CULTURA E SPETTACOLI

Mainstream ma non major

Come già esposto nello scorso articolo di marzo, continuiamo la perlustrazione di etichette celebri in settori e generi ben diversi dal rock, nelle quali tuttavia sottolineiamo parentesi temporali in cui vennero toccati i versanti per noi interessanti, ossia garage, rock psichedelico, acid rock.

Tra queste etichette si segnala “Mainstream Records”, la cui storia si incentrò principalmente su jazz, blues e soul, sia nei primi anni sia nel ritorno del 1970.

Nel 1964 la fondazione, per opera di Bob Shad [Abraham Robert Shadrinsky], a New York, poi “The Orient Express”, “The Underground”, “The Tiffany Shades”, poi il grande viaggio psichedelico con “The Amboy Dukes” di Ted Nugent e con l’ascesa di Janis Jolpin partendo dai “Big Brother & The Holding Company”. Il dispendio di denaro per il settore rock era eccessivo e Bob Shad decise di tornare dal 1970 sul jazz, anche con l’astro Miles Davis. Nel 1978 “Mainstream Records” cessò l’attività, che tuttavia fu ripresa ad inizio anni Novanta da Tamara, figlia di Bob Shad. Nel 1993 la Sony acquisì la maggioranza del catalogo, che negli anni 2000 ritornò sotto il controllo della famiglia Shad in “Time / Mainstream Records Group” guidato da Mia Apatow, pronipote di Bob Shad. Si elencano qui i soli 45 giri “Mainstream Records” di garage rock, acid rock e rock psichedelico tra 1965 e 1970:

– THE PATRIOTS “The Prophet / I’ll Be There” (631) [1965];

– THE UNUSUALS “Summer Is Over / I Could Go On” (653) [1966];

– THE LOVED ONES “Ever Lovin’ Man / More Than Love” (658) [1966];

– FEVER TREE “Hey Mister / I Can Beat Your Drum” (661) [1966];

– EUPHORIA “Hungry Women / No Me Tomorrow” (655) [1967];

– THE WILDFLOWER “Baby Dear / Wind Dream” (659) [1967];

– THE UNDERGROUND “Satisfy’n Sunday / Easy” (660) [1967];

– THE NEW DAWN “Funny Feeling / Slave Of Desire” (664) [1967];

– FEVER TREE “Girl, Oh Girl (Don’t Push Me) / Steve Lenore” (665) [1967];

– BIG BROTHER & THE HOLDING COMPANY “Bye, Bye Baby / Intruder” (666) [1967];

– THE SUPERFINE DANDELION “People In The Street / The Other Sidewalk” (672) [1967];

– THE SUPERFINE DANDELION “Crazy Town (Move On Little Children) / Janies Tomb” (673) [1967];

– THE JELLY BEAN BANDITS “Country Woman / Generation” (674) [1967];

– BIG BROTHER & THE HOLDING COMPANY “Women Is Losers / Light Is Faster Than Sound” (675) [1968];

– THE AMBOY DUKES “Baby Please Don’t Go / Psalms Of Aftermath” (676) [1968];

– THE TIFFANY SHADE “Would You Take My Mind Out For A Walk / One Good Reason” (677) [1968];

– THE TIFFANY SHADE “An Older Man / Sam” (680) [1968];

– BOHEMIAN VENDETTA “I Wanna Touch Your Heart / Riddles & Fairytales” (681) [1968];

– THE TANGERINE ZOO “One More Heartache / Trip To The Zoo” (682) [1968];

– THE AMBOY DUKES “Mississippi Murderer / Journey To The Center Of The Mind” (684) [1968];

– THE GROWING CONCERN “A Boy I Once Knew Well / Tomorrow Has Been Cancelled” (685) [1968];

– ELLIE POP “Seven North Frederick / Can’t Be Love” (686) [1968];

– THE ART OF LOVIN’ “You’ve Got The Power / Good Times” (687) [1968];

– THE WRONGH BLACK BAG “Wake Me, Shake Me / I Don’t Know Why” (689) [1968];

– THE TANGERINE ZOO “Like People [I-II]” (690) [1968];

– THE SCARLET LETTER “Outside Woman Blues / Macaroni Mountain” (691) [1968];

– THE AMBOY DUKES “You Talk Sunshine, I Breath Fire / Scottish Tea” (693) [1968];

