CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 41

Scianna e Newton: grandi “scatti di moda”

A Saluzzo e a Caraglio sfida “vis à vis”, realizzata sui più inediti set dell’alta moda da due autentici “giganti” dell’arte fotografica novecentesca

Fino al 1° marzo

Saluzzo / Caraglio (Cuneo)

Niente applausi, niente flash, no alla minima traccia di splendente glamour. Solo il vociare e l’aria stranita e divertita, il gioco di un’allegra frotta di “picciotte” e “picciotti” siciliani, zaini in spalla e grembiali scolastici, a seguire e a mimare il “passo da sfilata” (in discesa) della fascinosa giovane che guarda e dispensa loro parchi sorrisi. Curiosa la location e nessuna “passerella” (anche se la camminata e l’impostazione dei movimenti della giovane fanno subito pensare al “catwalking” d’una modella); ci si trova invece a scendere una lunga, per nulla agghindata o attrezzata ad hoc, scalinata di pietra della sicula Caltagirone, antica “Regina dei Monti Erei”. Di fronte abbiamo quella che mi piace ritenere, per la sua composita bellezza, una sorta di immagine-guida della mostra fotografica – “La Moda, la Vita”– ospitata, con la curatela di Denis Curti, all’antica “Fortezza” (e “Residenza Marchinale”) della “Castiglia” di Saluzzo (Cuneo) fino a domenica 1° marzo 2026, di Ferdinando Scianna (Bagheria – Palermo, 1943), primo fotografo italiano a far parte dal 1982 (e introdotto niente meno che da Henri Cartier-Bresson) dell’agenzia fotografica internazionale “Magnum Photos”. E la giovane fanciulla che dà mostra del suo incedere e della sua misurata eleganza, altri non è che Marpessa (nome “mitologico”- dal mito di Idas – che dà il titolo alla stessa immagine); Marpessa Hennink, supermodella olandese di Amsterdam, tanto brava da meritarsi il soprannome di “The Catwalk Contessa” (“La Contessa della Passerella”). Siamo nel 1987, anno che segna l’esordio del fotografo siciliano (dopo un periodo di lavoro in Spagna, per documentare la “Guerra Civile” spagnola) nel “mondo della moda”. E’ in quell’anno che a Scianna, Dolce&Gabbana, allora giovani stilisti emergenti, commissionano le immagini per i cataloghi di due collezioni, dando vita a una delle collaborazioni meglio riuscite nella storia della fotografia. Un compito che l’artista siciliano assolse “in modo originale e spiazzante”.

Scianna, infatti, non rinunciò alla sua natura di “fotoreporter”, né tantomeno al richiamo della sua terra, trascinando la moda dagli studi di posa all’amata realtà della “sua” Sicilia e tra le strade dei “suoi” vocianti paesi. Le sue fotografie di moda, tutte in bianco e nero (“Io guardo in bianco e nero – diceva – penso in bianco e nero. Il sole mi interessa soltanto perché fa ombra”) sono frammenti di storie che “riflettono la sua visione del mondo, restituendo un ideale di bellezza che va oltre la pura descrizione del prodotto”. E fondamentale in questo percorso fu proprio la collaborazione con la “top model” Marpessa, che incarnava la bellezza mediterranea e che lo stesso Scianna scelse come sua “musa”. Al pari forse di quella Monica Bellucci, ritratta, nel ’91, in un mercato rionale di Palermo, attorniata da un bel gruppone di maschietti in un “furbesco” girotondo dagli occhi di certo meno innocenti di quelli dei bimbi della “Marpessa”. Nel suo complesso, il percorso espositivo, che documenta collaborazioni con i più importanti brand e numerose riviste internazionali, comprende oltre 90 fotografie (particolarmente “preziose” quelle dedicate allo stretto legame di amicizia che lo legava al conterraneo grande Leonardo Sciascia), accanto alle 12 provenienti dalla “Fondazione Arte CRT”, in comodato alla “GAM” di Torino, e che raccontano dei lavori realizzati in India, in Francia e in Bolivia, ma soprattutto ci parlano del grandissimo creatore di “reportages”, quale Scianna é stato, e che resteranno per sempre la “matrice stilistica e narrativa” del suo mestiere.

In contemporanea, su progetto sempre, come per la mostra di Scianna, di “Fondazione Artea” e la curatela di Matthias Harder (direttore della “Helmut Newton Foundation” di Berlino) il seicentesco “Filatoio” di Caraglio (Cuneo) ospita Helmut NewtonIntrecci, monografica dal titolo esemplare (vista la destinazione del sito ospitante) dedicata, per l’appunto ad Helmut Newton, altro grande protagonista della fotografia di moda (“mood photography”) del Novecento (Berlino, 1920 – Los Angeles, 2004). Le mostre di Ferdinando Scianna e Helmut Newton, concepite per dialogare tra loro, approfondiscono due approcci distinti (più “teatrale” e “dall’erotismo patinato” quelle del  berlinese) ma entrambe convergenti al “tema della moda” e al “racconto della vita”. Le carriere di entrambi vivono una svolta sul finire degli anni Ottanta, anche a seguito delle trasformazioni in atto nella società del periodo: da un lato l’avvento delle prime apparecchiature digitali e di “Photoshop”, che mettono in discussione il valore testimoniale dell’immagine fotografica, dall’altro la caduta del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica, “che ridefiniscono gli equilibri globali e aprono nuove prospettive di incontro tra culture”.

