CULTURA E SPETTACOLI

Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera

Teatro Concordia

Venerdì 27 marzo, ore 21

L’arte di leggere i classici di Guendalina Middei – Professor X

 

 

È stato il caso editoriale del 2024, quando il suo libro Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera è diventato il best seller dell’anno. Nel 2019 ha aperto la pagina Facebook Professor X e nel 2022 il profilo Instagram, oggi punti di riferimenti per oltre 500mila lettori appassionati o incuriositi dalla letteratura. Guendalina Middei porta a teatro Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera accompagnando gli spettatori, con passione e originalità, alla scoperta di nove giganti della letteratura e, superando l’idea che serva una cultura enciclopedica per comprenderli e amarli, contagia con il desiderio irresistibile di leggere Leopardi, Tolstoj, Manzoni, Mann, Kafka, Dostoevskij, Austen, Tomasi di Lampedusa e Orwell.

In questo viaggio attraverso alcuni dei loro capolavori, Guendalina Middei presta ascolto alle voci che, come magiche zattere, si levano dalle loro pagine, alla ricerca di quelle stelle polari che indicano la rotta in questa strana cosa che si chiama esistenza. Nei personaggi, che si muovono tra gli inciampi, le emozioni e la ricerca di un senso profondo, l’autrice sente risuonare le tante domande che bruciano dentro di noi. Così, Anna Karenina non è solo la storia di una relazione clandestina e tragica, ma quella di una donna che, riappropriandosi dei suoi desideri, rinasce alla vita. Delitto e castigo racconta di un giovane che sente e pensa troppo intensamente, interrogandosi sul dolore e su come superarlo. In Leopardi si ritrova l’ansia tormentosa di un ragazzo che vorrebbe aprirsi al mondo e scoprire quale posto occupare. E, ancora, a quanti è capitato di vivere una metamorfosi interiore tanto inaspettata come quella di cui parla Kafka? Chiunque ami il gusto di letture che non smettono di sorprendere per la loro ricchezza troverà suggestioni preziose per accostarle e lasciare che parlino, superando con piccoli stratagemmi le difficoltà che pongono.

 

GUENDALINA MIDDEI, BIO

Guendalina Middei, alias Professor X, è nata a Roma nel 1992. Fin da adolescente coltiva la sua grande passione per la letteratura e la cultura classica. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere e un master in Giornalismo culturale, si è dedicata all’insegnamento nei licei e alla scrittura. Ha collaborato con diverse riviste letterarie, tra cui “Culturificio”, “Critica Letteraria” e “Sintesi dialettica”.

Nel 2019 ha aperto la pagina Facebook Professor X e nel 2022 il profilo Instagram. Nel 2021 ha esordito nella narrativa con il romanzo storico Clodio, seguito nel 2023 da Intervista con un matto, pubblicati da Navarra Editore. Con Feltrinelli ha pubblicato i saggi divulgativi Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera (2024) e Sopravvivere al lunedì mattina con Lolita (2025).

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Venerdì 27 marzo 2026, ore 21

Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera

Di e con Guendalina Middei – Professor X

Produzione Charlotte Spettacoli

Biglietti: intero 18 euro, ridotto 16 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

“Il giubileo musicale”

CALEIDOSCOPIO ROCK USA ANNI 60

Continua il nostro viaggio all’interno di etichette note al grande pubblico perché passate alla storia per il loro legame con specifici generi musicali. Ma in questa rubrica andremo sovente a scovare, anche in etichette focalizzate su altri stili, le incisioni (in 45 giri) di surf, rock, garage, rock psichedelico. Caso interessante è “Jubilee”, fondata nel 1946 a New York da Herb Abramson, con “braccio destro” Jerry Blaine. Tutti sappiamo che la colonna dorsale dell’etichetta era costituita da generi quali R&B, frat-house R&B, doo-wop, soul, pop/soul, jazz, eppure sono svariati gli esempi nel settore di nostro interesse. L’etichetta visse vicissitudini non facili nel 1970, quando, per gravose difficoltà economiche, fu ceduta a Vievlex, con la conseguente uscita di Jerry Blaine. Fu rilevata a sua volta da “Roulette Records” e nel 1971 venne ufficialmente dichiarata bancarotta per “Jubilee”. A fine anni ‘80 passò sotto il controllo di “Rhino Records” ed “EMI” e negli anni ‘90 inglobata in “Time Warner”. Dal 2013 rientra sotto l’amplissimo ombrello di controllo del colosso “Warner Music Group”, che rilevò il catalogo Roulette/Jubilee come conseguenza dell’assorbimento di “Parlophone”.

Si elencano qui i soli 45 giri “Jubilee” di surf, garage rock e rock psichedelico tra 1965 e 1970:

– THE SIDEWALK SURFERS “Skate Board / Fun Last Summer” (45-5496) [1965];

– THE TRANSATLANTICS “It’s All Over / Stand Up And Fight Like A Man” (45-5521) [1966];

– THE TRANSATLANTICS “Run For Your Life [I-II]” (45-5529) [1966];

– STACY’S 5’TH “This Thing / My Lovin’ Baby” (45-5540) [1966];

– THE LONG BROTHERS “Lonely Time / Dream Girl” (45-5541) [1966];

– THE OFF-SET “A Change Is Gonna Come / Xanthia (Lisa)” (45-5542) [1966];

– SONNY DAY & THE RARE BREED “Tarzan / Mushrooms And Moonbeams” (45-5543) [1966];

– THE BARE FACTS “Georgiana / Bad Part Of Town” (45-5544) [1966];

– THE CRADLE “What A Summer / It’s The Wrong Time” (45-5549) [1966];

– THE BEATEN PATH “Doctor Stone / Never Never” (45-5556) [1966];

– GATES OF EDEN “Mini Skirts / Girls, Girls, Girls” (45-5562) [1967];

– THE OTHERS “Morning / My Friend The Wizard” (45-5550) [1967];

– FOREVER AND EVER “Saints and Sinners / Friday Woman” (45-5557) [1967];

– ENGLISH SETTERS “Wake Up / She’s In Love” (45-5560) [1967];

– THE [SWINGIN’] YO YO’S “Do Something / Have You Ever” (45-5569) [1967];

– HARRY DEAL AND THE GALAXIES “Don’t You Just Know It / Salty Dog” (45-5577) [1967];

– GEORGIE PORGIE AND THE CRY BABIES “Holding On / He’s Just Like That” (45-5578) [1967];

– BILLY BUD “The Love Revolution / Like I Want You To” (45-5583) [1967];

– THE SEA SHELLS “Hit The Surf / Barefoot In The Sand” (45-5587) [1967];

– THE RACKET SQUAD “Hung Up / Higher Than High” (45-5591) [1967];

