Selezionati i cinque finalisti. Nella cinquina anche il direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino
Premio Speciale alla canadese Margaret Atwood
Monforte d’Alba– Un iraniano, rifugiato politico in Olanda; un’inglese di origine nigeriana; una francese, un americano e un italiano. Cinque fra scrittori e scrittrici di forte valenza internazionale scelti da un Giuria Tecnica composta da docenti, intellettuali, critici e scrittori, presieduta da Gian Luigi Beccaria, linguista, saggista e crico letterario: sono loro i finalisti dell’XI edizione del “Premio Lattes Grinzane 2021”, promosso dalla “Fondazione Bottari Lattes” di Monforte d’Alba, intitolato a Mario Lattes (editore, pittore, scrittore, fra i più importanti intellettuali del secolo scorso) e rivolto alle opere di narrativa italiana e internazionale pubblicate in Italia, per quanto riguarda l’odierna edizione, fra il gennaio 2020 e il gennaio 2021. Ecco i loro nomi: Kader Abdolah (nato in Iran e rifugiato politico in Olanda) con “Il sentiero delle babbucce gialle” (Iperborea; traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo), Bernardine Evaristo (britannica di origini nigeriana) con “Ragazza, donna, altro” (Sur; traduzione di Martina Testa), Maylis de Kerangal (francese) con “Un mondo a portata di mano” (Feltrinelli; traduzione di Maria Baiocchi), Nicola Lagioia con “La città dei vivi” (Einaudi) e Richard Russo (statunitense) con “Le conseguenze” (Neri Pozza; traduzione di Ada Arduini). Vincitrice del “Premio Speciale Lattes Grinzane” – attribuito ogni anno a un’autrice o autore di fama internazionale che, nel corso del tempo, abbia saputo raccogliere un condiviso apprezzamento di critica e di pubblico – è invece quest’anno la canadese di lingua inglese (nata ad Ottawa e residente a Toronto) Margaret Atwood, edita in Italia principalmente da “Ponte alle Grazie” e tradotta, fra gli altri, da Guido Calza, Camillo Pennati, Elisa Banfi, Francesco Bruno, Margherita Crepax, Raffaella Belletti e Renata Morresi. Autrice di romanzi di successo come “Il racconto dell’Ancella”, “I testamenti”, “L’altra Grace” e “L’anno prima del diluvio” ( molti dei quali trasposti in serie televisive ) Atwood è in uscita in Italia, sempre per “Ponte alle Grazie”, con il romanzo “Bodily Harm”, scritto nel 1981 e con la sua più recente raccolta di poesie “Dearly”, attesi entrambi in autunno, oltreché con “Oryx e Crake”, in libreria dal 13 maggio, nuova edizione de “L’ultimo degli uomini”, edito in italiano nel 2003.
I cinque romanzi finalisti, così come il Premio Speciale, sono ora affidati alla lettura e al giudizio di 400 studenti delle Giurie Scolastiche, avviate in 25 scuole superiori, da Bolzano a Trapani (passando anche in Piemonte per Torino e Alba). Con i loro voti, i giovani giurati decreteranno il libro vincitore tra i cinque in gara, che sarà proclamato sabato 2 ottobre, nel corso della cerimonia di premiazione al “Teatro sociale Busca” di Alba (ingresso libero fino a esaurimento posti, con modalità che saranno definite nel rispetto delle norme sull’emergenza sanitaria Covid-19). In questa occasione il “Premio Speciale” Margaret Atwood terrà una lectio magistralis su un tema a propria scelta e sarà insignita del riconoscimento. Inoltre, nel corso della mattinata i finalisti incontreranno gli studenti delle scuole del territorio cuneese. Gli appuntamenti del Premio saranno anche trasmessi in diretta streaming sul sito e sui canali social della “Fondazione Bottari Lattes”, permettendo così di raggiungere pubblici diversi e lontani e mettendo a disposizione di tutti importanti contenuti della grande narrativa contemporanea.
Info: 0173/789282 – eventi@fondazionebottarilattes.it, book@fondazionebottarilattes.it, WEB fondazionebottarilattes .it / FB Fondazione Bottari Lattes / TW @BottariLattes / YT FondazioneBottariLattes / IG fondazione_bottari_lattes
g. m.
Scriveva nel 1753 la contessa Angelica Kottulinsky, dama d’onore della principessa Vittoria di Savoia Soissons:



Monforte d’Alba (Cuneo) Classe ’82, torinese d’adozione ma cuneese di nascita, laurea in Architettura, numerose mostre in Italia e all’estero, e sicuramente fra i più interessanti esponenti della street art nazionale (con imponenti lavori che prendono corpo attraverso i social), è l’artista GEC ART – al secolo Giacomo Bisotto – il vincitore italiano del “Progetto Europeo ETI” (“Expérimenter une Transformation Institutionelle”), promosso in Italia dalla “Fondazione Bottari Lattes” di Monforte d’Alba, insieme con altri tre partner europei: l’ente capofila “Ecole National d’Art” di Parigi, “Idensitat” di Barcellona e “Minitremu” di Targu Mures-Romania. Quello di GEC ART è un progetto in divenire di arte pubblica “open air” dal titolo “Wine in progress” ed è stato selezionato “per lo stile contemporaneo del linguaggio impiegato, il carattere partecipativo del processo di creazione, l’originalità nel far dialogare mondo digitale e analogico, la capacità di leggere il presente attraverso il recupero della memoria delle Langhe e del Roero”. Articolata in più fasi, l’opera vedrà in primo luogo la partecipazione attiva e diretta dei cittadini attraverso il web. Dalla pagina evento Facebook (link: https://bit.ly/2PxJd bz), l’artista chiamerà a raccolta giovani e adulti, affinché aprano i propri album fotografici di famiglia alla ricerca di immagini ambientate nelle Langhe e nel Roero (oggi “Patrimonio dell’Umanità” Unesco) che raccontino il lavoro, nonché la fatica e la conseguente soddisfazione, dei nonni e dei bisnonni nelle loro vigne e cantine, dalla potatura alla vendemmia, dalla cura della vite alla vinificazione. Tra le fotografie che il pubblico proporrà, Gec Art ne selezionerà alcune per realizzare disegni e ritratti di grandi dimensioni, dipinti su carta e applicati su pareti di muri, edifici o palazzi del territorio, visibili quindi a tutti, esposti ai fattori climatici, che impatteranno così sull’opera, rendendola unica e allo stesso tempo effimera. “Langhe e Roero – afferma Gec Art – sono un territorio turisticamente molto sovraesposto, spesso con un turismo usa e getta, in cui si perde la concezione del lavoro che fu portato avanti con cura, passione e fatica dai nonni, e in cui si è un po’ smarrito il ricordo di tutta quella parte iniziale di sudore e invenzione dei ‘padri fondatori’ che hanno lottato contro la povertà”. “Con il mio progetto – continua – desidero quindi recuperare la memoria genuina del territorio attraverso l’aiuto e il coinvolgimento di chi ne porta il testimone e restituirla a tutta la
comunità. Il mio intervento vuol essere un omaggio ai grandi padri e vorrei che tutti i cittadini si sentissero coinvolti nella realizzazione di questa opera di arte pubblica, indipendentemente dalla loro passione per l’arte”. Chi parteciperà al progetto fornendo le proprie fotografie di famiglia avrà in omaggio un poster realizzato e firmato da Gec Art, una sorta di scambio tra artista e pubblico attivo.