CULTURA E SPETTACOLI

Marina Chiarelli: “Arena Piemonte, salotto culturale”

 “UNA REGIONE CHE HA SCELTO DI STARE AL CENTRO DEL DIBATTITO NAZIONALE SULLA CULTURA, EDITORIA E PRODUZIONE CREATIVA”

«L’Arena Piemonte nasce per essere molto più di uno spazio istituzionale: è il salotto culturale di una Regione che ha scelto di stare al centro del dibattito nazionale sulla cultura, sull’editoria e sulla produzione creativa. Abbiamo voluto costruire un luogo vivo, contemporaneo, capace di raccontare il Piemonte attraverso le sue storie, i suoi territori, il cinema, i libri, le idee e le persone che ogni giorno producono cultura.
Qui il Piemonte si presenta come un sistema culturale unito: dalle montagne ai laghi, dalle colline alle città, dai grandi festival ai piccoli comuni, dalle biblioteche al cinema, fino alle nuove generazioni che rappresentano la vera sfida del futuro. L’Arena Piemonte è il simbolo di una visione politica precisa: investire nella cultura significa investire nello sviluppo, nell’identità e nella competitività dei territori.
Al Salone del Libro portiamo una Regione che non si limita a partecipare, ma che vuole guidare una nuova stagione culturale nazionale, mettendo in rete istituzioni, fondazioni, imprese culturali e comunità locali. Perché oggi la cultura non è più un settore isolato: è un’infrastruttura strategica che crea lavoro, opportunità e coesione sociale».
Così l’assessore regionale alla cultura Marina Chiarelli a proposito dello spazio – eventi della Regione Piemonte al Salone del Libro.

“Giardino notturno”, la memoria e la natura fuori dal buio

Alla Swann Art Gallery, sino al 30 maggio

Da un po’ di tempo si va per gallerie e ci s’imbatte sempre in lei, che è vigile, fruttuosa, colma di esperienza e giovanile al tempo stesso, auspicata e coltivata dagli artisti sotto diverse forme, sotto colori e stesure che non possono essere che molteplici, secondo il personale sentire e gli affetti e gli anni che l’hanno ristabilita. La memoria. Richiamata davanti a ogni tela, un vis à vis a cui non si può sfuggire, continuo, quasi una irrinunciabile “udienza” – “è mia vecchia abitudine dare udienza, ogni domenica mattina, ai personaggi delle mie future novelle”, scriveva l’antico scrittore, e qui cambia dopo decenni chi ne gode e il mezzo – a quanto ci ha circondato, ai ricordi, ai panorami, alla “memoria della casa di vacanza dell’infanzia”, alle sagome, magari oggi distorte, in cui ci si è imbattuti, alle stanze, agli angoli nascosti, alla penombra che abbiamo attraversato e a quella natura che abbiamo toccato. Un fondale, un teatro che torna a visitarci, con le sue delimitazioni, una sorta di mistero che si risolleva da tutto quel buio, affatto pauroso e che sino a un attimo prima ci ha circondato, che sta al di là di una siepe più o meno compatta, più o meno difficile da oltrepassare.

Anche la pittura di Alberto Reviglio – circoscritta in quel “Giardino notturno” che sino al 30 maggio la Swann Art Gallery propone, a cura di Riccardo Dellaferrera – nasce da quel guardare oltre la siepe, dall’attraversare il mare di buio, dall’esplodere dei tanti spazi cromatici che invadono le sue tele. Una parte soltanto di una attività estesa, perché Reviglio è felicemente questo e molto altro ancora. Poliedricamente, dal 1984 lavora come grafico, poi guarda a numerosi progetti nel campo dell’editoria, dell’architettura, del design, dello spettacolo; per avvicinarsi immediatamente dopo come autodidatta alla pittura, pastelli, olio, acrilici e collage, non dimenticando quella grande passione che è la fotografia che s’allarga a quella digitale – impalpabili e quasi commoventi le solitudini e i ricami di certi alberi, ad esempio, il trattamento della luce, il bianco e nero o i colori, certe risoluzioni, certi coloriture acquisite che sanno di magico e di mondo sospeso: magari il materiale per un’altra mostra -: e sono mostre, conferenze, direzioni e coordinamenti artistici, video e progetti per libri, laboratori e decorazioni d’interni.

