CULTURA E SPETTACOLI

Fondazione Amendola, Giulio Napolitano presenta “Il mondo sulle spalle”

Giovedì 5 febbraio, alle ore 18, la Fondazione Giorgio Amendola di Torino, ospiterà in collaborazione con Legacoop Piemonte e Generazioni Legacoop la presentazione del libro “Il mondo sulle spalle”, una storia familiare e politica di cui l’autore è Giulio Napolitano, giurista e Professore Ordinario di Diritto Amministrativo all’Università degli Studi Roma Tre, nonché figlio di Giorgio Napolitano. Il volume unisce dimensione privata e storia pubblica, tracciando un ritratto inedito dello statista e dell’uomo. Attraverso uno sguardo intimo e partecipe, il racconto ripercorre i principali snodi della storia italiana dell’ultimo mezzo secolo, offrendo una prospettiva rigorosa su un lungo percorso politico e umano. All’incontro porterà i saluti istituzionali Alessandro Regge, coordinatore di Generazioni Piemonte, il coordinamento under 40 di Legacoop Piemonte. Con l’autore dialogherà Sofia Ferrari, direttrice della biblioteca della Fondazione Giorgio Amendola. La moderazione è affidata a Giancarlo Quagliotti, storico dirigente del Partito Comunista.

“La presentazione si inserisce nel programma culturale della Fondazione Amendola, da sempre impegnata nella promozione della memoria storica, del pensiero politico e del confronto pubblico sul grande tema della democrazia italiana – dichiara Domenico Cerabona, direttore della Fondazione Giorgio Amendola – in questo caso specifico, al centro della presentazione la storia umana e politica in grado di narrare non solo una vicenda individuale, ma diversi decenni del nostro Paese, dai comizi alle feste dell’Unità, dalle manifestazioni alla vita di partito. Al Presidente Napolitano ci lega una profonda sintonia culturale e politica, essendo stato uno dei più celebri allievi della scuola comunista napoletana di Giorgio Amendola nel secondo dopoguerra e, di fatto, colui che ha raccolto il testimone del riformismo e dell’europeismo del PCI”.

“Siamo molto contenti di questa iniziativa, che abbiamo voluto rivolgere alle giovani generazioni di cooperatori e cooperatrici – spiega Dimitri Buzzio, Presidente di Legacoop Piemonte – la presentazione del libro di Giulio Napolitano rappresenta un’occasione per approfondire la storia del nostro Paese e della nostra Repubblica, ripercorrendo l’impegno politico di Giorgio Napolitano, il cui ruolo di Presidente è coinciso con anni attraversati da tensioni profonde e significativi cambiamenti. L’appuntamento è anche l’occasione per ricordare, a poco più di un anno dalla sua scomparsa, la figura di Clio Bittoni, madre dell’autore, già dirigente dell’Ufficio Legislativo di Legacoop Nazionale, contribuendo ad alcuni dei successi più importanti del movimento cooperativo”.

Giovedì 5 febbraio, ore 18, Fondazione Amendola -via Tollegno 52, Torino. Appuntamento a ingresso libero.

Mara Martellotta

Rock Jazz e dintorni a Torino: i Nomadi e Flavio Giurato Quartet

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Lunedì. Alla Bottega Baretti si esibisce Mark Bonifati.

Martedì. Alla Cricca Matteo Castellano canta Jannacci.

Mercoledì. All’Hiroshima Mon Amour è di scena Vegas Jones. Al Vinile suona Felicia Juno Ensemble.

Giovedì. Alla Divina Commedia si esibisce la House Band. Al Blah Blah suonano i Medusa +Malibu Stacey. All’Hiroshima è di scena il quintetto Si’ Boom! Voilà!

Venerdì. Al Magazzino sul PO sono di scena gli Hate Moss. Alla Divina Commedia si esibiscono i Secret Chords. All’Hiroshima suonano i Mefisto Brass. Al Circolo Sud è di scena la Piccola Compagnia “Behemoth”. Al Circolino suona  Giorgio Diaferia Ensemble. Al Vinile si esibisce il Trio Marciano & Silver. Al Blah Blah suonano i No More Extasy + Hexabrot.

