CULTURA E SPETTACOLI

Fondazione Francesco Cerruti per l’Arte: “Impronte#Alice Visentin”

La Fondazione Francesco Cerruti per l’Arte si apre a una nuova stagione con un primo appuntamento dal 6 giugno 

La Fondazione Cerruti, che custodisce la straordinaria raccolta d’arte creata da Francesco Federico Cerruti, composta da oltre mille opere tra dipinti, sculture, tappeti, arredi, ceramiche e volumi che attraversano un arco temporale dal Trecento ai primi anni Duemila, inaugura una fase di rinnovamento volta a consolidare il proprio ruolo culturale e la propria presenza pubblica.

Dal 2019 la Collezione è visitabile grazie alla collaborazione con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e rappresenta una realtà unica nel panorama italiano. Si tratta infatti di una casa-museo concepita dal collezionista come luogo dedicato alla conoscenza, alla contemplazione e alla bellezza, pur non essendo mai stata abitata. Al suo interno convivono opere di epoche differenti, dagli antichi maestri all’arte contemporanea, insieme a libri rari, arredi e oggetti di pregio che restituiscono il carattere e la visione del suo fondatore.

Negli ultimi mesi il percorso di visita è stato ulteriormente migliorato grazie alla realizzazione di una nuova area parcheggio, al rinnovamento degli spazi di accoglienza firmato da Emil Kerckhove e Annalisa Stabellini e all’introduzione di nuovi servizi dedicati ai visitatori. Tra questi figurano una biglietteria più funzionale, un punto ristoro, aree dedicate alla lettura e un bookshop sviluppato in collaborazione con la libreria indipendente Paint it Black.

Le novità riguardano anche l’offerta al pubblico, con l’aumento dei turni di visita nelle giornate di apertura, una revisione della politica tariffaria e un calendario culturale ampliato. L’obiettivo è rendere la Collezione sempre più accessibile e coinvolgente, capace di attrarre pubblici differenti, dai cultori dell’arte ai ricercatori, dai turisti alle scuole, fino alle famiglie.

In questo contesto prende forma “Impronte”, un progetto dedicato a commissioni artistiche site-specific che nasce da un elemento caratteristico dell’esperienza di visita: l’utilizzo dei calzari protettivi richiesti per accedere agli ambienti della villa. La prima edizione è stata affidata ad Alice Visentin, artista originaria di Ciriè, il cui lavoro indaga i temi dell’immagine e della percezione, trasformando un semplice strumento di tutela in un oggetto capace di diventare opera, ricordo e testimonianza dell’esperienza vissuta.

I calzari realizzati dall’artista accompagnano i visitatori lungo il percorso espositivo e, al termine della visita, possono essere acquistati in una tiratura limitata, assumendo così una doppia valenza: accessorio funzionale e oggetto da collezione.

La pratica artistica di Alice Visentin si sviluppa attraverso pittura, disegno e installazione. Le sue opere prendono spunto sia dal patrimonio della tradizione orale sia dalla letteratura, dando vita a universi immaginari popolati da figure e racconti che intrecciano riferimenti alla cultura popolare e a quella colta. Ne emergono visioni sospese tra contemporaneità e memoria, profondamente legate alle radici e ai paesaggi delle aree montane.

Il progetto “Impronte” proseguirà nel mese di dicembre con un secondo intervento affidato a Taus Makhacheva, artista nata a Mosca nel 1983 e attiva tra Emirati Arabi Uniti e scena internazionale, il cui lavoro riflette sui temi della memoria, della costruzione del racconto storico e dell’identità culturale.

Mara Martellotta

Da Orbassano e Bruino a Rai 2, le allieve di Dancing School volano a “Performer Cup” con Garrison Rochelle

Il Gruppo Experience Dance Project di Alessandra Colucci, dopo una stagione di podi, rappresenterà il Piemonte in tv: prima su Rai 2 con performer cup, poi su Rai 5 con “Dance Arena”

BRUINO/ORBASSANO – Dalla provincia di Torino al prime time nazionale. Il Gruppo Experience Dance Project della Asd Dancing School, con sedi a Bruino e Orbassano, è stato selezionato per “Performer Cup”, il nuovo talent di Rai 2 condotto da . Garrison. Le ballerine saranno a Roma per le registrazioni dal 21 al 27 giugno e faranno parte della squadra “Resto d’Italia”.
La convocazione arriva dopo una stagione agonistica da incorniciare: il gruppo diretto da Alessandra Colucci, direttrice artistica e coreografa della scuola, ha collezionato numerosi podi nei principali campionati di danza moderna e contemporanea.
“È un sogno che si realizza per queste ragazze che lavorano sodo tutto l’anno tra Bruino e Orbassano”, commenta Alessandra Colucci. “Portare il nome delle nostre due realtà locali su Rai 2 è un orgoglio enorme. In ‘Performer Cup’ daremo tutto per rappresentare al meglio il Resto d’Italia”.
Ma l’estate televisiva della Dancing School non finisce qui. A fine luglio il gruppo sarà protagonista anche su Rai 5 con “Dance Arena”, programma dedicato alle eccellenze della danza italiana condotto da Maura Paparo, Un doppio traguardo che conferma la scuola come uno dei poli più vivaci del territorio torinese.
La Asd Dancing School nasce con l’obiettivo di formare ballerini completi, unendo tecnica, espressività e preparazione per le competizioni. Il Gruppo Experience Dance Project è la punta di diamante del percorso agonistico.
“Queste convocazioni ripagano la fatica e la passione delle allieve e delle famiglie che ci seguono ogni giorno”, aggiunge Colucci. “Ora testa a Roma: vogliamo portare a casa un’esperienza indimenticabile e, perché no, anche la vittoria”.

