CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 43

Antonio Latella dirige Vinicio Marchioni in “Riccardo III”

 

Al Teatro Carignano dal 16 al 23 dicembre

Martedì 16 dicembre, alle 19.30, debutterà al Teatro Carignano il “Riccardo III” di Shakespeare nell’adattamento di Antonio Latella, che firma anche la regia dello spettacolo, e Federico Bellini, che ha curato la traduzione del testo. Protagonista della pièce teatrale è Vinicio Marchioni, attore romano, volto noto al pubblico del piccolo schermo, che deve interpretare il personaggio di Riccardo III, personaggio crudele e ambizioso, violento e manipolatore, di cui ha ampiamente approfondito le fonti storiche e saggistiche, e anche la botanica, perché a fare da sfondo alle sanguinose vicende del conte di Glouster è un eden di rose bianche. Antonio Latella affronta Riccardo III scegliendo come arma la parola, che diventa seduzione pura, forza che incanta e inganna, ricordandoci che a tradire il Paradiso fu l’angelo più bello. Il regista scava nell’incanto oscuro del testo in un giardino scenico che diventa luogo di desiderio e inganno, relazioni pericolose e poteri che si intrecciano. Riccardo, più che verso il trono, lotta contro il femminile, ed è proprio una donna a infliggergli la sconfitta definitiva, affiancata dal custode, un personaggio inedito che veglia sull’eden teatrale, difendendone la fragile bellezza.

“Il male è. Non è una forma, non è uno zoppo, non è un gobbo. Il male è vita – dalle note di regia di Antonio Latella – il male è natura, divinità. Il nostro intento è quello di andare oltre l’esteriorità del male, cercando di percepirne l’incanto. È chiaro che se il male stesso viene rappresentato attraverso un segno fisico, il pubblico è portato ad accettarlo: vede la mostruosità e la giustifica. Prova empatia e non simpatia per il protagonista. È ancora accettabile questo alibi della deformità nel XXI secolo ? Probabilmente il Bardo ne aveva bisogno per giustificare al pubblico, in qualche modo, tutte le malefatte del protagonista. A noi interessa la forza della parola e la sua seduzione e, perché no, la sua scorrettezza. Il serpente incantò Eva con le parole e, in ogni caso, bisogna pensare che fu abile in quanto riuscì a far staccare la mela dell’albero ad Eva, ma fu Adamo a morderla. Chi dei due peccò? Il male che mi interessa è nella disarmonia. Il male è il giardino dell’eden, una bellezza accecante, che pretendere un ritorno al figurativo, opulenta e ingannatrice, fatta di relazioni pericolose, di giochi di seduzione continui, e in questo Riccardo III è il maggiore dei maestri. La sua battaglia non è per la corona, non è per l’ascesa al trono, ma per la sottomissione del femminile, quando è il femminile che gli darà scacco matto, poiché sarà la regina madre a portare a termine una tremenda maledizione. La traduzione di Federico Bellini mi permette di giocare con tempi e andamenti ritmici quasi da commedia. Ci siamo presi il lusso, studiando i personaggi, di ampliarne uno già esistente e chiamandolo ‘custode’: apparentemente servitore del male e di Riccardo III, che con il procedere della narrazione  si scoprirà essere strumento di bellezza del luogo; un custode che vuole garantire la sopravvivenza del giardino dell’eden, quel custode che per questo è pronto a tutto, quel tutto sintetizzato dalla parola ‘amen’”.

