Music Tales, la rubrica musicale

Ecco a voi gli eventi da non perdere




Nel 140esimo anniversario della sua scomparsa
Emily Dickinson non è la figura fragile e appartata di poetessa che la tradizione ha spesso consegnato all’immaginario collettivo, ma una donna ironica, appassionata e irreverentemente trasgressiva, capace di mettere in discussione gerarchie consolidate, quali religione, scienza, ordine patriarcale, con una scrittura che ancora oggi conserva una forza critica intatta.
È da questa rilettura che nasce il progetto artistico e multimediale dal titolo “Fammi un quadro del sole. Omaggio a Emily Dickinson”, promosso da Residenze Reali sabaude, Musei nazionali del Piemonte e Università di Torino ( Dipartimento di Studi Umanistici), che intreccia arti visive, poesia, musica e teatro in un percorso espositivo e performativo in programma dal 6 marzo al 24 maggio prossimo al castello di Moncalieri, e dall’11 luglio al 30 settembre al Forte di Gavi in provincia di Alessandria.
In occasione del 140esimo anniversario della morte di Emily Dickinson, avvenuta il 15 maggio 1886, l’iniziativa vuole restituire complessità e attualità a una delle figure più incisive della letteratura americana, non con una celebrazione commemorativa, ma con un’esperienza capace di riattivare la sua voce nel presente.
Cuore visivo dell’iniziativa è la mostra site specific allestita lungo il percorso di visita del castello di Moncalieri, che vede protagoniste le artiste torinesi Floriana Porta e Matilde Domestico.
Matilde Domestico presenta opere che rievocano luoghi, oggetti e ambienti in cui è vissuta Emily Dickinson e un nuovo ciclo in porcellana e carta dedicato alla poesia intesa come composizione di forme, intonazione di colore, intreccio di segni e materiali. I versi di Emily Dickinson sono trascritti in metallo e trasferiti su superfici di porcellana IPA cotti ad altissime temperature, si bruciano, si dissolvono e diventano segno incisivo, traccia permanente nella materia. Accanto alle opere viene presentato l’inedito libro d’artista FA- MI-SOL ( FAmMI un quadro del SOLe)realizzato in tiratura limitata e stampato a mano su carta pregiata dalla casa editrice PulcinoElefante di Alberto Casiraghy con la collaborazione della galleria Melesi di Lecco.
Floriana Porta propone, invece, una serie di acquerelli inediti in cui parola e immagine si fondono. Lettere, frammenti poetici e colori dialogano su pagine recise di libri, di poesie e spartiti musicali, dando forma a composizioni intime e sospese. Il blu, colore introspettivo e cifra ricorrente della sua ricerca, domina le opere dedicate alla poetessa americana, trasformando il testo in paesaggio interiore.
La mostra proseguirà dall’11 luglio al 30 settembre prossimo al forte di Gavi, con un nuovo allestimento espositivo e ulteriori interventi artistici e performativi, tra cui quello del collettivo Truly Design e le opere di Alberto Casiraghy.
La programmazione prevede sabato 27 giugno alle 17.30 uno spettacolo teatrale originale dedicato alla Dickinson, con testo di Daniela Fargione, regia di Alessandra Vannucci dell’Università di Torino. In scena le attrici Luana Doni e Elisabetta Mazzullo e l’intervento del gruppo musicale Malecorde. Lo spettacolo è cofinanziato e organizzato dall’Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Studi Umanistici e sarà proposto in versione integrale in anteprima al Salone del Libro di Torino, ospite del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, sabato 16 maggio, e poi a Bogliasco, in provincia di Genova, sabato 6 giugno alle 20.30, in occasione dell’evento Porte Spalancate.
Momento centrale del progetto sarà il vernissage con il reading poetico in programma domenica 8 marzo alle 17, un evento capace di intrecciare poesia, musica dal vivo, immagini e interventi critici in un’esperienza performativa che rinnova il lascito culturals , poetico e spirituale del mito di Amherst.
Sono previste visite guidate con le artiste Matilde Domestico e Floriana Porta e laboratori per famiglie accompagneranno la mostra al castello in date ancora da definire.
Tra le iniziative in programma sabato 14 marzo , alle 15.15, visita e laboratorio per famiglie con bambini dai 5 agli 11 anni; sabato 9 maggio alle 10 visita guidata alla mostra per famiglie in possesso del passaporto Culturale,per celebrare l’adesione del castello di Moncalieri al progetto ‘Nati con la Cultura ‘dei musei Family and Kids Friendly.
