di Laura Goria
Leggendo i gialli di Viveca Sten viene voglia di andare alla scoperta di Sandhamn, la piccola isola affacciata sul Mar Baltico, nell’arcipelago di Stoccolma, dove lei ambienta trame omicide.
La scrittrice in questi giorni è al Salone del libro di Torino per presentare “Estate senza ritorno” (Marsilio), suo 5° libro tradotto in Italia, mentre oggi in Svezia è stato pubblicato il 9°. Arriva con i suoi abbaglianti occhi che virano al color fiordaliso, simpatia a mille e una disponibilità -rara nell’Olimpo degli autori- che conquista. E’ una delle autrici scandinave di “crime” di maggior successo: pubblicata in 24 paesi, 4 milioni di copie vendute nel mondo ed ha ispirato la serie televisiva “Omicidi a Sandhamn” seguita da 30 milioni di spettatori, andata in onda anche in Italia. Ci si appassiona parecchio alle sue storie ambientate a Sandhamn; protagonisti fissi il detective Thomas Andreasson -uomo disilluso e provato dalla morte in culla della figlioletta- e la sua amica avvocato Nora Linde, alle prese dapprima con la difficile gestione di matrimonio e carriera, poi con il divorzio e due figli da crescere. Nei suoi libri sembra alto il tasso di mortalità del luogo; ma dalle pagine emerge anche il fascino di un’atmosfera fuori dal mondo, tra colorate case del villaggio, mare e cielo sconfinati.In “Estate senza ritorno” sempre di delitto si parla e sempre a Sandhman scorre il sangue durante il weekend di solstizio, festa tradizionale di mezza estate, che attira turisti a frotte. Tra villeggianti e gruppi di giovani, nessuno ode il grido di aiuto di una ragazza che si accascia priva di sensi. Anche Nora si prepara a far festa insieme al suo nuovo compagno Jonas, quando ecco che scompare la figlia di lui, la 14enne Wilma, e sulla spiaggia viene trovato il cadavere di un suo amico.

Come nasce l’ispirazione per le sue trame? E’ vero che a volte per i nomi s’ispira alle tombe del piccolo cimitero dell’isola?
«Si perché mi piace l’idea di riciclare e utilizzando i nomi di queste persone, in un certo senso, le faccio rivivere. Nei miei gialli ci sono sempre l’isola di Sandhman, Thomas e Nora, ma poi ho bisogno anche di altri personaggi».
Com’è nata l’idea di questa storia?
«Quando l’ho scritta i miei figli avevano 13,16 e 19 anni: ero la madre di adolescenti e quindi potevo capire benissimo l’ansia, la preoccupazione e la paura. Ogni volta che uscivano non dicevano con chi, né dove andavano, non rispondevano al telefono e non rientravano all’ora stabilita. Così ho pensato a una storia in cui potessero riconoscersi i genitori di figli nel pieno dell’età più difficile».
Dai suoi gialli è stata tratta una fiction di successo…lei ha partecipato in qualche modo?
«Si, leggo la sceneggiatura ma non la scrivo, perché i copioni richiedono una tecnica diversa.Di solito appaio in ogni stagione almeno per 5 secondi, anche se magari si vedono solo i miei capelli castani. Sono stata una cameriera, l’ospite a un cocktail party, una mamma con bambini….in qualche modo ci sono sempre».
La sua famiglia da generazioni ha una casa a Sandhamn, qual è il suo rapporto con l’isola e come la descriverebbe?
«Per me è un po’ come una seconda casa, dove vorrei sempre essere. E’ anche il 3° personaggio protagonista delle mie storie, oltre a Thomas e Nora. Ho pensato che fosse perfetta per il romanzo poliziesco perché è un luogo bellissimo, un vero e proprio paradiso estivo; però è giusto che in questo tipo di romanzi ci sia contrasto con la presenza di un assassino che aspetta nell’ombra».

C’è qualcosa di lei in Nora?
