CULTURA E SPETTACOLI

“Aria, acqua, terra, fuoco” Il MIIT  celebra la Giornata della Terra

Il Museo MIIT di Torino, Italia Arte e Galleria Folco curano e organizzano la mostra “Aria, acqua, terra, fuoco”, dedicata ai quattro elementi e alla Giornata  Internazionale della Terra, indetta ogni anno dalle Nazioni Unite, che celebra questa ricorrenza un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile. L’esposizione sarà aperta fino al 13 maggio prossimo. La celebrazione delle Nazioni Unite vuole coinvolgere più Nazioni possibili, e oggi ne prendono parte 193 Paesi. La Giornata della Terra nacque dalla pubblicazione, nel 1962, del libro “Manifesto ambientalista. Primavera silenziosa” della biologa statunitense Rachel Carson. In seguito, nel 1969, in una conferenza dell’UNESCO, a San Francisco, l’attivista per la pace John McConnell propose una giornata per onorare la Terra e il concetto di pace, che venne inizialmente celebrata il primo giorno di primavera, nell’emisfero settentrionale. Questa giornata di equilibrio della natura è stata sancita in una proclamazione sancita da McConnell e firmata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite. Nata il 4 ottobre 1969 come movimento universitario, per sottolineare la conservazione delle risorse naturali nel tempo, la Giormata della Terra è divenuto un avvenimento informativo e educativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta, l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, delle migliaia di piante e specie animali, l’esaurimento delle risorse non rinnovabili: carbone, petrolio e gas naturali. Si insiste in soluzioni che permettono di eliminare gli effetti negativi dell’attività dell’uomo. Queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come petrolio e gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come boschi umidi e la protezione di specie minacciate.

“Aria, acqua, terra, fuoco” è quindi un’esposizione internazionale dedicata all’eccellenza dell’arte, ai sentimenti e alle condizioni umane di cui l’arte da sempre si fa portavoce, alla sensibilità e all’amore, alla violenza e all’emancipazione, all’educazione, al rispetto, al vero e al sogno, alla fantasia, alla realtà e alla società contemporanea.

“Aria, acqua, terra, fuoco” – Museo MIIT – corso Cairoli 4, Torino – date: dal 22 aprile al 13 maggio 2026 – orari: dal martedì al sabato dalle 15.30 alle 19.30 – info: 011 8129776

Mara Martellotta

Al Musa Art Gallery “David Bowie, mio fratello”, attraverso lo sguardo del fratellastro Terry Burns

Dal 17 aprile al 12 luglio, presso lo Spazio Musa di Torino, è ospitata la mostra dal titolo “David Bowie, mio fratello”, un progetto dello scrittore David Lawrence e di Francesco Longo, in programma per la prima volta in Italia dopo l’esposizione a Parigi e Saint-Rémi de Provence. Si tratta di un racconto per immagini che ricostruisce un ritratto di David Bowie a partire da una relazione privata e che attraversa l’intera traiettoria pubblica dell’artista. Il punto di vista è definito dall’impianto della mostra: la figura di Terry Burns, fratellastro di Bowie, diventa il dispositivo attraverso cui leggere immagini, testi e materiali. Non si tratta di una retrospettiva, ma di un percorso che mette in relazione episodi biografici, riferimenti culturali e la costruzione dell’identità artistica. Il nucleo espositivo riunisce una serie di fotografie in parte realizzate da autori che hanno seguito Bowie nelle fasi della sua carriera, tra cui rari scatti di Denis O’Regan, Philippe Auliac e Michel Haddi, in parte provenienti da altri contesti.
Le immagini non seguono una sequenza cronologica lineare, ma si organizzano per nuclei, restituendo passaggi, trasformazione e continuità. Accanto ai ritratti di Bowie compaiono figure che ne definiscono il contesto umano e creativo, famigliari, musicisti, artisti e intellettuali, i genitori e il nonno, Thomas Edward Lawrence, Miles Davis, Lou Reed, Mick Jagger, Pablo Picasso, Bob Dylan, Brian Eno, John Lennon, Elvis Presley, Lindsay Camp, Bing Crosby, Frank Sinatra, Jim Morrison, William S. Burroughs, Jean Genet, Jack Kerouac, Syd Barrett, tra gli altri. Il percorso costruisce così una rete di relazioni che rimanda alle influenze alla base del suo lavoro, dalla musica alla letteratura, dalle arti visive al cinema. All’interno di questo sistema, Terry Burns assume un ruolo strutturale, è attraverso lui che Bowie entra in contatto con una parte significativa del proprio orizzonte culturale, dalla letteratura al jazz, elementi che tornano trasformati dalla sua produzione. La mostra utilizza questo legame come chiave di lettura, senza isolarlo in una dimensione puramente biografica. Testi e immagini procedono su due livelli paralleli, e la scrittura accompagna il percorso senza funzione descrittiva, costruendo un controcampo narrativo che orienta la lettura delle fotografie.
Spazio Musa – via della Consolata 11/E – Torino
“David Bowie, mio fratello” – dal 17 aprile al 12 luglio
Mara Martellotta

Il trio Caprioglio/Poggi/Fiordaliso, vecchie rivalità e la voglia di rimettersi in gioco

