interessi ed ai suoi rapporti famigliari, nonchè di riposare e recuperare le forze”.

MARIA LA BARBERA

Trasformiamo le nostre aspettative in aspirazioni

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Se le nostre aspettative sono troppo elevate, quasi tutto ciò che ci accadrà nella vita non le (e ci) soddisferà, e noi saremo perennemente scontenti. E se non saremo in grado di contenerle, esse rischieranno di diventare pretese, alimentando ulteriormente la nostra insoddisfazione, e, molto spesso, la nostra rabbia nei confronti del mondo e anche di noi stessi.

Un corto circuito che ci porterà dritti dritti all’infelicità. Quando nutriamo aspettative, semplicemente noi aspettiamo che le cose accadano così come le pensiamo e desideriamo, che tutto avvenga così come noi ce lo immaginiamo, e non sentiamo di dover fare nulla o quasi per determinare e favorire che le cose accadano e si concretizzino in un certo modo.

Vivere dominati da troppe aspettative ci rende persone deboli dal punto di vista emotivo. Impariamo perciò a trasformare le nostre aspettative in aspirazioni, passando dalla passività negativa dell’attesa e della pretesa all’azione positiva verso le nostre mete. Desideri, ambizioni e obiettivi sono indispensabili componenti per una vita viva, sana, dinamica e positiva.

Ma smettiamo di aspettarci che le cose accadano perché debbono accadere e mettiamoci in azione per far sì che accadano. Accettando serenamente il fatto che, nonostante il nostro impegno, esse potranno anche non accadere. Tutti noi abbiamo qualche sogno che vorremmo si realizzasse. Anche le persone meno entusiaste della loro esistenza.

Quelle che pensano che la vita le abbia profondamente deluse e accettano passivamente una condizione di sconfitta definitiva, convinte che non valga la pena coltivare sogni. Forse anche loro hanno un sogno, magari dimenticato, in fondo ai cassetti della loro anima. Trasformiamo allora le nostre eventuali aspettative in aspirazioni.

Le aspirazioni sono la speranza positiva di veder concretizzati i nostri interessi, sono le spinte potenti e vitali che ci aiutano a migliorarci e che danno una marcia positiva alla nostra vita. Sono la conseguenza attiva dei nostri desideri, l’azione concreta, responsabile e razionale per realizzarli. Sono l’assunzione di responsabilità nel nostro percorso esistenziale.

(Fine della seconda parte dell’argomento).

Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.

Davide Malizia vince la “Nocciola” d’oro

ALLA FIERA NAZIONALE DI CORTEMILIA

In occasione della ‘Fiera Nazionale della Nocciola’ di Cortemilia – giunta quest’anno alla sua 71esima edizione – evento che celebra la ‘Tonda Gentile, ovvero la regina dell’Alta Langa varietà di nocciola tipica di questa zona, il campione del mondo di Pasticceria e Gelateria Davide Malizia è stato premiato con la ‘Nocciola d’Oro’. Si tratta di un riconoscimento prestigioso che inserisce nell’impegno più ampio degli organizzatori e del Comune di Cortemilia di valorizzare una delle eccellenze del Piemonte, dalle qualità uniche come appunto la forma tonda, il guscio sottile che permette un’ottima pelabilità, un sapore fruttato, aromatico, poco legnoso e un profumo intenso, ma al tempo stesso delicato che la differenzia dalle altre nocciole del mondo.

“Un onore per Cortemilia avere il Campione del Mondo di Pasticceria alla Fiera Nazionale della Nocciola” – dichiarano il sindaco di Cortemilia Roberto Bodrito ed il consigliere comunale con delega al Turismo Marco Zunino, che aggiunge: “consegnare al Maestro Malizia la Nocciola d’oro, simbolo di Cortemilia, conferma ancora una volta il nostro obiettivo, che è quello di riuscire a promuovere l’immagine della Nocciola Piemonte Igp delle Langhe agli occhi del grande pubblico, soprattutto delle gelaterie e pasticcerie, in Italia e all’estero”.

