LIFESTYLE- Pagina 101

Ironia e autoironia: una risata ci salverà / 3

/

 

Alcuni nascono predisposti e quindi più inclini all’ironia e all’autoironia. Una buona intelligenza emozionale, utile a padroneggiare al meglio le nostre emozioni, si rivela importante, ma, in ogni caso, possiamo migliorare la nostra capacità ironica, partendo da una adeguata dose di autostima, che di sicuro aiuta.

Certo, la vita è una cosa seria, così come lo sono i nostri impegni nei confronti degli altri, della società, del lavoro, ecc. e ci sono molte occasioni in cui è giusto e opportuno essere persone “serie”. Ma uno dei segreti del benessere esistenziale consiste proprio nella capacità di ridere e di vedere il lato ironico della vita. Possiamo ridere spesso senza smettere di essere persone responsabili.

Impariamo dunque a ridere, perché la risata è un elemento fondamentale per avere senso dell’umorismo e dell’ironia. Avete mai avuto la sensazione che ridiamo molto di più quando ci sentiamo in pace con noi stessi e serenamente sicuri di noi? Alleniamoci quindi a ridere ogni giorno di più, anche di noi stessi.

Godiamoci le piccole cose, troviamo il lato divertente nelle situazioni quotidiane e nelle inevitabili sfortune della vita. Sorridiamo anche, ogni volta che possiamo, e cerchiamo di stimolare il sorriso intorno a noi, facciamo del sorriso e della risata una nostra priorità. Anche quando siamo provocati, ridiamo invece di reagire in malo modo.

Può essere davvero spiazzante, e intrigante. Se sapremo prendere un po’ le distanze da noi riusciremo quindi anche ad esser più ironici, e di sonseguenza più gentili, più in grado di reagire adeguatamente all’aggressività altrui, e di gestire la nostra eventuale rabbia.

(Un’emozione inevitabile, che va accettata e gestita). E sapremo stemperare le atmosfere negative con umorismo, con una battuta o con una risata. Mi capita spesso di suggerire ai miei clienti di “togliersi dal loro personale palcoscenico” e di metterci le persone con cui si relazionano. Anche questo può aiutare la nostra sana propensione all’ironia.

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.

(Fine della terza e ultima parte)

Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.

Mercato della terra e delle biodiversità, la natura di scena a San Giorgio Canavese

È uno degli appuntamenti più significativi per chi ama la terra, il paesaggio e la biodiversità in tutte le sue forme.

Un evento che non è solo enogastronomia, ma cultura del territorio, artigianalità, racconto di comunità.

Si comincia sabato 10 maggio alle ore 15:00 con l’apertura ufficiale della manifestazione, tra le vie del centro storico che si animano come nel mercato canavesano di inizio Novecento, in un’atmosfera di festa, dialogo e scoperta.

Tre giorni nel cuore del Canavese, dove agricoltura, bellezza e sostenibilità si intrecciano: il paesaggio non è solo ciò che vediamo, ma ciò che coltiviamo — con rispetto, cura e visione.

Il tema guida di quest’anno, “BELLEZZA – Coltiva il paesaggio”, è un invito potente: ci ricorda che ogni campo lavorato, ogni vigneto ordinato, ogni prodotto della terra racconta una storia fatta di mani sapienti, biodiversità da custodire, e tradizioni da tramandare.
Produttori di eccellenza, Presìdi Slow Food Italia, curiosità uniche da tutta Italia e dall’estero: dalla Farina Bona del Ticino allo Zafferano di San Gavino, dalla Toma della Brigue alle ostriche francesi, dalla Papaccella Napoletana alla Piattella Canavesana.

Un patrimonio di sapori e identità che si anima tra le vie del borgo.

Il Mercato è anche un luogo di dialogo e bellezza condivisa: spettacoli, convegni, passeggiate, laboratori per bambini e ragazzi, i prodotti del Mercato – tra eccellenze italiane e materie prime del territorio – e un suggestivo pic-nic nei parchi delle dimore storiche, tra Castello dei Conti di Biandrate, Villa Malfatti e Dimora Berchiatti.
Un’area sarà dedicata anche ai Caffè Storici del Piemonte, in un’atmosfera d’altri tempi tra eleganza e convivialità.
E lunedì 12 maggio, spazio alle nuove generazioni con il Festival della Biodiversità dei ragazzi, per crescere nella consapevolezza che il futuro si coltiva oggi, a partire dalla terra.

Io ci sarò, per raccontare, ascoltare, imparare.

