CULTURA E SPETTACOLI

“Happy New Art” inaugura il nuovo anno del Museo MIIT

Mercoledì 21 gennaio, alle ore 18, inaugura la mostra collettiva dei maestri contemporanei italiani e stranieri curata dal Museo MIIT Italia Arte e BM Events, dal titolo “Happy New Art”, che sarà visitabile fino al 6 febbraio prossimo. Riparte quindi la stagione del MIIT con una selezione di opere di pittura, scultura e fotografia che raccoglie circa 50 artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero. Il Museo MIIT realizzerà il calendario 2026 con la pubblicazione  delle opere selezionate. L’esposizione racconterà, con stili e tecniche diverse, la visione dei singoli maestri, in un percorso avvincente e originale, che illustrerà le tendenze del contemporaneo.

In esposizione le opere di Akshita Lad, Stéphanie Arpels, Milena Buti, Giuseppe Caresio, Sergio Cavallerin, Cristina Cornaglia, Paola De Pascale, Antonio Fittipaldi, Guido Forlani, Maria Pia Giacomini, Leo Giampaolo, Francesca Guetta, Fadilja Kajosevic, Marina Lo Re, Gabriele Maquignaz, Anna Mazza, Mirko Monti, Giuseppe Oliva, Barbara Pecorari, Christine Penon, Franz Pelizza, Roberto Ramirez Anchique, Raimondo Romanazzi, Anna Rota Milani, Clare Shouten, Angele Simoliuniene, Josefina Temin, Milena Buti, Laura Graziani, Maria Elena Ritorto, Sonia Abbruzzetti, Ugo Angelini, Blubordeaux, Nadia Carrà, Antonella Cerabona, Chiuto, Susanna Dore, Carolina Frances Ramos, Emanuela Giannetti, Francesca Locurcio, Antonio Minchella, Adriana Puppi, Mila Margini, Margherita Realmonte, Francesca Riva, Daniela Ruvolo, Sonia Salvetti, Luca Spinoni, Eleonora Timberi, Emanuela Tomassi, Lorenzo Trombino.

Museo MIIT – corso Cairoli 4, a Torino

Inaugurazione mercoledì 21 gennaio, ore 18 – orario visite: da martedì a sabato 15.30-19.30 – info: 011 8129776 – 334 3135903

Mara Martellotta

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

VENERDI 23 GENNAIO

 

Venerdì 23 gennaio dalle ore 17:00 alle ore 18:00

CIRCLE CHANTING – Il Dipartimento Educazione GAM per L’Accademia della Luce

Evento di chiusura in Piazza San Carlo.

Circle chanting è un programma di laboratori aperti alla cittadinanza in piazza San Carlo, pensati per far dialogare l’opera Bouncing the Ball di Riccardo Previdi con l’azione e le voci di un gruppo di persone provenienti da diverse zone della città. Nell’ambito del Public Program di Luci d’Artista 28° edizione, rivolto alla cittadinanza e avente scopo di rafforzare l’inclusività e allargare la platea dei fruitori, la proposta si sviluppa in laboratori pratici di yoga del suono alla portata di ogni tipo di pubblico. Il punto di partenza è una lettura dell’opera luminosa che traduca il movimento e le forme circolari di cui è composta in esperienza corporea e sonora per i partecipanti. Quattro gruppi di persone saranno condotti in sessioni pratiche a fare esperienza diretta del proprio respiro e del canto, secondo un percorso che prende spunto dalla rappresentazione tradizionale del corpo yogico.

I gruppi si riuniranno davanti all’opera luminosa per una sessione pubblica condivisa, alla presenza di Riccardo Previdi, autore dell’opera, che assisterà al dialogo tra la sua creazione e le voci dei partecipanti.

Appuntamento gratuito aperto a tutti su prenotazione: infogamdidattica@fondazionetorinomusei.it

maggiori info

 

 

DOMENICA  25 GENNAIO

 

Domenica 25 gennaio ore 16

PICCOLE STORIE, PICCOLE MEMORIE 

MAO – attività per famiglie

La visita si sofferma in particolare sui lavori di Chiharu Shiota collocati negli spazi del museo in dialogo con le opere della collezione cinese e di arte islamica e sull’uso del filo rosso come segno di connessione. Al termine, in laboratorio, i partecipanti potranno modellare in argilla piccole forme che richiamano storie e memorie e connetterle con fili rossi.

