CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 41

Il latinista Luciano Perelli

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Il latinista Luciano Perelli è stato ricordato al liceo “Carlo Botta” di Ivrea dove nacque nel 1911. Morto trent’anni fa, è ancora molto ricordato dagli ex allievi al liceo Gioberti di Torino e alla Facoltà di Lettere dove insegnò-caso raro- Letteratura latina e successivamente Storia romana alla Facoltà di Magistero. Soprattutto Perelli è ricordato per i suoi libri di testo dalla pregevolissima “Storia della letteratura latina” che non ebbe eguali per decine d’anni ai molti commenti a Cicerone ed agli amatissimi Lucrezio, poeta dell’angoscia e Catullo, poeta dell’amore tenero e disperato. I giovani nei suoi commenti ritrovavano l’humanitas autentica e la storicità di Roma senza l’eccessivo tecnicismo filologico che a volte uccide gli studi classici. Gli allievi di Perelli, similmente a quelli di Concetto Marchesi, acquisivano una cultura classica che era la base di un sapere poliedrico nel quale sarebbero cresciuti. Quando Perelli morì all’improvviso nel 1994, Luciano Canfora scrisse di lui una testimonianza ancora oggi importante che riguarda i suoi “ricordi antifascisti” incentrati sul carcere inflitto dal regime al padre e al fratello, che condizionò i suoi studi per affrettare il suo insegnamento privato, appena superata la Maturità, per dare un sostegno alla famiglia. Tuttavia egli non confuse mai l’insegnamento con un marcato impegno politico, come invece fece Marchesi. L’antifascismo per lui fu una scelta di libertà incompatibile con l’ideologismo anche se seppe difendere le ragioni della scuola classica da chi avrebbe voluto circoscriverla a pochi specialisti, di fatto uccidendola. Giovanna Garbarino, che fu docente di Letteratura latina, mi disse spesso che questa capacità di miscelare insieme letteratura e storia latina e greca era la cifra straordinaria di Luciano, forse non abbastanza apprezzato in Facoltà. Quando ancora insegnava al liceo, seppe difendere con coraggio ed anticonformismo la dignità professionale dei professori dalla tendenza già allora emergente di considerarli degli impiegati. La tutela della funzione docente fu una delle sue più grandi preoccupazioni e anche questo rende Perelli un protagonista unico della scuola piemontese. Egli capì fin dal suo sorgere l’aspetto eversivo di una parte della contestazione giovanile del ’68 insieme ai colleghi Franco Venturi, grande storico dell’Illuminismo e Giorgio Gullini, archeologo e preside della Facoltà di Lettere. Giunse a vedere delle affinità con il fascismo in certi estremismi di sinistra. Una volta con il “Corriere della Sera” in mano parlammo di un articolo del direttore Spadolini sugli opposti estremismi che corrispondeva a pieno al suo modo di vedere la violenza in quegli anni difficilissimi in cui qualcuno tentò di vedere le lotte studentesche in una sorta di continuità con la Resistenza.

 

Il concerto di Natale ad Assisi con l’orchestra Sinfonica della Rai 

Il 39esimo concerto di Natale ad Assisi, su RAI 1 e Rai 5, esprime lo spirito del Natale con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da David Giménez.

Dai classici come Still Nacht al brillante medley di Natale contenente i popolari Jingle Bells e ‘We wish you a Merry Christmas’, passando per pagine di grandi autori molto amate dal pubblico come “O mio babbino caro” di Puccini, la danza slava di Dvorak o la Fantasia Ungherese di Lehar, si tratta del tradizionale concerto di Natale dalla Basilica Superiore di San Francesco di Assisi, trasmesso da Rai Cultura mercoledì 25 dicembre alle 12.25 circa su Rai 1 dopo la Benedizione Urbi et Orbi del Santo Padre e successivamente in prima serata su RAI 5 alle 21.15.

Protagonisti la cantante palestinese Amal Murkus, il soprano russo di origine ucraina Ekaterina Bakanova e il violinista israeliano Itamar Zorman che, insieme al direttore David Giménez e alla compagine Rai porteranno nelle case degli italiani l’atmosfera del Santo Natale e un messaggio di fratellanza, pace e serenità.

