CULTURA E SPETTACOLI

Monumenta Italia Cantiere Madama. A cielo aperto

Un progetto di Irene Pittatore

Esposizione

Dal 10 giugno al 3 luglio 2026

Portici di Piazza San Carlo, Torino

 

Monumenta Italia / Cantiere Madama, visitabile a Palazzo Madama fino al 6 luglio, scende in piazza per accompagnare cittadine e cittadini con immagini e domande diffuse su quattordici banner allestiti sotto i portici di Piazza San Carlo, il luogo aulico e di incontro per eccellenza a Torino.

L’evento, realizzato nell’ambito del public program della mostra MonumenTO, Torino Capitale. La forma della memoria, approfondisce alcuni temi al centro del lavoro Monumenta Italia dell’artista Irene Pittatore, che propone una riflessione sull’esiguità di monumenti dedicati a donne e realizzati da donne nello spazio pubblico. Un vuoto che diventa occasione per interrogarsi sul significato contemporaneo di memoria collettiva, patrimonio urbano e monumentalità, in una prospettiva di genere.

Monumenta Italia prende le mosse da Monumentale dimenticanza, progetto di ricerca del Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile APS del 2019 volto a censire la presenza di monumenti, fontane e statue su suolo pubblico dedicati a storiche figure femminili nelle città e nei comuni piemontesi.

La mostra diffusa si pone l’obiettivo di creare consapevolezza e offrire un punto di osservazione del patrimonio monumentale che contempli la prospettiva di genere e la secolare invisibilizzazione del contributo femminile.

Le immagini sui banner in piazza San Carlo raccontano le azioni partecipative realizzate a Torino, Savona e Novara attraverso affissioni urbane, azioni performative e cantieri fotografici diffusi, e presentano la performance A week-Long Monument (The Ice Plinth), condotta da Irene Pittatore a Torino nel 2024 su un basamento in ghiaccio. A partire da “basamenti inservibili” le azioni performative di Monumenta Italia alimentano un confronto sull’adeguatezza della forma monumentale a costruire memoria e restituire complessità nella contemporaneità.

Ne scaturisce un’occasione di riflessione civica sul patrimonio artistico urbano e sul significato contemporaneo di monumentalità, memoria e identità, alla quale la cittadinanza è invitata a partecipare.

I contributi e le proposte (che potranno essere inviati attraverso il QRcode presente sui banner e a questo link) saranno documentati nella prossima edizione del catalogo Monumenta Italia, in uscita al termine di ogni tappa del progetto.

Irene Pittatore (Torino, 1979)

Artista e performer, adotta strumenti visivi, narrativi e partecipativi per creare opere che riflettono su emarginazione, discriminazione e i loro sintomi. I suoi progetti, dedicati alla violenza di genere (Monumenta Italia, L’amavo troppo e le ho sparato), alla diversità e all’inclusione (You as me / Nei panni degli altri), all’emergenza abitativa (Homeless heroines) si sviluppano in dialogo con musei, festival, gallerie, università.

Marc Chagall tra poesia e spiritualità

Ad Aosta un’imponente mostra

Viene inaugurata venerdì 19 giugno, ad Aosta, presso le sale espositive del Museo Archeologico Regionale di Aosta, la mostra intitolata “Marc Chagall tra poesia e spiritualità”, realizzata in collaborazione con il Musée National Marc Chagall di Nizza.

La mostra è curata da Grégory Gouderc, Anne Dopfer e Alberto Fiz, ed è stata realizzata dalla Struttura, Attività politiche espositive e identitarie della Regione Autonoma Valle d’Aosta in partenariato con il Museo Marc Chagall di Nizza, l’unica istituzione pubblica dedicata al maestro russo che riunisce il suo lavoro imponente sul messaggio biblico ed è visitato ogni anno da oltre 200 mila persone. In mostra sono esposte 120 opere tra dipinti, sculture, gouache, disegni, litografie, libri e ceramiche realizzate dal 1922 al 1980, alcune mai esposte in Italia che consentono di analizzare il percorso di Chagall attraverso una rinnovata lettura del suo rapporto con il sacro, spesso problematico e fortemente attuale anche nel contesto della contemporaneità. La rassegna presenta testimonianze di grande significato e di forte impatto nazionale, come nel caso dei dipinti quali il bozzetto per il “Cantico dei Cantici III” del 1957, “Il profeta Isaia” del 1968, “La torre di Davide” del 1968-71, che vengono esposti accanto a lavori degli anni Trenta, quali la “Circoncisione di Abramo” o “Giuseppe riconosciuto dai fratelli”. Chagall è stato affascinato dalla Bibbia fin dalla più giovane età, e ha iniziato a studiarla con dedizione dagli anni Trenta, affermando che “la Bibbia è la più grande fonte di poesia di tutti i tempi. Fin dall’infanzia ho cercato di ritrovarne il riflesso nella vita e nell’arte. La Bibbia è come una risonanza della natura, e ho cercato di ripercorrere il segreto”.

