CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 28

L’Ottava Sinfonia di Bruckner all’Auditorium Rai

Giovedì 4 dicembre, alle 20.30, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, con trasmissione su Radio 3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura, e in replica venerdì 5 dicembre alle ore 20, verrà interpretata con l’Orchestra Rai, da Robert Treviño, l’Ottava Sinfonia di Bruckner.

“Questa sinfonia è la creazione di un gigante, e supera di gran lunga tutte le altre opere del maestro”. Con queste parole il compositore Hugo Wolf descriveva la Sinfonia n.8 in do minore di Anton Bruckner, all’indomani della sua prima esecuzione, avventura al Musicwerein di Vienna il 18 dicembre 1892.

L’Ottava Sinfonia richiese a Bruckner un impegno creativo estremo: sei anni, tra il 1884 e il 1890, passando attraverso molte revisioni, fino alla parola “Alleluja” posta sullo schizzo del finale, e alla dedica all’imperatore Francesco Giuseppe, che non solo accettò il gesto del compositore, ma si offrì di contribuire alle spese di pubblicazione del lavoro. In effetti si tratta di un pagina gigantesca per dimensione e strumentazione, e si dovranno attendere i successivi esiti mahleriani per superare l’enormità di questo organico orchestrale. Una grandiosa investigazione  di quegli eterni mistero dello spirito che Bruckner frequentò durante tutta la sua vita. A interpretarla con l’OSN Rai è chiamato Robert Treviño, già Direttore ospite principale della compagine e attuale Direttore dell’Orchestra Nazionale Basca, oltre che consulente artistico dell’Orchestra Sinfonica di Malmö. Di origini messicane, Treviño è cresciuto a Fort Worth, in Texas, e si è imposto al teatro Bol’ŝoi di Mosca nel 2013, sostituendo Vassilj Sinaisky sul podio del Don Carlo di Verdi. Con l’OSN Rai, nel 2021, è stato protagonista di una brillante tournée in Germania, che ha toccato Francoforte, Colonia e Amburgo.

“L’Ottava Sinfonia di Bruckner – afferma Treviño – è nota con il sottotitolo ‘Apocalisse’. Lo si può comprendere grazie alla sua potenza e ampiezza, e forse anche per il carattere profetico, che sembra indicare la vasta scala delle calamità generate dall’uomo. Tuttavia per me, questa Sinfonia, è una sorta di summa bruckneriana, perché affronta i punti fondamentali della poetica del compositore: la bellezza della natura, un dono di Dio; la bellezza della vita, un dono di Dio; la redenzione dei malvagi, un dono di Dio; e l’elevazione  spirituale dell’uomo attraverso l’adorazione di Dio.

Biglietti, da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino

Info: 011 8104653 – biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

“Gli strumenti della solitudine” al Cineteatro Baretti

Il 4 dicembre alle 21 al Cineteatro Baretti di San Salvario, verrà presentato da Mirko Vercelli in première “Gli strumenti della solitudine”, documentario sperimentale che ha diretto e realizzato e che è frutto di un anno di lavoro intenso e creativo. Il film nasce da un viaggio di due mesi in solitaria tra Thailandia e Vietnam, un’esplorazione della memoria, della solitudine e di quei momenti che esistono solo quando nessuno guarda.
Il progetto è prodotto dall’etichetta indipendente torinese Orizzontale (RKH Studio) e vede la collaborazione del Maltempo Collettivo, ensemble di musicisti torinesi, molto conosciuti e attivi nella scena cittadina, tutti sotto i 35 anni, come prevede il regolamento del Premio Sanesi.
La colonna sonora è stata interamente improvvisata e registrata insieme a field recordings, raccolti in luoghi inattesi. Il film è stato realizzato grazie al Premio Roberto Sanesi, vinto da Mirko Vercelli l’anno scorso e a una borsa di studio collegata.
Gli ė stato dato un approccio antropologico un po’ alla Chris Marker, il grande documentarista francese. C’è un aspetto interessante del lavoro: “Gli strumenti della solitudine” è in realtà un progetto multimediale completo. È appena uscito anche un libro di poesie con lo stesso titolo pubblicato da Edizioni del Faro e un album musicale pubblicato da Orizzontale/RKH Studio in collaborazione con Maltempo Collettivo.
Gli strumenti della solitudine è un’opera ibrida di spoken word e improvvisazione libera con i testi e la voce di Mirko Vercelli e la musica di Maltempo Collettivo. Nata da un viaggio nel Sud-Est asiatico, esplora i temi della memoria, della perdita e dell’impermanenza passando da antiche leggende alla tecnologia, in un dialogo tra voce, improvvisazioni libere, filmati e paesaggi sonori registrati sul campo. L’opera si esprime in due forme: un lungometraggio e un album. Nel lungometraggio il testo è presentato integralmente, accompagnato dal sonoro e da un flusso di filmati registrati con una handycam. Nell’album estratti del testo si alternano a momenti strumentali.
Vengono approfondite le tematiche della reincarnazione in ambito buddista, dello straniamento, sul genere dell antropologia interpretativa della scuola americana dei Clifford, dei Marcus e dei Crapanzano.Cosí Mondher Kilani nel 1994 scriveva: “Attualmente l’antropologia è obbligata ad essere riflessiva e fare ritorno sui luoghi a partire dai quali ha finora rivolto il suo sguardo agli altri. In questo “rimpatrio”, essa é inevitabilmente condotta a interrogarsi sui suoi punti ciechi e sulle questioni teoriche non affrontate, che sono l’esotismo e l’alterità. A meno che non si accontenti di riportare in patria il suo abituale sguardo esotico, per estenderlo, senza altra forma di processo, alla società moderna, in cui scovare, spesso con delle forzature, spazi marginali e premoderni, atti a divenire oggetto della sua persistente ricerca dell’esotismo.
Una tale antropologia del “presso di noi” che va attuandosi sempre di più, fa del testo etnografico il pre-testo che presiede alla scelta e all’individuazione dei suoi oggetti.
In altri termini, l’antropologia fonda la sua nuova legittimità sul seguente solipsismo epistemologico: “Sono un etnografo, dunque ciò che osservo è etnografico.
“L’opera di Mirko Vercelli io aggiungo, senza forzature, è una survey di antropologia applicata fluttuante, che vuole esplorare i luoghi esistenziali del silenzio, della solitudine e dell’alienazione. Il loro stile depresso e grigio.
In un epoca come la nostra dove la ripartenza folgorante della Storia, non me ne voglia Francis Fukuyama e il nichilismo imperante che ha rigettato, mai come in questi anni recenti, come da una bocca di fuoco, la sua acuta avversione ad ogni ottimistica aspettativa, impongono oggi nuove domande e nuove risposte di senso.
Mirko Vercelli ci prova, con coraggio intellettuale e forza delle idee.
Aldo Colonna
Cineteatro Baretti, Via Giuseppe Baretti 4, Torino
4 dicembre, ore 21
Première e unica proiezione. Apertura porte ore 20.30. 

