In occasione del Torino Jazz Festival, il regista Bill Morrison avrà un incontro alla GAM seguito da un concerto all’Auditorium Giovanni Agnelli il 1⁰ maggio
Il regista Bill Morrison giunge a Torino per il Torino Jazz Festival e avrà un incontro con il pubblico il 29 aprile prossimo alla GAM, in dialogo con il direttore artistico Stefano Zenni e l’introduzione di Chiara Bertola, direttrice della GAM, in merito alla realizzazione del film “The Great Flood”, che nasce dalla sua collaborazione con il jazzista Bill Frisell. L’incontro, a ingresso libero fino a esaurimento posti, consentirà di conoscere in modo più approfondito questo film, in collaborazione tra un regista e un jazzista, ispirato dalla catastrofica inondazione del Mississipi del 1927, la più grande della storia americana. Si trattò di un evento di proporzioni immani, che coinvolse migliaia di persone, soprattutto afroamericane, costrette a emigrare verso Nord. La catastrofe cambiò la storia sociale degli Stati Uniti, ma anche quella musicale, a partire dal blues e dai suoi protagonisti, alcuni dei quali avevano assistito all’inondazione e l’avevano raccontata nelle loro canzoni.
Nel 2012 Bill Morrison, tra i più grandi film-maker contemporanei, ha trovato e assemblato in forme suggestive le testimonianze filmate di quella catastrofe, e Bill Frisell ne ha tratto una visionaria narrazione musicale che verrà presentata venerdì 1⁰ maggio alle ore 18, all’Auditorium Giovanni Agnelli, in forma di proiezione con musica live, in un’inedita versione in duo con lo storico collaboratore di Frisell, il violinista Eyvind Kang, in prima assoluta nella giornata della Festa del Lavoro. Frisell sarà alla chitarra. La partitura musicale accompagnerà il montaggio visionario di Morrison e dimostra l’intenzione del Torino Jazz Festival di aprirsi a linguaggi contemporanei e al dialogo tra cinema e musica.
Mara Martellotta


La comprensione dei suoi “Ritratti” e delle sue opere in genere va sempre oltre ciò che l’artista ti presenta in parete, per portarti in oscuri spazi dell’inconscio difficili da esplorare. Solo “suoi”. A noi lasciarci avvolgere da quell’aura di sublime arruffato mistero che è il “suo” e solo “suo” piccolo-grande universo. Accanto al quale, gravitano in mostra (figure amiche!) anche altri ritratti provenienti dalle Collezioni della stessa “Fondazione Bottari Lattes” insieme a quelle di altre Gallerie, con opere realizzate da pittori e scultori del suo stesso “contesto artistico”. La selezione comprende quindi dipinti di Felice Casorati, di esponenti del torinese “Gruppo dei Sei” come Jessie Boswell, Francesco Menzio (suo un piccolo “ritratto della moglie”) e Carlo Levi (bizzarro il suo onirico “Risveglio -un solo occhio aperto- con la madre”), accanto ad altri di Luigi Spazzapan, Italo Cremona (bel bello in canottiera) e Mario Calandri, affiancati da tre notevoli pittrici come Nella Marchesini, Daphne Maugham e l’estrosa Carol Rama. Tra le incisioni, le nitide fisionomie dell’amico ceco Jiri Anderle (famoso per le sue “mezzature”) e un sintetico volto di Mario Surbone. Tre le sculture esposte: una preziosa testa femminile in cera di Giacomo Manzù, di forte ispirazione impressionista alla Medardo Rosso; una figura quasi astratta di Sandro Cherchi e un ritratto con forti richiami al cubismo di Mario Giansone.

