CULTURA E SPETTACOLI

TAG Torino Art Galleries: scambio con Palma Art Contemporani

Torino Art Galleries e APC Art Palma Contemporani annunciano la seconda tappa del progetto di scambio tra le due associazioni, volto a promuovere il dialogo culturale tra le realtà artistiche di Torino e Palma di Maiorca. Verrà proposta al pubblico internazionale un’iniziativa inedita che non risulta avere precedenti nella scena dell’arte contemporanea. TAG intende promuovere, infatti, il ruolo delle gallerie come protagoniste attive della produzione culturale ed essere ponti fra territori, artisti e pubblici differenti. Dopo la prima fase, iniziata nel 2025 e conclusa nei primi mesi del 2026, in cui le gallerie di TAG hanno ospitato le gallerie di APC, il progetto ora procede a Palma di Maiorca, in concomitanza con gli eventi artistici realizzati sull’isola. Con questo progetto TAG rinnova il suo impegno nella promozione dell’arte contemporanea, creando ponti culturali, valorizzando la città di Torino e l’eccellenza italiana. Viene così rafforzato il dialogo internazionale tra realtà indipendenti del sistema dell’arte contemporanea, favorendo nuove opportunità e collaborazione tra professionisti del settore.
L’iniziativa sarà inaugurata sabato 21 marzo, in occasione dell’Art Palm Brunch, dalle 11 alle 15, uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario culturale maiorchino. Le mostre saranno visitabili nei mesi successivi, anche durante la fiera Art Cologne Palma Mallorca, dal 9 al 12 aprile, e il festival PHOF Mallorca PhotoFest, dal 25 aprile al 30 agosto 2026. L’iniziativa è possibile grazie a al contributo della Camera di Commercio di Torino, che ha voluto sostenere il progetto dell’associazione per il suo anniversario e promuovere il panorama offerto dalle gallerie torinesi, valorizzandone il territorio e i suoi protagonisti. Per questa edizione dello scambio, ogni galleria torinese presenterà i propri artisti all’interno degli spazi di una galleria maiorchina, dando vita a un articolato intreccio di collaborazioni.

Mara Martellotta

“Solo una Donna, Felicia Impastato”

Sarà la “Cappella di San Filippo” a Chieri ad ospitare la storia teatrale di una delle più grandi figure femminili eroicamente impegnate nella lotta alla mafia

Sabato 21 e domenica 22 marzo (ore 16)

Chieri (Torino)

Sul palco la “Compagnia Torino Spettacoli”, il celebre “Teatro Stabile Privato” fondato oltre sessant’anni fa da Giuseppe Erba, cui si deve buona parte del grande impulso dato alla rinascita teatrale subalpina del Dopoguerra, accanto a lui (e anche grazie a loro!) gli indimenticati storici direttori artistici Germana Erba e Piero Nuti, con il mitico ispiratore Gian Mesturino (“architetto dei teatri e dei sogni”) in team  dal 1994 con Irene Mesturino e con il regista e drammaturgo Girolamo Angione. La location, un prezioso scrigno della storica Chieri “monumentale”, la “Cappella di San Filippo”, nel Centro Storico della Città (via Vittorio Emanuele, 63) che si apre per la seconda volta alla rassegna teatrale “Protagoniste tra scena e vita” promossa dalla “Città di Chieri”, in collaborazione per l’appunto con “Torino Spettacoli” e con il patrocinio della “Città Metropolitana” e del programma “MAB Unesco”.

L’appuntamento è per i prossimi sabato 21 e domenica 22 marzo (ore 16) con “Solo una Donna, Felicia Impastato”, testo di Vita Villi, interpretato dalla stessa Villi, Davide Diamanti e dal “Solito Dandy” (al secolo Fabrizio Longobardi), con la partecipazione dei “Germana Erba’s Talents”, per la regia di Miriam Mesturino e aiuto regia Laura Notaro. Sul palco la Storia (con la “S” maiuscola) di una piccola grande donna siciliana, fra le più coraggiose attiviste nell’impegno di lotta alla mafia. Storia portata in scena non a caso, nella sua “prima” chierese, proprio sabato 21 marzo, giorno in cui a Torino si terrà la “Marcia Nazionale” per la XXXI “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle Mafie” promossa da “Libera” di Don Ciotti, con lo slogan “Fame di verità e giustizia”.

