| VENERDI 12 DICEMBRE
Venerdì 12 dicembre ore 17 INCONTRO CON PATRICK TUTTOFUOCO E DRIANT ZENELI MAO – incontro nell’ambito del progetto DIGITAL VISUAL Il MAO Museo d’Arte Orientale presenta un incontro con Patrick Tuttofuoco e Driant Zeneli in conversazione con Anna Musini. L’evento è realizzato nell’ambito del progetto DIGITAL VISUAL, ideato da Quartz Studio e realizzato con il supporto di MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile, Fondazione Santagata e Università di Torino, e con il patrocinio della Regione Piemonte e della Città di Torino. Il dialogo approfondirà la pratica dei due artisti, focalizzandosi su una selezione di opere che mostrano la relazione con lo spazio pubblico, con il contesto urbano e con le comunità con cui i loro lavori interagiscono. L’incontro sarà occasione per esplorare in particolare il legame con la città di Torino e le opere commissionate dal MAO ai due artisti, tra cui l’installazione luminosa Ultraworld, realizzata da Patrick Tuttofuoco nel 2024, e il lavoro in fase di sviluppo di Driant Zeneli, che sarà presentato nel novembre 2026 all’interno del progetto Declinazioni Contemporanee. Una parte del dialogo sarà dedicata inoltre all’analisi del digitale nella realtà contemporanea e nelle pratiche artistiche. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.
Patrick Tuttofuoco (Milano, 1974) è un artista visivo, docente presso la facoltà di Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA di Milano. La sua pratica, che mescola Modernismo e Pop, è concepita come un dialogo tra l’individuo e la sua capacità di trasformare l’ambiente in cui abita, esplorando le nozioni di comunità e di integrazione sociale. L’artista spinge le proprie opere verso l’astrazione utilizzando l’uomo come paradigma dell’esistenza e unità di misura della realtà. Da questo processo prendono vita infinite versioni dell’essere umano e del contesto della sua esistenza, capaci di animare le sculture.
La ridefinizione dei concetti di fallimento, utopia e sogno è al centro della ricerca di Driant Zeneli (Scutari, 1983), in quanto elementi che aprono possibili visioni e realtà alternative. Nei suoi film e nelle sue installazioni video-scultoree, la rappresentazione del potere, della scienza, della mitologia e delle fiabe si intreccia con narrazioni individuali, dando vita a utopie che sovvertono l’ordine naturale delle cose. L’atto creativo si nutre di incontri casuali e del rapporto con il patrimonio architettonico dei luoghi con cui l’artista si confronta. Driant Zeneli è docente presso la NABA di Roma ed è attualmente in residenza presso Artist residencies Art Explora – Cité internationale des arts di Parigi.
DOMENICA 14 DICEMBRE
Domenica 14 dicembre ore 16 GAYE SU AKYOL MAO – performance per la presentazione di “In palmo di mano”, il Calendario di Porta Palazzo 2026, realizzato dal Comune di Torino con l’assessorato al Commercio e il MAO @Tettoia del Contadini, piazza della Repubblica – Torino In occasione della presentazione di “In palmo di mano”, il Calendario di Porta Palazzo 2026, realizzato dal Comune di Torino con l’assessorato al Commercio e il MAO Museo d’Arte Orientale, domenica 14 dicembre alle ore 16, sotto l’iconica Tettoia dei Contadini, si svolgerà la performance musicale di Gaye Su Akyol, una delle voci più originali e dirompenti della scena turca contemporanea. Cantautrice e chitarrista femminista, Akyol fonde rock e pop con la musica popolare anatolica in una miscela esplosiva. Acclamata come “la nuova promessa della musica turca” dal New York Times, si ispira tanto alla psichedelia turca degli anni ‘70 quanto a icone folk come Selda Bağcan. A fare da scenografia alla performance sarà la piazza stessa che, per l’occasione si trasformerà in un palcoscenico aperto e non esclusivo, privo di barriere visive e fisiche: nessun palco, ma solo un’area a livello del suolo, in continuità con lo spazio circostante. Partecipazione gratuita.
