CULTURA E SPETTACOLI

Achille Lauro al Grand Opening Show delle Nitto ATP Finals 2026

 

Le Nitto ATP Finals 2026, che si svolgeranno a Torino dal 15 al 22 novembre, anche in questa edizione avranno come prologo una serata-evento che unirà il grande tennis e la grande musica. Protagonista della terza edizione del Grand Opening Show sarà Achille Lauro, che giovedì 12 novembre alle ore 21 trasformerà l’Inalpi Arena nel palcoscenico inaugurale del torneo che riunisce gli otto migliori tennisti della stagione e le migliori otto coppie di doppio.

Con centinaia di milioni di streaming e una carriera caratterizzata da una continua evoluzione artistica, Achille Lauro è oggi una delle personalità più influenti della musica italiana. Dopo un 2026 costellato di concerti sold out e in vista del tour negli stadi del 2027, l’artista sarà il protagonista assoluto della serata inaugurale della sesta edizione torinese delle Nitto ATP Finals.

I biglietti saranno disponibili da domani, giovedì 30 luglio, alle ore 12 su tickets.nittoatpfinals.com, con alcune riduzioni per i tesserati FITP.

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“Nel regno dei Fiori Giganti” Romano Gazzera a 120 anni dalla nascita

A Palazzo Lascaris una mostra dal titolo “Nel regno dei fiori giganti” porta alla riscoperta dell’artista Romano Gazzera (1906-1995) a centoventi  anni dalla nascita.
L’esposizione è  promossa dalla Fondazione Gazzera, in collaborazione con il Consiglio regionale del Piemonte e curata da Giulia Caffaro. È in programma dal 30 luglio al 10 ottobre prossimo.
La mostra, che riunisce ventisette opere, ha lo scopo di valorizzare il percorso artistico di Romano Gazzera, caposcuola della pittura Neo Floreale piemontese e autore di una ricerca figurativa che trova nei Fiori Giganti il suo nucleo più riconoscibile.
Tra gli elementi distintivi dell’iniziativa vi è  una particolare attenzione all’accessibilità, sviluppata tramite strumenti e linguaggi  differenti, contenuti audio e video, installazioni olfattive ispirate ai fiori rappresentati nelle opere, pannelli visivo-tattili realizzati in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e un allestimento privo di barriere architettoniche.
La mostra si estende inoltre al di là degli spazi di palazzo Lascaris, attraverso un percorso urbano diffuso che porterà i Fiori Giganti nel cuore di Torino.  Installazioni monumentali ispirate alle opere di Romano Gazzera saranno collocate presso diverse istituzioni culturali della città come invito, per cittadini e visitatori, a dialogare, con l’artista anche nello spazio pubblico.

Mostra “Romano Gazzera. Nel regno dei fiori giganti” a cura di Giulia Cuffaro
Dal 30 luglio al 10 ottobre 2026
Palazzo Lascaris, galleria Spagnuolo, via Alfieri 15, Torino

Mara Martellotta

2026_07_30 conferenza stampa di presentazione della mostra Romano Gazzera. nella foto da sx: Giorgio Gagna Presidente della Fondazione Gazzera, Davide Nicco Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, il consigliere regionale Fabio Carosso e Giulia Caffaro curatrice della mostra

Concorso “Pannunzio-Flaiano” Edizione 2026

Il Centro Pannunzio indice il concorso pluridisciplinare aperto a tutti

Scadenza invio elaborati: 30 settembre 2026

Premiazione: sabato 28 novembre 2026, ore 16 – Collegio San Giuseppe, Torino

Scrivere non basta, occorre farlo con rigore, spirito critico e libertà di giudizio. È lo slancio con cui il Centro Pannunzio di Torino rinnova l’invito a studiosi, giornalisti, narratori e poeti attraverso l’edizione 2026 del Concorso “Mario Pannunzio-Ennio Flaiano”. Il bando rimarca esplicitamente la lezione civile e letteraria di due figure che hanno fatto del pensiero indipendente il loro tratto distintivo. Oltre a Mario Pannunzio, anima fondante del settimanale “Il Mondo”, l’iniziativa è dedicata anche a Ennio Flaiano, scrittore e osservatore acutissimo dei vizi e delle contraddizioni del Novecento italiano. «D’altronde, entrambi hanno incarnato una tradizione intellettuale che rifiutava a spada tratta il conformismo, privilegiando il dubbio rispetto alle certezze ideologiche: “L’immaginazione al potere. Ma quale immaginazione accetterà di restarvi?”, si domandava Flaiano con la consueta ironia deflagrante, poiché considerava la letteratura uno spazio di responsabilità individuale prima ancora che un esercizio estetico», commenta il professor Pier Franco Quaglieni (foto), storico e fondatore del Centro Pannunzio.

