CULTURA E SPETTACOLI

Tre grandi serate chiuderanno l’Evergreen Fest al Parco della Tesoriera

I Queen of Saba, Simone Bernini, Lele Roma, Xenia Ensemble e Federico Sirianni saranno gli artisti che chiuderanno l’undicesima edizione di Evergreen Fest con un’esplorazione intergenerazionale di musica e parole. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno presso il Parco della Tesoriera di Torino, con ingresso libero e gratuito, a eccezione del concerto dei Queen of Saba, per cui è previsto un biglietto di 10 euro per l’accesso all’area spettacolo. Proprio il duo veneto, che vanta importanti collaborazioni con Big Mama e Willie Peyote, noto per affrontare temi riguardanti l’antimilitarismo e l’identità di genere, sarà protagonista della serata di venerdì 17 luglio prossimo, che inizierà alle 21.30. Il pubblico avrà l’occasione di ascoltare dal vivo alcuni brani dell’ultimo album dei Queen of Saba, uscito nel mese di giugno scorso e intitolato “Bricioline”.

Sabato 18 luglio, sempre alle 21.30, il giovane cantautore torinese Simone Bernini sarà il protagonista di una serata caratterizzata da musiche blues, rock e soul. Bernini, il cui ultimo singolo, dal titolo “Mephis”, è arrivato a registrare 1,5 milioni di stream e 16 milioni di visualizzazioni sui social, si è esibito anche al “105 Summer Festival” di Senigallia. Dopo il concerto, la serata proseguirà con l’energia di Lele Roma e della sua “Lele Land”, per un viaggio musicale, ascoltabile in modalità “silent”, attraverso cuffie wireless distribuite dall’organizzazione.

La chiusura di domenica 19 luglio sarà affidata alle sonorità del quartetto d’archi Xenia Ensemble, che si esibirà alle ore 11 in un concerto organizzato in collaborazione con il Coordinamento Associazioni Musicali di Torino, mentre alle 21.30 salirà sul palco Federico Sirianni, che quest’anno festeggia l’anniversario della sua carriera con 35 anni da “Outsider – Da De Andrè alla Felicità”. Il cantautore genovese racconta fra musica e parole la sua storia artistica: dall’incontro con Fabrizio De André alle diverse finali al Premio Tenco, fino alle tournée internazionali e alle prestigiose collaborazioni con musicisti del calibro di Greg Cohen, contrabbassista di Tom Waits, e Rafa Gayol, batterista di Leonard Cohen. Ad accompagnarlo su palco Elisabetta Bosio (violino), Veronica Perego (contrabbasso) e Valeria Quarta (voce e percussioni).

Il Festival est si congeda dal palco principale, ma la programmazione continuerà fino al 30 agosto con una serie di concerti di musica classica diffusi nel Parco della Tesoriera.

Evergreen Fest è organizzato da Tedacà, si inserisce nell’ambito del programma culturale “Che Bella Estate!”, un progetto della Città di Torino, in collaborazione con Fondazione per la Cultura Torino. Main sponsor Iren, con il sostegno di Regione Piemonte, Quarta Circoscrizione della Città di Torino e Fondazione CRT. Media Partner Radio Energy.

Il calendario completo, maggiori informazioni e prevendita dei biglietti sono disponibili sul sito www.evergreenfest.it.

Mara Martellotta

“Rosso Beethoven” si conclude con la Settima Sinfonia e l’Ouverture Leonore

Con il concerto “Luce” si conclude il ciclo di ‘Rosso Beethoven’, ciclo concertistico della stagione estiva del Teatro Regio  che si tiene presso i Musei Reali di Torino, precisamente presso la Corte d’Onore di Palazzo Reale. Il concerto “Luce” si terrà martedì 21 luglio prossimo alle ore 21, con replica mercoledì 22 luglio.
Sul podio dell’Orchestra del Teatro Regio debutta Liubov Nosova, giovane direttrice russa già  apprezzata in istituzioni europee importanti.
Il programma del concerto vede accostate l’Ouverture Leonore e la Settima Sinfonia, due capolavori beethoveniani che conducono l’ascoltatore dal dramma della prigionia alla liberazione,  fino alla forza sconvolgente e travolgente del movimento.
Attraverso la Leonore e l’energia travolgente della Settima Sinfonia, il suono di Beethoven diventa luce pura, delineando un cammino radioso capace di trasformare il dramma della liberazione nel trionfo della gioia e della vita.
La Leonore n. 3 in do maggiore op. 72  è sicuramente la più rappresentativa delle quattro ouverture scritte per l’opera Fidelio e venne composta nel 1806. La Settima Sinfonia  fu eseguita per la prima volta a Vienna nel 1813 e divenne da subito uno dei più clamorosi successi di Beethoven, tanto che Richard Wagner la definì  l’”apoteosi della danza”. Sono quattro i movimenti che la caratterizzano, tra i quali  l’Allegretto che Abbado ha descritto come “uno dei brani di Beethoven più perfetti nella forma”.