GIOVEDI 18 DICEMBRE
Giovedì 18 dicembre ore 18 LA “VIA DEL TACCUINO”. VIAGGI IN ORIENTE CON IL “CARNET DE VOYAGE” MAO – conferenza nell’ambito del corso di formazione extracurricolare 2025/26 Il Viaggio, in quanto occasione privilegiata di scoperta del mondo, è l’esperienza in cui, più d’ogni altra, il taccuino- nelle sue classiche partiture, quella figurativa e quella “scritta”- ci rivela tutta la sua efficacia. Diversamente dal taccuino quotidiano, il “journal intime”, di cui poche testimonianze di qualità sono sopravvissute all’avvicendarsi delle generazioni, il taccuino di viaggio ha invece una lunga storia e splendidi esempi in archivio. A partire dal XVII secolo, il viaggio in Oriente (o più genericamente il viaggio esotico) è stato declinato in forme, stili e attitudini molto diverse. Strumento di prospezione coloniale e archeologica (Amelia Edwards) o supporto di fughe più o meno oniriche, (Gauguin:“…des notes éparses, sans suite come les reves, comme la vie toute faite de morceaux”), laboratorio antropologico, raccolte di Stefano Faravelli ha frequentato e lavorato come “artista viaggiatore” in Cina, India, Giappone, Tibet. Ha studiato in modo approfondito il mondo islamico e viaggiato in medio oriente. A partire da queste esperienze sono nati dei libri che hanno contribuito alla diffusione e alla riscoperta del Carnet de Voyage in Italia. Il suo intervento, dopo una breve ricognizione nella storia del genere, si concentrerà sulla sua personale interpretazione del “taccuino orientalistico”. Supporto della mia riflessione saranno i suoi libri: “India per vedere l’Elefante” (EDT) e “Giappone, taccuini dal Mondo Fluttuante” (De Agostini), che si prestano particolarmente ad entrare in relazione con gli oggetti delle collezioni del museo. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.
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| Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre di Palazzo Madama, GAM e MAO a cura di CoopCulture. Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)ftm.prenotazioni@coopculture.it
https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/ |
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Il Teatro Colosseo ospiterà, fino al 21 dicembre prossimo, il comico Angelo Duro, protagonista assoluto della comicità contemporanea, che sarà in scena con la più lunga tenitura dell’intera stagione 2025–2026, per un totale di sedici serate consecutive (alcune già sold out) che stanno trasformando il teatro di via Madama Cristina nella “casa” dello spettacolo più atteso delle feste.
Dopo il successo travolgente del tour “Sono cambiato”, Duro ha scelto nuovamente Torino e il Teatro Colosseo per presentare al pubblico piemontese il suo nuovo show, “Ho tre belle notizie” che ha già registrato oltre 60 “tutto esaurito in tutta Italia” confermando un legame speciale con un palcoscenico che ha accompagnato e amplificato la sua esplosione artistica, diventando una delle piazze più importanti del suo percorso teatrale. Il Colosseo è stato infatti tra i primi teatri italiani a credere nella forza scenica di Angelo Duro, ospitando i debutti e contribuendo a quel passaparola straordinario che lo ha portato a riempire teatri in ogni regione e a imporsi come una delle voci più originali e seguite della stand-up italiana.
“Ho tre belle notizie” è il suo quarto spettacolo e arriva in un momento di maturità artistica definitiva e dopo il successo travolgente del suo primo film Io sono la fine del mondo dello scorso anno: un Angelo Duro più tagliente, più diretto, più spiazzante che mai. Il nuovo live promette una scrittura imprevista, sorprese narrative e il suo inconfondibile sguardo controcorrente, capace di far ridere mentre scardina certezze e mette a nudo ipocrisie, abitudini e fragilità del presente. E, come suggerisce il titolo, questa volta il pubblico è atteso da tre notizie, che solo il giovane comico sa trasformare in un mondo di provocazioni irresistibili.