A Camera un percorso di educazione alla fotografia

NEW DOCUMENTARY PRACTICES – FUTURES 2025

UN PERCORSO DI EDUCAZIONE ALLA FOTOGRAFIA

CON GLI ARTISTI

OLIVER FRANK CHANARIN E LORENZO VITTURI

Dal 2 al 5 dicembre

due workshop con i fotografi

per quattro giorni di incontri, lectures e talk

 NEW DOCUMENTARY PRACTICES – FUTURES 2025 è un percorso di educazione alla fotografia che si terrà a CAMERA Torino dal 2 al 5 dicembre 2025, rivolto a giovani artisti, curatori e appassionati di fotografia e linguaggi visivi.

Il 2 dicembre si inizia con un panel aperto al pubblico alle ore 18 che vedrà il curatore del progetto, Giangavino Pazzola, presentare la sua ricerca sulle Nuove Strategie Documentarie, in dialogo con la fotografa Marina Caneve. Si prosegue, il 3 e il 4 dicembre con i due workshop tenuti da Oliver Frank Chanarin e Lorenzo Vitturi. I fotografi saranno inoltre protagonisti di un talk aperto al pubblico previsto il 4 dicembre alle 18.30.

Il format NEW DOCUMENTARY PRACTICES mira a incrementare le competenze professionali e il network dei partecipanti al workshop e ad allargare la partecipazione attiva delle varie tipologie di pubblici alla fotografia contemporanea attraverso un programma strutturato.

L’attività si inserisce inoltre all’interno del programma pensato per FUTURES – la rete internazionale per la promozione della fotografia contemporanea di cui CAMERA è il punto di riferimento in Italia. Questo filone di ricerca permette all’istituzione torinese di compiere una mappatura dei principali protagonisti e protagoniste della fotografia contemporanea emergente in Europa.

I due workshop ruoteranno intorno agli usi innovativi del linguaggio fotografico, orientato all’ideazione di storie e di immaginari inediti che derivano dalla messa in discussione delle modalità tradizionali di approccio al genere documentario e dall’invenzione di altri criteri per interrogare la realtà. A seconda della propria scelta tra i due workshop, ogni partecipante potrà immergersi così nell’esperienza che più lo ispira.

Nel workshop Ama il peccatore, odia il peccato con Oliver Frank Chanarin, si lavorerà a stretto contatto con l’artista per combinare fotografie, parole e codici informatici. Verranno prese in esame le diverse modalità con le quali la produzione e la circolazione delle immagini sono state radicalmente trasformate nell’era digitale, dando vita al riutilizzo e ricombinazione di immagini autoprodotte, trovate e fotografie d’archivio per creare una nuova opera meccanica collettiva che sarà esposta alla fine del workshop.

Nel workshop Tra fotografia e scultura con Lorenzo Vitturi, invece, gli studenti saranno coinvolti in un processo multidisciplinare che sfida la bidimensionalità della fotografia per abbracciare un’ibridazione di questa con la scultura. Ogni partecipante verrà accompagnato in passeggiate urbane e sarà incoraggiato a sperimentare utilizzando materiali raccolti durante queste esplorazioni. Assemblando questi elementi in forma scultorea, i partecipanti al workshop dovranno poi trasformare forma e senso di questi per integrare il tutto in una propria personale narrazione visiva. I lavori finali rifletteranno tale approccio, combinando risultati visivi con sculture e installazioni effimere.

Il programma si rivolge a giovani autori e autrici appassionati alla fotografia e all’arte – provenienti non solo da percorsi formativi in Accademie di Belle Arti e Scuole di Fotografia italiane e straniere, ma anche in scuole di formazione in Scienze Sociali, Architettura e Discipline Artisticheintenzionati ad esplorare le molteplici opportunità dello storytelling, dalle modalità di progettazione di narrazioni fittizie e reali, dall’uso della fotografia combinato con altri media.

Le posizioni aperte per le iscrizioni dei partecipanti ai workshop sono venticinque al costo ognuno di 300 Euro iva inclusa.

Nel caso giungano candidature in numero superiore alla disponibilità di posti, CAMERA si riserva di valutare l’adeguatezza dei profili e di effettuare, a suo insindacabile giudizio, eventuali selezioni.

Per informazioni: didattica@camera.to

Per scaricare il programma e il modulo di iscrizione: www.camera.to

NEW DOCUMENTARY PRACTICES – FUTURES 2025

Dal 2 al 5 dicembre 2025

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, via delle Rosine 18, Torino

Martedì 2 dicembre

Nuove Strategie Documentarie. Una ricerca

ore 18:00

Giangavino Pazzola presenta, in dialogo con la fotografa Marina Caneve, il progetto di ricerca Nuove Strategie Documentarie che è sostenuto da Strategia Fotografia 2024, un’iniziativa della Direzione Generale per la Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura italiano.

Partner FUTURES Foundation Amsterdam, Fotodok Foundation Utrecht e CAMERA Centro Italiano per la Fotografia.

Mercoledì 3 e giovedì 4 dicembre

Workshop con Oliver Frank Chanarin: ama il peccatore, odia il peccato

Workshop con Lorenzo Vitturi: tra fotografia e scultura

ore 10:00 – 13:00 e 14:00 – 17:00

Giovedì 4 dicembre

Hybrid Visions: The Language of Documentary Practices Today / Visioni ibride: il linguaggio delle pratiche documentarie oggi

ore 18:30

Talk, in inglese, con Oliver Frank Chanarin e Lorenzo Vitturi insieme al direttore artistico di CAMERA François Hébel e il curatore Giangavino Pazzola.

