CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 41

Il Giappone all’ombra della Mole

A Torino la “tre giorni” del “Torino Matsuri 2026”, il Festival dedicato alla scoperta e alla diffusione della Cultura nipponica

Da venerdì 3 a domenica 5 luglio

Dal tradizionale “Chanoyou” o “Chadō” pubblico (millenaria e solenne cerimonia del tè, tra le arti tradizionali più note del “Buddismo Zen”) alla pratica dimostrazione della “pittura a inchiostro sumi-e” o dell’ “acquerello suisaiga” fino al coinvolgente worksop dedicato ai tradizionali “tamburi taiko” suonati dal celebre Gruppo italiano- di studio e spettacolo – dei “Munedaiko” (riconosciuto ufficialmente come collaboratore culturale dell’“Ambasciata del Giappone in Italia”): sarà un viaggio estremamente curioso e ben articolato quello proposto dal “Torino Matsuri 2026”, Festival interamente incentrato sulla scoperta e divulgazione della “Cultura giapponese”, organizzato dall’Associazione Culturale “Yoshin Ryu” all’“Impianto Crescenzio” (affiliato Arci Torino), in lungo Dora Colletta 53, a Vanchiglietta.

Giunto ormai alla sua undicesima edizione, l’evento è in programma per tre giorni a Torino, da venerdì 3 a domenica 5 luglio, in occasione della festa tradizionale del “Tanabata”, nota come la “Festa delle stelle innamorate”, che si celebra in Giappone il 7 luglio, traendo origine da una “romantica” leggenda cinese. Leggenda che vede protagonisti  i due amanti Orihime (la “stella Vega”) e Hikoboshi (la “stella Altair”), separati dalla “Via Lattea” e condannati a incontrarsi una sola notte all’anno. Per l’occasione, le strade e le case si riempiono di colore grazie ai “tanzaku”, piccoli foglietti colorati su cui le persone scrivono i propri desideri e preghiere d’amore, per poi appenderli a rami di bambù. Una festa che unisce, così, il fascino del cosmo a una profonda e suggestiva tradizione popolare. E che, in quest’edizione del Festival, in “salsa torinese”, vuole però aprirsi ai ritmi e alle immagini dell’attualità. Sottolinea, infatti, Giada Turtoro, vicepresidente dell’Associazione Culturale “Yoshin Ryu”: “Il Festival continua a crescere, consolidando una formula che affianca i nostri appuntamenti più amati ad alcune novitàQuest’anno, infatti, accanto alla solennità dei laboratori tradizionali e dei tamburi ‘taiko’, siamo felici di aprire le porte alla vivacità dei ‘cosplay’ e del mondo ‘gaming’. È questa contaminazione tra la sacralità del passato e l’energia del presente a rendere l’evento un punto di riferimento unico nel panorama culturale.

Cosa aspettarsi, dunque, dall’undicesima edizione dell’evento? “Un’immersione totale tra le ‘suggestioni millenarie’ e le vibranti ‘tendenze pop’ del Paese del Sol Levante. Questo Festival si propone come un ‘ponte culturale’, offrendo un programma fitto e articolato che si sviluppa rivolgendosi ad appassionati, ma anche a famiglie e curiosi di tutte le età”.

Nel fine settimana di sabato 4 e domenica 5 luglio i cancelli rimarranno aperti dalle 10 alle 23,30, con una ricca costellazione di workshop tematici legati alla tradizione: dalla precisione della “calligrafia shodō” all’armonia botanica dell’“ikebana” e all’arte preziosa dell’“origami”. I visitatori potranno inoltre approcciare la “lingua giapponese”, scoprire i segreti della vestizione dello “yukata” (il tipico kimono estivo), apprendere le tecniche del “disegno manga” e creare i celebri pupazzi “amigurumi” ad uncinetto. Non mancheranno dibattiti e incontri culturali. Da segnalare, in particolare il tema della “sicurezza personale femminile” affrontata con il metodo “Sicuramente Donna”, accanto alla “presentazione di romanzi” dedicati al Giappone firmati da autrici emergenti e proposti da Denise Paradiso, nonché un nostalgico viaggio nel “mondo dei videogiochi” con un “focus” sui trentacinque anni di “Street Fighter”, guidato dall’esperto Mike Arcade.

