CULTURA E SPETTACOLI

Fertili Terreni Teatro: “A.L.D.E. non ho mai voluto essere qui”

Per la stagione “Iperspazi” del cartellone condiviso FTT Fertili Terreni Teatro, giovedì 19 febbraio prossimo andrà in scena a San Pietro in Vincoli lo spettacolo “A.L.D.E non ho mai voluto essere qui”, per l’ideazione e la direzione e di Giovanni Onorato, con Giovanni Onorato e Mario Russo. Lo spettacolo è stato selezionato per il progetto “Visionari” 2024-2025. La pièce teatrale è una performance di musica e parole, una pièce dall’ambientazione elementare e spoglia, in cui un attore e un musicista dialogano di fronte a una serie di quaderni sparsi per terra; in bilico in un linguaggio a metà tra teatro di narrazione e performance, i due interpreti si muovono in un contesto da poetry slam con i brani musicali eseguiti live per punteggiare la storia di un’adolescenza o della sua fine.

La forza del progetto risiede in questo particolare approccio, nella volontà di reinterpretare in chiave originale un linguaggio ormai diffuso come il poetry slam, creando una sorta di ibrido intimo e teatrale. Il nucleo narrativo riguarda il rapporto d’amicizia tra un poeta, Arduino, e il narratore che, lungi dal voler organizzare una serata commemorativa in cui si leggono poesie, lentamente costruisce, parola dopo parola, un qualcosa che ha tutto l’aspetto di una vendetta, una relazione a metà fra una affinità elettiva e una maledizione, un rapporto amicale che non può far pensare al Jack Kerouac e Dean Moriarty, ad Arturo Belano e Ulises Lima nei “Detective selvaggi”, o rivolgendo lo sguardo a tempi più recenti alle due protagoniste de “L’amica geniale”.

“È difficile dire quando comincia un progetto – spiega l’ideatore e interprete Giovanni Onorato – tuttavia, se devo stabilire un inizio, direi che questo progetto è nato durante la prima quarantena leggendo Roberto Bolaño e i suoi ‘Detective selvaggi”. Mi colpisce profondamente il mondo in cui nella sua scrittura la poesia diventi un pretesto per parlare di tutt’altro. In quasi 700 pagine di romanzo, in cui si parla quasi esclusivamente di poeti, non compare neanche una poesia, a parte una di Rimbaud, in cui viene raccontato di uno stupro probabilmente subito da lui stesso. Se le cose stanno così, il fatto che Rimbaud avesse mandato il componimento a tutti coloro che gli volevano bene, suonerebbe come una richiesta di aiuto più che di un ‘cosa ne pensate?’, e il fatto che non abbia più parlato al suo maestro, Monsieur Izanbard, dopo la sua risposta in cui lo accusava di essere volgare, racconterebbe una tragica storia di incomprensione. Ecco, con molto cinismo questo è un esempio di come una poesia possa trasformarsi in una narrazione: le poesie si pongono sempre come enigmi, a volte sembra che riguardino solo chi le scrive, ma i temi che vi sono dietro presentano caratteristiche universali. Raccontare, o inventare le storie che vivono dietro agli scritti, apre le porte a una visione labirintica e stratificata della realtà, in cui tutto è vita e rappresentazione della stessa.
Nel frattempo ho conosciuto Lorenzo Minozzi, musicista di ritorno da Los Angeles, e insieme a lui ho cominciato a mettere in musica un’importante mole di poesie, raccolte tra i 18 e i 25 anni. Nello stesso periodo, un amico ci ha chiesto di fare una performance durante una mostra da lui organizzata: io, imbarazzato a leggere dai miei quaderni, ho dichiarato che le poesie erano di un nostro amico morto suicida qualche mese prima, Arduino Luca degli Esposti. Questo ha aperto le porte a una situazione surreale e sorprendente: un requiem dadaista in cui la solennità della commemorazione si dava continuamente il cambio con il sospetto di essere presi in giro (e per alcuni, gioiosi istanti con la semplice contemplazione del racconto, in quella dimensione tra realtà e immaginazione). I due aspetti della ricerca, performance musicale e drammaturgia contemporanea, si erano ricongiunti in questa piccola bugia, trovandovi il loro contenitore ideale”.

