LIFESTYLE

 Soft Eggs, un format per gli amanti del soft clubbing mattutino

Il soft clubbing è  ormai la tendenza del momento. Si tratta di un nuovo rito di socialità che ribalta le regole della discoteca, trasportandone musica e gente agli orari mattutini. Un ritrovo più  soft, alla prima luce del sole, per celebrare tutti insieme il rito della colazione a tempo di musica. Stesso ritmo, stessa voglia di divertirsi, modo e community differenti.
Seguendo questo nuovo trend nasce oggi Soft Eggs, il nuovo format nato dalla forza di PRINCE PRIVATE, una sinergia unica tra due realtà  leader del panorama piemontese, Prince Experience e POP UP Location WOW, che ridefinisce il rapporto tra musica, spazio e socialità.
Un evento tutto nuovo in cui la musica è protagonista di una giornata conviviale incentrata sullo stare insieme e sull’enogastronomia di livello, con una colazione che va in scena dall’alba al tramonto.

Soft Eggs debutta con un evento eccezionale l’8 marzo , in una location di grande eleganza, le sale barocche di palazzo Saluzzo Paesana, splendido edificio nobiliare settecentesco custodito come un piccolo tesoro tra le vie del cuore del centro cittadino.

Qui, a partire dalle 10 e fino all’orario esatto del tramonto, l’8 marzo alle 18.27, andrà in scena uno speciale menù a base di uova, perfetto per la colazione della domenica, per un brunch o per una merenda speciale.
Tutto sarà curato nel minimo dettaglio , con tavoli riservati allestiti per l’occasione e un servizio di livello, per un appuntamento che non vuole lasciare niente al caso.
Un dj set di nove ore progettato per seguire il respiro della location senza mai sovrastarlo, abbandonando l’oscurità tipica del club, per celebrare il design e la trasparenza degli spazi e promuovendo una socialità fluida e sostenibile che privilegia la qualità dell’ascolto .
Soft Eggs non è  solo un evento musicale, ma grazie alla collaborazione di POP UP e del suo chef Flavio Cumali, il cuore dell’appuntamento sarà lo speciale Eggs Menù Signature, su prenotazione,  dove l’uovo è  protagonista creativo, presentato in diverse tecniche, ricette e consistenze. L’intero menu di quattro portate sarà  servito su due turni dalle 11 alle 13 e dalle 13 alle 15, al prezzo di 35 euro a persona, bevande escluse.
I due organizzatori Prince Experience e POP UP,  in occasione del debutto di Soft Eggs, che coinciderà con la Giornata Internazionale della Donna, hanno scelto di promuovere un messaggio di solidarietà con l’iniziativa denominata “Un gelato per la ricerca”, che mira a sostenere la campagna “Life is pink” che colora di rosa la ricerca e la cura dei tumori femminili. Attraverso una donazione di 5 euro, i partecipanti potranno gustare un gelato al gusto di fragola e l’intero ricavato dalla vendita sarà devoluto alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.

Per info contattare 3514928201

Mara Martellotta

A Torino spopola il brunch: moda o abitudine ormai consolidata?

