CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 905

Visita gratuita al Castello di Miradolo

miradoloDomenica 22 maggio si svolge la sesta edizione delle “Giornate nazionali” a cura di Asdi – Associazione dimore storiche italiane. Sono oltre 20 le residenze private in Piemonte che, in questo contesto, apriranno al pubblico le loro porte. Tra queste c’è il Parco del Castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo che sarà visitabile gratuitamente dalle 10 alle 19. Si potrà passeggiare liberamente alla scoperta del giardino ottocentesco ma anche prenotare una visita introduttiva sulla storia dell’antica dimora e del suo Parco. Per l’occasione la tradizionale visita guidata si condensa e si ripete più volte nell’arco della giornata, per permettere a tutti di vivere il fascino del luogo. Appuntamenti alle ore: 11, 12, 15.30, 16.15, 17 al costo di 3 euro. La Fondazione Cosso celebrerà idealmente anche la Giornata Europea dei parchi, la cui ricorrenza cade il 24 maggio. La Caffetteria interna del Castello e il bookshop saranno a disposizione dei visitatori, dalle 10 alle 19.

 

Massimo Iaretti

Inno all'amore con Lisa Ginzburg e Dorit Rabinyan

E’ l’amore il cuore pulsante delle storie di due grandi protagoniste della 29° edizione del Salone del Libro di Torino: Lisa Ginzburg e il suo “Per amore” (Marsilio) e Dorit Rabinyan con “Borderlife” (Longanesi). Argomento comune, ma su sfondi diversi, personaggi indimenticabili per i quali il lettore fa il tifo fino alla fine che, ahimè, è tragica in entrambi i libri. Noi abbiamo letteralmente fagocitato i romanzi e le abbiamo intervistate per voi. Eccovi pillole di incontri memorabili e suggerimenti di lettura.

Nel suo Dna ci sono talento per la scrittura, profondità di pensiero, capacità di narrare emozioni, fatti e sentimenti in un modo che ti afferra, coinvolge e non ti molla più.

E’ Lisa Ginzburg, nipote della scrittrice Natalia Ginzburg -di cui ricorre il centenario della nascita- e da Parigi (dove vive e lavora) è planata al Salone del libro per presentare “Per amore” (Marsilio), storia di un amore travolgente e complicato, dal tragico epilogo.

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Protagonista è una giovane documentarista italiana trapiantata a Parigi che, durante una trasferta di lavoro, conosce Ramos. Ballerino, attore e coreografo brasiliano dall’irresistibile fascino esotico. E’ l’inizio di un legame intensissimo quanto difficile; una continua corsa ad ostacoli in cui le distanze culturali e geografiche fanno da barriera e per anni è un continuo andirivieni tra Brasile ed Europa. Lei tenacemente impegnata a rincorrerlo, con una dedizione incredibile, ma destinata a schiantarsi contro litigi violenti, mondi opposti e traiettorie di vita sempre più divergenti.

Luì è passionale, solitario e sfuggente. Nato nel microcosmo colorato di una favela, è il capoclan di una famiglia numerosa, dove i legami di sangue balzano al primo posto. Porta in giro per il mondo la magia del Candomblé (danze e riti animistici afro brasiliani), ha raggiunto il successo e strappato il suo destino dai pericoli della strada e della miseria.

Differenze socio culturali e distante geografiche: quale delle due complica di più un amore?

«Le prime sono più profonde e con sedimenti difficili; ma si superano se c’è una grande complicità. Un elemento che secondo me, in una relazione adulta, si stabilisce abbastanza presto. Ma non è una cosa che si costruisce, deve scattare. Le distanze geografiche, invece, possono essere più gravi dal punto di vista concreto; quando impediscono di mandare avanti una storia, il problema è più complicato».

Cos’è l’amore per lei?

«Oggi dico la complicità, ma in altri tempi avrei risposto altro. L’amore è una forza potentissima che può impossessarsi di una persona; se la guida bene può anche essere bellissimo. Il demone più potente, furioso e ingestibile è la ricerca di identità. E il romanzo parla anche di questo».

Come si supera il dolore per la morte di chi amiamo?

«Prima di tutto con un lungo silenzio. Dopo arrivano le parole e, dopo ancora, il ricordo, perché quando le cose tendono a sfuggire si ricorre alla memoria. Il tempo da un lato migliora la situazione, ma dall’altro la peggiora, inspessisce i fatti, non li diluisce soltanto. Il perdono invece è legato più che altro a vicende come quella che racconto».

