CULTURA E SPETTACOLI

“L’accordatore”, un racconto di Piero Chiara su Tallone a Orta

A Orta, una mattina d’autunno di alcuni anni or sono, di domenica, mentre stavo sotto gli ippocastani già rossi della piazza a guardare il lago e l’isola di San Giulio, vidi scendere, da due automobili giunte a motore spento, un gruppo di sei persone: due donne e quattro uomini, uno dei quali si staccò subito dal gruppo e apparve come colui per il quale tutti gli altri esistevano.

Era un vecchietto, chiuso in un pastrano scuro, con un cappello nero in testa, una sciarpa al collo e ai piedi un paio di scarpe di tela bianca.

Era, come mi sussurrò un barcaiolo, il famoso accordatore Cesare Tallone, che andava a passare la domenica sull’isola di San Giulio”. Così scriveva Piero Chiara nel breve racconto “L’accordatore”, rammentando l’incontro con il maestro Cesare Tallone, detto Cesarino per distinguerlo dal padre pittore. Pubblicato da Biblohaus, a cura di Federico Roncoroni,  con due scritti di Enrico Tallone e Massimo Gatta oltre ad alcune belle foto d’epoca, il racconto “L’accordatore”, come è tipico della narrativa di Piero Chiara, nasce da un fatto di cui è stato testimone con , sullo sfondo, il luogo dell’incontro: l’arrivo di Tallone ad Orta, dove possedeva una dimora sull’isola di San Giulio. Un racconto velato dal mistero, avvolto in quelle nebbie che spesso si trovano tra autunno e inverno sulle acque calme del più romantico dei laghi italiani, meta ideale di artisti e scrittori. Una storia che parla di una straordinaria famiglia – quella dei Tallone – di editori e stampatori, poeti e pittori, architetti e costruttori di pianoforti. Un interessante saggio di Roncoroni aiuta a comprendere il contesto nel quale si colloca il racconto dello scrittore di Luino, mentre  le pagine manoscritte restituiscono la prova più genuina del lavoro di Chiara.

Cesare Augusto (“Cesarino”) Tallone, figlio del pittore Cesare e fratello dell’editore Alberto,  apprese il mestiere di liutaio nella fabbrica Fip di Alpignano e poi alla Zari di Bovisio, di cui fu giovanissimo direttore. Gabriele d’Annunzio lo definì “artefice in costruzioni sonore” ed egli divenne accordatore ufficiale del Vittoriale. Perfezionatosi in Germania, negli anni cinquanta iniziò la costruzione dei pianoforti “Tallone” giungendo, dopo dieci anni di studi e sperimentazioni, a produrre il primo pianoforte italiano gran coda da concerto. Grazie al suo infallibile orecchio, la spiccata sensibilità musicale e la perfetta conoscenza dello strumento, fu stimato, fra gli altri, da Ludwig Hofmann, Arturo Toscanini e Arturo Benedetti Michelangeli, che lo volle con sé come tecnico accordatore durante le sue lunghe tournée internazionali. “L’accordatore” è un ulteriore prova dell’impareggiabile istinto e talento narrativo di Piero Chiara, uno degli autori più prolifici e più fortunati della  seconda metà del Novecento.

Marco Travaglini

Cosa vedremo ad Artissima: le novità della XXXIII edizione

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Tornerà da venerdì 30 ottobre a domenica 1⁰ novembre  sotto la guida dello storico direttore Luigi Fassi

Artissima presenta la sua trentatreesima edizione della fiera, che si svolgerà da venerdì 30 ottobre a domenica 1 novembre prossimi per il quinto anno sotto la direzione di Luigi Fassi nel Padiglione OVAL di Lingotto Fiere.
Il tema di Artissima 2026 è  “Fancy: a Flexible Acrobatic Body”. Un titolo che nasce da un’ immagine della filosofa Martha C.Nussbaum per affermare che il linguaggio dell’arte, guidato dalla fancy, la proiezione in avanti della fantasia, possiede un corpo flessibile e acrobatico, capace di attraversare poeticamente complessità  e differenze e di avvicinarci alla pluralità di chi è altro da noi.
L’arte non si limita a dare forma a ciò che esiste, ma apre il campo a ciò che potrebbe esistere, diventando un’intelligenza pubblica cruciale, capace di  nutrire e arricchire le istituzioni democratiche di una comunità. Artissima incarna perfettamente questo esercizio dell’immaginazione e diventa incontro fisico, intenso, accelerato con le opere d’arte.