La Bibbia rappresenta, infatti, una straordinaria metafora per descrivere i temi che hanno reso celebre l’artista, tra cui l’amore come simbolo di trascendenza, la componente onirica e immaginifica, la memoria e i ricordi dell’infanzia trascorsi nel villaggio natale di Vitebsk, in Russia, cosiccome la sua relazione con la Francia, considerata la sua seconda patria. Tutto ciò nell’ambito della ricerca delle forme uniche, libere da condizionamenti, che attraversano le avanguardie, quali orfismo, cubismo, futurismo e surrealismo, senza mai aderire ad alcun movimento. La mostra offre l’opportunità di approfondire aspetti spesso poco indagati, nell’arte di Chagall, come quello inerente la scultura (tra le opere esposte compaiono ‘Cristo in croce’ e ‘Mosè’, due rare opere plastiche del 1952-54).

È anche presente uno spazio specifico dedicato alle vetrate, con una serie di maquette, che consentono agli spettatori di immergersi nell’atmosfera dei grandi lavori realizzati da Chagall per le cattedrali di Assy, Reims, Metz e Chichester, in un contesto dove assumono una particolare rilevanza i lavori creati per la Sinagoga dell’ospedale Hadasah, a Gerusalemme, dove Chagall ha illustrato le 12 tribù di Israele, distribuendo le sue dodici finestre, senza figurazioni e utilizzando lettere ebraiche, animali e fiori. Tutti i luoghi nelle Vetrate del mondo appaiono poi riprodotti su uno spettacolare tappeto al centro della sala principale del museo, che diventa così una mappa e un luogo magico di esplorazione.

Aosta – Museo Archeologico Regionale – piazza Roncas 12, Aosta – 0165 275902

Orari d’apertura: tutti i giorni dalle 9 alle 19

Mara Martellotta

Dalla memoria delle donne all’arte che si fa solidarietà

Due serate all’Hiroshima Sound Garden tra cultura, diritti e partecipazione

Ci sono luoghi che non si limitano a ospitare eventi, ma provano a costruire immaginari. È questa la direzione intrapresa dall’Hiroshima Sound Garden che, tra il 16 e il 17 giugno, propone due appuntamenti capaci di intrecciare cultura, impegno civile e partecipazione collettiva, trasformando il giardino di via Bossoli in uno spazio di riflessione sul presente e sulle comunità che lo abitano.

Il primo appuntamento è in programma martedì 16 giugno alle 18 con il Contest per l’intitolazione del giardino musicale, un’iniziativa che invita cittadine e cittadini a prendere parte a una scelta simbolica ma tutt’altro che secondaria: dare un nome a uno spazio pubblico attraverso il recupero della memoria femminile. L’azione nasce dalla volontà di restituire visibilità a donne che hanno contribuito a cambiare il mondo dell’arte, della scienza e della tecnologia senza ricevere un riconoscimento proporzionato al loro impatto.

Tre le figure proposte per l’intitolazione: Daphne Oram, pioniera della musica elettronica e cofondatrice del BBC Radiophonic Workshop; Clara Rockmore, considerata la più grande interprete del theremin, lo strumento che ha anticipato il futuro della musica elettronica; e Ada Lovelace, matematica visionaria che già nell’Ottocento intuì le potenzialità della programmazione informatica, diventando di fatto la prima programmatrice della storia. L’iniziativa assume un significato ancora più forte perché riguarda un luogo recentemente arricchito da nuovi giochi musicali dedicati all’infanzia, realizzati grazie al progetto YOUTOO nell’ambito del programma Next Generation EU e del Piano Integrato Urbano della Città di Torino. Un giardino che guarda alle nuove generazioni e che sceglie di farlo attraverso modelli femminili capaci di ispirare il futuro.

Nato dalla collaborazione tra Hiroshima Mon Amour e numerose realtà cittadine impegnate sui temi della parità di genere, l’evento rappresenta inoltre il momento conclusivo del seminario universitario “Empowerment femminile e contrasto al pink washing”, promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, e si inserisce nel percorso di ricerca del progetto di eccellenza 4EGE dedicato al ruolo della diversità di genere come leva di innovazione e sostenibilità. A suggellare la serata sarà il concerto di CECILIA, cantautrice e arpista torinese che negli ultimi anni ha saputo costruire una cifra artistica unica nel panorama contemporaneo.

Il giorno successivo, mercoledì 17 giugno alle 21, il giardino cambierà nuovamente volto per accogliere mareAmare, il progetto multimediale ideato e diretto da Nicolò Piccinni che fonde teatro, musica e letteratura in un’unica esperienza immersiva. Nato come un universo narrativo composto da un libro di racconti pubblicato da Morsi Editore, illustrato da Sara Zollo, da un concept album e da uno spettacolo teatrale, mareAmare accompagna il pubblico in un viaggio dentro le fragilità e le domande che attraversano il nostro tempo. Al centro della narrazione c’è la ricerca di una direzione, di un approdo, di quel “mare” simbolico che diventa metafora della perdita e della riscoperta di sé.

