CULTURA E SPETTACOLI

All’Auditorium l’Orchestra RAI e i Borsisti di Professione Orchestra

Giovedì 11 giugno alle 20.30 all’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e i Borsisti di Professione Orchestra, diretti da Aram Khached, terranno un concerto che sarà registrato da RAI Radio 3 e gli stessi borsisti di Professione Orchestra terranno  un secondo concerto alla Sala Tajo di Pinerolo alle 20.30.

Selezionati tra i novanta iscritti alla IX edizione di Professione Orchestra, i talentuosi musicisti vincitori delle borse di studio 2025-2026 del percorso formativo professionalizzante nato dalla partnership tra la fondazione Accademia di Musica di Pinerolo e Torino e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, realizzando il loro sogno di diventare professori d’Orchestra per un giorno e di suonate guidati dalla bacchetta di un importante direttore, al fianco di maestri come quelli dell’OSN Rai.

Lo scorso autunno, tutti coloro che sono stati selezionati per partecipare al Training on the Job, hanno seguito lezioni di strumento con le prime parti RAI, simulato un’audizione per una parte in orchestra e partecipato a due seminari per il miglioramento della performance artistica. Grazie alle borse di studio, 15 musicisti selezionati tra i partecipanti hanno poi proseguito il proprio percorso formativo completando collezione di strumento e musica da camera con le prime parti e il tanto atteso affiancamento delle prove d’orchestra di 52 produzioni RAI. Il percorso dei borsisti si chiude con due esibizioni dal vivo, tassello fondamentale nella formazione di ogni musicista. Il concerto previsto presso il prestigioso palco dell’auditorium di Torino, l’11 giugno, vedrà protagonisti i borsisti dell’OSN Rai, ed è registrato da Radio 3. Il concerto del 23 giugno si terrà nella prestigiosa Sala Tajo, a Pinerolo.

Fondazione Accademia di Musica ETS – viale Giolitti 7, Pinerolo  – www.accademiadimusica.it

Mara Martellotta

“Quando si fa la luna piena”, un incrocio di cammini

Proseguono le presentazioni del libro della giornalista Silvana Mossano

Il romanzo «Quando si fa la luna piena» nasce così: da un intreccio di esistenze che si sfiorano, si cercano e inevitabilmente si influenzano reciprocamente.

Per parlare dell’incrocio di questi cammini, appuntamento venerdì 12 giugno alle 19 all’Oratorio della Parrocchia Addolorata a Casale Monferrato, grazie all’affabile ospitalità di don Eugenio Portalupi. Il reading di alcuni brani del libro è accompagnato in musica da Sergio Salvi.

Nella foto di copertina la presentazione del libro in Accademia Filarmonica a Casale

Le barriere zingare di Gipo Farassino”: incontro con l’autore Roberto Cardaci

Venerdì 19 giugno alle ore 18:00, il cortile interno della Fondazione Educatorio della Provvidenza ETS ospiterà la presentazione del libro “Le barriere zingare di Gipo Farassino” di Roberto Cardaci.

Un incontro per riscoprire la figura di Gipo Farassino, voce intensa e popolare di Torino: cantautore, attore e narratore capace di trasformare la memoria della città in musica, parole e racconto.

L’incontro si svolgerà in dialogo con l’autore e sociologo Roberto Cardaci, che accompagnerà il pubblico alla scoperta del volume e del suo percorso di ricerca, con testimonianze musicali del cantante Johnson Righeira. Modera il giornalista Marco Civra.

Info sull’evento

Presentazione del libro “Le barriere zingare di Gipo Farassino”

Venerdì 19 giugno | ore 18:00

Cortile interno della Fondazione Educatorio della Provvidenza ETS, Corso Arimondi 6/A,

Info ingresso libero previa prenotazione
Apertura biglietteria ore 17:15.

Twelve Automobiles, 12 automobili, il nuovo allestimento di Spazio Design al MAUTO