Biglietti: intero 13 euro se acquistato online  – 15 euro in cassa la sera dell’evento. Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con Satispay ed entrare gratuitamente per alcuni under 35, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani.

www.fertiliterreniteatro.com

“A.L.D.E. non ho mai voluto essere qui” – San Pietro in Vincoli – 19 febbraio ore 21

Mara Martellotta

“Lo scienziato nel cilindro”, allo “Spazio Kairos”

A Torino, la “Scienza” sale sul palco e i “baby spettatori” diventano “apprendisti scienziati”

Domenica 22 febbraio, ore 16,30

Se in città esiste uno “spazio teatrale” particolarmente attento alle esigenze, alle curiosità e ai gusti dei più piccoli – bimbe e bimbi dai 3 anni in avanti – non c’è dubbio alcuno; questo è proprio lo “Spazio Kairos” (dal greco antico “kairòs”“tempo opportuno” o “tempo buono” in cui è possibile accada qualcosa di veramente piacevole e speciale) sito in via Mottalciata 7, fra i quartieri non facili di “Aurora” e “Barriera di Milano”, gestito dalla Compagnia Teatrale “Onda Larsen” e “recuperato” nel 2022 sui resti di un’ex “fabbrica di ammoniaca” risalente agli inizi del ‘900. Un pezzo di “archeologia industriale” sapientemente trasformato in un “hub culturale e inclusivo”, oggi “Circolo Arci con un teatro dentro”. Bella definizione!

A riprova di quanto detto, ci viene a pennello il prossimo spettacolo in programma per domenica 22 febbraiocon inizio alle 16,30. Orario perfetto per la merenda, prima, e per un “gioco – teatrale”, subito dopo, fatto perfettamente su misura per piccole spettatrici e piccoli spettatori, con tanto di famiglia, ovviamente, a seguito! Provare per credere!

Per domenica prossima, infatti, lo “Spazio Kairos” aprirà i battenti con “uno spettacolo interattivo capace di trasformare i bambini niente meno che in piccoli apprendisti scienziati”. Il titolo? “Lo scienziato nel cilindro”. Titolo che subito la dice lunga: “Tra esperimenti spettacolari, magie scientifiche e giochi sorprendenti, si diventa protagonisti di un’avventura che unisce divertimento e scoperta”. Per la regia di Daniele Ronco, a intrattenere dal palco le famiglie (ma soprattutto bimbe e bimbi) sarà il torinese Andrea Vico, attore, giornalista e divulgatore scientifico free lance da  circa trent’anni. Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia Teatrale “Mulino ad Arte” di Piossasco (Torino) ed è inserito nella “Stagione per famiglie” di “Onda Larsen”alle 16, viene offerta la merenda, a seguire lo spettacolo e al termine l’incontro dei piccoli vis à vis con l’artista.

In scena, lui, un prestigiatore – scienziato (con tanto di barba bianca e cravattino nero) che trascina il pubblico in un “laboratorio da sogno”, dove formule, reazioni e principi scientifici prendono vita con effetti spettacolari e inattesi. Tra esperimenti “esplosivi”, nuvole in bottiglia e razzi ad acqua, grandi e piccoli scopriranno che la scienza può essere emozionante e tenerti con il fiato sospeso, proprio come un fantasioso gioco di prestigio.

“Con un linguaggio semplice e divertente, lo spettacolo – sottolinea Vico – accompagna bambini e famiglie in un’avventura che mescola conoscenza e divertimento, meraviglia e scoperta, lasciando il pubblico con la sensazione che dietro ogni magia ci sia un piccolo grande segreto scientifico tutto da svelare”.

Bravura scenica e competenza da vendere, le doti di Andrea Vico che, come giornalista – divulgatore scientifico “errante” e attore (diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”), scrive per varie testate giornalistiche, tra cui “Tutto Scienze – La Stampa” e “Il Sole 24 Ore”, occupandosi dell’argomento anche per programmi televisivi e radiofonici. Nel 2012, ha pubblicato con “Editoriale Scienza”, il libro “Energia: dal fuoco all’elio. Viaggio nella storia delle fonti fossili e rinnovabili” e nel 2015, con “EDT – Giralangolo”, “L’incredibile viaggio di una buccia di banana”. Andrea Vico è inoltre docente di “Science Communication” presso l’“Ateneo Torinese” ed insegna “Giornalismo Scientifico” al “Master di Giornalismo” di Torino.