La lunga residenza torinese, unica nel tour, fa del Colosseo il cuore della tournée invernale e conferma il ruolo del Teatro come luogo privilegiato per la comicità di nuova generazione: pop, intelligente, radicale e seguitissima.
Info: www.teatrocolosseo.it e sui profili social del Teatro
Mara Martellotta
Va in scena mercoledì 10 dicembre, al teatro Gioiello di Torino, per la regia di Francesco Branchetti e la direzione artistica di Vincenzo Iannone, lo spettacolo teatrale “Malena e il tango”, che rappresenta un viaggio intimo e struggente nell’anima di un genere musicale e poetico che ha incantato generazioni. Ad interpretare il personaggio di Malena, che si ispira all’omonimo brano “Malena canta il tango”, non sarà Maria Grazia Cucinotta, come previsto all’inizio, ma l’attrice Barbara De Rossi, che diventerà la voce di un universo fatto di storie Intrecciate e sentimenti profondi. Le sue parole conducono il pubblico in un labirinto di emozioni, evocando immagini di vita a ritmo di tango. Le musiche omaggiato i grandi maestri del genere: Astoria Piazzolla, Carlos Gardel, Anibal Troilo e Osvaldo Pugliese. Brani iconici come Oblivion, Volver, Uelbo al sur e Malena canta il tango vivono sulla scena raccontando storie diverse, unite dalla forza del tango. A Malena si ispirò il grande poeta del tango, Homero Manzi, per il testo “Malena canta il tango”, scritto nel 1941 e musicato da Lucio Demare. In “Malena e io tango”, non vi è solo una danza, ma una filosofia di vita:una poesia che prende forma, fusione di corpi e di anime, desiderio e nostalgia che si animano in un sogno senza tempo. Ne nasce un mondo di magia evocato dalle luci e dagli elementi scenografici, capaci di esaltare il fascino femminile e la passione eterna. La regia indaga l’animo umano attraverso musica, toni, atmosfere e colori, guidata dall’interpretazione di una bravissima attrice.
Teatro Gioiello: via Cristoforo Colombo 31, Torino
Mara Martellotta
La Torino di Napoleone
Breve storia di Torino
1 Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum
2 Torino tra i barbari
3 Verso nuovi orizzonti: Torino postcarolingia
4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento
5 Breve storia dei Savoia, signori torinesi
6 Torino Capitale
7 La Torino di Napoleone
8 Torino al tempo del Risorgimento
9 Le guerre, il Fascismo, la crisi di una ex capitale
10 Torino oggi? Riflessioni su una capitale industriale tra successo e crisi
7 La Torino di Napoleone
L’evento che più di ogni altro segna il XVIII secolo è senz’altro la Rivoluzione Francese.
Il movimento parigino che si batte per i diritti dell’uomo riecheggia in tutta Europa e anche la nostra bella Torino non ne rimane indifferente, e non solo per ciò che riguarda gli alti ideali proposti ma soprattutto per via dell’occupazione militare francese che, nel 1798, porta l’impeto rivoluzionario all’interno delle stesse mura cittadine.
Nello stesso anno Carlo Emanuele IV di Savoia abdica e si ritira con la sua corte in Sardegna, lasciando la cittadinanza ad affrontare un periodo di forti trasformazioni politiche e sociali: Torino è pronta ad un ulteriore mutamento che presto la porterà ad assumere la forma di una moderna città borghese ottocentesca.
Il nuovo governo repubblicano prende il posto della monarchia, abolisce molti privilegi aristocratici e ridimensiona non di poco l’influenza della Chiesa.
Tale situazione tuttavia non ha vita lunga, la parentesi repubblicana termina appena un anno dopo, nel 1799, quando le armate austro-russe invadono il Piemonte, sconfiggono i Francesi e occupano la città.
Sarà necessario attendere l’arrivo di Napoleone, nel giugno 1800, per assistere ad una nuova riorganizzazione politica della penisola italica, assetto che vede il Piemonte riannesso al Primo impero francese e costringe i Torinesi a sottoporsi al Codice napoleonico, accettando di conseguenza di sottostare al sistema giuridico e amministrativo francese.
