CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 38

Fondazione Amendola inaugura l’installazione multimediale del Telero Lucania ’61

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Giovedì 9 l’inaugurazione dell’installazione multimediale del Telero Lucania ’61 con il Presidente Alberto Cirio, lunedì 20 conferenza stampa del progetto “Fiumi di culture” con l’Assessora Carlotta Salerno. Poi presentazione dei libri “Geopolitica dell’intelligenza artificiale” e “Il ministero Brodolini” e seminario sul pensiero politico medievale

L’inaugurazione dell’installazione multimediale del Telero Lucania ’61, in programma giovedì 9 gennaio 2025 con la presenza del Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dell’Assessore del Comune di Torino Mimmo Carretta, aprirà un gennaio 2025 ricco di appuntamenti per la Fondazione Giorgio Amendola, da sempre protagonista nei percorsi di riqualificazione urbana e nella promozione di manifestazioni artistiche e culturali nel quartiere Barriera di Milano, a Torino. Tutti gli eventi, ospitati nella sede di via Tollegno 52, sono ad accesso gratuito.

9 gennaio 2025 – Installazione multimediale del Telero Lucania ’61 – Il Telero Lucania ’61, opera pittorica in cui Carlo Levi trasferì su tela i drammi e i volti narrati nel romanzo “Cristo si è fermato a Eboli”, rappresenta un vero e proprio viaggio nella questione meridionale. La sede della Fondazione Amendola ospita una copia del Telero, il cui originale è conservato a Palazzo Lanfranchi di Matera. Il 9 gennaio alle ore 18, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Carlo Levi, sarà presentata un’inedita traduzione del Telero in formato multimediale realizzata da Olo Creative Farm su commissione della Fondazione Giorgio Amendola, all’interno di un progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del PNRR, Next Generation EU.

10 gennaio 2025 – Presentazione del libro “Geopolitica dell’intelligenza artificiale” – Come sono nate e come funzionano le macchine “pensanti”? E quali saranno le ripercussioni sugli equilibri mondiali? A queste domande di estrema attualità prova a rispondere Alessandro Aresu nel libro “Geopolitica dell’intelligenza artificiale” (Feltrinelli, 2024). Venerdì 10 gennaio alle ore 18.30, l’autore ne parla con Nicolo Carboni, responsabile rapporti con il PSE del Partito Democratico, Juan Carlos De Martin, Professore ordinario del Politecnico di Torino, e Chiara Foglietta Assessora all’Innovazione della Città di Torino.

20 gennaio 2025 – Conferenza stampa del progetto “Fiumi di culture” – Conferenza stampa conclusiva del progetto “Fiumi di culture. Affluenze – Influenze – Confluenze”, che ha promosso il dialogo interculturale nella Città di Torino, in particolare con le comunità asiatiche e nordafricane di nuovi residenti, attraverso il riconoscimento e la valorizzazione del patrimonio multiculturale, con un approccio partecipativo che coinvolga attivamente la cittadinanza. Nell’occasione, ci sarà il lancio ufficiale della pagina web, in collaborazione con Vivo Interculturale. Il progetto ha come capofila Vol.To ETS – Centro Servizi Volontariato Torino, in collaborazione con i partner Associazione Mio MAO, Associazione Volontari Mio MAO, Fondazione Salvemini, Bocciofila Vanchiglietta Rami Secchi, Fondazione Giorgio Amendola e Associazione culturale Vera Nocentini. Appuntamento lunedì 20 gennaio alle ore 11, interverrà Carlotta Salerno, Assessora alle periferie e progetti di rigenerazione urbana della Città di Torino

23 gennaio – Seminario “Il pensiero politico medioevale” – A cura del Professor Luigino De Francesco, il seminario intitolato “Il pensiero politico medievale” è in programma giovedì 23 gennaio alle ore 17.30.

30 gennaio – Presentazione del libro “Il ministero Brodolini” – Frutto di lunghi studi su socialismo e welfare europeo, “Il ministero Brodolini. Poteri pubblici, welfare e Statuto dei lavoratori” di Paolo Borioni (Biblion, 2023) sarà presentato giovedì 30 gennaio alle 18. Dialogano con l’autore Annamaria Simonazzi, Presidente della Fondazione Brodolini, e Dimitri Buzio, Presidente LegaCoop Piemonte.

