CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 28

Che “Forte” a Natale!

All’ottocentesco “Forte di Bard”, in occasione delle Feste Natalizie, un magico spettacolo di luci e suoni ispirato alla fiaba “Lo Schiaccianoci”

Fino al 6 gennaio 2026

Bard (Aosta)

Dal 1816, anno della sua prima pubblicazione, è ancor oggi una delle fiabe più celebri della storia letteraria internazionale e solitamente riproposta – nelle sue molteplici versioni – in occasione di ogni Natale “che davvero voglia rispettarsi”. Parliamo de “Lo schiaccianoci” (“Lo schiaccianoci e il re dei topi”, il titolo originale), fiaba composta da Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, scrittore  – ma anche compositore, pittore e giurista – fra i massimi esponenti del Romanticismo tedesco ottocentesco. Il testo è noto ai più e a intere generazioni. Protagonista è Clara, bimba che a Natale riceve in dono uno “schiaccianoci”, giocattolo-soldato che di notte prende vita, guidando un esercito di giocattoli a battagliare contro il malvagio “Re dei Topi” e il suo esercito. Al termine della magica disfida – colpo di scena! – lo “Schiaccianoci” si trasforma in un “Principe” e conduce Clara in un regno incantato fatto di dolci, giochi e danze, prima che s’interrompa l’incantesimo e tutto si riveli per quel che effettivamente é, ovvero un sogno, lasciando però la dolce fanciulla con il ricordo di un’avventura fantastica.

Ebbene, dalla scorsa domenica 7 dicembre e fino a martedì 6 gennaio 2026 (a partire dalle ore 17,30), è proprio la celebre “Fiaba” di E. T. A. Hoffmann a fare da tema portante della quarta edizione di “Luci di Natale” al “Forte di Bard”, spettacolo immersivo a 360° fatto di suoni e luci nella “Piazza d’Armi” della sabauda Fortezza valdostana, dove in un’atmosfera scintillante ed onirica si è inteso celebrare quest’anno le Feste con gli effetti speciali del “video mapping” proiettati sulle facciate in un nuovo allestimento della fiaba hoffmanniana, che trasporterà con toccanti effetti visivi grandi e piccini in un mondo meraviglioso e incantato. Un viaggio emozionante accompagnato dalle indimenticabili musiche di Čajkovskij (fra i più grandi musicisti russi di tutti i tempi, ispirato però dalla versione “più edulcorata” della “Fiaba” composta nel 1844 da Alexandre Dumas padre), per rivivere la magia di un classico senza tempo in una veste nuova e suggestiva.

Ma, attenzione!, non sarà solo questa l’unica sorpresa di spettacolare attrazione che il “Forte di Bard” ha progettato per il suo “pubblico natalizio”. Nella “Piazza d’Armi”, infatti, è stato anche allestito il “Villaggio di Babbo Natale”, dove non mancherà un  “punto ristoro” con tanto di bevande calde e dolci natalizi. Inoltre, nel corso delle feste, il “Forte” proporrà un ricco “calendario di appuntamenti” per tutta la famiglia con spettacoli, animazioni per bambini e concerti.

Il programma è disponibile su www.fortedibard.it .

E, infine, dulcis in fundo, torna a rinnovarsi per il terzo anno consecutivo la collaborazione con l’“Associazione des Amis du Salon International des Santonniers” di Arles che ha curato nel “Corpo di Guardia” un nuovo allestimento del tipico “presepe provenzale” che testimonia l’antica arte dei “Santoun” (in provenzale “piccolo santo”) con le caratteristiche statuine d’argilla cotta colorata.

Informazioni al pubblico per “Luci di Natale”:

Le proiezioni avranno inizio alle ore 17.30 e proseguiranno sino all’abituale orario di chiusura del Forte. Non si effettueranno il 1522 e 25 dicembre. Ingresso incluso nel biglietto di entrata al Forte di Bard.

Non è necessario prenotare.

Orari festività nataliziedal 26 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026 il “Forte” sarà aperto tutti i giorni, lunedì compresi, con orario dalle 10 alle 20 (fanno eccezione il 31 dicembre, apertura dalle 10 alle 18.001° gennaio, dalle 14 alle 20). Chiuso il 25 dicembre, giorno del Santo Natale.

