CULTURA E SPETTACOLI

Eterni nel tempo… quei magnifici “Ritratti del XX secolo”

“Da Felice Casorati a Carol Rama: le Collezioni della Fondazione Bottari Lattes e oltre”, in mostra alla “Fondazione” di Monforte d’Alba

Fino al 17 maggio

Monforte d’Alba (Cuneo)

“Niente al mondo può essere paragonato al volto umano. E’ una terra che non ci si stanca mai di esplorare”. Mi sono capitate a fagiolo sotto gli occhi e per la giusta occasione, queste sagge parole del danese Carl Theodor Dreyer, regista e critico cinematografico, fra i massimi esponenti della cinematografia mondiale del ‘900. Parole che dal mondo prettamente cinematografico a quello più ampio delle arti visive in genere (pittoriche, grafiche e scultoree) mi trovano assolutamente concorde e che, forse, sarebbero state ben accette dallo stesso Mario Lattes, editore, scrittore, pittore e fra i massimi intellettuali del secolo scorso, al cui enorme interesse per la “Ritrattistica” – quale artista e acuto collezionista – fa riferimento la mostra attualmente, e fino a domenica 17 marzo prossimo, aperta alla “Fondazione Bottari Lattes” (a lui dedicata dalla moglie Caterina Bottari Lattes nel 2009) a Monforte d’Alba (Cuneo). Curata da Francesco Poli, la rassegna “Ritratti del XX secolo. Le collezioni della Fondazione Bottari Lattes e oltre”, assembla – tra dipinti, incisioni e sculture – più di cinquanta opere (volti fieramente reali e altri di immaginaria interpretazione) realizzate in primis dallo stesso Mario Lattes (Torino, 1923 – 2001) e altre appartenenti alle sue “Collezioni”, in un dialogo serrato ed emotivamente coinvolgente con alcuni tra i più importanti Maestri del ‘900.

Per Lattes, la “ritrattistica” ha sempre ricoperto uno spazio importante, e abbondantemente “coccolato” nell’ambito della sua complessiva produzione artistica, proprio come strumento in cui meglio affondare quelle insanabili ferite dell’anima, derivate dal suo essere parte ben sensibile, sia pure nell’ottica di una laicità mai negata, di quell’ebraismo su cui la storia s’è in passato accanita con inaudita spietatezza. Drammi talmente grandi ed insopportabili da trasformarsi in alcuni dipinti di Lattes (non meno che nelle sue opere letterarie) in pagine di inspiegabili e amare “riflessioni”, ironiche e sarcastiche, dove mai però ci verrebbe il ghiribizzo di riderci su. Solo un sorriso amaro, come per il suo memorabile “Autoritratto con cappello, marionette e uccello” del 1990, in cui l’autore si rappresenta circondato da marionette, fantocci e uccellacci. Capocomico e burattinaio o parte egli stesso dello stravagante teatrino? Passione che genera da lontano, fin dal 1947, anno della sua prima mostra a “La Bussola” di Torino, Mario Lattes disegna e dipinge “Ritratti” con “incisiva attenzione all’identità individuale”, spaziando da situazioni più “intimistiche” (come nel caso dei famigliari) a quelle fortemente espressioniste, visionarie e surreali (con forti richiami a mondi pittorici che vanno da Odilon Redon al belga “pittore delle maschere” James Ensor o alle “funamboliche geometrie” di Klee), come succede con quel ceruleo (su fondo nero) graffiato e disturbato “Volto di Franz Kafka”, derivato da una foto ma “trasfigurato in una enigmatica atmosfera lunare”. Dalle prime prove di vagheggiata informalità (Anni ’50-’60), alla crudezza fuggitiva di personalissime prove surreal-espressioniste, è proprio vero, “Lattes – come di lui scriveva Marco Vallora – è sempre là, dove non te lo attendi, anche tecnicamente”. La comprensione dei suoi “Ritratti” e delle sue opere in genere va sempre oltre ciò che l’artista ti presenta in parete, per portarti in oscuri spazi dell’inconscio difficili da esplorare. Solo “suoi”. A noi lasciarci avvolgere da quell’aura di sublime arruffato mistero che è il “suo” e solo “suo” piccolo-grande universo. Accanto al quale, gravitano in mostra (figure amiche!) anche altri ritratti provenienti dalle Collezioni della stessa “Fondazione Bottari Lattes” insieme a quelle di altre Gallerie, con opere realizzate da pittori e scultori del suo stesso “contesto artistico”. La selezione comprende quindi dipinti di Felice Casorati, di esponenti del torinese “Gruppo dei Sei” come Jessie BoswellFrancesco Menzio (suo un piccolo “ritratto della moglie”) e Carlo Levi (bizzarro il suo onirico “Risveglio -un solo occhio aperto- con la madre”), accanto ad altri di Luigi SpazzapanItalo Cremona (bel bello in canottiera) e Mario Calandri, affiancati da tre notevoli pittrici come Nella MarchesiniDaphne Maugham e l’estrosa Carol Rama. Tra le incisioni, le nitide fisionomie dell’amico ceco Jiri Anderle (famoso per le sue “mezzature”) e un sintetico volto di Mario Surbone. Tre le sculture esposte: una preziosa testa femminile in cera di Giacomo Manzù, di forte ispirazione impressionista alla Medardo Rosso; una figura quasi astratta di Sandro Cherchi e un ritratto con forti richiami al cubismo di Mario Giansone.

