CULTURA E SPETTACOLI

Per la stagione di Fertili Terreni Teatro, un inedito Domenico Modugno

Per “Iperspazi”, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro, a San Pietro in Vincoli andrà in scena martedì 28 e mercoledì 29 aprile, alle ore 21, la pièce teatrale “Modugno. Prima di volare”, uno spettacolo di Teatro Koreja, scritto da Angelo De Matteis, in collaborazione con Salvatore Tramacere, per la sua stessa regia.

A più di trent’anni di distanza dalla sua morte, ancora oggi è considerato uno dei padri della musica leggera italiana. Artista politico che, nel corso della sua lunga carriera, ha inciso più di 200 canzoni, interpretato una quarantina di pellicole per il grande e piccolo schermo, oltre che preso parte ad alcuni pregevoli spettacoli teatrali. Stiamo parlando dell’indimenticabile Domenico Modugno, cui il teatro leccese Koreja dedica uno spettacolo-indagine con cui far luce sulle vere origini dell’artista di Polignano a Mare, la città che gli diede i natali senza esaurire il dibattito intorno alla sua nascita. Punto di partenza della ricerca dello spettacolo “Modugno. Prima di volare” sarà l’insieme del variegato materiale composto da pubblicazioni recenti e ritagli di giornali dell’epoca, fotografie private e altrettanto preziose testimonianze orali di chi visse insieme a lui gli anni del dopoguerra in un piccolo paese del Nord Salento, lo stesso che lasciò per andare a Roma e realizzare il suo sogno di diventare attore: il tentativo di approfondire il tema legato alle sue origini, recuperando la memoria di un ben definito contesto storico e culturale nel quale, il giovane Modugno, nutrì la sua vena creativa, sarà l’elemento funzionale per rintracciare le connessioni culturali e linguistiche che hanno poi preso forma nella sconfinata produzione artistica.

Di certo prima di “Volare”, Modugno si sentiva proprio come un ragazzo di quel sud di cui con un viaggio a ritorno nel tempo, un ritorno alle radici, si delineeranno i confini tra pagine ingiallite di vecchi giornali, fotografie custodite nei cassetti di famiglia e parole di chi ha condiviso insieme a lui gli anni della giovinezza, dando forma a un’Italia che rinascita dopo la guerra.

“Molti credevano che fosse siciliano, complice una curiosa sovrapposizione culturale e linguistica-afferma il regista Salvatore Tramacere – in realtà Modugno nacque a Polignano a Mare, ma le sue vere radici affondano nel Salento, a San Pietro Vernotico, il paese della sua infanzia e della sua formazione artistica, il luogo in cui imparò ad ascoltare le storie degli anziani, il suono della parlata locale, la musica delle feste di piazza (…). Si racconta che negli anni Cinquanta Frank Sinatra si fosse interessato a una sua canzone: da lì la leggenda prese forma, il dialetto salentino, così simile a quello siciliano, e la sua voce calda e profonda, alimentarono l’equivoco che Modugno fosse nato in Sicilia. Lui non si affrettò a smentire, anzi, in un’Italia ancora divisa tra Nord e Sud, tradizione e modernità, qiepl’aura di mistero poteva solo giovargli. Ma il cuore della sua arte batteva altrove, nelle strade polverose della sua giovinezza tra gli ulivi, davanti al mare, nei suoni e nei racconti che avrebbero alimentato la sua vena creativa”.

Biglietti: intero 13 euro se acquistato online, 15 euro in cassa la sera dell’evento – ridotto 11 euro se acquistato online, 13 euro in cassa la sera dell’evento. Possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o Satispay. Possibilità di entrare gratuitamente per alcuni under 35 grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani. Biglietti online sul sito www.fertiliterreniteatro.com

Mara Martellotta

Una gita fuori porta: storici splendori architettonici

 

Nell’weekend della “Festa di Liberazione”, riaprono, ad una manciata di chilometri da Torino, alcune dimore storiche del Pinerolese

Domenica 26 aprile

Massello (Torino)

La meta è ad un tiro di schioppo da Torino. E il traguardo, il territorio del Pinerolese, offre la possibilità di conoscere, ammirare e visitare, accanto a paesaggi e città di grande interesse e bellezza, alcune tra le più interessanti “dimore storiche” piemontesi che, domenica prossima 26 aprile, torneranno a riaprire le porte ai visitatori. Ogni dimora è un microcosmo di storie, architetture e giardini che meritano certamente una sosta dedicata, rappresentando l’occasione per una gita fuori porta o per un weekend, visto che il “Consorzio Turistico Pinerolese e Valli” (Località Mollino, 4) supporta i turisti con informazioni e pacchetti studiati su misura (info@turismopinerolese.it )

