CULTURA E SPETTACOLI

Teatri storici del Piemonte: il Milanollo di Savigliano

Dedicato alle sorelle Maria e Teresa Milanollo, celebri violiniste saviglianesi, il teatro fu progettato nel 1834 dall’architetto Maurizio Serafino Eula e la sua costruzione, sul sito di una precedente sala per spettacoli, si concluse nel 1836, quando fu portata in scena la rappresentazione dell’opera L’esule di Roma di Gaetano Donizetti.

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La chiesa Maramures

La deliziosa cappella scolpita in legno che  viaggiò dalla Transilvania a Moncalieri.

Costruita nell’omonima regione rumena del Maramures, al confine tra Ungheria e Ucraina, è  un raro gioiello realizzato in legno, uno dei pochi  e preziosi esempi di chiesa ortodossa cristiana del suo genere, in Italia ne esiste solo uno: a Moncalieri. Nessun chiodo, solamente incastri, hanno tramutato questo edificio in una struttura portatile e, a parte la Romania, dove questi luoghi di culto costruiti perlopiù tra il XVII e il XVIII secolo sono inseriti nella lista del Patrimonio Unesco, nel mondo se ne contano solo altri 5: in Venezuela, Cipro, Svizzera, Francia e Svizzera.

Arrivata nella cittadina piemontese pezzo per pezzo e ricostruita come si farebbe con i moderni Lego, la speciale tecnica con cui è stata costruita è statasviluppata in conseguenza ad una regola emanata dalla Corona Ungherese che proibiva l’edificazione delle chiese in pietra, ma probabilmente anche per la necessità di far sparire gli edifici  di culto cristiani a causa delle persecuzioni religiose.

Dedicata ai Quaranta Martiri di Sebaste e inaugurata nel 2016, la chiesa Maramures  è a pianta rettangolare e affaccia sul sagrato esterno attraverso un sistema di portici che creano una “C”. La casa parrocchiale ospita l’appartamento del sacerdote, una sala polivalente e una foresteria, l’edificio è circondato da un bel giardino curato e piante di rose.

Arrivando a via Papa Giovanni XXIII a Moncalieri si nota subito il suo bel campanile alto 25 metri, il colore caldo  del legno, la forma tipica di queste impiantiarchitetturali vernacolari che utilizzano i materiali tipici secondo le tradizioni del luogo, in questo caso la Transilvania. Entrando dal cancello è naturale ammirare l’imponente portale ricco di intarsi, le arcate e le catene create da un pezzo unico di legno. L’interno invece, meno lavorato rispetto all’esterno, è delicatamente decorato con icone e immagini sacre su un fondo bianco e incorniciate dalle travi lignee.

Visitando questo luogo sacro si avrà la sensazione di fare un viaggio temporale, ci si sentirà in un’altra dimensione geografica, immersi in tradizioni etno-religiose diverse dalle nostre ma perfettamente integrate nel territorio.

MARIA LA BARBERA

Malescorto: il mondo in Valle Vigezzo

C’è un qualcosa di simbolico nel vedere il cinema internazionale adagiarsi tra le montagne di un piccolo borgo alpino coronato dai boschi, tra oratori barocchi, fontane, antichi cortili e tetti in piode consumati dal sole e dalla neve.

Il micro e il macro rivelano la loro necessaria interconnessione.

Malesco, nel cuore della Valle Vigezzo, questo accade da oltre un quarto di secolo grazie a Malescorto, il Festival Internazionale dei Cortometraggi che dal 20 al 26 luglio 2026 tornerà a vivificare il Cinema Comunale con una nuova edizione destinata a segnare un record.

Nato nel 1999, Malescorto è riuscito negli anni a costruirsi una reputazione che va ben oltre i confini della Val d’Ossola.

Oggi rappresenta una delle manifestazioni dedicate al cortometraggio più longeve e riconosciute del Piemonte, capace di coniugare una forte identità territoriale con una vocazione sempre più internazionale.
Dal 2017 la direzione artistica è affidata a Paolo Ramoni, che sta accompagnando il festival in una fase di crescita e rinnovamento.

I numeri dell’edizione 2026 raccontano con chiarezza questa evoluzione: sono stati valutati ben 9.225 film provenienti da 98 Paesi dei cinque continenti, con un incremento del 54% rispetto all’anno precedente.
Un risultato a garanzia dell’interesse crescente del mondo del cinema breve verso una manifestazione che, pur mantenendo le estensioni intime di un festival di montagna, riesce a calamitare produzioni e autori da ogni parte del pianeta.

Il contesto in cui nasce tutto questo non è solo un complemento.
Malesco, insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, si trova a 761 metri di quota e rappresenta una delle porte d’accesso alla Valle Loana e al Parco Nazionale della Val Grande, la più vasta area wilderness d’Italia.
Incastonato nella “Valle dei Pittori”, così chiamata per la tradizione artistica che nei secoli ha caratterizzato il territorio, Malesco fa del proprio paesaggio alpino, del patrimonio culturale e della dimensione comunitaria una delle pietre angolari dell’esperienza del festival.

