CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 41

Chiamati due volte: i martiri d’Algeria

Una mostra a Maria Ausiliatrice

Trent’anni fa, il 21 maggio 1996, venivano uccisi in Algeria i 7 monaci trappisti di Tibhirine, il cui martirio fu reso celebre in tutto il mondo dal film “Uomini di Dio” che solo in Francia ebbe 4 milioni di spettatori e vinse il premio speciale della giuria al Festival di Cannes. Ora una mostra a Torino, a Maria Ausiliatrice ( dal 10 al 24 maggio , ore 10-20), ricorda questo drammatico evento e tutti i 19 martiri dichiarati beati dalla Chiesa nel 2018 uccisi dal fondamentalismo islamico durante il decennio nero del terrorismo algerino ( 1992-2002) : oltre ai 7 monaci, religiose, religiosi e il vescovo di Orano Pierre Claverie, A organizzarla il Centro studi Perione, che si occupa a Torino dello studio e delle relazioni cristiano-islamiche, in collaborazione con il Centro Frassati, nell’ambito del Salone del libro. La mostra, che è stata esposta anche a Parigi, New York, Roma e Milano, ripercorre con foto , video, scritti la vita donata di questi martiri, la loro fede e la scelta di restare tra la gente.. Si intitola “Chiamati due volte”, perché la fedeltà alla loro vocazione si è incarnata in una fedeltà al popolo algerino, vittima anch’esso della violenza e dell’odio. Ricordare il loro sacrificio è un messaggio universale di dialogo e riconciliazione, come fu tutta la loro vita. Evento centrale sarà Giovedì 14 maggio alle ore 20,45 l’intervento del cardinale di Algeri , S.Em. Jean Paul Vesco, che parlerà nella sala don Bosco di Valdocco, sul tema :”I martiri di Algeria, testimoni di fraternità”. Venerdì 15 maggio alle ore 9 il Cardinale Vesco dirà messa in Maria Ausiliatrice, dopo la messa incontrerà nella sala don Bosco sacerdoti, religiose e religiosi che vorranno intervenire. Ha scritto Alessandro Banfi, uno dei curatori con Michele Brignone , Martino Diez Lorenzo Fazzini, Caudio Fontana e Michele Pellegrino, « Nessuno dei diciannove martiri è stato colpito in solitudine – compresa suor Odette Prévost che pure è morta da sola, perché l’altra sorella del Sacro Cuore di Gesù, Chantal Galicher, è sopravvissuta –, forse un segno che la scelta di rimanere non è mai stata del singolo individuo, ma è maturata in comunione con altri» .Al vescovo di Orano Claverie, è toccato di morire con un giovane musulmano che lo accompagnava quel giorno. La sua tomba, nella cattedrale di Orano , è accessibile da una porticina per permettere ai musulmani di visitarlo e rendergli omaggio. «I diciannove beati martiri d’Algeria», scrive ancora Banfi, «hanno lasciato opere, segni concreti: una scuola di cucito, una biblioteca, un dispensario medico… Papa Leone nella sua visita in Algeria il 13 aprile ha reso omaggio a questo “dialogo della vita”. Loro continuano a provocare, con la loro intercessione, piccoli e grandi fatti. Ha scritto Joseph Ratzinger che i santi sono come le porte delle chiese, sono sempre un tramite, un passaggio, un’occasione. Per arrivare ad altro. E anche per i diciannove succede così»

 

Premio Michele Lessona per le scuole, la consegna alla Reggia di Venaria

Si è conclusa la prima edizione dedicata alla divulgazione scientifica tra i giovani

Si è svolta nella mattinata di oggi, nella Cappella di Sant’Uberto della Reggia di Venaria Reale, la cerimonia conclusiva della prima edizione del Premio Michele Lessona® per le scuole, rivolto agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, con l’obiettivo di promuovere una corretta attitudine alla divulgazione scientifica.

All’iniziativa hanno partecipato numerosi istituti del Piemonte e un istituto della Liguria, confermando fin da subito la rilevanza nazionale del concorso.

Il premio è dedicato a Michele Lessona, figura di spicco dell’Ottocento, medico, naturalista, docente universitario e rettore dell’Università di Torino, scrittore, giornalista, presidente dell’Accademia delle Scienze, Consigliere comunale e Senatore del Regno, nonché divulgatore e traduttore delle opere di Charles Darwin. Considerato tra i primi italiani che diffusero la scienza, Lessona seppe rendere la scienza accessibile al grande pubblico, con uno stile chiaro e coinvolgente.

Proprio a questa eredità si ispira il Premio Michele Lessona®, che nasce con l’intento di promuovere tra i giovani la capacità di raccontare la scienza in modo rigoroso e comprensibile. In un contesto contemporaneo segnato dalla diffusione delle false notizie, la conoscenza e la consapevolezza si confermano strumenti fondamentali per interpretare la realtà.