Grandi protagoniste delle serate la “proposta gastronomica” (a partire dalla cena di venerdì 3 luglio a base di “ramen” – spaghetti di frumento serviti in brodo di carne o pesce – preparata dallo chef Carlo “Ojisan” Mele) e l’“intrattenimento”, dal “cinema” alla “musica dal vivo” con la travolgente energia, in particolare, de “I Cavalieri di Zara”“cartoon tribute band” che farà ballare il pubblico con le “sigle animate” più amate dagli anni ’80 al 2000. La giornata di domenica 5 luglio sarà invece scandita dal “ritmo ancestrale” del Giappone: nel pomeriggio si terrà l’atteso workshop di “tamburi tradizionali taiko” con i celebri “Munedaiko”, mentre la serata vedrà alternarsi sul palco una suggestiva performance di “teatro marziale” e il potente concerto finale dello stesso gruppo di percussionisti. Per finire, gli appassionati di motori potranno ammirare da vicino un’esposizione di veicoli storici e moderni a cura di “Mazda” e “Toyota”, mentre l’area “gaming” intratterrà il pubblico con “tornei di carte collezionabili” e sfide ai giochi di strategia orientali come lo “shogi” e il “go”. Il sipario calerà sull’immancabile e colorata “gara cosplay”, moderata dallo staff di “Nerd Chop Express”, Denise Paradiso e Mike Arcade, che premieranno i “migliori costumi” ispirati a “fumetti”, “anime” e “videogiochi”. Tributo completo al mondo magico del più contemporaneo “Paese del Sol Levante”. Per ulteriori info: tel. 375/5802205 o www.yoshinryu.com

Gianni Milani

Nelle foto: “Tamburi taiko” – Munedaiko; “Chanoy pubblico”; Pittura “Sumi-e”

Comic Live Show. Sarà un luglio all’insegna della comicità

Nella corte del Palazzo Comunale di Chieri

Dopo il successo della prima edizione, torna per il secondo anno consecutivo il Chieri Comic Live Show, la rassegna di comicità e standup comedy organizzata dalla compagnia Santibriganti Teatro. Quest’anno l’iniziativa sarà tutta al femminile, e trasformerà le sere di luglio in un concentrato di ironia e rosate travolgenti. La cornice sarà ancora una volta la splendida e suggestiva atmosfera del Cortile del Palazzo Comunale di Chieri, un palco animato grazie al contributo dell’Amministrazione Comunale. Si tratterà di quattro appuntamenti unici con quattro straordinarie artiste che, armate di microfono e tagliente ironia, smonteranno stereotipi, racconteranno paradossi quotidiani e risponderanno alle grandi domande della vita, dalla filosofia al tabù, dagli shock culturali alle sfide della mezza età, fino alla comicità che abbatte le barriere. Quest’anno, a Chieri, ce n’è davvero per tutti i gusti. L’iniziativa è curata da Santibriganti Teatro e realizzata con il sostegno, il contributo economico  eil patrocinio della Città di Chieri.

Lunedi 6 luglio, alle 21.30, andrà in scena “A night with” di e con Annagaia Marchioro. Si tratterà di una serata dove tutto può accadere, dove i massimi sistemi possono in incontrare le giornate del ciclo o della creaturina che la notte ugola come la Pausini. Si parlerà di tutto e di niente, un po’ come la vita, e si riderà tanto.

La seconda serata sarà venerdì 17 luglio, alle 21.30, con “New girl in town. Le disavventure di un’inglese in Italia”, di e con Hannah Croft. Comica inglese trasferita in Italia, la Croft porta sul palco la sua prima ora di standup comedy in italiano. Trasforma in risate ogni scontro culturale, mentre si chiede “Sono straniera o semplicemente strana?”, “Cosa c’è di più sexy di un codice fiscale?”, “Posso ancora dirmi inglese se parcheggio sul marciapiede?”.

Lunedì 20 luglio, alle 21.30, andranno in scena i “Diari del bastone bianco”, dall’omonimo libro di Daisy Icardi, per la regia di Carla Carucci. “Non mi sono mai fatta tante risate come da quando mi aggiro per il mondo con il bastone bianco, osservando, con quel poco di vista che mi resta, il mondo dei normodotati, che non sempre fanno la cosa giusta, ma nella maggior parte dei casi ci provano. Anche loro incentivano e sbagliano, talvolta con i piedi, più spesso con le parole, ma non fa niente…loro sono normali, e non c’è più niente di normale che sbagliare”.

Ultimo appuntamento martedì 28 luglio, alle 21.30, con “La ragazza con la lavastoviglie di perla” di e con Giulia Pont, per la regia di Carla Carucci. Giulia racconta con ironia e divertimento l’età adulta di chi si sente sempre fuoriluogo e fuoritempo. Tra corsi di danza in mezzo alle teenager,bravi ragazzi che arrivano dopo troppi uomini-carciofo, attraversa con sarcasmo le piccole rivelazioni della vita adulta, e ridimensiona le aspettative: mentre Jennifer Lopez, mito dell’adolescenza, è felice su uno yacht, tu puoi sentirti realizzata davanti alla tua lavastoviglie. Attrice e autrice comica torinese , ha partecipato a molti festival di teatro ed è stata premiata al Festival di “Monologhi 1” di Firenze e al Premio del Pubblico del Faenza Cabaret. Rappresenta, il suo, un gradito ritorno al Chieri Comic Live Show dopo il successo dello scorso anno.

Biglietti online: 7 euro su ticket.it e santibriganti.it – in cassa: 10 euro intero e ridotto 8 euro. Gratuito per persone con disabilità e accompagnatore. Apertura della cassa un’ora prima dello spettacolo. In caso di pioggia, gli spettacoli si terranno presso il cine-auditorium “Leo Chiosso”.

