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Boom di partecipanti per la fascia di Miss Villa Glicini e Miss Club di Scherma

MISS ITALIA PIEMONTE 2024

Torino
Boom di partecipanti per la fascia
di Miss Villa Glicini e Miss Club di Scherma
Per la prima volta nella loro storia le selezioni regionali di Miss Italia, guidate da Mirella Rocca, si sono svolte all’interno della splendida location del Parco del Valentino di Torino, presso il Club della Scherma di Villa Glicini dove mercoledì 3 luglio sono state assegnate le fasce, valide per le finali regionali, di Miss Villa Glicini, andata Chiara Frezza, 20 anni di Carmagnola, e di Miss Club di Scherma, a Oumaima Chicky 22 anni di Dronero (Cn). La giornata, iniziata dal pomeriggio, ha registrato un boom di iscrizioni tanto che a contendersi i titoli si sono presentate oltre cinquanta ragazze. Si tratta del “fisiologico” effetto Francesca Bergesio, la bella di Cervere, Miss Italia in carica, portata alla vittoria proprio grazie alla preparazione e alla serietà di Mirella Rocca (agente esclusivista Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta). Francesca, inoltre, domani, 5 luglio, condurrà insieme a Luca&Max di Poltronissima ovviamente, la finale di Miss Miluna presso l’auditorium Calvino-Paglieri di Fossano. Per lei si tratta di un’esperienza che la riporterà indietro di un anno quando la sua avventura iniziò proprio aggiudicandosi la fascia di Miss Miluna.
“Sono orgogliosissima di essere alla guida della regione Piemonte per Miss Italia, è un grande onore per me, è una delle regioni da scoprire e ammirare e tutte le ragazze di Miss Italia saranno con me in tour per ammirare i Borghi più belli del territorio, ma anche per scoprire le tradizioni, la cucina e il vino di un tempo – spiega Mirella Rocca –. E’ stato molto bello portare le mie miss al Club di Scherma per un connubio, sport e bellezza, davvero importante. Ringrazio Villa Glicini per aver fortemente voluto Miss Italia. Grazie a tutti I Fotografi intervenuti Ph. Ph Foto Salvatore Cascone ph. Ufficiale di Miss Italia Piemonte Liguria e Valle D’Aosta , Wiktor Fotos Ph e José Martinico, il videomaker Alessandro …Grazie a tutti i Parrucchieri di Framesi Official intervenuti del Salone di Anna Torelli. Un grazie Immenso a Nivaroli Gelato Artigianale partner sponsor della Serata. Grazie speciale ai miei cari amici da sempre I Presentatori Poltronissima Luca&Max.Il mio grazie va a tutto il mio Staff lavora e aiuta nel backstage Ros Meire Rosa e Carola Vasca”.

La ricetta della Cuoca Insolita: hamburger di ceci e noci

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Rubrica a cura de La Cuoca Insolita

Carne sì, carne no? Io non consiglio mai risposte del tipo “o bianco o nero”. Consiglio invece di alternare, a meno che non ci siano motivi personali che ci spingono ad essere più rigorosi. Ciò che conta di più è sapere di avere delle alternative. È così che, una volta ogni tanto, si può includere anche una ricetta di un secondo che non sia a base di carne.  Qui la proposta è ceci, noci e spinaci, ma se in frigorifero ci sono altri ingredienti (ad esempio i broccoli al posto degli spinaci, oppure le lenticchie al posto dei ceci) la ricetta sarà perfetta comunque. È il principio dell’utilizzare quello che si ha a disposizione in quel momento, che a volte rischia di finire gettato. I vantaggi? Risparmio: di tempo e di denaro.