“Il tema di quest’anno – spiega il direttore di Artissima Luigi Fassi – racconta la qualità acrobatica della fancy, la forza proiettiva dell’immaginazione resa possibile dall’arte. Secondo Martha C. Nussbaum, la fancy è un linguaggio che va continuamente allenato, una facoltà capace di spingersi oltre l’evidenza, di trascendere l’oggetto e aprire uno sguardo più benevolo verso l’altro nelle nostre relazioni civiche, morali e politiche.
In questa capacità trasformativa risiede una delle funzioni più profonde dell’arte, modificare chi guarda, affinando la possibilità di riconoscersi nell’esperienza altrui. È  la forma stessa dell’arte, corporea, complessa, mobile, a guidarci verso questa apertura, in un esercizio democratico dello sguardo, che si oppone alla rigidità e alle chiusure, attraverso il movimento libero della fantasia.
Artissima è, da sempre, il luogo in cui il pensiero prende forma attraverso incontri inattesi, tra opere, corpi, idee e sensibilità differenti. Fancy pare allora una parola  capace di raccontare non solo l’energie dell’arte contemporanea, ma il movimento continuo della fiera stessa, il suo essere uno spazio vivo di sperimentazione, intuizione e scoperta”.
Artissima conferma il comitato di selezione 2026 delle gallerie partecipanti alle sezioni storiche, Main Section, Monologue/ Dialogue, New Entries e Art Editions, composto da galleristi internazionali.

Main Secton risulta la sezione dedicata alle gallerie più affermate sulla scena internazionale per offrire a collezionisti e pubblico una rassegna di altissima qualità. New Entries accoglie le gallerie internazionali emergenti più interessanti con meno di cinque anni di attività, alla loro prima partecipazione alla fiera. Monologue/ Dialogue è riservata alle gallerie emergenti che mostrino un approccio sperimentale e che intendano presentare uno stand monografico o il dialogo tra i lavori di due artisti. Art Editions rappresenta la sezione speciale dedicata alle gallerie e agli spazi non profit che presentano edizioni, stampe, multipli di artisti internazionali.

Per il terzo anno consecutivo Léon Kruijswijk, performance curator al Mudam di Lussemburgo , e Joel Valabrega, curatrice indipendente di Porto e Milano, saranno i curatori della sezione Present Future, quella dedicata ai talenti emergenti, che ospita progetti monografici con l’obiettivo di porre in risalto le nuove tendenze  che caratterizzano il panorama artistico internazionale. Jacopo Crivelli Visconti,  direttore della Albuquerque Foundation di Sintra e Heike Munder, curatrice indipendente e scrittrice di Zurigo, sono stati riconfermati per il terzo anno quali curatori di Back to the future, la sezione di Artissima che presenta progetti monografici di pionieri dell’arte contemporanea che, in momenti e luoghi diversi, tra gli anni 1930- 1990, hanno avuto il coraggio di opporsi a ciò che ritenevano sbagliato.
Per Disegni è  confermata la curatela per il quinto anno di Irina Zucca Alessandrelli , curatrice della collezione Romo di Milano e della Milano Drawing Week. La sezione, unica nelle fiere italiane dedicate al mezzo espressivo del disegno, presenta progetti concepiti come mostre personali capaci di valorizzare l’autenticità e l’autonomia dell’opera su carta.

Mara Martellotta

A Chieri è “Notte degli Archivi” Ricordando Margherita di Savoia

Negli spazi del “Museo del Tessile” della Città collinare, “Shadow Box” in mostra in omaggio alla prima Regina d’Italia

Venerdì 5 giugno, ore 18,30

Chieri (Torino)

A cento anni dalla morte, la Regina Margherita di Savoia (Torino – Palazzo Chiablese, 1851 – Bordighera, 1926), prima Regina d’Italia, consorte di Umberto I e Donna di grande carisma, icona di stile e “mecenate delle arti”, viene ricordata in tutta la sua bellezza ed eleganza al “Museo del Tessile” di Chieri, Museo che a Lei sarebbe stato particolarmente caro in una Città riconosciuta quale storico e rinomato distretto di “produzione tessile”, celebre a livello europeo fin dal Basso Medioevo. Occasione: “La Notte degli Archivi”, evento promosso dall’Associazione Culturale “Archivissima”, primo e unico Festival italiano interamente dedicato alla promozione e valorizzazione dei Patrimoni conservati negli “archivi storici” di enti, istituzioni e imprese. E che, venerdì 5 giugno prossimoalle 18,30, diventerà, per l’appunto, felice occasione di esposizione nei locali dell’“Archivio” della “Fondazione Chierese per il Tessile e per il Museo del Tessile” (in via Giovanni Demaria 10), di quattro “Shadow Box” ottocentesche – cornici profonde dotate di una teca in vetro atte ad esporre oggetti tridimensionali – donate da Biagina Garnero, e di una selezione di coeve “stampe di moda”, che verranno presentate da Mitti Baiotti, guida esperta del “Museo-Archivio del Tessile” di Chieri.