Si inizia dalla verde Bricherasio, 45 chilometri da Torino, dove la storia “si sdoppia”. Il primo passo sarà nel “Palazzo Conti di Bricherasio” (costruito tra Sei e Settecento) che si presenta come una residenza di grande eleganza, dove le sale interne riflettono il gusto di una nobiltà colta e legata alle tradizioni del luogo: qui nacque Giovanni Battista Cacherano, comandante delle truppe austro-piemontesi che il 17 luglio 1747 sconfissero i Francesi nella famosa battaglia del “Colle dell’Assietta”. A poca distanza, sempre il 26 riapre anche “Palazzo Ricca di Castelvecchio”, in cui l’atmosfera che si respira è ben diversa , più intima ma altrettanto maestosa, testimoniando la stratificazione storica di un borgo che ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita della valle. Proseguendo, eccoci a Pinerolo, “la città più bella del Piemonte” per Edmondo De Amicis (“Alle porte d’Italia”) e storicamente riconosciuta come la “capitale” del “Principato degli Acaja” nel XIV secolo e, ancora oggi, centro nevralgico del Pinerolese. Qui si può entrare a “Cascina Losetta”, in Località Piani, inserita nella settecentesca “Tenuta del Colombretto” ed esempio perfetto di “villa-fattoria” (set cinematografico nel 2005 della fiction “Elisa di Rivombrosa”), dove il pregio architettonico si fonde con la nobile arte della gestione della terra, in un contesto rurale ancora oggi vibrante di vita. Sempre a Pinerolo, in Strada del Galoppatoio, è imperdibile l’Agriturismo – Parco Storico “Il Torrione”, antico complesso medievale diventato “residenza signorile” (“Pallacium Torrioni”) nel ‘700. Dentro si respira un’esperienza quasi magica: è un “giardino di paesaggio” dove alberi monumentali e vialetti ombrosi permettono di ritrovare la pace e la meraviglia che solo la natura, plasmata dal tempo e dall’uomo, sa regalare. Nei mesi di maggio e giugno il parco risplende della fioritura di 70 diverse varietà di ortensie. A pochi chilometri da Pinerolo e parte dell’ “Unione Montana del Pinerolese”, San Secondo di Pinerolo, ci offre la possibilità di una visita indimenticabile al “Castello di Miradolo”, appartenuto al casato dei Conti Cacherano di Bricherasio, estinta famiglia dell’antica nobiltà piemontese che vantò addirittura il titolo di “viceré dei Savoia” per alcuni suoi membri e che si distinse anche per apprezzabili attività di filantropia e mecenatismo. Dal 2008 è sede della “Fondazione Cosso” ed è oggi un “polo culturale” d’eccellenza. Circondato da un “Parco storico” di grande valore botanico, il Castello ospita attualmente la mostra “C’è oggi una fiaba”, costruita come un racconto corale in cui la fiaba classica prende forma attraverso le opere di alcuni tra i protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, rendendolo una meta ideale sia per gli appassionati del verde sia per gli amanti dell’arte contemporanea. Spostandoci verso la collina di Piossasco, “Casa Lajolo” è una dimora di campagna di metà Settecento con un giardino all’italiana articolato su tre livelli e proprio domenica 26, alle 16,30, si potrà scoprire questo patrimonio verde attraverso “una visita poetica”, un modo nuovo di fruire della bellezza del giardino che coniuga letture di brani e poesie con la scoperta del patrimonio botanico (iscrizioni su https://www.casalajolo.it/prenota/). A pochi chilometri, a Volvera, invece, sempre domenica 26 si potrà visitare “Palazzotto Juva”, una dimora la cui storia risale al Seicento e il cui nome è legato alla figura di Giacomo Pio Juva che, nel 1797 acquistò la cascina e i terreni. II nuovo proprietario fece costruire e restaurare la villa padronale dotandola di una “torre merlata” di ispirazione medioevale, del “campanile” con tanto di campane, ampliando il grande giardino, per destinarlo a “residenza estiva”. Ultime due tappe domenicali: Pancalieri, dove domenica 26 riapre la settecentesca “Villa Giacosa Valfré di Bronzo”, e Virle Piemonte, con il suo settecentesco “Castello Marchesi Romagnano” che domina l’abitato con la sua mole storica e le sue sale affrescate, custodi di secoli di eventi politici e mondani.

Per info: “Consorzio Turistico Pinerolese e Valli”, Massello – Località Molino 4, Torino; tel. 331/3901745 o www.turismopinerolese.it

g. m.

Nelle foto: “Parco Storico Il Torrione”, “Casa Lajolo” e “Castello Marchesi Romagnano”.

Torino nascosta tra rigore e meraviglia: il volto discreto del barocco

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

Torino si lascia scoprire poco alla volta quasi con pudore come se non volesse mostrare subito tutta la propria ricchezza e questa caratteristica si riflette anche nella sua architettura che a prima vista appare composta ordinata quasi severa ma che in realtà custodisce al suo interno una sorprendente profondità di dettagli e invenzioni soprattutto nel periodo barocco quando la città si trasforma seguendo un’idea precisa di eleganza controllata senza mai cedere completamente all’eccesso visivo che invece caratterizza altre città italiane il barocco torinese infatti non urla ma sussurra non invade lo spazio ma lo misura creando un equilibrio tra pieni e vuoti tra luce e ombra che rende l’esperienza visiva più intima quasi raccolta

Un barocco che si rivela oltre le facciate

A differenza di quello romano dove le facciate sono spesso scenografiche mosse ricche di decorazioni che vogliono stupire immediatamente chi osserva a Torino si nota una scelta diversa gli edifici mantengono verso l’esterno una certa sobrietà con linee pulite e proporzioni rigorose quasi a voler rispettare un ordine urbano ben definito ma è entrando che si scopre il vero carattere di questo stile gli interni si aprono in giochi di curve cupole ardite decorazioni che sorprendono proprio perché non anticipate dall’esterno è come se la città avesse deciso di custodire la propria bellezza più intensa per chi è disposto a fermarsi ad attraversare le soglie a guardare oltre la superficie questa doppia anima crea un dialogo continuo tra apparenza e sostanza tra disciplina e libertà espressiva

Geometrie e prospettive: la firma torinese

Un altro elemento distintivo dell’architettura torinese è l’attenzione quasi matematica alla disposizione degli spazi le piazze le strade i portici tutto sembra rispondere a un disegno unitario dove ogni elemento trova il proprio posto con precisione questa visione urbanistica si lega al potere e all’idea di capitale che Torino ha rappresentato per lungo tempo ma allo stesso tempo lascia spazio a soluzioni architettoniche sorprendenti come scale che si avvolgono su se stesse giochi prospettici che guidano lo sguardo e creano illusioni di profondità il risultato è una città che non si limita a essere osservata ma che invita a essere percorsa vissuta passo dopo passo perché ogni angolo può rivelare qualcosa di inatteso

In questo equilibrio tra rigore esterno e ricchezza interna tra ordine e invenzione Torino costruisce la propria identità architettonica distinguendosi da altre realtà italiane senza bisogno di competere sul piano dello sfarzo immediato ma scegliendo piuttosto una via più silenziosa e forse proprio per questo più duratura capace di affascinare chi sa coglierne le sfumature e di lasciare un’impressione che cresce nel tempo senza esaurirsi in un solo sguardo.

