CULTURA E SPETTACOLI

I Duboin di Torino

Avvocati e storici del diritto, poi militari e cugini di Guido Gozzano

Noi, che impotenti abbiamo assistito alle trasformazioni della nostra Città, relegata sempre più al ruolo triviale di dispensatrice di cibi (spesso preparati da chi viene ad imporci dei gusti estranei alla nostra tradizione), difenderemo i «motivi intellettuali» che la fecero un’eccellente Capitale europea del Regno di Sicilia prima, di Sardegna e d’Italia poi.

Il Palazzo che a Torino sorge sulla Piazzetta prospicente il Santuario della Consolata, si segnala alla storia della cultura, e non solo per rinomate attività commerciali, come la confetteria che legò la sua fama al tradizionale “bicerìn”, la golosa bevanda che si dice apprezzata dai santi torinesi e dai personaggi del Risorgimento nazionale.

Al primo piano di quel palazzo infatti, fino alla morte del titolare, funzionò, insieme con la residenza sua e della sua famiglia, l’ufficio editoriale, archivio e biblioteca dell’avvocato Carlo Felice Amato Giuseppe (noto come Felice Amato) Duboin (Saluzzo, 13.06.1796 – Torino, 17.05.1854) la cui massima opera conosciuta rimane la Raccolta per ordine di materie delle leggi, editti, manifesti, ecc., pubblicati dal principio dell’anno 1681 sino agli 8 dicembre 1798 sotto il felicissi­mo dominio della Real Casa di Savoia per servire di continuazione a quella del senatore Borelli, pubblicata, tra 1818 e 1860,  in Torino da Davico e Picco prima (e successivamente da altri stampatori), in trenta volumi in folio più uno di indice generale.

Figlio primogenito dell’avvocato Pierre-François Duboin (Salins-les-Thermes, 1757 – Chieri, 1806) e di sua moglie Rosalia Antonia Moja (Torino, 1767 – 1833), e perciò nipote di quell’Aimé-Joseph Duboin (Samoëns, 1731 – Salins, 1810) che si era trasferito in Tarantasia, nel circondario di Moûtiers, da Samoëns, in Faucigny, località del Faucigny in cui il casato era presente, almeno fin dal Quattrocento, e si fregiava di stemma «d’azur à la fasce d’argent, accompagné en chef de 3 ètoiles d’or et en pointe d’un taureau passant d’or». A Salins, dove fu poi Maire e Député à l’Assemblée des Allobroges, nel 1755, Aimé-Joseph Duboin aveva sposato Laurence Danis dalla quale ebbe quattro figli e cinque figlie, cinque dei quali morti in giovane età. Di essi Pietro Francesco si laureò in giurisprudenza a Torino (5.08.1785) e, successivamente, sposò la torinese Rosalia Antonia Moja, che, a matrimonio avvenuto, il 10.04.1796 ricevette la dote dal padre, il signor vice patrimoniale camerale Michele Secondo Antonio Moja. Commissario di Guerra, egli fu applicato all’Ospedale militare di Saluzzo, dove nacque il loro figlio primogenito, e in seguito, passati a Torino, ebbero ancora: nel 1798, (Pietro Antonio) Maurizio (Vittorio) poi tra i congiurati del 1821 e morto esiliato in Belgio, e, verso il 1804, la figlia Guglielmina. L’avvocato Pietro Francesco Duboin moriva nel 1806 a Chieri, nella sua Cascina della Croce di Pane, lasciando tre figli minori; al mantenimento dei quali avrebbe provveduto la sua vedova con il patrimonio ricavato dalla vendita delle proprietà agricole chieresi.

Come suo padre, anche Felice Amato si laureò in giurisprudenza (Torino, 12.08.1819) e si dedicò alla professione legale e, soprattutto, insieme al figlio maggiore, avvocato Camillo (Giuseppe Amato) (Torino, 1822 -1856), legò il nome di famiglia proprio alla Raccolta delle Leggi.

Nel 1833 Carlo Alberto fondò la Regia Deputazione di Storia Patria ed egli fu chiamato a farne parte e, dal 14.03.1839, fu poi anche corrispondente della Società torinese di Agricoltura.

Nel frattempo, sposò Anna, la figlia del capitano quartier mastro Giuseppe Bon (dal quale il 5.09.1820 aveva ricevuto la dote). La donna, che gli sarebbe sopravvissuta di un anno, morì nel 1857, dopo avergli dato almeno nove figli. Duboin fu pure cavaliere dell’Ordine Mauriziano e consigliere dell’Accademia Filarmonica di Torino alla quale sua moglie diresse i corsi musicali per le giovani.

Ultimo figlio della coppia fu Giacinto (Candido Enrico) Duboin (Torino, 1836 – Roma, 1915) che, appena ventenne, alla morte dei genitori e fino al 1868, fu accompagnato dalla zia Guglielmina Duboin e successivamente dalla sorella Giovanna (Torino, 1834-1904). Il 13.08.1856 egli si laureava in ingegneria idraulica ed architettura civile all’Università di Torino, per proseguire la carriera nel Genio Militare. Giacinto Duboin avrebbe realizzato strade e ferrovie in giro per l’Italia fino a ottenere i gradi di tenente generale e la croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. A Ginestra Sabina fondò e diresse per anni la banda musicale che, col suo nome, ha celebrato negli anni scorsi il suo primo centenario, evento che mi ha permesso di entrare il contatto con i suoi discendenti.