Pezzo clou della Rassegna una “miniatura” in materiale tessile capace di conferire colore e tridimensionalità al prezioso vestito indossato dalla Regina “più amata dagli italiani” (e perfino dal “repubblicano” e “anticlericale” Carducci che a lei dedicò più di un’ Ode, fra cui la celebre “Alla regina d’Italia”), raffigurato su una stampa a firma dell’artista ucraina Anais Toudouze (al secolo Adele-Anais Colin; 1822 -1899), famosa illustratrice di figurini di moda, per la francese “La Mode Artistique”, del 1895. Impreziosita di merletti, perle e rose, la veste azzurra e bianca immortalata in questo “Shadow Box” restituisce perfettamente la memoria della Sovrana sabauda, che si distinse non solo per la ricercatezza dei suoi abiti e gioielli. “Un curioso cimelio – dichiara Melanie Zefferino, presidente della ‘Fondazione Chierese per il Tessile” e per il ‘Museo del Tessile’– che testimonia la cultura materiale di un’epoca ma veicola anche l’immateriale, ‘quello che non c’è’, ovvero il gusto, le passioni e le virtù di una Sovrana che fu icona di stile, musa di poeti e promotrice del benessere del suo popolo”.

In mostra, ad affiancare la stupenda miniatura, ricavata dalla stampa della Toudouze, troviamo altri “rimandi” ad alcune “fotografie storiche” e a “ritratti” in abito azzurro della Sovrana. Tra questi, in particolare le tele (dal forte influsso del romantico Francesco Hayez) del milanese Giuseppe Bertini – docente e direttore dell’“Accademia di Belle Arti” di Brera, nonché primo direttore ed amministratore del “Museo Poldi Pezzoli” di Milano – insieme a quelle del fiorentino Michele Gordigiani (ritrattista alla Léon Bonnat, particolarmente impegnato, in tal senso, nelle migliori corti delle famiglie regnanti europee e autore di un celeberrimo “Ritratto di Margherita di Savoia”, 1881, che la critica ebbe allora a definire “tela magistrale per disegno, colore e sentimento”) e alla pittura su vetro del Francesco Moretti da Perugia (specializzato nella pittura “su vetro”; magnifico il “tondo” sulla facciata del “Duomo” di Todi, raffigurante un “Angelo annunciante” tratto dal Beato Angelico e datato 1862).

L’ingresso all’evento chierese è libero, con prenotazione obbligatoria a: prenotazioni@fmtessilchieri.org

“Archivissima” – Pillole di sapere

Come s’è inizialmente detto, la “Notte degli Archivi” è un evento promosso dall’Associazione Culturale e di Promozione Sociale “Archivissima APS”, nata a Torino (sede in corso Vittorio Emanuele II, 44) nel 2018. Duplice il significato profondo del Festival:

–       “Democratizzazione della memoria”, ossia rendere accessibile la storia non solo agli addetti ai lavori (storici ed archivisti), ma ad  un pubblico ampio e curioso

–       “Attualizzazione del passato”, ossia dimostrare che i documenti d’archivio (fotografie, lettere, registri, materiale audiovisivo …) non sono semplici reperti, ma strumenti vivi per comprendere il presente ed immaginare il futuro.

In una recente intervista, ha sottolineato Manuela Iannetti, dal 2018 direttrice di “Archivissima APS”“Memoria e futuro sono legate perché é quest’ultimo a raccontare la storia. Ma è il ‘presente’ a costituire la possibilità migliore per avere un “futuro”, a partire da come accudiamo il mondo attuale, correggendo ove possibile gli errori e costruendo l’archivio del domani”.

