Transizione ecologica, più verde nei Comuni piemontesi

La Giunta regionale approva la misura per la transizione ecologica proposta dall’assessore Marnati

La Giunta regionale del Piemonte ha approvato, su proposta dell’assessore all’Ambiente Matteo Marnati, una delibera che prevede il finanziamento di progetti finalizzati al rafforzamento della tutela della natura, della biodiversità e delle infrastrutture verdi, nonché alla riduzione delle diverse forme di inquinamento negli ambiti urbani.

La dotazione finanziaria complessiva ammonta a 30 milioni di euro, destinati a sostenere interventi che migliorino la qualità ambientale delle città piemontesi, promuovendo modelli di sviluppo più sostenibili e resilienti.

Le risorse sono ripartite tra Fesr – Fondo europeo di sviluppo regionale (40%), Stato (42%) e Regione Piemonte (18%). I contributi, erogati sotto forma di sovvenzione sulla base delle spese effettivamente sostenute, sono riservati esclusivamente agli enti pubblici e mirano a supportare le amministrazioni locali nella programmazione e nella realizzazione di interventi capaci di rendere i centri urbani più sostenibili e adattabili alle sfide ambientali.

Con il provvedimento è stata approvata la scheda tecnica della Misura “Interventi per l’adattamento degli ambiti urbani per la riduzione delle emissioni inquinanti”, inserita nel Programma regionale Fesr 2021/2027, nell’ambito della Priorità II “Transizione ecologica e resilienza”. L’iniziativa è orientata in particolare al miglioramento della qualità dell’aria e alla vivibilità dei centri abitati.

«Con l’approvazione di questa scheda tecnica facciamo un passo decisivo verso la transizione ecologica delle nostre città – dichiara l’assessore all’Ambiente Marnati -. Stanziamo 30 milioni di euro, risorse importanti e concrete che la Regione mette a disposizione degli Enti Pubblici per combattere l’inquinamento e migliorare la qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno. L’obiettivo è chiaro: dobbiamo rendere i nostri centri urbani più resilienti e sani. Intervenire sugli ambiti urbani con infrastrutture verdi e soluzioni innovative per ridurre le emissioni non è solo un obbligo europeo, ma una priorità assoluta per la salute dei cittadini e per la tutela del territorio. Vogliamo supportare le amministrazioni locali affinché possano realizzare opere che abbiano un impatto reale e immediato sulla vita delle comunità. Questa Giunta conferma, ancora una volta, il suo impegno per uno sviluppo sostenibile che guardi al futuro del Piemonte»

La misura, in coerenza con gli obiettivi di mobilità sostenibile e rigenerazione urbana e in attuazione del Piano regionale della qualità dell’aria, finanzierà una serie di interventi promossi dai Comuni piemontesi per il miglioramento della qualità dell’aria, con particolare riferimento alle polveri sottili e agli ossidi di azoto. Gli interventi sono finalizzati alla promozione di una mobilità attiva, sicura, integrata e attrattiva, contribuendo al rientro, nel più breve tempo possibile, dei valori degli inquinanti entro i limiti previsti, anche in sinergia con le misure nazionali.

Le azioni previste permetteranno di ridurre le emissioni derivanti dal traffico veicolare e di limitare l’esposizione degli utenti più vulnerabili all’inquinamento di prossimità, favorendo al contempo l’uso di modalità di spostamento alternative all’auto privata e riducendo la congestione stradale, soprattutto nelle ore di punta, con un conseguente consolidamento dell’uso della bicicletta negli ambiti urbani.

Sono ammissibili progetti che prevedano interventi infrastrutturali di ridisegno degli spazi pubblici in prossimità di poli attrattori urbani, come scuole e aree pubbliche. Tra le opere finanziabili rientrano la definizione, la riorganizzazione e la segnalazione delle aree soggette a limitazioni per i veicoli più inquinanti, l’installazione di segnaletica verticale, l’istituzione o l’estensione di aree pedonali e di zone con limite di velocità a 30 km/h.

