LIFESTYLE

La cena sulla sabbia di Scabin: provocazione, cucina e Torino

/

SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

A Torino le idee innovative sorprendono, soprattutto quando arrivano da uno chef che ha sempre fatto della provocazione e della sperimentazione la sua firma. La cena sulla sabbia di Davide Scabin non è solo un evento gastronomico, ma un modo di raccontare la cucina in maniera diversa, quasi teatrale, dove il piatto diventa esperienza e non solo qualcosa da mangiare. In una città elegante e abituata alla tradizione, Scabin continua a muoversi controcorrente, e forse è proprio per questo che da anni è uno dei nomi più conosciuti della ristorazione torinese e italiana.

Davide Scabin lavora a Torino e dintorni da moltissimo tempo ed è considerato uno degli chef che hanno cambiato la cucina italiana moderna. Il suo nome è legato soprattutto al ristorante Combal.Zero, per anni ospitato all’interno del Museo d’Arte Contemporanea al Castello di Rivoli, alle porte di Torino. Un luogo simbolico, perché univa arte e cucina, proprio come il suo modo di pensare i piatti. Scabin non è mai stato uno chef tradizionale: ha sempre cercato di sorprendere, di far parlare, di creare qualcosa che andasse oltre il semplice ristorante. Nel corso della sua carriera ha ottenuto le stelle Michelin, che sono il riconoscimento più importante per un ristorante. Le stelle Michelin non si ottengono facilmente: gli ispettori visitano i ristoranti in forma anonima e valutano la qualità degli ingredienti, la tecnica di cucina, l’originalità dei piatti, la personalità dello chef e la continuità nel tempo. Una stella indica un ristorante molto buono, due stelle indicano una cucina eccellente che vale la deviazione, tre stelle significano che vale il viaggio apposta. Scabin nel tempo ha conquistato le stelle grazie alla sua cucina innovativa e alla sua capacità di stupire.

Uno chef fuori dagli schemi nella città della tradizione

Torino è una città molto legata alla cucina tradizionale, ai piatti piemontesi, alla carne cruda, agli agnolotti, al bollito, ai vini delle Langhe. In questo contesto Scabin è sempre stato una figura un po’ diversa, quasi un personaggio. I suoi piatti più famosi, come il Cyber Egg o il Fassone al contrario, sono diventati celebri proprio perché rompevano le regole. La sua cucina mescola tecnica, ironia, tecnologia e memoria piemontese. Non è uno chef che vuole piacere a tutti, ma uno che vuole lasciare un ricordo.

Il suo ristorante non è mai stato un posto classico, con tovaglie eleganti e servizio ingessato. L’idea è sempre stata quella di far vivere un’esperienza, non solo una cena. Luci, musica, presentazione dei piatti, tutto contribuisce a creare un’atmosfera diversa dal solito ristorante torinese. Anche per questo molti lo considerano più un artista che un cuoco tradizionale.

La cena sulla sabbia: più di una provocazione

La famosa cena con la sabbia nasce proprio da questa idea di esperienza. La sabbia non è solo una scenografia, ma diventa parte del racconto della serata. L’idea richiama il deserto, il viaggio, qualcosa di primitivo e allo stesso tempo elegante. I tavoli vengono allestiti con la sabbia, l’ambiente cambia completamente e i piatti sono pensati per entrare in questo tema.

Il menu della serata non è un menu molto particolare. I piatti sono studiati per richiamare colori, consistenze e sensazioni legate alla sabbia e alla terra. Ci sono portate dove le consistenze sono croccanti, polverose, morbide, con contrasti tra caldo e freddo. Alcuni piatti vengono serviti direttamente sulla sabbia o su superfici che la ricordano. Non è solo cucina, è scenografia, racconto, sorpresa.

Si parla spesso di cucina sensoriale, e questa cena rientra proprio in questa idea: non conta solo il gusto, ma anche l’ambiente, l’odore, il modo in cui il piatto arriva al tavolo. È una cucina che vuole coinvolgere tutte le sensazioni, non solo il palato.

