Dal 13 al 28 novembre la terza edizione del Festival
Nasce nel 2013 l’idea di creare un piccolo Festival per parlare di calcio. Ma parlare di calcio liberandolo dall’urgenza della pura cronaca sportiva. “Il calcio non è cronaca, è racconto”, il titolo della prima edizione. Niente risultati o commenti tecnici, ma questo sport usato come strumento per parlare di persone e per raccontare delle storie che evochino epoche, luoghi, sentimenti.In questa terza edizione gli appuntamenti in programma sono cinque, dal 13 al 28 novembre 2015. Si è deciso di allargare il campo di osservazione: non più o non solo le storie dei singoli, ma la Storia, nel suo complesso. La Storia che irrompe nei fatti del calcio. Perché il calcio è specchio di ciò che succede. E spesso spiega le cose meglio di altro.
L’intreccio tra calcio e politica è il comune denominatore di quest’anno. Viste dai campi di pallone e dagli spalti, verrà raccontata la storia della guerra in Jugoslavia, la storia di Hillsborough e di come siamo finiti dalle curve dritti seduti sui divani, la storia dell’Heysel e le storie del calcio militante, così come lo vivono in Irlanda del Nord, nei Paesi Baschi e in Germania. Questo il programma del Festival che si svolge a Casseta Popular (via Tripoli 56, Grugliasco):
Venerdì 13 novembre ore 21.30: La Jugoslavia più forte di sempre. Quando la guerra ruba la storia. Le guerre degli anni ’90 nella ex Jugoslavia hanno privato il calcio di un pezzo della sua storia: la nazionale Jugoslava tra il 1990 e il 1992 era da tutti considerata geniale e piena di talento. Un viaggio alla scoperta di quella squadra e di quegli uomini a cavallo tra sport e politica per capire cosa ci siamo persi. Una nazionale, quella jugoslava, che per due anni domina la scena europea, che perde solo una partita, quella ininfluente contro la Danimarca, si prepara a vivere un Europeo da protagonista. Poi, la guerra. E quell’Europeo lo vince proprio la Danimarca, ripescata all’ultimo.
Ne parlano: Damiano Benzoni (giornalista, East Journal), Alessandro Gori (giornalista), Andrea De Benedetti (giornalista, Guerin Sportivo).
Sabato 14 novembre ore 21.30: 96 bugie per una Premier League. Il disastro di Hillsborough equivoco alla base del calcio moderno. Un’analisi del percorso che ci ha condotti al di fuori degli anni ’90, dal calcio che fu al calcio moderno, partendo dalla madre di tutte le bugie. Il 15 aprile 1989, Hillsborough, Regno Unito. Il calcio come oggi lo conosciamo è fatto forse più di televisioni, replay e divano che di stadio e gradinate. Come siamo arrivati a questo calcio, sempre più legato a doppio filo agli introiti delle televisioni, sempre più prodotto da vendere. Per capirlo partiremo dalla madre di tutte le bugie: dalle 96 vittime di Hillsborough, da quel disastro che segnò l’occasione per rendere gli stadi sempre meno luogo del tifo e sempre più esperienza di pochi, indirizzando la politica che governa il calcio verso il dominio televisivo. Capiremo perché, alla base di una trasformazione epocale, ci fossero Margareth Tatcher e una bugia durata 25 anni.
Intervengono: Christiano Presutti (co-fondatore del collettivo Luther Blissette del blog Fútbologia), Fulvio Paglialunga (giornalista e scrittore, Luca Di Meo (Wu Ming 3, scrittore, co-fondatore del progetto Fútbologia), Andrea De Benedetti (giornalista e scrittore).
Giovedì 26 novembre ore 21.30: Incontro col giornalista e scrittore Gian Luca Favetto in compagnia di Beppe Quaglia e Leandro Agostini.
