CULTURA E SPETTACOLI

“Mi fai una storia?” Sarà un’edizione speciale

Per “salutare la primavera”, quella che il “Festival di lettura” rivolto ai bimbi più piccoli terrà nella nuova Biblioteca di Druento

Venerdì 20 e sabato 21 marzo

Druento (Torino)

Bimbe e bimbi dagli 0 ai 6 anni, età in cui ancora (salvo in casi di “enfants super- super-prodiges”) non si legge. E’ “a” e “per” loro che nasce “Mi fai una storia?”, Festival di “Lettura e Ascolto”, giunto ormai alla sua sesta edizione e che, venerdì 20 e sabato 21 prossimi, si terrà per la seconda volta a Druento (Torino), negli spazi della nuova e attivissima “Biblioteca” dedicata a Ipazia d’Alessandria (filosofa, matematica e astronoma dell’antica Grecia, simbolo universale della libertà di pensiero contro ogni fanatismo religioso), al civico 10 di via Morello.

Dopo l’appuntamento a Settimo torinese ( il 6 e 7 febbraio scorsi), il Festival – unico del genere in Italia – si presenta in questa nuova tappa druentina, con l’abito della “primavera”, è completamente gratuito e organizzato, come sempre, dall’Associazione “Il Bambino Naturale” e “Il Leone Verde Edizioni”, in collaborazione questa volta con la “Biblioteca Civica Multimediale Ipazia” e il patrocinio del “Comune di Druento”, sotto la direzione artistica di Anita Molino.

Il titolo del Festival si ispira a un libro di Elisa Mazzoli – scrittrice, formatrice e due volte Premio “Nati per Leggere”, originaria di Cesena ma da sempre residente a Cesenatico – pubblicato dalla torinese Casa Editrice “Il Leone Verde” e titolo che riprende una domanda rivolta spesso dai più piccoli ai “grandi” di loro riferimento: … Papà, mamma, nonno, nonna … mi fai una storia?

“Siamo davvero felici – spiega Anita Molino, direttrice artistica – di tornare a Druento per la seconda volta. L’anno scorso c’è stata tanta partecipazione e voglia di stare insieme: abbiamo dunque deciso di riproporre con entusiasmo questo appuntamento pensato per scuole e famiglie. Ci piace l’idea di trasmettere e diffondere le pratiche legate alla lettura con il corpo e di rendere la lettura un’esperienza fatta di movimento, gioco, scoperta: così i bambini imparano divertendosi e anche i grandi possono trovare spunti nuovi per crescere insieme a loro. Quest’anno ci saranno anche i laboratori dedicati alle filastrocche e momenti per fare insieme musica pensati proprio per i più piccoli. E come sempre, tutto sarà gratuito. Il che non guasta proprio!

Anche per questa nuova edizione, il cuore pulsante dell’evento si manifesterà nelle “attività laboratoriali” condotte da professioniste di rilievo nazionale. Lara Tassini, giovane illustratrice di Novara, diplomata alla prestigiosa Scuola “Ars in Fabula”, guiderà, nella prima giornata, i partecipanti nell’esperienza “Forme da esplorare”. In questo contesto, il “cartoncino colorato” diventa il mattone per costruire un “alfabeto emotivo”: attraverso il collage di forme geometriche e irregolari, ogni bambino è invitato a dare corpo al proprio “animale delle emozioni”“Si tratta – spiega la docente – di un esercizio di introspezione creativa che prende le mosse dal progetto editoriale ‘Naso pulito’, dove figure simboliche come il leoncino o l’elefantino aiutano i piccoli a processare sentimenti complessi come la rabbia o la tristezza, trasformandoli in creature visibili e condivisibili”.

Accanto alla Tassini, Elisa Mazzoli andrà a proporre il curioso progetto “Gatto giraffa coniglio leone”, dove la lettura si fa “azione e gioco”: gli animali dei libri escono dalle pagine per fare ginnastica e stringere amicizia con i presenti! A conclusione del laboratorio, si andrà anche a costruire un “distintivo speciale”, quale simbolo di appartenenza alla “Comunità degli Amici della Natura e della Lettura”.

Altro momento clou del Festival quello dedicato a quanti (insegnanti, in particolare) accompagnano i bambini nel loro percorso di crescita. Nel pomeriggio di venerdì 20 marzo, il Convegno “Tu mi interessi” rappresenta in tal senso un momento di “alta formazione” (i docenti, iscrivendosi, riceveranno anche l’attestato riconosciuto dal “Mur–Ministero dell’Università e della Ricerca”). Sempre Elisa Mazzoli metterà a disposizione la sua esperienza di “storiatrice” con l’obiettivo di “trasformare l’atto del leggere in un gesto di cura e attenzione reciproca, fondamentale per lo sviluppo cognitivo e relazionale, risvegliando l’interesse dei bambini sin da piccolissimi”.