Tempi: Preparazione (5 min); Cottura (20 min in forno oppure 10 in padella);
Difficoltà (da 1 a 3): 1
Costo totale: 6 €/kg

Attrezzatura necessaria: Tagliere e coltello a lama liscia, robot mixer tritatutto, leccapentole, ciotola di medie dimensioni, padella antiaderente da 26 cm, paletta di legno per non rigare la padella

Ingredienti per fare gli hamburger di ceci e noci

·       Ceci cotti e sgocciolati – 200 g
·       Noci sgusciate – 60 g (2 o 3 a testa)
·       Spinaci cotti – 60 g (70 topinambour)
·       Uovo intero – n. 1
·       Cipolla – 60 g
·       Aglio – 1 pezzetto (1,5 g)
·       Olio e.v.o. – 2,5 cucchiai (25 g)
·       Rosmarino (meglio fresco) – 1 rametto (5 g)
·       Prezzemolo (meglio fresco) – 10 g
·       Sale fino integrale – 1 cucchiaino (5g)
·       Pepe – 1 macinata generosa
·       Farina di semi di lino – 80 g (60)
·       Farina di mais – 50 g (40)
·       Farina di riso: q.b. per infarinare gli hamburger

Perché vi consiglio questa ricetta?

Valori nutrizionali: rispetto ad un tradizionale hamburger di carne che si può trovare in commercio, troviamo il 75% in meno di grassi saturi (i responsabili di un innalzamento del colesterolo).
In 100 g di questo hamburger c’è una quantità di fibre circa 3-4 volte superiore rispetto a 100 g di una carota.
Le noci sono ricche di Vitamina E, utile a contrastare la formazione dei radicali liberi.
Grazie alle noci e ai semi di lino, ci garantiamo la dose giornaliera raccomandata (RDA) di acidi grassi Omega 3 (la stessa quantità in un filetto di salmone) = riduzione del rischio di malattie cardiovascolari.

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link.
In caso di allergie… Allergeni presenti: Uova

hamburger di ceci e nociCome si preparano gli hamburger di ceci e noci

I TRUCCHI PER VELOCIZZARE IL LAVORO

Da tenere in dispensa: noci già sgusciate. Le noci sgusciate non sono necessariamente di qualità inferiore rispetto a quelle intere. Per saperne di più vi rimando a questo link. In frigorifero: Tenete sempre pronta qualche cipolla e qualche spicchio d’aglio già sbucciati. La farina di semi di lino si può preparare una volta al mese e conservare in frigorifero.

Nel surgelatore: meglio acquistare il prezzemolo in primavera-estate, lavarlo, tritarlo subito e poi conservarlo nel freezer per tutto l’inverno.

Fase 1: L’IMPASTO

Strappate le foglioline di rosmarino dal gambo e tagliatele a piccoli pezzetti con un coltello a lama liscia. Nel contenitore del robot mixer mettete tutti gli ingredienti tranne le farine (di lino e di mais). Tritate a massima velocità fino ad ottenere un composto cremoso (va benissimo che resti qualche pezzetto intero). Aggiungete la farina di semi di lino e la farina di mais e mescolate ancora con il robot. L’impasto dovrà risultare morbido ma non appiccicoso. Se necessario, aggiungete altra farina di semi di lino.

Trasferite l’impasto in una ciotola, formate con le mani delle palline e schiacciatele fino ad ottenere la forma di un hamburger. Con la farina di riso, impanate gli hamburger da entrambi i lati.

FASE 2: LA COTTURA DEGLI HAMBURGER DI CECI E NOCI

In padella: Scaldate un poco di olio di oliva nella padella antiaderente, insieme ad un rametto di rosmarino lasciato intero. Sistemate gli hamburger nell’olio caldo e fate rosolare per 5 minuti a fuoco medio basso, senza girare. Con la paletta girate quindi gli hamburger sull’altro lato e proseguite la cottura per altri 5 minuti.

In forno: su una teglia con carta da forno, versate olio sulla carta, sistemate sopra gli hamburger e oliate ancora leggermente. Cuocete in forno ventilato a 180° C per 20 minuti.

Servite caldi, insieme ad un contorno di verdure e/o un cereale.

 COME CONSERVARE GLI HAMBURGER DI CECI E NOCI

Impasto prima della cottura: 1 giorno in frigorifero (c’è l’uovo crudo)
Hamburger cotto: 3 giorni in frigorifero; 3-6 mesi in surgelatore.
Farina di semi di lino: 1 mese in frigorifero, ben chiusa in contenitore scuro.
I ceci si possono sgocciolare e sciacquare 24-48 h max prima dell’uso (tenere quindi in frigorifero)

Quando piangere fa bene

Non piangere! ci hanno detto spesso cercando di calmare la nostra sofferenza e provando a convincerci che non serve a nulla se non ad autoalimentare nostro il dolore. Il tentativo di fermare le nostre lacrime, certamente dovuto al dispiacere di vedere una persona cara affliggersi, è un atto premuroso e solidale mirato a farci riconquistare il nostro equilibrio emotivo, ma non è sempre corretto e funzionale.