Del resto il Maestro Davide Malizia, pluripremiato per le sue specialità già 8 volte Campione del Mondo di Pasticceria e di Gelateria – una da campione e sette come allenatore – Maestro Apei l’Associazione degli Ambasciatori Pasticceri dell’Eccellenza Italiana presieduta da Iginio Massari e vincitore nel 2020 del prestigioso premio Sucre d’Or come Miglior Artista al Mondo dello Zucchero per i prossimi 10 anni, da sempre è stato ispirato dalla pasticceria piemontese e dalle eccellenze agroalimentari dell’Alta Langa. “Dal tartufo alla tradizione dolciaria rappresentata dai cuneesi, i bonet, le paste di meliga e gianduiotti, questo territorio esprime materie prime di grande fascino e importanza. In particolare, la nocciola è stata al centro di alcune mie realizzazioni, penso ai biscotti delle Langhe, alla crostata segreto al pralinato di nocciole e al cake nocciolino. Ricevere questo premio conferma la grande cultura italiana della produzione delle nocciole” – spiega il campione del mondo di Pasticceria e Gelateria.

Anche per l’utilizzo della nocciola ha prevalso sperimentazione, ricerca e formazione, punti cardine per Malizia ed elementi che contraddistinguono la sua Aromacademy di Roma unica scuola specializzata di pasticceria, entrata nel 2024 anche nel club esclusivo del Relais Desserts la prestigiosissima associazione francese che riunisce i più grandi pasticceri e cioccolatieri del mondo.

cs

Le impercettibili rotte delle mongolfiere sul Verbano

Non avrei mai pensato, pur essendo dotato di buona fantasia, di subire con tanta forza il fascino del volo. Per di più su una mongolfiera per galleggiare nel cielo che sovrasta il lago Maggiore. Ero emozionato come un bambino. Il giorno prima della partenza avevamo controllato le previsioni meteorologiche. La mongolfiera non può staccarsi da terra in presenza di pioggia, temporali, vento troppo forte o gran caldo. Ma il tempo volgeva al bello. Il mio amico, pilota esperto, studiò i venti in quota e le loro direzioni per sfruttarne le correnti. Non vi dico che sensazione che provai quando ci staccammo da terra e iniziò l’ascensione. Il rumore del bruciatore, una fiammata e quasi non ci rendemmo conto di essere già in volo. In meno di un quarto d’ora l’altimetro segnava 3600 piedi. Stavamo  viaggiando a poco più di mille metri d’altezza. La magia di volare era indescrivibile. Il panorama era completo, vario, mobile. Il lago pareva una creatura viva. La nostra ombra, in basso, sfiorava l’acqua e le terre che la circondano. Da quassù le cose mutavano forma: i profili dei monti, il reticolo delle strade, le strutture di case e piazze, i corsi d’acqua, i battelli, la ferrovia. Era davvero un altro punto di vista, una visione diversa del  mondo. Ero eccitato. Come su una mappa in rilievo vedevamo i laghi d’Orta e di Mergozzo, il lungo fondovalle ossolano, la corona delle alpi Pennine e Lepontine. Ma erano i colori del lago, le increspature dell’acqua mossa dalla brezza di superficie, a provocare una vera e propria vertigine. Navigavamo nell’aria con traiettorie che lasciavano tracce impercettibili e sotto di noi non c’era angolo che non contribuisse a comporre la grande suggestione del paesaggio. Anche il tempo volava ed era giunto in momento di tornare con i piedi per terra e nel cuore la gioia intensa per questo memorabile viaggio.