Per info e orari: “Fondazione Artea”, corso Nizza 13, Cuneo; tel. 0171/1670042 o www.fondazioneartea.org

Gianni Milani

Nelle foto: Ferdinando Scianna “Marpessa”, Caltagirone, 1987 e “Monica Bellucci”, Palermo, 1991; Helmut Newton “Mansfield”, British Vogue, London 1967 e “Nadja Auermann”, Blumarine, Monaco 1993

SOY YO Masterclass sul Tango-teatro-danza

UNIPOP di Torino

Domenica 23 novembre 2025, dalle 14.00 alle 18.00, è programmato presso UNIPOP (Università Popolare) di Torino in via Principe Amedeo 12, un pomeriggio dedicato all’ approfondimento tra teoria e pratica sulle Letras e gli Archetipi del Tango.

“SOY YO” (‘sono io’ in spagnolo) è un’ iniziativa di Monica Nucera Mantelli che entra nel vivo della profondità culturale e comunitaria del tango, grazie ai testi delle Letras de tango (lettere/parole sul Tango) insieme al lascito di grandi autori come Meri Lao, Astor Piazzolla, Horacio Ferrer, Jorge Luis Borges.
Tra musica, poesia e gestualità corporea, sarà un pomeriggio di pratica e studio, ascolto e messa in atto dei generi annessi alla multi-disciplina del tango-teatro-danza, partendo da un repertorio che va all’incirca dal 1906 al 1950.
Si tratta dell’approfondimento dei meccanismi neuro-cognitivi di percezione e creazione del tango-teatro-danza che possono riassumersi in musica, empatia, emozioni, immaginazione, azione scenica.
Tutto ciò rappresenta un approccio multi-disciplinare tra musica, poesia, teatro e movimento corporeo. Chiaramente si tratterà di una full immersion sui testi di tango e la creazione di personaggi archetipici della narrativa rioplatense (un vasto territorio che comprende l’argentina Buenos Aires e Montevideo, capitale dell’Uruguay).
Il corso è aperto anche a chi non conosce il tango. Questa Masterclass non è infatti unicamente dedicata ai bailarinos ma anche a chi sia interessato/a allo studio di ciò che immaterialmente sussiste dietro al tango. Domenica 23 sarà quindi un accreditamento per musicisti, attori, scrittori, danzatori di ogni disciplina, oltreché per studiosi della cultura latino-americana.

Per l’ammissione al corso, portare due paia di calzettoni e copertina, un foulard, oltre a carta e penna. Abiti comodi in tinta unita scuri o neri.
Chi specificamente balla già il tango si porti dietro anche le scarpette.

Contributo a persona: offerta libera e consapevole (consigliato 20 euro a persona).

Per info e iscrizioni inviare messaggio WA al numero 377/04.88.519

Docente Monica Nucera Mantelli (Torino, 1966, vive e opera a Imperia dal 2023), operatrice culturale, sceneggiatrice e autrice di produzioni di tango-teatro-danza, curatrice di mostre, eventi e produzioni artistiche nei settori artistici plastici e visivi.

Critica d’ arte, è studiosa di cultura e pratica del tango rioplatense da “sempre”.

Da tempo il Tango è oggetto di studi approfonditi nelle università argentine e latinoamericane, dove esistono programmi accademici dedicati alla sua storia, alla musica, danza, teatro, poesia, usi e costumi, oltre che all’influenza sulla sua dimensione sociale e politica. Il tango teatrale richiede una profonda comprensione della musica, della danza e dell’arte drammatica; gli artisti devono possedere una grande abilità tecnica ed espressiva per poter trasmettere emozioni e storie. Questa forma d’arte è popolare in Argentina, in altri paesi, e viene spesso eseguita in teatri, festival e milonghe (luoghi di ballo del tango). Di solare evidenza è però la sua diffusione al di là dei paesi di cultura ispanica. Ciò non è né casuale né estemporaneo ma parla ormai mille e più lingue.
Infatti il tango infiamma, coinvolge, estetizza l’atto, affascina e seduce perché, in fondo in fondo, parlando del linguaggio del corpo, del ritmo e della musica, si rivolge a tutti noi.

Ferruccio Capra Quarelli

Il Coro Femminile dell’Accademia Tempia per la Giornata contro la Violenza

Lunedi 24 novembre, alle 21, al teatro Vittoria, il Coro Femminile dell’Accademia Stefano Tempia propone un programma per la Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne

Lunedì 24 novembre, al teatro Vittoria di Torino, verrà proposto un programma che attraversa stili e secoli con il Coro Femminile dell’Accademia Stefano Tempia in occasione della Giornata contro la Violenza sulle Donne, intitolato “Da Brahms agli ABBA”. Il Coro femminile dell’Accademia sarà guidato dal Maestro Luigi Cocilio, con il contributo pianistico di Chiara Romanelli e la partecipazione del Coro di Voci Bianche della Scuola Internazionale A. Spinelli, che affronterà un programma che attraversa stili e secoli, dalle raffinate armonie romantiche di Joahnnes Brahms ai linguaggi contemporanei di Pau Casals, Bob Chilcott, Eric Whitacre, Ola Gjeilo e Karl Jenkins, fino alle trascrizioni di celebri brani pop tratti dai repertori dei Coldplay e degli ABBA, con un momento speciale dedicato alla compositrice Mel Bonis, voce femminile troppo a lungo dimenticata. In un mondo musicale dominato dagli uomini, Mel Bonis fu costretta a celare la sua identità dietro un nome ambiguo per essere presa sul serio. Nata Mélanie Bonis, scelse di firmarsi Mel Bonis per mascherare il suo genere, data la difficoltà per le donne ad essere accettate, a quel tempo, nei salotti giusti.

