IN PROGRAMMA ALL’OSPEDALE SANT’ANNA

Continua la serie Dialoghi al Museo.
Prosegue con un appuntamento con la rassegna “Dialoghi al Museo”, ospitata dal Museo Pietro Micca di Torino. Lunedì 16 giugno alle 17.30 il pubblico incontrerà una delle voci più amate della narrativa italiana contemporanea, Margherita Oggero, che presenterà il suo nuovo romanzo Le piccole viltà, pubblicato da Einaudi. A dialogare con l’autrice sarà la giornalista Maria La Barbera, in un confronto che si preannuncia ricco di spunti, riflessioni e suggestioni. Torinese, insegnante per molti anni prima di dedicarsi completamente alla scrittura, Margherita Oggero ha conquistato lettori e critica grazie a uno stile limpido, ironico e profondamente umano. Autrice di numerosi romanzi di successo, è nota anche per aver dato vita al personaggio della professoressa-investigatrice Camilla Baudino, protagonista di libri che hanno ispirato fortunate trasposizioni televisive. Nella sua produzione letteraria Oggero ha sempre mostrato una particolare attenzione ai rapporti umani, alle fragilità individuali e alle contraddizioni della società contemporanea. Con Le piccole viltà l’autrice torna a esplorare il territorio complesso delle relazioni e delle scelte quotidiane. Il romanzo racconta storie che si intrecciano attorno a comportamenti apparentemente insignificanti, quei piccoli compromessi, quelle omissioni e quelle esitazioni che fanno parte della vita di ciascuno. Non si tratta delle grandi colpe che segnano irrimediabilmente un’esistenza, ma di quelle debolezze più sottili e comuni che spesso passano inosservate e che proprio per questo risultano particolarmente interessanti da osservare. Con la sua consueta capacità di cogliere sfumature e dettagli psicologici, Oggero costruisce personaggi credibili e vicini al lettore, invitandolo a interrogarsi sui confini tra coraggio e convenienza, sincerità e opportunismo, responsabilità e paura. Le vicende narrate diventano così uno specchio nel quale riconoscere qualcosa di sé, delle proprie incertezze e delle proprie contraddizioni.
L’incontro al Museo Pietro Micca rappresenta un’opportunità preziosa non soltanto per conoscere più da vicino il nuovo lavoro della scrittrice, ma anche per riflettere sul ruolo della letteratura come strumento di comprensione della realtà e dell’animo umano, il pubblico potrà entrare nel laboratorio creativo dell’autrice e approfondire i temi che attraversano il romanzo, in un pomeriggio dedicato alla lettura, al confronto e alla scoperta. Un appuntamento che conferma la vocazione dei “Dialoghi al Museo” a essere un luogo d’incontro tra cultura, memoria e attualità, offrendo occasioni di confronto con protagonisti di primo piano del panorama letterario italiano.
Info e prenotazioni: museopietromicca@comune.torino.it
Museo Civico Pietro Micca – via Gen. Guido Amoretti 7°- Torino
seopietromicca@comune.torino.it
museopietromicca@comune.torino.it
opietromicca@comune.torino.it
Una straordinaria figura del nostro ‘800
Nata nel 1786 a Maulevrièr, in Francia, Juliette Françoise Victurnie Colbert discendente di una importante famiglia che aveva visto il padre Ministro delle Finanze del Re Luigi XIV, in seguito alla Rivoluzione Francese, dopo aver perso beni e parenti, si trasferi’ in Germania e in Olanda. Nel 1804, quando Napoleone Bonaparte si incorono’ imperatore dei francesi, Jiuliette, tornata in patria, divenne una delle dame di compagnia dell’imperatrice ed e’ proprio in questo rinnovato contesto che conobbe il suo futuro marito: il marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo appartenente ad una delle più importanti famiglie aristocratiche del Piemonte. Nonostante fu un matrimonio combinato, come si usava ai tempi, la loro unione si trasformo’ in un sodalizio molto forte dovuto sia alle loro affinita’ d’interessi, di cultura e ad una spiccata sensibilita’ per le questioni sociali, ma anche alla reciproca compensazione caratteriale, “più ardente, generosa e volitiva, intransigente nelle idee per temperamento e tradizione” lei ,” meno espansivo, più liberale e facilmente remissivo, ma non meno ricco di sentimento e di bontà” lui.

