CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 115

“365”… e c’è un perché!

Gli spazi di “515” di Torino dedicano una ricca esposizione di opere al fotografo torinese Tullio Deorsola, a due anni dalla scomparsa

Fino a sabato 1° novembre

Una foto al giorno. Dai più banali soggetti della più semplice quotidianità al rigoroso soffermarsi su angoli urbani di particolare suggestione storica e culturale fino alla sacralità di immagini raccontate con intensa toccante compartecipazione emotiva. In tutto sono “365” (di qui il titolo della mostra), le foto scattate nel 2011 per la figlia lontana, residente allora negli Usa. 365 foto scattate, una al giorno, da Tullio Deorsola, scomparso prematuramente nel 2023 (quest’anno avrebbe compiuto 60 anni) raccolte ed esposte dalla sua Torino, nella “Settimana dell’arte contemporanea”, presso l’originale location degli spazi di “515”, l’“Agenzia Creativa” (in passato “fabbrica di flipper” e poi “galleria d’arte”) di via Mazzini, che alcuni torinesi avranno avuto modo di scoprire in questi anni in occasione di “Open House”, il “Format” internazionale nato nel 1992 a Londra dall’idea dell’architetto Victoria Thornton che permette di visitare case, palazzi e luoghi abitualmente non accessibili per scoprire la ricchezza dell’architettura e del paesaggio urbano e che a oggi conta più di quaranta città aderenti, distribuite in ogni continente.

Inauguratasi lunedì 27 ottobre, la retrospettiva, ad ingresso gratuito, si protrarrà per pochi giorni fino a sabato 1° novembre, aderendo alla “Notte delle Arti Contemporanee”, con apertura speciale dalle 17 alle 22.

 Tra i 365 scatti, ci sono molti scorci di Torino, ma anche – per Deorsola attrattive quisquiglie! – un particolare delle caramelle “Grether’s Pastilles” o dettagli come un caffè espresso o una “metafisica” pera o i medicinali assunti quella mattina, ma anche paesaggi di montagna e una testa con aureola di una toccante Madonna.

“Tullio scattava ciò che catturava la sua attenzione quel giorno: questo è dunque un racconto di vita, una testimonianza” spiega Barbara Brondi, che gestisce l’“Archivio Deorsola”. Il titolo dalla mostra, “365”, è quello che Deorsola aveva scelto per salvare sul suo “pc” l’intero lavoro: ogni giorno scattava una foto, ogni sera la mandava alla figlia. Di “365”, nel 2012, aveva emotivamente scritto lui stesso: “È per ora l’unica cosa tangibile con la quale lascio un modo per essere interpretato e per cercare di penetrare l’interesse di una figlia alla quale voglio un bene immenso ma della quale sono all’oscuro di tutto”.

Negli spazi di “515”, la mostra, la seconda dedicata a Deorsola da Torino, dopo la sua morte (nel 2024 già “CAMERA” aveva infatti raccolto e presentato 24 sue fotografie appartenenti alla serie “Night Shift”) si prefigge anche uno scopo benefico: chiunque potrà infatti acquistare una copia di una delle immagini esposte, del giorno che preferisce, ed il ricavato servirà a valorizzare, organizzare e digitalizzare tutto l’immenso patrimonio dell’“Archivio Deorsola”.

La rassegna segna anche il varo del sito www.tullio-deorsola.com che sarà, poi, implementato nei prossimi mesi.

Torinese, classe ’65, Deorsola si trasferì, appena ventenne, in California, dove studiò fotografia e si diplomò all’ “Academy of Art” di San Francisco, definendo una personale grammatica espressiva e producendo diversi progetti originali, come la serie di scatti dedicata alle architetture urbane della “West Coast” statunitense“originata da lunghe esposizioni notturne e distintiva del suo linguaggio d’autore, teso a privilegiare scorci non convenzionali resi mediante colori delicatamente poetici”. Ma Deorsola è degno di essere ricordato non solo come raffinato versatile fotografo nel senso più comune del termine, ma anche come operatore “specialista” nel mondo cinematografico. Quando, infatti, nel 2005, si trasferì in Italia per stabilirsi a Roma, ebbe modo di lavorare assiduamente per la “settima arte” come “fotografo di scena” per diversi produttori e registi italiani, tra i quali Carlo VerdoneNeri Parenti e Giovanni Veronesi. Dopo alcuni anni, fece ritorno a Torino, alternando i suoi impegni per il cinema alla realizzazione di diversi progetti fotografici originali.