Il cognome che porta l’ha favorita o fatta guardare con sospetto?

«Se parliamo di Natalia è stata una vera nonna: tenera, molto casalinga e protettiva, con la quale ho avuto un rapporto molto complice e profondo. Quando ha saputo che volevo scrivere mi ha incoraggiata moltissimo e ancora oggi la sua presenza è per me una sorta di nume tutelare. Se invece ci riferiamo al cognome, non mi ha avvantaggiata per nulla, anzi, direi che mi ha intralciata parecchio».

E’ solare, ha un’energia dirompente e nei giorni del Salone è stata presa d’assalto dai giornalisti in un tour de force di interviste alle quali si è prestata con grande disponibilità, ironia e tonnellate di entusiasmo

Dorit-Rabinyan-

E’ Dorit Rabinyan, l’autrice di “Borderlife” (Longanesi) -storia d’amore tra una giovane ebrea e un palestinese- che ha fatto infuriare il Ministero dell’Istruzione israeliano e bandire il testo dai programmi scolastici. La polemica è esplosa, il libro è schizzato in testa alle classifiche e, in sua difesa, sono scesi in campo mostri sacri della letteratura come Amos Oz, Yehoshua e Grossman.

E’ una versione modernissima di Romeo e Giulietta in cui la faida tra Montecchi e Capuleti è sostituita da quella tra due popoli e anni di lotte. Sullo sfondo di una memorabile New York -due anni dopo lo sfregio dello skyline dal quale sono state cancellate le Torri Gemelle- ecco il colpo di fulmine tra Liat e Hilmi. Lei, giovane traduttrice di Tel Aviv è nella Grande Mela grazie a una borsa di studio; lui, arriva da Ramallah, vive a Brooklyn ed è un pittore di talento. In patria

sarebbero divisi da 70 km e poco più di un’ora di viaggio: Tel Aviv e Ramallah, 2 punti geografici tra i quali non c’è linea retta, ma una strada tortuosa, pericolosa per lei, impercorribile per lui. Invece, nel crogiolo di razze newyorkese tutto è possibile: loro sembrano fatti l’uno per l’altra e diventano inseparabili. La vicenda è autobiografica come ci spiega l’autrice.

«Il libro è il mio regalo d’addio a Hassan Hourani, il giovane artista palestinese che ho conosciuto e amato nel 2002, quando ero a New York per promuovere il mio secondo libro e ci restai per un anno. Non avevo minimamente pensato che la storia potesse trasformarsi in un romanzo; ma dopo la sua morte, proprio come Hilmi, ho ritenuto mio dovere scrivere di lui e per lui. Ed ho la sensazione che se fossi stata io a morire, lui avrebbe fatto altrettanto per me».

In Israele è possibile l’amore tra ebrei e palestinesi?

«Gli israeliani non hanno alcuna possibilità di incontrare i palestinesi, a meno che non attraversino la linea 67, cosa che possono fare solo i soldati o i coloni. All’università si incontrano arabi-israeliani, ma non sono veri e propri palestinesi. Quindi questo amore non solo è inconcepibile, ma irrealizzabile. Invece, all’estero, quando gli israeliani incontrano altri mediorientali, scatta subito una scintilla, un’attrazione immediata, perché hanno sembianze e carattere simili».

Se la strada da Ramallah a Tel Aviv è rischiosa, perché Hilmi finisce sulla spiaggia di Giaffa?

«E’ quello che è successo, ma c’è anche una connotazione politica. Come lui ci sono tanti ragazzi palestinesi che, pur essendo della zona, non hanno mai potuto vedere il mare. Riescono ad entrare in Israele e raggiungere Giaffa; ma non sanno nuotare e spesso affogano».

Come ha reagito quando il romanzo è stato bandito dai licei di Israele?

«Sono rimasta sorpresa, scioccata, mi sembrava di essere in un sogno surreale e non sapevo come reagire. Nelle prime interviste si vede che ridevo nervosamente».

Ci sono altri libri israeliani che parlano dell’amore tra ebrei e palestinesi, perché il suo sarebbe pericoloso?

«Il mio è più inerente all’attualità, rispetto agli altri 2 romanzi, del 1973 e 1982. Il Ministero dell’Istruzione ha scritto a chiare lettere che il mio libro, e come descrivo un amore così

libero, sarebbe stata una tentazione per gli adolescenti, fragili e portati al romanticismo. E’ probabile che la funzionaria che ha stilato la relazione abbia pensato che, se lei si era innamorata di Hilmi, le ragazzine sarebbero corse in Cisgiordania per trovarsi un fidanzato palestinese. Cosa davvero ridicola».

