CULTURA E SPETTACOLI

Con Caravaggio il via ai festeggiamenti per il ventennale del Forte di Bard

Al complesso fortificato della Vallée trionfa il “San Giovanni Battista-Borghese” opera tarda del grande Maestro lombardo

Fino al 6 aprile

Bard (Aosta)

Un lungo viaggio. Dalla capitolina “Galleria Borghese” ai circa cinquecento metri di altitudine del valdostano “Forte di Bard”. Grande protagonista e primattore della Festa (oltre Cinquecento le persone intervenute) tenutasi in occasione delle celebrazioni del Ventennale di attività del sabaudo “complesso fortificato”, nuovo “polo culturale” delle Alpi occidentali, è stato il celebre “San Giovanni Battista” o “Buon Pastore”, fra le ultime opere realizzate da Michelangelo Merisi detto Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610), massimo esponente della rinascimentale “Corrente naturalistica moderna”, contrapposta ai raffinati virtuosismi di “Manierismo” e “Classicismo”, nonché vigoroso sublime precursore della sensibilità barocca. Datato probabilmente intorno al 1610, ed eseguito dunque a pochi mesi dalla scomparsa, a soli 38 anni al termine di una vita “balorda” ed irrequieta, del pittore lombardo, il quadro (dato in prestito al “Forte” dalla “Galleria Borghese” di Roma) era con ogni probabilità una delle tre opere che Caravaggio portava con sé nell’ultimo drammatico viaggio da Napoli a Roma – con la speranza di ottenere la grazia dalla condanna a morte inflittagli da Papa Paolo V per l’omicidio di tal Ranuccio Tomassoni, suo rivale in amore, omicidio compiuto semplicemente, si racconta, per un “fallo” al gioco della pallacorda – e terminato invece con la sua prematura morte a Porto Ercole.

Opera intensa, quella in mostra al “Forte di Bard” fino a lunedì 6 aprile, che racconta in veste inedita ed essenziale, in un inquietante passionale rincorrersi di luci e ombre, la figura del Santo, privando il giovane martire dei soliti ripetitivi attributi iconografici (la ciotola d’acqua o favo di miele, l’agnello, il lungo bastone sormontato dalla croce e dalla scritta Ecce Agnus Dei, fino in più casi alla testa mozzata e posta su un vassoio) per proporcelo nella figura assorta di un giovane Pastore affiancato da un montone/ariete (molteplici, in ciò, le interpretazioni critiche) ritratto nell’atto di rosicchiare alcune foglie di vite e rivolto verso l’interno di un dipinto che ci offre una nuova visione del Santo “congelato – secondo lo storico dell’arte Eberhard Konig – nella vaga malinconia di colui che tace e medita in attesa del Verbo”.

“Capolavori al Forte” – Con il “San Giovanni Battista – Borghese” del Caravaggio prende il via il progetto triennale “Capolavori al Forte” (promosso con la collaborazione di “MondoMostre” e della “Galleria Borghese” di Roma) che vedrà alternarsi ogni anno, sino al 2028, un grande capolavoro dell’arte italiana all’interno della ex “Cappella militare”. Obiettivo: la volontà di valorizzare opere uniche, rispecchianti non solo il genio di grandi Maestri italiani ma anche “storie e iconografie eccezionali”.

Spiega, in proposito, la presidente dell’“Associazione Forte di Bard”, Ornella Badery:  “Per onorare nel migliore dei modi questa tappa importante della seconda vita del Forte di Bard, trasformato da fortezza di difesa a luogo di arte e cultura, abbiamo pensato, come primo ‘ospite’ ad un artista capace di esprimere in modo significativo e universale la qualità e l’importanza delle opere che dal Rinascimento all’epoca moderna il mondo ci invidia; la risposta unanime nella scelta è stata Caravaggio”.

“Lux in tenebris” – Appuntamento di grande interesse, sempre collegato alle celebrazioni del Ventennale e all’esposizione del Caravaggio, è anche l’omaggio musicale dedicato al grande artista e in programma domenica 18 gennaio (ore 15,30) nella “Sala Olivero” del “Forte”, con il concerto “Lux in tenebris” dell’Ensemble vocale chivassese de “Gli Invaghiti”. L’organico vocale e strumentale sarà ricco e variegato, suddiviso in tre momenti caratterizzanti la vita dell’artista, attraverso la propria formazione a Milano, Roma e Napoli. Ad arricchire il contesto culturale del concerto, saranno proposti anche alcuni “madrigali” che lo stesso Caravaggio ha dipinto sulle varie versioni del “suonatore di liuto”. Il tema dei contrasti chiaroscurali, così come in ambito pittorico proprio del Caravaggio, verrà esaltato attraverso la riproposizione di brani che alternano tematiche sacre a quelle profane, in andamenti ritmici diversi fra loro.

Gianni Milani

“Capolavori al Forte: protagonista il Caravaggio”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino a lunedì 6 aprile

Orari: feriali 10/18; sab. dom. e festivi 10/19; lunedì chiuso

Nelle foto: Caravaggio “San Giovanni Battista” e opera in allestimento (Ph. Mauro Coen B.); “Gli Invaghiti”

Il realismo magico di Simone Stuto

BRANDELLI  Postille di troppo su artisti contemporanei

Di Riccardo Rapini

 

Nel secondo capitolo di Brandelli, rubrica settimanale sugli artisti contemporanei legata al contesto torinese, vi parlo di Simone Stuto. Simone nasce a Caltanissetta nel 1991; si forma all’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove matura un interesse profondo per pittura, disegno e tradizione iconografica, affiancato da una pratica costante di lettura e studio.

Vive e lavora a Torino, poco distante dalla fermata della metro Montegrappa.

Mi apre le porte della sua casa-studio esposta a una luce solare piena, curata nei minimi dettagli nell’arredamento e che appare come un rifugio traboccante di tesori: sculture in legno o gesso, libri antichi, scrigni, cofanetti, ex voto, icone religiose, quadri e stampe.