Info: 011645740 – da lunedì al giovedì dalle 11 alle 17 – www.santibriganti.it

Corte del Palazzo Comunale – via Palazzo di Città 10, Chieri (TO)

Mara Martellotta

Giovanna Botteri al Forte di Bard

Noto volto televisivo e tra le più grandi giornaliste e inviate di punta della “Rai”, la Botteri parteciperà alla conferenza “Taccuino di un mondo affamato”

Domenica 28 giugno, ore 16

Bard (Aosta)

L’incontro con la celebre giornalista triestina vuole essere l’ultimo capitolo nella serie di eventi e dibattiti, organizzati alla “Fortezza” sabauda, intorno ai temi al centro della mostra “Nutrire il Mondo, la sfida globale dell’alimentazione”, il progetto fotografico promosso, insieme al “Forte” valdostano, dall’“Agence France– Press” (tra le più antiche ed autorevoli agenzie di stampa internazionali) e visitabile fino a domenica 19 luglio prossimo.

Titolo: “Taccuino di un mondo affamato”, appuntamento in agenda per domenica 28 giugnoalle 16. Accanto a Giovanna Botteri interverranno Sabrina Rossi Montegrandi, director of Business Development Italy-Malta-Turkey di “Agence France-Presse” e Ornella Badery, presidente del “Forte di Bard”.

Nell’incontro – seguendo le linee su cui s’è impostata la rassegna fotografica in corso al “Forte” e al centro di un notevole interesse da parte del pubblico – si parlerà in modo particolare del “cibo” usato come “strumento di guerra” durante i conflitti d’ogni tempo e luogo, come tecnica spietata adottata più volte nel corso della storia e oggi (lo urlano drammaticamente le oltre ottanta foto esposte in rassegna) in tanti teatri di scontri: in questa “terza guerra mondiale a pezzi” (come diceva Papa Francesco) che attualmente si è calcolato contare, a livello internazionale, oltre sessanta conflitti armati attivi, il numero più alto registrato dal termine della Seconda Guerra Mondiale, dall’Africa sub-sahariana all’Asia occidentale  (Palestina– Gaza), al Medio oriente (Iran) e all’Europa Orientale (Russia– Ucraina). Tanto che, nel 2026, dicono le cifre ufficiali, la fame nel mondo registra circa 300milioni di persone (tanti bambini) che soffrono di “insicurezza alimentare acuta” ed oltre 730milioni costretti ad “affrontare la fame”, allontanando l’obiettivo “fame Zero” prefissato dall’“Agenda Onu 2030”.

Un autentico “colpo mortale” al Pianeta. E un argomento che troverà, nelle parole e nell’esperienza lavorativa, di Giovanna Botteri, contenuti vivi portati da chi – come lei – l’esperienza drammatica “guerra – morte – fame” l’ha quotidianamente vissuta “de visu” (colpo feroce agli occhi e al cuore), testimone coraggiosa di eventi che hanno sconvolto il mondo, portandolo a danni incalcolabili sotto l’aspetto geo-politico e, soprattutto, umano.

Nata a Trieste (“Culla della Civiltà Mitteleuropea”) e “figlia d’arte” (il padre Guido fu direttore della sede “Rai Friuli-Venezia Giulia”), Giovanna si laurea in Filosofia con un dottorato alla “Sorbona”, diventando, ben presto (dopo aver lavorato nell’’83, con  “Il Piccolo” e l’“Alto Adige”) un volto famigliare al pubblico televisivo – iniziando a farsi le ossa nell’ ’85 per la “Rai di Trieste”. Giornalista, reporter e conduttrice del “Tg3” dal 2004 al 2007. Dal 1991, come “inviata speciale”, segue i più importanti eventi internazionali: il crollo dell’Unione Sovietica, le guerre nell’ex Jugoslavia, l’assedio di Sarajevo dove, assieme a Miran Hrovatin,  filma l’incendio della “Biblioteca Nazionale”, la “strage del pane” il massacro di Markale e quello di Srebrenica. E poi Afghanistan e Iraq, i conflitti in Libano, Siria e Iran. Dal 2007 negli Stati Uniti, ha seguito la campagna di Obama, la grande recessione, la crisi di “Wall Street”, la guerra all’ “Isis”, le stragi e la vittoria nel 2020 di  Joe Biden e, in seguito, di Trump e poi ancora, testimone in Cina della pandemia di “Covid19”. Dal 2022 a Parigi segue la rivolta delle “banlieue” e l’ascesa dell’estrema destra.

L’anno prima, il 6 marzo 2021, la sua empatica popolarità la porta addirittura sul palco del “Festival di Sanremo” come co-conduttrice della serata finale con Amadeus e Fiorello. Dal 2024, entra a far parte del cast fisso del talk show “In altre parole” condotta su “La7” da Massimo Gramellini.