La misura comprende inoltre la trasformazione di piazze, parchi, giardini e aree gioco, la creazione di scuole car-free mediante percorsi pedonali e ciclabili casa-scuola, l’attivazione di iniziative per gli spostamenti sicuri verso gli istituti scolastici (come pedibus e bike to school), l’estensione e l’efficientamento delle corsie preferenziali per il trasporto pubblico locale e la realizzazione di nuovi percorsi ciclabili urbani.

Tra gli interventi finanziabili rientrano anche la deimpermeabilizzazione del suolo e la realizzazione di nuove infrastrutture verdi, funzionali all’adattamento ai cambiamenti climatici.

Le risorse saranno assegnate a partire dal 2026 fino al 2030, assicurando una programmazione pluriennale degli interventi. La Giunta ha inoltre previsto uno stanziamento aggiuntivo di 189.591,36 euro per l’assistenza tecnica necessaria alla gestione della Misura. I contributi potranno coprire fino al 90% delle spese ammissibili, con un tetto massimo di 630.000 euro per i piccoli Comuni e di 1,8 milioni di euro per i capoluoghi e per i Comuni con oltre 10.000 abitanti.

I fondi, ripartiti tra Unione europea, Stato e Regione, saranno assegnati tramite bando a sportello. La gestione della Misura è affidata alla Direzione regionale “Ambiente, Energia e Territorio”, attraverso il settore “Qualità dell’Aria e Innovazione Tecnologica per l’Ambiente”, che curerà la predisposizione del bando attuativo, la definizione delle procedure per la presentazione delle domande e la selezione degli interventi secondo i criteri approvati dal Comitato di Sorveglianza del Pr Fesr 2021-2027, garantendo trasparenza e coerenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile della Regione Piemonte.

Al Piccolo Regio Puccini ‘Pierino e il lupo’ 

Sabato 10 e domenica 11 gennaio alle ore 16 il Piccolo Regio Puccini aprirà le sue porte al pubblico dei giovani ascoltatori, a partire dai cinque anni, e delle loro famiglie con la favola sinfonica per voce recitante e orchestra di “Pierino e il lupo” di Sergej Prokof’ev. Le repliche saranno sabato 7 e domenica 8 febbraio alle ore 16.
L’orchestra del teatro Regio è  diretta dal Maestro Aram Khacheh, classe 1997, vincitore del prestigioso  concorso di direzione d’orchestra Cantelli 2024.
Progetto, messinscena e regia sono firmate da Controluce Teatro d’ombra, Cora De Maria, Alberto Jona, Jenaro Meléndrez Chas . Le sagome originali sono di Cora De Maria. Gli ombristi sono Cora De Maria, Irene Paloma Jona, Jenaro Meléndrez Chas, la maschera teatrale del lupo è  stata realizzata da Gisella Bigi. Ha collaborato l’Accademia di Belle Arti di Torino. La voce narrante è quella dell’attore Enrico Dusio.
Composta nel 1936 per far scoprire ai ragazzi l’orchestra, in “Pierino e il lupo” ogni personaggio è rappresentato da una sezione strumentale, gli archi per Pierino, il Flauto per l’uccellino, l’oboe per l’anatra, il clarinetto per il gatto, i corni per il lupo, il fagotto per il nonno, i legni e gli ottoni per i cacciatori e i timpani per i colpi di fucile.
‘In Famiglia’ presenta spettacoli, opere e concerti pensati per il pubblico dei più giovani e per i nuclei familiari, con condizioni di biglietteria dedicate. Accanto a titoli concepiti da compositori per i giovani ascoltatori, sono proposte versioni “pocket” di capolavori del repertorio, per avvicinare in modo graduale e coinvolgente al mondo del teatro musicale i più giovani. Si tratta di un calendario di occasioni assolutamente da non perdere per vivere insieme momenti lieti e memorabili al teatro Regio.
Prossimo appuntamento sarà  con Brundibár, opera per bambini di Hans Krása, in scena il 24 e 25 gennaio prossimi in occasione della Giornata della memoria.