Civilmente, segnaleremo che Giacinto Duboin fu marito di Elvira Galletti (Torino, 1855 – Roma, 1905) dalla quale ebbe almeno cinque figli. Elvira Galletti era, a tutti gli effetti, cugina in primo grado di Guido Gozzano in quanto figlia di Ida Mautino (Agliè, 1838 – Torino, 1864), la sorellastra maggiore di Diodata Mautino (Agliè, 1858 – Torino, 1947), la mamma del Poeta, oltre che moglie del magistrato Arrigo Galletti (Torino, 1829-1910). Il matrimonio Duboin-Galletti si celebrò a Torino, nella chiesa parrocchiale della SS. Annunziata, il 29.10.1874, e le nozze furono benedette da monsignor Eugenio Galletti, vescovo di Alba e cugino in primo grado del padre della sposa, davanti ai testimoni: dottor Gioachino Valerio, marito della cugina prima di Arrigo Galletti e fratello del più celebre Lorenzo; e Luigi Bon, figlio di Luigi e parente della madre dello sposo.

Il primo figlio della coppia, Guido Arrigo Felice Giovanni Eugenio Maria Assunta Duboin nacque il 15.08.1875 a Revigliasco, dove fu battezzato, il 22 dello stesso mese, sebbene i Duboin fossero già domiciliati a Roma, e proprio da lui viene il nome poi scelto per Guido il figlio di sua zia Gozzano. Padrini del neonato furono il nonno materno del neonato, avv. Arrigo Galletti e la zia paterna Gioanna Duboin. Anche questa volta il cugino monsignor Eugenio Galletti, vescovo di Alba, somministrò il sacramento su delega del Parroco di Revigliasco. Le tracce di Guido Duboin si perderanno prima di rilevare la sua fine o la sua discendenza, ma si sa che studiò ingegneria a Bologna e, per qualche tempo, seguì la carriera paterna, tuttavia il suo nome si perde, con l’indicazione della città di Milano, in un elenco di indirizzi che Guido Gozzano annotò in un’agendina per il 1913.

A Torino, invece, nacquero i tre successivi fratelli Duboin: Mario (Angelo) (19.05.1879), Laura (31.05.1881), e Bice (Annetta Albertina) (20.05.1883), mentre, forse a Roma, sarebbe nato l’ultimo bambino (Carlo?) che, nel gruppo fotografico tardo ottocentesco, che qui presento, compare in braccio alla madre, insieme al padre e ai suoi 4 fratelli. Di essi, soltanto Mario e Laura ebbero una discendenza. Bice non si sposò mai ma, in famiglia, godé di una discreta fama di pianista.

Concludo questa breve nota, ricordando che al Cimitero Generale di Torino il sepolcreto dei Duboin, nel tempo fu venduto ai padri missionari della Consolata che, sulla parete centrale inserirono l’effigie della patrona di Torino e, prima che noi, si reclamasse al camposanto, non riportavamo traccia dei Duboin… mi pare opportuno ancora, sottolineare la parentela di Guido Gozzano con tanti esponenti degli studi e delle professioni legali, infatti sembra giusto spendere una parola per sottrarlo all’infamante nomea di avvocatucolo che qualcuno, all’oscuro dei fatti, volle appioppargli?

Carlo Alfonso Maria Burdet

Ringrazio Maria Clotilde Sieni e Mario Duboin per i documenti storici relativi ai loro antenati diretti e Monique Veisy e Danielle Paget, per le notizie genealogiche transalpine, e dedico a tutti loro questa mia nota.

Nasce la sinergia tra la Fondazione  Circolo dei Lettori e la Città di Stresa

Il Circolo dei Lettori e delle Lettrici di Torino approda a Stresa. A partire da questa estate, infatti, la Fondazione Circolo dei Lettori e la Città di Stresa si legano al fine di costruire momenti culturali a partire dalle storie, i libri, i romanzi per dare vita a spazi di comunità intorno alla lettura e ai racconti.
Tra luglio e settembre tra i giardini della Villa Ducale Centro Studi Rosminiani, negli spazi del Regina Hotel, del Palazzo dei Congressi e in altri luoghi iconici di Stresa e dintorni, la programmazione della Fondazione ospita autrici e autori, proiezioni di film, reading di musica “A libro aperto”, “Il Book Party del Circolo” e altri appuntamenti capaci di potenziare l’offerta culturale dell’estate di Stresa e del lago Maggiore.