In questo riaffiorare allo sguardo del visitatore, gli acrilici di Reviglio si fanno suggestive simbologie, dove un già impercettibile realismo lascia definitivamente il posto a esiti informali: “è come se, nel buio della tela – sottolinea Dellaferrera -, emergessero frammenti di natura che tentano di rischiarare il mistero, riflessi di un pensiero nutrito nel tempo da suggestioni letterarie e filosofiche che inevitabilmente ci trasportano nel pensiero romantico saldamente ancorate ai fondamenti dell’ontologia occidentale.” Molte tra le opere esposte arricchite di “un vissuto” che si è concretizzato in tecniche miste e soprattutto nella scoperta di vari collage, è come addentrarsi all’interno di una foresta e, sollevando ramo dopo ramo, svelare mondi del tutto inaspettati. Brani d’articoli, titoli che pur camuffati finiscono col campeggiare, immagini scovate tra quotidiani e rotocalchi, un angolo leonardesco che ti metti a sviscerare, oppure ampie macchie di colore che sono come quinte teatrali, che abbracciano altri colori, il rosso sfacciato e vivacissimo o il blu fatto di ombre e di luci che carezzano, che sono la protezione di un violaceo giglio fiorentino. Sono certi cunei rossastri a interessare con un loro personale fascino, sciabolate di luce che entrano tra la selva di violacei e di verdi e di blu e azzurri intensi, sono quei “fiori indicibili” a insinuarsi, a ritagliarsi spazi di vita, a emergere dall’oscurità – che “non viene negata né dominata, ma abitata” – di una grande caverna, in maniera immediata e frastagliata, sono quelle forme informi a colpire l’attenzione, di fiori, d’animali, d’irrisolte maschere di antiche civiltà.

Come, con le vaste dimensioni e con il suo cuore intimo, colpisce il collage su tela dal titolo “Agnus Dei – Gaza” (2025), un angolo a sé, dove con la stesura s’imprime nella memoria il sottotitolo “Tears”, nel momento in cui le lacrime affondano nelle immagini rossastre di quell’inferno, ognuna da scoprire, dolorose e pulsanti, ravvicinate a quei riquadri neri che stanno a significare la nostra a tratti completa indifferenza, a cui si sovrappongono, come una fitta rete, in grandioso allineamento, fascette cartacee di uso domestico, anch’esse diversamente arrossate, specchio del nostro più o meno autentico interessamento, di una più o meno vana partecipazione, di una crudeltà e di un dolore che troppo spesso stingono.

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcune opere di Alberto Reviglio presentate nella mostra “Giardino notturno”, in ultimo “Agnus Dei – Gaza (Tears)”.

Royal Philharmonic Orchestra: Petrenko chiude i concerti del Lingotto

La stagione 2025-2026 de “I Concerti del Lingotto” si chiuderà venerdì 22 maggio alle 20.30 all’Auditorium Giovanni Agnelli di via Nizza 280 con un appuntamento di grande prestigio: sul palco la Royal Philharmonic Orchestra diretta da Vasily Petrenko, insieme alla violinista Anne-Sophie Mutter. Il ritorno dell’orchestra londinese al Lingotto arriva a quindici anni dalla sua ultima esibizione nella rassegna torinese.

Al centro della prima parte del programma il Concerto per violino e orchestra op. 61 di Ludwig van Beethoven, interpretato da Anne-Sophie Mutter, alla sua prima apparizione al Lingotto. Artista dal timbro immediatamente riconoscibile e protagonista di una carriera lunga mezzo secolo, la violinista ha attraversato un repertorio che va dai grandi autori della tradizione viennese fino alla musica contemporanea, ispirando numerose composizioni a lei dedicate.

A chiudere la serata sarà la Quinta Sinfonia di Gustav Mahler, una delle opere più intense del repertorio sinfonico. Scritta tra il 1901 e il 1902 e diretta per la prima volta dallo stesso Mahler a Colonia, la sinfonia rappresenta una svolta nella produzione del compositore: scompaiono infatti il canto e i riferimenti narrativi espliciti, lasciando alla sola orchestra il compito di dare voce a un profondo percorso emotivo. Celebre l’Adagietto per archi e arpa, entrato nell’immaginario collettivo anche grazie al film Morte a Venezia di Luchino Visconti.