Sabato. Al Teatro Colosseo arrivano i Nomadi. Al Folk Club suona il quartetto di Flavio Giurato. Alla Divina Commedia si esibiscono i Bluescreen. Alla Suoneria di Settimo  è di scena la Banda Osiris. Al Circolo Sud si esibisce Ila Rosso. Al Vinile suona Diane Kowa 6 Piaggio Soul Combination.

Domenica. Allo Ziggy sono di scena Nyos + Gordonzola. Al Blah Blah suona Iguana Project + The Bang Tales. Al Vinile si esibiscono Milkway + Funkyfied.

Pier Luigi Fuggetta

Al via i festeggiamenti per l’Abbazia di Novalesa

Voglia di Medioevo, anzi di Alto Medioevo. Salone pieno zeppo di gente all’Archivio di Stato di Torino ad ascoltare i monaci benedettini della Novalesa e alcuni storici medievisti nel convegno che ha aperto le celebrazioni per i 1300 anni dalla fondazione della celebre Abbazia, fondata nel 726 tra i monti della Val Cenischia. E dire che non c’era Alessandro Barbero, illustre storico dell’ “età di mezzo”, trascinatore di folle immense, a parlare di Medioevo. Eppure, ad ascoltare i benedettini della Novalesa c’era tanta gente e molti sono rimasti fuori, nella gelida piazzetta Mollino, per motivi di sicurezza. Chi l’avrebbe mai detto, eppure è così, anche vicende di 13 secoli fa affascinano il pubblico.

Riscossa del Medioevo? Certamente un desiderio di riscoprire un’epoca appassionante e un forte interesse culturale per una fase storica ampiamente rivalutata dalla storiografia moderna. Proprio nel Medioevo sorsero le prime università, cattedrali e abbazie, invenzioni e scoperte di varie tipo, fermenti artistici e culturali. Altroché decadenza e secoli bui! L’esatto contrario. Le celebrazioni per la fondazione della Novalesa si apriranno di fatto il 30 gennaio in Abbazia con i Vespri presieduti dal cardinale Repole e continueranno fino a ottobre con un ricco calendario di eventi, tra cui concerti d’organo e musica sacra, pellegrinaggi nei dintorni del monastero con l’urna di Sant’Eldrado (abate della Novalesa nel IX secolo), conferenze, meditazioni e il 28 giugno la posa della stele commemorativa della fondazione dell’Abbazia.  Filippo Re

I Luoghi del cuore, grazie a Fai venti nuovi progetti

L’Italia più fragile, quella delle aree interne e delle periferie, è  la protagonista dei nuovi interventi dei “Luoghi del Cuore”.
Si tratta di venti progetti in undici regioni, da Nord a Sud Italia, selezionati attraverso il bando legato alla XII edizione del censimento, che riceveranno il contributo economico del FAI, Fondo per l’ambiente Italiano, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, 700 mila euro in totale, la cifra più alta mai stanziata a sostegno del programma, che andranno a beneficio di luoghi poco noti o poco valorizzati , spesso a rischio, che incarnano e narrano la nostra civiltà, la memoria collettiva e sono patrimonio di storia, arte e natura ricchissimo e vario.
Di questi 520 mila euro saranno destinati ai progetti selezionati attraverso il bando e, per la prima volta, i singoli beni candidati hanno potuto richiedere fino a un massimo di 50 mila euro. Si tratta di una dotazione che consente di rispondere in modo maggiormente  significativo alle esigenze dei territori e di rafforzare complessivamente l’impatto dei Luoghi del Cuore.
I restanti 180 mila euro saranno riservati ai primi tre classificati al censimento,  al primo posto il Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Nizza Monferrato, nell’Astigiano,  a seguire la Fontana Antica di Gallipoli, in provincia di Lecce e la chiesa di San Giorgio nel borgo di Tellaro a La Spezia.

Tra i Luoghi del cuore sostenuti dal bandi diciotto si trovano in territori lontani dai grandi centri del nostro Paese, piccoli Comuni o frazioni, spesso situati in aree interne o in zone montuose e isolate, oppure luoghi periferici, anche in grandi città.  Luoghi per i quali, attraverso il censimento del FAI, i cittadini danno voce alle loro richieste di tutela e valorizzazione,  come testimoniano la passione e l’impegno civile delle centinaia di comitati che partecipano ad ogni edizione. I venti progetti riguardano, infatti, storie e tradizioni che rischiano di scomparire o angoli di paesaggio e ambienti naturali da proteggere e tutelare. Per questi luoghi la partecipazione al programma del FAI e l’assegnazione del contributo rappresentano una concreta, talvolta, l’unica opportunità di recupero e di rilancio, un primo soccorso che spesso diventa l’inizio di un processo di sviluppo locale che porta ad attirare ulteriori nuove risorse e far crescere  competenze, rafforzare lo spirito di comunità e far nascere nuove economie del territorio.