Non passano infatti inosservate, all’orizzonte che si apre dalla sede del festival di Malescorto, le rocce del monte Gridone (o Limidario), che si stagliano monumentali come le forme assopite di un titano millenario, incendiate al tramonto da riverberi cremisi e aranciati e la sera velate dai vapori.
Poco distanti i vicoli stretti del borgo, lastricati in pietra, si insinuano tra case costruite da generazioni di montanari, scalpellini, emigranti e artigiani, seguendo geometrie che affondano i propri rizomi nei secoli.

Un passato in cui l’andatura lenta delle lavandaie dirette al vecchio lavatoio, tutt’oggi visitabile, cadenzava le giornate, il ritorno degli spazzacamini dalle migrazioni stagionali suscitava lacrime di gioia e il rumore degli scalpelli che lavoravano la pietra ollare estratta dalle montagne vicine era ormai un rumore bianco per gli abitanti.

A due passi dal festival vi è infatti anche l’Ecomuseo regionale, istituito nel 2007, e denominato della pietra ollare e degli scalpellini proprio per celebrare l’importanza di questo materiale presente sul territorio.
È nato per raccontare e mettere in luce il patrimonio materiale e immateriale del luogo, sviluppandosi tra il borgo di Malesco e le frazioni di Finero e Zornasco.

In parallelo al concorso internazionale, Malescorto continua a investire nella formazione e nella valorizzazione dei talenti emergenti.

La novità più significativa di questa edizione è rappresentata da Short Italy Under 35, nuovo Spin-Off dedicato alle opere cinematografiche di giovani registi italiani.

Il progetto, sostenuto dal Ministero della Cultura e da SIAE dell’ambito del programma Per Chi Crea, prevede una giornata interamente dedicata agli autori under 35.

Domenica 26 luglio saranno presentati quattro cortometraggi selezionati, accompagnati da incontri con i registi e momenti di confronto con professionisti del settore audiovisivo.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di creare nuove prospettive per le giovani generazioni e irrobustire il ruolo del festival come luogo di incontro tra creatività emergente e industria cinematografica.

Il legame con il cinema piemontese è già evidente.
Un esempio significativo è rappresentato da Domenica sera di Matteo Tortone, film ambientato nella periferia torinese e sostenuto da Film Commission Torino Piemonte, che nel 2025 è stato selezionato a Malescorto prima di conquistare il David di Donatello come miglior cortometraggio e intraprendere il percorso di qualificazione verso gli Academy Awards.

Una storia che testimonia la capacità del festival di intercettare opere destinate a ottenere importanti riconoscimenti nazionali e internazionali.

Anche per il 2026 l’organizzazione sta lavorando per consolidare il dialogo con il sistema audiovisivo piemontese, favorendo occasioni di incontro tra autori, produttori, istituzioni e pubblico.
In questo senso Malescorto non è soltanto una rassegna cinematografica, ma una vera infrastruttura culturale capace di mettere in relazione un territorio alpino con le dinamiche del cinema contemporaneo.

La 26ª edizione si aprirà il 20 luglio con la tradizionale cerimonia inaugurale e una versione speciale di Malescorto Surprise, mentre il 25 luglio sarà la volta della premiazione e della proiezione dei film vincitori.

Per una settimana, il piccolo borgo della Valle Vigezzo diventerà così un punto di incontro tra culture, linguaggi e sensibilità provenienti da tutto il mondo.

Il nerbo di Malescorto, lo avrete capito ormai, sta infatti qui: sublimare la dimensione locale in una risorsa e non in un limite.
La storia che racconta è diversa rispetto a quella dei centri urbani: ne preserva la qualità, anticipandone spesso i contenuti, calandosi in un’atmosfera che ne amplifica le suggestioni e il fascino.

Credits: Foto di Riccardo Rapini

“Parco Dora Live 2026” Teatro, comicità, grande Musica

E Stand-Up Comedy: il mese di giugno si chiude col “botto”

23 / 27/ 30 giugno

Dalla comicità “extra-large” dei nostri “Marco e Mauro” fino alla “stand-up comedy più rosa che c’è” (com’é stata definita) di Barbara Foria, passando per il multiforme “Variety for Friends”, il “format” che porta in scena in una sola serata grande musica, illusionismo, comicità e recitazione: sarà davvero un gran finale quello in programma per la chiusura di giugno del Festival “Parco Dora Live 2026”, organizzato dal “Parco Commerciale Dora” in collaborazione con lo storico cabaret torinese “CAB 41” e la direzione artistica di Lara Martinetto.

