CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 28

Rock Jazz e dintorni a Torino: Giorgia e il Memorial Sergio Ramella

GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Mercoledì. All’Inalpi Arena si esibisce Giorgia. Al Vinile è di scena il cantautore Fabio De Vincente. All’Hiroshima Mon Amour suonano i Delta V. Al Blah Blah suonano i Kairoskiller + Latente. All’Osteria Rabezzana si esibisce il quartetto di Federico Ponzano.

Giovedì. Alla Divina Commedia sono di scena i Trz+ Portalminds. Al Blah Blah suonano i Blou Daville.

All’Osteria Rabezzana si esibisce il trio di Gianluca Palazzo.

Venerdì. All’Inalpi Arena arriva Antonello Venditti. Al Circolino suona il Tessarollo- Borotti Quartet. Al Vinile per 2 sere consecutive è di scena Velvet Night Rick Hutton & The Soul Women. Al Circolo Sud si esibisce Maria Messina. All’Hiroshima doppio concerto con HardKoro e Fatur. Alla Divina Commedia è di scena Tosello. Allo Ziggy suonano Sunken+ Blaze Of Sorrow.

Sabato. All’Inalpi Arena si esibisce Annalisa. Al teatro Concordia di Venaria è di scena  la Nina. Al Blah Blah si esibiscono: Winter Dust + Emathoma. Al Folk Club suona Erene Mastrangeli +Sabrina Oggero Viale.

Domenica. Al Conservatorio G. Verdi a partire dalle 20.30, concerto “Una Vita Per Il Jazz” Memorial Sergio Ramella. Sul palco si alterneranno i migliori giovani talenti di Too Young To Jazz, affiancati da grandi musicisti del Jazz italiano come Luigi Tessarollo , Gianpaolo Petrini, Marco Tardito, Alfredo Ponissi , Nico Morelli, Emanuele Sartoris. L’ingresso è su donazione (a partire da 10 euro). Presenta Edoardo Fassio. Al teatro Concordia di Venaria, “Concerto Di Natale” con Andrea e Gaia  Del Principe. Al Blah Blah suonano Surfer Joe +Surfoniani.

Pier Luigi Fuggetta

L’abbazia di Santa Fede

A cura di Piemonteitalia.eu

 

Posta nel cuore del Monferrato, a poco più di un chilometro dall’abitato di Cavagnolo, in un luogo che invita al raccoglimento e alla spiritualità, l’abbazia di Santa Fede un tempo faceva parte di un vasto sistema di accoglienza ai pellegrini e ai viandanti, tra cui molti provenienti dalle Alpi Occidentali…

Leggi l’articolo:

https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/abbazie-e-chiese/abbazia-di-santa-fede

Sandokan, mi hai deluso!

 

La prima puntata di Sandokan mi ha profondamente deluso. Quello che ho visto sullo schermo sembra aver completamente disintegrato lo spirito del romanzo di Salgari: l’atmosfera epica, il fascino dell’esotico, la tensione avventurosa… tutto sembra svanito, come se l’opera originale fosse stata solo un pretesto lontano.
Sandokan stesso appare più come un cosplayer ben truccato che come la Tigre della Malesia. Manca della sua aura minacciosa, del suo carisma selvaggio, della presenza scenica che dovrebbe dominare ogni scena. Non trasmette né il tormento né la forza che rendono il personaggio così iconico nei libri.
Yanez, invece, è ridotto a una macchietta ironica. La sua eleganza cinica, la sua astuzia sottile e la sua saggezza da vecchio lupo di mare cedono il posto a un personaggio caricaturale, che sembra inserito solo per strappare qualche sorriso facile.
Se questo era l’intento di rinnovare la storia, il risultato è un prodotto che si allontana troppo dall’anima salgariana, perdendo per strada proprio ciò che rendeva Sandokan e i suoi compagni immortali. Una delusione, almeno per ora.

Enzo Grassano

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Pisanu tra Moro e Berlusconi – Gente di Piemonte – Lettere

