CULTURA E SPETTACOLI

Tommy Emmanuel torna in Italia all’Alfieri di Torino

Lunedì 2 febbraio alle ore 21, al teatro Alfieri, torna in  Italia, dopo tre anni di assenza, Tommy Emmanuel, considerato uno dei chitarristi acustici più grandi di tutti i tempi  per la sua straordinaria tecnica fingerstyle, la capacità di fondere melodia, accompagnamento e percussioni in un solo strumento e per l’intensità emotiva della sua performance. Farà tappa a Torino con lo spettacolo “Living in the Light Tour”. Special guest Alberto Lombardi.
Emmanuel proporrà i suoi brani più amati, insieme alle nuove composizioni del suo ultimo album , che dà il nome al tour, confermando la sua capacità di attraversare con naturalezza country, jazz, blues, folk e suggestioni classiche, dando vita a performance sempre diverse e profondamente personali.
“Ogni concerto – spiega Tommy Emmanuel – rappresenta una nuova occasione per connettermi con il pubblico e raccontare storie attraverso la musica”. “ Living in the Light” è  l’album più audace, registrato e mixato in soli quattro giorni con il produttore Vance Powell, che irradia un’energia cruda ed elettrizzante.

Tommy Emmanuel  a soli sei anni era già in tournée in Australia con una band di famiglia, a trent’anni calcava i palchi degli stadio come chitarrista solista rock, a 44 anni è  diventato uno dei soli cinque chitarristi al mondo  a ricevere il titolo Certified Guitar Player (CGP) dal suo idolo, la leggenda della musica Chet Atkins. Influenzato dal fingerstyle di questi e di Merle Travis, ha sviluppato uno stile di chitarra solista unico, capace di racchiudere l’estensione sonora di un’intera band; batteria, basso, accompagnamento ritmico, chitarra solista e melodia vocale convivono simultaneamente in una sola performance. Mentre molti artisti portano in tour una band, Tommy Emmanuel costituisce da solo un universo sonoro completo, affidandosi esclusivamente alla sua tecnica ed espressività, senza sovraincisioni o loop.

Lunedì 2 febbraio ore 21

Teatro Alfieri

Piazza Solferino 4

Biglietti su Ticketone

www.associazioneradar.it

Mara Martellotta

Lady Macbeth – God save the Queen 

Teatro Superga, Nichelino (TO)

Sabato 24 gennaio, ore 21

Il monologo di Debora Benincasa, tra potere e ribellione

 

Il monologo Lady Macbeth – God save the Queen, scritto e interpretato da Debora Benincasa con la regia e ricerca sui movimenti scenici di Simona Ceccobelli, è una riscrittura dell’opera shakespeariana che, pur giocando con il personaggio e con uno stile grottesco, mantiene intatta la potenza della tragedia. Il punto di vista è unicamente quello della Lady, crudele e annoiata, che guarda il mondo con sofferente distacco. La forza del monologo è il dialogo tra classico e contemporaneo, tra l’adesione al testo e il suo tradimento, inserimenti pop e immagini poetiche. Lady Macbeth mette in discussione la nostra moralità e rivela, immergendosi sempre più al suo interno, l’estrema ferocia del potere, guarda costantemente negli occhi mostrando il peggio del mondo (e di noi).

Il testo è stato finalista al Premio InediTo – Colline Torinesi nella sezione drammaturgia, ed è nato anche grazie al sostegno del festival Montagne Racconta.

Debora Benincasa, laureata al DAMS di Bologna e presidente di Anomalia Teatro, è attrice e drammaturga. Debutta nel 2016 con Antigone – monologo per donna sola, vincitore del Premio Mauro Rostagno per la drammaturgia, rappresentato in tutta Italia e a New York. Il testo è pubblicato da Suigeneris, insieme ai suoi altri monologhi Theo – storia del cane che guardava le stelle e Lady Macbeth – God save the Queen. Nel 2019, con Era meglio nascere topi in scena insieme a Marco Gottardello vince il Premio Miglior Spettacolo e il Premio del Pubblico al Crash Test Teatro Festival.

Anomalia Teatro è una compagnia nata a Torino nel 2016, molto attiva e seguita per gli spettacoli a sfondo politico e sociale. Cura tutti gli aspetti creativi, produttivi e distributivi degli spettacoli e dei suoi disubbidienti protagonisti: Antigone – monologo di una donna sola; Icaro; Theo – Storia del cane che guardava le stelle; Tekkendrama – come farsi amici i mostri. La compagnia opera presso il Laboratorio MalaErba uno spazio culturale creativo e di condivisione, aperto a corsi, laboratori, residenze artistiche e spettacoli teatrali.

