CULTURA E SPETTACOLI

Monumenti Aperti torna in Piemonte

Trentesima edizione 23 e 24 maggio prossimi, occasione di un racconto collettivo del patrimonio italiano.

Nel 2026 torna per la sua trentesima edizione Monumenti Aperti, un’iniziativa che dalla Valle d’Aosta alla Sicilia apre grandi e piccoli tesori nascosti della penisola, sviluppando un racconto corale collettivo e condiviso, in cui monumenti e patrimoni diventano gratuitamente accessibili al pubblico grazie a guide d’eccezione. Ottocento sono i siti visitabili e i monumenti  distribuiti in diciotto regioni, per raccontare un Paese vivo, stratificato e ricco di storia.
In occasione di Monumenti Aperti 2026 sarà  possibile visitare la suggestiva Cavallerizza Caprilli, esempio straordinario di architettura Art Nouveau, situato in viale della Rimembranza, a pochi minuti dal centro storico e dalla stazione ferroviaria di Pinerolo. Costruita tra il 1909 e il 1910, rappresenta oggi il più grande maneggio coperto d’Europa e uno dei luoghi simbolo della tradizione equestre italiana, dedicata al capitano Federico Caprilli. Il monumento sarà aperto al pubblico sabato 23 e domenica 24 maggio con visite guidate dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18.
A trent’anni dalla sua nascita, l’anima di Monumenti Aperti rimane intatta.
Il progetto nasce a Cagliari per volontà di tre amici mossi dal desiderio di raccontare il proprio territorio, di renderlo accessibile e condiviso. Da quel gesto semplice e radicale insieme ha preso forma un percorso che, in tre decenni, ha coinvolto centinaia di Comuni e riaperto migliaia di monumenti, trasformando un’idea locale in una pratica nazionale. Oggi Monumenti Aperti rappresenta una pratica culturale che connette persone e territori, in cui il racconto si fa esperienza e la conoscenza nasce dalla partecipazione.
Da qui lo slogan della trentesima edizione “Generazione Monumenti Aperti. Un patrimonio di cultura, legami e memoria, una questione d’amore per la nostra terra” e l’immagine dell’opera di Maria Jole Serrell che l’accompagna “in tasca solo pezzi di casa” e una mission capace di rendere il patrimonio motore di inclusione attraverso iniziative per tutte le età, Cultura senza Barriere, Monumenti in Musica & Spettacolo e attività per famiglie e bambini.
Cultura senza Barriere promuove un accesso concreto e inclusivo, con percorsi dedicati, servizi gratuiti e il coinvolgimento di persone con disabilità come guide volontarie, affiancato da una mappatura dei livelli di accessibilità dei monumenti.  Monumenti in Musica& Spettacolo coinvolge, invece, scuole e realtà locali in performance artistiche e musicali, arricchendo le visite e trasformando il patrimonio in un’esperienza condivisa ed emozionale.

Mara Martellotta

Foto Imago Mundi ODV

Noemi Gabrielli, la custode invisibile di Torino

Durante il Nazismo salvo’ migliaia di libri proteggendo la memoria collettiva.

Ci sono storie che restano ai margini, eppure hanno contribuito in modo decisivo a costruire l’identità di una città. Torino è anche questo: un intreccio di vite femminili coraggiose e spesso poco raccontate, come quella di Noemi Gabrielli; donne che, in ambiti diversi, hanno saputo proteggere, innovare, resistere. Recuperare oggi le loro storie non è solo un atto di memoria, ma un modo per dare profondità al presente e riconoscere il valore di un’eredità culturale che continua a parlarci. Durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre l’Europa bruciava sotto i bombardamenti e le città venivano distrutte, c’era anche chi combatteva una battaglia meno visibile ma altrettanto importante: salvare la cultura. A Torino, questo compito ebbe il volto e la determinazione di Noemi Gabrielli, funzionaria nelle biblioteche e storica dell’arte. Nata nel 1901 a Pinerolo, museologa, lavorava già da anni alla tutela del patrimonio quando la guerra cambiò tutto, le bombe non colpivano solo case e fabbriche, ma anche biblioteche e archivi. A questo si aggiungeva il rischio di razzie e distruzioni legate al nazismo che in tutta Europa aveva già preso di mira libri e opere d’arte. In quel contesto, la Gabrielli capì subito una cosa: bisognava agire in fretta, e lo fece. Organizzò lo spostamento di migliaia di volumi, tra cui manoscritti antichi e testi rari, lontano dalla città, in luoghi ritenuti più sicuri. Era un lavoro complesso e rischioso, i trasferimenti avvenivano sotto la minaccia dei bombardamenti e in un clima di incertezza continua. Eppure la Gabrielli andò avanti, assumendosi responsabilità dirette e prendendo decisioni rapide. Non si trattava solo di salvare oggetti, ma di proteggere una parte essenziale della memoria collettiva. Grazie a queste operazioni, migliaia di libri furono messi al sicuro. Alla fine della guerra, quando Torino iniziò lentamente a rialzarsi, quel patrimonio poté tornare nelle biblioteche. Un risultato concreto, che oggi appare quasi scontato, ma che allora dipese dalla determinazione di poche persone. Dopo il conflitto, Noemi Gabrielli continuò il suo lavoro nel campo della tutela artistica, contribuendo alla ricostruzione culturale del territorio piemontese. Morì nel 1979, senza mai cercare visibilità per ciò che aveva fatto. Oggi il suo nome è ricordato anche nel Giardino Noemi Gabrielli. Ma la sua storia resta ancora poco conosciuta. Eppure racconta qualcosa di molto attuale: nei momenti più difficili, difendere la cultura significa difendere l’identità di una comunità e a volte, per farlo, basta il coraggio di agire quando tutto intorno crolla. “Se dovessi rinascere mi dedicherei ancora con questo entusiasmo a questo lavoro” disse Noemi Gabrielli.