– THE RACKET SQUAD “(Just Like) Romeo And Juliet / Little Red Wagon” (45-5601) [1967];

– THE FIFTH ESTATE “Morning, Morning / Tomorrow Is My Turn” (JB-5607) [1967];

– THE FIFTH ESTATE “Ding Dong! The Witch Is Dead / The Rub-A-Dub” (JB-5573) [1967];

– THE CARE PACKAGE “The World Of Thursday Morning / To Discover” (45-5599) [1967];

– THE MUNX “Our Dream / Girls, Girls, Girls” (45-5612) [1968];

– THE RACKET SQUAD “The Loser / No Fair At All” (45-5613) [1968];

– THE FIFTH ESTATE “Do Drop Inn / That’s Love” (45-5617) [1968];

– THE FIFTH ESTATE “Tomorrow Is My Turn / Coney Island Sally” (45-5627) [1968];

– SOUNDS OF MODIFICATION “Darkness Fills My Lonely Heart / I’m Down Again” (45-5637) [1968];

– THE RACKET SQUAD “Suburban Life / The Loser” (45-5638) [1968];

– SOUNDS OF MODIFICATION “Carry On Carole / Darkness Fills My Lonely Heart” (45-5640) [1968];

– THE NAKED TRUTH “The Wall / If I Needed Someone” (45-5642) [1968];

– THE HALFBREEDS “The Foot Foot Song / Simple Melody” (45-5643) [1968];

– SOUNDS OF MODIFICATION “Umbrella Song / I Don’t Know What” (45-5653) [1969];

– THE HAPPENINGS “Where Do I Go / Be-In (Hare Krishna)” (45-5666) [1969];

– THE RACKET SQUAD “In Your Arms [I-II]” (45-5682) [1969];

– THE CONGREGATION “Sitting In A Rockin’ Chair / Sun Shines On My Street” (JB-5652) [1969];

– THE RACKET SQUAD “I’ll Never Forget Your Love / Maybe Tomorrow” (JB-5657) [1969];

– THE HAPPENINGS “El Paso County Jail / Won’t Anybody Listen?” (JB-5677) [1969];

– THE FRONT PORCH “Shake, Rattle & Roll / Song To St. Agnes” (45-5700) [1970].

Gian Marchisio

“La Tempesta” di Alfredo Arias al teatro Astra: nessuno pensa di essere il male

Vi è un momento, ne “La Tempesta” di Shakespeare, in cui il mago Prospero, ex Duca di Milano esiliato con sua figlia Miranda dal fratello Antonio, che ne aveva usurpato il Ducato con l’aiuto del Re di Napoli Alonso, uscendo dalla sua caverna sull’isola, luogo d’esilio e teatro magico di una vicenda in cui per sortilegio, incanto e amore, dove lo spirito dei venti, Ariel, interagisce con i personaggi in una vicenda teatrale sinfonica, impone il tema centrale e il senso dell’opera con una battuta iconica, che mette in relazione il mistero del sogno, della letteratura e della vita stessa: “Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”, parole che evidenziano non tanto l’illusorietà della vita, quanto la verità del sogno.

Con questo spiritus, mettendo fortemente in luce un mostro nascosto dentro ognuno di noi, un demone bugiardo che ci fa vedere il Male sempre al di fuori dei nostri confini e lontano dalla nostra anima, il regista argentino Alfredo Arias ha messo in scena al teatro Astra di Torino, per la stagione 2025-2026 “Mostri”, un allestimento poetico e originale, universale, intimamente legato, nei gesti e nelle azioni degli interpreti, al senso della sopracitata battuta di Prospero, il cui ruolo è stato affidato a un intenso e spiritato Graziano Piazza, attore affermato sulla scena nazionale e internazionale. Arias sembra giocare con questa particolare sostanza che accomuna la vita e il sogno, andando perfino oltre la traduzione di Agostino Lombardo, che indica come “sostanza” il termine inglese “stuff”, parola antica del XIII secolo, arcaismo utilizzato da William Shakespeare e ripreso nel suo senso originale, “stoffa”, nella traduzione del poeta e drammaturgo Roberto Mussapi.

“Stuff” indica la prima stoffa creata dall’uomo, un semplice canovaccio, un insieme di fili che intrecciandosi danno forma a qualcosa di riconoscibile, simbolico e caratterizzante: è la stoffa dei costumi degli attori in scena, quello che il poeta inglese Yeats definiva il corpo come indumento dell’anima, attingendo a Plotino.

Shakespeare voleva indicare che questa tramatura non è un’affermazione relativa, come spesso viene intesa, ma il contrario: la nostra vita ha la capacità di durata e di eternità del sogno, che scompare, ma essendo immateriale ha una durata inattaccabile, anche se muta e fuggente.

In questa versione di Alfredo Arias de “La Tempesta”, un labirinto funge da teatro dell’intera vicenda, luogo metafisico e simbolo di perdizione fisica e spirituale, una sorta di gabbia in cui i personaggi (tra loro legati dalla responsabilità dell’esilio di Prospero sull’isola), vittime della tempesta voluta da Prospero e innescata da Ariel, interagiscono in quanto vittime della magia vendicativa del mago in un continuo confronto con le conseguenze delle loro azioni e il pentimento. L’uscita dal labirinto muta in fonte di luce, nel miracolo del perdono che prende forma grazie all’amore tra Miranda, figlia di Prospero e vera protagonista dell’opera, il cui nome evoca l’oggetto dello spettacolo, la meraviglia da guardare, e Ferdinando, figlio del Re di Napoli Alonso. Sarà proprio l’amore la grande magia dell’intera opera, il bene che porta il mago Prospero a riconsegnare la sua bacchetta agli abissi marini, scegliendo così la via del perdono e della salvezza per i traditori.

 “Il regista Alfredo Arias, con il suo stile unico e inconfondibile, mette in scena La Tempesta di William Shakespeare nella nuova coproduzione del Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, TPE – Teatro Piemonte Europa, in collaborazione con Estate Teatrale Veronese. Per Arias è un ritorno alla direzione di quest’opera, tra le più complesse e ricche di simbolismi scritta dal grande autore inglese, che ha rappresentato nei primi decenni della sua carriera, nell’ambito del Festival di Avignone del 1986.

Sull’isola-palcoscenico il regista argentino realizza un allestimento poetico e originale, capace di coinvolgere il pubblico, facendolo immergere nel suo mondo costruito con un linguaggio universalmente riconoscibile. Il protagonista è Graziano Piazza che interpreta Prospero: mago, demiurgo, sovrano dell’isola su cui approdano i naufraghi di una tempesta che egli stesso ha scatenato. Piazza, che nella sua prestigiosa carriera ha lavorato in ruoli da protagonista con i più grandi registi della scena nazionale e internazionale, ne La Tempesta incarna perfettamente la “forza magica” di questo testo immortale, reso unico dalla direzione di Arias”.