Molti insegnanti hanno detto che suggeriranno di leggerlo, c’è chi non teme un’apertura tra i 2 popoli.?

«Israele è divisa in due: chi è pro liberalismo e i conservatori, che sembrano la maggioranza, perché da circa 10 anni siamo governati da quello che definirei un “tiranno democratico”. Netanyaohu con la sua leadership ha quasi schiacciato la democrazia».

Qual è il segreto dell’amore tra Liat e Hilmi?

«Nella loro relazione c’è anche una sorta di lotta, evidente quando la reciproca lealtà viene sopraffatta dal loro attaccamento alle radici. Restano insieme perché il loro amore è come un frutto proibito e cercano di godersi l’armonia e il piccolo dolce boccone di come potrebbe essere la pace, se esistesse».

Laura Goria

Il mito di Narciso apre la Divisione arte di Reale Mutua

Il primo degli appuntamenti artistici dell’Agenzia principale Torino Castello

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Sì intitola ” Narciso” la mostra inaugurale aperta fino al 19 giugno prossimo del nuovo progetto di partnership tra la nuova Divisione Arte di Torino Castello, agenzia principale di Reale Mutua, con sede nella Torre panoramica di Piazza Castello, e Crag (Chiono Reisova’ Art Gallery), neonata galleria con sede nell’area post industriale del Centro Piero della Francesca, che vuole proporsi anche come home gallery, visitabile su appuntamento e fucina di incontri con gli artisti autori delle opere esposte.narciso ruscica

Nel cuore di Torino il Tower Center Castello, spazio di lavoro tecnologico versatile, non è più da oggi solo il prestigioso rappresentante di brand importanti, quali Reale Mutua e Lloyd’s di Londra, ma diventa un centro capace di aprirsi a mostre e eventi, come voluto dal fondatore di Torino Castello, Giuseppe Ruscica.

In un contesto sempre più sviluppato di sharing economy l’arte si viene a sposare perfettamente bene con l’economia e la nuova Divisione Arte di Torino Castello nasce proprio nell’intento di unire la passione per la cultura alla fruibilità da parte di pubblico e clienti delle opere pregiate provenienti da collezioni private, colte in un dialogo costante con le opere di artisti emergenti. In questa mostra, infatti, è stata proposta un’opera guida, il Narciso risalente alla prima metà del Seicento, attribuito a Francesco Ragusa, concesso in prestito dalla galleria Robilant+Voena di Milano, Londra e Saint Moritz. Intorno a quest’opera la gallerista Elisabetta Chiono ha selezionato i lavori degli artisti emergenti della sua galleria. Il risultato è stato un modo di fare arte piuttosto inusuale, al di là delle tendenze, nello sforzo di privilegiare l’esperienza proposta al pubblico. Il fil rouge delle mostre che Torino Castello vuole proporre è tutto espresso nel titolo ” Friendship in the art”, intesa al di là dell’accezione di pura amicizia, ma, piuttosto, di collaborazione, sinergia e generosità.

 Mara Martellotta

Narciso
Contemporaneità del mito tra vita e arte
Torino Castello, nella Tower Center in piazza Castello 111
 

My songbook: Enrico Pieranunzi-Simona Severini duo

AL JCT – JAZZ CLUB TORINO IN ANTEPRIMA ESCLUSIVA 
 
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Pieranunzi autore di songs e addirittura di un intero songbook?… Novità sorprendente, certo, ma non per chi segue da vicino le vicende musicali dell’eclettico pianista italiano. Da tempo infatti Pieranunzi ama musicare testi poetici (la poesia è una sua grande passione) o scrivere lui stesso parole da unire ai suoni delle sue composizioni strumentali. Nel corso degli anni poi numerose sue melodie si sono arricchite di “lyrics” dovute alla penna di cantanti attratte dal particolarissimo mélos del pianista. Il risultato finale è il raffinato songbook che per la prima volta Pieranunzi e i suoi partners presentano al pubblico. Ad impreziosire l’evento la voce della giovane e talentuosa Simona Severini, capace di interpretare con estrema musicalità e buon gusto i brani di questo originale percorso sonoro.