Marco Travaglini

Itinerario di Ferragosto tra ristoranti di mare e città

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

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Quest’anno dopo tanti anni passerò il Ferragosto a Torino perché di ritorno  da un incontro ormai  tradizionale a Bardonecchia dove vado la vigilia di  ogni Ferragosto, non voglio spingermi nel traffico delle autostrade per tornare al mare. Non credo che troverò la città deserta come nel lontano passato. E non è certo perché Torino sia diventata una città turistica. Per trovare un ristorante di qualità aperto ho dovuto prenotare a Pino Torinese, dove c’è una terrazza di straordinaria bellezza con cibi squisiti e accoglienza cordiale e professionale. Le sere d’estate era e resta un punto di ritrovo non di scontati vip torinesi ma di gente per bene, professionisti, docenti, imprenditori. Un ex ambasciatore mio amico vi  portava a cena le giovani amiche, affascinate dal suo fascino guerriero. A Torino i ristoranti  sono quasi tutti chiusi per ferie forse  anche perché i turisti si portano il panino imbottito. Nel Ponente ligure ho un po’ scorrazzato in questo ultimo mese  perché quasi ogni sera sul mare o nell’entrorerra  ho cenato fuori di casa da quando un vicino  mi ha di fatto costretto, almeno momentaneamente, a smantellare il mio terrazzo fiorito  dove invitavo gli amici.  Finora tra i nuovi e vecchi locali dove sono stato non ho trovato un posto che mi piaccia in modo particolare. Sono stato in una bellissima location alassina con vista mozzafiato sulla Gallinara. Purtroppo la qualità del cibo si è rivelata deludente e il servizio lentissimo. La ripida discesa per scendere al parcheggio era gravemente insicura. Basterebbe questo particolare per non replicare. Anche a Sanremo non ho trovato di meglio. Il mitico “  Rendez – vous” e il “Pesce d’oro” non hanno trovato degni sostituti.
Anche a Finale, se escludiamo un mitico locale di Varigotti, non ho trovato di meglio. La mia compianta amica, la scrittrice Giusy Audiberti,   si troverebbe a  disagio, lei che invitava sempre in posti belli e buoni. Anche a Savona un celebre locale noto a tanti torinesi per il nome non proprio invitante, ha cambiato del tutto ed è diventato deludente. I posti dove andavo con il mio amico partigiano autonomo –  specie ormai quasi estinta in Liguria – Lelio Speranza non ci sono più o sono gestiti in malo modo. Anche il mitico ristorante sul mare di Bordighera a pochi passi da Sant’Ampelio, ha preso ormai da tanti anni la strada della perdizione. Prezzi alti e cibi mediocri sono le caratteristiche quasi standardizzate di un’offerta gastronomica appiattita sulla banalità. Ho il sospetto che con la scusa del pesce abbattuto finisca di prevalere il pesce  scongelat. In un locale di Albenga ho avuto la nettissima sensazione di aver mangiato una gommosa coda di rospo non proprio fresca … Nel dubbio fondato non sono più andato in quel locale. In un carugio  del  Ponente ho visto due contenitori di “olio“ di frittura sospetto che forse i NAS  sanzionerebbero. La vecchia trattoria di Cisano sul Neva dove andavo con Sergio Pininfarina ha mantenuto qualità e prezzi che sono il blasone della famiglia Priano. Sono stato anche a Perinaldo, a Dolceaqua  e alla Mortola, ma le cene sono state deludenti. Ho sempre amato molto andare a cena fuori casa con gli amici che in parte  purtroppo non ci sono più. Andare a cena con Soldati o con Olivetti,  con Ronchey o con Casalegno era un’occasione per ritemprare il fisico e l’intelletto. Per non dire delle cene da “Armando al Pantheon“, dal ”Bolognese” e da Cesaretto dove cenai con Pannunzio, Flaiano e Maccari. Era il 1967.
ristorante
A volte nelle cene  c’erano anche amici, spesso giornalisti, che era meglio perdere che trovare: ti  invitavano, ma poi si facevano pagare la cena. Per un certo periodo sono stato assiduo cliente di un buon ristorantino di corso Matteotti; dovetti desistere perché il titolare mi chiese 30mila euro in prestito e mi telefonò parecchie volte fino ad obbligarmi a bloccare il suo telefono. Sulla collina torinese esistevano molti locali non tutti buoni, ma alcuni più che discreti. Anche la collina è oggi desertificata. Erano locali piacevoli non solo in estate. Anche il ristorante celebre per i tanti antipasti ha chiuso dopo un periodo di crisi comatosa per non parlare della “Fontana dei Francesi“ che era già da evitare negli anni 80 del secolo scorso. Ho scritto in passato un articolo in cui ricordavo tutti i locali torinesi dove ero stato, chiusi da tempo. Erano locali importanti, direi storici. E’ rimasto solo il “Cambio”, il locale storico per eccellenza in cui lo stile lasciato dal suo proprietaria comm.  Parandero resta un elemento della sua storia multisecolare. Tutto sommato, a Ferragosto, parlare di ristoranti anche non buoni è sempre meglio che ridursi a litigare su Gaza o su Putin. Anche una pizza è meglio. Per alcuni anni, transitando da Bordighera alla casa di   campagna di Almese mi fermavo a pranzare ogni Ferragosto alla Locanda della Posta  di Cavour quand’era ancora il ristorante dei Grassoni. Ogni volta mangiavo funghi reali in insalata, funghi fritti e fonduta con i primi tartufi. Oggi, in primis  le condizioni climatiche lo impedirebbero: verrebbe anche considerato un lusso sfrenato mentre quei pranzi erano alla portata di un universitario. Buon Ferragosto!

Fuga dalle città

Se confrontiamo i residenti di Torino di dieci anni fa con quelli attuali, salta subito all’occhio come la popolazione sia diminuita notevolmente a causa dell’emigrazione verso i Comuni della provincia (o della Città metropolitana).