Teatro Carignano: piazza Carignano 6, Torino

Orari spettacoli: 16-17-18 dicembre ore 19.30/17 e 19 dicembre ore 20.45/domenica 21 dicembre ore 16/22 e 23 dicembre ore 19.30

Biglietteria: Teatro Carignano

Mara Martellotta

Galà di Natale al teatro Gioiello, sfilata di moda e concerto Gospel

Una serata di solidarietà

Martedì 16 dicembre alle 20.30 si terrà il Galà di Natale al teatro Gioiello con concerto Gospel e sfilata di moda, organizzato dal Distretto Lions International 108I A1.
Si tratta di una serata di solidarietà per la raccolta di fondi per la donazione di pompe infusionali domiciliari all’ospedale Regina Margherita di Torino,  a supporto dell’oncologia pediatrica e per sostenere il centro diagnosi HPL, che offre sostegno alle famiglie con figli affetti da difficoltà cognitive.
Le danze si apriranno con una sfilata di moda offerta dall’atelier ‘Il bazaar di Adele’, con le indossatrici che riempiranno di magia il palco. A seguire l’esibizione del coro New Alveo Choir, che avvolgerà di musica la splendida cornice del Teatro Gioiello.
Alla serata parteciperanno anche l’Associazione  N.O.I di Nord Ovest Insieme, composta da dipendenti e pensionati Unicredit, e la Fondazione F.O.R.M.A, partner preziosi nell’impegno sociale.
L’intero ricavato dei biglietti sarà devoluto all’Ospedale Regina Margherita di Torino e al Centro Diagnosi  HPL.

Per prenotazioni scrivere al numero 3472250481

Mara Martellotta

Il Centro Pannunzio ricorda Forattini

Mercoledì 17 dicembre a Torino

MERCOLEDÌ 17 DICEMBRE ALLE ORE 17.30 preso la sede del Centro Pannunzio Pier Franco Quaglieni in dialogo con Cristiano BUSSOLA Consigliere dell’Ordine dei Giornalisti e direttore del quotidiano “Il Torinese” e Salvatore VULLO scrittore, ricorderà Giorgio FORATTINI.

“Una stanza tutta per me” in mostra al “MIIT”

Dieci artiste/i di gran “vaglia” e un suggestivo omaggio all’indimenticato Maestro Gianni Sesia della Merla

Fino al 22 dicembre e, ancora, dal 7 al 15 gennaio 2026

“Una stanza tutta per me”: titolo che ci riporta (senza sotterranei intenti narrativi) alla celebre “Stanza tutta per sé” di Virginia Wolf e mostra da non perdere, almeno per due motivi: la qualità mediamente più che alta delle opere esposte, in tutto una sessantina firmate da 10 artiste/i e, ancora, per la caratteristica (quasi da “mission impossibile”) di articolare quella che, senza tanti rompicapo, poteva presentarsi come semplice “collettiva” in una serie, studiata al millesimo, di 10 mini-personali. Merito– giusto ricordarlo – della capacità organizzativa di un instancabile “curatore”, qual è l’amico, Elio Rabbione. In buona compagnia con un gallerista come Guido Folco, da anni alla guida del “MIIT-Museo Internazionale Italia Arte” (corso Cairoli, 4), dove la mostra in oggetto sarà visitabile fino a lunedì 22 dicembre e, dopo una breve pausa natalizia (anche opere e artisti ne han ben donde!) da mercoledì 7 a giovedì 15 gennaio (Orari: da mart. a ven. 15,30/19,30 – sab. 10/12,30 e 15,30/19,30 – dom. 10/12,30).

 

Strana sensazione all’uscita! L’impressione è quella d’aver visitato, di “galleria” in “galleria”, un numero impressionante di mostre. Personalmente, al termine della visita, ho imboccato corso Cairoli portandomi appiccicati agli occhi, non meno che al cuore i grandi, portentosi “Ritratti” della brava Andreina Bertolini. Mestiere da vendere, non meno che capacità di fare dei volti umani (femminei, in particolare) strumenti di toccante poesia e forza emotiva. Volti raccolti e contrassegnati da diverse forze e qualità di colore (oltre che da una marcata gestualità d’impronta espressionistica) nelle loro vaganti “Stagioni della vita” o in quei suoi “Legami” dove le due attempate sorelle – gemelle dagli occhi cerulei (mi sono tornate alla mente le povere Gemelle Kessler!) appaiono legate da un “filo dorato”, “cordone ombelicale” inscindibile, segno della loro eterna inseparabilità.

