CULTURA E SPETTACOLI

Aliena, lo spazio esseniale

Teatro Concordia

Sabato 11 aprile, ore 21

 

ALIENA 

Danza contemporanea, acrobatica e teatro fisico con Kataklò Athletic Dance Theatre di Giulia Staccioli

 

 

Giulia Staccioli non è solo una coreografa, ma una visionaria artista visiva il cui approccio potente e fuori da ogni canone ha rivoluzionato il mondo della danza. ALIENA si sviluppa in 70 minuti in uno spazio essenziale disegnato da luci accurate che modellano i corpi dei danzatori, creando giochi di ombre e contrasti che sottolineano la plasticità delle forme. La scena diventa un luogo di metamorfosi e di trasformazione nel quale i costumi di Olivia Spinelli, con le loro superfici cangianti e le texture ibride, enfatizzano questa dualità, trasformando il corpo in un paesaggio in continua evoluzione. Pellicce, tessuti tecnici e segni grafici si intrecciano con la pelle nuda, creando un’immagine visivamente potente e suggestiva. Le musiche originali composte da GP Cremonini creano un paesaggio sonoro che si evolve in sincronia con i movimenti dei danzatori. Ogni suono, ogni melodia sembra nascere direttamente dai gesti dei performer, ampliando e intensificando il loro significato.

Questa nuova opera è un’immersione nella mente creativa di Staccioli, sempre alla ricerca di nuove forme espressive. È un invito a celebrare la diversità in tutte le sue forme. Un viaggio guidato da una figura solitaria che si muove tra presenza e assenza. I corpi dei 6 danzatori Kataklò caratterizzati da muscolature estreme e movimenti fluidi ma inconsueti dove le forme si plasmano e si rimodellano continuamente diventando opere d’arte transitorie che esplorano i confini tra forma e contenuto. Staccioli, con la sua estetica unica, rifiuta la perfezione a favore dell’imperfezione, celebrando la diversità e l’individualità di ogni corpo.

ALIENA è una provocazione continua, una risposta alle critiche che hanno accompagnato la carriera di Staccioli. La coreografa, con ironia e riflessione, ribalta i pregiudizi, trasformando le sue “stranezze” in un punto di forza. La danza, per lei, non è una dimostrazione tecnica, ma un’esperienza, una ricerca fuori dai limiti dettati da schemi prestabiliti. Ogni gesto diventa una sfida, una conquista del corpo sul proprio confine, La bellezza in ALIENA non risiede nella perfezione formale, ma nella forza espressiva del gesto imperfetto che crea una nuova estetica. Ogni imperfezione diventa un segno distintivo, un’affermazione dell’individualità. La sua capacità di plasmare la materia umana fondendo gesti sportivi e coreutici ha portato alla definizione di un tratto stilistico peculiare.

In oltre tre decenni di esperienza, Giulia Staccioli ha di fatto creato un nuovo genere e ispirato intere generazioni di artisti della danza, creando uno stile unico che ha incantato il pubblico di tutto il mondo. Il suo nuovo spettacolo, ALIENA, rappresenta di fatto il manifesto artistico di questa straordinaria avventura nel mondo della danza, la somma di quanto creato in questi trent’anni, la sua sintesi estrema e totale, evidenziandone la visione unica e la sua capacità di creare un’esperienza travolgente e memorabile per gli spettatori.

Contemporaneamente allo spettacolo per celebrare i 30 anni di Kataklò nel 2026, “Aliena” sarà anche un libro-biografia di Staccioli, a cura di Francesca Interlenghi per Maretti Editore.

 

KATAKLÒ ATHLETIC DANCE THEATRE

Kataklò Athletic Dance Theatre da quasi 30 anni è un punto di riferimento per le performance dal vivo, proponendo uno stile inconfondibile unico e coinvolgente che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo. Nato dalla mente visionaria di Giulia Staccioli, attraverso un mix unico di danza contemporanea, acrobatica e teatro fisico, Kataklò è un vero e proprio laboratorio creativo dove l’atletismo e la danza si fondono dando vita a spettacoli unici e avanguardistici.

Il corpo, protagonista assoluto degli spettacoli Kataklò, si trasforma in un potente strumento di comunicazione e il nome stesso, dal greco antico ‘io danzo piegandomi e contorcendomi’, racchiude l’essenza della compagnia: una continua ricerca di nuove forme espressive e una versatilità che si è evoluta nel tempo, richiedendo ai performer una preparazione sempre più completa e variegata. La spettacolarità delle produzioni Kataklò le rende adatte a qualsiasi contesto artistico e performativo, superando i confini del teatro tradizionale. Con numerose produzioni originali in repertorio l’ensemble offre uno spettro ampio di possibilità creative parlando ad un pubblico trasversale.

Kataklò è un’eccellenza italiana nel mondo, apprezzata per i suoi spettacoli innovativi la compagnia partecipa regolarmente a prestigiosi festival e rassegne internazionali, spesso in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura. Il desiderio di ricerca ha portato Giulia Staccioli ad evolvere costantemente il suo linguaggio coreografico diventando un punto di riferimento internazionale e nel 2010 il progetto Kataklò ha compiuto un ulteriore passo in avanti con la fondazione dell’Accademia Kataklò Giulia Staccioli, il primo triennio di formazione professionale dedicato al physical theatre. Un’iniziativa che ha arricchito il progetto formando una nuova generazione di artisti, consolidando la sua posizione di riferimento nel panorama della danza contemporanea e garantendo così la continuità e l’evoluzione del proprio linguaggio coreografico.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Sabato 11 aprile 2026, ore 21

ALIENA

Ideazione e direzione artistica: Giulia Staccioli

Assistente alle coreografie: Irene Saltarelli

Con Kataklò Athletic Dance Theatre

Costumi: Olivia Spinelli Realizzati da: Maria Sole Montironi Lasca

Musiche originali: GP Cremonini

Disegno luci: Sharon Remartini e Fabio Passerini

Biglietti: intero 20 euro, ridotto 18 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

Chieri “ a tutta Classica”

Presentata nella città collinare la “Stagione 2026” di “Chieri Classica”, manifestazione giunta alla sua quarta edizione

Primo appuntamento, domenica 12 aprile

Chieri (Torino)

Gradito ritorno alla “musica classica” o “musica colta occidentale” in quel di Chieri. Programma fittissimo e ricco di chicche davvero preziose, articolate su un lungo cammino che parte da domenica 12 aprile via via fino alla prossima stagione autunnale. Location unica prescelta la barocca “Chiesa di San Filippo Neri” (via Vittorio Emanuele II), costruita tra il 1664 ed il 1773, su progetto dell’architetto svizzero di Vezia, Antonio Bettino.

La rassegna è frutto di una co-progettazione tra l’“Associazione Musica Manens Coro e Orchestra APS” e il “Comune di Chieri”, che la supporta con il patrocinio e con un importante contributo economico, “con l’obiettivo di unificare e coordinare l’offerta di musica classica sul territorio”. Alla realizzazione degli eventi collaborano anche altre Associazioni come l’ “Accademia dei Solinghi”, il “Circolo Cameristico Piemontese”, il “CFAM – Centro Formazione Artistico Musicale”, l’“Associazione Librarsi” e varie altre, con un calendario ricco di concerti orchestrali e corali, incontri e lezioni-concerto che attraversano quasi tutto l’anno.