Gianni Milani

“365”

Spazio “515”, via Mazzini, 40, Torino; tel. 011/0371483 o www.515.it

Fino al 1° novembre

Orario: da mart. 28 a ven. 31 ottobre 10,30/13,30 e 15/20. Sab. 1° novembre 17/22

Nelle foto: Tullio Deorsola, immagini da “365”

Una factory dove si respira arte e storia e, soprattutto, si producono tele monumentali

 

L’artista Marison Ray apre le porte dello studio dove dipinge le sue tele di grandi dimensioni, durante la Settimana dell’Arte Torinese.

Il Luogo in cui lavora un’artista può essere immaginato in mille modi: ognuno di noi può avere un’idea diversa di dove gli artisti trascorrono il loro tempo, immersi nella creatività, a riempire tele di sogni, visioni e colori.

Ma durante la Settimana dell’Arte Torinese, in concomitanza con Paratissima, sarà possibile ammirare una vera e propria factory creativa: da giovedì 30 ottobre a domenica 2 novembre, l’artista Marison Ray apre le porte del suo studio, mostrando i frutti della sua produzione nel tempo. Non si tratta di una semplice mostra, ma di un’esplorazione del luogo in cui lavora, quasi una retrospettiva: dai barattoli di colore ai pennelli, fino alle opere prodotte nel tempo, tutto immerso in un ambiente nella zona industriale di Moncalieri, che riflette un tratto distintivo dell’artista.

L’arte si fa anche nei luoghi dell’industria, e lei lo sa bene: proviene dal mondo del design industriale, con un passato in Italdesign di Giorgetto Giugiaro, dove ha ricoperto il ruolo di responsabile della linea di abbigliamento del marchio Giugiaro Uomo, ma soprattutto dove ha potuto sviluppare il suo lato artistico, che oggi esprime nella sua produzione.

L’Open Factory è l’occasione per vedere dal vivo un luogo che dall’esterno appare industriale, ma che, una volta varcato il cancello, immerge il visitatore in un turbinio di colori, luci e capolavori di grandi dimensioni: dalle tele di 2 metri per 2 a opere che superano i 10 metri di altezza. Tra queste spicca Le Nozze, che sarà svelata in anteprima proprio per questa occasione: un’opera di 10 metri di larghezza e 6 metri di altezza, probabilmente unica nel suo genere nel panorama contemporaneo.

Ingresso gratuito
Orari di apertura:

30 | 31 ottobre: 14:30 — 18:00

1 | 2 novembre: 10:00 — 12:00, 14:00 — 18:00

Factory
Via Guido Rossa 28, Moncalieri (TO)

Kappa FuturFestival, il più grande evento di musica elettronica open air d’Italia: da oggi i biglietti

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Dopo lo straordinario successo della scorsa edizione, che ha radunato a Torino oltre 120 mila persone provenienti da più di 150 Paesi e ospitato oltre 130 DJ distribuiti su 6 palchi, Kappa FuturFestival annuncia ufficialmente il lancio dei biglietti per l’edizione 2026, in programma dal 3 al 5 luglio 2026 al Parco Dora di Torino.

Da oltre un decennio, Kappa FuturFestival è un punto di riferimento internazionale per la musica elettronica contemporanea e le arti digitali, unendo i più importanti artisti della scena a un pubblico
cosmopolita, sullo sfondo dell’imponente Parco Dora, primo parco post-industriale italiano, che incarna una visione futuristica della rinascita cittadina. Un paesaggio in cui le tracce dell’industria si
fondono con natura, arte e cultura contemporanea. Le strutture in acciaio, lasciate a vista come sculture monumentali, dialogano con spazi verdi, giochi di luce e aree dedicate allo sport e alla creatività, trasformando l’archeologia industriale in un’opera di estetica urbana.

Riconosciuto a livello globale come uno degli appuntamenti più attesi dell’estate, Kappa FuturFestival è stato votato come il sesto miglior festival al mondo da DJ Mag, magazine inglese punto di riferimento per la scena, confermando la sua posizione d’eccellenza nel panorama
mondiale.
Il successo travolgente del festival è confermato anche dal fatto che gli Early Bird per l’edizione 2026 sono stati polverizzati in sole 48 ore lo scorso luglio, a testimonianza dell’entusiasmo e della fiducia che la community globale ripone in questo evento unico.
Kappa FuturFestival continua a consolidare il proprio ruolo di protagonista assoluto nella mappa dei grandi festival internazionali.
Saranno presto svelati i primi nomi della line up per la XIII edizione del festival, che trasformeranno ancora una volta Torino nel cuore pulsante della musica elettronica globale.

