CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 459

Rock Jazz e dintorni a Torino: Steve Wynn e i Figli di Guttuso

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Martedì. Al Jazz Club si esibiscono gli Almostone. Al Blah Blah è di scena Liede.

Mercoledì. Al Jazz Club Jam session blues condotta dal chitarrista Fast Frank. Al Blah Blah si esibisce Johnny DalBasso.

Giovedì. Al Jazz Club suonano i Dionysian in versione acustica. All’Hiroshima Mon Amour è di scena Tutti Fenomeni. Al Dash si esibisce l’Ukuele Turin Orchestra. Alla Falegnameria è di scena il cantautore Renzo Rubino. All’Off Topic comincia il festival “Situazione?” con protagonisti:Jacopo Perosino, Protto e Sabrina Pallini. Al Blah Blah suona il trio Lame.

Venerdì. Al Magazzino di Gilgamesh si esibiscono gli Hot Dogs. Steve Wynn dei Dream Syndicate si esibisce al Folk Club. Al Jazz Club suona l’Om Quartet. Al Magazzino sul Po sono di scena i Senza Coloranti Aggiunti e il pisano Toru. All’Askatasuna sono di scena i Nerosud. Al Blah Blah suonano i Diplomatics. Allo Ziggy si esibiscono i Mai Mai Mai. Allo Spazio 211 sono di scena dARI e Melody Fall. Per “Situazione?” al Off Topic suonano La Trappola di Dalian, Fattosano e Baobab!.

Sabato. Da Gilgamesh si esibiscono i Freubers In The Sky. Al Blah Blah festeggiano i 35 anni di attività i Figli di Guttuso. Al Jazz Club suona il quartetto di Marco Varvello. Allo Ziggy punk con i Dick Dastardly’s preceduti dai Housebroken. Al Magazzino sul Po si esibiscono i Cazale con Monkey Sound. All’Azimut Marzio Zorio presenta il “Concerto per quattro battiti”.

Domenica. Al Jazz Club si esibiscono i Sound Remember Vaughan.

Pier Luigi Fuggetta

Il Carnevale di Ivrea “fra Mito e realtà”

Presentazione del 7° volume sul Carnevale Storico di Ivrea

Collana “Una volta anticamente”

Edizioni Pedrini

 

“fra Mito e realtà”

Ivrea Sala Santa Marta sabato 4 febbraio 2023 – h-17

fogliazione 148 pagine a colori

 

Sabato 4 febbraio alle ore 17 presso la sala Santa Marta di Ivrea, avrà luogo la presentazione del nuovo volume della collana editoriale “Una volta anticamente” dal titolo “Fra Mito e realtà” autrice Marianna Giglio Tos. La collana giunta al suo settimo appuntamento consecutivo con il Carnevale di Ivrea, non è mai stata interrotta, neppure durante la pandemia. Il libro che verrà illustrato dall’autrice, è in parte la riedizione del volume del 2017, ormai diventata introvabile e oggetto di attenzione da parte dei collezionisti, con l’integrazione degli ultimi anni legati alla sospensione del Carnevale e alla pubblicazione di una serie di fotografie inedite che fissano lo Storico indelebilmente. Su segnalazione delle librerie di Ivrea, che richiedevano una breve guida sul Carnevale sulla sua storia e le sue cerimonie, da destinare ai turisti stranieri in visita nella città eporediese, la Edizioni Pedrini ha strutturato il libro con una appendice che propone il Carnevale in sintesi in 6 lingue. I turisti potranno leggere del Carnevale nelle seguenti lingue: francese, inglese, tedesco, spagnolo, russo e cinese, e nel merito delle traduzioni il direttore editoriale Ennio Pedrini intende ringraziare pubblicamente “per il fattivo coinvolgimento la Preside del Liceo Classico-Linguistico C. Botta di Ivrea, la prof.ssa Lucia Mongiano, i professori e le professoresse con gli studenti che si sono cimentati in traduzioni complesse, ed in lingue di non comune utilizzo come per esempio il cinese, per il quale è stata anche richiesta una collaborazione di rilettura testuale all’Ass. Cinese Angi di Torino”. Continua Pedrini: “è stato un compito che ha impegnato gli insegnanti e gli studenti del Liceo Linguistico Botta per diversi mesi, a loro va il merito di questo lavoro, che conferma il sentimento e l’attenzione che l’intera Comunità eporediese compresa quella scolastica, dedica all’evento più importante e tradizionale di Ivrea, che raccoglie decine di migliaia di visitatori ogni anno”. Anche per questa edizione il libro viene accompagnato da una litografia d’autore, che è anche la contro-copertina del libro, realizzata dal noto autore canavesano Daniele Gismondi dal titolo: “fra Mito e realtà” e a tale riguardo il direttore editoriale Pedrini ci ha dichiarato: “Un’opera che appena vista mi ha tolto il fiato per la sua bellezza, che ha saputo coniugare il mistero con la leggenda delle origini alla storia vera del nostro Carnevale, con una tecnica ad acquerello, matita, china e carboncino di grande fascino”. La presentazione del libro prevede i saluti istituzionali del Sindaco Stefano Sertoli, gli interventi del Presidente della Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea Piero Gillardi, della Preside del Liceo Classico-Linguistico prof.sa Lucia Mongiano, dell’autrice Marianna Giglio Tos e del direttore editoriale Ennio Pedrini. Alle 18,15 verrà inoltre presentato il manifesto ufficiale proposto per il 2023 degli J’Amis ad Piassa d’la Granaja “La preda in Dora”, realizzato dall’artista Tiziana Cascio, che già aveva nel 2018 realizzato la litografia artistica del libro “I piatti del Popolo”.