Il Museo Nazionale dell’Automobile presenta il nuovo allestimento di “Spazio Design”, progetto espositivo curato da Paolo Tumminelli che interpreta il car design come un arcipelago di forme, visioni e idee. Dodici automobili, organizzate in sei aree tematiche, attraversano oltre mezzo secolo di storia dell’automobile moderna, mettendo in dialogo modelli iconici, prototipi sperimentali e vetture da corsa attraverso accostamenti inattesi e prospettive trasversali.
Il percorso si sviluppa come una narrazione circolare dove inizio e fine si riflettono reciprocamente. In questo senso risulta emblematica la relazione tra il Volkswagen Maggiolino del 1952 e il New Beetle del 2000, che apre e chiude idealmente il racconto trasformando la visita in un’esperienza di continuità, memoria e ritorno.
Le dodici vetture selezionate restituiscono una lettura stratificata dell’automobile come fenomeno culturale complesso, in cui innovazione tecnica, ricerca formale e immaginario collettivo si intrecciano continuamente.
Dalle architetture ingegneristiche del “tutto dietro” e del “tutto avanti”, alle oscillazioni tra stili sferici, lineari e cubici, ogni automobile diventa espressione di un’epoca, di un sistema di valori e di un’idea precisa di modernità.
Ne emerge una fenomenologia del design automobilistico che supera la dimensione puramente industriale dell’oggetto per restituire l’automobile come costruzione simbolica, specchio delle trasformazioni sociali, economiche e culturali del Novecento.
Il dialogo sul design si amplia ulteriormente attraverso due approfondimenti dedicati rispettivamente alle celebri macchine da ufficio Olivetti e alla grafica pubblicitaria di Fiat e Lancia, ponendo in relazione il progetto automobilistico con il design industriale e la comunicazione visiva italiana.
Il ciclo dell’automobile classica si apre e si chiude con la Volkswagen Typ1 Maggiolino del 1952, archetipo della mobilità moderna per razionalità progettuale e diffusione globale, e la Volkswagen New Beetle del 2000, rilettura contemporanea fondata su memoria ed emozione.
La nascita dell’automobile moderna si esprime nella Studebaker Champion Regal de Luxe Coupé del 1947, prima affermazione del linguaggio Porton, e nella Porsche 356 SC del 1964, sintesi tra funzionalismo e sportività.
Il confronto tra culture progettuali emerge dalla Cadillac Sixty Special Fleetwood del 1958, icona dello stile americano spettacolare  e nella BMW Neue Klasse 1800 del 1968, manifesto del rigore formale europeo.
La rivoluzione dello spazio interno è data dalla Autobianchi Primula 3P del 1967, anticipatrice del modello di automobile compatta moderna resa poi celebre dalla Volkswagen Golf e dalla Lancia Megagamma del 1978, prototipo che prefigura il concetto di Monovolume.
Il design italiano sperimentale trova espressione nella Pininfarina BLMC 1100 del 1968 che supera la berlina tradizionale attraverso una forma integrale, e nella Dallara Bertone ICSunonove del 1974, esempio estremo della linea a Cuneo.
La maturità del progetto automobilistico si riflette nella Mercedes Benz 190 E 2.3-16 del 1984, paradigma di precisione formale e nella Mazda Miata del 1991, icona globale di immediatezza emotiva.
Il progetto espositivo si inserisce nel più ampio percorso di ricerca che il Museo Nazionale dell’Automobile dedica al design come strumento interpretativo privilegiato per leggere l’automobile oltre la sua dimensione tecnica, evidenziandone i valori formali, simbolici e culturali.

Mercoledì 10 giugno alle ore 18.30 Giorgetto Giugiaro, Paolo Martin e Gian Beppe Panico, tre protagonisti della carrozzeria italiana, si incontreranno al MAUTO per un dialogo dedicato al car design tra progetto, comunicazione e industria, moderato da Paolo Tumminelli.
A partire dalle vetture esposte nello Spazio Design il talk ripercorrerà visioni, intuizioni e processi che hanno definito la rivoluzione, tutta torinese, del design automobilistico tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. Accanto allo sguardo di Giorgetto  Giugiaro, protagonista della Fondazione di Italdesign nel 1968, è di Paolo Martin, protagonista del rinnovamento della linea Pininfarina tra il 1967 e il 1972, Gian Beppe Panico porterà il punto di vista della comunicazione e della narrazione industriale maturato all’interno di Bertone, il più radicale tra i carrozzieri torinesi.
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.
Mara Martellotta

“COSE. Stanze come mondi”

Nell’ottocentesca “Villa Giulia” di Verbania, la “città giardino” sul Lago Maggiore dedica un’importante retrospettiva ad Alessandro Mendini

Dal 16 maggio al 27 settembre

Verbania

Una grandiosa (in tutti sensi) “Poltrona di Paglia”, che mi fa subito venire alla mente le “Big Benches” (“Panchine Giganti” panoramiche, oggi sparse in tutta Italia, la maggior parte in Piemonte), ideate dal designer automobilistico americano Chris Bangle quando insieme alla moglie, nel 2009, si trasferì nelle Langhe di Clavesana e proprio lì creò la sua prima “Panchina Gigante”. La “Panchina n. 1”. Correva l’anno 2010. Non una novità, se si pensa all’enorme “Poltrona di Paglia”, di cui sopra, progettata da Alessandro Mendini, era il 1974 (ben 35 anni prima!), tra i più geniali interpreti del “design” e dell’“architettura” del nostro Novecento, cui la Città di Verbania dedica nell’ottocentesca “Villa Giulia”, sul versante piemontese del Lago Maggiore, una prestigiosa retrospettiva, curata da Loredana Parmesani (con allestimento di Alex Mocika), e visibile da sabato 16 maggio a domenica 27 settembreBen 130 le opere in mostra, tra le più significative della sterminata produzione di Mendini (Milano, 1931 – 2019) e capaci di ripercorrere tutta la sua lunga carriera, dando voce e corpo ad un vasto arco cronologico che scorre dai primi passi nel “Radical Design” milanese degli anni Settanta fino alle più pronunciate “teorie post-moderne”, che ritroviamo anche nella sua collaborazione con l’Azienda “Alessi”, la cosiddetta “Fabbrica dei sogni”, che proprio nel Verbano-Cusio-Ossola (precisamente ad Omegna, dove fu fondata nel 1921 da Giovanni Alessi) ha la sua sede operativa.