Al centro dell’incontro, programmato per domenica 28 giugno al “Forte di Bard”, non sarà solo il tema della “fame” come micidiale strumento di morte e di guerra, ad essere dibattuto dagli ospiti e dal pubblico (che certamente interverrà numeroso), ma una forte attenzione sarà posta anche su argomenti di stretta attualità, come  lo sfruttamento lavorativo e il tragico fenomeno del “caporalato”, diffuso soprattutto nell’agricoltura, ma presente anche nel campo dell’edilizia e nei servizi.

Prenotazione obbligatoria compilando il “form” sul sito: www.fortedibard.it

Per info: tel. 0125/833811Ingresso gratuito

Gianni Milani

Nelle foto: Giovanna Botteri; Forte di Bard (Ph, Marco Spataro); Bashar Taleb/AFP “Consegna razioni alimentari a Gaza” (foto in mostra)

Antiqua 2026 approda a Settimo con Odhecaton  

Antiqua 2026 il 26 giugno, alle 21.15, sarà a Settimo Torinese presso la chiesa di Santa Croce di piazza San Pietro in Vincoli. La proficua sinergia con Settimo Torinese si rinnova anche in questa edizione. Il notevole successo di pubblico e critica riscontrato negli anni precedenti, oltre all’impegno dell’Amministrazione Comunale, unito a un sostanziale sostegno da parte di Fondazione ECM e ai contributi di Regione Piemonte, Fondazione CRT e Ministero dei Beni Culturali, permettono di continuare questa positiva esperienza con la produzione di concerti di musica classica a Settimo Torinese di altissimo livello culturale, dove si esibiranno alcuni tra i migliori artisti del panorama europeo.

Antiqua invita il pubblico a un viaggio musicale che verrà compiuto da Odhecaton, con l’Accademia del Ricercare, nel cuore della cultura rinascimentale italiana, attraverso le “Veglie di Siena”, capolavoro pubblicato nel 1604 dal compositore modenese Orazio Vecchi. Quest’opera, tra le più originali e vivaci del periodo tardo rinascimentale, unisce l’arte del madrigale alla vivacità del teatro comico. Non si tratta solo di una raccolta musicale, ma di un vero e proprio ritratto della società senese del tempo, un mosaico di scene, caratteri e situazioni che raccontano la quotidianità con eleganza, ironia e profodma umanità.

Il compositore conduce, attraverso una sequenza di ”Veglie”, momenti conviviali serali in cui amici si ritrovano per cantare, recitare, scherzare, raccontare. Le musiche alternano pagine poetiche a brani giocosi, trasformando la forma del madrigale in qualcosa di nuovo e sorprendentemente teatrale. Il pubblico potrà così scoprire un modo sonoro capace e di anticipare, nella musica e nella struttura, il teatro musicale moderno. Il concerto propone un’esecuzione coinvolgente, che mette in luce la ricchezza delle voci, la raffinatezza dei testi poetici e il ritmo narrativo che rende le Veglie di Siena un’opera unica nel suo genere, uno spaccato della società italiana del Seicento pieno di colore e vivacità.

Concerti di Antiqua 2026 sono accompagnati da un piccolo allestimento d’arte realizzato dall’Associazione La Voce dei Venti.

Informazioni e prenotazioni: segreteria@accacemiadelricercare.com o accademiadelricercare@gmail.com  – sito: accademiadelricercare.com

Mara Martellotta

La Mole e la sua altezza: quando Torino sfiorava il cielo

Torino sul podio: primati e particolarità del capoluogo pedemontano

Malinconica e borghese, Torino è una cartolina daltri tempi che non accetta di piegarsi allestetica della contemporaneità.
Il grattacielo San Paolo e quello sede della Regione sbirciano dallo skyline, eppure la loro altitudine viene zittita dalla moltitudine degli edifici barocchi e liberty che continuano a testimoniare la vera essenza della città, la metropolitana viaggia sommessa e non vista, mentre larancione dei tram storici continua a brillare ancorata ai cavi elettrici, mentre le abitudini dei cittadini, segnate dalla nostalgia di un passato non così lontano, non si conformano allirruente modernità.
Torino persiste nel suo essere retrò, si preserva dalla frenesia delle metropoli e si conferma un capoluogo a misura duomo, con tutti i pro e i controche tale scelta comporta.
Il tempo trascorre ma lantica città dei Savoia si conferma unica nel suo genere, con le sue particolarità e contraddizioni, con i suoi caffè storici e le catene commerciali dei brand internazionali, con il traffico della tangenziale che la sfiora ed i pullman brulicanti di passeggeri sudaticci ma ben vestiti.
Numerosi sono gli aspetti che si possono approfondire della nostra bella Torino, molti vengono trattati spesso, altri invece rimangono argomenti meno noti, in questa serie di articoli ho deciso di soffermarmi sui primati che la città ha conquistato nel tempo, alcuni sono stati messi in dubbio, altri riconfermati ed altri ancora superati, eppure tutti hanno contribuito e lo fanno ancora- a rendere la remota Augusta Taurinorum così pregevole e singolare.

