CULTURA E SPETTACOLI

La rinascita del Castello di Castiglione Falletto

Domenica 12 luglio alle ore 18, nelle antiche scuderie del castello di Castiglione Falletto (CN), in occasione della presentazione del libro “Beraudo di Pralormo e Silvio Pellico. Storia di un’amicizia”, scritto da Angelo Toppino, Andrea Carnino e Paola Arnaldi e pubblicato da Gondour edizioni del Centro Studi Silvio Pellico, è stato presentato il restauro del maniero castiglionese, effettuato dalla famiglia Cavallotto. Grazie a questi importanti lavori, iniziati nel 2019, il castello, simbolo non sono del Comune, ma di tutto il territorio circostante, è tornato agli antichi splendori.

Ma qual è la storia di questo maniero e chi lo abitò?

Uno dei primi documenti in cui venne citato il castello fu l’infeudazione di Bertoldo Falletti nel 1225 ad opera della Marchesa reggente del Monferrato Alasia di Saluzzo, anche se l’effettiva presenza fisica dei Falletti a Castiglione è attestata a partire da metà Trecento, quando essi fecero ristrutturare il maniero dandogli la sua forma quasi attuale. Si trattava di un ramo originatosi da quello di Barolo.
Nel 1439 il paese venne denominato per la prima volta “Castiglione dei Falletti”, ma nel secolo successivo le loro proprietà iniziarono a frammentarsi e in questo feudo arrivarono diverse nobili famiglie, tra i quali i Ruffino, i Santi e gli Incisa, questi ultimi per via della dote di Andreina Falletti. Nel Seicento i Falletti, pur possedendo solo più il castello e 1/4 del feudo (il 50% era dei Santi, un’altra quota cospicua era dei Ruffino, il resto di altre casate), continuarono ad essere sempre presenti e ad aiutare la popolazione quando era in difficoltà. Essi prestavano denaro e se lo facevano restituire in grano o vino, facevano da mediatori con i Savoia e quando bisognava pagare tante imposte allo Stato, intervenivano chiedendo un alleggerimento di questo impegno. Si rifiutarono inoltre di far partecipare i castiglionesi alle numerose guerre dell’epoca.
L’ultimo loro esponente fu il Conte Alessandro, il quale non avendo avuto figli maschi, alla sua morte avvenuta a Bra nel 1709 a casa del nipote Giovanni Tommaso Brizio, lasciò a quest’ultimo in eredità il Castello di Castiglione Falletto e tutte le proprietà a condizione che lui e i suoi discendenti prendessero il cognome Brizio Falletti.
I Brizio Falletti, tutt’oggi esistenti, cedettero il maniero castiglionese ai Conti Patrizio di Scagnello, originari di Barolo, diventati nobili ad inizio Seicento e presenti a Castiglione dal 1698. Il 5 settembre 1701 Giambattista Patrizio era stato investito della Signoria di Castiglione per successione alle quote assegnate precedentemente alla Casata dei Santi. I Patrizio di Scagnello acquistando tutte le proprietà dei vari eredi Falletti, riuscirono a ricomporre il patrimonio di quest’ultimi com’era nel Cinquecento. Nel maggio 1840 il giovane Conte Filippo Patrizio di Scagnello, diventato sindaco a soli 29 anni, volle come Consigliere comunale la Venerabile Juliette Colbert de Maulévrier, riconoscendone le indubbie capacità. La Marchesa di Barolo fu la prima donna a ricoprire tale carica a Castiglione e questa nomina rappresentò uno dei primi casi di emancipazione politica femminile in Piemonte. Il Cav. Ernesto, secondogenito del Conte Filippo Patrizio di Scagnello, il 28 novembre 1871 cedette il maniero ai Vassallo di Dogliani. L’ultima esponente di questa famiglia sposò un Reviglio della Venaria e i loro discendenti sono ancora oggi proprietari della costruzione settecentesca facente parte del complesso del castello, mentre il resto del maniero appartiene alla famiglia Cavallotto, la quale, come sopraccitato, nel 2019 ha avviato i lavori di ristrutturazione.

