CULTURA E SPETTACOLI

Sette serate in libertà al teatro Juvarra, torna “Enjoybook”

Storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica

Ritorna a Torino la rassegna “Enjoybook 2026 – storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica”, un ciclo di incontri capace di trasformare il teatro Juvarra in uno spazio aperto di racconto, ascolto e confronto. Si tratta di sette serate “in libertà”, da gennaio ad aprile 2026, dove il pubblico sarà protagonista di un percorso costituito da testimonianze, emozioni e riflessioni, in cui le parole degli ospiti diventano materia viva, capace di restituire storie e visioni autentiche. La rassegna nasce con l’obiettivo di creare un contesto libero, non ideologico o convenzionale, dove idee ed esperienze possano circolare in libertà. Non si tratta di lezioni frontali, né di tesi precostituite, ma di narrazioni personali incentrate su percorsi professionali e scelte di vita, passioni, dubbi, cadute e rinascite che raccontano la dimensione più autentica dell’essere umano. Si tratta di un vero e proprio laboratorio di pensiero e sensibilità, che invita a riconoscersi, dialogare e confrontarsi in un clima aperto e inclusivo.
Tutti gli appuntamenti si svolgono al teatro Juvarra di Torino, in via Juvarra 15, e prevedono musica dal vIvo e un aperitivo di benvenuto, rendendo ogni serata un’esperienza completa, che unisce parola, ascolto e convivialità. Questa rassegna culturale è un’occasione di aggregazione e condivisione, un format innovativo che rompe le convenzioni tradizionali e trasforma ogni serata in un’esperienza viva e partecipata. Non si assiste passivamente come a teatro, ma il pubblico è parte integrante di ciò che accade, dialoga, si confronta e contribuisce a creare un’atmosfera. Si tratta di momenti in cui la musica dal vivo, il buon cibo e il buon bere fanno da cornice a conversazioni autentiche e informali, favorendo scambi di idee e nuove connessioni. Ogni incontro è irripetibile e nasce dall’energia delle persone presenti.

Primo appuntamento condotto da Marco Graziano (inviato Mediaset), sarà giovedì 29 gennaio prossimo, alle 20.15, dal titolo “Il gusto dell’impresa”, con ospite Giuseppe Lavazza. Si prevede la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 12 febbraio, alle 20.15, la serata avrà come titolo “Voci fuori dal coro” ed ospiti Beatrice Venezi, Annamaria Bernardini de Pace e Cesare Rascel. Conduce Marco Graziano e si prevede la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 19 febbraio, alle 20.15, ospiti della serata “Controcorrente per scelta” Tommaso Cerno e Vladimir Luxuria. Conduce Marco Graziano.

Giovedì 5 marzo, alle 20.15, nella serata intitolata “Identità Reale”, sarà ospite Emanuele Filiberto di Savoia. Conduttore Marco Graziano e vi sarà la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 19 marzo, alle 20.15, sarà ospite della serata intitolata “La libertà di raccontare”, Roberto Parodi. Conduce Marco Graziano e sarà consegnato il Gianduiotto d’Oro, come nella serata di giovedì 9 aprile, alle 20.15, intitolata “La sfida della libertà”, in cui sarà ospite Maria Luisa Rossi Hawkins.

La serata di giovedì 16 aprile sarà invece condotta da Nicola Roggero (telecronista Sky) e sarà dedicata al mondo del calcio, dal titolo “Capitano, mio capitano”, con ospiti Cristiana Ferrini, Riccardo Scirea, Beppe Dossena, Giorgio Chiellini e Marco Rizzo.

