CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 115

“L’Eredità delle Donne” Reading al Gazebo dei Giardini Sambuy

Dedicato agli iconici racconti della scrittrice Alice Munro

Domenica 23 novembre, ore 14,30

L’evento nasce grazie al contributo, per il secondo anno consecutivo, del Festival biellese “Contemporanea. Parole e storie di donne” teso ad arricchire il “programma OFF” de “L’Eredità delle Donne”, manifestazione di nascita fiorentina diretta da Serena Dandini e dedicata a sottolineare, a poche ore dalla “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” (martedì 25 novembre) il sacrosanto e troppo spesso violentato principio dell’“empowerment” femminile. L’appuntamento per partecipare all’evento, organizzato alle 14,30presso il “Gazebo” dei “Giardini Sambuy” di Torino (in piazza Carlo Felice) voluto nel 1999 dall’“Associazione Commercianti Torino Via Roma” – ottimo biglietto da visita (allora!) per i turisti che entravano in città dalla stazione di Porta Nuova – e riaperto solo lo scorso settembre dopo otto anni di abbandono, è per domenica prossima 23 novembre. Appuntamento di forte significato sociale e culturale, inserito in un programma complessivo incentrato quest’anno su “IF – Intelligenze Femminili” capaci “di creare visione – sottolineano le responsabili – custodire la realtà e guidare gli eccessi della contemporaneità”.

A partire proprio da queste considerazioni, l’incontro, organizzato per domenica prossima 23 novembre, in collaborazione con il “format” di rigenerazione urbana “Giardino Forbito”, ai centralissimi “Giardini Sambuy” (progettati nel 1860 dall’architetto Jean Pierre Barrillet Deschamps e nel 1926 dedicati al sindaco di Torino – dal 1883 al 1886 – Bertone Baldo di Sambuy) prevede un pomeriggio di full immersion nella scrittura limpida e profonda della scrittrice canadese (“Premio Nobel” per la Letteratura nel 2013 e “Man Booker International Prize” nel 2009, quale “Premio alla carriera”) Alice Munro, attraverso la lettura dei suoi racconti più iconici. “Un viaggio nelle pieghe dell’animo umano per scoprire quei momenti di crisi, consapevolezza e trasformazione che segnano la vita dei suoi personaggi. Soprattutto delle donne”. Le letture sono a cura di Barbara Masoni e Maria Laura Colmegna.

L’accesso è libero fino ad un massimo di 50 persone. Per infowww.contemporanea.biella.com

Nota come “maestra del racconto breve contemporaneo”Alice Ann Munro, al secolo Alice Ann Laidlaw (Wingham, 1931 – Port Hope, 2024), ambientò la maggior parte dei suoi racconti nella sua regione natale, il Southwestern Ontario, con una scrittura di estrema originalità definita dalla critica “rivoluzionaria”, per la sua capacità di “ristrutturare completamente l’architettura del racconto breve, in particolare nel trattamento dei tempi, con una narrazione gravitante continuamente dal passato al futuro”.

La sua prima raccolta di racconti, “La danza delle ombre felici” uscì nel 1968 ed ottenne un immediato favore di critica, che in quello stesso anno le valse il “Governator General’s Award”, al tempo il più prestigioso Premio letterario canadese. Dal 1968 al 2013 (l’anno del Nobel), Munro pubblicò altre quindici raccolte di racconti, di cui molti spesso pubblicati su autorevoli riviste. Il racconto “The Bear Came Over the Mountain” fu inoltre adattato per il grande schermo dalla regista Sarah Polley, che ne trasse un film dal titolo Away from Her – Lontano da lei, interpretato da Julie Christie e Gordon Pinsent e presentato nel 2006 al Toronto International Film Festival. Nel 2013 annunciò il suo ritiro dall’attività letteraria. Morì a Port Hope, in Ontario, il 13 maggio 2024, all’età di 92 anni.

  1. m.

Nelle foto: Locandina evento e Gazebo “Giardini Sambuy”

Clementina, Josephine e le altre, esperienza di danza dedicata a tutti i corpi

Nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne

La palazzina di Caccia di Stupinigi apre le sue porte al movimento, alla poesia del corpo e alla relazione con gli altri. Lo farà martedì 25 novembre, nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Il Salone d’onore tornerà ad essere luogo di danza per incontrare la memoria. Le persone partecipanti al progetto ‘E motus I danzare con il Parkinson’ si uniranno ai visitatori per attraversare insieme la dimora barocca guidati da Serena Fumero, storyteller e referente per la didattica della Fondazione Ordine Mauriziano.
Il movimento renderà omaggio alle donne che, nella storia della corte, seppero creare, dentro e fuori le regole, spazi di libertà e coraggio.
L’iniziativa rientra nel progetto “Orizzonti Prosssimi I Corpi, Luoghi, Comunità” a cura della danzaterapeuta Elena Maria Olivero, un percorso di danza inclusivo e accessibile che valorizza la relazione tra corpo, comunità e patrimonio. Si tratta di un progetto che nasce dal desiderio di costruire spazi di cura e partecipazione,  intrecciando la pratica artistica con l’esperienza di ‘E- Motus I danzare con il Parkinson’, sostenuto dai fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. In collaborazione con Lyceum Academy di Milano, Associazione Italiana Parkinsoniani, Associazione Amici Parkinsoniani Piemonte e con il patrocinio di Associazione Professionale  Italiana DanzaMovimentoTerapia e in rete con Associazione D’idee, arte e Comunicazioni per il progetto La piattaforma. Nuovi corpi, nuovi sguardi e con le Incredibili Storie.