Organizzata dal “Comune di Verbania”, in collaborazione con l’“Archivio Alessandro Mendini (Elisa e Fulvia Mendini)”, il Patrocinio di “Regione Piemonte” e “Provincia del Verbano-Cusio- Ossola” (insieme ad altri numerosi Enti ed Istituzioni), la rassegna segue fedelmente un particolare “percorso espositivo” che si snoda lungo un allestimento modulato sulla struttura interna di “Villa Giulia”. In cui s’affiancano, per l’appunto (per dirla con il titolo della stessa mostra), “Cose” che guardano – in un gioco ludico fatto di alta maestria ma anche di sottile ironia e non poca visionarietà – alle “Stanze come mondi”.  Ogni stanza, infatti, é dedicata a un capolavoro di Mendini, scelto in collaborazione con le figlie Fulvia ed Elisa.

In mostra, ci si muove dunque dalla famosa “Poltrona di Paglia” del 1974, progettata per dichiarare quanto il “design” possa essere non solo creazione di “oggetti utili”, ma anche “strumento di provocazione, sensibilizzazione e attivismo sociale”, alla “Poltrona di Proust” del 1978, dedicata allo scrittore francese e a metà tra “Rococò” e “Puntinismo”; dal “Divano K2”  per “A LOT OF Brazil” (importante industria di “design” brasiliana) del 2013 – omaggio ai riferimenti artistici a lui più vicini, quali De ChiricoSavinioCarràKandinskijFuturismo e le avanguardie storiche del tempo – al “Mendinigrafo” del 1985, una sorta di “normografo” o “strumento da disegno” in legno che racchiude i segni e i decori caratterizzanti la sua produzione, fino al “100% Make up” di “Alessi” del 1992, una “Collezione di 100 vasi in porcellana” con il coperchio disegnato da Mendini, ma decorati da altrettanti artisti, architetti e “designer” internazionali. E tant’altro, ancora, di imprevedibile e geniale creatività. Ciascuna opera, inoltre, ci appare accompagnata da disegni, oggetti, dipinti e testi che ne spiegano la genesi e ne sottolineano la collocazione storica e l’importanza estetica.

Sottolinea la curatrice, Loredana Parmesani“In ogni spazio, l’oggetto iconico dà il via a un racconto progettuale ed emozionale che si sviluppa in un percorso fatto di oggetti, disegni, fotografie, scritti che sostengono la peculiarità teorica e formale dell’argomento affrontato. Perché le stanze? Perché le stanze come mondi? Perché le stanze sono state uno dei fili conduttori della sua ricerca. La stanza, a lui così cara, è luogo della riflessione, del riposo, della quiete, del lavoro ma anche il luogo della turbolenza, dell’inquietudine che può divenire anche prigione da cui fuggire grazie all’immaginazione”.

Particolarmente intenso e fecondo anche l’estroso lavoro di “architetto” di Mendini che, insieme al fratello Francesco e con il loro “Atelier”, ha dato vita a innumerevoli progetti in Italia e nel mondo, dalle “Fabbriche Alessi” a Omegna alla “Piscina Olimpionica” di Trieste e alle stazioni della “Metropolitana” a Napoli, fino, in estrema sintesi, al “Museo di Groningen” in Olanda, a un quartiere di Lugano in Svizzera, a un “Palazzo Commerciale” a Lörrach in Germania e, in Corea del Sud, alla “Torre Osservatorio” di Suncheon.

Gianni Milani

“COSE. Stanze come mondi”

Villa Giulia, corso Zanitello 10, Verbania; tel. 0323/503249 o www.viviverbania.it

Dal 16 maggio al 27 settembre

Orari: dal lun. al ven. 10,30/13 e 16/19; sab. e dom. 11/19

Nelle foto: Alessandro Mendini seduto sulla “Poltrona di paglia”, 1974 (Ph. Enrico D. Bona); “Poltrona di Proust”, 1978 (Ph. Carlo Lavoratori); “K2 Amazzonia”, 2013 (“Archivio Alessandro Mendini”); “100% Make Up, Alessi”, 1992 (“Archivio Alessandro Mendini”)

