CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 218

“I sogni dei vecchi”

In una mostra che “intreccia memoria e futuro”, la torinese “CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia” espone i potenti “Ritratti” di Arianna Arcara

Dal 25 settembre al 19 ottobre

Oh, finalmente rivedo scritta (questa volta nel titolo di una mostra) la parola “vecchi”! E non insulsi eufemismi (ma non scherziamo!) del tipo “diversamente giovani” o “attempato” o  “âgé” o che altro. Vada ancora ancora per “anziani”. Ma non stiamo a girarci attorno. La “VECCHIAIA” è un’età della vita che fa parte (e che parte!) della vita. E non c’è “lifting” o “botulino” o “acido ialuronico” che tengano. E, del resto, ben fortunati coloro che riescono ad acchiapparla, la vecchiaia. Con tutti i suoi malanni, i suoi problemi, le sue solitudini, le sue magnifiche rughe, ma anche le sue gioie, i suoi piaceri, il suo orgoglio, le sue mille sfaccettature, il suo “pieno” di esperienza e saggezza (si spera!) da portare avanti fino allo sconosciuto traguardo. Con serenità, se ci è data la possibilità. Anche perché, come diceva – forse a ragione – la grande scrittrice e poetessa americana Gertrude Stein “dentro abbiamo sempre la stessa età”. Arma infallibile: la capacità ancora intatta, a qualsiasi età, di “sognare”. Basta volerlo. “Il sogno è una freccia lanciata verso il futuro: incerto, fragile, ma capace di tenerci vivi fino all’ultimo giorno”.

 

A sostenerlo sono gli organizzatori del progetto fotografico “I sogni dei vecchi”, commissionato da “Chora Media” alla fotografa Arianna Arcara (co-fondatrice del Collettivo Fotografico “CESURA” e della Casa Edtrice “CESURA Publish”) e sostenuto da “Fondazione Amplifon”, che da giovedì 25 settembre a domenica 19 ottobre sarà ospitato da “CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia” di Torino, nell’ambito dei “Chora & Will Days” e contemporaneamente alla nascita del nuovo Magazine trimestrale di “Chora Media” e “Feltrinelli”, “VOLUME”, dedicato a storie e a reportage, il cui primo numero è dedicato proprio al “tema del tempo”.

Sono 25 in b/n, e così emotivamente potenti da costringerti a sentirteli “dentro” e “a pelle” con tutto il loro carico espressivo, i “Ritratti” realizzati dalla bravissima fotografa monzese a soggetti (donne e uomini) incontrati, grazie ai progetti di “Amplifon” in alcune “RSA” italiane. A guidarla il concetto di “confine”, confine umano, naturale e culturale. “Anche gli anziani ritratti in questa mostra – afferma Arianna – sono vicini ad un confine, ma, ugualmente e allegramente, sognano”. E i loro sogni, che i visitatori potranno leggere e ascoltare inquadrando il “QR code” in mostra, “intrecciano la memoria e il futuro, realizzano desideri antichi, camminano sul filo tra realtà e fantasia, tra possibile e impossibile, ma anche in questo sta la potenza dei sogni”. Che non si spengono neanche alla bella età di 104 anni. Gli anni che si porta sul bel viso, illuminato da un dolce, simpatico e perfino un po’ sornione sorriso, la Leonilla che da giovane praticava pattinaggio su rotelle nella sua Pola e che ancora oggi “sogna di pattinare, e di farlo proprio a Pola”. E, accanto a lei, Giovanni Maria, che di anni ne ha 95 e che candidamente e con il viso fiero di chi sa il significato del “lavorare duro” per tutta una vita sogna poca cosa: solo “di poter invecchiare ancora”. E poi c’è la Vittoria, 80 anni: “Sogno di poter diventare ostetrica”, confessa. E Angelo, 75 anni (un bambino!): “Vorrei riprendere – dice – a dipingere sul fiume Adda, vicino al luogo in cui sono nato. Sulla mia tela rappresenterei la natura e il fiume in autunno”. Leonilla, Giovanni Maria, Vittoria e Angelo. E con loro tante altre e tanti altri. Donne e uomini che hanno attraversato il tempo. E quanto tempo ancora il buon Dio concederà loro, non c’è problema, lo riempiranno di immaginifici e fantastici voli onirici. Di “terapeutici” sogni. Che delicatamente scivolano dalla mente al cuore. Attraverso quelle loro bellissime rughe “che formano– come affermava lo scrittore francese Marc Levy – le più belle scritture della vita, quelle sulle quali i bambini imparano a leggere i loro sogni”.