– STONE CIRCUS “What Went Wrong / Mr. Grey” (694) [1968];

– HENRY TREE “Penfield Town [I-II]” (MRC 729) [1968];

– THE PEBBLES “Forty Miles / Get Around” (695) [1969];

– THE SCARLET LETTER “Mary Maiden / Timekeeper” (696) [169];

– THE AMBOY DUKES “Prodigal Man / Good Natured Emma” (700) [1969];

– THE YEOMEN “The Chains (That Set Me Free) / [I-II]” (701) [1969];

– THE AMBOY DUKES “For His Namesake / Loaded For Bear” (704) [1969];

– LIFE ‘N’ SOUL “Here Comes Yesterday Again / Dear Paul” (705) [1969];

– THE LAST NIKLE “Save Your Love For Me / Five O’clock Sun” (708) [1969];

– THE AMBOY DUKES “Flight Of The Byrd [I-II]” (711) [1969];

– MAXX “200 Years [I-II]” (714) [1969];

– LINCOLN ST. EXIT “Soulful Drifter / Time Has Come Gonna Die” (722) [1970];

– JOSEFUS “Jimmy Jimmy / Sephus Blues” (725) [1970];

– DECEMBER’S CHILDREN “Sweet Talkin Woman / Back Road Rider” (728) [1970];

– EAST RIVER DRIVE “Hard Way To Go / Dirty Woman” (MRC 723) [1970];

– LION “Natural Man / Sometimes I Feel Like Pennsylvania” (MRC 727) [1970];

– FREEPORT “I Need Your Lovin’ / It’s A Brand New Morning” (MRC 730) [1970];

– LACEWING “Paradox [I-II]” (MRC 731) [1970];

– FREEPORT “Now That She’s Gone / Misunderstood” (MRC 732) [1970].

Gian Marchisio

Manara tra letteratura, cinema e storia

L’associazione Culturale Torino Comics presenta la mostra dedicata a Milo Manara, uno dei più grandi maestri del fumetto internazionale, aperta dal 17 aprile al 28 giugno prossimo.

Si intitola “Manara e l’arte del racconto, letteratura, cinema e storia” la mostra dedicata al fumettista Milo Manara, classe 1945, e ospitata alla Certosa Reale di Collegno, inaugurata nel pomeriggio del 17 aprile e aperta fino al 28 giugno prossimo.
L’autore sarà ospite d’onore a Torino Comics dal 30 maggio al 1⁰ giugno prossimi. L’esposizione è  organizzata dall’associazione culturale Torino Comics, con il patrocinio e il contributo del Comune di Collegno, in collaborazione con Comicon, Rete Italiana del Fumetto, Visiona Società Cooperativa e Associazione Antidoto Felice e pone in luce, grazie a un ampio percorso attraverso l’opera dell’autore, la capacità di Manara di dialogare con i grandi patrimoni della cultura, rielaborandoli in una forma narrativa unica, riconoscibile e profondamente contemporanea.
La mostra seleziona oltre cinquanta tra tavole originali, riproduzioni, storyboard, documenti e materiali vari, restituendo al pubblico la complessità del lavoro di Manara, evidenziandone la precisione del tratto, la costruzione compositiva e la profondità della ricerca iconografica e narrativa. Le opere esposte, in formati che variano da 50×70 ai 70×100 cm, permettono di cogliere da vicino la cura del dettaglio e la forza espressiva che hanno reso Manara uno degli autori più riconoscibili del panorama contemporaneo.

Il percorso espositivo si articola lungo alcune direttrici fondamentali del suo lavoro: il rapporto con letteratura e cinema, la rilettura della storia e l’interpretazione della cultura contemporanea. In questo dialogo continuo tra linguaggi, opere come “ Viaggio a Tulum” e “Il viaggio di G. Mastorna” testimoniano il sodalizio artistico con Federico Fellini, mentre i cicli dedicati a “Caravaggio e i Borgia” mostrano la capacità di tradurre eventi e figure storiche in narrazione visiva, con un equilibrio tra rigore e interpretazione.
Accanto a questi lavori, trovano spazio ritratti e illustrazioni dedicate a protagoniste della musica, del cinema e della cultura, che restituiscono il ruolo di Manara quale interpretee osservatore del panorama culturale internazionale.
La mostra si propone, così, come un viaggio nell’arte del racconto a fumetti, capace di attraversare epoche, immaginari e linguaggi diversi.