Le canzoni dell’omonimo album prendono vita sul palco attraverso l’esecuzione dal vivo di Nicolò Piccinni e della band Gli Internauti, in una messa in scena che alterna immagini, luci e sonorità, conducendo gli spettatori lungo un percorso che oscilla continuamente tra realtà e immaginazione.

La serata assume inoltre un valore sociale concreto grazie alla collaborazione con ODV Società San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale Torino e al sostegno della campagna “Non lasciateci in mutande”, promossa da Abito Torino, l’emporio solidale che offre supporto a persone e famiglie in difficoltà attraverso la distribuzione di abiti dignitosi e puliti.

Due appuntamenti diversi per linguaggi e contenuti, ma accomunati dalla stessa convinzione: che la cultura possa ancora essere uno strumento di trasformazione, capace di generare consapevolezza, creare legami e tradurre le idee in azioni concrete.

Valeria Rombolà

“Incipit Offresi”… ecco i vincitori dell’11esima edizione

Assegnati all’ “Evergreen Fest” di Torino i Premi del “talent” letterario itinerante dedicato alle nuove voci della Narrativa

Ha tagliato il traguardo l’11esima edizione di “Incipit Offresi”, il primo “talent” letterario in Italia dedicato agli aspiranti scrittori. “Format” a tappe, giocato “a colpi di incipit” (con l’obiettivo non di premiare il romanzo inedito migliore, ma di “scovare nuovi talenti” attraverso la lettura da parte dei partecipanti semplicemente dell’“incipit”, o attraverso il “racconto”, del libro che ballonzola loro in mente), dopo 18 tappe in 4 regioni – Piemonte, Lazio, Lombardia, Valle d’Aosta – l’undicesima edizione del Premio ha incoronato i suoi vincitori all’“Evergreen Fest” di Torino, chiudendo un percorso che ha portato sul palco aspiranti scrittori provenienti da tutta Italia e trasformato la lettura degli “incipit” in un’occasione di incontro, scoperta e confronto.

Ad aggiudicarsi il primo premio, del valore di 1.500 euro, è stato Carlo Animato, che ha conquistato anche il “Premio Pagina37” e il “Premio Fondazione Mondadori” ex aequo, oltre a una “borsa di studio” per la frequenza gratuita del corso online “Manuale di lettura e scrittura”Napoletano, il concorrente ha vinto la tappa di Milano del 5 maggio scorso superando la semifinale del “Salone del Libro” di Torino. Il testo con cui si è presentato si intitola “Malocchio. La vendetta corre sul filo”.

Il secondo premio, pari a 750 euro, è andato a Milo Pecorari (torinese ma residente a Settimo Torinese e il più giovane tra i finalisti dell’edizione 2026), al quale è stato assegnato anche il “Premio Miraggi Edizioni”, una lampada artistica fatta di libri.

Tra gli altri riconoscimenti attribuiti dai “partner” del torneo, Paolo Gandolfo (da Torino) ha ricevuto il “Premio Golem Edizioni” e il “Premio Fondazione Circolo dei lettori”; Chiara Porcu (da Torino) si è aggiudicata il “Premio Leone Verde Edizioni”, il “Premio Scuola Holden” con un corso di scrittura e il “Premio CentroScienza”, dedicato ai testi capaci di stimolare una riflessione sui temi della sostenibilità; Claudio Broggio (da Moncalieri) ha ottenuto il “Premio Fondazione Mondadori” ex aequo, il “Premio Italo Calvino”, con la partecipazione gratuita al prestigioso premio letterario e il Premio “L’indice dei Libri del Mese”. Un riconoscimento speciale è andato inoltre all’abruzzese Fabrizio Bonifacio, vincitore del “Premio LAR Editore”, destinato esclusivamente ai semifinalisti che non hanno avuto accesso alla finale.

La serata conclusiva si è tenuta mercoledì 10 giugno scorso al “Parco della Tesoriera” di Torino, con la conduzione di Chiara Pacilli e Nicole Dubois ed ha visto la partecipazione del superospite Diego Passoni, autore, speaker radiofonico di “Radio Deejay” e noto volto televisivo, accompagnato dalle musiche dal vivo di Enrico Messina e Simone Pavan.

“Incipit Offresi” è un’iniziativa ideata e promossa dalla “Fondazione ECM – Biblioteca Archimede” di Settimo Torinese e “Regione Piemonte”, con il sostegno di “Fondazione Compagnia di San Paolo” e la collaborazione di “Emons Edizioni”, “Fondazione Circolo dei lettori”, “Scuola Holden” e “FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori”.

Il “Premio” e il “campionato” sono dedicati a Eugenio Pintore (Bonorva-Ss, 1956 – Gassino Torinese, 2019), fra i massimi bibliofili e cultori dell’“arte bibliotecaria” – dal 2008 alla sua scomparsa, Dirigente del “Settore Regionale Biblioteche, Archivi e Istituti Culturali” – per la passione e la professionalità con cui ha fatto nascere e curato “Incipit Offresi”. Le due semifinali e la finale sono state inoltre dedicate, quest’anno, a Carlo Fruttero, in occasione delle iniziative organizzate per il Centenario da “Fondazione Mondadori”.

g.m.

