CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 41

Il borgo di Avigliana, una tappa imperdibile della Via Francigena

A cura di piemonteitalia.eu 

ESPERIENZE

Avigliana, situata in un punto di transito tra Italia e Francia, nell’anfiteatro morenico compreso tra il Monte Pirchiriano, sul quale sorge la Sacra di San Michele, e la collina di Rivoli, in passato godette di molto prestigio…

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“La luce e l’onda. Che cosa significa insegnare” Incontro con Massimo Recalcati

Per il secondo ciclo di incontri della rassegna “CRESCERE – dalla Beta alla Zeta”, inserito all’interno delle iniziative promosse dalla Fondazione OMI per il 250° Anniversario dalla sua nascita

 

Mercoledì 11 marzo 2026 – Ore 18

Sala Gymnasium, via Giolitti 35 – Torino

(ingresso libero su prenotazione)

 

 

Torino,11/03/2026L’Associazione Forme in Bilico APS, con il sostegno della Fondazione OMI e in collaborazione con il Comune di Torino – Servizi Educativi, organizza la seconda edizione del ciclo di incontri “Crescere – dalla Beta alla Zeta”, dedicato alla promozione di un dialogo attivo tra cittadinanza, famiglie e professionisti dell’educazione sulle principali tematiche legate all’infanzia e all’adolescenza che oggi interessano maggiormente la città. L’iniziativa si inserisce inoltre nel calendario di appuntamenti promossi per celebrare il 250° anniversario della nascita della Fondazione Opera Munifica Istruzione.

Dopo il primo incontro dedicato alla pedagogia del sentire e dell’ascolto, con la produttrice televisiva Mussi Bollini e lo scrittore per l’infanzia Bruno Tognolini, e il successivo appuntamento con il medico e psicoterapeuta Alberto Pellai, che ha approfondito il tema del rapporto tra genitori e figli a partire dal libro “Esci da quella stanza”, il ciclo prosegue ora con l’intervento dello psicoanalista e saggista Massimo Recalcati.

 

Come possiamo accompagnare la crescita degli adolescenti oggi? E quale significato assume l’insegnare in un’epoca segnata da trasformazioni profonde e continue?

A queste domande sarà dedicato l’incontro con Massimo Recalcati, in programma l’11 marzo 2026 alle ore 18 presso la Sala Gymnasium con ingresso da via Giolitti 35.

L’evento rappresenta un’importante occasione di riflessione sui temi dell’educazione contemporanea e della crescita emotiva e personale dei giovani, a partire anche dalle suggestioni contenute nell’ultimo libro di Recalcati La luce e l’onda. Che cosa significa insegnare”.

 

“Insegnare significa fare un’esperienza in cui, pur avendo preparato una lezione… si dice qualcosa di nuovo, toccando l’ignoto attraverso ciò che già si conosce. Ogni maestro è una luce e un’onda nello stesso tempo: è una luce perché allarga l’orizzonte… è un’onda poiché 

incarna l’impatto dell’allievo con qualcosa che resiste. La scuola non è solo trasmissione di nozioni, ma un atto d’amore e di responsabilità:”

Attraverso il suo intervento, offrirà strumenti e chiavi di lettura per comprendere le sfide educative del presente, affrontando questioni centrali quali il rapporto tra educazione e adolescenza, il ruolo degli insegnanti e dei genitori, i processi di sviluppo emotivo e i nuovi modelli educativi e relazionali.

L’iniziativa si rivolge a genitori, insegnanti, educatori, professionisti della formazione e a tutti coloro che desiderano approfondire il valore dell’educazione come elemento fondante della crescita individuale e collettiva.

Con questo appuntamento, il ciclo “Crescere – dalla Beta alla Zeta” conferma il proprio impegno nel promuovere momenti di confronto e approfondimento sui temi educativi più urgenti e attuali, offrendo alla cittadinanza occasioni di dialogo con alcune delle voci più autorevoli del panorama culturale contemporaneo.

Garlasco come il caso Dreyfus? il ragionevole dubbio di Vitelli – Zola

Se il “caso Garlasco” può essere considerato un nuovo caso Dreyfus, allora il magistrato Stefano Vitelli è certamente un nuovo Emile Zola e il suo saggio ” Il ragionevole dubbio di Garlasco” (Piemme, febbraio 2026, euro 18,90 con la collaborazione del giornalista della Stampa Giuseppe Legato ) un nuovo J’accuse. Certo i persecutori del capitano di origine ebraica Alfred Dreyfus e le irregolarità e le illegalità commesse nel corso del processo che lo vide condannato per alto tradimento, non sono da paragonare, al delitto più discusso d’Italia dal secondo dopo guerra, nei media e tra la pubblica opinione. Il parallelismo tra la condanna in Cassazione di Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi e la condanna del capitano francese però, risulta leggendo questo testo, molto pertinente. Le parole di questo appassionato giudice italiano, in difesa dell’imputato da lui assolto in Appello, nell’ormai lontano 2009, sono certamente ispirate da senso di giustizia, esercizio meticoloso del dubbio filosofico e grande motivazione nella ricerca della verità. E se questo testo non scuoterà la coscienza di un Theodor Herzl tale da indurlo a scrivere Der Judenstaat, certo indurrà molti lettori italiani a capire attraverso quanti e quali errori epistemologici oggi sia in carcere da diciannove anni, un non desunto colpevole e presunto innocente. In centotrentacinque pagine molto scorrevoli e chiare, il giudice toscano rievoca i giorni tormentati, le scelte e le interpretazioni documentali, che lo hanno portato ad emettere una sentenza di assoluzione e che oggi alla luce della nuova istruttoria riaperta lo scorso anno e dell’incidente probatorio ancora in corso, aprono seri interrogativi sulla definitiva condanna subita dal “bocconiano dagli occhi di ghiaccio”.

