Il Maestro Gianandrea Noseda soffre di una sindrome lombo-sciatalgica da ernia del disco lombare che si è manifestata ieri mattina. Il prof. Michele Naddeo, che lo ha visitato questa mattina, ha consigliato un trattamento chirurgico al quale Gianandrea Noseda si sottoporrà domani presso la Clinica Fornaca di Torino.

Con suo grande dispiacere, il Maestro Noseda deve rinunciare a dirigere le prossime recite di Macbeth programmate al Teatro Regio.
Su indicazione del Maestro Noseda, Direttore musicale del Regio, tutte le recite saranno dirette da Giulio Laguzzi. Il Teatro ringrazia il Maestro Laguzzi per la disponibilità.
Augurando a Gianandrea Noseda una pronta guarigione, vi daremo aggiornamenti nei prossimi giorni.
Era veramente una gran signora, Milly. Doveva esser stata , in gioventù, una donna dal fascino irresistibile. Il portamento austero, la postura studiata nei minimi particolari, i lineamenti fini, il trucco mai eccessivo, le conferivano un non so ché di regale nonostante le forme giunoniche
comunità, dalle Dame di San Vincenzo al Circolo dei Combattenti e Reduci, dall’Oratorio alla Pro Loco. La realizzazione delle scenografie, in cartapesta e ritagli di lavorazione del legno, fu affidata a Primo Plini detto Giuseppe, falegname devotissimo alla Vergine Maria che, in quattro e quattr’otto costruì un fondale in grado di far viaggiare l’immaginario dello spettatore attraverso l’Egitto dei Faraoni. L’opera in se, con la nota “Marcia Trionfale”, aveva una complessità musicale e una profondità nella partitura che la ponevano sul gradino più alto delle opere verdiane e difficilmente i componenti della banda comunale sarebbero stati all’altezza di una buona interpretazione. Così, dalla vicina Lombardia, vennero scritturati una mezza dozzina di musicisti dell’Orchestra Spettacolo “Le melodie vagabonde”, che all’epoca andava per la maggiore nelle balere della bassa padana. La vera sorpresa della serata, però, doveva assicurarla la principale protagonista che si sarebbe esibita sul palco parrocchiale: la soprano Milly Devoti, nel ruolo di Aida. Gli organizzatori erano certi che la sua voce potente, ma allo stesso tempo avvolgente e calda, avrebbe affascinato il pubblico, in particolare durante l’interpretazione dell’aria “O patria mia“. Milly, quando s’esibiva, come ogni grande artista che si rispetti, portava con sé, agitandolo, il suo amuleto: un prezioso e ricamato fazzoletto di pizzo bianco, donatogli all’inizio della sua carriera dal grande tenore Mario Del Monaco.
prezioso quadrato di pizzo, questo le sfuggì dalla mano, cadendo a terra. Pierino, figlio della sorella del Prunelli, Desolina, e quindi nipote dell’organizzatore, lo raccolse al volo e sotto lo sguardo esterrefatto della cantante lo utilizzò per soffiarsi rumorosamente il naso. Non una ma due, tre volte. Poi, con un sorriso smagliante, lo protese verso la signora Milly che, a quel punto si sentì mancare, privata del proprio amuleto che era stato così volgarmente violato. La cantante lanciò un urlo potente che gran parte del pubblico interpretò come l’acuto finale dell’opera, alzandosi in piedi ed applaudendo a scena aperta. Solo in due – don “Trippa” e il cavaliere Della Spiga – rimasero dubbiosi su quanto avevano udito: quelle parole urlate erano parse ad entrambi un sonoro “che schifo!” e, pur essendo il primo un appassionato d’Opera e il secondo un fervente melomane, non ricordavano dove trovasse posto,nel libretto dell’Aida, quell’affermazione che, dall’ugola della signora Milly, era uscita con tanta forza da trasformarsi in un terribile singulto.




