CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 43

Gian Mesturino veste i panni di Gelindo al Teatro Erba

Al teatro Erba di Torino si rinnova in un’unica data, domenica 22 dicembre, alle ore 16, la tradizione della favola del Natale in piemontese. A interpretare Gelindo è l’architetto dei Teatri Gian Mesturino, in un’edizione storicissima della Compagnia Torino Spettacoli con i Germana Erba’s Talents e la partecipazione di Elia Tedesco e Rosario Farò.

Ecco l’affettuoso ritorno di un must delle Feste di Natale. Tra i pastori del Presepe c’è quello che semplice, burbero e dal cuore d’oro si porta una pecora sulle spalle per portare da mangiare al bambino Gesù. È Gelindo, uno dei protagonisti più amati della Natività e dal teatro popolare piemontese, che incarna i sentimenti più autentici. Per obbedire al censimento dell’imperatore, Gelindo lascia la sua casa sulle colline del Monferrato, attraversa un bosco e, per la magia delle favole, si ritrova a Betlemme. A vestire i panni di Gelindo sarà Gian Mesturino, scenografo, autore teatrale e architetto che ha ristrutturato un bel numero di teatri della città, nonché preside del liceo Germano Erba, che torna a vestire i panni del personaggio cui diede vita “quando era magro”, come afferma egli stesso. Gelindo è diventato un must della compagnia Torino Spettacoli e della famiglia Mesturino. Prima di sposarsi, Mesturino faceva interpretare la parte della moglie di Gelindo alle sue varie fidanzate e, da quando si è sposato, alla moglie Germana Erba. Gelindo, per molti anni, ha assunto il volto e la voce di Giovanni Mussotto, il Gianduia della Famija Turineisa. Mesturino ne ha preso il posto e spera di trovare qualche attore in grado di poterlo interpretare, anche se è difficile trovare dei giovani che parlino piemontese.

Simpaticissima la galleria dei numerosi personaggi che affiancano Gelindo, tra i quali la moglie Alinda, la figlia Aurelia innamorata di Medoro. Il testo, ispirato alla tradizione, è dalla notte dei tempi di Gian Mesturino, per la regia di Girolamo Angione e con le coreografie di Gianni Mancini. Lo spettacolo propone il testo nell’originale stesura monferrina e vede protagonisti i Germana Erba’s Talents. Completano il cast due incursioni e partecipazioni speciali: in scema troviamo il cantante Rosario Farò e il comico Elia Tedesco. Accanto a loro ci sarà Maria Luisa Seravesi, nel ruolo che fu di Germana Erba, e Luca Simeone. L’incasso sarà devoluto alle borse di studio dei Germana Erba’s Talents.

Teatro Erba -Corso Moncalieri 241 – unica data domenica 22 dicembre alle ore 16

 