Il costo del biglietto under 16 è  di 10 euro, intero di 20 euro; con il carnet a libera scelta il teatro Regio offre l’opportunità di assistere a quattro spettacoli a 80 euro, includendo l’ingresso per un adulto e un bambino e consentendo di scegliere tra le diverse proposte in cartellone.

Vendita online su  www.teatroregio.torino.it   e alla biglietteria del teatro Regio , in piazza Castello 215 e presso i punti Vivaticket.

Tel 0118815241, 0118815242

Mara     Martellotta

 GrugliascoFest, “Mattoncini in festa”  decima edizione

Il 10 e 11 gennaio si terrà il GrugliascoFest “Mattoncini in festa”, che ha raggiunto il suo decimo anno di vita. Si tratta di dieci anni di creatività, gioco e passione condivisa, che rappresentano un traguardo importante e significativo in collaborazione con la Proloco cittadina per un evento nato con l’obiettivo di offrire a bambini, famiglie e appassionati uno spazio di incontro, scoperta e condivisione della passione per la costruzione.
Si tratta di un appuntamento ormai atteso da bambini, famiglie e appassionati, diventato negli anni un punto di riferimento per chi ama costruire, immaginare e stupirsi.
Nelle precedenti edizioni migliaia di visitatori hanno incontrato gli espositori che hanno contribuito al crescente successo della manifestazione  e tornati anche quest’anno per condividere questa passione, raccontare le loro opere e rispondere alla curiosità di grandi e piccoli. Si tratta di un viaggio di 200 metri lineari di tavoli espositivi tra costruzioni di fantasia e magnifiche collezioni, dove ogni opera racconta una storia fatta di pazienza, ingegno e divertimento.
La decima edizione di GrugliascoFest “Mattoncini in festa” non è solo una mostra, ma una festa collettiva, un’occasione per ritrovarsi e celebrare dieci anni di entusiasmo e di creatività condivisa.
L’accoglienza è  affidata al personale della società Le Serre e ai volontari di Grugliasco giovani, mentre per la giornata di domenica sono previste attività ludiche e laboratori di Andrea Brikoso nello chalet di fronte alla pista di pattinaggio su ghiaccio.
Su suggerimento dei numerosi visitatori, quest’anno sarà necessario prenotare l’ingresso nella fascia oraria desiderata tramite la piattaforma online Evenbrite.

Per informazioni scrivere a amicidelmodellismo@gmail.com

Mara  Martellotta

Gtt, 50 nuove body cam per il personale

Negli ultimi giorni del 2025 è stata completata la consegna di ulteriori 50 body cam, nell’ambito del progetto di sperimentazione avviato nel mese di ottobre, volto a rafforzare la sicurezza del personale operativo e dei passeggeri. Questi nuovi dispositivi si aggiungono alle body cam già in dotazione, ampliando così la copertura e il supporto agli operatori sul territorio.

I dispositivi rappresentano un prezioso supporto alle attività quotidiane di verifica, controllo e assistenza sul territorio e possono essere attivati esclusivamente in situazioni di potenziale rischio per l’incolumità degli operatori o di terzi.

I primi riscontri della sperimentazione sono positivi: gli operatori segnalano una maggiore percezione di sicurezza e un senso accresciuto di tutela nello svolgimento delle proprie attività quotidiane, contribuendo al contempo a creare un contesto più sicuro anche per i passeggeri.

Con l’entrata in operatività di un lotto così significativo di dispositivi, GTT conferma il proprio impegno costante per la sicurezza, la prevenzione e il miglioramento delle condizioni di lavoro del personale. L’incremento della dotazione consente di estendere l’utilizzo delle body cam a un numero maggiore di operatori, rafforzando la protezione sul territorio e garantendo un servizio di trasporto pubblico sempre più sicuro e affidabile per i cittadini.

Guerra totale? Sì, no, forse

Da tempo immemore le guerre si fanno per conseguire vantaggi in termini di territori, materie prime, interessi vari come potenziale ‘arricchimento per chi invade’, determinando la situazione bellica.

