CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 814

“Anything”, tra realismo e iporealismo

Dal 2 novembre 2017 al 14 gennaio 2018

In occasione della “Settimana delle Arti Contemporanee”, il MEF (Museo Ettore Fico) di via Cigna a Torino presenta, dal 2 novembre 2017 al 14 gennaio 2018, una nuova opera dell’artista torinese Daniele Galliano

Pinerolese di nascita, classe ’61 e autodidatta di formazione, Galliano è stato scoperto criticamente da Luca Beatrice e dagli anni Novanta a oggi ha conquistato rapidamente un ruolo di rilievo nel panorama della nuova pittura italiana. Ma non solo. Il “realismo fotografico” che, da sempre, caratterizza la sua produzione, gli ha permesso di partecipare a importanti mostre collettive e personali in tutto il mondo, fra cui le Biennali de L’Avana, quella di Venezia nel 2009 e quella di Khoci a Kerala nel 2016. Sue opere sono anche presenti in alcune fra le principali collezioni pubbliche e private, come la GAM di Torino, la GNAM di Roma e il MART di Trento e Rovereto. Al MEF, Galliano presenta una tempera/olio su tela di grandi dimensioni dal titolo “Anything”, realizzata nel 2017 e che ben sintetizza quel suo modo di concepire l’arte (fra realismo e iporealismo) come una sorta di “visione – scrive Mario Perniolache oscilla fra la miopia e il sogno”. E che, in quest’ottica, “costituirebbe un’interpretazione moderata di temi del postumano (paura, sesso, vita metropolitana) che, aumentando la distanza nei confronti del reale, li riconduce nell’alveo di un’esperienza artistica ed estetica tradizionale”. L’ospitata di Galliano, fanno sapere dal MEF, è il preludio di una nuova collaborazione con l’artista per un progetto site-specific, che verrà realizzato all’interno dei locali del “B+Ars” , Bistrot del Museo, nella prossima primavera. Il progetto prevede non solo la realizzazione di un affresco, ma anche un continuo work in progress con l’artista che sarà disponibile a incontri, scambi, e dialogo con i visitatori durante tutto l’arco di tempo necessario per la realizzazione dell’opera e parallelamente a un programma di incontri con le scuole a cura dell’area didattica dello stesso Museum.

G.M.

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MEF (Museo Ettore Fico), via Francesco Cigna 114, Torino – tel. 011/853065, www.museofico.itinfo@museofico.it

Arte (accessibile) in Galleria

In occasione di Artissima 2017, fiera internazionale d’arte contemporanea, la Galleria Umberto I ospiterà una selezione di opere degli artisti del panorama contemporaneo: Roberto Kosterle, Sylvie Romieu, Francesco Nonino, Elisa Bertaglia, Marco Vinicio, Horiki Katsutomi, Andrea Aquilanti, Marcello Jori, Giuseppe Chiari, Vasco Bendini, Antonin Strizek, Federico Guerri, Bruno Lucca, Greta Pasquini, Nico Mingozzi, Liselotte Frauenknecht, Angelo Molinari, Giancarlo Pacini, Bruno Ceccobelli, Marco Colazzo, Silvia Amodio, Sandro Beltramo e Simone Bubbico, in un percorso che vuole esplorare e creare, attraverso l’evoluzione del gusto, un collegamento diretto di conoscenza tra autore e fruitore. Arte accessibile, che scende dal piedistallo e si misura con le persone che, abitualmente, percorrono la Galleria per andare ad acquistare i prodotti del mercato di Porta Palazzo.L’arte contemporanea si presenta così non soltanto ai professionisti del settore ma a un pubblico più ampio, le opere infatti sono esposte fuori dal contesto in cui solitamente si trovano, e diventano non solo privilegio di una élite.

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Galleria Umberto I – 10122 Torino Ingresso gratuito dal 2 novembre al 2 dicembre dalle 10.00 alle 19.00

 

Iniziativa a cura di Laura Tabasso, Giovanni Pellegrini e Franco Tabacco – Yit architetti. In collaborazione con la galleria WEBER & WEBER Arte Moderna e Contemporanea, il MUSEO DEL DESIGN di Galliano Habitat e l’Associazione Commercianti Galleria Umberto I.

