CULTURA E SPETTACOLI

Una piazza per l’artista Alberto Bertazzi

Sabato 13 marzo si è svolta a Balzola, nella piazza antistante la Casa di riposo, l’intitolazione ad Alberto Bertazzi, grande artista a cui il paese ha dato i natali nel 1953 e scomparso prematuramente nel 1993.

Presenti alla cerimonia l’onorevole Enzo Amich, il sindaco Marco Torriano con l’intera giunta, i consiglieri comunali con il vice sindaco Luca Graziotto, oltre all’assessore alla sanità regionale piemontese Federico Riboldi che ha sottolineato l’importanza di conservare la memoria di un personaggio che ha dato lustro al paese.

Presenti anche i sindaci Fabrizio Bremide di Villanova, Andrea Manachino di Rive e il vicesindaco di Morano Maura Tosi.

Dopo lai benedizione impartita dal parroco  don Taddeo, ha preso la parola il critico d’arte Giuliana Romano Bussola che conobbe Bertazzi e gli curò molte mostre, in particolare la antologica postuma nel castello di Casale Monferrato.

E’ stata riportata in vita la prepotente personalità del geniale pittore e scenografo dalle varie sfaccettature, apparentemente contraddittorie  ma armonizzate dal viscerale amore per l’arte.

Si conciliano in lui, infatti, due anime, da una parte quella semplice che guarda la quotidiana realtà contadina, risaie, campi di grano, rogge contornate dai gelsi, con occhio limpido e sereno e un’affettuosità pari ad un Jean Francois Millet;  dall’altra l’anima tormentata e inquieta che s’addentra nel mondo dell’occulto, dell’esoterico e del mistico con una visione romantica della natura attraverso la rappresentazione dei fenomeni più inquietanti tra fulmini, lampi tenebrosi, luci misteriose e sublimi, apparizioni sconvolgenti e apocalittiche.

Sono questi i dipinti che affascinano maggiormente e rendono la sua arte personalissima e immediatamente riconoscibile  attraendo  e al tempo stesso causando turbamento accostandosi alla poetica del Sublime.

Una nota piacevole è stata data dai bambini delle scuole elementari con piccoli deliziosi dipinti con tematiche contadine ispirate dalle opere di Bertazzi.

Avigliana protagonista delle Giornate FAI di Primavera

Sabato 21 e domenica 22 marzo tornano le Giornate FAI di Primavera, il grande appuntamento che permette al pubblico di scoprire luoghi solitamente inaccessibili o poco conosciuti del patrimonio storico, artistico e naturalistico italiano. Durante questa manifestazione, giunta alla 34esima edizione, apriranno ben 780 luoghi in 400 città, visitabili grazie a 17mila apprendisti ciceroni su base volontaria, a contributo libero.
In Piemonte grande protagonista sarà Avigliana, la città medievale dal cuore verde, con ben cinque siti da scoprire, quattro dei quali ubicati nel centro storico. Ad organizzare queste aperture sarà la Delegazione FAI della Valle di Susa, guidata da Marilena Gally insieme al Gruppo FAI giovani.
L’iniziativa si svolge con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Avigliana ed è resa possibile grazie alla disponibilità del Liceo Norberto Rosa di Bussoleno; di Azimut Yachts e Fondazione Vitelli; dell’Asilo Picco; di Enrico Allais e del progetto Cultura a porte aperte.

Sarà possibile visitare le seguenti meraviglie:

–        Palazzo Comunale e Piazza Conte Rosso: il pubblico potrà scoprire le bellezze di Piazza Conte Rosso, che nel medioevo era sede di mercati e fiere; qui aveva sede il tribunale e venivano pesate le merci con il peso pubblico comunale. La piazza, contornata da edifici a portici ogivali con riprese architettoniche barocche, è dominata dai ruderi dell’imponente maniero fatto costruire intorno al 960 d.C. dal Marchese Arduino III detto “il Glabro”. In questo maniero, distrutto definitivamente il 29 maggio 1691 dal generale francese Nicolas de Catinat, nacquero almeno tre sovrani: il Beato Conte di Savoia Umberto III il 4 agosto 1136; il Conte di Savoia Amedeo VII detto il “Conte Rosso” il 24 febbraio 1360 e la sfortunata Bona, Duchessa di  Milano, il 10 agosto 1449.
Dopo aver visitato la piazza il pubblico, guidato dai narratori FAI, si traferirà nel Palazzo Comunale, dove accederà alla Torre civica del XIII secolo e successivamente all’ufficio del sindaco e alla vecchia sala consiliare, i cui arredi e decorazioni sono neo-medievali.
Orari di visita: Sabato e domenica 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30). Turni di visita max 20 persone, con durata della visita di 30 minuti. Non è richiesta prenotazione.