Fatto noto in ogni scuola militare è che per risolvere vittoriosamente un conflitto armato le energie da mettere in campo saranno, come minimo, di almeno tre a uno, a vantaggio dell’invasore. Se le forze sono troppo simili, spesso non conviene dare battaglia (in termini attuali, il conosciutissimo è il termine di Deterrenza).

Non sempre, però il dato è confermato e la situazione bellica ucraina ne è ulteriore, ultima conferma. Nonostante una situazione di oggettivo vantaggio, la campagna di annessione prevista per Mosca in solo qualche settimana, si è impantanata in scontri di pianura che, dopo anni, vedono in difficoltà anche gli aggressori, oltre che gli aggrediti.

Nonostante i baldanzosi, iniziali programmi, accettare un negoziato – per quanto complesso – è segno che la campagna, se non fallita, sta costando energie pazzesche con minimali risultati a Mosca. Il passato insegna che chi vince veramente, infatti, non contratta.

A memoria d’uomo, le campagne di aggressione (basate su superficiali e troppo rigide previsioni) dovrebbero sempre finire in pochi giorni o, al massimo, in un pugno di mesi, ma la realtà storica svela altri scenari.

La prima guerra mondiale, nata su queste infauste profezie di facile vittoria, dopo quattro spaventosi anni non ha solo visto la sconfitta di Germania, Austria-Ungheria e Turchia, ma causato la fine dei loro ultrasecolari imperi (e messo le basi della seguente guerra).

Tutti questi sconvolgimenti da dove nascono?

Gli invasi magari sono più coriacei del previsto, spuntano non previste alleanze della parte avversa, le motivazioni a combattere dell’invasore sono magari più fiacche del previsto, per non citare problemi logistici, magari esasperate distanze da coprire per i rifornimenti, tempo atmosferico, qualità delle armi, inaspettati errori tattici, strategici, e quant’altro.

Tutto ciò può modificare i quadri bellici, portando inaspettatamente i vincitori ad essere poi spesso gli sconfitti (Napoleone in Russia, il Viet-Nam) o a concludere imbarazzanti Piani di pace, come la guerra di Corea del 1950.

Da tempo si parla di un apocalittico e ormai non più lontanissimo scontro fra U.S.A. e Cina. Se succederà, sarà causato da un’invasione cinese a Taiwan, ex isola di Formosa e appendice meridionale del continente, occupata nel 1949 dalle truppe sconfitte di Chiang Kai-shek e politicamente, da allora, separata dalla madrepatria.

Militarmente sconfitto, dopo la lunghissima guerra (1927-1949), il grande generale si ritirò con le sue truppe superstiti sull’isola, dove diede vita a una repubblica politicamente orientata sull’economia occidentale che governò autoritariamente per il resto della vita.

E’ un’economia fiorente – per certi versi addirittura indispensabile – soprattutto grazie al formidabile aiuto offerto dagli americani e da ricchi mercati da decenni in continua crescita.

Taiwan, pur con molte incertezze, da anni si sta democratizzando, ma resta vulnus politico per il Pianeta Cina, che non ammette ai suoi piedi questa microrealtà da sempre cinese, a essa ostile e schierata accanto al nemico americano.

Se il colosso cinese non ammette l’indipendenza di questa irredenta repubblica, gli USA non sembrano disposti a rinunciare a questa piccola terra perché insostituibile fornitrice di tecnologie elettroniche e soprattutto piede politico a stelle e strisce nel Sud-Est asiatico.

Sembra che ci si trovi di fronte a un muro contro muro. La Guerra, una ennesima guerra, forse pure nucleare, potrebbe essere perciò alle porte?

Teoricamente SI anche per i bellicosi, anche se ambigui, messaggi che la Cina sta lanciando all’intero pianeta. Tutti noi siamo autorizzati ad averne razionale paura … eppure questa distopica realtà non è così probabile, né scontata.

Ormai, il mondo ricco, industriale e post industriale è più gestito dall’economia, che non dall’opulenza offerta dai territori conquistabili con le armi.