Nel 1951, all’inizio dell’immigrazione dal sud Italia, Torino aveva719.000 residenti, per giungere nel 1974 alla cifra di 1.203.000 residenti. Da allora tale numero è andato via via calando per arrivare alla fine del 1° decennio di questo secolo a poco più di 910 mila, scendendo ancora fino alla cifra di 840 mila dell’inizio di quest’anno.

Va notato che Milano, a contrario, pur avendo subito un calo nel periodo post boom economico questo non è stato così marcato e, anzi, per i prossimi 15 anni è previsto un aumento dei residenti.

Considerando che l’immigrazione da altri Paesi si attesta soprattutto nelle grandi città per ovvie ragioni di occupazione, scuola, ecc. è evidente che questa emorragia di popolazione abbia cause ben precise che non solo non sono risolte, ma non accennano a migliorare.

In un’intervista formulata a cittadini migrati da Torino verso la valle di Susa, il Canavese, la valle di Lanzo e l’astigiano, è emerso come la molla che li ha spinti a migrare sia stato soprattutto il costo degli appartamenti, spesso insostenibile per le famiglie monoreddito o numerose.

Un secondo motivo è sicuramente legato alla percezione di insicurezza che il nostro capoluogo ha come triste primato: minigang anche nelle zone auliche della città, clochard talvolta fastidiosi e desertificazione delle attività commerciali rendono sgradevole girare, specie nelle ore notturne, particolarmente per le donne, per chi sia solo o per i più giovani e gli anziani.

La scarsa pulizia delle strade e la difficoltà di trovare un parcheggio sono soltanto due degli altri motivi che hanno spinto i torinesi a migrare.

Per contro, è ovvio, chi ha deciso di migrare si trova a dover affrontare problemi di altro tipo: difficoltà di trasporto, specie da Canavese e valle di Lanzo, insufficiente offerta sanitaria perché gli ospedali sono pochi e sottodimensionati, traffico intenso specie su alcune direttrici.

Se da un lato è opportuno, anzi necessario, farsi due conti razionalmente e capire cosa andiamo a guadagnare a fronte di ciò che peggiorerà, dall’altro gli Enti locali devono valutare bene il fenomeno e capire come evitare disagi, anche gravi, caricando troppo un ospedale e svuotandone altri, intasando successivamente alcune strade.

I Comuni, come Torino, i cui investimenti in sicurezza, pulizia etrasporti non conseguono gli obiettivi desiderati, devono aver ben presente che meno spenderanno meno introiteranno, perché molti cittadini migreranno in altri Comuni riducendo sempre più il gettito fiscale.

L’incapacità gestionale di alcune Amministrazioni locali ha come unico risultato il peggioramento ulteriore del bilancio comunale, con il rischio di arrivare al default; basta, infatti, un evento imprevisto e il commissariamento è alle porte.

Basterebbe intervistare i propri cittadini, analizzare il trend degli ultimi 20 anni e capire non solo cosa sia successo e cosa stia succedendo, ma anche come intervenire finché si è in tempo.

Oppure? Continuare a svuotare la città.

Sergio MOTTA

Miradolo, caccia al tesoro di ferragosto e merenda sinoira

Una giornata di giochi e scoperte, a Ferragosto, per conoscere, divertendosi, il parco storico del Castello di Miradolo (TO). La caccia al tesoro è indicata per famiglie con bambini dai 4 ai 10 anni di età.

Per il pranzo, è possibile fare un pic-nic goloso nel parco con i cesti dell’Antica Pasticceria Castino di Pinerolo e dalle ore 18.30 la merenda sinoira al Castello: un percorso di piccoli assaggi che raccontano il territorio, da gustare nella suggestiva corte interna del Castello.

La merenda prevede: insalata russa, vitello tonnato, tomino del Talucco, zucchine in carpione, acciughe al verde, carne cruda di fassona piemontese, ravioli di carne, bonet piemontese. Acqua aromatizzata, 1 calice di nebbiolo.

INFO

Castello di Miradolo, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (TO)

Venerdì 15 agosto, dalle ore 12.30

Pic-nic sul prato

Costo: 16 euro cesto adulti, 10 euro cesto bimbi

Venerdì 15 agosto, dalle ore 14

Caccia al tesoro nel parco

Costo: 7 euro, comprensivo di attività

Venerdì 15 agosto, dalle ore 18.30

Merenda sinoira al castello

Costo: 35 euro, comprensivo di merenda e ingresso al parco (30 euro early bird fino al 10 agosto)

Prenotazione obbligatoria al n. 0121 502761 e-mail prenotazioni@fondazionecosso.it

www.fondazionecosso.com