I biglietti sono disponibili da oggi alle 15:00 sul sito
www.kappafuturfestival.it

Mara Martellotta

Damiano Caddeo, da Torino a X Factor

Tra le rivelazioni dell’edizione 2025 del celebre programma.

La faccia pulita di un ragazzo sensibile che guarda dentro, il coraggio di chi ha deciso di cambiare vita lasciando gli affetti. Damiano Caddeo, in arte eroCaddeo, è una delle rivelazioni dell’edizione 2025 di X Factor: un cantautore dall’anima romantica che ha conquistato pubblico e giuria con la sua voce limpida e la scrittura sincera. Nato nel 1998 a Modena, ma cresciuto a Sinnai, in provincia di Cagliari, Damiano porta con sé le radici della Sardegna e un temperamento gentile, che traspare in ogni sua canzone così come la tristezza per un amore perduto. Achille Lauro gli ha detto che: “Si sente che hai sofferto, ma è da lì che si riparte: bisogna andare avanti.”

Dopo aver lavorato per qualche anno con un impiego stabile, Daniano ha scelto di mollare tutto per dedicarsi completamente alla musica. Una decisione non semplice, ma necessaria: “Sentivo di doverci provare, di non poter più rimandare”, ha raccontato in un’intervista. Oggi vive a Torino, città che è diventata la sua casa e la sua fucina creativa. Nel capoluogo piemontese ha trovato un ambiente musicale vivo, aperto alla sperimentazione e, soprattutto, il laboratorio per costruire la propria identità artistica. “Torino mi ha adottato”, ha detto sorridendo dopo la sua prima apparizione televisiva, e non è difficile credergli: nella città sabauda, Damiano scrive, prova, registra, e coltiva il suo sogno con ferma determinazione. Il suo percorso musicale è iniziato nel 2022 con il singolo “Gravità Zero”, seguito da brani come “Prima Vera” e “Non Esiste”, dove già si intravedeva la cifra che oggi lo distingue: un pop elegante e contemporaneo, venato di malinconia, capace di parlare con semplicità di fragilità con garbo, ma senza paura. A X Factor si presenta con “Punto”, un inedito che è quasi una confessione: “Non so più dove sono, ma so chi vorrei essere”. Quattro “sì” convinti lo portano ai Live, dove Achille Lauro – suo giudice e mentore – lo definisce “la quota indie più autentica del programma”. Sul palco televisivo Damiano non urla, non esagera, non cerca effetti. Canta sottovoce, con un sorriso timido e gentile, eppure la sua voce arriva lontano. Il legame con Torino resta centrale anche nella sua narrativa personale: la città è lo sfondo silenzioso delle sue giornate, tra i parchi dove scrive i testi e i piccoli club dove si esibisce prima del successo televisivo. “Torino è piena di malinconia e luce insieme. È la città perfetta per scrivere canzoni”, ha detto. Oggi, con X Factor che lo ha portato sotto i riflettori nazionali, Damiano Caddeo rappresenta una nuova generazione di cantautori: capaci di fondere il mondo digitale con la sincerità del racconto personale, la leggerezza pop con la profondità emotiva.

Damiano, Torino è con te!

Maria La Barbera

La Treccani presenta l’enciclopedia della Musica Contemporanea

Martedì 28 ottobre 2025 alle 18, al Polo del 900, viene presentata l’Enciclopedia della Musica Contemporanea Treccani. Opera in 4 volumi diretta da Ernesto Assante e Sandro Cappelletto. Progetto interamente dedicato a 2 secoli “rivoluzionari” di musica globale dal 900 ad oggi. Fondata nel 1925, la Treccani nasce con la missione di realizzare e diffondere l’enciclopedia Italiana di Scienza Lettere ed Arti. Interveranno: Carlo Ossola-Presidente dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Andrea Estero musicologo e conduttore scientifico dell’opera, Cristiano Godano musicista e scrittore. Introduce Alberto Sinigaglia, Presidente del Polo del 900.