Nelle foto: Carlo Animato, Palette alzate, Eugenio Pintore

Si conclude a Susa “Regie Armonie Lungo la Via Francigena”

Il 20 giugno prossimo, alle 21, si concluderà la stagione 2026 di “Regie Armonie Lungo la Via Francigena” presso la maestosa cornice della cattedrale di San Giusto, sita in piazza San Giusto, a Susa. La città di Susa conserva uno straordinario patrimonio monumentale di epoca romana e medievale. Nella storica cattedrale di San Giusto si terrà un concerto capace di porre in risalto le sonorità dell’imponente organo presente in controfacciata. L’iniziativa si avvale della partecipazione della cattedrale di San Giusto, del Rotary Club Susa e Val Susa, del Patrocinio e del sostegno del Comune di Susa. Il progetto esecutivo e artistico dei concerti lungo la via Francigena è a cura dell’Associazione Itinerari Musica in collaborazione con i comuni di volta in volta interessati, e si avvale del patrocinio e del contributo del Consiglio Regionale della Regione Piemonte, del patrocinio dell’Unione Montana Valle di Susa, del patrocinio e contributo dell’amministrazione comunale di Avigliana, Buttigliera Alta, Sant’Ambrogio, Chiusa di San Michele, Villardora e Susa. Partner dell’iniziativa è l’Associazione Culturale Organaglia, e in qualità di media partner la web TV Solo Classica Channel.

Sabato 20 giugno si esibiranno Luca Bendicti all’organo e Alberto Barletta al flauto traverso. Alberto Barletta è già primi flauto dell’orchestra Toscanini di Parma ed è stato primo flauto dell’Orchestra Scarlatti di Napoli e dell’Orchestra della RAI di Roma. Luca Benedicti collabora in qualità di organista con l’OSN Rai dal 2004, con la quale ha inciso nel 2022 la trilogia romana di Respighi e nel 2025, dello stesso compositore, la “Sinfonia drammatica” e “Vetrate di chiesa”, sotto la direzione del maestro Robert Treviño. Nel 2026 è stato invitato a tenere concerti a Lubecca, Hannover, Magdeburgo e Varsavia. È presidente dell’Associazione Itinerari in musica.

Mara Martellotta

Renato Guttuso tra il ’47 e l’85 alla Galleria Accademia

Una vasta antologica dedicata alle opere: fino al 3 luglio

Una mostra antologica dedicata a uno tra i massimi esponenti del Novecento italiano, Renato Guttuso, inaugura l’11giugno e prosegue fino al 3 luglio presso la Galleria Accademia Torino. Si tratta di un’esposizione, realizzata in collaborazione con MOZ-ART Arte Contemporanea di Mantova che comprende ventidue opere dipinte dal 1947 al 1985 incentrate su oli, chine , disegni e tecniche miste. La prima sezione della mostra è dedicata al secondo dopoguerra con lavori che risalgono al 1947, tra i quali figurano “Natura morta cubista” e “Cocomero cubista”, di matrice picassiana, che diventano strumento per indagare la violenza e la crudezza degli oggetti quotidiani.

Le opere risalenti agli anni Sessanta sono rappresentate da “La Martire Algerina”, “Discussione politica” “A Marat, David, Géricault” e “Nudo di fronte”.

Si prosegue con i lavori datati tra il 1980 e il 1985 di cui figurano “ Coccodrillo o Je ne brûle pas”, metafora di un tempo che passa troppo velocemente, e “Donne di Arles- da van Gogh”.

I temi principali dell’intera mostra sono rappresentati dai nudi, dai paesaggi siciliani e dalle nature morte mediterranee. Le opere in mostra sono contenute e approfondite all’interno del Catalogo Ragionato curato per Mondadori & Associati da Enrico Crispolti.