 

Il Sacro attraverso l’ordinario

Ultimi tre spettacoli nel Torinese e in Valle d’Aosta Domenica 5, mercoledì 8 e domenica 12 novembre
 

Si avvia alla conclusione la XXIV edizione di ISAO Festival - Il Sacro attraverso l’ordinario che, con il linguaggio del teatro e della musica, indaga gli intrecci tra il metafisico e il materiale.  Il cartellone 2017 ruota attorno al tema del paradiso inteso in un’accezione laica e spirituale (ma non religiosa), come dimensione di benessere, di qualità della vita, di costruzione condivisa di un futuro migliore. Il festival, ideato da “Il Mutamento Zona Castalia” con “Pop Economix” e “Mulino Ad Arte” – con la direzione artistica del regista e drammaturgo Giordano V. Amato si conclude con tre spettacoli che si terranno tra Torinese e Valle D’Aosta. Dopo la prima torinese di settembre, vanno in scena due repliche di “A noi vivi! Il Paradiso” de “Il Mutamento Zona Castalia” e “Progetto Cantoregi”,  domenica 5 novembre ad Almese (ore 17 all’ “Auditorium Magnetto”), in collaborazione con “Fabula Rasa”, e mercoledì 8 novembre a Donnas, in Valle D’Aosta (ore 14 alla Biblioteca Regionale Comprensoriale).  “A noi vivi! Il Paradiso” è uno spettacolo con bambini, che attraverso giochi, coreografie, suoni, musiche, performance circensi e momenti attoriali racconta storie tratte dall’antichità, per indicare che la costruzione di un mondo migliore può essere affidata ai più piccoli o agli adulti in grado di tornare al proprio spirito bambino. Domenica 12 novembre, il festival si sposta a Chivasso (ore 16, Teatro Comunale), dove viene proposto “Dasa, il bambino che sognava Buddha” de “Il Mutamento Zona Castalia”, scritto e diretto da Giordano Amato, con Eliana Cantone in scena. Rivolto al pubblico dei piccoli, ma non solo, lo spettacolo è la storia di Dasa, un bambino che incontra le idee del buddhismo tibetano attraverso un’intensa esperienza personale. Dasa è nato in Umbria, a Monteleto, vicino a Gubbio. Non sa molto di Francesco e di fratello lupo, però ama le storie antiche. Soprattutto quelle che vengono dal lontano Oriente. Ha un sogno ricorrente: montagne alte e innevate, animali che non ha mai visto in Italia. Insomma, Dasa sogna il Tibet. Ma sogna o ricorda? Un giorno suonano alla porta e l’avventura comincia.

g. m.

www.isaofestival.it - www.mutamento.org - info@mutamento.org  tel. 011.48.49.44 o 347.2377312 Fb: Isaofestival – Tw: @Isaofestival – Ig: il_mutamento_zc

 

“Caterina Boratto. La donna che visse tre volte”

Venerdì 3 novembre, ore 15, la presentazione a Monforte d’Alba, presso l’Auditorium della Fondazione Bottari Lattes

La biografia di una grande diva del cinema italiano dagli anni Trenta fino ai primi anni Ottanta, richiesta anche da Hollywood e contesa da registi come Guido Brignone, Alessandro Blasetti, Federico Fellini e Pier Paolo PasoliniÈ il libro Caterina Boratto. La donna che visse tre volte”, uscito per “Sabinae” e scritto dalla figlia Marina Ceratto, critica cinematografica e giornalista per molteplici quotidiani e settimanali nazionali, oltreché collaboratrice in vari programmi Rai.    Il libro, scritto in prima persona come fosse il diario della stessa Caterina Boratto (Torino 1915 Roma 2010) verrà presentato venerdì 3 novembre alle ore 15 presso l’Auditorium della Fondazione Bottari Lattes di Monforte d’Alba (via Marconi 16), dalla figlia Marina insieme al marito, il linguista e semiologo Fabio Sposini, curatore del volume. Tra cronaca e diario, l’autrice ripercorre la vita lunga e ricca di colpi di scena, anche drammatici, della madre.  Per la location della presentazione, la scelta di Monforte d’Alba, e in particolare della Fondazione Bottari Lattes, è stata determinata anche da motivi “famigliari”; il fratello dell’attrice, Filiberto, sposò infatti Stefania Passone, zia del monfortese Enrico Passone, e la Boratto ebbe dunque modo e piacere di soggiornare spesso in questo suggestivo angolo di Langa, storicamente celebre per il drammatico episodio dell’eresia catara che, intorno all’anno Mille, si diffuse in quei luoghi, con tragiche conseguenze, sotto la protezione della leggendaria Contessa Berta. La presentazione del libro sarà accompagnata dalle foto che ripercorrono la vita e l’attività dell’attrice che, grazie all’interpretazione di “Vivere!” divenne famosa anche Oltreoceano, ricevendo l’offerta di un contratto settennale addirittura dalla “Metro Goldwyn Mayer”; contratto che Caterina non riuscì tuttavia a portare a termine a causa della guerra che la costrinse a rientrare anticipatamente in Italia. Durante l’incontro non mancheranno anche le proiezioni di filmati d’epoca in cui Caterina Boratto canta “Solo tu” e il tenore Tito Schipa “Torna piccina mia”.  L’iniziativa si inserisce nelle “Veglie pomeridiane”, gli incontri organizzati dalla Biblioteca civica di Monforte d’Alba. 

g. m.