Pier Luigi Fuggetta

La mostra “Intracore” tra poesia e ritorno al sacro

L’Angolo della Poesia di Gian Giacomo Della Porta

 

Nella Cripta di San Michele, di piazza Cavour 12, a Torino, si è inaugurata giovedì 23 ottobre scorso la mostra “Intracore”, ideata da Ghëddo, che ha presentato le opere di diciotto artisti italiani emergenti. La mostra unisce i lavori di Anouk Chambaz, Francesco Bendini, Benedetta Ferrari, Giulia Gaffo, Alessandra La Marca, Luce Lee, Sara Lepore, Giacomo Mallardo, Ginevra Mazzoni, Matteo Melotto, Filippo Minoglio, Eleonora Maria Navone, Giulia Querin, Nicola Ranzato, Snem Snem, Miho Tanaka, Pietro Vedovato e Federico Zeltman.

La riflessione, evocata dal lavoro dei curatori, dalle opere in mostra e dal luogo che le ospita, assume un contorno ampio, che include l’attuale stato dell’arte e l’intimo sentimento che caratterizza la nostra società, in una poetica che scende come una cascata su una terra che chiede nutrimento. Forse il mito contemporaneo dominante, in Occidente, è l’angoscia. Declinata nelle sue sottocategorie: depressione, ansia, solitudine cieca, nichilismo. L’età degli “uomini vuoti”, per citare Eliot, o “dell’ansia”, per dirla come Auden. Il mondo occidentale registra perdita di senso del sacro, di memoria, crescita di una condizione che spesso la letteratura, e l’arte in generale, definiscono alienata o alienante. E’ curioso notare che nei Paesi in cui ciò accade, nel pieno Occidente, questo fenomeno negativo si sviluppa proporzionalmente alla perdita di ruolo del poeta e dell’artista. Nelle società tecnologicamente meno avanzate il poeta continua a esercitare un ruolo importante, legato alla sfera spirituale dell’uomo.

Nessuno auspica un impoverimento dell’Occidente, semmai potrebbe essere utile qualche riflessione su una civiltà che, accanto a straordinarie ricchezze, si è ammalata di perdita di senso dell’avventura, della curiosità, del mistero, e ha relegato il ruolo dell’artista a quello di una sorta di sacerdote di una setta appartata dal resto del mondo.

Questa mostra cerca di ricordare l’importanza dell’arte per la salute e la sopravvivenza dell’uomo. L’arte non salva la vita, e difficilmente guarisce, ma accompagna. Estende l’orizzonte percettivo, soffia sulle nostre labbra, cerca di rianimarci, o di tenerci in vita. La poesia che ne deriva comprende tutte le condizioni e gli stati d’animo dell’uomo, ma credo non possa veramente contenere la disperazione, la disperazione assoluta. Anche se la poesia ha compassione della disperazione, e si inginocchia ad essa, non la blandisce, non la coccola. La mostra “Intracore” è un atto di resistenza, alla morte, al nulla, è memoria, voce che non demorde e ci lega nel tempo.

Al centro di questa edizione vi è il processo creativo inteso come nucleo complesso e ambivalente, dove convivono slancio e stallo, fiducia e dubbio, vulnerabilità e resistenza. Si tratta di un’indagine sul cuore vivo dell’arte emergente italiana che non teme l’inquietudine, ma l’assume come forma salvifica; l’ansia, l’angoscia e la rabbia, considerati sentimenti marginali e privi di slancio, vengono proposte come energie trasformative, capaci di aprire varchi verso nuove visioni e significati divergenti. Le opere site – specific concepite per questa occasione dialogano con l’architettura, la storia e le simbologie della Cripta di San Michele Arcangelo a Torino, lo spazio circolare ipogeo situato nel cuore della città. La Cripta, ubicata nei sotterranei della chiesa, è stata costruita verso la fine del Settecento come edificio cattolico, oggi sede di culto bizantino. Questo luogo custodisce al proprio interno una stratificazione di storie e simbologie: la sua natura sotterranea e la forma circolare ne fanno una soglia ambivalente tra discesa e ascesa, tra dimensione sacra e terrena, tra linearità dell’esistenza e le temporalità circolari.

La mostra proseguirà fino all’1 novembre prossimo.

 

Due personali di Alice Neel e Piotr Uklański alla Pinacoteca Agnelli

 Paul Pfeiffer alla Pista 500

La Pinacoteca Agnelli ha annunciato la propria stagione autunnale espositiva 2025 che, da venerdì 31 ottobre, in contemporanea con Artissima e l’art week torinese 2025, sino a lunedì 6 aprile 2026, presenta al pubblico due nuovi progetti espositivi inediti, la prima grande retrospettiva italiana dedicata a Alice Neel (Marion Square, PA, 1900- New York 1984), dal titolo “I Am the Century” e il progetto espositivo  di Piotr Uklański (Varsavia, Polonia, 1968) dal titolo “Faux Amis”. Quest’ultimo progetto fa parte di ‘Beyond the collection’, che prevede due interventi al Museo di Anatomia umana Luigi Rolando e al Museo della Frutta Francesco Garnier Valletti di Torino.
La Pista 500 ospita una nuova installazione dell’artista americano Paul Pfeiffer, vincitore del Premio Pista 500 di Artissima 2024.