Prima del concerto, alle 18.30 in Sala Londra, il musicologo Attilio Piovano terrà un incontro introduttivo dedicato proprio alla Quinta Sinfonia di Mahler.

L’evento fa parte del progetto “Lingotto Musica per la Comunità” e vede come charity partner la Fondazione Ricerca Molinette, realtà nata dalla collaborazione con Università degli Studi di Torino e Città della Salute e della Scienza di Torino, impegnata da oltre vent’anni nel sostegno alla ricerca traslazionale e nel miglioramento delle strutture ospedaliere.

I biglietti sono disponibili online su Anyticket, presso la biglietteria di Lingotto Musica in via Nizza 262/73 su appuntamento o telefonicamente al 3339382545, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 17. Il giorno del concerto sarà inoltre attiva la biglietteria al Centro Commerciale Lingotto, in via Nizza 280/41, dalle 18 alle 20.30.

Mara Martellotta

OGR, torna The Phair con la partecipazione di 42 gallerie italiane e internazionali

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Dal 22 al 24 maggio, presso la Sala Fucine

Dal 22 al 24 maggio prossimi, dalle 12 alle 20, presso la Sala Fucine delle OGR Torino, si terrà la settima edizione di The Phair – Photo Art Phair, evento imperdibile per gli appassionati di fotografia e arte contemporanea. The Phair, con gallerie selezionate, tra cui le torinesi Benappi ( che presenta un progetto dedicato a Michelangelo Pistoletto con l’opera “Fotografa sulla scala rossa” e dedicata al fotografo Ugo Mulas), Biasutti & Biasutti, Febo e Dafne, offrirà un’esperienza immersiva tra maestri affermati e talenti emergenti, in un viaggio visivo unico. L’edizione 2026 si arricchisce con il nuovo “Talks Program – The Phair”, un ciclo di incontri esclusivi dedicati al collezionismo e al mondo della fotografia. Si tratta di un’opportunità straordinaria per scoprire il modo di orientarsi nel mondo della fotografia dialogando con artisti, curatori e collezionisti di fama internazionale e responsabili di musei.

L’allestimento identitario della fiera prevede spazi espositivi uniformi, una scelta che valorizza le opere e restituisce un’esperienza di visita fluida e continua, concepita come un racconto unico. Nel tempo dell’immagine, insieme testimonianza e costruzione, la fotografia si conferma un linguaggio privilegiato per interrogare il presente. Tra documento e interpretazione, tra permanenza e trasformazione, ogni opera apre uno spazio di lettura e una soglia attraverso la quale osservare la complessità del reale. L’edizione 2026 di The Phair comprende 42 gallerie nazionali e internazionali: tra quelle torinesi ricordiamo la Biasutti & Biasutti, la Febo e Dafne, la Tucci Russo, la Franco Noero, la Gagliardi & Domke e la Giorgio Persano. Sono presenti anche gallerie di Milano quali la Colombo’s Gallery, la C+N Gallery Cane Paneri, la Galleria Valeria Bella, La Fabbrica EOS, The Lanterns Art, la Marco Rossi Arte Contemporanea (presente a Milano, Pietrasanta, Roma, Torino e Verona), gallerie d’arte romane come la Raoul Messina e gallerie d’arte straniere come l’Albumen Gallery di Londra, la Giager Art di Berlino, la Galerie Ira Leonis di Arles e la Willas Contemporary di Stoccolma.