SIMONA RICCIO

Info e programma:

🔗 https://www.facebook.com/mercatobiodiversita/
🔗 https://www.instagram.com/mercatoteb_sangiorgiocanavese/

Anteprima Grignolino & Co: una tre giorni di gusto, cultura e musica

La terza edizione dell’evento
del Consorzio di tutela vini Colline del Monferrato Casalese 
in collaborazione con Go Wine
“Anteprima Grignolino & Co.”
Dal 10 al 12 maggio 2025
Castello di Casale Monferrato
Una tre giorni di gusto, cultura e musica
Vi aspettiamo domenica
a Casale Monferrato!
Continua la vendita online dei biglietti!
Nel week-end la terza edizione dell’evento che nasce dall’iniziativa del Consorzio di tutela vini Colline del Monferrato Casalese: “Anteprima Grignolino & Co.”, il tributo al vino autoctono più identificativo del Monferrato casalese, ricco di storia, virtù e potenziali che, dal 10 al 12 maggio prossimo, tornerà a palesarsi nelle sue diverse sfumature e peculiarità, tra le mura dell’antico Castello paleologo a Casale Monferrato.
Una tre giorni per ripercorrerne la storia, apprezzarne le qualità ritrovate e/o rivisitate, ma anche per analizzarlo, conoscerlo e comprenderlo attraverso un tempo lento da consumarsi all’interno di una cornice storica, che trasuda di un grande e importante passato.
Per il suo “debutto in società”, i campioni della vendemmia 2024 verranno accompagnati da padrini e madrine d’eccezione quali sono: lo stesso Grignolino (che quest’anno celebrai i suoi primi 50 anni di doc), nelle diverse tipologie e annate, la Barbera del Monferrato Casalese docg, il Rubino di Cantavenna doc e il Gabiano doc.
Si inserisce poi nel programma la giornata di lunedì 12 maggio dedicata all’Ho.re.ca. e ai giornalisti/blogger di settore.
Ecco l’elenco dei protagonisti dell’evento, ovvero le cantine del Consorzio che partecipano alla manifestazione.
Accornero – Vignale M.to (Al)
Agricola Bes – Treville (Al)
Angelini Paolo – Ozzano M.to (Al)
Beccaria Vini – Ozzano (Al)
Canato Vini – Vignale M.to (Al)
Cantine Castello di Uviglie – Rosignano M.to (Al)
Cantine Valpane – Ozzano M.to (Al)
Casalone – Lu M.to (Al)
Cascina Montecchio – Ottiglio (Al)
Castello di Gabiano – Gabiano (Al)
Cinque Quinti – Cella Monte (Al)
Gaudio – Vignale M.to (Al)
Hic et Nunc – Vignale M.to (Al)
La Faletta – Casale M.to (Al)
La Scamuzza – Vignale M.to (Al)
La Vignazza – Alfiano Natta (Al)
Tenuta Tenaglia – Serralunga di Crea (Al)
Liedholm – Lu e Cuccaro M.to (Al)
Nazzari Franco – Ponzano M.to (Al)
Olivetta Vini – Castello Merli (Al)
Spinoglio Danilo – Sala M.to (Al)
Tenuta Genevrina – Ozzano M.to (Al)
Tenuta San Bernardo – Villadeati (Al)
Tenuta San Sebastiano – Lu Monferrato (Al)
Vellano Pierino – Camino (Al)
Vicara – Rosignano (Al)
I VINI OSPITI
L’evento amplia i suoi contenuti, diventa sempre più importante, e si apre all’incontro e al confronto con vitigni autoctoni di altre regioni italiane. Ciascuno portatore di una sua storia e di tradizioni.
In questa edizione sono tre i vini protagonisti di questa sezione: i rossi Schiava (Alto Adige) e Piedirosso (Campania); oltre l’Etna Bianco in Sicilia, espressione del Carricante.
Ecco le cantine protagoniste che condividono l’evento.
Schiava
Cantina di Caldaro – Caldaro (Bz); Cantina Girlan – Cornaiano (Bz); Cantina Kurtatsch – Cortaccia (Bz); Cantina Tramin – Termeno (Bz); Erste+Neue – Caldaro (Bz); Tenuta Hans Rottensteiner – Bolzano.
Piedirosso
Cantina del Taburno – Foglianise (Bn); Cantine Astroni – Napoli; Casa Vinicola Setaro – Trecase (Na); Salvatore Martusciello – Giugliano in Campania (Na); Mustilli – Sant’Agata dei Goti (Bn).
Etna Bianco
Barone di Villagrande – Milo (Ct); Casale 120 – Castiglione di Sicilia (Ct); I Custodi delle vigne dell’Etna – Solicchiata (Ct); Murgo – Santa Venerina (Ct); Tenute di Nuna – Sant’Alfio (Ct); Tenute Nicosia – Trecastagni (Ct).
Area Food a cura dell’Enoteca Regionale del Monferrato
• Burrata con acciughe (9 euro)
• Burrata al pomodoro secco (9 euro)
• Tagliere di salumi e formaggi con composte (14 euro)
• Frittelle verdi (8 euro)
• Hummus di ceci con pomodoro secco e olive (8 euro)
• Battuta di carne cruda (8 euro)
• Insalata Russa (8 euro)
• Torta di nocciole (6 euro)
• Acqua (1 euro)
• Caffè (1,5 euro)
IL PROGRAMMA
 
