CULTURA E SPETTACOLI

Rock Jazz e dintorni a Torino: The Aristocrats

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Martedì. Al Milk suonano i The Aristocrats. Al Cafè Neruda si esibisce il Bhinnashadaj Music Trio. Al Blah Blah sono di scena i D!ps + GTT.

Mercoledì. Al Blah Blah suonano i Katana Koale Kiwi.

Giovedì. Al Blah Blah si esibiscono i Zzanne + Spaghettin Spezzati. Allo Spazio 211 suonano i Dlemma.

Venerdì. Al Blah Blah sono di scena i Newhvn +Guest T.B.A. Allo Spazio 211 si esibiscono i Dirty Noise + Wayloz. All’Hiroshima Mon Amour suona la Rino Gaetano Band. Al Circolino è di scena il Generation Quartet

Sabato. Allo Ziggy suona Pier Gonella + Rock N’plug + Alternativa DJSet By Turymegazeta. Al Blah Blah sono di scena gli Into My Plastic Bones +Gordonzola. Allo Spazio 211 suonano i Kahlumet + Mars On Suicide

Domenica. Alla Divina Commedia si esibiscono gli Yourmother. Al Blah Blah suonano i Total Chaos .

Pier Luigi Fuggetta

Il pensiero di Nicola Matteucci e Augusto Del Noce al “Pannunzio”

Fascismo, antifascismo, post fascismo 

Lunedì 25 maggio prossimo, alle ore 18, il Centro Pannunzio, in via Maria Vittoria 35H, promuove un incontro su uno dei temi più  complessi della storia italiana contemporanea, il rapporto tra fascismo e antifascismo, tra memoria storica e interpretazione critica.
Presso la sede del Centro interverrà il professor Pier Franco Quaglieni, storico e Presidente del Centro Pannunzio, da decenni impegnato nello studio del pensiero politico italiano e del Risorgimento.
La sua riflessione si concentrerà sul tema dal titolo “Fascismo, antifascismo: il post fascismo di Nicola Matteucci e di Augusto del Noce”, due tra i più importanti filosofi del Novecento italiano.
Nicola Matteucci  è  stato un politologo e storico delle dottrine politiche  e ha contribuito ad una rilettura liberale della storia italiana, mentre Augusto del Noce ha indagato in profondità le radici filosofiche del totalitarismo e della modernità,  offrendo degli strumenti interpretativi ancora oggi validi.
Al centro della riflessione sarà presente il concetto di “post fascismo”, inteso come categoria interpretativa utile a comprendere le trasformazioni della cultura politica italiana del secondo dopoguerra, alla luce delle eredità e della discontinuità rispetto al passato. Il professor Quaglieni si soffermerà anche su De Felice e la sua fortunata biografia su Mussolini.
L’incontro intende recuperare una dimensione rigorosa ma non ideologica del dibattito, superando le contrapposizioni semplificate che spesso banalizzano il discorso pubblico. L’iniziativa, in linea con i valori del Centro Pannunzio, si propone di restituire una complessità storica e profondità filosofica a un tema che ancora oggi risulta centrale per la coscienza civile del nostro Paese.

MM

“Luccicanza. Di fiori e di filo, di pietra e di terra, di pelle e di radice”

La Fondazione Zegna presenta da domenica 24 maggio al 22 novembre prossimo la mostra “Luccicanza. Di fiori e di filo, di pietra e di terra, di pelle e di radice”, un progetto di Chiara Camoni concepito per gli spazi di Casa Zegna e curato da Ilaria Bonacossa. A poche settimane dell’inaugurazione della 61esima Biennale di Venezia, dove l’artista rappresenta l’Italia con il progetto “Con te, con tutto”, e di cui Zegna è main sponsor, la mostra nasce da una relazione costruita nel tempo tra la ricerca di Camoni, il paesaggio di Oasi Zegna e la memoria materiale del luogo.