G.m.

Nelle foto: immagini “Luci di Natale – Lo Schiaccianoci”

“Jingle Bell Cabaret” a Bosconero, una serata all’insegna della musica natalizia

Bosconero si prepara a vivere una serata all’insegna dell’allegria e dello spirito natalizio con “Jingle Bell Cabaret”, lo spettacolo in programma sabato 20 dicembre presso il Teatro di Bosconero. Appuntamento pensato per coinvolgere il pubblico di tutte le età, tra musica e comicità e atmosfera di festa. Protagonista della serata sarà un ricco cast di artisti che porteranno sul palco un mix travolgente di gag, monologhi e momenti di intrattenimento.
A scandire il ritmo musicale dell’evento sarà il coro Big Family, diretto magistralmente da Samuel De Luca, capace di creare un clima caldo e partecipativo con brani natalizi e interpretazioni coinvolgenti. Nato nell’aprile del 2022, il coro Big Family rappresenta un progetto musicale e umano che va oltre la semplice esecuzione corale. L’idea prende forma grazie a Samuel De Luca, fondatore, direttore artistico e arrangiatore vocale del gruppo, insieme ad Antonio Pirrò, oggi direttore musicale. Fin dall’inizio, “Big Family” si è posto l’obiettivo di restituire al canto d’insieme il suo valore più autentico, quello di strumento di condivisione e coesione sociale. Ampio spazio anche alla comicità grazie alla presenza di cabarettisti pronti a far ridere il pubblico con stili diversi e complementari: Giancarlo Moia, Luca Moine, Riccardo Forneris, Raul Civitano, Massimo Dezzutto, Silvio Bernardi e Giacomo Scafidi.
“Jingle Bell Cabaret” si propone come un’occasione speciale per celebrare l’avvicinarsi delle festività natalizie attraverso il linguaggio universale della risata e della musica, trasformando il Teatro di Bosconero in un luogo di condivisione e divertimento. Evento da non perdere per chi desidera trascorrere una serata spensierata, tra note natalizie e comicità di qualità, in compagnia di amici e famiglia.

Biglietto: 10.00 euro.

Info e prenotazioni: 3893126525

Mara Martellotta

La GAM guarda al futuro: MVRDV vince il concorso per la riqualificazione  

La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino si prepara a voltare pagina. È stato proclamato oggi, 18 dicembre 2025, al Collegio Carlo Alberto, il vincitore del Concorso Internazionale di progettazione per il grande Piano di riqualificazione, rilancio e valorizzazione del museo: il team guidato dallo studio MVRDV,  BALANCE ArchitetturaEP&S Group,dott. Michelangelo Di Gioia e il prof. Filippo Busato. Il concorso, promosso dalla Fondazione Torino Musei e dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, in collaborazione con la Città di Torino e con il supporto della Fondazione per l’Architettura / Torino, ha premiato una proposta capace di coniugare visione contemporanea, qualità progettuale e rispetto della storia dell’edificio. Alla proclamazione erano presenti Marco Gilli, Presidente della Compagnia di San Paolo e della giuria, il Sindaco Stefano Lo Russo e il Presidente della Fondazione Torino Musei Massimo Broccio.

La Fondazione Compagnia di San Paolo sosterrà l’intero intervento, dal valore complessivo di 27,5 milioni di euro, accompagnando tutte le fasi della realizzazione accanto alla Fondazione Torino Musei: un investimento che si configura come uno dei più rilevanti in Italia per ambizione e impatto nel campo dei musei.

Collegati in diretta, i progettisti vincitori hanno illustrato l’idea guida del progetto: preservare e valorizzare gli elementi storici della GAM, aprendola però in modo deciso alla città. Infatti giardino e piazza diventeranno spazi attraversabili, parte integrante di un museo concepito come luogo vivo e inclusivo, capace di estendere la fruizione a tutti i livelli dell’edificio e di offrire grande flessibilità per le future esposizioni.