Sabato 10 maggio
Gran apertura con la serata giovane di eno-food in musica con Dj Set Vinly Set by Frsnts&Friends, per un programma rock classic, popo, disco, funky e house.
Durante la serata, Banco d’Assaggio nella corte del Castello del Monferrato con food a cura dell’Enoteca Regionale del Monferrato.
Domenica 11 maggio (in orario 11-19)
A tu per tu con i produttori con Banchi d’Assaggio nella corte e nella Manica Lunga del Castello, food dell’Enoteca Regionale del Monferrato e visite al Centro Nazionale delle DOC Andrea Desana.
Le enoteche tematiche di Schiava e Piedirosso.
Lunedì 12 maggio (in orario 10,30-13,30)
Masterclass guidata sui vini tutelati dal Consorzio e sui campioni della vendemmia 2024 riferiti ai diversi areali di produzione, per scoprire il vino che verrà. Al termine, Banco d’Assaggio curato da Ais e buffet. Partecipazione riservata a Ho.re.ca. e giornalisti/blogger di settore.
Costi e prenotazioni
Pubblico: € 15,00
Riduzione Soci Go Wine e Associazioni di settore (Ais, Onav, Fisar) € 13,00
La degustazione è illimitata al banco d’assaggio presso le cantine del Monferrato Casalese e regolata con 2 ticket per ciascun vino ospite (6 assaggi in totale).
E’ aperta la vendita online delle degustazioni con una riduzione a € 13,00 per tutti 
(non è previsto il rimborso per gli acquisti online)
Clicca qui per
acquistare i biglietti
on-line
Evento organizzato dal Consorzio di tutela vini Colline del Monferrato Casalese con la regia di Go Wine e in collaborazione con Ais Casale Monferrato ed Enoteca Regionale del Piemonte e col patrocinio della Città di Casale Monferrato.
Per ulteriori informazioni vi invitiamo a contattare i nostri uffici ai seguenti recapiti:
stampa.eventi@gowinet.it tel. 0173 364631
Alla prossima !
LUCA GANDIN

Turin Palace Hotel omaggia le mamme con “French Frizz”

L’hotel nel cuore di Torino celebra la Festa della Mamma con un drink accattivante che elegge il Gin Tanqueray 10 a ingrediente principe. Un’esperienza sensoriale che seduce grazie agli aromi di noce moscata e lavanda, da assaggiare nella lounge non solo l’11 maggio.

Aromi delicati, gusto deciso, colorazione accattivante: per la Festa della Mamma il Turin Palace Hotel propone “French Frizz”, cocktail di carattere che seduce fin dal primo assaggio. Un drink fresco, aromatico e sorprendente, la cui Sinfonia di profumi e sapori evoca grazia, forza e bellezza, le stesse qualità che rendono ogni madre davvero speciale. “French Frizz” è molto più di un cocktail, è un atto d’amore da condividere in una atmosfera di raffinata convivialità, la stessa che si respira nella lounge del Turin Palace, scenografia ideale per lasciarsi coinvolgere dall’esperienza sensoriale suggerita da questo drink. Drink che fa di Gin Tanqueray 10 il suo protagonista assoluto, grazie al suo sapore elegante e deciso che si fonde armoniosamente con la fresche1zza vivace del limone e le delicate sfumature floreali della lavanda. Ad aggiungere un tocco sofisticato e speziato ci pensano le note avvolgenti della noce moscata, esaltate da tre dash di peychaud’s bitters, mentre un frizzante top di soda regala leggerezza e dinamismo al sorso. Questo mix bilanciato fa di French Frizz il cocktail perfetto per chi cerca un drink dal carattere deciso, ma dalla raffinata delicatezza.

