CULTURA E SPETTACOLI

Maddalena, Marta, Anna, Giacomo Le storie dei Santi a Ranverso

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (TO)

 

Domenica 12 luglio, ore 15

 

 

Un percorso guidato tra gli affreschi per scoprire le vicende dei santi celebrati nel mese di luglio attraverso immagini, simboli e tradizioni dell’immaginario medievale

 

 

Le storie dei santi prendono forma negli affreschi della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, dove arte e devozione si intrecciano in un percorso dedicato alle figure di Maddalena, Marta, Anna e Giacomo. Domenica 12 luglio l’appuntamento “Luglio è il mese del racconto” propone una visita guidata che conduce il pubblico alla scoperta delle vicende di quattro protagonisti della tradizione cristiana, celebrati dal calendario liturgico nel corso del mese.

L’iniziativa accompagna i visitatori in un racconto costruito attraverso le immagini conservate nella Precettoria. Gli affreschi diventano il punto di partenza per ripercorrere episodi, leggende e attributi iconografici che hanno contribuito a definire la devozione popolare e l’immaginario medievale, offrendo una nuova chiave di lettura del patrimonio artistico del complesso. Il percorso mette in relazione le opere con le storie dei santi, evidenziando come la pittura fosse uno strumento capace di trasmettere racconti, valori e significati a un pubblico che, nel Medioevo, trovava nelle immagini una delle principali forme di conoscenza e di narrazione.

 

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Domenica 12 luglio 2026, ore 15

Luglio è il mese del racconto

Costo della visita: 7 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietto di ingresso: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

Prenotazione obbligatoria entro il giorno precedente

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

 

Il Forte di Gavi guarda al futuro

Quattrocento anni dopo la sua ultima importante trasformazione, l’antico Castello inaugura il suo nuovo volto: “Da fortezza a Forte 4.00”

Sabato 11 luglio

Gavi (Alessandria)

E’ storia assai complessa e ricca, nei secoli, di potenti avvicendamenti e stravolgimenti politici e strutturali, quella dell’antica “fortezza” (di tipo prettamente difensivo) di Gavi.

Costruito dalla “Repubblica di Genova – La Superba”, presumibilmente intorno al XIII secolo, su un preesistente Castello di origine medievale, per passare poi alla Francia nel 1804 ed infine al “Regno di Sardegna”, attraverso il “Congresso di Vienna” del 1815, il monumento celebra, sabato prossimo 11 luglio, i 400 anni dall’inizio dei lavori che trasformarono l’antico maniero medievale nell’imponente fortezza moderna che ancora oggi domina il paesaggio lungo la cosiddetta “via Postumia” che, nell’antichità, collegava la “Repubblica di Genova” al Basso Piemonte – Monferrato e alla Lombardia, restituendosi al pubblico assolutamente rinnovato negli spazinei servizi e nelle modalità di racconto.

L’11 marzo 1626 prendevano infatti avvio (su progetto di Frate Vincenzo Maculani– Gaspare Maculano detto “fra Fiorenzuola” – poi divenuto cardinale e operante in collaborazione con l’architetto genovese Bartolomeo Bianco) gli interventi che avrebbero dato forma all’attuale struttura fortificata, usata anche come “campo di detenzione” per soldati e prigionieri di guerra durante il Primo ed il Secondo Conflitto Mondiale: una complessa “macchina difensiva a tre livelli”, con “bastioni” e “cortine murarie” progettati per resistere agli assedi e attraversare i secoli. A quattrocento anni e quattro mesi esatti da quella data, il Forte (oggi di “proprietà demaniale” adibita a struttura museale) apre le porte a un percorso di valorizzazione che guarda al futuro, con un “percorso espositivo permanente” e l’integrazione di “nuove tecnologie digitali” per un racconto sempre più accessibile a tutti.

La trasformazione è stata resa possibile grazie a un articolato programma di “investimenti pubblici e privati”.

Tra gli interventi più recenti figurano quelli finanziati attraverso il “PNRR – Misura 1.2 Accessibilità”. Che sono davvero tanti: dalla riqualificazione delle aree esterne e di una porzione della mulattiera alta al recupero di alcuni spazi del “Basso Forte” destinati al nuovo “percorso museale permanente” e al ripristino del “vigneto storico”, realizzato in collaborazione con i “Produttori del Gavi”, fino al restauro e alla messa in sicurezza dei “bastioni” e delle antiche “garitte panoramiche”. È stata inoltre realizzata una “nuova biglietteria”, rinnovata nei servizi e nelle tecnologie, accanto ad una nuova “cartellonistica multilingue” e ad un allestimento museale progettato anche per “pubblici con disabilità” e con strumenti digitali basati sull’“intelligenza artificiale”, capaci di dare voce ai protagonisti della lunga storia del “Forte”. E ancora: la messa in sicurezza dell’“Alto Forte”, la realizzazione di una nuova “aula didattica”, l’installazione di “ascensori” e “servoscala”, nonché il totale ammodernamento in chiave tecnologica della “sala conferenze”, del “sistema di illuminazione” degli spazi interni ed esterni, insieme all’“arredo urbano”, alle “sedute nei punti panoramici” e ai “servizi” in genere, improntati ad una fruizione più sostenibile, tra cui un punto di ricarica e manutenzione per “e-bike”.