“Una boccata d’arte”, alla Fondazione Elpis l’artista peruviana Andrea Ferrero

In occasione della settima edizione di ‘Una boccata d’Arte’, progetto di arte contemporanea diffuso lungo tutta la penisola, ideato dalla Fondazione Elpis, è  il borgo di Avigliana ad accogliere un intervento inedito per il Piemonte, firmato da Andrea Ferrero, artista originaria di Lima in Perù, e curato da Veronica Botta.
Il progetto si intitola “I see you falling in my den” ed è visibile al pubblico a partire da sabato 20 giugno alle ore 16, fino al 4 ottobre.
Nei giardini sotto le rovine del Castello di Avigliana, un’altalena è  abitata da esseri ibridi, quasi custodi e compagni. La loro forma attinge all’immaginario delle creature medievali, evocando un contesto plasmato da miti e narrazioni locali. La struttura duplice richiama i laghi vicini e allude a un paesaggio segnato dalla divisione, ma radicato in un’origine comune. Sospesi tra l’inquietante e il rassicurante, dipendono dal movimento del visitatore; messi in moto mutano natura,  passando da osservatori distanti a complici.
Facendo proprio il linguaggio familiare dei parchi gioco, l’installazione si sviluppa in uno spazio legato alla presenza del castello, dove oggi le tracce dell’autorità incontrano un presente in trasformazione. Quello che un tempo era un presidio legato al controllo viene così ripensato come un luogo che invita al gioco e alla trasgressione, intesi come nuovi modi di relazionarsi al potere. Il grottesco, da segno di esclusione, diventa spazio di incontro e comunità, e il gioco uno strumento per rinegoziare l’autorità.
“Penso molto a come le architetture del potere influenzino il modo in cui immaginiamo e attraversiamo il  mondo – spiega l’artista Andrea Ferrero – un’esperienza che inizia a delinearsi già nel gioco. Ad Avigliana sono stata attratta dalle leggende e dai miti locali, ho immaginato così le creature che custodiscono le rovine del castello, sospese tra minaccia e malizia”.

Andrea Ferrero vive e lavora a Città del Messico e, conseguita una laurea in Scultura in Perù, ha poi partecipato al SOMA Academic Program a Città del Messico. Il suo lavoro si fonda sulla sovversione delle dinamiche di potere e si basa sulla trasformazione di strutture che un tempo richiedevano reverenza in dispositivi di fragilità e gioco.
Combinando materiali che spaziano dalla fusione in alluminio alla lavorazione del ferro fino alla produzione del cioccolato, l’artista crea installazioni immersive che spesso invitano il pubblico a partecipare ad atti intimi di irriverenza, giochi performativi e veri e propri banchetti commestibili. Ha partecipato a mostre personali a New York, Seoul, Lima, Milano, Guadalajara e a mostre collettive tra cui la Biennale di Malta nel 2024, e a Otxs  Mundxs al Museo Tamayo di Città del Messico nel 2024.

Mara Martellotta

Tre intense serate per il festival Interplay

Dopo due settimane di programmazione che hanno visto sold out ripetuti e un pubblico numeroso e partecipato al teatro Astra e alla Lavanderia a Vapore, il Festival Interplay, Festival internazionale di Danza contemporanea e Performing Arts diretto da Natalia Casorati e prodotto dall’Associazione Mosaico Danza, entra nella terza settimana con un programma di tre serate.
La prima sarà martedì 9 giugno alla Lavanderia a Vapore di Collegno con una triplice serata che riunisce tre linguaggi e tre generazioni a confronto. Alle 20.30 andrà in scena in prima nazionale ‘Studi per M’ di Stefania Tansini, vincitrice del premio Ubu 2022 come migliore performer under 35. Il lavoro nasce da un lungo processo di ricerca condotto tra Francia, Germania e Italia nell’ambito del progetto Tape Danse e sostenuto dal Festival TorinoDanza e Festival Aperto. Lo spettacolo costruisce un dialogo aperto e vivo tra architettura del corpo, oggetti scenici e movimento, in un equilibrio teso tra il grezzo e il raffinato, tra il ricordo incarnato e la presenza fisica assoluta.

Nello spazio all’aperto dell’Arena approda in prima regionale  HIT OUT di Parini Secondo. Quattro danzatrici trasformano il salto della corda in una partitura ritmica e coreografica di rara precisione, dove single-under, side-swing e double-under diventano elementi atletici e al tempo stesso musicali. Questo lavoro è  stato portato in tournée  dalla compagnia milanese in Europa, Taiwan, Canada, Stati Uniti e Giappone. La serata si concluderà alle 21.30 con Superstella di Vittorio Pagani, in prima regionale.
Venerdì 12 giugno, presso la Lavanderia a Vapore, vi sarà  una delle serate più dense dell’edizione, con quattro spettacoli che copriranno archi temporali, geografici e poetici molto diversi tra loro. Alle 20.30 sarà la volta di Sex.exe Fase 1 di Pablo Ezequiel Rizzo ‘Voluptas’ in prima regionale, una coreografia per tre interpreti che sovrappone codici antichi  e moderni usando il corpo come punto di partenza, dalla scrittura geroglifica egiziana all’iconografia religiosa fino alle gerarchie digitali del presente.
Alle 21.15 debutterà in prima regionale “Pas de cheval” di Andrea Costanzo Martini, un ironico e autistico duetto interpretato dallo stesso Martini con Francesca Foscarini, che usa la figura del cavallo come specchio della condizione del danzatore, tra virtuosismo e vulnerabilità,  obbedienza e libertà,  addestramento e desiderio.
A chiudere la serata  sarà Contido di Hugo Marmelada, in prima nazionale, per la Companhia de Dança de Almada, ispirato  a “Il richiamo della foresta” di Jack London. Il lavoro porta in scena Inês Barros e Lúcia Salgueiro in un processo di rinselvatichimento fisico e interiore e con un linguaggio corporeo che privilegia dinamiche organiche e impulsi primari.