I progetti selezionati , candidati da “Luoghi del cuore” che al censimento hanno raggiunto la soglia minima di 2500 voti, portano alla ribalta un patrimonio inedito, ai più sconosciuto, che si configura formato di beni lontani dalle consuete mete di turismo, spesso trascurati, chiusi e abbandonati, dall’Eremo della Quisquina, immerso nell’entroterra di Agrigento1, in una foresta di querce secolari sui Monti Sicani, all’Asilo Sant’Elia, capolavoro dell’architettura  moderna progettato nel 1937 da Giuseppe Terragni nell’allora quartiere operaio di Como; dal borgo di Nidastore, il più settentrionale dei castelli di Arcevia ( AN), al piccolo Museo Filippa di Ramella, un paesino di poco più di 140 abitanti in Alta Valsesia,  con una curiosa collezione di oggetti che in passato hanno raccontato il mondo ai valliggiani.

Il bando è rimasto aperto oltre tre mesi per permettere ai proponenti di sviluppare i progetti e far crescere nuove competenze. Per la prima volta dalal nascita dei Luoghi del  Cuore i candidati hanno potuto seguire due webinar di formazione, tenuti da architetti e storici dell’arte del FAI, dedicati alla messa a punto  dei progetti di restauro  e di valorizzazione culturale,  a partire dalla Fondazione nei suoi Beni. Si tratta di un’iniziativa che si è  rivelata molto utile e che nasce dallo spirito educativo del FAI e che ha lo scopo di diffondere competenze ed esperienze accumulate nei suoi cinquanta anni di attività con altri operatori del settore e tecnici, magari di piccole realtà associative o istituzioni locali.
I progetti selezionati, al di là del numero ottenuto di voti del censimento,  che rappresenta uno degli otto parametri di valutazione, si distinguono per la qualità dei contenuti, la capacità di attivare le comunità  e le potenzialità di impatto a lungo termine sui rispettivi territori, in particolare nelle aree interne.
La ricerca svolta nel 2024 da Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, intitolata “Valutazione sugli impatti dei Luoghi del cuore”, ha evidenziato come il programma riesca a innescare processi virtuosi su scala locale, capaci di generare impatti culturali, sociali, ambientali ed economici, contribuendo non solo alla tutela e alla valorizzazione dei luoghi, ma anche al consolidamento dell’identità e della resilienza delle comunità e alla rinascita di piccoli circuiti turistici.
Accanto all’impatto culturale, largamente condiviso dei progetti sostenuti, emerge largamente l’impatto sociale, attestato dalla nascita  e dal consolidamento di reti di collaborazioni e dalla capacità di mobilitazione delle comunità.

I venti progetti sostenuti coinvolgono oltre cento stakeholder, tra associazioni, scuole, parrocchie, enti scientifici,  istituzioni universitarie, Soprintendenze e  Comuni.
I contributi stanziati dal FAI e da Intesa Sanpaolo per questi progetti attiveranno ulteriori risorse per oltre 820 mila euro, più del 150 % della dotazione stessa del bando, messi a disposizione dai territori e dagli stakeholder. Un ruolo importante spetta ai Comuni, responsabili delle candidature dei progetti  in 13 casi su venti, seguiti da associazioni, enti ecclesiastici e anche da una scuola. È il caso dell’ Istituto Comprensivo Francesco Cappelli, con sede nell’ex casa del Sole, all’interno del parco Trotter di Milano, che ha presentato il progetto di recupero della Minitalia, per renderla accessibile non solo agli alunni per scopi didattici, ma anche ai visitatori del parco.
Questi venti nuovi progetti fanno salire a 180 gli interventi sostenuti dal 2003 grazie ai Luoghi del Cuore.