A conferma di tale vocazione, il premio si apre a discipline diverse, articolandosi in quattro sezioni: poesia, narrativa, giornalismo e saggistica, tesi di laurea. Per ogni sezione saranno proclamati un primo, un secondo e un terzo classificato. Ai vincitori verranno conferite le tradizionali medaglie dei Dioscuri del Palazzo Reale di Torino, riconoscimento che sottolinea il legame con la città e con una visione della cultura quale patrimonio condiviso e duraturo. È possibile partecipare a più sezioni con elaborati editi o inediti, purché leggibili e non manoscritti. I testi dovranno essere firmati e accompagnati da dati personali, recapiti e un breve curriculum. Gli elaborati vanno inviati in una sola copia entro il 30 settembre 2026 (farà fede il timbro postale).

 

Invio via e-mail: info@centropannunzio.it.

Invio postale: Centro Pannunzio, Via Maria Vittoria 35, 10123 Torino.

È previsto un contributo di 25 euro per ogni sezione a cui si partecipa. La ricevuta del versamento dovrà essere allegata all’elaborato.

Sezione A – Poesia: massimo cinque liriche edite o inedite a tema libero.

Sezione B – Narrativa: massimo tre racconti o un romanzo, oppure tre novelle.

Sezione C – Giornalismo e saggistica: un articolo o un saggio critico, anche online.

Sezione D – Tesi di laurea: lavori discussi negli ultimi tre anni accademici.

La cerimonia di premiazione si terrà al Collegio San Giuseppe, in via San Francesco da Paola 23, a Torino. I nomi di premiati e finalisti saranno pubblicati sul sito www.centropannunzio.it.

Dal Sistina a Libarna: il Concerto del tramonto

Quelle regali “Sere d’Estate”!

Ritorna alla “Reggia di Venaria” la splendida magia delle “estive aperture serali”, con musica e performance realizzate in scenografiche ambientazioni

Dal 31 luglio al 5 settembre, dalle 18,30 alle 23

Venaria Reale (Torino)

Tutti i venerdì e sabatoda venerdì 31 luglio a sabato 5 settembre. A partire dal tramonto (ore 18,30) fino a tarda sera (ore 23). Tempo ce n’è per approfittarne! Eh sì, perché quanto promettono, anche quest’anno, le “Sere d’Estate” alla seicentesca “Venatio Regia”, come ebbe a definire la “Reggia di Venaria” (in quanto base per le battute di caccia) il duca Carlo Emanuele II di Savoia, è per davvero uno spettacolo scenografico di quelli rari (anche solo da immaginare!), con ambientazioni “al lume di 5mila candele” e una moltitudine di “luci d’arredo” di assoluta bellezza e incantevole magia. Promosse, come sempre dalla “Reggia – Residenza Sabauda” (dal 1997 “Patrimonio UNESCO”) in collaborazione con “Piemonte dal Vivo”, le “Sere d’Estate” tornano ad essere un ricco e appassionato “contenitore” di musica, spettacoli dal vivo, danze e dj-set ambientati en plein air nelle stupefacenti geometrie dei “Giardini” così come nel “Potager” o nel Cortile della “Cascina Medici”, ma pur anche negli eleganti spazi interni del “Piano Nobile”, delle “Sale delle Arti”, in cui sono ospitate (e visitabili) le “mostre” in corso (tra cui le “Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro”), della “Galleria Grande” e delle “Scuderie”, per finire con gli juvarriani “appartamenti regali” del ‘700 e con quelli “ducali”, a firma di Amedeo di Catellamonte, del ‘600.