La cerimonia di domenica 12 luglio 2026 e l’illustrazione dei lavori effettuati

L’evento di domenica 12 luglio 2026 è stato aperto dai saluti di Dario Destefanis, Consigliere Comunale di Castiglione delegato agli eventi, esperto di storia locale, Sindaco dal 1995 al 2004 e co-autore di eccellenti libri storici, tra i quali “Castiglione Falletto, dai Saluzzo ai Savoia attraverso tre diocesi” e “Castiglione Falletto. Da Regione San Michele a Pugnane. Siti storici, toponimi e cascine nel versante ad ovest del territorio“.
Egli nel suo intervento ha affermato di essere “
onorato quest’oggi di fare da moderatore, soprattutto perché stiamo parlando di un amico, Andrea Carnino, che da qualche anno frequenta Castiglione Falletto e con lui abbiamo già avuto buone collaborazioni due anni fa a Barolo e l’anno scorso qui a Castiglione su argomenti storici che riteniamo importanti e lo ringraziamo. Siamo anche felici di essere qui oggi a fare questa presentazione in castello perché è la prima volta che questi locali vengono usati per un evento pubblico. Rappresentano la prima parte di un restauro in corso, erano le stalle, la scuderia ed oggi sono diventati un ambiente idoneo ad usi molto più importanti”.
Ha preso quindi la parola Piero Eirale, Sindaco di Castiglione Falletto, il quale ha ringraziato la famiglia Cavallotto “una famiglia di persone molto intelligenti, colte e raffinate, rappresentata qui da Alfio e da Laura, che alcuni anni fa si sono imbarcati in un’avventura non da poco (…) stanno riportando alla luce quello che è il simbolo di Castiglione e del territorio facendo un lavoro unico di cui la mia amministrazione e quelle che verranno dopo gli saranno grate (…) la famiglia Cavallotto come lo dimostra ha anche intenzione, compatibilmente con le sue esigenze, di concedere questo castello a manifestazioni pubbliche e per noi è un grande onore”.
Dopo i saluti di Ettore Secco, Sindaco di Bosia e Paolo Cittadino, Consigliere Comunale di Neive, Alfio Cavallotto, contitolare della Tenuta Cavallotto e comproprietario del castello, ha illustrato al pubblico i lavori di restauro, iniziati nel 2019 e rallentati dal Covid-19.
I rifacimenti già terminati riguardano le scuderie, le cucine medievali militari e il palatium, adibito a zona degustazione, mentre quelli ancora in corso interessano il giardino e la torre centrale. Per quanto riguarda quest’ultima, trattandosi di una torre a sfioro, senza merlature e un parapetto, per non rovinare la sua estetica si è optato per barriere che elettronicamente si alzano e si abbassano. Prima dell’uscita del pubblico sulla sommità queste barriere si alzeranno e una volta terminata la visita si riabbasseranno e la torre riprenderà il suo aspetto di sempre.
All’interno sono state posizionate scale in ferro in quanto quelle originali medievali erano andate bruciate secoli fa. Sono stati inoltre riprodotti i due soppalchi da dove i militari tramite botole e scale a pioli salivano in cima. L’ingresso ufficiale della torre è a 8 metri d’altezza, ma una curiosità riguarda la parte bassa della costruzione: finito il periodo militare, intorno al 1600, venne svuotata dalla terra per ricavare un magazzino e fu quindi ricavata un’apertura, cosa rara per l’epoca.
E’ seguita la presentazione del libro
“Beraudo di Pralormo e Silvio Pellico. Storia di un’amicizia” durante la quale Angelo Toppino ha raccontato molte curiosità sul volume, Paola Arnaldi ha letto alcune pagine dell’opera e lo scrivente ha raccontato alle numerosissime persone presenti la storia del Castello di Pralormo, la vita del Conte Carlo Beraudo e quella della Venerabile Giulia di Barolo.
All’evento erano presenti anche
Don Antonello Pelisseri, Parroco di Castiglione Falletto; Fabrizio Fabiani, Presidente del Gruppo Storico di Clavesana; il giornalista e divulgatore culturale Marco Margrita e lo scrittore Claudio Cantore.
La presentazione è stata impreziosita dalla presenza della Venerabile Giulia di Barolo, impersonata da Monica Todi, Presidente del Gruppo Storico “Della Fenice” di Pianezza. La marchesa era accompagnata dalla sua dama di compagnia Orsola Barbero.

ANDREA CARNINO

Leggi Con Me 2026: aperte le candidature per autori e libri

 

Il format ideato e condotto da Simona Riccio torna con nuove interviste dedicate a innovazione, lavoro, sostenibilità, horeca, mondo pet e spreco alimentare

Torna Leggi Con Me®, il format editoriale di Parla Con Me® ideato e condotto da Simona Riccio, Agrifood & Organic Specialist, Digital Strategist, LinkedIn Top Voice Italy e Founder di Parla Con Me®.

 

L’iniziativa nasce per dare spazio ad autori e libri capaci di aprire conversazioni, offrire nuovi punti di vista e approfondire temi legati all’attualità, al lavoro, alla sostenibilità, all’innovazione, al settore horeca, al mondo pet e al contrasto allo spreco alimentare.

Gli autori selezionati saranno protagonisti di brevi interviste, registrate entro il 25 luglio 2026, durante le quali potranno raccontare il proprio libro, il percorso che ha portato alla pubblicazione e il contributo che l’opera può offrire al dibattito sui temi affrontati.

«Un libro non è soltanto un contenuto da presentare, ma un’occasione per creare confronto, connessioni e conoscenza – sottolinea Simona Riccio –. Con Leggi Con Me® vogliamo valorizzare autori e pubblicazioni capaci di lasciare un messaggio e generare nuove domande».

Il format si inserisce nel percorso di Parla Con Me®, progetto di comunicazione e approfondimento dedicato alle filiere, alla sostenibilità, all’innovazione e alle trasformazioni economiche e sociali.

Le candidature sono aperte, ma le registrazioni dovranno concludersi entro il 25 luglio.

Per candidarsi è possibile scrivere a redazione.pcm@gmail.com oppure inviare un messaggio diretto ai canali social di Parla Con Me®.

 

A Cherasco trenta ritratti di Philippe Halsman. Ultimi giorni

La mostra presenta una selezione di trenta ritratti di Philippe Halsman, tra i più importanti fotografi del Novecento, accompagnati da testi che ricostruiscono incontri e relazioni con i protagonisti immortalati.

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/philippe-halsman-relazione-mostra-fotografica

Immagine: particolare della fotografia  “Il regista Alfred Hitchcock sul set del film Gli uccelli”, 1962 © Philippe Halsman Archive 2026

La notte delle lucciole: quelle piccole luci che continuano a brillare dentro di noi