MARIA LA BARBERA

Per Balletto Teatro di Torino “Studio sul fauno” e “White pages”

Mercoledì 20 maggio andranno in scena alla Lavanderia a Vapore

BTT_moves, la stagione e di danza contemporanea del Balletto Teatro di Torino, prosegue dal 7 maggio scorso per concludersi il 22 dicembre 2026, attraversando teatri, spazi di creazione e luoghi della cultura della Città Metropolitana di Torino, trasformandoli in un ecosistema vivo di pratiche, incontri e visioni.
Mercoledì 20 maggio, alle 21, negli Spazi della Lavanderia  a Vapore di Collegno, andrà in scena  una serata capace di connettere generazioni, linguaggi e formati.
Aprirà  la serata nel foyer della Lavanderia ‘Studio sul fauno’ di Roberto Zappalà con Samuel Arisci, un lavoro che trasporta il pubblico in una soglia poetica e simbolica, dove realtà, sogno e desiderio si confondono.
Allo stesso modo lo spazio in cui si esprime la danza, l’universo interiore del fauno, è  un mondo altro dove esclusione, corteggiamento e erotismo trovano il proprio spazio espressivo.
In palcoscenico la serata prosegue con il trittico ‘White Pages’ di Manfredi Perego, un progetto che si articola in tre capitoli diversi per durata e composizione, tutti accompagnati dalle musiche originali di Paolo Codognola e contraddistinto da una stessa intenzione poetica, il desiderio di condividere il percorso di ricerca che Perego conduce da oltre dieci anni.
In scena TIR Danza / MP. Ideograms  e Balletto Teatro di Torino mettono a confronto tre generazioni di performer, disegnando una grammatica plurale, dove l’identità diventa traiettoria. Il concetto del tempo è  esplorato in “Dedica al tempo” attraverso il corpo di Lucia Nicolussi, danzatrice e madre dell’artista.  Nella sezione centrale “Dedica al dinamismo” i quattro giovani danzatori  e danzatrici del Balletto di Torino, Bailey Kager, Ivo Santos, Noa Chatton e Noa Van Tichel, incarnano l’instabilità di una costante tensione verso l’ignoto. Con la danzatrice e compagna Chiara Montalbani il coreografo riscrive, a distanza di anni, dal solo “Grafiche nel silenzio” il nuovo lavoro intitolato “Dedica al silenzio”.
È possibile prenotare il proprio biglietto scrivendo a btt.moves@gmail.com, o chiamando ai numeri 0114730189 WhatsApp 3316139715 dalle 10 alle 17. È  anche possibile acquistare i biglietti direttamente a teatro , a partire da un’ora prima dello spettacolo.

Mara Martellotta

“COSE. Stanze come mondi”

Nell’ottocentesca “Villa Giulia” di Verbania, la “città giardino” sul Lago Maggiore dedica un’importante retrospettiva ad Alessandro Mendini

Dal 16 maggio al 27 settembre

Verbania

Una grandiosa (in tutti sensi) “Poltrona di Paglia”, che mi fa subito venire alla mente le “Big Benches” (“Panchine Giganti” panoramiche, oggi sparse in tutta Italia, la maggior parte in Piemonte), ideate dal designer automobilistico americano Chris Bangle quando insieme alla moglie, nel 2009, si trasferì nelle Langhe di Clavesana e proprio lì creò la sua prima “Panchina Gigante”. La “Panchina n. 1”. Correva l’anno 2010. Non una novità, se si pensa all’enorme “Poltrona di Paglia”, di cui sopra, progettata da Alessandro Mendini, era il 1974 (ben 35 anni prima!), tra i più geniali interpreti del “design” e dell’“architettura” del nostro Novecento, cui la Città di Verbania dedica nell’ottocentesca “Villa Giulia”, sul versante piemontese del Lago Maggiore, una prestigiosa retrospettiva, curata da Loredana Parmesani (con allestimento di Alex Mocika), e visibile da sabato 16 maggio a domenica 27 settembreBen 130 le opere in mostra, tra le più significative della sterminata produzione di Mendini (Milano, 1931 – 2019) e capaci di ripercorrere tutta la sua lunga carriera, dando voce e corpo ad un vasto arco cronologico che scorre dai primi passi nel “Radical Design” milanese degli anni Settanta fino alle più pronunciate “teorie post-moderne”, che ritroviamo anche nella sua collaborazione con l’Azienda “Alessi”, la cosiddetta “Fabbrica dei sogni”, che proprio nel Verbano-Cusio-Ossola (precisamente ad Omegna, dove fu fondata nel 1921 da Giovanni Alessi) ha la sua sede operativa.