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi , Nichelino.

Martedì 25 novembre  ore 15-17.

La partecipazione è compresa nel biglietto di ingresso alla Palazzina.

Prenotazione obbligatoria allo 0116200601

stupinigi@ biglietteria.ordinemauriziano.it

Mara Martellotta

Al Piccolo Regio “Hänsel e Gretel”

La nuova produzione di “Hänsel e Gretel” dà il via alla stagione del Teatro Regio per le famiglie. Sabato 22 novembre, alle ore 20, il Piccolo Regio Puccini aprirà le sue porte ai bambini, a partire dai sei anni, e per le loro famiglie per assistere ad “Hänsel e Gretel” di Engelbert Humperdinck, in scena nel rifacimento drammaturgico e versione italiana di Lorenzo Arruga, dal libretto originale tedesco di Adelheid Wette, tratto dall’omonima fiaba dei fratelli Grimm. La scelta di utilizzare la versione firmata da Arruga rispecchia il suo modo unico di avvicinare il pubblico alla musica. Compositore, giornalista e critico musicale, è stato una delle figure poliedriche più singolari della musica italiana, capace di raccontare la musica con uno stile leggero e sapiente.
L’Orchestra e Coro delle Voci Bianche del Regio sarà istruito da Claudio Fenoglio e diretto dal Maestro Simon Krečič, direttore d’orchestra e pianista, dal 2013 direttore artistico del teatro nazionale sloveno dell’Opera di Maribor. Il compositore Luca Tessadrelli ha curato la trascrizione dell’opera di Humperdinck per orchestra ridotta, pubblicata dalla casa editrice musicale Sonzogno.
Nella nuova regia la fiaba musicale diventa un viaggio nelle paure dei bambini. La strega rappresenta le loro illusioni, e solo affrontandola ci si accorgerà che la ricchezza risiede nella famiglia.

“Con questo spettacolo – racconta il regista Gian Maria Aliverta – vi racconto la storia di una famiglia povera. Da un lato c’è un papà spazzacamino che accetta il proprio status sociale, dall’altro una madre che vive la povertà come una posizione ingiusta verso la sua persona. Questo suo disagio si trasferisce ai figli, che vengono spinti, in un riflesso materno, a intraprendere un viaggio verso la vagheggiata ricchezza, verso un luogo in cui poter, finalmente, trovare cibo. Lungo il cammino i bambini incontreranno varie creature, le stesse che popolano la loro casa; fra queste, la madre, in una visione particolarmente estraniante, poiché è lei la strega ad aver proiettato sui figli il senso di inadeguatezza. Solo una volta sconfitta la sua figura, e tutto ciò che di negativo essa rappresenta, i bambini potranno vivere in serenità”.

“In Famiglia 2025-2026” presenta opere, spettacoli e concerti dedicati ai più giovani e a famiglie con condizioni di biglietteria dedicate. Accanto a titoli concepiti per i giovani ascoltatori, sono presenti versioni pocket di capolavori di repertorio, per avvicinare in modo graduale e coinvolgente i più piccoli al mondo del teatro musicale. La produzione di “Hänsel e Gretel” al Teatro Regio, è realizzato in collaborazione con il Conservatorio Vivaldi di Alessandria, e vede protagonisti gli artisti del Regio Ensemble Martina Myskholid, Albina Tonkikh, Eduardo Martinez, Natalia Gavrilan, Flavia Perilarco. Le scene sono curate da Francesca Donati, i costumi di Sara Marcucci. Lemlucinda Andrea Rizzitelli.

Il prossimo appuntamento di “In Famiglia” sarà sabato 20 gennaio, alle ore 20, con replica domenica 11 gennaio e sabato 7 e domenica 8 febbraio alle ore 16, con “Pierino e il lupo”, favola sinfonica consigliata a partire dai 5 anni per voce recitante e orchestra di Sergej Prokof’ev. In questo caso l’orchestra sarà diretta da Aram Kachaeh. Enrico Dusio sarà la voce recitante. Progetto, messa in scena e regia di Controlce Teatro d’Ombre.

Biglietti: ridotto under 16 -10 euro / intero 20 euro – con il carnet a scelta libera il Teatro Regio dà la possibilità di assistere a 4 spettacoli al costo di 80 euro. Il carnet include l’ingresso per un adulto o un bambino.