Per informazioni, interviste e materiale foto/video:
Alessandra Colucci – Direttrice Artistica Asd Dancing School
Tel. 3406901372| Email info_dancingschool@libero.it
Sedi: Bruino e Orbassano (TO)

I futuri successi di Fabrizio di Fiore Entertainment

Divertimento, grandi artisti, musical, prosa e operetta

Presentata la nuova stagione di Alfieri e Gioiello

“Non c’è niente di più naturale del teatro”. E allora ecco in quei fotogrammi che precedono la presentazione dei cartelloni dell’Alfieri e del Gioiello – l’immutabile impegno di tutto lo staff per una calendarizzazione certo non facile : 96 titoli in un totale, 47 in piazza Solferino e 49 in via Colombo – sorgere su di un terreno piuttosto brullo un tronco e dei rami nodosi che però danno vita a gemme e fiori, di uno squisito colore rosato, uno sbocciare continuo, delicato e vorticoso al tempo stesso. Nasce “Viva la Vita”, un ulteriore punto di riferimento per il pubblico torinese, “per la fiducia che continuate ad accordarci stagione dopo stagione e per il profondo senso di appartenenza con cui vivete i nostri teatri”, sottolinea Fabrizio Di Fiore, CEO&General Manager, produttore che guarda ai gusti preponderanti del pubblico, che sta vincendo una scommessa iniziata poche stagioni fa, che con giusto orgoglio reclama quelle 220mila presenze che hanno fatto il successo della stagione appena conclusa. Nella sua autentica, tangibile mentalità manageriale occorrono realismo e sincerità, piace quando afferma “usiamo troppa tecnologia e talvolta anche male, anche le parole utilizzate per esprimere emozioni e pensieri possono trasformarsi in formule automatiche, stereotipi ripetuti, espressioni prive di reali profondità”. Un’area a sé vuole essere il teatro. Vuole continuare a mantenere quello scambio di idee e di vita che coinvolge “chi sale sul palcoscenico e chi si siede in platea”. Ogni volta che si entra in un teatro, anche in un (per ora) anonimo spazio teatrale che sta prendendo forma, è una vecchia ipotesi che si va materializzando, è un sogno – di pochi o di più, non importa – che s’avvera, in un grande centro come in uno minore, è una successiva condivisione, è un luogo di cultura che resterà per il pubblico di oggi e per i giovani di domani. È un punto d’arrivo per una serata di riflessione e di pieno divertimento, producendo o individuando per la piazza di Torino quegli spettacoli che maggiormente possono interessare, magari scoprendo quelle chicche che altri hanno lasciato indietro: “Tradizione e contemporaneità, leggerezza e profondità e intrattenimento. L’obiettivo dell’Alfieri e del Gioiello era diventare molto più che semplici luoghi di spettacolo: abbiamo aspirato a diventare spazi di incontro, integrazione e condivisione umana e con grande orgoglio attraverso il prezioso aiuto di tutta la grande squadra che vi lavora posso affermare che l’abbiamo centrato.”

 

Pluralità convincente, suddivisa tra musical, balletto, one man or woman show, prosa, prestigiosi assolo o compagnie di numerosa quanto eccezionale importanza. All’Alfieri si prende il via con I Legnanesi il 17 ottobre mentre Antonello Avallone aprirà la stagione del Gioiello – vi ritornerà il 7 aprile con un omaggio a Ettore Petrolini – con il pirandelliano “Berretto a sonagli” in una lettura che privilegia l’ironia e i risvolti brillanti alla tragedia dell’uomo. In entrambi i cartelloni salta all’occhio quanto il cinema degli ultimissimi decenni stia prestando al palcoscenico. Iniziando con Enrico Vanzina che tra spezzoni di film e canzoni e musiche parlerà di sé, di suo fratello Carlo e di suo padre Steno, dei tanti amici, da Sordi a Verdone, da Fellini a Flaiano, da Morricone a Monica Vitti, in uno spaccato di settima arte e vita (ancora una volta!) che ci ha accompagnato molto più di mezzo secolo e continua a farlo. Poi le riprese – con la coppia vincente Giulia Ottonello/Mario Ermito – di “Sette spose per sette fratelli” dal film di Stanley Donen e delle gesta di Sylvester Stallone con “Rocky”, proseguendo con “Cantando sotto la pioggia” (ancora Donen); e, dal 22 al 25 aprile (sempre all’Alfieri), “Amélie il Musical”, favola cinematografica che è divenuta un cult, con Audrét Tautou immersa nel suo “favoloso mondo”, a cui presta il viso e la voce sempre più stupefacenti Giulia Ottonello, da molti giudicata la più bella presenza del musical oggi.

Da aggiungere “I fratelli De Filippo” tratto dal film che Sergio Rubini ha girato con successo cinque anni fa (11/13 dicembre, Alfieri), “Fiore di cactus” con Gianfranco Jannuzzo e Benedicta Boccoli, bypassando Barillet e Grédy per arrivare in un colpo alla Bergman in compagnia di Walter Matthau (8/10 gennaio), “Assassinio sull’Orient Express”, guardando qui Claudio “Greg” Gregori prendere il posto di Peter Ustinov e Kenneth Branagh, “A casa tutti bene” che Gabriele Muccino ha tratto dal suo omonimo film, questa volta tra gli altri con Anna Galiena e Fabio Troiano, “A qualcuno piace caldo”, chiara partenza il successone di Billy Wilder e Marilyn Monroe, qui omaggiata da Euridice Axen (Gioiello, dal 26 dicembre al 6 gennaio ’27, riprendendo – ma non è il solo caso esplorando i due cartelloni – l’abitudine a uno spettacolo che copra le due settimane). Per la serie “i ritorni”, Marilyn sarà la protagonista – “giusta” (anticipa l’autore e regista Salvatore Sito) interprete Violante Placido – di una serata al Gioiello il 28 aprile, mentre Claudio “Greg” Gregori proporrà quella che fu la penultima – del 1979, sarebbe moro l’anno successivo – prova cinematografica di Peter Sellers, “Oltre il giardino”, per la regia di Hal Hashby, per la prima volta portato a teatro, la fiaba di un omino e della sua semplicità, una vita lunga sessant’anni all’interno di una spazio verde senza mai uscirne, all’oscuro di quanto possa succedere all’esterno di quello spazio: nel giorno in cui dovrà lasciare il chiuso del suo mondo, gli uomini “al di fuori” apprezzeranno la sua umanità sino a farlo diventare il consigliere del presidente degli Stati Uniti d’America. Alla luce del panorama del mondo in cui viviamo capiamo ancor meglio di quasi cinque decenni fa quanto sia attuale la vicenda del giardiniere Chance e il testo originale del polacco Jerzy Kosinski. Arriverà all’Alfieri “Gloria il musical” con le musiche e le canzoni di Umberto Tozzi, Arturo Brachetti riprenderà “Solo” nelle feste natalizie e per l’occasione si mostrerà anche in veste di cicerone a mostrare al pubblico che certo lo seguirà numeroso in una serie di appuntamenti i travestimenti dello spettacolo e alcuni dei tanti trucchi – assolutamente non riferibili.

