CULTURA E SPETTACOLI

L’associazione Choròs presenta “Piccole grandi donne”

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, l’associazione Choròs, che promuove il teatro di comunità, presenterà la performance teatrale dal titolo “Piccole grandi donne”.
La pièce teatrale andrà in scena mercoledì 4 marzo alle 16.30 all’ IC Ennio Morricone  di corso Vercelli 141, domenica 8 marzo  alle 16.30 presso il Centro Incontro Salvatore Scavello in via delle Querce 23 e martedì 10 marzo, alle ore 10, presso l’Auditorium della Biblioteca Civica don Lorenzo Milani, in via dei Pioppi 43.
La pièce teatrale è dedicata alle figure femminili nella storia, nella cultura e vita quotidiana; attraverso un intreccio di racconti e scene corali si darà  voce a donne iconiche e a figure femminili tratte dalla quotidianità, offrendo al pubblico uno sguardo plurale sul diverso contributo femminile nei vari ambiti della società.
La messa in scena non vuole essere soltanto un momento artistico, ma anche un’occasione di riflessione condivisa sul valore, la forza e la complessità dell’esperienza femminile, in una giornata simbolicamente significativa per tutta la comunità.
Al progetto partecipa la classe I D e l’Orchestra dell’Istituto Morricone di corso Vercelli 141.

Saranno in scena Giuseppina Choc, Marta Carrocci, Ivan Faga, Barbara Garabello, Samuele Guzzo, Enza Lasalandra, Mario Loforte, Gabriele Losappio, Giorgio Maruccia con gli allievi e l’Orchestra dell’Istituto Ennio Morricone.

Il progetto è curato da Maria Grazia Agricola, Camilla Branda e Samuele Guzzo.

Consigliata la prenotazione. Ingresso libero

Mail infochoruscomunita@gmail.com

Tel 3314649092

L’associazione culturale Choròs è nata nel 1997 e dal 2001 lavora nell’ambito dei percorsi del teatro di comunità, sviluppando una metodologia di intervento che, attraverso l’utilizzo della pratica artistica, risulta in grado di creare senso di comunità negli abitanti dei diversi territori cittadini in  cui interviene.
Torino Nord è, infatti, un territorio che da anni vive in una combinazione di forme di disagio sociale affiancato da aspetti di innovazione e creatività artistica. È  un territorio a forte densità abitativa, ma anche ricco di associazioni e artisti che producono contenuti innovativi.
Dal 2011 Choròs lavora su questo territorio e il suo scopo principale è  stato quello di far emergere il Teatro Marchesa e i progetti artistici ad esso collegati, quali “Le Sorelle”, “Il Bus dei Sogni”, che hanno avuto la capacità di realizzare collegamenti non solo con tutta la città, ma anche a livello nazionale.
La collaborazione per la formazione attoriale con l’ARTA di Parigi dal 2018 al 2022, attraverso il metodo della biografia teatrale, rappresenta un valore aggiunto al lavoro svolto da Choròs sul territorio.
In Barriera, zona interessata  da un investimento importante del PNRR, questa visione artistica e teatrale è stata centrale per spingere ad un processo di cambiamento, all’interno del quale si colloca anche il Teatro Marchesa che attesterà, anche attraverso una riqualificazione strutturale, la sua posizione di polo artistico teatrale di Barriera e dell’intera città.
Da quindici anni presso il teatro Marchesa vengono organizzati dall’Associazione Choròs eventi legati alla formazione e alle pratiche del teatro di Comunità.

Mara Martellotta

La “relazione” di Paolo Oricco, impareggiabile tra trucco e voce

I Marcido ripropongono il testo di Kafka

Una autentica Pagina di Teatro, di quelle che sarebbero da far apprendere in ogni scuola di recitazione e regia (ma forse irraggiungibile). Nella loro minuscola platea (anzi, uno spazio privilegiato d’immaginazione) del Marcidofilm! gli indistruttibili Marcido ripropongono ancora una volta (repliche sino a domenica 1° marzo alle ore 20,45) “Una relazione per l’Accademia”, drammatico gioco che Franz Kafka pubblicò nel 1917 e poi nel ’19 nella raccolta di racconti “Un medico di campagna”, ri-nato – attraverso loro – nel dicembre di dieci anni fa, Paolo Oricco interprete, regista Marco Isidori, tappa importante e insostituibile di un lungo percorso teatrale. Una scommessa stravinta: altro capitolo, “lo pitturammo con un colore diverso dall’originale”, lì erano memorie che salivano dal sottosuolo di Dostoevskij, qui riflettono con uno sguardo tutto personale quelle dell’uomo scarafaggio. O scimmiesco. Una scommessa che arriva al/dal lavoro dell’attore, centrale – scriverà negli anni l’Isidori – nello “spettacolarissimo sacrificio di una carnalità, nonché d’una vocalità che partecipano ancora delle conoscenze tecnico/canoniche dell’arte della recitazione ma da queste prendono congedo, per avventurarsi in quella landa minata e incantata e di rado violata dal mero professionismo, che per noi è il territorio di corso obbligato.”

Perché carne e voce (e sudore che gronda) esprime Paolo Oricco nei 45’ dello spettacolo. Un uomo impegnato davanti al pubblico dell’Accademia a raccontare della sua precedente vita di scimmia, una vita penosamente quanto grottescamente raccontabile, la cattura nelle terre della Costa d’oro e il trasporto per mare, verso l’Europa, chiusa in una gabbia con i tanti bagagli all’interno dello scafo di una nave e privata della libertà, colpita e ferita, al viso e nel fianco, rivoli di sangue difficilmente rimarginabili che l’hanno fatta definire Pietro il Rosso, una scimmia “che osservando dalla sua prigione gli uomini dell’equipaggio muoversi indisturbati (liberi?), decide di imitarli nella speranza, una volta divenuta come loro, di ottenere lo stesso ambito premio”, ovvero il sembiante della condizione umana. Finire in un giardino zoologico oppure immergersi nel mondo del Music Hall? “Far finta di essere umani”, con conoscenze, sentimenti, emozioni, le soddisfazioni rivolte al futuro. Quel bagaglio di grottesco che pervade “gran parte dell’istanza umana” è quanto ha interessato Marco Isidori nella messinscena, “umanissima”, bella e tragica, diremmo “disperante” e pronta a coinvolgere lo spettatore che è a pochi passi dal protagonista. È stata questa la scommessa, la difficoltà scenicamente riuscita di tradurre la pagina dello scrittore boemo per un palcoscenico, minimo o immenso che fosse. Esprimere, al di là di eventuali cadute in un irriverente posticcio, “la superiorità biologica delle forze istintuali che si spappola in caduta libera a contatto con le esigenze preponderanti delle leggi della galoppante Civiltà”, sottolinea ancora il regista. Porre il protagonista davanti alla folla “civilizzata” e inventare un “rapporto” attraverso certi suoni gutturali che scivolano a poco a poco in un linguaggio che darà ragione del mutamento, di quei caratteri in groviglio e imprecisi che si plasmano nella forma umana, per osservarla prima di farla propria, in un misto di seduzione e di ritrosia.