Dopo il matrimonio si stabilirono nella Torino dei Savoia, ma anche di Cavour e di D’Azeglio, a Palazzo Barolo in via delle Orfane, dove iniziarono le loro attivita’ benefiche in una citta’ che soffriva molto di poverta’, vagabondaggio, criminalita’ e dove le carceri affollate versavano in terribili condizioni di igiene e invibilita’. Tutto comincio’ durante una passeggiata domenicale quando Jiuliette, oramai Giulia, incrocio’ una processione che portava il viatico ad un carcerato che ribellandosi disse che non voleva conforto, ma piuttosto del cibo. Giulia volle subito visitare le carceri, quelle maschili prima, le femminili dopo, che trovo’ in uno stato disumano. Questo terribile scenario la convinse subito a voler fare qualcosa e chiese al Re di poter insegnare loro a leggere e il catechismo, ma soprattutto di restituirgli una dignita’ oramai persa. Ci riusci’ e cosi’ comincio’ il suo percorso di supporto alle carcerate che divento’ un vero e proprio impegno istituzionale quando divento’ sovraintendente delle prigioni di Torino. Come prima cosa fece trasferire le “forzate” nelle Torri Palatine, un luogo piu’ luninoso e salutare, ma la cosa piu’ importante, per cui mise tutto il suo impegno, fu la riforma per le carceri piemontesi che si ispirava a quelle inglesi e danesi. Riusci’ a far commutare le pene in lavoro, accorcio’ i processi e trasformo’ le leggi discutendone prima con le detenute. Nacquero cosi’ dei “refugium peccatorum” dove si poteva lavorare, guadagnare, ma sopra ogni cosa era possibile essere reinserite all’interno della societa’. Dopo questi epocali cambiamenti che impattarono sul tessuto sociale i coniugi di Barolo crearono scuole e asili nido che affidarono alle suore di Sant’Anna, ma anche orfanotrofi, dove passava a dare la sua benedizione anche Don Bosco che collaboro’ molto con Giulia, e l’Ospedaletto per i bambini disabili. Per essere sicura che il suo impegno si protraesse anche quando non ci fosse stata piu’ istitui’ l’Opera Pia Barolo e fece costruire la chiesa di Santa Giulia, nel quartiere Vanchiglia, dove riposa dal 1899. Le sue iniziative, le sue idee, i progetti, ma anche i suoi pensieri sono raccolti in un diario da cui si evince la personalita’ di Giulia di Barolo, una donna straordinaria, romantica, generosa, una eroina di tutti i tempi.
E’ possibile rivivere la storia dei marchesi di Barolo visitando il Palazzo omonimo a Torino che fu il piu’ famoso salotto del Risorgimento di Torino e dove venne ospitato Silvio Pellico.
GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA
Lunedì. Al Teatro Regio per celebrare i quarant’anni della Fondazione Piemontese per la ricerca sul cancro, concerto con raccolta fondi presentato da Linus. Sul palco si alterneranno : Diodato, Levante, Samuele Bersani, Paolo Belli, Neri Marcorè, Giovanni Allevi.
Martedì. Alle OGR suona il quartetto di Giangiacomo Rosso & Julia Hornung.
Mercoledì. All’Allianz Stadium arriva Ligabue. Al parco Salvemini di Rivoli suona il pianista Gabriele Rossi. A Rivalta all’Arena del Monastero, si esibisce Anna Carol. Per Evergreen Fest al parco della Tesoriera, suona il Daimona’s Jazz Trio. A seguire concerto a 4 mani di Elisabetta Serio e Cettina Donato.