I biglietti sono acquistabili al costo di 33 euro, di cui 3 saranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo, sul sito https://www.mailticket.it/evento/50878/storie-di-libert%C3%A0-e-visione

Mara Martellotta

I 1300 anni dell’Abbazia di Novalesa

È il più antico documento conservato all’Archivio di Stato di Torino scritto su un foglio di pergamena milletrecento anni fa. Si compone di 43 righe in carattere corsivo merovingico, firmato oltreché dal nobile franco Pietro Abbone, anche da quattro vescovi, due abati, un arcidiacono e diversi chierici. È l’atto di fondazione dell’Abbazia di Novalesa, in Val di Susa, con data 30 gennaio 726. Viene mostrato al pubblico solo in casi eccezionali come accadrà nei prossimi giorni. Uscirà dai depositi dell’Archivio di Stato, con i guanti bianchi e con molta delicatezza, insieme al Chronicon Novaliciense, un rotolo di pergamena con 28 fogli cuciti uno di seguito all’altro e diviso in cinque libri con la storia del monastero fondato sulla via del Moncenisio 1300 anni fa e scritto da un monaco anonimo, ricco di storie e leggende. Due documenti fondamentali per conoscere la storia medievale del territorio e della penisola in occasione del tredicesimo centenario dell’Abbazia (726-2026), un luogo speciale per storia, arte e fede che sotto Sant’Eldrado, abate della Novalesa nella prima metà del IX secolo, ebbe il momento di maggiore fioritura spirituale.
La comunità monastica benedettina il 30 gennaio festeggerà i 1300 anni dell’Abbazia con la celebrazione dei Vespri nel monastero presieduta dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e di Susa. Sulla vetta del monte Pirchiriano la Sacra di San Michele con le sue leggende e i suoi misteri non c’è ancora, Carlo Magno sta per raggiungere la Novalesa prima della grande battaglia, anche i benedettini dormono sonni tranquilli, i saraceni, futuri invasori e saccheggiatori della valle sono ancora lontani. Parlano le cronache del tempo, fermate in quel 30 gennaio 726, perché quello fu un giorno davvero speciale. La fondazione del complesso abbaziale dei Santi Pietro e Paolo porta la firma di Pietro Abbone, un aristocratico franco appartenente a una famiglia vicina a Carlo Martello. Governatore della Moriana e di Susa, Abbone disponeva di un vasto patrimonio immobiliare. I monaci sapevano leggere e scrivere, riproducevano i libri e conservavano testi antichi. Un lavoro assiduo, quotidiano, e tra loro c’era anche colui che ha scritto il Chronicon Novaliciense, la Cronaca della Novalesa dal 726 all’XI secolo, un monaco benedettino rimasto ignoto. Nel silenzio infinito della Val Cenischia, a pochi chilometri da Susa, otto monaci proseguono oggi il loro cammino di spiritualità alla Novalesa che nell’Alto Medioevo era una potenza religiosa e politica nonché un importante centro culturale. Appartenne al regno dei Franchi che la difesero per controllare meglio il valico del Moncenisio, la ingrandirono, e Carlo Magno vi soggiornò più volte prima del grande scontro con i Longobardi alle Chiuse di Susa. Per secoli fu un grande centro di spiritualità e luogo di incontro tra culture diverse. Poi dalle Alpi circostanti, nel 906, arrivò il flagello dei saraceni che piombarono sull’Abbazia saccheggiandola e incendiandola.
Poche anime scamparono alla strage dei primi “jihadisti” della storia. L’abate e i monaci fuggirono in tempo a Torino e si nascosero in una chiesa che oggi è il Santuario della Consolata. A secoli di splendore seguì un lungo periodo di abbandono che iniziò nel Duecento. La Sacra di San Michele soppiantò la Novalesa. Nel Seicento nell’Abbazia si trovava solo più un monaco e per riportare in vita il monastero furono chiamati i Cistercensi. Ma l’entusiasmo durò poco tempo. Nell’Ottocento la fondazione monastica fu soppressa e i monaci allontanati. Negli anni Settanta la Provincia di Torino acquistò l’Abbazia e la consegnò nuovamente ai benedettini. I festeggiamenti continueranno per gran parte dell’anno con una serie di eventi tra cui concerti di musica sacra e d’organo, conferenze e meditazioni, e si concluderanno il 15 ottobre con un altro cardinale piemontese, Giorgio Marengo, che giungerà alla Novalesa direttamente dalla Mongolia dove da qualche anno guida la piccola chiesa cattolica.
Filippo Re 

