CULTURA E SPETTACOLI

“Guardami dentro gli occhi”, da una canzone il tema di Arteinfiera

MOSTRA NAZIONALE DI SAN GIUSEPPE 13/22 marzo 2026

La San Giuseppe compie 77 anni e per la seconda volta si fregerà del prestigioso titolo di Mostra Nazionale a dimostrazione della notevole crescita avvenuta negli ultimi anni e confermata anche nell’edizione 2025

L’evento si terrà al Polo Fieristico Riccardo Coppo di Casale Monferrato dal 13 al 22 marzo 2026 organizzato dalla società D&N Eventi S.R.L. con il patrocinio della Regione Piemonte, della Città di Casale Monferrato, della Provincia di Mantova, dell’Unione dei Comuni della Valcerrina e di Asproflor Comuni Fioriti e in partnership con Confartigianato Imprese Alessandria, Confagricoltura Alessandria, Coniolo Fiori, Vivai Varallo e Alma Carpets

Anche quest’anno c’è un ritorno molto atteso dagli appassionati e dagli intenditori d’arte:

Guardami dentro gli occhi” è il titolo della 29 edizione di Arteinfiera, mostra d’arte contemporanea allestita nella Mostra di San Giuseppe, ideata e curata dal 1995 dal pittore e critico d’arte Piergiorgio Panelli. Il titolo è stato ispirato da un testo di Roberto Vecchioni, che ci aiuta ad affrontare un viaggio a ritroso in un contemporaneo invaso da intelligenze virtuali e schermi illuminati dentro l’esperienza del dialogo. Un Dialogo con il linguaggio universale della bellezza e dell’anima dove forse riusciremo a capire meglio la confusione etica di un contemporaneo surreale e superficiale . Ricordiamo che Arteinfiera nel suo spirito originale che nel tempo ha mantenuto è nata per creare un nuovo dialogo fra una fiera generica ed un pubblico sempre più vasto essendo Nazionale sul concetto di arte e bellezza promuovendo l’arte contemporanea del territorio delle nuove generazioni ma anche dei maestri storicizzati che si sono alternati nel tempo circa 260, diventando uno dei gioielli storici della Mostra ed un momento prestigioso per ogni artista invitato.

I marchesi Scozia di Calliano. Juvarra al Real castello di Verduno 

Il territorio astigiano di Calliano, elevato a marchesato, fu affidato nel 1604 a Galeazzo Canossa, il quale nominò procuratore il veronese Francesco de Cremis. Al marchese Galeazzo, discendente della antica famiglia di Reggio Emilia iscritta nel Circolo Nobile di Verona, si avvicendarono i fratelli Tommaso, governatore generale del Monferrato, Orazio, primo ministro dei due Ducati, Luigi e Isabella. Rimasta vedova e senza figli dalle prime nozze con il conte Lelio Filiberto Scarampi di Camino, Isabella nel 1642 andò in sposa a Bernardino III Scozia con gli stessi beni e nacque un figlio, Francesco Maria I Scozia che prese possesso di Calliano. Dopo i lunghi litigi dei Canossa e le vertenze con gli Scozia per i beni feudali, nel 1704 il duca Ferdinando Carlo ordinò, per ragioni dotali di Isabella, la successione di Calliano al nipote Carlo Bernardino I Scozia, primo marchese di Calliano e quarto conte di Murisengo, gentiluomo di Camera del duca,  coppiere della duchessa Enrichetta, decurione e sindaco di Casale.

 La figlia, contessa Maria Anna Caterina Scozia, era sposata con il secondo marchese di San Giorgio Antonino Felice Gozani, sepolto a Casale nell’altare familiare di San Matteo nella chiesa di San Paolo dei padri Barnabiti, la cui facciata fu interamente ricostruita a sue spese. All’interno si trova il monumento posto in sua memoria dal figlio Giovanni Battista, edificatore del palazzo Gozzani San Giorgio, ora municipio di Casale. Per “lo felicissimo maritaggio” di Antonino e Maria Anna Caterina, furono composti cinque sonetti e uno scherzo poetico dai cognati, marchesi Fassati di Balzola e Ricci di Cereseto. Gli Scozia erano già consignori di Murisengo con Bernardino II, bisnonno di Bernardino III, nativo del luogo e sepolto nel duomo di Casale, presidente del Senato monferrino, consigliere di Stato, conte di Benevello di Alba per dono del duca Vincenzo e marito di Livia, figlia di Lello Asinari signore di Costigliole.