Quella di Felicia Bartolottavedova Impastato (Cinisi, 1916 – 2006) è Storia nota ai più e nasce e si consuma in un piccolo comune siciliano, a una trentina di chilometri da Palermo, dilaniato, negli anni ’30 (anni di gioventù per Felicia) da brutali scontri tra famiglie mafiose, in un clima di atroce soffocante violenza. E proprio in questo clima, nonostante tutto,  Felicia si innamora, si innamora perdutamente di Luigi Impastato, vicino al boss Gaetano (“don Tano”Badalamenti, successore di Cesare Manzella quale capomafia locale. Ma Felicia è categorica: nella sua casa gli uomini di “Cosa Nostra” non devono entrare. Protegge, difende e nasconde suo figlio, il ribelle Peppino, fondatore di “Radio Aut”, che utilizza per attaccare apertamente i mafiosi, lo stesso padre e il brutto mondo che lo circonda. Le speranze si infrangono la notte del 9 maggio 1978, quando (dopo la morte in un presunto “incidente” del padre Luigi) Peppino Impastato – che nel frattempo si era candidato alle elezioni comunali nelle liste di “Democrazia Proletaria” – viene assassinato all’età di trent’anni. La vicenda (scoperta qualche ora dopo il ritrovamento a Roma del cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle “Brigate Rosse”) viene archiviata come fallito tentativo di un “atto terroristico” da parte del giovane “rivoluzionario”, fatto trovare morto sui binari della ferrovia accanto ad una carica esplosiva, così da far credere che egli stesso fosse rimasto vittima di un attentato da lui progettato o che si fosse suicidato. Ma Felicia non cede. Da allora ha inizio la sua “guerra” dichiarata alla “mafia”. Deve scoprire la verità, portare avanti le idee e le parole di suo figlio, sfidando la rete mafiosa, alleandosi con la giustizia. Una lunga, inarrestabile guerra, che Felicia vince quarant’anni dopo, allorché, nel 2002, “don Tano” verrà riconosciuto colpevole e condannato per l’uccisione di Peppino. Dopo aver finalmente ottenuto giustizia, Felicia raccontò la sua vita e la sua lotta alla mafia nel libro “La mafia in casa mia” e morì due anni dopo, a Cinisi, il 7 dicembre 2004. Aveva 88 anni. Dal 2016 è onorata nel “Giardino dei Giusti” di Milano.  Il pubblico teatrale ne seguirà tutta la vita, da ragazzina fino alla morte, accompagnando in scena la “grande” Felicia, che, prima di diventare “moglie”, “madre” e “simbolo”, era “Solo una Donna”.

Nel suo percorso scenico, Felicia è accompagnata passo passo da un “Coro”, diretto rimando al “teatro greco antico”, che “agisce come un’onda trasportando con sé le regole di una vecchia Sicilia, gli obblighi familiari, le paure e le speranze della giovane donna e interpretando via via vari personaggi”. Figura incisiva è quella del “Cantastorie” simbolo della “tradizione narrativa” che “segue l’anima sincera della ragazza, l’esuberanza della fanciullezza, il timore e la dolcezza dell’amore, sussurrando parole di tenerezza al triste epilogo che avrà il suo bambino e raccontandoci la storia di una Sicilia tremante di dolore”.

Per info e prevendite: Tel. 011/6615447/6618404/320.9050142 o info@torinospettacoli.it

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di scena

Al Museo Nazionale del Cinema di Torino “B.B. Le maiuscole dell’eros”

Venerdì 27 marzo 2026 – ore 17 – Cinema Massimo – Via Verdi 18 – Torino
Il Centro Pannunzio promuove l’incontro con Pietrangelo Buttafuoco dedicato a Brigitte Bardot

Venerdì 27 marzo alle ore 17, al Cinema Massimo di Torino/Museo del Cinema (Via Verdi 18), si terrà l’incontro “B.B. Le maiuscole dell’eros”, appuntamento culturale promosso dal Centro Pannunzio e dedicato alla figura di Brigitte Bardot, icona del cinema e dell’immaginario collettivo del Novecento.

Protagonista dell’incontro sarà Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, che terrà una lectio magistralis sul tema “BB, le maiuscole dell’eros”, offrendo una riflessione sulla forza non solo cinematografica ma anche simbolica e culturale di Brigitte Bardot.

Nel corso dell’appuntamento verrà inoltre conferito a Pietrangelo Buttafuoco il Premio “Mario Soldati 2026”. Interverrà Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema. 

A chiusura di serata, ci sarà la proiezione del film “Piace a troppi” di Roger Vadim. 

Brigitte Bardot ha rappresentato per intere generazioni un’idea di femminilità capace di andare oltre gli stereotipi, contribuendo a definire un’immagine della donna moderna che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo. Figura emblematica della Francia che ha inciso nella cultura europea del secondo Novecento, Brigitte Bardot è stata anche una voce importante nella difesa degli animali e dell’ambiente con la sua fondazione omonima. I suoi film restano lo specchio di un’epoca storica cruciale, tra trasformazioni sociali, desiderio di libertà e nuovi linguaggi dell’identità.

