CULTURA E SPETTACOLI

“Disegniamo l’arte”, alla Palazzina di Caccia di Stupinigi per adulti e bambini

Alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, domenica 19 aprile, alle ore 15.45, il disegno torna ad essere al centro di un gesto diretto: guardare, scegliere, tracciare. “Disegniamo l’arte” rappresenta un invito rivolto ad adulti e bambini a sperimentare il disegno dal vero. Foglie, rami, scorci del giardino, ma anche dettagli architettonici della Palazzina diventano punti di partenza per costruire immagini essenziali, senza impostazioni rigide. Le postazioni, distribuite tra interno ed esterno, accompagnano i partecipanti in un percorso libero, dove il tempo della visita si dilata e si concentra sullo sguardo e il drawing style.
Non è richiesto un livello specifico: si lavora insieme, ciascuno con il proprio segno, alternando attenzione e pratica per soffermarsi su ciò che spesso resta sullo sfondo.

INFO
Palazzina di Caccia di Stupinigi Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)
Domenica 19 aprile, ore 15.45
Durata dell’evento: 1 ora e 30 minuti circa
Prezzo visita + laboratorio: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto
Biglietti: intero 12 euro; ridotto 8 euro per ragazzi 6-17 anni e over 65. Gratuito: minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card, accompagnatori disabili
Prenotazione obbligatoria entro il venerdì precedente
011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it
www.ordinemauriziano.it

Mara Martellotta

«Si spogli», anteprima nazionale al Baretti

DI MARIANNA L’AMICO

SUL PALCO L’ESPERIENZA DEL CARCINOMA AL SENO 

 

Mercoledì 15 aprile alle 21 il Cineteatro Baretti, in via Baretti 4, ospita l’anteprima nazionale del monologo semiserio che trasforma l’esperienza del carcinoma al seno in un rito di cura, ironia e condivisione. Cosa accade quando la mente comprende la necessità di un intervento chirurgico, ma il corpo resta indietro, vibrante di emozioni indicibili? Da questa frattura, tra logica e sentire, nasce “Si spogli!”, il monologo teatrale di e con Marianna L’Amico, lucana di nascita e torinese d’adozione.

 

Lo spettacolo non è un semplice racconto di malattia, ma un’esperienza di “clown umano” applicata alla vita vera. Al centro della narrazione c’è il percorso oncologico legato a un carcinoma al seno: dalla diagnosi improvvisa all’operazione, scandita dal comando, tecnico e spersonalizzante, che dà il titolo alla pièce, «Si spogli». Se la sanità funziona e l’intervento riesce impeccabilmente, resta aperta la questione del vissuto emotivo. In scena, l’autrice esplora quel crinale sottile dove la fragilità diventa forza attraverso un linguaggio poetico, dissacrante e profondamente liberatorio.

 

«Tre giorni dopo l’intervento ero a letto, tra drenaggi e calze antitrombo – spiega Marianna L’Amico – Il mio corpo sembrava dirmi: finalmente mi ascolti. Ho iniziato a scrivere per non soffocare quel peso, ma solo quando ho ritrovato il filo rosso della mia carriera trentennale, la gioia, ho capito come raccontarlo. Il clown è stato il mio maestro: insegna a cadere, a giocare con i limiti e a trasformare il piombo in oro attraverso il sorriso».

 

Il monologo si sviluppa come un dialogo intimo e funambolico che racconta questa storia personale che diventa, a poco a poco, collettiva, incontrando vissuti ed esperienze del pubblico riguardanti la salute, ma anche il dolore e la capacità di rispondere alla vita. La protagonista si guarda allo specchio, parla a cuore aperto e usa il dialetto lucano per dare voce alla verità più viscerale, coinvolgendo gli spettatori in un rito di riconoscimento reciproco.
Non c’è accusa verso il sistema sanitario, né rassegnazione: c’è il darsi il permesso di esistere, con tutta la propria dignità, anche quando ci si ritrova letteralmente “in mutande” davanti agli eventi della vita o si è costretti a toglierle davanti a molte persone. Uno spettacolo che cerca anche di sensibilizzare sull’importanza dell’empatia in ambiente ospedaliero, sulla necessità di accompagnare con attenzione e maggiori informazioni il paziente.