Biglietteria: piazza Castello 215, Torino – vendita online su www.teatroregio.torino.it

Orario: dal lunedì a sabato ore 11-19 / domenica ore 10.30-15.30 / un’ora prima degli spettacoli – telefono: 011 8815241-242

Mara Martellotta

Il teatro e il palcoscenico invadono la tragedia di Re Lear

Al Carignano, sino a domenica 30 novembre, per la stagione del TST

Io ho visto cose che voi umani. Come il vecchio Roy Batty. Ovvero i capelli bianchi non sono poi proprio una cosa che meriti pollice verso a tutti i costi. Addirittura? Addirittura. Per cui posso raccontare – e ricordare – di come cinquantatré anni fa Giorgio Strehler introducesse in palcoscenico (da noi all’Alfieri), attraverso una coltre di terra faticosa, in medias res, Tino Carraro a esporre il volere e la vanità di “Re Lear”, “Sappiate, dunque, che noi abbiamo diviso il nostro regno in tre parti”, e che quello andasse diviso alle sue tre figlie e che le prime due, Goneril e Regan, si struggessero in (troppi, falsi) salamelecchi a sbandierare l’amore per il vecchio mentre la più piccola Cordelia si mettesse in un angolo ben consapevole dei suoi autentici sentimenti e del degrado che ne avrebbero avuto dalle parole vuote. In quell’edizione Gabriele Lavia era Edgar, il figlio legittimo e denigrato e buono del conte di Gloucester: oggi, in questa edizione – produzione principe del Teatro di Roma, al Carignano per la stagione dello Stabile torinese sino a domenica 30 novembre – che mantiene la bellissima traduzione di Angelo Dellagiacoma e Luigi Lunari – la poesia della parola, con la bellezza delle voci -, è protagonista e regista (con i suoi ottantatré perfettamente portati), raccogliendo attorno a sé quattordici compagni di un viaggio che è bello e sbalorditivo ascoltare (pur con qualche mancanza nelle compagini più giovanili), giocando – “to play” – e raccogliendo idee e umori e invenzioni intorno ai meccanismi allo stesso tempo della tragedia e del teatro, dopo la vestizione a vista degli attori (sui jeans e sulle magliette indossano lunghi e scuri e sfilacciati mantelli elisabettiani dagli inserti d’oro e ramati, i costumi sono di Andrea Viotti, sotto le luci da gran ricamo di Giuseppe Filipponio), il re che divide un regno e un capocomico che un giorno passerà la palla, le terre da spartire e le retrovie di un palcoscenico – eravamo anche a teatro con i “Giganti della montagna”, le scene sono qui di Alessandro Camera -, una soffusa luce dall’alto, il grande orologio del Tempo sul fondo, le quinte, i bauli e le casse, più avanti le sedie rovesciate, un pianoforte scuro sui cui tasti strimpellerà il fool le sue filastrocche, i vecchi sipari rossi che scendono dai palchi, un minuscolo teatrino per il divertimento e le invenzioni dei bambini che riporta all’infanzia (e che magari può fare il paio con quel trenino di legno che Gianni Santuccio faceva sbuffare nel “Giardino” cecoviano, ancora Strehler, due anni dopo).

Una storia (“una storia di perdite: perdita della ragione, perdita del regno, perdita della fraternità”, cosi Lavia definisce “Re Lear”), in apparenza favolistica ma cruenta, fatta nel sangue e con il sangue, tendente come altre opere shakespeariane alla riaffermazione finale della giustizia su tutto e su tutti – muore Amleto, muore Cordelia, muore Macbeth, muoiono Cleopatra e Antonio – che ha le proprie radici nella mitologia anglosassone e che il Bardo mostrò alla sua regina nel 1605, una vicenda non soltanto specchio della corruzione e della cattiveria e della bramosia di potere che circola per il mondo (ogni parola e ogni frase come rimando all’oggi), non soltanto di vanità ma di affetti traditi, di abdicazione (non ci resterà che “Lear”, un uomo o l’Uomo), di travestimenti e di inganni, di lettere falsificate, di duelli e di inganni, di mariti succubi, di protezioni e di ceppi, di tempeste che si rivestono di simbologie e di sguardi alle stelle, di duchi accecati che nella cecità riacquisteranno saggezza (grande prova di Luca Lazzareschi come Gloucester, sua la vicenda secondaria che poggia sulla principale) e di figli bastardi, di ambizioni e di tradimenti, di giullari che dicono grandi verità attraverso il più semplice dei linguaggi: rappresentazione del buco nero senza uscita in cui l’uomo nostro contemporaneo si sta dibattendo, esasperazione e presa di coscienza dinanzi a un cadavere – quello di Cordelia, del Bene stesso – che altro non è che l’essenza del più tragico pessimismo: “Urlate, urlate, urlate, urlate! Oh, voi siete uomini di pietra: se io avessi le vostre lingue e i vostri occhi, vorrei adoperarli in modo, che la volta del cielo si dovrebbe squarciare. Essa è andata via per sempre. Io lo so quando uno è morto, e quando vive ancora: lei è morta come terra!”