Questo e altro ancora attraverso la parola e il movimento e il trucco: e credo che non ci sarebbe né scimmia né uomo senza il lavoro smisurato e l’immedesimazione e la ricerca ad ogni attimo della “conoscenza” del primate e di chi viene dopo di lui che Paolo Oricco rende sulla scena. Isidori scrive della “realtà della nostra carne (attorale)” e della “realtà del nostro sudore (attorale)”: ed è questo che Oricco esprime e porta in scena, con la appassionata caparbietà e la smisurata bravura del Grande Attore. Al di là di quel sipario “delle Metamorfosi” che già visualizza le creature selvagge in un confondersi di tronchi nodosi nel mezzo della giungla e di incombenti e moderni grattacieli e che Daniela Dal Cin gli ha regalato, Oricco solo in scena ça va sans dire si riveste del trucco della medesima, un’ombra scura che circonda il viso in un sapiente gioco di ombre avvalorato dalle luci, due occhi scavati ricchi di un chiaroscuro che li rende stupiti e feroci e interrogativi allo stesso tempo, mobilissimi, il corpo sporcato qua e là, le unghie laccate, a ricoprirlo un ampio scialle e sfrangiato, i colori il rosso il nero e il marrone. Alcuni attimi iniziali di fissità, poi spasmo dopo spasmo le guance iniziano impercettibili movimenti, a sinistra e poi entrambe, il viso s’aggiusta e s’umanizza, il corpo prende vita, le movenze animalesche, sempre diverse e mai improvvisate dove credo che l’attore (con il regista) abbia speso ore di studio, s’inseguono in quella che diventa una amara pseudoarmonia. E tutto alla fine diventa “naturale” e sempre più vero. L’attore “è” quel che rappresenta. E con quel viso la parola, e la gola che la forma ricavandola dalla profondità, i grugniti e le urla e l’emettere prolungato dei suoni sibilanti, squittìi di dolore e di rabbia, le voci sussurrate e le altre lanciate verso l’alto, tutto prende forma a definire un lessico. Impareggiabile: per un successo personale che il pubblico ha decretato con più e più chiamate.

Elio Rabbione

Paolo Oricco nelle foto di Giorgio Sottile.

Arte e letteratura si incontrano alla Gam

Domenica 1° marzo dalle 14:30 alle 17:00 un pomeriggio tra libri, silenzio e bellezza

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Via Magenta, 31

Un Reading Party pensato per chi ama i libri, l’arte e i luoghi che sanno accogliere il pensiero.

 

Il museo come luogo di sosta, ascolto e connessione. Domenica 1° marzo, dalle 14:30 alle 17:00, la GAM di Torino apre le sue porte a un’esperienza culturale inedita: un Reading Party che trasforma le sale espositive in uno spazio di lettura silenziosa, condivisione e incontro tra persone.

Un pomeriggio fuori dal tempo, tra opere e parole

 

L’iniziativa nasce dalla sinergia tra il Dipartimento Educazione GAM, Libri Sottolineati Compagne di Banco, realtà accomunate dalla convinzione che leggere insieme – anche in silenzio – sia un atto profondamente umano e collettivo. L’appuntamento si inserisce nel contesto della mostra NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni, che fa da scenografia ideale a un pomeriggio in cui il tempo rallenta e il museo si abita in modo diverso.

Circondati dalle collezioni che spaziano dall’Ottocento al Novecento fino al contemporaneo, i partecipanti potranno immergersi in due sessioni di lettura silenziosa da trenta minuti ciascuna, con il proprio libro, in uno dei contesti più suggestivi dell’arte italiana.

Il programma: leggere, incontrare, condividere

 

Un Reading Party pensato per chi ama i libri, l’arte e i luoghi che sanno accogliere il pensiero:

Leggi – porta il tuo libro e immergiti in due sessioni di lettura silenziosa da 30 minuti.

Socializza – incontra altri appassionati e crea connessioni autentiche con conversazioni one-to-one.

Condividi – scambia idee, titoli e consigli nella sessione di gruppo

 

La prima fase di lettura si svolgerà nelle sale espositive, circondati dalle opere esposte; le restanti fasi si terranno nell’Area Education. Al termine del Reading Party i partecipanti avranno accesso alla collezione permanente e alla mostra.

“Not A Book Club”: un format che viene da lontano

È Libri Sottolineati ad aver importato in Italia il format dei Reading Party nati negli Stati Uniti, portando in vita una pratica che trasforma la lettura solitaria in esperienza collettiva. Per questa edizione, Libri Sottolineati ha scelto la GAM come cornice straordinaria e ha costruito l’evento insieme a Compagne di Banco, dando vita a un pomeriggio che unisce la forza della cultura visiva a quella della parola scritta.

Costo: 10€

Biglietti: A QUESTO LINK

Organizzatori: Dipartimento Educazione GAM, Reading Rhythms, Libri Sottolineati, Compagne di Banco

Cosa portare: il proprio libro preferito

Per ulteriori informazioni:

+39 376 242 4472 Antonio Roberto

“7 spose per 7 fratelli”, il musical che avete sempre sognato

All’Alfieri, repliche sino a domenica 1° marzo

L’assistere a “7 spose per 7 fratelli” – le radici nel film di Stanley Donen del 1954, un brillante trio di sceneggiatori tra cui la Frances Goodrich del “Diario di Anna Frank”, della “Vita è meravigliosa”, del “Padre della sposa”, una vulcanica interprete Jane Powell, già un avvio quattro anni fa con tappe quasi tutte sold out e un’affluenza di 100.000 spettatori – significa (se ancora ce ne fosse necessità) andare incontro a una doppia conferma. Che il binomio teatrale Fabrizio Di Fiore/Luciano Cannito, produttivo e registico, continua a funzionale a meraviglia, una stupefacente macchina da guerra (pacificissima) che si mette più volte in campo nel corso della stagione e aziona forze di prim’ordine, di passione, di un lavoro estremamente visibile, in quel campo del musical che ci avevano promesso, all’epoca del loro ingresso a Torino, sul palcoscenico dell’Alfieri (con il confratello Gioiello, più adatto alle pagine della prosa), di rinfrescare appieno, anche con quelle prime nazionali per cui sino a oggi hanno pienamente mantenuto le promesse. Una macchina da guerra che non bada a sforzi e spese, che allinea primizie o ama rispolverare quei titoli “antichi” che continuano a macinare curiosità e successi, sempre operazioni fatte con eleganza, con agilità, con una propria e completa ragion d’essere, con quella autentica possibilità di circuitazione che può viaggiare in qualsiasi parte del territorio italiano (e non? un affascinante made in Italy); una piacevolissima macchina da guerra che guarda alla totale preparazione, che allinea scene e costumi di prim’ordine, che per l’occasione accampa una compagine d’attori/cantanti/ballerini infaticabile e non comune di oltre venti compagni di lavoro, dai più importanti a quanti sono nella seconda fila durante i saluti finali, senza contare l’attento gruppo tecnico attento a ogni particolare.

