CULTURA E SPETTACOLI

La visita dietro le quinte della Palazzina di Caccia di Stupinigi è Passepartout

Gli appuntamenti del mese di giugno di “Passepartout”  conducono il visitatore dietro le porte segrete della Palazzina di Caccia di Stupinigi, negli ambienti nascosti della servitù, tra corridoi, passaggi e collegamenti interni che venivano utilizzati per muoversi in modo discreto all’interno del complesso. Si tratta di un itinerario che permette di osservare la Palazzina da una prospettiva diversa, entrando in luoghi in cui prima si svolgeva il lavoro quotidiano necessario al funzionamento della corte.
La visita attraversa il dedalo di stanze e percorsi riservati che consentivano ai lavoratori e ai servitori di raggiungere discretamente le sale e gli appartamenti privati senza essere visti.
Tra gli elementi più curiosi del percorso figura anche il sistema di campanelli automatici che permetteva di richiamare la servitù delle diverse sale della residenza. La visita offre l’occasione di comprendere più da vicino l’organizzazione della vita di corte e la complessa macchina che rendeva possibile la gestione quotidiana di una residenza come Stupinigi.

Le visite sono in programma sabato 13, 20 e 27 giugno, alle 10.30, 12, 14.30 e 16 e avranno una durata di circa un’ora.
Vista la particolarità del luogo oggetto della visita, normalmente non accessibile al pubblico, i visitatori saranno dotati di caschetto di protezione e per questo motivo possono accedere soltanto gli adulti al di sopra dei 12 anni e i gruppi non devono superare le dieci persone.
È necessario indossare un abbigliamento comodo e calzature chiuse, scarpe da ginnastica o da trekking. È vietato l’ingresso con zaini e borse ingombranti. Il percorso non è agibile a persone con disabilità.

Il costo del biglietto è  di 22 euro, 12 euro + 10 euro di visita guidata, ridotto 18 euro. Per i possessori di Tessera Abbonamento Musei 10 euro con ingresso gratuito alla Palazzina.
La prenotazione è  obbligatoria a stupinigi@ordinemauriziano.it
MM

Info al numero 0116200601, dal martedì  al venerdì dalle 10 alle 17.30.

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Amedeo 7 Stupinigi, Nichelino ( TO)

www.ordinemauriziano.it

Anna Magnani. Il volto del Neorealismo

di Debora Bocchiardo

Anna Magnani, icona di resilienza e forza al femminile, nasce a Roma il 7 marzo 1908 da padre ignoto.  La madre, Maria, una sarta originaria della Marche, poco dopo la nascita lascia la piccola alla nonna e alle zie e si trasferisce ad Alessandria d’Egitto dove sposerà un ricco austriaco.

Anna, una volta divenuta adolescente, vorrà conoscere la propria madre, ma tornerà con l’amara consapevolezza di non essere né accettata né voluta.  È l’inizio della crescita personale di colei che verrà riconosciuta come volto del Neorealismo cinematografico. Anna diventa una donna forte perché sa di poter contare solo su se stessa e di potercela fare. Sempre.

La ragazza si iscrive a corsi di recitazione, sa cantare e suona il pianoforte. Mentre già lavora in teatro e nell’avanspettacolo, nel 1927 si iscrive alla scuola di recitazione Eleonora Duse, che nel 1935 diverrà l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica diretta da Silvio D’amico, e frequenta i corsi assieme a Paolo Stoppa.

Nel 1934 si cimenta nella rivista, in una fortunata serie di spettacoli con Totò.

Il suo battesimo cinematografico è del 1928, con una breve apparizione nel film di Augusto Genina “Scampolo”. Il suo vero debutto avviene nel 1934 nel film di Nunzio Malasomma “La cieca di Sorrento”.

La grande opportunità per dimostrare il proprio talento arriva nel 1941 con Vittorio De Sica che la vuole in “Teresa venerdì”.

Seguono diverse commedie fino alla grande svolta del 1945 con “Roma città aperta” di Roberto Rossellini. Con uno straordinario Aldo Fabrizi, dà voce all’Italia che non si arrende e che non china la testa. La sequenza finale del film, la prima della storia in cui la telecamera segue un personaggio in movimento, è considerata uno delle più alte ed intense espressioni del cinema mondiale. la Sora Pina, il suo personaggio, che insegue disperatamente il camion dove i tedeschi hanno fatto salire il compagno di una vita, e poi si accascia a terra vinta dai mitra nazisti regala all’attrice la ribalta internazionale il suo primo Nastro d’Argento.