Liubova Nosova appartiene alla nuova generazione di direttrici d’orchestra che ei stanno affermando sulla scena internazionale.
Si è  formata presso il Conservatorio Statale di San Pietroburgo e si è perfezionata in prestigiose accademie europee, dirigendo negli ultimi anni importanti orchestre sinfoniche e produzioni operistiche. Il concerto “Luce” del 21 e 22 luglio prossimi segna il debutto con l’Orchestra del Teatro Regio e conclude il percorso “Rosso Beethoven”, affidando a una giovane bacchetta una delle pagine più luminose e coinvolgenti di tutto il repertorio beethoveniano.

“Emozione Reale” è stata accolta con grande entusiasmo da tutto il pubblico fin dal concerto inaugurale. Invita il pubblico a vivere la serata ai Musei Reali a partire dalle ore 19.30.
Il percorso “all inclusive” comprende la visita all’appartamento della regina Elena, la possibilità di una passeggiata nel giardino Ducale, l’aperitivo alla Caffetteria Reale e il Concerto nella Corte d’Onore di Palazzo Reale  alle ore 21.
Ai possessori del biglietto per il concerto è consentito l’ingresso a partire dalle ore 20. La Caffetteria Reale resterà aperta per consumazioni prima degli spettacoli.
Prenotazioni tavoli info@caffetteriareale.it
In caso di annullamento per maltempo, il teatro ha previsto una data di recupero per il concerto Luce il 23 luglio.

Mara Martellotta

Il Fante Sardo che provocò gli austriaci

Inizialmente l’Alfierie era posto in asse con via Garibaldi e con il filo dei palazzi del lato sinistro di via Roma, per far sì che non coprisse la visuale verso Palazzo Reale. I lavori di riqualificazione di piazza Castello, nel 2000, hanno richiesto un arretramento  verso Palazzo Madama

Tra passeggiate romantiche sotto luci natalizie e regali dell’ultimo momento, eccoci nuovamente giunti, nella settimana che precede il Natale, al nostro consueto appuntamento con Torino e le sue meravigliose opere. Oggi vorrei parlarvi di un monumento che, probabilmente vista la bellezza della piazza che lo ospita, passa spesso e volentieri inosservato all’occhio del passante: sto parlando del monumento all’Alfiere dell’Esercito Sardo presente in Piazza Castello. Questa volta l’opera di cui vi andrò a parlare è un po’ diversa dal solito, in quanto il soggetto rappresentato non è come per gli altri monumenti che abbiamo visto un personaggio storico famoso, ma bensì un semplice alfiere dell’esercito sardo; ecco perché in questo caso sarà più interessante capire la vita del suo autore. (Essepiesse)

La statua in marmo bianco posta quasi al centro di piazza Castello, di fronte a Palazzo Madama, rappresenta come detto in precedenza, un semplice alfiere dell’Esercito Sardo. Egli è raffigurato in posizione eretta mentre sguaina la spada con la mano destra e con la sinistra sorregge la bandiera italiana. Il soldato è posto su un doppio basamento in granito che reca sul fronte un bassorilievo e ai lati due stemmi; ai suoi piedi vi sono un cannone ed un ramo con foglie di quercia. Questo Alfiere è il simbolo di un Italia repubblicana e di uno scultore liberale che ha cercato di trasmettere con la sua arte la sete di cambiamento di una nazione ancora agli albori.

Di spirito liberale e repubblicano, Vincenzo Vela è stato uno dei padri del risorgimento artistico italiano. Nato e cresciuto a Ligornetto, un piccolo villaggio del canton Ticino, trascorse gli anni più floridi della sua carriera a Torino. Impiegato fin da piccolo nelle cave del Mendrisiotto come scalpellino, e poi da adolescente nel cantiere del Duomo di Milano, lo scultore svizzero fu molto apprezzato per il suo talento artistico e per la sua forte passione politica: partecipò, nel 1848, con molti suoi compatrioti sensibili alla causa dell’Indipendenza, alle Cinque Giornate di Milano ed in seguito alle battaglie di Peschiera e Sommacampagna.

Dopo l’esito negativo dello scontro con gli austriaci tornò a Milano, dove riprese la sua attività artistica. Giunse a Torino nel 1852, dove oltre ad esercitare l’attività di scultore e docente dell’Accademia, divenne intermediario tra il governo piemontese e i sostenitori ticinesi. In questo clima, Vela aderì con entusiasmo all’iniziativa dei cittadini milanesi di omaggiare, tramite la realizzazione di un’opera, l’Esercito Sardo, simbolo di speranza per tutti loro, esuli ed oppressi, di liberarsi dal dominio austriaco.