Gianni Milani

Nelle foto: “Margherita di Savoia”, da Anais Toudouze; Melanie Zefferino; parte allestimento con Mitti Baiotti; Rocco Mangano “Antichi disegni da cartolina”, Chieri

“Sia Luce”: ultima settimana

Si celebra anche attraverso l’arte, nel quattrocentesco “Duomo – Cattedrale di Santo Stefano” di Biella, la Santa Pasqua di Resurrezione

Da marzo a domenica 7 giugno, giornata del “Corpus Domini”

Biella

“Immagini di soglia”. Così sono state, a ragione, definite le opere del chioggiotto Riccardo Albiero, solo due, esposte nella maestosa solennità della quattrocentesca “Cattedrale di Santo Stefano” a Biella (fatta costruire dalla Comunità locale nel 1402, a seguito di un voto fatto alla Madonna di Oropa per la scampata pestilenza del 1399 e diventata “Cattedrale” nel 1772, con la titolazione della “Città della Lana” a sede vescovile) in quel tempo pasquale che tradizionalmente invita a riflettere sul passaggio “dalla notte alla luce”, “dalla morte alla vita”. Attraverso “immagini di soglia”che sono “preghiera muta” e “apparizione fugace”, per l’appunto. Solo due, si diceva, perfettamente inserite nel Progetto “Sia Luce”, promosso dalla “Parrocchia di Santo Stefano” (patrono di Biella), a cura di Irene Finiguerra per “BI-BOx – APS”, nell’ambito del Bando “CulturHUB” di Città e Cattedrali e della “Consulta Regionale per i Beni Ecclesiastici”. “The Silent Choir” (“Il suono del silenzio”, olio e acquerello su tela, di grandi dimensioni) e “A Sorrowful Charm” (“Un fascino doloroso”, olio su tavola), i titoli dei dipinti, entrambi datati 2025, entrambi espressione tecnicamente rigorosa di “un universo silenzioso e contemplativo dove la pittura si fa gesto spirituale, evocazione ed offerta”.

In tal senso, é da leggersi la pittura di fragile realismo, pur nella tecnica di perfetta definizione, di Riccardo Albiero. Figura ascetica, le braccia lungo i fianchi, una postura composta in silente, intima preghiera nel suo fisso osservarci quali amichevoli presenze cui chiedere gesti di comune devota condivisione, quella del giovane (autoritratto?) dallo sguardo profondo e penetrante di “The Silent Choir”. Alle sue spalle un “telo sospeso” (quasi sipario teatrale) in cui vediamo muoversi “ombre di colombe in volo” (simbolo eterno di pace cristiana e riconciliazione divina), riflesse in un gioco di smosso chiaro-scuro nell’ampia camicia chiusa ai polsi, fiori appena accennati nella delicatezza di morbide cromie e un “cardo” disegnato in basso a sinistra. Il volto del giovane “non descrive un’ identità definita–sottolinea Irene Finiguerrama una presenza interiore, come una figura che affiora come memoria dell’anima, come tracce di un mistero che non si lascia afferrare ma solo intuire”. E mistero, realtà simbolica è ancora il “cardo” che si ripete da “The Silent Choir” al più piccolo “Sorrowful Charm”, dove appare tenuto in mano forse dallo stesso giovane del precedente dipinto. Anche qui, non semplice  grafica ornamentale di una comune “pianta” erbacea, ma, in ambito religioso, elevato simbolo associato al dolore, alla corona di spine e alla passione del Cristo, del Cristo che si fa uomo e assume su di sé la maledizione della Genesi per redimere l’umanità. Ancora Irene Finiguerra:“Queste opere parlano a chi crede, ma anche a chi è in ricerca. A chi riconosce nel tempo pasquale un mistero di fede e a chi, semplicemente, attraversa la Cattedrale in cerca di silenzio. Non chiedono appartenenza, ma disponibilità all’ascolto. In un tempo spesso segnato dal rumore e dalla fretta, invitano a sostare senza difese, a lasciarsi toccare da una luce che non impone risposte ma apre domande. Fino a giugno, nel tempo disteso che segue la Pasqua e conduce verso la pienezza della luce estiva, queste immagini continuano a parlare di vita che rinasce e di presenza che si fa discreta. Non proclamano, non spiegano: accompagnano. Sono come preghiere mute affidate alla pittura, offerte silenziose che chiedono soltanto di essere accolte”.