Castello di Moncalieri piazza Baden Baden 4 Moncalieri
‘Fammi un quadro di sole’, omaggio a Emily Dickinson domenica 8 marzo
Vernissage con concerto reading
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria entro venerdì 6 marzo ore 13 all’indirizzo drm-piemoncalieri@cultira@gov.it
Forte di Gavi via al Forte 14 Gavi ( AL)
11 luglio-30 settembre
‘Fammi un quadro di sole’. Omaggio a Emily Dickinson sabato 27giugno, ore 17.30
Spettacolo teatrale con Luana Doni, Elisabetta Mazzullo e il gruppo musicale Malecorde
Ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti
Mara Martellotta
In copertina: “Un’anima in controluce” – Opera di Floriana Porta
GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA
Martedì. Al cinema Massimo comincia Seeyousound, il festival di musica e cinema con 68 proiezioni fino a domenica 8 marzo. L’inaugurazione vede protagonista i Casino Royale la band che intreccerà suoni live e proiezioni dei loro ultimi 2 film : “Quarantine Scenario” di Pepsy Romanoff e “Alba ad Ovest” di Frankie Caradonna.
Mercoledì. All’osteria Rabezzana suona il trio di Marcello Capra. Prosegue Seeyousound al cinema Massimo che tra le varie la proiezioni presenta “Mortician” di Abdolreza Kahani. Alle OGR arriva Mika. Al Blah Blah sono di scena i Monsterwatch. All’Hiroshima Mon Amour per 2 sere consecutive si esibisce Faccianuvola.
Giovedì. Per Seeyousound al Massimo viene proiettato “Herbie” di Patrick Savey sulla figura del pianista Herbie Hancock. A seguire la performance live di Fabio Giachino. All’Hotel Hilton Turin Lingotto suona il quintetto del sassofonista Jerry Weldon. Al teatro Concordia è di scena Neffa. Al Blah Blah si esibisce Druga + Odd Astra. Allo Ziggy è di scena Mai Mai Mai. Al Magazzino sul Po suona l’arpista svizzera Kety Fusco.
Venerdì. Per Seeyousound al Massimo viene proiettato il cortometraggio “Landed” con il live di Giorgio Li Calzi e Stefano Risso. Sempre per Seeyousound il cortometraggio “The Singer” di Sam Davis candidato all’Oscar. Al Magazzino di Gilgamesh suona Lebron Johnson & Andy Pitt Band. Al Blah Blah si esibiscono i Cibo +Origod. Allo Ziggy sono di scena i Disumana Res + Carcharodon.
Sabato. Per Seeyousound al Massimo viene proiettato “Boy George & Culture Club” della regista Alison Ellwood. Attesa per “Sun Ra : Do The Impossibile”della regista Christine Turner. All’Inalpi Arena per 2 sere consecutive si esibisce Renato Zero. Al teatro Colosseo è di scena Nek. Allo Spazio 211 suonano i Savana Funk. Al Blah Blah si esibiscono i Lonely Blue. Al Teatro Garybaldi di Settimo Mario Perrotta rende un omaggio a Domenico Modugno. Al Circolo Sud suonano gli Onders.
Domenica. Chiusura di Seeyousound al cinema Massimo con la proiezione di “The Final Act” di Jonathan Stansy sul Duca Bianco David Bowie. Il regista sarà presente alla proiezione. Al teatro Colosseo lo spettacolo Kpop Le Guerriere.
Pier Luigi Fuggetta
La Fondazione a lui dedicata promuove una call forabstracts per studiosi e studenti
C’è tempo fino al 20 aprile prossimo per partecipare alla call for abstracts promossa dalla Fondazione Amendola, in occasione del convegno dal titolo “Totalitarismi, potere e Europa”, che avrà luogo il 13 maggio prossimo presso il Consiglio Regionale del Piemonte.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte di Giovanni Amendola e intende promuovere una riflessione scientifica sul rapporto tra crisi dello Stato liberale, affermazione dei totalitarismi e costruzione della democrazia europea del Novecento. La call è rivolta a studiosi e studiose under 40, nonché a studenti universitari e delle scuole superiori, con un approccio interdisciplinare che coinvolge la storia contemporanea, il diritto, il pensiero politico, le scienze politiche e gli studi europei.