Giovedì. Al parco Salvemini di Rivoli è di scena Ditonellapiaga. Al Vinile suona la Ska Beat Orchestra +Jamaican Ska.
Venerdì. Al parco Salvemini di Rivoli si esibisce il rapper Dargen D’Amico. Per Evergreen Fest alla Tesoriera, concerto dei Daiana Lou. Al Circolino sono di scena gli Afterdark Experience. Al Vinile suona la Nino Carriglio Swing Orchestra. Allo Ziggy si esibiscono i Sant’Elia + Strangolatori del Gange. Al Blah Blah sono di scena i Solilent Green. Al Magazzino sul Po suonano i Senza Coloranti Aggiunti.
Sabato. Allo Ziggy si esibiscono i Cenotaph + Putridity + Unbirth. Al Magazzino sul Po sono di scena Gheddi + Sandro + Tanca.
Domenica. Per Evergreen Fest al parco della Tesoriera, concerto di musica rap con i Sano Business.
Pier Luigi Fuggetta
Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato.
Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce.
Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere l’acqua. L’acqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, l’acqua come elemento essenziale per la sopravvivenza del pianeta e di tutto l’ecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.
1. Torino e i suoi fiumi
2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia
3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia
4. La Fontana dell’Aiuola Balbo e il Risorgimento
5. La Fontana Nereide e l’antichità ritrovata
6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?
7. La Fontana Luminosa di Italia ’61 in ricordo dell’Unità d’Italia
8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma
9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta l’acqua
10. Il Toret piccolo, verde simbolo di Torino

4) La Fontana dell’Aiuola Balbo e il Risorgimento
L’Aiuola Balbo viene realizzata nel 1874, occupa una superficie di circa 12.000 mq e si ispira al modello square con schema geometrico. All’interno del giardino, si trovano, al centro, la fontana con i suoi alti zampilli d’acqua che ricadono nell’ampia vasca e, sparse intorno ad essa, i monumenti rivolti a personalità d’eccezione. La prima statua ad essere qui collocata fu quella del conte Cesare Balbo, che ha dato il nome all’aiuola, uomo politico, scrittore, patriota torinese, opera eseguita da Vincenzo Vela (1820-1891); sempre di Vincenzo Vela è l’effigie del patriota veneziano Daniele Manin; dello scultore Leonardo Bistolfi (1859-1933) è invece l’immagine dell’attore e patriota Gustavo Modena. E poi ancora altre statue dedicate a figure di rilievo: al rivoluzionario Luigi Kossuth, al generale vercellese Eusebio Bava, all’attore patriota Gustavo Modena, al diplomatico Salvatore Pes di Villamarina e ad altri personaggi storici.È proprio la moltitudine di statue e busti la caratteristica di questo luogo, anche chiamato Giardino dei Ripari, (realizzato nel 1834) e i “Remparts” erano dei terrapieni, sorti sui resti dei bastioni difensivi verso il Po, demoliti da Napoleone. La zona viene modificata nell’Ottocento, arricchita da palazzi signorili edificati per rispondere al crescente numero degli abitanti di Torino.
Tutta la zona del Borgo Nuovo vive giorni splendidi agli inizi del Novecento, per poi iniziare un lento declino che finirà con lo smembramento dello spazio. Alcune aree verdi vengono risparmiate, come quella tra via dei Mille e via Accademia Albertina: qui il comune decide di costruire un parco guardando al concetto di aiuola chiusa con ampie cancellate, adatto per la ricreazione dei bambini. Della realizzazione viene incaricato Edoardo Pecco,(1823-1886), ingegnere capo della città di Torino. Egli propone un progetto lineare, una pianta quadrata leggermente rialzata rispetto al piano della strada, con quattro ingressi protetti da cancelli massicci, un rigoglioso viale alberato e una fontana al centro del progetto.