In Piemonte sarà avviato il progetto di recupero, restauro e valorizzazione  di sei Fontane Parlanti a Rosazza, nel Biellese, piccolo borgo montano della Valle del Cervo, uno degli esempi più significativi del patrimonio storico e culturale della provincia di Biella. Le origini medievali del borgo si intrecciano con una profonda trasformazione avvenuta nel corso dell’Ottocento, quando il paese assunse l’aspetto attuale grazie all’intervento di Federico Rosazza Pistolet, filantropo e senatore, figura centrale della storia locale, che realizzò una serie di tubazioni in ghisa per portare l’acqua potabile in tutto il paese, iniziativa che permise la costruzione delle fontane parlanti, un progetto di rinnovamento urbano dove l’aspetto funzionale delle architetture si intreccia con l’elemento sociale e identitario degli spazi pubblici.

Mara Martellotta

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Don Ciotti e la maranza – I Signori del No –  Gobetti e la storia – La Mole – Lettere

Don Ciotti e la maranza
I miei contatti con don Luigi Ciotti sono stati pochi, anche se una volta per il premio “San Giovanni“ che  ricevemmo insieme in Comune, il sacerdote fu generosamente largo di elogi nei miei confronti: era il 1998, un’era geologica fa. Pur ammirandone l’impegno, non ho mai molto condiviso le sue idee. In una recente intervista ha affermato che con i giovani serve il dialogo e non la repressione .E ‘ il solito tema della inclusione applicato anche alle giovani canaglie dal coltello facile.

Riportare ordine nella convivenza civile e nella scuola può essere definito in vari modi, ma non può prescindere dal ripristino dell’autorità dello Stato. Definire rabbia la delinquenza mi appare un errore di prospettiva storica . Già la generazione Z aveva dato prova di sé con il suo cinismo devastante , ma oggi siamo caduti ancora più in basso perché nelle scuole, per futili motivi, ci sono giovani che ricorrono al coltello come in una nuova cavalleria rusticana recitata dalla maranza. Occorre nella scuola recuperare lo studio, la serietà, la necessaria selezione. Il todos caballeros dell‘inclusione, nella migliore delle ipotesi, è un’utopia disancorata dalla realtà.
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I signori del No

Ho scritto già da tempo che io voterò si’ al Referendum senza incertezze per ragioni che ho già spiegato e che illustrerò in interventi pubblici in febbraio e in marzo, girando l’Italia. Tra le altre cose me lo impone la mia amicizia per Enzo Tortora e per Marco Pannella.

Marco Pannella con Pier Franco Quaglieni
Ma c’è anche un’altra ragione che pesa nel mio voto per il sì: il fatto che votino no Barbero, Augias, Bindi, Serracchiani, Canfora, Ranucci e tanti le cui ragioni, malgrado la tolleranza laica, non condivido quasi mai. Sentirmi in quella compagnia mi creerebbe un forte disagio. Questo è ovviamente solo uno dei tanti motivi per cui i liberali voteranno sì alla separazione delle carriere unificate dal governo fascista del 1941. Mi piacerebbe sentire le obiezioni di Canfora che ha reso antico anche l’antifascismo, mentre considera sempre presente e attuale il fascismo.
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Gobetti e la storia
Dopo la Messa cantata a Roma per Valerio Zanone in cui personaggini minori hanno deciso chi invitare e chi escludere, adesso sono partite le Messe laiche, anzi le Messe gregoriane per Piero Gobetti che meriterebbe di essere storicizzato come ha fatto quasi solo Antonio Patuelli.
Piero Gobetti
Con lo stile un po’ settario di Zagrebelski si continuerà a pestare acqua nel mortaio , senza affrontare il nodo cruciale del pensiero gobettiano: il suo rapporto con Gramsci e il marxismo che fini’ di nascondere l’originario liberalismo . Il suo fu un pensiero in nuce che la morte a 25 anni nel 1926 in esilio a Parigi non gli consentì di approfondire.
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La Mole
“La Mole” è ‘stato un giornale fondato a Torino  da Enzo Fedeli nel 1946 e diretto successivamente da Nino Cavallotti. Attorno al giornale si formò il gruppo “La Mole” , un gruppo monarchico indipendente che portò in Consiglio comunale a Torino per 15 anni il Col. dei Bersaglieri Enzo Fedeli, unico  capo carismatico monarchico in Piemonte a cui sarebbe spettato il seggio in Parlamento che ebbe il PNM. Fedeli, valoroso combattente della seconda guerra mondiale e nella Guerra di Liberazione, era un giornalista e un oratore di straordinaria efficacia. I suoi discorsi al teatro “ Carignano“ ottenevano il massimo successo. Creò anche la casa editrice “Superga” che pubblicò libri importanti.
I monarchici del partito monarchico e della stessa Umi non riuscirono mai a fare un qualcosa di simile alla “Mole” che, come scrisse Carlo Delcroix , fu “il più vecchio e strenuo giornale“, diffuso in tutta Italia . Dopo Fedeli il gruppo fu presieduto dall’imprenditore Aldo Piazza. Affiancò Cavallotti come redattore capo del giornale Gian Luigi Boveri, futuro dirigente della Sanità pubblica piemontese. Fedeli fu un uomo eccezionale che, se fosse entrato in altri partiti, sarebbe diventato sicuramente parlamentare e forse anche ministro. Quel gruppo ebbe tanti soci importanti: dalla scrittrice Bianca Galimberti allo scultore Giovanni Reduzzi. Ma La Mole ebbe anche un gruppo Fiat e un gruppo di tramvieri, a dimostrazione del radicamento  popolare dell’associazione. Anche Angelo Pezzana scrisse a lungo sulla “Mole”. E’ una pagina di storia torinese meritevole di essere ricordata anche in consiglio comunale dove  Fedeli  fu consigliere molto autorevole e rispettato anche dagli avversari politici.
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Lettere scrivere a quaglieni@gmail.com