Nel 1585 Bernardino II ebbe in dono il feudo cuneese di Verduno dallo zio Benedetto Cerrato che edificò l’antico castello, ceduto nel 1633 alla famiglia Rachis di Racconigi dal nipote Francesco III Scozia, padre di Bernardino III, consignore di Valmacca,  nominato primo conte di Murisengo per la cessione di Benevello al duca Ferdinando Carlo. Parte del castello fu ricostruito su progetto dell’architetto Juvarra, ceduto dal marchese Caisotti agli ospedali San Giovanni e Carità di Torino, acquistato in seguito dal re Carlo Alberto. Il Real castello è oggi adibito ad albergo-ristorante e le cantine sono state riattivate per la produzione del Barolo e del Verduno.

Gli attuali proprietari raccontano che l’antico viale alberato di accesso al maniero era denominato il meleto dei Gozzano. Alessandro Scozia, premorto al padre Giuseppe, ereditò il marchesato di Calliano sempre appartenuto alla famiglia anche dopo l’annessione del Monferrato allo Stato Sabaudo. Avvocato, sesto marchese di Calliano, consignore di Valmacca, nono e ultimo conte di Murisengo fu anche sindaco di Casale. Nel 1848 Alessandro fu nominato giudice aggiunto al tribunale monferrino di prima cognizione, marito di Adele Andreis, figlia del presidente del Nuovo Senato di Casale S.E. Benedetto conte di Cimella di Nizza Monferrato e di Tarsilla Sordi dei conti di Torcello, cognati dei Gozzani, rimasta vedova a 28 anni.
La loro unica e diletta figlia, Tarsilla Giuseppa Scozia, fece erigere i monumenti ai genitori e ai nonni nella tomba di famiglia del cimitero di Casale, situata accanto alle tombe dei parenti Langosco, Leardi, Savio e Gozzani. Il matrimonio del 1873 con don Francesco Guasco, marchese di Bisio e Gavi, nuovo proprietario di Murisengo, Calliano e del palazzo casalese in via Garibaldi, segnò l’estinzione degli Scozia. I marchesi Scozia erano già presenti nel territorio di Somma Vesuviana nel 1550, novità storica emersa dalla collaborazione con il giornalista Alessandro Masulli, editore e redattore del Mediano di Napoli.
Armano Luigi Gozzano 

Gli States… in cornice

Al “Forte di Bard”, grande mostra fotografica incentrata sul “racconto” degli Stati Uniti d’America con foto in arrivo dall’Agenzia “Magnum Photos”

Fino all’8 marzo 2026

Bard (Aosta)

Polo culturale d’eccellenza della Vallée, il sabaudo “Forte di Bard” appare sempre più orientato a diventare un vero e proprio “centro nevralgico” per quanto riguarda le esposizioni dedicate all’arte fotografica. Da poco conclusesi le rassegne “Oltre lo scatto” e “Gianfranco Ferré, dentro l’obiettivo”, e ancora in corso “Bird Photographer of the Year 2025”, l’ottocentesca Fortezza torna a proporre una nuova esposizione, a soggetto gli “States”, attingendo niente meno che dagli Archivi dell’Agenzia “Magnum Photos”, una delle più importanti Agenzie Fotografiche a livello mondiale, oggi guidata da Cristina de Middel e fondata ( inizialmente con due sedi, a New York e a Parigi) nel 1947 da Maestri del calibro di un Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger, William (detto Bill) e Rita Vandivert.