Gli abstract, della lunghezza massima di 2500 battute e accompagnati da una breve biografia, dovranno essere inviati entro il 20 aprile all’indirizzo eventi@fondazioneamendola.it
Il 5 maggio prossimo sarà comunicato l’esito della selezione. I migliori contributi verranno presentati durante il convegno e poi pubblicati in un numero speciale della rivista Il Rinnovamento.
Per studenti e giovani ricercatori sono previsti interventi selezionati durante l’evento e il rimborso delle spese di trasferta, mentre per le scuole superiori sono previsti anche premi in buoni libri.
“Ricordare Giovanni Amendola oggi – sottolinea il direttore della Fondazione Domenico Cerabona – significa interrogarsi sulle radici della nostra democrazia. Amendola fu tra i primi a comprendere la natura totalitaria del fascismo e a opporvisi senza compromessi, pagando personalmente il prezzo di questa scelta. Il suo impegno per la difesa delle istituzioni rappresentative, del pluralismo, dell’equilibrio tra i poteri dello Stato e della responsabilità politica resta un riferimento fondamentale in un tempo in cui il rapporto tra libertà e potere torna ad essere un tema centrale anche per l’Europa”.
Il convegno costituisce un momento centrale di un più ampio progetto culturale promosso dalla Fondazione, volto a riportare la figura di Amendola, che è stato, oltre che politico, anche giornalista e intellettuale, capace di lottare per la libertà, la democrazia e i diritti, quando queste parole non erano scontate, all’attenzione delle nuove generazioni attraverso linguaggi contemporanei e strumenti divulgativi, tra cui il teatro, le produzioni audiovisive, il fumetto e i podcast.
L’obiettivo è trasformare la memoria storica in occasione di confronto attivo, capace di parlare al presente e di stimolare una riflessione critica nelle scuole, nei luoghi di cultura e anche online, sui rischi di nuove forme di concentrazione di potere.
Mara Martellotta
L’11 marzo prossimo alle ore 20.30 l’UCI Cinemas Torino Lingotto ospiterà l’anteprima dell’atteso film “Reminders of Him – La parte migliore di Te”, tratto dall’omonimo romanzo dell’autrice Colleen Hoover. La proiezione è riservata ai possessori della Skin Ucicard che, per ogni biglietto acquistato, avranno diritto a due ingressi in sala e riceveranno anche una sorpresa legata al film.
Con la membership Skin UCIcard, disponibile nella versione Studenti per i più giovani, Family per i genitori con i figli sotto i 14 anni e Cinema per i veri amanti della Settima Arte, Uci Cinemas vuole offrire alla comunità numerosi vantaggi e opportunità, rendendo l’esperienza cinematografica sempre più inclusiva e sorprendente.
Il gruppo Odeon Cinemas Group è il più importante circuito cinematografico europeo e fa capo alla società AMC Ententainment Holdings, presente in Italia con il circuito UCI CINEMAS , leader sul territorio nazionale con 34 strutture multiplex e un totale di 344 schermi.
Per assistere agli spettacoli è sufficiente acquistare i biglietti presso le biglietterie automatiche UCI Cinemas, tramite App gratuita di UCI Cinemas per dispositivi Apple e Android e sul sito www.ucicinemas.it
Mara Martellotta
Al “Forte di Bard”, grande mostra fotografica incentrata sul “racconto” degli Stati Uniti d’America con foto in arrivo dall’Agenzia “Magnum Photos”
Fino all’8 marzo 2026
Bard (Aosta)
Polo culturale d’eccellenza della Vallée, il sabaudo “Forte di Bard” appare sempre più orientato a diventare un vero e proprio “centro nevralgico” per quanto riguarda le esposizioni dedicate all’arte fotografica. Da poco conclusesi le rassegne “Oltre lo scatto” e “Gianfranco Ferré, dentro l’obiettivo”, e ancora in corso “Bird Photographer of the Year 2025”, l’ottocentesca Fortezza torna a proporre una nuova esposizione, a soggetto gli “States”, attingendo niente meno che dagli Archivi dell’Agenzia “Magnum Photos”, una delle più importanti Agenzie Fotografiche a livello mondiale, oggi guidata da Cristina de Middel e fondata ( inizialmente con due sedi, a New York e a Parigi) nel 1947 da Maestri del calibro di un Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger, William (detto Bill) e Rita Vandivert.