Info: lunedì 24 novembre, alle ore 21 – teatro Vittoria, via Antonio Gramsci 4, Torino

“Melodie Intrecciate, da Brahms agli ABBA”

Biglietti: https://www.ticket.it/musica/evento/melodie-intrecciate.aspx

www.stefanotempia.it

Gian Giacomo Della Porta

Il premio Prolo a Iciar Bollaín

Il Premio Prolo 2025 sarà assegnato il 10 dicembre a Torino a Iciar Bollaín presso il Cinema Massimo. In quell’occasione verrà consegnato il riconoscimento alla regista spagnola e verrà proiettato il film dal titolo “Il mio nome è Nevenka”, e sarà presentato l’ultimo numero di Mondo Niovo, il 110 della rivista, con un’intervista inedita alla regista. Il legame tra cinema e diritti umani a ispirare il lavoro dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema. Quest’anno, come sempre nella Giornata Internazionale dei Diritti Umani, la sala 2 del Cinema Massimo ospiterà mercoledì 10 dicembre la consegna del Premio Maria Adriana Prolo, alle 20.30. Giunto alla 24esima edizione, il riconoscimento riceve il patrocinio di Amnesty International Italia. Tra le voci più sensibili del cinema europeo, attenta ai temi sociali e ai personaggi femminili, Iciar Bollaín ha debuttato giovanissima, nel 1983, come protagonista del film “El Sur” di Victor Erice. Fra le sue interpretazioni si ricorda anche quella in “Terra e libertà” di Ken Loach, nel 1995. Ha esordito alla regia nel 1996 con”Hola¿Hestas Sola?”, mentre il successo internazionale è arrivato nel 1999, con “Flores de otro mundo”, vincitore alla Semaine de la Critique di Cannes, e con “Te doy mis ojos” del 2003, vincitore di 7 premi Goya. La regista ha poi vinto il premio Panorama e ha ottenuto 13 candidature ai Goya con “También la lluvia”, nel 2010. Sono eseguiti “El olivo”, nel 2016, e “Juli”, del 2018, biopic sul ballerino cubano Carlos Acosta. Con “Maixabelle” si è aggiudicata tre premi Goya. In sala, oltre alla regista, saranno presenti Silvia Luciani, direttrice di Mondo Niovo, Giovanna Maina, docente dell’Università degli Studi di Torino e Valentina Noia, Vicepresidente dell’AMNC. Il premio Mara Adriana Prolo è sostenuto da Regione Piemonte, Fondazione CRTe Nova Coop. Seguirà poi la proiezione in anteprima regionale de “Il mio nome è Nevenka”, girato in Spagna e in Italia nel 2024, in lingua spagnola con sottotitoli in italiano.

“Il 2025 è stato ricco e intenso per l’Associazione – dichiarano Valentina Noia e Vittorio Sclaverani, Presidente AMNC – un anno in cui è stato possibile far crescere la progettualità. I nostri obiettivi principali sono di continuare a organizzare momento culturali e formativi gratuiti, stimolare pubblici capaci di condividere idee ed esperienze e lavorare informa diffusa con il territorio e lavorare in forma diffusa sul territorio, in sinergia con i principali enti culturali, a partire dal Museo del Cinema e Film Commission Torino Piemonte. Consapevoli dell’importanza del nostro lavoro, in un’epoca sempre più complessa, l’AMNC è orgogliosa di conferire il Premio Prolo a Iciar Bollaín, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, con il patrocinio di Amnesty International, nell’anno in cui ricorre il 50⁰ anniversario di attività in Italia”.

“Non è un caso se per il secondo anno consecutivo il premio Prolo venga assegnato a una donna di cinema dal talento multiforme – conclude Davide Ferrario – Presidente Onorario dell’AMNC – dopo Ariane Ascaride, il testimone passa in modo naturale a Iciar Bollaín, attrice, regista e sceneggiatrice spagnola che, con i suoi film, trasmette l’idea di un cinema europeo che mette al centro i valori umani e umanistici, gli stessi che il premio Prolo vuole incentivare. Valori la cui promozione, oggi, ha il sapore di un atto di resistenza in un orizzonte culturale e politico sempre più imbarbarito e più forte, e piegato al diritto del più forte”.

In passato, il premio Prolo è stato conferito a registi e registe quali Giuseppe Bertolucci, Marco Bellocchio, Ugo Gregoretti, Giuliano Montaldo, Massimo Scaglione, Daniele Segre, Cosa Gavras, David Grieco; agli attori e attrici quali Piera degli Esposti, Lucia Bosè, Ottavia Piccolo, Roberta Herlitzka e Elio Pandolfi; all’esercente e storico del cinema Lorenzo Ventavoli, al compositore Manuel De Sica, allo sceneggiatore Giorgio Arlorio, al film maker, artista e operaio Pietro Perotti. Dal 2022 il riconoscimento, precedentemente ospitato dal Torino Film Festival, viene ogni anno assegnato il 10 dicembre insieme ad Amnesty International Italia, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani.