Il concorso, a carattere nazionale, è stato ideato e organizzato dal Museo Regionale di Scienze Naturali (MRSN) in collaborazione con Silvia Lessona, ed è la continuazione ideale e attualizzata del Concorso letterario ‘Michele Lessona’ (https://biblioteche.cultura.gov.it/it/notizie/notizia/Concorso-letterario-Michele-Lessona-Terza-Edizione/) dedicato alla divulgazione naturalistica di cui ci furono tre edizioni, dal 2012 al 2014.

Il premio per le scuole fa parte di una triade, alla quale si aggiunge il Premio Michele Lessona Sezione Divulgatrici e Divulgatori Professionisti, assegnato ad un giovane divulgatore under 40, che è stato conferito da Beatrice Mautino, Elisa Palazzi, Massimo Polidoro, nell’ottobre del 2025, all’ecofumettista Alessia Iotti e il Premio Michele Lessona Sezione Ricercatori e Divulgatori non professionisti che verrà assegnato al miglior ricercatore universitario nell’autunno del 2026.

Ogni premio si inserisce nelle manifestazioni del più ampio Progetto Lessona che ha già visto due edizioni dei Lessona Days (https://lavenaria.it/it/incontri/lessona-days) organizzate sia nell’autunno del 2024 sia nel medesimo periodo del 2025.

Il Progetto Lessona è promosso da www.comune.venariareale.to.it e dalla Regione Piemonte con il Museo Regionale di Scienze Naturali, la collaborazione dell’Università degli Studi di Torino, del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, dell’Ente di gestione delle Aree Protette dei Parchi Reali, dell’Ordine dei Biologi di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta e altri importanti partner istituzionali e scientifici, quali la Città di Torino, il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università degli Studi di Torino, l’Ordine dei Biologi di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

Gli enti coinvolti hanno sottoscritto un Accordo di Valorizzazione che sancisce un

partenariato per lo sviluppo di progetti con al centro la figura di Michele Lessona.

Inoltre, sono partner culturali l’Accademia delle Scienze di Torino, la Fondazione

Circolo dei lettori, il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, il Mab UNESCO CollinaPo, l’Ente Aree

di Gestione delle Aree Protette Po piemontese. Il progetto è realizzato con il sostegno di Fondazione CRT.

Il tema scelto per questa prima edizione è stato il cambiamento climatico, declinato in tre ambiti: biodiversità e tutela degli insetti impollinatori, fusione dei ghiacciai, e il ruolo del divulgatore scientifico ieri e oggi. Gli studenti hanno realizzato prodotti multimediali a scelta tra video, podcast e presentazioni slide.

Le ventidue opere in gara sono state valutate da una giuria presieduta da Silvia Lessona e composta da esperti del mondo scientifico, educativo e museale come Elena Giacobino, Responsabile Reparto Museologia e Didattica Museo Regionale di Scienze Naturali; Silvio Tosetto, Presidente Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali sezione Piemonte; Daniele Pesce, Servizi Educativi, Ente di Gestione delle Aree Protette dei Parchi Reali; Silvia Varetto, Responsabile Servizio Educativo Reggia di Venaria Reale; Chiara Alpestre, già Dirigente scolastica di licei torinesi.

Di seguito i vincitori delle diverse sezioni:

Sezione video

Primo premio per le scuole secondarie di secondo grado alla classe 1ª C dell’IIS Curie Vittorini di Grugliasco con il video “La sfinge del galio”, per l’originalità della tecnica in stop motion e l’efficacia divulgativa.

Primo premio per le scuole secondarie di primo grado alla classe 1ª D della scuola Defendente Ferrari di Avigliana, con il video “Ali preziose salviamo gli impollinatori”, apprezzato per il percorso educativo completo e la qualità tecnica.

Sezione podcast

Primo premio per le scuole secondarie di secondo grado alla classe 4ª B dell’IIS Europa Unita di Chivasso, con “La mela storta”, per la qualità del testo e l’efficacia nella divulgazione dei dati scientifici.

Primo premio per le scuole secondarie di primo grado alla classe 1ª D dell’IC Matteotti di Rivoli, con “Il ronzio della vita”, per la struttura coinvolgente e l’uso creativo del linguaggio sonoro.

Sezione slide

Primo premio per le scuole secondarie di secondo grado alla classe 5ª B dell’IIS Falcone di Loano con “Ecosystem”, per la chiarezza espositiva e la cura grafica.

Primo premio per le scuole secondarie di primo grado alla classe 3ª C dell’IC Viale Angeli di Cuneo, plesso Massimo D’Azeglio, con “Savetheglacier”, per l’efficacia comunicativa e l’impatto visivo.