Lavia parla altresì in questo spettacolo, che ha meritato il titolo di migliore dell’anno (Premio “Le Maschere del Teatro Italiano 2025, nel settembre scorso), di essere e di apparire, di realtà e illusione, del “non-essere”, con voce potente, ferma nell’esporre, dove le parole sono grandezza assoluta e i gesti lontani da una brutta “teatralità”, dove passa in eguale bravura dalla rabbia alla disperazione alla pazzia che lo rende così arreso e umano e debole, con quel dare vita a siparietti comici che sprigionano divertimento e ad altrettanti momenti di sincera commozione: coniuga diverse strade e offre al pubblico una serata che rimarrà nella memoria a lungo. Che ne direbbe il suo maestro Strehler che già dalle prove del suo “Lear” si portava a casa quelle intuizioni del trentenne allievo, di quell’Edgar di un tempo, per farne poi tesoro sulla scena? Tra gli interpreti ancora, coinvolti nella piena riuscita dello spettacolo, i due fratelli che verranno in un duello finale alla resa dei conti, il buono e il perfido, Edgar ed Edmund, Giuseppe Benvenga e Ian Gualdani, il Kent fedele di Mauro Mandolini, la fanciullezza spenta della Cordelia di Eleonora Bernazza, le malvagie Goneril e Regan che hanno autentica ferocia spietata con Federica Di Martino e Silvia Siravo, il matto saggio dell’eccellente Andrea Nicolini. Assolutamente da non perdere, e non vi spaventino gli oltre 200 minuti della durata: anzi, da goderseli tutti.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Tommaso Le Pera, alcuni momenti del “Re Lear” interpretato e diretto da Gabriele Lavia.

Sulle tracce di Fenoglio, ad Alba nella terra del tartufo bianco

A cura di piemonteitalia.eu

Varie sono le ragioni che possono indurci a fare un giro ad Alba, la bella città langarola circondata da maestose colline. Oltre alle bellissime chiese e agli interessanti musei, Alba è la perla dell’enogastronomia italiana apprezzata in tutto il mondo per i suoi gustosi piatti e per i suoi deliziosi prodotti locali; primo fra tutti il Tartufo Bianco, protagonista della Fiera Internazionale che si svolge tutti gli anni a novembre.

Continua a leggere:

https://www.piemonteitalia.eu/it/esperienze/sulle-tracce-di-fenoglio-ad-alba-nella-terra-del-tartufo-bianco

Scianna e Newton: grandi “scatti di moda”

A Saluzzo e a Caraglio sfida “vis à vis”, realizzata sui più inediti set dell’alta moda da due autentici “giganti” dell’arte fotografica novecentesca

Fino al 1° marzo

Saluzzo / Caraglio (Cuneo)

Niente applausi, niente flash, no alla minima traccia di splendente glamour. Solo il vociare e l’aria stranita e divertita, il gioco di un’allegra frotta di “picciotte” e “picciotti” siciliani, zaini in spalla e grembiali scolastici, a seguire e a mimare il “passo da sfilata” (in discesa) della fascinosa giovane che guarda e dispensa loro parchi sorrisi. Curiosa la location e nessuna “passerella” (anche se la camminata e l’impostazione dei movimenti della giovane fanno subito pensare al “catwalking” d’una modella); ci si trova invece a scendere una lunga, per nulla agghindata o attrezzata ad hoc, scalinata di pietra della sicula Caltagirone, antica “Regina dei Monti Erei”. Di fronte abbiamo quella che mi piace ritenere, per la sua composita bellezza, una sorta di immagine-guida della mostra fotografica – “La Moda, la Vita”– ospitata, con la curatela di Denis Curti, all’antica “Fortezza” (e “Residenza Marchinale”) della “Castiglia” di Saluzzo (Cuneo) fino a domenica 1° marzo 2026, di Ferdinando Scianna (Bagheria – Palermo, 1943), primo fotografo italiano a far parte dal 1982 (e introdotto niente meno che da Henri Cartier-Bresson) dell’agenzia fotografica internazionale “Magnum Photos”. E la giovane fanciulla che dà mostra del suo incedere e della sua misurata eleganza, altri non è che Marpessa (nome “mitologico”- dal mito di Idas – che dà il titolo alla stessa immagine); Marpessa Hennink, supermodella olandese di Amsterdam, tanto brava da meritarsi il soprannome di “The Catwalk Contessa” (“La Contessa della Passerella”). Siamo nel 1987, anno che segna l’esordio del fotografo siciliano (dopo un periodo di lavoro in Spagna, per documentare la “Guerra Civile” spagnola) nel “mondo della moda”. E’ in quell’anno che a Scianna, Dolce&Gabbana, allora giovani stilisti emergenti, commissionano le immagini per i cataloghi di due collezioni, dando vita a una delle collaborazioni meglio riuscite nella storia della fotografia. Un compito che l’artista siciliano assolse “in modo originale e spiazzante”.