Pisanu tra Moro e Berlusconi
A “Rai Storia “che alcune volte può anche essere interessante, ha dominato in una puntata sul compromesso storico e il rapimento di Moro  l’ex parlamentare e ministro Beppe Pisanu  capo della segreteria di Zaccagnini, uno dei peggiori segretari della Dc che stava portando insieme a Moro alla resa  incondizionata della Dc ai comunisti, dopo che nel 1976 la Dc mendicò il voto anticomunista, usufruendo dell’appoggio di Montanelli che invitata a votare lo Scudo Crociato, “turandosi il naso”.
Chi scrive voto’ Dc per la prima e ultima volta. Zac gli provocò il voltastomaco.  Sarebbe ora di vedere con il distacco della storia sia Moro sia Zaccagnini, anche se i grandi capi Dc non furono mai meritevoli di attenzione da Colombo a Taviani, da Andreotti a Rumor. Erano dei collettori di voti, mai degli statisti che lo fu il solo De Gasperi. Appare veramente incredibile come con totale disinvoltura Pisanu sia poi  diventato per lunghi anni Ministro degli interni con Berlusconi.
Era un mediocre abbarbicato al potere, ma rivendicare oggi il suo essere stato sempre un moroteo spiega tante cose anche di un ministro scialbo, pronto a tutto salvo salvaguardare lo Stato che  per i morotei era un optional. In Sardegna si distinse solo Cossiga, ma non c’è la benché minima possibilità di un confronto tra i due sardi.
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Gente di Piemonte
Ho ritrovato in un fondo di magazzino della mia biblioteca “Gente di Piemonte“ di Luigi Firpo, un volumone edito da Mursia nel 1983 . Non lo volli mai inserire nella mia biblioteca perché è un volume ancora oggi vergognoso . Dopo aver scritto di Leonardo , Erasmo da Rotterdam, Botero, Rousseau, d’Azeglio, Vittorio Amedeo II, Pomba, Galileo Ferraris, Giolitti, Solari, l’accademico spocchioso  Firpo chiude il libro con l’amico di casa Diego Novelli sindaco in carica di Torino, esaltato in modo servile forse anche  su suggerimento della moglie che era già allora  molto vicina al sindaco. Questo volume squalifica il suo autore che equipara un vivente a metà dell’opera con personaggi storici consolidati .Uno storico non può permettersi queste sbandate.
 Non volli il libro nella mia biblioteca, credo che adesso lo destinerò alla spazzatura. Se poi pensiamo ai gravi errori politici di Novelli e alle sbandate politiche successive al 1983, è lo stesso sindaco comunista che va messo sotto processo perché le esaltazioni mistiche di Firpo nei suoi confronti devono essere ridimensionate da un esame dei fatti reali che hanno portato Torino sotto la sua guida al declino. L’unica verità che emerge è che Novelli era un ragioniere seralista, anche se Firpo lo considera un grande intellettuale. Tempo prima del libro una sera a cena si lasciò scappare un giudizio negativo su Novelli considerato un giovane cresciuto in una casa da ballatoio di Borgo San Paolo con una finta cultura appresa in modo disordinato e frammentario, facendo il magazziniere in una piccola casa editrice. Era la fine degli anni 70, poi irruppe improvviso l’”amore” per il Sindaco che cominciò a frequentare abitualmente  la villa  con piscina del professore in viale Seneca.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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I Gobetti

Dà fastidio  leggere che Steve della Casa, ex Lotta Continua, noto per le imprese violente  dell’”Angelo Azzurro” di via Po  con conseguenze penali e il vecchio ottuagenario Bruno Gambarotta si occupano della due giorni sul figlio di  Piero Gobetti esaltato come grande uomo di cinema. Ho conosciuto Paolo  e mi pareva un uomo finito sia per il matrimonio  infelice con Carla che si credeva la vera erede di Piero, sia per altri aspetti  di vita a tutti noti, ma di cui nessuno parla e sui quali io stesso taccio. Narciso Nada fondatore del Centro “Gobetti” andò via perché non voleva mescolarsi con gli eredi. Ma oggi c’è anche Polito che inizia le sue Messe cantate in anticipo rispetto al 2026 per non perdere tempo. Segretario tuttofare di Bobbio, se ne considera erede al Centro “Gobetti“ che gode di una duplice sede: una in via Fabro e una al Polo del ‘900. Un privilegio ingiustificabile. Non crede che sia il caso di dire basta alle Messe Cantate?  Occorre la storia, non le litanie di Polito.  Innocenzo Rinucci