Il ristorante e l’idea di cucina come esperienza

Il ristorante legato a Scabin non è mai stato un posto fermo nel tempo. Ha cambiato luoghi, formule, idee, ma la filosofia è sempre rimasta la stessa: sorprendere. Un ristorante unico dove può succedere qualcosa di diverso ogni volta. Torino negli ultimi anni è diventata una città gastronomica molto importante, con tanti ristoranti di livello, ma Scabin resta uno dei nomi che hanno reso la città famosa anche dal punto di vista della cucina creativa.

La sua cucina parte spesso da piatti piemontesi, ma li trasforma, li smonta e li rimonta in modo diverso. In un panorama dove molti ristoranti puntano sulla tradizione pura, lui ha sempre scelto la strada dell’innovazione.

Torino, la cucina e gli chef che fanno parlare

Torino negli ultimi anni è cambiata molto dal punto di vista gastronomico: una città di chef, di sperimentazione e di ristoranti moderni. Scabin rappresenta proprio questa parte della città, quella più creativa e meno legata alle regole.

La sua figura divide sempre un po’: c’è chi lo considera un genio e chi pensa che sia troppo provocatorio. Ma sicuramente è uno degli chef che hanno segnato la cucina torinese degli ultimi vent’anni. E la cena sulla sabbia è perfettamente nel suo stile: un’idea che fa discutere, incuriosisce e attira persone che non cercano solo una cena, ma qualcosa da raccontare.

Alla fine forse è proprio questo il punto. Non si va a una cena del genere solo per mangiare, ma per vivere una serata diversa dal solito, per vedere cosa si è inventato questa volta uno degli chef più particolari legati a Torino. E in una città elegante e un po’ riservata come Torino, anche una cena sulla sabbia può diventare un evento di cui tutti parlano.

NOEMI GARIANO

Petto di pollo al limone: la bontà delle cose semplici

/

Una ricetta appetitosa, sorprendentemente profumata che vi stupirà per la sua leggerezza, morbidezza e bontà

 

La carne di pollo apprezzata per le sue propreita’ nutritive e’ adatta a tutta la famiglia. Pochi semplici ingredienti per una ricetta appetitosa, sorprendentemente gustosa e profumata che vi stupira’ per la sua leggerezza, morbidezza e bonta’.

 

Ingredienti:

1 Petto di pollo intero

1 bicchiere di vino bianco secco

1 limone non trattato

1 spicchio di aglio

Olio,sale,pepe, rosmarino q.b.

 

In una pentola scaldare l’olio con l’aglio e il rametto di rosmarino. Rosolare a fuoco vivace il petto di pollo, salare, pepare e sfumare con il vino bianco, abbassare la fiamma, lasciare insaporire e cuocere coperto per circa un quarto d’ora. Lavare il limone e con un rigalimoni o un coltellino affilato, prelevare striscioline di scorza sottilissime da aggiungere al pollo poi, aggiungere tutto il succo filtrato del limone. Lasciar cuocere lentamente per circa mezz’ora aggiungendo, se necessario, un mestolino di acqua calda. Lasciar consumare la salsa, affettare la carne e servire caldo.

Paperita Patty

Da Torino il via alle conferenze sulla filosofia della bellezza

L’evento Martedì 31 marzo, alle 17.30, presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, il Dott. Luca Spaziante (Chirurgo Plastico, Dirigente Medico SCU Chirurgia Plastica Ricostruttiva – AOU Città della Salute e della Scienza, Coordinatore degli ambulatori di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica – GVM Clinica Santa Caterina, Torino, Direttore Scientifico – Art Beauty Clinic, Membro del Comitato Tecnico Scientifico – ACTO Italia e ACTO Piemonte) inaugurerà il ciclo di conferenze dal titolo «Filosofia della bellezza: educare per generare valore e consapevolezza», legato al suo progetto editoriale Chirurgia dell’anima: oltre la forma verso l’essenza. All’evento parteciperanno, tra gli altri, la Dott.ssa Paola Gribaudo, Presidente dell’Archivio Gribaudo, Livio Tranchida, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, Elisa Picardo, Ginecologa presso l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino e Presidente ACTO Piemonte e Ugo Nespolo, noto artista piemontese.