Mara Martellotta

Torino DOC: i vini bianchi che seducono

Lunedì 12/05/25 ore 9,30 – 19.00
 
Freschi, leggeri, da vitigni rari e locali, impregnati di territorio
La vendemmia 2024 ha visto l’arrivo di tre nuove tipologie della Doc Pinerolese. Oltre al Nebbiolo, la denominazione torinese si arricchisce di due vini bianchi: Bian Ver e Malvasia.
Per celebrare questo importante traguardo e per valorizzare i vini e le eccellenze del territorio torinese, la Camera di commercio di Torino promuove lunedì 12 maggio a Palazzo Birago, l’evento “Torino DOC: i vini bianchi che seducono” per raccontare l’incontro tra Pinerolese Bian Ver e Malvasia e gli altri bianchi delle aree vitivinicole torinesi.
La giornata è ospitata nelle prestigiose sale al Piano Nobile di Palazzo Birago, sede istituzionale della Camera di commercio di Torino, e si articola in più momenti dedicati a comunicatori, operatori Ho.Re.Ca. e grande pubblico.
I vini bianchi saranno i protagonisti assoluti con i vitigni Bian Ver, Malvasia (Moscata e di Candia aromatica), Erbaluce, Baratuciat, ma nello spazio dell’Enoteca saranno proposti anche alcuni rossi quali il Carema Doc, fascinoso Nebbiolo di montagna, e varie declinazioni della Freisa di Chieri Doc.
Si inizia alle ore 10.00, in Sala Giunta, con un convegno sulla vinificazione dei vitigni bianchi nel Torinese nonché sull’iter di ottenimento delle nuove tipologie della Doc Pinerolese. Previsti interventi a cura dei professori Vincenzo Gerbi e Stefano Raimondi, dell’enologo Gianfranco Cordero e del presidente della Fondazione Malva Arnaldi, Danilo Breusa, moderati da Alessandro Felis.
Prenotazione gratuita al seguente link:
Alle 12.30 prevista una masterclass dedicata ad operatori e giornalisti per approfondire le neonate tipologie della Doc Pinerolese; a seguire la degustazione libera dove i vini bianchi saranno i protagonisti assoluti con i vitigni Bian Ver, Malvasia, Erbaluce, Baratuciat.
Segue una tavola rotonda con rappresentanti delle organizzazioni di assaggiatori e sommelier (AIS, FISAR e ONAV) e mondo della ristorazione, in particolare gli operatori del circuito Mangébin.
Per giornalisti e operatori professionali la masterclass con degustazione e il tasting around sono gratuiti, prenotando al seguente link:
La selezione enologica Torino DOC, con 45 cantine e 128 vini premiati, è realizzata dalla Camera di commercio di Torino e dal suo Laboratorio Chimico in collaborazione con l’Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino. Non è una semplice guida a vini, ma un progetto che prevede azioni di marketing territoriale che uniscono cultura, tradizioni e produzioni vitivinicole.
L’evento Torino DOC: i vini bianchi che seducono è organizzato da Camera di commercio di Torino ed Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino con il supporto del Salone del vino di Torino, in collaborazione con Consorzio per la Tutela e la Valorizzazione dei Vini Docg di Caluso e Doc di Carema e Canavese, Consorzio di Tutela e Valorizzazione Freisa di Chieri e Collina Torinese Doc, Consorzio di Tutela e Valorizzazione Valsusa Doc e Consorzio di Tutela e Valorizzazione Pinerolese Doc.
Alla prossima !!
LUCA GANDIN

Salone Off: Ti scrivo una canzone, il laboratorio di Next Generation Kids

Torna Next Generation Kids al Salone Internazionale del Libro e Salone Off 2025 con “Ti scrivo una canzone”

Gli alunni di scuola primaria di primo e secondo grado degli istituti comprensivi Bobbio Novaro, Giovanni Cena, Aristide Gabelli, Ennio Morricone, che hanno partecipato nell’arco dell’anno scolastico ai laboratori creativi musicali del progetto Next Generation Kids, Ti scrivo una canzone,saranno protagonisti di alcuni appuntamenti che si terranno presso il Salone Internazionale del Libro e Salone Off, dove presenteranno i brani da loro composti.

Gli appuntamenti:

Lunedì 12 maggio, ore 10 – Circoscrizione 6, Sala consiliare, via San Benigno 22
Presentazione del progetto Next Generation Kids, esibizione degli alunni nei brani da loro composti nell’ambito dei laboratori al cospetto delle figure istituzionali presenti. A seguire, il presidente della Circoscrizione 6, Valerio Lomanto, premierà gli alunni con un attestato di merito.

Giovedì 15 maggio, ore 10 – Salone del Libro, PADIGLIONE 3, CORRIDOIO U Q17
Lions International ospiterà una conferenza dedicata al progetto Next Generation Kids. Saranno presenti gli alunnie verranno ascoltate le canzoni da loro composte.

Giovedì 15 maggio, ore 15 – Teatro Cecchi Point, via Cecchi 17
Spettacolo aperto al pubblico con esibizione degli alunni, che proporranno le canzoni scritte nell’ambito dei laboratori.

“Ti scrivo una canzone” è un laboratorio creativo musicale che fa parte del più ampio progetto Next Generation Kids, un progetto dedicato ai più piccoli che include percorsi formativi musicali curriculari ed extracurriculari, laboratori creativi musicali, eventi dedicati ai bambini e una linea discografica Kids.

La nascita del progetto Next Generation Kids è stata ufficializzata al Salone Internazionale del Libro 2024 di Torino, Salone Off, dove sono stati presentati i brani scritti e interpretati nel 2024 dagli alunni partecipanti ai laboratori, brani successivamente realizzati e pubblicati nei maggiori stores digitali, piattaforme di streaming e library social.