Costo: € 7 a bambino per l’attività; adulti ingresso ridotto € 10 (gratuito con Abbonamento Musei).
Prenotazione obbligatoria T. 011.4436927/8 oppure maodidattica@fondazionetorinomusei.it

 

 

LUNEDI 26 GENNAIO

 

Lunedì 26 gennaio ore 17

IL CASTELLO RITROVATO. UN NUOVO PERCORSO MUSEALE

PALAZZO MADAMA – conferenza sulla mostra Il castello ritrovato

Prima di essere la dimora delle Madame Reali, prima dei Savoia, prima dei preziosi interventi dell’architetto Filippo Juvarra, Palazzo Madama era un castello. Un castello con una storia millenaria, le cui origini affondano nell’età romana, quando qui sorgeva la maestosa Porta Decumana della colonia di Augusta Taurinorum. Questa storia dimenticata e misconosciuta torna a vivere nella mostra Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al medioevo, visitabile nella Corte Medievale di Palazzo Madama dal 20 dicembre 2025 al 23 marzo 2026. Realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo, l’esposizione restituisce al pubblico l’aspetto originario di parti dell’edificio, troppo spesso identificato solo con le regine sabaude che gli diedero il nome.

 

Giovanni Carlo Federico Villa

Direttore di Palazzo Madama e Presidente dell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Bergamo, è docente di Storia dell’Arte Moderna e di Museologia e Museografia all’Università degli Studi di Bergamo. Già componente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e Paesaggistici del Ministero della Cultura (2019-2022), è stato direttore onorario dei Musei Civici di Vicenza e Conservatoria Pubblici Monumenti (2015-2018). Ha curato numerosi progetti espositivi all’estero e in Italia, tra cui quelli per le Scuderie del Quirinale di Roma (2006-2013). Autore di oltre trecento pubblicazioni scientifiche e monografie, numerose sono le sue presenze divulgative relative al patrimonio artistico nazionale sui principali canali radiotelevisivi italiani e stranieri.

 

Cristina Maritano è conservatore di Palazzo Madama per il Lapidario medievale e le Arti decorative. Tra le sue pubblicazioni sono da citare i saggi Le ceramiche di Palazzo Madama. Guida alla collezione (Fondazione Torino Musei, 2008), Il riuso dell’antico nel Piemonte medievale (Scuola Normale Superiore, 2008) e i cataloghi Profumo. Origini, storie, confezioni (Silvana, 2018), L’Italia del Rinascimento. Lo splendore della maiolica (Allemandi, 2019). Ha infine curato il volume di Cristina Campanella La fabbrica Rossetti a Torino. Maioliche e porcellane (Silvana Editoriale 2025).

Conferenze a ingresso libero fino a esaurimento posti. Non è richiesta prenotazione.

 

 

GIOVEDI 29 GENNAIO

 

Giovedì 29 gennaio ore 19:30

RAI TATEISHI (goat JP) feat. Koshiro Hino

MAO – performance nell’ambito del public programme di The Soul Trembles

Un approccio olistico che spinge gli antichi strumenti a fiato oltre i loro limiti

Rai Tateishi è suonatore di shinobue e flauto noh, interprete di tamburi taiko giapponesi, e una forza vitale tanto nella musica tradizionale quanto in quella sperimentale. Dopo essersi formato con il rinomato ensemble Kodo Taiko Performing Arts Ensemble, ha fondato il proprio gruppo Azuma e fa parte del gruppo cult d’avanguardia goat (JP).

Vivendo un’esistenza da eremita in un villaggio giapponese spopolato, Tateishi ha affinato il suo suono in profonda comunione con gli strumenti, sviluppando uno stile che trascende i loro confini abituali, canalizzando spiriti ancestrali attraverso improvvisazioni ardite, che spaziano da soffi melodici a passaggi percussivi, sonorità inaspettate e un’intensità dal carattere rituale.

Il suo debutto solista Presence (uscito per l’etichetta NAKID di Koshiro Hino) è stato registrato senza sovraincisioni, intrecciando shinobue con shakuhachi, organo a bocca khene e flauto irlandese in una musica che risulta assolutamente personale. Al MAO sarà affiancato dal musicista Koshiro Hino, suo compagno nei goat (JP), che processerà in tempo reale il suo suono.

Partecipazione inclusa nel biglietto di ingresso alla mostra The Soul Trembles.

 

 

 
   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre
 di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/

 

Al teatro Gioiello, Anna Mazzamauro presenta “Brava, bravissima, anche meno” 

Al teatro Gioiello, mercoledì 21 gennaio, alle ore 21, salirà sul palco Anna Mazzamauro in “Brava, bravissima, anche meno”, “due parole che ogni attrice vorrebbe vicino al proprio nome ma, se a queste, aggiungiamo ‘anche meno”, allora subentra, gioca e vince l’autoironia – spiega Anna Mazzamauro – che mi permette ogni sera, sul palcoscenico, di sentirmi giovanissima, bellissima (anche meno) e bravissima (in gran segreto, anche di più)”.