Mostra di stupefacente ricchezza poetica, in cui le opere di Lattes fanno da sapiente “collante” a “Ritratti” accomunati in un unico gioco o “teatrino” di similitudini e diversità capaci, in ogni caso, di guidarti lungo sentieri dell’anima di assoluta piacevolezza e magiche suggestioni.

Gianni Milani

Per info: “Fondazione Bottari Lattes”, via Marconi 16, Monforte d’Alba (Cuneo); tel. 0173/789282 o www.fondazionebottarilattes.it

Nelle foto: Allestimento Mario Lattes “Ritratto blu, Kafka”, anni ’60 e Carlo Levi “Risveglio con la madre”, 1973; Mario Lattes “Autoritratto”, 1990; Italo Cremona “Autoritratto”, 1950 ca.; Giacomo Manzù”Testa”, cera, 1935

Per i cinquant’anni del metodo Suzuki  il concerto della stagione Stefano Tempia  

Ottanta arpe insieme costruiscono un unico suono, un gesto collettivo in cui si ricostruisce il percorso del metodo Suzuki in Italia. Nell’ambito delle celebrazioni per il 50⁰ anniversario, la Stefano Tempia propone “Ottanta arpe, una voce”, concerto dedicato a Gabriella Bosio, figura centrale del metodo Suzuki applicato all’arpa. Sabato 2 maggio, alle ore 18, presso l’Auditorium Santo Volto di Torino, si incontrano allievi e musicisti di livelli diversi, riuniti in un unico organico. Il programma tiene insieme pratica, didattica e repertorio, sviluppandosi come un viaggio musicale fluido e variegato: danze e fantasie, canti della tradizione irlandese, gallese, sudamericana e italiana, fino a celebri pagine del repertorio operistico. Una selezione dhe riflette il lavoro nelle classi e la sua trasmissione nel tempo.

L’incontro con il metodo Suzuki, attraverso Lee Robert e Antonio Mosca, orienta il percorso di Gabriella Bosio verso una direzione all’epoca poco esplorata, quella di introdurre l’arpa in un sistema educativo fi dato sull’ascolto e sulla continuità dell’apprendimento. A Torino nasce così la prima classe di Arpa Suzuki, destinata ad estendersi progressivamente anche fuori dall’Italia. Accanto alla didattica, l’insegnamento del Conservatorio e il lavoro sulla musica d’insieme segnano in modo duraturo il suo percorso. L’Ensemble Trilli e Glissée, prima orchestra composta esclusivamente da arpe, attiva da oltre trent’anni, rappresenta uno dei principali esiti di questa ricerca. Da questa esperienza, prende forma l’European Suzuki Harp Ensemble, oggi protagonista del concerto. Un progetto che riunisce studenti e insegnanti di diversi Paesi, mantenendo al centro il lavoro collettivo. Il repertorio intreccia arrangiamenti di Flavio Gatti e Gabriella Bosio con musiche tradizionali classiche, affidate a formazioni che affiancano principianti a musicisti esperti. Sarà un’occasione per evidenziare il ruolo di Torino, della scuola Suzuki e della collaborazione con l’Accademia Stefano Tempia nel sostenere la formazione musicale.

Lo European Suzuki Harp Ensemble è stato formato nel 1999 e ha debuttato al Simposio Europeo dell’Arpa di Perugia, riunendo studenti e insegnanti di diversi Paesi, esibendosi in festival, convegni e stagioni concertistiche. Fin dall’inizio si distingue per la qualità artistica delle sue esecuzioni, l’eleganza interpretativa, la sua gioia autentica di fare musica che i suoi membri riescono a trasmettere al pubblico. Il repertorio attraversa la musica classica e la tradizione popolare con adattamenti pensati per diversi livelli di formazione. La formalizzazione stabile dell’Ensemble rappresenta anche un riconoscimento al lavoro di Gabriella Bosio.

Info: sabato 2 maggio, ore 18, Auditorium Santo Volto, via Val della Torre 11, Torino, European Suzuki Harp Ensemble “Ottanta arpe, una voce” – omaggio a Gabriella Bosio. Tiziana Loi direttore, musiche di P. Beauchant, G.F. Händle, J. Hoffenbach, G. Verdi e altri.