Mara Martellotta

La pace derisa

La pace derisa, ultima silloge poetica di Maria Grazia Minotti Beretta, è interamente ispirata dalla sua storia personale e dalla sensibilità con la quale guarda agli aspetti più intensi dell’esistenza. Un’autrice che, giunta al suo quindicesimo volume di poesie, ripensa e propone le sue liriche con voce limpida. Dopo un breve periodo di silenzio e riflessione, Minotti Beretta ritorna così alla poesia con un libro che viene da lontano, frutto di un dialogo intenso con la tradizione. Dopo le iniziali evocazioni familiari (l’autrice è nata a Milano in piena guerra, sotto i bombardamenti, perdendo il padre Ettore, partigiano, ucciso dai nazisti il 7 aprile 1945, e poco più tardi la madre) la raccolta, segnata da una profonda riflessione sul senso del tempo, si apre con la poesia “a mio padre adottivo” dove la poetessa intende recuperare la potenza nominante delle parole, dentro uno spazio rigoroso, secondo una precisa misura: “Era un burbero benefico, che ho amato come padre”. L’autrice è ormai distante dalle esperienze poetiche degli inizi e la parola è diventata custode del tempo, capace di riportare in superficie qualcosa di nascosto che è in noi. Le parole, dunque, non si disperdono diventando rivelatrici di senso per questo il libro che assume la forma di un luogo protetto, evocativo e dialogante. I temi della poesia ci sono tutti: i ricordi della guerra e del dopoguerra, la malinconia e la solitudine, l’interrogazione sull’essere e sul morire, la fragilità e l’attesa, il desiderio che sconfina nella delusione, la trepidazione del sentire, l’amore e l’amicizia come beni che perdurano all’ansia e alla pena, l’urgenza di chiudere in una frase il senso di una possibile risposta. La poesia della Minotti nelle centoventitré  liriche propone anche riflessioni sulla realtà drammatica di un mondo dove ogni giorno la pace viene derisa, vilipesa, sopraffatta da chi vuole imporre il suo credo, forza, potere e la collega nella spoglia interiorità dei versi  alla semplicità severa di antichi valori e sentimenti che meriterebbero di non essere mai dimenticati. In questo senso La pace derisa conferma come la poesia resta ancora oggi la sua compagna fedele, la nicchia dove custodire i ricordi e lo specchio sincero della sua anima.

Marco Travaglini

“Orchestrando”: l’orchestra quale metafora della società umana

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Per la stagione teatrale 2024-2025 della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, venerdì 20 dicembre, alle ore 20.45, andrà in scena “Orchestrando” dell’Orchestra Archeia / Tecnologia Filosofica.

L’evento si intitola “Orchestrando” ed è incentrato sulla figura dell’orchestra quale metafora della società umana, dove ci si chiede cosa concorra a creare l’armonia e la partecipazione a uno stesso progetto tra più individui. Parole come diversità, appartenenza, collaborazione, contrasto, ordine e libertà fanno parte del vocabolario degli orchestrali che devono concorrere in un unico fine mantenendo forza e libertà espressiva. Tutti i musicisti di un’orchestra, durante un’esecuzione, sono coinvolti in una serie di processi sociali. Ogni componente è indispensabile, dal più capace al meno abile. Due musicisti solisti, insieme a una piccola orchestra sul palco, si esibiranno giocando con i rispettivi strumenti, oboe e contrabbasso.

La forma musicale sarà dunque, seppure in un’originale versione teatralizzata, quella del concerto solistico. Con un’orchestra ben disposta e due solisti comici le dinamiche teatrali diventeranno automaticamente musicali. Le baruffe si trasformeranno in contrasti di note e le riflessioni in elegie. Il suono, più della parola, sarà il mezzo con il quale ogni scena verrà espressa. Al contenuto si aggiungeranno una drammaturgia non invadente, un testo ove necessario, esecuzioni a cavallo tra concerto e performance, un taglio burlesco generale, semplice e sincero per far ridere e sorridere. All’oboe vi sarà Marco Amistadi e Federico Bagnasco al contrabbasso. Musiche e regia di Marco Amistadi e Federico Bagnasco; ai violini Gabriele Cervia e Maria Alejandra Peña Ramirez; Eleonora Puma al violoncello; Fiamma Kamenchtchik alla viola; l’ensemble da camera è a cura di Archeia Orchestra.

 

Gian Giacomo Della Porta

Lo Schiaccianoci, torna la fiaba di Natale

Il 21 Dicembre a Torino torna il “Gospel Jubilee Festival”

Il primo e più importante gospel-meeting italiano con grandi ospiti internazionali di scena al Teatro Agnelli

Sabato 21 dicembre 2024 si celebrerà presso il Teatro Agnelli di Torino la 27ª Edizione del Gospel Jubilee Festival. Organizzato, fin dalla sua prima edizione del 1998, dall’Associazione Anno Domini, con la direzione artistica di Aurelio Pitino, il principale evento Gospel della città ritorna come di consueto sotto Natale.