Presentazione del libro “Il giorno perduto. Racconto di un viaggio all’Heysel”. La storia di un viaggio verso Bruxelles compiuto da due parti dell’Europa, la Valchiusella nel Torinese e Liverpool, in Inghilterra, da quattro ragazzi tifosi.
Venerdì 27 novembre, ore 21.30: Pareggia o Raddoppia? Il grande quiz del calcio.
Conduce Maurizio Blatto (scrittore, autore de “L’ultimo disco dei Mohicani”), arbitra Giorgio Pilon (musicista).
Sabato 28 novembre, ore 21.30: Un calcio al fascismo – Storie di calcio militante tra Amburgo, Derry e Bilbao.
Intervengono: Edoardo Molinelli (Minuto Settantotto, Athletic Club), Alessandro Colombini (Minuto Settantotto, autore di “Strikers – Viaggio in Irlanda del Nord tra George Best e Bobby Sands”), Marco Petroni (autore di “St. Pauli siamo noi – Pirati, punk e autonomi allo stadio e nelle strade di Amburgo”).
Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso libero riservato ai soci Arci

Il prossimo 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Università degli Studi di Torino e il Comitato Unico di Garanzia con la collaborazione dell’Associazione Volontarie Telefono Rosa Piemonte di Torino e del Teatro della Caduta, organizzano una serie di eventi e di iniziative dal titolo “(VIOL)AZIONE E NARRAZIONE: la violenza maschile contro le donne. Basta chiamarlo raptus: stereotipi fuorvianti e (dis)informazione”.
La normativa europea recepita dalla Legge 161 del 30 ottobre 2014- Disposizione in materia di orario di lavoro del personale delle aree dirigenziali e del ruolo sanitario del servizio sanitario nazionale, che stabilisce il tetto delle ore lavorabili settimanali per chi opera in sanità, il tetto delle ore di riposo giornaliere (11 ore consecutive) e il riposo settimanale, deflagrerà come una bomba nelle aziende sanitarie piemontesi mettendo addirittura a rischio alcuni servizi. La data in cui inderogabilmente entrerà in vigore questa norma è il 25 novembre 2015 e ad oggi nessuna Azienda Sanitaria piemontese è ancora corsa ai ripari, perché? Perché c’è l’impossibilità di procedere a nuove assunzioni derogando alla recente legge regionale.
Nel 70° anniversario della Liberazione, l’Anpi con il patrocinio del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale intende riportare alla luce un’organizzazione femminile che, fra il ’43 e il ’45, svolse un’attività fondamentale per la Resistenza. Di questa organizzazione, chiamata Gruppi di Difesa della Donna e per l’assistenza ai volontari della libertà, che riunì almeno 70 mila donne, non esiste memoria collettiva o pubblicistica. Se ne parlerà sabato 14 novembre dalle 9.30 alle 17 al Teatro Carignano di Torino. Saranno presenti per i saluti istituzionali il vicepresidente del Consiglio delegato al Comitato Nino Boeti, il presidente della Giunta regionale Sergio Chiamparino e il sindaco di Torino Piero Fassino.
Il Progetto che getta “Un Ponte fra ospedale e territorio” fa il punto sulla deriva causata dalla realtà virtuale tra i giovani.
Luca Zingaretti dirige e interpreta al teatro Carignano “The pride”, testo del drammaturgo e attore americano di origini greche Alexi Kaye Campbell. I dialoghi brillanti del testo esplorano temi impegnativi come caso, amore e lealtà, sollevando interrogativi sulla vita quotidiana contemporanea, sulle scelte omo o eterosessuali, che tutti sono chiamati a abbracciare o giudicare. The Pride, che ha debuttato al Royal Court Theatre di Londra e ha vinto il Critic’s Circle Award e l’ Olivier Award, è molto più di un testo provocatorio, è piuttosto un’opera che giustappone situazioni ambientate in anni repressivi ad altre appartenenti al più libero, ma purtroppo imperfetto presente.