La scenografia della presentazione, vedrà esporre alle spalle degli oratori le opere realizzate dall’artista eporediese Alessandra Ferri, e sarà possibile visitare l’esposizione fotografica “In viaggio nello Storico di Ivrea” nella sala adiacente la presentazione del volume.

 

 

Sabato 4 febbraio PROGRAMMA

 

ore 17.00 Saluti istituzionali: intervengono il Sindaco Stefano Sertoli, il Pres. Fondazione Storico Carnevale di Ivrea Piero Gillardi, Lucia Mongiano Preside Liceo Classico-Linguistico C. Botta, Ennio Pedrini direttore editoriale Edizioni Pedrini

 

ore 17.15 Presentazione del libro “Una volta anticamente: fra Mito e realtà” autrice Marianna Giglio Tos e illustrazione della litografia 2023 opera di Daniele Gismondi

 

 

ore 18.15 Presentazione del manifesto degli J’Amis ad Piassa d’la Granaja: “La preda in Dora”   di Tiziana Cascio

 

ore 18,30 “In alto i calici” brindisi al Carnevale di Ivrea

 

Dalle ore 17.00 alle 19.00 apertura esposizione fotografica: “In viaggio nello Storico di Ivrea”

Scenografia alla presentazione con: “Il mio Carnevale” opere di Alessandra Ferri

 

 

 

 

Lidia Poet, Torino è l’ambientazione della serie Netflix

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Una nuova serie tv targata Groenlandia ha scalato le classifiche italiane, arrivando quasi al livello della tanto amata “Mare fuori”. Dalla sua uscita infatti ha conquistato il badge delle “più viste” dagli utenti della piattaforma di streaming, riscuotendo un enorme consenso. Si tratta de La legge di Lidia Poet, ambientata a Torino. La ricetta del suo successo è facilmente giustificabile dato che racchiude in sé tutti gli ingredienti per affascinare il grande pubblico: il recupero di una figura poco conosciuta, la fiction storica e una componente noir. La storia della prima donna ammessa all’esercizio dell’avvocatura viene dunque ripresa in una versione più pop e contemporanea che però non ha mancato di far storcere il naso ad alcuni.

La legge di Lidia Poët. Eduardo Scarpetta as Jacopo Barberis, Matilda De Angelis as Lidia Poet in episode 101 of La legge di Lidia Poët. Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2023

La storia fra realtà e finzione

Nella finzione la protagonista (Matilda De Angelis) non segue in toto le azioni del personaggio storico. L’unico segmento della trama che si attiene alla realtà è quello che la vede laurearsi in Legge presso l’Università di Torino, svolgere regolarmente il praticantato e superare l’esame per avvocati. Dopo l’iscrizione all’albo arriva però una contestazione che le vieta di praticare l’attività in quanto donna. Il motore narrativo della vicenda consiste nel suo desiderio di presentare un ricorso, mentre collabora con il fratello in qualità di sua assistente legale.

Lidia Poet Torino finestre I Il Torinese

I dettagli però cambiano vertiginosamente. Nello sceneggiato la donna continua a lavorare, occultandosi dietro ad Enrico Poet e  accettando i clienti al posto suo. Difende dei casi disperati, caratterizzati da condizioni sociali difficilmente riscattabili e da scarse possibilità economiche con un solo intento: svelare la verità. Con l’aiuto di suo cognato, il giornalista Jacopo Barberis (Eduardo Scarpetta), riesce a indagare sul campo e a ottenere delle informazioni decisive per la difesa dei propri imputati. Finge infatti di essere una sua collega e così riesce ad interrogare i sospettati ed esaminare i luoghi del delitto. L’estrema vicinanza dei due porterà allo sviluppo di un interesse amoroso e a un inaspettato risvolto politico. I sei episodi si esauriscono sulla scia di diversi casi risolti dall’avvocata-detective, che alla fine riuscirà a raggiungere i propri scopi.