Piero Gobetti
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Conosco anch’io certi aspetti della famiglia Gobetti. So poco o nulla di chi gestisce oggi il centro intitolato all’eroico giovane morto di polmonite  a Parigi, come ha testimoniato Giuseppe Prezzolini che lo ha assistito in ospedale fino all’ultimo. A me delle biografie di Carla e Paolo Gobetti poco importa. Di loro ritenevo poco interessante e totalmente da rifiutare il loro livido comunismo senza mai un’ombra di dubbio. Ma evito di scrivere  di due persone che non ho mai ritenuto interessanti e di cui non ho mai avuto stima. Erano i discendenti di Piero, nel senso più letterale del participio presente del verbo discendere. Non voglio offendere, ma temo che questa sia la triste realtà.
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Viale assolto
Va riconosciuto che l’estremismo violento di un femminismo senza equilibrio ha subito una sconfitta sonora: il ginecologo Silvio Viale è  stato assolto in Tribunale dalle accuse di violenze sessuali a lui rivolte. È  stato fatto oggetto di campagne d’odio vergognose. Lei cosa ne pensa?    Teresa Siusi
Esprimo totale solidarietà a Viale che ha subito un linciaggio indegno. Non ho mai avuto comunanza di idee con lui, ma la sua coerente ed a volte discutibile battaglia va riconosciuta pienamente. Combattere un politico con le armi della diffamazione sessuale dimostra la bassezza dei suoi detrattori. Viale si è rivelato un galantuomo limpido, diffamato con l’intenzione di distruggerlo. Una vergogna.
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Non è Berrino?
Dopo anni di successi con un bistrot ad Albenga il signor Enzo Bellissimo è  stato costretto a chiudere il suo locale di successo perché il Comune  gli ha imposto di abbattere una veranda. Una cosa assurda. Adesso ha riaperto il bistro’  ad Alassio con un buon successo iniziale. Ma ho letto ieri che c’è già di chi parla di lui come del nuovo Mario Berrino pittore, re delle estati alassine al mitico  caffè Roma. Con tutto il rispetto non confondiamo Berrino che è stato unico ed irripetibile  – pensiamo al famoso Muretto – con altri a lui non comparabili.  Giuseppe Delfino
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Sono stato molto amico di Mario Berrino che ha voluto la piastrella con la mia firma sul muretto e conosco poco Bellissimo che ha subito un sopruso dal Comune di Albenga. Andrò a visitare il suo nuovo locale ad Alassio e mi auguro che il suo successo coincida con il futuro della perla della Riviera. Per ora l’unico che tiene banco è Giampiero Colli di Sail Inn che oggi non ha eguali.
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Le scuole
La valutazione delle scuole fatta dalla Fondazione Agnelli non è di per sé cosi’ attendibile e trasparente. Troviamo scuole in testa e in coda. Ma certo se il declassamento continua come nel caso del liceo d’Azeglio, qualche ragione ci sarà. L’enclave della sinistra faziosa si rivela non più credibile. Vive sulla memoria di Augusto Monti, un professore totalmente dimenticato. Mio nipote si è trovato malissimo. Giulio Ascani
Anch’io non capisco bene i parametri usati dalla Fondazione Agnelli. Ma risalta innanzi tutto  un fatto positivo: il liceo Botta di Ivrea, liberato del suo vecchio preside Cardinale, vola al primo posto nei licei classici. Il d’Azeglio è al settimo posto, ma nel ‘24 era al nono posto. Il penultimo posto. Il celebrato Liceo europeo Umberto I e ‘ all’ultimo posto e lo scorso anno non era neppure tra quelli classificati. Nei licei di scienze umane risalta all’ultimo posto l’ex magistrale “Regina Margherita”. Tra i Tecnici il celebrato “Sommeiller” e ‘ al penultimo posto. E ci sarebbero anche altri fatti rilevanti. I criteri adottati non sono spiegati in modo limpido. E questo è un limite alla ricerca.

Accademia di Sant’Uberto, il concerto di Natale

 

In collaborazione con il Liceo Classico Musicale Cavour di Torino

Un viaggio nella prima metà del Settecento europeo per celebrare il Natale, con una “prima esecuzione moderna” nel programma. È la proposta dell’Accademia di Sant’Uberto che, nell’ambito della rassegna musicale “Cerimoniale e Divertissement 2025. Tempi e luoghi della musica”, iniziativa promossa in collaborazione con le Residenze Reali Sabaude, terrà il Concerto di Natale presso la Cappella di Sant’Uberto della Reggia di Venaria alle ore 17.30 di domenica 7 dicembre. La denominazione della rassegna accompagna, ormai dal 2006, i concerti tenuti presso la Reggia di Venaria e Residenze Reali Sabaude.

L’Orchestra Barocca dell’Accademia di Sant’Uberto eseguirà il programma in collaborazione con il Coro del Liceo Classico Musicale Cavour di Torino.
La rassegna musicale dell’Accademia di Sant’Uberto è sostenuta dal Ministero della Cultura, bando Legge 77 riservato ai Patrimoni Culturali Immateriali UNESCO, da Fondazione CRT e da Fondazione CRC.
Come di consueto, per celebrare il Natale e la fine dell’anno, sarà eseguito un “Te Deum”, quest’anno in “prima esecuzione moderna”, di Andrea Stefano Fioré (1686-1732), maestro di cappella di re Vittorio Amedeo II, opportunamente trascritto dall’originale conservato presso l’Archivio arcivescovile di Torino, nel fondo della Regia Cappella (segnatura G bis
26, n. 5).

