CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 818

Crisula Stafida al TOHorror Film Fest

Dopo essere stata la madrina della 1a edizione dell’Italian Horror Show, Crisula Stafida sarà ospite del prestigioso TOHorror Film Festival, festival di cinema e cultura del fantastico che si terrà a Torino dal 17 al 21 ottobre. Giunta alla sua 17a edizione, la manifestazione presenterà in anteprima, come evento speciale “The Antithesis”, film di Francesco Mirabelli con protagonista proprio Crisula Stafida che sarà presente e incontrerà il pubblico in sala insieme al regista. L’appuntamento è per giovedì 19 ottobre, alle ore 20.30 presso il Cinema Greenwich. Questa la trama del film, un giallo-horror ispirato ai classici del genere: Una giovane geologa, su delega di un architetto, va a soggiornare in una villa nella quale si verificano degli anomali sbalzi termici per investigarne le cause. Una volta stabilitasi nella dimora, la ricercatrice si ritroverà catapultata in un vortice di orrore. L’ attrice romana (ma con sangue greco da parte di madre), che da tempo si è guadagnata il titolo di “Horror Queen Italiana”, sta vivendo un momento particolarmente intenso e pieno di successi. Dopo varie partecipazioni a film e serie tv (distretto di polizia, Ris, Matrimoni e altre follie, Short Skin), abbiamo potuto tutti ammirare la sua conturbante bellezza, oltre che il suo talento, in “Tulpa” di Federico Zampaglione, dove è stata protagonista di scene dark e hot insieme a Claudia Gerini. Presto rivedremo Crisula sul grande schermo nel già citato “The Antithesis” di Francesco Mirabelli e in tv in una delle prossime puntate della serie targata Sky Cinema “I Delitti del BarLume”, nel ruolo di Penelope.

Oggi al cinema

LE TRAME DEI FILM NELLE SALE DI TORINO

A cura di Elio Rabbione

 

L’altra metà della storia – Drammatico. Regia di Ritesh Batra, con Jim Broabent, Charlotte Rampling e Emily Mortimer. Tony Webster, con un matrimonio alle spalle e ormai in pensione, conduce una vita solitaria e tranquilla. Una lettera lo avverte di un diario, di un antico amore, di un amico che aveva sconvolto la sua vita. Una notizia che lo spinge a voler recuperare quel dario e a confrontarsi con il proprio passato, tra inganni rimpianti e sensi di colpa. Dal regista che di recente ha riunito due mostri sacri come Jane Fonda e Robert Redford, Leone d’Oro alla carriere ad agosto a Venezia, per il crepuscolare “Le nostre anime di notte”. Durata 108 minuti. (Romano sala 1)

 

Ammore e malavita – Commedia. Regia dei Manetti Bros, con Serena Rossi, Giampaolo Morelli, Carlo Buccirosso e Claudia Gerini. Applauditissimo a Venezia, ennesimo esempio in laguna dell’abbuffata – nel bene e nel male – napoletana, risate, musiche e canzoni (anche in prestito da “Flashdance”), sceneggiata fabbricata sui vecchi canoni ma rivista allegramente con l’occhio di oggi. L’infermiera Fatima ha visto qualcosa di troppo e il giovane cuoreduro Ciro, sicario nel libro paga di Don Vincenzo, viene comandato di farla sparire. Ma la dolce fanciulla canterina è il primo amore di Ciro e il primo “ammore” non si scorda mai. E allora il boss che fa? Decide di sparire, con tanto di funerale, sotto gli occhi che più lacrime non possono di della consorte donna Maria. Chi vincerà? Durata 134 minuti. (Eliseo Rosso, Reposi, The Space)

 

Barry Seals – Una storia americana – Azione. Regia di Doug Liman, con Tom Cruise e Domhnall Gleeson. Da una vicenda vera, quella di un uomo che molto disinvoltamente scelse di passare da attività ad attività, prima pilota di linea poi contrabbandiere della droga al servizio del cartello di Medellin come della Dea, più all’occasione dare una mano alla Cia in questioni poco chiare a Panama ai tempi di Noriega. Passaggi spregiudicati che lo fecero vittima nel 1986 di due sicari inviati dalla Colombia. Durata 107 minuti. (Lux sala 3)

 

Blade Runner 2049 – Fantascienza. Regia di Denis Villeneuve, con Ryan Gosling, Harrison Ford, Jared Leto e Robin Wright. In un’epoca futura, l’agente K va alla ricerca di Rick Deckard, un tempo posto a caccia dei replicanti ribelli, ancora una volta nel desiderio di una vita vera, quella che non può non avere sentimenti e infelicità, sogni. Ma è anche il racconto della sua vita reale, in piena solitudine, senza ricordi o la fittizia ricostruzione di essi, è l’unione con una compagna virtuale che in qualsiasi momento può esser fatta scomparire, è il disordine e la violenza del cieco scienziato Wallace, che tende a eliminare i vecchi replicanti rimasti per poter creare nuovi esempi, è l’incontro con l’antico agente Harrison Ford, rinato dal cult di Ridley Scott, dall’ormai lontano 1982. Un film che occhieggia ancora verso l’autore Philip K. Dick, che s’impone nella grandezza dei propri ambienti scenografici, che non teme i tempi lunghi, che già le critiche inglesi e provenienti da oltre oceano definiscono come un capolavoro. Durata 163 minuti. (Ambrosio sala 3, Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Nirvana, F.lli Marx sala Chico e Harpo, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space anche in 3D, Uci)

 

Cars 3 – Animazione. Regia di Brian Fee. Ancora un’avventura per Saetta McQueen, in piena depressione per la vittoria del giovane rivale Jackson Storm: ma l’idea di abbandonare le corse verrà immediatamente scacciata se all’orizzonte si mostrerà un’angelica Cruz, che ha cancellato l’idea di correre in pista per abbracciare quella di diventare una perfetta istruttrice. Durata109 minuti. (Massaua, Ideal, The Space, Uci)

 

Cattivissimo me 3 – Animazione. Regia di Kyle Balda e Pierre Coffin. Quando è ormai divenuto un importante membro della Lega Anti Cattivi, Gru viene avvertito di avere un fratello gemello, Dru: con lui andrà alla ricerca di Balthazar, il cattivo ossessionato dalla fama e fanatico degli anni Ottanta. Durata 96 minuti. (Massaua, Uci)

 

120 battiti al minuto – Drammatico. Regia di Robin Campillo, con Nahuel Pérez Biscayart e Arnaud Valois. Gran premio della Giuria a Cannes e pronto a rappresentare la Francia nella corsa agli Oscar. Opera per larga parte autobiografica, a descrivere le imprese dell’Act Up nella Parigi dei primi anni Novanta per far conoscere non soltanto alla nazione francese ma al mondo intero il destino dei malati di Aids, a sensibilizzare una platea più vasta dinanzi all’indifferenza generale, riunioni e manifestazioni, dibattiti che forse imperano un po’ troppo sulla vicenda, storie private come il rapporto che nasce tra Nathan e Sean, sieropositivo, di chiaro realismo: tutta la parte finale, la degenza di Sean in ospedale e la sua morte, la vestizione, l’astratto dolore della madre, la visita dei compagni di lotta, vale il prezzo del biglietto. Durata 140 minuti. (Nazionale sala 1)

 

Chi m’ha visto? – Commedia. Regia di Alessandro Pondi, con Beppe Fiorello, Pierfrancesco Favino e Dino Abbrescia. E’ il mondo di oggi. Tutto si basa sul culto della propria immagine, figuriamoci il mondo dello spettacolo. È quindi la mancanza di “immagine” a rattristare il chitarrista Martino/Fiorello, banda Jovanotti, che non si vede per nulla realizzato. C’è l’amico Favino a tentare di risollevare le risorse umane, pronto ad accogliere il disadattato nella tranquillità delle Murge, lasciando credere al mondo in un rapimento che potrebbe trovare spazio, ricerca e pubblicità soprattutto in una seguitissima trasmissione televisiva, c’è magari la prostituta dal cuore d’oro a rimettere a posto le cose. Durata 105. (Eliseo Blu, Greenwich sala 3, Reposi, Uci)