 
Possibilità di prenotare per la cena o solo per il concerto lasciando un messaggio allo 011.882939  o direttamente dall’apposito form sul sito www.jazzclub.torino.it

All'Auditorium Rai il Festival di Primavera

Protagoniste le voci di Dmitry Beloselsky, Maria Agresta, Rachel Harnisch, Orla Boylan e Brenden Gunnell. La chiusura affidata al tenore Juan Diego Florez

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Prende il via da giovedì 19 maggio all’ Auditorium Rai di Torino il Festival di Primavera ” La voce e l’orchestra” dell’Orchestra Sinfonica della Rai, comprendente alcune delle pagine più celebri del repertorio operistico e sinfonico-vocale, dalle arie di Mozart a quelle di Puccini, passando per brani di Musorgskij, Wagner e Richard Strauss. Si tratta di quattro concerti in programma fino al 16 giugno, con il fuori programma del 24 giugno, tutti trasmessi in diretta su Radio3, dove è la “voce” a fare da protagonista insieme all’orchestra.

Nel primo concerto, previsto per giovedì 19 maggio alle 20.30, il grande basso russo Dmitry Beloselsky interpreta Canti e danze della morte di Modest Musorgskij. Sul podio il Direttore principale dell’Orchestra Rai Juraj Valčuha, che propone Una notte sul Monte Calvo e i Quadri di un’esposizione, sempre del compositore russo. Il materiale sinfonico del poema di Musorgskji, la cui versione originale fu scoperta nel 1968, subì numerosi cambiamenti e orchestrazioni durante gli anni da parte del compositore. Dopo la sua morte Rimskij Korsakov riprese l’ultima versione del poema, cui stava lavorando il musicista, e la fece eseguire. Il poema esprime la lotta tra il male e il bene. Il primo è simboleggiato dalla notte, cioè da creature diaboliche e anime sepolte in terra sconsacrata; il secondo dal suono delle campane che riportano le anime nelle viscere del monte Calvo, da identificarsi con il monte Lysa Hora dell’Ucraina o con quello di Triglev nella Russia meridionale.

La primadonna del secondo appuntamento, dedicato alle più celebri pagine peristiche di Giacomo Puccini, è invece Maria Agresta, tra i soprani lirici oggi più richiesti al mondo. Il suo recital, dedicato alle eroine di Manon Lescaut, Turandot, Suor Angelica, Tosca, La rondine e Madama Butterfly, è in programma giovedì 26 maggio alle 20.30, con la direzione di Stefano Ranzani. Completano il concerto l’Intermezzo da Manon Lescaut, l’Intermezzo da Le Villi, il Capriccio sinfonico e il Preludio sinfonico.

Il terzo appuntamento della rassegna sarà giovedì 9 giugno alle 20.30 e vedrà salire sul palco il soprano Rachel Harnisch, impegnata in una scelta di pagine mozartiane tratte da Idomeneo, Lucio Silla, Il re pastore e Don Giovanni. Già interprete di riferimento di Claudio Abbado, Rachel Harnisch ha fatto di Mozart uno dei punti cardine della sua carriera internazionale. Sul podio dell’Orchestra Rai Hansjörg Albrecht, che di Mozart propone anche la Sinfonia n. 34 in do maggiore KV 338 e la Sinfonia n. 39 in mi bemolle maggiore KV 543.

Il programma del quarto concerto, previsto per giovedì 16 giugno prossimo alle 20.30 e affidato alla bacchetta del grande direttore inglese Jeffrey Tate, sul palco insieme al soprano Orla Boylan e al tenore Brenden Gunnell, prevede pagine dal grande repertorio tedesco e di compositori come Richard Wagner (Parsifal e Die Walküre) e Richard Strauss (Intermezzo e Ariadne auf Naxos).

Le poltrone numerate, da 30 a 15 euro (ridotto giovani Under 30), sono in vendita sia online sia presso la biglietteria dell’Auditorium Rai. Un’ora prima dei due concerti sono messi in vendita gli ingressi non numerati a 20 e 9 euro.

 

Chiude la rassegna, venerdì 24 giugno alle 19, un quinto appuntamento straordinario e fuori  abbonamento; sempre all’Auditorium Rai di Torino, arriva la star del belcanto Juan Diego Flórez, con un recital che mette insieme arie mozartiane e verdiane, pagine del repertorio francese, canzoni italiane e arie da zarzuelas. Sul podio il direttore d’orchestra americano Christopher Franklin.

Programmato nel giorno di San Giovanni, patrono della Città di Torino, lo spettacolo farà precedere i tradizionali fuochi d’artificio sul Po, con quelli vocali del tenore peruviano Flórez.

