CULTURA E SPETTACOLI

Il borgo di Avigliana, una tappa imperdibile della Via Francigena

A cura di piemonteitalia.eu 

ESPERIENZE

Avigliana, situata in un punto di transito tra Italia e Francia, nell’anfiteatro morenico compreso tra il Monte Pirchiriano, sul quale sorge la Sacra di San Michele, e la collina di Rivoli, in passato godette di molto prestigio…

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L’ “Harmonia” di MITO

 

Ventesima edizione per MITO Settembre Musica dal 6 al 20 settembre nel segno dell’Harmonia. Questo è il titolo scelto per la kermesse di quest’anno. “Il Festival a cui ho pensato e quello dove ci sono il buio e la luce, il chiaro e lo scuro, il dolore e la gioia, la morte e la vita”, ha voluto ribadire Speranza Scapucci nuova direttrice artistica di MITO. Inaugurazione il 6 a Milano al Teatro alla Scala e in replica il 7 all’auditorium Rai di Torino, con un omaggio a Benjamin Britten a 50 anni dalla morte. L’Orchestra Rai sarà diretta da Simone Young, con il coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino, verrà eseguito il “War Requiem”. Si chiuderà il 19 settembre a Milano al Teatro Dal Verme e il venti a Torino all’ Auditorium Agnelli, con i Bamberger Symphoniker, con un programma tutto dedicato a Brahms, con il direttore Jakub Hrusa e Lukas Sternath al pianoforte. “Lavorare con i giovani mi piace molto dice la Scapucci, per questo motivo ho pensato di dirigere un Orchestra formata dagli studenti dei Conservatori di Torino e Milano insieme al Coro Maghini e con le voci di Josè Maria Lo Monaco, Andrea Pellegrino, Maria Grazia Lo Schiavo, Levy Sekgapane. Eseguiremo lo “Stabat Mater” di Rossini nella chiesa di S. Barbara in Gratosoglio a Milano e a San Filippo Neri a Torino”.

I giovani sono presi in grande considerazione a MITO come il Trio Rinaldi, il duo chitarra e fisarmonica Pietro Maria Cintura e Marco Gerolin e il pianista Yifan Wu vincitore del concorso Busoni 2025. Il prossimo anno si celebreranno i 200 anni dalla morte di Beethoven. Per l’occasione si inizierà un’integrale dei “Quartetti per archi” eseguiti dal Quartetto d’Archi  del Teatro alla Scala che si concluderà il prossimo anno. IL Festival si chiuderà con le “Variazioni Goldberg” di Bach eseguite dal pianista David Fray.

Pier Luigi Fuggetta

Rock Jazz e dintorni a Torino: Tiziano Ferro e Andy Bluvertigo & Eugene

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Al Cafè Des Arts suona il Hellenika Quintet.

Martedì. Per Evergreen Fest al alla Tesoriera, si esibisce il Coro Shout! Al Vinile è di scena Alessia Altare.

Mercoledì. All’Allianz Stadium arriva Tiziano Ferro. All’Eataly Lingotto si esibisce Anna Carol. All’Hiroshima  Sound Garden  sono di scena Sissi +Antonia. All’Osteria Rabezzana suona Lil Darling Quartet.

Giovedì. Al Cafè Neruda suonano gli Acusticomanie. Al Blah Blah sono di scena i GTT + Best Before. Al Circolino suona il Bonadè Uneven Quintet + House of Jazz Torino. 

Venerdì. Per Evergreen Fest alla Tesoriera,  si esibiscono i Casa Beat. Al Vinile sono di scena gli Ondaquadra. Al Magazzino sul Po suonano gli Impianto Nomade. Al Circolino si esibiscono i Just Friends Group.

Sabato. Per Evergreen Fest alla Tesoriera è di scena Andy Bluvertigo & Eugene, per un omaggio  in musica e parole  al genio di David Bowie. Al Cap 10100 suonano i RedWine. Allo Spazio 211si esibiscono i Chancha Via Circuito.