Il programma comprende brani rappresentativi dell’attività portata avanti dall’Accademia nel quadro del riconoscimento UNESCO dell’arte musicale dei suonatori di corno da caccia (2020), mirato alla trasmissione del sapere e ai giovani talenti, attraverso specifici corsi di formazione annuale per
corno d’Orléans e barocco (M° Ermes Pecchinini), tenuti presso la sede operativa musicale alla Reggia di Venaria (Corte delle carrozze). Si tratta di un percorso che prevede la valorizzazione delle Residenze Reali Sabaude anche attraverso il patrimonio immateriale musicale UNESCO identitario dei luoghi, tuttora vivente.
Il concerto, infatti, è costruito in collaborazione con i partner della candidatura UNESCO dell’Accademia di Sant’Uberto: il Liceo Classico Musicale Cavour di Torino (Progetti Formazione Scuola Lavoro: Barocco e Audio Digital), la Reggia di Venaria e la Città di Venaria Reale, che ha
patrocinato l’evento. Nel corso del concerto, oltre alle parti “a doppio coro” del “Te Deum”. Il Coro del Liceo Classico Musicale Cavour eseguirà anche alcuni brani di repertorio.

Il Concerto di Natale dell’Orchestra Barocca dell’Accademia di Sant’Uberto propone un viaggio nella musica barocca europea, nella prima metà del Settecento, attraverso quattro autori che ne rappresentano la varietà stilistica.
Si apre con “l’Ouverture del Tolomeo di Handel”, ultima opera composta per la Royal Academy di Londra: una pagina sontuosa, costruita sul modello francese ma rivitalizzata da un’energia più incisiva e da un brillante gioco timbrico che appare quasi amplificare l’organico ordinario previsto.
Segue il “Concerto grosso n. 10” di Francesco Barsanti, lucchese trapiantato in Scozia, che sperimenta una scrittura flessibile alternando archi, fiati e timpani, fino a creare contrasti dinamici e momenti di intensa espressività, dal Largo all’Allegro finale, animato da richiami di fanfara.
La “Sinfonia in fa maggiore”, di Johann Gottlieb Graun, mostra l’eleganza della scuola prussiana, fondata su improvvisi contrasti e su una raffinata tavolozza orchestrale: dal vorticoso primo movimento all’Aria tenera centrale, al Presto, fino a giungere alla tumultuosa conclusione.
Chiude il concerto il grandioso “Te Deum” di Andrea Stefano Fioré, figura centrale della Torino barocca. La composizione presenta un organico imponente: prevede infatti l’impiego di un doppio coro e di una ricca orchestra formata da due trombe, due oboi, due flauti ed una compagine d’archi a cinque parti, con due violini, due viole e violoncello, e basso continuo. La partitura fonde colore del gusto francese e chiarezza melodica italiana, alternando sezioni solenni, episodi contemplativi e momenti celebrativi guidati dalle trombe, fino alla danza cadenzata e luminosa dell’”In Te, Domine, speravi”.

Il concerto intende rendere omaggio a Sergio Balestracci, scomparso poco prima dello scorso Natale, il 22 dicembre 2024. Studioso, flautista, direttore d’orchestra, ha dedicato la propria esistenza a una ricerca continua, tesa alla riscoperta, anzi: alla rinascita di un passato che, sotto le sue cure, appariva tornato miracolosamente in vita. Nel 1986 aveva trascritto e diretto l’altro Te Deum di Fioré ad oggi pervenuto, il G bis 25, N. 4.

Accademia di Sant’Uberto: piazza Principe Amedeo 7, Nichelino

www.accademiadisantuberto.org – info@accademiadisantuberto.it

Gian Giacomo Della Porta

OGR Charity Night Amici di Piero

Torna alle OGR Torino OGR Charity Night | Amici di Piero, la 26a edizione della maratona musicale che unisce artisti e pubblico in un grande abbraccio collettivo. Una notte di musica e solidarietà in memoria di Piero Maccarino e Caterina Farassino, figure indimenticabili della scena torinese. Il ricavato sarà devoluto alla Fondazione Caterina Farassino, a sostegno di progetti rivolti ai bambini più fragili. Quest’anno gli amici di Piero la Fondazione Caterina si uniscono per raccogliere fondi per il Ristorante dei Bambini di Strada di Phnom Penh in Cambogia. Un pasto per i bambini costa 0,50 centesimi e queste donazioni rappresentano pertanto un enorme possibilità di salvezza di vita e di crescita per migliaia di bambini. La Fondazione Caterina Farassino, gli Amici di Piero e l’associazione Walzing Around Cambodia comunicano di aver acquistato nel corso del 2025 il corrispettivo per 125.000 pasti. Durante la serata del 7 dicembre verrà dato l’annuncio di un ulteriore progetto che è stato realizzato: la prima Aula Multimediale da quando la scuola ha aperto nel 1972. L’aula è stata intitolata alla memoria di Caterina Farassino. Nel 2026 continueremo a sostenere l’associazione Walzing Around Cambodia con l’acquisto di pasti e nel corso dell’anno verrà realizzata un’aula per le Arti che verrà intitolata alla memoria di Piero Maccarino.