Ed è la conferma (se ancora ce ne fosse necessità) di una vera attrice di teatro leggero, cantante e ballerina senza intoppi altresì, una sorta di Delia Scala del nuovo millennio, un viso che s’esprime in cento espressioni e più, un corpo che si muove senza far trasparire fatica o cliché, una donna che s’imprime con attenzione e con forza sulle tavole di un palcoscenico, che rende davvero intelligentemente ogni personaggio che tocchi (aspettatela a fine marzo, sempre all’Alfieri, e sognatevela come Adriana in “Rocky”): Giulia Ottonello è qui Milly, con i suoi messaggi di femminismo calato tra le montagne dell’Oregon di metà dell’Ottocento, con l’innocenza e l’amore, con la simpatia e l’umanità e la saggezza soprattutto ad aggiustare ogni situazione, una calamita per il pubblico ad ogni canzone, ad ogni esibizione. Trova un partner massiccio e felicemente ironico, sbrigliato quanto basta, questa volta sin dai primi momenti, a rivestire i panni del boscaiolo Adamo, in Mario Ermito, eremita lassù in compagnia di quei sei fratelli – l’irsuta famiglia Petipee – che gli sono venuti appresso, per cui il padre – nell’intenzione di completare l’alfabeto – ha iniziato a compilare un elenco in ordine alfabetico ponendo un alt alla G di Gedeone, un eremita che sceso un giorno in città t’agguanta la Milly, colpo di fulmine immediatamente ricambiato, per portarsela tra le bianche vette. A rassettare, a lavare, a cucinare per gente affamata e che mai ha visto un barbiere e forse una vasca da bagno: ma lei non vorrà certo essere scambiata per la serva di casa e saprà ben muoversi e destreggiarsi in perfetto omaggio al suo stato di donna. Come la storia proceda con l’innamoramento dei tanti fratelli e delle amiche della sposa, ognuno l’ha appreso dal film e da edizioni precedenti.

Cannito – il secondo membro di quella prima conferma, collaborazioni alle spalle con nomi di prima grandezza, da Roberto De Simone a Dalla, da Carla Fracci a Zeffirelli a Rostropovich -, che deve amare il cinema e che va a riscoprire classici hollywoodiani coinvolgendo con estrema facilità quanti, come chi scrive queste note, lo amano, anche questa volta introduce allo spettacolo con i titoli di testa – magari avessero qualche leggero incidente di tremore come una vecchia pellicola! -, lo divide su uno schermo scuro con l’annotazioni dei vari capitoli, fa rapidi cambi di scena inventando un perfetto montaggio, gioca con le scene di Italo Grassi di fronte e di sghembo (ha ragione quando rivendica il piacere di far “entrare” chi guarda nella pellicola) e altrettanto con i costumi piacevolissimi di Silvia Aymonino, imprime in primo luogo un bel ritmo alla storia e si scatena davvero quando s’inventa delle coreografie che vorresti vedere e ancora vedere, in piena ammirazione. Dove può contare sulla bravura senza risparmio di un gruppo invidiabile di ballerine e ballerini (da manuale il brano della “festa”), che all’occorrenza hanno saputo brillantemente integrarsi come attori e cantanti. Tutto è brio, è sfrenato, è invenzione, è un susseguirsi di trovate, è un travolgere le attese del pubblico, è simpatia: per una serata che si esprime in un successo, un successone davvero travolgente. Perché il pubblico, tra risate e applausi a scena aperta, ha toccato con mano quanto di fatica e di resa e di bravura, di volontà di “sorprendere”, ci sia in questo musical firmato Di Fiore/Cannito.

Elio Rabbione

Quando si dice … “Stand Up Comedy”

Quattro serate di “satira tagliente” allo “Spazio Kairos” di Torino. In programma anche un “debutto nazionale” e un’“anteprima” regionale

Dal 5 all’8 marzo (ore 21)

Eccola di nuovo! Ritorna, da giovedì 5 a domenica 8 marzo (ore 21), sul palco dello “Spazio Kairos”, teatro creato e gestito dalla Compagnia “Onda Larsen”, in via Mottalciata 7, a Torino, la “settimana della stand up comedy”. Un ritorno (diciamolo pure!) sempre molto gradito e atteso, particolarmente in tempi bui come quelli odierni, che non c’è verso di mandarli a quel paese, e che, con molta difficoltà riescono a strapparci pochissimi sorrisi e un po’ di beata spensieratezza. Ma con l’iniziativa di “Onda Larsen”, che, in questi anni sta lavorando molto per avvicinare nuovo pubblico – soprattutto giovane – al teatro andiamo sul sicuro! La risata è assicurata. Ma (attenzione!) una risata mai “sbracata”, ma sempre strettamente legata all’intelligenza della satira, quella più tagliente e costruttiva.

Spiega Riccardo De Leo, vicepresidente di “Onda Larsen”“La ‘stand up comedy’ ha il potere di esplorare sentieri impervi, difficili e si colloca in una zona ibrida tra spettacolo, ironia del presente e comicità. Quando abbiamo deciso di organizzare la nostra stagione e in particolare la settimana della ‘stand up’ abbiamo ragionato così: fin dove possiamo spingere con il pubblico a ridere? Dov’è il confine con tra ciò che è verità e ciò che è spettacolo? Fino a dove possiamo osare noi come artisti e fare in modo che il pubblico si innamori del teatro?”.

Nasce da queste sagge domande la “quattro giorni”, comprensiva di “quattro spettacoli”, programmata dalla “Compagnia Teatrale” torinese, operante in quartieri non proprio “facili” della Città, a cavallo fra “Barriera di Milano”, “Regio Parco” e “Aurora”. Ancora De Leo“Tenendo sempre presente che la risata è per noi il miglior veicolo per lanciare messaggi, abbiamo scelto spettacoli che sono unici nel loro stile e capaci di arrivare al cuore dello spettatore. Quattro appuntamenti per sì ridere ma anche per ricordarsi che l’irriverenza unita all’ironia, è la migliore arma contro l’impigrimento mentale”.

Ad aprire le danze (giovedì 5 marzo) sarà la giovane attrice torinese (per lei un debutto nazionale), Giulia Pont che, lo scorso anno, qui firmò tre “sold out”, con “Jukebox Comedy”, per la regia di Claudia Carucci; poi (venerdì 6 marzo) tocca al milanese Walter Leonardi con “Recital (Best of)”, Produzione “buster”, quindi (sabato 7 marzo) torna allo “Spazio Kairos” il torinese Francesco Giorda presentando (in anteprima regionale) “Oh my gods!”, Produzione “Teatro della Caduta”. A chiudere (domenica 8 marzo), un nome amatissimo, Paolo Faroni, con “Flusso d’incoscienza”, per la regia di Elisabetta Misasi.