Un secondo Nastro d’Argento arriverà due anni dopo con il premio come Migliore Attrice alla Mostra del Cinema di Venezia grazie all’ “L’onorevole Angelina” di Luigi Zampa, dove interpreta il ruolo di una popolana che intraprende la carriera politica per tutelare gli interessi della povera gente come lei.

Nel 1948 lavora per l’ultima volta con Rossellini, con il quale ha avuto una intensa e tormentata storia d’amore, nell’episodio “La voce umana” del film “L’amore”.

Il suo lungo monologo telefonico di una donna abbandonata dal proprio compagno le porta un altro Nastro d’Argento. Nel 1951 il quarto meritatissimo Nastro d’Argento lo ottiene per “Bellissima” di Luchino Visconti, dove veste i panni di una donna piena di frustrazioni e rimpianti che cerca di trovare un riscatto tentando di inserire la figlia nel mondo dello spettacolo. Un sogno che, in quegli anni, era condiviso da molti italiani e alimentato dal crescente successo di Cinecittà e delle tante produzioni che lì venivano realizzate.

Nel 1956 riceve l’Oscar come Migliore Attrice Protagonista per la pellicola tratta da un romanzo di Tennessee Williams “La rosa tatuata”, di Daniel Mann, del 1955. Per lo stesso ruolo sarà premiata con un Bafta come attrice internazionale dell’anno e con il Golden Globe come Migliore Attrice in un film drammatico.

L’America la ama, ma lei ama l’Italia, la sua Roma “Con le chiese che si siedono sui tetti delle case” come diceva lei.

Nel 1956 “Suor Letizia – Il più grande amore” di Mario Camerini le fa ottenere il quinto Nastro d’Argento.

Nel 1958 viene premiata al Festival del Cinema di Berlino per “Selvaggio è il vento” di George Cukor, realizzato nel 1957. Una pellicola con cui otterrà anche il David di Donatello ed una nomination all’Oscar.

Con “Nella città l’inferno” di Renato Castellani, del 1958, pellicola ambientata in un carcere, dove recita a fianco della cara amica Giulietta Masina, vince nuovamente il David di Donatello.

Nel 1962 lavora con Pier Paolo Pasolini in “Mamma Roma”. Il sodalizio umano e artistico si rivela un grande successo di pubblico e critica, nonostante né il regista né l’attrice si ritengano soddisfatti della loro collaborazione.

L’amore di Anna Magnani per il teatro, nel frattempo, non è diminuito e l’attrice negli ultimi anni si cimenta nuovamente in diversi ruoli e muove piccoli passi nel mondo della televisione.

Nel 1972 appare per l’ultima volta sul grande schermo in un cameo concesso con affetto a Federico Fellini per il suo “Roma”, dove interpreta se stessa.

Anna Magnani, indomita e coraggiosa, affronta la sua battaglia peggiore nel 1973, quando si spegne a Roma il 26 settembre, a sessantacinque anni, nella clinica Mater Dei, sconfitta da un tumore al pancreas, affettuosamente accudita da Roberto Rossellini e dal figlio Luca, avuto dall’attore Massimo Serato ma cresciuto solo da lei. I due grandi amori della sua vita.

Riposa nel piccolo cimitero di San Felice Circeo, vicino alla villa dove adorava trascorrere il tempo libero.

Festival Noir a Burolo: incontro tra mistero, storia e leggenda

A Villa Pasta ritorna il festival annuale di Burolo da venerdì 5 a domenica 7 giugno, con l’omaggio a Gianna Baltaro

