CULTURA E SPETTACOLI

“Sia Luce”

Si celebra anche attraverso l’arte, nel quattrocentesco “Duomo – Cattedrale di Santo Stefano” di Biella, la Santa Pasqua di Resurrezione

Da marzo a domenica 7 giugno, giornata del “Corpus Domini”

Biella

“Immagini di soglia”. Così sono state, a ragione, definite le opere del chioggiotto Riccardo Albiero, solo due, esposte nella maestosa solennità della quattrocentesca “Cattedrale di Santo Stefano” a Biella (fatta costruire dalla Comunità locale nel 1402, a seguito di un voto fatto alla Madonna di Oropa per la scampata pestilenza del 1399 e diventata “Cattedrale” nel 1772, con la titolazione della “Città della Lana” a sede vescovile) in quel tempo pasquale che tradizionalmente invita a riflettere sul passaggio “dalla notte alla luce”, “dalla morte alla vita”. Attraverso “immagini di soglia”che sono “preghiera muta” e “apparizione fugace”, per l’appunto. Solo due, si diceva, perfettamente inserite nel Progetto “Sia Luce”, promosso dalla “Parrocchia di Santo Stefano” (patrono di Biella), a cura di Irene Finiguerra per “BI-BOx – APS”, nell’ambito del Bando “CulturHUB” di Città e Cattedrali e della “Consulta Regionale per i Beni Ecclesiastici”. “The Silent Choir” (“Il suono del silenzio”, olio e acquerello su tela, di grandi dimensioni) e “A Sorrowful Charm” (“Un fascino doloroso”, olio su tavola), i titoli dei dipinti, entrambi datati 2025, entrambi espressione tecnicamente rigorosa di “un universo silenzioso e contemplativo dove la pittura si fa gesto spirituale, evocazione ed offerta”.

In tal senso, é da leggersi la pittura di fragile realismo, pur nella tecnica di perfetta definizione, di Riccardo Albiero. Figura ascetica, le braccia lungo i fianchi, una postura composta in silente, intima preghiera nel suo fisso osservarci quali amichevoli presenze cui chiedere gesti di comune devota condivisione, quella del giovane (autoritratto?) dallo sguardo profondo e penetrante di “The Silent Choir”. Alle sue spalle un “telo sospeso” (quasi sipario teatrale) in cui vediamo muoversi “ombre di colombe in volo” (simbolo eterno di pace cristiana e riconciliazione divina), riflesse in un gioco di smosso chiaro-scuro nell’ampia camicia chiusa ai polsi, fiori appena accennati nella delicatezza di morbide cromie e un “cardo” disegnato in basso a sinistra. Il volto del giovane “non descrive un’ identità definita–sottolinea Irene Finiguerrama una presenza interiore, come una figura che affiora come memoria dell’anima, come tracce di un mistero che non si lascia afferrare ma solo intuire”. E mistero, realtà simbolica è ancora il “cardo” che si ripete da “The Silent Choir” al più piccolo “Sorrowful Charm”, dove appare tenuto in mano forse dallo stesso giovane del precedente dipinto. Anche qui, non semplice  grafica ornamentale di una comune “pianta” erbacea, ma, in ambito religioso, elevato simbolo associato al dolore, alla corona di spine e alla passione del Cristo, del Cristo che si fa uomo e assume su di sé la maledizione della Genesi per redimere l’umanità. Ancora Irene Finiguerra:“Queste opere parlano a chi crede, ma anche a chi è in ricerca. A chi riconosce nel tempo pasquale un mistero di fede e a chi, semplicemente, attraversa la Cattedrale in cerca di silenzio. Non chiedono appartenenza, ma disponibilità all’ascolto. In un tempo spesso segnato dal rumore e dalla fretta, invitano a sostare senza difese, a lasciarsi toccare da una luce che non impone risposte ma apre domande. Fino a giugno, nel tempo disteso che segue la Pasqua e conduce verso la pienezza della luce estiva, queste immagini continuano a parlare di vita che rinasce e di presenza che si fa discreta. Non proclamano, non spiegano: accompagnano. Sono come preghiere mute affidate alla pittura, offerte silenziose che chiedono soltanto di essere accolte”.

Preghiere. Preghiere che fanno volare alto sentimenti d’amore. E che, personalmente, mi sollecitano ricordi e domande su altre accorate musicali invocazioni:

“Ti guardo camminare in chiese così alte/Ti sento parlare e fai esplodere il mio cuore/Sento il …/Sento il coro silenzioso/

E tu, ti prendi cura di me?/E tu, pensi mai a me? …/

Invocazioni, interrogativi riportati in musica “stile – coldwave” nel brano “The Silent Choir” (stesso titolo del dipinto di Albiero) pubblicato nel 2018 dal duo musicale svizzero-britannico degli “Lebanon Hanover”. Puro caso? Mia casuale suggestione? O anche per Riccardo Albiero, fascinosa fonte d’ispirazione? In ogni caso, restano le motivazioni di un dolce incantesimo e “la connessione profonda tra anime solitarie – come si è scritto – che non hanno bisogno di parole per comprendersi”.