 

Dopo il successo della versione breve presentata al festival Women & the City di Torino, lo spettacolo approda al Baretti in una veste ampliata, di circa 60 minuti: si tratta dell’anteprima nazionale. È un invito a stare nella presenza, a ridere di cuore (perché sì, si ride molto anche se si parla di carcinoma, ago aspirato, biopsie e operazione) e a riconoscersi umani e mortali, scoprendo che proprio in questa consapevolezza risiede la massima leggerezza.

 

«“Si spogli!” è un atto di gratitudine verso la vita, un momento di alchimia teatrale dove il dolore non ha l’ultima parola, lasciando spazio alla bellezza e alla scintilla della guarigione emotiva: racconta la mia trasformazione» conclude L’Amico.

 

Biglietti: 12 euro. Ridotto under25/ over65/ Aiace/ Anpi 10. In vendita su https://www.anyticket.it/anyticketprod/Web/SchedaEvento.aspx?partner=BATO&idSpettacolo=24373

 

Lo spettacolo

Di e con: Marianna L’Amico.

Regia: Fabrizio Barbiero e Marianna L’Amico.

Produzione: Circo Madera e Artinforma srls.

Musiche: Dino Viceconte.

Fotografie: Simona De Pascalis.

Costumi: Sandra Comas.

Assistente alla produzione: Monica Durigon.

Promozione e distribuzione: Manuela Romano 349 244 9600

 

Fb: si spogli, se-no

Insta: si spogli, se_no

 

La protagonista

Lucana doc, ma nata a Foggia il 20 febbraio 1974, Marianna abita a Torino. Sposata allegramente con Carlo (informatico) e benedetta dalla nascita di Enrico e Gaia, 11 anni fa, ha fondato Artinforma srls, una piccola società di servizi artistici e informatici con suo marito. Dopo 25 anni di esperienza teatrale (arte di strada, formazione e animazione) e 13 di costellazioni familiari, le sue proposte formative uniscono le arti teatrali e figurative, il gioco e la crescita personale, tenute insieme dalla gioia, come strumento di riconnessione con la leggerezza e la energia innata del proprio cuore.

«Per me il clown, con naso o senza, è il Virgilio semplice e onesto di questo mondo. Scrivo e mi diverto, con e senza rime: filastrocche, canzoni, testi teatrali, oracoli e presto un manuale di giochi ed esperienze artistiche per bambini – spiega – Adoro il tempo lento, la collaborazione e il buon cibo; anche le tre cose mescolate insieme. Lavoro con gruppi e in sessione individuale (privati, associazioni, scuole e chiunque ami mettersi in gioco)!

Per me l’arte in tutte le forme, se allineata in connessione col cuore, è guarigione; e chi è al servizio per aiutare, guarire, facilitare, educare o assistere le persone, è un artista».

Formazione teatrale principale: ATF di Philip Radice, ICRA di Michele Monetta, Paolo Nani, Jango Edwards, Comicoro/Circo Madera.

A Guarene, Neviglie e Piea tra dialoghi, idee e buone pratiche

Sta per volgere al termine il programma di “Snodi” delle Colline Co-creative di Langhe, Monferrato e Roero, sostenuto dal PNRR per la rigenerazione culturale e sociale dei borghi storici di Guarene, Neviglie e Piea. Avviato nella primavera del 2023, il progetto ha accompagnato i tre territorisi in un percorso di crescita e collaborazione rafforzando il senso di comunità attraverso la cultura, e promuovendo il coinvolgimento attivo dei più giovani.

“Come Sindaco del Comune di Guarene non posso che esprimere grande soddisfazione per i risultati raggiunti dal progetto ‘Snodi’. È stato un percorso impegnativo, che ha richiesto visione, capacità di coordinamento e un forte coinvolgimento dei territori, ma che ha saputo rispettare pienamente gli obiettivi e realizzare tutte le attività previste – dichiara il Sindaco Simone Manzone – ancora più significativo è il fatto che questo progetto non si esaurisce con la sua conclusione formale: la sua vera forza sta nell’eredità che lascia. ‘Snodi’ ha infatti introdotto studi, modelli e strumenti che rappresentano una base concreta per immaginare e costruire nuove traiettorie di sviluppo culturale per il nostro territorio, anche oltre il 30 giugno”.