L’esposizione, come detto, sarà inaugurata giovedì 25 settembre, alle 18, con una presentazione introduttiva di Mario Calabresi (Direttore Editoriale di “Chora” e “Will Media”) e Guido Maria Brera (Presidente “Be Water”).

Alle 18,30 seguirà la presentazione di “VOLUME”, con un dialogo tra immagini e parole che vedrà protagonisti la stessa Arianna ArcaraMario Calabresi, la giornalista Silvia NuciniWalter Guadagnini (direttore artistico di “CAMERA”), Giulia Mangano (direttore creativo di “Chora” e “Will Media”) e Maria Cristina Ferradini (“Fondazione Amplifon”).

Gianni Milani

“I sogni dei vecchi”

CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia, via delle Rosine 18, Torino; tel. 011/0881150 o www.camera.to

Dal 25 settembre al 19 ottobre

Orari: da mart. a dom. 11/19; giov. 11/21

Nelle foto: Arianna Arcara “Leonilla Malacrea, 104 anni”, “Giovanni Maria Bibbia, 95 anni”, “Vittoria Malara, 80 anni”, “Angelo Vaghi,75 anni”

L’Europa minacciata. Perché è ancora importante il 12 settembre 1683?

Il 12 settembre 1683 ha un grande significato storico, soprattutto per l’Europa, in particolare per alcune nazioni centro-orientali.
Questa data segna la Battaglia di Vienna, uno degli eventi più decisivi nella storia europea. Fu combattuta tra l’esercito dell’Impero Ottomano e le forze europee riunite in un’alleanza di eserciti cristiani sotto la guida del re polacco Giovanni III Sobieski. L’assedio di Vienna faceva parte di un tentativo di espansione dell’Impero Ottomano in Europa centrale. Conquistata Vienna sarebbe toccato a Roma, la capitale della Cristianità? La vittoria dell’esercito cristiano, con l’intervento decisivo delle truppe del re polacco Giovanni Sobieski e dei suoi celebri ussari alati fermò l’avanzata ottomana in Europa segnando l’inizio del declino dell’Impero Ottomano nel nostro Continente. Perché è ancora importante questa data? La vittoria a Vienna ha contribuito a rafforzare l’idea che l’Europa dovesse difendersi ad ogni costo dagli attacchi e dalle influenze esterne. Attuale anche oggi. Nell’odierno e delicato contesto geopolitico, quel 12/9/1683 è anche simbolico per le questioni legate alla difesa dei confini europei e alla protezione dei nostri valori di democrazia e di libertà minacciati da grandi potenze con ambizioni espansionistiche imperiali, la Russia, la Cina e la stessa Turchia del sultano Erdogan che sogna di ricostituire una una sorta di Impero Ottomano in miniatura. Il 12 settembre 1683 non viene certo celebrato in pompa magna come il Giorno della Liberazione ma negli Stati coinvolti, come Austria, Ungheria e Polonia, viene ricordato come una parte essenziale della storia patria. In Polonia, per esempio, Sobieski è un eroe nazionale. È solo una riflessione ma quella data ha ancora oggi un preciso significato.                           Filippo Re
Nella foto, il re polacco Sobieski manda al Papa il messaggio della vittoria a Vienna, dipinto di Jan Matejko (1838-1893)

Ecomuseo Villaggio Leumann “Cruto, l’uomo che voleva illuminare il mondo”

Venerdì 12 settembre, alle ore 21, presso l’Ecomuseo Villaggio Leumann in corso Francia 349 a Collegno, si terrà lo spettacolo teatrale dal titolo “Cruto, la storia dell’uomo che voleva illuminare il mondo”, a cura della Borgatta’s Factory, a ingresso gratuito.

Dopo il successo dell’inaugurazione della LeumAPP a cura dell’Associazione Culturale Kòres presieduta da Alba Zanini, con il coordinamento di Carla Gütermann e Fabrizia Rossi, proseguono gli appuntamenti presso l’Ecomuseo del Villaggio Leumann a Collegno.