Mercoledì 10 dicembre, ore 20.30, Cinema Massimo
Prenotazioni: https://bit.ly/4i2CL50

Mara Martellotta

Il Festival del Classico torna a Torino

Quattro giorni di dialoghi, dispute e riflessioni sulle radici della ricchezza e del potere

C’è un filo antico che attraversa Torino e la trasforma, per quattro giorni, in un’agorà contemporanea. È il Festival del Classico, che dall’11 al 14 dicembre torna nei luoghi simbolo della cultura cittadina per interrogare il nostro tempo attraverso il pensiero dei grandi autori del passato. Al centro dell’ottava edizione c’è il tema “Oikonomia/Plutocrazia”, un viaggio tra cura della comunità e potere della ricchezza, che il curatore Ugo Cardinale definisce «una bussola preziosa in un presente minacciato da una plutocrazia senza limiti». Prima ancora dell’inaugurazione ufficiale, però, sarà la voce delle nuove generazioni ad aprire il sipario: il 10 dicembre debutta infatti Superclassico, una giornata-laboratorio che il Politecnico dedica a Gen Z e Alfa. Dalle dispute al dialogo con l’avatar di Socrate, l’ateneo si trasforma in un vero terreno di incontro tra filosofia antica e linguaggi digitali.

MERCOLEDÌ 10 DICEMBRE – LA CITTÀ DEI RAGAZZI E DELLE IDEE


La mattina si apre nell’Aula Magna del Politecnico con l’attesissimo dialogo “Che cosa vale davvero?” (h 10), in cui Alessandro Barbero, insieme al gruppo Bookstock, conversa con studenti e studentesse sul significato della ricchezza e della povertà partendo dalla figura di San Francesco. A seguire, il campus si anima con una serie di incontri che portano il pensiero classico nel cuore del contemporaneo: Nicolas Lozito riflette sui nuovi modelli economici (h 11), Paolo Di Paolo esplora le narrazioni del potere (h 11.30), mentre Alessandro Aresu indaga l’élite finanziaria americana (h 12). La mattinata si chiude (h 12.30) con una conversazione sulle comunità digitali insieme a Beatrice Flammini e Riccardo Carnevale. Nel pomeriggio, la Sala Emma Strada diventa lo spazio della “grande agorà” delle giovani generazioni: Matteo Nucci racconta la città giusta di Platone (h 15), Matteo Saudino e Angelica Taglia danno vita a un sorprendente dialogo con un avatar socratico (h 15.30), e un laboratorio partecipato (h 16.30) invita gli studenti a misurarsi con i temi etici e sociali più urgenti.

GIOVEDÌ 11 DICEMBRE – DISPUTE E INAUGURAZIONE

La giornata inaugurale del festival si apre al Circolo dei lettori con “Sette brevi lezioni su Socrate” (h 10), un incontro dedicato alle scuole, seguito dalla Prima disputa classica (h 10.30), introdotta da una lezione di Raffaella Siracusa sui commercianti dell’Antica Grecia. Nel pomeriggio arriva la Seconda disputa classica (h 15), preceduta dal racconto affascinante di Valeria Parrella su Apollo e re Mida. È solo il prologo alla serata che segna l’avvio ufficiale del festival: Ugo Cardinale apre con un viaggio da Aristotele a Elon Musk (h 18), Luciano Canfora scava nelle radici economiche della guerra antica, e infine Francesca Mannocchi dialoga con il Pulitzer Nathan Thrall (h 21) sugli effetti dei conflitti sulla comunità globale.

VENERDÌ 12 DICEMBRE – I CLASSICI A CONFRONTO CON L’OGGI

La mattina è dedicata ai giovani creativi della Scuola Holden: alle 11, studenti e studentesse si sfidano nel concorso “Leggilo e raccontalo”, presentando interventi su narrativa, classici e saggistica davanti alla giuria guidata da Giuseppe Culicchia. Nel pomeriggio, la città diventa un laboratorio di idee. Mauro Bonazzi e Adriana Cavarero affrontano il pensiero di Hannah Arendt (h 15.30), Andrea Taddei esplora il dono in Omero (h 16), mentre Guido Alfani e Davide Calandra ripercorrono la storia della ricchezza dall’antichità al capitalismo globale (h 16.30). A seguire, il viaggio nella filologia economica con Sanchi e Brescia (h 17), la riflessione di Tito Boeri sul monopsonio (h 18) e, per chiudere, il reading di Riccardo Staglianò “Hanno vinto i ricchi” (h 19): un quadro serrato sulle disuguaglianze che segnano l’Italia.

SABATO 13 DICEMBRE – TRA FILOSOFIA, TEATRO E ANTICHITÀ

La giornata si apre con la Finale della disputa classica all’Accademia delle Scienze (h 10), introdotta da Pietro Del Soldà con una riflessione su amore e libertà. Sempre alle 10, al Circolo, Aglaia McClintock e Maurizio Bettini indagano la ricchezza femminile nella Roma antica, mentre alle 10.30 il dialogo tra Marco Martinelli e Gennaro Carillo rilegge il Pluto di Aristofane. In parallelo, Federico Condello e Paolo Biancone approfondiscono la diffidenza aristocratica verso il denaro (h 10.30). A mezzogiorno il Teatro Gobetti ospita l’incontro tra Luciano Canfora e Vito Mancuso sulle Beatitudini evangeliche. Il pomeriggio prosegue con un viaggio fra capitalismo e schiavitù (h 14.30), il confronto tra Senofonte e Aristotele sull’economia (h 15.30), la riflessione di Ivano Dionigi sull’etica del denaro (h 16) e il dialogo tra Chiara Saraceno e Stefano Zamagni sulla povertà nelle società dell’opulenza (h 17). Chiude la giornata Mauro Bonazzi con una lezione sul desiderio in Platone (h 18).