Così i quattro presentano le loro pièces:

Giulia Pont“La domanda ‘Che musica ascolti?’ mi ha sempre gettato nel panico: non serve a rompere il ghiaccio, ma a giudicarti. Comicità, musica e ansia si mescolano per dare vita ad una ‘playlist’ di disagi. E l’elenco non finisce qui …”.

Walter Leonardi“Uno spettacolo libero, libero da linee drammatiche, libero da linee comiche e libero da linee di qualsiasi forma lineare / Fa ridere, commuove, ci si incazza ma se si sta attenti a volte si gode di poesia / Ovvero di bellezza / Ovvero ci si diverte …”.

Francesco Giorda. Di lui scrive Maura Sesia (sipario.it): “C’è sempre da ridere con Francesco Giorda […] Ma tutto ha una misura, ‘tout se tient’, ed il gioco a cui l’attore fa partecipare i suoi interlocutori è molto serio”.

Paolo Faroni: “ ‘Flusso d’incoscienza’ si ispira al famoso ‘Flusso di coscienza’ di Joyce. Un’ispirazione così forte che non ho dovuto nemmeno leggere i suoi libri. Anzi, per dirla tutta, non ho nessuna voglia di essere cosciente sul palco, che per quello c’è già la vita. E l’incoscienza è senza dubbio l’unico modo per affrontare questi tempi intricati e paranoici. Soprattutto se vieni dalla provincia”.

Per ulteriori info: tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

g.m.

Nelle foto: Giulia Pont; Walter Leonardi (Ph. Maurizio Anderlini); Francesco Giorda e Paolo Faroni

L’ospedale, gli antoniani e il fuoco sacro 

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Domenica 1 marzo, ore 15

 

Un viaggio nella cura medievale tra arte, fede e assistenza

 

Alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso la cura era un gesto totale: assistenza al corpo, sollievo allo spirito, accoglienza dell’anima. Il percorso narrativo itinerante “L’ospedale, gli antoniani e il fuoco sacro” di domenica 1 marzo è dedicato alla storia dell’assistenza nel Medioevo e al ruolo svolto dagli antoniani nella cura dei malati. Qui, infatti, operarono contro il cosiddetto “fuoco sacro”, trasformando l’ospedale in un luogo di protezione, conforto e speranza per i sofferenti.

Arte e immagini sacre accompagnavano i degenti lungo il cammino di guarigione, rendendo visibile l’invisibile dolore e contribuendo a creare un ambiente di sostegno spirituale oltre che fisico. Nel Medioevo curare voleva dire prendersi cura della fragilità umana nella sua interezza, unendo medicina, fede e comunità in un unico gesto di solidarietà.

 

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Costo visita tematica: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietti: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

È indispensabile la prenotazione entro il giorno precedente.

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

MARA MARTELLOTTA

Antiseri, Popper e il cattolicesimo liberale

Il ricordo di Dario Antiseri promosso dal Centro Pannunzio

Venerdì 6 marzo – ore 17.30

Fondazione De Fonseca – Via Pietro Micca 15, Torino

Ingresso libero

Venerdì 6 marzo alle ore 17.30, presso la Fondazione De Fonseca (Via Pietro Micca 15, Torino), il Centro Pannunzio promuove un incontro di studio e riflessione dal titolo: “Antiseri, Popper, il cattolicesimo liberale”. Interverranno: Danilo Breschi, docente universitario, politologo e saggista italiano e Pier Franco Quaglieni, Presidente del Centro Pannunzio. Introdurrà Mario Barbaro.

Dario Antiseri, una delle coscienze più limpide del pensiero liberale italiano, ha rappresentato una posizione rara nel panorama culturale italiano: quella di un cattolico liberale e, insieme, di un liberale cattolico. Una postura intellettuale che non cercava mediazioni opportunistiche, ma assumeva la tensione tra fede e ragione come spazio di responsabilità critica” – dichiara Pier Franco Quaglieni.

Allievo dell’Università di Perugia, dove si laureò nel 1963, perfezionò i suoi studi a Vienna, Münster e Oxford, dedicandosi alla logica matematica e alla filosofia del linguaggio. Ha insegnato in alcune delle più importanti università italiane, tra cui “La Sapienza” e “Luiss” di Roma, oltre agli atenei di Siena e Padova, formando generazioni di studiosi. Con Marcello Pera contribuì in modo decisivo alla diffusione in Italia del pensiero di Karl Popper, quando ancora il filosofo viennese era quasi sconosciuto nel nostro Paese. In un contesto spesso dominato da conformismi ideologici, Antiseri difese la centralità del metodo critico, della fallibilità, della società aperta.

Il Centro Pannunzio ricorda Antiseri non soltanto come studioso di primo piano, ma come interlocutore fedele e amico della propria storia culturale. Egli intervenne più volte alle iniziative del Centro, tra cui un incontro dedicato a Voltaire insieme a Nicola Matteucci.

Ricordare Antiseri significa riaffermare l’esigenza di una cultura capace di tenere insieme libertà e responsabilità, metodo e coscienza, critica e fede.

Centro Pannunzio – Via Maria Vittoria 35H – 10123 Torino

Tel. 011 8123023, Email: info@centropannunzio.it – Sito web: www.centropannunzio.it

Ufficio Stampa Due Punti – email: ufficiostampa@duepunti-srl.it, tel. +39 335 650 5656

IL CENTRO PANNUNZIO

Il Centro Pannunzio è un’associazione culturale laica, indipendente e apartitica fondata a Torino nel 1968 da Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Pier Franco Quaglieni e altri giovani studiosi, in omaggio alla figura e all’eredità intellettuale di Mario Pannunzio.

Da oltre cinquant’anni rappresenta un presidio di vita culturale, libero da appartenenze politiche o religiose, aperto a tutti coloro che desiderano confrontarsi con idee, pensieri e esperienze diverse.

Il Centro promuove un ricco calendario di attività — incontri tematici, presentazioni di libri, conferenze, dibattiti, tavole rotonde e corsi — con l’obiettivo di favorire una riflessione critica sul presente attraverso la conoscenza del passato, senza filtri ideologici.
Accanto all’impegno culturale, organizza itinerari d’arte, visite guidate, viaggi culturali e occasioni di incontro con protagonisti della cultura, dell’arte e della società.

Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura, della Scuola e dell’Arte dal Presidente della Repubblica, il Centro Pannunzio è noto per la sua vocazione pluralista, per la cura dell’archivio storico e per la pubblicazione periodica di testi e atti culturali che arricchiscono il dibattito civile italiano.