Pensata in connessione con il territorio dell’Oasi, “Luccicanza” si sviluppa come un paesaggio abitabile, in cui scultura, tessitura, ceramica e materia naturale intrecciano le forme del vivente e diventano memoria e trasformazione. Terre, minerali, fibre vegetali e filati provenienti dall’Oasi entrano direttamente nelle opere come elementi attivi, generando un dialogo tra pratica artistica, paesaggio e cultura materiale. La mostra si inserisce nella visione culturale promossa da Fondazione Zegna e da Zegna Art, la struttura che riunisce le iniziative artistiche di Zegna, fondato sull’idea che arte, manifattura e territorio possano essere pensati come parte di una stessa trama culturale e sensibile. Questa mostra di Chiara Camoni, in programma dal 24 maggio a domenica 22 novembre, presso Casa Zegna, dimostra come per la Fondazione Zegna l’arte sia diventata un dispositivo di trasformazione lenta, un modo per osservare la materia, ascoltare i materiali e riconoscere le relazioni che uniscono corpi, paesaggi e storie.

Chiara Camoni è un’artista nata a Piacenza nel 1974 che vive e lavora in un piccolo borgo tra le Alpi Apuane. La sua pratica comprende il disegno, la stampa vegetale,  il video e soprattutto la scultura, con particolare attenzione alla ceramica. I suoi lavori sono spesso frutto di collaborazione con gruppi informali e spontanei, di workshop e seminari più istituzionali.

Info: la mostra è aperta tutte le domeniche dalle 11 alle 17, presso Casa Zegna, in via Marconi 23, Trivero Valdilana, Biella – 015 7591463 – casazegna@fomdazionezegna.org

Mara Martellotta

“Snodi Culturali”: Tibaldi presenta il suo libro a quattro mani con Carlin Petrini

A Guarene (Cuneo), evento finale della rassegna. 

Martedì 26 maggio, ore 18

Guarene (Cuneo)

Evento conclusivo. Non privo di dolenti memorie. Che certamente non mancherà di farsi affettuosa trama di indelebili ricordi e profonde gratitudini. Perché Lui, la Sua anima, la Sua voce saranno lì, in mezzo al pubblico e alle sue tante voci, come vento di speranza e di quell’infinito amore, che nel tempo l’hanno accompagnato a fare grande, sempre di più, la Sua amata Langa. Destino!

Proprio a pochi giorni, infatti, dalla scomparsa (giovedì 21 maggio scorso, a 76 anni) nella sua Bra dell’indimenticato Carlin Petrini“filosofo del cibo buono, pulito e giusto” – fondatore di “Slow Food”“Terra Madre – Salone del Gusto” e di quella meraviglia (2004) che è a Pollenzo l’“Università di Scienze Gastronomiche”, primo Ateneo al mondo dedicato al cibo nella sua globalità – si terrà l’ultimo appuntamento (che lo vedeva coinvolto) di “Snodi Culturali”, il ciclo degli 11 incontri gratuiti, tenuti, dal 16 aprile scorso al prossimo 26 maggio (a Guarene, Neviglie e Pieia) sotto la direzione creativa della “Fondazione Cesare Pavese”, con il coordinamento e la “moderazione” di Pierluigi Vaccaneo.

Ultimo appuntamento in programma a Guarene (Cuneo), martedì 26 maggio (ore 18), presso “Palazzo Re Rebaudengo”, protagonista l’albese Paolo Tibaldi (attore, regista e scrittore, “Premio Davide Lajolo 2020” per l’impegno nella valorizzazione della cultura locale attraverso il linguaggio teatrale) che, in quell’occasione racconterà, di “Vite di Langhe e Roero. Storie e vite che hanno dato forma a una delle terre più affascinanti d’Italia”, ultimo libro (“Slow Food editore”, 2025) scritto a quattro mani – e a due grandi cuori – proprio insieme a  Carlin Petrini. Un viaggio nelle Langhe e nel Roero attraverso le storie, i volti e le trasformazioni che hanno segnato gli ultimi due secoli, il libro intende guidare il pubblico dentro una “geografia umana” fatta di lavoro, comunità e cambiamenti profondi. “Dalla civiltà contadina – si sottolinea – alle sfide contemporanee, dai pionieri del vermouth e dei vini piemontesi ai contadini che hanno saputo via via leggere la terra con umiltà ed ingegno, si tratta di un racconto che intreccia memoria e futuro, invitando a riscoprire il valore delle radici come responsabilità condivisa. Un’occasione per guardare ai territori con uno sguardo nuovo, consapevole e generativo”.  Pur rendendo il totale, dovuto omaggio alla tradizione. E, in proposito, Carlin citava in prefazione Gustav Mahler“Tradizione è custodire un fuoco – diceva il grande compositore e direttore d’orchestra austriaco – non adorare la cenere”.