Inoltre, la giuria ha assegnato quattro menzioni speciali.

Per la sezione video

Breaking News” della classe 3ª B del Liceo Classico IIS G e Q Sella di Biella, per l’originale formato di telegiornale e la qualità del montaggio.

Le api” della classe 1ª B dell’IC Chieri I, per la rappresentazione creativa e il coinvolgimento corale della classe.

Per la sezione podcast

La storia della divulgazione scientifica” della classe 2ª H del Liceo Gioberti di Torino, per il percorso storico che collega passato e presente della divulgazione.

Uniti per i ghiacciai” della classe 4ª B Liceo Scienze Umane Europa Unita di Chivasso, per l’approccio ironico e l’efficacia comunicativa.

I premi assegnati consistono in un kit di attrezzature per vlogging e podcast, oltre a ingressi e visite guidate alla Reggia di Venaria Reale e al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.

Una pergamena di partecipazione, a riconoscimento dell’impegno e della qualità dei lavori presentati, è stata consegnata a tutte le diciassette classi partecipanti.

SchoolVision 2026 Al via da Torino le finali 

Riapre il Museo Forte Bramafam di Bardonecchia

Martedì 2 giugno prossimo inizia la stagione di apertura del Museo Forte Bramafam di Bardonecchia, un luogo dove si è cercato di salvare le memorie della storia militare del Regio esercito, vedendola attraverso quegli uomini che questa storia hanno creato e vissuto. In questi 30 anni di attività, è stata raccolta una notevole massa di materiale e di ricordi, oltre 200 oggetti tra cui uniformi, artiglierie, armi e materiale della vita quotidiana, inseriti in ricostruzioni ambientali che immergono il visitatore dentro la storia.

Nella pausa invernale, anche quest’anno, il Museo non è stato fermo e ha dato vita a una serie di progetti per proseguire nel recupero del Forte Bramafam attraverso bandi con Regione e Fondazioni, per proseguire negli interventi strutturali nel ripristino delle strutture preesistenti degli adeguamenti tecnologici, ma anche nelle evoluzioni legali per proseguire nel futuro del Museo. L’elemento di punta del 2026 è rappresentato da un progetto ambizioso che trasformerà il Museo in un ponte tecnologico tra passato e presente: saranno realizzate 50 installazioni che riprodurranno documentari dell’Istituto Luce e video che riproporranno 700 foto storiche legate agli eventi narrati nel Museo. Tra queste, 500 immagini sono state restaurate con l’intelligenza artificiale. Si è voluta restituire l’umanità e il movimento a uomini che altrimenti sarebbero rimasti statici nella memoria. Una mole di contenuti che su carta avrebbe richiesto spazi immensi. Vengono così ad aprirsi una serie di storie legate alle fortificazioni, alle artiglierie e alle guerre, ma dove emergono i volti degli uomini del passato.

Questa lettura dei documenti storici è resa più fruibile dall’uso dell’IA e dei video, resa piu viva per le nuove generazioni, con la flessibilità di poter aggiornare i contenuti o creare percorsi tematici differenti senza cambiare l’allestimento fisico. Alcuni dei temi che verranno raccontato saranno il Terzo Alpini e la Madonna di Rocciamelone, le artiglierie da fortezza del Regio esercito, la piazza militare del Moncenisio, Susa a inizio Novecento, gli Alpini sciatori a Bardonecchia, Folgore e Monterosa tra Moncenisio e Monginevro, le batterie corazzate e la formazione “ Stellina Giustizia e Libertà”.

Lo scorso anno il Museo aveva ipotizzato di aprire, nel 2026, il nuovo settore della galleria di Gola, ma l’entità degli interventi, i costi e la riduzione dei contributi da parte delle fondazioni bancarie ha costretto a dare una sospensione alle attività e aprire un mutuo per pagare parte dei lavori. Rimangono da completare parte della impermeabilizzazione sulla copertura, impiantistiche elettriche di controllo, la ricostruzione degli interni e gli impianti nel pozzo Gruson.

Il progetto è andato oltre l’aspetto museale e sono stati avviati contatti con l’Amministrazione comunale di Bardonecchia per definire il trasferimento a titolo non oneroso del compendio di Forte Bramafam e, tra gli altri, la presentazione di una domanda per la ricostruzione dell’acquedotto di Forte Bramafam che porterà rifornimento idrico alle Case di Sant’Anna. È stato inoltre promosso dall’Associazione per gli Studi di Storia e Architettura militare del Forte Bramafam un convegno a Bardonecchia dal titolo “Sulle strade bianche delle fortificazioni”.