“A Santhià non si vede un Kansas” (già il titolo ci fa “scompisciare”!) è la commedia brillante tesa a celebrare i loro trent’anni di carriera e ambientata in un improbabile “Far West piemontese” (dove la nebbia fitta impedisce la visuale) portata in scena alla “galleria commerciale” di via Livorno 59, a Torino, dai nostri super amati Marco Amerio e Mauro Mangone, in arte semplicemente Marco e Mauro. L’appuntamento è per  martedì 23 giugnoalle 21,30. Un’ora e mezza di risate in cui i due attori mescolano personaggi, situazioni paradossali, satira di costume, dialetto e riferimenti alla storia e ai miti del Piemonte. Il loro è un ritratto divertente e autoironico della regione e dei suoi abitanti. “Perché – dicono – qui non c’è polvere, tutt’al più risaie. Non ci sono saloon, al limite le piole. E i nostri pistoleri sparano più stupidaggini che pallottole”. Spettacolo da non perdere e portatevi tanti fazzoletti perché ci sarà da piangere “fiumi di risate”. Nel loro ironico intercalare, non mancherà neppure la loro celebre esclamazione, ormai divenuta marchio di fabbrica, “Giudabastard”, tormentone – spesso accompagnato dal classico gesto della mano sulla fronte – che i due usano fin dai tempi del programma televisivo “La sai l’ultima?” per sottolineare battute, colpi di scena o situazioni paradossali nei loro “sketch”.

Sabato 27 giugnoalle 21,30, sarà un “sabato speciale” con il ritorno a “Parco Dora” del multiforme (musica, illusionismo, recitazione) “Variety for Friends”. Sul palco, la “Filarmonica Bosconerese”, orchestra composta da ben cinquanta orchestrali diretta dal Maestro Giorgio Bolognese (che dirigerà alcune delle sue composizioni, tutte assolutamente originali), si alternerà con l’illusionismo di Luca Bono, la comicità di Diego Casale, la verve comunicativa di Francesco Bozza e la creatività dell’attrice Tita Giunta, che porta in scena un monologo intenso, di quelli regalati al pubblico per un’intensa riflessione. E non mancheranno momenti di fascinosa magia, grazie alla partecipazione speciale di Luca Bono, classe 1992 (da Pino Torinese) considerato dai media tra gli illusionisti più interessanti della sua generazione. Il suo primo importante riconoscimento lo ottiene infatti a soli 17 anni con la vittoria al “Campionato Italiano di Magia”; due anni dopo si aggiudica il “Mandrake d’Or”-riconosciuto come l’“Oscar dell’illusionismo”- e da allora conquista programmi tv e palcoscenici italiani ed esteri, prendendo parte a numerosi spettacoli, anche in compagnia di Arturo Brachetti.

E per chiudere, martedì 30 giugno (ore 21,30), gran finale con “gran botto” – per una ripartenza altrettanto frizzante già programmata per il mese di luglio – nientepopodimeno che con la napoletana, bravissima e spumeggiante (una laurea in “Giurisprudenza” nel cassetto) Barbara Foria che torna a grande richiesta a “Parco Dora Live” presentando il suo one woman show “Euforia! Questione di Euforia”, dove l’attrice presenta un’esilarante satira sociale su tutti i più comuni “stereotipi” femminili in un monologo che vede la regia di Claudio Insegno e la collaborazione di Stefano Vigilante e Manuela D’Angelo“Un mirabolante viaggio scanzonato quello della Foria – si è scritto – nel mondo della donna moderna, al tempo dei social, di whatsapp, dell’amore sempre più virtuale e sempre meno reale”. In scena, Barbara è una donna alle prese con il corpo che cambia e il metabolismo che va in blocco come le caldaie, e “mai – scherza – che all’occorrenza, si vedesse un idraulico bravo capace di sbloccare la situazione”. Quale la sua tesi? Molto semplice. La vita va vissuta con ironia, gioia e tanta tanta “Euforia”. “Anche quando si diventa grandi. Anche quando da ‘sesso droga and rock and roll’ si passa a Netflix, tachipirina e canti gregoriani. Quale sarebbe il problema? Che ci chiamano milf? In realtà ‘Milf’ è l’acronimo di ‘Mo’ Inizia La Felicità’. Per noi che abbiamo finalmente capito che al cuor non si comanda. Che l’amore fa male, specialmente quando se ne fa troppo poco. Che certi fidanzati sono come le magliette di Zara: all’inizio ci esci, alla fine ci vai solo a dormire. Ma per sentirsi più leggeri non serve volare: a volte basta sorvolare. Perché la perfezione non esiste, ma certi difetti possono essere meravigliosi. E allora viva le debolezze, le pecche, le imperfezioni che ci rendono vere, uniche e straordinariamente normali”. Grandissima, Barbara!

Per info: www.parcocommercialedora.it

G.m.

Nelle foto: Marco e Mauro; La “Filarmonica Bosconerese” e Luca Bono; Barbara Foria

Libri e arte alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

La precettoria di Sant’Antonio di Ranverso apre i suoi spazi a libri, storie e arte, con una giornata che intreccia letteratura e patrimonio culturale.

Domenica 21 giugno torna l’iniziativa “Libri e arte a Ranverso” , iniziativa organizzata dalla Pro Loco di Buttigliera Alta che, per tutta la giornata, animerà gli spazi esterni del complesso monumentale con stand editoriali, presentazioni di libri e attività  per il pubblico.

Giunta alla su terza edizione, la manifestazione trasformerà  il sagrato e le aree esterne della precettore in un luogo d’incontro tra autori, lettori e appassionati d’arte. Dalle ore 10 alle 18 si susseguiranno presentazioni di volumi e dialoghi con  gli scrittori , accanto a un laboratorio di legatoria a stampa a cura di Francesca De Leo, restauratrice di libri antichi.