E ancora, Carlin: “Questo libro è un gesto di gratitudine verso chi ci ha regalato memorie, immagini, silenzi. Ma è anche, e forse soprattutto, un atto di responsabilità verso una generazione di giovani che merita di conoscere le radici delle loro stesse vite”. Quanto ci mancheranno questi insegnamenti! Quanto ci mancherà Carlin Petrini! La sua assenza (e il sapere che sarà “assenza senza fine”), nell’incontro del prossimo martedì a Guarene, sarà un grosso macigno, grosso e pesante sul cuore e sui ricordi di tutti presenti.

In un’occasione che vorrà sottolineare il valore conclusivo di un Progetto, quale “Snodi”, sicuramente a lui caro e che ha fortemente contribuito ad offrire una notevole imprinting socio-culturale all’intero “Suo” territorio. Sottolinea, in proposito, il sindaco di Guarene, Simone Manzone“ ‘SNODI’ è stato un progetto importante per Guarene, Neviglie e Piea, non solo per le attività realizzate, ma per il metodo che ha saputo costruire: mettere insieme istituzioni, partner culturali, artisti, professionisti, cittadini e comunità locali attorno a un’idea condivisa di territorio. L’appuntamento del 26 maggio rappresenta un momento particolarmente significativo, perché ci permette di chiudere il ciclo di ‘Snodi Culturali’ ringraziando tutte le persone che, dal 2022 a oggi, hanno contribuito alla crescita e alla buona riuscita del progetto. Dopo questa data ‘SNODI’ ci regalerà ancora qualche piccola sorpresa artistica nei tre Comuni coinvolti, ma il 26 maggio sarà soprattutto l’occasione per ritrovarci, fare memoria del percorso compiuto e riconoscere il valore delle relazioni, delle idee e delle energie che questo progetto ha saputo attivare”.

In un filone di grande impegno costruttivo per dare concretezza alle infinite, radicate potenzialità di un territorio, quale quello di Langhe – Roero, che di certo l’“immenso” Carlin ebbe ad apprezzare e a condividere.