Piace a troppi” è il titolo italiano di Et Dieu… créa la femme (And God Created Woman), film francese del 1956 diretto da Roger Vadim, al suo esordio alla regia. Ha come protagonista Brigitte Bardot, affiancata da Jean-Louis Trintignante Curd Jürgens. Questo film è considerato il film simbolo dell’ascesa di Brigitte Bardot a mito internazionale. Un’opera che, tra sensualità e ribellione, contribuì a ridefinire l’immagine della donna nel cinema e nel costume dell’epoca.

IL CENTRO PANNUNZIO 

Il Centro Pannunzio è un’associazione culturale laica, indipendente e apartitica fondata a Torino nel 1968 da Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Pier Franco Quaglieni e altri giovani studiosi, in omaggio alla figura e all’eredità intellettuale di Mario Pannunzio. Da oltre cinquant’anni rappresenta un presidio di vita culturale, libero da appartenenze politiche o religiose, aperto a tutti coloro che desiderano confrontarsi con idee, pensieri e esperienze diverse. Il Centro promuove un ricco calendario di attività — incontri tematici, presentazioni di libri, conferenze, dibattiti, tavole rotonde e corsi — con l’obiettivo di favorire una riflessione critica sul presente attraverso la conoscenza del passato, senza filtri ideologici. Accanto all’impegno culturale, organizza itinerari d’arte, visite guidate, viaggi culturali e occasioni di incontro con protagonisti della cultura, dell’arte e della società. Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura, della Scuola e dell’Arte dal Presidente della Repubblica, il Centro Pannunzio è noto per la sua vocazione pluralista, per la cura dell’archivio storico e per la pubblicazione periodica di testi e atti culturali che arricchiscono il dibattito civile italiano. 

Informazioni: https://www.centropannunzio.it/attivita.asp

La grande musica americana di John Adams e Aaron Copland

 

Concerto di Rai NuovaMusica, in programma giovedì 19 marzo all’Auditorium Rai di Torino, diretto da Robert Treviño

Il concerto di Rai NuovaMusica, la consueta rassegna dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, dedicata alla musica contemporanea e distribuita nel corso della stagione, vede in programma un concerto giovedì 19 marzo, alle 20.30, presso l’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, trasmesso in diretta su Radio 3 e in live streaming sul portale di RAI Cultura. Il concerto è dedicato a due grandi musicisti: John Adams e Aaron Copland. Sul podio è anche protagonista l’America con Robert Treviño, già direttore ospite principale dell’Orchestra Rai e attuale direttore musicale dell’Orchestra Nazionale Basca. Di origini messicane, è cresciuto in Texas, a Fort Worth, e si è imposto all’attenzione internazionale al teatro Bol’šoj di Mosca nel 2013, sostituendo Vassily Sinaisky sul podio del Don Carlo di Verdi.
La serata si apre con il brano “Frenzy: a short symphony” di John Adams, proposta in prima esecuzione italiana. La pagina è dedicata a Simon Rattle, che l’ha diretta la prima volta nel marzo 2024 con la London Symphony Orchestra. Si tratta di una sinfonia concentrata in un unico movimento, la cui energia trascende i confini della struttura tradizionale. In quest’opera Adams si allontana dalla ripetizione ipnotica, tipica del minimalismo, e si concentra su poche, vivide cellule musicali che vengono rimodellate continuamente attraverso un processo di sviluppo che rende il brano unico nel catalogo del compositore. In “Frenzy” il rigore del meccanismo minimalista e la fluidità dello sviluppo classico si fondono in un unico, potente arco espressivo. Segue la Sinfonia n.3 di Aaron Copland, che manca dai leggii dell’Orchestra Rai di Torino dal 1992. Composta alla fine della seconda guerra mondiale, la pagina segna il momento in cui Copland arriva a unire la maestria tecnica europea con lo spirito epico e popolare degli Stati Uniti. Scritta su commissione della Koussevitzky Music Foundation, in memoria di Natalie Koussevitzky, l’opera riflette l’euforia e l’orgoglio degli Stati Uniti dopo la vittoria nel conflitto. Non vi è traccia di tormento nella sua musica affermativa, solenne e grandiosa, pensata per dare voce a un’intera nazione. La partitura debuttò nell’ottobre del 1946, eseguita dalla Boston Symphony Orchestra sotto la direzione e di Serge Koussevitzky.

I biglietti per il concerto di Rai NuovaMusica sono proposti a prezzo unico di 5 euro e 3 per gli under 35, in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino.

Info: 011 8104653 – biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

Debutto al teatro Gobetti: ‘La denuncia’, scritta e diretta da Ivan Cotroneo

Debutta al teatro Gobetti di Torino il 24 marzo prossimo, alle 19.30, la pièce teatrale dal titolo “La denuncia”, scritta e diretta da Ivan Cotroneo e interpretata da Marta Pizzigallo  e Elisabetta Mirra.