In un pugno di anni, la Cina ha infatti goduto di una abnorme crescita socio-economica a livello globale grazie a qualità, bassi prezzi, e una incredibile capacità di produrre manufatti di tutti i generi. Questi prodotti sono ormai fondamentali per la crescita cinese, la cui economia – sembrerebbe – detiene addirittura un quarto dell’interno debito U.S.A. facendo affari praticamente con tutti gli stakeholders mondiali.

Meno nota ma fondamentale, è la silenziosa quanto progressiva colonizzazione cinese dell’Africa per ulteriori mercati ma soprattutto per le materie prime da utilizzare nei nostri ormai ineliminabili computer, cellulari, mezzi di trasporto, macchine utensili,…

Quale il messaggio?

Armi da vendere o meno, le guerre di oggi fanno saltare i mercati e mercati poveri o nulli fanno impoverire tutti, i nemici come gli amici…

Una prova del nove la troviamo proprio nella strana alleanza cinese con la Russia di Putin per la crisi ucraina. Secondo una personalissima opinione, si potrebbe trattare di una pelosa alleanza, basata sulla similitudine politica causata dalle due piccole entità che rifiutano l’annessione ai loro imperi.

Ma oltre a ciò, cosa unisce la Russia alla Cina? Non certo la linea politica, né quella economica. La Russia guarda ad Est perché non ha una forza industriale ma vive di materie prime che non vende più in Occidente dopo l’invasione dell’Ucraina.

La Cina, però, vende in ogni dove i suoi prodotti e non ha certo bisogno del piccolo e impopolare impero russo per sopravvivere.

Al di là di queste due terre irredente da ‘liberare’, ben difficile credere per la grande Cina una pesante e fattiva alleanza alla Russia di Putin perché… perché gli affari, i veri affari si fanno con il ‘caro e potente nemico americano’, piuttosto che con uno strano amico al 50%, che non è neanche mai stato troppo simpatico a Pechino.

Inoltre una nazione rasa al suolo da reiterati bombardamenti nucleari normalmente non ha una gran voglia di comprare alcunché, né la forza per estrarre materie prime o crearsi nuovi mercati.

Se poi le nazioni in questa deprecabile situazione sono due (il nucleare ormai marginalizza il millenario concetto di vincitore versus vinto), peggio che peggio.

Quindi? Applaudiamo a un prudente ottimismo e speriamo di non sbagliarci…

Ferruccio Capra Quarelli

Mirafiori va controcorrente e trascina la ripresa dell’auto in Italia

Stabilimenti auto: produzione a due velocità tra crisi e segnali di rilancio

Il sistema produttivo dell’automotive italiano sta vivendo una fase complessa e disomogenea. I più recenti numeri sulla produzione mettono in luce un settore che procede “a strappi”: da un lato impianti in forte sofferenza, dall’altro realtà che mostrano una capacità di reazione concreta. Il confronto con il 2024 evidenzia infatti forti differenze tra i principali stabilimenti.

La situazione più delicata riguarda Melfi, che subisce una contrazione molto pesante: la produzione crolla di quasi la metà (-47%). Si tratta di un ridimensionamento che pesa in modo significativo su uno dei poli industriali più importanti del Mezzogiorno. Alla base del calo vi sono la debolezza del mercato, la riduzione degli ordini e una fase di transizione dei modelli in produzione, fattori che stanno incidendo anche sull’organizzazione del lavoro e sull’uso crescente degli strumenti di sostegno al reddito.

Anche Atessa mostra segnali di rallentamento, seppur meno drammatici: il sito abruzzese registra una flessione del 13%. La specializzazione nei veicoli commerciali non è bastata a compensare il raffreddamento della domanda europea, in un contesto reso ancora più incerto dal passaggio verso nuove motorizzazioni e tecnologie. Il risultato è una minore saturazione degli impianti e una gestione più prudente dei turni produttivi.

In questo scenario complesso spicca il dato positivo di Mirafiori, che va in controtendenza con un incremento del 16,5% rispetto allo scorso anno. Lo stabilimento torinese beneficia dell’introduzione di nuove linee, del posizionamento su modelli a maggiore valore aggiunto e dell’attenzione crescente per l’elettrificazione, dimostrando come investimenti mirati e scelte industriali coerenti possano tradursi in risultati concreti.