“Magnum America. United States”, é il titolo dell’attuale rassegna allestita nelle sale delle “Cantine” fino a domenica 8 marzo 2026, promossa, nel solco di un’ormai consolidata collaborazione sul fronte della fotografia storica e del costume dal “Forte” valdostano e da “Magnum”, e curata dalla critica d’arte Andrèa Holzherr, responsabile della promozione dell’“Archivio Magnum”. Organizzata in capitoli decennali, dagli anni ’40 ai giorni nostri, “l’esposizione – sottolineano gli organizzatori – ha quale primo obiettivo quello di porre a confronto persone ed eventi ordinari e straordinari, offrendo un’interpretazione commovente del passato e del presente degli Stati Uniti d’America, mettendone al contempo in discussione il futuro”. Il futuro di un Paese, cui “Magnum Photos” fin dai suoi inizi ha guardato con interesse e profonda analisi critica, com’era e com’é necessario per una nazione da sempre simbolo di “libertà” e “abbondanza”, ma anche di tensioni sociali, sconvolgimenti culturali e divisioni politiche non di poco conto e quasi sempre proiettate, nel bene e nel male, sul destino del resto del Pianeta.
Ecco allora, fra gli scatti in parete, l’iconica immagine di profilo di “Malcolm X” (Malcolm Little) attivista politico, leader nella lotta degli afroamericani per i “diritti umani”, assassinato durante un discorso pubblico ad Harlem all’età di soli 39 anni, da membri della “NOI – Nation of Islam”, gruppo “nazionalista nero” che predicava la creazione di una “nazione nera” separata all’interno degli States. Lo scatto è a firma della fotografa americana Eve Arnold, la prima free lance donna della “Magnum”. Di Bruce Gilden, ritrattista eccezionale di gente comune incontrata a Coney Island, piuttosto che a New York centro, è toccante il primo piano sofferente e affaticato di “Nathen”, ragazzo di campagna dell’Iowa, che non nasconde all’obiettivo la libera “voce” delle sue lacrime. E poi la grandiosa “Ella Fitzgerald” di Wayne Forest Miller, fra i primi fotografi occidentali a documentare la distruzione di Hiroshima, insieme al curioso caotico intrecciarsi di mani fra “John Fitzgerald Kennedy” e la folla dei sostenitori in un comizio per le “Presidenziali” del 1960.
Per molti dei fondatori europei di “Magnum”, l’America rappresentava “sia una nuova frontiera che un banco di prova per la narrazione fotografica”. Robert Capa ha catturato il glamour di Hollywood e l’ottimismo del dopoguerra, mentre l’occhio attento di Henri Cartier-Bresson ha analizzato i rituali e i ritmi del Paese “con uno sguardo distaccato e antropologico”. Con la crescita dell’Agenzia, fotografi americani come Eve Arnold, Elliott Erwitt e Bruce Davidson hanno contribuito con prospettive privilegiate, documentando tutto o quasi: dal movimento per i diritti civili e le proteste contro la “Guerra del Vietnam”, ai ritratti di comune quotidianità nelle piccole città e nelle grandi metropoli. Dai grandi trionfi ai più profondi traumi: il “V-day” (“Victory in Europa Day”), la Marcia su Washington, Woodstock, l’11 settembre, le campagne presidenziali, gli eventi sportivi, le manifestazioni culturali, i disastri naturali e le profonde cicatrici della disuguaglianza razziale ed economica. “Insieme, queste immagini formano un mosaico – concludono gli organizzatori – a volte celebrativo, a volte critico, sempre alla ricerca e che continua ad interrogarsi su cosa sia l’America e cosa potrebbe diventare”.
Gianni Milani
“Magnum America”
Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it
Fino all’8 marzo 2026
Orari: mart. – ven. 10/18; sab. – dom. e festivi 10/19. Lunedì chiuso
Nelle foto: Eve Arnold / Magnum Photos “Malcolm X”, Chicago, USA, 1961; Bruce Gilden / Magnum Photos “ Nathen, a farm boy”, Iowa, USA, 2017; Wayne Miller / Magnum Photos “Ella Fitzgerald”, Chicago, USA, 1948

Il clima irrespirabile, oggi si direbbe tossico, che si è creato attorno al referendum di fine marzo mi induce a richiamare da studioso tutti i contendenti all’equilibrio e alla moderazione. Urlando, le idee non ne escono rafforzate, ma indebolite. Chi scrive voterà sì ed ha spiegato da tempo perché ha fatto questa scelta in assoluta indipendenza. Ho partecipato in modo molto intenso alla campagna referendaria contro l’abrogazione del divorzio nel 1974 a fianco di Marco Pannella. Era un referendum che contrapponeva anche Chiesa e Stato e toccava valori etici e interessi materiali. Posso testimoniare che mai il referendum rasentò livelli così aspri e nel contempo così bassi come l’attuale.


