Music Tales, la rubrica musicale




Lunedì 1 dicembre ore 21 Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino
Carols natalizie e fantasia sinfonica su melodie di Ennio Morricone
Direttore Mario R.Cappellin
Un grande evento musicale e benefico illuminerà il Natale torinese, grazie ai club promotori del Distretto Lions International 108Ia1, Torino Sabauda, Torino Cittadella Ducale, Torino La Mole e Torino Principe Eugenio, in collaborazione con la Clinica Dentale Cappellin.
L’Ensemble Vocale Arcadia, Coro Femminile, e l’Orchestra da Camera del Pinerolese Armonie d’Acaja, sotto la direzione del Maestro Mario R. Cappellin vi attendono per condurvi in un gioioso viaggio musicale tra carols natalizie e melodie di Ennio Morricone, rivisitate in una suggestiva fantasia sinfonica, capace di emozionare un pubblico di tutte le età. Questo concerto è un invito augurale a partecipare, ascoltare, donare e condividere, perché la musica può unire le persone e trasformarsi in aiuto reale.
Il ricavato della serata, che ha ricevuto il Patrocinio del Comune di Torino, sarà infatti interamente devoluto al“Progetto AAA” Anziani Attivi Autonomi, biennale, avviato e sostenuto dai club Torino Sabauda, Torino Cittadella Ducale, Torino La Mole, Torino Principe Eugenio, in linea con il Tema di Studio nazionale Lions, “Longevità: un ruolo nuovo nella società di domani”.
Gli obiettivi sono la promozione di un invecchiamento sano e attivo e il contrasto dell’isolamento sociale e delle malattie neurodegenerative. Il Centro Diurno Aggregativo AIEF, inaugurato il 3 giugno 2025 in Via Farinelli 36/9 a Mirafiori Sud Torino, con il Centro Sociale offrono agli anziani del quartiere diverse attività, iniziative, informazioni e momenti di socialità e formazione, con la collaborazione attiva di soci e socie Lions. Questo sarà un modello da proporre in altre aree in cui esistono bisogni analoghi ed è importante la collaborazione e il sostegno di molte persone.
Offerta minima biglietti: Galleria 15 euro e Platea 25 euro
Per informazioni e prenotazioni scrivere all’email concerti@cappellin.foundation o chiamare il numero 011.18558.
Ufficio Stampa Duepunti
Corso Federico Sclopis 6, Torino
+39 011 19706371 | +39 335 6505656
La Stella alla Mole consegnata a una grande attrice
Un monumento. Quando Dame Vanessa Redgrave appare nella sala del Romano, dove l’ha preceduta Franco Nero, sono quasi le 22. È lì per ricevere la “Stella della Mole” che sarà il direttore del Festival Giulio Base a consegnarle e ad assistere al film “The Estate” (proposto al TFF nel segmento “Zibaldone”) che lei ha coprodotto e interpretato e che il figlio Carlo Gabriel Nero ha diretto, in un consorzio familiare di figli e padri, elegante nel suo lungo abito nero, i capelli bianchi raccolti in coda, tutti ci sentiamo davvero insignificanti. Guardiamo soltanto a lei, mentre un rapido filmato ci ricorda le tappe più prestigiose di una strada piena di successi. Con i suoi circa 89 anni e con tutti gli acciacchi dell’età, con i dolori che hanno attraversato la sua vita, Vanessa è ancora lì a cercare dei sorrisi da restituire, a muovere quegli occhi ancora vivissimi, a trovare parole che riempiono la sala di consensi, di affetto, di ammirazione. Una donna che ha fatto e amato il cinema, che lo ha occupato per la intera seconda metà del secolo scorso e oltre ancora – come il teatro, grande interprete shakespeariana, ma anche di Ibsen e di Cechov (nel 2000 fu Ljubov al National Theatre di Londra), di Tennessee Williams e di Eugene O’Neill -, che può contare su circa una novantina di interpretazioni (saltiamo a pie’ pari le prove televisive), che nel ’78 ricevette l’Oscar come migliore attrice non protagonista per “Giulia” di Fred Zinnemann e per l’ambita statuetta ebbe cinque candidature, che riunì due Golden Globe con una decina di candidature, e premi a Venezia (il Leone d’oro alla carriera arrivò nel 2018) e a Cannes. Incontrò registi come Antonioni e Karel Reisz, Tony Richardson che divenne suo marito ed Elio Petri e Sidney Lumet, Tinto Brass e Ken Russell e Michael Apted che la diresse (1979) nel “Segreto di Agatha Christie”, una grande interpretazione forse mai avvalorata in piena giustizia, sui giorni in cui la famosa giallista decise di scomparire dopo i dissapori con il marito, Joseph Losey e James Ivory (“I bostoniani” e “Casa Howard”) e il nostro Zeffirelli, Billie August e Joe Wright (“Espiazione”) e Ralph Fiennes (“Coriolanus”), per citare i più celebri, ma l’elenco non faticherebbe a continuare. Una lunga lunghissima carriera, in cui trovò spazio anche l’impegno politico e la riappacificazione con l’attore italiano – conosciuto sul set di “Camelot” nel ’67, giovanissimi Lancillotto e Ginevra – dei tanti western e del tanto cinema impegnato, il capitano Bellodi del “Giorno della civetta” e “Il delitto Matteotti” per tutti.