Piangere fa bene, le lacrime che rilasciamo in risposta ad un dispiacere o ad una gioia, quelle emozionali dunque, contengono differenti elementi chimici come il cortisolo, l’ormone dello stress, la leucina-encefalina, una endorfina e anestetico naturale, e la prolattina che, fuoriuscendo dai canali lacrimali interni ai nostri occhi, procurano sollievo aiutandoci ad eliminare le tossine prodotte dallo stress. Diversi studi sostengono chiaramente che piangere è utile, che ci aiuta a stare meglio, che  ha la capacità  di stemperare e sciogliere lo stress sbloccando pesanti macigni emotivi sepolti nella nostra mente in grado di causare spesso disturbi fisici e psicologici.

Attualmente la scienza si sta occupando molto di questo “fenomeno secromotore” (rilascio di sostanze chimiche da parte delle ghiandole), promuovendone la validità e la pratica, ma già nell’antichità importanti personalità come Ippocrate ne hanno riconosciuto la valenza attribuendogli una funzione precisa: “la purificazione del cervello dagli eccessi umorali”.

Le donne piangono in media 5 volte al mese mentre gli uomini 1,questa differenza ha a che fare sicuramente con questioni ormonali, sembra infatti che la maggiore produzione di prolattina nelle donne possa esserne la causa, ma c’è da dire che i condizionamenti sociali e culturali influiscono significativamente sull’esternazione delle manifestazioni emozionali esplicite come il pianto che talvolta è ritenuto imbarazzante e viene connotato come sgradevole e “poco virile”.

Nel libro La filosofia delle lacrime Marco Menin, in un interessante un excursus storico, ci racconta invece che tanti uomini celebri e persino gli dei hanno pianto molto; piangeva Alessandro Magno, Gesù sulla tomba di Lazzaro e per Rousseau le lacrime costituivano la “prerogativa dell’uomo morale” e affermava di averne versate molte.

Insomma che sia di gioia ma soprattutto di dolore, che ci ponga in una posizione di imbarazzo facendo trasparire la nostra momentanea e terrena fragilità o che metta erroneamente in discussione la mascolinità, trattenere il pianto non fa bene; è il primo segnale informativo che emettiamo appena nati, è una forma di comunicazione che, sia da bambini che da adulti, ci aiuta a manifestare i nostri bisogni e le nostre necessità, crea empatia e solidarietà, è un “messaggero chimico” di emozioni legittimo che non deve suscitare in tutti noi nessuna vergogna nè minare la nostra autostima.

Maria La Barbera

International street food a Ivrea, il cibo si fa strada

150 LE TAPPE PREVISTE QUEST’ANNO PER L’EDIZIONE 2024 DELLA PIÙ IMPORTANTE MANIFESTAZIONE ITINERANTE DI CIBO DI STRADA D’ITALIA

OLTRE DODICI MILIONI DI VISITATORI NEL 2023

Dopo il grande successo di pubblico dell’edizione 2023 con oltre 12 milioni di visitatori, l’VIII Edizione dell’International Street Food 2024 – la più importante manifestazione di street food esistente in Italia, organizzata da Alfredo Orofino, Presidente di A.I.R.S. (Associazione Italiana Ristoratori di Strada), sarà a Ivrea , per la sua 79° tappa, da venerdì 5 a domenica 7 luglio, lato Corso Botta e lato Piazza Rondolino (venerdì dalle 18 alle 24, il sabato e la domenica dalle 12 alle 24), all’interno della storica “Festa di San Savino – il santo, i cavalli, le vie” – Festa di San Savino – Ivrea 2024- Programma (ivreasansavino.it).

L’iniziativa dedicata al cibo di strada di qualità ha ormai conquistato il grande pubblico e conterà ben 150 tappe, distribuite lungo tutto lo stivale fino alla fine di novembre 2024.

Un calendario intenso di eventi, che toccherà tutti gli angoli del Paese e permetterà di assaporare le migliori specialità italiane e straniere. Sempre all’insegna della qualità, della passione per il buon cibo e della convivialità.

