CULTURA E SPETTACOLI

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

Agata Christian – Delitto sulle nevi – Commedia, giallo. Regia di Eros Puglielli, con Christian De Sica, Pasquale Patrolo, Paolo Calabrese e Chiara Francini. Christian Agata, il detective e criminologo più famoso d’Italia viene invitato da Walter Gulmar, figlio di Carlo, patron della celebre ditta di giocattoli Gulmar&Gulmar, per fare da testimonial nello spot della nuova edizione di un gioco da tavolo, il Crime Castle, best seller dell’azienda. Lo spot sarà girato in Val d’Aosta e Agata raggiunge i Gulmar nel loro sontuoso castello fra le montagne innevate, che è stato di ispirazione per il gioco di cui sopra. Nel castello ci sono molti ospiti. Quando una valanga isola tutta l’improbabile compagnia, spunta il classico cadavere e i dieci piccoli indiani resteranno intrappolati nell’edificio. Il detective dovrà risolvere il mistero. Durata 109 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

L’agente segreto – Drammatico, thriller. Regia di Kleber Mendonça Filho, con Wagner Moura. La dittatura brasiliana, l’anno è il 1977, il protagonista è Marcelo – nome di copertura per un professore universitario – che a Recife raggiunge il figlio e che ben presto dovrà accorgersi di essere seguito da due sicari che lo vogliono morto: negli anni passati ha ostacolato le attività di un imprenditore di origini italiane. Uccisioni, antiche realtà e ricostruzioni cinematografiche, le ricerche di due studentesse che tentano di ridare esattezza e verità ai periodi più o meno conosciuti della storia di quel paese, mezzo del regista per ricordare allo spettatore le proprie origini giornalistiche. Premiato al Festival di Cannes, due Golden Globe, due candidature ai Bafta, quattro candidature agli Oscar, uno dei successi dell’annata. “Il thriller tiene il respiro e la morale in sospeso, e ricostruisce l’atmosfera in un’epoca in cui la dittatura faceva volentieri sparire le persone: la spy story si nasconde dietro ogni angolo, ogni occhiata, ogni fuga e ogni samba”, ha scritto Maurizio Porro nelle colonne del Corriere. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Il regista brasiliano insegue i fantasmi della sua città e del suo paese con una spy story insieme appassionante e amara. In fuga dalla polizia della dittatura militare, nel Brasile del 1977, un militante comunista arriva a Recife… sono i giorni del Carnevale, la città è in fermento, un serial killer minaccia la sicurezza, al cinema i film mostrano un mondo di esaltanti esagerazioni. Ma cosa significa, oggi, raccontare quel passato? Cosa ne è rimasto nelle immagini e nei luoghi del presente? Un film continuamente spiazzante e sorprendente.” Durata 158 minuti. (Greenwich Village sala 2 V.O., Nazionale sala 3)

Buen Camino – Commedia. Regia di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò e Martina Colombari. Checco, erede ricchissimo e viziato, prole ultrafelice di Eugenio ricchissimo produttore di divani, innumerevoli ville con piscina e altrettanto innumerevoli servitori di origine filippina alle sue dipendenze, yacht su cui invitare amici che hanno le sue stesse idee di libertà e di non lavoro, una fidanzata messicana di professione modella, è costretto a lasciare la sua vita dorata sulle tracce della figlia Cristal, adolescente dal carattere un pochino turbolento. Per la prima volta in vita sua viene messo di fronte alle sue responsabilità di padre, inaspettate quanto da prendere con i classici guanti, anche perché Checco del sangue del suo sangue proprio niente sa. Grazie l’opera di corruzione attuata nella persona di Corina, la migliore amica di Cristal, il binomio viene a sapere che la fanciulla è partita per la Spagna. È così che finisce suo malgrado sul Cammino di Santiago: un’occasione per conoscersi veramente. Durata 90 minuti. (Massaua, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Cime tempestose – Drammatico. Regia di Emerald Fennell, con Margot Robbie e Jacob Elordi. Fin da bambini il legame tra Cathy Earnshow, orfana di madre e figlia di un inglese che ha perso ogni cosa al gioco, e Heathcliff, trovatello preso in casa dal padre di Cathy e trattato come un servo, è viscerale e indissolubile. Da adulti, quel legame si trasforma in passione travolgente, ma Cathy ritiene la possibilità di una relazione ufficiale con Heathcliff degradante, e prende in considerazione la possibilità di sposare il ricco vicino di casa Edgard. Heathcliff fugge dall’umiliazione e cerca fortuna all’estero, per poi tornare nello Yorkshire da trionfatore e conquistare Wuthering Heights, la casa in cui lui e Cathy sono cresciuti. Ma al suo ritorno trova la sua anima gemella sposata con Edgard, e per i due inizierà quell’inferno (e paradiso dei sensi) cui sembrano destinati sin dall’infanzia. Durata 136 minuti. (Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Fratelli Marx sala Harpo e sala Chico anche V.O., Greenwich Village sala 3 V.O., Ideal anche V.O., Reposi sala 4, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O.)

Le cose non dette – Drammatico. Regia di Gabriele Muccino. con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini. Carlo Ristuccia è un docente universitario, autore di un unico libro di successo. Sua moglie Elisa è una giornalista di Vanity Fair Italia in crisi creativa, e il suo direttore le consiglia di “staccare” e di partire per una vacanza. Decidono dunque di partire per Tangeri, insieme a un’altra coppia: Paolo, il migliore amico di Carlo, ristoratore stakanovista e padre assente, e sua moglie Anna, iperansiosa e prepotente. Con loro però c’è anche la figlia tredicenne Vittoria, che ha una particolare simpatia per Carlo. Peccato che in vacanza si presenti a sorpresa Blu, la giovanissima amante del professore. Durata 114 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 1, Romano sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Crime 101 – La strada del crimine – Thriller. Regia di Bart Layton, con Chris Hemsworth, Halle Berry e Mark Ruffalo. Il film racconta la storia di Davis, un ladro le cui rapine, magistralmente pianificate, hanno da tempo lasciato le forze dell’ordine senza indizi. Davis sta organizzando il colpo più ambizioso della sua carriera, quello che spera possa essere l’ultimo, quando il suo cammino s’incrocia con quello di Sharon, una disillusa assicuratrice con cui è costretto a collaborare, e di Orman, un rivale dai metodi molto più pericolosi. Con l’avvicinarsi del furto multimilionario, l’inarrestabile tenente Lubesnik si avvicina alla verità, facendo crescere la tensione e rendendo sempre più sottile il confine tra cacciatore e preda. Ognuno dei protagonisti dovrà confrontarsi con il prezzo delle proprie scelte e con la consapevolezza di essere ormai oltre il punto di non ritorno. Durata 135 minuti. (Ideal, Reposi, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Due procuratori – Storico, drammatico. Regia di Sergei Loznitsa, con Alexander Kuznetsov e Anatoliy Belyy. Unione Sovietica, 1937. Migliaia di lettere di detenuti ingiustamente accusati dal regime vengono bruciate nella cella cella di una prigione. Contro ogni previsione, una di queste richieste d’aiuto giunge a destinazione, sulla scrivania del procuratore locale appena nominato, Aleksandr Kornev. Il giovane Kornev fa del suo meglio per incontrare il prigioniero, vittima di agenti corrotti della polizia segreta, l’NKVD. Bolscevico convinto e integro, il giovane procuratore sospetta una serie di abusi e illegalità. La sua ricerca di giustizia lo porterà fino all’ufficio del Procuratore Generale di Mosca. Incontrerà attese, depistaggi, inganni. Durata 118 minuti. (Eliseo)