Tra loro due, oggi, il figlio Carlo Gabriel a presentare “The Estate”, guardando da vicino – ma non denunciando – al “Giardino dei ciliegi” cecoviano, alterati i nomi ma non l’impianto, mentre lo pone sotto una luce e problematiche e messaggi contemporanei, mentre continua a seguire le vicende di una famiglia di aristocratici (qui trasportati nel verde della vecchia Inghilterra), alle prese con ricordi e debiti, in procinto di perdere la proprietà che da secoli posseggono e l’ampio giardino, mentre si mettono a confronto con le ingiustizie che essi e i precedenti proprietari hanno compiuto: là dove nell’autore russo, alle prime ombre della rivoluzione d’ottobre, tutto resta in filigrana, attraverso le parole sopratutto del giovane ed eterno studente Trofimov, qui da lontane visioni si materializza nei diseredati della terra che premono nel finale alle porte della casa – non è più il vecchio servo Firs a rimanere dimenticato e sepolto al suo interno -, quelli di un tempo e gli immigrati di oggi. A un personaggio, quello della vecchia nonna spinta in carrozzina dal vecchio cameriere, il regista affida questa nuova visione. Mentre continua a raccontarci di Ljubov e della sua svagatezza, della remissività di suo fratello Gaev, dei raggiri e dell’acquisto di Lopachin, l’antico servo maltrattato che ora diventa proprietario, di Anja che si apre a una nuova vita e di Varja che la speranza l’ha ormai persa, delle governanti e del contabile e degli amici. Delle danze che s’accendono e che presto si spengono, mentre la casa si svuota. Nero, il figlio regista, aggiorna, ambienta con impegno seppur troppo verbosamente – con qualche attualità di comodo? -, sorvegliando attentamente azioni e dialoghi, interni ed esterni, potendo contare su un ragguardevole gruppo d’attori, supponiamo di estrazione teatrale, che fa il proprio compito con diligenza: “È più di una semplice storia di famiglia di aristocratici inglesi che cerca di salvare la propria casa ancestrale. Va oltre, affrontando le ingiustizie socioeconomiche profondamente radicate che il nostro mondo intero si trova ad affrontare, e offre una soluzione che non si conforma agli attuali modelli convenzionali. Questo è un argomento che ho studiato ed esplorato per anni, ispirato sia dal grande scienziato sociale americano del XIX secolo, Henry George, sia dal rinomato economista contemporaneo Fred Harrison, produttore associato del nostro film.” Diligente anch’egli ma inevitabilmente il ricordo di chi qui scrive queste note va “anche soltanto” all’edizione magica di Strehler, all’ombrellino di Valentina che si riempiva di foglie, di Santuccio che faceva sbuffare quel piccolo treno di legno messo in scena a ricordargli amaramente l’infanzia.
Elio Rabbione
Nelle immagini, Dame Vanessa Redgrave e un momento del film “The Estate” diretto da Carlo Gabriel Nero
UN PROGETTO DI REGIONE PIEMONTE, FONDAZIONE CIRCOLO DEI LETTORI E FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE
È stato presentato nel corso della conferenza stampa ufficiale presso il Circolo dei
lettori e delle lettrici, la prima edizione del “Premio Match Piemonte. Dal libro allo
schermo” –, promosso dalla Regione Piemonte in collaborazione con la Fondazione Circolo
dei lettori e Film Commission Torino Piemonte.
