CULTURA E SPETTACOLI

Torinodanza 2026, svelato il programma. Da settembre alle Fonderie Limone di Moncalieri 

“Un festival è una creatura viva e, come tale, si trasforma nel tempo assumendo forme e dinamiche diverse. Nel corso degli anni, Torinodanza ha creato una straordinaria fidelizzazione di pubblico, ‘EXTRA’ nel mettere in dialogo danza e teatro. Torinodanza è un luogo di spettacolo ma anche di riflessione, esperienze e relazioni internazionali. Cuore pulsante è la manifestazione autunnale che, nell’edizione 2026, si configura come una vera e propria geografia del movimento, in cui le compagnie, provenienti da tutta Europa, America e Asia, delineeranno una mappa di estetiche che dialogano tra tradizione, sperimentazione, riflessioni sul presente e sguardi sul mondo”.

Con queste parole introduttive di Anna Cremonini, direttrice artistica del Festival Torinodanza, è stato svelato il programma di Torinodanza 2026, dal titolo “Dance Matters”, che si svolgerà dal 9 settembre all’11 ottobre prossimi presso le Fonderie Limone di Moncalieri. Un programma che si annuncia ricco di grandi nomi e che, anche per questa edizione, darà spazio ad artiste e artisti internazionali tra i più rappresentativi del settore, oltre che rappresentare una grande occasione di visibilità per nuovi talenti di prospettiva.

Saranno 17 le compagnie che si esibiranno e 17 le rappresentazioni in totale, tra cui 4 prime assolute, 7 prime nazionali e 4 coproduzioni che andranno a sommarsi ad appuntamenti laboratoriali, masterclass e le date di Torinodanza EXTRA, che avranno luogo al teatro Carignano, arricchendo così la stagione del Teatro Stabile di Torino con spettacoli di danza e teatro performativo.

A inaugurare il Festival 2026, il 9 settembre alle 20.45, sul palco della Sala Grande delle Fonderie Limone, sarà il coreografo e direttore artistico della compagnia Cloud Gate Dance Theatre of Taiwan, Cheng Tsung-Lung, con la sua creazione dal titolo “Sounding Light”. Una prima nazionale del tutto originale, in cui i danzatori saranno chiamati a dar vita alla stessa colonna sonora dello spettacolo, trasformandosi attraverso la danza, il respiro e la voce in veri e propri strumenti musicali. Il coreografo greco Christos Papadopoulos si esibirà il 12 settembre prossimo, presentando “My Fierce Ignorant Step”, un progetto incentrato sulla memoria intima e biografica dell’artista, la cui coreografia verrà evidenziata da una sincronizzazione di passi e movimenti complicati. Dal 17 al 19 settembre è in programma il grande ritorno di Hofesh Shechter, coreografo inglese che porterà al Festival “In the Brain”, insieme a una formazione giovanile da lui fondata e denominata “Shechter”. Si tratta di uno spettacolo che fonde concetti rave e rituali, liberando un’energia travolgente e trasportando il pubblico in un’esperienza totalizzante. Due giovani danzatori, protagonisti della serata di mercoledì 23 settembre, creeranno in scena la coreografia di “Fantasie minor”, una rivisitazione di “Fantasia in fa minore” di Franz Schubert che segna il ritorno del coreografo portoghese Marco da Silva Ferreira in questa nuova edizione di Torinodanza, dopo il grande successo ottenuto nel 2024. Il 26 settembre sarà la volta di una novità per Torinodanza, che ospiterà Rachid Ouramdane, coreografo francese e direttore del Chaillot-Theatre National de la Danse, in scena con lo spettacolo “Contre-nature”, un’esplorazione di nuovi linguaggi che mutano in un crocevia tra danza e volo. Prima nazionale per “Amae no kozo”, diretto e interpretato dall’italiana Eliana Stragapede e dal croato Borna Babic, che insieme daranno vita al duo Paper Bridge, in scena il 26 e 27 settembre. Molto atteso anche il ritorno del coreografo belga-francese Damien Jalet, che presenterà in prima nazionale lo spettacolo “Thrice”, iapirato alla poesia “Vento, acqua, pietra” di Octavio Paz.