E, ovviamente, le sue opere, disseminate ovunque nell’abitazione e che non stonano affatto accanto all’antico. Mi offre un tè in cucina mentre il sole ancora inonda la stanza; sul tavolo, un grosso recipiente ricolmo di aglio che somiglia a una variante del Piatto di pesche di Giovanni Ambrogio Figino.

È una persona colta, Simone; molti i riferimenti che impastano le sue opere: da Schiele a Montale, da Borges al cinema. Ma la cultura, in lui, non diventa mai una lama affilata: gli serve piuttosto a stare meglio dentro il mondo e non a smontarne gli ingranaggi.

La pittura di Stuto dialoga però soprattutto con la tradizione, sformandone i rigori pur rimanendovi sotto il chiarore di una stella fissa. Antichi stilemi del passato che ritornano, similmente a un idioma imparato da bambino e che, detto una volta, non ha mai smesso di riaffiorare.

Medioevo, Rinascimento, Oriente, miniature, corpi, verzure, ornamenti si amalgamano e danno (s)corporatura a immagini che virano all’astratto di masse abnormi, all’inorganico di nebulose o a teratologie umane. Le figure nei suoi quadri non mi raccontano enigmi, visioni o sogni, ma un realismo magico attraversato da un’insita perturbazione che spinge i corpi a perdere coerenza logico-matematica.

A volte si sdoppiano, altre si ingarbugliano con lo sfondo impressionista, altre ancora si sfaldano in congerie che, più che alla putrefazione, rimandano all’atto di sviluppo di una farfalla aliena. Una metamorfosi quasi sempre incompleta: le figure restano sospese in uno stato in itinere; le immagini trattengono il passaggio, come significanti che non ce la fanno a farsi frase, e le membra sembrano sapere che non verranno salvate da alcuna tensione espressiva.

Si tratta di un immateriale laico, nonostante i continui richiami alle icone religiose, che non è dunque spirito, ma un processo psicologico che alterna sottrazione e addizione nelle fisionomie. Da qui la contraddizione centrale del suo lavoro: voler sparire senza scomparire.

Il male che affligge tutti noi nelle vicende quotidiane procede per accumulo e può raggiungere un apice saturativo; Simone aggira l’ostacolo e si regge dunque su altri sistemi: l’intangibile come residuo della materia che cessa di funzionare. Ne è un esempio il suo Orfeo: nell’istante in cui, impaziente, si volta alle soglie del Regno dei morti per rivedere finalmente gli occhi di Euridice, assiste invece alla sua definitiva dissoluzione, al suo irrevocabile ritorno nell’Ade.

Stuto ne cattura il momento esatto, cristallizzandolo nell’inafferrabilità di una nube scura, in cui la donna si “sfà”. Qui la carne di Orfeo non grida: si lascia invadere dalla vegetazione, in un processo che galleggiasulla tela e che sembra un riverbero speculare — nei suoi tecnicismi inscrutabili — al dissolvimento dell’amata.

La forte impressione che ho avuto è che l’arte di Simone non tema di essere capita e non impazzisca per le didascalie. Infine, essere compresi è spesso una forma di fraintendimento riuscito.

In questo senso, il suo lavoro è particolarmente onesto e diretto.

La sublimazione artistica è una ferita interna che ha trovato il modo di diventare superficie o meglio una cicatrice che si fa poesia e che, in Simone, appare come un fitto colloquio tra corpo e idea, tra individuale e cosmico, in cui ogni elemento figurativo sembra parte di un continuum che non si arresta in se stesso ma rimbomba oltre il suo orlo.

 

Nelle foto:

Ritratto dell’artista (ph Nicola Morittu)
Ritratto dell’artista (ph Nicola Morittu)
L’albero di Jesse, fusaggine e gessetto bianco su carta, cm. 50×70 2021 ph. Nicola Morittu
Più prezioso è il contatto del tuo labbro nell’ombra, oil on canvas, cm. 100×120, 2023, ph. Nicola Morittu
La nota interrotta, olio su tela, cm. 100×120, 2024, ph. Nicola Morittu

“Ettore Fico. Paradisi ritrovati” al MEF

Doverosa retrospettiva dedicata all’indimenticato Ettore Fico nelle Sale del “suo” “MEF – Museo Ettore Fico” di via Cigna, a Torino

Fino a domenica 15 marzo

Finalmente! Attraverso un “corpus” di opere fondamentali appartenenti alla sua lunga carriera professionale, si torna a regalare alla Città una nuova mostra tesa a far debita memoria di una delle figure più rilevanti del Novecento artistico piemontese e torinese, troppo spesso e in maniera decisamente ingiustificabile trascurata dal “cerchio ufficiale” (Musei e Gallerie) della “Comunità artistica” subalpina. Tant’è che, ancora una volta, la suggestiva attuale retrospettiva dedicata al grande biellese Ettore Fico (nativo di Piatto Biellese, 1917 e scomparso a Torino nel 2004) porta la firma del “MEF”, il “Museo” fortemente voluto nel 2014, per lasciare alla città un segno indelebile dell’opera dell’artista – così come la “Fondazione” sempre a lui dedicata nel 2007 – dalla moglie Ines Sacco Fico, scomparsa nel 2017.