NOEMI GARIANO

Al Centro Pannunzio un incontro dedicato alla storia delle Repubbliche

Il Centro Pannunzio di Torino dedica un appuntamento a temi centrali della storia politica e istituzionale italiana e europea, confermando la propria vocazione nel promuovere incontri e occasioni di approfondimento civile, storico e culturale.
Lunedì 27 aprile, alle ore 17.30, proporrà un incontro dal titolo “La Repubblica italiana e le repubbliche nella storia “con il giurista Fabrizio Fracchia e lo storico Pier Franco Quaglieni. L’iniziativa si presenterà come una ampia ricognizione storico- giuridica sul concetto di repubblica, dalle esperienze del mondo classico alla nascita della Repubblica democratica italiana.
Il percorso prenderà avvio dalla Grecia di Pericle, Platone e Sparta, per proseguire con la repubblica romana e con figure come Catone, Cicerone e Livio. Saranno inoltre analizzate le Repubbliche marinare, con particolare attenzione a Venezia, la repubblica fiorentina e Machiavelli, le repubbliche giacobine, la repubblica romana di Mazzini e la tragica parentesi della repubblica sociale italiana.
Il confronto si concluderà con una riflessione sui tratti storici e istituzionali della Repubblica italiana, nata il 2 giugno 1946, a ottanta anni dalla sua costituzione.

Il Centro Pannunzio è stato fondato a Torino nel 1968 nel nome e nello spirito di Mario Pannunzio e rappresenta, da oltre mezzo secolo, uno dei più solidi punti di riferimento nel dibattito culturale liberal democratico italiano.

Centro Pannunzio via Maria Vittoria 35 H Torino

Mara Martellotta

“Sunny side up” di Gianluca Capozzi

Nuova personale, “bella” e piacevolmente “rompicapo”,  alla torinese “Galleria metroquadro”

Fino al 23 maggio

Ormai ci siamo abituati. E ogni volta ne usciamo stregati e un po’ malconci, fra l’intontito e l’incognita di un piacere che ti segue e non ti molla per ore. Fra interrogativi, dubbi, certezze e ripensamenti, meraviglie che ti traballano negli occhi e bizzarrie figurali che un po’ ti fanno anche inc …… (pardon!) incavolare per la difficoltà del loro aprirsi a più semplici soluzioni.  Eccolo, di nuovo, in bella mostra, fino a sabato 23 maggio prossimo, alla “metroquadro” di corso San Maurizio, a Torino, l’avellinese (studi all’“Accademia di Belle Arti” di Firenze e di “Granada” in Spagna) Gianluca Capozzi, che alla “Galleria” di Marco Sassone può dirsi ormai di casa, con quelle sue inconfondibili pagine pittoriche che ti “assalgono” come fossero un travolgente fiume in piena. Attenzione! Una selezione di opere dell’artista sono anche visibili presso “Ocularium” (via Mazzini 52, a Torino; lun. 15,30/19,30 e da mart. a sab. 10/19,30) e, fino a venerdì 22 maggio, presso la “Galleria CCAAndraxt” di Maiorca, in Spagna, all’interno del Progetto “TAG – Torino Art Galleries meets ART PALMA CONTEMPORANI”.

Artista di grande mestiere, iper-iper-realista alle origini, autentico genio nel gioco di segni, luce e colori (“anima dell’arte e della vita”), Capozzi è oggi artista di singolarissima definizione estetica, in quel suo solitario rincorrere esaltanti voci di puro espressionismo cromatico, intrecciato a meccanismi mentali che ne fanno un magico affabulatore dai ritmi a tratti informali, pur se mai del tutto avulsi da figurazioni di “spaesante surrealismo” ed “onirica visionarietà”. Dice lo stesso Capozzi: “Compito dell’arte è rendere visibile agli occhi tutto quello che non è visibile”. E ancora: “La mia è una pittura non di rappresentazione, ma parte della realtà”. E su ciò, siamo perfettamente d’accordo. Anche perché il Capozzi mantiene pienamente fede, sempre, ai suoi suddetti principi. E lo fa davvero alla grande.

Però che “botta”, ragazzi!, metter piede in quei suoi “interni”, in quelle sue “stanze” – quasi tutte “Untitled”, acrilici su lino o tela – appena attraversate (così pare!) dalla violenza di inauditi uragani di cui restano, segni palesi, le scomposte allocazioni fuori sede di quadri, libri, divani acchiappa tutto, cuscini, vasi, fiori, lampade e appese al soffitto o ad immaginari lampadari , a testa in giù e gambe in alto curiose e ginniche sagome figurali (prevalentemente femminili) affiancate a volte da personaggi dei fumetti – da “Alice nel paese delle meraviglie” a “Topolino” o a “Biancaneve”, nota ironica che spezza l’immagine principale – per nulla inquietate da vere e proprie tempeste di girandole cromatiche (gialli, verdi, bianchi o turchesi o grigi) simili ad inarrestabili frammenti meteoritici colti a pennellate di supersonica velocità nel loro confuso orbitare. Paranoie, inquietanti allucinazioni, grovigli di incubi notturni (e diurni!), su cui lavorare, da parte di Capozzi (e anche da parte nostra) per provare a ricomporre puzzle di una quotidianità sfuggita di mano? Forse sì. Difficile darne una risposta certa. Vero è che il tutto non disturba, anzi ringalluzzisce il “gioco” pittorico dell’artista. Questi “strani” mondi girati al contrario e stravolti da tremende bufere, crediamo diano infatti profonda “gioia” e tanto “divertissement” a Capozzi, a giudicare almeno dal titolo che in inglese (sempre con ‘sti titoli in inglese!) suona “Sunny side up” come dire alla lettera “uova fritte all’occhio di bue” (con il tuorlo intero e giallo  rivolto in alto) e metaforicamente descrizione di un “atteggiamento estremamente positivo, solare ed ottimista”. Che ne dice, Capozzi? Io personalmente penso d’averci azzeccato! Lui si diverte. Anche se resta comunque la difficoltà di ricomporre quel puzzle, di cui sopra, che se a noi mette ansia, a Capozzi dà spazio e materia (fin troppa!) per intavolare e metterci a totale disposizione “pagine-gioco” aperte alla più totale libertà nell’interpretazione di una realtà spesso sconnessa e deturpata, ma fortemente gradevole nell’atto della sua ricomposizione. Se mai riesce!