Galleria Accademia Torino, via Po 39

Tel 3358024539

Mara Martellotta

Corrado, il piemontese che salvò Tiro, oggi sotto le bombe da settimane

Ordinata l’evacuazione totale di Tiro, nel sud del Libano, sulla costa del Mediterraneo, a 20 km a nord dal confine con Israele. Tiro è la quinta città del Libano e per la prima volta nella storia è stato sgomberato anche lo storico quartiere cristiano-maronita. Rioni distrutti per intero e ospedali danneggiati. La guerra non si ferma. Da settimane la città è sotto pesanti bombardamenti israeliani mirati a colpire le postazioni degli Hezbollah. Millenaria metropoli fenicia, cuore del commercio marittimo, patrimonio dell’Umanità dal 1984, Tiro è custode di resti archeologici romani e bizantini di inestimabile valore. All’epoca delle Crociate, alla guida della città c’era il piemontese Corrado, marchese del Monferrato e cavaliere medioevale, che riuscì a resistere al Saladino e a respingerlo. Corrado (1146-1192) fu uno dei personaggi più avventurosi del Medioevo italiano. Cugino del Barbarossa, fu uno degli artefici della Terza Crociata in Terra Santa, sconfisse Saladino a Tiro e fu ucciso da due sicari della “Setta degli Assassini”. Il legame tra Corrado del Monferrato e la città di Tiro è molto forte. Tiro era praticamente l’ultima grande città crociata rimasta in mano cristiana. Corrado arrivò nella città nel 1187 e ne organizzò la difesa contro l’assedio di Saladino riuscendo a salvarla dalla conquista musulmana. Da Acri veleggiò verso il vicino porto di Tiro, l’ultima città-fortezza dopo la perdita della Città Santa, rimasta in mano cristiana e stracolma di profughi cristiani e cavalieri scampati alla disfatta di Hattin (4 luglio 1187). La città è sul punto di cadere, Rinaldo di Sidone ne sta trattando la resa al Saladino. Il 14 luglio le bandiere verdi dell’Islam sventolano già sulle torri della Cittadella. L’arrivo di Corrado galvanizzò gli assediati che decisero di resistere rafforzando il sistema difensivo della città. Il Marchese fece scavare un fossato che tagliava in due parti l’istmo su cui si snodava una strada rialzata costruita da Alessandro Magno. In questo modo, isolando la città, tolse agli arabi la possibilità di avvicinarsi con le macchine d’assedio. L’intervento di Corrado fu determinante ed evitò la caduta di Tiro nelle mani del Saladino il quale tentò un ultimo disperato tentativo per raddrizzare la situazione. Per costringere alla resa Corrado portò sotto le mura di Tiro suo padre, in catene, Guglielmo il Vecchio, catturato ad Hattin, minacciando di ucciderlo se Corrado non si fosse ritirato. Il marchese non gli diede ascolto, anzi disse che suo padre era molto anziano e aveva già vissuto abbastanza. E finì bene. Il capo dei guerrieri saraceni liberò Guglielmo che, come prigioniero, non serviva più. Nei primi giorni di gennaio del 1188 il sultano tolse l’assedio a Tiro e tornò ad Acri: il regno cristiano d’oltremare sopravvivrà per altri cent’anni e il crociato Corrado divenne il salvatore di Tiro. Grazie a questa impresa la città fu il centro del suo potere in Terra Santa.
In questo tratto della costa mediterranea orientale, tra Acri e Tiro, cominciò la straordinaria avventura di Corrado, el Markiz, come lo chiamavano gli arabi che lo temevano, odiavano e rispettavano, che respinse due volte l’assedio dell’esercito del Saladino. Il monferrino Corrado fu eletto re di Gerusalemme ma non fece in tempo a essere incoronato: venne colpito a morte dai pugnali della Setta degli Assassini, movimento dell’islam sciita ismailita, nato in Persia e diffusosi poi in Siria. É stato chiamato “il giallo” della Terra Santa. La scena si svolse proprio a Tiro. Corrado bussò alla casa del vescovo di Beauvais, che ben conosceva, chiedendo di cenare insieme a lui ma vide che il prelato aveva già finito di mangiare, allora salutò e se ne andò. Tornando a casa, dove la moglie lo aspettava, si accorse di essere inseguito da due individui. Si voltò di scatto, si rese conto di essere in pericolo ma non ebbe il tempo di difendersi e venne pugnalato a morte da due sicari della Setta degli Assassini. Il suo corpo fu sistemato nella Chiesa dei Cavalieri Ospitalieri e i due sicari, arrestati poco dopo, confessarono che il mandante dell’assassinio era nientemeno che il re d’Inghilterra, Riccardo Cuor di Leone. Finì così, in pochi attimi, la straordinaria vita di Corrado, marchese del Monferrato, re di Gerusalemme per pochi giorni, uno dei personaggi più illustri di tutta la storia delle Crociate. Era il 28 aprile 1192. Chi l’ha ucciso? Fu assassinato nei vicoli di Tiro dai fanatici islamici della Setta sciita degli Assassini, i primi terroristi musulmani della storia. Sicari al servizio di chi? Non si è mai saputo con precisione, le ipotesi sono diverse e i presunti mandanti sarebbero i grandi personaggi dell’epoca, sovrani o famosi condottieri. Il più sospettato fu il sovrano inglese Riccardo Cuor di Leone. Ritenendolo il mandante dell’omicidio, l’imperatore Enrico VI imprigionò Riccardo in Germania. Riccardo Cuor di Leone e il Saladino che interesse avevano di eliminarlo? È un appassionante intreccio levantino, una storia tutta vera, nulla di romanzato. Sono tante le ipotesi sui mandanti ma il mistero della sua morte rimarrà per sempre. Corrado resta il sire che salvò Tiro, costrinse l’armata del Saladino a battere in ritirata suscitando nel mondo cristiano una vampata di euforia e gran tripudio con lo stendardo del Monferrato che sventolava su minareti e città conquistate. A Versailles, nella Sala delle Crociate, sono conservati i ritratti ottocenteschi dei protagonisti delle Crociate e tra essi spicca la figura del nostro Corrado Marchese di Monferrato.
  Filippo Re

Connections, una mostra collettiva nel Castello di Casale

Dal 6 giugno al 31 agosto 2026 la Manica Lunga del Castello di Casale Monferrato ospita “CONNECTIONS”, una mostra collettiva dedicata al tema della relazione e dell’interconnessione tra individui, natura, memoria e linguaggi contemporanei.