Emessa nel  2014 in Appello bis, confermata in Cassazione nel 2015. Viene riesaminata la telefonata al 118 di Alberto Stasi, attraverso la commovente ‘consulenza’ di un amico ormai defunto del giudice viareggino, ritrovato e reincontrato in Garfagnana dopo gli anni del liceo. Questi gli fa da prova del ”doppio cieco”, confortandolo della spontaneità della voce impaurita del giovane studente universitario. Viene riportata la testimonianza della signora Bermani riguardo alla bicicletta da donna utilizzata dal misterioso assassino della povera Chiara che scagionerebbe il giovane della lomellina. Ripubblicata la Bpa ( analisi della formazione delle macchie e tracce di sangue ). Sono ricostruite le circostanze che portarono all’elaborazione della nuova perizia informatica, che permise di costruire un alibi abbastanza solido al giovane laureando pavese, in parallelo alle risultanze della prima autopsia. Rievocati i momenti di quel nefasto lunedì 13 agosto 2007, in cui Alberto Stasi scoprì il cadavere della compagna nella villetta di via Pascoli. Le incongruenze e assurdità controfattuali, nella mancanza delle impronte non repertate nella casa, nell’analisi della camminata del presunto reo. Rispetto al gravoso compito di decidere della vita delle persone ”il dubbio ragionevole non vuole distruggere, vuole anzi costruire, favorendo soluzioni solide, ponderate. Poco importa se occorre più tempo, più fatica. Poco importa se alla fine l’esito non è bianco o nero: sarà meno spettacolare, ma più giusto” così il dottor Vitelli nel finale del libro. Così in un abbraccio accorato il qui ”testimone di penna”.

Aldo Colonna

“Slavika Festival” ritorna a Torino

Nona edizione della manifestazione dedicata alle culture slave

Da giovedì 12 a domenica 15 marzo

Quattro giorni di incontri, mostre, presentazioni e workshop. Tre le location ospitanti: l’“Unione Culturale Franco Antonicelli” (via Cesare Battisti, 4), il “Circolo dei lettori e delle lettrici” (via Bogino, 9) e il “CineTeatro Baretti” (via Giuseppe Baretti, 4). E’ un applaudito ritorno sotto la Mole, quello di “Slavika”, il primo Festival italiano dedicato alle “culture slave”, organizzato dall’Associazione Culturale (con sede in via Madama Cristina 47, a Torino) “Polski Kot” e con il sostegno (tra i molti) del “Consolato della Repubblica di Polonia” in Milano e del “Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne” dell’Ateneo torinese. Ormai giunto alla sua nona edizione, l’evento prevede, anche quest’anno, l’arrivo a Torino di illustri ospiti internazionali provenienti dall’area balcanica, dalla Lettonia, Polonia, Ucraina e Repubblica Ceca.

“La IX edizione di Slavika – afferma la vice-presidente dell’Associazione, Anastasia Komarova –  è un laboratorio in cui fotografiaarte e gioco si incontrano creando uno scambio diretto con il pubblico. Grazie alla presenza di ospiti in arrivo da tutta l’area slava, il Festival trasforma Torino in un crocevia di dialogo interculturale e partecipazione attiva. L’obiettivo è dare vita a una contaminazione di linguaggi e storie, capaci di attraversare e coinvolgere tutte le forme d’arte: dalla poesia alla musica, dal cinema all’illustrazione.

Luca Bosonetto, vicepresidente di “Arci Torino”, fra i sostenitori principali del Festival: “Slavika è da anni uno dei contenuti culturali più preziosi che vengono prodotti nella nostra ‘Rete’. I tempi che viviamo rendono necessario ribadire il legame tra il dialogo transculturale e le arti, per un mondo di pace, e questo Festival rappresenta una certezza, in questo senso”.

