CULTURA E SPETTACOLI

Alla Pinacoteca Agnelli in mostra Alberto Savinio, Chris Ofili e Iris Touliatou

Da venerdì 30 ottobre 2026

In occasione della Torino Art Week, la Pinacoteca Agnelli inaugurerà venerdì 30 ottobre prossimo la nuova stagione espositiva con tre progetti che attraversano il Novecento storico e la ricerca contemporanea, a conferma della sua vocazione a porre in relazione collezione, nuove produzioni e riletture della storia dell’arte.
Da venerdì 30 ottobre 2026 a domenica 4 aprile 2027 fulcro della programmazione sarà la mostra “Alberto Savinio. Souvenir”, la più importante esposizione dedicata all’artista Alberto Savinio, nato ad Atene nel 1891 e spentosi a Roma nel 1952, intellettuale tra i protagonisti della cultura europea del Novecento.
La mostra è curata da Sarah Cosulich e Pietro Rigolo e realizzata in collaborazione con l’Archivio Alberto Savinio e con il supporto di un comitato internazionale. Riunisce settantacinque opere tra dipinti e disegni, offrendo una rilettura articolata ed ampia della sua ricerca pittorica dagli anni Venti fino ai primi anni Cinquanta.
Figura difficilmente riconducibile a un’unica disciplina, Savinio ha attraversato musica, letturatura, teatro e arti visive costruendo un immaginario personale in cui convivono mito classico, memoria, ironia e invenzione. La mostra riesce a restituirne la complessità attraverso un percorso capace di metterne in evidenza la straordinaria originalità della pittura e il suo contributo alla costruzione della cultura visiva del Novecento.
Il percorso espositivo segue l’evoluzione della sua ricerca attraverso alcuni dei nuclei tematici più significativi della sua produzione, i riferimenti al mondo classico e alla Grecia della sua infanzia, il tema della memoria, i ritratti di famiglia, le figure ibride tra uomo e animale, i celebri giocattoli, i paesaggi antropomorfi e la produzione grafica che, negli ultimi anni della sua attività, assume una crescente autonomia.
Più che una ricostruzione cronologica ‘Souvenir’ propone una riflessione sulla straordinaria capacità di Savinio di attraversare il proprio tempo, anticipando questioni ancora oggi centrali, quali il rapporto tra identità e rappresentazione, il dialogo tra culture, la costruzione della memoria e il ruolo dell’immaginazione come strumento di conoscenza.

‘Beyond the Collection’ prosegue con “Laure. Chris Ofili & Edouard Manet’, ciclo attraverso il quale la Pinacoteca Agnelli invita artisti contemporanei a confrontarsi con le opere della propria collezione permanente, generando nuovi punti di vista sul patrimonio museale.
Per questo nuovo capitolo Chris Ofili, nato a Manchester nel 1968 e attualmente attivo a Port of Spain Trinidad e Tobago, presenterà da venerdì 30 ottobre 2026 a domenica 4 aprile 2027 una serie di lavori inediti sviluppati a partire dall’opera “Ritratto di Laure” di Edouard Manet, dipinto realizzato intorno al 1862 e conservato nella Collezione Permanente della Pinacoteca Agnelli.
Il progetto, curato da Pietro Rigolo, prende avvio dalla figura di Laure, la donna ritratta da Manet, la cui identità è stata a lungo oscurata nella storia dell’arte da un procedente titolo che ne aveva ridotto la complessità biografica a una semplice classificazione razziale.
Chris Ofili restituisce centralità alla sua figura e riflette sul modo in cui le immagini contribuiscono a definire le identità.
Nei suoi dipinti e disegni, Ofili intreccia riferimenti storici, esperienze differenti, costruendo un universo visivo caratterizzato da una straordinaria ricchezza cromatica e narrativa.
Il dialogo con Manet diventa occasione per affrontare alcune tematiche quali la rappresentazione, la memoria e la riscrittura della storia dell’arte.
Dal 2022 ‘Beyond the Collection’ rappresenta uno dei principali programmi di ricerca della Pinacoteca Agnelli, volto a rileggere la Collezione permanente attraverso il contributo di artisti contemporanei e collaborazioni con istituzioni italiane e straniere, aprendo nuove prospettive su opere e storie che esse custodiscono.

Per la nuova stagione della Pista 500, la Pinacoteca Agnelli presenta un progetto inedito di Iris Touliatou, nata nel 1981 ad Atene dove vive e lavora, artista selezionata nel 2025 attraverso il Premio Pista 500, realizzato in collaborazione con Artissima.
La pratica di Touliatou si sviluppa a partire dai contesti nei quali interviene e dalle relazioni che li attraversano. Ogni progetto nasce dall’osservazione delle dinamiche economiche, istituzionali e sociali proprie del luogo che li ospita, dando vita a opere che mettono in relazione spazio, sistemi di produzione e comunicazione.
Per la Pinacoteca Agnelli l’artista realizza un nuovo intervento con la curatela di Nicola Trezzi , che coinvolge il Billboard della Pista 500 e, nel contempo, si estende ai canali di comunicazione del museo. Il progetto riflette sui meccanismi attraverso cui immagini e messaggi vengono prodotti, distribuiti e consumati, trasformandogli strumenti della comunicazione istituzionale in parte integrante dell’opera stessa.
La Pista 500 rappresenta un ambizioso progetto capace di estendere il programma museale della Pinacoteca Agnelli oltre gli spazi del museo trasformando l’ex Pista di collaudo per le automobili sul tetto dell’edificio del Lingotto, originariamente costruito come stabilimento Fiat, in un giardino sospeso con un percorso artistico panoramico.
Le opere presenti su Pista 500 sono state realizzate da artisti italiani e stranieri e includono sculture, installazioni luminose e sonore e progetti di cinema espanso, che dialogano con l’architettura del Lingotto, con l’attuale contesto urbano e il paesaggio circostante, facendo della Pista 500 non più un circuito chiuso a strada aperta, da spazio produttivo a luogo collettivo per nuove visioni e storie.