Concerto in collaborazione con l’Accademia Suzuki Talent Center – biglietti: intero 15 euro – Ridotto 10 euro – www.stefanotempia.it – info@stefanotempia.it

Mara Martellotta

“Intrecci Festival” Seconda edizione, a Chieri

Festival (a tutto giovani) “dove musica, parole, creatività e comunità” si intrecciano che é un piacere

Venerdì 1 e sabato 2 maggio 

Chieri (Torino)

E’ stato definito come Festival “dove musica, parole, creatività e comunità si incontrano e si contaminano”. Per il secondo anno consecutivo, i prossimi venerdì 1 e sabato 2 maggio, torna al “Parco PA.T.CH.”, in piazza Caselli, a Chieri, “Intrecci”, che per questa seconda edizione è stato intitolato “Intrecci 2 – Patch-ami-ancora” e che in agenda promette un amplissimo programma fatto di concerti live, mercatini artigianali e vintage, talk, laboratori ed attività per tutte le età, senza dimenticare food e drink.

“Intrecci Festival” si inserisce all’interno del progetto “Giovani intrecci” della “Fondazione della Comunità Chierese ETS”, sostenuta da “Compagnia di San Paolo”. L’evento nasce nel 2025 dal volere delle Associazioni e Gruppi giovanili del Chierese e, nella sua seconda edizione, è supportato dalla co-progettazione tra la “Fondazione” e il “Comune di Chieri” (con un contributo di circa 3800 euro). “Il Festival – dichiara l’assessora chierese alle ‘Politiche Giovanili’, Vittoria Moglia – è frutto del coinvolgimento di tante realtà del territorio che hanno contribuito a costruire un programma vario e articolato, che ha come tematica-guida quella del ‘lavoro’ ma che si propone anche come uno ‘spazio di svago, divertimento e decompressione’, dove sono i giovani ad essere protagonisti. Inoltre, sarà anche l’occasione per inaugurare, sabato 2 maggio, l’opera di ‘street art’ di Arianna Martucci sulle pareti laterali dello ‘skatepark’”. E aggiunge il presidente Riccardo Civera“Nel corso del 2025 la scelta strategica della ‘Fondazione della Comunità Chierese ETS’ è stata di investire in azioni rivolte al mondo giovanile. In questo progetto abbiamo voluto condividere le nostre competenze con le associazioni giovanili che avevano bisogno di un supporto organizzativo ed economico”.

Un’alleanza sul piano organizzativo ed esperienziale di sicuro effetto. E dai brillanti risultati. A testimoniarlo proprio questa festosa “due giorni”, in larga parte dedicata dalla Città al mondo giovanile locale. Ma non solo.

In sintesi, il programma

I cancelli di “Parco PA.T.CH.” apriranno venerdì 1 maggioalle 12Fino alle 20 sarà possibile apprezzare i “Mercatini” e le varie “Attività” delle Associazioni. Nel pomeriggio talk a tema “Tratta e Sfruttamento” e “Salute mentale”Dalle 20,30 “Cabaret” e “Musica live”. In scena l’attore Xhuliano Dule, radici albanesi e una delle voci più originali e taglienti dell’attuale “Stand-up Comedy” italiana. Dalle 21,30, grande “musica live” con Energia Stella Sofia, tra le voci più “taglienti e necessarie” del nuovo cantautorato torinese, capace di trasformare la “canzone” in uno spazio di “critica sociale” in grado di affrontare con grande coraggio i nodi più complessi ed irrisolti dell’attualità. A seguire, ecco arrivare (22,30) i “Melancholia”, trio umbro di Foligno impostosi all’attenzione del grande pubblico grazie a “X Factor 2020”, con una musica che è un mix di “audace ed oscuro” di elettronica, dark-pop e rap, con forti influenze “rock ed alternative”.

Sabato 2 maggio, il via sempre alle 12, con i “Mercatini”, le “Attività” associative e dibattiti su “Donne e lavoro” (ore 14,30) e “Rider e Sfruttamento” (ore 16). Alle 17,30, inaugurazione dell’opera partecipata di “street art” realizzata da Arianna Martucci, in collaborazione con i partecipanti al percorso “Skat.Paint.Care.Repeat”, in base al nuovo Regolamento comunale per l’accesso e l’uso dello skatepark del “Pa.T.Ch”.

Ore 20, inizio musica live. Sul palco Neno (“uno dei talenti più cristallini e versatili del nuovo “pop” piemontese, capace di muoversi con estrema naturalezza tra la canzone d’autore classica e le sonorità contemporanee dell’‘urban-pop’”) e, a seguire (ore 21) il Gruppo rock bresciano dei “Cara Calma”, per chiudere (ore 22,30) con la “Funky Club Orchestra”, anima pulsante della “scena black” torinese.

Per ulteriori info: Comune di Chieri, tel.011/94281 o www.comune.chieri.to.it

g.m.