Info

Teatro Superga, via Superga 44, Nichelino (TO)

Sabato 24 gennaio 2026, ore 21

Lady Macbeth – God save the Queen

Di e con Debora Benincasa

Co-regia e ricerca movimenti Simona Ceccobelli

Scenografia Adele Gamba

Costumi Simona Randazzo

Suono e voci Martino Scaglia e Flavia Chiacchella

Lighting designer Andrea Gagliotta

Con il sostegno di Montagne Racconta e del drammaturgo Francesco Niccolini

Biglietti: 15 euro

www.teatrosuperga.it biglietteria@teatrosuperga.it

IG + FB: teatrosuperga

Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19

Ritorna “Parole in collina”

La quarta edizione del “Premo di Narrativa” firmato dalla torinese “Neos Edizioni” sarà presentata nella “Biblioteca Astense Giorgio Faletti”

Lunedì 26 gennaio, ore 17,30

Asti

Dopo “Monferrato, paesaggio vivo”“Monferrato, terra di borghi e di città” e “Gente di Monferrato”, è oggi tempo di “Monferrato, dove la fede si fa paesaggio”. Su questo tema si svolgerà la quarta edizione del Premio letterario “Parole in collina”, promosso, come sempre, dalla torinese Casa Editrice “Neos Edizioni”.

Paesaggio collinare dai mille volti e di infinita delicata bellezza, quello delle province di Asti e di Alessandria, non è solo realtà di poggi, vigne, boschi e borghi o città ricche di presenze umane e architettoniche che sono lasciti di antiche Storie e del trascorrere millenario dei tempi, ma anche luogo di profonda devozione in cui fede, arte e paesaggio s’intrecciano sotto forma di chiese, pievi, cappelle, monasteri, santuari, sinagoghe e templi, quali “simboli del mondo invisibile ed importante della spiritualità di questa terra”. Di qui l’idea del nuovo tema, i “luoghi di devozione” del Monferrato, su cui sono oggi invitati ad ispirarsi gli autori che aderiranno all’invito di “Parole in collina 2026”, la cui quarta edizione, “Monferrato, dove la fede si fa paesaggio”, verrà lanciata lunedì prossimo 26 gennaio (ore 17,30) presso la “Biblioteca Astense Giorgio Faletti” di via Luigi Goltieri 3, ad Asti. Nel corso dell’evento sarà anche  presentata l’Antologia “Gente del Monferrato”, pubblicata da “Neos Edizioni”, che raccoglie i 20 racconti selezionati in occasione della terza edizione del “Premio”, nel 2025. Fra tutte le storie dell’Antologia, saranno in particolare riprese le tre che narrano vicende legate alla “Shoah”, in occasione del “Giorno della Memoria”, celebrato il prossimo martedì 27 gennaio.

Saranno presenti gli Autori e i Fotografi dell’Antologia; i rappresentanti delle Istituzioni di Asti; Roberta Bellesini e Alessia Conti, presidente e direttrice della “Biblioteca Astense”; l’editore Silvia Maria RamassoPatrizia Monzeglio, presidente del “Comitato organizzatore del Premio” ed i rappresentanti degli “Enti patrocinatori”.

Sottolinea l’editrice di “Neos Edizioni”, Silvia Maria Ramasso“Con il lancio di questa quarta edizione, ‘Neos Edizioni’ si conferma pienamente come attore culturale del territorio. Il successo crescente del contest, che dal 2023 ha visto raddoppiare i partecipanti e i momenti di presenza sul territorio, l’alta qualità letteraria delle tre edizioni antologiche precedenti, che hanno annoverato fra gli autori ospitati nomi di indubbia levatura, le storie raccolte che riportano in luce vicende, personaggi e valori cari ai ‘Monferrini’, ci hanno permesso di coinvolgere davvero tante realtà istituzionali e associative della zona. Abbiamo così potuto ampliare questo progetto, nato come ‘Premio di narrativa’, a percorso letterario che si sviluppa in eventi diversi lungo tutto il corso dell’anno e si rivolge dal 2025 anche ai più giovani grazie alla borsa di studio ‘Short & Surprise – Franco Francescato’. Il tema di questa edizione si presta a raccontare sia fatti realmente accaduti che narrazioni di fantasia, ma si propone anche di valorizzare il patrimonio architettonico e artistico che la devozione della sua comunità – di qualsiasi fede si parli – ha saputo costruire nel tempo. Come per le precedenti edizioni i racconti finalisti selezionati dalla Giuria saranno premiati con la pubblicazione in un’Antologia”.