L’iniziativa nasce con l’intento di promuovere una riflessione culturale e sociale sul significato contemporaneo della bellezza e sul rapporto, sempre più complesso e talvolta problematico, che molti giovani sviluppano con il proprio corpo e con la propria identità. In un contesto dominato dalla diffusione di modelli estetici spesso irrealistici e uniformanti, amplificati dai social media, diventa fondamentale aprire spazi di dialogo e consapevolezza capaci non solo di restituire alla bellezza una dimensione più autentica, personale e identitaria, ma soprattutto di contrastare un disagio psicologico giovanile sempre più dilagante. Il progetto si propone di sensibilizzare le nuove generazioni a sviluppare uno sguardo critico e consapevole, orientato verso la valorizzazione della propria individualità, dell’equilibrio interiore e della relazione armonica tra corpo, mente e identità personale.

All’interno di questa riflessione svolge un ruolo fondamentale la chirurgia plastica: una disciplina che, quando guidata da un solido principio etico e da una visione umanistica della cura può rappresentare per molte persone un importante strumento di recupero del proprio benessere psicofisico e sociale. L’intervento sul corpo non si configura necessariamente come ricerca di perfezione estetica, ma può diventare un percorso di riconciliazione con la propria immagine, contribuendo a ristabilire un equilibrio profondo tra l’aspetto esteriore e la dimensione più intima dell’individuo.

Attraverso contributi che intrecciano filosofia, arte, medicina e psicologia, il ciclo di incontri, che si svolgerà su tutto il territorio nazionale, intende offrire un’occasione di confronto tra mondo accademico, istituzioni e nuove generazioni. L’obiettivo è promuovere una cultura della bellezza fondata sulla consapevolezza, sul rispetto dell’identità individuale e su un’etica della cura della persona: un nuovo paradigma in cui la bellezza non sia uno standard imposto o una semplice forma esteriore, ma espressione autentica dell’essere e percorso di armonia tra corpo, anima e identità.

Per info e prenotazioni inviare un WhatsApp al numero: 333 3528125

Mara Martellotta

La collina di Torino e le sue meraviglie

Scopri – To   Alla scoperta di Torino

Alle porte di Torino sono numerosi i luoghi di interesse non solo dei turisti ma anche per i cittadini sabaudi. Tra di essi il Monte dei Cappuccini a due passi dal centro di Torino, dove si erge la Chiesa di Santa Maria Al Monte in stile tardo rinascimentale con interni barocchi tipica del sedicesimo secolo, all’interno della Chiesa vi è raffigurata una leggenda che narra di un’enorme lingua di fuoco che uscì dal tabernacolo per far fuggire gli invasori francesi. Il Monte dei cappuccini ospita anche un grande convento adiacente alla Chiesa di Santa Maria, nel quale una parte è adibita al Museo Nazionale della Montagna dal 1874.
Quest’ultimo ha al suo interno molte documentazioni, filmati, installazioni dedicate alla montagna e all’alpinismo estremo con sezioni espositive sempre nuove e aggiornate nel tempo. Al termine del museo una terrazza panoramica che affaccia su Piazza Vittorio la più grande piazza Piemontese.
L’ARTE CULINARIA DELLA COLLINA TORINESE
A pochi passi dal convento, il ristorante “Al monte dei cappuccini” aperto dal martedì al sabato, la sua terrazza panoramica e i suoi interni di gran classe fanno del ristorante uno dei posti più particolari della collina torinese. La cucina rispetta e valorizza le origini del territorio, tra i piatti più ambiti l’albese con limone, parmigiano e bagna cauda, il carpaccio di tonno e l’insalata di carciofi. Tra i primi troviamo i malfatti di salsiccia di Bra, i tagliolini alle verdure croccanti e i ravioli della Val Varita, tra i secondi la tagliata di ginepro e rosmarino, il filet mignon alle due cotture con prugne e la scottata al parmigiano. Per i più golosi hanno anche una vasta selezione di dolci tra cui il classico bonet della tradizione piemontese cotto al forno, il tortino di sfoglia con pere e cioccolato e molti altri.
VILLA REGINA E VILLA GENERO
Tra le meraviglie della collina torinese vi è anche Villa della Regina, una dimora lussureggiante del seicento costruita per volere Maurizio di Savoia, figlio del Duca Carlo Emanuele I e Caterina D’Asburgo, proprio per questo la villa in origine si chiamava Villa del Principe. Negli anni divenne la dimora estiva di Anna Maria D’Orleans e prese il nome attuale.
Davanti alla villa un enorme giardino ad anfiteatro con dodici statue e al centro una fontana raffigurante il dio Nettuno. All’interno della residenza numerosi arazzi seicenteschi, affreschi e raffinate sale con decorate e dipinte dai grandi maestri di quell’epoca, come i quadri di Giovanni Battista Crosato.
A due passi da Villa Regina, vi è Villa Genero, meno conosciuta, ma altrettanto maestosa. Villa Genero venne edificata nel milleottocento per volere del banchiere torinese Felice Genero e passata negli anni nelle mani di benestanti famiglie piemontesi, ancora oggi la villa è privata. La particolarità di questa dimora è sicuramente il suo parco con alberi secolari, sentieri, scale ornamentali, statue e fontane e in cima una meravigliosa terrazza dove si può osservare la città dall’alto. Il parco è invece accessibile a tutti per poter fare jogging, passeggiare e godersi la natura a pochi passi dalla città.
 BASILICA DI SUPERGA
Tanti turisti ogni fine settimana prediligono invece la Basilica Di Superga, fatta costruire a partire dal 1715 dal re Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla vergine Maria dopo la battaglia contro i francesi. La Basilica fu commissionata all’architetto Filippo Juvarra, principale esponente del Barocco, l’opera fu molto difficoltosa perché il terreno non permetteva la costruzione della basilica, dovette quindi abbassare la cima del colle per riuscire ad ottenere un terreno piano che ne permettesse l’edificazione.
Nel 1731 venne inaugurata e da allora è possibile vederla da quasi tutta Torino. La basilica con pianta circolare ha una grande cupola barocca all’estremità, si dice ispirata al Pantheon di Roma. All’interno troviamo la cripta Reale con le spoglie della famiglia Savoia.