“È proprio la capacità di generare visione futura, oltre ai risultati immediati – spiegano Corrado Benotto, Sindaco di Neviglie, e Alessandro Borgo, Sindaco di Piea – che rende questo progetto un investimento strategico per le comunità di Langhe, Roero e Monferrato”.

Il percorso si conclude con “Snodi culturali”, ciclo di 11 incontri gratuiti e aperti al pubblico che si terranno tra il 16 aprile e il 26 maggio con la Fondazione Cesare Pavese. Gli incontri, moderati da Pierluigi Vaccaneo, si svolgeranno il martedì e il giovedì in alcuni luoghi simbolici del progetto, a Guarene e a Piea, presso gli hub riqualificazione grazie a “Snodi”, mentre a Neviglie gli appuntamenti avranno luogo sul belvedere The Traveler, dell’artista Jean Marie Appriou che, in questi anni, ha ospitato diversi appuntamenti di “Snodi”, oppure in caso di maltempo presso la chiesa dei Battuti Bianchi.

“Snodi culturali” è qualcosa di più di un ciclo di incontri e approfondimenti per acquisire esperienze e buone pratiche, attraverso il confronto diretto con professioni, studiosi e operatori culturali. “Snodi” vuole lasciare una traccia per tutti coloro che vivono e operano nei tre territori. Tra gli ospiti figurano la giornalista Francesca Giacobino, che aprirà il ciclo con il tema “Comunicare la cultura”, l’imprenditrice Serena Tosa insieme al pilota e imprenditore Dindo Capello, che offriranno uno sguardo sul rapporto tra cultura e impresa. Anche un Ente pubblico come il Comu e di Paroldo racconterà la propria esperienza insieme a professionisti della progettazione culturale, tra cui Federico Alberto, Marwan Chaibi e Damiano Aliprandi, della Fondazione Carraldo, esperti del territorio come Edmondo Bonelli, operatori teatrali co e Elena Romano e Beppe Incarbona, manager come Luca Luongo e lo storico Daniele Lupo Jallá. I temi affrontato spazieranno dall’organizzazione di eventi culturali alla costruzione di strategie di comunicazione, dal valore dei beni culturali minori alla valorizzazione delle aree rurali, fino al rapporto tra paesaggio, cultura, impresa e comunità locali. Il ciclo avrà la sua conclusione martedì 26 maggio alle ore 18, presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Guarene, con la presentazione del libro “Vite di Langa e Roero. Trasformazioni di una civiltà contadina”, scritto a quattro mani da Carlo Petrini e Paolo Tibaldi, pubblicato da Slow Food Editore. A dialogare con il pubblico sarà Paolo Tibaldi, che ripercorrerà le profonde trasformazioni avvenute negli ultimi due secoli nelle colline delle Langhe e del Roero, territori capaci di evolvere senza smarrire la propria identità culturale. L’incontro finale sarà l’occasione per trarre un bilancio e condividere i risultati del progetto con la comunità.

Tutti gli appuntamenti si terranno alle ore 18 a Guarene e Neviglie e, alle ore 21, a Piea. Gli incontri sono gratuiti senza necessità di prenotazione.

Mara Martellotta

Il “Cabaret” di Brachetti e Luciano Cannito, un rinnovato successo tra divertimento e riflessioni

Laura Galigani come Sally Bowles all’Alfieri, repliche sino a domenica

Tornare a rivedere sul palcoscenico dell’Alfieri “Cabaret”, giunto al suo terzo anno di repliche, di pieno linguaggio cinematografico come di appagante teatralità, significa trovarsi dinanzi ad una prova registica (firmata a quattro mani da Luciano Cannito, sue anche le coreografie, e Arturo Brachetti) e attoriale che non fa che convincere sempre di più – oltre che far pensare, parecchio -, che lascia intravvedere minimi cambiamenti rispetto al passato e recenti quanto particolari nervature che segnano, che approfondiscono, che elegantemente ti fanno entrare sempre di più nell’anima dello spettacolo. Uno spettacolo che si sta ponendo come una delle maggiori riuscite nella produzione del Fabrizio Di Fiore Entertainment. Due isole di regia in parallelo che hanno costruito il privato e il divertimento del Kit Kat Klub – nel doppio piano della scenografia firmata da Rinaldo Rinaldi (nel perfetto congegno dei girevoli, il vagone di un treno e una vecchia stazione, una camera d’albergo di poverissime pretese, un negozio di frutta, le luci soprattutto dello spettacolo più folle nel più trasgressivo dei locali della Berlino d’inizio anni Trenta, dove “chi guarda chi” in piena libertà; e poi la grandezza di una città, lassù dove trovano  posto altre luci e l’orchestra dal vivo) – con un invidiabile ritmo, con il divertimento che non tralascia lo spazio ai momenti di una tragedia che sta per esplodere, ai sogni e al loro infrangersi contro una realtà troppo amara e dolorosa, alle passioni, alla spensieratezza, alla libertà anche sessuale che invadevano quegli anni.