«La GAM è stata la prima galleria d’arte moderna d’Italia e continua ad avere un ruolo strategico per Torino», ha sottolineato il Sindaco Stefano Lo Russo, evidenziando come il concorso internazionale rappresenti un passaggio fondamentale per rilanciarne il prestigio nazionale e internazionale e aprire una nuova fase della sua storia. Per Massimo Broccio, Presidente della Fondazione Torino Musei, si tratta di «una giornata storica» per la città: «Grazie al supporto decisivo della Compagnia di San Paolo prende avvio il progetto più importante del nostro Piano Strategico». Un intervento che raccoglie lo spirito innovativo che ha segnato la nascita della GAM e lo proietta nel futuro, affrontando le sfide della sostenibilità, dell’innovazione tecnologica e dei nuovi modelli di fruizione museale, con una forte attenzione all’inclusione e al ruolo sociale del museo.

Con questa scelta, Torino affida il futuro della sua galleria più antica a una visione che intreccia memoria e innovazione, rafforzando il ruolo della GAM come punto di riferimento culturale della città e del panorama internazionale.

Valeria Rombolà

Tendenze da tenere sott’occhio, arrivano da una nuova cultura cinese

Fino al 10 gennaio, nel “Cortile Lagrange” (Palazzo Cavour)

Presentando una mostra – “Cina. La nuova frontiera dell’arte” – da lui curata negli spazi della Fabbrica del Vapore a Milano un paio di anni fa, Vincenzo Sanfo usava il termine “repentina” a indicare la “comparsa dell’arte cinese contemporanea”, interessante fenomeno artistico posto tra il trascorso e l’attuale secolo. Parlava di “sconvolgimento”, di un sovvertimento da parte della cultura e di un paese, “remoto, distante, misterioso”, nei confronti di linee da sempre consolidate, nei luoghi della storia, del sociale, dell’economia: un movimento tellurico che dai primi anni Ottanta veniva, chiaramente, a coinvolgere altrettanto il mondo artistico e culturale. “Improvvisamente tutto ciò che accade in Cina riguarda anche noi, direttamente o indirettamente. Piaccia o non piaccia, questa è la realtà di un futuro che ci riguarda sempre più da vicino e che non si può ignorare.” Il mondo dell’arte offriva su un nuovo palcoscenico, tra gli altri, i nomi nuovi di Xiao Lu, approdato al Guggenheim di New York o di Song Yon Ping, le cui opere sono oggi ospitate al Moma e al Paul Getty Museum. Interessi visti sotto una nuova luce, approfondimenti sino a quei momenti sconosciuti, la volontà (unita a una qualche dose di furbizia) di guardare al mondo Pop che, in loco, non si negava una certa “critica verso la classe politica dell’epoca, oltre a irridere la degenerazione dei comportamenti di una nascente società consumistica.”

Dietro queste premesse, sarà interessante visitare questo recente panorama, ospitante altresì nomi della più recente generazione, che Sanfo ha allestito nel Cortile Lagrange – Galleria delle Arti (a palazzo Cavour, via Lagrange 27, orari dal martedì al sabato dalle 10,30 alle 18,30, sino al 10 gennaio) per la mostra “Cina. Capolavori per un nuovo collezionismo”. Non so se l’occhio (antico) europeo li vorrà già definire capolavori, certo linguaggi diversi, innovativi e colmi di creatività, tendenze a molti fino a oggi sconosciute, ormai imperiose, anche investimenti in considerazione delle quotazioni eccellenti acquistate nelle aste internazionali. Una mostra che può rivelarsi di diritto un’occasione unica nel panorama artistico delle festività natalizie torinesi, un momento di confronto ragguardevole e da apprezzare, la scoperta di un territorio inesplorato ma di certo affascinante.