“Il programma di valorizzazione restituisce solo in parte – sottolineano i responsabili- la portata del lavoro in corso: un progetto che non si limita al recupero materiale del complesso monumentale, ma ridefinisce il rapporto tra patrimonio storico, innovazione e pubblico, proiettando il ‘Forte’ verso il futuro nel segno della continuità con la propria storia”.

Le celebrazioni di sabato 11 luglio prenderanno il via alle 10,30, con la presentazione degli interventi realizzati ed una “visita guidata”, alla scoperta degli spazi oggetto delle trasformazioni più significative.

Dalle 16, il pubblico potrà partecipare all’inaugurazione della mostra “Fammi un quadro del sole. Omaggio a Emily Dickinson” e della prima edizione di “Fortissima Parade”, rassegna artistica che vedrà la partecipazione di “collettivi” e “street artist” con “installazioni immersive” tra luci e colori. Il pomeriggio si concluderà con momenti dedicati a più che piacevoli “degustazioni” dei prodotti del territorio e con un “momento musicale”, prima del trasferimento al “campo sportivo” di Gavi, dove, dalle 21,45, sarà possibile assistere al grande spettacolo di “Luci e Suoni sul Forte” realizzato con la tecnica soft della “Dark Light” o “Luce Scura”. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito e senza prenotazione, ad eccezione delle visite all’“Alto Forte”, per le quali è richiesta la prenotazione all’indirizzo drm-pie.gavi@cultura.gov.it (ogni visita potrà accogliere un massimo di quindici partecipanti).

  1. m.

Nelle foto: Il “Forte di Gavi”, immagini di repertorio (esterni ed interni)

Germinale Monferrato Art Fest,  protagonisti 18 Comuni tra Asti e Alessandria

“Sono iniziative come questa che dimostrano quanto i nostri piccoli Comuni possano essere molto più grandi di quanto dicano i loro confini. Germinale sceglie il Monferrato perché qui l’arte contemporanea dialoga con un paesaggio riconosciuto dall’UNESCO, gli Infernot scavati nella pietra: un incrocio tra creatività e bellezza che rende speciale il festival. Quando istituzioni, comunità locali e realtà del territorio fanno squadra, nasce qualcosa che va oltre un semplice evento culturale: nasce un’occasione per raccontare il Piemonte, valorizzarlo e renderlo ancora più attrattivo per chi lo vive e per chi arriva da fuori. Germinale è una bellissima storia, un esempio di quel Piemonte che non dimentica le proprie radici, perché è proprio da lì che nascono le idee migliori, quelle capaci di far crescere una comunità con la cultura del sapere”.

Con queste parole del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, dell’assessore alla Cultura Marina Chiarelli e del sottosegretario regionale Claudia Porchietto si è aperta la conferenza a proposito della terza edizione di Germinale Monferrato Art Fest, La rassegna di arte contemporanea diffusa, curata da Francesca Canfora e intitolata “Di marne feconde, un mare”, che prenderà il via l’11 settembre e terminerà il 4 ottobre prossimo. Le iniziative di Germinale Monferrato Art Fest, pensate con l’obiettivo di promuovere l’arte e la cultura, e di valorizzare territori e paesaggi tramite l’attivazione di progetti e percorsi dedicati all’arte contemporanea che coinvolgono e mettono in rete diciotto comuni del Basso Monferrato, tra le province di Asti e Alessandria, coinvolgono 29 sedi espositive e 60 artisti.