La Gioia – Drammatico. Regia di Nicolangelo Gelormini, con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella e Betty Pedrazzi. Gioia è un’insegnate di liceo che non ha m,ai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è Alessio, un ragazzo che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare la madre, cassiera in un supermercato. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona che abbia mai amato. Scrive Maurizio Porro nelle colonne del Corriere: “Una storia incrociata di menzogne e amori sognati e non realizzati: contano solo i soldi, i baci impiccano. Coi ritmi di un sovvertimento dei sensi alla Zweig, di un doppio processo alle intenzioni, il film tiene un impeccabile equilibrio tra i personaggi, grazie al cast perfetto”. Durata 108 minuti. (Ideal, Romano sala 3, The Space Beinasco)

La grazia – Commedia drammatica. Regia di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Massimo Venturiello, Roberto Zibetti e Milvia Marigliano. Il presidente della Repubblica Mariano De Santis è ormai anziano e alla fine del suo mandato. Vedovo, ex giurista e profondamente cattolico, si troverà di fronte a due ultimi dilemmi: se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio in circostanze che potrebbero essere continuate attenuanti o se promulgare la legge dell’eutanasia. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Toni Servillo. Durata 133 minuti. Il regista Paolo Sorrentino, che ha girato gran parte del film a Torino, sarà al Nazionale domenica 18 gennaio alle ore 18 per presentare il film e rispondere alle domande del pubblico. Da lunedì 19 sarà altresì possibile visitare lamostra fotografica “La Grazia” – Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino”, nelle stesse sale di palazzo Chiablese dove il regista ha ricreato gli ambienti del Quirinale. (Due Giardini sala Nirvana, Eliseo, Fratelli Marx sala Chico, Greenwich Village sala 1, Ideal, Nazionale sala 4)

Greenland 2 – Migration – Azione. Regia di Ric Roman Waugh, con Gerard Butler e Morena Baccarin. Cinque anni dopo l’impatto della cometa Clarke che ha devastato la Terra, la famiglia Garrity è sopravvissuta rifugiandosi in un bunker in Groenlandia. Ma anche quando quest’ultimo baluardo viene distrutto, sono costretti a tornare in superficie. Il mondo che li attende è irriconoscibile. Tra le macerie di un’Europa congelata e ostile, i Garrity intraprendono una migrazione disperata verso la Francia, dove si dice possa esistere un nuovo luogo in cui ricostruire la civiltà. Durata 98 minuti. (Uci Moncalieri)

Hamnet – Storico, drammatico. Regia di Chloé Zhao, con Jessie Buckley, Paul Mescal, Jacobi Jupe ed Emily Watson. In un bosco, una giovane donna dorme rannicchiata nella culla formata dalla radice emersa di un albero secolare: è vestita di rosso cupo, accompagnata da un falco che risponde ai suoi richiami, conosce erbe e pozioni, si dice non sia nata da sua madre ma da una donna venuta da lontano. Si chiama Agnes e quando Will la vede se ne innamora subito. Will è il giovane William Shakespeare, maestro di latino nella Stratford del 1580, che riesce a sposarla nonostante l’ostilità delle famiglie e ad avere con lei tre figli, Susannah e i gemelli Judith e Hamnet. Ma un lutto li colpisce, quando il drammaturgo lavora già a Londra, e Hamnet ucciso dalla peste a soli undici anni (un lutto che mette a dura prova l’unione della coppia) diventa Hamlet. Tratta dal romanzo del 2020 dell’irlandese Maggie O’Farrell, la storia di Agnes (più che di William), tessuta di magia e femminilità. Film già vincitore di due Golden Globe, attende la notte degli Oscar con le sue otto candidature. Ha scritto Alessandra De Luca nelle colonne di “Ciak” che la Zhao, nata a Pechino nel 1982, già premiata a Venezia con il Leone d’oro nel 2020 e Oscar come miglior film per “Nomadland”, “sceglie ancora una volta una strada radicale, quasi estrema, per mettere in scena elaborazione del lutto e catarsi, spingendo i suoi attori in un percorso emotivo dove verità e finzionr, vita e arte, spirito e materia si confondono. La scena nel finale ambientato al Globe Theatre di Londra, durante la prima rappresentazione di “Amleto”, vale la spesa del biglietto e un’altra statuetta nelle mani di Jessie Buckley, dopo il Golden Globe, ci starebbe proprio bene.” Durata 125 minuti. (Massaua, Classico anche V.O., Eliseo Grande, Nazionale sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Lavoreremo da grandi – Commedia. Regia di Antonio Albanese, con Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese e e Nicolò Ferrero. Umberto ha dilapidato i soldi del padre e continua a immaginarsi grande musicista, ma partorisce soltanto creazioni sonore cacofoniche. Ha due ex mogli che l’hanno sfruttato e ora lo detestato e due figli, Toni e Beppe. Gigi contava sull’eredità di una zia facoltosa ma lei gli ha lasciato solo trucchi e parrucche, che lui indossa per protesta, ubriacandosi e ingerendo pillole. Una notte mentre trasportano quest’ultimo in stato semicomatoso, Umberto Beppe e Toni (sotto misura cautelare in vista dell’ennesimo processo, questa volta per truffa ai danni del Fisco) fanno un incidente – credono di aver travolto con l’auto qualcuno in bicicletta – del quale dovranno affrontare le conseguenze, dando il via a una catena di equivoci e di sorprese atte a sconvolgere la loro vita senza direzione. Durata 91 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6, Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Fratelli Marx sala Groucho, Ideal, Reposi sala 3, The Space Beinasco, Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin – Drammatico. Regia di Olivier Assayas, con Jude Law, Paul Dano e Alicia Vikander. Russia, primi anni Novanta. L’URSS è crollata. Nel caos di un Paese che cerca di ricostruirsi, Vadim Baranov, un giovane brillante, sta per trovare la propria strada. Orima artista d’avanguardia, poi produttore di reality show, diventa spin doctor di un ex agente del KGB in ascesa: Vladimir Putin. Immerso nel cuore del sistema, Baranov plasma la nuova Russia, confondendo i confini tra verità e menzogna, credenze e manipolazione. Ma c’è una figura che sfugge al suo controllo: Ksenia, donna libera e inafferrabile, che incarna la possibilità di fuga, lontano da questo gioco pericoloso. Quindici anni dopo, ritiratosi nel silenzio e avvolto nel mistero, Baranov accetta di parlare, rivelando i segreti occulti del regime che ha contribuito a costruire. Durata 120 minuti. (Massimo anche V.O., Reposi sala 5, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Marty Supreme – Commedia drammatica. Regia di Josh Safdie, con Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow e Abel Ferrara. Marty Mauser è un venditore di scarpe con una irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni Cinquanta tra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio larger than life, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario. Durata 90 minuti. (Massaua, Centrale V.O., Due Giardini sala Ombrerosse, Fratelli Marx sala Harpo, Massimo sala Cabiria anche V.O., Nazionale sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto)

Pillion – Amore senza freni – Drammatico. Regia di Harry Lighton, con Alexander Skarsgård e Harry Melling. Colin è un giovane timido e mite: un giorno ha il compito di fare multe ai proprietari di auto mal parcheggiate, di sera si esibisce malinconicamente al pub in un coro a cappella. Proprio in quel pub, una sera, viene avvistato da Ray, un motociclista che è vero esemplare di maschio alfa. L’attrazione è immediata e, incredibilmente, reciproca. I genitori di Colin, che conoscono e sostengono la sua omosessualità, sono dapprima felici che il figlio abbia trovato una compagnia amorosa, ma non sanno che Ray è un dominatore e Colin il suo “pillion”, termine con cui si indica il sellino posteriore delle moto, ma che in questo caso è una metafora per “sottomesso”. La relazione tra i due è unilaterale. Ray comanda e Colin ubbidisce, vista la sua “naturale attitudine alla devozione”, come la descrive il compagno. E questo succede anche nel sesso, regalando a Colin il primo rapporto completo al prezzo della sudditanza a binario unico. Ma quando Colin cerca di trasformare la relazione in un rapporto di coppia le cose si complicano. Durata 106 minuti. (Centrale V.O.)