Il film omonimo di Bob Fosse (otto Oscar su dieci candidature nel ’73) ci ha insegnato l’ascesa e la caduta della spericolata Sally Bowles, cantante di quel locale, e di Clifford Bradshaw, scrittore americano di molte idee e di poca fortuna, ridotto nel suo soggiorno nella capitale tedesca (“Willkommen”) a pensare di fornire lezioni d’inglese, altroché il grande romanzo!, dietro cui il romanziere Christopher Isherwood con molte libertà nascose se stesso, anche lui ospite della sorta Repubblica di Weimar a raccogliere materiali di vita e di esistenze che convoglieranno in seguito in “I am a Camera” e “Addio a Berlino”. Un amore che nasce e sembra eterno, incosciente e solido, mentre tutto sembra votato al piacere e al successo (“Money Money”), mentre iniziano a comparire le nubi del nuovo regime, la Notte dei lunghi coltelli e l’affidamento del Cancellierato al futuro dittatore, mentre le prime squadre prendono a intonare “Tomorrow belongs to Me”, come suona il titolo di una delle più belle canzoni del musical (e uno dei momenti di più tragica poesia del film, e si guardi come la regia l’ha qui risolta; le musiche continuano a essere quelle di John Kander, le parole di Fred Ebb, il libretto di Joe Masteroff). Sally continuerà a costruire e a sperare in una carriera di cantante all’interno del club, perché la vita dopo tutto è un grande “Cabaret”, Cliff tornerà in America, una vera fuga, come in quegli anni abbandonavano e fuggivano il mondo tedesco maestri del cinema come Billy Wilder e Otto Priminger, Robert Siodmak e Fritz Lang, Fred Zinnemann e Max Ophüls, senza la speranza di ritornarvi. Era un mondo che offendeva gli angoli anche appartati e semplici degli affetti privati, come quelli dell’affittacamere Fraülein Schneider e dell’anziano Herr Schultz, un ebreo ancora orgoglioso di essere tedesco e ancora sicuro che quella tragedia, con le sue prime avvisaglie, “durerà poco”: anche per loro un tempo breve di affetti e il doveroso distacco, di fronte ad un futuro più che incerto.

Brachetti s’è ritagliato alla grande i momenti del Kit Kat Klub, con i suoi numeri di Maestro delle Cerimonie, il vulcanico Emcee. Coordina, canta, commenta, chiama il pubblico (di ieri e di oggi) a testimone, intenso e vero motore di quell’angolo di decadenza. Brevi e più ampi momenti in cui non ha rinunciato ad essere Brachetti, regalando ancora una volta quei flash di trovate – è sufficiente un cambio velocissimo, un abito che appare inspiegabile, uno stupore, una smorfia, una trovata mai superflua, trova anche lo spazio per citare quel nanerottolo del suo führer alle prese con un mappamondo, in un preciso memento chapliniano – che ce lo fanno ad ogni occasione apprezzare. Ha alle spalle quel mostro sacro di Joel Grey (che si guadagnò l’Oscar come migliore attore non protagonista nel film di Fosse) e parecchi altri: ma il suo sberleffo, i suoi grumi di cattiveria e di fiammata diabolica, la sua gran capacità di condurre il gioco sino in fondo, sino a mostrarsi come un prigioniero pronto a entrare tra la nebbia di una camera a gas, un vecchio pastrano addosso e una fascia gialla, ne decretano il pieno successo. Se lasciamo a Luciano Cannito la cementata ossatura e la supervisione dell’alternarsi e dell’amalgamarsi delle vicende, quei momenti più intimi che potrebbero affaticarsi di troppi sentimentalismi e che al contrario ne sono tenuti fuori dallo sguardo disteso sulla realtà, se diamo a lui e ai suoi collaboratori l’efficace trasposizione italiana dei testi, ottima, sinceramente udibile, semplicemente quotidiana, laddove in altri musical si è incappati in nuovi testi per molti versi stonati e ridicoli, allora il successo è completo. Laura Galigani combatte, pure lei, contro un altro mostro sacro che è stata Liza Minnelli. Non puoi non “rivedere” certi occhioni sgranati, certi numeri perfetti, certe scene che da più di cinquant’anni ti stanno nella memoria: ebbene, alla prima della ripresa a cui ho assistito, la sua Sally me la sono guardata e goduta appieno, costruita a poco a poco nella ariosa spensieratezza, nella speranza e nella grinta, inalberando il continuo e disperato voler chiudere gli occhi dinanzi alla tragedia che avanza.