Adattamento e regia di Alfredo Arias; in scena Graziano Piazza, Guia Jelo, Federico Fiorenza, Fabrizio Indagati, Franco Mirabella, Marcello Montalto, Luigi Nicotra, Lorenzo Parrotto, Alessandro Romano, Rita Fuoco Salonia e Rosaria Selvatico; le scene sono di Giovanni Licheri e Alida Cappellini, i costumi di Daniele Gelsi e le luci di Gaetano La Mela. Lo spettacolo è prodotto da Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Estate Teatrale Veronese.

Lo spettacolo, consigliatissimo, rimarrà in scena al teatro Astra fino a domenica 22 marzo 2026.

Gian Giacomo Della Porta

 

Al Teatro Colosseo arriva Prima Facie

Il teatro che interroga la giustizia e scuote le coscienze

Il 26 e 27 marzo il  di Torino accoglie uno degli appuntamenti più intensi e necessari della stagione: Prima Facie, il testo della drammaturga australiana Suzie Miller che negli ultimi anni si è imposto come uno dei fenomeni teatrali più rilevanti del panorama internazionale. A portarlo in scena, in una versione italiana firmata da Daniele Finzi Pasca, è Melissa Vettore, protagonista di una prova attoriale di grande forza, capace di attraversare con precisione e profondità ogni piega emotiva del racconto.

Tradotto in oltre venti lingue e rappresentato in quasi cinquanta Paesi, Prima Facie ha saputo conquistare i palcoscenici di tutto il mondo, dal debutto a Sydney al trionfo nel West End londinese, fino a Broadway. Ma il successo di quest’opera non si misura soltanto nei riconoscimenti ottenuti o nell’eco internazionale che l’ha accompagnata. La sua forza risiede soprattutto nella capacità di trasformare il teatro in uno spazio di confronto urgente sui temi della violenza di genere, del consenso e delle contraddizioni del sistema giudiziario quando si confronta con le vittime di reati sessuali. Al centro della vicenda c’è Tessa, giovane avvocata penalista brillante e determinata, cresciuta professionalmente dentro una fede assoluta nella legge, nei suoi codici, nella logica rigorosa del processo. Per lei il diritto è una struttura solida, un meccanismo che funziona purché ciascuno svolga il proprio ruolo con competenza e distacco. Ma quando la violenza irrompe nella sua vita privata, quella stessa architettura di certezze si incrina improvvisamente. Tessa si ritrova dall’altra parte del sistema che ha sempre difeso e ne sperimenta in prima persona la freddezza, il sospetto, la richiesta incessante di prove, la messa in discussione della parola di chi denuncia.

È qui che Prima Facie rivela tutta la sua potenza: non come semplice racconto di una vicenda individuale, ma come riflessione dolorosa e lucidissima sul confine tra verità e dimostrabilità, tra giustizia formale e giustizia sostanziale. Il testo di Suzie Miller, avvocata oltre che drammaturga, nasce infatti da una conoscenza profonda dei meccanismi processuali e delle loro zone d’ombra. Ed è proprio questa consapevolezza a rendere lo spettacolo così incisivo: la denuncia non passa attraverso slogan o semplificazioni, ma attraverso la complessità di una storia che costringe lo spettatore a interrogarsi.

La regia di Daniele Finzi Pasca accompagna questo materiale drammaturgico con la misura e la sensibilità che contraddistinguono il suo linguaggio scenico.  In questo spazio scenico asciutto e vibrante, Melissa Vettore sostiene il peso e la complessità del monologo con intensità e controllo, seguendo Tessa nella sua progressiva trasformazione: dalla sicurezza quasi granitica dell’inizio alla frattura, dalla lucidità professionale alla vulnerabilità più nuda, fino a una nuova e dolorosa consapevolezza. La sua interpretazione, già salutata dalla critica come una prova straordinaria, si annuncia come uno dei punti di forza assoluti di questo allestimento.

L’arrivo di Prima Facie a Torino rappresenta dunque molto più di una tappa teatrale di rilievo. È l’occasione per confrontarsi, attraverso il linguaggio dell’arte, con una materia viva, scomoda, profondamente contemporanea. Uno spettacolo che non cerca consolazione, ma comprensione; che non offre risposte facili, ma pone domande necessarie. E che proprio per questo si impone come uno degli eventi culturali più significativi di questo finale di stagione al Colosseo.

Valeria Rombolà

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

Agata Christian – Delitto sulle nevi – Commedia, giallo. Regia di Eros Puglielli, con Christian De Sica, Pasquale Patrolo, Paolo Calabrese e Chiara Francini. Christian Agata, il detective e criminologo più famoso d’Italia viene invitato da Walter Gulmar, figlio di Carlo, patron della celebre ditta di giocattoli Gulmar&Gulmar, per fare da testimonial nello spot della nuova edizione di un gioco da tavolo, il Crime Castle, best seller dell’azienda. Lo spot sarà girato in Val d’Aosta e Agata raggiunge i Gulmar nel loro sontuoso castello fra le montagne innevate, che è stato di ispirazione per il gioco di cui sopra. Nel castello ci sono molti ospiti. Quando una valanga isola tutta l’improbabile compagnia, spunta il classico cadavere e i dieci piccoli indiani resteranno intrappolati nell’edificio. Il detective dovrà risolvere il mistero. Durata 109 minuti. (Uci Moncalieri)

Il bene comune – Commedia. Di e con Rocco Papaleo, con Claudia Pandolfi, Vanessa Scalera e Teresa Saponangelo. Una guida turistica e un’attrice di “insuccesso” accompagnano quattro detenute sul massiccio del Pollino, alla ricerca del secolare Pino Loricato, simbolo di resilienza. Il cammino diventa presto un viaggio di trasformazione, fatto di incontri e cambiamenti, scandito da una musica che prende forma passo dopo passo, fino a diventare una voce collettiva capace di tenere insieme corpi, emozioni e storie diverse. In una natura dura e bellissima. attraversata da una solidarietà inattesa, emergono frammenti di vite complesse, ferite ancora aperte e il bisogno profondo di essere viste e ascoltate. Parlare, cantare, dare un nome a ciò che si è vissuto diventa un modo per sciogliere tensioni e ritrovare un senso di appartenenza, almeno finché un evento improvviso non rimette tutto in discussione. Perché, a volte, raccontarsi è già un primo passo verso qualcosa di più grande. Durata 102 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Fratelli Marx sala Harpo, Ideal, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Cime tempestose – Drammatico. Regia di Emerald Fennell, con Margot Robbie e Jacob Elordi. Fin da bambini il legame tra Cathy Earnshow, orfana di madre e figlia di un inglese che ha perso ogni cosa al gioco, e Heathcliff, trovatello preso in casa dal padre di Cathy e trattato come un servo, è viscerale e indissolubile. Da adulti, quel legame si trasforma in passione travolgente, ma Cathy ritiene la possibilità di una relazione ufficiale con Heathcliff degradante, e prende in considerazione la possibilità di sposare il ricco vicino di casa Edgard. Heathcliff fugge dall’umiliazione e cerca fortuna all’estero, per poi tornare nello Yorkshire da trionfatore e conquistare Wuthering Heights, la casa in cui lui e Cathy sono cresciuti. Ma al suo ritorno trova la sua anima gemella sposata con Edgard, e per i due inizierà quell’inferno (e paradiso dei sensi) cui sembrano destinati sin dall’infanzia. Durata 136 minuti. (Massaua, Greenwich Village V.O., Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