Lo spettacolo intitolato “Cruto, la storia dell’uomo che voleva illuminare il mondo” è  dedicato alla storia del pioniere dell’illuminazione elettrica nel nostro Paese, uno dei più  grandi inventori e fisici italiani, Alessandro Cruto (1847-1908), noto per aver realizzato una delle prime lampadine ad incandescenza funzionanti in Europa. Fondò un laboratorio ad Alpignano.
Proprio a Collegno nel 1884 l’industriale Napoleone Leumann scelse le lampadine Cruto per illuminare il suo cotonificio perché considerate durevoli, economiche e di ottima luce.
Questo evento si svolge nell’ambito del progetto V.O.C.A.L.E, Villaggi Operai Arte e Cultura al Leumann, progetto vincitore del bando “Ecosistemi culturali” di Fondazione CDP, ente no profit del Gruppo Cassa Prestiti e Depositi.
La storia di Alessandro Cruto, originario di Piossasco, che inventò il filamento di carbone della lampadina e illuminò la prima via d’Italia del suo paese, è  oggi quasi del tutto sconosciuta. Nonostante la diffusione del suo brevetto in tutto il mondo, le luci della ribalta furono per Edison che di fatto scrisse la storia che conosciamo.
La Borgatta’s Factory rappresenta un collettivo costituito da Alberto Borgatta, attore teatrale, storico, divulgatore, Luca Borgatta, regista e videomaker, e Silvano Borgatta, pianista e arrangiatore.

Mara Martellotta

11 settembre 1973, la morte del Cile democratico di Allende

 

C’è un altro 11 settembre oltre a quello delle torri gemelle del World Trade Center di New York, e non va dimenticato: quello del 1973. A Santiago del Cile, quel giorno, con un colpo di Stato, le forze armate guidate da Augusto Pinochet rovesciarono il governo di Unidad Popular del socialista Salvador Allende che morì durante l’assedio al palazzo presidenziale della Moneda. Le sue ultime parole, attraverso Radio Magallanes, furono per i lavoratori cileni: “Ho fiducia nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno il momento grigio ed amaro in cui il tradimento vuole imporsi. Andate avanti sapendo che, molto presto, si apriranno grandi viali attraverso cui passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile, viva il popolo, viva i lavoratori!”. La giunta militare instaurò un regime dittatoriale che restò al potere per 17 anni.

Il regime di Pinochet lasciò una dolorosa traccia di sangue con omicidi e deportazioni di massa: circa diecimila cileni torturati, moltissimi desaparecidos, centinaia di migliaia di persone costrette all’esilio. La distruzione delle istituzioni democratiche fu veloce e capillare. A tutto si sostituì il dominio militare. Quegli avvenimenti, come la storia si incaricherà di dimostrare, non lasciarono estranei gli Stati Uniti. “Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli”, ammise senza giri di parole Henry Kissinger, il potentissimo segretario di stato americano dell’era di Richard Nixon. L’appoggio americano ai golpisti rientrava in una più vasta strategia di contrasto, denominata operazione Condor, nei confronti dei paesi sudamericani indirizzati a una “deriva marxista”: Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay, Perù, Uruguay e, appunto, Cile. Gli avvenimenti cileni del settembre 1973, con la loro scia di sangue e terrore, ebbero una vasta eco in tutto il mondo e particolarmente in Italia. L’allora segretario del più grande partito comunista dell’Occidente, Enrico Berlinguer, ben sapendo quanto fosse diverso il Cile dall’Italia, ne trasse comunque spunti e suggestioni per un discorso di più ampia portata che portò all’elaborazione della teoria del compromesso storico. In un lungo saggio dal titolo Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile (pubblicato in tre parti su Rinascita, il settimanale del Pci, il 28 settembre e poi il 5 e 12 ottobre 1973), Berlinguer tratteggiò la strada che doveva portare all’intesa tra le tre componenti della storia popolare e sociale del Paese: la cattolica, la socialista e quella comunista.