Venerdì 5 dicembre

Finalizzazione dei workshop e sessioni di restituzione

ore 10:00 – 13:00 e 14:00 – 17:00

APPROFONDIMENTI

Workshop con Oliver Frank Chanarin: ama il peccatore, odia il peccato

I partecipanti lavoreranno a stretto contatto con l’artista per combinare fotografie, parole e codici informatici al fine di creare una serie di strane macchine. Il workshop prende le mosse dalla frase biblica “ama il peccatore, odia il peccato”. Attribuita al santo del VI secolo Agostino, questa sequenza di parole può essere invertita – ama il peccato, odia il peccatore – per capovolgerne il significato. In questo workshop ci saranno molti giochi di parole assurdi. L’installazione innovativa di Oliver Frank Chanarin, “Apparatus”, funge da utile introduzione ai temi del workshop. “Apparatus” è costituito da un robot realizzato dall’artista che appende e riattacca un archivio fotografico in continua evoluzione per tutta la durata della mostra. Funzionando secondo un algoritmo imperscrutabile, la macchina seleziona e giustappone immagini da oltre un centinaio di opere incorniciate conservate in pile sul pavimento della galleria. Appropriandosi del linguaggio dell’automazione, la macchina estrae e raccoglie, trattando le singole opere d’arte come oggetti da elaborare, valutare, ordinare, esporre e conservare, trasformando così lo spazio in qualcosa che a volte assomiglia più a una fabbrica che a una galleria. In questo workshop verranno presi in esame i modi in cui la produzione e la circolazione delle immagini sono state radicalmente trasformate nell’era dell’algoritmo. I partecipanti saranno liberi di utilizzare e combinare qualsiasi tipo di fotografia – immagini trovate, immagini d’archivio o immagini proprie – per creare una nuova opera meccanica che sarà esposta insieme alla fine del workshop.

Workshop con Lorenzo Vitturi: tra fotografia e scultura

Lorenzo Vitturi è da sempre interessato al rapporto tra fotografia e scultura, tra ciò che è materiale e ciò che è effimero, e ai diversi modi di tradurre visivamente questa tensione. Come ci relazioniamo con il cosiddetto mondo inanimato? In che modo possiamo creare una narrazione visiva utilizzando oggetti trovati e materiali di scarto? Quali strategie possono essere impiegate per dare nuovi significati a questi materiali, concentrandosi sulle storie e sui valori che essi portano con sé? E quali implicazioni concettuali derivano da questo processo? Queste sono alcune delle domande che l’artista vorrà affrontare durante il workshop. L’obiettivo del workshop è coinvolgere gli studenti in un processo multidisciplinare che metta in relazione la fotografia con la scultura. Per sottolineare l’importanza del processo creativo, i partecipanti saranno incoraggiati a utilizzare principalmente materiali raccolti e riciclati, che dovranno essere trasformati e integrati nella loro narrazione visiva. I lavori finali rifletteranno questo approccio, combinando risultati visivi con sculture e installazioni effimere. L’esplorazione si baserà sul contesto urbano di Torino, con particolare attenzione al quartiere di San Salvario, una zona vivace e multietnica in cui coesistono comunità diverse. Attraverso ricerche sul campo, osservazioni e incontri all’interno di questo territorio, gli studenti esamineranno come i materiali circolano, si accumulano, vengono utilizzati, scartati o riutilizzati nella vita quotidiana. Confrontandosi con le storie stratificate e le trame culturali di San Salvario, saranno incoraggiati a riflettere su come l’ambiente urbano e le sue dinamiche sociali possano influenzare i processi artistici. Il workshop inviterà i partecipanti a considerare come la materia e il territorio si influenzino reciprocamente e come i materiali raccolti in situ possano diventare portatori delle narrazioni racchiuse in questo quartiere unico nel suo genere.

APPROFONDIMENTI

Oliver Frank Chanarin (Londra, 1971) è un artista che lavora principalmente con la fotografia ed è vincitore del prestigioso Image Vevey Photography Grant 2024. La sua pratica artistica, di ampio respiro, è caratterizzata da un’apertura alla sperimentazione e alla collaborazione. Pur nascendo dalla fotografia e da un approccio critico al fotogiornalismo, il suo lavoro culmina in diversi media, tra cui libri, installazioni, robotica e fotografia. Chanarin ha studiato Intelligenza Artificiale all’università e ha ricoperto la carica di professore di fotografia alla Hochschule für bildende Künste (HFBK) di Amburgo (2016-2022). Chanarin è anche membro fondatore del programma di master in fotografia presso la Royal Academy of Art (KABK) nei Paesi Bassi. È uno dei due membri del duo Broomberg & Chanarin, le cui opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui Centre Pompidou – Parigi, Tate Modern – Londra, MoMA – New York, Stedelijk – Amsterdam, Jumex – Città del Messico, Victoria and Albert Museum – Londra, The Eye – Amsterdam, Art Gallery of Ontario, Cleveland Museum of Art e Baltimore Museum of Art. Tra i premi ricevuti figurano il Deutsche Börse Photography Prize (2013) per il progetto War Primer 2, l’ICP Infinity Award (2014) per il progetto Holy Bible e l’Arles Photo Text Award (2018).

Lorenzo Vitturi (Venezia, 1980) lavora nel campo della fotografia, della scultura e dell’installazione. Dopo la sua esperienza come scenografo cinematografico, Vitturi costruisce scenografie temporanee e sculture effimere, in studio e in loco, utilizzando sia materiali organici che artificiali. Partendo da specifiche località geografiche e dall’incontro con le comunità locali, il suo lavoro esplora le economie informali e la fusione di culture diverse, concentrandosi sul movimento di oggetti e persone in un mondo globalizzato. Tra le recenti mostre personali ricordiamo EARTH. Foundation, Verona (2024); Fondazione MAST – Foto Industria, Bologna, (2021); Centre Photographique Rouen Normandie (2021), FOAM Museum, Amsterdam, (2019); The Photographers’ Gallery, Londra (2017), Contact Gallery, Toronto (2015) e CNA Centre National de l’Audiovisuel, Lussemburgo (2014). Vitturi ha inoltre partecipato a mostre collettive al MAXXI di Roma, al Centre Georges Pompidou di Parigi, al Palazzo Reale e alla Triennale di Milano, al BOZAR di Bruxelles, al K11 Art Museum di Shanghai e al Barbican Centre di Londra.