Le ragazze son tornate” di Diego Ruiz, repliche al Gioiello sino a domenica 26 aprile

Ecco, cominciamo nel nuovo millennio a parlare di “trasformazione” e non più di una terza età che si porta dietro un inevitabile invecchiamento. Nemmeno di nonne perennemente rassegnate davanti alla tivù. C’è voglia di rivincita e rinnovamento, c’è voglia di avventura, la donna (leggermente, per carità) agée ha voglia di rimettersi in gioco e far valere la propria indipendenza. In altre parole è d’obbligo gettarsi tutte le rughe dietro le spalle, magari anche riallacciare un’amicizia antica che un tempo è stata stravolta da bisticci sentimentali. Un cambiamento che suona come un vero e proprio comandamento. Ben lontane insomma le signore dal mettere sull’etichetta una data di scadenza. Diego Ruiz ha fotografato in maniera intelligente e divertita la situazione, scrivendo e dirigendo “Le ragazze son tornate”, “un manifesto della rinascita e dell’indipendenza”, (per qualcuno) grido di pericolo e di allarme conclamato da Debora Caprioglio, Daniela Poggi e Fiordaliso, titolo in scena al Gioiello da domani sino a domenica 26 aprile, a chiusura di una breve tournée che riprenderà sicuramente la stagione prossima.

Ruiz, nella sua nuova commedia, racconta di tre donne, di quelle stelle del mondo dello spettacolo che hanno certo avuto periodi migliori, che contro ogni legge trovano ancora un’idea che le possa accomunare e permettere di rientrare proprio in quel mondo non certo dalla porta di servizio. È chiaro che niente sarà facile, qualche ruggine continuerà a uscir fuori, qualche vecchio scheletro continuerà a infastidirle e la competizione che non abbandona mai – vogliamo tirar fuori qualche nome dai palcoscenici e dagli schermi dei giorni nostri? – rispunta a ogni più piccola occasione: ma insieme ci possiamo riprovare. E riuscire. Attraverso una buona dose di battute e gag, a cui concorrono Giorgia Guerra e Nicola Paduano, conosciamo Debora, donna e attrice di successo della commedia italiana, che poi il cinema l’ha abbandonata o lei ha abbandonato il cinema, che ha sempre vissuto in un mondo fatto di scintillanti lustrini ma con un irrefrenabile desiderio di essere presa sul serio e non più trattata come una superficiale icona pop; conosciamo Daniela, attrice sofisticata di lunga carriera, che interpreta una stimata icona del teatro piena di talento ma, per colpa di un carattere non proprio malleabile, capace di perdere tante occasioni nella sua carriera e adesso desiderosa di un riscatto che la riporti al successo; conosciamo Fiordaliso, ex cantante con una grande hit alle spalle ma con una carriera tutta al presente che è unicamente legata ai cooking show che l’hanno resa ricca e famosa: ma era quello che lei desiderava davvero?

Dovranno mettere da parte i rancori e zittire i pregiudizi di quanti le vorrebbero già fuori dai giochi, ipotizzare un efficace gioco di squadra anche facendo i conti ognuna con il proprio background, superare i lati negativi fatto un resoconto della propria vita, tirar fuori saggezza e disponibilità, costruendo autobiograficamente o no – una sovrapposizione attrice/interprete che il pubblico sarà spinto a cercare – una commedia frizzante e irriverente che non soltanto si diverte a prendere in giro il mondo tutto luci (e molte ombre) dello spettacolo ma spinge il publico a guardare dentro a una generazione che continua a sorprendere. “Quel che quasi mi ha commosso quando ho messo in scena lo spettacolo – confida Diego Ruiz al telefono – è la passione che le tre attrici ci hanno messo nella costruzione, tutta sorrisi e divertimento con qualche angolo di riflessione, dei loro personaggi, come l’essersi affidate completamente a me. Sono persone che conosco e che frequento nella vita, ho scritto il testo pensando a loro, avevo bisogno proprio di queste attrici e loro hanno accettato. Un ringraziamento in più a Debora Caprioglio che, dopo un paio di repliche iniziali, ho chiamato a sostituire Corinne Clery, impossibilitata a proseguire per motivi di salute: e lei eccola arrivare già con il primo atto memorizzato e dopo pochi giorni idem con il secondo, tanto da far sbalordire le colleghe per la professionalità e per la velocità con cui s’era messa a disposizione.” Ruiz ha scritto il testo sulle corde interpretative di ognuna, “a Fiordaliso, che pure ha già avuto occasioni interpretative ma che è essenzialmente una cantante, ho cercato di dare una sicurezza da confort zone, a Daniela Poggi che aveva visto una mia commedia e l’aveva gradita, chiedendomi a una prossima occasione di prenderla in considerazione, ebbene è lei che ho cercato immediatamente e lei mi ha subito detto di sì. Di tutte ho guardato alla personalità, al diverso passato, al loro desiderio di rimettersi in gioco a ogni occasione, con estremo divertimento per se stesse e per il pubblico che a ogni replica è sempre arrivato più numeroso ad applaudirle.”