Per infowww.progettosnodi.it

Gianni Milani

Nelle foto: Guarene “Palazzo Re Rebaudengo”, Paolo Tibaldi e Carlin Petrini

A schermo pieno. Eni nel cinema italiano

Mostra fotografica a cura di Sergio Toffetti al Museo del Cinema di Torino

Fino al 24 agosto prossimo il Museo Nazionale del Cinema ospita una mostra fotografica curata da Sergio Toffetti, che rappresenta un viaggio attraverso le stazioni AGIP raccontate dal cinema italiano, una sorta di cartografia che mostra l’evoluzione del paesaggio  e la trasformazione di stili di vita, sogni e bisogni individuali e collettivi.
Allestita al piano di accoglienza della Mole Antonelliana e realizzata in collaborazione con ENI, l’esposizione con foto di scena, fotogrammi, immagini e spot, narra il modo in cui il cinema italiano abbia trasformato distributori di benzina e aree di servizio in luoghi simbolici della modernità,  specchio dell’evoluzione sociale, economica e culturale dell’Italia.
Da semplici tappe obbligate lungo le strade della mobilità, le stazioni AGIP nel tempo sono diventate presenze ricorrenti, punti di incontro dai quali sono nate storie capaci di attraversare generi, epoche e immaginari.
Il percorso espositivo si sviluppa cronologicamente e viene raccontato attraverso foto di scena e fotogrammi tratti da ben 37 film , a partire da “Ossessione” del 1943 di Luchino Visconti, per passare al Caso Mattei di Francesco Rosi del 1972, approdando poi nel 2014 a “Perez” di Edoardo De Angelis.
Al centro della mostra vi è la riproduzione della stazione di servizio AGIP di Piazzale Accursio a Milano, realizzata nel 1953 da Mario Bacciocchi. Si tratta di un capolavoro dell’architettura del Novecento, simbolo del boom economico di quegli anni. Al suo interno un monitor propone due montaggi alternati a spot pubblicitari, mentre sulle pareti disegni e immagini illustrano l’evoluzione del design delle stazioni di servizio.
Si tratta di lavori provenienti dall’Archivio storico di ENI, una realtà che non racconta soltanto la storia di un’azienda, ma anche quella del paesaggio italiano e delle comunità che lo hanno abitato.
Tra le immagini quella del 1932 con cui il MOMA di New York ha presentato per la prima volta una pompa di benzina, riconoscendola come simbolo di razionalità e modernità.
In Italia, negli anni Cinquanta, AGIP ne trasforma il design grazie al lavoro di Marcello Nizzoli, che rende iconici i distributori  valorizzando il “cane a sei zampe” di Luigi Broggini.
Sono alcuni degli esempi della memoria collettiva incarnata dall’Archivio Storico ENI, che supera il valore aziendale  e viene  ad assumere un significato culturale e civile. Nei suoi 6 km di documenti , 500 mila immagini, 5 mila audiovisivi, 70 mila disegni tecnici si leggono i cambiamenti della città, delle campagne, delle infrastrutture e dei luoghi di lavoro lungo tutto il Novecento.

Nel passaggi dal cinema in bianco e nero a quello a colori, le stazioni di servizio  sfilano come sequenze cromatiche e di stile nei road movies all’italiana. Icone degli anni del boom economico  diventano anche espressione di un immaginario collettivo capace di intrecciare tecnica, design e aspirazione al benessere.
Le stazioni di servizio, collocate lungo le principali arterie autostradali, si impongono insieme al simbolo del “cane a sei zampe” come alcuni dei simboli maggiormente riconoscibili di un Paese come l’Italia proiettato verso la modernità.
Nel cinema italiano la stazione  Agip diventa un luogo familiare e insieme sospeso, teatro di incontri, partenze, soste notturne e momenti di trasformazione personale, oltre che strumento privilegiato per osservare come luoghi apparentemente ordinari abbiano contributo a costruire la memoria collettiva del Paese.
L’esposizione “A schermo pieno” rappresenta,  quindi, la ricostruzione di un paesaggio in continuo cambiamento, quello di un’Italia attraversata anche dal mito americano, dall’euforia del miracolo economico e dalla nascita di nuovi modelli di socialità e consumo.
Dopo la proiezione avvenuta giovedì 21 maggio, alle 20.30, al Cinema Massimo de  “Il sorpasso” di Dino Risi, film girato in Italia nel 1962 e uno di quelli che meglio sia riuscito a raccontare le varie facce della modernizzazione dell’Italia nel secondo dopoguerra, fino al 29 giugno, sempre al Cinema Massimo verrà  proposta la rassegna di “A schermo pieno. Eni nel cinema italiano” con quattro film  che hanno contribuito a rappresentare l’ Italia del progresso tra gli anni Sessanta e i Settanta del Novecento . Sono in programma “Ossessione” di Luchino Visconti del 1943, la “Dolce Vita” di Federico Fellini del 1960, “Kidnapped- Cani arrabbiati” di Mario Bava del 1974 e “A ciascuno il suo” di Elio Petri del 1967, autori che hanno fotografato il nostro Paese percorso da un profondo cambiamento sociale.

Mara Martellotta

La Giardiniera reale raddoppia

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Quest’oggi sabato 23 maggio, alle ore 18.30, lo storico “Circolo degli Artisti” ai Giardini Reali di sotto raddoppierà i suoi spazi espositivi.