“Forse tornerà la mia vita tornerà”

Music Tales, la rubrica musicale 

Forse tornerà

La mia vita tornerà

Vestita di parole e saper vivere

E decidere

E quando arriverà

Senza macchia e senza età

Di questa eternità saremo noi i diamanti

Diamanti”

Di Giorgia Todrani sappiamo molto. La sua fama la precede e la sua voce rimane impressa nei cuori di ognuno di noi oramai da moltissimi anni.

Diamanti viene scritta per un film dal titolo omonimo, diretto dal mio amato Ozpetek.

Lui, che ci fa scoprire brani come Luna Diamante che porta la preziosa firma di Ivano Fossati, oggi affida la sua colonna sonora ad una meravigliosa voce ed ad un testo incantevole.

La canzone “parla di destini che si incrociano, di eternità preziose e di possibilità da stringere tra le mani”.

C’è prepotente il desiderio di un futuro puro e senza tempo, in cui l’essenza della vita sarà preziosa come un diamante: “Di questa eternità saremo noi i diamanti”.

Come sarebbe bello tornare a questa consapevolezza.

Andare sulla luna, non è poi così lontano. Il viaggio più lontano è quello all’interno di noi stessi”.

(Anaïs Nin)

Ascoltatela con il cuore aperto. Ve ne prego.

Spero vi piaccia, un buon ascolto

CHIARA DE CARLO

https://www.youtube.com/watch?v=4P_wf4-pX1M

 
 
 

scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!

Ecco a voi gli eventi da non perdere!

Vi invito a seguire le pagine sottostanti per far parte di una comunità che vuole cambiare le cose.

Che vuole più educazione al rispetto per le donne e lo fa con uno spettacolo chiamato “Respect” che, a breve, sarà nelle vostre piazze.

Uno spettacolo intenso interamente cantato da uomini affinchè sia la voce maschile ad esortare al rispetto per le donne.

Oltre 30 artisti tra cantanti musicisti ballerini e performer, al lavoro per offrire un’esperienza immersiva che trasmette un grande senso di appartenenza e gruppo.

In aiuto all’associazione Scarpetta Rossa per un sostegno concreto a chi, dall’inferno della violenza, è già passato ed è riuscito a fuggire.  Vuoi far parte della rivoluzione? Seguici!

 
 

Torino tra architettura e pittura. Alighiero Boetti

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Torino tra architettura e pittura

1 Guarino Guarini (1624-1683)
2 Filippo Juvarra (1678-1736)
3 Alessandro Antonelli (1798-1888)
4 Pietro Fenoglio (1865-1927)
5 Giacomo Balla (1871-1958)
6 Felice Casorati (1883-1963)
7 I Sei di Torino
8 Alighiero Boetti (1940-1994)
9 Giuseppe Penone (1947-)
10 Mario Merz (1925-2003)
8) Alighiero Boetti (1940-1994)

8 Alighiero Boetti (1940-1994)

In genere, a scuola, quando si arriva ad uno dei capitoli finali del libro di testo e si leggono titoli quali “Neoavanguardie” e “ultime tendenze” ci si deve preparare ad una reazione di scetticismo estremo che sovente si manifesta sotto forma di sonora risata corale.
Sono convinta che, per fare bene il mestiere dell’insegnante, sia importante costringersi a ricordare che anche noi siamo stati studenti sospettosi, soprattutto nei riguardi di certe materie.
Reazione non del tutto incomprensibile di fronte a un Kosuth, un Anselmo o una montagna di caramelle messe lì da Gonzalez-Torres; di fronte a un Michelangelo certo non possiamo che meravigliarci, anche se non si conosce appieno il senso dell’opera, ma la maestria con la quale l’autore ha eseguito i suoi lavori basta a convincerci che siamo di fronte a vera “arte”, ciò non avviene con i Dada, con l’astrattismo o con gli artisti concettuali. Niente di strano comunque, perché la peculiarità delle opere nate a partire dalle prime avanguardie è che queste debbano essere sempre accompagnate da una accurata spiegazione.

