CULTURA E SPETTACOLI

“Non solo nudi”, Fernanda Core espone a Cella Monte

La nuova mostra “Non solo nudi” è ulteriore conferma  indicativa della versatilità di Fernanda Core nel trattare le più svariate tematiche con stile riconoscibile per originale ispirazione, rigore tecnico dovuto a lunga esperienza sostenuta da una approfondita conoscenza della storia dell’arte da cui trarre preziose occasioni di personali reinterpretazioni.

Accanto ai nudi troviamo belle vedute realistiche di Cellamonte, rese con perfezione prospettica, oltre ai paesaggi della Valle d’Ajas attraverso il volo mentale del ricordo nostalgico delle scintillanti montagne e dei tipici agglomerati di case dove è vissuta per anni riproducendo nei dipinti la poetica della bellezza.

Più enigmatico il tema del nudo attivando una fervida fantasia nel rappresentare una realtà caricata di significati altri tra visibile e invisibile come nel delicato nudo femminile “Luce del mattino” appena accennato e soffuso di leggero erotismo.

Ancor più intrigante “Specchio con signora” nel descrivere la donna che si specchia fiera della propria nudità e dell’azzardato copricapo da cui spunta una piuma vera.

In “Pomeriggio a Rimini” viene riproposto in chiave moderna il tema delle Veneri dormienti di Giorgione e Tiziano ma la donna nuda non è una dea bensì una ragazza assonnata per il caldo estivo, distesa su un divano in una semplice camera.

Trasgressivo il “Sogno di sant’Orsola” che, ispirato da Vittore Carpaccio, viene dissacrato dalla figura della santa nuda su una sedia, non più a letto mentre l’angelo invece di restare immobile sulla soglia svolazza per la stanza simboleggiato da una piuma.

“Santa Cecilia” ripropone il corpo incorrotto della santa, scolpito in bianco marmo da Stefano Maderno, osservato curiosamente da un viso di donna, forse la stessa Cecilia, con aggiunta di tessuti e perline in ricordo dell’arte povera, in contrasto con il materiale pregiato.

Intrigante in “Leda e il cigno”, tema trattato dai più illustri pittori antichi, la metamorfosi di Zeus che la seduce trasformato in un origami.

Una vivace nota di empatia con gli animali, che caratterizza il carattere generoso e affettuoso di Fernanda, compare nel gattino di  “Notte di Natale” mentre osserva attraverso la finestra i fiocchi di neve.

Riemerge ancora però il suo prepotente temperamento artistico severo e determinato nel far tornare alla mente lo studio dell’anatomia, del volume e del colore tramandato dagli illustri artisti del passato come dimostra il dipinto “L’ansia che non c’è” con la splendida donna nuda con l’aggiunta di fiori secchi dove,  come in altre opere, sempre compare la costante di piume, stoffe e altri oggetti presi dalla realtà.

Giuliana Romano Bussola

La Castiglia,  in esposizione “La Fiera di Saluzzo” di Carlo Pittara

A partire da sabato 23 maggio prossimo sarà visitabile in quello che oggi è  il complesso museale della Castiglia di Saluzzo, nei locali un tempo adibiti a cappella interna dell’allora casa di reclusione, una monumentale opera pittorica dell’artista torinese Carlo Pittara, dal titolo “La Fiera di Saluzzo”.
In seguito alla sottoscrizione del contratto di comodato d’uso tra il Comune di Saluzzo e la Fondazione Torino Musei e al recupero dei locali, si è  potuto approntare un allestimento caratterizzato da elementi multimediali che permettono di approfondire i vari aspetti artistici dell’opera e il suo contesto storico.
Il progetto fa parte delle attività della Fondazione Torino Musei che, dal 2018, si occupa dell’organizzazione dei tre musei, della Fiera di Artissima e del progetto di Luci d’Artista.
L’inaugurazione ufficiale si svolgerà venerdì 22 maggio negli spazi della Castiglia e vedrà  a seguire il taglio del nastro della 49esima Mostra Nazionale dell’Antiquariato, all’interno della rassegna Start.

“In questa decima edizione di Start – afferma l’assessora alla Cultura di Saluzzo Attilia Gullino – che ha come parole chiave “rencontre- incontro” abbiamo pensato di unire in un’unica giornata due momenti inaugurali importanti in cui la città  continua la tradizione dell’antiquariato, unendola all’atteso arrivo di questa opera molto cara a Saluzzo, che andràba costituire un nuovo contenuto museale di grande importanza, con un allestimento innovativo di grande richiamo culturale e turistico”.