Per info: “Spazio Kairos”, via Mottalciata 7, Torino; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

G. m.

NellA foto un momento dello spettacolo

Flowers Festival: l’estate che suonerà alla Certosa

C’è un punto preciso dell’estate torinese in cui la musica smette di essere sottofondo e diventa destinazione. Accade a Collegno, nel cortile della Lavanderia a Vapore, dentro il Parco della Certosa: lì dove, da fine giugno a metà luglio, il Flowers Festival torna a costruire la sua città parallela fatta di palco, luci e attese condivise. Non è solo una rassegna, ma una dichiarazione di identità culturale. Il Flowers è il luogo in cui generazioni diverse si ritrovano sotto lo stesso cielo, tra nostalgie anni ’90 e nuovi linguaggi urbani, tra cantautorato viscerale e rap metropolitano. Un equilibrio che anche quest’anno si annuncia solido, già a partire dai primi nomi ufficializzati.

Si parte il 26 giugno con La Niña e OkGiorgio, un doppio set che promette contaminazioni e sperimentazioni sonore. Il giorno dopo, 27 giugno, arriva l’intensità poetica di Mannarino, artista capace di trasformare ogni concerto in un racconto collettivo.Il 1° luglio è già una data simbolo: Tony Pitony ha registrato il tutto esaurito, segno di un pubblico che cerca energia e leggerezza. E non è finita: il 17 luglio tornerà per una seconda data, questa volta con biglietti ancora disponibili.

Il 3 luglio sarà il momento di Voglio Tornare negli Anni 90, format che trasforma il concerto in una festa generazionale, mentre il 4 luglio saliranno sul palco i Negramaro, una delle band più amate del panorama italiano, capaci di unire potenza sonora e lirismo pop.Il 5 luglio spazio alla parola e alla riflessione con Gio Evan, e il 6 luglio arriva una delle voci più incisive della nuova scena: Madame, già annunciata e attesissima. Il 7 luglio sarà la volta di The Zen Circus, band che ha fatto della dimensione live il proprio habitat naturale. Il 9 luglio l’energia cruda di Gemitaiz porterà al Flowers il linguaggio diretto dell’hip hop romano. Tra gli appuntamenti più attesi, l’11 luglio con Caparezza, già sold out: un concerto che si preannuncia come uno spettacolo totale, tra satira, teatralità e potenza musicale. Il 14 luglio toccherà invece a I Cani, ritorno che sa di culto per una generazione cresciuta tra malinconia urbana e ironia tagliente.

Il cartellone, già ricco, è solo parziale. Altri nomi verranno annunciati nelle prossime settimane, a completare una line-up che conferma la vocazione del Flowers: essere specchio fedele della musica contemporanea italiana, senza paura di mescolare linguaggi e pubblici. La forza del festival, però, non sta soltanto nei nomi. Sta nell’atmosfera. Nel momento in cui le luci si abbassano e il cortile della Lavanderia a Vapore diventa un teatro a cielo aperto. Sta nel pubblico che canta in coro, nei ragazzi seduti sull’erba prima del live, nelle coppie che si ritrovano ogni estate nello stesso punto sotto il palco. In un tempo in cui tutto corre veloce, il Flowers Festival continua a offrire qualcosa di semplice e potentissimo: la possibilità di fermarsi e ascoltare. Torino e la sua area metropolitana lo sanno bene. L’estate, da queste parti, ha un suono preciso. E comincia sempre da qui.

 Valeria Rombolà

Capodanno Cinese, alla Palazzina di Caccia di Stupingi visita speciale 

Domenica 22 febbraio prossimo, alle ore 15.45, in occasione del Capodanno Cinese una visita speciale alla scoperta delle cineserie della Palazzina di Caccia di Stupinigi.
In occasione del Capodanno cinese, la Fondazione Ordine Mauriziano organizza, infatti, una visita speciale alla scoperta di un mondo lontano e delle influenze orientali presenti all’interno della Palazzina di Caccia di Stupinigi.
L’appuntamento dal titolo ‘Evviva l’anno del Cavallo’ di domenica 22 febbraio rappresenta un viaggio verso Oriente,  un’immersione nei racconti dei grandi viaggiatori, attraverso la via della Seta fino alla Cina.

Dai paesaggi ad acquerello delle carte da parati alle stoffe, dall’esotica Sala da Gioco ai bizzarri animali del serraglio, nella Palazzina di Caccia di Stupinigi si possono ripercorrere le influenze e il gusto per le cineserie e l’esotismo diffuso nelle residenze sabaude.

