Modifica della circolazione tra Torino Rebaudengo e Germagnano

Sono previste modifiche alla circolazione per lavori infrastrutturali, programmati dal pomeriggio di sabato 10 a domenica 11 gennaio, sulla linea Torino Rebaudengo – Ciriè – Germagnano. Per dotare la rete della possibilità di circolazione dei treni a doppio senso di marcia e per rinnovare i sistemi di gestione della circolazione, in accordo con la Regione Piemonte, la circolazione ferroviaria sarà interrotta il pomeriggio di sabato 10 gennaio e per l’intera giornata di domenica 11 gennaio. Regionale di Trenitalia ha riprogrammato l’offerta oer garantire la continuità del servizio e limitare l’impatto dei lavori sul territorio. Il servizio verrà garantito con bus nella tratta Torino Rebaudengo-Ciriè-Germagnano, con fermate intermedie previste dalla linea. I treni delle linee SFM 6 (Torino Aeroporto di Caselle-Asti), SFM 7 (Ciriè-Fossano) e SFM 4 (Germagnano-Alba) iniziano e terminano la loro corsa a Torino Stura.

Sui bus non sono ammessi animali di grossa taglia (eccetto cani da assistenza) e il trasporto bici.

Mara Martellotta

Angoli torinesi, il Bastion Verde

Il Bastion Verde di Torino, anche chiamato “degli angeli” è un luogo dove la storia militare si fonde armoniosamente con la bellezza naturale. Situato all’interno dei Giardini Reali di Torino, è una delle ultime testimonianze di quella che fu la consistente cinta fortificata della città, oggi trasformata in un’area di svago e relax, ma che conserva ancora tutto il fascino della sua origine: 800 metri lineari di mura a pochi passi dal Palazzo Reale progettato dal geniale architetto cinquecentesco Ascanio Vitozzi. Il suo nome deriva dal fatto che Vittorio Emanuele II lo fece dipingere di verde e ricoprire di edera, in omaggio a sua moglie.

Il Bastion Verde è parte del sistema difensivo che, a partire dal XVII secolo, venne costruito Per proteggere Torino dalle invasioni. La cittadella fortificata, che comprendeva bastioni, mura e torri, si estendeva lungo le colline che sovrastano il fiume Po e rappresentava uno degli esempi più significativi della fortificazione barocca in Italia. Torino, allora capitale del Ducato di Savoia, aveva una posizione strategica e un apparato difensivo che rispondeva alle esigenze di protezione contro minacce provenienti sia da sud (dalla Francia) che da altre direzioni. Come gli altri bastioni della città, faceva parte di una serie di fortificazioni che vennero realizzate tra il 1668 e il 1700, con il progetto di Amedeo di Castellamonte, uno degli architetti più influenti dell’epoca. La struttura doveva garantire un buon punto di osservazione e difesa, ma allo stesso tempo integrarsi nel contesto urbanistico e paesaggistico che Torino stava sviluppando. Oggi, il bastione è circondato da un ampio parco verde che ne attenua la severità militare originaria, donando al sito un aspetto più accogliente e rilassante, ma senza perdere la sua forte identità storica. Con il tempo, le funzioni militari del Bastion Verde sono venute meno e l’area ha subito un processo di recupero e valorizzazione che ha permesso di restituirla alla cittadinanza come un parco pubblico ben curato, dotato di panchine, vialetti e ampie zone ombreggiate che rendono l’area perfetta per passeggiate e relax. L’elemento più interessante del parco è la sua capacità di mescolare il verde con la storia. Una delle caratteristiche più apprezzate del Bastion Verde è la sua posizione sopraelevata rispetto alla città. Dal bastione, infatti, si gode di una vista spettacolare su Torino e sulla collina torinese che si estende dalle Alpi all’orizzonte, con una prospettiva che lo rende un luogo privilegiato per osservare la città dall’alto, in particolare al tramonto, quando la luce dorata avvolge il panorama.