Send Help – Horror. Regia di Sam Raimi, con Rachel McAdams e Dylan O’Brien. Linda Liddle è una donna che vive sola, appartata da tutto e da tutti, ma il CEO dell’azienda presso cui lavora ha riconosciuto le sue doti e le ha promesso una promozione. Purtroppo l’uomo è poi morto ed è stato sostituito dal figlio Bradley, che preferirebbe di gran lunga promuovere il suo compagno di confraternita, un giovane rampante che si appropria dei lavori di Linda ma che sa presentarsi molto bene. Linda invece cura poco il proprio aspetto e questa trasandatezza la rende sgradevole al superficiale Bradley, che comunque la vuole su un aereo privato per sfruttare ancora una volta le sue doti matematiche. Qui Linda è ancora una volta umiliata da Bradley e dai suoi amici, sino a che a seguito di un incidente Linda e il suo datore di lavoro si ritroveranno su un’isola deserta. La preparazione della donna che sogna da anni di diventare una concorrente dello show “Survivor”, si rivelerà molto preziosa arrivando a ribaltare il rapporto tra i due. Durata 113 minuti. (Uci Moncalieri)

Sentimental Value – Drammatico. Regia di Joachim Trier, con Renate Reinsve, Elle Fanning e Stellan Skarsgård. Nora e Agnes sono due sorelle profondamente unite. L’improvviso rientro nella loro vita del padre Gustav – regista carismatico e affascinante ma genitore cronicamente inaffidabile – riapre ferite mai del tutto rimarginate. Riconoscendo il talento di attrice di Nora, Gustav vorrebbe che sua figlia interpretasse il ruolo principale nel film che dovrebbe rilanciare la sua carriera; lei rifiuta e quella parte finisce a una giovane star di Hollywood, Rachel Kemp. Il suo arrivo getta scompiglio nelle delicate dinamiche della famiglia: per le due sorelle sarà il momento di confrontarsi con il padre e con il loro passato. Designato Film della Critica dal SNCCI: “Due necessità primarie a confronto – quella di seguire il proprio percorso artistico e quella di rimanere accanto ai propri figli – confluiscono in un dramma familiare delicato e struggente. Stellan Skarsgård giganteggia nei panni del regista di successo che ha smarrito la via, e Renate Reinsve gli tiene testa in quelli della primogenita, attrice di razza che rifiuta di interpretare se stessa nell’Amarcord paterno. Una parabola sulla possibilità di perdono e redenzione, mai sentimentale, a dispetto del titolo, sempre vibrante di intensa emozione. Durata 133 minuti. (Eliseo, Greenwich Village V.O. sala 2, Romano sala 1)

Sirāt – Drammatico. Regia di Oliver Laxe, con Sergi Lòpez e Bruno Nùnez. Luis con il giovane figlio Esteban si aggira in un rave party mostrando una fotografia della figlia Mar della quale ha perso da alcuni mesi le tracce e che vorrebbe ritrovare. Nessuno la conosce ma, nel corso della ricerca, l’uomo fa delle conoscenze che, dopo la chiusura della festa da parte dei militari, lo indirizzano verso un altro rave. Il viaggio non sarà dei più facili e non soltanto per le asperità del terreno, “un viaggio accidentato e pericoloso verso un ignoto dentro e fuori di noi: solo il nulla del paesaggio minato”, ha scritto Maurizio Porro nel Corriere della Sera. Premio della Giuria a Cannes. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Oliver Laxe dirige un film di rara potenza, devastante nella forma e dalla narrazione continuamente vissuta sullo strapiombo di avvenimenti tragici, un on the road tra musica martellante e danze tribali, alla ricerca di persone scomparse e del senso ultimo della vita, rappresentata in modo nichilistico, in un paesaggio di bellezza agghiacciante, muovendosi costantemente su un terreno minato.” Durata 115 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6 V.O., Centrale V.O.)

Sorry, baby – Drammatico. Regia di Eva Victor, con Eva Victor, Naomie Ackie e Lucas Hedges. Una violenza sessuale, la vittima è Agnes. La ragazza cerca di superare il suo dramma. L’amica Lydie, al contrario, è felice, vive a New York, si è sposata e le racconta di aspettare un bambino. Nell’occasione di una riunione di classe i ricordi riaffioreranno. Durata 103 minuti. (Centrale)

“Dialoghi senza parole” di Pier Tancredi De-Coll’

ARTE TRA I LIBRI: …e la mostra è anche on-line in PIEMONTE ARTE su www.100torri.it

Chieri – Libreria Mondadori-Centro Storico. Dal 20 febbraio al 22 marzo 2026

Continuano gli appuntamenti della rassegna “Arte tra i libri”, negli spazi della Libreria Mondadori – Centro Storico di Chieri, in Via Vittorio Emanuele 42 B, a cura di Piemonte Arte, la testata giornalistica settimanale di www.100torri.it.

Sabato 20 febbraio alle ore 18,00 sarà inaugurata la Mostra “Dialoghi senza parole” opere di Pier Tancredi De-Coll’.

La mostra presenta una selezione di opere recenti di Pier Tancredi De-Coll’ presentate dal critico Angelo Mistrangelo che scrive, tra l’altro:

Sospese in atmosfere immateriali le immagini di Pier Tancredi De-Coll’ rivelano la singolare interpretazione di una quotidianità rivisitata, di una sequenza di meditati e suggestivi interni e di una visione che si rinnova, di volta in volta, secondo un’attenta definizione della struttura compositiva.

Vi è in questa sua lettura della realtà la volontà di fissare un luogo della memoria, un silenzioso giardino o una natura morta, “Cuisine”, che occupano lo spazio con la sensibilità del dialogo che intercorre tra l’artista e gli oggetti, tra il fascino di un incontro e un accogliente salotto……

Maurizio Vitiello – Scrittore e critico

De-Coll’ motiva calibrati impianti, di mano sciolta ed esemplare, che colpiscono ed affasciano, nonché produce interessanti immagini, legate ad una dimensione d’affetti e d’intenti, e sistema e accorda elaborazioni equilibrate per un ventaglio prezioso di riassunti singolari e congruenze su cromatismi segnaletici.

Formula circostanze emotive con accordanti scatti. …

Paola Gribaudo  – Presidente dell’Accademia Albertina ed Editore d’Arte
Con all’attivo oltre mille libri curati  o editati so riconoscere quando ho a che fare con qualcosa di speciale.