Elio Rabbione

Gaza. Alla Fondazione Merz “Il futuro ha un cuore antico”

“Gaza. Il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo” è il titolo della mostra ospitata alla Fondazione Merz che si è inaugurata martedì 21 aprile e visitabile fino al 27 settembre. Si tratta di un progetto nato dalla collaborazione tra la Fondazione Merz, il Museo Egizio di Torino e il MAH Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra, reso possibile dall’assenso dello Stato di Palestina con il sostegno del CIPEG – Comité international pour l’Égyptologie (ICOM). La mostra si giova del patrocinio della Città di Torino ed è curata da un ricco comitato curatoriale composto, tra gli altri, da Beatrice Merz, Silvano Bertalot, Giulia Turconi della Fondazione Merz. Marc Olivier Wahler, Béatrice Blandin, Fadel Al Utol del MAH; Christian Greco, Federico Zaina e Divina Centore del Museo Egizio di Torino, e si avvale dell’apporto di un comitato scientifico composto da personalità di rilievo, tra le quali Paola Caridi, Jean Pierre Figliu, Jean Baptiste Humbert, Tomaso Montanari e Davide Quadrio.

La mostra “Gaza. Il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo” si può considerare una grande mostra internazionale che attraverso il dialogo tra archeologia e arte contemporanea restituisce la storia e la cultura di Gaza, crocevia millenario di commerci, cultura e credenze, sottraendo a una lettura esclusivamente contingente, e invitando il visitatore a riflettere sul valore universale del patrimonio come luogo di memoria, identità e futuro. Il progetto mette in relazione un’ottantina di reperti archeologici del MAH su mandato dello Stato di Palestina e del Museo Egizio di Torino, dall’Età del Bronzo al periodo Ottomano, con le opere di artisti contemporanei, palestinesi e internazionali, quali Samaa e Mad, Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akmar Zaatari. L’allestimento è integrato da una serie di fotografie di Gaza concesse dall’Archivio dell’UNRWA, agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Asia Occidentale. I reperti in mostra, provenienti da Gaza, sono rappresentanti da una selezione della collezione di circa 500 pezzi custoditi temporaneamente presso il MAH di Ginevra, su mandato dello Stato di Palestina, e inizialmente destinata alla creazione di un museo archeologico in Palestina, progetto rimasto incompiuto a causa dei conflitti che hanno interessato l’area.

La mostra si inserisce nel dibattito sulla distruzione del patrimonio culturale, fatto non solo di siti archeologici, monumenti storici e altre rappresentazioni fisiche del passato perduti o gravemente danneggiati, ma anche delle persone che li hanno vissuti, celebrati e identificati come parte della loro eredità culturale, e che ora sono morte o fuggite in seguito alla guerra. I  questo senso Gaza rappresenta solo l’ultimo di una serie di eventi distruttivi che conflitti bellici, e non solo, stanno causando in tutto il mondo. Tra gli obiettivi della mostra si evidenzia la necessità di tenere viva la memoria di una civiltà millenaria e delle comunità che la incarnavano, sensibilizzando il pubblico sulle necessità di proteggere e tramandare il patrimonio culturale, minacciato dalla guerra e dall’oblio, attraverso il dialogo tra reperti archeologici e arte contemporanea. Fin dall’Età del Bronzo, Gaza ha rappresentato un nodo strategico nelle relazioni fra Africa, Asia e Mediterraneo, luogo di scambio e incontro fra civiltà diverse. La città, punto di passaggio di ruote commerciali, religiose e culturali, ha conosciuto nel corso dei secoli una straordinaria stratificazione storica. Sono questi gli aspetti che l’esposizione vuole sottolineare. Il dialogo con la collezione del Museo Egizio di Torino contribuisce a evidenziare questa fitta rete di connessioni, inserendo Gaza in una geografia più ampia di relazioni e influenze reciproche, contribuendo a restituire la complessità di un territorio che ha svolto un ruolo centrale nel Mediterraneo.

Sono quattro le sezioni tematiche della mostra, la prima intitolata : “passato, presente e futuro in pericolo” sul tema della distruzione del patrimonio, non solo artistico. “Il ruolo di Gaza come ponte commerciale e culturale”, “la produzione del celebre vino di Gaza” e la “ricca rete di influenze reciproche con l’Antico Egitto e l’Antica Grecia” sono alla base delle successive sezioni.

Il progetto prevede un fitto calendario di appuntamenti, dagli incontri ai workshop, dalle performance alle presentazioni a workshop di cucina gazawi a momenti musicali e a una retrospettiva del regista Kamal Aljafari, al Museo Nazionale del Cinema. Questo calendario dimostra un legame profondo e solidale di vicinanza e sostegno da parte di una rete culturale internazionale e cittadina attenta e partecipe. Il 16 maggio, al Salone del Libro, verrà presentato “La storia di Gaza”, di Jean Pierre Figliu.