Una consigliera di circoscrizione è stata appellata come “la bionda” da un collega poco elegantemente. Lui si è giustificato, dicendo che non si ricordava il suo nome, ma la consigliera ha considerato “sessista” il termine bionda, dimenticando che l’aggettivo ha anche la sua versione maschile. Vada per il consigliere che parla della fellatio di una collega consigliera con termine usato dal volgo, anche se il consigliere sessista dicono essere laureato. Ma il colore dei capelli, anche quando siano tinti, non può essere un’offesa.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com



Il progetto della Compagnia Elefthería tra impegno civile e scena contemporanea
Prosegue il percorso della Compagnia Elefthería dedicato a Lo stupro di Sa’dallah Wannus, tra i testi più intensi e controversi del teatro arabo contemporaneo. Dopo il primo incontro già realizzato nelle scorse settimane, il progetto entra nel vivo con un nuovo appuntamento pubblico a Torino e con il debutto teatrale tra Torino e Milano.
Scritto nella seconda metà del Novecento, Lo stupro affronta il conflitto palestinese attraverso una struttura drammaturgica che indaga la violenza politica, le dinamiche di potere e la quotidianità dell’occupazione. L’opera si colloca tra i testi più significativi della drammaturgia mediorientale e rappresenta uno dei momenti centrali della ricerca di Wannus, figura chiave nel rinnovamento del teatro arabo moderno. La sua scrittura intreccia teatro epico, tensione civile e analisi critica della realtà storica, concependo la scena come spazio di interrogazione collettiva.
Portare oggi questo testo sulle scene italiane significa confrontarsi con questioni di forte attualità internazionale, ma anche con temi universali: la violenza come strumento politico, la memoria collettiva, il ruolo della cultura come forma di resistenza.
Un elemento fondamentale del progetto è la traduzione italiana firmata da Monica Ruocco, che rende accessibile al pubblico europeo un’opera complessa per stratificazioni simboliche e riferimenti storici. In questo caso, la traduzione non è soltanto un passaggio linguistico, ma un atto di mediazione culturale capace di restituire contesti e profondità.
Il prossimo appuntamento pubblico si terrà il 17 marzo 2026 alle ore 18.30 presso la Libreria Belgravia. L’incontro sarà dedicato alla presentazione del progetto teatrale e a letture sceniche di estratti dell’opera, interpretate da Claudio Destino e Federica Tucci. In dialogo con l’iniziativa, la libreria proporrà una selezione di letteratura palestinese, offrendo un ulteriore percorso di approfondimento aperto alla cittadinanza.
Il progetto approderà poi in teatro con due date ufficiali: il 3 aprile 2026 alle ore 21.00 al Teatro Astra e il 10 aprile 2026 alle ore 21.00 al Politeatro. Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia Elefthería con la regia di Claudio Destino e Federica Tucci. L’apertura della biglietteria online sarà comunicata nei prossimi giorni attraverso i canali ufficiali della compagnia e le principali piattaforme di ticketing.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione della drammaturgia araba contemporanea e punta alla circuitazione nazionale nella prossima stagione teatrale, consolidando il dialogo con pubblico e operatori culturali. È inoltre prevista una valorizzazione editoriale del testo, affinché l’opera possa continuare a circolare oltre la dimensione performativa.
Il progetto è sostenuto anche attraverso una campagna di crowdfunding:
https://eleftheria.s2.yapla.com/it/campaign-14165
Lori Barozzino
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, l’associazione Choròs, che promuove il teatro di comunità, presenterà la performance teatrale dal titolo “Piccole grandi donne”.
La pièce teatrale andrà in scena mercoledì 4 marzo alle 16.30 all’ IC Ennio Morricone di corso Vercelli 141, domenica 8 marzo alle 16.30 presso il Centro Incontro Salvatore Scavello in via delle Querce 23 e martedì 10 marzo, alle ore 10, presso l’Auditorium della Biblioteca Civica don Lorenzo Milani, in via dei Pioppi 43.