Tra gli ospiti più attesi di questa terza edizione figura Luigi Mainolfi (Rotondi, 1948), protagonista di importanti rassegne internazionali, tra cui la Biennale di Venezia e Documenta di Kassel. Mainolfi è oggi presente nelle principali istituzioni museali italiane e straniere. La scelta della Direzione Artistica di esporre una sua opera negli spazi di Palazzo di Città ad Asti nasce dalla volontà di creare un dialogo tra la ricerca artistica internazionale e l’identità culturale del territorio, in continuità con il legame già instaurato nel 1995 attraverso la realizzazione dei Drappi dello storico palio.
Ospite speciale di quest’anno è anche Richi Ferrero (Torino, 1951), artista, regista e autore torinese formatosi nel teatro sperimentale, che progressivamente ha superato i confini della scena per sviluppare un linguaggio in cui teatro, arti visive, luce e spazio urbano si intrecciano. Dalle grandi installazioni di piazza ai progetti di illuminazione artistica e monumentale, fino alle più recenti opere di arte visiva, Ferrero ha la capacità di trasformare lo spazio in un’esperienza estetica e percettiva, facendo della luce uno dei tratti più riconoscibili della sua ricerca.

“La terza edizione di Germinale Monferrato Art Fest consolida un percorso di ricerca che mette al centro il legame indissolubile tra la creatività contemporanea e la memoria profonda del territorio – ha dichiarato Francesca Canfora, direttore artistico di Germinale – quest’anno il tema ‘Di marne feconde, un mare’, invita il pubblico a un’esplorazione profonda, a scavare sotto la superficie alla ricerca dell’essenza e della memoria dei luoghi. Il festival, anno dopo anno, continua a espandersi capillarmente: sono stati coinvolti 18 comuni, quasi una trentina di sedi espositive e circa 60 artisti, tra autori affermati e giovani talenti in residenza, con l’obiettivo di trasformare il Monferrato in un laboratorio culturale diffuso a cielo aperto. La forza di Germinale risiede nella solida rete di collaborazioni tra enti pubblici e privati, comuni, associazioni e fondazioni museali. È grazie a questa sinergia condivisa che l’arte esce dagli spazi tradizionali per abitare i luoghi della comunità, i borghi e il patrimonio storico, generando una fioritura culturale in grado di dialogare con l’identità locale e contemporaneamente di aprirsi al futuro”.

Il Monferrato, oggi simbolo di una civiltà agricola d’eccellenza, custodisce infatti l’eredità di un antico mare: le marne, composte da argilla e calcare, raccontano attraverso fossili e sedimenti milioni di anni di trasformazioni e continuano a nutrire il paesaggio, la viticoltura e l’identità del territorio. Questa relazione profonda tra natura e cultura si manifesta anche negli Infernot, architetture sotterranee scavate nella pietra e riconosciute come Patrimonio Mondiale UNESCO. Con il tema Di marne feconde, un mare , Germinale 2026 invita a guardare ciò che si trova sotto i nostri piedi: un sottosuolo inteso come luogo di memoria, trasformazione e possibilità, un “mare solido” che attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea torna a raccontare storie millenarie e nuove visioni del futuro.

I progetti speciali di questa edizione saranno il Selva Art Prize, promosso e sostenuto da Compagnia dei Caraibi e Dispensa; The Monferriner , il nuovo progetto editoriale e culturale finalizzato a raccontare il territorio che ospita l’Art Fest; “Micromondi sotto i piedi”, un laboratorio dedicato alle scuole primarie del territorio che coinvolge 460 bambine e bambini in un viaggio creativo alla scoperta del suolo come luogo di memoria, metamorfosi e racconto, trasformandoli in “archeologi del futuro”. “Visagi-ritratti di un paese che vive” sarà il progetto fotografico di Claudio Cravero: un progetto che racconta la storia di una comunità che cerca la sua identità tra un passato agricolo e nuove visioni incontrando vecchi e nuovi cittadini sul filo, sempre delicato, dell’integrazione. Una messa a fuoco delle storie della comunità locale, il suo presente e il suo possibile futuro. Nel 2026 il progetto abiterà le vie del centro storico di Olivola, dopo aver coinvolto gli abitanti di Rinco, Carboneri-Remorfengo, Colcavagno, Montiglio Monferrato, Villadeati, Piovà Massaia e Murisengo.

Gli enti e le associazioni partner del progetto sono: Fondazione Asti Musei, Ecomuseo Basso Monferrato, Casa degli alfieri, Fondazione Gente&Paesi, l’associazione MadreSelva di Villadeati, l’associazione Fra’ Guglielmo Massaia di Piovà Massaia, l’associazione Club per l’UNESCO di Vignale Monferrato.

Germinale Monferrato Art Fest è realizzato con il sostegno del Consiglio Regionale del Piemonte , con il patrocinio della Regione Piemonte, con il sostegno operativo territoriale dell’ Ente Turismo Langhe Monferrato Roero e di Alexala , ATL Provincia di Alessandria, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, in collaborazione con la Fondazione Asti Musei e con il sostegno dei partner Compagnia dei Caraibi e Dispensa.