Lidia Poet e Torino

La maggior parte delle scene all’interno del tribunale sono state girate presso l’Ex Curia Maxima di Via Corte d’Appello e Palazzo Falletti Barolo. Invece la redazione della testata giornalistica in cui Barberis scrive è situata a Palazzo dei Cavalieri. Inoltre le riprese dall’alto della città presentano una chicca che gli spettatori più attenti sicuramente avranno notato: una versione incompleta della Mole Antonelliana, priva della cosiddetta “Lanterna”. Infatti la serie è ambientata nel 1883, momento in cui la guglia non era ancora presente.

Le voci fuori dal coro

Questo adattamento però non ha mancato di scatenare delle polemiche, soprattutto dagli eredi di Lidia Poet stessa. La pronipote infatti ha dichiarato di non avere apprezzato questa rappresentazione della propria antenata e di non capire come mai non si sia dato più credito alla vicenda reale. Altri parenti invece sono rimasti infastiditi dal modo in cui la protagonista è stata resa una caricatura, inappropriata per le limitazioni imposte all’epoca. Inoltre pare che fosse una donna seria e schiva, molto diversa dal carattere che dimostra lungo il corso di tutta la narrazione.

Non è poi tardata ad arrivare una precisazione: la prima avvocata d’Italia è databile a ben quattro secoli prima e corrisponde al nome di Giustina Rocca. Ciò non toglie la rilevanza di Lidia Poet e delle sue battaglie per il suffragio universale femminile e per la difesa delle fasce di popolazione più emarginate e indigenti. La sua caparbietà e la sua fermezza la porteranno a rientrare nell’ordine degli avvocati nel 1920, all’età di sessantacinque anni.

Leggi anche – I luoghi ricchi di armonia da scoprire a Torino

Francesca Pozzo

Tutti i premi del “Pannunzio”

IL CENTRO CONSEGNA I PREMI FLAIANO, SOLDATI, DE SANCTIS. RIPRENDE L’ATTIVITA’ NEL NUOVO ANNO.
LUNEDÌ 9 GENNAIO ALLE ORE 17,30 presso la  sede del Centro Pannunzio di via Maria Vittoria 35h a Torino verrà consegnato il Premio “Ennio Flaiano cultura” alle scrittrici Marina ROTA e Patrizia VALPIANI, il Premio “Mario Soldati” all’architetto Donatella  D’ANGELO  e il Premio “Francesco de Sanctis” alla dott. Simonetta Pagano, direttore amministrativo di Azienda Zero, vera eccellenza della sanità pubblica che si è distinta nella lotta contro il Covid.
Riapre con questa importante iniziativa l’attività del Centro Pannunzio per il 2023.

“Pigiami”, un classico teatrale da duemila repliche

Domenica 8 gennaio, ore 16

Teatro Concordia, Venaria Reale (TO)

Pigiami 

Il più classico tra gli spettacoli per le nuove generazioni che conta 35 anni e 2mila repliche in giro per il mondo

 

 

Dopo 35 anni e oltre 2mila repliche in giro per il mondo, “Pigiami” prosegue la sua avventura con la medesima carica di energia scenica e innovazione teatrale, dimostrando a tutt’oggi di possedere un linguaggio sempre attuale di una rara freschezza e longevità, che ne fa un vero e proprio classico del teatro per i giovani. Nato come spettacolo per il pubblico dei più piccoli, è stato rappresentato sia per gli adulti che per i ragazzi, in diversi paesi tra cui: Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti, Canada, Croazia e Belgio.

La stanza da letto di un adulto che, nella quiete della sera, scopre il piacere di ridiventare bambino; un luogo dove curiosità reciproca e tenerezza si alternano in una girandola che ha il colore dominante di una nuova amicizia. “Pigiami” è un ever green che invita a non perdere mai la voglia di giocare e sognare.

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Domenica 8 gennaio, ore 16

Pigiami

Favole a merenda

Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani onlus

Di Nino D’Introna, Graziano Melano, Giacomo Ravicchio

Regia di Nino D’Introna e Giacomo Ravicchio

Con Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci

Scene e costumi di François Chanal

Biglietti: adulto 10 euro – bambino 5 euro – in abbonamento

 