Tutti quanti sono dei necessari quanto autoritari tasselli nella storia. Simonetta Cartia, bella prova d’interpretazione e di voce e di sentimenti, e Tony Mazzara, la coppia d’attempati innamorati, il Clifford di Luca Pozzar, sogni di gran romanziere ma un disincanto che arriva presto, le sortite a sfondo pubblicitario/erotico, gli atteggiamenti alla Marylin (non li abbandoni perché le stan benissimo!) di Giulia Ercolessi, giovane signorina Kost che ha un forte debole per i marinai, ballerine e ballerini che entrano ed escono a riempire letteralmente di bravura l’intero palcoscenico, tra improvvisi personaggi e numeri di danza (tutti, come tutti i colleghi, rivestiti dei fantasiosi costumi di Maria Filippi) che lascio al divertimento dello spettatore. Repliche ultime della stagione sino a domenica 12 (ore 15,30). Un successo.

Elio Rabbione

Foto Tommaso Ciriolo 

Per “Le Domeniche dell’Auditorium” Šostacovič, tra ironia e tragedia

Domenica 12 aprile, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, sarà interamente dedicato a Dmitri Šostakovič il quinto appuntamento del ciclo dei concerti cameristici “Le Domeniche dell’ Auditorium”, in programma alle 10.30 e registrato da Radio 3, che lo trasmetterà domenica 26 aprile alle 20.30.

Protagonista è il Light Point Double Trio dell’OSN Rai, composto da Arianna Luzzani al violino, Amedeo Fenoglio al violoncello, Andrea Rebaudengo al pianoforte, Biagio Zoli ai timpani, Matteo Flori ed Emiliano Rossi alle percussioni.

Šostakovič̣ è stato un compositore capace di tradurre in musica le contraddizioni di un’epoca intera, oscillando tra l’ironia sferzante e la tragedia più profonda. Il contrasto fra l’estro giovanile e la meditazione tardiva emerge chiaramente nel confronto tra due pagine emblematiche presentate dall’Ensemble OSN della Rai in vesti strumentali di grande fascino: la “Suite for Variety Orchestra”, del 1938 e articolata in otto movimenti, nell’arrangiamento di Ferran Cruixent, e la Sinfonia n.15 in la maggiore op.141, del 1972, proposta nella celebre trascrizione di Viktor Derevianko.

Biglietti: prezzo unico 5 euro – in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino, in piazza Rossaro.

Mara Martellotta

Orchestra Filarmonica di Torino e Trio Concept: “Il metronomo in salotto”

Martedì 14 aprile, al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino

Martedì 14 aprile, alle ore 21, l’Orchestra Filarmonica di Torino, sotto la direzione di Giampaolo Pretto, propone, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino il concerto “Il metronomo in salotto”, un nuovo appuntamento della stagione “One way memories”, costruito attorno al dialogo tra il grande repertorio sinfonico e la dimensione cameristica. Si tratta di un concerto che mette in relazione l’Orchestra con un delle formazioni più brillanti emerse negli ultimi anni sulla scena internazionale, il Trio Concept.