Un progetto innovativo che punta a creare un ponte tra narrativa contemporanea e produzione
audiovisiva, valorizzando giovani autori e il territorio piemontese attraverso nuove
opportunità di adattamento cinematografico.
Un premio che è anche un investimento sul futuro
Il Premio Match Piemonte non è soltanto un concorso letterario: è una scelta strategica. Un
investimento concreto nelle nuove generazioni, nella loro capacità di immaginare, innovare e
raccontare il mondo. Il Piemonte, forte di una tradizione culturale riconosciuta e di un
comparto audiovisivo in costante crescita, sceglie di diventare un laboratorio fertile per i
giovani talenti, offrendo loro la possibilità di trasformare un romanzo in un progetto
cinematografico reale e di confrontarsi con produttori, creativi e professionisti del settore.
L’obiettivo è chiaro: trasformare le idee in opportunità, la creatività in lavoro, le storie in
nuove produzioni che parlino del Piemonte e dal Piemonte.
Un’iniziativa pensata per i talenti e per il valore culturale del Piemonte
Il Premio, rivolto ad autrici e autori under 50, selezionerà un’opera di narrativa edita tra
gennaio 2023 e gennaio 2026 con un forte potenziale di trasposizione cinematografica
ambientata in Piemonte.
Il progetto punta a sostenere storie capaci di trasformarsi in immagini e a mettere in dialogo
letteratura e cinema, rafforzando al tempo stesso la promozione del patrimonio culturale,
paesaggistico e identitario regionale.
Il titolo vincitore sarà presentato a una platea di produttori cinematografici e televisivi e
darà origine a un cortometraggio “pilota–teaser”, con una spesa massima di 60mila
euro, finalizzato a mostrare le potenzialità di sviluppo in un lungometraggio o in una
serie TV.
È previsto inoltre un riconoscimento di 3mila euro per l’autore/autrice dell’opera
selezionata.
Modalità di partecipazione
La partecipazione è gratuita e riservata agli editori italiani, che possono candidare fino a due
opere.
Sono ammesse tutte le tipologie di romanzo – incluse graphic novel e raccolte di racconti –
purché realizzate da autrici/autori under 50 e ambientate o adattabili realisticamente al
territorio piemontese.
Le candidature devono essere inviate entro le ore 12.00 del 30 gennaio 2026 all’indirizzo
premiomatch@circololettori.it allegando Application Form e il libro in PDF o tre copie
cartacee.
Diritti, opzioni e finalità
Come previsto dal regolamento, il romanzo vincitore concede agli enti promotori un’opzione
gratuita di otto mesi per la produzione del cortometraggio.
I diritti di eventuali futuri adattamenti restano interamente in capo all’autore e all’editore, che
potranno negoziare autonomamente con eventuali produttori interessati.
La Regione Piemonte acquisirà la proprietà dei diritti patrimoniali del cortometraggio,
riconoscendo all’autore e all’editore una licenza d’uso gratuita e non esclusiva per finalità
promozionali.
La Giuria
La valutazione delle opere sarà affidata a una giuria composta da professionisti del mondo
culturale e audiovisivo:
● Giulio Base – Regista
● Linda Messerklinger – Attrice
● Danilo Poggio – Giornalista
● Raffaella Tittone – Direttrice Settore Cultura, Turismo, Sport e Commercio della
Regione Piemonte
● Alfonso Papa – Film Commission Torino Piemonte
● Elena Loewenthal – Scrittrice e traduttrice nonché presidente della giuria
• Marco Pontecorvo – Regista
Timeline
● 24 novembre 2025 – Apertura bando
● 30 gennaio 2026, ore 12.00 – Chiusura candidature
● Febbraio–Marzo 2026 – Lavori della giuria
● 15 aprile 2026 – Cerimonia di premiazione con editori e produttori
I commenti
Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte:
«Con il Premio Match Piemonte vogliamo dare un segnale chiaro: il nostro territorio crede
nei giovani, investe nei loro talenti e sostiene la filiera culturale in tutte le sue forme. Questo
progetto unisce due mondi che in Piemonte hanno radici profonde – la letteratura e il cinema
– creando un’opportunità concreta di crescita professionale e di valorizzazione del
patrimonio narrativo e paesaggistico regionale. Vogliamo che nuove storie prendano vita
qui, e che da qui possano raggiungere il grande schermo».
