“Non mi avete fatto niente” Area spettacoli “Il Foro”, Piazza Italia angolo via Gobetti
Biglietto acquistabile su ticketone.it anche con il bonus Cultura per diciottenni e Carta del Docente. Ingresso gratuito per bambini sino a sei anni di età. Evento del nuovo “Il Foro Festival” che va ad ampliare la grande proposta di eventi e spettacoli della Fiera Nazionale del Peperone in programma tra il 31 agosto ed il 9 settembre
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“Il Foro Festival” è un nuovo grande evento della Città di Carmagnola, organizzato da Comune, Pro Loco e Consulta Giovanile nei giorni 2 e 3 settembre 2018 in contemporanea con la celebre Fiera Nazionale del Peperone [ www.fieradelpeperone.it ] che si svolge tra il 31 agosto e il 9 settembre con un ricco cartellone di eventi per tutti i sensi e per tutte le fasce di età. In un nuova area spettacoli, allestita all’interno del Foro Boario di Piazza Italia, Il Foro Festival propone due eventi: una Silent Disco nella serata del 2 settembre ed il concerto di Ermal Meta il 3 settembre, unica data ancora in programma in Piemonte del suo tour “Non abbiamo armi – Live” per la quale è possibile acquistare i biglietti su ticketone.it, anche con il bonus Cultura per diciottenni e Carta del Docente. ERMAL META è un cantautore, compositore e polistrumentista albanese naturalizzato italiano, oggi tra i più importanti e stimati nel nostro Paese con 6 dischi di platino e 4 ori ottenuti solo negli ultimi due anni. Nato a Fier, all’età di 13 anni si è trasferito con la madre, il fratello e la sorella a Bari, troncando ogni rapporto con il padre, da lui definito violento. Cresciuto ascoltando musica classica, la madre è violinista professionista, ha cominciato a suonare a 16 anni pianoforte e chitarra e con il gruppo Ameba 4 ha partecipato al Festival di Sanremo 2006 nella sezione Giovani. Nel 2007 ha fondato il gruppo La Fame di Camilla, con il quale ha realizzato tre album e un’intensa attività dal vivo che li ha portati ad esibirsi nella sezione giovani del Festival di Sanremo 2010. In qualità autore ha scritto brani per molti interpreti italiani come Emma, Francesco Renga, Patty Pravo, Chiara, Marco Mengoni, Francesca Michielin, Francesco Sarcina, Giusy Ferreri e Lorenzo Fragola. Il 5 febbraio 2016 è stato pubblicato il suo primo album in studio intitolato Umano e nel 2017 ha preso parte al Festival di Sanremo nella sezione Big con il brano Vietato morire, con il quale è giunto terzo, ha vinto il premio di miglior cover interpretando Amara terra mia di Modugno ed il Premio della Critica Mia Martini. Ha vinto il Festival di Sanremo 2018 insieme a Fabrizio Moro con il brano Non mi avete fatto niente e si sta esibendo con grande successo in numerose date del suo tour Non Abbiamo Armi – Live



























allora al civico 32 di via Marenco – giornale per il quale Primo Levi aveva scritto a partire dal 1959 e, in forma più continua dal 1968, saggi racconti ed elzeviri della Terza Pagina. “Mio nonno – racconta Ginevra Elkann, presidente della Pinacoteca Agnelli – decise di collocare i quadri di Rivers in una grande sala al piano terreno della sede del giornale che venne comunemente chiamata da allora ‘Sala Primo Levi’. Non era aperta al pubblico, ma era usata solo per le riunioni più importanti e per accogliere i visitatori e gli ospiti illustri”. In via Marenco le tele restarono fino al 2002, allorché furono trasferite negli uffici della Pinacoteca progettata da Renzo Piano sul tetto del Lingotto e inaugurata proprio nel settembre di quell’anno. Ma quando e come avvenne l’interesse di Larry Rivers (nato nel Bronx da genitori russi ebrei e il cui vero nome era Yitzhok Loiza Grossberg) per Primo Levi? A metà degli anni Ottanta, Rivers aveva da poco iniziato a fare i conti con le sue origini ebraiche, fino ad allora trascurate, e con le vicende della Shoah. Nell’ ’84 realizza “La storia della Matzah” (Storia del popolo ebraico) oggi alla “Yale University” e nell’ ’86 la copertina “Erasing the Past” per il Magazine del “New York Times”. La ricerca sull’Olocausto lo porta alla lettura di molti autori e molte opere legate al tema. E proprio su questa strada incontra Levi e il suo “Se questo è un uomo”,
suggeritogli dall’amico Furio Colombo, in quegli anni presidente di Fiat USA, che gli regala una copia del libro. Rivers ne è profondamente turbato e decide di leggere tutte le opere dello scrittore, le cui diverse identità (chimico, deportato come partigiano e identificato come ebreo, sopravvissuto allo sterminio e diventato poi narratore delle disumane infamie del lager ma non solo) lo appassionano a tal punto da indurlo a “teatralizzare” i suoi romanzi più celebri nei tre “Ritratti” ancora oggi di proprietà della famiglia Agnelli: dipinti singolarissimi e di forte suggestione in cui la figura, graficamente perfetta, di Primo Levi si sovrappone e si fonde con altre immagini-icone della Shoah, in un costante dialogo e intreccio fra la storia personale dello scrittore e le tante storie di chi, come lui, ebbe a vivere la terribile esperienza della deportazione e dell’odio razziale. “Per esprimere al meglio – si è scritto – la sua visione della Memoria e della Morte l’artista utilizza la tecnica della cancellazione, con figure non pienamente presenti sulla scena. Una perfetta metafora per la difficoltà di trasmettere la memoria dello sterminio da parte dei sopravvissuti: le immagini del passato non si possono dimenticare, eppure, allo stesso tempo, è impossibile riuscire a comunicare fino in fondo la tragedia a chi non l’ha vissuta”. E i frammenti di vita che restano, dopo il lager, e che diventano inferno di memorie che ti bruciano dentro. Giorno dopo giorno. Impietosamente. Come, forse, fu per Primo Levi.