Il 15 gennaio 1857 il Consiglio Comunale ricevette la lettera dei “Moltissimi cittadini milanesi interpreti dei voti, e dei desideri del loro paese”intenzionati a “dare una prova solenne d’ammirazione e d’affetto al glorioso esercito sardo, che difende e reintegra l’antico onore delle armi italiane”.Dal momento dell’offerta all’inaugurazione del monumento passarono quasi due anni, durante i quali si discusse sull’opportunità o meno di collocarlo in posizione centrale davanti al Palazzo Madama, o se scegliere una posizione diversa, come piazza Maria Teresa o piazza Carignano.

Vela e il rappresentante dei cittadini milanesi scrissero più volte al Consiglio Comunale, ricordando quanto la localizzazione del monumento valessecome forte dimostrazione politica, e appoggiati in questa linea da Massimo D’Azeglio, riuscirono a convincere tutti che piazza Castello fosse la posizione più appropriata per la statua. Il monumento venne inaugurato il 10 aprile 1859 (pochi giorni prima della II Guerra d’ Indipendenza), ma l’iscrizione ( “I MILANESI ALL’ESERCITO SARDO 15 GENNAIO 1857” ) venne scoperta solo due mesi dopo, l’8 giugno, per paura di compromettere troppo i cittadini milanesi, che il quel periodo erano ancora sotto il dominio austriaco.

Scampato alle minacce di distruzione fatte dal generale dell’esercito austriaco quando il 26 aprile 1859 l’Austria, stufa delle aperte provocazioni (tra cui appunto la posa dell’Alfiere Sardo di fronte al Parlamento sabaudo) dichiarò guerra al Regno di Sardegna, l’Alfiere resta tutt’ora davanti a Palazzo Madama come il simbolo di un gesto di sfida e provocazione alla politica di quel tempo.

Parlando appunto della collocazione del monumento, bisogna ricordare che inizialmente l’Alfierie era posto in asse con via Garibaldi e con il filo dei palazzi del lato sinistro di via Roma, per far sì che non coprisse la visuale verso Palazzo Reale. I lavori di riqualificazione di piazza Castello, nel 2000, hanno richiesto un arretramento dell’Alfiere verso Palazzo Madama, scelta da molti giudicata un po’ infelice in quanto il monumento in marmo bianco si mimetizza molto facilmente con la facciata chiara del palazzo, soprattutto guardandolo dalla prospettiva di via Garibaldi.

Per anni piazza Castello si è presentata ai visitatori come un grande rondò destinato al traffico automobilistico, mentre la piazzetta antistante Palazzo Reale era utilizzata come parcheggio. Il progetto di riqualificazione è iniziato con l’eliminazione del parcheggio di piazzetta Reale ed è proseguita con successivi interventi di pedonalizzazione della parte monumentale con annesse le modifiche sulla viabilità. La riqualificazione ha inoltre permesso di cogliere visivamente, nella sua interezza, la spazialità originaria della piazza e la riappropriazione, da parte dei cittadini, di un luogo simbolicamente significativo della città di Torino.

Ed anche per oggi il nostro piccolo viaggio all’insegna della storia della città termina qui. L’appuntamento è sempre per la prossima settimana con Torino e le sue meraviglie.

(Foto: il Torinese)

Simona Pili Stella

“Omaggio a Morbelli”, torna il concorso alla Colma di Rosignano

Sabato 18 luglio il prestigioso concorso di pittura estemporanea “Omaggio a Morbelli” ritornerà alla Colma di Rosignano nella dimora estiva “Villa Maria” del grande artista divisionista, il più osservante della tecnica del Neoimpressionismo Scientifico a cui dedicò l’intera esistenza. L’evento, organizzato da Marco Morbelli, nuovo presidente dell’Associazione “Amis d’la Curma”, darà opportunità di visitare lo studio del pittore, il giardino e l’orto curati dalla famiglia Morbelli resi maggiormente accessibili grazie all’impegno del Comune di Rosignano e dell’Istitito Agrario Luparia. Le opere esposte saranno valutate dalla presidente di giuria Giuliana Romano Bussola, Pio Carlo Barola, Piergiorgio Panelli, Laura Rossi, Elena Varvelli.

“Marilyn # 100” sulla “Pista 500” del Lingotto

Per il Centenario dalla nascita della mitica “Bomba Bionda”, con il capolavoro restaurato “A qualcuno piace caldo”

Venerdì 17 luglio, ore 21,30

Con la versione originale e sottotitolata della celeberrima commedia di Billy Wilder (un “Premio Oscar” e tre “Golden Globe”) “A qualcuno piace caldo – Some Like It Hot” (1959), l’Arena sul tetto del Lingotto, suggestiva location della Rassegna “Cinema sulla Pista 500”, diventerà, il prossimo venerdì 17 luglio (ore 21,30) eccezionale palcoscenico per una serata speciale intitolata “Marilyn # 100” e dedicata a celebrare il 100° anniversario dalla nascita dell’indimenticata e indimenticabile Marilyn Monroe (al secolo Norma Jeane Mortenson), intramontabile icona e mito senza tempo della filmografia mondiale, la “prima vera sex symbol”, come ebbe a definirla Marlene Dietrich, la “Divina Lili Marlene”.