L’opera di Carlo Pittara (1835-1891) è rappresentata da una tela monumentale alta oltre quattro metri e lunga più di otto realizzata nel 1880 per la IV Esposizione  Nazionale di Belle Arti di Torino e rappresenta qualcosa di unico nella produzione del pittore e, per certi versi, anche in quella pittorica ottocentesca, non solo per le sue eccezionali dimensioni, ma anche per gli stimoli offerti per comprendere aspetti meno conosciuti della cultura figurativa del tempo.

Il grande dipinto rievoca un fiera seicentesca, ambientata poco fuori le mura di Saluzzo, mostrando una parata con cavalieri, personaggi in costume e moltissimi animali a grandezza naturale. Il dipinto, durante l’Esposizione, fu acquistato,  nel giugno del 1880, dal barone Ignazio Weil Weiss e solo nel 1917 entrò a far parte delle collezioni della GAM.
L’opera, conservata per molti decenni nei depositi del museo torinese, venne esposta tra il 2019 e il 2020. La mostra, curata da Virginia Bertone, si è  concentrata sulla storia e la fortuna critica della Fiera di Saluzzo ed è stata occasione di riscoperta, studio e approfondimento,  per cercare di ritrovare le motivazioni della grande raffigurazione. Nel periodo dell’esposizione torinese ha preso corpo il progetto  di concederla in comodato d’uso alla Città di Saluzzo . Lo scorso anno il dipinto è stato esposto al museo di Wu di Suzhou, in occasione del 55esimo anniversario  delle relazioni diplomatiche tra Italia e  Cina.
L’opera sarà  visitabile per tutto il periodo di Start gratuitamente fino al 29 giugno. In occasione della mostra dell’Antiquariato, l’orario di visita sarà  ampliato per consentire l’accesso a tutti i visitatori: sabato 23 e domenica 24 maggio dalle 10 alle 20; da lunedì 25 a venerdì 29 maggio  e lunedì 1⁰ giugno dalle 15 alle 20, sabato 30, domenica 31 maggio  e martedì  2 giugno dalle 10 alle 20.

Mara Martellotta

Il 46esimo Concerto di Ferragosto si terrà a Rucas

 Nel territorio di Bagnolo Piemonte

Sarà la località Rucas, nel territorio di Bagnolo Piemonte, ad ospitare la 46ª edizione del Concerto sinfonico di Ferragosto, l’appuntamento che ogni anno porta la grande musica d’autore sulle vette delle Alpi piemontesi.

La decisione è stata assunta ufficialmente dalla Cabina di Regia, composta da Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Camera di Commercio di Cuneo, Provincia di Cuneo e ATL del Cuneese.

Anche quest’anno l’evento sarà trasmesso in diretta nazionale su Rai3 con uno speciale Tgr a cura della redazione del Piemonte e del Centro di Produzione Rai “Piero Angela” di Torino.

«Il Concerto di Ferragosto è ormai molto più di un evento: è un simbolo della nostra terra e un appuntamento atteso da migliaia di persone che amano la montagna e la grande musica – afferma l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo – Siamo felici di annunciare che sarà Rucas ad ospitare questa nuova edizione, offrendo un palcoscenico naturale straordinario all’Orchestra Bruni. È un momento di comunità e di orgoglio identitario che ci permette di far conoscere le nostre valli a un pubblico sempre più vasto. Grazie alla vetrina della Rai, la bellezza e la magia delle nostre montagne entreranno ancora una volta nelle case di tutti gli italiani, confermando quanto sia unico il patrimonio delle terre alte e quanto sia importante continuare a valorizzarlo insieme. Ringrazio i membri della Cabina di Regia istituzionale, coordinata dalla Regione, che anche quest’anno accompagnano questo appuntamento con il proprio fondamentale contributo».

L’evento, che vedrà protagonista l’Orchestra “Bartolomeo Bruni” di Cuneo, si conferma come uno dei momenti più iconici dell’estate piemontese, in grado di richiamare migliaia di escursionisti in quota e di connettere milioni di telespettatori attraverso il piccolo schermo. La manifestazione, che ha attraversato oltre quattro decenni di storia, rappresenta ogni anno un’occasione di promozione straordinaria per le valli cuneesi e per l’intero sistema montagna piemontese.

Con l’ufficializzazione della sede, la macchina organizzativa entra ora nella sua fase operativa per definire gli aspetti logistici e il programma artistico dell’evento, che saranno illustrati nel dettaglio nei prossimi mesi nel corso della conferenza stampa di presentazione.