“Paradisi ritrovati”, é il titolo della mostra, a cura di Andrea Busto, direttore del “MEF”. Che sottolinea: “I ‘Paradisi ritrovati’ di Ettore Fico sono boschi incontaminati, paesaggi collinari, vigneti, pergolati e soprattutto giardini fioriti, ricolmi di tonalità variopinte che brulicano vivide e squillanti sulla superficie pittorica. L’assunto fondamentale da cui scaturisce il percorso della mostra è la sintesi di un ideale ‘manifesto programmatico’ dell’artista”. “Manifesto” cui Fico rimase fedele, vita natura durante, fatte salve alcune tentazioni giovanili che, negli anni del dopoguerra, gli fecero strizzare l’occhio a certa ricerca stilistica americana misuratamente rivolta all’“informale” (infatuazione di poco conto!). Non “roba” sua. Infatuazione irrilevante, che non lo staccò mai dai temi più cari della sua singolare e inconfondibile pittura, trasmessagli nei suoi principi basilari dalla frequentazione per diversi anni dello studio di Luigi Serralunga: la natura, i giardini, le composizioni floreali, ma anche ritratti (memorabili quelli eseguiti durante il servizio militare e la prigionia in Nord Africa, dal 1943 al 1946), i suoi interni e l’amato cane “Moretto”, protagonista di varie opere realizzate fra gli Anni ’60 e ’80. Artista di grandi capacità tecniche e indubbia libertà espressiva, Fico amava tutto quanto poteva venirgli e ispirarlo dal colore, da tratti cromatici lasciati liberi di scorrazzare per la tela intrecciandosi fra rossi accesi, blu, verdi e gialli in giochi di estremo rigore tonale, pur nella loro fascinosa e lirica e visionaria concezione segnica. Dalle potenzialità del colore, per Fico, parte tutto. Colore come giostra inebriante di emozioni, come geniale scrittura narrante le voci trasmesse dagli occhi al cuore, in pagine intense di gusto post-impressionistico in cui, a tratti, non si possono eludere importanti richiami alle “geometrie cézanniane” o al “fare puntinistico” di un Seurat. Su questi sentieri, Fico ha saputo e voluto muoversi con caparbia ed eticamente corretta puntualità lungo tutta la sua lunga carriera professionale. Pur negli anni del dopoguerra, allorché la scena artistica torinese sembrava assolutamente monopolizzarsi tra il “realismo” di Felice Casorati e l’“astrattismo” di Luigi Spazzapan. Spirito indipendente, anche quando, Anni ’60 – ’70, le campiture cromatiche si piegarono, in certo senso, a narrazioni più distese, al cui interno gli oggetti tornarono ad appropriarsi di contorni più netti e segnicamente decifrabili. Il tutto risolto “in proprio”. In piena, inattaccabile indipendenza rispetto alle “grandi scuole” del passato o di quel “presente” che, da tutti o da tanti osannato, gli stava al fianco, ma che, in cuor suo, non sentiva capace di regalargli nuove vie di espressiva intensità. Quelle, pur anche insidiose ma mai abbandonate, fatte di tenace, faticosa ricerca sul colore, “bene prezioso”, il solo in grado di scavare nella concretezza del paesaggio, nei grappoli profumati di un glicine (simbolo di amicizia e di amore eterno), negli alberi o in un giardino fiorito – temi, in assoluto, legati alla maturità dell’artista – per farne emergere esaltanti sensazioni e profonde verità capaci di aprire squarci di sereno splendore nelle ombre inquiete del quotidiano.

Dice bene, in proposito, Andrea Busto“Nonostante la naturale e fisiologica maturazione stilistica che accompagna l’evoluzione della poetica individuale, Ettore Fico ha sempre dimostrato una sorprendente coerenza di intenti conservando intatto, durante oltre sessant’anni di attività, un proposito fondamentale: quello di trasfigurare la natura attraverso una sorta di ‘astrazione irrisolta’, sondando cioè la profondità delle cose senza smarrirne la presenza ontologica, fattuale e restituendone in definitiva un’immagine filtrata dalla propria capacità di rielaborazione a posteriori. Attraverso opere indubbiamente fondamentali, la mostra intende narrare la storia di un cammino personale, partecipato ed emotivamente intenso”.

Gianni Milani

“Ettore Fico. Paradisi ritrovati”

“MEF – Museo Ettore Fico”, via Cigna 114, Torino; tel. 011/852510 o www.museofico.it . Fino al 15 marzo

Orari: dal merc. alla dom. 11/19; lun. e mart. chiuso

Nelle foto: Ettore Fico “Estate”, olio su tela, 1998; “Glicine n.2”, olio su tela, 1995; “Vite vergine”, olio su tela, 2000

“Lapponia”, a teatro con Sergio Muniz e Miriam Mesturino

“Lapponia” andrà in scena al teatro Erba , da venerdì 30 a domenica 1⁰ febbraio, con un cast d’eccezione composto da Sergio Muniz, Miriam Mesturino, Sebastiano Gavazzo e Cristina Chinaglia, nella versione italiana di Pino Tierno.

La vicenda è incentrata sulla cena della Vigilia di Natale, una commedia magica tra verità e bugie, ambientata in Finlandia con una domanda campale: “Babbo Natale esiste?”. Monica, con il figlio Giuliano e il marito spagnolo Ramon si recano in Lapponia per trascorrere le vacanze di Natale con la sorella di Monica, Silvia, il suo compagno finlandese Olavi e la loro figlia di quattro anni, Ania. La bimba rivela a Giuliano che Babbo Natale non esiste, che è una bugia inventata dai genitori per costringere i bambini a comportarsi bene. Ecco la miccia che trasformerà una serata idilliaca di festa ai confini del Circolo Polare Artico in un campo di battaglia, al tempo stesso esilarante e feroce, in cui vedremo sgretolarsi poco a poco le maschere di benevolenza, buona creanza e tolleranza dei protagonisti. È giusto dire sempre la verità? Le bugie sono così cattive? Bisogna svelare il trucco o si può lasciare spazio all’illusione della magia? Queste sono le domande che metteranno in crisi il modo di allevare i figli, le tradizioni, i valori familiari e culturali delle due coppie, fino a portarle a svelare segreti e desideri inconfessabili. “Lapponia” è una commedia dallo humour corrosivo e graffiante, che farà riflettere e ridere lo spettatore, porgendogli uno specchio deformate, e scoprirà qualcosa che lo riguarda molto da vicino. Questa commedia, campione di incassi in Spagna e Sud America, è stata scritta da Marc Angelet e Cristina Clemente.