È presente una riflessione che si specchia nelle immagini svelate e che anticipa alcune delle ricerche visive presenti in fiera: da un lato l’indagine sulla natura e sulla sua dimensione simbolica e trasformativa nello scatto “Clematis Tangutica” dell’artista svedese Helen Schmitz, presentato da Willas Contemporary, che si concentra sui dettagli affascinanti delle piante, dall’altro lo sguardo intimo e narrativo sullo spazio urbano nell’opera “Sigos mes passos” della fotografa cubana Keila Guilarte, proposta da Talullah Studio Art, in cui l’usura estrema della scarpetta diventa testimonianza di una dedizione assoluta e incarna l’impegno necessario per tracciare il proprio cammino. In questo dialogo tra pratiche differenti si collegano anche la ricerca di Nick Brandt e le sue opere presentate sempre da Willas Contemporary, che provengono dai 4 capitoli della serie “The Day May Break”. Affrontano con forza il tema della distruzione ambientale e del cambiamento climatico, tanto sulle persone più vulnerabili quanto sul mondo animale e naturale. Questi lavori, realizzati tra Kenya, Zimbabwe, Bolivia, Fiji e Giordania sono attualmente visibili anche alle Gallerie d’Italia di Torino nel contesto di EXPOSED Torino Photo Festival. Il dialogo tra uomo e ambiente emerge nel lavoro di Rune Guneriussen, della Marco Rossi Arte Contemporanea, mentre Paul Cupido MC2 Gallery introduce una dimensione contemplativa ispirata al concetto giapponese di “Mu”. La fiera accoglie poi i riferimenti iconici della cultura visiva tra i quali Giovanni Gastel, nella galleria Photo & Contemporary, tra eleganza e ironia; Andrea Warhol, Bob Dylan, della Colombo’s Gallery, in dialogo attraverso gli sguardi di Oliviero Toscani e Paolo Brillo.

Mara Martellotta

Stefano Caraffa Braga rilancia Villa Pastrone: “Così riportiamo la cultura in montagna”

Ritratti Torinesi

 

Stefano Caraffa Braga è comproprietario delle dimore storiche Villa Pastrone nel comune di Groscavallo e Villa Richelmy nel comune di Collegno, entrambe iscritte all’Associazione Dimore Storiche Italiane.

Il progetto delle Dimore Storiche Italiane legato a Villa Pastrone, a Groscavallo (Comune sito nella valle di Lanzo), dura da molti anni o si tratta di un’iniziativa recente?

La villa di Groscavallo, Villa Pastrone, oggi membro dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, l’ho acquistata nel giugno del 2023 e proveniva da vent’anni di abbandono. Si tratta di una villa in stile liberty situata all’interno di un parco all’inglese, il cui pregio è legato alla presenza di maestosi alberi secolari, un imponente complesso di statue e fontane ed una dépendance, sempre in stile liberty, che ospita un salone da ballo che sarà la sede di una rassegna culturale estiva. Sono stato io a iscriverla nell’Associazione Dimore Storiche Italiane e a sviluppare le giornate d’apertura, in primo luogo quella indetta a livello nazionale dell’Associazione stessa, che si occupa, oltre al resto, di valorizzare e far conoscere gli edifici di particolare interesse storico-artistico su tutto il territorio nazionale. Questa villa deve il suo nome a Giovanni Pastrone, che ne è stato proprietario a partire dagli anni Venti del Novecento fino alla sua morte, avvenuta nel 1959 a Torino. Pastrone è stato un grandissimo regista, produttore cinematografico e sceneggiatore, “padre” del cinema torinese e regista di “Cabiria”, i cui dialoghi e la creazione dell’atmosfera poetica sono stati opera di Gabriele D’Annunzio, la qual cosa contribuì a portare la Società Itala Film ad una nomea internazionale.

Come si configura l’attività dell’Associazione Dimore Storiche Italiane?

L’Associazione, a livello nazionale, ha un peso specifico importante e promuove la tutela, la conservazione e la valorizzazione delle dimore storiche, anche alla luce dell’indotto positivo che queste creano sul territorio, legato alle aperture, all’affezione della popolazione e dei turisti a questi edifici e alla loro storia, alla consistente mole di lavoro di maestranze specializzate, restauratori e professionisti che il loro buon mantenimento richiede.

Lei è proprietario anche di un’altra dimora storica…

Si, sono comproprietario di Villa Richelmy, dimora storica sita a Collegno, una villa del Settecento progettata da un allievo di Filippo Juvarra, l’architetto Ignazio Galletti, che annovera tra i suoi tanti lavori quello del santuario della Madonna di Oropa, di Palazzo Piossasco di Rivalba e del Convitto Principessa Felicita di Savoia (già Convitto delle vedove e nubili di civile condizione). Anche Villa Richelmy è iscritta all’Associazione Dimore Storiche, ma per quest’anno il progetto della giornata di apertura, fissata per domenica 24 maggio prossimo, riguarda soltanto Villa Pastrone.