Info aperture: giugno – martedì 2 e tutte le domeniche – a luglio tutti i sabati e le domeniche – agosto tutti i giorni dall’1 al 30 – settembre tutte le domeniche – novembre tutte le domeniche

Mara Martellotta

 

Foto Corino  – Turismo Torino e Provincia

Saluzzo Contemporanea: due mostre collettive sul tema “Rencontre”

Dal 9 maggio al 13 settembre, presso la Castiglia, la 18esima edizione di Saluzzo Contemporanea è dedicata alla mostra “Tracciando il sentiero”; dal 9 al 17 maggio, presso Il Quartiere, si tiene la 31esima mostra di arte contemporanea “Power by Paratissima”

Sabato 9 maggio la decima edizione di START apre uno dei capitoli più attesi, quello dedicato all’arte contemporanea, con due mostre collettive, in due luoghi simbolici di Saluzzo, attraverso una doppia inaugurazione che trasformerà il pomeriggio in un percorso capace di attraversare linguaggi, visioni e sensibilità differenti, tutte riconducibili al tema di questa edizione, il “Rencontre”, inteso come incontro, confronto e confluenza fra pratiche artistiche e modi di abitare il presente. L’avvio sarà alle 17.30 alla Castiglia, in piazza Castello 1, dove la Fondazione Garuzzo inaugurerà la 18esima edizione della Saluzzo Contemporanea con la mostra collettiva “Tracciando il sentiero. Arte, ambiente e visione del futuro”, realizzata in collaborazione con il Trigenia Award-Premio per l’Arte Contemporanea, promosso da Trigenia Energy Company e curata dalla galleria Craig di Torino.

Il progetto presenta il lavoro di 26 artisti in dialogo con le opere dell’Esposizione e Collezione Permanente della Castiglia, chiamando in causa l’arte come spazio di responsabilità di fronte alle trasformazioni del mondo contemporaneo, dalle crisi ecologiche alle accelerazioni tecnologiche fino all’interazione fra esseri umani e intelligenza artificiale. Il fil rouge della mostra è l’energia intesa come principio di trasformazione, non solo in senso fisico, ma come forza  he attraversa sistemi naturali e dinamiche sociali. Il pubblico viene invitato a muoversi tra la dimensione materiale e la sua implicazione simbolica, attraverso la pittura, l’installazione, la fotografia, la scultura e i video, grazie ai quali le opere si configurano come processi in divenire piuttosto che come forme concluse. Accanto alla mostra, che resterà aperta fino al 13 settembre, saranno presenti una serie di momenti performativi e di incontri.

Tra i tanti artisti in mostra figurano Daniela Accossato, Maura Banfo, Domenico Borrelli, Botto e Bruno, Alessandro Cardinale, Jacopo Martinotti, Giacomo Modolo, Mattia Novello, Emanuele Pagnagnini, Sebastiano Pallavisini, Fabio Riaudo, Fabio Roncato e Marzio Zorio.

Dalle ore 18.45 il percorso si sposta a “Il Quartiere”, in piazza Montebello 1, per il vernissage della 31esima mostra di arte contemporanea Powered by Paratissima, a cura di Alessandra Villa, visitabile fino al 17 maggio e a ingresso gratuito, il sabato dalle 15 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 19. La mostra è nata da una call pubblica che ha raccolto oltre 100 candidature da tutta Italia, e comprende 35 artisti italiani e internazionali, chiamati a confrontarsi sul tema “Rincontrarsi”, il ritorno a sé, alle relazioni, ai paesaggi interiori e ai luoghi della memoria.

“L’obiettivo principale come curatrice è stato quello di esplorare il reincontro come pratica di ascolto, trasformazione e appartenenza spiega Alessandra Villa – la selezione degli artisti nasce dal desiderio di costruire un dialogo equilibrato tra prospettive e sensibilità diverse, accomunate da una riflessione sulle molteplici forme di connessioni con i luoghi, con la memoria e con l’altro”.

La mostra dedica particolare attenzione alle installazioni video e alla fotografia, intesi come linguaggi capaci di restituire l’intensità dell’esperienza e della relazione. In questo modo si conferma, per il quinto anno consecutivo, la collaborazione tra Paratissima e Fondazione Amleto Bertoni, un progetto che ha coinvolto in cinque edizioni 174 artisti attraverso il lavoro di tre diversi curatori.

Tra gli artisti selezionati vi sono, tra i molti, Simona Bartalucci, Matteo Branconi, Alvaro e Santi Caleca, Diana Casmiro, Cement Blanche, Chelidon Frame, Marina Comerio.