“Cous Cous Party”, la storia di Andrea, giovane scultrice e street artist

Per la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro andrà in scena al Bellarte, da venerdì 5 a domenica 7 dicembre

Per “Iperspazi”, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro, nella sala piccola Bellarte, andrà in scena venerdì 5 dicembre, alle ore 21, e sabato e domenica 7 dicembre, alle ore 19, la pièce teatrale “Cous Cous Party”, di e con Francesca Cassottana e Giulia Angeloni, per la regia di Francesca Cassottana. Lo spettacolo è adatto a un pubblico maggiore di 14 anni.

Nelle pieghe di una quotidianità iperconnessa, attraversata dalle scie della solitudine, vera piaga sociale, prende forma il racconto di “Cous Cous Party”, storia di una giovane scultrice e street artist, Andrea, in piena stagione pandemica, autoreclusasi nel suo mondo interiore di quattro mura, lontana dal dolore della perdita e dalla pressione di una eredità artistica ingombrante. Schiacciata dal peso di un celebre padre, la ragazza ha ogni giornomlottato per trovare la sua voce in un universo destinato a soffocarla. Una piatta e monotona quotidianità, la sua, all’improvviso sconvolta dall’arrivo di Matilde, assistente sociale che, da subito, si capisce essere il suo esatto opposto. La professionista, infatti, sembra incarnare la perfezione, il prototipo di donna capace di avere tutto sotto controllo, creando legami e risolvendo problemi, affrontando le sfide degli altri con sicurezza e maestria. Tuttavia, anche dietro una facciata impeccabile, si cela un loop di iperproduzione che la rivelerà creatura non di meno prigioniera, incapace di assaporare il risultato dei suoi sforzi. L’incontro-scontro tra le due donne, così diverse, ma unite nella ricerca di un significato, divamperà accompagnandosi a una tempesta emotiva e fisica: tanto Andrea quanto Matilde si troveranno ad affrontare ataviche paure ed insicurezze, trasformando la loro solitudine in una sorprendente connessione. Facendo l’una leva sull’altra, inizieranno un percorso che le metterà in discussione, costringendole a guardarsi dentro per ridefinire i concetti di arte e relazione, per arrivare a scoprire come anche dalle macerie possa rinascere la vita.

“Cous Cous Party” unisce la drammaturgia a una esperienza immersiva e site-specific, pensata per spazi non convenzionali. Lo spettacolo prende forma nella sala piccola di Bellarte, in  uno spazio dove non vi sarà separazione tra la scena e il pubblico. Solo così sarà prima possibile abitare lo spazio privato di Andrea, osservare da vicino le sue interazioni virtuali, per poi, con l’arrivo di Matilde, avvertire la presenza di un intruso. L’allestimento prevede un allestimento di design visivo, con l’utilizzo di un proiettore per raccontare il mondo esterno, ciò che lasciamo dietro di noi una volta entrati in casa. In tutto questo, il pubblico assume il ruolo del visitatore, una presenza ai limiti del voyeur, cui è concessa la possibilità di assistere all’intimità di Andrea, moderna incarnazione di un modello di Hikikomori, la cui volontaria reclusione non esclude del tutto le relazioni lavorative, ma solo il contatto fisico.

Il progetto nasce dal desiderio di indagare il rapporto complesso tra solitudine e bisogno di intime connessioni con l’altro, in una contemporaneità fatta di pixel, grandi città, infinite opportunità relazionali, ricerca di senso e di comunità. La compagnia I Franchi si e confrontata con diversi contesti in cui questa tematica si manifesta, dal mondo della tecnologia a quello dell’arte, dalle relazioni d’amicizia a quelle d’amore, fino alla sessualità, attraverso cui hanno sviluppato una drammaturgia originale.

Biglietti: intero 13 euro  / disponibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con satispay, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35 grazie ai biglietti messi a disposizione grazie alla collaborazione con Torino Giovani. I biglietti si possono acquistare su www.fertiliterreniteatro.com

Mara Martellotta

Note di classica. Grigory Sokolov, Hayato Sumino e Robert Trevino, le “stelle” di dicembre

Lunedì primo dicembre al teatro Vittoria alle 20, Lucie Horsch flauto eseguirà musiche di van Eyck, Teleman, Hotteterre. Debussy, Rousseau, Berio, Bach, Britten, CPE Bach. Mercoledì 3 alle 20.30 al conservatorio G. Verdi per l’Unione Musicale il Quartetto Leonkoro con Timothy Ridout alla viola, eseguirà musiche di Haydn, Bach e Brahms. Giovedì 4 alle 20.30 e venerdì 5 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Robert Trevino, eseguirà la sinfonia n. 8 di Bruckner. Venerdì 5 alle 20 al teatro Regio, debutta “Romeo e Giulietta” . Balletto in 3 atti di Sergej Prokof’ev. L’Orchestra del Regio sarà diretta da John Cranko. Balletto del teatro Nazionale di Praga. Repliche fino a domenica 14.

Mercoledì 10 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale, il pianista Hayato Sumino eseguirà musiche di Chopin, Sumino, Bach, Gulda, Kapustin, Ravel. Giovedì 11 alle 20.30 e venerdì 12 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Juraj Valcuha, eseguirà musiche di Herrmann, Stravinskij e Cajkovskij. Venerdì 12 alle 20.30 all’auditorium Agnelli per Lingotto Musica, il pianista Grigory Sokolov eseguirà musiche di Beethoven e Brahms. Lunedì 15 alle 18 nell’aula Magna del Politecnico per Polincontri Musica, Paolo Tedesco violoncello e Stefano Musso pianoforte, eseguiranno musiche di Schubert , Janàcek, De Falla, Debussy, con coreografie di Manfredi Perego  e  danzatrici e danzatori  di BTT Bailey Kager, Ivo Santos, Luca Tomasoni, Noa Van Tichel . Martedì 16 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Torino Vocalensemble , Maria Ciavarella, Carlo Pavese direttori, presentano “Lumen Sensibus” . Eseguiranno musiche di Bonato, Olsson, Murray-Schafer, Traiger, improvvisazioni e altri autori. Mercoledì 17 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale, Carolin Widmann violino e Gabriele Carcano pianoforte, eseguiranno musiche di Schumann, Berio, Brahms e Strauss. Venerdì 19 alle 20 al teatro Regio, debutto de “Il Lago dei Cigni”. Balletto in 3 atti (quattro scene) , musica di Cajkovskij. L’Orchestra del Regio sarà diretta da Martins Ozolins. Balletto dell’Opera Nazionale di Riga. Repliche fino a domenica 28. Sabato 20 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, l’Ensemble Profane eseguirà musiche di Ravel e Debussy. Domenica 21 alle 16.30 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Quintetto Pentafiati eseguirà musiche di Mozart, Farkas, Machala, Agay, Briccialdi, Zemilinsky, Prokof’ev, Malando.