Pinacoteca Agnelli

Lingotto via Nizza 262/103

www.pinacoteca-agnelli.it

Mara Martellotta

Saluzzo, un borgo romantico

Stradine, piccole piazze, chiese, balconi fioriti, una fortezza arroccata in cima, una atmosfera poetica decorata da storia e arte, questa è Saluzzo; molto di più di quello che ci si aspetta leggendola sulla guida, perché, pur essendo una miniatura, i contenuti sono considerevoli, la posizione suggestiva, grazie al Monviso che la domina, la ricchezza culturale sostanziosa

 Un perfetto set cinematografico, uno scenario dove ambientare film storici, ma anche storie d’amore dal sapore antico o dallo stile contemporaneo.

Una destinazione amata dai piemontesi, a cui generalmente dedicano una gita giornaliera, una meta irrinunciabile per i turisti che visitano il Piemonte.

Il Marchesato di Saluzzo risalente al XII secolo fu rigoglioso e fortunato, Manfredo, figlio di Bonifacio del Vasto diede vita ad una dinastia che durò per 14 regnanti. Il massimo splendore arrivòin seguito nel XV secolo durante il quale l’arte prosperava e si diffondeva floridamente.

Oggi Salusse, in lingua Piemontese,  è un comune di 17.200 abitanti della provincia di Cuneo, uno dei borghi medievali meglio conservati del Piemonte con bellezze urbane e artistiche di altre epoche come la settecentesca e  sofisticata Corso Italia che ci accoglie subito all’arrivo.

In entrata al curato ed elegante centro storico troviamo la Cattedrale di Santa Maria Assunta, terminata nel 1501 e attuale sede vescovile, semplice nella facciata, abbellita dalle statue di San Pietro e Paolo. E’ all’interno che esprime invece tutta la sua importanza grazie soprattutto ai diversi e magnifici dipinti e una struttura maestosa. Andando avanti verso Piazzetta dei Mondagli troviamo Casa Pellico, dove nacque e visse l’autore de Le mie prigioni. All’interno del museo molti sono i ricordi e i manoscritti appartenuti  famoso letterato e intellettuale dell’800.

Proseguendo in salita per le antiche e deliziose stradine e seguendo le indicazioni che portano  al castello, troviamo il Palazzo Comunale e all’interno la Pinacoteca Matteo Olivero.

Dopo poco finalmente ecco La Castiglia, in posizione dominante, nel punto più alto della città.  Simbolo di Saluzzo e teatro di molteplici vicende storiche, fu il vanto residenziale del Marchesato ma vide anche periodi di degrado e abbandono quando dopo il XV secolo diventò prima caserma e poi prigionefino alla fine del secolo scorso. Oggi ospita tre percorsi museali: quello della Memoria Carceraria, la Civiltà Cavalleresca e l’esposizione permanente delll’IGAV.

Riprendendo il sentiero, suggestivo e di antica bellezza, sono diverse le chiese di storico e artistico interesse che si incontrano,meritano indubbiamente una visita San Giovanni e San Bernardo.

Di singolare fascino ed eloquente per rivivere la ricchezza della vita nobiliare del Marchesato in epoca rinascimentale, è Casa Cavassa, antica residenza di Galeazzo Cavassa oggi Museo Civico.

A completare e deliziare la visita di questo luogo incantato sono le pasticcerie che espongono in vetrina attraenti creazioni e  diversi ristoranti dove gustare le specialità del posto.

A fine primavera e all’inizio dell’estate diverse sono le manifestazioni che animano questo centro artistico e romantico: a maggio la Fiera dedicata all’antiquariato, arte e artigianato, a giugno la festa della birra con C’è Fermento e a luglio il Marchesato Opera Festival, rassegna di concerti ed eventi culturali.

Maria La Barbera

Castello di Racconigi: “Ma piantala lì!” Reading teatrale di Onda Larsen

Domenica 30 agosto, ore 16.30

 

Tre storie di piante, di cui una dei piedi: Alessandro Barbaglia, domenica 30 agosto al Castello di Racconigi, racconta storie di semi e alberi così strane e assurde che si può anche non crederci, ma sono tutte vere. Storie così bizzarre che se doveste urlargli “Ma piantala lì!”, lui risponderebbe: “Esatto!”. Storie sintetiche e non di sintesi, bensì di fotosintesi. Allora è meglio mettersi comodi o anche scomodi, con la voglia di accendere nell’immaginazione il proprio cinema privato.

In occasione dello spettacolo sarà possibile raggiungere la Margaria anche attraverso il percorso che collega il complesso neogotico al Castello lungo il lato ovest del Parco, dal lato di via Stramiano. Dopo circa dieci anni di chiusura, il camminamento è tornato accessibile, completando il cosiddetto “grande anello” del Parco e restituendo ai visitatori una nuova possibilità di percorrenza dell’area verde. Il percorso sarà aperto il sabato, la domenica e i festivi.

INFORMAZIONI

Domenica 30 agosto, ore 16.30

Ma piantala lì!

Prezzo: intero 15 euro, ridotto 10 euro

L’ingresso avviene direttamente alla Margaria, dal cancello in ferro sul lato nord del muro di cinta del Parco, all’incrocio con via Migliabruna (coordinate GPS: 44°47’14.9″N 7°40’16.4″E).

Per i partecipanti all’evento è disponibile un parcheggio con accesso dal cancello in ferro verso via Migliabruna (posti limitati).

Informazioni: drm-pie.racconigi@cultura.gov.it.

Biglietti online su www.museiitaliani.it e tramite app Musei Italiani.

Al via la nuova stagione di Hiroshima Mon Amour

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A Torino settembre non segna soltanto il ritorno degli appuntamenti culturali dopo la pausa estiva. È anche il momento in cui i luoghi della città tornano a interrogarsi sul proprio ruolo: semplici contenitori di spettacoli o spazi capaci di costruire una comunità, un immaginario, un modo di stare insieme? Hiroshima Mon Amour sembra scegliere, ancora una volta, la seconda strada. Passando dai suoni afro-funk dei Savana Funk alla stand up comedy, dall’elettro-pop delle Feste Antonacci alle colonne sonore ispirate al cinema di Wes Anderson significa attraversare mondi apparentemente lontani e scoprire che, sotto la superficie, parlano spesso la stessa lingua: quella della ricerca, dell’ironia, della contaminazione e della capacità di trasformare riferimenti diversi in qualcosa di nuovo.

