CULTURA E SPETTACOLI

Debutto al teatro Gobetti ‘La denuncia’, scritta e diretta da Ivan Cotroneo

Debutta al teatro Gobetti di Torino il 24 marzo prossimo, alle 19.30, la pièce teatrale dal titolo “La denuncia”, scritta e diretta da Ivan Cotroneo e interpretata da Marta Pizzigallo  e Elisabetta Mirra.

Lo spettacolo, prodotto da Diana Or.i.s., resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino a domenica 29 marzo prossimo.
In un’aula scolastica una studentessa,  interpretata da Elisabetta Mirra, e la sua professoressa, Marta Pizzigallo, si fronteggiano in un duello verbale teso come un thriller. Si tratta di verità che si sgretolano e si ricompongono in tre quadri sorprendenti, in una storia attuale che graffia, interroga e commuove.

“La denuncia – scrive Ivan Cotroneo – affronta i temi del consenso, del rispetto, della manipolazione, del ricatto emotivo che possono nascondersi dietro un rapporto tra docente e discente. Un rapporto in cui in qualche modo entra fatalmente la seduzione , a volte in maniera innocente, come arma e strumento maieutico, come persuasione intellettuale. Altre volte, invece, prende le forme di una violenza e diventa abuso di potere. Il testo è teso, con un epilogo sorprendente.  Una sfida dialettica e di visioni del mondo tra due donne in due età diverse della vita che, solo alla fine, si rivelano più vicine di quanto si potrebbe immaginare.
La pièce teatrale tratta un tema attuale e da questo per me ovviamente deriva l’urgenza della scrittura e della messinscena.  Contemporaneamente si rifà ai classici del teatro contemporaneo,  come ‘The Children’s Hour’, in cui la discriminazione per orientamento sessuale è presente in forme inaspettate e sottili. Il tono è quello teso di un mistero da ricostruire, ma nella storia un twist trasforma il mistero quasi processuale in una dichiarazione d’amore”.

Info teatro Gobetti, via Rossini 8, Torino

Orari degli spettacoli martedì giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì  e venerdì  ore 20.45, domenica ore 16.

Biglietteria Teatro Carignano , piazza Carignano 6

Tel 01151695555.

Email biglietteria@teatrostabiletorino.it

La biglietteria sarà sempre attiva un’ora prima dell’inizio di ogni spettacolo, esclusivamente per l’acquisto di biglietti per la recita del giorno stesso.
Mara Martellotta

Nick Brandt, “The Day May Break. La luce alla fine del mondo” alle Gallerie d’Italia 

Intesa Sanpaolo presenta alle Gallerie d’Italia di Torino, dal 18 marzo al 6 settembre prossimo, la mostra dal titolo “Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno”, curata da Arianna Rinaldo. Si tratta di un progetto espositivo dedicato ad uno dei fotografi contemporanei attivi sui temi della crisi climatica e della distruzione ambientale.
‘The Day May Break’ , avviata nel 2020 in piena pandemia, rappresenta una serie globale in quattro capitoli che segna una nuova fase nella ricerca di Brandt. Il progetto ricalibra l’attenzione dell’artista su persone, animali e ambienti colpiti dalla distruzione climatica in atto in aree del mondo che risultano tra le meno responsabili del collasso climatico, ma che ne subiscono in modo sproporzionato le conseguenze.

Per la prima volta in Italia, a Torino, alle Gallerie d’Italia, sono presenti tutti e quattro i capitoli di ‘The Day May Break’ , presentati insieme in un percorso immersivo di 63 immagini di grande formato che restituiscono una visione al tempo stesso dura e poetica di ciò che resta e di ciò che può ancora offrire speranza.
Il quarto capitolo della serie è stato commissionato da Intesa Sanpaolo a conferma dell’impegno della Banca sui temi della sostenibilità, della responsabilità sociale e della cultura come strumento di consapevolezza.

“Le Gallerie d’Italia tornano a parlare di cambiamento climatico con un grande progetto di Nick Brandt – afferma Michele Coppola, Executive Director Arte , Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e Direttore Generale delle Gallerie d’Italia – Presentiamo in anteprima a Torino la quarta tappa del viaggio che per la prima volta viene svelato al pubblico. Quattro capitoli emozionanti che, grazie alla bellezza e alla monumentalità di potentissime immagini, aiutano a comprendere meglio le conseguenze della crisi climatica, senza rinunciare a ”una possibile luce alla fine del giorno”. Il Museo di Torino continua a ospitare lavori originali, collaborando con i più importanti fotografi internazionali”.