Scianna, infatti, non rinunciò alla sua natura di “fotoreporter”, né tantomeno al richiamo della sua terra, trascinando la moda dagli studi di posa all’amata realtà della “sua” Sicilia e tra le strade dei “suoi” vocianti paesi. Le sue fotografie di moda, tutte in bianco e nero (“Io guardo in bianco e nero – diceva – penso in bianco e nero. Il sole mi interessa soltanto perché fa ombra”) sono frammenti di storie che “riflettono la sua visione del mondo, restituendo un ideale di bellezza che va oltre la pura descrizione del prodotto”. E fondamentale in questo percorso fu proprio la collaborazione con la “top model” Marpessa, che incarnava la bellezza mediterranea e che lo stesso Scianna scelse come sua “musa”. Al pari forse di quella Monica Bellucci, ritratta, nel ’91, in un mercato rionale di Palermo, attorniata da un bel gruppone di maschietti in un “furbesco” girotondo dagli occhi di certo meno innocenti di quelli dei bimbi della “Marpessa”. Nel suo complesso, il percorso espositivo, che documenta collaborazioni con i più importanti brand e numerose riviste internazionali, comprende oltre 90 fotografie (particolarmente “preziose” quelle dedicate allo stretto legame di amicizia che lo legava al conterraneo grande Leonardo Sciascia), accanto alle 12 provenienti dalla “Fondazione Arte CRT”, in comodato alla “GAM” di Torino, e che raccontano dei lavori realizzati in India, in Francia e in Bolivia, ma soprattutto ci parlano del grandissimo creatore di “reportages”, quale Scianna é stato, e che resteranno per sempre la “matrice stilistica e narrativa” del suo mestiere.

In contemporanea, su progetto sempre, come per la mostra di Scianna, di “Fondazione Artea” e la curatela di Matthias Harder (direttore della “Helmut Newton Foundation” di Berlino) il seicentesco “Filatoio” di Caraglio (Cuneo) ospita Helmut NewtonIntrecci, monografica dal titolo esemplare (vista la destinazione del sito ospitante) dedicata, per l’appunto ad Helmut Newton, altro grande protagonista della fotografia di moda (“mood photography”) del Novecento (Berlino, 1920 – Los Angeles, 2004). Le mostre di Ferdinando Scianna e Helmut Newton, concepite per dialogare tra loro, approfondiscono due approcci distinti (più “teatrale” e “dall’erotismo patinato” quelle del  berlinese) ma entrambe convergenti al “tema della moda” e al “racconto della vita”. Le carriere di entrambi vivono una svolta sul finire degli anni Ottanta, anche a seguito delle trasformazioni in atto nella società del periodo: da un lato l’avvento delle prime apparecchiature digitali e di “Photoshop”, che mettono in discussione il valore testimoniale dell’immagine fotografica, dall’altro la caduta del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica, “che ridefiniscono gli equilibri globali e aprono nuove prospettive di incontro tra culture”.

Per info e orari: “Fondazione Artea”, corso Nizza 13, Cuneo; tel. 0171/1670042 o www.fondazioneartea.org

Gianni Milani

Nelle foto: Ferdinando Scianna “Marpessa”, Caltagirone, 1987 e “Monica Bellucci”, Palermo, 1991; Helmut Newton “Mansfield”, British Vogue, London 1967 e “Nadja Auermann”, Blumarine, Monaco 1993

SOY YO Masterclass sul Tango-teatro-danza

UNIPOP di Torino

Domenica 23 novembre 2025, dalle 14.00 alle 18.00, è programmato presso UNIPOP (Università Popolare) di Torino in via Principe Amedeo 12, un pomeriggio dedicato all’ approfondimento tra teoria e pratica sulle Letras e gli Archetipi del Tango.

“SOY YO” (‘sono io’ in spagnolo) è un’ iniziativa di Monica Nucera Mantelli che entra nel vivo della profondità culturale e comunitaria del tango, grazie ai testi delle Letras de tango (lettere/parole sul Tango) insieme al lascito di grandi autori come Meri Lao, Astor Piazzolla, Horacio Ferrer, Jorge Luis Borges.
Tra musica, poesia e gestualità corporea, sarà un pomeriggio di pratica e studio, ascolto e messa in atto dei generi annessi alla multi-disciplina del tango-teatro-danza, partendo da un repertorio che va all’incirca dal 1906 al 1950.
Si tratta dell’approfondimento dei meccanismi neuro-cognitivi di percezione e creazione del tango-teatro-danza che possono riassumersi in musica, empatia, emozioni, immaginazione, azione scenica.
Tutto ciò rappresenta un approccio multi-disciplinare tra musica, poesia, teatro e movimento corporeo. Chiaramente si tratterà di una full immersion sui testi di tango e la creazione di personaggi archetipici della narrativa rioplatense (un vasto territorio che comprende l’argentina Buenos Aires e Montevideo, capitale dell’Uruguay).
Il corso è aperto anche a chi non conosce il tango. Questa Masterclass non è infatti unicamente dedicata ai bailarinos ma anche a chi sia interessato/a allo studio di ciò che immaterialmente sussiste dietro al tango. Domenica 23 sarà quindi un accreditamento per musicisti, attori, scrittori, danzatori di ogni disciplina, oltreché per studiosi della cultura latino-americana.

