CULTURA E SPETTACOLI

Nasce la Fondazione Centro Studi Carlo Alberto


Lo “Spirito Albertino” come bussola per il futuro

Il Fondatore, Professor Giorgio Gagna, ha presentato un ricco programma di iniziative che uniscono cultura, inclusione e innovazione: dalla nuova “Sindone tattile” itinerante per non vedenti alle borse di studio per il Conservatorio e per i progetti musicali rivolti ai bambini di Barriera di Milano. Tra gli appuntamenti, il Premio Carlo Alberto, una Cena Reale e un grande convegno nazionale per i 180 anni dello Statuto Albertino

È stata presentata oggi a Torino la Fondazione Centro Studi Carlo Alberto ETS, nuova realtà senza fini di lucro che si propone di connettere memoria storica e sfide contemporanee attraverso un filo conduttore preciso: lo Spirito Albertino. Un’espressione che non richiama soltanto una stagione fondamentale della storia italiana, ma si propone come chiave interpretativa del presente per guardare con ottimismo al futuro: istruzione come leva di emancipazione, responsabilità pubblica, merito, spirito critico, servizio al bene comune e centralità della persona come fondamento dello sviluppo sociale, culturale e scientifico.

La cornice scelta per la presentazione ufficiale non è casuale: l’Accademia Albertina di Belle Arti, luogo simbolico che custodisce anche un busto di Carlo Alberto di Savoia, simile a quello che il Fondatore della Fondazione, il Professor Giorgio Gagna, vide per la prima volta nel 1958 entrando in Collegio. Proprio in questa occasione, Gagna ha condiviso un ricordo personale intenso: un’infanzia segnata da difficoltà familiari e da un contesto complesso, in cui il Real Collegio Carlo Alberto rappresentò per lui un’oasi di stabilità e crescita, un rifugio sicuro e un luogo di formazione umana oltre che culturale. Il Centro Studi Carlo Alberto (www.fondazionecentrostudicarloalberto.it) nasce infatti dalla volontà del Professor Gagna di dare continuità ai valori educativi e civili del Collegio, istituito per volere del re nel 1838 come luogo di alta formazione nell’Italia del Risorgimento. Un’esperienza personale che oggi si traduce in un progetto contemporaneo di ricerca, dialogo interdisciplinare e impegno culturale.

Accanto a Gagna, presidente, una squadra di esperti e di professionisti con riconosciute competenze in vari ambiti: la vicepresidente Elena D’Ambrogio Navone, i consiglieri Roberto De MasiSabrina Gonzatto e Gustavo Mola Di Nomaglio, il revisore dei conti Luciano Marchisio e il segretario generale Valentina Caputo.

Tra le prime iniziative in programma, un progetto che unisce tradizione e accessibilità sviluppato d’intesa con la “Confraternita del Santo Sudario”, con il Direttore del “Museo della Sindone” e con i “Cultores Sindonis”una nuova versione leggera della “Sindone tattile” realizzata per rendere più fruibile anche alle persone non vedenti il Sacro Lino tanto caro al re. Il prototipo, che è quasi ultimato e sarà presentato prossimamente con una cerimonia ufficiale, supera i limiti dell’attuale modello – troppo pesante per essere spostato – e apre alla possibilità di portare l’esperienza altrove.

La Fondazione promuoverà inoltre tavole rotonde e momenti di confronto su temi che spaziano dalla storia all’attualità, dalla medicina agli effetti dei social media sulla società, con un approccio interdisciplinare coerente con lo Spirito Albertino. Accanto a questo, il Centro Studi Carlo Alberto guarda ai giovani. Sono già in cantiere due borse di studio per il Conservatorio Giuseppe Verdi, legate alla valorizzazione del Fondo Savoia, e un’altra destinata ai bambini di una scuola pubblica di Barriera di Milano. Un investimento che vuole sostenere musica e cultura come strumenti concreti di inclusione.

A fine anno è prevista una “Cena Reale”, occasione di incontro e raccolta fondi per finanziare nuovi progetti, mentre sta prendendo forma il Premio Carlo Alberto che verrà conferito a personalità di particolare rilievo che si siano distinte come testimoni dello Spirito Albertino ai giorni nostri. Lo sguardo, poi, è già proiettato al 2028, quando ricorreranno i 180 anni dello Statuto Albertino, passaggio fondamentale nella storia costituzionale italiana. Per celebrarlo, la Fondazione da domani si attiverà con il Centro Studi Piemontesi per organizzare a Torino un convegno nazionale, coinvolgendo anche il Reale Castello di Racconigi, tanto amato da Re Carlo Alberto.

“Non si tratta di guardare indietro con nostalgia – ha sottolineato Gagna -, ma di offrire strumenti di lettura dell’attualità attraverso uno sguardo capace di attraversare la storia, costruendo un ponte tra epoche diverse utile a generare opportunità reali, soprattutto per le nuove generazioni”. Una visione che trova anche una sintesi simbolica nel logo della Fondazione: una fenice azzurra, emblema di rinascita e resilienza, che richiama il ciclo continuo tra fine e nuovo inizio. Nella sua forma si intrecciano l’evocazione della tradizione sabauda e il riferimento all’aquila araldica, simbolo di maestà e vittoria, a suggellare l’idea di una memoria che non si limita a essere ricordata, ma si rigenera e si proietta nel futuro.