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
Nel cuore di Torino la domenica mattina assume un sapore diverso: non più solo calma, ma anche profumo di pancakes, uova strapazzate e toast con avocado. Il fenomeno del brunch ha preso piede negli ultimi anni e non sembra più soltanto una moda passeggera. Ma cos’è esattamente il brunch, perché piace così tanto ai torinesi e dove provarlo?
Cos’è il brunch e perché piace ai torinesi
Il termine brunch nasce in Inghilterra alla fine dell’Ottocento, dalla fusione di breakfast e lunch. Era un modo per unire colazione e pranzo in un unico momento rilassato, soprattutto la domenica, dopo una lunga dormita. Col tempo il rito è approdato negli Stati Uniti, dove ha trovato la sua consacrazione e negli ultimi anni ha conquistato anche l’Italia.
A Torino, città con una solida tradizione culinaria, il brunch si è integrato perfettamente. È diventato un’occasione per rallentare, ritrovarsi con gli amici o la famiglia e sperimentare una cucina che mescola dolce e salato, tradizione e modernità. Se durante la settimana il ritmo è serrato, la domenica i torinesi scelgono locali accoglienti e curati dove prendersi il tempo per gustare piatti abbondanti e variegati.
I locali più amati in città
L’offerta torinese è ormai ampia. In centro, Sweet Lab è una certezza per chi ama i pancakes soffici e i bagel farciti da accompagnare a caffè americano o spremute fresche. A San Salvario, Adonis Crêperie porta un tocco francese con crepes dolci o salate e galettes ricche di ingredienti. Sempre nello stesso quartiere, Teapot Tisaneria con cucina propone un brunch più raccolto e intimo, con piatti salati che cambiano ogni settimana affiancati da dolci casalinghi.
Per chi cerca un’esperienza più ampia, Casa Fedora organizza una domenica al mese un buffet che spazia dalle torte salate allo yogurt con frutta, dalle pannocchie alle colazioni all’inglese. Fuori dal centro, Casa Goffi in corso Casale offre nei weekend un brunch d’ispirazione anglosassone con uova strapazzate, club sandwich e patatine, il tutto in un’atmosfera conviviale. E per chi vuole il marchio della qualità gastronomica, Eataly Lingotto propone il brunch con un ricco buffet che unisce specialità dolci e salate, dalle focacce alle torte, fino a proposte vegetariane.
Una moda che diventa abitudine
Se all’inizio il brunch sembrava un fenomeno modaiolo, quasi da “Instagram”, oggi a Torino appare come una consuetudine vera e propria. Lo dimostra il numero crescente di locali che lo propongono stabilmente e la varietà delle proposte: dal brunch gourmet a quello più accessibile, dalle versioni vegane a quelle tradizionali. Certo, ci sono anche i lati meno piacevoli, come i prezzi talvolta elevati o le code nei locali più in voga, ma l’impressione è che il brunch abbia ormai trovato casa a Torino.
Per molti torinesi è diventato il modo perfetto per vivere la domenica: un tempo lento, conviviale e gustoso, in cui la città unisce la sua vocazione gastronomica con un’abitudine internazionale che, ormai, si può considerare consolidata.
La tradizione di Torino è sempre stata la “marenda sinòira” oggi conosciuta come “apericena” con i suoi tantissimi e gustosi stuzzichini, oggi si aggiunge anche il brunch, che per molti torinesi è diventato il modo preferito per vivere un tempo lento, conviviale e gustoso, in cui la città unisce la sua vocazione gastronomica con un’abitudine internazionale che, ormai, si può considerare consolidata.
NOEMI GARIANO

I mestieri silenziosi di Torino: tradizioni artigiane che resistono al tempo

SCOPRI – TO    ALLA SCOPERTA DI TORINO

Torino è spesso raccontata attraverso i suoi grandi simboli: le piazze eleganti, i portici interminabili, i caffè storici e i ristoranti della tradizione. Eppure esiste un’altra città, più discreta e meno visibile, fatta di piccole botteghe e laboratori dove sopravvivono mestieri antichi. Sono attività che raccontano un passato fatto di manualità, pazienza e conoscenze tramandate per generazioni. Oggi molte di queste professioni sono sempre più rare, schiacciate dalla produzione industriale e dai cambiamenti delle abitudini di consumo. Tuttavia, tra le vie del centro e in alcuni quartieri storici, esistono ancora artigiani che continuano a lavorare come si faceva un tempo.

Entrare in una di queste botteghe significa spesso fare un piccolo viaggio nel passato. L’odore del legno, il rumore degli strumenti manuali, le pareti ricoperte di attrezzi raccontano una tradizione che resiste con discrezione nel cuore della città. Non si tratta soltanto di attività commerciali, ma di veri e propri presidi culturali, luoghi in cui sopravvive un patrimonio di saperi che rischierebbe altrimenti di scomparire.

Il liutaio e la musica costruita a mano

Tra i mestieri più affascinanti ancora presenti a Torino c’è quello del liutaio. Nei laboratori dedicati alla costruzione e al restauro degli strumenti ad arco si lavora con un’attenzione quasi rituale. Violini, viole e violoncelli nascono da legni selezionati e da lavorazioni che richiedono precisione millimetrica e lunghi tempi di attesa.

Il lavoro del liutaio non è soltanto tecnico, ma anche profondamente artistico. Ogni strumento possiede caratteristiche uniche, legate alla qualità dei materiali e all’abilità di chi lo costruisce. A Torino questa tradizione continua grazie a pochi artigiani che mantengono viva una pratica secolare. Le loro botteghe sono frequentate da musicisti professionisti, studenti dei conservatori e appassionati che cercano strumenti costruiti secondo i metodi della tradizione. In un’epoca dominata dalla produzione in serie, il valore di uno strumento realizzato interamente a mano diventa ancora più prezioso.