La giornata di sabato 21 marzo prevede in agenda altri due appuntamenti conclusivi di grande impatto sensoriale. Mentre Elisa Mazzoli torna a incantare con “Trottoliamo” – una caccia al tesoro tra le pagine dedicata alle avventure della chiocciola e dei suoi amici nascosti – la musicista Laura Bossi introdurrà la dimensione sonora con il suo “Concerto bambino!”. Basato sul celebre “Metodo Gordon”, l’incontro propone canti melodici e ritmici privi di parole, creando uno spazio di piena libertà gestuale, “sottolineando come la musica, al pari della parola, sia un linguaggio universale capace di nutrire l’anima fin dalla culla”.

Per ulteriori info su programma e orari: www.mifaiunastoria.it

G.m.

Nelle foto: Elisa Mazzoli e immagini di repertorio

Sulla scia di una gondola, veneti a Chieri

All’ingresso di Chieri, arrivando da Riva, un monumento a forma di gondola saluta i veneti del chierese. L’hanno eretto loro per ricordare la storia secolare dell’emigrazione dei veneti in quest’angolo del Piemonte. L’hanno chiamato “Sogno”, un sogno diventato realtà. Un’epopea che nasce all’inizio del Novecento, un lungo libro da sfogliare, pagina dopo pagina. Si parte e si lascia la terra natia poco più che bambini. Uno zaino in spalla con lo stretto necessario, due soldi in tasca e tanta voglia di partire alla ricerca di un lavoro, anche a costo di lasciare la famiglia per molto tempo. Verso luoghi lontani, in treno, su un camion, in bici. Accade così che negli anni Venti del secolo scorso decine di ragazzini, tra i 10 e i 15 anni, lasciano la campagna veneta tra Vicenza, Padova e Rovigo, attraversano la Pianura Padana e si trasferiscono nel chierese per lavorare nei campi, a mietere il grano con la falce, nelle stalle, nei pascoli, nei cantieri, almeno per qualche mese. Va tutto bene, tornano a casa e raccontano che a Chieri c’è lavoro. Era l’ardita avanguardia di un folto gruppo di migranti che tra gli anni Trenta e Quaranta si trasferirono con tutta la famiglia nelle cascine del chierese. Fu un vero e proprio esodo dal Veneto al Piemonte. La crisi agricola, la povertà dei campi, le campagne troppo popolate e le scarse opportunità nell’industria spinse molte famiglie venete a nord-ovest per trovare un’occupazione contribuendo alla crescita economica del territorio. Ma perché proprio nel chierese? Il territorio offriva la possibilità di lavorare nel tessile, già molto sviluppato nella zona, storicamente un vanto del chierese, un motore economico per secoli, e nelle attività manifatturiere e artigianali oltreché nell’edilizia. E così, nella città alle porte di Torino nacque la comunità veneta del chierese e oggi, su 36000 abitanti ben 12000 sono discendenti di veneti. Il libro “Sulla scia di una gondola”, di Adelino Mattarello, editrice il Punto, fresco di stampa, presentato alla biblioteca civica Francone a Chieri, ripercorre questa lunga vicenda. È una raccolta di biografie, aneddoti, racconti, 300 fotografie e mille curiosità sulla vita quotidiana, religiosa e associativa dei numerosi veneti che per necessità hanno dovuto lasciare la propria terra per ricominciare a vivere in altri luoghi. Un libro ricco di testimonianze, come quella di Mirto Bersani, direttore del Corriere di Chieri, con bisnonno padovano, che racconta la storia della migrazione dei veneti che iniziò cent’anni fa con quei ragazzi veneti mandati a lavorare nei campi del chierese. Lo stesso autore del libro, Mattarello, è nato ad Adria (Rovigo) e negli anni Sessanta si è trasferito a Chieri dove già si trovavano i cugini.
Un cammino di integrazione certamente lungo e duro ma anche entusiasmante da parte di migliaia di persone che non hanno mai dimenticato il paese natale e che attraverso l’Associazione Veneti si mantengono in contatto con la terra d’origine. I primi decenni nel chierese non furono affatto facili, c’era molta diffidenza verso i nuovi arrivati, considerati perfino ladri di lavoro. Fu una migrazione a tappe: la seconda generazione trovò lavoro nelle fabbriche e nel tessile, poi la tragica alluvione del Polesine nel 1951 spinse tanti altri veneti a trasferirsi nel torinese. Una migrazione che col tempo ebbe anche risvolti politici e amministrativi con l’elezione nel 1969 del primo sindaco veneto di Chieri, il padovano Egidio Olia. Il padre dell’attuale sindaco è veneto.
                                                                                           Filippo Re