Chantar l’Uvèrn

La XVII edizione di “Chantar l’Uvèrn- Dalla Candelora al 1⁰ maggio, frammenti di lingua e cultura occitana, francoprovenzale e francese” torna a Sauze d’d’Oulx.
E lo fa sabato 28 febbraio alle ore 18, presso la Sala Conferenze dell’Ufficio del Turismo, in viale Genevris 7, con il concerto a ballo del gruppo “Parenaperde” che, in patois, significa “Niente da perdere”. Il gruppo propone musica tradizionale dell’alta Valle Dora . La loro formazione è  composta da Simone Del Savio voce, violino, mandolino e bassetto; Massimo Falco, voce , clarinetto, musette e piffero; Giorgio Fasano organetto e bouzuki, Riccardo Micalizzi voce e organetto.
“L’entusiasmo di poter proporre musica popolare dalla tradizione alpina dal vivo, condiviso con un  gruppo di amici ballerini – spiegano I “Parenaperde”- ha fatto sì  che questo progetto si realizzasse riportando nelle nostre valli suoni d’altri tempi. Il repertorio musicale proposto seleziona musiche  e danze dell’Alta Valle di Susa e di tutta l’area occitana in genere, con particolare attenzione alle vallate francesi transalpine così ricche di cultura musicale tradizionale da ascolto e da ballo”.
I “Parenaperde” hanno collaborato con l’associazione  ArTeMuDa ed in particolare con Renato Sibille nei progetti “Vira’ virandole” e “Per far una buona musica, sempre suonare” realizzando due pubblicazioni corredate da CD audio contenenti una raccolta inedita di musiche e canti  della tradizione in Alta Valle di Susa.
Ricordiamo ancora che Chantar l’Uvèrn rappresenta una rassegna culturale nata in occasione delle Olimpiadi 2006 con l’iniziativa “Occitan lenga Olimpica”. Edizione dopo edizione ha abbracciato tante comunità che, unite, offrono nel periodo invernale un ricco programma di evento per vivere il rterritorio e la sua identità.  L’offerta culturale si è  sempre distinta per la ricchezza e la varietà delle proposte che pongono in primo piano il valore della cultura, dele lingue di moniranza e della biodiversità.
L’iniziativa è da sempre stata coordinata dal Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand e l’Ecomuseo Colombiano Romean (oggi area protetta Alpi Cozie), dall’Associazione Chambra d’Oc e dal Centro di Documentazione Memoria Orale di Giaglione con il supporto fondamentale della Città Metropolitana di Torino.
La rassegna 2026 ha anche l’appoggio di Regione Piemonte, Unione Montana Valle Susa, Unione Montana Alta Valle Susa e Unione Montana Comuni Olimpici della Via Lattea.
Mara Martellotta

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

Agata Christian – Delitto sulle nevi – Commedia, giallo. Regia di Eros Puglielli, con Christian De Sica, Pasquale Patrolo, Paolo Calabrese e Chiara Francini. Christian Agata, il detective e criminologo più famoso d’Italia viene invitato da Walter Gulmar, figlio di Carlo, patron della celebre ditta di giocattoli Gulmar&Gulmar, per fare da testimonial nello spot della nuova edizione di un gioco da tavolo, il Crime Castle, best seller dell’azienda. Lo spot sarà girato in Val d’Aosta e Agata raggiunge i Gulmar nel loro sontuoso castello fra le montagne innevate, che è stato di ispirazione per il gioco di cui sopra. Nel castello ci sono molti ospiti. Quando una valanga isola tutta l’improbabile compagnia, spunta il classico cadavere e i dieci piccoli indiani resteranno intrappolati nell’edificio. Il detective dovrà risolvere il mistero. Durata 109 minuti. (Ideal, Reposi sala 4, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

L’agente segreto – Drammatico, thriller. Regia di Kleber Mendonça Filho, con Wagner Moura. La dittatura brasiliana, l’anno è il 1977, il protagonista è Marcelo – nome di copertura per un professore universitario – che a Recife raggiunge il figlio e che ben presto dovrà accorgersi di essere seguito da due sicari che lo vogliono morto: negli anni passati ha ostacolato le attività di un imprenditore di origini italiane. Uccisioni, antiche realtà e ricostruzioni cinematografiche, le ricerche di due studentesse che tentano di ridare esattezza e verità ai periodi più o meno conosciuti della storia di quel paese, mezzo del regista per ricordare allo spettatore le proprie origini giornalistiche. Premiato al Festival di Cannes, due Golden Globe, due candidature ai Bafta, quattro candidature agli Oscar, uno dei successi dell’annata. “Il thriller tiene il respiro e la morale in sospeso, e ricostruisce l’atmosfera in un’epoca in cui la dittatura faceva volentieri sparire le persone: la spy story si nasconde dietro ogni angolo, ogni occhiata, ogni fuga e ogni samba”, ha scritto Maurizio Porro nelle colonne del Corriere. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Il regista brasiliano insegue i fantasmi della sua città e del suo paese con una spy story insieme appassionante e amara. In fuga dalla polizia della dittatura militare, nel Brasile del 1977, un militante comunista arriva a Recife… sono i giorni del Carnevale, la città è in fermento, un serial killer minaccia la sicurezza, al cinema i film mostrano un mondo di esaltanti esagerazioni. Ma cosa significa, oggi, raccontare quel passato? Cosa ne è rimasto nelle immagini e nei luoghi del presente? Un film continuamente spiazzante e sorprendente.” Durata 158 minuti. (Greenwich Village V.O., Nazionale sala 2)

Buen Camino – Commedia. Regia di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò e Martina Colombari. Checco, erede ricchissimo e viziato, prole ultrafelice di Eugenio ricchissimo produttore di divani, innumerevoli ville con piscina e altrettanto innumerevoli servitori di origine filippina alle sue dipendenze, yacht su cui invitare amici che hanno le sue stesse idee di libertà e di non lavoro, una fidanzata messicana di professione modella, è costretto a lasciare la sua vita dorata sulle tracce della figlia Cristal, adolescente dal carattere un pochino turbolento. Per la prima volta in vita sua viene messo di fronte alle sue responsabilità di padre, inaspettate quanto da prendere con i classici guanti, anche perché Checco del sangue del suo sangue proprio niente sa. Grazie l’opera di corruzione attuata nella persona di Corina, la migliore amica di Cristal, il binomio viene a sapere che la fanciulla è partita per la Spagna. È così che finisce suo malgrado sul Cammino di Santiago: un’occasione per conoscersi veramente. Durata 90 minuti. (Massaua, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Calle Malaga – Drammatico. Regia di Maryam Touzani, con Carmen Maura, Marta Etura e Ahmed Boulane. Maria Angeles è una donna spagnola che vive da sola a Tangeri.Sua figlia Clara arriva da Madrid per vendere l’appartamento in cui ha sempre vissuto. Maria Angeles fa di tutto per conservare la sua casa: lungo il percorso, e contro ogni previsione, riscopre l’amore e il desiderio. Durata 116 minuti. (proiezione in anteprima il 28/2 alle ore 20,30 al cinema Classico alla presenza della regista)