“Sia Luce”

Il Progetto mette al centro del suo interesse il complesso della “Cattedrale di Biella”, come fulcro della spiritualità della città e del suo territorio. Dall’ottobre del 2019, anno di nascita del progetto a oggi, sono state più di settanta le iniziative ospitate. “Sia Luce” è dunque un’occasione per approfondire la conoscenza della “Cattedrale” e di tutto il complesso di “architettura sacra” che si è sviluppato, su Piazza Duomo, nel corso dei secoli. Una periodica esposizione di opere d’arte contemporanee legate al tema del “sacro” consentono di integrare e far dialogare i beni artistici che la “Cattedrale” o il “Battistero” custodiscono con un linguaggio nuovo e accattivante.

Per info: tel. 392/5166749 o info.bibox@gmail.como www.bi-boxartspace.com

Gianni Milani

 

Nelle foto: Allestimento interno opere Riccardo Albiero; “The Silent Choir”; “A Sorrowful Charm”; Biella, Piazza Duomo (Ph. Davide Corona)

“Wildlife Photographer of the Year 2025” al “Forte di Bard”

Le migliori fotografie naturalistiche scattate oggi nel mondo

Fino al 12 luglio

Bard (Aosta)

L’immagine è davvero spettrale. Terrifica ed inquietante. Provate ad immaginarvi in quel contesto. Notte fonda e voi in mezzo a una iena bruna, la più rara al mondo e dall’aspetto assai poco rassicurante, e una città fantasma scheletrica, Kolmanskop in Namibia, un tempo (specificano opportune note) sede di importanti miniere di diamanti. Per carità, tranquillizatevi! Trattasi solo di una foto. Ma che foto! Uno scatto di infinita qualità tecnica, di infinito intuito e di … infinita pazienza! Pensate che l’autore, il fotografo sudafricano Wim van den Heever si dice abbia impiegato, dopo aver rinvenuto tracce ed escrementi del povero animale, ben dieci anni per catturare lo scatto perfetto. Alla fine, la “foto-trappola” ha fatto il suo dovere. E la pazienza davvero “da Giobbe” del fotoreporter, tradotta nell’immagine dal titolo “Ghost Town Visitor” (“Visitatore della città fantasma”), gli ha fatto portare a casa il prestigioso titolo del 61° “Wildlife Photographer of the Year”, assegnato dal “Museo di Storia Naturale” di Londra.

Titolo largamente meritato in un oceano di fotografie che quest’anno ha registrato oltre 60mila candidature da parte di fotografi di ogni età e livello di esperienza, provenienti da 113 Paesi. Le opere sono state giudicate in forma anonima per creatività, originalità ed eccellenza tecnica da una “Giuria internazionale” di esperti e molte le troviamo, anche quest’anno, esposte, fino a domenica 12 luglio, al sabaudo “Forte di Bard”“L’esposizione – spiegano gli organizzatori – accende i riflettori su immagini potenti e affascinanti che catturano comportamenti animali poco noti, specie spettacolari e contesti naturali molto diversi tra loro. Utilizzando l’esclusivo potere emotivo della fotografia, le immagini condividono storie e specie da tutto il mondo, incoraggiando un futuro di difesa del pianeta”.

Soffermiamoci su alcune, in particolare. Certamente fra le più significative. Di toccante e tenera narrazione è ad esempio lo scatto “Orphan of the Road”, vincitore dell’“Impact Award” di quest’anno e realizzato dal brasiliano Fernando Faciole che documenta l’immagine davvero straziante di un cucciolo di “formichiere gigante” rimasto orfano a seguito di un incidente stradale che docilmente segue, ferito alle zampe anteriori, il suo custode dopo la poppata serale in un centro di riabilitazione. Guarito e capace di cavarsela da solo, il povero cucciolo sarà rilasciato in natura.

Di tutt’altro tenore “End of the Round-up”, il portfolio (“Premio per il miglior reportage”) del fotoreporter spagnolo Javier Aznar Gonzàlez de Rueda che descrive il complesso rapporto tra l’uomo e i “serpenti a sonagli” negli States. Immagini attraverso le quali Gonzàlez de Rueda sperava e spera di sensibilizzare la popolazione americana a proteggere questi serpenti, ormai in lenta via di estinzione e in alcuni Stati ancora oggi fortemente demonizzati, eppure oggetto di studio per la medicina d’avanguardia nonché di interesse economico per la vendita delle carni e della pelle.

E dei fotografi italiani? Chi mai troviamo sul podio?