L’inaugurazione si terrà venerdì 5 giugno alle ore 17.00 con un video musicale creato appositamente per la mostra dalla pianista e compositrice Esther Fluckiger, accompagnato da una degustazione dei vini della Tenuta Tenaglia.

La mostra nasce dall’idea che tutto sia relazione. Come gli alberi comunicano attraverso una rete sotterranea di radici e funghi, anche gli esseri umani sono connessi da un sistema complesso di scambi visibili e invisibili. Ogni gesto, ogni sguardo, ogni presenza costruisce un legame. Le connessioni non sono soltanto emotive, ma anche biologiche, culturali e sociali. Esistiamo all’interno di una rete di interdipendenza: un ecosistema fatto di corpi, linguaggi e memorie. In questo contesto l’arte diventa, come la natura, un canale di trasmissione capace di attraversare confini, mettere in dialogo differenti sensibilità e rivelare ciò che unisce. Le opere in mostra riflettono una trama continua fatta di contatti, tensioni e risonanze. Connections non si limita a raccontare la connessione: la mette in atto.

Artisti in mostra: Paolo Bellon, Giò Bonardi, Ilenio Celoria, Piero Ferroglia, Michelle Hold, Carlo Ivaldi, Nina Schipoff, Bona Tolotti, Giorgio Zocco.

“Il percorso espositivo si costruisce attraverso il dialogo tra grammatiche artistiche differenti. E’ nella frizione tra queste pratiche che emerge il senso del progetto: le opere non rivendicano autonomia né autosufficienza, ma si definiscono nella coesistenza.” Paola Casulli

I testi nel catalogo sono di Federica Mingozzi e Paola Casulli

Informazioni
Sede: Manica Lunga del Castello di Casale Monferrato
Periodo mostra: 6 giugno – 31 agosto 2026
Orari di apertura: sabato e domenica, ore 10.00–13.00 / 15.00–19.00
Inaugurazione: venerdì 5 giugno 2026, ore 17.00

Artmoleto è un’associazione culturale che nasce come progetto internazionale d’arte, ideato da Michelle Hold, incentrato sul dialogo e confronto tra artisti caratterizzati da diverse culture intorno a tematiche tra loro condivise, accomunate da un unico presupposto: l’amore e il rispetto per la natura. Artisti uniti da un segno visivo rivolto verso una realtà introspettiva, mirato a rivalutare il rapporto uomo-natura in un continuo rimando tra sensazioni, immagini, colore, emozioni. Ogni opera è un tassello all’interno di una costruzione più ampia e ogni lavoro appare come un dettaglio descrittivo, un’impressione visiva o spirituale. L’intreccio tra la pluralità della visione degli artisti e la sensibilità di chi si relaziona con le opere, offre un processo d’identificazione con la natura stessa dell’uomo e la sua storia, cioè con la nostra storia e con la nostra esistenza. Arte come comunicazione, condivisione, riflessione. www.artmoleto.com

Tullio Pinelli, il nobile “gentilissimo” che non fu solo lo sceneggiatore di Fellini

Un omaggio curato da Distretto Cinema

 

“Quando parla della Lux nei cui ambulacri era ospite fisso in attesa di riscuotere le rate delle sceneggiature, Fellini ricorda un andirivieni di attrici, attori, registi, sceneggiatori, gente della produzione. È proprio alla ‘Lucchessefilme’ (come viene chiamata in gergo cine-romanesco – la Lux Film invenzione e proprietà dell’industriale biellese Riccardo Gualino, ndr) che il nostro incrocia un signore smilzo dal profilo aguzzo, compassato, gentilissimo: Tullio Pinelli. È avvocato civilista, ma ha chiuso lo studio a Torino per scendere a Roma con moglie e quattro figli attratto dalla sirena del cinema. Si conoscono di vista, quando un giorno verso la fine del ’46 si sorprendono a leggere lo stesso giornale appeso a un’edicola. Nasce un’amicizia che diventa subito un’associazione artistica”. Così l’incontro di un futuro regista e di quello che sarà il “suo” sceneggiatore, non certo il solo in una collaborazione che sarà avviata e cessata e ripresa, nelle pagine di “Fellini”, autore Tullio Kezich, la più bella certo, e affettuosa e autorevole, biografia che sia stata scritta sull’autore riminese.