–        Scuola Picco: si trova in Piazza Conte Rosso. Nel 1870 un comitato di cittadini aviglianesi, su impulso di quello che accadeva nei comuni limitrofi, decise di dare vita ad una struttura dove accogliere i bambini da 3 a 6 anni d’età, d’ambo i sessi. L’obiettivo era quello di avere una scuola a vantaggio generale della popolazione e a beneficio di tutti i bimbi di Avigliana, aiutando le famiglie povere, in modo che i genitori potessero recarsi al lavoro senza il problema di dover lasciare soli i loro figli. Tra i 100 soci, il Comune si impegnò a versare 300 Lire. L’Asilo Picco venne istituito l’8 luglio 1871 con Regio Decreto di Re Vittorio Emanuele II e per i primi 5 anni ebbe sede nel salone messo gratuitamente a disposizione dalla Congregazione dei Sacerdoti presso la Casa Riva. Nell’estate 1872 si tenne un ballo di beneficenza con lotteria a premi a favore della scuola infantile. La signora Emilia Gaggiotti vedova Belitrandi mise a disposizione gratuitamente il suo ampio salone e la Società Filarmonica Santa Cecilia si esibì senza richiedere alcun compenso. I fondi raccolti furono utilizzati nel dicembre dello stesso anno per acquistare l’immobile che è tutt’oggi sede della scuola. Nell’ottobre 1876 l’educazione dei bambini venne affidata alle Suore della Piccola Casa della Provvidenza, che vi restarono fino all’anno scolastico 1982/83.
La scuola materna riuscì a svolgere la sua attività grazie a molti benefattori, tra i quali la Contessa Clementina Carron di San Tommaso, la Società Dinamite Nobel, la Cassa di Risparmio di Torino, la Società Militari in Congedo di Avigliana, la Società Filarmonica di Santa Cecilia, molti privati e molte famiglie. La scuola è stata recentemente riqualificata grazie alla Fondazione Paolo Vitelli. Il pubblico, guidato dai volontari FAI accompagnati dal Presidente della scuola, potrà visitare eccezionalmente i locali dell’asilo, che mantengono la struttura ottocentesca.
Orari di visita: Sabato e domenica 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30). Gruppi di massimo 15 persone, con durata della visita di 30 minuti. Non è richiesta prenotazione.

–        Casa Cantamerlo: ubicata in Via Norberto Rosa 2, uno degli stretti vicoli che sale al castello, è privata e verrà aperta eccezionalmente grazie alla disponibilità del proprietario. Così chiamata per via di un merlo dipinto sulla volta della sua torre, in passato era la casa canonicale della Parrocchia dei Santi Giovanni e Pietro. Nel 1860 fu venduta dal Parroco Giovanni Maria Vignolo all’avvocato, musicista, pittore, poeta e giornalista aviglianese Norberto Rosa, che qui visse fino alla sua morte, avvenuta nel giugno 1862. L’edificio, in stile neogotico nell’Ottocento, si sviluppa attorno ad una corte. Su uno dei muri è affrescata una copia della “Danza dei Folli”, la stessa che si ammira sulla facciata di un edificio nel Borgo Medievale del Valentino: l’opera originaria era presente sulla facciata di un’osteria di Lagnasco che oggi non esiste più. Molto caratteristica è la sua torre.
Il pubblico, guidato dagli apprendisti ciceroni della classe terza A ad indirizzo scientifico tradizionale del Liceo Norberto Rosa di Bussoleno, avrà la possibilità di scoprire l’interessantissima storia di questa dimora, dove vennero ospitati illustri personaggi, tra i quali Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena nel 1938.
Orari di visita: Sabato e domenica 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30). Turni di visita di max 15 persone, con durata della visita di 30 minuti. Non è necessaria prenotazione.