Nata a Los Angeles il 1° giugno del 1926 e scomparsa per “probabile suicidio” causato da un’overdose acuta di barbiturici (ma le circostanze del decesso restano a tutt’oggi avvolte nel mistero), sempre a Los Angeles, il 5 agosto del 1962Marilyn (nome d’arte propostole dal produttore Ben Lyon, mentre “Monroe” fu da lei stessa scelto e condiviso con il cognome da nubile della madre) verrà ricordata attraverso quello che è considerato il “vertice assoluto” della sua filmografia comica, quell’“A qualcuno piace caldo”, per l’appunto, inserito nel 2000, dall’“American Film Institute” al primo posto nella classifica delle migliori cento commedie statunitensi.

Per restituire al pubblico tutta l’emozione, la genialità narrativa e lo splendore visivo originale, la pellicola, girata interamente in bianco e nero (per scelta dello stesso Wilder che giudicava all’epoca non ancora ottimale la “tecnica del colore”) e interpretata al fianco di due immensi Tony Curtis e Jack Lemmon, sarà presentata, come detto, in un’esclusiva “versione restaurata” in “lingua originale” e con “sottotitoli in italiano”.

Serata tributo, quella del prossimo venerdì sul “tetto del Lingotto” si inserisce nel cuore della terza edizione della rassegna estiva organizzata da “Distretto Cinema” e “Pinacoteca Agnelli”, in collaborazione con “Film Commission Torino Piemonte” e “Museo Nazionale del Cinema”, in programma fino al 26 luglio con inizio sempre alle 21,30.

Considerato, a ragione, uno dei capolavori nella storia del cinema americano (tanto da essere stato scelto nel 1989 “per la conservazione” nel “National Film Registry” della “Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America”), il film offrirà agli spettatori l’opportunità di rivedere o scoprire per la prima volta (una grande occasione per i più giovani!) sul grande schermo “una macchina narrativa perfetta”, un felice intreccio di ironia, suspense e pura geniale comicità, in cui Marilyn, nei panni dell’indimenticabile suonatrice di ukulele “Zucchero Candito”, incarna “tutto il suo fascino, la sua vulnerabilità e i suoi perfetti tempi comici” in una performance che ha contribuito a farne un’icona per eccellenza di femminilità e di tutto il “glamour hollywoodiano”, artefici di quel successo planetario così in contrasto e forse deleterio, nella vita reale, con la profonda fragilità umana di una donna, Norma Jeane, che dentro si portava pesanti traumi infantili, angoscianti insicurezze e il bisogno, sicuramente, di essere amata ed apprezzata per la sua vera essenza, così distante dal semplice cliché di“bambola sexy”.

La trama, incentrata – in pieno “proibizionismo”- su due squattrinati musicisti jazz (il sassofonista Joe ed il contrabbassista Jerry) – in fuga dalla mafia e braccati dalla gang di “Ghette” Colombo, quali testimoni pericolosi per aver assistito involontariamente alla celebre “strage di San Valentino” – che si camuffano da donne (Josephine e Daphne) in un’orchestra femminile, dipana equivoci esilaranti e canzoni iconiche entrate nella storia del costume.

 A qualcuno piace caldo” non è solo, però, una commedia brillante, ma anche una modernissima e graffiante “satira sui ruoli di genere che continua a sfidare le convenzioni sociali e il passare del tempo”, fino al suo leggendario finale, allorché, durante un’ennesima fuga, “Zucchero” cade fra le braccia di Joe, nonostante il suo confessarsi quale bugiardo squattrinato, mentre Jerry rivela a un miliardario un po’ confuso e innamorato della sua “alias” Daphne di essere, in realtà un maschio, sentendosi inaspettatamente rispondere: “ Well … Nobodj’s perfect – Beh … Nessuno è perfetto”. Battuta inserita, pare, al quarantottesimo posto nella classifica delle migliori cento battute del cinema statunitense.

Informazioni utili per il pubblico

L’accesso alla suggestiva Arena all’aperto avviene direttamente attraverso la biglietteria della “Pinacoteca Agnelli”, situata all’interno del “Centro Commerciale Lingotto”. I biglietti per la “serata speciale” possono essere acquistati sul portale web ufficiale della “Pinacoteca Agnelli” al prezzo di 7 euro per la tariffa intera e di 5 euro per la tariffa ridottariservata ai minori di 12 anni e ai “caregiver”.