Hamnet – Storico, drammatico. Regia di Chloé Zhao, con Jessie Buckley (Oscar miglior attrice protagonista, Paul Mescal, Jacobi Jupe ed Emily Watson. In un bosco, una giovane donna dorme rannicchiata nella culla formata dalla radice emersa di un albero secolare: è vestita di rosso cupo, accompagnata da un falco che risponde ai suoi richiami, conosce erbe e pozioni, si dice non sia nata da sua madre ma da una donna venuta da lontano. Si chiama Agnes e quando Will la vede se ne innamora subito. Will è il giovane William Shakespeare, maestro di latino nella Stratford del 1580, che riesce a sposarla nonostante l’ostilità delle famiglie e ad avere con lei tre figli, Susannah e i gemelli Judith e Hamnet. Ma un lutto li colpisce, quando il drammaturgo lavora già a Londra, e Hamnet ucciso dalla peste a soli undici anni (un lutto che mette a dura prova l’unione della coppia) diventa Hamlet. Tratta dal romanzo del 2020 dell’irlandese Maggie O’Farrell, la storia di Agnes (più che di William), tessuta di magia e femminilità. Film già vincitore di due Golden Globe, attende la notte degli Oscar con le sue otto candidature. Ha scritto Alessandra De Luca nelle colonne di “Ciak” che la Zhao, nata a Pechino nel 1982, già premiata a Venezia con il Leone d’oro nel 2020 e Oscar come miglior film per “Nomadland”, “sceglie ancora una volta una strada radicale, quasi estrema, per mettere in scena elaborazione del lutto e catarsi, spingendo i suoi attori in un percorso emotivo dove verità e finzione, vita e arte, spirito e materia si confondono. La scena nel finale ambientato al Globe Theatre di Londra, durante la prima rappresentazione di “Amleto”, vale la spesa del biglietto e un’altra statuetta nelle mani di Jessie Buckley, dopo il Golden Globe, ci starebbe proprio bene.” Durata 125 minuti. (Massaua, Classico anche V.O., Eliseo, Nazionale sala 3 anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

L’isola dei ricordi – Regia di Fatih Akin, con Jasper Billerbeck e Diane Kruger. Negli ultimi e duri giorni della Seconda Guerra Mondiale, sull’isola di Amrum, il dodicenne Nanning intraprende un commovente e coraggioso percorso di crescita per aiutare la madre. Tra le onde, la sabbia e il silenzio, la sua infanzia si intreccia con la durezza del dopoguerra e con la fragile bellezza di una umanità che tenta di sopravvivere. Ma la fine del conflitto porta con sé un’ombra inattesa, che costringe Nanning a guardare oltre l’orizzonte dell’innocenza. Durata 93 minuti. (Romano sala 1)

Lady Nazca – La signora delle linee – Drammatico, avventura. Regia di Damien Dorsaz, con Devrim Lingnau e Guillaume Gallienne. Perù, 1938: mentre il fascismo si diffonde in Europa, la giovane Marie Reiche, originaria di Dresda, si guadagna da vivere come insegnante di matematica nella capitale Lima. Ma la sua vera vocazione l’attende più a sud della metropoli cosmopolita, nel deserto di Nazca. L’archeologo francese Paul D’Harcourt convince Maria a tradurre alcuni documenti per lui, che spera possano fornire indizi su un antico sistema di canali nella zona. Durante un’escursione nel deserto, i due s’imbattono in uno dei più grandi misteri della storia umana: linee e figure gigantesche tracciate nel terreno ghiaioso con precisione matematica che colpiscono Maria profondamente. Contro ogni previsione e contro tutti, Maria lega il suo destino alle misteriose linee di Nazca e intraprende la missione di scoprirne il significato. Dovrà superare ostacoli apparentemente insormontabili. Durata 98 minuti. (Centrale anche V.O., Fratelli Marx sala Groucho)

La mattina scrivo – Drammatico. Regia di Valérie Donzelli, con Bastien Bouillon e Virginie Ledoyen. “Finire un testo non significa essere pubblicati, essere pubblicati non significa essere letti, essere letti non significa essere amati, essere amati non significa avere successo, e il successo non offre alcuna promessa di fortuna.” La storia vera di un fotografo di successo che rinuncia a tutto per dedicarsi alla scrittura, e scopre la povertà. Questo racconto radicale, che unisce chiarezza e autoironia, ritrae il viaggio di un uomo disposto a pagare il prezzo più alto per la propria libertà. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani: “Un racconto rigoroso e paradigmatico sulle difficoltà e le crudeltà del lavoro contemporaneo, attraversato dal sogno ostinato di un aspirante scrittore. Delicato nei toni ma feroce nella sostanza, il nuovo lungometraggio di Valérie Donzelli offre uno sguarda necessario e poetico sulla tenacia, sul compromesso e sulle nuove forme di povertà.” Durata 92 minuti. (Nazionale sala 1)

Nouvelle Vague – Commedia drammatica. Regia di Richard Linklater, con Guillaume Marbeck, Zoey Deutch e Aubry Dullin. 1959. La nouvelle vague impazza a Parigi e i primi film girati dai suoi esponenti François Truffaut e Claude Chabrol raccolgono un plauso unanime. Manca soltanto a Jean-Luc Godard di passare dietro la macchina da presa, ma si convincerà a farlo trovando l’aiuto del produttore Beauregarde. Ne nascerà “Fino all’ultimo respiro”, film-simbolo della corrente, destinato a cambiare per sempre la storia del cinema. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani: “Nel mettere in scena la cronaca della lavorazione di “Fino all’ultimo respiro”, Richard Linklater non si limita a comporre un’ode divertita a Jean-Luc Godard e alla Nouvelle vague tutta, ma testimonia la possibilità di prendere in eredità quella forza rivoluzionaria per ripensare la prassi del cinema, ripartendo dalle radici.” Durata 105 minuti. (Massimo anche V.O., Nazionale sala 4)