Già a fine marzo Torino vivace centro della ricerca artistica

In attesa della grande Expo Internazionale a maggio
Siamo ancora parecchio lontani, tutto si svolgerà dal 25 al 30 maggio con esposizioni
visitabili sino al prossimo 6 giugno, ma è bello anticipare il tutto ai giorni prossimi che
vedranno un ricco programma di sette anteprime in vari luoghi della città con la
presenza di studenti, artisti e ricercatori. Arriverà ARWE – Art Researche World Expo
Turin 2026, grande manifestazione internazionale dedicata alla ricerca artistica
contemporanea, curata da Salvo Bitonti, Direttore dell’Accademia Albertina. Sottolinea
Bitonti: “Il concetto di ricerca e creazione è fondamentale, perché l’arte – in tutte le
sue forme, dalla poesia al cinema, dalle arti visive a quelle perfomative – contiene
sempre un elemento profetico. L’arte ha la capacità di anticipare il futuro. Per questo è
importante avvicinare il pubblico, il più ampio possibile, alle opere contemporanee e,
più in generale, all’arte in tutte le sue declinazioni. L’arte non solo offre stimoli e
suggestioni ma ci invita a immaginare nuovi orizzonti e possibili scenari per la nostra
vita e per il futuro della società.” Momenti importanti che vedranno sicuramente la
folta partecipazione del pubblico e che potranno coinvolgere i principali poli culturali
della città, dalle Residenze Reali Sabaude (Villa della Regina e Palazzo Carignano) alla
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo alla Fondazione Amendola, dalla Fondazione
Accorsi-Ometto alle Gallerie d’Italia, dal Museo Egizio a Camera Centro Italiano per la
fotografia.
Qualche progetto attende ancora una conferma definitiva, poche presenze sono in
forse guardando alla situazione che attraversa il momento attuale per quanto riguarda
le presenze e gli arrivi dei tanti nomi di prestigio chiamati a partecipare, ma tutto
sembra essersi aggiustato senza troppi patemi d’animo. Mostre, performance,
proiezioni, spettacoli teatrali e di danza, fashion show e conferenze e momenti di
networking – provenienti da trenta paesi – in quello che è l’evento conclusivo del
progetto INAR – Italian Network of Artistic Research, nato su un bando PNNR del MUR
dedicato alla internazionalizzazione, alla valorizzazione e alla promozione dei percorsi
di ricerca artistica sviluppati nelle istituzioni italiane e rivolto a favorire la più
approfondita cooperazione culturale. Non soltanto i progetti promossi dall’Albertina,
bensì le opere delle numerose istituzioni straniere, dei dottorandi e il lavoro
complessivo delle Accademie italiane esposto al Padiglione Italia di Expo Osaka 2025.
Una giuria internazionale consegnerà gli Albertina Academy Awards for Art Research,
mentre i cataloghi, le varie pubblicazioni, un sito e una rivista online saranno il
documento del percorso completo della manifestazione.
Per questo primo “antipasto” si è inaugurato nei giorni scorsi “In Between Places You
Can Find Me” negli spazi del Pav, mostra curata da Franko B, ovvero una selezione di
artiste e artisti dell’Accademia impegnati in una ricerca che esplora le relazioni tra
umano e non umano, interrogando il rapporto tra arte, ecologia e società. Come, oltre
ai workshop, si ha la presentazione del volume antologico “R-ESISTENZE” che
raccoglie testimonianze di studiosi e ricercatori italiani e internazionali sul tema “Save
the World – Connecting Cultures”, il progetto “Filo Rosso” (22 marzo), arte pubblica e
performance partecipata che s’inserisce nel percorso di rigenerazione urbana “Arte in
Transito”, ben 22 grandi pannelli di 3×3 metri lungo il muro ferroviario di Borgo San
Secondo, la realizzazione è di 60 studenti della Scuola di Decorazione dell’Albertina
guidati dal duo artistico YizhongArt; come “L’arte del Kathakali” che dovrebbe farci
entusiasmare da questa antica forma di teatro-danza che trova le proprie origini nel
Kerala, nel sud dell’India (sino al 21 marzo), come “Viral/Vocal/Virtual” (il 28 presso
l’Unione Cuturale Franco Antonicelli), una giornata dedicata alla sperimentazione tra
voce, narrazione e arti multimediali.
e. rb.
Nelle immagini: Salvo Bitonti, Direttore dell’Accademia Albertina; Evento “Filo Rosso”;
Evento “In Between Places You Can Find Me”.

“DEsPRESSO”… tutti a teatro con i calzini spaiati

Al torinese “Spazio Kairos” si celebra la “Giornata Mondiale della Sindrome di Down” con uno spettacolo teatrale per famiglie

Domenica 22 marzo, ore 17,30

Lo spettacolo è programmato per la prossima domenica 22 marzoalle 17,30. Ma lo stesso spettacolo vuole celebrare una ricorrenza che, da calendario e da anni, cade esattamente, a livello  internazionale, il giorno prima, ovvero il 21 marzo. Primo giorno di Primavera, almeno nell’emisfero boreale (il nostro) e giorno in cui vi è in tutto il mondo un concentrato incredibile di celebrazioni che è davvero una fatica, non da poco, ricordarsele tutte. Fra queste, importantissima e da non scordare (quanti lo sapevano?) la “Giornata Mondiale della Sindrome di Down” riconosciuta ufficialmente dalle “Nazioni Unite” per sensibilizzare sull’inclusione delle persone nate con la cosiddetta “trisomia del cromosoma 21”. Di qui anche la scelta della data atta a richiamare la “triplicazione” del 21° cromosoma. E fra le varie iniziative messe in calendario per celebrare questa particolare giornata, è certamente lodevole l’evento promosso a Torino dalla  Compagnia “Onda Larsen” nel teatrale “Spazio Kairos”, un tempo fabbrica di colla e oggi “Circolo Arci con un teatro dentro” sito in via Mottalciata – fra i “vivaci” Quartieri Aurora e Barriera di Milano – a Torino.

