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GRUGLIASCO (TO) – Il caldo torrido e le temperature da record di questa estate 2026 non hanno fermato la voglia di stare insieme e godersi la grande musica dal vivo. Si avvia verso la conclusione la quarta, fortunatissima edizione di “R.Estate al Parco Porporati – Luci, Note e sapori”, il format che dal 12 giugno ha trasformato il cuore verde di Grugliasco in un’oasi urbana di relax, food e intrattenimento per tutta la famiglia. Un traguardo importante, con ben 54 serate a ingresso gratuito, frutto della sinergia tra l’ideazione di Bis Eventi, la collaborazione di SoulFood Music Factory, e il fondamentale sostegno della Città di Grugliasco, Società Le Serre, e dei partner Le Gru e SIF. “È stata un’edizione straordinaria, che ha confermato quanto ci sia bisogno di spazi di aggregazione di qualità, specialmente per chi sceglie o deve restare in città ad agosto” fanno sapere gli organizzatori. “Il Parco Porporati, allestito come un ‘garden of lights’ tra sedute in legno e filari luminosi che creano l’atmosfera di un bosco incantato, si è rivelato il rifugio perfetto contro la canicola estiva, premiato sera dopo sera da un pubblico trasversale e affezionato”. Ora è il momento del Gran Finale. Fino a sabato 8 agosto, il palco si accenderà per l’ultima tranche di eventi con una proposta eclettica di altissima qualità. I PROSSIMI APPUNTAMENTI (Inizio live ore 21:30):
IL FORMAT DELLA SERATA Ogni giorno l’apertura del Garden è prevista per le ore 18:30 con Dj Set e un’accurata selezione Food & Drink per l’orario aperitivo e cena. Alle 21:30 l’inizio degli spettacoli live, seguiti ancora da Dj set a cura di Toradio fino a mezzanotte. L’ingresso al Parco Porporati di Grugliasco resta dal lato sud (via Tiziano Lanza). |
Torino, la città più magica
Malinconica e borghese, Torino è una cartolina d’altri tempi che non accetta di piegarsi all’estetica della contemporaneità.
Il grattacielo San Paolo e quello sede della Regione sbirciano dallo skyline, eppure la loro altitudine viene zittita dalla moltitudine degli edifici barocchi e liberty che continuano a testimoniare la vera essenza della città, la metropolitana viaggia sommessa e non vista, mentre l’arancione dei tram storici continua a brillare ancorata ai cavi elettrici, mentre le abitudini dei cittadini, segnate dalla nostalgia di un passato non così lontano, non si conformano all’irruente modernità.
Torino persiste nel suo essere retrò, si preserva dalla frenesia delle metropoli e si conferma un capoluogo “a misura d’uomo”, con tutti i “pro e i contro” che tale scelta comporta.
Il tempo trascorre ma l’antica città dei Savoia si conferma unica nel suo genere, con le sue particolarità e contraddizioni, con i suoi caffè storici e le catene commerciali dei brand internazionali, con il traffico della tangenziale che la sfiora ed i pullman brulicanti di passeggeri “sudaticci” ma ben vestiti.
Numerosi sono gli aspetti che si possono approfondire della nostra bella Torino, molti vengono trattati spesso, altri invece rimangono argomenti meno noti, in questa serie di articoli ho deciso di soffermarmi sui primati che la città ha conquistato nel tempo, alcuni sono stati messi in dubbio, altri riconfermati ed altri ancora superati, eppure tutti hanno contribuito – e lo fanno ancora- a rendere la remota Augusta Taurinorum così pregevole e singolare.
1. Torino capitale… anche del cinema!
2.La Mole e la sua altezza: quando Torino sfiorava il cielo
3.Torinesi golosi: le prelibatezze da gustare sotto i portici
4. Torino e le sue mummie: il Museo egizio
5.Torino sotto terra: come muoversi anche senza il conducente
6. Chi ce l’ha la piazza più grande d’Europa? Piazza Vittorio sotto accusa
7. Torino policulturale: Portapalazzo
8.Torino, la città più magica
9. Il Turet: quando i simboli dissetano
10. Liberty torinese: quando l’eleganza si fa ferro
8.Torino, la città più magica
Torino è magica. Nel vero senso del termine.
Lo testimonia anche il celebre “medico” e astrologo Michel de Nostredame: “Nostradamus ha alloggiato qui, dove c’è il Paradiso, l’Inferno e il Purgatorio. Io mi chiamo la Vittoria, chi mi onora avrà la gloria, chi mi disprezza avrà la rovina intera”.