Scrive Sabino Maria Frassà, curatore della mostra: “La ‘stanza rossa’ è un campo di battaglia: Capozzi non ‘ricorda’ Matisse, lo assume e lo interiorizza, finché il colore smette di decorare e comincia a produrre realtà. L’interno ritorna come matrice — non come serie — ma come campo di prova: una costellazione di variazioni incise da scarti, dissonanze e decisioni del fare pittura. Qui il segno, ormai ‘scrittura-luce’, non accende la scena: ne cambia lo statuto e trasforma l’immagine in soglia. È in questo attrito che la visione collassa: dalla finestra al campo, dal vedere al ‘vedersi vedere’”. Poiché, continua: “Non siamo di fronte a una pittura che si limita a rappresentare; piuttosto, a un dispositivo che mette in tensione la rappresentazione, la attraversa, la sospende”. E dà artistica vitalità al lavoro di un pittore “unico”, nella gioiosa fanciullesca genialità di fantastici, aggrovigliati “teatrini”. Piacevoli e attrattivi “rompicapo”.

Gianni Milani

“Sunny side up” – Galleria “metroquadro”, corso San Maurizio 73/F, Torino; tel. 328/4820897 o www.metroquadroarte.com

Fino al 23 maggio – Orari: giov. ven. sab. 16/19

 

Nelle foto: Gianluigi Capozzi: “Untitled”, acrilici su lino o tela (2021 – 2025) e “Red Interior”, acrilico su lino, 2024

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Eliseo, Nazionale sala 1)

Alla festa della rivoluzione – Drammatico. Regia di Arnaldo Catinari, con Valentina Romani, Nicolas Maupas e Riccardo Scamarcio. L’impresa fiumana (1919-19209 coagulò una quantità di esperienze diverse, di ansie di ribellione, di velleità rivoluzionarie; fu come un lungo e febbrile carnevale all’insegna della festa e della provocazione, che si apparenta alle avanguardie del tempo ma fu anche un momento “insurrezionale” come il Sessantotto. Viene rivisitata l’avventura fiumana raccontando una vita-festa fatta di bravate futuriste e di utopie, di trasgressione sessuale e di pirateria, di gioco e guerra. Sotto questa luce, Fiume è un capitolo significativo di quella cultura della rivolta che ha caratterizzato il Novecento. Durata 98 minuti. (Reposi sala 4)

Le aquile della repubblica – Drammatico. Regia di Tarik Saleh, con Fares Fares e Lyna Khoudri. George El-Nabawi è la star più famosa del cinema egiziano. Proprio per questa ragione gli viene chiesto con modalità ricattatorie di interpretare il Presidente Abdel Fatah al-Sisi in un film che inneggi alle sue gloriose gesta nella fase che ha preceduto il suo insediamento. George non può rifiutare anche perché metterebbe in pericolo la vita del figlio ma la sua accettazione non è destinata a semplificargli la vita, anche la relazione con la misteriosa moglie del generale che supervisiona il film complica non poco le cose. Durata 127 minuti. (Classico)

Il caso 137 – Drammatico. Regia di Dominik Moll, con Léa Drucker. Stéphanie è un’ispettrice dell’IGPN, l’organismo disciplinare che vigila sulla polizia francese. È lei che si ritrova a indagare sul caso di Guillaume, un ragazzo partito con la famiglia alla volta di Parigi per partecipare a una manifestazione e ferito gravemente da un proiettile antisommossa. Quando Stéphanie inizia a ricostruire l’accaduto capisce il caso la tocca anche a livello personale, ma malgrado l’ostilità di molti colleghi decide di andare fino in fondo. Durata 115 minuti. (Fratelli Marx)

Cena di classe – Commedia. Regia di Francesco Mandelli, con Herbert Ballerina. Quando un gruppo di ex compagni di liceo si ritrova a circa vent’anni dalla maturità, l’occasione per rinfrescare ricordi, rivedere facce, fare un bilancio degli anni trascorsi. Ma non sempre i nuovi incontri sono motivi d’allegria. La serata cambia aspetto, nuovi episodi ne alterano l’equilibrio, ne fanno le spese le certezze e i rapporti, bisognerà anche mettere in conto differenti implicazioni. Durata 101 minuti. (Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

che Dio perdona a tutti – Commedia. Diretto e interpretato da Pif, con Giusy Buscemi, Francesco Scianna e Carlos Hipòlito. Arturo è un agente immobiliare siciliano, solo, goloso e disilluso. La sua vita monotona trova finalmente una scintilla grazie alla sua unica, vera, passione: la pasticceria siciliana. È proprio davanti a un vassoio di cannoli che incontra la sua anima gemella, Flora. Lei è tutto ciò che ha sempre sognato: bella, spiritosa e brillante. Come se non bastasse, è anche una pasticciera! Tuttavia, tra i due si frappone un ostacolo divino: Dio. Mentre Flora è una cattolica devota e fervente, Arturo ha abbandonato la fede quando era ancora un bambino. Nel disperato tentativo di non perdere la donna dei suoi sogni, decide di “fingere finché non diventa vero”, spacciandosi per un uomo dalle profonde convinzioni religiose. Ad accompagnare Arturo in questo caotico viaggio verso la verità, la fede e il cuore di Flora, ci sarà un mentore e amico d’eccezione: Papa Francesco in persona. Durata 114 minuti. (Massaua, Eliseo, Ideal)

Il delitto del terzo piano – Giallo. Regia di Rémi Bezançon, con Letitia Casta, Gilles Lellouche e Guillame Galienne. François scrive romanzi gialli mentre Colette, sua moglie, insegna cinema alla Sorbona, specializzata nella filmografia di Alfred Hitchcock. Lei un giorno, con grande omaggio alla “Finestra sul cortile”, si mette a spiare il loro vicino di casa, un attore arrivato da poco, sente odore di uxoricidio. Durata 106 minuti. (Ideal, Lux sala 1, Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

