Con Giorgio Airaudo, Loris Campetti, Alessandro Portelli, Eugenio Raspi. Letture di Anna Abate, Gianni Bissaca, Vilma Gabri. Giovedì 30 novembre, ore 18, Binaria centro commensale – Fabbrica del Gruppo Abele, via Sestriere 34 a Torino

Ridare voce agli uomini che hanno visto la loro vita intrecciata e fusa con quella della fabbrica, una fabbrica particolare, violenta e coinvolgente, come quella che produce acciaio. È il tema dell’incontro organizzato, a pochi giorni dal decennale del rogo della ThyssenKrupp di Torino, dal Premio Italo Calvino e da Binaria centro commensale, giovedì 30 novembre alle ore 18, negli spazi della Fabbrica del Gruppo Abele (via Sestriere 34, Torino). Al centro, i libri La città dell’acciaio di Alessandro Portelli (Donzelli, 2017) e Inox di Eugenio Raspi (Baldini&Castoldi, 2017), che costituiscono due importanti narrazioni delle voci provenienti dalle fabbriche dell’acciaio di Terni e di Torino: due stabilimenti siderurgici con una storia che percorre tutto il Novecento, e non solo, e che ha coinvolto i maggiori poteri industriali italiani, culminando con la loro convergenza nella ThyssenKrupp. Una storia che coincide con il declino della produzione dell’acciaio in Italia, ma che può essere letta anche come la parabola della grande industria
italiana e del concetto di classe operaia.
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Insieme agli autori, saranno presenti Giorgio Airaudo, che nei giorni dell’incidente di Torino era segretario provinciale della Fiom torinese, e Loris Campetti, giornalista da sempre impegnato sui problemi del lavoro. Immagini e letture dai testi di Portelli e di Raspi completeranno un incontro che vuole essere, insieme, un atto di conoscenza del presente e un omaggio ai sette operai che, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007, vennero uccisi da un’ondata di fuoco nello stabilimento torinese. Protagonisti di “Torino – Terni. Dall’orgoglio al disincanto” sono due città legate a doppio filo alla nascita della grande industria, e i loro operai. Individui orgogliosi e combattivi, pur nell’estrema durezza della loro vita, che, per buona parte del secolo scorso, sono stati l’anima, il senso e la cultura di Terni e di Torino. Di questi uomini, Alessandro Portelli ci restituisce la memoria attraverso l’uso della sua fonte prediletta: la testimonianza orale.
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La città dell’acciaio è infatti il frutto di una ricerca storica di grande respiro perseguita lungo il corso di quarant’anni: oltre duecento interviste – che coprono almeno un secolo – agli operai delle acciaierie di Terni, danno vita al ritratto corale di un’Italia che passa dall’universo rurale a quello post industriale. Attraverso il racconto scandito dalla voce dei protagonisti, si assiste alla formazione di una centralità industriale che sembrava invincibile, e poi al suo declino, preparato dal sistematico smantellamento, pezzo dopo pezzo, degli stabilimenti. Insieme alla fabbrica, è un mondo intero ad andare in frantumi, con il progressivo e inesorabile sfaldamento di un’identità operaia che aveva nella dimensione collettiva della condivisione e della lotta la sua modalità di espressione privilegiata. Dell’ultima generazione operaia, quella del
disincanto – ossia di quelli che arrivano in fabbrica “già scazzati e con la voglia di essere altrove” – Eugenio Raspi ci offre un ritratto dall’interno. Con il suo romanzo Inox, Raspi – che per oltre vent’anni, fino al licenziamento, ha lavorato all’interno della Acciai Speciali di Terni – fa entrare il lettore in ciò che resta dell’ex cattedrale ternana dell’acciaio. Centro del racconto è infatti il lavoro in fabbrica: un lavoro “sporco”, fatto di turni pesanti, di gesti precisi fuori dai quali il rischio di incidenti è quasi sempre un rischio mortale, ma anche dei conflitti che si instaurano tra operai, capisquadra, dirigenza e sindacati a causa di un contestato e difficile passaggio di proprietà. Come spiega l’autore nella nota finale al testo, “questo romanzo è il mio personale omaggio alla fabbrica in cui ho lavorato per venti anni, ma non solo: è un omaggio alla grande industria italiana che sta scomparendo per l’impotenza – o peggio ancora l’indifferenza – delle forze economiche e politiche del nostro Paese”.

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Giorgio Airaudo è nato a Torino nel 1960. Nel 1988 la Camera del Lavoro di Torino gli dà il compito di sindacalizzare i primi contratti di formazione e lavoro nello stabilimento Fiat di Mirafiori. Passa alla Fiom-Cgil e ne diviene prima segretario provinciale, poi regionale. Dal 2010 entra nella segreteria nazionale della Fiom come responsabile del settore auto. Nel 2013 viene eletto deputato con Sinistra Ecologia Libertà. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi La solitudine dei lavoratori.