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TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono estati che sembrano destinate a durare per sempre. Hanno il profumo dell’erba appena tagliata, il rumore delle biciclette che sfrecciano tra le vie di un piccolo paese e la certezza, tutta adolescenziale, che nulla potrà mai cambiare. Poi arriva il momento in cui la vita prende una direzione diversa e ci si accorge che anche i legami più forti devono fare i conti con il tempo. È da questa consapevolezza che nasce La notte delle lucciole, il nuovo romanzo di Marco Magnone pubblicato da Mondadori.
Teresa e Diego sono cresciuti insieme in un paese della Toscana. Hanno condiviso giochi, confidenze e sogni, costruendo un’amicizia così profonda da sembrare indissolubile. Ma quando Diego decide di frequentare il liceo a Firenze, la distanza inizia lentamente a cambiare gli equilibri. Nella nuova città il ragazzo conosce Asia, e tra i due nasce un sentimento intenso, travolgente, tipico del primo amore. Tre adolescenti, tre sguardi diversi e una notte destinata a lasciare un segno indelebile nelle loro vite.
Marco Magnone sceglie di raccontare questa storia alternando le voci di Teresa e Asia, una scelta narrativa che permette al lettore di osservare gli stessi eventi da prospettive differenti. Nessuno ha davvero torto, nessuno ha davvero ragione. Ognuno vive il proprio dolore, le proprie speranze e quella difficile ricerca di un posto nel cuore delle persone che ama.
Ciò che colpisce maggiormente non è tanto la vicenda in sé, quanto il modo in cui viene raccontata. Magnone possiede una rara capacità: sa entrare nel mondo degli adolescenti senza filtri e senza paternalismi. Le emozioni dei suoi protagonisti non vengono mai sminuite, perché a quattordici anni ogni scelta sembra definitiva, ogni attesa infinita e ogni delusione capace di cambiare il mondo.
Mentre leggevo questo romanzo, mi sono ritrovata a pensare a quanto spesso, anche da adulti, continuiamo a rincorrere ciò che eravamo. Crescere significa inevitabilmente lasciare indietro qualcosa: un luogo, un’amicizia, un sogno o semplicemente una versione di noi stessi. Eppure sono proprio quei ricordi a renderci le persone che siamo diventati.
Le lucciole del titolo diventano allora una metafora bellissima. Compaiono nel buio solo per pochi istanti, ma riescono a illuminare la notte. Così fanno anche certi incontri nella nostra vita: magari durano poco, ma lasciano una luce che continua ad accompagnarci molto tempo dopo.
Nato ad Asti nel 1981, Marco Magnone è oggi una delle voci più autorevoli della narrativa italiana per ragazzi. Partner & Chief Editor di Book on a Tree, collabora alla direzione artistica dei festival Mare di Libri e Storie in Cammino ed è autore di numerosi romanzi di successo, tra cui La mia estate indacoLa guerra di CelesteFino alla fine del fiato e, insieme a Fabio Geda, le fortunate saghe Berlin e I segreti di Acquamorta.
La notte delle lucciole è un romanzo che parla ai giovani lettori, ma riesce a toccare anche il cuore degli adulti. Perché, in fondo, tutti abbiamo avuto una “notte delle lucciole”: un momento che sembrava destinato a durare per sempre e che invece è rimasto custodito soltanto nei ricordi. E forse è proprio questo il potere delle storie più belle: ricordarci che alcune luci, anche quando sembrano spegnersi, continuano a brillare dentro di noi.
MARZIA ESTINI

L’omaggio di Torino a Giuseppe Mazzini

Alla scoperta dei monumenti di Torino / Oggi il plumbeo monumento si erge fiero in mezzo a quella che è diventata una delle piazzette pedonali della città più “bazzicate” dai giovani, che hanno fatto della maestosa scultura e dei gradoni perimetrali del suo basamento, uno spontaneo ed appartato punto di ritrovo

 

Collocato in via Andrea Doria, angolo via Dei Mille, precisamente sullo spiazzo di confluenza tra le due vie, Giuseppe Mazzini viene raffigurato in una scultura bronzea, seduto in atteggiamento pensoso, avente una mano poggiata a sostenere il capo e l’altra su un pastrano adagiato sulle gambe. Il piedistallo lapideo è ornato da simboli della classicità rappresentati superiormente da due tripodi, collocati ai lati della statua e inferiormente, da pannelli bronzei disposti in sequenza. Nel pannello centrale è rappresentata la lupa capitolina nell’atto di allattare i gemelli, in riferimento alla Repubblica Romana, mentre sui restanti prospetti figurano corone di lauro che circondano i nomi dei principali sostenitori di Mazzini. Il sottostante basamento presenta, anteriormente, dei gradini simmetrici in ascesa verso la scultura. Nato a Genova il 22 giugno 1805 (quando Genova era ancora parte della Repubblica Ligure annessa al Primo Impero Francese), Mazzini è stato un patriota, uomo politico, filosofo e giurista italiano. Costituì a Marsiglia nel 1831 la Giovine Italia, fondata sui principi di “Dio e popolo” e “pensieri e azioni” volti a promuovere l’indipendenza della penisola dagli stati stranieri e la costituzione dell’Italia fondata sui principi della repubblica. Anche se osteggiato dal protrarsi dell’esilio forzato e dai contrasti in patria con la ragione di stato (promossa da Camillo Benso Conte di Cavour e da Giuseppe Garibaldi), Mazzini perpetuò il suo impegno politico che contribuì in maniera decisiva alla nascita dello Stato Unitario Italiano.

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Nello stato riunificato risiedette nell’ultimo decennio della sua vita come “esule di patria”, sotto falso nome; morì a Pisa il 10 marzo del 1872. In Torino come in altre numerose città della nazione, quale atto di riconoscimento al suo impegno, fu eseguito postumo il monumento in suo onore. Per quanto riguarda la città di Torino, nell’intenso programma delle manifestazioni svolte nella città per il giubileo dell’Unità d’Italia, nel 1911, venne istituito un apposito Comitato per erigere un monumento in memoria di Giuseppe Mazzini, distintosi come uno dei principali rappresentanti del Risorgimento italiano. L’iniziativa, promossa dalla Sezione Repubblicana Torinese, sorse in concomitanza alla ricorrenza del quarantesimo anniversario dal decesso del patriota genovese, di cui erano in corso i preparativi per le celebrazioni. Il Comitato sottopose all’Amministrazione comunale la domanda di aderire all’iniziativa ma la proposta venne osteggiata in quanto, si affermava, fosse avanzata da un gruppo partitico; per non pregiudicare l’esito della richiesta venne costituito un nuovo Comitato dichiarante l’estraneità ad ogni questione politica. Nel 1913 l’istanza di questo nuovo Comitato venne favorevolmente accolta dal Consiglio Comunale. Assunse l’incarico per l’ideazione del complesso scultoreo, Luigi Belli, docente presso la regia Accademia Albertina di Belle Arti ed esecutore di significative opere nella città. Belli accettò l’incarico senza richiedere alcun compenso per la sua attività (consapevole forse che sarebbe anche stata la sua ultima opera data l’avanzata età) ma domandò unicamente il rimborso per le spese sostenute nella realizzazione della proposta.