Il laboratorio “Ti scrivo una canzone” è un viaggio nel mondo della creatività musicale, è un progetto visionario, un metodo educativo anticonvenzionale, ma anche una testimonianza tangibile della magia che la vibrazione della musica può suscitare. Inclusivo e appassionante, “Ti scrivo una canzone” è pensato per essere accessibile a tutti, anche a bambini che non hanno una formazione musicale specifica di base, padronanza della lingua italiana, in condizioni di vulnerabilità.

La musica diventa uno strumento universale e aggregante per stimolare lo sviluppo cognitivo e creativo, integrando e potenziando il curriculum scolastico con un approccio multidisciplinare che abbraccia anche lettere e lingue straniere. Grazie al linguaggio ludico e motivante, gli alunni si avvicinano con entusiasmo alla creazione musicale, imparando a osservare, immaginare e “giocare” con note e parole.

“Ti scrivo una canzone” è una celebrazione del potenziale della musica come strumento di crescita personale e collettiva. Attraverso le emozioni e le melodie, gli alunni imparano non solo a creare canzoni, ma anche a credere in sé stessi, scoprendo quanto l’impegno possa trasformare l’immaginario in realtà.

Speciale Salone Off 2024 TG3https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2024/05/letture-per-bambini-mostre-laboratori-diffusi-il-salone-off-invade-torino-428d0f0b-ce4f-49cd-b5b5-3fa33f997246.html?wt_mc=2.www.wzp.rainews.

Video dello speciale tv “Salone off” 2024:                               https://platform.wim.tv/#/webtv/Caliel/vod/4735af77-46b7-4a25-9642-ed93ff090f15

                                                                                          

 

www.calielnextgeneration.it

Nsango ya Africa. Messaggi dall’Africa

Presentazione del libro edito da Il Pennino, di Alberto Scafella 21 maggio 2025 Ore 21,00 Libreria Comunardi Via San Francesco da Paola 6, Torino

Mercoledì 21 maggio preso la libreria Comunardi a Torino sarà presentato il libro di Alberto Scafella da Salvatore Attanasio padre dell’ambasciatore Luca Attanasio, ucciso in Repubblica Democratica del Congo il 22 febbraio di quattro anni fa, Rocco Curcio legale di Salvatore Attanasio e Dino Aloi editore. Attraverso queste pagine, l’autore ci guida in un viaggio profondo e crudo, dove la morte e la vita si sfiorano, dove la sofferenza si mescola alla felicità più pura. È un racconto di contrasti, di atrocità spietate che si scontranocon la bontà più disarmante delle
persone, di corruzione e crudeltà che trovano il loro opposto nella sincerità e nell’amicizia autentica. Alberto Scafella, con incarico diplomatico di addetto militare in Angola con accreditamenti per il Gabon, la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica del Congo, ha collaborato direttamente per alcuni anni con l’Ambasciatore Luca Attanasio. Da questo incontro è nata una profonda amicizia durata sino all’omicidio di Luca nel 2021. Da anni, insieme a Salvatore Attanasio, Scafella è alla ricerca della verità per trovare le responsabilità di quanto accaduto. Nel libro un capitolo è dedicato all’ambasciatore. Nel volume l’autore rievoca la sua esperienza di addetto militare a cavallo tra ricordi personali e accadimenti di cronaca con un ragionamento geopolitico importante relativo a una zona del mondo poco osservata anche dalla stampa internazionale. A seguire un brano dall’intoduzione dell’autore.
Questo racconto vuole testimoniare un periodo di vita eccezionale e irripetibile. Un’esperienza che tocca argomenti di ogni genere ma soprattutto che cerca di descrivere le sensazioni uniche di una esistenza reale dove la morte, la vita, la sofferenza, la felicità, le atrocità più crude e la bontà delle persone, si intrecciano e creano  delle contraddizioni continue che rivelano la reale verità dell’essenza della vita in luoghi dove la vita è vissuta giorno per giorno e dove non ci si preoccupa di quello che succederà domani perchè “bisogna sopravvivere
oggi”. Una grande storia Africana dove ogni minuto del giorno ha un significato, dove le piccole cose, che possono sembrare per noi insignificanti, acquistano un valore immenso. Dove l’amicizia, la sincerità e il rispetto per gli altri si contrappone alla crudeltà, all’invidia, alla corruzione e alla morte.