Nel decennale della sua nascita si presenta in una veste rinnovata a luglio, ottobre e dicembre


Ecco il rischio che corre chi vuole accingersi a sfogliare un libro, Figure dell’Italia civile, il cui peso sulla coscienza può essere gravoso e liberatorio.
degli aneddoti di quei Giganti dell’Italia civile ha la forza di ridestarci dal torpore in cui siamo sprofondati, infelicemente inebriati dal populismo della politica e dalla trivialità delle relazioni sociali.
atteggiamento dignitosamente e coraggiosamente umile, a una preparazione frutto di studio costante, analisi critica e forza delle idee.
Premessa al libro.
Venturi, Carlo Casalegno, Alda Croce, Primo Levi, Carlo Azeglio Ciampi, Raimondo Luraghi, Rosario Romeo, Giovanni Spadolini, Sergio Pininfarina, Alberto Ronchey, Enzo Tortora, Marco Pannella, lo stesso Mario Soldati e Mario Pannunzio, per citarli tutti, i cui lineamenti sono stati ben rimarcati dall’esperienza dell’autore, il quale, con molti di essi, è stato testimone o protagonista di vicende culturali, politiche e personali.
influenzato il grande saggista torinese. A Quaglieni dobbiamo somma gratitudine anche per questo cammeo preziosissimo, che si aggiunge alla grande opera culturale che lo vede protagonista da tempo, a Torino e in tutta Italia.
Bard (Aosta)
quarant’anni di carriera un palmarés eccezionale (fra cui alcuni World Press Photo Awards) e autore del celeberrimo scatto “Ragazza afghana” – copertina del “National Geographic Magazine” del 1985 – divenuto icona del conflitto afghano e da subito entrato a far parte del nostro
immaginario collettivo (come “Le baiser de l’Hotel de Ville” del grande Doisneau o il “Miliziano colpito a morte” fissato a Cordova dalla Leica di Robert Capa), è lo stesso fotoreporter americano a raccontare: “Solo viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse mi procura gioia e mi dà una carica inesauribile”. Una filosofia di vita e di lavoro che trova conferma anche negli scatti
presentati da McCurry (nato a Philadelphia nel 1950) nelle Cantine del Forte valdostano, in una rassegna – “Steve McCurry. Mountain Men”– coprodotta da Forte di Bard, Steve McCurry Studio e Sudest 57, dove un’accurata selezione di paesaggi, ritratti e scene di vita quotidiana mette in evidenza il rapporto complesso fra uomo e terre di montagna: in ambienti estremi che segnano impietosamente corpi e volti e stili di vita o beneficiati dall’armonia di paesaggi incontaminati dove pastori e contadini si muovono in una sorta di magica e perfetta simbiosi con il mondo naturale e umano che gli sta intorno. A volte “specchio” di culture ataviche ( a noi molto distanti ) che McCurry racconta con nitida obiettività in immagini “da brivido”, come quelle raffiguranti le “donne-contadine al lavoro”, totalmente invisibili
avvolte negli ampi mantelli neri e negli oblunghi cappelli di paglia, nel sud-est dello Yemen. Lo scatto viaggia con rapidità, ruba l’immagine e i colori, ma ci obbliga ad andare oltre. E a porci interrogativi che dribblano la mera bellezza del soggetto. Quella che troviamo, invece, a tutto campo nelle dieci fotografie inedite scattate da McCurry proprio in Valle d’Aosta fra il 2015 e il 2016, frutto di una campagna condotta in tre periodi di scouting e shooting, vero e proprio “mountain lab” a cielo aperto – documentato da un video – dove fra l’altro spiccano i quattro 4mila metri delle Alpi: Monte Bianco, Cervino, Gran Paradiso e Monte Rosa. Immagini che resteranno
quale patrimonio della collezione del Forte di Bard che, ai visitatori, offre anche la possibilità di assistere alla proiezione in altissima risoluzione di oltre 290 scatti iconici del grande Maestro. Non solo. Il progetto espositivo prevede anche, per gli appassionati, la possibilità di iscriversi ad un workshop con lo stesso McCurry, della durata di due giorni e mezzo, da venerdì 15 a domenica 17 settembre prossimi e con numero chiuso di 15 partecipanti: per info
“Steve McCurry. Mountain Men”
Per tre serate, l’1-2-3 luglio 2017, il Sacro Monte di Belmonte (TO), in occasione della ricorrenza del riconoscimento a Patrimonio dell’Umanità UNESCO (3 luglio 2003), diventerà teatro di un’interpretazione artistica contemporanea del Sacro Monte
sostenitore indulgente di “Lotta Continua” in un crescendo di spostamenti a sinistra che stupirono gli stessi comunisti che lo elessero senatore nel ’68 e nel ’72.Per Antonicelli valeva il mito di Gobetti e del suo rapporto con Gramsci che finiva per legittimare i suoi spostamenti graduali a sinistra, fino a giungere a quella più estrema, ignorando i pericoli stessi del terrorismo che stava nascendo.