Curiosa “novità” di quest’anno, magari dopo un fresco “aperitivo” al tramonto, la possibilità di concedersi nei “punti ristoro” della “Cascina Medici” o nei “Giardini” un gradevole “pic-nic”, acquistando le pratiche, pensate all’uopo, “pic-nic box”. Bell’idea! Da sperimentare! E poi, e soprattutto, la ricca e variegata carrellata di “Spettacoli”, nella favolosa scenografia del “Potager Royal” o della “Fontana d’Ercole”, mentre il Cortile di “Cascina Medici del Vascello” diventa luogo di festa, musica, concerti, danza e lezioni di danza, dj set e serate tematiche sulle note dei più svariati generi musicali rigorosamente “suonati dal vivo”.

Quanto mai ricche le pagine di un’agenda che, tra gli “spettacoli” in programma, spazia ad ampio giro da “Le classique c’est chic!” – piattaforma progettuale tesa a “decolonizzare l’immaginario che riguarda la tecnica classica accademica, con la volontà di fornire a più persone possibili strumenti di comprensione e di riappropriazione del proprio corpo” – condotta dalla danzatrice Anna Basti (venerdì 31 luglio) fino al “You Too Can Tutu” della Compagnia londinese “Gandini Juggling”, celebre nel suo progetto di fusione della “danza” con la “giocoleria”, la “musica” ed il “teatro” (sabato 8 agosto). Il calendario accoglie inoltre le nuove creazioni di Davide TagliaviniElisa Sbaragli e dell’italo-brasiliano Rafael Candela (nomi di assoluto rilievo nell’ambito della “coreografia” e della “danza” a livello internazionale), insieme a proposte che spaziano dal “tango” al “flamenco”, dalle “danze popolari” del Sud Italia alla “cultura swing”, dalla “musica techno” al “lindy hop”. E non solo.

Accanto agli spettacoli, la “Rassegna” propone inoltre eventi speciali dedicati ai linguaggi contemporanei e alla partecipazione del pubblico, tra cui le serate “Clubbing e Musical” realizzate con “Lost Movement” (nota “Compagnia di Danza” milanese) nel fine settimana di Ferragosto, la serata “Techno” di sabato 22 agosto e il coinvolgente “U.A.G. (Urban African Groove) DJ SET” di sabato 5 settembre.

Momento centrale della manifestazione sarà il “Gran Ballo” di venerdì 4 settembre, grande festa diffusa nei “Giardini” della Reggia che riunirà “performance”, “spettacoli” e momenti collettivi di “danza” in occasione della conclusione della “NID Platform 2026” o “Nuova Piattaforma della Danza Italiana”, la cui decima edizione si terrà, per l’appunto in Piemonte da martedì 1 a venerdì 4 settembre con spettacoli diffusi tra Torino, Collegno, Moncalieri e Venaria Reale, sotto il titolo di “Coreografie del possibile”.

Il tutto, studiato e progettato in modo tale da rendere davvero “unica” l’esperienza delle “Sere d’Estate” trascorse nella “Cattedrale” o “Reggia della Caccia” di Venaria Reale, aperte all’imbrunire dall’illuminazione fiabesca creata da migliaia di candele diffuse nel “Giardino a Fiori”, davanti alla Facciata della “Reggia” e chiuse, ogni venerdì e sabato con l’immancabile “spettacolo di luci e acqua” della “Fontana del Cervo”, che saluta i visitatori nella “Corte d’Onore” alle 23. Cinque ore, quasi, vissuti all’interno di un universo “da fiaba”, che magicamente ci accompagnerà nel tempo e nella memoria.

Per ulteriori info e programma dettagliato: “Reggia di Venaria”, piazza della Repubblica 4, Venaria Reale (Torino); tel. 011/4992300 o www.lavenaria.it

Gianni Milani

Nelle foto: Immagini “Venaria Sere d’Estate” (Ph. Michele D’Ottavio)

Così il Caval ‘d brons rimase senza fontane

Alla scoperta dei monumenti di Torino / Il re, dopo aver scartato un primo progetto nel quale Emanuele Filiberto a cavallo scavalca una palizzata, approvò, invece, un bozzetto di un ritratto equestre del Duca poggiante su un basamento, arricchito da quattro figure allegoriche sotto le quali trovavano posto quattro grandi vasche per altrettante fontane

 