                                                                                                           

Connubio vincente in tre residenze del territorio metropolitano

Il 9, 10 e 16 maggio

Il mese di maggio rappresenta un periodo di particolare fermento per il patrimonio culturale piemontese. L’associazione Dimore Storiche  Italiane (ADSI), sezione Piemonte e Valle d’Aosta, rinnova la sua missione di valorizzazione del territorio attraverso la collaborazione con il Salone Internazionale del Libro in attesa del 24 maggio, la Giornata Nazionale ADSI.
Quest’anno l’impegno dell’associazione si è  riscontrato in un profondo legame con il territorio, facendo uscire la cultura dai centri urbani e aprendo le porte di residenze private d’eccezione presenti tra le province di Torino e di Cuneo, nel contesto del programma prestigioso del Salone OFF.
Il territorio della provincia di Torino ospiterà una serie di incontri che spaziano dalla saggistica alla botanica, offrendo occasioni di approfondimento uniche in cornici di pregio.
Sabato 9 maggio prossimo a Carignano, alle 17, la stupenda cornice di Villa Bona si inserirà nel programma della rassegna “Fiori & Vini”, in cui l’autore Angelo Berton presenterà il suo volume “Vegania”, conducendo il pubblico in un affascinante dialogo sulla cucina vegetale contemporanea. Si tratterà di un incontro dove la tecnica e la creatività culinaria si fonderanno in maniera armoniosa con la genuinità dei prodotti di alta quota.
Domenica 10 maggio, dalle 15 alle 17, a Pancalieri, nel complesso monumentale di Villa Giacosa Valfré di Bonzo si terrà  l’evento “La Cultura della Coltura”, che celebrerà  il legame tra botanica e territorio. I visitatori potranno scoprire il profumo della menta piperita attraverso visite guidate ai giardini curati dal celebre architetto Paolo Pejrone, in un pomeriggio che unirà la scoperta delle tradizioni locali a progetti di solidarietà internazionale.
Infine sabato 16 maggio alle 15, il palazzo dei conti di Bricherasio  aprirà le sue porte alla presentazione del volume di Beppe Minello, firma storica de La Stampa, dal titolo “Anonima Cronisti”.
Sarà una preziosa occasione per riflettere sulla vita vissuta all’interno delle redazioni giornalistiche e sulla complessa ricerca della verità nella Torino trasformata del Post Olimpiadi.
Domenica 17 maggio la proposta culturale riguarderà la provincia di Cuneo, con la visita al castello della Margarita, di Villa Corinna a Villanova Mondovì, di Villa Oldofredi Tadini a Cuneo e Tenuta Berroni a Racconigi.

La Madonna a Ranverso 

Domenica 10 maggio, ore 15

 

Per la Festa della Mamma una visita guidata sulle tracce della rappresentazione della Madonna negli affreschi della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

 

 

La figura della Madonna attraversa e unisce l’intero ciclo figurativo della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (TO): un racconto per immagini che, dall’Annunciazione alla Natività fino alla morte della Vergine, restituisce una delle narrazioni più articolate e stratificate del Piemonte tardomedievale.

In occasione della Festa della Mamma, è in programma domenica 10 maggio un approfondimento dedicato alla rappresentazione mariana all’interno del complesso, dove pittura, devozione e committenza si intrecciano in un percorso visivo di forte coerenza. Il ciclo di affreschi, attribuito in larga parte a Giacomo Jaquerio e alla sua bottega, sviluppa una sequenza narrativa che accompagna il visitatore lungo i momenti centrali della vita della Vergine. Dall’Annunciata, colta in una dimensione intima e sospesa, alla scena della Natività, fino alla Dormitio Virginis, emerge un linguaggio pittorico capace di coniugare attenzione al dettaglio, costruzione dello spazio e intensità espressiva. Non si tratta di un episodio isolato, ma di un progetto iconografico unitario che riflette la funzione della Precettoria come luogo di assistenza e spiritualità legato all’ordine ospedaliero antoniano. La figura della Madonna assume qui un ruolo centrale: modello di intercessione e presenza costante all’interno di un contesto segnato da cura e accoglienza.

 

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Domenica 10 maggio 2026, ore 15

La Madonna a Ranverso

Costo visita: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietti: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

È indispensabile la prenotazione entro il giorno precedente.