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“Caterina Boratto. La donna che visse tre volte” Ed. Sabinae”

Auditorium “Fondazione Bottari Lattes”, Monforte d’Alba (Cn), via Marconi 16, tel. 0173/789282 Ingresso libero fino a esaurimento posti Venerdì 3 novembre, ore 15

 

Una storia d’amore, il diario del re

A partire dal 31 ottobre 2017 la Biblioteca dei Musei Reali di Torino si arricchisce di un nuovo pregiato manoscritto contenente le memorie private di Vittorio Emanuele III, grazie alla donazione di Vittoria de Buzzaccarini il cui padre Brunoro fu per quattro anni aiutante di campo del re. L’Itinerario generale dopo il 1° giugno 1896, l’unico diario ad oggi ritrovato del sovrano, è una sorta di tributo, un atto d’amore del re a sua moglie, la regina Elena. Iniziato il giorno in cui i due futuri sposi si incontrarono e terminato il 24 ottobre 1946 in occasione delle loro nozze d’oro, si tratta di un’estrapolazione dai diari originali redatta dallo stesso Vittorio Emanuele III che raccoglie, oltre ai giorni trascorsi con la consorte, i numerosi impegni istituzionali del sovrano. Vittoria de Buzzaccarini sostiene che la decisione di donare il diario alla Biblioteca Reale dipende da più ragioni: “Prima di tutto credo che i libri, le pubblicazioni, le carte, soprattutto quelle così importanti, non vadano tenute o dimenticate nei cassetti, ma che debbano essere a disposizione degli studiosi per interrogarsi, ricercare e tramandare il pensiero di chi ci ha preceduto”. La scelta non poteva che cadere su un’istituzione che raccoglie già numerosi documenti riguardanti la famiglia reale. “Nella donazione ho coinvolto anche i miei figli” aggiunge “perché è un bene della nostra famiglia che ora diventa di tutti”. A seguito della consegna l’opera sarà inserita nel registro del patrimonio della Biblioteca Reale e sarà collocato nel fondo Casa Savoia quale “ex libris Vittoria de Buzzaccarini e figli”, a disposizione degli studiosi che vorranno approfondire gli studi sul cimelio. Il fondo Casa Savoia, di recente costituzione, riunisce materiali diversi relativi alla famiglia reale e reperiti nelle collezioni della Biblioteca. Tra i documenti si ricordano i diari di Carlo Felice e della consorte Maria Cristina, quelli di Maria Teresa, moglie di Carlo Alberto e autografi dello stesso sovrano, oltre a una raccolta denominata Archivio segreto di Carlo Alberto 1832-1833. Per l’occasione sarà allestito nel Salone monumentale della Biblioteca un percorso con documenti fotografici d’epoca riguardanti i viaggi del Vittorio Emanuele III, registrati dal re di suo pugno nel diario. La Casa editrice Nova Charta, fondata e diretta da Vittoria de Buzzaccarini, nel 2013 ha pubblicato una tiratura limitata facsimilare del diario e ha dedicato al prezioso documento il volume Sì è il re – memorie private di un sovrano, che contiene una serie di importanti contributi fra i quali un appassionante racconto storico intitolato La forza dell’amore, dedicato a Vittorio Emanuele III e a Elena di Montenegro.

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MUSEI REALI TORINO www.museireali.beniculturali.it Orari I Musei Reali sono aperti dal martedì alla domenica dalle 8,30 alle 19,30 Ore 8,30: apertura biglietteria, Corte d’onore di Palazzo Reale, Giardini Ore 9: apertura Palazzo Reale e Armeria, Galleria Sabauda, Museo di Antichità La Biblioteca Reale è aperta da lunedì a venerdì dalle 8 alle 19, sabato dalle 8 alle 14. La Sala di lettura è aperta da lunedì a mercoledì dalle 8,15 alle 18,45, da giovedì a sabato dalle 8,15 alle 13,45. Biglietti Musei Reali Torino Intero Euro 12 Ridotto Euro 6 (ragazzi dai 18 ai 25 anni). Gratuito per i minori 18 anni / insegnanti con scolaresche / guide turistiche / personale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali / membri ICOM / disabili e accompagnatori / possessori dell’Abbonamento Musei, della Torino+Piemonte Card e della Royal Card. Le mostre comprese nel biglietto di ingresso ai Musei Reali sono: – Confronti/3: Pittura come scultura. Cerano e un capolavoro del Seicento lombardo – Prima del bottone: accessori e ornamenti del vestiario nell’antichità (fino al 15 novembre) – Le bianche statuine. I biscuit di Palazzo Reale (fino al 14 gennaio 2018) – Scoperte/2: Le invenzioni di Grechetto (fino al 21 gennaio 2018) Ingresso e orario biglietteria presso Palazzo Reale, Piazzetta Reale 1 dalle ore 8,30 fino alle ore 18.