I truck più importanti d’Italia con dell’eccellente cibo di strada accoglieranno i visitatori. Un appuntamento di grande originalità per le cucine internazionali presenti, che non dimentica le realtà gastronomiche regionali provenienti da tutta Italia.

In questa tappa sarà possibile gustare tra le molte specialità: la cucina palermitana, la cucina greca, gli arrosticini, la cucina messicana, il pesce fritto, il polpo gourmet, la cucina siciliana, il pulled pork, il thai food, la pasta mantecata nel cacio, la cucina argentina, la cucina brasiliana. Saranno anche presenti birrifici artigianali di eccellenza italiani, europei oltre a quelli internazionali e vari cocktail.

Nello stesso posto si potranno gustare prodotti di paesi diversi e posti lontani ed essere avvolti da tanti profumi e sapori.

La nuova edizione è ripartita in grande stile, forte del successo riscosso lo scorso anno. Il pubblico è accorso numeroso e con molto entusiasmo in ogni tappa per gustare le prelibatezze cucinate dai protagonisti di questo festival, gli chef su strada, che hanno difeso con caparbietà e orgoglio i loro Street Food.

Siamo giunti all’8° anno di una manifestazione che anima il cuore di paesi e città di tutta Italia e conta ormai su un pubblico affezionato. Anche in questa edizione ci rimettiamo in gioco con nuove proposte per i visitatori. L’ International Street Food è tutto questo e molto altro ancora: con i nostri eventi intendiamo infatti valorizzare tipicità e tradizioni, che sono la grande ricchezza dei nostri territori. L’entusiasmo con cui siamo stati sempre accolti ci spinge a continuare con rinnovata energia. Siamo per questo sicuri che la nuova edizione 2024 sarà un nuovo successo”, afferma Alfredo Orofino, organizzatore dell’International Street Food, soprannominato il “Re dello Street Food, presidente di A.I.R.S. (Associazione Italiana Ristoratori di Strada).

Ancora una volta, saranno tanti i ristoranti itineranti e gli chef qualificati pronti a stupire con le particolarità e la qualità della loro cucina. Eccellenza, originalità, tradizione e rispetto delle norme igieniche e sanitarie, sono le parole d’ordine per ogni tappa di questo festival.

Contemporaneamente ad Ivrea, la manifestazione sarà a Castellana Grotte dal 4 al 9 luglio e dal 5 al 9 luglio sarà a Sabaudia ed a San Vincenzo.

La manifestazione toccherà tante altre città fra queste Urbino, Terni, Teramo, Macerata, Cosenza, Montecatini, San Benedetto del Tronto, Lecco, Napoli, Giulianova, Rieti, Bergamo, Cassino, Ariccia, Biella, Sutri, Cornadero, Potenza, Como, Ghioggia. Queste sono alcune delle tante città d’Italia che ospiteranno questa manifestazione, che viaggerà per lo stivale in lungo ed in largo fino alla fine del mese di novembre.

V

 “Le petit Souk”: il “bazar” più cool di Torino per grandi e piccini 

L’apertura del  piccolo bazar in Via Garibaldi 43, porta una ventata di freschezza e di originalità nell’oggettistica per la casa e nell’abbigliamento dedicata ai piccini ma anche per i grandi.

Il Brand francese, fondato nel 2005 a Lilla,  apre il suo primo negozio in Italia a Torino nella via più storica dello shopping torinese.

Una boutique dall’inconfondibile sapore bohémien che conquista chiunque sin dalla prima visita: luci, colori, profumi, dove ogni cosa si trova ordinata in grandi armadi in stile orientale, come ci si trovasse in  una stanza di casa oppure in un tipico ‘souk’.  Nulla è lasciato al caso: dagli oggetti artigianali provenienti da ogni parte del mondo, al pellame – rigorosamente toscano – , ai tessuti dell’abbigliamento intimo e classico per i più piccoli.

Tra piccoli banchi dove poter disegnare e  oggetti utili per la casa e per l’estate, il nuovo punto di riferimento per lo shopping di ” livello” , si chiama ” Petit Souk” .