Quale, dunque, il programma messo in piedi per domenica prossima 21 marzo?

Il pomeriggio di festa si apre alle 17,30, con l’ormai tradizionale offerta di merenda alle famiglie. Questo per introdurre il pubblico di ogni età, a partire dagli otto anni, in un’atmosfera di “accoglienza” e “condivisione” che rispecchia i valori portanti dell’iniziativa. Attenzione! Pienamente accettato, anzi consigliato, il “dress code” con “calzini spaiati” o “colorati”, simbolo scelto perché la loro forma richiama quella dei “cromosomi”, nonché per ricordare l’unicità, la diversità e l’inclusione.

A proseguire, alle 18, lo spettacolo “DEsPRESSO”, produzione firmata dal “Collettivo Clochart” di Trento, nata dalla penna e dalla regia di Michele Comite con le coreografie di Hillary Anghileri: protagoniste sul palco Giorgia Benassi e Stefania Favero, quest’ultima in alternanza con Viviana Pacchin.

Lo spettacolo si sviluppa attorno all’incontro tra “due fragilità speculari”: Viviana, una giovane donna prigioniera dell’apatia e del buio della depressione, e Giorgia, una ragazza con la “Sindrome di Down” che decide di mettere in campo ogni risorsa a sua disposizione per aiutarla. Attraverso il linguaggio universale e poetico del “teatro-danza” e della “clownerie”, la narrazione scardina i pregiudizi comuni e invita gli spettatori a ribaltare il “punto di vista tradizionale” su chi sia realmente “il diverso”. Quello da aiutare, da comprendere, da includere. Lo stesso titolo, “DEsPRESSO, con la maiuscola posta strategicamente sulla parola “Presso”, suggerisce una doverosa riflessione “sulla prossimità e sul bisogno intrinseco di connessione che accomuna ogni essere umano, indipendentemente dalle proprie condizioni cognitive o emotive”.

“Il fulcro drammaturgico dello spettacolo – sottolineano i responsabili – risiede nel ‘paradosso della normalità’. Il pubblico è portato a interrogarsi se sia più ‘normale’ l’approccio pessimistico e disincantato con cui spesso affrontiamo la quotidianità o lo slancio vitale e positivo di Giorgia, che non si stanca mai di ‘celebrare l’esistenza’ … L’opera non si limita però solo all’analisi del presente, ma apre uno squarcio necessario sul tema del ‘dopo di noi’, esplorando con delicatezza il destino delle persone con disabilità nel momento in cui viene meno il supporto genitoriale e sottolineando l’urgenza di costruire reti di solidarietà e legami significativi che garantiscano, in ogni momento, una vita piena e dignitosa”.

Parole cui fanno eco quelle altrettanto significative e importanti degli organizzatori di “Spazio Kairos”“L’impatto visivo e performativo di ‘DEsPRESSO’, capace di alternare momenti di leggerezza clownesca a sequenze coreografiche di grande potenza espressiva, permette di trattare temi complessi come la ‘salute mentale’ e l’‘inclusione sociale’. Il legame che si instaura tra le due protagoniste diventa così il simbolo di una società che sa ‘guardarsi negli occhi’, dimostrando che la comprensione reciproca è l’unico strumento efficace per superare la solitudine”“E proprio in questa cornice – concludono – lo ‘Spazio Kairos’ conferma la sua vocazione di luogo dedicato a un teatro che non è solo intrattenimento, ma uno spazio di crescita collettiva e di indagine profonda sull’umanità contemporanea”.

Appuntamento teatrale davvero consigliabile, ricco di alte autentiche emozioni e in grado di farci doverosamente riflettere sui temi concreti e quotidiani connessi alla “diversità”: quel non essere tutti uguali che deve spingerci a creare percorsi univoci e solidali da affrontare “insieme” … “tutti insieme”. Mano nella mano … e con un unico cuore.

Per ulteriori info: “Spazio Kairos”, via Mottalciata 7, Torino; Tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di scena