E poi proviamo a capirli questi studenti. Chiediamo loro di studiare l’imponenza dei Dolmen, la “kalokagathìa” greca, di memorizzare la nomenclatura architettonica delle chiese romaniche e delle cattedrali gotiche, vogliamo che si cimentino nel far proprio il lessico adatto per analizzare alcune delle più importanti opere d’arte dal Rinascimento al post-impressionismo, dopodiché forse non dovremmo stupirci più di tanto se i nostri cari fanciulli si sentono “sballottati” e dubbiosi di fronte a un Munch o all’astrattismo geometrico di Mondrian. E quando i miei giovani pensano che non possa esserci nulla di più “strambo”, ecco che mi diverto – lo ammetto- a proporre alla classe una lezione sulla provocatoria “Arte povera”.
Sono sempre molto attenta a creare un clima disteso durante le mie ore, affinché i ragazzi si sentano a proprio agio e possano intervenire dando la propria opinione o ponendo domande. Questa sentita loro partecipazione fa sì che io riesca a contrastare il loro scetticismo e indurli ad ascoltare quanto ho da dire.
L’utilizzo della lavagna elettronica mi è di grande aiuto, ottengo rapidamente l’attenzione degli studenti e, proiezione dopo proiezione, mi accorgo che l’iniziale diffidenza si tramuta in curiosità.
Parliamo dunque di “Neoavanguardie”, tra le quali una delle più interessanti è l’ “Arte povera”, un movimento artistico tipico italiano, sorto nella seconda metà degli anni Sessanta del Novecento, al quale aderiscono molteplici autori, diversi di ambito torinese.


La data simbolica che segna ufficialmente la nascita della corrente è il settembre 1967, anno in cui Germano Celant (1940-2020), illustre critico d’arte e direttore artistico, organizza un ‘esposizione presso la Galleria “La Bertesca” di Francesco Masnata a Genova, a cui partecipano Boetti (1940-1994), Fabro (1936-2007), Kounellis (1936-2017), Paolini (1940-), Pascali (1935-1968) e Prini (1943-2016).
I lavori dell’ “Arte povera” si basano sull’associazione ambientale di materiali prelevati dal quotidiano, oggetti comuni, che possono essere definiti appunto “poveri” -legno, sassi, paglia, cartone, stoffa, vetro- presentati in maniera disadorna e nella loro essenzialità. Tale poetica è portata all’estremo, solo per citare un esempio, dal greco Jannis Kounnellis, che arriva a palesare autentici spaccati di realtà, come dimostra l’allestimento di cavalli vivi esibito nel 1969 alla Galleria l’ “Attico” di Roma.
L’ “Arte povera” prende dalla “Land Art” il gusto di modificare la percezione di un ambiente o di uno spazio interno attraverso l’uso di installazioni. Tali installazioni possono essere creazioni molto diverse fra loro, ma tutte con un unico intento: stravolgere l’aspetto di una stanza o di un paesaggio, perfino con la sola presenza di mucchi di pietre o di patate sul pavimento, o con la mostra di veri alberi nella sala di un museo.
In molti aderiscono al movimento, ma, come spesso avviene, le opere di alcuni artisti divengono più celebri di altre. Impossibile dunque intraprendere questo discorso senza citare nemmeno di sfuggita Michelangelo Pistoletto (1933 -) e la sua iconica “Venere degli stracci”.

La ricerca dell’artista è varia e multiforme, sempre spiazzante e libera da schemi codificati; centrale nella sua poetica è il rapporto dialettico tra “arte e vita” e fra “oggetto e comportamento”. Egli inizia ad affermarsi con i noti “quadri specchianti”, lastre d’acciaio inossidabile con immagini fotoserigrafiche di persone e cose sulla superficie, di cui alcuni esemplari sono esposti a Torino, presso la GAM. È tuttavia la serie degli anni 1965-1966 “Oggetti in meno” che segna l’aderire di Pistoletto all’ “Arte povera”. I lavori più “poveristici” sono sistemazioni di stracci multicolori, la cui versione più conosciuta è titolata “Venere degli stracci”, messa in scena per la prima volta nell’ottobre del 1969 ad Amalfi, nella manifestazione artistica “Arte povera + Azioni povere”, come una “performance live”. In questa occasione la moglie di Pistoletto, Maria, nuda, di schiena e in una posa che ricorda l’iconografia della Venere classica, rimane in piedi e immobile di fronte a un grosso e informe cumulo di vecchi abiti. Nel 1970 il lavoro diventa un’installazione stabile, composta da un calco di gesso di “Venere”, in sostituzione della modella vivente, e sempre con una pila di indumenti raffazzonati. L’opera, con evidente efficacia estetica, mostra il contrasto “arte-vita”, tra la bellezza canonica e formale e la caotica espressività di elementi quotidiani.
Altro grande nome che domina la scena dell’ “Arte povera” è quello del torinese Alighiero Boetti (1940-1994), artista e autodidatta, protagonista indiscusso della stagione artistica degli anni Sessanta-Settanta.