Teatro Erba Torino

Biglietti disponibili presso il botteghino del teatro e online

Mara Martellotta

Hair – The Tribal Love-Rock Musical: trasgressione irriverente

Teatro Superga, Nichelino (TO)

Sabato 31 gennaio, ore 17 e 21

 

 

Hair – The Tribal Love-Rock Musical con il suo folto cast, le musiche eseguite dal vivo, le coinvolgenti scenografie, il libretto in italiano ma le canzoni in lingua originale e la trasgressione irriverente dei suoi contenuti, promette ancora oggi di coinvolgere la platea a quasi 60 anni dal suo debutto a Broadway.

Hair – The Tribal Love-Rock Musical è un omaggio all’opera-rock simbolo del pensiero hippie che infranse ogni schema. In quegli anni nascevano gruppi di ragazzi e ragazze che trascorrevano il tempo senza inibizioni, accompagnando la protesta contro le sofferenze della guerra al grido di “sesso, droga e rock’n’roll”. Questo tributo al primo musical anti-musical non vuole essere un’operazione nostalgica, né l’ennesimo remake adattato alle dinamiche teatrali contemporanee, né tanto meno semplice intrattenimento. HAIR vuole essere un momento di riflessione sociale. Con il bisogno di ritrovare l’originaria semplicità, sia nella forma sia nell’aspetto visivo, per esaltarne i contenuti e condividerli in maniera autentica con lo spettatore.

 

Info

Teatro Superga, via Superga 44, Nichelino (TO)

Sabato 31 gennaio 2026, ore 17 e 21

Hair – The Tribal Love-Rock Musical

Libretto e liriche Gerome Ragni & James Rado

Nuova edizione italiana con live band

Lo spettacolo è consigliato ad un pubblico di età superiore ai 14 anni. Contiene una scena di nudo integrale frontale.

Biglietti: da 39,10 a 52,90 euro

www.teatrosuperga.it biglietteria@teatrosuperga.it

IG + FB: teatrosuperga

Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

L’agente segreto – Drammatico, thriller. Regia di Kleber Mendonça Filho, con Wagner Moura. La dittatura brasiliana, l’anno è il 1977, il protagonista è Marcelo – nome di copertura per un professore universitario – che a Recife raggiunge il figlio e che ben presto dovrà accorgersi di essere seguito da due sicari che lo vogliono morto: negli anni passati ha ostacolato le attività di un imprenditore di origini italiane. Uccisioni, antiche realtà e ricostruzioni cinematografiche, le ricerche di due studentesse che tentano di ridare esattezza e verità ai periodi più o meno conosciuti della storia di quel paese, mezzo del regista per ricordare allo spettatore le proprie origini giornalistiche. Premiato al Festival di Cannes, due Golden Globe, due candidature ai Bafta, quattro candidature agli Oscar, uno dei successi dell’annata. “Il thriller tiene il respiro e la morale in sospeso, e ricostruisce l’atmosfera in un’epoca in cui la dittatura faceva volentieri sparire le persone: la spy story si nasconde dietro ogni angolo, ogni occhiata, ogni fuga e ogni samba”, ha scritto Maurizio Porro nelle colonne del Corriere. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Il regista brasiliano insegue i fantasmi della sua città e del suo paese con una spy story insieme appassionante e amara. In fuga dalla polizia della dittatura militare, nel Brasile del 1977, un militante comunista arriva a Recife… sono i giorni del Carnevale, la città è in fermento, un serial killer minaccia la sicurezza, al cinema i film mostrano un mondo di esaltanti esagerazioni. Ma cosa significa, oggi, raccontare quel passato? Cosa ne è rimasto nelle immagini e nei luoghi del presente? Un film continuamente spiazzante e sorprendente.” Durata 158 minuti. (Greenwich Village sala 2 e sala 3 V.O., Nazionale sala 1, Uci Lingotto)

Avatar – Fuoco e cenere – Fantascienza, azione. Regia di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sugourney Weaver, Kate Winslet e Oona Chaplin. Alla morte del figlio Neteyam, Jake Sully ritorna al combattimento e a questo allena i figli, la sposa Neytiri elabora nel silenzio il suo lutto. Partono dalla loro terra portando con sé Spider, il ragazzo umano che essi hanno un tempo adottato: nel viaggio alla volta dell’antica base, pieno di avventure, saranno attaccati dal popolo vulcanico dei Mangkwan, estremamente feroce, guidato dal temibile Varang. Terzo appuntamento con la gloriosa saga dell’autore di “Titanic”. Durata 198 minuti. (Uci Lingotto, Uci Moncalieri anche 3D)

Buen Camino – Commedia. Regia di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò e Martina Colombari. Checco, erede ricchissimo e viziato, prole ultrafelice di Eugenio ricchissimo produttore di divani, innumerevoli ville con piscina e altrettanto innumerevoli servitori di origine filippina alle sue dipendenze, yacht su cui invitare amici che hanno le sue stesse idee di libertà e di non lavoro, una fidanzata messicana di professione modella, è costretto a lasciare la sua vita dorata sulle tracce della figlia Cristal, adolescente dal carattere un pochino turbolento. Per la prima volta in vita sua viene messo di fronte alle sue responsabilità di padre, inaspettate quanto da prendere con i classici guanti, anche perché Checco del sangue del suo sangue proprio niente sa. Grazie l’opera di corruzione attuata nella persona di Corina, la migliore amica di Cristal, il binomio viene a sapere che la fanciulla è partita per la Spagna. È così che finisce suo malgrado sul Cammino di Santiago: un’occasione per conoscersi veramente. Durata 90 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Fratelli Marx, Ideal, Lux sala 2, Reposi sala 4, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le cose non dette – Drammatico. Regia di Gabriele Muccino. con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini. Carlo Ristuccia è un docente universitario, autore di un unico libro di successo. Sua moglie Elisa è una giornalista di Vanity Fair Italia in crisi creativa, e il suo direttore le consiglia di “staccare” e di partire per una vacanza. Decidono dunque di partire per Tangeri, insieme a un’altra coppia: Paolo, il migliore amico di Carlo, ristoratore stakanovista e padre assente, e sua moglie Anna, iperansiosa e prepotente. Con loro però c’è anche la figlia tredicenne Vittoria, che ha una particolare simpatia per Carlo. Peccato che in vacanza si presenti a sorpresa Blu, la giovanissima amante del professore. Durata 114 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, Romano sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Divine comedy – Commedia. Regia di Ali Asgari, con Sadaf Asgari e Bahram Ark. Bahram è un regista quarantenne, che ha trascorso l’intera carriera realizzando film in turco-azero, nessuno dei quali è mai stato proiettato in Iran. Il suo ultimo lavoro, a cui il Ministero della Cultura ha nuovamente negato l’autorizzazione, lo spinge al limite della ribellione. Con a fianco il produttore Sadaf, dalla lingua tagliente e in sella a una Vespa, intraprende una missione clandestina per presentare il suo film al pubblico iraniano, eludendo la censura governativa, l’assurda burocrazia e le proprie insicurezze. Durata 98 minuti. (Greenwich Village sala 3)