L’aiuola si colloca all’interno dei Giardini Cavour, realizzati poi nel corso del 1875; essi si ispirano ad un modello naturalistico, movimentati da collinette e percorsi tortuosi; sempre nell’area si trova la statua di Carlo di Robilant, poeticamente ombreggiata dalle chiome dei platani, delle querce, dei faggi e dei ginko biloba. I giardini si dispongono in una posizione leggermente defilata rispetto al centro, un angolo raccolto e rilassante per i torinesi e per i turisti affaticati bisognosi di un piccolo break; anche i bambini sono i benvenuti in questo spazio, a loro è dedicato un piccolo parco giochi. Nelle sere d’estate una giostra di cavalli, che pare uscita da una cartolina antica e dimenticata, si apposta non lontano dagli zampilli illuminati, portando indietro nel tempo questo luogo particolare.
Alessia Cagnotto
“LA-AAAAAA-Classica per tutti”, non è soltanto il titolo della nuova stagione dell’Unione Musicale, ma una vera dichiarazione di intenti. La grafica che accompagna il cartellone, con i diapason trasformati in figure diverse per età, stile e provenienza, rappresenta simbolicamente la nostra idea di musica quale linguaggio universale, aperto, inclusivo, capace di parlare a ciascuno in modo personale.
“La stagione 2026-2027 dell’Unione Musicale – dichiara il direttore artistico Antonio Valentino – propone un percorso musicale ricco di grandi interpreti internazionali, attesi ritorni e la presenza di artisti della nuova generazione, che stanno ridefinendo il panorama concertistico contemporaneo. Accanto ai capolavori del repertorio cameristica, trovano spazio nuove commissioni, programmi originali, incursioni nella contemporaneità e progetti divulgativi pensati per avvicinare pubblici sempre più ampi alla musica classica”.
Il mondo della classica nel 2027 ricorderà i 200 anni dalla scomparsa di Beethoven, e l’Unione Musicale dedica a questa ricorrenza due concerti monografici, numerosi ascolti nel corso di tutta la stagione e un festival al teatro Vittoria nel mese di giugno. Parallelamente darà spazio alle nuove voci del presente, proponendo l’ascolto di numerose opere dei più interessanti compositori dei ostri giorni, alcuni dei quali presenti in quanto interpreti, come Giovanni Sollima, John Corigliano, Fabio Vacchi, Fazio Say, Patricia Copatchinskaja, Santiago Cañón-Valencia, Giovanna Baviera, Severin von Eckerdstein,,Hanna Kulenty, Gabriella Smith, Alicia De Larrocha, John Zorn, Simon Machale, Eva Reiter e la torinese Francesca Idini, alla quale è stato commissionato un nuovo lavoro.
Il cartellone 26-27 è compreso da mercoledì 21 ottobre 2026 a sabato 15 maggio 2027, e si articola in 52 appuntamenti tra il Conservatorio e il teatro Vittoria di Torino, con protagonisti 150martisti, di cui 60 ospiti dell’Unione Musicale per la prima volta, e 65 artisti under 35.
A inaugurare la stagione sarà, martedì 21 ottobre, alle ore 20.30 presso il Conservatorio, il recital del pianista russo Arseni Moon. A Schubert e Chopin saranno dedicate le serate di Ella van Poucke e al pianoforte Severin von Eckerstein, il 23 ottobre al Conservatorio. Una prima serata dedicata a Beethoven è in programma il 4 novembre, alle 20.30, con il Quartetto Belcea, seguita l’11 novembre, sempre al Conservatorio, alle 20.30, da un concerto in cui le musiche di Beethoven saranno accompagnate da quelle di Corigliano di Bach e Saint-Saëns, eseguita da Joshua Bell al violino e Peter Dugan al pianoforte. Le musiche di Berio verranno suonate insieme a musiche di Miles, Monteverdi, Verberian, Fuentes, Andriessen & The Beatles martedì 1 dicembre al teatro Vittoria alle ore 20. Un’interessante programma dedicato al Novecento, con musiche di Messiaen, Skrjabin e Zorn costituiranno il concerto in programma il 15 aprile al Conservatorio con una coppia d’eccezione formata dal pianista francese Bertrand Chamayou e la soprano Barabra Hannigan. Un ruolo speciale è prevista per la pianista Sofia Liù, quasi diciassettenne, che diventerà artista residente fino al 2028. Dall’8 al 10 giugno 2027 verrà presentato il festival Beethoven, rassegna di sei concerti cameristici dedicati al grande compositore.