Nick Brandt, nato a Londra nel 1964, è un artista profondamente impegnato con uno sguardo capace di coniugare rigore etico, forza narrativa ed eleganza formale. Dall’inizio degli anni Duemila, la sua pratica artistica si è  concentrata sulla progressiva scomparsa del mondo naturale e sull’impatto devastante delle attività umane sugli esseri più vulnerabili del pianeta, persone e animali. Le sue immagini, di straordinaria bellezza, attraggono lo sguardo con un virtuosismo estetico capace di amplificare la drammaticità della realtà rappresentata.
Il lavoro di Nick Brandt si distingue per il metodo rigoroso e meticoloso. Ogni capitolo è  il risultato di mesi di preparazione, di pianificazione e collaborazione con troupe locali  che conoscono profondamente i territori e le comunità coinvolte. Le scene sono costruite con precisione, la luce e l’atmosfera nascono dall’attesa del momento perfetto e dalla capacità di rispondere agli elementi imprevedibili della natura. A queste fasi seguono lunghe settimane di stampa e selezione del materiale,  delle immagini, in un processo privo di scorciatoie, volto a stabilire un dialogo diretto e profondo con lo spettatore.

‘Chapter One The Day May Break’ del 2021 è  stato realizzato in Kenya e Zimbabwe e ambientato  in santuari per animali salvati dalla distruzione dell’habitat e dagli effetti del bricconaggio.  Qui animali e persone colpite dal cambiamento climatico, sfollate da cicloni devastanti o impoverite da siccità prolungate, sono ritratti insieme nello stesso fotogramma, in scene sospese o quasi surreali che raccontano una dignità condivisa e un comune senso di perdita.
‘Chapter two, Sanctuary’, del 2022,  è stato fotografato in Bolivia e prosegue questa riflessione su un altro continente. In un Paese di straordinaria biodiversità, oggi sempre più minacciato da incendi, alluvioni e siccità, Brandt ritrae persone e animali segnati dal collasso climatico, uniti da un  comune destino affrontato con dignità e resilienza.
Con ‘SINK /RISE Chapter Three’, del 2023, realizzato nell’arcipelago delle Fiji, l’artista guarda al futuro prossimo. I protagonisti delle immagini, fotografati sott’acqua,  mentre compiono gesti quotidiani, rappresentano le comunità che nei prossimi decenni perderanno terre, case e mezzi di sostentamento a causa dell’innalzamento del mare. La bellezza dell’ambiente marino si accompagna a una tensione silenziosa, un presagio di perdita imminente.
Il percorso si conclude con ‘The Echo of Our Voices, Chapter four’ , realizzato nel 2024 in Giordania su commissione di Intesa Sanpaolo, che ritrae famiglie di rifugiati siriani costrette a vivere in condizioni di sfollamento permanente. In un paesaggio desertico , che diventa simbolo della scarsità di acqua aggravata dal cambiamento climatico,  Brandt restituisce immagini di forza collettiva, dignità e speranza, ponendo l’accento sulla resilienza e sul desiderio condiviso di un futuro migliore.

Una piccola sezione è  dedicata al dietro le quinte del lavoro di Nick Brandt, offrendo ai visitatori l’opportunità di entrare nel processo creativo del fotografo, venendo a conoscere la complessità produttiva che sostiene ogni immagine. Attraverso alcune fotografie ed un contenuto video realizzati durante le fasi di lavoro nei diversi Paesi coinvolti, questa sezione consente di comprendere il lavoro e l’impegno necessari a dare forma a ogni fotografia, dove esseri umani e animali sono stati fotografati allo stesso tempo nella stessa inquadratura.
‘The Day May Break’ si configura come un appello urgente e silenzioso al tempo stesso. Attraverso immagini di straordinaria bellezza e potenza visiva ed emotiva Nick Brandt invita a riconoscere una verità spesso ignorata, ovvero che il destino degli esseri umani, degli animali e del pianeta è profondamente e indissolubilmente intrecciato.