Davvero chiarificatrici su Progetto e Obiettivi, le parole in conferenza stampa del Maestro Andrea Damiano Cotti (direttore artistico della Rassegna) e di Antonella Giordano (assessora alla “Cultura” della Città di Chieri). “Il Progetto, avviato nel 2023, nasce con l’obiettivo – sottolinea Cotti – di unificare in un unico cartellone gli eventi di musica classica – o musica colta occidentale, come mi piace definirla – proposti alla cittadinanza chierese. Oltre a razionalizzare il calendario degli eventi, armonizzandolo con le altre proposte, fiere e festival cittadini, la presentazione di un unico cartellone e la concentrazione dei concerti presso la bellissima Chiesa di San Filippo Neri ha aumentato sensibilmente la partecipazione di pubblico. La promozione, anche attraverso i social, ci consente di raggiungere varie fasce d’età della popolazione e di far circolare meglio le informazioni su tutti i concerti organizzati dalle diverse associazioni del Chierese … La stagione 2026 di ‘Chieri Classica’ si distingue per la varietà dei linguaggi musicali e per l’attenzione ai giovani talenti. Dalla musica sacra alla cameristica, dal repertorio barocco alle contaminazioni contemporanee, ogni concerto è pensato come un’occasione di incontro tra pubblico, artisti e territorio. Quest’anno, per la prima volta, avremo anche il piacere di assistere alla rappresentazione dell’opera ‘Façade’ di William Walton, proposta dall’‘Ensemble Nuove Musiche’ di Savona, che in ottobre darà il via al ‘Concorso Internazionale Città di Chieri’”.

Parole cui fanno eco quelle di Antonella Giordano: “La rassegna ‘Chieri Classica’ dimostra ormai da quattro anni che fare sistema nelle proposte musicali di una città significa creare una rete collaborativa tra istituzioni, artisti e associazioni culturali per trasformare la musica da semplice intrattenimento a risorsa strategica per il territorio”. E i risultati, sicuramente positivi, non tarderanno a farsi sentire.

Fin dall’inizio. Con l’apertura del “Cartellone”, fissato per domenica prossima 12 aprile, quando sul palco (dopo il prologo della stagione, domenica 29 marzo scorso, con l’esecuzione del “Miserere” di Baldassarre Galuppi sotto la direzione artistica di “Accademia dei Solinghi” e la partecipazione di “Coro e Orchestra Musica Manens”, diretti da Andrea Damiano Cotti) si esibirà il “Duo Antonelli” con Francesca Villiot e Vincenzo Cristiani ne “La sonata per pianoforte e violoncello tra classicismo e romanticismo”, seguita, domenica 26 aprile e venerdì 12 giugno, da “Ritratto del pianista giovane”, due concerti dedicati ai giovani pianisti del territorio. Per proseguire, a maggio e giugno, con esibizioni di carattere polifonico e concerti corali, fino alla Rassegna Estiva di “Musica In Corte” (per quattro giovedì dal 25 giugno) e a quella “Autunnale” con le proposte dell’Orchestra “Contrametric Ensemble”, del “Quartetto d’Archi Archidee” e della “Confraternita dell’Annunziata”. Particolarmente attesa, da venerdì 16 ottobre, l’apertura del “Concorso Internazionale per giovani interpreti ‘Città di Chieri’”, mentre, accanto ai concerti, l’“Associazione Librarsi” proporrà un ciclo di lezioni-concerto e incontri divulgativi presso la “Biblioteca Nicolò e Paola Francone”, con temi che spaziano da “Antonio Vivaldi e Torino” a “Musica e matematica”, fino a “Note in scena: viaggio semiserio nell’opera in musica”.

Per info ed aggiornamenti sul calendario completo e sui programmi dei Concerti: musicamanens@gmail.com o www.comune.chieri.to.it

g.m.

Nelle foto:Immagini da “Chieri Classica” e Antonella Giordano

“Un calice di Erbaluce”, l’antologia letteraria che celebra il vino simbolo del Canavese

Nasce da un’idea dell’autrice e giornalista Debora Bocchiardo l’antologia a tema “Un calice di Erbaluce”, che celebra il vino simbolo del Canavese, di Edizioni Pedrini. Diversi stili e approcci all’argomento esalteranno la versatilità del tema, ma anche il senso della convivialità e della condivisione. Del resto, un brindisi è sempre qualcosa di giocoso che guarda al futuro con fiducia e serenità, elementi di cui il mondo contemporaneo ha fortemente bisogno.

“Un calice di ottimismo” è da condividere tra persone che amano la lettura, la scrittura, le tradizioni agricole ed enogastronomiche del territorio. Ogni racconto non dovrà superare le 13 mila battute, spazi inclusi, e dovrà contenere la frase “Un calice di Erbaluce”. A scelta si potrà declinare la proposta in classico, fermo o passito. La consegna dei testi dovrà avvenire entro il 30 gjugno 2026, e il volume prenderà corpo se ci saranno almeno 20 adesioni.

Info: scrivere a deborabocchiardo@gmail.com o consultare il sito www.edizionipedrini.com

Mara Martellotta

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

SABATO 11 APRILE

 

Sabato 11 aprile

BEKHBAATAR ENKHTUR IN DIALOGO CON LE OPERE DELLA SEZIONE HIMALAYANA DEL MAO

MAO – nuova esposizione

A partire da sabato 11 aprile 2026, nella galleria dell’Asia centro-meridionale e Regione Himalayana del MAO, sarà visibile un’opera site specific dell’artista mongolo Bekhbaatar Enkhtur (Ulaanbaatar, Mongolia, 1994), concepita per essere posta in dialogo con le opere della collezione permanente.

Ispirata alle raffigurazioni dei leoni guardiani, figure simboliche di protezione tradizionalmente collocate all’ingresso dei templi e codificate durante le dinastie Ming e Qing – diffuse nell’Asia interna inclusa la Mongolia sotto il dominio Quing – la scultura di Bekhbaatar Enkhtur propone una reinterpretazione contemporanea dell’idea di offerta religiosa.

La scultura è visibile acquistando il biglietto delle collezioni permanenti e della mostra Chiharu Shiota. The Soul Trembles.

 

Sabato 11 aprile ore 11:00

SONORA. Nel cuore profondo delle notti

GAM – Visita guidata sonora alla mostra “Notti”
Visitare la mostra NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni significa immergersi in un viaggio tra buio e luce, silenzi e bagliori che hanno affascinato gli artisti per secoli. Il percorso racconta la magia della notte attraverso osservazioni astronomiche, atmosfere lunari, sogni e inquietudini; dalle prime rappresentazioni del cielo alle allegorie barocche, dai notturni romantici alle visioni simboliste e alle sperimentazioni contemporanee. Con Sonora, questa esperienza diventa ancora più intensa: la voce della guida accompagna i visitatori tra le sale, mentre una selezione musicale curata dal maestro Giovanni Bietti evoca le emozioni del notturno. Le musiche spaziano dalle armonie contemplative del tramonto ai notturni romantici, fino alle sonorità moderne che parlano di attesa e speranza. Un viaggio sensoriale che unisce arte e suono, trasformando la visita in un’esperienza immersiva dove la luce delle opere e il ritmo dei brani si fondono nella magia della notte.
Durata: 90 minuti
Costo: 10 € a partecipante
Costo aggiuntivo: biglietto di ingresso alla mostra. Gratuito per i possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Valle d’Aosta
Per prenotazioni e informazioni: 011 19560449 – ftm.prenotazioni@coopculture.it
Prenotazione e pagamento online

 

Sabato 11 aprile ore 16

IL METRONOMO IN SALOTTO

MAO – visita guidata in collaborazione con OFT

Musica e arte sono unite dalla bellezza. Si potrà scoprire il filo che le lega nel corso delle visite guidate organizzate presso i tre grandi musei della Città di Torino e ispirate dai concerti della Stagione concertistica Memories dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Il sabato precedente il concerto GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, MAO Museo d’Arte Orientale e Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica propongono infatti, a rotazione, un ciclo di visite guidate al proprio patrimonio museale.