Amal Markus interpreta Diary of a Palestinian Wound di Nizar Zreik e Torch of the Magi di Nassim Dakwar. A Ekaterina Bakanova sono affidate l’Ave Maria di William Gomez, l’aria pucciniana “O mio babbino caro” dal Gianni Schicchi, e il Laudatae Dominum dai Vesperae Solennes de Confessore K399 di Wolfgang Amadeus Mozart. Itamar Zorman è violino solista in “ Nigun” dalla suite Ba’al Shem di Ernest Bloch, e nella Fantasia Ungherese op. 45 di Franz Lehar.

Accanto a loro il corno inglese dell’OSN RAI Franco Tangari, impegnato nell’Adagio per corno inglese e archi in fa maggiore K580a di Mozart, il coro Maghini istruito da Claudio Chiavazza, impegnato tra l’altro in “Judex” dall’Oratorio Sacro ‘Mors et Vita’ di Charles Gounod e in un medley dei più tradizionali canti natalizi. In programma anche la danza slava in sol minore n. 8 op. 46 di Dvořák e Fruhlingsstimmen di Johann Strauss II.

Il gran finale sarà affidato alle voci di Markus e Bakanova che, insieme a Coro e Orchestra, chiuderanno il concerto con uno dei più celebri canti di Natale, Still nacht di Franz Xaver Gruber.

Mara Martellotta

Gran Galà dell’Opera al Teatro Superga

Giovedì 26 dicembre, ore 17, Nichelino (TO) 

Un’orchestra sinfonica di oltre 60 musicisti, con il soprano Ivanna Speranza e il tenore Alejandro Escobar, porta al Teatro Superga giovedì 26 dicembre il “Gran Galà dell’Opera” con arie, duetti, cori e scene che parlano di vino perché i compositori hanno identificato il brindisi come momento di socialità e snodo saliente dell’opera: dal Don Giovanni di Mozart all’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, dall’Otello al Falstaff fino alla memorabile scena de La Traviata di Giuseppe Verdi e poi Offenbach e Gioacchino Rossini. Capolavori musicali che diventano veri inni al vino, alla vita, a ciò che merita di essere festeggiato e che sancisce un nuovo inizio.

Gran Galà dell’Opera – Concerto di Natale  

Con Ivanna Speranza, soprano

Alejandro Escobar, tenore

Eclettica, l’orchestra giovanile di Estemporanea

Tamara Bairo, direttore

Un racconto di Lucia Margherita Marino

Biglietti: platea 23 euro, galleria 17,25 euro

011 6279789 biglietteria@teatrosuperga.it

www.teatrosuperga.it

IG + FB: teatrosuperga

Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19

I biglietti si possono acquistare presso la biglietteria del Teatro Superga, sul luogo dell’evento nei giorni di spettacolo dalle ore 18, online su Ticketone.it

Al capitano Carando la medaglia d’oro!

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

Sono già cominciate a Bra le manifestazioni commemorative dei fratelli Carando, trucidati dai fascisti il 5 febbraio 1945 a Villafranca Piemonte, zona dove Pompeo Colajanni, ”Barbato” ,aveva costituito-lui ufficiale al “Nizza Cavalleria” della vicina Pinerolo-una banda armata garibaldina che si rivelò una vera e propria punta di diamante nella Resistenza non soltanto piemontese. Ennio ed Ettore Carando ,fratelli con idee e vite diverse, furono accomunati da una morte atroce nella condivisione degli ideali di libertà propri della migliore Resistenza piemontese. Ennio , un apprezzato professore di filosofia quasi cieco che aveva insegnato a Savona ed era autore di saggi filosofici , divenne ispettore del Raggruppamento delle divisioni “Garibaldi” nel Cuneese.

Secondo una versione era un militante comunista ,mentre secondo altri aveva esitato a mettersi con i comunisti, chiedendo lumi nel 1943, già prima della Resistenza, al filosofo Piero Martinetti . Lo stesso dubbio lo ebbe il filosofo della scienza Ludovico Geymonat che parlerà del valore socratico dell’ opera filosofica di Ennio. Martinetti disse loro che il dovere dell’antifascismo era superiore ad ogni altra ragione. In tempi recenti ho appreso da un nipote dei due partigiani che Ennio era, nel periodo del partigianato, in stretti rapporti con il futuro leader politico Antonio Giolitti, nipote del grande statista liberale, che con le sue scelte dimostrò il suo rifiuto di ogni forma di stalinismo. Ettore era un ufficiale di artiglieria, sposato da poco tempo, che come tanti ufficiali fedeli al giuramento prestato sentì la Resistenza anche come un nuovo Risorgimento.