Lo spettacolo, prodotto da Diana Or.i.s., resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino a domenica 29 marzo prossimo.
In un’aula scolastica una studentessa,  interpretata da Elisabetta Mirra, e la sua professoressa, Marta Pizzigallo, si fronteggiano in un duello verbale teso come un thriller. Si tratta di verità che si sgretolano e si ricompongono in tre quadri sorprendenti, in una storia attuale che graffia, interroga e commuove.

“La denuncia – scrive Ivan Cotroneo – affronta i temi del consenso, del rispetto, della manipolazione, del ricatto emotivo che possono nascondersi dietro un rapporto tra docente e discente. Un rapporto in cui in qualche modo entra fatalmente la seduzione , a volte in maniera innocente, come arma e strumento maieutico, come persuasione intellettuale. Altre volte, invece, prende le forme di una violenza e diventa abuso di potere. Il testo è teso, con un epilogo sorprendente.  Una sfida dialettica e di visioni del mondo tra due donne in due età diverse della vita che, solo alla fine, si rivelano più vicine di quanto si potrebbe immaginare.
La pièce teatrale tratta un tema attuale e da questo per me ovviamente deriva l’urgenza della scrittura e della messinscena.  Contemporaneamente si rifà ai classici del teatro contemporaneo,  come ‘The Children’s Hour’, in cui la discriminazione per orientamento sessuale è presente in forme inaspettate e sottili. Il tono è quello teso di un mistero da ricostruire, ma nella storia un twist trasforma il mistero quasi processuale in una dichiarazione d’amore”.

Info teatro Gobetti, via Rossini 8, Torino

Orari degli spettacoli martedì giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì  e venerdì  ore 20.45, domenica ore 16.

Biglietteria Teatro Carignano , piazza Carignano 6

Tel 01151695555.

Email biglietteria@teatrostabiletorino.it

La biglietteria sarà sempre attiva un’ora prima dell’inizio di ogni spettacolo, esclusivamente per l’acquisto di biglietti per la recita del giorno stesso.
Mara Martellotta

Nick Brandt, “The Day May Break. La luce alla fine del mondo” alle Gallerie d’Italia 

Intesa Sanpaolo presenta alle Gallerie d’Italia di Torino, dal 18 marzo al 6 settembre prossimo, la mostra dal titolo “Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno”, curata da Arianna Rinaldo. Si tratta di un progetto espositivo dedicato ad uno dei fotografi contemporanei attivi sui temi della crisi climatica e della distruzione ambientale.
‘The Day May Break’ , avviata nel 2020 in piena pandemia, rappresenta una serie globale in quattro capitoli che segna una nuova fase nella ricerca di Brandt. Il progetto ricalibra l’attenzione dell’artista su persone, animali e ambienti colpiti dalla distruzione climatica in atto in aree del mondo che risultano tra le meno responsabili del collasso climatico, ma che ne subiscono in modo sproporzionato le conseguenze.

Per la prima volta in Italia, a Torino, alle Gallerie d’Italia, sono presenti tutti e quattro i capitoli di ‘The Day May Break’ , presentati insieme in un percorso immersivo di 63 immagini di grande formato che restituiscono una visione al tempo stesso dura e poetica di ciò che resta e di ciò che può ancora offrire speranza.
Il quarto capitolo della serie è stato commissionato da Intesa Sanpaolo a conferma dell’impegno della Banca sui temi della sostenibilità, della responsabilità sociale e della cultura come strumento di consapevolezza.

“Le Gallerie d’Italia tornano a parlare di cambiamento climatico con un grande progetto di Nick Brandt – afferma Michele Coppola, Executive Director Arte , Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e Direttore Generale delle Gallerie d’Italia – Presentiamo in anteprima a Torino la quarta tappa del viaggio che per la prima volta viene svelato al pubblico. Quattro capitoli emozionanti che, grazie alla bellezza e alla monumentalità di potentissime immagini, aiutano a comprendere meglio le conseguenze della crisi climatica, senza rinunciare a ”una possibile luce alla fine del giorno”. Il Museo di Torino continua a ospitare lavori originali, collaborando con i più importanti fotografi internazionali”.

Nick Brandt, nato a Londra nel 1964, è un artista profondamente impegnato con uno sguardo capace di coniugare rigore etico, forza narrativa ed eleganza formale. Dall’inizio degli anni Duemila, la sua pratica artistica si è  concentrata sulla progressiva scomparsa del mondo naturale e sull’impatto devastante delle attività umane sugli esseri più vulnerabili del pianeta, persone e animali. Le sue immagini, di straordinaria bellezza, attraggono lo sguardo con un virtuosismo estetico capace di amplificare la drammaticità della realtà rappresentata.
Il lavoro di Nick Brandt si distingue per il metodo rigoroso e meticoloso. Ogni capitolo è  il risultato di mesi di preparazione, di pianificazione e collaborazione con troupe locali  che conoscono profondamente i territori e le comunità coinvolte. Le scene sono costruite con precisione, la luce e l’atmosfera nascono dall’attesa del momento perfetto e dalla capacità di rispondere agli elementi imprevedibili della natura. A queste fasi seguono lunghe settimane di stampa e selezione del materiale,  delle immagini, in un processo privo di scorciatoie, volto a stabilire un dialogo diretto e profondo con lo spettatore.