La Basilica di Superga, Villa Regina, Villa Genero e il Monte dei Cappuccini rappresentano solo una parte delle meraviglie della collina torinese, spesso ancora poco conosciuta nel profondo.

Noemi Gariano

La solastalgia, il disagio creato dai cambiamenti ambientali

Coniato dal filosofo Glenn Albrecht dell’universita’ di Newcastle in Australia, “solastalgia” e’ un neologismo che deriva dalla fusione di “solace” e “nostalgia”, che insieme creano  la nostalgia della conforto. È un termine che indica il senso di malessere che si genera quando l’ambiente circostante viene maltrattato, danneggiato e deturpato.  A dar vita a questa “patologia del luogo” sono fenomeni climatici estremi come tempeste e alluvioni, ma anche fuoriuscite di petrolio e altri disastri causati dall’uomo. Quando i territori a cui apparteniamo, quelli delle nostre radici, non sono piu’ riconoscibili ai nostri occhi e alla nostra memoria questo puo’ causare stress, ansia e malessere.

Ci si sente come se quei luoghi, che rappresentano la nostra identita’ ci fossero stati portati via, si crea un senso di smarrimento dovuto alla trasformazione della nostra casa, di quello spazio che ha la funzione di rifugio e di sicurezza sia fisica che psico-sociale. Albrecht comincio’ a parlare di solastalgiariferendosi alle vicende dell’ Upper Hunter Valley che vennemodificata, meglio dire stravolta, a causa delle  operazioni di estrazione mineraria  che avevano causato nei suoi abitanti importanti problemi di umore, rabbia e senso di frustrazione.