Loris Campetti è nato a Macerata nel 1948. Dopo la laurea in Chimica nel 1972, ha insegnato per anni nella scuola media. Entra nel mondo del giornalismo alla fine degli anni ’70, dirigendo per circa dieci anni la redazione torinese de «il manifesto». Negli anni successivi, sempre per «il manifesto», è inviato per le questioni europee, caposervizio dell’economia e caporedattore. Esperto di relazioni industriali, i suoi articoli sono dedicati a questioni sindacali. Ha pubblicato Non Fiat. Come evitare di svendere l’Italia (Cooper, 2002) e Ilva connection (Manni, 2013).
Alessandro Portelli è nato a Roma nel 1942. È considerato tra i fondatori della storia orale. Professore di Letteratura angloamericana all’Università «La Sapienza» di Roma, ha fondato e presiede il Circolo Gianni Bosio per la conoscenza critica e la presenza alternativa della cultura popolare. Collabora con la Casa della Memoria e della Storia di Roma e con «il manifesto». Ha scritto Biografia di una città. Storia e racconto: Terni, 1830-1985 (Einaudi, 1985). Per Donzelli, oltre a Le città dell’acciaio. Due secoli di storia operaia (2017), ha pubblicato L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria (Premio Viareggio 1999), Canoni americani (2004), Città di parole (2006), Acciai speciali (2008), America profonda (2011), Badlands. Springsteen e l’America (2015).
Eugenio Raspi è nato a Narni nel 1967. Per ventidue anni ha lavorato come tecnico specializzato nella più grande fabbrica di Terni, la Acciai Speciali. Dal 2014, al termine del rapporto di lavoro e in attesa di nuova occupazione, scrive storie. È stato finalista della XXIX edizione del Premio Italo Calvino con Inox, pubblicato da Baldini&Castoldi nel 2017.
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Torino-Terni. Dall’orgoglio al disincanto. Voci dalle fabbriche dell’acciaio.
A dieci anni dal rogo della Thyssen. Con Giorgio Airaudo, Loris Campetti, Alessandro Portelli, Eugenio Raspi, letture di Anna Abate, Gianni Bissaca, Vilma Gabri
Giovedì 30 novembre 2017 – ore 18
Binaria centro commensale – Fabbrica del Gruppo Abele
via Sestriere, 34 – Torino


“Shakespeare in love”) scopra nel bel mezzo di una festa che il consorte con cui ha trascorso un’intera vita la tradisca da anni con la sua migliore amica. Detto pane al pane al fedifrago, si fionda dalla sorella Bif (Celia Imrie), spirito da sempre libero, che buttandola nella girandola della propria esistenza le fa conoscere una taumaturgica scuola di ballo, i più o meno attempati allievi, i piccoli problemi e le felicità e le giornate che non sono poi così male. Come i ragazzotti della monaca Whoopy Goldberg, anche i vegliardi parteciperanno ad un concorso, tra i cliché più scontati di una due giorni romana, per uscirne chiaramente vincitori: senza tuttavia potersi sottrarre alla tragedia, dolorosa per Sandra ma anche capace di farle compiere quel “salto di fede” che la legherà allo spirito innamorato di Charlie (Timothy Spall, l’eccellente pittore Turner, premiato a Cannes tre anni fa). A parte i quindici minuti finali pasticciati in un andare e venire di decisioni prese e cancellate, la storiella corre via prevedibilissima ma piace quel trio di facce britanniche e soci, il loro modo di recitare, l’impegno a guardare ancora una volta avanti, la sfacciataggine di prendere la vita con un bel grido d’allegria.

Con lo spettacolo Still My Heart Beats di Maria Olivero
André, di cui è stato uno dei fotografi personali, Lou Reed, Giorgio Gaber, Bob Dylan, Vinicio Capossela, Kate Bush, Vasco Rossi, Lucio Dalla, Peter Gabriel, Enzo Jannacci e molti altri. Le sue immagini colgono gli artisti su set spesso improvvisati, in atteggiamenti inusuali, con espressioni talvolta inattese, da cui emerge in maniera immediata la loro personalità. In molti casi la vera molla di tutto si conferma una complicità autentica tra il fotografo e il suo soggetto. Sono ritratti che esprimono l’approccio umanistico e umanizzante che muove da sempre il lavoro di Harari, la sua intima cifra stilistica.
La dottoressa Patrizia Asproni ha l’indubbio merito di aver individuato nella collaborazione tra impresa e cultura museale uno dei settori trainanti, in prospettiva, dell’economia italiana. Da oltre quindici anni si occupa di management culturale e di industrie creative. 