DOMENICA 14 DICEMBRE – IL FINALE TRA STORIA, ECONOMIA E MITO


L’ultima giornata si apre al Teatro Carignano con Alessandro Barbero, che alle 11 affronta il tema della povertà attraverso la figura di San Francesco. Nel pomeriggio, Luciano Bossina (h 14.30) accompagna il pubblico nella storia dell’assistenza tra paganesimo e cristianesimo, mentre Maurizio Ferraris, Loretta Napoleoni e Alessandro Aresu analizzano il ruolo delle Big Tech nell’economia globale (h 15.30). La riflessione torna poi all’immaginario antico con Maurizio Bettini e l’“Economia dell’età dell’oro” (h 17), seguita da un’analisi dell’oligarchia secondo Platone (h 18) con Gennaro Carillo. A chiudere il festival, Luciano Canfora e Francesco Oggiano (h 19) affrontano le sfide del capitalismo digitale.
Valeria Rombolà

Le mitiche origini di Augusta Taurinorum

Torino, bellezza, magia e mistero   Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori.

Articolo 1: Torino geograficamente magica
Articolo 2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum
Articolo 3: I segreti della Gran Madre
Articolo 4: La meridiana che non segna l’ora
Articolo 5: Alla ricerca delle Grotte Alchemiche
Articolo 6: Dove si trova ël Barabiciu?
Articolo 7: Chi vi sarebbe piaciuto incontrare a Torino?
Articolo 8: Gli enigmi di Gustavo Roll
Articolo 9: Osservati da più dimensioni: spiriti e guardiani di soglia
Articolo 10: Torino dei miracoli

Articolo 2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum

Nelle alte valli delle Alpi era usanza liberare una mucca prima di fondare una borgata; l’animale andava al pascolo tutto il giorno per poi trovare il punto in cui distendersi a terra e riposarsi. Quello sarebbe stato il luogo in cui i montanari avrebbero iniziato ad edificare il borgo: «la mucca può “sentire” cose che all’uomo sfuggono, se il posto è sicuro o meno e se di lì si irradiano energie benefiche o maligne».

Anche la fondazione di Torino potrebbe rientrare in una di tali credenze. Ma a questa versione, tutto sommato verosimile e riconducibile a qualche usanza rurale, fanno da controparte altre ipotesi, decisamente più complesse e letteralmente “divine”, poiché hanno come protagonisti proprio degli dei, Fetonte ed Eridano.  Avviciniamoci allora a queste due figure. Secondo il mito greco, Fetonte, figlio del Sole, era stato allevato dalla madre Climene senza sapere chi fosse suo padre. Quando, divenuto adolescente, ella gli rivelò di chi era figlio, il giovane volle una prova della sua nascita. Chiese al padre di lasciargli guidare il suo carro e, dopo molte esitazioni, il Sole acconsentì. Fetonte partì e incominciò a seguire la rotta tracciata sulla volta celeste. Ma ben presto fu spaventato dall’altezza alla quale si trovava. La vista degli animali raffiguranti i segni dello zodiaco gli fece paura e per la sua inesperienza abbandonò la rotta. I cavalli si imbizzarrirono e corsero all’impazzata: prima salirono troppo in alto, bruciando un tratto del cielo che divenne la Via Lattea, quindi scesero troppo vicino alla terra, devastando la Libia che si trasformò in deserto. Gli uomini chiesero aiuto a Zeus che intervenne e, adirato, scagliò un fulmine contro Fetonte, che cadde nelle acque del fiume Eridano, identificato con il Po. Le sorelle di Fetonte,, le Eliadi, piansero afflitte e vennero trasformate dagli dei in pioppi biancheggianti. Le loro lacrime divennero ambra. Ma precisamente, dove cadde Fetonte? In Corso Massimo d’Azeglio, proprio al Parco del Valentino dove ora sorge la Fontana dei Dodici Mesi.  In un altro mito, Eridano, fratello di Osiride, divinità egizia, era un valente principe e semidio. Costretto a fuggire dall’Egitto, percorse un lungo viaggio costeggiando la Grecia e dirigendosi verso l’Italia. Dopo aver attraversato il mar Tirreno sbarcò sulle coste e conquistò l’attuale regione della Liguria, che egli chiamò così in onore del figlio Ligurio. Attraversò poi l’Appennino e si imbatté in una pianura attraversata da un fiume che gli fece tornare alla mente il Nilo. Qui fondò una città, che dedicò al dio Api, venerato sotto forma di Toro.