Viola Scaglione, la prima fra gli artisti italiani ad esibirsi, il 17 settembre, porterà in scena l’intimo assolo, da lei interpretato, “”Secondo quarto di luna”. Seguirà, il 23 settembre, “Smoking Rooms” di Michele Di Stefano, un’esplorazione che evoca la dimensione di quei luoghi in cui i corpi si ritrovano in una prossimità forzata, come nel caso delle sale d’attesa, le smoking lounge o l’anticamera di un ufficio. Il 30 settembre sarà la volta della prima nazionale di “Coraggio: la sfortuna non esiste”, portato in scena dai giovani interpreti Noemi Dalla Vecchia e Matteo Vignali, incentrato sui temi del cambiamento e del destino come scelta di esistere e possibilità di diventare. Sempre nella serata del 30 settembre, la compagnia MM Contemporary Dance Compani di Michele Merola si esibirà in tre lavori ispirati a grandi titoli del repertorio ballettistico e finalizzati a una valorizzazione della creazione contemporanea. “Michel – The Animals I Am” sarà lo spettacolo che Chiara Bersani porterà a Torinodanza il 3 ottobre prossimo, proponendo al pubblico una performance che vedrà protagonisti tre interpreti portatori di disabilità e che indagherà i molteplici volti della bellezza. Il 7 ottobre debutterà in prima nazionale “We Are Who We Are”, nuova creazione di Michael Incarbone e Max Gomard. La coreografia, interpretata dagli stessi Incarbone e Gomard, celebra l’incontro tra due artisti coetanei che scelgono di condividere un terreno di creazione dando vita a un processo di co-autorialità in cui si rispecchiano, si confondono e si ridefiniscono a vicenda. La stessa sera, il 7 ottobre, debutterà in prima nazionale anche “Dido and Aeneas”, nuova creazione di Dewey Dell e Vito Matera. Dopo il successo de “La sagra della primavera”, Agata e Teodora Castellucci tornano quest’anno con una riscrittura elettroacustica dell’omonimo capolavoro barocco di Henry Purcell. Il 10 ottobre sarà presentato in anteprima nazionale “Madeleine”, il nuovo progetto di Stefania Tansini, concepito nel corso di Étape Danse 2025 e ispirato al celebre passaggio della madeleine di Marcel Proust. La giovane coreografa, che sarà in scena insieme ad altre quattro performer, indagherà come le esperienze sensoriali possano far collassare passato e presente, risvegliando corpi non addomesticati.

Chiuderà la rassegna l’americano Kyle Abraham, che porterà in scena il 10 e l’11 ottobre, in prima nazionale, uno spettacolo dedicato alla cultura degli anni Ottanta, intitolato “Cassette vol. 1”.

Torinodanza 2026 rappresenterà l’occasione per celebrare al meglio i cento anni della grande pioniera della danza moderna e figura di spicco del panorama culturale italiano, Susanna Egri. Per festeggiare il centenario, il 16 luglio sarà in programma al teatro Carignano una serata fuori abbonamento che includerà  “Istantanee” (coreografia di Susanna Egri), “Cantata Profana: Il Cervo Fatato” (coreografia di Raphael Bianco), “Brides Of Gods” (prima assoluta – coreografia di Raphael Bianco), “La Volontà Del Mare” (scritto e diretto da Giorgio Ferrero). Serata fuori abbonamento.

“Torinodanza si conferma un punto di riferimento per la scena coreutica italiana e internazionale e, nell’edizione di quest’anno, assume un significato ancora più rilevante per il Piemonte – ha dichiarato Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte – la nostra regione si prepara infatti ad accogliere la NID Platform – Nuova Piattaforma della Danza Italiana, uno degli appuntamenti più importanti per la promozione e la valorizzazione della danza contemporanea nel nostro Paese. È un riconoscimento importante per Torino e per il Piemonte, che conferma la solidità di un sistema culturale capace di attrarre progettualità di livello nazionale e internazionale, mettendo in relazione istituzioni, artisti, compagnie, operatori e pubblici. In questo percorso, Torinodanza rappresenta un presidio fondamentale, un festival che, negli anni, ha saputo costruire identità, qualità artistica e capacità di dialogo con il presente. Torinodanza conferma la qualità di un lavoro costruito nel tempo insieme al Teatro Stabile di Torino, con il sostegno della Regione Piemonte, della Città di Torino e dei partner pubblici e privati. Una collaborazione solida, che ha permesso al Festival di crescere come spazio di ricerca, produzione culturale e confronto internazionale. La Regione Piemonte sostiene con convinzione questo progetto perché ne riconosce il valore strategico all’interno del sistema culturale regionale. La danza è linguaggio, ricerca, innovazione, ma anche strumento di relazione tra comunità, generazioni e territori. Attraverso Torinodanza, il Piemonte rafforza la propria vocazione ad essere una terra che accoglie cultura, produce visione e accompagna la crescita delle arti performative. Ospitare la NID significa aprire una nuova fase: non solo accendere i riflettori sulla danza italiana, ma consolidare il ruolo del Piemonte come piattaforma culturale dinamica, capace di generare connessioni, opportunità e nuove traiettorie di sviluppo. È in questa direzione che prosegue il nostro impegno: sostenere la qualità, promuovere l’accesso alla cultura e valorizzare quei linguaggi contemporanei che aiutano a leggere il presente e a immaginare il futuro”.

Torinodanza Festival 2026 è sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo, Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Città di Torino, Città di Moncalieri. Il Festival si arricchisce grazie alle seguenti collaborazioni: Fondazione per la Cultura Torino con MITO SettembreMusica, Fondazione Piemonte dal Vivo con la Lavanderia a Vapore di Collegno – Centro di residenza per la danza, Associazione Culturale Mosaico Danza con il Festival Interplay, Fondazione TPE con il Festival delle Colline Torinesi, Orsolina28 Art Foundation.