La palazzina di fronte la sede di corso San Maurizio 6, verrà aperta come una scatola del tempo, con tanto di porta blindata realizzata scenograficamente dagli artisti Mirco Andreis, Marco Barucci e Cristian Bertolotto, e mostrerà finalmente la sala interna, purtroppo occultata da oramai numerosi anni di chiusura susseguitisi dalle varie associazioni che hanno avuto in concessione il locale nel tempo.

Così da riportare degnamente questo luogo al godimento della comunità attraverso iniziative, eventi e mostre che come da tradizione del Circolo vengono offerti gratuitamente a tutti gli appassionati di arte e cultura grazie all’impegno dei soci. L’inaugurazione avrà luogo subito dopo la presentazione del libro di Maurizio Merlo “Volti di donna – Ritratto plurale” con la partecipazione del professor Luciano Roccia.

Igino Macagno

Archivissima 2026, “Quello che non c’è”

In occasione di Archivissima 26, il festival dedicato alla valorizzazione e promozione dei patrimoni archivistici, il Centro Studi Teatro Ragazzi Gian Renzo Morteo aprirà al pubblico il suo prezioso patrimonio documentario custodito dalla Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani.

La partecipazione ad Archivissima 2026 offrirà al pubblico l’occasione di conoscere da vicino una selezione di materiali conservati nell’archivio del Centro Studi: manifesti teatrali, libri, copioni, documenti fotografici e audiovisivi che narrano la storia del teatro dei ragazzi italiano. La Notte degli Archivi si svolgerà venerdì 5 giugno, dalle 16.30 alle 22, negli spazi della sala caffetteria della Casa del Teatro. Il tema scelto da Archivissima 2026, “Quello che non c’è”, invita a riflettere sull’assenza custodita negli archivi e a riflettere su ciò che manca. A partire da questa suggestione, il Centro Studi Gian Renzo Morteo propone un percorso dedicato alla memoria teatrale com estromesso capace di rendere nuovamente presenti persone, esperienze e pratiche artistiche. Fulcro di questa presentazione, sarà la figura di Remo Rostagno, uomo di teatro, pedagogo, maestro di scuola e scrittore recentemente scomparso, a cui sarà dedicato un omaggio attraverso materiali provenienti dal Fondo Rostagno e dagli archivi del Centro Studi. Saranno esposti i libri scritto da Rostagno, copioni di spettacoli a cui ha collaborato, articoli e documenti di riviste e periodici specializzati. Il percorso sarà accompagnato da montaggi video e fotografici dedicati ai suoi interventi, e agli spettacoli documentati negli archivi del Centro. Per l’occasione saranno presentati testimonianze e video realizzati da artiste, artisti e operatori teatrali che con lui hanno condiviso esperienze professionali e umane. La manifestazione è aperta a tutti gli studiosi, operatori culturali, famiglie, educatori, ragazzi e ragazze che siano curiosi di conoscere un pezzo fondamentale della storia del teatro italiano.

Venerdì 5 giugno, il pomeriggio si articolerà i due momenti: il primo, dalle 16.30 alle 17.30, in cui avverrà la presentazione di lavori, disegni e podcast da parte di alcuni alunni e alunne delle classi terze dell’Istituto Comprensivo Antonelli – Casalegno, quale momento finale di restituzione e valorizzazione del percorso progettuale svolto in collaborazione con il Centro Studi; il secondo, dalle 18 alle 22, sarà organizzata la visita guidata dei materiali esposti a cura dei volontari del Centro Gian Renzo Morteo. La visita sarà intervallata da interventi di persona e videoregistrati da chi ha aderito all’iniziativa, coordinati da Emiliano Bronzino, direttore artistico della Fondazione TRG di Torino e membro del Comitato Esecutivo ASSITEJ Italia. Tra i tanti partecipanti che hanno già aderito figurano Gianni Bissaca, Laura Curino, Graziano Melano, Beppe Rosso, Bruna Pellegrini Rostagno e Gabriele Vacis.