“Con Stresa prosegue il percorso di crescita del Circolo dei Lettori e delle Lettrici – dichiara Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte – che continua ad ampliarsi sul territorio piemontese. La nostra ambizione è  quella di rafforzare un’istituzione culturale sempre più  regionale, capace di essere presente nei territori  e di costruire reti con le comunità locali. Non è un caso che questo progetto prenda avvio dal lago Maggiore, uno dei luoghi più rappresentativi della cultura piemontese dove, da anni, si intrecciano letteratura, musica, cinema e grandi eventi internazionali.
Il programma di questa estate unisce libri e cinema e conferma questa vocazione, proponendo un percorso culturale capace di dialogare con pubblici diversi, valorizzando il territorio e le sue eccellenze.
La Regione Piemonte investe in progetti capaci di porre in connessione istituzioni, amministrazioni, operatori culturali, rafforzando le industrie culturali e creative e facendo della cultura un motore di sviluppo, attrattività e crescita per l’intero Piemonte. L’obiettivo non è  quello di sostituire esperienze esistenti, ma di rafforzarle e far crescere la presenza del Circolo in tutto il Piemonte, mettendo in rete i territori  e valorizzandone le specificità “.

“È una grande opportunità culturale per la città di Stresa e per tutto il Verbano Cusio Ossola. Le proposte del Circolo dei Lettori e delle Lettrici arricchiscono la già ampia offerta culturale della nostra città. Siamo molto soddisfatti di questo accordo con la Fondazione” sottolinea Luca Gemelli, Sindaco di Stresa.

“Più  volte ho ribadito che il “Circolo dei Lettori” va oltre il “Circolo” e questa nuova collaborazione ne è un esempio significativo. La Fondazione,  realtà interamente partecipata dalla Regione Piemonte, coglie l’opportunità  fortemente voluta dall’assessore alla Cultura Marina Chiarelli, di avviare una sinergia con la città di Stresa, sul lago Maggiore – ha dichiarato Giulio Biino, presidente della Fondazione Circolo dei Lettori.

“Siamo felici e onorati di avviare questa collaborazione con il Comune di Stresa e di condividere con l’amministrazione cittadina l’inizio di un percorso culturale in un luogo meraviglioso, ricco di bellezze naturali e architettoniche, amato da tutti coloro che hanno la fortuna di viverci o trascorrere le vacanze e dove, tra l’altro, ogni anno si tiene il Premio Stresa, a testimonianza dell’interesse che contraddistingue questo territorio nei confronti della narrativa e della cultura – racconta Giuseppe Culicchia, direttore della Fondazione Circolo dei Lettori.

Ad aprire il programma culturale sarà  venerdì 17 luglio prossimo  il reading tratto da Moby Dick di Herman Melville proprio con Giuseppe Culicchia, che darà  voce al grande classico della letteratura americana e Giorgio Li Calzi ad accompagnare con le note e sonorizzazioni inedite una rilettura del romanzo nella traduzione di Cesare Pavese.
Domenica 19 luglio l’appuntamento sarà con il cinema con Enrico Verra che introdurrà  la proiezione su grande schermo di ‘Taxi Driver’ in lingua originale, il capolavoro di Martin Scorsese con Robert De Niro, racconto dell’alienazione urbana attraverso la figura di Travis Bickle, che darà  inizio al ciclo di proiezioni curato in collaborazione con Aiace Torino.
Ritorno alla letteratura venerdì 24 luglio con lo scrittore e traduttore Paolo Nori e il suo monologo dedicato alla figura e all’opera di Anton Cechov, una lectio che racconta con curiosità aneddotica la vita e le opere di uno degli autori più  straordinari della letteratura russa. La programmazione del fine settimana di luglio si concluderà domenica 26 luglio, nuovamente con Giuseppe Culicchia che introdurrà “Once upon a time in Hollywood”, il film con cui Quentin Tarantino rilegge gli ultimi anni della Hollywood degli anni Sessanta, intrecciando realtà e finzione. Il calendario proseguirà poi anche ad agosto con avvio lunedì 3 agosto con Enrico Verra, che tratteggerà il ritratto di Marie Antoinette, attraverso il film che Sofia Coppola ha dedicato alla giovane regina di Francia.

Mara Martellotta

Trasferta pugliese per il nostro Salone del Libro

Nuova edizione a Bari di “Lungomare di Libri”, sesta puntata organizzata come sempre dal “Salone Internazionale del Libro” di Torino

Da venerdì 17 a domenica 19 luglio

Bari

Una grande “Libreria” a cielo aperto, affacciata sul mare. Sulla “strada costiera della città”, che si dice essere il “lungomare” più “lungo” d’Italia e d’Europa (inaugurato nel 1927, con oltre 15 chilometri di passeggiata e ben 197 lampioni in ghisa nera contati uno per uno) che unisce il “porto” alla “Bari vecchia” e alla spiaggia cittadina  dal bel nome di “Pane e Pomodoro”. Libri, tanti libri in bella mostra e poi incontri, dibattiti, presentazioni e convegni; il tutto seguendo “Le trame del mondo”, i quotidiani intrecci di storie, narrazioni, culture e geografie in continuo, perenne mutamento. “Le trame del mondo”: è questo, infatti, il “fil rouge” della sesta edizione di “Lungomare di libri”, Fiera dell’ “editoria indipendente” pugliese (30 gli “editori” regionali e 29 le “librerie” baresi coinvolte) , in programma a Bari, dal prossimo venerdì 17 a domenica 19 luglio.

