Torino è sempre stata una città molto attenta ai piaceri della vita: si mangia e si beve bene e c’è una grande attenzione per le materie prime. E per quanto riguarda il bere, i torinesi si sono sempre lanciati in sperimentazioni, basti pensare al Vermouth, nato in un una bottega della città o all’amaro San Simone. Ma c’è un altro drink che si è rapidamente guadagnato la fama in Italia e non solo, basti pensare al servizio che la BBC gli ha dedicato nella sezione “travel” qualche anno fa: il Tamango.
Cos’è il Tamango
I più esperti della città e della sua cultura lo conosceranno di sicuro: il tamango è un cocktail leggendario di Torino, un infuso di un particolare tipo di erbe che, secondo le storie che circolano nella movida torinese, avrebbe anche proprietà allucinogene. È infatti conosciuta come la bevanda alcolica che provoca allucinazioni, e lo stesso articolo della BBC ne parla come della “risposta italiana all’assenzio”.
Gli ingredienti “allucinogeni”? Sono africani
Il popolare drink è un mix di alcol e con un’infusione di piante e radici, che in diverse culture venivano mescolate nelle bevande per ravvivare matrimoni, funerali e altri eventi. Il colorito del Tamango, di un rosato tendente al fucsia, viene dalle foglie di Hibiscus, pianta che provocherebbe un senso di euforia. Naturalmente, l’effetto è soggettivo. Certo è che è un super alcolico e ha una gradazione altissima – tra i 70 e gli 80 gradi. In molti credono sia a base di tamarindo, mango e alcol puro, oltre a piante e radici africane. Ma a parte qualche indiscrezione, gli ingredienti del Tamango rimangono un mistero: e forse questo contribuisce ad accrescerne la popolarità.
Perché si chiama Tamango?
Il nome di questo affascinante drink non è casuale: il nome deriva da un personaggio nato dalla penna di Prosper Mérimée, uno scrittore, storico e archeologo francese del XIX secolo. Tamango è un guerriero senegalese dalla forza straordinaria, amante delle armi e dell’alcol. Che pur di non rinunciare all’alcol, arrivò persino a barattare sua moglie!
.jpg)



Vittoria Roscigno, classe 1995, laureata con lode in Dietistica presso l’Università degli studi di Torino e con il massimo dei voti nella Magistrale in Scienze dell’Alimentazione presso l’Università degli studi di Firenze. Ha conseguito i titoli di “Esperta in nutrizione sportiva” e “Nutrition expert” mediante due corsi annuali e sta attualmente frequentando un Master di II livello in Dietetica e Nutrizione Clinica presso l’Università degli studi di Pavia. Lavora in qualità di dietista presso le strutture Humanitas Gradenigo e Humanitas Cellini, oltre a svolgere attività di libera professione a Torino e Rivara.
Il gelato di Biraghi ha una storia di oltre settant’anni: a partire dagli anni Cinquanta inizia la distribuzione di un gelato al latte con una ricetta originale nello Spaccio Freschi dell’Azienda di Cavallermaggiore, ancora oggi meta di gite domenicali. Il gelato Biraghi all’epoca era una tappa obbligata per i torinesi che si recavano in vacanza in Liguria.