Da venerdì 31 ottobre fino a lunedì 6 aprile la Pinacoteca Agnelli dedica una importante retrospettiva all’artista americana Alice Neel, dal titolo “Alice Neel. I Am the Century”, curata da Sarah Cosulich e Pietro Rigolo. L’esposizione offre una prospettiva coinvolgente sull’opera dell’artista, mettendo in luce lo sguardo pionieristico e il suo interesse verso l’umanità in tutte le sue forme.
Alice Neel è una delle grandi artiste del Novecento, pittrice rivoluzionaria il cui approccio alla ritrattistica ha toccato, con  molto anticipo rispetto ai tempi in cui è vissuta, fondamentali questioni umane, sociali e politiche. Grazie al suo stile pittorico unico, caratterizzato da un modo spontaneo, ma anche preciso, nel trasmettere la natura e il profondo carattere dei suoi modelli, Alice Neel ancora oggi influenza generazioni di artisti.  Capace di fondere realismo e surrealismo, con una sguardo severo e pennellate enfatiche, Neel è riuscita a leggere l’animo umano nelle sue pieghe più nascoste.

Seguendo una linea temporale cronologica che abbraccia sette decenni del ventesimo secolo, “I Am the Century” alla Pinacoteca Agnelli approfondisce l’idea di Alice Neel come “ cronista della vita” e dei suoi dipinti quali rappresentazioni della “commedia umana”. Strutturato in sei capitoli che si intrecciano con la sua biografia, il progetto evidenzia la relazione unica dell’artista con i soggetti e le loro storie di vita, dalla nascita alla morte, attraverso la crescita fino all’età adulta, lo sviluppo della sessualità, ma anche la formazione  di una coscienza civica e politica.
La retrospettiva indaga l’evoluzione dello stile dell’artista nel tempo, enfatizzando indirettamente come la sua pratica rivoluzionaria i confronti con i canoni storico artistici della ritrattistica e con la tradizionale prospettiva maschile, di cui si trova rappresentazione anche all’interno della Collezione permanente della Pinacoteca Agnelli.
“Alice Neel. I Am the Century” è sviluppata in stretta collaborazione con l’archivio di Alice Neel .

La Pinacoteca Agnelli presenta anche un nuovo capitolo del programma “ Beyond the collection”, dedicato alla Collezione permanente del Museo attraverso il progetto espositivo di Piotr Uklański.
Invitato a proporre un progetto di interazione con la Collezione Permanente della Pinacoteca, l’artista polacco ha scelto di interagire con l’intero spazio dello Scrigno, in un gioco, a tratti provocatorio, di assonanze, rimandi e relazioni con le sue opere pittoriche, installative  e fotografiche. Il titolo della mostra è Faux Amis ( falsi amici), espressione francese che descrive due parole che, in lingue diverse, suonano simili, ma hanno significati molto differenti, e anticipa come l’artista contrapponga le sue opere a quelle di Bernardo Bellotto, Henri Matisse, Pierre-Auguste Renoir, Antonio Canova ed Edouard  Manet.
L’artista delinea similitudini che spesso si basano  sul genere pittorico e su richiami formali e iconografici, rimandando a letture della storia complesse e stratificate. Con un approccio da lui definito ‘cannibalistico’, Uklański setaccia la storia dell’arte e trova sostentamento in secoli di arte prodotta da artisti e artiste che lo precedono. ‘Faux amis’ sottolinea il ruolo dello studio e della conoscenza della storia dell’arte nelle pratiche contemporanee e presenta inaspettati punti di vista sui capolavori della collezione permanente.
La mostra si estende anche fuori dalle mura della Pinacoteca e include due interventi dell’artista presso due istituzioni torinesi, il Museo di Anatomia Umana Luigi Rolando  e il Museo della Frutta Francesco Garnier Valletti nel quartiere di San Salvario. Adottando un approccio alla storia della scienza simile a quello utilizzato nei confronti della storia dell’arte per la Pinacoteca Agnelli, Uklański mette in relazione la collezione anatomica del Museo con un gruppo di sue opere che fanno riferimento alla corporeità umana e al simbolismo del sangue. Al Museo della Frutta, invece, caratterizzato da centinaia di riproduzioni in ceramica di specie e tipologie diverse di mele, pere, tuberi e ortaggi, realizzati dallo scienziato botanico Francesco Garnier Valletti, le rappresentazioni tridimensionali di varietà di frutta entrano  in dialogo con le nature morte di Uklański,  a loro volta fantasmi di dipinti che oggi possono solo essere immaginati.