“Magnum America. United States”, é il titolo dell’attuale rassegna allestita nelle sale delle “Cantine” fino a domenica 8 marzo 2026, promossa, nel solco di un’ormai consolidata collaborazione sul fronte della fotografia storica e del costume dal “Forte” valdostano e da “Magnum”, e curata dalla critica d’arte Andrèa Holzherr, responsabile della promozione dell’“Archivio Magnum”. Organizzata in capitoli decennali, dagli anni ’40 ai giorni nostri, “l’esposizione – sottolineano gli organizzatori – ha quale primo obiettivo quello di porre a confronto persone ed eventi ordinari e straordinari, offrendo un’interpretazione commovente del passato e del presente degli Stati Uniti d’America, mettendone al contempo in discussione il futuro”. Il futuro di un Paese, cui “Magnum Photos” fin dai suoi inizi ha guardato con interesse e profonda analisi critica, com’era e com’é necessario per una nazione da sempre simbolo di “libertà” e “abbondanza”, ma anche di tensioni sociali, sconvolgimenti culturali e divisioni politiche non di poco conto e quasi sempre proiettate, nel bene e nel male, sul destino del resto del Pianeta.

Ecco allora, fra gli scatti in parete, l’iconica immagine di profilo di “Malcolm X” (Malcolm Little) attivista politico, leader nella lotta degli afroamericani per i “diritti umani”, assassinato durante un discorso pubblico ad Harlem all’età di soli 39 anni, da membri della “NOI – Nation of Islam”, gruppo “nazionalista nero” che predicava la creazione di una “nazione nera” separata all’interno degli States. Lo scatto è a firma della fotografa americana Eve Arnold, la prima free lance donna della “Magnum”. Di Bruce Gilden, ritrattista eccezionale di gente comune incontrata a Coney Island, piuttosto che a New York centro, è toccante il primo piano sofferente e affaticato di “Nathen”, ragazzo di campagna dell’Iowa, che non nasconde all’obiettivo la libera “voce” delle sue lacrime. E poi la grandiosa “Ella Fitzgerald” di Wayne Forest Miller, fra i primi fotografi occidentali a documentare la distruzione di Hiroshima, insieme al curioso caotico intrecciarsi di mani fra “John Fitzgerald Kennedy” e la folla dei sostenitori in un comizio per le “Presidenziali” del 1960.

Per molti dei fondatori europei di “Magnum”, l’America rappresentava “sia una nuova frontiera che un banco di prova per la narrazione fotografica”Robert Capa ha catturato il glamour di Hollywood e l’ottimismo del dopoguerra, mentre l’occhio attento di Henri Cartier-Bresson ha analizzato i rituali e i ritmi del Paese “con uno sguardo distaccato e antropologico”. Con la crescita dell’Agenzia, fotografi americani come Eve ArnoldElliott Erwitt e Bruce Davidson hanno contribuito con prospettive privilegiate, documentando tutto o quasi: dal movimento per i diritti civili e le proteste contro la “Guerra del Vietnam”, ai ritratti di comune quotidianità nelle piccole città e nelle grandi metropoli. Dai grandi trionfi ai più profondi traumi: il “V-day” (“Victory in Europa Day”), la Marcia su Washington, Woodstock, l’11 settembre, le campagne presidenziali, gli eventi sportivi, le manifestazioni culturali, i disastri naturali e le profonde cicatrici della disuguaglianza razziale ed economica. “Insieme, queste immagini formano un mosaico – concludono gli organizzatori – a volte celebrativo, a volte critico, sempre alla ricerca e che continua ad interrogarsi su cosa sia l’America e cosa potrebbe diventare”.

Gianni Milani

“Magnum America”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino all’8 marzo 2026

Orari: mart. – ven. 10/18; sab. – dom. e festivi 10/19. Lunedì chiuso

Nelle foto: Eve Arnold / Magnum Photos “Malcolm X”, Chicago, USA, 1961; Bruce Gilden / Magnum Photos “ Nathen, a farm boy”, Iowa, USA, 2017; Wayne Miller / Magnum Photos “Ella Fitzgerald”, Chicago, USA, 1948

Caluso: “Invisibile”, il nuovo romanzo di Debora Bocchiardo

verrà presentato sabato 31 gennaio a Caluso, presso la biblioteca Mottini

La biblioteca Mottini, in collaborazione con l’associazione Vivi la Biblioteca Odv di piazza Mazzini 2, a Caluso, proporrà sabato 31 gennaio, alle 16, la presentazione del nuovo romanzo “Invisibile”(Edizioni Pedrini) della giornalista e scrittrice Debora Bocchiardo.