In una lettera alla moglie, che ebbi modo di conoscere ,espresse il suo dovere di soldato di liberare il suolo patrio dall’oppressione straniera che può farlo accostare anche nel portamento ad un eroe del Risorgimento. Nel contempo egli le scrisse tutto il dolore del distacco da lei con parole di intensa umanità. La vedova non volle risposarsi e visse nel ricordo disperato del marito. I due fratelli, uniti dalla morte, non vennero invece accomunati nel riconoscimento del loro sacrificio. Ad Ennio venne conferita con una bella motivazione che si trova in Internet, la Medaglia d’Oro alla memoria, mentre ad Ettore solo la Medaglia d’Argento.

Una disparità di trattamento che stupì allora e continua ancora a stupire oggi. Nessuna voce specifica è stata dedicata ad Ettore che viene citato insieme a quella dedicata al fratello. Vittorio Prunas Tola, capo dei gruppi d’ Unione “Camillo di Cavour” e combattente per la libertà a fianco dei suoi figli proprio a Villafranca evidenziò già molti anni fa questa diversità di trattamento, ricordando il partigiano caduto con le stellette del soldato. Anche Davide Lajolo si disse stupito. Forse sarebbe giusta nell’ottantesimo della Liberazione maggiore attenzione al capitano Carando, non conosciuto al mondo intellettuale come il fratello, ma egualmente meritevole di riconoscimento.

Più thriller che analisi uno dei momenti più importanti della Chiesa

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“Conclave” di Berger sugli schermi natalizi

 

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

 

Che sia racconto di più o meno nascoste verità o traliccio per far apparire note e soluzioni sopra le righe (leggi Don Brown con i suoi Codici), la Storia della Chiesa – il Papato tout court – ha interessato nel più recente passato e continua a interessare i cineasti. Sotto differenti lenti lo hanno guardato Moretti con tutti i dubbi di Piccoli pronto a fare il gran rifiuto e Sorrentino e Fernando Meirelles diviso tra Benedetto e Francesco, oggi lo bisturizza – ma non poi tanto, non come si sarebbe voluto – l’austriaco Edward Berger, già autore di quel “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, dal romanzo di Remarque, vincitore nel 2022 dell’Oscar per il miglior film internazionale. Anche qui sta alla base un romanzo, autore Robert Harris, la sceneggiatura affidata a Peter Straughan che già mostrò ben altra forza con un precedente “La talpa” ricavato dalle pagine di John Le Carré. Con “Conclave” – scenograficamente e nella fotografia di Stéphane Fontaine perfetto – un’altra occasione per mettere sul palcoscenico della Storia una gran bella quantità colpi di scena, di falsità e di misteri che trovano un po’ troppo facili soluzioni, di cardinaloni che arrivano nei loro eleganti abiti da recita a confondere le acque, le certezze su cui non ci si dovrebbe mai facilmente accomodare e i dubbi che si dovrebbero sempre rinfocolare, gli sguardi e le spiate al riparo di una porta, i documenti segreti, i reazionari e i progressisti, i vecchi europei/americani e le forze nuove che ormai sembrano essere obbligatori dei più nuovi continenti.

Ogni cosa con buona pace dello Spirito Santo che da parecchio tempo fa fatto il suo tempo: ma tutto con tratto di buon manicheismo volto a se sia meglio abbarbicarsi alla tradizione e alla sua conservazione o se offrirsi a una apertura – calibrata e ragionata – all’altro. Il papa è morto e al cardinale Lawrence (Ralph Fiennes, combattuto sino alle lacrime, in profonda crisi di fede) tocca in qualità di decano mettere insieme i tantissimi tasselli per mettere in piedi la straripante costruzione del “Conclave”. A Santa Marta prendono alloggio i nuovi arrivati, sotto gli affreschi di Michelangelo e colleghi prendono posto i tavoli e le schede ove gli stessi dovranno segnare le personali preferenze (e la macchina da presa parecchio si sofferma sulla “bellezza” e l’antichità degli oggetti e dei riti): che sono poi frutto di dialoghi e di scontri, di giochi di potere più o meno espliciti, di voti comprati e di scandali annunciati, di retromarce e di sussurri lasciati arrivare là dove più si conviene. In mezzo, dando più spazi al thriller che all’analisi, tra le votazioni condotte alla luce (o al tanto buio che circola) di quanto sopra, le schede posate nell’urna e bruciate immediatamente dopo, i colori opposti a significare al cospetto del popolo raccolto in piazza (che non vedremo mai, la faccenda riguarda esclusivamente l’interno, le segrete stanze, le alleanze tra questo e quello) la fumata nera e l’ultima fumata bianca, le sconfitte e la vittoria: quest’ultima con un espediente e un finalino che inducono a sorridere un po’ dell’occhio strizzato alla modernità del cinema. Ovvero sul trono di Pietro un Innocenzo intersessuale, proveniente da Kabul.