La premiazione avverrà nel mese di settembre a Casale Monferrato. L’opera vincitrice riceverà un Premio Speciale “Città di Casale” di Mille euro e gli autori dei primi cinque racconti classificati riceveranno la “Targa del Premio 2025”.

Ad ottobre si terrà la premiazione dei vincitori della Borsa di Studio “Short & Surprise” e a fine mese, nell’ambito della manifestazione “Racconti in Parole e Musica”, ad Alessandria, verranno premiati, con la targa di “Paese narrato 2025”, il Comune in cui sarà stato ambientato il racconto vincitore della quarta edizione e, con la targa “Biblioteca partner dell’anno 2026” la Biblioteca che più ha collaborato alla promozione del “Premio” fra quelle segnalate dagli Autori nella scheda di iscrizione. Alla Biblioteca premiata sarà anche riservata una dotazione di titoli “Neos Edizioni”.

Per infowww.neosedizioni.it

  1. m.

Nelle foto: Locandina dell’“Antologia” e del “Premio”; Silvia Maria Ramasso

Franco126 dal vivo: Torino abbraccia i suoi “Futuri possibili”

 

ll 23 gennaio 2026 il cantautore romano porta al Teatro Concordia di Venaria il suo nuovo progetto discografico, già certificato disco d’oro.

Franco126 sarà al Concordia di Torino giovedì 23 gennaio 2026, nell’ ambito del tour
invernale nei club che precede le sei date europee di marzo. L’ appuntamento torinese
rappresenta l’unica tappa piemontese del cantautore romano, reduce da un’ estate di sold
out nei principali festival italiani e da quattro date consecutive esaurite nella capitale.
Il tour nei club sostiene Futuri possibili (Bomba Dischi / Universal), terzo album pubblicato il
28 marzo e già certificato disco d’oro.

Il disco rappresenta una sintesi matura tra cantautorato e urban, dove la malinconia urbana si trasforma in linguaggio universale, accessibile e riconoscibile. Prodotto interamente da Golden Years, con WISM su alcuni brani,l’album vede la partecipazione di Coez, Ketama126, Ele A, Giorgio Poi e Fulminacci.Il tour italiano toccherà undici città prima di proseguire oltre confine con sei appuntamentinelle principali capitali europee della musica live: Amsterdam, Bruxelles, Londra, Parigi,Barcellona e Berlino.

Un passaggio significativo per un artista che ha costruito la propria indentità artistica su una poetica intima e universale allo stesso tempo.Franco126 si è affermato come una delle voci più personali del nuovo cantautorato italiano, capace di osservare il presente con distacco e grazia, fotografando il tempo che scorre tra le mani di una generazione sospesa tra sogni e disincanto. Futuri possibili conferma questa cifra stilistica, mescolando dolcezza e disillusione in un equilibrio che non cede né alla retorica né al cinismo.

Il concerto al Concordia di Torino si inserisce in un percorso artistico che dal 2026 vedrà
Franco126 confrontarsi con un pubblico sempre più ampio, portando la propria visione
autoriale anche fuori dai confini nazionali.

Valeria Rombolà

Le note di Nino Rota e Dvořák inaugurano le Domeniche all’Auditorium

Domenica 25 gennaio alle ore 10.30 all’Auditorium Rai Arturo Toscanini si terrà il primo concerto del ciclo di appuntamenti “Le domeniche dell’Auditorium”, incluso nel cartellone della stagione 2025-2026 con i Cameristi dell’OSN della Rai . L’appuntamento che sarà registrato su Radio 3 e trasmesso domenica 1 febbraio prossimo alle 20.30, sarà preceduto da un intervento di esponenti dell’associazione Libera di don Ciotti , parte di un avvicinamento al 21 marzo, che vedrà a Torino svolgersi la manifestazione della giornata nazionale dedicata alla memoria di tutte le vittime innocenti delle mafie.
In apertura l’ensemble proporrà  il Concerto per archi di Nino Rota. Nonostante il suo nome sia legato indissolubilmente ai capolavori di Fellini, Visconti e Coppola, Rota fu un autore dalla vasta produzione musicale non necessariamente legata al cinema.
Questo brano, scritto per i Musici di Roma tra il 1964 e il 1965, ne è un esempio perfetto e cela un’anima ironica e brillante dietro la forma classica.
Seguirà il Gran duo concertante per violino e contrabbasso di Giovanni Bottesini. Celebrato come il ‘Paganini del suo strumento’, il contrabbasso, e stimato da Verdi, che lo scelse per dirigere il debutto di Aida nel 1871, Bottesini esprime in questa partitura la sua arte più compiuta, unendo eleganza e funambolismo tecnico in una sintesi perfetta.
Il concerto si chiude con la Serenata per archi in mi maggiore op. 22 di Antonin Dvořák, scritta nel 1875 in meno di due settimane. Rispecchia un momento di grande fortuna per il compositore; grazie all’ammirazione di figure del calibro di Brahms ed Hanslick, Dvořák ricevette un importante sussidio governativo che lo introdusse presso l’editore Simrock, garantendogli la fama mondiale.