Il romanzo ha debuttato lo scorso anno al Circolo dei Lettori di Torino, riscuotendo un buon successo si pubblico e anche alle principali fiere di editoria sia in Italia sia all’estero.

Dopo il salone di Francoforte, il romanzo è ora in vendita oltre che presso le librerie italiane o agli eventi, anche sui principali portali Internet e in librerie multilingue di Parigi e di Lisbona.

“La vicenda umana al centro di questo mio settimo romanzo- spiega l’autrice Debora Bocchiardo- è inventata, sono frutto di ricerca il contesto e le condizioni sociali in cui è inserita. La protagonista è una donna che affronta la vita e le sfide che essa le porta tra l’indifferenza del mondo che la circonda. Nonostante tutto la solitudine diventerà la sua forza. Vittorie e sconfitte si alternano nella vita forgiandola attraverso mille vicissitudini , a partire da quando rimane orfana nel 1919 per poi arrivare praticamente ai giorni nostri. Alla base di questa mia nuova avventura letteraria vi sono, da un lato, una condanna all’indifferenza e, dall’altra, un invito alla vita, ad accoglierla e sfidarla senza mai arrendersi pur di perseguire i propri obiettivi”.

“Il nuovo romanzo di Debora Bocchiardo – spiega il direttore editoriale Ennio Pedrini – si impone nella dura scorrevolezza degli eventi che si dilatano nella vita della protagonista, per condurci in un labirinto carico di suspense. I personaggi del romanzo si appropriato delle atmosfere e delle ambientazioni metropolitane, dalla capitale francese, Parigi, a quella piemontese, Torino, fino ai borghi di Castellamonte e del Canavese”. Il lettore viene coinvolto all’interno di una narrazione brillante, quasi un viaggio alla ricerca della giustizia. Il libro è un gioiello da scoprire, dalle trame intricate, protagonista una donna dalla vita pericolosa e complicata, che conduce un’esistenza tra la guerra e il dopoguerra, in un gioco sottile cui le apparenze esplorano anche rapporti ambigui. Debora Bocchiardo conferma il suo talento nel creare storie e personaggi che conducono tra strade oscure e inquiete una donna, invisibile, che saprà prendersi la sua rivincita. Si tratta di un giallo aperto al ragionamento e agli Intrecci casuali, che rivolge uno sguardo duro e penetrante alla critica sociale del tempo, sviluppando un sottile fil rouge con la realtà contemporanea.

Mara Martellotta

Lorella Cuccarini, cinquant’anni di “Aggiungi un posto a tavola”

Lorella Cuccarini torna a teatro come speciale guest nel ruolo di Consolazione, nella celebre commedia musicale “Aggiungi un posto a tavola” di Garinei e Giovannini”, con Giovanni Scifoni nel panni di Don Silvestro, in scena al teatro Alfieri da venerdì 30 gennaio, alle 20.45, a domenica 1⁰ febbraio alle 15.30. Sabato sono previste recite alle 15.30 e alle 20.45.

La storia, liberamente ispirata a “After me the deluge” di David Forrest, narra le avventure di Don Silvestro, parroco di un paesino di campagna, che un giorno riceve una telefonata inaspettata. Dio in persona lo incarica di costruire una nuova arca per affrontare l’imminente secondo diluvio universale. Don Silvestro, aiutato dai compaesani, riesce nella sua impresa, nonostante l’avido Sindaco Crispino, che tenterà di ostacolarlo in ogni modo, e l’arrivo di Consolazione, donna di facili costumi che metterà a dura prova gli uomini del paese. Una volta terminata l’arca, interviene un Cardinale inviato da Roma che convince i paesani a non seguire Don Silvestro che, a suo dire, disonora l’abito che porta. Inizia il diluvio e, sull’arca, si ritrovano solo Don Silvestro e Clementina, la giovane figlia del Sindaco, perdutamente innamorata di lui. L’acqua incomincia a sommergere i paesani e Don Silvestro, nel cui ruolo è Giovanni Scifoni, decide di abbandonare il rifugio sicuro dell’arca per condividere con i fedeli quel terribile momento. Si tratta di un gesto infinito d’amore, tanto che Dio, vedendo fallire il suo progetto, interrompe il diluvio e fa apparire l’arcobaleno. La pièce si chiude su una tavola festosa, celebrando il ritorno della serenità benedetta da Dio. Il testo e la regia originale sono di Garinei Giovannini. La collaborazione drammaturgica di Iaia Fiastri, le musiche di Armando Trovaioli. La voce è di Enzo Garinei.