Organizzata dal “Salone Internazionale del Libro” di Torino e promossa dalla “Città di Bari” con l’Associazione “I Presidi del Libro” ed il sostegno di “Regione Puglia”, la manifestazione (ispirata alla fortunata formula subalpina di “Portici di Carta”) intende porre al centro della tre giorni “l’idea del ‘libro’ come strumento essenziale – spiegano gli organizzatori – per orientarsi nella realtà, mappa indispensabile per decifrare il presente, attraverso l’intreccio di racconti, riflessioni, analisi e prospettive. ‘Librai’ ed ‘Editori’, indispensabili tessitori di storie, contribuiscono a rendere il ‘Festival’ un luogo di scoperta e condivisione, uno spazio vivo di incontro e confronto e, soprattutto, un presidio di ‘resistenza culturale’, dove il libro diventa un bene comune”.

Decisamente suggestivo ed emblematico anche il “visual” che introduce all’edizione 2026 e che, attraverso l’immagine di un “faro” che illumina il mondo, vuol farsi “metafora del viaggio”, richiamando direttamente il tema dell’edizione e la vocazione di “Lungomare di Libri” come “spazio di scoperta, dialogo e connessione”.

Nel capoluogo pugliese (la città più popolosa affacciata sull’Adriatico), l’evento si snoderà, come da tradizione, lungo la celebre “Muraglia sul mare” (via Venezia – l’antica via sopra le Mura che proteggeva la “città vecchia”) e nei “luoghi simbolo” della città, dove troveranno spazio librerie, case editrici e le aree dedicate agli appuntamenti : da Piazza del Ferrarese al Fortino Sant’Antonio, fino a Largo Vito Maurogiovanni, dall’ex Mercato del Pesce allo Spazio Murat, con la novità del “Teatro Margherita”. Diverse le tipologie di incontri. Dialoghi, presentazioni editoriali, reading, momenti di approfondimento, attività per bambine e bambini e consigli di lettura si alterneranno nell’arco di tre giorni, dal pomeriggio alla sera inoltrata, per proposte che traggono ispirazione non solo dal tema “Le trame del mondo”, ma anche dalle “più recenti novità editoriali” di saggistica e narrativa.

Fresca novità di quest’anno il progetto podcast “Marea. Storie di librerie a Bari”, realizzato in collaborazione con “Ticket to Read”, “podcast” italiano itinerante realizzato dal 2018 dall’autrice (conduttrice radiofonica e curatrice di eventi culturali) Margherita Schirmacher, che utilizza i “viaggi in camper” come “trait d’union” fra “libri e musica”. La prima stagione sarà composta da 26 episodi della durata di circa 15 minuti ciascuno: un viaggio tra le librerie di “Lungomare di libri”, alla scoperta delle particolarità che le contraddistinguono, tra storie, aneddoti e consigli di lettura. Le puntate saranno disponibili gratuitamente su “Spotify” e su tutte le piattaforme di streaming a partire dal mese di luglio.

Dopo il successo dell’anno scorso, “Il Post” (noto quotidiano “online” fondato nel 2010 da Luca Sofri) tornerà a “Lungomare”, con un incontro dedicato alla politica e alla società, quest’anno con Valerio Valentini, autore della newsletter “Montecit” e Nicola Ghittoni, conduttore di “Morning”, fra le rassegne stampa più seguite a livello nazionale.

Per ulteriori info e programma dettagliato: www.lungomarelibri.it o www.salonelibro.it o www.comune.bari.it

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di repertorio e “visual” manifestazione