–        Oratorio del Gesù: ubicato in Via XX Settembre, nel centro storico, nel cuore del Borgo Vecchio, risale al XV secolo. All’interno presenta un aspetto barocco mentre all’esterno è caratterizzato da finestre a sesto acuto. L’altare è seicentesco. Quest’Oratorio faceva parte della residenza della nobile famiglia dei Le Cocq, il cui esponente più illustre è stato il Beato Antonio Le Cocq (Avigliana 1390 – Chiusa Pesio 1458). Nel luogo di culto si riuniva la Confraternita del Santissimo Nome di Gesù, fondata ad Avigliana da San Bernardino da Siena a metà Quattrocento.
Il pubblico sarà guidato dai narratori FAI.
Orari di visita: Sabato e domenica 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30). Turni di visita di max 15 persone, con durata della visita di 30 minuti. Non è necessaria prenotazione.

–        Azimut Yachts – luogo riservato agli iscritti FAI: Azimut Yachts, con sede ad Avigliana in Via M.L. King, 9, è un brand del Gruppo Azimut|Benetti, che fa capo alla famiglia Vitelli e che da ventisei anni detiene il primato di primo produttore al mondo di megayacht. Questo polo d’avanguardia unico rappresenta un distretto nautico d’eccellenza, dove lavorano oltre 1000 persone e vengono costruiti yacht fino ai 26 metri. Gli iscritti FAI, guidati dagli ingegneri e gli artigiani che quotidianamente danno forma agli yacht, avranno la possibilità di scoprire una realtà d’eccezione, normalmente non aperta al pubblico per tutelare la riservatezza delle innovazioni. Il percorso di visita terminerà nella piscina del cantiere, dove gli yacht superano il test finale per poi andare a solcare mari ed oceani.
Orari di visita: Sabato e domenica 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 16:30). Turni di visita di max 15 persone, con durata della visita di 90 minuti. Visite riservate agli iscritti FAI.

ANDREA CARNINO

Il Book Retreat, rigenerarsi con i libri

Una pratica di cura di sé tra silenzi, natura e condivisione

C’è un modo nuovo di avvicinarsi ai libri: rallentare, isolarsi dal rumore quotidiano, dedicare tempo e attenzione alla lettura o alla scrittura in un luogo pensato per nutrire mente e immaginazione. È questo il cuore del book retreat, una formula che sta conquistando lettrici e lettori in tutto il mondo. Si tratta di soggiorni di durata variabile, da un weekend a una settimana, pensati per chi desidera immergersi completamente tra le righe di un libro. A differenza di una semplice vacanza, il book retreat ha come centro l’esperienza letteraria: ore dedicate alla lettura, momenti di silenzio, confronto con altri partecipanti e talvolta incontri con scrittori, editor o formatori. Le prime esperienze di questo tipo nascono nei paesi anglosassoni, soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, sull’onda dei writer’s retreat e dei silent retreat. Nel frattempo l’idea si è diffusa anche in Europa trovando spesso sede in luoghi immersi nella natura: casali di campagna, monasteri riconvertiti, rifugi di montagna e piccoli borghi lontani dal turismo di massa.Ciò che distingue un book retreat è la qualità del tempo che si vive. Le giornate sono scandite da ritmi lenti: lettura individuale, scrittura libera o guidata, passeggiate, pasti condivisi, talvolta meditazione o yoga. La tecnologia è ridotta al minimo, se non addirittura assente, e il silenzio diventa un alleato prezioso. Alcuni ritiri sono tematici, altri puntano sull’esperienza comunitaria, altri ancora sul raccoglimento individuale. Anche in Piemonte si organizzano iniziative che richiamano lo spirito del book retreat. Esempi concreti includono ritiri di lettura e mindfulness nelle risaie vercellesi, combinando lettura, meditazione, natura e condivisione. Sul territorio ci sono inoltre festival letterari e circoli di lettura, come l’Independent Book Tour, che attraversa Torino, Alessandria, Asti e Cuneo, offrendo incontri con autori, presentazioni e momenti di scambio culturale in un’ottica di “bibliodiversita’”. Sebbene i ritiri strutturati di più giorni siano ancora pochi, l’offerta sta crescendo grazie a biblioteche, agriturismi e B&B che propongono esperienze culturali immersive. Organizzare un book retreat è importante perché offre più di un semplice momento di lettura: crea uno spazio di profondità mentale e benessere emotivo, riduce lo stress, migliora la concentrazione e permette di ritrovare calma e piacere nella quotidianità. La lettura diventa una pratica di cura di sé, un modo per riflettere, assorbire nuove idee, ristabilire equilibrio e creare legami con chi condivide la stessa passione. In un mondo che corre, fermarsi a leggere significa fare spazio per pensare, sentire e immaginare.