Il 12 settembre, ad aprire questa saranno i Savana Funk, protagonisti di una carriera che arriva al traguardo dei dieci anni. Il loro nuovo album, Behind The Eyes, raccoglie dieci brani nei quali afro, funk, blues e rock convivono senza preoccuparsi troppo dei confini di genere. La loro dimensione live promette di amplificare ulteriormente questo carattere immersivo e ipnotico.

Il 15 settembre il palco cambia completamente registro con Comedy Garden: Underdogs, realizzato in collaborazione con Torino Comedy Lounge. Stand up e improvvisazione portano a Hiroshima alcune voci nuove della comicità italiana.  Nel corso degli anni la comicità contemporanea è diventata uno degli strumenti attraverso cui una generazione racconta il proprio rapporto con il lavoro, le relazioni, la politica, il corpo, l’assurdità quotidiana. Attraverso una narrazione comica ci si interfaccia, così, con i problemi quotidiani con spirito critico ed una risata, che diventa strumento di riflessione ed analisi.

Il 16 settembre arrivano invece Le Feste Antonacci, duo elettro-pop italiano nato a Parigi nel 2018 e composto da Leonardo Rizzi e Giacomo Lecchi D’Alessandro. Il progetto mette insieme elettronica, funk, armonie vocali e senso dell’umorismo, confermando quella vocazione alla leggerezza intelligente che attraversa buona parte della nuova scena indipendente.

A chiudere questa sequenza, il 17 settembre, sarà invece un progetto che porta sul palco un’altra forma di contaminazione: Wes Banderson, alla sua prima data italiana. Da Londra arriva una band che esegue dal vivo le musiche tratte dai film di Wes Anderson, accanto a composizioni originali ispirate ai propri album.

 

La scommessa più interessante della nuova stagione di Hiroshima Mon Amour è quella di non scegliere tra i linguaggi, ma lasciare che siano i linguaggi a scegliere di incontrarsi in una città come Torino, dove la cultura contemporanea vive anche della relazione tra underground e istituzioni, tra tradizione e sperimentazione. Savana Funk, Comedy Garden: Underdogs, Le Feste Antonacci e Wes Banderson saranno quindi quattro appuntamenti, ma anche quattro possibili porte d’ingresso allo stesso universo. Ed è questa la funzione di un luogo culturale aprire porte che non sapevamo ancora di voler attraversare.

Hiroshima Sound Garden
12 settembre, Savana Funk, ore 22.00, ingresso 15 €
15 settembre, Comedy Garden: Underdogs, ore 21.00, ingresso 15 €
16 settembre, Le Feste Antonacci, ore 22.00, ingresso 20 €
17 settembre, Wes Banderson, ore 22.00, ingresso 15 €

Foto credit: Hiroshima Mon Amour

Valeria Rombolà

“La danza delle ore” celebra il centenario della nascita di Marisa Merz

Una mostra al castello di Rivoli, alla Fondazione Merz e alla GAM 

Castello di Rivoli, Museo d’arte Contemporanea, Fondazione Merz e GAM, Galleria Civica d’arte Moderna e Contemporanea, si uniscono per collaborare  a una mostra in tre atti che celebra il centenario della nascita di Marisa Merz, realizzata grazie al sostegno della Fondazione CRT. Concepita per ripercorrere opera ed eredità dell’artista nata a Torino il 23 maggio 1926, la mostra dal titolo “Marisa Merz – la danza delle ore” rappresenta una retrospettiva senza precedenti e difficilmente replicabile nella sua completezza e profondità.
L’esposizione riunisce un insieme straordinario di lavori, di cui alcuni inediti, a testimonianza  di una vita creativa che continua ad essere fonte di ispirazione e riscoperta artistica in tutto il mondo.
I tre episodi della mostra danno l’opportunità di approfondire diversi aspetti quali il processo creativo e l’uso dei materiali, il tempo quotidiano come dimensione creativa e la casa come laboratorio alchemico, la nozione di spazio come luogo fisico e metafisico.
Nell’insieme la mostra vuole rendere conto della continua trasformazione che l’artista ha messo in atto lungo tutta la sua esistenza, dando vita ad un’opera d’arte sempre aperta.

L’esposizione al castello di Rivoli, curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio, rappresenta l’occasione per ricostruire e proporre al pubblico l’installazione intitolata “E il naufragar m’è dolce in questo mare”, un importante progetto che Marisa presentò  nel 1980 alla galleria torinese Tucci Russo, per poi farne una nuova versione lo stesso anno alla 39esima Biennale  Arti Visive di Venezia. L’installazione, collocata nella Manica Lunga al terzo piano del castello di Rivoli, costituirà il fulcro espositivo da cui si dirameranno visioni metafisiche, rivelando il reale, oltre le sue apparenze sensibili. La mostra invita inoltre alcune artiste che proseguono nella pratica e nella visione che sono state di Marisa a partecipare alla retrospettiva.

“Il centenario della nascita di Marisa Merz rappresenta un’occasione straordinaria per celebrare una delle figure  più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale e, al tempo stesso, per raccontare la capacità da parte del Piemonte di fare sistema – precisa l’Assessore alla Cultura della Regione Piemonte Marina Chirelli – Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM uniscono competenze, patrimonio e visione in un progetto culturale di altissimo profilo che conferma Torino e il Piemonte come punto di riferimento nel panorama artistico europeo. Investire nella cultura significa valorizzare la nostra identità, rafforzare l’attrattività del territorio  e creare nuove opportunità di crescita, conoscenza e partecipazione per la comunità. Marisa Merz appartiene alla storia dell’arte mondiale, ma le sue radici torinesi rappresentano un patrimonio che il Piemonte ha il dovere e l’orgoglio di custodire e promuovere”.