Situata al centro della piazza, la statua in bronzo (detta Caval ‘ d brons) raffigura il Duca Emanuele Filiberto a cavallo, nell’atto di rinfoderare la spada dopo la battaglia di San Quintino (1557). Il basamento in granito è ornato su ogni lato dallo stemma sabaudo con la corona ducale e da due bassorilievi in bronzo che rappresentano il Duca mentre fa prigioniero il Montmorency, Gran Connestabile di Francia, e mentre legge i preliminari di pace per il trattato di Cateau-Cambrésis. L’annuncio ufficiale della realizzazione del monumento dedicato a Emanuele Filiberto di Savoia fu dato il 17 dicembre 1831 dalla Gazzetta PiemonteseL’opera venne commissionata da Carlo Alberto all’artista Carlo Marocchetti (stesso autore del monumento dedicato a Carlo Alberto), torinese di nascita ma formatosi in Francia dove risiedeva abitualmente. Il re, dopo aver scartato un primo progetto nel quale Emanuele Filiberto a cavallo scavalca una palizzata, approvò, invece, un bozzetto di un ritratto equestre del Duca poggiante su un basamento, arricchito da quattro figure allegoriche sotto le quali trovavano posto quattro grandi vasche per altrettante fontane. Prima di dare esecuzione al progetto lo scultore Carlo Marocchetti decise di erigere “un non intiero simulacro del monumento al centro della magnifica piazza”; una curiosa prova generale a cui assistette con grande soddisfazione anche “Sua Maestà con un corteggio di autorità”. Ma, pochi mesi dopo la simulazione in piazza, cominciò a circolare a Torino un opuscolo con “Osservazioni relative al Gran monumento” che condannò quasi per intero l’opera. La critica sortì il suo effetto e così un decreto del 24 settembre 1833, stabilì i fondi di L. 210.000 per una “statua equestre in bronzo, collocata sopra un piedistallo circondato da quattro statue allegoriche, il tutto in marmo”; scomparirono definitivamente le fontane. Nonostante le modifiche all’impianto monumentale le polemiche non si placarono, in particolare il critico francese Jean-Paul Ducros rimproverava che le quattro statue agli angoli del basamento apparivano “troppo simmetriche per essere considerate ornamenti architettonici”. 

Dopo innumerevoli contrasti tra Ducros e Marocchetti, la questione si concluse con l’approvazione, da parte dell’Accademia delle Belle Arti, del disegno originariamente concepito dallo scultore. Finalmente, dopo essere stato esposto per due mesi e con grande successo nel cortile del Louvre, il 4 novembre 1838 il monumento venne solennemente inaugurato. Carlo Alberto fu pienamente soddisfatto del monumento ed il Marocchetti ebbe il titolo di barone con in dono un gioiello di gran valore mentre, il fonditore Soyer, ricevette una medaglia d’oro con l’effigie del re. Un’opera, questa, considerata oltre che il capolavoro del Marocchetti, anche uno dei più significativi esempi di politica culturale di Carlo Alberto che, per celebrare l’avvento del suo regno, decise di erigere il primo monumento pubblico all’aperto dedicandolo al Duca Emanuele Filiberto. Dopo due rimozioni, nel 1943 per proteggerlo dai bombardamenti e nel 1979 per restaurarlo, nel 2006 sono inziati i lavori per un accurato restauro e nell’ottobre 2007, tolto il drappo rosso che lo copriva, i cittadini, che attendevano numerosi in piazza San Carlo, hanno potuto finalmente rivederlo. Il monumento, identificato con l’affettuoso nomignolo di “Caval ‘ d brons”, è ormai riconosciuto come uno dei simboli della città di Torino. Ma per poter conoscere il monumento equestre nella sua totalità bisogna anche tenere conto e “spendere qualche parola” per la magnifica piazza che lo ospita. Come ricordato prima, l’opera di Marocchetti a Emanuele Filiberto di Savoia, sorge nel mezzo della centralissima piazza San Carlo, uno spazio progettato da Carlo Castellamonte nel 1637 su un sito occupato prima dall’anfiteatro romano, poi da un tratto delle mura e della spianata della città cinquecentesca. La realizzazione si concluse nel 1650 e divenne il punto nodale del primo ampliamento meridionale della città seicentesca; divenne anche sede di spettacoli grandiosi, manifestazioni ufficiali e parate e la sua prima denominazione fu Place Royale. La realizzazione della piazza, impostata sull’asse della Contrada Nuova (oggi via Roma), rese necessaria prima la demolizione delle vecchie strutture fortificate, ed in seguito la delimitazione del contorno da un sistema di palazzi barocchi porticati, caratterizzati da eleganti facciate unitarie e continue.Per chiudere il lato meridionale vennero progettati i due lotti gemelli, donati, poi in seguito, ad ordini religiosi di stretta protezione ducale: gli Agostiniani Scalzi che fondarono la chiesa e il convento di S. Carlo Borromeo e le Carmelitane Scalze che costruirono la chiesa e il convento di Santa Cristina. Nel corso del tempo, a causa dei progressivi frazionamenti delle proprietà e dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, gli edifici originari sono in gran parte andati distrutti e sono stati ricostruiti nel dopoguerra.Fino al 2004, la piazza è stata percorribile dal traffico veicolare e occupata in prevalenza dalle auto in sosta. Con gli interventi di riqualificazione dell’area centrale storica, è stato restituito a piazza San Carlo il suo ruolo da protagonista nello straordinario scenario della Torino Barocca. Il progetto di riqualificazione ha riportato la piazza al suo originario uso esclusivamente pedonale, mantenendo nella pavimentazione il disegno e i materiali esistenti in precedenza. Sperando che questo “tuffo nel passato per conoscere il presente” sia stato di vostro gradimento, Il Torinese vi da appuntamento alla prossima settimana alla scoperta di un’altra meraviglia di Torino.