 

Il colore nascosto delle cose – Drammatico. Regia di Silvio Soldini, con Valeria Golino e Adriano Giannini. Ancora due esistenze, diversissime, tratteggiate dall’autore di “Pane e tulipani”. Un giovane sciupafemmine, decisamente in carriera, una agenzia du pubblicità che riempie le sue giornate, dall’altro lato Emma, una ragazza cieca a rimettere in sesto corpi nella sua professione di osteopata: avranno l’occasione per incrociare le loro storie. Durata 112 minuti. (Nazionale sala 2)

 

Come ti ammazzo il bodyguard – Azione. Regia di Patrick Hughes, con Ryan Reynolds, Salma Hayek, Gary Oldman e Samuel L. Jackson. Prendete due tipi che hanno il vizio dietro incarico altrui di far fuori la gente, prendete il fatto che per trascorsi non proprio del tutto felici non si vedano di buon occhio, prendete ancora il fatto che siano messi a proteggersi a vicenda per ripararsi dalle perfide intenzioni e dai fendenti di un tipaccio dell’Est che la corte dell’Aia dovrà processare per crimini di guerra. Aspettatevi battute al vetriolo, fanfaronate all’eccesso, inseguimenti, scazzottate e spari a non finire, il tutto condito con quell’aria di scanzonata commedia che in fondo alla storia brinderà all’amicizia e al lieto fine. Durata 118 minuti. (Massaua, Reposi, The Space, Uci)

 

Dove non ho mai abitato – Commedia. Regia di Paolo Franchi, con Fabrizio Gifuni, Emmanuelle Devos e Giulio Brogi. Dall’autore di “Nessuna qualità agli eroi” con Elio Germano. Dove un anziano architetto riesce a riunire, in occasione della costruzione di una villa, la figlia che vive a Parigi dopo aver sposato un ricco finanziere e l’allievo in cui ha sempre maggiormente creduto, ambizioso. Un nuovo rapporto, nuovi sentimenti. Girato a Torino. Durata 93 minuti. (F.lli Marx sala Groucho, Massimo sala 2)

 

Dunkirk – Bellico. Regia di Christopher Dolan, con Harry Styles, Cilian Murphy, Mark Rylance, Tom Hardy e Kenneth Branagh. “Un colossale disastro militare” definì Churchill la disfatta delle truppe alleate – francesi e inglesi uniti nella disfatta – sotto il fuoco tedesco che avanzava sul fronte Nord della Francia nel maggio 1940. Una trappola sulle spiagge di Dunkerque, una ritirata che coinvolse circa 350 mila uomini, qui raccontata da Nolan nello spazio di sette giorni, con un triplice sguardo pronto a posarsi sulle cronache e sugli eroismi accaduti tra mare e terra e cielo: i giovani soldati che su quella costa tentano di tutto per non essere travolti dalla guerra e morire, i civili che mettono a disposizione le loro imbarcazioni, un eroe del volo che combatte contro la furia della Luftwaffe. Durata 106 minuti. (Greenwich sala 1, Uci)

 

Emoji, accendi le emozioni – Animazioni. Regia di Tony Leondis. Protagonisti gli emoticon, ovvero quelle belle faccine gialle che vi compaiono sugli smartphone. I quali non riescono ad entrare nelle connessioni del giovane Alex con la propria ragazza; inoltre uno di questi emoji, Gene, non riesce a mantenere l’unica espressione che gli è consentita. Servono aggiustamenti. Durata 86 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

L’incredibile vita di Norman –Commedia. Regia di Joseph Cedar, con Richard Gere, Charlotte Gainsbourg, Steve Buscemi, Lior Ashkenazi e Michael Sheen. La professione di Norman Oppenheimer è quella di creare appetitosi contatti tra i mondi finanziario e politico newyorkesi, di mettersi in bella e lucrosa luce con quella comunità ebraica americana che tesse parecchi fili. Più o meno preso sul serio, più o meno veramente in relazione con tutti quelli con cui afferma di essere in contatto. E la vita andrebbe avanti così, se un giorno non s’imbattesse in un deputato israeliano in odore di divenire premier. Che cosa accadrà quando questi, raggiunta la carica, offrirà a Norman un caldo abbraccio proprio davanti a chi conta? Ancora il culto dell’”immagine” (e dei quattrini): ma siamo sicuri che il potere paga (e appaga) sino in fondo? Durata 112 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse, Romano sala 3)

 

L’inganno – Drammatico. Regia di Sofia Coppola, con Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst e Elle Fanning. L’autrice del “Giardino delle vergine suicide”, di “Lost in translation” e di “Marie Antoinette” traduce ancora per lo schermo The Beguiled, il romanzo scritto da Thomas Cullinan e trasposto da un vigoroso Don Siegel nel 1971, qui da noi “La notte brava del soldato Jonathan”, interprete Clint Eastwood. La storia di John McBurney, caporale dell’esercito dell’Unione, ferito e scovato in piena guerra di Secessione in Virginia, nella piantagione che è accanto ad un collegio di ragazze, dove Kidman è la direttrice, Dunst una delle insegnanti, Fanning una allieva, tutte colpite dal fascino del bel militare. Il nemico non verrà consegnato, ma curato e inserito nella piccola comunità: ma quando sarà l’uomo a voler guidare il gioco della seduzione che inevitabilmente s’inserisce tra lui e le donne della casa, ecco che ne uscirà vittima. Riproposta dell’autrice davvero inutile, a tratti persino ridicola e imbarazzante (salveremmo soltanto l’interpretazione della Dunst) cui una distratta giuria ha consegnato a Cannes un Premio per la regia. Durata 94 minuti. (F.lli Marx sala Harpo, Greenwich sala 2, Reposi)

 

Kingsman: il cerchio d’oro – Azione. Regia di Matthew Vaughn, con Colin Firth, Taron Egerton, Julienne Moore e Channing Tatum. Seconda puntata degli ironici agenti segreti sulla scia di James Bond 007, camuffati dietro una sartoria londinese che nasconde il gruppo capitanato da un molto british Harry Hart, decisamente redivivo se nella puntata precedente il cattivo di turno era riuscito a mandarlo a miglior vita. Questa volta, guerrescamente rimesso in sesto, se la deve vedere con la narcotrafficante Moore, feroce e sorridente, che ha delle soluzioni finali di tutto rispetto per i propri nemici. Una gran bella dose d’ironia, inseguimenti e lotte come raramente se ne vedono, un ritmo invidiabile, una ferocissima Moore troppo amante del tritacarne e di hamburger sui generis. Divertimento assicurato. Un po’ troppo lungo ma ti siedi poltrona e non pensi a nient’altro. Durata 141 minuti. (Reposi, Uci)

 

Lego Ninjago – Il film – Animazione. Redia Charlie Bean, Paul Fisher e Bob Logan. Terzo episodio a ruotare attorno ai mattoncini della gloriosa ditta danese. Qui Loyd in compagnia dei suoi amici Lego dovrà difendere Ninjago City dagli attacchi del feroce Garmadon sotto la guida di un vecchio saggio: tra assalti e combattimenti compare pure – inspiegabilmente – un gatto in carne e ossa. Durata 101 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 3, The Space, Uci)

 

Nico, 1988 – Drammatico. Regia di Susanna Nicchiarelli, con Tryne Dyrholm e Thomas Trabacchi. L’ultimo anno di vita della cantante Christa Päffgen, in arte Nico, voce dei Velvet Underground, la sua volontà di riconciliarsi con il figlio unico che per anni ha dimenticato. Premio Orizzonti per il miglior film a Venezia. Una storia che corre tra Parigi e Norimberga, tra Manchester e il litorale romano, è anche il riappropriarsi da parte della cantante della propria più autentica personalità, quando inizia la sua carriera da solista. Durata 93 minuti. (Massimo sala 1, anche V.O.)