Un progetto che finì, qualche anno dopo, con il rapimento e la morte di Aldo Moro. E’ passato poco più di mezzo secolo da quella che è stata, per la mia generazione e non solo, una ferita aperta. Siamo cresciuti in quegli anni ascoltando e cantando i motivi della Nueva Canción chilena, il movimento culturale e artistico che sostenne con forza il governo di Salvador Allende, allorché nel 1970 venne eletto presidente del Cile. Víctor Jara (dopo averlo ucciso allo stadio di Santiago, i militari cileni non solo proibirono la vendita dei suoi dischi, ma ordinarono la distruzione delle matrici), Violeta Parra, i Quilapayún, gli Inti-illimani sono stati i simboli della musica sudamericana di quel periodo. Così come le poesie di Pablo Neruda (che morì due settimane dopo il golpe in ospedale ), i testi e le melodie della musica andina hanno lasciato un segno profondo. L’attualità del loro messaggio resta inalterato. Sebbene la musica non cambi la storia, un verso e una frase possono lasciare un segno profondo nel cuore di tutti, aiutando in questo caso a non dimenticare quell’11 settembre del 1973, il popolo cileno e il presidente Salvador Allende.

Marco Travaglini

Torinodanza, Fonderie Limone di Moncalieri: “Futuri” di YoY Performing Arts

Alle Fonderie Teatrali Limone di Moncalieri, nella Sala piccola, il 13 settembre prossimo, alle 19.30, avrà luogo “Futuri, della YoY Performing Arts, con la coreografia e interpretazione di Emma Zani e Roberto Doveri, musiche di Timoteo Carbone e costumi di HACHE Official.
“Futuri” si divide in due narrazioni: ‘Ti ricordi il futuro?’ e ‘Solo sognar ci terrà svegli’. La narrazione numero uno è opera di Valerio Berruti, con il sostegno e le Intercettazioni del Centro di Residenza Artistica della Lombardia, Circuito CLAPS Derida Dance Company. La narrazione numero due presenta testo poetico ed elemento scenico di Ivan Tresoldi, disegno delle luci di Gianni Staropoli. Si tratta di una produzione di Anghiari Dance Hub. “Futuri” è un racconto di racconti, un dialogo corale in cui ogni voce solista trova il proprio spazio in un’armonia di differenze in cui la parola è protagonista. Attraverso il linguaggio della danza della musica, della poesia, della ricerca e delle arti visive, questo progetto modulare esplora diverse narrazioni di Futuri possibili, in costante trasformazione, proprio come il nostro tempo. Ogni aspetto della società viene messo in discussione e riletto, invitandoci a immaginare alternative per il domani. Dall’introspezione individuale alla dimensione collettiva, dalla purezza alla curiosità dell’infanzia, il tema del futuro si sviluppa in molteplici sfumature ed è composto dai duetti: il primo, ‘Ti ricordi il futuro?’, è ispirato all’opera visiva di Valerio Berruti; ‘Solo sognare ci terrà svegli’, invece, è creato a partire dai versi di un poeta di strada, Ivan Tresoldi.

“In un futuro possibile, inginocchiati in cerchio in un campo indefinito e in attesa di un ritorno alla vita, un gruppo di bambini si anima in una danza. Da questa immagine, ispirata alla mostra personale di Berruti ‘C’è troppa luce per non credere nella luce’, il nostro progetto prende vita. ‘Ti ricordi il futuro?’ – racconta la compagnia – nasce dall’idea di esplorare le varie possibilità interpretative del futuro e dell’utopia, intesi come spazi in cui ideali, incertezze e paure si intrecciano, affiorano nella vita degli uomini per diventare tracce di pensieri dimenticati […]. Abbiamo sviluppato un codice ispirato alle opere di Berruti e l’intento è quello di ideare un vocabolario di suoni e movimento in grado di suggerire stati d’animo specifici e di richiamare alla memoria qualcosa che fa parte del nostro vissuto”.

“Solo sognare ci terrà svegli, prende ispirazione da ‘Dell’aria incendio e dell’invisibile divampo’ – poesia per il riscatto del nostro tempo, di Ivan Tresoldi.

Il sogno – spiega la compagnia – rappresenta una visione o un’ ideale che rischia di rimanere confinato nella sfera privata. Tuttavia, nel momento in cui lo condividiamo con gli altri, esso acquista una dimensione diversa, trasformandosi in un atto di connessione che sfida il mondo a prendere parte a quella visione. Quando il sogno è condiviso diventa uno spazio di incontro e collaborazione, dove le persone si uniscono intorno a un‘idea che, pur sembrando irraggiungibile, motiva a cercare soluzioni alternative. La condivisione del sogno amplifica il suo potere, trasformandolo in una forza creatrice che può ispirare il cambiamento e dare vita a nuove possibilità”.