I bIglietti per il concerto sono in vendita online, proposti al prezzo unico di 5 euro, sul sito dell’OSN della RAI presso l’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino, in piazza Rossaro .

Tel 0118104996

www.osn.rai.it

Mara Martellotta

Nella foto il foyer dell’Auditorium Rai

Palcoscenico Danza 2026, “MOSTRI” a teatro

Palcoscenico Danza, dal 25 gennaio al 29 aprile 2026, esplorerà l’ibridazione tra umano, natura e mito con grandi ospiti internazionali e solidi riferimenti del mondo della danza nazionale. Sempre di più, la rassegna si inserisce come parte integrante dell’articolato cartellone di prosa della Fondazione TPE diretta da Andrea De Rosa, ideatore della linea concettuale che accompagna il triennio in corso, dedicato al tema dell’identità, e al modo in cui le persone si trasformano nel corso della loro esistenza. Per questo motivo, a partire da quest’anno, la rassegna di Palcoscenico Danza riporterà il titolo della stagione in corso, “MOSTRI”, proponendo un viaggio coreografico tra figure deformate, divinità mitologiche, creature ibride e icone sacre della cultura mondiale.
Si tratta di una stagione variegata e sorprendente – ha dichiarato il direttore Paolo Mohovich – ricca di creature mostruose, dai vulcani Fuji e Etna alle divinità taiwanesi, dall’uomo cervo cibernetico al mostro sacro Maria Callas. Si tratta di figure che, attraverso la danza, indagano la natura, il sacro, l’umano in modi inediti e perturbanti”.

L’apertura sarà affidata a Roberto Zappalà, con “Brother to brother. Dall’Etna al Fuji”, uno spettacolo potente che mette in dialogo la Sicilia e il Giappone attraverso il ritmo ancestrale dei tamburi Taiko, eseguiti da Munedaiko, e la forza vulcanica di nove danzatori. Il 5 febbraio sarà la volta dell’omaggio alla “divina” Callas: nel centenario della nascita di Maria Callas, la COB Compagnia Opus Ballet presenta “Callas, Callas, Callas”, tre coreografi d’eccezione, Adriano Bolognino, Carlo Massari e Roberto Tedesco, reinterpretano il mito della Callas attraverso sguardi contemporanei e astratti.

Dal 28 febbraio all’1 marzo sarà la volta dei miti internazionali e Taiwan. L’eccellenza internazionale arriverà con la Hung Dance di Taiwan in “Glanced Crack”. Il coreografo Lai Hung Chung esplora la resilienza attraverso il mito di Nuwa, Giovanni Insaudo indaga con “Mitici” il rapporto cupo e alieno tra umani e dei. Il 24 marzo e 29 aprile andranno in scena le biografie sceniche e ibridazioni. La stagione prosegue con Emanuela Tagliavia e il suo “Short cur”, una costellazione di frammenti d’arte che spaziano da Burri a Dalì.
Il 31 marzo e 1 aprile andrà in scena “Aurunca”, riflessione di Elías Aguirre sulla morte e sui non luoghi, trasformando il corpo in un ecosistema tra insetti e visioni urbane. La chiusura è affidata ai giovani talenti di Echo Dance Project, con Made4you.x, il 23 e 24 aprile, che festeggerà i 10 anni con una creazione di Nacho Duato dal titolo “Liberté”, estratto da “Rassemblement”, creazione del 1990 realizzata per il Cullberg Ballet, oltre alle nuove opere di Paolo Mohovich, Salvatore De Simone e Giovanni Insaudo; il trio guidato da Cristiana Casadio con “Of restless nature” del 28 e 29 aprile, ispirato alle affascinanti donne-insetto della scultrice Germain Richier, e alle architetture di spazi minimi del Collettivo Lattea, in collaborazione con Interplay Link.
Terrà, il 1 aprile, presso la sede di Echo Dance Project, una masterclass l’artista multidisciplinare Elías Aguirre. Si tratta di un evento aperto a danzatori e curiosi, focalizzato sulla natura invisibile e sul movimento degli insetti, integrando danza urbana e teatro gestuale.