Botteghe storiche e antiche manualità

Accanto ai liutai sopravvivono altri mestieri che raccontano la Torino artigiana di un tempo. Tra questi vi sono i restauratori di mobili antichi, nelle botteghe del centro storico, in zona Quadrilatero e piazza Vittorio, figure fondamentali per la conservazione del patrimonio artistico domestico. Nei loro laboratori si interviene su armadi, tavoli e credenze che spesso hanno attraversato più di un secolo di storia. Il restauro richiede competenze specifiche, dalla conoscenza dei diversi tipi di legno alla capacità di riprodurre tecniche decorative ormai poco diffuse.

Un’altra figura sempre più rara è quella del rilegatore di libri. In queste botteghe si restaurano volumi antichi e si realizzano copertine artigianali utilizzando carte pregiate, tele e pelli lavorate a mano. Il lavoro è lento e meticoloso, lontano dalla velocità del mondo digitale, ma continua ad attirare collezionisti, biblioteche e appassionati.

Anche alcune botteghe dedicate alla lavorazione del cuoio e alla riparazione di oggetti continuano a resistere. Qui si aggiustano borse, si restaurano cinture, si riportano alla vita accessori che altrimenti verrebbero sostituiti. Sono attività che raccontano un rapporto diverso con gli oggetti, basato sulla durata e sulla cura.

Un patrimonio da preservare

La presenza di queste botteghe rappresenta una ricchezza culturale oltre che economica per la città. I mestieri artigiani custodiscono competenze difficili da sostituire e mantengono vivo un rapporto diretto tra chi produce e chi utilizza gli oggetti. In un contesto urbano sempre più dominato da grandi catene e da attività standardizzate, questi laboratori offrono un’esperienza diversa, fatta di autenticità e contatto umano.

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso il valore dell’artigianato tradizionale. Sempre più persone riscoprono il fascino degli oggetti realizzati a mano e delle botteghe che conservano tecniche antiche. Tuttavia il futuro di questi mestieri rimane incerto. La trasmissione delle competenze richiede tempo, dedizione e nuove generazioni disposte a intraprendere percorsi professionali spesso impegnativi.

Torino, città che ha costruito gran parte della propria identità sulla capacità di innovare, conserva dunque anche una dimensione più silenziosa e preziosa. Nelle piccole botteghe disseminate tra il centro storico e alcuni quartieri meno turistici, gli artigiani continuano a lavorare con la stessa cura di un tempo. Sono presenze discrete, ma fondamentali, che contribuiscono a mantenere viva la memoria materiale della città.

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Noemi Gariano

Lo giuro!

I nati fino al 1986 compreso, cioè sottoposti all’assolvimento della leva obbligatoria, ricorderanno sicuramente il momento del giuramento collettivo.

Un mese di preparativi, marce, saluti, maneggio del fucile Garand (e, saltuariamente, FAL e MG) e poi, in pochi minuti, si passava da recluta a soldato.

Solitamente era il Colonnello Comandante dell’unità dove si frequentava il C.A.R: (Centro Addestramento Reclute) a recitare la formula di rito che si concludeva con la frase “Reclute del XY scaglione 19YY, lo giurate voi?” E in coro le reclute gridavano “Lo giuro!”.

Era il completamento della fase di addestramento e l’inizio di quella successiva, l’incorporamento nel reparto di destinazione al quale si era indirizzati d’ufficio.

Con la sospensione della ferma obbligatoria, i nostri giovani non hanno più l’obbligo di prestare giuramento alla Patria (e, quindi, di servirla per 12 mesi) ma quasi tutti ignorano che essa è stata, appunto, solo sospesa e non abrogata.

Il Governo sta, infatti, valutando in che modo ripristinarla, alla luce delle mutate esigenze di difesa, della alienazione di numerose caserme e, in generale, dei tempi che cambiano.

Parimenti, pochi sanno che ogni Comune continua ad inserire, al compimento del 17° anno, i maschi ivi residenti nella lista di leva e che, entro il 10 aprile, l’elenco con i maschi tra i 18 ed i 45 anni viene inviato al Ministero per un eventuale richiamo in caso di guerra o per altra necessità.