“Questo progetto espositivo testimonia lo speciale spirito collaborativo che anima le istituzioni torinesi dell’arte contemporanea – ha spiegato, Rosanna Purchia, Assessore alla Cultura della Città di Torino – Questa congiuntura rappresenta una vera e propria marcia in più che permette alla città  di celebrare degnamente nel suo centenario un’artista donna che ha avuto un impatto radicale sulla storia dell’arte italiana e internazionale.  La città di Torino è grata anche per la lungimiranza  da parte della Fondazione Crt che ha sposato questo progetto e questa  attitudine di sistema integrato “.

Al castello di Rivoli la mostra è curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio, alla Fondazione  Merz da Beatrice Merz  e Sébastien Delot,  alla GAM da Chiara Bertola e Chiara Parisi.
Le tre sedi costituiscono un racconto unitario e polifonico, capace di restituire la continua evoluzione dell’opera di Marisa Merz e la sua attualità nel panorama artistico contemporaneo.
La mostra aprirà i battenti il 29 ottobre prossimo e sarà  aperta fino al 4 aprile 2027 e si configura come una retrospettiva senza precedenti.

Castello di Rivoli Museo di Arte Contempornea

Piazza Mafalda di Savoia Rivoli (Torino)

Orari da mercoledì a venerdì dalle ore 10 alle 17

Sabato, domenica e festività dalle ore 11 alle ore 18

Fondazione  Merz

Via Limone 24 , Torino

Orari da martedì a domenica  dalle ore 11 alle ore 19

GAM

Via Magenta 31

Orari da martedì a domenica , dalle 10 alle 18.

Lunedì  chiuso.

Mara Martellotta

Inviato dall’app Tiscali Mail.

La grande arte internazionale torna al MIIT

Al Museo diretto da Guido Folco giovedì 3 settembre doppia inaugurazione delle mostre “Between Worlds” e “Esplorazioni visive. Da Lady Oscar e Candy Candy al Contemporaneo”

Ritorna la grande arte internazionale al Museo MIIT di Torino con l’esposizione “Between Worlds’ 2026 Edition International Eco-Art Exhibition, a cura di Hongjie Wang , direttamente dal Vienna International Centre delle Nazioni Unite, dove è stata presentata lo scorso agosto nell’ambito dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite.

“Between Worlds’ rappresenta un progetto espositivo internazionale dedicato all’Eco-Art , alle pratiche artistiche contemporanee e allo scambio culturale tra artisti provenienti da diversi Paesi e contesti culturali, volto a favorire la circolazione delle idee e la conoscenza reciproca.
La mostra presenta opere realizzate attraverso diversi linguaggi, tra cui pittura, scultura, fotografia, video, installazione e arte digitale.
L’ecologia viene affrontata in una ampia prospettiva,  considerando non solo la relazione e con l’ambiente naturale, ma anche le trasformazioni degli spazi urbani, la qualità della vita, il rapporto tra qualità e territorio, la tutela degli ecosistemi e le nuove relazioni tra cultura, tecnologia e società.
Il titolo ‘Between Worlds’ nasce dall’idea che il mondo contemporaneo non sia costituito da realtà separate, ma da relazioni e interazioni continue tra persone, culture, territori e forme di conoscenza.
Il “tra” diventa così uno spazio di territorio di dialogo tra persone e culture, tra tradizione e contemporaneità, tra individuo e comunità, tra cultura locale e dimensione internazionale.
L’iniziativa si inserisce nel quadro dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, promuovendo, attraverso l’arte, il dialogo sui temi della sostenibilità e della responsabilità sociale.
La prima tappa internazionale di ‘Between Worlds’ si è svolta il 3 agosto 2026 presso il Vienna International Centre delle Nazioni Unite. Dopo la tappa di Vienna, che ha suscitato interesse e un riscontro positivo, la mostra approda ora al museo MIIT.

Per la tappa di Torino sono stati selezionati venti artisti tra giovani autori e artisti con una consolidata esperienza professionale, caratterizzati da differenti generazioni e percorsi artistici, tra i quali Chen Zhichu, Cristina Wang, Chiara Galliano, Elena Santoro, Flavio Gentile, Giuliano Grattini, Leah Chan, Letizia Caruzzo, Liu Yining, Luo Guangyi, Mintoy, Nadia Pelà, Raffaele Passariello, Roberto  Raminez Anchique, Ross Casceglia, Simona di Senna, Silvia Armenio, Wu Cheng Hung, Yang  Chuting, Yao Zhuoyuan.

L’inaugurazione si terrà  il 3 settembre dalle ore 18 presso il Museo MIIT in corso Cairoli 4 a Torino

Orario visite dal martedì al sabato 15.30-19.30.

Info 0118129776

Dopo il successo riscontrato dalla mostra “Una rosa per Torino” dello scorso luglio, dedicata alle interpretazioni artistiche di Lady Oscar, fa ritorno al museo MIIT il fumetto con la mostra intitolata “Esplorazioni visive. Da Lady Oscar e Candy Candy al contemporaneo “.
Si tratta della prosecuzione della esposizione da poco conclusa, aperta, però,  ad un altro personaggio iconico Candy Candy e alle rappresentazioni tra manga, anime, e fumetto di autori contemporanei.
Sabato 12 settembre, dalle ore 15, per gli appassionati si terrà la proiezione del fan film de “I giocolieri delle stelle” di Viareggio, dedicato a Candy Candy, “Quando il sorriso incontra il coraggio”, per la regia di Yatta e animazione in costume.

L’evento prosegue la collaborazione tra il museo MIIT in corso Cairoli 4, il progetto di aggregazione artisti del mondo no profit  Virtual Art  Workshop  Social Group  e l’associazione di volontariato no profit ‘Le tenere piume’  ETS ODV. Alla mostra sarà  presente anche la scrittrice di libri fantasy Elena Romanello.

Inaugurazione giovedì 3 settembre dalle ore 18 presso il Museo MIIT , in corso Cairoli 4 a Torino

Orario visite dal martedì al sabato dalle 15.30 alle 19.30.