“Brava, bravissima, anche meno” è il titolo della commedia musicale che Anna Mazzamauro porta in scena al Teatro Gioiello, diretta da Livio Galassi, in uno spettacolo che mescola autoironia, teatro, musica e avanspettacolo. L’attrice, mattatrice indomabile, guida il pubblico in un viaggio surreale e divertente tra confessioni, ricordi e invenzioni sceniche, circondata da una compagnia variegata di attori, musicisti e tecnici che fanno parte della storia della scena. È uno spettacolo in prova, ma anche una dichiarazione d’amore per il palcoscenico e per quella platea che “sorride se sono bellissima (anche meno)” e che ride “se sono bravissima (anche di più)”. L’attrice, lasciata alle spalle la signorina Silvani, colei che aveva spezzato il cuore a Fantozzi nella famosissima saga, sta vivendo una seconda giovinezza, e rivendica la libertà di non prendersi sul serio e di ironizzare sul tempo che passa e di trasformare ogni difetto in energia scenica. Musica dal vivo, canto, parole e risate si intrecciano in un ritmo corale scatenato tra improbabili striptease, gag irresistibili e momenti di puro effetto teatrale.
Il sipario si apre su una festa che invita alla leggerezza, al disincanto e al desiderio di esserci ancora una volta, con la forza contagiosa di chi sa far ridere facendo anche commuovere. Anna Mazzamauro non sarà sola sul palco, ad affiancarla vi saranno un primo musicista attore, un secondo musicista attore, una sarta-attrice cantante, un tecnico attore, tutti sul palcoscenico, inclusi nella trama di uno spettacolo  in cui la protagonista affronta i temi più disparati, alternando visioni e presenze a battibecchi.

Teatro Gioiello – via Cristoforo Colombo 31, Torino
“Brava, bravissima, anche meno” – mercoledì 21 gennaio

Mara Martellotta

Natalie Clein al Conservatorio suona il violoncello costruito a Torino nel 1777

Sul palco del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, mercoledì 21 gennaio, alle 20.30, dopo il memorabile recital del maggio 2021, torna all’Unione Musicale la violoncellista britannica Natalie Clein, insieme al pianoforte di Cédric Pescia, per un concerto che affianca capolavori di Schubert e Brahms a pagine del Novecento. Questa sera, Natalie Clein salirà sul palco con il suo amato violoncello Giovanni Battista Guadagnini “Simpson”, realizzato a Torino nel 1777, come attesta l’etichetta originale. Considerata una delle maggiori interpreti contemporanee di violoncello, la Clein è un’ex ragazza prodigio, che fu insignita a 16 anni del BBC Young Musician of the Year, seguito dal Brit Award per la musica classica. In apertura di concerto, il canto intimo e contemplativo della “Méditation hébraïque” di Bloch introduce un percorso variegato: dalle affilate miniature moderniste delle Nove Bagatelles op.10 di Elisabeth Lutyens, pioniera della musica dodecafonica in Gran Bretagna. Al centro del programma la voce del presente “L’innominata”, brano scritto per Natalie Clein da Brian Elias, uno dei più raffinati compositori britannici contemporanei, capace di esplorare le tensioni interiori con linguaggio personale e immaginifico. Critica e pubblico concordano nel riconoscere in Natalie Clein un’artista fuori dagli schemi, “dal suono sontuoso, ma mai compiaciuto; una voce autentica sempre proiettata oltre la superficie”.

Mercoledì 21 gennaio 2026, ore 20.30, Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino

Biglietti: da 10 a 25 euro

Mara Martellotta

Foto archivio

“Una pièce per Ivo Saglietti”

A due anni dalla scomparsa dell’indimenticato fotografo e fotoreporter di origini francesi, “ArtPhotò” dedica uno spazio-incontro alle “Gallerie d’Italia”

Venerdì 23 gennaio, ore 17,30

Premessa dovuta.