Torino non è più la città-fortezza dei Savoia, e per sottolineare tale circostanza il generale di origini corse, protagonista indiscusso della prima fase della storia contemporanea, ordina lo smantellamento delle fortificazioni cittadine, rendendo l’urbe una “città aperta”, dall’impianto più similare a quello urbanistico francese, giocato su un’impostazione ad ampio raggio. Il regime governante impone ai costruttori l’edificazione di nuove piazze, strade e ponti, come ad esempio quello realizzato tra il 1810 e il 1813 sul Po, viene poi abolita l’antica divisione in isolati della città a favore di un’amministrazione basata su quattro distretti denominati Po, Dora, Moncenisio e Monviso, corrispondenti alla circolazione dell’andirivieni da e verso il centro abitato.
Ancora una volta, anche il potere ecclesiastico viene colpito duramente, nelle stessa Torino ben ventinove tra monasteri e conventi vengono chiusi, con conseguente confisca delle terre di cui disponevano gli stabilimenti.
La città pedemontana risponde ormai alle nuove procedure in voga nella Francia napoleonica: si introduce il concetto di uguaglianza tra cittadini, si esalta il valore dell’autorità imperiale, del progresso razionale e del servizio pubblico.
La nuova legislatura torinese si basa sul Codice napoleonico, che riconferma l’abolizione dei privilegi della nobiltà, estende i diritti civili, amplia la tolleranza religiosa, specie nei confronti della comunità ebraica presente sul territorio piemontese e – fatto che mi piace rimarcare in questi periodi “così moderni”– considera il matrimonio più come un contratto civile di competenza statale che un sacramento religioso, logica che porta anche alla legalizzazione del divorzio.
Le nuove norme investono anche il campo amministrativo-commerciale. Napoleone ordina l’eliminazione delle corporazioni, cancella i dazi doganali e tutte le difficoltà che possono recare danno alle vendite, inoltre istituisce nuovi organi quali la Camera del commercio, la Borsa e il Tribunale commerciale, tutti enti appositamente pensati per promuovere rapporti di mercato tra i Torinesi e gli imprenditori francesi.
Questa generale spinta modernizzatrice investe le autorità di nuovi poteri, ad esempio il ruolo del sindaco acquisisce un maggior valore, si ampliano le mansioni dell’amministrazione municipale, che ora si occupa anche del mantenimento dell’ordine pubblico, della sanità, dell’assistenza ai bisognosi nonché della gestione degli ospedali.
Altro aspetto determinante del dominio napoleonico riguarda proprio l’ambito della cura alla persona, l’assistenza medica rispecchia ora dei canoni moderni, in più gli stretti contatti tra Torino e Parigi fanno sìche si crei una sorta di infrastruttura amministrativa interna che rende più veloci le mansioni burocratiche, snellendo il carico di lavoro che prima ricadeva su medici e infermieri, che ora possono dedicarsi quasi esclusivamente allo studio delle terapie. Il punto di riferimento per la sanità, nello specifico per le malattie non infettive e curabili, diviene l’ospedale San Giovanni, a cui è riconosciuto lo status di “ospedale nazionale” ed è posto sotto il diretto controllo del ministero degli interni di Parigi; si affiancano a tale struttura specifiche istituzioni con compiti precisi, ognuna appositamente dedicata ad una categoria di persone con criticità, quali orfani, poveri o donne che dovevano affrontare gravidanze indesiderate.
L’estrema attenzione alla questione sanitaria porta a due grandi vittorie: la prima riguarda l’impedimento di consumare cibo avariato, attraverso controlli meticolosi e l’imposizione di rigide norme su mercati e macelli, la seconda invece concerne la (momentanea) sconfitta del vaiolo, una delle malattie più temute dell’epoca, grazie ad una sorta di vaccinazione di massa attuata nei primi anni dell’Ottocento.
Lo Stato si impegna inoltre anche in campo sociale: vengono tutelati gli orfani, gli anziani e gli indigenti e anche le persone con disabilità.