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Piazza Madama Cristina
L’ho vista qualche giorno fa comprare della frutta in piazza Madama Cristina e mi ha sorpreso vederla così disinvolto. Io in quella piazza sono stato borseggiato due volte e sono stato infastidito ogni volta da questuanti di diverse età ed etnie.  La nostra generazione rimpiange i negozi di frutta di via Nizza (oggi impraticabile) e di via Lagrange. Se la memoria non mi inganna, i mitici Scanavino. Quei negozi sono chiusi da decenni e il mercato di piazza Madama Cristina è sempre più decaduto negli anni.   Filippo Forneri
Foto Città di Torino
 Vado raramente a comprare, solo quando vado a far colazione al “Samambaia”, che ha mantenuto il suo rango inalterato nel tempo. In piazza c’è un banco speciale che ha spesso le fragoline che acquisto volentieri. Anch’io amavo i negozi di primizie che ormai sono un lusso del passato. Circa la delinquenza che circola nei mercati concordo con lei. Bisogna stare molto attenti. I vigili addetti ai mercati sono scomparsi e la sicurezza è molto precaria anche semplicemente camminando per strada.
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Viabilità torinese
In corso Sommeiller hanno creato una camera a gas a cielo aperto con code pazzesche di auto. La corsia preferenziale del 16 non dà reali vantaggi temporali al tram, mentre crea intasamento al traffico sul cavalcavia. Persino il capo dei taxisti si è detto contrario. L’adozione della velocità massima a 30 all’ora è un’altra follia, specie se non si perseguono i  viaggiatori  in monopattino che svettano a 50/ 60 all’ora anche sui marciapiedi. Siamo diventati ridicoli. La tutela dei pedoni è un optional.   Pino Ferraris
Concordo su tutto. Il TAR del Lazio ha bocciato i 30 km all’ora. Ma nessuno fa nulla per regolare i  monopattini che sono un vero pericolo pubblico. Aggiungerei inoltre che ad essere i più penalizzati sono gli anziani  che in alcune zone non possono entrare neppure in taxi. Di chi ha difficoltà a camminare nessuno si interessa. L’equilibrio di certe decisioni nel campo della viabilità appare del tutto inesistente. La chiusura di via Roma avrà ripercussioni nefaste sulla viabilità in centro e adesso parlano di chiudere anche piazza Carlo Felice e  via Po.

ViaggioadAuschwitz a/r, a teatro le storie di deportazione

Teatro Concordia

Martedì 27 gennaio, ore 21

VIAGGIOADAUSCHWITZ a/r  

La storia del lungo cammino che ha ripercorso il viaggio di deportazione di ventisei ebrei catturati in provincia di Cuneo

 

 

VIAGGIOADAUSCHWITZ a/r, scritto e interpretato da Gimmi Basilotta, è la storia di un uomo convinto della sua integrità morale e del suo senso di giustizia che un giorno, durante la visita al campo di concentramento di Buchenwald, immaginandosi prigioniero in quel luogo, scopre il lato oscuro di sé e drammaticamente comprende che in quella condizione potrebbe per la sua sopravvivenza abiurare a tutti i suoi principi etici.