E poi, che dolce incontro quello con Anna Maria Palumbo (presente, deliziosa all’inaugurazione), con i suoi dipinti; acquerelli di un’infinita aggraziata lievità accanto ai suoi oli, agli acrilici e alle tempere di più robusta matrice cromatica in quel complesso intrecciarsi di boschi fogliame e fiori, dove può anche far breccia, per un birichino saluto, il vispo musetto di un micio in cerca di coccole. Un sorriso, ed eccoci fuori dal mondo reale con le “favole antiche” (“Fantasmagorie”) del biellese Fabio Cappelli“Ritratti ricavati da una Storia antica e stralunata”“personaggi improbabili”, di una certosina grafia segnica, “strampalati” nel prezioso minuto gioco di sovrapposizioni e intromissioni figurali capaci di farti emergere perfino (ed è pure poco) un “castello turrito” dal crine impreziosito di una nobil dama d’altri tempi.

Altra storia, i pastelli e le sculture (forte il richiamo alla “spazialità” fontaniana o alle “prime cavità” di Henry Moore) di Romilda Cuniberto, con le sue informali, pesanti “circolarità”, mentre con Lidia Delloste ritorna la leggerezza e l’immediata trasparenza dell’acquerello, tecnica praticata dall’artista ad altissimi livelli. Nelle sue opere, leggiamo la quotidianità delle cose, gli umili oggetti di un “mondo antico” che sono sempre stati lì, che ti parlano di infanzia, della “ricerca di un tempo perduto” ormai imprendibile. Dal mondo professionale della medicina arriva, invece, Franco Gioia, da sempre appassionato e attualmente praticante a tempo pieno di pittura. Amante del colore, Gioia passa (spesso accompagnato dai piacevoli versi della moglie Anna) dai più rari toni morbidi di paesaggi esotici, ai rossi e ai verdi accesi del “Giardino di Manu” e dei “Papaveri a Castiglione”, per esplodere senza riserve nelle sue ingombranti fantasiose “mongolfiere”, a bordo delle quali librarsi per “toccare il cielo con un dito”. Diplomata in “Scenografia” presso l’“Accademia Albertina”, Marina Monzeglio dà prova di sbizzarrirsi, con esiti di notevole interesse, fra acquerelli “ricchi, opulenti e dorati” e “vetri” dalla forma circolare e sinuosa, in cui esplodono quieti, piacevoli richiami al mondo “Liberty”.

In linea d’arrivo, gli oli intensi, dal segno netto e dai colori accesi della carmagnolese Angela Panero, che ci parla di terre lontane, con storie di donne e uomini prigionieri da sempre di lavori e fatiche ataviche; a seguire, l’assordante visionarietà (“metafore universali”) della “pouring art” o “fluid art” di Luciana Pistone, per finire con i silenti scorci urbani, assordanti nel loro “nulla”, di Margherita Vaschetti“perfetti campi cinematografici all’Antonioni”, mi sussurra il Rabbione, saggio critico cinematografico oltre che d’arte. Ed è proprio a lui che affido la toccante descrizione dell’ultima stanza “tutta per sé” (26 dipinti in parete), omaggio, a due anni dalla scomparsa, all’indimenticato Gianni Sesia della Merla“Con l’aiuto delle figlie Rossana e Barbara, ho voluto rendere un omaggio, a quel grande artista e amico, che è stato Sesia della Merla, al tocco magico che usciva dalla sua tavolozza, ai paesaggi e alle ambientazioni, alla natura e ai vasti mercati orientaleggianti scoperti durante i viaggi, ma anche ai consigli, alle nostre chiacchierate pomeridiane, lui seduto sul divano di casa e io lì ad ascoltare il racconto di mondi che ancora adesso mi porto dentro”.

