Ieri in Liguria sulla A12, nel tratto tra Recco e Rapallo, verso La Spezia si è verificato un grave incidente. Si è trattato di un tamponamento a catena tra sette vetture. E’ morta una persona e altre quattro, ferite, sono state condotte in codice giallo all’ospedale San Martino di Genova. La vittima è un cinquantenne di Campomorone (Genova), travolto quando è sceso dal suo furgone da un altro veicolo coinvolto nell’incidente.
(foto archivio)





L’Obala Meeting Point è un cinema di Skenderija. Lì, in una serata di fine ottobre di parecchi anni fa, ho assistito alla proiezione di otto cortometraggi realizzati da giovani cineasti bosniaci selezionati nel progetto “Conflitto/Risoluzione”.
anni? L’età degli adolescenti,strappati ai loro giochi e alle fantasie per essere costretti a diventare adulti in fretta e furia. Nelle loro opere s’avvertiva una miscela di eccessi, un amaro sarcasmo e i cenni che non lasciavano nulla all’immaginazione nei confronti della triste realtà che si viveva – e spesso ancora oggi si vive – ogni giorno da quelle parti. In alcuni casi sembrava accantonato, se non addirittura cancellato, ogni riferimento alla speranza. Ma non c’è nulla di cinico in quanto comunicavano. Semmai, questo sì, traspariva un forte disincanto. Non che a colori la crudezza dei fotogrammi sia più lieve ma è indubbio che in quelli girati con la pellicola in bianco e nero le scenografie sono rese ancor più livide e angoscianti. Mi colpì, in modo particolare, la prima
proiezione. Il titolo, “Prva plata”,equivale, tradotto, a “Il primo stipendio”. Ilregista , Alen Drljevic , molto giovane e decisamente magro, occhialetti e un accenno di barba sul volto da bravo ragazzo, era un esordiente con delle ottime idee. Oggi è un affermato regista, già assistente di Jasmila Žbanić , fattosi notare nel 2006 conKarneval, documentario dedicato ai profughi bosniaci e Premio del pubblico alla 18° edizione del Trieste Film Festival, mentre è uscito “Men Don’t Cry”, una potente e originale pellicola sulle vicende legate a quella
che venne definita “la terribile pace” nella terra “del sangue e del miele”. Quelfilmato,che si può trovare anche su YouTube, dura una quindicina di minuti ed è di una efficacia tremenda. La scena si svolge, com’è ovvio, in Bosnia-Erzegovina, circa otto anni dopo la guerra. In un giro di scommesse illegali è stato organizzato un nuovo modo per far puntare i soldi alla gente: delle gare motociclistiche da disputare su un campo minato, in una specie di roulette russa in salsa balcanica. C’è chi scommette sull’esplosione e sulla morte e chi invece confida nella sua fortuna, perché – in questo caso – l’abilità è un fatto relativo,residuale. Del resto, in un paese dove la maggior parte della gente viveva al di sotto della soglia di povertà, non era cosa difficile trovare dei piloti pronti a gareggiare con la morte per portarsi a casa ” il primo stipendio“. Ricordo di essere uscito dal cinema a sera tarda, dopo le premiazioni, i saluti finali e il cocktail. C’era la luna a Sarajevo. Una bella luna piena per la gioia degli innamorati lungo la
passeggiata che costeggia la riva della Miljacka. A me, forse perché avevo ancora negli occhi i fotogrammi che avevo appena visto, ricordava un passaggio del testo di “Cupe Vampe”… “piena la luna, nessuna fortuna”, rammentando le immagini delle disperate corse notturne di chi era costretto ad uscire di casa, cercando di non finire nel mirino dei cecchini. Questi ultimi , per il loro tragico tiro al bersaglio, cercavano la complicità dell’astro più cantato dai poeti. Non per declamare versi ma per vomitare addosso a persone ignare e inermi la loro giornaliera razione di odio, terrore e morte.