Il quadro che emerge è quello di una filiera in piena trasformazione, dove la capacità di adattarsi al cambiamento tecnologico e ai nuovi scenari di mercato fa sempre più la differenza. Se Mirafiori offre un segnale incoraggiante, Melfi e Atessa evidenziano invece la necessità di interventi strutturali, politiche industriali mirate e nuovi investimenti per evitare che le difficoltà si consolidino nel tempo.

La vera sfida dei prossimi mesi sarà quella di rendere la transizione un’occasione di rilancio complessivo, riducendo gli squilibri territoriali e tutelando occupazione e competenze, affinché la ripresa non resti un caso isolato ma diventi un percorso condiviso.

“Visite al buio” nei Musei cuneesi

Ritorna a Cuneo, con l’inizio del nuovo anno, “Musei all in”, esperienze gratuite presso il “Museo Diocesano”, “Casa Galimberti” e “Museo Civico”

Venerdì 9, 16 e 23 gennaio

Cuneo

Cosa significa muoversi nello spazio senza poter contare sulla vista? E come fare esperienza di uno spazio e di un patrimonio culturale utilizzando gli altri sensi? Sono queste le domande alla base della singolare, curiosa e lodevole iniziativa “Con-tatto in Museo” (visite al buio per tutti), nuovo appuntamento del Progetto “Musei all in–Tutti nei Musei di tutti” organizzato da “Noau”, l’“Officina Culturale” di Piazzale della Libertà della “Città degli Uomini di Mondo” (Totò, Principe De Curtis dixit), in collaborazione con l’“Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti” e l’“Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi” di Cuneo.

L’appuntamento, totalmente gratuito (con un approccio di rete all’interno del contesto territoriale della provincia di Cuneo) è in programma per i prossimi tre venerdì 916 e 23 gennaio (ore 1819 e 20) presso il “Museo Diocesano” (Contrada Mondovì, 15), il “Museo Casa Galimberti” (piazza Galimberti, 6) ed il “Museo Civico” (via Santa Maria, 10). L’iniziativa è aperta a tutti fino ad un massimo di 8 partecipanti per evento; l’iscrizione è obbligatoria su “Eventbrite” (in caso di disdetta, si prega di cancellare tempestivamente l’ordine per permettere a eventuali persone in lista di attesa di poter partecipare). Per maggiori info scrivere a info@noau.eu.

Spiega Simone Zenini, presidente della sezione cuneese dell’“UNIVoC”“Le esperienze al buio sono un modo per permettere alle persone vedenti di immedesimarsi in noi ciechi, per capire e condividere le nostre difficoltà ma anche per apprezzare ciò che ci circonda in un modo nuovo. Dopo le ormai tradizionali cene, siamo molto felici di poter collaborare con tutti i Musei della città di Cuneo proponendo le cosiddette ‘visite al buio’: un modo per scoprire un patrimonio storico-culturale ancora sconosciuto a molti, sensibilizzando al contempo il pubblico rispetto al tema del diritto all’accessibilità universale”.

Ma, nel concreto, come si svolgerà l’iniziativa? “A tutti i partecipanti – spiegano gli organizzatori – sarà proposta un’esperienza immersiva al buio, bendati, durante la quale affidarsi totalmente alla guida dei ‘volontari ciechi’ e del personale dei vari Musei, per scoprire in un modo unico spazi, oggetti e storie attraverso il tatto, l’udito, l’olfatto e … l’immaginazione”. Esperienza, si diceva, curiosa ma, soprattutto, lodevole in quanto tesa a stabilire contatti empatici con la “disabilità” e a comprendere quanto preziosa e doverosa sia la necessità di rendere condivisibile e universale la fruizione di ogni aspetto, sociale e culturale, del nostro vivere quotidiano.

Al termine di ogni esperienza, chi lo desidera potrà contribuire con un’offerta libera da devolversi alle sezione di Cuneo “UICI” e “UNIVoC”.

