“Salvami subito”: se solo potessero parlare lo chiederebbero loro, i randagi che – in tutta Italia – vivono come capita, fiaccati dal freddo e dalla fame, senza l’affetto di una famiglia, col rischio di essere investiti o di subire abusi. Per contrastare l’abbandono, l’indifferenza, la crudeltà, per finanziare il soccorso, la cura, il ricovero e la sterilizzazione degli animali vaganti e in difficoltà, direttamente o attraverso il sostegno diretto ai volontari che operano nei contesti più difficili, c’è un modo semplice, letteralmente a portata di mano. Basta aderire, con un piccolo gesto, alla campagna solidale “SMS-SalvaMi Subito”, lanciata dall’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente.

Dal 18 al 26 novembre, infatti, è possibile donare 2 euro inviando un sms o 5-10 euro chiamando il 45590 da telefono fisso. “Il contributo – spiega l’on. Brambilla – andrà a finanziare le nostre campagne contro il randagismo. Questo odioso fenomeno di cui l’Italia ha un triste primato fra i paesi avanzati non soltanto causa di per sé indicibili sofferenze a decine di migliaia di animali d’affezione, che dovrebbero vivere in famiglia e non all’addiaccio, ma spesso è la premessa per ripugnanti abusi, oltre ad avere conseguenze negative sulla salute e la sicurezza della collettività e sull’immagine, anche turistica, dell’Italia”.
Secondo stime attendibili, i cani vaganti nel nostro Paese sarebbero almeno 700 mila, i gatti randagi oltre 2 milioni. “Numeri impressionanti – sottolinea la presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente – un vero e proprio esercito di innocenti quattrozampe che, tutti i giorni, si trovano ad affrontare una vita piena di pericoli, sofferenza e paura. Per correre in loro soccorso operiamo in tanti modi: dalle campagne per il possesso responsabile e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, a quelle per le adozioni e per le sterilizzazioni al Sud, a interventi diretti tramite le sezioni sparse sul territorio nazionale o per sostenere associazioni di volontari impegnati in condizioni d’emergenza, alle azioni di lobbying istituzionale”.
Il progetto della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente prevede anche la promozione, ad ogni livello, di un cambiamento culturale che consenta di superare definitivamente l’emergenza randagismo. Perché anche agli ultimi tra gli ultimi siano finalmente risparmiati fame, sete, sofferenze e crudeltà. “Ringraziamo fin d’ora – conclude l’on. Brambilla – tutti coloro che, col loro gesto di solidarietà, ci aiuteranno a intervenire in tutte le situazioni indegne di un Paese che si proclama civile come il nostro”.
Lo spot televisivo è visibile sul canale YouTube della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente al link https://www.youtube.com/watch?v=cDLzFLa6DLU e scaricabile al link https://goo.gl/XPdDc7, mentre quello radiofonico è scaricabile all’indirizzo https://goo.gl/e8gYge.




La ferrovia Domodossola-Locarno ( per gli italiani la “Vigezzina”, per gli svizzeri “Centovallina”, è una linea ferroviaria internazionale a scartamento ridotto che collega Domodossola con Locarno, in terra elvetica, a nord del lago Maggiore. Per i 52 chilometri dell’intero percorso (dei quali poco meno del 40% in territorio svizzero) occorre un po’ di tempo: circa un’ora e mezza, ma si tratta di un viaggio affascinante, tra ponti e arditi viadotti, immersi nei bellissimi boschi della piemontese Val Vigezzo e delle Centovalli svizzere. Nella parte finale del viaggio verso Locarno, in lieve discesa costeggiando il torrente Melezzo ( la “Melezza”, per i rossocrociati), a metà tra la fermata di Verscio e la stazione di Ponte Brolla , con le magnifiche gole rocciose del fiume Maggia, s’incontra Tegna. Qui la ferrovia sfiora il piccolo e ordinato cimitero dove è sepolta la scrittrice americana Patricia Highsmith, autrice di romanzi memorabili.
peregrinare in Europa, bisognosa di tranquillità per pensare e scrivere, scelse il piccolo paese del Ticino,abitandovi per 14 anni, fino alla morte che la colse a settant’un anni, nel 1995. Tra le più grandi autrici noir e thriller del XX° secolo, la Highsmith era nata nel 1921 in Texas. Il successo arrivò in giovane età, quando il suo primo romanzo – Strangers on a train, 1949 – fu scelto da Alfred Hitchcock per girare l’omonimo film. Scrisse anche Ripley’s game che ispirò Der amerikanische Freund di Wim Wenders (1977) e Il talento di Mr. Ripley (titolo italiano, 1999) con Matt Damon e Jude Law. Con la Svizzera, nel tempo, ebbe un rapporto di grande fiducia, al punto di lasciare agli Archivi letterari svizzeri più di 250 testi inediti e far gestire i diritti mondiali di tutta la sua produzione letteraria dall’editore elvetico Diogenes. Affascinata dalla durezza della pietra e dalla natura selvaggia del posto, con il suo carattere appartato, difficile, per nulla incline alla mondanità, Patricia Highsmith a Tegna viveva nella casa che aveva immaginato, disegnato, progettato e costruito esattamente come voleva lei. La giornalista Natalia Aspesi, dopo averle fatto visita nel 1987, descrive l’incontro con Highsmith con dei dettagli molto crudi, parlando di un casolare “buio e punitivo, dalle finestre con le sbarre, dove vive con bottiglioni di birra sul tavolo e due gatti siamesi malaticci, mentre le galline razzolano in cucina”.
Genio sregolato, un po’ trasandata, dedita all’alcol, cercò di avere meno contatti possibile con la gente del posto, a parte qualche rara amicizia. Nonostante avesse deciso di vivere nell’ombra, i suoi occhi a mandorla sapevano leggere la realtà con impressionante lucidità. Tra le tante cose che scrisse, sollecitata dal quotidiano francese “Le Monde”, c’è anche una breve storia ambientata in Ticino “A long way form hell”. Una storia insolita per l’autrice de “Il talento di Mr. Ripley”, dove si narra del viaggio epico di Luigi Barta, contadino ticinese del XIX secolo, dal suo paese, Riato ( in realtà Lodano, in Val Maggia) a Lugano e ritorno. Un lungo cammino dall’inferno, come recita il titolo del racconto, che è però anche uno splendido affresco del Ticino di un tempo: le valli, la gente, le città, la cultura rurale. Una storia che finisce bene,rispetto all’intera opera letteraria della scrittrice. Quasi un atto di amore alla terra che l’ha ospitata per l’ultima stagione della sua vita.