“Ospitare a Collegno una mostra dedicata  a Milo Manara significa accogliere uno dei protagonisti assoluti della storia del fumetto internazionale,  un autore che ha saputo trasformare il disegno in un  linguaggio narrativo capace di parlare a diverse generazioni, attraversando mondi culturali anche molto lontani tra loro – ha commentato il sindaco della Città di Collegno Matteo Cavallone – Come Città di Collegno siamo orgogliosi di sostenere questa iniziativa, realizzata con l’associazione culturale Torino Comics e crediamo che portare qui l’opera di Manara significhi offrire al nostro territorio un’esperienza culturale di altissimo livello, capace di stimolare sguardi nuovi e di avvicinare il pubblico all’arte del fumetto, quale forma espressiva matura, raccontando il mondo con una matita e un’immaginazione inesauribile”
“Questa mostra dedicata a Milo Manara rappresenta per Collegno non solo un appuntamento espositivo di grande prestigio, ma anche un’occasione per riflettere sul ruolo che le arti visive e il fumetto svolgono oggi nella costruzione del nostro immaginario collettivo.  Il lavoro di Manara, con la sua capacità di attraversare linguaggi e discipline,  ricorda allo spettatore che la cultura è un  territorio vivo in cui il dialogo tra passato e presente genera continuamente nuove forme di racconto – spiega l’Assessora alla Cultura Clara Bertolo – abbiamo scelto di sostenere questo progetto perché crediamo che la Sala delle Arti debba essere uno spazio aperto, capace di ospitare linguaggi diversi offrendo al pubblico strumenti per leggere la complessità del nostro tempo”.

Mara Martellotta

Il cuore della libertà

Teatro Concordia

Lunedì 20 aprile, ore 21

 

 

 

Il cuore della libertà è il racconto dei tre giorni che precedono la strage di Givoletto del 23 febbraio 1945 nella quale perse la vita, oltre ad altri partigiani, la giovane staffetta Domenico Luciano di soli 11 anni, trucidato dai Nazifascisti.

Lo spettacolo è il racconto delle emozioni di un bambino-partigiano che si ricongiunge ad amici e fratelli combattenti per un paese libero dalla guerra e dall’oppressione. Il punto di vista di Domenico si intreccia e si scontra con quello di suo fratello e degli altri membri della brigata e si snoda in dialoghi e sogni ad occhi aperti, cullato dalla musica eseguita dal vivo che fa da contrappunto alle vicende e ai pensieri dei personaggi. Il cuore della libertà racconta una vicenda singola, ma pone l’accento sulla trasversalità e la collettività della Resistenza che ha unito persone di età e ideali diversi tra loro, ma solidali verso un unico obiettivo: la liberazione e la pace.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Lunedì 20 aprile 2026, ore 21

Il cuore della libertà

Regia: Melina Pellicano

Testo: Francesco Varano in collaborazione con Anpi Torino

Con Alberto Barbi, Tommaso Calvi, Umberto Poli, Maurizio Misceo

Musiche originali, eseguite dal vivo da Umberto Poli, polistrumentista

Scenografia: Eleonora Rasetto

Biglietti: intero 13 euro, ridotto 10 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

Nasce a Sant’Ambrogio il nuovo Museo Mario Giansone

 750 mq e 7 sale, per 263 opere tra marmi, graniti, legni, bronzi, stencil, dipinti, xilografie, litografie, incisioni, stencil e arazzi per restituire a cittadini, appassionati e curiosi l’eredità artistica e culturale di Mario Giansone (1915-1997), artista torinese tra i protagonisti più originali dell’arte italiana del Novecento.

Museo Mario Giansone: Via Sestriere, 1 – Sant’Ambrogio (TO)

 

Torino, 18 aprile 2026 – Inaugura il nuovo Museo Mario Giansone, il nuovo spazio di incontro tra arte, memoria e sperimentazione estetica, che custodisce e valorizza l’opera di Mario Giansone, uno dei protagonisti più originali dell’arte italiana del Novecento.

In un allestimento che unisce rigore critico e fruibilità per tutti, il museo offre un viaggio immersivo nel mondo creativo dell’artista torinese, attraverso dipinti, disegni, materiali d’archivio e installazioni site-specific.