La donna più ricca del mondo – Commedia drammatica. Regia di Thierry Klifa, con Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Marina Foïs e Raphaël Personnaz. I soldi non fanno la felicità, lo sa bene Marianne Ferrère, miliardaria proprietaria della galassia Windler. Marianna “vende” cosmetici e bellezza ma sembra aver bruciato la sua in un matrimonio di facciata e in una gabbia di cristallo che un giorno qualcuno frantuma. Il suo impero, costruito sul collaborazionismo e l’antisionismo, è assediato da Pierre-Alain Fantin, fotografo e scrittore irriverente e adulatore. Costui incontra Marianne ed è subito “amore”, di quelli che mordono il cuore e non lo mollano più. Vulnerabile davanti a un uomo che la fa respirare di nuovo, cambiando décor e abiti, la donna lo trattiene a colpi di assegni. Lui prende tutto e ne vuole ancora. Mentre Marianne ricopre d’oro il suo nuovo giocattolo, la famiglia s’inquieta e serra i ranghi. Ma lei fa i capricci e quello che vuole. Almeno fino a quando la figlia non deciderà altrimenti. Durata 121 minuti. (Romano sala 1)

È l’ultima battuta? – Commedia. Regia di Bradley Cooper, con Will Arnett, Laura Dern e Bradley Cooper. Sono sposati da circa vent’anni Alex e Tess ma adesso stanno divorziando. Hanno due figli e pur nella drammaticità del momento cercano di mantenere dei corretti rapporti. Scoprono di avere delle qualità che non conoscevano o che avevano per anni messo da parte: lei proverà a fare l’allenatrice di pallacanestro, lui affronterà il pubblico diventando sempre più bravo come cabarettista. Durata 121 minuti. (Greenwich Village V.O. sala 2)

Love me tender – Drammatico. Regia di Anne Cazenave Cambet, con Vicky Krieps. La separazione tra Clémence e il marito Laurent sembra all’inizio serena, senza troppi problemi nel gestire la custodia condivisa di Paul, il loro bambino di otto anni. Avendo abbandonato il mestiere di avvocato, Clémence si è data nel frattempo alla scrittura, all’amato nuoto in piscina e alla scoperta dei rapporti con le donne. Proprio questo dettaglio fa inasprire il rapporto con Laurent, che attraverso la manipolazione del bambino intrappola Clémence in un’odissea giudiziaria impedendole di vedere il figlio se non sotto stretta supervisione. “Inutile dire che moltissimo merito va a Vicky Krieps – sottolinea Maurizio Porro nelle colonne del Corriere della Sera -, bravissima nelle scene intense con il figlio, quasi doppio processo di analisi che racconta la differenza tra accettazione e tolleranza, specie nel comfort zone della borghesia ‘illuminata’”. Durata 134 minuti. (Fratelli Marx)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Blue Torino, via Principe Tommaso 6 anche V.O., Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Greenwich Village V.O., Ideal anche V.O., Lux sala 2, Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O.)

Mio fratello è un vichingo – Commedia drammatica. Regia di Anders Thomas Jensen, con Mads Mikkelsen e Nikolaj Lie Kaas. Anker viene rilasciato dal carcere dopo una condanna a quindici anni per rapina. A seppellire il bottino era stato Manfred, suo fratello. Solo lui sa dove si trova. Purtroppo Manfred ha sviluppato un disturbo mentale che gli ha fatto dimenticare tutto. I fratelli intraprendono un inatteso viaggio alla scoperta del denaro, e di se stessi. Una storia divertente, affascinante e provocatoria sull’identità. Durata 116 minuti. (Nazionale sala 4)

La più piccola (La petite dernière) – Drammatico. Regia di Hafsia Herzi, con Nadia Melliti. Fatima, diciassette anni, è cresciuta nella banlieue parigina, ed è la più piccola di tre sorelle in una famiglia musulmana. Cresciuta tra affetto familiare e tradizioni, affronta il delicato equilibrio tra preghiere sussurrati e sogni proibiti. Studentessa di filosofia a Parigi, intraprende un viaggio intenso alla ricerca della propria identità nel tentativo di conciliare cuore, amore e devozione. Durata 112 minuti. (Romano sala 2)

Lo straniero – Drammatico. Regia di François Ozon, con Benjamin Voisin, Rebecca Marder e Pierre Lottin. Algeri, 1938. Meursault, un tranquillo e modesto impiegato sulla trentina, partecipa al funerale della madre senza versare una lacrima. Il giorno dopo inizia una relazione occasionale con Marie, una collega, e torna rapidamente alla solita routine. Ben presto, però, la sua vita quotidiana è sconvolta dal vicino, Raymond Santès, che lo trascina nei suoi loschi affari, finché su una spiaggia, in una giornata torrida, si abbatte la tragedia. Dal capolavoro di Albert Camus, già portato sullo schermo nel ’67 da Luchino Visconti con Marcello Mastroianni. Il film è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani: “Confrontandosi con uno dei testi più importanti e complessi del Novecento, Ozon lavora per sottrazione e per licenze poetiche che si fanno politiche. Un adattamento raffinato e stratificato, il cui il regista fa dello stile, sostanza: la superficie elegante e raggelata del film, corrisponde al vuoto morale ed emotivo che abita il suo protagonista.” Durata 120 minuti. (Nazionale sala 2)

Los Domigos – Drammatico. Regia di Alauda Ruiz de Azùa, con Bianca Soroa. Ainara è una ragazza di diciassette anni che sta vivendo un momento molto delicato.Ha perso sua madre, vive con il padre e le sorelle, ha un buon rapporto con sua nonna e sua zia. All’ultimo anno di liceo però, anziché pensare all’università, chiede di poter passare due settimane con le suore di clausura, perché è sempre più intenzionata a seguire quella strada. Dovrà affrontare sorpresa, stupore e sgomento non tanto degli amici quanto dei famigliari. Sua zia e suo padre soprattutto sulle prime appaiono piuttosto contrariati, specie quando la trovano a baciarsi in casa con un compagno di coro. Eppure Ainara è nel pieno della confusione, ma una cosa sente chiara, il desiderio di affidare la sua vita a qualcosa di più grande. Il film ha vinto in Spagna 5 Premi Goya. Durata 115 minuti. (Greenwich Village sala 1)