Primo fra tutti in maglia “bianca-rosso-verde”, il giovanissimo talento, originario di Velletri, Andrea Dominizi, vincitore assoluto del prestigioso Premio (“Young”) per fotografi naturalisti di età pari o inferiore ai 17 anni. La sua immagine “After the Destruction” “Dopo la distruzione”) racconta una toccante storia di perdita di habitat, quella di un coleottero delle specie “Cerambycidae” in un’area disboscata, incorniciata da macchinari ormai abbandonati, sui Monti Lepini, le alture calcaree site fra le province di Latina, Roma e Frosinone. Gli altri italiani che si sono distinti al concorso sono: il sudtirolese Philipp Egger, vincitore nella categoria “Ritratti di Animali” con lo scatto “Shadow Hunter” (“Cacciatore di ombre”), rappresentante un “gufo reale” nelle montagne di Naturno (Bolzano) che emerge dal buio con il luccichio arancione degli occhi e la luce della sera sulle piume, e tre finalisti con “menzione d’onore”: Fortunato Gatto con “The frozen swan” (“Il cigno congelato”) nella categoria “Arte della natura”, Roberto Marchegiani con “The calm after the storm” (“La calma dopo la tempesta”) e “Shadowlands” (“Terre d’ombra”) nella categoria “Animali nel loro ambiente” e Gabriella Comi con “Wake-up call” (“Sveglia”) nella categoria “Comportamento: Mammiferi”.

Gianni Milani

“Wildlife Photographer of the Year”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino al 12 luglio

Orari: feriali 10/18; sab. dom. e festivi 10/19; lun. chiuso

Nelle foto: Wim van den Heever “Ghost Town Visitor”; Fernando Faciole “Orphan of the Road”; Javier Aznar Gonzàlez de Rueda “End of the Round-up”; Andrea Dominizi  “After the Destruction”

La voce e la farsa, Molière sotto la lente di Isidori

Il malato immaginario” – sino a domenica 29 – con il metodo Marcido

Le righe che seguono sono il positivo giudizio scritto all’indomani del debutto del “Malato” nel dicembre del ‘24. Ve le riproponiamo, parzialmente, in occasione della ripresa dello spettacolo sul piccolo palcoscenico del Marcidofilm, ancora un’occasione per applaudire l’interpretazione di Paolo Oricco e Maria Luisa Abate con tutti i loro compagni e la regia di Marco Isidori.

Poche repliche in questo minuscolo teatro “Marcidofilm!” di corso Brescia per uno spettacolo che racchiude tutta l’allegria degli spettatori a gustare a due passi dal palcoscenico ogni virtuosismo di ogni singolo attore; ma anche uno spettacolo che girerà in seguito per le scuole e non soltanto, un allestimento che è il risultato del progetto vincitore del “Bando della Città di Torino per l’Anno 2024 – Che spettacolo… dal vivo”. “Decaduto il sostegno che premiava le Compagnie torinesi professionali – spiega così il nuovo corso Daniela Dal Cin, scenografa dei Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa – abbiamo partecipato al Bando dell’Assessorato, vincendolo, assicurandoci così il piccolissimo contributo, per noi irrinunciabile, che ci è stato assegnato, cioè circa un terzo del sostegno finanziario che era stato disposto dalle “politiche” precedenti: ricordando altresì che le istituzioni sostengono il Teatro non più sul progetto artistico ma sulla sostenibilità “sociale” dell’attività.”

Quindi, “Il malato immaginario”, tappa ultima – per ora da parte della compagnia nell’universo di Jean Baptiste Poquelin detto Molière? – di un cammino letterariamente universale e inarrestabile… quinto appuntamento in quell’universo, in questo nuovo millennio, dopo “Avaro” (2003), “Tartufo” (2007), “Borghese gentiluomo” (2012) e “Misantropo” (2014), ogni testo e vicenda rivisitati dall’estro e dalle invenzioni e dai graffi neppur troppo sottili di Marco Isidori: “Misurandoci con la marmorea classicità dell’autore, abbiamo sempre sentito consapevolmente quanto la sua sola potenza di poeta ci sapesse donare in sapienza scenica e in esemplare costrutto drammatico; senza che assolutamente quei testi abbisognassero di essere caricati con una significanza ulteriore: ecco perché il nostro “Malato” è trattato con l’estrema semplicità che il dettato narrativo impone.”

La poltrona di Argante e il suo pallottoliere a far di conto sui soldi sborsati alla medicina in clisteri e salassi, le sue pretese malattie, le staffilate della governante Tonina e i suoi sorrisi consolatori allo stesso tempo, i camuffamenti di una moglie pronta a versar lacrime come a godere della (finta) dipartita del proprio consorte, le ansie e le lacrime (vere) di una figlia cui è imposto un matrimonio altrimenti il convento, la processione di fasulli dottoroni che consigliano e impongono e spillano giorno dopo giorno. Argante è il punto di riferimento della scrittura e dell’impianto registico di Isidori, il personaggio del Seicento e di oggi che tutti condanna e tutti assolve, che fa una cittadella arroccata della propria idea “malata” e un trono della propria “guarigione” che saprà ben prendere altre strade di personale autorità. Ogni voce, di quelle che a teatro oggi si fatica a volte a comprendere, ogni suono gutturale e sonorissimo, ogni atteggiamento o avvolgimento del corpo, ogni temporale certezza o stupore o ravvedimento, la testa infiocchettata di nastrini violacei a rimpiazzo di una bianca parrucca, tutto posto all’obbedienza di quel grottesco che è la cifra principe di ogni recitazione, ogni cosa fa della prova di Paolo Oricco un significativo, incisivo capolavoro. Chi guarda avverte senza mezze misure la pienezza della parola pronunciata, coglie il culto della parola, non l’inseguimento del ben detto ad ogni costo ma lo studio, la padronanza, l’intera costruzione che fanno da solida base. E nel ritmo indiavolato del dire e del fare fa a gomitate sua eccellenza la Farsa, il Teatro antico e ti immagini per un attimo che su quella poltrona possa sedere persino Totò, con allegro siparietto finale al suono della canzone napoletana. Divertimento allo stato puro, (sempre intelligente e) incessante, senza sbavature, alimentato dagli interventi di Maria Luisa Abate soprattutto, eccellente Tonina che è l’anima dell’intero e controverso svolgimento, di Valentina Battistone e Ottavia Della Porta che sono la moglie e la figlia, assai gustose figurine nei costumi di Daniela Dal Cin, di quella corona degli allievi attori del Laboratorio permanente diretti da Marco Isidori, vivace “scenografia vivente” dello spettacolo.