Organizzata dal “Comune di Verbania”, in collaborazione con l’“Archivio Alessandro Mendini (Elisa e Fulvia Mendini)”, il Patrocinio di “Regione Piemonte” e “Provincia del Verbano-Cusio- Ossola” (insieme ad altri numerosi Enti ed Istituzioni), la rassegna segue fedelmente un particolare “percorso espositivo” che si snoda lungo un allestimento modulato sulla struttura interna di “Villa Giulia”. In cui s’affiancano, per l’appunto (per dirla con il titolo della stessa mostra), “Cose” che guardano – in un gioco ludico fatto di alta maestria ma anche di sottile ironia e non poca visionarietà – alle “Stanze come mondi”.  Ogni stanza, infatti, é dedicata a un capolavoro di Mendini, scelto in collaborazione con le figlie Fulvia ed Elisa.

In mostra, ci si muove dunque dalla famosa “Poltrona di Paglia” del 1974, progettata per dichiarare quanto il “design” possa essere non solo creazione di “oggetti utili”, ma anche “strumento di provocazione, sensibilizzazione e attivismo sociale”, alla “Poltrona di Proust” del 1978, dedicata allo scrittore francese e a metà tra “Rococò” e “Puntinismo”; dal “Divano K2”  per “A LOT OF Brazil” (importante industria di “design” brasiliana) del 2013 – omaggio ai riferimenti artistici a lui più vicini, quali De ChiricoSavinioCarràKandinskijFuturismo e le avanguardie storiche del tempo – al “Mendinigrafo” del 1985, una sorta di “normografo” o “strumento da disegno” in legno che racchiude i segni e i decori caratterizzanti la sua produzione, fino al “100% Make up” di “Alessi” del 1992, una “Collezione di 100 vasi in porcellana” con il coperchio disegnato da Mendini, ma decorati da altrettanti artisti, architetti e “designer” internazionali. E tant’altro, ancora, di imprevedibile e geniale creatività. Ciascuna opera, inoltre, ci appare accompagnata da disegni, oggetti, dipinti e testi che ne spiegano la genesi e ne sottolineano la collocazione storica e l’importanza estetica.

Sottolinea la curatrice, Loredana Parmesani“In ogni spazio, l’oggetto iconico dà il via a un racconto progettuale ed emozionale che si sviluppa in un percorso fatto di oggetti, disegni, fotografie, scritti che sostengono la peculiarità teorica e formale dell’argomento affrontato. Perché le stanze? Perché le stanze come mondi? Perché le stanze sono state uno dei fili conduttori della sua ricerca. La stanza, a lui così cara, è luogo della riflessione, del riposo, della quiete, del lavoro ma anche il luogo della turbolenza, dell’inquietudine che può divenire anche prigione da cui fuggire grazie all’immaginazione”.

Particolarmente intenso e fecondo anche l’estroso lavoro di “architetto” di Mendini che, insieme al fratello Francesco e con il loro “Atelier”, ha dato vita a innumerevoli progetti in Italia e nel mondo, dalle “Fabbriche Alessi” a Omegna alla “Piscina Olimpionica” di Trieste e alle stazioni della “Metropolitana” a Napoli, fino, in estrema sintesi, al “Museo di Groningen” in Olanda, a un quartiere di Lugano in Svizzera, a un “Palazzo Commerciale” a Lörrach in Germania e, in Corea del Sud, alla “Torre Osservatorio” di Suncheon.

Gianni Milani

“COSE. Stanze come mondi”

Villa Giulia, corso Zanitello 10, Verbania; tel. 0323/503249 o www.viviverbania.it

Dal 16 maggio al 27 settembre

Orari: dal lun. al ven. 10,30/13 e 16/19; sab. e dom. 11/19

Nelle foto: Alessandro Mendini seduto sulla “Poltrona di paglia”, 1974 (Ph. Enrico D. Bona); “Poltrona di Proust”, 1978 (Ph. Carlo Lavoratori); “K2 Amazzonia”, 2013 (“Archivio Alessandro Mendini”); “100% Make Up, Alessi”, 1992 (“Archivio Alessandro Mendini”)