Un giorno Eridano partecipò ad una corsa di quadrighe, purtroppo però, quando già si trovava vicino alla meta, il principe perse il controllo dei cavalli che, fuori da ogni dominio, si avviarono verso il fiume, ed egli vi cadde, annegando.  In sua memoria il fiume venne chiamato come il principe, “Eridano”, che è, come abbiamo detto, anche l’antico nome del fiume Po, in greco Ἠριδανός (“Eridanos”), e in latino “Eridanus”.  Questa vicenda ci riporta alla nostra Torino, simboleggiata dall’immagine del Toro, come testimoniano, semplicemente, e giocosamente, i numerosissimi toret disseminati per la città. Storicamente il simbolo è riconducibile alla presenza sul territorio della tribù dei Taurini, che probabilmente avevano il loro insediamento o nella Valle di Susa, o nei pressi della confluenza tra il Po e la Dora. L’etimologia del loro nome è incerta anche se in aramaico taur assume il valore di “monte”, quindi “abitanti dei monti”. I Taurini si scontrarono prima con Annibale e poi con i Romani, infine il popolo scomparve dalle cronache storiche ma il loro nome sopravvisse, assumendo un’altra sfumatura di significato, risalente a “taurus”, che in latino significa “toro”. È indubbio che anche oggi l’animale sia caro ai Torinesi, sia a coloro che per gioco o per scaramanzia schiacciano con il tallone il bovino dorato che si trova sotto i portici di piazza San Carlo, sia a quelli vestiti color granata che incessantemente lo seguono in TV. C’è ancora un’altra spiegazione del perché Torino sorga proprio in questo preciso luogo geografico, si tratta della teoria delle “Linee Sincroniche”, sviluppata da Oberto Airaudi, che fonda, nel 1975, a Torino, il Centro Horus, il nucleo da cui poi si sviluppa la comunità Damanhur. Le Linee Sincroniche sono un sistema di comunicazione che collega tutti i corpi celesti più importanti. Sulla Terra vi sono diciotto Linee principali, connesse fra loro attraverso Linee minori; le diciotto Linee principali si riuniscono ai poli geografici in un’unica Linea, che si proietta verso l’universo. Attraverso le Linee Sincroniche viaggia tutto ciò che non ha un corpo fisico: pensieri, energie, emozioni, persino le anime. Il Sistema Sincronico si potrebbe definire, in un certo senso, il sistema nervoso dell’universo e di ogni singolo pianeta. Inoltre, grazie alle Linee Sincroniche è possibile veicolare pensieri e idee ovunque nel mondo. Esse possono essere utilizzate come riferimenti per erigere templi e chiese, come dimostra il nodo centrale in Valchiusella, detto “nodo splendente”, dove sorge, appunto, la sede principale della comunità Damanhur. Secondo gli studi di tale teoria Torino nasce sull’incrocio della Linea Sincronica verticale A (Piemonte-Baltico) e la Linea Sincronica orizzontale B (Caucaso).Vi sono poi gli storici, con una loro versione decisamente meno macchinosa, che riferiscono di insediamenti romani istituiti da Giulio Cesare, intorno al 58 a.C., su resti di villaggi preesistenti, forse proprio dei Taurini. Il presidio militare lì costituitosi prese il nome prima di “Iulia Taurinorum”, poi, nel 28 a.C, divenuto un vero e proprio “castrum”, venne chiamato, dal “princeps” romano Augusto, “Julia Augusta Taurinorum”. Il resto, come si suol dire, è storia.
Queste le spiegazioni, scegliete voi quella che più vi aggrada.

Alessia Cagnotto

Un bravo ragazzo

PRIMA ASSOLUTA PER LO SPETTACOLO DI SANTIBRIGANTI TEATRO

In occasione delle celebrazioni della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, lo spettacolo debutta a Torino il 20 e 21 novembre. Il 26 novembre invece, il talk Dallo stalking al femminicidio

 

Saranno due, quest’anno, gli appuntamenti di Santibriganti Teatro sul territorio torinese, per riflettere in occasione delle celebrazioni della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: Il primo lo spettacolo teatrale Un bravo ragazzo in anteprima assoluta per l’occasione, giovedì 20 e venerdì 21 novembre alle ore 21 al Cinema Teatro Esedra, il secondo il talk Dallo stalking al femminicidio, mercoledì 26 novembre alle 17:30 al Centro di documentazione e Biblioteca Pedagogica.

 

Entrambi gli eventi si inseriscono nel cartellone del bando T3D, Di Donne, Di Cultura, Di Quartieri, la rassegna diffusa vincitrice del Bando Circoscrizioni, che spettacolo… dal Vivo! 2025, che esplora la complessità e la profondità dell’esperienza femminile, reinterpretata nel suo intreccio altrettanto complesso con il territorio, gli spazi abitati del quotidiano della Circoscrizione 3 di Torino.

 

Un bravo ragazzo – spettacolo teatrale 

Un bravo ragazzo è la storia di una madre, una madre che parla a un figlio e di un figlio che ha fatto ciò che non si dovrebbe fare. Ma l’ha fatto. E non si può tornare indietro. Non si può fermare la mano. Ma se l’ha fatto un motivo, qualche di motivo, ci sarà: ci deve essere. Lei ne è sicura.

Lei lo sa. Lei si conosce, è una donna, e sa di cosa possono essere capaci le donne.

Deve cacciare gli incubi che la assalgono la notte. Lei non è d’accordo con quegli incubi.

Non stanno così le cose. Non sono andate così. Ripete lei. Lui non è cattivo. Lui non è malato.

Lui non è un mostro.

 

Un bravo ragazzo si inserisce nella trilogia prodotta da Santibriganti Teatro Indagare il male nata da alcune riflessioni sulle devianze protocriminali e loro sviluppi, sorgenti spesso in età adolescenziale. L’intento è appunto indagare la nascita e lo sviluppo del male, che è soprattutto maschio, perché è spropositato il divario: per una donna che si macchia, ci sono cento uomini che delinquono, feriscono, violentano, uccidono, disprezzano; considerando i fatti, più o meno gravi di cui si viene a conoscenza e quelli assai più numerosi che restano sconosciuti. L’obiettivo è sviluppare una riflessione, particolarmente forte, che si incentri su categorie e loro derive tristemente protagoniste della nostra contemporaneità. Della trilogia, oltre a Un Bravo ragazzo fanno parte: O Gesù d’amore acceso che indaga la pedofilia in ambito clericale e Io Odio che indaga attraverso “l’odiatore” il razzismo che c’è in ognuno di noi anche quando è ben nascosto.