In occasione dell’iniziativa, la Precettoria proporrà inoltre due visite tematiche speciali, alle 11 e alle15 , dedicate a Giacomo Jacquerio, il grande maestro del gotico internazionale piemontese che proprio a Ranverso ha lasciato alcune delle sue opere più  significative.

“ Viva Jaquerio!” accompagnerà i visitatori alla scoperta della vita, del lavoro e della bottega dell’artista, consentendo di approfondire la figura di uno dei maggiori protagonisti della pittura tardogotica in Piemonte e il legame profondo che unisce il suo nome alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, custode del suo più celebre capolavoro.

Il programma verrà completato, alle17, da un progetto ideato da Borgatta’s Factory, dal titolo “Homo Viator. Racconti di viaggio e viaggiatori” che, attraverso musica e narrazione, ripercorre storie di pellegrini, viandanti e uomini in cammino. Il secondo appuntamento,  dal titolo “Parole e note sotto le stelle” accompagnerà il pubblico in un viaggio tra racconti e suggestioni musicali ispirati ai temi della ricerca, dell’incontro, del viaggio, nel segno di quell’anelito universale che, da sempre, spinge l’uomo a mettersi in cammino.

Quota di partecipazione 3 euro.

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, Località di Sant’Antonio di Ranverso,   Buttigliera Alta.

Domenica 21 giugno. Ore 11 e ore 15.

Viva Jacquerio.

Costo della visita 5 euro oltre al prezzo del biglietto d’ingresso, intero 5, ridotto 4 euro.

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì

Info e prenotazioni dal mercoledì alla domenica

Tel 0116200603

Ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

MM

Vortice di colori su giallo

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CALEIDOSCOPIO ROCK USA ANNI ’60

La “UNI Records” nacque nel 1966, fondata da Music Corporation of America (MCA) come nuova etichetta dedicata principalmente alla musica rock e psichedelica, sotto il nome esteso di “Universal City Records”, per il fatto che la sede centrale della MCA si trovava nell’area “Universal City”, in San Fernando Valley, contea di Los Angeles, California. Il logo era semplicemente l’abbreviazione UNI, da ciò la denominazione corrente “UNI Records”, dunque l‘etichetta veniva solitamente chiamata UNI Records. Dal 1967 svettò in pieno splendore con Russ Regan, assunto per il reparto promozionale della UNI, poi rapidamente salito alla carica di direttore generale dell’etichetta. Nel 1972 la MCA volle fondare una “major” con il proprio nome e riunì gli artisti della Decca/Coral, della Kapp e della UNI nella nuova etichetta MCA. Si segnala che la UNI spaziava da rock psichedelico a jazz, soul, country. Tra gli artisti celebri notiamo Neil Diamond, Elton John e Bill Cosby. Russ Regan scoprì il “garage group” Strawberry Alarm Clock, cui si aggiunsero tra gli altri The Druids of Stonehenge, Alexander’s Timeless Bloozband e American Blues. Regan divenne poi presidente di “20th Century Records” e passò anche a “PolyGram”. Nel biennio 1988-89 la UNI riprese brevemente il logo completo “UNI Records”, ma nel 1990 risultava già riassorbita da MCA. Nel 2003 “Geffen Records” assorbì MCA e tuttora gestisce i cataloghi UNI. Si elencano qui i soli 45 giri “UNI [Records]” di garage rock, psych rock e acid rock tra 1967 e 1970:

– THE DAILY FLASH “The French Girl [I-II]” (55001) [1967];

– THE RAINY DAZE “That Acapulco Gold / In My Mind Lives A Forest” (55002) [1967];

– THE FACTORY “Smile, Let Your Life Begin / When I Was An Apple” (55005) [1967];

– HAMILTON WALKER “Graveyard Shift / You Must Be The One” (55010) [1967];

– THE RAINY DAZE “Good Morning, Mr. Smith / Discount City” (55011) [1967];

– THE BOENZEE CRYQUE “Still In Love With You Baby / Sky Gone Gray” (55012) [1967];

– STRAWBERRY ALARM CLOCK “Incense And Peppermints / The Birdman Of Alkatrash” (55018) [1967];

– THE DRUIDS OF STONEHENGE “A Garden Where Nothing Grows / Painted Woman” (55021) [1967];

– THE BOENZEE CRYQUE “Watch The Time / You Won’t Believe It’s True” (55022) [1967];

– EMIL RICHARDS AND THE FACTORY “No Place I’d Rather Be / Do Biddely” (55027) [1967];

– PATRICK AND PAUL “Love Country / Big City Blues” (55030) [1967];

– THE LOOKING GLASS “Virginia Day’s Ragtime Memories / What Am I Doing Cryin’?” (55034) [1967];

– THE SONICS “Anyway The Wind Blues / Lost Love” (55039) [1967];

– THE VISIONS “Small Town Commotion / Keepin’ Your Eyes On The Sun” (55042) [1967];