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Nonostante la rinuncia dell’artista, il bozzetto dell’opera venne approvato stimando un importo considerevolmente superiore a quello stabilito per l’esecuzione del monumento, quindi per arginare i limiti economici incorsi, l’Amministrazione concesse una agevolazione per il pagamento del dazio sui materiali, contrattò con il Ministro della Guerra in Roma per l’acquisizione del bronzo necessario ad un prezzo agevolato, mentre il Comitato promosse una pubblica sottoscrizione presso municipi, istituti civili e militari nazionali. Successivamente i modelli in creta a scala reale della statua e di un altorilievo, furono inviati alla fonderia scelta dal Belli, con sede presso Milano, per eseguirne la fusione in bronzo; la statua bronzea ed il relativo modello in gesso, vennero recapitati a Torino, su un carro ferroviario atto al trasporto speciale, l’11 maggio 1917. Il complesso scultoreo fu posto in opera, nonostante fosse privo dell’altorilievo rappresentante la “Libertà” (non consegnata forse a causa di un compenso non corrisposto dal Comitato), figurando ugualmente come un altare alla repubblicana libertà. L’inaugurazione della scultura commemorativa dedicata a Mazzini si svolse il 22 luglio 1917. La cerimonia del monumento si celebrò in presenza di autorità nazionali e cittadine, in una città dall’atmosfera poco festosa a causa della popolazione mobilitata sui fronti della Prima Guerra Mondiale. Oggi il plumbeo monumento si erge fiero in mezzo a quella che è diventata una delle piazzette pedonali della città più “bazzicate” dai giovani, che hanno fatto della maestosa scultura e dei gradoni perimetrali del suo basamento, uno spontaneo ed appartato punto di ritrovo.

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(Foto: www.museo.torino.it)

Simona Pili Stella

“De-estinzione di massa”, lo spettacolo di Elena Lia Ascione a Cascina Duc

Per il festival “L’arte nel pagliaio 2026”, realizzato da Associazione Elisa’s Network e Cascina Duc, con il patrocinio del Comune di Grugliasco, andrà in scena venerdì 17 luglio, alle ore 21.30, presso Cascina Duc, in strada del Portone 197, a Grugliasco (TO), lo spettacolo “De-estinzione di massa”, scritto e interpretato dall’attrice e standup comedian Elena Lia Ascione.

La pièce è incentrata sull’ipotetico futuro che ci attenderà a seguito di una sesta estinzione di massa, paventata da alcuni scienziati, causata da deforestazione, inquinamento e sovrasfruttamento del terreno e delle energie. In un mondo in cui la ricerca scientifica si adopera per riportare in vita specie estinte, lo spettacolo inventerà risposte ai quesiti più importanti: sarà necessario adottare un piccolo di mammuth? Comprare casa sull’isola di plastica al largo del pacifico ? E durante i safari che tanto amiamo, si potrà fotografare la tigre con i denti a sciabola?

Cascina Duc- strada del Portone 197, Grugliasco (TO)

Inizio spettacolo ore 21.30 – prima dello show, dalle 19.30, sarà possibile cenare con i prodotti della cascina (prenotazione consigliata).

Info e prenotazioni: arte.pagliaio@gmail.com – 338 6792260

Mara Martellotta

Antonello da Messina. Torino – Cefalù, andata e ritorno: confronto tra due vertici della ritrattistica rinascimentale

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Al siciliano “Museo Mandralisca” di Cefalù,Cefalù, fino al 4 novembre / Torino, dal 12 novembre al 22 febbraio 2027

Cefalù (Palermo)

Il più celebre di sempre è, fuor di dubbio, quello dell’eterna “Monna Lisa”(1503-1506). Il suo “sorriso”. Quell’accenno di incerto sorriso, misterioso e sfuggente della “Gioconda”, realizzato, con la tecnica a olio dello “sfumato” che ammorbidisce i contorni e “fonde le ombre intorno agli occhi e alla bocca”, dall’infinito Leonardo. Ma altrettanto certo è che la “Storia dell’Arte” e della “Ritrattistica” nella fattispecie è un oceano infinito e variegato di “sorrisi”, più o meno celebri e indagati. Volti, sguardi e “sorrisi”, specchi di anime, graffianti, ironici, bizzarri e sognanti, crudeli e compassionevoli, ribelli o dolci da toccare fino al fondo le corde del cuore. Due su tutti. A firma, entrambi, del grande Antonello da Messina (1435-1479), il principale pittore siciliano del Quattrocento, per i contemporanei addirittura “Non humani pictoris”, “pittore sovrumano”, firma usata solo dal figlio Jacobello, pare, in un dipinto del 1480, per omaggiare la grandezza artistica di cotanto padre. Due, dunque, si diceva, i “Ritratti” eccellenti di Antonello, degni di posare al fianco della leonardesca “Gioconda”: il “Ritratto d’uomo” o “Ritratto Trivulzio” (1476; nome derivato dalla storica milanese “Collezione Trivulzio”, cui l’opera è appartenuta) custodito nel “Palazzo Madama” di Torino e il “Ritratto d’Uomo” o “Ritratto d’ignoto marinaio” (1465; marinaio locale o potente ambasciatore siciliano o possibile “autoritratto” dell’artista stesso) proprietà del “Museo Mandralisca” di Cefalù. E proprio nel “Museo” cefaludese sono da alcuni giorni messi in dialogo e a confronto, fino a mercoledì 4 novembre, i due “Ritratti” antonelliani; ritratti che segnarono la nascita della “ritrattistica moderna” e la “scoperta psicologica dell’Io”, esposti all’interno di un “Mostra” (di eccezionale rilievo scientifico e culturale) dal titolo “L’enigma del sorriso. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino”, nata dalla collaborazione tra la “Fondazione Culturale Mandralisca ETS” (in omaggio al 160° anniversario della nascita della stessa e del cinquantennale dall’uscita de “Il sorriso dell’ignoto marinaio” dello scrittore siciliano Vincenzo Consolo, che contribuì ad accrescere la fama del capolavoro del Maestro messinese) e il sabaudo “Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica” di Torino.