The drama – Commedia drammatica. Regia di Kristoffer Borgli, con Zendaya e Robert Pattinson. Emma e Charlie s’incontrano in un bar e si innamorano sin dal primo momento. La coppia arriva alla vigilia del matrimonio ma appena prima del grande evento ha l’infelice idea di partecipare, con una coppia di amici, a un gioco assai pericoloso: raccontarsi l’un l’altro la cosa peggiore che abbiano mai fatto nella loro vita fino a quel momento. Charlie inizierà a chiedersi se davvero sia opportuno legarsi per tutta la vita a quella giovane donna. Durata 106 minuti. (Centrale V.O., Massaua, Eliseo Grande anche V.O., Ideal, Lux sala 3, Nazionale sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

The Long Walk – Horror. Regia di Francis Lawrence, con Cooper Hoffman. In un futuro più o meno lontano, gli Stati Uniti vivono sotto una dittatura e una forte crisi economica. Per tentare di sopravvivere e per trovare un guadagno molti partecipano a una “lunga marcia” che si svolge ogni anno, organizzata dal Maggiore, un potente militare che controlla gruppi di militari al suo servizio. La marcia consiste nel camminare per 300 miglia, senza mai fermarsi: fermarsi o anche soltanto rallentare significa la morte sicura. Tra i cento partecipanti c’è Ray, il cui padre è stato ucciso dal Maggiore, alla ricerca di un futuro sicuro per sé e per la madre. Durata 108 minuti. (Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

L’ultima missione – Fantascienza. Regia di Phil Lord e Christopher Miller, con Ryan Gosling e Sandra Hüller. Basato sul romanzo “Project Hail Mary” di Andy Weir. Un uomo si risveglia a bordo di un’astronave, all’indomani di un lungo coma farmacologico, e a poco a poco inizia a ricordare. Il suo nome è Ryland Grace, insegna scienze in una scuola, è stato ricercatore universitario di biologia, inviso per le sue teorie al corpo accademico e per questo costretto a lasciare. Ma quando il sole non possiede più l’energia di un tempo, le teorie su una forma di vita alternativa che ha sempre professato iniziano a trovare l’attenzione di Eva Stratt. Gli offre l’occasione di studiare il fenomeno, lo prende nel suo gruppo di lavoro, gli affida il ruolo di astronauta scientifico in una missione dove troverà il successo e una forma di vita che lo ha preceduto. Durata156 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 5, Uci Moncalieri)

Un cane a processo – Commedia. Regia di Laetitia Dosch, con François Damiens e Laetitia Dosch. Avril è un avvocato dedicata alle cause perse. Ha deciso però di affrontarne in tribunale una che pensa di poter vincere. Si tratta di difendere Cosmos, un cane che ha morso alcune donne da cui si sentiva minacciato. Il suo padrone vorrebbe evitarne la soppressione e Avril si impegna in tal senso. Durata 85 minuti. (Massimo)

Ritorna BTT Moves, danza contemporanea del Balletto Teatro di Torino

Ritorna la stagione di danza contemporanea del Balletto Teatro di Torino  BTT Moves. Dal 7 maggio al 22 dicembre prossimo un programma diffuso attraverserà teatri, spazi di creazione e luoghi della cultura della Città  Metropolitana di Torino, trasformandoli in un ecosistema vivo di pratiche, visioni e incontri. Si tratta di un itinerario tra corpi e luoghi dove la danza attiva relazioni, genera prossimità e costruisce senso.
L’edizione 2026 pone in dialogo figure affermate della scena nazionale e internazionale  con le produzioni del BTT. Sei gli appuntamenti, undici i titoli di cui sei firmati da artisti e compagnie ospiti.
Le compagnie presenti sono Alessandro Sciarroni, Corpo Celeste, Compagnia Zappalà danza, TIR Danza , MP Ideograms, Balletto teatro di Torino, Compagnia Arearea, Rebecca Moriondo. Si tratta di un programma che restituisce una visione plurale della scena contemporanea, un disegno curatoriale che accosta poetiche, linguaggi e formati  eterogenei, attivando cortocircuiti sensibili tra estetiche e generazioni.
A inaugurare la stagione il 7 maggio prossimo, negli spazi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo- Museo di Arte Contemporanea,  alle 19 e alle 21, sarà  Alessandro Sciarroni, Leone d’Oro alla Carriera per la Danza, con due repliche Op. 22 n. 2 assolo creato per e con Marta Ciappina, Premio Danza & Danza 2022 e Premio Ubu 2023 come miglior Performer.
Un appuntamento che intreccia Danza e arti visive, mettendo in dialogo il gesto performativo con un contesto museale, dove la prossimità con lo spettatore amplifica la dimensione percettiva. Le due repliche previste si svolgono all’interno della mostra dal titolo “Theatre of the mind” di Lenz Geerk, allestita in Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, e aderiscono al programma diffuso del Festival Prima Persona Plurale 2026, primo festival in Italia dedicato alla vita indipendente per persone con disabilità,  promosso dalla Fondazione Time 2.
Si inserisce e completa questa prima parte della stagione l’appuntamento con il N.O.I, un progetto di ricerca e incontro aperto alla comunità Danzante.
Il BTT invita interpreti, autori e autrici con pratiche e sguardi differenti, creando una spazio di confronto tra visioni anche distanti tra loro.  Al centro rimane il processo creativo, si esplora, si sperimenta, si rischia, in un campo di possibilità in cui la ricerca prende forma nella relazione, in un contesto volutamente svincolato da traguardi produttivi e esiti performativi.
Quello dell’11 e 12 maggio con Marta Ciappina inaugura un percorso che proseguirà a novembre e dicembre con due altri appuntamenti, con Francesca Pennini e il CollettivO CineticO il 21 e 22 novembre e Daniele Ninariello / Codeduomo il 12 e 13 dicembre prossimi.