Gianni Milani

Nelle foto: Andreina Bertolini “Le due sorelle”, acquerello su tela”, 2025; Anna Maria Palumbo “Il gatto si affaccia”, olio su cartone telato, 2006; Fabio Cappelli “Personaggio improbabile 6”, tempera su carta, 2020; Lidia Delloste  “Tazzone e lumino”, acquerello su carta, 2006; Gianni Sesia della Merla “Fuori le mura di Marrakesh”, tecnica mista, 1981

“Il resto è ossigeno” di Valentina Stella: quando l’aria nelle relazioni inizia a mancare

TORINO TRA LE RIGHE

 
Ci sono storie che sanno raccontare Torino senza bisogno di descriverla in ogni pagina: basta farla respirare tra le righe, lasciarle la libertà di emergere nelle scelte dei personaggi, nei loro percorsi, nei luoghi che diventano metafore di stati d’animo.
È ciò che accade in “Il resto è ossigeno”, il romanzo d’esordio di Valentina Stella, autrice torinese che dopo una laurea in Economia e un lungo percorso nel marketing ha scelto – nel 2012 – il salto più coraggioso: lasciare il lavoro da dipendente per dedicarsi alla scrittura. Una svolta che l’ha portata a pubblicare con Zandegù la sua prima raccolta di racconti, Se mi lascia non vale, e a esordire nel romanzo con Sperling & Kupfer nel 2016. Da anni racconta frammenti di vita e sensibilità sul suo blog Bellezza Rara e in riviste letterarie come Carie e Rivista Inutile.
Nel suo romanzo incontriamo Arturo e Sara, sposati da molti anni, genitori della piccola Giulia. Una famiglia che sembra funzionare, una di quelle in cui si procede con ordine, dovere e affetto. Ma l’ossigeno ha iniziato a scarseggiare da tempo.
Arturo è un uomo complesso: una laurea in Strategie di impresa e marketing conseguita più per compiacere i genitori che per vocazione, un’anima inquieta che dopo il liceo parte per la penisola iberica alla ricerca di libertà, amici e vita vissuta. A vent’anni frequenta i Murazzi, gestisce un locale, sperimenta e si perde tra notti lunghe e leggerezza. Poi arriva Sara, e con lei una vita più stabile, forse troppo.
La narrazione alterna le loro voci con una fluidità che avvicina il lettore a entrambi. Torino fa da sfondo: dai vicoli del centro, sempre più cari e sempre più magnetici, all’alba poetica di Porta Palazzo, fino alle porte della città, dove Arturo trova rifugio nel Villaggio Leumann di Collegno. È lì che decide di sparire, almeno per un po’. Decide di lasciare la casa, la moglie e la figlia. Decide di respirare.
Il messaggio che invia a Sara è una frattura netta:
“Non torno più a casa. Ho bisogno di stare da solo. Abbraccia Giulia, ti prego.”
Da quel momento i due protagonisti intraprendono percorsi opposti ma paralleli, entrambi dolorosi.
Sara precipita nell’abisso, scoprendo che spesso l’immaginazione del dolore è peggiore della realtà stessa. Mette in discussione tutto: il proprio ruolo di moglie, di madre, di donna. E, nella ferita, trova una verità sorprendente e liberatoria: non ha mai davvero amato Arturo, e non è mai troppo tardi per imparare ad amare sé stessa, per prima.
Arturo, invece, è soffocato dalla nebbia. Una nebbia che offusca il futuro e lo spinge a cercare nel presente i fantasmi della sua giovinezza sfrenata. Ma si sa: quando la nebbia si dirada, il paesaggio non è mai identico a prima.
Il titolo del romanzo arriva allora come una chiave interpretativa potente: l’ossigeno nelle relazioni non è scontato, può diminuire lentamente, senza rumore. Le persone smettono di accorgersene perché travolte da impegni, lavoro, responsabilità, dalla quotidianità che stringe. Quando l’ossigeno manca, la coppia si accartoccia come foglie secche.
il resto?
È tutto ciò che alimenta l’amore: interessi condivisi, gesti gentili, il sapere ancora sorprendere, i viaggi, la cura, la tenerezza.
Piccoli respiri che, nel corso degli anni, mantengono viva una relazione.
Con Il resto è ossigeno, Valentina Stella costruisce un romanzo che parla di noi, delle nostre crepe silenziose e delle nostre rinascite possibili. Un libro che attraversa Torino e i suoi paesaggi emotivi, ricordandoci che non si smette mai davvero di imparare a respirare.
.
MARZIA ESTINI