Mara Martellotta

A Bajo Dora il Festival Letterario Piemontèis

Ritorna a Bajo Dora il Festival letterario Piemontèis , Figure dimenticate del Piemonte, organizzato dalla Cittadella della Cultura Popolare, il Coro Bajolese, il Centro Etnologico, con il patrocinio del Comune di Borgofranco di Ivrea, Torino Città Metropolitana  e di CNA Editoria Piemonte  con Edizioni Pedrini.
Gli incontri letterari prenderanno il via venerdì 27 marzo prossimo  e, dopo i saluti istituzionali, verrà  assegnato il prestigioso riconoscimento del “Premio Cultura e Società 2026″ a Pasquale Mazza, primo cittadino di Castellamonte.
Il festival, sin dalla sua prima edizione, è  diventato un punto di incontro letterario per la cultura piemontese la sua lingua.  Ha visto convergere numerosi autori, aprendosi anche al teatro, senza dimenticare la musica popolare.

La quinta edizione è ospitata alla Cittadella della Cultura Canavesana, nella storica sede di via dei Ribelli a Bajo Dora, Borgofranco d’Ivrea, che premia gli sforzi decennali del Coro Bajolese e del Cec ( Centro Etnologico Canavesano ) guidato da Amerigo Vigliermo e dalla Presidente Manuela Bodrino.
Sabato 28 marzo prossimo , alle ore 21, avrà luogo la presentazione del libro su Amerigo Vigliermo, cui seguirà lo spettacolo teatrale con la compagnia “J’Ardie” che presenterà un intermezzo di “Un gruppo di Cantori di Quincinetto”. Invariato l’obiettivo del Festival, che si concentra sulla promozione del territorio con autori, uomini e donne, contemporanei e le figure storiche di scrittori e poeti piemontesi trascurati.
Quest’anno saranno accesi i riflettori su due figure al centro per decenni della cultura piemontese e poi nel corso del tempo dimenticate, il poeta e scrittore Nino Costa, in occasione del 140esimo anniversario della nascita. Con la pubblicazione del libro “J’autre  bestie”, autore Dario Pasero, rigorosamente in lingua piemontese con traduzione.
Il secondo protagonista onorato nel palinsesto sarà il canavesano Giuseppe Giacosa, con la pubblicazione di un libro in occasione dei 120 anni del noto librettista e drammaturgo. Questo libro è frutto di un lavoro con gli autori, la giornalista Ezia Bovo, la giovane Elisa Bellavia , studentessa del liceo Botta cresciuta alla Bottega del Botta di Oreste Valente che pubblica la sua commedia dal titolo “Pin un simpatico monello”.
All’interno del libro sul ricordo di Giacosa dal titolo “Giuseppe Giacosa 1906-2026”  è presente un pregevole inedito appena scoperto da Camilla Bencini pubblicato sul periodico “Studi piemontesi”.

Un altro nuovo volume in presentazione è ”Il sussurro del bagatto” di Danilo Alberto , accompagnato dalla rappresentazione teatrale “Voci nel frutteto -Macedonia d’arte”, che porterà in scena l’antefatto del romanzo , “ La notte delle leggende”.  Tra gli eventi collaterali aprirà una mostra dal titolo “Small size- I cristalli del Monte Bianco” dalla collezione privata di Franco Lucianaz, domenica 29 marzo alle ore 10. Alle ore 10.30 si terrà la visita guidata ai Balmetti di Baio Dora, accompagnata dai canti del Coro Bajolese.
A coordinare le presentazioni, in qualità di direttrici di sala, la giornalista Ezia Bovo e Giuliana Reano. Il festival ha ricevuto il patrocinio della Città Metropolitana di Torino,  di CNA Piemonte  e del Comune di Borgofranco d’Ivrea.