«Nonostante lei sia un avvocato come me, non volevo darle la mia personalità e ci tenevo che fossimo differenti. Io mi sento molto più simile a Pernilla, la moglie di Thomas. Nora è ansiosa, sempre lì che si chiede se ha fatto la cosa giusta o sbagliata; io invece decido in modo molto veloce e penso all’azione».
In quest’ultima avventura, Nora dopo il divorzio ha una storia con Jonas: lei sta per compiere 41 anni , lui ne ha 7 di meno. Lei come vede le unioni in cui la donna è più grande?
«Dico finalmente!».
Si prospetta anche l’idea di una famiglia allargata con i figli di Nora e Jonas…cosa ne pensa?
«Oggi è una cosa abbastanza comune ovunque, perché il concetto di famiglia sta cambiando, ci sono anche bambini che hanno 2 papà o 2 mamme. Sicuramente non è semplice. Ho voluto raccontare quanto sia già difficile riuscire a gestire dei bambini quando si è sposati; se poi ci sono coppie diverse ed ex coniugi che devono sincronizzarsi è ancora più complicato. Nella loro relazione Nora e Jonas hanno standard diversi e qualche tensione: lei pensa che lui sia troppo indulgente con Wilma…ed è un esempio dei problemi che possono sorgere».
E per il detective Thomas Andreasson a chi si è ispirata?
«Volevo creare un poliziotto che fosse una persona reale e non un cliché; mi ero un po’ stancata di quelli americani che bevono troppo, non hanno bisogno di dormire o mangiare, non costruiscono relazioni, oppure le hanno pessime, specie quelle coi figli. Thomas è più vero e apprezzabile, tanto che a volte i lettori mi chiedono il suo numero di telefono: lo amano e seguono le sue vicende private ancor più della trama gialla… questo mi piace molto».
Perché ha deciso di rendergli la vita particolarmente tragica?
«Quando ho iniziato a scrivere questi gialli Thomas aveva 39 anni ed ho pensato che nessuno arriva a quell’età senza essere stato toccato da qualcosa nella vita, sicuramente ci sono stati eventi tragici e altri felici. L’ho creato compassionevole verso gli altri, ma anche con un profondo dolore dentro ed ho deciso che il motivo fosse la morte della figlia».
Lei vive a nord di Stoccolma con suo marito e i vostri tre figli, come descrive la sua famiglia e la sua vita?
«Mi definirei un po’ il motore della mia famiglia, il centro. Ma siamo tutti molto uniti. Quando viaggiamo, nonostante i figli abbiano 19, 22 e 25 anni, condividono ancora la stanza e amano stare vicini; cosa che mi rende molto felice perché volevo proprio che diventassero un team. Fin da quando erano piccoli ho voluto trasmettere l’idea che io e mio marito, felicemente sposati da 28 anni, avevamo stessi principi, valori e una parola univoca».
Perché ha smesso di fare l’avvocato per dedicarsi alla scrittura di crime story?
«I primi 4 libri li ho scritti mentre ancora lavoravo, poi è arrivato il successo internazionale, la serie tv ed era praticamente impossibile gestire entrambe le cose. Così ho preso la decisione di abbandonare l’avvocatura e non mi sono mai pentita».
Cosa l’affascina delle trame con delitto?
«In realtà ho un ventaglio di interessi più ampio. Oltre a 9 polizieschi ho scritto anche 1 libro di cucina; insieme a mia figlia 3 libri fantasy per adolescenti tra i 10-15 anni, ambientati sempre nell’arcipelago; e 3 libri di natura giuridico – legale».

In Svezia il tasso di violenza è piuttosto basso, come si spiega il grande successo della letteratura noir?
«Se si vive in un ambiente sicuro ci si può permettere di leggere di crimini o catastrofi apprezzandone la tensione, perché alla fine della giornata si dorme nel proprio letto in un ambiente pacifico e calmo. Mentre penso che se si vive, per esempio, in zona di guerra non si ha voglia di leggere altra violenza».