Beatrice Borgia, presidente di Film Commission Piemonte Torino:
«Siamo felici di essere parte di un progetto che investe sulla filiera del cinema e
dell’audiovisivo, un settore sempre più strategico per il nostro territorio. Nel corso degli
anni abbiamo visto crescere quantità e qualità delle produzioni e crediamo che questo
Premio, accentuando un dialogo concreto tra mondo editoriale e cinematografico, potrà
stimolare nuovi progetti capaci di valorizzare talenti e storie originali. Come Film
Commission siamo pronti ad accoglierli e a sostenerne il percorso».
Giulio Biino, presidente Fondazione Circolo dei lettori:
«Il premio Match Piemonte, bandito dalla Regione Piemonte, è ideato e organizzato in
collaborazione con il Circolo dei lettori e Film Commission Torino Piemonte. La Fondazione
“Circolo dei lettori” conferma così la sua vocazione di soggetto di produzione culturale (e
non solo di promozione e diffusione).
Il premio “Match Piemonte” costituisce una fertile contaminazione tra letteratura e cinema,
un dialogo tra parole e immagini rivolto, “in primis”, ai giovani, per stimolarne la
creatività.
Un’iniziativa originale che ci aspettiamo susciti interesse e veda una partecipazione di
qualità e numericamente importante. Un modo innovativo di promuovere la nostra Regione
per valorizzarne i profili artistici, storici, ambientali e paesaggistici».
Elena Loewenthal, presidente della Giuria Premio Match:
«Un premio letterario che guarda alla settima arte. Un premio che fa del Piemonte uno
straordinario teatro a cielo aperto. Questo è tanto altro è Match: un progetto nuovo e unico
nel panorama culturale italiano. Un premio che non è pura e semplice celebrazione di
un’opera ma un vero e proprio, grande laboratorio di arte e cultura, capace di intrecciare
generi, esperienze, avventure».
Annunciato, in occasione del Torino Film Industry, lo stanziamento di nuove risorse di 7 milioni di euro per il 2026 e ulteriori 5 milioni per il 2027 destinate al Piemonte Film TV Fund, principale strumento regionale a sostegno della produzione cinematografica e audiovisiva.
Il nuovo bando, che sarà pubblicato entro la prossima primavera, conferma la volontà della Regione Piemonte di rafforzare con continuità l’impegno verso un settore strategico per la crescita culturale, economica e occupazionale del territorio.

Alla nuova misura si aggiungono altri 600.000 euro destinati a finanziare la prosecuzione dei bandi triennali per la promozione delle attività cinematografiche e per la valorizzazione delle sale, confermando la coerenza di una visione politica che integra interventi sulla produzione, sull’infrastruttura culturale e sulla diffusione territoriale.
“Con le nuove risorse – dichiarano il presidente della Regione Alberto Cirio e gli assessori alla Cultura Marina Chiarelli e alle Attività produttive Andrea Tronzano – rafforziamo una strategia pluriennale che ha già portato risultati concreti. Il cinema è cultura, ma anche industria, lavoro e identità. La Regione Piemonte lo sostiene con strumenti efficaci, una programmazione accurata e investimenti che generano valore reale. Il nostro obiettivo è fare del Piemonte un territorio sempre più attrattivo e competitivo, capace di dialogare con le grandi produzioni internazionali e di valorizzare le sue eccellenze locali”.
Il nuovo investimento si inserisce in un percorso già avviato con determinazione nel triennio 2023-2025, durante il quale la Regione ha stanziato oltre 21 milioni di euro a sostegno dell’intera filiera.
Nell’ambito del solo Piemonte Film TV Fund sono stati stanziati 8 milioni tra il 2023 e il 2024, che hanno permesso di finanziare 28 progetti, generando una spesa diretta sul territorio di 26.920.000 euro e un moltiplicatore economico di 3,36. Nel triennio il fondo raggiungerà una dotazione complessiva di 15 milioni, consentendo il finanziamento di 41 progetti tra film, serie e animazione e confermando il suo ruolo centrale nella strategia regionale di attrazione e sostegno alle produzioni.
Accanto al sostegno alla produzione, la Regione ha investito 750.000 euro per la promozione di rassegne, festival e circuiti, e 1.050.000 euro per la valorizzazione delle sale cinematografiche indipendenti attraverso bandi triennali. Altri 5 milioni sono stati destinati a un bando a sportello, attivo fino al 2026, per interventi strutturali e tecnologici finalizzati all’ammodernamento e alla riattivazione delle sale esistenti.
