All’interno dello Spazio Scoperte dei Musei Reali di Torino, al secondo piano della Galleria Sabauda, si apre la mostra “La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo” dal 30 maggio al 15 settembre prossimo. Si tratta di un approfondimento riguardante due protagonisti del primo Cinquecento veneto e lombardo, ovvero Lorenzo Lotto (Venezia, 1480-Loreto, 1556/57) e Giovanni Girolamo Savoldo (1480 – Venezia, post 1548). In comune tra i due artisti vi è la sensibilità verso una cultura figurativa nordica, evidente nell’attenzione alla luce, al dato naturale e alla resa psicologica dei personaggi attraverso una pittura intensa, partecipativa, emotiva e rigorosa nell’indagare il reale, anticipazione della rivoluzione caravaggesca.
Questa linea interpretativa venne evidenziata da Roberto Longhi, tra i maggiori studiosi di Caravaggio, che nella celebre monografia del 1952 individuò in Lotto e Savoldo alcuni dei più significativi precursori del maestro lombardo, riconoscendo nelle loro opere “una umanità piùaccostante” e un “colorito più vero ed attento”, capaci di rivelare una nuova comprensione della natura umana e della realtà.
La riscoperta di questi due artisti è avvenuta grazie al lavoro decennale di Giovan Battista Cavalcaselle (Legnago, 1819 – Roma, 1897), pioniere della disciplina della storia dell’arte, al quale è dedicata la seconda sala della mostra. Qui sono riprodotti – per gentile concessione della
Biblioteca Marciana di Venezia, dove sono confluite tutte le sue carte – i disegni di studio relativi alle tre opere esposte. Cavalcaselle, in un momento in cui la fotografia non è ancora diventata uno strumento chiave per lo sviluppo della storia dell’arte, usa la propria abilità di disegnatore per fissare, ora con tratto sommario, ora con dovizia di dettagli, la memoria delle opere d’arte viste in collezioni pubbliche e private.
“Ancora una volta – ha dichiarato Paola D’Agostino, Direttrice Generale dei Musei Reali di Torino – proponiamo al nostro pubblico una mostra dossier che invita a guardare lentamente (slow-looking), a fermarsi perscoprire dettagli, a cambiare il passo di visite ai musei fatte sempre più in velocità. Ringrazio Annamaria Bava e Alessandro Uccelli, che hanno curato la mostra con un taglio inedito, molto riuscito, nell’evocare anche il modo di studiare l’arte di due grandi conoscitori del passato. Ringrazio anche tutto il personale dei Musei Reali di Torino, che ogni giorno lavora con dedizione e professionalità. Esprimo la mia gratitudine, infine, anche ai colleghi a guida di altre istituzioni museali e agli studiosi che terranno alcune conferenze per il nostro pubblico, all’interno del nostro public program”.
“Il prestito della Sacra Famiglia con santa Caterina d’Alessandria ai Musei Reali di Torino – ha dichiarato Maria Luisa Pacelli, Direttrice dell’Accademia Carrara di Bergamo – rappresenta per l’Accademia Carrara un’occasione particolarmente significativa per condividere con un nuovopubblico uno dei dipinti più poetici della maturità di Lorenzo Lotto. Datata 1533, l’opera rivela la capacità dell’artista di intrecciare intensità emotiva, luce e profondità spirituale in una visione del sacro profondamente umana e moderna. Allo stesso tempo, il confronto con un diverso contesto museale offre la possibilità di far emergere nuove risonanze e prospettive di lettura, valorizzando la forza narrativa e la sottile tensione psicologica della sua pittura. In questo senso, il dialogo con i dipinti di Savoldo mette in luce la ricchezza della culturafigurativa lombardo-veneta del primo Cinquecento, accomunata da una sensibilità nuova verso il dato naturale, la dimensione interiore e la resa atmosferica della luce. Questo progetto testimonia infine la collaborazione particolarmente feconda tra Accademia Carrara e Musei Reali di Torino, fondata sulla condivisione di ricerca, visioni e patrimonio”
Musei Reali, Galleria Sabauda Spazio Scoperte – Piazzetta Reale 1, Torino
Dal 30 maggio al 15 settembre 2026
Orari: dal giovedì al martedì 9.00-19.00 (la biglietteria chiude alle
ore 18.00) – Chiuso il mercoledì
La mostra dossier è a cura di Annamaria Bava e Alessandro Uccelli
Progetto allestitivo Stefania Dassi e Barbara Vinardi
Progetto grafico Paolo Mamino
Filmato prodotto da Stefano P. Testa per Lab80 Film su un testo di
Alessandro Uccelli
Mara Martellotta





Di qui il titolo scelto dalla Chiesa torinese di “San Filippo Neri” per l’iniziativa: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (“Nuovo Testamento”, versetto 5 del Capitolo 21° dell’“Apocalisse”). E, proprio sotto questo profilo, la “Lunga Notte delle Chiese” viene dunque a significare per un prezioso luogo di culto, splendido simbolo del “Barocco” torinese qual è “San Filippo” (costruita a partire dal 1675, ma progettata da Filippo Juvarra intorno agli Anni Trenta del Settecento, su un precedente progetto di Guarino Guarini) , non solo aprire le porte alla Comunità, ma anche “trasformare la partecipazione pubblica – spiegano gli organizzatori – in uno strumento di tutela e recupero di beni artistici di rara bellezza”.