Nei momenti clou dei dialoghi (che non tralasciano, ma come un velocissimo passaggio, il ruolo della donna e l’omosessualità) tra il nostro Castellitto, ironico quanto irascibile prelato legato a “ci fu un tempo” con tanto di messa in latino e antiislamista sino allo spasimo e il sempre perfetto Stanley Tucci che continua a sperare in tempi più limpidi, stanno i cedimenti di una sceneggiatura che semplifica troppo, mostra e fa sentire ogni cosa per sommi capi e per le tante frasi ad effetto là dove ci sarebbe stata necessità di maggiori approfondimenti, di parole più incisive, di fatti più concreti, di tortuosità che costruissero ben più solidi e filosofici misteri. Probabilmente la realtà è proprio (ahimè) quella narrata ma ogni cosa sa di prevedibile e di infelicemente previsto. “Conclave” è piuttosto un thriller ecclesiastico, il papa è defunto per un infarto che s’accomoda ad ogni stagione e che innesta nello spettatore qualche ragionevole dubbio, il papa è stato capace di nascondere nel testile del proprio letto dei documenti che mettono definitivamente in ombra il cardinale John Lithgow già perverso di suo, le cartelline che passano di mano in mano espongono ricerche di segreti che nemmeno CIA e KGB. E invece siamo in piena Santa Sede. Peccato, in ultimo, sciupare lo spazio ristretto di Isabella Rossellini, dal momento che la sua suor Agnes avrebbe potuto avere ben altra e più incisiva voce. E quando esce dall’anonimato fa sentire appieno la propria vincitore, dando modo all’attrice di porre una candidatura ai futuri Golden Globe.

L’isola del libro

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RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA

 

Jean-Baptiste Andrea “Vegliare su di lei” -La nave di Teseo- euro 22,00

Jean-Baptiste Andrea è sceneggiatore e scrittore; al suo esordio nel 2017 con “Mia regina” era stato subito evidente il grande talento narrativo. La riconferma è arrivata con quest’ultimo romanzo che gli è valso il Premio Goncourt in Francia; tradotto in più di 20 paesi, 700.000 lettori conquistati al primo colpo, mentre il cinema lo sta opzionando. Chapeau.

Questa è la storia di un amore impossibile fin dall’inizio, che risorge e muore continuamente nella Liguria di inizi Novecento, tra un ragazzino nato povero e quasi nano e la giovane rampolla di una nobile famiglia. Mimo e Viola sono come due calamite che si attraggono e respingono; o come lei preferisce definire il loro legame «Siamo una sinfonia. E anche la musica ha bisogno di silenzi».

Quasi 500 pagine che sono anche uno spaccato della prima metà del 900 tra le due guerre mondiali. E i protagonisti del romanzo non lasciano certo indifferente il lettore. Michelangelo (detto Mimo) è poverissimo, ha una rara forma di nanismo, ma il gigantesco sogno di diventare scultore. Viola è una ragazza ricchissima e particolare: sensibile, ribelle, coraggiosa e, soprattutto, refrattaria alle regole e alle imposizioni dell’epoca.

Il romanzo racconta la carriera di Mimo e il suo legame indissolubile con la stravagante Viola che ruba i libri per poterli leggere, fa amicizia con un’orsa, si lancia dal tetto di casa e miracolosamente sopravvive. Finisce per accoltellare l’odioso e manesco marito……e non finisce qui….

 

 

Alison Espach “La magia dei momenti no” –Bollati Boringhieri- euro 19,00

Al centro di questo intrigante romanzo della giovane scrittrice americana Alison Espach c’è un malinteso iniziale che innesca la trama. Protagonista è Phoebe Stone, fresca di dolorosa separazione dal marito, morale a pezzi, vita distrutta e zero prospettive. Questo è il suo stato d’animo.