Alberto Scafella
Nsango ya Africa- Messaggi dall’Africa
Edizioni Il Pennino
Pagine 120

Alberto Scafella
Alberto Scafella nasce a Civitavecchia nel giugno 1965. Dopo il Liceo, Alberto ha abbracciato la carriera militare, frequentando i principali Istituti di formazione (Accademia militare, Scuola di Applicazione, Scuola di Guerra, Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze). Laureato sia in Scienze Politiche che in Scienze Strategiche ed ha conseguito i Masters di II livello sia in Politica Internazionale Diplomatica, che in Scienze Strategiche. È pilota di elicotteri con le pregiatissime abilitazioni al volo in montagna, volo notturno e volo tattico. Entrato nei ruoli dirigenziali ed impiegato presso le Ambasciate nazionali nell’Africa centrale, ha ricoperto l’incarico diplomatico di Addetto Militare per la Difesa in Angola con accreditamenti per il Gabon, la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica del Congo, nazione, quest’ultima, che gli ha tributato la prestigiosa Medaglia di Ufficiale al merito della Repubblica. Parla fluentemente la lingua portoghese, inglese e francese, nonché la lingua “lingala” dell’antico regno del Congo, che viene parlata negli attuali due stati del Congo e nell’Angola. Collabora da oltre venti anni, come grafico vignettista, con la rivista online “Analisi Difesa” sulla quale ha anche pubblicato svariati articoli di valenza tecnica e storica.

Informazioni
Il Pennino
3356869241
info@ilpenninodinoaloi.it

Il Sabato del Vignaiolo ai Balmetti di Borgofranco d’Ivrea

La Delegazione FIVI NORD PIEMONTE ha organizzato una degustazione SABATO 10 MAGGIO 2025 ai Balmetti di Borgofranco d’Ivrea in via del Buonumore 145, ai confini con la Valle d’Aosta

Le degustazioni dalle ore 11 alle ore 19 con oltre alle 12 aziende piemontesi che rappresentano il Canavese e l’Alto Piemonte, saranno presenti due aziende ospiti della Delegazione della Valpolicella! 
I 14 produttori FIVI NORD PIEMONTE e l’ l’associazione AMISDIJBALMIT saranno presenti con i loro vini in degustazione e apriranno le porte delle 220 storiche e affascinanti cantine attaccate alla roccia per visitarle e sentire il naturale e fresco respiro della montagna.
Durante la giornata sarà possibile accompagnare la degustazione con dei piatti cucinati dal Balmetto Terre Sparse.
Riassumendo:
Sabato 10 maggio 2025
AI BALMETTI
Via del Buonumore 145
10013 BorgoFranco d’Ivrea ( To)
ORARIO 10.00- 19.00
Costo: 25€ (20€ prevendita)
Pagamento: Ecco il link della prevendita
Ecco le Aziende Presenti:
Delegazione NORD PIEMONTE
• Az. Agr. Alberand
• Barbaglia Silvia
• Benito Favaro
• Cantina Terre Sparse
• Castaldi Francesca
• Cieck
• Dei Cavallini
• Ilaria Salvetti
• La Smeralda
• Mazzoni
• Massimo Clerico
• Podere ai Valloni
DELEGAZIONE OSPITE
Delegazione VALPOLICELLA
• Colle Cerè
• Tenute Fasoli
@vignaiolifivi @fivi_nordpiemonte @fivi_valpolicella @j_amis_dij_balmit
#fivi #fivi_nordpiemonte #amisdijbalmit balmit
Aziende FIVI NORD PIEMONTE:
@azienda_agricola_alberand
@vinibarbaglia @silviabarbagliavinoboca
@camillofavaro
@azienda_terre_sparse
@francastaldi
@cieckwinery
@deicavallini_wines
@aziendaagricolailariasalvetti
@cantinalasmeralda
@mazzonitiziano
@massimoclerico
@podere_ai_valloni
Aziende FIVI VALPOLICELLA
@collecerevini
@tenutefasolilorena
Alla prossima !!!!
LUCA GANDIN

La gita valdostana sul vecchio Fiat 314

/

L’attesa, come ogni anno, si era fatta spasmodica con il passare dei giorni. L’appuntamento della gita parrocchiale – con il passare degli anni – era diventato la più importante occasione di cui potevano disporre gli abitanti del paese per respirare un po’ d’aria diversa, visitare qualche località, stare in compagnia.

 

Don Giusto, parroco di Sant’Anna, coadiuvato da Carlin e Isadora – il sacrestano e la fidatissima perpetua – dopo tanti viaggi nelle Langhe, tra le colline dell’astigiano e nelle campagne dell’Oltrepo pavese, aveva avanzato una proposta del tutto nuova. Ne discussero parecchio e alla fine decisero democraticamente, due contro uno: sarebbero andati in Valle d’Aosta, fino a Courmayeur.  Da subito si era registrata un’intesa tra il prelato e la sua assistente  mentre Carlin si espresse per  un itinerario “più tradizionale”. “Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova”, ripeté più volte, inascoltato. In realtà, le strade vecchie, negli anni precedenti, portavano dritte in mezzo alle vigne dei barbera, dei dolcetti e delle bonarde. E cosa c’era di meglio, a giudizio del Carlin, di un buon mezzo litro di quello buono? A spalleggiarlo, di solito, c’era il maestro Rubicondi, il quale – citando Molière – sosteneva come fosse grande “la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico”. E loro due, libri a parte, erano grandi amici e, soprattutto, forti bevitori. Ma, per un caso fortuito, il maestro era costretto a letto per colpa di una brutta storta che si era procurato uscendo un po’ brillo dall’Osteria del Gatto Nero. Non aveva visto il gradino, inciampando e finendo lungo e tirato sul selciato. Senza l’aiuto e il sostegno dell’amico letterato, Carlin dovette soccombere all’altrui volere. Così la gita prese una via diversa da quelle a sfondo enologico anche se il sacrestano pensò che, in un modo o nell’altro, una puntata alle cantine della Vallée ci sarebbe scappata. Già prima dell’alba un piccolo gruppo si era dato appuntamento nella piazza, davanti  alla statua di Massimo d’Azeglio.

