CULTURA E SPETTACOLI

Al “Pannunzio” due incontri su Amendola e la storia delle repubbliche

Lunedì 20 e lunedì 27 aprile – ore 17.30

Centro Pannunzio – Via Maria Vittoria 35H, Torino

Il Centro Pannunzio di Torino dedica due appuntamenti del mese di aprile a temi centrali della storia politica e istituzionale italiana ed europea, confermando la propria vocazione a promuovere occasioni di approfondimento civile, storico e culturale.

Lunedì 20 aprile alle ore 17.30, presso la sede del Centro, Gerardo Nicolosi ricorderà Giovanni Amendola nel centenario della morte. Giornalista, parlamentare liberale, già ministro e fermo oppositore del fascismo, Amendola appartiene a pieno titolo alla storia del liberalismo del Novecento. Il suo percorso politico e intellettuale verrà ricostruito anche alla luce del recente saggio che Nicolosi, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Siena, ha dedicato a questa figura fondamentale dell’antifascismo liberale.

L’incontro offrirà anche un momento di intensa memoria civile: Marvi Del Pozzo leggerà infatti la commemorazione pronunciata alla Camera il 29 aprile 1926 dal deputato piemontese ed ex ministro Marcello Soleri a nome del Gruppo liberale, in un clima ormai segnato dall’asservimento al regime. Sarà l’occasione per tornare a riflettere sulla statura morale e politica di Amendola, che dopo il delitto Matteotti diede vita, insieme alle altre opposizioni, all’Aventino e pagò con la violenza squadrista la sua coerente battaglia per la libertà.

Lunedì 27 aprile alle ore 17.30 il Centro Pannunzio proporrà invece un incontro dal titolo “La Repubblica italiana e le repubbliche nella storia”, con il giurista Fabrizio Fracchia e lo storico Pier Franco Quaglieni. L’iniziativa si presenterà come una ampia ricognizione storico-giuridica sul concetto di repubblica, dalle esperienze del mondo classico alla nascita della Repubblica democratica italiana.

Il percorso prenderà avvio dalla Grecia di Pericle, Platone e Sparta, per proseguire con la repubblica romana e con figure come Catone, Cicerone e Livio. Saranno inoltre analizzate le repubbliche marinare, con particolare attenzione a Venezia, la repubblica fiorentina e Machiavelli, le repubbliche giacobine, la repubblica romana di Mazzini e la tragica parentesi della repubblica sociale italiana. Il confronto si concluderà con una riflessione sui tratti storici e istituzionali della Repubblica italiana nata il 2 giugno 1946, a ottant’anni dalla sua fondazione.

Con questi due incontri il Centro Pannunzio prosegue il proprio lavoro di valorizzazione della memoria storica come strumento di consapevolezza civile, riportando al centro del dibattito figure, idee e passaggi decisivi della tradizione liberal-democratica italiana.

Il Centro Pannunzio

Fondato a Torino nel 1968 nel nome e nello spirito di Mario Pannunzio, il Centro Pannunzio rappresenta da oltre mezzo secolo uno dei più solidi punti di riferimento del dibattito culturale liberal-democratico italiano.

Nato per iniziativa di Arrigo Olivetti, Mario Soldati e Pier Franco Quaglieni, il Centro si è distinto fin dall’origine per la sua indipendenza da appartenenze partitiche e per una vocazione dichiaratamente pluralista. La sua attività si sviluppa attraverso conferenze, incontri di studio, presentazioni editoriali e momenti di approfondimento dedicati ai temi della libertà, della responsabilità civile, della cultura storica e della difesa delle istituzioni democratiche.

Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura della Repubblica Italiana, il Centro Pannunzio continua a promuovere un confronto rigoroso e non conformista, offrendo uno spazio stabile di dialogo tra studiosi, intellettuali e cittadini.

La sua identità si fonda su un principio semplice ma esigente: coltivare la libertà come metodo e come valore, nella convinzione che la cultura non sia mai esercizio ornamentale, ma responsabilità pubblica.

Centro Pannunzio – Via Maria Vittoria 35H – 10123 Torino

Tel. 011 8123023 – Email: info@centropannunzio.it – Sito web: www.centropannunzio.it

Ufficio Stampa Due Punti – Email: ufficiostampa@duepunti-srl.it – Tel. +39 335 650 5656

I brani inediti di Saba Anglana e UConsolo

L’ensemble di fiati UConsolo, diretto e ideato da Fabio Barovero, affiancato dalla voce della cantautrice Saba Anglana, realizzerà in collaborazione con l’Orchestra Fiati Città di Collegno, diretta da Gianluca Calonghi, un album di brani inediti che sarà presentato pubblicamente al termine di tre giorni di prove e registrazioni dal vivo, condotte nella cornice della Chiesa di Santa Pelagia, nel cuore di Torino.

Il nome “UConsolo” richiama una pratica antica del Sud Italia: l’offerta di cibo ai familiari di un defunto, simbolo di conforto nei giorni in cui il focolare domestico si spegne per il lutto. Questo gesto è trasposto in musica come nutrimento emotivo.

Da questa radice arcaica nasce un repertorio che unisce la tradizione bandistica mediterranea alle molteplici influenze culturali.

I testi, scritti e interpretati da Saba Anglana in diverse lingue, raccontano di cura, perdita, memoria e rinascita. Un’esperienza musicale e teatrale che fonde il folk con le marce funebri, la musica sacra e colta con le composizioni più contemporanee.