Nei mesi di ottobre e novembre dell’anno appena trascorso, si erano già svolti, per altro, i primi tre appuntamenti della rassegna, adatti anche ai bambini con disabilità o fragilità cognitive, in collaborazione con “Tree Polo Pediatrico”, mentre venerdì sabato e domenica 1213 e 14 dicembre scorsi, sempre nei tre Musei cittadini, si erano effettuate tre “esperienze inclusive” per persone sorde e udenti in collaborazione con la sezione cuneese dell’“ENS – Ente Nazionale Sordi” e del “CGSI – Comitato Giovani Sordi”.

Per ulteriori info: “NOAU – Officina Culturale”, Piazzale della Libertà 3, Cuneo; tel. 324/5955585 o www.noau.eu

g.m.

Nelle foto: immagini di repertorio

Al teatro Gobetti debutta “Le Dieu du Carnage” di Yasmina Reza

Con la regia di Antonio Zavatteri

Dal 13 al 18 gennaio prossimo, sarà in scena al teatro Gobetti la commedia pluripremiata “Le Dieu du Carnage” di Yasmina Reza, con la regia di Antonio Zavatteri. Si tratta di un commedia pluripremiata che ha sbancato i botteghini di tutto il mondo, a partire da Parigi, Londra e New York, diventata film di successo con la regia di Roman Polanski e continuamente riallestita. Il capolavoro di Yasmina Reza non finisce di divertire, di inquietante e irritare, sospesa com’è tra la satira violenta e un’empatica commiserazione per i suoi protagonisti. La commedia è stata scritta nel 2006 e ha mantenuto intatta la sua forza. Si tratta di un testo che ritrae l’interno borghese parigino, dove regna un’atmosfera compunta, cordiale e tollerante, che virerà in toni crudi e feroci. La dinamica è quella di una doppia coppia di genitori che hanno appena fatto conoscenza e si incontrano per risolvere da persone adulte u a questione che inizialmente pensano di minimizzare, una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli di 11 anni. A poco a poco, le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, apertura mentale e correttezza politica si sgretolano, e sotto quelle maschere appare il ghigno di un nume efferato e oscuro che dalla notte dei tempi ci governa, il dio del massacro.

Teatro Gobetti, via Rossini 8, Torino – 13-18 gennaio 2026 – info: martedì e giovedì ore 19.30/ mercoledì e venerdì ore 20.45/ sabato ore 16 e ore 19.30/ domenica ore 16 – biglietteria: teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino – 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it  da martedì a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19, lunedì riposo.

Mara Martellotta

Dalla Regione fondi agli enti locali

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Ammonta a circa 689 milioni di euro l’importo proveniente da fondi regionali, statali, Fesr e Pnnr in favore degli Enti locali piemontesi per il periodo 2026-2028.
Lo ha annunciato l’assessore agli Enti locali della Regione Piemonte, Enrico Bussalino, durante la riunione della Settima commissione del Consiglio regionale, convocata per l’espressione del parere consultivo sul Documento di economia e finanza 2026-2028 (Defr) e sul Bilancio di previsione finanziario 2026-2028 per le materie di competenza. Entrambi i pareri hanno ottenuto il via libera a maggioranza.

Tra i fondi stanziati, circa 2,5 milioni di euro annui sono destinati alle funzioni conferite dalla Regione per le spese di funzionamento delle Province e della Città metropolitana di Torino.
Inoltre per garantire i servizi nelle entità piemontesi più piccole, 
a favore delle Unioni dei Comuni (montani, collinari e di pianura), la Regione stanzia 2 milioni e 300 mila euro di euro annui, a cui si aggiunge la cifra proveniente dallo Stato, che ammonta a circa 2 milioni e 300 mila euro.
In materia di 
Polizia locale e sicurezza integrata vengono stanziati circa 2 milioni di euro annui per contributi a sostegno delle spese di svolgimento delle funzioni in materia di polizia locale, per interventi di ristrutturazione del patrimonio edilizio delle forze dell’ordine come la ristrutturazione delle caserme, per i corsi di formazione del personale e degli agenti neo assunti, per progetti locali in materia di sicurezza.