Si esibiranno

Les Votives, Gli Statut , Luca Morino, D!ps, Mahout ,Fratelli di Soledad ,Persiana Jones ,Mazaratee, Andrea Scarpa, The Cotton Dukes ,The Seekers ,70s & more, TBA LINE UP, Willie Peyote ,Casino Royale & Alda Meg Samuel The Originals (Africa Unite & The Bluebeaters)

AMICI DI PIERO 2025 Domenica 7 dicembre 2025 h 20.30 | Apertura porte h 20.00 Sala Fucine | OGR Torino Corso Castelfidardo 22, 10138 Torino Biglietti in vendita su ogrtorino.it | 20€ + dp Un evento delle OGR Torino in collaborazione con la Fondazione Caterina Farassino.

Quattro “streghe” salgono dai bassi napoletani

Ultima replica domani al Gioiello

Francesco Silvestri, scomparso nel dicembre di tre anni fa, legato a Torino per aver tenuto un paio d’anni la cattedra di Scrittura drammaturgica presso la Scuola Holden di Baricco, ha fatto parte di quella Nuova Drammaturgia Napoletana che ha visto con successo al proprio interno i nomi e le opere di Annibale Ruccello – il commediografo gli fu interprete per “Le cinque rose di Jennifer” -, Enzo Moscato e Manlio Santanelli, tra il mondo di ieri e la contemporaneità, il bianco e il nero di Parthenope e del Sud, la comicità e gli affanni, l’arte d’arrangiarsi e la fatica, l’onestà e il colpo di mano. Quel mondo compatto e sfrangiato che, tra tutti, anche la letteratura del giallo e no di De Giovanni e De Cataldo, le storie di Sorrentino e Capuano, di Martone e De Lillo e Corsicato hanno da tempo portato in primo piano. Una visione che non poco ha pure contribuito a far conoscere, da trent’anni in qua, sera dopo sera, facce e vicende che ormai un gran pubblico considera come familiari, facce che hanno terminato un percorso e altre nuove che si sono aggiunte, “Un posto al sole”, intramontabile soap opera di successo: al suo interno, s’è formato un gruppo composto da alcuni dei tanti elementi femminili – Gina Amarante, Luisa Amatucci, Miriam Candurro e Antonella Prisco – con la felice “intrusione” di Peppe Romano, là pieno di problemi affettivi e d’attività lavorativa. Di Silvestri stanno riproponendo sui palcoscenici italiani (da noi al Gioiello, solo per tre repliche, l’ultima domani 7 dicembre in pomeridiana) “Streghe da marciapiede”, un testo dei primi anni Novanta.

Vera black comedy, che trova ambientazione negli anni del fascismo, i bei costumi di Teresa Acone sono a riprova, in perfetto equilibrio tra la narrazione del reale e le sospensioni del surreale, tesa e a tratti divertente, coinvolgente per un pubblico anche spinto a sinceri applausi a scena aperta. La storia di quattro prostitute, tre nate nei bassi napoletani mentre l’ultima ha forse respirato un tempo le nebbie lombarde, condividono lo stesso appartamento in cui vige una regola di ferro, secondo cui mai nessun uomo dovrà mettere piede. Tuttavia una sera la Gina incrocia un ragazzo, reduce da un pestaggio, e lo fa accomodare. Alto e attraente, enigmatico, forse come staccato dal mondo che circonda quelle donne, il loro modo di vivere e le esistenze contorte, “una sorta di angelo oscuro della notte”, l’ospite prende a poco a poco per le padrone di casa il peso di un incubo, un essere non adatto a vivere con loro e capace altresì di mettere in discussione quei rapporti che sinora si sono creati, semmai a far insorgere vecchi peccati e incubi, affondati nel passato, un infanticidio, una violenza sessuale, una famiglia da cui si è fuggite, una natura di lesbica da cui per un attimo si avrebbe voglia di scappare. In una avvolgente sequenza d’incastri, delle azioni che hanno visto in quella casa un omicidio e degli interrogatori che dovrebbero essere chiarificatori ma che al contrario vivono tra misteri e ambiguità e interessi personali e quelle di oggi portate a un processo dentro cui rimarrà invischiato e vittima un ispettore sempre più convinto della loro natura stregonesca e malefica e a poco a poco ridotto a un essere che ha perso il cervello. La regia che Stefano Antonucci, nella scenografia essenziale fatta di cubi e pedane firmata da Ciro Lima Inglese e ancora con le canzoni di Michele Fierro, ha costruito intorno guarda ai particolari, ai diversi rapporti, al non detto che spinge sempre più da vicino, in maniera validissima, forte, del tutto convincente, facendosi carico anche di un paio di ragionate modifiche, la cancellazione del personaggio del ragazzo ma la cui presenza non può che rimanere viva e il far entrare in scena quello dell’ispettore, immediatamente coinvolto e succube dei raggiri femminili.