***

L’attesa del torpedone li aveva resi insonni e tanto valeva, a quel punto, prepararsi  così da poter salire per primi sul mezzo e accaparrarsi i posti migliori, quelli davanti. Scarsamente abituati ai viaggi lunghi e immaginando una strada tutta curve, a scanso di equivoci e di fastidiosi mal d’auto, era consigliabile mettersi dietro al guidatore, con la strada bene in vista dal parabrezza dell’autobus. Carlin era tra questi. Sia lui che la moglie, Margherita, si erano tirati a lucido, con l’abito delle grandi occasioni. La consorte, oltre alla borsetta, aveva una grande sporta dove teneva il vettovagliamento necessario per quel viaggio. Tra i generi di conforto, nemmeno dovessero andare chissà dove, c’erano frittate, tomini elettrici, coregoni in carpione, capponatine di verdure, un paio di salami e di piccole tome, pane bianco e di segale. Ovviamente, ça va sans dire, un fiaschetto di quel vino che faceva resuscitare anche i morti.  Il torpedone arrivò puntualmente in ritardo di una buona mezz’ora e, brontolando sottovoce, la comitiva occupò tutti i posti disponibili, lasciando quello a fianco dell’autista a Don Giusto che sull’abito talare aveva indossato una vecchia giacca a vento nera. Partirono e dopo aver oltrepassato Ivrea, Montaldo Dora e Borgofranco, giunti nei pressi di Carema, si udirono i primi gemiti da parte di alcuni  passeggeri. Quel cartello che campeggiava all’ingresso del paese, “Fermati a Carema dove il tempo ha un sapore” era ben più che un invito per chi non vedeva l’ora di godersi la festa dell’uva, andar per cantine all’assaggio di quell’inebriante nebbiolo o sedersi al tavolo delle osterie. Il parroco, ben consapevole del significato di quei mugugni, non s’intenerì e invitando il conducente a proseguire, smorzò ogni speranza a coloro che pregustavano quel nettare rosso rubino. Nemmeno il tempo di una sosta lampo presso la piccola rivendita al minuto della signora Lina, tento il sacrestano con voce implorante? Don Giusto, ostinato e inflessibile, non rispose nemmeno, lanciando uno sguardo che non incenerì Carlin solo perché aveva bisogno del suo aiuto per tenere in ordine la sacrestia e la chiesa. Il vecchio Fiat 314  varcò il confine tra Piemonte e Valle d’Aosta ansimando. In breve si lasciò le spalle, dimostrando d’essere ancora in grado di svolgere la sua funzione dopo alcuni decenni di onorato servizio di linea, i primi paesi della Vallée. Il Forte di Bard, imponente fortezza costruita nel XIX secolo dai Savoia, dominava la valle dal suo strategico sperone roccioso, sbarrandone l’accesso. A bocca aperta, torcendosi il collo per guardar meglio le mura dai finestrini, gran parte dei partecipanti alla gita restarono incantati. I commenti  si sprecarono, al punto che passarono da Arnad velocemente, trovandosi alle porte di Verrès. L’unico ad accorgersi che avevano attraversato il paese del famoso lardo,  più immusonito che mai, era il povero Carlin. Ma dopo lo sgarbo di Carema, dal quel suo “don” non si aspettava più nulla di buono, almeno nel viaggio d’andata. Poi, per il resto, si sarebbe visto. Il torpedone faticò molto sulle rampe del Montjovet. La salita della Mongiovetta mise a dura prova i pistoni del motore del pullman che riprese la sua marcia regolare solo nei pressi di Saint Vincent ( lì nessuno ebbe da ridire: il casinò e il gioco d’azzardo non erano nelle corde e nelle possibilità dei gitanti). Il tratto da Chambave a Nus – con il castello medievale di Fénis, uno dei più famosi e meglio conservati d’Italia – venne “digerito” facilmente , una dozzina di chilometri più avanti, entrarono in Aosta. La visita all’antica Augusta Praetoria, la “Roma delle Alpi”, fu rapida. Don Giusto, basco in testa e passo garibaldino, guidò la comitiva della parrocchia di Sant’Anna dall’Arco di Augusto alla Porta Pretoria, attraversando la lastricata via Sant’Anselmo senza per star occhio a vetrine e botteghe. Un salto al Foro e al teatro romano, poi un giro in piazza Chanoux e l’immancabile preghiera nella Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista, con la sua facciata massiccia e i due campanili romanici. Il ritorno all’autobus fu ancor più rapido, con il gruppo sollecitato dal parroco che esortava “Dai, dai. Presto che è tardi! Passi lunghi e ben distesi che ci aspettano a Courmayeur per il pranzo!”. Poco meno di quaranta chilometri sulla Statale 26 furono percorsi in un soffio, passando da Sarre, Saint Pierre, Morgex.