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

“Tra indivisibile e dicibile”. Bruno Mangiaterra ed Enzo Bersezio dialogano tra loro

CSA Farm Gallery annuncia l’apertura della mostra intitolata “Tra indivisibile e dicibile” sabato 23 maggio prossimo alle ore 17. Si tratta di un progetto espositivo articolato, che vede protagonisti due interpreti rigorosi della ricerca contemporanea, Bruno Mangiaterra e Enzo Bersezio. L’evento è anche curato da un saggio critico di Gianfranco Ferrisi. Il progetto si sviluppa attraverso una narrazione complementare in due spazi distinti. Presso CSA Farm Gallery, Bruno Mangiaterra presenterà la sua ricerca in una mostra personale che ne ripercorre alcune tappe fondamentali; contemporaneamente, nell’Atelier Bersezio, le sue opere si porranno in un incontro diretto e serrato con quelle di Enzo Bersezio. Secondo l’analisi di Gianfranco Ferlisi, le opere in mostra non sono semplici esiti formali, ma processi di attraversamento. Per Bruno Mangiaterra l’arte è interrogarsi in maniera radicale sul linguaggio: la sua r8cerca affonda le radici nel dialogo con k’arte povera e il concettualismo, e abita l’incompiuto in ma ieri deliberata. L’atto artistico è un movimento continuo che cerca di intercettare la vibrazione poetica del mondo ancor prima che diventi parola definita. Le sue opere si possono considerare eventi contingenti, tracce di una adorazione laica che sfida la soglia fra l’estetica e una dimensione cosmogonica originaria. In questo spazio di tensione si inserisce l’opera di Enzo Bersezio, incentrata sull’architettura invisibile della creazione. Ispirandosi alla suggestione secondo cui il mondo è stato creato attraverso la parola e il segno, Bersezio utilizza i numeri primi e le lettere dell’alfabeto ebraico quali punti cardinali. Nelle sue sculture lignee, il numero smette di essere quantità per diventare matrice generativa. L’artista utilizza il legno inciso e lavorato, che allude a una grammatica segreta della realtà che l’uomo non crea ma tenta di interpretare.

L’incontro fra i due artisti è significativo perché crea un campo magnetico unico: se in Mangiaterra il linguaggio tende a diffondere il dicibile, in Bersezio il numero e la materia tendono a tenere e concentrare l’indivisibile.

“Forse l’opera non è altro che questo – scrive il critico Ferlisi – un tentativo di leggere, facendo arte, ciò che è stato scritto. Nei numeri che non si dividono, nelle lettere che non tacciono, nella materia che trattiene memoria. La mostra rimarrà aperta nella sua sede di via Vanchiglia 36, interno cortile, fino al 20 giugno, offrendo un’opportunità unica per offrire la ricerca di Mangiaterra e il suo dialogo elettivo con la poetica di Bersezio”.

Info: “Tra indivisibile e dicibile” – Bruno Mangiaterra e Enzo Bersezio – CSA Farm Gallery, inaugurazione sabato 23 maggio, via Vanchiglia 36, interno cortile. Da mercoledì a sabato dalle 16 alle 19.30 – info@csafarmgallery.it

Mara Martellotta

Un sabato “magico”, tra natura e arte, al Castello di Aglié

Nell’antica “Residenza Sabauda”, visita guidata alla mostra “VITAE” di Jessica Carroll e “workshop” di acquerello a tema naturalistico

Sabato 9 maggio, ore 10

Aglié (Torino)

L’occasione per un sabato “fuori porta” (a circa 40 chilometri da Torino), in cui immergersi nella magia della natura – in tutte le sue forme – così come nello splendore di una tra le più prestigiose “Residenze Sabaude” del Torinese e nelle opere di un’artista che alla “natura” dedica, da sempre, tutto il suo più alto “mestiere”, è davvero ghiotta. A fornircela è, ancora una volta, il prestigioso “Castello Ducale” di Aglié, nel cuore del Canavese (inserito, dal 1997, nel circuito delle “Residenze Reali Sabaude”), origini remote risalenti al XII secolo quale “Fortezza” dei Conti di San Martino e trasformato nel Seicento in sontuosa dimora signorile, acquisita nel 1764 dai “Savoia-Genova” per poi passare allo Stato nel 1936.

Ebbene l’occasione ghiotta di cui sopra è in programma, proprio al “Castello” alladiese, per il prossimo sabato 9 maggioa partire dalle ore 10 e rientra nel più ampio programma “Arte e Naturalia”, promosso dalle “Residenze Reali Sabaude” in collaborazione con “Vivere i Parchi” e “Morena Ovest”, l’accordo di “promozione territoriale” tra i comuni di Aglié (capofila), Bairo, Castellamonte, Cuceglio, Vialfré, San Martino, San Giorgio e Torre Canavese.