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

Quando i Re Magi salvarono Betlemme

Era il 614 a Betlemme, in Terra Santa, quando accadde una sorta di miracolo. I persiani stavano radendo al suolo chiese e monasteri della Palestina ma si fermarono davanti alla Basilica della Natività. Secondo la leggenda i soldati erano pronti a incendiare il tempio cristiano quando il re persiano Cosroe II vide sulla facciata della chiesa un mosaico con i Re Magi vestiti come loro, in abiti orientali, proprio con i costumi persiani, intenti a recare i loro doni al neonato Gesù.
Per rispetto a questa scena venne ordinato di non abbattere la Basilica. Come paralizzato da ciò che aveva appena visto (il mosaico è purtroppo andato perduto) Cosroe bloccò subito l’attacco e le torce incendiarie furono spente. La basilica di Giustiniano sopravvisse, e più tardi fu risparmiata anche dagli arabi che la rispettarono perché dedicata alla “beatissima Vergine Maria, madre del profeta Gesù”. Più tardi, anche Omar ibn al Khattab, il secondo califfo dell’islam, non la violò e consentì ai cristiani di recarsi a pregare in chiesa. Il tempio si salvò anche dalle distruzioni messe in atto in Terrasanta dal feroce califfo d’Egitto Al Hakim nell’anno 1009 così come dai violenti scontri che seguirono l’arrivo dei Crociati di Goffredo di Buglione nel 1099. Il luogo di culto, rispettato anche da Saladino, accoglie ancora oggi folle di pellegrini che si recano nei luoghi santi per trascorrere il Natale. L’episodio del “miracolo” è stato rievocato in questi giorni, prossimi all’Epifania, dal cardinale Gianfranco Ravasi in un articolo sulla “Domenica del Sole 24 Ore” in cui il noto teologo e biblista ha raccontato il suo “viaggio” nelle grotte dove è nato Gesù. Un’esperienza da cui nel 1987 nacque il libro “Pellegrini in Terrasanta”, edizioni Paoline, scritto da Ravasi insieme a Luigi Santucci, poeta e scrittore milanese. La basilica che vediamo oggi a Betlemme è quella di Giustiniano che nel 531 ristrutturò totalmente la prima chiesa edificata nel 325 da Elena, madre di Costantino. Nella chiesa, nuovamente restaurata dopo il 2010, si aprono due scalinate parallele che portano alla Grotta della Natività di Cristo. Al suo interno spiccano due zone ben distinte: in una parte della grotta, di proprietà della chiesa greco-ortodossa, c’è una stella d’argento che indica il punto dove sarebbe nato il Bambino e nell’altra zona c’è la Grotta in cui si trovava la mangiatoia, affidata ai padri Francescani, custodi della Terra Santa, e simbolicamente assegnata ai Re Magi venuti da Oriente, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Chi furono costoro? Secondo gli studiosi si tratta di astronomi o astrologi babilonesi, carovanieri commercianti di spezie e di aromi, forse fedeli zoroastriani persiani….sta di fatto che, alcuni secoli dopo, salvarono la Basilica della Natività dalla furia dei nemici guadagnandosi un posto di primo piano nel presepe e nella storia. La guida di Ravasi, ristampata negli anni Novanta e ancora molto attuale, è suddivisa in quattro tappe che corrispondono ai momenti salienti di un pellegrinaggio in Israele:la Galilea a nord, con i primi atti di Gesù, la centrale Samaria, la meridionale Giudea e, al centro della Terrasanta e di tutta la Bibbia, Gerusalemme, la città santa delle tre religioni monoteiste, l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam. In ognuna di queste tappe si toccano le località più importanti, tradizionali mete dei pellegrini, con un quadro generale su storia, archeologia, dati biblici, tradizioni giudaiche, cristiane e musulmane. “Compiere un pellegrinaggio, sostiene Ravasi, significa riacquistare il senso della vita come movimento, conquista e speranza. L’itinerario in Israele diventa allora la riscoperta delle radici della vita cristiana e di quelle storiche della fede biblica”. Si va così dalla basilica della Natività a Betlemme ai mille monumenti di Gerusalemme ma anche all’intera storia di Israele, dalle tracce della vita quotidiana di Maria, Giuseppe e Gesù a Nazaret fino alle sponde del lago di Tiberiade con le rovine di Cafarnao, da Gerusalemme al Mar Morto e fino a Gerico, la città più antica del mondo. “Le memorie della Terrasanta, sottolinea il teologo, non sono smorti ricordi del passato ma voci ancora risonanti che parlano al cuore e alla vita del credente”.                Filippo Re

I libri più letti e commentati di dicembre

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Ultimo appuntamento dell’anno per scoprire quali sono i libri più più letti e discussi nel gruppo FB Un libro tira l’altro, ovvero Il Passaparola Dei Libri; torna in primo piano La Città Della Gioia, il celeberrimo romanzo dello scomparso Dominique Lapierre che, alla soglia dei quarant’anni dalla prima pubblicazione continua a suscitare entusiasmi e dibattiti; altro libro molto commentato è La Mala Erba, ultima fatica letteraria di Antonio Manzini, che torna a indagare la natura umana in un contesto rurale e chiuso; ultima menzione dell’anno per Caminito, il libro che segna il ritorno in libreria del Commissario Ricciardi, personaggio creato da Maurizio de Giovanni e protagonista di un avvincente giallo.

Incontri con gli autori

Un nuovo scrittore si affaccia sul palcoscenico della narrativa fantastica: Gilbert V. Martin, autore italiano de L’Origine Del Male – La Formazione Di Un Mago (Youcanprint2022), primo capitolo di una trilogia nel quale non mancano avventure, sentimenti e ironia. La nostra redazione lo ha intervistato.