“Mi prendo il mondo”. A Parma, ancora lo “zampino” del Salone del Libro

Nuovo appuntamento nell’ex “Città Ducale” con il Progetto ideato dal “Salone del Libro di Torino”, protagonisti i giovani di “Direzione Futura”

Da giovedì 22 a domenica 25 gennaio

Parma

“Un evento ‘ispirazionale’, che sa accogliere il sentire delle nuove generazioni, stimolare idee e dare impulso alla vitalità innata delle ragazze e dei ragazzi di oggi per accompagnarli nel loro cammino verso gli orizzonti che più sentono propri, in un mondo che continua a vivere cambiamenti culturali e di approccio al lavoro”: così è stato nel giusto modo definito “Mi prendo il mondo. In dialogo con le nuove generazioni”, Progetto che torna a programmarsi, nella sua terza edizione, a Parma, “European Youth Capital 2027”, da giovedì 22 a domenica 25 gennaio prossimi(con un’anteprima giovedì 15 gennaio), al “Paganini Congressi” (via Toscana, 5/a), presso il “Parco 1° Maggio” dell’“Atene d’Italia”, com’è stato storicamente definito il capoluogo emiliano in riconoscenza del suo prestigio culturale.

Ideato dai ragazzi riuniti in “Direzione Futura” e dal “Salone Internazionale del Libro di Torino” – in collaborazione con la Città di Parma, con il sostegno di “Regione Emilia-Romagna” e “Fondazione Cariparma” e con il patrocinio dell’“Università di Parma” e di “Rai” – l’evento vedrà ancora una volta, quali primi protagonisti, proprio i giovani di “Direzione Futura 2026”30 studentesse e studenti di Parma e del territorio parmense, di età compresa tra i 14 e i 23 anni, che hanno scelto temi, argomenti e ospiti di questa edizione, che vedrà arrivare in città scrittorigiornalisti ed artisti , invitati “per raccontare il loro sguardo sul mondo e la loro visione sui temi dell’attualità”. Ricchissimo il programma, comprendente anche workshoplaboratoriattività e presentazionirivolte a lettrici e lettori accolti, al “Paganini Congressi”, dal “Caffè Letterario” e dal Bookshop “Mi prendo il mondo”, una grande libreria tematica, organizzata da sei librerie della città che proporranno una vasta scelta di opere  dedicate ai temi e alle aree al centro delle lezioni e degli incontri. Importante novità di questa terza edizione è il progetto “Hub Lavoro”, uno spazio di confronto con il mondo giovanile e quello professionale, attraverso “tavole rotonde”, “laboratori” ed incontri con imprese e “recruiter”in programma giovedì 22 e venerdì 23 gennaio per “favorire dialoghi e scambi tra studenti e aziende, mettendo al centro aspirazioni, competenze e opportunità occupazionali, con attività pratiche e testimonianze da settori strategici come comunicazione, marketing, innovazione e sostenibilità”.

L’ingresso alla manifestazione e ai vari incontri sono gratuiti, fino ad esaurimento posti. Per info sul programma dettagliato e aggiornato: www.miprendoilmondo.it o www.salonelibro.it