Sottolineano a ragione gli organizzatori: “La mostra non nasce da una logica comparativa tradizionale, ma da una precisa ipotesi critica: rendere visibile la ‘trasformazione del ritratto come luogo di costruzione dell’identità moderna’, in cui il volto diventa spazio della coscienza, della relazione e del pensiero. Il dialogo tra le due opere, tra i due sorrisi — quello ironico e mobile di Cefalù, quello trattenuto e concentrato del ‘Trivulzio’ – consente di leggere la trasformazione del soggetto quattrocentesco: dall’individuo come carattere sociale all’individuo come presenza interiore”. Tecnicamente, ancora una volta e in entrambi i casi, i due “Ritratti” testimoniano, anche dal punto di vista storico, la grande “lezione” di Antonello, quella sua esemplare capacità nell’unire “due culture diverse”, la luce, i colori e i piccoli dettagli dei pittori fiamminghi (in particolare quelli provenienti da Bruges e Bruxelles, da Petrus Christus a Hans Memling e a Jean Fouquet in particolare) con lo spazio, la geometria e le forme solide tipiche, per linguaggio stilistico, dell’arte italiana. Il tutto, attraverso l’uso particolare di quella “tecnica a olio” (Antonello fu uno dei primi artisti italiani ad usarla) che permetteva di stendere il colore in successive velature trasparenti, ottenendo effetti di precisione, morbidezza e luminosità impossibili ad ottenersi con l’uso della tempera. Pittore “apripista”, dunque in tal senso a quella “pittura tonale” i cui principi seppe, generosamente, trasmettere soprattutto nel suo soggiorno veneziano, ai “maestri lagunari” del grande “Rinascimento veneto”. E non solo. Mentre nel torinese “Trivulzio”, dove si custodisce uno degli esiti più compiuti della stagione lagunare, il dialogo si rovescia: “il volto mediterraneo incontra la forma universale”“Il percorso espositivo ripercorre idealmente il cammino dell’artista: dal crocevia meridionale alla dimensione europea, dal dato individuale alla sintesi assoluta”.

Alla tappa siciliana, seguirà quella torinese: dal 12 novembre 2026 al 22 febbraio 2027, il “Ritratto d’uomo” del “Mandralisca” sarà ospite di “Palazzo Madama”, dove dialogherà con il “Ritratto Trivulzio”, nella concezione di “un gesto – come ha sottolineato a Cefalù Vincenzo Garbo, presidente della ‘Fondazione Mandralisca’ – che non riduce, ma amplifica il suo significato”. Concetto ribadito anche dal direttore di “Palazzo Madama”, Giovanni Carlo Federico Villa“Tra queste due opere non c’è opposizione, ma continuità trasformativa. Palazzo Madama accoglie questo dialogo come parte della propria missione istituzionale: non solo conservare le opere, ma attivare relazioni di senso, generare nuove letture, aprire prospettive critiche. Il ‘Ritratto Trivulzio’, inserito in questo contesto, non viene isolato, ma restituito alla sua dimensione storica e culturale più ampia”.

Per ulteriori info: “Museo Mandralisca”, via Mandralisca 13, Cefalù (Palermo); tel. 0921/421547 o info@museomandralisca.it

Gianni Milani

Nelle foto: Giovanni Carlo Federico Villa e Vincenzo Garbo all’inaugurazione della mostra a Cefalù; Antonello da Messina “Ritratto d’uomo -Trivulzio”, olio su tavola, 1476 e “Ritratto d’ignoto marinaio”, olio su tavola, 1465;

I Duboin di Torino

Avvocati e storici del diritto, poi militari e cugini di Guido Gozzano

Noi, che impotenti abbiamo assistito alle trasformazioni della nostra Città, relegata sempre più al ruolo triviale di dispensatrice di cibi (spesso preparati da chi viene ad imporci dei gusti estranei alla nostra tradizione), difenderemo i «motivi intellettuali» che la fecero un’eccellente Capitale europea del Regno di Sicilia prima, di Sardegna e d’Italia poi.

Il Palazzo che a Torino sorge sulla Piazzetta prospicente il Santuario della Consolata, si segnala alla storia della cultura, e non solo per rinomate attività commerciali, come la confetteria che legò la sua fama al tradizionale “bicerìn”, la golosa bevanda che si dice apprezzata dai santi torinesi e dai personaggi del Risorgimento nazionale.

Al primo piano di quel palazzo infatti, fino alla morte del titolare, funzionò, insieme con la residenza sua e della sua famiglia, l’ufficio editoriale, archivio e biblioteca dell’avvocato Carlo Felice Amato Giuseppe (noto come Felice Amato) Duboin (Saluzzo, 13.06.1796 – Torino, 17.05.1854) la cui massima opera conosciuta rimane la Raccolta per ordine di materie delle leggi, editti, manifesti, ecc., pubblicati dal principio dell’anno 1681 sino agli 8 dicembre 1798 sotto il felicissi­mo dominio della Real Casa di Savoia per servire di continuazione a quella del senatore Borelli, pubblicata, tra 1818 e 1860,  in Torino da Davico e Picco prima (e successivamente da altri stampatori), in trenta volumi in folio più uno di indice generale.