Il fascino dell’Oriente conquista l’Europa a partire dal Seicento con l’arrivo nel Vecchio Continente di merci preziose quali lacche, sete, carte da parati, porcellane che vanno ad abbellire le dimore di re e principi .
In Italia i Savoia, influenzati anche loro dall’esotismo, creano ambienti che riecheggiano luoghi lontani, i Gabinetti cinesi, che hanno una tappezzeria di carta dipinta a tempera, importata dalla Cina meridionale  con scene che si sviluppano dal basso verso l’alto, tratte dalla vita e dai costumi popolari dell’antica Cina.

Info

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi- Nichelino ( TO)

Domenica 22 febbraio 2026, ore 15.45

Evviva l’anno del Cavallo

Prezzo visita guidata 5 euro più biglietto di ingresso ( intero 12 euro, ridotto 8 euro)

Gratuto: minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Torino Musei Torino Piemonte e Royal Card.

Prenotazione obbligatoria entro il veenrdì precedente  allo 0116200601

stupinigi@ biglietteria.ordinemauriziano.it

Mara Martellotta

“Manson” di Fanny & Alexander all’Astra

In scena dal 20 al 22 febbraio prossimo al teatro Astra la pièce teatrale dal titolo “Manson” di Fanny & Alexander, per l’ideazione, la regia, le luci e il progetto di Luigi Noah De Angelis, la drammaturgia e i costumi di Chiara Lagani. Nello spettacolo Andrea Argentieri indossa i panni dell’accusato e, a partire dalle testimonianze video e audio, e dalle numerose interviste che in vita Manson rilasciò, incarna una sorta di ritratto mimetico del suo personaggio facendoci ripercorrere, tramite l’iperbole variegata delle risposte, i meandri della mente labirintica, istrionica, scivolosa e manipolatoria di Charles Manson. È così che si imprimono nella voce e nel corpo dell’attore i ritmi, la gestualità spezzata e gli sguardi mutevoli del personaggio che gli è ora matrice, come se per un attimo ci trovassimo di fronte ad un fantasma, che ci visita nel momento in cui ci accingiamo a formulare un giudizio. La pièce teatrale pone il pubblico nello scomodo ruolo di una sorta di giuria postuma; in un buio compatto e sonoro, immersivo e da incubo, si dipingono all’improvviso frasi secche e ritmate, che conducono a una riesumazione narrativa e sensoriale degli eventi, come se per un attimo ci trovassimo nella famosa villa dell’omicidio, circondati dai passi ghiaiosi degli assassini, oppure prigionieri della loro auto in fuga tra urla e stridore di freni, o ancora circondati dai canti hippy nel famoso ranch, dove la famiglia praticava i suoi riti e, infine, nel tribunale vociante di arringhe dove Manson è stato processato. È soltanto al termine di questa fantomatica ricostruzione, che avviene per suoni e scrittura concreta, che ci si accorge di una presenza reale in sala, una specie di testimone silente che dà le spalle fin da principio alla platea. L’uomo si gira, si avvicina, invita ripetutamente il pubblico a rivolgergli delle domande. È proprio Manson , è qui di fronte a noi, il pubblico pesca da un elenco di trentadue domande che gli sono state consegnate all’ingresso a teatro e poi, singolarmente e volontariamente, rivolge il quesito scelto all’attore, che adesso risponde in inglese, sopratitolato. Poco a poco, quasi inavvertitamente l’incalzare delle domande produce una strana enigmatica trasformazione nella percezione di chi assiste. In ballo c’è davvero solo il giudizio, la condanna alle azioni di questo strano e ambiguo personaggio? Oppure ci siamo anche noi, la nostra stessa repulsione oppure l’indecifrabile attrazione verso questo caso macabro, per le parole depistanti e oblique che stiamo ascoltando? Avremo dunque la capacità, la possibilità di far luce nell’oscuro paesaggio dei significanti, di leggere nel libro nero e illeggibile del significato, delle molte rifrazioni manipolatorie del discorso? Potremo, alla fine, aprire attraverso il muro specchiante della nostra stessa voglia di sapere, del nostro bisogno di vedere, di ottenere un dettaglio e poi ancora un altro e sempre più? Che cosa è che cerchiamo esattamente? Cos’è alla fine che stiamo davvero guardando? Charles Manson nella sua dichiarazione processuale affermava “Non ho niente contro nessuno di voi. Non posso giudicare nessuno di voi. Ma penso che sia il momento buono perché voi tutti cominciate a guardarvi, e giudichiate le bugie nelle quali vivete. Voi non siete voi, siete solo dei riflessi di tutto ciò che credete di sapere, di tutto quello che vi è stato insegnato”. Teatro Astra Via Rosolino Pilo 6 fondazionetpe.it Mara Martellotta