L’iniziativa è come sempre a cura dei Dipartimenti Educazione della Fondazione Torino Musei con la collaborazione di Coopculture.

Sabato 11 aprile 2026, ore 16

Il metronomo in salotto

Quanto dura un anno del dio Brahma? Quanto tempo dovrà aspettare un ricco committente della Persia Safavide per poter utilizzare la sua nuova coppa in metallo minuziosamente ageminata? Come si possono concepire e misurare ritmi umani e ritmi divini? Spaziando nelle collezioni del museo, il percorso si sofferma su diverse concezioni del tempo umano e del tempo divino e opere di varie datazioni, materiali e provenienze, che ne documentano lo scorrere a volte in bilico tra trascendenza e immanenza.

Costo: 7€ per il percorso guidato + biglietto di ingresso in mostra (ingresso gratuito al museo con Abbonamento Musei e Torino +Piemonte Card).

Prenotazione consigliata t. 011 19560449 oppure ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

DOMENICA 12 APRILE

 

Domenica 12 aprile

CHIUDONO LE MOSTRE DELLA TERZA RISONANZA

GAM – Ultimo giorno per visitare le mostre Notti, Linda Fregni Nagler, Elisabetta Di Maggio, Lothar Baumgarten e “l’Intruso” Davide Sgambaro.

 

Domenica 12 aprile ore 16:00

NOTTI POETICHE: UN VIAGGIO TRA ARTE E SENTIMENTO

GAM – Visita guidata speciale alla mostra NOTTI
Esiste una dimensione in cui il tempo sembra fermarsi: è quella della notte, luogo prediletto da artisti e poeti per dare voce ai moti dell’anima. Vi invitiamo a scoprire la mostra NOTTI. cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni attraverso un percorso inedito, dove il silenzio delle opere incontra la melodia della parola scritta. Non una semplice visita guidata, ma un cammino sensoriale dedicato all’amore nelle sue infinite declinazioni: l’attesa, l’incontro, il desiderio e la memoria.
Durata: 90 minuti
Costo: 10 € a partecipante
Costo aggiuntivo: biglietto di ingresso alla mostra. Gratuito per i possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Valle d’Aosta
Per prenotazioni e informazioni: 011 19560449 – ftm.prenotazioni@coopculture.it
Prenotazione e pagamento online

MERCOLEDI 15 APRILE

 

Mercoledì 15 aprile ore 16

POESIA, ARTE E DANZA PER CELEBRARE I 70 ANNI DELLA PROFESSORESSA PIERUCCINI

MAO – poesia, arte e danza

L’incontro è inteso a festeggiare il settantesimo compleanno della Prof.ssa Cinzia Pieruccini, che da tempo collabora con il Museo: sanscritista e storica dell’arte dell’India, insegna presso l’Università degli Studi di Milano. Sarà un pomeriggio di poesia, arte, e danza: vi saranno interventi a tema poetico e artistico coordinati da Giuliano Boccali e Chiara Policardi, e un’esibizione di danza classica dell’India (Bharatanāṭya) a cura di Lucrezia Maniscotti.

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Non è prevista la prenotazione.

 

GIOVEDI 16 APRILE

 

Giovedì 16 aprile ore 18

IL MARE IN UNA PIETRA. GLI ZAFFIRI DAL MISTICISMO BUDDISTA ALLA REGALITÀ EUROPEA

MAO – conferenza nell’ambito del ciclo di conferenze Bagliori d’Oriente

A cura di Sherif El Sebaie.

Quinto appuntamento del ciclo di conferenze Bagliori d’Oriente, a cura di Sherif El Sebaie, già Consulente Scientifico per la Galleria dei Paesi Islamici dell’Asia del MAO Museo d’Arte Orientale. Il percorso, pensato come un viaggio attraverso culture e simboli, esplorerà l’uso, il valore rituale e il significato culturale delle pietre preziose e semipreziose, mettendo a confronto le tradizioni artistiche e religiose dell’Oriente e dell’Occidente.

L’appuntamento di aprile sarà dedicato agli zaffiri.

Usato nei rituali buddisti e nelle corone occidentali, lo zaffiro è la gemma della saggezza e della protezione divina. Verranno esaminati manufatti indo-tibetani, gemme cingalesi e il linguaggio simbolico delle corti europee dal Medioevo all’Ottocento.

Ingresso: 5€. Biglietto acquistabile in museo. Non è richiesta la prenotazione

 

Giovedì 16 aprile ore 17:00

PRESENTAZIONE DEI VOLUMI: GIULIO PAOLINI, ECCOMI. QUI DOVE SONO E 0424. I VENT’ANNI DELLA FONDAZIONE GIULIO E ANNA PAOLINI

GAM – Conferenza

Intervengono:

Bettina Della Casa, direttrice della Fondazione Giulio e Anna Paolini

Fabio Belloni, professore associato di Storia dell’arte contemporanea, Università degli Studi di Torino

Fabio Cafagna, conservatore GAM Torino

Elena Volpato, conservatore GAM Torino

La GAM, in collaborazione con la Fondazione Giulio e Anna Paolini, è lieta di ospitare la presentazione dei volumi Giulio Paolini, Eccomi. Qui dove sono e 0424. I vent’anni della Fondazione Giulio e Anna Paolini pubblicati nel 2025 in occasione dei primi vent’anni della Fondazione, nata nel 2004.

I vent’anni della Fondazione Giulio e Anna Paolini

Nel dicembre 2024 la Fondazione ha compiuto vent’anni. Giulio Paolini ha voluto rendere omaggio a questo anniversario con una pubblicazione, che documenta le attività e il ruolo della Fondazione, costituita insieme alla moglie Anna (1931-2021) e ai suoi più stretti collaboratori. Accanto ai testi di Bettina Della Casa e Maddalena Disch dedicati alla Fondazione, il libro propone una riflessione dello storico dell’arte Fabio Belloni relativa alla presenza dell’artista nelle proprie opere. Una ricca sequenza di immagini dello studio e dell’abitazione di Paolini, nonché della sede della Fondazione completano il volume.

Giulio Paolini, Eccomi. Qui dove sono

Il volume, integralmente curato da Giulio Paolini, coniuga riflessioni sulla propria poetica con considerazioni di carattere privato, ed è arricchito da un’ampia selezione di riproduzioni di opere, fotografie personali e tavole inedite. Paolini stesso lo definisce «una sorta di ‘diario intimo’, dettato da parole e immagini di vita che, nel corso del tempo, hanno scandito la mia lunga esperienza, dagli anni Sessanta fino a oggi. Un percorso coerente ma sempre diverso, che si rinnova nel succedersi delle occasioni biografiche ed espositive evocate». Giulio Paolini, protagonista dell’arte concettuale in Italia e all’estero, fin dagli esordi ha accompagnato la sua ricerca artistica con dichiarazioni e scritti. Autore di numerosi libri curati in prima persona, ha da sempre nutrito un interesse particolare per l’ambito grafico ed editoriale.

(Comunicato stampa allegato)

 

 

   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/

EXPOSED Torino Photo Festival: Mettersi a nudo

Dal 9 aprile al 2 giugno prossimo il capoluogo piemontese ospiterà la terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival. Il tema scelto per il 2026 è “Mettersi a nudo”: un invito a guardare dentro di sé e oltre le apparenze, interrogando la relazione tra identità e rappresentazione, corpo e immagine, tra ciò che si mostra e ciò che resta nascosto.