Phoebe si veste di tutto punto, arriva in un lussuoso albergo di Newport, nel Rhode Island, e si prepara a farla finita con la sua vita spezzata. Intanto, nell’hotel fervono i preparativi per il matrimonio tra la ricca e viziata ereditiera Lila e il magnifico Gary, uomo che tutte vorrebbero impalmare.

Phoebe medita di suicidarsi proprio in quell’albergo perché è lì che con il marito Matt avevano progettato una romantica serata ad ostriche e champagne. Questo, prima che il mondo le crollasse addosso e lui la lasciasse perché innamoratosi di un’altra donna.

Per un malinteso, tutti pensano che Phoebe sia tra gli invitati al matrimonio; è così che lei, suo malgrado, finisce nell’ingranaggio dei festeggiamenti. Lia le proibisce di morire per non funestare la sua festa, poi la sceglie come confidente dei suoi dubbi e la elegge damigella d’onore.

Da questo fraintendimento nascono gag umoristiche, si disintegrano maschere e bugie, e si scopre la storia dolorosa di Phoebe. I suoi fallimentari tentativi di diventare madre, la disfatta subita quando il marito la lascia per convivere con Mia e il figlioletto di lei. Il destino sembra farsi sonore beffe di Phoebe…..e la vicenda finisce per incidere anche sulle decisioni di Lia.

 

 

Aslak Nore “Il cimitero del mare” Marsilio- euro 21,00

La storia si ispira a una vicenda realmente accaduta nel 1940, rivisitata e romanzata dallo scrittore norvegese Aslak Nore che intreccia geopolitica e la storia di una famosa dinastia di armatori. Sono i Falk, divisi tra due rami della stirpe e in rotta di collisione fra loro.

I dissidi si inaspriscono alla morte della matriarca. L’enigmatica Vera Lind, (famosa scrittrice di successo, che improvvisamente aveva smesso di scrivere) si getta da una scogliera e va incontro alla morte. Dopo la sua dipartita restano due grandi enigmi irrisolti: non si trova il suo testamento, e neppure un vecchio manoscritto al quale lei aveva lavorato senza mai pubblicarlo.

In compenso, Vera ha lasciato una lettera alla nipote Sasha, nella quale le lancia un’amletica sfida.

Deve scegliere tra la fedeltà al motto dei Falck “Familia ante omnia” (La famiglia prima di tutto); oppure scoprire la verità racchiusa nel manoscritto-biografia degli affari del clan, nel quale Vera ha scritto il resoconto di una tragedia.

Il naufragio -durante la Seconda Guerra Mondiale- in cui era morto suo marito, e più di altre 300 persone; tra civili norvegesi e soldati tedeschi (all’epoca la Norvegia era stata occupata dal Terzo Reich).

Vera era miracolosamente sopravvissuta e tratta in salvo insieme al neonato Olav, che sarebbe poi diventato il capo indiscusso e “padre-padrone” della dinastia Falck. Pagine che nessuno ha mai potuto leggere, ma che farebbero crollare il potere degli armatori dai mille interessi ramificati un po’ ovunque, e non sempre limpidi.

Sasha ovviamente coglie la sfida e si mette alla ricerca di entrambi gli scritti, aiutata dal giornalista John Berg, affascinante ma con qualche segreto nascosto.

Trama ambiziosa e romanzo coinvolgente, grazie alla bravura e all’esperienza di Aslak Nore che è stato giornalista in prima linea sui fronti di guerra più caldi, Medio Oriente in primis. Ma anche abilissimo nell’approfondire la psicologia dei suoi personaggi.

 

 

Diane Keaton “Fashion First” -Rizzoli New York- US $ 55,00

Quello di Diane Keaton è decisamente uno stile unico, che l’ha contraddistinta fin dai primi film, in cui spiccava per personalità e per quello che indossava in modo sublime.

Ora la grande attrice americana racconta i suoi outfit in questo libro-diario fotografico ricco di immagini. Pagina dopo pagina Diane Keaton sciorina in modo divertente il suo stile, e lo fa pubblicando molte foto personali tirate fuori da qualche scatola di latta.