Il nuovo appuntamento, dal titolo “Lo sguardo dell’alveare. Dialogo visivo tra l’arte di Jessica R. Carroll e l’illustrazione naturalistica” nasce dall’idea di abbinare l’approccio conoscitivo al “Castello” e ai suoi magnifici “Giardini” alla visita guidata della mostra, attualmente in corso, “VITAE. Il sentimento della natura” che, fino a domenica 27 settembre, proporrà in visione (con la curatela di Alessandra Gallo Orsi, Elisabetta Silvello e Lorenza Salamon) un ragguardevole gruppo di opere – installazioni dell’artista romana (oggi residente a Ivrea) Jessica Rosalind Carroll. Artista che alla “Natura” deve tutto il suo istinto creativo ed ispirativo e che nella forza della “Natura” trova piena compiutezza di vita e ragione operativa. Tanto da farsi inarrestabile, indomita e appassionata viaggiatrice (illustratrice e fotografa) in numerosi parchi, riserve e luoghi naturali di tutto il mondo, dai parchi italiani a quelli dell’est Europa (per citarne alcuni), fino al Caucaso, all’altopiano del Pamir, in Turchia, Birmania, India e Africa, osservando  il mondo naturale “come un insieme di dinamiche condivise più che come repertorio di forme”. In quest’ottica andrà a muoversi anche il Progetto fissato al “Castello” per il prossimo sabato 9 maggio. Seguendo obiettivi, ad un tempo, esplicativi e pratico – formativiil percorso infatti unirà “visita guidata” e “pratica artistica”, esplorando il rapporto tra osservazione scientifica e interpretazione creativa, con un “focus” sull’illustrazione naturalistica che, in modo particolare, punterà all’osservazione dello sviluppo estetico di quella grande passione che, da sempre, accompagna la Carroll nella definizione del complesso “Universo Api”.

“Nell’alveare – si sottolinea nella nota critica alla mostra – ogni gesto è funzione, ogni traiettoria costruisce spazio”. E al “Castello di Agliè”, le opere di Jessica R. Carroll dedicate alle api – dai rilievi di “La vie des Abeilles” all’“Ape che dorme”, al bellissimo “Alveare” e alla “Panchina Alveare” in bronzo che nei Giardini rappresenta una dimensione di sosta fino all’“Afelio e Perriello” in ceramica con patina color miele – rendono ben visibile “questo sistema fatto di ripetizione, cooperazione e differenze”. Non meno che in altre opere, dai “13 modi di vedere un merlo” (per cambiare attori-protagonisti) al “Concerto notturno per rane e grilli” – sacrale metafora di perfette “canne d’organo” – in marmo bianco di Carrara e rosa portogallo. Questi alcuni dei passaggi che, dal “Salone delle Guardie d’Onore” alla “Terrazza” antistante lo “Scalone San Massimo”, faranno da “corpus didattico” alla mostra. E la giornata non finirà qui.

Dopo un approfondimento sulle opere e sui processi creativi dell’artista, è, infatti, prevista una “sessione di pittura ad acquerello” en plein air nel “Giardino” del Castello.

A condurre l’improvvisato “workshop” a tema naturalistico sarà l’illustratrice e pittrice romana, Gioia Marchegiani,  appassionata osservatrice della natura che ama dipingere dal vero ad acquerello, con grande attenzione ai dettagli. Molti i suoi libri illustrati per l’infanzia, pubblicati in Italia e all’estero, insegna disegno e acquerello botanico e organizza sessioni pittoriche “en plein air” per “conoscere la natura e apprezzarne la ricchezza di forme e colori, in un dialogo che si fa più profondo attraverso l’arte”.

I materiali per il laboratorio sono messi a disposizione da “A. Gallo Colors” di Assisi.

Per info: “Castello Ducale”, piazza Castello 1, Aglié (Torino); tel. 0124/330102 o www.residenzerealisabaude.com

Gianni Milani

Nelle foto: “Giardini” Castello di Aglié; Jessica R. Carroll: “Alveare”, bronzo, 2022; “Afelio e Perriello”, ceramica con patina color miele, 2022; “Panchina Alveare”, bronzo, 2022

Al castello di Miradolo incontro tra Emilio Isgrò e Francesco Poli 

Al castello di Miradolo un’occasione da non perdere è rappresentata dall’appuntamento di sabato 9 maggio, quando l’artista Emilio Isgrò dialogherà  con lo storico dell’arte Francesco Poli. L’incontro, dal titolo “Una mezz’ora per due: cancellare le fiabe” rappresenta un momento dedicato all’esplorazione della mostra “C’è oggi una fiaba” e alla poetica del maestro, caratterizzata da narrazione e cancellature. A seguire Enrica Dorna presenterà il volume “Madrigali, Michelangelo Buonarroti-Emilio Isgrò”, pubblicato da Edizioni dell’Arte. Si tratta di un evento inserito nel programma del Salone OFF.
Domenica 10 maggio si terrà la giornata di restituzione del Progetto Ulisse, percorso multidisciplinare,  che ha coinvolto studenti e studentesse avvicinandoli al mondo delle professioni culturali e del lavoro in ambito museale.
Domenica 31 maggio tornerà al castello di Miradolo ‘Rustica’, esperienza che unisce arte, gusto e natura negli spazi contadini del castello, tra momenti all’aria aperta e convivialità.
Il consueto concerto d’estate si terrà alle 4 di domenica 21 giugno, nel momento più silenzioso e suggestivo della giornata. Sul prato del castello, tra le prime luci del giorno, sarà  possibile godere di un’esperienza immersiva capace di unire suono e paesaggio in modo unico.
La visita al parco e alla mostra avviene ogni sabato, domenica e lunedì dalle 10 alle 18.30.
Per gruppi e scuole, castello e parco sono visitabili tutti i giorni su prenotazione.