Mara Martellotta

“Breviario di situazioni in cui occorrerebbe avere qualche fondamento di Tao”

Per la stagione “Aurea Familia” del teatro Baretti, in prima nazionale assoluta andrà in scena la pièce teatrale “Breviario di situazioni in cui occorrerebbe avere qualche fondamento di Tao”

La stagione teatrale Aurea Familia, diretta da Sax Nicosia, si avvia alla conclusione con tre spettacoli ancora in programma e un appuntamento, il 29 e 30 aprile prossimi, imperdibile e che promette ironia, ritmo e uno sguardo dissacrante sul presente. In scena, in prima nazionale assoluta, uno spettacolo dal titolo volutamente esagerato “Breviario di situazioni in cui occorrerebbe avere qualche fondamento di Tao”, firmato da Matteo Gatta e prodotto da Tristezza Ensemble. Si tratta di uno spettacolo che, già dal titolo, gioca con l’eccesso e l’assurdo per aprire uno spazio di leggerezza intelligente, capace di restituire al pubblico il piacere della risata come strumento di lettura del mondo contemporaneo. Sul palco Matteo Gatta, Joshua Isaiah Maduro, Viola Marietti, Alexandro Xin Zheng, diretti da Viola Marietti e Matteo Gatta, daranno vita a una commedia generazionale surreale e tagliente. Al centro della scena, i Tristezza Ensemble: Viola e Matteo, una compagnia teatrale sull’orlo del fallimento, si aggrappano a un’improbabile occasione di riscatto. Il ritrovamento casuale di un misterioso manoscritto taoista diventa il pretesto per tentare il tutto per tutto, creare lo spettacolo che li porterà, forse, alla conquista del mitico Premio Ubu. Tra casting improbabili, prove improvvisate in un ristorante e un gruppo di interpreti bizzarri, quanto irresistibili, un rider italo-filippino con aspirazioni artistiche e uno zombie digitale della generazione Z, prende forma una macchina comica spiazzante. Lo spettacolo è un produzione del Tristezza Ensemble, compagnia nata nel 2018, formata da Matteo Gatta e Viola Marietti, compagni di accademia nel triennio 2014-2017 del Piccolo Teatro di Milano.

Biglietteria online: Anyticket.it – in cassa, se disponibili, nei giorni di apertura o un’ora prima dello spettacolo. No prenotazioni via email

Mara Martellotta

Il Club Fruttero. La mostra 

24 aprile – 31 maggio 2026

Torino, Circolo dei lettori e delle lettrici

L’esposizione apre il Club Fruttero a Torino: per i 100 anni di Carlo Fruttero, tutti i mondi dello scrittore tra il Salone del Libro, la maratona letteraria al Circolo, il cinema ai Musei Reali

 

Carlo Fruttero è stato uno scrittore, traduttore e consulente editoriale tra i più acuti, divertenti e originali del Novecento italiano. Ma prima di tutto è stato un grande lettore. Ha letto senza gerarchie, per lavoro e per passione: grandi classici, fantascienza e gialli, storie di fantasmi e di guerra, casi di cronaca nera, drammi e fumetti. Ha scritto, annotato e riletto centinaia di pagine di appunti, da cui nasce tutto: i libri con Franco Lucentini, gli articoli per i giornali, gli ultimi libri a sua firma. Nel 2026 Carlo Fruttero avrebbe compiuto cent’anni. Per l’occasione, la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, che conserva il suo archivio personale, non celebra una ricorrenza. La trasforma in un progetto: il Club Fruttero. Ideato e prodotto da FAAM, con il coinvolgimento diretto delle eredi Maria Carla e Federica Fruttero, e sviluppato in collaborazione con la Fondazione Circolo dei lettori e Università IULM, il Club Fruttero è un programma culturale diffuso che attraversa luoghi, linguaggi e pubblici diversi.

 

Il Club Fruttero. La mostra, dal 24 aprile al 31 maggio 2026 a Torino, al Circolo dei lettori e delle lettrici, entra in questo processo. Non racconta una vita, ma rende visibile un modo di lavorare. Il percorso non è cronologico ma tematico. Ogni sala affronta un aspetto del suo lavoro coinvolgendo il visitatore più che guidarlo. L’ingresso è segnato da un portale che introduce al percorso. Lungo le sale, le teche dedicate affiancano ai nuclei principali una serie di aneddoti e materiali che aprono scorci sul suo lavoro. Da “Il libro dei nomi di battesimo”, alle veline delle scatole di scarpe per una campagna promozionale, alle scatolette: ogni oggetto può diventare materia editoriale. Al centro si impone il lavoro a quattro mani con Franco Lucentini. Le bozze e le pagine annotate del dattiloscritto “A che punto è la notte” sono affiancate da taccuini preparatori, appunti e materiali della campagna promozionale che ha accompagnato l’uscita del libro, con le vetrine dedicate a Milano, Torino e Roma: un processo lungo sette anni, visibile nelle sue stratificazioni. Accanto, carte manoscritte e strumenti raccontano la costruzione condivisa dei testi. Due sezioni sono dedicate al lavoro editoriale: dalla collana Presa diretta, con le sue scelte controcorrente tra gli anni Sessanta e Settanta, all’esperienza di Urania. Pubblicare significa scegliere ed esporsi: non selezionare per confermare, ma per discutere e mettere in discussione.

Tra i materiali emergono anche documenti meno noti. La sua prima traduzione pubblicata: una pièce di Cocteau “Les Mariés de la Tour Eiffel” per la rivista teatrale Il Dramma nel 1946. Una lettera inedita della fotografa, scrittrice e attivista Carla Cerati che racconta di aver rinunciato a una manifestazione pro-Vietnam per continuare a leggere “La donna della domenica”: un gesto indicativo della forza che un libro può esercitare. Nella stessa direzione si collocano le lettere di Samuel Beckett a Fruttero, il suo traduttore italiano, che introducono il tema del lavoro invisibile di traduzione, fatto di scelte continue e negoziazioni. Tra taccuini, appunti e manoscritti, il suo lavoro restituisce un rapporto diretto con la scrittura a mano, composto di segni e correzioni, sempre con un Tratto PEN tra le mani: la penna-pennarello che ha accompagnato il suo lavoro quotidiano e ne ha segnato il ritmo.