Un’abbondante ventina gli ospiti attesi, di cui é impossibile fare qui completa menzione. Diciamo solo che, dopo alcuni appuntamenti anticipativi, giovedì 15 e lunedì 19 gennaio, a dare il là alla lunga cavalcata, giovedì 22 gennaio (ore 9,30) sarà lo scrittore e sceneggiatore (fondatore dell’Agenzia Letteraria “Book On A Tree”) Pierdomenico Baccalario che condividerà con il pubblico una suggestiva riflessione su “Le dieci regole per combinare qualcosa”. Particolarmente atteso, nel corso della prima giornata anche l’incontro con Mario Calabresi (ore 11), giornalista e direttore di “Chora Media”, che inviterà a ragionare sui contenuti del suo ultimo libro “Alzarsi all’alba”, edito da “Mondadori”. A seguire, di balzo in balzo, si andrà dall’artista visiva iraniana Shirin Neshat a Federico Vergari, autore di “Vittorie imperfette. Storie di donne e uomini che non si sono arresi” (“Lab Dfg”), fino a Vera Gheno (venerdì 23 gennaio), sociolinguista da sempre impegnata su temi quali il sessismo, l’equità e la diversità nella lingua. Da segnalare ancora per sabato 24 gennaio, la scrittrice e filosofa Michela Marzano sul palco con il suo nuovo libro “Qualcosa che brilla” (“Rizzoli”) per una conversazione sulle difficoltà di crescere, creare il proprio spazio, trovare la propria voce.E, importante fanalino di coda, domenica 25 gennaio(ore17,30), Concita De Gregorio. Notissima giornalista, scrittrice ed editorialista per “La Repubblica”, De Gregorio incontrerà i giovani sul tema “Un’indagine sull’amore. La giusta misura della cura”, prendendo spunto dal suo ultimo romanzo “Di madre in figlia” (“Feltrinelli”).

Per chi interessato, si prepari. La manifestazione è ancora una volta, oggi più che mai, un intrigante itinerario, dai forti contenuti etico-letterari, poiché “lavorare con le nuove generazioni – come afferma Silvio Viale, presidente dell’ ‘Associazione Torino, la Città del Libro’non è un capitolo accessorio: è una responsabilità e una direzione strategica. L’educazione alla lettura, la curiosità e la capacità di confrontarsi criticamente con il presente nascono dapercorsi come ‘Mi Prendo il Mondo’, dove ragazze e ragazzi non sono spettatori, ma costruttori di visioni”.

Gianni Milani

Nelle foto: Logo “Mi prendo il mondo”; Pierdomenico Baccalario (Ph. Walter Menegazzi); Mario Calabresi; Concita De Gregorio (Ph. Paola Locatelli

Fazil Say pianista e compositore con l’orchestra Nazionale della Rai

Giovedì 22 e venerdì 23 gennaio Fazil Say racconterà le devastazioni climatiche nella doppia veste di pianista e compositore con l’Orchestra Nazionale della Rai, con Diego Ceretta sul podio. Diego Ceretta, giovedì 22 gennaio alle 20.30, debutterà sul podio dell’OSN Rai in un concerto di stagione e in programma all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, trasmesso in diretta su Radio3 e in streaming sul portale di Rai Cultura, e replicato, sempre a Torino, venerdì 23 gennaio alle ore 20. Si tratta di una figura tra le più promettenti del panorama musicale odierno, che ha consolidato la sua carriera lavorando con maestri del calibro di Daniele Gatti e Fabio Luisi. Direttore principale dell’Orchestra della Toscana, ha diretto le più prestigiose orchestre sinfoniche italiane, come quella del Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Regio di Torino, la Filarmonica Toscanini e l’Orchestra Sinfonica di Milano. Nel suo primo concerto con la compagine RAI, è affiancato dal celebre pianista e compositore Fazil Say, figura fra le più poliedriche e magnetiche del panorama musicale, che fonde una tecnica classica impeccabile con una straordinaria capacità improvvisativa. La sua carriera è costellata di successi discografici e premi prestigiosi, tra cui 4 “Echo Classic”.