Il book retreat, dunque, non è solo un evento culturale, ma un’esperienza che rallenta il tempo, rigenera la mente, nutre le emozioni e rinnova la relazione con i libri. Un viaggio interiore che continua ben oltre i giorni del ritiro, trasformando la lettura in un atto di cura.

Maria La Barbera

“Baccanti- Fare schifo con gloria” per la stagione Iperspazi di Fertili Terreni Teatro

Per la stagione  Iperspazi del cartellone condiviso di Fertili Terreni Teatro in prima regionale, mercoledì 18 e giovedì 19 marzo prossimi, andrà in scena a OFF Topic, in via Pallavicino 35, lo spettacolo dal titolo “Le Baccanti- Fare schifo con gloria”, una creazione e ideazione di Giulio Santolini con le performer Mariangela Diana, Ilaria Quaglia e Veronica Solari. Lo spettacolo è  programmato con Piemonte dal Vivo nell’ambito del Progetto Corto Circuito.
Lo spettacolo presenta luci stroboscopiche, non adatte a un pubblico fotosensibile, scene di nudo integrale, e risulta adatto ad un pubblico maggiore di 14 anni.

Si tratta di uno spettacolo dalla dichiarata ed evidente interattività che indaga gli stati di trance ed estasi tipici del contesto rituale, alla ricerca di risposte su che cosa sia il dionisiaco oggi, che cosa voglia dire perdere il controllo e cosa verrà evocato attraverso il sacrificio.
Questi alcuni degli interrogativi che introducono, quasi a pretesto, una festa irriverente e iconoclasta sulle macerie della nostra civiltà con protagonisti tre corpi femminili decisi a invitare la città e, di riflesso, i cittadini a sovvertire il pensiero e a smembrarlo.
Il futuro assomiglia sempre di più ad una distopia e ha alle spalle il passato costruito sulle rovine di città scomparse. All’ombra di questo futuro ci si trova a vivere un rito evocativo del presente che non vogliamo vedere, consapevoli come caos, oscenità e rifiuti siano elementi sempre presenti a ricordarci che nel cuore di tutte le cose c’è  qualcosa che sfugge alla nostra comprensione, qualcosa di puro e spaventoso che nascondiamo alla vista e che solo il rito può mostrare e salvare dal buio in cui è  rinchiuso.
Si tratta di un rito collettivo con le tre performer che parlano un grammelot nella musicalità capace di rievocare il greco antico, unica forma di linguaggio utilizzabile per riaffermare l’aspetto necessario di tutto ciò che è stato confinato nell’ombra e nell’osceno, nel lontano e nel magico. ‘Le Baccanti. Fare schifo con gloria’ è  uno spettacolo al limite del teatro, danza  e pantomima in cui vengono restituite al pubblico tutte le sfumature dell’eccesso dionisiaco, spaziando dai toni tragici a quelli farseschi.
Si tratta di un’impresa condotta e perseguita  partendo non da Euripide ma da Dioniso e arrivando a riscrivere il mito delle Baccanti con una fisicità radicale, in un dialogo senza filtri con la natura e il sacro e dove a dominare  sono i corpi, i gesti, le parole scandite  e il paesaggio evocato.

Per i biglietti il costo  di 13 euro se acquistato online, 15 euro la sera stessa dell’evento.
Per i biglietti ridotti il costo è di 11euro se acquistati online, 13 euro la sera stessa dell’evento.
Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o satispay  e di entrare gratuitamente per alcuni under 35, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani.
Mara Martellotta

La Ciurma salpa a marzo: autori, storie e incontri nella libreria di quartiere

 

A Torino, in via Caprera 28/B, c’è una piccola libreria che sembra più un porto che un negozio. Non a caso si chiama La Ciurma. Cinquanta metri quadrati appena, scaffali fitti e una porta che resta spesso aperta: dentro non entrano solo lettori, ma conversazioni, curiosità, incontri.