La pièce teatrale è dedicata alle figure femminili nella storia, nella cultura e vita quotidiana; attraverso un intreccio di racconti e scene corali si darà voce a donne iconiche e a figure femminili tratte dalla quotidianità, offrendo al pubblico uno sguardo plurale sul diverso contributo femminile nei vari ambiti della società.
La messa in scena non vuole essere soltanto un momento artistico, ma anche un’occasione di riflessione condivisa sul valore, la forza e la complessità dell’esperienza femminile, in una giornata simbolicamente significativa per tutta la comunità.
Al progetto partecipa la classe I D e l’Orchestra dell’Istituto Morricone di corso Vercelli 141.
Saranno in scena Giuseppina Choc, Marta Carrocci, Ivan Faga, Barbara Garabello, Samuele Guzzo, Enza Lasalandra, Mario Loforte, Gabriele Losappio, Giorgio Maruccia con gli allievi e l’Orchestra dell’Istituto Ennio Morricone.
Il progetto è curato da Maria Grazia Agricola, Camilla Branda e Samuele Guzzo.
Consigliata la prenotazione. Ingresso libero
Mail infochoroscomunita@gmail.com
Tel 3314649092
L’associazione culturale Choròs è nata nel 1997 e dal 2001 lavora nell’ambito dei percorsi del teatro di comunità, sviluppando una metodologia di intervento che, attraverso l’utilizzo della pratica artistica, risulta in grado di creare senso di comunità negli abitanti dei diversi territori cittadini in cui interviene.
Torino Nord è, infatti, un territorio che da anni vive in una combinazione di forme di disagio sociale affiancato da aspetti di innovazione e creatività artistica. È un territorio a forte densità abitativa, ma anche ricco di associazioni e artisti che producono contenuti innovativi.
Dal 2011 Choròs lavora su questo territorio e il suo scopo principale è stato quello di far emergere il Teatro Marchesa e i progetti artistici ad esso collegati, quali “Le Sorelle”, “Il Bus dei Sogni”, che hanno avuto la capacità di realizzare collegamenti non solo con tutta la città, ma anche a livello nazionale.
La collaborazione per la formazione attoriale con l’ARTA di Parigi dal 2018 al 2022, attraverso il metodo della biografia teatrale, rappresenta un valore aggiunto al lavoro svolto da Choròs sul territorio.
In Barriera, zona interessata da un investimento importante del PNRR, questa visione artistica e teatrale è stata centrale per spingere ad un processo di cambiamento, all’interno del quale si colloca anche il Teatro Marchesa che attesterà, anche attraverso una riqualificazione strutturale, la sua posizione di polo artistico teatrale di Barriera e dell’intera città.
Da quindici anni presso il teatro Marchesa vengono organizzati dall’Associazione Choròs eventi legati alla formazione e alle pratiche del teatro di Comunità.
Mara Martellotta
I Marcido ripropongono il testo di Kafka
Una autentica Pagina di Teatro, di quelle che sarebbero da far apprendere in ogni scuola di recitazione e regia (ma forse irraggiungibile). Nella loro minuscola platea (anzi, uno spazio privilegiato d’immaginazione) del Marcidofilm! gli indistruttibili Marcido ripropongono ancora una volta (repliche sino a domenica 1° marzo alle ore 20,45) “Una relazione per l’Accademia”, drammatico gioco che Franz Kafka pubblicò nel 1917 e poi nel ’19 nella raccolta di racconti “Un medico di campagna”, ri-nato – attraverso loro – nel dicembre di dieci anni fa, Paolo Oricco interprete, regista Marco Isidori, tappa importante e insostituibile di un lungo percorso teatrale. Una scommessa stravinta: altro capitolo, “lo pitturammo con un colore diverso dall’originale”, lì erano memorie che salivano dal sottosuolo di Dostoevskij, qui riflettono con uno sguardo tutto personale quelle dell’uomo scarafaggio. O scimmiesco. Una scommessa che arriva al/dal lavoro dell’attore, centrale – scriverà negli anni l’Isidori – nello “spettacolarissimo sacrificio di una carnalità, nonché d’una vocalità che partecipano ancora delle conoscenze tecnico/canoniche dell’arte della recitazione ma da queste prendono congedo, per avventurarsi in quella landa minata e incantata e di rado violata dal mero professionismo, che per noi è il territorio di corso obbligato.”