LE TRAME DEI FILM
Periodo non felice per Alan Clay (ha appena divorziato dalla moglie, è senza casa e non ha il becco di un quattrino per pagare la retta della scuola della figlia, rischia persino il lavoro se non porterà a casa in grosso contratto) è inviato dalla sua società di informatica in Arabia Saudita per ottenere l’appalto dei servizi telematici nella città che si sta costruendo nel deserto. La burocrazia temporaggia e il sovrano imprenditore si fa attendere. Alan avrà così tutto il tempo per fare un bilancio della propria esistenza. Durata 98 minuti. (Massaua, Greenwich sala 2, Uci)
Miller. L’autore mai troppo lodato di film intimisti o immersi in un ambiente noir ottimamente descritto come “I padroni della notte” e “Two lovers” si affida oggi ad un diverso genere cinematografico, quello dell’avventura, ma anche qui quell’”avventura” che mina allo stesso tempo il corpo e la mente. La storia di Percival Fawcett, ufficiale di carriera britannico, che all’inizio del Novecento ha l’incarico dalla Società Geografica Reale di recarsi al confine tra Brasile e Bolivia per effettuale importanti rilievi cartografici. La società, la famiglia, le difficoltà, la malattia, l’ossessione della ricerca di una città perduta, tutto contribuisce a rendere un ritratto e un film forse d’altri tempi ma comunque autentico, avvincente, degno della storia di un regista che amiamo. Durata 141 minuti. (Ambrosio, Eliseo Grande, The Space, Uci)
Cosmo Jarvis. Una delle opere più belle e convincenti viste all’ultimo Torino Film Festival, che fortunatamente la distribuzione di Teodora ha portato nelle sale. Ricavandone la vicenda dal romanzo “Lady Macbeth nel distretto di Mtsensk” scritto dal russo Nikolaj Leskov e portato poi nel mondo lirico da Shostakovich, qui trasportata da quei panorami alle brughiere dell’Inghilterra del 1865, la diciassettenne Katherine è costretta dalla volontà del padre a un matrimonio senza amore con un uomo più anziano di lei, che non la desidera e apertamente la trascura. Soffocata dalle rigide norme sociali dell’epoca, all’allontanamento del marito per questioni di lavoro, inizierà una relazione clandestina con un giovane stalliere alle dipendenze del marito, ma l’ossessione amorosa la spingerà in una spirale di violenza dalle conseguenze sconvolgenti, nell’eliminazione di chiunque voglia cancellare quella passione. L’autore è un giovane, trentasettenne, drammaturgo che ambienta la sua storia nel chiuso opprimente nelle stanze del grande palazzo, con pochissime concessioni all’esterno, scavando appieno ed egregiamente nei tanti caratteri, in specialmente in quello della sua protagonista, anti-eroina perfettamente lucida e sanguinaria. Durata 89 minuti. (Nazionale sala 1)
La mummia – Avventuroso. Regia di Alex Kurtzman, con Tom Cruise, Russell Crowe, Sofia Boutella e Annabelle Wallis. Nell’antichità, una principessa egizia in odore di divenire faraone fino al giorno in cui il padre ebbe generato il figlio maschio: grande ecatombe e vendetta della suddetta ma anche vendetta dei dignitari di corte che la seppelliscono viva e la trasportano in una sontuosa tomba al centro del lontano territorio persiano. Nei tempi nostri, la sempre suddetta principessa Ahmanet si risveglia tra gli sconquassi delle guerre orientali e porta distruzione sino a Londra, tra pugnali e pietre preziose e riti che coinvolgono l’appassito e rintontito ex eroe Tom Cruise che per stare a galla dello star system è costretto ancora una volta a ingarbugliarsi nelle sue solite mission impossible, in una lotta tra bene e male che cerca di nobilitarne il personaggio di soldato fanfarone e truffaldino. Il bello (si fa per dire) della storia affidata per il 99% alle dinamiche dei computer e per il restante all’espressività degli attori è di prendere la decisione sul finale di tener aperta la porta di un sequel che se ancora interesserà il pubblico potrà riempire un’altra volta le tasche di divo e divette. Durata 107 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uni)