Noi siamo tutto – Commedia drammatica. Regia di Stella Meghie, con Nick Robinson e Amanda Stenberg. Al romanzo si è già appassionato un numero enorme di persone, ora sullo schermo l’incontro tra la diciottenne Maddy, che una malattia tiene rinchiusa tra le pareti della sua casa, impossibilitata ad avere alcun rapporto esterno, e il suo nuovo vicino Olly. Durata 96 minuti. (The Space, Uci)

 

Nove lune e mezza – Commedia. Regia di Michela Andreozzi, con Claudia Gerini, Lillo, Giorgio Pasotti, Stefano Fresi e Michela Andreozzi. Opera prima. Due sorelle, diversissime tra loro, l’una è violoncellista, l’altra un più comune vigile urbano, c’è chi vorrebbe un giglio ma non riesce ad averlo e c’è chi può ma non vuole. Poi c’è la coppia gay, che è sposata e che il figlio pure ce l’ha. Durata 90 minuti. (Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Il palazzo del viceré – Drammatico. Regia di Gurinder Chadha, con Gillian Anderson, Hugh Bonneville e Manish Dayal. Il nipote della regina Vittoria, Lord Mountbatten, come ultimo Viceré, ha il compito di accompagnare l’India nella transizione verso l’indipendenza. Ma la violenza esplode tra musulmani, induisti e sikh, sfociando in quella che è definita la “Partition” tra Pakistan e India, coinvolgendo anche gli oltre 500 membri dello staff che lavorano al Palazzo. La storia d’amore tra due giovani, musulmana lei, induista lui, rischia di essere travolta dal conflitto delle rispettive comunità religiose. Durata 106 minuti. (Eliseo Grande, Romano sala 2)

 

40 anno sono i nuovi 20 – Regia di Hallie Meyers-Shyer, con Reese Witherspoon, Candice Bergen e Michael Sheen. Ovvero quando una bionda e ancora avvenente signora californiana, di fresco divorzio, due amorose bimbette a carico, forse inserito qualche tratto autobiografico se il padre stato un regista affermato e la madre un’attrice, incrocia sulla sua strada un aitante ventisettenne che riprende per lei una gran bella cotta. Ma ecco che ricompare l’antico consorte e le idee non saranno più chiare come erano sembrate all’inizio della nuova relazione. Durata 97 minuti. (Massaua, Reposi, The Space, Uci)

 

Renegades – Commando d’assalto – Azione. Regia di Steven Quale, con J.K. Simmons , Sullivan Stapleton e Sylvia Hoeks. Un gruppo di militari, una missione in Bosnia, la scoperta sul fondo di un lago di un carico di barre d’oro che possono valere intorno ai 300 milioni di dollari. Il recupero è una scommessa, il peso del bottino è enorme, bisogna fare in fretta dal momento che i serbi sono già troppo vicini. Durata 105 minuti. (Uci)

 

L’uomo dai mille volti – Thriller. Regia di Roberto Rodriguez, con Eduard Fernandez, José Coronado e Marta Etura. Nella Spagna degli anni Novanta, Francisco Passa, ex agente segreto del governo spagnolo, è coinvolto in un caso di estorsione durante la crisi del Gruppo Armato di Liberazione ed è costretto a fuggire dal paese. Rientrato anni dopo, riceve la visita di Luis Roldàn, ex direttore della Guardia Civil, e di sua moglie che gli offrono una ingente somma in cambio dell’aiuto per salvare un miliardo e mezzo di pesetas sottratte ai fondi pubblici. Per Francisco è il momento di dare il via alla propria vendetta. Durata 122 minuti. (Classico)

 

L’uomo di neve – Thriller. Regia di Tomas Alfredo, con Michael Fassbender, Rebecca Ferguson e Charlotte Gainsbourg. Trasposizione cinematografica del settimo appuntamento tra Jo Nesbø ed il suo Harry Hole, detective della polizia sporco e traumatizzato, troppe volte attaccato alla bottiglia, che coltiva in sé drammi persi in anni passati, dedicandosi allo stesso tempo a districare le matasse che hanno all’interno delitti e vittime. Qui un killer perseguita e cancella donne separate con figli, le riduce a pezzi, lasciando sul luogo del delitto un inconfondibile pupazzo di neve. I delitti avvengono tra una nevicata e l’altra, nella fredda terra della Norvegia, è necessaria la materia prima per quei pupazzi posti dinanzi alle abitazioni delle vittime. Un trascorrere continuo tra passato e presente, angosce in cui trovano spazio una collega di Hole e la ex moglie. Durata 125 minuti. (Ambrosio sala 2, Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space anche in V.O., Uci anche in V.O.)

 

Valerian e la città dei mille pianeti – Fantascienza. Regia di Lui Besson, con Dane DeHaan e Cara Delevingne. Una storia che vediamo soltanto oggi sugli schermi ma alla quale l’autore di “Nikita” pensava da almeno due decenni. In un lontanissimo futuro, Valerian e Loreline sono incaricati di una missione presso Alpha, metropoli immersa negli spazi galattici. Creature dai lunghi arti, con contorno di cattivi di vario genere e mostri famelici. Tecniche di ultimissima generazione, musiche assordanti, scenografie pronte a infiammare ogni immaginazione. Durata 140 minuti. (Massaua, The Space, Uci)

Torna “Camaleontika”

“CONFERENZA BUFFA E SONORA”
Anteprima ed evento di presentazione di CAMALEONTIKA 2017/2018
la IV stagione teatrale del Teatro Magnetto di Almese a cura della
compagnia teatrale FABULA RASA con direttore artistico Beppe Gromi

Teatro Magnetto, via Avigliana 17, Almese (TO) Ingresso gratuito

Un grande evento che presenta il cartellone di CamaleontiKa 2017/2018, la stagione che sino al 5 maggio 2018 propone ad Almese compagnie emergenti ed artisti affermati con comicità e cabaret, musica, teatro-danza, improvvisazione e teatro di prosa su temi importanti affrontati con passione e poesia per riflettere insieme sulla vita e sui suoi possibili nuovi inizi. Apre la stagione il 28 ottobre Cristiana Maffucci con lo spettacolo “Io sono mia” e tra gli ospiti spicca il nome di Tullio Solenghi con lo spettacolo “Odissea – Un racconto mediterraneo”.

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CAMALEONTIKA 2017/2018 è la quarta stagione teatrale organizzata ad Almese (TO) dalla compagnia Fabula Rasa diretta da Beppe Gromi, grazie al sostegno del Comune di Almese e della La Fondazione Piemonte dal Vivo – Circuito Regionale Multidisciplinare. Una nuova stagione di colori per un Camaleonte che dal 28 ottobre 2017 al 5 maggio 2018 continua a giocare ridipingendo il paesaggio mutante che lo circonda sul palcoscenico del Teatro Magnetto di Almese, comune della bassa Valle di Susa, con spettacoli di teatro per tutte le età, cabaret, danza e musica. Il 14ottobre 2016 è in programma “Conferenza Buffa E Sonora”un grande eventoadingresso gratuito che presenta il cartellone con tanti ospiti e artisti che lo compongono che si alterneranno sul palco presentando estratti dei loro spettacoli e cimentandosi in azioni di improvvisazione e di interazione tra musica, danza e teatro per toccare tutti i colori della quarta edizione di Camaleontika. Gli ospiti della serata saranno i Bandakadabra, Katia Zunino, Ivana Messina, Soul Sarah, Federico Rivetti, Ivan De Vecchi, Black Fabula, Quinta Tinta, Riccardo Gili, Beppe Gromi, Debora Giordi e Katia Bolognesi. Il cartellone di CAMALEONTIKA 2017/208 propone linguaggi e messaggi variegati che si mescolano a colori e forme originali per continuare a stupire grandi e piccini con giovani compagnie e artisti conosciuti, spettacoli affermati e interessanti novità. Comicità e cabaret, musica, teatro-danza, improvvisazione e teatro di prosa per divertirsi ma anche per affrontare temi importanti con passione e poesia, per riflettere sulla vita e sui suoi possibili nuovi inizi, ispirandosi a questo testo di Peter Brook:

“…In ogni momento possiamo trovare un nuovo inizio. L’inizio ha la purezza dell’innocenza e l’assoluta  libertà di mente di un principiante. Lo sviluppo è più difficile perché, quando l’innocenza lascia il posto all’esperienza, i parassiti, la confusione, le complicazioni e gli eccessi del mondo arrivano in massa. Finire è la cosa più difficile ma lasciarsi andare dà l’unico vero gusto di libertà. Allora la fine diventa ancora una volta un inizio e l’ultima parola spetta alla vita.”