Info e programmi sul sito www.edizionipedrini.com
Mara Martellotta

A Villarbasse la più grande collezione di quadri dedicati alla Maddalena

Il Comune di Villarbasse, ubicato in Provincia di Torino, nel verde della Collina Morenica, vanta molte meraviglie, tra le quali splendidi palazzi nobiliari, il Torrazzo del XIII secolo, una chiesa parrocchiale seicentesca affrescata da Luigi Morgari e la più grande collezione di quadri dedicati ad una figura un po’ bistrattata dalla storia: Santa Maria Maddalena.
Questa straordinaria raccolta è custodita nelle sale di Palazzo Mistrot, edificio che nel 1705 legò il suo destino all’omonima nobile famiglia, la quale lo fece ristrutturare portandolo ad assumere il suo odierno aspetto barocco. Negli anni ’70 del Novecento le ultime Contesse Mistrot cedettero il palazzo alla famiglia Capello, attuale proprietaria, che lo riportò agli antichi splendori e dal 2008 mette a disposizione il grande salone per concerti, conferenze e mostre, organizzati dall’Associazione culturale “Amici di San Nazario”, la cui Presidente è la Dott. Piera Capello.
Ho visitato la collezione di Maddalene in un uggioso pomeriggio di fine febbraio e ad accogliermi è stato colui che l’ha creata: l’instancabile Roberto Rubiola.
Egli costudisce qui ben 204 quadri dedicati alla santa, realizzati tra fine Quattrocento e il XVIII secolo da prestigiosi maestri del calibro di Giacinto Brandi, Francesco Cairo, Francesco Salviati e addirittura Guido Reni. Maddalena viene così raccontata in tutte le sue sfaccettature, dalla peccatrice pentita alla donna immersa nella preghiera. Ogni quadro sembra dialogare con gli altri. Fanno da cornice a queste meraviglie gli splendidi soffitti a cassettoni del palazzo.
Rubiola ha iniziato la sua collezione oltre vent’anni fa quando un dipinto seicentesco lo ha colpito per la forza espressiva dello sguardo della santa penitente.
Appena entrato mi ha colpito subito una “Deposizione di Gesù Cristo dalla Croce” del pittore Joseph Heintz il Vecchio (1564-1609). Questo dipinto, come spiegatomi da Roberto, presenta dei particolari riconducibili al El Greco, tra le figure più importanti del tardo Rinascimento spagnolo, spesso considerato il primo maestro del Siglo de Oro. E’ possibile che l’artista abbia dipinto alcuni personaggi.
Le Maddalene mi osservavano come incuriosite dalla mia presenza ed io, con gli occhi colmi di meraviglia, sarei rimasto tutto il pomeriggio ad ammirarle.
La più particolare di loro è probabilmente quella raffigurata ventenne in adorazione di Gesù Bambino tra le braccia della Vergine, con San Dionigi che tiene la propria testa sotto braccio. Egli venne infatti decapitato attorno al 270 sulla collina di Montmartre e secondo una leggenda prese la sua testa e camminò per diversi chilometri predicando un sermone, prima di crollare definitivamente. Nell’iconografia cristiana è raffigurato con la sua testa tra le mani.
Una Crocifissione potrebbe essere opera addirittura del celebre pittore fiammingo Antoon van Dyck, mentre la “Conversione della Maddalena” potrebbe essere stata realizzata da Charles Le Brun, pittore francese celebre per i suoi lavori di arredamento e decorazione alla Reggia di Versailles. La “Maddalena Penitente” è invece attribuita alla Bottega di Tiziano. La “Maddalena e la deposizione di Cristo” è della Bottega del Perugino e potrebbe essere stata realizzata addirittura dall’autore in persona.
Molto regale è la “Maddalena con vaso”, realizzata da Domenico Carpioni; un identico quadro si trova a La Valletta, capitale di Malta.
In queste stanze non sono solo esposte Maddalene, ma anche splendidi dipinti opera di illustri maestri di scuola fiamminga e le copie dei quadri che si ammirano nei più importanti musei del mondo, tra questi un “Tomiri con il capo reciso di re Ciro
” che potrebbe essere un bozzetto dell’opera di Rubens oggi esposta al Museo del Louvre e un “Erigone” probabile opera di Guido Reni, alla cui bottega è attribuita la “Crocifissione con Maddalena ai piedi della Croce”.
Completano il tutto una “Maddalena penitente” in marmo bianco di Carrara, il cui autore potrebbe essere Antonio Canova e due “Crocifissioni con Maddalena, la Madonna e San Giovanni” realizzate in cuoio a sbalzo ad inizio Seicento. Per quanto riguarda queste ultime opere nel mondo ne esistono solo altre due.
Alcuni dipinti Rubiola li ha donati ad importanti istituzioni, tra queste il Museo Diocesano di Torino.
Il celebre critico d’arte Vittorio Sgarbi è rimasto meravigliato da questi quadri e si è rivolto spesso a Rubiola per averne in prestito da portare in mostre importanti a confronto con opere famose.
Il mio sogno è quello di trovare uno spazio adatto dove collocare i miei quadri affinché le persone possano godere della loro bellezza, rendendo giustizia alla figura della Maddalena, che per troppi anni è stata relegata al ruolo di prostituta, cosa che non è assolutamente veraafferma Roberto, il quale è sempre disponibile a far visitare questa collezione gratuitamente a chi lo desidera.
Prima che andassi via ha ancora voluto mostrarmi un’ultima meraviglia: tre volumi in pergamena del XVIII secolo che raccontano il Vecchio e il Nuovo Testamento. Queste tre opere sono impreziosite da trecento incisioni realizzate dai più importanti artisti fiamminghi dell’epoca.