Torino si prepara ad una esclusiva première del film Odissea

Torino si prepara ad una esclusiva première del film Odissea, definito da molti esperti di cinema come “la pellicola dell’anno 2026, in lizza per gli Oscar 2027”. Christopher Nolan, vincitore di ben due Oscar per Oppenheimer, torna al cinema in grande stile con un nuovo kolossal destinato a lasciare il segno, grazie alla storia epica di partenza – quella dell’Odissea – e alla presenza di un cast composto dai migliori attori del momento (Matt Damon – Ulisse; Anne Hathaway – Penelope; Charlize Theron – Calipso; Robert Pattinson – Antinoo; Tom Holland – Telemaco; Zendaya – Atena). Giovedì 16 luglio, alle ore 21, il Cinema Ideal Cityplex di Torino, in collaborazione con My Red Carpet – portale e webmagazine nazionale di informazione e critica dedicato al mondo dello spettacolo – presenta un evento immersivo che trasforma la usuale visione di una pellicola in un’esperienza da vivere e condividere. “Non sarà una semplice uscita cinematografica – racconta Luigi Boggio, esercente dell’Ideal Cityplex – perché il pubblico sarà accompagnato in un vero e proprio percorso ispirato al viaggio di Ulisse nel foyer del cinema. Fin dall’apertura del cinema, nel lontano 1939, la mia famiglia ha sempre creduto nel potere culturale e non solo ricreativo della proiezione cinematografica. In un mondo che sta cambiando e dove è sempre più consuetudine vedere un film a casa, vogliamo far comprendere che venire al cinema ha avuto ed avrà sempre una magia differente; non a caso, credendo in ciò, abbiamo deciso di installare nella sala 1, che rappresenta il nostro fiore all’occhiello, il sistema audio Dolby Atmos, che renderà l’esperienza di questo film ancora più immersiva. Vogliamo inoltre offrire al nostro pubblico un plus, un motivo per sceglierci e per rendere grande questa première, con una experience gratuita, inclusa nel prezzo del biglietto per la visione del film.” A partire dalle ore 20.00 appassionati e non potranno intraprendere il loro personale viaggio verso Itaca, grazie ad animazioni, esposizioni e dibattiti. Nel dettaglio, all’ingresso del cinema sarà allestita una mostra tematica dedicata alle tappe dell’Odissea con i character poster del film e dei personaggi e una maestosa photo opportunity scenografica ispirata alla storia di Ulisse. Un momento di attivazione collettiva con il corner dedicato alla Tela di Penelope, un gesto semplice che diventa memoria della comunità. Un’attrice vestirà i panni della moglie devota di Ulisse e accoglierà gli ospiti accanto ad un telaio ispirato al film, dove gli spettatori saranno invitati a lasciare un loro pensiero rispondendo a due domande importanti: “Chi aspetteresti per tutta una vita?” e “Chi vorresti ritrovare dopo tanto tempo?”. “Spazio ai ricordi, ai legami e alle emozioni – spiega Roberta Panetta, ideatrice di My Red Carpet – che nell’Odissea la fanno da padroni e sono cardine di tutta la trama. Come team tutto al femminile abbiamo in particolare pensato con affetto alla figura di Penelope e alla sua lunghissima attesa. Abbiamo voluto dare a questo personaggio il giusto palcoscenico, confrontandoci in maniera profonda con il pubblico, per comprendere se nel 2026 possa ancora esistere un sentimento che sfida il tempo e le avversità con tanto coraggio e dedizione.” Prima di entrare in sala ogni persona riceverà due gadgets ricordo con la mappa del viaggio di Ulisse e le frasi più iconiche del poema epico. Prima dell’inizio del film un ulteriore momento di approfondimento culturale con l’introduzione a cura della Dottoressa Francesca Papasergi, storica ed esperta dei poemi omerici.

Rock Jazz e dintorni a Torino: Subsonica e Fiorella Mannoia

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Per Il Flowers Festival a Collegno, sono di scena Rancore, Danno & DJ Craim e Noyz. Per Astimusica in piazza Alfieri suonano i Pooh.

Martedì. Sempre per Astimusica, si esibisce Fiorella Mannoia con il suo spettacolo “Fiorella canta Fabrizio e Ivano: Anime Salve”. Un concerto dedicato all’ultimo album di Fabrizio De Andrè “Anime Salve” scritto con Ivano Fossati. Per il Flowers Festival a Collegno suonano I Cani preceduti da Amore Audio. Alle OGR concerto del Dario Terzuolo Quartet.

Mercoledì. Al Flowers Festival a Collegno arrivano i Subsonica. Per Astimusica si esibisce Giorgia. AL Blah Blah è di scena Elisa Over And The Leaves.

Giovedì. Per il Flowers Festival a Collegno si esibiscono Sarafine + Lamante + Giulia Mei. Al Blah Blah  suonano Andrea Seren Rosso & Orchestra Coperte Elettriche. Per Evergreen Fest alla Tesoriera concerto con gli Svoboda.

Venerdì. Chiusura per il Flowers Festival a Collegno con l’esibizione di Tony Pitony. Al Green Fest alla Tesoriera suonano i Queen of Saba. Al Magazzino sul Po per 2 sere consecutive, va in scena “Cadrega Fest” con l’esibizione di ben 20 gruppi. Al Circolino si esibisce il Doctor Jazz Quartet.

Sabato. Per il Green Fest alla tesoriera è di scena Simone Bernini. Al Blah Blah  suonano i Mephistofeles.

Domenica. Per l’ Evergreen Fest alla tesoriera, suonano alle 11 lo Xenia Ensemble e alle 21.30 Federico Sirianni. Al Blah Blah si esibisce il TetraQuartet.

Pier Luigi Fuggetta

“Unity, Hope and Peace”, al Museo MIIT l’arte di maestri provenienti da Paesi lontani

Scambi artistico-culturali con musei, fondazioni, gallerie pubbliche e private di tutto il mondo per valorizzare e far conoscere in Italia e a Torino l’arte e gli stili di maestri provenienti da Paesi lontani. Questo è il progetto della mostra intitolata “Unity, Hope and Peace”, che si svolgerà presso il Museo MIIT Museo Internazionale Italia Arte dal 15 al 31 luglio 2026. Una mostra internazionale come nella migliore tradizione del Museo diretto da Guido Folco, nata dalla collaborazione con l’artista montenegrina Fadilja Çunmulaj Kajosevic, residente negli Stati Uniti d’America e presente nell’esposizione con una selezione importante di opere. La mostra presenta stili e linguaggi che raccontano percorsi artistici, culturali e di tradizioni differenti ma eterogenei, che permettono al pubblico di scoprire un universo artistico in continuo sviluppo, trasformazione e movimento.