 

Torna il Festival delle Colline Torinesi

E’ giunto alla sua 31esima edizione, con una collaborazione tutta al femminile con la condirezione di Isabella Lagattolla e Federica Rosellini in qualità di condirettrice

Ritorna dal 6 al 18 ottobre prossimo il Festival delle Colline Torinesi, giunto ormai alla sua 31esima edizione, con la condirezione di Isabella Lagattolla, che si conferma alla guida del Festival per conto dell’Associazione Festival delle Colline Torinesi, e Federica Rosellini, in qualità di condirettrice designata dalla Fondazione TPE. Sergio Ariotti, Presidente del Festival delle Colline Torinesi, si occuperà per conto dell’Associazione di eventi collaterali, di un documentario e di un progetto relativo all’archivio del Festival. La durata si modifica: da un mese a 13 giorni di fitta programmazione, in cui si concentreranno 19 performance, 11 prime nazionali e un ricco programma di masterclass e incontri. Molti degli artisti in programma quest’anno sono donne o non binarie under 45, e la maggior parte dei nomi stranieri quali Janaina Leite, Flinn Works, Hashem Hashem, Núria Guiu Sagarra, approdano per la prima volta in Italia.

Punto nevralgico del Festival sarà il Teatro Astra, la Casa del TPE, che verrà sfruttato al massimo nella maggior parte degli spettacoli in programma, immaginando tre sale distinte ricavate dagli spazi del teatro, tra cui la sala prova, affiancato dalla Fondazione Merz, con un fruizione più immediata, e dal Coro di Santa Pelagia, sede dell’Opera Munifica.

“Lagattolla e Rosellini” non rappresenta solo un connubio al femminile che conferisce un segnale forte nell’ambito delle direzioni teatrali italiane, ma è anche la fusione di tradizione e innovazione, da sempre la cifra distintiva del Festival, la cui storia ha preso avvio nel 1996 e che ha mantenuto uno sguardo costante sulla creazione contemporanea e sulla scena internazionale del teatro e dell’arte. Isabella Lagattolla risulta una delle personalità di spicco nell’ambito dell’organizzazione teatrale europea, affiancata da Federica Rosellini, classe 1989, regista, performer e drammaturga.

La programmazione di questa 31esima edizione offre la possibilità non solo di prendere parte singolarmente a uno spettacolo, ma di immergersi in focus dedicati ai singoli artisti e alla loro poetica. Preludio del cartellone, alla Fondazione Merz, sarà un nuovo titolo di Romeo Castellucci, “Credere alle maschere”, in programma martedì 6 e mercoledì 7 ottobre. Un eventi performativo capace di riflettere sul conflitto tra immagine e legge, violenza del linguaggio e responsabilità collettiva, servendosi di due elementi iconici: una maschera e un’opera di Andy Warhol.