ANDREA CARNINO

Hiroshima Mon Amour: dalla parola al corpo

C’è un luogo a Torino dove la musica smette di essere sottofondo e diventa esperienza condivisa. È Hiroshima Mon Amour, che questa settimana accende due serate diverse ma unite da un filo comune: quello dell’emozione che si fa collettiva. Giovedì 19 marzo arriva Claver Gold con “LMS – La miglior stagione”, un disco annunciato quasi in punta di mistero ma già potente nei suoi primi squarci, “Favola” e “Amore Goodbye”. Il suo è un rap che non consola, ma accompagna: dentro le crepe, nelle contraddizioni, nella ricerca ostinata di un cambiamento possibile. Dal vivo, tutto questo diventa ancora più intenso, trasformando il concerto in uno spazio di riconoscimento reciproco, dove sentirsi meno soli. Il giorno dopo, venerdì 20 marzo, il registro cambia ma l’energia resta altissima. Ruggero de I Timidi porta in scena Shyland, un format che promette di ribaltare le regole: la timidezza si scioglie, il corpo prende il sopravvento, la musica diventa impulso. Tra ironia, estetica vintage e vibrazioni elettroniche, il palco si trasforma in un piccolo rito contemporaneo da vivere senza freni. Due appuntamenti, due linguaggi, un solo punto d’incontro: l’Hiroshima, che ancora una volta si conferma non solo come locale, ma come spazio vivo dove Torino si ritrova, si ascolta e, per qualche ora, si riconnette. Claver Gold – giovedì 19 marzo Apertura porte ore 21:00, inizio concerto ore 22:00 Biglietti da circa 20–23 euro  Ruggero de I Timidi – venerdì 20 marzo Apertura porte ore 21:00, inizio ore 22:00 Biglietti da circa 25–28,75 euro Valeria Rombolà

“Se lo vuoi ti do anche il cuore!”