Mara Martellotta

Le “Onde” musicali dell’Egizio

Per tutto il 2026, la Galleria dei Re del Museo Egizio di Torino ospiterà ogni mese, una domenica mattina ,dedicata alla musica.  La rassegna “Onde”, ha riscosso molto  successo lo scorso anno. L’iniziativa, che vede  dodici concerti gratuiti, in un luogo molto speciale : il Museo Egizio. L’Orchestra Filarmonica di Torino, il Conservatorio Statale “Giuseppe Verdi” e la Fondazione Merz  consolidano gli appuntamenti con un calendario che abbraccia stili diversi, dal barocco al jazz, fino alla musica contemporanea e agli intrecci tra Oriente e Occidente.
Christian Greco, direttore del Museo Egizio, sottolinea come la rassegna intenda rafforzare il dialogo tra le istituzioni musicali e il patrimonio archeologico: “Questo nuovo sodalizio rappresenta un modello di collaborazione virtuosa, dove la ricerca archeologica e le arti si incontrano per generare esperienze culturali innovative e accessibili gratuitamente alla comunità“. “Onde” conferma la vocazione del Museo Egizio a divenire laboratorio della contemporaneità, in cui la storia millenaria dell’antico Egitto si intreccia con linguaggi artistici attuali, attraverso un programma che unisce musica e arte in un percorso culturale raffinato e aperto a tutti.

Gabriella Daghero

Onde 2026 al Museo Egizio: il programma

Domenica 18 gennaio, ore 11
DALLE CORTI AL TANGO
Ivan Homolskyi, fisarmonica (Conservatorio “G. Verdi”)
Un giovane talento di 14 anni conduce il pubblico tra barocco, virtuosismo e tango, con composizioni di Scarlatti, Vivaldi, Piazzolla e De Sarasate.

Domenica 22 febbraio, ore 11  DIACRONIA
Gianni Gebbia, sax soprano e flauti bansuri; Willy Merz, harmonium indiano (Fondazione Merz)
Dialogo tra Oriente e Occidente con vibrazioni, microtoni e improvvisazioni tra armonie ancestrali e lirismo contemporaneo.

Domenica 15 marzo, ore 11  METAMORFOSI
Matteo Fabi, violoncello (Orchestra Filarmonica di Torino)
Percorso musicale tra epoche e culture diverse, dal barocco al Novecento e contemporaneo, con Koeppen, Sheng, Summer, Henryson e Sollima.

Domenica 19 aprile, ore 11
ORIENTE, OCCIDENTE & ALTRO
Mario Romeo, fisarmonica; Ugo Nastrucci, liuti e Ūd (Fondazione Merz)
Ponte tra culture e tempi diversi, con musiche da Dowland a Piazzolla, passando per influenze arabe, francesi ed egizie.

Domenica 24 maggio, ore 11  PERCUSSIONS TRASFORMER
Rossana Bribò, percussioni (Fondazione Merz)
Concerto per percussioni che attraversa stili e timbri differenti, da Debussy e Bach alla sperimentazione elettronica di Snowden e Akiho.

Domenica 28 giugno, ore 11  TRASPARENZE
Niccolò Susanna, flauto; Federica Mancini, arpa (Orchestra Filarmonica di Torino)
Dialogo tra flauto e arpa tra lirismo e eleganza, con musiche di Ibert, Hilse, Rota e Shankar.

Domenica 19 luglio, ore 11
RIFLESSI D’INCANTO
Elisa Giola, arpa; Giorgia Alice Arneodo, flauto (Conservatorio “G. Verdi”)
Duo flauto e arpa tra danze medievali, lirismo cinematografico e fantasie di Saint-Saëns e Ravel.

Domenica 23 agosto, ore 11
TWO OF A MIND
Dario Caiaffa e Antonello Gravela, sax; Michele Garbolino, contrabbasso; Lorenzo Demarchi, batteria (Conservatorio “G. Verdi”)
Jazz cameristico ispirato a Mulligan, Getz e Desmond, con repertorio di Gershwin, Parker e Morricone.