Uno sguardo che attraversa l’intero programma del Festival — con mostre temporanee, incontri, eventi e iniziative diffuse — e che coinvolge artisti e istituzioni nazionali e internazionali, animando sia alcune delle principali sedi culturali torinesi sia diversi spazi distribuiti nell’intero perimetro della città. “Mettersi a nudo” diventa, così, non solo svelamento fisico, ma anche gesto simbolico di autenticità: liberarsi dalle sovrastrutture, mostrarsi per ciò che si è, osservare se stessi e gli altri senza filtri. Una tensione che la fotografia, più di ogni altro linguaggio, sa rendere concreta nella verità di un volto, di un paesaggio, di un corpo, e nella pluralità degli sguardi che li attraversano

Promossa dalla Cabina di Regia della quale fanno parte Città di Torino, Regione Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT in sinergia con Fondazione Arte CRT e Intesa Sanpaolo, e coordinata da Fondazione per la Cultura Torino, la terza edizione di EXPOSED, curata e realizzata da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, intende evidenziare e rafforzare la vocazione di Torino come città della fotografia.

Giunto alla sua terza edizione, il Festival segna un passaggio di fase e definisce con maggiore chiarezza la propria identità, con la direzione artistica di Walter Guadagnini, tra le voci più autorevoli della fotografia contemporanea italiana e internazionale. Non soltanto una piattaforma espositiva, ma un dispositivo curatoriale strutturato, capace di orientare contenuti, linguaggi e relazioni, con un progetto per Torino che unisce qualità curatoriale e partecipazione diffusa, in un dialogo costante tra luoghi, autori e pubblico.

“I giorni che precedono l’inaugurazione di un festival sono sempre quelli più eccitanti – ha dichiarato Walter Guadagnini –  tutto quello che si è immaginato e preparato nei mesi precedenti inizia a diventare realtà, le fotografie salgono sulle pareti, le strutture realizzate per questa occasione danno nuove identità agli spazi e il disegno complessivo comincia a prendere forma, anzi a mettersi a nudo. La terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival è ormai nelle mani del pubblico, la città non solo è invasa dai manifesti e dai banner che pubblicizzano la manifestazione con tutti i suoi luoghi, ma anche dalle fotografie sulle cancellate e sotto i portici, i tuffatori cominciano ad apparire nei luoghi più disparati sui loro enormi billboard 6×3, i primi fotografi cominciano ad arrivare, da lontanissimo e da molto vicino, si misurano le distanze tra le sedi del ‘miglio della fotografia’: un ultimo sguardo al meteo, e che la festa abbia inizio”.

Il programma della terza edizione di EXPOSED propone 18 mostre temporanee indoor e outdoor, insieme a incontri, letture portfolio, proiezioni e altri eventi, realizzati grazie al coinvolgimento delle principali istituzioni torinesi, delle realtà indipendenti e dei protagonisti della scena artistica cittadina, a partire da quattro giorni di inaugurazione (dal 9 al 12 aprile) e attraverso un calendario diffuso che offre una vera e propria immersione nella fotografia di ieri e di oggi.

Il programma delle mostre indoor si articola in un percorso diffuso che attraversa alcune tra le principali istituzioni culturali della città, in quello che si può definire come un vero e proprio “miglio della fotografia”, all’interno del quale sarà possibile passeggiare incontrando la fotografia nelle sue più differenti forme. Il percorso costruisce una trama espositiva capace di mettere in relazione autori affermati e pratiche contemporanee, sguardi storicizzati e ricerche emergenti. Un insieme eterogeneo ma coerente, in cui ogni progetto contribuisce a declinare il tema “Mettersi a nudo” attraverso linguaggi, contesti e prospettive differenti, muovendosi tra dimensione intima e rappresentazione pubblica, tra memoria e costruzione dell’identità. Un percorso che trova la sua dimensione unitaria anche grazie alle soluzioni grafiche e di allestimento pensate – sia per gli interni sia per gli esterni – dallo studio BRH+ di Torino, che ha lavorato in stretta sinergia con la direzione di EXPOSED, ottenendo un risultato che unisce una grande eleganza formale a un’altrettanta fondamentale capacità di comunicazione, all’insegna dell’essenzialità.

Il “miglio della fotografia” può iniziare idealmente da CAMERA Torino e dalla sua Project Room, dove viene presentata la mostra di Toni Thorimbert. Donne in vista, a cura di Walter Guadagnini. Il progetto, nato da un’idea di Luca Beatrice, si presenta come un omaggio di Thorimbert e Guadagnini all’amico prematuramente scomparso. Una selezione di oltre sessanta fotografie, dedicate alla figura femminile e realizzate dal fotografo italo-svizzero in oltre trent’anni di carriera, ritraggono sia figure note sia donne comuni, spaziando tra ritratti ufficiali, scatti privati e fotografie di moda. Come suggerisce il titolo, la mostra mette al centro il volto e il corpo femminile, esaltandone la presenza e l’identità. Due immagini simboliche – quella della madre e quella della figlia del fotografo – sintetizzano il senso del progetto: raccontare la propria vita attraverso la ricerca della bellezza. La mostra continua con uno spin-off nelle sale dell’NH Collection Piazza Carlina con una selezione di una decina di immagini che ruotano attorno alla fotografia “Real Show” del 2006, già molto significativa ai suoi tempi e che oggi appare, se possibile, ancora più struggente e attuale.

Nella Cripta di San Michele Arcangelo, Yorgos Lanthimos. Photographs – a cura di Giangavino Pazzola – presenta l’ampia produzione fotografica del regista greco, rivelando un aspetto meno noto del suo lavoro, caratterizzato da uno sguardo perturbante e concettuale che sottolinea la continuità tra fotografia e cinema. Le opere in mostra nascono dall’atmosfera creativa che ruota attorno a due celebri pellicole recenti, “Poor Things” (2023) e “Kinds of Kindness” (2024), e intrecciano immagini provenienti dalle scene dei film con scatti autonomi, esplorando la dimensione dell’isolamento nelle relazioni contemporanee, del corpo e dello spazio come teatro psicologico. La mostra è realizzata in collaborazione con Città di Torino – Dipartimento Cultura, Grandi Eventi e Promozione Turistica.

Il Museo Regionale di Scienze Naturali, in collaborazione con la Regione Piemonte, ospita Bernard Plossu. Dopo l’estate, a cura di Walter Guadagnini. Le opere esposte sono state realizzate da Plossu tra gli anni Ottanta e gli anni Dieci del Duemila, nelle piccole isole italiane. In oltre trent’anni di viaggi, l’autore trasforma scene ordinarie in visioni intense e sospese nel tempo. Muovendosi tra luoghi come Stromboli e l’Isola d’Elba, Plossu ricerca un dialogo profondo tra uomo e natura. Il suo sguardo, colto e innamorato dell’Italia, unisce letteratura e sensibilità pittorica: ne deriva una fotografia essenziale e poetica, intesa come esperienza di libertà e conoscenza interiore.

Il Circolo del Design accoglie Dean Chalkley. Back in Ibiza e altre storie, a cura di Walter Guadagnini. La mostra riunisce tre serie del fotografo inglese, attivo dagli anni Novanta soprattutto in ambito musicale. La prima è dedicata alla scena britannica tra gli anni Novanta e oggi, con ritratti di icone come Amy Winehouse, Oasis e The White Stripes. Never Turn Back è invece un reportage intimo sul viaggio di un gruppo di ragazzi lungo le coste di Norfolk. A completare il percorso, “Back in Ibiza”, realizzato tra la fine del Novecento e l’inizio del Duemila, racconta dall’interno l’euforia e l’eccesso dell’isola, offrendo una testimonianza diretta e non nostalgica di quell’epoca.