Maria La Barbera

Grimaldi (Avs): “Enel ignora la clausola sociale, 7.000 lavoratori a rischio”

Il tentativo di Enel di aggirare la clausola sociale nei nuovi bandi di gara per i servizi di customer care è un attacco frontale ai diritti di migliaia di lavoratrici e lavoratori. È inaccettabile che un’azienda partecipata dallo Stato scarichi i costi della competizione sul lavoro, imponendo trasferimenti forzati e precarietà.
Lo afferma Marco Grimaldi di Avs.
Dietro la retorica dell’innovazione – prosegue il vicecapogruppo rossoverde alla Camera – si cela la solita logica del massimo ribasso, che cancella la dignità del lavoro e ignora il contratto nazionale delle Telecomunicazioni appena rinnovato. La clausola sociale non è un optional: è una conquista di civiltà, sancita dalla legge e dai contratti collettivi, che ha garantito continuità occupazionale a decine di migliaia di addetti nei cambi di appalto.
Il governo non può restare a guardare. Chiediamo alla Presidenza del Consiglio e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy di intervenire immediatamente su Enel per fermare questi bandi e garantire il rispetto della clausola sociale e della territorialità. Non possiamo permettere che 7.000 lavoratori diventino ostaggi di un modello di esternalizzazione selvaggio.
O si sta con il lavoro, o con chi lo smantella – conclude Grimaldi –. Noi stiamo con chi sciopera e presidia le sedi Enel per difendere il proprio futuro.

L’acqua di Torino: cosa beviamo davvero quando apriamo il rubinetto

SCOPRI -TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

Per molti torinesi è un gesto automatico: aprire il rubinetto, riempire un bicchiere, bere. Un’azione quotidiana che raramente solleva domande. Eppure, dietro quell’acqua limpida che scorre nelle case della città, si nasconde un sistema complesso fatto di sorgenti, falde, controlli costanti e scelte individuali che raccontano molto del nostro rapporto con la salute e con l’ambiente.
Negli ultimi anni, il tema della qualità dell’acqua potabile è tornato al centro dell’attenzione pubblica. Complici le preoccupazioni legate all’inquinamento, alla presenza di nuove sostanze chimiche e alla crescente diffidenza verso ciò che non è imbottigliato, sempre più cittadini si chiedono se l’acqua del rubinetto di Torino sia davvero sicura.
Da dove arriva l’acqua che beviamo a Torino
L’acqua potabile che arriva nelle case torinesi proviene in larga parte da falde sotterranee profonde, alimentate dalle acque che scendono dalle Alpi e si infiltrano nel sottosuolo della pianura. Si tratta di risorse considerate, dal punto di vista idrogeologico, tra le più protette, perché naturalmente filtrate dagli strati di ghiaia e sabbia che caratterizzano il territorio.
A queste si aggiungono, in misura minore, captazioni superficiali e risorse di riserva utilizzate soprattutto nei periodi di maggiore richiesta o in situazioni di emergenza. L’intero sistema è gestito attraverso una rete di acquedotti che serve non solo il capoluogo, ma gran parte dell’area metropolitana.
I controlli: cosa dicono le analisi ufficiali
La qualità dell’acqua potabile viene verificata con migliaia di analisi ogni anno, effettuate sia dal gestore del servizio idrico sia dagli enti pubblici di controllo. Le verifiche riguardano parametri microbiologici, chimici e fisici: dai batteri ai nitrati, dai metalli pesanti ai residui di sostanze industriali.
Secondo i dati diffusi negli ultimi anni dagli organismi regionali di monitoraggio ambientale, l’acqua distribuita a Torino rispetta i limiti previsti dalla normativa nazionale ed europea. Particolare attenzione è stata rivolta alla presenza delle cosiddette sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), composti chimici molto persistenti nell’ambiente. Le analisi condotte sul territorio torinese indicano valori inferiori alle soglie che entreranno in vigore con le prossime normative europee.
In altre parole, allo stato attuale non emergono criticità tali da sconsigliare il consumo dell’acqua del rubinetto.
Rubinetto, bottiglia o filtro? Le scelte dei torinesi
Nonostante questo quadro rassicurante, le abitudini raccontano un’altra storia. Torino, come il resto d’Italia, resta uno dei Paesi europei con il più alto consumo di acqua minerale imbottigliata. Una scelta spesso legata al gusto, alla comodità o a una percezione di maggiore sicurezza.
Accanto alla bottiglia, negli ultimi anni si è diffuso l’uso di filtri domestici, dalle caraffe ai sistemi applicati direttamente al rubinetto. Gli studi disponibili indicano che questi dispositivi possono migliorare il sapore dell’acqua e ridurre alcune sostanze, ma non sono progettati per eliminare tutti i contaminanti, soprattutto quelli più complessi. Inoltre, se non correttamente mantenuti, possono perdere efficacia nel tempo.
L’acqua in bottiglia: quanta arriva dal Piemonte
Il Piemonte è una delle regioni italiane più ricche di sorgenti utilizzate per l’imbottigliamento. Molte delle acque presenti sugli scaffali dei supermercati nascono tra le valli alpine, in contesti montani lontani dai grandi centri abitati.
Dalle valli del Cuneese, ad esempio, sgorgano alcune delle acque minerali più conosciute, caratterizzate da una mineralizzazione molto bassa. Altre sorgenti si trovano tra il Biellese e il Verbano, dove l’acqua attraversa rocce antiche e acquista composizioni diverse per contenuto di sali minerali. Nel Torinese e nelle aree limitrofe sono presenti anche fonti storiche, sfruttate in passato a scopo termale o imbottigliate su scala più ridotta.
Si tratta di acque con caratteristiche differenti, ma non necessariamente “più sicure” rispetto a quella del rubinetto: acqua minerale e acqua potabile rispondono a normative diverse, ma entrambe sono soggette a controlli rigorosi.
Plastica, ambiente e nuove abitudini
Il consumo di acqua in bottiglia ha un impatto ambientale significativo, soprattutto in termini di produzione e smaltimento della plastica. Per questo motivo, negli ultimi anni si sono moltiplicate anche nel Torinese le fontane pubbliche di acqua potabile, che permettono di riempire borracce e contenitori riutilizzabili, riducendo i rifiuti.
Un segnale di cambiamento lento, ma costante, che accompagna una maggiore attenzione al tema della sostenibilità e alla fiducia nelle infrastrutture pubbliche.
Una sicurezza che passa dall’informazione
Alla luce dei dati disponibili, bere l’acqua del rubinetto a Torino è considerato sicuro. Ma la sicurezza, da sola, non basta: serve anche trasparenza, informazione e consapevolezza. Sapere da dove arriva l’acqua, come viene controllata e quali sono le reali differenze rispetto a quella imbottigliata può aiutare i cittadini a compiere scelte più informate.
Perché dietro un gesto semplice come bere un bicchiere d’acqua, si intrecciano questioni ambientali, sanitarie ed economiche che riguardano tutti. Anche e soprattutto Sotto casa.
NOEMI GARIANO