In questa 27ª edizione i «padroni di casa», gli Anno Domini Gospel Choir, apriranno, come di consueto, la prima parte della serata. Presenteranno alcuni brani del loro album di canti natalizi dal titolo: «Christmas Spirit» e qualche nuovo brano di Contemporary Gospel del loro vasto repertorio.

Special Guest: The Voices of Victory, una formazione gospel costituita da alcuni tra i migliori interpreti gospel della città da cui provengono: Orlando, Florida (USA) che ha come mission quella di trasmettere la Buona Novella attraverso la gioia del canto!

Nasce da Perfect Harmony, una «family band» costituita dalle talentuose Nicole e Chrystal, con la mamma Jennifer Ingram; insieme, queste tre lady, hanno vinto il prestigioso Florida Gospel Music Awards come «Best New Gospel Group of the Year», «Best Gospel Trio», e «Best New Artist».

Nel 2016 la leader del gruppo, Nicole Ingram Taylor, decide di ampliare l’esperienza di Perfect Harmony e creare un gruppo più ampio, capace di offrire un sound più coinvolgente e ritmato, nascono così The Voices of Victory. I singers di Voices Of Victory sono professionisti stimati con anni di esperienza e grandi credenziali, si sono esibiti con l’Orlando Philharmonic Orchestra al Carnegie Hall di New York. Hanno cantato con leggende della Gospel Music quali Cece Winans, Byron Cage, LaShun Pace, John P. Key, Shirley Caesar, Milton Brunson and the Thompson Community Choir, Twinkie Clark e Rev. Timothy.

Hanno anche affiancato, come coristi, nomi prestigiosi del pop quali Simple Minds, Sinead O’Connor e i Bee Gees. Per la prima volta al Gospel Jubilee Festival! Il concerto che presenteranno sarà costituito da brani celeberrimi del repertorio gospel e canti natalizi in grado di farci vivere appieno lo spirito della stagione. Un programma ricco e intenso che promette, ancora una volta, al pubblico del GJF, di vivere e far vivere una serata indimenticabile, gioiosa, leggera e profonda allo stesso tempo, di testimonianza di fede e valori della vita… in parole e musica!

“Salva la tua lingua locale”: piemontesi tra i finalisti e un vincitore

 

Un dizionario con i gallicismi siciliani, saggi in ladino di Fassa e in astigiano, poesie in bisiàc e in romagnolo, una tesi di laurea sul dialetto genovese, opere in dialetto sammarchese, venosino e griko, una canzone in friulano e un lavoro teatrale in dialetto napoletano. Sono i vincitori della dodicesima edizione del concorso letterario “Salva la tua lingua locale” premiati il 12 dicembre scorso nella sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma. Composizioni che narrano di spaccati di vita quotidiana, leggende paesane, mestieri, riti e tradizione antiche, e che nella loro diversità linguistica, di espressioni e suoni uniscono l’Italia da nord a sud.

Ideato da Unpli, Unione Nazionale Pro Loco e da ALI Autonomie Locali Italiane del Lazio con l’obiettivo di promuovere i tesori culturali e linguistici del nostro Paese, il concorso dal 2013 a oggi ha raccolto oltre 3mila candidature e ottenuto prestigiosi riconoscimenti istituzionali, tra cui il patrocinio delle Presidenza della Repubblica, del Senato e della Camera dei deputati, della commissione italiana per l’UNESCO e del Ministero della Cultura.

Oltre 400 le opere pervenute in questa dodicesima edizione, novità di quest’anno, il premio speciale dedicato alla memoria di Luigi Manzi, scrittore, fondatore e organizzatore instancabile del Premio sin dalla sua prima edizione.

“L’alto numero di concorrenti e la varietà dei lavori presentati hanno reso il lavoro delle giurie estremamente complesso, ma hanno restituito un quadro ricco e articolato delle lingue locali ancora vive nel nostro Paese – ha commentato Antonino La Spina, presidente Unpli – L’antologia che raccoglie le opere dei vincitori e dei finalisti di questa edizione è un omaggio alla bellezza e alla pluralità delle espressioni linguistiche italiane”.