Quale sarà il programma di quest’anno riguardante le aperture della villa? Quali le iniziative culturali?

Intanto vorrei sottolineare che domenica 24 maggio l’accesso al parco e alla dépendance saranno gratuiti, mentre l’accesso agli interni della villa avverrà a fronte di un contributo minimo di dieci euro a persona: quanto incassato verrà interamente devoluto a progetti inerenti al territorio, in quanto metà dell’incasso sarà destinato al Comitato per la conservazione ed il restauro dei beni storici e religiosi del Comune di Groscavallo, l’altra metà alla stagione culturale estiva (dal 19 luglio al 16 agosto) che abbiamo organizzato con l’Associazione Al Cicapui ASD e APS e si articolerà in tre concerti, tre mostre d’arte e due salotti letterari. Auspico che l’incasso del 24 maggio possa contribuire a sostenere la Rassegna Culturale Montana e le spese che comporterà (in particolare per i concerti, che prevedono da parte del pubblico una donazione minima di 20 euro a serata) riguardanti l’affitto e il trasporto del pianoforte, la retribuzione e il pernottamento dei musicisti…

L’obiettivo è di rendere accessibile dal punto di vista economico la partecipazione ai concerti, sostenere i giovani musicisti, promuovere le arti, creare incontri culturali di qualità nella Valgrande di Lanzo, con tutte le ricadute positive sul territorio che ne conseguono.

La Rassegna prenderà avvio domenica 19 luglio, dalle ore 17 alle 19, con la tematica “La letteratura di oggi e la pittura di ieri”, un salotto letterario con la scrittrice Marina Rota e la giornalista Laura Siviero Braja. Al termine della conversazione si potrà ammirare l’esposizione dell’artista Margherita Ducci, intitolata “Un percorso pittorico neoimpressionista; sabato e domenica 1 e 2 agosto, dalle 15 alle 19, è in programma l’appuntamento dal titolo “Oltre l’ovvio. Dietro l’obiettivo nulla è come sembra”; sabato e domenica 15 e 16 agosto, dalle 15 alle 19, si terra una mostra d’arte dal titolo “Le arti figurative nelle Valli di Lanzo e in Piemonte tra Ottocento e Novecento”, con dipinti tratti da collezioni private, sculture e testimonianze del fervore artistico ai piedi delle Alpi Graie, a cavallo tra i due secoli; per quanto concerne gli appuntamenti concertistici, domenica 26 luglio, dalle 17.30 alle 19, si terrà il concerto di Torino String Ensemble, sulle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi. Introduce l’incontro Stefano Vitale, Direttore Artistico dell’Associazione Amici dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai; sabato 1 agosto, dalle 17.30 alle 19, in concerto si esibirà il Quintetto Dedalo con “Classico con…passione”, nel quale verranno eseguite musiche di Robert Schumann e di Johannes Brahms. Introduce l’incontro Stefano Vitale. Ultimo incontro sabato 8 agosto, dalle 17.30 alle 19, con Davide Cabassi al pianoforte, in un concerto dal titolo “Beethoven. Il suono dell’anima. Introduce Stefano Vitale.

Mara Martellotta

 

 

 

 

 

 

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“Il ragionevole dubbio di Garlasco”, a Torino la presentazione del libro di Vitelli

Il caso Garlasco verrà illustrato a Torino dal giudice Stefano Vitelli, che presenterà il libro, scritto insieme al giornalista Giuseppe Legato, “Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia”, presso l’hotel Principi di Piemonte

Oggi alle 19.30, presso il Grand Hotel Principe di Piemonte, il giudice Stefano Vitelli presenterà il libro “Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia”.

Protagonista per la prima volta a Torino il giudice Vitelli, magistrato che nel suo percorso giudiziario assolse Alberto Stasi nel caso di Garlasco, una delle vicende di cronaca più controverse e divisive della storia italiana recente.