Arriva Napoleone a Palazzo Cavour

Lunedì 30 ottobre alle 12 a Palazzo Civico verrà presentata alla stampa la mostra I CINQUE VOLTI DEL TRIONFO.  Incontrato sui banchi di scuola, approfondito attraverso la letteratura ed il cinema, Napoleone Bonaparte ha un legame particolare e profondo con la città di Torino: ecco che la mostra J’Arrive. Napoleone Bonaparte, i cinque volti del trionfo, in collaborazione con la Fondation Napoléon, dopo aver conquistato tutto il mondo arriva in Piemonte a Palazzo Cavour, splendida dimora storica che con questo appuntamento si rilancia come punto di riferimento museale e culturale.Interverranno ALBERTO SACCO Assessore commercio e turismo Città di Torino LUIGI PIGNOCCA Sindaco del Comune di Loano LARA MARTINETTO responsabile pubbliche relazioni di Next Exhibition PIERRE BRANDA  curatore internazionale della mostra “J’Arrive” GIANNI OLIVA storico ed esperto dell’età napoleonica CHARLES BONAPARTE, Presidente di Destination Napoléon.

L’imbarazzo della corte inglese davanti alla vecchia sovrana: come lo spettatore di oggi

“Vittoria e Abdul” di Stephen Frears con Judi Dench

 

Fin dalle sue origini cinematografiche (My Beautiful Laudrette), ci aveva dato opere di ben maggior spessore Stephen Frears e aveva certo continuato, confezionando titoli che hanno pur detto qualcosa nella storia del cinema, non soltanto britannico. Da Le relazioni pericolose a Mary Reilly, da The Queen a Philomena. A Natale dello scorso anno ci era arrivato Florence reclamizzato oltre modo grazie all’etichetta Meryl Streep ma riconoscibilmente inferiore rispetto allo stesso soggetto francese firmato da un po’ meno pomposo Xavier Giannoli, oggi la programmazione fa scadere Vittoria e Abdul che vorrebbe essere ancora una picconata contro la indistruttibile muraglia della casa reale inglese, contro la lotta ai pregiudizi oggi tanto di moda (aver scoperto sette anni fa i diari – sinceri o no, non ha per nulla importanza, di quella dose d’opportunismo che ci potesse essere nella storia non se ne fa parola – del giovanotto indiano è stato per qualcuno una manna: e lo schermo sembrava essere già lì bell’e pronto, l’urgenza politica è un ottimo lasciapassare) ma che irrita soltanto per quell’aria di operetta e di inconsistenza affatto necessaria che il regista ha disseminato lungo tutto il film.

Partendo dall’arrivo a corte nel 1887 del ventiquattrenne Abdul Karim inviato a consegnare una medaglia, il mohur, che onori la sovrana e il suo regno, passando attraverso i primi sguardi e i primi sorrisi che fanno dire a Vittoria sessantenne “attraente” e che danno il via ad una amicizia tra colei che governa mezzo mondo e colui che da semplice impiegato delle carceri indiane passa al ruolo di “mushti” (maestro), di confidente, di importatore della cultura indiana, di membro di corte con moglie e suocera nerovestite al seguito, di insegnante di Indi e di Hordu, di sconosciute prelibatezze culinarie, di amico intimo, forse di innamorato, di colui che per la gran vicinanza ha sempre le orecchie tese anche per quel che riguarda la politica (ma pure di colui che un giorno fu beccato con le mani nel sacco a rubarsi gioielli dell’amata: “basato su fatti veri”, siamo avvisati all’inizio, “per lo più”). È chiaro che l’erede Bertie e la corte intera, servitù compresa, faccia aria di sommossa salvo poi ritirarsi nelle proprie stanze al primo urlo della vegliarda. Tutto suona sì simpatico, da svagato intrattenimento, a tratti ridicolo tuttavia, si preme sulla solitudine di lei che – sia detto tanto per sfatare per quel che si può il quadretto di vedova inconsolabile e timorata e puritana – già dopo la morte dell’amatissimo Albert aveva cercato e trovato conforto tra gli ardori di John Brown, già avvinazzato uomo di fiducia dello scomparso principe consorte e ti rendi conto che la passata incisività era tutta ben altra cosa, che il quadro della discendente all’indomani della morte di Lady D era dipinto con colori e con tratti personali ben più profondi. Va da sé che la rivolta non può avvenire che con il trapasso della sovrana, che ogni documento che possa ricordare “l’unione” (quanto mai allargata?) viene distrutto e Abdul cacciato, salvo poi ritrovarlo in patria, pochi anni dopo, davanti alla statua della “sua” regina a ricordare i giorni che furono.