Nelle foto: Parco “PA.T.CH.” a Chieri; Arianna Martucci; “Funky Club Orchestra” 

Al Valsusa Filmfest “Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco”

Tra gli appuntamenti più attesi del 30⁰ Valsusa Filmfest, edizione dedicata a Fabrizio De André, è in programma al teatro Magnetto di Almese l’incontro con Mauro Pagani, figura centrale della musica italiana contemporanea, produttore, polistrumentista e compositore. È sicuramente uno dei musicisti più importanti dagli anni Settanta a oggi, protagonista di un incontro nel segno del sodalizio con Fabrizio De André, in questa edizione a lui dedicata. Nel corso della serata, condotta dal giornalista Enrico De Regibus, Pagani dialogherà con il pubblico, ripercorrendo le tappe della propria carriera e il sodalizio artistico con Fabrizio De André, di cui divenne uno tra i più stretti collaboratori, contribuendo alla realizzazione di opere che hanno segnato profondamente la musica italiana. Verrà anche presentato il documentario dal titolo “Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco” della regista Cristiana Mainardi, vincitore del Nastro d’Argento 2026 per il Miglior Documentario nella Sezione Speciale “Musica”. Il film prende avvio da un momento delicato della vita dell’artista, una temporanea perdita di memoria, da cui si sviluppa un percorso di ricostruzione della propria identità attraverso la musica, gli strumenti e il confronto con amici e colleghi. Ad emergere è un ritratto originale e intimo che vuole restituire un racconto schietto e poetico, profondo e divertente al tempo stesso, costruito attraverso frammenti di memoria e capace di riflettere sui concetti di identità, memoria e creazione artistica. Il documentario non riguarda soltanto Pagani, ma raccoglie le testimonianze di alcuni tra I maggiori protagonisti della musica italiana contemporanea, tra questi Dori Ghezzi, Ornella Vanoni, Manuel Agnelli, Luciano Ligabue, Mahmood, Marco Mengoni, Arisa, Giuliano Sangiorgi e Badara Seck, oltre alla compagna di vita e lavoro, Silvia Posa, contribuendo a costruire una narrazione corale capace di attraversare linguaggi musicali e generazionali diversi.

La carriera di Mauro Pagani ha avuto inizio nei primi anni Sessanta, con la fondazione della Premiata Forneria Marconi, formazione con cui avrebbe ottenuto un grande riconoscimento internazionale. Nel corso degli anni, sviluppò un percorso artistico articolato che lo portò a collaborare con alcuni tra i più importanti artisti italiani, divenendo produttore e arrangiatore, firmando colonne sonore per il cinema. In questo percorso risulta centrale il lavoro con Fabrizio De André, con il quale dà vita a progetti musicali di grande rilievo, frutti di una ricerca  approfondita. La regista Cristiana Mainardi è al suo esordio nel campo della regia proprio con questo documentario, dopo lunga esperienza nel mondo del cinema e della comunicazione. Giornalista professionista, sceneggiatrice e produttrice, la Mainardi ha sviluppato nel corso degli anni una carriera che ha intrecciato narrazione, impegno civile e attenzione ai temi sociali. Per numerosi anni ha lavorato a progetti cinematografici collaborando, con registi come Silgio Soldini e Marco Tullio Giordana.

“Un altro domani” è il titolo del documentario incentrato sulla violenza nelle relazioni, con cui ha dato vita a un progetto di ricerca e indagine che ha avuto circolazione nelle scuole e enelle università, oltre a ottenere un seguito televisivo significativo.

“Questo evento rappresenta un’occasione speciale per approfondire, attraverso la vice diretta di uno dei protagonisti, un’esperienza artistica e umana che ha segnato la storia della musica italiana recente – hanno dichiarato gli organizzatori del Valsusa Filmfest”

La 30esima edizione del Valsusa Filmfest si svolge fino al 24 maggio nei Comuni della Valle di Susa e a Torino, coinvolgendo scuole, associazioni, enti locali e una fitta rete di realtà sul territorio. Tra gli appuntamenti risultano la serata del 22 maggio al teatro Fassino di Avigliana “La vice dell’anima sarda – ricordo di Andrea Parodi”, curata e condotta da Enrico De Regibus, con i Tazenda, Elena Ledda e Mauro Palmas. Tra i momenti significativi dell’edizione vi saranno i Premi “Bruno Carli”, l’incontro dedicato a Mario Soldati, le proposte per le scuole, le mostre dedicate al cinema e alla memoria civile.

Martedì 28 aprile, ore 21, teatro Magnetto di via Avigliana 17, Almese. Ingresso: 7 euro – prenotazione a segreteria@valsusafilmfest.it

Info sul sito www.valsusafilmfest.it

Mara Martellotta

Incipit Offresi a Chivasso

Giovedì 30 aprile, ore 18

Il primo talent letterario itinerante che scopre nuovi autori e trasforma gli incipit in storie da pubblicare

 

Pubblicare un libro, grazie a un incipit: il primo talent letterario itinerante è alla ricerca di aspiranti scrittori a Chivasso (TO). La 16esima tappa dell’undicesima edizione è in programma giovedì 30 aprile alle 18 alla Biblioteca MOviMEnte. Presenta Nicole Dubois, con l’accompagnamento musicale di Enrico Messina.