Domenica 20 settembre, ore 11  FUSIONI
Kymeia Duo: Serena Costenaro, violoncello; Fabio Saccavino, percussioni (Orchestra Filarmonica di Torino)
Dialogo tra violoncello e percussioni tra minimalismo, lirismo e ritmi rituali, con musiche di Vineis, Pärt, Piazzolla e Xenakis.

Domenica 18 ottobre, ore 11
SAX APPEAL
Quartetto di sassofoni del Conservatorio “G. Verdi”
Da Rossini a Bernstein e Morricone, un viaggio attraverso 185 anni di storia dello strumento, tra classici e colonne sonore.

Domenica 15 novembre, ore 11
A SPASSO PER L’EUROPA
Stefania Saglietti, arpa (Fondazione Merz)
Percorso musicale tra Grecia antica e contemporaneo, con autori europei da Limenius a Debussy, Händel e C.P.E. Bach.

Domenica 13 dicembre, ore 11  INVENZIONI
Quartetto Le Châtelier (Orchestra Filarmonica di Torino)
Quartetto d’archi tra barocco, classicismo e lirismo romantico, con composizioni di Händel, Raffaele Totaro e trascrizioni di Schubert.

Gli appuntamenti saranno prenotabili mese per mese sul sito ufficiale.

Quando
Data/e: 18 Gennaio 2026 – 13 Dicembre 2026
Orario: 11:00 – 13:00

Dove
Museo Egizio
Via Accademia delle Scienze, 6 – Torino

Prezzo
Evento gratuito con prenotazione. Posti limitati.

Altre informazioni
museoegizio.it

La Cenerentola di Rossini al Regio: la magia è nella musica

Di Renato Verga

La Cenerentola ossia La bontà in trionfo di Gioachino Rossini, rappresentata per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1817, nasce come una consapevole rilettura razionalistica della fiaba di Perrault. Jacopo Ferretti e Rossini rinunciano agli elementi più vistosamente magici – fata, zucca, topolini e pantofola – per costruire una favola morale di ascendenza illuministica, fondata sulla bontà premiata e sulla satira dei vizi sociali. La matrigna diventa un patrigno, Don Magnifico, la pantofola un braccialetto, e la magia viene trasferita dalla scena alla musica, che con i suoi crescendo, i concertati di precisione quasi meccanica e l’uso virtuosistico della coloratura diventa il vero motore drammaturgico dell’opera. In questo senso La Cenerentola rappresenta uno dei vertici assoluti dell’opera buffa rossiniana, capace di fondere comicità, critica sociale e finezza psicologica.

La produzione presentata al Teatro Regio di Torino, nata nove anni fa per il cortile di Palazzo Pitti, si colloca però su una linea interpretativa opposta. La regia di Manu Lalli reintroduce in modo massiccio proprio quegli elementi fiabeschi che librettista e compositore avevano deliberatamente escluso. Tornano così la zucca e la fata, moltiplicata in un gruppo di nove figure onnipresenti, che affollano palcoscenico e platea fino al lieto fine. Questa scelta, pur legittima, entra in contrasto con la natura dell’opera, trasformando la commedia di caratteri in uno spettacolo dal tono fiabesco-larmoyant e caricando l’azione di gag, movenze e sottolineature continue. L’eccesso di animazione scenica e l’insistenza su una recitazione sopra le righe – particolarmente evidente nelle due sorellastre – finiscono per appesantire la narrazione, generando un horror vacui che lascia poco spazio alla musica. Anche i recitativi, talvolta arricchiti da improvvisazioni, spingono il comico fino al limite, a scapito dell’equilibrio rossiniano.

La scenografia di Roberta Lazzeri, basata su quinte mobili dipinte, risulta invece nel complesso gradevole e funzionale, con un lontano richiamo alla storica Cenerentola di Jean-Pierre Ponnelle. L’aggiunta del fondale raffigurante la Galleria di Diana della Reggia di Venaria costituisce un omaggio efficace alla città ospitante e conferisce maggiore fasto al palazzo di Don Ramiro. Alcune scelte registiche, come la visualizzazione “a vista” dello scambio di ruoli tra principe e servo o l’insistenza sul simbolismo dei libri di Cenerentola, appaiono tuttavia didascaliche e poco fiduciose nella capacità dello spettatore di cogliere da sé i significati.

Se l’impianto visivo divide, la componente musicale emerge come il vero punto di forza dello spettacolo. Antonino Fogliani guida l’Orchestra del Teatro Regio con mano sicura, scegliendo tempi ampi nei momenti lirici e più incalzanti in quelli brillanti, senza mai perdere precisione né equilibrio tra buca e palcoscenico. Il coro maschile, preparato da Piero Monti, risponde con disciplina alle richieste sceniche, mantenendo una buona qualità vocale e un insieme compatto.