1. Torino capitale… anche del cinema!

2.La Mole e la sua altezza: quando Torino sfiorava il cielo

3.Torinesi golosi: le prelibatezze da gustare sotto i portici

4. Torino e le sue mummie: il Museo egizio

5.Torino sotto terra: come muoversi anche senza il conducente

6. Chi ce lha la piazza più grande dEuropa? Piazza Vittorio sotto accusa

7. Torino policulturale: Portapalazzo

8.Torino, la città più magica

9. Il Turet: quando i simboli dissetano

10. Liberty torinese: quando leleganza si fa ferro

 

2.La Mole e la sua altezza: quando Torino sfiorava il cielo

Non sono tuttora certa che valga anche per chi, come me, ha frequentato lAccademia Albertina anziché lUniversità di Palazzo Nuovo, ma nel dubbio – e dato che i titoli sono equipollenti- anche io non sono salita in cima alla Mole prima di aver conseguito la laurea specialistica. È quel pizzico di scaramanzia che si nasconde in molti: nessuno ci crede veramente ma intanto molti non appoggiano il cappello sul letto o prestano attenzione a come viene appoggiato il pane in tavola.
Questa diceria, legata alla credenza che gli studenti universitari che salgono in cima alla Mole prima di aver terminato gli studi poi non conseguano la tanto agognata Laurea, non è lunico mito che interessa ledificio simbolo di Torino, secondo alcuni, infatti, la costruzione sarebbe in realtà una gigantesca antennache irradia energia positiva sulla cittadinanza, fatto assai importante se si prende in considerazione la nomea di città magica, che il capoluogo si porta appresso, in quanto punta di entrambi i triangoli energetici di magia nera (con Londra e San Francisco) e di magia bianca (con Praga e Lione).

In ogni caso la Mole resta un edificio affascinante, peculiare e di largo interesse, non solo per la sua storia ma anche perché ospita al suo interno il Museo Nazionale del Cinema, uno dei pochi interamente dedicati al allargomento e uno dei più noti a livello europeo, nonché lunica galleria di questo genere in Italia. Per chi non lo avesse ancora visitato, sappiate che il sistema espositivo consta di postazioni multimediali e interattive, attrezzature e materiali provenienti da set cinematografici sia italiani che internazionali, una invidiabile collezione di film, libri, stampe, manifesti, locandine, apparecchiature specifiche antiche e moderne, costumi, pezzi di scenografie di film, dipinti e fotografie. Anche la struttura interna è assai caratteristica: una immensa scala a spirale che si attorciglia verso lalto e trasporta i visitatori attraverso la storia della Settima Arte, dalle origini ai giorni nostri, comprendendo non solo la collezione permanente, ma anche le diverse mostre temporanee che si susseguono con notorio successo.
A tal proposito non solo per mio proprio gusto- mi pare ingiusto non citare la recente personale dedicata al genio creativo di Tim Burton, svoltasi tra 11 ottobre e il 7 aprile 2024, per la prima volta in mostra in Italia proprio qui, al nostro Museo del Cinema. Il titolo non lasciava certo spazio a dubbi riguardo a che cosa il pubblico avrebbe osservato: IL MONDO DI TIM BURTON, un universo parallelo che si apriva al di là di una porta interna, appositamente realizzata a richiamo dellinimitabile, innovativo e visionario Nightmare Before Christmas, oltre la quale si veniva ingurgitati in un etere di innumerevoli bozzetti provenienti dal nucleo personale dellartista, ideazioni in nuce dei personaggi che hanno segnato linfanzia e ladolescenza di almeno un paio di generazioni.
Lesperienza non termina qui, è più che consigliabile infatti salire sullascensore panoramico, interamente realizzato in cristallo trasparente e che, in precisamente 59 secondi, raggiunge il tempiettodella Mole, posto a 85 metri di altezza, attraversando quella che è conosciuta come l’Aula del Tempio; una volti giunti sulla sommità il panorama è sbalorditivo, e potrete osservare Torino che si mostra nella sua totalità, fino alle Alpi che labbracciano.
Si dice poi che lo stesso Antonelli, ormai anziano, fosse solito farsi issare in vetta alla cupola su un ascensorino improvvisato, per verificare in prima persona lavanzare o meno dei lavori.