Perché carne e voce (e sudore che gronda) esprime Paolo Oricco nei 45’ dello spettacolo. Un uomo impegnato davanti al pubblico dell’Accademia a raccontare della sua precedente vita di scimmia, una vita penosamente quanto grottescamente raccontabile, la cattura nelle terre della Costa d’oro e il trasporto per mare, verso l’Europa, chiusa in una gabbia con i tanti bagagli all’interno dello scafo di una nave e privata della libertà, colpita e ferita, al viso e nel fianco, rivoli di sangue difficilmente rimarginabili che l’hanno fatta definire Pietro il Rosso, una scimmia “che osservando dalla sua prigione gli uomini dell’equipaggio muoversi indisturbati (liberi?), decide di imitarli nella speranza, una volta divenuta come loro, di ottenere lo stesso ambito premio”, ovvero il sembiante della condizione umana. Finire in un giardino zoologico oppure immergersi nel mondo del Music Hall? “Far finta di essere umani”, con conoscenze, sentimenti, emozioni, le soddisfazioni rivolte al futuro. Quel bagaglio di grottesco che pervade “gran parte dell’istanza umana” è quanto ha interessato Marco Isidori nella messinscena, “umanissima”, bella e tragica, diremmo “disperante” e pronta a coinvolgere lo spettatore che è a pochi passi dal protagonista. È stata questa la scommessa, la difficoltà scenicamente riuscita di tradurre la pagina dello scrittore boemo per un palcoscenico, minimo o immenso che fosse. Esprimere, al di là di eventuali cadute in un irriverente posticcio, “la superiorità biologica delle forze istintuali che si spappola in caduta libera a contatto con le esigenze preponderanti delle leggi della galoppante Civiltà”, sottolinea ancora il regista. Porre il protagonista davanti alla folla “civilizzata” e inventare un “rapporto” attraverso certi suoni gutturali che scivolano a poco a poco in un linguaggio che darà ragione del mutamento, di quei caratteri in groviglio e imprecisi che si plasmano nella forma umana, per osservarla prima di farla propria, in un misto di seduzione e di ritrosia.
Questo e altro ancora attraverso la parola e il movimento e il trucco: e credo che non ci sarebbe né scimmia né uomo senza il lavoro smisurato e l’immedesimazione e la ricerca ad ogni attimo della “conoscenza” del primate e di chi viene dopo di lui che Paolo Oricco rende sulla scena. Isidori scrive della “realtà della nostra carne (attorale)” e della “realtà del nostro sudore (attorale)”: ed è questo che Oricco esprime e porta in scena, con la appassionata caparbietà e la smisurata bravura del Grande Attore. Al di là di quel sipario “delle Metamorfosi” che già visualizza le creature selvagge in un confondersi di tronchi nodosi nel mezzo della giungla e di incombenti e moderni grattacieli e che Daniela Dal Cin gli ha regalato, Oricco solo in scena ça va sans dire si riveste del trucco della medesima, un’ombra scura che circonda il viso in un sapiente gioco di ombre avvalorato dalle luci, due occhi scavati ricchi di un chiaroscuro che li rende stupiti e feroci e interrogativi allo stesso tempo, mobilissimi, il corpo sporcato qua e là, le unghie laccate, a ricoprirlo un ampio scialle e sfrangiato, i colori il rosso il nero e il marrone. Alcuni attimi iniziali di fissità, poi spasmo dopo spasmo le guance iniziano impercettibili movimenti, a sinistra e poi entrambe, il viso s’aggiusta e s’umanizza, il corpo prende vita, le movenze animalesche, sempre diverse e mai improvvisate dove credo che l’attore (con il regista) abbia speso ore di studio, s’inseguono in quella che diventa una amara pseudoarmonia. E tutto alla fine diventa “naturale” e sempre più vero. L’attore “è” quel che rappresenta. E con quel viso la parola, e la gola che la forma ricavandola dalla profondità, i grugniti e le urla e l’emettere prolungato dei suoni sibilanti, squittìi di dolore e di rabbia, le voci sussurrate e le altre lanciate verso l’alto, tutto prende forma a definire un lessico. Impareggiabile: per un successo personale che il pubblico ha decretato con più e più chiamate.
Elio Rabbione
Paolo Oricco nelle foto di Giorgio Sottile.