“Il sostegno agli Enti locali è una priorità strategica per la Regione Piemonte. Per il periodo 2026-2028 lo stanziamento è aumentato di oltre 100 milioni di euro rispetto al triennio precedente a testimonianza del nostro impegno concreto per assicurare risorse fondamentali ai territori, affinché possano rispondere con efficacia alle esigenze dei cittadini – dichiara l’assessore Bussalino –. Rafforzare il sistema delle autonomie locali, dalle aree più estese ai centri più piccoli, significa investire nello sviluppo equilibrato e nella qualità della vita delle comunità”.

Il 2026 ci esorta alla storia e a trovare valori nazionali comuni

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

In giugno giungeremo all’ 80esimo anniversario della Repubblica, poca cosa rispetto alla stori , come ha detto  il presidente Mattarella nel suo messaggio di Capodanno   che nelle feste in piazza, promosse dai Comuni, nessuno ha pensato di far ascoltare insieme all’ Inno Nazionale. Qualche sindaco ha  fatto invece un suo discorsetto- fervorino  in piazza , totalmente da evitare  almeno a Capodanno che dovrebbe essere riservato alla parola del Capo dello Stato. Anche gli 85 anni del periodo monarchico sono un lasso di tempo altrettanto breve, malgrado la grande stagione del Risorgimento che gli storici accusano però proprio per la sua brevità (poco più di un decennio)  che non ha consentito un processo adeguato di unificazione. Vedere i due periodi contrapposti, che si elidono a vicenda, è  un modo errato di vedere la storia. Solo un politico fazioso come Franco Antonicelli che era un letterato e non uno storico, poté scrivere che la storia d’Italia ebbe inizio il 25 aprile o addirittura il 2 giugno 1946, data del referendum istituzionale. Un altro politico fazioso, Ferruccio  Parri, negò l’esistenza della democrazia prima della Repubblica e proprio all’Assemblea costituente fu Benedetto Croce a controbattere una tesi non veritiera e temeraria che ignorò la Monarchia parlamentare cavouriana e la riforma elettorale di Giolitti con l’introduzione del suffragio elettorale maschile. Lo stesso suffragio elettorale universale porta la firma del luogotenente generale del Regno Umberto di Savoia. C’è oggi qualche nostalgico dei Savoia che vorrebbe una contrapposizione storica, ma si tratta di scorribande pseudo- storiche su Internet perché storici come Francesco Perfetti mai avvalorerebbero,  anche come allievi di De Felice, nuove vulgate. Certo la storia della Repubblica con la sua Costituzione e 80 anni di pace è diversa dagli 85 anni in cui ci sono stati due conflitti mondiali e una ventennale dittatura a cui è seguita la Rsi, la Resistenza, la guerra civile e la Guerra di Liberazione. Sono storie diverse che appartengono però  ambedue alla storia d’Italia. Scinderle impedisce di capirla nel suo faticoso e a volte doloroso iter complessivo. Nessun paese al mondo ha solo storie positive , neppure la Svizzera che ha evitato come la pestilenza le guerre. Rivoluzioni e controrivoluzioni sono costanti della storia del mondo. Anche la storia della Repubblica ha conosciuto periodi fortemente negativi come il terrorismo e non solo. Tagliare in due la mela significa cercare la semplificazione manichea. Ha osservato Giancristiano Desiderio che la storia d’Italia è  una, le forme di Stato sono state due. C’è da augurarsi che il 2026 sia l’occasione propizia per costruire le premesse di una storia se non condivisa, almeno non settaria. In tempi non facili trovare valori nazionali identitari diventa una necessità anche per stroncare le visioni violente della politica che portano ad assaltare scuole e giornali. Soprattutto ai giovani andrebbe imposto uno studio meditato  della storia, come voleva Foscolo. Ma anche i loro cattivi maestri dovrebbero riflettere sulle mistificazioni che hanno insegnato alla generazione Z e purtroppo non solo  a quella. La storia non va riscritta, va ristudiata con il distacco necessario, superando le ideologie tossiche che impediscono di analizzare il nostro passato col metodo storico di Chabod e di Bloch: capire prima di giudicare.