Superare la realtà, tra acquerelli e disegni

Alla galleria Fogliato sino al 24 gennaio

Di origini astigiane, la sua scuola è stata l’Accademia Albertina di Torino, i suoi maestri Enrico Paulucci, Mario Davico, Mario Calandri e Francesco Franco, sue importanti mostre negli anni a Torino e Milano, a Firenze Bologna e Acqui Terme. Anna Lequio è ospite sino al prossimo 24 gennaio della galleria Fogliato di via Mazzini con la mostra “Acquerelli e disegni”, una quarantina di opere che nel loro lungo percorso artistico guardano alla realtà senza che impediscano a se stesse di lasciar trapelare “l’anima delle cose”, che fuoriesce dall’intimità delle stanze, dai piccoli oggetti di ogni giorno, dai tavolini e dalle lampade che sono non soltanto arredamento, dai luoghi aperti, dalle sinuosità dei corpi femminili, dalle cascate di mele a formare tappeti e di fiori, dalle viole leggere, timidamente accennate, che sono ricordo, abbozzo, accenno, semplice vaghezza impalpabile. Aveva in altro tempo l’artista denunciato a Marco Vallora: “…vorrei vedere se attraverso uno strumento tecnico così connotato storicamente come l’acquerello, che ha avuto modo di essere un luogo obbligato, di essere stato così usato al femminile, si possa invece suggerire una forza vera di emozione, cioè tentare di scavare sul piano tecnico tutto quello che questo modo di dipingere può regalare e sono delle sorprese notevolissime…”. Il desiderio di superare la tradizione, di sperimentare, di indagare passo dopo passo, occasione dopo occasione, di giocare con le macchie di colore ma altresì di offrire a chi guarda suggestioni e incanti stupendi, spingendosi a estrarre messaggi da quella geografia che è tutta sua, personalissima.

Non appena entrati in galleria, t’accoglie “Lo studio del pittore”, del 1988, di piccole dimensioni e infuocato di luce interna, una seggiola un lungo tavolo una piccola scultura, lo specchio di una esistenza e intimistico legame tra vita e arte, luogo di vita e di sensazioni, di sogni costruiti o sorti per caso, sul fondo un oblò di paesaggio che al confronto appare quasi freddo, anticipato dall’immagine di un albero notturno posata su quel tavolo; poco lontano “Felicitas” (12 x 20 cm), del 1994, un minuscolo cartoncino ad abbracciare un tavolino e una lampada e i versi di Lalla Romano (da “Vertigine”, “Allor non invocato / tu entri nei miei sogni…”); e “Marionette, maschere”, del 2014, già apprezzato una decina di anni fa in una mostra, “L’arte dell’acqua”, che chi scrive queste note curò nelle sale di palazzo Lomellini, a Carmagnola, un sapiente studio di luci e ombre, un fanciullesco “gioco dei fili” che, mentre ombreggia quanto è forse una recensione o un articolo di presentazione di un giornale, gioca di riflessi ambientali, in un luogo che è fuori dal tempo, e allo stesso tempo dentro una realtà che si astrae per divenire soltanto fervida emozione. Una introduzione alle più trattenute opere d’arte, ai suoi acquerelli, ai luoghi dell’anima, alle suggestioni che prendono ogni giorno l’artista. I paesaggi esplodono nelle “Rose in riva al mare”, dove Lequio prova “stupore di fronte alla realtà” quando “la vita è ossimorica”, all’interno del triplice piano che include un cielo tra l’azzurro e il rosato e fiori e mare, dove ogni parte appare sospesa, incantata, felice e pregna di vibrazioni e raffinata, lontana dal déjà vu, immaginifica e aerea, uno specchio e uno stralcio di vita forse vissuta, e ancora l’omaggio a Chagall (ancora “rose”, del 2021-’23); gli ambienti racchiusi in un bozzolo tutto proprio – “una stanza tutta per sé”, avrebbe detto Virginia Woolf – come in un obiettivo che inquadra lontano, la ventennale “Stanza degli amanti”, calchi a rappresentare corpi sfatti e abbracci di corpi nudi, un perdersi di stanze in case borghesi, macchie e accenni e velature ancora sospese, ambienti che trovano vita anche in angoli più impregnati d’oscurità ma dove sempre l’occhio del visitatore è guidato da un fascio di luce (“Risveglio”, 1995 come “”Nel museo”, 1991), ambienti che si popolano di fantasmi di forma improvvisa, che carezzano l’umanità (e i suoi dolori, “L’amore in vendita”, 2006, intrigante e bellissimo) nell’”attesa dell’ora”, un nudo di donna a esprimere la fragilità ma pure una sentinella a vegliare una luce sul fondo, a rischiarare, simbolica di speranza, un dialogo tra esterno e interno, tra silenzi e voci che verranno.