Massimiliano Gissi o il trionfo della fantasia

Alla Galleria Malinpensa, sino al 28 febbraio, la mostra “Prospettive luminose”

C’è una fantasiosa libertà e vivacità, c’è l’esattezza del disegno, il piacere di allineare in una stessa opera i più vari colori sebbene attenti ai loro ravvicinamenti, la dolcezza delle tonalità pacate e tenui, ci sono gli insegnamenti degli antichi maestri Marco D’Aponte e Alex Ognianoff e tutta l’attenzione di una scuola, c’è una facciata che appare nell’immediato e andando in profondo un esatto mondo pittorico tutto da decifrare, tanti mondi letterari e non soltanto che amano svelarsi a chi guarda, ci sono le tante letture di un’epoca ormai più o meno antica ma sempre pronta a riscoprirsi, c’è il divertimento sempre al colmo di ragioni e di basi solide di scoprire, segni che sono firme, particolari gioiosi, fortunati materiali di riciclo, c’è l’atmosfera del teatro e dell’avventura, dai pupi di Sicilia alle maschere di un mondo goldoniano che l’autore da sempre ha inseguito, ci sono quei “Ghosts” che avvicinano maggiormente a un mondo più nostro. C’è questo e molto altro nelle opere di Massimiliano Gissi, nelle sale della Galleria Malinpensa by La Telaccia di corso Inghilterra 51, sino al 28 febbraio. Oggi cinquantenne, l’artista è passato – c’informano le schede di Monia Malinpensa a cui si deve la curatela della mostra – “dalla grafica computerizzata alla colorazione digitale, all’animazione (presso la Lanterna Magica di Torino) al restauro di belle arti (operando su arredi del Duomo di Torino e della Venaria Reale), sino all’editoria per ragazzi, tra libri e fumetti”. “Visionario” e segnato da autentica originalità, introspettivo al mondo magico e della fiaba, sempre spingendoti alla rivelazione di nuovi messaggi, non facili né tanto meno gratuiti, Gissi ti fa attraversare gli spazi della galleria con parole che dopo poco senti completamente tue, alla scoperta di significati e sensazioni a cui un attimo prima non avevi badato. Acquerelli e tecniche miste da gestire, “espedienti cromatici realizzati sia con acrilici, tempere, gessetti, matite colorate che con finiture scintillanti di glitters e vinavil e oggetti di recupero di varia natura”, ogni mezzo è capace di rendere appieno la compiutezza dell’opera.

È un linguaggio tutto suo proprio quello che Gissi esprime, costruttore di una poetica divenuta immediatamente riconoscibile, che esige una ricerca continua e che oggi sfocia in Prospettive luminose, mostra e luogo dove pare che quel mondo della favola si renda realtà, tangibile e curiosa, “dove ogni colore e forma diventano finestre su mondi inattesi e immaginari”. Colombina e le altre maschere allineano la bellezza dei costumi e sovrapposizioni di materiali, le eterne farfalle che sono il marchio dell’autore e insetti, ciliegie e ricami, stelle e fiori, mentre guardano a un Sandokan la cui ironia raccoglie divertenti animali della giungla, con tanto di “fumetti” pericolosi (un improvviso “roar”), che sembrano guardare al divertimento di Jacovitti. Il Joker produce prodezze su una palla colorata e tra carte che svolazzano (“I’m going slightly mad”, 2021), mentre in “The Sicily’s Theater” i campioni della “Gerusalemme” vestono, all’interno di un sipario rosato, la precisione delle loro multicolori armature, tra elmi e scudi e spade, lasciandosi alle spalle le tende dell’accampamento. Luogo spesso rivisitato, Gissi con grande inventiva, dando spazio alla protagonista o concentrandosi maggiormente ai suoi compagni di viaggio, ci introduce al magico mondo del reverendo Carroll o con ricchezza di particolari ci mostra il divertente “Capitan Nemo” (2025), una macchina futuribile a forma di pesce, labbroni color arancio e tenaglie e luci di direzione e pinne mentre in disparte un granchio antropoformizzato pare il giamaicano Sebastian della “Sirenetta”.