Info e prenotazioni 0121502761
prenotazioni @fondazionecosso.it

Mara Martellotta

TAG Torino Art Galleries al Salone OFF 

 

“Libro d’arte in galleria” in diversi luoghi dell’arte associati a TAG

L’associazione TAG Torino Art Galleries annuncia, in occasione del Salone del Libro di Torino, la sua partecipazione al Salone OFF con l’iniziativa “Libri d’arte in galleria per il Salone OFF”, con presentazione di cataloghi e libri d’arte, permettendo al pubblico di appassionati di conoscere da vicino gli artisti, i curatori, i critici d’arte che saranno protagonisti di conversazioni capaci di mostrate i retroscena dell’arte attuale e i suoi processi di cambiamento, insieme alle storie di artisti e galleristi da sempre impegnati sulla scena dell’arte torinese, poliedrica e avanguardistica.

“Siamo entusiasti di rinnovare la nostra presenza al Salone OFF per il terzo anno consecutivo – dichiara la presidente di TAG, Elisabetta Chiono – offrendo un ologramma ricco di ologrammatra autori affermati e nuove voci del panorama letterario. Dopo il grande successo della passata edizione, le nostre gallerie hanno deciso di rilanciare con proposte inedite, pensate per coinvolgere cittadini e visitatori uniti dalla passione per l’arte”.

Presso la galleria Febo & Dafne si terranno due eventi in collaborazione con Cooperativa Letteraria e Fuori Asse, di Mario Greco e Caterina Arcangelo. Sabato 16 maggio, alle ore 18, sempre alla Febo & Dafne di via Vanchiglia 16, Silvia Tomasi presenterà l’opera “I figli di Aracne”, che dialoga profondamente con l’immaginario visivo e con i temi della creazione del corpo e della metamorfosi. Si tratta di un testo capace di offrire spunti di forte connessione con il linguaggio dell’arte contemporanea.

Silvia Tomasi, appassionata del mondo letterario e artistico, ha collaborato all’allestimento di diverse mostre e, dopo l’esordio su riviste quali Il Paragone e Verri, ha collaborato a svariati giornali periodici.

Sabato 16 maggio, alle ore 19, presso la galleria Febo & Dafne verrà presentato il numero 34 della rivista Nuova Téchne, dedicata al tema dei vizi. La rivista, diretta da Paolo Albani, prosegue la tradizione della storica Téchne, nata come laboratorio di scrittura sperimentale, gioco linguistico e creatività letteraria. All’incontro parteciperanno il direttore Paolo Albani insieme ai redattori che, presentando il nuovo numero, dialogheranno con il pubblico sul tema dei vizi nella letteratura, argomento affrontato con ironia e spirito ludico, secondo lo stile caratteristico della rivista. Il numero 34 inaugura la collaborazione con la casa editrice Fuori Asse Edizioni e raccoglie materiali molto diversi fra loro, tra cui testi creativi, documenti, ritagli antologici e contributi originali che esplorano i temi da prospettive imprevedibili e, spesso, paradossali.

Sabato 16 maggio, alle 18.30, presso la galleria Gagliardi & DOMKE Contemporary, in via Cervino 16, verrà presentato l’evento, per cui è gradita la prenotazione, “Astrazione mediale”. Si tratta di una pittura che non rappresenta, ma accade. L’artista Davide Maria Coltro presenta le “Filiazioni”, pensate come libri, esemplari unici firmati e numerati. Ciascuno corrisponde a un momento irripetibile del flusso mediale. In conversazione con il gallerista Pietro Gagliardi, la presentazione verterà sul chiarire la questione dell’oggetto-libro come interpretato da Coltro. Informazioni su info@gagliardiedomke.com.

Sabatom16 maggio, alle 17.30, in via Della Rocca 29, la galleria Simóndi è lieta di ospitare nei propri spazi, in occasione della mostra personale di Roberto Casti intitolata “A melody from outside, una lettura scenica tratta dall’Aleph di Borges, con la voce di Vincenzo Valenti. Il racconti di Borges costituisce fonte di ispirazione nella ricerca  artistica di Casti. info@simondi.gallery

Lunedì 18 maggio, alle ore 18, alla Crag Gallery, in via Maria Vittoria 45, verrà presentato il volume “Storia freudiana del cinema italiano – sessualità, traumi e tabù da Flaiano a Sorrentino” di Alessandro Chetta, in dialogo con Michelangelo Toma. Si tratta di un’indagine originale sul cinema italiano attraverso la letteratura della psicanalisi freudiana. Il libro attraversa autori, immagini e narrazioni per far emergere tensioni profonde, rimozioni e desideri che hanno attraversato decenni di produzione cinematografica, da Flaiano a Sorrentino, un’ occasione per rileggere il nostro materiale visivo tra pulsioni, traumi e tabù non ancora risolti. Per informazioni: info@cragallery.com.