Mara Martellotta

Una gita fuori porta: storici splendori architettonici

 

Nell’weekend della “Festa di Liberazione”, riaprono, ad una manciata di chilometri da Torino, alcune dimore storiche del Pinerolese

Domenica 26 aprile

Massello (Torino)

La meta è ad un tiro di schioppo da Torino. E il traguardo, il territorio del Pinerolese, offre la possibilità di conoscere, ammirare e visitare, accanto a paesaggi e città di grande interesse e bellezza, alcune tra le più interessanti “dimore storiche” piemontesi che, domenica prossima 26 aprile, torneranno a riaprire le porte ai visitatori. Ogni dimora è un microcosmo di storie, architetture e giardini che meritano certamente una sosta dedicata, rappresentando l’occasione per una gita fuori porta o per un weekend, visto che il “Consorzio Turistico Pinerolese e Valli” (Località Mollino, 4) supporta i turisti con informazioni e pacchetti studiati su misura (info@turismopinerolese.it )

Si inizia dalla verde Bricherasio, 45 chilometri da Torino, dove la storia “si sdoppia”. Il primo passo sarà nel “Palazzo Conti di Bricherasio” (costruito tra Sei e Settecento) che si presenta come una residenza di grande eleganza, dove le sale interne riflettono il gusto di una nobiltà colta e legata alle tradizioni del luogo: qui nacque Giovanni Battista Cacherano, comandante delle truppe austro-piemontesi che il 17 luglio 1747 sconfissero i Francesi nella famosa battaglia del “Colle dell’Assietta”. A poca distanza, sempre il 26 riapre anche “Palazzo Ricca di Castelvecchio”, in cui l’atmosfera che si respira è ben diversa , più intima ma altrettanto maestosa, testimoniando la stratificazione storica di un borgo che ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita della valle. Proseguendo, eccoci a Pinerolo, “la città più bella del Piemonte” per Edmondo De Amicis (“Alle porte d’Italia”) e storicamente riconosciuta come la “capitale” del “Principato degli Acaja” nel XIV secolo e, ancora oggi, centro nevralgico del Pinerolese. Qui si può entrare a “Cascina Losetta”, in Località Piani, inserita nella settecentesca “Tenuta del Colombretto” ed esempio perfetto di “villa-fattoria” (set cinematografico nel 2005 della fiction “Elisa di Rivombrosa”), dove il pregio architettonico si fonde con la nobile arte della gestione della terra, in un contesto rurale ancora oggi vibrante di vita. Sempre a Pinerolo, in Strada del Galoppatoio, è imperdibile l’Agriturismo – Parco Storico “Il Torrione”, antico complesso medievale diventato “residenza signorile” (“Pallacium Torrioni”) nel ‘700. Dentro si respira un’esperienza quasi magica: è un “giardino di paesaggio” dove alberi monumentali e vialetti ombrosi permettono di ritrovare la pace e la meraviglia che solo la natura, plasmata dal tempo e dall’uomo, sa regalare. Nei mesi di maggio e giugno il parco risplende della fioritura di 70 diverse varietà di ortensie. A pochi chilometri da Pinerolo e parte dell’ “Unione Montana del Pinerolese”, San Secondo di Pinerolo, ci offre la possibilità di una visita indimenticabile al “Castello di Miradolo”, appartenuto al casato dei Conti Cacherano di Bricherasio, estinta famiglia dell’antica nobiltà piemontese che vantò addirittura il titolo di “viceré dei Savoia” per alcuni suoi membri e che si distinse anche per apprezzabili attività di filantropia e mecenatismo. Dal 2008 è sede della “Fondazione Cosso” ed è oggi un “polo culturale” d’eccellenza. Circondato da un “Parco storico” di grande valore botanico, il Castello ospita attualmente la mostra “C’è oggi una fiaba”, costruita come un racconto corale in cui la fiaba classica prende forma attraverso le opere di alcuni tra i protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, rendendolo una meta ideale sia per gli appassionati del verde sia per gli amanti dell’arte contemporanea. Spostandoci verso la collina di Piossasco, “Casa Lajolo” è una dimora di campagna di metà Settecento con un giardino all’italiana articolato su tre livelli e proprio domenica 26, alle 16,30, si potrà scoprire questo patrimonio verde attraverso “una visita poetica”, un modo nuovo di fruire della bellezza del giardino che coniuga letture di brani e poesie con la scoperta del patrimonio botanico (iscrizioni su https://www.casalajolo.it/prenota/). A pochi chilometri, a Volvera, invece, sempre domenica 26 si potrà visitare “Palazzotto Juva”, una dimora la cui storia risale al Seicento e il cui nome è legato alla figura di Giacomo Pio Juva che, nel 1797 acquistò la cascina e i terreni. II nuovo proprietario fece costruire e restaurare la villa padronale dotandola di una “torre merlata” di ispirazione medioevale, del “campanile” con tanto di campane, ampliando il grande giardino, per destinarlo a “residenza estiva”. Ultime due tappe domenicali: Pancalieri, dove domenica 26 riapre la settecentesca “Villa Giacosa Valfré di Bronzo”, e Virle Piemonte, con il suo settecentesco “Castello Marchesi Romagnano” che domina l’abitato con la sua mole storica e le sue sale affrescate, custodi di secoli di eventi politici e mondani.

Per info: “Consorzio Turistico Pinerolese e Valli”, Massello – Località Molino 4, Torino; tel. 331/3901745 o www.turismopinerolese.it

g. m.

Nelle foto: “Parco Storico Il Torrione”, “Casa Lajolo” e “Castello Marchesi Romagnano”.