Gianni Milani

Nelle foto: Una scena dal film; “Some Like It Hot”, il Poster

La rinascita del Castello di Castiglione Falletto

Domenica 12 luglio alle ore 18, nelle antiche scuderie del castello di Castiglione Falletto (CN), in occasione della presentazione del libro “Beraudo di Pralormo e Silvio Pellico. Storia di un’amicizia”, scritto da Angelo Toppino, Andrea Carnino e Paola Arnaldi e pubblicato da Gondour edizioni del Centro Studi Silvio Pellico, è stato presentato il restauro del maniero castiglionese, effettuato dalla famiglia Cavallotto. Grazie a questi importanti lavori, iniziati nel 2019, il castello, simbolo non sono del Comune, ma di tutto il territorio circostante, è tornato agli antichi splendori.

Ma qual è la storia di questo maniero e chi lo abitò?

Uno dei primi documenti in cui venne citato il castello fu l’infeudazione di Bertoldo Falletti nel 1225 ad opera della Marchesa reggente del Monferrato Alasia di Saluzzo, anche se l’effettiva presenza fisica dei Falletti a Castiglione è attestata a partire da metà Trecento, quando essi fecero ristrutturare il maniero dandogli la sua forma quasi attuale. Si trattava di un ramo originatosi da quello di Barolo.
Nel 1439 il paese venne denominato per la prima volta “Castiglione dei Falletti”, ma nel secolo successivo le loro proprietà iniziarono a frammentarsi e in questo feudo arrivarono diverse nobili famiglie, tra i quali i Ruffino, i Santi e gli Incisa, questi ultimi per via della dote di Andreina Falletti. Nel Seicento i Falletti, pur possedendo solo più il castello e 1/4 del feudo (il 50% era dei Santi, un’altra quota cospicua era dei Ruffino, il resto di altre casate), continuarono ad essere sempre presenti e ad aiutare la popolazione quando era in difficoltà. Essi prestavano denaro e se lo facevano restituire in grano o vino, facevano da mediatori con i Savoia e quando bisognava pagare tante imposte allo Stato, intervenivano chiedendo un alleggerimento di questo impegno. Si rifiutarono inoltre di far partecipare i castiglionesi alle numerose guerre dell’epoca.
L’ultimo loro esponente fu il Conte Alessandro, il quale non avendo avuto figli maschi, alla sua morte avvenuta a Bra nel 1709 a casa del nipote Giovanni Tommaso Brizio, lasciò a quest’ultimo in eredità il Castello di Castiglione Falletto e tutte le proprietà a condizione che lui e i suoi discendenti prendessero il cognome Brizio Falletti.
I Brizio Falletti, tutt’oggi esistenti, cedettero il maniero castiglionese ai Conti Patrizio di Scagnello, originari di Barolo, diventati nobili ad inizio Seicento e presenti a Castiglione dal 1698. Il 5 settembre 1701 Giambattista Patrizio era stato investito della Signoria di Castiglione per successione alle quote assegnate precedentemente alla Casata dei Santi. I Patrizio di Scagnello acquistando tutte le proprietà dei vari eredi Falletti, riuscirono a ricomporre il patrimonio di quest’ultimi com’era nel Cinquecento. Nel maggio 1840 il giovane Conte Filippo Patrizio di Scagnello, diventato sindaco a soli 29 anni, volle come Consigliere comunale la Venerabile Juliette Colbert de Maulévrier, riconoscendone le indubbie capacità. La Marchesa di Barolo fu la prima donna a ricoprire tale carica a Castiglione e questa nomina rappresentò uno dei primi casi di emancipazione politica femminile in Piemonte. Il Cav. Ernesto, secondogenito del Conte Filippo Patrizio di Scagnello, il 28 novembre 1871 cedette il maniero ai Vassallo di Dogliani. L’ultima esponente di questa famiglia sposò un Reviglio della Venaria e i loro discendenti sono ancora oggi proprietari della costruzione settecentesca facente parte del complesso del castello, mentre il resto del maniero appartiene alla famiglia Cavallotto, la quale, come sopraccitato, nel 2019 ha avviato i lavori di ristrutturazione.