Mara Martellotta

I biglietti – da 40, 60 e 80 euro – sono in vendita presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino.

Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it.
 
 

Librolandia 2016, che successo! 126 mila i biglietti venduti

salone chiusura 16Si è conclusa ieri sera, la XXIX edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Alla conferenza stampa conclusiva, tenutasi presso l’Arena Bookstock, sono intervenuti Giovanna Milella Presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura; Ernesto Ferrero Direttore Editoriale del Salone Internazionale del Libro; Giuseppe Culicchia curatore di Officina. Editoria di Progetto; il Direttore Generale Gl events-Lingotto Fiere Régis Faure; Antonella Parigi Assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte e Gianguido Passoni Assessore al Bilancio della Città di Torino.

Con un incremento del 3,1 % rispetto al 2015 (i dati sono certificati fino alle ore 16 in cui si registrava già un più 2 %, mentre i 126 mila complessivi sono frutto di una proiezione da quell’ora fino alle 22), il Salone chiude questa edizione con 126. 406 biglietti venduti, rispetto ai 122. 638 del 2015. Ottimi risultati anche per il biglietto serale ridotto a 5 euro, che con il suo debutto, ha fatto registrare un incremento del 240 % dei biglietti staccati dopo le ore 18.ferrero milella salone

Una grande soddisfazione dunque per tutti coloro che hanno creduto e lavorato a questa edizione del Salone e tra loro ovviamente c’è anche il direttore Ernesto Ferrero che, giunto alla sua ultima edizione di Librolandia e salutato con un lungo ed emozionante applauso, dichiara : “Questa manifestazione ha saputo arrivare a un grande risultato nonostante tutto. Ha vinto la squadra che si è dimostrata più forte di invidie e critiche anche eccessive, e delle enormi difficoltà finanziare e burocratiche che potevano bloccarla”. Prima di salutare e ringraziare tutti i suoi collaboratori si è sentito anche di dare anche qualche consiglio ai suoi successori : “A chi prenderà le redini, raccomando di andare piano e di documentarsi sui dossier, perché questa è una formula che funziona. Sicuramente da ammodernare, ma ben funzionante. E’ una creatura partecipata, vissuta, voluta e attesa. Questo Salone è molto social nel vero senso del termine; qui non vi è nessun autismo digitale ma al contrario, c’è la creazione di un vero dialogo. Qui si crea la capacità di ascoltare, capire e condividere, una risorsa molto rara e preziosa”.

salone 12Si può affermare quindi che il Salone del Libro 2016 ,partito con un po’ di amaro in bocca a causa delle difficoltà economiche e delle inchieste giudiziarie si è concluso nel migliore dei modi, andando anche oltre le previsioni e le aspettative di molti. Forse mai come in questa edizione è emersa la “doppia anima” di Librolandia che ha visto ore e ore di coda per personaggi quali Checco Zalone e Ligabue, ma che ha anche visto sale gremite di persone per ascoltare ad esempio docenti universitari che parlavano di letteratura, autori arabi che raccontavano il “loro” islam in un momento di “islamofobia” dilagante, ricercatori e filosofi come Adonis.

Se si sono sempre fatte considerazioni sul successo o meno degli editori partecipanti al Salone, quest’anno merita forse la stessa attenzione anche il suo pubblico che in un momento un po’ particolare come questo che stiamo vivendo, ha mandato un messaggio di maturità, civiltà e voglia di conoscere e comprendere.

Un’ attenzione particolare è stata riservata all’opera di Michelangelo Pistoletto “Terzo Paradiso”,salone 13 diventato un po’ il simbolo di questa ventinovesima edizione. Significativo e bello da vedere, a fine conferenza, è stata la distribuzione al pubblico presente -composto soprattutto da molti giovani- dei 10.000 libri che componevano l’opera : ciascun volume era contrassegnato da un adesivo che ne indicava l’appartenenza all’opera di Pistoletto che si ispirava al simbolo dell’infinito. Tutti insieme quei diecimila libri hanno composto quel simbolo in versione gigante, rappresentando – secondo l’intento di Pistoletto – la capacità dell’umano e del naturale di convivere insieme armoniosamente. Portandosi via un pezzo dell’opera, ciascun individuo si è assunto la responsabilità di diffondere e far suo questo messaggio.

Oggi, chiusi i battenti di questa ventinovesima edizione, non resta che attendere l’arrivo del 2017, augurandoci che Librolandia possa continuare ad essere un grande successo “torinese” ma soprattutto italiano.