Nel cuore del quartiere Santa Rita, questa libreria indipendente sta diventando sempre più ciò che aveva immaginato fin dall’inizio: un luogo di comunità. Qui i libri sono il punto di partenza, ma il vero protagonista è il legame che si crea tra chi entra. Vicini di casa, studenti, appassionati di narrativa, genitori con bambini in cerca di nuove storie. Una piccola tribù urbana che si ritrova tra presentazioni, reading e discussioni spontanee tra uno scaffale e l’altro.

Il mese di marzo porta con sé una serie di appuntamenti che trasformano La Ciurma in un salotto culturale di quartiere.

Si parte mercoledì 19 marzo alle 18.30 con Sebastiano Martini, autore de Il frastuono del mondo. Un titolo che evoca il rumore e le tensioni del presente, ma che in uno spazio raccolto come quello della libreria si trasforma in dialogo: la voce dell’autore, le domande dei lettori, l’ascolto attento che solo i libri sanno generare.

Il 26 marzo alle 18.30 sarà invece la volta di Donato Montesano, che presenterà Chi ha polvere spara. A dialogare con l’autore sarà Valeria Rombolà, in un incontro che promette di addentrarsi in una storia dura e profondamente reale. Il libro nasce infatti da una vicenda vera: quella di Chiruzzi, figura controversa che tra gli anni Settanta e il 2000 accumulò ricchezze enormi, arrivando a possedere oltre un miliardo di lire a soli 22 anni, mantenendo però la propria indipendenza dalla mafia e dalla criminalità organizzata. Dopo 36 anni complessivi di detenzione, Chiruzzi ha scelto di trasformare la propria esperienza in testimonianza, dedicandosi alla divulgazione della sua storia e alla sensibilizzazione sulle condizioni del sistema carcerario. Un racconto che intreccia potere, cadute e redenzione, e che invita a riflettere su giustizia, libertà e responsabilità.

Il 27 marzo alle 18.30, in un incontro che intreccia sport e città, Mauro Berruto ed Elena Miglietti presenteranno In mezzo il fiume. Sport e storie a Torino. Un libro che attraversa la città seguendo il filo dello sport come linguaggio collettivo: allenamenti, sfide, passioni e piccoli gesti quotidiani che raccontano Torino da una prospettiva diversa, fatta di comunità e appartenenza.

E poi c’è spazio anche per i lettori più giovani. Il 28 marzo alle 16.30 sarà la volta di Ma Pe con Campo Mostro, un appuntamento pensato per bambini e ragazzi, perché una libreria che vuole essere comunità non può dimenticare chi le storie le sta appena scoprendo.

Il bello della Ciurma è proprio questo: la dimensione intima. Non ci sono palchi né distanze. Gli autori parlano a pochi passi dai lettori, tra pile di libri e sedie avvicinate all’ultimo momento. Spesso l’incontro continua anche dopo, tra chiacchiere spontanee e consigli di lettura.In un tempo in cui molti luoghi culturali rischiano di diventare spazi di passaggio, La Ciurma sceglie la rotta opposta: fermare le persone, farle incontrare, farle restare.

Perché una libreria indipendente non è solo un posto dove si comprano libri.È un posto dove, lentamente, si costruisce una comunità.

Valeria Rombolà

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Il referendum al bivio –  Il libro su Giulio Cesare di  Alberto Angela – Occhetto – Io sto con Buttafuoco – Un esempio unico – Lettere