Memorie Di Andromaca (Laura Capone Editore, 2022) è l’esordio narrativo di Giuseppe Minicone, napoletano, già autore di numerosi saggi, che si cimenta qui con il romanzo storico. Novità in libreria lo ha intervistato.

Novità in Libreria ha intervistato Giancarlo Pelliccia, abruzzese, che ha da poco pubblicato il suo primo saggio Benito Mussolini Il Padre Meno Nobile Della Repubblica Italiana (Tralerighe, 2022) un saggio nel quale analizza momenti ed episodi noti e meno noti del Ventennio fascista come il consenso interno e quello internazionale della dittatura, l’ambiguo rapporto con la Germania di Hitler, il legame col Franchismo.

Per questo mese e per quest’anno è tutto; il gruppo che sta dalla parte del lettori augura a tutti voi Buone Feste e vi dà appuntamento a gennaio!

redazione@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

“Le 8 montagne”, storia d’una amicizia, di stabilità, di fughe e di ritorni

Dal romanzo di Paolo Cognetti, Premio Strega 2017

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

È l’estate del 1984 quando Pietro, nelle vacanze in Val d’Aosta dove i genitori lo hanno portato, incontra Bruno. Lui vive a Torino, famiglia borghese, buona educazione, vietate le parolacce “perché noi non siamo così”, carattere solitario e chiuso, il nuovo compagno un ragazzino abituato a vivere tra le case di pietra e le strette strade del paese, legato alle sue montagne, ai piccoli lavori di muratore che ha appreso a fare, alle mucche che con lo zio malgaro accompagna agli alpeggi, ad una scuola che è l’ultimo dei suoi pensieri. Tra sentieri tutti da scoprire e laghetti in cui tuffarsi, tra scherzi e corse, tra voli d’uccelli e rituali della natura, tra gite verso le nevi bianche dei ghiacciai, quando il padre di Pietro s’impone freddamente a guida, tra giornate che trascorrono tutte eguali ma egualmente spensierate e allegre, nasce quell’amicizia che negli anni successivi si stringerà sempre di più. È il primo capitolo delle “8 montagne” – Premio della Giuria lo scorso maggio a Cannes, condiviso con “EO” di Skolimovski – che i registi belgi Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, coppia d’arte e di vita, hanno tratto in pieno rispetto dal romanzo omonimo di Paolo Cognetti, Premio Strega 2017: romanzo di amore per la montagna e di descrizioni bellissime pronte a catturare completamente il lettore, romanzo di formazione e di rapporti, romanzo di ricordi e di vita e di psicologie che nella loro crudezza a volte sembrano fare a pugni con la bellezza dello scenario che le circonda e che le anima. È un romanzo di padri e di figli, i primi assenti o incapaci di costruire legami, legati come sono al personale mondo del lavoro, ad un’indifferenza di fondo, gli altri spinti a cancellare figure ingombranti o da sempre allontanate.

È il film (che abbiamo amato, come già il romanzo) della maturità, intriso ad ogni inquadratura di una malinconia che si sparge su uomini e cose, di una maturità che porta Bruno a consolidare i legami che ha stretto con la sua montagna, a trovare un punto stabile in quei ruderi verso cui s’impegna a ridare nuova quanto solida vita, quella montagna che ogni giorno va raggiunta con il fisico e con la mente, a cercare una maggiore fermezza nella famiglia, ma capace anche di ripetere gli stessi errori da sempre rinfacciati alla figura paterna; e che porta Pietro a cercare il proprio posto nel mondo, tra quelle montagne cui ad ogni momento è pronto a ricongiungersi, con un atteggiamento e con un una speranza sempre nuovi, per poi immediatamente abbandonarle, in un continuo susseguirsi di fughe e di ritorni, sino a spingersi sin nel lontano Nepal, dove forse troverà quella pace che per anni ha inseguito. Disegnare su un foglio un grande cerchio a simboleggiare il mondo, creare otto montagne e otto mari, al centro una montagna più alta: per scommettere chi ha appreso di più, se Pietro attraversando quelle montagne o Bruno richiudendosi su quell’unica vetta. Due diversi cammini; e nella scelta da parte degli autori, tra campi lunghi e inquadrature fisse, tra riprese dall’alto e visi catturati da vicino, del formato quadrato c’è la volontà di racchiudere in uno stretto spazio visivo l’intera storia di rapporti per porre in secondo piano la verticalità delle montagne.