Ritorna a Burolo, nel Canavese, nella splendida location di Villa Pasta, la quinta edizione del festival Noir, occasione d’incontro tra mistero, storia e leggenda. Si tratta di un ricco programma patrocinato dall’amministrazione comunale di Burolo insieme a CNA Editoria e Torino Città metropolitana. L’evento, organizzato da Edizioni Pedrini, presenta una serie di incontri con il pubblico che spaziano dalla presentazione di libri al teatro, al canto tradizionale, comprendendo due esposizioni. Il festival, che da anni richiama centinaia di appassionati, si aprirà venerdì 5 giugno con i saluti istituzionali portati dal sindaco Franco Cominetto e dall’Assessora Elena Viretto, per proi proseguire con Maria Teresa Chechile per proporre “Eudaimonia”. Alle ore 18, la prima giornata sarà conclusa dalla docente Ornella Cerutti con “Omaggio oer i centenari di Carlo Fruttero e Gianna Baltaro”, indimenticabile giornalista di cronaca nera e, in seguito, negli anni Novanta, autrice di libri polizieschi che ha creato il genere di un giallo storico torinese, dando vita alla figura dell’ex commissario Andrea Martini, personaggio fisso dei suoi 18 romanzi, insolito investigatore che agisce nella Torino degli anni Trenta. Sabato 6 giugno, alle ore 14, l’appuntamento sarà davanti all’ingresso di Villa Pasta, con la visita guidata curata dall’Amministrazione Comunale alla dimora storica, che avverrà anche domenica alla stessa ora. A partire dalle 15.30 si terranno gli incontri con gli autori, a cominciare dalla scrittrice Debora Bocchiardo, che presenterà “Straordinario quotidiano”, seguito dall’incontro con Paolo Ghiggio, che presenterà “Noir. La bicicletta e la cronaca nera” di Hever Edizioni; Antonio Albace presenterà il romanzo “I Custodi del Passo di Penn”, di recente distribuito sul mercato francese e italiano; Silvia Bardesono, già autrice di due libri con la Rizzoli, che presenta il suo ultimo lavoro “Il canto di Vega”; alle 17.30, Luigi Conti presenterà il libro fresco di stampa “E il sole si fermò”, cui seguirà Valerio Camillo Grosso, che presenterà “La terra degli insaziabili”, il primo horror ambientale in Canavese. Alle 21 si terrà una serata di canto tradizionale con il repertorio del Coro Bajolese e in vetrina il libro di Amerigo Vigliermo “Le due anime di un uomo”.

Domenica 7 giugno verranno svelati i “diamanti del cuore della montagna” con l’autrice Sara Lucianaz, insieme a un’esposizione small size dei cristalli del Monte Bianco, cui seguirà un conferenza sullo spreco alimentare condotta da Franco Fassio , docente dell’Università del Gusto di Pollenzo, da Alessandro Musso, presidente Slow Food del Canavese, e dal presidente del distretto del cibo e del vino di Mombarone, Serra Morenica di Ivrea, Franco Cominetto. Nel pomeriggio aprirà i lavori il direttore editoriale della Pedrini, che presenterà “Ipotesi templare. Lettera e storia della chiesa di Santa Maria Maddalena di Burolo”. Seguiranno con le loro opere gli autori Stefano Ridella, Federico Mantegari, Cristina Calardo, Isabella Rosa Pivot. La chiusura del festival sarà affidata all’autore Danilo Alberto, che presenterà “Il sussurro del bagatto”, con la partecipazione della compagnia teatrale Voci nel frutteto – Macedonia d’arte, che porta in scena “La notte delle leggende”, collegato alla presentazione d3l libro di Danilo Albertome proposta la lettura dei Tarocchi da parte della Bottega della Magia di Ivrea. Sarà presente nella galleria di Villa Pasta l’esposizione dei 22 Arcani Maggiori, le storiche carte da gioco Tarocchi Piemontesi di Viassone degli anni Venti. Domenica 7 giugno, dalle ore 14 fino a sera inoltrata , si esibirà il gruppo storico medievale del Canavese Lj Ruset, con esposizione di costumi, laboratori per bambini, giochi per adulti e tamburi nel parco di Villa Pasta.

Sabato e domenica, in orario 14.30-18 a offerta libera

Informazioni al numero 393 9988875

Mara Martellotta

In Africa ci fu anche il Duca d’Aosta

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

I danni storiografici creati da Angelo Del Boca e  Giorgio Rochat  in relazione al colonialismo italiano  in Africa Orientale  sono ancora evidenti. Una trasmissione  televisiva ieri sera, condotta da un giornalista tuttologo, ha descritto a fosche tinte la conquista italiana  dell’Etiopia, applicando criteri di giudizio umanitario e buonista ad un passato in cui la guerra  era considerata in modo profondamente diverso da ogni parte  che si scontrasse con le armi. I buoni e i cattivi non esistevano.  Giudicare con i criteri del presente il passato è un grossolano errore. Con questo non si intende disconoscere la durezza di quella campagna  di guerra  africana né si intende esaltare l’impero africano creato dal fascismo. Era però doveroso vedere la vocazione africana dell’Italia come inevitabile, direi inscritta nella sua storia dopo la raggiunta unità. Le pagine di Gioacchino Volpe in proposito  servono ancora oggi a capire, mentre le vulgate di Del Boca e Rochat ci impediscono di intendere una vicenda in cui insieme ai cannoni si mescolano strade, ospedali , scuole  e abolizione della schiavitù. Insieme all’asprezza  del maresciallo Graziani  non si può tralasciare di riconoscere il tentativo di pacificare  la  colonia del Duca  Amedeo d’Aosta, il Savoia che insieme allo zio, il Duca degli  Abruzzi, sentì il richiamo dell’Africa come un forte, profondo legame che coinvolse  intimamente la sua vita. Il Duca Amedeo aveva studiato a Palermo diritto coloniale e non aveva nulla a che vedere con la rozzezza di Graziani. Eroe dell’ Aviazione italiana, era andato volontario nella grande guerra a 16 anni. Aveva scelto di andare a lavorare in Africa  sotto falso nome  nel Congo, aveva collaborato con il Duca degli Abruzzi nell’azienda agricola in  Somalia. Queste specificità del Principe sono state dimenticate  dalla trasmissione mentre sono aspetti  molto importanti.  E anche l’eroica resistenza  e la inevitabile resa sull’ Amba  Alagi nel 1941 dove ebbe dagli Inglesi l’onore delle armi, è  stata ridimensionata nella sua epica ,drammatica grandezza  paragonabile solo ad El Alamein. Perfino la morte di Amedeo che rimase prigioniero insieme  con i suoi soldati, è stata ignorata. Carlo Delcrojx che conobbe  assai bene il Duca, una volta mi disse che forse la storia d’Italia con la presenza del Duca dopo il 25 luglio sarebbe stata diversa. E’ una affermazione che merita di essere ripresa fi fronte agli studiati silenzi televisivi nei confronti di una figura che impedisce di ripetere la solita vulgata  perchè ne dimostra la falsità storica.