Info 011/8129776

info@italiaarte.it

Mara Martellotta

Torino nascosta tra rigore e meraviglia: il volto discreto del barocco

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

Torino si lascia scoprire poco alla volta quasi con pudore come se non volesse mostrare subito tutta la propria ricchezza e questa caratteristica si riflette anche nella sua architettura che a prima vista appare composta ordinata quasi severa ma che in realtà custodisce al suo interno una sorprendente profondità di dettagli e invenzioni soprattutto nel periodo barocco quando la città si trasforma seguendo un’idea precisa di eleganza controllata senza mai cedere completamente all’eccesso visivo che invece caratterizza altre città italiane il barocco torinese infatti non urla ma sussurra non invade lo spazio ma lo misura creando un equilibrio tra pieni e vuoti tra luce e ombra che rende l’esperienza visiva più intima quasi raccolta

Un barocco che si rivela oltre le facciate

A differenza di quello romano dove le facciate sono spesso scenografiche mosse ricche di decorazioni che vogliono stupire immediatamente chi osserva a Torino si nota una scelta diversa gli edifici mantengono verso l’esterno una certa sobrietà con linee pulite e proporzioni rigorose quasi a voler rispettare un ordine urbano ben definito ma è entrando che si scopre il vero carattere di questo stile gli interni si aprono in giochi di curve cupole ardite decorazioni che sorprendono proprio perché non anticipate dall’esterno è come se la città avesse deciso di custodire la propria bellezza più intensa per chi è disposto a fermarsi ad attraversare le soglie a guardare oltre la superficie questa doppia anima crea un dialogo continuo tra apparenza e sostanza tra disciplina e libertà espressiva

Geometrie e prospettive: la firma torinese

Un altro elemento distintivo dell’architettura torinese è l’attenzione quasi matematica alla disposizione degli spazi le piazze le strade i portici tutto sembra rispondere a un disegno unitario dove ogni elemento trova il proprio posto con precisione questa visione urbanistica si lega al potere e all’idea di capitale che Torino ha rappresentato per lungo tempo ma allo stesso tempo lascia spazio a soluzioni architettoniche sorprendenti come scale che si avvolgono su se stesse giochi prospettici che guidano lo sguardo e creano illusioni di profondità il risultato è una città che non si limita a essere osservata ma che invita a essere percorsa vissuta passo dopo passo perché ogni angolo può rivelare qualcosa di inatteso

In questo equilibrio tra rigore esterno e ricchezza interna tra ordine e invenzione Torino costruisce la propria identità architettonica distinguendosi da altre realtà italiane senza bisogno di competere sul piano dello sfarzo immediato ma scegliendo piuttosto una via più silenziosa e forse proprio per questo più duratura capace di affascinare chi sa coglierne le sfumature e di lasciare un’impressione che cresce nel tempo senza esaurirsi in un solo sguardo.

NOEMI GARIANO

Sta per tornare MITO SettembreMusica: Milano e Torino, vent’anni di musica insieme

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Con la XX edizione di MITO SettembreMusica, Milano e Torino rinnovano un patto culturale che, anno dopo anno, ha saputo unire le due città: vent’anni di musica insieme, di ascolto, di dialogo fra luoghi, pubblici e tradizioni diverse, fino a imporsi come modello di buone pratiche. Questa ricorrenza conferma la volontà corale che accomuna le due città nel voler continuare a costruire, attraverso la cultura, uno spazio comune, facendo sì che si scelga sempre di superare distanze e confini. Si tratta di una storia che appartiene alle nostre città e che ribadisce l’impegno verso la cultura pubblica, portandola nei luoghi della vita quotidiana, allargandola al pubblico con o casione di ascolto, conoscenza e incontro. Il tema della prossima edizione sarà “Harmonia”. L’armonia come nobilitazione delle differenze e volontà di farle convivere in equilibrio in una congiuntura contrassegnata da tensioni, fratture e conflitti, affinchè la musica ricordi che ogni voce trova senso compiuto solo nell’ascolto dell’altra. La nuova direzioe  artistica, di Speranza Scappucci, inaugura una fase nuova della storia del festival, ancora più aperta all’internazionalità e nel segno, come sempre, della qualità. Il programma mostra con evidenza la natura diffusa del festival: MITO SettembreMusica attraversa le città, i grandi teatri, chiese, spazi culturali, sedi di quartiere e luoghi dedicati ai giovani e alla formazione, contribuendo a disegnare una geografia culturale in cui ogni luogo diventa interprete di un’unica partitura cittadina.

“Ci sono anniversari che ci ricordano il cammino fatto più del tempo trascorso. La XX edizione di MITO SettembreMusica rappresenta uno di questi momenti, un’occasione per ritrovarci, per guardare quello che è stato costruito e, di conseguenza, per rinnovare il senso di un progetto che continua a unire Milano e Torino nella creazione e diffusione della cultura musicale – afferma il Presidente del Festival, Alberto Meomartini – era il 2007 quando le due città scelsero di dare vita a una grande e unica proposta culturale: da allora il festival ha accompagnato generazioni diverse di ascoltatori, abitato spazi urbani consueti e meno consueti, portato la musica dove il pubblico già la cercava e dove avrebbe potuto incontrarla per la prima volta. Uno dei grandi punti a favore di MITO è di essere un progetto condiviso. La visione che accomuna Torino e Milano è un concetto relazionale, e anche per questo sono felice delle parole che la direttrice artistica Speranza Scappucci ha scritto per questa edizione: ‘ovunque risuonano concetti e parole di vicinanza, comune denominatore l’armonia’, da cui deriva il nome dell’edizione. Harmonia rappresenta quindi lo spirito di questa edizione nella quale, la grande tradizione, dialoga con il presente, la dimensione sinfonica incontra la voce, la musica antica si affianca alla nuova creazione, e i grandi maestri si alternano ai giovani e ai progetti di formazione. Dai concerti inaugurali alla Scala e all’Auditorium Rai, fino agli appuntamenti conclusivi, il festival attraversa pagine che parlano di pace, memoria, trasmissione e futuro”.