All’Astra il Festival si apre in prima nazionale con lo “Stabat Mater” di Janaina Leite, giovedì 8 ottobre alle 21, con replica venerdì 9 alla medesima ora. Nello spettacolo, Leite lavora con sua madre e un pornoattore mascherato. Affermata artista brasiliana, per la prima volta in Italia, è un punto di riferimento per la ricerca sul teatro-documentario, sulle scritture autobiografiche in scena, sul corpo e la sua valenza sessuale e pornografica. Proporrà anche le due performance “Deeper” e “The material and immaterial body. It’s borderline. Lecture performance”. Una novità di questa edizione è Industria Indipendente, collettivo artistico e di ricerca di Erica Galli e Martina Ruggeri. Il debutto al festival è con il dittico sul “Don Chisciotte”, dal titolo “Quixote – dammi i brividi – ma non per la paura (video) e “Quixote – a rose is not a rose“ e Katy Acker, che vedono in scena Anna Maria Ajmone e in video Silvia Calderoni, in prima nazionale sabato 10 ottobre alle ore 18. Lo stesso giorno, alle ore 17, presso la Fondazione Merz, Sara Leghissa, artista, ricercatrice e performer con base a Milano, presenterà “Muscles”(public literature), una riflessione sull’opera di Katy Acker con un testo che afferma il corpo come spazio politico, trasformato dall’artista in un manifesto militante contro il linguaggio ordinario. La palestra diventa un campo di lotta queer dove muscoli e desiderio sabotano norme e morte e strutture oppressive attraverso una letteratura pubblica e ribelle. Domenica 11 ottobre, alle ore 19, al Teatro Astra, si esibirà per la prima volta al Festival la SchoƁ Company della cantante e performer Lisa Tatin e della video light designer Simona Gallo. La compagnia svizzera sviluppa una ricerca interdisciplinare capace di unire voce, musica, elettronica e performance visiva, come nel lavoro “Mon corp n’obéit plus”, prima italiana che immagina un corpo che capta e disturba, fatto di sensori che lo rendono un interfaccia sensibile, e “Personne ne ramasse ma langue”, una pièce a due voci che attraversa il pubblico unendo corpo e parola, dando vita ai testi poetici di una serie di autrici impegnat*, quali Lisette Lombè, Laura Vazquez, Stéphanie Bovor e altre. Parte integrante del programma è Marco Donnarumma, artista perfor,attivo dell’audio e dei new media, italiano che vive e opera a Berlino. “Ex silence” verrà rappresentato in prima nazionale insieme a “Niranthea” lunedì 12 ottobre prossimo alle ore 19, al Coro di Santa Pelagia. Il primo, in prima nazionale, reinventa l’ascolto come atto politico, tra corpo, suono e tecnologia, un rituale sensoriale abita la sordità come altra percezione, protesi e algoritmi diventano organi condivisi, non correggono ma amplificano mondi. “Niranthea” è un cortometraggio ibrido che unisce documentario e AI per esplorare sordità, protesi e cyborg. Martedì 13 ottobre, presso il Teatro Astra, Francesca Grilli presenterà una performance partecipativa che rovescia il rapporto di potere tra adulto e bambino. Attraverso la lettura della mano, l’infanzia diventa guida e custode di visioni. Martedi 13 ottobre, sempre all’Astra, i Madalena Reversa si cimenteranno con la composizione di “Olivier Messiaen pour la fin du temps” e con l’invenzione di un’installazione luminosa e sonora. Il quartetto fu scritto nel campo di concentramento di Görlitz e viene considerato uno dei più grandi esempi di musica da camera. I testi sono tratti da “L’uomo in rivolta” di Albert Camus, le interviste di Radio France a Olivier Messiaen. Mercoledì 14 ottobre, in prima nazionale, al Teatro Astra, approda Margherita Pevere, che presenta “Lament”, un’opera che guarda al fuoco oltre l’evento spettacolare, concentrandosi sulle conseguenze meno visibili, dove suolo, comunità ed ecosistemi sono esposti all’erosione e alla rigenerazione. “Asteroide” è il titolo della pièce che approderà al Teatro Astra giovedì 15 ottobre, protagonista Marco D’Agostin, Premio Ubu per la danza nel 2025, che propone uno spettacolo di teatro e parola. Il protagonista è un misterioso paleontologo che si presenta al pubblico per discorrere di ossa, estinzione e materiale cosmico. Alla Fondazione Merz, venerdì 16 ottobre e sabato 17 ottobre, in prima nazionale, approda in Italia il collettivo berlinese Flinn Works, che propone un esercizio di riflessione sui crediti di carbonio e sulla questione del green washing con carbon negative, spettacolo tra laboratorio e performance che invita il pubblico a scegliere, riflettere e agire su un futuro climatico possibile. Quest’anno torna la scema artistica libanese, che rappresenta un elemento di continuità rispetto alle passate edizioni del Festival. Protagonista Hashem Hashem, poeta e performer di Beirut e parte attiva in diverse organizzazioni LGBTQIA+, con lo spettacolo “The Sound that Remains”, una performance che intreccia scrittura poetica e sound design con un set che richiama i lavori di Kae Tempest, restituendo un paesaggio sonoro vivo e politico. Il periodo temporale preso in considerazione è quello compreso tra l’esplosione del porto di Beirut nel 2020 e le nuove guerre israeliane del 2024 e 2026. A concludere il festival, il 17 e 18 ottobre al Teatro Astra, Núria Guiu Sagarra, pluripremiata coreografa e danzatrice catalana che approda per la prima volta in Italia con i suoi spettacoli, portando in scena “Supermedium”, in cui otto corpi femminili o non binari agiscono come medium. L’trista proporrà anche il suo ultimo lavoro, l’assolo “POV”, che esplora un corpo posseduto da molteplicità di altri corpi, immagini o immaginari, provenienti da tempi e spazi diversi, reali o fittizi.

Il Festival è un progetto di Associazione Festival delle Colline Torinesi e Fondazione TPE Teatro Piemonte Europa, con il contributo del Ministero della Cultura, della Regione Piemonte e Città di Torino, con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.

Teatro Astra – via Rosolino Pilo 6, Torino

Fondazione Merz – via Limone 24

Coro di Santa Pelagia – via San Massimo 21

Biglietti e abbonamenti disponibili dal 30 maggio 2026

Mara Martellotta

“Premio Mario Lattes – Traduzione” Una magnifica terzina, tutta “in rosa”

Sul podio della quarta edizione del “Premio” promosso dalla “Fondazione Bottari Lattes”

Cerimonia di premiazione al “Castello di Perno”

Monforte d’Alba (Cuneo)

La pistoiese di Montecatini Terme Silvia Cosimini con “Varie cose sulle sequoie e sul tempo” di Jón Kalman Stefánsson (Islanda, edito da Iperborea), Margherita Podestà Heir, novarese di Galliate con “Vaim” di Jon Fosse (Norvegia, edito da La nave di Teseo) e la milanese Francesca Turri con “Una notte a Nuuk” di Niviaq Korneliussen (Groenlandia, edito da Iperborea): sono loro le tre finaliste del “Premio Biennale Mario Lattes per la Traduzione”.