Gli interventi dell’uomo sull’ambiente naturale, sempre piu’spesso, hanno risvolti funesti non solo sul sistema ecologico, ma anche sugli esseri umani che lo vivono e che non lo riconoscono piu’ come loro habitat originario. Questo fenomeno nostalgico, sfortunatamente, non e’ piu’ ricollegabile unicamente a singoli eventi, ma  lo si puo’ trattare a livello globale a causa della massiccia attivita’ di antropizzazione che incede inarrestabile e di frequente in maniera irrispettosa. Quest’anno siamo rimasti tutti sorpresi dal caldo record e innaturalmente protratto al sud e dai violenti temporali al nord che hanno avuto il potere di distruggere paesaggi naturali e urbani; ognuno di noi guarda a questi fenomeni estremi con preoccupazione perche’ compromettono la possibilita’di previsione, di poter pianificare  molte attivita’, ma soprattutto creano la  sensazione di non essere al sicuro nel proprio ambiente.Si da’ origine cosi’ alla “ecoansia” che produce molti dubbi sul futuro, impedisce di progettare soprattutto ai giovani che gia’ da tempo hanno cominciano a ribellarsi. Diversi sono, infatti, gli interventi attivi di ragazzi, conosciuti e non, che alle conferenze dell’Onu o  alle manifestazioni in piazza con determinazionedenunciano lo sfruttamento del pianeta,  urlano la loro  paura per il futuro  chiedendo uno stop all’utilizzo indiscriminato e dannosodel nostro pianeta. Da una parte il progresso dall’altra la necessita’che questo sia sostenibile e riguardoso, generazioni a confronto sull’avvenire, ma di sicuro un malessere ecologico sempre piu’diffuso nel presente.

MARIA LA BARBERA

Al MAUTO“I nemici del Drake”,  “Enzo Ferrari e le Scuderie  inglesi”

Dal 2 all’11 ottobre  prossimi sarà ospitata presso il MAUTO, Museo Nazionale dell’Automobile, la più grande e completa esposizione dedicata alle Scuderie inglesi che, tra gli anni Settanta e gli Ottanta, hanno sfidato Enzo Ferrari. Sono in mostra 23 vetture, documenti, memorabilia  e fotografie  che raccontano la rivoluzione inglese del motorsport nell’epoca della Swinging London. La mostra è curata da Carlo Cavicchi e Mario Donnini con Maurizio Cilli e, attraverso una selezione di vetture- simbolo appartenenti alle squadre note come “ le sette sorelle”, Cooper, Lotus, March, Braham, Tyrrell e Williams, oltre  a vetture di altri costruttori, Arrows, Shadow, Theodore e Surtees, sviluppa sugli oltre 2 mila mq. dello spazio  espositivo al piano terra, il racconto di una stagione di sperimentazione tecnica e di libertà formale, tra rischi estremi, forti rivalità  e decise identità visive che hanno disegnato nuovi immaginari culturali.
Si tratta di un universo di tecnologia, stile e spirito pioneristico, in cui le monoposto diventano simboli di una rivoluzione industriale e culturale capace di ridefinire l’immaginario del mondo delle corse.
Enzo Ferrari li chiamava “i garagisti”, erano le squadre inglesi che, tra gli anni Settanta e gli Ottanta, misero in discussione il dominio della Ferrari, fino ad allora protagonista incontrastata della Formula 1. Con strutture leggere, telai rivoluzionari e una straordinaria rapidità di sperimentazione,  questi team indipendenti trasformarono piccoli atelier tecnici in avversari temibili, capaci di battere Maranello in pista e cambiare per sempre gli equilibri del campionato.

23 vetture incredibili esposte, di cui 21 inglesi e 2 italiane, circondate da un allestimento che restituisce il contesto sociale e culturale della Gran Bretagna del tempo, quello della Swinging London, in un periodo di straordinaria vivacità  e ottimismo, caratterizzato da un’esplosione di creatività nella musica, nella moda e nella fotografia, nel cinema e, naturalmente, nello sport. Con l’obiettivo  di restituire l’atmosfera di un’epoca,  la mostra intreccia  la storia dell’automobilismo  con quella delle sue icone attraversando le tendenze culturali e stilistiche del tempo  e raccontandole in sezioni specifiche.
È  in esposizione una selezione di fotografie di Rainer W. Schlegelmilch, noto come “RWS”, considerato uno dei maggiori fotografi della Formula 1. Le sue immagini sono celebri per la straordinaria qualità ed intensità emotiva che riescono a trasmettere . L’attenzione per l’inquadratura, la sensibilità alla luce e la capacità di cogliere l’istante decisivo fanno di questo fotografo un maestro assoluto, capace di trasformare la velocità, la tensione e il rischio delle corse in un racconto visivo potente e senza tempo.