“Il tema dell’edizione 2026 di MITO SettembreMusica è ‘Harmonia’, una parola simbolica, diretta e apparentemente naturale per un festival di musica, ma che racchiude in sé molteplici sfaccettature e richiami profondi – afferma la direttrice artistica, Speranza Scappucci – la domanda che mi accompagna è solo in apparenza semplice: come tenere unite differenze reali, di città, pubblici e repertori, luoghi, generazioni senza cancellarne l’individualità. In un tempo segnato da fratture e polarizzazione, l’armonia mi sembra uno dei valori più necessari e uno dei più fraintesi. In musica l’armonia non è solo assenza di tensione, è anche relazione fra voci diverse, una forma di equilibrio costruito attraverso l’ascolto, l’attrito e il movimento. L’armonia non è eliminare il conflitto ma trasformarlo in ascolto. Questo ha guidato la scelta di artisti e contenuti. Ho immaginato un’edizione in cui tradizione e contemporaneità potessero dialogare in modo autentico, dalla musica antica a quella contemporanea. A Torino, Simon Young inaugurerà il festival lunedì 7 settembre alle ore 20, presso l’Auditorium Rai, con il concerto ‘War requiem’, accompagnata dall’OSN Rai, dal Coro e dal Coro di Voci Bianche; Riccardo Chailly si esibirà con la Filarmonica della Scala, Michele Mariotti con l’OSN Rai, William Christie con Les Arts florissants, Jakub Hroŝ con i Banberger Symphoniker, il Pomo d’Oro, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, solo per citarme alcuni. Ho invitato giovani ensemble italiane e straniere di straordinaria vitalità: artisti che forse il pubblico non conosce ancora ma che lo trascineranno con un’energia, una libertà e una qualità musicale capace di lasciare un segno fin dal primo ascolto. Accanto alla tradizione figurerà la musica del presente. Il festival ospita ‘Caos’ di Paola Prestini, compositrice italiana tra le più originali della scena contemporanea, con un brano commissionato appositamente per questa edizione. Verrà poi eseguito un concerto speciale dedicata ai giovani studenti e studentesse del Conservatorio di Milano e Torino, diretto e offerto da me alle due città, un momento importante di crescita per le generazioni future. Due saranno gli anniversari significativi: il 2026 segna i cinquant’anni della morte di Benjamin Britten, uno dei compositori più importanti del XX secolo. Il programma si apre con il ‘War requiem”, monumentale capolavoro pacifista scritto nel 1962 e ancora attualissimo, e la sua musica risuona anche in altri momenti del programma sinfonico e cameristico. Con l’integrale dei Quartetti per Archi di Beethoven, affidata al Quartetto d’archi della Scala, volgiamo lo sguardo al centenario della morte del grande compositore, che si celebrerà nel 2027 in un progetto che dispiega tra questa e la prossima edizione”.

La Filarmonica della Scala si esibirà anche a Torino, presso l’Auditorium Agnelli del Lingotto, con Riccardo Chailly direttore. Venerdì 11 settembre, alle 20, presso il Conservatorio G. Verdi si esibirà il quartetto Pessoa, in un omaggio a Morricone. Sempre al Conservatorio, il 12 settembre, il Quartetto Pessoa dedicherà un omaggio ad Astor Piazzolla. Domeni a 13 settembre, alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, si esibirà l’Orchestra Suzuki di Torino per festeggiare i cinquant’anni dalla sua nascita.

Beethoven verrà celebrato il 14, 16 e 18 settembre al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino dal Quartetto d’Archi del teatro alla Scala.

Infine, Britten verrà celebrato sabato 19 settembre in due appuntamenti al Conservatorio Verdi, alle ore 17, in “Canticles” con Brian Zeger al pianoforte, Kelsey Lauritano come mezzosoprano, Matthew Swensen tenore e Debora Maffeis al Corno, e lo stesso giorno, all’Auditorium Agnelli del Lingotto, con il concerto “In memoriam” con l’Orchestra Sinfonica di Milano, Levy Sekgapane tenore e Alessio Allegrini al corno e alla direzione.

La giornata conclusiva di MITO SettembreMusica sarà il 20 settembre, alle 15, presso l’Auditorium del Lingotto, con Hrusa/Brahms; alle 15.30 e 18 alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani con l’Orchestra dei Piccoli Pomeriggi Musicali di Milano che eseguiranno “L’usignolo” di Andersen. Infine, alle 20, al Conservatorio Verdi, David Frai al Pianoforte eseguirà “Le Variazioni” di Goldberg.

Lunedì 7 settembre, alle ore 16, al Teatro Regio foyer del Toro, si terrà un incontro con Giorgio Pestelli, Walter Vergnano, Carlo Viano, coordinati da Susanna Franchi, dal titolo “Ricordare Giorgio Balmas”. A vent’anni dalla sua scomparsa, il festival ricorda il suo fondatore. Nel 1975, a Torino, venne fondato il primo Assessorato per la Cultura. Diego Novelli, allora Sindaco, nominò assessore Giorgio Balmas, fondatore dell’Unione Musicale Studentesca.

Mara Martellotta

Torino tra architettura e pittura: Giacomo Balla

Torino tra architettura e pittura

1 Guarino Guarini (1624-1683)
2 Filippo Juvarra (1678-1736)
3 Alessandro Antonelli (1798-1888)
4 Pietro Fenoglio (1865-1927)
5 Giacomo Balla (1871-1958)
6 Felice Casorati (1883-1963)
7 I Sei di Torino
8 Alighiero Boetti (1940-1994)
9 Giuseppe Penone (1947-)
10 Mario Merz (1925-2003)

3) Giacomo Balla (1871-1958)