– STRAWBERRY ALARM CLOCK “Tomorrow / Birds In My Tree” (55046) [1967/68];

– THE YELLOW PAYGES “Our Time Is Running Out / Sweet Sunrise” (55043) [1968];

– ALEXANDER’S TIMELESS BLOOZBAND “Love So Strong (Guitar Song) / Horn Song” (55044) [1968];

– THE LOLLIPOP SHOPPE “You Must Be A Witch / Don’t Close The Door” (55050) [1968];

– MICHAEL PROCYSZYN “Me And Little Mary-O [I-II]” (55054) [1968];

– STRAWBERRY ALARM CLOCK “Sit With The Guru / Pretty Song From Psych-Out” (55055) [1968];

– THE HOOK “Son Of Fantasy / Plug Your Head In” (55057) [1968];

– FEVER TREE “San Francisco Girls (Return Of The Native) / Come With Me (Rainsong)” (55060) [1968];

– THE YELLOW PAYGES “Judge Carter / Childhood Friends” (55072) [1968];

– STRAWBERRY ALARM CLOCK “Barefoot In Baltimore / An Angry Young Man” (55076) [1968];

– THE PLEASURE FAIR “(I’m Gonna Have To) Let You Go / Today” (55078) [1968];

– MICHAEL PROCYSZYN “The World Went Around And Around / Charlie’s Rainbow” (55079) [1968];

– MARS BONFIRE “Ride With Me Baby / Tenderness” (55081) [1968];

– FUTURE “The Shape Of Things To Come / 52%” (55082) [1968];

– ORANGE COLORED SKY “Orange Colored Sky / The Shadow Of Summer” (55088) [1968];

– THE YELLOW PAYGES “Crowd Pleaser / You’re Just What I Was Looking For Today” (55089) [1968];

– STRAWBERRY ALARM CLOCK “Sea Shell / Paxton’s Back Street Carnival” (55093) [1968];

– FEVER TREE “What Time Did You Say It Is In Salt Lake City? / Where Do You Go?” (55095) [1968];

– MICHAEL J. JAMES “She Needs The Same Things I Need / Thinking To Myself” (55096) [1968];

– THE FUN AND GAMES “The Grooviest Girl in The World / It Must Have Been The Wind” (55098) [1968];

– THE YELLOW PAYGES “The Two Of Us / Never Put Away My Love For You” (55107) [1968];

– GIANT CRAB “Hi Ho Silver Lining / Hot Line Conversation” (55094) [1969];

– GIANT CRAB “Believe Or Not / Lydia Purple” (55103) [1969];

– EAST SIDE KIDS “Is My Love Strong / Taking The Time” (55105) [1969];

– FIELDS “Bide My Time / Take You Home” (55106) [1969];

– STRAWBERRY ALARM CLOCK “Miss Attraction / (You Put Me On) Stand By” (55113) [1969];

– STRAWBERRY ALARM CLOCK “Good Morning Starshine / Me And The Township” (55125) [1969];

– GIANT CRAB “Cool It / Intensify My Soul” (55134) [1969];

– FEVER TREE “Love Makes The Sun Rise / Filigree And Shadow” (55146) [1969];

– THE YELLOW PAYGES “Vanilla On My Mind / Would You Mind If I Loved You” (55153) [1969];

– SMOKE “Choose It [I-II]” (55154) [1969];

– GIANT CRAB “E.S.P. / Hot Line Conversation” (55155) [1969];

– SUNDAE FUNNIES “Baby, I Could Be So Good At Loving You / See Things My Way” (55157) [1969];

– STRAWBERRY ALARM CLOCK “Desireé / Changes” (55158) [1969];

– CHARITY “Never Change Your Mind / I Still Love You” (55159) [1969];

– THE GREAT LOVE TRIP “Noah / Why Can’t We Be” (55163) [1969];

– FEVER TREE “Clancy / The Sun Also Rises” (55172) [1969];

– THE YELLOW PAYGES “Slow Down / Frisco Annie” (55176) [1969];

– STRAWBERRY ALARM CLOCK “Starting Out The Day / Small Package” (55185) [1969];

– STRAWBERRY ALARM CLOCK “I Climbed The Mountain / Three” (55190) [1969];

– THE YELLOW PAYGES “Follow The Bouncing Ball / Little Woman” (55192) [1969];

– FEVER TREE “Catcher In The Rye / What Time Did You Say It Is In Salt Lake City?” (55202) [1970];

– THE YELLOW PAYGES “I’m A Man / Home Again” (55225) [1970];

– FEVER TREE “I Am / Grand Candy Young Sweet” (55228) [1970];

– DAYBREAK “I Could Have Heard The Crying / Good Morning Freedom” (55234) [1970].

Gian Marchisio

I Signori del Piemonte. Ritratti e memorie di una grande dinastia europea

Palazzo Lascaris, dal 18 giugno al 20 luglio prossimo, in occasione delle celebrazioni per la Festa del Piemonte, ospita una mostra sui Savoia dal titolo “I Signori del Piemonte. Ritratti e memorie di una grande dinastia europea”.

