Nel cuore dell’inverno, quando il ritmo delle giornate si fa più lento e il paesaggio sembra chiedere ascolto e silenzio, lo Chapiteau Nice si manifesta come una presenza luminosa ed accogliente a Mondovì, nel verde del Parco Europa. Non si tratta soltanto di una tenda, ma di una vera e propria soglia simbolica, uno spazio circolare che invita a interrompere la quotidianità per lasciarsi rapire da una dimensione altra e più profonda.
Per alcuni giorni, con un tutto esaurito partito il 26 dicembre per proseguire fino al 6 gennaio, il Vertigo Gala – True Colors nasce da una necessità di incontro e di apertura che rendono Mondovì e il Monregalese un crocevia temporaneo di visioni, attraversate dalla creatività e dalla sensibilità di giovani artisti internazionali, in un dialogo fecondo con il territorio.
“Vertigo Gala- True Colors” rappresenta un viaggio poetico nel cuore delle identità umane, una luminosa dichiarazione di diversità e autenticità che trasforma il circo contemporaneo in una tavolozza vibrante di emozioni. La metafora centrale dello spettacolo è il colore, non ornamento, ma materia viva e filo narrativo che attraversa la scena, evocando inclusione, libertà e ricchezza di sfumature che rendono ciascun essere umano davvero unico.
In scena, tecnica e ricerca espressiva si intrecciano in una scrittura raffinata e sensibile, dove il virtuosismo non è mai fine a se stesso, ma diventa linguaggio, relazione e racconto.
A guidare lo spettatore in questo attraversamento è l’artista e regista dello spettacolo Vladimir Ježic, di origine croata. Attraverso una sorprendente manipolazione di bandiere, Ježic riesce a costruire un racconto fluido e imprevedibile, collegando i diversi quadri in un’unica onda cromatica. Le bandiere non separano né delimitano, diventano diversi corpi in movimento, segni poetici che uniscono, mettono in relazione e trasformano.
Attorno a lui si muovono gli artisti della Fondazione Cirko Vertigo, ciascuno portatore del proprio colore interiore, del proprio linguaggio e della propria storia.
Agostina Beltran Vilche dell’Uruguay è sospesa tra capillare e acrodanza; Felipe Gonzalo Flores Toledo del Cile disegna traiettorie dinamiche attraverso la giocolieria, Glenda Marisol Paz Maldonado del Guatemala abita la verticalità dei tessuti aerei, l’italiana Irene Sora gioca con equilibrio tra acrobatica e giocolieri, l’italiana Sara Frediani attraversa lo spazio con l’eleganza del trapezio e delle cinghie aeree, l’italiano Diego Lama incarna la purezza del movimento sulla corda aerea. Il messicano Angel David Villa Nunez in Messico esplora la complessità fluida della multicorda. Alejandro Bryam Cristancho Romero, colombiano, restituisce la poesia leggera della bici aerea e degli ombrelli.
Rebecca del Farra, italiana, avvolge lo sguardo nella rotazione ipnotica del cerchio aereo. Il risultato è quello di un affresco collettivo di grande forza visiva ed emotiva, in cui il linguaggio del circo contemporaneo diventa strumento di ascolto, di condivisione e di riflessione, capace di unire pubblici diversi, mantenendo uno sguardo profondamente quotidiano.
Mara Martellotta






Chi appartiene alla mia generazione non può non sentire una seduzione speciale, direi unica, per Brigitte Bardot che Mario Soldati mi fece conoscere a Cannes in occasione di un festival. La stessa Saint – Tropez mi ha sempre attratto molto perché attorno a quel luogo aleggiava il mito della Bardot. Quando ci andai in vacanza in uno dei migliori hotel fui deluso perché ciò che rappresentava la Bardot si riduceva ad una borsa di lusso. La spiaggia dell’hotel, lungi dal far pensare a BB era piena di vecchie signore, alcune in topless, che l’età sconsigliava: un qualcosa di decadente e di brutto che metteva tristezza. La Bardot l’aveva ben capito che l’amore, il sesso sfrenato, la frenesia dell’estate e del mare appartenevano solo ai giovani, come in Boccaccio. Infatti si era ritirata presto dal cinema dedicandosi all’impegno generoso a favore degli animali, tema del tutto trascurato, che mostrava la sua sensibilità di donna.