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Screenshot

Music Tales, la rubrica musicale 

“Molto lentamente ti avvicini e
Hai uno sguardo strano sei a un centimetro
A un millimetro da me e dici così
Sco.. sco.. sco.. scordati di lei che ti ha fatto male
Scordati di lei non ti preoccupare io te lo giuro
Se lo vuoi ti do anche il cuore!”
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Nel panorama della canzone italiana esistono artisti che seguono le regole… e poi ci sono quelli che le regole le osservano, sorridono e subito dopo le capovolgono con eleganza e ironia. Marco Carena appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Cantautore torinese, autore raffinato e spirito libero della musica d’autore, Carena ha costruito negli anni, a parer mio, una carriera fatta di intelligenza, umorismo e libertà creativa.
Chi lo conosce sa che il suo stile è semplicemente unico: una miscela di musica, teatro e satira che riesce a raccontare l’amore, la società e le piccole assurdità della vita quotidiana con leggerezza ma anche con grande lucidità. Non è solo comicità: è una forma di osservazione affettuosa e ironica del mondo.
Un esempio perfetto di questo modo di fare musica è “Serenata”, il brano che Marco portò al 41° Festival di Sanremo. Il titolo potrebbe far pensare alla classica dichiarazione romantica sotto il balcone, ma chi ascolta la canzone scopre subito che si tratta di tutt’altro. Con il suo gioco di parole, le frasi spezzate e i doppi sensi linguistici, “Serenata” diventa una piccola macchina comica perfettamente costruita.
La melodia accompagna una serie di equivoci verbali che trasformano la serenata tradizionale in un divertente esercizio di stile. È una canzone che fa sorridere al primo ascolto ma che rivela tutta la sua intelligenza quando si presta attenzione alla scrittura: un vero marchio di fabbrica di Marco Carena.
In un’epoca in cui molte canzoni sembrano inseguire la stessa formula, “Serenata” resta un esempio di libertà creativa: una canzone che non ha paura di giocare con la lingua italiana e con le aspettative del pubblico. Ed è proprio questo spirito anticonvenzionale che ha reso Carena una figura amata da chi apprezza la musica d’autore capace di far riflettere senza mai prendersi troppo sul serio.
C’è poi un aspetto di Marco Carena che, conoscendolo anche personalmente, ho sempre apprezzato molto: la sua ironia non è soltanto un elemento artistico, ma un vero modo di stare al mondo. Nella quotidianità vive esattamente con quella stessa leggerezza intelligente che ritroviamo nelle sue canzoni e nei suoi testi (ieri l’ho chiamato perché ero sotto casa e dopo mezzo secondo ho suonato e mi ha chiesto chi fossi n.d.r.). È un’ironia mai aggressiva, mai superficiale, ma capace di rendere tutto più leggero, più umano, più fruibile. E forse è proprio questo il segreto del suo stile: trasformare anche le piccole complicazioni della vita in qualcosa su cui sorridere, senza perdere profondità ma guadagnando libertà.
Per chi vuole scoprire meglio il percorso artistico di questo cantautore fuori dagli schemi, è appena uscito il suo libro “Da Sanscemo a Sanremo. Questione di…”. Il volume è molto più di una semplice autobiografia: è un viaggio ironico e affettuoso attraverso gli episodi più curiosi della sua carriera. Dai primi passi nella musica ai concerti improbabili, dalle esperienze artistiche più surreali fino alla partecipazione al Festival di Sanremo, il racconto è pieno di aneddoti, incontri e retroscena che restituiscono tutta la personalità di chi lo ha scritto.
È un libro che si legge con il sorriso, almeno per me è stato così, perché mantiene lo stesso tono brillante delle sue canzoni. Chi ama la musica italiana troverà molte storie divertenti e anche uno spaccato autentico di un certo modo di fare spettacolo, libero e geniale. Per questo motivo il consiglio è semplice: se volete conoscere davvero Marco Carena, questo libro merita di essere letto… e magari regalato.
Tra le pagine compare anche un ricordo che mi riguarda direttamente, legato a una nostra collaborazione musicale. Solo che a pagina 222 compare un piccolo enigma temporale: secondo il libro, nel 1996 io avrei avuto 16 anni.
Ora, capisco che la memoria artistica possa concedersi qualche libertà poetica… ma la verità è che ne avevo 24.
Non so se si tratti di un errore di calcolo, di un gesto di cavalleria o di un tentativo di ringiovanimento letterario. In ogni caso,
per chiarezza, lo dichiaro ufficialmente: oggi ho 46 anni.
E prometto che per i miei 50, tra quattro anni quindi, organizzerò una festa mai vista.
E lui sarà l’ospite di punta.
Nel frattempo però mettiamo le cose in chiaro: da oggi nessuno potrà dire che dimostro più di 46 anni.
Nemmeno Marco.
Buon ascolto
“L’ironia intelligente è la capacità di leggere la realtà con originalità, dominandola invece di subirla.”
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CHIARA DE CARLO
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Per acquistare la copia del libro :
scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!
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Ecco a voi gli eventi da non perdere

A MonfortinJazz Suzanne Vega e Vinicio Capossela

MonfortinJazz 2026 rivela i due concerti che completano il calendario dell’edizione del suo 50⁰ anniversario. L’associazione Monforte Arte ODV e Ponderosa Music & Arts chiudono il cerchio di un’estate straordinaria in programma all’Auditorium Horszowski di Monforte d’Alba, il gioiello acustico all’aperto che domina le Langhe piemontesi e che, dal 1976, è diventato uno dei luoghi più amati della musica dal vivo in Italia e in Europa.

Venerdi 24 luglio, alle 21.30, l’Auditorium accoglierà una delle voci più iconiche della musica internazionale: Suzanne Vega porta a Monforte d’Alba il “Flying with Angels Tour 2026”. Considerata una delle cantanti più importanti della sua generazione, ha incarnato fin dagli anni Ottanta la rinascita del folk, portando sul palco storie di vita urbana con una lucidità poetica che il New York Times ha descritto come quella di una straordinaria narratrice che osserva il mondo con un occhio clinicamente poetico. Il tour prende il nome dall’ultimo album, intitolato “Flying with Angels”, pubblicato nel maggio 2025 e accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico internazionale. Sul palco dell’Auditorium, Vega proporrà uno spettacolo che attraversa tutta la sua carriera, dai brani che l’hanno resa celebre, come “Tom’s Diner”, “Luka”, “Marlene on the wall”, fino ai pezzi del nuovo album. Ad accompagnarla il suo storico chitarrista Gerry Leonard, noto per la sua collaborazione con David Bowie, e la violoncellista Stephanie Winters, per un live intimo e avvolgente, capace di tessere un incantesimo di luce e ombra fondendo classici e nuovi materiali, con storie intime per una notte memorabile.

