È un’ulteriore tappa di un percorso già iniziato negli scorsi anni all’interno delle attività promosse da Torino Spettacoli, ovvero la formazione in Brasile, in special modo nella stato di Bahia, nel nordest del paese, di attori del luogo guidati dal regista Enrico Fasella come della produzione di testi classici e contemporanei del teatro italiano e mondiale. Dal 26 al 28 febbraio, sempre alle ore 21, tornerà nella sala Solferino del teatro Alfieri l’attore brasiliano Gil Soares, riproponendo in lingua portoghese Il sogno di un uomo ridicolo (“O sohno de um homem ridiculo”) con due interessanti novità, La bisbetica domata (“A megera domada”) di Shakespeare e La nave negriera (“O navio negreiro”) dell’ottocentesco poeta Castro Alves, gloria di quel paese, morto di tubercolosi nel 1871, a 24 anni soltanto, fautore delle grandi problematiche sociali nonché sostenitore della causa degli emarginati e degli schiavi. Le serate sono promosse in collaborazione con l’associazione italo-brasiliana Warà di Torino, un’occasione per incontrare una cultura con cui assai poco riusciamo a raffrontarci. Per maggiori informazioni 011 5623800 e www.torinospettacoli.it
(e. rb.)


Sono un centinaio gli oggetti in esposizione: documenti, libri, stampe, dipinti, sculture, miniature, porcellane, strumenti musicali, costumi teatrali, armi, argenti e medaglie. Le opere provengono da prestigiose istituzioni piemontesi, tra cui la Fondazione Accorsi-Ometto, il Museo Egizio e l’Archivio di Stato di Torino, oltre che dalla stessa Cherasco e da enti cheraschesi, in particolare la Biblioteca G.B. Adriani e l’Archivio Storico Civico, e da numerosi collezionisti privati.

Di Enzo Biffi Gentili
d’Ottobre”, che ebbe come si sa il suo climax nell’ottobre 1917, “vuole riconsiderare il rapporto fra politica e cultura attraverso l’esperienza politica di Guttuso e le sue opere civili dagli anni Trenta ai Funerali di Togliatti del 1972”. Senonché il titolo della mostra ora è divenuto Renato Guttuso. L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ’68. Non è evidentemente la stessa cosa: possiamo capire che siamo nel 2018, e quindi i conti di un anniversario tornano meglio, ma ci
sembra che considerare la pittura di Guttuso, come del resto la politica e la cultura del PCI di cui fu un gran bonzo, strettamente connessa al 68, sia una forzatura. Certo, qualche quadro fu dal nostro dedicato al maggio francese, anche perché almeno agli inizi i comunisti vedevano nel movimento degli studenti un’opportunità di messa in crisi del capitalismo occidentale. Ma il 1968 fu anche l’anno della Primavera di Praga, della quale Guttuso non sembrò accorgersi molto.
subito completamente avvertita da quel movimento studentesco (ma da quelli successivi per fortuna sì, e basti pensare alla “cacciata di Lama” dall’Università di Roma nel 1977). Insomma, più che al libertario 68, vien da associare Guttuso, soprattutto alla fine del suo percorso, tra prelati ed eredi e amanti e Andreotti, a certa bella società, chiamiamola così, italiana e romana. E sulla qualità della sua figura e della sua pittura occorrerebbe anche rammentare ai visitatori torinesi le fulminanti battute di due suoi colleghi davvero liberi: Marino Mazzacurati definì sarcasticamente un primo periodo della pittura del nostro come una “picassata alla siciliana”; mentre Bruno Munari -lui sì artista e designer di altissimo valore internazionale- scrisse di un suo “grandissimo quadro di protesta sociale dove si vedono miserabili contadini massacrati a pedate dai capitalisti (quadro carissimo acquistabile solo da capitalisti per il salotto della villa a Varese)”.
giovanissima Ekaterina Bee, vincitrice nella categoria “10 Years and under”. Insieme a lei, Stefano Unterthiner finalista nelle categorie “The Wildlife Photojournalist Award” e “Story e Urban Wildlife”, Marco Urso finalista nella categoria “Behaviour”, Hugo Wasserman e Angiolo Manetti finalisti rispettivamente nella categoria “Urban Wildlife” e “Earth’s Environments”. E’ invece olandese il fotografo dell’anno per la “Categoria Giovani”. Si chiama Daniel Nelson e si è aggiudicato il primo premio con il ritratto di un gorilla felicemente sdraiato, nella foresta del Parco Nazionale di Odzala (Repubblica del Congo), mentre mangia con gusto un frutto dell’albero del pane. A corollario della rassegna, il Forte propone anche una serie di eventi a tema. Sabato 14 aprile è in programma una conferenza-incontro con Angiolo Manetti e Marco Urso, due dei cinque fotografi italiani premiati, mentre il 5 e il 6 maggio si terrà il “Master of Wildlife Photography” condotto da Stefano Unterthiner – anche lui fra gli italiani vincitori – e da Emanuele Biggi, biologo e fotografo nonché conduttore della trasmissione “Geo” su Raitre. Eventi su prenotazione: tel. 0125/833886 – 



RACCONTA” nella quale tratterà dell’evoluzione di questo strumento dalle sue origini ai nostri giorni. Nel corso della conferenza saranno proposti alcuni brani con eccezionali e storici strumenti musicali. In sala un Francesco Ruggeri del 1696, un Giovanni Battista Guadagnini del 1746, un Tommaso Balestrieri del 1750, un Giuseppe Guarneri del 1705, un Antonio Stradivari (ex Bello – Mary Low) del 1687, un Paolo De Barbieri del 1929 e una viola Joseph Hill del 1770. Parteciperà inoltre la giovane e prodigiosa violinista Masha DIATCHENKO.
Ieri, giovedì 22 febbraio alle ore 21 presso il Cinema teatro Baretti di Mondovì, ha avuto luogo la “ prima monregalese” del documentario di Alice Filippi “ ’78 – Vai piano ma vinci “, presentato in anteprima assoluta a novembre 2017 al 35° Torino Film Festival ( TFF )
Trovato, è stato realizzato con il sostegno di Mibact – Direzione Generale per il Cinema e di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund. Alla serata erano presenti , oltre ad Alice Filippi, Paolo Manera, Direttore di Film Commission Torino Piemonte, gli attori, le
comparse e i testimoni della vicenda. Il documentario porta alla luce e ricostruisce i 76 giorni vissuti dal padre di Alice, Pier Filippi, allora ventitreenne e figlio di un noto industriale monregalese, che nel 1978 venne rapito dalla ‘ndrangheta , suscitando clamore in tutta Italia, per poi risolversi in un inaspettato lieto fine. Il giovane, infatti, riuscì a liberarsi , a fuggire e a far arrestare i rapitori. Repliche del film sono previste sabato 24 e domenica 25 febbraio alle 21 sempre al Cinema Baretti di Mondovì.