La rassegna dei libri del mese

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MAGGIO 2026

 

È arrivata l’estate la stagione che, forse più di ogni altra, è legata ai libri e al piacere della lettura: ecco per voi alcuni suggerimenti per scegliere la più adatta ai vostri gusti.

 

Il Libro del Mese – La Scelta dei Lettori

Il più discusso tra i titoli presenti sul nostro Gruppo FB nel mese appena concluso è stato Spuma di mare di Elena Magnani, l’attesissimo seguito di Mare avvelenato   

 

E’ appena uscito Joanna Degli Incanti, di Simona Lo Iacono (Guanda), un romanzo storico ambientato nella Sicilia del secolo XVII che ha per protagonista una monaca amante dei libri e della libertà.

 

Torna in libreria Tommaso Scotti e questa volta racconta la sua esperienza di vita a Tokyo, della quale svela il lato ancora meno conosciuto e “mitico”: in Mura Mura (Longanesi) lo scrittore invita il lettore a seguirlo nei raffinati quartieri dell’erotismo e delle trasgressioni contemporanee.

 

Ancora un saggio che affronta una delicata e complessa tematica politica: Contro L’Oligarchia, (Chiarelettere) di Bernie Sanders prova a spiegare al mondo l’America di Trump e invita a prendere coscienza della necessità di  difendere la democrazia anche quando sembra che essa non sia affatto in pericolo.

 

Infine, direttamente dal Salone del Libro, Il Respiro Del Delfino di An15 (Dalia Edizioni) un romanzo ambientato nella Milano degli anni 80 , che mette in discussione il mito dell’eroe tradizionale e restituisce centralità agli antieroi, figure fragili, contraddittorie e molto moderne.

 

Consigli per gli acquisti

 

Questa è la rubrica nella quale diamo spazio agli scrittori emergenti, agli editori indipendenti e ai prodotti editoriali che rimangono fuori dal circuito della grande distribuzione.

 

Oltre La Risacca è un romanzo giallo scritto da Monica Urbinati (EBS, 2026), una lettura dalle atmosfere intense e malinconiche evocate dal mare del Salento, per lettori che apprezzano la componente emotiva unita a una forte tensione narrativa.

 

Lusitano – Il Rimorchiatore del Destino di Francesco Molina (Lampidi Stampa, 2026) è un romanzo d’avventura  consigliato  ai lettori che amano la grande narrativa di viaggio.

 

Incontri con gli autori

 

Abbiamo intervistato per voi gli autori più richiesti del momento: leggete le nostre interviste a Teresa CiabattiBen Pastor e Olivia Ninotti.

 

Per rimanere aggiornati su novità e curiosità dal mondo dei libri, venite a trovarci sul sito www.ilpassaparoladeilibri.it

C’è ancora qualcosa nel cassetto. L’archivio Barovero

Dal 4 al 14 giugno al Polo del ’900 la mostra


ISMEL porta alla luce una delle più significative storie d’impresa del novecento torinese attraverso la storia di Michele Barovero

Dal 4 al 14 giugno, nell’ambito di Archivissima 2026, ISMEL – Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, dell’Impresa e dei Diritti Sociali – presenta la mostra “C’è ancora qualcosa nel cassetto. L’archivio Barovero”, ospitata presso Palazzo San Celso al Polo del ‘900. L’inaugurazione è in programma il 4 giugno alle ore 16,30.