Tommaso Paradiso questa sera all’Inalpi Arena di Torino

 

Si esibirà questa sera all’Inalpi Arena di Torino, per la tappa piemontese del tour partito da Roma, e approdato ieri sera a Milano, Tommaso Paradiso, reduce dalla partecipazione al Festival di Sanremo con un brano tra i più applauditi, dal titolo “I romantici”. Paradiso sorprendente il suo pubblico con un doppio annuncio, che segna l’inizio di un nuovo, importante progetto: il ritorno dal vivo con un attesissimo tour nei palazzetti, in programma ad aprile 2026, prodotto da Live Nation e Nuova Musica con il singolo “Lasciamene un po’”, da questo venerdì 12 settembre su tutte le piattaforme digitali e in radio, accompagnato dalla videoclip su Youtube per Columbia Records-Sony Music Italy, già disponibile in prevendita. A distanza di due anni dal suo ultimo progetto discografico “Lasciamene un po’”, prodotto da Simonetta, Paradiso torna confermando il suo stile inconfondibile: una scrittura unica, sempre attuale, con una vena nostalgica capace di trasformare scene quotidiane in immagini universali. Le sonorità, estremamente identitarie, uniscono il calore degli anni Ottanta a un pop contemporaneo diretto e immediato, tra synth, chitarre e ritmi incalzanti, per un brano romantico, incisivo ed estremamente coinvolgente. Il tour nei Palasport toccherà tutta Italia nella primavera del 2026. All’Inalpi Arena si potrà vivere anche l’esperienza della Live Lounge, aperta dalle 19 perché ha acquistato il biglietto specifico sul sito dell’Inalpi Arena, per l’occasione trasformata in una sorta di “Casa Paradiso”, dove dominano cocktail d’amore, menù a tema e atmosfere suggestive. Ad aprire il concerto di Tommaso Paradiso saranno i brani “Sensazioe stupenda”, “Lasciamene un po’”, “Fine dell’estate”, “Promiscuità” e “New York”, nel mezzo i brani “I romantici” e, in chiusura, “Completamente”.

Mara Martellotta

Rinviato lo spettacolo di Frassica al Colosseo

Rinviato per problemi di salute lo spettacolo di Nino Frassica al teatro Colosseo. La data sarà recuperata il 30 ottobre 2026

Lo spettacolo di Nino Frassica & Los Plaggers Band “Tour 2000/3000”, in programma giovedì 23 aprile al teatro Colosseo di Torino, è stato rinviato a causa di problemi di salute dell’artista. La comunicazione del posticipo dell’evento è arrivata dalla direzione del teatro. Il concerto – spettacolo sarà recuperato venerdì 30 ottobre 2026, alle ore 20.30, nella storica sala di via Madama Cristina. Non dovrà essere effettuata nessuna procedura per i fan già in possesso del biglietto, che resterà valido per la nuova data.

Mara Martellotta

“Stand Up & Down”, “Vinciamo insieme” a Le Gru

Per ogni serata, tre comici in nove “mini-show” gratuiti: “comicità su e giù” 

Da venerdì 24 a domenica 26 aprile

Grugliasco (Torino)

Si accendono a “Le Gru” (il più grande Centro Commerciale in Piemonte) le serate di primavera ed estate con “Stand Up & Down”, il nuovissimo format che cavalca l’onda dell’irresistibile comicità della “stand – up comedy” italiana, esplosa alla grande negli ultimi anni in una piacevolissima rivisitazione della “comicità anglosassone” mirabilmente arricchita da accenti nostrani.

L’appuntamento, a partire da venerdì prossimo 24 aprile, è per il quarto venerdì di aprile (appunto), maggio e giugno dalle ore 18 alle 21,30, allorché tra aperitivo e cena, tre artisti per serata con un “head-liner” e due emergenti si alterneranno in performance diffuse in tre diverse location. Accanto ai dehors di locali iconici come “Dezzutto” in “Piazza Sud” piano terra, “Caffè del Centro” in “Piazza Sud” primo piano e “Chiosco Coffe & Friends” in “Piazza Nord” primo piano. Gli artisti si esibiranno in minishow a rotazione offrendo risate spontanee in un contesto che mescola relax, comicità viva e menu a tema. A rendere il tutto ancor più appetibile, non mancherà un carretto brandizzato “Spillo”, creato in collaborazione con “One More Drink”, che servirà divertenti “drinketti da passeggio” in bicchieri dedicati al format ed accompagnati da popcorn croccanti. E ancora, promozioni esclusive e sorprese per rendere ogni serata unica.