Mexican Swim Standoff: il successo di Team Dimensione Nuoto 

Mexican Swim Standoff: TDN a segno in diversi duelli, molti atleti sui podi virtuali, bene le staffette
Nell’intenso pomeriggio di gare in occasione del Mexican Swim Standoff alla piscina Usmiani di Torino, il Team Dimensione Nuoto ha espresso una buona prestazione tecnica complessiva grazie ad alcune notevoli individualità e ad una consolidata compattezza nelle staffette.

L’evento tanto esaltante quanto impegnativo, con il TDN impegnato sia sui blocchi e tra le corsie, sia dietro le quinte, essendo la società organizzatrice della manifestazione (grazie al nutrito gruppo di volontari che ha contribuito in maniera determinante), ha regalato alcuni “successi casalinghi”.

Davide Principato (Cadetti) si impone nei 50 e nei 100 rana con Andrea Vacchino (Cadetti) terzo proprio nei 100, Tommaso Dadone (Cadetti) è primo nei 50 dorso in e secondo nei 100 farfalla, Leonardo Surico (Ragazzi) domina i 200 misti e chiude al secondo posto i 50 farfalla. Inoltre, Luca Senestro (Juniores) è primo 400 stile libero, Ilaria Ferrario (Cadetti) vince gli 800 stile libero, Gloria Zanusso (Cadetti) è la migliore nei 50 stile libero, Bianca Tassinario (Ragazze) fa sua la sfida dei 100 stile libero, Arianna Rosso (Ragazze) mette tutte in riga nei 100 dorso, Laerte Sfolcini (Juniores) è primo nei 50 dorso davanti a Filippo Ponassi mentre Aurora Tudisco (Ragazze) vince i 50 farfalla, Jolanda Voyron terza.