La terza settimana si conclude domenica 14 giugno presso lo spazio Combo, nel cuore di Torino  con “Ad libitum” di Simon Le Borgne, in prima regionale  alle 18.30.
Si tratta di un’opera di cinquanta minuti che celebra vulnerabilità e libertà, la costruzione  e la decostruzione progressiva di forme rigide, il corpo in perpetua metamorfosi. Un appuntamento pomeridiano che conferma la vocazione del festival ad esplorare spazi e ore inusuali per portare la danza dove non è attesa.

MM

Vercelli tra risaie, arte e gastronomia

Il prezioso e singolare passaggio per il Piemonte.

E’ tra le città che Dante ha citato più spesso nella Divina Commedia ricordandola per la ricchezza del suo armonioso e suggestivo paesaggio, il Monte Rosa che la domina dall’alto, il “mare a quadretti” di risaie che orna i dintorni come un florido e umido tessuto, le ricchezze artistiche e architettoniche di coinvolgente bellezza.

Stiamo parlando di Vercelli, la porta di accesso al Piemonte dallavicina Lombardia, probabilmente celtica di origine,  Wehr-Celt il suo antico nome, deliziosa città densa di bellezze , di misurata e gentile atmosfera.

L’ho visitata di domenica, una gita in giornata da Torino per celebrare la fine del lockdown  e immergermi nuovamente in questa regione meravigliosa che è il Piemonte. La sensazione è stata di sospensione onirica, di una realtà d’altri tempi, forse per i suoi borghi silenziosi, per la sobrietà e l’eleganza che la caratterizzano, per la dovizia di tracce e  sigilli storici.

Oltre che per la sua piacevole frugalità Vercelli è nota per importanti impulsi sociali ed economici. L’appellativo di “citta delle 8 ore” le è stato conferito per il limite ad otto ore lavorativeche si concesse alle mondine sancito successivamente a  livello nazionale, è la capitale europea del riso, con una propria Borsa del Riso e  la Stazione Sperimentale di Risicoltura e delle Coltivazioni irrigue; viene inoltre gloriosamente chiamata “la città dei 7 scudetti” grazie alle conquiste sportive del Pro Vercelli tra il 1908 e il 1922.

Arrivando si intuisce subito che ci si addentra in un territorio unico e prezioso ma forse poco conosciuto e sottovalutato livello turistico cosa che credo si debba prontamente rettificare, Vercelli e i suoi dintorni sono certamente da visitare.

Come ci ha suggerito la guida ci dirigiamo subito a Piazza Cavour essenza del centro storico dalla forma a trapezio, luogo di incontri e del mercato bisettimanale, dedicata allo statista che fu uno dei maggiori promotori della risicoltura con la realizzazione di opere dedicate come il Canale Cavour e l’istituzione dell’Associazione Ovest-Sesia. Diversi sono i locali dove mangiare e godersi lo scenario urbano costituito dagli edifici più antichi della città, i portici e la leggendaria Torre dell’Angelo. Non lontano , a Via Foà, troviamo la Sinagoga, opera dell’architetto Giuseppe Locarni, una bellissima espressione di arte moresca in pietra arenaria decorata da merlature, torri e cupole a cipolla e la Chiesa di San Cristoforo, denominata la Cappella Sistina di Vercelli, che lascia senza fiato con i suoi meravigliosi dipinti del ‘500 di Gaudenzio Ferrari. A pochi passi Piazza di Palazzo Vecchio, conosciuta anche come Piazza dei Pesci per il mercato ittico che vi si teneva, ma soprattutto il “broletto” della città dove, nelMedioevo, si radunava il popolo.

Nella direzione opposta si trovano il Duomo dedicato al Patrono della città, Sant’Eusebio, che domina la verde e omonima piazza;più volte distrutto e ricostruito la struttura attuale è stata edificata tra il 1500 e il 1800,  l’importante campanile risale invece al XII secolo.   All’interno troviamo

un imponente crocifisso in legno e oro realizzato nell’anno mille e la cappella con le spoglie del santo. Uscendo dalla Cattedrale vale la pena di dare uno sguardo esterno al Castello Visconteo che fu residenza sabauda, alloggio militare, e attualmente tribunale e carcere.