Il nome della vincitrice sarà annunciato sabato 27 giugno prossimo  al “Castello di Perno”, nel cuore delle Langhe, con una cerimonia finale, condotta dalla giornalista Laura Pezzino, che metterà in dialogo le “traduttrici” e i “Giurati” del Premio in una tavola rotonda coordinata da Franco Perrelli (docente all’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari e professore di “Discipline dello Spettacolo Nordico” presso il “DAMS” dell’Ateneo torinese), cui parteciperanno anche alcuni dei traduttori di domani, gli studenti di “Lingue e Letterature straniere” dell’“Università di Milano”, per dare loro la possibilità di interagire e confrontarsi con gli esperti. La cerimonia verrà trasmessa in “streaming” sulla pagina “Facebook” della “Fondazione”, presieduta da Caterina Bottari Lattes.

Dedicato quest’anno alle “lingue scandinave”, il “Premio”, che ha raggiunto la sua quarta edizione, sotto le ali protettive della “Fondazione Bottari Lattes” di Monforte d’Alba (Cuneo) – in collaborazione con il “Castello di Perno” e della “Regione Piemonte” insieme ad altri Enti e Istituzioni locali – “ha inteso come sempre – sottolineano i promotori – valorizzare la figura del ‘traduttore’, grazie al quale è possibile conoscere testi diversi da quelli pubblicati nella nostra lingua e a cui è affidato il difficile compito di portare nel nostro Paese le storie e le narrazioni di un’altra cultura”.

Come già avvenuto nelle tre precedenti edizioni – dedicate rispettivamente alla lingua araba, al cinese e all’ispano-americano – la selezione delle opere si è articolata in due fasi: in un primo momento la “Giuria stabile” (composta da “traduttori” e “docenti” di consolidata fama), tenendo conto della capacità del traduttore di rendere in italiano la qualità letteraria del testo, ha individuato i tre romanzi finalisti. Ora la parola passa alla “Giuria specialistica”, esperta della lingua in oggetto (di cui fanno parte Daniela MarcheschiLorenzo Lozzi e Franco Perrelli) che, tra le tre traduttrici finaliste, decreterà la vincitrice. E, proprio a proposito della “terzina finalista” di questa edizione del Premio, così ha commentato la “Giuria stabile”“A noi membri della Giuria stabile, che avevamo il compito di selezionare, per il valore della traduzione, tre libri fra quelli in concorso, il compito, in un primo momento, ci è parso assai difficile, ma il problema si è risolto per così dire da solo, perché su diciassette traduzioni, tre si sono imposte al nostro apprezzamento per la loro straordinaria qualità; e questo malgrado si tratti di romanzi molto diversi uno dall’altro nello stile e negli argomenti, cosa che esclude un’influenza del nostro gusto personale nel darne un giudizio … Confermando un talento già noto ai lettori, Silvia CosiminiMargherita Podestà Her e Francesca Turri hanno saputo trasporre nella lingua italiana tre libri che, per la loro particolare originalità stilistica, avranno verosimilmente presentato notevoli difficoltà di traduzione. Difficoltà superate senza sforzo percepibile nel felice risultato finale”.

“Pillole” di sapere sulle traduttrici finaliste

–       Silvia Cosimini. Nata a Montecatini Terme (Pistoia) nel 1966, si laurea in “Filologia Germanica” a Firenze e, nello stesso anno, si trasferisce in Islanda. Nel 2011, le è stato assegnato il “Premio Nazionale per la Traduzione” dal “Ministero dei Beni e delle Attività Culturali” e nel 2019 il “Premio Orostìr” dal Presidente della Repubblica Islandese. Attualmente è “docente a contratto” di “Lingua e Letteratura Islandese” all’“Università Statale” di Milano.

–       Margherita Podestà Heir. Nata a Galliate (Novara) nel 1964, vive oggi stabilmente a Oslo. Per il suo contributo alla diffusione della Lingua e della Cultura italiane, è stata insignita nel 2006 dell’onorificenza di “Cavaliere della Repubblica Italiana”, cui è seguita nel 2022 quella di “Ufficiale della Repubblica”

–       Francesca Turri. E’ “docente a contratto” di “Letterature Scandinave Contemporanee presso l’“Università di Milano”, ma la sua attività professionale si svolge prevalentemente a Copenaghen, dove vive e lavora come “traduttrice” ed “insegnante di Italiano”.