Per l’ammissione al corso, portare due paia di calzettoni e copertina, un foulard, oltre a carta e penna. Abiti comodi in tinta unita scuri o neri.
Chi specificamente balla già il tango si porti dietro anche le scarpette.

Contributo a persona: offerta libera e consapevole (consigliato 20 euro a persona).

Per info e iscrizioni inviare messaggio WA al numero 377/04.88.519

Docente Monica Nucera Mantelli (Torino, 1966, vive e opera a Imperia dal 2023), operatrice culturale, sceneggiatrice e autrice di produzioni di tango-teatro-danza, curatrice di mostre, eventi e produzioni artistiche nei settori artistici plastici e visivi.

Critica d’ arte, è studiosa di cultura e pratica del tango rioplatense da “sempre”.

Da tempo il Tango è oggetto di studi approfonditi nelle università argentine e latinoamericane, dove esistono programmi accademici dedicati alla sua storia, alla musica, danza, teatro, poesia, usi e costumi, oltre che all’influenza sulla sua dimensione sociale e politica. Il tango teatrale richiede una profonda comprensione della musica, della danza e dell’arte drammatica; gli artisti devono possedere una grande abilità tecnica ed espressiva per poter trasmettere emozioni e storie. Questa forma d’arte è popolare in Argentina, in altri paesi, e viene spesso eseguita in teatri, festival e milonghe (luoghi di ballo del tango). Di solare evidenza è però la sua diffusione al di là dei paesi di cultura ispanica. Ciò non è né casuale né estemporaneo ma parla ormai mille e più lingue.
Infatti il tango infiamma, coinvolge, estetizza l’atto, affascina e seduce perché, in fondo in fondo, parlando del linguaggio del corpo, del ritmo e della musica, si rivolge a tutti noi.

Ferruccio Capra Quarelli

Il Coro Femminile dell’Accademia Tempia per la Giornata contro la Violenza

Lunedi 24 novembre, alle 21, al teatro Vittoria, il Coro Femminile dell’Accademia Stefano Tempia propone un programma per la Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne

Lunedì 24 novembre, al teatro Vittoria di Torino, verrà proposto un programma che attraversa stili e secoli con il Coro Femminile dell’Accademia Stefano Tempia in occasione della Giornata contro la Violenza sulle Donne, intitolato “Da Brahms agli ABBA”. Il Coro femminile dell’Accademia sarà guidato dal Maestro Luigi Cocilio, con il contributo pianistico di Chiara Romanelli e la partecipazione del Coro di Voci Bianche della Scuola Internazionale A. Spinelli, che affronterà un programma che attraversa stili e secoli, dalle raffinate armonie romantiche di Joahnnes Brahms ai linguaggi contemporanei di Pau Casals, Bob Chilcott, Eric Whitacre, Ola Gjeilo e Karl Jenkins, fino alle trascrizioni di celebri brani pop tratti dai repertori dei Coldplay e degli ABBA, con un momento speciale dedicato alla compositrice Mel Bonis, voce femminile troppo a lungo dimenticata. In un mondo musicale dominato dagli uomini, Mel Bonis fu costretta a celare la sua identità dietro un nome ambiguo per essere presa sul serio. Nata Mélanie Bonis, scelse di firmarsi Mel Bonis per mascherare il suo genere, data la difficoltà per le donne ad essere accettate, a quel tempo, nei salotti giusti.

Info: lunedì 24 novembre, alle ore 21 – teatro Vittoria, via Antonio Gramsci 4, Torino

“Melodie Intrecciate, da Brahms agli ABBA”

Biglietti: https://www.ticket.it/musica/evento/melodie-intrecciate.aspx

www.stefanotempia.it

Gian Giacomo Della Porta

Il premio Prolo a Iciar Bollaín

Il Premio Prolo 2025 sarà assegnato il 10 dicembre a Torino a Iciar Bollaín presso il Cinema Massimo. In quell’occasione verrà consegnato il riconoscimento alla regista spagnola e verrà proiettato il film dal titolo “Il mio nome è Nevenka”, e sarà presentato l’ultimo numero di Mondo Niovo, il 110 della rivista, con un’intervista inedita alla regista. Il legame tra cinema e diritti umani a ispirare il lavoro dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema. Quest’anno, come sempre nella Giornata Internazionale dei Diritti Umani, la sala 2 del Cinema Massimo ospiterà mercoledì 10 dicembre la consegna del Premio Maria Adriana Prolo, alle 20.30. Giunto alla 24esima edizione, il riconoscimento riceve il patrocinio di Amnesty International Italia. Tra le voci più sensibili del cinema europeo, attenta ai temi sociali e ai personaggi femminili, Iciar Bollaín ha debuttato giovanissima, nel 1983, come protagonista del film “El Sur” di Victor Erice. Fra le sue interpretazioni si ricorda anche quella in “Terra e libertà” di Ken Loach, nel 1995. Ha esordito alla regia nel 1996 con”Hola¿Hestas Sola?”, mentre il successo internazionale è arrivato nel 1999, con “Flores de otro mundo”, vincitore alla Semaine de la Critique di Cannes, e con “Te doy mis ojos” del 2003, vincitore di 7 premi Goya. La regista ha poi vinto il premio Panorama e ha ottenuto 13 candidature ai Goya con “También la lluvia”, nel 2010. Sono eseguiti “El olivo”, nel 2016, e “Juli”, del 2018, biopic sul ballerino cubano Carlos Acosta. Con “Maixabelle” si è aggiudicata tre premi Goya. In sala, oltre alla regista, saranno presenti Silvia Luciani, direttrice di Mondo Niovo, Giovanna Maina, docente dell’Università degli Studi di Torino e Valentina Noia, Vicepresidente dell’AMNC. Il premio Mara Adriana Prolo è sostenuto da Regione Piemonte, Fondazione CRTe Nova Coop. Seguirà poi la proiezione in anteprima regionale de “Il mio nome è Nevenka”, girato in Spagna e in Italia nel 2024, in lingua spagnola con sottotitoli in italiano.