Mara Martellotta

La rassegna dei libri del mese

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Il Libro del Mese – La Scelta dei Lettori

 

Il più discusso tra i titoli presenti sul nostro Gruppo FB nel mese appena concluso è La rosa inversa, di Maria Attanasio. La storia si apre agli inizi del Novecento quando Giacomo Flerez, retrogrado conservatore e anti-unità d’Italia, discendente della casata Henares, prende possesso di un’ala del palazzo di famiglia e vi scopre una stanza segreta.

 

 

Novità in arrivo

 

Ben venga maggio, coi suoi libri: nel mese più importante per l’editoria italiana, vediamo insieme cosa propongono le case editrici, tra i molti titoli a disposizione.

 

Liz Moore, Le Canzoni Di New York (NN) racconta il lato nascosto dell’industria musicale nella New York degli anni Duemila sullo sfondo di un palcoscenico di sogni evanescenti e concreti allo stesso tempo.

 

La Cacciatrice Di Comete  di Penny Haw (TRE60) si ispira alla vita vera di Caroline Herschel, una delle figure più straordinarie della storia della scienza .

 

Assassinio A World’s End di Ross Montgomery (Longanesi) è un giallo brillante ambientato in Cornovaglia nel 1910, durante il passaggio della cometa di Halley, una lettura elegante e piena di sorprese.

 

Consigli per gli acquisti

 

La Scimmia Antropomorta, di Olivia Ninotti (Solferino 2026) , un saggio che illustra brillantemente come il passaggio dalle comunità tribali originarie alle relazioni digitali di oggi, abbia trasformato profondamente la nostra mente e la nostra società.

 

Kaal Il Figlio Della Pietra, di Michele Spanu (Jolly Roger, 2026) Ambientato nel 600 avanti Cristo, durante il periodo dell’invasione cartaginese della Sardegna e vede protagonista  il figlio adolescente del capo tribù dei Sossinati, decisi a resistere a un nemico all’apparenza invincibile.

 

Incontri con gli autori

 

Abbiamo intervistato per voi gli autori più richiesti del momento: leggete le nostre interviste a Ilaria RossettiDario FerrariAlessandro Robecchi, François MorlupiEnzo LinariMichele Spanu.

 

Per rimanere aggiornati su novità e curiosità dal mondo dei libri, venite a trovarci sul sito www.ilpassaparoladeilibri.it

A Torino atteso ritorno del violinista armeno Sergey Khachatryan

Sarà  protagonista del concerto di giovedì 7 maggio alle 20.30 all’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino, ospite dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, il violinista armeno Sergey Khachatryan, il più giovane vincitore della storia del concorso Sibelius di Helsinki, e solista abituale di orchestre come i Berliner Philharmoniker, la London Symphony Orchestra e l’Orchestra Concertgebouw  di Amsterdam. Il concerto sarà  trasmesso  su Radio 3 e in diretta streaming su raicultura.it, con replica venerdì 8 maggio alle ore 20.
Sul podio sarà impegnato Robert Trevino, di origini messicane, già direttore ospite principale dell’Orchestra RAI e attuale direttore musicale dell’Orchestra Nazionale Basca, oltre che consulente artistico dell’Orchestra Sinfonica di Malmö.

Ad aprire il concerto sarà l’Ouverture da “Der Freischütz”, “Il franco cacciatore” , capolavoro di Carl Maria von Weber, per la prima volta eseguito a Berlino nel 1821. L’opera segna la nascita del Romanticismo tedesco, celebrandone il folklore, il soprannaturale e le foreste misteriose. La trama ruota intorno a Max, un cacciatore che, per amore, accetta sette proiettili magici dal demoniaco Samiel, ignorando che sarà l’ultimo colpo a tradirlo. Dal punto di vista musicale l’ouverture è  rivoluzionaria per l’uso di legni e corni, capaci di creare atmosfere cariche di tensione e oscurità,  al limite del cinematografico.
Seguirà  il concerto n. 1 in sol minore op. 26 per violino e orchestra di Max Brunch, interpretato da Sergey Khachatryan. Si tratta dell’unica pagina della produzione del compositore tedesco entrata stabilmente in repertorio, grazie alla sua espressività eloquente  e spontanea. Questo concerto è dedicato al leggendario Joseph Joachim e fonde il virtuosismo tecnico con un calore melodico che ha da sempre affascinato il pubblico dalla sua prima esecuzione nel 1866.
La serata verrà conclusa dal poema sinfonico di Arnold Schönberg “Pelleas und Melisande”, dall’omonimo dramma simbolista di Maurice Maeterlinck. Il lavoro, composto a Berlino tra il 1902 e il 1903 ed eseguito per la prima volta a Vienna dallo stesso Schönberg nel 1905, fu suggerito al giovane autore da Richard Strauss nel medesimo periodo in cui Debussy stava per portare in scena il suo Pélleas et Melisande. A parte il titolo, nella partitura di Schönberg non c’è nulla della sofisticata rarefazione sonora di Debussy. La scrittura si fa immediata, l’impeto tardo romantico incandescente, due segnali di un autore che presto avrebbe trovato la sua via di espressione principale nell’Espressionismo.