(foto: il Torinese- essepiesse)

Simona Pili Stella

“Torino e la Grande guerra" fino al 22 gennaio

risorgimento1Prorogata fino al 22 gennaio 2017 la mostra “Torino e la Grande guerra 1915-1918” è stata visitata finora da più di 110.000 persone, suscitando grande interesse nel pubblico. Si tratta infatti di una delle principali iniziative organizzate a Torino e in Piemonte per ricordare il centenario della Prima guerra mondiale

 

Visto il grande interesse suscitato nel pubblico, la mostra “Torino e la Grande guerra 1915-1918”, aperta dal 18 settembre scorso al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino viene prorogata fino al 22 gennaio 2017 (si sarebbe dovuta chiudere domenica prossima 22 maggio 2016). Finora sono stati registrati oltre 110.000 visitatori e tutti hanno espresso grande apprezzamento per questa che è senza dubbio una delle principali iniziative organizzate a Torino e in Piemonte per ricordare il centenario della Prima guerra mondiale.

Allestita nel corridoio monumentale della Camera dei deputati italiana dove sono esposti circa 300 pezzi tra fotografie, tempere, manifesti, giornali e cartelloni pubblicitari, la mostra descrive in particolare la propaganda bellica e l’assistenza umanitaria  ai profughi e alle famiglie in difficoltà che la città seppe organizzare in quegli anni.

Due le sezioni della mostra. Da una parte viene illustrata la guerra in trincea e l’eroismo dei soldati al fronte. Dall’altra si presenta invece il volto umano e assistenziale di Torino, la città più neutralista d’Italia allo scoppio del conflitto, diventata poi una zona nevralgica sia per esercitare la mobilitazione e la propaganda a favore della guerra, sia per l’assistenza ai civili e a quanti scappavano dalle zone del fronte. Con la guerra inoltre Torino confermò la sua vocazione industriale e plasmò il suo futuro profilo socio-economico nel comparto metalmeccanico.

La mostra “Torino e la Grande guerra 1915-1918” è organizzata dal Museo nazionale del Risorgimento Italiano in collaborazione con l’Archivio Storico della Città di Torino.

Foto: il Torinese

Titolo: Torino e la Grande guerra 1915-1918
Sede: Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, piazza Carlo Alberto 8
Periodo: 18 settembre 2015 – 22 gennaio 2017, dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle ore 18 (ultimo ingresso ore 17) 
Biglietto unico mostra + museo: 10 euro (ridotto 8 euro)
Info: www.museorisorgimentotorino.it

Il coraggio di Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace

Il-Premio-Nobel-per-la-Pace-Shirin-Ebadi-Finché-non-saremo-liberi-Bompiani-editore (2)In un Salone del libro che ha dato spazio alle “Anime arabe” non poteva mancare l’iraniana Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace nel 2003 -prima musulmana a riceverlo- che ha dedicato la sua vita alla lotta per i diritti umani e pagato di persona il coraggio delle sue idee.

In “Finché non saremo liberi” (Bompiani) racconta quello che ha subito per anni nel suo paese: minacce di morte, intercettazioni, soprusi e intimidazioni.

Prima donna iraniana a diventare magistrato, con la Rivoluzione Islamica del 1979 la sua carriera è irrimediabilmente stroncata e lei si vede retrocessa a semplice segretaria del tribunale.

Non ci sta, apre a fatica un bugigattolo-studio di avvocato e difende donne vittime della Sharia, bambini, prigionieri politici, chiunque venga perseguitato dal potere. Strada rischiosa, tutta in salita. Il regime mette sotto torchio lei, la sua famiglia, collaboratori ed amici. Quando nel 2009 sale al potere Ahmadinejad -con l’appoggio della Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei- la repressione dei dissidenti diventa feroce e non c’è più limite a incarcerazioni, torture, omicidi. Mentre è all’estero per una conferenza, viene a sapere che nella lista delle persone da eliminare c’è anche lei. E’ la strada senza ritorno (almeno fino ad oggi) del difficile esilio volontario, ma di fatto obbligato.

Dal 2009 non è più riuscita a tornare in Iran.

Per 10 mesi all’anno viaggia ed incontra la stampa internazionale per fare arrivare la voce del popolo iraniano a tutto il mondo. Il resto del tempo si divide tra le due figlie; una docente universitaria a New York e l’altra avvocato a Londra.