internazionale del successo con “Un uomo, una donna”) viaggia da decenni con le sue stelle comete della vita e dell’amore, dell’amicizia, dei piccoli e grandi tradimenti, con gli amori che si ritrovano, della famiglia, tra immagini sontuose e sceneggiature che gironzolano qua e là disseminando sentenze. Prendere o lasciare: ma “Les una et les autres” – “Bolero” da noi” – non si dimentica. Lelouch continua la sua filosofia di vita in questo secolo ormai più che avviato, questa volta radunando, grazie all’amico medico Frédéric, attorno alla tavola del fotoreporter Jacques Kaminsky – un rispolverato Hallyday -, eclissatosi tra i bellissimi panorami delle Alpi, le quattro figlie avuto parecchio distrattamente da altrettante diverse unioni. Il film è del 2014, arriva oggi qui da noi, un’occasione anche per chi ha (persino) dimenticato il nome di Lelouch o chi non lo ha mai scoperto. Durata 124 minuti. (Due Giardini sala Nirvana, F.lli Marx sala Chico e Harpo, Massimo 1)
dell’oceano e di fare piazza puliti di precedenti incantesimi. Se la dovrà vedere contro una squadraccia di letali marinai fantasma fuggiti dal Triangolo del Diavolo e guidati dall’orripilante Capitano Salazar e dovrà chiedere l’aiuto di un’affascinante astronoma e e di un ardimentoso quanto giovane marinaio. Durata 129 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)
Noel Clarke. Elena ed Ernesto hanno perso in un incidente d’auto il loro unico figlio dodicenne, hanno visto il loro matrimonio andare a pezzi, compromesso per lo meno. Dopo anni sono entrambi a Londra, lei è una gallerista di successo, lui un fotografo capace di rinunciare a tutto e disposto a ricominciare daccapo. Ma chiede aiuto a Ian, un ragazzo conosciuto in carcere e da poco tornato libero, per preparare quella mostra che nella mente di Ernesto dovrà essere l’ultima. Durata 89 minuti. (Greenwich sala 1)
Tucci e Anthony Hopkins. L’origine degli alieni e della loro presenza nel nostro mondo sta ben ancorata nel tempo di Re Artù, dei Cavalieri della Tavola Rotonda e di Mago Merlino che ha nascosto nella propria tomba un segreto di cui l’uomo di oggi dovrà venire a conoscenza se vorrà salvare il mondo da creature non poco pericolose. Poi, oggi, ci sono i transformers, coloro pronti a mutarsi in mostruose automobili o in robot altrettanto terrificanti, una colonia di alieni in cui si nascondono buoni e cattivi che l’uomo dovrà comunque conoscere sino in fondo. Durata 150 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space anche in 3D, Uci anche in 3D e in V.O.)
Zellweger. L’avvocato Ramsey ha deciso di difendere il giovane Mike dall’accusa di aver ucciso il padre. Ma il verdetto sembra già scritto, il ragazzo è stato trovato accanto al cadavere con un coltello in mano e ora si trincera dietro un silenzio assoluto. Nuove prove, interrogatori, assolute certezze, la reticenza di una vedova, depistaggi, ambigui personaggi, depistaggi, le regole di quelle storie ambientate in un’aula di tribunale più che rispettate: ma forse quello che appare è ben lontano dalla verità. Diretto dall’autrice dell’indimenticabile “Frozen River” girato otto anni fa. Durata 93 minuti. (Lux sala 3, The Space, Uci)