‘Chapter One The Day May Break’ del 2021 è  stato realizzato in Kenya e Zimbabwe e ambientato  in santuari per animali salvati dalla distruzione dell’habitat e dagli effetti del bricconaggio.  Qui animali e persone colpite dal cambiamento climatico, sfollate da cicloni devastanti o impoverite da siccità prolungate, sono ritratti insieme nello stesso fotogramma, in scene sospese o quasi surreali che raccontano una dignità condivisa e un comune senso di perdita.
‘Chapter two, Sanctuary’, del 2022,  è stato fotografato in Bolivia e prosegue questa riflessione su un altro continente. In un Paese di straordinaria biodiversità, oggi sempre più minacciato da incendi, alluvioni e siccità, Brandt ritrae persone e animali segnati dal collasso climatico, uniti da un  comune destino affrontato con dignità e resilienza.
Con ‘SINK /RISE Chapter Three’, del 2023, realizzato nell’arcipelago delle Fiji, l’artista guarda al futuro prossimo. I protagonisti delle immagini, fotografati sott’acqua,  mentre compiono gesti quotidiani, rappresentano le comunità che nei prossimi decenni perderanno terre, case e mezzi di sostentamento a causa dell’innalzamento del mare. La bellezza dell’ambiente marino si accompagna a una tensione silenziosa, un presagio di perdita imminente.
Il percorso si conclude con ‘The Echo of Our Voices, Chapter four’ , realizzato nel 2024 in Giordania su commissione di Intesa Sanpaolo, che ritrae famiglie di rifugiati siriani costrette a vivere in condizioni di sfollamento permanente. In un paesaggio desertico , che diventa simbolo della scarsità di acqua aggravata dal cambiamento climatico,  Brandt restituisce immagini di forza collettiva, dignità e speranza, ponendo l’accento sulla resilienza e sul desiderio condiviso di un futuro migliore.

Una piccola sezione è  dedicata al dietro le quinte del lavoro di Nick Brandt, offrendo ai visitatori l’opportunità di entrare nel processo creativo del fotografo, venendo a conoscere la complessità produttiva che sostiene ogni immagine. Attraverso alcune fotografie ed un contenuto video realizzati durante le fasi di lavoro nei diversi Paesi coinvolti, questa sezione consente di comprendere il lavoro e l’impegno necessari a dare forma a ogni fotografia, dove esseri umani e animali sono stati fotografati allo stesso tempo nella stessa inquadratura.
‘The Day May Break’ si configura come un appello urgente e silenzioso al tempo stesso. Attraverso immagini di straordinaria bellezza e potenza visiva ed emotiva Nick Brandt invita a riconoscere una verità spesso ignorata, ovvero che il destino degli esseri umani, degli animali e del pianeta è profondamente e indissolubilmente intrecciato.

Mara Martellotta

A Bajo Dora il Festival Letterario Piemontèis

Ritorna a Bajo Dora il Festival letterario Piemontèis , Figure dimenticate del Piemonte, organizzato dalla Cittadella della Cultura Popolare, il Coro Bajolese, il Centro Etnologico, con il patrocinio del Comune di Borgofranco di Ivrea, Torino Città Metropolitana  e di CNA Editoria Piemonte  con Edizioni Pedrini.
Gli incontri letterari prenderanno il via venerdì 27 marzo prossimo  e, dopo i saluti istituzionali, verrà  assegnato il prestigioso riconoscimento del “Premio Cultura e Società 2026″ a Pasquale Mazza, primo cittadino di Castellamonte.
Il festival, sin dalla sua prima edizione, è  diventato un punto di incontro letterario per la cultura piemontese la sua lingua.  Ha visto convergere numerosi autori, aprendosi anche al teatro, senza dimenticare la musica popolare.