queste telefonate furono conservate per anni dentro un cassetto da mio nonno. Dopo la sua morte e durante il trasloco che ne conseguì le ritrovai per caso proprio in quel cassetto. Si trattava di qualcosa di veramente molto forte. Una di quelle cassette riportava la dicitura. “ Paura di un padre”. 
American Assassin – Azione. Regia di Michael Cuesta, con Michael Keaton, Shiva Negar e Dylan O’Brien. Tratto dal romanzo di Vincent Flynn, tratteggiato tra Istanbul e Roma, tra Londra e Tripoli, è la storia di Mitch Rapp, che poco più che ventenne, vuole vendicarsi della morte della fidanzata, vittima di un attentato. Verrà allenato da un veterano dei Navy Seals per entrare in un programma della Cia volto ad addestrare gli “assassini americani” implacabili pedine dell’antiterrorismo. Il suo primo obiettivo sarà colpire il misterioso Ghost, che è in possesso di una bomba di settanta chili di plutonio in grado di scatenare la Terza Guerra mondiale. Durata 112 minuti. (Greenwich sala 3, Massaua, The Space, Uci)
Gudnason e Stellan Skarsgård. Due campioni, due storie e due personalità diversissime, gli stili che catturano opposte folle di fan, i movimenti freddi e calibrati dell’uno contro quelli nervosi e impetuosi dell’altro, la calma contro il nervosismo, la loro rivalità che li vide a confronto per 14 volte tra il ’78 e il 1981, fino alla finale di Wimbledon, che qualcuno ancora oggi considera una delle più belle partite della storia del tennis. Fino alla loro amicizia, fuori dai campi. Durata 100 minuti. (F.lli Marx sala Chico, Reposi, The Space, Uci)
Caccia al tesoro – Commedia. Regia di Carlo Vanzina, con Vincenzo Salemme, Serena Rossi, Cristiano Filangieri e Carlo Buccirosso. Siamo dalle parti di “Operazione San Gennaro”, con un impareggiabile Nino Manfredi e la bonomia della Senta Berger, anno di grazia 1966, regia perfetta di Dino Risi. Anche oggi il fine, nobilissimo, è quello di rubare il tesoro del santo partenopeo, mentre la causa è il figlio malato della vedova Rossi, operabile negli States con la complicità del cognato Salemme. Durata 90 minuti. (Greenwich sala 1, Ideal, The Space, Uci)
Anthony Mackie. Premio Oscar, l’autrice di “The hurt rocker” e di “Zero Dark Thirty” guarda oggi a quei fatti sanguinosi scoppiati nel luglio del 1967 in un locale privato – privo di licenza – dove un gruppo di persone di colore festeggiavano due ragazzi, anch’essi di colore, ritornati a casa dalla guerra del Vietnam. Lo sguardo sulla repressione seguita, le violenze della reazione, l’invio da parte del governatore Romney della Guardia Nazionale e da parte del presidente Johnson dell’esercito: contro chi vorrebbe seguire ogni regola della legalità c’è chi con violenza la oltrepassa, facendosi forte dell’omertà che nelle forze di comando si fa ben visibile. Lo sguardo sui fatti dell’hotel Algiers, dove tre ragazzi, tra i 17 e i 20, sono barbaramente trucidati. I responsabili, al processo, non subiranno nessuna condanna. Durata 143 minuti. (Ambrosio sala 1, Lux sala 3, Uci)
Gifted – Il dono del talento – Regia di Marc Webb, con Chris Evans, Mckenna Grace e Octavia Spencer. Al centro Mary, una ragazzina di sette anni, che come la madre ha una passione incondizionata per la matematica; accanto a lei lo zio Franck che vorrebbe offrire alla nipotina una vita normale e la nonna materna per cui quella passione va di giorno in giorno accresciuta. Durata 101 minuti. (Greenwich sala 3)
Ben Whishaw. L’orsetto inventato dalla fantasia dello scrittore inglese Michael Bond è in cerca di un regalo per la centenaria zia Lucy. Scova nel negozio di antiquariato del signor Gruber un antico libro, prezioso, che verrà rubato e del cui furto verrà sospettato un fascinoso attore. Durata 95 minuti. (Massaua, Reposi, The Space, Uci)
a Milano. Giorgio è un giornalista di successo, apprezzato dai colleghi e dal pubblico, famoso volto televisivo, separato dalla moglie, discorsi con il figlio a livello pressoché zero. Il quale ultimo è un adolescente indolente, chiuso, refrattario a tutto e a tutti, incapace o senza la minima voglia di trasmettere le proprie emozioni agli altri, che si sente soffocato dalle attenzioni altrui, il suo (ristretto, piccolo) mondo sono gli amici per parlare di niente e i videogiochi Nemmeno l’invito del padre ad andare a fare insieme la vendemmia lo smuove: o forse sì, e allora potrebbe essere il modo per tentare di costruire insieme un minimo di comunicazione. Dal romanzo di Michele Serra. Durata 103 minuti. (Massaua, Due giardini sala Nirvana, F.lli Marx sala Groucho, Reposi, Romano sala 2, The Space, Uci)