Ensemble interamente torinese, il Trio Concept è composto da Edoardo Grieco al violino, Francesco Massimino al violoncello e Lorenzo Nguyen al pianoforte. Si è affermato in debutto all’interno di sale iconiche della musica europea, come Musik Verein di Vienna, Concert Gebow di Amsterdam e Elbphilharmonie di Amburgo. Vincitori del Prix Paternot al Festival di Verbier e selezionati come Echo Rising Stars 2025-2026, tornano a Torino, città in cui sono nati artisticamente con il nome di Trio Chagall, con una nuova identità, ma con lo stesso entusiasmo per una musica da camera intensa, comunicativa e profondamente condivisa. Al centro del programma, il Triplo Concerto op.56 di Beethoven, pagina unica nel suo genere, in cui pianoforte, violino e violoncello dialogano tra loro e con l’orchestra in un equilibrio raffinato tra dimensione cameristica e respiro sinfonico. Si tratta di un’opera che incarna perfettamente l’idea di salotto evocata dal titolo del concerto, uno spazio di ascolto, confronto e intimità animato da un’energia collettiva e da una scrittura di grande vitalità.

“Torino ci è mancata tantissimo. Ritornarvi, per suonare con gli amici di sempre dell’Orchestra Filarmonica di Torino, rappresenta un’emozione speciale, e farlo nella sala in cui abbiamo tenuto i nostri primi concerti come ensemble, e dove abbiamo incontrato insegnanti che ci hanno cambiato la vita, ci riempie il cuore di entusiasmo, gratitudine e affetto. In fondo è lo stesso mix di emozioni che rende il Triplo Concerto di Beethoven un’opera unica e straordinaria, pura energia e vitalità – affermano Grieco, Massimino e Nguyen”.

A fare da ideale contrappunto al carattere cameristico del triplo concerto, è la Sinfonia 8 op.93 di Beethoven, che ne mostra il volto più giocoso. Composta tra il 1811 e il 1812, l’Ottava rilegge le forme classiche con spirito libero e ironico, trasformando il rigore in energia e sorpresa. Emblematico l’Allegretto “Scherzando”, che allude al ticchettio del metronomo inventato da Johann Nepomuc Mälzel: un gesto musicale che fa del tempo stesso un gioco sonoro. Tra brillantezza ritmica e leggerezza inventiva, la Sinfonia completa il programma come naturale sviluppo dell’idea di “Il metronomo in salotto”, in cui intimità e slancio collettivo convivono in equilibrio. Come da tradizione, ogni concerto al Conservatorio si aprirà con una storia, un brevissimo racconto ispirato al programma musicale, scritto appositamente per OFT dal giornalista e musicista Lorenzo Montanaro. La lettura del testo che accompagna in modo coinvolgente dentro la musica, è affidata all’associazione liberi pensatori “Paul Valery” e all’Accademia di formazione teatrale “Mario Brusa” di Torino.

Il concerto di martedì 14 aprile, alle ore 21, al Conservatorio Verdi, è preceduto da due momenti di prova aperti al pubblico. L’Orchestra Filarmonica di Torino offre da sempre la possibilità al pubblico di vedere i musicisti al lavoro. La prova di lavoro sarà domenica 12 aprile, dalle10 alle 13, in via Baltea 3, a Torino. La prova generale è in calendario lunedì 13 aprile alle ore 18.30, al teatro Vittoria , in via Gramsci 4, a Torino.

Mara Martellotta

“Scherzo a tre mani”, ultimo appuntamento di stagione dell’Unione Musicale

Domenica 12 aprile in scena lo spettacolo

Al teatro Vittoria torna domenica 12 aprile, alle 16.30, il poetico spettacolo di Teatro all’Improvviso, “Scherzo a tre mani”, tra musica e pittura per tutta la famiglia. Ultimo appuntamento di stagione per la rassegna dell’Unione Musicale “Raccontami una nota”, favole musicali per famiglie in cui la musica, eseguita sempre dal vivo, è parte integrante delle storie per avvicinare al teatro e alla musica di tradizione classica.
Domenica 12 aprile, al teatro Vittoria, alle 16.30, andrà in scena lo spettacolo “Scherzo a tre mani”, una delle produzioni più celebri rappresentate di Teatro all’Improvviso, con le animazioni pittoriche di Dario Moretti e l’accompagnamento pianistico di Saya Namikawa. Lo spettacolo è ispirato alla raccolta di brani per pianoforte “Pour les enfants”, realizzata dal compositore Béla Bartók tra il 1808 e il 1809. Si tratta di melodie semplici, adatte all’infanzia, elaborate a partire da temi popolari ungheresi. Alcuni di questi brani, eseguiti dal vivo dalla pianista Saya Namikawa, accompagnano la mano del pittore Dario Moretti, che realizza immagini proiettate in tempo reale su di uno schermo al centro della scena. Si assiste così a un lavoro a tre mani, che racconta sette storie attraverso la musica e la pittura, ma anche grazie a personaggi e marionette animate.