Mara Martellotta

Teatro Regio di Torino, la stagione 2026-2027 è “Fatale”

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15 titoli, 9 nuovi allestimenti, 3 appuntamenti di danza e un capolavoro barocco. Inaugurazione il 15 ottobre con “Cavalleria rusticana” e “Pagliacci”

“Fatale” è il titolo e il tema della stagione 2026-2027 del Teatro Regio di Torino, che indica il segno dell’ineluttabilità del destino e delle sue passioni più estreme, in cui la tensione tra eros e thanatos rivela proprio come nell’incontro con l’inevitabile si misuri la libertà più profonda dell’essere umano.

Come ha ricordato Mathieu Jouvin, Sovrintendente del Teatro Regio di Torino, il Teatro inaugura con un progetto fuori dall’ordinario, una tetralogia “verista” concepita come un ciclo coerente di quattro capolavori del repertorio italiano di fine Ottocento. Il Regio, dopo il successo di “Manon, Manon, Manon”, si propone un obiettivo ancora più ambizioso, quello di riscoprire le radici del Verismo, un’estetica oggi più che mai attuale capace di raccontare passioni estreme e contraddizioni sociali con la medesima urgenza.

Dal 15 ottobre al 22 novembre andranno in scena quattro nuovi allestimenti della “Cavalleria rusticana”, tratta dalle scene popolari omonime di Giovanni Verga, melodramma in atto unico, di Pietro Mascagni, e i “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo su libretto del medesimo compositore, “La Bohème”, commedia lirica in quattro atti su libretto di Leoncavallo, e “Iris”, su musica di Pietro Mascagni, melodramma in tre atti su libretto di Luigi Illica. Sono firmati da due registi, Daniele Menghini, per Mascagni, e Francesco Micheli, al suo debutto al Regio, per Leoncavallo, sotto la direzione musicale di Andrea Battistoni. Dal 15 ottobre al 22 novembre, per 22 recite, il Teatro si trasformerà in una dimensione creativa di ampia respiro coinvolgendo Orchestra, Coro, Coro di voci bianche e maestranze, in un’impresa di grande complessità. Accanto ai singoli titoli, due fine settimana di novembre permetteranno di seguire l’intero ciclo in tre giorni consecutivi, rendendo Torino una meta privilegiata nel cuore del Verismo, come ricordato anche dal Sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo.

“Con questo progetto – afferma il direttore musicale Andrea Battistoni, sul podio per tutti e quattro i titoli – il Regio accetta una sfida culturale coraggiosa, voluta con forza dalla Sovrintendenza e dalla direzione artistica per esplorare l’anima più autentica del melodramma italiano. L’Orchestra, il Coro e il Coro delle voci bianche dimostrano una duttilità fuori dal comune, sostenuti dalla maestranze tecniche ed organizzative del Teatro, in uno sforzo produttivo imponente”.

Ampio spazio verrà dato alla danza, che consolida la sua centralità nel cartellone del Teatro Regio, offrendosi come linguaggio privilegiato per esplorare la tensione del destino attraverso il corpo. Dal 2 al 4 dicembre prossimo tornerà il galà “Roberto Bolle & Friends”, icona della danza mondiale che, insieme al meglio delle stelle internazionali, celebra la bellezza e la perfezione tecnica in un viaggio tra il repertorio classico e le sfide della coreografia contemporanea, il gesto atletico e artistico. Per sei appuntamenti, dal 10 al 13 dicembre, debutterà al Teatro Regio il Tokyo Ballet con un ologramma capace di far convivere epoche e stili diversi: il percorso si aprirà con la sensibilità contemporanea del primo atto di “Kaguyahime” di Jo Kanamori, in prima rappresentazione italiana, che rilegge l’antico mito della “Principessa della Luna” sulle note di Debussy; seguirà “La perfezione cristallina del regno delle ombre” da La Bayader di Minkus, con coreografia di Petipà, per culminare con la potenza del “Sacre du printemps” di Stravinskij, nella scrittura immortale di Maurice Béjart. Si tratta di un inno alla forza che unisce l’uomo alla donna, una danza carica di eros che celebra il legame primordiale potente e inesauribile come il ritorno della primavera. La magia del Natale verrà celebrata dal 18 al 29 dicembre attraverso un appuntamento che ormai è tradizione viva nel cuore del pubblico, “Lo schiaccianoci” di Cajkovskij. A grande richiesta il Regio torna a invitare il Balletto dell’Opera di Tbilisi con la coreografia firmata da Alexej Fadeeĉev e dalla leggendaria etoile Nina Ananiashvili. Lo spettacolo sarà accompagnato da Orchestra e Coro di voci bianche del Regio. A fine gennaio, il 26, e fino al 6 febbraio, il Regio presenterà una rara versione originaria di “Edgar” di Puccini, versione originale in quattro atti, che restituisce al dramma la profondità narrativa e la ricchezza di sfumature sacrificate nelle revisioni successive da parte del compositore in tre atti, offrendo l’ascolto di un Puccini giovanile e audace. Il nuovo allestimento è coprodotto con l’Opéra de Nice e segna il debutto al Regio della regista Nicola Raab. La direzione è affidata a Carlo Rizzi, che rappresenta, dopo vent’anni, un gradito ritorno al Regio.