Incipit Offresi è un vero e proprio talent della scrittura, lo spazio dove tutti gli aspiranti scrittori possono presentare la propria idea di libro. L’obiettivo non è premiare il romanzo inedito migliore, ma scovare nuovi talenti, promuovere la lettura e valorizzare le biblioteche come luoghi di partecipazione e di promozione culturale. In 10 anni Incipit Offresi ha scoperto più di 150 nuovi autori, pubblicato oltre 80 libri e coinvolto circa 12mila spettatori l’anno, 30 case editrici e più di 80 biblioteche e centri culturali.

Partecipa la casa editrice indipendente valdostana END. 

 

I partecipanti, in una sfida uno contro uno, avranno 60 secondi di tempo per leggere il proprio incipit o raccontare il proprio libro. Il/la concorrente che, secondo il giudizio del pubblico in sala, avrà ottenuto più voti, passerà alla fase successiva, dove avrà ancora 30 secondi di tempo per la lettura del proprio incipit prima del giudizio della giuria tecnica che assegnerà un voto da 0 a 10. Una volta designato il/la vincitore/trice di tappa, si aprirà il voto del pubblico per il secondo classificato. Chi otterrà più voti potrà partecipare alla gara di ballottaggio. Il vincitore o la vincitrice di tappa si aggiudicherà un buono libro del valore di 50 euro. I primi classificati di ogni tappa e gli eventuali ripescaggi potranno accedere alle semifinali per giocarsi la possibilità di approdare alla finale, in programma a giugno 2026.

I concorrenti primo e secondo classificato riceveranno rispettivamente un premio in denaro di 1.500 euro e 750 euro. Saranno inoltre messi in palio il Premio Scuola Holden con un corso di scrittura; il Premio Italo Calvino, con la partecipazione gratuita al prestigioso premio letterario; i Premi Golem e Leone Verde, con la pubblicazione dell’opera; il Premio Miraggi costituito da una lampada artistica fatta di libri; i Premi Indice dei Libri del Mese, Fondazione Circolo dei lettori, Pagina 37 e il Premio Archimede per gli under 35, con la pubblicazione del proprio racconto nella raccolta Archimedebook. Da questa edizione sarà assegnato il Premio Sostenibilità dall’associazione CentroScienza al testo che più efficacemente sviluppa temi legati alla sostenibilità stimolando una riflessione sul rapporto tra esseri umani, natura e futuro del pianeta. Il premio comprende due volumi dedicati a queste tematiche e la possibilità di partecipare, nel 2027, a incontri formativi sulla comunicazione della scienza. Tutti gli iscritti al concorso, inoltre, grazie alla collaborazione con Scuola Holden, potranno seguire gratuitamente il corso “Chi ben comincia” a cura di Fronte del Borgo: due lezioni in streaming per scoprire come costruire un incipit capace di catturare il lettore dalle primissime righe, tra scelte stilistiche, tensione narrativa, esempi celebri e piccole esercitazioni.

 

Incipit Offresi è un’iniziativa ideata e promossa dalla Fondazione ECM – Biblioteca Archimede di Settimo Torinese e Regione Piemonte, con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e la collaborazione di Emons Edizioni, Fondazione Circolo dei lettori, Scuola Holden e FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori.

Il Premio Incipit e il campionato sono dedicati a Eugenio Pintore, per la passione e la professionalità con cui ha fatto nascere e curato Incipit Offresi.

INFO E ISCRIZIONI

Giovedì 30 aprile 2026, ore 18

Biblioteca MOviMEnte

Piazzale 12 maggio 1944, Chivasso (TO)

www.incipitoffresi.it – info@incipitoffresi.it

tel. 011 80.28.722/588 – cell. 339 521.48.19

Al Gobetti “Breve apologia del caos…” del drammaturgo Sanguinetti

Al teatro Gobetti in scena da martedì 28 aprile la pièce teatrale intitolata “Breve apologia del caos per eccesso di testosterone nelle strade di Manhattan”

Martedì 28 aprile , alle ore 19.30, debutterà  al teatro Gobetti la pièce teatrale “Breve apologia del caos per eccesso di testosterone nelle strade di Manhattan” scritto dal drammaturgo uruguayano Santiago Sanguinetti e tradotto da Teresa Vila. Adattamento e regia sono di Simone Luglio, che sarà in scena insieme a Daniele Marmi, Eleonora Angioletti e Giorgio Castagna. Disegno, luci e suoni sono di Piermarco Lunghi.

Chiusi in un anonimo appartamento newyorchese, quattro disadattati sognano di incendiare il mondo. Sono persone comuni, fuori posto, allergiche al sistema, che, però, hanno un’idea, quella di rovesciare il capitalismo colpendo il suo cuore pulsante. In che modo? Con un virus che altera con le biotecnologie le caratteristiche biochimiche di tutti gli individui, per arrivare a distruggere così le fondamenta del modello socioeconomico che prevale in tutto il pianeta. Una mutazione che amplifica il testosterone, accende gli istinti più primordiali e trasforma l’umanità  in una massa guidata da sesso, potere e caos.
Questa commedia irriverente narra il disincanto, la depoliticizzazione, la perdita di quadri di riferimento  che caratterizzano così tanto la nostra epoca. Attraverso l’umorismo, il grottesco e la farsa, l’autore interroga momenti chiave del passato e del presente, smonta discorsi riduttivi e manipolatori, invitando lo spettatore alla riflessione.