Domenica. Al Magazzino sul Po suonano Krano + Funky Club Orchestra +Jam Popolare.

Pier Luigi Fuggetta

Alla scoperta della Villa “Il Passatempo” delle Dame di Verrua

Curiosità della storia. C’è un filo sottile che lega un’antica Villa di Chieri al celebre assedio turco di Vienna del 1683 che segnò la vittoria degli eserciti europei sulle forze ottomane che da due mesi accerchiavano la capitale degli Asburgo. In quello stesso anno il conte Giuseppe Augusto Scaglia di Verrua sposò la damigella Jeanne Baptiste d’Albert de Luynes, la famosa contessa di Verrua, e due anni dopo decise di edificare Villa Il Passatempo per villeggiatura e per deliziare la bella e giovane moglie francese che diventerà l’amante di Vittorio Amedeo II di Savoia. Nel grande salone, al piano nobile della dimora storica nota come la residenza delle “Dame di Verrua”, si staglia una preziosa e maestosa scultura lignea che illustra alcune scene della battaglia di Vienna.
Dalle alture della città assediata e ormai vicina alla resa, gli ussari alati comandati dal re polacco Jan Sobieski, fiancheggiati da un giovanissimo scalpitante principe Eugenio di Savoia, piombano come falchi sull’accampamento della Mezzaluna sbaragliando la grande armata turca del Gran Visir che minacciava l’intero continente. Era il 12 settembre del 1683. L’Europa era salva, Roma, cuore della Cristianità, poteva dormire sonni tranquilli. La notizia della vittoria cominciò lentamente a propagarsi dal campo di battaglia a tutta l’Europa occidentale. L’eco del fausto evento si diffuse in tutte le città europee provocando un’euforia generale e tumulti di gioia. In ogni chiesa riecheggiavano i Te Deum, le campane suonarono per ore e le tipografie fecero a gara per stampare documenti e manifesti sull’assedio e sull’eroe Giovanni Sobieski.
L’onda lunga dell’entusiasmo della vittoria cristiana sull’Islam ottomano raggiunse anche la piccola Chieri e a questo punto entrò in scena Villa Il Passatempo. Il conte Scaglia di Verrua, come detto, fece edificare l’edificio e incaricò un artista, rimasto anonimo, o forse più artisti, di realizzare un’opera che rendesse immortale la battaglia di Vienna. E così nacque l’altorilievo ligneo che abbellisce la parete di un grande salone. Solo una curiosità storica, piccola e grande al tempo stesso, una delle tante conservate in questa Villa di fine Seicento, alle porte di Chieri, in frazione Madonna della Scala, all’interno di un ampio parco, che gli attuali proprietari Carlo e Laura Folonari hanno aperto per la prima volta ai visitatori accompagnandoli tra saloni, arredi d’epoca e opere d’arte. Si vedono nel salone d’onore grandi vetrate che si affacciano sui giardini, un grande lampadario di cristallo, un camino ornato con ceramiche delle antiche manifatture piemontesi e tra gli oggetti esposti spiccano un servizio da tavola di Limoges regalato dai francesi alla regina Elisabetta d’Inghilterra negli anni Cinquanta, comprato dai Folonari in un mercatino d’antiquariato, una collezione di Samovar, i contenitori del tè usati in Medio Oriente e in Russia e fotografie di Pontefici con dediche originali. All’inizio del 1800 la Villa fu ristrutturata e abbellita al suo interno dal marchese Giovanni San Martino della Motta, sposo dell’ultima erede di casa Verrua.
Accanto alla villa spicca la cappella padronale, probabilmente coeva della villa secentesca. All’esterno un parco di piante secolari circonda la dimora con viali e sentieri che si snodano tra querce, olmi, platani, pioppi, cedri e specchi d’acqua. Con l’estinzione del casato dei San Martino della Motta la Villa Il Passatempo passò in eredità ai conti Balbo Bertone di Sambuy e nel 1894 alla famiglia degli attuali padroni di casa.                                               Filippo Re