Pietro e Bruno hanno i visi – e le chiusure e i sentimenti – di Luca Marinelli e Alessandro Borghi, due convincenti interpretazioni, forse Borghi con qualche applauso in più, un bell’incrociarsi di sguardi e di fisicità, la costruzione esatta e senza mai qualcosa di troppo dei personaggi, momenti allegri e increspature, la rabbia e le confessioni e la momentanea gioia di vivere intrise di vita autentica. Accanto a loro Filippo Timi e Elena Lietti, i genitori di Pietro. E ancora: un ritmo giusto, una cadenza di racconto condotta con maestria, anche nella brevità di certi passaggi, con la conseguente durata che supera le due ore, contrariamente ai rimproveri di una certa critica nei confronti del lavoro della coppia d’autori.

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

 

 


Christoph
Ransmayr   “Il maestro della cascata”   -Feltrinelli-  euro 16,00

Lo scrittore austriaco 68enne ancora una volta sovverte spazio e tempo, ambienta la storia nella geografia visionaria di un futuro apocalittico (neanche  poi così lontano), in cui la crisi climatica ha reso  strategiche e vitali le risorse idriche (sempre più prossime a essere prosciugate).  Molte terre sono state cancellate dall’innalzamento dei mari e l’Europa si è frantumata in una miriade di microstati retti da leader fanatici che si fanno costantemente guerra.

A controllare le risorse per la vita sulla terra è un anonimo cartello (una multinazionale alla quale l’autore affibbia un connotato di stampo mafioso) e solo chi è affiliato gode di libertà e privilegi.

Come l’ingegnere idraulico che è voce narrante, e fa parte dell’élite che può viaggiare  perché si occupa della costruzione strategica delle dighe. E’ il figlio del “maestro della cascata”, ovvero il guardiano e colui che amministra le chiuse del Fiume Bianco; sospettato di aver deliberatamente causato il capovolgimento di una barca e la morte delle 5 persone che erano a bordo, scomparse nel mortale gorgoglio a strapiombo della Grande Cascata alta più di 40 metri.

Il romanzo ruota intorno all’indagine del figlio- narratore che cerca di capire la verità su quel padre che a sua volta si è poi gettato nella cascata «…volato incontro al salto nell’abisso….immobile» e il cui corpo non è stato mai più ritrovato.

La morte dei 5 innocenti è stata una disgrazia o un omicidio? E quella del padre un suicidio? La ricerca della verità si snoda lungo una molteplicità di corsi di acqua – fiumi, laghi, oceano e mare-  tra Europa, Sudamerica e Cambogia.

Sarà anche occasione di riflessioni su temi spinosi.  

Tra quelli più impegnativi: l’anima dell’uomo combattuta tra bene e male, lo stravolgimento degli ambienti naturali, il peso delle colpe paterne che ricade sui figli.

Ma anche gli autoritarismi e i nazionalismi che limitano orizzonti e libertà di azione; per esempio la madre del protagonista era stata obbligata a rimpatriare nell’arida isola in cui era nata. E in una società così chiusa, in cui si vuole stare solo tra la propria gente, senza accettare le  persone che vengono da fuori, allora accade anche che si resti solo  tra fratelli e sorelle. Come il protagonista e l’amatissima sorella Mira che ha le ossa di vetro e con la quale il rapporto sconfina dal fraterno all’amoroso.

Maria Grazia Calandrone Dove  non mi hai portata”  –Einuadi–   euro 19,50

Quando aveva 8 mesi, nel 1956, l’autrice di questo libro fu abbandonata dai genitori che la lasciarono a Villa Borghese e poi, stanchi di vita braccata e grama, si buttarono nel Tevere.

Maria Grazia Calandrone, poetessa, scrittrice, giornalista, autrice e conduttrice radiofonica, oggi ha raccontato questa sua storia cosìunica in un romanzo-inchiesta straordinario, in cui  con lucidità ripercorre le ragioni che potrebbero aver spinto i suoi genitori biologici a gesti così dolorosi ed estremi.

All’epoca la vicenda balzò sulle prime pagine dei giornali e se ne scrissero di tutti i colori; oggi l’autrice vuole fare chiarezza e ricostruisce la vita della donna che l’ha messa al mondo, Lucia Galante, e del padre Giuseppe.

Lucia era nata a Palata, in Molise, nel 1936, epoca in cui le donne avevano ancora poca voce in capitolo in merito al loro destino. I genitori l’avevano obbligata a sposare – contro la sua volontà- Luigi Greco, uomo violento che non consumerà mai il matrimonio ma in compenso farà a brandelli corpo, anima e futuro della moglie.

Stanca di subire percosse e vessazioni, Lucia scappa con il suo grande amore Giuseppe. Gesto inaudito per quei tempi – gli anni 60 in cui non esisteva il divorzio- che la condannerà ad un ostracismo senza possibilità di appello.

L’adultera Lucia e il suo amante, che a sua volta ha lasciato la famiglia, si trasferiscono prima a Milano e poi a Roma; ma le cose andranno sempre peggio perché lui non è più giovanissimo e trovare lavoro è impossibile, sprofondare nella miseria è un attimo. Nel frattempo nasce la loro bimba e i problemi si amplificano.