Simona Pili Stella

(Foto: il Torinese)

La GAM di Torino è tra i vincitori dell’Italian Council

La GAM di Torino è tra i vincitori dell’Italian Council 2026 programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura   La GAM realizzerà la monografia Alessandro Pessoli. Balancing Soul / Anima equilibrista Edizioni Corraini La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino è tra i vincitori dell’Italian Council, (15ª edizione, 2026), programma della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura volto a favorire la presenza e la conoscenza dell’arte contemporanea italiana all’estero. Nell’ambito della sezione Promozione internazionale di artisti, curatori e critici (Ambito 2), la GAM ha ottenuto un contributo per la realizzazione di una produzione editoriale internazionale, un riconoscimento che valorizza il museo come luogo di ricerca, studio e produzione scientifica, oltre che di valorizzazione e diffusione dell’arte contemporanea. Grazie a questo sostegno la GAM realizzerà Alessandro Pessoli. Balancing Soul / Anima equilibrista, volume monografico bilingue pubblicato da Edizioni Corraini che offrirà la più ampia ricognizione finora dedicata al lavoro di Alessandro Pessoli, tra gli artisti italiani più influenti della sua generazione. Book design: Chiara Costa. Attraverso una selezione di oltre 200 opere – tra dipinti, sculture, disegni e animazioni – il volume ripercorrerà oltre trentacinque anni della ricerca dell’artista, dalla produzione più recente, a ritroso sino agli esordi, con la serie Note della spesa, realizzata nel 1990. Il volume offrirà una lettura complessiva della sua opera, mettendo in luce la continuità dei temi che attraversano la sua ricerca: dalla riflessione sul sacro, sviluppata attraverso un’iconografia religiosa continuamente reinterpretata, al dialogo con la storia dell’arte, fino ai riferimenti alla più ampia cultura visiva contemporanea. Curato da Elena Volpato, il volume raccoglie inoltre i contributi di Jennifer Higgie, Pietro Rigolo, Giuseppe Frangi ed Eva Fabbris, studiosi e curatori che seguono da anni il percorso dell’artista. Il susseguirsi delle immagini è accompagnato dai cinque saggi critici, che approfondiscono la natura “equilibrista” della ricerca di Pessoli: la capacità di muoversi tra registri emotivi differenti, linguaggi espressivi molteplici, metamorfosi, memoria della storia dell’arte e suggestioni provenienti dalla cultura pop contemporanea. Pensato come uno strumento di riferimento per lo studio dell’opera di Pessoli, il volume restituirà per la prima volta una visione organica dell’intero percorso dell’artista, contribuendo a rafforzarne la conoscenza e il riconoscimento nel panorama internazionale. Il progetto rappresenterà inoltre un’importante occasione di aggiornamento e completamento dell’archivio dell’artista. La pubblicazione sarà presentata a settembre 2027 in tre sedi internazionali, negli spazi del Camden Art Centre di Londra, del Centre Pompidou Metz, e del MAC / CCB — Museum of Contemporary Art and Architecture Centre at the Belém Cultural Centre di Lisbona. Sono previsti anche due appuntamenti italiani, a giugno alla GAM di Torino e tra settembre e ottobre 2027 all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove Pessoli si è formato.