UConsolo” restituisce alla banda il suo valore originario di presidio culturale e coesivo, capace di risvegliare memorie collettive e alimentare un dialogo tra culture e generazioni.

La scelta della Chiesa di Santa Pelagia non è casuale: luogo di culto, oggi centro filantropico e culturale attivo, rappresenta un punto di incontro tra spiritualità, accoglienza e rigenerazione urbana.

Nel progetto UConsolo, la banda di fiati non è il residuo folclorico di una tradizione decorativa, né un’operazione di richiamo nostalgico e modaiolo. È, al contrario, il cuore pulsante di un linguaggio musicale colto, necessario e profondo. Questo progetto rappresenta l’evoluzione di un percorso iniziato da Fabio Barovero oltre vent’anni fa con la Banda Ionica: un lavoro rigoroso e visionario che ha saputo ridare dignità culturale a una forma musicale spesso relegata ai margini del sistema artistico ufficiale.

UConsolo rilancia la banda in una dimensione alta, attuale, cosciente. Ne rivendica il potenziale espressivo, il valore rituale, la forza evocativa come voce collettiva capace di affrontare temi universali – il lutto, il conforto, la memoria, la pace – con un linguaggio empatico ed accessibile. È una banda che respira e fa respirare, che parla molte lingue e molte anime, che fonde studio e istinto, radici e visione. Un atto culturale che interroga il presente e lo attraversa con la profondità di un respiro condiviso: azione necessaria in un tempo in cui la smaterializzazione dell’esperienza, l’iperconnessione e l’intelligenza artificiale ridefiniscono il nostro rapporto con il corpo e la comunità. Il concerto si propone come risposta umana e incarnata: un atto di presenza, di respiro condiviso, di ascolto collettivo. In un’epoca attraversata dal rumore della guerra e dalla frammentazione sociale, la banda si fa corpo sonoro e civile, spazio di pace, rito laico di riconnessione tra persone, culture, generazioni.

LA STAGIONE MUSICALE DI SANTA PELAGIA
Direttore Artistico: M° Valentina Lombardo

I concerti e gli eventi in programma a Santa Pelagia dall’ 8 ottobre 2025 all’ 1 luglio 2026 offrono un ventaglio unico e assolutamente originale di declinazioni sonore, provenienti tanto dal repertorio classico quanto dal panorama contemporaneo, raccolte e ulteriormente approfondite all’interno di varie sezioni tematiche.

New Taste” è la parte dedicata ad aprire uno sguardo nuovo sulle trasformazioni in atto all’interno della musica di oggi attraverso le esibizioni dei compositori e degli interpreti più talentuosi del nostro tempo.

Contatti Sonori” è invece lo spazio pensato per incontrare la contaminazione tra i generi, spaziando dalla classica al tango fino al cantautorato pop con l’obiettivo di mescolare pubblici diversi e aumentare il grado di condivisione attraverso l’esperienza musicale.

Voxonus Festival XIV Edizione” è la stagione di produzione dell’Orchestra Sinfonica di Savona dedicata alla musica barocca. L’itinerario di quest’anno in collaborazione con Fondazione Collegio Universitario Renato Einaudi ripercorre rotte culturali del passato e del presente, sviluppandosi tra Liguria, Piemonte e Puglia.

Itinerari di Santa Pelagia” è la sezione dedicata alla conoscenza della storia di Santa Pelagia grazie allo sguardo prezioso delle guide Somewhere Tours & Events che guideranno il pubblico alla scoperta delle attrazioni e degli aneddoti che si celano dietro questi luoghi, testimonianza del nostro ricco patrimonio culturale. In questo caso il repertorio musicale è affidato ai musicisti del Liceo Musicale Cavour.

Intrecci Musicali” è una rassegna concertistica di Fondazione OMI in collaborazione con il Conservatorio G. Verdi di Torino che vanta una storia decennale. La sua peculiarità è di essere un intreccio a più livelli di suoni, vocali e strumentali, solistici e operistici, di epoche e di enti che vogliono guardare al futuro valorizzando il talento dei giovani.

Santa Pelagia Kids” è invece un gruppo di appuntamenti che offre ai grandi la possibilità di condividere la gioia e il fascino della musica con i loro piccoli. Un originale percorso culturale nel quale la tematicità degli incontri e l’elemento extra musicale diventano motivo di coinvolgimento appositamente ideato per un pubblico giovane.

Saba Anglana e UConsolo

Concerto + Registrazione dal Vivo

Musiche originali di Fabio Barovero

Direzione Orchestra Gianluca Calonghi

In collaborazione con l’Orchestra Fiati Città di Collegno

Sabato 18 aprile 2026 – ore 21

Coro di Santa Pelagia, via San Massimo 21 – Torino

(ingresso libero su prenotazione)

Giornata Mondiale dell’Arte a Torino: nuova frontiera del benessere psicofisico

 

Oggi è la Giornata Mondiale dell’Arte, una ricorrenza che invita a riflettere su come la creatività non sia solo un esercizio estetico, ma un pilastro fondamentale per la qualità della nostra vita.

Guardare un’opera d’arte, infatti, attiva processi biologici e psicologici profondi che influenzano direttamente il nostro equilibrio interiore.

Perché l’Arte genera Benessere: La Scienza dello Sguardo

Il piacere che proviamo davanti a un quadro non è soggettivo, ma ha radici neurologiche.

La neuroestetica, una disciplina scientifica nata alla fine degli anni ’90, studia proprio cosa accade nel cervello quando contempliamo la bellezza. 