A pochissimi passi spicca la Basilica di Sant’Andrea, meraviglioso esempio di architettura gotica e romanica completata nel 1227. Simbolo della città, ci meraviglia con la sua bellezza e maestosità; percorriamo il suo perimetro esterno e poi entriamo a visitare la chiesa e il pacifico chiostro. Uscendo troviamo il Salone Dugentesco ex ospedale militare che ospitava pellegrini e viandanti che percorrevano la via Francigena, di cui Vercelli è la decima tappa fino a Robbio; sul lato esterno si può leggere la targa con un passo della Divina Commedia dedicato alla città.

A   Vërsèj, in dialetto piemontese, diversi sono i musei da visitare: sicuramente la Casa-Museo Borgogna, seconda pinacoteca della regione, che vanta numerose opere d’arte collezionate da AntonioBorgogna appunto, viaggiatore e amante dell’arte, Il piccolo Museo dell’Opera del Duomo, il Museo Leone risalente ai primi del 1900 presso la Casa Alciati e il barocco Palazzo Langosco, cheospita una collezione varia: armi preistoriche, corredi di tombe egizie, vasi etruschi, mosaici medievali, porcellane, quadri di epoca moderna e il MAC – Museo Archeologico Civico L. Bruzzadove sono raccolti reperti archeologici “moderni” che ripercorrono il periodo dalle origini della città fino al Medioevo.Davvero interessante è l’Arca, un polo espositivo contemporaneoin vetro e acciaio collocato nella navata centrale della chiesa di San Marco.

Svariate sono le  visite che si potrebbero fare, anche nei dintorni, sostando più giorni.

Consigliato a più voci è il giro delle risaie in bici, soprattutto quando sono allagate in aprile e maggio, (sicuramente evitando l’estate piena per non godere della compagnia di numerose e fastidiose zanzare),  il Sacro Monte di Varallo, Valduggia e la chiesa di San Giorgio.

Un altro validissimo motivo per visitare questo luogo delizioso è l’arte culinaria. Fare un salto alla pasticceria Follis per comprare i bicciolani, i biscotti speziati, è una tappa obbligata come fare colazione o merenda alla Pasticceria Tarnuzzer per gustare la torta tartufata. Il piatto tipico di Vercelli è la Panissa, ma anche il risotto alla Gattinara, il vino che profuma di viola, è notevole! E ancora le patate masarai, la toma valsesiana e i fagioli rossi di Saluggia. Da bere? Dei buonissimi Gattinara, Bramaterra, Coste della Sesia ed Erbaluce.

Quando deciderete di visitare questa bellissima città e i suoi dintorni verificate gli orari di apertura e chiusura delle chiese, dei musei e delle attrazioni in genere, soprattutto nel weekend alcune di queste chiudono alle 12.

Per informazioni www.atlvalsesiavercelli.it

 

MARIA LA BARBERA

I vent’anni del festival “Luigi Pirandello e del ‘900”

Compie vent’anni il festival “Luigi Pirandello e del ‘900”, che si sviluppa dal 15 giugno al 19 settembre prossimo e tributa un omaggio particolare a Piero Gobetti, Marilyn Monroe e Dario Fo

Sono venti le candeline che quest’anno spegne il festival “Luigi Pirandello e del ‘900”, organizzato dall’Associazione Linguadoc, che si svilupperà dal 15 giugno al 19 settembre prossimi. Due decenni di eventi, spettacoli, conferenze e concerti, passeggiate letterarie e stage incentrati sulla figura del grande drammaturgo di Girgenti, e su tutto ciò che la sua figura di intellettuale ha comportato e influenzato nella società e nel pensiero culturale.

A caratterizzare la kermesse di quest’anno, sarà il tema del doppio, argomentato che è entrato nella vita prima e su successivamente nella scrittura di Luigi Pirandello.