Scatti fotografici per raccontare la “memoria”

Due mostre, a cura della cuneese “FormicaLab”, inaugurano il “Cultural Village” in Valle Grana

Sabato 13 e domenica 14 giugno

Pradleves / Monterosso Grana (Cuneo)

“Gli occhi della valle” sono gli occhi di “Arianna”, occhi scuri e intensi, che dentro si portano la forza e il coraggio della sua gente e della sua millenaria Valle. Fissi, silenti, muti ma capaci, se solo volessero, di dire tanto, di raccontare “memorie” che si perdono nella notte dei tempi e prendono forma lungo valli, montagne, sentieri, campi e fatiche che da sempre sono pura, instancabile resilienza e passione infinita per una terra unica al mondo. Una terra che, a vederla e a pensarla, ti smuove (proprio come succede ad Arianna) labbra e occhi in un flebile sorriso. Che é mistero di una vita. Passione. L’impossibilità, meglio “la non volontà”, di cambiarla con mille altre vite. Non a caso, mi é piaciuto citare, da subito, la foto dedicata ad “Arianna” (Valle Grana, 2025) a firma del fotografo romano Graziano Panfili, per illustrare una delle due mostre che, sabato 13 e domenica 14 giugno prossimi, si terranno, a cura dell’Associazione “FormicaLab” di Cuneo, all’interno del Progetto “Cultural Village” (iniziativa di “rigenerazione culturale del paesaggio, attraverso l’unione di tradizioni occitane ed innovazione”) finanziato dal “PNRR”, nei Comuni di Pradleves e Monterosso Grana, piccoli Centri di una Valle meravigliosa, dalle origini preromane, sita fra le “Alpi Cozie” e le “Marittime”. Ed ecco allora Arianna, la forte dolcezza del suo sguardo, in cui si riassume, alla perfezione, il titolo della prima rassegna, “Gli occhi della valle” a firma appunto di Graziano Panfili, che sarà inaugurata sabato 13 giugno prossimo (alle 11,30) a Pradleves, in Borgata Ciancia 36; mentre, alle 15,30, dello stesso giorno, presso la “Cappella di San Sebastiano” a Monterosso Grana, si taglierà il nastro di “Filò”, rassegna dedicata all’artista, anch’essa romana, Valentina Vannicola. La mostra di Graziano Panfili sarà visitabile a Pradleves nel giorno dell’inaugurazione, prima di spostarsi in una nuova location all’interno del “Valle Grana Cultural Village”. Il lavoro di Valentina Vannicola sarà invece fruibile anche domenica 14 giugno dalle 10 alle 18, e in altre date, sempre presso la “Cappella San Sebastiano” di Monterosso Grana. L’ingresso è libero, per maggiori informazioni scrivere a: formicalabaps@gmail.com .

Classe ’71, originario di Frosinone, Graziano Panfili è fotografo di gran stoffa e solide basi. Ha studiato “Reportage” presso la Scuola permanente di fotografia “Graffiti” a Roma, è stato testimonial della casa nipponica “Ricoh” ed é oggi rappresentato dalla prestigiosa Galleria “Donzella Ltd” di New York.

Nella sua “Gli occhi della valle”, ospitata a Pradleves, c’è tutto il desiderio di “scolpire” una “memoria collettiva” della “Valle Grana” attraverso i volti dei suoi abitanti. “L’intento – sottolineano gli organizzatori – non è soltanto documentare una comunità, ma restituire la presenza umana di un territorio che vive nei suoi silenzi, nelle sue trasformazioni e nella relazione profonda tra persone e paesaggio”. I suoi ritratti in bianco e nero, aggiungiamo noi, sono studiati alla perfezione prima di raccontare l’immagine. Sono pagine di narrativa “emozionale” prima che “descrittiva” in cui ogni minimo dettaglio può farsi segno intrigante o inquietante o doloroso o assolutamente sereno, capace di rincorrere e trattenere speranze, sogni ed emozioni. Le stesse che prova chi s’accosta ai suoi personalissimi scatti. Tanto più in un contesto di “installazione immersiva”, come quella di Pradleves, dove le immagini si uniscono ai suoni naturali – acqua, vento, pioggia, il cinguettio degli uccelli – creando alla perfezione “una dimensione sensoriale capace di evocare il tempo e l’atmosfera del luogo”.