L’esposizione prende spunto da 24 dipinti originali provenienti dalla collezione di Marco Albera, comprendente ritratti di duchi, principi e re della casata Savoia che hanno regnato sul territorio piemontese per nove secoli.

“Con questa mostra – ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco – diamo il via ai numerosi appuntamenti legati alla festa del Piemonte, che,  come ogni anno, celebriamo il 19 luglio. Si tratta  di cinquanta incontri  che coinvolgeranno tutto il territorio regionale delle otto province del Piemonte, da oggi fino a fine ottobre, una iniziativa che speriamo di allargare sempre più nei prossimi anni.

Sul tema della mostra il Presidente Nicco ha voluto rimarcare la grande collaborazione avuta con Marco Albera per il prestito dei dipinti che ne costituiscono il cuore. All’inaugurazione erano presenti la moglie e i figli del collezionista.

La galleria dei ritratti dei Savoia parte da Emanuele Filiberto detto “Testa di ferro”, colui che trasformò Torino in una capitale, spostando la sede del  suo ducato da Chambery nel 1563.

I dipinti risalgono per la maggior parte al periodo tra la seconda metà del Cinquecento e la fine dell’Ottocento,  non mancano le due Madame Reali che ressero il regno al posto dei figli minorenni e il piccolo Francesco Giacinto che visse soltanto sei anni tra il 1632 e il 1638.

Tra gli altri sono da segnalare il ritratto di Carlo Emanuele III realizzato dalla pittrice Maria Giovanna Clementi detta “La Clementina” e  i dodici ritratti della famiglia di Vittorio Amedeo III, dipinti da Carlo Sarmetti alla fine del Settecento.

Le riproduzioni delle mappe degli Stati sabaudi di Terraferma illustrano i possedimenti della casata subalpina, che arrivarono a comprendere anche la Liguria e la Sardegna.

All’interno di una teca è  conservato il volume “Famiglie celebri italiane”, preziosa raccolta sulla storia di 150 famiglie italiane, opera di Pompeo Litta Biumi (1781-1852), pubblicata a dispense tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

La mostra e il catalogo sono stati curati da Giorgio Enrico Cavallo e realizzati dal Consiglio regionale del Piemonte in collaborazione con il Centro Studi Piemontesi. Il curatore Cavallo, durante l’inaugurazione, ha ricordato l’importanza della dinastia Savoia per la storia del Piemonte e le principali vicissitudini che l’hanno portata Cavalloicare l’Italia nel 1861.
MM
Gustavo Mola di Nomaglio e Albina Malerba, rispettivamente vicepresidente e direttore del Centro Studi Piemontese, hanno sottolineato la necessità storica di conoscere sempre meglio le vicende di casa Savoia.

La mostra intitolata “I Signori del Piemonte” rimarrà aperta  al pubblico in via Alfieri 15 a Torino

dal 18 giugno al 20 luglio prossimo, nelle tre sale della galleria Carla Spagnuolo , dal lunedì al venerdì  dalle 9 alle 17. Ingresso gratuito e catalogo in omaggio.

Mara Martellotta

Torna “La Notte delle Stelle”: il 4 luglio Rivoli riaccende lo show più atteso

Dopo il grande successo della prima edizione e la nascita della Via delle Stelle, sabato 4 luglio 2026 torna nel suggestivo Piazzale Mafalda di Savoia, ai piedi del Castello di Rivoli, “La Notte delle Stelle”, l’evento gratuito che unisce spettacolo, musica, comicità e solidarietà in una serata pensata per tutta la città.

L’appuntamento è fissato per le ore 21.15, con un pre-show che avrà inizio alle ore 20.30. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

A guidare il pubblico saranno ancora una volta l’energia travolgente di Juliana Moreira e il talento camaleontico di Claudio Lauretta, coppia ormai simbolo dell’evento, pronta a regalare ritmo, emozioni e divertimento nel corso della serata.

Sul palco saliranno ospiti amatissimi dal grande pubblico: il mago della comicità e dell’illusionismo Raul Cremona, i cantanti LDA e AKA7even, il trasformista e imitatore Alessandro Mezzancella, l’inviata de Le Iene Veronica Ruggeri, il duo social Dada e Marcolino, il content creator Lorenz Simonetti e Diego Casale. Un cast eterogeneo, capace di alternare musica, comicità e intrattenimento e di coinvolgere pubblici di tutte le età.

Anche quest’anno sarà presente Radio 105, con la musica di DJ Roby Giordana, il vocalist Dario Micolani e i gadget ufficiali dell’emittente, pronti ad animare la piazza e a far cantare il pubblico.

La serata sarà anticipata da un grande pre-show che prenderà il via un’ora prima dell’inizio ufficiale dell’evento. Sul palco si alterneranno Simone Bernini e la sua band, introdotti da Edoardo Mecca, insieme a Shinhai Ventura e alla mamma, per un momento di intrattenimento dedicato al pubblico già presente in piazza.

“La Notte delle Stelle” conferma anche per il 2026 la sua anima solidale. L’intero evento sarà infatti dedicato a sostenere l’associazione Insuperabili, realtà che ogni giorno promuove sport, inclusione e opportunità per ragazzi con disabilità attraverso i valori del calcio e della condivisione.