È pur tuttavia vero che leffettivo vanto del simbolo architettonico torinese sia tutto nella sua imponente altezza.
Nel 1888 la Mole raggiunge unaltezza record di 153 metri, che comunque non soddisfa il novantenne Antonelli, il quale decide di aggiungere sulla guglia una statua un Genio alato coronato da una stella a cinque punte, realizzato dallo scultore Celestino Fumagalli, alta cinque metri e pesante 300 kg.
Alcuni potrebbero pensarehybris, ed infatti in questottica non sorprende troppo la risposta di Madre Natura, la quale, alcuni anni dopo, scatenanel 1904- sul capoluogo torinese ed in risposta alla tracotanza antonelliana, un uragano che abbatte la colossale statua, che tuttavia non precipita a terra, ma rimane appesa ad un lato della guglia. Lavvertimento non sortisce del tutto il suo effetto, e nel 1906 la scultura viene sostituita da una più sommessa stella a 12 punte in rame dorato.
Sta di fatto che, con i suoi 167 metri totali daltezza, la Mole, all’epoca in cui viene costruita, è l’edificio in muratura tra i più alti del mondo, il nome stesso del monumento ricorda questo record, ormai tristemente superato.
La realizzazione del cantiere è comunque da considerarsi unimpresa faraonica, terminata nel 1897 da Costanzo, figlio di Alessandro Antonelli, dopo circa quarantanni di lavoro.
Linaugurazione avviene il 10 aprile 1889, a soli dieci giorni di distanza dai festeggiamenti dedicati ad un’altra torre-simbolo, la Tour Eiffel, avvenuta a Parigi il 31 marzo di quello stesso anno.
Com’è noto, nel 1848 ledificio torinese sorge inizialmente come sinagoga, in risposta a quanto indicato nello Statuto Albertino, documento che assicura libertà ufficiale di culto alle religioni non cattoliche: “Gli Ebrei sono ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici dei nostri sudditi, a frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, e a conseguire i gradi accademici”. LUniversità Israelitica celebra così la conquista dei pari diritti, commissionando al fantasticatore Alessandro Antonelli la costruzione di uno specifico luogo di culto.
Il progetto iniziale prevede una cupola di 47 metri, ma fin dagli inizi Antonelli introduce dettagli e variazioni che rendono ledificio molto più complesso e già alto 112 metri; mentre tutti sono concentrati sullaggravarsi dei lavori, nessuno si accorge che intanto i fondi si stanno esaurendo, e i lavori finiscono per essere interrotti. È poi il Comune di Torino a farsi carico, dieci anni più tardi, della conclusione del cantiere, anche se, a questo punto, la destinazione duso dello stabile muta, diventando sede, dal 1908, del Museo del Risorgimento. Antonelli riprende poi la direzione dei lavori, impreziosendo ulteriormente il progetto già ambizioso, e facendo lievitare nuovamente i costi. Questa volta -forse per sfinimento- lopera viene conclusa secondo la volontà dellarchitetto e rivestita con 2.064 lastre di pietra di Luserna.
Certo, decisamente meno iconica e romantica della parente parigina, la Mole si conquista in ogni caso il suo spazio nella numismatica, comparendo sui due centesimi di euro. A tal proposito è curioso un aneddoto: per un errore della Zecca dello Stato sono state coniate anche monete da un centesimo di euro, sulle quali appare proprio la nostra Mole al posto dell’immagine prevista, Castel del Monte. Tali monete vengono ritirate, ma alcuni esemplari sono sfuggiti e se ne contano ancora un centinaio in circolazione, il valore di questi centesimi “sbagliati” è stimato intorno ai 2mila euro, anche se, ad un’asta numismatica Bolaffi di Torino, un collezionista italiano ha sborsato ben 6.600 euro per aggiudicarsene un esemplare.
Quindi, cari lettori, imparate a non disdegnare i poveri centesimini, e già che ci siete controllate bene le tasche ed i resti, postreste anche imbattervi nei due euro edizione limitataconiati come moneta commemorativa nel 2006, in occasione della XX edizione dei Giochi Olimpici invernali, ce ne sono in circolazione 40 milioni: il calcolo combinatorio non è comunque dalla vostra parte, ma si sa, la fortuna è cieca!

ALESSIA CAGNOTTO

 

 

 

“Il Canto della Terra” di Mahler nel libro di Paola Capriolo e Teresa Maresca

Paolo Capriolo, nota per le sue traduzioni dal tedesco di autori come Goethe, Kafka, Kleist e Thomas Mann, vincitrice del Premio Berto per l’opera “La Grande Eulalia”, dei Premi Rapallo e Selezione Campiello per “Il Nocchiero” e del Grinzane Cavour per “Il Doppio Regno”, è l’autrice de “Il Canto della luna” (Bibliotheka Edizioni, 2026), libro scritto a quattro mani con l’artista e scrittrice Teresa Maresca, pittrice figurativa e visionaria tra le più apprezzate e originali in Italia.

Uscito in libreria il 29 maggio scorso, e disponibile su tutte le maggiori piattaforme dedicate alla vendita dei libri, il testo unisce letteratura, pittura e musica in quello che si configura come un lavoro di rivisitazione di uno dei grandi capolavori della musica novecentesca, il ciclo di lieder, risalente al 1908, “Il Canto della Terra”, del compositore austriaco Gustav Mahler (1860-1911). Nell’autunno del 1907 fu pubblicata in Germania l’antologia “Il flauto cinese”, contenente un centinaio di liriche di autori compresi tra il XII secolo a.C. e la contemporaneità. Proprio sette di quelle poesie, per la maggior parte scritte da Li Po, il grande poeta cinese della Dinastia Tang, annegato, secondo la leggenda, nell’intento di abbracciare la luna riflessa sull’acqua (consigliata, a riguardo, la lettura della raccolta “La clessidra di bambù”, pubblicata da Bibliotheka Edizioni e curata dal poeta Roberto Mussapi) ispirarono Gustav Mahler per la sua composizione de “I Canti della Terra”, scritta sulle Dolomiti tre anni prima della sua morte, avvenuta nel 1911.