La quinta edizione è ospitata alla Cittadella della Cultura Canavesana, nella storica sede di via dei Ribelli a Bajo Dora, Borgofranco d’Ivrea, che premia gli sforzi decennali del Coro Bajolese e del Cec ( Centro Etnologico Canavesano ) guidato da Amerigo Vigliermo e dalla Presidente Manuela Bodrino.
Sabato 28 marzo prossimo , alle ore 21, avrà luogo la presentazione del libro su Amerigo Vigliermo, cui seguirà lo spettacolo teatrale con la compagnia “J’Ardie” che presenterà un intermezzo di “Un gruppo di Cantori di Quincinetto”. Invariato l’obiettivo del Festival, che si concentra sulla promozione del territorio con autori, uomini e donne, contemporanei e le figure storiche di scrittori e poeti piemontesi trascurati.
Quest’anno saranno accesi i riflettori su due figure al centro per decenni della cultura piemontese e poi nel corso del tempo dimenticate, il poeta e scrittore Nino Costa, in occasione del 140esimo anniversario della nascita. Con la pubblicazione del libro “J’autre  bestie”, autore Dario Pasero, rigorosamente in lingua piemontese con traduzione.
Il secondo protagonista onorato nel palinsesto sarà il canavesano Giuseppe Giacosa, con la pubblicazione di un libro in occasione dei 120 anni del noto librettista e drammaturgo. Questo libro è frutto di un lavoro con gli autori, la giornalista Ezia Bovo, la giovane Elisa Bellavia , studentessa del liceo Botta cresciuta alla Bottega del Botta di Oreste Valente che pubblica la sua commedia dal titolo “Pin un simpatico monello”.
All’interno del libro sul ricordo di Giacosa dal titolo “Giuseppe Giacosa 1906-2026”  è presente un pregevole inedito appena scoperto da Camilla Bencini pubblicato sul periodico “Studi piemontesi”.

Un altro nuovo volume in presentazione è ”Il sussurro del bagatto” di Danilo Alberto , accompagnato dalla rappresentazione teatrale “Voci nel frutteto -Macedonia d’arte”, che porterà in scena l’antefatto del romanzo , “ La notte delle leggende”.  Tra gli eventi collaterali aprirà una mostra dal titolo “Small size- I cristalli del Monte Bianco” dalla collezione privata di Franco Lucianaz, domenica 29 marzo alle ore 10. Alle ore 10.30 si terrà la visita guidata ai Balmetti di Baio Dora, accompagnata dai canti del Coro Bajolese.
A coordinare le presentazioni, in qualità di direttrici di sala, la giornalista Ezia Bovo e Giuliana Reano. Il festival ha ricevuto il patrocinio della Città Metropolitana di Torino,  di CNA Piemonte  e del Comune di Borgofranco d’Ivrea.