Duccio Trombadori – Critico dell’Arte
….C’è un mondo di storia visiva e cultura depositata nell’espressione raggiunta da Pier Tancredi De-Coll’ che emerge appena la sua mano trova la più spontanea e versatile via d’uscita figurativa. Via d’uscita che non risponde tanto al connubio professionale di arte e tecnica, in cui Pier Tancredi è pure un virtuoso, quanto invece alla liberazione di un intenso dispositivo lirico che, come il manzoniano cielo di Lombardia, “è cosi bello quando è bello”….

tancredi

Pier Tancredi De-Coll’, torinese (classe 1959) è un pittore di impianto espressionista che si è formato frequentando l’atelier dell’artista torinese Serafino Geninetti.  Ha esordito come vignettista per i quotidiani Stampa Sera e La Stampa (1982-1995) con oltre 1.000 pubblicazioni.

Nel 1986, con lo scrittore Federico Audisio di Somma (Premio Bancarella 2002) ha realizzato il libro di disegni e poesie Femmes, Donne Elettriche con la prefazione di Gianni Versace.

Su questo percorso artistico è stato scritto il libro Pura Pittura (Gli Ori) curato dalla Presidente dell’Accademia Albertina Paola Gribaudo e scritto da Federico Audisio di Somma (presentato al Salone del Libro 2017). Nel 2018 la Città di Arezzo gli ha dedicato una mostra antologica presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, a cura di Liletta Fornasari .

Suoi lavori sono stati selezionati per il  Premio Sulmona, ricevendo nel 2022 la Menzione d’Onore della Giuria presieduta da Vittorio Sgarbi. Ha recentemente aderito alla corrente romana dell’Effettismo, promossa da Francesca Romana Fragale. E’ membro della Consulta dell’Accademia Italiana d’Arte e Letteratura.

Un suo lavoro è stato esposto nel 2024 alla Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, nell’ambito della prestigiosa mostra D’Annunzio e la Cina.

Sue opere sono esposte in permanenza presso numerose gallerie italiane e sul suo lavoro si sono espressi critici e personalità del mondo dell’ arte come Angelo Mistrangelo, Maurizio Vitiello, Liletta Fornasari, Cosimo Savastano, Paola Gribaudo, Vittorio Raschetti, Antonio Perotti, Duccio Trombadori.

 Zubin Mehta torna a Torino per la West-Eastern Divan Orchestra

Eccellenza artistica e impegno nella ricerca si incontrano sabato 21 febbraio alle ore 20.30 in un evento musicale che coinvolge tre importanti realtà del territorio piemontese. Il concerto si svolgerà presso l’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto e vedrà protagonisti Zubin Mehta e la West-Eastern Divan Orchestra. L’iniziativa nasce dalla coproduzione tra la Fondazione per la Cultura Torino e Lingotto Musica, con la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro nel ruolo di Charity Partner. La collaborazione riprende un modello già sperimentato con successo nel gennaio 2024, quando Riccardo Muti e la Chicago Symphony Orchestra furono protagonisti di un evento sold out che riunì per la prima volta i tre enti a sostegno della ricerca oncologica.

La serata segna il ritorno nel capoluogo piemontese, dopo oltre un decennio, di uno dei più grandi direttori d’orchestra contemporanei e rappresenta anche il debutto torinese della West-Eastern Divan Orchestra, ensemble fondato nel 1999 da Daniel Barenboim insieme allo studioso palestinese Edward W. Said. L’orchestra nasce come simbolo di dialogo e convivenza tra giovani musicisti israeliani, palestinesi e provenienti da altri Paesi del Medio Oriente.

Il programma musicale è stato realizzato nell’ambito di Lingotto Musica per la Comunità e rende omaggio a due pilastri del sinfonismo austro-tedesco, Ludwig van Beethoven e Franz Schubert, rafforzando inoltre la collaborazione tra Lingotto Musica e MITO SettembreMusica.

“Siamo davvero onorati di ospitare a Torino un professionista di fama internazionale come il maestro Zubin Mehta e una realtà come la West- Eastern Divan Orchestra, che coniuga la grande qualità artistica con lo straordinario esempio di dialogo tra giovani musicisti provenienti da Paesi diversi del Medio Oriente, che la compongono – ha dichiarato il Sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo. “ Uno spettacolo che conferma ancora una volta l’eccellenza culturale del programma di Lingotto Musica, qui in collaborazione con la Fondazione per la Cultura di Torino, e l’impegno sociale della nostra città con il coinvolgimento della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Charity Partner dell’evento”.

“Accogliamo con grande orgoglio il ritorno del maestro Zubin Mehta dopo sedici anni dalla sua ultima presenza nelle nostre stagioni – afferma Paola Giubergia Presidente di Lingotto Musica.
“Un evento di portata artistica assume un significato ancora più profondo grazie alla collaborazione con la Fondazione per la Cultura Torino e alla presenza della Fondazione per la Ricerca sul Cancro come Charity Partner. Attraverso Lingotto Musica per la Comunità vogliamo che i grandi concerti diventino occasione concreta per promuovere cause di valore sociale, unendo la qualità musicale alla responsabilità verso il territorio che caratterizza la nostra missione di ente del terzo settore”.

“La grande musica è ancora una volta al fianco della ricerca sul cancro- ha sottolineato Allegra Agnelli, Presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro – “ Per noi questo evento ha un significato davvero speciale perché si svolge nell’anno che celebra i 40 anni dalla nascita della Fondazione Piemontese per al Ricerca sul Cancro. Siamo legati al maestro Zubin Mehta fin dal 1994 quando decise di sostenere l’Istituto di Candiolo con un concerto memorabile al Teatro Regio. Ringraziamo Fondazione per la Cultura Torino e Lingotto Musica per l’opportunità di raccontare e dare visibilità all’impegno quotidiano di tutti i professionisti dell’Istituto di Candiolo IRCCS, dove cura e ricerca si intrecciano per dare speranza ai pazienti, rafforzando l’unione tra cultura e scienza”.

Il concerto si aprirà con l’Ouverture “Leonore” n. 3 op. 72 b di Ludwig van Beethoven, pagina intensa e drammatica composta per la seconda versione del Fidelio. Scritta nel 1806, l’ouverture riassume in forma sinfonica i temi centrali dell’opera: la lotta per la libertà, la fedeltà coniugale e l’affermazione della giustizia.

Seguirà la Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93, composta da Beethoven nel 1812 negli stessi anni della monumentale Settima Sinfonia. L’Ottava si distingue per un carattere più contenuto e brillante, caratterizzato da ironia e leggerezza che richiamano il classicismo di Haydn, pur mantenendo l’energia tipica del linguaggio beethoveniano.

La serata si concluderà con la Sinfonia n. 9 in do maggiore D 944 “La Grande” di Franz Schubert, considerata una delle massime espressioni del sinfonismo romantico. Completata nel marzo 1828, pochi mesi prima della morte del compositore, la partitura fu scoperta da Robert Schumann circa dieci anni dopo e venne eseguita per la prima volta sotto la direzione di Felix Mendelssohn nel 1839. Il titolo “grande” serve a distinguerla dalla precedente Sinfonia n. 6, anch’essa in do maggiore, ma sottolinea soprattutto l’imponenza della struttura e l’ampiezza del respiro melodico.

I biglietti sono disponibili su Anyticket oppure presso la biglietteria del Centro Commerciale Lingotto esclusivamente il giorno del concerto, dalle 18 alle 20.30, in via Nizza 280/41 a Torino.

Mara Martellotta

“La materia delle forme”. Edward Weston a Camera

Approda in Italia, negli spazi di Camera – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, l’importante mostra dedicata al celebre fotografo statunitense Edward Weston, intitolata “La materia delle forme”.