Il concerto si apre con i “Valses Nobles et Sentimentales” di Maurice Ravel, composti nel 1911 nella versione per pianoforte e poi orchestrati per il balletto “Adélaide ou le language des fleurs” (Adelaide o il linguaggio dei fiori), andato in scena per la prima volta a Parigi nel 1912 con lo stesso Ravel sul podio. Nella loro versione orchestrale, che venne utilizzata come suite da concerto, gli otto valzer, ispirati al modello schubertiano, ebbero maggior fortuna di quelli pensati per pianoforte. A seguire il concerto per pianoforte e orchestra op.111 dello stesso Fazil Say, dal titolo “Mother Earth”, impegnato nella doppia veste di compositore e solista, proposto in prima assoluta il 23 maggio del 2025 alla Osaka Symphony Hall, in occasione dell’Esposizione Universale della città giapponese. Il brano, articolato in sette movimenti, lancia un  drammatico appello alla mobilitazione contro la crisi climatica. Il preludio, introdotto dal pianoforte solo, rappresenta il tema  portante dell’intera partitura. I movimenti centrali 2,3,5,6 offrono una narrazione sonora della natura e dei suoi equilibri attuali, dai terremoti alle frane, dai suoni della foresta alle devastazioni, fino al contrasto con la forza vitale dell’acqua. Nella seconda parte del concerto sono in programma ”Quadri di un’esposizione” di Modest Musorgskij, proposti nell’orchestrazione del 1922 di Ravel. L’occasione di una visita a una mostra postuma dell’amico architetto Viktor Hartmann fornì al compositore nel 1874 lo spunto per una suite di pezzi pianistici di potente fantasia che, tra una “promenade” e l’altra, nelle sale dell’Esposizione, descrive dieci quadri che celano altrettanti stati d’animo. Ravel fu a tal punto affascinato dai quadri che ne realizzò una versione orchestrale divenuta celebre per la sua ricchezza coloristica.

I biglietti da 9 a 30 euro sono in  vendita online sul sito dell’OSN RAI e presso l’Auditorium RAI di Torino, piazza Rossaro.

Tel 0118104996

biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

“L’altro suono”, il Duo Repicco al Vittoria

Per la serie “L’altro suono”, sezione della stagione dell’Unione Musicale dedicata alla musica antica, al Teatro Vittoria si esibirà il Duo Repicco

Lunedì 19 gennaio, alle ore 20, al Teatro Vittoria di Torino, per la serie “L’altro suono”, sezione della stagione dell’Unione Musicale dedicata alla musica antica, affiancata da proposte più moderne della scena europea, si esibirà il Duo Repicco con Kinga Ujszàszi al violino e Jadran Duncumb al liuto. Per l’occasione presenteranno la musica per il Re Sole, un programma che riunisce una serie di pezzi per violino e liuto composti pernil diletto di Luigi XIV. Il percorso musicale si aprirà con de Visée, suite in sol minore di questo compositore liutista di corte, intrisa di nobile malinconia e colori preziosi. Si procede poi con Concerts Royaux di Couperin, autentici gioielli di equilibrio e gusto. I due autori si intrecciano nella misteriosa  e  immaginifica “Les Sylvains” di Couperin de Visée. Seguirà poi un’audace imitazione delle campane di Johann Paul von Westhoff, dove si manifesta lo stile tedesco, e dove suggestioni acustiche diventano puro teatro musicale. Conclude il concerto la Suite in re di de Visée. Il Duo Repicco è acclamato per la sua finezza stilistica e l’affiatamento unico, sospeso fra la sensualità francese e il virtuosismo di matrice nordica. La critica inglese li definisce artisti dalla “brillante intesa”, capaci di passare dalla finezza più sottile alla più sfrenata energia con estrema naturalezza (Bachtrackt), mentre in Germania si parla di una sintesi perfetta tra rigore storico e interpretazione viva, piena di sorprese (Haz).

Teatro Vittoria – via Antonio Gramsci 4, Torino

Unione Musicale: 011 5669811

Mara Martellotta

La Grazia. Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino

Film Commission Torino Piemonte ha curato la mostra che si inaugura lunedì 19 gennaio a Palazzo Chiablese 