Dal bosco al circo, passando per un faro in mezzo al mare e per una città. Vari sono gli scenari e le azioni che si animano, e si trasformano senza sosta, lasciando scorrere libera, in ogni spettatore, la propria immaginazione. Come in un film muto, non ci sono parole che accompagnano le storie, ma semplicemente suoni, rumori e giochi vocali che si alternano e si sovrappongono alla musica di Béla Bartók. Un’avventura piena di meraviglia per gli occhi e le orecchie.

Dario Moretti ha fondato il Teatro all’Improvviso nel 1978, e da allora ne è il direttore artistico. La sua ricerca teatrale si è sviluppata attraverso numerosi linguaggi: dal teatro di burattini di figura ai linguaggi del corpo e della voce, con tematiche legate all’arte contemporanea e con inclusioni nella scultura, pittura, musica dal vivo e danza. Moretti identifica nel teatro per l’infanzia e per i bambini la sua vocazione artistica. Ha scritto, diretto e realizzato circa sette spettacoli, molti di questi richiesti in festival e rassegne di tutta Europa, ma anche in Russia, Brasile, Stati Uniti, Giappone, Turchia e Tunisia. In parallelo all’attività teatrale, Moretti ha scritto e illustrato oltre 20 libri per bambini, ha realizzato installazioni, disegnato bozzetti per materiali utilizzati in vari festival e rassegne in Italia e all’estero e, nel 2024, ha ricevuto il premio Giuliano Scabia per aver creato, con le sue produzioni, un teatro-ragazzi originale e riconoscibile.

Mara Martellotta

L’abbazia di Santa Fede

A cura di Piemonteitalia.eu

 

Posta nel cuore del Monferrato, a poco più di un chilometro dall’abitato di Cavagnolo, in un luogo che invita al raccoglimento e alla spiritualità, l’abbazia di Santa Fede un tempo faceva parte di un vasto sistema di accoglienza ai pellegrini e ai viandanti, tra cui molti provenienti dalle Alpi Occidentali…

Leggi l’articolo:

https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/abbazie-e-chiese/abbazia-di-santa-fede

The Producers. Il musical di Split Teatro da Mel Brooks

Al teatro Superga di Nichelino andrà in scena il musical di Split Teatro “The Producers”,  tratto dal celebre film di Mel Brooks l’11 e 12 aprile prossimi.

Tratto dal celebre film di Mel Brooks The Producers, racconta la folle avventura di Max Bialystock, produttore teatrale  sull’orlo del fallimento, e Leo Bloom, timido contabile con grandi sogni .
Insieme ideano il colpo perfetto, quello di creare il peggior spettacolo della storia per arricchirsi, con un clamoroso flop, ma le cose non vanno come previsto.
Vincitore di 12 Tony Awards, record assoluto per un musical, the Producers conquista il pubblico con numeri musicali esplosivi e battute fulminanti.
È stato capace di una satira brillante sul mondo del teatro, in grado di far ridere, sorprendere ed emozionare dall’inizio alla fine. Le coreografie sono di Eduardo Viviani, la direzione vocale di Elisa Fagà.