Il referendum al bivio
Il referendum è uno strumento prezioso di democrazia. I Costituenti lo Inserirono nella Costituzione come via legittima per le modifiche costituzionali che non  avessero i due terzi del voto parlamentar, un obiettivo non raggiungibile facilmente. Oggi  del referendum si fa un uso politico strumentale in cui tutti dicono la loro, trasformandolo  in un referendum pro o contro Meloni. Sicuramente ci sono stati gravi  errori di alcuni Ministri che si sono gettati nella mischia in modo inopportuno, ma ci sono anche esponenti politici  di opposizione che, senza competenze giuridiche di nessun tipo, demonizzano il Governo per tentare di mandarlo a casa a furor di popolo.
Una cosa simile accadde con Renzi che si buttò anima e corpo nel referendum costituzionale che fu la sua fine politica. Lo schieramento contro Meloni è molto simile a quello antirenziano. Sarebbe il caso di “tornare a bomba”, come diceva Bertrando Spaventa, insigne statista del passato. Tornare cioè a discutere se votare SI’ o NO  in base al quesito referendario. Questa sarebbe maturità democratica come lo è anche la partecipazione al voto, che è un diritto e un dovere.
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 Il libro su Giulio Cesare di  Alberto Angela
Alberto Angela ha pubblicato un libro di successo su Giulio Cesare e “la conquista della eternità”. Interessato da sempre alla figura di Cesare anche perché io stesso studioso del Cesarismo moderno, ho letto volentieri il libro, ben sapendo che Angela non è la storica Cracco Ruggini, ma un  semplice divulgatore. Ho letto il poderoso volume che a Natale era andato  esaurito nelle librerie, ma sono rimasto deluso perché esso si chiude con la conquista delle Gallie. La figura di Cesare  protagonista della guerra civile e della vittoria su Pompeo non viene affrontata nel libro. E neppure la storia degli oppositori di Cesare e dei suoi sicari.
Non parlare di Cesare che conquista il potere è un limite colossale in termini storiografici, a meno che Angela si riservi un secondo volume non annunciato. Il fenomeno storico del Cesarismo, che al dittatore romano si ispira(pensiamo, ad esempio, a Napoleone) non è neppure ipotizzato. Non si comprende perché Angela non abbia ridotto i particolari, a volte inutili, delle campagne galliche e abbia ignorato Cesare protagonista  della politica a Roma che pose fine alla Repubblica e divenne un  modello per l’autoritarismo successivo  a cui lo stesso Mussolini si ispirò. Cesare fu un autocrate carismatico a cui alcuni politici di oggi guardano senza sapere che cosa sia il Cesarismo perché sono piuttosto  ignoranti. Trump è un esempio classico. Ma Trump ama fare le guerre, senza saperle condurre e gestire come dimostrò di saper fare Cesare in Gallia e nella guerra civile. Fermarsi al Rubicone, come fa Angela, appare una scelta non spiegabile  che impedisce una adeguata conoscenza del condottiero e politico romano.
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Occhetto
Achille Occhetto ha compiuto 90 anni , ma quasi nessuno ha ricordato il suo compleanno. Ho letto la voce che lo riguarda  su Wikipedia ed ho notato con stupore  un curriculum che non corrisponde al vero. Si parla di un Ochetto con decenni di anticipo antisovietico, addirittura contrario all’invasione sovietica dell’Ungheria.
Bisogna dar atto ad Occhetto di aver posto  fine al PCI. Una scelta sicuramente importante, ma arrivata dopo la caduta del Muro di Berlino. Se Occhetto fosse stato davvero antisovietico, avrebbe dovuto trarre delle conclusioni sul Comunismo reale prima e non dopo il crollo del Muro. Dopo la fine della sua segreteria del PDS Occhetto si alleò  con Di Pietro. Suo compagno di strada fu un sovietico impenitente, quel Giulietto Chiesa che continuò a sentirsi un  comunista  orgoglioso. Occhetto si è rivelato non un leader , ma poco più che un funzionario di partito. Al confronto era tanto meglio di lui Togliatti, non a caso il Migliore.
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Io sto con Buttafuoco
Pietrangelo Buttafuoco è un vero intellettuale e uno scrittore di talento. Mi legano a lui il ricordo di Carlo Delcroix che diventa anche  protagonista di un suo romanzo. Nella polemica con il ministro Giuli sto dalla parte di Buttafuoco perché quest’ultimo difende una biennale di Venezia  libera da pregiudiziali politiche che debbono restare lontane dagli eventi culturali. Venezia è sempre stata un  crocevia di culture diverse e tale deve restare. Persino Trump invita ì calciatori iraniani negli USA! Gli accanimenti sono sempre insensati.
E il presidente Buttafuoco ancora una volta dimostra equilibrio. Bruciare i libri di Dostojeski o di Toltstoi appartiene a sub culture molto pericolose che vanno rifiutate totalmente  sempre. La Biennale non può escludere a priori nessuno. Questo è un elementare principio liberale. Neppure i nemici della libertà.
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Un esempio unico
Il dottor Paolo Damilano è stato candidato sindaco a Torino ed è il primo escluso al Parlamento europeo, ma è soprattutto un grande imprenditore che ha esteso il campo d’azione della sua  famiglia  in ambiti gastronomici di nicchia come il ristorante “Gramsci” (un nome di per sé  non attrattivo, anche se prende il nome dalla via, perché  Gramsci evoca tutto, salvo la convivialità spensierata che si cerca a tavola).