Father mother sister brother – Commedia drammatica. Regia di Jim Jarmush, con Tom Waits, Adam Driver, Charlotte Rampling, Cate Blanchett e Vicky Krieps. I panorami diversi del nord degli States, Dublino e Parigi, tre nuclei familiari che da troppo tempo hanno diradato rapporti e visite, un fratello e una sorella sui quaranta fanno visita a un padre che li chiama attorno a sé soltanto quando gli butta male sul lato economico, le due figlie di una scrittrice la raggiungono per l’appuntamento annuale di gustare insieme una tazza di tè e cercano di apparire una più dell’altra felici della loro situazione, due gemelli di vent’anni si ritrovano nell’appartamento che è stato dei genitori, morti in un incidente. Legano le coppie piccoli oggetti, piccole occasioni: un Rolex, chissà se vero o falso, delle parole, un brindisi con il tè o con il caffè, un gruppo di skaters che passa veloce, il disagio di ognuno. Leone d’oro alla 82ma Mostra del cinema di Venezia. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Autore e fautore di un cinema sempre più asciutto e minimalista, Jim Jarmush affida ai silenzi, agli imbarazzi, alle mezze parole e alle bugie dei protagonisti dei tre episodi che compongono il film il compito di acquerellare con un linguaggio poetico la natura ambigua e contorta dei rapporti familiari: gli affetti quanto gli orrori. Notevolissimo il cast, nel quale spicca la performance di un Tom Waits sardonico e irresistibile.” Durata 111 minuti. (Massimo V.O.)

La grazia – Commedia drammatica. Regia di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Massimo Venturiello, Roberto Zibetti e Milvia Marigliano. Il presidente della Repubblica Mariano De Santis è ormai anziano e alla fine del suo mandato. Vedovo, ex giurista e profondamente cattolico, si troverà di fronte a due ultimi dilemmi: se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio in circostanze che potrebbero essere continuate attenuanti o se promulgare la legge dell’eutanasia. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Toni Servillo. Durata 133 minuti. Il regista Paolo Sorrentino, che ha girato gran parte del film a Torino, sarà al Nazionale domenica 18 gennaio alle ore 18 per presentare il film e rispondere alle domande del pubblico. Da lunedì 19 sarà altresì possibile visitare lamostra fotografica “La Grazia” – Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino”, nelle stesse sale di palazzo Chiablese dove il regista ha ricreato gli ambienti del Quirinale. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Eliseo Grande, Fratelli Marx sala Groucho, Greenwich Village sala 1, Ideal, Lux sala 1, Nazionale sala 2, Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Greenland 2 – Migration – Azione. Regia di Ric Roman Waugh, con Gerard Butler e Morena Baccarin. Cinque anni dopo l’impatto della cometa Clarke che ha devastato la Terra, la famiglia Garrity è sopravvissuta rifugiandosi in un bunker in Groenlandia. Ma anche quando quest’ultimo baluardo viene distrutto, sono costretti a tornare in superficie. Il mondo che li attende è irriconoscibile. Tra le macerie di un’Europa congelata e ostile, i Garrity intraprendono una migrazione disperata verso la Francia, dove si dice possa esistere un nuovo luogo in cui ricostruire la civiltà. Durata 98 minuti. Massaua, Ideal, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O.)

Marty Supreme – Commedia drammatica. Regia di Josh Safdie, con Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow e Abel Ferrara. Marty Mauser è un venditore di scarpe con una irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni Cinquanta tra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio larger than life, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario. Durata 90 minuti. (Massaua, Centrale anche V.O., Due Giardini sala Nirvana, Fratelli Marx sala Harpo, Massimo sala Cabiria anche V.O., Nazionale sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

No Other Choise – Non c’è altra scelta – Thriller, drammatico. Regia di Park Chan Wook. Man-Su, specialista nella produzione di carta con venticinque anni di esperienza, è così soddisfatto della vita da poter dire con tutta sincerità: “Ho tutto”. Finché un giorno viene improvvisamente informato dalla sua azienda di essere stato licenziato. Si sente come se gli avessero tagliato la testa con un’ascia: Man-Su giura di trovare un nuovo lavoro entro i successivi tre mesi per il bene della famiglia. Nonostante la sua ferma determinazione, trascorre oltre un anno passando da un colloquio a un altro, finendo per lavorare in un negozio al dettaglio. Si ritrova a rischio di perdere quella stessa casa che ha faticato così tanto per comprare. Disperato, si presenta senza preavviso alla Moon Paper per presentare il curriculum ma viene umiliato dal responsabile dal responsabile di linea Sun-chul. Sapendo di essere più qualificato di chiunque altro per lavorari lì, prende una decisione: se non c’è un posto vacante per me, dovrò farmi assumere creandone uno. Durata 139 minuti. (Eliseo)