Il ritorno dell’operetta con “La vedova allegra”, Antonio Vassallo e Federica Luna Vincenti nel “Ritratto di Dorian Grey”, Paolo Ruffini con ben tre titoli, Miriam Mesturino (con Franco Oppini, al Gioiello dall’11 al 14 febbraio) a proseguire dopo un’applaudita “Locandiera” il suo percorso goldoniano con “La cameriera brillante”, la rivisitazione dello “Pseudolus” plautino con l’attualissimo titolo di “L’imbroglione” ad opera di Elia Tedesco (anche interprete) e di Girolamo Angione, il sempre divertente “Gin Game” affidato questa volta a Giuseppe Pambieri e Pamela Villoresi (Gioiello, 15/17 gennaio), il platinato Vincenzo Schettini ancora una volta alle prese con un “Viaggio al centro della fisica” (Alfieri, 2 marzo), la macchina perfetta di “Rumori fuori scena” con The Kitchen Company (Alfieri, dal 27 aprile al 2 maggio), l’imperdibile “Master of magic” per chi ama il mondo della magia e non soltanto. Ancora sul lato femminile, “La bisbetica domata” con Amanda Sandrelli, “Venerdì 13” con Martina Colombari, “Insieme” con Laura Morante (Gioiello, 19/22 novembre) e “Pazza”, un successo della scorsa stagione di Vanessa Gravina e di Fabrizio Coniglio in veste di regista (Gioiello, dal 22 al 24 gennaio), le risate con Barbara Foria (Gioiello, 3 febbraio) mattatrice con “…basta un filo di rossetto”. Aggiungete la giovanile brillantezza di Iva Zanicchi in “Viva la mamma!” scritto e diretto da Diego Ruiz e il panorama è (quasi) completo.

A punteggiare tanta suggestiva ricchezza, le produzioni di Fabrizio di Fiore Entertainment & FDF GAT occupano buona parte del mondo del musical, nuove importanti scommesse che vanno al di là delle riprese già citate. Per la regia di Brachetti all’Alfieri dal 17 al 20 dicembre, “Winx Club: The Magic is Back – Il Musical”, un volo con le più celebri fate del mondo, tra tecnologia e grandi emozioni, uno spettacolo che promette di rompere la quarta parete e di travolgere il pubblico in sala; dal 18 al 21 febbraio “Lucio – Il musical”, come a significare che l’uomo di oggi ha ancora bisogno della leggerezza, della libertà, dell’intimità, della grandezza di Dalla e delle sue canzoni; e in coproduzione, “Amélie”. La stagione dell’Alfieri terminerà il 14 maggio con “Caravaggio”, ancora musiche e canzoni e colpi di spada in ossequio a uno dei più grandi geni dell’arte italiana, quella del Gioiello il 27 maggio con “Scappati di casa”. Un percorso lungo un intero anno, “ogni nuova stagione rappresenta una nuova primavera culturale per una città e per il suo territorio: nuove storie, nuovi artisti, nuove emozioni, nuove occasioni di incontro umano e culturale”, afferma il direttore artistico Luciano Cannito, per aggiungere: “in un tempo storico spesso attraversato da tensioni, paure e solitudini, crediamo profondamente che il teatro continui ad avere una funzione fondamentale: farci sentire più vivi, più vicini, più umani.”

Elio Rabbione

Nelle immagini, Iva Zanicchi è tra gli interpreti “Viva la mamma!”, Amanda Sandrelli in una scena di “La bisbetica domata”, Giulia Ottonello sarà al centro dei musical dell’Alfieri e Vanessa Gravina e Fabrizio Coniglio in “Pazza”.

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Nazionale sala 4)

Amarga Navidad – Commedia drammatica. Regia di Pedro Almodòvar, con Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sànchez Gijòn e Rossy De Palma. Due storie si alternano. La prima ha per protagonista Elsa, una ragazza di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raùl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raùl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raùl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. In concorso a Cannes. Scrive Alessandra Levantesi Kezich nelle colonne della Stampa: “Il film si configura come una esplorazione dell’ambiguità del rapporto (vampirizzazione o sublimazione?) fra vita e arte e nella spietata autoanalisi di una crisi di ispirazione che è anche crisi esistenziale: l’universo formale è quello di sempre, ma solo quando la cantante Amaia intona la struggente ranchera di Vargas “Las simples cosas” avvertiamo il battito del cuore di Pedro”. Scrive Paolo Mereghetti in quelle del Corsera: “Almodòvar si mette in gioco apertamente con una sincerità che sfiora l’autolesionismo. Raùl è lui, la sua difficoltà di fare i conti con il dolore, la depressione, l’età. Ogni tanto ci regala piccoli sprazzi di personalissima verità ma su tutto commuove l’ostinazione e la determinazione con cui solo il cinema sembra capace di aiutare a fare i conti con la realtà, per lui e per noi”. Durata 111 minuti. (Centrale V.O., Classico anche V.O., Eliseo Grande, Nazionale sala 1, Reposi, Uci Lingotto)

L’amore che rimane – Drammatico. Regia di Hlynur Palmason. Anna e Magnus si stanno separando: è un processo graduale, che la coppia porta avanti ttascorrendo ancora del tempo insieme ai tre figli, in escursioni o in cene a casa. Mentre l’unità familiare si sta sfaldando, Anna si concentra sul suo lavoro di artista, anche se i riconoscimenti tardano ad arrivare; il marito invece lavora su un peschereccio ed è quasi sempre in mare aperto. Quando i genitori non ci sono, i figli si dedicano a passatempi curiosi: in particolare i due gemelli, che tendono a creare giochi bizzarri e talora pericolosi per la loro incolumità. Durata 109 minuti. (Greenwich Village anche V.O.)