La cerimonia di domenica 12 luglio 2026 e l’illustrazione dei lavori effettuati

L’evento di domenica 12 luglio 2026 è stato aperto dai saluti di Dario Destefanis, Consigliere Comunale di Castiglione delegato agli eventi, esperto di storia locale, Sindaco dal 1995 al 2004 e co-autore di eccellenti libri storici, tra i quali “Castiglione Falletto, dai Saluzzo ai Savoia attraverso tre diocesi” e “Castiglione Falletto. Da Regione San Michele a Pugnane. Siti storici, toponimi e cascine nel versante ad ovest del territorio“.
Egli nel suo intervento ha affermato di essere “
onorato quest’oggi di fare da moderatore, soprattutto perché stiamo parlando di un amico, Andrea Carnino, che da qualche anno frequenta Castiglione Falletto e con lui abbiamo già avuto buone collaborazioni due anni fa a Barolo e l’anno scorso qui a Castiglione su argomenti storici che riteniamo importanti e lo ringraziamo. Siamo anche felici di essere qui oggi a fare questa presentazione in castello perché è la prima volta che questi locali vengono usati per un evento pubblico. Rappresentano la prima parte di un restauro in corso, erano le stalle, la scuderia ed oggi sono diventati un ambiente idoneo ad usi molto più importanti”.
Ha preso quindi la parola Piero Eirale, Sindaco di Castiglione Falletto, il quale ha ringraziato la famiglia Cavallotto “una famiglia di persone molto intelligenti, colte e raffinate, rappresentata qui da Alfio e da Laura, che alcuni anni fa si sono imbarcati in un’avventura non da poco (…) stanno riportando alla luce quello che è il simbolo di Castiglione e del territorio facendo un lavoro unico di cui la mia amministrazione e quelle che verranno dopo gli saranno grate (…) la famiglia Cavallotto come lo dimostra ha anche intenzione, compatibilmente con le sue esigenze, di concedere questo castello a manifestazioni pubbliche e per noi è un grande onore”.
Dopo i saluti di Ettore Secco, Sindaco di Bosia e Paolo Cittadino, Consigliere Comunale di Neive, Alfio Cavallotto, contitolare della Tenuta Cavallotto e comproprietario del castello, ha illustrato al pubblico i lavori di restauro, iniziati nel 2019 e rallentati dal Covid-19.
I rifacimenti già terminati riguardano le scuderie, le cucine medievali militari e il palatium, adibito a zona degustazione, mentre quelli ancora in corso interessano il giardino e la torre centrale. Per quanto riguarda quest’ultima, trattandosi di una torre a sfioro, senza merlature e un parapetto, per non rovinare la sua estetica si è optato per barriere che elettronicamente si alzano e si abbassano. Prima dell’uscita del pubblico sulla sommità queste barriere si alzeranno e una volta terminata la visita si riabbasseranno e la torre riprenderà il suo aspetto di sempre.
All’interno sono state posizionate scale in ferro in quanto quelle originali medievali erano andate bruciate secoli fa. Sono stati inoltre riprodotti i due soppalchi da dove i militari tramite botole e scale a pioli salivano in cima. L’ingresso ufficiale della torre è a 8 metri d’altezza, ma una curiosità riguarda la parte bassa della costruzione: finito il periodo militare, intorno al 1600, venne svuotata dalla terra per ricavare un magazzino e fu quindi ricavata un’apertura, cosa rara per l’epoca.
E’ seguita la presentazione del libro
“Beraudo di Pralormo e Silvio Pellico. Storia di un’amicizia” durante la quale Angelo Toppino ha raccontato molte curiosità sul volume, Paola Arnaldi ha letto alcune pagine dell’opera e lo scrivente ha raccontato alle numerosissime persone presenti la storia del Castello di Pralormo, la vita del Conte Carlo Beraudo e quella della Venerabile Giulia di Barolo.
All’evento erano presenti anche
Don Antonello Pelisseri, Parroco di Castiglione Falletto; Fabrizio Fabiani, Presidente del Gruppo Storico di Clavesana; il giornalista e divulgatore culturale Marco Margrita e lo scrittore Claudio Cantore.
La presentazione è stata impreziosita dalla presenza della Venerabile Giulia di Barolo, impersonata da Monica Todi, Presidente del Gruppo Storico “Della Fenice” di Pianezza. La marchesa era accompagnata dalla sua dama di compagnia Orsola Barbero.

ANDREA CARNINO

Leggi Con Me 2026: aperte le candidature per autori e libri

 

Il format ideato e condotto da Simona Riccio torna con nuove interviste dedicate a innovazione, lavoro, sostenibilità, horeca, mondo pet e spreco alimentare

Torna Leggi Con Me®, il format editoriale di Parla Con Me® ideato e condotto da Simona Riccio, Agrifood & Organic Specialist, Digital Strategist, LinkedIn Top Voice Italy e Founder di Parla Con Me®.

 

L’iniziativa nasce per dare spazio ad autori e libri capaci di aprire conversazioni, offrire nuovi punti di vista e approfondire temi legati all’attualità, al lavoro, alla sostenibilità, all’innovazione, al settore horeca, al mondo pet e al contrasto allo spreco alimentare.

Gli autori selezionati saranno protagonisti di brevi interviste, registrate entro il 25 luglio 2026, durante le quali potranno raccontare il proprio libro, il percorso che ha portato alla pubblicazione e il contributo che l’opera può offrire al dibattito sui temi affrontati.

«Un libro non è soltanto un contenuto da presentare, ma un’occasione per creare confronto, connessioni e conoscenza – sottolinea Simona Riccio –. Con Leggi Con Me® vogliamo valorizzare autori e pubblicazioni capaci di lasciare un messaggio e generare nuove domande».

Il format si inserisce nel percorso di Parla Con Me®, progetto di comunicazione e approfondimento dedicato alle filiere, alla sostenibilità, all’innovazione e alle trasformazioni economiche e sociali.

Le candidature sono aperte, ma le registrazioni dovranno concludersi entro il 25 luglio.