Quattro principali artisti, accomunati per lo meno dalla curiosità che coinvolge chi guarda, Xing Junqin, un ex militare che porta sfacciatamente e al colmo dell’ironia Duchamp tra due soldati in tuta mimetica intenti in un puro bisogno fisiologico (“The romance of Duchamp story”, 2006) o che sa costruire con estrema precisione, nel fitto degli alberi ricchi di fogliame, tra tinte verdi e marroni che riprendono l’abbigliamento militare, il suo “Paesaggio camouflage” (2006), elementi coraggiosi di grande impatto visivo. Zhang Hong Mei mette in campo preziosi “mental landscape” (2016), tessuti incollati su tela, accenni, stralci di paesaggi, macchie rivisitate brillantemente a creare scogli, angoli di mare, vele, miscelatura di materiali dove il colore s’impone, vivissimo, vissuto in piena libertà, tra pieni e improvvisi vuoti, come quello del 2017, un territorio che si frantuma, poco a poco, forse quello nordamericano, una deriva e una sparizione a due passi da noi. Soltanto nella mente? Per l’artista la pittura è anche capace di un ulteriore gioco, irreale, che si manifesta in un minuscolo “albero della fortuna” (2025), usando multicolori, giallo rosso verde, tessuti su fili d’acciaio. Come simili tessuti possono anche essere incollati sul bronzo e dare vita a curiose figure di dei o eroi, che non conosciamo. Xu De Qi realizza coloratissime e moderne figure di ragazze, selvagge e rampanti, pronte a imporsi, padrone di sé, vuoi che affrontino il mondo protette da una nera pantera, anch’esse aggressive (“Beauty and the beast”, 2019) o in discesa da un battello, fasciata da hotpants e canottierona a righe verdi e nere, questa volta avendo alle spalle la presenza di un non certo meno pericoloso felide (stesso titolo, 2024). Ancora l’iperrealismo di Luo Zhiyi, intenso e prezioso di tecnica, nella continua ricerca di particolari che certo affascinano. Senza contare le operazioni di autori quali l’ormai acclamato Ai Weiwei, tra tappezzerie e ceramiche dipinte a mano, o di Wu Dewu con la sua “Butterfly”, luminescente tra angosciosi omini in nero, o Ma Fengyun che regala tre ritratti in stampa digitale su tela di altrettante bizzarre ma impagabili vegliarde che valgono da sole una visita.

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcune opere degli artisti cinesi esposti in mostra.

Gualazzi ospite speciale al Premio Gianmaria Testa “Parole e musica”

Raphael Gualazzi sarà l’ospite speciale della serata finale della VI edizione del Premio Gianmaria Testa “Parole e musica”, in programma lunedì 9 marzo alle 20.30, presso le Fonderie Limone, in via Pastrengo 88, Moncalieri. Gualazzi è fra gli artisti più originali, versatili e riconosciuti della scena italiana e internazionale. I biglietti della serata sono in prevendita al prezzo di 15 euro sul sito del Teatro Stabile di Torino. Con la presenza del musicista, il Premio si conferma luogo di incontro tra generazioni artistiche, dove la ricerca musicale e la cura della parola dialogano con la tradizione, e con le nuove forme della canzone contemporanea. Il concerto di Gualazzi offrirà un viaggio unico nella sua dimensione piano e voce, la più intima e autentica, in cui l’artista restituisce alle proprie composizioni una forza narrativa essenziale e luminosa, attraversando colonne sonore, omaggi alla tradizione afroamericana o arie d’opera rivisitate, improvvisazioni jazz e melodie della grande tradizione italiana. Vincitore di Sanremo Giovani nel 2011 con “Follia d’amore”, premiato con quattro riconoscimenti al Festival e secondo classificato all’Eurovision Song Contest dello stesso anno, il musicista e compositore ha costruito un percorso musicale unico, capace di fondere jazz, pop, musica classica, blues, soul ed elettronica. Artista dalle collaborazioni internazionali, ha calcato I grandi palchi di tutto il mondo, pubblicato album di successo pluripremiati e firmato musiche per cinema, televisione e grandi eventi, tra cui l’inno del Giro d’Italia 2024.

La sua presenza al Premio Testa assume un valore significativo: come il cantautore cuneese, Gualazzi è capace di far dialogare linguaggi musicali diversi, unendo profondità, eleganza e poesia. Il suo concerto rappresenterà uno dei momenti più attesi della serata, in cui I brani dei finalisti si alterneranno alla sua musica in un unico e grande racconto dedicato alla forza delle parole e della melodia.