Ricordo bene. E ancora porto negli occhi e nel cuore quelle suggestive immagini in bianco e nero assetate di luce, quasi tutte di piccolo formato con passepartout e incorniciate di nero (come ancora insegna la grande “scuola francese”), ultimo rifugio di vite sospese, senza ipotizzabili vie di fuga, da mondi vocianti di “amore, ma anche disperazione e speranza”. Si era nei primi giorni del gennaio 2024. Uscivo dal “Museo Nazionale del Risorgimento” per immergermi nell’urbana delizia di piazza Carlo Alberto, portandomi appresso quelle immagini che raccontavano oltre quarant’anni di vita e di professione (dagli anni ’80 al 2018) dell’indimenticato fotografo e fotoreporter Ivo Saglietti (Tolone, 1948 – Genova, 2023). Avevo appena visitato (e ne riportavo ancora addosso gli emozionanti effetti) la sua prima mostra del “dopo”. Saglietti non partecipò infatti a quell’inaugurazione. La morte lo aveva preso con sé pochi giorni prima dell’avvio della sua personale, ospitata nella “Manica” della “Camera Italiana” del “Museo” di “Palazzo Carignano”, diventando– secondo i piani di un amaro beffardo destino – la sua prima “retrospettiva”, dal titolo “Ivo Saglietti. Lo sguardo nomade”. Oltre 50, gli scatti allora esposti, documenti indimenticabili di un’importante carriera professionale (ben tre i “World Press Photo Award” vinti, affiancati ad altri, numerosi riconoscimenti a livello internazionale) e di un “vagabondare”, l’immancabile “Leica” sempre fida compagna di viaggio, nei luoghi più “impegnativi” e drammaticamente segnati del mondo. Per oltre quarant’anni. Raccontati come lavori in assignement per il “New York Time Magazine”, per “Time”“Der Spiegel” e “Newsweek” o come collaborazioni con prestigiose “Agenzie di Fotogiornalismo”, da “Sipa Press” a “Stern” e a “Zeitenspiegel”: dalle rivolte in Centro America – Cile e Perù – ad Haiti e ancora dal Vicino Oriente al “Mar Musa” in Siria, dove conosce padre Paolo Dall’Oglio, con cui stringe un’importante amicizia e complicità di idee sfociate non solo in toccanti scatti fotografici (carico d’amore l’abbraccio – slancio fra Padre Paolo e un Imam musulmano), ma anche nel libro (negli anni ne ha realizzati otto) “Sotto la tenda di Abramo” (“Peliti” editore), prima del rapimento in Siria del gesuita italiano, mai più ricomparso. Scatti fotografici che, come sempre, “non hanno nulla da ‘dimostrare’ – sosteneva umilmente Saglietti – ma tanto da ‘mostrare’”. Pagine specchio di profonda disperazione umana, in cui fioriscono e rifioriscono, a più riprese, segnali, atti, visioni in grado di ritrovare i sentieri più tortuosi di umanità e fratellanze perdute. Forse ancora rintracciabili. Nonostante le molte inquietanti “forze” e “figure di potere” (cui d’“umano” è rimasto assai poco) che s’ergono oggi, più che mai, a montagne invalicabili fatte di terrore e disumane entità.

“Una pièce per Ivo Saglietti”

Premessa dovuta, in cui mi è piaciuto intrecciare i miei ricordi legati a una  delle mostre fotografiche più emozionanti fra quelle visitate di recente. Mostra dedicata a un grande uomo e a un immenso fotoreporter che è giusto ricordare per la sua lezione di profonda professionalità e umanità regalate, attraverso i suoi scatti più iconici, al mondo intero. A farlo, il prossimo venerdì 23 gennaio (ore 17,30) sarà “ArtPhoto”, progetto realizzato nel 2015 da Tiziana Bonomo, teso a proporre, organizzare e curare eventi legati al mondo della fotografia.

L’appuntamento, dal titolo “Una pièce per Ivo Saglietti” (composto dalle sue immagini, dai suoi testi e dai ricordi e riflessioni di illustri “ospiti”) si terrà, a due anni dalla scomparsa di Saglietti, nella sede di “Gallerie d’Italia”, in piazza San Carlo 156, a Torino. Inserito nell’ambito della serie “Intrecciare Parole e Immagini”, l’evento si svolgerà, sottolinea Tiziana Bonomo “grazie alla presenza di alcuni testimoni che hanno intrecciato con Ivo amicizia, condivisione, visione, apprendimento, progetti, speranze, dialoghi, discussioni vive, accese, appassionanti”. Presenze illustri. E un ricco parterre.