Per candidarsi è possibile scrivere a redazione.pcm@gmail.com oppure inviare un messaggio diretto ai canali social di Parla Con Me®.

 

A Cherasco trenta ritratti di Philippe Halsman. Ultimi giorni

La mostra presenta una selezione di trenta ritratti di Philippe Halsman, tra i più importanti fotografi del Novecento, accompagnati da testi che ricostruiscono incontri e relazioni con i protagonisti immortalati.

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/philippe-halsman-relazione-mostra-fotografica

Immagine: particolare della fotografia  “Il regista Alfred Hitchcock sul set del film Gli uccelli”, 1962 © Philippe Halsman Archive 2026

La notte delle lucciole: quelle piccole luci che continuano a brillare dentro di noi

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TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono estati che sembrano destinate a durare per sempre. Hanno il profumo dell’erba appena tagliata, il rumore delle biciclette che sfrecciano tra le vie di un piccolo paese e la certezza, tutta adolescenziale, che nulla potrà mai cambiare. Poi arriva il momento in cui la vita prende una direzione diversa e ci si accorge che anche i legami più forti devono fare i conti con il tempo. È da questa consapevolezza che nasce La notte delle lucciole, il nuovo romanzo di Marco Magnone pubblicato da Mondadori.
Teresa e Diego sono cresciuti insieme in un paese della Toscana. Hanno condiviso giochi, confidenze e sogni, costruendo un’amicizia così profonda da sembrare indissolubile. Ma quando Diego decide di frequentare il liceo a Firenze, la distanza inizia lentamente a cambiare gli equilibri. Nella nuova città il ragazzo conosce Asia, e tra i due nasce un sentimento intenso, travolgente, tipico del primo amore. Tre adolescenti, tre sguardi diversi e una notte destinata a lasciare un segno indelebile nelle loro vite.
Marco Magnone sceglie di raccontare questa storia alternando le voci di Teresa e Asia, una scelta narrativa che permette al lettore di osservare gli stessi eventi da prospettive differenti. Nessuno ha davvero torto, nessuno ha davvero ragione. Ognuno vive il proprio dolore, le proprie speranze e quella difficile ricerca di un posto nel cuore delle persone che ama.
Ciò che colpisce maggiormente non è tanto la vicenda in sé, quanto il modo in cui viene raccontata. Magnone possiede una rara capacità: sa entrare nel mondo degli adolescenti senza filtri e senza paternalismi. Le emozioni dei suoi protagonisti non vengono mai sminuite, perché a quattordici anni ogni scelta sembra definitiva, ogni attesa infinita e ogni delusione capace di cambiare il mondo.
Mentre leggevo questo romanzo, mi sono ritrovata a pensare a quanto spesso, anche da adulti, continuiamo a rincorrere ciò che eravamo. Crescere significa inevitabilmente lasciare indietro qualcosa: un luogo, un’amicizia, un sogno o semplicemente una versione di noi stessi. Eppure sono proprio quei ricordi a renderci le persone che siamo diventati.
Le lucciole del titolo diventano allora una metafora bellissima. Compaiono nel buio solo per pochi istanti, ma riescono a illuminare la notte. Così fanno anche certi incontri nella nostra vita: magari durano poco, ma lasciano una luce che continua ad accompagnarci molto tempo dopo.
Nato ad Asti nel 1981, Marco Magnone è oggi una delle voci più autorevoli della narrativa italiana per ragazzi. Partner & Chief Editor di Book on a Tree, collabora alla direzione artistica dei festival Mare di Libri e Storie in Cammino ed è autore di numerosi romanzi di successo, tra cui La mia estate indacoLa guerra di CelesteFino alla fine del fiato e, insieme a Fabio Geda, le fortunate saghe Berlin e I segreti di Acquamorta.
La notte delle lucciole è un romanzo che parla ai giovani lettori, ma riesce a toccare anche il cuore degli adulti. Perché, in fondo, tutti abbiamo avuto una “notte delle lucciole”: un momento che sembrava destinato a durare per sempre e che invece è rimasto custodito soltanto nei ricordi. E forse è proprio questo il potere delle storie più belle: ricordarci che alcune luci, anche quando sembrano spegnersi, continuano a brillare dentro di noi.
MARZIA ESTINI

L’omaggio di Torino a Giuseppe Mazzini

Alla scoperta dei monumenti di Torino / Oggi il plumbeo monumento si erge fiero in mezzo a quella che è diventata una delle piazzette pedonali della città più “bazzicate” dai giovani, che hanno fatto della maestosa scultura e dei gradoni perimetrali del suo basamento, uno spontaneo ed appartato punto di ritrovo

 