Con “Filò” – termine che richiama le tradizionali, antiche veglie serali nelle stalle, fucine di racconti e leggende popolari – la romana Valentina Vannicola ci propone, invece, un “andar per immagini fotografiche” di tutt’altro segno. Fotografa, ma anche regista, costumista e scenografa, Valentina unisce genialmente la perfezione dell’atto fotografico con quello filmico e letterario, dei quali non riesce, volutamente, a liberarsi. E bene fa. I suoi scatti, riconducibili in tal senso alla “staged photography” (“fotografia scenica”) sono “tableaux vivant” – s’è detto – sempre in volo nell’alto di magiche e visionarie atmosfere, dove reale e surreale si fondono in un perfetto connubio di immaginifiche sensazioni. La sua attuale mostra a Monterosso Grana nasce dall’incontro con gli abitanti e il territorio di San Felice del Benaco, piccolo centro sulle sponde del Lago di Garda. Ed è proprio qui che la realtà si fa gioco scenico e fantastico. Nulla da stupirci dunque di quei due pescatori che (poveretti!) tentano, a fatica, di catturare – mani e corda – la luna per sottrarsi all’oscurità della pesca notturna né deve più di tanto allarmarci la dolce figura femminea “postata” su un piccolo isolotto terrestre, emersa forse dalle acque del lago e avvolta in una sacrale luce solare che ne fa immagine leggendaria dai contorni onirici e misteriosi. E noi lì, a guardare e ad interrogarci! Compiaciuti, ma senza plausibili risposte!

Per ulteriori info: “FormicaLab”, corso Dante 62/A, Cuneo; tel. 338/7619170 www.formicalab.net

Gianni Milani

Nelle foto: Graziano Panfili “Arianna”, Valle Grana, 2025; Graziano Panfili; Valentina Vannicola, Immagini da “Filò”

Archivissima conquista Torino

Archivissima si avvia domani alla conclusione della sua nona edizione confermando una crescita costante di pubblico e partecipazione. Nato come festival dedicato alla valorizzazione degli archivi, l’evento ha ormai assunto le dimensioni di una vera rassegna culturale diffusa, capace di coinvolgere tutta la città. Per l’edizione 2026 il cuore della manifestazione è stato ospitato alle Gallerie d’Italia di Torino, attorno alle quali si è sviluppato un programma che ha coinvolto numerosi altri spazi e istituzioni culturali, dal Circolo dei lettori al Polo del ‘900, dalla Pinacoteca Agnelli alle OGR Torino. Un percorso che ha trasformato gli archivi in un punto di partenza per riflettere sulla storia, sulla società e sulle forme della creatività contemporanea.