Non soltanto opere su carta e colori riempiono il mondo surreale di Gissi. In piccole vetrine della “Malinpensa” un “Papillon” (2022), scultura polimaterica, raccoglie stoffe ricamate e bottoni rossi, ali argentate, nastri e cordoncini colorati, fili di ferro intrecciati, come un “rock and roll robot” (2023), con tanto d’antenne e lampadine, orologi attaccati sul petto, rivestimenti d’argento e tappi, cuoricini rossi e perle, come il giullare, agghindatissimo, che è diventato “Mister Buffo”, tanto per rivisitare un titolo teatrale. Mondo teatrale che non dimenticate d’osservare con attenzione, prima d’uscire dalla galleria: quei “Saltimbanchi alla corte dei Gonzaga” (2024), vera e propria scenografia, la luna e il castello, le maschere e i pupazzi, la piccola giostra, i pezzi degli scacchi disseminati, le stoffe e l’ordine delle passamanerie e il mappamondo impugnato: tutto è sotto i nostri sguardi, per il vero trionfo della fantasia.

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcune opere di Massimiliano Gissi: “Saltimbanchi alla corte dei Gonzaga”, scultura polimaterica, “The Show Queen”, tecnica polimaterica, “The Comedy of Art”, tecnica polimaterica.

Il direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, si racconta a EnjoyBook 

“Controcorrente per scelta”. Insieme a lui, Vladimir Luxuria

La rassegna culturale “EnjoyBook 2026 – storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica” presenta, giovedì 19 febbraio prossimo, alle 20.15, il nuovo appuntamento “Controcorrente per scelta” al teatro Juvarra di Torino, che ha già ospitato i primi due appuntamenti con l’imprenditore Giuseppe Lavazza e il direttore d’orchestra Beatrice Venezi. In uno spazio aperto di ascolto, racconto e confronto, in cui parola, musica dal vivo e convivialità sono uniti in un format innovativo che esclude qualsiasi rigidezza ideologica e lezione frontale, si racconterà al pubblico Tommaso Cerno, direttore del quotidiano Il Giornale. L’incontro è moderato dall’inviato Mediaset Marco Graziano.
Sul palco, insieme a Cerno, interverrà anche Vladimir Luxuria, per un confronto aperto che promette riflessioni vive su scelte, identità e traiettorie professionali e umane. Si tratterà di un’occasione conoscere meglio i protagonisti in un contesto libero, dove la musica dal vivo sarà capace di creare suggestioni e spunti per narrazioni personali, dalle passioni alle scelte di vita, dalle cadute alle rinascite, nella dimensione più autentica e senza filtri degli ospiti, che si aprono a un confronto umano e intellettuale.

Nel corso della serata, la band accompagnerà il pubblico con musica dal vivo in un viaggio coinvolgente tra le note, con il catering a completa disposizione. Nonostante si sia in un teatro, non si vivrà l’evento come se si fosse “a teatro”: la rassegna è un’occasione di aggregazione e condivisione, e il pubblico è parte integrante del confronto che si tiene sul palco, dialoga e contribuisce a creare l’atmosfera.

I biglietti sono in vendita al costo di 33 euro, di cui 3 devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo. È  inoltre possibile acquistare il carnet a un prezzo ridotto e per i possessori di Rinascente Card usufruire di una promozione.

Info e vendita: https://www.mailticket.it/evento/50973/controcorrente-per-scelta

Mara Martellotta

Flashback Habitat promuove il programma di talk REARVIEWMIRROR

 Su arte, critica e mercato, a cura di Christian Caliandro, da febbraio ad aprile 2026