Mara Martellotta

Con l’Orchestra Filarmonica di Torino Erica Piccotti in  “Dolci carezze” 

Sarà un viaggio tra armonie luminose e contrasti espressivi, quello che l’orchestra Filarmonica di Torino propone per il prossimo appuntamento concertistico intitolato “Dolci carezze”, in programma il 13 gennaio 2026, alle ore 21, presso il Conservatorio Verdi di Torino. Sul palco il primo violino Sergio Lamberto , in veste di maestro concertatore, guiderà l’orchestra affiancato dalla violoncellista Erica Piccotti, una delle giovani stelle della stagione “One Way Memories”. Talento precoce, premiata in numerosi concorsi internazionali, nel 2020 e stata Young Artist of the Year agli International Classical Music Awards. Picciotti svolge una intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Insieme esploreranno un ologramma che unisce l’eleganza del classicismo viennese a una sorprendente incursione nella musica contemporanea. Il concerto si aprirà con la giovanile Sinfonia n.5 in si bemolle maggiore K22 di Mozart. Composta a soli 9 anni, mentre Mozart si trovava a l’Aia durante il gran tour della sua famiglia, l’opera è un distillato di freschezza e grazia che introduce l’ascoltatore nelle armonie pure e leggere del Settecento. A creare un audace e intenso contrasto, l’orchestra di Erica Piccotti eseguirà Hell 1 per violoncello e archi di Giovanni Sollima, tratto da Songs from the Divine Comedy. Questo brano, ispirato alla Divina Commedia di Dante, rappresenta un momento di espressione vivida e contemporanea, portando in secca sonorità ricche di pathos e forza drammatica, un linguaggio espressivo e senza filtri che dialoga con la classicità attraverso l’intensità emotiva. Il percorso prosegue con due capolavori di Haydn. La Piccotti tornerà sul palco per il Concerto n.2 in re maggiore per violoncello e orchestra Hob VIIb:2, uno dei concerti più amati del repertorio. Composto nel 1783, e destinato al primo violoncello del principe, il boemo Antonin Kraft, musicista dall’eccezionale talento, il concerto celebra la virtuosità lirica dello strumento in un contesto di serena architettura formale. Il programma si conclude con la Sinfonia n.44 in mi minore Hobi:44 Sinfonia funebre, che rappresenta un esempio eccelso del periodo “Sturm und drang” di Haydn, un’opera che unisce il tumulto e la tensione emotiva a una scrittura elegante, raggiungendo un’intensità che non scivola mai nella disperazione, ma mantiene un’atmosfera coinvolgente e solenne.

“Con OFT – commenta Erica Piccotti – porteremo nella sala del Conservatorio un programma coinvolgente. Eseguirò per la prima volta Hell 1 di Sollima, e seguo il suo lavoro sin da bambina, quando di nascosto, poiché troppo giovane, ascoltavo le sue lezioni ai corsi di perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. E poi il Concerto n.2 di Haydn, un brano noto e amato dai violoncellisti, quasi un banco di prova, perché è spesso richiesto nelle audizioni e nei concorsi di tutto il mondo. In questo brano Haydn, probabilmente con l’aiuto di Antonin Kraft, esalta con grande eleganza e gusto le qualità liriche e virtuosistiche dello strumento. In questi brani ci riflettiamo e ci troviamo ogni volta cambiati”.

Come da tradizione, ogni concerto si aprirà con una storia ispirata al brano musicale, scritto appositamente per OFT dal giornalista e musicista Lorenzo Montanaro. La lettura del testo che accompagna dentro la musica è affidata all’Associazione Liberi Pensatori Paul Valéry e all’Accademia di formazione teatrale Mario Brusa di Torino.