Mara Martellotta

Contemporanea. Parole e storie di donne

Nuova trasferta al torinese “Circolo dei lettori e delle lettrici” del “Festival” biellese. Ospite internazionale, la scrittrice francese Audrey Millet

Sabato 9 maggio

Tema della prossima edizione, la settima: “Geografia dell’amicizia”. Con l’onere, non da poco, di tale dialogante traiettoria, gioca d’anticipo a Torino il Festival biellese di “Contemporanea. Parole e storie di donne”, progetto di “BI-BOx”-APS”, a cura di Irene Finiguerra, Barbara Masoni, Stefania Biamonti, Laura Colmegna, Patrizia Bellardone e Mariangela Rossetto.

L’appuntamento, in anteprima, è infatti sotto la Mole, in collaborazione con “Fondazione Circolo dei lettori”, in via Bogino 9, a partire dalle 15 (ultimo appuntamento alle 18,45) del prossimo sabato 9 maggio.

Di grande interesse, i nomi degli ospiti che si alterneranno nel corso del pomeriggio, indagando il tema dell’“amicizia” nelle sue diverse forme; amicizia intesa come “spazio affettivo e culturale capace di attraversare generi, generazioni e differenze, mettendo in relazione individui, esperienze e visioni”. Riflessioni, intriganti e complesse, che sono solo l’inizio di un percorso che culminerà nell’appuntamento (quello ufficiale) al Festival, che si terrà a Biella, dal 24 al 27 settembre.

Al “Circolo” di via Bogino, a Torino, il pomeriggio di sabato inizia con Eliana Di Caro (giornalista al “Sole 24 Ore – Cultura”) Cristiana di San Marzano (membro del Gruppo “Giornaliste-Scrittrici Controparola”) a partire, in conversazione con Patrizia Bellardone, dal loro “Amiche. Undici storie di legami e sorellanza” (Il Mulino, 2025), in cui narrano undici esempi di amicizie profonde e intellettuali, evidenziando il ruolo della sorellanza nella Resistenza, politica, cultura e arteA seguire, l’incontro con Audrey Millet, autrice e attivista francese che presenta per la prima volta a Torino “La trama del lusso” (Add editore, 2026), un’inchiesta sull’industria della moda, “tra capitalismo dei corpi e criminalità”, che si sviluppa a partire dall’incontro tra la ricercatrice francese e Abdoul, un giovane sarto ivoriano. Il saggio ha vinto il Premio “Mare Nostrum 2024 – sezione ‘Storia e Geopolitica’” e ci invita a riflettere sul mondo dei diritti (troppo abusati) delle lavoratrici e dei lavoratori del mondo del “tessile”. In dialogo con Millet, Mariangela Rossetto.

Spazio anche alla “poesia”, con la napoletana Carmen Gallo ed il suo “Procne Machine” (Einaudi, 2026), dove la poetessa  racconta il lungo viaggio di due sorelle “dal passato del mito a un presente su cui si allungano ombre di violenza che minacciano corpi e voci”. L’opera fa parte della dozzina finalista del Premio “Strega Poesia 2026” e il titolo fa riferimento al “mito classico” (dalle “Metamorfosi” di Ovidio) di Procne (trasformata in rondine) e Filomela (trasformata in usignolo); mito riletto in chiave ipercontemporanea, immaginando le trasformazioni legate ad una sorta di “macchina-trappola” dagli effetti terrifici e spietatamente minacciosi. A leggere le poesie sarà Rosangela Fontanella dell’Associazione “VocidiDONNE”.

Infine, dopo  l’intervento “Piccolo Atlante di amicizie possibili”, a cura della Biblioteca del “Liceo del Cossatese” e “Valle Strona” (Biella), l’ultima parte del pomeriggio sarà dedicata al “romanzo”, con due libri presentati a Torino per la prima volta.

La costellazione del pesce” (Solferino, 2026), il primo, è il romanzo d’esordio con cui la savonese Valentina Fornelli ha vinto “Letterafutura 2025”, la “fellowship” letteraria nazionale (organizzata dall’Associazione “Mia” in collaborazione con la casa editrice “Solferino”) dedicata alle scrittrici esordienti, premiate “per l’originalità dello sguardo, per la voce nuova che portano nella narrativa italiana, e per la capacità di costruire mondi in cui il futuro è già cominciato”.

L’evento conclusivo (ore 18,45) vede in dialogo lo scrittore partenopeo (oggi residente a Venezia) Gianni Montieri e la scrittrice milanese, torinese d’adozione, Giusi Marchetta intorno al romanzo “Brava Giulia” (Nottetempo, 2026), opera postuma della scrittrice e poetessa, nonché fotografa e docente all’Università “Ca’ Foscari” a Venezia, Anna Toscano, scomparsa un anno fa nel dicembre del 2025: una storia ambientata fra Venezia e Londra, in cui l’autrice indaga le dinamiche famigliari “con uno sguardo compassionevole e una scrittura empatica e elegante”.