Attraverso accurate ricerche, Maria  Grazia Calandrone è riuscita a ricomporre  il puzzle della vita della coppia in fuga, senza mezzi e senza speranze, e a ricostruire anche i suoi primi 8 mesi di vita.

Fa luce sui suicidi dei suoi genitori che l’avevano amata moltissimo, ma a un certo punto avevano deciso di abbandonare lei e la vita. Lasciarono la  piccola nel cuore di Villa Borghese, nessun biglietto, ma una lettera all’”Unità”, perché volevano fare scalpore e speravano che qualcuno si prendesse cura della loro bambina.

Poi Lucia e Giuseppe lasciano andare le loro vite a fondo nelle acque del Tevere; lei aveva 29 anni, lui 56.Il fiume restituirà i loro corpi e quello di Lucia spiegherà alcune cose e infine troverà sepoltura; mentre quello di Giuseppe avrà un destino ancora più triste.

 

Graham Greene   “In viaggio con la zia”     -Sellerio-   euro 16,00

Non ha bisogno di presentazione Graham Greene  (1904-1991):agente segreto di Sua Maestà Britannica, scrittore (26 romanzi, varie raccolte di racconti, una decina di pièces teatrali e parecchie sceneggiature), giornalista e autore di reportage di viaggio. Però è interessante che abbia affermato che “In viaggio con la zia” è stato l’unico libro scritto per puro divertimento.

Ed è a tratti esilarante questo racconto pubblicato nel 1969, che parla di vecchiaia, sorprese continue, avventure incredibili. Ma soprattutto dell’inizio di una nuova, inaspettata e sorprendente vita.

Ad essere stravolta è quella del 50enne direttore di banca Henry Pulling, neo pensionato, uomo conformista, scapolo, impacciato con il genere femminile, amante della tranquillità e dedito alla coltivazione delle sue amate dalie.

Al funerale della madre rivede la zia Augusta che da 40 anni era scomparsa dal radar familiare.

Augusta è un’arzilla ottuagenaria, un autentico ciclone di vecchietta, con un carattere agli antipodi rispetto a quello del nipote.

E’ anticonformista per Dna, parecchio eccentrica e amante di scoperte sempre nuove e movimento costante, e finisce per coinvolgere Henry in un’avventura a tratti paradossale. Di fatto rivoluziona esistenza e certezze del nipote a partire da una rivelazione shock sulla defunta…

Da Londra  a Istanbul per arrivare nel lontano Paraguay, i due si troveranno a viaggiare con i mezzi più disparati (treno, cargo, aerei, taxi, ecc.) e finiranno per essere coinvolti in avventure pazzesche, tra droga, sesso, traffici illeciti, oscuri agenti segreti e avventurieri di ogni  sorta.

Il tutto condito da aneddoti e rivelazioni sulla famiglia che la zia svela strada facendo al nipote, pagine a tratti esilaranti e soffuse di grande ironia.

Due anime tanto diverse si avventurano per il mondo e nella vita;dietro all’incredibile itinerario c’è il preciso disegno della zia di ritrovare un suo misterioso amore italiano. Una chicca di raffinatezza da gustare passo passo e che ci svela quanto la vita possa sorprenderci fino all’ultimo respiro. IL romanzo fu anche materia per il memorabile film che il regista George Cukor girò nel 1972, interpretato in modo magistrale da una spumeggiante Maggie Smith.

Hanni Münzer  “Il luogo dell’anima”   – Editrice Nord-   euro 20,00

E’ il primo volume della saga che l’autrice tedesca dedica alla famiglia Sadler composta da tre fratelli, il padre August e la madre Charlotte (che si distingue per il carattere autoritario e una certa durezza). Ripercorre il destino dei personaggi dal 1920 fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale e mette al centro della narrazione temi tosti come la sofferenza, l’amore per i propri cari, il sacrifico, un segreto sconvolgente e la nostalgia per la patria lontana.

Quando nel 1914 scoppia la Prima Guerra Mondiale e Laurenz ha compiuto da poco 13 anni la consuetudine vuole che i figli dei contadini abbandonino gli studi al 12esimo compleanno; lui sta studiando al liceo i grandi classici  che lo appassionano,  inoltre studia violoncello e fisarmonica. Il conflitto spariglia le carte della vita normale, i fratelli maggiori Kurt e Alfred vengono reclutati e poi anche il padre August.

La guerra falcia la vita di Alfred che cade sul campo di battaglia, mentre il maggiore Kurt sopravvive anche alla prigionia e ritorna a casa dove prende in mano le redini del podere di famiglia. Nel frattempo Laurenz era rimasto ad aiutare la madre e con il ritorno del fratello può riprendere gli amati studi musicali al Conservatorio di Breslavia.