9Egli entra a far parte del gruppo nel 1967, partecipando all’esposizione organizzata da Celant; in seguito il suo lavoro diventa internazionale, e l’artista accede a “When Attitude become Form” alla Kunsthalle di Berna. Boetti è un grande viaggiatore, trascorre diverso tempo a Kabul, dove apre l’ One Hotel e dove fa realizzare dalle ricamatrici locali i suoi celebri “arazzi”. Tra i suoi cicli più famosi vi sono “I lavori postali”; “Mettere al mondo il mondo”, tracciati con penna a sfera; “Arazzi” sulla quadratura di parole e frasi come “Ordine e Disordine”; “La natura è una faccenda ottusa”; “Due mani e una matita”. È opportuno ricordare anche le tre retrospettive che gli sono state dedicate al Reina Sofia di Madrid, alla Tate Modern di Londra e al MoMA di New York.
Boetti è sicuramente fra i protagonisti più eccentrici della scena artistica di quegli anni.
L’artista porta avanti una ricerca complessa e multiforme, caratterizzata da una raffinata concettualità apparentemente ludica, ma legata a questioni tutt’altro che lievi. Tra le problematiche da lui affrontate vi sono la dimensione del doppio, la categoria temporale e quella spaziale, il gusto analitico, ironico e sistematico per le catalogazioni, la visualizzazione di criptiche formule matematiche, infine la dialettica fra ordine e disordine e fra caso e necessità.

Boetti è solito dare un’interpretazione filosofica del mondo, che tuttavia non offre mai risposte tranquillizzanti.
Con i suoi lavori l’artista ci attrae nel labirinto del “non-senso” della vita, da cui è impossibile salvarsi, ad esso ci si può sottrarre solo per poco tempo, attraverso l’energia dell’immaginazione creativa.
Tra gli elaborati più conosciuti dell’artista -come sopra indicato – vi sono gli “arazzi”, tessuti prima da ricamatrici afghane a Kabul e in seguito, dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan, nei campi profughi di Peshawar, in Pakistan; in questi oggetti, generalmente di difficile decodificazione, in cui colori “pop” si mescolano con composizioni/combinazioni di cifre o segni grafici e lettere, emerge una forte tensione concettuale di diretto impatto visivo. Tra le creazioni che possono essere considerate di più “immediata comprensione” vi sono le “Mappe” del mondo, dove ogni nazione è rappresentata con i colori e i simboli della propria bandiera. Queste tessiture, che ad un primo sguardo ci colpiscono per la maestosità, la grandezza e la gioiosità delle tinte, affrontano tuttavia tematiche complesse come i nazionalismi, le lotte politiche e le guerre che incessantemente segnano il destino dell’uomo.
Ancora una volta l’arte diventa spunto di riflessione; ancora una volta gli artisti utilizzano l’ “escamotage” della leggerezza per esprimere significati reconditi.
Ai miei studenti lo faccio sempre notare, siamo partiti da una “grossolana risata” per poi arrivare a dibattere su questioni di ben altro spessore e tutte le volte i miei ragazzi rimangono stupiti: non solo hanno incrementato le loro nozioni, ma sono stati capaci di gestire il proprio comportamento, passando dal momento “ludico” a quello del “serioso apprendimento”.
Non tutti gli adulti ne sono in grado.

Alessia Cagnotto

A teatro “Lo Spiegone” di Eliza G

Sabato 4 gennaio – ore 21

TEATRO ATLANTIC – Borgaro Torinese (TO)

Con oltre 18 milioni di visualizzazioni sui social, la rubrica cultural-musicale “Lo Spiegone” di Eliza G

sbarca finalmente live a teatro con la produzione di Dimensione Eventi.

Un’entusiasmante, divertente ed emozionante viaggio musicale tra racconti e curiosità.

On-stage con Eliza il Maestro Nicola Sciarpa e un’incredibile band. Regia di Claudio Insegno.