I colossi senza volto

CALEIDOSCOPIO ROCK USA ANNI 60

Ai fini della nostra rubrica è del tutto inutile ricostruire le vicissitudini cronologiche di etichette storiche e di autentici giganti del mercato discografico statunitense, tale è la loro importanza, ben consolidata in decenni e decenni di produzioni musicali. E’ il caso per esempio di “ABC Records”, di cui delineiamo esclusivamente i passaggi di proprietà. Fondata a New York nel 1955, faceva risalire la propria denominazione alle acquisizioni di Edward J. Noble degli anni Quaranta, sotto il nome “American Broadcasting Company”. Al 1955 in realtà risaliva la fusione di American Broadcasting con Paramount Theatres, con nome definitivo “ABC-Paramount”. La forma “ABC-Paramount Records” si assestò nel 1961, con il consolidamento della sottoetichetta “Apt Records” che svanirà nel 1972. La denominazione ufficiale “ABC Records” si definì nel 1966 e il gruppo protrasse la sua attività fino al 1979, anno in cui sopraggiunsero i primi “colossi senza volto” e fu acquisito da “MCA Records”, che a sua volta venne assorbito dal gigante “Universal Music Group” nel 1996.

Data la vastità del catalogo “ABC Records”, si elencano qui di seguito i soli 45 giri di garage e psychedelic rock del periodo 1966-1969:

– THE SPATS “She Done Moved / Scoobee Doo” (10790) [1966];

– THE TROLLS “Every Day And Every Night / Are You The One?” (10823) [1966];

– THE FREE SPIRITS “Tattoo Man / Girl Of The Mountain” (10872) [1966];

– THE SPRINGFIELD RIFLE “The Bears / There Is Life On Mars” (10878) [1966];

– SOUNDS UNLIMITED “Nobody But You / Why Doesn’t She Believe Me” (45-10803) [1966];

– THE SCOUNDRELS “Up There / Devil’s Daughter” (45-10834) [1966];

– THE MERRY DRAGONS “Universal Vagrant / Smokey” (45-10838) [1966];

– THE ROEMANS “Pleasing You Pleases Me / All The Good Things” (45-10871) [1966];

– THE TROLLS “Something Here Inside / Laughing All The Way” (45-10884) [1966];

– THE MAGPIES “Maisy / The Ballad Of Samuel Oscar Beasley” (10893) [1967];

– THE M.H. ROYALS “Tomorrow’s Dread / She’s Gone Forever” (10907) [1967];

– THE FREE SPIRITS “ I Feel A Song / Storm” (10915) [1967];

– FOREVER CHILDREN “Only The Rain / Merry Go-Round” (10974) [1967];

– THE BASEMENT WALL “Never Existed / Taste Of A Kiss” (45-2109) [1967];

– THE SCOUNDRELS “Easy / The Scoundrel” (45-10892) [1967];

– THE TROLLS “They Don’t Know / There Was A Time” (45-10916) [1967];

– THE TROLLS “Baby, What You Ain’t Got (I Ain’t In Need) / Who Was That Boy?” (45-10952) [1967];

– THE M.H. ROYALS “Old Town / Now She’s Crying” (45-10957) [1967];

– THE MYSTIC CRASH “The Love-in Kind / To Kathleen” (45-11012) [1967];

– THE CANDYMEN “Deep In The Night / Stone Blues Man” (45-11023) [1967];

– THE MYSTIC CRASH “The Sun Is Just A Hole In The Sky / Land Of Love” (45-11069) [1967];

– SALVATION “Think Twice / Love Comes In Funny Packages” (11025) [1968];

– THE CANDYMEN “Ways / Sentimental Lady” (11048) [1968];

– THE FRATERNITY OF MAN “Don’t Bogart Me / Wispy Paisley Skies” (11106) [1968];

– FORD THEATRE “From A Back Door Window (The Search) / Theme For The Masses” (1118) [1968];

– THE CANDYMEN “It’s Gonna Get Good In A Minute / Go And Tell The People” (11141) [1968];

– THE FUN BAND “Welcome To The Circle / It’s Good” (11159) [1968];

– GLAD “Johnny Silver’s Ride / Love Needs The World” (11163) [1968];

– EDEN’S CHILDREN “Goodbye Girl / Just Let Go” (45-11053) [1968];

– ILL WIND “Walkin’ And Singin’ / In My Dark World” (45-11107) [1968];

– GRAFFITI “He’s Got The Knack / Love In Spite” (45-11123) [1968];

– BIT ‘A SWEET “2086 / A Second Time” (45-11125) [1968];

– WOOL “Combination Of The Two / The Boy With The Green Eyes” (11167) [1969];

– THE CANDYMEN “Lonely Eyes / I’ll Never Forget” (11175) [1969];

– PUZZLE “Hey Medusa / Make The Chidren Happy” (11181) [1969];

– THE NEAL FORD FACTORY “You Made Me A Man / I’ve Got To Find Me A Woman “ (11184) [1969];

– WOOL “Love, Love, Love, Love, Love / If They Left Us Alone Now” (11190) [1969];

– FORD THEATRE “Wake Up In The Morning / Time Changes” (11192) [1969];

– TR-5 “What Goes Up (Must Come Down) / Over And Over” (11196) [1969];