C’è un pezzo importante della storia industriale e sociale di Torino che continua a vivere tra documenti, fotografie, brevetti e oggetti custoditi negli archivi. È la storia di Michele Barovero, imprenditore visionario che nel secondo dopoguerra contribuì a trasformare il modo di concepire l’arredamento domestico, anticipando modelli e soluzioni che ancora oggi caratterizzano l’abitare contemporaneo.

L’esposizione nasce dalla volontà di riportare alla luce una vicenda imprenditoriale che ha segnato la storia economica e culturale della città. Fondata nel 1945, l’Industria Mobili Barovero seppe interpretare le esigenze di un Paese in piena ricostruzione, contribuendo a definire un nuovo modello di casa moderna, funzionale e accessibile. Un percorso che trova il suo simbolo nel Selex, il sistema modulare brevettato da Michele Barovero nel 1960: una soluzione innovativa basata su supporti metallici e scaffalature in legno che anticipò di decenni il concetto di arredamento componibile, destinato a entrare stabilmente nell’immaginario domestico degli anni sessanta e a influenzare il design contemporaneo.

Attraverso circa cinquanta unità archivistiche tra fotografie, brevetti, cataloghi, bozzetti, documenti aziendali e oggetti originali, il pubblico potrà ripercorrere non soltanto l’evoluzione dell’azienda, ma anche la storia personale di un imprenditore capace di coniugare competenza artigianale, visione industriale e innovazione progettuale. Tra i protagonisti della crescita del settore dell’arredamento italiano, Barovero fu inoltre tra i fondatori del Salone del Mobile di Milano, del quale divenne membro onorario nel 1970.

La mostra rappresenta anche un’importante occasione per conoscere il lavoro svolto da ISMEL nella tutela e valorizzazione del patrimonio archivistico piemontese. Il fondo Barovero, donato nel 2013 dalla famiglia dell’imprenditore, è stato oggetto di un lungo intervento di riordino, inventariazione e conservazione che ne ha permesso la trasformazione in un archivio d’impresa capace di restituire uno spaccato significativo della storia del lavoro, dell’industria e della società torinese del Novecento.

«L’archivio Barovero è uno degli esempi più significativi del lavoro che ISMEL svolge per conservare e valorizzare la memoria del mondo del lavoro e dell’impresa radicata nel territorio piemontese», sottolinea Diego Robotti, direttore di ISMEL. «Questa mostra racconta una storia imprenditoriale di successo, ma rappresenta anche il valore degli archivi come strumenti per comprendere il presente attraverso la conoscenza del passato. È inoltre un riconoscimento al lavoro di tutte le persone che negli anni hanno contribuito a preservare un patrimonio prezioso della storia industriale torinese».

Con la partecipazione ad Archivissima, ISMEL conferma il proprio ruolo di riferimento nella conservazione e nella divulgazione della memoria storica del lavoro, delle imprese e dei diritti sociali, promuovendo una lettura del passato capace di dialogare con le sfide del presente e del futuro.

Informazioni utili
4 al 14 giugno 2026 – Palazzo San Celso, Polo del ‘900, Torino – martedì/ venerdì, dalle 10.00 alle 18.00

Inaugurazione: 4 giugno 2026, ore 16.30
Ingresso: gratuito

Comicità estiva, torna Parco Dora Live 

Chiuso il Cab41 per i lavori di messa a norma del locale di via Fratelli Carle, la comicità torinese si sposta al Parco Dora Live, la rassegna all’interno dell’omonimo centro commerciale che avrà luogo dal 12 giugno al 29 luglio. Saranno 17 gli appuntamenti in cartellone, che prevede anche musica e cabaret, quest’ultimo realizzato grazie al supporto del Cab41. I volti nuovi della rassegna comica sono Roberto Lipari, gli Autogol e Andrea Perroni, mentre l’evento dedicato ai più piccoli si intitola “L’ape Maia. Il musical”; l’appuntamento con la comicità più classica da One Man Show è in compagnia di Max Pisu. A calcare per la prima volta il palcoscenico di Parco Dora Live saranno due fenomeni del web come Casa Abis e Daniele Condotta, e a impreziosire l’ultima settima a due spettacoli teatrali che, ormai da anni, fanno registrare il soldato in tutta Italia: Oblivion e Uccio De Santis. Il Parco Dora Live presenta grande attenzione al territorio con quattro appuntamenti imperdibili: Marco e Mauro, Davide D’Urso, Cab41 Show (con Beppe Braida), Gianpiero Perone, Mauro Villata, Diego Casale, diario D’Angiolillo e i Senso d’Oppio, e Standup Comedi, con Federica Ferrero, Cristiana Maffucci ed Elena Ascione.