Figlio primogenito dell’avvocato Pierre-François Duboin (Salins-les-Thermes, 1757 – Chieri, 1806) e di sua moglie Rosalia Antonia Moja (Torino, 1767 – 1833), e perciò nipote di quell’Aimé-Joseph Duboin (Samoëns, 1731 – Salins, 1810) che si era trasferito in Tarantasia, nel circondario di Moûtiers, da Samoëns, in Faucigny, località del Faucigny in cui il casato era presente, almeno fin dal Quattrocento, e si fregiava di stemma «d’azur à la fasce d’argent, accompagné en chef de 3 ètoiles d’or et en pointe d’un taureau passant d’or». A Salins, dove fu poi Maire e Député à l’Assemblée des Allobroges, nel 1755, Aimé-Joseph Duboin aveva sposato Laurence Danis dalla quale ebbe quattro figli e cinque figlie, cinque dei quali morti in giovane età. Di essi Pietro Francesco si laureò in giurisprudenza a Torino (5.08.1785) e, successivamente, sposò la torinese Rosalia Antonia Moja, che, a matrimonio avvenuto, il 10.04.1796 ricevette la dote dal padre, il signor vice patrimoniale camerale Michele Secondo Antonio Moja. Commissario di Guerra, egli fu applicato all’Ospedale militare di Saluzzo, dove nacque il loro figlio primogenito, e in seguito, passati a Torino, ebbero ancora: nel 1798, (Pietro Antonio) Maurizio (Vittorio) poi tra i congiurati del 1821 e morto esiliato in Belgio, e, verso il 1804, la figlia Guglielmina. L’avvocato Pietro Francesco Duboin moriva nel 1806 a Chieri, nella sua Cascina della Croce di Pane, lasciando tre figli minori; al mantenimento dei quali avrebbe provveduto la sua vedova con il patrimonio ricavato dalla vendita delle proprietà agricole chieresi.

Come suo padre, anche Felice Amato si laureò in giurisprudenza (Torino, 12.08.1819) e si dedicò alla professione legale e, soprattutto, insieme al figlio maggiore, avvocato Camillo (Giuseppe Amato) (Torino, 1822 -1856), legò il nome di famiglia proprio alla Raccolta delle Leggi.

Nel 1833 Carlo Alberto fondò la Regia Deputazione di Storia Patria ed egli fu chiamato a farne parte e, dal 14.03.1839, fu poi anche corrispondente della Società torinese di Agricoltura.

Nel frattempo, sposò Anna, la figlia del capitano quartier mastro Giuseppe Bon (dal quale il 5.09.1820 aveva ricevuto la dote). La donna, che gli sarebbe sopravvissuta di un anno, morì nel 1857, dopo avergli dato almeno nove figli. Duboin fu pure cavaliere dell’Ordine Mauriziano e consigliere dell’Accademia Filarmonica di Torino alla quale sua moglie diresse i corsi musicali per le giovani.

Ultimo figlio della coppia fu Giacinto (Candido Enrico) Duboin (Torino, 1836 – Roma, 1915) che, appena ventenne, alla morte dei genitori e fino al 1868, fu accompagnato dalla zia Guglielmina Duboin e successivamente dalla sorella Giovanna (Torino, 1834-1904). Il 13.08.1856 egli si laureava in ingegneria idraulica ed architettura civile all’Università di Torino, per proseguire la carriera nel Genio Militare. Giacinto Duboin avrebbe realizzato strade e ferrovie in giro per l’Italia fino a ottenere i gradi di tenente generale e la croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. A Ginestra Sabina fondò e diresse per anni la banda musicale che, col suo nome, ha celebrato negli anni scorsi il suo primo centenario, evento che mi ha permesso di entrare il contatto con i suoi discendenti.

Civilmente, segnaleremo che Giacinto Duboin fu marito di Elvira Galletti (Torino, 1855 – Roma, 1905) dalla quale ebbe almeno cinque figli. Elvira Galletti era, a tutti gli effetti, cugina in primo grado di Guido Gozzano in quanto figlia di Ida Mautino (Agliè, 1838 – Torino, 1864), la sorellastra maggiore di Diodata Mautino (Agliè, 1858 – Torino, 1947), la mamma del Poeta, oltre che moglie del magistrato Arrigo Galletti (Torino, 1829-1910). Il matrimonio Duboin-Galletti si celebrò a Torino, nella chiesa parrocchiale della SS. Annunziata, il 29.10.1874, e le nozze furono benedette da monsignor Eugenio Galletti, vescovo di Alba e cugino in primo grado del padre della sposa, davanti ai testimoni: dottor Gioachino Valerio, marito della cugina prima di Arrigo Galletti e fratello del più celebre Lorenzo; e Luigi Bon, figlio di Luigi e parente della madre dello sposo.

Il primo figlio della coppia, Guido Arrigo Felice Giovanni Eugenio Maria Assunta Duboin nacque il 15.08.1875 a Revigliasco, dove fu battezzato, il 22 dello stesso mese, sebbene i Duboin fossero già domiciliati a Roma, e proprio da lui viene il nome poi scelto per Guido il figlio di sua zia Gozzano. Padrini del neonato furono il nonno materno del neonato, avv. Arrigo Galletti e la zia paterna Gioanna Duboin. Anche questa volta il cugino monsignor Eugenio Galletti, vescovo di Alba, somministrò il sacramento su delega del Parroco di Revigliasco. Le tracce di Guido Duboin si perderanno prima di rilevare la sua fine o la sua discendenza, ma si sa che studiò ingegneria a Bologna e, per qualche tempo, seguì la carriera paterna, tuttavia il suo nome si perde, con l’indicazione della città di Milano, in un elenco di indirizzi che Guido Gozzano annotò in un’agendina per il 1913.