Il forte di Gavi e la torre del Barbarossa

L’imperatore è nel castello di Gavi, roccaforte militare di grande importanza, un luogo fortificato e sicuro durante le campagne imperiali in Italia. Da un’altura rocciosa domina il borgo antico e l’area collinare dell’Alto Monferrato al confine con la Liguria. È ospite dei marchesi di Gavi, alleati dell’Impero, potente famiglia feudale alla quale il Barbarossa (1122-1190) era legato da rapporti di parentela e di alleanza. Gavi (provincia di Al) occupava una posizione strategica e da lassù si controllavano le comunicazioni tra il Piemonte, la Lombardia e Genova. Il forte che vediamo oggi a Gavi, riaperto di recente al pubblico dopo un lungo restauro, ha tuttavia un aspetto molto diverso da quello conosciuto da Federico I di Svevia, il Barbarossa. Fu eretto nel 973 e nel XII secolo assunse l’aspetto di un castello medievale con torri e mura più semplici mentre la grande fortezza visibile oggi fu costruita e ampliata tra il XVI e il XVII secolo. L’imperatore si svegliava all’alba in una torre della fortezza dove soggiornava durante i suoi spostamenti nella penisola. A colazione, secondo le cronache locale, pane, formaggio e un calice del pregiato vino locale. Era presto e già si beveva, più vino che acqua. E chissà che bevute! Anche se non esistevano ancora le vigne del grandioso vino bianco Gavi Docg e il paesaggio attorno a Gavi era molto diverso da quello attuale è probabile che la vite fosse già coltivata in questa zona dall’epoca romana.
Lo attendevano riunioni con consiglieri e comandanti militari, riceveva ospiti, ispezionava le mura e il resto della giornata lo trascorreva nei boschi circostanti per battute di caccia o per la falconeria, trastullo preferito della nobiltà medievale. Era la fine del 1185, cinque anni dopo il Barbarossa sarebbe morto in modo rocambolesco, annegando in un fiume in Anatolia durante la Terza Crociata. Doverosa precisazione: non esistono documenti che descrivano nei particolari i vari soggiorni del Barbarossa al castello di Gavi e quindi bisogna attenersi alla tradizione storica locale. I documenti dell’epoca attestano comunque la presenza di Federico I di Svevia a Gavi e il legame tra la dinastia sveva e il borgo. Giunto da Pavia, l’imperatore arrivò a Gavi anche per sottoscrivere un diploma imperiale a favore della famiglia toscana degli Ubertini e, sei anni più tardi, nel 1191, suo figlio Enrico VI di Svevia, padre dello “Stupor Mundi”, firmò, a sua volta, un diploma con cui donò il castello di Gavi alla Repubblica di Genova. Nel 1418 il feudo di Gavi passò sotto la signoria dei Visconti di Milano e, dopo altri passaggi di proprietà, nel 1528 tornò alla Repubblica di Genova che lo tenne fino al 1815, anno in cui l’antica Repubblica fu annessa al regno sabaudo. Non fu il Barbarossa l’unico personaggio di rilievo che soggiornò nella fortezza. Nel Seicento il forte, assalito ed espugnato diverse volte, fu ulteriormente ampliato con l’intervento di un frate domenicano, un certo Vincenzo da Fiorenzuola, al secolo Gaspare Maculani. Frate ma anche uno dei principali inquisitori al processo contro Galileo Galilei. Era inoltre un grande esperto di architettura militare e grazie a lui l’edificio fu trasformato in una grande fortezza tra il 1626 e il 1629, ma altri interventi si susseguirono fino all’inizio del secolo XIX. Durante il primo conflitto mondiale il castello diventò un carcere militare e nella Seconda Guerra Mondiale tornò ad essere luogo di detenzione. Nel 1946 fu consegnato alla Soprintendenza per i Beni Architettonici del Piemonte che lo ha restaurato. All’interno della fortezza si tengono talvolta rievocazioni storiche in costume, conferenze, dibattiti e mostre. Attenzione! Il Forte non è sempre aperto e per gli orari di apertura si consiglia di telefonare al seguente numero: 0143- 643554                    Filippo Re
nelle foto,  il Forte di Gavi e la figurina Liebig con la morte del Barbarossa in un fiume dell’Anatolia