“Il Canto della luna” intreccia quindi le parti vocali della Sinfonia mahleriana, proposte nella traduzione di Paola Capriolo con testo originale a fronte, alla poetica per immagini e ai colori di Teresa Maresca, andando così a creare una percezione stratificata dell’opera che l’arte, quando nasce da una vera ispirazione, consente attraverso le sue molteplici connessioni.

Paola Capriolo
vive e lavora a Milano.
Ha esordito nel 1988 con i racconti de “La Grande Eulalia” (Premio Berto), in seguito “Il Nocchiero” (Premio Rapallo, Premio Selezione Campiello), Il Doppio Regno (Premio Grinzane Cavour), e, tra gli altri, “Una Luce Nerissima”, “Il Pianista Muto”, “Mi ricordo”, “Marie e il signor Mahler”, “Irina Nikolaevna”.
Tutti i suoi romanzi sono stati tradotti in molte lingue. Ha tradotto classici della letteratura tedesca, tra cui Goethe, Kafka, Kleist, Thomas Mann.

Teresa Maresca
vive a Milano dagli anni ’80.
Con una pittura figurativa e visionaria lavora sui temi del paesaggio, spesso rivisto attraverso la memoria cinematografica o la poesia.
Hanno scritto di lei Carlo Sini, Sergio Givone, Lalla Romano, Roberto Sanesi, Paolo Biscottini.
Ha pubblicato il libro “Il Primitivo del Sogno” su arte, natura e pensiero primitivo e ha in preparazione la mostra-installazione “Stars&Bones” per la Fabbrica del Vapore di Milano.

Mara Martellotta

Da Battisti a Dalla, da Verdi a Plauto, spettacoli sotto le stelle

Dal 3 all’11 luglio nel teatro romano di Bene Vagienna

Teatro – e non soltanto – sotto il cielo di Bene Vagienna (e si spera anche le stelle), dal prossimo venerdì 3 luglio sino a sabato 11, a festeggiare il Festival Teatrale “Ferie di Augusto”, giunto alla sua ventunesima edizione. Luogo non privo di magia, adagiato all’ombra del profilo del Monviso e tra le colline delle Langhe, l’antica Augusta Bagiennorum torna per un pugno di giorni a rivestire quella peculiarità di certa grandezza avuta un tempo, “il teatro torna a vivere grazie alle parole degli attori, alle musiche e alle danze che animano lo stesso palcoscenico utilizzato oltre duemila anni fa”, come ricorda l’Assessore alla Cultura Mauro Corrado nel presentare la manifestazione. Non sono soltanto spettacoli che da anni attirano ed entusiasmano il pubblico, è anche la valorizzazione di un patrimonio storico e archeologico, promosso dall’Amministrazione comunale in collaborazione con Torino Spettacoli (un prezioso staff guidato da Irene Mesturino e Girolamo Angione), l’Associazione Amici di Bene, le Residenze Reali Sabaude – Direzione Regionale Musei Nazionali Piemonte, il Parco del Marguareis e le ATL del Cuneese e di Langhe Monferrato Roero. Non dimenticando lo sviluppo che Bene Vagienna ebbe nei secoli, allineando oggi interessanti percorsi che mostrano tracce del Medioevo, del Rinascimento e ottocentesche, tra palazzi storici e musei, portici e bastioni.

Si inaugura nell’antico teatro romano con un concerto omaggio – gratuito – dedicato a Lucio Dalla e Lucio Battisti (promosso dall’AIDO di Cuneo – Associazione Italiana per la donazione di organi tessuti e cellule, che compie quest’anno i suoi cinquant’anni), intitolato “Due Luci… due anime”, del Gruppo Luci alla Ribalta Project, ancora una volta un’occasione per riproporre al pubblico di oggi le emozioni e il patrimonio culturale lasciato due grandi cantautori. Sabato 4 luglio, Stefano Fiorillo è regista e interprete con Patrizia Pozzi e con circa venti rappresentanti dei Germana Erba’s Talents delle “Troiane” di Euripide (rappresentata per la prima volta nel 415 a. C.), attualissima denuncia della guerra, spettacolo collaudato da tre anni di repliche e accolto ovunque con partecipato interesse, una serata di teatro “alto” a parlare di divinità e di affetti familiari schiacciati, di schiavitù e di morte, a testimoniare la tragedia di Ecuba mater dolorosa, di Andromaca, di Cassandra, di una anziana regina privata del trono, di una vedova devota privata del figlio, di una donna che non fa altro che gridare in faccia a tutti la verità che nessuno vuole affrontare.