A Torino, invece, nacquero i tre successivi fratelli Duboin: Mario (Angelo) (19.05.1879), Laura (31.05.1881), e Bice (Annetta Albertina) (20.05.1883), mentre, forse a Roma, sarebbe nato l’ultimo bambino (Carlo?) che, nel gruppo fotografico tardo ottocentesco, che qui presento, compare in braccio alla madre, insieme al padre e ai suoi 4 fratelli. Di essi, soltanto Mario e Laura ebbero una discendenza. Bice non si sposò mai ma, in famiglia, godé di una discreta fama di pianista.

Concludo questa breve nota, ricordando che al Cimitero Generale di Torino il sepolcreto dei Duboin, nel tempo fu venduto ai padri missionari della Consolata che, sulla parete centrale inserirono l’effigie della patrona di Torino e, prima che noi, si reclamasse al camposanto, non riportavamo traccia dei Duboin… mi pare opportuno ancora, sottolineare la parentela di Guido Gozzano con tanti esponenti degli studi e delle professioni legali, infatti sembra giusto spendere una parola per sottrarlo all’infamante nomea di avvocatucolo che qualcuno, all’oscuro dei fatti, volle appioppargli?

Carlo Alfonso Maria Burdet

Ringrazio Maria Clotilde Sieni e Mario Duboin per i documenti storici relativi ai loro antenati diretti e Monique Veisy e Danielle Paget, per le notizie genealogiche transalpine, e dedico a tutti loro questa mia nota.

Nasce la sinergia tra la Fondazione  Circolo dei Lettori e la Città di Stresa

Il Circolo dei Lettori e delle Lettrici di Torino approda a Stresa. A partire da questa estate, infatti, la Fondazione Circolo dei Lettori e la Città di Stresa si legano al fine di costruire momenti culturali a partire dalle storie, i libri, i romanzi per dare vita a spazi di comunità intorno alla lettura e ai racconti.
Tra luglio e settembre tra i giardini della Villa Ducale Centro Studi Rosminiani, negli spazi del Regina Hotel, del Palazzo dei Congressi e in altri luoghi iconici di Stresa e dintorni, la programmazione della Fondazione ospita autrici e autori, proiezioni di film, reading di musica “A libro aperto”, “Il Book Party del Circolo” e altri appuntamenti capaci di potenziare l’offerta culturale dell’estate di Stresa e del lago Maggiore.

“Con Stresa prosegue il percorso di crescita del Circolo dei Lettori e delle Lettrici – dichiara Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte – che continua ad ampliarsi sul territorio piemontese. La nostra ambizione è  quella di rafforzare un’istituzione culturale sempre più  regionale, capace di essere presente nei territori  e di costruire reti con le comunità locali. Non è un caso che questo progetto prenda avvio dal lago Maggiore, uno dei luoghi più rappresentativi della cultura piemontese dove, da anni, si intrecciano letteratura, musica, cinema e grandi eventi internazionali.
Il programma di questa estate unisce libri e cinema e conferma questa vocazione, proponendo un percorso culturale capace di dialogare con pubblici diversi, valorizzando il territorio e le sue eccellenze.
La Regione Piemonte investe in progetti capaci di porre in connessione istituzioni, amministrazioni, operatori culturali, rafforzando le industrie culturali e creative e facendo della cultura un motore di sviluppo, attrattività e crescita per l’intero Piemonte. L’obiettivo non è  quello di sostituire esperienze esistenti, ma di rafforzarle e far crescere la presenza del Circolo in tutto il Piemonte, mettendo in rete i territori  e valorizzandone le specificità “.

“È una grande opportunità culturale per la città di Stresa e per tutto il Verbano Cusio Ossola. Le proposte del Circolo dei Lettori e delle Lettrici arricchiscono la già ampia offerta culturale della nostra città. Siamo molto soddisfatti di questo accordo con la Fondazione” sottolinea Luca Gemelli, Sindaco di Stresa.

“Più  volte ho ribadito che il “Circolo dei Lettori” va oltre il “Circolo” e questa nuova collaborazione ne è un esempio significativo. La Fondazione,  realtà interamente partecipata dalla Regione Piemonte, coglie l’opportunità  fortemente voluta dall’assessore alla Cultura Marina Chiarelli, di avviare una sinergia con la città di Stresa, sul lago Maggiore – ha dichiarato Giulio Biino, presidente della Fondazione Circolo dei Lettori.

“Siamo felici e onorati di avviare questa collaborazione con il Comune di Stresa e di condividere con l’amministrazione cittadina l’inizio di un percorso culturale in un luogo meraviglioso, ricco di bellezze naturali e architettoniche, amato da tutti coloro che hanno la fortuna di viverci o trascorrere le vacanze e dove, tra l’altro, ogni anno si tiene il Premio Stresa, a testimonianza dell’interesse che contraddistingue questo territorio nei confronti della narrativa e della cultura – racconta Giuseppe Culicchia, direttore della Fondazione Circolo dei Lettori.