In occasione dell’uscita del film, con l’obiettivo di celebrare le riprese torinesi de “La Grazia” e coinvolgere le varie location del progetto, Film Commission ha curato, in collaborazione con Freemantle, The Apartment, Numero 10 e Piper Film, e con la Sovrintendenza dell’Archeologia, Paesaggio e Belle Arti della Città metropolitana di Torino, l’inaugurazione della mostra che resterà allestita fino al 10 aprile, dedicata agli scatti del fotografo di scena Andrea Pirrello. Questa esposizione, attraverso 30 scatti del backstage del film, scritto e diretto dal Premio Oscar Paolo Sorrentino, ripercorre le riprese torinesi de “La Grazia”, film d’apertura della Biennale di Venezia, valso la Coppa Volpi all’attore protagonista Toni Servillo. Le immagini di Andrea Pirrello rivelano i luoghi di Torino e dintorni scelti per le scene del film, per raccontare il “semestre bianco” del Presidente Mariano De Santis, interpretato appunto da Servillo, chiamato a decidere su due delicate richieste di grazia. Torino e il Piemonte svolgono un ruolo fondamentale all’interno del film: ambientato a Roma, ha realizzato a Torino, grazie al sostegno di Film Commission Piemonte, la quasi totalità degli interni dei palazzi della politica, nello specifico gli ambienti del Quirinale, dove risiede il protagonista. Un percorso di visita che permette di addentrarsi dietro le quinte del film, mostrando i luoghi iconici della città unitamente a quelli più nascosti e meno noti, dall’Accademia delle Scienze alla Bocciofila, alla Tesoriera, la Casa Circondariale Lorusso Cotugno, il Castello del Valentino, il Castello di Moncalieri, i Musei Reali, in particolare Palazzo Reale, passando per Palazzo Chiablese, che ospita la mostra, oltre ad avere accolto cast e troupe per due settimane di riprese. La mostra “La Grazia. Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino” sarà visitabile gratuitamente all’interno dei tour di Palazzo Chiablese, promossi dall’ Associazione Amici di Palazzo Reale di Torino.

Mara Martellotta

Francesca Pasini  presenta alla Gam: “Slalom. Arte Contemporanea”

Martedì 20 gennaio 2026, ore 17:00

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Sala incontri

Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili

 

 

Intervengono:

Chiara Bertola, Direttrice GAM Torino

Francesca Pasini, Autrice

Olga Gambari, Critica d’arte

La GAM  ospita la presentazione del volume di Francesca Pasini Slalom. Arte Contemporanea. Scritti e Letture. 1990–2024, pubblicato da Mimesis Edizioni.

Il libro nasce alla fine del 2019, in un momento immediatamente precedente alla pandemia, e prende forma come un percorso autobiografico e critico che attraversa oltre trent’anni di scrittura e pensiero sull’arte contemporanea. Composto da testi pubblicati su diverse testate tra il 1990 e il 2024, il libro intreccia analisi, riflessioni e letture di opere altrui, creando un paesaggio di voci e rimandi che invita il lettore a muoversi liberamente – proprio come in uno slalom – tra i temi, le epoche e le esperienze condivise.

La presentazione del volume si sviluppa come un momento di scambio, tra le parole dell’autrice e gli interventi della Direttrice della GAM e di Olga Gambari.

Francesissimo: Pennac e la Francia al Circolo dei Lettori

Dal 30 gennaio al 1° febbraio Torino diventa la casa della letteratura francese con Francesissimo, il primo festival ospitato al Circolo dei lettori e delle lettrici, al Cinema Massimo e all’Alliance Française Torino.  Per tre giorni autrici e autori dalla Francia e dal mondo francofono incontrano il pubblico tra libri, dialoghi e cinema, in un clima da grande festa della lettura. 

 

Pennac inaugura il festival

Venerdì 30 gennaio, alle 18.30, l’apertura è affidata a Daniel Pennac, che al Circolo dialoga con Fabio Gambaro sul romanzo Il mio assassino (Feltrinelli). Nel libro Pennac intreccia autobiografia e invenzione intorno alla storia del giovane D. P. Nonnino, condensando il suo intero universo narrativo in poco più di cento pagine.