Gli Oblivion tornano in scena con il nuovo spettacolo Tuttorial

Domenica 5 gennaio ore 20.30
Lunedì 6 gennaio ore 18

OBLIVION
Tuttorial
Guida contromano alla contemporaneità

Regia di Giorgio Gallione
Poltronissima € 35,00 / Poltrona € 29,50 / Galleria € 24,50 / Ridotto under 16 € 31,00

Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli ovvero gli Oblivion tornano in scena con il loro nuovo spettacolo Tuttorial, una realtà alternativa dove Galileo Galilei è una star di TikTok, Leonardo da Vinci non riesce a produrre contenuti virali e Marco Mengoni canta all’Ikea. Senza senso e senza tempo, personaggi di varie epoche allietano le giornate dei loro follower in cambio dell’agognato successo. Spaziando dai litigi tra Bell e Meucci sull’invenzione del telefono, al presentarci le creature tipiche delle modernità come l’infaticabile Rider e il pavido Leone da Tastiera fino ad arrivare alla satira di costume, alla politica e all’attualità. TUTTORIAL è un vero e proprio strumento di orientamento grazie al quale in poche e semplici note, i grandi interrogativi umani avranno risposte alla portata di tutti; uscirete dal teatro più saggi di Siri, più fluidi di D’Annunzio, più caldi del riscaldamento globale.


Oblivion “Tuttorial” – foto di Laila Pozzo

Note di Classica: Anastasia Kobekina, il Quartetto di Cremona e Sergey Khachatryan le “stelle” di gennaio

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Giovedì 9 alle 20.30 e venerdì 10 alle 20 all’ Auditorium Toscanini, l’ Orchestra Rai diretta da

Andrea Battistoni e con Anastasia Kobekina al violoncello, eseguirà musiche di Sinigaglia,

Cajkovskij e Saint-Saens. Sempre venerdì 10 per LingottoMusica, all’Auditorium Agnelli, l’Orchestra

dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Myung-Whun Chung e con Sergey Khachatryan

al violino, eseguirà musiche di Brahms e Beethoven. Lunedì 13 alle 20 al teatro Vittoria per la stagione dell’Unione Musicale, il Delirium Amoris con Benedetta Mazzetto contralto, eseguirà un programma interamente dedicato a Vivaldi. Sempre per l’Unione Musicale mercoledì 15 alle 20.30 al Conservatorio G. Verdi, Andrea Lucchesini al pianoforte, eseguirà musiche di Berio, Liszt, Chopin.

Giovedì 16 alle 20.30 e venerdì 17 alle 20 all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da John Axelrod e con il coro femminile del teatro Regio diretto da Ulisse Trabacchin, eseguirà musiche di Berio e Holst. Mercoledì 22 alle 20.30 al Conservatorio, Alessia Tondo canto e tamburo, Avi Avital mandolino, Giovanni Sollima violoncello, Luca Tarantino chitarra barocca e romantica, eseguiranno musiche tradizionali salentine, macedoni, sefardite e di Scarlatti, Sollima, Castello, Frescobaldi. Sabato 25 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Antonio Valentino pianoforte e relatore, presenta “Lo Swing E’ Iniziato con Beethoven?” il ritmo sincopato con musiche di Beethoven, Gershwin, Joplin, Piazzolla, Chopin. Martedì 28 alle 20 al teatro Vittoria, Olivia Manescalchi attrice e Achille Lampo pianoforte, eseguirà musiche di Gounod, Debussy, Massenet, Chabrier, Satie, Faurè.(il concerto sarà preceduto alle 19.30 dall’aperitivo.) Sempre martedì 28 alle 20 al teatro Regio, debutto de “L’Elisir D’Amore”di Doninzetti. Melodramma giocoso in 2 atti. L’Orchestra del teatro Regio sarà diretta da Fabrizio Maria Carminati. Repliche fino a mercoledì 5 febbraio. Mercoledì 29 alle 20.30 al Conservatorio per l’Unione Musicale, il Quartetto di Cremona eseguirà musiche di Wolf Ravel Beethoven. Giovedì 30 alle 20.30 e venerdì 31 alle 20 all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Patrick Hahn e con Truls Mork al violoncello, eseguirà musiche di Sostakovic e Stravinskij.

Pier Luigi Fuggetta

I libri più letti e commentati del mese

Finisce l’anno ma non finiscono i libri da leggere e consigliare. Nel nostro gruppo FB Un Libro Tira L’Altro Ovvero Il Passaparola Dei Libri i titoli più discussi del mese di dicembre sono stati: Il Canto Dei Cuori Ribelli di Thrity Umrigar che racconta la condizione femminile  in India; I Miei Giorni Alla Libreria Morisaki di Satoshi Yagisawa, un libro  che parla di libri e di librerie, sempre molto amato dai nostri lettori; Figlia Del temporale di Valentina D’Urbano, saga familiare di ambientazione albanese.