Norimberga – Drammatico. Regia di James Vanderbilt, con Russell Crowe, Rami Malek e Michael Shannon. Film di chiusura del recente TFF. In quell’occasione scrivevo: “…le ultime immagini del festival appartengono alla macabra apparizione di Herman Göring – che ha le sembianze ormai irrimediabilmente possenti di Russell Crowe, eccellente – in Nuremberg, scritto (è stato tra laltro lacclamato sceneggiatore di “Zodiac” di Fincher) e diretto da James Vanderbilt – qui alla sua opera seconda in qualità di regista, dopo Truth – Il prezzo della verità”, 2015 -, a raccontare con parole ben lontane da quelle del difficilmente dimenticabileVincitori e vintidi Kramer la tragedia dellOlocausto (con immagini di repertorio) e il giudizio che le nazioni vincitrici della terra ne dettero durante i giorni e il processo di Norimberga, Ribbentrop e Hess e Seyss-Inquart e gli altri a subire morti e ergastoli. Vanderbilt focalizza il proprio racconto sullincarico che lo psichiatra americano Douglas Kelly (lo interpreta Rami Malek, meritato Oscar come Freddie Mercury) – un altro che non cede è il giudice della Corte Suprema degli States Robert Jackson (un validissimo Michael Shannon) – riceve allo scopo di valutare lo stato mentale dei prigionieri nazisti e di stabilire se essi siano idonei a sostenere il dibattimento per crimini di guerra. Affermativo: ma lui che è scivolato su un errore compiuto con il gentil sesso che ha le vesti di una curiosa giornalista che fa il suo mestiere ed è pronta a sottrargli notizie riservate, verrà estromesso. Salvo venire reintegrato nel dibattimento grazie a certi suoi studi che porteranno nuove luci sugli atti e sulla personalità del principale imputato. Costruendo in dialoghi che non hanno certo la sensibilità di un duello in punta di fioretto ma che pur scavano a fondo nella fredda ferocia del Reichmarschall, numero due del regime hitleriano, un duello sottile e psicologico che approfondisce, che mattone dopo mattone costruisce il progredire di un rapporto e di due personalità, che contribuisce a portare a una condanna che scavalcherà la morte per impiccagione, preferendo come la Storia ci ha testimoniato Göring darsi la morte con il cianuro – verremo a sapere nelle didascalie di coda che anche Kelly, colpito dai fantasmi di quella esperienza e datosi in seguito al bere, si tolse la vita allo stesso modo, nel 1958, dopo averne ricavato un volume che non ebbe alcun successo. Incisivo nel/per il racconto lurlo che Göring getta in faccia a Kelly nel disperato tentativo di mantenere ben salda la sua supremazia, la sua eternità: “Io sono il libro, tu non sei altro che una nota a piede pagina!Il film, di uscita natalizia, che è quasi un obbligo vedere per ripassare una pagina di Storia che non dev’essere dimenticata”. Durata 148 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 3, Reposi sala 2)

Prendiamoci una pausa – Commedia. Regia di Christian Marazziti, con Claudia Gerini, Paolo Calabresi, Fabio Volo, Ilenia Pastorelli e Marco Giallini. Walter fa coppia con Fiorella, hanno avuto due figli, lui dedica le sue giornate nel ristorante di cui è davvero l’anima. Fiorella è stanca di quella unione dove uno dei due è sempre assente e lei deve seguire tutto quanto da solo, non ultima cosa la gravidanza della figlia. Valeria è stanca di Fabrizio, Erica oltre ad un’amica gay ha trovato in internet un ragazzo di cui perde ben presto le tracce, Gianni continua a essere sicuro che l’uomo è poligamo nel DNA. In un’ di disordine nella vita di ognuno: per cui non resta che prendersi una pausa e ripensare al proprio futuro. Durata 105 minuti. (Ideal, Reposi sala 5, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco)

Primavera – Drammatico. Regia di Damiano Michieletto, con Michele Riondino e Tecla Insolia. Cecilia è stata affidata all’Ospedale della Pietà nella Venezia del 1716, ha imparato a leggere e scrivere, ha imparato a suonare il violino. Le allieve più dotate, non potendo apparire in pubblico, si esibiscono al riparo di una grata, relegate in quel luogo sino a che un nobile o un ricco borghese non le chieda in sposa dietro una pingue borsa di soldi. Un giorno incontrerà gli insegnamenti di Antonio Vivaldi, malato e in disgrazia, pronto tuttavia a cogliere il talento e la passione della ragazza. Durata 110 minuti. (Romano sala 1)

La scelta di Joseph – Drammatico. Regia di Gilles Bourdos, con Vincent Lindon e Emmanuelle Davos. È stato il successo tredici anni fa (“Locke”) di un attore immenso come Tom Hardy che non riuscirà tuttavia mai ad avere il suo autentico momento di gloria. Oggi quella storia la ripropongono i francesi con la maschera di Lindon: a tarda sera, Joseph Cross riceve una telefonata e si mette irrimediabilmente alla guida della sua auto. Responsabile del cantiere di un importante progetto edilizio, l’uomo si assenta in un momento cruciale mettendo a rischio la propria carriera. Ancor più delicata è la sua situazione personale, con una famiglia che lo attende a casa e una donna incinta che sta per partorire e richiede la sua presenza. Durata 77 minuti. (Fratelli Marx)

La scomparsa di Josef Mengele – Drammatico. Regia di Kirill Serebrennikov, con August Diehl. Josef Mengele , l’Angelo della Morte di Auschwitz, grazie a una rete di protezione, riesce a raggoiungere l’America Latina passando dall’Argentina all’Uruguay e al Brasile. Mentre altri responsabili della Shoah vengono catturati (il caso più clamoroso sarà quello di Adolf Eichmann sequestrato dal Mossa israeliano in territorio argentino), lui riesce a nascondersi. Il figlio Rolf riesce tuttavia a raggiungerlo con il proposito di chiedergli conto di ciò che ha fatto. Durata 135 minuti. (Nazionale sala 4)