Sono in programma anche appuntamenti gratuiti, articolati in conversazioni, presentazioni editoriali, proiezioni e incontri con piloti, giornalisti e progettisti, per incontrare  i grandi protagonisti dell’epoca  che raccontano la storia, le emozioni e le sfide che hanno plasmato un’epoca leggendaria.

Mara Martellotta

Non solo negozi: il retail che trasforma le città

/

ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

.

 

Il retail è tornato. E non è un semplice rimbalzo: è un segnale molto più profondo, che riguarda il modo in cui viviamo le città, le attraversiamo e le consumiamo.

Negli ultimi anni, complice l’e-commerce e i cambiamenti nelle abitudini (anche post-pandemia), molti avevano dato per “superato” il negozio fisico. Oggi, invece, i numeri raccontano una storia diversa: nel 2025 gli investimenti nel retail in Europa hanno sfiorato i 40 miliardi di euro, con una crescita importante. E l’Italia guida questa ripartenza, diventando il Paese più dinamico.

Ma cosa significa davvero, per chi vive e lavora nel mondo immobiliare?

Significa che il retail non è più solo “spazio commerciale”. È tornato a essere uno degli elementi centrali nella costruzione del valore urbano.

Oggi gli investitori non cercano semplicemente metri quadri da affittare. Cercano luoghi. Luoghi che funzionano, che attraggono persone, che generano flussi. Per questo si concentrano su due direttrici molto chiare: da un lato le high street, le vie centrali ad alta visibilità; dall’altro grandi asset come outlet e centri commerciali, da ripensare e valorizzare.

Ed è qui che avviene il vero cambio di paradigma.

Il negozio non è più solo un punto vendita. Diventa esperienza. Sempre di più vediamo spazi ibridi, dove il prodotto lascia spazio al servizio, alla relazione, al tempo di permanenza. Il cliente non entra solo per acquistare, ma per vivere qualcosa. E questo, inevitabilmente, cambia anche il modo in cui si progettano gli spazi.

Progettare un retail oggi significa pensare a percorsi, atmosfera, identità. Significa creare ambienti che raccontano un brand e che restano impressi. Non basta più “essere visibili”: bisogna essere memorabili.

Anche i numeri lo confermano. I valori di vendita e i canoni sono in crescita, sostenuti dalla ripresa dei consumi e dal turismo, che torna a portare vita nei centri urbani. Le città, in questo senso, tornano protagoniste.

E proprio osservando le città emergono dinamiche interessanti.

Milano resta il mercato più solido e internazionale, con il Quadrilatero sempre in trasformazione. Firenze e Venezia beneficiano fortemente del turismo, con vie commerciali spesso a occupazione piena.

Torino, invece, racconta una storia più sfumata — e per questo ancora più interessante.

Alcune vie iconiche mostrano un aumento degli spazi sfitti, segnale di una fase di transizione. Altre, meno centrali ma più autentiche, stanno ritrovando vitalità. È come se la città stesse ridefinendo le proprie polarità commerciali.

Infatti negli ultimi anni, si è osservata una fase di rallentamento del settore retail, con un aumento visibile delle serrande abbassate in alcune delle sue vie più storiche.

Le aree più esposte a questo fenomeno sono state:

•Via Garibaldi (soprattutto nel tratto meno turistico)

•Via Lagrange (con turnover elevato e alcuni spazi in attesa di riposizionamento)

•Via Roma (più resiliente, ma con dinamiche di sostituzione tra brand)

•Via Doria (con incremento del vacancy negli ultimi anni)

Qui il dato non va letto come un segnale negativo puro, ma come un cambio di ciclo.

Molti spazi non sono più coerenti con i nuovi format commerciali: superfici troppo grandi, canoni non allineati, concept superati. Il risultato è una fase di “vuoto temporaneo” che, in realtà, prepara una trasformazione.

Come detto, il retail oggi non deve essere più concepito solo in base alla posizione “storica” di una via, ma alla sua capacità di evolversi. Ci sono strade che perdono appeal e altre che lo guadagnano, spesso grazie a nuovi format, nuovi target, nuove idee.

Parallelamente, infatti, altre zone della città stanno vivendo una dinamica molto interessante: si tratta di aree meno “scontate” che stanno crescendo, proprio perché più flessibili, autentiche e accessibili.