Chiara Vannini

Gelato Signature Missoni da luglio in tutte le Chocogelaterie Venchi

Gia’ presentato in occasione della Milano Design Week di aprile, il Gelato Signature Missoni in
limited edition arriva finalmente in tutti gli store italiani Venchi.
I tre gusti che lo compongono sono: il nuovo e vegano gusto Missoni e due iconici di Venchi,
Cremino e Stracciatella che, abbinati, ricreano il vibrante pattern del brand di moda.
Con l’obiettivo di far assaggiare i gusti del Gelato Signature Missoni in anteprima esclusiva, Venchi e Missoni sono partiti per un Summer Tour che ha fatto tappa in tre suggestive località estive: Firenze, al Pitti Uomo, Forte dei Marmi e Saint-Tropez, regalando un’esperienza di gusto straordinaria in cui l’eccellenza e l’artigianalità si fondono per un risultato del tutto inaspettato.
…e il termine di questo esclusivo tour non potevano che essere le Chocogelaterie Venchi in tutta Italia.
Durante il mese di luglio, infatti, il Gelato Signature Missoni sarà disponibile in tutti gli store Venchi per un’estate glamour e super golosa!

Torino Fashion Week alla nona edizione a Green Pea

L’ormai consolidato appuntamento torinese con la moda emergente

E’ stato un inizio eccellente quello della nona edizione della Torino Fashion Week, la manifestazione nata nel 2016 da Claudio Azzolini suo fondatore e presidente TModa – TFW, diventata negli anni occasione imperdibile a livello anche internazionale per far conoscere e valorizzare i giovani stilisti, i marchi emergenti, i fashion designers che presentano qui le loro creazioni, che trovano un aiuto nella loro crescita aumentando l’offerta con nuove proposte di sviluppo settoriale in un’ottica che guarda al talento.

Già dalla sua prima edizione si continua a puntare alla valorizzazione delle piccole e medie imprese del settore, tessuto sociale di grande importanza nell’ambito piemontese e nazionale. Una settimana questa all’insegna della moda, oltreché un evento culturale innovativo, organizzata con il sostegno della Camera di Commercio torinese da Federmoda Torino CNA, con un occhio sempre attento alle realtà emergenti del mondo dell’artigianato. Un evento che è anche un’ importante vetrina offerta alle piccole realtà imprenditoriali e che ha per obbiettivo quello di puntare all’innovazione, alla creatività del Made in Italy emergente sostenendolo ed offrendo imperdibili opportunità per conoscere e farsi conoscere, per espandere le proprie esperienze e competenze creando nuove sinergie e nuovi spunti nella comune ricerca dell’eccellenza. Dal 27 Giugno la settimana delle sfilate torinesi è ospitata, come per ogni edizione, in una location di prestigio del capoluogo piemontese che, va ricordato, fu capitale indiscussa per gran parte del 900 della moda italiana la cui forza ha preso linfa dall’eccellenza artigiana, dall’originalità innovativa, dall’attenzione ai dettagli, dalla curatissima sartorialità che la rese testimone di un’epoca, polo di riferimento sicuro nel nascente panorama internazionale.

Dopo Palazzo Madama nel cuore della Torino storica, dopo Villa Sassi ai piedi della bella collina torinese, per questa edizione è stato scelto il tempio della eco sostenibilità locale, Green Pea al Lingotto, un’ importante realizzazione green dove ognuno dei suoi cinque piani parla di rispetto ambientale e sociale offrendo spazio ad aziende che da tempo hanno scelto il pensiero green per produzioni ecocompatibili  in armonia con la natura. Quindi anche il mondo della moda  quest’anno si intreccia con i temi del green visto come motivo di ricerca anche in questo vasto settore partendo dai materiali in continua evoluzione verso una moda  che tenga conto anche dell’impatto ambientale, sociale ed economico del settore dell’abbigliamento indirizzato ad una produzione sempre più sostenibile. Giornate intense quindi in questo contesto che parla di creatività e di innovazione e che ben incontra lo spirito che anima queste giornate dedicate alla moda emergente.