Il via giovedì 12 marzoalle 18, all’“Unione Culturale Franco Antonicelli”, dove verrà presentato il programma della IX edizione del Festival con un aperitivo dai “sapori balcanici”. La serata proseguirà alle 19 con il vernissage della mostra fotografica “Qui il sentiero si perde. Viaggio fotografico in Asia Centrale” del fotografo marchigiano di Senigallia, Tommaso Aguzzi, a cura di Anna Mangiullo, seguito alle 20,30 da “Versoteka”performance poetico-musicale del Gruppo lettone di lingua russa “Orbita” (Semen Chanin e Sergej Timofeev) con Massimo Maurizio e le musiche di “SabaSaba”. Chiuderà la prima giornata il “PJ set – Poetry Jockey” del poeta di Riga Sergej Timofeev.

Sarà invece dedicata a due workshop di traduzione (dal russo, condotto da Massimo Maurizio sulle opere di Elena Fanajlova e dall’ucraino, curato da Alessandro Achilli Yaryna Grusha, sui poeti Artur Dron e Yaryna Čornohuz) la mattinata di venerdì 13 marzo, sempre all’“Unione Culturale”. Alle 18,30 il festival si sposterà al “Circolo dei lettori e delle lettrici” per la presentazione di “Lusitania” (“Bottega Errante Edizioni”) con l’autore serbo Dejan Atanacković, in dialogo con Neira Merčep e Vesna Šćepanović. La chiusura del venerdì vedrà il ritorno alle 20,30 all’“Unione Culturale” per un dialogo e reading poetico tra la scrittrice Elena Fanajlova Massimo Maurizio.

Sabato 14 marzoalle 10, l’“Unione Culturale” ospita in contemporanea un workshop di illustrazione e poesia curato da Kalina Muhova e un laboratorio di traduzione dal serbo-croato curato da Olja Perišić e Miriam Canavese. Nel pomeriggio, alle 15, appuntamento al “CineTeatro Baretti” per l’evento “Campioni senza nazione”: la proiezione di “The Lost Dream Team” di Jure Pavlović sull’epica jugoslava del basket, seguita dall’incontro con il regista in dialogo con Sebastiano PucciarelliDalle 18, ritorno in via Cesare Battisti per il talk sulla graphic novel “Stretta al cuore” con l’autrice Štěpánka Jislová, mentre alle 20,30 il “Circolo dei lettori e delle lettrici” ospiterà l’incontro con Andrei Kurkov per la presentazione di “La nostra guerra quotidiana” (Keller Editore), in dialogo con Monica Perosino e Vesna Šćepanović.

L’ultima giornata, domenica 15 marzo, si apre alle 14 con un momento ludico e storico: il gioco di società “Postani Partizan!Diventa Partigiano!”, condotto dallo storico Eric Gobetti, per rivivere la lotta partigiana slovena del 1941. Alle 19, dopo il reading dei poeti Stanisław Kalina Jaglarz e Anna Adamowicz, spazio al cinema con le proiezioni dei corti “LINIE” e “La Lunga Vacanza”, seguite da un dibattito con i registi Vittorio Zampinetti e Davor Marinković. Chiusura ufficiale alle 21,30 con la performance artistica “Bis, bis, bis.. di bocca in bocca” di Rada Koželj e “Virgo Torino”.

Per ulteriori info e programma nel dettaglio: www.polskikot.it

g.m.

L’8 marzo nei musei e Residenze reali sabaude 

Ingresso gratuito per tutte le donne, concerti, spettacoli, itinerari culturali

 

 

 

Musica, teatro, arti visive. Nella Giornata internazionale della donna, domenica 8 marzo 2026, le Residenze reali sabaude, i musei e i luoghi della cultura dei Musei nazionali Piemonte propongono un programma che mette in relazione linguaggi diversi e patrimoni storici, affiancato dall’ingresso gratuito per tutte le donne a Palazzo Carignano, Villa della Regina e ai Castelli di Moncalieri, Agliè e Racconigi.

 

Alle 11 il Salone d’Onore di Villa della Regina diventa il palcoscenico del concerto Le Nuove Musiche – Accenti Diversi, realizzato in collaborazione con l’Associazione Musicaviva. Il Coro Voxel di Roma, diretto da Filippo Stefanelli, e l’Insieme Polifonico Femminile San Filippo Neri, diretto da Daniela Lepore, costruiscono un dialogo tra repertori e scritture musicali differenti.

Alle 17.30, nella Sala Nuova del Castello di AglièFate le brave, la performance teatrale firmata dall’artista, psicologa e terapeuta Claudia Vigneti, che intreccia arte e riflessione in uno spettacolo coinvolgente e contemporaneo. L’ingresso è gratuito con offerta (parte del ricavato sarà devoluto alla LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Delegazione di Brandizzo, a sostegno della prevenzione oncologica).

Nel corso della giornata, i percorsi museali si arricchiscono di itinerari culturali che attraversano arte e suggestioni orientali. A Palazzo Carignano è esposto Belisario chiede l’elemosina di Legnanino, opera di forte impatto narrativo; al Castello di Moncalieri la mostra Fammi un quadro del sole, promossa con l’Università di Torino, mette in dialogo la poesia di Emily Dickinson con le opere di Matilde Domestico e Floriana Porta; al Castello di Agliè l’allestimento Ricordi di viaggio presenta dipinti giapponesi e kakemono, aprendo uno sguardo sulle relazioni tra culture e immaginari.