Tutto è sontuoso, visivamente bello, i palazzi scelti per l’ambientazione, gli abiti, i particolari, le inquadrature, tutto è ricostruito con l’aiuto delle fotografie d’epoca (e chi lo voglia può anche fare il debito paragone tra l’originale Abdul e l’attore Ali Fazal che oggi lo impersona) ma tutto tremola come quel budino che viene servito a tavola e che tanto interessa a Frears, come i primi piani, come gli occhi ripetutamente “descritti”, come i visi della corte genuflessi e spaventatissimi. Chi resta ben salda in piedi è la prova superba di Judi Dench (per la seconda volta veste gli abiti e la corona di Vittoria, era già stata La mia regina con John Madden nel ’97), testarda, irascibile, rattristata e sola contro tutti, sognante, capricciosa, una gamma tutta da vedere d’espressioni che unica cerca di rimetterti un po’ in accordo con un film per altri versi davvero zoppicante, di pura illustrazione e quasi non necessario (dove persino il nostro Puccini, canterino con la Manon Lescaut, suona imbarazzante, come la sovrana: ma forse Frears è convinto di doversi qui omaggiare guardando al precedente Florence).

FORMA 4! Design&Image

Con Fabrizio Giugiaro la seconda edizione del master in “Immagine, Design e Comunicazione” ideato da Forte di Bard e Montura Editing

Al via la seconda edizione di “FORMA 4! Design and Image”, progetto ideato da Forte di Bard insieme a Montura Editing (azienda italiana leader nel settore dell’abbigliamento e delle calzature per la montagna e l’outdoor) e   rivolto ad appassionati dell’immagine nei campi del design, della fotografia e ricerca della forma.Il Master, in programma sabato 11 e domenica 12 novembre prossimi, sarà curato dal noto architetto e designer Fabrizio Giugiaro, style-director di “Giugiaro Design”, azienda che dal 1981 sviluppa e segue progetti non-automotive (treni, aerei, barche e moto), nonché fondatore della “Giugiaro Architettura”, società che si occupa di progetti nazionali e internazionali riguardanti tutti gli aspetti del design, della quale è presidente e direttore creativo.

Grazie al coinvolgimento di docenti di fama internazionale – designer, fotografi, professionisti della comunicazione e architetti – il Master avrà modalità residenziale con l’opportunità di vivere un’esperienza full immersion e consentirà a studenti di design, architettura, fotografia, comunicazione, creativi, artisti, imprenditori, designer, artigiani, e a tutti coloro che coltivano la passione della fotografia, di incontrare grandi professionisti ed entrare in contatto con il loro bagaglio di esperienze, confrontandosi con una case study sul campo per scambiare opinioni e suggestioni utili per le proprie creazioni amatoriali e/o professionali. Partner del progetto, per il secondo anno, è la Chambre Valdôtaine attraverso la concessione di dodici Borse di partecipazione ad imprese valdostane cui viene offerta una preziosa opportunità per la crescita e l’aggiornamento professionale. Obiettivo del Master, infatti, è stimolare la creatività e fornire nuovi possibili spunti nell’attività lavorativa valorizzando le imprese del territorio e le loro professionalità in un percorso formativo molto importante. Ai fini della partecipazione si richiede la dotazione di apparecchio fotografico digitale anche amatoriale.

g.m.