Un evento speciale, con ingresso gratuito su prenotazione, sarà quello con l’Orchestra Filarmonica di Bosconero diretta da Giorgio Bolognese, con special guest Luca Bono. Un ospite d’eccezione sarà Vincenzo Schettini. In un mondo che vede ancora poche quote rosa, la rassegna ha voluto confermare e premiare due donne: Chiara Anicito, alias Cammela, e Barbara Foria.

Parco Dora – via Livorno, Torino – telefono: 011 4372757 – parcocommercialedora.it

Mara Martellotta

Nasce in Barriera di Milano il Torino Podcast Festival

Presso la Fondazione Giorgio Amendola. La prima edizione si terrà dal 5 al 7 giugno

La Fondazione Giorgio Amendola ospiterà a giugno la prima edizione del Torino Podcast Festival, primo evento torinese dedicato al podcasting. Su tratta di tre giornate dedicate all’audio come linguaggio di prossimità tra storie, persone e territori. Esplorare il podcast come linguaggio come cultura tra informazione, narrazione, intrattenimento e cultura. Questo è l’obiettivo del festival, la cui prima edizione si terrà da venerdì 5 giugno a domenica 7 giugno presso la Fondazione Giorgio Amendola, in via Tollegno 52, a Torino, nel quartiere di Barriera di Milano.

Il festival mette al centro l’audio come strumento accessibile, inclusivo e capace di creare connessioni tra persone, idee e comunità. La sede dell’evento rappresenta uno spazio attivo e radicato sul territorio. All’interno di questo spazio, in contemporanea alle giornate del festival, nascerà il primo hub multimediale di comunità dedicato alla produzione di podcast, vodcast e contenuti audio, con l’obiettivo di attivare i processi culturali locali con una prospettiva aperta e contemporanea . Si tratta di una vera e propria “sala prova” di podcast dotata di tutta la tecnologia necessaria a registrare il proprio progetto.

“La voce e il suono – ha dichiarato Domenico Cerabona direttore della Fondazione Amendola – sono tra i più potenti strumenti di inclusione e cittadinanza attiva. Attraverso laboratori di storytelling, podcast, videomaking, fotografia e musica urban, i partecipanti potranno raccontare storie di riscatto, creatività e impegno civile, contribuendo alla nuova narrazione collettiva del quartiere”.

Il Torino Podcast Festival è promosso dalla Fondazione Amendola in qualità di capofila, a partire da un’idea di Sound Design Italia, e sarà realizzato in partenariato con la cooperativa Le Soleil, la Fondazione Relife ETS, Panacea Social Farm e con la collaborazione di Panafricando. L’iniziativa nasce dal progetto “Sulle Vie del Futuro. Giovani che non si arrendono” (ambito 1 dell’avviso pubblico “Bella storia. Racconti del territorio ed animazione socioculturale di prossimità), un percorso di narrazione partecipata che coinvolgerà i quartieri di Barriera di Milano e Aurora con l’obiettivo di dare voce ai giovani che ogni giorno costruiscono bellezza e futuro nonostante le difficoltà.

Il progetto è patrocinato, tra gli altri, da Regione Piemonte, Città di Torino e Camera di Commercio di Torino.

Mara Martellotta

L’ANPI di Cuorgnè promuove un progetto sulla Festa della Repubblica

L’ANPI sezione di Cuorgnè, in collaborazione con l’Associazione Smart Opera, promuove un progetto capace di unire cultura, teatro, musica e impegno civile in una giornata dal forte valore simbolico, in occasione dell’ennesimo anniversario della Repubblica Italiana e del suffragio universale femminile. Giovedì 4 giugno l’Auditorium Orpheus della Fondazione Educatorio della Provvidenza, ospiterà un concerto-tributo ad una figura simbolica per l’Italia e per i diritti civili, Tullia De Mayo, poetessa, partigiana e testimone civile, a 25 anni dalla scomparsa. La serata sarà arricchita dal coro femminile della sezione ANPI del Teatro Regio di Torino, formazione composta da soprani, mezzosoprani e contralti del prestigioso teatro torinese, accompagnate al pianoforte dalla maestra Jeong Un Kim. Si tratta di una presenza atta a dare ancora più forza emotiva a un evento costruito attorno ai temi della libertà, della partecipazione e della memoria collettiva.

GIOVEDì 4 GIUGNO Auditorium Orpheus- corso Gen. Govone 16/A, Torino – ore 20.30

Mara Martellotta

La grande invasione: chiuso il viaggio condiviso tra Ivrea, Aosta e Chieri

Si conclude il festival della lettura La grande invasione, anche quest’anno un viaggio condiviso da tre città: Ivrea, Aosta e Chieri. Dal 29 maggio al 2 giugno, un’intera comunità di lettori, lettrici e appassionati di storie di ogni età si è riunita negli oltre 250 appuntamenti in programma con più di 170 ospiti, esplorando il verbo leggere in tutte le sue diverse accezioni.