Lo sconosciuto del grande arco – Drammatico. Regia di Stéphane Demoistier, con Claes Bang e Xavier Dolan. 1982. François Mitterand lancia un concorso architettonico anonimo, senza precedenti, per la costruzione di un edificio iconico lungo l’asse del Louvre e dell’Arco di Trionfo. Con sorpresa generale, vince un architetto danese di 53 anni, sconosciuto in Francia. Da un giorno all’altro, Johan Otto von Spreckelsen si ritrova al timone del più grande progetto edilizio dell’epoca. E mentre intende costruire il suo Grande Arco, come l’aveva immaginato, le sue idee si scontrano rapidamente con la complessità della realtà e i capricci della politica. Durata 106 minuti. (Classico)

Send Help – Horror. Regia di Sam Raimi, con Rachel McAdams e Dylan O’Brien. Linda Liddle è una donna che vive sola, appartata da tutto e da tutti, ma il CEO dell’azienda presso cui lavora ha riconosciuto le sue doti e le ha promesso una promozione. Purtroppo l’uomo è poi morto ed è stato sostituito dal figlio Bradley, che preferirebbe di gran lunga promuovere il suo compagno di confraternita, un giovane rampante che si appropria dei lavori di Linda ma che sa presentarsi molto bene. Linda invece cura poco il proprio aspetto e questa trasandatezza la rende sgradevole al superficiale Bradley, che comunque la vuole su un aereo privato per sfruttare ancora una volta le sue doti matematiche. Qui Linda è ancora una volta umiliata da Bradley e dai suoi amici, sino a che a seguito di un incidente Linda e il suo datore di lavoro si ritroveranno su un’isola deserta. La preparazione della donna che sogna da anni di diventare una concorrente dello show “Survivor”, si rivelerà molto preziosa arrivando a ribaltare il rapporto tra i due. Durata 113 minuti. (Massaua, Greenwich Village V.O., Ideal, Reposi, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Sentimental Value – Drammatico. Regia di Joachim Trier, con Renate Reinsve, Elle Fanning e Stellan Skarsgård. Nora e Agnes sono due sorelle profondamente unite. L’improvviso rientro nella loro vita del padre Gustav – regista carismatico e affascinante ma genitore cronicamente inaffidabile – riapre ferite mai del tutto rimarginate. Riconoscendo il talento di attrice di Nora, Gustav vorrebbe che sua figlia interpretasse il ruolo principale nel film che dovrebbe rilanciare la sua carriera; lei rifiuta e quella parte finisce a una giovane star di Hollywood, Rachel Kemp. Il suo arrivo getta scompiglio nelle delicate dinamiche della famiglia: per le due sorelle sarà il momento di confrontarsi con il padre e con il loro passato. Designato Film della Critica dal SNCCI: “Due necessità primarie a confronto – quella di seguire il proprio percorso artistico e quella di rimanere accanto ai propri figli – confluiscono in un dramma familiare delicato e struggente. Stellan Skarsgård giganteggia nei panni del regista di successo che ha smarrito la via, e Renate Reinsve gli tiene testa in quelli della primogenita, attrice di razza che rifiuta di interpretare se stessa nell’Amarcord paterno. Una parabola sulla possibilità di perdono e redenzione, mai sentimentale, a dispetto del titolo, sempre vibrante di intensa emozione. Durata 133 minuti. (Eliseo, Greenwich Village V.O. sala 2, Romano sala 1, The Space Beinasco)

Sirāt – Drammatico. Regia di Oliver Laxe, con Sergi Lòpez e Bruno Nùnez. Luis con il giovane figlio Esteban si aggira in un rave party mostrando una fotografia della figlia Mar della quale ha perso da alcuni mesi le tracce e che vorrebbe ritrovare. Nessuno la conosce ma, nel corso della ricerca, l’uomo fa delle conoscenze che, dopo la chiusura della festa da parte dei militari, lo indirizzano verso un altro rave. Il viaggio non sarà dei più facili e non soltanto per le asperità del terreno, “un viaggio accidentato e pericoloso verso un ignoto dentro e fuori di noi: solo il nulla del paesaggio minato”, ha scritto Maurizio Porro nel Corriere della Sera. Premio della Giuria a Cannes. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Oliver Laxe dirige un film di rara potenza, devastante nella forma e dalla narrazione continuamente vissuta sullo strapiombo di avvenimenti tragici, un on the road tra musica martellante e danze tribali, alla ricerca di persone scomparse e del senso ultimo della vita, rappresentata in modo nichilistico, in un paesaggio di bellezza agghiacciante, muovendosi costantemente su un terreno minato.” Durata 115 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6, Massimo anche V.O.)

Sorry, baby – Drammatico. Regia di Eva Victor, con Eva Victor, Naomie Ackie e Lucas Hedges. Una violenza sessuale, la vittima è Agnes. La ragazza cerca di superare il suo dramma. L’amica Lydie, al contrario, è felice, vive a New York, si è sposata e le racconta di aspettare un bambino. Nell’occasione di una riunione di classe i ricordi riaffioreranno. Durata 103 minuti. (Centrale V.O.)