Tra gli interpreti spicca il Don Magnifico di Carlo Lepore, esemplare per fraseggio, accenti e scolpitura della parola, autentico fulcro satirico dell’opera. Accanto a lui, Roberto de Candia offre un Dandini gustoso e musicalissimo, formando con Lepore una coppia di grande intelligenza teatrale, protagonista di uno dei momenti più riusciti della serata. Il Don Ramiro di Nico Darmanin si distingue per affidabilità tecnica, con acuti sicuri e buon legato, pur senza particolare brillantezza timbrica. Maharram Huseynov affronta con solida sicurezza l’impegnativa aria di Alidoro, mentre Albina Tonkikh e Martina Myskohlid danno voce efficace alle sorellastre Clorinda e Tisbe, penalizzate però da una caratterizzazione registica eccessivamente caricata.

Molto attesa, infine, Vasilisa Beržanskaia nel ruolo di Angelina: la cantante russa offre una prova elegante e vocalmente raffinata, con un timbro luminoso venato di scuro e agilità precise, seppur prudenti. La sua interpretazione conquista per classe e controllo, più ammirata che realmente commovente. Il pubblico applaude con calore direttore e cast, mentre riserva qualche perplessità alle scelte registiche, confermando come in La Cenerentola la vera magia resti, ancora una volta, affidata soprattutto alla musica.

“Album” alla SOMS di Racconigi

La bolognese Compagnia “Kepler 452” porta in scena lo spettacolo vincitore del bando “Stronger Peripheries”

Venerdì 23 gennaio, ore 21

Racconigi (Cuneo)

Quante volte ci è capitato di sfogliare un album di fotografie? Più o meno lontane nel tempo, più o meno cariche di memorie, piacevoli e spiacevoli, che ti strappano un sorriso o ti impediscono di trattenere una lacrima. Dentro c’è tutta una vita. Dentro ci sono tante vite. “Lavori” conclusi e “lavori” ancora in corso”.

A farcene buon ricordo è “Album”, lo spettacolo teatrale portato in scena, il prossimo venerdì 23 gennaio (ore 21) – nell’ambito della terza edizione della Rassegna “Raccordi” – negli spazi della “SOMS”, antica “Società Operaia di Mutuo Soccorso”, oggi luogo vivo di teatro e altri eventi culturali, sito in via Carlo Costa 23, a Racconigi (Cuneo). Ospite sul palco la Compagnia bolognese, fondata nel 2015 e fresca vincitrice del “Premio UBU” per il miglior spettacolo dell’anno, “Kepler 452”, Compagnia dallo strano nome – preso a prestito da un “esopianeta” simile alla Terra, ma fuori dal nostro “Sistema Solare” e scoperto per l’appunto grazie al “telescopio spaziale Kepler” – per simboleggiare la ricerca di realtà lontane, trasformando storie vere di persone comuni in spettacoli di “teatro civile e politico”.

Vincitore del bando “Stronger Peripheries”“Album” vuole essere un’indagine scenica incentrata sul rapporto tra memoria, malattia di Alzheimer e catastrofi ambientali, creato a partire dall’esperienza vissuta dalla Compagnia durante la drammatica alluvione del maggio 2023 in Emilia Romagna. In scena Nicola Borghesi su testi di Enrico Baraldi, dello stesso Borghesi e di Riccardo Tabilio. Tutti concordi nello spiegare: “Un album di fotografie è una macchina del tempo: ogni immagine custodisce una storia, ogni storia apre una finestra su un altrove, verso noi stessi di ieri, verso i nostri cari, verso i luoghi che abbiamo vissuto. Lo spettacolo esplora il confine tra ricordo e oblio, tra memoria che sfuma e memoria che resiste: quella fisiologica, segnata dal tempo e dalle malattie; quella materiale, travolta da catastrofi come un’alluvione che cancella tracce di vita; quella sociale, che dimentica ciò che siamo stati e ci rende incapaci di immaginare ciò che potremmo diventare”.

Attraverso una “spazialità non frontale”, proiezioni audiovisive e forme teatrali di presa diretta, la compagnia raccoglie storie e immagini da comunità di tutta Italia e Europa, componendo un vero “album scenico” che ci invita a riflettere sulla memoria “come filo invisibile che ci lega al mondo e agli altri”.

Ispirandosi a un fenomeno naturale straordinario – le anguille che percorrono migliaia di chilometri per ritrovarsi e rinascere – lo spettacolo diventa “un viaggio poetico sulle tracce della vita, del tempo e del destino condiviso”.