Incontri con gli autori

Sul nostro sito potete leggere le interviste a Domenico Barone, autore esordiente de  La Vita Ritrovata (Edizioni Clandestine, 2024) un giallo sullo sfondo della Roma degli anni Ottanta con molte sfumature introspettive.

 

Allegra Bonaccorsi anche lei esordiente autrice di  Pac-Man Non Puoi Scappare, un  romanzo sul nostro rapporto con il caso e le opportunità che ci offre.

Per questo mese è tutto: vi ricordiamo che se volete partecipare ai nostri confronti, potete venire a trovarci su FB e se volete rimanere aggiornati sulle novità in libreria e gli eventi legati al mondo dei libri e della lettura, visitate il nostro sito ufficiale all’indirizzo www.unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

 

Malammore, “Una chimera tra i vicoli di Napoli”

Ogni lunedì “in albis” i femminielli napoletani, vanno in processione al Santuario della Madonna dell’Arco. Questo rito pagano affiancato a quello religioso dell’ “ermafrodita sacro”, dell’ uomo che è anche donna, è considerato porta fortuna e viene celebrato in diverse pubbliche manifestazioni con finalità apotropaiche.
Uno di questi femminielli che ho descritto in senso etnologico, trasmigra letterariamente nelle belle pagine del romanzo giallo di Anna Vera Viva ( Malammore, “Una chimera tra i vicoli di Napoli”, Garzanti 2024, pagg.268, €.18 ).


Anna è una scrittrice che risiede da dieci anni a Napoli, ci abita da quaranta, ma è nata in Salento a Galatina. Nel testo che avvince fin dalle prime pagine, l’autrice vuole superare la barriera della narrazione monodimensionale all’inglese ( vedi Christie ) per dare profondità, corpo e maggiore introspezione psicologica e collocazione sociale ai personaggi. Il testo è ambientato nel rione napoletano della Sanità. Un basso fatto a imbuto, con una sola entrata e un fondaco cieco (antico lazzaretto risalente alla peste partenopea del 1656) che la scrittrice ha conosciuto dopo vent’anni su quaranta dal suo trasferirsi a Napoli, in occasione di una sua visita casuale, dovuta a motivi personali. Si è innamorata di questo quartiere, dove le guide turistiche non vi portano e vi consigliano di entrarvi, portando dietro poco denaro contante e ne ha fatto il fulcro geografico del suo racconto, che ruota attorno alla figura un po’ chestertoniana, un po’ dickensiana e un po’ manzoniana, di padre Raffaele. Prete detective. Ormai giunto al suo terzo caso. Un sacerdote con un forte senso di giustizia, col fratello camorrista. Entrambi nativi del basso.

Con una storia triste di solitudine ed emarginazione alle spalle. Indimenticabile la figura della perpetua Assuntina (unico personaggio di ispirazione reale come mi ha dichiarato Anna). Grande lettrice e soprattutto pettegola imbattibile, che fa da costante informatore, su ciò che succede nel basso, al prete investigatore. Ne viene fuori una narrazione limpida e ben scandita, dove la descrizione ambientale del quartiere, si intreccia con le vicende legate a due efferati omicidi, con i dialoghi a fare da ponte alla descrizione dei ceti sociali, colti nel loro tran tran quotidiano e professionale. Il lettore è spinto e risospinto, dall’ambivalenza morale e dal degrado umano delle situazioni, ma ne è coinvolto fino alla chiusa finale del ristabilimento della giustizia terrena, da parte di don Raffaele. Sempre lontano come uomo, da quella divina, troppo ardua per tutti. Per chi non è napoletano un occasione per essere introdotti al suo ambiente, al suo ritmo di vita, alla mentalità della sua gente. Per chi è napoletano forse per conoscersi meglio, per sapere di più sulla propria città e la sua magia.