Secondo il professor Semir Zeki della University College London, l’esposizione a un’opera d’arte che consideriamo “bella” provoca un rilascio immediato di dopamina nella corteccia orbito-frontale, la stessa area legata al desiderio e agli stati di appagamento.

Inoltre, una ricerca dell’Università di Westminster ha evidenziato come una breve sosta in una galleria d’arte durante la pausa pranzo possa ridurre drasticamente i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. 

Questo accade perché l’arte induce quello che gli psicologi chiamano “stato di flusso” (flow), un’immersione totale che interrompe il flusso di pensieri negativi o ansiosi, regalando alla mente una pausa rigenerativa.

Capolavori come Specchi dell’Anima

Alcuni quadri, più di altri, sembrano progettati per generare questo senso di armonia. Pensiamo alla “Donna in blu che legge una lettera” di Johannes Vermeer, capolavoro fiammingo attualmente esposto a Torino. La precisione della luce e la staticità della scena invitano chi guarda a una forma di contemplazione lenta, che stabilizza il battito cardiaco.

Allo stesso modo, le astrazioni di Mark Rothko o le ballerine di Edgar Degas lavorano sulla nostra percezione del colore e del movimento. Se Rothko permette una sorta di meditazione cromatica che espande la consapevolezza emotiva, il dinamismo di Degas ci connette con l’energia e l’eleganza del corpo umano, stimolando i nostri neuroni specchio e facendoci “sentire” la grazia della danza.


Torino: Guida Completa alle Mostre in Città

In questa giornata speciale, Torino offre una mappa ricchissima di luoghi dove sperimentare questo benessere visivo. Ecco tutte le mostre che potete visitare per riconnettervi con la bellezza:

  • Palazzo Madama: Ospita l’iconica “Donna in blu che legge una lettera” di Vermeer, in prestito dal Rijksmuseum. Un’occasione irripetibile per vivere il silenzio dipinto del maestro olandese.
  • Musei Reali (Sale Chiablese): Presentano la mostra “Guercino. Il mestiere del pittore”, un viaggio nel Barocco tra drammaticità e maestria tecnica.
  • GAM – Galleria d’Arte Moderna: Propone l’esposizione dedicata a Italo Cremona, intitolata “Tutto il resto è profondità”, per esplorare il lato visionario del Novecento torinese.
  • MAO – Museo d’Arte Orientale: Continua la straordinaria installazione di Chiharu Shiota, “The Soul Trembles”, dove fili intrecciati creano spazi onirici di rara intensità.
  • CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia: Celebra il genio di Edward Weston, mostrando come l’occhio del fotografo possa trasformare un semplice vegetale o un paesaggio in pura geometria artistica.
  • OGR Torino: Esplora il confine tra uomo e macchina con “Electric Dreams”, una rassegna dedicata all’arte digitale e tecnologica d’avanguardia.
  • Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: Inaugura proprio oggi le personali di Diego MarconXin LiuPeng Zuqiang e Mohammed Sami, punti di riferimento per l’arte contemporanea internazionale.
  • Mastio della Cittadella: Un’ampia retrospettiva su Edgar Degas, che analizza il suo rapporto con la pittura, il disegno e la scultura.
  • Galleria Elena Salamon: Per un tuffo nell’Oriente con le stampe di Hokusai, Hiroshige e Utamaro, maestri del “mondo fluttuante”.

Un Invito alla Contemplazione

Abbandonare per un momento lo schermo dello smartphone per immergersi in una sala museale non è un semplice svago. È un atto di cura verso la propria mente.

Cristina Taverniti

Canto popolare, il Coro Alpette in concerto allo spazio culturale Art Ensemble

Sabato 18 aprile, alle 17.30, lo spazio cultura Art Ensemble di Torino aprirà le sue porte a un’istituzione del panorama corale cittadino: il Coro Alpette. Un appuntamento per gli amanti della tradizione e della musica popolare che vedrà protagonista una formazione capace di raccontare, attraverso le note, oltre mezzo secolo di storia e identità del territorio.

Nato ufficialmente nel 1966 dall’iniziativa di un gruppo di giovani appassionati del canto di montagna, il Coro Alpette conta oggi venticinque elementi. La sua identità sonora è stata plasmata per oltre quarant’anni dalla direzione di Giovanni Uvire, che ha saputo imprimere uno stile unico e personalizzato attraverso l’armonizzazione di numerosi brani originali. Dopo il passaggio di testimone al Maestro Andrea Ferrero Merlino (2008-2017), la direzione musicale è oggi affidata al Maestro Carmelo Luca Sambataro, insigne organista diplomato presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino, che prosegue il lavoro di eccellenza tecnica e interpretativa.

Il repertorio del coro è il risultato di un lungo percorso di ricerca volto alla riscoperta del canto popolare piemontese. L’obiettivo è nobile e ambizioso: valorizzare una delle più antiche forme di espressione delle genti subalpine, portandola dai teatri più prestigiosi alle piazze, fino ai luoghi della quotidianità. Con sette CD, tre LP e centinaia di concerti all’attivo in Italia e all’estero, il Coro Alpette si conferma un ambasciatore culturale instancabile.

L’evento di sabato 18 aprile rappresenta un’occasione per immergersi in un’atmosfera di condivisione e amicizia, valori che il coro promuove sin dal 1981 con il celebre “Concerto dell’Amicizia” e con le tradizionali rassegne natalizie. La musica diventa così un ponte tra culture e realtà diverse, un linguaggio universale che invita al confronto e all'ascolto reciproco. Il progetto “Art Ensemble – Cultura e Socialità” è promosso e finanziato dalla Regione Piemonte e l’Assessorato alle Politiche Sociali.