MonfortinJazz chiuderà il programma del suo 50⁰ anniversario domenica 2 agosto, alle ore 19, con Vinicio Capossela, e la festa dei suoi trent’anni del “Ballo di San Vito”. Pubblicato nel 1996, “Ballo di San Vito” fu una dichiarazione poetica, una commistione di jazz, blues e tango, musica popolare e ironia coltissima, prodotta da Capossela in collaborazione con il pianista Evan Lurie, con arrangiamenti che portano il segno di un’intera comunità sonora. A rendere questo anniversario ancora più significativo, è la presenza, già nel 1996, di alcuni grandi musicisti, molti dei quali legati alla storia di MonfortinJazz: tra loro il chitarrista Marc Ribot insieme a Davide Graziano alla batteria, Gianluca “Cato” Senatore alla chitarra, Carlo Dossi al mixer e Renato Striglia “diavolo custode”, tutti evocati in un live capace di unire presenze e assenze in un unico suono. La quinta presenza di Capossela a MonfortinJazz coincide con il 50⁰ anniversario della manifestazione, e con il 30⁰ compleanno del “Ballo di San Vito”. Non è soltanto una felice coincidenza, ma il modo più giusto per chiudere in bellezza la rassegna.

Info: info@monforteinjazz.it – 333 8349690 – www.monforteinjazz.it

Mara Martellotta

Antiqua, “Dove il tempo si fa musica e la memoria diventa emozione”

Prenderà il via il 21 marzo prossimo, alle 20.15, presso la chiesa di San Pietro, a Settimo Torinese, la 31esima rassegna di musica antica “Antiqua”, che coinvolge punti d’eccellenza del territorio piemontese e ligure. Il titolo dell’edizione 2026 sarà “Dove il tempo si fa musica e la memoria diventa emozione”.

La partenza da Settimo Torinese, con il concerto dell’Accademia Il Ricercare, dedicato a Giuseppe Torelli (1658-1709) dal titolo “La nascita del concerto solista” riconferma una collaborazione con il Comune che, negli anni, si è sempre più consolidata. Il notevole successo di pubblico e di critica ottenuto negli anni precedenti, insieme all’impegno dell’Amministrazione Comunale, unito ad un sostanziale sostegno da parte della Fondazione ECM e i contributi di Regione Piemonte, Fondazione CRT e del Ministero dei Beni Culturali, hanno permesso di continuare questa positiva esperienza con la produzione di concerti di musica classica di altissimo livello culturale, dove si esibiranno importanti artisti del panorama musicale europeo.
Antiqua 2026 rinnova il suo impegno nella valorizzazione del grande repertorio medievale, rinascimentale e barocco, con una rassegna che si distingue per rigore filologico, profondità interpretativa ed eccellenza artistica. Promossa dall’Accademia del Ricercare, la stagione si configura come un percorso musicale di alto profilo, capace di coniugare ricerca storica e viva emozione sonora.
Antiqua 2026 non è soltanto una stagione concertistica, ma anche un laboratorio di cultura, un luogo di incontro tra tradizione e contemporaneità, tra studio e interpretazione, tra memoria e presente. Ogni concerto rappresenterà un viaggio nel tempo capace di restituire al pubblico la straordinaria ricchezza espressiva di secoli di musica. Con Antiqua 2026, l’Accademia del Ricercare conferma la propria missione, quella di custodire, approfondire e trasmettere il patrimonio della musica antica, trasformando ogni appuntamento in un’esperienza d’ascolto unica e autentica.

Tra i primi appuntamenti dei mesi di marzo e aprile, ricordiamo quello del 21 marzo, presso la chiesa di San Pietro di Settimo Torinese, alle 21.15, in cui l’Accademia del Ricercare eseguirà, di Giuseppe Torelli, i concerti per tromba e orchestra; l’11 aprile, a Foglizzo, nell’aula consiliare del Castello, alle 21.15, l’Ensemble ArsBaroca eseguirà le Sonate a quattro per oboe, due flauti e B.C.; il 18 aprile, a San Mauro Torinese, nella chiesa di Santa Maria in Pulcherada, alle 21.15, si terrà il concerto  “Orfeo Futuro. Ti amo alla follia”, cantate e serenate d’amore del Seicento italiano; il 26 aprile, a Settimo Torinese, nella chiesa di Santa Croce, alle 21.15, l’Accademia del Ricercare eseguirà, di Antonio Vivaldi, il “Confitebor”(RV 596) a tre voci per soli coro e orchestra, e il “Dixit Dominus” (RV 807) a quattro voci per coro e orchestra.
Dal 24 al 30 luglio, la rassegna ospiterà al suo interno, come sempre, il corso internazionale di musica antica, che si terrà anche quest’anno a Casalborgone, in provincia di Torino, aperto ai giovani talenti di tutto il mondo.

