Mercoledì 4 marzo prossimo, come di consuetudine in questa data, nella memoria liturgica del Beato Conte di Savoia Umberto III e nel 178esimo anniversario della proclamazione dello Statuto Albertino, l’associazione Internazionale Regina Elena ODV e il Coordinamento Sabaudo inaugureranno alla Palazzina di Caccia di Stupinigi la loro mostra , che quest’anno sarà dedicata a Margherita di Savoia Genova, prima regina d’Italia, nel centenario della sua scomparsa.
Il pubblico potrà ammirare magnifiche foto che ritraggono la sovrana, preziosi volumi editi tra fine Ottocento ed inizio Novecento, una serie di cartoline postali dedicate alla Regina Madre Margherita nei primi anni del XX secolo, alcune con soggetto la palazzina di Caccia di Stupinigi e un album fotografico della seconda metà dell’Ottocento composto da 194 albumine formato ‘carte da visita’ ove sono presenti tutti i componenti della famiglia Reale italiana, politici e protagonisti del periodo risorgimentale italiano, membri della Curia di Papa Pio IX e la Famiglia Reale del Regno Unito con la Regina Vittoria, i figli e le personalità del governo inglese che sostennero l’Unità d’Italia.
Come ogni anno verrà conferito il premio per la ricerca storica Maura Aimar e saranno presenti rievocatori di molti gruppi storici piemontesi.
La mostra , visitabile nel pomeriggio del 4 marzo, si inserisce all’interno di un ricco programma di iniziative denominate “Margherita. Un secolo di storia “ in programma alla Palazzina di Caccia di Stupinigi fino al prossimo luglio. Questo progetto, sviluppato grazie alla collaborazione con il MAUTO Museo Nazionale dell’Automobile, collezionisti privati e altre realtà non solo culturali, ha come obiettivo quello di ricordare, attraverso articolati passaggi della sua vita, il centenario della scomparsa della sovrana. Il fil rouge di tutte queste iniziative è la sua straordinaria voglia di modernità.
Dal 5 marzo al 28 giugno nella Citroniera di Ponente sarà allestita la mostra “Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna”, che permetterà al pubblico di ammirare undici vetture costruite tra fine Ottocento e inizio Novecento e nove carrozze storiche provenienti dalla collezione privata “Nicolotti Furno”. I visitatori potranno scoprire la figura di questo personaggio chiave dell’Italia unita anche attraverso il percorso “Le Stanze di Margherita “ all’interno dell’Appartamento di Levante, dove lei introdusse nuovi comfort, tra il 1902 e il 1915, tra cui accessori finalizzati alla sua comodità. Tra questi si ricordano il potenziamento dell’impianto di riscaldamento, i servizi di ritirata all’inglese con acqua corrente e lavandini con acqua fredda e calda, la corrente elettrica e l’ascensore a pompa idraulica realizzato dalle Officine Meccaniche Stigler di Torino, dotato di una cabina lignea con porta scorrevole, vetri smerigliati nelle otto finestre e pulsantiera in bachelite.
Il pubblico potrà anche degustare il cioccolatino “Le Perle della Regina”, ideato dal Museo del Cioccolato e del Gianduja Choco Story Torino e realizzato da Pfatish. Si tratta di una creazione unica, nata dal cuore di nocciola Piemonte IGP, avvolto da un delicato gusto di cioccolato bianco lucido e perlaceo che richiama le perle e le collane di perle preziose tanto amate dalla sovrana.
Il programma prevede anche il ciclo di quattro conferenze dal titolo “Margherita a Stupinigi e il suo tempo” previste il venerdì alle 16. Le prossime saranno il 27 marzo, il 17 aprile e il 22 maggio ed affronteranno la figura della prima Regina d’Italia attraverso temi contemporanei come la moda, le automobili, la cucina, il design; seguiranno le visite guidate dal titolo “Margherita e Stupinigi”, in programma il secondo venerdì del mese alle 15.45.
Il gruppo storico ‘Le vie del tempo’ rievocherà “ I giorni di Margherita”, permettendo al pubblico di immergersi appieno nell’atmosfera della Palazzina di Caccia di Stupinigi nei primi anni del Novecento.
La sovrana dal 1901 fino al 1926, anno della sua morte avvenuta a Bordighera il 4 gennaio, amava trascorrere gli autunni a Stupinigi. Proprio la notte del 14 settembre del 1904 apprese la notizia della nascita al Castello Reale di Racconigi del nipote, il futuro re Umberto II; nonostante il forte temporale che imperversava partì in piena notte guidando personalmente la vettura per andare a vedere il nipote.
Con Margherita di Savoia- Genova la Palazzina di Caccia di Stupinigi visse gli ultimi ‘fasti Sabaudi’ e la sua memoria è rimasta viva nei cuori della popolazione.
Per info consultare il sito www.ordinemauriziano.it
Mara Martellotta






La corona non è l’unico esempio dentro fa mostra, attorno le sono esposti oggetti di arte decorativa napoletana già appartenenti alle collezioni del Museo Accorsi-Ometto: una coppia di doppieri (1775 – 1779) dovuti a Francesco Tomaselli, con inciso lo stemma di Simone Vincenzo Velluti Zati, duca di San Clemente, argento fuso, sbalzato e cesellato, “asimmetrici nella forma, documentano il persistere di soluzioni ornamentali rococò nelle case delle nobili famiglie napoletane, anche dopo l’avviarsi della felice stagione neoclassica.” Come assai prezioso – e davvero bellissimo: provi ognuno ad accendere la luce che lo retroillumina e si goda il raro cambiamento dell’oggetto – è il vassoio da parata in piquet tartarugato, che il papa (bolognese) Benedetto XIV Lambertini ordinò alle officine (campane) di Torre del Greco per farne dono al marchese (piemontese) Leopoldo Del Carretto di Gorzegno e di Moncrivello, che fu legato diplomatico in occasione del secondo concordato tra papato e Regno di Sardegna, un ampio carapace raddolcito e livellato con olio d’oliva e altri elementi, “un’opera che esprime l’altissimo livello qualitativo delle maestranze napoletane, educate fin dall’inizio del nuovo regno a comunicare la regalità e in grado di reggere il confronto con le migliori manifatture europee” nonché la rete che legava le lontane piccole e grandi corti come la scelta dei luoghi di lavoro, altrettanto lontani, ma ritenuti in quel momento tra i migliori. A raccontare il significato del Barocco da cui la sala prende nome, all’intorno nature morte e i ritratti e le immagini sacre, veri gioielli i tondi che illustrano tre “Scene della Passione di Cristo”, tra il 1760 e il ’70, in gesso e legno, dovuti a Giovanni Battista Bernero, saviglianese d’origine, assunto ben presto alla corte dei Savoia, attivo a Stupinigi come al Sacro Monte di Varallo, nel duomo di Casale Monferrato e di Carignano, a Torino nelle chiese di San Lorenzo e in San Francesco d’Assisi.


Dalle passeggiate universitarie di Giordano, alle piazze borghesi di Ginzburg, ai caffè e vicoli investigativi di Fruttero e Lucentini, fino alle aule scolastiche di De Amicis, la città emerge come protagonista silenziosa ma essenziale. Torino non è sololuogo di industria e politica: è una città che racconta sé stessa attraverso la letteratura, dove ogni strada e ogni piazza possono evocare un romanzo, un ricordo, un’emozione.