Verranno esposte opere di Wafa Abdulaziz (Arabia Saudita), Akshita Lad (Emirati Arabi Uniti), Blerina Kraja (Canada), Pramila Giria (India), Snjezana Mayer (Croazia), Sidita Islami e Anila Hetoja (Albania), Jalldeze Mustafa (Kosovo) e Melissa Hin, oltre alla già citata Fadilja Çunmulaj Kajosevic, dagli Stati Uniti. In mostra, non solo opere dedicate alla figura femminile, ma anche un percorso emozionale che trova, nell’astrazione e nella scomposizione della forma, elementi profondi per esprimere sensazioni e interiorità. La mostra collettiva è accompagnata da selezioni personali finalizzate a comprendere e ad addentrarsi nel mondo creativo delle artiste.

“Unity, Hope and Peace” – Museo MIIT Museo Internazionale Italia Arte, corso Cairoli 4 – Torino

Dal 15 al 31 luglio 2026 – inaugurazione mercoledì 15 luglio alle ore 18

Orari visite: dal martedì al sabato 15.30-19.30

Info: 011 8129776 / 334 3135903 – www.italiaarte.it – info@italiaarte.it

Mara Martellotta

Per il monumento ai Cavalieri il Canonica lavorò gratis

Alla scoperta dei monumenti di Torino / Il monumento venne inaugurato, alla presenza di Re Vittorio Emanuele III, il 21 maggio del 1923, con una carosello storico, parate dei militari e delle associazioni. Nel 1937, per fare spazio all’opera dedicata ad Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, la statua venne spostata sul lato destro di Palazzo Madama, dove è situata ancora oggi

 

Ed eccoci nuovamente giunti al nostro consueto appuntamento con Torino e le sue meravigliose opere. Cari amici lettori e lettrici, oggi andremo alla scoperta di uno dei monumenti presenti in una delle piazze più “frequentate” della città: sto parlando di Piazza Castello e del monumento ai Cavalieri d’Italia. (Essepiesse)

 

 

La statua è collocata in Piazza Castello sul lato destro di Palazzo Madama, rivolta verso via Lagrange. Il monumento rappresenta un soldato a cavallo su un piedistallo di granito,che poggia su un basamento a gradoni. Il cavaliere dall’aria vigile, scruta l’orizzonte volgendo lo sguardo alla sua destra mentre con il fucile in spalla, con una mano tiene le redini e con l’altra uno stendardo; la posa del destriero e del suo cavaliere è rilassata, lontana dalle immagini stereotipate di nobili cavalieri che caricano al galoppo. Di contorno al basamento vi sono una serie di alto rilievi con fregi militari.

 

Con il termine Cavalleria si è soliti indicare le unità militari montate a cavallo. Essa ebbe origini molto antiche, venne infatti da sempre impiegata per l’esplorazione dei territori, per azioni in battaglia dove venisse richiesta molta mobilità e velocità nell’attacco e fu anche strategicamente determinante in alcune battaglie. In seguito cominciò ad evidenziare i suoi limiti con il perfezionamento delle armi da fuoco e l’avvento dei treni e degli autoveicoli.

Riformata all’interno dell’Esercito Sardo sin dal 1850, la Cavalleria venne impiegata con l’esercito francese prima in Crimea ed in seguito contro gli Austriaci, ai confini della Lombardia all’inizio della II Guerra di Indipendenza. L’ Arma si conquistò così la fiducia e la stima degli alleati francesi. I Reggimenti combatterono, guadagnando numerose medaglie al Valor Militare, sia a Montebello che successivamente a Palestro e Borgo Vercelli; le battaglie più famose di questa guerra, quella di Solferino e di San Martino (alle porte del Veneto), si combattono con i francesi impegnati a Solferino e i sardo-piemontesi a S. Martino. Dopo il 1861, il Regio Esercito Sardo divenne Esercito Italiano e negli anni seguenti, tutto l’esercito venne riformato e uniformato. La Cavalleria, a partire dagli anni ’70, venne impiegata in Africa, dove furono formati Reggimenti di Cavalleria indigena, ed anche nella guerra italo-turca del 1911-1912.

In seguito il primo conflitto mondiale impose alla Cavalleria l’abbandono del cavallo in modo da adeguarsi alla guerra di posizione, in trincea, dove reticolati e mitragliatrici rendevano impossibile l’uso dell’animale. Verso la fine del conflitto però, la Cavalleria venne nuovamente rimessa in sella: nel 1917 fu impiegata a protezione delle forze che ripiegavano sul Piave, dopo la sconfitta di Caporetto. Verso la fine della Prima guerra mondiale, la II Brigata di Cavalleria coprì la ritirata della II e della III Armata, comandata dal generale Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, ed il 16 giugno 1918 fermò il nemico sul Piave. Questa data fu così importante per gli esiti del conflitto mondiale, che ancora oggi viene celebrata come festa della Cavalleria.