Martedì 23 alle 20.30 all’auditorium Toscanini “Concerto di Natale”. L’Orchestra Rai diretta da Ottavio Dantone e con Francesca Aspromonte soprano, Marco Braito e Roberto Rossi tromba, eseguiranno musiche di Vivaldi, Bach, Mozart e Beethoven.

Pier Luigi Fuggetta

Rock Jazz e dintorni a Torino. I Negrita e i Modà

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Al teatro Colosseo suonano i Negrita. All’Inalpi Arena si esibisce Elodie.

Martedì. Al teatro Concordia è di scena Fabri Fibra. Al Vinile si esibisce Alex Vaudano. All’Inalpi Arena suonano i Modà.

Mercoledì. Al teatro Colosseo arriva Cristiano De Andrè. Al teatro Concordia si esibisce Il Tre. Al Vinile è di scena Tosello. All’Osteria Rabezzana suona il trio di Enzo Zirilli. Al Charlie Bird si esibisce Carlo Peluso. Al Blah Blah sono di scena i Demented Are Go.

Giovedì. Al Magazzino sul Po suonano Umarell,Nancy, Ggiovanni, Nora Lang. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Tripolare.

Venerdì. Al Magazzino sul Po è di scena Dadà. Al Folk Club suona Elijah Wald. Al teatro Colosseo si esibisce Marco Masini. Allo Spazio 211si esibiscono Absu W / Zemial + Ancient + Tivax. Al Blah Blah suonano : Assalti Frontali+ Ellie Cottino+ Il complesso+ Perry Watt+ (special guest) Fonzie. Allo Ziggy sono di scena Men Of Mayhem + Palm in Forest.

Sabato. Al Blah Blah suonano Hell in the Club + Brilliperi. Al Magazzino sul Po si esibisce Nicolò Carnesi. All’Inalpi Arena è di scena Anna Vera Baddie. Al teatro Concordia l’evento Sunshine Gospel Choir.

Domenica. Alle OGR và in scena “OGR Charity Night Amici di Piero”. Giunto alla 26 à edizione, il concerto dedicato alla memoria di Piero Maccarino e Caterina Farassino. Suoneranno : The Originals (Africa Unite & The Bluebeaters), Statuto , Persiana Jones, Fratelli di Soledad, Willie Peyote, Casino Royale, Meg, Samuel e molti altri.

Pier Luigi Fuggetta

Ai “Gardens” dell’olandese Knibbe il premio per il miglior film del 43° TFF… e l’anno prossimo sarà Marilyn!

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Va all’olandese Morgan Knibbe per il suo “The Gardens of Eartly Delights” il premio per il miglior film del 43° Torino Film Festival, con i suoi 20.000 euro, scelta della giuria guidata da Ippolita Di Majo con altri quattro membri a rappresentare Francia, Belgio, Ucraina e Italia. Inevitabilmente, ognuno rimarrà della propria idea portandosi nel cuore i titoli che più l’hanno interessato o entusiasmato o le scelte che già aveva osato fare uscendo dalla settimana di proiezioni del TFF (come a dire che rimangono per primi nella memoria la solitudine disperata e il rapporto non più ricostruibile di Eugen con il padre in “Mo papa” e le simbologie del nipponico “Black Ox”): ma ha convinto appieno tutti quanti la vicenda di Ginto e del suo migliore amico Jojo che vagano per le strade di Manila, riempiendo le giornate e le notti di metanfetamine, tra piccoli furti e la lotta che intraprendono per un sacco di immondizia, tra le luci del quartiere della prostituzione e lo squallore della baraccopoli in cui vivono mentre la sorella del primo, Asia, si prostituisce nella speranza di una vita migliore, mentre il turista che scivola a poco a poco nella infelice frenesia personale del turismo sessuale li osserva dall’alto della piscina posta sul terrazzo del suo albergo. Una realtà lontana da noi, certo, ma “ho iniziato a scrivere il film cercando di spingere il pubblico a riconoscere e accettare l’umanità di chi è stato disumanizzato per secoli”, confessava il regista Morgan Knibbe, una lunga storia di sfruttamento, di forza e di mancanza di ogni rispetto, una storia che si disperde attraverso le fabbriche e le miniere, le piantagioni e i bordelli. Prostituzione giovanile e perversioni adulte, avevamo scritto, strade contorte verso un vuoto e desolato giardino delle delizie, esistenze senza vie d’uscita, con un racconto estremamente crudo, che guarda al caso personale ma che farebbe in fretta a espandersi per l’intera città, che non nasconde nulla, anzi mette lo spettatore dinanzi a una quotidianità da raccapriccio. Knibbe si fa ammirare nel rendere in maniera esatta la discesa agli inferi, all’interno di un girone che non sappiamo neppure immaginare, alla infelicità di tutti, ai sensi di colpa, all’urlo fatto per sopravvivere, lo fa senza compiangere, senza accusare, paradossalmente senza giudicare, lucidamente. Lasciando però più di un immenso amaro in bocca.

Gli altri premi vanno a “Ida who sang so badly even the dead rose up and joined her in song” di Ester Ivakič, storia della ragazzina di un piccolo villaggio sloveno convinta di impedire la morte della nonna entrando nel coro della scuola (premio speciale della Giuria, 7000 euro) e ad “Ailleurs la nuit” della canadese Marianne Métivier, l’intrecciarsi delle giornate di quattro giovani donne nel corso di una torrida estate, premio per la miglior sceneggiatura, lontanissimo dalle preferenze di chi scrive. La giuria composta dai critici cinematografici Igor Angjelkov (Macedonia), Chiara Spagnoli Gabardi (Italia) e Paul Risker (Regno Unito) assegna il premio FIPRESCI (Premio della Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica) a “La anatomìa de los caballos” del regista Daniel Vidal Toche, produzione Perù/Spagna, con la motivazione: “Il film riflette su una verità necessaria: la rivoluzione è fatta di azione e spargimento di sangue, ma è uno stato d’animo destinato al fallimento. Questa sensibile esplorazione della cultura indigena prende vita attraverso un realismo magico, attingendo allo spirito di Eadweard Muybridge. Come opera di poesia visiva, inattaccabile dal tempo, il film dimostra che ciò che l’uomo ha tenuto in cattività è più libero dell’essere umano”.