La situazione attuale, alla luce di quanto avvenuto in Iran e nei Paesi mediorientali, rende meno lontano un richiamo, anche solo come contingente di pace, degli italiani di sesso maschile.

Sorgono spontanee alcune riflessioni: come può un italiano tra i 40 ed i 45 anni (quando la leva obbligatoria era in vigore) ricordare come si usa un’arma, i gradi, il regolamento di disciplina (modificato nel 1986) e, in generale, essere utile alla Patria?

Chi, invece, non abbia assolto gli obblighi (esonerato per esuberanza di leva, nato dopo il 1986, come potrà essere formato proficuamente, specie se il richiamo riveste carattere d’urgenza?

Ultimo: considerando l’indole dei nostri giovani attuali, che sono quanto di più lontano esista dalla disciplina, come riusciranno a sopravvivere ad un regime dove o ti adegui o la tua ferma raddoppia per la somma di punizioni cui verrai sottoposto e che dovrai scontare a fine ferma?

Per chi non lo sapesse, la disciplina militare segue regole e codici ben precisi (Codice penale militare di pace e Codice penale militare di guerra) e non è contemplato che i genitori vadano a picchiare il comandante di squadra, di plotone, di compagnia o di reggimento se il figlio è stato punito, se il rancio non è come quello di mamma o per qualsivoglia altra lamentela.

Idem se rientri tardi in caserma e, credendo di sfuggire al controllo, non ti fermi quando la sentinella ti intima l’altolà; dopo il terzo “altolà” seguito da “fermo o sparo” è inevitabile che il militare in ritardo venga usato come bersaglio dalla sentinella con il suo fucile Beretta 160.

Uno dei nostri atavici problemi è saper scindere i desideri dalla realtà, la voglia di pace con la realtà mondiale, quello che si spera con quello che è.

Con la sospensione della leva obbligatoria qualcuno ipotizzò che, a fronte del diminuito numero di militari di leva, vi sarebbero stati molti volontari se non altro per lo stipendio sicuro, vitto e alloggio, ecc. Questo riguarda, naturalmente, anche le forze dell’ordine ed i VV.FF. Se questi ultimi hanno sopperito alle necessità facendo massiccio ricorso ai volontari, Polizia di Stato e Carabinieri sono ancora in carenza di organico. I Carabinieri, per giunta, che sono anche Polizia militare, sono passati dal reclutamento diretto a quello per concorso, il che ha reso ancora più difficile risanare gli organici.

Sperando, sia chiaro, che il nostro Paese non debba entrare in guerra per alcuna ragione, sorge spontanea una domanda: nel caso fossimo chiamati a combattere ne morirebbero più per mano dei nemici o per l’incapacità di sopravvivere lontano dal falò domestico?

Sergio Motta

Torino Comics cambia date

La XXX edizione si svolgerà dal 30 maggio al 1⁰ giugno alla Certosa Reale di Collegno

La scelta di riprogrammare l’evento, inizialmente previsto dal 17 al 19 aprile 2026, dal 30 maggio al 1⁰ giugno nasce dal chiaro principio di garantire alla community di Torino Comics che, da oltre trent’anni, contribuisce alla riuscita e alla crescita della manifestazione, uno spazio e un tempo pienamente dedicati, in cui pubblico e operatori possano vivere l’evento senza sovrapposizioni e con la massima libertà di partecipazione.

“La trentesima edizione rappresenta un passaggio simbolico per Torino Comics – ha dichiarato  Maurizio Ragno, head of Organization di Just for Fun – la decisione di rivedere le date nasce da una riflessione sul ruolo che Torino Comics intende continuare a ricoprire nel panorama culturale italiano,  un soggetto culturale aperto e inclusivo, capace di generare valore per l’intero ecosistema creativo .
In questo contesto la scelta di una nuova collocazione temporale rappresenta un’assunzione di responsabilità nei confronti della community, mettere al centro il pubblico e rispettare il lavoro di artisti, editori, espositori, fornitori e partner resta una priorità. La cultura  cresce quando si tutela il valore delle relazioni e si costruiscono spazi di partecipazione autentica”.