“Non è solo il momento dei numeri, ma della continuità e del consolidamento – ha affermato l’assessore Tronzano – Abbiamo costruito una politica pubblica capace di generare risultati misurabili, dialogando con imprese, operatori culturali e istituzioni. Con le nuove risorse per il 2026 confermiamo la traiettoria: fare del Piemonte un’area attrattiva e dinamica per il cinema e con una filiera pronta a cogliere le sfide del futuro”.
Il Centro Studi Cultura e Società di Torino ha assegnato a Marco Travaglini la prima posizione assoluta nella sezione narrativa breve della V° edizione del concorso nazionale Tesori della Natura. Il racconto che è valso il premio al giornalista e scrittore di Baveno, torinese d’adozione e collaboratore de Il Torinese, si intitola “Dantès e la Lettera 22 dell’Olivetti”. La giuria ha motivato il riconoscimento perché il racconto “conquista per la sua capacità di fondere storia industriale, innovazione e umanità in un racconto delicato e luminoso. Attraverso gli occhi curiosi del piccolo terrier Dantès, l’autore restituisce l’atmosfera vitale della Ivrea olivettiana, simbolo di un’Italia che credeva nel progresso etico e nella dignità del lavoro”. La narrazione, definita “ densa di tenerezza e ironia”, secondo la giuria “celebra un modello di impresa a misura d’uomo e di natura, dove la tecnologia è al servizio del benessere collettivo. Dantès diventa emblema di leggerezza e armonia, portavoce inconsapevole di quella visione in cui l’ambiente, umano e naturale, respira all’unisono con il sogno di Adriano Olivetti: un futuro dove produttività e felicità potessero convivere”. Quest’ultimo premio si aggiunge al secondo posto nella sezione giornalismo della 16° edizione del Premio letterario internazionale Andrea Testore – Plinio Martini – Salviamo la Montagna, con un articolo dedicato allo scrittore Benito Mazzi e al suo legame con la valle Vigezzo, e al posizionamento tra i finalisti del premio letterario Mario Soldati-Lalla Romano bandito dal Centro Pannunzio di Torino con il libro di racconti Il seggio del peccato. Dulcis in fundo il settimanale Eco Risveglio, al quale Travaglini collabora da anni, offrirà in regalo agli abbonati per il 2026 un volumetto con i suoi racconti intitolato La guerra delle ciliegie. Si tratta di racconti che parlano del territorio all’estremo nord del Piemonte, di personaggi esistiti e altri no, di storie capaci di trasportare i lettori qua e là tra il lago e le montagne, suoi luoghi d’origine. Già, perché Marco Travaglini, scrittore, giornalista, ex-politico, ha trasformato la sua passione per la scrittura, ma soprattutto per i personaggi e le storie che incontra, in veri e propri spaccati di vita. Da sempre, concentra l’attenzione prima di tutto sugli ultimi, su quelle persone “dimenticate” che invece, attraverso i suoi occhi, meritano di essere raccontate, conosciute, vissute, di rimanere impresse per sempre. Ed ecco, allora, che hanno vita le storie, tra aneddoti divertenti e spunti di profonda riflessione. E’ la capacità di raccontare di Travaglini a prevalere su tutto, a trasportare chi si avvicina ai suoi scritti in altri tempi, altri luoghi e altre avventure.
Roberto Bolle è pronto ad approdare al Teatro Regio con uno spettacolo corale insieme ai suoi immancabili “Friends” dal 27 al 29 novembre, il “Balletto di Caravaggio”. La mostra “Caravaggio 2025”, che si è chiusa a Palazzo Barberini, a Roma, e che ha conquistato 450 mila persone, ha affascinato anche Roberto Bolle, che a marzo ha deciso di passare una notte immerso in quei 24 capolavori al fine di realizzare la coreografia dei suoi sogni, “Caravaggio”, che i seguito è andato in onda sui Rai 1 il 26 marzo scorso.