– THE EVER-GREEN BLUES “Don’t Mess Up My Mind / Funky Woman” (11198) [1969];

– GLAD “Let’s Play Make Believe / No Ma, It Can’t Be” (11199) [1969];

– THE GREAT TRAIN ROBBERY “(Heartless) Hurdy Gertie / Wasted” (11206) [1969];

– STRANGE BREW “Union Man / I Can Hardly Wait To Live” (11217) [1969];

– THE GREGORIANS “Dialated Eyes / Like A Man” (11225) [1969];

– BLUES MAGOOS “Heartbreak Hotel / I Can Feel It (Feelin’ Time)” (45-11226) [1969];

– FORD THEATRE “I’ve Got The Fever / Jefferson Airplane” (11227) [1969];

– BLUES MAGOOS “Never Goin’ Back To Georgia / Feelin’ Time (I Can Feel It)” (11250) [1969].

Gian Marchisio

Regie Armonie lungo la via Francigena

La rassegna musicale il 23 e 24 maggio raddoppia la sua proposta settimanale con due appuntamenti a Sant’Ambrogio e Sant’Antonio di Ranverso

Il 23 e 24 maggio prossimi la rassegna musicale “Regie Armonie lungo la via Francigena” raddoppia la sua proposta settimanale con due concerti, il 23 maggio alle 21 a Sant’Ambrogio e il 24 maggio alle ore 17 a Buttigliera Alta.
Il 23 maggio alle ore 21, con il patrocinio e sostegno del Comune di Sant’Ambrogio di Torino e la partecipazione della parrocchia di San Giovanni Vincenzo, la stagione proseguirà a Sant’Ambrogio nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Vincenzo in piazza San Giovanni Vincenzo 2 con un concerto con protagonisti l’organista Stefania Mettadelli e Isabella Stabio ai sassofoni.
Il programma è  molto ricco  e comprende il Concerto in Do Minore di Domenico Cimarosa ( 1749-1801), la Fantasia  n. 2 in La minore TWV per sax solo di Georg Philipp Telemann (1681-1767), la Sonata in Fa Maggiore  di Gaetano Donizetti ( 1797-1848), il Concerto per oboe in Mi bemolle maggiore di Vincenzo Bellini ( 1801-1835), la Sortie in Mi bemolle  di Louis James Alfred Lefébury Wély e il Salut d’amour  di Edward Elgar, Intermezzo dalla Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e Tradizionale Irlandese ‘Believe me’ e la Fantaisie Op. 89 di Jean Baptiste Singelée.
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Vincenzo, costruita tra il 1759 e il 1763 dall’architetto Bernardo Vittone, presenta sul lato destro un imponente campanile romanico dell’anno Mille, già edificato quando l’imperatore Federico Barbarossa concesse in investitura all’abate della Sacra il territorio di Sant’Ambrogio.

Il 24 maggio alle 17 le Regie Armonie approderanno in Strada Antica di Francia, nella precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, a Buttigliera Alta, con Les Violes du Roi, con Angelo Lombardo alla viola da gamba, Virginia Ghiringhelli e Eleonora Ghiringhelli alla viola da gamba, e Davide Stefanelli al clavicembalo. L’iniziativa si avvale della partecipazione dell’Ordine Mauriziano, del patrocinio e del sostegno del Comune di Buttigliera  Alta, della partecipazione del Club Rotary Rivoli e Valsusa.

Si tratterà di una giornata in cui, con la  Sagra del Canestrello e del Cioccolato di Buttigliera Alta, rivivrà tutta l’area della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso , dall’Ospedaletto ai giardini circostanti l’abbazia. Fin dal mattino saranno presenti banchi con esposizioni di eccellenze legate al tema gastronomico e a prodotti tipici artigianali della valle di Susa. Dalle 9.30 alle 17 si terranno visate guidate alla chiesa abbaziale, con particolare attenzione agli affreschi di Giacomo Jacquerio, il maggior rappresentante della pittura tardo gotica in Piemonte.

Mara Martellotta

“La fortuna di essere irrilevanti” di Armando Matteo

 

L’intervento di domenica alla Casa della Madia ha avuto come ospite Armando Matteo, teologo, sacerdote e segretario per la Sezione dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede. Al centro della conferenza c’è stata una constatazione netta, forse già avvertita da molti cristiani: la Chiesa, almeno nel mondo occidentale, ha progressivamente perso centralità nella vita delle persone.

Non si tratta solo di notare chiese meno piene, giovani meno presenti o sacramenti vissuti sempre più come dei passaggi sociali. Il problema è più profondo: quando le persone, oggi, si domandano come vivere bene, come essere felici, come orientarsi dentro le scelte quotidiane della vita, quasi mai pensano alla preghiera o alla parola di Gesù.

La vera ferita è constatare che Gesù non viene più percepito come una risposta d’aiuto concreta e il problema è non riuscire più a mostrare che il cristianesimo ha ancora qualcosa da dire all’uomo moderno.