Per ricordare e onorare il valore dell’Arma, nel 1922 a Roma si istituì il Comitato generale per le onoranze ai Cavalieri d’Italia con l’intento di elevare un monumento equestre. Pochi giorni dopo il comitato, presieduto dal Re e dal senatore Filippo Colonna, propose alla Città di Torino di collocare l’opera in piazza Castello, dove era già ricordato il soldato dell’Esercito Sardo; questa proposta venne accolta con orgoglio ed onore dalla Giunta e dal Consiglio Comunale. La realizzazione del monumento venne affidata a Pietro Canonica che si offrì di lavorare gratuitamente, mentre il bronzo (materiale utilizzato per la costruzione dell’opera) fu offerto dal Ministero della Guerra.

Il monumento venne inaugurato, alla presenza di Re Vittorio Emanuele III, il 21 maggio del 1923, con una carosello storico, parate dei militari e delle associazioni. Nel 1937, per fare spazio all’opera dedicata ad Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, la statua venne spostata sul lato destro di Palazzo Madama, dove è situata ancora oggi. Nel 2008 il monumento ai Cavalieri d’Italia è stato restaurato ed il lavoro di pulitura del bronzo ha riportato finalmente alla luce l’originaria colorazione tendente al verde, una patina data come finitura dallo stesso scultore Canonica.

 

Simona Pili Stella

Terzo appuntamento estivo al Regio, protagonista l’Eroica di Beethoven

 

Sul podio Alessandro Palumbo

L’Eroica di Beethoven rappresenta il tema portante del terzo appuntamento estivo promosso dal teatro Regio di Torino ai Musei Reali, presso la Corte d’Onore di Palazzo Reale, in  programma martedì 14 luglio prossimo alle 21, con replica mercoledì 15 luglio.

In queste due date ‘Rosso Beethoven’ prosegue con ‘Audacia’ , titolo del terzo appuntamento che vedrà sul podio dell’Orchestra del Teatro Regio Alessandro Palumbo, che torna a dirigere la compagine torinese dopo le produzioni di ‘Pierino e il lupo’, ‘The Tender Land’ e ‘La traviata. La solitudine di una stella’.
Il programma della serata accosta l’Ouverture da Coriolano alla Terza Sinfonia Eroica di Beethoven, una delle opere che hanno segnato una svolta decisiva nella storia della musica.
Con l’Eroica Beethoven ridefinisce il concetto stesso di sinfonia. Le dimensioni dell’opera, l’ampiezza dello sviluppo, la complessità dell’architettura musicale e l’intensità del linguaggio aprono una prospettiva completamente nuova, destinata ad influenzare tutto il sinfonismo ottocentesco. E non si tratta soltanto di un ampliamento della forma, la sinfonia diventa il luogo di una riflessione sull’uomo, sulla storia e sul destino collettivo.

La Terza Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 venne composta tra il 1802 e il 1804 e eseguita per la prima volta privatamente il 9 giugno 1804 e pubblicamente il 7 aprile dell’anno successivo, sotto la direzione dello stesso Beethoven. Secondo il parere unanime dei critici questa Sinfonia stravolge i paradigmi fondamentali della stessa struttura sinfonica, con movimenti di lunghezza inedita, aprendo le porte al romaticismo e lasciandosi alle spalle il classicismo.
Il programma del concerto sarà introdotto dall’Ouverture dal Coriolano, pagina di straordinaria concezione drammatica ispirata alla tragedia di Heinrich Joseph von Collin. Il brano mette in scena il conflitto insanabile tra orgoglio e dovere, tra impulso individuale e responsabilità verso la comunità.
Il confronto serrato tra i due temi principali anticipa quella tensione dialettica che, nell’Eroica, troverà il suo respiro monumentale.
Composta negli anni in cui Beethoven affrontava la crisi provocata dall’avanzare della sordità, la Terza Sinfonia sancisce il definitivo superamento dei modelli settecenteschi.
Dall’imponenza del primo movimento alla celebre Marcia funebre, fino al finale costruito come un grandioso ciclo di variazioni sul tema delle Creature di Prometeo, l’opera inaugura una nuova concezione della forma sinfonica, in cui ogni elemento concorre a costruire u  grande racconto musicale.
Con il concerto intitolato “Audacia” il ciclo “ Rosso Beethoven” entra nel cuore del percorso creativo del compositore, raccontando il momento in cui la sua ricerca artistica rompe definitivamente gli equilibri della tradizione, aprendo una nuova stagione nella storia della musica europea.

L’ultimo appuntamento di ‘Rosso Beethoven’ sarà affidato a Liubov Nosova con l’Ouverture Leonore e la Settima Sinfonia martedì  21 luglio prossimo, in replica mercoledì 22 luglio alle ore 21.