Al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Viva le donne! Il femminismo nelle fotografie di Paola Agosti, a cura di Giangavino Pazzola, celebra uno dei più importanti sguardi sulla nascita del movimento femminista italiano, con un focus su quello romano degli anni Settanta. Attraverso una selezione di ottanta immagini vintage realizzate in bianco e nero da Paola Agosti e materiali d’archivio, l’esposizione restituisce la forza e la radicalità di una stagione di partecipazione collettiva che ha trasformato la società italiana. I cortei e gli spazi identitari diventano teatro di lotte pubbliche e intime, mentre i ritratti catturano gesti e creatività delle donne impegnate per diritti fondamentali, offrendo un racconto vivo in dialogo con le nuove generazioni.

Ai limiti estremi del “miglio della fotografia” si trovano infine due luoghi particolari, le cui mostre riassumono idealmente la volontà di EXPOSED di prendere in considerazione e mostrare la fotografia dalle sue origini sino ai giorni nostri, in un viaggio ideale tra il tempo e lo spazio. Dapprima si giunge alle Gallerie d’Italia – Torino, museo di Intesa Sanpaolo, dove si può visitare, dal 10 aprile al 6 settembre 2026, la mostra Diana Markosian. Replaced, a cura di Brandei Estes. Il progetto, presentato in anteprima assoluta proprio in occasione di EXPOSED, è dedicato alla memoria di un grande amore e al sentimento della “sostituzione”. Attraverso un’esposizione fotografica che combina rievocazione sceneggiata e autofinzione e un film, adattato per la sala immersiva del museo, l’artista – una delle giovani protagoniste della scena fotografica contemporanea internazionale –ricostruisce le dinamiche delle relazioni, interrogando la fragilità del mito romantico e il disorientamento che segue alla loro fine.

Infine, all’Archivio di Stato di Torino, sezione Corte, trovano sede due mostre. Messi a nudo. Auguste Belloc, Wilhelm von Gloeden, Carlo Mollino, a cura di Barbara Bergaglio – realizzata in collaborazione con Museo Nazionale del Cinema – Torino, FAF Toscana – Fondazione Alinari per la Fotografia, Politecnico di Torino, ARIA, Ufficio Gestione del Patrimonio Storico –esplora l’opera di tre figure chiave della storia della fotografia, analizzando l’evoluzione del nudo da esercizio accademico a indagine introspettiva, spesso ossessiva e perturbante, e mettendo in evidenza il forte contenuto erotico che, pur radicato nelle epoche di produzione, continua a sollecitare la sensibilità contemporanea attraverso il piacere voyeuristico degli autori.

Accanto a questa, Ralph Gibson. Self Exposed, a cura di Giangavino Pazzola, realizzata in collaborazione con Paci contemporary Gallery di Brescia, presenta una selezione di settanta opere che attraversano oltre cinquant’anni di carriera, rendendo omaggio a uno dei grandi maestri della fotografia del XX secolo. Il percorso mette in luce l’evoluzione di un linguaggio visivo caratterizzato da contrasti netti, inquadrature audaci e una tensione costante tra astrazione e realtà.

Chiude il percorso indoor “Metamorphosis”, che riunisce i lavori di sei artisti internazionali selezionati dalla piattaforma europea per la fotografia emergente FUTURES Photography, partner culturale per questo progetto. La mostra collettiva e diffusa indaga il tema della metamorfosi come processo di trasformazione individuale, sociale e ambientale, offrendo uno sguardo plurale sulle tensioni che attraversano il nostro tempo. Le opere di Claudia Amatruda (Foggia, 1995), Máté Bartha (Budapest, 1987), Benedetta Casagrande (Milano, 1993), Anna Orlowska (Opole, 1986), Ada Zielinska (Varsavia, 1989) e Yana Wernicke (Berlino, 1990) saranno esposte negli spazi no profit Mucho Mas!, Witty Books, Almanac, Quartz Studio, Cripta747 e Jest, rafforzando una rete di collaborazione tra realtà indipendenti e nuove generazioni di autori nella fotografia contemporanea. La mostra è stata realizzata con il sostegno della piattaforma fotografica europea FUTURES, cofinanziata dal programma «Europa creativa» dell’Unione Europea. Il tema è stato sviluppato da un team curatoriale dedicato composto da tre organizzazioni membri della piattaforma: Světlana Malina (Fotograf Zone, Praga, Repubblica Ceca), Emese Mucsi (Robert Capa Contemporary Photography Centre, Budapest, Ungheria) e Raphaëlle Stopin (Centre photographique Rouen Normandie, Francia). Il progetto è sostenuto da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia.

Le mostre outdoor estendono il Festival nello spazio urbano, trasformando Torino in una piattaforma espositiva diffusa in cui la fotografia entra in dialogo diretto con l’architettura, i flussi quotidiani e le geografie sociali della città. Interventi eterogenei per scala e linguaggio che, nel loro insieme, ridefiniscono il rapporto tra immagine e spazio pubblico, tra visione e attraversamento. Alcune di queste mostre si trovano all’interno del “miglio della fotografia”, fungendo come una sorta di basso continuo visivo tra una sede e l’altra delle mostre indoor, mentre altre si sviluppano in un’area molto più vasta, fungendo da rimandi costanti e spettacolari al festival, anche nei luoghi più inattesi.

Nella Corte di Palazzo Carignano, grazie alla concessione delle Residenze Reali Sabaude e la collaborazione del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, il 2 aprile ha aperto Torino 4×4.

Fotografie di una nuova era, a cura di François Hébel e Marco Rubiola, un progetto di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e Fondazione Boscolo: un ritratto innovativo e plurale della città, che intreccia arte, comunicazione e impegno sociale. Attraverso lo sguardo di quattro fotografi – Fabio Bucciarelli, Enrico Gili, Deka Mohamed Osman e Marco Rubiola – e il racconto di quattro realtà attive sui temi dell’inclusione e delle fragilità sociali, l’iniziativa ambisce a innescare un cambiamento percettivo e culturale.

Il Portico di Palazzo Carignano, che si affaccia su Piazza Carlo Alberto, ospita due progetti outdoor strettamente collegati tra loro su dieci stendardi bifacciali, due facce della stessa medaglia. Il progetto è realizzato con il sostegno di Residenze Reali Sabaude e la collaborazione con il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. L’invenzione di sé. La Contessa di Castiglione, a cura di Alessandro Bollo e Walter Guadagnini, presenta nove ritratti della Contessa – tratti dal celebre “Album Nigra”, conservato nelle collezioni del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano – che evidenziano come Virginia Oldoini abbia trasformato la fotografia in uno spazio di sperimentazione identitaria.

Attraverso pose e travestimenti, la Contessa di Castiglione ha anticipato alla metà dell’Ottocento pratiche contemporanee di autorappresentazione, attraverso immagini che sorprendentemente ridefiniscono il rapporto tra individuo, immagine e pubblico.

Accanto a questo progetto troviamo “You Can Have it All” (2019 e 2024) di Karla Hiraldo Voleau, co- curata insieme a Walter Guadagnini, con un testo di Camilla Marrese, sempre realizzata con il sostegno di Residenze Reali Sabaude. La mostra nasce dal dialogo tra due momenti distanti cinque anni tra Grecia e Italia: attraverso fotografia, scrittura e azioni rituali, l’artista trasforma l’esperienza del dismorfismo e della frattura personale in un processo di consapevolezza. Il corpo, inizialmente percepito come limite e ossessione, diventa strumento di resistenza e possibilità. Il progetto si configura così come un percorso di guarigione e autodeterminazione, in cui il corpo è chiamato prima di tutto a essere, e non soltanto a essere guardato.