Molto del successo va alle interpreti, che siamo abituali a seguire in tivù ma che per la prima volta possiamo saggiare su un palcoscenico vero e proprio. Non più la scenetta, l’intermezzo mordi e fuggi, la prova si fa completa: che altro non è che una conferma. La breve scenetta prende spazio, diventa i 90’ di spettacolo, si è animata a tutto tondo, si è irrobustita, i caratteri se ancora ce ne fosse necessità si sono delineati maggiormente, certo, in una scrittura di più ampi profondità e spessore, ma nello spettatore si fissa la certezza di essere davanti a quattro eccellenti attrici. Antonella Prisco gioca appieno, in bell’equilibrio, tra le leggi del quotidiano e una sembianza intimamente staccata dal reale, dentro quell’aria di sogno e stralunata che già le conosciamo, Luisa Amatucci esprime in maniera viscerale la disperazione del proprio racconto, con l’umanissima tragicità della tragedia greca, Gina Amarante assai credibile tra esuberanza e desideri e gioie di un attimo, Miriam Candurro disegna con gusto l’appartata del gruppo, la più “signora”, quella che non vorrebbe confondersi. Non certo in disparte Pippo Romano, a fare da perfetto legame tra quei racconti di streghe che finiscono col distruggere. Vivissimo successo.

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcuni momenti dello spettacolo.

Amanda Sandrelli è “La bisbetica domata”

 

Amanda Sandrelli ritorna al Teatro Concordia per interpretare Caterina de La bisbetica domata di William Shakespeare, un personaggio affascinante per la sua ambiguità che mostra però la distruzione della sua personalità ribelle.

Caterina è un personaggio che incarna un’ambiguità affascinante, un paradosso che la rende molto più complessa di una semplice “dama addomesticata”. La sua figura si presenta come un groviglio di contraddizioni: antipatica e intransigente, a tratti sboccata e con posizioni integraliste, qualcuno la definirebbe persino pazza. Eppure, sotto questa corazza, si cela una profonda libertà, un’adolescenziale e romantica aspirazione a un mondo in cui il matrimonio sia un atto d’amore, non una transazione sociale. Nella Padova shakespeariana de La Bisbetica domata, l’ambiguità non è prerogativa esclusiva di Caterina. Tutti i protagonisti sono segnati da colpe, intrappolati in una rete di ipocrisie e convenzioni sociali. In una società profondamente maschilista come quella inglese di fine Cinquecento, l’immagine di una Caterina “addomesticata” poteva apparire, all’epoca, come un personaggio comico, e la commedia come un edificante lieto fine, una sorta di “selvaggia addomesticata” che trova la sua redenzione nell’obbedienza. Tuttavia, la prospettiva è radicalmente mutata.

Oggi, la rappresentazione de La Bisbetica domata non suscita più un senso di edificazione o di lieto fine. La visione che Caterina vorrebbe riscrivere le regole, opporsi alla madre e allo sposo, si scontra con una realtà fatta di umiliazioni e violenza. La sua sofferenza non è più fonte di riso, ma un’esperienza dolorosa e angosciante, pianificata fin dalle prime battute di Petruccio. Lui non è un uomo che cerca di conquistare una donna, ma un dominatore che mira a piegare una ricca e desiderabile preda, sapendo esattamente come farlo, con la forza o con l’inganno. Durante la rappresentazione, tra risate, travestimenti e dichiarazioni d’amore, si cela una violenza che raggiunge livelli da incubo. Ma il vero orrore si consuma dietro le quinte, in un luogo inaccessibile agli spettatori.

Quando la porta si chiude, non arriva nessun principe azzurro a salvare Caterina. Lei piega la testa, ridotta a una creatura sottomessa, un “cagnolino” privato della sua forza e della sua identità. Di Caterina, quella ragazza ribelle e passionale che sognava l’amore, non rimane che un’ombra. Costretta all’umiliazione totale, tutti le voltano le spalle. Cosa l’attende tra le mura domestiche è un mistero, un problema che la riguarda esclusivamente. Noi, spettatori, possiamo solo fingere di essere felici, di celebrare un lieto fine che è in realtà una tragedia silenziosa. La commedia, in fondo, è solo una maschera dietro cui si cela una realtà ben più oscura e disturbante. Il suo “addomesticamento” non è una vittoria, ma una sconfitta, una perdita irreparabile di sé. E la risata, in questo contesto, suona come un’amara beffa. La vera domanda non è se Caterina sia stata addomesticata, ma a quale prezzo.