Linguaggi e messaggi variegati si mescoleranno a colori e forme originali per continuare a stupire grandi e piccini, aprendo nuove finestre sul mondo che appartiene a tutti ma che spesso non si lascia cogliere.

Una stagione camaleontica che continua coerente con il suo stile zigzagante e con una grande varietà di “colori”. Il primo colore del 28 ottobre è comico, donna, e “gioca in casa” con un’intrigante monologo della torinese Cristiana Maffucci intitolato “Io sono mia”. Sorprese e risate a colori e, nel mondo parallelo, oltre 8 milioni di visualizzazioni sul web in seguito alla sua partecipazione a “Italia’s Got Talent” 2017 per un avvio con grande sorrisi ed energie. Il secondo colore del 5 novembre è un’utopia, una tensione, una possibilità di ricostruzione con “A noi Vivi! Il paradiso” della compagnia Il Mutamento Zona Castalia e con allievi del laboratorio KantiereAlmeseTeatro. Un’esperienza ludico-formativa per i piccoli, una ricerca del paradiso perduto (eppure riconquistabile!) per gli adulti in uno spettacolo che prevede la partecipazione di bambini tra i 7 e gli 11 anni che intende evocare la possibilità di un benessere che parte da se stessi per diffondersi e comunicarsi agli altri o che, viceversa, parte da una collettività per diventare patrimonio del singolo individuo. Il terzo colore del 18 novembre è con il “Figurini Tour 2017” della band comino-musicale Bandakadabra. Un’incredibile varietà di suoni, un concentrato divertente e mozzafiato che inonderà di suoni le porte dell’inverno. Una strepitosa orchestra multiforme che trascinerà il pubblico in un vorticomico concerto non etichettabile e senza confini con musiche da ogni dove e per qualunque luogo. Nel quarto colore del 19 novembre si annidano molecole di Scuola e Teatro, con un energetico confronto tra due spettacoli teatrali realizzati dai ragazzi del liceo Des Ambrois di Oulx e del Liceo Pascal di Giaveno e un manipolo di ospiti molto speciali, ovvero il Teatro CAD, compagnia abilmente diversa che presenta “Mappe, viaggi, andare…”.

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dicembre avrà parole di mare e onde di racconti, salti nel tempo, paesaggi umani che affioreranno per lasciarci un sapore, un profumo, un’imprevedibile emozione, come un colore mai visto prima.

Il 2 dicembre TULLIO SOLENGHI presenta “Odissea – Un racconto mediterraneo”, progetto ideato e diretto da Sergio Maifredi per Teatro Pubblico Ligure sul Canto XIX dedicato a Odisseo e Penelope. Un grande interprete del teatro italiano restituisce alla narrazione orale, al cantore vivo e in carne ed ossa, le pagine di quella che è stata la prima fiction a episodi e i cui racconti vivono assoluti, conoscendo o ignorando gli episodi precedenti.

Il 9 dicembre fa gli onori di casa la compagnia Fabula Rasa con lo storico spettacolo “Come pesci fuor d’acqua”, che debuttò nel 2008 al teatro Magnetto di Almese con una formazione che coinvolgeva tre attori abilmente diversi e che, ancora oggi, dopo nove anni, sono ancora parte integrante del Progetto. Lo spettacolo, ideato per bambini e ragazzi, è stato apprezzato anche dal pubblico adulto e replicato in numerose scuole di ogni ordine e grado, in rassegne, festival e piazze. La nuova formazione che si avvale di tre componenti di Black Fabula, compagnia composta da ragazzi africani richiedenti asilo creata e diretta da Beppe Gromi, ha debuttato presso il carcere di Saluzzo nel Marzo 2016, per il circuito Piemonte Live. All’inizio del nuovo anno il Camaleonte ci guida verso nuove gustose rotte ed il 13 gennaio con “Cucinar Ramingo” di Giancarlo Bloise, approdiamo ad una cucina vagante di un teatro ramingo, dove il cibo è raccontato, creato e condiviso in un evento da papille fibrillanti. In un arcobaleno che trasforma i colori in movimento, il 20 gennaio lo spettacolo di teatro-danza “L’anatra, la morte e il tulipano” della compagnia Tardito-Rendina racconta una favola preziosa, delicata e originale per genitori e bambini…

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Febbraio ha diversi colori dominanti e su piani assai distanti. Uno è colore comico tutto femminile, il 3 febbraio con Giulia Pont ed il suo monologo pluripremiato, graffiante e imprevedibile intitolato “Ti lascio perche’ ho finito l’ossitocina “,.

Il 24 febbraio  si intinge di comicità e poesia, romantiche e lievi con lo spettacolo “Ildebrando Biribò o un sussurro all’anima” della compagnia I Compagni di Viaggio. Il 25 febbraio vanno in scena i Black Fabulacompagnia composta da ragazzi africani richiedenti asilo creata e diretta ad Almese da Beppe Gromi, con “Elianto e altre storie”, spettacolo che prende spunto dal prologo di Elianto di Stefano Benni e si snoda in un susseguirsi di acrobazie fisiche e verbali fino a tracciare una struggente storia d’amore tra due creature nel “giro di boa” dell’evoluzione. Ogni quadro contiene una storia, nasconde  silenzi e suoni  e li trasforma… Il doppio concerto del 10 marzo  con Ivana Messina in “Canteccunto” e Katia Zunino  in “VIE…le vie del sale e della seta”si muove sulle corde di due musiciste dai colori intensi e sfumature traboccanti di  memorie e amori. Poi , inevitabilmente, tutto viene assorbito dal buio e rimbalza tra le pieghe di una notte molto intensa, il 24 marzo con la compagnia Assemblea Teatro che presenta “L’ultima notte del Rais”,  spettacolo incentrato attorno alla figura di Gheddafi che affronta una realtà contemporanea bruciante e controversa, quella di un personaggio paranoico, capace di perdere il contatto con la realtà e di lasciarsi andare a impulsi incontrollabili che hanno fato sprofondare la sua nazione nel baratro. Il 7 aprile arriva il teatro comico della compagnia Quinta Tinta e le sue improvvisazioni di “Catch Imprò” La somma di tutti questi colori darà vita alla festa di chiusura, il 5 maggio con il debutto del nuovo spettacolo per bambini delle compagnie Fabula Rasa e Black Fabula intitolato “Uomo nero racconta”.