Sotto i portici di Piazza San Carlo, Paolo Ventura presenta Acrobati 2020–2025, un lavoro realizzato appositamente per questa occasione, curato dallo stesso artista con Walter Guadagnini, ispirato all’archivio di una coppia di acrobati italiani attivi negli anni Trenta. Le fotografie originali raccontano numeri di equilibrismo e, al tempo stesso, il delicato equilibrio dell’amore. Le immagini realizzate da Ventura tra pittura e fotografia ritraggono ora gli artisti isolati in una città metafisica e irreale, panorama ormai consueto nella pratica recente dell’artista. L’installazione, realizzata in collaborazione con Città di Torino – Dipartimento Gabinetto del Sindaco, Ufficio Look of The City, trasforma i numeri circensi in una metafora del corpo, della memoria e della fragilità dei legami.

I portici nord di Via Po, da Piazza Castello a via Rossini, ospitano 5.000 lire per un sorriso. Fotografie dal concorso dell’azienda cosmetica Gi. Vi. Emme, 1939–1941, esposizione curata da Barbara Bergaglio, realizzata in collaborazione con Fondo Villani Scarpellini e Città di Torino – Dipartimento Gabinetto del Sindaco, Ufficio Look of The City. I volti di italiani e soprattutto italiane sorridenti che accompagneranno i passanti in via Po provengono dal Fondo Villani Scarpellini e sono state realizzate in occasione del concorso ideato da Dino Villani e Cesare Zavattini come operazione di marketing, che invitava i partecipanti a inviare un ritratto sorridente. Il successo fu immediato, con premi di lusso e una partecipazione diffusa in tutto il Paese. Dopo l’interruzione dovuta alla guerra, il concorso riprese nel 1946 come La bella d’Italia, assumendo poco dopo il nome definitivo di Miss Italia.

Il Museo Nazionale del Cinema presenta sulla cancellata della Mole Antonelliana FUORICAMPO. Il cinema svelato, con venti immagini di grande formato tratte dalle proprie collezioni. Le fotografie mostrano visioni sorprendenti di uomini in peplo vicini a macchine da presa, di personaggi medievali intenti a leggere quotidiani sportivi, di luci e scenografie, rivelando il dispositivo che costruisce la visione cinematografica. Il percorso restituisce il cinema come esperienza viva del Novecento: dal muto di Cabiria ai colossal come Ben-Hur e Cleopatra, fino agli anni Sessanta e Settanta, quando cambiano tecnologie e linguaggi ma resta l’energia dei set.

Grazie alla collaborazione con la Città Metropolitana di Torino, un’altra cancellata, quella del Giardino storico di Palazzo dal Pozzo della Cisterna ospita una mostra, curata da Barbara Bergaglio, dedicata esplicitamente a Torino e alle sue collezioni.

La mostra, dal titolo La città in fotografia – La fotografia in città, presenta infatti una decina di immagini di grande formato tratte da diverse collezioni pubbliche cittadine, a partire dalla storica “Veduta della Gran Madre di Dio” realizzata l’8 ottobre 1839 da Enrico Jest, uno degli incunaboli della fotografia nel nostro paese, per giungere sino ai giorni nostri, intrecciando storia della fotografia, della   città e delle sue collezioni. Cripta747, insieme ad EXPOSED Torino Photo Festival, presenta Mark Leckey, Catabasis al piano – 2 del Parcheggio GTT Valdo Fusi, Torino. A cura di Cripta747 e Caterina Avataneo, il progetto è un lavoro fotografico che esplora il sottosuolo come luogo atemporale di espressione, sperimentazione e immaginario collettivo. La commissione consiste in un intervento site-specific di Mark Leckey che collassa le distinzioni tra ordinario e straordinario nello spazio urbano, restando sospeso tra memoria, sottocultura e fantasia. Il progetto è realizzato con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione CRT; in collaborazione con GTT; promosso da Città di Torino, con il patrocinio di Circoscrizione 1.

Ventisei cimase diffuse nella città ospitano I Tuffatori (6×3), a cura di Walter Guadagnini. Si tratta di una mostra collettiva a cielo aperto che si sviluppa su ventisei billboard urbani, dedicata principalmente a giovani autrici e autori, tra i quali Federica Belli, Silvia Camporesi, Sara Lorusso, Claudio Majorana, Zoe Natale Mannella, Fabio Paleari, Camillo Pasquarelli, Leila Erdman Tabukashvili, con la partecipazione straordinaria di Walter Pfeiffer, il celebre fotografo svizzero protagonista della mostra In Good Company alla Pinacoteca Agnelli, aperta dal 30 aprile durante i giorni di EXPOSED. Il titolo rende omaggio a Il tuffatore di Nino Migliori, il grande maestro della fotografia italiana che si avvia al compimento dei suoi cento anni di vita, e ne riprende il valore simbolico: acqua, corpo e immersione diventano il filo conduttore di un percorso che trasforma le arterie urbane in spazi di immaginazione, dove la nudità si configura come esperienza fisica e gesto simbolico di esposizione.

Mara Martellotta

Quella vita di litigi e amarezze che non vorremmo mai lasciare

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Sugli schermi “È l’ultima battuta?”, per la terza volta Bradley Cooper alla regia

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Ci riprova, e ci riprova benissimo, Bradley Cooper a buttare le sue opere in veste di regista e noi stessi giù dentro il mondo dello spettacolo, sia che lo faccia con una nuova trascrizione di “È nata una stella” (2018) – omaggio all’arte di Lady Gaga -, o con “Maestro” (2023) dedicato alla bacchetta di Leonard Bernstein (camuffato lui dietro un ben gossippato all’epoca naso posticcio) e al suo matrimonio, pieno di tradimenti, con l’attrice Felicia Montealegre, oppure oggi con “È l’ultima battuta?”, il drammatico, tutto sorrisi e lacrime, autentico, sfacciatamente aperto panorama familiare che sta alle spalle e intorno al protagonista. Una bisturizzata crisi di coppia, un legame senza fine che non accenna a finire, con due bambini al seguito, attraversata da una scrittura che affascina, dovuta alle penne dello stesso regista e del protagonista Will Arnett in compagnia di Mark Chappell, a far da collante tra idea e realizzazione il cabarettista inglese John Bishop che Arnett aveva avuto modo di incontrare e di ascoltare nel racconto delle traversie del suo divorzio.