La sua giornata tipo?
«Dipende, se sono in tour promozionale, come la scorsa settimana in Canada, le cose sono diverse. Ma normalmente quando sono a casa mi sveglio e faccio esercizi per 45 minuti perché ho avuto problemi con la schiena; poi se la giornata è dedicata alla scrittura mi ci dedico fino alle 18 con qualche intervallo per caffè, incombenze domestiche, esigenze dei figli e un po’ di stretching. Se invece sono sola a Sandhman posso scrivere fino a tarda sera».
Le sue grandi passioni? Quando non scrive cosa ama fare?
«Lo sci d’inverno nel nord della Svezia; poi mi piace molto cucinare…fare pane, biscotti…».
“Estate senza ritorno” (Marsilio)


ha lavorato a numerose sceneggiature, tra le quali “L’eternità e un giorno” (Palma d’oro a Cannes nel 1998). Nel 1995 Markaris ha pubblicato il suo primo libro giallo, creando la figura del commissario Kostas Charitos, figura metodica, tranquilla, abitudinaria, e della sua famiglia, la moglie Adriana, intransigente e testarda, la figlia Caterina, avvocato idealista, e delineando, romanzo dopo romanzo, la situazione della società greca alle prese con i diversi problemi e con una crisi – ha spiegato lo scrittore – che è stata oscurata da false verità da parte della politica.
ricercatori non possono essere assunti perché la cattedra è congelata. Si tratta di una situazione assurda, ma alla quale nessuno pone rimedio. Markaris ha spiegato che i suoi libri nascono innanzitutto dai temi che lo indignano, che lo fanno letteralmente “impazzire” e contro i quali decide di prendere posizione e ha criticato il pressapochismo di una società dove esprimere un’opinione è diventato troppo facile e possibile a tutti, grazie ai social network che consentono a chiunque di dire qualsiasi cosa. Sferzante, persino duro, sempre lucido, Petros Markaris ha annunciato il titolo del suo prossimo romanzo “L’età dell’ipocrisia”, tema quanto mai attuale e non soltanto in Grecia.
trascurata di Robert e amante sempre in attesa di Jean, che da qualche tempo non si fa vedere troppo dalle sue parti. Nervosa, annoiata, del tutto sconsolata, cerca rifugio nelle chiacchierate con l’amica del cuore e soprattutto nei sonniferi, che una notte le fanno un brutto scherzo se non s’accorge che in quattro e quattr’otto uno sconosciuto le piomba in casa, e la macchina in panne può sempre essere un motivo più che valido, fa un paio di telefonate, manda giù quel che resta di quel beveraggio soporifero e s’accomoda senza esitazioni nel suo letto. L’arrivo di Robert dovrebbe far precipitare la situazione, se l’ospite Monsieur Masure non sapesse rigirarla a proprio vantaggio, stringendo amicizia con il cornuto di turno e sbandierando una nuova passione per la bionda padrona di casa. Ma non è il caso di andare oltre e lasciare la conclusione a chi vorrà (dovrà? un consiglio, sì, se cercate una serata all’insegna della risata) vedere lo spettacolo. Una scrittura essenziale, dialoghi spudoratamente congegnati, battute e piccoli colpi di scena a raffica, entrate e
uscite perfettamente calibrate, intromissioni ad effetto, caratteri delineati come si deve, una regia – di Giorgio Caprile, che si ritaglia anche quel marito troppo preso dai propri affari e non soltanto – che dà libero sfogo ai tanti suggerimenti dell’autore e condisce di suo. A guidare la cordata un Alessandro Marrapodi da fuochi d’artificio, con un certo fascino da spendere ma seduttore inaspettatamente sedotto, latin lover fino a un certo punto ma dai ritmi teatrali davvero ineccepibili sempre. Al centro dei sogni proibiti di entrambi la Jacqueline di Miriam Mesturino, brava nel giocarsi il ruolo buttato su differenti binari, credibile nelle battaglie come nelle rappacificazioni, disinvoltamente pronta a far breccia dall’una come dall’altra parte.