Vita privata – Drammatico. Regia di Rebecca Zlotowski, con Jodie Foster, Daniel Auteuil, Virginie Efira, Mathieu Amalric e Aurore Clément. Tra thriller psicologico ed eccentrica commedia familiare (il terreno privilegiato fino a oggi dalla regista, autrice di “Un’estate con Sofia” e “I figli degli altri”), la storia di Lilian, psicanalista razionale e sicura di sé (una Foster superlativa anche in versione francofona), che comincia a “deragliare” quando una sua paziente muore suicida. Sospettando che si tratti di un omicidio, Lilian comincia a indagare e, ovviamente, a dubitare di se stessa e delle proprie capacità, fino a sottoporsi a una seduta di ipnosi. E qui i mondi si confondono. Dubbi, certezze, insicurezze, il passato, altre vite, sospetti s’inseguono sulla faccia altera e impagabile di Jodie Foster, circondata da Daniel Auteuil (l’ex marito) e da Virginie Efira e Amalric (la vittima e l’ambiguo compagno di lei). Durata 105 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6)

Stupinigi: visita tematica e “Tosca” dell’Ensemble Belliners

La festa e lo spettacolo  Domenica 1 febbraio 2026

 

La Palazzina di Caccia di Stupinigi si racconta come luogo di festa e di spettacolo, e domenica 1 febbraio un appuntamento speciale unirà una visita tematica dedicata alla vita mondana della residenza all’opera lirica “Tosca” di Giacomo Puccini, eseguita dall’Ensemble Belliners. L’evento prenderà avvio alle 15.45 con “La festa e lo spettacolo a Stupinigi”, una visita tematica della Palazzina che accompagnerà i visitatori alla scoperta degli spazi che hanno ospitato cerimonie, matrimoni, banchetti e momenti di intrattenimento. Si tratta di un percorso che restituisce il ruolo centrale di Stupinigi come luogo di ritrovo prima e dopo le battute di caccia, pensato per il divertimento della corte. Alle 17 la musica diventerà protagonista con la “Tosca” di Puccini, proposta in una versione originale dell’Ensemble Belliners. L’opera viene presentata in una rivisitazione cameristica per quartetto d’archi e oboe, con musiche trascritte da Gabriele Colombo, dalle partiture di Giacomo Puccini. Nonostante la riduzione e d’organico rispetto alla versione operistica originale, la tensione drammatica dell’opera è mantenuta attraverso una narrazione che accompagna l’esecuzione musicale. Tutti i momenti musicali più significativi sono presenti e alter ATI al racconto della vicenda.

L’Ensemble Belliners nasce nell’agosto 2023 dopo anni di collaborazione tra i musicisti durante il percorso di studi al Conservatorio di Torino. Il gruppo si distingue oer un linguaggio musicale e comunicativo innovativo, con spettacoli sempre molto apprezzati. Il loro repertorio è ampio, ma particolarmente incentrato sul melodramma. I componenti dell’Ensemble sono Giovanni Putzulu e Francesco Costamagna ai violini, Simone De Matteis alla viola, Mitja Liboni al violoncello e Gabriele Colombo, oboe, corno inglese e narratore.

Concerto gratuito compreso nel biglietto d’ingresso. Visita tematica: 5 euro oltre al biglietto d’ingresso: intero 12 euro – ridotto 8 euro – gratuito per persone con disabilità e accompagnatori, minori di sei anni e possessori di abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card. Prenotazione obbligatoria per la visita tematica entro il venerdì precedente allo 011 6200601 – stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

Orari: da martedì a venerdì 10-17.30, ultimo ingresso ore 17 / sabato, domenica e festivi 10-18.30, ultimo ingresso ore 18.

Mara Martellotta

 

 

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Domenica 1 febbraio 2026

Ore 15.45: La festa e lo spettacolo a Stupinigi

Visita tematica della Palazzina

Ore 17Tosca, a cura dell’Ensemble Belliners

Prezzo visita tematica: 5 euro, oltre al biglietto di ingresso

Concerto gratuito, compreso nel biglietto di ingresso

Biglietto di ingresso: intero 12 euro; ridotto 8 euro

Ingresso gratuito per persone con disabilità e accompagnatori, minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card

Prenotazione obbligatoria per la visita tematica entro il venerdì precedente: 011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

Giorni e orari di apertura Palazzina di Caccia di Stupinigi: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).

www.ordinemauriziano.it

“Guardami dentro gli occhi”, da una canzone il tema di Arteinfiera

MOSTRA NAZIONALE DI SAN GIUSEPPE 13/22 marzo 2026

La San Giuseppe compie 77 anni e per la seconda volta si fregerà del prestigioso titolo di Mostra Nazionale a dimostrazione della notevole crescita avvenuta negli ultimi anni e confermata anche nell’edizione 2025

L’evento si terrà al Polo Fieristico Riccardo Coppo di Casale Monferrato dal 13 al 22 marzo 2026 organizzato dalla società D&N Eventi S.R.L. con il patrocinio della Regione Piemonte, della Città di Casale Monferrato, della Provincia di Mantova, dell’Unione dei Comuni della Valcerrina e di Asproflor Comuni Fioriti e in partnership con Confartigianato Imprese Alessandria, Confagricoltura Alessandria, Coniolo Fiori, Vivai Varallo e Alma Carpets

Anche quest’anno c’è un ritorno molto atteso dagli appassionati e dagli intenditori d’arte:

Guardami dentro gli occhi” è il titolo della 29 edizione di Arteinfiera, mostra d’arte contemporanea allestita nella Mostra di San Giuseppe, ideata e curata dal 1995 dal pittore e critico d’arte Piergiorgio Panelli. Il titolo è stato ispirato da un testo di Roberto Vecchioni, che ci aiuta ad affrontare un viaggio a ritroso in un contemporaneo invaso da intelligenze virtuali e schermi illuminati dentro l’esperienza del dialogo. Un Dialogo con il linguaggio universale della bellezza e dell’anima dove forse riusciremo a capire meglio la confusione etica di un contemporaneo surreale e superficiale . Ricordiamo che Arteinfiera nel suo spirito originale che nel tempo ha mantenuto è nata per creare un nuovo dialogo fra una fiera generica ed un pubblico sempre più vasto essendo Nazionale sul concetto di arte e bellezza promuovendo l’arte contemporanea del territorio delle nuove generazioni ma anche dei maestri storicizzati che si sono alternati nel tempo circa 260, diventando uno dei gioielli storici della Mostra ed un momento prestigioso per ogni artista invitato.