L’ingresso al concerto è a offerta libera, a testimonianza della volontà del gruppo di rendere la cultura accessibile a tutti. Per assicurarsi un posto o ricevere ulteriori dettagli, è possibile contattare l’organizzazione al numero 3663407927.

Mara Martellotta

Per la prima volta in scena “Barabba” di Antonio Tarantino

Per Iperspazi, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro, a San Pietro in Vincoli, in via San Pietro in Vincoli 20, domenica 19 aprile, alle ore 19, andrà in scena la pièce teatrale “Barabba” di Antonio Tarantino, per la regia di Michele Schiano di Cola. Lo spazio scenico e le luci sono di Vincente Longuemare, la cura della produzione di Sabrina Cocco, l’assistenza alla regia è di Domenico Indiveri, la produzione è del Teatro di Bari. Lo spettacolo presenta scene di nudo parziale ed è adatto a un pubblico maggiore di 18 anni.

Namur, Cara Medea e Piccola Antigone sono state le prime tessere del ricco ed emozionante mosaico che la regista Teresa Ludovico ha nel tempo costruito incontrando il teatro di Antonio Tarantino, lo scrittore e drammaturgo bolzanino di nascita, ma torinese di adozione, “tra gli ultimi artigiani della scrittura”, padre putativo dei personaggi, spesso portatore di mitiche ferite per la cui resa scenica si chiede all’interprete di farli vivere così come si presentano, nudi e crudi senza filtro né giudizi. Nuova tappa del già significativo percorso è Barabba, opera composta nel 2010 da Antonio Tarantino e pubblicata nel 2021 dalla casa editrice Cue Press, per la prima volta in scena con protagonista un personaggio di ascendenza evangelica, pronto ad esprimersi quasi esclusivamente in versi, in una lingua potente, al cui interno convivono commedia e tragedia.
Nel personaggio di Barabba, prigioniero di quel carcere che è la vita, come per una fragile maschera appesa a un filo, si materializza un teatro di emozioni attraversato dall’universale bisogno di salvezza quanto la nostalgia rabbiosa di un’origine, di un qualcosa che comprendiamo essere l’elemento fondante della nostra civiltà, senza essere in grado di identificarlo. Parole che si fanno vera e propria carne, definendo i contorni di una scrittura potente e immaginifica, in grado di conquistare e intimorire, per la cui trasposizione scenica si deve procedere per gradi, cercando di assorbire ritmicamente il testo e di lasciarlo fluire in modalità del tutto naturale. All’interno di uno spazio scenico metallico, disegnato dall’arte di Vincent Longuemare, prende forma il racconto di Barabba, opera dalla struttura asimmetrica, con un prologo dal roboante inizio, composto per ultimo, e una seconda parte dalle molteplici sonorità, immaginata come un atto di denuncia contro le storture del sistema carcerario cui segue uno sviluppo con epilogo, in cui l’anonimo protagonista diventa Barabba, per definizione il ribelle, il terrorista, quello che il mondo non perdona. La sua persona si fa strumento per parlare dell’esatto opposto, di quello che il mondo gli perdona, arrivando a sacrificare se stesso per la salvezza degli uomini.

Biglietto: intero 13 euro se acquistato online, 15 euro in cassa la sera dell’evento – ridotto 11 online e 13 euro in cassa la sera dell’evento. Resta la possibilità di lasciare il biglietto “sospeso” tramite donazione online o con Satispay, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35 grazie ai biglietti messi a disposizione dalla collaborazione con Torino Giovani.

San Pietro in Vincoli – via San Pietro in Vincoli 28, Torino – domenica 19 aprile, ore 19.

Mara Martellotta

Al via la XIV edizione del Torino Fringe Festival

Giunge alla sua XIV edizione il Torino Fringe Festival, che si svolgerà dal 19 al 31 maggio prossimo e avrà il futuro come tema centrale di questa edizione, dal titolo “Metropolis-il futuro che verrà”. Il Torino Fringe Festival 2026 lo osserva da vicino e lo trasforma in materia scenica a cento anni esatti dall’ambientazione di “Metropolis”, il capolavoro visionario di Fritz Lang. La XIV edizione assume il punto di vista del grande regista come strumento per interpretare il presente della città contemporanea, attraversata da sistemi produttivi, tensioni sociali, trasformazioni tecnologiche e nuove forme di disuguaglianza. Non una distopia, ma una condizione reale. Dentro questo scenario si inserisce un programma che lavora sulle fratture del contemporaneo.

Il lavoro e la precarietà, tra i temi più evidenti, in quanto settori appartenenti a un insieme che chiamiamo futuro, emergono con forza in “Pomodoro”, racconto satirico sullo sfruttamento e in “Blasé”, dove un giovane lavoratore si muove dentro una catena produttiva disumanizzante fino a ribaltarne le logiche. “Tutte le cose più grandi di me” restituisce invece lo sguardo di una generazione cresciuta nell’instabilità, mentre “SOTTObanco” entra nel sistema scolastico come luogo di crisi e formazione. La città come spazio di tensione attraversa “Senza motivo apparente”, che da un fatto locale si allarga a una riflessione sociale più ampia, e “Ho rapito Paolo Mieli”, che interviene sul rapporto tra informazione e costruzione del reale. Il tema individuo-sistema, centrale in “Metropolis”, si riflette nelle riscritture: “MONO rilegge Kafka” come dispositivo sulla perdita di libertà, mentre “Pluto e Giusti?” riportano Aristofane e Camus nel presente. Attorno a queste linee si costruisce un percorso fluido, che attraversa linguaggi e generazioni, con una presenza forte di artisti under 35 e un dialogo costante tra scena e spazio urbano.