L’occasione è la presentazione del libro “Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia”, scritto insieme al giornalista Giuseppe Legato. Un’opera che apre una riflessione profonda sul significato del giudicare, sul leso delle decisioni e sul confine sottile tra verità processuale e pressione mediatica. Il dialogo, che chiude il programma di “Una serata tra le pagine”, nell’ambito del progetto Principi di Piemonte UNA Experience, sarà molto più di una presentazione letteraria, un incontro tra giustizia, dubbio, responsabilità e racconto pubblico. L’evento rappresenta un momento di rilievo per Torino, in quanto fa conoscere direttamente al pubblico piemontese la vice di un protagonista diretto di una vicenda, come quella di Garlasco che, a distanza di anni, continua a far discutere il Paese. Si tratta di una serata noncostruita sul clamore ma sulla complessità, in quanto esistono storie che non si concludono con una sentenza, ma continuano a vivere nelle domande che lasciano dietro di sé.

Giovedì 14 maggio – ore 19.30 – Grand Hotel Principi di Piemonte, via Piero Gobetti 15, ingresso libero fino a esaurimento posti.

Mara Martellotta

Lingotto Musica con il “record” di Gatti e il bicentenario di Beethoven

Presentata la nuova stagione di Lingotto Musica 2026-27. Il cartellone prevede 13 appuntamenti tra l’Auditorium Agnelli, (otto concerti) e la Sala 500 cinque “pianisti del Lingotto” dal 29 ottobre al 10 maggio. Debutto il 29 ottobre di Lingotto Musica con il direttore Daniele Gatti per la dodicesima volta presente, recordman per la rassegna. Dirigerà la Sachsische Staatkapelle Dresden, la più antica Orchestra in attività, della quale è direttore principale, con in programma musiche di Wagner e Brahms. Il secondo concerto in programma il 12 novembre, vede il ritorno di Antonio Pappano alla guida della Chamber Orchestra of Europe e con Alexandre Kantorow al pianoforte (vincitore nel 2019 del concorso Cajkovskij di Mosca), con musiche di Brahms, Dvoràk. Il 10 dicembre l’Ensemble Matheus diretta da Jean-Christophe Spinosi, con il controtenore Philippe Jaroussky, eseguirà musiche di Corelli e Vivaldi e nella seconda parte pagine di Handel e Vivaldi. Il 13 gennaio, a inaugurare il nuovo anno, arriva la star del pianoforte Daniil Trifonov, con musiche di Handel, Stravinskij, Schubert e nella seconda parte musiche di Garcìa, Ginastera, Guarnieri, Landestoy, Trifonov, Villa-Lobos.
Il 27 gennaio novità assoluta per Lingotto Musica, che commissiona per la prima volta un brano a un compositore. Giovanni Sollima scriverà una composizione in occasione del bicentenario della morte di Beethoven e verrà eseguita dalla Die Deutsche Kammerphilharmonie Bremen diretta da Tarmo Peltokoski. A seguire il concerto per violino e orchestra di Schumann, con il violinista Vilde Frang e successivamente musiche di Mendelssohn. Il 18 marzo la Warsaw Philharmonic Orchestra diretta da Krzysztof Urbanski e con Kian Soltani violoncello, eseguirà musiche di Bacewicz, Elgar e Dvorak. Il 20 aprile la Constellation Orchestra diretta da John Elliott Gardiner, eseguirà la terza e quinta sinfonia di Beethoven. Chiusura dei concerti di Lingotto Musica il 10 maggio, con Les Musiciens du Louvre diretti da Marc Minkowski, con in programma musiche di Mendelssohn. Ritorna la rassegna “I Pianisti del Lingotto” nella Sala 500, con protagonisti : Lucas Debargue, Angela Hewitt, Leif Ove Andsnes, i debuttanti Yulianna Avdeeva e Eric Lu, (entrambi vincitori del concorso Chopin). Altra novità quest’anno prevede progetti per le scuole con Lingotto Musica Eductional . Confermata charity partner (Fondazione Molinette, Specchio dei Tempi, Medicina a misura di donna, Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro). Riconfermato anche Lingotto Musica Off.