Mara Martellotta

Il “Forte” atterra di nuovo a Milano Malpensa

Rinnovata la collaborazione tra SEA Aeroporti e il valdostano “Forte di Bard”. Allo “Scalo Milano-Malpensa”, la mostra “Magnum America”

Fino a domenica 4 ottobre

Bard (Aosta)

E’ stata rinnovata nei giorni scorsi la collaborazione tra “SEA – Aeroporti” (la Società che gestisce il sistema aeroportuale milanese, compresi l’Aeroporto di “Milano Malpensa” e “Milano Linate”) e il valdostano “Forte di Bard”. Accordo concretamente siglato da un prezioso “cadeau-prestito”, da parte dell’ottocentesca “Fortezza” sabauda – sempre più “Polo Culturale” d’eccellenza per quanto riguarda eventi espositivi di assoluta rilevanza – che permetterà all’estate di “Milano Malpensa” di proporsi quale suggestiva location espositiva dedicata, fino alla prossima domenica 4 ottobre, alla grande fotografia internazionale. Presso lo Spazio “Art Hub”, al mezzanino “Food Court” del “Terminal 1”, è stata infatti inaugurata, martedì 7 luglio scorso, la mostra fotografica “Magnum America”, Progetto prodotto, sotto la curatela della critica d’arte tedesca Andréa Holzherr, dal “Forte” valdostano e da “Magnum Photos – Paris”, una delle più importanti “Agenzie Fotografiche” a livello mondiale, oggi guidata da Cristina de Middel e fondata (con due sedi a New York e a Parigi) nel 1947 da “Maestri – mito” del calibro di Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger e William (detto Bill) e Rita Vandivert. Ispirata all’omonimo volume pubblicato da “Thames & Hudson” nel 2024 e dopo il notevole successo registrato, lo scorso inverno, al “Forte di Bard”, la mostra, organizzata in capitoli decennali, racconta gli States attraverso oltre settant’anni di fotografia (dagli anni Quaranta ai giorni nostri), restituendo un ritratto complesso e affascinante del Paese: la promessa del sogno americano, i grandi cambiamenti sociali, le contraddizioni, le battaglie per i diritti civili, la quotidianità delle metropoli e delle province, fino ai grandi momenti della storia contemporanea. In parete, tra le tante, un’iconica immagine di profilo di “Malcolm X” (Malcolm Little) a firma dell’americana Eve Arnold, la prima freelance donna della “Magnum”; e ancora i toccanti “Ritratti” di gente comune incontrata a Coney Island piuttosto che a New York centro di Bruce Gilden, accanto ad una “grandiosa” immagine di “Ella Fitzgerald” scattata da Wayne Forest Miller, tra i primi fotografi occidentali a documentare la distruzione di Hiroshima.

“La mostra – già si leggeva in occasione dell’esposizione di Bard – ha quale primo obiettivo, quello di porre a confronto persone ed eventi ordinari e straordinari, offrendo un’interpretazione commovente del passato e del presente degli Stati Uniti d’America, mettendone al contempo in discussione il futuro”. Il futuro di un Paese, cui “Magnum Photos”, fin dai suoi inizi, ha guardato con interesse e profonda capacità di analisi critica, com’era e com’è necessario per una nazione da sempre simbolo di “libertà” e “abbondanza”, ma anche di tensioni sociali, sconvolgimenti culturali e divisioni politiche non di poco conto e quasi sempre proiettate, nel bene e nel male, sul destino del resto del Pianeta.

Oggi, ahinoi, più che mai!

L’inaugurazione della mostra al principale “Scalo Intercontinentale” del Nord Italia , alla presenza di Alessandro Fidato – “Chief Operating Officer” di “SEA Aeroporti di Milano” – e della Presidente del “Forte di Bard” Ornella Badery, ha rappresentato anche l’occasione per celebrare, tra “SEA” e il “Forte”, una “partnership” che negli ultimi anni ha consentito di portare negli spazi di “Milano Malpensa” importanti progetti espositivi internazionali, confermando la volontà condivisa di promuovere la “cultura fotografica” anche in un luogo di transito, trasformando il viaggio in un’esperienza capace di sorprendere e ispirare.

“Siamo lieti di poter proseguire – ha dichiarato la presidente Ornella Badery –  la collaborazione con ‘SEA’ che consente di promuovere la fotografia di alta qualità e l’arte all’interno dell’aeroporto di ‘Milano Malpensa’. L’iniziativa trasforma il transito dei passeggeri in un’esperienza culturale di indubbio interesse, legando la vetrina internazionale dello scalo ad un’opportunità di promozione importante anche per il ‘Forte di Bard’”.