La Fontana dell’Aiuola Balbo e il Risorgimento

Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato.

Torino e lacqua

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce.

Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere lacqua. Lacqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, lacqua come elemento essenziale per la sopravvivenza del pianeta e di tutto lecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.

1. Torino e i suoi fiumi

2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia

3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia

4. La Fontana dellAiuola Balbo e il Risorgimento

5. La Fontana Nereide e lantichità ritrovata

6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?

7. La Fontana Luminosa di Italia 61 in ricordo dellUnità dItalia

8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma

9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta lacqua

10. Il Toret  piccolo, verde simbolo di Torino

4) La Fontana dellAiuola Balbo e il Risorgimento

LAiuola Balbo viene realizzata nel 1874, occupa una superficie di circa 12.000 mq e si ispira al modello square con schema geometrico. Allinterno del giardino, si trovano, al centro, la fontana con i suoi alti zampilli dacqua che ricadono nellampia vasca e, sparse intorno ad essa, i monumenti rivolti a personalità deccezione. La prima statua ad essere qui collocata fu quella del conte Cesare Balbo, che ha dato il nome allaiuola, uomo politico, scrittore, patriota torinese, opera eseguita da Vincenzo Vela (1820-1891); sempre di Vincenzo Vela è leffigie del patriota veneziano Daniele Manin; dello scultore Leonardo Bistolfi  (1859-1933) è invece limmagine dellattore e patriota Gustavo Modena. E poi ancora altre statue dedicate a figure di rilievo: al rivoluzionario Luigi Kossuth, al generale  vercellese Eusebio Bava, allattore patriota Gustavo Modena, al diplomatico Salvatore Pes di Villamarina  e ad altri personaggi storici.È proprio la moltitudine di statue e busti la caratteristica di questo luogo, anche chiamato Giardino dei Ripari, (realizzato nel 1834) e i Remparts” erano dei terrapieni, sorti sui resti dei bastioni difensivi verso il Po, demoliti da Napoleone. La zona viene modificata nellOttocento, arricchita da palazzi signorili edificati per rispondere al crescente numero degli abitanti di Torino.

Tutta la zona del Borgo Nuovo vive giorni splendidi agli inizi del Novecento, per poi iniziare un lento declino che finirà con lo smembramento dello spazio. Alcune aree verdi vengono risparmiate, come quella tra via dei Mille e via Accademia Albertina: qui il comune decide di costruire un parco guardando al concetto di aiuola chiusa con ampie cancellate, adatto per la ricreazione dei bambini. Della realizzazione viene incaricato  Edoardo Pecco,(1823-1886), ingegnere capo della città di Torino. Egli propone  un progetto lineare, una pianta quadrata leggermente rialzata rispetto al piano della strada, con quattro ingressi protetti da cancelli massicci, un rigoglioso viale alberato e una fontana al centro del progetto.

Laiuola si colloca allinterno dei Giardini Cavour, realizzati poi nel corso del 1875; essi si ispirano ad un modello naturalistico, movimentati da collinette e percorsi tortuosi; sempre nellarea si trova la statua di Carlo di Robilant, poeticamente ombreggiata dalle chiome  dei platani, delle querce, dei faggi e dei ginko biloba. I giardini si dispongono in una posizione leggermente defilata rispetto al centro, un angolo raccolto e rilassante per i torinesi e per i turisti affaticati bisognosi di un piccolo break; anche i bambini sono i benvenuti in questo spazio, a loro è dedicato un piccolo parco giochi. Nelle sere destate una giostra di cavalli, che pare uscita da una cartolina antica e dimenticata, si apposta non lontano dagli zampilli illuminati, portando indietro nel tempo questo luogo particolare.

 

Alessia Cagnotto

Un TFF di successo, con i dati in crescita: mentre la Regione auspica maggiori risorse