Teatro Regio, “Congedi” con la solista Maria Bengtsson

Il secondo appuntamento de “I concerti 2025-2026” della Fondazione TRT riunisce due interpreti di riferimento per il repertorio tardo romantico mitteleuropeo, in un programma che accosta il lirismo crepuscolare dell’ultimo Strauss al grande sinfonismo di Brahms. Torna a dirigere sul podio di Torino il direttore d’orchestra Bertrand De Billy, protagonista di un’importante carriera internazionale tra teatri d’opera e sale sinfoniche. Ad aprire il concerto, il soprano svedese Maria Bengtsson, interprete particolarmente apprezzata nel repertorio tedesco e straussiano.
Composti negli ultimi anni di vita del musicista, i Vier letzte Lieder rappresentano una sorta di testamento musicale di Richard Strauss. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il compositore visse un periodo di riflessione e progressivo distacco dalla grande produzione sinfonica, con una scrittura sempre più essenziale. Proprio in questo clima nacque, nel 1946, “Im Abendrot” su testo del poeta romantico Josef von Ekendorff, una pagina che evoca il tramonto della natura come metafora del congedo dalla vita. Poco dopo, Strauss, entrò in contatto con alcune poesie di Hermann Hesse e ne scelse tre: “Früling”, “September” e “Beim schlafengehen”, che andarono ad affiancarsi a “Im Abendrot” formando il gruppo dei quattro Lieder, oggi noti come “Vier letzte Lieder”. Il titolo, con cui furono pubblicati dall’editore Boosey & Hawkes nel 1949, deriva da una definizione dello stesso Strauss, che li considerava come gli ultimi canti della sua produzione. In queste pagine, la voce di soprano si fonde con una grande orchestra in un tessuto luminoso e contemplativo. Le immagini poetiche come la primavera, l’autunno, l’abbandono del sonno e il tramonto delineano un percorso simbolico che conduce dalla vitalità della natura alla quiete finale. Non a caso, nel conclusivo “Im Abendrot”, Strauss richiama il tema del suo celebre poema sinfonico “Tod und Verclärung” (Morte e Trasfigurazione) del 1889, creando un ponte ideale tra la giovinezza e la fine della vita artistica.

La seconda parte del concerto è dedicata alla Sinfonia n.4 in mi minore op.98, l’ultima sinfonia di Johannes Brahms, composta tra il 1884 e il 1885, in cui il compositore di Amburgo raggiunge uno dei vertici del virtuosismo sinfonico ottocentesco, con una scrittura di grande concentrazione tematica e straordinaria coerenza formale. Il primo movimento si apre con un tema di intensa malinconia, costruita su un gesto melodico che sale in levare e diventa il nucleo di un più ampio sviluppo in forma-sonata. Nei movimenti centrali, Brahms continua a elaborare il materiale con grande economia di mezzi: l’Andante moderato alterna sezioni di carattere solenne e meditativo, mentre l’Allegro giocoso introduce una parentesi più energica e luminosa.
Il celebre finale rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’intera Sinfonia: Brahms recupera una forma barocca, la “Ciaccona”, costruendo una serie di variazioni su un basso ostinato di otto battute, facendo riferimento ideale alla “Ciaccona” che conclude la Partita n.2 per violino solo di J.S. Bach, un modello che Brahms rielabora in chiave sinfonica con 32 variazioni e una coda conclusiva poderosa.
Il programma del concerto pone così in dialogo due momenti cruciali della tradizione musicale tedesca: da un lato il congedo poetico e trasfigurato dell’ultimo Strauss, dall’altro l’architettura sinfonica compiuta della maturità di Brahms.

Teatro Regio-piazza Castello 215 – lunedì 23 marzo alle ore 20

Mara Martellotta

“La Voce e il Tempo” compie 150 anni

Ci hanno scritto firme famose del giornalismo italiano, da Claudio Magris a Italo Alighiero Chiusano, da Giorgio Calcagno a Enzo Bianchi e tanti altri, Ferruccio Gard, Marco Travaglio, Mario Giordano. Molti giornalisti e scrittori hanno iniziato la propria carriera su “La Voce del Popolo”, il settimanale della Diocesi di Torino che oggi si chiama “La Voce e il Tempo” e che compie 150 anni, proprio come il grande Corriere della Sera. La testata nasce nel 1876 per volontà di Domenico Giraud, con il nome di “La Voce dell’Operaio” e tra i fondatori vi furono San Leonardo Murialdo e il suo collaboratore don Eugenio Reffo. Tra le opere più importanti del Murialdo, fondatore dei Giuseppini, ricorda Pier Giuseppe Accornero, storico collaboratore de “La Voce del Popolo”, ci fu proprio l’impegno nella stampa e 150 anni fa a Torino fondò il Bollettino delle Unioni Operaie Cattoliche, oggi il settimanale diocesano “La Voce e il Tempo”. Il primo numero sperimentale uscì il 15 marzo 1876 e quello ufficiale nel giugno dello stesso anno. Il regime fascista, osserva Accornero, mise tali e tanti bastoni che “La Voce dell’Operaio” fu costretta a sospendere le pubblicazioni per tre mesi (novembre 1926-gennaio 1927) e quando le riprese diventò “La Voce del Popolo”. Dal 1946 divenne la testata ufficiale dell’Arcidiocesi torinese. Ha sempre dedicato grande attenzione al rinnovamento della chiesa torinese e a questioni come le lotte sindacali e i problemi di integrazione dei numerosi immigrati provenienti dal sud Italia. Alla lunga direzione del sacerdote giornalista Franco Peradotto subentrò Marco Bonatti che diresse il giornale dal 1996 al 2013. Dal 2014 la responsabilità nella direzione del settimanale della chiesa torinese venne assunta Luca Rolandi. Dal 2016, dopo la fusione con l’altro storico bisettimanale torinese “Il Nostro Tempo”, la pubblicazione proseguì con il nome “La Voce e il Tempo” diretta da Alberto Riccadonna. La “Voce” è sempre stata, e lo è tuttora, una vera e propria palestra di giornalismo per tantissimi giovani che amano questo lavoro, non solo strumento di informazione ecclesiale locale ma anche luogo di formazione per la crescita professionale di tanti aspiranti giornalisti che hanno iniziato proprio lì, imparando sul campo il mestiere, nelle mitiche redazioni di corso Matteotti 11 e al Santo Volto.                          Filippo Re