Mi piace sempre fare un po’ di dibattito con i miei studenti, parlare, proporre loro delle tematiche su cui riflettere, ascoltare ciò che pensano è non solo stimolante e interessante per entrambe le parti, ma necessario per tenere attiva l’attenzione. Uno degli ultimi argomenti su cui ci siamo impelagati è stato davvero complesso, ma credo che abbia fatto comprendere alla classe quanto l’arte possa essere una materia interdisciplinare, diversificata e soprattutto ampia. La riflessione riguardava il concetto di “damnatio memoriae”, e il fatto che in tempi antichi non destasse tanto scalpore la distruzione di opere d’arte; tali accadimenti erano motivati da varie ragioni, politiche prima di tutto, ma anche religiose. Il discorso si è poi allargato e ci siamo ritrovati a dibattere sulla complessa questione dell’arte come “atto distruttivo”.
Le operazioni artistiche talvolta lavorano “in negativo”, rimandano al “disfare” e alla “distruzione creativa”, come per esempio i tagli di Fontana o le combustioni di Burri, inoltre molte “performance” di celebri artisti come Hermann Nitsch o esponenti della “body art”, di cui Marina Abramović è la regina indiscussa, sono allo stesso tempo “atti distruttivi” e “esibizioni spettacolari”.
Non sono pochi i testi e le interviste di esperti del settore che sottolineano il sottile e articolato legame tra tale particolare estetica artistica e la strategia del terrore, basata anch’essa sul “distruggere per richiamare l’attenzione del pubblico”. E se tale modo d’agire “funzionava” in passato, oggi risulta tragicamente vincente: viviamo ormai ai tempi dei “mass media”, una cosa non è vera finché non viene caricata su internet e non ottiene milioni di visualizzazioni. Si pensi ai tragici eventi del 2001, all’esplosione dei Buddha di Bamiyan o alla caduta delle Twin Towers: entrambi momenti angosciosi e tremendi, entrambi rigorosamente filmati e mostrati al mondo con il preciso scopo di spiazzare e terrorizzare gli spettatori.

Eppure l’atto di distruggere un’opera d’arte può avere anche un’altra valenza. Nella “graphic novel” di Alan Moore, “V for Vendetta” il protagonista, mascherato da Guy Fawkes, cospiratore cattolico protagonista della “Congiura delle Polveri”, vuole far esplodere il parlamento inglese, edificio simbolo di una dittatura violenta e totalitaria. La demolizione dell’edificio storico diventa, nel fumetto, simbolo di un nuovo inizio, della libertà del popolo che trionfa sulla dittatura.
L’arte come “atto di distruzione”, la distruzione di opere d’arte, qual è il confine tra i due concetti? Dove può condurre l’etica della spettacolarizzazione? Non basterebbe un ciclo di conferenze per esaurire tali argomentazioni, figuriamoci quarantacinque minuti di didattica a distanza.
Tanto per mantenere attivo il dibattito con la classe, ho voluto insistere su un particolare movimento artistico e culturale che a mio parere risulta più che azzeccato per la situazione.
“Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.” Questo dice il decimo punto del Manifesto del Futurismo, scritto da Tommaso Marinetti e pubblicato il 20 febbraio 1909 sulla prima pagina de “Le Figaro”. Nasce così il movimento d’avanguardia con cui l’Italia si affaccia al panorama europeo dell’arte contemporanea; Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), con la stesura del Manifesto teorico del Futurismo, dà vita ad una corrente artistica che investe tutti i campi culturali, dalla poesia all’arte, dalla letteratura alla musica, dalla danza al teatro. I Futuristi sostengono che sia necessario “cancellare il passato e inneggiare al futuro tecnologico” ed esaltano la distruzione di musei, accademie, biblioteche, perfino di alcune città storiche, per fare spazio alle nuove forme di bellezza che vanno ricercate nel progresso, nelle città industriali, nelle macchine e nel concetto della velocità.

Va tuttavia sottolineato che il Futurismo non è stato un movimento unitario e spesso la carica di attrazione che esercitava sugli artisti si esauriva in fretta.
Al Manifesto letterario presto ne seguono altri: nel 1910 Umberto Boccioni, (1882-1916), scrive il Manifesto relativo alla pittura futurista, due anni dopo Giacomo Balla, (1871-1958) e Fortunato Depero, (1888-1916) redigono il Manifesto della scultura futurista; di questo gruppo di artisti fanno parte altresì Carlo Carrà, (1881-1966), Luigi Russolo, (1885-1947), e Gino Severini, (1883-1966). Nel 1914 viene proclamato il Manifesto dell’architettura futurista, steso da Antonio Sant’Elia (1888-1916).
La progettazione dell’ideale “città futurista” viene immaginata da Sant’Elia in una serie di disegni che rappresentano grattacieli dotati di alte torri, edificati in metallo, vetro e cemento; all’interno dei progetti urbanistici sono compresi aeroporti, centrali elettriche, ponti e strade a vari livelli. Le architetture risultano imponenti e si ergono come “volumi puri”; al di là della vera e propria funzione, tali costruzioni paiono dei “monumenti” volti a celebrare “il trionfo della tecnologia”.
Una città brulicante e in continuo fermento, affollata e caotica, un po’ viene da chiederselo: Sant’Elia sarebbe poi effettivamente sopravvissuto ad un sabato pomeriggio in centro all’ora di punta? Bisogna sempre fare attenzione a ciò che si dice.
Per i Futuristi la protagonista indiscussa della rappresentazione artistica è “la realtà in movimento”, studiata e approfondita nel suo continuo divenire e nella sua incessante trasformazione.
In pittura, ad esempio, i soggetti prediletti sono le automobili, i treni, gli aerei, ma anche i cavalli al galoppo, uomini in azione, che camminano, che danzano, o colti mentre corrono; inoltre sono spesso rappresentate le strade, traboccanti di traffico convulso o costellate di cantieri edilizi, emblemi della città che cresce.
Gli artisti sono fortemente influenzati dalla cronofotografia e dal cinema, mezzi che permettono di registrare le fasi di un’azione, istante dopo istante. È per questo motivo che nei dipinti dei Futuristi il movimento viene scomposto nelle diverse fasi, come se si trattasse di studi scientifici in cui i vari momenti vengono visualizzati separatamente e poi sovrapposti. Più che esplicativo in tal senso è il “Dinamismo di un cane al guinzaglio (guinzaglio in moto)”, opera del 1912, realizzata da Giacomo Balla.