Eppure, secondo Armando Matteo, è proprio dentro questa perdita di valori che può aprirsi una possibilità: se la Chiesa non è più al centro, può smettere di difendere un’immagine di forza e iniziare a guardarsi con più verità, chiedendosi come tornare ad essere fedele al Vangelo.

Il mondo è cambiato e l’Occidente non vive più dentro la stessa esperienza di povertà, fatica e penuria che ha segnato per secoli la storia umana. La vita si è allungata, la medicina ha ridotto molte sofferenze, la tecnologia ci ha donato del tempo, il cibo sulle nostre tavole è diventato abbondante e le possibilità di scelta sono aumentate.

Sono tutte conquiste importanti che non vanno disprezzate, ma hanno portato delle domande nuove. L’essere umano ha imparato per secoli a vivere nella mancanza, mentre oggi, invece, deve imparare a vivere, in modo equilibrato, nell’abbondanza.

E su questo punto che, forse, siamo tutti un po’ impreparati.

La Chiesa ha costruito gran parte della sua mentalità pastorale in un mondo segnato dalla sofferenza, dalla fame, dalla morte vicina. In quel contesto ha saputo offrire consolazione, conforto e speranza, mostrando un Dio vicino all’uomo ferito, capace di abitare anche lui la sofferenza.

Ma oggi questa parola, da sola, non basta più. Non perché il dolore sia scomparso, Il dolore esiste ancora e spesso assume forme nuove e silenziose.

Non basta più perché l’uomo contemporaneo non cerca solo di esser consolato. Cerca un senso per poter vivere bene la libertà, il benessere, il tempo a disposizione e le possibilità di scelta che ha ogni giorno.

Se la Chiesa continua a parlare come se il mondo fosse soltanto una valle di lacrime, rischia di non incontrare più la vita reale delle persone.

Armando Matteo sottolinea come il mercato odierno abbia colto bene il bisogno delle persone, parlando ai loro desideri, spesso molto meglio di quanto riesca a fare la Chiesa.

La risposta cristiana, però, si colloca nell’aiutare l’uomo a vivere serenamente e in equilibrio, senza essere dominato dal desiderio e senza ridurlo a consumo.

Richiamando il cuore del Vangelo, la vita diventa piena non quando viene trattenuta, ma quando viene donata. La gioia non nasce soltanto dal ricevere, dal possedere, dall’avere di più, ma dal trasformare la propria vita in bene per qualcun altro.

L’uomo, dice Armando Matteo, ha una struttura samaritana. È capace di fermarsi, di perdere tempo, energie e denaro per il bene altrui e in questa capacità di saper donare si può vivere una gioia diversa, più profonda di quella promessa dal consumismo.

Questa è forse la differenza cristiana da riscoprire oggi: non una vita triste e fatta di mera consolazione, ma un’esistenza bella, proprio perché capace di esprimere fraternità, cura e responsabilità.

Un periodo di marginalità può diventare davvero un momento di fortuna, perché può donare alla Chiesa la libertà di deludere coloro che vorrebbero soltanto conservare ciò che si è sempre fatto: il cambiamento si colloca proprio nel poter tornare al centro del Vangelo, senza dover difendere il centro della scena.

Mostrando, con umiltà e coraggio, che Gesù ha ancora qualcosa da dire all’uomo contemporaneo, non solo quando soffre, ma anche quando ha tutto e non sa più come vivere.

IRENE CANE

InediTO, la proclamazione dei vincitori al Salone del Libro

Sabato 16 maggio  la premiazione in serata presso Combo Torino

Giunto alla sua 25esima edizione, il Premio InediTO Colline di Torino giunge all’atto finale sabato 16 maggio con la proclamazione dei vincitori alle 11.30, presso lo Spazio Argento del Salone del Libro, seguita dalla premiazione che si terrà presso Combo Torino, in corso Regina Margherita 128, a ingresso libero, alle ore 21. Qui avverrà la consegna dei premi e lo showcase di Gnut, giurato del concorso, cantautore, chitarrista, produttore e compositore di colonne sonore, tra le migliori voci del cantautorato contemporaneo , con influenze musicali che partono dal folk inglese di Nick Drake e John Martin, passando per la canzone napoletana, il blues e la musica africana del Mali.

Il Premio InediTO Colline di Torino è organizzato dall’Associazione Il Camaleonte, di Chieri, e diretto da oltre vent’anni dal poeta e performer Valerio Vigliaturo, ed è dedicato a tutte le forme di scrittura, dalla poesia alla narrativa, dalla saggistica al teatro, dal cinema alla musica e, da questa edizione, alla Graphic Novel. Il concorso sostiene e accompagna i vincitori verso il mondo dell’editoria senza abbandonarli al loro destino, grazie al montepremi di 8 mila euro destinato alla pubblicazione e promozione delle opere, pubblicate da editori come La Nave di Teseo, Fandango, Accento, e presentate ad AstiMusica, Bookcity Milano, Premio Hystrio, Premio Strega, Più Libri più Liberi e Premio Lunezia. Lo scorso marzo sono stati presentati alla Holden 88 finalisti, selezionati su 1169 iscritti e 1233 opere provenienti da tutto il mondo. A valutare le opere finaliste, la giuria guidata da Margherita Oggero e composta, tra gli altri, da Aldo Nove, Mary Barbara Tolusso, Stefania Bertola, Roberto Camurri, Davide Bregola, Elena Bosi, Matteo Casali, Michele Di Mauro e Irene Dionisio.