Intanto il Comitato di Gestione del Museo Nazionale del Cinema, presieduto da Enzo Ghigo, ha deliberato il rinnovo a Giulio Base (“per l’ottimo lavoro sin qui svolto”; non soltanto il suo, quello anche di Dame Tiziana Rocca in Base, statuaria e bionda, efficientissima tessitrice di trattative, di arrivi e partenze dei vari divi che in questi giorni Torino ha ricevuto, con la gibigianna delle Stelle della Mole o no, delle visite per la città a tallonarli e proteggerli come un granatiere, un lavoro che crediamo davvero di fino e che – volenti o nolenti, simpatizzanti o rimpiangenti – ha portato il TFF fuori della propria nicchia per spalancarlo forse al mondo) quale direttore artistico del Torino Film Festival per l’edizione 2026. Lui ha immediatamente messo sul tavolo la sua prima carta vincente. A Marilyn Monroe (sarà il centenario della nascita di Norma Jeane Mortenson Baker) verrà dedicata l’immagine e la retrospettiva del TFF numero 44: “Dopo due centenari che era doveroso celebrare, Brando e Newman – ha detto il direttore -, nel 2026 la retrospettiva sarà dedicata a una donna, nel centesimo anniversario della sua nascita. Non soltanto attrice, ma un mito, un’icona luminosa dell’immaginario collettivo. L’immagine scelta per il 44° Torino Film Festival proviene dal suo ultimo servizio fotografico, realizzato pochi giorni prima della scomparsa: uno scatto che custodisce bellezza e fragilità, con quel lieve senso di nostalgia del futuro, come se sapesse di essere destinata a vivere nell’eternità più che nel presente.” Un’immagine che venne scattata dal fotografo George Barris a Santa Monica il 13 luglio 1962, all’interno di un servizio conosciuto come “The Last Photos”. Nel 1997 il Museo Nazionale del Cinema di Torino ha comprato all’asta a Los Angeles tre stampe fotografiche con i ritratti realizzati sulla spiaggia che riportano la firma del fotografo e che sono oggi esposte alla Mole in un corner dedicato all’attrice e alla diva, insieme ad altre foto, oggetti personali e gioielli.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Marilyn Monroe fotografata da George Barris e icona del prossimo TFF 2026, ancora sotto la direzione di Giulio Base; Il giovane protagonista del film vincitore, “The Garden of Earthly Delights” dell’olandese Morgan Knibbe e “La anatomia de los caballos”, premio Fipresci.

Passepartout all’appartamento di Ponente della Palazzina di Caccia di Stupinigi

Nei fine settimana del 6-7 dicembre e del 27-28  dicembre , alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, nel Torinese, sarà eccezionalmente possibile visitare l’appartamento di Ponente prima della conclusione dei lavori di restauro prevista per la prossima primavera.

Per quattro giornate ritorna dunque accessibile al pubblico il percorso Passepartout  nell’appartamento di Carlo Felice , speculare a quello di Levante, per una visita guidata straordinaria alla riscoperta degli spazi segreti normalmente chiusi al pubblico. Attualmente in corso di restauro, l’appartamento di Ponente  comprende gli ambienti un tempo appartenuti al re Carlo Felice e alla duchessa Cristina di Borbone.

Gli spazi furono ampliati nel Settecento,  sotto la direzione di Benedetto Alfieri, per accogliere le stanze di Vittorio Emenuele, duca d’Aosta e figlio di re Vittorio Amedeo III.
L’appartamento si apre con una spazio impreziosito da due statue in marmo dei fratelli Collino, raffiguranti Meleagro e Atalanta. Seguono due anticamere decorate nella seconda metà del Settecento.  Nella prima parte sono esposte grandi marine di Francesco Antoniani e nella seconda si trovano scene di vita agreste realizzate da Angela Palanca, grandi tele che venivano utilizzate come cartoni preparatori per gli arazzi. Le sovraporte , datate 1755, raffigurano vedute marine e sono attribuibili alla maniera dell’Antoniani.

Le visite guidate passpartout sono indicate nei seguenti giorni: sabato 6, domenica7, sabato 27 e domenica 28 dicembre  alle ore 10.30, 12, 14.30.
Possono partecipare solo adulti e ragazzi al di sopra dei 12 anni e i gruppi non possono essere superiori alle 15 persone. È necessario indossare un abbigliamento comodo e calzature chiuse. Lo spazio non è accessibile a persone con disabilità.

Mara Martellotta

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: A Lucca con il “Pannunzio” –  Il Procuratore Generale Maddalena e l’avvocato Bernardini de Pace – Terenzio Magliano – Lettere