Non fu soltanto il “suo” sceneggiatore. È stato un uomo, Tullio Pinelli, che ha attraversato un intero secolo (era nato a Torino nel 1908, morì a Roma nel marzo 2009), storico e letterario e cinematografico, discendente da una antica e nobile famiglia che tra gli altri avrebbe dato allo Stato il generale di fanteria Ferdinando Pinelli, inviato a reprimere il banditismo calabrese dopo l’Unità; prima un ragazzo cresciuto nel d’Azeglio di Augusto Monti, a fianco di Pavese e di Massimo Mila, di Norberto Bobbio e di Leone Ginzburg, un drammaturgo promettente che esordì con una commedia dialettale, messa in scena nel ’32 dal giovane Macario, “‘L sofà d’la Marchesa ‘d Mômbarôn”, poi capace di mettersi sotto l’occhio attento della critica con “I padri etruschi” (settembre 1941) e vari altri titoli, drammatici o di carattere fortemente spiritualistico, costretto a ritirarsi momentaneamente dalle scene e, durante il conflitto, a partecipare alla Resistenza contro fascisti e tedeschi, prima nel Grossetano poi sulle alture nei pressi di Alpignano, dove ebbe a trattare la resa di 40 militari della Divisione repubblichina Monterosa, difendendoli da quelle formazioni partigiane che ne avevano già deciso la fucilazione.

Non fu soltanto il “suo” sceneggiatore, decretando in gran parte il successo – immediato o ripensato dai critici e soprattutto dal pubblico dopo gli inizi – di “Luci del varietà” e dello “Sceicco bianco”, dei “Vitelloni” e della “Strada” e del “Bidone”, delle “Notti di Cabiria” e della “Dolce vita” e di “8 1/2”, di “Giulietta degli spiriti” del ’65 per arrivare dopo la lunga ventennale interruzione a “Ginger e Fred” (1986) e alla “Voce della luna” con cui Fellini si sarebbe accomiatato dal cinema. Tullio Pinelli fu altresì lo sceneggiatore di Mario Soldati, di Lattuada e Germi, di Pietrangeli e Bolognini, di Liliana Cavani per “Francesco” e “Galileo”, per De Sica e Monicelli.

Termina oggi un omaggio curato da Distretto Cinema in collaborazione con il Museo del Cinema, che ha coinvolto anche il figlio Carlo Alberto, dal titolo “Grand Tour – Omaggio a Tullio Pinelli” e che ha visto interessati nelle scorse serate i centri di Cuorgnè con la proiezione del cult “Amici miei”, film di Mario Monicelli, sceneggiato da Pinelli (l’intera rassegna è stata curata da Fulvio Paganin), un’importante occasione per approfondire il legame autentico tra lo sceneggiatore e il territorio canavesano, e di Pianezza con la visione di “89 e mezzo”, l’intimo documentario firmato proprio da Carlo Alberto Pinelli, che ha presenziato in sala, dedicato alla figura del padre.

 

Oggi giovedì, giornata finale dell’omaggio, verranno proiettati al cinema Massimo “Adua e le compagne” di Antonio Pietrangeli (alle 15,30) e “La strada” (alle 20,30) mentre alle 18 si potrà assistere a “Napoli – New York”, un vecchio progetto di Fellini e Pinelli mai girato e ripreso da Gabriele Salvatores soltanto nel 2024, una storia ambientata nell’immediato dopoguerra, tra le macerie di una Napoli in completa miseria, dove i protagonisti sono i giovanissimi Carmine e Celestina, che tentano di sopravvivere in mezzo a mille prove e disavventure. Il loro imbarco clandestino li farà arrivare a New York, trovare una famiglia e unirsi ai tanti emigranti che già hanno raggiunto gli States. Diceva Salvatores, a seguito del ritrovamento da parte dello sceneggiatore in “un baule pieno di scartoffie”: “Già solo il fatto di essere venuto in possesso di una storia scritta da Federico Fellini e Tullio Pinelli, di cui si sapeva poco o niente, mi è sembrato meraviglioso… Come fare a non lasciarsi coinvolgere? Una storia che risale alla fine degli anni Quaranta, ispirata a una storia vera, raccontata come una favola. E scritta in un momento di passaggio per il nostro cinema: tra il neorealismo, la commedia all’italiana e i primi tentativi di un cinema più fantastico.”

Elio Rabbione

Nelle immagini, Tullio e Carlo Alberto Pinelli; la serata del ricevimento dell’Oscar per la strada”, cena a casa Pinelli, con Fellini e Paolo Stoppa.

Quadila Festival 2026 Nel fine settimana, anteprima astigiana

 Tra percorsi sensoriali al buio, Trekking notturni e teatro

Venerdì 12 e sabato 13 giugno

Albugnano /Mondonio di Castelnuovo Don Bosco (Asti)