Ad aprire le danze, venerdì 24 aprile, sarà Pippo Ricciardi. Pugliese d’origine e torinese d’adozione, con oltre 130k follower su “Instagram” e 95k su “tik tok”, Ricciardi irromperà in scena con il suo stile “elettrico e surreale” capace di intrecciare “stand up”, “storytelling” e “crowdwork”, trasformando (e non è da tutti) il pubblico in “co-protagonista”; accanto a lui Yassin Kefi da Carpi, ritmo serrato e origini tunisine per “osservazioni imprevedibili sul quotidiano”, e Wendy LaFortu da Milano con quella sua comicità “intima e improvvisata” che crea comunione immediata. Per ognuno tre show a rotazione nei “palchi” naturali di “Le GruVenerdì 22 maggio, secondo appuntamento con Pietro Sparacino, il primo “stand up comedian” siciliano, di stanza a Roma, affiancato da  Mattia Alfieri che sorprenderà con i suoi sketch sui “vizi urbani” in un mix assolutamente eclettico, mentre il catanese Nanni Mascena darà sfogo a tutta la sua “vena surrealista” e alle sue improvvisazioni “nu-comedy”. L’ultimo appuntamento, venerdì 26 giugno, vedrà in scena Tiberio Cosmin, di origini rumene e con uno stile originale fuori dagli schemi che fonde teatro e “stand up” (reduce da poco dal successo a “Italias Got Talent”), Roberto Anelli e la sua ironia tagliente sui più esilaranti momenti di vita quotidiana e Stephany Aiello, comica umbra dal piglio tagliente, irriverente e autentico. A condurre le serate, sarà il presentatore Antonio Piazza, ex ingegnere siciliano, oggi colonna portante della “stand up comedy torinese”, in grado di trasformare ogni difficoltà della vita con l’arma della sua irresistibile ironia.

“Diamo il benvenuto – dichiara Alessia Zuccolo, ‘Shopping Center Manager’ di ‘Le Gru’ –  a ‘Stand Up & Down’ come evoluzione naturale del nostro impegno per un intrattenimento quotidiano e inclusivo, che anima gli spazi rinnovati e rafforza il legame con la comunità locale”.

Calendario completoorari e dettagli su: www.legru.it

VINCIAMO INSIEME

In questo fine settimana, “Le Gru” annuncia anche il suo partenariato al Progetto “Vinciamo insieme”, promosso dalla “FICG – Lega Nazionale Dilettanti”, a favore di “UGI ODV”“Vinciamo Insieme” porta il calcio virtuale nelle comunità terapeutiche, case-famiglia, ospedali, spazi dedicati a minorenni che sono lontani dallo sport quotidiano: è un importante progetto di inclusione sociale per contrastare l’isolamento, rafforzare l’autostima, stimolare il senso di appartenenza, e aiutare bambini e ragazzi. Da poco sbarcato in Piemonte, il “Progetto” è sostenuto con entusiasmo da “Le Gru”, che porterà a “UGI” un “HUB eSport LND”.

Per questa ragione, nel fine settimana di sabato 25 e domenica 26 apriledalle 9 alle 22, al primo piano di “Piazza Sud” Le Gru, ospiterà un evento con postazioni “eSport”, “calcio balilla” e “subbuteo”: un’occasione per tutti di giocare, divertirsi e condividere gli intenti di “UGI” in modo interattivo e leggero. “Un modo per far vivere a famiglie e visitatori – ancora Alessia Zuccolo – l’emozione del calcio, sensibilizzando sul potere dello sport come ponte verso il benessere condiviso”.

Sarà anche presente “TORadio” con una postazione per interviste e dirette per rendere il weekend ancora più indimenticabile.

Per info: “ Shopville Le Gru”, via Crea 10, Grugliasco (Torino); tel. 011/7709657 o www.legru.it

g.m.

Nelle foto: Pippo Ricciardi, “Le Gru – Piazza Sud”, Alessia Zuccolo

Riparte il Cineforum dell’Istituto Sociale 

Riparte il Cineforum dell’Istituto Sociale la Scuola della Compagnia di Gesù di Torino. Una storica iniziativa avviata nel 1949, e interrottasi nel 2016, che ha accompagnato e formato generazioni di torinesi. Un momento di analisi critica, culturale e sociale che ha registrato la partecipazione e il contributo di addetti al mondo del cinema.

Primo appuntamento giovedì 23 aprile, alle 20.30, nel cinema della scuola di corso Siracusa 10, a Torino, con la proiezione del film “Come un gatto in tangeziale” di Riccardo Milani, con Paola Cortellesi e Antonio Albanese. Il cineforum sarà guidato da Marco Lombardi, giornalista ed ex alunno dell’Istituto Sociale, e la serata vedrà la partecipazione del regista Riccardo Milani. Il cinema è stato da sempre un grande interesse per i gesuiti. Non si può non ricordare Padre Virgilio Fantuzzi, celebre firma della Civiltà Cattolica, amico personale di Rosellini e Pasolini, di cui fu collaboratore volontario e tornando al Cineforum del sociale i padri Gasca Queirazza, Morra e Guerello, che seppero trasformare i momenti di visione dei film in occasioni di introspezione, confronto, crescita personale e collettiva.

Ingresso gratuito.