Collocato in via Andrea Doria, angolo via Dei Mille, precisamente sullo spiazzo di confluenza tra le due vie, Giuseppe Mazzini viene raffigurato in una scultura bronzea, seduto in atteggiamento pensoso, avente una mano poggiata a sostenere il capo e l’altra su un pastrano adagiato sulle gambe. Il piedistallo lapideo è ornato da simboli della classicità rappresentati superiormente da due tripodi, collocati ai lati della statua e inferiormente, da pannelli bronzei disposti in sequenza. Nel pannello centrale è rappresentata la lupa capitolina nell’atto di allattare i gemelli, in riferimento alla Repubblica Romana, mentre sui restanti prospetti figurano corone di lauro che circondano i nomi dei principali sostenitori di Mazzini. Il sottostante basamento presenta, anteriormente, dei gradini simmetrici in ascesa verso la scultura. Nato a Genova il 22 giugno 1805 (quando Genova era ancora parte della Repubblica Ligure annessa al Primo Impero Francese), Mazzini è stato un patriota, uomo politico, filosofo e giurista italiano. Costituì a Marsiglia nel 1831 la Giovine Italia, fondata sui principi di “Dio e popolo” e “pensieri e azioni” volti a promuovere l’indipendenza della penisola dagli stati stranieri e la costituzione dell’Italia fondata sui principi della repubblica. Anche se osteggiato dal protrarsi dell’esilio forzato e dai contrasti in patria con la ragione di stato (promossa da Camillo Benso Conte di Cavour e da Giuseppe Garibaldi), Mazzini perpetuò il suo impegno politico che contribuì in maniera decisiva alla nascita dello Stato Unitario Italiano.

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Nello stato riunificato risiedette nell’ultimo decennio della sua vita come “esule di patria”, sotto falso nome; morì a Pisa il 10 marzo del 1872. In Torino come in altre numerose città della nazione, quale atto di riconoscimento al suo impegno, fu eseguito postumo il monumento in suo onore. Per quanto riguarda la città di Torino, nell’intenso programma delle manifestazioni svolte nella città per il giubileo dell’Unità d’Italia, nel 1911, venne istituito un apposito Comitato per erigere un monumento in memoria di Giuseppe Mazzini, distintosi come uno dei principali rappresentanti del Risorgimento italiano. L’iniziativa, promossa dalla Sezione Repubblicana Torinese, sorse in concomitanza alla ricorrenza del quarantesimo anniversario dal decesso del patriota genovese, di cui erano in corso i preparativi per le celebrazioni. Il Comitato sottopose all’Amministrazione comunale la domanda di aderire all’iniziativa ma la proposta venne osteggiata in quanto, si affermava, fosse avanzata da un gruppo partitico; per non pregiudicare l’esito della richiesta venne costituito un nuovo Comitato dichiarante l’estraneità ad ogni questione politica. Nel 1913 l’istanza di questo nuovo Comitato venne favorevolmente accolta dal Consiglio Comunale. Assunse l’incarico per l’ideazione del complesso scultoreo, Luigi Belli, docente presso la regia Accademia Albertina di Belle Arti ed esecutore di significative opere nella città. Belli accettò l’incarico senza richiedere alcun compenso per la sua attività (consapevole forse che sarebbe anche stata la sua ultima opera data l’avanzata età) ma domandò unicamente il rimborso per le spese sostenute nella realizzazione della proposta.

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Nonostante la rinuncia dell’artista, il bozzetto dell’opera venne approvato stimando un importo considerevolmente superiore a quello stabilito per l’esecuzione del monumento, quindi per arginare i limiti economici incorsi, l’Amministrazione concesse una agevolazione per il pagamento del dazio sui materiali, contrattò con il Ministro della Guerra in Roma per l’acquisizione del bronzo necessario ad un prezzo agevolato, mentre il Comitato promosse una pubblica sottoscrizione presso municipi, istituti civili e militari nazionali. Successivamente i modelli in creta a scala reale della statua e di un altorilievo, furono inviati alla fonderia scelta dal Belli, con sede presso Milano, per eseguirne la fusione in bronzo; la statua bronzea ed il relativo modello in gesso, vennero recapitati a Torino, su un carro ferroviario atto al trasporto speciale, l’11 maggio 1917. Il complesso scultoreo fu posto in opera, nonostante fosse privo dell’altorilievo rappresentante la “Libertà” (non consegnata forse a causa di un compenso non corrisposto dal Comitato), figurando ugualmente come un altare alla repubblicana libertà. L’inaugurazione della scultura commemorativa dedicata a Mazzini si svolse il 22 luglio 1917. La cerimonia del monumento si celebrò in presenza di autorità nazionali e cittadine, in una città dall’atmosfera poco festosa a causa della popolazione mobilitata sui fronti della Prima Guerra Mondiale. Oggi il plumbeo monumento si erge fiero in mezzo a quella che è diventata una delle piazzette pedonali della città più “bazzicate” dai giovani, che hanno fatto della maestosa scultura e dei gradoni perimetrali del suo basamento, uno spontaneo ed appartato punto di ritrovo.

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(Foto: www.museo.torino.it)

Simona Pili Stella