The Place – Drammatico. Regia di Paolo Genovese, con Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Sabrina Ferilli, Giulia Lazzarini, Silvio Muccini, Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni, Alessandro Borghi. Un film corale, un’ambientazione unica, una bella carrellata di attori italiani per altrettanti personaggi che Paolo Genovese – l’autore di quel piccolo capolavoro che è “Perfetti sconosciuti” – ha basato su una serie americana, ripensata e adattata, “The Booth at the Edge”, creta dall’autore e produttore Christopher Kubasik nel 2010. Un uomo misterioso, giorno e notte ospite abituale di un bar, con il suo tavolo sul fondo del locale, e personaggi e storie che a lui convogliano, di uomini e donne, lui pronto a esaudire desideri e a risolvere problemi in cambio di alcuni “compiti” da svolgere. Tutti saranno pronti ad accettare quelle richieste? Durata 105 minuti. (Ambrosio sala 3, Massaua, F.lli Marx sala Harpo, Greenwich sala 2, Reposi, The Space, Uci)
Hauer, Franco Nero, Christopher Lambert e Michael Madsen. Nel futuro descritto dal film la carta è diventata un bene prezioso, quindi è proibito stampare e le biblioteche sono luoghi cui pochi studiosi possono accedere. L’arrivo in Italia di un celebre accademico è l’occasione per indagare su una serie di delitti, con strane testimonianze e indizi che scomodano Dante e Hieronymus Bosch. Girato in parte a Torino e in località facilmente riconoscibili dal pubblico piemontese. Solita compagnia di celeberrimi attori che da sempre (ri)vivono nel cinema di Nero. Durata 120 minuti. (Ideal)
Ali Fazal, Michael Gambon e Olivia Williams. Nel 1887 Abdul lascia l’India per Londra, per poter donare alla regina settantenne, sul trono da oltre cinquant’anni, una medaglia, proprio in occasione del suo Giubileo d’Oro. La sovrana è attratta dalla cultura che l’uomo porta con sé, dalla sua giovinezza e dalla prestanza, contro lo scandalo che il suo nuovo amico semina in tutta la corte, che non esita a bollarla come pazza. Più “storiucola” che Storia, a tratti imbarazzante per quell’aria di operetta senza pensieri che circola all’interno: naturalmente per il regista di “Philomena” (da ricordare) e di “Florence” (da dimenticare) il ventiquattrenne Abdul è senza macchia, la vecchia e inamidata corte inglese da mettere alla berlina e allo sberleffo, il piccolo entourage regale che grida “sommossa” se ne ritorna tranquillo a servire la vecchia sovrana. Ma ci voleva ben altro polso e visuale, e qui Frears ha tutta l’aria di voler andare in pensione. Durata 112 minuti. (Romano sala 3)
Forse è già tutto chiaro, fin da quel semplice puzzle in locandina che ci mostra un Goldoni di cui non resta che l’immagine mentre il resto, giacca calzoni rossi e sneakers immacolate, è catapultato nei giorni nostri. Ieri e oggi, insomma. Senza tanto sottilizzare

svenevoli, bugiarde, passionali, incantevoli, tutte da citare: Sara Drago che è Checca, la scoperta da continuare a seguire che è l’Orsetta di Barbara Mazzi, Rebecca Rossetti e la sua Lucietta che mi pare un istrice, Elena Aimone e Beatrice Vecchione; mentre sul versante maschietti da tener d’occhio le prove di Matteo Alì, un Titta-Nane sanguigno e pronto a chiamare in causa il pubblico sulle sue tragedie amorose e sulla loro conduzione, e di Raffaele Musella, un Toffolo tutto vivacità, pronto a punteggiare con Ferrini un elenco di pericolosi manigoldi e di testimoni degno di tutto l’umorismo di Totò e Peppino. Bravi, e lo spettacolo finisce con l’essere in gran parte davvero loro.
scrittrice pubblicando, fra le sue tante opere, “La lunga vita di Marianna Ucrìa”, la raccolta di racconti “Buio” che ha vinto il Premio Strega, “Il gioco dell’universo”, Il treno dell’ultima notte”, “La seduzione dell’altrove”, “La grande festa”. Nel 2014 l’Università Bocconi, per iniziativa degli studenti, le ha riconosciuto il “Dante d’oro” per l’opera omnia.