Preghiere. Preghiere che fanno volare alto sentimenti d’amore. E che, personalmente, mi sollecitano ricordi e domande su altre accorate musicali invocazioni:

“Ti guardo camminare in chiese così alte/Ti sento parlare e fai esplodere il mio cuore/Sento il …/Sento il coro silenzioso/

E tu, ti prendi cura di me?/E tu, pensi mai a me? …/

Invocazioni, interrogativi riportati in musica “stile – coldwave” nel brano “The Silent Choir” (stesso titolo del dipinto di Albiero) pubblicato nel 2018 dal duo musicale svizzero-britannico degli “Lebanon Hanover”. Puro caso? Mia casuale suggestione? O anche per Riccardo Albiero, fascinosa fonte d’ispirazione? In ogni caso, restano le motivazioni di un dolce incantesimo e “la connessione profonda tra anime solitarie – come si è scritto – che non hanno bisogno di parole per comprendersi”.

“Sia Luce”

Il Progetto mette al centro del suo interesse il complesso della “Cattedrale di Biella”, come fulcro della spiritualità della città e del suo territorio. Dall’ottobre del 2019, anno di nascita del progetto a oggi, sono state più di settanta le iniziative ospitate. “Sia Luce” è dunque un’occasione per approfondire la conoscenza della “Cattedrale” e di tutto il complesso di “architettura sacra” che si è sviluppato, su Piazza Duomo, nel corso dei secoli. Una periodica esposizione di opere d’arte contemporanee legate al tema del “sacro” consentono di integrare e far dialogare i beni artistici che la “Cattedrale” o il “Battistero” custodiscono con un linguaggio nuovo e accattivante.

Per info: tel. 392/5166749 o info.bibox@gmail.como www.bi-boxartspace.com

Gianni Milani

 

Nelle foto: Allestimento interno opere Riccardo Albiero; “The Silent Choir”; “A Sorrowful Charm”; Biella, Piazza Duomo (Ph. Davide Corona)

Un “elisir” di successi, tra tradizione e contemporaneità

Presentata la stagione dello Stabile torinese

Una giusta punta d’orgoglio, sin dall’inizio di questa presentazione della 71ma stagione del TST – Teatro Nazionale, autorità e in quella fotografia e in quel titolostaff e dirigenza tutti schierati sul palcoscenico del Gobetti, nelle parole del presidente Alessandro Bianchi: “Quella che stiamo concludendo in questi giorni ha raggiunto la quota dei 170mila biglietti venduti, un record che mai avevamo raggiunto. Non significa soltanto maggiori ricavi, in quella cifra c’è la verità di un interesse crescente, per il teatro e per le scelte dei nostri spettacoli, come la spinta a proseguire.” E allora vai! con la numero settantuno, tre sale a far da palcoscenico – le abituali Carignano, Gobetti e Fonderie Limone – più l’apporto di un appartamento al piano nobile di piazza Carignano 2 dentro il quale verrà proposto “L’evento”, per la regia di Kriszta Székely, a cui darà voce e corpo la giovane e talentuosa Alice Fazzi, testo del premio Nobel 2022 per la Letteratura Annie Ernaux, una vicenda che sa d’autobiografia, ambientata nell’ottobre del 1963, in cui una studentessa ventitreenne è costretta a ricorrere a vie clandestine per interrompere una gravidanza, nell’illegalità che ancora vige in suolo francese: una esperienza umana dolorosa che incrocia ambiguità e silenzi, la vicinanza di poche compagne, l’incontro con una madre.

Elisir” è il titolo della stagione, stampato in negativo sulla copertina del programma, cento pagine di titoli e di notizie e di futuri appuntamenti, due rosate vegliarde, torretta di gelato in mano, qualche grinza in viso e occhialoni e una tuta da catwoman, compresa la stella del Guarini in rilievo, una selva di significati in quella fotografia e in quel titolo, dove “l’elisir” – non inteso certo come ricetta per l’immortalità né come mezzo per arrestare il corso del tempo – ci aiuta a vivere più a lungo, dove il teatro migliora l’aspetto della vita, dove di fronte a palcoscenico e attori lo spettatore è assai più felice, dove giganteggia una linea pop e dove si tende a sottolineare una discontinuità rispetto al passato. Insomma aria di festa, desiderio di produrre e di mostrare, un calendario che è stato d’obbligo “comporre e scomporre”, confesserà Valerio Binasco – mentre sfoglia i siparietti che da qualche tempo ci regala, mentre si alza e si risiede sulla sedia, mentre improvvisa o legge, mentre spiega o più o meno silenziosamente rimugina -, per farsi meraviglioso carico della teatrale potenzialità italiana e per votarsi sempre di più a quella internazionalizzazione che, con il nome della Székely, porterà a Torino Eline Arbo, regista norvegese direttrice dell’International Theatre di Amsterdam, con “The End of Eddy” di Eduard Louis, il ritorno dell’inglese Ben Duke con la sua ultima creazione “The Last Hamlet” e la réunion dei discendenti di quello che è stato il mito Charlie Chaplin guidati da James Thierrée e Victoria Chaplin che presenteranno “Rendez-vous”.