Tutti i concerti avranno inizio alle ore 21, ma con la nuova formula “all inclusive” Emozione Reale, grazie all’apertura straordinaria alle ore 19.30, si potrà visitare l’appartamento della regina Elena a Palazzo Reale, concedendosi una passeggiata al fresco del Giardino Ducale o godendosi un aperitivo alla Caffetteria Reale prima di assistere al concerto.
Ai possessori del biglietto per il concerto è  consentito l’ingresso a partire dalle ore 20. La Caffetteria Reale resterà aperta per consumazioni prima degli spettacoli.
Prenotazioni alla mail info@caffetteriareale.it
In caso di annullamento per maltempo, il teatro ha previsto una data di recupero per il concerto Luce, il 23 luglio.

Mara Martellotta

Fino al 15 luglio Magliano Alfieri Classic Festival, il Monferrato centro musicale

Dal 5 al 15 luglio prossimo torna il Magliano Alfieri Classic Festival, che giunge quest’anno alla sua settima edizione, confermandosi come uno dei progetto più originali dedicati alla musica classica e all’alta formazione musicale a livello nazionale. Per 10 giorni, il Roero e il Monferrato si trasformeranno in una vera e propria cittadella diffusa, capace di riunire studenti, docenti e giovani musicisti provenienti da esperienze artistiche internazionali. Concerti, masterclass, laboratori, prove aperte e momenti d’incontro animeranno i comuni di Magliano Alfieri, Canale, Govone, Bra, San Martino Alfieri e Monticello d’Alba, creando un dialogo continuo tra eccellenza artistica, formazione e valorizzazione del territorio.

Più che una semplice rassegna concertistica, il festival rappresenta un progetto culturale che pone al centro la trasmissione del sapere musicale e il confronto tra generazioni di interpreti. Il tema di questa edizione è “Ispirazioni – humus Roero” e richiama l’idea di un terreno fertile nel quale cultura, territorio e creatività possono generare nuove esperienze artistiche. Durante il festival, il Roero si trasforma in un campus musicale internazionale, e le giornate sono scandite da lezioni individuali, musica da camera, attività orchestrali, incontri e concerti che coinvolgono studenti, docenti e pubblico in un’esperienza condivisa. A testimoniare la vocazione della ma jfestazione, daranno artisti e docenti provenienti da corsi internazionali sviluppati tra Italia Brasile, Cile, Germania, Italia, Svizzera Austria, Regno Unito, Paesi Bassi e Stati Uniti.

Il festivalIsi aprirà domenica 5 luglio con il concerto dell’Asti Sistema Orchestra, diretta da Fabio Poggi. Tra gli appuntamenti di maggior rilievo, spicca il concerto della pianista Rita Tulli, protagonista a Bra il 6 luglio con il progetto “Autoritratto”. Figura di riferimento del jazz europeo, la Tulli ha collaborato, nel corso della sua carriera con artisti come Baker, Metheny, Joe Anderson ed Enrico Rava. Il 7 luglio sarà la volta di David Dirimescu. Particolarment significativo il concerto dell’8 luglio a Canale, dal titolo “Contrappunti sinestetici DiVini tra Arneis e Mozart, che riunirà alcuni maestri del festival in un percorso capace di intrecciare musica e cultura del territorio. Accanto al concerto dei docenti, il festival dedica spazio ai giovani musicisti attraverso i saggi pubblici delle diverse classi strumentali, offrendo al pubblico la possibilita di seguire da vicino il percorso formativo degli allievi. L’11 luglio, il Castello Reale di Govone ospiterà “Il respiro della terra” con i maestri della MACF, mentre il 12 luglio verrà accolto Festival in Festa, con orchestra del MACF, l’Asti Sistema Orchestra ela partecipazione del compositore Paolo Vivaldi. La manifestazione si concluderà il 15 luglio a Monticello d’Alba, con MACF Golden Talent, concerto dedicato alla giovano violoncellista Maria Clara Mandolesi.

Il festival è nato nel 2020 da un’iniziativa congiunta del comune di Magliano Alfieri e dell’associazione Arti Riflesse, ed è stato concepita come alta formazione musicale e valorizzazione del territorio. Negli anni ha progressivamente consolidato la propria identità, diventando punto di riferimento per giovani musicisti e docenti provenienti da contesti nazionali e internazionali. Parallelamente alla presenza dei corsi, è aumentata la presenza sul territorio, trasformando una manifestazione inizialmente concentrata su Magliano Alfieri in un progetto diffuso che coinvolge oggi più comuni del Roero e del Monferrato astigiano. L’ideatore e direttore artistico del Festival è il maestro Massimo Macrì, per molti anni primo violoncello solista dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e docente del Conservatorio Verdi di Torino. Attraverso l’associazione Le Arti Riflesse, da lui fondata e presieduta.

L’obiettivo è quello di creare un ambiente in cui giovani musicisti, provenienti da diversi Paesi, possa condividere studio, esperienze e relazioni professionali, vivendo la musica non solo come perfezionamento tecnico, ma anche come occasione di confronto umano

Mara Martellotta