Come da tradizione, anche quest’anno in occasione del Santo Natale, i Sassi di Matera si trasformeranno in un grande presepe vivente
Diverse iniziative legate a molteplici percorsi presepiali vi regaleranno un’atmosfera calda ed accogliente in grado di proiettarvi in quella che fu la Galilea ai tempi della Natività. Da anni, i presepi viventi si caratterizzano per percorsi esterni, ambientati nella città rupestre o recitati, con scene teatrali realizzate all’interno di suggestivi spazi ipogei della città antica. Sasso Barisano e Sasso Caveoso, i due quartieri storici, vi accoglieranno stimolando i vostri sensi. Non solo la vista si pregerà delle suggestioni natalizie ma anche il gusto si delizierà attraverso piatti della tradizione gastronomica natalizia locale. In questo particolare periodo del calendario liturgico, i grani duri della collina materana vengono sapientemente trasformati in prodotti da forno dolci e salati per accompagnare ed esaltare pietanze tradizionali. Il tutto comincia alla vigilia dell’Immacolata, quando il pane si modifica in forma di grande tarallo e viene arricchito di semi di finocchietto selvatico. È il cosiddetto “fcjlatìdd” da assaporare rigorosamente accompagnato da tocchetti di baccalà fritto in pastella. Il menù dell’Immacolata Concezione resta a base di baccalà anche per il primo piatto che da tradizione si tramanda e a farla da padrone sono le linguine condite con sugo di baccalà, olive nere majatiche e capperi della Murgia materana. Proprio a partire dall’otto dicembre anche i dolci si richiamano alla tradizione natalizia con friselle dolci alle mandorle “U frsedd“ o le strazzate “‘U strazzèt“ fino a giungere ai biscotti al vino bianco glassati di zucchero “ingjlppet”. Percorrere la Città dei Sassi nel periodo Natalizio, significa non solo immergersi nei più grandi percorsi presepiali viventi, ricchi di fascino e suggestioni ma vivere tradizioni che regalano il profumo di giorni di festa. Sarà attraverso gli appuntamenti delle Sacre Rappresentazioni che si compirà il percorso di avvicinamento al giorno della Natività, tra suoni di zampogne e canti tradizionali ancora oggi molto vivi e sentiti dalla popolazione lucana. Si venera l’arrivo del Bambino Gesù osservando la liturgia nelle solenni chiese della Città del Piano o del Colle della Civita mentre i Sassi pronti ad accoglierci, aspettano di essere percorsi come se fossimo in un unico grande Presepe. Nella Cattedrale duecentesca fa bella mostra di sé il presepe cinquecentesco scolpito dai Persio, lapicidi locali molto in linea con le novità della scultura napoletana del ‘500. In chiesa, in strada ed a tavola, Matera avvolge i sensi ed esalta i sentimenti natalizi. Per i più golosi è anche il momento delle Cartellate “U cartddét” condite con miele o vin cotto, una magia per il palato! E per i più piccini? Per loro il Villaggio di Babbo Natale offre occasioni di svago e spensieratezza in pieno clima natalizio. Tra Elfi, renne, suoni e luci colorate, i più piccini saranno condotti verso Santa Claus, pronto ad accoglierli per regalare loro gioia e serenità. MateraCulturale è pronta per guidarvi alla scoperta della città facendovi vivere e gustare a pieno la tradizione natalizia materana. I tour natalizi di MateraCulturale vi aspettano per condurvi alla scoperta di una città ancora oggi intrisa di sapori e tradizioni gastronomiche locali attraverso un fitto programma di eventi a tema che partono il 7 dicembre 2018 per terminare il 6 gennaio 2019, anno in cui Matera rappresenterà la Capitale Europea della Cultura.

L’Obala Meeting Point è un cinema di Skenderija. Lì, in una serata di fine ottobre di parecchi anni fa, ho assistito alla proiezione di otto cortometraggi realizzati da giovani cineasti bosniaci selezionati nel progetto “Conflitto/Risoluzione”.
anni? L’età degli adolescenti,strappati ai loro giochi e alle fantasie per essere costretti a diventare adulti in fretta e furia. Nelle loro opere s’avvertiva una miscela di eccessi, un amaro sarcasmo e i cenni che non lasciavano nulla all’immaginazione nei confronti della triste realtà che si viveva – e spesso ancora oggi si vive – ogni giorno da quelle parti. In alcuni casi sembrava accantonato, se non addirittura cancellato, ogni riferimento alla speranza. Ma non c’è nulla di cinico in quanto comunicavano. Semmai, questo sì, traspariva un forte disincanto. Non che a colori la crudezza dei fotogrammi sia più lieve ma è indubbio che in quelli girati con la pellicola in bianco e nero le scenografie sono rese ancor più livide e angoscianti. Mi colpì, in modo particolare, la prima
proiezione. Il titolo, “Prva plata”,equivale, tradotto, a “Il primo stipendio”. Ilregista , Alen Drljevic , molto giovane e decisamente magro, occhialetti e un accenno di barba sul volto da bravo ragazzo, era un esordiente con delle ottime idee. Oggi è un affermato regista, già assistente di Jasmila Žbanić , fattosi notare nel 2006 conKarneval, documentario dedicato ai profughi bosniaci e Premio del pubblico alla 18° edizione del Trieste Film Festival, mentre è uscito “Men Don’t Cry”, una potente e originale pellicola sulle vicende legate a quella
che venne definita “la terribile pace” nella terra “del sangue e del miele”. Quelfilmato,che si può trovare anche su YouTube, dura una quindicina di minuti ed è di una efficacia tremenda. La scena si svolge, com’è ovvio, in Bosnia-Erzegovina, circa otto anni dopo la guerra. In un giro di scommesse illegali è stato organizzato un nuovo modo per far puntare i soldi alla gente: delle gare motociclistiche da disputare su un campo minato, in una specie di roulette russa in salsa balcanica. C’è chi scommette sull’esplosione e sulla morte e chi invece confida nella sua fortuna, perché – in questo caso – l’abilità è un fatto relativo,residuale. Del resto, in un paese dove la maggior parte della gente viveva al di sotto della soglia di povertà, non era cosa difficile trovare dei piloti pronti a gareggiare con la morte per portarsi a casa ” il primo stipendio“. Ricordo di essere uscito dal cinema a sera tarda, dopo le premiazioni, i saluti finali e il cocktail. C’era la luna a Sarajevo. Una bella luna piena per la gioia degli innamorati lungo la
passeggiata che costeggia la riva della Miljacka. A me, forse perché avevo ancora negli occhi i fotogrammi che avevo appena visto, ricordava un passaggio del testo di “Cupe Vampe”… “piena la luna, nessuna fortuna”, rammentando le immagini delle disperate corse notturne di chi era costretto ad uscire di casa, cercando di non finire nel mirino dei cecchini. Questi ultimi , per il loro tragico tiro al bersaglio, cercavano la complicità dell’astro più cantato dai poeti. Non per declamare versi ma per vomitare addosso a persone ignare e inermi la loro giornaliera razione di odio, terrore e morte.













Quello di

morte e l’amore”. Pensando di diventare frate francescano – in una comunità particolare che predica il ritorno al rigore delle origini – aveva sperimentato la questua a piedi nudi. Moreno aveva una fede sconfinata ed era mosso da principi saldissimi. Quaranta giorni prima di morire, dalla capitale bosniaca assediata, lanciò un grido in forma di poesia che era una testimonianza con cui cercava di scuotere le coscienze di tutti. Eccola: ”Vi prego, gridate che qui la gente muore di granate, di