La campagna abbonamenti inizia con i rinnovi da venerdi 5 giugno a venerdi 24 luglio prossimo, e sarà possibile sottoscrivere nuovi abbonamenti da martedì 23 giugno. I biglietti per i concerti saranno acquistabili da giovedì 1 ottobre sul sito e presso la biglietteria dell’Unione Musicale. Eventuali biglietti ancora disponibili saranno messi in vendita poco prima dell’inizio dei concerti. Il costo dei biglietti varia da 10 a 35 euro e l’Unione americane mantiene tariffe contenute per gli under 30, gli under 21 e per gli allievi del Conservatorio, per i quali sono previsti prezzi vantaggiosi.
Mara Martellotta
Le visionarie, immaginifiche “Cartoline” di Antonio Mascia fanno tappa nella “capitale” delle Langhe
Fino al 20 giugno
Alba (Cuneo)
Cento passi lunghi lunghi indietro nel tempo e mille (forse ancor più lunghi) in avanti, al braccio di una fantasia senza limiti. Tutte le volte che m’imbatto nelle opere di Antonio Mascia, mi viene spontaneo il pensiero succitato. Disegni che svolazzano per mano a colori che non conoscono regole e confini, immagini riportate all’oggi da mondi lontani arrivati a noi non si sa come e perché, soldati e fanti in antiche uniformi sabaude o in vestigia ancor più vetuste, scudi crociati, lance e spade, militari con l’ombrellino per riparare (dal sole, dalla pioggia?) graziose damigelle agghindate in perfetto stile “nobiliar ottocentesco” o addirittura “aureolate” eppur bocca a bocca con un gagliardo centurione dall’elmo imbarazzante, forse imbarazzato anche lui per quel gesto amoroso, imprevisto ed imprevedibile, e via per questa strada. Strada tracciata, ormai non ci si leva più (ma ben venga!), da quell’“ironico giocoliere dell’immagine” che è il bolognese d’origine, ma torinesissimo d’adozione, Antonio Mascia. Antonio Mascia al secolo. In arte “Il Cartoliniere”, per quella sua “fatal attrazione” all’illustrazione (un po’retrò ma di un piacere che incanta) di “cartoline” corredate da tanto di “annullo postale”, in cui linearità e cromia sembrano farsi gioco del “reale” per immergersi in danze visionarie, ove paiono farti sberleffi universi irreali di pura innocente geniale fantasia e creatività. Provare per credere! E le prove le potete trovare, fino al prossimo sabato 20 giugno, visitando la mostra di Mascia dal titolo furbescamente “calembour” (giocato sul termine “Alba”) “Il Cartoliniere all’Alba tra Santi e Fanti”, ospitata, con la curatela di Ivana Mulatero, presso lo Spazio “Corso Torino 18” di Alba. Cartoline! Cartoline! Cartoline! Linguaggio “antico” (la prima pare essere stata emessa dall’Impero Austro– Ungarico, il 1° ottobre del 1869), abbandonato ormai da anni alla sola memoria, con lo spavaldo avvento dei nuovi “media” o dei rischiosi “social” ma dal genial Mascia recuperato con l’aiuto di narrative segniche che ci fanno “volare” in universi regolati dal solo dogma dell’invenzione e del libero “andar per fantasie”. Sono circa 200 le “cartoline originali” (realizzate a penna biro e con matite colorate) esposte oggi ad Alba, tra le quali emergono alcune dedicate espressamente alla “Città delle Cento Torri”, quali la criptica “Rossolanciano” e “Benedetta Cioccolata” entrambe datate 2026.