Progettato come spazio dinamico di cultura, il Museo Giansone non è solo custode di un patrimonio artistico unico, ma anche centro di ricerca, dialogo e programmazione culturale. Con circa 170 sculture, 30 quadri, 23 xilografie, 20 disegni, 12 incisioni, 6 litografie, 4 stencil e un arazzo, il Museo si propone come luogo aperto e accessibile, dove riscoprire il valore della sperimentazione visiva e riflettere sulle declinazioni contemporanee del fare arte. Un invito al pubblico a un’esperienza che celebra il genio di Mario Giansone, la sua visione poetica e il suo contributo duraturo alla storia dell’arte italiana. Cornice del museo è l’ex Maglificio Fratelli Bosio.

Il ferro, le pietre, i legni più duri, i marmi, le lamiere non sono bastati a Giansone per placare la sua

ansia di dare forma e volume alla sua anima, alle sue emozioni, alla sua visione dell’umanità,

dell’universo e dell’ultraterreno. Ha disegnato, dipinto, inciso, imprigionato la luce nei fili del retro degli

arazzi, dato forma ed espressione alle ombre, dato movimento alle pietre per esprimere concetti o

creare sensazioni visive. Il Museo a lui dedicato” spiega Giuseppe Floridia, Presidente della Fondazione Giansone “si propone di testimoniare l’impatto emozionale delle sue opere e di consentire la riscoperta di un importantissimo artista del Novecento”.

Il mondo dell’arte tende a storicizzare ogni opera ma le vere opere d’arte restano sempre contemporaneeMario Giansone, 1915-1997.

LE SALE E LE OPERE

L’opera di Mario Giansone attraversa materiali, tecniche e linguaggi diversi, dagli arazzi tessuti a mano alle sculture in legno, bronzo e materiali eterogenei, fino ai dipinti, ai disegni e alle grafiche. Il percorso si sviluppa su 7 sale, attraverso le quali indaga l’armonia nascosta delle opere e dei temi dell’artista: il jazz come espressione del dinamismo del suono e del ballo, la brutalità della guerra, il fascino delle innovazioni tecnologiche del ‘900, i gatti, colti nell’eleganza delle forme, le donne, espressione di delicato intimismo. Un intimismo, quello di Giansone, che non di rado cede il passo ad un percorso verso la spiritualità e la trascendenza. Ogni nucleo di opere racconta una fase della sua ricerca, documentando l’evoluzione di un pensiero artistico che si sviluppa dal gesto scultoreo

Paolo Siccardi spiega il fotogiornalismo

Torino, 21 aprile 2026 – ore 18:30

Presso Spazio GNU, in collaborazione con l’Associazione Culturale Imago Mundi, si tiene un incontro con il fotogiornalista Paolo Siccardi, che dialogherà con Tiziana Bonomo. Attraverso una selezione delle sue immagini, Siccardi racconterà il significato del mestiere di fotoreporter, illustrando le dinamiche del lavoro sul campo e le collaborazioni che ne definiscono l’attività.

Paolo Siccardi è giornalista e fotografo freelance, autore di numerosi libri e mostre. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti e alla Stampa Estera dal 1992, ha maturato una lunga esperienza nel settore: dal 1983 al 1989 ha fatto parte dello staff dell’agenzia fotogiornalistica Contrasto di Roma; nel 1990 è entrato nell’agenzia Marka di Milano, in concomitanza con l’inizio della Guerra del Golfo; dal 2000 collabora in esclusiva con il settimanale Famiglia Cristiana.

L’ingresso è gratuito. È consigliata la prenotazione.

Per prenotazioni: SMS o WhatsApp al numero 337 203333 (Dario Egidi)