A Lucca con il “Pannunzio”
A Lucca si è tenuto nel fine settimana un Convegno del Centro “Pannunzio” organizzato da Carla Sodini per conto della locale sezione della città d’origine  di Mario Pannunzio. Ho avuto modo di apprezzare l’amministrazione comunale di Lucca finalmente in mano ad Amministratori all’altezza della storia lucchese. I giornali “La Nazione“ e il “Tirreno“ hanno dato ampio spazio alle due giornate di studio. Il tema del convegno ha riguardato il giornalismo e la satira nella storia della Repubblica. Dopo la dittatura fascista che aveva mal tollerato persino la satira apolitica, vietando totalmente quella politica, la Repubblica e la Costituzione avevano aperto la vita italiana ad un giornalismo autenticamente libero garantito dall’articolo 21 della Costituzione, mai citato a senso unico, come accade oggi.
Mario Pannunzio
Di conseguenza la satira ebbe modo di manifestarsi liberamente. Nel convegno si è parlato di Longanesi, Pannunzio, Guareschi, Maccari e tanti altri. Non è stata una scelta ideologica trascurare la satira dell’area  politica comunista, perché la seriosita’ bacchettona dei comunisti e di Togliatti ha impedito a sinistra una benché minima  capacità di non prendersi solo e sempre sul serio. La sinistra rinnegò Galantara,  Scalarini e  l’anticlericalismo in nome dell’articolo 7 della Costituzione che recepì il Concordato fascista del 1929. Guareschi scolpì nei suoi disegni l’obbedienza cieca  e persino demenziale dei comunisti con una ironia irresistibile di cui erano privi i trinariciuti e in parte i cattolici del bigottismo clericale. Anche il mondo clericale infatti  non seppe uscire dal grigiore delle sacrestie  e delle censure nel mondo dello spettacolo, della Tv e dei giornali. Solo i laici liberali e la destra ebbero la capacità di caricaturizzare sè stessi.
Oggi noi leggiamo la storia del secolo scorso attraverso le caricature più che attraverso i tomi di una pseudo – storia marxista dei vari Candeloro e Tranfaglia. Ho voluto che il Convegno fosse dedicato al ricordo di Giorgio Forattini, maestro di satira e di giornalismo senza pari. Se, quando lo invitai, le condizioni di salute glielo avessero concesso, avrebbe sicuramente partecipato al Convegno di Lucca. Poi il destino, purtroppo, ha deciso per lui.A noi resta il dovere del suo  ricordo.
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Il Procuratore Generale Maddalena e l’avvocato Bernardini de Pace
Sono da sempre un ammiratore del Procuratore Generale Marcello Maddalena che  conosco fin da quando frequentai il grande grecista Antonio Maddalena che invitai a ricordare Vincenzo Ciaffi dopo il rifiuto un po’  meschino di Italo Lana che non seppe andare oltre la morte con il distacco e la generosità del maestro. Con Marcello Maddalena ho avuto tante occasioni di incontro: dal ricordo dell’avvocato Claudio Dal Piaz , a un dibattito, suo ospite nell’Aula Magna del Tribunale, sul terrorismo in Germania e in Italia.
Poi ci ha legato il libro di Valdo Fusi “ Fiori rossi al Martinetto “ di cui il Procuratore generale ha scritto una lucida prefazione. In luglio abbiamo ricordato insieme Valdo Fusi nella Sala Rossa del Consiglio Comunale di Torino. Lunedì sera ho cenato con l’avvocato Annamaria Bernardini de Pace. Una conversazione amabile, come fossimo stati vecchi amici. Il vecchio amico avv. Rossotto le  aveva parlato forse troppo bene di me. Ad un certo punto, parlammo inevitabilmente di magistrati. Quando io citai Maddalena, la Bernardini si lasciò andare ad un elogio illimitato: un mito. Anche per questo comune sentire il nostro rapporto nato una sera è destinato a proseguire. La comune stima per Maddalena è la credenziale di un idem sentire con indipendenza ed equilibrio in un mondo infettato dal settarismo e dall’odio.
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Terenzio Magliano
Mi è tornato alla mente il senatore Terenzio Magliano, socialdemocratico che nel 1975 fu l’unico in consiglio comunale a votare contro la proposta di Novelli e dei comunisti di bloccare i lavori della Metropolitana  che stavano iniziando  sotto la guida di un grande tecnico come il prof. Vittorino Zignoli che fu anche assessore liberale , ma fu soprattutto un tecnico di fama internazionale.
Fu il solo Magliano a saper vedere lontano, tutelando un progetto che rimase bloccato per dieci anni  di giunte rosse e anche oggi è rimasto bloccato perché una sola linea è del tutto insufficiente.
Poi Magliano fu un politico molto clientelare e spregiudicato che ebbe in gioventù precedenti fascisti che la sinistra non gli perdono’ perché socialista anticomunista. Quel suo voto di cinquant’anni fa va ricordato e rivalutato. Non era solo un cacciatore di voti e di cariche. Era impossibile intrattenere con lui rapporti di amicizia – posso confermarlo per esperienza personale –  perché era troppo cinico e spregiudicato. Ma il merito acquisito nel difendere la Metro gli va riconosciuto. Neanche la Dc capì il gravissimo errore di Novelli che lo definiva sprezzantemente l’onorevole ”mariuolo“.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Gli ordini cavallereschi nella Repubblica italiana
Un mio vicino di casa che non è neppure ragioniere (perché non ha finito gli studi) ha festeggiato con annunci e feste la nomina a cavaliere di un ordine cavalleresco sabaudo, senza neppure precisarlo. Gli ho fatto amichevolmente presente che forse tale titolo cavalleresco era illegale, ma lui mi ha trattato in malo modo, dicendomi di occuparmi dei c …. miei e mi ha revocato in modo brusco e assai poco… cavalleresco  l’invito ad un brindisi condominiale. Lei che è uno studioso di storia e di diritto cosa ne pensa? Non mi firmo per disteso  per non guastare definitivamente il rapporto con il neo cavaliere vicino di casa che è diventato irriconoscibile. Oggi è un ridicolo personaggio da operetta.  U. T.