A ricordare Saglietti interverranno infatti: la sua allieva (narratrice di mondi spesso invisibili o ai margini) Valeria GradizziFederico Montaldo (titolare dell’“Archivio Saglietti” e autore del libro “Ivo Saglietti. Lo Sguardo inquieto”, edito da “Postcart”); Francesca Peliti ( impegnata in Studi di “Teologia” e attività a sostegno dell’ “Associazione Amici di Deir Mar Musa” ispirata all’opera di Padre Dall’Oglio): Paolo Pellegrin (amico di Ivo, che fu – parole sue – “suo mentore” e fotografo di “Magnum Photos”); Andrea Pontini (titolare della testata on line “InsideOver”Domenico Quirico (noto giornalista, inviato di guerra e coautore con Saglietti del libro “Rivoluzioni”); l’attivista in “fotografia sociale”, Roberto Colacioppo e Tiziana Bonomo, anima e cuore di “ArtPhoto”, nonché curatrice e organizzatrice di ben tre mostre di Saglietti. A lei tutti (o quasi) gli onori per l’organizzazione dell’evento.

Gianni Milani

Nelle foto: Ivo Saglietti: “Mar Musa2”; “Cuba” e “Malaria_ Ghana”

Gli States… in cornice

Al “Forte di Bard”, grande mostra fotografica incentrata sul “racconto” degli Stati Uniti d’America con foto in arrivo dall’Agenzia “Magnum Photos”

Fino all’8 marzo 2026

Bard (Aosta)

Polo culturale d’eccellenza della Vallée, il sabaudo “Forte di Bard” appare sempre più orientato a diventare un vero e proprio “centro nevralgico” per quanto riguarda le esposizioni dedicate all’arte fotografica. Da poco conclusesi le rassegne “Oltre lo scatto” e “Gianfranco Ferré, dentro l’obiettivo”, e ancora in corso “Bird Photographer of the Year 2025”, l’ottocentesca Fortezza torna a proporre una nuova esposizione, a soggetto gli “States”, attingendo niente meno che dagli Archivi dell’Agenzia “Magnum Photos”, una delle più importanti Agenzie Fotografiche a livello mondiale, oggi guidata da Cristina de Middel e fondata ( inizialmente con due sedi, a New York e a Parigi) nel 1947 da Maestri del calibro di un Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger, William (detto Bill) e Rita Vandivert.

“Magnum America. United States”, é il titolo dell’attuale rassegna allestita nelle sale delle “Cantine” fino a domenica 8 marzo 2026, promossa, nel solco di un’ormai consolidata collaborazione sul fronte della fotografia storica e del costume dal “Forte” valdostano e da “Magnum”, e curata dalla critica d’arte Andrèa Holzherr, responsabile della promozione dell’“Archivio Magnum”. Organizzata in capitoli decennali, dagli anni ’40 ai giorni nostri, “l’esposizione – sottolineano gli organizzatori – ha quale primo obiettivo quello di porre a confronto persone ed eventi ordinari e straordinari, offrendo un’interpretazione commovente del passato e del presente degli Stati Uniti d’America, mettendone al contempo in discussione il futuro”. Il futuro di un Paese, cui “Magnum Photos” fin dai suoi inizi ha guardato con interesse e profonda analisi critica, com’era e com’é necessario per una nazione da sempre simbolo di “libertà” e “abbondanza”, ma anche di tensioni sociali, sconvolgimenti culturali e divisioni politiche non di poco conto e quasi sempre proiettate, nel bene e nel male, sul destino del resto del Pianeta.

Ecco allora, fra gli scatti in parete, l’iconica immagine di profilo di “Malcolm X” (Malcolm Little) attivista politico, leader nella lotta degli afroamericani per i “diritti umani”, assassinato durante un discorso pubblico ad Harlem all’età di soli 39 anni, da membri della “NOI – Nation of Islam”, gruppo “nazionalista nero” che predicava la creazione di una “nazione nera” separata all’interno degli States. Lo scatto è a firma della fotografa americana Eve Arnold, la prima free lance donna della “Magnum”. Di Bruce Gilden, ritrattista eccezionale di gente comune incontrata a Coney Island, piuttosto che a New York centro, è toccante il primo piano sofferente e affaticato di “Nathen”, ragazzo di campagna dell’Iowa, che non nasconde all’obiettivo la libera “voce” delle sue lacrime. E poi la grandiosa “Ella Fitzgerald” di Wayne Forest Miller, fra i primi fotografi occidentali a documentare la distruzione di Hiroshima, insieme al curioso caotico intrecciarsi di mani fra “John Fitzgerald Kennedy” e la folla dei sostenitori in un comizio per le “Presidenziali” del 1960.