Nondimeno Napoleone ha a cuore la diffusione della cultura all’interno della capitale piemontese. Diversi circoli letterari privati ricevono ingenti fondi monetari, come ad esempio accade all’Accademia dei Concordi o ai Pastori della Dora. Anche alcuni personaggi ricevono l’onore di essere sostenuti dal generale francese, come Prospero Balbo, diplomatico e intellettuale, nonché giovane rampollo di nobili origini, che, nel 1801, è nominato Rettore dell’Università di Torino. Balbo, grazie a legami politici e a un innato atteggiamento avveduto, riesce a gestire non solo il polo universitario, ma anche l’Accademia delle Scienze, l’Accademia di Agricoltura, l’Osservatorio astronomico e diversi Musei. Inoltre, il vero merito di Balbo – e dei suoi collaboratori- sta nell’essere riuscito a realizzare un primo effettivo progetto di collaborazione tra ricerca e istruzione a livello territoriale piemontese.
Tuttavia non è tutto ora ciò che luccica, infatti se da una parte il nuovo governo pare dare vita ad una città idilliaca, all’interno della quale vigono giustizia ed uguaglianza, dall’altra, l’imperatore teme di poter perdere il consenso nobiliare, motivo per il quale diverse famiglie illustri vengono favorite, attraverso l’assegnazione di cariche pubbliche o ricoprendo ruoli di prima importanza all’interno delle diverse corti, come ad esempio quella assai ambita di Camillo Borghese, governatore francese di Piemonte, Parma, Liguria.
Si assiste dunque ad una lenta ma continua fusione tra aristocrazia e borghesia: si forma una nuova classe dirigente che occupa i piani alti del consiglio municipale e degli altri organi che reggono la città di Torino.
È poi opportuno sottolineare come agli immediati successi subentrino non poche difficoltà, legate a problemi economici, al brusco impatto dei repentini cambiamenti imposti dal regime francese alla cittadinanza e all’applicazione concreta delle riforme amministrative. Torino poi è certamente parte del generale rinnovamento, ma rimane in una posizione subordinata rispetto al resto dell’impero francese, fatto che implica diverse problematiche legate alla circolazione delle merci e all’economia, anche l’andamento demografico riporta alcune criticità: nei primi vent’anni dell’Ottocento la popolazione pare diminuire di un terzo rispetto al secolo precedente.
Torino si scopre dunque ad eseguire le nuove indicazioni in modo decisamente passivo e ben presto il malcontento si diffonde non solo tra la popolazione ma anche all’interno della classe nobiliare; chi partecipa alla vita pubblica lo fa senza esporsi eccessivamente, chi invece risente del taglio dei legami con la famiglia Savoia non puòche rimanere ostile al nuovo governo straniero. A livello lavorativo la modernizzazione non porta solo dati favorevoli, al contrario aumenta la disoccupazione e i nuovi ritmi di produzione si fanno ancora piùestenuanti senza la protezione delle corporazioni e dell’atteggiamento paternalistico dell’aristocrazia.
Quando l’ 8 maggio 1814 le truppe austriache entrano a Torino sotto la guida del del generale Ferdinand von Bubna-Littiz, la popolazione non si dimostra ostile nei confronti dei nuovi arrivati.
Non ci sono né giubili né azioni violente, solo un generale e livellato malcontento, perché il potere e il benessere sono di pochi, per i più la fame e la miseria rimangono sempre tali, indipendentemente dalle insegne che le ricoprono.
“Nihil sub sole novum”.
ALESSIA CAGNOTTO
Nel nuovo family talent ricco di emozioni da martedì 9 dicembre
“Duetti senza età”; al via su Retesette la musica che unisce le generazioni. Prende il via da martedì 9 dicembre alle ore 21.30 sul canale 13 del telecomando il nuovo talent show ideato da Retesette in coproduzione con la prestigiosa Gipsy Academy, dal titolo “Nonni e nipoti – Duetti senza età”. Si tratta di un format originale e completamente made in Turin che vuole essere molto di più di una semplice gara, ma un viaggio musicale nel cuore dei sentimenti familiari, un’esperienza di condivisione e riscoperta del legame speciale che unisce nonni e nipoti.