94 titoli in sede e in tournée, tra cui 21 produzioni e coproduzioni, 57 ospitalità e 16 spettacoli per Torinodanza Festival: “per entrare a teatro e uscire più diversi” sostiene Binasco. Si inaugura il 5 ottobre al Carignano con “Una delle ultime sere di carnovale” di Goldoni, regia di Binasco (“è il mio primo spettacolo in costume, voglio dare retta a Goldoni più che posso”), l’abbandono di Venezia e la partenza dell’autore per Parigi, ma uomini e donne come noi, “si parla di gente povera, di mestiere e di classe operaia, di emigrazione”, nella continuazione di questi ultimi due anni in cui “mi sono dedicato a mettere in scena i ‘signor nessuno’, a leggere le nostre storie comuni”. Tra gli interpreti, Orietta Notari, Natalino Balasso, Marta Cortellazzo Wiel, Giordana Faggiano, Nicola Pannelli e Milvia Marigliano fresca del successo personale nella “Grazia” di Sorrentino come Coco Valori. Ma, ad essere esatti, avrà già anticipato il giorno precedente al Gobetti Mathias Martelli – raggiunto al telefono in quel di Madrid prima tappa del lungo tour che all’insegna di “Dario Fo 100” lo porterà ai quattro lati del mondo, da New York a Sidney, da Rio de Janeiro a Tunisi, da Santiago del Cile a Stoccarda, da Atene a Parigi – con “Lu santo jullàre Françesco”, ancora Fo, nell’800mo centenario della morte del Santo, un ritratto “contemporaneo, folle, necessario e luminosamente irregolare”.

Non soltanto i classici, nelle scelte del direttore artistico, del direttore artistico junior Pleuteri, del vicedirettore artistico di nuova nomina Leonardo Lidi (a lui si dovrà a febbraio al Gobetti la messinscena dell’”Inserzione” di Natalia Ginzburg, “una storia di solitudine, amicizia, gelosia e follia”, interpreti Marta Pizzigallo e Ilaria Campani, e la ripresa dell’”Amleto” con Mario Pirrello) e del Direttore Generale Filippo Fonsatti, ma una buona parte di contemporaneità, fatti male i conti due terzi delle proposte, “sui venticinque spettacoli del Carignano – sottolinea Pleuteri, immaginando una colorata torta da suddividere – quindici si devono ad autori viventi “, come ampia è la presenza femminile a tirare le fila di vari spettacoli, attrici e registe, mentre già ad inizio dell’incontro (“ma non è una polemica quella che voglio fare”) Rosanna Purchia, assessore alla Cultura del Comune, s’augura una scalata in rosa anche verso le responsabilità manageriali e organizzative dell’Ente torinese. Tra le tante proposte, Alessandro Haber affronterà “Le ultime lune”, testo di Fulvio Bordon con cui Marcello Mastroianni, già malato, dette l’addio alle scene, la brechtiana “Madre Courage” con Lunetta Savino per la regia di Leo Muscato, “una figura contraddittoria che vive nel conflitto come dentro un mercato permanente, scivolosa, inafferrabile, in una parola umana”, mentre s’annunciano per la prima quindicina di dicembre “la musica dal vivo e un deciso taglio rock, a trasformare la scena in un concerto di luce, suono e corpi”. Giuseppe Cederna affronta il mondo animale di Bernardo Zannoni, vincitore del Campiello 2022 con “I miei stupidi intenti”, vedremo la coppia Favino regista e Anna Ferzetti (anche lei successo personale con “La grazia”) interprete in “People, Places & Things” del britannico Duncan Macmillan, a raccontare un percorso di recupero dalla dipendenza da alcol e droghe da parte di Emma, attrice fragile e smarrita; Davide Livermore proporrà con lo Stabile genovese “Orlando Furioso” “da” Ludovico Ariosto, Shakespeare (“Otello”) e John Ford (“Peccato che sia una sgualdrina”) a onorare il teatro seicentesco d’oltremanica, Emma Dante e “Dopo la prova” con cui Gabriele Lavia rende omaggio a Ingmar Bergman, Stefano Massini a fare e a farci fare i conti con “Lo zar” che al secolo ha il nome di Vladimir Putin: dopo “Mein Kampf” e “Donald”, un nuovo percorso, “lo spettacolo attraversa il crollo dell’URSS fra violenza, fame, tumulti e bande criminali, e ricostruisce la metodica scalata al potere del futuro leader”.