Per molti dei fondatori europei di “Magnum”, l’America rappresentava “sia una nuova frontiera che un banco di prova per la narrazione fotografica”Robert Capa ha catturato il glamour di Hollywood e l’ottimismo del dopoguerra, mentre l’occhio attento di Henri Cartier-Bresson ha analizzato i rituali e i ritmi del Paese “con uno sguardo distaccato e antropologico”. Con la crescita dell’Agenzia, fotografi americani come Eve ArnoldElliott Erwitt e Bruce Davidson hanno contribuito con prospettive privilegiate, documentando tutto o quasi: dal movimento per i diritti civili e le proteste contro la “Guerra del Vietnam”, ai ritratti di comune quotidianità nelle piccole città e nelle grandi metropoli. Dai grandi trionfi ai più profondi traumi: il “V-day” (“Victory in Europa Day”), la Marcia su Washington, Woodstock, l’11 settembre, le campagne presidenziali, gli eventi sportivi, le manifestazioni culturali, i disastri naturali e le profonde cicatrici della disuguaglianza razziale ed economica. “Insieme, queste immagini formano un mosaico – concludono gli organizzatori – a volte celebrativo, a volte critico, sempre alla ricerca e che continua ad interrogarsi su cosa sia l’America e cosa potrebbe diventare”.

Gianni Milani

“Magnum America”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino all’8 marzo 2026

Orari: mart. – ven. 10/18; sab. – dom. e festivi 10/19. Lunedì chiuso

Nelle foto: Eve Arnold / Magnum Photos “Malcolm X”, Chicago, USA, 1961; Bruce Gilden / Magnum Photos “ Nathen, a farm boy”, Iowa, USA, 2017; Wayne Miller / Magnum Photos “Ella Fitzgerald”, Chicago, USA, 1948

Incipit Offresi a Rivalta

 

Giovedì 22 gennaio, ore 18

Il primo talent letterario itinerante che scopre nuovi autori e trasforma gli incipit in storie da pubblicare

 

Pubblicare un libro, grazie a un incipit: il primo talent letterario itinerante è alla ricerca di aspiranti scrittori a Rivalta (TO). La quarta tappa dell’undicesima edizione è in programma giovedì 22 gennaio alle 18 alla Biblioteca Silvio Grimaldi. Presenta Chiara Pacilli con l’accompagnamento musicale di Enrico Messina.

Incipit Offresi è un vero e proprio talent della scrittura, lo spazio dove tutti gli aspiranti scrittori possono presentare la propria idea di libro. L’obiettivo non è premiare il romanzo inedito migliore, ma scovare nuovi talenti, promuovere la lettura e valorizzare le biblioteche come luoghi di partecipazione e di promozione culturale. In 10 anni Incipit Offresi ha scoperto più di 150 nuovi autori, pubblicato oltre 80 libri e coinvolto circa 12mila spettatori l’anno, 30 case editrici e più di 80 biblioteche e centri culturali.

Partecipa Impremix Edizioni, la casa editrice attenta alla società, alla sua evoluzione, alla tecnologia e ai sentimenti umani con particolare risalto per l’arte e la storia.

 

I partecipanti, in una sfida uno contro uno, avranno 60 secondi di tempo per leggere il proprio incipit o raccontare il proprio libro. Il/la concorrente che, secondo il giudizio del pubblico in sala, avrà ottenuto più voti, passerà alla fase successiva, dove avrà ancora 30 secondi di tempo per la lettura del proprio incipit prima del giudizio della giuria tecnica che assegnerà un voto da 0 a 10. Una volta designato il/la vincitore/trice di tappa, si aprirà il voto del pubblico per il secondo classificato. Chi otterrà più voti potrà partecipare alla gara di ballottaggio. Il vincitore o la vincitrice di tappa si aggiudicherà un buono libro del valore di 50 euro. I primi classificati di ogni tappa e gli eventuali ripescaggi potranno accedere alle semifinali per giocarsi la possibilità di approdare alla finale, in programma a giugno 2026.

I concorrenti primo e secondo classificato riceveranno rispettivamente un premio in denaro di 1.500 euro e 750 euro. Saranno inoltre messi in palio il Premio Scuola Holden con un corso di scrittura; il Premio Italo Calvino, con la partecipazione gratuita al prestigioso premio letterario; i Premi Golem e Leone Verde, con la pubblicazione dell’opera; il Premio Miraggi costituito da una lampada artistica fatta di libri; i Premi Indice dei Libri del Mese, Fondazione Circolo dei lettori, Pagina 37 e il Premio Archimede per gli under 35, con la pubblicazione del proprio racconto nella raccolta Archimedebook e, da questa edizione, il Premio Sostenibilità, a cura del Centro Scienza, un riconoscimento speciale agli scritti che affrontano temi ambientali, ecologici e climatici. Tutti gli iscritti al concorso, inoltre, grazie alla collaborazione con Scuola Holden, potranno seguire gratuitamente il corso “Chi ben comincia” a cura di Fronte del Borgo: due lezioni in streaming per scoprire come costruire un incipit capace di catturare il lettore dalle primissime righe, tra scelte stilistiche, tensione narrativa, esempi celebri e piccole esercitazioni.