Nato nel 2013, il Torino Fringe Festival è un festival multidisciplinare di teatro off e arti performative, riconosciuto dal Ministero della Cultura e ufficialmente aderente al network internazionale World Fringe. Punto di riferimento internazionale per la scena indipendente contemporanea, è una piattaforma capace di connettere sperimentazione artistica, pubblico e territorio. Nel corso delle sue edizioni, ha ospitato oltre 380 compagnie, realizzato più di 3mila repliche in oltre 120 location, coinvolgendo più di 160mila spettatori. Accanto al programma artistico, il progetto Fringe in Rete rafforza il lavoro sulla distribuzione, creando connessioni tra artisti, operatori e circuiti teatrali e offrendo opportunità concrete di crescita e circuitazione. Il cuore del festival è la sezione Fringe Core con una programmazione costruita su due settimane di repliche – 14 spettacoli da martedì 19 a domenica 24 maggio e 13 da martedì 26 a domenica 31 maggio – che permette al pubblico di attraversare il Festival e costruire il proprio percorso.

 

Con la XIV edizione del Torino Fringe Festival – spiega Cecilia Bozzolini, presidente e direttrice del Torino Fringe Festival – scegliamo di attraversare il presente con uno sguardo lucido e necessario, assumendo Metropolis come lente per leggere il nostro tempo. Il futuro che verrà non è più un orizzonte lontano, ma una condizione già in atto, che attraversa le nostre città, il lavoro, le relazioni, i linguaggi. In questo scenario, il Fringe si conferma uno spazio di osservazione e trasformazione, capace di restituire complessità attraverso la scena. Il programma 2026 si muove dentro le fratture del contemporaneo, interrogando i sistemi produttivi, le disuguaglianze, le nuove identità e il rapporto tra umano e tecnologia. Lo fa mantenendo fede alla propria natura: un festival diffuso, accessibile, multidisciplinare, che porta le arti performative fuori dai luoghi convenzionali e dentro la vita quotidiana, costruendo un dialogo diretto con il pubblico e il territorio.

Accanto alla ricerca artistica, continuiamo a investire sul sostegno alle nuove generazioni e sulla creazione di opportunità concrete di crescita e circuitazione, rafforzando il nostro ruolo di piattaforma per la scena indipendente contemporanea. In un momento storico segnato da profonde trasformazioni, crediamo che il teatro e le arti possano essere strumenti fondamentali per comprendere, immaginare e abitare il cambiamento. Ringraziamo le istituzioni, i partner, gli artisti e il pubblico che ogni anno rendono possibile questo progetto, condividendo con noi una visione che mette al centro la cultura come spazio vivo, necessario e in continua evoluzione”.

 

Il Torino Fringe Festival – aggiunge Marina Chiarelli, assessore alla Cultura Regione Piemonte – rappresenta una delle espressioni più dinamiche e contemporanee della vitalità culturale piemontese. Un festival capace di intercettare le tensioni del presente, trasformandole in linguaggio artistico, confronto pubblico e partecipazione collettiva. La scelta di confrontarsi con il tema di Metropolis restituisce con forza il ruolo della cultura come spazio di interpretazione del nostro tempo: un luogo in cui leggere le trasformazioni sociali, interrogare le disuguaglianze, riflettere sul rapporto tra innovazione e umanità. Sostenere manifestazioni come il Fringe significa investire su creatività, sperimentazione e nuove generazioni di artisti, rafforzando Torino e il Piemonte come territori in cui la cultura non solo produce bellezza, ma genera pensiero, inclusione e crescita civile”.

 

Si avvicina una nuova edizione del Torino Fringe Festival – dichiara l’assessora alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia -, una manifestazione che si distingue per la capacità di mettere in relazione linguaggi contemporanei, nuove generazioni di artisti e pubblico, coinvolgendo le realtà culturali del territorio e artisti affermati ed emergenti. Il progetto si conferma così come un laboratorio aperto, attento alla sperimentazione e alla crescita del sistema culturale. Con il tema Metropolis, scelto per l’edizione di quest’anno, il Festival propone inoltre una preziosa riflessione sulle trasformazioni urbane e sociali del presente, interrogando il rapporto tra sviluppo, lavoro e comunità. Agli organizzatori va il nostro ringraziamento per l’impegno e la qualità del lavoro portato avanti in questi anni, e al pubblico l’augurio di vivere questa nuova edizione del Torino Fringe Festival come un’esperienza di scoperta, partecipazione e condivisione”.

 

Il Festival si svolgerà nei seguenti luoghi: Q35 Warehouse Club ; Magazzino sul Po; Circolo Amici della Magia; Tingel Tangel; Lombroso 16; Off Topic; Casa Fools; Vinile, ; Spazio Kairòs; San Pietro in Vincoli e Infini.to Planetario.

