L’intuizione narrativa e creativa nel libro di Valentina Castellan
Valentina Castellan, torinese, laureata in Medicina e Chirurgia, è direttrice editoriale e marketing di Capricorno Espress Edizioni. Da sempre interessata alla scrittura, oltre ad articoli a carattere medico-scientifico, è autrice del libro “Filosofia in prima persona” (Voglino Editrice, 2019).
In questa intervista ci racconta del suo ultimo libro “Affreschi”, edito da Buendia Books, una raccolta di dieci racconti che custodiscono storie e testimoniano la storia, un’affascinante collezione di avventure umane che ruotano attorno ad oggetti suggestivi e iconici, un percorso, ad episodi, di quello che è il tema della scelta, del prendere decisioni, a volte scomode, che spesso ci cambiano la vita. Dalle parole dell’autrice si percepisce la tensione emotiva che l’ha legata a questo lavoro e la passione per periodi storici e luoghi lontani temporalmente, ma vivi nella memoria.

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?
Una decina di anni fa, durante un corso, mi fu chiesto di scrivere una storia di fantasia. Ne uscì fuori un racconto che non rispettava i canoni standard della narrazione, ma che rispecchiava il mio criterio comunicativo. In seguito scrissi altri racconti che rimasero nel cassetto, era come un’urgenza creativa, li avevo scritti per me. Qualche tempo fa un’autrice che collabora con la mia casa editrice mi segnala La Buendia Books e le sue “fiaschette”, libri di piccolo formato per a racconti brevi; li ho contattati e loro entusiasti dei miei racconti e mi hanno chiesto di farne un libro. Ne abbiamo selezionati tre, tra quelli che avevo già scritto, che riguardavano di oggetti antichi o storie di archeologia, la mia passione, ne ho aggiunti altri sette, così è nato “Affreschi”. Il racconto breve è per me la forma ideale per comunicare e anche come lettrice lo amo molto per la sua capacità di essere intenso e per la tensione narrativa che si concentra in poche pagine.
Perché’ Affreschi ?
È il titolo di un racconto del libro, uno dei primi che ho scritto, ma soprattutto ero convinta che fosse perfetto come mezzo espressivo ovvero storie brevi che colgono un elemento in particolare all’interno della trama, che è creata da diverse dinamiche, esattamente come in un affresco. L’idea era quella di cogliere una figura centrale e l’oggetto archeologico mi sembrava ideale come spunto per parlare di emozioni, pulsioni, sentimenti, desideri ma, anche e soprattutto, della scelta un tema che mi interessa da sempre, soprattutto quella etica. Ad ognuno può capitare di cambiare il proprio percorso per il bene della collettività rinunciando a vantaggi personali. I personaggi di questo libro si trovano di fronte a questo dilemma che crea disagio e inquietudine qualche volta però interviene il destino che sceglie per loro, così è anche nella vita reale.
La fine di ogni racconto è alternativa e originale?
Sì, gli affreschi finiscono con un taglio netto. In concetto è quello di dare uno spunto breve, ma denso e travagliato, ma di non arrivare ad una soluzione, questo per far rimanere il lettore immerso nell’ atmosfera del racconto e anche per indurre riflessioni. Mi piace che chi legge possa esplorare luoghi e tempi lontani e diversi perché’ questo, a mio parere, è stimolante e affascinante e gli oggetti sono un ottimo tramite, una guida sapiente, per viaggiare all’indietro nel tempo: sono portatori di simbologie e tradizioni.
Che luoghi ha esplorato in questo libro?
Le ambientazioni sono perlopiù mediterranee, ma il viaggio temporale e spaziale è arrivato fino al Mesoamerica che ho visitato anni fa e che mi aveva colpito. Ripercorrere luoghi e tornare indietro nel passato è stato per me molto emozionante, così come raccontare di oggetti e dell’animo umano con tutte le sue incertezze e le sue difficoltà.
Maria La Barbera

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Scrive bene Anna Maria Borgna: “Michele si avventura nel mondo della pittura con l’audacia di un nuotatore nel suo elemento: cattura e domina lo spazio, traccia con forza le forme e accosta con intensità i colori preferiti (tra cui il viola, il giallo e il rosso) usando a volte pastose materie, a volte colori ad acqua trasparenti, lasciandosi andare a pennellate rapide o lente e morbide, oppure aggredendo il foglio con segni graffianti di spatola, fino a che non è appagato dal risultato”. E fa capolino un po’ di qua e un po’ di là. Del resto, i campi su cui correre e agguantare la lunga scala che porta alla “luna” sono tanti. E inaspettati. Fra i lavori in legno di geometrica, astratta spazialità, notiamo anche una “chitarra classica”. Un lavoro a quattro mani magnificamente realizzato insieme all’amico – fraterno Andrea Albrile, fra i massimi “passionate luthiers” di Torino, che racconta: “Il legno gioca con i colori così come l’arte di Michele incontra la mia passione per la liuteria … E proprio per gioco, attraverso questi anni, ci siamo divertiti a dare nuova vita a ritagli e forme, a capovolgere i cosiddetti errori e scarti di lavorazione … fino all’incontro dei nostri due mondi nella chitarra classica esposta in mostra”.