 

Incipit Offresi è un’iniziativa ideata e promossa dalla Fondazione ECM – Biblioteca Archimede di Settimo Torinese e Regione Piemonte, con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e la collaborazione di Emons Edizioni, Fondazione Circolo dei lettori, Scuola Holden e FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori.

Il Premio Incipit e il campionato sono dedicati a Eugenio Pintore, per la passione e la professionalità con cui ha fatto nascere e curato Incipit Offresi.

“E ritorno ad amare con te”

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Music Tales, la rubrica musicale

“E ritorno ad amare con te
E mi sento sincero
Tanto da parlarti di me
Tanto per parlare di me”
Ritorno ad amare è uno dei brani più emblematici della scrittura di Biagio Antonacci: una canzone che non cerca l’effetto, ma la sottrazione. Nasce e si muove in una dimensione raccolta, quasi confessionale, dove l’attenzione è tutta rivolta al percorso interiore del protagonista.
Non è una canzone sull’amore trionfante, ma sull’atto delicato e faticoso di rimettersi in gioco dopo una ferita.
Il verbo chiave è “ritorno”: non c’è slancio, non c’è conquista, ma un movimento cauto, quasi timoroso. Amare non è presentato come un istinto naturale, bensì come una scelta consapevole, che arriva dopo il dolore, la paura, la disillusione.
Poi arriva lei, che di cover ne ha fatte molte ed alcune  anche molto interessanti.
Laura Pausini è indiscutibilmente una grande cantante, anche se non rientra tra le mie interpreti di riferimento. Proprio per questo, forse, resto spesso un po’ così, senza grande entusiasmo di fronte ai suoi videoclip, che raramente riescono a coinvolgermi davvero.
In questa occasione, purtroppo, meno che mai.
La cover di Ritorno ad amare sembra voler andare oltre la semplice rilettura del brano di Biagio Antonacci, trasformandolo in una performance dal respiro internazionale fin troppo programmatico. Fin dall’ingresso della batteria, che richiama in modo evidente l’andamento percussivo e marziale di “We Will Rock You”, il brano viene spinto verso un immaginario da “arena rock” che poco ha a che fare con l’intimità originaria della canzone a mio parere.
Attenzione, non mi dispiace l’arrangiamento ma credo non rispetti le vere intenzioni dell’autore né il significato del testo.
Il giubbottino giallo e l’atteggiamento scenico richiamano apertamente l’iconografia di Freddie Mercury, mentre i cori stratificati e solenni rimandano alle celebri armonizzazioni dei Queen di “Bohemian Rhapsody”.
Più che suggestioni, qui sembrano vere e proprie citazioni, accumulate senza particolare pudore. Non me ne vogliano i pausiniani; la mia opinione vale sempre solo uno, non si deve dimenticarlo.
Il risultato è un’operazione certamente ambiziosa, ma anche forse eccessiva: la fragilità emotiva del brano originale viene sacrificata a favore di una spettacolarità costruita, che finisce per sovrastare il senso stesso della canzone. Laura Pausini osa, ma questa volta l’azzardo appare più estetico che emotivo, più imitativo che necessario. Peccato ma sono certa ci regalerà altre emozioni come fa quasi sempre.
Fatemi sapere la vostra, mi fa piacere.
“Vi è nella natura, e continua a sussistere nell’uomo, una tendenza perenne all’eccesso.”
Georges Bataille
CHIARA DE CARLO
scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!
Ecco a voi gli eventi da non perdere
VENERDI 23 GENNAIO AL “FAME” UN TUFFO NEI FAVOLOSI ANNI ’80…INFO & PRENOTAZIONI 3382561644
NON POTETE MANCARE!!!