“Abbiamo deciso di essere partner strutturali di questo grande evento e ci siamo resi disponibili a riprogrammare Torino Comics e a collocare la sua trentesima edizione negli spazi della Certosa Reale e del Parco della Chiesa, in accordo con gli eventi già in corso nella nostra città,  in modo da rendere questa manifestazione la più partecipata, seguita e coinvolgente possibile – commenta il sindaco della Città di Collegno Matteo Cavallone – La scelta da parte degli organizzatori di puntare su un format  outdoor più accessibile e sostenibile risulta perfettamente in linea con la visione con cui stiamo trasformando la Certosa Reale e il Parco, in spazi vivi, aperti, capaci di ospitare esperienze culturali di qualità e di generare partecipazione
Siamo particolarmente orgogliosi che la mostra dedicata a Milo Manara, maestro del fumetto internazionale, trovi casa nella Sala delle Arti del Parco. Collegno è pronta ad accogliere questa edizione speciale di Torino Comics tra maggio e giugno, consapevole che la cultura è motore di comunità, di sviluppo e di futuro”.

La XXX edizione conferma il percorso evolutivo già annunciato e tra le novità  dell’edizione 2026 figura una diversa tipologia di accesso agli spazi , che vuole rendere il festival più aperto e migliorare l’esperienza del pubblico.
L’area commerciale con stand dedicati a rivenditori di fumetti vintage e da collezione,  gadget, oggettistica, carte collezionabili, magliette, accessori e prodotti legati alla cultura pop, sarà a ingresso gratuito e aperta a tutti. Una scelta che amplia l’accessibilità del festival e permette a chi non lo conosce di avvicinarsi per la prima volta all’evento.
Il biglietto darà l’accesso alle aree culturali e ai contenuti di eccellenza,  area autori, mostre tematiche, competizioni cosplay internazionali,  l’area dedicata al fumetto erotico,  concerti ed eventi sul main stage , talk e incontri con autori e ospiti; la partecipazione all’area sarà gratuita per gli artisti.

L’autore del manifesto ufficiale della XXX edizione è Vittorio Pavesio, figura storica del fumetto italiano e fondatore di Torino Comics e patron della manifestazione; protagonista del manifesto è Pietro Miccia, storica mascotte di Torino Comics, raffigurato sulla cima della Mole Antonelliana menter allarga lo sguardo verso nuovi orizzonti. Main guest di Torino Comics sarà  Milo Malara, maestro indiscusso del fumetto internazionale,  a cui è  intitolata la mostra dal titolo “Manara e l’arte del racconto, letteratura, cinema e storia”, allestita nelle sale delle Arti del Parco, che celebra il talento straordinario dell’autore veronese, capace di attingere ai grandi del patrimonio della cultura per rielaborarli attraverso il suo segno inconfondibile.  Malara, nel corso della sua lunga carriera, ha reinterpretato opere iconiche della letteratura, del cinema, della musica, dando vita a personaggi immortali ed eventi storici.
L’esposizione,  aperta al pubblico dal 17 aprile al 28 giugno, organizzata dall’Associazione culturale Torino Comics, presenta una ricca selezione di tavole originali, riproduzioni, storyboard, documenti e materiali vari. Le opere, del formato variabile da 50×70 a 70×100, consentono di apprezzare da vicino la precisione del tratto e la cura compositiva che hanno reso Manara uno degli autori più influenti e riconoscibili del fumetto contemporaneo.

Dal 6 marzo è aperta la biglietteria del Torino Comics 2026. Prevendita online su www.ticketone.it. i biglietti acquistati per le date di aprile rimarranno validi per quelle di giugno. Si potrà chiedere il rimborso, se impossibilitati nelle nuove date, entro il 20 aprile 2026.