Pier Luigi Fuggetta

“Il canto dell’invisibile”, musica sacra corale contemporanea

La stagione Stefano Tempia con il Coro e l’Orchestra della Società Corale Città di Cuneo, il 17 maggio nella chiesa di San Dalmazzo

Nella chiesa di San Dalmazzo, a Torino, domenica 17 maggio, alle 18, si terrà il concerto della Stefano Tempia “Il canto dell’invisibile”, con musica sacra corale contemporanea con oagine di Eŝenbalds, Pärt e Gjeilo eseguita dal Coro e dall’Orchestra della Società Corale Città di Cuneo, una delle realtà corali più prestigiose del territorio. La società corale Città di Cuneo è stata fondata nel 1946 e vanta al suo attivo oltre 650 concerti e la partecipazione a importanti iniziative nazionali e internazionali. Ha effettuato tournées di concerti in Germania, Francia, Repubblica Ceca e Inghilterra, mentre nell’aprile del 1990 ha partecipato con notevole successo alla rassegna internazionale di Montreux, in Svizzera.

In programma, nel concerto “Il canto dell’invisibile”, tre autori che pur con linguaggi diversi condividono una profonda tensione spirituale e una scrittura di forte impatto emotivo. Di Ēriks Eŝenbalds viene eseguito “In Paradisum”, pagina di luminosa contemplazione in cui il coro dialoga con viola e violoncello in un clima sospeso, fatto di linee pure, risonanze naturali e un senso di pace che trascende il dolore terreno. Segue il “Te Deum” di Arvo Part, una vera architettura sonora della durata di circa 28 minuti, un rito musicale in cui il coro, austero e solenne, si intreccia con la linea dell’orchestra in un continuo gioco di richiami e sospensioni. Il programma a viene compilato da “Song of the universal” di Ola Gjeilo, brano che celebra l’unità dell’esperienza umana attraverso il canto corale ampio e luminoso, sostenuti dall’orchestra d’archi e dal pianoforte.

Domenica 17 maggio, ore 18. Chiesa di San Dalmazzo – via Garibaldi angolo via delle Orfane – Il canto dell’invisibile

Mara Martellotta

Gli “Snodi Culturali”della “Fondazione Cesare Pavese”

In “Zona Cesarini” gli incontri proseguono a Neviglie e a Guarene con altre due proposte d’indubbio interesse

Martedì 19 e giovedì 21 maggio

Neviglie/Guarene (Cuneo)

Al via dal 16 aprile scorso e in programma fino al prossimo 26 maggio, sta dunque per concludersi “Snodi Culturali”, il ciclo di 11 incontri gratuiti e aperti al pubblico organizzato dalla “Fondazione Cesare Pavese” (con il coordinamento di Pierluigi Vaccaneo) al “belvedere” di Neviglie e negli “hub” di Guarene e Piea, con lo scopo di “promuovere la Cultura come strumento concreto per la riqualificazione e rivitalizzazione dei piccoli centri dell’Alta Langa e del Roero”, oltre la scadenza del “PNRR”.

Tra gli appuntamenti ancora in agenda, i prossimi due meritano una particolare attenzione.

Il primo, martedì 19 maggio (ore 18), presso la “Chiesa dei Battuti Bianchi” di Neviglie, vedrà protagonista Luca Luongo, con un incontro dedicato alla “Progettazione culturale come leva strategica per lo sviluppo dei territori”.

Potentino di Matera (classe 1989), Luongo è operatore culturale, autore ed organizzatore di eventi, occupandosi, in particolare, di “costruzioni di reti” tra Istituzioni e Associazioni attive nel concreto sul territorio. Dal 2017 dirige l’Associazione “Lu. Pa.”, da lui fondata insieme a Miriam Pallotta (e acronimo dell’Associazione materana) attiva a livello nazionale e tra i beneficiari del bando “Arte et Iubilaeum” per il “Giubileo 2025”. Notevole l’esperienza maturata da Luongo anche nella mediazione tra amministrazioni civiche, operatori culturali e territorio. Nell’incontro a Neviglie, proprio a partire da queste sue esperienze operative, “si esploreranno pratiche, strumenti e visioni capaci di generare impatto sociale, attivare comunità e costruire reti”, all’interno di un confronto aperto su modelli sostenibili, innovazione e ruolo degli operatori culturali oggi.