Il matrimonio tra Alex e Tess dopo vent’anni è arrivato al capolinea, lui procede a fatica e lei è decisamente scontenta di quel trantran, crisi di mezza età tout court, forse non hanno più niente da dirsi, vorranno mantenere rapporti d’amicizia nel proposito di non sciupare quelli d’amore e coinvolgimento (paterno) che hanno con i marmocchi, farlo magari in punta di piedi (“dobbiamo lasciarci vero?”, “credo anch’io di sì”), lei a chiedere il divorzio in una serata in cui si è in bagno e ci si lava i denti, lui che sloggia dalla solida bella villa alle porte di New York per trovare rifugio in un più o meno rassicurante appartamentino da scapolo o per incappare nei consigli di genitori più o meno apprensivi a cui affidare i bambini. È per non pagare in una serata vuota l’ingresso in un locale che Alex si esibisce, d’obbligo, per la prima volta in vita sua, è chiaro, in una sorta di assolo comico – ma non staremo, con il passar del tempo, dalle parti di una lunga seduta psicanalitica? – di quelli che vanno sotto il nome di stand-up comedy, una pedana e un microfono, un pubblico di poche persone ma pur sempre un palcoscenico, a raccontare un po’ dei fatti propri più recenti, tra un sorriso e un’ansia. Ma il pubblico lo applaude e lo applaudirà nelle serate successive, perché lui da quella pedana non può più staccarsi. una seconda pelle. Un confessionale non trovato mai. Anche la vita di Tess può cambiare, da quando, forte del suo passato, le è stato proposto di diventare assistente allenatrice della squadra femminile degli States per le prossime Olimpiadi estive. Tra una visita e l’altra, con una scusa o per portare i figli a scuola (Alex è il padre degli anni Duemila che dà la mano al vecchio Ted del Dustin Hoffman di “Kramer contro Kramer”, eravamo nel ’79 come dei tanti altri padri tornati single pronti a dare una mano in quella direzione che negli anni abbiamo visto al cinema), tra un momento di rappacificazione e qualche bisticcio, tra il continuare a frequentare una coppia di amici che soffrono dei loro stessi mali e delle insicurezze quotidiane, la vita prosegue con qualche ripensamento. Mentre una sera, entrando nel locale in compagnia, Tess scopre l’altra faccia di Alex, lì a dipanare il racconto della sua vita.

Ottima scrittura dicevamo, film dove la regia di Cooper appare appartata, mai ingombrante, pronta a lasciare tutto lo spazio possibile alla bravura di una coppia che pare essere vissuta insieme da sempre, Arnett – felicissima scoperta – eccezionale nei tempismi e nel buttar fuori parole, nel proporsi a chiunque gli stia intorno, alla platea come all’amico di sempre che ha il faccione di Cooper stesso (lui viaggia tra i minimi successi e il ripetersi di provini per pellicole di serie B, percorso amaro ma abituale per chi voglia sfondare nella Grande Mela), nei momenti di sconforto come in quelli d’allegria e di risalita; lei, Laura Dern, bravissima, anche se per chi scrive ha qualcosa di fisico che combacia a fatica con il partner in questione. C’è la nevrosi e una certa frenesia di Allen, c’è il cinema di Tom Hanks e Meg Ryan ma toglietegli per carità tutto il dolciastro, qualche punta rabbiosa di Baumbach, c’è un montaggio che corre a mille e incanta, c’è tutta New York e le passeggiate a due la sera, i ristoranti e i localini, la notte e il giorno e i viali alberati, le battute mozzafiato e la metropolitana: un ampio panorama a circondare un senso di vuoto, pronti a scoprire che anche quel vuoto è un angolo non secondario delle nostre storie. C’è il grandissimo Cassavetes. C’è il robusto vivace intrigante cinema americano degli anni Ottanta. È la vita, quella vera, riportata in un taccuino d’appunti che i bambini scoprono e cominciano a leggere e a fare domande, piccole e angosciose: è una vita che si vuol far annegare nella fantasia, ma non sarà mai vero, per cui bisogna farla vivere, questa vita. È la vita, quella vera, seguita passo passo, da vicinissimo, con la fotografia dell’abituale Matthew Libatique ma con la macchina da presa nelle mani di Cooper, ben salda sulla sua spalla e portata sul viso e sulla nuca dell’uomo e della donna, ossessivamente.

In un happy end che lascia un po’ l’amarognolo in bocca, c’è una frase dentro la coppia, qualcosa che suona più o meno “va bene, lo voglio, voglio continuare a vivere la mia infelicità ma viverla con te.” Suona difficile a volte allontanarsi, staccarsi completamente da un vissuto che anche i litigi e le amarezze (“mi hai lasciata molti anni da sola in questa relazione”) hanno attraversato, giorno dopo giorno. Purché si rimanga “infelici insieme”, portandoci appresso imperfezioni e ripensamenti, tutti i forse del mondo.

“Ti racconto una storia”, Edoardo Leo ritorna al teatro Colosseo

Ritorna al teatro Colosseo Edoardo Leo, con uno spettacolo che ne restituisce la cifra più riconoscibile, vale a dire la sua capacità di raccontare il presente con leggerezza e profondità, mescolando l’immediatezza dei sentimenti alle parole di grandi autori.

Edoardo Leo, attore, regista e autore amatissimo dal pubblico, negli anni ha costruito un linguaggio personale capace di unire ironia, intelligenza e una forte empatia con chi ascolta. Porta al teatro Colosseo “Ti racconto una storia”, che nasce da oltre vent’anni di appunti, lettere, suggestioni e pensieri raccolti lungo il suo percorso artistico. Si tratta di uno spettacolo vivo e in continua trasformazione, che cambia forma e contenuto a ogni replica, adattandosi allo spazio e all’occasione. All’interno dello spettacolo trovano spazio testi di grandi autori quali Stefano Benni, Italo Calvino, Gabriel Garcia Marquez e Umberto Eco, articoli di giornale, aneddoti personali, scritti di giovani autori contemporanei e testi firmati dallo stesso Leo. A dialogare con le parole, le improvvisazioni musicali dal vivo di Jonis Bascir, che accompagnano e amplificano il racconto.

Lo spettacolo è una produzione di Stefano Francioni Produzioni ed è organizzato da Ventidieci.

Mara Martellotta

Hiroshima Mon Amour, la settimana dei riti live: Marlene Kuntz e Venerus

 

A Torino ci sono luoghi che non si limitano a ospitare concerti: li trasformano in esperienze, li accendono, li restituiscono alla città come piccoli riti contemporanei. Tra questi, lHiroshima Mon Amour resta un epicentro emotivo prima ancora che musicale. Un palco che ha visto passare generazioni, linguaggi, trasformazioni. E che questa settimana torna a vibrare con due appuntamenti che parlano a pubblici diversi ma con la stessa intensità.

Mercoledì 8 aprile e giovedì 9 aprile all’Hiroshima Mon Amour, non sarà semplicemente un concerto. Sarà una sorta di convocazione collettiva, un ritorno alle origini per chi c’era e una scoperta per chi arriva adesso. I Marlene Kuntz portano in scena Il Vile, album culto che ha segnato una linea netta nella musica italiana degli anni ’90. Dopo il successo del tour celebrativo dei trent’anni del loro esordio, la band torna a immergersi in uno dei dischi più ruvidi, viscerali e necessari della propria discografia. Non nostalgia, ma materia viva: suoni che graffiano ancora, parole che non hanno perso peso.Il live si annuncia come un rituale sonoro, una liturgia laica in cui il pubblico diventa parte integrante del racconto. L’Hiroshima, con la sua anima ruvida e autentica, è il luogo perfetto per questo tipo di collisione emotiva. Ore 22.00. Ingresso 32 € (biglietti disponibili su Vivaticket – seconda data già sold out)

Venerdì 10 aprile cambia il respiro, ma non l’intensità. Venerus arriva a Torino con il suo Speriamo – Il Tour 2026, portando sul palco un universo sonoro stratificato, liquido, in continua mutazione. Il concerto, ospitato al Teatro Concordia, si preannuncia come un’esperienza immersiva più che una semplice esibizione: un flusso emotivo che attraversa le canzoni dell’ultimo album Speriamo e i brani che hanno definito il suo percorso artistico.Sul palco, le tracce si dilatano, si trasformano, respirano. Non esistono versioni definitive, ma continue riscritture. E quel “speriamo” che dà il titolo al tour diventa quasi un codice condiviso con il pubblico: fragile, necessario, profondamente contemporaneo. Ore 21.00. Ingresso 32 €.