Negli scatti in bianco e nero del fotografo-guru dell’epoca, Michael Comte, emerge il glamour fuori dagli schemi dell’attrice negli anni Novanta.

Il ricco volume è una carrellata di immagini dell’intera vita della Keaton; a partire da lei bambina che gioca in una tinozza. Poi la sua carriera dai primi film di Woody Allen in cui indossava magistralmente pantaloni maschili oversize; in modo ironico, scanzonato, personalissimo.

Via via fino ad oggi, in cui ammanta i suoi anni con gonne e pantaloni sempre fermati da cinturoni a vita altissima, e calza cappelli uno più estroso dell’altro. Non vi resta che sfogliarlo e divertirvi con questa intramontabile icona piena di personalità e fascino.

A un’ora da Torino: Savona, dai Papi alle crociere

Città dei crocieristi, delle torri e dei Papi, Savona è una bella città, facile da visitare per chi ha poco tempo. Il piccolo centro storico si gira agevolmente a piedi tra vicoli stretti, palazzi colorati e lunghe vie centrali come via Paleocapa. Per raggiungere tutte le altre località del Ponente è quasi d’obbligo passare da Savona ma spesso la città viene considerata solo un luogo di passaggio, sovente ignorata e trascurata. È uno sbaglio, andrebbe visitata e goduta anche Savona. Viene chiamata la Città dei Papi perché nei dintorni di Savona nacquero ben due Papi, Sisto IV, Francesco della Rovere (1414-1484), il pontefice che commissionò la Cappella Sistina di Roma e Giulio II, Giuliano della Rovere (1443-1513). Una piccola cappella Sistina c’è anche a Savona, accanto alla cattedrale dell’Assunta, fatta edificare proprio da Sisto IV come cappella funeraria per i suoi genitori. Non è certo paragonabile alla cappella omonima romana ma è comunque un’attrazione da non perdere. Si può visitarla sabato 10-12,30 e 16,00-18,00 e domenica 10-12 e 16-18, le visite pomeridiane sono sospese a luglio e agosto. Il Duomo, realizzato nel Seicento accanto alla cappella, si può vedere quando non sono in corso le funzioni religiose per ammirare gli affreschi di scuola genovese e savonese, l’organo voluto da Papa Sisto IV e gli appartamenti papali dove un altro Papa, Pio VII, fu rinchiuso come prigioniero di Napoleone ai primi dell’Ottocento. Ma il simbolo più importante della città è però la Torre del Brandale al porto, a Campanassa per i savonesi, la torre più importante tra le diverse torri della città. Innalzata nel Trecento, la campana suona quando in città succede qualcosa di importante. Ma accanto alla torre si anima un intero centro storico che merita una visita. A pochi metri svettano le torri, più basse, Guarnero e Corsi, e poco più in là, all’ingresso di via Paleocapa, fa bella mostra di sé la Torre Leon Pancaldo che, eretta alla fine del Trecento, faceva parte della cinta muraria. A picco sul mare c’è l’imponente e straordinaria fortezza del Priamàr, eretta dai genovesi nel Cinquecento per proteggere la città dagli attacchi dal mare. Il porto fu interrato e sul colle del Priamàr venne costruita la piazzaforte dopo aver abbattuto l’antica cattedrale, tre ospedali, la chiesa e il convento dei Domenicani e diversi oratori. Scomparve in pratica la parte più importante della città di epoca medioevale. Gli storici fanno notare che nel Duecento a Savona si trovavano almeno 50 torri e una decina si innalzavano sul Priamàr. La fortezza, che conserva i pochi resti dell’antica cattedrale cittadina, fu anche carcere con Giuseppe Mazzini in cella. Oggi è un grande teatro all’aperto con spettacoli e concerti per tutta l’estate e ospita il Museo archeologico e il Museo Sandro Pertini. Infine, da gustare in tutti i sensi, la Vecchia Darsena con il porticciolo turistico a pochi minuti dal Priamàr, luogo di incontro di savonesi e turisti a spasso tra pescherecci, ristoranti e trattorie.                         Filippo Re

nelle foto:

la Fortezza del Priamàr a Savona

La Torre del Brandale con le torri minori

Interno della Cappella Sistina accanto alla Cattedrale

Al teatro Colosseo “The Nightmare before Christmas”, il classico di Tim Burton

Giovedì 26 e venerdì 27 dicembre alle ore 20.30 sarà di scena al teatro Colosseo “-The Nightmare before Christmas”, con l’orchestra diretta da Paolo Annunziato e la colonna sonora del compositore Danny Elfman eseguita dal vivo durante il film.