Sono aperti anche l’Abbazia di Vezzolano e le Aree archeologiche di Industria e Augusta Bagiennorum, che confermano l’ingresso gratuito per tutte le persone.

Castello di Agliè_credit Dario Fusaro per Consorzio delle Residenze Reali Sabaude

Orari di apertura di domenica 8 marzo

Palazzo Carignano – 10-13 e 14.15-18.00 (ultimo ingresso 17)

Villa della Regina – 9.30-18 (ultimo ingresso 17)

Castello di Moncalieri – 10-18 (ultimo ingresso 17)

Castello di Agliè – 9-13 (ultimo ingresso 12) e 14-18 (ultimo ingresso 17)

Castello di Racconigi – 9-19 (ultimo ingresso 18)

Abbazia di Vezzolano – 10-17 (ultimo ingresso 16.30)

Area archeologica di Industria – 10-12.30 e 14.30-17.30 su prenotazione (athena.as.culturale@gmail.com; 379 1592724)

Area archeologica di Augusta Bagiennorum – 7-18

 

Biglietti

Per Palazzo Carignano, Villa della Regina e i Castelli di Agliè e Racconigi acquisto dei biglietti online su https://www.museiitaliani.it/

Per il Castello di Moncalieri prenotazione obbligatoria con acquisto anticipato del biglietto online su https://lavenaria.museitorino.it/categoria/castello-di-moncalieri/

 

Info

https://museipiemonte.cultura.gov.it/index.php/musei-e-luoghi-della-cultura/

 

L’eco della passante

BRANDELLI  Postille di troppo su artisti contemporanei

Di Riccardo Rapini

 

Letizia Carattini mi parla della sua poetica artistica come di una domanda che non smette di farsi: una domanda opprimente raggomitolata in un fazzoletto di pensiero accartocciato nell’immenso di un deserto abbuiato.
Schiudendosi, come una preghiera laica, espande il tessuto di questa pezzuola psichica, dilatandola inesauribilmente e bisbigliando di sfere sovrumane, margini, eternità e zone abissali.

Raccontandomi il suo percorso, parte da un’immagine letteraria: una figura che attraversa la strada, un’occhiata e il suo rapido eclissarsi. È La passante di Baudelaire. Un incontro liminale capace di increspare violentemente la superficie della vita quotidiana. Da quell’immagine nasce in Letizia un asse dal quale si diramano innumerevoli raggi, direzioni.

Mi viene in mente la poesia senza titolo di Amalia Rosselli, ispirata anch’essa da una persona sconosciuta incrociata su un marciapiede dalla poetessa: “Se sinistramente, ti vidi / apparire, come un sole nero / la tua biondezza, e il sole / recuperava tutto – o quasi / il tutto che in te trovai

Carattini nasce nel 1993 a Santiago del Cile.
Dopo l’adozione l’infanzia e l’adolescenza si svolgono però in Svizzera, dove vive per circa vent’anni.
Più tardi decide di trasferirsi a Milano e di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Brera.
Il passaggio accademico arriva dopo un inizio quasi solitario: i primi disegni compaiono durante gli anni del liceo linguistico, senza una formazione tecnica specifica. Disegnare non è ancora un proposito.

Nel tempo l’artista ha avuto la possibilità di lavorare anche in Francia.
Alcuni soggiorni, incontri con fondazioni e con collezionisti parigini, perfino l’ospitalità inattesa di anziani mecenati che hanno deciso di sostenerla.

Nonostante gli studi si definisce autodidatta: prima della tecnica deve essersi già rivelato uno sguardo sul mondo – o almeno una sua propensione – che è poi la febbrile fucina della domanda di cui accennavo prima.
Nel suo caso lo sguardo si articola e struttura soprattutto attraverso la letteratura.

Nella nostra chiacchierata mi parla di influenze come Rimbaud, Céline e del già citato Baudelaire, ma anche di Dostoevskij, Thomas Bernhard, Lyotard e il suo L’inumano.
Poeti e scrittori del sottosuolo che dal male e dal vuoto hanno eretto cattedrali che sono rifugio di tanti.

Nel 2020, a Torino, realizza l’etichetta per una bottiglia di gin prodotta dalle Distillerie Subalpine, sviluppando un progetto grafico ispirato all’immaginario egizio.

Nel 2022 collabora con Artàporter Torino, realizzando una serie di disegni destinati a edifici commerciali.

Nello stesso anno partecipa a Paratissima, presso l’ARTiglieria Con/temporary Art Center di Torino. Proprio in quell’occasione entra in contatto con diversi collezionisti torinesi, che iniziano a seguire con interesse il suo percorso artistico.

La prima cosa che ho avvertito quando ho visto le opere di Letizia è la sensazione che abitino un territorio sospeso: non sembrano essere accadute nel momento rappresentato sulla tela, nel tempo dell’evento, ma in uno ad esso precedente e che ciò che osserviamo ne descriva solo l’eco.