Ingresso gratuito

Info: segreteria@accademiadelricercare.com – accademiadelricercare@gmail.com

Mara Martellotta

Il Museo Nazionale del Cinema omaggia Jerry Lewis  

Il Museo Nazionale del Cinema dedica a Jerry Lewis un omaggio particolare in occasione del centenario della sua nascita, ospitando dal 16 al 31 marzo prossimi una selezione di nove film che lo vedono protagonista nel ruolo di attore e regista, offrendo al pubblico uno sguardo piuttosto articolato sulla sua ampia carriera.

Nato il 16 marzo 1926 a Newark, nel New Jersey, negli Stati Uniti, è morto il 20 agosto 2017 a Las Vegas all’età di 91 anni, Jerry Lewis è lo pseudonimo di Joseph Levitich, e risulta tra i più importanti registi e comici a livello internazionale. Grazie alla sua straordinaria mimica facciale e allo stravolgente linguaggio del corpo, ha dato vita a personaggi surreali e pungenti, entrati nell’immaginario collettivo, sia che si tratti di film da lui scritti e diretti, sia in film in cui ha recitato per attori e registi come Frank Tashlin, Norman Taurog, Stanley Kremer, Emir Kusturica e Martin Scorsese.
Dopo “Artisti e modelle” di Frank Tashlin, film girato negli Stati Uniti nel 1955, uno dei classici della coppia formata da Jerry Lewis s Dean Martin, con il loro robusto umorismo, e una quasi esordiente Shirley MacLaine, si prosegue oggi con il film “Hollywood o morte”, sempre del regista Frank Tashlin, e domani con il film diretto da Jerry Lewis “Scusi, dov’è il fronte?”, girato negli USA nel 1970. Verrà proposto un titolo al giorno per un programma che prevede, tra gli altri film, “Pazzi, pupe e pillole”, “Jerry 8 e ¾”, “Il ciarlatano”, “Re per una notte”, per la regia di Martin Scorsese, in programma martedì 24 marzo, e “Le notti Folli del dottor Jerryll”, diretto dallo stesso Lewis, risalente al 1963 e girato in USA. La proiezione di mercoledì 25 marzo è introdotta da Umberto Ferrai, che presenta il volume “Come smontare la macchina cinema in cinquanta film” (Sagoma Editori). Completa la rassegna il film di Emir Kusturica “Arizona dream”, girato nel 1992 negli Stati Uniti, in programma domenica 29 marzo alle ore 18 e martedì 31 marzo alle 15.45.

Jerry Lewis divenne famoso in coppia con Dean Martin, interpretando un personaggio farsesco, dal modo di muoversi singolare. Dopo lo scioglimento della coppia, avvenuto nel 1957, Lewis si è impegnato anche nella regia: tra i film da lui diretti e interessanti vi è “The nutty professor”, “Le folli notti del dottor Jerryll”, del 1963. Nel 1999 gli è stato assegnato il Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia.
Insieme a Dean Martin, a poco più di vent’anni, Lewis divenne una star della televisione dopo essere stato notato in un piccolo teatro di Broadway, capace di unire un talentuoso utilizzo della slapstick (il suo corpo si contorce e si adattava a ogni tipo di sollecitazione con risultati visivi straordinari) a testi surreali e graffianti, propri della tradizione hiddish, tanto da diventare talmente famoso da essere protagonista non soltanto di show comici, ma anche di talk show, nei quali riversava tutta la carica della propria inventiva originale. La scelta di intraprendere la carriera solitaria, una volta sciolto il sodalizio con Dean Martin, coincise con il miglior periodo di Lewis che, negli anni Sessanta, iniziò a dirigere i propri film raffinando le caratteristiche del suo personaggio e qualificandosi come uno dei maestri del genere comico di quel periodo.
Gli anni Settanta videro la progressiva scomparsa dal mondo dello spettacolo dell’attore, che tenne lezioni presso università francesi e americane, fece apparizioni in alcuni programmi televisivi, ritornando di tanto in tanto al cinema come regista.

Mara Martellotta