Gli occhi degli altri – Drammatico. Regia di Andrea De Sica, con Filippo Timi, Jasmine Trinca, Matteo Olivetti e Anna Ferzetti. Nella bellezza selvaggia di un isola posseduta da un ricchissimo marchese, Lelio, sposato, grande organizzatore di ricevimenti e feste, l’arrivo di Elena segna l’inizio di un’appassionata storia d’amore. La passione è immediatamente travolgente. Complicità e trasgressione, filmini scandalosi per guardare ed essere guardati, sesso e potere, in un film liberamente ispirato alla cronaca dell’Italia degli anni ’60, a quel delitto Casati Stampa che riempì le pagine dei giornali, in cui il gioco erotico scivola nell’ossessione, con un uomo che pensa di poter disporre completamente della vita e delle abitudini della moglie. Durata 90 minuti. (Romano sala 2, Fratelli Marx)

Reminders of him – La parte migliore di te – Drammatico. Regia di Vanessa Caswill, con Maika Monroe e Taryk Withers. Kenna è una giovane donna che per un incidente ha perso l’amore della sua vita e trascorso sette anni in prigione a scontare la pena, lontana da sua Diem. Sogna di rivederla, ma è sotto la custodia dei nonni paterni, che la giudicano pericolosa. Lei non si arrene, fa di tutto per riabilitare la sua figura, cercando lavoro in ogni dove e affittando una stanza in un discutibile motel, fino a trovare un barlume di speranza nel barista Ledger, che la prende a lavorare con sé. Durata 114 minuti. (Ideal, Reposi, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Rental Family – Nelle vite degli altri – Commedia drammatica. Regia di Hikari, con Brendan Fraser e Takehiro Hira. Philip, attore americano di alterne fortune, abita da alcuni anni in Giappone. Un giorno gli viene proposto una nuova occupazione, presso un’agenzia di “comparse” impiegate ad allacciare rapporti con famigliari, ad assistere persone sole, ad apparire parenti, la Rental Family. Sono tanti i dubbi che sulle prime preoccupano Philip che tuttavia s’assoggetta a una quotidianità che lo pone a contatto con le persone, che gli regala qualche reddito, che gli dà la possibilità di essere d’aiuto al prossimo. Durata 103 minuti. (Eliseo Grande, Massaua, Ideal, Reposi sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto)

Sentimental Value – Drammatico. Regia di Joachim Trier, con Renate Reinsve, Elle Fanning e Stellan Skarsgård. Nora e Agnes sono due sorelle profondamente unite. L’improvviso rientro nella loro vita del padre Gustav – regista carismatico e affascinante ma genitore cronicamente inaffidabile – riapre ferite mai del tutto rimarginate. Riconoscendo il talento di attrice di Nora, Gustav vorrebbe che sua figlia interpretasse il ruolo principale nel film che dovrebbe rilanciare la sua carriera; lei rifiuta e quella parte finisce a una giovane star di Hollywood, Rachel Kemp. Il suo arrivo getta scompiglio nelle delicate dinamiche della famiglia: per le due sorelle sarà il momento di confrontarsi con il padre e con il loro passato. Designato Film della Critica dal SNCCI: “Due necessità primarie a confronto – quella di seguire il proprio percorso artistico e quella di rimanere accanto ai propri figli – confluiscono in un dramma familiare delicato e struggente. Stellan Skarsgård giganteggia nei panni del regista di successo che ha smarrito la via, e Renate Reinsve gli tiene testa in quelli della primogenita, attrice di razza che rifiuta di interpretare se stessa nell’Amarcord paterno. Una parabola sulla possibilità di perdono e redenzione, mai sentimentale, a dispetto del titolo, sempre vibrante di intensa emozione. Durata 133 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6 V.O., Eliseo Rosso, Greenwich Village V.O., Romano sala 3)

La torta del presidente – Drammatico. Regia di Hasan Hadi. Primavera 1990. L’Iraq è sotto le sanzioni dell’ONU, per la popolazione è difficile rimediare cibo e medicine. Ma come ogni anno nelle scuole del paese è un obbligo festeggiare il compleanno del presidente Saddam Hussein: in una di esse la prescelta è Lamia, una bambina di nove anni che vive con la nonna, alla periferia di Baghdad, in un villaggio nella palude. Unici compagni nella lunga ricerca della giornata per ottenere, anche con scambi e ricatti, tutto quanto serve alla confezione della torta, un gallo che Lamia porta abitualmente in un marsupio e il giovane amico Saed: tutto intorno è povertà e quegli ingredienti sono veri e propri beni di lusso. Scrive Maurizio Porro nelle colonne del Corriere: “Girato in Iraq, in diretta dalle strade e dai dolori nascosti di quegli anni, l’opera ha una sua tenera ma violenta verità che si specchia negli sguardi dei due protagonisti, un racconto vivissimo che alterna in primo piano immagini e parole, sogni e bisogni, torte e illusioni.” Durata102 minuti. (Massimo anche V.O.)

L’ultima missione – Fantascienza. Regia di Phil Lord e Christopher Miller, con Ryan Gosling e Sandra Hüller. Basato sul romanzo “Project Hail Mary” di Andy Weir. Un uomo si risveglia a bordo di un’astronave, all’indomani di un lungo coma farmacologico, e a poco a poco inizia a ricordare. Il suo nome è Ryland Grace, insegna scienze in una scuola, è stato ricercatore universitario di biologia, inviso per le sue teorie al corpo accademico e per questo costretto a lasciare. Ma quando il sole non possiede più l’energia di un tempo, le teorie su una forma di vita alternativa che ha sempre professato iniziano a trovare l’attenzione di Eva Stratt. Gli offre l’occasione di studiare il fenomeno, lo prende nel suo gruppo di lavoro, gli affida il ruolo di astronauta scientifico in una missione dove troverà il successo e una forma di vita che lo ha preceduto. Durata156 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Un bel giorno – Di e con Fabio De Luigi, con Virginia Raffaele. Tommaso, vedovo e padre di quattro figlie, ha dedicato anni alla sua crescita, trascurando la propria vita sentimentale. Spronato dalle figlie, decide di rimettersi in gioco e incontra Lara, una donna affascinante e brillante. Tuttavia, Tommaso ha paura di confessarle la sua realtà familiare e rischia di sabotare la relazione. Quello che Tommaso però non sa è che anche Lara ha un segreto: è madre single di tre ragazzi e sta affrontando le sue stesse difficoltà. Tra esitazioni e fraintendimenti, Tommaso e Lara si trovano a fare i conti con la paura e la voglia di costruire un nuovo futuro insieme, non solo per loro stessi, ma anche per le loro complicate e vivaci famiglie. Durata 90 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Ideal, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Una battaglia dopo l’altra – Thriller, drammatico. Regia di Paul Thomas Anderson, con Leonardo Di Caprio, Sean Penn, Benicio del Toro e Chase Infiniti. Bob Ferguson, rivoluzionario in pensione, ha esploso tutti i suoi colpi nella giovinezza, sognando un mondo migliore al confine tra Messico e Stati Uniti. Appesi al chiodo le vecchie idee e il nome di battaglia, Ghetto Pat, fa il padre a tempo pieno di Willa, adolescente esperta di arti marziali. Tra una canna e un rimorso prova a proteggerla da quel suo passato che regolarmente bussa alla porta e chiede il conto. Dall’ombra riemerge un vecchio nemico, il colonnello Lockjaw, che più di ogni altra cosa vuole integrare un movimento separatista devoto a san Nicola. Ma Bob e Willa sono un ostacolo alla sua ambizione. Lockjaw rapisce Willa e Bob è così obbligato a riprendere il fucile. Vincitore di sei premi Oscar, tra cui miglior film e miglior regia, non ultimo un superlativo Penn. Durata 161 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6, V.O., Greenwich Village, Nazionale sala 2 anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Spazio Leonardo, esposto il disegno autografo “Tre vedute di testa virile con barba”