Mara Martellotta

Taste Alto Piemonte a Milano

La più grande manifestazione dedicata ai vini dell’Alto Piemonte torna a Milano!
Lunedì 9 Marzo, partecipa alla tappa milanese di Taste Alto Piemonte.
L’evento organizzato dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte in collaborazione con AIS Milano, si terrà all’Hotel Westin Palace di Milano.
Una giornata dedicata alla scoperta dei vini dell’Alto Piemonte, dove potrai  incontrare le oltre 33 aziende vitivinicole presenti e degustare le ultime annate delle
10 denominazioni tutelate dal Consorzio.
il format di promozione ideato dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte si presenta alla kermesse milanese il 9 marzo 2026 all’Hotel Westin Palace, in Piazza della Repubblica a Milano.
Un’unica giornata con banchi di assaggio aperta ad operatori di settore, pubblico e stampa e dove potrai partecipare anche  a due masterclass di approfondimento in collaborazione con la delegazione AIS Milano.
Vieni a scoprire le aziende vitivinicole che proporranno le ultime annate delle 10 denominazioni dell’Alto Piemonte: Boca DOC, Bramaterra DOC, Colline Novaresi DOC, Coste della Sesia DOC, Fara DOC, Gattinara DOCG, Ghemme DOCG, Lessona DOC, Sizzano DOC, Valli Ossolane DOC.
I produttori che parteciperanno all’edizione milanese di Taste Alto Piemonte:
  1. Barbaglia Silvia – Cavallirio (NO)
  2. Cà da l’Era – Pieve Vergonte (VB)
  3. Cantina Comero – Sizzano (NO)
  4. Cantina Fontechiara – Borgomanero (NO)
  5. Cantina La Smeralda – Briona (NO)
  6. Cantinoteca dei Prolo – Fara Novarese (NO)
  7. Carlone Davide – Gringasco (NO)
  8. Castaldi Francesca –  Briona (NO)
  9. Castello di Montecavallo – Vigliano Biellese (BI)
  10. Ceruti Lorenzo – Sostegno (BI)
  11. Delsignore – Gattinara (NO)
  12. Enrico Crola – Mezzomerico (NO
  13. I Dof Mati Viticultrici – Fara Novarese (NO)
  14. Il Roccolo di Mezzomerico – Mezzomerico (NO)
  15. Ioppa – Romagnano Sesia (NO)
  16. La Cantina di Tappia – Villadossola (VB)
  17. La Capuccina – Cureggio (NO)
  18. Massimo Clerico – Lessona (BI)
  19. Mazzoni Viticoltori – Cavaglio d’Agogna (NO)
  20. Neri – Novara (NO)
  21. Paride Iaretti – Gattinara (VC)
  22. Pietraforata Cantine in Ghemme – Ghemme (NO)
  23. Pietro Cassina – Lessona (BI)
  24. Platinetti Guido  – Ghemme (NO )
  25. Podere ai Valloni – Boca (NO)
  26. Rinaldi Riccardo – Suno (NO)
  27. Roccia Rossa – Brusnengo (BI)
  28. Rovellotti Viticoltori in Ghemme – Ghemme (NO)
  29. Tenute Guardasole – Grignasco (NO)
  30. Tenute Sella 1671 – Lessona (BI)
  31. Torraccia del Piantavigna – Ghemme (NO)
  32. Travaglini Gattinara – Gattinara (VC)
  33. Vigneti Costacurta – Ghemme (NO)
Le masterclass saranno guidate da Altai Garin.
Classe 1990, si approccia in maniera sistematica al vino, diventando sommelier AIS a Milano nel gennaio 2016. Dopo poco più di un anno consegue il Master in “Gestione e comunicazione del vino” presso ALMA a Colorno. Qui gli viene riconosciuta la menzione “Miglior tesi del corso” dal titolo “Les Vignerons des Pyrénées“. Dal 2019 è nella squadra relatori dell’AIS.
Lunedì 9 marzoore 15:00 “Excursus Alto Piemonte
  • Cantina Fontechiara – Colline Novaresi DOC Vespolina 2024
  • Cà da l’Era – Valli Ossolane DOC Nebbiolo “P di Pietro” 2024
  • Enrico Crola – Colline Novaresi DOC Nebbiolo “Duemila9″ 2018
  • La Capuccina – Colline Novaresi DOC Nebbiolo “Opera 32″ 2017
  • Tenute Guardasole – Boca DOC 2022
  • Pietraforata Cantine in Ghemme – Sizzano DOC 2022
  • Castaldi Francesca – Fara DOC 2021
  • Ceruti Lorenzo – Bramaterra DOC 2020
  • Ioppa – Ghemme DOCG 2020
  • Paride Iaretti – Gattinara DOCG “Pietro” 2020
  • Torraccia del Piantavigna – Gattinara DOCG 2020
  • Massimo Clerico – Lessona DOC Riserva ” Vigna Gaja” 2017
ore 18:00 “Excursus Alto Piemonte
  • Mazzoni Viticoltori – Colline Novaresi DOC Vespolina “Il Ricetto” 2024
  • Cantina La Smeralda – Colline Novaresi DOC Nebbiolo 2023
  • Castello di Montecavallo – Coste della Sesia DOC “Cajanto” 2023
  • La Cantina di Tappia – Valli Ossolane DOC Nebbiolo “Prunent” 2023
  • Il Roccolo di Mezzomerico – Colline Novaresi DOC Nebbiolo “Valentina” 2019
  • Delsignore – Gattinara DOCG “Il Putto” 2021
  • Platinetti Guido – Ghemme DOCG “Vigna Ronco al Maso” 2021
  • Cantinoteca dei Prolo – Fara DOC “Lochera” 2020
  • Travaglini Gattinara – Gattinara DOCG Riserva 2020
  • Neri – Sizzano DOC “Vibia Earina”  2019
  • I Dof Mati Viticultrici – Ghemme DOCG “Il Matto” 2019
  • Podere ai Valloni – Boca DOC “Vigna Cristiana” 2016
  • Pietro Cassina – Lessona DOC “Tanzo” 2014
Gli appuntamenti hanno una durata di circa 90 minuti.