Elio Rabbione

Le giornate inaugurali di Exposed Torino Photo Festival

Con un invito a guardare oltre le apparenze, interrogando la relazione tra identità  e rappresentazione,  corpo e immagine,  visibile e invisibile, giovedì 9 aprile prossimo aprirà ufficialmente ‘Mettersi a nudo’, terza edizione di Exposed Photo Festival,  che presenta diciotto mostre, in città,  molte delle quali all’interno del miglio della fotografia, il percorso espositivo diffuso che collega alcune delle principali istituzioni culturali torinesi, accompagnate da un programma di talk, incontri, letture portfolio, screening ed eventi diffusi nello spazio urbano.

Giovedì 9 aprile il Festival inaugurerà la sua terza edizione di EXPOSED con l’apertura al pubblico di tutte le mostre, visitabili dalle ore  11 alle ore 21; la mostra “Diana Markosian. Replaced” a Gallerie d’Italia  è  visitabile dalle ore 19.30 e la mostra collettiva  Metamorphosis dalle ore 15, mentre dal 10 al 12 aprile l’apertura è  prevista dalle 11 alle 20. Le mostre outdoor sono visitabili a partire dalla mattina del 9 aprile nei diversi luoghi della città.

Venerdì 10 aprile, dalle ore 15 alle ore 18.30, alle Gallerie d’Italia  si svolgerà ‘The Searchlights- Public Portfolio Review’, realizzata da IED, Istituto Europeo di Design in collaborazione con Gallerie d’Italia.  Diciotto studenti dei corsi di fotografia delle sedi di Torino, Milano e Roma presenteranno un confronto aperto con curatori, professionisti e pubblico. Si tratta di un’iniziativa che interroga alcune delle questioni più urgenti del presente, dalla crisi climatica alle diseguaglianze,  dalle migrazioni ai diritti, mettendo al centro lo sguardo della nuova generazione e la fotografia come strumento di consapevolezza e di presa di posizione.

Nella stessa giornata prende avvio anche il programma di talk che, a partire dal tema “Mettersi a nudo”, approfondisce le mostre del Festival con curatori, artisti e figure di riferimento, trasformando così la visita ad una mostra in un’esperienza di dialogo e confronto e permettendo al pubblico  di conoscere le autrici  e gli autori degli scatti, figure di primissimo piano della fotografia contemporanea o autentiche leggende della sua storia recente.

Alle ore 18, alle Gallerie d’Italia di Torino, la fotografa Diana Markosian  dialogherà con il pubblico prendendo spunto dalla sua mostra ‘Replaced’, presentata in anteprima mondiale in occasione del Festival. Si tratta di un progetto  che, tra fotografie e un film riadattato alla sala immersiva del museo, ricostruisce una storia d’amore durata oltre dieci anni, interrogando memoria, mito romantico e senso di smarrimento alla fine di una relazione.

Dalle ore 21 alle ore 24 partirà ‘Esterno Notte’, evento partecipato di proiezioni diffuse che coinvolgeranno le vie, i cortili, le facciate della città,  trasformando Torino in un grande spazio espositivo a cielo aperto.  Si tratta di un invito ad alzare lo sguardo, riscoprendo lo spazio urbano sotto una nuova luce, una festa collettiva dedicata alla fotografia e all’immagine, resa possibile grazie alla partnership con Lavazza Group e con la partecipazione delle gallerie di TAG Torino Art Galleries.

Sabato 11 aprile sarà la giornata dei talk ospitati da CAMERA: alle ore 11 il maestro Ralph Gibson dialogherà con Giangavino Pazzola e Walter Guadagnini a partire dalla mostra “Self Exposed”, ospitata dall’Archivio di Stato di Torino, un’esposizione che ripercorre oltre cinquant’anni di carriera attraverso una settantina di opere che mettono in luce un linguaggio inconfondibile, fatto di contrasti netti, inquadrature audaci e continue tensioni tra astrazione e realtà.

Gli spazi di Gallerie d’Italia Torino, alle ore 12, ospiteranno la presentazione al pubblico dell’atteso rapporto annuale sulla fotografia del Giornale dell’Arte, alla presenza del vicedirettore delle Gallerie d’Italia, Antonio Carloni, e delle curatrici Rica Cerbarano e Chiara Massimello, e dell’editore Tommaso Perrillo.