Si tratta di un grande spettacolo che vedrà sul grande schermo del Teatro Colosseo il classico film Disney natalizio di Tim Burton in tutta la sua gloria Sinfonica, con la colonna sonora del compositore vincitore del Grammy Danny Elfman, eseguita dal vivo dall’Estemporanea CineSimphony Orchestra, diretta da Paolo Annunziato.

Basato su un testo originale in forma di poesia e sui personaggi creati da Tim Burton, il film è uscito per la prima volta nel 1993 con il titolo “The Nighmare bifore Christmas”. Diretto da Henry Selick, il film segue le avventure stravaganti di Jack Skellington, l’amato re delle zucche del paese di Halloween. Annoiato della solita routine di Halloween , fatta di spaventi e urla, Jack desidera provare qualche cosa di nuovo ed è convinto di poter diffondere la gioia del Natale. Contro il consiglio di Sally, una bambola di pezza premurosa e intelligente, Jack arruola tre dispettosi dolcetti scherzetti, Vado, Vedo e Prendo, per rapire Babbo Natale, ma l’allegra missione di Jack metterà in pericolo Babbo Natale, creando un incubo per i bravi bambini e bambine di tutto il mondo.

 

Mara Martellotta

Spettacolo di luci e suoni per il Natale al Forte di Bard

Al Forte di Bard è in corso fino al 6 gennaio la terza edizione di “Luci di Natale” che, aspettando il primo buio, a partire dalle 17.30, regalerà a tutti un’atmosfera scintillante e surreale per celebrare la magia delle Feste grazie agli effetti speciali del videomapping  proiettati sulle facciate. Il nuovo allestimento, intitolato “Il regno delle stelle”, costituirà un vero e proprio viaggio tra i segreti del cosmo, a metà tra meraviglia, scienza e mistero. Si tratterà di un percorso alla scoperta di galassie, nebulose e costellazioni che hanno ispirato scrittori, artisti e poeti, fino a ritornare sulla Terra, nel suggestivo scenario della Stella Cometa. Per i più piccoli, nella Piazza d’Armi del Forte di Bard, si potrà ammirare lo scenografico villaggio di Babbo Natale e dei suoi folletti, tra animazione, laboratori e un ricco programma di eventi. Già dal 7 dicembre scorso, fino al 6 gennaio prossimo, la cappella militare del Forte di Bard ha accolto un maestoso presepe curato dall’Association des amis du Salon International des Santonniers di Arles, dal nome “Lì Santoun d’Arles”. Il presepe è grande 80 mq e permette di scoprire un tipico villaggio provenzale del IX secolo con oltre 250 statue, tutte in argilla, frutto di una tecnica e un sapere antichi, e realizzate tutte in modo artigianale. Al centro, oltre alla scena della Natività, figurano i mestieri tradizionali di questa regione del sud della Francia. Si possono trovare raffigurate alcune tradizioni popolari come il pellegrinaggio dei gitani a Saintes-Marie-de-la-Mer e il Mercato di Provenza. La visita di Natale al Forte di Bard potrà essere l’occasione per accedere a due grandi mostre presenti proprio all’interno del Forte: fino al 2 giugno 2025, la potenza del gesto e del segno della pittura del noto artista Emilio Vedova saranno al centro dell’esposizione a lui dedicata “Questa è pittura”, e la seconda sarà accolta, fino al 9 marzo 2025, nelle cantine della fortezza, che accoglieranno la mostra “Gianfranco Ferrè – dentro l’obiettivo”, un percorso espositivo inedito dedicato allo stilista in occasione degli ottant’anni dalla nascita.

Gian Giacomo Della Porta

Tracce di luce, eventi del Natale a Carmagnola

Nel periodo dal 20 al 26 dicembre il cartellone natalizio “Tracce di luce” a Carmagnola propone appuntamenti con concerti, spettacoli, mercati e momenti dedicati alla spiritualità del Natale.