Ad aprire il programma culturale sarà  venerdì 17 luglio prossimo  il reading tratto da Moby Dick di Herman Melville proprio con Giuseppe Culicchia, che darà  voce al grande classico della letteratura americana e Giorgio Li Calzi ad accompagnare con le note e sonorizzazioni inedite una rilettura del romanzo nella traduzione di Cesare Pavese.
Domenica 19 luglio l’appuntamento sarà con il cinema con Enrico Verra che introdurrà  la proiezione su grande schermo di ‘Taxi Driver’ in lingua originale, il capolavoro di Martin Scorsese con Robert De Niro, racconto dell’alienazione urbana attraverso la figura di Travis Bickle, che darà  inizio al ciclo di proiezioni curato in collaborazione con Aiace Torino.
Ritorno alla letteratura venerdì 24 luglio con lo scrittore e traduttore Paolo Nori e il suo monologo dedicato alla figura e all’opera di Anton Cechov, una lectio che racconta con curiosità aneddotica la vita e le opere di uno degli autori più  straordinari della letteratura russa. La programmazione del fine settimana di luglio si concluderà domenica 26 luglio, nuovamente con Giuseppe Culicchia che introdurrà “Once upon a time in Hollywood”, il film con cui Quentin Tarantino rilegge gli ultimi anni della Hollywood degli anni Sessanta, intrecciando realtà e finzione. Il calendario proseguirà poi anche ad agosto con avvio lunedì 3 agosto con Enrico Verra, che tratteggerà il ritratto di Marie Antoinette, attraverso il film che Sofia Coppola ha dedicato alla giovane regina di Francia.

Mara Martellotta

Trasferta pugliese per il nostro Salone del Libro

Nuova edizione a Bari di “Lungomare di Libri”, sesta puntata organizzata come sempre dal “Salone Internazionale del Libro” di Torino

Da venerdì 17 a domenica 19 luglio

Bari

Una grande “Libreria” a cielo aperto, affacciata sul mare. Sulla “strada costiera della città”, che si dice essere il “lungomare” più “lungo” d’Italia e d’Europa (inaugurato nel 1927, con oltre 15 chilometri di passeggiata e ben 197 lampioni in ghisa nera contati uno per uno) che unisce il “porto” alla “Bari vecchia” e alla spiaggia cittadina  dal bel nome di “Pane e Pomodoro”. Libri, tanti libri in bella mostra e poi incontri, dibattiti, presentazioni e convegni; il tutto seguendo “Le trame del mondo”, i quotidiani intrecci di storie, narrazioni, culture e geografie in continuo, perenne mutamento. “Le trame del mondo”: è questo, infatti, il “fil rouge” della sesta edizione di “Lungomare di libri”, Fiera dell’ “editoria indipendente” pugliese (30 gli “editori” regionali e 29 le “librerie” baresi coinvolte) , in programma a Bari, dal prossimo venerdì 17 a domenica 19 luglio.

Organizzata dal “Salone Internazionale del Libro” di Torino e promossa dalla “Città di Bari” con l’Associazione “I Presidi del Libro” ed il sostegno di “Regione Puglia”, la manifestazione (ispirata alla fortunata formula subalpina di “Portici di Carta”) intende porre al centro della tre giorni “l’idea del ‘libro’ come strumento essenziale – spiegano gli organizzatori – per orientarsi nella realtà, mappa indispensabile per decifrare il presente, attraverso l’intreccio di racconti, riflessioni, analisi e prospettive. ‘Librai’ ed ‘Editori’, indispensabili tessitori di storie, contribuiscono a rendere il ‘Festival’ un luogo di scoperta e condivisione, uno spazio vivo di incontro e confronto e, soprattutto, un presidio di ‘resistenza culturale’, dove il libro diventa un bene comune”.

Decisamente suggestivo ed emblematico anche il “visual” che introduce all’edizione 2026 e che, attraverso l’immagine di un “faro” che illumina il mondo, vuol farsi “metafora del viaggio”, richiamando direttamente il tema dell’edizione e la vocazione di “Lungomare di Libri” come “spazio di scoperta, dialogo e connessione”.

Nel capoluogo pugliese (la città più popolosa affacciata sull’Adriatico), l’evento si snoderà, come da tradizione, lungo la celebre “Muraglia sul mare” (via Venezia – l’antica via sopra le Mura che proteggeva la “città vecchia”) e nei “luoghi simbolo” della città, dove troveranno spazio librerie, case editrici e le aree dedicate agli appuntamenti : da Piazza del Ferrarese al Fortino Sant’Antonio, fino a Largo Vito Maurogiovanni, dall’ex Mercato del Pesce allo Spazio Murat, con la novità del “Teatro Margherita”. Diverse le tipologie di incontri. Dialoghi, presentazioni editoriali, reading, momenti di approfondimento, attività per bambine e bambini e consigli di lettura si alterneranno nell’arco di tre giorni, dal pomeriggio alla sera inoltrata, per proposte che traggono ispirazione non solo dal tema “Le trame del mondo”, ma anche dalle “più recenti novità editoriali” di saggistica e narrativa.

Fresca novità di quest’anno il progetto podcast “Marea. Storie di librerie a Bari”, realizzato in collaborazione con “Ticket to Read”, “podcast” italiano itinerante realizzato dal 2018 dall’autrice (conduttrice radiofonica e curatrice di eventi culturali) Margherita Schirmacher, che utilizza i “viaggi in camper” come “trait d’union” fra “libri e musica”. La prima stagione sarà composta da 26 episodi della durata di circa 15 minuti ciascuno: un viaggio tra le librerie di “Lungomare di libri”, alla scoperta delle particolarità che le contraddistinguono, tra storie, aneddoti e consigli di lettura. Le puntate saranno disponibili gratuitamente su “Spotify” e su tutte le piattaforme di streaming a partire dal mese di luglio.

Dopo il successo dell’anno scorso, “Il Post” (noto quotidiano “online” fondato nel 2010 da Luca Sofri) tornerà a “Lungomare”, con un incontro dedicato alla politica e alla società, quest’anno con Valerio Valentini, autore della newsletter “Montecit” e Nicola Ghittoni, conduttore di “Morning”, fra le rassegne stampa più seguite a livello nazionale.

Per ulteriori info e programma dettagliato: www.lungomarelibri.it o www.salonelibro.it o www.comune.bari.it

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di repertorio e “visual” manifestazione