Flashback Habitat Ecosistema per le Culture Contemporanee presenta il programma di talk REARVIEWMIRROR, arte, critica, mercato, ideato e curato da Christian Caliandro, con la direzione di Ginevra Pucci, Stefania Poddighe e Alessandro Bulgini. La rassegna si propone di delineare in quattro incontri, tra febbraio e aprile, una riflessione collettiva sulle dimensioni dell’arte contemporanea, della critica e del mercato, che sempre più, nel corso degli anni, si intrecciano a vicenda. Il titolo della rassegna è tratto da una canzone dei Pearl Jam, contenuta nell’album “Vs” del 1993. Il brano parla della consapevolezza guadagnata attraverso la distanza temporale e critica rispetto a esperienze ed eventi difficili che, retrospettivamente cominciano ad assumere un senso e a formare un quadro storico. È questo l’obiettivo della serie di incontri orientati a comporre una discussione unica. Le conversazioni sono rivolte sia a un pubblico di specialisti dell’arte (artisti, curatori, critici, galleristi, giornalisti, collezionisti, educatori), sia di appassionati che sono interessati a capire le dinamiche del sistema dell’arte, le ragioni profonde delle sue grandi trasformazioni in corso e gli scenari che si prospettano nel presente e nel futuro prossimo.

La relazione, lo scambio di idee, di conoscenze e punti di vista saranno al centro del dibattito, e faranno emergere la conoscenza e l’esperienza dei singoli ospiti nei rispettivi settori. Il primo appuntamento è programmato per giovedì 19 febbraio, alle ore 19, nel padiglione C del Circolino, e sarà un dialogo tra Roberto Farneti, professore associato di Scienza Politica alla Libera Università di Bolzano, e Claudia Santeroni, di The Blanck Contemporary Art di Bergamo. L’incontro sarà moderato da Christian Caliandro.
Il confronto vuole anche focalizzarsi sulle trasformazioni del ruolo del critico, il suo rapporto con il mondo economico e istituzionale.

Gli incontri si svolgeranno tutti alle ore 19, da febbraio ad aprile 2026, nel padiglione C dell’area talk, ad ingresso gratuito. Orari: giovedì dalle 18 alle 00 – venerdì, sabato e domenica dalle 11 alle 00.

Flashback Habitat Ecosistema per le Culture Contemporanee  –  corso Giovanni Lanza 75, Torino – info@flashback.to.it – 393 6455301

Mara Martellotta

“Amadeus” di Peter Shaffer Debutta al teatro Carignano

 il 24 febbraio prossimo , per la regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, con i costumi di Antonio Marras
Debutto al teatro Carignano, martedì 24 febbraio prossimo, alle 19.30, di “Amadeus” di Peter Shaffer, pièce teatrale di Ferdinando Bruni, che ne è anche interprete e ne firma la traduzione, con i costumi di Antonio Marras. Lo spettacolo, prodotto dal teatro dell’Elfo con il contributo di NEXT, resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile fino a domenica 1⁰ marzo. “Amadeus” di Peter Shaffer non è solo la storia di due musicisti, ma anche un duello feroce di desiderio di gloria e l’impossibilità di contenerlo. Al centro della vicenda la storia piu celebre della musica classica: Antonio Salieri, artista rispettato, ma prigioniero dei propri limiti, avvelena il giovane Mozart, incarnazione di un talento naturale, sfrontato e incontrollabile. Dal debutto londinese nel 1979 al trionfo del film di Miloš Forman, con i suoi otto Premi Oscar, quest’opera ha affascinato perché racconta la rabbia di sentirsi oscurati e il piacere e il tormento di vivere accanto a un genio che ci riduce a comparse. Nella sua versione, il testo prende la forma di un sogno barocco e visionario, che si piega in incubo, in gioco di potere e ossessione in cui musica, parole e immagini diventano lo specchio dei nostri conflitti più intimi.
La regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia esalta la forza del testo che ha il ritmo e la profondità di un classico, imprimendo l’andamento di un capriccio allucinato e sontuoso, un sogno che piano piano assume i contorni di un incubo.
Ferdinando Bruni interpreta il personaggio di Salieri che, attraversando l’età della vita come un “deus ex machina”, evoca dal passato i personaggi della “sua” storia. Accanto a lui, nel ruolo del giovane e irriverente Mozart, Daniele Fedeli, l’attore rivelazione di “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”. Lo stilista Antonio Marras firma costumi e vestiti degli interpreti con sontuosi abiti di un Settecento immaginario dagli inserti molto contemporanei. La scena è rappresentata da un salone trasfigurato dalla luce di una lanterna magica, nella quale si muovono musicisti, nobili e dignitari della corte di Giuseppe II.
“La leggenda che Peter Shaffer rielabora nel suo testo – afferma il regista Ferdinando Bruni – si basa su voci e pettegolezzi dell’epoca, cui gli storici non accreditano alcun fondamento; più probabilmente nasce da un’invenzione di Puškin, che nel suo microdramma ‘Mozart e Salieri’ ne racconta per la prima volta la favola. Antonio Salieri è uno dei più famosi compositori della sua epoca, vive in una posizione di assoluto privilegio, le sue opere sono note e apprezzate ed è un artista raffinato e riconosciuto. Niente e nessuno dovrebbe preoccuparlo. È arrivato ad occupare questa invidiabile posizione grazie a un patto fra lui e Dio, di devozione in cambio di successo, il primo sintomo di una follia che lo porterà a vedere nel genio di Mozart un tradimento del Creatore nei suoi confronti”.
Teatro Carignano – piazza Carignano 6, Torino
“Amadeus” – 24 febbraio/1⁰ marzo – orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30 – mercoledì e venerdì ore 20.45 – domenica ore 16 – lunedì riposo.
Telefono: 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it  – orario biglietteria: da martedì a sabato dalle 13 alle 19 / domenica dalle 14 alle 19 – lunedì riposo e attivo un’ora prima dello spettacolo per l’acquisto dei biglietti per la recite del medesimo giorno.
Mara Martellotta