Backrooms – Fantascienza, horror. Regia di Kane Parsons, con Renate Reinsve e Chiwetel Ejiofor. Se non fai attenzione e superi la barriera della realtà, entrerai nelle backrooms. Se finisci lì dentro, resta vigile, perché i passi che echeggiano in quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi… Durata 90 minuti. (Massaua, Fratelli Marx, Ideal anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le città di pianura – Commedia. Regia di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi e Roberto Citran. Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l’ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura (Scotti, protagonista di “È stata la mano di Dio” di Sorrentino) e il modo di vedere il mondo e l’amore all’improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto. Un film e una storia che faticano nella prima mezz’ora a ingranare ma che poi fanno pensare e rallegrano, e di questi film ce ne fosse: mai banali, un occhio fermo ad un territorio (e chiamiamola terra!), un’amicizia e un’educazione sentimentale e di vita intera, un richiamo ai “Vitelloni” felliniani e alle loro notti vuote, un film di piccoli affettuosi ritratti che rimangono nella memoria. Un film che ha sbaragliato molti per aggiudicarsi otto David di Donatello, non certo ultimi miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista. Da vedere e da rivedere. Durata 100 minuti. (Eliseo)

Il diavolo veste Prada 2 – Commedia. Regia di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci e con Kenneth Branagh. Dolce&Gabbana con Donatella Versace e Lady Gaga coinvolti nell’operazione. A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andrea, Emily e Nigel, i quattro attori tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno datato 2006 che ha segnato una generazione. Andrea torna nella prestigiosa rivista di moda dopo vent’anni, ritrovando una Miranda se possibile ancor più cinica e cattiva, che vede attorno a sé un mondo del tutto cambiato. La carta stampata ha forse fatto il suo tempo, è il web ad aver impugnato il bastone del comando, difficile continuare a essere tanto bravi da anticipare quel che piacerà alla gente. Emily ha catturato un fidanzato che non le fa che gli occhi dolci, lavora per Dior, ma non è certo di quelle donne che amano arrendersi. E se in tempo di crisi il trio si riformasse, non esclusa l’anima prorompente di Nigel? Durata 109 minuti. (Massaua, Eliseo, Greenwich Village V.O., Reposi sala 4, Romano sala 3 anche V.O., Uci Lingotto)

Hen – Storia di una gallina – Avventura, dramma. Regia di Pàlfi György. L’autore della indimenticata “Taxidermia” (Cannes, 2006) racconta la storia di una gallina, a partire dall’uovo che viene deposto. E adotta il punto di vista del volatile con un effetto spiazzante, inquietante e postumano. Perché la gallina – che è ostinata, resiliente, determinata a crescere i propri cuccioli e a conservare la propria libertà – oltre ad altri animali (una volpe, un topo, un verme, un falco, un cane, dei dinosauri in un documentario televisivo), incrocia inevitabilmente anche gli uomini, la loro violenza, le loro tragedie e ingiustizie, grandi e piccole: a volte come ignara testimone, a volte come elemento involontariamente scatenante. Durata 96 minuti. (Centrale, Eliseo)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 1, Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

No Good Men – Commedia. Regia di e con Shahrbanoo Sadat. Naru è l’unica opewratrice televisiva afghana. I suoi colleghi e superiori sono tutti uomini, ma a lei non importa, sa di essere brava nel suo lavoro. Testarda, determinata, madre di un bambino piccolo con un marito fedigrafo da cui si è allontanata, subisce la discriminazione in una società che considera le donne come subalterne. Siamo a Kabul, poco prima del ritorno al potere dei talebani, Naru non si fa imporre nulla da nessuno ed è pronta a dire la sua in ogni momento, tanto che si scontrerà persino con il noto giornalista d’inchiesta di Kabul News per cui si troverà a fare da operatrice. Durata 103 minuti. (Romano sala 2)

Rebuilding – Drammatico. Regia di Max Walker Silverman, con Josh O’Connor. Un incendio ha appena distrutto il suo ranch familiare di duecentosettanta acri: tutte le sue mucche vanno vendute. Il giovane Dusty, strappato al suo amato allevamento, vive come un reduce di se stesso, arrangiandosi con lavoretti a giornata. Cowboy melanconico e solitario, dorme in una piccola roulotte allestita in un campo emergenze dove, giorno dopo giorno, combattendo l’iniziale ritrosia, inizia a solidarizzare con le altre persone sfollate. Nel frattempo, intanto, è chiamato a ricucire i rapporti con la piccola Callie-Rose avuta dall’ex conmpagna Ruby, senza smettere di sognare, però, di riaprire un giorno la sua fattoria, ripiantare rutti gli alberi e lasciarci pascolare di nuovo gli animali. Durata 110 minuti. (Due Giardini sala Nirvana, Romano sala 1 anche V.O.)