Mara Martellotta

Un incanto di mostra, il potere e le regine sullo schermo e a teatro

Alla Reggia di Venaria, sino al 6 settembre
.
I molti appassionati non si lasceranno certamente sfuggire la mostra “Regine in scena.
L’arte del costume italiano tra cinema e teatro” che troverà spazio nelle Sale delle Arti
della Reggia di Venaria sino al 6 settembre, una selezione di 31 abiti a rappresentare il
potere al femminile attraverso le tante opere cinematografiche e la scena, volendosi
restituire “al costume la sua funzione più profonda: non semplice ornamento, ma
dispositivo capace di generare percezione di potere, identità e visione”. Il tema della
sontuosa regalità è stato affrontato – avendo a disposizione bellezze e perfezioni
indescrivibili – da Massimo Cantini Parrini (con la collaborazione di Clara Goria, storica
dell’arte e conservatrice del Centro Studi del Consorzio delle Residenze Reali
Sabaude), costumista fiorentino, allievo di Piero Tosi e iniziale assistente del premio
Oscar Gabriella Pescucci, una già lunga carriera iniziata circa vent’anni fa che lo ha
visto nelle preziose collaborazioni con Joe Wright (“Cyrano” con una candidatura
all’Oscar e “M – Il Figlio del Secolo”) ed Ettore Scola, Matteo Garrone (“Il racconto dei
racconti“ e “Pinocchio”) ed Edoardo De Angelis, Roberta Torre (“Riccardo va
all’inferno”, presentato una decina di anni fa al TFF) e Susanna Nicchiarelli (“Miss
Marx” e “Chiara”), Pablo Larraìn (“Maria”, Angelina Jolie come la Callas, Best Costume
Designer decretato dai Critics Choice Awards) e Michael Mann (“Ferrari”), Paolo Virzì e
Gianluca Jodice (“Le Déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta”, girato in gran parte
propria alla Reggia): titoli che gli hanno fatto guadagnare sei David di Donatello,
quattro Nastri d’Argento e quattro Ciak d’oro. Insomma un Maestro di un arte che
troppo spesso chi va al cinema e a teatro tralascia o guarda con occhio più o meno
attento.
Una grande mostra, un incanto di mostra, che viene a inserirsi nel filone tematico
espositivo dedicato alla moda e al costume e avviato nel 2011 con “Moda in Italia. 150
anni di eleganza (1861-2011)”, un’occasione e un’ambientazione che virano al
femminile ripensando all’importanza che proprio a Venaria, alla metà del Seicento,
ebbero le figure delle duchesse Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia
Nemours – “parliamo sempre di uomini e di potere maschile e ci dimentichiamo del
peso che hanno avuto le donne”, ci tiene a sottolineare Chiara Teolato, direttrice del
Consorzio delle Residenze Reali Sabaude; un patrimonio suggestivo, un susseguirsi di
preziosità dove teatro e cinema corrono paralleli, il primo sottolineando la visione che
al costume è necessaria arrivando lo sguardo da lontano, nella fusione con l’attore e
con la completezza della scena, il cinema vivendo di particolari, dell’esigenza che
l’occhio si posi sulla eleganza e la materia delle stoffe, accompagnate dalla luce come
dall’esattezza dell’inquadratura. Affermava Gabriella Pescucci che “in teatro ti
preoccupi meno del dettaglio perché c’è la distanza che ti mangia tutto; in teatro sono
importanti i volumi, accentuati, e i tessuti con certi riflessi sotto le luci, il cinema è
misterioso perché non sai mai ciò che si vedrà e ciò che non si vedrà”. Raccontare
quindi il femminile in modo diverso, ogni atto all’interno della memoria antica, e non
soltanto, dell’equazione potere eguale abito, in un percorso che ha costruito la Storia e
l’immaginifico.
La regalità della sovrana, come della donna e della diva, coniugata quindi attraverso
tre nuclei fondamentali – il mito, la storia, la fantasia -, condotti filologicamente e
offerti visivamente con i rispettivi colori del bronzo, dell’oro e dell’argento, epoche e
ricordi totalmente diversi, architetture e prospettive in tre atti e undici scene che
abbracciano quanto è uscito dal gusto e dalla maestria di costumisti e artisti, quanto è
stata capace d’offrire la realizzazione delle eccellenze sartoriali italiane – il mondo
ricreato recentemente da Ferzan Ozpetek con “Diamanti” – (tra tutte, la sartoria Farani
di Roma e la Sartoria Devalle di Torino, a cui si deve, Luigi Sabelli costumista, il manto
regale che guarda al Quattrocento di Pisanello, come all’Oriente e al Liberty, per “La
Parisina” di Mascagni su libretto di D’Annunzio, del 1913, Teatro alla Scala: qui
accostato a quello preparato da Tosi per Raina Kabaivanska che nel ’91 era Elisabetta
di Valois nel “Don Carlo” di Verdi per la regia del finissimo Mauro Bolognini, perfetta
simbiosi a confrontare due visioni, costruzione storica e psicologica da un lato e
potenza evocativa dall’altro), credo invidiabilissime nell’industria e nel mondo intero e
quanto sia oggi custodito nelle collezioni, quali Tirelli Trappetti e Peruzzi di Roma,
Cerratelli di Pisa, il Museo della Moda e del Costume di Firenze.
Rileggendo lungo la mostra le parole di Visconti (“il cinema è fatto di sguardi, il teatro
di parole, ma in entrambi cerco la stessa cosa: l’umano nel suo splendore e nella sua
miseria”) e di Piero Tosi (“un costume non deve solo vestire un corpo, deve vestire