Al primo piano della Galleria Sabauda dei Musei Reali di Torino è allestito, dal 20 marzo al 28 giugno prossimo, lo “Spazio Leonardo”, che accoglie il nuovo capitolo di “A tu per tu con Leonardo”, l’iniziativa che presenta entro una vetrina climatizzata un disegno di Leonardo Da Vinci, scelto a rotazione tra quelli conservati nella Biblioteca Reale di Torino. Quest’anno l’atteso appuntamento è dedicato al foglio autografo con “Tre vedute di testa virile con barba”, risalenti al 1502 circa, di pietra rossa su carta, di dimensioni 110×283 metri. L’iniziativa vede, nel ruolo di curatori ospiti, Simone Facchinetti e Arturo Galansino, due importanti studiosi del Rinascimento, protagonisti anche di un breve video.

“Il corpus di disegni autografi di Leonardo – afferma Paola D’Agostino, Direttrice generale dei Musei Reali – è  esemplare non soltanto per la ricchezza delle collezioni della Biblioteca Reale, ma anche per il raffinato e lungimirante collezionismo secolare dei Savoia.

Il disegno presentato quest’anno, con un pannello d’autore firmato da due specialisti, è  di grande fascino per illustrare l’assiduo studio del volto umano da parte di Leonardo, come hanno ben evidenziato Simone Facchinetti e Arturo Galansino. La collaborazione con Gallerie d’Italia rientra in una più ampia rete di rapporti istituzionali che contraddistingue i Musei Reali di Torino da diversi anni e che stiamo ampliando sia a livello nazionale sia internazionale”.

“Rafforziamo il nostro dialogo con i Musei Reali di Torino – ha dichiarato Michele Coppola, Executive Director Arte Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo e Direttore Generale Gallerie d’Italia – mettendo a fattor comune contenuti, competenze e studi dedicati a un grande Genio dell’arte italiana. Il prossimo autunno racconteremo Leonardo, i suoi allievi e i suoi seguaci in un’importante rassegna che sarà ospitata alle Gallerie d’Italia di Milano, insieme a due curatori d’eccezione: Simone Facchinetti e Arturo Galansino”.

“La collaborazione con i Musei Reali di Torino – affermano Simone Facchinetti e Arturo Galansino – è il frutto della loro generosa adesione alla prossima mostra dedicata ai pittori leonardeschi lombardi, che si terrà dalla fine di novembre alle Gallerie d’Italia di Milano, di cui saremo i curatori. Questi due progetti contribuiranno in modo diverso allo sviluppo degli studi leonardeschi. La mostra milanese getterà nuova luce sugli allievi e seguaci del Maestro, mentre i Musei Reali continueranno ad approfondire lo straordinario corpus dei disegni autografi. L’occasione di rivedere uno studio così singolare di Leonardo Da Vinci e di poter tornare a riflettere sulla sua funzione, è stata una sfida stimolante. Quando ha utilizzato questo foglio, l’autore aveva un progetto in testa: non poteva disporre di una cinepresa, ma è come se il suo occhio volesse riprendere un ritratto in movimento, prima la vista frontale, poi quella di tre quarti e, infine, quella di profilo. Il disegno è stato tratteggiato rapidamente poiché ha le caratteristiche di un abbozzo, nonostante l’osservatore sia in grado di cogliere le peculiarità fisiognomiche del modello e di riconoscerlo come la medesima persona. Se, come sembra, l’autore ha iniziato dal ritratto frontale, in quelli successivi il modello ha indossato una berretta. Ora le proporzioni sono decisamente aumentate, quasi da uscire dallo spazio del foglio. Questo dettaglio indica che gli schizzi sono stati realizzati in tempi diversi, con una pausa tra i primi e gli altri due. Non esiste un’opera finita di Leonardo connessa a questo disegno, perciò è difficile tentare l’identificazione del personaggio, nonostante sia stato fatto il nome di Cesare Borgia, detto il Valentino, presso il quale Leonardo lavorò tra il 1502 e il 1503. Molti credono sia uno studio realizzato a capriccio, ovvero senza uno scopo preciso, ma solo per il gusto di tratteggiare un modello che aveva incuriosito l’autore. Forse l’aspetto piu interessante del foglio sta proprio nelle domande che ci pone: un disegno in funzione di una scultura? Un disegno che riflette la disputa sul paragone delle arti? Un disegno per un ritratto dipinto? Uno schizzo fatto ‘solo con lo sguardo di una sola volta’, come diceva Leonardo?

Resta il fatto che la fortuna del foglio è anche connessa ad alcuni celebri esempi successivi in cui il tema è stato trattato analogamente. Pensiamo al triplo ritratto di orefice, di Lorenzo Lotto del Kunsthistorsches Museum di Vienna, o al triplo ritratto di Carlo I, di Antoon van Dyck, delle collezioni reali inglesi, spedito a Bernini a Roma, perché ne ricavasse un ritratto in marmo.

C’è un appunto del cosiddetto ‘Trattato della pittura’ di Leonardo, principalmente rivolto ai pittori, ma che può servire come viatico a stimolare il nostro spirito d’osservazione: ’Sii vago spesse volte nel tuo andare a spasso, di vedere e considerare i siti e gli atti degli uomini […] e quelli notare con brevi segni in questa forma su un tuo piccolo libretto”.