9 /
fredda, ai bordi della strada persiste la neve, guido piano perché ho paura di scivolare sulla strada a tratti ghiacciata.È un viaggio lungo quello di oggi, perché sono sola e l’assenza di compagnia aumenta le distanze e abbassa ulteriormente le temperature già fredde.
riesce a penetrare attraverso le nuvole che ricoprono il cielo per intero, sono talmente tante che potrebbero avvolgere il Mondo, il terreno è un’enorme coperta, vecchia, usurata, strappata dagli alberi che spuntano slanciandosi con violenza verso l’alto. Con l’illuminazione di quel giorno i toni dei colori si abbassano, il marrone dei tronchi è quasi pece, il verde dell’edera che serpeggia tra gli alberi è smorto e propende verso la gamma dei grigi. I rami crescono selvaggi uno sull’altro, allungano i rami esili e nodosi verso l’alto, sembrano volersi impossessare del cielo.
adorazione, i rami sembrano protendere verso di lei, quasi in segno di supplica. 
A beautiful day – Drammatico. Regia di Lynne Ramsay, con Joaquin Phoenix e Judith Roberts. Un uomo nella cui mente trovano posto ricordi dolorosi, un passato di guerra, una infanzia di abusi, un figlio che si prende cura della madre anziana. Anche un sicario che entra nella vicenda sporca e infelice della figlioletta di un senatore, portata via per essere fatta sprofondare nel buio della prostituzione minorile. Con il viso dolente e con la robusta interpretazione di Phoenix premiato a Cannes quale migliore attore. Il film s’è anche aggiudicato il Palmarès per la migliore sceneggiatura. Durata 95 minuti. (Ambrosio sala 2, Uci)
Thanos (cattivissimo), che grazie al potere delle Gemme dell’Infinito vuole impadronirsi e distruggere circa la metà di questa nostra povera terra. Ecco che allora gli Avangers sentono la necessità di riunirsi e di chiedere pure l’aiuto dei Guardiani della Galassia, insomma tutti insieme appassionatamente per far fuori il fellone. Per la gioia di grandi e bambini ci sono proprio tutti nell’affollato pentolone, Capitan America e Spiderman, la Vedova Nera e Thor, Iron Man e Black Panter. Durata 149 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space anche 3D, Uci 3D e V.O.)
La casa sul mare – Drammatico. Regia di Robert Guédiguian, con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darrousin, Anaïs Demoustier e Jacques Boudet. Una casa affacciata sul mare, poco fuori Marsiglia, due fratelli con la sorella vi si ritrovano all’indomani dell’ictus che ha colpito il padre anziano. Uno è un ex sindacalista, aspirante scrittore, con una fidanzata al seguito che ha la metà dei suoi anni, l’altro è rimasto ad abitare nella casa per far andare avanti la trattoria di famiglia, lei è un attrice, trasferita a Parigi per inseguire la sua carriera e lasciarsi alle spalle la perdita della figlia. Altre persone circolano attorno a loro, tutti a fare i conti, un bilancio tra ideali ed emozioni, tra aspirazioni e nostalgie, con un passato più o meno recente, a guardare il piccolo paese che ormai si è svuotato, lasciando le vecchie case agli speculatori, a parlare di politica, tra Macron e Le Pen, a guardare ai figli, anch’essi confusi. Un piccolo gruppo di giovanissimi profughi, senza genitori, obbligherà con il loro arrivo quelle scelte che tutti quanti gli abitanti della “villa” (questo il titolo originale del film), dovranno affrontare. Un film che per buona parte segue un filo di ricordi e di eventuali costruzioni, che comincia inspiegabilmente a sfilacciarsi con un doppio suicidio, che nel finale s’inventa il ritrovamento dei ragazzini venuti dal mare per cogliere senza necessità un racconto dell’oggi che viviamo. Senz’altro ci si aspettava di più. Durata 107 minuti. (Nazionale 1)