Gianni Milani

Nelle foto: Cover libri finalisti; Silvia Cosimini; Margherita Podestà Heir e Francesca Turri

Gam, Mao e Palazzo Madama alla Notte europea dei musei

Sabato 23 maggio 2026 apertura straordinaria dalle 18 alle 22 con ultimo ingresso alle 21 e tariffa ridotta per collezioni e mostre temporanee

 

Sabato 23 maggio 2026 torna la Notte Europea dei Musei, l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura francese e patrocinata dall’UNESCO, dal Consiglio d’Europa e dall’ICOM, che si svolge in contemporanea in tutta Europa con l’obiettivo di incentivare e promuovere la conoscenza del patrimonio e dell’identità culturale nazionale ed europea.

Per celebrare l’evento, la Fondazione Torino Musei propone l’apertura straordinaria di GAM, MAO e Palazzo Madama dalle ore 18 alle ore 22 – con ultimo ingresso alle ore 21 – con biglietto a tariffa ridotta per le collezioni permanenti e le mostre temporanee.

 

COSA SI PUÒ VISITARE

 

GAM

Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM

Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo

L’INTRUSO. Pesce Khete

Le collezioni:

Lisetta Carmi. Erotismo e autoritarismo a Staglieno 

Giorgio Griffa. Omaggio per i 90 anni

 

MAO

Chiharu Shiota: The Soul Trembles

Declinazioni Temporanee #3

 

PALAZZO MADAMA

MonumenTOTorino Capitale

Vermeer. Donna in blu che legge una lettera

Il castello ritrovato

Monumenta Italia

GAM: le nuove esposizioni che danno avvio alla Quarta Risonanza

Dal 21 maggio al 1° novembre la GAM – GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea – inaugura le nuove esposizioni che danno avvio alla Quarta Risonanza, progetto dedicato al disegno, al segno e alla forza espressiva del tratto. Protagonista “intruso” di questa edizione è l’artista Pesce Khete, le cui opere dialogano con i fondi grafici del museo.

Fulcro del programma è la mostra “Un altro Novecento. Opere su carta delle collezioni della GAM”, curata da Elena Volpato e Fabio Cafagna. L’esposizione propone per la prima volta un ampio percorso unitario attraverso il patrimonio di opere su carta custodito dal museo: oltre seicento lavori tra disegni, incisioni, acquerelli e dipinti che ripercorrono l’intero Novecento, dalle suggestioni simboliste e secessioniste fino alle ricerche artistiche degli anni Novanta.

La rassegna mette in evidenza il ruolo centrale della carta come luogo privilegiato della sperimentazione artistica. Supporto immediato e versatile, il foglio diventa spazio di appunti, ripensamenti, intuizioni e trasformazioni, restituendo la dimensione più libera e intima del lavoro creativo.

Il percorso si sviluppa in ventuno sezioni dedicate ai principali movimenti e protagonisti del XX secolo. Tra i nuclei più significativi figurano le opere di Lucio Fontana, rappresentato da trenta fogli donati alla GAM da Teresita Fontana, e quelle di Giorgio Morandi, con acqueforti, nature morte e paesaggi che riflettono la sua continua ricerca sulla luce e sull’astrazione. Una sala monografica è inoltre riservata a Filippo De Pisis, di cui vengono valorizzati il segno lirico e la vena diaristica.

La mostra attraversa poi i grandi linguaggi artistici europei tra Otto e Novecento: dal postimpressionismo di Pierre Bonnard all’espressionismo di Max Beckmann, passando per il primitivismo di Henri Rousseau e il dadaismo di Max Ernst. Ampio spazio è dedicato anche alle avanguardie italiane con Giacomo Balla e Umberto Boccioni, messi in relazione con figure internazionali come Paul Klee e Natalia Goncharova.

Il Novecento italiano emerge attraverso le visioni di Mario Sironi, Arturo Martini, Fausto Melotti, Renato Guttuso e Renato Birolli, fino alle sperimentazioni del secondo dopoguerra con Osvaldo Licini, Tancredi Parmeggiani, Carol Rama e Mino Maccari.

Non manca uno sguardo agli artisti legati al territorio torinese, tra cui Mario Sturani, Carlo Turina e Cino Bozzetti, così come agli autori che hanno collaborato con la casa editrice Einaudi, tra cui Carlo Levi, Francesco Menzio e Bruno Cassinari.

Il percorso si spinge fino alle ricerche contemporanee, dalla pop art di Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Robert Rauschenberg alle sperimentazioni ambientali di Mario Merz e Giuseppe Penone, fino alle opere di Giulio Paolini, Ketty La Rocca e Liliana Moro.

A chiudere idealmente l’esposizione è “Predisporsi a un capolavoro cosmico astronomico” di Eliseo Mattiacci, opera che unisce gesto, materia e carta, confermando il valore del disegno come terreno inesauribile di ricerca artistica.

La mostra è visitabile alla GAM di Torino, in via Magenta 31, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18. Chiusura il lunedì; biglietteria aperta fino a un’ora prima della chiusura.