Attraverso la magia della musica e del talento, il programma celebra l’unione indissolubile tra le generazioni, trasformando il palcoscenico in un luogo di emozioni autentiche e ricordi da custodire.
Si tratta di un talent completamente innovativo, pronto a far parlare di sé per la sua formula originale, costituita di divertimento, buona musica, spettacolo e soprattutto sentimenti veri.
I valori chiave dello show sono chiari e universali, famiglia, ascolto reciproco, condivisione, rispetto, gioia della musica e crescita attraverso l’insegnamento reciproco tra nonni e nipoti. A fare da cornice inclusione, semplicità e autenticità, elementi che si riflettono in un linguaggio accessibile e in un’atmosfera calorosa e accogliente.
Le coppie formate da nonni e nipoti si esibiranno in duetti musicali ricchi di emozione, davanti a una giuria di eccezione, presieduta da Margherita Fumero , nota attrice torinese di teatro e televisione, indimenticabile protagonista di Drive in.
Per partecipare non è richiesta esperienza professionale, ma soltanto la voglia e il desiderio dimettersi in gioco.
Nonni e nipoti andrà in onda martedì 9 dicembre e mercoledì 10 dicembre in prima serata.
(Casting@rete7.it Whatsapp 3488040252)
Mara Martellotta
Giovedì 11 dicembre 2025, ORE 17.30
POLO DEL ‘900 – Auditorium
Palazzo San Daniele – Piazzetta Franco Antonicelli – Torino
Con Paolo BERIZZI, Massimo ZAMBONI e Caterina ZAMBONI RUSSIA
Nell’ottantesimo anniversario della Liberazione, il titolo “L’Eterno Partigiano” ha un significato preciso: confrontarsi con l’inevitabilità della scomparsa degli ultimi partigiani viventi. Cosa resta della lotta di Resistenza? Come conservare e accogliere l’eredità di quella storia? Come rendervi partecipi le generazioni più giovani?
Giovedì 11 dicembre, alle ore 17.30, l’Auditorium del Polo del ‘900 (Palazzo San Daniele, piazzetta Franco Antonicelli, Torino), ospiterà, nell’ambito dell’evento “Resistenza e Creatività”, il dialogo tra Paolo BERIZZI (Giornalista de La Repubblica e saggista) e Massimo ZAMBONI (musicista, scrittore e fondatore del gruppo CCCP) sul tema “L’Eterno Partigiano”, con letture finali di Caterina Zamboni Russia.
L’incontro è organizzato dal Museo Diffuso della Resistenza di Torino, in collaborazione con il Polo del ‘900, il Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte e il Portami Via Festival.
Spiega Domenico Ravetti, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione: «L’Eterno Partigiano è stato il titolo dell’edizione 2025 del “Portami Via Festival”, manifestazione culturale diretta da Massimo Zamboni, che si svolge ogni estate nei luoghi dell’alta Langa astigiana. Abbiamo voluto riproporlo a Torino, come momento di riflessione conclusiva dell’80° anniversario della Liberazione. Un incontro pubblico dedicato al tema della “memoria resistente” come valore pubblico, coinvolgendo e dando spazio alle domande delle nuove generazioni».
Un dialogo tra giornalismo, testimonianza e letteratura, una riflessione in merito a come la Resistenza continui a parlare oggi: non come nostalgia, ma come strumento di cittadinanza attiva, diritti e democrazia.
Alle 19 visita guidata al Museo Diffuso della Resistenza e aperitivo.
Alle 20.30 concerto “Echi di libertà”: 6 composizioni brevi in anteprima assoluta create ed eseguite da studenti del Conservatorio G. Verdi di Torino, intervallate da letture da parte dell’attrice Valentina Virando di testi sulla Resistenza di Franco Antonicelli, Nuto Revelli e altri, selezionati da Istoreto.