La pittura che sorge da questa zona d’interesse non è dunque narrativa: le figure, quando appaiono, sembrano piuttosto scaturire da un nodo mal sciolto della memoria.
Alcune di esse mi rievocano i Muselman, che nel perverso idioma Lagersprache dei campi di sterminio nazisti, erano quei prigionieri ridotti ormai a ombre fataliste.

Oltrepassando il concetto di ritratto nel senso classico del termine, si definiscono dunque più come presenze che galleggiano incerte nella materia, come per un disguido, e che hanno una consistenza e una durata crepuscolare.

In molti suoi lavori la figura si dissolve fino a diventare percezione pura, come se la sua pittura cercasse di raggiungere il momento in cui un profilo non è ancora definito ma sta per levarsi.

Un’immagine che mi viene in mente è quella dello sviluppo fotografico in camera oscura: i volti e le forme di Letizia risiedono nella fase in divenire del procedimento in cui i cristalli d’argento stanno man mano venendo colpiti dalla luce per essere ridotti ad argento metallicoma a processo ancora incompleto.
Ciò che si distingue è quindi sul crinale tra l’abbagliante e il percepibile.

Anche la scelta dei materiali segue questa logica: il pastello su carta è uno dei suoi strumenti preferiti.
La carta, fragile per natura, costringe il gesto a una certa delicatezza, dunque il segno non può essere violento ma restare vicino alla superficie, similmente ad una traccia di pulviscolo.

Le superfici sono leggere, talvolta quasi in evaporazione in uno spazio vuoto che le invade.

Tra i pigmenti che utilizza compare il nero di candela, un nero profondo, quasi organico, capace di assorbire la luce invece di rifletterla.
Accanto a questo lavoro sulla carta esiste anche una ricerca su tela.

Per anni l’artista ha usato l’acrilico sovrapponendo centinaia di strati di avorio.
Una pittura volutamente povera nel medium, lontana dalla tradizione più “nobile” dell’olio, ma trattata con una lentezza quasi sfiancante.
Nelle ultime opere sta tornando proprio all’olio, mantenendo però quella stratificazione lenta che caratterizza il suo metodo.

Il risultato sono superfici dove la luce sembra sedimentata mantenendo però un fulgore intenso, più psicologico che fisico.

Una delle serie più informali del suo lavoro si intitola P288.
Il titolo è preso in prestito dal nome di una coppia di asteroidi binari: sistemi composti da due corpi celesti, che gravitano uno attorno all’altro mentre, insieme, orbitano il Sole errando nel cosmo secondo una matematica invisibile.

In queste opere la pittura tende verso un orizzonte a tratti monocromo, dominato da un bianco avorio che ricorda l’acqua vaporizzata nell’aria dopo l’eruzione di un geyser.
Nello schermo della tela si agita dolcemente qualcosa di primordiale, metafisico.

Quando la luce si intensifica, il bianco si avvicina al nero, all’oscurità, come nei racconti di coloro che a Hiroshima e Nagasaki hanno assistito all’esplosione della bomba atomica e che descrissero di un secondo Sole apparso nel cielo, seguito poi, immediatamente, dal buio della cecità.
Il principio di opposizione e differenza nella sua massima attuazione: ogni cosa richiama il suo inverso.

E in questa indeterminatezza si spalanca la domanda: ciò di cui facciamo esperienza è il vero, o la sua corteccia ingannevole? Ciò che si cela al di sotto è ciò che più conta?
Per quanto mi riguarda anche l’ingannevole ci parla del vero.

Oggi Letizia seguita a lavorare nel suo studio milanese, che sta lentamente trasformando in uno spazio più aperto alle visite e agli incontri.
Seguita anche a guardare dentro la domanda, che strofinandosi tra i gherigli del nostro cervello ne elettrifica le sinapsi.

Link Linkedin e Instagram: https://www.linkedin.com/in/riccardo-rapini-31097438/
https://www.instagram.com/rijkard_nikov/

“L’Anima del Vino” entra nel circuito Asti Musei

Un passaggio simbolico e significativo, oltre che strategico, rafforza il dialogo tra cultura, impresa e territorio. Il museo “L’Anima del Vino”, ospitato a  Castelnuovo Calcea, entra ufficialmente nel circuito di Asti Musei, consolidando un progetto che unisce arte contemporanea, memoria agricola e identità vitivinicola.
Il museo ha sede presso il Centro Enoturistico Il Risveglio del Ceppo, all’interno della Cantina Sociale Barbera dei Sei Castelli, nel territorio di Castelnuovo Calcea.