Sede dell’evento: Spazio GNU, via Pier Dionigi Pinelli 1, Torino

Percezioni e memoria, i mondi di Proust e di Michelle Hold

Alla Swann Art Gallery, sino al 6 maggio

È nata a Monaco di Baviera ed è cresciuta a Innsbruck l’artista Michelle Hold, adesso vive e lavora in Italia, nel Monferrato, vicino Ottiglio, dopo aver scelto in maniera definitiva quanto più l’appassiona e le sta a cuore, l’Arte, a seguito di un passato che l’ha vista disegnatrice di tessuti in diversi corsi a Parigi, Londra, New York e Hong Kong, modella, imprenditrice nel settore della ristorazione. Ha esposto di recente a Bruxelles e New York, sino al 6 maggio alcune sue opere sono in mostra presso la Swann Art Gallery di via Bertola 29, “Voyage de découverte” il titolo. Nel catalogo di presentazione si legge che sono le emozioni la radice di queste opere, che “attraverso un gesto pittorico libero e istintivo” confrontando le zone più oscure della propria interiorità. A Hold non interessa “apparire”, sceglie di “esprimere”. “Un percorso che non si esaurisce nella visione di immagini, ma si apre come esplorazione del ‘tempo’ e della sua ‘percezione’”, sottolinea Riccardo Dellaferrera a cui si deve la cura della mostra, mentre – seppur in un clima a tratti rarefatto e decifrabile in sguardi che s’approfondiscono nella visita – coinvolge chi guarda in “una riflessione che affonda le proprie radici nella trasformazione del pensiero tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, chiamando in causa Henri Bergson e soprattutto Marcel Proust, con il percorso della memoria, con la sua “recherche”, con quel suo “mi sono coricato presto la sera” e il sapore di una madeleine (affatto fuori luogo l’ospitalità a Hold, se Dellaferrera ha scelto per la sua galleria il nome di “Swann”).

Quel desiderio d’espressione dell’artista ci arriva attraverso l’uso del colore soprattutto e della forma, attraverso i gesti solo apparentemente scomposti, attraverso l’espandersi nervoso ma totalmente arginato di quei colpi di ampia spatola che finiscono con lo spingerci a entrare maggiormente nella tela, a comprendere interruzioni e forme definite, a definire a noi stessi in primo luogo quella che è divenuta la filosofia comportamentale e quotidiana di Hold, magari a tornare su questo o quel particolare per avvertire una nuova percezione, magari a sentire quella energia che è il componente non di secondo piano delle opere. Guardare in quel suo guardarsi dentro: “Per Marcel Proust la chiarezza non è semplice trasparenza, ma rivelazione di verità interiori profonde, nasce da un viaggio dentro se stessi, dove memoria e percezione illuminano ciò che spesso resta nascosto: i miei dipinti danno forma a ciò che non può essere espresso a parole, trasformando le emozioni private in uno spazio condiviso di riconoscimento.” Da quelle emozioni prendono corpo – rarefatto, impercettibile, tenue ma validamente sottile, che a poco a poco cattura -, attraverso le giuste simbiosi cromatiche, “Circles of Life”, la grande tela (200 x 200 cm) che introduce alla mostra, la conclusione e l’interruzione delle orme circolari, come “New Codes”, il cerchio (o siamo pronti a correggere quella forma in ovoidale? con il richiamo a qualcosa legato alla maternità?) definito a tratti nero ma non completamente “conclusus”, dove ad attraversare il quale sono i vari “reticolati” appartenenti del tutto all’artista.

Nascono quegli orizzonti che, anch’essi capaci d’offrire definitive suggestioni, attraversano “Beyond Time” o gli spazi che vengono a separare altre forme circolari per indicarci che “Anything is possible” (entrambi 2026) o ancora, impercettibile, “Horizon of Hope”, dentro cui la speranza, nelle parole dell’artista, s’avvera quando “il vero viaggio è cambiare occhi e scoprire infiniti mondi negli sguardi degli altri”, nella certezza di fare prima o poi un “magico incontro”. Una certezza che, quasi in una spirale di ricordi, di memorie riaffiorate istante dopo istante, giunge nella piena ricerca di un “lost time”, entrando dal fondo della tela a testimoniare sagome umane, chiamando ancora in campo la speranza e gli affetti e gli esseri umani in “What really matters”, laddove una coppia convive in quel trionfo di blu a ricordare che “ogni giorno è un giorno perso se non abbiamo amato” e l’autrice a sottolineare “quanto conta davvero”. Nascono, sul filo sottile della memoria, forse con una rabbia appena accennata, forse con il rito tranquillo della definitiva dimenticanza, “Letters from the Past”, ancora entro un cerchio che questa volta è vortice quel che rimane di un amore scritto su un foglio di carta. Attraverso le emozioni, le suggestioni, i ricordi di un attimo, i costruttivi suggerimenti, il disordine del cuore, i pensieri che si si sovraccaricano, invadiamo altri campi, più personali, più profondi. E anche chi guarda, e fa proprie le opere, scopre l’importanza di una nuova “découverte”.