***

Forse fu la fame ( nonostante gran parte delle provviste, preparate per la merenda del ritorno, fossero già state consumate) ma l’arrivo a Courmayeur venne salutato da un gran applauso. Il signor Del Grosso, l’autista, si guadagnò delle robuste pacche sulle spalle, mostrando però di non gradire tutto quell’entusiasmo. Allo Chalet de la bonne cuisine, il cuoco – monsieur Vittoz – aveva preparato una grande tavolata, riservando la sala più spaziosa alla comitiva canavesana. Don Giusto fece accomodare tutti e chiese un minuto di silenzio e raccoglimento in preghiera. A voce bassa, il prelato disse: “Guarda con bontà, o Signore, e benedici questo cibo e tutti coloro che l’hanno preparato; aiutaci a condividere il nostro pane con tutti i poveri del mondo”. Dopo aver fatto tutti il segno della croce, iniziarono il pranzo. E, come promesso nei giorni precedenti, il banchetto fu davvero memorabile. Dopo gli antipasti con i salumi tipici – dal lardo d’Arnad al prosciutto alla brace, dalle mocette ai boudins – si passò al primo: una scodella di pèilà, la minestra di farina di segale e di frumento, con pane, fontina e burro. “Una cosina leggera,eh!”, disse la signora Margherita che però non ne lasciò nemmeno un’ombra. La seconda portata fu molto apprezzata. E a chi non piaceva la carbonade? Antico piatto di montagna a base di carne bovina salata a lungo e  cotta lentamente con aglio e lardo affumicato. Preparata con il vino rosso, sparì in un battibaleno. Poi, per gli stomaci più resistenti, quelli che il prevosto amava definire “i mai sazi”, una larga fetta di polenta con fontina e toma ( quella locale, poiché l’altra e più famosa, quella di Gressoney, era finita). Come dolce, per tutti, le tegole valdostane, celebri gallette di pasta di mandorle. E il vino? In fondo – da Carema in poi – l’attesa per quel nettare d’uva andava in qualche modo compensata. E così venne servito  dell’Enfer rosso, prodotto nelle vigne di Arvier. Sul nome, Don Giusto ebbe da ridire ma si trovò d’accordo sulla sua ottima qualità con il suo sacrestano, sentenziando un po’ brillo “A chi non piace il vino, il Signore faccia mancare l’acqua”. Si pentì, chiese perdono per quell’improvvida frase e, con fare mesto, se ne versò un altro bicchiere. Al termine del pranzo – sorbiti caffè e una grappa o un génépy come ammazza-caffè – raccolsero le loro cose predisponendosi al ritorno. Una breve sosta venne dedicata per una visita e una preghiera al Santuario di Notre Dame di Rochefort, poco distante da Arvier. E poi, via. In discesa, verso Aosta e il canavese, con il vecchio Fiat 314 affidato alle cure di Ausilio Del Grosso che, da autista provetto e responsabile, si era limitato ad un solo bicchier di vino e agli antipasti. Giunsero al calar delle prime luci della sera nella piazza dove, insensibile al tempo e alle stagioni, li aspettava la statua del grande statista  Massimo Taparelli. Si salutarono, congedando l’autista che doveva condurre il mezzo alla rimessa di Ivrea. Don Giusto era contento e strinse la mano a tutti, ringraziandoli per la compagnia e per l’ottimo contegno che avevano dimostrato. “ Ah, cari miei. Se il buon D’Azeglio, ai tempi suoi e di Cavour avesse potuto contare su dei concittadini così in gamba, in quel suo dire – “Abbiamo fatto l’Italia. Ora si tratta di fare gli italiani” – avrebbe inserito una nota di speranza in più”, disse il prelato. In qualche sguardo s’intuì un cenno di commozione e a un paio di gentildonne scese una lacrima fugace. Solo Margherita lanciò uno sguardo torvo al suo Carlin che, quatto quatto, se ne stava andando verso l’Osteria del Gatto Nero a verificare se almeno lì c’era traccia di quel Carema che avrebbe voluto sorseggiare e che gli era rimasto in mente come un desiderio inappagato.

 

Marco Travaglini