 

«Portare Parigi a Torino»

«In Italia l’interesse per la letteratura francese cresce di anno in anno. Diversi scrittori d’oltralpe si ritrovano in vetta alle classifiche e gli editori italiani traducono sempre più spesso titoli dal francese. FRANCESISSIMO nasce proprio per far conoscere meglio la ricchezza e la diversità della scena letteraria francese contemporanea. Non solo gli autori già noti ma anche le più interessanti nuove leve, per un dialogo proficuo con il mondo culturale italiano» dichiara Fabio Gambaro, ideatore e direttore del festival. «Francesissimo è un viaggio nella letteratura di lingua francese, il nostro modo di portare Parigi a Torino e di rinnovare il legame della nostra città e della nostra comunità di lettrici e di lettori con la Francia» aggiunge Giuseppe Culicchia, direttore della Fondazione Circolo dei lettori.

Incontri, film, grandi ospiti

Sabato 31 gennaio si parte con i saluti istituzionali alla presenza dell’Ambasciatore di Francia Martin Briens, poi arrivano al pubblico torinese Adelaïde de Clermont-Tonnerre, Jean-Baptiste Andrea, Maylis Besserie e Adrien Bosc, tra racconti di donne libere, passioni romanzesche e vite ai confini tra realtà e finzione. In serata, al Cinema Massimo, è in programma Le royaume di Julien Colonna, film inedito ambientato in Corsica, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema e l’Institut Français. Domenica 1 febbraio spazio alle storie intense di Marie Vingtras e Monica Acito, ai percorsi di migrazione e identità con Hemley Boum e Nadeesha Uyangoda, e all’attesissimo incontro con Boualem Sansal a partire dal romanzo distopico Vivere (Neri Pozza). La giornata si chiude di nuovo al Cinema Massimo con Le roman de Jim di *Arnaud e Jean-Marie Larrieu, racconto di affetti e paternità.

Valeria Rombolà

Il 2026 inizia al teatro Regio con la Cenerentola

 

E tre debutti, di Antonio Fogliani sul podio del teatro Regio, di Manu Lalli alla regia e della grande Vasilisa Berzhanskaya quale protagonista