La mostra si configura così come un’esperienza articolata – ricorda ancora Dellaferrera -, in cui pittura e pensiero si intrecciano, offrendo al publico non solo uno spazio di visione (un altro “voyage”, attorno a una piccola “chambre”, ndr), ma un vero e proprio tempo da attraversare, in piena sintonia con lo spirito della Swann Art Gallery”, riflettendone “la vocazione culturale e progettuale, fondata sulla trasversalità dei linguaggi e sul dialogo tra arti visive, letteratura e pensiero critico.” A questo proposito, a corollario della mostra, si avranno tre appuntamenti: “Voyage de découverte” con il soprano Marina Verra e Andrea Musso al pianoforte (Specht Residenzen, corso Palestro 5, il 17 aprile ore 18), con musiche di Debussy, Poulenc, Satie e Faurè; “Tempo e arte informale”, ospiti Alice Zatti critica dell’arte e Michelle Hold artista (talk aperitivo, presso la galleria, 21 aprile ore 19); “Tempo, Memoria, Recherche”, presso la galleria, reading aperitivo con gli interventi di Enrica Coletti, docente di letteratura francese e di Hubert Leclercq per alcune letture da testi di Marcel Proust (28 aprile, ore 19), nell’approfondimento del legame tra memoria, percezione e creazione artistica. Eventi gratuiti, per informazioni info@swannarte.com e cell 333 2455018.

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcune opere di Michelle Hold: “What really matters”, “Circles of Life” e “Letters from the Past”.

Per il Valsusa Filmfest ad Almese, tributo a Freddy Mercury

Al teatro Magnetto di via Avigliana 17, ad Almese, tra gli appuntamenti di punta del Valsusa Filmfest, sabato 18 aprile prossimo, alle ore 21, andrà in scena Mike Moran “The Freddy’s opera”, uno spettacolo musicale dedicato alla carriera solista di Freddy Mercury, a ottant’anni dalla nascita del celebre artista. Protagonista della serata sarà Mike Moran, pianista e compositore britannico che ha direttamente collaborato con Freddy Mercury nella realizzazione dei brani più significativi della produzione solista. Al pianoforte Moran suonerà ls musiche che ha registrato in studio insieme a Mercury, tra cui “My defence” e “Barcelona”, restituendo al pubblico un’esperienza musicale autentica e legata alla realizzazione originale di queste composizioni. Nel corso della sua carriera, Moran ha collaborato con numerosi altri artisti internazionali, tra cui George Harrison, Joe Cocker e Kate Bush. Il concerto si concentra su una fase meno conosciuta, ma centrale, di Freddy Mercury, legata ai progetti solisti e alla sperimentazione musicale al di fuori dei Queen, caratterizzata dall’incontro tra linguaggi diversi e dalla collaborazione con artisti provenienti da ambiti differenti, come nel caso della celebre unione tra musica pop e lirica. Accanto a Moran, lo spettacolo vedrà in scena Giordano Petrini (Jordan Trey) nel ruolo di Freddy Mercury, e il soprano Graciela Dorbessan nel ruolo di Montserrat Caballé, figura chiave della carriera solista dell’artista britannico. La dimensione musicale si intreccia così con quella interpretativa, dando vita ad un racconto scenico che restituisce atmosfere, suggestioni e momenti emblematici del percorso artistico. A completare lo spettacolo, il corpo di ballo composto da Nicoletta Ilardi e Federico Tarabbia, in una messa in scena che unisce musica, interpretazione e movimento. La regia è di Daniele Croce, per una produzione Valsusa Filmfest, realizzata in collaborazione con Maurizio Pisu, Kinds of Magic e Classic Queen. Daniele Croce è infatti anche il batterista dei Classic Queen e curatore, per il Valsusa Filmfest, delle sezioni di concorso cortometraggi “Disertare”.