Mara Martellotta

Premio Baladin – L’Inchiostro e la Bussola

 

A cura di Pirati della Cultura, celebra la vincitrice della prima edizione del concorso letterario. Alla presenza di Teo Musso, fondatore di Baladin e sponsor del premio.

 

Chiara Persico, con l’opera
“La speranza che ho di ritornare – La guerra dei Gualco”,
pubblicata da
Il Piroscafo Edizioni.

 

La cerimonia di premiazione si è svolta il 15 maggio nella prestigiosa Sala Argento del Salone Internazionale del Libro di Torino, alla presenza di autori, editori, operatori culturali e pubblico appassionato.

Ad accompagnare l’evento anche uno sponsor d’eccezione: Teo Musso, fondatore della celebre Birra Baladin, che ha sostenuto con entusiasmo questa prima edizione del premio, condividendone i valori di creatività, territorio e promozione culturale.

Il premio nasce con l’obiettivo di valorizzare le opere dell’editoria indipendente e promuovere nuove voci della narrativa contemporanea. Il concorso prevedeva otto categorie, dedicate sia a opere edite sia inedite: tra queste, romanzi, raccolte di racconti e raccolte poetiche pubblicate entro i cinque anni precedenti, oltre a sezioni riservate a romanzi, racconti e poesie inediti. Le opere selezionate si sono distinte per la capacità di coniugare qualità narrativa, profondità umana e spirito di scoperta, dando voce a scritture capaci di attraversare temi legati alla memoria, all’identità e al futuro.

L’opera vincitrice di Chiara Persico si è distinta per la forza del racconto, la qualità della scrittura e la capacità di affrontare temi storici e umani con intensità e sensibilità.

Con questa prima edizione, il Premio Baladin “L’Inchiostro e la Bussola” si propone di diventare un appuntamento di riferimento nel panorama culturale italiano, promuovendo nuovi percorsi letterari.

Pirati della Cultura ringrazia tutti gli autori partecipanti, la giuria, gli editori, gli ospiti e il pubblico che hanno contribuito al successo dell’iniziativa.

Torna la Notte delle Arti Contemporanee, TAG Art Night 2026

 

Sabato 23 maggio dalle 19 alle 23, e TAG Art Coffee Breakfast sabato 23 e domenica 24 maggio dalle ore 10 alle ore 12 a ingresso libero

Nel mese torinese dedicato alla fotografia, TAG , Torino Art Galleries,  rinnova il proprio appuntamento con la città attraverso un programma che coinvolge gallerie, artisti, collezionisti, appassionati e tutto il pubblico.
In concomitanza con il festival EXPOSED Torino Foto Festival e con The Phair, le gallerie associate propongono un articolato percorso dedicato ai linguaggi della fotografia contemporanea e alle sue molteplici contaminazioni con la pittura, il paesaggio, il corpo, l’archivio, l’installazione  e la memoria.
Nel weekend del 23 e 24 maggio ritornerà la TAG Art Night, la notte delle arti contemporanee, promossa dalle gallerie associate, e delle Art Coffee Breakfast, le colazioni in galleria, che invitano il pubblico a vivere gli spazi espositivi in modo informale, aperto e partecipato.
Le gallerie aderenti, sabato 23 maggio 2026, dalle 19 alle 23, apriranno simultaneamente le proprie mostre per offrire un itinerario serale diffuso attraverso la città.
La TAG  Art Night conferma così la propria vocazione a trasformare Torino in una geografia condivisa dell’arte contemporanea, accessibile a visitatori e cittadini.
Il pubblico, nelle mattine di sabato 23 e domenica 24 maggio, dalle 10 alle 12, potrà  partecipare alle Art Coffee Breakfast, entrando nelle gallerie per incontrare artisti, curatori e galleristi in una dimensione di prossimità e di dialogo diretto.
“TAG continua a rafforzare la propria identità come rete culturale cittadina aperta e condivisa – sostiene la presidente Elisabetta Chiono – Il mese della fotografia rappresenta un momento importante nella programmazione delle gallerie, entusiaste di proporre al pubblico di appassionati nuove mostre, condividendo questo percorso con le altre iniziative del territorio”.
L’edizione 2026 conferma ancora una volta la capacità di TAG di costruire una rete culturale dinamica e trasversale, capace  di mettere in relazione realtà storiche della città, nuove ricerche artistiche e spazi non convenzionali. Infatti, accanto alle sedi espositive tradizionali, alcune mostre si svilupperanno anche in luoghi diffusi del tessuto urbano torinese, ampliando il rapporto tra arte contemporanea e spazio pubblico.
Fondata nel 2000, Torino Art Galleries riunisce oggi sedici gallerie di arte contemporanea e promuove iniziative condivise, percorsi espositivi diffusi e attività di valorizzazione culturale del territorio. In oltre venticinque anni di attività culturale, l’associazione ha contribuito in modo significativo a costruire l’identità contemporanea della città, sviluppando collaborazioni con fondazioni, istituzioni e partner pubblici e privati.