Nato da un ‘idea innovativa, il progetto recupera ceppi di vite colpiti dalla fillossera trasformandoli in opere d’arte grazie alla sensibilità creativa dell’artista. Materia viva che si fa linguaggio, radici che si fanno racconto, memoria agricola che si trasforma in patrimonio culturale.
Le opere accompagnano il visitatore in un percorso esperienziale in cui ogni ceppo conserva tracce di stagioni, vendemmie e lavoro nei vigneti, attraverso un racconto che valorizza la Barbera d’Asti non solo come eccellenza enologica, ma come espressione identitaria di un paesaggio e di una comunità.
L’ingresso nel circuito museale rappresenta un riconoscimento significativo per il territorio e per il modello di collaborazione tra realtà produttive e istituzioni culturali.

“L’ingresso de ”L’Anima del Vino” nel circuito di Asti Musei – ha sottolineato il Presidente Maurizio Bologna –  rappresenta un riconoscimento che va oltre il museo stesso: è un attestato del valore per il territorio, per la sua storia vitivinicola e per la comunità che ogni giorno lavora per custodire e innovare. Questo progetto nasce dalla nostra terra e alla nostra terra restituisce identità, cultura e prospettiva “.

Il direttore Enzo Gerbi ha evidenziato la coerenza tra filosofia produttiva e visione culturale: “Ogni ceppo recuperato è una testimonianza.  Trasformarlo in opera significa dare continuità alla sua storia. Qui il vino si racconta attraverso la materia stessa della vite, in un dialogo tra agricoltura, arte e consapevolezza. È un modo elegante e autentico per esprimere la Barbera d’Asti”.
Con questo ingresso il museo si inserisce pienamente nella rete culturale di Asti Musei, rafforzando la valorizzazione del paesaggio vitivinicolo quale patrimonio condiviso e interpretandolo attraverso linguaggi  contemporanei.

Mara Martellotta

Quattro compositrici per il concerto delle Domeniche dell’Auditorium RAI

In occasione della Giornata Internazionale per la Donna

È un programma tutto declinato al femminile quello che propone il terzo appuntamento del ciclo dei concerti cameristici delle “Domeniche dell’Auditorium “, previsto domenica 8 marzo alle 10.30 presso l’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino, in occasione della Giornata Internazionale della Donna. Il concerto sarà registrato su Radio 3 e trasmesso domenica 15 marzo alle 20.30.

Sarà  protagonista il Quartetto in Corda dell’Orchestra RAI, composto da Valerio Iaccio e Martina Mazzon al violino, Federico Maria Fabbris alla viola e Fabio Storino al violoncello, che proporrà un viaggio musicale attraverso le opere di quattro compositrici che  hanno sfidato le convenzioni sociali del proprio tempo per affermare le proprie voci artistiche.
Il Concerto si apre con il Quartetto n. 6 di Maddalena Lombardini, che fa parte della sua unica raccolta strumentale data alle stampe nel 1769, i sei Quartetti per archi op. 3. Considerate tra le primissime testimonianze storiche del genere, queste pagine godettero di una straordinaria fortuna editoriale nel Settecento, con pubblicazione nei principali centri musicali europei da Londra a Vienna.
Si prosegue poi con il Quartetto in mi bemolle maggiore di Fanny Mendelssohn, composto nel 1834 rielaborando i materiali di una Sonata pianistica incompiuta di cinque anni prima. Il brano rappresenta l’unica incursione della compositrice nel genere cameristico.
Si tratta di un’opera di rara eleganza e inventiva che, pur guardando alla lezione di Beethoven, rivela una maturità  e un’originalità espressiva sorprendenti per un’opera eseguita privatamente una sola volta durante la vita dell’autrice.

Il percorso prosegue nel Novecento con il Quartet for Springs in un movimento op. 89 di Amy Beach.
Abbozzato tra i boschi del New Hampshire nel 1921 e completato a Roma nel 1929, il brano è un’opera visionaria basata su tre melodie inuit. Amy Beach fonde questi temi ancestrali con un linguaggio moderno e dissonante, privo di centri tonali fissi, ma pervaso da un profondo lirismo. L’opera sarebbe divenuta un pilastro del repertorio della Society of American Women Composers e fu celebrata a Washington nel 1942, in occasione del 75esimo compleanno della compositrice.
In chiusura il programma approda alla contemporaneità con Sofia Gubaidulina  e il suo Quartetto n 2 composto nel 1987 su commissione del Quartetto Sibelius per il Festival di Kuhmo.
Il brano esplora il concetto di ‘simbolismo musicale’ caro all’autrice russa.

I biglietti per il concerto sono proposti al prezzo unico di 5 euro e in vendita online sul sito dell’OSN RAI e presso la biglietteria dell’Auditorium RAI di Torino, in piazza Rossaro
www.osn.rai.it

Mara Martellotta

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

DOMENICA 8 MARZO

 

In occasione della Giornata internazionale della Donna, domenica 8 marzo tutte le donne avranno diritto all’ingresso ridotto alle collezioni permanenti dei musei della Fondazione Torino Musei e alle mostre temporanee Notti. Cinque secoli di sogni, stelle e pleniluni, Linda Fregni Nagler. Anger Pleasure Fear, Elisabetta Di Maggio. Frangibile e Lothar Baumgarten. Culture Nature alla GAM, Chiharu Shiota: The Soul Trembles e Zanabazar. The Wisdom of the Steppes al MAO, MonumenTOTorino CapitaleIl Castello ritrovato e Vermeer. Donna in blu che legge una lettera a Palazzo Madama.