un’anima e raccontare da dove viene quel personaggio prima ancora che apra bocca”)
e di Milena Canonero (“i vestiti nel cinema sono strumenti psicologici: se l’attore si
sente il personaggio addosso, allora ho fatto il mio lavoro”), guardando alle esigenze
di un’interprete che decenni fa s’addossava le spese del costume (“siate tanto gentile
da darmi l’indirizzo di Casorati. Gli spiegherò come vorrei corretto il costume e così
avvertirò anche Cerratelli, prima di trovarci di fronte alle difficoltà inevitabili create
dalla smania che ho io di vestirmi bene in palcoscenico”, così una lettera di Gianna
Pederzini a Mario Labroca del 3 marzo 1949), s’incontrano i grandi maestri del
Novecento come quelli del nostro nuovo millennio – Anna Anni, Giancarlo Bartolini
Salimbeni con cui si torna alla Lollo nazionale quando nel 1962 per Jean Delannoy in
“Venere imperiale” indossò (ci pensò il Canova di Gianni Santuccio ad alleggerirla) gli
abiti di Paolina Borghese, Danilo Donati, Aldo Calvo e Giulio Coltellacci, oltre quelli già
citati – e da quegli abiti senza volto abbiamo gran parte della storia della settima arte
e di quel teatro che non smette di appassionarci e di stupirci. Sottolineando la
presenza di quegli artisti prestati al palcoscenico e allo schermo, che hanno i nomi di
Felice Casorati, Corrado Cagli, Giorgio de Chirico e Arnaldo Pomodoro.
Monica Bellucci
diventa la Regina degli Specchi grazie a Gabriella Pescucci nei “Fratelli Grimm e
l’incantevole strega” di Terry Gilliam (2005), la stessa ancora per Gilliam immortala
Valentina Cortese quale Ariadne regina della Luna nelle “Avventure del Barone di
Munchausen” (1988) o Michelle Pfeiffer come Titania nel “Sogno di una notte di mezza
estate” di Michael Hoffman (1999), Piero Tosi veste Maria Callas per la “Medea” di
Pasolini (1969) o quattro anni più tardi richiama dalla sua vecchia Sissi Romy
Schneider per essere Elisabetta di Baviera nel “Ludwig” viscontiano (è esposto “l’abito
da passeggio in damasco di seta operato a piccole stelle, guarnito con inserti in raso di
seta, giacchino in velluto di seta autentico, ricamato a motivi floreali in seta e foderato
in pelliccia di castoro”), Danilo Donati veste Silvana Mangano per “Edipo re” di Pasolini
(1967): “tunica d’ispirazione arcaica composta da un intreccio di tubolari in fibra di
ovatta, lavorati e fissati su una base di garza di cotone, con estremità sfrangiate”. E
poi ancora Irene Sharaff e Nino Novarese (la “Cleopatra” per la Taylor), Anna Anni per
cui Rossella Falk sarà Elisabetta I Tudor nel 1983 alla Pergola di Firenze con la regia di
Zeffirelli, Milena Canonero, vincitrice dell’Oscar, a rivestire la Maria Antonietta di
Kirsten Dunst reinventata da Sofia Coppola in versione pop.
“Ho sottolineato nella mostra l’unicità dei costumi – dice Cantini Parrini -, scegliendo di
abolire anche le fotografie nel timore che rubassero spazio alle creazioni. Ho voluto
mostrare i costumi e i dettagli, la bellezza delle stoffe e dei ricami, delle corone e degli
orecchini, dei tanti monili e dei copricapi attraverso un lungo lavoro di ricerca, negli
archivi e nelle sartorie, andando oltre quei costumi che sono andati distrutti o
necessitavano di restauri, con la collaborazione di maestranze che si è rivelato pieno
di fascino e di entusiasmo.” A chi gli chiede come nasca un costume, “il bozzetto
innanzitutto, ispirandomi al ruolo e all’attrice che dovrà interpretarlo, ogni cosa vista
nella generalità di un contesto; ma la mia prima fonte d’ispirazione sono i musei, ci
entro sempre, per guardarli e per studiarli”. Il suo percorso personale, qui, attraversa
titoli quali “Maria” di Larraìn, di cui s’ammira l’abito dall’intenso blu violaceo indossato
da Angelina Jolie nelle vesti di Anna Bolena, quello “in damasco di seta, con disegno
ornamentale di forte contrasto e impatto visivo” che ha rivestito Salma Hayek come
Regina di Selvascura nel “Racconto dei racconti” di Matteo Garrone, la settecentesca
“robe à l’anglaise” che abbiamo vista pensata per Mélanie Laurent nel “Déluge” di
​Gianluca Jodice, l’abito per Naomi Watts per “Ophelia” di Claire McCarthy, quello per
Cécile Cassel nel “Barbarossa” di Renzo Martinelli.
Ad accompagnare la mostra, il Museo Nazionale del Cinema proporrà al Massimo, nel
mese di giugno, una rassegna che prevede la proiezione di “Le déluge” di Jodice,
“Marie Antoinette” di Coppola, “Medea” di Pasolini e “Cleopatra” di Mankiewicz, tutti
in versione originale con sottotitoli.
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Elio Rabbione
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Nelle immagini, in primo piano un abito indossato da Elizabeth Taylor per “Cleopatra”
di Mankiewicz (foto Margherita Borsano); costume di Massimo Cantini Parrini per
Salma Hayek in “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone; costume di Danilo Donati
per Silvana Mangano come Giocasta in “Edipo re” di Pier Paolo Pasolini; costume di
Piero Tosi per Romy Schneider in “Ludwig” di Luchino Visconti; costume di Massimo
Cantini Parrini per Mélanie Laurent in “Le Déluge” di Gianluca Jodice.