La serata del 9 marzo prossimo rappresenta il culmine del percorso iniziato con il bando della VI edizione del Premio, aperto dal 10 novembre 2025 al 25 gennaio 2026, e rivolto a cantautori under 38 di ogni nazionalità. Una giuria di prestigio, presieduta da Paola Farinetti, selezionerà i cinque artisti che si esibiranno dal vivo interpretando il proprio brano in concorso e una canzone di Gianmaria Testa, costruendo un dialogo tra memoria e contemporaneità.

“Ogni anno il Premio si rinnova, rimanendo fedele allo spirito di Gianmaria – afferma Paola Farinetti – accogliere Raphael Gualazzi significa celebrare l’incontro fra talento, scrittura musicale e libertà creativa, valori che appartengono profondamente all’idea di canzone che Testa ha lasciato in eredità”.

Il Premio è promosso dal Comitato Moncalieri Cultura con Produzioni Fuorivia, con il contributo di Regione Piemonte e Città di Moncalieri.

Mara Martellotta

Sabrina Knaflitz e il figlio Leo Gassman  in “Ubi maior”

Va in scena dal 19 al 21 dicembre la pièce teatrale “Ubi maior” di Franco Bertini, con protagonisti Leo Gassman e Sabrina Knaflitz, per la regia di Enrico Maria Lamanna. Nei panni della mamma Lorena ci sarà la nota attrice Sabrina Knaflitz che, nella realtà, è madre del giovane Gassman.

Tito ha vent’anni ed è molto più di un campione di scherma, è un giovane brillante e carismatico che ha conquistato il gradino più alto del podio olimpico con sacrificio e dedizione. Il successo lo ha reso celebre, gli sponsor lo corteggiano, ma lui non si lascia sedurre dalle lusinghe e dal denaro del mondo dell’intrattenimento. La sua vita è scandita da allenamenti, competizioni, spostamenti continui, tanto da non aver bisogno di una casa tutta sua. Quando decide di farlo, resta comunque vicino alla famiglia. Un giorno, un messaggio di suo padre lo richiama a casa perché un guaio serio e pericoloso è comparso. Un guaio che nessuna vittoria sportiva può risolvere. Il problema più insidioso riguarda una leggerezza da parte della madre Lorena, che si trova ad avere a che fare con un personaggio poco raccomandabile. Tito si trova davanti alla sfida più difficile della sua vita, ma questa volta non potrà combattere sulla pedana, non vi saranno regole di gioco. I suoi genitori, da sempre punti di riferimento, si rivelano sotto una luce inedita, e lui stesso scopre un lato di sé fino a quel momento nascosto. Per proteggere la sua famiglia, Tito dovrà compiere una scelta: restare fedele ai suoi principi morali o infrangerli. In questa partita conterà solo ciò che si è disposti a sacrificare. Ubi maior, minor cessat.

Teatro Gioiello: via Cristoforo Colombo 31, Torino

Venerdì 19 e sabato 20 dicembre ore 21 – domenica 21 ore 16

Mara Martellotta

Jodie Foster nelle sale in veste di psichiatra

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

No, Rebecca Zlotowski non ha propria la stoffa di Hitchcock

Si chiama Lilian Steiner, di professione psichiatra, trapiantata tra le piazze e les avenue di Parigi, vita solitaria, un matrimonio interrotto alle spalle – ma una cena a due e un paio di bicchieri di buon vino rosso potrebbero lasciarci intravedere una notte di sesso e una conciliazione -, un rapporto parecchio maldestro con il figlio da poco divenuto padre. Ma la “Vita privata” non è soltanto questo, s’allarga a quello studio che ospita lettino e pazienti, alla gran gamma di registrazioni inscatolate a documentare situazioni drammatiche e no, segni e sogni, infanzie e rapporti, ricordi e vita quotidiana che ha necessità di un inquadramento. Magari d’immagini rosseggianti facendo parlare il colore e inondandone lo schermo. Un casellario popoloso e variopinto, a cui Lilian (una sempre eccellente Jodie Foster, dal grugno femminilmente duro) sembra a volte dare poca importanza, ascolta distrattamente, redarguisce se mancano agli appuntamenti e chiede di chiudere il conto. Tutto è una vaga partecipazione o lo svolgimento di un abitudinario lavoro ormai svolto da anni? Tutto è vago, se Lilian poco guarda agli altri mentre dimentica di scavare totalmente in se stessa.