Così la madre richiama Laurenz al quale passa la gestione del podere. Solo che si presenta con tanto di moglie incinta, Annemarie, ragazza pallida e delicata con un grande segreto. Come si svolgerà la convivenza con la suocera Charlotte e cosa accadrà lo scoprirete procedendo nella lettura delle 500 pagine che ritraggono anche lo sfondo storico europeo tra le due guerre. E starete in attesa degli sviluppi nel romanzo che seguirà.

 

François Guillaume Lorrain   “ Rossella”     -Corbaccio-    euro  18,60

E’ il libro imperdibile per tutti gli amanti del colossal “Via col vento” ispirato al romanzo di Margareth Mitchell del 1936, perché il giornalista e scrittore francese Lorrain ci porta dietro le quinte della complicata storia della lavorazione del film e della difficile scelta dei personaggi.

In forma piacevolmente romanzata è la cronaca documentata delle mille traversie attraverso le quali si arrivò a produrre la pellicola capolavoro che  vinse ben 8 Premi Oscar; tra  i quali il primo assegnato ad un’attrice afroamericana, la strepitosa Hattie Mc Daniel che incarnò la mitica Mamie, sempre al fianco di Rossella.

Un film leggendario la cui gestazione durò 3 anni, tra alti e bassi e cambiamenti continui, 4 registi che si avvicendarono e 5 mesi di riprese.

Gustosissime la pagine dedicate alla difficile ricerca dell’attrice protagonista; quella  più adatta a dare vita alla capricciosa, tenace e affascinante egoista Rossella. Eroina carica di una volontà di sopravvivenza che le farà superare la guerra, la perdita di tutto, e lutti devastanti. Come l’ultimo, la morte della figlioletta Diletta che schianterà l’anima di Rhett, ma non quella della protagonista.

Tra le attrici candidate Bette Davis, Lana Turner, Loretta Young e  Katharine Hepburn. A un passo dall’ottenere la parte arrivò Paulette Godard, ma scartata per la sua scandalosa convivenza con Charlie Chaplin.

Poi il destino fa planare a Hollywood l’inglese Vivien Leigh,arrivata in America per stare accanto all’amante  Laurence Olivier. Convinta di essere perfetta per la parte si reca negli Studios e va a trovare il fratello del produttore David O. Selznick, Myron, che la porta sul set. Sarà subito chiaro a tutti che è lei la perfetta incarnazione della volitiva Rossella O’Hara.

 

La scelta dell’attore per l’affascinante farabutto Rhett Butler fu un po’ più semplice. Sebbene si vociferasse delle candidature di Errol Flynn e Gary Cooper, in realtà fin da subito l’unico vero attore possibile fu Clark Gable.

Per vincere la sua titubanza Selznick gli offrì una considerevole somma di denaro con la quale l’attore riuscì a liquidare la moglie, per poi impalmare l’amata Carole Lombard.

5 mesi di riprese, il cambio  di regista per cui Cukor fu sostituito da Victor Fleming, mentre la sceneggiatura subiva continue rimaneggiature in corso d’opera (compresa quella di Francis Scott Fitzgerald). E la piacevolissima lettura di tutti i dietro le quinte di un assoluto capolavoro cinematografico e letterario.

Arte e musica: Profumi, un abbinamento di bellezza con Fondazione Torino Musei e OFT

Da ottobre 2023 il programma è in corso fino al 1 giugno 2024

Una tradizione che si rinnova. Per il sesto anno consecutivo, Fondazione Torino Musei e OFT – Orchestra Filarmonica di Torino propongono il progetto di collaborazione che avvicina il pubblico dell’arte a quello della musica e viceversa.

Arte e musica: un abbinamento dal quale sprigiona bellezzaIspirati dai concerti della Stagione concertistica dell’Orchestra Filarmonica di Torino, i tre grandi musei della Città di Torino – GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, MAO Museo d’Arte Orientale e Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica – ogni sabato precedente il concerto propongono a rotazione un ciclo di visite guidate al proprio patrimonio museale.

 

L’iniziativa, alla sua sesta edizione, è a cura dei Dipartimenti Educazione della Fondazione Torino Musei e le visite sono condotte da Theatrum Sabaudiae.

 

OFT offre ai partecipanti alla visita guidata la possibilità di partecipare al concerto di riferimento acquistando il biglietto intero con poltrona numerata a 8 euro, anziché a 25 euro, salvo esaurimento dei posti disponibili.

Visite guidate a pagamento. Costo: 6 euro per il percorso guidato + biglietto di ingresso (ingresso gratuito al museo con Abbonamento Musei e Torino +Piemonte Card).

Info e prenotazioni: t. 011 5211788 (lun-dom 9-17.30); prenotazioniftm@arteintorino.com • è possibile effettuare l’acquisto anche on-line

Maggiori info su

https://www.oft.it/it/

https://www.fondazionetorinomusei.it/it

https://www.arteintorino.com/