Saranno inoltre assegnati i premi speciali “InediTO RitrovaTO” a un’opera inedita di scrittori non viventi, conferito nelle passate edizioni a Primo Levi, Alfonso Gatto, Italo Svevo, Alessandro Manzoni, Sir Piero Da Vinci, Grazia Deledda e Totò, e “InediTO Young”, attraverso la consegna di una penna stilografica offerta da Aurora Penne, “InediTopic”, ispirato all’input grafico della 25esima edizione di questo “mondo umano che ai poveri toglie il pane e ai poeti la pace”, tratto dalla poesia “Il principe”, in occasione dei 50 anni della morte di Pier Paolo Pasolini, illustrato da Francesca Rossetti, e “InediTO IA”, a un’opera realizzata tramite l’utilizzo dell’intelligente artificiale.

Mara Martellotta

TAG Torino Art Galleries al Salone OFF 

 

“Libro d’arte in galleria” in diversi luoghi dell’arte associati a TAG

L’associazione TAG Torino Art Galleries annuncia, in occasione del Salone del Libro di Torino, la sua partecipazione al Salone OFF con l’iniziativa “Libri d’arte in galleria per il Salone OFF”, con presentazione di cataloghi e libri d’arte, permettendo al pubblico di appassionati di conoscere da vicino gli artisti, i curatori, i critici d’arte che saranno protagonisti di conversazioni capaci di mostrate i retroscena dell’arte attuale e i suoi processi di cambiamento, insieme alle storie di artisti e galleristi da sempre impegnati sulla scena dell’arte torinese, poliedrica e avanguardistica.

“Siamo entusiasti di rinnovare la nostra presenza al Salone OFF per il terzo anno consecutivo – dichiara la presidente di TAG, Elisabetta Chiono – offrendo un ologramma ricco di ologrammatra autori affermati e nuove voci del panorama letterario. Dopo il grande successo della passata edizione, le nostre gallerie hanno deciso di rilanciare con proposte inedite, pensate per coinvolgere cittadini e visitatori uniti dalla passione per l’arte”.

Presso la galleria Febo & Dafne si terranno due eventi in collaborazione con Cooperativa Letteraria e Fuori Asse, di Mario Greco e Caterina Arcangelo. Sabato 16 maggio, alle ore 18, sempre alla Febo & Dafne di via Vanchiglia 16, Silvia Tomasi presenterà l’opera “I figli di Aracne”, che dialoga profondamente con l’immaginario visivo e con i temi della creazione del corpo e della metamorfosi. Si tratta di un testo capace di offrire spunti di forte connessione con il linguaggio dell’arte contemporanea.

Silvia Tomasi, appassionata del mondo letterario e artistico, ha collaborato all’allestimento di diverse mostre e, dopo l’esordio su riviste quali Il Paragone e Verri, ha collaborato a svariati giornali periodici.

Sabato 16 maggio, alle ore 19, presso la galleria Febo & Dafne verrà presentato il numero 34 della rivista Nuova Téchne, dedicata al tema dei vizi. La rivista, diretta da Paolo Albani, prosegue la tradizione della storica Téchne, nata come laboratorio di scrittura sperimentale, gioco linguistico e creatività letteraria. All’incontro parteciperanno il direttore Paolo Albani insieme ai redattori che, presentando il nuovo numero, dialogheranno con il pubblico sul tema dei vizi nella letteratura, argomento affrontato con ironia e spirito ludico, secondo lo stile caratteristico della rivista. Il numero 34 inaugura la collaborazione con la casa editrice Fuori Asse Edizioni e raccoglie materiali molto diversi fra loro, tra cui testi creativi, documenti, ritagli antologici e contributi originali che esplorano i temi da prospettive imprevedibili e, spesso, paradossali.

Sabato 16 maggio, alle 18.30, presso la galleria Gagliardi & DOMKE Contemporary, in via Cervino 16, verrà presentato l’evento, per cui è gradita la prenotazione, “Astrazione mediale”. Si tratta di una pittura che non rappresenta, ma accade. L’artista Davide Maria Coltro presenta le “Filiazioni”, pensate come libri, esemplari unici firmati e numerati. Ciascuno corrisponde a un momento irripetibile del flusso mediale. In conversazione con il gallerista Pietro Gagliardi, la presentazione verterà sul chiarire la questione dell’oggetto-libro come interpretato da Coltro. Informazioni su info@gagliardiedomke.com.