Luci ed ombre, corpi svelati e sensuali: il mondo di Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, ispira i coreografi per la sua opera e biografia irrequieta. Sono loro gli artisti che, come il pittore, sanno lavorare sulla plastica della muscolatura umana, esaltata dall’uso scenografico della luce. Il pittore de “Il fanciullo con il canestro”, e di quello morso da un ramarro, di Bacco e della Maddalena penitente, dei musici, di Giuditta e Euroferne, del David con la testa di Golia, di Amor vincit Omnia, che nacque a Milano e non nel Marchesato di Caravaggio, attivato della corrente naturalistica, precursore del Barocco e maestro dell’uso drammatico del chiaroscuro, ha ispirato a Mauro Bigonzetti, coreografo italiano neo-postclassico, un balletto nel nome di Caravaggio, più conturbante, creato nel 2008 per le qualità della star ucraina Vladimir Malakov, allora alla testa della Statsoper Berlin. Chi ha amato, con Roberto Bolle e Melissa Hamilton, il duo da questo Caravaggio nel galà “Bolle and Frineds” del gennaio scorso, sempre al Teatro Regio, ne amerà anche l’estensione a serata intera, che il nostro ballerino icona produce per sé e per il gruppo scelto che darà vita a una danza scultorea, fra luci, ombre e corpi che si ispirano a Michelangelo Merisi. Saranno due ore di danza accompagnate dalle musiche di Claudio Monteverdi e orchestrale da Bruno Moretti. Il Light Design è di Carlo Cerri, in dialogo con i costumi pelle di Lois Swandale e Kristopher Milar. La produzione è di Artedanza.
Spettacoli: Giovedì 27 novembre – ore 20 / venerdì 28 novembre – ore 20 / sabato 29 novembre – ore 14.30 e ore 20.
Teatro Regio – Piazza Castello 215, Torino
Mara Martellotta
Si ricorda la figura di Leone Jacovacci, il grande pugile italo – congolese “stroncato” dai pregiudizi razziali del regime fascista
Giovedì 27 novembre, ore 18,30
Campione italiano ed europeo dei “pesi medi” nel 1928, Leone Jacovacci (nato nel 1902 a Sanza Pombo – attualmente in Angola, ma allora facente parte del Regno del Congo – e deceduto a Milano nel 1983), padre italiano e madre principessa congolese, rappresenta ancora oggi sicuramente una delle figure “storiche” più prestigiose del “Pugilato” nazionale e internazionale. In ambito sportivo, al termine di un’adolescenza trascorsa nel viterbese (dove venne cresciuto dai nonni, dopo essere stato portato in Italia dal padre che lo sottrasse alla madre), esordì nel Pugilato professionista a Londra nel 1919 con lo pseudonimo di Jack Walker, in omaggio al fuoriclasse americano Jack Dempsey. Si stabilì definitivamente in Italia, ottenendone la cittadinanza solo nel 1925 e dopo lunghi soggiorni contrassegnati da una brillane carriera pugilistica in Francia (dove batté il futuro campione del mondo dei “medi” Marcel Thil), Svizzera e Argentina. Atleta di straordinaria abilità tecnica, agile, tenace e brillante, in grado di parlare tre lingue e di distinguersi nel panorama sportivo dell’epoca, il regime fascista ne cancellò volutamente la memoria (come dimostrano i filmati d’archivio dell’“Istituto Luce” manipolati per oscurarne la grandezza), costringendolo al ritiro nel luglio del 1935 e determinandone il breve passaggio al “Catch Wrestling”, fino all’abbandono completo dell’attività sportiva. Morì nel 1983 a Milano, dove aveva trovato lavoro come portiere di un condominio. Vittima, fra le tante, dell’ostracismo razziale del “regime”, alla vita di Leone Jacovacci e al “ruolo socio-culturale” del Pugilato è dedicata la serata in programma giovedì 27 novembre, a partire dalle 18,30, negli spazi dell’hub culturale “OFF TOPIC” di via Pallavicino 35, a Torino, in agenda nel calendario (25 – 30 novembre) di “COMÉ?”, “Festival performativo diffuso” dedicato al benessere giovanile attraverso il teatro e la cultura in genere, organizzato in varie location (o meglio “community hub”) dai collettivi di “Cubo Teatro” e di “Teatro della Caduta”.

La serata prevede la proiezione del documentario “Il Pugile del Duce”, racconto incentrato, per l’appunto sulla vita e sul beffardo destino del pugile italo – congolese, cui seguirà il dialogo con Davide Valeri (sociologo italo-etiope che indagherà il rapporto tra migrazioni, memoria coloniale e pratiche culturali) e l’attore Alberto Boubakar Malanchino (milanese di Cernusco sul Naviglio, padre italiano e madre del Burkina Faso), in un confronto con le “palestre popolari cittadine” (riconosciute come “spazi di aggregazione, resistenza e costruzione comunitaria”), e in collaborazione, in particolare, con la “Palestra Popolare Neruda” di corso Cirié, a Torino.