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Per info e prenotazioni, rivolgersi a Associazione Forte di Bard, tel. + 39 0125 833886eventi@fortedibard.it | www.fortedibard.it

 

 

 

 

Fotografare la natura selvaggia

Mostra a cura di Paola Colombari e Valerio Tazzetti Dal 27 ottobre al 24 novembre 2017 Spazio espositivo Ersel ! Piazza Solferino 11, Torino Orario di apertura: dal lunedì al venerdì, ore 10.00 -18.00

Lo Spazio Ersel ospiterà a Torino dal 27 ottobre al 24 novembre la prima esposizione italiana dell’artista scozzese David Yarrow, il più importante fotografo al mondo di fotografie Fine Art di animali e natura selvaggia. La mostra “Nella Natura Selvaggia” di David Yarrow è stata realizzata in collaborazione con Valerio Tazzetti di Photo & Contemporary e Paola Colombari che rappresenta l’artista in Italia. David Yarrow Fotografo tra i più originali, Ambassador UK per Nikon, è supportato dalla Tusk Foundation del Principe William d’Inghilterra ed ha partecipato all’Asta di Gala della Fondazione di Leonardo Di Caprio da sempre in prima fila per tutelare e salvaguardare il Pianeta attraverso l’adozione e la diffusione di comportamenti ecosostenibili. David Yarrow indaga in modi inaspettati e sorprendenti il “Regno Animale” facendoci sentire quell’oscura sensazione libera che vive al di fuori della nostra percezione umana. Le trasposizioni delle sue grandi immagini in bianco e nero mostrano la forza, la bellezza e la potenza di tigri, leoni, zebre, elefanti, rinoceronti con una tecnica del tutto personale, nell’approcciare l’animale nella sua naturalezza, senza sorprenderlo e immortalandolo con l’obiettivo nella sua essenza selvaggia. Soggetti ripresi spesso frontalmente per interagire più profondamente con la bellezza dei loro sguardi, animali che diventano personaggi surreali e onirici, sospesi per sempre nel tempo.

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Fotografo internazionale presente in alcuni Musei come il Perot Museum di Dallas, il New Museum of Natural History del Missouri e Bührle Museum di Zurigo, è presente anche in molte prestigiose gallerie in America ed in Europa. Case d’asta internazionali come Sotheby’s hanno recentemente fatto registrare record importanti per le sue fotografie. La mostra “ Nella natura selvaggia” è composta da una quindicina di straordinarie opere in formato Small, Standard e Large con appassionanti scatti realizzati nei suoi ultimi viaggi in Nigeria, Kenia, Yellowstone, Congo e non ultima la sua esperienza in Corea del Nord. Cacciatore di anime feline e arcaiche e di paesaggi reconditi nel tempo, David Yarrow non sfida l’immagine, ne’ la costruisce ma interagisce con essa portando lo spettatore in quel misterioso mondo che diventa una vibrazione costante tra realtà e metafisica. David Yarrow è attratto non solo dalla fauna selvatica ma le sue indagini fotografiche spesso immortalano anche città fantasma, tribù o comunità “tribali”, come Green Bay o Dortmund o grandi uomini come Arnold Palmer ad Augusta. Per l’artista” un’immagine è un momento poetico e non ripetibile e trascende ogni livello richiedendo una quantità di tempo nella preparazione, coraggio creativo e fluidità tecnica”. David Yarrow attraverso le sue opere fotografiche narra anche la vita dell’uomo e delle società lontane dal nostro mondo occidentale, sospese nel tempo come le ultime bellissime immagini fotografiche di Makoko, detta anche la “Venezia nera o Venezia D’Africa”. Si tratta di una baraccopoli situata alla periferia di Lagos in Nigeria, un villaggio di pescatori dove dal XVIII secolo vivono quasi centomila persone su palafitte di legno collegate tra loro da dei canali e percorse dagli abitanti in canoa. David Yarrow s’immerge in questa realtà e crea un set naturale, immergendosi nell’acqua e fotografando da angolature estreme immortala le tradizioni ed i visi del Togo e del Benin. A Febbraio David Yarrow ha scattato le sue prime impressioni sul suolo dello Zaire, il paese che era chiamato la Repubblica Democratica del Congo. “Rimane l’eredità pesante ed infame del Belgio – la lingua francese, l’architettura belga e un modesto appunto di cucina francese, ma questa non è una “Valle Felice” coloniale – la RDC è stata una violenta “Valle della Morte”, così David Yarrow sente che la povera popolazione di 67 milioni di persone ancora subisce l’influenza del colonialismo. Nel Congo ci sono i meravigliosi scimpanzè. “Imporsi nell’habitat delle foreste pluviali di Silverbacks, più di 10.000 piedi, richiede rispetto e talvolta un approccio abbastanza brusco, per questi ritratti volevo lavorare con una lente corta quanto tecnicamente pratica. Questo significa arrivare il più vicino possibile senza incorrere nella collera del Silverback o del ranger di piombo”. Nascono così i meravigliosi ritratti di “Silverbacks”, “Guhonda” “Congo” e “All Our Yesterdays” in cui i volti sembrano antichi quadri non di primati ma di antenati delle nostre radici, eleganti e intensi nel loro bianco e nero. Un colore arcaico che ci riporta alla nostra natura cosmica. Possiamo definire David Yarrow l’artista della luce, che attraverso la sua tecnica e la potenza delle sue immagini ci fa sentire la bellezza degli animali quasi accarezzandoli da vicino.In occasione della mostra “Nella Natura Selvaggia” David Yarrow presenterà una Lecture con alcuni video che illustreranno il suo approccio con la fauna selvatica e illustrerà i suoi viaggi avventurosi in continenti estremi dove la natura è ancora incontaminata. La mostra sarà corredata dal bellissimo libro “ Nella Natura Selvaggia” edito da Rizzoli Libri.