 

I biglietti, le informazioni sugli spettacoli e i pass sono disponibili su tofringe.vivaticket.it e tofringe.it

 

Il Torino Fringe Festival è un progetto dell’associazione Torino Fringe ETS, con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT, il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando “Next Generation You” e il patrocinio di Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Città di Torino. In collaborazione con Turismo Torino e Provincia, Salone OFF, EuroPride Torino 2027, GTT Gruppo Torinese Trasporti. Main Sponsor: Gruppo Iren. Sponsor: Reale Mutua, BTM Banca Territori del Monviso. Media Partner: Rai Radio 3, Rai Cultura. Technical sponsor: Freecards. Accommodation Partner & Sponsor: CX Student & Hotel. Ticketing partner: Vivaticket.

 

 

Mara Martellotta

 

“La tempesta esistenziale” di Gardella in prima assoluta 

“Ognuno di noi è la propria tempesta”. È il pensiero che ha guidato e ispirato il compositore Federico Gardella nella creazione del suo nuovo lavoro “A tempest”, che l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai propone in prima esecuzione assoluta  giovedì 16 aprile prossimo alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, con trasmissione in diretta su Radio3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura. La serata fa parte di Rai NuovaMusica, la consueta rassegna della compagine Rai dedicata alla musica contemporanea e distribuita nel corso della Stagione.

“Ho provato a dare un suono alla vertigine del caos – prosegue Gardella – a questa materia senza forma, o meglio: a questa materia che ci chiede di inventare una forma, ogni volta che l’ascoltiamo. Quando ho iniziato a scrivere “A tempest” non sapevo dove mi avrebbe portato questo viaggio. Non lo sapevo perché mi piace pensare a un pezzo di musica come a un analogon di un pezzo di vita: non sai mai come andrà a finire. La strada si definisce dietro ogni curva, piega dopo piega, l’imprevisto è una danza che si apprende col tempo. Una danza, appunto: così si chiude A tempest. Una danza lenta, spoglia (un violino, un contrabbasso, la percussione) era il destino di questa materia. Così tumultuosa, così fragile”.

Classe 1979, Federico Gardella è una delle voci più significative della composizione contemporanea italiana. La sua estetica, maturata sotto la guida di Sonia Bo, Alessandro Solbiati e Azio Corghi, è stata profondamente influenzata dall’incontro con Toshio Hosokawa, definendo un percorso artistico di respiro internazionale. La sua musica è regolarmente interpretata da compagini d’eccellenza e sotto la direzione di bacchette prestigiose. Tra i suoi riconoscimenti spiccano il Toru Takemitsu Composition Award di Tokyo (2012) e il Premio “Una Vita nella Musica – Giovani” del Teatro La Fenice (2014).

A interpretare il brano è chiamato Marco Angius, raffinato specialista della musica di oggi, direttore musicale e artistico dell’Orchestra di Padova e del Veneto e spesso ospite dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, anche in tournée.
Nella seconda parte del concerto Angius, insieme al baritono Hans Christoph Begemann propone in prima esecuzione italiana la versione integrale della Sinfonia Nähe Fern di Wolfgang Rihm.

Composta nel 2011 e intitolata “Prossimità lontana”, l’articolata pagina – di fatto un vero e proprio ciclo sinfonico con voce – si pone in un confronto storico con le sinfonie di Brahms, generando un paradosso: un omaggio che è, allo stesso tempo, una fuga dal suo modello. Il risultato è un’esperienza d’ascolto che porta a esplorare il legame tra antico e moderno. Il ciclo è stato eseguito per la prima volta al Festival di Lucerna nell’agosto 2012 con la Luzerner Sinfonieorchester diretta da James Gaffigan.

Grande personalità della musica del Novecento e contemporanea, Wolfgang Rihm – scomparso nel  2024 a 72 anni – ha da sempre manifestato un’insaziabile curiosità intellettuale, che lo ha portato a confrontarsi con modelli di provenienza disparata, mediando costantemente tra il rigore della serialità integrale e il lirismo del Romanticismo tedesco. La sua statura nel panorama musicale contemporaneo è testimoniata dai prestigiosi incarichi ricoperti presso le maggiori istituzioni europee. Tra il 1990 e il 1993 è stato consulente musicale dello Zentrum für Kunst und Medientechnologie (ZKM) di Karlsruhe, ricoprendo successivamente il ruolo di compositore residente per istituzioni di calibro mondiale come il Festival di Lucerna (1997), i Berliner Philharmoniker (1997-98) e il Salzburger Festspiele (2000).

Autore straordinariamente prolifico e tra i più eseguiti della sua generazione, Rihm si è distinto, a partire dagli anni Settanta, come il principale esponente della corrente denominata «Nuova semplicità» (Neue Einfachheit). Il suo stile, spesso definito neoromantico, si distingue per una singolare versatilità: recuperando le forme del tardoromanticismo e le suggestioni della prima atonalità, Rihm ha saputo creare un ponte tra la tradizione e l’avanguardia.

I biglietti per il concerto di Rai NuovaMusica sono proposti al prezzo unico di 5 euro per tutti e 3 euro per gli under 35 e sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai.

Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it.