Gianni Milani

Nelle foto: La presidente Ornella Badery presenta l’accordo con “SEA” e la mostra; visita all’esposizione

JAB, a Torino l’arte sale sul ring per raccontare identità e inclusione

Questa sera la prima presentazione pubblica del progetto che unisce teatro, pugilato, rap e audiovisivo ispirandosi alla storia del campione italo-congolese Leone Jacovacci. Va in scena questa sera, giovedì 9 luglio, ai giardini della Biblioteca Civica Cascina Marchesa di Torino, la prima presentazione pubblica di JAB – L’Arte è un pugno, progetto ideato da Cubo Teatro insieme a Generativa! APS, Associazione Nessuno APS e Off Topic, nell’ambito di “Bella Storia”, il programma della Città di Torino dedicato alla rigenerazione urbana dei quartieri Aurora e Barriera di Milano.

JAB intreccia teatro, pugilato, musica rap e narrazione audiovisiva per coinvolgere i giovani in un percorso artistico e sociale ispirato alla figura di Leone Jacovacci, primo campione europeo afrodiscendente di pugilato, simbolo di riscatto, identità plurale e lotta contro ogni forma di discriminazione.

L’appuntamento vedrà la partecipazione dell’assessora Carlotta Salerno e offrirà una restituzione dei laboratori già avviati. In programma anche la lettura di alcuni brani dello spettacolo “LEO – L’unica arte è un pugno”, interpretato da Alberto Boubakar Malanchino, oltre alle esibizioni dei partecipanti al laboratorio di rap e a una dimostrazione di allenamento con i ragazzi delle palestre Neruda Boxe e Star Kombat.

Un progetto che trasforma lo sport e l’arte in strumenti di inclusione, memoria e partecipazione, facendo delle periferie torinesi uno spazio di incontro e di nuove narrazioni.

La storia dei Cavalieri Templari

Templari, ancora Templari. La mole di libri sui Cavalieri medioevali cresce sempre di più perché il fascino della ricerca templare consiste proprio nel non avere mai fine.

