Giovedì 3 maggio alle 10, la Scuola Holden ospiterà una masterclass con un ospite internazionale di massimo rilievo: Anthony E. Zuiker, ideatore e co-produttore di tutte e tre le serie CSI – Scena del crimine che racconterà, insieme ad Alessandro Avataneo, la sua esperienza come sceneggiatore, scrittore e storyteller crossmediale.
Prima di diventare il creatore di CSI, Zuiker lavorava come autista di tram a Las Vegas. Un giorno stava per andare a giocare a basket con gli amici, quando sua moglie gli chiese di rimanere a casa e guardare con lei una puntata di The New Detectives. “I decided to stay, and that changed everything.” Fu in quel momento che gli venne l’idea della serie. Non sapeva nulla di come si scrive per la TV, per questo il suo episodio pilota di CSI fu così dirompente. Andava contro ogni regola, e gettava le basi dello stile narrativo e visivo della serie a venire. La scintilla creativa che innesca il lavoro di uno sceneggiatore può arrivare per caso: ma da dove vengono le idee, come si fa a trasformarle in format di successo, e come si incrociano esperienze narrative diverse? Come ha raccontato Zuiker, a volte capitano momenti in cui decidi di cogliere un’opportunità capace di cambiare tutto; la maggior parte delle volte, invece, bisogna essere in grado di utilizzare bene i propri ferri del mestiere.
L’incontro è in inglese e sarà aperto al pubblico fino ad esaurimento posti.
Per prenotarsi basta scrivere a reception@scuolaholden.it o chiamare il numero 011 6632812.

Sabato 5 Maggio 2018, alle 21.00, nella sala dell’Oratorio di Azeglio (To) verrà prese

Gianni Oliva, nella prefazione ha scritto : “Quello di Marco Travaglini è un taccuino di viaggio pieno di partecipazione emotiva, attento a cogliere i luoghi, i personaggi, le storie individuali e collettive; ma ha anche scritto un libro pieno di spunti per riflettere sul presente, per comprendere che ogni crisi ha le sue specificità e, insieme, i suoi denominatori comuni. Un bel modo per fare ‘storia del passato’ facendo contemporaneamente ‘educazione al presente’”.







FINO AL 12 MAGGIO
marcatamente espressionista di visionaria e fantastica figurazione in cui possono leggersi- come s’è fatto – non poche assonanze con l’opera onirica di Odilon Redon o del “pittore delle maschere” James Ensor, la mostra di Monforte ripercorre un’avventura artistica che abbraccia mezzo secolo di attività pittorica di Lattes, dagli anni ’50 ai ’90, e documenta i diversi modi espressivi e i temi più ricorrenti e fortemente identificativi dell’artista torinese.
(esemplari “Il giro dei Serafin” e “Interno rosso”) la costruzione di un narrato sofferente incentrato sulle contraddizioni e sulle difficoltà del quotidiano, ma anche la ferma ribellione al senso comune (a tutti i costi) delle idee o alla compiaciuta volgarità e costrizione delle mode. “Lattes – acutamente scriveva Marco Vallora nel 2008, in occasione di una grande retrospettiva a lui dedicata presso l’Archivio di Stato di Torino – è sempre là dove non te lo attendi, anche tecnicamente”. Battitore libero. Eccentrico. Malinconico e ironico. Visionario e fin troppo realista nella crudezza delle immagini e della parola. Oltre ogni gabbia. Fuori d’ogni schema. O categoria. O movimento.