I protagonisti
Paolo Berizzi
Giornalista, inviato speciale de La Repubblica e scrittore. Nel corso della sua carriera ha firmato reportage su lavoro nero e caporalato, criminalità organizzata, narcotraffico, terrorismo di matrice islamica, devianza giovanile e sicurezza urbana. È considerato oggi una delle voci più autorevoli nel racconto e nell’analisi dei movimenti neofascisti in Italia. Su questi temi ha pubblicato diversi saggi, tra cui NazItalia (2018), L’educazione di un fascista (2020), È gradita la camicia nera (2021), fino al recente Il libro segreto di CasaPound. A causa delle pressioni e delle minacce ricevute da gruppi dell’estrema destra, Berizzi vive sotto scorta da diversi anni: è l’unico giornalista europeo ad essere protetto per ragioni direttamente connesse all’estremismo neofascista.
Massimo Zamboni
Musicista, compositore e autore, tra le figure più influenti della scena alternativa italiana. Fondatore insieme a Giovanni Lindo Ferretti nel 1982 dei CCCP – Fedeli alla Linea, ha contribuito a rinnovare profondamente il linguaggio musicale e culturale del punk italiano. Dopo la fine dei CCCP è stato tra i protagonisti del progetto CSI. A partire dagli anni 2000 Zamboni intraprende un solido percorso da solista: pubblica album, colonne sonore e progetti misti tra musica, teatro e narrazione (come nello spettacolo P.P.P. – Profezia è Predire il Presente, dedicato a Pasolini). Nei suoi libri intreccia memoria storica, autobiografia e riflessione civile (L’eco di uno sparo, Nessuna voce dentro, Bestiario selvatico, La Trionferà, e il recente Pregate per Ea). È direttore artistico del Portami Via Festival.

Caterina Zamboni Russia
Laureata in Scienze filosofiche presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha pubblicato L’Eterno Partigiano. Frammenti per un’epica della liberazione, un’opera che intreccia memoria storica, narrazione e indagine filosofica attorno alla figura del partigiano, alla sua eredità e ai luoghi della Resistenza. È presidente di Terre Native ETS, un’associazione culturale che si occupa di indagare e praticare l’idea del radicamento come forma virtuosa di appartenenza ai luoghi.

Nelle Foto: Berizzi, Zamboni, Zamboni Russia
The Phair Photo Art Fair, la fiera internazionale dedicata alla fotografia e alls opere d’arte realizzate con il mezzo fotografico, ritornerà a Torino per il settimo anno consecutivo, dal 22 al 24 maggio 2026, nella sala Fucine delle OGR Torino. Ogni anno, attraverso la scelta di un’immagine guida, The Phair si propone lo scopo di valorizzare il profondo legame tra Torino e la fotografia, attraverso la collaborazione con le principali istituzioni museali del territorio. È stata svelata anche l’immagine guida, che rappresenta il punto di partenza della visione curatoriale della fiera e simbolo del rapporto tra la ricerca artistica e la città. Per il 2026 The Phair presenta un’opera proveniente dal Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea, una fotografia di Nanda Lanfranco che ritrae l’artista Giuseppe Penone, nato a Garessio nel 1947, intento a passeggiare negli spazi del museo. La fotografia è stata scattata nel 1991 e mostra Penone come un corpo in movimento, colto nell’attraversamento di una soglia immaginaria. L’immagine fa parte del Fondo Nanda Lanfranco, istituito nel 2025 da CRRI centro di Ricerca Castello di Rivoli, e gentilmente concessa dal museo. L’opera scelta condensa in un unico gesto la relazione tra corpo, spazio e pensiero, incarnando quel dialogo tra linguaggi che definisce l’identità di The Phair, e la sua vocazione alla ricerca a e alla sperimentazione.