Ma di loro sappiamo proprio tutto? Faceva freddo quel mattino, lunedì 18 marzo 1314. Jacques de Molay, Gran Maestro dei Templari e Geoffrey de Charnay, precettore di Normandia, vengono condotti sul rogo e arsi vivi. Sulla Senna a Parigi, di fronte alla Cattedrale di Notre Dame, si spegne per sempre il sogno dei Templari. In realtà la loro rovina era già iniziata con una grande sconfitta militare a San Giovanni d’Acri nel 1291. I Mamelucchi, i nuovi padroni della Terra Santa, gettarono in mare gli ultimi crociati e uccisero i prigionieri feriti o troppo vecchi e le giovani donne furono violentate davanti a tutti. Era la fine dei cristiani in Palestina e di quel che restava del regno crociato. Ha un ritmo incalzante la saga dei Templari raccontata da Marco Salvador e Matteo Salvador nel libro “Storia dei Cavalieri Templari”, Edizioni Biblioteca dell’Immagine. Entrambi con la passione della ricerca storica ed esperti di strutture difensive, dai castelli medioevali alle fortificazioni degli ultimi conflitti mondiali, narrano le gesta dei Cavalieri tra vittorie sul campo e sconfitte, dai primi vagiti dell’Ordine del Tempio alla conquista musulmana di Acri passando per la disfatta di Hattin nel 1187, la perdita di Gerusalemme e la presenza di Federico II in Terra Santa. Ma il libro comincia dalla fine, dalla morte sul rogo degli ultimi templari. Gli ultimi giorni, le ultime ore di vita dei cavalieri del Tempio in forma di cronaca. “Fin dall’alba era stata proclamata a Parigi la sentenza di morte e l’ora dell’esecuzione. Una folla si era radunata sulla riva della Senna, la pira era pronta e il cancelliere iniziò a leggere ad alta voce la lunga lista delle accuse di eresia, di sodomia e di adorazione ma il popolo non pareva ascoltarlo e gridava qua e là “sono innocenti”. Finita la lettura, il cardinale si mise davanti al Gran Maestro dei Templari e chiese: “avete qualcosa da dire in vostra difesa?”. Jacques de Molay, l’ultimo Gran Maestro, non gli rispose ma si rivolse alla folla proclamando l’innocenza sua e di tutto l’Ordine. Li legarono al palo, il Gran Maestro chiese di recitare le preghiere e poi gridò: “ecco, ora sarò giustiziato e Dio sa quanto ingiustamente”. Dopo quelle parole si appiccò il fuoco alle fascine che avvolsero subito i due corpi.
Colpi di tosse e urla, poi nulla più”. Durante l’epoca delle Crociate l’Ordine del Tempio, nato nel 1118-1119 sulla spianata del Tempio a Gerusalemme, divenne l’organizzazione religiosa- militare più potente della Cristianità. Guerrieri e religiosi al tempo stesso, i Templari nacquero con il compito di difendere i pellegrini che si recavano ai luoghi santi dagli assalti dei predoni musulmani. Poi parteciparono come soldati a tutte le Crociate e a decine di battaglie in Terra Santa e in tutta l’area mediterranea. Un’ordine di monaci-guerrieri famoso non solo per il coraggio dei suoi Cavalieri in difesa della Terra Santa ma anche per le sue ricchezze. Il Tempio divenne infatti il principale potere finanziario della Cristianità e più di un terzo delle entrate venivano reinvestite nella difesa della Terra Santa. Dopo la perdita di Gerusalemme nel 1187 i cavalieri si spostarono a San Giovanni d’Acri dove si svolse l’estrema difesa contro i musulmani. Sconfitti dai Mamelucchi d’Egitto nel 1291 i Templari furono costretti ad abbandonare la Palestina e a insediarsi a Cipro. Sull’isola e nel resto dell’Europa diventeranno una potenza economica e politica. All’inizio del Trecento la storia cambiò radicalmente. Sofferente per la grave crisi economica in cui versava la sua nazione, Filippo IV il Bello, re di Francia, se la prese con i Templari per impossessarsi delle loro ricchezze e dei loro beni e li accusò di eresia. Nel 1307 furono arrestati e portati davanti ai giudici. Il sovrano li accusò impietosamente mentre Papa Clemente V cercò di salvarli ma fu poi costretto a sospendere l’Ordine nel Concilio di Vienne nel 1312. Due anni più tardi, nel 1314, l’ultimo Gran Maestro Jacques de Molay fu arso vivo sul rogo. Quella dei Templari fu una storia gloriosa con una fine tragica. Il ruolo di papa Clemente V nella fine dell’Ordine è stato finalmente chiarito dalla storica Barbara Frale che nel 2001 ha scoperto la pergamena di Chinon. Si tratta dell’atto originale dell’inchiesta avvenuta a porte chiuse nelle celle del castello di Chinon, dove erano reclusi i Templari, rinvenuto dalla studiosa dopo settecento anni di oblio nell’Archivio Segreto Vaticano. L’inchiesta di Chinon si concluse con l’assoluzione dei capi templari dall’accusa di eresia e il loro reintegro nella chiesa cattolica. Completa il libro di Marco e Matteo Salvador un suggestivo “viaggio pittorico” con decine di acquerelli e disegni realizzati dal pittore inglese David Roberts a metà Ottocento che ci consentono di vedere alcuni dei luoghi dove i Templari agirono, da Gerusalemme a Giaffa, da Gerico a Hebron, da Ascalona a San Giovanni d’Acri, da Tiro a Sidone.                  Filippo Re

De Amicis, il monumento grazie a un amico

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I monumenti di Torino    Ecco un nuovo appuntamento con Torino e le sue meravigliose opere. Quest’oggi vorremmo parlarvi del monumento dedicato a Edmondo De Amicis, conosciuto da tutti per essere l’autore del libro Cuore

Situata in piazza Carlo Felice, all’interno dei Giardini Sambuy, l’opera è formata da due elementi su un’ampia piattaforma con scalini. In primo piano si erge la statua della “Seminatrice di buone parole”, rappresentata dalla “bella figura di una popolana dal largo gesto che diffonde la semente”(cit.), mentre sullo sfondo è situato un muro a esedra (incavo semi-circolare), decorato da un fitto altorilievo nel quale sono raffigurate scena di vita quotidiana, narranti episodi di “amor figliale, amor materno, amicizia, studio, amor di patria, carità e lavoro”(cit.). Sul piedistallo della statua è invece scolpito un medaglione con il profilo di Edmondo De Amicis.

 

Edmondo De Amicis nacque ad Oneglia il 21 ottobre 1846 da una famiglia benestante di origine genevose. Nel 1848 la sua famiglia si trasferì in Piemonte, dapprima a Cuneo e poi a Torino, dove Edmondo frequentò il liceo. All’età di 16 anni entrò al Collegio Militare Candellero di Torino, ma fu subito trasferito all’Accademia militare di Modena dove divenne ufficiale sottotenente. Nel 1866 partecipò alla battaglia di Custoza ma, l’anno dopo, decise di abbandonare l’esercito per dedicarsi alla carriera di giornalista. Divenne quindi giornalista militare e trasferitosi a Firenze, assunse la direzione della rivista “L’ Italia Militare”. Nel 1868, all’età di 22 anni, venne assunto dal giornale “la Nazione” di Firenze, dove continuò come inviato militare assistendo così, nel 1870, alla presa di Roma.