 

“Creare comunità intorno ai libri — si tratti di un bestseller, di un esordio o di un classico senza tempo come la nostra Costituzione — è ciò che ci rende orgogliosi della bellezza e della varietà di contenuti che proponiamo con il programma del festival: una bellezza e una varietà che ci vengono restituite dall’abbraccio del pubblico, che ci dimostra ogni anno (e quest’anno più che mai) di essere felice di partecipare a questa gioiosa festa collettiva.”, commentano i curatori della Grande invasione Marco Cassini e Gianmario Pilo.

 

A chiudere le quattro giornate di festival, la lectio di Benedetta Tobagi Da suddite a cittadine su come si arrivò al voto delle donne 80 anni fa, il 2 giugno del 1946. Accolta in ogni città con la stessa emozione, Tobagi ha raccontato come anche grazie alle donne la nascita della Repubblica fu una grande, pacifica festa di partecipazione democratica.

Le celebrazioni per la Festa della Repubblica sono iniziate già al mattino in Piazza di Città a Ivrea, nell’ambito delle quali il sindaco Matteo Chiantore ha dichiarato: “La sinergia di oggi è preziosa, ci ricorda che la democrazia non abita soltanto nelle istituzioni, ma fiorisce nella cultura, nella curiosità e nel confronto. In fondo la nostra Costituzione è un grande testo collettivo: non è un semplice elenco di norme, ma è stata frutto di una discussione coraggiosa, nata dalle macerie della guerra e della dittatura”.

 

Tra gli ospiti internazionali di questa edizione, l’autrice indonesiana Intan Paramaditha con un racconto che intreccia mito, femminilità, atmosfere gotiche e critica sociale, e l’olandese Tommy Wieringa, i cui incontri si sono svolti con il sostegno del Netherlands Letterenfonds e dell’Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi. Presentando il suo ultimo romanzo Nirvana, l’autore ha riflettuto sulle sfide di raccontare la crisi climatica in forma narrativa. Coinvolti in un mini-tour letterario, sono stati nelle tre città anche Mauro Pescio con il racconto di Rodolfo Walsh e il suo capolavoro Operazione Massacro; Elena Varvello con il romanzo La vita sempre e Marco Rossari con il reading tratto dal suo canzoniere L’amore in bocca. Partecipazione e interesse anche quest’anno per la sezione Esordi, format attraverso cui scoprire nuovi talenti del panorama italiano, con Ilaria Camiletti, Alessandra Leva, Sonia Lisco, Michela Panichi e Leonardo San Pietro. Gli incontri si sono svolti nell’ambito del progetto SIAE – Per chi crea.

 

Chieri la seconda edizione del festival ha visto il debutto della Piccola invasione con un programma di incontri e attività dedicate alle scuole, ai bambini e ai giovani lettori. Tra gli appuntamenti d’eccezione che hanno aperto la rassegna intrecciando letteratura, racconto e performance, la lezione di Alessandro Perissinotto sui molteplici volti di Maigret e Georges Simenon e l’intenso racconto di Mauro Pescio attorno a Operazione Massacro di Rodolfo Walsh, tra dittature, memoria e impegno civile. Il Cortile del Municipio ha ospitato uno degli incontri più partecipati della manifestazione, quello con Matteo Saudino, dedicato alla Costituzione. In chiusura Valeria Parrella ha presentato il suo ultimo romanzo La ragazzina, salutando il pubblico di questa seconda edizione chierese che, dopo il successo dello scorso anno, continua a crescere e a generare nuove progettualità culturali sul territorio.

 

Ad Aosta l’apertura è stata affidata ad Antonio Manzini, che a proposito dell’accoglienza che la città ha riservato al suo personaggio più noto, il vicequestore Rocco Schiavone, ha voluto sottolineare l’importanza di questo concetto anche nel suo senso più ampio e globale. Nell’ultima giornata di festival, la casa editrice palermitana è stata ancora protagonista, con Antonio Sellerio che ha parlato di come si costruisce e cosa rende longevo un progetto di successo. Molto partecipati anche gli incontri con Nicola Lagioia, che ha tenuto una lectio sulla guerra e la letteratura,  partendo da Omero fino ad arrivare a Italo Svevo, e quello con Stefania Andreoli, che in un teatro gremito ha parlato delle criticità che si nascondono dietro la cosiddetta “famiglia perfetta”.