Verdi, il cammino verso la gloria” (venerdì 10 luglio) è un progetto a cura di Gabriele Bolletta, il lungo percorso di un ragazzo e di un uomo determinati, dal piccolo paese di provincia ai primi grandi successi, la famiglia, le protezioni e la moglie, le rinunce e le profonde crisi. In scena Fabiola Amatore soprano, Agostino Sempio tenore, Gabriele Bolletta basso e Yuka Gohda al pianoforte. “Ferie di Augusto” si concluderà l’11 con “L’imbroglione” tratto dallo “Pseudolo” di Plauto, con la regia di Elia Tedesco che ne è anche il divertentissimo interprete – lo spettacolo ha inaugurato il “Mese della cultura” a Carmagnola, a inizio giugno, riscuotendo un enorme successo, altra tappa importante di Torino Spettacoli nell’universo dell’autore di Sarsina dopo “Miles gloriosus”, “Aulularia”, “Menecmi” e altri titoli – e di Girolamo Angione, pronti a sfoderare uno sfrenato gusto comico, una inverosimile ricchezza di linguaggio, un perfetto meccanismo narrativo, magari in una veste di rivisitazione che lascia spazio a un folgorante vaudeville novecentesco in un contorno di frange, paillettes, perline, giacche e gilet. Le coreografie sono di Gianni Mancini e Laura Fonte, le musiche di Simone Gullì, completano il cast Valentina Massafra, Enzo Montesano e Luca Simeone con la massiccia partecipazione, ancora una volta dei Germana Erba’s Talents.

Per informazioni, orari, trasferimenti contattare il Teatro Erba, corso Moncalieri 241, tel. 011 6615447 o via whatsapp al numero 320 9050142; www.torinospettacoli.it / info@torinospettacoli.it

e. rb.

Nelle immagini, Elia Tedesco interprete e coregista dell’”Imbroglione”, tratto da Plauto e una scena delle “Troiane”.

Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo verso la candidatura UNESCO

“Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo rappresenta un simbolo universale di dignità del lavoro, progresso sociale e partecipazione civile. È un’opera che appartiene alla storia del Piemonte ma che ha saputo parlare al mondo intero. Per questo intendiamo avviare un percorso per proteggere il Quarto Stato, il suo messaggio, la sua storia e farlo diventare patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO. Lavoreremo già nelle prossime settimane per capire in quale filone inserire la candidatura, certi che davvero il Quarto Stato, con quello che rappresenta, sia un vero, concreto, chiaro e forte patrimonio dell’umanità“. Ad annunciarlo è  stato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il 19 giugno scorso, insieme all’assessore regionale agli Enti locali, Enrico Bussalino, al termine dell’incontro svoltosi a Volpedo, di concerto con il sindaco di Volpedo Elisa Giardini, il presidente della Provincia di Alessandria Luigi Benzi, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona Pier Luigi Rognoni, la presidente dell’associazione Pellizza da Volpedo Manuela Bonadeo, Stefano Barbieri e Marco Balossino.
“Si tratta di un progetto che unisce cultura, identità e valorizzazione del territorio. Il Quarto Stato è una delle opere più conosciute dell’arte italiana e racchiude valori universali che ancora oggi parlano alle nuove generazioni. Vogliamo costruire un percorso condiviso che coinvolga il territorio , le istituzioni culturali e tutti i soggetti interessati affinché questo straordinario patrimonio possa ottenere il riconoscimento che merita a livello internazionale – hanno aggiunto l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli e gli assessori del territorio Enrico Bussolino e Federico Riboldi.
“Il Quarto Stato da oltre un secolo porta il nome di Volpedo e della provincia di Alessandria nel mondo – ha dichiarato il presidente della provincia di Alessandria Luigi Benzi – per questo la candidatura  UNESCO rappresenta una straordinaria opportunità di valorizzazione culturale, turistica e identitaria per l’intero territorio. La Provincia di Alessandria è pronta a fare la propria parte e a collaborare con tutte le istituzioni coinvolte per sostenere un percorso che può rafforzare ulteriormente il prestigio internazionale di un’opera che affonda le proprie radici nella nostra storia e nella nostra comunità, ma che continua a trasmettere valori universali capaci di parlare all’umanità intera”.
“Per la comunità di Volpedo questa candidatura rappresenta un motivo di grande orgoglio e il riconoscimento di un percorso di valorizzazione che affonda le proprie radici in decenni di impegno – ha dichiarato il sindaco di Volpedo Elisa Giardini – Ricordo quanto costruito dal Comune di Volpedo a partire dal 1966, quando Maria e Nerina Pellizza donarono lo studio del pittore affinché diventasse museo aperto alla collettività. Da quel gesto di straordinaria generosità è nato un lungo lavoro di tutela e promozione che ha dimostrato la forza attrattiva e il valore universale di quest’opera. Il Quarto Stato non è soltanto un capolavoro dell’arte italiana, ma parte integrante dell’identità della nostra comunità”.

Mara Martellotta