Questa modalità di rappresentazione del movimento risulta totalmente nuova e avrà larga eco nelle figurazioni grafiche dei fumetti. Il ritmo del moto viene sottolineato e accentuato da linee curve, oblique, ondulate o a spirale, che accompagnano il soggetto nella sua traiettoria, come a visualizzare le “scie” delle parti che fendono l’aria. I futuristi, oltre a preferire soggetti dinamici, amano l’uso di colori intensi e vivaci, contrapponendosi ai cubisti, che privilegiano tinte smorzate o monocrome e soggetti statici.
Vorrei ora soffermarmi proprio su Giacomo Balla, uno dei principali esponenti della pittura futurista. Egli nasce a Torino nel 1871, qui frequenta l’Accademia Albertina di Belle arti, dove conosce Pelliza da Volpedo; incomincia a dipingere quadri di matrice “pointilliste”, ma non segue rigorosamente il programma di Seurat e Signac. Nel 1895 Balla lascia definitivamente la città natale e si stabilisce a Roma, qui si avvicina in un primo momento al “Divisionismo”. Tra il 1908 e il 1910 si conclude il momento puntinista e si apre quello futurista; l’opera che segna il passaggio da un movimento all’altro è “Lampada ad arco”, tela databile al 1909, lo stesso anno in cui viene proclamato il Manifesto letterario di Marinetti.

In ambito futurista, Balla si dedica alle ricerche sulla scomposizione del colore e sulle fasi del movimento, percorso che si può constatare, oltre che nel già citato “Dinamismo di un cane al guinzaglio”, nell’opera “Ragazza che corre sul balcone, linee di velocità + paesaggio”, tela che risente degli studi che nel frattempo sta portando avanti la fotografia, come dimostra in particolar modo il lavoro di Anton Giulio Bragaglia. Essenziale, per quel che riguarda la scomposizione della luce e del colore, è il ciclo intitolato “Compenetrazioni iridescenti” (1912-1914), costituito da una folta serie di quadri e lavori ormai completamente astratti.
Negli anni in cui aderisce al futurismo, Balla si dedica anche alla scultura e allo studio di diversi materiali: in questa fase del suo percorso artistico lo si può considerare precursore del dadaismo.
Dopo il fervore iniziale, l’artista ritorna su temi più tradizionali, quali la raffigurazione di città, paesaggi e ritratti, riprendendo tecniche più convenzionali, anche se è giusto sottolineare che non abbandonò mai del tutto gli studi futuristi.
Certo non è sufficiente un’ora di lezione per discorrere di certi argomenti, così come non è questa la sede per spiegare in modo esaustivo le diverse complessità del Futurismo.
Credo tuttavia che il compito di un buon insegnate sia anche quello di stimolare nei propri studenti pensieri e riflessioni e, soprattutto, di pungolare la curiosità che mette in moto la mente e fa sì che ognuno possa approfondire in autonomia le tematiche proposte. D’altra parte ciò che si studia a scuola non è fine a se stesso, anzi sovente, è più attuale di quanto si creda.

Alessia Cagnotto

Un autunno di grandi mostre nei musei delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo

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Sarà un autunno di grandi mostre quello proposto dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo che, nelle quattro sedi, hanno registrato, nel primo semestre 2026, ben 434 mila visitatori, con un +4 % rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nei quattro musei delle Gallerie d’Italia di Milano, Napoli, Torino e Vicenza verrà  proposto un programma espositivo articolato, capace di attraversare epoche, linguaggi e temi diversi, a partire dalla grande tradizione della pittura italiana alla fotografia, dall’arte contemporanea alla riflessione sull’arte e sui suoi cambiamenti.
Sono otto le nuove mostre che accompagneranno il pubblico tra l’autunno 2026 e i primi mesi del 2027, sette delle quali nelle quattro sedi delle Gallerie d’Italia e una alla Casa Museo dell’Antiquariato Ivan Bruschi di Arezzo, parte del patrimonio di Intesa Sanpaolo. Si tratta di un programma che intreccia ricerca scientifica, valorizzazione delle collezioni e nuove interpretazioni della storia dell’arte, con una particolare attenzione alla fotografia e alla produzione contemporanea.

Dal 1⁰ ottobre 2026 a Torino il programma autunnale si apre con la mostra intitolata “Luca Campigotto, Wandering Europe”, visitabile fino al 7 febbraio 2027 , esposizione curata da Walter Guadagnini  nell’ambito della rassegna “La grande fotografia italiana”, a cura di Roberto Koch.
Il progetto rende omaggio a uno dei protagonisti della fotografia italiana contemporanea,  la cui ricerca si è  sviluppata intorno al viaggio, alle città e ai paesaggi,  esplorati in tutto il mondo attraverso immagini a colore in bianco e nero. Su commissione di Intesa Sanpaolo, Campigotto ha intrapreso un percorso fotografico attraverso l’Europa, confrontandosi con la complessità e le contraddizioni del paesaggio contemporaneo; luoghi segnati dall’inquinamento  e dall’intervento umano convivono con paesaggi naturali ancora grandiosi e incontaminati, in un viaggio alla ricerca di una bellezza capace di comprendere anche il sentimento di meraviglia e di sdegno.
A partire dal 22 ottobre prossimo fino al 7 febbraio 2027 le Gallerie d’Italia di Torino presenteranno una personale dedicata all’artista russo-americana Anastasia Samoylova Harbour, curata da Emanuela Mazzonis.
Questa artista risulta tra le voci più autorevoli  della fotografia contemporanea, sviluppa una nuova ricerca dedicata alle città d’acqua europee e alle trasformazioni del loro paesaggio. Genova, Venezia, Rotterdam, Marsiglia, Lisbona, Atene, Istanbul saranno al centro di un progetto commissionato da Intesa Sanpaolo, che affronta il rapporto tra comunità,  turismo e ambiente e le crescenti fragilità legate alla crisi climatica. Il progetto si inserisce nel percorso di ricerca dell’artista, già al centro di FloodZone, dedicato alle conseguenze dell’innalzamento del livello del mare.

Mara Martellotta