Il concerto del 13 gennaio è preceduto da due momenti di prova aperti al pubblico. L’Ochestra Filarmonica di Torino apre al pubblico per consentire di vedere gli artisti mentre studiano e si esercitano con il direttore, e il lunedì mentre eseguono la prova filata prima del concerto. La prova generale è in calendario il 12 gennaio, alle 18.30, presso il Teatro Vittoria di via Gramsci 4. La prova di lavoro di domenica 11 gennaio, dalle 10 alle 13, è in programma in via Baltea 3 nello spazio multifunzionale del quartiere Aurora. I biglietti sono in vendita presso l’Orchestra Filarmonica di Torino. Sono acquistabili su www.oft.it – 011533387-biglietteria@oft.it

Mara Martellotta

Foto Laure Jacquemin

Usi l’assegno? Devi firmare due volte

Buongiorno, qui è l’agenzia UNICREDIT, dovrebbe passare con urgenza per regolarizzare un’operazione”. La voce dell’addetto è gentile ma ferma e non ammette molte possibilità: è la viglia di Natale, fa un freddo pungente, tira vento, ma bisogna correre per “regolarizzare”.

 

Timoroso che si trattasse di un tentativo di addebito pirata, mi sono precipitato in agenzia, scoprendo con stupore che si trattava di ben altro.

“E’ arrivato un assegno sul suo conto, è necessario firmare una manleva per l’addebito perché il QR code non ha riconosciuto la sua firma”.

Casco dalle nuvole, chiedo di esaminare l’assegno che compare a video: tutto regolare, firma ovviamente autentica (avevo pagato una polizza assicurativa il giorno prima), ma operazione bloccata.

Ho chiesto chiarimenti e mi sono state fornite giustificazioni a dir poco puerili: “E’ nel suo interesse, se la macchina non riconosce la firma, potrebbe addebitarle un assegno irregolare”.

Cerchiamo di capire: gli assegni arrivano in agenzia e non sono esaminati da un impiegato che controlla data, importo, beneficiario, firma, ma da un misterioso algoritmo; e se la firma non gli sembra conforme, blocca tutto.

Il solerte impiegato, da me richiesto di riconoscere la mia firma, ha ammesso che era tutto a posto; “Ma non si sa mai, se il QR code non autorizza, non possiamo procedere”.

Nel mio interesse, ovviamente.

Quindi secondo lui è ipotizzabile che uno sconosciuto abbia trovato il mio libretto di assegni per terra, lo abbia riconosciuto come mio, abbia falsificato la mia firma per pagare una sua polizza assicurativa; ovviamente con la complicità della compagnia che gli ha dato quietanza contro un assegno con firma falsa di un’altra persona…

Posso avanzare un’ipotesi provocatoria (ma che temo realistica?): le banche non vogliono che usiamo gli assegni per obbligarci ad usare bancomat e carte di credito sulle quali percepiscono belle commissioni e trovano sistemi per renderci la vita difficile.

Ho dovuto cedere al ricatto firmando una manleva senza senso, ma gradirei ricevere una risposta dai geni dell’informatica di UNICREDIT: possibile che la stupidità artificiale e l’ottusità burocratica prevalgano sull’intelligenza naturale?

 

 Gianluigi De Marchi

 

demarketing2008@libero.it

Parola d’ordine: innovare

Innovare, nelle varie declinazioni (innovazione, innovabile, ecc.) sembra essere diventata la parola d’ordine odierna.

Il progresso, unito al tentativo di uscire dall’immobilismo e da una delle tante crisi, unito a tecnologie che ci invogliano quasi a cambiare per forza le cose, sembrano essere diventati l’undicesimo comandamento: ricordati di innovare.

Ad una prima analisi, neppure tanto superficiale, l’innovazione sembrerebbe la soluzione a molti problemi; nuove fonti energetiche in sostituzione di quelle in esaurimento o di quelle dannose per l’ambiente, nuove tecnologie per risparmiare sulle risorse umane o per migliorare le indagini mediche e così via.

Spesso, però, l’innovazione diventa la cifra stilistica di quanti vogliono lasciare un segno del loro passaggio in politica, nell’imprenditoria o in qualsiasi altro ambito senza aver intenzione di migliorare realmente l’oggetto del loro intervento.

Perciò innovare, cambiare con qualcosa di più recente o più moderno, diventa spesso solo un modo di far notare il proprio operato, anche se questo significhi soltanto dispendio economico e, talvolta, scoprire che era meglio il pregresso.

Ne è un esempio la continua innovazione nei sistemi operativi, volti ufficialmente a migliorarne l’utilizzo dei PC salvo obbligare al cambio dell’hardware, a dover spesso sostituire molti applicativi con l’inevitabile difficoltà iniziale di dover imparare le novità ed un esborso non di poco conto.