Per uscire dal baratro in cui questa scoperta lo ha sprofondato, parte per un lungo pellegrinaggio a piedi, seguendo le rotte della deportazione, ricercando sè stesso, i fatti e le storie di un’umanità offesa e scoprendo il potere taumaturgico del contatto e della relazione con la gente e con il mondo.

 

Nel 2011 Gimmi Basilotta ha realizzato il progetto Passodopopasso ed ha avuto così la ventura di compiere un lungo cammino, insieme ad altri “pellegrini”, dal Piemonte fino in Polonia, ripercorrendo a piedi il viaggio di deportazione che nel 1944 portò ventisei ebrei cuneesi da Borgo San Dalmazzo ad Auschwitz; il viaggio è stata l’occasione di ragionare e di parlare di memoria, scoprendo e toccando con mano quanto essa sia ora una necessità e un dovere, non solo per il rispetto della Storia, di chi l’ha vissuta, l’ha subita, ne ha sofferto e ne è stato sopraffatto, ma per poter vivere il presente in modo consapevole.

Il cammino, di 1985 chilometri, da Borgo San Dalmazzo ad Auschwitz, attraverso l’Italia, l’Austria, la Repubblica Ceca e la Polonia, ha avuto una durata di settantasei giorni, dal 15 febbraio 2011, ricorrenza della partenza da Borgo San Dalmazzo dei 26 ebrei catturati in provincia di Cuneo, al 1° maggio 2011, Yom Ha Shoah, Giorno della memoria in Israele. Il viaggio percorso interamente a piedi da tre persone, accompagnate da un fotografo, un videomaker, un addetto all’informazione e con il supporto di due automezzi, è stato un pellegrinaggio laico in cui la dimensione fisica e quella spirituale si sono fuse insieme; un viaggio fatto di strada e di fatica ma al tempo stesso di relazioni concrete e di rapporti umani vitali con l’ambiente circostante.

 

Lo spettacolo, in forma di monologo, alternando momenti drammatici a situazioni serene e gioiose, in un mix di avventura e riflessione, è una restituzione del cammino, ma non è un diario di viaggio. Prima della partenza Gimmi Basilotta ha chiesto alla gente, agli amici, che gli prestassero delle parole con cui riempire le sue valigie; ne ha raccolte settantasei, una per ogni giorno di viaggio. Le parole sono diventate la lente attraverso cui ha guardato e cercato le cose, attraverso cui ha vissuto le tante esperienze e avventure; parole che sono diventate per lui un limite, che lo ha costretto e aiutato a entrare nel profondo della realtà, a focalizzare le sensazioni e vivere le emozioni. Lo spettacolo è dunque il frutto del racconto del cammino, ma soprattutto delle settantasei parole che lo hanno guidato ed è, al tempo stesso, una riflessione profonda sulla storia della Shoah.

 

Lo spettacolo ha vinto il Premio Eolo Awards 2014: Miglior progetto creativo

Motivazione: lo spettacolo mette in scena in modo poetico e personale un viaggio del tutto particolare, quello compiuto dall’attore insieme a un folto gruppo di compagni di avventura dal Piemonte fino in Polonia, ripercorrendo a piedi il medesimo doloroso viaggio di deportazione che nel 1944 portò ventisei ebrei cuneesi da Borgo San Dalmazzo ad Auschwitz. Un cammino di piede e di anima che fonde in modo limpido e commovente la dimensione fisica e quella spirituale. Diretto dal maestro amatissimo Luciano Nattino, l’attore traduce in parole semplici il suo cammino, aiutato solo da poverissimi elementi di scena, pezzi di legno, frasche, una betulla del tutto simile a quella che ha piantato là in quell’inferno alla fine del viaggio. In questo modo passato e presente si fondono in una specie di preghiera laica, una via crucis liberatoria e commovente che appassiona e cattura per più di un’ora l’attenzione degli spettatori a cui vengono donate parole di speranza per cercare tutti insieme di affrontare un futuro migliore.