Gli eventi in programma sono gratuiti e a ingresso libero.

Per info:”Circolo dei Lettori”, via Bogino 9, Torino; tel. 011/8904401 o www.contemporanea-festival.com

Gianni Milani

Nelle foto: Audrey Millet, Carmen Gallo e Anna Toscano

Quando Bellini sopravvive alla regia

Di Renato Verga

Con I puritani, ultimo capolavoro di Vincenzo Bellini, il Teatro Regio consegna al pubblico una serata musicalmente di alto livello, nonostante una messinscena che finisce spesso per complicare inutilmente la limpidezza emotiva dell’opera. Presentata nel 1835 a Parigi, la partitura belliniana rappresenta uno dei vertici del belcanto romantico: un teatro fatto meno di azione che di stati d’animo, sostenuto da melodie amplissime e da un canto che sembra sospendere il tempo. E proprio questa dimensione lirica emerge con forza nella direzione di Francesco Lanzillotta, elegante, attentissima alle sfumature e sempre capace di mantenere trasparente il rapporto tra orchestra e voci. Nessun compiacimento sonoro, nessuna enfasi superflua: tutto punta a valorizzare la linea melodica e il respiro del fraseggio.

Il protagonista assoluto della serata è John Osborn, chiamato ad affrontare il temibile ruolo di Arturo. Il tenore americano, oggi interprete maturo e ormai vicino al repertorio del grand-opéra francese, non possiede più l’assoluta freschezza timbrica degli anni migliori, e qualche suono nasale emerge qua e là. Ma il dominio dello stile belliniano resta impressionante. Fin dal celebre “A te, o cara” il canto si distende con naturalezza aristocratica, sostenuto da mezzevoci raffinate e da un controllo tecnico ancora ammirevole. La prova cresce progressivamente nel corso dell’opera e raggiunge il culmine nel terzo atto, affrontato con coraggio e sicurezza negli acuti estremi che Bellini riserva al personaggio.

Al suo fianco, Gilda Fiume costruisce un’Elvira intensa e credibile, lontana dall’immagine della primadonna tutta virtuosismi e acrobazie vocali. Il soprano preferisce lavorare sulle sfumature espressive e sulla fragilità emotiva del personaggio, trovando una linea di canto morbida e partecipe. La voce, luminosa e ben controllata, si adatta con sensibilità alle lunghe frasi belliniane e convince soprattutto nella scena della follia, accolta da calorosi applausi del pubblico.

Molto positiva anche la prova di Simone Del Savio come Riccardo, interpretato con eleganza e attenzione alla parola scenica. La sua aria “Ah, per sempre io ti perdei“ trova un equilibrio convincente tra slancio lirico e malinconia romantica. Nicola Ulivieri, nei panni di Giorgio, convince soprattutto per autorevolezza interpretativa e qualità di fraseggio, pur con una voce apparsa meno sonora rispetto al passato. Ben inseriti anche Andrea Pellegrini, Chiara Tirotta e Saverio Fiore nei ruoli comprimari. Sempre affidabile il coro preparato da Gea Garatti Ansini, compatto musicalmente e disciplinato scenicamente.

Più problematica, invece, la regia di Pierre-Emmanuel Rousseau, autore anche di scene e costumi. Il regista sposta l’azione dall’Inghilterra seicentesca all’Ottocento borghese di Bellini, popolando la scena di uomini in cilindro, ambienti scuri e atmosfere da salotto vittoriano. L’impianto scenico ruota attorno a un unico grande interno borghese, dominato da boiserie, scale e tappezzerie cupe, trasformato in una sorta di prigione mentale per la protagonista.

L’idea di fondo è quella di dare una spiegazione psicologica alla follia di Elvira: all’inizio dello spettacolo, prima ancora che la musica cominci, assistiamo infatti al trauma infantile della ragazza che scopre la madre impiccata. Una chiave interpretativa che però appare superflua e persino ingombrante in un’opera dove la follia romantica non ha bisogno di spiegazioni realistiche. Rousseau insiste inoltre su simbolismi reiterati – il velo della madre morta usato ossessivamente da Elvira – e introduce dettagli scenici discutibili, come la protagonista che scrive il nome di Arturo sui muri con vernice rossa.

Il momento più contestabile arriva però nel finale, completamente riscritto: Arturo viene ucciso da un colpo di pistola ed Elvira muore subito dopo di dolore. Una conclusione che contraddice apertamente musica e libretto e che finisce per apparire arbitraria, soprattutto perché Bellini aveva costruito proprio nell’ultimo atto una progressiva distensione lirica verso la riconciliazione.

Il pubblico ha comunque premiato con entusiasmo i protagonisti musicali della serata, tributando ovazioni soprattutto a Osborn e Fiume. Accoglienza molto più fredda, invece, per il team registico. Segno che, nei Puritani, la forza autentica continua a stare soprattutto nella musica: quella malinconica, sospesa e irripetibile di Bellini.

