“El glaciar ido – the vanished glacier – il ghiacciaio scomparso”
Il Castello di Rivoli – Museo di Arte Contemporanea presenta la prima mostra personale di Cecilia Vicuña in un museo italiano, curata da Marcella Beccaria, dal titolo “El glaciar ido” (The vanished glacier/Il ghiacciaio scomparso). Nata a Santiago del Cile nel 1948, e oggi residente a New York, Cecilia Vicuña è artista, poetessa e attivista. Il suo pensiero, femminista ed ecologico, si focalizza su tematiche incentrate sulla difesa della democrazia, della libertà d’espressione e delle pratiche decoloniali tese alla protezione dell’eredità culturale delle popolazioni indigene. Il suo universo artistico è costituito di performance, poesia, disegno, pittura, video e installazioni minime o di scala monumentale. Il concetto di precarietà caratterizza l’arte di Vicuña che, dagli esordi negli anni Sessanta, ha coniato la definizione di “arte precaria”. Favorendo una pratica priva di retaggi coloniali, l’artista ha realizzato lavori effimeri e partecipativi, spesso fatti con piccoli detriti e materiali ritrovati, in dialogo creativo con i luoghi e le comunità incontrate.
La mostra al Castello di Rivoli consiste in una nuova commissione ideata da Vicuña per la Manica Lunga. Appositamente progettata per gli spazi longitudinali dell’edificio, l’opera è immaginata dall’artista come un “quipu acostado”, installazione sospesa a più altezze appartenente alle antiche civiltà andine, e poi ampiamente utilizzati dagli Inca, i “quipu”, (nodi in lingua Quechua), che consistono in corde annodate, utilizzate come sistema di registrazione di informazioni, tra cui dati di carattere amministrativo, astronomico, ma anche storico e narrativo. I “quipu” contemporanei di Vicuña diventano installazioni ambientali coinvolgenti che attraversano lo spazio e il tempo. Per produrli, l’artista utilizza lane crude e grezze che svolge e assembla realizzando delle sorprendenti architetture aeree. Nella Manica Lunga del Castello, il nuovo “quipu” “El glaciar ido / The vanished glacier” rappresenta la presenza evocativa della transitorietà, dello scorrere del tempo, del movimento di elementi naturali come ghiaccio, acqua e vento, e dell’impatto umano sull’ambiente. La natura dell’opera è partecipativa, ed essa è un elemento fondamentale che permette al lavoro di diventare tessitore di persone e luoghi; Vicuña ricerca la relazione con l’acqua quale memoria degli antichi ghiacciai ormai estinti, che un tempo caratterizzavano il paesaggio della Valle di Susa, dove è collocato il Castello.
La mostra include opere video e trasporta nel progetto immagini, sonorità e canti che, dagli esordi, sono parte integrante della pratica dell’artista. Si riconosce a Vicuña anche un ruolo nell’ambito della poesia, infatti la mostra include nuovi versi poetici appositamente composti dall’artista e presentati come “poemi a muro”.
La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione incentrata sull’importante ricerca di Cecilia Vicuña sui ghiacciai.
La mostra, presso la Manica Lunga al terzo piano del Castello di Rivoli, è visitabile fino al 20 settembre 2026 presso il Museo di Arte Contemporanea, in piazza Mafalda di Savoia, a Rivoli. Telefono: 011 9565222 – info@castellodirivoli.org
Mara Martellotta




La comprensione dei suoi “Ritratti” e delle sue opere in genere va sempre oltre ciò che l’artista ti presenta in parete, per portarti in oscuri spazi dell’inconscio difficili da esplorare. Solo “suoi”. A noi lasciarci avvolgere da quell’aura di sublime arruffato mistero che è il “suo” e solo “suo” piccolo-grande universo. Accanto al quale, gravitano in mostra (figure amiche!) anche altri ritratti provenienti dalle Collezioni della stessa “Fondazione Bottari Lattes” insieme a quelle di altre Gallerie, con opere realizzate da pittori e scultori del suo stesso “contesto artistico”. La selezione comprende quindi dipinti di Felice Casorati, di esponenti del torinese “Gruppo dei Sei” come Jessie Boswell, Francesco Menzio (suo un piccolo “ritratto della moglie”) e Carlo Levi (bizzarro il suo onirico “Risveglio -un solo occhio aperto- con la madre”), accanto ad altri di Luigi Spazzapan, Italo Cremona (bel bello in canottiera) e Mario Calandri, affiancati da tre notevoli pittrici come Nella Marchesini, Daphne Maugham e l’estrosa Carol Rama. Tra le incisioni, le nitide fisionomie dell’amico ceco Jiri Anderle (famoso per le sue “mezzature”) e un sintetico volto di Mario Surbone. Tre le sculture esposte: una preziosa testa femminile in cera di Giacomo Manzù, di forte ispirazione impressionista alla Medardo Rosso; una figura quasi astratta di Sandro Cherchi e un ritratto con forti richiami al cubismo di Mario Giansone.