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BIGLIETTI DI INGRESSO DELLA STAGIONE
L’anteprima del 14 ottobre 2017 è ad ingresso gratuito
Ingresso intero € 8.00
Ingresso ridotto € 5.00. Ne hanno diritto: iscritti ai laboratori di Fabula Rasa/Teatro Senza Confini, abilmente diversi e accompagnatori, under 18, abbonati alla rassegna cinematografica del Magnetto, over 70 e sostenitori di Medici Senza Frontiere.
Domenica ingresso unico € 5.00 (ingresso gratuito per bambini inferiori ai 4 anni e nonni over 80)
Gli eventi speciali sono tutti a offerta libera a sostegno del  progetto Black Fabula

ABBONAMENTI
Completo a 9 Spettacoli € 60.00  |  completo ridotto € 40.00  |  Abbonamento a 5 spettacoli € 30.00

INFO E PRENOTAZIONI
Fabula Rasa Ass.ne Onlus  –  mob. 392 8278499 –   fabulamail@gmail.com

Sorella, sul filo dell’Equatore

Le poesie di Alessia Savoini
Arde la radice sacra bruciando nel profumo 
Il nostro centro la luce di un legno che muore
Intenso, quel castano
Di cui il suo sguardo si colorava
Il nero dei capelli colava sul volto
Come macchie armoniche di colore
Sulla tela di un pittore affascinato.
Muse reciproche di quella creazione
L’eco di quell’incontro pulsava nei nostri sguardi
Ridevamo, stupite, per l’immenso
Che in pancia scaturiva quelle circostanze.
Una notte, quella notte
Fittizie sconosciute rannicchiate su una panchina
Innamorate, forse, di quell’inaspettata gioia
Nel vedersi, per la prima volta, come se non fosse vero.
Sorella, sul filo dell’Equatore,
Nelle nostre vene non scorre lo stesso sangue
Ma nei nostri occhi vive lo stesso significato
Che alle cose, quella notte, abbiamo attribuito.
Ci siamo abbracciate, senza più trovarci
Ma rasserenate e ridenti per esserci finalmente incontrate
Che poi poco avrebbe importato se non fosse più accaduto
Sto allenando i pensieri per trovarti nell’universo.
Sorella d’anima
Sul filo dell’Equatore.

Ian McEwan al “Bottari Lattes Grinzane”

SETTIMA EDIZIONE 

Ospite d’onore, Esposito La Rossa lo “spacciatore di cultura” a Scampia

 

Con l’inglese Ian McEwan (vincitore per la sezione “La Quercia”) e i finalisti Gianfranco Calligarich (nato ad Asmara da genitori triestini e oggi attivo a Roma), Laurent Mauvignier (Francia), Olivier Rolin (Francia) e Juan Gabriel Vásquez (Colombia), in gara per la sezione “Il Germoglio”, il Premio Bottari Lattes Grinzane entra nel vivo della sua VII edizione. E propone due giornate, tra lectio magistralis, incontri e cerimonia di premiazione, per venerdì 13 sabato 14 ottobre nelle Langhe patrimonio Unesco, ad AlbaMonforte d’Alba e Grinzane Cavour.

 

Venerdì 13 ottobre, Ian McEwan, tra i più famosi scrittori di narrativa contemporanea e autore di romanzi da cui sono stati tratti celebri film, quale vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2017 per la sezione “La Quercia”, intitolata a Mario Lattes (editore, pittore, scrittore, scomparso nel 2001), alle ore 18 al Teatro Sociale Busca di Alba (Piazza Vittorio Veneto, 3) terrà una lectio magistralis, su un tema a sua scelta, e riceverà il riconoscimento. L’incontro, a ingresso libero fino a esaurimento posti, è condotto dallo scrittore Alessandro Mari, autore del recente “Cronaca di lei”, edito da Feltrinelli. Per info e prenotazioni: 0173.789282, eventi@fondazionebottarilattes.it.

 

Doppio appuntamento, invece, sabato 14 ottobre per gli autori finalisti della sezione “Il Germoglio”, dedicata ai migliori libri di narrativa italiana e straniera pubblicati nell’ultimo anno.

Alle ore 10.30 alla Fondazione Bottari Lattes di Monforte d’Alba (via Marconi 16) Gianfranco Calligarich con La malinconia dei Crusich” (Bompiani), Laurent Mauvignier con Intorno al mondo” (Feltrinelli), Olivier Rolin con Il meteorologo” (Bompiani) e Juan Gabriel Vásquez con La forma delle rovine” (Feltrinelli) raccontano i loro romanzi a studenti e pubblico. L’incontro, a ingresso libero fino a esaurimento posti, è condotto dalla giornalista e critica letteraria Leonetta Bentivoglio.

 

Sempre sabato 14 ottobre alle ore 16.30 al Castello di Grinzane Cavour il Premio entra nel suo momento clou con la cerimonia di premiazione del vincitore, alla presenza degli autori finalisti. Quasi 400 studenti delle giurie scolastiche, che tra aprile e settembre hanno letto e discusso i libri in gara, esprimeranno in diretta il loro voto per proclamare il vincitore 2017.

Ospite d’onore alla cerimonia sarà Rosario Esposito La Rossa. Nato a Napoli nel 1988 e cresciuto a Scampia, Rosario (noto come lo “spacciatore di cultura” a Scampia) è libraio, editore, scrittore e organizzatore teatrale. Da poco ha aperto, proprio a Scampia e Melito (Napoli), dove da quarant’anni mancava uno spazio dedicato ai libri,  la libreria Scugnizzeria” . Da sempre attivo in un territorio segnato da gravi problemi di criminalità e disagio, Esposito La Rossa racconterà i suoi tanti progetti per bambini, giovani e adulti, tra libri, scrittura, teatro e originali iniziative culturali che con la sua “Scugnizzeria” porterà avanti.

 

Gianni Milani

 

Per info e prenotazioni: 0173.789282 | eventi@fondazionebottarilattes.it

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Foto:
– Ian McEwan – Credit foto: Annalena McAfee
– Rosario Esposito La Rossa

 

Successo per “Miró! Sogno e colore”

Un inizio da record. A meno di una settimana dal suo inizio, un grandissimo successo ha accompagnato i primi giorni di apertura della mostra Miró! Sogno e colore che ha registrato un pubblico di oltre 5.200 presenze.

Molto alto l’apprezzamento del pubblico che, in un clima di entusiasmante fermento, si riflette a oggi anche nelle 25.903 persone prenotate.

 

Una grande soddisfazione per i Musei Reali di Torino e il Gruppo Arthemisia che ancora una volta – dopo le seguitissime esposizioni su Tamara de Lempicka, Matisse e Toulouse-Lautrec – portano a Torino un grande risultato a conferma di un rinnovato interesse artistico del pubblico torinese.

 

Miró! Sogno e colore è una mostra organizzata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del TurismoMusei Reali di Torino e Gruppo Arthemisia, con il patrocinio e il supporto di Regione Piemonte e Città di Torino, in collaborazione con Fundació Pilar i Joan Miró a Maiorca e vede come curatore scientifico Pilar Baos Rodríguez.

 

Miró! Sogno e colore presenta la produzione degli ultimi trent’anni della vita di Miró: 130 opere, quasi tutti olii di grande formato, sono esposte nelle sale espositive di Palazzo Chiablese – fino al 14 gennaio 2018 – grazie al generosissimo prestito della Fundació Pilar i Joan Miró a Maiorca, che conserva la maggior parte delle opere dell’artista catalano create nei 30 anni della sua vita sull’isola.

Tra i capolavori in mostra, Femme au clair de lune (1966), Oiseaux (1973), Femme dans la rue (1973).

 