‘Beyond the collection’ è il progetto della Pinacoteca Agnelli che dal 2022 si propone di riattivare la collezione permanente del Museo, attraverso il coinvolgimento di artisti e artiste contemporanei e la collaborazione con altre prestigiose istituzioni nazionali e internazionali, in modo tale che alcune opere della collezione diventino il punto focale di nuovi allestimenti e nuove narrazioni, capaci di rileggere il patrimonio storico attraverso le tematiche della contemporaneità.

Pinacoteca Agnelli

Lingotto, via Nizza 230/103

www.pinacoteca-agnelli.it/visita

Orari Pinacoteca da martedì a domenica dalle 10 alle 19

Pista 500 dalle 10 alle 21

Mara Martellotta

L’arte erotica prende forma a Torino

Dal 28 ottobre al 2 novembre, negli spazi di Corso Palermo 55, torna la seconda edizione della rassegna di arte erotica. Opere di artisti e artiste emergenti o già affermati e affermate ma anche talk, workshop/laboratori e un ricco programma di spettacoli, concerti e djset. Da quest’anno il Festival pubblicherà anche la rivista Posizioni Magazine.

Dopo il successo di pubblico dello scorso anno, torna la seconda edizione di “Posizioni Festival” la rassegna indipendente di arte, grafica e fotografia erotica a cura dell’Associazione Direzioni in collaborazione con il team di Soluzioni Festival e dell’Associazione Orticola del Piemonte.

L’appuntamento è da martedì 28 ottobre a domenica 2 novembre (orari dal martedì al venerdì dalle 17.00 alle 24.00, il sabato dalle 15.00 alle 24.00 e la domenica dalle 12.00 alle 24.00) presso un’ex officina, attualmente inutilizzata, in corso Palermo 55 a Torino, uno spazio ampio in grado di regalare un’ambientazione affascinante e post-industriale in una zona della città dove si sta concentrando la creatività torinese.

L’obiettivo che si pone Posizioni Festival è quello di stimolare, attraverso un percorso che unisce esposizioni artistiche, talk e divulgazione, il dialogo sull’arte erotica, abbattendo tabù e aprendo nuove prospettive, in un ambiente aperto e rispettoso dove l’espressione della sessualità possa essere interpretata come una forma d’arte capace di arricchire il panorama culturale contemporaneo.

Un progetto ambizioso che si pone come occasione di crescita culturale e sociale, offrendo al pubblico la possibilità di fruire di opere d’arte e al contempo di confrontarsi, informarsi e riflettere su temi che riguardano l’identità, le relazioni, la parità di genere e l’evoluzione dei linguaggi della sessualità nel contemporaneo. In questo senso, Posizioni Festival vuole essere un vero e proprio laboratorio aperto alla città, capace di stimolare dibattito, abbattere tabù e arricchire il panorama artistico con nuove narrazioni.

Cuore centrale di Posizioni Festival sarà l’esposizione artistica composta da illustrazioni, fumetti, fotografie, installazioni e grafiche a tema erotico a cura di 14 artisti e artiste fra emergenti, affermati e affermate. Tra questi l’illustratrice e artista visiva torinese Elisa SeitzingerFrancesca Pignataro, art director di Ossì Fanzine e l’italian painter and muralist Luca Ledda. Molto atteso anche il ritorno di Senza Futuro Studio, che metterà in mostra alcune scenografiche installazioni a tema erotico. Tra le opere in esposizione anche i vasi del ceramista Fausto Saltetti arricchiti dalle illustrazioni dell’artista visivo torinese Marco Latagliata. Da segnalare anche i lavori del fotografo milanese Tobia Faverio.

Il mondo dell’erotismo non sarà raffigurato ed esplorato soltanto attraverso le opere esposte ma diventerà anche argomento di analisi, dibattito e scoperta attraverso un programma culturale di talk, workshop/laboratori e spettacoli che vuole interrogarsi su come sta evolvendo l’approccio alla sessualità nelle sue varie forme.