Damilano ha subito un furto con scasso allo storico caffè Zucca che ha fatto rinascere per la gioia dei torinesi che sanno cosa era Torino fino agli Anni 70/80: il Cucolo in via Roma, il Gran Giardino a Torino esposizioni, la Vecchia Lanterna in corso Re Umberto, i Due Lampioni in via Carlo Alberto, il Ferrero in corso Vittorio. Damilano è un benemerito della difesa della tradizione subalpina anche con il pastificio De Filippis che tiene alto il nome del corridore ciclista  e pastaio eccelso. Damilano, dicevo, ha avuto un furto che è finito sui giornali. Pur rincresciuto del danno, ha ricordato la drammatica insicurezza delle periferie torinesi. Un esempio unico di uomo pubblico –  èconsigliere comunale in carica –  che sa anteporre gli interessi della città a quelli suoi personali.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Pannella
Ho letto il Suo pezzo sui referendum e su Pannella. Ha messo bene in evidenza l’equilibrio con cui Pannella affrontò il confronto. Io voglio ricordare la legge “Fortuna – Baslini”, una legge saggia  per un divorzio responsabile “non all’americana”, come si disse allora. C’erano 5 anni tra la separazione legale e il divorzio un limite che poi venne eliminato. Io usufruii della Legge e divorziai. I cinque anni mi parevano assurdi. Con il senno di poi devo riconoscere che quell’intervallo mi evitò almeno due matrimoni che sarebbero stati fallimentari. E vissi anche una nuova giovinezza libera che mi  ripagò di un matrimonio troppo precoce.  N. A.
Pubblico volentieri la lettera. I legislatori di allora erano avveduti. Chi volle far coincidere la separazione con il divorzio  fece una scelta che poteva anche essere logica perché i  cinque anni erano un’ intrusione nella vita privata discutibile. Ma il divorzio immediato ha portato a prendere sotto gamba il matrimonio. Oggi comunque è tutto superato perché i giovani convivono senza sposarsiUna scelta libera che spiega anche l’inverno demografico.  Si tratta di problemi difficili che meriterebbero una riflessione adeguata. Il calo dei matrimoni anche civili e il calo dei figli  sono due dati su cui bisognerebbe riflettere.
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La capo gabinetto
La capo gabinetto del ministro Nordio deve tacere e non può rilasciare dichiarazioni più o meno avventate  sul referendum. E’ inacettabile.  Vittorio Giulio Olivetti
Concordo con Lei. Nordio dovrebbe rimuoverla dal posto occupato. L’ imparzialità  della pubblica amministrazione è un un obbligo costituzionale.
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Minacce ai giornali
Le minacce del procuratore Gratteri (dopo il referendum faremo i conti)  appaiono surreali, inquisitorie. Se vere, sono molto preoccupanti del clima che stanno creando. Giuseppe Giglio
Condivido. Il procuratore di Napoli, come quello di  Vercelli , di Cuneo , di Canicattì dovrebbero avere atteggiamenti conformi al ruolo che ricoprono. Danno in pasto all’opinione pubblica un’idea sbagliata della Magistratura che in larghissima parte è diversa da Gratteri e anche da Palamara . La politica deve restare fuori dalle Aule di Giustizia.
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Un Piemonte scomparso
La seguo nella Sua rubrica da quando venne con Lorenzo Mondo a ricordare a Leini’ Carlo Casalegno nel centenario della nascita. Vorrei condividere con lei due ricordi: il ristorante “Scudo di Savoia” del prof. Bigio  mitico vicepreside dell’ istituto alberghiero di Torino. Era un apparente  modesto locale con una cucina però  davvero eccellente e di altissima qualità. E’ chiuso ormai da molti anni ed è un peccato perché in paese e nei dintorni non c’è più nulla di simile.Vorrei inoltre ricordare il suo amico Maurizio Corgnati (su cui lei scrisse un bellissimo ricordo) che curiosamente  pubblicizzava su una Tv privata una celebre – allora – macelleria. Il famoso  regista marito di Milva era anche un buongustaio, amico di Mario Soldati. Un Piemonte scomparso.  Gino Accati
Ha ragione: un Piemonte scomparso che i giovani non  immaginano neppure. Ricordo il grande Bigio con i suoi baffi. Il locale era pubblicizzato anche al cinema. La qualità della sua cucina altissima. Una volta invitai il cav. del lavoro Aldo  Bugnone che aveva la fabbrica a  Volpiano. Il grande imprenditore divenne un cliente abituale di Bigio. Senza il  suo proprietario il locale decadde in modo irrimediabile. Mi fa piacere che ricordi anche  Corgnati amico di Mario Soldati con cui giocava a scopa. Averlo conosciuto è stato  per me un  grande piacere. Era un uomo colto, aveva anche scritto un bel libro su Cavour, scegliendo l’editore sbagliato che non consentì al libro di decollare.  Il ricordare Cavour non è fuori luogo. Era il Piemonte del Risorgimento che riviveva anche a tavola. Non distante c è Agliè con il Castello dei Duchi di Genova  e la villa di Gozzano. Vicino ad Aglié c’è Cuceglio dove c’era un ottimo e rinomato ristorante.  Anche qui un altro mondo  finito. Spero non per sempre, anche se, come diceva mio padre, “non ho fiducia nei giovani d’oggi”. Spero ovviamente di sbagliare e attendo le prove contrarie al mio pessimismo.