Scrive lo stesso Mascia, alias “Il Cartoliniere” o l’“Artigliere Cartoliniere” o il “Dragone Cartoliniere” (appellativi guadagnati sul campo dal suo essere, da anni, “disegnatore ufficiale” e “socio volontario” dell’ Associazione “Amici del Museo Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706”, con tanto di uniforme appartenente ai “Dragoni del Piemonte”: “Disegno cartoline da anni. Le ho scelte come modalità di espressione perché fanno parte di un taccuino di viaggio immaginario, inoltre sono semplici e comprensibili a tutti … Sono delle miniature, piccoli quadri, ma per me diventano disegni volanti. Le prime risalgono al 1980 e sono state realizzate per la mia fidanzata di allora, diventata mia sposa. Avevo promessi di scriverle tutti i giorni! Ma io non sono uno scrittore”. Cartoline amorose, dunque, al posto di lettere. Ma altrettanto ben gradite. Se il fidanzamento s’è poi trasformato in matrimonio! “Cartoline” che alcuni critici hanno anche voluto (un po’ forzatamente) accostare alla “Mail Art” (“Arte Postale”) degli Anni ’50 – ’60, inventata a New York da artisti e da movimenti d’avanguardia, come Roy Johnson e il movimento “Fluxus” le cui radici affondano nei primi sussulti di “Futurismo” e “Dadaismo”. Chissà? Forse! Certo è che, come giustamente ha scritto Antonio Musiari, curatore di una recente mostra di Mascia, l’arte del “Cartoliniere” poggia su basi e “costrutti” d’arte e di vita assolutamente singolari, così da “ritenere più giusto che egli disegni le sue ‘cartoline’ per un naturale processo di conoscenza del mondo attuato secondo una personale visione”.
Nell’esposizione albese sono raccolte tutte le cartoline realizzate per l’evento con il corredo di un apposito “annullo postale” ideato per l’occasione, mentre la mostra è annunciata da una originale “cartolina invito” e da un “manifesto” appositamente disegnati e realizzati per l’occasione. Evento clou: sabato 20 giugno, dalle 14 alle 20, il pubblico sarà accolto da una vera e propria “postazione da campo” organizzata da “Poste Italiane”, all’interno della quale si svolgeranno le procedure ufficiali di annullo con il timbro della mostra sulle cartoline invito.
Gianni Milani
“Il Cartoliniere all’Alba tra Santi e Fanti”
Galleria “Corso Torino 18”, Alba (Cuneo); tel. 0173/045808 o www.corsotorino18.it
Fino al 20 giugno; orari dal lun. al ven. 8/20, sab. su appuntamento
Nelle foto: Antonio Mascia “Sposi”, 2026; Cartolina invito; “Rossolanciano”, 2026

Nella chiesa di San Dalmazzo, domenica 14 giugno alle ore 18, le immagini del cinema diventano suono, racconto e immaginazione nel concerto “Soundtrack Memories”, con cui l’Open Sax Quartet debutta a Torino proponendo un viaggio coinvolgente tra le più celebri colonne sonore del cinema. L’appuntamento, che fa parte della stagione dell’Accademia Stefano Tempia, vede impegnato il quartetto formato da Giuseppe Canone, sax soprano, Giacomo Dipalma, sax contralto, Mario Micello, sax tenore, e Matteo Oltolini, sax baritono. L’ensemble affronterà un repertorio che attraversa universi musicali differenti, dal jazz allo swing, dal tango contemporaneo alla musica per il grande schermo, valorizzando la ricchezza e la versatilità timbrica del quartetto di sassofoni.
Il programma riunisce pagine firmate da compositori che hanno segnato l’immaginario cinematografico del Novecento e non solo, da Ennio Morricone a Henri Mancini, da Lalo Schifrin a Glenn Miller, fino alle atmosfere di Astor Piazzolla.
Le musiche, nate per accompagnare le immagini, vengono qui restituite in una dimensione concertistica che ne mette in evidenza la forza evocativa e narrativa.