L’esposizione, curata da Sergio Mah e organizzata dalla Fundación Mapfre in collaborazione con Camera Torino, sarà visitabile fino al prossimo 2 giugno. Dopo le tappe di Madrid e Barcellona, la mostra arriva per la prima volta nel nostro Paese, offrendo un ampio approfondimento sull’opera di uno dei protagonisti assoluti della fotografia moderna. La mostra propone una lettura articolata dell’eredità lasciata da una delle figure più influenti della fotografia nordamericana, il cui lavoro rappresenta un significativo contrappunto estetico e concettuale al modernismo delle prime avanguardie fotografiche europee.

Il percorso espositivo presenta 171 immagini, molte delle quali vintage, configurandosi come una vasta antologia che attraversa tutte le fasi della produzione artistica di Weston, nato in Illinois nel 1886 e scomparso in California nel 1958. La rassegna include inoltre una selezione delle prime edizioni dei libri pubblicati dall’autore durante la sua carriera. Completa il percorso il cortometraggio The Photographer, diretto da Willard Van Dyke nel 1948, che documenta l’ultima fase dell’attività di Weston, offrendo uno sguardo ravvicinato sul suo metodo di lavoro e sul suo processo creativo.

Il percorso ricostruisce l’evoluzione della ricerca fotografica di Weston a partire dagli esordi, caratterizzati da un linguaggio vicino all’impressionismo e al pittorialismo. In questa prima fase, l’autore si concentra su temi pastorali, ritratti espressivi e su un uso morbido della messa a fuoco e delle ombre, rivelando già un forte interesse per la fotografia come forma autonoma di espressione artistica.

Determinanti per la sua maturazione furono i soggiorni in Messico tra il 1923 e il 1926. In questo periodo Weston ampliò il proprio repertorio tematico, abbandonando definitivamente il pittorialismo e sviluppando uno stile fondato su rigore tecnico, precisione formale e attenzione compositiva. L’artista maturò la convinzione che l’essenza della fotografia risiedesse nel momento dello scatto e nella capacità di osservare e selezionare, trasformando soggetti ordinari in immagini di straordinaria intensità visiva.

Successivamente Weston realizzò importanti serie dedicate al nudo, in cui il corpo umano viene concepito principalmente come forma. Emblematiche sono le opere del 1936, nelle quali la sensualità nasce dal dialogo tra linee, volumi, contorni e giochi di luce, più che da una dimensione narrativa o psicologica.

Dal 1927 l’autore si dedicò anche alle nature morte, attraverso le quali ricercò l’essenza senza tempo degli oggetti naturali, mettendo in risalto le potenzialità percettive del mezzo fotografico. In immagini celebri come Peperone n. 30, il soggetto assume le sembianze di un corpo umano colto di spalle, mentre opere come Conchiglia e Foglia di cavolo trascendono la dimensione dell’oggetto quotidiano per trasformarsi in protagonisti assoluti della scena.

A partire dalla fine degli anni Venti, il paesaggio diventa centrale nella sua produzione. Weston fotografa i vasti territori dell’Ovest americano — deserti, coste e parchi naturali — privilegiando luoghi incontaminati e privi di presenza umana. Le sue immagini restituiscono una visione epica e contemplativa della natura, attenta alla luce, ai fenomeni atmosferici e alla morfologia del territorio. Le fotografie realizzate nella Death Valley, ad esempio, perseguono finalità artistiche piuttosto che documentarie. Negli anni Quaranta il suo immaginario assume toni più malinconici, con immagini legate ai temi della decadenza e della morte.

A Point Lobos Weston individua infine una natura primordiale e vitale, capace di sostenere uno sguardo rinnovato sul mondo naturale, al tempo stesso concreto e metafisico.

Pioniere di una visione rigorosamente moderna, Weston scelse la fotocamera a grande formato come strumento privilegiato, realizzando immagini in bianco e nero di straordinaria nitidezza e ricchezza di dettagli. Il suo rigore tecnico, unito a un profondo legame con luce, forma e natura, ha dato vita a un corpus che comprende nature morte, nudi, paesaggi e ritratti oggi considerati iconici. La sua opera, profondamente radicata nel paesaggio e nella cultura statunitense, offre una prospettiva unica sul processo di affermazione della fotografia e sul ruolo che essa ha assunto nella cultura visiva contemporanea.

Camera – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, Torino
www.camera.to

Mara Martellotta

Elena, la piccola torinese che morì sola ad Auschwitz

 

Martedì 17 febbraio, alle ore 18, lo spazio incontri del Polo del ‘900 di Torino ospiterà la presentazione del libro di Fabrizio Rondolino “Elena. Storia di Elena Colombo. Una bambina sola nella Shoah”. L’evento è promosso dalla sezione Anpi “Giambone” di Torino Centro in collaborazione con Istoreto e Unione Culturale Antonicelli. Nell’occasione dialogherà con l’autore la direttrice dell’Istoreto, Barbara Berruti. La storia narrata nel libro rappresenta un caso particolare che ebbe inizio il 9 dicembre 1943 con l’arresto della famiglia Colombo a Forno Canavese dove si era rifugiata in seguito all’8 settembre e alla spietata caccia all’ebreo messa in atto da nazisti e fascisti. Ma mentre i genitori, Sandro e Wanda, vengono immediatamente trasferiti in carcere a Torino, la figlia Elena, una bambina di dieci anni ( ne avrebbe compiuti undici a giugno) venne affidata dalle SS a una famiglia di amici, i De Munari. “Un caso pressoché unico nella storia della deportazione italiana – come sottolinea Rondolino – poiché le famiglie erano sempre arrestate e deportate in blocco, dai nonni ai neonati. Quel giorno a Torino accadde qualcosa di incredibile. Elena si separa dai genitori convinta di rivederli presto, Sandro e Wanda la salutano convinti di averla messa in salvo”. Ma il destino sarà ben diverso: i genitori vengono infatti inviati ad Auschwitz dove arrivano il 6 febbraio 1944. Wanda è fra le quasi trecento donne che, caricate sui camion, sono subito condotte alle camere a gas di Birkenau. Sandro invece muore il 25 marzo 1944, cinquanta giorni dopo l’arrivo ad Auschwitz: era stato portato a Birkenau per essere ucciso il giorno stesso nelle camere a gas. La piccola Elena rimase invece a Torino e visse per tre mesi e mezzo con quella famiglia. Il 9 marzo i tedeschi la prelevarono, portandola all’Istituto Charitas dove venne arrestata dalle SS il 25 marzo 1944, esattamente lo stesso giorno in cui suo padre veniva spinto nella camera a gas. Il giorno successivo venne caricata su un treno e portata nel campo di concentramento di Fossoli (Modena) dove rimase fino al 5 aprile 1944 quando partì per il suo ultimo viaggio verso Auschwitz. Morì sola, “sostenuta dalla speranza, alimentata dai suoi carnefici, di rivedere la mamma e il papà”. Molti anni dopo, Fabrizio Rondolino ricevette una e-mail dal Museo Diffuso della Resistenza di Torino: stavano preparando la posa di alcune pietre d’inciampo e avevano ritrovato, tra le carte della Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei, una lettera scritta nel maggio 1946 da Marcella Colombo. Era una richiesta di aiuto per avere informazioni sulla sorte di suo fratello Sandro, di sua moglie Wanda e della loro figlia perché, scriveva, che non avevano mai più avuto notizie della bambina. Fabrizio Rondolino è partito da lì per ricostruire la breve vita di Elena, cugina prima di suo padre, l’unica bambina ebrea italiana che – come apprese durante le indagini – ha affrontato da sola l’arresto, la detenzione e la deportazione. È un percorso che attraversa archivi, testimonianze, vecchie foto, nomi quasi dimenticati. Un viaggio dentro la propria storia familiare alla ricerca di ciò che del passato continua a vivere, fosse anche solo un nome da ricordare. Oltre al libro, la memoria di Elena è impressa nel selciato al numero tre di via Piazzi a Torino dove sono state poste tre pietre d’inciampo per lei e i genitori; a Forno Canavese, dove le è stata intitolata la scuola primaria, e a Rivarolo Canavese dove è un’ area giochi a portare il suo nome.