Acquista i biglietti

Da 15,00 € a 20,00 €
PUBBLICO: € 15,00
È prevista una riduzione di € 5,00 per i soci AIS, ONAV, FISAR.
STAMPA E OPERATORI DI SETTORE: ingresso gratuito con accredito a questo link.
SOCI AIS LOMBARDIA: accredito gratuito ai banchi d’assaggio ed alle masterclass sino ad esaurimento posti.
Per informazioni scrivere a eventi@aismilano.it oppure visitare il sito.
MASTERCLASS: € 20,00.
Per stampa e soci AIS LOMBARDIA l’accesso alle Masterclass è gratuito fino ad esaurimento posti.
È richiesta una cauzione di € 10,00 per il bicchiere, che verrà rimborsata con la restituzione dello stesso.
I biglietti d’ingresso ai banchi d’assaggio ed alle masterclass sono disponibili online o acquistabili direttamente in loco (salvo disponibilità residua).
Il biglietto d’ingresso comprende: la degustazione dei vini presso i banchi d’assaggio.
Non è previsto un guardaroba custodito.
Per informazioni scrivere a info@tastealtopiemonte.it
 
LUOGO: Hotel Westin Palace
Piazza della Repubblica, 20, 20124 Milano MI, Italia
L’Hotel dispone di parcheggio interno, si prega di rivolgersi direttamente a loro per informazioni chiamando lo +39 02-63361 o scrivendo una mail awestin.palacemilan@westin.com.
Sono disponibili alcuni parcheggi in zona:
  • Autosilo Repubblica – Piazza della Repubblica, 14
  • Parcheggio Via Manunzio – Via Manunzio Aldo, 10
  • Machiavelli Parking – Via Finocchiaro Aprile, 1
  • Repubblica Parking – Via Finocchiaro Aprile, 9
Piazza della Repubblica non fa parte dell’Area C.
La fermata metro “Repubblica” dista circa 400 metri dall’Hotel, mentre la Stazione Centrale di Milano, dista circa 15 minuti a piedi.
Banchi d’assaggio
Lunedì 9 marzo Dalle 14.30 alle 20.30 apertura al pubblico, stampa ed operatori di settore.

Masterclass

Lunedì 9 marzo
ore 15:00 “Excursus Alto Piemontre
ore 18:00 “Excursus Alto Piemonte
Gli appuntamenti hanno una durata di circa 90 minuti.

Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte

Piazza Castello, 47 – Palazzo Gallarati
28074 Ghemme (NO)

Contatti

tel. (+39) 0163.841750
fax. (+39) 0163.841750
email: info@consnebbiolialtop.it

Segreteria organizzativa

tel. (+39) 340 4921145
email: info@tastealtopiemonte.it
ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN

Il ritorno alla materia: scandinavo, Japandi, rustico e shabby chic

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

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Il nostro viaggio tra gli stili dell’abitare continua. Dopo aver attraversato l’eleganza della tradizione, le linee essenziali del contemporaneo e il carattere urbano degli spazi industriali riconvertiti, questa settimana entriamo in un territorio più intimo.

Gli stili naturali e accoglienti nascono da un bisogno sempre più evidente nel nostro tempo: riportare la casa a una dimensione di benessere, calma e autenticità. In un mondo veloce e urbano, l’abitare torna a cercare materiali naturali, luce, tessuti morbidi, atmosfere rassicuranti. Non si tratta solo di estetica, ma di qualità della vita.