Accanto ai titoli più celebri, come ‘ Mission impossible’, ‘Nuovo Cinema Paradiso’, ‘Moon River’ e ‘ The Pink Panther’ trovano spazio brani meno noti rielaborati in arrangiamenti originali per quartetto di sassofoni.
Si tratta di un concerto coinvolgente e accessibile che valorizza la ricchezza timbrica dell’ensemble, restituendo alla musica per il cinema tutta la sua forza narrativa, anche lontano dallo schermo.
L’Open Sax Quartet rappresenta il luogo di incontro musicale tra tre generazioni di musicisti che, grazie alla loro passione per il saxofono e a quella del suonare insieme, hanno dato vita a molti e diversi programmi musicali, capaci di spaziare dal repertorio classico allo swing, alle colonne sonore. Il nome del quartetto prende spunto dall’apertura che i suoi componenti hanno verso generi musicali diversi.
Una giornata di studio alla Palazzina di Caccia di Stupinigi celebra il tricentenario della nascita del sovrano
L’Accademia delle Scienze di Torino e l’Accademia di Agricoltura celebrano con un convegno il trecentesimo anniversario della nascita di Vittorio Amedeo III (1726–1796). Fu proprio Vittorio Amedeo III a concedere, nel 1783, le lettere patenti di fondazione della Reale Accademia delle Scienze e a favorire il clima che avrebbe portato, il 24 maggio 1785, alla nascita della Società Agraria, poi divenuta Accademia di Agricoltura. La vita culturale, scientifica e politica del secondo Settecento in Piemonte sarà al centro di una giornata di studio, lunedì 15 giugno 2026, a partire dalle ore 9:30, presso il Salone juvarriano della Palazzina di Caccia di Stupinigi, con ingresso libero e gratuito.
L’evento propone un percorso a più voci attraverso una delle stagioni più vivaci della storia subalpina: dalle origini dell’Accademia stessa alle trasformazioni del paesaggio agrario, dai tesori di Palazzo Reale ai rapporti tra il sovrano e Vittorio Alfieri, fino alle relazioni politiche e commerciali tra Piemonte e Liguria. I lavori saranno aperti dai saluti istituzionali di Marta Fusi, Direttrice della Palazzina di Caccia di Stupinigi; Marco Mezzalama, Presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino; Marco Devecchi, Presidente dell’Accademia di Agricoltura; Paola D’Agostino, Direttrice Generale dei Musei Reali di Torino e Giulia Carluccio, Presidente della Fondazione Centro di Studi Alfieriani.
Gli interventi scientifici vedranno la partecipazione di storici, storici dell’arte e studiosi di letteratura provenienti dagli atenei e dalle istituzioni culturali del territorio: Vincenzo Ferrone (Accademia delle Scienze di Torino) affronterà il tema delle origini dell’istituzione accademica nell’età di Vittorio Amedeo III; Paola Bianchi (Università di Torino) esplorerà le dinamiche di sociabilità e le realtà accademiche torinesi nel secondo Settecento; Carlo Tosco (Politecnico di Torino) analizzerà i catasti e il paesaggio agrario dell’epoca; Carla Eugenia Forno (Fondazione Centro di Studi Alfieriani) ricostruirà il complesso rapporto tra Alfieri e i Re di Sardegna; Lorenza Santa (Musei Reali di Torino) presenterà Vittorio Amedeo III al Palazzo Reale; Alessandro Carassale (Accademia di Agricoltura, Presidente CeSVin) e Luca Lo Basso (Università di Genova) chiuderanno con un approfondimento sui rapporti tra Liguria e Piemonte nell’età del sovrano.
La dimensione culturale della giornata sarà arricchita dagli interventi musicali dell’Accademia Corale Stefano Tempia, diretta da Luigi Cociglio con Francesco Cavaliere al pianoforte. Il programma prevede un prologo con musiche di Adriano Banchieri e, a chiusura dei lavori, un concerto con brani della tradizione vocale europea tra Rinascimento e Settecento, da Josquin Desprez a Bach, Mozart, Vivaldi e Haendel.