Info e programmi sul sito www.edizionipedrini.com
Mara Martellotta

Villarbasse, la più grande collezione di quadri dedicati alla Maddalena

Il Comune di Villarbasse, ubicato in Provincia di Torino, nel verde della Collina Morenica, vanta molte meraviglie, tra le quali splendidi palazzi nobiliari, il Torrazzo del XIII secolo, una chiesa parrocchiale seicentesca affrescata da Luigi Morgari e la più grande collezione di quadri dedicati ad una figura un po’ bistrattata dalla storia: Santa Maria Maddalena.
Questa straordinaria raccolta è custodita nelle sale di Palazzo Mistrot, edificio che nel 1705 legò il suo destino all’omonima nobile famiglia, la quale lo fece ristrutturare portandolo ad assumere il suo odierno aspetto barocco. Negli anni ’70 del Novecento le ultime Contesse Mistrot cedettero il palazzo alla famiglia Capello, attuale proprietaria, che lo riportò agli antichi splendori e dal 2008 mette a disposizione il grande salone per concerti, conferenze e mostre, organizzati dall’Associazione culturale “Amici di San Nazario”, la cui Presidente è la Dott. Piera Capello.
Ho visitato la collezione di Maddalene in un uggioso pomeriggio di fine febbraio e ad accogliermi è stato colui che l’ha creata: l’instancabile Roberto Rubiola.
Egli costudisce qui ben 204 quadri dedicati alla santa, realizzati tra fine Quattrocento e il XVIII secolo da prestigiosi maestri del calibro di Giacinto Brandi, Francesco Cairo, Francesco Salviati e addirittura Guido Reni. Maddalena viene così raccontata in tutte le sue sfaccettature, dalla peccatrice pentita alla donna immersa nella preghiera. Ogni quadro sembra dialogare con gli altri. Fanno da cornice a queste meraviglie gli splendidi soffitti a cassettoni del palazzo.
Rubiola ha iniziato la sua collezione oltre vent’anni fa quando un dipinto seicentesco lo ha colpito per la forza espressiva dello sguardo della santa penitente.
Appena entrato mi ha colpito subito una “Deposizione di Gesù Cristo dalla Croce” del pittore Joseph Heintz il Vecchio (1564-1609). Questo dipinto, come spiegatomi da Roberto, presenta dei particolari riconducibili al El Greco, tra le figure più importanti del tardo Rinascimento spagnolo, spesso considerato il primo maestro del Siglo de Oro. E’ possibile che l’artista abbia dipinto alcuni personaggi.
Le Maddalene mi osservavano come incuriosite dalla mia presenza ed io, con gli occhi colmi di meraviglia, sarei rimasto tutto il pomeriggio ad ammirarle.
La più particolare di loro è probabilmente quella raffigurata ventenne in adorazione di Gesù Bambino tra le braccia della Vergine, con San Dionigi che tiene la propria testa sotto braccio. Egli venne infatti decapitato attorno al 270 sulla collina di Montmartre e secondo una leggenda prese la sua testa e camminò per diversi chilometri predicando un sermone, prima di crollare definitivamente. Nell’iconografia cristiana è raffigurato con la sua testa tra le mani.
Una Crocifissione potrebbe essere opera addirittura del celebre pittore fiammingo Antoon van Dyck, mentre la “Conversione della Maddalena” potrebbe essere stata realizzata da Charles Le Brun, pittore francese celebre per i suoi lavori di arredamento e decorazione alla Reggia di Versailles. La “Maddalena Penitente” è invece attribuita alla Bottega di Tiziano. La “Maddalena e la deposizione di Cristo” è della Bottega del Perugino e potrebbe essere stata realizzata addirittura dall’autore in persona.
Molto regale è la “Maddalena con vaso”, realizzata da Domenico Carpioni; un identico quadro si trova a La Valletta, capitale di Malta.
In queste stanze non sono solo esposte Maddalene, ma anche splendidi dipinti opera di illustri maestri di scuola fiamminga e le copie dei quadri che si ammirano nei più importanti musei del mondo, tra questi un “Tomiri con il capo reciso di re Ciro
” che potrebbe essere un bozzetto dell’opera di Rubens oggi esposta al Museo del Louvre e un “Erigone” probabile opera di Guido Reni, alla cui bottega è attribuita la “Crocifissione con Maddalena ai piedi della Croce”.
Completano il tutto una “Maddalena penitente” in marmo bianco di Carrara, il cui autore potrebbe essere Antonio Canova e due “Crocifissioni con Maddalena, la Madonna e San Giovanni” realizzate in cuoio a sbalzo ad inizio Seicento. Per quanto riguarda queste ultime opere nel mondo ne esistono solo altre due.
Alcuni dipinti Rubiola li ha donati ad importanti istituzioni, tra queste il Museo Diocesano di Torino.
Il celebre critico d’arte Vittorio Sgarbi è rimasto meravigliato da questi quadri e si è rivolto spesso a Rubiola per averne in prestito da portare in mostre importanti a confronto con opere famose.
Il mio sogno è quello di trovare uno spazio adatto dove collocare i miei quadri affinché le persone possano godere della loro bellezza, rendendo giustizia alla figura della Maddalena, che per troppi anni è stata relegata al ruolo di prostituta, cosa che non è assolutamente veraafferma Roberto, il quale è sempre disponibile a far visitare questa collezione gratuitamente a chi lo desidera.
Prima che andassi via ha ancora voluto mostrarmi un’ultima meraviglia: tre volumi in pergamena del XVIII secolo che raccontano il Vecchio e il Nuovo Testamento. Queste tre opere sono impreziosite da trecento incisioni realizzate dai più importanti artisti fiamminghi dell’epoca.


ANDREA CARNINO

 

Hiroshima Mon Amour: dalla parola al corpo

C’è un luogo a Torino dove la musica smette di essere sottofondo e diventa esperienza condivisa. È Hiroshima Mon Amour, che questa settimana accende due serate diverse ma unite da un filo comune: quello dell’emozione che si fa collettiva. Giovedì 19 marzo arriva Claver Gold con “LMS – La miglior stagione”, un disco annunciato quasi in punta di mistero ma già potente nei suoi primi squarci, “Favola” e “Amore Goodbye”. Il suo è un rap che non consola, ma accompagna: dentro le crepe, nelle contraddizioni, nella ricerca ostinata di un cambiamento possibile. Dal vivo, tutto questo diventa ancora più intenso, trasformando il concerto in uno spazio di riconoscimento reciproco, dove sentirsi meno soli. Il giorno dopo, venerdì 20 marzo, il registro cambia ma l’energia resta altissima. Ruggero de I Timidi porta in scena Shyland, un format che promette di ribaltare le regole: la timidezza si scioglie, il corpo prende il sopravvento, la musica diventa impulso. Tra ironia, estetica vintage e vibrazioni elettroniche, il palco si trasforma in un piccolo rito contemporaneo da vivere senza freni. Due appuntamenti, due linguaggi, un solo punto d’incontro: l’Hiroshima, che ancora una volta si conferma non solo come locale, ma come spazio vivo dove Torino si ritrova, si ascolta e, per qualche ora, si riconnette. Claver Gold – giovedì 19 marzo Apertura porte ore 21:00, inizio concerto ore 22:00 Biglietti da circa 20–23 euro  Ruggero de I Timidi – venerdì 20 marzo Apertura porte ore 21:00, inizio ore 22:00 Biglietti da circa 25–28,75 euro Valeria Rombolà

“Se lo vuoi ti do anche il cuore!”