YoY Performing Arts è una compagnia fondata nel 2021 e composta da Emma Zani, Roberto Doveri e Timoteo Carbone, un progetto che fonde musica, danza e arte visiva, alla ricerca di contaminazioni di nuove forme espressive. L’obiettivo è quello di condividere idee. Negli anni le creazioni della compagnia sono state presentate in prestigiosi festival nazionali e internazionali e hanno ricevuto importanti premi.

Biglietteria: Teatro Carignano – piazza Carignano, 6 – Torino – 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Prima edizione del premio Gail Cochrane

Giovedì 11 settembre, alle ore 18,30, nella sede di Almanac Inn Aps di corso Novara 39, verrà presentata ufficialmente la prima edizione del premio Gail Cochrane, iniziativa fortemente voluta dalla famiglia in collaborazione con Almanac. La Gail Cochrane Fellowship nasce per onorare la memoria, il pensiero e l’eredità culturale di Gail Cochrane. Gail è oggi una figura di riferimento, appassionata sostenitrice dell’arte contemporanea, mente curiosa e generosa, capace di relazioni autentiche. È stata un’educatrice, una art consultant e art director per numerose istituzioni d’arte e collezioni italiane, distinguendosi per oltre trent’anni come figura pionieristica nel panorama dell’arte contemporanea, e collaborando con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, con la Fondazione Spinola Banna per l’arte, di cui è stata direttrice artistica dal 2005 al 2015. Il premio che porta il suo nome vuole raccogliere il testimone, trasformando il suo spirito in una azione completa rivolta a nuove generazioni di artisti, oltre che rappresentare un nuovo tassello nella crescita di Almanac e una scommessa sul futuro, sull’arte come eredità e possibilità e ponte tra generazioni e mondi. La Gail Cochrane Fellowship si offre a proporre un sostegno reale e tangibile a giovani artisti italiani under 30. La famiglia metterà a disposizione un contributo di 2 mila euro, sommato a un ulteriore premio di mille euro per l’acquisizione di un’opera, e sosterrà una residenza d’artista negli spazi di Almanac Inn e la possibilità di presentare al pubblico la prima rappresentazione del proprio lavoro. Almanac sostiene con entusiasmo questa iniziativa, riconoscendo l’importanza di costruire strumenti solidi per l’avvio di carriere artistiche coerenti alla sua missione. Obiettivo del progetto è quello di costruire un trampolino professionale che permetta agli artisti di muovere i primi passi in Italia, per poi confrontarsi con esperienze internazionali, anche grazie alla presenza di partner e collaborazioni già avviate, come lo spazio a Londra, dove artisti passati da Torino hanno avuto la possibilità di esporre in luoghi di prestigio.

La selezione degli artisti sarà affidata a una giuria prestigiosa, composta da figure di riferimento del panorama artistico contemporaneo: l’artista Stefano Rienti, i galleristi Isabella Bortolozzi e Guido Costa, l’artista Maurizio Vetrugno, la storica dell’arte e curatrice Angela Vettese e la famiglia di Gail Cochrane, la madre Rosangela, i figli e la nipote, oltre al team di Almanac Inn.

Durante l’evento dell’11 settembre, sarà annunciata l’apertura di una biblioteca all’interno di Almanac Inn, una collezione di cataloghi e le pubblicazioni della famiglia Cochrane, in particolare di Gail e della madre Rosangela, grande collezionista, figure centrali nella costruzione di un patrimonio artistico e intellettuale che si desidera rendere accessibile ai giovani curatori e studiosi. La biblioteca sarà uno spazio vivo, in linea con il desiderio di Gail di rendere l’arte un territorio condiviso e compreso da tutti.

“Con la fellowship e la biblioteca intitolate a mia madre Gail, si chiude un cerchio – afferma Andrea Chieli, figlio di Gail Cochrane e fondatore di Almanac Inn –  Fin da bambino ho vissuto in mezzo all’arte, a casa avevamo quadri di: Manzoni, Burri, Fontana, Scarpitta, Paolini e molti altri. Sono tutti nella mia memoria, ma per vari motivi, il patrimonio si è disperso negli anni. Quando io e mia mamma abbiamo cominciato a lavorare con Almanac abbiamo pensato di supportare un talentuoso curatore, allora ragazzo, Guido Santandrea, e mettere a disposizione le nostre competenze per creare qualcosa di duraturo e che contribuisse a non disperdere il patrimonio artistico dei giovani che intraprendono questo percorso. Mia madre, con tutto il suo passato dedicato ai giovani, ha dato il suo contributo, io ho cercato di mettere le mie competenze manageriali affinchè il progetto fosse sostenibile e potesse crescere negli anni. Penso che sia ancora un percorso lungo, ma siamo passati da un piccolo spazio in cui non si pagava l’affitto ad uno spazio di proprietà. L’obiettivo è sempre quello di creare valore non solo economico, ma anche strategico per crescere in competenze”.