I biglietti per il concerto, da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN RAI e presso la biglietteria dell’Auditorium RAI di Torino.
Info: 0118104653
biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

Gli angoli del cinema a Torino

TORINO CITTA’ DELLA RADIO, DEL CINEMA E DELLA TELEVISIONE

Torino è la città dalle mille definizioni, tra queste “città del cinema”: forse la più sto(r)ica, la più austera, la più tecnica. Ma dove si può davvero assaporare il cinema nella capitale piemontese, oltre a l’inconfondibile Museo del Cinema con sede nella Mole Antonelliana?

Cinema per tutti i gusti

Se c’è qualcosa che non manca a Torino sono i cinema. Resistendo con le unghie e con i denti all’avvento dello streaming e alla proliferazione dei multisala nei centri commerciali, sono numerosi i cinema d’essai storici in cui si possono assaporare film d’epoca, proiezioni speciali e nuove uscite:

  • Cinema Romano: fondato nel 1911 e collocato nella centralissima Galleria Subalpina, questo cinema dallo stile liberty ospita festival stagionali e proietta le nuove uscite cinematografiche.

  • Cinema Massimo: ai piedi della Mole Antonelliana si trova il cinema di riferimento per Torino. Qua hanno luogo i Festival più importanti – tra cui quello organizzato dal Museo del Cinema -, così come première e incontri a tema. Il punto di forza del cinema sono le numerose rassegne che riscoprono le opere di grandi autori e proiettano gemme cinematografiche restaurate, dando la possibilità al pubblico di rivederle sul grande schermo.

  • Cinema Nazionale: collocato nell’elegante Via Carlo Alberto, è un cinema che proietta film moderni meticolosamente selezionati tra l’enorme offerta mercato internazionale. Qua si possono ammirare opere prodotte in tutto il mondo, non solamente i grandi titoli mainstream, spesso scoprendo chicche straniere non visibili nei cinema con un programma più commerciale.

  • Cinema Lux: nella bellissima Galleria San Federico ha riaperto da poco uno dei cinema simbolo della città, fondato nel 1934. Anch’esso in stile art déco, il cinema è impreziosito da pareti di marmo e da un bar super fornito che fa invidia a quelli dei multisala. La programmazione predilige nuove uscite e film internazionali.

Nell’era contemporanea, sono pochi i negozi fisici che vivono di compravendita di materiale cinematografico, purtroppo. Tuttavia, se si vuole toccare con mano parte della storia della settima arte e, perché no, portarne a casa un pezzo, ecco le due tappe da non perdere:

Cinefolies: vicinissima alla Mole, in Via Giachino Rossi, c’è una piccola vetrata dalla quale si possono scorgere all’interno poster d’epoca, libri e oggettistica varia. Nonostante all’esterno possa non sembrare, l’archivio del punto vendita è ricchissimo ed è quasi impossibile non trovare ciò che si sta cercando.

La settima arte: il secondo punto di riferimento per la vendita e la ricerca di poster storici è la boutique di Via dell’Arsenale 36/G. Oltre a collezionare pezzi originali e difficili da trovare, il negozio offre anche di restauro, ricostruzione e lavaggio, telature e fornimento di cornici, telai e supporti vari.

Bookshop del Museo del Cinema: il bookshop, sempre accessibile, è propone un catalogo di prodotti degno di nota, ricco di chicche originali, poster libri teorici e gadget unici, non solo inerenti alla mostra in corso, come si potrebbe pensare.

Torino è un set a cielo aperto. Le vie del centro, così come le zone di periferia o le colline che si affacciano sul Po sono state lo sfondo di innumerevoli storie, sia televisive che cinematografiche. Per chi fosse interessato o per gli appassionati è possibile ripercorrere tutte le location sul sito della Film Commission Piemonte.

Di seguito segnaliamo alcuni dei prodotti italiani più iconici girati a Torino:

  • A che punto è la notte, 1994. Serie tv visibile ora su Rai Play con protagonista Marcello Mastroianni. Quasi interamente girata a Torino, nei due episodi si possono ammirare i punti più conosciuti del capoluogo negli anni ‘90 attraverso la lente di Nanny Loy. Si ammira un Torino misteriosa e segreta ma sempre ammaliante.

  • Le amiche, 1955. Nel film si parla di una Torino commerciale, industriale, dedita allo sviluppo economico. Le vetrine di Via Roma mostrano una città che vive grazie al suo artigianato e alla sua vena imprenditoriale.