Al terzo piano, al The Place, dove l’inserimento di piante ed alberi è diventato materiale architettonico, hanno aperto la manifestazione le due sfilate in programma, quella dedicata agli Istituti di moda torinesi seguita da quella che ha visto in passerella gli stilisti emergenti con le loro creazioni di capi eco sostenibili, per concludersi con un concerto di sapore jazz del Just Quartet. Tutti brand emergenti con proposte interessanti che riportano alla mente una frase dello stilista statunitense Ralph Lauren : ” Io non disegno abiti, disegno sogni “. Da Marzia Boaglio che ama definirsi Story Art Designer, alle stoffe floreali di Solo Rose, alla ricerca di preziosismi nelle candide stoffe di Taty Infinity, agli abiti da sposa e da cerimonia di Levan, a quelli sartoriali di Jewelìe con la missione di portare luce e colore anche con materiali provenienti da scarti tessili sino alle creazioni fantasiose ed uniche di Soho Upcycling, la stilista torinese le cui creazioni prendono origine da materiali tratti dal riuso. Sempre presente il riuso anche nelle creazioni di Claudia Giuffrè mentre Carmen Miucci si è prefissa di trasformare ogni abito in un’opera d’arte individuale. A proseguire con la bolzanese Marina Doibani e le sue creazioni gioiello nate da lavorazioni a mano per impreziosire la donna che le indossa. In passerella il marchio West Rose di Orbassano con la sua linea di abiti fashion da lavoro sino a giungere al brand emergente An-Joy, che ben si sposa con il tema di questa edizione e che deve la sua nascita a Joyce Canova di San Mauro Torinese, di origini indiane, con la collaborazione del noto stilista torinese Maurizio Stancanelli.

 

E’ colei che ha fatto del suo brand un inno alla sostenibilità, un impegno anche sociale nella sua ricerca continua verso tessuti eco sostenibili, dalle sete che riconducono all’Oriente sino alle lane artigianali italiane di alta qualità, con un’attenzione particolare a quello che la stilista ha fatto diventare il suo messaggio sociale ” Siamo tutti uguali ”, con un disegno che percorre le sue creazioni genderless. Una passerella importante ed unica quella al Green Pea che ha visto la presenza di un folto ed attento pubblico seguita da una giornata dedicata ad uno sguardo sul mondo, ai sei designers cubani oltre alla presenza di workshop ed esperienze immersive a contatto con il mondo creativo della moda che qui parla anche la lingua dell’arte e della cultura.

I tempi cambiano, le mode passano per poi tornare rivisitate ed attuali ma il passato torinese nel campo della moda gioca pur sempre un ruolo importante come quell’avo le cui caratteristiche vincenti si ritrovano presenti nelle generazioni successive e come ebbe a dire lo stilista spagnolo Paco Rabanne : “ la moda non è un gioco o la volontà di uno stilista. E’ un momento della civiltà”.

PATRIZIA FORESTO

Chi è Vincent Tulipano?      

PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

Le mille vite di Alessandra Bechis, alias Vincent Tulipano, signora torinese, chic ed elegante, di quella eleganza tutta sabauda fatta di educazione, riservatezza e buon gusto, sono approdate in un negozio ricercato e particolare in via della Rocca 6 nel 2019 ma la sua storia inizia molti anni prima.
Giovanissima, dopo il liceo, inizia per gioco a creare alcuni capi di abbigliamento, ma è per una strana borsa che viene notata da uno dei negozi di moda più in voga all’epoca, il famoso Top Ten.
Si tratta di una borsa realizzata con scampoli di cravatte che le aveva portato il papà, amministratore delegato della Zegna.
Nasce così una collezione di borse e cappelli che vengono prodotti  per le più belle boutique torinesi, di lì a poco le vengono richieste delle T-shirt che aveva cucito per la nipote con dei fiori applicati ed è subito un successo, tutte vogliono queste magliette buffe ma allo stesso tempo chic come quelle con le lucine che si illuminano.
In questo periodo Alessandra è tornata a Torino dopo alcuni anni vissuti in Liguria; ha voglia di dare spazio alla sua creatività che pare non avere limiti.
Nel 2000 registra il marchio Vincent Tulipano, non vuole usare il proprio nome, sempre per quella ritrosia e timidezza di cui sopra teme di non essere presa sul serio e invece i suoi capi piacciono moltissimo, boutique come San Carlo e Regina diventano sue clienti ed Alessandra inventa, crea, disegna, cuce e  produce,  diventando rappresentante del suo stesso marchio.
“Uno dei capi che più  mi veniva richiesto in quegli anni – mi racconta Alessandra – era il jeans ricamato che richiedeva circa 25 ore di lavoro, gli Swarovski erano applicati uno ad uno a formare una cintura e l’effetto finale era magnifico”.
Ormai lanciata nel settore abbigliamento con clienti top in ogni città, le viene chiesto dai titolari di un Bar a Parfums di produrre dei bijoux e l’estro creativo non si fa attendere: nascono così collane fatte con la colla, con i cursori delle zip e con i materiali più strani ed insoliti.
Partecipa con i suoi bijoux ad una mostra in una Galleria d’Arte e anche questa volta è un successo.
Alessandra decide che a quel punto della sua vita è giunto il momento di aprire un negozio, in via Giolitti, vicino al Po, dove poter vendere le sue creazioni di bijoux e abbigliamento poi, dopo un paio d’anni inizia ad introdurre alcuni brand facendo molta ricerca, soprattutto in Provenza e a Parigi.
Nel 2019 la decisione di spostare Vincent Tulipano in via della Rocca per avere più visibilità e la scelta si è rivelata vincente, oggi il negozio è conosciuto da tutti gli appassionati di bijoux  particolari che non si trovano se non qui.
“ La mia ricerca – mi spiega Alessandra- è rivolta soprattutto a scovare artigiani in ogni parte del mondo, Argentina, Francia, Israele, Cile, Portogallo e Spagna, oltre naturalmente in Italia e per alcuni di loro ho l’esclusiva per la vendita, come ad esempio PF Milano Jewels, Maison 203 e Ellesanti jewelry: gioielli che vengono trasformati in elementi senza tempo. Attualmente nel mio negozio sono disponibili più di 40 marchi di bigiotteria di alto livello”.
Anche l’abbigliamento da Vincent Tulipano è scelto con cura e raffinatezza, bellissimi i capi di Atelier Cigala’s, pantaloni e jeans dalla vestibilita’ perfetta,  realizzati con tessuti ecosostenibili, morbidi, piacevolissimi al tatto, sofficissima la collezione in  cashmere di Kuiten, disegnata a Parigi e ‘made’ in Mongolia e il marchio Peppino Peppino, più che un brand un atteggiamento, che offre uno stile originale e riconoscibile dove lo stile giapponese si mescola al gusto americano dell’abbigliamento da lavoro con grande sense of humor.

In piscina fra sport e relax: al via la stagione estiva ​del Club Ronchiverdi

 

Primo tuffo in piscina al Club Ronchiverdi di corso Moncalieri 466 a Torino, dove, complice il bel tempo, ha ufficialmente aperto la sua stagione estiva anche l’ampia vasca esterna, immersa nel verde del lungo Po, ai piedi della collina torinese. Composta da 6 vasche per 25 metri, la piscina è il luogo ideale per amalgamare sport, con la esse maiuscola, e relax. Ogni giorno, infatti, sono previsti gli allenamenti, 2 ore al giorno fino a 4 volte a settimana, dedicati ai bambini della squadra di Triathlon Young (6, 13 anni), a quelli dell’Academy, 3 ore al giorno tutti i giorni, i corsi per i piccoli ospiti del Summer Camp tenuti dagli istruttori del club, tutti in possesso dei brevetti Fin (Federazione Italiana Nuoto) sinonimo di garanzia della qualità e del rispetto degli standard organizzativi. Gli allenatori del triathlon sono in possesso di titoli Fitri, Fin e Fidal. La piscina dei Ronchiverdi è, però, il luogo scelto anche dai tanti atleti che desiderano mantenere i propri allenamenti e di chi ama il nuoto libero e il relax in genere. Nel corso della giornata sono previste lezioni di acquafintness e hydrobike.

Ma, come sua tradizione, ai Ronchiverdi lo sport fa sempre “rima” con classe e glamour. Ecco allora un bordovasca intimo ed elegante dove farla da padrona è la Martini Luonge del ristorante Elements, inauguratasi lo scorso 13 giugno con una sfilata di moda firmata Falconeri. Durante l’estate la lounge, con i suoi divanetti bianchi in tono con gli arredi e le tende, sarà protagonista di numerosi eventi serali primo fra i quali l’esclusivo Party dei Soci in programma nelle prossime settimane.