Il testo dello spettacolo, inoltre, ha vinto il primo premio al concorso nazionale Premio Centro alla Drammaturgia per testi di monologhi 2012. 

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Martedì 27 gennaio 2026, ore 21

VIAGGIOADAUSCHWITZ a/r

Scritto e interpretato da Gimmi Basilotta

Regia di Luciano Nattino

Scenografie: Gimmi Basilotta

Musiche suonate dal vivo di Isacco Basilotta

Compagnia Il Melarancio

Biglietti: 7 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

“Sabato, domenica e lunedì”, la pièce di Eduardo De Filippo al Carignano  

Debutto al teatro Carignano martedì 27 gennaio, alle ore 19.30, della commedia in tre atti “Sabato, domenica e lunedì” di Eduardo De Filippo. L’allestimento è firmato da Luca De Fusco che, inserendosi nelle pieghe della drammaturgia originale, offre allo spettatore un affresco vivido sui segreti, le tensioni intime e le dinamiche  di una famiglia. De Fusco dirige Teresa Saponangelo, accanto, tra gli altri, a Claudio Di Palma, Pasquale Aprile, Alessandro Balletta, Anita Bertolucci, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino,  Renato De Simone, Antonio Elia , Domenico Moccia e Paolo Serra.

Scritta nel 1959, “Sabato, domenica e lunedì “ rappresenta una commedia corale che dimostra quanto il teatro di Edoardo sia ancora, tra leggerezza e profondità,  così vitale e necessario, in quanto riflette i drammi e le caratteristiche del nostro tempo, in equilibrio tra una ironia acuta e una crescente conflittualità,  esplorando i meccanismi delle relazioni parentali che si snodano intorno a un pranzo domenicale.

“Il testo – spiega il regista Luca De Fusco – è il più borghese e quasi cechoviano di Eduardo” . Delinea un momento di equilibrio sociale oggi perduto, tra le mura di una grande casa della famiglia Piscopo, di cui abbraccia tre generazioni, il nonno Antonio, i due coniugi Peppino Priore e Rosa, i figli, e la classica zia zitella Amelia Priore.
Si tratta di una famiglia affezionata ai propri rituali come quello del pranzo domenicale. È  proprio nella lenta ebollizione del succulento ragù che si insinuano le tensioni che minacciano sentimenti e  equilibri, tra Rosa e il marito Peppino, lei in competizione culinaria con la nuora, lui in preda ad una inesistente gelosia tolstoiana.
Tutti gli altri componenti si adoperano per risanare i conflitti e a proteggere il nonno dalle amarezze di una domenica sbagliata. Zia Memé si trasforma da anticonformista in angelo del focolare, mentre i figli sdrammatizzano la plateale litigata dei genitori.
Si tratta di una commedia senza tempo, in cui si sorride, ci si commuove e che suggerisce una riflessione sul ruolo della donna. Centrale risulta la figura di Rosa Priore, interpretata da Teresa Saponangelo, volto molto amato della TV e del cinema, che incarna l’archetipo femminile capace di assorbire le tensioni e mantenere la coesione familiare.

“La famiglia De Piscopo è una vera famiglia  – spiega il regista De Fusco – compatta e affezionata ai propri rituali. Commuove lo spettatore perché sa curare le proprie ferite e ci tiene alla salute del gruppo come ad un proprio valore. Le donne, com’è giusto che sia, non preparano più la camicia e i calzini al marito e non dedicano più ore ed ore alla preparazione del mitico ragù. Quella famiglia si reggeva però su un equilibrio che non abbiamo ancora ritrovato. Rileggendo questo capolavoro, ci viene da rimpiangere più l’equilibrio perduto che l’anticipazione di futuri conflitti, ed emerge il rimpianto di Eduardo per una famiglia “normale”, da lui mai avuta.