Qualcosa prende ad agitarsi alla notizia del suicidio di una paziente, la bionda Paula, quando l’attività muta del tutto e da psichiatra si passa comodamente a giocare all’investigatore privato, con un’area di ricerca che altalena tra i toni drammatici a quelli (quasi) divertenti, allorché alla zelante Poirot s’affianca quel Watson di marito (di professione oculista, un Daniel Auteuil ancora innamorato e pronto di risate e carezze) trascinato allo svelamento di indizi e prove, essendosi convinta la nostra che di omicidio si tratti e che il colpevole vada ricercato tra le fredde mura domestiche della defunta. Anche il buon vecchio Hitchcock sobbalzava con momenti “divertenti”, inventava gag, incollava sui visi di Stewart o di Grant insuperabili intervalli di leggerezza dopo averli spremuti e terrificati a dovere: e qui, finché percorre i binari della descrizione dei caratteri e degli ambienti, finché inquadra l’avvio e il primo procedere della vicenda la regista Rebecca Zlotowski (franco-polacca, quarantacinquenne, anche sceneggiatrice qui con Anne Berest) non se la cava troppo male. Snella, veloce, essenziale, precisa: anche se l’indagine investigativa vera e propria vanta altri sapori, più profondi, più maturi.

Poi il film, nell’ultima ventina di minuti (ti  accorgi davvero come sulla Montée des marches di Cannes, dove “Vita privata” si è visto nel maggio scorso en première, i francesi posizionino prodotti di casa loro che con difficoltà dovrebbero trovarvi posto, la grandeur non mente), arriva improvviso sullo scivolo e sbanda clamorosamente e rumorosamente, anche per tratti ridicoli e quanto mai banali, con la coppia Poirot/Watson (con un pizzico di Gatto Silvestro) impegnata in appostamenti notturni e a documentare la doppia vita del recente vedovo (un irriconoscibile, spaesato Mathieu Amalric) e mamma Lilian a deporre la freddezza per recuperare un figlio e ricordarsi quanto è bello fare la nonna. Tutto diventa macchietta, assurdamente goffo. In lontananza s’intravedono due attrici francesi che hanno fatto la storia, Marlène Jobert – è passata dai nostri Petri e Risi E monicelli a Ford Coppola e Chabrol e Ozon – e Irène Jacob – un lungo itinerario anche il suo, da Kieślowski a Wenders, da Hugh Hudson a Angelopoulos a Lelouch -, due apparizioni perse nel definitivo pollice verso. Non sto a raccontarvi di un’ipnotista e di quanto riesce a cavare dalla mente polverosa della povera Lilian/Jodie, cioè riscoprirsi in una grande orchestra come violoncellista nella Parigi occupata dove i cattivi hanno le divise dei nazi e il direttore d’orchestra dirige a suon di pistola: musica per musica, volete ricordare per un attimo – tutt’altro panorama, diversissimi realtà e inconscio – dei piatti finali dell’”Uomo che sapeva troppo”, dove i cattivi erano i diabolici coniugi Drayton?

“Morte nella neve”: il giallo natalizio di Joseph Jefferson Farjeon

Un regalo perfetto da acquistare in edicola.

Cosa c’e’ di piu’ affascinante di un giallo in bianco, di una trama che tiene inchiodati alle pagine, avvolti da silenzio, da scenari da sogno ed enigmi al cardiopalmo? Morte nella neve mantiene la promessa che ci si aspetta da un libro in cui gioco intellettuale e senso di appagamento si mescolano, in cui la risoluzione del mistero avviene all’interno di uno scenario elegante e di calma rassicurante.