 

Foto Ratti e Gaido

“Il Grande Torino – Una cartolina da un Paese diverso”

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Al teatro del Collegio San Giuseppe e’ andato in scena lo spettacolo teatrale “Il Grande Torino – Una cartolina da un Paese diverso”.

La platea, numerosissima, ha salutato la performance di Gianfelice Facchetti, accompagnato dalla band Slide Pistons, con un lunghissimo applauso, segno di grande apprezzamento ed entusiasmo.

Tra gli ospiti presenti: Roberto Salvadori, campione d’Italia col Torino 1976; Giampaolo Muliari, direttore del Museo del Grande Torino; Valerio Lomanto, Presidente della Circoscrizione 6 di Torino; oltre a volontari, istituzioni, testate giornalistiche e radio locali.

 

“C’era una volta Italia ’61”, gli anni ruggenti di Torino

Mercoledì 6 maggio, nella Sala Spagnuolo di Palazzo Lascaris (via Alfieri 15, Torino) è stata aperta al pubblico la mostra fotografica “C’era una volta Italia 61”, a 65 anni dalle manifestazioni per il primo anniversario dell’Unità d’Italia. Un viaggio immaginario che ricostruisce quel momento storico attraverso video d’epoca, fotografie, manifesti e oggetti originali, ricordando la leggendaria monorotaia Alweg che correva sul laghetto dietro al Palazzo a Vela. La mostra, promossa dal Consiglio regionale e curata dell’associazione “Amici di Italia ’61”, rimarrà aperta al pubblico fino al 10 giugno 2026. Orario di apertura: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17. Ingresso gratuito.

I curatori, Mario Abrate e Piero D’Alessandro, fondatore e presidente dell’associazione “Amici di Italia ‘61”, durante l’inaugurazione hanno illustrato al presidente del Consiglio regionale Davide Nicco ed al consigliere segretario Fabio Carosso i contenuti dell’esposizione.

“Questa mostra ripercorre gli anni ruggenti della nostra città – ha commentato il presidente Nicco – le immagini degli anni Sessanta, che oggi rivediamo con un po’ di nostalgia, fanno memoria della storia di una parte importante del nostro territorio, che è bene preservare e raccontare ai giovani di oggi”.

La mostra celebra i 65 anni dall’evento che portò Torino al centro dell’interesse nazionale in occasione del centenario dell’Unità d’Italia: una stagione unica per l’innovazione architettonica, tecnologica e culturale di cui oggi rimangono solo alcuni segni in città. Da maggio a ottobre nel 1961, in pieno boom economico, Torino si presentò al mondo con infrastrutture avveniristiche, moderni padiglioni e la celebre monorotaia. “Obiettivo dell’esposizione – hanno detto i curatori – è restituire questo patrimonio alla memoria collettiva attraverso un racconto con materiali originali, immagini, manifesti d’epoca e testimonianze dirette raccolte in anni di ricerche e grazie alla collaborazione di numerose persone”.

Per approfondire l’argomento mercoledì 3 giugno alle 15 a Palazzo Lascaris si svolgerà una conferenza pubblica a cura dell’Associazione, dal titolo: “Italia ’61: La città delle meraviglie. L’esposizione nella memoria collettiva: storie, curiosità, frammenti di vita”.

Info: www.italia61.org

Dogliani, “coraggiosa” Capitale della TV

Nel cuore delle Langhe e patria incontestata del “Dolcetto”, Dogliani s’appresta ad ospitare la quindicesima edizione del “Festival della TV”

Dal 29 al 31 maggio

Dogliani (Cuneo)

Un tema e un titolo che è, ad un tempo, una “dichiarazione d’identità” e una “sfida” a fare sempre di più e sempre meglio. Si intitola, infatti, “Dialoghi Coraggiosi” la quindicesima edizione del “Festival della TV 2026” (organizzato da “IL IDEE AL LAVORO”) che per tre giorni Dogliani, piccolo ma storico borgo di poco più di 4.600 abitanti, nel cuore di quelle Langhe, s’appresta ad ospitare, diventando centro internazionale del racconto italiano su TV e “Media”. Quindici anni di gran “coraggio” ed enorme impegno che torneranno a rivivere sui palchi delle tre principali piazze del Paese (che diede i natali a Luigi Einaudi, primo Presidente della nostra Repubblica, e al grande Michele Ferrero indimenticato imprenditore dell’omonima industria dolciaria) da venerdì 29 a domenica 31 maggio. E sarà ancora gran successo! Il successo di sempre. E, si spera, perfino qualcosina in più! Forti dei numeri delle passate edizioni. In quindici anni, infatti, il “Festival” ha ospitato 1.441 protagonisti della comunicazione, costruito 537 incontri, accumulato oltre 2.500 ore di interventi e raggiunto più di 3,2 milioni di persone. Numeri che raccontano qualcosa di raro: “la capacità – si sottolinea – di trasformare un luogo piccolo in un punto di riferimento nazionale per chi pensa, fa e racconta i media”.