Mara Martellotta

“Istantanee dal Senegal”, la “letteratura del ritorno” nel libro di Elisabetta Picco

Giovedì 19 maggio scorso, presso il Campus Fideuram di via Magenta 19, a Torino, si è svolta la presentazione del libro “Istantanee dal Senegal” (Paola Caramella Editrice, 2025) alla presenza dell’autrice, Elisabetta Picco. L’incontro è stato moderato con passione e intensità dalla giornalista Mara Martellotta e dall’ex docente e preside, impegnata oggi in progetti educativi  sul territorio, Annamaria Capra. Le letture di alcuni passaggi dell’opera sono state curate dalla performer di Playback Theatre, Barbara Corbella.

In una sala gremita di pubblico, Elisabetta Picco ha mostrato la forza di una donna rinata dalla sofferenza, con nuove consapevolezze che l’hanno portata a parlare con estrema naturalezza dei momenti che hanno innescato, successivamente, la stesura del libro e dei suoi temi principali: il senso della mancanza, il dolore, la scoperta e la riscoperta di sé e il ritorno, poiché solo in quest’ultimo vi è la possibilità di racconto, narrazione e memoria.

“Io sono arrivata in Senegal che ero un ingorgo emotivo in fuga, che provava difficoltà a stare di fronte alla propria sofferenza e che rischiava di sciogliersi sulle sabbie africane – ha raccontato l’autrice Elisabetta Picco – in quel momento la mia dimensione ‘narrativa’ non era organizzata, non avevo mai pensato a un libro vero e proprio, vivevo semplicemente le mie emozioni, facendo fatica a contenerle, attraverso pensieri, qualche poesia e la fotografia. Mentre ero in Senegal ho cercato più che altro di mettermi in ascolto della vita che mi circondava, con le cose che accadevano, i frammenti dell’esistenza, la tanta polvere, quei dettagli, forse, insignificanti se presi singolarmente, ma che sarebbero andati in seguito a dar forma alla mia esperienza, alla trama del ricamo, alla ricucitura che ha chiuso la ferita”.

“Il dolore, fisico o spirituale che sia, appartiene a tutti noi, alla storia dell’umanità, della vita intera. Ricordiamoci di Giacomo Leopardi, del ‘male di vivere’ di Cesare Pavese, per esempio – ha continuato l’autrice – la nostra società però ci impone di essere sempre performanti, decisi, efficaci, non c’è un vero spazio per il dolore: una dinamica che induce ovviamente alla ritrosia e alla paura di parlare con naturalezza della sofferenza. Immergendomi nel dolore altrui, io sono riuscita a trovare gli strumenti per far fronte al mio, a dare ad esso una dimensione precisa. Il senso di questo viaggio, più che fuggire è stato un restare, più che un perdere è stato un ritrovare, perché mi ha permesso di riorganizzarmi interiormente, di ritrovare me stessa. In Senegal ho trovato un modo di affrontare la sofferenza del tutto diverso dal nostro, un’accettazione leggera, vissuta con il sorriso, che non vuol dire affatto rassegnazione o subire passivamente gli eventi della vita. Il popolo senegalese possiede una forza che gli permette di stare con consapevolezza nell’ineluttabile, di accogliere ciò che accade di spiacevole con elasticità e morbidezza”.

“Per un certo periodo, in Senegal, mi sono percepita come una sorta di ‘osservato speciale’ – ha concluso Elisabetta Picco – ma questo ha contribuito fortemente al recupero della mia identità dopo essermi immaginata per tanto tempo come acqua senza un contenitore, senza forma. Il momento in cui mi sono sentita realmente accettata è stato quello in cui la popolazione locale, per la prima volta, mi ha definito una ‘Toubab’, termine che nella lingua wolof significa ‘individuo bianco europeo’, quindi non più una vera estranea, ma una forma, un modo di essere identitario e rappresentativo”.

Gian Giacomo Della Porta

I suoni sorprendenti del Torino Jazz Festival

Stupire il pubblico con sonorità non comuni. The Sound of Surprise, questo è il titolo coniato dal giornalista americano Whitney Balliett nel 1959, che il direttore artistico del TJF Stefano Zenni ha voluto far suo per presentare la XIV edizione del Festival. La kermesse si svolgerà dal 25 aprile al 2 maggio con una ricca anteprima dal 22 al 24 aprile. 297 musicisti , 72 sedi, 101 eventi, 5 produzioni originali, 8 esclusive e ben 81 concerti diffusi in tutta la città.

Il Festival prevede l’esibizione di 3 giganti della chitarra (Marc Ribot, Bill Frisell e John Scofield). Ampio spazio per il jazz italiano con : Bruno Tommaso, Franco D’Andrea , Fabrizio Bosso, Emanuele Cisi con Dado Moroni, Giorgio Li Calzi, I Funk Off. Ad aprire il festival il 25 aprile sarà Moni Ovadia & Kassiber Ensemble, con i Der Ghetto Swingers, musicisti ebrei che suonavano nel campo nazista di Terezin. Il TJF celebra i centenari di Miles Davis e John Coltrane con talk concerti, proiezioni. Tanti concerti gratuiti e quelli a pagamento a prezzi popolari. Biglietti in vendita da venerdì 27 marzo nella nuova biglietteria di piazza Palazzo di Città e online.

Pier Luigi Fuggetta

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

SABATO 21 MARZO

 

Sabato 21 marzo ore 10:30

DANCE WELL

MAO – laboratorio di movimento

Nell’appuntamento al MAO i visitatori del museo potranno partecipare negli spazi del museo alla pratica di movimento DANCE WELL, un progetto di Lavanderia a Vapore in collaborazione con CSC – Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa e Associazione Giovani Malati di Parkinson: insegnanti, artisti, parkinson people e cittadini praticano insieme la danza contemporanea e la filosofia in luoghi dedicati alla bellezza come teatro, palazzi storici e musei proprio come in questo appuntamento al MAO.

Attivato nel 2013, sulla base di pratiche sviluppate in Olanda, l’iniziativa è arrivata a Bassano del Grappa nel 2015 a definire una propria identità; diversamente da pratiche già esistenti, infatti, per Dance Well il fine è l’arte attraverso l’espressione del proprio corpo, i partecipanti sono “dancer”, e proprio come danzatori – non come “persone con il Parkinson” – affrontano le classi di danza. Le classi sono gratuite e aperte a tutti, familiari, amici, danzatori, anziani, cittadini, studenti, in un vero momento inclusivo, poiché la “classe mista” permette la crescita collettiva, il sostegno reciproco e non emargina nessuno dei partecipanti.

Dal 2018 la Lavanderia a Vapore di Collegno accoglie questa avvincente progettualità, contribuendo alla crescita dell’esperienza artistica facendola seguire da una pratica di filosofia, condotta da Propositi di Filosofia. Un momento dedicato al dialogo, grazie al confronto sui contenuti generati dalla pratica di danza contemporanea.

Tariffe: ingresso ridotto (gratuito con Abbonamento Musei); attività gratuita.