La mostra non si limita a esporre: invita a intervenire e giocare, votando il proprio incipit preferito e portandolo allo stand della Fondazione Mondadori al Salone Internazionale del Libro di Torino (14-18 maggio). In cambio, proprio un Tratto PEN. La lettura torna ad essere un atto attivo, non un consumo. Anche la sala dedicata all’esperienza televisiva de “L’arte di non leggere” insiste su questo aspetto: parlare di libri come esercizio pubblico di selezione, non come elenco. Il percorso si chiude in una sala che tiene insieme gli estremi. “All’inizio, alla fine” accosta uno scritto giovanile e il taccuino di La linea di minor resistenza, tra le ultime opere pubblicate: materiali lontani nel tempo che mostrano la stessa pratica, lo stesso modo di lavorare.

 

Sottolinea Paolo Verri, direttore di Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori«La Fondazione Mondadori, depositaria dell’archivio Fruttero, è davvero entusiasta della collaborazione che si è attivata tra la famiglia Fruttero e tutte le istituzioni pubbliche e private, locali e nazionali. È la dimostrazione che Carlo Fruttero ha lasciato davvero il segno, nel mondo dell’editoria e della cultura. Gli siamo tutti debitori».

«Celebrare i cento anni di Carlo Fruttero significa rendere omaggio a uno scrittore dal talento straordinario e dai molteplici interessi, capace di lasciare un segno indelebile del suo passaggio tra noi mortali e di regalarci pagine preziose e indimenticabili» è il commento di Giuseppe Culicchia, direttore Fondazione Circolo dei lettori.

 

La mostra è affiancata da una serie di appuntamenti fino a novembre 2026, che ne ampliano il racconto e ne attivano i contenuti in forma partecipata. il Club è aperto. Si entra, si partecipa, si prende posizione. Ogni evento lascia un segno, un timbro sulla tessera del Club, una traccia di un percorso personale.

 

IL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO

Dal 14 al 18 maggio 2026 il Club Fruttero si allarga, dialoga con editori, scuole, lettori con uno stand dedicato al Salone Internazionale del Libro di Torino ispirato al salotto de L’arte di non leggere, che riprende l’atmosfera del salotto torinese di Fruttero come spazio di confronto e discussione sui libri. L’appuntamento è dedicato al Cretino, figura centrale dell’immaginario di Fruttero & Lucentini, chiave ironica e critica per interrogare il conformismo e la responsabilità del lettore. L’incontro dal titolo “Fruttero100. Cretini, nottambuli e altre storie” è in programma il 14 maggio alle ore 18. Partecipano Carlotta Fruttero, Michele Serra e Alessandro Piperno, letture di Angela Finocchiaro e moderazione di Giacomo Papi. Il 18 maggio alle ore 14 premiazione delle scuole partecipanti al concorso “Riscrivi il tuo Fruttero”.

Agli incipit di Carlo Fruttero sono dedicate le semifinali e la finale di Incipit Offresi, il primo talent letterario itinerante per aspiranti scrittori (semifinali: 16 maggio ore 19 Salone del Libro e 23 maggio ore 18 Circolo dei lettori e delle lettrici; finale: 10 giugno ore 21 Parco della Tesoriera) oltre alla proiezione il 28 maggio del film A che punto è la notte alla Biblioteca Archimede di Settimo Torinese (TO).

 

FRULLATO FRUTTERO

Venerdì 29 maggio è in programma al Circolo dei lettori e delle lettrici il finissage della mostra con Frullato Fruttero, maratona collettiva di lettura dalle 10 alle 18: una staffetta di voci per attraversare testi, generi e stagioni della sua attività e la proiezione dell’intervista di Fabio Fazio a Carlo Fruttero.

La giornata di libri e parole si conclude al Teatro Romano, grazie alla collaborazione con Musei Reali Torino e Aiace Torino, con le immagini e le atmosfere del film La donna della domenica del 1975, diretto da Luigi Comencini, la sceneggiatura di Age e Scarpelli e Marcello Mastroianni nei panni del Commissario Santamaria. L’appuntamento è dalle 19.45 ai Musei Reali con l’apertura straordinaria di alcuni percorsi della Galleria Sabauda e del Museo di Antichità, seguita alle 20.45 dalla proiezione. In caso di pioggia la proiezione si terrà nel Salone delle Guardie Svizzere. Ingresso compreso nel biglietto dei Musei Reali: 5 euro, fino ad esaurimento posti, su museireali.beniculturali.it.

 

LA PASSEGGIATA LETTERARIA

Siena e la Toscana hanno un legame storico con Fruttero e Lucentini. Il 18 settembre è in programma una passeggiata letteraria nella pineta di Roccamare (GR), nei luoghi vissuti da Fruttero. Il percorso, affidato alla compagnia teatrale Confine Zero, intreccia brani tratti dai suoi testi con il paesaggio, mettendo in dialogo parola, memoria e territorio. Il 19 settembre appuntamento serale al Castello di Castiglione della Pescaia (GR), riservato a sostenitori, partner e ospiti, dove il contesto storico diventa spazio di racconto e ascolto in dialogo con l’opera e la figura di Carlo Fruttero.

 

IL LIBRO

Nel mese di novembre uscirà 365 Notes, a cura di Domenico Scarpa: il libro strenna della Fondazione Mondadori declinato per il centenario sui taccuini di Fruttero. Appunti, note, tracce di lavoro restituiscono una dimensione quotidiana e materiale del pensiero dello scrittore. Il libro sarà presentato in anteprima al Grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino a ottobre e successivamente a novembre a BookCity Milano 2026.

 

Il Club Fruttero è ideato e prodotto da FAAM, con il coinvolgimento diretto delle eredi Carlotta e Federica Fruttero, e sviluppato in collaborazione con la Fondazione Circolo dei lettori e progetto Urania del Dipartimento di Comunicazione, arti e media Giampaolo Fabris Università IULM. Partner: Tratto PEN. Media Partner: La Stampa.

 

Info

Il Club Fruttero. La mostra

Circolo dei lettori e delle lettrici

Palazzo Graneri della Roccia, via Bogino 9, Torino

Orari di apertura: da lunedì a sabato 9.30-21

Ingresso libero

Club Fruttero www.ilclubfruttero.it

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