Posizioni Festival affronterà ogni giorno un tema diverso: dalla “Genitorialità erotica” con Malvina Rossetti e Matteo Baldin de L’Associazione La Cedraia a “Corpo, nudità e consenso” a cura di Le Sex en Rose, divulgatori in ambito sessuale e promotori del naturismo; dal tema “Drag Queen” con il Collettivo SorellArse fino all’approfondimento sulle produzioni indipendenti dall’arte all’editoria, e molto altro ancora.

Ogni serata del Festival sarà poi animata con concerti e djset. Tra le artiste e gli artisti sul palco il duo musicale italiano Queen of Saba, composto da Sara Santi, cantante e paroliere non binario insieme al percussionista Lorenzo Battistel, e il deejay Andrea Passenger, che presenterà il suo set musicale “The Love Tapes”.

Quest’anno Posizioni diventerà anche una rivista dal respiro internazionale, disponibile a partire da fine anno e che sarà presentata in anteprima martedì 28 ottobre in occasione della prima giornata del Festival. La rivista Posizioni, che sarà tradotta in tre lingue (oltre l’italiano anche in inglese e in giapponese), vedrà il contributo di autrici e autori che tratteranno il tema dell’erotismo da punti di vista sempre nuovi e interessanti.

Informazioni utili

Posizioni Festival è organizzato dall’Associazione Direzioni in collaborazione con il team di Soluzioni Festival e dell’Associazione Orticola del Piemonte.

Si svolge da martedì 28 ottobre a domenica 2 novembre (orari dal martedì al venerdì dalle 17.00 alle 24.00, il sabato dalle 15.00 alle 24.00 e la domenica dalle 12.00 alle 24.00) in Corso Palermo 55 a Torino.

L’evento è riservato a un solo pubblico adulto.

L’accesso alla mostra è possibile previa iscrizione all’Associazione Culturale Direzioni alla pagina Posizioni Festival – Pre-iscrizione

Il costo della tessera d’iscrizione è compreso nel prezzo del biglietto.

Il biglietto giornaliero è di 10 €

L’abbonamento per i 6 giorni è di 20€

Maggiori informazioni su programma, iscrizioni e prezzi al sito www.posizionifestival.it

Quattro artiste a confronto, tra favola e realismo

Alla Galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia, sino al 31 ottobre

Quattro donne, tre pittrici e una scultrice che amano il mondo dell’arte e lo vivono, diversi interessi e più o meno lunghi personali percorsi, linguaggi in piena autonomia, acquerelli e oli, bronzi e terrecotte, intenzioni e suggestioni da offrire a chi guarda, una bella scelta da parte di Monia Malinpensa curatrice che le presenta e con felice intuizione le amalgama, sino a venerdì 31 ottobre, nella propria galleria “by La Telaccia” di corso Inghilterra 51 (orari: 10,30-12,30 / 16-19) con la mostra “Le donne nell’Arte”: sono Daniela Rosso (in arte Prin), Licia Martini, Serenella Rossi, Federica Caprioglio.

Di Daniela Rosso – torinese, allieva di Dino Pasquero maestro delle nevi, affronta pennello e spatola, apprezzati riconoscimenti a Milano e Firenze e Montecarlo, Ivrea e Guarene e Acqui Terme, “osserva, elabora e reinterpreta interessi e momenti di vita vissuta” -, non convincono soltanto la vivacità e la ricchezza dei colori ma il disteso impianto scenico delle proprie tele, le atmosfere che sa imprimere, quei silenzi che abbondano e si impossessano di un mondo reale. L’avvince la natura (“Primi fiori” del 2023, una natura dove sono le macchie di giallo e di verde a predominare, impressionisticamente, e il recente “Fiori di campo” con felici tratti cromatici), nella scrittura del sentimento e della sensibilità ma altresì di una concretezza che a tratti s’impone senza allontanare da sé la poesia, fuoriuscendo in ogni tela quel versante intimistico che la fa apprezzare. Non dimenticando, nel proprio lavoro, la partecipazione di un’umanità, forse appartata, nascosta nei grovigli verdi e intricati della natura, quel viso di bimbo (presenza maggiormente contemporanea) che spunta inaspettato tra il folto di “Simbiosi” (2022) o, con uno sguardo al contrario, quella natura che nel “Terzo paradiso” (2023) tenta di rimpossessarsi della cemetificazione che viviamo ormai quotidianamente, uno sguardo efficace e di piena maturità. Di Licia Martini, di origini cuneesi, diremmo dalla doppia patria se si pensa ai lunghi trascorsi e all’attività svolta come insegnante e alle tante iniziative culturali e sociali svolte al Cairo, sembra, nella stesura dell’acquerello, con ricchezza e bella disposizione di colori, in forma felicemente attuale quanto originale, fantasiosa, far propria anche lei con “Foliage” l’ispirazione legata alla ricchezza della natura mentre, in una bella sequenza di ricordi, di emozioni, di luoghi e tempi trascorsi, lascia prevalere proprio il mondo dell’”Egitto” (2024), tra simboli e dettagli ed equilibri, fatti di angoli della memoria, passando altresì alla vivacità e all’autentica istantanea delle “Oche di Amsterdam” o alla tragicità di “Mattanza” (2022), dove sotto un sole caldo ma lontano, in perfetta astrazione, tra linee curve e colori ancora squillanti, la pittrice esprime quel mondo di “necessità” sanguinosa che da secoli si perpetua in mare.