Al teatro Astra ha debuttato “La tempesta” di Shakespeare 

Il regista Alfredo Arias, con il suo stile unico e inconfondibile, mette in scena “La tempesta” di William Shakespeare al Teatro Astra, in programma fino al 22 marzo prossimo per la traduzione di Agostino Lombardo, nella nuova co-produzione del Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, Teatro Piemonte Europa, in collaborazione con l’Estate Teatrale Veronese.
Per Arias si tratta di un ritorno alla direzione di quest’opera, tra le più complesse e ricche di simbolismi scritte dal grande autore inglese e che ha rappresentato nei primi decenni della sua carriera nell’ambito del Festival di Avignone del 1986.
Sull’isola-palcoscenico, il regista argentino allestisce uno spettacolo poetico e originale, capace di coinvolgere il pubblico, facendolo immergere in un linguaggio universalmente riconoscibile. Il protagonista è Graziano Piazza, che interpreta Prospero, mago, demiurgo, sovrano dell’isola su cui approdano i naufraghi di una tempesta che egli stesso ha scatenato. Piazza, che nella sua prestigiosa carriera ha lavorato da protagonista con i più grandi registi della scena nazionale e internazionale, nella “Tempesta” incarna la forza magica di questo testo immortale, reso unico dalla direzione di Arias, che dichiara: “Temiamo che un mostro appaia nelle nostre vite, senza sapere che forse, quel mostro, siamo noi”.
Mara Martellotta

La storia di Sandra e Nanni Ricordi

Alessandra Gasparinetti Ricordi, parlando di sé stessa con affettuosa ironia e naturalezza riporta al focolare domestico Nanni Ricordi, compagno di vita e grande personaggio. C’è un destino legato alle opere dei grandi, raccontato con lo stupore degli occhi azzurri di Sandra, figlia di un poeta ed ex ballerina dal fascino innegabile e dalla vivace intelligenza. Modella per grandi marche di biancheria e gocce decongestionanti per gli occhi, conquistò il pubblico con la sua grazia ed eleganza ma fu l’incontro con Nanni Ricordi a darle maggior visibilità, unione suggellata dal loro matrimonio di sangue sulla spiaggia delle Seychelles.

Nonostante le proprietà di Stresa, Milano e Miami Beach, il trasferimento nel 1989  nell’abitazione settecentesca di Sala Monferrato fu la scelta definitiva per trascorrere il periodo più importante della loro vita. L’interno, ristrutturato in modo conservativo, è ricco di oggetti artistici e lunghi tavoli antichi che ricordano incontri conviviali tra vecchie amicizie. Durante il nostro incontro per intervistarla Sandra,  insieme all’amica Eleonora, ci ha accolti con gentilezza rivivendo l’atmosfera dei pomeriggi passati nel giardino, con grandi merende vivacizzate dal pianoforte di Nanni, in compagnia dei vicini e del parroco.

Diversi artisti fecero visita a Nanni e Sandra tra cui Dario Fo e Franca Rame, ospitati durante l’alluvione del ’94, oltre a Enzo Jannacci, Paolo Conte e Gino Paoli. Nella casa di Sandra sono ancora frequenti le visite di Ivan Cattaneo.

Attirano prepotentemente l’attenzione due grandi dipinti polimaterici di impatto espressionista a conferma di come Ivan, geniale, ironico e dissacrante cantautore, sia versatile nel contemplare oltre alla musica diverse altre discipline artistiche, in particolare la pittura e l’arte multimediale.

In una delle sale troneggia il pianoforte a coda regalato a Nanni da Leonard Bernstein dopo essere stato invitato a New York per assistere ad un suo concerto. Sandra, con particolare affetto verso la nipote Antonella Pomi, sensibile pittrice, ci mostra con orgoglio diversi quadri che raffigurano animali eseguiti con buona tecnica.

La casa editrice fu fondata nel 1808 dal capostipite Giovanni Ricordi, proprietario del Casino Ricordi, importante negozio musicale di Milano. Giovanni acquistò l’intero archivio musicale del teatro alla Scala, il fondo di manoscritti che rappresentò la base di partenza dell’attività imprenditoriale come fornitore delle compagnie d’opera mondiali. L’azienda fu ereditata dal figlio Tito I e dal nipote Giulio, editore di Giuseppe Verdi. Il grande compositore di Busseto lasciò una dedica sul proprio ritratto, oggi conservato nella casa monferrina accanto al pianoforte.

L’attività di stampa delle opere liriche e sinfoniche dei grandi autori dell’800 italiano, Puccini, Bellini, Rossini, Verdi e Donizetti fu proseguita dal figlio di Giulio, Tito II Ricordi, con la pubblicazione delle opere di autori contemporanei del ‘900, Respighi, Busoni, Sciarrino, Nono, Varèse, Casella, Grisey e Dallapiccola. La famiglia Ricordi ha traghettato l’epopea della musica da un secolo all’altro come una sinfonia.