 

A Ivrea il fitto programma di incontri, anche sovrapposti, è stato premiato da un pubblico partecipe e caloroso, attento a ogni proposta, che ha riempito ogni sede del festival: Tiziano Scarpa ha inaugurato la quattordicesima edizione della Grande invasione con il reading tratto dalla raccolta di poesie di Charles Bukowski Tutto il giorno alle corse dei cavalli e tutta la notte alla macchina da scrivere. Con Francesca Mannocchi, l’attenzione si è concentrata su cosa significhi, nel quotidiano, vivere la guerra nell’epoca dei droni, mentre Antonella Lattanzi ha affrontato il tema del valore salvifico dell’amicizia. Dal dialogo tra Chiara Tagliaferri e Valeria Parrella è scaturita una riflessione profonda sui temi della maternità e del corpo femminile come strumento di libertà.  La maggior parte delle 48 lezioni ha registrato il tutto esaurito, così come i format diventati ormai un classico della Grande invasione – come Mio cugino, con Mauro Pescio e il B.B. Show di Matteo B. Bianchi – e i reading di Gianni Montieri e Marco Rossari. Ottima affluenza anche per le mostre di John Blond, Francesco Chiacchio, Joey Guidone, Marco Cazzato, Majid Bita, che sono rimaste aperte per tutte le giornate del festival. Al Museo Civico Garda la personale di Fausto Gilberti, Disegni del terzo tipo, dedicata alla produzione più recente dell’artista bresciano, sarà visitabile fino al 27 settembre 2026.

Il tema della Piccola invasione, curata da Marianna Doria e Ludovica Giovine, è stato Altalene: un invito per grandi e piccoli a provare la leggerezza di un volo in altalena, la cui forza risiede nella definizione di editoria bambina che Pietro Corraini ha proposto: non un’editoria per bambini, ma una visione condivisa di libertà, autonomia e gioco. Un momento speciale è stato quello della presentazione del catalogo vecchio e nuovo della casa editrice, in un incontro che ha visto in dialogo lo stesso Corraini, Fausto Gilberti e Noemi Vola in uno scambio spontaneo e intergenerazionale di storie e aneddoti.  Oltre a questo spazio di approfondimento su Corraini edizioni, casa editrice ospite di quest’anno, sono stati tenuti laboratori e letture a cura dei suoi autori e autrici, quali Andrea Antinori, Daniela Berti, Fausto Gilberti, Giulia Pastorino, Giuseppe Sofo e Noemi Vola.

La novità di introdurre alcuni laboratori a pagamento, così da rendere la manifestazione più sostenibile, non ha influito sul numero di partecipanti, a conferma del valore riconosciuto della Piccola invasione. In tanti si sono accomodati sui cuscinoni colorati per ascoltare le lettura animate di Francesca Leoni ed Elena Mez, mentre molti genitori ed educatori hanno partecipato agli incontri di formazione, come quelli con protagoniste le autrici di Uppa Annalisa Perino, Silvana Quadrino e Claudia Ravaldi, la cui esperienza ha offerto una cornice pedagogica al programma. Fondamentale anche quest’anno il coinvolgimento delle realtà del territorio, con un solido supporto da parte loro nell’ideazione degli appuntamenti e attraverso la messa a disposizione dei loro spazi, in particolare la Biblioteca civica di Ivrea. La piccola invasione ha coinvolto tutto il Canavese, con circa 750 studenti di ogni ordine e grado, che hanno partecipato a incontri e laboratori nella giornata di venerdì.

 

La grande invasione è curata da Marco Cassini e Gianmario Pilo, con Marianna Doria e Ludovica Giovine per la Piccola invasione a Ivrea, con Romaine Pernettaz e Corrado Ferrarese ad Aosta e con Eleonora Pepe e Mariangela Crupi per la Piccola invasione a Chieri.

A Ivrea il festival è stato realizzato con il patrocinio e sostegno del Comune di Ivrea e di Regione Piemonte, con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Guelpa Ivrea, Siae, Camera di Commercio di Torino e Fondazione Cesare Pavese e con il sostegno MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. A Chieri l’evento è organizzato in collaborazione con il Comune di Chieri e la Biblioteca Civica Nicolò e Paola Francone, con il patrocinio di Città Metropolitana di Torino. Il festival ad Aosta si è svolto in collaborazione con il Comune di Aosta e con il sostegno di Siae, Banca di Credito Cooperativo Valdostana, Ideal Car Valle d’Aosta, Erba Voglio, Teatro Plus, Brivio Due, Tipografia Duc e Alpissima Hotels.

 

L’appuntamento per il 2027 è fissato dal 28 al 30 maggio