Chopin – Notturno a Parigi – Drammatico. Regia di Michal Kwiecinski, con Wryk Kulm e Lambert Wilson. Parigi, 1835. Frédéric Chopin ha 25 anni, celebrato nei salotti parigini, adorato dall’aristocrazia e dal re di Francia. Nessun evento culturale di rilievo è completo senza una sua apparizione. Lo vediamo durante scorribande notturne e alla feste che seguono ai suoi concerti – quasi sempre traboccante di energia, mentre nasconde la sua malattia dietro una maschera ironica. La vita gli scivola tra le dita ma lui si rifiuta di rallentare. Compone le sue opere più grandi, talvolta su commissione speciale, mentre impartisce lezioni di pianoforte per sbarcare il lunario. È ammirato dagli amici, adorato dalle donne, ma con il tempo scoprirà che la cosa più importante della sua vita è la musica. Durata 133 minuti. (Romano)

Cime tempestose – Drammatico. Regia di Emerald Fennell, con Margot Robbie e Jacob Elordi. Fin da bambini il legame tra Cathy Earnshow, orfana di madre e figlia di un inglese che ha perso ogni cosa al gioco, e Heathcliff, trovatello preso in casa dal padre di Cathy e trattato come un servo, è viscerale e indissolubile. Da adulti, quel legame si trasforma in passione travolgente, ma Cathy ritiene la possibilità di una relazione ufficiale con Heathcliff degradante, e prende in considerazione la possibilità di sposare il ricco vicino di casa Edgard. Heathcliff fugge dall’umiliazione e cerca fortuna all’estero, per poi tornare nello Yorkshire da trionfatore e conquistare Wuthering Heights, la casa in cui lui e Cathy sono cresciuti. Ma al suo ritorno trova la sua anima gemella sposata con Edgard, e per i due inizierà quell’inferno (e paradiso dei sensi) cui sembrano destinati sin dall’infanzia. Durata 136 minuti. (Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Nirvana e sala Ombrerosse, Fratelli Marx sala Harpo e sala Chico anche V.O., Greenwich Village V.O., Ideal, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le cose non dette – Drammatico. Regia di Gabriele Muccino. con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini. Carlo Ristuccia è un docente universitario, autore di un unico libro di successo. Sua moglie Elisa è una giornalista di Vanity Fair Italia in crisi creativa, e il suo direttore le consiglia di “staccare” e di partire per una vacanza. Decidono dunque di partire per Tangeri, insieme a un’altra coppia: Paolo, il migliore amico di Carlo, ristoratore stakanovista e padre assente, e sua moglie Anna, iperansiosa e prepotente. Con loro però c’è anche la figlia tredicenne Vittoria, che ha una particolare simpatia per Carlo. Peccato che in vacanza si presenti a sorpresa Blu, la giovanissima amante del professore. Durata 114 minuti. (Massaua, Reposi sala 4, Romano sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Domani interrogo – Commedia. Regia di Umberto Riccioni Carteni, con Anna Ferzetti. Una prof d’inglese un po’ terrorizzata dagli strudenti, ma convinta del valore educativo fondamentale della scuola, è assegnata a una quinta di un liceo romano a Rebibbia. Quella periferia romana fa da sfondo alla vita dei ragazzi tra fumo e famiglie sfasciate, spaccio e primi amori, storie di sesso e rassegnazione. I ragazzi si lasciano un po’ andare tra canne, telefonini e preconcetti, convinti che la vita fuori della scuola sia soltanto ostile e a loro preclusa. La prof ha tre possibilità: scappare come i suoi predecessori, fregarsene o entrare in quella gabbia di leoni disarmata. Durata 95 minuti. (Ideal)

Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire – Drammatico. Regia di Gus VAN Sant, con Bill Skarsgård e Al Pacino. La mattina dell’8 febbraio 1977, AnthonyG. “Tony” Kiritsis, 44enne, entrò nell’ufficio di Richard O. Hall, presidente della Meridian Mortgage Company, a Indianapolis, e lo prese in ostaggio con un fucile a canne mozze calibro 12 collegato con un “dead man’s wire”, ovvero un cavo teso dal grilletto al collo di Hall. Questa è la vera storia del confronto che sconvolse il mondo: Tony chiese cinque milioni di dollari, di non essere né accusato né processato, e le scuse personali da parte degli Hall per averlo truffato di ciò che gli era “dovuto”. Scrive di Van Sant Maurizio Porro nelle colonne del Corsera: “In questo film riannoda il passato al presente come fosse un secondo fucile legato al collo della nostra società, girando clastrofobicamente dentro la casa con ragionata tensione con una sceneggiatura di Austin Kalodney calibrata tra psicanalisi e tribunale: è l’indipendenza di un cinema che ausculta la società quando le saltano i nervi. Sono super le prove dell’eroe Bill Skarsgård e della sua vittima, il futuro colpevole, introverso junior, Dacre Montgomery”. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici ItalianI: “Nella tesissima black comedy di Gus Van Sant non si respira solo una lucida nostalgia per il cinema degli anni Settanta maanche una attualissima riflessione sulle storture del capitalismo alimentate dalla crudeltà dei media. Una lezione di regia in cui, in una relazione di luci e ombre, si muovono personaggi che non sono più solo vittime o carnefici, ma espressione di un’ansia di giustizia sociale molto contemporanea”. Durata 101 minuti. (Nazionale sala 2)

La Gioia – Drammatico. Regia di Nicolangelo Gelormini, con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella e Betty Pedrazzi. Gioia è un’insegnate di liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è Alessio, un ragazzo che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare la madre, cassiera in un supermercato. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona che abbia mai amato. Scrive Maurizio Porro nelle colonne del Corriere: “Una storia incrociata di menzogne e amori sognati e non realizzati: contano solo i soldi, i baci impiccano. Coi ritmi di un sovvertimento dei sensi alla Zweig, di un doppio processo alle intenzioni, il film tiene un impeccabile equilibrio tra i personaggi, grazie al cast perfetto”. Durata 108 minuti. (Ideal, Romano sala 1)

La grazia – Commedia drammatica. Regia di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Massimo Venturiello, Roberto Zibetti e Milvia Marigliano. Il presidente della Repubblica Mariano De Santis è ormai anziano e alla fine del suo mandato. Vedovo, ex giurista e profondamente cattolico, si troverà di fronte a due ultimi dilemmi: se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio in circostanze che potrebbero essere continuate attenuanti o se promulgare la legge dell’eutanasia. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Toni Servillo. Durata 133 minuti. Il regista Paolo Sorrentino, che ha girato gran parte del film a Torino, sarà al Nazionale domenica 18 gennaio alle ore 18 per presentare il film e rispondere alle domande del pubblico. Da lunedì 19 sarà altresì possibile visitare lamostra fotografica “La Grazia” – Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino”, nelle stesse sale di palazzo Chiablese dove il regista ha ricreato gli ambienti del Quirinale. (Eliseo, Fratelli Marx sala Chico)