giovane e promettente scrittore, ma il suo successo nasconde un terribile segreto. Quando incontra Eva, prostituta d’alto bordo con un passato altrettanto misterioso, decide di sedurla a ogni costo e usare la sua storia come ispirazione letterari, anche mettendo a rischio il fidanzamento con l’ingenua Caroline. Ma Eva non si lascia manipolare facilmente e trasvina presto Bertrand in una spirale di menzogne, violenza e tradimento. Durata 102 minuti. (Eliseo Blu)
I segreti di Wind River – Thriller. Regia di Taylor Sheridan, con Jeremy Renner, Elizabeth Olsen e Julia Jones. Tra le distese di neve del Wyoming viene inviata una giovane agente federale, non certo preparata a quelle temperature e soprattutto alla violenza che circola più o meno silenziosa in quei luoghi, per investigare sul ritrovamento del corpo martoriato di una ragazza scomparsa. Le dà sostegno e aiuto Cory, un navigato cacciatore impiegato a difendere il bestiame dagli attacchi dei predatori sempre in agguato, un animo tormentato, abbandonato dalla moglie dopo la scomparsa della figlia maggiore. Entrambi alla ricerca del colpevole, in un territorio dove ogni cosa sembra essere abbandonato alla violenza, in cui forse è necessario agire e rispondere esclusivamente con le sue stesse leggi. Dallo sceneggiatore di “Sicario” e “Hell or High Water”, terzo capitolo di una trilogia che ha affrontato il tema della frontiera americana oggi. Miglior regia a Un certain regard a Cannes lo scorso anno, grande successo al TFF. Durata 107 minuti. (Eliseo Blu)
di Francesco, vorrebbe fare il comico ma alle sue esibizioni non ride mai nessuno. Fino a quando non infila una battuta dietro l’altra sulla sua ragazza grassa: il pubblico ride, lei lo lascia. Per riconquistarla, dal momento che al funerale della nonna di lei, s’è guadagnato un bell’abbraccio, provvederà a far fuori qualche altro parente e così gli affetti saranno ristabiliti. Ma le cose non si mettono al meglio, come Francesco spererebbe. Durata 91 minuti. (Massaua, Reposi, The Space, Uci)
VENERDI’ 18 MAGGIO
stato ucciso. Ci racconta un eroe. Anche se a lui non sarebbe piaciuto essere chiamato così. Rocco Chinnici, nato a Misilmeri nel 1925 e assassinato a Palermo nel 1983, era prima di tutto un uomo, un padre, cui è toccata in sorte una vita straordinaria o forse un destino che lui ha scelto di assecondare fino alle estreme conseguenze. Dopo decenni di silenzio, Caterina Chinnici, la figlia primogenita
Termineranno domenica 13 (alle 20,45 e domenica alle 16), nello spazio Marcidofilm! di corso Brescia 4 bis, le repliche dell’ultimo spettacolo della stagione dei Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa
che “finché si è Scimmia, la temporalità è uno spazio che non si riesce, per fortuna!, a determinare, si galleggia sulla propria esistenzialità con troppa coazione istintuale per avere un “tempo” di pensiero, ma quando ci si ritrova umani, è proprio il rapporto che è d’obbligo instaurare col “Tempo” a formare la nostra più intima fibra psichica; ie allora i “guai” sono, è il caso di dire, all’ordine del giorno”, spiega ancora Isidori. La fiaba di Perrault, condotta dalla voce narrante di Maria Luisa Abate, affronta i temi classici della fiaba ma la sua realizzazione si pone di fronte ad uno speciale approccio critico, obbediente a quella saggia sperimentazione messa con coerenza e continuamente in campo in una storia che sa di vero palcoscenico. Manco a dirlo, il trucco i trucchi, i costumi e il “Sipario delle Metamorfosi” si devono anche qui all’arte di Daniela Dal Cin. Prenotazioni ai numeri 339 3926887 oppure 328 7023604.