  • Profondo Rosso, 1975. Uno dei capolavori di Dario Argento che non sarebbe lo stesso senza le location suggestive di Torino. Tra le più iconiche Villa Scott, capolavoro liberty torinese in Corso Giovanni Lanza, realizzata su progetto di Pietro Fenoglio nel 1902, al momento visitabile solo dall’esterno in quanto di proprietà privata. La seconda è senza dubbio Piazza CLN, dedicata al Comitato di Liberazione Nazionale, costituito nel 1943 per liberare il paese dal fascismo.

  • La Legge di Lidia Poet, (2023-ora). Per la serie tv di successo ora visibile su Netflix, Torino è letteralmente un set a cielo aperto: Piazza Carlo Alberto, la Biblioteca Nazionale, l’ex carcere Le Nove, Palazzo dei Cavalieri, redazione della Gazzetta Piemontese, Piazza San Carlo sono solo alcune delle location visibili sul piccolo schermo.

E dopo aver visto un film che ci ha lasciati senza parole, dove si va per ritrovarle e parlarne per ore?
Torino è ricca di locali a tema culturale e di intrattenimento: basta pensare al Cafè Luxemburg, recente aggiunta dell’omonima storicissima libreria aperta dal 1872, una pietra miliare della città. O ancora al BlahBlah in Via Po, locale a tema musicale i cui muri sono costellati da poster di musicisti di tutte le epoche e che accolgono band, solisti e artisti prevalentemente di genere rock.

A tema esclusivamente cinema segnaliamo Lobelix, che si definisce il mix perfetto tra pub e cocktail bar. Fondato nel 1999, l’atmosfera frizzante e accogliente è decorata da poster cinematografici, props, oggetti di scena e un menù che accontenta tutti, grandi e piccoli. Qua troverete anche un’accurata selezione di cocktail unici ispirati ai vostri film preferiti. Provare per credere!

Beatrice Pezzella

“We need your light! Ci presti la tua luce?”

Il MAO invita il pubblico a partecipare alla realizzazione di un’opera collettiva che entrerà a far parte della mostra di ottobre 2026

Con la domanda inconsueta “Ci presti la tua luce?”, il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino lancia una call pubblica per invitare cittadini e visitatori a contribuire alla realizzazione di un’installazione partecipativa che entrerà a far parte della mostra di ottobre 2026. L’invito è quello di compiere un gesto di generosità e fiducia mettendo temporaneamente a disposizione una lampada di qualsiasi tipologia o provenienza che, insieme ad altre, andrà a comporre l’opera. Per la creazione  dell’installazione, sono necessari 100 apparecchi illuminanti. Dopo la mostra dedicata all’artista giapponese Chiharu Shiota, il MAO prosegue il suo percorso come spazio attivo e partecipato, aperto al coinvolgimento diretto delle persone che lo attraversano. In questo contesto il Busto del prestare assume un nuovo significato: non la semplice condivisione di un oggetto, ma un modo per entrare in relazione attraverso un gesto simbolico che parla di connessione e fiducia.

In un presente segnato da tensioni geopolitiche e da una crescente condizione di instabilità diffusa, oltre che da ritmi di consumo sempre più veloci, il Museo diventa luogo di cura e contemplazione in cui fermarsi, incontrarsi e costruire un’esperienza collettiva.

Per contribuire alla creazione dell’installazione è necessario prenotare tramite Eventbrite la fascia oraria in cui consegnare la lampada. Al prestatore verrà fatto firmare un modulo di prestito fornito dal Museo, e saranno comunicati anche i dettagli sul ritiro, che avverrà entro il luglio 2027. I partecipanti, se lo desiderano, potranno condividere la storia della propria lampada e raccontare le ragioni della partecipazione. Sarà sufficiente selezionare l’opzione “Racconto” nel documento di Eventbrite al momento della consegna, e lo staffe Educazione del MAO realizzerà una breve video-intervista. I contributi raccolti saranno successivamente montati in un video che entrerà a far parte della mostra, dando voce e nuova vita a ciascuna lampada.

Mara Martellotta

La magia delle bambole Lenci

Una passione torinese che si trasformo’ in successo internazionale

Il 23 aprile 1919 nacque a Torino la Lenci ,  “Ludus est nobis constanter industria” (il gioco è per noi costante lavoro), l’azienda delle famose e iconiche bambole conosciute in tutto il mondo che produceva anche altri giocattoli, mobili in legno, articoli per la casa e accessori per l’ abbigliamento.

Lenci non era solo l’acrostico del motto che i coniugi Enrico Scavini ed Elena Konig, donna colta e raffinata di origine austriaca, avevano creato per celebrare la loro attivita’ , ma anche il soprannome della signora che aveva cominciato la sua esperienza ludico-professionale in via Marco Polo 5 insieme al fratello che aveva deciso di aiutarla a creare le magnifiche creazioni che piacevano tanto ai Savoia.