Gian Giacomo Della Porta

Alle Gallerie d’Italia di Torino la mostra dedicata all’artista visivo Erik Kessels

Intesa Sanpaolo apre al pubblico dall’11 settembre al 7 ottobre 2025 alle Gallerie d’Italia di Torino la mostra “Erik Kessels. Un’immagine”, la più  recente opera dell’artista visivo Erik Kessels. Si tratta di un’installazione multimediale capace di valorizzare le immagini già digitalizzate dell’archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo, oltre 60 mila, trasformate, con l’ausilio dell’intelligenza artificiale  per formare un’unica grande fotografia in movimento.

Ad emergere è  un ritratto fluido dell’Italia, che esula dal racconto cronologico; le immagini di persone, cronaca, sport dell’Archivio Publifoto sono frammenti di storia che si compenetrano l’una nell’altra. L’Archivio Publifoto, in questa videoinstallazione, assume la forma di un magma organico multiforme che rivela e dissolve le immagini delle persone e degli eventi che hanno fatto l’Italia, insomma un Archivio umano proiettato in gigantografia.
La sala immersiva del museo torinese della banca si trasforma in un teatro visivo e musicale dove il passato e il presente si avvicendano in modo ininterrotto attraverso una colonna sonora realizzata appositamente dall’inglese Robin Rimbaud, in arte Scanner,  e dall’italiano Stefano Pilia, musicisti elettronici d’avanguardia.

“L’Archivio Publifoto è tra le prime ragioni delle Gallerie d’Italia di Piazza San Carlo – spiega Michele Coppola, Executive Director Arte Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e Direttore Generale delle Gallerie d’Italia- ed è un grande laboratorio dove le fotografie sono oggetto costante di studio, restauro, digitalizzazione  e presentazione al pubblico. Il progetto di Kessels, accompagnato da una musica originale, porta su un piano contemporaneo protagonisti e fatti del Paese. Nel momento in cui viene raccontato, attualizzato e condiviso, un Archivio offre una risposta alla domanda sul ruolo di un museo oggi, non solo nel conservare il passato, ma anche nell’intercettare e approfondire il presente”.

Mara Martellotta

Il Premio Giovanni Graglia a Ugo Nespolo, Barbara Ronchi della Rocca e in memoria a Gian Mesturino

Il Premio Giovanni Graglia è giunto alla sua ventesima edizione, che si svolgerà venerdi 12 settembre, alle ore 18, presso il Circolo della Stampa Sporting di corso Agnelli 45. Il comitato scientifico, composto da Franca Giusti, Giulio Graglia e Bruno Quaranta, insieme alla Presidente Sabrina Gonzatto, ha scelto i seguenti candidati: per la sezione maschile Ugo Nespolo, per la sezione femminile Barbara Ronchi della Rocca e in memoria Gian Mesturino.

Ugo Nespolo, artista poliedrico piemontese originario di Mosso, vede il suo esordio nel panorama artistico italiano degli anni Sessanta, epoca in cui stava esplodendo la pop art ma anche le correnti concettuali e dell’arte povera. Ha frequentato figure della cultura italiana e torinese quali Gianni Vattimo e Edoardo Sanguineti. Importanti per la ricerca filmica di Nespolo sono stati gli incontri con il New American Cinema (Jonas, Mekas, Yoko Ono e Andy Warhol), dal momento che al suo rientro in Italia lavorerà nel cinema. Molti film di Nespolo verranno proiettati al Centre Pompidou, alla Tate Modern, alla Biennale di Venezia, al Museo Nazionale del Cinema. Negli anni Ottanta significativo anche il suo contributo al mondo teatrale, infatti disegna scene e costumi per la Turandot e per il Don Quijote. Dagli anni Novanta a oggi, Nespolo è presente con le sue opere in Italia e all’estero.