Al Baretti il film di Jim Sharman “The Rocky Horror Picture Show

Martedì 17 febbraio, alle 21, e sabato 21 febbraio prossimo, alle ore 18, il Cineteatro Baretti propone una proiezione speciale di un classico del cinema musicale di tutti i tempi, “The Rocky Horror Picture Show”, il film con la permanenza in sala più lunga della storia del cinema.

Uscito nel 1975, ancora oggi non è stato ritirato dalla distribuzione e continua a essere un fenomeno di culto, la cui forza educativa a livello socioculturale e politico rimane fortissima. Quella del “Rocky Horror” è una storia lunga diventata, nel tempo, collettiva, che comprende milioni di persone nel mondo. Il fatto che ancora oggi sia qualcosa di estremamente attuale fa comprendere la portata visionaria della creatura realizzata da Richard O’Brien che, reduce da un laboratorio di recitazione a Londra, negli anni Settanta, scrive in maniera compulsiva il copione e le canzoni, proponendolo in seguito a Jim Sharman, già regista teatrale di un‘opera di successo come “Jesus Christ Superstar”. Il 16 giugno 1973, al Royal Court Theatre a Londra, va in scena la prima rappresentazione di uno spettacolo che diventerà un mito, un musical all’interno del quale una giovane coppia si ritrova dentro un castello spettrale dove Frank-N-Furter, interpretato da Tim Curry, e tutti i suoi ospiti intonano canzoni rock e invitano alla liberazione da ogni vincolo sociale e all’accettazione totale del desiderio.

Frank-N-Furter è l’emblema di questo sentimento: un uomo meravigliosamente vestito da donna, con calze a rete, tacchi e corsetto. Si tratta di un invito al superamento del binarismo di genere e alla più libera espressione della sessualità in ogni sua forma. Lo show ha un immediato successo, conosce una serie infinita di repliche e, spostandosi negli Stati Uniti, dopo il successo hollywoodiano, nasce l’idea di una trasposizione cinematografica. Il progetto richiama Tim Curry, Richard O’Brien, Brian Thompson (scenografo), Sue Blane (costumista) e Sharman dietro la macchina da presa. Si aggiungono Barry Bostwick e una giovane Susan Sarandon, nei panni dei due protagonisti che si ritrovano catapultati nel microcosmo del castello. In un primo momento il film sembra essere un flop, poi i produttori capiscono di dover coinvolgere il giusto target di pubblico, quello più giovane, e sentire la necessità attraverso lo schermo di trovare la propria identità. La pellicola rinasce grazie a proiezioni notturne, sempre più invase da chi trova nel film il proprio impeto di ribellione contro una società conservatrice, punitiva e moralistica. Il film torna a essere teatro e le proiezioni cinematografiche diventano uno spazio libero, dove si balla, si canta, si recitano in coro le battute e si crea uno spettacolo dentro lo spettacolo. Ogni riproduzione del “Rocky Horror” si trasforma nel luogo in cui ognuno può essere la versione di quella parte di se che desidera. Non è obbligatorio, al teatro Baretti, travestirsi, ma vi è la possibilità di farlo.

Cineteatro Baretti  – via G. Baretti 4, Torino / 011 655187 – biglietti: intero 5 euro – ridotto 4 euro

Mara Martellotta