 

Un bravo ragazzo

giovedì 20 e venerdì 21 novembre alle ore 21, Cinema Teatro Esedra, Via Pietro Bagetti 30, Torino

 

Drammaturgia Valentina Diana

Con Mariagrazia Cerra

Luci e suoni Nicola Rosboch

Scena Marco Ferrero

Ideazione e regia Maurizio Bàbuin

Con la consulenza delle psicologhe e psicoterapeute Enrica Fusaro, Monica Prastaro, Stefania Gianpaoli

 

Ingresso Eur 10,00
info e prenotazioni: booking.liberipensatori@gmail.com

 

Dallo stalking al femminicio – talk

Mercoledì 26 novembre ore 17:30, Centro di documentazione e Biblioteca Pedagogica, C.so Francia 285, Torino

 

Attraverso questo talk si vuole generare una riflessione sulle responsabilità della famiglia in relazione alla piaga dello stalking e alle sue degenerazioni fino agli estremi del femminicidio, tema fondamentale e forse ancora poco dibattuto e considerato dalla società nella sua totalità.

Il passaggio dallo stalking al femminicidio non è improvviso né imprevedibile. È spesso il culmine di un’escalation di comportamenti che hanno una radice comune: controllo e possessività.

Si tratta di un percorso di violenza che potrebbe essere interrotto molto prima: anche grazie al supporto della famiglia.

Interverranno:

Enrica Fusaro, psicologa psicoterapeuta

Monica Prastaro, psicologa psicoterapeuta

Stefania Gianpaoli, psicologa psicoterapeuta

Valentina Diana, autrice dello spettacolo teatrale “Un bravo ragazzo”

Mariagrazia Cerra, protagonista di Un bravo ragazzo

Maurizio Bàbuin, regista e ideatore della trilogia Indagare il male

 

Ingresso gratuito

info e prenotazioni: booking.liberipensatori@gmail.com

Promenade, singolare femminile

In vista ed in occasione della “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne 2025” del 25 novembre, al “Cortile delle Arti” di via Vanchiglia, all’interno del civico numero 16, si svolgerà venerdì, sabato e domenica l’iniziativa “Promenade – Singolare femminile” con tutti gli atelier e le gallerie d’arte aperti al pubblico sino a sera. Sempre dal 21 al 23 novembre, alla Galleria “Febo e Dafne” sarà possibile visitare il progetto fotografico di Daniele Robotti e Cinzia Spriano: “Oltre il silenzio – Storie di donne che sono uscite da situazioni di violenza in famiglia”

Igino Macagno

Dracula: l’eternità fa male

Di Renato Verga

Il TPE inaugura la stagione 2025/26 con un titolo che non è soltanto un evento teatrale, ma una vera
immersione emotiva: Dracula, nuova produzione firmata dal regista Andrea De Rosa e dal
drammaturgo Fabrizio Sinisi, liberamente ispirata al romanzo di Bram Stoker. Una libertà, quella di
Sinisi e De Rosa, che non si limita ad aggiornare il mito, ma ne scardina le convenzioni, liberandolo
dalle incrostazioni gotiche più ovvie per trasformarlo in un’indagine sul desiderio d’immortalità e
sulle sue conseguenze. Qui, il vampiro non è più soltanto il conte maledetto: è un dolore
perseverante, una ferita che non si rimargina, un’ombra che ritorna.
Varcare la soglia del Teatro Astra equivale a entrare nel castello del Conte. De Rosa ha infatti
rifunzionalizzato non solo lo spazio scenico, ma l’intero edificio, trasformandolo in una cattedrale
spettrale. Si attraversa un corridoio lungo e angusto, quasi un rito di passaggio, prima di essere
inghiottiti da una sala altissima, buia, vertiginosa. La luce è ridotta all’essenziale, i suoni –
metallici, taglienti – provengono da ogni direzione in un assedio acustico che disorienta. È in questa
perdita totale di coordinate che si manifesta il primo, decisivo effetto della messinscena: uno
spaesamento che non si placa, ma si moltiplica.
Figure in lontananza sembrano proiezioni di Nosferatu; rumori e presagi scendono dall’alto; voci
disincarnate emergono dal buio come fiati di un aldilà irrisolto. Al centro, tre tavoli autoptici
evocano un obitorio senza tempo. Sul tavolo centrale giace il corpo lattiginoso di una giovane
donna, mentre sopra di lei pulsa un enorme cuore sospeso a tubi traslucidi, simili a vene ingrossate.
È in questo scenario rituale e carnale che appare il Dracula di Federica Rosellini, magnetica
interprete capace di fondere ferocia e struggimento, inquietudine e pietà. Il suo non è un mostro
terrificante, ma una creatura prigioniera della propria invincibilità: condannata a un’eternità senza
scampo, alla solitudine radicale di chi ama troppo per potersi dissolvere.
La drammaturgia di Sinisi procede con ritmo poetico: pochi dialoghi, molti monologhi che oscillano
tra canto, confessione e meditazione. Le parole diventano materia liquida che trascina lo spettatore
attraverso immagini e visioni, fino a un punto di lucidità estrema. Dracula diventa così un lungo
monologo interiore, un tentativo di decifrare cosa significhi esistere sul margine della morte, senza
poterla mai raggiungere.
Rosellini restituisce al vampiro la sua dimensione simbolica, trascendendo qualsiasi riferimento di
genere. Il suo Dracula è un’entità ferita, che ha disimparato l’umanità e non riconosce più i confini
morali o affettivi dell’uomo. Vive in una sorta di “luccicanza maledetta”, sempre troppo tardi per
amare, troppo tardi per redimersi, troppo tardi per smettere di desiderare. In questo senso, il tema
dell’immortalità diventa un monito universale: spesso comprendiamo il senso di un amore o di un
gesto quando ormai “l’orchestra ha già smesso di suonare”. L’eternità, suggerisce lo spettacolo, è
una condanna quando arriva fuori tempo massimo.
Un’altra stratificazione emerge con chiarezza: l’immortalità come risposta violenta alla paura della
morte. Il Male, nelle sue forme storiche e quotidiane, appare come figlio di questa fame di
permanenza. Il mostro è uno specchio: non fa male perché è orrendo, ma perché è terribile. La
bruttezza non uccide; la terribilità sì.
Nella parte finale, l’incontro tra Dracula e Mina – da lui creduta reincarnazione dell’amata perduta –
porta la regia verso un registro più diretto, quasi cinematografico. Le luci si aprono, il ritmo
accelera, il sangue invade la scena: ciò che prima era solo evocato diventa materia viva. È un
cambio di tono brusco, ma necessario: all’incantamento iniziale segue il risveglio.
Il Teatro Astra, privato delle sedute e rimodellato, diventa esso stesso organismo pulsante,
contenitore di un’esperienza che è immersione totale. Nel tema stagionale “Mostri”, questo Dracula
non solo si inserisce perfettamente, ma ne diventa manifesto.
Accanto alla straordinaria Rosellini e alla intensa Chiara Ferrara, convincono Michelangelo Dalisi,
Marco Divsic e Michele Eburnea. Di rara qualità il lavoro sonoro di G.U.P. Alcaro – un paesaggio
che pare respirare – e le luci di Pasquale Mari, che scolpisce il buio come fosse marmo.
De Rosa sintetizza il progetto nelle sue note: Dracula è la storia di un uomo che non riesce a
morire. Ma è anche la storia di un pubblico che accetta di guardare dentro questa impossibilità.
Evocando l’espressionismo e il barocco cinematografico, lo spettacolo attraversa mito e carne,
visione e realtà. Ne nasce un Dracula che inquieta, seduce e non consola: un viaggio nel buio che
resta addosso molto dopo essere usciti dal teatro.