Alle ore 17, presso CAMERA, si terrà il dialogo tra il fotografo britannico Dean Chalkley con Walter Guadagnini, in occasione della mostra “Back in Ibiza e altre storie” presso il Circolo del Design, percorso espositivo che riunisce tre serie dedicate alla cultura musicale giovanile tra gli anni Ottanta e la contemporaneità, tra ritratti iconici della scena britannica e reportage intimi che raccontano comunità, viaggi e libertà.

Alle 18.30, sempre a CAMERA, si terrà il talk dedicato agli artisti che hanno dato vita alla mostra “Metamorphosis”, progetto realizzato in collaborazione con l’unica piattaforma per la fotografia emergente sostenuta dall’Unione Europea: Futures photography. Protagonisti del talk saranno gli artisti Ada Zielinska, Benedetta Casagrande, Yana Wernincke, Claudia Amatruda, Anna Orlowska e Máté Bartha, in dialogo con il curatore di CAMERA Giangavino Pazzola e con Menno Liaw, direttore di Futures. L’incontro approfondirà i temi della mostra diffusa, ospitata da una rete di spazi indipendenti della città, che indaga il concetto di trasformazione individuale, sociale, ambientale attraverso il lavoro di giovani autori internazionali. La giornata di sabato 11 aprile si concluderà alle ore 22 con una vera e propria festa di inizio festival, aperta a tutti i possessori del Pass Exposed, che si terrà presso Le Roi Music Hall, un luogo che si collega a sua volta al Festival perché è stato progettato da Carlo Mollino, protagonista della mostra all’Archivio di Stato. Sarà il momento in cui artisti, curatori, istituzioni, tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del Festival, si incontreranno con il pubblico per ascoltare musica, ballare e stare insieme. Alla console si alterneranno artisti come il leggendario dj Eddie Piller, fondatore dell’etichetta Acid Jazz, che ha segnato la scena musicale degli anni Ottanta e Novanta, oggi impegnato con Modcast, il podcast dedicato alla musica Mod in tutte le sue declinazioni, e come Dean Chalkley, il fotografo protagonista della mostra “Back in Ibiza e altre storie”, che si tiene al Circolo del Design e che è una della figure di primo piano della scena musicale e fotografica inglese, dj per passione. A loro si affianca il producer Piero Casanova, appena tornato da una tournée in India con la sua Soul Therapy Extatic Dance, che a proposito delle sue serate scrive: “tu porta scarpe comode e outfit impeccabili, al resto pensiamo noi”.

Ultimo appuntamento sarà domenica 12 aprile, alle ore 11, presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, con la fotografa Carla Iraldo Voleau, che dialogherà con Walter Guadagnini e Camilla Marrese del suo progetto “You can have it all”, presentato nel portico del Museo. Tra fotografia, scrittura e azioni rituali, l’artista trasforma la propria esperienza personale in un processo di consapevolezza, dando forma a un percorso di autodeterminazione in cui il corpo è chiamato prima di tutto a esistere, a essere protagonista attivo e non semplice oggetto dello sguardo.

Tutti gli incontri sono inseriti nel programma inaugurale, e gratuiti con il Pass Exposed. Partecipazione libera fino a esaurimento posti.

Info: exposed@camera.to – exposed@torino.photo.festivalexposed.to.it

Mara Martellotta

Stupinigi: per Lirica a Corte, il Rigoletto

Domenica 29 marzo, alle ore 19, per lirica a corte nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, nel Salone d’Onore, andrà in scena il Rigoletto, che fa parte della rassegna domenicale del TSN .

Lirica a Corte è  organizzata dal TSN Teatro Superga Nichelino in collaborazione con STM, Scuola del Teatro Musicale e Fondazione Ordine Mauriziano.

Rigoletto, opera  rappresentata per la prima volta al teatro La Fenice a Venezia nel 1851, rappresenta il primo capitolo della “trilogia popolare” di Giuseppe Verdi. L’opera mette al centro dell’attenzione uno “sconfitto”, un buffone di  corte, gobbo e deforme, di cui si raccontano i timori, le ambizioni, le antipatie e i propositi di vendetta.
L’opera ne descrive anche le sconfitte e le piaghe del cuore, che lo condurranno ad essere la causa della morte dell’amata figlia Gilda.
Ispirato al dramma “Le roi s’amuse” di Victor Hugo, l’opera sposta l’ambientazione dalla Francia a Mantova, trasformando un celebre sovrano , libertino, in un meno gaudente e anonimo duca di provincia.

Info

Domenica 29 marzo 2026 ore 19

Lirica a corte

Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi, Nichelino ( Torino)

Rigoletto

Biglietti prezzo unico 38.50 euro

Tel 0116279789 biglietteria@teatrosuperga.it

Mara Martellotta

Al Museo Nazionale del Cinema di Torino “B.B. Le maiuscole dell’eros”

Venerdì 27 marzo 2026 – ore 17 – Cinema Massimo – Via Verdi 18 – Torino
Il Centro Pannunzio promuove l’incontro con Pietrangelo Buttafuoco dedicato a Brigitte Bardot

Venerdì 27 marzo alle ore 17, al Cinema Massimo di Torino/Museo del Cinema (Via Verdi 18), si terrà l’incontro “B.B. Le maiuscole dell’eros”, appuntamento culturale promosso dal Centro Pannunzio e dedicato alla figura di Brigitte Bardot, icona del cinema e dell’immaginario collettivo del Novecento.