Il silenzio degli altri Drammatico. Regia di Eva Libertad, con Miriam Garlo e Álvaro Cervantes. Angela, una donna sorda, aspetta un figlio dal suo partner Héctor, che ha al contrario un normale udito. L’arrivo della bambina sconvolge la loro relazione, costringendo Angela ad affrontare le sfide dal crescere sua figlia in un mondo che non è fatto per madri come lei. Durata 99 minuti. (Nazionale sala 3)

Smart Working – Commedia. Regia di Svevo Moltrasio, con Maccio Capatonda, Maurizio Nichetti e Alessandro Tiberi. Da quando l’azienda per cui lavora ha adottato lo smart working, Giuliano ha scoperto il paradiso: meno lavoro ma più redditività, più famiglia e tempo per le sue passioni. Sua moglie Laura, aspirante scrittrice, è incinta del secondo figlio e i due sono in cerca di una casa più grande. Intanto però l’azienda minaccia di riportare tutti in ufficio perché i suoi colleghi, invece, lavorano ma rendono pochissimo! Deciso a motivare e spronare i colleghi per non perdere il lavoro a casa, Giuliano riallaccia così i rapporti con alcuni di questi tra cui lo sbadato Stefano, romano fuori sede, e Gianni, un office manager ultrasettantenne in pensione da anni. Uno dopo l’altro, tutti i colleghi si trasferiscono in smart working in casa di Giuliano, tanto da coinvolgerlo, insieme a Laura e al piccolo Luca, in una serie di assurde disavventure, progetti strampalati e disastri continui. Giuliano dovrà capire se riuscirà a salvore lavoro, famiglia e… sanità mentale. Durata 85 minuti. (Massaua, Fratelli Marx, Ideal, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Star Wars – The Mandalorian and Grogu – Avventura. Regia di Jon Favreau, con Pedro Pascal e Sigourney Weaver. Il mandaloriano Din Djarin è al lavoro per la Nuova Repubblica e dà la caccia agli uomini dell’Impero rifugiatisi sull’orlo più esterno della Galassia. Al suo fianco c’è il piccolo Grogu, il bambino appartenente alla stessa specie dell’anziano Yoda e già capace di usare la forza ma non ancora di parlare. Al mandaloriano viene affidato un incarico insidioso: aiutare due gemelli Hutt a recuperare il figlio di Jabba, ostaggio di un pianeta dove i gladiatori si battono nelle arene. Se riuscirà nell’impresa, al mandaloriano saranno rivelati il nascondiglio e la vera identità di un pericoloso latitante dell’Impero, ma ci si può davvero fidare dei malavitosi Hutt? Durata 132 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le tigri di Mompracem – Thriller. Regia di Alberto Rodriguez, con Antonio de la Torre e Barbara Lennie. Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva, nel sud della Spagna, e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Soprannominato “La tigre”, lui è il membro più esperto di una squadra di sub che manutiene le enormi petrolifere attaccate in porto; lei, invece, vittima da bambina di un incidente in acqua che le ha compromesso l’udito, non può immergersi oltre una certa profondità e progetta di andare a lavorare in una riserva marina sull’Atlantico. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita. Durata 109 minuti. (Greenwich Village)

Tuner – L’accordatore – Drammatico. Regia di Daniel Roher, con Leo Woodall, Dustin Hoffman e Jean Reno. Niki, ex bambino prodigio di pianoforte, ha un udito assoluto capace di cogliere ogni più piccola vibrazione. Una ipersensibilità che gli impedisce di divenire pianista, e lo costringe a inventarsi un futuro come accordatore di pianoforti: la sua vita muterà del tutto quando qualcuno vorrà impiegare questa sua dote in un gioco pericoloso. Durata 109 minuti. (The Space Torino, Uci Lingotto)

“Classica. Per tutti”. Il “mantra” dell’Unione Musicale

Presentata la nuova stagione dell’Unione Musicale 2026-2027. Previsti 52 appuntamenti tra Conservatorio G. Verdi e Teatro Vittoria, 150 artisti di cui 65 under 35. La prossima stagione è intitolata “Classica.Per tutti”. “Abbiamo mescolato le proposte, alternando capolavori del repertorio cameristico con nuove commissioni, programmi originali, pensati per avvicinare pubblici sempre più ampi” ha tenuto a sottolineare il direttore artistico Antonio Valentino.

Inaugurazione il 21 ottobre con il pianista russo Arsenii Moon, vincitore nel 2023 de Concorso Busoni. Tanti i concerti interessanti come quello del 14 aprile formato dal soprano Barbara Hannigan e il pianista Bertrand Chamayou per un programma dedicato al Novecento. Tanti i nomi eccellenti: dai fratelli Lucas e Arthur Jussen, Joshua Bell, la coppia Kopatchinskaja- Say, Anna Vinnitskaya, Emanuel Ax e tanti altri. Da segnalare la giovanissima pianista canadese Sophia Liu (18 aprile),17 anni ancora da compiere, che diventerà artista residente fino al 2028. Inoltre per ricordare il bicentenario dalla morte di Beethoven, dall’8 al 10 giugno verrà presentato il “Festival Beethoven”, con l’esecuzione di sei concerti cameristici eseguiti dal Trio Debussy, Trio Johannes e il Trio di Parma.

Pier Luigi Fuggetta

Arte e sacro, la chiesa di San Dalmazzo a Torino

In centro citta’ un gioiello molto antico

Dopo un lungo periodo di chiusura, e’ di nuovo possibile visitare la chiesa di San Dalmazzo, situata tra via Garibaldi, una volta via Dora Grossa, e via delle Orfane.

Costruita nel lontano 1271 e destinata all’assistenza dei pellegrini e alla cura degli infermi, nel tempo la sua struttura subi’ un consistente deterioramento e fu cosi’ che nel 1573, periodo in cui fu affidata ai frati Barnabiti, si decise per una riedificazione. Qualche anno dopo per volere del cardinale Gerolamo della Rovere fu nuovamente restaurata e decorata, anche grazie alle numerose donazioni dei Savoia mentre alla fine dell’800 furono ripresi ulteriormente i lavori che la riportarono al suo stile originario. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu bombardata riportando seri danni al tetto e agli infissi, il suo ultimo restauro risale al 1959.

L’esterno e’ l’unica parte rimasta in stile Barocco con i suoi pilastri di ordine corinzio, i finestroni da cui entra la luce e un timpano semicircolare che avvolge un prezioso affresco. La chiesa, di medie dimensioni, trova la sua bellezza, oltre che nei suoi sorprendenti interni in stile neogotico che catturano subito l’occhio del visitatore, ma anche nella superficie proporzionata che la rende accogliente e affascinante.