E anche “Album”, al pari di tutti i “formati teatrali” realizzati da “Kepler 452”, si muove, dunque, nell’ambito del “teatro documentario”, spaziando dal coinvolgimento in scena di “non-professionisti” (o “attori-mondo”, come i “Kepleriani” preferiscono chiamarli), al “reportage”, alla creazione di “percorsi audioguidati” e ad altri dispositivi di emotiva interazione con lo “spazio urbano”.

Un modo singolare e felicemente bizzarro di “giocare sul serio al teatro”, che alla Compagnia bolognese ha portato premi e apprezzabili riconoscimenti. Tra i vari Premi, “Kepler 452” vince il “Premio Rete Critica” nel 2018 per “Il Giardino dei Ciliegi, trent’anni di felicità in comodato d’uso”, in cui il testo di Cechov incontra la storia di uno “sgombero abitativo” realmente accaduto. Nel 2020 vince, per il proprio percorso, il Premio “Gli asini”, attribuito dall’omonima rivista diretta da Goffredo Fofi e nel 2023 il “Premio Speciale Ubu” per il percorso di ricerca nell’ambito della realizzazione de “Il Capitale, un libro che non abbiamo ancora letto”.

g.m.

Nelle foto: immagini da “Album” (Ph. Elisa Vettori)

Il Book Retreat, rigenerarsi con i libri

Una pratica di cura di sé tra silenzi, natura e condivisione

C’è un modo nuovo di avvicinarsi ai libri: rallentare, isolarsi dal rumore quotidiano, dedicare tempo e attenzione alla lettura o alla scrittura in un luogo pensato per nutrire mente e immaginazione. È questo il cuore del book retreat, una formula che sta conquistando lettrici e lettori in tutto il mondo. Si tratta di soggiorni di durata variabile, da un weekend a una settimana, pensati per chi desidera immergersi completamente tra le righe di un libro. A differenza di una semplice vacanza, il book retreat ha come centro l’esperienza letteraria: ore dedicate alla lettura, momenti di silenzio, confronto con altri partecipanti e talvolta incontri con scrittori, editor o formatori. Le prime esperienze di questo tipo nascono nei paesi anglosassoni, soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, sull’onda dei writer’s retreat e dei silent retreat. Nel frattempo l’idea si è diffusa anche in Europa trovando spesso sede in luoghi immersi nella natura: casali di campagna, monasteri riconvertiti, rifugi di montagna e piccoli borghi lontani dal turismo di massa.Ciò che distingue un book retreat è la qualità del tempo che si vive. Le giornate sono scandite da ritmi lenti: lettura individuale, scrittura libera o guidata, passeggiate, pasti condivisi, talvolta meditazione o yoga. La tecnologia è ridotta al minimo, se non addirittura assente, e il silenzio diventa un alleato prezioso. Alcuni ritiri sono tematici, altri puntano sull’esperienza comunitaria, altri ancora sul raccoglimento individuale. Anche in Piemonte si organizzano iniziative che richiamano lo spirito del book retreat. Esempi concreti includono ritiri di lettura e mindfulness nelle risaie vercellesi, combinando lettura, meditazione, natura e condivisione. Sul territorio ci sono inoltre festival letterari e circoli di lettura, come l’Independent Book Tour, che attraversa Torino, Alessandria, Asti e Cuneo, offrendo incontri con autori, presentazioni e momenti di scambio culturale in un’ottica di “bibliodiversita’”. Sebbene i ritiri strutturati di più giorni siano ancora pochi, l’offerta sta crescendo grazie a biblioteche, agriturismi e B&B che propongono esperienze culturali immersive. Organizzare un book retreat è importante perché offre più di un semplice momento di lettura: crea uno spazio di profondità mentale e benessere emotivo, riduce lo stress, migliora la concentrazione e permette di ritrovare calma e piacere nella quotidianità. La lettura diventa una pratica di cura di sé, un modo per riflettere, assorbire nuove idee, ristabilire equilibrio e creare legami con chi condivide la stessa passione. In un mondo che corre, fermarsi a leggere significa fare spazio per pensare, sentire e immaginare.

Il book retreat, dunque, non è solo un evento culturale, ma un’esperienza che rallenta il tempo, rigenera la mente, nutre le emozioni e rinnova la relazione con i libri. Un viaggio interiore che continua ben oltre i giorni del ritiro, trasformando la lettura in un atto di cura.

Maria La Barbera