Stefano Massini approda al Teatro Carignano con lo spettacolo “Donald. Storia molto più che leggendaria di un golden man”, un intenso racconto teatrale dedicato alla figura di Donald J. Trump.
Martedì 6 gennaio alle ore 19.30 debutta al Carignano la nuova produzione del Teatro della Toscana, che resterà in scena fino a domenica 11 gennaio. Lo spettacolo si avvale delle scene firmate da Paolo Di Benedetto, del disegno luci di Manuel Frenda, dei costumi di Elena Bianchini e delle musiche originali di Enrico Fink, eseguite dal vivo da Valerio Mazzoni, Sergio Aloisio Rizzio, Jacopo Rugiadi e Gabriele Stoppa.
Dopo l’eco internazionale ottenuta con Lehman Trilogy e Manhattan Project, Massini si misura con uno dei simboli più controversi del mito americano contemporaneo. Il punto di partenza è il 2015, l’anno in cui Trump annuncia la sua discesa in campo politico. Da lì prende forma un racconto che segue la parabola del miliardario newyorchese verso la Casa Bianca, attraversando successi, rovesci, incontri cruciali e svolte imprevedibili, fino a delineare il ritratto di un uomo che ha saputo trasformarsi in marchio, icona e prodotto di se stesso.
Sul palcoscenico si compone la genesi sorprendente di un leader che ha osato spingersi oltre i confini tradizionali, riscrivendo regole e linguaggi dell’economia, della finanza, della politica e persino dell’immaginario collettivo.
Nato il 14 giugno 1946 nel Queens, quartiere periferico di New York, quarto dei cinque figli della famiglia Trump di origini tedesche, Donald Trump a soli quarant’anni domina già Manhattan dal suo attico di tremila metri quadrati. Da lì progetta un impero personale che lo consacra a simbolo di un potere assoluto. Massini ripercorre questa traiettoria vertiginosa come una corsa sulle montagne russe, tra bancarotte e trionfi, in un susseguirsi serrato di colpi di scena e snodi decisivi.
In definitiva, lo spettacolo suggerisce che Donald Trump sia una delle incarnazioni più emblematiche del nostro tempo: una figura sospesa tra realtà e spettacolo, verità e finzione, persona e personaggio. Ne nasce una storia che parla di potere e che, allo stesso tempo, offre uno sguardo rivelatore e inquietante sulla contemporaneità, riaffermando la funzione antica del teatro come strumento critico capace di portare alla luce ombre e abissi del presente con la forza semplice e diretta della narrazione.
Teatro Carignano
Piazza Carignano 6, Torino
Orari:
Martedì ore 19.30
Mercoledì e venerdì ore 20.45
Sabato ore 16 e 19.30
Domenica ore 16
Giovedì 8 gennaio: riposo
Biglietteria:
Teatro Carignano – Piazza Carignano 6
Tel. 011 5169555
Email: biglietteria@teatrostabiletorino.it
Mara Martellotta



Non si è arrivati ancora ai jeans del Regio di Torino dove si protestava per i funerali solenni di Berlusconi, ma basta attendere e ci arriveremo anche a Venezia. Ci sono luoghi che non possono essere lambiti dalla casualità del vestire. La musica proposta a Vienna resta la più adatta al Capodanno, mentre quella della Fenice è meno conforme alla festività: un Mascagni accompagnato da un balletto in mutande è il punto più basso a cui si è giunti. Per equilibrare la delusione, se fossi stato a Venezia, sarei andato a cenare al “ Bacareto“, vicinissimo alla “Fenice”, che non tradisce mai e non impone dress code. Io il 31 dicembre sono andato ad un ottimo cenone in un rinomato ristorante di Alassio dove il Sindaco ha organizzato un Capodanno con i fiocchi. Ho notato tra gli avventori molti senza cravatta e con pullover, mentre le signore erano eleganti. Due erano in jeans e maglietta. Solo il commendator Gravellone, grande impresario del Ponente e chi scrive avevano un abito scuro come sarebbe d’obbligo, dress code a parte. Vestirsi in modo elegante a Capodanno è infatti anche un piacere che è andato quasi totalmente perduto. Peccato. Io ricordo un grande e storico hotel di San Remo che imponeva ai clienti la giacca per entrare al ristorante anche in piena estate; nessuno, allora, aveva l’ardire di presentarsi in modo non conforme a quella che era considerata semplice educazione. Il 31 dicembre Gravellone ed io con il nostro gessato ci siamo sentiti fuori posto.