Al suo interno lo sfondo e’ quello tipico dello stile gotico caratterizzato dallo slancio verticale, da vetrate colorate, da stucchi, dipinti neo-bizantini di Enrico Reffo e dorature. L’elemento che attira legittimamente l’attenzione e’ la fonte battesimale originale ereditata dalla vecchia chiesa di San Dalmazzo Martire. La struttura e’ a tre navate decorate da edicole, il bellissimo pulpito incorniciato da mosaici e il ciborio a baldacchino.

Spesso la chiesa di San Dalmazzo si fa scenario di concerti di musica, dal gospel alla musica da camera, il prossimo appuntamento? Domenica 15 Dicembre 2024 ore 17:00 TORINO CHAMBER MUSIC FESTIVAL, vibrazioni all’interno di un contesto suggestivo e incantevole.

Per informazioni sugli eventi

www.diocesi.torino.it

Maria La Barbera

Dal 26 giugno ritorna Monfortinjazz

Il festival musicale di Monforte d’Alba per il suo 50esimo anno

Monfortinjazz raggiunge il traguardo storico dei 50 anni, festeggiandolo con un’edizione straordinaria e un cartellone di livello assoluto che dal jazz si apre alla musica di qualità, arricchito dalla mostra fotografica dal titolo “Wall of Sound 20.0”  di Guido Harari.
Organizzato dall’associazione Monfortearte ODV in collaborazione con Ponderosa Music & Arts, il festival si conferma come un orgoglio territoriale delle Langhe, capace di unire tradizione radicata nel paese, passione volontaria della comunità di Monforte e apertura internazionale.
Nato nel 1976 da un gruppo di giovani appassionati guidati da Renato Moscone, dentista con l’amore per la musica e tuttora direttore artistico,  Monfortinjazz ha trasformato un’area desolata in cima al borgo medievale di Monforte d’Alba nell’Auditorium Horszowski, un gioiello acustico all’aperto, con cavea naturale da ottocento posti tra la torre campanaria, l’oratorio di Sant’Agostino e le mura del castello Scarampi. Da allora ha ospitato leggende come Diana Krall, Paolo Conte, Gall Costa, Francesco De Gregori, Ute Lemper, Manhattan Transfer e Wayne Shorter e molti altri.
Oggi Monfortearte si è  trasformata in Organizzazione di volontariato sotto la presidenza di Adolfo Ivaldi e il festival vive grazie al cuore dei volontari locali e di un’intera comunità che si mette a disposizione, promuovendo cultura e territorio senza fini di lucro.
L’avvio del festival sarà venerdì 26 giugno alle 21.30 con Tony Hadley, ex leader degli Spandau Ballet , in “An Englishman in Italy” tour legato al suo nuovo album rock di inediti .
Venerdì 3 luglio sarà  la volta  di un doppio evento con Stefano Bollani ed Enrico Rava. Il leggendario duo, sodalizio dal 1996 tra il pianismo estroverso e giocoso di Bollani e la vena poetica di Rava, propone standard jazz, musica brasiliana, canzone italiana e originali, preceduti dalla proiezione del documentario “Tutta vita” di Valentina Cenni, candidato al David di Donatello, che narra una resistenza musicale epica al teatro Rossetti di Trieste.
Sabato 18 luglio alle 21.30 Paolo Fresu presenta Heroes- Omaggio a David Bowie con Joe de Leo (voce), Filippo Vignato ( trombone) Francesco Diodati ( chitarra), Francesco Ponticelli (contrabbasso)  e Christian Meyer (batteria).
Ad arricchire ulteriormente il programma del cinquantesimo Monfortinjazz a sorpresa approda domenica 19 luglio alle 19 “L’Antidote”, il nuovo trio formato dal maestro delle percussioni persiane Bijan Chemirani, dal violoncellista albanese Redi Hasa e dal pianista libanese Rami Khalifé, riuniti in un progetto strumentale di rara finezza capace di intrecciare jazz, Mediterraneo, Balcani e Medio Oriente, per opporre il potere curativo della musica ai veleni del nostro tempo, tra melodie contemplative e momenti di trance estatiche pensati per trasformare l’Auditorium in un luogo di ascolto e di danza collettiva.
Venerdì 24 luglio, alle 21.30, l’appuntamento è con una star internazionale come Suzanne Vega in “Flying with Angels Tour 2026”, dal suo omonimo album del 2025, acclamato da Rolling Stones.
La narratrice folk newyorchese, autrice di Tom Diner, Luka e Marlene on the Wall, si esibirà con Gerry Leonard, chitarrista di Bowie, e Stephanie Winters, al violoncello, in un live intimo capace di fondere brani poetici classici e nuovi.
Domenica 26 luglio, alle 19, il duo norvegese di Erlend Øye ed Erik Glamberk Bø, già  noti al festival del 2015, tornano con armonie cristalline indie pop e trio d’archi per un’intensità emotiva capace di celebrare il ritorno in un luogo amato.
La kermesse si chiude domenica 2 agosto alle 19 con Vinicio Capossela, nei trenta anni de “Il ballo di San Vito”, disco cult del 1996, di jazz, blues, tango e popolare  prodotto con Evan Lurie.
Capossela è di casa a Monforte, vi torna per la quinta volta, ed evoca le anime di quel disco iconico, unendo presenze e assenze in un omaggio ironico e colto.
A impreziosire l’edizione sarà una mostra, esposta dal 26 giugno al 2 agosto, presso la Confraternita di Sant’Agostino dal titolo “Wall of Sound 20.0” di Guido Harari. Il maestro, a vent’anni dalla prima esposizione al Monfortinjazz, residente ad Alba dal 2011 e celebre ritrattista di artisti famosi quali Bob Dylan, Paul Mc Cartney, Lou Reed, Frank Zappa, Paolo Conte e Vinicio Capossela, fondatore della Wall of Sound Gallery, ritorna con scatti intimi e iconici di leggende rock, jazz, pop, molti fotografati durante il festival, come Stefano Bollani, Paolo Fresu e Wayne Shorter.