Il tema scelto per quest’anno, Quello che non c’è, ha offerto una chiave di lettura particolarmente ampia, capace di abbracciare tanto le grandi vicende collettive quanto le storie individuali, i documenti dimenticati e le memorie da ricostruire. Una versatilità ben rappresentata da due appuntamenti che, pur molto diversi tra loro, hanno mostrato alcune delle anime più interessanti del festival.
Alle Gallerie d’Italia la giornalista Marianna Aprile, in dialogo con Francesca Mancini, ha presentato La promessa, volume dedicato al lungo percorso che ha portato le donne italiane dal diritto di voto all’arrivo della prima donna a Palazzo Chigi, ottant’anni dopo il suffragio femminile. Un racconto che mette in luce non soltanto le conquiste raggiunte, ma anche le assenze che ancora attraversano la memoria collettiva: testimonianze dimenticate, dati mai verificati, parole rimaste inascoltate e storie lasciate ai margini della narrazione pubblica.
A precedere l’incontro è stata la proiezione del cortometraggio Anche per te, realizzato a partire dai materiali dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, per la regia di Luca Ribuoli, l’AI direction di Andrea Tenna e la produzione di Cometa Studios. Attraverso l’uso dichiarato dell’intelligenza artificiale, le fotografie storiche vengono animate e ampliate oltre il perimetro dello scatto, immaginando ciò che l’obiettivo non ha potuto registrare. Al centro del racconto una donna anziana che il 2 giugno 1946 affronta un viaggio faticoso pur di esercitare per la prima volta il diritto di voto. Un lavoro che ha mostrato come le nuove tecnologie possano dialogare con il patrimonio archivistico senza sostituirlo, ma contribuendo a renderlo nuovamente vivo e accessibile.
Di tutt’altro segno, ma ugualmente coerente con il tema del festival, il laboratorio Non scrivi mai come stai davvero, condotto dall’illustratore Enea Brigatti nella sede di Promemoria Group, cuore organizzativo di Archivissima. Ospitata nella storica Palazzina di Porta Bava, oggi Palazzo Rossi di Montelera, la sede è stata aperta al pubblico grazie alla collaborazione con Open House Torino, offrendo l’occasione di entrare nei luoghi in cui il festival è nato e continua a prendere forma.
Ispirato a News from Home di Chantal Akerman, il laboratorio ha invitato i partecipanti a costruire cartoline provenienti da luoghi immaginari utilizzando immagini dell’archivio della Fondazione Fiera Milano degli anni Sessanta. Fotografie nate per documentare luoghi e persone reali sono state rielaborate attraverso il collage e accostate a frammenti delle lettere che la madre della regista inviava alla figlia durante il suo soggiorno a New York. Ne sono scaturiti paesaggi inesistenti ma plausibili, sospesi tra memoria e immaginazione, dove l’archivio smette di essere soltanto testimonianza del passato per diventare materia viva di nuove narrazioni.
Due appuntamenti che raccontano bene il volto multiforme di Archivissima: da una parte la riflessione storica e civile sul ruolo delle donne nella società italiana, dall’altra la sperimentazione artistica che trasforma documenti e immagini d’archivio in occasioni di creatività. Sempre partendo da ciò che manca, da ciò che è stato dimenticato o da ciò che attende ancora di essere raccontato.
Il festival si concluderà domani con un’ultima giornata ricca di incontri, laboratori e approfondimenti dedicati alla memoria, alla letteratura, al cinema e alla valorizzazione del patrimonio archivistico. Un’occasione per chi non ha ancora partecipato di scoprire una delle manifestazioni culturali più originali del panorama torinese.
Il programma completo degli appuntamenti è consultabile sul sito di Archivissima.

GIULIANA PRESTIPINO

Il tempo coniato. Il Medagliere di Palazzo Madama nell’era digitale

Presentazione del progetto di riordino, studio e digitalizzazione del Medagliere del Museo Civico d’Arte Antica

 

Lunedì 8 giugno 2026 ore 17

 

Palazzo Madama, Sala Feste

Piazza Castello, Torino

Il Medagliere di Palazzo Madama custodisce uno dei più importanti patrimoni numismatici pubblici italiani. Un autentico scrigno di storia composto da oltre 26.500 monete, 6.700 medaglie e centinaia di sigilli, gemme, gettoni, tessere, pesi monetari, placchette e altri manufatti che raccontano più di duemila anni di civiltà, dall’Antichità all’età contemporanea.

Le collezioni comprendono esemplari provenienti dal mondo greco e romano, da Bisanzio, dalle zecche longobarde e ostrogote, dal Medioevo e dall’età moderna, fino alle emissioni sabaude, pontificie e di numerose zecche italiane ed europee, oltre a oggetti provenienti da Thailandia, Cina, Argentina, Cile e America del nord. Formatosi grazie a importanti donazioni e acquisizioni, il Medagliere rappresenta oggi una fonte di straordinario valore per la ricerca storica e numismatica e costituisce una delle raccolte specialistiche più rilevanti a livello nazionale.