I vari volti della polis nella mostra “Polisgraphics

Arte e grafica rappresentano il fil rouge della mostra dal titolo “Polisgraphics”, che apre battenti l’11 ottobre prossimo presso il Miaao, Museo di Arti Applicate, nella galleria Sottana. Si tratta di una dichiarazione di intenti attraverso la quale si vogliono documentare alcuni lavori realizzati a partire dagli inizi del XXI secolo da ventisette grafici, artisti, illustratori, architetti e designer italiani sul ruolo della polis intesa nell’accezione più ampia del termine, come città, comunità, democrazia, autonomia e quale radice etimologica del termine “politica”. Una coppia di artisti formatisi per l’occasione, Mauro Buccico e Mario Cresci, invita a prendere in considerazione la tradizione come rivoluzione, in una lettura diversa e avanguardista della cultura popolare. Un trio formatosi in occasione della mostra, composto da Marco Calabrese, Alessandro Scali e Mauro Gottardo, illustra prove di passaggio dal digitale all’analogico e al pensiero manuale, attraverso un apparecchio steampunk come il Giphoscope, creato e fabbricato dai primi due, accanto agli stupefacenti disegni di Gottardo. Nelle loro opere la polis risulta sovrappopolata e degradata, come si era configurata negli anni Sessanta, destinata a essere occupata da nuove comunità di mosche, piccioni e topi. Anche il tema del genere viene trattato nella mostra, in particolare da tre artisti in modo diverso. L’attivista lesbica Mary Tremonte, discepolo della studiosa femminista Silvia Federici, ha realizzato risografie e serigrafie per Queer Scouts; Franco Ferrero ironizza su un certo immaginario maschile, e il designer Andrea Vecera denuncia le terribili violenze subite dalle donne. E lo fa con un’opera dal titolo “Ipazia” che descrive la donna attraverso gli occhi di alcune protagoniste femminili che hanno subito violenze. Si tratta di un progetto finanziato dal Programma Operativo della Regione Piemonte e cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo, finalizzato a favorire l’inserimento lavorativo di donne vittime di violenza, attraverso la realizzazione di percorsi integrati di inserimento socio-lavorativo, in cui per le donne vittime di violenza sia anche possibile acquisire consapevolezza, serenità e riappropriarsi della dignità. Andrea Vecera è oggi uno dei più eclettici designer torinesi. Laureatosi in Design Industriale al Politecnico di Torino, con il quale tuttora collabora, ha da sempre nutrito una profonda passione per le arti visive, mostrata già dai suoi primi lavori esposti in alcune mostre d’arte. Oltre a essere un artista grafico, realizza oggetti di design anche industriale ed ha ottenuto importanti riconoscimenti, vincendo il primo premio internazionale Hp hand project design 2008 promosso da Hewlett -Packard e, nel 2007, il Silver Award nella competizione di giovani talenti Samsung Young Design Award, con il progetto “hiRec-produt recorder”, e nel 2008 il primo premio per il merchandising ufficiale di Torino World Design Capital.

Mara Martellotta

 

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Ritorno alle origini per la “De Sono”

 
Martedì 10 ottobre 2017 ore 19.30 (conferenza) e ore 20.30 (concerto)
Conservatorio «Giuseppe Verdi», piazza Bodoni 6, Torino


Tre storici borsisti dell’Associazione, una prima esecuzione assoluta e un informale incontro con gli artisti prima del concerto – davanti a un caffè offerto al pubblico da Lavazza – sono i tratti distintivi dell’appuntamento che martedì 10 ottobre 2017 apre la nuova stagione di concerti della De Sono. Sono infatti il violinista Giacomo Agazzini, la violoncellista Claudia Ravetto e il pianista Gianluca Angelillo gli strumentisti che alle 20.30 saliranno sul palco del Conservatorio «Giuseppe Verdi» di Torino: tutti beneficiari di una borsa di studio nei primi anni Novanta – tra il 1990 e il 1995 Agazzini si è perfezionato insieme agli altri membri del Quartetto di Torino a Fiesole e Stoccarda, Ravetto dal 1994 al 1995 ha studiato a Mannheim, mentre Angelillo ha frequentato il leggendario Conservatorio Čajkovskij di Mosca tra 1989 e il 1994 – svolgono oggi un’intensa attività concertistica oltre a essere titolari di cattedre di insegnamento in Conservatorio. Un concerto che non solo vuole attingere all’ormai ingente patrimonio di circa 250 borsisti sostenuti in quasi trent’anni di vita della De Sono, ma un’esemplare testimonianza di come Francesca Gentile Camerana, che della De Sono è fondatrice e direttore artistico, abbia sempre interpretato il legame tra l’Associazione e i giovani da essa sostenuti come un rapporto proiettato nel tempo, che non si esaurisce nella semplice erogazione di un sostegno finanziario durante gli anni di studio.

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Il programma della serata si snoda tra il barocco e la musica contemporanea, attraversando Romanticismo e Novecento storico. Si parte da Robert Schumann e i Sei studi in forma di canone op. 56; scritti originariamente nel 1845 per uno speciale tipo di pianoforte dotato di pedaliera, sono qui presentati nella trascrizione per pianoforte, violino e violoncello di Theodor Kirchner, amico e ammiratore della famiglia Schumann. Lavoro poco noto ed eseguito tra quelli che compongono il catalogo delle opere del compositore di Zwickau, rispecchiano mirabilmente gli interessi di Schumann per la polifonia, il quale proprio in quegli anni era alla ricerca di una sintesi tra le istanze della scrittura contrappuntista e quelle della sensibilità romantica. Un balzo nella Torino contemporanea ci porterà poi ad ascoltare in prima esecuzione assoluta la composizione di Andrea Chenna …di vento, di tempo e di suono…, 5 poesie per violino, violoncello e live electronics, che lo stesso autore descrive così: «Cinque poesie, lette dai loro rispettivi autori. Cinque poeti che affidano al microfono una possibile interpretazione, una tra le tante, infinite, però preziosissima perché arriva da chi su queste parole ha lavorato, ha cesellato, ha cancellato, ha sofferto. Ho preso queste registrazioni e ho scritto dei pezzi in cui i due musicisti (ma in realtà sono tre, perché sul palco ci sarà anche un vibrafono automatico, che suona proprio da solo e sarà incaricato di metterci in comunicazione con il mondo in cui ora abitano i poeti) fanno musica con le voci degli scrittori, con i loro ritmi e le loro intonazioni». La scrittura polifonica domina anche i tre successivi brani che aprono la seconda parte del concerto, con i Contrappunti n. 1, 17 e 4 tratti dall’Arte della fuga BWV 1080 di Johann Sebastian Bach, ultima fatica del compositore rimasta incompiuta (Bach si fermò a metà del ventesimo Contrappunto dei 24 programmati), in cui il concetto stesso di polifonia si spinge alle sue più estreme conseguenze consegnandoci un’opera senza destinazione d’organico. Chiude la serata il Trio in la minore op. 120 di Gabriel Fauré, composto a Parigi nel 1922 dal compositore ormai in età avanzata, due anni prima della morte e due dopo essere andato in pensione dalla carica di direttore del Conservatorio di Parigi che ricopriva dal 1905. Si tratta di un’opera ancora legata all’estetica impressionista, noncurante dell’eredità lasciata nel 1918 dalla morte di Debussy.

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Con questo concerto si inaugura infine un nuovo ciclo di incontri introduttivi affidati ad Andrea Malvano, che da quest’anno prendono il nome di Caffè con…, in virtù della collaborazione avviata con Lavazza, che in occasione di ogni incontro offrirà al pubblico una tazzina di caffè. Gli incontri si svolgono nella Saletta «Alfredo Casella» al primo piano del Conservatorio con inizio alle 19.30 e vedranno il coinvolgimento dei musicisti e dei compositori protagonisti del concerti. Il concerto e la conferenza, come di consueto, sono a ingresso libero.

I concerti e le attività 2017-2018 sono resi possibili grazie al sostegno dei Soci, degli Amici e di Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione Piemonte, Consiglio Regionale del Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Maserati, Fondazione Giovanni Agnelli, Reale Mutua, Banca Patrimoni Sella, Sadem Arriva, Ersel, Buzzi Unicem.