E poi i disegni. Al piano inferiore della galleria. Il trionfo delle grandi dimensioni, tra carboncini e gessetti, a raccontare corpi, di ragazzi e di donne, adagiati su una “coperta fiorita” (del 2008), a rispecchiarsi in una prospettiva felicemente superiore (“Narciso”, dei primi anni del millennio), muscolature perfettamente intese e poggiate su una liberissima parete di tratti nerissimi, un corpo giovanile che con trasporto guarda a certe sanguigne o a taluni inchiostri di De Pisis. Delicatezze, momenti di poesia, il piacere dell’acqua che scivola copiosa e tutta da trattenere e dei tratti del disegno: in una mostra assolutamente da vedere.

Elio Rabbione

Nelle immagini, di Anna Lequio “Il canto del glicine” (2016), “Interno con nudo” (2001) e “Rose e mele” (2003).

Accademia delle Scienze: 50 anni di scoperte archeologiche in Siria

 Tra il 16 e il 17 dicembre l’Accademia delle Scienze di Torino ospiterà studiosi e accademici internazionali per per celebrare cinquant’anni di scoperte archeologiche in Siria.

La due giorni dal titolo “E la Siria incontrò l’Egitto: 50 anni di scoperte in Siria” vedrà la partecipazione di relatori provenienti da Francia, Italia e Siria per fare il punto su mezzo secolo di ricerche archeologiche, che hanno rivoluzionato la conoscenza di questa civiltà.

Era il 1975 quando gli archeologi portarono alla luce gli archivi reali di Ebla, a 60 km da Aleppo. Le migliaia di tavolette cuneiformi rovesciarono completamente la visione che fino ad allora si aveva della Siria antica: non più una semplice terra di passaggio tra Egitto e Mesopotamia, ma una civiltà ricca e potente già nella seconda metà del III millennio a.C., con fiorenti centri urbani e intensi scambi commerciali.

Da allora oltre di 110 missioni archeologiche internazionali hanno lavorato in Siria, riportando alla luce città leggendarie: Ebla, Mari, Ugarit, Palmira, e soprattutto Aleppo, la città abitata ininterrottamente da più tempo al mondo, documentata già nel 2350 a.C. E’ progredita così la comprensione di una civiltà sviluppatasi a cavallo tra Asia centrale, Mediterraneo ed Egitto.

Dopo i saluti istituzionali del presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino, Marco Mezzalama, di Stefano Ravagnan, Ambasciatore italiano a Damasco, di Mohammed Yassin Saleh, Ministro della Cultura di Siria, di Anas Zeidan, Direttore generale delle Antichità della Siria, interverranno studiosi dell’Università di Lione, del CNRS francese, della Sapienza di Roma, dell’Università di Torino, del Politecnico e del CNR di Catania.