Martedì 20 gennaio prossimo, alle ore 20, andrà in scena al teatro Regio La Cenerentola di Gioachino Rossini, gioiello del melodramma giocoso che trasforma la celebre fiaba in un racconto sul potere della bontà e del perdono.  Sono tre gli importanti debutti  da cui è impreziosita la produzione: sul podio dell’Orchestra e Coro del Regio salirà Antonino Fogliani, tra le bacchette di riferimento del repertorio belcantista; la regia, già  proposta al Maggio Musicale Fiorentino, è affidata a Manu Lalli. Nel ruolo di Cenerentola il mezzosoprano Vasilisa Berzhanskaya, dalla straordinaria estensione vocale. Accanto a  lei un cast che assicura energia teatrale e smalto rossiniano con Nico Darmanin nel ruolo di don Ramiro, Roberto De Candia in quello di Dandini, Carlo Lepore in Don Magnifico, Maharram Huseynov nei panni di Alidoro e le artiste del teatro  Regio Ensemble Albina Tonkikh  e Martina Myskohlid nei panni delle sorellastre Clorinda e Tisbe.
Il Coro del Teatro è preparato dal maestro Piero Monti, che ha dato la sua disponibilità a sostituire il maestro Ulisse Trabacchin.
La “Cenerentola ossia la bontà in trionfo” fu composta in sole tre settimane e andata in scena per la prima volta al teatro Valle di Roma nel 1817 e rappresenta un concentrato di invenzione teatrale e musicale.
A partire dall’allestimento di Jacopo Ferretti della fiaba di Charles Perrault, l’opera trasforma la storia di Cenerentola in un capolavoro scintillante dove il gioco dei travestimenti va ad esplorare il tema dell’identità capovolta. Il principe si fa servitore, il servitore si finge principe, mentre l’unica a restare se stessa è Cenerentola.  Gli equivoci scardinano le apparenze, la magia lascia il posto all’ingegno e i simboli tradizionali della fiaba, fata, matrigna e scarpetta, divengono personaggi e oggetti nuovi: il filosofo Alidoro, il patrigno don Magnifico, “intendente dei bicchier e presidente al vendemmiar” e la scarpetta diventa il celebre braccialetto. È la virtù interiore della protagonista, più che un incantesimo, a guidare il lieto fine.
Con “La Cenerentola ossia la bontà in trionfo”, andata in scena per la prima volta nel 1817, l’anno successivo al debutto del Barbiere di Siviglia, Rossini aggiunse alla sua vis comica, che gli aveva procurato successo in tutta Europa, nuove sfumature sentimentali. La fiaba di Perrault viene adattata da Jacopo Ferretti con alcune varianti, su tutte la matrigna diventa qui patrigno e la scarpetta braccialetto, e offrì a Rossini l’occasione  di tingere i suoi  crescendo di nuances malinconiche, aprendo i suoi ritmi forsennati a tocchi di poesia. Il risultato è  quello di un’opera in  cui Cenerentola e il principe don Ramiro cantano i loro sentimenti effondendovi tutta la fragilità della giovinezza. Gli antagonisti , il patrigno don Magnifico e le sorellastre, fanno da contraltare con un umorismo sapido e grottesco, di derivazione napoletana, non dimentico della radice europea della fiaba di Cenerentola nella terra di Basile. Come suggerisce il nome il soggetto dell’opera è tratto dalla celebre fiaba di Charles Perrault, anche se il romano Jacopo Ferretti si rifà ad altri due libretti d’opera, “Cendrillon” di Charles Guillaume Etienne e “Agatina , o la “virtù premiata” di Stefano Pavesi.
Il riferimento principale rimane quello della fiaba di Perrault , soprattutto per ragioni morali. A differenza di alcune versioni più aspre e violente del racconto, lo scrittore francese enfatizzò nella sua favola gli elementi del perdono e della virtù,  valori molto vicini alla sensibilità del tempo e certamente graditi al vaglio pontificio. Sullo sfondo della vicenda fa capolino una società degradata, calata a pennello nell’atmosfera romana di quegli anni, pervasa dalla corruzione, da una nobiltà decadente e da gravi disagi anche tra i ceti più poveri.
Sotto le spoglie di un buonismo obbligato dalla pesante censura pontificia si intravede la lettura sarcastica di una fiaba amara.
Il debutto, pur non provocando uno scandalo paragonabile a quello del Barbiere di Siviglia, si rivelò un insuccesso. L’opera incontrò il favore del pubblico, diventando molto popolare sia in Italia sia all’estero, dopo alcune recite.
Pur nella sua veste sorridente e giocosa, La Cenerentola è un’opera dal forte valore simbolico; la protagonista incarna un ideale di bontà che non si lascia contagiare dall’odio, ma lo disinnesca con il perdono e con la scelta di non rispondere alla violenza con altra violenza. In un mondo popolato da arrivismo, vanità e meschinità, Cenerentola diventa pacificatrice, ricuce i rapporti spezzati, dà una seconda possibilità anche a chi l’ha umiliata. La sua ascesa sociale non è frutto di incantesimi, ma di intelligenza, pazienza e compassione. Il vero riscatto non coincide  solo con il  matrimonio principesco, ma con  la vittoria della conoscenza e della bontà su ogni forma di prepotenza. Si tratta di un messaggio che conserva intatta la propria forza: nella Cenerentola rossiniana il perdono non diventa debolezza, ma una forza trasformativa che muta il destino dei personaggi e, idealmente, lo sguardo di chi ascolta.

La Cenerentola andrà in scena dal 20 al 27 gennaio al teatro Regio di Torino, piazza Castello 215.

Tel 0118815241, 0118815242
Orari di apertura della biglietteria da lunedì a sabato dalle 11 alle 19, domenica dalle 10.30 alle 15.30 e un’ora prima degli spettacoli.
Per la vendita online dei biglietti delle manifestazioni al teatro Regio Vivaticket.

Mara Martellotta