Protagonista dell’incontro sarà Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, che terrà una lectio magistralis sul tema “BB, le maiuscole dell’eros”, offrendo una riflessione sulla forza non solo cinematografica ma anche simbolica e culturale di Brigitte Bardot.

Nel corso dell’appuntamento verrà inoltre conferito a Pietrangelo Buttafuoco il Premio “Mario Soldati 2026”. Interverrà Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema. 

A chiusura di serata, ci sarà la proiezione del film “Piace a troppi” di Roger Vadim. 

Brigitte Bardot ha rappresentato per intere generazioni un’idea di femminilità capace di andare oltre gli stereotipi, contribuendo a definire un’immagine della donna moderna che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo. Figura emblematica della Francia che ha inciso nella cultura europea del secondo Novecento, Brigitte Bardot è stata anche una voce importante nella difesa degli animali e dell’ambiente con la sua fondazione omonima. I suoi film restano lo specchio di un’epoca storica cruciale, tra trasformazioni sociali, desiderio di libertà e nuovi linguaggi dell’identità.

Piace a troppi” è il titolo italiano di Et Dieu… créa la femme (And God Created Woman), film francese del 1956 diretto da Roger Vadim, al suo esordio alla regia. Ha come protagonista Brigitte Bardot, affiancata da Jean-Louis Trintignante Curd Jürgens. Questo film è considerato il film simbolo dell’ascesa di Brigitte Bardot a mito internazionale. Un’opera che, tra sensualità e ribellione, contribuì a ridefinire l’immagine della donna nel cinema e nel costume dell’epoca.

IL CENTRO PANNUNZIO 

Il Centro Pannunzio è un’associazione culturale laica, indipendente e apartitica fondata a Torino nel 1968 da Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Pier Franco Quaglieni e altri giovani studiosi, in omaggio alla figura e all’eredità intellettuale di Mario Pannunzio. Da oltre cinquant’anni rappresenta un presidio di vita culturale, libero da appartenenze politiche o religiose, aperto a tutti coloro che desiderano confrontarsi con idee, pensieri e esperienze diverse. Il Centro promuove un ricco calendario di attività — incontri tematici, presentazioni di libri, conferenze, dibattiti, tavole rotonde e corsi — con l’obiettivo di favorire una riflessione critica sul presente attraverso la conoscenza del passato, senza filtri ideologici. Accanto all’impegno culturale, organizza itinerari d’arte, visite guidate, viaggi culturali e occasioni di incontro con protagonisti della cultura, dell’arte e della società. Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura, della Scuola e dell’Arte dal Presidente della Repubblica, il Centro Pannunzio è noto per la sua vocazione pluralista, per la cura dell’archivio storico e per la pubblicazione periodica di testi e atti culturali che arricchiscono il dibattito civile italiano. 

Informazioni: https://www.centropannunzio.it/attivita.asp

Concerto di Primavera dell’Accademia di Sant’Uberto alla Reggia di Venaria

Domenica 29 marzo, alle ore 17, presso la Sala Diana della Reggia di Venaria, il Concerto di Primavera aprirà la rassegna musicale dell’Accademia di Sant’Uberto, “Cerimoniale e Divertissement 2026-early music today”. La scelta del repertorio, con Vivaldi, Albinoni e Galuppi, ci introduce nel contesto barocco veneziano restituendone tutta la vivacità e l’emozione. Non a caso, lo spettacolo è concepito in relazione all’evento “All’ombra dei ciliegi in fiore”, che anima i giardini della Residenza Sabauda. Il dialogo tra il patrimoni UNESCO “materiali” e “immateriali”, la Reggia e la musica, con i corni da caccia delle partiture vivaldiane, tra lo spazio ordinato dei giardini e il bosco della Mandria, offre al visitatore l’opportunità di immergersi in una realtà coinvolgente, tra passato e presente. Il collegamento temporale è affidato alla comunità di “pratica immateriale vivente” che, in questo caso, detiene un’arte musicale.

Vivaldi fu in primo luogo un compositore d’opera, un uomo di teatro a tutto tondo. Sotto questo aspetto il primo brano, tratto dal Bajazet (o il Tamerlano) RV 703, costituisce una sorta di dramma in miniatura. L’organico prevede una coppia di corni da caccia, archi e basso continuo, ed è rimodellato in modo continuativo per dar vita a combinazioni sempre nuove nel segno dell’agilità e della trasparenza. Il concerto RV 738 in fa maggiore, fin da subito ci immerge nell’atmosfera evocativa associata agli strumenti protagonisti, i successivi movimenti si susseguono come per effetto di un sorprendente cambio di scena. Il concerto per oboe, archi e basso continuo op.9 N 2 in re minore di Tomaso Albinoni, si sviluppa con sensibilità ed eleganza piena di spirito, con un Adagio dove l’oboe accende una melopea intensa. Dopo Vivaldi e Albinoni, con il mutare della sensibilità, si cercano vie nuove che ritroviamo in Galuppi, nel “Concerto a quattro” in re maggiore, che appare già di per sé evocativo di una pronunciata vocazione all’intimismo.