Tra i momenti particolarmente attesi ci sono gli interventi del professor Stefano De Martino dell’Università di Torino su “Il regno di Mittani e l’Egitto in Siria nel II millennio a.C.: nuove evidenze degli ultimi 50 anni” e l’intervento conclusivo del dottor Ahmad Karbotly, studioso siriano rifugiato in Italia, che affronterà il tema della distruzione del patrimonio culturale siriano dal 2011 al recente cambio di regime dell’8 dicembre 2024, tracciando prospettive per la ricostruzione futura.

Il convegno è aperto al pubblico con ingresso libero.

Al Castello di Miradolo sonorizzazione del film ‘Il giudizio universale’ 

Al Castello di Miradolo torna un appuntamento speciale, immerso in un’atmosfera intensa e ricca di suggestione. Andrà in scena una inedita sonorizzazione del film “Il giudizio universale” di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, a partire dalla rilettura del requiem di Franz Liszt, a cura di Avant-dernière pensée, che rende omaggio a questo film in occasione del tradizionale concerto di Natale. Un evento unico che si ripete dal 2008, presentando ogni anno una nuova produzione.

Il pubblico potrà muoversi in una scenografia composta da 27 schermi e 40 diffusori audio distribuiti nelle dodici sale del castello di Miradolo, non soltanto come spettatore, ma come elemento chiave di una narrazione fatta di ironia feroce e apparente leggerezza. Come un controcanto le note sospese dell’inedita lettura del Requiem di Franz Liszt per viola, violoncello, armonica e live electronics. Prima del concerto, alle ore 20, la guida all’ascolto sarà curata da Roberto Galimberti, ideatore del progetto artistico.

I posti sono limitati.

È possibile acquistare in prevendita tramite il link dedicato oppure presso la biglietteria del castello di Miradolo, aperta al pubblico per l’acquisto dei biglietti del concerto del 23 e 24 dicembre.

Informazioni allo 0121502761

prenotazioni@fondazionecosso.it

Mara Martellotta

Tra divertimento e magia con il “Funny Magic Show”

Alla Casa del Teatro di Torino, dal 26 dicembre al 6 gennaio prossimo, torna l’appuntamento con l’illusionismo con lo spettacolo “Funny Magic Show”, prodotto da Muvix Europa in collaborazione con il Circolo degli Amici della Magia di Torino, la più importante realtà di magia italiana, fucina di grandi nomi, quali Brachetti, Alexander e Luca Bono.

Si tratta di uno spettacolo unico, divertente e magico, adatto ai giovani spettatori cosiccome a quelli adulti che non hanno perso la voglia di lasciarsi stupire e incantare. Oltre venti spettacoli, tra pomeridiani e serali, fanno di questo show forse il titolo con maggior numero di repliche delle Feste torinesi. Saranno protagonisti il Clown Carillon, al secolo Paolo Casanova, reduce da una tournée in Germania, Austria e Stati Uniti con l’iconico Circus Theatre Roncalli, l’omino dei sogni, affiancato da Nox, dalla voce suadente e incantevole. Sara presente la comicità trascinante di Nicola Virdis, finalista di Italia’s Got Talent con il suo celebre tormentone “turn around” e l’inconfondibile cardigan rosso. Non mancheranno l’estro frizzante del Mago Alan, che farà breccia nel cuore degli spettatori più giovani, e gli esperimenti di telepatia e trasmissione del pensiero della misteriosa Madame Zorá, che coinvolgerà e sorprenderà il pubblico. Proseguirà con le immagini create con la sabbia da Mister Brondino, anche maestro di prestidigitazione.

Tutto questo e molto altro nello spettacolo diretto da Giancarlo Judica Cordiglia, che rappresenta un invito a sognare e ridere anche a Capodanno.

Biglietti: dai 14 ai 22 euro. 31/12 serata speciale di Capodanno – telefono: 389 2064590 – info: www.magic-show.it – casateatroragazzi.it

Casa del Teatro Ragazzi e Giovani – corso Galileo Ferraris 266, Torino

Mara Martellotta