Quest’anno, inoltre, il programma si fa ancora più diffuso con un nuovo palco, quello di Piazza Confraternita, che si aggiunge a Piazza Umberto I e Piazza Belvedere, e un’agenda densa di 49 incontri, più di cento ospitipremimusica dal vivo e vari appuntamenti collaterali.

A tagliare il nastro di partenza, venerdì 29 maggio, in Piazza Umberto I, sarà Gerry Scotti, graditissimo ritorno e scelta non casuale, per un conduttore televisivo che certamente rappresenta uno degli esempi più concreti di cosa significhi costruire un rapporto autentico con il pubblico e di chi sa esattamente cosa il pubblico vuole e come parlare a milioni di persone ogni sera, sette giorni su sette. Ad intervistare Gerry sarà Alessandra Comazzi, storica critica televisiva e nota firma de “La Stampa” torinese. Subito dopo, il passaggio di testimone è affidato a Ilaria D’Amico e a Marco Liorni, conduttore di successo del “daytime Rai”, intervistato da Chiara Maffioletti. La giornata si chiude idealmente con Urbano Cairo, editore e presidente di “RCS MediaGroup”, in conversazione con Mario Giordano, e con il monologo “Francesco: il primo italiano” di Aldo Cazzullo, che porta sul palco un racconto tra storia, teatro civile e identità nazionale. A seguire, e fin dal primo giorno, sul “nuovo” palco di Piazza Confraternita, si terrà una sequenza di incontri ad alta intensità narrativa, ad iniziare da “Voci di donne, voci di potere” con Marianna Aprile, giornalista del settimanale “Oggi” e volto di “La7”, per finire con “Voci spezzate. Dal caso Moro al caso Tortora” con Fabrizio Gifuni che riporta al centro una ferita ancora aperta della storia italiana.

Tutto questo nel programma del primo giorno. E non di meno promettono e manterranno le due giornate successive (tutto il programma nel dettaglio su: www.festivaldellatv.it ), in un alternarsi costante di nomi eccellenti della televisione e del giornalismo di casa nostra: da Enrico Mentana – solo per citarne alcuni – a Serena Dandini e a Paolo Gentiloni, fino a Corrado Formigli e a Carlo Lucarelli, in dialogo con giornalisti, direttori di testata, economisti, “creator” e voci della nuova generazione.

“Festival della TV”, ma non solo. Anche questa quindicesima edizione non mancherà infatti alla sua caratteristica di grande “Festa della Musica”. Momento clou, in tal senso, il ritorno a Dogliani, sabato sera, della grandissima e davvero “donna d’arte coraggiosa e battagliera” (quale scelta migliore in omaggio al tema festivaliero di quest’anno?) Noa – Achinoami Nini – una delle voci più prestigiose della world music, che dopo l’incontro con il pubblico regalerà una speciale esibizione dal vivo, trasformando Piazza Umberto I in un palcoscenico internazionale sotto le stelle, mentre domenica sera, sempre in Piazza Umberto I, andrà in scena “Suoni dal futuro”, il progetto di Manuel Agnelli, musicista e storico frontman degli “Afterhours”: un palco dedicato alle “nuove band” scoperte e selezionate da Agnelli, per raccontare la musica che verrà e dare spazio a chi sta muovendo  i primi passi. E proprio pensando alla cosiddetta “Generazione Z”, nel cuore del Festival (tra vie e piazze, il passaggio di persone e street food di qualità) si darà vita quest’anno anche allo “Spazio della Consulta Giovani di Dogliani”, un ambiente allestito nel centro storico e trasformato in un piccolo studio di produzione in cui si svolgeranno gli incontri “Dialoghi coraggiosi: il Festival chiama e la Gen Z risponde”: un osservatorio sulle nuove generazioni fatto di interviste, workshop, momenti di confronto con ospiti giovani e creator, che si affiancherà al programma ufficiale, coinvolgendo anche le “Consulte Giovani” della provincia di Cuneo e rafforzando il legame tra il Festival, il territorio e il futuro pubblico della televisione e dei media. Il conto alla rovescia è iniziato. CORAGGIO, si parte. Dogliani vi aspetta!

Gianni Milani

Nelle foto: Palco Piazza Umberto I (Ph. Paolo Properzi); Gerry Scotti; Noa (Ph. Daniele Solavaggione)