Il progetto è sostenuto dal Ministero della Cultura, dai bandi riservati ai patrimoni immateriali dell’UNESCO e da Fondazione CRT. In questo quadro, l’Accademia di Sant’Uberto tiene presso la sede operativa della Reggia di Venaria corsi di corno da caccia barocco, propedeutici ai concerti, mettendo a disposizione strumenti musicali originali.

L’evento è incluso nel biglietto di visita alla Reggia.

Reggia di Venaria – Sala di Diana – piazza della Repubblica 4, Venaria Reale – 011 4992300

Mara Martellotta

Narcisi, templari e l’abito del Titanic al Castello di Piea d’Asti

Migliaia di narcisi e tulipani, giacinti e fritillarie splendono nel parco del Castello di Piea d’Asti ma ci sono anche dame e cavalieri, musica e arte in un crescendo di eventi che accompagneranno i visitatori fino al 3 maggio. “Il narciso incantato”, tradizionale appuntamento di primavera giunto alla XVIII edizione, affianca alla fioritura nei giardini arte, cultura, enogastronomia e tanta storia.
Da trent’anni Silvia Tamietto fa rivivere la storia del castello, sala per sala, e i tanti personaggi nobili che hanno soggiornato tra le mura di questo maniero nel corso dei secoli come i Roero. Lasciata la carriera di insegnante si è trasferita a Piea d’Asti (un’ora d’auto da Torino) nel castello con la famiglia e ogni anno lo apre al pubblico con una lunga serie di eventi. La storica residenza, che fa parte del circuito nazionale delle Dimore Storiche ed è sede di un museo d’arte antica, propone quest’anno interessanti novità tra le quali le note del Rondò veneziano che decanteranno gli abiti della Venezia del Settecento (il 19 aprile), un’esposizione di cimeli e memorie dei Cavalieri Templari con un concilio dell’Ordine e pranzo templare il 26 aprile, una mostra di rare porcellane di Meissen, Dresda e Capodimonte, una collezione di Uova della scuola di Fabergé, reperti di Casa Savoia, una sedia di Giovanni Giolitti, l’abito originale indossato dalla fidanzata di Leonardo DiCaprio nel film “Titanic” (il 25 aprile dame e cavalieri in abiti Liberty) e ancora un’esposizione di auto d’inizio Novecento.
E inoltre la mostra d’arte “Opere, castelli e colori danzanti” a cura di Doriana Doria il 29 marzo durante la quale si esibiranno figuranti in abiti ottocenteschi. Tra le altre iniziative del castello anche aste di antiquariato e la possibilità di sposarsi nell’antica cappella di fine Settecento. Il 1 maggio sarà presentato il libro storico sulla famiglia proprietaria della residenza e il 3 maggio si chiuderà con una rassegna enogastronomica con pranzo e vendita di prodotti locali. Un po’ di storia non guasta mai, il maniero nacque nel 1154 nel cuore del paese e nel Trecento il feudo di Piea venne ceduto ai Roero e ai Riva ma a metà Quattrocento un signore della famiglia dei Roero occupò la fortezza con le truppe del marchese del Monferrato Gian Giacomo Paleologo. Nella prima metà Settecento l’edificio si trasformò da fortezza in palazzo gentilizio con i lavori di restauro fatti eseguire dai conti Filippo Felice e Carlo Maria Roero. All’inizio dell’Ottocento la dimora passò per via ereditaria al marchese Faussone di Clavesana e a fine secolo divenne proprietà della famiglia genovese Bombrini e poi di quella dei Della Croce di Dojola.
Nel 1999 viene venduta agli attuali proprietari che in primavera aprono i cancelli ai turisti. Un solenne scalone d’ingresso realizzato su progetto di Filippo Juvarra e preziosi lampadari di Murano abbelliscono gli eleganti ambienti. La sale affrescate dai fratelli Galliari nel Settecento sono arredate con mobili antichi. Notevoli le ampie cantine, tutte da scoprire, insieme al “giardino all’italiana” risalente al ‘700. E per chiudere…una leggenda romantica che aleggia intorno al castello di Piea: un’attraente fanciulla parrebbe aggirarsi di notte nella sale del maniero, la Dama Bianca smaniosa di ritrovare i cari luoghi della sua pur breve esistenza terrena..
Il biglietto di ingresso al parco costa 5 euro mentre per visitare le sale storiche il prezzo è di 9 euro. Il castello è aperto fino al 3 maggio da lunedì a venerdì dalle 15,00 alle 19.00, sabato, domenica e festivi dalle 11,00 alle 19,00.  Per informazioni: 340.7818231 – 327.7055413
Filippo Re

Vietato non sfogliare a Miradolo. Laboratori didattici e visite dedicate ai libri animati

Castello di Miradolo (TO)

Domenica 29 marzo 2026

 

Domenica 29 marzo il Castello di Miradolo dedica un’intera giornata ai libri che si possono toccare, guardare, ascoltare, esplorare, in occasione della Giornata nazionale per la Promozione della Lettura del 24 marzo. Visite, laboratori, attività per famiglie e per il pubblico adulto, costruiscono un percorso intorno al tema dell’accessibilità e alle molte forme che il libro può assumere, tra pagine tattili, simboli, immagini tridimensionali e meccanismi cartacei. Un programma in dialogo con la mostra C’è oggi una fiaba pensato per avvicinare alla lettura pubblici diversi e per scoprire libri che ampliano l’esperienza della narrazione oltre la pagina stampata.