Teatro Carignano-piazza Carignano 6, Torino

“Sabato, domenica e lunedì” di Eduardo De Filippo – dal 27 gennaio all’8 febbraio 2026

Orario: martedì, giovedì e sabato ore 19.30/ mercoledì e venerdì ore 20.45/ domenica ore 16 e lunedì riposo

Biglietteria: piazza Carignano 6 – telefono: 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

InTO Manga: un convegno dedicato a un’arte tra le più amate

Fino a sabato 24 gennaio, presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università di Torino, si terrà il convegno dedicato a una delle arti più apprezzate in tutto il mondo: il fumetto giapponese, il Manga. “InTO Manga”, questo il nome dell’evento, riunisce da tutto il globo gli studiosi e i maggiori esperti di questo grande fenomeno culturale, artistico e comunicativo, che propongono un ricco calendario di appuntamenti tra panel, laboratori, e momenti di confronto interdisciplinare. InTO Manga è rivolto a studiosi, studenti e appassionati di ogni età, che potranno assistere, previa registrazione su Eventbrite, agli incontri, tra gli altri, di Deborah Shamoon, tra le più importanti esperte mondiali degli studi sul manga, e del pluripremiato autore fumettista Umezawa Shun, che proporrà anche momenti di keynote lecture e di disegno dal vivo. InTO Manga è organizzato con il sostegno della Japan Foundation e con il patrocinio di Aistugia – Associazione Italiana Studi Giapponesi e del Consolato Generale del Giappone a Milano.

Mara Martellotta

Il Polo del ‘900: fino al 7 febbraio la mostra su Grossman

Il Polo del ‘900 ha prorogato, fino al 7 febbraio prossimo, la mostra dedicata al 120⁰ anniversario della nascita di Vasilij Semënovič Grossman, dal titolo “Vasilij Grossman – la forza dell’umano nell’uomo”. Curata da Anna Bonola, Maurizio Calusio, Claudia De Benedetti, Anna Krashnikova, Giovanni Maddalena, Raffaella Poggi, Michele Rosboch, Pietro Tosco e Julia Volokova, la mostra, a ingresso libero tutti i giorni, da lunedì al sabato dalle 9 alle 20, è proposta in occasione del 120⁰ anniversario della nascita dello scrittore, e offre un nuovo percorso di scoperta della sua opera. Ideata inizialmente per il Meeting di Rimini 2025, l’esposizione approda a Torino in un percorso che invita il visitatore a seguire le tappe essenziali della vita e della produzione di Grossman: dagli anni della formazione e dell’impegno socialista fino alla maturità, segnata da un realismo aperto al senso religioso e alla libertà della persona. L’allestimento presenta testimonianze, documenti, testi e fotografie inedite, che costituiscono la complessità e la profondità del mondo di Grossman. Nel cuore del percorso espositivo, il visitatore potrà assistere alla proiezione del cortometraggio “Una telefonata di Stalin”, tratto da un episodio di vita e destino diretto da Nicola Abbatangelo, con Alessandro Preziosi, e sceneggiature di Giovanni Maddalena. La produzione è a cura di Wonderage Production.

L’iniziativa, promossa dallo Study Center Vasilij Grossman, dal Centro Culturale Pier Giorgio Frassati ETS, dal Meeting di Rimini, è realizzato in collaborazione con l’Associazione Esserci, Fondazione Casale Ebraica ETS, Fondazione Grossman ETS e Fondazione Russia Cristiana. Attraverso materiale d’archivio e immagini, comprese diverse foto inedite e video, l’esposizione intende mettere in luce la centralità della verità, della libertà e della dignità umana nell’opera dello scrittore, proponendo una riflessione attuale sulla possibilità del bene anche nei contesti più drammatici della storia.

Vasilij Semënovič Grossman nacque a Berdičev, zona di residenza obbligata per la famiglia ebrea non ortodossa, caratterizzata da una visione europea. Trascorse due anni in Svizzera e si laureò come ingegnere chimico all’Università di Mosca, lasciando poi la professione a favore della scrittura, entrando a far parte, nel 1934, dell’Unione degli Scrittori Sovietici, espressione del Realismo socialista. Quando il 22 giugno 1941 Hitler invase l’Unione Sovietica, Grossman fu corrispondente dal fronte e ebbe milioni di lettori sovietici. Fu l’unico corrispondente a varcare il Volga. Nell’agosto del 1944 entrò nel campo di sterminio di Treblinka e disegnò quest’ultimo in un documento che ancora oggi risulta unico. Subì la censura stalinista per la sua opera “Vita e destino”, che ambiva a riproporre il modello di “Guerra e Pace”, di Tolstoj, nel Novecento. Compì un ultimo viaggio in Armenia, nel 1961, prima di morire a Mosca il 14 settembre 1964.

Mara Martellotta