“Ho sempre pensato che questo testo – spiega il regista Santiago Sanguinetti –  che parla di un gruppo di uruguayani che si recano con grande fatica ed esborso di soldi  a  New York per mettere in atto un piano strampalato di rivoluzione, nel suo adattamento italiano potesse risultare (per usare aggettivi tendenziosi) datato, obsoleto e sorpassato. I temi trattati dall’utopia rivoluzionaria contro il capitalismo, Stalin, la Coca-Cola e l’antiamericanismo, per il pubblico italiano apparivano secondo me ormai sbiaditi, e questo rischiava di influire sul risultato dell’intera messa in scena.
La materia rivoluzione non è  mai semplice da trattare anche perché ogni qual volta si progetta qualcosa di rivoluzionario, c’è  sempre il rischio che l’idea che ha generato il desiderio di rivoluzione risulti già datata, obsoleta, sorpassata. Proprio questo ragionamento mi ha portato a focalizzare la mia attenzione sui protagonisti di questa storia, sul perché ognuno di loro fosse lì, quale fosse la motivazione che li spingesse ad essere lì.  E così mi sono ritrovato a parlare della solitudine, una solitudine mossa da un’apparente comunione di intenti alla ricerca di un’utopia sociale.

C’è  il vecchio e nostalgico Nicolas che spera in un ultimo e disperato tentativo di riscatto per resistere ed esistere. C’è  il giovane nipote Benjamin che, intriso dei racconti utopici dello zio, crede di aver trovato la soluzione per realizzarli e per questo coinvolge la sua fidanzata Belen , totalmente all’oscuro del piano che, ribaltando l’ordine gerarchico maschilista, scoprirà di essere la pedina fondamentale per realizzarlo. Poi c’è Riccardo, che tutti chiamano Richard, che sogna un futuro da cantante nelle metropolitane di New York.
Abbiamo cominciato in scena a porci le giuste domande senza la presunzione di trovare le giuste risposte , perché a occuparsi dell’utopia si finisce sempre per trattarla come se fosse materia ragionabile. Ecco perché Belen, Benjamin, Nicolas, Riccardo, pur non interessandosi di utopia, riescono a cavalcarla fino in fondo, tanto da scoprire che ormai è troppo tardi e non resta che combattere finché vinca il più forte”.

Info teatro Gobetti, via Rossini 8, Torino.
Orario degli spettacoli martedì giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì ore 20.45, domenica ore 16
Biglietteria teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino.
Tel 0115169555 email biglietteria@teatrostabiletorino.it
Orario: da martedì a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19. Lunedì riposo.

Mara Martellotta

La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia

Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato

Torino e lacqua

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce.

Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere lacqua. Lacqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, lacqua come elemento essenziale per la sopravvivenza del pianeta e di tutto lecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.

1. Torino e i suoi fiumi

2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia

3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia

4. La Fontana dellAiuola Balbo e il Risorgimento

5. La Fontana Nereide e lantichità ritrovata

6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?

7. La Fontana Luminosa di Italia 61 in ricordo dellUnità dItalia

8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma

9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta lacqua

10. Il Toret  piccolo, verde simbolo di Torino

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2La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia

Torino, città magica per eccellenza, non può che contenere allinterno della sua planimetria numerosi angoli altrettanto misteriosi, come un puzzle incantato costituito da piccoli pezzi stregati. La Fontana Ceppi,conosciuta come Fontana dei Dodici Mesi, rientra in questa strana mappa esoterica, con tutta la sua bellezza tra il rococò e il barocco, con le sue numerose ed eleganti statue, tutte affacciate sullo specchio dacqua contenuto nella vasca ovoidale in cemento.
Alla fontana si arriva passeggiando con spensieratezza, con lo sguardo che si perde tra i giochi di luce del  sole dietro le foglie degli alti platani, attraverso il cangiante dei colori della natura, quasi dimenticando di essere in città. Lopera architettonica si trova nellestremità meridionale del Parco del Valentino, per essere più precisi proprio nel punto in cui, secondo la leggenda, cadde il carro di Fetonte. Questa è la vicenda magicoa che interessa la fontana dei dodici mesi e che interseca una delle versioni mitiche della fondazione della città di Torino. Si racconta che Fetonte, figlio di Apollo, abbia chiesto un giorno al padre di poter guidare il carro alato, il dio del sole acconsentì, senza tener conto dellinesperienza del figlio, che infatti, non riuscì a controllare il cocchio. Fetonte fece imbizzarrire i cavalli, bruciò il cielo, (si creò così la Via Lattea) e la terra (la Libia divenne deserto), incapace di fermarsi continuò a fare danni. Le altre divinità chiesero a Zeus di intervenire per fermare tale corsa rovinosa, ma lunica soluzione possibile fu quella di far precipitare il giovane Fetonte nellEridano. Il luogo preciso in cui cadde pare sia proprio là  dove oggi sorge limponente fontana Ceppi, vicino alle rive del fiume Po, un tempo conosciuto appunto come Eridano.
Le vicende più propriamente storiche vogliono la Fontana Ceppi come  unico elemento architettonico ancora esistente del grandioso apparato di edifici costruiti per lEsposizione Generale Italiana del 1898, organizzata a Torino per celebrare il cinquantenario dello statuto Albertino. 
Il compito di progettare i padiglioni per la manifestazione venne affidato al torinese Carlo Ceppi, (11 ottobre 1829 –  9 novembre 1921) ingegnere e architetto di grande rilievo allinterno  dell’ ambiente culturale piemontese; a lui si devono anche i progetti della stazione ferroviaria di Porta Nuova, diversi palazzi signorili del centro città  e il pronao del santuario della Consolata.
Tutti i padiglioni vennero costruiti in gesso, legno e tela, unica eccezione fu la maestosa fontana a cui si decise di dare una struttura in cemento  che durasse nel tempo. Ancora oggi la critica considera lopera una riuscita sintesi tra eclettismo accademico e apertura alle novità stilistiche e tecniche.
Una volta arrivati davanti allimponente fontana ci si accorge di ascoltare solo lo scrosciare dellacqua, pare che il vento si affievolisca e che lombra degli alberi voglia proteggere quellangolo di magia, custodendolo tra i rami come un gioiello prezioso da proteggere dallusura degli anni.  Le statue si affacciano nel bacino dacqua circostante, silenziose e immobili, costrette ad una vanità eterna.
Lopera architettonica si presenta come unampia vasca ovale sovrastata da una terrazza ellittica sulla quale si ergono quattro gruppi statuari rappresentanti i fiumi che bagnano la città di Torino. Ai lati della parte centrale della balaustra vi sono altre figure, questa volta allegorie dei dodici mesi. Lacqua si getta nella vasca attraverso tre getti a cascata posti in posizione centrale, creando un borbottio ininterrotto che rimbomba tra le pareti in cemento. I gruppi statuari che simboleggiano i fiumi sono la Stura, rappresentata da tre sensuali nudi femminili, eseguiti da Luigi Contratti, il Po, identificato da una seriosa figura barbuta eseguita da Edoardo Rubino, la Dora, personificata da una spensierata e giovane pastorella ad opera di Giacomo Cometti, e, infine, il Sangone, sotto forma di un genio che sorride quasi beffardo a due amanti, realizzato da Cesare Reduzzi. Le altre statue presenti riflettono lallegoria dei dodici mesi. Soffermandoci a guardarle, poste nelle loro plastiche posizioni, solide e leggiadre al contempo, paiono danzare al ritmo dellacqua che scroscia, ognuna in armonia con le altre, eppure eternamente impossibilitate a raggiungere gli altri partecipanti del ballo.  Una volta scoperta, quasi inaspettatamente, dal visitatore, lopera si presenta con unaura romantica e misteriosa insieme, affascinante ed incantatrice.La particolare atmosfera che si viene a creare è facilitata dal contesto naturalistico che avvolge la fontana, ossia il Parco del Valentino, conosciuto per il ricco patrimonio di flora e di fauna. A tuttoggi il luogo ospita numerose manifestazioni, iniziative pubbliche, eventi di rilievo  e vari spettacoli dintrattenimento. Nota distintiva della zona è la presenza del celebre Borgo Medievale di Torino, edificato per rendere omaggio alle antiche tradizioni storiche e culturali del Piemonte e delle regioni limitrofe. Allinterno del parco sono presenti, oltre alla fontana Ceppi, altre importati opere, come la statua di Massimo Dazeglio, il busto di Ascanio Sobrero, lo scopritore della nitroglicerina, il busto di Cesare Battisti e lArco del Valentino anche conosciuto come Arco dellArtigliere o Arco di Trionfo.