Secondo incontro, giovedì 21 maggio (ore 18), a Guarene, presso la “Sala CCLN” (piazza Roma, 6), già sede di incontri organizzati da “ANCI Piemonte”, come la XIX “Assemblea Piccoli Comuni” ivi tenutasi lo scorso febbraio. Ospite di rilievo sul tema “Il patrimonio è di tutti”, sarà Daniele Lupo Jallà, storico e presidente del “Museo diffuso della Resistenza”. L’incontro partirà da un sacrosanto presupposto: “Per lungo tempo la tutela del patrimonio è stata una competenza pressoché esclusiva dello Stato”. Presupposto oggi non più accettabile. Non più accettabile “perché oggi – si sostiene – questa responsabilità non ha più un unico centro”“Al modello tradizionale – spiega Jallà – si affianca e sempre più spesso si integra un approccio che riconosce alle Comunità un ruolo attivo e condiviso nella cura e valorizzazione dei beni culturali, secondo quanto conferma, in estrema sintesi, il principio della ‘Convenzione quadro’ del ‘Consiglio d’Europa’ del 2005, nota come ‘Convenzione di Faro’ e ratificata anche dall’Italia nel 2020”. L’incontro sarà dedicato ad approfondire questi due modelli, solo in apparenza contrapposti, per comprendere come “possano dialogare ed integrarsi in una visione più ampia e partecipata della tutela del patrimonio culturale”.

Daniele Lupo Jallà, storico di formazione, è stato funzionario e dirigente della “Regione Piemonte” e dei “Servizi museali” della Città di Torino, presidente di “ICOM Italia” (il principale network italiano di “Musei” e “Professionisti Museali”, con più di 5mila soci, individuali e istituzionali), docente di “Museografia” e “Museologia” presso vari Atenei italiani. Attualmente è presidente del “Museo diffuso della Resistenza” di Torino ed è impegnato nella creazione del “Museo nazionale della Resistenza” di Milano. Nelle Langhe, ha progettato il Museo all’aria aperta “In vigna” al Castello di Grinzane Cavour, innovativo Museo e “percorso didattico” immerso nella “Vigna del Conte”, ai piedi dello storico maniero, che racconta, attraverso 65 pannelli e 110 illustrazioni (dislocati tra i filari) il ciclo vitale della vite ed il lavoro del vignaiolo, offrendo una suggestiva esperienza immersiva nel paesaggio vitivinicolo del “Patrimonio UNESCO: Langhe – Roero e Monferrato”.

Per maggiori infowww.progettosnodi.it

g.m.

Nelle foto: Luca Luongo e Daniele Lupo Jallà

“Natural Mente, i profumi e i colori della natura

Natural Mente, la mostra nel Palazzo Paleologo di Trino, conferma la singolare poetica della natura di Carlo Mazzetti, geniale pittore e scultore nato a Saluggia, nella campagna vercellese, da cui ha ricevuto l’imprinting che lo ha legato visceralmente alla sua terra rendendola occasione d’arte.

Il fertile paese è stato fonte di ispirazione come lo fu Nuenen per Van Gogh e Barbizon per J. F: Millet, avviandolo ad un cammino in continua evoluzione dapprima partendo dai dipinti realistici che raccontano, volutamente di facile comprensione, la serena e dignitosa accettazione della fatica dei contadini al lavoro nei campi.

In seguito viene abbandonato il realismo descrittivo a favore di un intellettualismo intrigante tra surrealismo, simbolismo e metafisica attraverso le diverse essenziali costanti di soli alberi, spighe di grano, mele, uccelli e tutto quanto appartiene alla natura campestre.

In particolare è l’albero (forse lo stesso artista), il protagonista del viaggio nei vari aspetti di metamorfosi, di volta in volta albero che cammina, balla, salta, corre ma anche pensa usando l’immagine dei palloncini che si staccano dai rami innalzandosi al cielo come “pensieri profondi” al fine di approdare alla comprensione dello spirito dell’appartenenza dell’uomo alla natura e della comunione tra tutti gli esseri viventi.

Giuliana Romano Bussola

Da bambino correvo nei campi dorati di grano a seguir il magico canto delle allodole… e assorbivo i profumi e i colori della natura. Poi gli eventi tortuosi della vita mi hanno portato lontano da quel mondo e, grazie all’amore per l’Arte, il pensiero ha trasformato in immagini quel vissuto giovanile. Così con questa mostra intitolata “ Natural mente”, presento una serie di lavori pittorici su vetro, realizzati negli anni 2003/2005, che propongono la metamorfosi di un paesaggio o semplicemente esprimono l’amore per la Natura.

CARLO MAZZETTI