Sotto il titolo emblematico “Percorsi di senso”, prende il via nel prossimo fine settimana, con un “assaggio” nell’incantevole territorio collinare del Basso Monferrato, la sesta edizione del “Quadila Festival”, la rassegna culturale itinerante ideata ed organizzata dalla Compagnia Teatrale “Lo Stagno di Goethe ETS”. Quest’anno il Festival viaggerà toccando ben sette Comunitra “Torinese” e “Astigiano”: Albugnano, Casalborgone, Aramengo, Castelnuovo Don Bosco, Cerreto d’Asti, Pino d’Asti e Berzano San Pietro.“Fil rouge” dell’edizione 2026, la “dimensione sensoriale dell’esperienza umana”“una sfida aperta – dicono gli organizzatori – alla forte supremazia della ‘vista’ nella cultura occidentale contemporanea che finisce per relegare gli altri sensi a un ruolo marginale”. Al contrario, attraverso una proposta che spazia da spettacoli e concerti a camminate teatrali, incontri e scambi di sapere, il Festival “si propone quest’anno di favorire una percezione più complessa della realtà”. Il tema gioca volutamente sulla triplice accezione della parola “senso”: lo “strumento fisico” con cui partecipiamo alla vita, il “significato profondo” che attribuiamo al nostro tempo e la “direzione” che imprimiamo al nostro cammino. Il tutto mantenendo “la cifra stilistica della leggerezza e della convivialità”.

In attesa dell’inizio del Festival, che prenderà il via giovedì 9 luglio, il weekend di venerdì 12 e sabato 13 giugno segnerà l’avvio ufficiale delle attività con un’anteprima interamente ambientata tra Albugnano e la frazione Mondonio di Castelnuovo Don Bosco, luogo in cui morì, appena quattordicenne (9 marzo 1857), Domenico Savio, proclamato Santo da Papa Pio XII, nel 1954. Il programma dell’anteprima si aprirà venerdì 12 giugno ad Albugnano, nella “Sala Nilde Iotti” (via Municipale, 5), dove, dalle 18 alle 20, sarà possibile prendere parte a un “percorso sensoriale al buio”. Curata dall’“Unione Nazionale Italiana Volontari Pro Ciechi (U.N.I.Vo.C.)” di Cuneo in collaborazione con l’“Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti”, l’iniziativa “mira a stimolare l’empatia e la sensibilizzazione sulla disabilità visiva”. I partecipanti, divisi in piccoli gruppi, attraverseranno quattro stazioni tematiche dedicate ai sensi residui, guidati dagli operatori dell’Associazione all’interno di un itinerario completamente oscurato. La serata di venerdì proseguirà alle 21 con l’“Urban Trek” (ritrovo in piazza Serra) o “passeggiata guidata che unisce natura e letteratura”. Esperti accompagnatori la guida turistica e naturalistica Lucia Cane e l’attore Diego Coscia, i partecipanti assisteranno inizialmente a uno scambio di saperi sul “gioco delle bocce” con Mario Conrotto, per poi addentrarsi nel bosco verso l’“Abbazia di Vezzolano”: occasione perfetta per testare l’adattamento della vista all’oscurità e riscoprire aromi e suoni della fauna selvatica, intervallata da “letture teatrali” tratte dalle pagine di Jorge Luis Borges José Saramago, per concludersi con una suggestiva visita guidata notturna all’interno dell’Abbazia.

Sulla “valorizzazione dei talenti giovanili” e sulla “memoria locale” saranno invece incentrati gli appuntamenti di sabato 13 giugnoAlle 9,30, la “Sala Camilla Serafino” (via Roma, 9) di Albugnano ospiterà il laboratorio legato al Premio “Mark Ricard Mariut”, istituito dal “Comune” e da “Lo Stagno di Goethe” per ricordare un giovane del luogo prematuramente scomparso. Il concorso, rivolto a ragazzi tra i 10 e i 15 anni chiamati a raccontare una propria passione attraverso testi o video, culminerà alle 16,30 nello stesso spazio con la premiazione ufficiale e la restituzione pubblica del laboratorio, intitolata “La mia Passione”, in cui i cinque giovani vincitori racconteranno sul palco la propria dedizione verso l’arte, piuttosto che a uno sport, a un’attività artigianale, a una causa sociale o a una disciplina scelta consapevolmente. Il tardo pomeriggio di sabato aprirà le porte al secondo itinerario del weekend, intitolato “Scuole e chiese di collina: spazi di comunità attraverso il tempo”. Il ritrovo è fissato alle 18 nel parcheggio della “Chiesa di San Domenico Savio” a Mondonio, frazione di Castelnuovo Don Bosco. La storica locale Graziella Deideri guiderà il pubblico alla scoperta della “Scuoletta di Mondonio”, attiva fino agli anni Settanta e frequentata anche dal giovane Domenico Savio come allievo di Don Bosco, e della vicina “Biblioteca” con annesso il “Museo di vita contadina”. Appuntamento di chiusura, alle 21,30, sul sagrato della Chiesa romanica “Santa Maria” di Cornareto, con lo spettacolo teatrale “Amatissima – lezione recitata”, scritto ed interpretato dall’autrice e attrice Anna Delfina Arcostanzo , per la Compagnia “Lo Stagno di Goethe”.

Per ulteriori info: “Lo Stagno di Goethe”, via Roma 4, Albugnano (Asti); tel. 335/4836854 o www.lostagnodigoethe.com

g.m.

Nelle foto: “Percorso sensoriale”; “La mia Passione”; Anna Delfina Arcostanzo