Tito II Ricordi fu l’organizzatore dei viaggi di Puccini a New York e Buenos Aires per assistere alle rappresentazioni delle sue opere. Come Brahms chiuse il ciclo della sinfonia classico romantica, Puccini  rappresentò la continuità e la conclusione della gloriosa storia del melodramma italiano con l’incompiuta Turandot, un anno dopo la suite opera 25 interamente dodecafonica di Arnold Schoenberg. L’azienda del nonno Tito II vide il proseguimento con la nuova industria fondata dal nipote Nanni, punto di riferimento della discografia italiana.

Il primo disco prodotto da Nanni Ricordi fu pubblicato nel 1958 con una interpretazione di Maria Callas, una registrazione dalla Medea di Luigi Cherubini. Nei primi anni ’60 Nanni ebbe l’intuizione di pubblicare i brani ironici e graffianti in dialetto milanese di Jannacci, composti in collaborazione con Fo. In questo modo si aprì la strada alla musica popolare pubblicando le musiche di Tenco, De Andrè, Dalla, Endrigo, Battisti, De Gregori, Conte, Gianco, Gaber, Bindi e Vanoni. Oltre alla vendita di partiture musicali, nei diciotto negozi iniziò la promozione e la distribuzione dei prodotti discografici della Ricordi.

Sandra ricorda con orgoglio l’incontro di Nanni con Barbra Streisand, Luchino Visconti e Bob Marley che lo accompagnò dall’aeroporto a Milano per un concerto. Sandra ricorda con nostalgia il cuore benefattore e tenero di Nanni, piacevoli situazioni ricche di umanità nei confronti di cantanti appartenenti alla loro etichetta discografica. Allo stesso modo, Sandra si è attivata verso gli abitanti del paese con generosità ed è molto amata e considerata da tutti. Ammirevole la dedizione per Nanni nel lungo decorso della malattia, affrontata con forza e dignità.
Nel 2017 è stato inaugurato il Museo Ricordi a Sala Monferrato, sede permanente fortemente voluta da Sandra, alla presenza di Ivan Cattaneo, Gino Paoli, Ricky Gianco e Paolo Conte. Per il Nanni Ricordi Day del 2022, nel decennale della morte, è stato intitolato il belvedere del paese al talento del grande editore discografico e padre dei cantautori. Nel 2025 il sindaco di Sala Mario Melotti ha assegnato il premio gentilezza a Sandra, punto di riferimento per l’intera comunità.
Giuliana Romano Bussola 
Armano Luigi Gozzano 

TAG Torino Art Galleries: scambio con Palma Art Contemporani

Torino Art Galleries e APC Art Palma Contemporani annunciano la seconda tappa del progetto di scambio tra le due associazioni, volto a promuovere il dialogo culturale tra le realtà artistiche di Torino e Palma di Maiorca. Verrà proposta al pubblico internazionale un’iniziativa inedita che non risulta avere precedenti nella scena dell’arte contemporanea. TAG intende promuovere, infatti, il ruolo delle gallerie come protagoniste attive della produzione culturale ed essere ponti fra territori, artisti e pubblici differenti. Dopo la prima fase, iniziata nel 2025 e conclusa nei primi mesi del 2026, in cui le gallerie di TAG hanno ospitato le gallerie di APC, il progetto ora procede a Palma di Maiorca, in concomitanza con gli eventi artistici realizzati sull’isola. Con questo progetto TAG rinnova il suo impegno nella promozione dell’arte contemporanea, creando ponti culturali, valorizzando la città di Torino e l’eccellenza italiana. Viene così rafforzato il dialogo internazionale tra realtà indipendenti del sistema dell’arte contemporanea, favorendo nuove opportunità e collaborazione tra professionisti del settore.
L’iniziativa sarà inaugurata sabato 21 marzo, in occasione dell’Art Palm Brunch, dalle 11 alle 15, uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario culturale maiorchino. Le mostre saranno visitabili nei mesi successivi, anche durante la fiera Art Cologne Palma Mallorca, dal 9 al 12 aprile, e il festival PHOF Mallorca PhotoFest, dal 25 aprile al 30 agosto 2026. L’iniziativa è possibile grazie a al contributo della Camera di Commercio di Torino, che ha voluto sostenere il progetto dell’associazione per il suo anniversario e promuovere il panorama offerto dalle gallerie torinesi, valorizzandone il territorio e i suoi protagonisti. Per questa edizione dello scambio, ogni galleria torinese presenterà i propri artisti all’interno degli spazi di una galleria maiorchina, dando vita a un articolato intreccio di collaborazioni.