Nel corso dell’incontro sarà presentato il progetto di riordino, studio e digitalizzazione delle collezioni, avviato da Palazzo Madama con il sostegno dell’Associazione Amici della Fondazione Torino Musei. L’iniziativa si inserisce nel più ampio processo di trasformazione digitale del patrimonio culturale e ha l’obiettivo di rendere una raccolta in gran parte conservata nei depositi sempre più accessibile a studiosi, ricercatori e pubblico.

Il progetto prevede il completamento dell’inventariazione, la realizzazione di un database digitale, la digitalizzazione fotografica in alta definizione di circa 35.000 esemplari tra monete e medaglie e la promozione di nuove attività di ricerca e valorizzazione. Ad oggi sono già state censite e fotografate circa 6.000 monete appartenenti a venti zecche piemontesi, restituendo alla comunità scientifica e al pubblico un patrimonio finora noto solo in parte.

La digitalizzazione consentirà non solo di preservare e documentare le collezioni, ma anche di favorire nuove scoperte e approfondimenti. Tra le attività previste figurano inoltre collaborazioni con specialisti del settore e con il Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino per l’applicazione di analisi diagnostiche non invasive, capaci di offrire nuove informazioni sulla composizione e sulla storia degli esemplari conservati.

L’incontro sarà l’occasione per raccontare come la tecnologia possa contribuire a custodire e rendere fruibile un patrimonio unico, trasformando il Medagliere di Palazzo Madama in un laboratorio di ricerca, conoscenza e divulgazione aperto al futuro.

Ingresso libero.

Intervengono:

Tiziana Caserta, Documentalista di Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica

Luca Oddone, Consulente numismatico

Fondazione Francesco Cerruti per l’Arte: “Impronte#Alice Visentin”

La Fondazione Francesco Cerruti per l’Arte si apre a una nuova stagione con un primo appuntamento dal 6 giugno 

La Fondazione Cerruti, che custodisce la straordinaria raccolta d’arte creata da Francesco Federico Cerruti, composta da oltre mille opere tra dipinti, sculture, tappeti, arredi, ceramiche e volumi che attraversano un arco temporale dal Trecento ai primi anni Duemila, inaugura una fase di rinnovamento volta a consolidare il proprio ruolo culturale e la propria presenza pubblica.

Dal 2019 la Collezione è visitabile grazie alla collaborazione con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e rappresenta una realtà unica nel panorama italiano. Si tratta infatti di una casa-museo concepita dal collezionista come luogo dedicato alla conoscenza, alla contemplazione e alla bellezza, pur non essendo mai stata abitata. Al suo interno convivono opere di epoche differenti, dagli antichi maestri all’arte contemporanea, insieme a libri rari, arredi e oggetti di pregio che restituiscono il carattere e la visione del suo fondatore.

Negli ultimi mesi il percorso di visita è stato ulteriormente migliorato grazie alla realizzazione di una nuova area parcheggio, al rinnovamento degli spazi di accoglienza firmato da Emil Kerckhove e Annalisa Stabellini e all’introduzione di nuovi servizi dedicati ai visitatori. Tra questi figurano una biglietteria più funzionale, un punto ristoro, aree dedicate alla lettura e un bookshop sviluppato in collaborazione con la libreria indipendente Paint it Black.

Le novità riguardano anche l’offerta al pubblico, con l’aumento dei turni di visita nelle giornate di apertura, una revisione della politica tariffaria e un calendario culturale ampliato. L’obiettivo è rendere la Collezione sempre più accessibile e coinvolgente, capace di attrarre pubblici differenti, dai cultori dell’arte ai ricercatori, dai turisti alle scuole, fino alle famiglie.