Il marchio composto dall’immagine di una trottola, un filo e lo slogan che fa da cornice fu depositato nel 1922 e diede inizio ad una avventura che, oltre alla produzione e commercializzazione delle bambole, si configurera’ come punto di riferimento per la moda di quegli anni e sara’ motivo di ispirazione di artisti e sorgente di idee e creativita’.

Le Lenci non raffiguravano solo bambini, spesso dalla faccina imbronciata, ma anche silhouette con vestiti etnici e personaggi famosi come Marlene Dietrich e Rodolfo Valentino; raggiunsero presto un grande successo che le porto’ ad esposizioni molto importanti come quella di Parigi, Roma e Zurigo. Nel 1926 fu stampato il catalogo dell’azienda completo di tutti i prodotti che fu ampliato, a sua volta, nel 1927 con l’inserimento delle ceramiche. L’introduzione di nuove oggetti, oltre a rappresentare l’evoluzione della azienda, fu anche un ulteriore sforzo per combattere i diversi tentativi di concorrenza che misero l’azienda in crisi diverse volte. Dal 1928 la Lenci e’ nel momento di massima di espansione, ma questo non evitera’ difficolta’ economiche, dovute agli alti costi di gestione, che richiederanno la compartecipazione di un socio, Pilade Garella, che ne diventera’ proprietario unico nel 1937. Elena Koning rimarra’ come direttore creativo e si occupera’ di assicurarne lo stile e la linea fino alla morte del marito, momento in cui decise di lasciare l’azienda. Nel 1997 la Lenci venne venduta all’azienda Bambole Italiane che, purtroppo, e’ fallira’ nel 2002.

Ancora oggi si utilizza il panno lenci una stoffa non tessuta che viene usata per fare vestiti, ma anche accessori e collane grazie alla sua facilita’ di utilizzo e che rimanda alle famose bambole che erano foderate con un’ ulteriore strato di mussola, per renderle lavabili, e ricoperte di polvere vellutina.

L’avvento della celluloide rese le bambole di pezza obsolete e la produzione si concluse, ma ancora oggi le Lenci possono essere trovate nei mercati e nei negozi di antiquariato oltre che su diversi siti internet di commercio e di collezionisti.

Il loro successo fu talmente importante che vennero esposte nei musei di tutto il mondo tra cui New York e Tokyo, questa fama fu il frutto di una passione, trasformatasi poi in lavoro, che segno’ un periodo magico per Torino che ancora una volta si conferma luogo di fertile di estro e genialita’.

MARIA LA BARBERA

Il Circolo dei lettori al centro della scena

Una settimana tra idee, storie e connessioni che attraversano il presente

Al Circolo dei lettori la settimana si snoda come un racconto corale, capace di attraversare epoche, linguaggi e sensibilità diverse, tenendo insieme memoria storica, riflessione filosofica e narrazione contemporanea.

Si apre mercoledì 6 maggio con uno sguardo rivolto alla storia repubblicana: “Tanti auguri, Repubblica!” ripercorre gli ottant’anni dalla nascita dell’Italia democratica, interrogando conquiste acquisite e nodi ancora irrisolti. Nella stessa serata, la narrativa prende una piega più inquieta con Oppure il diavolo di Luca Tosi, che indaga il peso del pregiudizio e delle disgrazie personali attraverso un protagonista sospeso tra rovina e possibilità di riscatto. A seguire, Peccato criminale riporta il pubblico nel cuore di un’indagine ottocentesca tra potere religioso e violenza spirituale, mentre la giornata si chiude con un’incursione musicale e simbolica nell’universo de Il flauto magico, opera che continua a oscillare tra ironia, mistero e verità universali.

Giovedì 7 maggio è dominato dalla filosofia con “Tracce. Intorno a Ferraris”, una giornata di studi che riunisce studiosi di discipline diverse per riflettere sul concetto di traccia come elemento fondativo del reale e del sapere. Tra dialoghi, interventi e confronti, il pensiero si misura con il presente, arrivando a interrogarsi anche sul ruolo delle nuove tecnologie nella produzione filosofica. Nel tardo pomeriggio, il programma si biforca: da un lato l’autobiografia di Letizia Moratti offre uno sguardo su una vita intrecciata tra istituzioni, relazioni internazionali e ambizioni personali; dall’altro Marco Valle racconta la lunga storia degli italiani sul mare, tra esplorazioni, commerci e identità in movimento.

Venerdì 8 maggio alterna registri diversi: il pomeriggio si apre con un appuntamento dedicato a bambini e famiglie, tra letture e attività ludiche che mescolano mistero e creatività, mentre in serata la scena si sposta sulla politica contemporanea con la presentazione del libro di Italo Bocchino dedicato a Giorgia Meloni, analizzata nel suo percorso di crescita e consolidamento sulla scena nazionale ed europea.