Due serate, due linguaggi, due modi diversi di abitare la musica dal vivo. Da una parte la tensione elettrica e carnale dei Marlene Kuntz, dall’altra la dimensione fluida e visionaria di Venerus. Nel mezzo, Torino. E luoghi come l’Hiroshima Mon Amour, che continuano a essere non solo spazi, ma crocevia di storie, suoni e identità.

Valeria Rombolà

K-pop GOLDEN Experience

“We can’t fix it if we never face it”
(massima delle Kpop Demon Hunters)

Dopo palazzetti e teatri di tutto il mondo, il fenomeno K-pop arriva per la prima volta live a
Torino, con fruizione gratuita del pubblico, ad Area12 Shopping Center.

Sabato 11 aprile – ore 16
Area12 Shopping Center
Strada Altessano 141 – Torino

K-Pop Golden Experience è lo spettacolo tributo, liberamente ispirato al film d’animazione di
Sony Pictures Animation per Netflix del 2025 “K-Pop Demon Hunters”.
Prende il suo nome da “Golden”, la canzone più famosa inclusa nella pellicola.

Lo show, della durata di un’ora, avrà inizio alle ore 16 e verrà realizzato nella parte esterna
dello Shopping Center, all’ingresso ove è presente l’installazione artistica raffigurante la
maglietta da calcio con il numero 12.

Protagoniste tre talentuose e poliedriche perfomers, a rappresentare le idol K-pop, Rumi, Mira
e Zoe, alias le Huntrix. Come nel film, Rumi è la più esperta e leader del gruppo, Mira è la
ballerina d’eccellenza un po’ ribelle e Zoey è la rapper. Tutte vestite in stile cosplayers con gli
abiti della pellicola.

Le tre ragazze canteranno, balleranno e reciteranno in uno spettacolo che saprà
emozionare non solo i più piccoli, ma tutti gli appassionati del genere.

Prima dell’inizio dell’esibizione, verranno regalati ai più piccoli, come gadgets a tema, dei
bastoncini luminosi che serviranno a creare lo scenario perfetto per accompagnare lo
spettacolo. Al termine, le “Huntrix” incontreranno i fans in uno speciale meet&greet per
scattare una foto ricordo. Il pubblico presente sarà anche coinvolto in un piccolo contest dove
verrà testata la conoscenza del film “K-Pop Demon Hunters”. A chi risponderà correttamente
alle domande, in regalo dei coloratissimi stickers.

Gaetano Maugeri, neo Direttore di Area12 Shopping Center, racconta la decisione di ospitare
questo format: “Siamo sempre attenti ai fenomeni del momento e alle animazioni che possano
appassionare il nostro pubblico, con un particolare occhio di riguardo ai bambini. Perché poter
far abbracciare ai più piccoli i loro idoli è sempre un’emozione impagabile, per noi e anche per
i genitori che, fruendo gratuitamente dell’evento, riescono ad accontentare i propri figli senza
dover rinunciare ad altro. In particolare abbiamo scelto di proporre K-Pop Golden Experience
perché i messaggi che permeano il film di animazione, così come questo tributo, sono
estremamente educativi. Raccontare ai bambini che affrontare insieme i problemi consente di
risolverli e di sconfiggere i propri “demoni”, è un messaggio non solo eccezionale, ma quanto
mai attuale, per combattere nuove piaghe come il bullismo e la non inclusività. Questo è il
primo di una serie di eventi che uniranno la parte ludica di entertainment a un sottotesto
sociale”.

 

Nel Principato di Lucedio tra risaie e cripte segrete

Una cripta maledetta con forze demoniache al suo interno, una colonna di marmo che “piange”, un pavimento che emette suoni e strane vibrazioni e ancora rituali oscuri dei monaci, peraltro mai confermati storicamente. Lucedio è conosciuto anche per questo, come uno dei luoghi più “infestati” d’Italia. Passaggi sotterranei, salme mummificate, abati seduti su troni disposti a cerchio e perfino fiumi sotterranei. Varcando i poderosi cancelli del Principato di Lucedio, (come c’è scritto sul portale d’ingresso della tenuta), antico monastero cistercense del XII secolo, a pochi chilometri da Trino Vercellese, il pensiero vola alle tante leggende che avvolgono questo luogo che tra aprile e maggio galleggia sulle risaie formando “un mare a quadretti”. Lo stesso nome Lucedio è intrigante, può significare “luce di Dio” o “Dio di luce”, in una parola Lucifero e proprio da qui nasce l’associazione dell’abbazia con il diavolo stesso. Leggende, solo leggende oscure che tuttavia non guastano e anzi affascinano visitatori e lettori.

 

Molti di questi racconti sono nati secoli dopo la nascita dell’abbazia nel 1123 e hanno reso il posto molto famoso. In effetti, entrando nei giardini, nel refettorio dei monaci e nell’aula capitolare si respira un’atmosfera medievale che rimanda alle numerose storie che aleggiano intorno a quella che oggi è una grande e moderna azienda agricola che ha conservato gli ambienti medievali e il suo fascino antico è rimasto intatto. Lucedio è la culla del riso italiano e da questi luoghi si sviluppa il territorio delle Grange, una serie di aziende agricole che si intervallavano su un vasto comprensorio agricolo. Grazie ai monaci nacquero le risaie della pianura vercellese ed entrarono in funzione sistemi idraulici ancora oggi utilizzati. Dell’abbazia dei cistercensi, ampliata nei secoli, si sono conservate importanti strutture architettoniche, dal campanile a pianta ottagonale in stile gotico lombardo al chiostro, dalla sala capitolare del Duecento con capitelli altomedievali alla Sala dei Conversi con volte a vela che poggiano su basse colonne. Fondata dai monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna (quelli della Regola di San Benedetto, “ora et labora”, una vita semplice e rigorosa basata sulla preghiera e sul lavoro nei campi) l’abbazia sorse in un’area paludosa di proprietà del marchese Ranieri I del Monferrato (1075-1137). L’Abbazia resta per secoli sotto il controllo dell’Ordine cistercense e poi diventa motivo di scontro tra varie casate dinastiche.

Dai Gonzaga passa ai Savoia e poi diviene proprietà di Napoleone all’inizio dell’Ottocento. Successivamente passò al marchese Giovanni Gozani di San Giorgio, antenato dell’attuale proprietaria, la contessa Rosetta Clara Cavalli d’Olivola Salvadori di Wiesenhoff che conduce l’azienda agricola che produce riso di altissima qualità. Si racconta che nei sotterranei dell’abbazia si trovino cripte segrete dove sarebbero seduti i corpi mummificati degli abati posti a guardia di presenze demoniache. Non manca una “colonna che piange”. Nella sala Capitolare si trova infatti un pilastro che sembra trasudare acqua. Secondo la tradizione “piangerebbe” per le torture e i riti oscuri avvenuti in abbazia ma la spiegazione scientifica è che la pietra porosa assorba e rilasci l’umidità dal terreno. A poca distanza dal complesso c’è una piccola chiesetta sconsacrata, la Madonna delle Vigne che custodisce il cosiddetto “Spartito del Diavolo” che, se viene suonato in un certo modo, libererebbe il demone che aveva già sottomesso i monaci. La chiesa, tra l’altro, è stata più volte razziata ed è forse meta di raduni di sette sataniche ma ora giace abbandonata. Il Principato di Lucedio è visitabile al pubblico secondo il calendario segnalato sul sito online “Visita Lucedio”.

Info@principatodilucedio.it, Trino Vercellese

Filippo Re