Marco Travaglini

Al teatro di Bosconero Neil Simon: “Un giardino di aranci fatti in casa”

Al teatro di Bosconero, in provincia di Torino, venerdì 13 febbraio prossimo andrà in scena la commedia “Un giardino di aranci fatti in casa”, tratta da un testo di Neil Simon, uno dei più amati rappresentanti del teatro contemporaneo. Si tratterà di una serata all’insegna del sorriso intelligente e della comicità agrodolce, che da sempre contraddistingue la penna del celebre drammaturgo americano.

Ambientato in un contesto familiare, apparentemente ordinario, la commedia mette in scena personaggi vividi e profondamente umani, alle prese con fragilità, speranze, incomprensioni e slanci d’affetto. I dialoghi sono serrati, le situazioni paradossali e la comicità non è mai fine a se stessa. Neil Simon accompagna il pubblico in uno spettacolo divertente e toccante, capace di far ridere e riflettere al tempo stesso. “Un giardino di aranci fatti in casa” tratta i  temi dei legami, della crescita e di quella sottile linea che separano il disincanto dalla tenerezza. Si tratta di una storia in cui l’ironia diventa strumento di racconto dei difficili legami umani, e la necessità universale di sentirsi accolti. Tra gli interpreti, Marco Costantini, Antonella Calderola e Martina D’Antoni.

Teatro Civico di Bosconero – via Villafranca 5, Bosconero – Officina dell’arte – biglietti: 10 euro – info: 389 3126525 – 328 2198601

Mara Martellotta

San Valentino e Carnevale a Teatro… in alta quota

Al Cinema-Teatro “San Sipario” di San Sicario Alto, l’Amore si festeggia con l’Opera Pop e il Carnevale con lo show del “Mago J”

Sabato 14 e domenica 15 febbraio, ore 21 e 18,30

San Sicario Alto – Cesana Torinese (Torino)

Sarà un tantino freddo, di sera, agli oltre duemila metri della bella San Sicario, in Alta Valle Susa, ma, è ben risaputo, l’Amore (quello con la “A” maiuscola) riscalda i cuori … e forse anche le membra (più o meno), così anche “in alta quota” sarà dato di doverosamente celebrare la Festa di “San Valentino”. Tanto più se detta Festa si terrà al calduccio del Cinema-Teatro “San Sipario” che, per l’occasione, offrirà alle “coppiette” e (per carità!) a tutti gli appassionati di teatro, magari dopo un’intensa giornata sulle nevi, un’esperienza dal fascino inedito e sorprendente.

Sabato 14 febbraio, alle 21, il sipario del “Teatro” di San Sicario Alto, si alzerà infatti su “Opera Pop: Elisir d’Amore”, un’originale produzione della Compagnia torinese “Casa Fools” scritta e interpretata da Luigi Orfeo, attore e regista napoletano, fondatore nel 2005 della stessa Compagnia “I Fools”. Inserita nella mini rassegna del Comune valsusino, la serata è organizzata da “Onda Larsen”, in collaborazione con l’Associazione “Non Solo Neve”, partner del progetto. E quale occasione migliore della “Festa degli Innamorati” per lasciarsi liberamente trasportare dalle note di Gaetano Donizetti in un viaggio appassionato attraverso una delle opere liriche più romantiche di sempre?

In una narrazione serrata di cinquantacinque minuti, Luigi Orfeo mette in scena un riadattamento giocoso che intreccia le celebri vicende di Adina e Nemorino a un mix eclettico di “linguaggi teatrali”: dalla pura narrazione alle più fantasiose “giullarate” e al teatro di figura, dove anche le “marionette” diventano protagoniste insieme ai brani musicali più iconici che hanno fatto la storia della lirica.

Spiegano gli organizzatori: “L’unicità di questo appuntamento di San Valentino risiede nella capacità di Orfeo di agire come traghettatore culturale e sentimentale”. Durante la performance, l’interprete coinvolge il pubblico, spiegando con brio e semplicità i segreti dell’orchestra e le ragioni profonde che rendono l’“Elisir” un capolavoro immortale del celebre compositore bergamasco. Gli spettatori non sono dunque semplici osservatori, ma vengono “accompagnati per mano” nel cuore dell’opera, mentre Orfeo interpreta, con rara maestria, ogni elemento della scena: dai personaggi al coro, fino alla scenografia e alla maestosità del sipario “bordò”“Lo spettacolo è davvero un invito a riscoprire la magia della lirica in una chiave ‘pop’ e coinvolgente, perfetta per chi desidera vivere la sera del 14 febbraio tra arte, sorrisi e l’eterno incanto dell’amore”.

Tutto questo il sabato sera, in onore di un colto, ma senza esagerare, “San Valentino” da trascorrere sulle nevi di casa.

E il “Carnevale”? Tranquilli! Ancora una volta, in quel di San Sicario Alto, c’è sempre la coinvolgente magia del Teatro a venirci in soccorso, con la proposta di un tardo pomeriggio di giochi e di festa, in compagnia di tutta la famiglia, con bambini (soprattutto bambini) a seguito.

Domenica 15 febbraio, infatti, sempre il “Cinema-Teatro Sansipario”a partire dalle 18,30, ospiterà “Mago J Show”, spettacolo scritto e realizzato dal piemontese “prestigiatore anomalo” Jefte Fanetti, artista poliedrico con oltre venticinque anni di esperienza maturata tra “magia comica”, “ mimo”, “circo contemporaneo”, “teatro di strada e acrobatica”. Multiforme combinazione professionale, tutta riversata e ben visibile ed apprezzabile in quel suo “Mago J Show”, che ha già superato il prestigioso traguardo delle 1500 repliche, confermandosi come un “piccolo classico” del teatro per l’infanzia capace di incantare un pubblico “dai tre anni in su”“In sessanta minuti di ritmo serrato, Fanetti, più simile a un maldestro ‘merlo’ che al leggendario ‘Merlino’, costruisce un mondo dove, come accade a Carnevale, l’impossibile diventa quotidiano e dove la comicità nasce dall’errore, dalla sbadataggine e dalla meraviglia”.

Anche qui, il pubblico – dai bimbi, ai genitori e a parentela varia della più varia età – non è mai “semplice spettatore”, ma il vero “motore dell’azione”, fra continui “colpi di scena” e “scoperte inaspettate”. “Attraverso il gioco e l’ironia, lo spettacolo conduce verso un finale poetico e divertente in cui si scoprirà che, in fondo, i piccoli spettatori possiedono un potere magico superiore a quello del ‘Mago J’ stesso. Un appuntamento imperdibile per festeggiare il carnevale tra le montagne”.

Per info: “Onda Larsen”; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

g.m.

Nelle foto: Scene da “Opera Pop. Elisir d’amore” e “Mago J Show”

Maurizio Blini e le periferie del domani

C’è sempre una frontiera, nei romanzi di Maurizio Blini, e raramente coincide con quella geografica. È un confine umano, fragile, attraversato da inquietudini e rabbie che abitano le periferie delle grandi città. È lì che Blini torna a cercare i suoi personaggi nel nuovo romanzo, E se domani, in uscita il 24 febbraio come allegato de La Stampa e presentato il 19 febbraio alle 18,30 alla Libreria Belgravia di Torino.