Pubblicato originariamente negli anni Trenta, Morte nella neve rappresenta uno degli esempi più raffinati del cosiddetto “Golden Age” del giallo inglese, il periodo tra le due guerre mondiali in Gran Bretagna, quando autori come Agatha Christie, Dorothy L. Sayers e Jefferson Farjeon definirono i canoni del mistero classico, con delitti intelligenti, indagini logiche e finali sorprendenti.

Joseph Jefferson Farjeon, scrittore britannico prolifico del XX secolo, noto per i suoi gialli classici caratterizzati da trame intricate, suspense calibrata e grande attenzione all’atmosfera, costruisce una trama che mantiene alta la suspense fino all’ultima pagina, dimostrando come anche ambientazioni apparentemente serene possano nascondere inquietudini e delitti.

Il Natale 2025 dei lettori piemontesi e italiani si tinge nuovamente di mistero grazie a Morte nella neve, proposto in edizione speciale da Lindau e che si’ trovera’ in edicola. Il romanzo unisce atmosfera invernale, tensione narrativa e fascino classico del giallo britannico, ideale per chi ama immergersi in un’indagine serrata tra neve e segreti.

La neve come elemento narrativo rende questo giallo particolarmente adatto al periodo natalizio. I paesaggi innevati amplificano la tensione, creano isolamento e intensificano il senso di mistero: il silenzio dei boschi, le strade deserte e le case illuminate solo dalle luci natalizie trasformano l’ambientazione in un personaggio aggiuntivo, che accompagna ogni colpo di scena. Un giallo sulla neve diventa così perfetto come “mood di Natale”: unisce l’atmosfera tipica delle feste con l’adrenalina della suspense, offrendo una lettura avvolgente, suggestiva e al tempo stesso elegante.

La storia si apre con un omicidio durante le festività invernali e procede tra sospetti, indizi nascosti e rivelazioni sorprendenti. Farjeon gioca abilmente con i codici classici del giallo: personaggi ambigui, tensione crescente e finale a sorpresa che ribalta le aspettative. L’ambientazione natalizia, con neve e gelo, accentua il contrasto tra la tranquillità apparente e l’oscuro segreto da svelare, rendendo la lettura un’esperienza unica, adatta a chi ama i misteri senza eccessiva violenza o crudezza.

L’edizione Lindau offre ai lettori la possibilità di scoprire o riscoprire Farjeon in un formato curato, con traduzione fedele e apparati che facilitano la comprensione del contesto storico. Il libro, pur appartenendo al filone classico britannico di altri tempi, risulta accessibile anche ai lettori moderni, combinando suspense e atmosfera natalizia con eleganza narrativa.

Oltre al piacere della lettura, Morte nella neve diventa anche un oggetto da collezione, perfetto da regalare o da conservare. È una lettura capace di intrattenere tutta la famiglia o di accompagnare momenti di riflessione e pausa nelle giornate invernali.

Infine, il libro conferma il fascino intramontabile dei classici del giallo d’epoca: storie costruite con precisione, tensione calibrata e ambientazioni suggestive, capaci di trasportare il lettore in un mondo lontano nel tempo ma vicino nella suspense. Morte nella neve è quindi un regalo perfetto per chi ama il mistero, la neve, il Natale e il gusto di scoprire colpi di scena tra le pagine di un romanzo elegante e senza tempo.

Di Maria La Barbera

Corto Maltese: nuove esplorazioni

Presentazione del nuovo saggio di Augusto Q. Bruni

Giovedì 18 dicembre, ore 18.30 – Libreria Belgravia, Via Vicoforte 14/d, Torino

 

Il viaggio continua. Dopo Corto Maltese dietro le quinte (Paginauno, 2021), Augusto Q. Bruni torna a indagare le origini, le fonti e i misteri del marinaio più famoso al mondo con il nuovo saggio “Corto Maltese: nuove esplorazioni”, un’opera che approfondisce ulteriormente ciò che si cela dietro la figura più iconica immaginata da Hugo Pratt.

Il titolo del volume è un manifesto programmatico: la ricerca non si ferma, anzi procede verso territori ancora più affascinanti. Il lettore curioso troverà in queste pagine una sorprendente serie di scoperte, rimandi simbolici, significati nascosti e verità insospettabili che arricchiscono e trasformano la lettura dell’opera prattiana. Bruni, con il suo approccio meticoloso e appassionato, dimostra ancora una volta come lo spirito della ricerca sia ciò che distingue la letteratura disegnata di Pratt da ogni altra forma narrativa.