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Screenshot

Music Tales, la rubrica musicale 

“Molto lentamente ti avvicini e
Hai uno sguardo strano sei a un centimetro
A un millimetro da me e dici così
Sco.. sco.. sco.. scordati di lei che ti ha fatto male
Scordati di lei non ti preoccupare io te lo giuro
Se lo vuoi ti do anche il cuore!”
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Nel panorama della canzone italiana esistono artisti che seguono le regole… e poi ci sono quelli che le regole le osservano, sorridono e subito dopo le capovolgono con eleganza e ironia. Marco Carena appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Cantautore torinese, autore raffinato e spirito libero della musica d’autore, Carena ha costruito negli anni, a parer mio, una carriera fatta di intelligenza, umorismo e libertà creativa.
Chi lo conosce sa che il suo stile è semplicemente unico: una miscela di musica, teatro e satira che riesce a raccontare l’amore, la società e le piccole assurdità della vita quotidiana con leggerezza ma anche con grande lucidità. Non è solo comicità: è una forma di osservazione affettuosa e ironica del mondo.
Un esempio perfetto di questo modo di fare musica è “Serenata”, il brano che Marco portò al 41° Festival di Sanremo. Il titolo potrebbe far pensare alla classica dichiarazione romantica sotto il balcone, ma chi ascolta la canzone scopre subito che si tratta di tutt’altro. Con il suo gioco di parole, le frasi spezzate e i doppi sensi linguistici, “Serenata” diventa una piccola macchina comica perfettamente costruita.
La melodia accompagna una serie di equivoci verbali che trasformano la serenata tradizionale in un divertente esercizio di stile. È una canzone che fa sorridere al primo ascolto ma che rivela tutta la sua intelligenza quando si presta attenzione alla scrittura: un vero marchio di fabbrica di Marco Carena.
In un’epoca in cui molte canzoni sembrano inseguire la stessa formula, “Serenata” resta un esempio di libertà creativa: una canzone che non ha paura di giocare con la lingua italiana e con le aspettative del pubblico. Ed è proprio questo spirito anticonvenzionale che ha reso Carena una figura amata da chi apprezza la musica d’autore capace di far riflettere senza mai prendersi troppo sul serio.
C’è poi un aspetto di Marco Carena che, conoscendolo anche personalmente, ho sempre apprezzato molto: la sua ironia non è soltanto un elemento artistico, ma un vero modo di stare al mondo. Nella quotidianità vive esattamente con quella stessa leggerezza intelligente che ritroviamo nelle sue canzoni e nei suoi testi (ieri l’ho chiamato perché ero sotto casa e dopo mezzo secondo ho suonato e mi ha chiesto chi fossi n.d.r.). È un’ironia mai aggressiva, mai superficiale, ma capace di rendere tutto più leggero, più umano, più fruibile. E forse è proprio questo il segreto del suo stile: trasformare anche le piccole complicazioni della vita in qualcosa su cui sorridere, senza perdere profondità ma guadagnando libertà.
Per chi vuole scoprire meglio il percorso artistico di questo cantautore fuori dagli schemi, è appena uscito il suo libro “Da Sanscemo a Sanremo. Questione di…”. Il volume è molto più di una semplice autobiografia: è un viaggio ironico e affettuoso attraverso gli episodi più curiosi della sua carriera. Dai primi passi nella musica ai concerti improbabili, dalle esperienze artistiche più surreali fino alla partecipazione al Festival di Sanremo, il racconto è pieno di aneddoti, incontri e retroscena che restituiscono tutta la personalità di chi lo ha scritto.
È un libro che si legge con il sorriso, almeno per me è stato così, perché mantiene lo stesso tono brillante delle sue canzoni. Chi ama la musica italiana troverà molte storie divertenti e anche uno spaccato autentico di un certo modo di fare spettacolo, libero e geniale. Per questo motivo il consiglio è semplice: se volete conoscere davvero Marco Carena, questo libro merita di essere letto… e magari regalato.
Tra le pagine compare anche un ricordo che mi riguarda direttamente, legato a una nostra collaborazione musicale. Solo che a pagina 222 compare un piccolo enigma temporale: secondo il libro, nel 1996 io avrei avuto 16 anni.
Ora, capisco che la memoria artistica possa concedersi qualche libertà poetica… ma la verità è che ne avevo 24.
Non so se si tratti di un errore di calcolo, di un gesto di cavalleria o di un tentativo di ringiovanimento letterario. In ogni caso,
per chiarezza, lo dichiaro ufficialmente: oggi ho 46 anni.
E prometto che per i miei 50, tra quattro anni quindi, organizzerò una festa mai vista.
E lui sarà l’ospite di punta.
Nel frattempo però mettiamo le cose in chiaro: da oggi nessuno potrà dire che dimostro più di 46 anni.
Nemmeno Marco.
Buon ascolto
“L’ironia intelligente è la capacità di leggere la realtà con originalità, dominandola invece di subirla.”
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CHIARA DE CARLO
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Per acquistare la copia del libro :
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