Mara Martellotta

A Chieri “Nel segno di Don Bosco”

Al chierese “Museo Don Bosco”, la presentazione dei nuovi interventi strutturali e di “oggetti – reliquie” appartenuti al Santo “Patrono universale dei giovani”

Sabato 23 maggio, ore 15,45

Chieri (Torino)

Situato nell’ex-Seminario -“Complesso San Filippo” – di via Vittorio Emanuele II, dove il Santo (1815 – 1888, canonizzato da Papa Pio XI nel 1934), in arrivo dagli astigiani “Becchi” dell’odierna Castelnuovo Don Bosco, visse da seminarista i dieci anni cruciali (1831–1841) che segnarono profondamente la sua vocazione sacerdotale, il “Museo Don Bosco” di Chieri apre le porte ai visitatori, sabato prossimo 23 maggio(ore 15,45) per la “presentazione ufficiale” di nuovi elementi espositivi che permetteranno di avvicinarci in modo ancor più diretto alla figura del giovane Giovanni Bosco (che diventerà sacerdote a Torino il 5 giugno 1841) e agli anni, non facili, trascorsi nella Città collinare, dove ancor oggi è forte e attiva (attraverso oratori, scuole e parrocchie) la presenza salesiana, diretta memoria e fulgida eredità del Santo, fondatore delle “Congregazioni dei Salesiani” (1859) e, con Maria Domenica Mazzarello, delle “Figlie di Maria Ausiliatrice” (1872).

Ad aprire l’evento saranno il Sindaco Alessandro Sicchiero e l’Assessora alla “Cultura” Antonella Giordano, insieme al Direttore dell’Istituto Salesiano “San Luigi” don Genesio Tarasco e al Salesiano del “Colle Don Bosco” don Enrico Lupano.

Novità di maggior rilievo sarà l’esposizione di tre oggetti di straordinario valore storico e spirituale:una camicia appartenuta a don Bosco, il messale che egli utilizzava per la celebrazione della Messa e una reliquia del Santo donata ai Salesiani di Chieri da Adriana Tosco, moglie di Luigi Fasano. I preziosi cimeli sono concessi in comodato d’uso dalla “Congregazione Salesiana”.

La camicia e il messale sono collocati in una nuova “teca espositiva” appositamente realizzata e accompagnati da un pannello informativo che ne illustra la provenienza e il significato.

La “reliquia” proviene da Smirne, sulla costa turca dell’Egeo, dove fu acquistata dal domenicano padre Innocenzo Tosco (1888-1963), che la donò come regalo di nozze a Giovanni e Laura Tosco, genitori della donatrice.

Il percorso espositivo è stato inoltre integrato con quattro nuovi pannelli fotografici che aiuteranno i visitatori nella conoscenza di alcuni luoghi direttamente legati alla biografia di Don Bosco. In particolare due pannelli ospiteranno immagini d’epoca rispettivamente della “Cappella interna”e del “Cortile” del Seminario, mentre altri due mostreranno fotografie di “luoghi torinesi” strettamente connessi alla prosecuzione del percorso formativo del giovane Don Bosco: la “Chiesa della Visitazione” (via XX Settembre, 23) e la “Chiesa di San Francesco d’Assisi” (via San Francesco d’Assisi, 11).

Completano il rinnovamento alcuni elementi di arredo, che contribuiscono a rendere lo spazio più accogliente e funzionale per i visitatori. Le integrazioni sono state curate da “Mediacor”, la stessa società che aveva già seguito il restylingcomplessivo del Museo nel 2024, garantendo così continuità di linguaggio visivo con il percorso già esistente.

Il “Museo Don Bosco” custodisce, come detto, la memoria degli anni giovanili di Giovanni (Melchiorre) Bosco a Chieri dove (rimasto orfano di padre a soli due anni e cresciuto secondo i valori cristiani impartitigli dalla madre, Margherita Occhiena) dopo aver svolto per mantenersi umili lavori manuali (dal sarto al calzolaio al fabbro e al “garzone di caffè”), compì gli studi ginnasiali e maturò la sua vocazione sacerdotale.

“L’arricchimento del percorso espositivo – sottolineano a Chieri – si inserisce nel più ampio impegno di valorizzazione di questo patrimonio storico e spirituale”.

Per info: “Museo Don Bosco – Complesso San Filippo”, via Vittorio Emanuele II 63, Chieri (Torino); tel. 011/9428440 o 011/9428342 o www.turismochieri.it

Gianni Milani

Nelle foto: Dal “Museo Don Bosco” e antica immagine del Santo con i suoi giovani