Tra i principali appuntamenti il Concerto “Incanto di Natale” con la società Filarmonica di Carmagnola e lo spettacolo “Un mondo da scoprire”, a cura dell’associazione FA.VO.LHA. sino al 6 gennaio sono in programma la mostra dei presepi diffusa nelle chiese cittadine e nei borghi, con il presepe meccanico nell’abbazia di Casanova. Anche quest’anno il progetto “Tracce di luce”, avviato 7 anni fa, sta rendendo unica l’atmosfera natalizia con spettacolari illuminazioni artistiche. La torre civica, la chiesa di San Filippo e la chiesa di Sant’Agostino si trasformano grazie a suggestive proiezioni, mentre il salone fieristico di viale Garibaldi si aggiunge agli spazi degli edifici storici illuminati, come la tettoia napoleonica e casa Cavassa. In piazza Sant’Agostino una maxi Cometa luminosa è stata posizionata dietro al monumento ai Caduti, verso la chiesa, mentre un’aiuola scenografica con renne, igloo e un pupazzo di neve ha preso il posto del tradizionale abete, regalando un nuovo e originale allestimento natalizio pensato per grandi e piccini. Lungo via Torino, una delle principali arterie d’ingresso, le decorazioni cambiano quest’anno con l’aggiunta di stelle giganti e alberi di Natale nelle rotonde, regalando un’accoglienza festosa a chiunque entri in città. Nel periodo che inizia da sabato 21 dicembre, il cartellone natalizio propone appuntamenti con concerti, spettacoli, mercati e momenti dedicati alle famiglie e alla spiritualità del Natale. La giornata di sabato si aprirà con un appuntamento dedicato ai più piccoli presso il museo Civico Navale, dove dalle 10.30 alle 12 si terranno le letture animate di “Una stella in fondo al mare”, curata dalla Biblioteca Civica Raineri-Berti. Le storie intrecceranno il fascino del mare alla magia del Natale, regalando un momento speciale ai bambini e alle loro famiglie. Nel pomeriggio, dalle 15 alle 17.30, Babbo Natale, con il calessino, farà tappa in piazza Garavella per distribuire caramelle ai bambini grazie all’organizzazione ASCOM di Carmagnola. La sera, alle ore 21, la Società Filarmonica di Carmagnola si esibirà nel concerto “Incanto di Natale” presso la chiesa beata Enrichetta Dominici, con un repertorio dedicato alle melodie della Festività. Contemporaneamente, al salone Antichi e Bastioni, l’associazione FA.VO.LHA famiglie e volontari per l’handicap presenterà lo spettacolo “Un mondo da scoprire”, in cui saranno coinvolti ragazzi affetti da disabilità. Domenica 22 dicembre torna protagonista Babbo Natale in piazza Sant’Agostino dalle 15 alle 17.30, a disposizione dei più piccoli per un incontro magico con il calessino e la distribuzione di dolci. Via Valobra sarà animata tutta la giornata dal mercato straordinario, una preziosa occasione per completare gli acquisti natalizi con proposte uniche e artigianali. Dalle 15 la magia della tradizione natalizia si diffonderà per le strade con zampognari e animazioni itineranti, che porteranno la melodia e l’atmosfera delle Feste in ogni angolo della città. Martedì 24 e 31 dicembre, la Vigilia di Natale e San Silvestro, saranno dedicati al tradizionale mercato in via Valobra, che sarà anticipato al mattino fino alle 14. Il 5 gennaio è in programma “La Befana vien di notte”, evento che avrà inizio alle 20.30 nel cortile del Comune con la discesa della Befana dal cielo. Animazioni, musica, offerte di cioccolata calda e panettone a cura della Pro Loco Carmagnola APS, in collaborazione con il CAI sezione di Carmagnola, Croce Rossa italiana volontari del soccorso, associazione Vigili del Fuoco volontari delegazione Carmagnola, Associazione Nazionale Alpini gruppo di Carmagnola. Le Festività si concluderanno il 6 gennaio con un concerto alpino tenuto dal coro alpino La Bissòca di Villanova d’Asti, dedicato alla tradizione musicale alpina presso la chiesa di San Giovanni decollato. Il suggestivo presepe meccanico dell’abbazia di Casanova offre ai visitatori un’esperienza affascinante tra tradizione e creatività, grazie ai dettagli animati e l’ambientazione unica. Il presepe è stato donato all’abbazia da Gino Baravalle, che nel corso della sua vita l’ha meccanizzato dando vita a materiali di recupero.

 

Mara Martellotta