“Vent’anni di vita rappresentano per il festival un traguardo straordinario, costruito con passione, rigore culturale e fedeltà allo spirito di Luigi Pirandello – afferma il direttore artistico Mario Brusa – questa edizione assume un valore ancora più simbolico perché coincide con i 90 anni dalla scomparsa del grande autore siciliano e con il centenario di ‘Uno, nessuno, centomila’, tra i romanzi più profondi e moderni del Novecento. Attorno a questo anniversario si sviluppa gran parte del programma artistico, con spettacoli, incontri e nuove produzioni. Particolarmente interessante sarà il lavoro programmato con Natalino Balasso, impegnato in un reading teatrale tratto da una nuova drammaturgia ispirata a ‘Uno, nessuno, centomila’. Il festival vanterà anche un fil rouge dedicato a due figure lontanissime fra loro, ma entrambe decisive nell’immaginario culturale del Novecento: il primo evento, dedicato a Piero Gobetti, sarà una proiezione di Rai Teche in via Verdi 31, alle 18. Il secondo, incentrato sul centenario della morte, sarà un omaggio a Gobetti dal titolo ‘Nella tua breve esistenza’, che si terrà il prossimo 16 giugno, alle ore 18, presso il Circolo dei Lettori di via Bogino 9, a Torino, e un terzoo omaggio in cui l’intellettuale verrà messo in relazione a Cesare Pavese nel talk che si terrà a Santo Stefano Belbo, alle 18, nella piazza della Confraternita, organizzato da Linguadoc in collaborazione con Pavese Festival; e Marilyn Monroe, nel centenario della nascita, simbolo universale del cinema e della bellezza. A lei saranno dedicati due appuntamenti dal titolo ‘Centenario di Marilyn Monroe’, il primo al Circolo dei Lettori, il 23 giugno alle ore 18, di Linguadoc in coproduzione con Centro Studi liberi Pensatori ‘Paul Valéry’, e il secondo previsto il 24 giugno, al Barrocco, a Pianezza. Ricorderemo anche il centenario della nascita di Dario Fo, Premio Nobel per la letteratura, attraverso ‘Mistero buffo’, interpretato da Matthias Martelli, per la regia di Eugenio Allegri, che si terrà al Palafeste di via Matteotti 4, a Coazze, alle 20.45. In totale saranno presentate venti iniziative tra spettacoli, incontri e seminari, a conferma della vitalità e dell’apertura culturale del festival”.

“Al mio secondo anno di mandato, è per me motivo d’orgoglio rappresentare un ente che, da quasi trent’anni, promuove cultura, dialogo e valorizzazione del territorio attraverso progetti, incontri e iniziative capaci di creare occasioni di crescita condivisa e relazioni – spiega Sabrina Gonzatto, presidente dell’Associazione Linguadoc – l’approssimarsi del ventesimo anniversario rappresenta un traguardo significativo, che invita a guardare con gratitudine al percorso compiuto e alle persone che hanno scritto la storia. Contemporaneamente rappresenta uno stimolo a proseguire con entusiasmo nel solco dei valori che da sempre contraddistinguono Linguadoc, l’attenzione alla persona, apertura al confronto e la fiducia nel ruolo della cultura come strumento di partecipazione e sviluppo della comunità”.

“La 20esima edizione del Festival nazionale ‘Luigi Pirandello e del ‘900’ è un traguardo per Torino – sostiene Rosanna Purchia, assessora alla Cultura della città di Torino – celebrare vent’anni di una kermesse così prestigiosa dimostra la solidità di un progetto culturale che ha saputo rinnovarsi mantenendo intatta la sua altissima qualità artistica. Quest’anno il festival si fa ancora più vicino ai cittadini con una formula diffusa che tocca ben otto luoghi simbolo della nostra città, unendo il centro, le periferie in un unico grande palcoscenico. Ringrazio il fondatore Giulio Graglia e Linguadoc per aver costruito ancora una volta un ponte culturale formidabile fra la Sicilia di Pirandello e il nostro Piemonte. Il legame di Pirandello con Torino è profondo, strategico e strettamente connesso alla sua storia atprtist8ca e sentimentale. Se Coazze rappresenta il nucleo della sua svolta filosofica, Torino divenne il palcoscenico fondamentale per il debutto e il successo delle sue opere”.

Lo spunto della creazione avvenuta nel 2007 da un’intuizione di Giulio Graglia, è legata al soggiorno che Luigi Pirandello fece nel 1901 a Coazze, cittadina della Valsangone, ospite della sorella Lina, luogo che divenne fonte di ispirazione per le sue opere successive. Per raggiungere la località, il drammaturgo viaggiò in treno da Roma a Torino, e con il trenino si spostò dal capoluogo piemontese a Giaveno, per approdare in calesse a Coazze. Torino, con i suoi teatri Alfieri e Carignano, ebbe un ruolo fondamentale nella vita del drammaturgo siciliano, nonostante il pubblico e la critica non siano stati benevoli nei suoi confronti, ma ciò che più ha influenzato la sua creatività sono stati i paesaggi e le persone della Valsangone. Pirandello, formatosi a Coazze per due mesi, ispirato da luoghi e persone, scrisse: “Il taccuino di Coazze”, la commedia “Ciascuno a suo modo”, titolo mutuato dalla scritta che appare sul campanile della cittadina piemontese, oltre a due novelle intitolare “Gioventù” e “La messa di quest’anno” e “Giustino Roncella nato Boggiolo”.

“Nel celebrare i vent’anni del festival, sento il desiderio di ricordarne le origini, nate quasi in sordina da un’intuizione e da una memoria da riportare alla luce – spiega il fondatore Giulio Graglia – in occasione del cinquantenario della morte di Pirandello, fui chiamato dall’Università di Torino ad allestire uno spettacolo dedicato al noto drammaturgo siciliano, del quale si parlava molto poco del soggiorno a Coazze, del “Taccuino di Coazze” e di quella villeggiatura, del 1901, che avrebbe lasciato profonde tracce nella sua scrittura e nella sua sensibilità.  Nel 2007 decisi di riprendere quel filo interrotto, facendo nascere un progetto culturale stabile con il festival, che dapprima risultava un’esperienza raccolta nella Valsangone ma che, anno dopo anno, è cresciuta e si è diffusa a Torino e in tante province. Negli ultimi 10 anni il festival ha ampliato il dialogo  culturale agli autori del Novecento, mantenendo sempre vivo il legame con Pirandello, con il teatro e quella profomda necessita di interrogare identità, memoria e tempo”.