“Il documentario – sottolineano i responsabili – racconta parallelamente anche le motivazioni che spinsero lo studioso Diego Valeri a riscoprire la storia di Jacovacci, restituendogli il posto che merita nello sport italiano e offrendo una riflessione ancora attuale sulle forme sottili di razzismo che attraversano il nostro presente”.

Fra gli eventi in programma nell’ambito di “COMÉ?”, fino a domenica 30 novembre, ci piace segnalare in particolare ,“Umanə”, venerdì 28 novembre (ore 20), sempre presso “OFF TOPIC”, concerto spettacolo per voce umana e loop station, programmato in collaborazione con “Fertili Terreno Teatro” (Associazione di artisti ed organizzatori torinesi), quale “tentativo irriverente e tragicomico per colmare il senso di vuoto che si crea come una crepa dentro di noi quando ci sentiamo impotentə di fronte alle tragedie umane”.
Sabato 29 (ore 19,30) e domenica 30 novembre (ore 18), vale un pensiero “InDifference”, presso lo “Spazio FLIC Bunker” (nel cuore di Barriera di Milano, in via Paganini 0/200), spettacolo di circo contemporaneo in cui l’artista belga Jef Everaert e la milanese Marica Marinoni si scontrano con le loro differenze e sembra impossibile trovare un punto di incontro. E allora: “Cosa significa essere in due senza confondersi?”.
Per info e programma dettagliato: “Teatro della caduta”, via Fontanesi 25, Torino; tel.011/2453869 o www.lacaduta.org
g.m.
Nelle foto: Alberto Malanchino; “Umanə”; “InDifference” (Ph. Kalimba)
Dafne, la fata del lago è il nuovo libro di Maria Carfora, ex insegnante, scrittrice e fotografa originaria della Sicilia e ossolana d’adozione, già autrice de Le storie di Boscobello. Il volume verrà presentato, insieme all’autrice, dal critico Giuseppe Possa alle 16 di sabato 29 novembre presso il teatro La Fabbrica di Villadossola. Il libro, dedicato ai bambini di tutte le età, propone un viaggio magico tra ricordi, promesse e fantasia. Una nonna, la signora Rita, ritrova una vecchia fotografia nascosta in un libro di favole, e la riscoperta fa riemergere un antico legame quasi dimenticato: quello con Dafne, un’amica speciale dell’adolescenza. Con i suoi cinque nipotini intraprenderà un’avventura unica sulle sponde del Lago Maggiore, nella cornice suggestiva di Stresa e delle sue ville. I piccoli scopriranno Villa Azzurra e incontreranno Dafne, la fata del lago, creatura misteriosa capace di trasportarli ogni sera in storie straordinarie, tra magia, natura e amicizia. Come scrive Giuseppe Possa “è un libro che intreccia fiaba, memoria e tradizione, capace di catturare l’immaginazione sia dei grandi che dei piccoli. Perfetto per essere letto e condiviso tra nonni, genitori e bambini. Quest’opera è un tributo al potere delle storie, della fantasia e della natura incantevole del Lago Maggiore. L’autrice rivisitando alcune favole classiche le propone attraverso il racconto della fata che, ascoltandole dalla madre, si immedesimava a tal punto che , nei suoi sogni notturni, vedeva Cappuccetto Rosso, i principi azzurri e le principesse, oppure i protagonisti di Cenerentola, Biancaneve o della Bella Addormentata in una maniera del tutto nuova e diversa. I veri protagonisti erano liberi di vivere la propria esistenza, senza i vincoli imposti dai racconti, amandosi come meglio credevano – perfino tra persone dello stesso genere – coltivando le proprie passioni, “ovviamente, nel rispetto della libertà degli altri”. Reinterpretazioni che, oltre ad allietare i nipotini di Rita, offrono preziosi insegnamenti a tutti i bambini. Il volume è impreziosito dall’illustrazione di copertina e da undici disegni interni a colori, uno per ogni capitolo, realizzati dall’artista e pittore Giorgio Stefanetta. Inoltre include la prefazione di Andrea Pelfini, figlio di Maria Carfora, e la postfazione di Giuseppe Possa.
Marco Travaglini