 

Non mancherà nel programma 2026-2027 un vero gioiello barocco, che verrà rappresenta l’11 febbraio, la “Juditha Triumphans”. Questo oratorio, del 1716, è l’unico superstite di Antonio Vivaldi, e narra l’episodio biblico di Giuditta e Oloferne, simboleggiando allegoricamente la vittoria della Repubblica di Venezia a Corfù sugli Ottomani. In una città come Torino si è voluto omaggiare la presenza della quasi totalità degli scritti vivaldiani, custoditi a pochi metri dal Teatro Regio, nella Biblioteca Nazionale Universitaria. A dirigere ci sarà Gianluca Capuano, specialista del repertorio Barocco. Dal 27 febbraio al 10 marzo andrà in scena uno dei titoli più iconici e rappresentati al mondo, “La traviata” di Giuseppe Verdi. Una nuova produzione che vedrà il ritorno del regista Jacopo Spirei, già reduce dal successo di “Hamlet”, affiancato dallo scenografo Gary MacCann e dalla costumista Giada Masi, freschi vincitori del premio Abbiati 2025. A guidare l’Orchestra il direttore musicale Andrea Battistoni. A interpretare la protagonista sarà il soprano Ecaterina Bakanova, già amata dal pubblico torinese nei ruoli di Blanche e Manon, che si alternerà con Maria Novella Malfatti, al suo debutto al Regio di Torino. Il 20-21 e 25 marzo andrà in scena al Piccolo Regio Puccini, per la prima volta, “La Tragédie de Carmen”, che non è una semplice riduzione del capolavoro di Bizet, ma una riscrittura affascinante di Peter Brook che, con il libretto di Jean-Claude Carrière e la partitura di Marius Constant, priva il romanzo di ogni convenzione per far emergere la verità dei personaggi. Il nuovo allestimento è affidato alla regia di Cecilia Ligorio. Il progetto risulta essenziale, la durata ridotta, i cori eliminati e l’orchestra limitata a venti elementi. Sul podio il direttore artistico Sergio Alapont e in scena i talenti del Regio Ensemble. Uno spettacolo essenziale e potente, capace di restituire la forza del mito di Carmen alla luce di uno sguardo contemporaneo. Dal 6 al 17 aprile torna al Regio uno dei capolavori più seducenti e brutali di Strauss, “Salome”, che fu ospitata nel 1906 nella sua prima rappresentazione fuori dai Paesi di lingua tedesca. L’opera è trattato dal dramma di Oscar Wilde e racconta il connubio tra innocenza e perversione della Principessa Salomè, la cui danza per Erode culminerà nella richiesta della testa di Giovanni Battista.

L’allestimento porta la firma del regista cinematografico e teatrale ungherese Kornél Mundruczó, al suo debutto al Regio, che ambienta la storia in una dimensione di decadenza e potere, ispirandosi al cinema di Buñuel trasforma la Reggia di Erode in un banchetto borghese claustrofobico. Sul podio Axel Kober, anch’egli per la prima volta al Regio, che ottenne grande successo alla Scala, nel 2023, con il medesimo titolo. Il Piccolo Regio Puccini ospiterà il 18 e il 30 aprile, e il 2 maggio, un nuovo allestimento di uno spettacolo che rilegge il capolavoro di Puccini come un racconto di formazione cala e di parlare a pubblici di ogni età. Si intitola “La Bohème. Il primo amore”. La creazione è affidata a Lorenzo Ponte, talento emergente della Paolo Grassi di Milano. Il regista e direttore è Emanuele Quaranta, che costruisce una visione in cui la musica diventa memoria e la partitura un tessuto di ricordi. La “Carmen” di Bizet verrà presentata al Teatro Regio in un nuovo allestimento dal 15 al 29 maggio, segnando il gradito ritorno di Arnaud Bernard dopo il grande successo del progetto Manon. Pienamente inserita nel tema della prossima stagione, questa produzione esplora più  destino dal volto dell’azzardo. Il regista Bernard sovrappone una visione antropologica radicale, e il suo lavoro nasce da una rilettura del testo di Mérimé, spogliato di ogni lato pittoresco e riletto attraverso la lente di Pier Paolo Pasolini. A dirigere sarà la mano esperta di Daniel Oren, grazie al quale la musica di Bizet diventa voce di un conflitto accecante, prato a scattare tra le regole sociali e l’irresistibilità dell’eros. La stagione del Regio si concluderà con “Evgenij Onegin” di Petr Il’ic Cajkovskij dal 15 al 29 giugno. L’opera, tratta dal poema di Aleksandr Puškin, viene proposta in uno degli allestimenti più acclamati al mondo, per la celebre regia di Robert Carsen e nella produzione della Canadian Opera Company, creata per il Metropolitan Opera di New York che, nel 2027, compirà trent’anni. La regia, con le scene e i costumi di Michael Levine, esalta la bellezza malinconica di una Russia sospesa tra al semplicità della campagna e il rigore di San Pietroburgo.