Mara Martellotta

Fondazione Sandretto, quattro mostre aprono la primavera

Quattro mostre celebrano la ripresa primaverile alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo inaugurando il 15 aprile prossimo

Inaugurazione contemporanea di quattro mostre personali alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Diego Marcon, Xin Liu, June Crespo e Lenz Geerk, che saranno visitabili fino all’11 ottobre, con l’eccezione di quella di Marcon, che chiuderà  il 2 agosto prossimo.
Ad aprire le danze sarà la mostra dal titolo “Exhaust” , prima personale in Italia dell’artista Xin Liu, realizzata in collaborazione con K11 Art Foundation Hong Kong e con la consulenza editoriale di Hans Ulrich Obrist.
La mostra esplora le conseguenze delle aspirazioni tecnologiche  e scientifiche concentrandosi sui loro residui, detriti spaziali, materiali degradati, codici e organismi alterati.
Attraverso film, installazioni e nuove opere, l’artista riflette su ciò che resta dopo il fallimento delle promesse di progresso, trasformando scarti e obsolescenza in possibilità generative.
Di Diego Macron è la mostra dal titolo “Krapfen”, la prima opera prodotta grazie al New Futures Production Fund, nato dalla collaborazione tra la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo  e il New Museum di New York. Il video ha per protagonisti un ragazzetto dal genere ambiguo e quattro indumenti, un paio di guanti, un foulard, dei pantaloni e un maglione. All’ambientazione fanciullesca si accompagna un’atmosfera allarmata e perturbante, in cui un krapfen sembra diventare l’espediente per chiamare in scena emozioni di terrore e annientamento.

“Theatre of the mind” di Lenz Geerk, artista nativo di Basilea, rappresenta la prima personale in un’istituzione italiana dedicata alla pittura di questo artista, che presenta figure,  oggetti, paesaggi immersi in atmosfere silenziose e introspettive. Attraverso colori delicati e composizioni sospese, i dipinti esplorano stati psicologici e momenti intimi, dove il significato emerge da sottili tensioni emotive piuttosto che da narrazioni esplicite.

Anche l’esposizione “Danzante” di June Crespo, a cura di Bernardo Follini, rappresenta la prima mostra istituzionale italiana dell’artista, che riunisce sculture e installazioni, capaci di dialogare con il corpo e la percezione del visitatore.
Realizzata in collaborazione con la Secession di Vienna e il MO.CO di Montpellier, la mostra di June Crespo riunisce sculture e installazioni che dialogano con il corpo e la percezione del visitatore. I lavori, ispirati alle forme di fiori come iris e uccelli del paradiso, indagano materiali, superfici e texture al fine di creare esperienze fisiche e sensoriali che evocano vitalità, frammentazione e presenza.

L’inaugurazione si terrà giovedì 15 aprile alle ore 19, accompagnata da un talk di inaugurazione dal titolo “Framing Problems/Biennale della Tecnologia”, nell’ambito del quale interverranno Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Guido Saracco, Massimiliano Gioni, Hans Ulrich Obrist, Xin Lui e Diego Marcon. Ingresso libero.

Mara Martellotta

Ottimo bilancio per le giornate inaugurali di EXPOSED 

Sono 5 mila le persone che, nei quattro giorni inaugurali, hanno scaricato il pass per visitare le mostre di EXPOSED Torino Photo Festival, molte delle quali inserite nel “Miglio della Fotografia”, il percorso espositivo diffuso che collega alcune tra le principali istituzioni culturali torinesi. Positiva anche la partecipazione del pubblico al calendario di incontri, letture portfolio, screening ed eventi nello spazio urbano dal 9 al 12 aprile.

“Sono felice di questo inizio di festival, del clima che abbiamo respirato nei giorni di inaugurazione tra le tante mostre, gli incontri con grandi della fotografia come Ralph Gibson e le letture portfolio, la serata a Le Roi, dove alla console si sono alternati un grande dj come Eddie Piller e un fotografo del calibro di Dean Chalkley, e le passeggiate per scoprire le foto in città tra commenti del pubblico estremamente positivi – ha dichiarato il direttore artistico del festival, Walter Guadagnini – i dati di download dei pass sono molto buoni, ma non sono tutto, se consideriamo che solo le presenze registrate a CAMERA e alle Gallerie d’Italia, nel weekend inaugurale, sono state di oltre 3 mila e 500 e di oltre 4 mila, ma la grande soddisfazione è stata anche quella di vedere tutte le persone che hanno partecipato agli incontri, alle visite guidate e chi si è imbattuto nelle mostre outdoor sotto i portici di via Po. Poi, il bello del Festival è anche questo: non essere solo numeri, ma una vera e propria esperienza all’interno della città, che invita a scoprire luoghi sotto una nuova luce. Vedere le persone entusiaste davanti al nuovo volto del portico di Palazzo Carignano, con le fotografie giganti della Contessa di Castiglione e Karla Hiraldo Voleau, le facce stupite nello scoprire una fotografia di Bernard Plossu apparire tra le collezioni del Museo Regionale di Scienze Naturali, le persone che aggiustano i visori per godersi i nudi di Auguste Belloc in 3D presso l’Archivio di Stato. Tutto questo vale quanto i numeri, perché significa che il Festival è sempre più parte della città”.

Promossa dalla Città di Torino, Regione Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, in sinergia con Fondazione Arte CRT Intesa Sanpaolo e coordinata da Fondazione per la Cultura Torino, la terza edizione del Festival, curata e realizzata da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, conferma la vocazione di Torino come “città della fotografia”. Fino al 2 giugno 2026, EXPOSED propone un programma articolato che comprende 18 mostre, tra indoor e outdoor, costruendo un percorso diffuso che attraversa alcune delle principali istituzioni culturali cittadine e numerosi spazi urbani. Il cuore del Festival è il Miglio della Fotografia, un itinerari che mette in relazione artisti affermati, pratiche contemporanee e ricerche emergenti, offrendo al pubblico un’ampia prospettiva sul medium fotografico. Le mostre indoor spaziano tra grandi protagonisti della fotografia e progetti di ricerca contemporanea, mentre gli interventi outdoor estendono il festival nello spazio pubblico, trasformando amorino in una piattaforma espositiva a cielo aperto, in dialogo con  la cultura e l’architettura cittadine. Il tema scelto quest’anno, “Mettersi a nudo”, attraversa l’intero programma come chiave di lettura e declinandosi in molteplici prospettive, tra dimensione intima e rappresentazione pubblica, identità e costruzione dell’immagine.