Il festival, oltre al programma artistico, ospita anche il Premio letterario “Giovanni Graglia”, presieduto da Sabrina Gonzatto, che si terrà allo Sporting martedì 8 settembre.

Oltre agli eventi già citati di giugno, il festival entrerà nel vivo a luglio, a cominciare da giovedì 2 presso la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino, che ospiterà “Il mare a cavallo” alle 20.45, prodotto da Tedacà con la drammaturgia originale di Manlio Marinelli e la regia di Luca Bollero, con Antonella Delli Gatti. Lo spettacolo dà voce a Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, e narra la storia di una donna che non si dà pace e rifiuta di rimanere chiusa nel suo dolore, in un lavoro che tocca temi quali mafia, omertà, politica e famiglia. Sempre alla Casa del Teatro Giovani di corso Galileo Ferraris 266/C, verrà presentato venerdì 3 luglio “It’s a match”, per la regia e drammaturgia di Nicole Jalla, e sul palco Martina Montini e Ilaria Campani. La pièce, dedicata alle famiglie, racconta di un mondo dispotico in cui genitori e figli si scelgono a vicenda sui social network, in un processo di indagine condivisa sui concetti di aspettativa, perfezione e bisogno di approvazione e sulla difficoltà di essere figli e genitori. Lunedì 6 luglio, a Torino, nel Parco della Tesoriera, andrà in scena “Il cuore oltre l’ostacolo”, di Linguadoc, spettacolo teatrale-letterario per celebrare il 50esimo anniversario dell’ultimo scudetto del Toro, con la partecipazione di voci autorevoli del panorama culturale e sportivo. Sabato 11 luglio, a Coazze, negli spazi del Palafeste, si esibirà la Piccola Compagnia della Magnolia nella pièce teatrale “Ape regina-una giornata per Molly Bloom”, scritto da Giorgia Cerruti, che ne ha curato la regia insieme a Davide Giglio. Si tratta di una performance che, muovendo dal capolavoro di Joyce, vede al centro una diva sul viale del tramonto, e racconta di una donna che altro non è che un omaggio spassionato al femminile e al mestiere dell’attrice. Domenica 12 luglio, sempre a Coazze, si terrà la Passeggiata Letteraria, con partenza da Viale Italia ’61 al numero 1, intitolata “Gioventù e altre novelle pirandelliane” e che accompagnerà i partecipanti a una camminata narrata fra i luoghi cari che ispirarono il drammaturgo siciliano. Venerdì 17 luglio, debutto alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di “Uno, nessuno e centomila”, con protagonista Natalino Balasso. La drammaturgia è firmata dai giovani Giada Schiavino e Amerigo Liberale. L’allestimento e i costumi sono stati realizzati da un gruppo di giovani studentesse coinvolte in un processo creativo di sperimentazione e ricerca visiva. Domenica 19 luglio sarà dato spazio ai giovani talenti , con un gruppo di interpreti under 35 che al parco comunale di Coazze si cimenteranno con “Quattro/Quarti” di Nicolò Tomasini, pièce ispirata liberamente alle opere di Thomas Bernerdt, mentre sabato 25, al Palafeste di Coazze, Angelo Mellone proporrà musica e parole nel suo “Ripetizioni d’amore. Ditemi se ho capito bene”.

A corollario del festival, saranno presenti quattro stage. Dal 10 al 23 giugno, a Torino, presso Punto 13 Mirafiori e Castello di Lucento si terrà “Il doppio e Luigi Pirandello”, con Fondazione AIEF e l’Accademia Mario Brusa. Dall’1 al 10 luglio, al Palafeste di Coazze, lo stesso evento viene riproposto in collaborazione con la Pro Loco di Coazze. Martedi 8 settembre, a Torino, il Circolo della Stampa Sporting accoglierà “Ich bin berliner aber kein berliner. Questa sera si recita a Berlino” di e con Christian Mascia, psocolodo, drammaturgo e cittadino berlinese per una produzione multimediale a cura di Diego Olimpo. In conclusione del festival, sabato 19 settembre, a Torino, in via San Pio V 33, l’Accademia Mario Brusa accoglierà “Froisser le frontiéres, depliér le memoires”, un workshop di costruzione e maschere a cura di Le Théâtre Désaccordè.

Info: www.linguadoc.euinfo@linguadoc.it – 335 6299996

Prevendite: info@linguadoc.it – 011 9349681 – info@comune.coazze.to.it

Mara Martellotta