Al Piccolo Regio Puccini verranno proposti altri tre titoli, “Pierino e il lupo” di Prokof’ev, “Il piccolo spazzacamino” di Britten, e il Giorno della Memoria verrà ricordato con la favola di Natale (Guareschi, Coppola), mentre per i più grandi sono previsti adattamenti d’autore come “La tragédie de Carmen” di Brook e il nuovo spettacolo “La Bohème. Il primo amore”.

L’Orchestra e il Coro del Teatro Regio saranno affidati alla guida esperta di Gea Garatti Ansini, che dal mese di marzo 2026 ne cura la preparazione. Al loro fianco il Coro delle voci bianche del Regio sarà come sempre diretto da Claudio Fenoglio.

Per la stagione 2026-2027 tornano le “Conferenze-Concerto” pensate per accompagnare il pubblico alla scoperta delle opere e dei balletti in programma. Durante gli appuntamenti, musicologi e giornalisti dislogheranno con i protagonisti degli spettacoli facendo ascoltare dal vivo alcuni dei momenti musicali più celebri. Ingresso libero.

Mara Martellotta

Chiamati due volte: i martiri d’Algeria

Una mostra a Maria Ausiliatrice

Trent’anni fa, il 21 maggio 1996, venivano uccisi in Algeria i 7 monaci trappisti di Tibhirine, il cui martirio fu reso celebre in tutto il mondo dal film “Uomini di Dio” che solo in Francia ebbe 4 milioni di spettatori e vinse il premio speciale della giuria al Festival di Cannes. Ora una mostra a Torino, a Maria Ausiliatrice ( dal 10 al 24 maggio , ore 10-20), ricorda questo drammatico evento e tutti i 19 martiri dichiarati beati dalla Chiesa nel 2018 uccisi dal fondamentalismo islamico durante il decennio nero del terrorismo algerino ( 1992-2002) : oltre ai 7 monaci, religiose, religiosi e il vescovo di Orano Pierre Claverie, A organizzarla il Centro studi Perione, che si occupa a Torino dello studio e delle relazioni cristiano-islamiche, in collaborazione con il Centro Frassati, nell’ambito del Salone del libro. La mostra, che è stata esposta anche a Parigi, New York, Roma e Milano, ripercorre con foto , video, scritti la vita donata di questi martiri, la loro fede e la scelta di restare tra la gente.. Si intitola “Chiamati due volte”, perché la fedeltà alla loro vocazione si è incarnata in una fedeltà al popolo algerino, vittima anch’esso della violenza e dell’odio. Ricordare il loro sacrificio è un messaggio universale di dialogo e riconciliazione, come fu tutta la loro vita. Evento centrale sarà Giovedì 14 maggio alle ore 20,45 l’intervento del cardinale di Algeri , S.Em. Jean Paul Vesco, che parlerà nella sala don Bosco di Valdocco, sul tema :”I martiri di Algeria, testimoni di fraternità”. Venerdì 15 maggio alle ore 9 il Cardinale Vesco dirà messa in Maria Ausiliatrice, dopo la messa incontrerà nella sala don Bosco sacerdoti, religiose e religiosi che vorranno intervenire. Ha scritto Alessandro Banfi, uno dei curatori con Michele Brignone , Martino Diez Lorenzo Fazzini, Caudio Fontana e Michele Pellegrino, « Nessuno dei diciannove martiri è stato colpito in solitudine – compresa suor Odette Prévost che pure è morta da sola, perché l’altra sorella del Sacro Cuore di Gesù, Chantal Galicher, è sopravvissuta –, forse un segno che la scelta di rimanere non è mai stata del singolo individuo, ma è maturata in comunione con altri» .Al vescovo di Orano Claverie, è toccato di morire con un giovane musulmano che lo accompagnava quel giorno. La sua tomba, nella cattedrale di Orano , è accessibile da una porticina per permettere ai musulmani di visitarlo e rendergli omaggio. «I diciannove beati martiri d’Algeria», scrive ancora Banfi, «hanno lasciato opere, segni concreti: una scuola di cucito, una biblioteca, un dispensario medico… Papa Leone nella sua visita in Algeria il 13 aprile ha reso omaggio a questo “dialogo della vita”. Loro continuano a provocare, con la loro intercessione, piccoli e grandi fatti. Ha scritto Joseph Ratzinger che i santi sono come le porte delle chiese, sono sempre un tramite, un passaggio, un’occasione. Per arrivare ad altro. E anche per i diciannove succede così»