Mara Martellotta

“Fantozzi. Un mito italiano” Alla Fondazione Mirafiore

Sabato 18 aprile sarà la volta di Guido Harari

Il laboratorio di Resistenza Permanente della Fondazione E. Mirafiore si avvia verso la conclusione della sua sedicesima edizione, con tre appuntamenti straordinari capaci di restituire al pubblico il meglio di quella cultura italiana, che sa essere popolare e raffinata, comica e profonda, quotidiana e immortale. Venerdì 17 aprile, alle ore 19, il teatro della Fondazione Mirafiore, in collaborazione E.ART.H Foundation accoglie “Fantozzi. Un mito italiano”, con Guido Andrea Pautasso e Luca Bochicchio, curatori di una mostra a lui dedicata, ad approfondire e analizzare la figura del personaggio di Fantozzi con particolare rilevanza alla sua immagine cinematografica, culturale e immaginaria. Entrambi hanno collaborato alla stesura del libro “Fantozzi. Un mito italiano”, che sarà presentato per l’occasione e che ripercorre le tappe che hanno reso Fantozzi l’antieroe per eccellenza, e ai racconti saranno alternate le proiezioni di alcune iconiche scene dei suoi film. Considerato l’ultima maschera della commedia italiana dopo Totò. Fantozzi nacque dalla penna di Paolo Villaggio, che poi interpretò anche il personaggio cinematografico, con una serie di racconti pubblicati sul settimanale L’Europeo e successivamente, nel 1971 con un romanzo pubblicato da Rizzoli a seguito del successo ottenuto dal “ragioniere nazionale” e incarnandosi in 11 film entrati nella memoria collettiva, diventando molto più di un personaggio comico. Uno specchio spietato e affettuoso dell’italiano medio, delle sue umiliazioni quotidiane, delle sue sconfitte sempre sfiorate e mai.

Sabato 18 aprile, alle ore 18.30, la penultima serata della stagione porta a Serralunga d’Alba un ospite fra i più luminosi: Guido Harari, con “La luce nello sguardo”. Nato al Cairo nel 1952, e formatosi da autodidatta ispirandosi ai grandi fotografi di rock e jazz degli anni Quaranta, Harari si è formato negli anni Settanta come fotografo e giornalista musicale, diventando nel tempo uno dei più autorevoli ritrattistica italiani, capace di attraversare decenni di musica, di cultura e di spettacolo con un obiettivo sempre teso a cogliere non il gesto, ma l’anima. In oltre cinquant’anni di carriera, ha collaborato con le maggiori testate internazionali, la fotografia musicale dentro le gallerie d’arte e curato il recupero degli archivi storici dimenticati, tra cui quelli dei leggendari Art Kane e Joe Alper. Nel 2011 ha fondato ad Alba, insieme a Cristina Pellissero, la Wall of Sound Gallery, segnando con questo gesto un ritorno alle radici piemontesi, che rende la sua presenza alla Fondazione Mirafiore qualcosa in più di un semplice incontro, un racconto intimo per immagini e parole di una vita trascorsa a inseguire la luce negli occhi delle persone e il senso del tempo nei loro volt.

L’intera stagione è stata guidata dalla parola #partecipazione, che trova la sua incarnazione più autentica e fisica nell’ultimo atto della sedicesima edizione, sabato 25 aprile, quando a partire dalle ore 10 tornerà l’appuntamento ormai tradizionale e irrinunciabile della Fondazione Mirafiore10. Il ritorno è al nuovo Bar Fontana by Ugo Alciati, sotto i portici della Bottega del Vino, da cui partiranno tre gruppi di lettura guidati da Oscar Farinetti, Antonio Armano e Paola Farinetti, ciascuno con la propria voce e il proprio sguardo a fare da filo conduttore tra gli alberi e i sentieri del bosco. Al termine della passeggiata, una sosta per ricordare i partigiani caduti della 21esima Brigata Matteotti, e per intonare insieme i canti della Resistenza, accompagnati dalla voce di Filippo Bessone, ex frontman del gruppo Trililu e dalla Filarmonica del maestro Walter Porro.

In caso di maltempo, la passeggiata si trasferirà nelle cantine storiche di Fontanafredda, dove la storia di questa terra continua a vivere tra i muri e il profumo del vino.