“Senza radici e senza passato è difficile immaginare un futuro. Credo che dialetti e lingue locali non debbano restare un ancoraggio del passato, ma possano rappresentare un punto di partenza per avere ben chiaro il percorso da seguire – ha dichiarato Luca Abbruzzetti, Presidente di ALI Lazio – Veder crescere questo Premio negli anni sia come partecipazione sia nella qualità delle opere è una grande soddisfazione e questa edizione”.

“Siamo felici della partecipazione piemontese: a dimostrazione del costante interesse per le lingue e le culture immateriali locali – ha detto Fabrizio Ricciardi, presidente Unpli Piemonte – ci auguriamo che per le prossime edizioni la partecipazione sia ancora più folta”.

I PREMI “TULLIO DE MAURO

Per la sezione saggi il primo premio è andato ex aequo a Fabio Chiocchetti con Letres da Larcioné edizione di lettere in ladino di Fassa e Lorenzo Ferrarotti, con Asti, 1521: una terra da solacz edizione critica delle opere in astigiano di Giovan Giorgio Alione.

Gli altri finalisti piemontesi sono stati Davide Boccia di Druento (To) e Francesco Granatiero di Torino. Inoltre una menzione speciale è andata alle Pro Loco di Oviglio (Al), Corsione (At) e Santena (To). Inoltre una menzione è andata alle associazioni piemontesi che promuovono le lingue locali: “E Keyé” di Fontana di Frabosa Sottana (Cn)Oratorio Campo Giochi (To)Compagnia Teatrale Fric Filo 2 (To)Parrocchia di San Giovanni Battista e Remigio (To)Casa editrice L’Harmattan Italia (To) e il Centro Studi Piemontesi (To).

La musica dei Vocal Blue Trains , diretti da Alessandro Gerini, nella chiesa di Santa Pelagia

Con il periodo delle Feste si moltiplicano gli appuntamenti con la musica gospel, ma nel caso del Vocal Blue Trains, cui tocca inaugurare la rassegna “Contatti sonori” della stagione concertistica di Santa Pelagia, si è di fronte a degli autentici fuoriclasse. Mercoledì 18 dicembre, alle ore 21, i Vocal Blue Trains terranno “Gospeltronic”, con direttore Alessandro Gerini,  insieme al coro della chiesa di Santa Pelagia di via San Massimo 21. L’ingresso è libero su prenotazione.

I Vocal Blue Trains sono un gruppo vocale polifonico di 33 cantanti musicisti, fondato e diretto da Alessandro Gerini, cantante e vocal coach. Si tratta di una realtà poliedrica che sposa l’impronta corale del gospel e della polifonia tradizionale con le moderne sonorità della musica elettronica e dell’ambient house. Sul palco portano una fusione innovativa che unisce la potenza e la profondità del gospel con l’energia pulsante della musica elettronica. In poco più di 5 anni hanno attirato l’attenzione a livello nazionale e internazionale grazie a importanti collaborazioni come Ultimo, Paul Phoenix, componente del gruppo a cappella vincitore del Grammy King’s Singers, l’attore e presentatore Gigi Proietti, il cantante soul americano Sergio Sylvestre e il gruppo Modà. Il progetto conta oltre 150 concerto tra Europa e Asia, e vanta prestigiose partecipazioni ad alcuni tra i più importanti festival internazionali come il Wien International Festival for Choirs and Orchestras, il Jeju International Choir & Symposium, il Concerto di Gala al Pantheon, il Pistoia Blues Festival e il Moscow Sounds Festival. Nei loro arrangiamenti originali la musica gospel si espande, trovando nuovi spazi sonori. I beat elettronici, i sintetizzatori e le texture digitali non fanno altro che amplificare l’energia di questo genere, creando un’atmosfera potente e avvolgente che è al tempo stesso futuristica e profondamente legata alla tradizione. Alla fine del 2022, il gruppo ha pubblicato il suo primo album omonimo.