Dal 1879 (ma più permanentemente dal 1885) De Amicis si stabilì a Torino, andando ad abitare presso il palazzo Perini, davanti alla vecchia stazione ferroviaria di Porta Susa; qui (ispirato forse dalla vita scolastica dei suoi figli Ugo e Furio), terminò quella che fu considerata la sua più grande opera. Il 17 ottobre 1886 (primo giorno di scuola di quell’anno), venne infatti pubblicato Cuore, una raccolta di episodi ambientati tra dei compagni di una classe elementare di Torino, provenienti da regioni diverse, costruito come finzione letteraria di un diario di un ipotetico ragazzo: l’io narrante Enrico Bottini.

Il romanzo (nato come libro per ragazzi), ebbe subito un grande successo e venne molto apprezzato sia per il suo carattere educativo-pedagogico, sia perché ricco di spunti morali riguardanti i miti affettivi e patriottici del Risorgimento italiano. Il libro Cuore fece conoscere Edmondo De Amicis in tutto il mondo e lo suggellò autore attento alle problematiche della borghesia, del popolo e dell’educazione. Alcuni avvenimenti spiacevoli della sua vita, come ad esempio la morte suicida del figlio maggiore Furio (nel 1898 si sparò al Parco del Valentino), lo portarono ad abbandonare definitivamente la città sabauda. In seguito scrisse numerosi racconti nel corso dei suoi viaggi in Spagna, Francia, Inghilterra, Olanda, Costantinopoli e Marocco. Morì a Bordighera l’11 marzo del 1908 a causa di una improvvisa emorragia celebrale. Su iniziativa della Gazzetta del Popolo, per onorare la memoria di Edmondo De Amicis ad un anno dalla sua scomparsa, un Comitato propose di erigere un monumento a lui dedicato, che ne onorasse la memoria e ne esaltasse le “doti di educatore e autore immortale”(cit.) del libro Cuore.

L’esecuzione dell’opera venne affidata direttamente (non si proclamò nessun concorso) allo scultore e disegnatore Edoardo Rubino, caro amico di De Amicis, che si propose di realizzare il monumento a titolo gratuito come suo personale contributo. Ad un anno di distanza dall’iniziativa, nel 1910, Rubino presentò il bozzetto del progetto che trovò il consenso e l’approvazione di tutti. Il monumento venne terminato già nel 1914, ma la posa in opera con l’ufficiale inaugurazione, avvenne una decina di anni più tardi a causa di alcune questioni riguardanti la scelta del luogo. Su richiesta della commissione, l’inaugurazione avvenne il 21 ottobre 1923, volutamente dopo l’apertura delle scuole, in modo che “gli potesse essere intorno come aureola gloriosa l’affetto di centinaia di bimbi” (cit.).

Simona Pili Stella

Castello di Agliè dietro le quinte

Film Commission, il tour della Rete regionale fa tappa a Orta San Giulio

In arrivo un protocollo con la Provincia di Novara

Dopo la tappa inaugurale di Cuneo, la Rete regionale di Film Commission Torino Piemonte è arrivata a Orta San Giulio per il secondo dei tre incontri dedicati a presentare servizi, opportunità e prospettive di collaborazione con enti e istituzioni locali. Nel pomeriggio il tour si è concluso ad Alessandria con l’obiettivo di rafforzare la rete territoriale, ampliare gli accordi e favorire la crescita della filiera audiovisiva e dell’indotto economico in tutto il Piemonte.

Nata nel 2017, la Rete regionale riunisce oggi 174 Comuni distribuiti in tutte le province piemontesi e continua ad allargarsi: nel solo 2026 sono già entrati a farne parte dieci nuovi enti, tra cui la Città Metropolitana di Torino e la Provincia di Cuneo.

All’incontro di Orta San Giulio hanno partecipato l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli, il direttore di Film Commission Torino Piemonte Paolo Manera, il responsabile della Rete regionale Davide Bracco e il sindaco Giorgio Angeleri.

Il tour è stato organizzato per estendere ulteriormente il raggio d’azione della Rete, coinvolgendo, dopo Cuneo, le province di Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola, prima della conclusione nelle province di Asti e Alessandria.

Nel corso degli incontri vengono illustrate le modalità operative della Rete, i risultati ottenuti negli ultimi anni e i servizi messi a disposizione delle produzioni cinematografiche e audiovisive che scelgono il Piemonte come set. L’obiettivo è anche quello di aprire un confronto diretto con amministrazioni locali, operatori turistici e culturali per individuare nuove opportunità di collaborazione.