« Sapete don Raffae’, che qua è come stare su un isola. La Sanità, pure se sta al centro della città, e’ come se c’avesse il mare intorno. Che dalla Sanità non ci passi, non ci capiti. Ci devi venire apposta. Quel ponte che ci hanno fatto passare da sopra sapete che significa? Significa che non ci volevano parte della città, significa. Significa che ci hanno detto: “Voi siete il cuore di Napoli? E noi vi passiamo da sopra e voi diventate un isola”.» Così si esprime un personaggio del romanzo, con il sacerdote detective. Così nascono i ghetti etnici, mentali, culturali, purtroppo.
Grazie quindi Anna Vera Viva, di averci “abbattuto” quel ponte per conto di noi lettori e recensori, un velo di ignoranza che andava sollevato, per coscienza civile, amore per la gente partenopea e soprattutto per la fiducia che ci hai trasmesso, nelle formidabili capacità rigeneratrici del genere umano.

Aldo Colonna

I giochi di parole da Gianni Rodari a Ersilia Zamponi

E’ passato più di mezzo secolo da quando, nel 1973, veniva pubblicata la Grammatica della fantasia di Gianni Rodari.

Un libro che rappresentava, come veniva precisato nel sottotitolo, una “introduzione all’arte di inventare storie“. È l’unico volume del più noto scrittore per l’infanzia, nato sul lago d’Orta a Omegna nel 1920, non dedicato alle storie, agli indovinelli e alle poesie, proponendo un contenuto teorico, dovuto alla paziente trascrizione a macchina da parte di una stagista di Reggio Emilia di appunti rimasti a lungo dimenticati. Le note in questione, scritte nelle seconda metà degli anni ’40, facevano parte della raccolta il Quaderno della fantasia. La Grammatica della fantasia è  una sorta di manuale utile a stimolare la creatività, dove Rodari offre spunti, suggerimenti e strumenti per chi crede in questa pedagogia , attribuendo il giusto valore educativo e didattico all’immaginazione. Partendo dalle parole o dalle lettere che le compongono, Gianni Rodari suggerisce 42 giochi attraverso immagini, nonsense, indovinelli e favole. Ogni gioco ha un forte valore simbolico che offre una infinità di possibilità creative, sia per il bambino che per l’insegnante, semplicemente mettendo in moto la propria fantasia. Attraverso questa Grammatica si apprende che le fiabe non sono intoccabili, che si può giocare con esse, smontandole e ricreandole, coinvolgendo i bambini  in prima persona nel loro processo formativo. La prova migliore della possibilità di imparare l’italiano in un modo divertente e creativo attraverso i giochi di parole, in piena continuità con il lavoro rodariano, è offerta da un altro libro molto bello, diventato ormai un classico: i Draghi locopei di Ersilia Zamponi, anch’essa omegnese. Pubblicato la prima volta nel 1986 da Einaudi, il libro dell’allora docente di lettere presso la Scuola media Gianni Rodari di Crusinallo esplicita bene l’uso intelligente fantasioso dei giochi di parole ( già il titolo dell’opera è l’anagramma dell’espressione “giochi di parole”).Il piacere dell’invenzione linguistica, l’emozione dell’intuire e dell’indovinare, la trasgressione del nonsense, l’intelligenza dell’ironia vengono stimolate magistralmente. Scriveva la Zamponi: “Giocando con le parole, i ragazzi arricchiscono il lessico; imparano ad apprezzare il vocabolario, che diventa potente alleato di gioco; colgono il valore della regola, la quale offre il principio di organizzazione e suggerisce la forma, in cui poi essi trovano la soddisfazione del risultato“. Un modo strepitoso di raccogliere l’eredità di Rodari, facendola vivere e respirare, rendendola più attuale che mai.

Marco Travaglini

Alla Reggia di Venaria il Maestro di Cappella di Domenico Cimarosa

La Reggia di Venaria ospita l’ultimo appuntamento del festival Sports et Divertissements, una rassegna di concerti ideata dal Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino nell’ambito del progetto ‘International Routes: Arts Creating Future’ ed organizzata in occasione delle Universiadi invernali di Torino 2025.

All’interno dell’elegante contesto barocco della cappella di Sant’Uberto, l’orchestra degli studenti del Conservatorio Giuseppe Verdi, diretta dal maestro Giuseppe Ratti, si esibirà nell’esecuzione del ‘Maestro di Cappella’ di Domenico Cimarosa e nella Sinfonia n. 35 Haffner KV 385 di Wolfgang Amadeus Mozart.

Il concerto sarà domenica 2 febbraio alle ore 18, l’ingresso è compreso in tutte le tipologie del biglietto della Reggia, fino a esaurimento posti.

Per prenotazioni prenotazioni@lavenariareale.it

 

Mara Martellotta