Valeria Rombola’

Dietro alle quinte del cinema: al via gli Open Day di Film Commission 

La Film Commission Torino Piemonte compie 25 anni di attività e, nell’ambito degli eventi di celebrazione, organizza un ciclo di 5 giornate riservate a studenti delle scuole superiori, universitari (8 e 22 maggio), alla cittadinanza e agli appassionati ( 9 e 23 maggio), con l’intento di mostrare il “dietro le quinte” della produzione audiovisiva. La sede di via Cagliari 42 sarà aperta al pubblico con eventi e attività speciali per raccontare la storia della Fondazione, e valorizzare le numerose professionalità del comparto, dal casting al trucco, dalla scenografia alla produzione.

Prenderanno parte agli Open Day oltre venti professionisti e capireparto tra i più attivi sulle produzioni nazionali e internazionali realizzate sul territorio: per il casting, Elena Aime, Leucotea Monti, Sara Patti, Eluana Velliscig racconteranno la scelta di figurazioni e comparse, oltre alle modalità di svolgimento dei provini e i criteri di selezione. Nel reparto costumi, attraverso la viva voce di chi li sceglie e confeziona, Cristina Audisio, Francesca Cibischino, Sara Giovene e Silvia Nebiolo approfondiranno le dinamiche di utilizzo degli abiti di scena per attori e comparse. La scelta dei luoghi dove si realizza il film e la serie televisiva è affidata al location manager: a spiegare il lavoro svolto in stretta sinergia con il reparto di regia e scenografia saranno Federico Fusco, Luca Garzigliato e Sara Montironi. Per la scenografia interverranno Elisabetta Ajani, Mario Scarzella e Ascianio Viarigi, insieme alle arredatrice Carola Benedetti e Morena Trevisiol, presentando le varie fasi di costruzione di ambienti, fondali, oggetti di scena che portano alla creazione e di interni e strutture scenografiche. Nello spazio trucco e acconciature saranno presenti le truccatrici Paola Fracchia, Vanessa Ferrauto, Noemi Litrico, Ilaria Dixyna Spadaro, insieme alle air stylist Rosa Calì, Antonella Capomolla e Giorgia Martinetti, che mostreranno dal vivo le tecniche di preparazioni del cast.

Venerdì 8 e 22 maggio, dedicati alle scuole superiori e agli studenti universitari, e sabato 9 e 23 maggio al pubblico, presenteranno un orario che andrà dalle ore 10 alle ore 16.30. La visita ha una durata di un’ora e mezza su prenotazione.

Gli Open Day daranno la possibilità di visitare la sede di Film Commission Torino Piemonte con un percorso che narra, attraverso una mostra e gli allestimenti realizzati per l’occasione, la storia della Fondazione, dalla sua costituzione a oggi, attraverso titoli, presenze ai maggiori festival, appuntamenti industry e fonte di sostegno alla produzione. Tutta l’iniziativa si concluderà sabato 13 giugno con un summer party, un’ultima giornata di Open Day diffusi nella città e altre occasioni di confronto e condivisione. Viene rinnovata la collaborazione di FCTP di Alberto Marchetti, partner delle cinque giornate. Per ogni giornata è previsto un accesso ogni mezz’ora, dalle ore 10 alle 16.30, di 30 persone per turno.

L’ingresso è gratuito ed è possibile prenotarsi al sito https://www.fctp.it/open-day.php

Mara Martellotta

La pieve di San Pietro a Pianezza. Uno dei tesori oltre la cintura di Torino

 

Eretta sulla sponda del Dora Riparia nel XII secolo in stile romanico lombardo, con il tetto a capanna, e dedicata a San Pietro, la pieve di Pianezza, a pochi chilometri da Torino, offre uno spettacolo unico e, probabilmente, inaspettato grazie ai suoi affreschi, un ciclo dipinto, quasi interamente, da Giacomo Jaquerio e altri artisti della sua scuola. Il pittore fu il rappresentante della pittura tardo-gotica in Piemonte e le sue opere, grazie al duca Amedeo VIII, arrivarono fino a Ginevra.

Sconsacrata oramai da molto, un tempo fu luogo di preghiera di pellegrini e viandanti, e venne costruita, con molta probabilita’, al posto di un tempio pagano; in origine era costituita da una sola navata, ma in epoca gotica (tra il 300 e il 400) ne furono aggiunte altra due piu’ piccole. La facciata, in un primo tempo poco curata, fu riqualificata a fine ‘300 con mattoni rossi romanici e materiali di recupero mentre l’entrata fu collocata nella parte laterale da dove si accede anche al presbiterio. Durante l’ultima fase dei lavori sono stati dipinti il Cristo in Croce, una santa non identificata sul pilastro di entrata ed un’altra vicina all’immagine di Santa Margherita. Molto belle anche le vetrate colorate, copie create nell’800, i cui originali di Antoine de Lonhy sono conservati al Museo Civico Torinese di Palazzo Madama.

I Provana, una tra le cinque famiglie feudali piu’ importanti del Piemonte, volle fortemente le decorazioni della Pieve di San Pietro, tra queste, oltre a quelle gia’ citate, abbiamo la raffigurazione degli Apostoli, l’Annunciazione e il dipinto dedicato a Santa Caterina; nella cappella che porta il loro nome, invece, troviamo il dipinto sulla vita di San Giovanni in cui si riconoscono anche i simboli della famiglia: il liocorno e i tralci di vite.