In Iran la libertà è ancora un’utopia?

«Non siamo sulla buona strada e voglio che si sappia cosa fa il regime ai suoi cittadini. La costituzione iraniana concentra tutti i poteri nelle mani del leader supremo che è anche un capo religioso: può annullare qualunque legge, rinchiudere in carcere chiunque senza processo, fare ciò che vuole in nome di Dio».

Con l’accordo sul nucleare e il riavvicinamento tra Rohani e l’occidente cosa cambia?

«La situazione non è migliorata. Sono stati firmati un centinaio di contratti con l’Italia, tutti per beni di consumo: dalle auto agli abiti firmati, con show rom di alta moda che aprono a Teheran. Ma nel paese la corruzione è elevata e solo il 5% della popolazione, ricchissima, può permettersi il lusso: case e macchine rare perfino in Europa. Poi ci sono tutti gli altri, sempre più poveri, soprattutto i lavoratori dipendenti e giovani».

Allora cosa servirebbe?

«Più investimenti; ma nessuno ha il coraggio di farli perché l’ Iran è un paese in cui non c’è sicurezza né politica, né economica.

Sul fronte dei diritti civili, gli altri paesi come possono spingerlo verso un’era democratica?

«Quando si stipulano accordi commerciali, si chiudono gli occhi su molte cose. Invece sarebbe fondamentale non aiutare il regime a diventare più forte. Per esempio: in Iran i programmi televisivi, anche in lingua straniera, sono tutti controllati dallo Stato che li usa per la sua propaganda. La domanda è: perché permettete l’uso dei satelliti europei, perché prendete petrolio e ci vendete armi e vestiti?»

Quando pensa che ci saranno le condizioni per il suo rientro in patria?

«L’Iran è il paese delle situazioni inaspettate, accadono cose che neanche gli esperti di politica riescono a prevedere. Noi iraniani siamo abituati a pensare che ogni giorno potrebbe capitare qualcosa di nuovo».

Ha affermato che saranno le donne e i giovani a cambiare l’Iran, in che modo?

«Le donne sono le più istruite, con la presenza di moltissime docenti ed oltre il 60% di studentesse. Combattono il potere in prima linea; ecco perché il regime ha tentato di riportarle indietro di 14 secoli e tiene in carcere le migliori femministe del paese. Poi ci sono i giovani che lottano perché la disoccupazione è elevata e, se anche hanno un lavoro, il guadagno è così misero che non ce la fanno “

Chi appoggia il regime?

«Solo il 15% di iraniani lo difende e lo fa per evidenti interessi economici. E’ una minoranza, ma ha soldi e armi; e con quelli si controllano anche 800milioni di persone».

Pensa che oserebbero davvero uccidere un Premio Nobel?

«Non in modo evidente e diretto. Ma le strade sono piene di persone che lavorano per il governo e se 100 persone ti attaccano ed ammazzano, difficile poi individuare il colpevole. Poi il regime mente su tutto. Nel 2009, quando un’auto della polizia travolse un manifestante, ebbero il coraggio di dire che era stata rubata per girare una scena studiata apposta per alimentare la propaganda contro il regime».

Lei in cosa crede?

«Sono musulmana e praticante. Ma quando la religione arriva al potere usurpa le chiavi del paradiso e dell’inferno. In nome dell’Islam stanno combattendosi anche tra di loro, rovinando tutto l’oriente»

Laura Goria

 

Cast d'eccezione in "Come vi piace"

Leo Muscato, noto regista di prosa, dirige una commedia tra le più leggiadre di Shakespeare, che  ha anche una valenza politica