Sabatom16 maggio, alle 17.30, in via Della Rocca 29, la galleria Simóndi è lieta di ospitare nei propri spazi, in occasione della mostra personale di Roberto Casti intitolata “A melody from outside, una lettura scenica tratta dall’Aleph di Borges, con la voce di Vincenzo Valenti. Il racconti di Borges costituisce fonte di ispirazione nella ricerca  artistica di Casti. info@simondi.gallery

Lunedì 18 maggio, alle ore 18, alla Crag Gallery, in via Maria Vittoria 45, verrà presentato il volume “Storia freudiana del cinema italiano – sessualità, traumi e tabù da Flaiano a Sorrentino” di Alessandro Chetta, in dialogo con Michelangelo Toma. Si tratta di un’indagine originale sul cinema italiano attraverso la letteratura della psicanalisi freudiana. Il libro attraversa autori, immagini e narrazioni per far emergere tensioni profonde, rimozioni e desideri che hanno attraversato decenni di produzione cinematografica, da Flaiano a Sorrentino, un’ occasione per rileggere il nostro materiale visivo tra pulsioni, traumi e tabù non ancora risolti. Per informazioni: info@cragallery.com.

Mara Martellotta

“Istantanee dal Senegal” di Elisabetta Picco al Salone del libro

Giovedì 14 maggio scorso, giornata inaugurale della 38esima edizione del Salone del Libro di Torino, è stato presentato presso lo Spazio Editori del Piemonte, all’interno del padiglione 2 di Lingotto Fiere, il libro “Istantanee dal Senegal”(Paola Caramella Editrice, 2025) di Elisabetta Picco. Hanno moderato un appassionato e profondo incontro con l’autrice la giornalista professionista Mara Martellotta e l’ex docente e preside, impegnata oggi in progetti educativi sul territorio, Annamaria Capra.

Il pubblico, numeroso e attento, in una delle cornici della cultura letteraria più importanti al mondo, non si è lasciato sfuggire l’occasione per ascoltare dal vivo la storia di rinascita che caratterizza il libro (che sta riscuotendo un bel successo) di Elisabetta Picco, una donna dalle nuove consapevolezze, sfuggita a una pesante sofferenza grazie a uno di quei viaggi che hanno il potere di cambiare una vita.

“Io sono arrivata in Senegal che ero un ingorgo emotivo in fuga, che provava difficoltà a stare di fronte alla propria sofferenza e che rischiava di sciogliersi sulle sabbie africane – ha raccontato l’autrice Elisabetta Picco – in quel momento la mia dimensione ‘narrativa’ non era organizzata, non avevo mai pensato a un libro vero e proprio, vivevo semplicemente le mie emozioni, facendo fatica a contenerle, attraverso pensieri, qualche poesia e la fotografia. Mentre ero in Senegal ho cercato più che altro di mettermi in ascolto della vita che mi circondava, con le cose che accadevano, i frammenti dell’esistenza, la tanta polvere, quei dettagli, forse, insignificanti se presi singolarmente, ma che sarebbero andati in seguito a dar forma alla mia esperienza, alla trama del ricamo, alla ricucitura che ha chiuso la ferita”.

“Il dolore, fisico o spirituale che sia, appartiene a tutti noi, alla storia dell’umanità, della vita intera. Ricordiamoci di Giacomo Leopardi, del ‘male di vivere’ di Cesare Pavese, per esempio – ha continuato l’autrice – la nostra società però ci impone di essere sempre performanti, decisi, efficaci, non c’è un vero spazio per il dolore: una dinamica che induce ovviamente alla ritrosia e alla paura di parlare con naturalezza della sofferenza. Immergendomi nel dolore altrui, io sono riuscita a trovare gli strumenti per far fronte al mio, a dare ad esso una dimensione precisa. Il senso di questo viaggio, più che fuggire è stato un restare, più che un perdere è stato un ritrovare, perché mi ha permesso di riorganizzarmi interiormente, di ritrovare me stessa. In Senegal ho trovato un modo di affrontare la sofferenza del tutto diverso dal nostro, un’accettazione leggera, vissuta con il sorriso, che non vuol dire affatto rassegnazione o subire passivamente gli eventi della vita. Il popolo senegalese possiede una forza che gli permette di stare con consapevolezza nell’ineluttabile, di accogliere ciò che accade di spiacevole con elasticità e morbidezza”.

“Per un certo periodo, in Senegal, mi sono percepita come una sorta di ‘osservato speciale’ – ha concluso Elisabetta Picco – ma questo ha contribuito fortemente al recupero della mia identità dopo essermi immaginata per tanto tempo come acqua senza un contenitore, senza forma. Il momento in cui mi sono sentita realmente accettata è stato quello in cui la popolazione locale, per la prima volta, mi ha definito una ‘Toubab’, termine che nella lingua wolof significa ‘individuo bianco europeo’, quindi non più una vera estranea, ma una forma, un modo di essere identitario e rappresentativo”.

Gian Giacomo Della Porta