Il Parco è il più conosciuto della città. Lorigine del nome è incerta, pare che fin dal XIII secolo sorgesse proprio su tale luogo unantica cappella dedicata a San Valentino, allinterno della quale erano conservate le reliquie del santo. In seguito la cappella cadde in rovina, ma la zona continuò a essere identificata con il nome del Santo. Larea del Parco divenne proprietà di Emanuele Filiberto di Savoia intorno alla metà del XVI secolo. Tra il 1630 e il 1660 viene eretto il castello omonimo ad opera di Carlo e Amedeo di Castellamonte, edificio usato come residenza estiva dei Savoia. Oggi è proprietà del Politecnico e vi sono i corsi di Architettura. Nel XIX secolo iniziarono i lavori di modifica secondo il progetto del paesaggista francese Barillett-Dechamps, che diede alla zona laspetto che ad ora possiamo ammirare. Nel parco sono state realizzate negli anni numeroso mostre floreali, (come ad esempio Flor 61),  di cui rimangono ampie aiuole fiorite, il Giardino Roccioso e il Giardino Montano. Nel corso del XXI secolo tutto il Parco fu fortemente riqualificato, con attenzione particolare allarea dietro Torino Esposizioni, arricchita anche di nuove opere artistiche, quali la panchina dei lampioni innamorati” e i percorsi sensoriali che attraversano il Giardino Roccioso. Nei pressi del Borgo Medievale si trova una inaspettata curiosità: la colonna che segna le piene del fiume Po e il livello delle acque raggiunto allinterno del parco. Ormai luogo attivo e accogliente per gli eventi culturali torinesi, in tempi assai recenti il Parco ha ospitato al suo interno il Salone internazionale del Gusto e la quarta edizione del Salone dellAutomobile di Torino.
Questo articolo si rivolge principalmente ai curiosi non torinesi, e ai torinesi che si sono dimenticati che si può fuggire dalla città anche senza andare troppo lontano.

Alessia Cagnotto

Rock Jazz e dintorni a Torino: Seven Springs e il Torino Jazz Festival

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Settimana quasi tutta incentrata sul Torino Jazz Festival. Tra i tanti appuntamenti da segnalare Al teatro Juvarra  i Morgenbarn. Al Teatro Alfieri si esibiscono i Funk Off + Vox Artificiosa. Al cinema Massimo viene proiettato “Miles Ahead, Di Don Cheadle”. Talk alla biblioteca civica centrale “Sette Pezzi pop per Bacharach”. Allo Spazio 211 suonano i The Rumpled.

Martedi. Inaugurazione del Festival Seven Springs alla Scuola Holden. Vi sarà un cambio di programma per questo primo concerto. Per motivi familiari, il soprano Barbara Hannigan non potrà esibirsi. Il pianista Bertrand Chamayou che doveva suonare con la Hannigan, eseguirà “ la “Fantasia in do maggiore op .17” di Robert Schumann e “Gaspard de la nuit” di Maurice Ravel. Prosegue il TJF. Al Teatro Monterosa sono di scena Norma Winstone & Glauco Venier.  Al teatro Juvarra suonano gli Sliders. Al Polo del 900 il talk “The Sound of Change :MILES DAVIS e la rivoluzione del silenzio”. Al museo di Anatomia Umana per 2 giorni consecutivi suona Giorgio Li Calzi & Simone Sims Longo. Al teatro Concordia si esibiscono Le Bambole di Pezza.

Mercoledì.  Il TJF propone al teatro Monterosa Franco D’Andrea Trio. Alla Scuola Holden sono di di scena Monica Demuru e Cristiano Calcagnile. Alla Biblioteca Civica Italo Calvino, “Memorie di una balllerina”. Al Folk Club si esibisce Ilaria Pilar Patassini Trio. Alla galleria civica d’arte moderna  e contemporanea, il talk “The Great Flood” raccontato da Bill Morrison. Al cinema Massimo “Petricore & Instabile Ma non Troppo.

Giovedì. Per il Torino Jazz Festival alla Casa Teatro Ragazzi e Giovani, suona la Italian Instabile Orchestra presentando “Plays Ellington”. Al teatro Monterosa si esibisce Francesca Tandoi Trio + Jazz Acoustic Strings Quartet. Al Conservatorio talk con Emanuele Cisi che racconta i taccuini di Sonny Rollins. All ‘auditorium dell’ Arsenale della Pace Giacomo Serino & Saverio Zura Quintet. Allo Spazio 211 si esibisce Pietra Tonale. All’Inalpi Arena è di scena Annalisa. Al Blah Blah sono di scena i The Cotton Dukes.

Venerdì. Il TJF propone tra i tanti appuntamenti all’auditorium Agnelli Bill Frisell & Eyvind Kang con “The Great Flood” di Bill Morrison. Al teatro Juvarra suona Lisa Ullèn. Al Mauto la Giovane Orchestra di Liberi Suoni. All’Educatorio della provvidenza suona Stefano Battaglia Trio. Al Folk Club si esibisce Lanzoni  & Evangelista & Ballard. All’Hiroshima Mon Amour Irreversible Entanglement. Al Circolino suona Dimitri Espinoza Trio. Allo Ziggy si esibiscono Ozone Dehumanizer + Emilio Paranoico.

Sabato. Ultimo giorno per il Torino Jazz Festival. Al teatro Colosseo suona John Scofield. & Gerald Clayton. Al teatro Monterosa è di scena Emanuele Cisi Quartet. Al teatro Vittoria si esibisce Federico Calcagno Octet. Allo Spazio 211 sono di scena i Kolosso. All’Amen Bar suona il duo Giulia Firpo & Fabio Gorlier. Al Blah Blah si esibiscono i Violet Blend. Al teatro Concordia è di scena Emis Killa.

Domenica. Al teatro Colosseo arriva Tony Hadley ( ex cantante dei Spandau Ballet).

Pier Luigi Fuggetta