Dopo la nascita, lo scorso anno, della “Via delle Stelle” – il percorso simbolico inaugurato con le prime mattonelle firmate dagli ospiti dell’evento – anche questa edizione proseguirà il progetto destinato a crescere nel tempo e a diventare un segno distintivo della città. Nuove firme andranno ad arricchire questa speciale Walk of Fame rivolese, un modo per celebrare il talento e costruire, anno dopo anno, una memoria condivisa fatta di arte, spettacolo e legami con il territorio.

«La Notte delle Stelle torna dopo il grande successo della prima edizione e si inserisce in un percorso che sta rendendo Rivoli una città sempre più viva, attrattiva e capace di offrire occasioni di qualità a cittadini e visitatori. Dopo settimane intense di cultura e partecipazione con Sguardi Live, questo appuntamento rappresenta un nuovo momento di incontro e condivisione per tutta la comunità. – afferma il Sindaco Alessandro Errigo – La partecipazione straordinaria dello scorso anno ci ha confermato che stiamo andando nella direzione giusta. E la Via delle Stelle, destinata ad arricchirsi nel tempo, è il simbolo concreto di questo percorso: un modo per valorizzare il talento, custodire la memoria di grandi ospiti e rafforzare l’identità culturale della nostra città.
Il 4 luglio siamo certi che il pubblico saprà regalarci lo stesso entusiasmo che ha reso speciale la prima edizione. Vi aspettiamo.»

“Un grande spettacolo di intrattenimento che lascia spazio anche a tematiche inclusive/sociali e che conferma la collaborazione con i Soci del nostro Consorzio. – sottolinea Simona Pravato, direttrice di TurismOvest – La prestigiosa location aggiunge fascino e opportunità di visita al Castello e alla parte storica della città.”

«Siamo estremamente felici di riportare a Rivoli un evento che lo scorso anno ha regalato emozioni straordinarie a migliaia di persone.» – spiegano gli organizzatori di Ferrafilm – «La Notte delle Stelle è molto più di uno spettacolo: è un’occasione per riunire la città, vivere insieme una serata unica e sostenere una causa importante. Anche quest’anno abbiamo lavorato per costruire un appuntamento capace di sorprendere il pubblico e siamo certi che Rivoli saprà rispondere con lo stesso entusiasmo che ha reso speciale la prima edizione.

La Notte delle Stelle sta crescendo insieme alla città: vogliamo che diventi un appuntamento fisso dell’estate, capace di lasciare ogni anno un ricordo, un’emozione e un segno concreto attraverso la Via delle Stelle. Rivoli ha dimostrato di amare questo evento e noi siamo pronti a stupirla ancora».

L’evento è organizzato dalla Città di Rivoli, con TurismOvest e Ferrafilm.
Per info comune.rivoli.to.it/nottedellestelle2026

La pelle delle cicale

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BRANDELLI  Postille di troppo su artisti contemporanei

di Riccardo Rapini

Nella Terra d’Otranto, quel Sud del Sud dei Santi evocato da Carmelo Bene, il sole pare illuminare le superfici fino a bruciarle e ogni cosa sembra vivere nella misura in cui resiste, scoperta, a un’esposizione continua.

Proprio in questo spazio attraversato da nuvole dense che proiettano ombre immense sui campi, in quelle campagne segnate dalle pietre chiare di muretti costruiti a secco e da ulivi antropomorfi scavati dai venti, si radica l’origine elettiva di Livia Chiffi, che a quella terra non appartiene per nascita bensì per una sorta di eterno ritorno psicologico all’infanzia.
Si tratta di una frequentazione insistita che si ripete ogni anno, quando i genitori, insegnanti, sospendono il tempo ordinario e lo spostano da giugno a settembre in Puglia, votando quel luogo a una dimensione salda, interiorizzata e ineludibile.

Incontro Livia a primavera nel suo studio, in via Capriolo nella zona occidentale di Torino, studio che non assomiglia apparentemente a un atelier tradizionale né a un laboratorio di design rigidamente organizzato, ma piuttosto a una stanza d’artigiana che oscilla tra la sartoria, la costumistica e la scenografia.

Su un grande tavolo che ci divide sono stratificati tessuti color crema, rosa polveroso, avorio e bianco, piegati in pile che ricordano corredi conservati per decenni negli armadi delle case del Sud.

Mi spiega che li recupera in gran parte in Puglia, presso un anziano e singolare fornitore che commercia vecchi materiali tessili, tra cui sete giapponesi degli anni Settanta, taffetasorganze e stoffe provenienti da corredi inutilizzati.

Attorno a questi cumuli di stoffa compaiono teste di manichino, “maschere” incompiute, fili che pendono come radici aeree e piccoli strumenti di lavoro disseminati qua e là.

Mentre chiacchieriamo, Livia continua a intrecciare tessuti.
Alle sue spalle una scritta ricamata in tessuto e filo che riproduce la frase “forzaliviaaaaa”.