 

VISITE GUIDATE TEMATICHE

 

GAM
Domenica 8 marzo ore 11:00
Insolite Muse
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, la GAM propone un itinerario che rilegge la figura femminile nel suo fondamentale passaggio da musa ispiratrice a creatrice consapevole. Il percorso attraversa i secoli svelando il cammino di emancipazione di chi, da oggetto dello sguardo altrui, ha saputo trasformarsi in soggetto attivo, capace di dare voce alla propria interiorità.  Dalle donne rappresentate nell’800 da Francesco Mosso e Giacomo Grosso dove evidente erano la fragilità e la vulnerabilità, passeremo a liberare le forze primigenie e generatrici con Sister #1 e Serpentessa di Chiara Camoni, per chiudere con Carol Rama che ha saputo dare voce alla sua anima attraverso l’arte. Tra fragilità esposte e rinascite creative, la visita celebra l’arte come via di espressione del sé, dove la vulnerabilità non è più un limite ma una potente energia di resistenza e libertà.

MAO
Domenica 8 marzo ore 11:30

Donne da Oriente
Dai corredi funerari della collezione cinese, al rinnovato allestimento della collezione giapponese, fino alle raffinate decorazioni dell’arte islamica, il pubblico sarà guidato nelle collezioni del MAO in un itinerario dedicato a immagini e significati del femminile che figurano nella produzione artistica delle differenti culture dell’Asia.

Domenica 8 marzo ore 15:30
Dee da Oriente
Spaziando dall’Asia Meridionale alla Regione Himalayana, l’itinerario si concentra sulle opere d’arte del museo che rappresentano forme femminili del divino. Un’occasione per conoscere alcune fra le svariate manifestazioni pacifiche e irate della Dea che caratterizzano Induismo e Buddhismo.

PALAZZO MADAMA

Domenica 8 marzo ore 11

A tu per tu con un capolavoro: Vermeer a Palazzo Madama

Un’occasione irripetibile per scoprire, attraverso una visita guidata, l’universo silenzioso e luminoso di Jan Vermeer, ammirando l’iconica “Donna che scrive una lettera”. Il percorso svelerà i segreti del maestro di Delft: dall’uso magistrale della luce zenitale alla precisione quasi fotografica dei dettagli che animano la scena domestica. Esploreremo i simboli nascosti nel dipinto e la tecnica rivoluzionaria dell’artista, capace di fermare il tempo in un istante di pura poesia. Un’immersione guidata nel realismo magico del Seicento olandese, per comprendere come un come un gesto quotidiano possa trasformarsi in un intramontabile capolavoro universale.

 

Domenica 8 marzo ore 15:30

Donne da scoprire

Una visita che pone a tu per tu con le collezioni di Palazzo Madama per raccontare la presenza e il ruolo di donne che furono protagoniste della vita politica e culturale. Il percorso si snoda tra pubblico e privato, svelando dietro l’ufficialità dei ritratti i dettagli dell’educazione, della moda e di un gusto artistico raffinatissimo. Incontreremo i volti di Caterina Michela d’Asburgo e Anna Maria Luisa d’Orléans, vissute tra il potere e il prestigio delle grandi corti europee. In occasione della Festa della Donna, sarà particolarmente affascinante narrare la storia di una figura meno nota ma straordinaria: Maria Giovanna Battista Clementi, detta “la Clementina”, la pittrice che con il suo talento divenne la ritrattista ufficiale della corte sabauda.
Un invito a restituire voce a biografie e talenti femminili che hanno lasciato un segno profondo nella storia e nella cultura, forse ancora oggi non pienamente conosciuti.

Per info e prenotazioni: t. 011.19560449 – ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

 

LUNEDI 9 MARZO

 

Lunedì 9 marzo ore 17

DAGLI INVENTARI AL DIGITALE

PALAZZO MADAMA – conferenza sulla mostra Il castello ritrovato

con Barbara Turchetta e Paolo Buffo, Centro Linguistico di Ateneo, Università degli Studi di Bergamo.

È possibile raccontare il castello medievale di porta Fibellona – l’attuale Palazzo Madama – facendolo rivivere attraverso una ricostruzione visuale? La sfida è stata raccolta dall’Università degli studi di Bergamo, i cui ricercatori hanno ricreato, con le tecniche della modellazione video in 3D, quattro ambienti dell’edificio: la grande corte interna, la sala “Acaia”, la cucina e la camera del principe di Piemonte. Per farlo hanno incrociato i numerosi dati provenienti dalle strutture architettoniche sopravvissute e dalla documentazione sabauda dell’Archivio di Stato di Torino: la contabilità degli ufficiali e soprattutto una serie di inventari quattrocenteschi che enumerano gli oggetti contenuti in ciascuna stanza. Il risultato coniuga il fascino della restituzione di ambienti scomparsi o profondamente trasformati con la didattica storica attraverso il linguaggio video.