“Il 2025 è stato ricco e intenso per l’Associazione – dichiarano Valentina Noia e Vittorio Sclaverani, Presidente AMNC – un anno in cui è stato possibile far crescere la progettualità. I nostri obiettivi principali sono di continuare a organizzare momento culturali e formativi gratuiti, stimolare pubblici capaci di condividere idee ed esperienze e lavorare informa diffusa con il territorio e lavorare in forma diffusa sul territorio, in sinergia con i principali enti culturali, a partire dal Museo del Cinema e Film Commission Torino Piemonte. Consapevoli dell’importanza del nostro lavoro, in un’epoca sempre più complessa, l’AMNC è orgogliosa di conferire il Premio Prolo a Iciar Bollaín, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, con il patrocinio di Amnesty International, nell’anno in cui ricorre il 50⁰ anniversario di attività in Italia”.

“Non è un caso se per il secondo anno consecutivo il premio Prolo venga assegnato a una donna di cinema dal talento multiforme – conclude Davide Ferrario – Presidente Onorario dell’AMNC – dopo Ariane Ascaride, il testimone passa in modo naturale a Iciar Bollaín, attrice, regista e sceneggiatrice spagnola che, con i suoi film, trasmette l’idea di un cinema europeo che mette al centro i valori umani e umanistici, gli stessi che il premio Prolo vuole incentivare. Valori la cui promozione, oggi, ha il sapore di un atto di resistenza in un orizzonte culturale e politico sempre più imbarbarito e più forte, e piegato al diritto del più forte”.

In passato, il premio Prolo è stato conferito a registi e registe quali Giuseppe Bertolucci, Marco Bellocchio, Ugo Gregoretti, Giuliano Montaldo, Massimo Scaglione, Daniele Segre, Cosa Gavras, David Grieco; agli attori e attrici quali Piera degli Esposti, Lucia Bosè, Ottavia Piccolo, Roberta Herlitzka e Elio Pandolfi; all’esercente e storico del cinema Lorenzo Ventavoli, al compositore Manuel De Sica, allo sceneggiatore Giorgio Arlorio, al film maker, artista e operaio Pietro Perotti. Dal 2022 il riconoscimento, precedentemente ospitato dal Torino Film Festival, viene ogni anno assegnato il 10 dicembre insieme ad Amnesty International Italia, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani.

Mercoledì 10 dicembre, ore 20.30, Cinema Massimo
Prenotazioni: https://bit.ly/4i2CL50

Mara Martellotta

Il Festival del Classico torna a Torino

Quattro giorni di dialoghi, dispute e riflessioni sulle radici della ricchezza e del potere

C’è un filo antico che attraversa Torino e la trasforma, per quattro giorni, in un’agorà contemporanea. È il Festival del Classico, che dall’11 al 14 dicembre torna nei luoghi simbolo della cultura cittadina per interrogare il nostro tempo attraverso il pensiero dei grandi autori del passato. Al centro dell’ottava edizione c’è il tema “Oikonomia/Plutocrazia”, un viaggio tra cura della comunità e potere della ricchezza, che il curatore Ugo Cardinale definisce «una bussola preziosa in un presente minacciato da una plutocrazia senza limiti». Prima ancora dell’inaugurazione ufficiale, però, sarà la voce delle nuove generazioni ad aprire il sipario: il 10 dicembre debutta infatti Superclassico, una giornata-laboratorio che il Politecnico dedica a Gen Z e Alfa. Dalle dispute al dialogo con l’avatar di Socrate, l’ateneo si trasforma in un vero terreno di incontro tra filosofia antica e linguaggi digitali.