Mara Martellotta

Torino celebra Marisa Merz nel centenario della nascita

Una grande mostra diffusa al Castello di Rivoli, alla Fondazione Merz e alla GAM dal 29 ottobre prossimo al 4 aprile 2027

Il  castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea, Fondazione Merz, GAM, Galleria d’arte Moderna e Contemporanea  di Torino, si uniscono per collaborare a una mostra in tre atti che vuole celebrare il centenario della nascita di Marisa Merz. È  realizzata grazie al sostegno della Fondazione CRT e concepita per ripercorrere  l’eredità e l’opera dell’artista  nata a Torino il 23 maggio del 1926.
La mostra si intitola “Marisa Merz- La danza delle ore” e rappresenta uan retrospettiva senza precedenti e difficilmente replicabile nella sua profondità e completezza.
L’esposizione riunisce uno straordinario insieme  di lavori, di cui alcuni inediti, a testimonianza di una vita creativa  che continua ad essere fonte di ispirazione e riscoperta artistica in tutto il mondo.
I tre episodi della mostra consentono di approfondire aspetti diversi quali il processo creativo  e l’uso dei materiali, il tempo quotidiano come dimensione creativa e la casa come laboratorio alchemico, la nozione di spazio come luogo fisico e metafisico.
Nel complesso la mostra vuole rendere conto della continua evoluzione e trasformazione che l’artista ha messo in atto lungo tutta la sua esistenza,  dando vita ad un’opera sempre aperta.

La mostra al castello di Rivoli, curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio, rappresenta l’occasione per ricostruire e riproporre al pubblico l’installazione “E il naufragar m’è dolce in questo mare”, importante progetto che Marisa presentò nel 1980 alla galleria torinese Tucci Russo per poi replicarla lo stesso anno alla 39esima Biennale delle Arti Visive di Venezia.
L’installazione è collocata nella Manica Lunga al terzo piano del Castello e sarà  il fulcro espositivo da cui si dirameranno temi e ricerche quali la tensione, la rivelazione dell’invisibile  e la capacità dell’artista di visualizzare visioni metafisiche, rivelando il reale oltre le sue apparenze sensibili. Inoltre  la mostra invita un gruppo di artiste che praticano e proseguono alcuni elementi della visione di Marisa a partecipare in una prospettiva aumentata. Tra loro Leonor Antunes di Lisbona, Micol Assaël di Roma, Beatrice Bonino di Torino, Miriam Cahn di Basilea, Tacita Dean di Canterbury, Lara Favaretto di Treviso e Solange Pessoa, brasiliana.
“La mostra al Castello – osservano Francesco Manacorda e Marianna Vecellio – pone l’accento sulla dimensione ambientale della pratica di Marisa Merz, dando vita ad un racconto  polifonico che parla del cielo e del volo, di universi paralleli  e della sfera lunare, spirituale, nonché femminile”.

La Fondazione Merz presenta, a cura di Beatrice Merz e Sébastien Delot, il lato più inatteso della ricerca dell’artista, attraverso una selezione di opere organizzate intorno all’idea di processo e trasformazione.
Tema centrale è  l’approccio di Marisa alla scelta e distribuzione dei materiali, insieme alla sua modalità del fare e comporre le opere, in un apparente disequilibrio che si rivela in un equilibrio preciso, capace di far emergere le potenzialità nascoste di oggetti e materie. Le opere, talvolta apparentemente effimere, nascono da un processo di evoluzione continua, costituito di variazioni sottili attraverso le quali l’artista si avvicina progressivamente all’essenza dei suoi soggetti”.
“La Fondazione Merz – affermano Beatrice Merz e Sébastien Delot – con questa mostra si configura come un luogo privilegiato dedicato all’inedito e alla ricerca della sperimentazione, uno spazio in cui il visitatore può accedere alla sfera più nascosta dell’artista, ai suoi pensieri germinali,  alle intuizioni e al dialogo silenzioso che accompagna la nascita delle opere. Quello che si rivela è  un linguaggio espressivo profondamente personale  in cui alto e basso, cultura colta e cultura popolare, pratiche artistiche e quotidiane si intrecciano per dar vita a opere sorprendenti, segnate da una forza sottile.

Alla GAM,  Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, verrà, invece, presentato il capitolo più intimo della mostra, curato da Chiara Bertola e Chiara Parisi. La lettura storica si focalizza sugli aspetti più quotidiani e domestici della ricerca di Marisa Merz. Il percorso espositivo prenderà avvio dal concetto di studio-casa- laboratorio, lo spazio generativo e trasformativo per eccellenza, in cui la dimensione dell’arte coincide con quella della vita. La mostra è l’occasione per restituire al pubblico, dopo un attento restauro del Centro di Conservazione e Restauro di Venaria, l’opera in collezione alla GAM dal titolo “Living Sculpture”, realizzata nel 1966.
“La mostra alla GAM – hanno dichiarato Chiara Bertola e Chiara Parisi, le curatrici – si configura come uno spazio intimo e accogliente, capace di evocare la dimensione domestica. Importanti opere storiche convivono con momenti di raccoglimento e introspezione, visualizzando processi creativi aperti e in continua evoluzione. Il percorso diventa, così, metafora del fare artistico che si nutre di relazioni e di tempo, in cui ogni elemento contribuisce alla creazione dell’opera.

“Il  centenario della nascita di Marisa Merz rappresenta un‘occasione straordinaria per celebrare una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale e, allo stesso tempo, per raccontare la capacità da parte del Piemonte di fare sistema – ha dichiarato l’Assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Marina Chiarelli – Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM  uniscono competenze, patrimonio e visione in un progetto culturale di altissimo profilo che conferma Torino e il Piemonte come punto di riferimento nel panorama artistico europeo. Investire nella cultura significa valorizzare la nostra identità, rafforzare l’attrattività del territorio e creare nuove opportunità di crescita, conoscenza e partecipazione per le comunità.  Marisa Merz appartiene alla storia dell’arte mondiale, ma le sue radici torinesi rappresentano  un patrimonio che il Piemonte  ha il dovere e l’orgoglio di custodire e promuovere”.
La presentazione ufficiale della mostra si è  svolta a Milano, nella sala Forum del Museo del Novecento, grazie alla generosa ospitalità dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, con la moderazione di Gianfranco Maraniello, Direttore Area Musei d’Arte Moderna e Contemporanea  del Comune di Milano.