Hamnet – Storico, drammatico. Regia di Chloé Zhao, con Jessie Buckley, Paul Mescal, Jacobi Jupe ed Emily Watson. In un bosco, una giovane donna dorme rannicchiata nella culla formata dalla radice emersa di un albero secolare: è vestita di rosso cupo, accompagnata da un falco che risponde ai suoi richiami, conosce erbe e pozioni, si dice non sia nata da sua madre ma da una donna venuta da lontano. Si chiama Agnes e quando Will la vede se ne innamora subito. Will è il giovane William Shakespeare, maestro di latino nella Stratford del 1580, che riesce a sposarla nonostante l’ostilità delle famiglie e ad avere con lei tre figli, Susannah e i gemelli Judith e Hamnet. Ma un lutto li colpisce, quando il drammaturgo lavora già a Londra, e Hamnet ucciso dalla peste a soli undici anni (un lutto che mette a dura prova l’unione della coppia) diventa Hamlet. Tratta dal romanzo del 2020 dell’irlandese Maggie O’Farrell, la storia di Agnes (più che di William), tessuta di magia e femminilità. Film già vincitore di due Golden Globe, attende la notte degli Oscar con le sue otto candidature. Ha scritto Alessandra De Luca nelle colonne di “Ciak” che la Zhao, nata a Pechino nel 1982, già premiata a Venezia con il Leone d’oro nel 2020 e Oscar come miglior film per “Nomadland”, “sceglie ancora una volta una strada radicale, quasi estrema, per mettere in scena elaborazione del lutto e catarsi, spingendo i suoi attori in un percorso emotivo dove verità e finzionr, vita e arte, spirito e materia si confondono. La scena nel finale ambientato al Globe Theatre di Londra, durante la prima rappresentazione di “Amleto”, vale la spesa del biglietto e un’altra statuetta nelle mani di Jessie Buckley, dopo il Golden Globe, ci starebbe proprio bene.” Durata 125 minuti. (Massaua, Classico anche V.O., Eliseo Grande, Nazionale sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco)

Lavoreremo da grandi – Commedia. Regia di Antonio Albanese, con Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese e e Nicolò Ferrero. Umberto ha dilapidato i soldi del padre e continua a immaginarsi grande musicista, ma partorisce soltanto creazioni sonore cacofoniche. Ha due ex mogli che l’hanno sfruttato e ora lo detestato e due figli, Toni e Beppe. Gigi contava sull’eredità di una zia facoltosa ma lei gli ha lasciato solo trucchi e parrucche, che lui indossa per protesta, ubriacandosi e ingerendo pillole. Una notte mentre trasportano quest’ultimo in stato semicomatoso, Umberto Beppe e Toni (sotto misura cautelare in vista dell’ennesimo processo, questa volta per truffa ai danni del Fisco) fanno un incidente – credono di aver travolto con l’auto qualcuno in bicicletta – del quale dovranno affrontare le conseguenze, dando il via a una catena di equivoci e di sorprese atte a sconvolgere la loro vita senza direzione. Durata 91 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Fratelli Marx sala Groucho)

Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin – Drammatico. Regia di Olivier Assayas, con Jude Law, Paul Dano e Alicia Vikander. Russia, primi anni Novanta. L’URSS è crollata. Nel caos di un Paese che cerca di ricostruirsi, Vadim Baranov, un giovane brillante, sta per trovare la propria strada. Orima artista d’avanguardia, poi produttore di reality show, diventa spin doctor di un ex agente del KGB in ascesa: Vladimir Putin. Immerso nel cuore del sistema, Baranov plasma la nuova Russia, confondendo i confini tra verità e menzogna, credenze e manipolazione. Ma c’è una figura che sfugge al suo controllo: Ksenia, donna libera e inafferrabile, che incarna la possibilità di fuga, lontano da questo gioco pericoloso. Quindici anni dopo, ritiratosi nel silenzio e avvolto nel mistero, Baranov accetta di parlare, rivelando i segreti occulti del regime che ha contribuito a costruire. Durata 149 minuti. (Massimo anche V.O., Reposi sala 5)

Marty Supreme – Commedia drammatica. Regia di Josh Safdie, con Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow e Abel Ferrara. Marty Mauser è un venditore di scarpe con una irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni Cinquanta tra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio larger than life, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario. Durata 90 minuti. (Massaua, Fratelli Marx sala Harpo)

Miroirs no.3 – Il mistero di Laura – Drammatico. Regia di Christian Petzold, con Paula Beer, Barbara Auer e Matthias Brandt. Durante un fine settimana in campagna, Laura, una studentessa di Berlino, sopravvive miracolosamente a un incidente d’auto. Fisicamente risparmiata ma scossa profondamente, viene accolta da Betty, che aveva assistito all’incidente e si era presa cura di lei con affetto. A poco a poco, il marito e il figlio di Betty superano la loro riluttanza instaurando una tranquillità quasi familiare. Ma presto non possono più ignorare il loro passato e Laura deve affrontare la sua vita. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani: “Tra un incidente d’auto e la musica di Ravel, il regista tedesco, tra i più stimolanti dell’ultimo decennio, conferma la sua audacia con un racconto minimalista, caricando una tragedia di elementi inquieti e misteriosi, attraverso i quali una giovane donna tesse un rapporto inatteso con una anziana signora. Una storia impalpabile che nasconde ulteriori traumi, narrata con una leggerezza sospesa, nella quale Petzold e Paula Beer, ormai sua fondamentale attrice, mostrano l’inafferrabilità della vita”. Durata 86 minuti. (Centrale V.O.)

Pillion – Amore senza freni – Drammatico. Regia di Harry Lighton, con Alexander Skarsgård e Harry Melling. Colin è un giovane timido e mite: un giorno ha il compito di fare multe ai proprietari di auto mal parcheggiate, di sera si esibisce malinconicamente al pub in un coro a cappella. Proprio in quel pub, una sera, viene avvistato da Ray, un motociclista che è vero esemplare di maschio alfa. L’attrazione è immediata e, incredibilmente, reciproca. I genitori di Colin, che conoscono e sostengono la sua omosessualità, sono dapprima felici che il figlio abbia trovato una compagnia amorosa, ma non sanno che Ray è un dominatore e Colin il suo “pillion”, termine con cui si indica il sellino posteriore delle moto, ma che in questo caso è una metafora per “sottomesso”. La relazione tra i due è unilaterale. Ray comanda e Colin ubbidisce, vista la sua “naturale attitudine alla devozione”, come la descrive il compagno. E questo succede anche nel sesso, regalando a Colin il primo rapporto completo al prezzo della sudditanza a binario unico. Ma quando Colin cerca di trasformare la relazione in un rapporto di coppia le cose si complicano. Durata 106 minuti. (Centrale anche V.O.)