Info: EXPOSED Photo Festival -exposed@camera.to

Mara Martellotta

“Ivan e i Cani”, un bagliore tra gli interstizi del tempo e della memoria

Lunedì 13 aprile, presso il Cubo Teatro OFF TOPIC di via Pallavicino 35, è andato in scena il primo dei due appuntamenti torinesi dello spettacolo “Ivan e i Cani”, inserito nella stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro.

Sul palco Federica Rosellini, artista che soltanto con la sua presenza riesce a emanare quella rarissima aura capace di coinvolgere, all’interno della sua bolla, anche chi lo spettacolo lo osserva in quanto presenza “altra” rispetto alla rappresentazione, finendo per sentirsi parte di un evento che accade inevitabilmente, dal quale sembra impossibile qualsiasi tentativo di fuga.

Proprio l’impossibilità di fuggire caratterizza uno dei temi principali nella poetica di Federica Rosellini: quello della memoria. Già fondamentale nella precedente tournée di “iGIRL”, in una dimensione totalizzante in cui il gesto teatrale prende forma attraverso la voce e l’immagine, in “Ivan e i Cani” la memoria assume il significato stesso del suono. Un suono che nasce anche dall’importante ricerca di strumentazione e sonorità appartenenti alla Russia degli anni Novanta, contesto storico in cui è inserita la vicenda, e che Federica Rosellini compone in scena utilizzando una batteria elettronica, un synth, la tastiera MIDI e il kazoo elettrico. Musica che è misura di ogni cosa, che scandisce il tempo al di là del cuore che pulsa, che è ricordo, fragilità, desiderio, necessità, una preghiera che metamorfizza in un amore che tenta con dolcezza di lenire la ferita. Una memoria che commuove e consola anche per il valore affettivo che rappresenta per l’artista, proveniente da una famiglia di musicisti. Un legame che porta sul palco attraverso la voce registrata in russo di sua madre, Laura Pasut Rosellini.

Ivan e i Cani” è un riadattamento dell’omonimo libro della drammaturga Hattie Naylor, tradotto in italiano da Monica Capuani, che racconta a ritroso (il personaggio è ormai adolescente) la storia vera di Ivan, un bambino di quattro anni cresciuto da una muta di cani randagi dopo essere scappato di casa per sfuggire a un patrigno violento che brutalizzava sia lui che la madre. A far da sfondo a questa narrazione tra fiaba e realtà, in cui il distacco prematuro dalla figura materna diventa la forza catalizzatrice di ogni evento della storia, vi è la Russia di Boris Eltsin, eletto nel 1991 e artefice dello smantellamento dell’URSS, con il conseguente indebolimento internazionale del Paese e una situazione di povertà e crisi sociale estrema.

Federica Rosellini interpreta magistralmente il senso di vuoto che opprime Ivan, la necessità vitale di riempirlo attraverso un sentimento forte quanto quello perduto, un desiderio trasformativo che rende il nuovo, particolarissimo legame “madre-figlio” con Belka, la cagna bianca leader della muta, non in un surrogato ma nel dono stesso della vita, nel significato di un’esistenza che teneva in serbo per loro un incontro taumaturgico. In scena domina il colore bianco, una sorta di isola innevata che concettualmente richiama la strada dissestata presentata in “iGIRL”. Il bianco rappresenta un colore simbolo nel mito perché è associato ai fantasmi, alla spettralità del passato, la paura ancestrale dell’ignoto. Chi ama Moby Dick, il libro sacro di Herman Melville, l’unico libro sacro scritto in Occidente dopo La Divina Commedia, non potrà fare a meno di notare quanto nell’interpretazione di Federica Rosellini vi sia anche un po’ di Ismaele, il poeta che narra le gesta di Achab e che identifica nella bianchezza di Moby Dick la somma di tutti i colori e, allo stesso tempo, la loro assenza, suggerendo un pericolo di vuoto universale che deve essere colmato dalla purezza e dalle esigenze del cuore. La memoria, in “Ivan e i Cani”, non rappresenta solo una delle tante facce della persecuzione cui l’essere umano è chiamato a rendere conto di fronte a ciò che è stato, ma anche lo strumento di indagine che innesca la consapevolezza profonda che ogni dinamica, biologica o universale che sia, necessita di legami per perpetuarsi, bagliore inaspettato tra gli interstizi del tempo e della solitudine in cui Ivan suona la sua musica, piccolo fiore di campo, selvaggio, senza urgenza di morire.

 

Ivan e i Cani” – testo di Hattie Naylor – traduzione di Monica Capuani – voce registrata in russo di Laura Pasut Rosellini – light design di Simona Gallo – scenografia di Paola Villani – costumi di Simona D’Amico – aiuto regia di Elvira Berarducci – regia, sound design e interpretazione di Federica Rosellini

Spettacolo consigliatissimo e in scena a Torino fino a martedì 14 aprile presso il Cubo Teatro.

 

Gian Giacomo Della Porta