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Cerco di essere sintetico, riportando fonti documentate senza dare giudizi personali che sarebbero favorevoli ad una rilettura della storia meno manichea: oggi le onorificenze non riconosciute dallo Stato italiano sono illecite e fregiarsene costituisce un reato sia che si precisi l’ordine , sia che- cosa ancora più grave – non si indichi l’ordine di appartenenza , creando confusioni con l’OMRI. In particolare è ancora più  grave se pubblici dipendenti e componenti delle Forze Armate si fregino di titoli non consentiti. Anche chi ricopre cariche pubbliche deve stare attento a certe nomine che magari accetta senza pensarci .Riferendoci all’Ordine Mauriziano in particolare, esso è stato trasformato in ente ospedaliero  dall’art . 14 della norma transitoria e finale della nostra Costituzione (che prevede anche  il non riconoscimento dei titoli nobiliari). È una norma mai abrogata. Detta norma, secondo insigni giuristi consultati dal senatore Dario Cravero, ex presidente dell’Ordine Mauriziano,  impedisce implicitamente  altri utilizzi del nome in Italia, anche se l’ente ospedaliero è stato sciolto  per il deficit accumulato e sopravvive  solo una fondazione Mauriziana con compiti amministrativi sulla parte residua  delle proprietà dell’ Ordine originario. E‘  soprattuto  la legge 3 marzo 1951 n. 178 che regola l’uso delle onorificenze e che vieta l’uso di quelle non riconosciute . Parlare di ordini dinastici è un escamotage che la legge non prevede e non consente.
I cittadini italiani, ai sensi dell ‘articolo 7 della citata  legge, “non possono usare ed esibire onorificenze loro conferite da ordini non nazionali (gli ordini sabaudi hanno sede a Ginevra, malgrado l’abrogazione dell’esilio) senza aver avuto preventiva autorizzazione con Decreto del Presidente della Repubblica.  Nel caso specifico sarebbe quasi un ossimoro un ordine sabaudo autorizzato dal Quirinale e quindi il richiesto riconoscimento risulta impossibile. Chi viola la legge è sottoposto ad ammende fino 2.500.000 lire. Anche l’Ordine della Santissima Annunziata e’ soppresso  a termini di legge e quindi non è un ordine dinastico per la legge italiana. C’è una circolare del ministero degli esteri del 2005 che ribadisce i divieti. C’è da aggiungere che anche il Duca Aimone di Savoia – Aosta si ritiene Gran maestro degli stessi Ordini e capo della Casa. Non sono stato in grado di verificare se anche lui conferisca  onorificenze in Italia. Forse il rigore della legge del 1951 che portò nei decreti di nomina di Umberto II da Cascais a riportare a stampa che “in Italia vigono precise norme che vietano  di fregiarsi di onorificenze non riconosciute dallo Stato“, potrebbe essere mitigato. Ma forse, secondo altri, è giusto così perché il “todos caballeros“ è un aspetto di scarsa serietà tutta italiana. Solo l’onestà assoluta del re Umberto portava a precisare nei diplomi da lui  firmati quella frase che di fatto rendeva nulla la nomina almeno  in Italia. Adesso quella frase è scomparsa non si sa bene perché. Oggi ci sono migliaia di cavalieri, commendatori, dame   ed altro che partecipano a cene e galà di beneficenza, ma anche a cerimonie inequivocabilmente politiche. Ci sono sacerdoti che si dichiarano cappellani, per non parlare della guardie d’onore al Pantheon che intervengono in tutta Italia (e non solo al Pantheon) e che, secondo una circolare, hanno persino  dei loro “comandanti”, forse parola dal sen fuggita. Un‘associazione per il culto delle tombe del Pantheon di Roma o una associazione paramilitare, come alcuni vorrebbero o sognerebbero? Il ministero della Difesa dovrebbe effettuare più stringenti controlli per le Guardie che secondo alcuni sono un ibrido vagante ai limiti della legge. Mi limito a riportare giudizi, sempre pronto ad accogliere valutazioni diverse come è nel mio stile. Molti degli insigniti di ordini non riconosciuti non distinguono neppure le differenze . A loro basta avere la rosetta e versare un obolo annuale che giustifica l’appartenenza.  Ovviamente meriterebbero un’analisi a sé gli Ordini dinastici borbonici in cui hanno un ruolo due donne: Maria Carolina & Maria Chiara de Bourbon. Si tratta di cinque ordini tre dei quali vengono conferiti anche oggi. In base a che criteri giuridici? La cosa non è affatto chiara. La legge andrebbe rispettata da tutti, vanesi,  furbi e profittatori, ingenui e cortigiani,  onesti  e gentiluomini,  senza eccezioni per nessuno. Questo è lo spirito della Repubblica che non riconosce privilegi a nessun cittadino. Ho conosciuto in passato un impiegato  torinesissimo della Fiat  innamorato dei Savoia che aveva scritto sul biglietto Barone, se non ricordo male, di Castellammare di Stabia o comune limitrofo Conobbi anche un monarchico sabaudista  fiorentino a capo di una “legione azzurra”, che venne nominato conte da un Gran Duca di Toscana. In realtà ce n’è davvero per tutti i gusti . La norma 14^ della Costituzione è finale, ma non è affatto transitoria. Va ricordato che vige sempre anche oggi.
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Umberto al Principe di Piemonte di Viareggio
Ricordo la Sua proposta di porre nell’ hotel Principe di Piemonte di Viareggio un ritratto del principe Umberto di Savoia a cui era dedicato,ma vedo che nulla è accaduto .Mi sembrerebbe doveroso. Lei e’ rimasto uno dei pochi difensori della storia.  Carlo Ceruli
Feci la proposta che cadde nel vuoto assoluto. Non c’era in me nessun intento nostalgico ,anche se Umberto II lo frequentai più volte ,ebbi con lui uno scambio epistolare anche attraverso il ministro Lucifero.Quando mi sposai, Umberto  mi invio’ un suo dono di nozze .C’era , essendo stato cliente più volte dell’ hotel , la  sola  e ben viva consapevolezza di uno iato  tra le origini dell’ albergo e il suo presente del tutto sradicato dal suo passato che anche oggi ne giustifica il presente .Avevo proposto non solo una fotografia ,ma anche un breve testo che ricordi in modo “asettico” l’ultimo Re perché davvero con Umberto II è finita ,in modo moralmente altissimo ,la storia della Monarchia in Italia .Il suo esilio, per evitare una nuova guerra civile ,è storicamente riconosciuto da tutti o quasi gli storici
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Il caso Garlasco
Il caso Garlasco continua a dominare l’attenzione morbosa del pubblico dei delitti che c’e’ sempre stato. Pensiamo al caso Montesi che solo Pannunzio rifiutò di cavalcare contro il Dc Piccioni  che ebbe la carriera politica distrutta, malgrado l’assoluzione del figlio Piero. Mi sembra che sul caso Garlasco stiano esagerando.   Gabriella Filippini  Rossi
Concordo, anche se credo che la ricerca della verità almeno processuale sia una priorità anche molto  difficile da raggiungere dopo sentenze contrastanti e molti pasticci accomulatisi nelle  diverse indagini. Ma credo vada posto anche un altro problema: il costo che si sta dilatando a dismisura. Pongo il problema che alle persone di buon senso viene spontaneo. Quanto ci costa e ci è costato il caso Garlasco? Scrissi la scorsa estate che ero contro a chi voleva non riaprire il caso con argomenti poco credibili. Ma ogni caso non può neppure andare all’ infinito. La  povera Chiara Poggi ha tra l’altro anche il diritto al silenzio e non deve essere usata per diatribe che nulla hanno a che fare con la giustizia.