 

Dalle 10 alle 18 il Castello ospita “Vietato non sfogliare – Mostra di Libri Speciali” a cura di Area ETS, Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile. In esposizione libri tattili, con traduzione in Braille, in simboli, in Lingua dei Segni, ad alta leggibilità, senza parole, audiolibri, ebook, libri-gioco, libri fotografici e sensoriali: strumenti diversi che rendono la lettura accessibile e condivisibile, capaci di raggiungere pubblici differenti per età, capacità e modalità di fruizione.

 

In programma anche due appuntamenti de “La domenica dei piccoli” dedicati alle famiglie: alle 10.30 “Storie per le dita”, lettura al buio di libri tattili ed attività di esplorazione multisensoriale. Le dita possono non solo toccare, ma anche viaggiare, leggere e persino sognare. Il laboratorio invita a scoprire le possibilità comunicative nascoste dei diversi materiali, a partire dalle quali costruire nuove pagine (età: 2-5 anni). Alle 15 “Storie al quadrato”, laboratorio sui libri in simboli in cui si mescolano letture ritmate, ricomposizione di storie e creazione di simboli nuovi per far diventare i bambini protagonisti di avventure inedite (età: 6-10 anni).

 

Alle 15, inoltre, visita guidata al Parco del Castello condotta dalla naturalista e guida escursionistica Emanuela Durand. Alla stessa ora anche la visita speciale “La magia dei libri animati”, a cura dell’associazione culturale Collezione Piero Marengo (con sede presso la Libreria Antiquaria Freddi di Torino), tra le poche realtà in Italia a documentare l’evoluzione storica dei libri pop-up e delle carte animate. La visita condurrà il pubblico alla scoperta dei libri animati presenti in mostra: opere editoriale complesse, costruite con meccanismi cartacei, piegature, elementi tridimensionali e dispositivi sonori che trasformano il libro in uno spazio di esplorazione visiva e narrativa.

INFO

Castello di Miradolo, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (TO)

Domenica 29 marzo

Vietato non sfogliare

Ore 10-18.30: Mostra di Libri Speciali

Costo compreso nel biglietto di ingresso

Storie per le dita

Ore 10.30: Laboratorio didattico

Costo: FamilyLab

Storie al quadrato

Ore 15: Laboratorio didattico

Costo: FamilyLab

Visita guidata al Parco

Ore 15: Visita a cura di Emanuela Durand

Costo compreso nel biglietto di ingresso

La magia dei libri animati

Ore 15: Visita speciale alla mostra C’è oggi una fiaba

Costo compreso nel biglietto di ingresso

Biglietto di ingresso: 15 euro intero, 12 euro ridotto (gruppi, over 65, convenzioni), 10 euro ridotto 12-26 anni e universitari, gratuito (0-11 anni, Abbonati Musei e Torino+Piemonte Card, Passaporto culturale, disabilità e accompagnatori), 5 euro ridotto scuole secondarie di II grado di Pinerolo e Tessera PineCult

FamilyLab: 5 euro bambini (comprensivo di ingresso e attività didattica) + biglietto di ingresso accompagnatori

Informazioni: 0121 502761 prenotazioni@fondazionecosso.it

www.fondazionecosso.com

Prix Jeunesse International, con 12 giovani giurati torinesi 

Ha fatto tappa anche a Torino il Prix Jeunesse International, il principale evento Internazionale dedicato alla televisione e ai media per bambini e ragazzi, che culmina nel festival che si tiene a Monaco di Baviera in Germania e le cui fasi preparatorie coinvolgono i giovani di cinque Stati, Canada, Ecuador,  Kosovo e Taiwan e appunto Italia in qualità di giurati.
La giuria italiana è  stata organizzata e coordinata dalla società  di produzione torinese Indyca e formata da 12 ragazzi  e ragazze di età  compresa tra gli 11 e i 15 anni di Torino e città limitrofe che si sono trovate alla Scuola Holden per guardare i cortometraggi candidati, riflettere su ciascuno di essi e poi scegliere, tramite votazione, il migliore.
Il giudizio finale verrà  svelato durante l’evento che si terrà dal 29 maggio al 3 giugno prossimo a Monaco di Baviera. In competizione per il PRIX JEUNESSE 2026 otto cortometraggi documentari e otto brevi film di fiction provenienti da tutto il mondo, selezionati appositamente da un team di esperti Internazionale per sottoporli al giudizio dei giovanissimi giurati. I voti della giuria italiana confluiranno insieme alle preferenze delle altre quattro giurie di Canada, Taiwan, Ecuador e Kosovo.

Per info bruni@indyca.it
Mara Martellotta