Paolo Buffo

È ricercatore di Paleografia all’Università degli studi di Bergamo. È responsabile di un progetto di digitalizzazione e valorizzazione delle fonti documentarie, archeologiche e paesaggistiche sulla storia del principato di Monaco. Ha curato mostre e iniziative di ricerca sui manoscritti medievali palinsesti e sulla ricostruzione delle loro scritture invisibili. I suoi studi riguardano vari aspetti della storia della scrittura, del libro e del documento tra medioevo e rinascimento: in particolare, ha pubblicato libri sulla documentazione di casa Savoia e della città di Aosta, sull’alfabetismo e sui registri dei mercanti medievali.

Barbara Turchetta

È professoressa ordinaria all’Università degli studi di Bergamo, presso la quale ricopre anche il ruolo di responsabile scientifica delle attività di analisi e digitalizzazione dei patrimoni testuali nell’ambito del Partenariato esteso PNRR CHANGES, Spoke 3 “Digital Libraries, Archives and Philology”. È docente di Linguistic Landscape, Linguistica migratoria e Tipologia delle lingue. I suoi studi, raccolti in numerosi articoli e monografie, toccano numerosi ambiti delle discipline linguistiche: la linguistica del contatto, l’antropologia linguistica, la linguistica applicata, la sociolinguistica del multiculturalismo e l’apprendimento di lingue seconde.

Conferenze a ingresso libero fino a esaurimento posti. Non è richiesta prenotazione.

 

 

MARTEDI 10 MARZO

 

Martedì 10 marzo ore 17

SCOLPIRE IL PRINCIPE. CARLO MAROCHETTI E LA SCULTURA NAZIONALE NELL’EUROPA DELL’OTTOCENTO

PALAZZO MADAMA – conferenza sulla mostra MonumenTO

La conferenza si svolge al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Sala Codici

Con Silvia Cavicchioli, Università degli Studi di Torino

L’interesse per la ricca e complessa biografia di Marochetti risiede non solo nella sua folgorante carriera, ma altresì nel ruolo culturale, oltre che politico e diplomatico, che egli ricoprì nella società del suo tempo. A una fama indiscussa, e al riconoscimento tributatogli dalle maggiori dinastie dell’Ottocento, si associarono in realtà numerose critiche, invidie e ostilità nei diversi paesi in cui Marochetti lavorò, le quali consentono una preziosa riflessione sul principio di nazionalità, direttamente legato alla damnatio memoriae di cui fu inesorabilmente vittima lo scultore.

Silvia Cavicchioli è Professoressa Ordinaria di Storia contemporanea all’Università di Torino e Direttrice scientifica del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Tra le ultime pubblicazioni, I cimeli della patria. Memoria e politica nel lungo Ottocento (Carocci, 2022), Anita. Storia e mito di Anita Garibaldi (Einaudi, 2017) e le co-curatele di Sfida al congresso di Vienna (Carocci, 2023) e Public Uses of Human Remains and Relics in History (Routledge, 2020).

Conferenza a ingresso libero fino a esaurimento posti. Non è richiesta prenotazione.

 

 

 

GIOVEDI 12 MARZO

 

Giovedì 12 marzo ore 18:00

CONFERENZA TRA ARTE E FILOSOFIA

MASSIMO CACCIARI. Lo spirituale nell’arte

SALA FESTE / PALAZZO MADAMA

Nel dicembre del 1911 Wassily Kandinsky pubblica, dall’editore Piper di Monaco di Baviera, uno degli scritti di poetica più singolari del secolo. Si intitola Über das Geistige in der Kunst (Lo spirituale nell’arte). “Non è una dichiarazione di poetica, non è un trattato di estetica, non è un manuale di tecnica pittorica. È un libro di profezie laiche, in cui misticismo e filosofia dell’arte, meditazioni metafisiche e segreti artigianali si sovrappongono e si confondono, nel presentimento di un’arte nuova. L’aurora della pittura, che Kandinsky crede di annunciare, si riverbera anche sulle sue pagine, che ci appaiono insieme incerte e perentorie, divise tra ombra e chiarore.” (Dalla postfazione di Elena Pontiggia).

Massimo Cacciari è un filosofo, accademico e politico. È stato per tre volte Sindaco di Venezia (1993-2000, 2005-2010). È ora professore emerito di Estetica presso la Facoltà Vita-Salute San Raffaele da lui fondata. Il suo pensiero, molto noto e discusso nell’ambito della filosofia contemporanea, si esprime in moltissime opere delle quali, tra le più recenti, ci si limita qui a ricordare Metafisica concreta (Adelphi, 2023).

Costo: 5€ con acquisto in biglietteria fino a esaurimento posti disponibili

6€ con preacquisto online

Info: https://www.gamtorino.it/it/evento/massimo-cacciari/

(comunicato stampa allegato)

 

 

   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/