Nella sala di via Rossini, tra gli altri, “Lettere a Bernini”, amaro quanto rabbioso ricordo del genio verso l’odiato collega Francesco Borromini, “Predatori di pianura”, ispirato a Ruzante, per la regia di Gabriele Vacis e l’interpretazione di Andrea Pennacchi, in pieno successo con i suoi compagni dopo l’exploit di “Le città di pianura” al cinema, “Figli” scritto dallo scomparso Mattia Torre e adattato e diretto da Fausto Paravidino, interpretato da Edoardo Pesce, poi Stefania Rocca e Michele Di Mauro, Jurij Ferrini ancora una volta pronto a cimentarsi con Rafael Spregelburd, Giordana Faggiano – era ora che qualcuno la chiamasse a protagonista assoluta! è stato il compito di Davide Sacco – con “Lettera di una sconosciuta” dalla novella di Stefan Zweig, la storia di una donna che, mai notata, ha trascorso la intera vita all’ombra di un celebre scrittore, tra sacrificio e devozione. Sbirciando nelle sale delle Fonderie Limone di Moncalieri, Roberto Andò dirige Lino Musella e un nutrito cast di interpreti in “Non posso narrare la mia vita”, a rendere omaggio alla voce indimenticabile di Enzo Moscato, Gabriele Vacis affronta in maniera definitiva la “Trilogia dei Libri” con il Corano, una quindicina di giorni a maggio per riapplaudire uno degli spettacoli più convincenti della stagione che si sta per concludere, quel “Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti”, Pleuteri e Lidi a preparare una ottima pista a un trio d’attrici di eccezionale bravura, Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti e Teresa Castello, tra i “giorni migliori” del teatro italiano, un cane un gatto e un pesciolino rosso di sesso femminile che vivono una loro avventura (in tempo di Covid) in attesa di un personale Godot che non arriverà mai.

Elio Rabbione

Nelle immagini: Valerio Binasco, regista di “Una delle ultime sere di carnovale” (ph. Virginia Brown); “Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti” (ph. Luigi De Palma); “People, Places & Things” (ph. Enrico De Luigi); “Rendez-vous” (ph. Richard Haughton).

Chiude il Festival della Tv: 100 ospiti in piazza

In Piemonte la Nuova Piattaforma della Danza Italiana 2026

La decima edizione della Nuova Piattaforma della Danza Italiana (NID Platform), in programma dall’1 al 4 settembre, avrà il Piemonte come protagonista: saranno Collegno, Moncalieri, Torino e Venaria Reale ad ospitare spettacoli, open studios, performance, incontri, panel di approfondimento raccolti sotto il titolo “Coreografie del possibile”.

Il tema richiama i principi essenziali della danza – corpo, gesto, composizione, relazione tra spazio e tempo – e la capacità di immaginare nuove connessioni tra artisti, luoghi, pubblici, operatori italiani e stranieri, istituzioni e territori, favorendo opportunità di crescita, collaborazione e circuitazione oltre confine.

La scelta delle quattro città riconosce al territorio la capacità di presentarsi come un vero ecosistema culturale diffuso, integrato e riconoscibile a livello nazionale e internazionale. Sono stati infatti individuati luoghi già segnati da processi di rigenerazione urbana e culturale: Lavanderia a Vapore a Collegno, Fonderie Limone a Moncalieri, Teatro Astra, OGR, Casa del Teatro Ragazzi e Giovani a Torino, Reggia di Venaria Reale.

Saranno 18 le proposte capaci di offrire un’ampia mappa della scena coreografica italiana: la sezione Programmazione presenterà 14 spettacoliOpen Studios 4 lavori in fase di sviluppo. Ad alternarsi autrici, autori, compagnie consolidate, nuove generazioni, linguaggi ibridi, formati diversi e pratiche che attraversano danza, teatro fisico, performance, immagine, parola, suono, relazione con lo spazio e rapporto con il pubblico. Si aggiungeranno inoltre due produzioni ospiti, scelte per le caratteristiche che le rendono completamento del panorama artistico della programmazione.