Premio Gianmaria Testa – Parole e Musica

Ultimi giorni per le iscrizioni alla VI edizione del “Concorso” dedicato ai giovani cantautori under 38. Ospite d’onore alla serata finale, Raphael Gualazzi

Fino a domenica 25 gennaio

Moncalieri (Torino)

I tempi s’accorciano. Mancano ormai pochi giorni per aderire al bando di iscrizione alla sesta edizione del “Premio Gianmaria Testa – Parole e Musica”, promosso e organizzato dal “Comitato Moncalieri Cultura” con “Produzioni Fuorivia” e il contributo della “Regione Piemonte” e della “Città di Moncalieri”, nell’ambito del “Festival Moncalieri Legge”. Il “Premio”, che in pochi anni ha saputo diventare importante punto di riferimento per i giovani cantautori italiani ed internazionali, nasce come riconoscimento ed omaggio alla memoria e all’eredità artistica (forte ed indimenticata) di Gianmaria Testa, il “poeta in musica” (o il “cantautore ferroviere”, per gli anni di lavoro trascorsi quale “capostazione” allo scalo ferroviario principale di Cuneo) capace di “raccontare con profondità e leggerezza la fragilità del mondo contemporaneo”. Obiettivo: “valorizzare la scrittura musicale – sottolineano gli organizzatori – come forma d’arte, per scoprire e promuovere nuove voci che sappiano coniugare parola e melodia, nel segno di un’autenticità che attraversa le generazioni”. La partecipazione è aperta ad autori e compositori “under 38” di qualsiasi nazionalità, presentando uno o due brani inediti (o pubblicati da non più di sei mesi alla data d’iscrizione).

Le candidature dovranno essere inviate fino e non oltre domenica 25 gennaio, all’indirizzo premiogianmariatesta@moncaliericultura.it , seguendo le modalità indicate nel regolamento disponibile su www.visitmoncalieri.it e www.premiogianmariatesta.it .

Una Giuria d’eccezione , composta da protagonisti del mondo musicale e culturale italiano e presieduta da Paola Farinetti (“Produzine Fuorivia”, nonché moglie di Testa) sarà chiamata a selezionare i cinque finalisti che si esibiranno dal vivo nella serata finale di lunedì 9 marzo alle “Fonderie Teatrali Limone” (via Pastrengo, 88) a Moncalieri.

L’ospite speciale della serata conclusiva della sesta edizione che, come da tradizione, affiancherà sul palco i finalisti sarà quest’anno Raphael Gualazzi, tra gli artisti più originali e versatili dell’odierna scena musicale nazionale e internazionale.
Nel corso della serata, i finalisti presenteranno il proprio brano originale in concorso e interpreteranno una canzone di Gianmaria Testa, “creando un ponte tra memoria e contemporaneità”.
Il vincitore assoluto riceverà un premio di 1.500 euro, una targa e un diploma, oltre alla possibilità di esibirsi in rassegne musicali piemontesi; un premio speciale di 800 euro sarà assegnato alla miglior esibizione live. Durante la serata finale sarà presente anche la direzione artistica di “Resetfestival” (il torinese “backstage festival” della nuova musica inedita italiana) che selezionerà tra i finalisti un artista da invitare sul palco della prossima edizione del festival.

Particolarmente attesa e di certo azzeccata (per la sua capacità, al pari di Gianmaria Testa, di far dialogare a un tempo linguaggi musicali diversi, dalle improvvisazioni jazz, al blues e fusion fino alle melodie più lineari della tradizione italiana) la partecipazione dell’urbinate (classe ’81), cantautore e pianista di fama internazionale, Raphael Gualazzi, già vincitore a “Sanremo Giovani” nel 2011 con “Follia d’amore” (e secondo classificato all’“Eurovision Song Contest” dello stesso anno), nonché ospite sui grandi palchi di tutto il mondo e autore di musiche per cinema, televisione e grandi eventi, tra cui l’“Inno del Giro d’Italia 2024”.

Sottolinea Antonella Parigi, assessora alla “Cultura” della “Città di Moncalieri”: “Il ‘Premio Gianmaria Testa’ è diventato negli anni un luogo d’incontro tra generazioni, uno spazio in cui la canzone d’autore torna a essere racconto e ricercaÈ una tappa significativa del percorso con cui Moncalieri costruisce la propria candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028’, investendo su progetti che intrecciano arte, parole e comunità”.

Ogni anno – racconta, da parte sua, Paola Farinetti – il ‘Premio’ ci sorprende. Le parole e la musica dei finalisti ci ricordano che la canzone d’autore non è un genere del passato, ma un linguaggio vivo, capace di narrare il presente con poesia e verità. Gianmaria credeva nella forza delle parole ‘levigate fino alla trasparenza’, e credo che oggi più che mai servano artisti che abbiano il coraggio di farle risuonare in modo autentico. Questo ‘Premio’ nasce per loro, per chi prova a raccontare il mondo con delicatezza e profondità.

g.m.

Nelle foto: Gianmaria Testa; Raphael Gualazzi e Antonella Parigi