La Stagione musicale dei concerti di Santa Pelagia è ormai diventata una tradizione attesa, un punto di riferimento per gli appassionati di musica e ricopre un ruolo di rilievo nel mondo musicale e culturale del nostro territorio. L’obiettivo è la promozione di eventi di qualità, equi ed inclusivi, che sappiano coniugare l’alto valore delle proposte artistiche e musicali alla massima fruibilità e accessibilità. Per questo, anno dopo anno, si pongono la sfida di provare a sorprendere il pubblico. La risposta sta nel costante rinnovamento, nella volontà di esplorare nuovi territori musicali, stupire, incantare pur mantenendo vivo il legame con la grande tradizione musicale. Concerti ed eventi in programma nel Coro di Santa Pelagia, dall’8 ottobre 2024 al 2 luglio 2025, offrono un ventaglio unico e originale di declinazioni sonore provenienti tanto dal repertorio classico quanto da quello contemporaneo, raccolte e approfondite in varie sezioni tematiche.

 

Coro e Chiesa di Santa Pelagia – via San Massimo 21, Torino.

Ingresso libero con prenotazione

 

Mara Martellotta

L’isola del libro

RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA

 

James McBride “L’emporio del cielo e della terra” -Fazi Editore- euro 19,00

McBride è nato a Brooklyn nel 1957, da madre ebrea polacca convertita al cristianesimo e padre afroamericano; è cresciuto in una famiglia poverissima con 11 fratelli, tra Brooklyn e Queens. Come dire un’importante palestra di vita.

Lui si è fatto strada nel mondo e ha messo a frutto le sue esperienze e il suo vissuto: giornalista nelle redazioni delle principali testate, musicista jazz, sceneggiatore per Spike Lee. Nella narrativa ha esordito nel 1995 con il memoir “Il colore dell’acqua”; ma il grande successo è arrivato 20 anni dopo con “The Good Lord Bird” vincitore del National Book Award nel 2013.

L’emporio del cielo e della terra” è del 2000, ora esce in Italia, dopo essere stato a lungo in testa alle classifiche americane, amato da Barack Obama e Spielberg che l’ha opzionato per farne un film.

Un magnifico affresco che supera le barriere del razzismo e offre invece una storia intrisa di bontà, amore, accettazione e tolleranza.

Inizia nel 1972 con il ritrovamento di uno scheletro in fondo a un pozzo a Pottstown, Pennsylvania. Per capire di chi sia e come sia finito lì, McBride risale a quanto accaduto all’epoca, tra anni 20 e 30 del secolo scorso, nel piccolo quartiere di case fatiscenti, strade sterrate e miseria di Chicken Hill. Microcosmo abitato da neri, ebrei e bianchi che non possono permettersi di meglio. Un interessante melting pot.

Protagonisti principali, attorno ai quali si muovono altri personaggi, sono l’ebreo rumeno Moshe, proprietario di un teatro e una sala da ballo e la bellissima Chona, americana di origini bulgare, penalizzata dalle conseguenze della poliomielite.

Chona è colta, idealista, generosa e disponibile ad aiutare tutti. Quando con il marito (che in realtà ne farebbe a meno) rileva “L’emporio del cielo e della terra” lo trasforma in un presidio di solidarietà. E’ lei a gestire questo negozio di alimentari facendo credito a chi ne ha bisogno. Lo trasforma in un crocevia di culture, gusti, etnie diverse, dove ci si incontra e si condividono chiacchere e opinioni.

La trama decolla quando Moshe e Chona (che non sono riusciti ad avere figli) decidono di aiutare il piccolo orfano 12enne, Dodo, diventato sordo dopo un’esplosione, e che alla morte della madre rischia di essere rinchiuso in istituto.

 

 

Richard Russo “La vita secondo me” -Neri Pozza- euro 24,00

Richard Russo è lo scrittore americano che ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2002 con il romanzo “Il declino dell’impero Whiting”. E’ nato il 15 agosto 1949 a Johnstown ed ha trascorso l’infanzia nella piccola cittadina di Gloversville. Si è laureato in letteratura all’Università dell’Arizona ed ha insegnato scrittura creativa in un college del Maine.