Mara Martellotta

Mozart, al  Cineteatro Baretti la maratona musicale

Diventa maggiorenne la rassegna “Mozart Nacht und Tag”, nata all’ombra della Mole e ideata dall’Associazione Baretti, in particolare con l’impegno del regista Davide Livermore, per festeggiare la nascita di W. Amadeus Mozart, e celebrare il suo genio artistico. La rassegna prenderà il via venerdì 30 gennaio e si concluderà domenica 1 febbraio in vari luoghi simbolo della città, per un totale di 110 appuntamenti a ingresso gratuito, con contributo popolare, con solisti, ensemble, cori e orchestre.
Si tratta di un evento che, a partire dalla sala del Cineteatro Baretti, nel quartiere di San Salvario, a Torino, coinvolgerà il territorio regionale, con la partecipazione dei Conservatori regionali del Piemonte, in un programma coordinato da un comitato scientifico composto di collaboratori del Baretti, altre associazioni culturali e a realtà accademiche. Il coordinamento artistico è affidato a Corrado Rollin e Giorgio Griva. Più di 400 i musicisti coinvolti in questa maratona, in cui le note del maestro di Salisburgo risuoneranno anche al Conservatorio Giuseppe Verdi, dove venerdì 30, alle 20.30, si terrà l’inaugurazione. È consigliabile prenotare tramite il link eventi.conservatoriotorino.eu.
Altre location della rassegna saranno la chiesa della Gran Madre di Dio, l’oratorio di San Filippo Neri, il tempio Valdese, il castello del Valentino, il Polo delle Rosine, dove verrà ospitata l’iniziativa “Questa sera giochiamo con le ‘nozze di Figaro’”, un quiz musicale e teatrale ideato da Corrado Rollin e che coinvolgerà cantanti, pianoforte e pubblico in un gioco partecipativo. Saranno protagonisti i soprani Francesca Lanza e Alessandra Sassi, il baritono Emilio Marcucci, la pianista Anna Barbero e l’attore Sax Nicosia. Si tratta di un’iniziativa che è stata ideata per gli appassionati di melodramma e per avvicinare all’opera chi lo fa per la prima volta. Questa iniziativa vuole anche celebrare i 270 anni della Fondazione del Polo artistico e culturale delle Rosine, nato per volere di Rosa Govone 270 anni fa, proprio come gli anni che compie quest’anno Mozart, nato il 27 gennaio 1756.

Info: www.cineteatrobaretti.it

Mara Martellotta

Visita tematica della Palazzina di Caccia e “Tosca” dell’Ensemble Belliners

La Palazzina di Caccia di Stupinigi si racconta come luogo di festa e di spettacolo, e domenica 1 febbraio un appuntamento speciale unirà una visita tematica dedicata alla vita mondana della residenza all’opera lirica “Tosca” di Giacomo Puccini, eseguita dall’Ensemble Belliners. L’evento prenderà avvio alle 15.45 con “La festa e lo spettacolo a Stupinigi”, una visita tematica della Palazzina che accompagnerà i visitatori alla scoperta degli spazi che hanno ospitato cerimonie, matrimoni, banchetti e momenti di intrattenimento. Si tratta di un percorso che restituisce il ruolo centrale di Stupinigi come luogo di ritrovo prima e dopo le battute di caccia, pensato per il divertimento della corte. Alle 17 la musica diventerà protagonista con la “Tosca” di Puccini, proposta in una versione originale dell’Ensemble Belliners. L’opera viene presentata in una rivisitazione cameristica per quartetto d’archi e oboe, con musiche trascritte da Gabriele Colombo, dalle partiture di Giacomo Puccini. Nonostante la riduzione e d’organico rispetto alla versione operistica originale, la tensione drammatica dell’opera è mantenuta attraverso una narrazione che accompagna l’esecuzione musicale. Tutti i momenti musicali più significativi sono presenti e alter ATI al racconto della vicenda.