Mi racconta quando da bambina stava con gli amici e cugini scalza sugli alberi e mi viene in mente uno dei santi più conosciuti del Salento, Giuseppe Desa da Copertino, di cui si racconta che restava impigliato tra i rami delle piante durante i suoi voli “a bocca aperta” in cui smarriva il peso di sé stesso.

Livia e gli altri bimbi si chiamavano tra loro fischiando e fantasticavano che i tronchi sui quali si arrampicavano fossero vascelli diretti verso lontani giardini della Grecia in cui poter trovare strane orchidee o laghi profumati con il letto di ambra e corallo.

Mi racconta anche che sotto questa dimensione quasi mitica si deposita un’altra memoria, che s’innerva nello spavento infantile, fatta di animali sbranati da cani o volpi, di storie familiari attraversate da una religiosità non consolatrice ma piuttosto da un giudizio che incombe con l’intransigenza di un’occhiataccia celeste.
Come nel caso della nonna, la cui devozione si intrecciava a narrazioni di purezza e colpa, di pozzi e di acque buie custodi delle spoglie di una bambina cadutavi dentro, alimentando un immaginario in cui sogno e incubo si impastano l’un con l’altro.

All’interno di una famiglia numerosa e compatta, che sostiene ma allo stesso tempo moltiplica gli sguardi e quindi le misure, il corpo di Livia apprende molto presto una forma di adattamento che, non passando attraverso un’elaborazione emotiva rigorosa, declina verso una scissione interiore.

Questo apprendimento trova la sua formalizzazione più netta nel pattinaggio artistico sincronizzato, praticato a Gallarate dai sette ai ventidue anni, dove la dimensione della performance diventa centrale e si chiarisce la necessità di apparire impeccabilecoordinata, perfettamente allineata a un sistema che non ammette cedimenti.
Livia piomba così nell’occhio di bue del proprio inflessibile Super-Io, che trova in questo contesto agonistico la propria sublimazione ideale.

Ed è qui che si struttura quella che lei stessa definirà una “maestria della dissociazione”, ovvero la capacità di sospendere l’esperienza emotiva per garantire l’efficacia del gesto, lasciando le emozioni in una dimensione sommersa mentre il corpo continua a operare in superficie: preciso, replicabile, eseguibile.

Ma ciò che nascondiamo ritorna.

Quando questa pratica si interrompe, nel 2019, la struttura che ha prodotto non si estingue ma si trasferisce.
Consegue una formazione universitaria in comunicazione e lavora a Milano per realtà come Sony e Algida, fino al momento in cui, intorno al 2021, emerge una crepa più evidente, legata al desiderio di smarginare al di fuori del foglio da disegno, inizialmente popolato da figure che richiamano burattini e pose rigide, quasi eco dirette della disciplina del pattinaggio.

Il passaggio avviene allora attraverso un altro linguaggio in seguito a un corso di Storia della moda e del tessuto all’Università Statale di Milano, che introduce Livia a un rapporto diverso con il fare artistico, non più basato sulla costruzione ex novo ma sulla riattivazione di ciò che esiste già.

E qui entrano in gioco i tessuti, spesso deadstock, che diventano la base di una pratica capace di generare dispositivi scenici complessi, bassorilievi tessili da parete, morbide forme antropomorfe, sculture tessili, creature dalle anatomie irregolari, piccole architetture orlate di pizzo e soprattutto i suoi teatrini, nei quali la dimensione della messa in scena resta centrale pur venendo costantemente svuotata dall’interno.

Ciò che il sipario rivela, infatti, non appare mai come una presenza piena, ma come una sua traccia, che si ritrova esposta in quel fragile perimetro.

Le superfici, spesso ornate con perle, merletti e conchiglie, costruiscono una dimensione visiva delicata, quasi domestica, dove predominano le tonalità cipriate, evocando a tratti un mondo ovattato di bambina come di fiaba ottocentesca, in bilico tra metamorfosi, inquietudine e meraviglia melanconica.

E come in una fiaba di Andersen l’atmosfera non produce rassicurazione, perché il lavoro di Livia pare perennemente attraversato da una tensione costante tra esposizione e sottrazione, tra il bisogno di mostrare e l’impossibilità di collimare con ciò che viene mostrato.

In questo contesto, le cosiddette “mute” assumono un ruolo centrale: involucri che testimoniano un passaggio già avvenuto, simili alle spoglie delle cicale che conservano la forma del corpo senza contenerlo più.
Ed è in questa figura che si rende visibile il nesso profondo tra dissociazione e pratica artistica, poiché il corpo, così come accadeva nel pattinaggio, continua a esistere, a funzionare, a presentarsi, ma non coincide più con un’esperienza interna unitaria, diventando qualcosa che può essere costruito, cucito, esposto, ma non pienamente abitato.

La prima personale sarà inaugurata il 24 giugno 2026 a Milano, presso Candy Snake, a cura di Tiziano Tancredi e si intitolerà Mosca Cieca: una finestrella da cui osservare Livia e ciò che in lei ha resistito, fin dall’esposizione continua dell’abbagliante sole della Terra d’Otranto.

 

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Foto: Mattia Giordano