Mara Martellotta

“Solo una Donna, Felicia Impastato”

Sarà la “Cappella di San Filippo” a Chieri ad ospitare la storia teatrale di una delle più grandi figure femminili eroicamente impegnate nella lotta alla mafia

Sabato 21 e domenica 22 marzo (ore 16)

Chieri (Torino)

Sul palco la “Compagnia Torino Spettacoli”, il celebre “Teatro Stabile Privato” fondato oltre sessant’anni fa da Giuseppe Erba, cui si deve buona parte del grande impulso dato alla rinascita teatrale subalpina del Dopoguerra, accanto a lui (e anche grazie a loro!) gli indimenticati storici direttori artistici Germana Erba e Piero Nuti, con il mitico ispiratore Gian Mesturino (“architetto dei teatri e dei sogni”) in team  dal 1994 con Irene Mesturino e con il regista e drammaturgo Girolamo Angione. La location, un prezioso scrigno della storica Chieri “monumentale”, la “Cappella di San Filippo”, nel Centro Storico della Città (via Vittorio Emanuele, 63) che si apre per la seconda volta alla rassegna teatrale “Protagoniste tra scena e vita” promossa dalla “Città di Chieri”, in collaborazione per l’appunto con “Torino Spettacoli” e con il patrocinio della “Città Metropolitana” e del programma “MAB Unesco”.

L’appuntamento è per i prossimi sabato 21 e domenica 22 marzo (ore 16) con “Solo una Donna, Felicia Impastato”, testo di Vita Villi, interpretato dalla stessa Villi, Davide Diamanti e dal “Solito Dandy” (al secolo Fabrizio Longobardi), con la partecipazione dei “Germana Erba’s Talents”, per la regia di Miriam Mesturino e aiuto regia Laura Notaro. Sul palco la Storia (con la “S” maiuscola) di una piccola grande donna siciliana, fra le più coraggiose attiviste nell’impegno di lotta alla mafia. Storia portata in scena non a caso, nella sua “prima” chierese, proprio sabato 21 marzo, giorno in cui a Torino si terrà la “Marcia Nazionale” per la XXXI “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle Mafie” promossa da “Libera” di Don Ciotti, con lo slogan “Fame di verità e giustizia”.

Quella di Felicia Bartolottavedova Impastato (Cinisi, 1916 – 2006) è Storia nota ai più e nasce e si consuma in un piccolo comune siciliano, a una trentina di chilometri da Palermo, dilaniato, negli anni ’30 (anni di gioventù per Felicia) da brutali scontri tra famiglie mafiose, in un clima di atroce soffocante violenza. E proprio in questo clima, nonostante tutto,  Felicia si innamora, si innamora perdutamente di Luigi Impastato, vicino al boss Gaetano (“don Tano”Badalamenti, successore di Cesare Manzella quale capomafia locale. Ma Felicia è categorica: nella sua casa gli uomini di “Cosa Nostra” non devono entrare. Protegge, difende e nasconde suo figlio, il ribelle Peppino, fondatore di “Radio Aut”, che utilizza per attaccare apertamente i mafiosi, lo stesso padre e il brutto mondo che lo circonda. Le speranze si infrangono la notte del 9 maggio 1978, quando (dopo la morte in un presunto “incidente” del padre Luigi) Peppino Impastato – che nel frattempo si era candidato alle elezioni comunali nelle liste di “Democrazia Proletaria” – viene assassinato all’età di trent’anni. La vicenda (scoperta qualche ora dopo il ritrovamento a Roma del cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle “Brigate Rosse”) viene archiviata come fallito tentativo di un “atto terroristico” da parte del giovane “rivoluzionario”, fatto trovare morto sui binari della ferrovia accanto ad una carica esplosiva, così da far credere che egli stesso fosse rimasto vittima di un attentato da lui progettato o che si fosse suicidato. Ma Felicia non cede. Da allora ha inizio la sua “guerra” dichiarata alla “mafia”. Deve scoprire la verità, portare avanti le idee e le parole di suo figlio, sfidando la rete mafiosa, alleandosi con la giustizia. Una lunga, inarrestabile guerra, che Felicia vince quarant’anni dopo, allorché, nel 2002, “don Tano” verrà riconosciuto colpevole e condannato per l’uccisione di Peppino. Dopo aver finalmente ottenuto giustizia, Felicia raccontò la sua vita e la sua lotta alla mafia nel libro “La mafia in casa mia” e morì due anni dopo, a Cinisi, il 7 dicembre 2004. Aveva 88 anni. Dal 2016 è onorata nel “Giardino dei Giusti” di Milano.  Il pubblico teatrale ne seguirà tutta la vita, da ragazzina fino alla morte, accompagnando in scena la “grande” Felicia, che, prima di diventare “moglie”, “madre” e “simbolo”, era “Solo una Donna”.

Nel suo percorso scenico, Felicia è accompagnata passo passo da un “Coro”, diretto rimando al “teatro greco antico”, che “agisce come un’onda trasportando con sé le regole di una vecchia Sicilia, gli obblighi familiari, le paure e le speranze della giovane donna e interpretando via via vari personaggi”. Figura incisiva è quella del “Cantastorie” simbolo della “tradizione narrativa” che “segue l’anima sincera della ragazza, l’esuberanza della fanciullezza, il timore e la dolcezza dell’amore, sussurrando parole di tenerezza al triste epilogo che avrà il suo bambino e raccontandoci la storia di una Sicilia tremante di dolore”.

Per info e prevendite: Tel. 011/6615447/6618404/320.9050142 o info@torinospettacoli.it

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di scena