La Pieve di San Pietro si aggiunge alle moltissime opere in stile romanico del Piemonte (chiese, castelli, abbazie) che venivano edificate perlopiu’ sulle strade devozionali, come la via Francigena che portava i pellegrini dall’Inghilterra fino a Roma.

Normalmente non e’ aperta al pubblico, ma si può visitare contattando gli uffici comunali o i gruppi di volontari dedicati. In questa chiesa, inoltre, e’ possibile celebrare matrimoni civili assecondando cosi’ la volonta’ di valorizzare ancora di piu’ il patrimonio architettonico della citta’.

MARIA LA BARBERA

Apertura su richiesta; prenotazioni presso l’ufficio URP 011/9670211 oppure
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La Cina che non c’era: donne e immaginario nel Settecento europeo

Il nuovo libro di Serena Vinci

C’è una Cina che non coincide con mappe né con cronache di viaggio, ma che prende forma tra palcoscenici, libretti d’opera e pagine letterarie. Una Cina immaginata, costruita, a tratti idealizzata. È questa la protagonista del volume di Serena Vinci“La Cina (è donna) nel Settecento. Sguardi di genere ed esotismo nella cultura letteraria e teatrale italiana, che sarà presentato sabato 9 maggio alle ore 18.30 presso la Libreria Chat Noir (Via Oddino Morgari, 17- Torino). L’incontro torinese si inserisce nel solco di una riflessione sempre più attuale: quella sul modo in cui l’Occidente ha storicamente costruito l’immagine dell’“altro”, intrecciandola con stereotipi culturali e rappresentazioni di genere. Abbiamo dialogato con l’autrice per addentrarci meglio nelle trame del suo libro e nella presentazione di sabato.

Da subito, già al primo capitolo del volume, Serena Vinci ricostruisce con precisione il processo di formazione del mito della Cina nell’immaginario europeo, mostrando come esso sia il risultato di una stratificazione culturale iniziata ben prima del Settecento. Ci racconta come già a partire dalla diffusione de Il Milione di Marco Polo, la letteratura italiana accoglie una rappresentazione fortemente idealizzata dell’Oriente. A questa si affiancano, nei secoli successivi, le cronache dei missionari gesuiti, che contribuiscono ad alimentare curiosità e immaginario, e soprattutto la moda delle chinoiserie francesi, che nel Settecento offrono un vero e proprio repertorio estetico e simbolico pronto per essere rielaborato. Nel secolo dei Lumi, la Cina diventa così una superficie riflettente: più che un luogo reale, uno specchio delle esigenze europee.

Vinci racconta come questo possa apparire, di volta in volta, come modello virtuoso – una società governata da letterati e intellettuali selezionati per merito – oppure come esempio negativo, soprattutto in relazione ai costumi e all’educazione femminile, giudicati eccessivi, oscillanti tra libertà e oppressione. Questa fascinazione si traduce in una vera e propria “cineseria diffusa”: dagli abiti agli arredi, dalla progettazione dei giardini agli affreschi murali a tema orientale, particolarmente presenti anche nei palazzi aristocratici torinesi. Un gusto estetico che non resta confinato alla decorazione, ma diventa scenografia ideale per il teatro, per il melodramma e per la narrativa, contribuendo a consolidare un immaginario condiviso e potente.

Particolarmente significativa è l’analisi dedicata a La cinese in Europa di Pietro Chiari, dove Vinci propone una lettura che supera le categorie tradizionali, arrivando a suggerire un’apertura verso interpretazioni più fluide delle identità di genere. Un passaggio che, pur radicato nel contesto settecentesco, dialoga con sensibilità contemporanee e invita a rileggere il teatro dell’epoca come spazio di sperimentazione, non solo estetica ma anche culturale. La scrittrice mette in luce come anche se il Settecento possa apparire distante, le dinamiche messe in luce dal volume risultano sorprendentemente attuali. La costruzione dell’altro, l’esotizzazione, l’uso della differenza culturale come specchio delle proprie tensioni: sono processi che attraversano i secoli e arrivano fino a noi. In particolare, Serena racconta l’ esempio della sovrana come Caterina di Russia che, affascinata dalla cultura illuminista e dalla filosofia, cercò di cambiare il modo di governare e di percepire le categorie ritenute inferiori.

La presentazione torinese rappresenta dunque un’occasione preziosa non solo per conoscere il lavoro di Serena Vinci, ma anche per interrogarsi su come continuiamo, ancora oggi, a raccontare ciò che percepiamo come “altro”. Un appuntamento per chi ama la cultura, il teatro e la storia delle idee, ma anche per chi è curioso di capire quanto il passato continui a riscrivere il nostro sguardo sul mondo.

Valeria Rombolà