Rivoluzione d’ottobre: la (pseudo) uguaglianza uccise la libertà

DI PIER FRANCO QUAGLIENI

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Secondo il calendario giuliano questi sono i giorni decisivi della Rivoluzione d’ Ottobre , che accadde secondo il calendario russo in novembre e di cui si ricorda il centenario quest’anno e stanno già incominciando le commemorazioni ed, a volte, anche le celebrazioni di un evento che certo ha modificato radicalmente la storia del ‘900 Ricordo che ogni anno il Pci torinese , per tanti anni, celebrò quella data con una grande manifestazione al teatro Alfieri.A Mosca le celebrazioni erano molto solenni con parate militari nello spirito più puro del militarismo sovietico che oggi sopravvive solo nel regime nord coreano.  Non credo che il Pd attuale celebrerà il centenario e mi stupirei se accadesse.  Sicuramente la sinistra cosiddetta radicale e gli ex PD coglieranno l’occasione per ribadire il loro ideologismo che appare particolarmente stantio in un quadro storico nel quale quella Rivoluzione perse “la spinta propulsiva”, come disse Enrico Berlinguer,  già molti anni prima del crollo del Muro di Berlino. Ma oggi quella Rivoluzione che segnò anche la fine dei Romanoff con un bagno di sangue davvero selvaggio,va vista con il distacco dei cent’anni e ne va confutata in primis proprio la spinta propulsiva liberatrice che indusse in errore anche Gobetti il quale parlo ‘ di una rivoluzione liberale riferendosi alla Rivoluzione d’Ottobre .  Sicuramente c’è un tratto che lega la Rivoluzione leninista russa con il giacobinismo della Rivoluzione francese che finì di far naufragare gli ideali della liberté e della fraternitè a colpi di ghigliottina e di terrore,in nome di una egalité che si rivelò già nel 1700 un ‘utopia, se vogliamo ,generosa,ma impossibile da realizzare in una regime liberale. Le parole critiche di Tocqueville sulla Rivoluzione si potrebbero adattare alla Rivoluzione russa.

 

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François Furet ha scritto pagine conclusive sul nesso stretto che lega il terrore robesperriano a quello leninista.Un terrore non meno feroce in Trotzkij e portato alle estreme conseguenze da Stalin che prosegui l’opera di Lenin e non fu invece,come venne affermato erroneamente,colui che fece naufragare la Rivoluzione nel totalitarismo soffocatore di ogni dignità umana e di ogni libertà .Tutta la Rivoluzione, nel suo insieme infatti , fu un che di mostruoso che non trova giustificazione neppure nel regime tirannico zarista che stava ,sia pure molto lentamente, evolvendosi. Il fatto delle sconfitte dell’esercito russo nella Grande Guerra – una sorta di immenso suicidio collettivo europeo -fu l’elemento che consentì ai bolscevichi, guidati da Lenin, la Rivoluzione che travolse anche la Chiesa ortodossa con l’instaurazione di un regime negatore di ogni libertà religiosa: all’”oppio dei popoli “ religioso venne sostituito un oppio politico che impedì ogni libertà e ogni dissenso nell’impero sovietico. L’ateismo di Stato travolse ogni idea di laicità dello Stato propria del liberalismo. L’idea di Lenin e di Stalin non fu solo quella di una rivoluzione sociale,ma di “una purificazione” della Russia in maniera ancora più radicale di quella tentata in Francia dai giacobini. Solo apparentemente in Russia si creò un regime ispirato ai valori della giustizia sociale perché le élites rivoluzionarie si sostituirono al popolo che non sarebbe stato comunque pronto a vivere l’esperienza dei Soviet.La Russia era un paese agricolo arretrato e quell’esperienza sovietica era applicabile solo attraverso l’uso della forza e non certo con l’esercizio della democrazia ,incompatibile con il partito unico.Con l’abolizione della proprietà privata venne anche requisita ogni forma di libertà e la tragedia dei gulag non fu un momento eccezionale di quel regime,ma il naturale sbocco di scelte già annunciate con le cannonate dell’”Aurora” a San Pietroburgo .Non si tratto’ di una cattiva lettura del marxismo ,ma di una applicazione burocratica dei suoi principi.Non ci furono degenerazioni con Stalin se non molto parziali perché tutto era già insito nel marxismo leninista.