Quando ha ottenuto successo con i primi romanzi, ha abbandonato la carriera universitaria e deciso di dedicarsi solo più alla scrittura. La cifra principale della sua narrativa è la descrizione della realtà che avvolge le piccole cittadine americane. E’ abilissimo nell’attrarre i lettori con le sue trame ambientate in microcosmi che descrive in modo estremamente lucido, realistico e ironico.

La vita, secondo me” è tra le sue opere di maggior successo, pubblicato nel 1993, e racconta le vicissitudini e i pensieri del vecchio e scontroso Donald Sullivan.

E’ un operaio edile che vive nell’immaginaria North Bath, ha 60anni e tutta una serie di sfortune: dal ginocchio dolorante per l’artrosi all’ex moglie in sete di vendetta, passando per un’amante che non gli dedica particolari attenzioni.

Poi a rendere grama la sua esistenza intervengono contrattempi vari; per di più è circondato da una pletora di pseudo amici che rischiano di affossarlo ancora di più.

Sullo sfondo della storia c’è soprattutto il clima provinciale della sonnolenta cittadina termale nello Stato di New York, e le dinamiche che legano i personaggi, tutto raccontato da Russo in modo magistrale.

Poco più di 700 pagine che hanno ispirato anche il cinema, con il film del 1994, interpretato da Paul Newman, regia di Robert Benton.

 

 

Federica Manzon “Alma” -Feltrinelli- euro 18,00

Alma” -con il quale la 43enne Federica Manzon si è aggiudicata il Premio Campiello 2024- può essere definito anche come libro di confine.

La scrittrice (nata a Pordenone) divide la sua vita tra Milano e Trieste, ed è proprio in questa città che ha ambientato il romanzo. Trieste unisce Occidente e Oriente, chi ci vive sa molto bene che non esiste un’identità monolitica e unica, piuttosto è il risultato di spostamenti e continuo divenire.

Il romanzo intreccia storia e geografia, e lo fa con una narrazione che oscilla tra passato e presente, mettendo a fuoco le traversie dei popoli di confine e della Jugoslavia; cambiata dai tempi di Tito e passata attraverso la sanguinosa guerra dei Balcani.

La protagonista Alma è una giornalista che vive a Roma, ma torna per 3 giorni a Trieste, città in cui ha trascorso l’infanzia e dalla quale è poi scappata per costruire altrove il suo futuro. Questo breve ritorno è l’occasione per fare i conti con il passato, i sentimenti e la memoria, e per raccogliere l’eredità di suo padre. Un uomo senza radici, in continuo andare e venire attraverso il confine che separa Trieste e il Carso da una parte e la penisola balcanica dall’altra.

Nella città dei suoi primi anni, Alma ritrova la casa dove ha trascorso l’infanzia con i nonni materni, custodi della tradizione mitteleuropea. I ricordi riaffiorano e incontra persone dalle quali aveva voluto allontanarsi. Primo fra tutti Vili, figlio di amici del padre, intellettuali di Belgrado, che era entrato in famiglia tanti anni prima.

Un romanzo che ruota intorno ai concetti di casa, famiglia, appartenenza. Alma, che molto sapeva delle origini benestanti, agiate e colte della famiglia materna, ora cerca di recuperare informazioni che l’aiutino a capire anche il padre e i punti oscuri della sua vita.

 

 

Aslak Nore “Il cimitero del mare” -Marsilio- euro 21,00

E’ uno scrittore decisamente interessante il 46enne norvegese Aslak Nore, nato nel 1987, cresciuto ad Oslo. Dopo gli studi in scienze sociali a New York, ha deciso di arruolarsi nei corpi speciali norvegesi stanziati in Bosnia. Ha vissuto in America Latina, ed è stato reporter di guerra in punti caldi del pianeta come Iraq e Afghanistan; oggi vive nella tranquilla Provenza.