Un eroe italiano, iniziate le riprese

Sono iniziate lo scorso 27 febbraio le riprese del film Un eroe italiano, da un’idea di Yousuf Saeid diretto da Duccio Chiarini alla sua terza regia per il cinema dopo Short Skin e  L’ospite, con protagonisti Andrea Pennacchi (Le città di pianura, Primavera, Berlinguer – la grande ambizione),  Enrico Tijani (Mare Fuori) affiancati sul set da Valentina Romani e Iaia Forte.

Le riprese si svolgeranno a Torino per sette settimane.

Scritto da Giulia Gianni e Duccio Chiarini con la collaborazione di Yousuf Saeid e Paola Rota, Un eroe italiano è prodotto da Rosamont (Le sorelle Macaluso, Leggere Lolita a Teheran, Gli oceani sono i veri continenti) con Rai Cinema, con il contributo del PR FESR Piemonte 2021-2027 – bando “Piemonte Film TV Fund”, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e del Fondo Regionale per l’Audiovisivo del FVG.

Per Rosamont realizzare questa commedia è come scrivere il lieto fine di una favola. Il desiderio di Yousuf Saeid di raccontare le vicende di un migrante scorretto nasce dalla sua volontà di rappresentare un’umanità fragile e difettosa, senza moralismi, con tanta ironia. Nessuno meglio di Duccio Chiarini può valorizzare questo racconto delicato e divertente, con poesia, rispetto e intelligenza” – ha dichiarato Marica Stocchi, produttrice Rosamont.

Yousuf Saeid (conosciuto come MC Swat) arriva in Italia otto anni fa dopo essere stato costretto a lasciare  la Libia , per lo stile provocatorio del suo rap.

Colpito dal razzismo e dal pietismo verso i migranti, Yousuf ha pensato di proporre a Rosamont una storia per il cinema che raccontasse finalmente le vicende di un migrante imperfetto, arrogante, perché “i migranti sono sempre visti come vittime o come minaccia, mai come esseri umani.

Aigo (Enrico Tijani) è un giovane migrante. È in Italia da un po’ e sogna di andarsene presto, appena riuscirà a ottenere i documenti necessari. E’ pronto a tutto per averli, anche a compiere un atto eroico.

Antonio (Andrea Pennacchi) è un colonnello dei carabinieri in pensione, vedovo e misantropo, deluso dalla vita, arrabbiato col mondo e in conflitto con la figlia. Abbracciando i più ovvi luoghi comuni cerca costantemente qualcuno con cui prendersela.

L’incontro tra i due, imprevedibile e rocambolesco, costringerà Aigo e Antonio – se pur diversi, uniti dalla solitudine e dalla rabbia – a mettere in discussione i pregiudizi che li hanno guidati fino ad allora per aprire finalmente  il proprio cuore agli altri.