Giovedì 4 e venerdì 5 giugno, vede protagonista il giovane talento del pianismo internazionale come solista
L’ultimo concerto della stagione 2025-2026 dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, in programma giovedì 4 giugno alle 20.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, in diretta su Radio 3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura, è completamente dedicato all’arte di Johannes Brahms. Il concerto sarà replicato venerdì 5 giugno alle ore 20. Protagonisti il direttore d’orchestra Karl-Heinz Steffens e il pianista Lukas Sternath, che sostituiscono rispettivamente Fabio Luisi e Beatrice Rana, impossibilitati a partecipare. In programma il Concerto n.2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op.83 e la Sinfonia n.2 in re maggiore op.73
“Sto terminando – affermava lo stesso Brahms – un piccolo concerto per pianoforte con un piccolo Scherzo assai grazioso. Il si bemolle è un’ottima tonalità che però temo ti aver utilizzato troppo spesso”.
È lo stesso compositore a scherzare sulle proporzioni dilatate del Concerto n.2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra, composto ed eseguito dallo stesso autore a Budapest nel 1881. Riconosciuto per la complessità della scrittura pianistica e l’assenza di ogni tratto virtuosistico fine a se stesso, si distingue da giovanile Concerto n.1 in re minore op.15 per i toni più dolci e meno conflittuali. Ad affrontarlo con l’Orchestra Rai è il giovane pianista Lukas Sternath. Classe 2001 e cresciuto tra le file dei leggendari Piccoli Cantori di Vienna, si è poi formato con maestri del calibro di Igor Levit, Paul Lewis e Sir András Schiff. La sua ascesa nazionale è culminata nel 2022 con la vittoria nel 71esimo concorso ARD di Monaco, dove ha ottenuto il primo premio e sette premi speciali.
Nella seconda parte della serata è in programma la Sinfonia n.2 in re maggiore op.73, sempre di Brahms. Scritta quasi di getto nell’estate del 1887 tra le montagne della Carinzia, la pagina si distingue per il suo carattere intimo, sereno e bucolico. L’opera fu eseguita per la prima volta a Vienna nello stesso anno dei Wiener Philharmoniker, diretti da Hans Richter, ottenendo immediato successo. Nonostante un iniziale insuccesso, la Sinfonia si impose subito per la sua trasparenza orchestrale e la sua luminosità. Sul podio è protagonista Karl-Heinz Steffens, arrivato alla sua stessa stagione come direttore principale e consulente artistico della Nrrköping Symphony Orchestra, riconosciuto sia nel repertorio sinfonico sia in quello operistico.
Biglietti da 9 a 30 euro, il vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino – biglietteria.osn@rai.it – 011 8104653
Mara Martellotta





In tal senso, é da leggersi la pittura di fragile realismo, pur nella tecnica di perfetta definizione, di Riccardo Albiero. Figura ascetica, le braccia lungo i fianchi, una postura composta in silente, intima preghiera nel suo fisso osservarci quali amichevoli presenze cui chiedere gesti di comune devota condivisione, quella del giovane (autoritratto?) dallo sguardo profondo e penetrante di “The Silent Choir”. Alle sue spalle un “telo sospeso” (quasi sipario teatrale) in cui vediamo muoversi “ombre di colombe in volo” (simbolo eterno di pace cristiana e riconciliazione divina), riflesse in un gioco di smosso chiaro-scuro nell’ampia camicia chiusa ai polsi, fiori appena accennati nella delicatezza di morbide cromie e un “cardo” disegnato in basso a sinistra. Il volto del giovane “non descrive un’ identità definita–sottolinea Irene Finiguerra – ma una presenza interiore, come una figura che affiora come memoria dell’anima, come tracce di un mistero che non si lascia afferrare ma solo intuire”. E mistero, realtà simbolica è ancora il “cardo” che si ripete da “The Silent Choir” al più piccolo “Sorrowful Charm”, dove appare tenuto in mano forse dallo stesso giovane del precedente dipinto. Anche qui, non semplice grafica ornamentale di una comune “pianta” erbacea, ma, in ambito religioso, elevato simbolo associato al dolore, alla corona di spine e alla passione del Cristo, del Cristo che si fa uomo e assume su di sé la maledizione della Genesi per redimere l’umanità. Ancora Irene Finiguerra:“Queste opere parlano a chi crede, ma anche a chi è in ricerca. A chi riconosce nel tempo pasquale un mistero di fede e a chi, semplicemente, attraversa la Cattedrale in cerca di silenzio. Non chiedono appartenenza, ma disponibilità all’ascolto. In un tempo spesso segnato dal rumore e dalla fretta, invitano a sostare senza difese, a lasciarsi toccare da una luce che non impone risposte ma apre domande. Fino a giugno, nel tempo disteso che segue la Pasqua e conduce verso la pienezza della luce estiva, queste immagini continuano a parlare di vita che rinasce e di presenza che si fa discreta. Non proclamano, non spiegano: accompagnano. Sono come preghiere mute affidate alla pittura, offerte silenziose che chiedono soltanto di essere accolte”.