Nel suo sguardo la provincia e la periferia non sono mai semplici sfondi. Sono organismi vivi, pulsanti, che respirano con le stesse contraddizioni dei loro abitanti. «Nei miei romanzi — racconta Blini — mi concentro sugli emarginati, sui disillusi, su chi tenta ancora di ribellarsi all’ingiustizia sociale. In E se domani ho voluto accendere i riflettori su un fenomeno che sta cambiando le nostre città: le baby gang, soprattutto latinoamericane, formate da ragazzi giovanissimi, spesso minorenni. Ci troviamo impreparati di fronte ai loro linguaggi, alle loro regole, al loro modo di stare nel mondo. È una sfida, anche per i miei investigatori.»

Il domani” di questi giovani, spiega Blini, non nasce dall’integrazione ma dalla specificità: un’identità rivendicata, tatuata sulla pelle, gridata attraverso la musica e la rabbia. Vivono in simbiosi, nei clan, in quartieri ai margini di città come Torino o Milano, dove i muri parlano di appartenenza, di padri e cartelli della droga, di violenze che sanno di antico e di inevitabile.

Le fragilità dei protagonisti di E se domani non sono confessioni da romanzo psicologico, ma fenditure aperte nella carne sociale. Dietro simboli, numeri e ferite tatuate, questi ragazzi nascondono la fierezza e la temerarietà di chi ha visto troppo presto la morte e non la teme più. «I loro equilibri precari — continua Blini — nascono dalle contraddizioni che li circondano. Spesso non esiste un contraltare che possa salvarli: il loro senso di appartenenza e fratellanza è più forte di ogni regola. Il loro rapporto con la morte è quasi metafisico; la sfidano, la ammirano. Le loro storie crescono da ferite profonde, e forse per questo credono di aver già vissuto abbastanza.»

E se domani, Blini non offre redenzioni facili, ma uno specchio in cui guardare il volto disincantato del presente. Le sue periferie — vive, rumorose, ferite — sono il luogo da cui il “domani” dei suoi personaggi prova ancora, ostinatamente, a nascere.

Valeria Rombolà

Tra scrittura e montaggio, il grande mondo della Scuola Holden è rivolto al futuro

La vita si mette in scena da sola. È questo che bisogna osservare” è la frase di Agnès Varda (la regista di Cléo dalle 5 alle 7, di Sans toit ni loi, di Garage Demy) che campeggia in questa nuova sala, dai caldi toni arancio, a lei dedicata e ricavata dal rimaneggiamento degli ambienti della Scuola Holden, meno uffici più aule per gli studenti, quegli stessi studenti che – dice Alberico Guerzoni, da un anno direttore generale del Polo Education Feltrinelli – sono in quelle aule “per aiutare, per migliorare il mondo del futuro”, nume tutelare di sempre Alessandro Baricco, inteso come stella polare o come un faro che guida il generale orientamento. Più che un laboratorio di idee, una fucina di novità e contenuti, un far apprendere sotto forme alte, “insegnare a raccontare le storie partendo da una contaminazione di vari linguaggi”, è il pensiero avvolto d’entusiasmo di Martino Gozzi, nelle vesti di Direttore didattico, capace di rappresentare il tutto come un grande quanto significativo “gioco”, una sorta di vita scolastica tipo giardini medicei di San Marco, la scuola vissuta, in una piò o meno intensa giornata, come un festival continuo, un alternarsi di lezioni dove apprendere a inventare nuove storie e poi un panino per l’intervallo e poi quelle sedie di legno – leggi vecchi cinema di periferia, il profumo di un tempo, mai troppo lodati alla faccia delle comodità, e oggi scomparsi, un vecchio cinema paradiso della memoria – proprio della Sala Varda per riflettere su titoli che hanno fatto la storia, su cicli (dal primo marzo, cinque titoli ognuno, il primo curato dal signor preside, altri nomi a seguire, dal lunedì al venerdì, con ferreo orario scolastico dalle 9 del mattino) che cambieranno di mese in mese.

In questo anno accademico 2026/27, accanto ad Academy Scrivere che ha avuto il proprio input ormai sei anni fa, nasce Academy Cinema, tre anni in egual misura pronti a sfociare in una laurea triennale al Dams, un percorso triennale focalizzato sulla sceneggiatura e sulla narrazione per immagini, l’intento quello di “formare gli sceneggiatori del futuro, autori versatili e sfaccettati”, profondamente consapevoli di quanto la loro professione stia alla base della settima arte – usciamo personalmente dall’ultimo Joachim Trier e ci rendiamo conto una volta in più quanto ogni attimo, il peso di ogni singola parola, l’accenno abbandonato e richiamato a nuova forza meritino un’attenta scrittura. La Scuola Holden, in questo percorso, non vuole certo essere un’isola felice chiusa nel proprio bozzolo, vuole dialogare con le grandi realtà pubbliche, dal Museo Nazionale del Cinema al Torino Film Festival, dal TorinoFilmLab alla Film Commission Torino Piemonte, in un lavoro costante, di riflessi, di specchi, di sguardi costruttivi.

Un lavoro, amplificato, che sta nelle parole di Annalisa Ambrosio, Direttrice didattica Academy, quando parla di un piano di studi, dove coabitano il corso di sceneggiatura come pure le tecniche di montaggio e la narrazione, il sound design e e i linguaggi diversi televisivi, i mestieri legati alla produzione cinematografica e all’industria dell’audiovisivo, con un lavoro in classe che sarà per la maggior parte pratico e collettivo.Tre sinora i maestri di Cinema confermati, Davide Serino, “maestro di Sceneggiatura”, già candidato al David di Donatello per Esterno notte di Bellocchio, a cui si devono tra l’altro le serie 1992 e 1993 come M – Il figlio del secolo, regista Joe Wright e interprete Luca Marinelli, Adriano Valerio che sarà “maestro di Sguardo” e Andrea Campajola, autore della colonna sonora del documentario Cercando la grande bellezza di Gianluca Jodice sul film di Sorrentino. Come saranno da tenere sotto una lente di ingrandimento il biennio in tecniche della narrazione “Original”, il rinnovamento del percorso “Fondamenta” in otto weekend e di corsi brevi del “General Store” e la creazione dei “Master semestrali: nonché quei progetti speciali che prendono il nome di “Gettoni”, omaggiando la collana editoriale pensata dal binomio Calvino/Vittorini negli anni Cinquanta all’interno dell’Einaudi, antico raccoglitore di quelle opere di giovani letterati contemporanei, soprattutto italiani, ai quali s’offriva la conoscenza al pubblico come la valorizzazione di un personale lavoro.

La stagione 26/27 vedrà anche una più profonda attenzione al diritto allo studio, con le molte facilitazioni per il pagamento delle rette, laddove il costo annuale cambierà in base a tre fasce di reddito: le borse di studio, che saranno assegnate a ogni data dei test d’ammissione, sono passate da 64 a 88 in totale, 44 per chi frequenterà Academy e altrettante per chi s’affiderà a Original. Come nell’assegnazione delle borse la Holden terrà conto di eventuali disabilità, per cui chi l’ha documentata superiore al 66% potrà ottenere un’esenzione parziale della retta. Altra importante novità le sei borse di studio che copriranno il 100% della retta, che si avvalgono di un importante partenariato non soltanto a livello locale, come la Città di Torino, il Salone Internazionale del Libro di Torino, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Netflix e Fandango e che saranno assegnate durante le sezioni di test fa marzo a maggio. Il prossimo autunno vedrà l’inizio di tre nuovi Master semestrali: sul lavoro editoriale in comunione con Feltrinelli Editore, sulle “narrazioni per il digitale” che vedrà l’utilizzo degli strumenti digitali e in particolare l’AI e sullo “scrivere per la tv”, con la collaborazione dell’autrice televisiva Katiuscia Salerno e con la società di produzione Blu Yazmine.