Mara Martellotta

Info

Teatro Superga, via Superga 44, Nichelino (TO)

Sabato 11 aprile 2026, ore 21

Domenica 12 aprile 2026, ore 17

The Producers

Musiche di Mel Brooks

Libretto di Mel Brooks & Thomas Meehan

Traduzione, adattamento e regia di Gianluca Argentero

Coreografie di Eduardo Viviani

Direzione vocale di Elisa Fagà

Biglietti: 18,40 euro

www.teatrosuperga.it biglietteria@teatrosuperga.it

IG + FB: teatrosuperga

Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19

I biglietti si possono acquistare presso la biglietteria del Teatro Superga, sul luogo dell’evento nei giorni di spettacolo dalle ore 18, online su Ticketone.it

 

La memoria del primo amore e la sostituzione nella mostra dedicata a Diana Markosian

Dal 10 aprile al 6 settembre prossimo, le Gallerie d’Italia di Torino presentano la mostra “Diana Markosian. Replaced”, progetto dell’artista dedicato alla memoria del primo amore e al sentimento della sostituzione. La mostra fa parte di EXPOSED Torino Photo Festival. Diana Markosian è una delle giovani protagoniste della scena fotografica internazionale. Il progetto “Replaced” prende avvio dall’innocenza del primo amore e si sviluppa attraverso luoghi e tempi diversi, tra ricordo e ricostruzione, dove la macchina fotografica diventa al tempo stesso testimone e strumento di indagine emotiva. Nel momento in cui i luoghi e i gesti del passato vengono riattivati, la memoria si rivela instabile, mettendo in discussione l’unicità stessa dell’esperienza amorosa. In un gesto radicale, l’artista di origine armena, nata a Mosca nel 1989, ingaggia un attore per interpretare l’uomo del suo passato e ricostruisce scene di intimità e di rottura muovendosi sul terreno incerto della memoria, dove il desiderio modifica e trasforma i ricordi.
Il lavoro diventa così un atto di riappropriazione della propria storia, un tentativo di abitare ancora, e per un istante, ciò che è stato. Più che un racconto del passato, “Replaced” è un esercizio di presenza: il titolo della mostra significa “sostituito/a”. Nelle immagini vediamo lei come un modello che prende il posto della persona con cui l’amore è finito. Attraverso un film, adattato per la sala immersiva delle Gallerie d’Italia di Torino, e una serie di fotografie che combinano rievocazione, sceneggiatura e autofinzione, l’artista ha ricostruito la relazione durata oltre un decennio, interrogando la fragilità del mito romantico e il disorientamento che segue la sua fine.

Venerdì 10 aprile, dalle 18.30 alle 19.30, si terrà alle Gallerie d’Italia l’incontro “Inside”, in occasione della mostra dal titolo “Diana Markosian. Replaced”, in cui l’artista dialogherà con la curatrice Brandey Estes per approfondire il suo progetto e il processo creativo che lo ha generato.

Attraverso fotografie, installazioni e narrazione autobiografica, “Replaced’ indaga il modo in cui amore, memoria e perdita plasmato la nostra identità, interrogando il senso di appartenenza, i ricordi condivisi e il disorientamento che nasce quando questi vengono riscritti. Durante l’incontro, l’artista racconterà la genesi del lavoro e il percorso che l’ha portata a trasformare un’esperienza personale in una riflessione più ampia, sulla fragilità dei legami e sulla natura mutevole della memoria. L’incontro si svolgerà in inglese.
Sempre alle Gallerie d’Italia, mercoledì 27 maggio, dalle 18.30 alle 19.30, si terrà un incontro con Vito Mancuso. Esiste certamente una necessità biologica nei confronti dell’amore, quale emerge già nella vita degli animali, ma il modo umano non è riducibile alla biologia, è anche sentimento, passione, malinconia, ideale, oscurità e luminosità insieme. Che cosa insegna di noi e del nostro destino?

In occasione della mostra di Diana Markosian, mercoledì 10 giugno prossimo, dalle 18.30 alle 19.30, si terrà un incontro con Valeria Montebello, che esplorerà il modo in cui le relazioni sentimentali continuano a vivere nella memoria anche dopo la loro fine. L’autrice rifletterà su come gli amori passati rimangano presenti come tracce, fantasmi che abitano luoghi, oggetti e ricordi condivisi. Una riflessione sul desiderio, sulla perdita e sui modi in cui ognuno di noi rielabora la fine di una storia amorosa.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Arte, le Gallerie d’Italia di Torino invitano i visitatori a fruire di una visita guidata che accompagna il pubblico tra immagini e narrazioni, che trasformano una vicenda personale in una riflessione universale su memoria, identità e fragilità dei legami. La visita guidata è prevista il 15 aprile prossimo dalle 18 alle 19.

Mara Martellotta