Nel corso della presentazione della manifestazione, svoltasi a Roma nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli ha messo l’accento sul fatto che «la presenza della NID in Piemonte non rappresenta soltanto l’arrivo di una manifestazione importante sul nostro territorio. È il riconoscimento di un sistema culturale che ha investito con continuità sulla danza come linguaggio artistico, come ambito di ricerca e come componente strategica delle politiche per lo spettacolo dal vivo. La NID Platform 2026 sarà anche un’occasione per raccontare il Piemonte attraverso una geografia culturale ampia: teatri, centri di residenza, spazi industriali riconvertiti e patrimonio storico-architettonico concorreranno a costruire una piattaforma diffusa, restituendo l’immagine di un territorio in cui la cultura non è concentrata in un unico luogo, ma vive attraverso una pluralità di spazi, funzioni e comunità».

L’edizione 2026 della NID Platform è sostenuta dal Ministero della Cultura e dalla Regione Piemonte ed è coordinata dalla Fondazione Piemonte dal Vivo, soggetto capofila e attuatore designato dall’Associazione Danza Esercizio e Promozione con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo.

L'intervento dell'assessore Chiarelli

Emilio Salgari non era violento e dedito all’alcol

UN LETTORE CI SCRIVE
Caro direttore, in riferimento all’ articolo della Cagnotto del 1 febbraio 2019, “La pazzia è donna”, di cui ho apprezzato l’ incipit, segnalo tuttavia che  una parte della vicenda biografica, inerente Ida Salgari, è inventata di sana pianta: affermare che Emilio Salgari fosse violento o bevesse è  senza fondamento storiografico, pare inoltre che fosse Ida/Aida, purtroppo, ad avere manifestazioni colleriche, secondo molte testimonianze e analizzando il prospetto nosografico della cartella medica  che portò il 19 aprile 1911, all’ internamento, il quale  avrebbe dovuto essere provvisorio.
La morte dello scrittore e, soprattutto, il quadro particolarmente fosco descritto dalla famiglia Peruzzi- sul quale si concentrano attualmente le ricerche degli studiosi salgariani contemporanei- nominati tutori dei figli, modificarono nettamente la situazione della povera Aida: molto probabilmente, se non fosse morto lo scrittore, la donna sarebbe uscita dal Regio Manicomio prima del fatidico 4 maggio 1911.
Tanto dovevo per esattezza storiografica.
Jonata Poloni
Post scriptum:
Salgari non beveva smodatamente, come si evince dalle ricerche dello storico Turcato

Alle Gallerie d’Italia Carlo Fruttero per l’Avanti

Alle Gallerie d’Italia di Torino, domenica 7 giugno prossimo alle ore 16, si terrà un incontro di Fondazione Mondadori per Archivissima nell’ambito delle celebrazioni per il centenario di Carlo Fruttero. L’incontro verterà sul tema de “L’inviato culturale. Storia di un mestiere che forse non c’è  più, a partire dai pezzi di Carlo Fruttero per l’Avanti”.

L’appuntamento, promosso dalla Fondazione Arnaldo e Alberto Mondadori, in occasione di Archivissima, in collaborazione con la Stampa, pone al centro dell’attenzione una parte meno nota del lavoro di Fruttero, gli anni di inviato de L’Avanti, raccontati attraverso documenti d’archivio inediti, originali e non ancora catalogati, che verranno eccezionalmente mostrati al pubblico.
Si tratta di materiali capaci di restituire non solo il profilo di un giovane Fruttero giornalista, ma anche un modo di osservare e raccontare il mondo culturale che ha subito una profonda trasformazione
A confrontarsi su questo tema saranno Carlotta Fruttero, Paolo Verri e Niccolò Zancan, in un dialogo capace di intrecciare memoria, professione e trasformazioni del giornalismo culturale.
L’incontro prende spunto dal tema scelto quest’anno da Archivissima  “Quello che non c’è “, per interrogarsi  su ciò che è  cambiato nel lavoro dell’inviato culturale, cosa è scomparso e quali prospettive restino aperte oggi per chi racconta la cultura.

Mara Martellotta

Copyright foto di Carla Cerati, fotografia di Carla Cerati/ Courtesy Elena Ceratti