Partecipazione libera con prenotazione gradita su fondazionemirafiore.it

Mara Martellotta

Città in Danza Piemonte 2026, quando l’arte incontra la solidarietà

L’edizione 2026 di Città in Danza Piemonte si preannuncia come un appuntamento di straordinaria intensità artistica e umana, capace di coniugare il linguaggio universale della danza con un profondo messaggio di impegno sociale.
Sabato 18 aprile prossimo, dalle ore 11 alle ore 20, il palcoscenico del teatro Superga di Nichelino ospiterà la 18esima edizione della tappa piemontese del celebre concorso nazionale targato UISP, patrocinata dalla Regione Piemonte. Quest’anno la manifestazione si arricchisce di un significato ancora più speciale: la presenza di rappresentati della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, che offrirà al pubblico di celebrare un’occasione importante, ossia i quarant’anni di attività della Fondazione. Un anniversario che racconta quattro decenni di dedizione, eccellenza scientifica e sostegno concreto a migliaia di persone, e che verrà omaggiato attraverso la forza espressiva della danza.

“Città in Danza” non è soltanto un evento, ma un progetto culturale che rappresenta profondamente i valori UISP: accessibilità, inclusione, partecipazione e valorizzazione della persona. Se un tempo la danza era considerata un ambito riservato a pochi, oggi si afferma come spazio aperto, in cui ciascuno può trovare il proprio modo di esprimersi, il talento, secondo questa visione che non è prerogativa di pochi ma una qualità diffusa che ha bisogno di contesti qualificati e accoglienti per emergere. I numeri della tappa piemontese raccontano la vitalità di questo movimento: 39 associazioni sportive partecipanti, 139 coreografie in gara e ben 640 tra candidate e candidati, tra i più piccoli, a partire dai 4 anni, fino agli over 60. Un mosaico di esperienze, età e linguaggi che attraversa tutte le discipline, dalla danza classica alla contemporanea, dall’hip-hop al modern, fino alla danza jazz. A valutare le esibizioni, sarà una giunta di alto profilo, chiamata ad assegnare punteggi validi per la classifica finale, che prevede premi e borse di studio di categoria tecnica e scuola. In palio anche l’accesso alle finali nazionali, culmine di un percorso che attraversa 15 tappe in tutta Italia.
Città in Danza Piemonte 2026 si conferma così un’evento capace di andare oltre la competizione autentica, in cui arte, sport e comunità si intrecciano. Un palcoscenico dove ogni gesto racconta una storia e dove la danza diventa veicolo di valori, emozioni e speranza.
Un appuntamento aperto a tutti, in cui il movimento del corpo si fa linguaggio universale, e la bellezza dell’arte incontra la forza della solidarietà.

Mara Martellotta

All’Orto Botanico Salucci presenta “Riflessi d’acqua tra arte e natura”

Per la prima volta all’ Orto Botanico dell’Università di Torino si tiene una mostra che pone in dialogo la fotografia contemporanea e l’ambiente, immersi, attraverso la postproduzione, in una dimensione acquatica e straniante. Architetture familiari si trasformano, cosi,  in visioni poetiche e in riflessioni sull’innalzamento delle acque e sul fragile equilibrio presente tra uomo e ambiente.
La mostra è  anche l’occasione per rendere omaggio alla città di Torino con tre opere inedite di Aldo Salucci, dedicate allo skyline cittadino, a piazza San Carlo e allo stesso Orto Botanico.
All’interno della mostra sarà inoltre esposto un kakemono giapponese, un dipinto a inchiostro su seta realizzato a Kyoto intorno alla metà dell’Ottocento  da un artista della scuola Maruyama Shijō, raffigurante una carpa che risale una cascata. L’opera è simbolo di crescita continua attraverso lo studio e la ricerca, e sarà  posta in dialogo con le fotografie di Salucci e potrà essere ammirata nel corso delle visite guidate.
L’intero percorso invita alla quiete e alla riflessione, al rallentare lo sguardo, ascoltare il silenzio dell’acqua e percepire il mutare delle stagioni, che permette di riscoprire l’Orto Botanico come luogo di conoscenza, di dialogo e consapevolezza ambientale, in cui fotografia, natura e ricerca scientifica si incontrano.

La mostra è  realizzata dall’Università di Torino, Orto Botanico, Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi e Associazione Amici Orto Botanico, con il patrocinio della Regione Piemonte, del Comune di Torino e Consolato del Giappone. Main sponsor Smat Società Metropolitana Acque Torino. La mostra fa parte del circuito Extra di Exposed Torino Photo Festival.

Mara Martellotta