L’incontro

Durante la presentazione, l’autore dialogherà con il giornalista Marco Margrita, accompagnando il pubblico in un percorso fatto di intuizioni, rivelazioni e analisi inedite, frutto di un lavoro che intreccia competenze filologiche, studio delle fonti e una profonda conoscenza del mondo di Corto Maltese.

L’autore

Nato nel 1957, Augusto Q. Bruni ha una formazione classica e una laurea in Giurisprudenza conseguita con lode, ma fin da giovanissimo coltiva la passione per la radio, il racconto mitologico, la fantascienza e il genere detective. Per oltre vent’anni ha ideato e condotto programmi per emittenti di Bologna e Roma legate a Popolare Network e per Rai2 Bolzano. Parallelamente ha scritto racconti a fumetti per Nova Express e pubblicato diversi volumi sulla tecnica della sceneggiatura cinematografica.

Allievo e collaboratore di Hugo Pratt, ha firmato la prefazione all’edizione di Corto Maltese. Mù, la città perduta. Da anni è tra le voci della rivista Paginauno, nella quale cura la rubrica musicale “Le insolite note”.

Un appuntamento da non perdere

La presentazione di Corto Maltese: nuove esplorazioni alla Libreria Belgravia sarà l’occasione per scoprire nuove prospettive sull’universo prattiano e per incontrare un autore che da decenni ne studia, interpreta e approfondisce i significati più profondi. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Hiroshima Mon Amour: una settimana di concerti e party

Tra folk metal, suoni mediterranei e anni ’80

Settimana ad alta intensità all’Hiroshima Mon Amour di Torino, che da mercoledì 17 a sabato 20 dicembre propone un calendario ricco di concerti e appuntamenti capaci di parlare a pubblici diversi, mantenendo lo spirito libero e musicale che da sempre contraddistingue lo storico club di via Bossoli.

Mercoledì 17 dicembre si parte con il ritorno dal vivo dei Folkstone, band simbolo del folk metal italiano, che approda per la prima volta sul palco dell’Hiroshima con il “Delirium Winter Tour – Special Edition”. Un’occasione speciale per ascoltare dal vivo i brani del doppio album Natura Morta, pubblicato lo scorso marzo, in uno show che promette di essere non solo un concerto, ma un vero momento di condivisione con il pubblico che da anni segue la band con passione.
Ore 20.30 – Ingresso 18 euro.

Giovedì 18 dicembre è la volta di Lello Analfino & T-Orkestar con il “Sicilia Express Tour”, un viaggio musicale che attraversa l’Italia portando sul palco tutta l’energia, i colori e i suoni della Sicilia. Tradizione e contaminazioni si mescolano in un live ad alto tasso di adrenalina, capace di far dialogare radici popolari e attitudine contemporanea.
Ore 20.30 – Ingresso 15 euro.

Venerdì 19 dicembre torna uno degli appuntamenti più attesi: il NON FARCELA PARTY, la festa solo per donne ideata da Francesca Fiore e Sarah Malnerich, fondatrici del progetto Mammadimerda. Una serata irriverente e liberatoria dedicata a chi ogni giorno si divide tra lavoro, famiglia, aspettative e realtà. Un party pensato come spazio sicuro, inclusivo e tutto al femminile, dove ballare, ridere, sfogarsi e celebrare senza filtri imperfezione, normalità e vita vera.
Ore 20.30 – Ingresso 15 euro.

Sabato 20 dicembre si chiude in pista con LET’S DANCE! Party Anni 80, un tuffo nostalgico nei “dieci anni più felici” tra Like a Virgin di Madonna, Bad di Michael Jackson, Drive In e spot della Morositas. Un viaggio musicale e culturale tra paninari e metallari, piumini Moncler e hit senza tempo, per ballare fino a notte fonda.
Dalle ore 22.00 – Ingresso 10 euro.

Valeria Rombolà