Nei festeggiamenti – nuovi indirizzi, nuovi corsi, altre nuove sale come la Kubrick e la Dottor Zivago – si inizia alle 18, come per i successivi appuntamenti, di oggi pomeriggio con una tavola rotonda attorno a cui siederanno il regista Nicolangelo Gelormini (che ha scritto la sceneggiatura con Benedetta Mori, già allieva della Holden) e gli interpreti Valeria Golino e Saul Nanni per parlare del film La Gioia” – l’omicidio della professoressa Gloria Rosboch di Castellamonte, nel torinese, da parte di un suo ex allievo di cui si era invaghita -, in uscita domani sugli schermi, il 20 febbraio, con la collaborazione del Lago Film Fest – Piattaforma Lago, interverrà il regista Francesco Sossai, autore di quella Città di pianura che è stato campione d’incassi e di passaparola soprattutto, con un incontro dal titolo “I bar del cinema”, il 3 marzo Margherita Vicario, artista poliedrica, attrice cantautrice e regista, tre David di Donatello per Gloria!, con “Nascita di un’idea”, il 13 aprile la presenza di Francesco Piccolo – esempio tra i più perfetti di contaminazione, sceneggiatore e scrittore, suoi recenti successi La Storia della Archibugi e La bella confusione su quel 1963 che vide il duplice set di due capolavori, del “Gattopardo” e di “8 e mezzo”, la Cardinale a mutare d’abito e di prospettive, di pagina scritta e di sogno – che partirà da Flaubert e da “Madame Bovary si accostò al camino”. In finale di stagione, a maggio, l’arrivo del regista francese Michel Gondry, recente “Stella della Mole”, acclamato autore di Se mi lasci ti cancello, che in occasione di una retrospettiva omaggiatagli dal Museo del Cinema darà spazio a un laboratorio di dieci giorni, tutti cinematografici naturalmente: piccoli gruppi di persone avranno la missione di scrivere, girare, montare e proiettare il loro cortometraggio in un tempo record di tre ore, occasione altresì per dare vita a quattordici set, costruiti con materiali di recupero, la carrozza di un treno, un ufficio, una camera da letto, una discoteca, una stazione di polizia, una prigione. Prenderà corpo “L’Usine de Films Amateurs”, anche negli spazi della Holden, un’occasione che ha già fatto tappa in 22 città di 14 paesi del mondo e che come in una grande avventura ha coinvolto 65.000 partecipanti, portando alla realizzazione di 5.000 film.

Elio Rabbione

Nelle immagini, l’insegna della nuova sala Agnès Varda, lo scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo (credits Musacchio Ianniello&Pasqualini), una scena de “La Gioia” (credits Maria Vernetti), il regista Michel Gondry (credits Ariane Rousselier)

Maglione, dove i muri “narrano” di arte e pittura

Maglione è un piccolo borgo rurale sulle colline moreniche del basso Canavese, a meno di venti chilometri da  Ivrea e distante  poco più del doppio da Torino

 

 Il nome, si dice, deriverebbe da “malhones” , il cui significato richiama i vigneti che producono le uve del bianco Erbaluce. Le poche centinaia di abitanti di Maglione vivono praticamente sul confine con il vercellese, a pochi passi da Moncrivello e nelle vicinanze di Borgo d’Ale e Cigliano.

Un paese tranquillo, silenzioso dove – da più di trent’anni – si può visitare il  M.A.C.A.M, acronimo che sta per Museo d’arte contemporanea all’aperto di Maglione. Dalla mappa si ricava un percorso di visita “en plein air”, ammirando ben 167 opere di importanti artisti  che, dalla piazza XX° settembre – davanti alla chiesa parrocchiale, dove campeggia una scultura di Giò Pomodoro – accompagnano i visitatori lungo le vie del paese. In questo straordinario museo a cielo aperto s’incontra una proposta di opere d’arte contemporanea di diverse tendenze e di indubbio livello culturale. E tutto senza pagare un biglietto d’ingresso per la visita e senza l’assillo dell’orario di apertura o chiusura, considerato il fatto che le opere sono esposte sui muri delle case e negli spazi pubblici del centro abitato. Ideato nel 1985 dall’ingegno eclettico e talentuoso di Maurizio Corgnati, regista e uomo di grande cultura – noto anche per essere stato l’ex-marito della rossa “pantera di Goro”, la cantante Milva – il Macam è un museo del tutto singolare. Corgnati, ritiratosi nella sua casa di Maglione, dov’era nato il primo agosto del 1917, invitò, anno dopo anno, molti artisti italiani e stranieri affinché dipingessero le loro opere sulle pareti esterne delle case messe disposizione dai proprietari o installassero sculture nelle piazze di Maglione. Nel corso degli anni prese forma una straordinaria mescolanza tra stili e scuole diverse, affiancando la tradizione pittorica alle avanguardie più innovative. Si disegnò un percorso di grande fascino, accostando artisti come Mauro Chessa, Giò Pomodoro, Ugo Nespolo , Armando Testa,  Eugenio Comencini e Francesco Tabusso con altri meno noti, ma non meno interessanti. Tra le sculture spicca anche il monumento al contadino “vittima ignorata di tutte le guerre e di tutte le paci”, costruito da Pietro Gilardi con l’aiuto degli anziani coltivatori di Maglione, utilizzando vecchi  aratri e attrezzi della civiltà rurale. Maurizio Corgnati, che amava definirsi “un buon giocatore di scopa e un grande cuoco” , oltre ad essere amico di Calvino, Fruttero e Lucentini e tanti altri protagonisti del mondo della cultura, riuscì nel suo intento di  far crescere quest’ associazione “senza fine di lucro con operatività indirizzata alla diffusione e promozione dell’arte contemporanea”. Gli artisti accettarono di buon grado la proposta di creare gratuitamente le opere murali ,trovandosi a Maglione sul finire di settembre, nel periodo dei festeggiamenti del patrono, San Maurizio. Un evento battezzato “Paese vecchio, pittura nuova” che , fino a quando Corgnati era in vita, veniva concluso con una grande cena, preparata dallo stesso regista per  “ripagare i pittori e trascorrere qualche ora in buona compagnia”. Del resto, frequentando il piccolo borgo cavanesano, gli artisti compresero fin dall’inizio lo spirito di questa iniziativa,”priva di risvolti commerciali e basata esclusivamente sull’amore per l’arte, ritrovando l’autentico piacere di stare insieme e “produrre” cultura per tutti. Questa tradizione dura ancora oggi, mantenendo vivo il ricordo e la volontà di Maurizio Corgnati che, in conclusione, definiva così la sua “creatura”: “Ecco il perché di questo museo a Maglione: i bambini di un tempo sono cresciuti in mezzo a immagini piene di mucche, pecore, ruscelli, nani, conigli e fate; i bambini futuri di Maglione avranno occhi pieni di queste immagini che stanno sui muri delle loro case“.

Marco Travaglini

 

(foto: emozionincanavese.it)