In particolare:

•Via Po con un ritorno di attività ibride (librerie, concept store, locali culturali)

•Via Mazzini dove c’è una crescente presenza di brand indipendenti e ricerca estetica

•Via Giolitti con un miglioramento della qualità commerciale

•Quadrilatero Romano dove c’è forte componente esperienziale tra food, design e lifestyle

•San Salvario con la sua identità giovane, dinamica, internazionale

Qui succede qualcosa di molto contemporaneo: il retail smette di essere “istituzionale” e diventa espressione di identità. Sono vie dove non vince il grande marchio, ma il progetto. Ed è in questo scenario, emergono opportunità molto interessanti proprio per chi sa leggere il cambiamento.

Spazi da riposizionare, locali da trasformare, vie da reinterpretare. È il terreno perfetto per operazioni value-add, dove il progetto — non solo immobiliare, ma anche creativo — fa la differenza.

Torino oggi vive un momento transitorio, che sta trasformando la città attraverso una diversa concezione del retail, meno standardizzato, più esperienziale e legato al quartiere, dove vince la contaminazione tra food, cultura e servizi, aprendosi a scenari interessanti anche a livello immobiliare.

In fondo, il retail è sempre stato uno specchio della società. E oggi ci sta dicendo qualcosa di molto chiaro: le persone non cercano solo prodotti, cercano luoghi in cui riconoscersi e in cui fare esperienza.

Chi oggi investe, progetta o lavora nel retail non sta semplicemente occupando uno spazio. Sta contribuendo a ridisegnare pezzi di città.

E in un momento di trasformazione come questo, saperlo fare con visione è ciò che distingue chi segue il mercato da chi lo anticipa.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

Anteprima FLOReal alla Palazzina di Caccia di Stupinigi

Da domani venerdì 27 a domenica 29 marzo si terrà la quinta edizione di Anteprima FLOReal presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi.

Organizzata da Orticola del Piemonte, una tre giorni di immersione nel verde con una selezione di alcuni tra i migliori vivaiisti italiani ma anche alcune realtà artigiane di arredamento da giardino per un totale di circa 40 espositori. 

Accanto alla mostra mercato ci sarà anche la FLOR Academy: un ricco palinsesto di workshop e talk a tema green in compagnia di esperti e dei vivaisti che partecipano alla manifestazione.

In occasione di Anteprima FLOReal, inoltre, venerdì 27 marzo sarà inaugurato il Giardino della Ricerca presso l’area verde dell’Istituto di Candiolo – IRCCS. Realizzato da Orticola del Piemonte, grazie al sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo, il Giardino della Ricerca si inserisce nell’ambito di Candiolo Cares, il programma della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro dedicato alla qualità della vita dei pazienti oncologici e dei loro caregiver. Uno spazio verde accessibile a pazienti, familiari e operatori sanitari, pensato per offrire un luogo di rigenerazione e contatto con la natura all’interno dell’Istituto.

Fresca e leggera: insalata di pollo allo yogurt

/

Una ricetta light perfetta. Pollo grigliato arricchito da ingredienti freschi e leggeri, un piatto sfizioso che si prepara in anticipo in breve tempo e con poche calorie, adatto sia a pranzo che a cena.

***

Ingredienti

1 petto di pollo/tacchino a fette

2 cucchiai di yogurt greco

1 cucchiaio di maionese

1 cuore di sedano

100gr. di Emmenthal

30gr. di gherigli di noce

1 limone

Erba cipollina, sale, pepe, olio evo

***

Grigliare le fette di pollo senza condimento, lasciar raffreddare. Lavare e tagliare l’erba cipollina e il sedano. Ridurre a cubetti il formaggio. In una ciotola mescolare lo yogurt con la maionese, il sale, il pepe, l’erba cipollina, l’olio e poco succo di limone. Tagliare a tocchetti il petto di pollo, metterlo in una insalatiera, aggiungere le noci, il sedano, il formaggio e condire con la salsa allo yogurt. Mescolare bene ed eventualmente aggiustare di sale. Guarnire con fette di limone e servire accompagnato da una fresca insalatina verde.

Paperita Patty