“Siamo particolarmente felici che tre importanti  istituzioni culturali torinesi abbiano scelto  Milano e il Museo del Novecento come sede di questa presentazione, che sottolinea la profonda vicinanza culturale tra due città protagoniste della scena artistica italiana ed europea. Sappiamo bene quanto il lavoro di Marisa Merz sia profondamente legato alla città di Torino ed alla stagione dell’Arte Povera, ma nello stesso tempo ci fa piacere ricordare  come il Museo del Novecento  conservi importanti testimonianze di quella esperienza artistica, frutto di acquisizioni realizzate tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, opere che il pubblico  oggi può ammirare all’interno del percorso museale. Il prossimo autunno il Museo del Novecento ospiterà una mostra prodotta nell’ambito del ciclo “Voci del Novecento” dedicata a Tommaso Trini, che fu tra i primi critici a intuire la portata innovativa di quella che sarebbe poi stata definita l’arte povera, ma anche uno degli osservatori più  attenti e sensibili del lavoro di Marisa Merz”.
La collaborazione tra le  istituzioni coinvolte conferma inoltre il ruolo strategico dell’asse culturale Torino- Milano nella valorizzazione dell’arte contemporanea e nella costruzione di progettualità condivise.
La mostra è in programma dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 e si configura come una retrospettiva senza precedenti, con un nucleo straordinario di opere, diverse delle quali anche inedite.

Mara Martellotta

La visita dietro le quinte della Palazzina di Caccia di Stupinigi è Passepartout

Gli appuntamenti del mese di giugno di “Passepartout”  conducono il visitatore dietro le porte segrete della Palazzina di Caccia di Stupinigi, negli ambienti nascosti della servitù, tra corridoi, passaggi e collegamenti interni che venivano utilizzati per muoversi in modo discreto all’interno del complesso. Si tratta di un itinerario che permette di osservare la Palazzina da una prospettiva diversa, entrando in luoghi in cui prima si svolgeva il lavoro quotidiano necessario al funzionamento della corte.
La visita attraversa il dedalo di stanze e percorsi riservati che consentivano ai lavoratori e ai servitori di raggiungere discretamente le sale e gli appartamenti privati senza essere visti.
Tra gli elementi più curiosi del percorso figura anche il sistema di campanelli automatici che permetteva di richiamare la servitù delle diverse sale della residenza. La visita offre l’occasione di comprendere più da vicino l’organizzazione della vita di corte e la complessa macchina che rendeva possibile la gestione quotidiana di una residenza come Stupinigi.

Le visite sono in programma sabato 13, 20 e 27 giugno, alle 10.30, 12, 14.30 e 16 e avranno una durata di circa un’ora.
Vista la particolarità del luogo oggetto della visita, normalmente non accessibile al pubblico, i visitatori saranno dotati di caschetto di protezione e per questo motivo possono accedere soltanto gli adulti al di sopra dei 12 anni e i gruppi non devono superare le dieci persone.
È necessario indossare un abbigliamento comodo e calzature chiuse, scarpe da ginnastica o da trekking. È vietato l’ingresso con zaini e borse ingombranti. Il percorso non è agibile a persone con disabilità.

Il costo del biglietto è  di 22 euro, 12 euro + 10 euro di visita guidata, ridotto 18 euro. Per i possessori di Tessera Abbonamento Musei 10 euro con ingresso gratuito alla Palazzina.
La prenotazione è  obbligatoria a stupinigi@ordinemauriziano.it
MM

Info al numero 0116200601, dal martedì  al venerdì dalle 10 alle 17.30.

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Amedeo 7 Stupinigi, Nichelino ( TO)

www.ordinemauriziano.it

Il Centro Pannunzio propone Oriana Fallaci nella toponomastica torinese

Il  presidente del Centro Pannunzio, Pier Franco Quaglieni, ha inviato al sindaco di Torino Stefano Lo Russo e alla presedente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo una lettera finalizzata alla proposta di inserimento di Oriana Fallaci nella toponomastica torinese. “Fu una grande testimone che merita di essere ricordata anche a Torino dove intrattenne rapporti con il Centro “Pannunzio” e dove i suoi libri ebbero un eccezionale successo al Salone Internazionale del Libro”. Così Quaglieni nella lettera che pubblichiamo integralmente.

Ill.mo signor Sindaco, Gentile Presidente,
nel settembre 2026 cadranno i 20 anni dalla morte della giornalista e scrittrice di fama internazionale Oriana Fallaci. La Fallaci ha avuto maggiore notorietà per i suoi libri ed i suoi articoli sul “Corriere della Sera” successivi all’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001, ma non va dimenticato il suo impegno nell’antifascismo e nella Resistenza. Nel 1976 sostenne le liste del Partito Radicale anche per le loro “campagne” femministe. Fu una donna sempre attenta alla libertà che considerò il valore più prezioso da difendere. Fu una donna inquieta nella vita e nel lavoro, ma fu una giornalista sempre attenta alla notizia. Come corrispondente di guerra fu molto coraggiosa. Interloqui con i grandi della terra del suo tempo, aliena da ogni servilismo. Fu una grande testimone che merita di essere ricordata anche a Torino dove intrattenne rapporti con il Centro “Pannunzio” e dove i suoi libri ebbero un eccezionale successo al Salone Internazionale del Libro. Il Presidente Carlo Azeglio Ciampi le conferi la Medaglia d’Oro di benemerito della Cultura, riconoscendo la sua eccezionale tempra di donna e di protagonista del secondo Novecento.
Ringrazio per l’attenzione e porgo vive cordialità.

Pier Franco Quaglieni