 
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Quasi una landa beckettiana, certo un’integrazione con tutte le sue ferite

Ad aprire l’ultima stagione pensata e preparata da Mario Martone per la sempre maggior gloria dello Stabile torinese – poi, dal primo gennaio prossimo, si metterà a tavolino Valerio Binasco, che nel maggio scorso ci aveva promesso un bel “ci divertiremo!”: stiamo a vedere – provvede domani sera nella sala sfavillosa del Carignano (questa sera l’anteprima) Disgraced, ripensato qui con il titolo Dis-crimini, un testo (“necessario” lo definisce qualcuno) quanto mai attuale che sta sopravanzando ogni altra truppa teatrale, grande successo negli States, con all’attivo già in scena o in piena preparazione circa 25 edizioni in lunga tedesca, oltre a quella di casa nostra una messinscena di Jacopo Gassmann per il genovese Teatro della Tosse, forse un qualcosa di meno altisonante, pure lei con il suo bel debutto domani sera e con un augurabile interscambio possibile con l’amico/nemico che sta a nemmeno due ore di macchina, per quelle incomprensibili leggi teatrali che rarissimamente e felicemente capitano sui palcoscenici italiani, cui noi non siamo davvero abituati. Una “lotta” che ha in sé un più che ben augurante confronto. L’autore è un già premiatissimo scrittore di teatro pachistano/statunitense, è nato nel ’70 oltre oceano e dopo la laurea se ne è venuto in Toscana a lavorare con Grotowski, già da molti considerato il più grande nome della scrittura teatrale di oggi, di nome fa Ayad Akhtar, per noi sconosciuto del tutto ma già carico di un Pulitzer nel 2013, di un Obie Award per la Drammaturgia nello stesso anno e l’anno precedente di un Joseph Jefferson Award per il miglior nuovo testo. Il regista è Martin Kušej, austriaco, innamorato della cultura italiana, grande frequentatore di teatri d’opera, abituato ad approfondire Mamet come Albee, Ibsen come Goethe, oggi direttore del Residenztheater di Monaco di Baviera e, passando attraverso una sua versione del Don Carlos di Schiller, pronto ad approdare nella stagione 2019/2020 all’incarico di direttore presso il prestigioso Burgtheater viennese, un punto fermo delle stagioni europee, “tecnici e budget da far impallidire qualsiasi altro teatro”, sottolinea con un pizzico d’invidia Filippo Fonsatti, direttore dello Stabile di Torino, che è più che abituato a far di conto.

Il nome di Kušej non è nuovo da noi, a lui dobbiamo quell’edizione delle Lacrime amare di Petra von Kant che ancora Fonsatti definisce come “lo spettacolo più bello passato da noi negli ultimi dieci anni”, decisamente diretto verso un teatro molto materico, capace di stravolgere e di sconvolgere, nemico di ogni naturalismo. Qui non avrete a sbranarsi quattro personaggi ben definiti (“ ho voluto anche asciugare quei riferimenti che ricollegassero il testo ai riferimenti della upperclass newyorkese”), nel salotto bene di chi ha fatto un invito per una cena, ma quattro individui, molto universalizzati, quasi simboli, pronti ad agire in quello che è divenuto un ring (vedremo qualcosa che s’avvicina parecchio al Carnage cinematografico di Polanski?), una grande quanto immacolata cornice che a poco a poco si mescola e si sporca con un nero tappeto di carbone. Non è più un angolo di mondo, bensì uno “spazio mentale”. Il tutto per dar vita alla battaglia che coinvolge Amir, un avvocato finanziario cresciuto in terra americana ma di origini pakistane, la moglie Emily, pittrice di successo, i loro amici (?) Isaac che è un noto curatore d’arte e Jory: un incontro che è un’amichevole conversazione pronta a scivolare in un’attualità distruttiva, nelle questioni più aspre che coinvolgono il dibattito politico e religioso. Testo necessario, si diceva, lo specchio su di una integrazione che si dava per assodata ma che al contrario si troverà a mettere a nudo tutti i propri lati scoperti e le sue ferite. Testo che potrebbe apparire come un classico testo di conversazione, capace a sviluppare una situazione esistenziale, quasi fosse una landa sconfinata in cui incontrare le parole scarne e i silenzi di Beckett. Gli attori parlano con le nuove parole di Monica Capuani, la drammaturgia è di Milena Massalongo.

Ad impersonare i ruoli principali (con accanto il giovanissimo Elia Tapognani, “un testo fondamentale per il lavoro d’attore, ogni cosa non è mai stata lasciata in superficie, ma estremamente approfondita: ti pare di essere davanti a una partitura musicale”, dice con il tono di chi s’avvicina al mostro sacro per la prima volta) Paolo Pierobon e Fausto Russo Alessi, entrambi di scuola ronconiana (“è stata una passeggiata di salute, con un regista come Martin non si può barare, il suo sguardo ti restituisce autenticità al 100 per 100: tutto si chiarisce e s’approfondisce, luci ombre rapporti sotterranei, dà vita ad un viaggio appassionante”, dice il primo; e l’altro chiosa con un termine inatteso, “destabilizzante”), Anna Della Rosa e Astrid Meloni, in conferenza stampa nerovestita, chiusa nella bellezza del suo collo modiglianesco. A dire tutto il discorso che questa partitura saprà sviluppare, salta fuori in ultimo la notizia che la messinscena torinese sarà ospite a fine stagione del Residenztheater: e Fonsatti allunga il passo, facendo intendere a Kušej future, probabili collaborazioni.

 