In questo contesto prende forma “Impronte”, un progetto dedicato a commissioni artistiche site-specific che nasce da un elemento caratteristico dell’esperienza di visita: l’utilizzo dei calzari protettivi richiesti per accedere agli ambienti della villa. La prima edizione è stata affidata ad Alice Visentin, artista originaria di Ciriè, il cui lavoro indaga i temi dell’immagine e della percezione, trasformando un semplice strumento di tutela in un oggetto capace di diventare opera, ricordo e testimonianza dell’esperienza vissuta.

I calzari realizzati dall’artista accompagnano i visitatori lungo il percorso espositivo e, al termine della visita, possono essere acquistati in una tiratura limitata, assumendo così una doppia valenza: accessorio funzionale e oggetto da collezione.

La pratica artistica di Alice Visentin si sviluppa attraverso pittura, disegno e installazione. Le sue opere prendono spunto sia dal patrimonio della tradizione orale sia dalla letteratura, dando vita a universi immaginari popolati da figure e racconti che intrecciano riferimenti alla cultura popolare e a quella colta. Ne emergono visioni sospese tra contemporaneità e memoria, profondamente legate alle radici e ai paesaggi delle aree montane.

Il progetto “Impronte” proseguirà nel mese di dicembre con un secondo intervento affidato a Taus Makhacheva, artista nata a Mosca nel 1983 e attiva tra Emirati Arabi Uniti e scena internazionale, il cui lavoro riflette sui temi della memoria, della costruzione del racconto storico e dell’identità culturale.

Mara Martellotta

Da Orbassano e Bruino a Rai 2, le allieve di Dancing School volano a “Performer Cup” con Garrison Rochelle

Il Gruppo Experience Dance Project di Alessandra Colucci, dopo una stagione di podi, rappresenterà il Piemonte in tv: prima su Rai 2 con performer cup, poi su Rai 5 con “Dance Arena”

BRUINO/ORBASSANO – Dalla provincia di Torino al prime time nazionale. Il Gruppo Experience Dance Project della Asd Dancing School, con sedi a Bruino e Orbassano, è stato selezionato per “Performer Cup”, il nuovo talent di Rai 2 condotto da . Garrison. Le ballerine saranno a Roma per le registrazioni dal 21 al 27 giugno e faranno parte della squadra “Resto d’Italia”.
La convocazione arriva dopo una stagione agonistica da incorniciare: il gruppo diretto da Alessandra Colucci, direttrice artistica e coreografa della scuola, ha collezionato numerosi podi nei principali campionati di danza moderna e contemporanea.
“È un sogno che si realizza per queste ragazze che lavorano sodo tutto l’anno tra Bruino e Orbassano”, commenta Alessandra Colucci. “Portare il nome delle nostre due realtà locali su Rai 2 è un orgoglio enorme. In ‘Performer Cup’ daremo tutto per rappresentare al meglio il Resto d’Italia”.
Ma l’estate televisiva della Dancing School non finisce qui. A fine luglio il gruppo sarà protagonista anche su Rai 5 con “Dance Arena”, programma dedicato alle eccellenze della danza italiana condotto da Maura Paparo, Un doppio traguardo che conferma la scuola come uno dei poli più vivaci del territorio torinese.
La Asd Dancing School nasce con l’obiettivo di formare ballerini completi, unendo tecnica, espressività e preparazione per le competizioni. Il Gruppo Experience Dance Project è la punta di diamante del percorso agonistico.
“Queste convocazioni ripagano la fatica e la passione delle allieve e delle famiglie che ci seguono ogni giorno”, aggiunge Colucci. “Ora testa a Roma: vogliamo portare a casa un’esperienza indimenticabile e, perché no, anche la vittoria”.

Per informazioni, interviste e materiale foto/video:
Alessandra Colucci – Direttrice Artistica Asd Dancing School
Tel. 3406901372| Email info_dancingschool@libero.it
Sedi: Bruino e Orbassano (TO)