 torino teatro

” Come vi piace” approda dal 17 maggio al 5 giugno al teatro Carignano con un cast d’eccezione, formato da Eugenio Allegri e Michele di Mauro, diretti da Leo Muscato, regista molto noto nella prosa e nella lirica. Commedia scritta da Shakespeare nel 1599, ” As you like it” è sicuramente tra le più amate e rappresentate in tutto il mondo, ma, inspiegabilmente, una delle meno rappresentate in Italia, in base a un pregiudizio letterario che l’ha relegata al genere pastorale. Quest’opera è, invece, una delle macchine teatrali più poetiche e divertenti che Shakespeare abbia scritto, ma anche la più “politica”. Vi emerge la contrapposizione tra il mondo avvelenato della corte e dei suoi intrighi e quello puro e semplice della foresta, capace di stemperare gli animi malvagi e l’ambizione degli uomini. Grazie a Rosalind, l’eroina benefica intorno a cui ruotano tutte le altre figure, alla fine il duca spodestato riprenderà il suo trono e tutti i tasselli amorosi condurranno a una serie infinita di matrimoni, tra cui quello di Rosalind con Orlando. Il ducato appare come un mondo in cui domina un’atmosfera di intrighi e diffidenza reciproca, un totalitarismo capace di soffocare la libertà. Di fronte a tale realtà l’unica soluzione pare la fuga. Quelle che parrebbero le premesse per una tragedia in realtà non lo sono, perché chi fugge a un certo punto approda a Arden, un luogo in cui le situazioni si ribaltano. In questa commedia Shakespeare è riuscito a condensare i personaggi più belli del suo repertorio, dalla coraggiosa Rosalind, l’unico vero personaggio femminile che si può definire protagonista, a Touchstone, cortigiano dai giochi di parole fulminanti, fino al misantropo e malinconico Jaques, un Amleto ante litteram.

Mara Martellotta

Al Salone la Puglia conquista Torino

Il Presidente Emiliano incontra Roberto Saviano: “Vengo ad ascoltarla”

 zalone2Archiviati i due tornado Al Bano e Luca Medici alias Checco Zalone, la Puglia prosegue il suo percorso e rimane protagonista della XXIX edizione del Salone del Libro di Torino.

Terminati gli impegni sul palco,  il Presidente Emiliano ha colto l’occasione per una visita dalla manifestazione incontrando editori e scrittori. Tra questi non poteva mancare Nicola Lagioia, che proprio nel capoluogo ha ambientato il suo romanzo La ferocia (Einaudi) che gli è valso il Premio Strega nel 2015. L’autore pur vivendo a Roma, non manca di sottolineare con fierezza la sua origine e il suo legame con le radici mediterranee.

Altro incontro intenso è stato quello con Roberto Saviano, al Salone per i dieci anni di Gomorra. Scortato dall’immancabile cordone di polizia che lo segue ovunque, lo scrittore si è fermato davanti allo spazio della Puglia incontrando il Presidente per un breve scambio di battute concluso con la promessa di Emiliano: “Vengo ad ascoltarla”.

Sempre molto fotografato è lo stand, che ospita un fitto il calendario di incontri a cui ha preso parte anche lo stesso Governatore. Tra gli altri eventi della giornata di ieri: la presentazione della prima edizione del premio letterario promosso dai Presidi del Libro, quella dell’evento Libri nel borgo antico che si svolgerà a fine agosto a Bisceglie e la jam session letteraria intitolata Il lato oscuro e promossa da Besa editrice con ospite a sorpresa Cristiano De Andrè che ha commentato il tema dell’appuntamento “Fare la pace col proprio passato, anche con chi involontariamente ci ha fatto soffrire, aiuta a fare pace con se stessi”.

All’esterno del Salone continuano anche le attività del Villaggio Puglia che fino a oggi ha realizzato oltre 800 mini panini gourmet al gusto di Puglia: dalla michetta con tonno crudo, friarelli e maionese di peperone fino al panino al nero di seppia con gambero rosa, bietola e salsa tartara, le realizzazioni mignon dello chef di Cerignola Rosario Di Donna sono uno stuzzicante assaggio della grande varietà enogastronomica della Regione.

In progress anche la libreria ideata dal giovane artista Agostino Iacurci, celebre per le sue opere di street art e per la sua trasversalità. Le due grandi teste che si guardano hanno raccolto finora un centinaio di volumi, che saranno donati alla Città di Torino insieme all’opera. Le due teste, intanto, continuano a riempirsi di libri…zalone3

Infine un dato: a oggi il download della guida Edt dedicata alla Puglia ha raggiunto e superato quota 10.000, un risultato notevole che riflette il gradimento del pubblico nei confronti della Regione e della sua presenza al Salone del Libro di Torino 2016. La pubblicazione sarà scaricabile gratuitamente fino al termine della manifestazione.

Tra gli appuntamenti in programma, domani alle 11 presso lo Spazio autori si parlerà della Divertimappa, realizzata da Pugliapromozione per il Museo Archeologico di Taranto, una delle venti realtà rese recentemente autonome dalla riforma Franceschini e che oggi rappresenta una delle eccellenze di una città che sta vivendo un momento di rinascita legato alla cultura e al paesaggio. Interverranno Serena Riglietti, Dario Mezzolani; coordina Eva degli Innocenti.

 
Pugliapromozione 
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