O, ancora, il settore automobilistico: inutile sostenere l’esame di guida su un veicolo di un certo tipo se poi, magari a distanza di vent’anni, sei obbligato a guidare su veicoli con motore elettrico, con cambio sequenziale, con tutta l’elettronica possibile, senza le caratteristiche che hai studiato ma, ed è peggio, con quelle che non hai studiato.

Con la quantità di notizie da cui siamo quotidianamente investiti, non abbiamo materialmente il tempo per discernere quelle vantaggiose per noi, quelle con un fondamento di attendibilità da quelle create ad arte per occupare le colonne dei giornali e le tasche dei produttori.

Come ho avuto modo di dire in molte altre occasioni, se smettiamo di usare il cervello prendendo per buona ogni innovazione, ogni scelta effettuata da altri per nostro conto perdiamo la capacità di analizzare cosa sia realmente utile per noi e cosa non lo sia o, addirittura, possa risultare dannoso.

Un telefono predisposto per il 5G acquistato tre anni fa, in previsione che il 5G ci cambierà la vita, è un acquisto inutile perché quando il 5G sarà funzionante il nostro telefono sarà alla frutta e dovremo comprarne un altro; comprare ora un ‘auto elettrica, in previsione del divieto di motori endotermici (poi rimandato) fra 10 anni è una scelta insensata, stante che nessuno vuole ritirare le auto elettriche usate; se poi acquistiamo auto elettriche per non inquinare, abbiamo mai pensato che più auto elettriche ci saranno in circolazione più le nostre centrali elettriche (a gasolio) inquineranno?

Con tutto il tempo che spendiamo in cose inutili (dal web ai messaggi, dalle news a trasmissioni spazzatura) possibile che non ci restino cinque minuti al giorno per formarci un’idea nostra, personale?

Sergio Motta

Gli autobus torinesi sulle strade di Kharkiv. L’aiuto di Torino all’Ucraina

 

Erano partiti nello scorso mese di dicembre i primi cinque autobus del secondo lotto che GTT e Comune di Torino hanno donato alla città ucraina di Kharkiv, cui si aggiungeranno altri cinque in questo mese di gennaio. Mezzi da poco dismessi e destinati a ricostruire il trasporto pubblico della città ucraina devastata dai bombardamenti russi. L’accordo, nato dal dialogo tra il sindaco Stefano Lo Russo con il collega ucraino Ihor Terekhov, prevede che entro la fine del 2026 siano fino a 70 gli autobus inviati complessivamente.

I primi mezzi, con nuovi colori, hanno già iniziato a circolare sulle strade della città ucraina. Lo ha annunciato ieri sera con un post su Facebook il sindaco di Kharkiv Ihor Terekhov, ringraziando Torino e il sindaco Lo Russo per la solidarietà ricevuta. “Voglio esprimere la mia sincera gratitudine al collega e grande amico di Kharkiv, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo” ha scritto. E ha aggiunto: “Grazie Torino per non esserti stancata di aiutare, per essere coerente nel tuo sostegno. Per Kharkiv, che vive e lavora, nonostante tutto, una tale dimostrazione di solidarietà ha un valore estremamente prezioso”.

TorinoClick

Le lasagne in bianco con verdura e salmone

Le lasagne sono sempre perfette, ideali per le occasioni speciali. Ricche e gustose si possono preparare in tante varianti sfiziose. Gustiamole in bianco con la verdura ed il pesce. 

Ingredienti 

1 Confezione di sfoglia per lasagna (senza precottura) 
200gr. di ricotta 
150gr. di mascarpone 
250gr. di ritagli di salmone affumicato 
1 palla di spinaci cotti 
500ml. di besciamella 
Pepe, sale, timo, parmigiano grattugiato q.b

Saltare in padella, senza condimento, i ritagli di salmone tagliati a striscioline. Lasciar raffreddare. Mescolare la ricotta con il mascarpone, unire gli spinaci cotti e saltati in padella, il timo, il sale, il pepe ed il salmone. In una teglia da forno imburrata assemblare le lasagne a strati alternando le sfoglie al composto e besciamella. Ultimati gli ingredienti cospargere con abbondante parmigiano. Cuocere in forno a 180 gradi per circa 30 minuti. 



Paperita Patty