 

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Con la Rivoluzione venne travolta con solo la dinastia dei Romanoff,ma anche la grande Russia umanitaria di Tolstoj. Mia moglie, di origini russe, ha avuto il nonno e l’intera famiglia massacrata dai bolscevichi e i racconti di mio suocero sono una testimonianza che lui non volle mai scrivere,ma che invece resta un qualcosa di importante.  In Italia ci fu chi già nel 1917 e soprattutto dopo la fine della Prima Guerra mondiale si lasciò infatuare dalla Rivoluzione russa che portò ad uno spirito sovversivo pseudo rivoluzionario che paradossalmente favorì il fascismo.  Un Paese vittorioso fu preda dell’ingovernabilità e di una vera e propria guerra civile in cui il fascismo prevalse.  Vanno rilette le pagine di Ernest Nolte che collegano la genesi dei fascismi europei con la nascita della Russia sovietica.Il ragionamento di Nolte e’ forse ,diciamo così ,troppo drasticamente teutonico,ma un fondo di verità c’è sicuramente nel vedere l’inizio delle tragedie europee nella Rivoluzione sovietica. > L’utopia collettivistica, imposta con la violenza, che si fa Stato con l’esplicito programma di liberare tutto il mondo del proletariato ,abbattendo gli Stati borghesi oppressivi,ha provocato danni immensi proprio ai valori e ai diritti umani più elementari che sono stati schiacciati in URSS e in tutti i paesi comunisti.  Uno scrittore forse un po’ retorico ha detto che la falce rivoluzionaria ha mietuto più teste che spighe e il martello ha forgiato più spade che aratri.La realtà resta tuttavia quella,malgrado quel simbolo abbia entusiasmato milioni di uomini che lo hanno anche erroneamente identificato, sull’onda della propaganda, come emblema di pace. Con il regime instaurato in Russia cent’anni fa venne compromessa la libertà economica e la libertà politica,quest’ultima garantita almeno parzialmente nelle odiate democrazie occidentali potenzialmente votate al fascismo, secondo una vulgata marxista rimasta in voga per decenni.  

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La storia, con la caduta del Muro nel novembre 1989, ha reso giustizia ed ha fatto risaltare le ragioni ed i torti, senza possibilità di errore, del regime sovietico. Aveva ragione Norberto Bobbio quando scriveva che la caduta del regime socialista in URSS lasciava inalterato ed irrisolto il problema della eguaglianza tra gli uomini e della giustizia sociale più in generale,anche se il socialismo democratico europeo aveva fatto dei grandi passi verso una società libera più giusta in termini sociali. Ad affermare i valori del’eguaglianza in effetti era stato il Vangelo e non Lenin ,anche se l’eguaglianza non può essere intesa come livellamento forzato negatore di ogni libertà individuale,ma va vista come tutela della dignità umana di tutti e come eguaglianza nei punti di partenza nel senso di offrire a tutti eguali potenzialità di sviluppo e di piena realizzazione della propria vita . Nicola Tranfaglia all’indomani dalla caduta del Muro scrisse che il socialismo, dopo l’esperienza sovietica, tornava ad essere un’ utopia: il massimo disconoscimento possibile per un socialismo che Marx definiva scientifico,opponendolo ai socialismi utopistici premarxisti. In effetti fu l’interpretazione leninista del marxismo a rendere la dottrina marxista capace di realizzare una rivoluzione in un paese dove Marx non avrebbe mai pensato che si potesse realizzare. Marx guardava ai paesi industrialmente avanzati, Lenin realizzò la rivoluzione in uno dei paesi più arretrati, così come Mao fece in Cina.Marx in fondo fu un filosofo e un economista, ma non un agitatore politico e tanto meno un rivoluzionario. Pensiero ed azione in lui restarono separati. In Lenin si fusero creando uno strumento politico -rivoluzionario destinato a segnare un secolo considerato “breve” proprio perché collegato con la nascita, lo sviluppo e la fine di quella Rivoluzione del 1917.

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