Per scrivere questo romanzo si è ispirato a una vicenda vera, datata nel 1940. Al centro della trama ci sono i segreti di una potente famiglia di armatori, sullo sfondo di un complicato quadro geopolitico.

La matriarca dell’importante dinastia di armatori Falck, Vera Lind, si congeda dalla vita lanciandosi da una scogliera, dopo aver scritto una lettera alla nipote Alexandra, detta Sasha. Nella missiva lancia una sfida: precisa che i Falck sono a un bivio e invita la giovane a operare un’importante scelta. Stare dalla parte della verità oppure essere fedele al motto “familia ante omnia”, la famiglia prima di tutto.

Sconvolta dal suicidio della nonna, Sasha prende molto sul serio le sue ultime parole; ed è l’inizio di una trama intrigante. La narrazione alterna sapientemente passato e presente e conduce il lettore nelle intricate vicende dei Falck.

Tutto ha inizio nel 1940 epoca in cui la Norvegia era occupata dal Terzo Reich. Quell’anno una nave passeggeri – carica di civili e soldati tedeschi- era naufragata per un’esplosione a bordo, che l’aveva fatta colare a picco, con oltre 300 vittime. Tra queste c’era il marito di Vera, mentre lei si era salvata miracolosamente buttandosi nelle acque gelide con il neonato OlaV. Sarà lui a diventare capo indiscusso dell’impero Falck.

Una dinastia dagli interessi economici ramificati nei campi più redditizi e con agganci politici fondamentali. La trama si fa via via più coinvolgente.

Storie private, menzogne, amori e tradimenti, sullo sfondo degli avvenimenti della grande storia. Guerre, terrorismo, piani segreti e molto altro…….

 

 

Concerto di Natale al castello di Miradolo

Quest’anno, il concerto di Natale al castello di Miradolo chiuderà idealmente la mostra “Giorgio Griffa – una linea, Montale e qualcos’altro”. L’esecuzione è in programma la sera di mercoledì 25 dicembre nella serra neogotica, i cui 36 metri sono scanditi dalle 18 tele di un “Canone aureo”, numero irrazionale infinito per sua natura, metafora per l’artista nel compito destinato all’arte figurativa, la poesia e la musica fin dai tempi di Orfeo: sondare l’inconoscibile e dire l’indicibile. Questo duetto ideale, tra noto e ignoto, tra Orfeo e Euridice, è interpretato dal progetto Avant dernière pensée, con la creazione di due quartetti d’archi opposti nello spazio, in cui un violino e un violoncello, dal vivo, dialogheranno tra loro, e con un secondo violino e una viola virtuali. La distanza tra gli strumentisti, la relazione con il suono, ripercorre l’esperienza dei cori battenti della cattedrale di San Marco a Venezia di Andrea e Giovanni Gabrieli tra Cinquecento e Seicento, e condurrà il pubblico, grazie a un inedito sistema di ripresa e diffusione del suono, a trovarsi al centro dell’esecuzione in una esperienza immersiva, in cui lo spazio sarà protagonista dell’esperienza di ascolto.

Verranno eseguite composizioni di Philip Grass, Arvo Pärt, Steve Reich e John Cage. Questi brani costituiscono l’installazione sonora che ha accompagnato le diverse sezioni della mostra di Giorgio Griffa, e riflettono, ciascuno secondo differenti declinazioni, nuove possibilità e ricerche del linguaggio musicale della seconda metà del Novecento, dal silenzio a una nuova relazione con la musica. Un’ora prima del concerto è in programma una guida d’ascolto guidata da Roberto Galimberti, ideatore del progetto artistico e violinista. Al violoncello vi sarà Marco Pennacchio, per l’audio e la supervisione tecnica Marco Ventriglia. Il concerto verrà replicato giovedì 26 dicembre alle 18.30, con guida all’ascolto alle 17.30.

Biglietti: intero 25 euro – 15 euro ridotto under 30 – bambini fino a 6 anni ingresso gratuito

 

Mara Martellotta