Barbara Ronchi della Rocca è un personaggio televisivo molto conosciuto e amato. Esperta di bon ton, è anche giornalista, autrice e docente. Il galateo è la sua passione e ne conosce ogni sfumatura, dalle buone maniere a tavola all’eleganza nell’abbigliamento, passando ai consigli da sapere per essere un perfetto turista. Il suo amore per l’educazione nasce da bambina e tra i suoi libri ricordiamo “Il galateo dell’amore”, “Bollicine che passione” e “Il galateo dei fiori”.

Gian Giovanni Mesturino, architetto monferrino, conosciuto come architetto dei teatri, è scomparso a 82 anni il 10 gennaio 2025. Il sodalizio con Germana Erba, diventata sua moglie e conosciuta all’Università, è legato al mondo teatrale torinese. Alfieri, Erba e Gioiello sono stati gestiti per oltre sessant’anni, senza dimenticare che il Teatro Nuovo è lo spazio teatrale in cui la coppia ha istituito il primo liceo coreutico e teatrale italiano, che da trent’anni attrae giovani talenti dall’Italia e dall’estero.

Il Premio Giovanni Graglia fa parte della rassegna del Festival Pirandello e del 900, e chiude come di consueto gli eventi.

Mara Martellotta

Torna al Circolo della Stampa Sporting la quinta edizione di “Set in scena”

 

Con Neri Marcorè, Umberto Galimberti e Pablo Trincia

Ancora una volta torna sotto la Mole la quinta edizione di “Set in scena”, una rassegna con diversi ospiti importanti, realizzata con il sostegno di CRT e Intesa Sanpaolo, il Patrocinio della Regione Piemonte, Città di Torino e con la collaborazione dell’associazione culturale Hiroshima Mon Amour.
Venerdì 12 settembre prossimo, presso il Circolo della Stampa, sarà Neri Marcorè a interpretare canzoni famose insieme al polistrumentista Domenico Mario Renzi, alla violoncellista Chiara Di Benedetto e alla violinista Anaïs DAïais. Questa kermesse, diretta sempre da Marcorè, nasceva nel 2021, in occasione dell’inaugurazione del campo stadio riqualificato dello Sporting, che veniva restituito ai cittadini anche in una nuova veste come sede per spettacoli ed eventi culturali. L’edizione di quest’anno si terrà da venerdì 12 a domenica 14 settembre prossimi, proprio presso il campo stadio dello Sporting, trasformato in un anfiteatro sotto la direzione artistica di Neri Marcorè. Sono tre gli spettacoli in programma con inizio alle ore 21. Avranno anche una finalità benefica in quanto sull’acquisto del biglietto verrà devoluto un euro a favore della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.
Dopo il concerto di venerdì 12 dal titolo “Neri Marcorè in doppia coppia”, il 13 settembre, alle ore 21, sarà la volta di Umberto Galimberti come ospite. Il filosofo e psicanalista lombardo tratterà il tema “il bene e il male-educare le nuove generazioni”, per discutere sul ruolo svolto da un’educazione emotiva basata sull’empatia e il sentimento, e non solo sulla ragione.
L’ultimo appuntamento sarà domenica 14 settembre con Pablo Trincia, giornalista podcaster di Lipsia, che inviterà il pubblico a interrogarsi sul senso del sacrificio. Come strumento di dialogo con il pubblico sarà scelta la lettura di “Open”, autobiografia cult di Andrea Agassi, campione di tennis che ebbe con il suo sport un rapporto controverso.
Il Presidente del Circolo della Stampa Sporting, Pietro Garibaldi, si è dichiarato soddisfatto di questa quinta edizione di “Set in scena”, in quanto uno degli impianti sportivi italiani più antichi si trasformerà nuovamente in un palcoscenico per una kermesse capace di unire spettacolo, cultura, musica e solidarietà.

Mara Martellotta

LABAR, geniale incisore nella casa – museo di Villadeati

Tra le tante potenzialità dello splendido paese di Villadeati, attraverso il pittoresco paesaggio, la cultura e l’arte, è doveroso annoverare la casa museo di LABAR, geniale incisore, pittore, scultore, che ha collezionato   antichi torchi litografici, tipografici e calcografici   perfettamente funzionanti che  egli usa per le proprie opere che lo rendono uno dei più prestigiosi incisori contemporanei

G R B