Da vedere assolutamente: al Teatro Astra fino al 30 novembre.

Mai Più! (Non) Sono Solo Parole

Al “Teatro Toselli” di Cuneo, l’“ACI” locale torna a dire “No” all’incessante fenomeno della violenza sulle donne

Domenica 23 novembre, ore 17,30

Cuneo

“Pare che quest’anno sia diminuito il numero delle ‘vittime donna’, ma i numeri sono ancora troppo alti. Festeggeremo davvero solo quando il numero sarà pari a ‘zero’. Fino ad allora, continueremo a fare rumore e cercheremo, anche quest’anno, di far sì che le parole ‘Mai’ e ‘Più’ non siano effettivamente solo parole”. Ma “Parole” ben chiare. Come quelle succitate, usate da Giuseppe De Masi, direttore dell’“ACI” di Cuneo, per raccontare le motivazioni alla base dell’organizzazione dello spettacolo “Mai Più! (Non) Sono Solo Parole!”, in programma domenica 23 novembredalle 17,30, presso il cuneese ottocentesco “Teatro Toselli” (via Teatro Toselli, 9), quale serata di sensibilizzazione, per l’appunto, contro il drammatico, inarrestabile fenomeno della criminale violenza sulle donne. A fianco di “ACI – Cuneo” nell’organizzazione dell’evento, ad ingresso gratuito (con prenotazione obbligatoria su “Eventbrite”), anche “Trs Radio Savigliano”.

Lo spettacolo si tiene in occasione della “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” che si celebra ogni anno il 25 novembre e si svolge con il patrocinio della “Città di Cuneo”, inserendosi all’interno del calendario eventi di “8 marzo è tutto l’anno”, l’annuale rassegna di appuntamenti proposta dall’assessorato alle “Pari Opportunità – Servizio Parità e antidiscriminazioni” del “Comune di Cuneo”.

La serata, condotta da Davide De Masi (direttore artistico) e Simona Solavaggione (“Trs”), richiede, come detto, la prenotazione obbligatoria su “Eventbrite”. Per maggiori infoeventi@acicuneo.it

Ancora il direttore Giuseppe De Masi“Portiamo a Cuneo una nuova edizione di ‘Mai Più! (Non) Sono Solo Parole”, lo spettacolo/talk show sull’importanza del fare rete nella lotta alla violenza contro le donne, attraverso gli strumenti dell’arte, della danza, della musica e delle parole. Per questa edizione il ‘Comune di Cuneo’ ci ha concesso l’onore di poter calcare il ‘Teatro Toselli’: da questo importante palco cercheremo, nel nostro piccolo, di portare avanti un messaggio chiaro e preciso: ‘basta con la violenza di genere!’”.

La manifestazione vedrà la partecipazione di Giuseppe De Masi (direttore “ACI Cuneo”), Elena Banin (avvocato esperta di “diritto delle donne”) e Chantal Milani (antropologa forense, esperta in casi di violenza e rappresentante dell’Associazione “Mai + Sole”).

Sul palco saliranno inoltre professionisti e volti noti del mondo dello spettacolo, come Cecilia Gayle (che interpreterà i suoi celebri successi da “El Pam Pam” a “El Tipitipitero”), Mauro Villata, direttamente da “Colorado Cafè” ed Athena Priviterainfluencer e attivista contro la violenza sulle donne.

Momenti chiave dello spettacolo anche suggestive performance di danza. Ad esibirsi saranno “Palcoscenico Performing Arts Center” (Sezione di Ginnastica Ritmica “ISEF” di Torino), “Out of Dance”“Julie’s School” e “La Maison de la Danse”.

  1. m.

Nelle foto: Un momento di una precedente edizione dello spettacolo e Giuseppe De Masi, direttore “ACI Cuneo”