Ancora non si sono del tutto spente le suggestioni – con qualche stella un po’ pallida in concorso – del recente Torino Film Festival che già arriva la verità dei dati a testimoniare il successo della manifestazione. Risultato positivo ci è fatto sapere per questa seconda edizione targata Giulio Base (riconfermato proprio su quella scia et ça va sans dire per l’appuntamento 2026), calato il sipario anche sulla spesa di 2,8 milioni di euro, attendendo altresì le cifre che in maniera definitiva arriveranno a consuntivo, mettendoci dentro organizzazione premi e ospitalità che hanno creato un red carpet invidiabile, da Vanessa Redgrave alla Bisset ad Antonio Banderas richiestissimo, da Stefania Sandrelli ad Hanna Schygulla, da madame Binoche al nostro Castellito al Claude Lelouch di “Un uomo una donna”, Palmarès a Cannes nell’ormai lontanissimo 1966, dal granitico “ti spiezzo in due” Ivan Drago alias Dolph Lundgren all’oltralpe Vincent Lindon e via elencando, regalo delle Stelle della Mole o no, tutti sotto l’ala protettrice di Tiziana Rocca, donna capace di stanarli dalle loro case, in giro per il mondo, per farli giungere dentro l’eleganza sabauda, ormai libera da quell’aria di diffidenza e di nicchia voluta dalle precedenti direzioni. Rispettando altresì un ben radicato equilibrio, che si destreggia tra una pomposa inaugurazione tra i velluti e sotto la cascata di luci del Regio e la conoscenza con le opere prime e seconde della cinematografia scovata nei cinque continenti come da sempiterno copione, senza tralasciare chicche egualmente rintracciabili in altri festival di ben maggiore richiamo.

“Cresce il numero degli spettatori a parità del numero di titoli in programma – 120 suddivisi nelle tre sezioni di concorso e nelle tre sezioni non competitive -: la percentuale di riempimento delle sale arriva all’83%”, si recita dagli uffici di via Montebello, più che forti della quota salita a 38.000 per le presenze, 65 titoli sold out, calcolando ancora una crescita per abbonati e accreditati, per un incasso complessivo di oltre 152.000 euro, incasso che aveva quasi toccato i 130mila nell’edizione del 2024. Si gongola per i mezzi del momento, per una edizione “dal forte impatto social e risultati record di visibilità”, in cui si raggiungono i 7,3 milioni di visualizzazioni (+211%) e 3,3 milioni di persone (232%). Crescono nel 2025 le condivisioni del 116%, “segno di un passaparola di qualità”, del 149% su Instagram e del 23% di salvataggi, a conferma di un interesse sempre più attivo. Finalmente si è constatato come anche la tivù di stato sappia collegarsi per servizi e interviste e resoconti fin sotto le montagne, abbracciando pure la cerimonia d’apertura  trasmessa in diretta su Raiplay: per cui sarà soltanto questione d’aver fede e tempo e pure le reti maggiori sapranno organizzarsi. L’impianto organizzativo e i tanti main sponsor – Ministero della Cultura/Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione Compagnia San Paolo e Fondazione CRT – avranno diritto a qualcosa che vada un po’ più oltre. Legittima attesa da presidenza e direzione. Già ad apertura di programmazione, la Regione metteva in campo “una visione ancora più ambiziosa” attraverso le parole dell’assessore regionale alla Cultura, Marina Chiarelli: “Il Torino Film Festival è l’evento cinematografico clou della nostra stagione culturale, un appuntamento che porta a Torino il respiro internazionale del grande cinema. Ma oggi voglio dirlo con chiarezza: Il Piemonte non deve porsi limiti. Possiamo e dobbiamo ambire a diventare uno dei poli cinematografici più importanti d’Europa.” Attraverso “investimenti mirati, un sistema produttivo in crescita e una programmazione capace di attrarre talenti e produzioni internazionali”: non resta che alzare l’asticella, ampliando le presenze di quanti fanno cinema per il mondo e costruendo opportunità nuove e concrete per chi crea.

Magari iniziando dal basso, perché no?, oserei dire per alcuni casi dalla strada. Badando anche alle piccole cose, comuni e quotidiane. A mo’ di aggiustamenti, tutti fattibili: un numero maggiore di sale, di modo che in molti non si stia esclusi dai tutto esaurito, di modo che sempre non sia un’affannosa rincorsa? quelle fasce d’età magari penalizzate nella ricerca di un biglietto, casomai agevolarle? quella bianca tettoia che per anni ha ricoperto le cocuzze imbiancate e no di molti spettatori in entrata su via Verdi, intemperie o no, magari ripristinarla? un miglior trattamento ai tanti giovani volontari e collaboratori che stazionano nelle e fuori le sale di proiezioni, in maniera del tutto gratuita, a cui – mi è stato innocentemente confessato – sono stati sottratti non solo da quest’anno i buoni pasto? Iniziamo con il rimettere a posto queste cose, per chi lavora e per il pubblico, le stelle, con gli ingranaggi che si sono così bene avviati, continueranno ad arrivare egualmente.

Elio Rabbione

Nelle immagini: Giulio Base, direttore del TFF, tra Carlo Chatrian ed Enzo Ghigo, direttore e presidente del Museo del Cinema; un momento del film vincitore “The Gardens of Earthly Delights” dell’olandese Morgan Knibbe.