
Ci sono anche semplici stilizzazioni di aerei, carri armati, fucili bombe ed elicotteri nei trenta tappeti Baluci afghani esposti nella mostra “Dall’Afghanistan all’Italia. I tappeti della guerra russo-afghana. 1979-1988”, allestita nella galleria Carla Spagnuolo di Palazzo Lascaris dal 13 settembre al 6 ottobre 2018.”Dalle trame di questi tappeti – ha affermato il consigliere segretario Giorgio Bertola durante l’inaugurazione – emergono le trame delle storie personali di coloro che li hanno tessuti a mano nei cortili delle case afghane. Una produzione artistica che racconta le vite di una comunità e potenzia il messaggio rendendolo comprensibile a tutti attraverso le immagini semplici dettate dalle emozioni”. La mostra verrà aperta in via straordinaria anche sabato 6 ottobre (dalle 15 alle 21) in occasione della manifestazione cittadina Portici di Carta. Quel giorno l’esposizione sarà accompagnata da un intervento con musiche tradizionali afghane e da una dimostrazione di tessitura su un telaio artigianale.
Alessandro Volta, tra i più famosi fisici della storia, studioso e inventore molto prolifico che si applicò soprattutto allo studio dei fenomeni elettrici. Infatti, quella che viene comunemente chiamata la “
melmoso dell’acqua, Volta vide salire a galla e poi svanire nell’aria bollicine gassose. Incuriosito, racchiuse il gas all’interno di provette di vetro e incominciò a studiarne le proprietà e scoprì che poteva essere incendiato, sia per mezzo di una candela accesa, sia mediante una scarica elettrica(
grandi vantaggi e, già nella prima metà dell’Ottocento, l’illuminazione a gas divenne comune in molte città americane ed europee, a tal punto da modificare gli stili di vita dei cittadini: le strade, ben illuminate anche di sera, scoraggiarono i malintenzionati, la gente usciva anche di sera i luoghi d’incontro e cambiavano anche i costumi. Nel febbraio del 1822 il gas fece la sua prima apparizione a Torino, in piazza San Carlo, nel caffè del sig. Gianotti ( quello che oggi è il Caffè San Carlo) ma solo vent’anni dopo venne impiegato nell’illuminazione delle strade cittadine. Nel 1837, Carlo Alberto, autorizzò François Reymondon, architetto di Grenoble, e Hippolyte Gautier, ingegnere di Lione a costruire il gasometro di Porta Nuova e due anni dopo un nuovo tipo di illuminazione a gas entrò in funzione con 100 fiamme che divennero 1600 nel 1840. Le cronache dell’epoca raccontano che, nell’ottobre del 1846, “fra l’entusiasmo della popolazione, furono illuminate le contrade Dora Grossa e Nuova” e, poco dopo, anche le vie Po e Santa Teresa, piazza Castello, piazza San Carlo e piazza Vittorio. E tutto questo, in qualche misura, trovò origine anche da quella “nativa aria infiammabile di palude” che il Volta scoprì tra i canneti dell’isolotto sul lago Maggiore.