Rental Family – Nelle vite degli altri – Commedia drammatica. Regia di Hikari, con Brendan Fraser e Takehiro Hira. Philip, attore americano di alterne fortune, abita da alcuni anni in Giappone. Un giorno gli viene proposto una nuova occupazione, presso un’agenzia di “comparse” impiegate ad allacciare rapporti con famigliari, ad assistere persone sole, ad apparire parenti, la Rental Family. Sono tanti i dubbi che sulle prime preoccupano Philip che tuttavia s’assoggetta a una quotidianità che lo pone a contatto con le persone, che gli regala qualche reddito, che gli dà la possibilità di essere d’aiuto al prossimo. Durata 103 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 1, The Space Torino, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Sentimental Value – Drammatico. Regia di Joachim Trier, con Renate Reinsve, Elle Fanning e Stellan Skarsgård. Nora e Agnes sono due sorelle profondamente unite. L’improvviso rientro nella loro vita del padre Gustav – regista carismatico e affascinante ma genitore cronicamente inaffidabile – riapre ferite mai del tutto rimarginate. Riconoscendo il talento di attrice di Nora, Gustav vorrebbe che sua figlia interpretasse il ruolo principale nel film che dovrebbe rilanciare la sua carriera; lei rifiuta e quella parte finisce a una giovane star di Hollywood, Rachel Kemp. Il suo arrivo getta scompiglio nelle delicate dinamiche della famiglia: per le due sorelle sarà il momento di confrontarsi con il padre e con il loro passato. Designato Film della Critica dal SNCCI: “Due necessità primarie a confronto – quella di seguire il proprio percorso artistico e quella di rimanere accanto ai propri figli – confluiscono in un dramma familiare delicato e struggente. Stellan Skarsgård giganteggia nei panni del regista di successo che ha smarrito la via, e Renate Reinsve gli tiene testa in quelli della primogenita, attrice di razza che rifiuta di interpretare se stessa nell’Amarcord paterno. Una parabola sulla possibilità di perdono e redenzione, mai sentimentale, a dispetto del titolo, sempre vibrante di intensa emozione. Durata 133 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6 V.O., Eliseo, Greenwich Village V.O., Romano)

Il suono di una cadutaDrammatico. Regia di Mascha Schilinski, con Hanna Hecht e Lena Urzendowsky. Unità di luogo, diversità di tempo. Quattro generazioni, quattro donne in una stessa fattoria tedesca. Alma, una bambina all’epoca della Grande guerra che avrà a che fare con un parente con una gamba amputata, Erika che da quella stessa persona sarà attratta, Angelika, sua nipote, che negli anni Ottanta scoprirà la sua sessualità d’adolescente, Lenka ai giorni nostri diventerà amica di una ragazza che ha perso la madre. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani: “Quattro sorelle attraverso cent’anni di storia della Germania, ma quella del Paese che non ha conosciuto il benessere bensì la povertà e la fatica delle campagne, i dolori delle guerre, il senso della morte che non vuole abbandonarle, quasi una condizione metafisica che maschera il sacrificio con il dovere, la rinuncia con la rassegnazione, la perdita con la vita. E tutt’intorno la natura mostra la sua bellezza, insensibile alla fatica e alla sofferenza. Mascha Schilinski delinea le coordinate sociali e politiche che segnano il secolo come echi lontani, attutiti da una narrazione che abbandona presto la linearità dei fatti, per fermarsi dove il dolore ha fatto più vittime”. Premio ex aequo della Giuria a Cannes, a rappresentare il miglior film straniero agli Oscar 2026. Durata 149 minuti. (Due Giardini sala Nirvana e sala Ombrerosse)

Tienimi presente – Commedia. Regia di Alberto Palmiero, con Francesco Di Grazia, Gaia Nugnes e Alberto Palmiero. Alberto Palmiero ha 27 anni, ha frequentato la scuola di regia e ha realizzato alcuni cortometraggi. Ora vorrebbe cimentarsi con il primo lungometraggio. Il produttore indipendente Gianluca Arcopinto lo avvicina e gli allunga il suo biglietto da visita, dichiarandosi interessato al suo progetto. Tornato a Roma, Alberto gli invia il soggetto ma non ottiene risposta, e dopo sette mesi di inutile attesa decide di tornare al suo paese in provincia di Caserta. Durata 80 minuti. (Nazionale sala 3)

Palcoscenico Danza: da Taiwan Divine Monsters con la Hung Dance

Al teatro Astra, dal 28 febbraio al 1⁰ marzo

Per Palcoscenico Danza e la rassegna dal titolo “Divine Monsters” al teatro Astra dal 28 febbraio al 1⁰ marzo prossimo si esibirà, direttamente da Taiwan, la Hung Dance per le coreografie di Lai Hung Chung e Giovanni Insaudo.

Danced Crack rappresenta l’omaggio del coreografo Lai Hung Chung alla mitologia della sua terra natale, con le “crepe” come simbolo per esplorare la resilienza della vita e la bellezza della lotta.Il coreografo, originario di una famiglia Hakka a Pingtung, Taiwan, è cresciuto ascoltando la madre raccontare le storie del mito Hakka di Nuwa che ripara il cielo, una narrazione legata al ‘Giorno della Riparazione del cielo’. In questa giornata le persone depongono gli strumenti per permettere al cielo e alla terra di riprendersi, esprimendo gratitudine per la restaurazione di Nuwa. Attraverso i movimenti dei danzatori, le crepe assumono una forma simbolica, riflettendo le sfaccettature presenti nelle relazioni tra la natura e l’umanità,  gli individui e la collettività. Il freddo design dell’illuminazione grigia crea un’atmosfera desolata e apocalittica, con i danzatori che si muovono come placche tettoniche, convergendo e divergendo per rappresentare l’evoluzione naturale e la tensione sociale.

“Mitici” di Giovanni Insaudo esplora, invece, il rapporto tra umani e dei, la cui intersezione si manifesta come uno strano e cupo corpo alieno.

La Hung Dance rappresenta una compagnia di danza contemporanea fondata nel 2017 dal coreografo Hung-Chung Lai che ne è anche direttore artistico. Il nome della compagnia “ Hung” simbologgia il volo verso il cielo, ispirato agli elementi creativi orientali e al suo vocabolario distintivo di danza contemporanea. La compagnia emergente ha ottenuto un crescente riconoscimento a Taiwan e sulla scena internazionale,  ricevendo inviti a partecipare a concorsi di fotografia e festival di danza internazionali, visitando ben 43 città  e 19 Paesi e realizzando 212 spettacoli.

Mara Martellotta

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