«Cuneo, Orta San Giulio e Alessandria ci permettono di incontrare da vicino amministratori, operatori turistici e realtà produttive che ogni giorno vivono il territorio: è lì che si costruisce davvero la Rete regionale, tappa dopo tappa – commenta Davide Bracco, Responsabile della Rete regionale Film Commission Torino Piemonte – In questi due giorni raccogliamo esigenze, rispondiamo a domande concrete e mettiamo a fuoco insieme le prossime priorità. Il lavoro sul campo con gli oltre 170 Comuni aderenti è quello che rende la Rete uno strumento vivo e non solo un elenco di adesioni: continueremo a girare il Piemonte per far crescere questa collaborazione, comune dopo comune».

Durante la conferenza è stato inoltre annunciato l’avvio dell’iter che porterà alla firma di un protocollo d’intesa con la Provincia di Novara, destinato a rafforzare la presenza della Rete nel Novarese e ad aumentare la capacità del territorio di attrarre produzioni, investimenti e opportunità per imprese e professionisti del settore.

«Con il protocollo che sottoscriveremo con la Provincia di Novara compiamo un passo concreto per rafforzare il ruolo di questo territorio nella rete dell’audiovisivo piemontese. Vogliamo creare le condizioni perché sempre più produzioni scelgano il Novarese, generando lavoro, promozione e sviluppo. La cultura è un investimento e, quando fa squadra con le istituzioni locali, diventa un motore di crescita per tutto il territorio», ha dichiarato l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli.

Gli appuntamenti vedono la partecipazione di Camere di commercio, Confindustrie, fondazioni bancarie, media e principali istituzioni locali con l’obiettivo di consolidare le sinergie e rafforzare un sistema che punta a estendere i benefici economici del cinema ben oltre il capoluogo regionale.

Nel corso degli anni la Rete regionale ha sottoscritto numerosi protocolli con i Comuni per agevolare le riprese, promosso campagne per ampliare il database delle location piemontesi e incentivato la crescita della Production Guide dedicata a società e professionisti del settore. Un lavoro che, insieme agli investimenti della Regione, ha prodotto importanti ricadute in termini di promozione territoriale e sviluppo economico.

I numeri confermano questa crescita: dall’inizio del 2026 sono già 27 i Comuni piemontesi interessati da produzioni audiovisive, distribuiti in sette province. La provincia di Torino guida la classifica con 70 protocolli sottoscritti, seguita da Cuneo con 38 e Alessandria con 16.

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori Marina Chiarelli e Andrea Tronzano sottolineano come «Il Piemonte ha scelto di fare dell’audiovisivo una leva strategica di sviluppo, capace di unire cultura, economia e promozione del territorio. La Rete regionale di Film Commission è la dimostrazione concreta di come la collaborazione tra Regione, enti locali e istituzioni possa generare nuove opportunità per le comunità, valorizzando luoghi, competenze e professionalità diffuse in tutte le province. Fare rete significa costruire opportunità. Per questo abbiamo scelto di portare la Rete regionale direttamente nei territori, partendo da Novara, Alessandria e Cuneo, tre province dinamiche, ricche di identità, paesaggi e competenze che possono diventare protagoniste dello sviluppo dell’audiovisivo piemontese. Questo per rafforzare ulteriormente una rete che cresce anno dopo anno e che rende il Piemonte sempre più competitivo nell’attrazione di produzioni nazionali e internazionali. Ogni set che arriva sul nostro territorio produce ricadute economiche, occupazione, turismo e visibilità, trasformando la cultura in un vero motore di sviluppo. È questa la visione con cui continuiamo a investire: un Piemonte che cresce facendo squadra, capace di valorizzare ogni territorio e di costruire nuove occasioni di lavoro e di futuro attraverso le industrie culturali e creative».

Sulla stessa linea la presidente di Film Commission Torino Piemonte Beatrice Borgia, che evidenzia: «Il cinema e l’audiovisivo rappresentano da tempo un asset strategico per lo sviluppo economico del Piemonte, capace di generare indotto diretto sui territori coinvolti e di attivare filiere produttive che vanno anche oltre il settore cinematografico in senso stretto: ricettività, ristorazione, artigianato, servizi. La Rete regionale risponde proprio alla volontà di FCTP di incentivare questo valore, rendendo ogni comune e ogni provincia un potenziale presidio produttivo. I dati lo confermano: oltre 170 comuni coinvolti, decine di protocolli siglati con i territori, una crescita costante delle adesioni anche nel 2026. Con questo tour vogliamo consolidare ulteriormente un sistema che ha già dimostrato la propria capacità di generare ricadute economiche concrete e durature, lavorando con sempre maggiore sinergia con istituzioni ed enti locali per estendere questi benefici all’intero territorio piemontese».