Serenella Sossi, di Imperia, diplomata al Liceo Artistico genovese (ha realizzato quattro anni fa, installata sul molo di Imperia Oneglia, la scultura in bronzo “Forma Sirena”, commissionatale dalla Città di Imperia e finanziata dalla Fondazione Carige di Genova), abitando da anni a Nizza, sur la côte, ha felicemente attinto a entrambe le culture. Tra il filosofico e lo spirituale, legata strettamente a una quotidiana intimità, come la collega ha guardato a un mondo antico, per molti versi immerso in una civiltà dove molto nei giorni nostri ha ancora da essere svelato, con i vari “Scriba”, in diversi materiali e posizioni, in una sintesi perfetta di ricordi e di nuove scoperte. Ne mette in bella presenza la gestualità, l’importanza, l’ufficialità, alla riscoperta della Storia, figure con garbo inserite nello spazio, essenziali tra vuoti e pieni, ricordi non soltanto scolastici ma rivolti umanamente a popoli antichi, alle prime prove dell’uomo, a un universo arcaico. Come, non dimenticando le proprie origini “di mare”, mostra “Delfini” e “Sirene”, sinuose queste (“Forma di sirena”, 2022, acefala, posta all’ingresso della galleria, estremamente suggestiva), quasi danzanti, leggere, visibilmente guizzanti quelli, in un fluttuare continuo di code e di corpi, testimonianza della padronanza da parte della scultrice dei materiali, terracotta anche patinata e ferro, marmo e bronzo, di piccole dimensioni che incantano.

Last but not least, il mondo fiabesco, logicamente surreale, di Federica Caprioglio, che prende le età diverse di chi guarda. Per le invenzioni, per la fantasia che si sprigiona riuscendo a non far parte soltanto del mondo dei più piccoli ma altresì degli adulti (come non incantarsi davanti ai rimandi del rinascimentale Hieronymus Bosch o del moderno e nostro Romano Gazzera dai fiori gigante? per non tacere delle radici che sono alla base dell’attività dell’acquerellista, le “scuole” di Valeria Tomasi e di Roberto Andreoli), per il sogno che supera la più semplice fantasia, per il ripensamento della natura, per quell’antropomorfismo che invade le opere in piena originalità. Tutto è racchiuso dai colori e dalla poesia e dal gusto per l’avventura, senza che ci sia la volontà di porre limiti. In ogni opera un racconto, quasi andassimo a rileggere Grimm o Perrault, felicemente sperduti in quelle selve di alberi che diventano esseri viventi o magari viceversa: nascono “La danza del mattino” (2019) con gli alberi “in veste femminile” che tanta parte devono al cinema d’animazione, o “Prospettive diverse” o “Sguardo diritto” (2016) con un coniglio che è frutto della penna di Lewis Carroll (in buona compagnia di “Topo tremendo”, 2017) e un alto monte dal sembiante umano; saremmo infine tentati di parlare di piccolo capolavoro per “Incontri al confine” (2020), lettura di un mondo dall’orizzonte dai colori lividi e da un paesaggio popolato di tronchi nodosi, di ruderi medievali su cui veglia una imperiosa civetta, di picchi e serpenti, di pulcini con la sella, di pellicani “chiocciolati” e di pesci bendati che paiono davvero usciti dalla tavolozza del maestro fiammingo.

Elio Rabbione

Nell’immagini, nell’ordine, “Simbiosi” di Daniela Rosso Prin; “La mattanza” di Licia Martini; “Lo scriba” di Serenella Sossi; e “Incontri al confine” di Federica Caprioglio.