Info: Centro Studi Gian Renzo Morteo – centrostudi.morteo@fondazionetrg.it -Casa del Teatro Ragazzi e Giovani – Corso Galileo Ferraris 266, Torino.

Mara Martellotta

Borgolibri  celebra il legame tra il Canavese e la Valle d’Aosta

Da venerdì 29 a domenica 31 maggio, il salone CHOC di Borgofranco di Ivrea torna a trasformarsi nella Capitale della Cultura locale ospitando la VI edizione del festival letterario Borgolibri. La rassegna, patrocinata dal Comune, da CNA Editoria Piemonte e della Città metropolitana di Torino, celebra il talento degli autori del Canavese e della Valle d’Aosta. In questa nuova edizione, il festival si conferma un appuntamento di rilievo regionale, coinvolgendo la vicina Valle d’Aosta, in grado di generare un indotto positivo per il territorio. Il calendario di incontri si aprirà venerdì 29 maggio, alle 16.30, e tra i protagonisti delle tre giornate figurano autori come Antonio Albace, Silvia Bardesono, Massimo De Muro, Isabella Rosa Pivot e Danilo Alberto. Il festival non coinciderà solo con presentazioni letterarie, ma sarà una manifestazione di più ampio respiro, offrendo un’esperienza multidisciplinare, dal mercatino del libro usato e antiquariato, aperto per l’intera durata della manifestazione, all’esposizione scientifica “Small Size-i cristalli del Monte Bianco”. Grande spazio sarà dedicato alle arti performative con il maestro Oreste Valente che, sabato 30  maggio, alle 20.45, incanterà il pubblico con lo spettacolo “Il Dante della pace”.

La chiusura sarà affidata alla compagnia Voci nel Frutteto – Macedonie d’Arte, che metteranno in scena “La Notte delle Leggende”.

Appuntamenti a ingresso libero, confermando la vocazione divulgativa e inclusiva di una kermesse capace di unire la memoria storica all’identità territoriale e alla grande letteratura.

Per il calendario degli eventi, consultare il sito www.edizionipedrini.it o chiamare il numero 3939988875

Mara Martellotta

Al teatro Erba si festeggiano i 26 anni di repliche di “Forbici Follia”

Dal 22 al 24 maggio prossimo, presso il teatro Erba di Torino, a grande richiesta tornerà in scena “Forbici Follia” con una produzione di Torino Spettacoli e per la regia di Gianni Williams.

Uno spettacolo esilarante, divertente e interattivo, capace di fondere generi apparentemente lontani, come il giallo e il comico, e adatto ai pubblici più diversi, ai grandi e ai bambini. Il teatro Erba festeggia così i 26 anni di repliche di “Forbici Follia”, nato dal genio di Paul Portner, psicologo svizzero che negli anni Sessanta scrisse il testo teatrale “Scherenschnitt” (termine per indicare l’arte del tagliare la carta con le forbici) e proposto nell’allestimento originale di Bruce Jordan e Marilyn Abrams.

L’azione si svolge in tempo reale nel salone di parrucchiere “Forbici Follia”, nel quale si fanno realmente shampoo, permanenti e messe in piega. Un omicidio viene commesso al piano di sopra e, dopo il tempestivo intervento di un commissario e di un agente speciale, quattro sospettati sono costretti a difendersi dall’accusa di omicidio. Da questo momento il commissario chiederà aiuto agli spettatori, unici testimoni del delitto, e risolvere il caso attraverso la soluzione proposta dal pubblico stesso. I personaggi sono disegnati magnificamente e divertono per la loro caratterizzazione, dalla parrucchiera Alina all’agente di polizia Lo Sordo, da Giampy, esuberante proprietario del salone, al commissario Montalbino, fino all’antiquario Giulio Vàlleri  e all’impossibile signora Ravagliati.

Teatro Erba, corso Moncalieri 241, Torino – dal 22 al 24 maggio 2026

Mara Martellotta