L’Ensemble Belliners nasce nell’agosto 2023 dopo anni di collaborazione tra i musicisti durante il percorso di studi al Conservatorio di Torino. Il gruppo si distingue oer un linguaggio musicale e comunicativo innovativo, con spettacoli sempre molto apprezzati. Il loro repertorio è ampio, ma particolarmente incentrato sul melodramma. I componenti dell’Ensemble sono Giovanni Putzulu e Francesco Costamagna ai violini, Simone De Matteis alla viola, Mitja Liboni al violoncello e Gabriele Colombo, oboe, corno inglese e narratore.

Concerto gratuito compreso nel biglietto d’ingresso. Visita tematica: 5 euro oltre al biglietto d’ingresso: intero 12 euro – ridotto 8 euro – gratuito per persone con disabilità e accompagnatori, minori di sei anni e possessori di abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card. Prenotazione obbligatoria per la visita tematica entro il venerdì precedente allo 011 6200601 – stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

Orari: da martedì a venerdì 10-17.30, ultimo ingresso ore 17 / sabato, domenica e festivi 10-18.30, ultimo ingresso ore 18.

Mara Martellotta

La “Generazione Z” si racconta a teatro

Allo “Spazio Kairos” di Torino va in scena “Oasi Kebab” con la torinese Compagnia Teatrale “Operazione Miro”

Venerdì 30 gennaio, ore 21

Sul palco un racconto di drammatica, inquietante attualità. Al centro della storia che si va a narrare, giovani “post-Millenials”. I giovani–giovanissimi della cosiddetta “Generazione Z” (quella “coorte demografica” indicativamente nata fra gli ultimi anni del secolo scorso e la prima decina o poco più del Terzo Millennio); l’era dei “nativi digitali”, cresciuta con “Internet” e “Smartphone” e spesso, oggi, al centro di gravi episodi di criminalità più o meno organizzata (baby gang, violenza urbana, bullismo) generata da vari fattori e disagi generazionali sui quali è difficile esprimersi con reale competenza e unitarietà, ma certamente amplificati dalla deleteria “realtà virtuale” dei social media, nonché da “sottoculture trap” (la “musica trap” è colonna sonora di quel malessere giovanile fatto di rabbia e delirio di onnipotenza) esaltanti soldi, droga e violenza. Ma anche solitudine infinita, speranze scomparse nella voragine del nulla. Amici fidati e frequenti compagni di tristi avventure, le pistole esibite nei social con espressioni deliranti, coltelli che paiono parte integrante di un abito-divisa, portati come armi di difesa e (spesso) di offesa in giro per le strade, nelle notti della “Movida” … a scuola. Le comuni reazioni di noi “Boomers”: tanta incredulità, tanta tristezza, tanta dolorosa apprensione. Il tutto a fronte di episodi incomprensibili, ingiustificabili e sempre più frequenti. Registrati un giorno sì e l’altro pure. Ultimo, in ordine di tempo (come non ricordarlo!) l’uccisione in un Istituto Tecnico di La Spezia del diciottenne Aba, strappato a questo mondo con una feroce coltellata infertagli dal diciannovenne Zouhair Atif, per motivi di gelosia. Vite spezzate. Famiglie distrutte. E la società e la politica a farsi domande, ipotesi su ipotesi, perfino a litigare (lo sport preferito dei nostri “regnanti”) senza rendersi conto della necessità di serie prese di posizione, di richieste di sicurezza per cui non esistono colori politici, ma solo la volontà di un impegno comune in grado di riportare etica, pace, rispetto e fratellanza in questo nostro piccolo piccolo mondo.

Ed é proprio in questo mondo, attraverso queste strade e in preda a questi disgraziati “travagli” (su cui troppo mi sono dilungato e, di ciò, chiedo venia) che s’aggira il protagonista, specchio di un profondo “disagio post-adolescianziale”, dello spettacolo teatrale – inserito nella stagione “Unicum” di “Onda Larsen” – in programma venerdì 30 gennaio (alle 21) presso lo “Spazio Kairos” di via Mottalciata 7, a Torino. Titolo: “Oasi Kebab”.