Prenotazione obbligatoria t.011.4436928 oppure maodidattica@fondazionetorinomusei.it

 

Sabato 21 marzo ore 15

LE MONTAGNE NEL BONSAI

MAO – attività in terrazza

Il MAO Museo d’Arte Orientale celebra la prima giornata di primavera con un evento speciale dedicato all’arte del bonsai. Gli studenti della scuola FKB, guidati dal maestro Massimo Bandera, realizzeranno dal vivo un bonsai su losa inclinata. Un’occasione per scoprire da vicino tecnica, estetica e filosofia di una tradizione millenaria.

L’attività è inclusa nel biglietto di ingresso al museo. Partecipazione fino a esaurimento posti disponibili.

 

Sabato 21 marzo e domenica 22 marzo ore 19:30-22

SAKURASONIC – UN MATSURI CONTEMPORANEO     

MAO – evento a cura di Chiara Lee e freddie Murphy nell’ambito della collaborazione fra il MAO e il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude 

@ Reggia di Venaria

Sakurasonic è una reinterpretazione contemporanea e non filologica del matsuri, una tradizionale festa popolare giapponese, che troverà spazio nei Giardini della Reggia di Venaria, dove la fioritura dei ciliegi diventa occasione di incontro e ascolto, capace di dialogare con il paesaggio e con il tempo presente.

L’evento non si configura come una “festa giapponese” in senso folkloristico, ma come un rito contemporaneo diffuso nei Giardini, composto da interventi sonori, momenti di ascolto e ritualità. Il progetto, curato da Chiara Lee e freddie Murphy (già curatori di Evolving Soundscapes, il public programme performativo e musicale del MAO), coinvolge tre artiste giapponesi – Hatis Noit, Kiki Hitomi e Tsubasa Hori – che trasformeranno il giardino in uno spazio performativo e immersivo attraverso voce, suono, strumenti tradizionali e musica elettronica.

POSTI ESAURITI

PROMOZIONE SPECIALE IN OCCASIONE DELLA FIORITURA DEI CILIEGI A VENARIA

Presentando il biglietto del MAO, i visitatori potranno accedere alla Reggia a tariffa ridotta – e viceversa – fino al 1 maggio.

Maggiori dettagli sul sito.

 

 

 

LUNEDI 23 MARZO

Lunedì 23 marzo ore 17

LA RIVOLUZIONE DEL SILENZIO. LUCE, DISTANZA E NASCITA DELLO SGUARDO MODERNO

PALAZZO MADAMA – conferenza di Giovanni Carlo Federico Villa

Johannes Vermeer è universalmente riconosciuto come il pittore del silenzio e della luce. Ma la sua opera è molto più di una raffinata rappresentazione dell’intimità domestica: è una delle espressioni più radicali della modernità europea.

Nella Repubblica olandese del Seicento – tra cartografia, strumenti ottici, rotte globali e nuove forme di conoscenza – la realtà non è più evidenza immediata, ma fenomeno mediato. Vermeer traduce questa trasformazione in pittura: le sue figure femminili che leggono, scrivono o pensano non raccontano storie, ma incarnano un atto mentale. La luce non teatralizza, misura. Il colore non descrive, concentra. Lo spazio non invita all’ingresso, ma impone una distanza consapevole.

Una conferenza per leggere Vermeer quale protagonista di una vera “rivoluzione del silenzio”: una pittura che non seduce attraverso l’effetto, ma educa lo sguardo alla profondità, trasformando l’atto del vedere in esercizio di conoscenza.

Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.

MARTEDI 24 MARZO

 

Martedì 24 marzo ore 18

FRANÇOIS JULLIEN. Revoir

GAM – conferenza del ciclo RISONANZE – Conferenze tra Arte e Filosofia

Che cosa significa diventare “amico” di un museo, al punto da essere al centro delle azioni che compiamo per promuoverlo? Non è forse vero che, diventando amici di un museo e frequentandolo, non vediamo un’opera una sola volta, ma la rivediamo? Ora, rivedere non è semplicemente ripetere il vedere.

E, innanzitutto, quando e perché si abbandona un quadro che abbiamo iniziato a guardare?

Rivedere significa interrogare di nuovo il vedere. Certo, si scopre un quadro con l’emozione della “scoperta”. Ma lo si “dis-copre” anche perché occorre togliere ciò con cui il mio sguardo ha iniziato a ricoprirlo: uno sguardo formato, normato, abituato, segnato da tutto ciò che ho già visto. Non è forse necessario de-coincidere dalla visione in cui il mio sguardo si impantana per poter vedere emergere il quadro? Non è forse necessario allontanarsi – chiudere gli occhi – per far sorgere il visibile e accedere davvero al vedere? Che cosa resta, infatti, di non ancora visto – o di “in-visto” — in questo dipinto, che mi chiama a rivederlo? Se torno al museo, è – tutt’altro che per routine – per cominciare finalmente a vedere: vedere finalmente come vivere finalmente. Fino a vedere emergere il quadro così com’è, liberato da tutto ciò che proiettavo su di lui, o, direi, nel suo “così”.

Ex-alunno dell’École normale supérieure, agrégé dell’università (1974) e poi professore all’Università Paris Diderot, François Jullien è una delle figure più importanti della filosofia francese contemporanea. L’opera di François Jullien si sviluppa all’incrocio tra la sinologia e la filosofia generale. Basata sullo studio del pensiero della Cina antica, del neoconfucianesimo e delle concezioni letterarie ed estetiche della Cina classica, mette in discussione la storia e le categorie della ragione europea instaurando un confronto tra le culture. Attraverso il percorso verso la Cina, il lavoro di François Jullien ha aperto piste feconde ed esigenti per pensare l’interculturalità. È autore di una quarantina di opere tradotte in ventotto paesi: nel suo libro del 1991, L’Éloge de la fadeur, avvia una riflessione estetica contro le abituali considerazioni sul Bello; il suo Traité de l’efficacité è un riferimento in numerosi ambiti pratici, in particolare nel management; seguono Les Transformations silencieuses (2010), De l’intime. Loin du bruyant Amour (2014) e Il n’y a pas d’identité culturelle, mais nous défendons les ressources d’une culture (2016); Con Dé-coïncidence. D’où viennent l’art et l’existence? (2017), Jullien introduce il concetto di “dé-coïncidence”, che nel 2020 ha portato alla creazione dell’Association Décoïncidences, all’interno della quale oggi si sviluppa il suo lavoro.

Costo: 5€ con acquisto in biglietteria

6€ con acquisto online

Costo per ogni conferenza: 5€ acquistabile in biglietteria

Oppure acquisto online a questo link: (diritto di prevendita: 1€)

(comunicato stampa allegato)

 

 

 

   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/