MERCOLEDÌ 10 DICEMBRE – LA CITTÀ DEI RAGAZZI E DELLE IDEE


La mattina si apre nell’Aula Magna del Politecnico con l’attesissimo dialogo “Che cosa vale davvero?” (h 10), in cui Alessandro Barbero, insieme al gruppo Bookstock, conversa con studenti e studentesse sul significato della ricchezza e della povertà partendo dalla figura di San Francesco. A seguire, il campus si anima con una serie di incontri che portano il pensiero classico nel cuore del contemporaneo: Nicolas Lozito riflette sui nuovi modelli economici (h 11), Paolo Di Paolo esplora le narrazioni del potere (h 11.30), mentre Alessandro Aresu indaga l’élite finanziaria americana (h 12). La mattinata si chiude (h 12.30) con una conversazione sulle comunità digitali insieme a Beatrice Flammini e Riccardo Carnevale. Nel pomeriggio, la Sala Emma Strada diventa lo spazio della “grande agorà” delle giovani generazioni: Matteo Nucci racconta la città giusta di Platone (h 15), Matteo Saudino e Angelica Taglia danno vita a un sorprendente dialogo con un avatar socratico (h 15.30), e un laboratorio partecipato (h 16.30) invita gli studenti a misurarsi con i temi etici e sociali più urgenti.

GIOVEDÌ 11 DICEMBRE – DISPUTE E INAUGURAZIONE

La giornata inaugurale del festival si apre al Circolo dei lettori con “Sette brevi lezioni su Socrate” (h 10), un incontro dedicato alle scuole, seguito dalla Prima disputa classica (h 10.30), introdotta da una lezione di Raffaella Siracusa sui commercianti dell’Antica Grecia. Nel pomeriggio arriva la Seconda disputa classica (h 15), preceduta dal racconto affascinante di Valeria Parrella su Apollo e re Mida. È solo il prologo alla serata che segna l’avvio ufficiale del festival: Ugo Cardinale apre con un viaggio da Aristotele a Elon Musk (h 18), Luciano Canfora scava nelle radici economiche della guerra antica, e infine Francesca Mannocchi dialoga con il Pulitzer Nathan Thrall (h 21) sugli effetti dei conflitti sulla comunità globale.

VENERDÌ 12 DICEMBRE – I CLASSICI A CONFRONTO CON L’OGGI

La mattina è dedicata ai giovani creativi della Scuola Holden: alle 11, studenti e studentesse si sfidano nel concorso “Leggilo e raccontalo”, presentando interventi su narrativa, classici e saggistica davanti alla giuria guidata da Giuseppe Culicchia. Nel pomeriggio, la città diventa un laboratorio di idee. Mauro Bonazzi e Adriana Cavarero affrontano il pensiero di Hannah Arendt (h 15.30), Andrea Taddei esplora il dono in Omero (h 16), mentre Guido Alfani e Davide Calandra ripercorrono la storia della ricchezza dall’antichità al capitalismo globale (h 16.30). A seguire, il viaggio nella filologia economica con Sanchi e Brescia (h 17), la riflessione di Tito Boeri sul monopsonio (h 18) e, per chiudere, il reading di Riccardo Staglianò “Hanno vinto i ricchi” (h 19): un quadro serrato sulle disuguaglianze che segnano l’Italia.

SABATO 13 DICEMBRE – TRA FILOSOFIA, TEATRO E ANTICHITÀ

La giornata si apre con la Finale della disputa classica all’Accademia delle Scienze (h 10), introdotta da Pietro Del Soldà con una riflessione su amore e libertà. Sempre alle 10, al Circolo, Aglaia McClintock e Maurizio Bettini indagano la ricchezza femminile nella Roma antica, mentre alle 10.30 il dialogo tra Marco Martinelli e Gennaro Carillo rilegge il Pluto di Aristofane. In parallelo, Federico Condello e Paolo Biancone approfondiscono la diffidenza aristocratica verso il denaro (h 10.30). A mezzogiorno il Teatro Gobetti ospita l’incontro tra Luciano Canfora e Vito Mancuso sulle Beatitudini evangeliche. Il pomeriggio prosegue con un viaggio fra capitalismo e schiavitù (h 14.30), il confronto tra Senofonte e Aristotele sull’economia (h 15.30), la riflessione di Ivano Dionigi sull’etica del denaro (h 16) e il dialogo tra Chiara Saraceno e Stefano Zamagni sulla povertà nelle società dell’opulenza (h 17). Chiude la giornata Mauro Bonazzi con una lezione sul desiderio in Platone (h 18).

DOMENICA 14 DICEMBRE – IL FINALE TRA STORIA, ECONOMIA E MITO


L’ultima giornata si apre al Teatro Carignano con Alessandro Barbero, che alle 11 affronta il tema della povertà attraverso la figura di San Francesco. Nel pomeriggio, Luciano Bossina (h 14.30) accompagna il pubblico nella storia dell’assistenza tra paganesimo e cristianesimo, mentre Maurizio Ferraris, Loretta Napoleoni e Alessandro Aresu analizzano il ruolo delle Big Tech nell’economia globale (h 15.30). La riflessione torna poi all’immaginario antico con Maurizio Bettini e l’“Economia dell’età dell’oro” (h 17), seguita da un’analisi dell’oligarchia secondo Platone (h 18) con Gennaro Carillo. A chiudere il festival, Luciano Canfora e Francesco Oggiano (h 19) affrontano le sfide del capitalismo digitale.
Valeria Rombolà