Elio Rabbione

Passo di montagna. Val d’Ossola, autunno 1944

IL RACCONTO  di Marco Travaglini

Il silenzio è rotto solo dal fischio delle marmotte e dai campanacci delle ultime vacche al pascolo. L’acqua scorre attraversando il prato, sgorgando chiara e fresca da una sorgente ai piedi di un enorme masso erratico, circondato dai larici. S’incanala, in fretta e con un allegria vivace, in rivolo per poi  rapidamente crescere in poche centinaia di metri, gorgogliando via veloce. Evitiamo il guado con i sassi e i ciottoli resi scivolosi dal muschio bagnato. Attraversiamo il ponticello, costituito da due malferme travi di legno, risalendo il pendio erboso , segnato dalle tracce del passaggio delle vacche,  fin sopra le baite. Da lì è un attimo guadagnare rapidamente quota, entrando nell’ampio valloncello che conduce al Lago Nero. Martino si rivolge  me con uno sguardo che sembra d’implorazione ma non parla. Ha le gambe dure, pesanti ma dalla sua bocca non esce un solo lamento. Vorrebbe fermarsi, posare lo zaino, magari togliersi gli scarponi mezzo sfondati e sdraiarsi sull’erba. Vorrebbe tirare il fiato, mettersi lì di schiena, a pancia in su, con le braccia sotto la testa a guardare quelle nuvole che viaggiano veloci, spinte dai venti in quota. Lo vorrebbe tanto ma è consapevole che non si può. Per quattro volte in tre giorni abbiamo rischiato di farci beccare dei tedeschi che cercano di tagliarci la strada, presidiando i sentieri che vanno verso il confine con la Svizzera. La zona libera dell’Ossola è caduta. A Domodossola hanno mandato i bambini oltre confine, al riparo, nel “paese del pane bianco”. In Svizzera ci sono andati anche una parte dei cittadini e i fascisti avranno un’amara sorpresa:troveranno la città semivuota, fredda, ostile. Per parte nostra ci siamo battuti con onore ma non potevamo fare di più ed ora, insieme a Gianni , Riccardo e Carmine cerchiamo di sganciarci e di guadagnare il passaggio della frontiera. Un tempo qui attorno, sotto le testate dei monti, si vedevano parecchie bestie al pascolo. Non moltissime, per la verità, ma in numero sufficiente per garantire agli alpigiani di che vivere. Le praterie di alta quota sfoggiano  ancora una rigogliosa flora ma le vacche si possono contare sulla dita di una mano, forse due, non di più. In questi tempi di fame guerra  la miseria è cosa seria. Il sentiero diventa un corridoio sassoso e s’avverte la ghiaia scricchiolare sotto gli scarponi. Si sale, arrancando, con il mitra a tracolla e lo zaino che, zuppo d’acqua, è diventato pesante al punto che verrebbe voglia di toglierselo di dosso e lasciarlo lì. Il temporale di ieri ha buttato giù pioggia a secchiate  e quando abbiamo trovato riparo eravamo già fradici fino al midollo. Buttar via lo zaino, liberarsi del suo peso sarebbe una gran cosa ma non si può e , stringendo i denti, bisogna tener duro. Passo dopo passo, masticando fiato e fatica, ci lasciamo alle spalle i monti di Devero. Quelli che hanno scelto l’alta Formazza saranno già in salvo, oltre Passo San Giacomo, in Val Bedretto. Noi invece ci siamo infilati quassù e non possiamo deviare verso est.  Martino è il più giovane di noi, con i suoi diciassette anni ancora da compiere. Si volta e tira un lungo sospiro. Con la manica della camicia si frega gli occhi ma non riesce a nascondere le lacrime. Anch’io sento un nodo in gola. Mi dice: “Marco, torneremo ancora a vedere le aguzze cime del Cornera? E il Cervandone, al fianco dalla Punta della Rossa? E là dietro,la mole  nera e incombente dell’Helsenhorn? E il Cistella?Ho paura che queste montagne, le nostre Lepontine, non le vedremo più”. La sua voce si spezza nel pianto. Gli stringo le spalle. Cerco di consolarlo ma non ho una risposta. I crucchi sono dappertutto e noi siamo rimasti in pochi. Io e Martino della IIª Divisione d’Assalto Garibaldi “Redi”, Carmine della “Valdossola” e i due fratelli Grondini della “Valtoce”. In giro ce ne saranno senz’altro degli altri, ma dove? Faccio segno ai miei compagni di fermarci. Martino ha bisogno di riprendere fiato. Il larice al quale m’appoggio emana una fragranza di resina che inebria. Più in là, dove la macchia arborea è più fitta, la luce disegna dei giochi in chiaroscuro. Giù, più in basso, il grande ovest del Devero pare ci voglia salutare con dei colori da brivido in quest’autunno che sembra non voler lasciare il passo alla cattiva stagione. La sosta è breve e , doloranti, si riparte. Davanti a noi ci sono la Scatta d’Orogna e il Passo di Valtendra. Solo le cime più alte hanno già incontrato la neve ma sappiamo bene che basta un vento malefico ad ammassare nuvole e aria fredda. Si sale ancora e poi, dal passo si scende lungo il ripido pendio di erba e detriti fino al Pian Sass Mor. Non c’è tempo per fiatare e via, verso la sorgente dove possiamo bere e riempirci le borracce. E poi giù ancora, veloci e col passo lungo verso  il Pian dul Scricc  e da lì, in mezzo ai faggi, in direzione del grande pianoro dell’Alpe Veglia. E’ l’ora del Vespro, la luce s’affievolisce nel crepuscolo e siamo sfiniti. “In campana, ragazzi. I tedeschi non si fidano a venir qui ma non si può esserne del tutto certi. Prima delle case di Cornù bisogna tenere gli occhi aperti. Aspettiamo a muoverci dopo il tramonto, scendiamo all’alpe e ci attestiamo vicino alla sorgente dell’acqua minerale”. Così facciamo. Con cautela, attenti a dove mettiamo i piedi prendiamo possesso, se così si può dire, della vecchia casera del Nando Denti, un alpigiano di Varzo che conosco da prima della guerra. Il tetto è malmesso ma per fortuna non piove. L’acre odore selvatico delle capre è tremendo ma nemmeno noi, dopo una marcia forzata di giorni, profumiamo di bucato. Gianni  e Riccardo crollano sulla poca paglia del pavimento e quasi all’istante ronfano come due gattoni. Martino sembra in catalessi e, qualche minuto dopo, con la schiena appoggiata al muro, s’addormenta pure lui. Carmine e io montiamo di guardia. Dei crucchi non c’è nemmeno l’ombra, a quanto pare. Ma è meglio non fidarsi. Ho ancora del trinciato forte e, sinceratomi che il tabacco non s’è bagnato, mi arrotolo una sigaretta. La fumo tenendo le braci nascoste tra le mani. Carmine, intanto, mi racconta di quando i ferrovieri avevano sabotato la ferrovia giù a Villadossola, qualche mese dopo l’insurrezione popolare dell’8 novembre 1943. Lui ed altri tre si erano dati da fare, sbullonando i binari dalle traversine appena fuori della stazione,  e la locomotiva era deragliata, portandosi appresso i  primi due vagoni del convoglio che trasportavano materiale bellico della Wehrmacht, rovesciandosi su un fianco tra le stoppie del granoturco appena tagliato nel campo del Giosuè Merico.“I tedeschi hanno fatto un casino del boia, minacciando di fucilare tutti ma poi, convintisi che era opera dei partigiani di Barbarossa, hanno pensato che in fondo noi ferrovieri gli tornavamo utili per far girare i treni”. Carmine era “salito al Nord” da piccolo, dalla Campania, quand’aveva due o tre anni ed era “figlio d’arte” essendo anche il padre un macchinista ferroviere. E così, pure lui,  era entrato a far parte della grande famiglia dei “musi neri”. Sempre in piedi nella piccola cabina aperta, a far correre la macchina a vapore in ogni stagione e con qualsiasi clima. Il volto esposto al calore del forno e al vento della corsa, sotto la luce accecante del sole o  nell’oscurità della notte, con l’occhio sempre vigile ai segnali e nelle orecchie il possente respiro della macchina e il continuo martellare dei giunti. Carmine, ad un certo punto, aveva scelto di salire in montagna perché non ce la faceva più a starsene lì con le mani in mano. Ed era diventato partigiano con Superti. Fazzoletto verde al collo, fucile a tracolla, zaino affardellato e via, con passo lesto sui sentieri di montagna a “dar filo da torcere” ai fascisti e ai loro amici germani. La preoccupazione più grande era però legata a sua moglie, Antonietta. Infermiera al San Biagio, aveva scelto di rimanere nel nosocomio domese per curare i feriti che riempivano i reparti. Era una donna coraggiosa e Carmine era orgoglioso di lei, anche se la sua decisione di non salire sull’ultimo treno verso la Svizzera l’aveva reso nervoso, preoccupato. La stanchezza si fece sentire e  un poco alla volta la voce di Carmine s’affievolì e, di punto in bianco, s’addormentò anche lui. Con il mitra tra le gambe, seduto sull’uscio della casera, guardai le stelle. Un’infinità di astri luccicanti riempiva ogni angolo del cielo. Erano talmente tante e tanto luminose che sembrava potessero riscaldare l’aria di questa notte di fine ottobre. Così, ricorrendo i pensieri fin quasi alle prime luci dell’alba, anche i miei occhi si fecero pesanti e, ricevuto il cambio da Riccardo, il più giovane dei fratelli Grondini, m’addormentai come un sasso. Tre ore più tardi, Gianni, mi svegliò scuotendomi un braccio. Suo fratello e Carmine avevano perlustrato la zona e non c’era ombra dei nemici. Così, decidemmo cosa fare. Gianni ,Riccardo e Martino sarebbero saliti alla bocchetta d’Aurona e da lì, scendendo sulle pietraie fino al Passo del Sempione, avrebbero raggiunto l’Ospizio dove i canonici della Congregazione del Gran San Bernardo non rifiutavano di certo l’accoglienza che s’usava con viandanti e  pellegrini. E lì si era già in territorio svizzero. Ma bisognava far presto perché la neve aveva appena incipriato le vette ma di lì a poco sarebbe stata un’altra storia e, con le prime nevicate vere, il passaggio sarebbe diventato pressoché impossibile. Io e Carmine, invece, saremmo scesi per il sentiero verso Ponte Campo e da lì, costeggiando la strada, a San Domenico e Varzo. Ci accomiatammo con un lungo abbraccio, reprimendo a fatica l’emozione e ricacciando indietro le lacrime che invece scesero a fiotti sul volto disperato di Martino che voleva tornare a valle per combattere. Non volli sentir ragioni e dopo un’ultima stretta di mano, ci separammo. Senza fare brutti incontri, dopo una marcia di alcune ore, anche noi due, raggiunta la periferia di Varzo, ci salutammo, imboccando strade diverse. Carmine, grazie ad alcuni suoi amici ferrovieri, intendeva recarsi a Domodossola e da lì, con sua moglie, salire in Valle Vigezzo dove, passato il confine a Ribellasca, si sarebbero consegnati alle guardie rossocrociate di Camedo. Io, dopo aver preso contatto con due boscaioli che appoggiavano la resistenza, avevo un ordine da eseguire: raggiungere il capitano Mario e i suoi uomini della 85° brigata Garibaldi “Valgrande Martire”. Iniziava una nuova avventura. O forse, più semplicemente, era quella di prima  che non era ancora finita.