Mara Martellotta
Martedì 9 dicembre, alle 19.30, debutterà al teatro Gobetti la pièce teatrale “Misurare il salto delle rane”, una creazione di Carrozzeria Orfeo, che ha recentemente ricevuto il premio della Critica ANCT 2025 come Miglior Spettacolo. La drammaturgia è di Gabriele Di Luca, che cura anche la regia insieme a Massimiliano Setti. Protagoniste Elsa Bossi, Marina Occhionero, Chiara Stoppa. Le musiche originali sono di Massimiliano Setti, le scene di Enzo Moloni, i costumi di Elisabetta Zinelli, e le luci di Carrozzeria Orfeo. La pièce rimarrà in scena, per la stagione del Teatro Stabile di Torino, fino a domenica 14 dicembre.
“Misurare il salto delle rane” è una dark comedy ambientata in un piccolo paese di pescatori negli anni Novanta. Protagoniste sono tre donne di diverse generazioni: Lori, Betti e Iris, unite da un tragico lutto avvenuto vent’anni prima e ancora avvolto da un’aura di mistero. Questa nuova produzione di Carrozzeria Orfeo, senza rinunciare all’ironia che la contraddistingue, vuole essere un’indagine tragicomica e poetica sulla condizione umana contemporanea, un viaggio nell’intimità di tre realtà femminili che si specchiano l’una nell’altra, rifiutando etichette che provengono dall’esterno. Tre età, tre mondi, tre stagioni della vita che intrecciano le loro esistenze segnate da lutti e assenze, ma anche da rinascite e complicità profonde. Le manifestazioni della violenza e dell’oppressione verso le donne, endemiche nei contesti rurali dell’epoca, affiorano nel tessuto sociale della comunità con modalità sottili ma pervasive. I personaggi maschili incarnano quasi invariabilmente figure di minaccia o fallimento. “Misurare il salto delle rane” rappresenta un invito a confrontarsi con i propri limiti, a cercare bellezza nei gesti semplici, in piccoli atti di trasformazione, dove pare non accadere alcunché. È un’ode alla complessità dell’essere umano, con la sua infinita capacità di perdersi e ritrovarsi, tra ciò che ci definisce e ciò che ci supera.
“’Misurare il salto delle rane’ – dalla drammaturgia di Gabriele Di Luca – è un titolo enigmatico ed evocativo: la rana, creatura anfibia, vive tra due mondi, è simbolo di metamorfosi e adattamento, ma anche di resilienza e forza primordiale. Il suo salto rappresenta un movimento di trasformazione, l’abbandono di uno stato precedente per approdare a uno nuovo. Questo titolo assume molteplici significati per le protagoniste: Lori è intrappolata in una stasi emotiva, incapace di compiere quel salto nell’elaborazione del lutto, per Betti, con la sua ossessione per le gare di salto, ogni centimetro guadagnato da Froggy è una piccola vittoria su un destino che l’ha marchiata come pazza, Iris ha compiuto un salto significativo abbandonando la sua vita agiata per seguire l’impulso di consegnare quel messaggio, ma si trova ora a dover decidere se continuare verso una verità potenzialmente distruttiva o retrocedere nella sicurezza delle convenzioni. Misurare questi salti è impresa impossibile, come quantificare il coraggio, la disperazione o la speranza. Come calcolare la distanza emotiva tra un prima e un dopo segnato dal trauma ? In un contesto sociale che ha normalizzato la violenza di genere, il salto diventa anche atto politico, scegliere di non restare immobili, di non accettare passivamente il ruolo imposto. Le tre protagoniste saltano oltre le convenzioni, rifiutando di rimanere intrappolate nei ruoli prescritti”.
Info: teatro Gobetti – via Rossini 8, Torino
Orari: martedì, giovedì, sabato ore 19.30 /mercoledì e venerdì ore 20.45/ domenica ore 16
Biglietteria: Teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino – 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it
Mara Martellotta
I borghi storici del Piemonte
A cura di PiemonteItalia.eu
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Il Canale Cavour
Il canale Cavour è un canale artificiale costruito a metà dell’Ottocento, in soli tre anni, su iniziativa del Conte Camillo Benso di Cavour, a supporto dell’agricoltura.
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