Tra i linguaggi più diffusi oggi troviamo lo stile scandinavo, il Japandi – una delle tendenze più interessanti degli ultimi anni – il rustico contemporaneo e lo shabby-chic (il cui termine si è un pò abusato). Ognuno di questi interpreta in modo diverso il rapporto tra spazio, natura e comfort.

Stile Scandinavo

Lo stile scandinavo nasce nei paesi nordici, dove la luce naturale è preziosa e gli ambienti domestici diventano rifugi caldi durante i lunghi inverni. Per questo gli interni sono progettati per amplificare la luminosità e creare una sensazione di serenità.

Le palette cromatiche sono dominate da bianco, beige, grigi chiari e tonalità naturali del legno. I materiali sono semplici e autentici: legno chiaro, lana, lino, cotone. Gli arredi hanno linee pulite ma non fredde, con forme morbide e funzionali.

È uno stile particolarmente adatto ad appartamenti urbani di dimensioni contenute, dove la luminosità e la leggerezza visiva aiutano a far percepire gli spazi più ampi e armoniosi. Funziona molto bene in case contemporanee, ristrutturazioni di alloggi cittadini e nuove costruzioni con grandi finestre.

Japandi

Negli ultimi anni si è affermato uno stile che nasce dall’incontro tra minimalismo giapponese e funzionalità scandinava: il Japandi. Il risultato è un equilibrio raffinato tra essenzialità e calore.

Gli interni Japandi si distinguono per materiali naturali, colori neutri ma più profondi – sabbia, terra, tortora, carbone – e arredi dalle linee basse e leggere. Ogni oggetto è scelto con attenzione, evitando accumuli visivi. La filosofia è quella dell’essenziale: pochi elementi, ma di qualità.

Questo stile è perfetto per abitazioni contemporanee dove si desidera creare ambienti meditativi e ordinati. Si adatta molto bene a loft moderni, attici luminosi o case con spazi aperti, dove il dialogo tra architettura e arredamento può esprimersi con grande equilibrio.

Rustico contemporaneo

Quando si parla di stile rustico, spesso si pensa immediatamente alla casa di campagna tradizionale. Oggi però questo linguaggio si è evoluto, dando vita a una versione più contemporanea che mantiene il calore della materia ma con un’estetica più pulita.

Le caratteristiche principali sono travi in legno a vista, pavimenti in pietra o parquet importante, camini, superfici materiche. Gli arredi mescolano elementi artigianali e pezzi più moderni, creando un equilibrio tra tradizione e comfort attuale.

Questo stile trova la sua espressione ideale in cascine ristrutturate, case di montagna, casali di campagna o abitazioni immerse nel verde. Tuttavia, se reinterpretato con misura, può funzionare anche in città, soprattutto in appartamenti d’epoca dove materiali naturali e dettagli architettonici raccontano già una storia.

Shabby Chic

Lo shabby chic nasce invece da un’estetica romantica e delicata, ispirata alle case di campagna francesi e inglesi. Il termine “shabby”, letteralmente “consumato”, fa riferimento a mobili decapati o volutamente vissuti, che creano un’atmosfera morbida e nostalgica.

I colori sono chiari e polverosi: bianco latte, avorio, cipria, verde salvia, azzurro polvere. I tessuti sono leggeri e naturali, spesso con motivi floreali o texture morbide. Gli arredi hanno forme classiche ma alleggerite da finiture chiare.

È uno stile che si presta molto bene a case di campagna, seconde abitazioni al mare o contesti rurali dove si desidera creare ambienti romantici e rilassati. In città può funzionare in appartamenti luminosi o in piccoli alloggi dove si vuole ricreare un’atmosfera accogliente e personale.

Abitare con equilibrio

Ciò che accomuna tutti questi stili è una ricerca di autenticità. Legno, fibre naturali, luce, semplicità. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla tecnologia, la casa torna a essere uno spazio dove rallentare.

Naturalmente, come accade per ogni linguaggio dell’abitare, non esiste uno stile giusto in assoluto. Esiste lo stile giusto per uno spazio, per un contesto architettonico e soprattutto per la personalità di chi lo abita.

 

Ed è proprio questo il filo conduttore del nostro viaggio: comprendere gli stili non significa copiarli, ma imparare a interpretarli. Perché una casa ben riuscita non è mai la replica di una tendenza, ma il risultato di un equilibrio tra architettura, materiali e identità personale.

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