Scritto da Bruno Orlando, viene messo in scena dalla torinese Compagnia “Operazione MIRO – Mondi Immaginari Realtà Obiettive” e vede sul palco lo stesso Orlando, con Martina Michelini e Luca Catarinella, gruppo nato dalla Scuola di Teatro “Sergio Tofano”, diretta da Mario Brusa, e dalla “Shakespeare School” di Jurij Ferrini. Al centro della storia, in una notte di pioggia, un diciannovenne che si finge un’altra persona per lavorare come cameriere nella panineria ambulante “Oasi Kebab”. Lo chef Francesco lo istruisce sulla gestione della notte, mentre il ragazzo ha in realtà “intenzioni criminali”, supportato da Clarissa, unica cliente presente.

La noia e l’incertezza sul futuro sono “presenze vive” sul palco. Che i tre attori trasmettono e ne condividono, in ogni minima sfumatura, con il pubblico. Così da chiedersi se mai, quelle brutte “canaglie” – “noia” e “incertezza” – possano davvero spingere a comportamenti avventati. E pericolosi. Di certo possibili in quell’oceano di malessere, silenzioso ma profondo e incombente nella sua terrifica realtà.

A confermarlo gli stessi attori: La ‘Generazione Z’ ha subìto il trauma della pandemia da Covid-19 negli anni più importanti per la crescita personale e lo sviluppo di una propria identità. Non è un caso che il tasso di suicidi tra gli adolescenti in tutto il mondo sia salito come non mai: è l’effetto di un malessere generazionale. Un malessere che, diversamente dalle epoche passate, è più mentale che fisico, quasi senza sintomi. Eppure si sta male. In mezzo all’incertezza delle prospettive future, basta un attimo per ritrovarsi a compiere azioni avventate, senza un vero senso di fondo apparente. Quante volte di fronte a tragiche notizie ci domandiamo: come è possibile? La risposta è palese: queste azioni risultano essere una delle molteplici conseguenze causate dalla mancata promessa di un futuro”. Quella che ormai è spesso disattesa dalla nostra società. E da chi forse (famiglia, scuola, politica? O meglio, tutte e tre!) ancora potrebbe prendere in mano le redini di un “cavallo impazzito” apparentemente non più gestibile. Anche se, in lontananza, brillano ancora tenui lumi di speranza. Accesi spesso dagli stessi “giovani”. A noi tutti – istituzioni, madri e padri e nonni, tutti insieme – non lasciarli spegnere.

Gianni Milani

Nelle foto: immagini dallo spettacolo

Da Faber al cielo

venerdì 30 gennaio – ore 21
TEATRO ATLANTIC – Borgaro T.se (TO)
Aldo Ascolese canta De André

Vincitore di oltre quindici premi come miglior interprete di Faber, ha collaborato anche
con altri nomi epici della musica italiana, da Francesco De Gregori a Gino Paoli, da
Francesco Guccini al Banco del Mutuo Soccorso, fino a Lucio Fabbri, storico violinista
della Premiata Forneria Marconi, e a Aldo Tagliapietra, cantante de Le Orme.
Nello spettacolo, dal titolo “Da Faber al cielo”, il polistrumentista Ascolese è
accompagnato sul palco da Laura Merione al violino e Gianluca Origone alla chitarra e
al bouzuki.
Il repertorio abbraccia tutti i brani più celebri e profondi di De André, da Via del Campo
a Creuza de ma, da Amore che vieni amore che vai a La canzone di Marinella, fino
all’intramontabile La canzone dell’amore perduto.
Durante il concerto vengono raccontati gli aneddoti della carriera di Ascolese, tra i quali
spicca la conoscenza con Faber, avvenuta grazie al figlio Cristiano, col quale Aldo
collaborava in un circolo di musica a Genova, dove entrambi si esibivano in qualità di
cantautori.
La serata include anche un piccolo tributo agli altri artisti che hanno segnato la vita di
Ascolese, con la performance di Generale e Buonanotte fiorellino di De Gregori e Il
vecchio e il bambino di Guccini. Si torna sul finale a De André con Il pescatore.
INFO BIGLIETTI
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I biglietti dello spettacolo sono in vendita:
– on-line su www.ticketone.it
– in tutti i punti vendita affiliati Ticket
One
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Dimensione Eventi all’indirizzo e-mail
biglietteria@dimensioneeventi.it