Kane (New York, 1925-1995) ci ha lasciato in trent’anni di appassionato esaltante lavoro – dagli anni Sessanta fino a tutti gli Ottanta – strepitose immagini iconiche, legate soprattutto al mondo della musica, dell’impegno civile, della moda e della pubblicità. Ma anche fotografie editoriali, ritratti di celebrities, reportage di viaggio e scatti di ricerca pura. Esempio d’imitazione per intere generazioni di fotografi, a lui e a sessant’anni esatti dalla sua “Harlem 1958” (fra le fotografie più significative della storia del jazz, che vede insieme ben cinquantasette grandi jazzisti chiamati a raccolta dallo stesso Kane a New York su un marciapiede della 126esima Strada), la Fondazione Bottari Lattes dedica da giovedì 3 maggio a sabato 14 luglio una mostra – la prima a Torino – nelle sale dello “Spazio Don Chisciotte” di via della Rocca 37/b. La rassegna, dal titolo ben esplicito “Art Kane. Visionary”, si inserisce nell’ambito della prima edizione di Fo.To-Fotografi a Torino, promossa (dal 3 maggio al 29 luglio)
dell’archivio di Kane e da cui prende avvio anche la mostra subalpina allo “Spazio Don Chisciotte”, dove troviamo esposte circa 40 opere che ben documentano gli svariati ambiti d’indagine fotografica sperimentati dall’artista newyorkese. Che alla fotografia decise di dedicarsi a tempo pieno solo negli ultimi anni Cinquanta, dopo importanti esperienze professionali come art director nel settore editoriale e giornalista free lance. Imponente e impressionante é la sua prima foto, “Harlem 1958” ( cui già s’è accennato) con quella “montagna” dei più famosi jazzisti dell’epoca messi insieme – con non poca fatica, pensiamo – dallo stesso Kane per uno scatto che è diventato storia della fotografia e storia del jazz. Da allora il suo obiettivo ha mirato con grande fantasia e sublime tecnica (non mai di freno all’intuito e alla piena libertà espressiva) ai grandi del rock, del pop, del soul e ancora del jazz – dai Rolling Stones a Bob Dylan ai Doors e a Janis Joplin fino a Frank Zappa ad Aretha Franklin a Louis Armstrong e a Duke Ellington – creando una serie infinita di icone. Prima fra tutte, quella memorabile degli Who, addormentati ai piedi di un monumento e avvolti dalla bandiera
britannica. Scatti “musicali”, accanto ad altri non meno suggestivi dedicati ai temi sociali e politici legati alle battaglie per i diritti civili (quelli degli afroamericani e degli indiani d’America) o alla guerra del Vietnam: immagini di forte impatto simbolico, come il “Cristo sulla sedia elettrica” a commento della canzone With God on Our Side di Bob Dylan o il volto di un vecchio Hopi rugoso come una corteccia, indimenticabile al pari dell’immagine del reduce del Vietnam ridotto a tronco umano su una carrozzella. A chiudere la rassegna torinese sono, infine, alcuni scatti di quelli realizzati per le più importanti testate di moda americane e inglesi dell’epoca – quali Look, Life, Esquire, Harper’s Bazaar, McCall’s e Vogue – che a lui s’affidavano sapendo di poter ottenere solo da lui immagini che “eliminano il piccolo e il brutto per enfatizzare il grande e l’eroico”.
privacy; Tango rosso di Maria Antonietta Macciocu: un potente romanzo che esplora lati oscuri della violenza familiare; Due uomini e una culla di Andrea Simone: il diario di due uomini che decidono di costruire una famiglia e la storia della loro piccola Anna; Guida Arcobaleno a cura di Bernardo Paoli, Marzia Cikada e Alice Ghisoni: una guida per capire il mondo LGBT+ e, soprattutto, per aiutare ragazzi e famiglie a non sentirsi isolati di fronte a difficoltà e turbamenti legati all’identità di genere; Psicosociologia della Genitorialità a cura di Simona Adelaide Martini: uno spaccato delle nuove prospettive della psicologia di fronte ai cambiamenti della famiglia. Ma tante altre novità di Golem edizioni vi aspettano al salone al Pad. 23 Stand S02.


In occasione della Festa del 1 maggio il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano resterà straordinariamente aperto anche lunedì 30 aprile,