Sembra infatti che il popolare uomo la cui fama lo precede tuttora, dal nome italianizzato in Michele di Nostradama, meglio noto con lo pseudonimo di Nostradamus, abbia soggiornato intorno al 1556 a Torino, presso Cascina Morozzo – conosciuta anche come villa Vittoria, poiché proprietà della principessa Vittoria, della casata Savoia-.
Tali parole erano state incise su una lapide custodita presso lo stabile in cui l’uomo aveva pernotatto, quando la Villa viene demolita anche quest’unica testimonianza tangibile del passaggio di Nostradamus a Torino scompare nel nulla, fino al 1967, quando viene ritrovata e donata a Renuccio Boscolo, uno dei maggiori interpreti degli scritti del chiaroveggente, per essere custodita in sicurezza.
Secondo alcuni studiosi la “Vittoria” indicata dall’importante ospite sarebbe la principessa Savoia, anche se le interpretazioni rimangono aperte a differenti ipotesi.
Quello che non cambia è l’alone di mistero che avvolge l’affermazione, impressione che si ripresenta in realtà di fronte a tutte le sentenze espresse dal “sapeinte” francesce.
D’altronde il capoluogo pedemontano è così: insolito e curioso, a tratti misterioso.
La città dai diversi primati, ne colleziona ancora uno, dopo essere stata la prima capitale italiana, in seguito al riconoscimento ottenuto grazie all’altura della Mole Antonelliana, oltre all’invenzione del primo cioccolatino, ecco l’ulteriore record tutto nostrano da aggiungere all’elenco: Torino è considerata una tra le metropoli più magiche del mondo, nel bene e nel male –perdonatemi il gioco di parole.-
Secondo gli esperti in materia infatti confluiscono sul territorio cittadino i vertici di due triangoli esoterici, quello di magia bianca (insieme a Praga ed a Lione) e quello di magia nera (insieme a San Francisco e Londra), fatto che tramuta la località in una sorta di mappa energetica costellata di zone “buone” e altre dove non parrebbe consigliabile trascorrere troppo tempo.
Per non sbagliarci vediamo di scendere più nel dettaglio.
Iniziamo dai luoghi da evitare.
Il punto energeticamente più ostile della città è di sicuro Piazza Statuto: qui, secondo la tradizione esoterica, si trova la porta degli Inferi, un vero e proprio passaggio tra i due mondi, quello dei vivi e quello dei morti; il punto preciso è situato in corrispondenza dell’antica porta Decumana, uno degli ingressi dell’originario accampamento romano e luogo – ahimè– dedicato alla sepoltura dei cadaveri. L’atmosfera inquieta della piazza è resa ancora più sinistra dalla presenza di due monumenti assai particolari: quello eretto per commemorare gli operai deceduti durante la costruzione del Traforo del Frejus e l’Obelisco Geodetico. Il primo rappresenta un’immensa piramide di massi, da essi spuntano alcuni corpi di titani abbattuti dallo stesso genio alato che svetta sulla sommità della piramide, egli ha sul capo una stella a cinque punte a cui sono attribuite diverse simbologie magico-rituali; invece, la seconda costruzione, nota anche come Guglia Beccaria, è sormontata da un astrolabio e si erge esattamente a 5.000 km dal Polo Nord ed altrettanti dall’Equatore. Non stupisce che sempre nei dintorni della piazza si trovi l’appena citata Domus Morozzo, decisamente l’edificio più appropriato per accogliere un altrettanto “losco figuro”.
Altro sito da evitare è Palazzo Trucchi di Levaldigi, oggi sede della Banca Nazionale del Lavoro, stupendo edificio dalle finiture seicentesche che ospita su una delle sue facciate il cosiddetto Portone del Diavolo, il cui batacchio rappresenta niente meno che il volto di Lucifero.
Nel 1675 Giovanni Battista Trucchi di Levaldigi, conte e generale delle Finanze di Carlo Emanuele II, richiede ad una manifattura di Parigi di realizzare un portale in legno e il risultato del lavoro è più che sbalorditivo: la soglia è riccamente intagliata e adorna di fiori, frutta, animali e amorini, ma ciò che stupisce gli spettatori è il batacchio centrale, un volto mostruoso che scruta minaccioso i visitatori che bussano alla porta. Ultimo dettaglio, la parte che viene presa in mano per battere è composta da due serpenti che si uniscono con la testa. Da questi dettagli derivano le storie spaventose ambientate in questo posto. Prima leggenda fra tutte è quella del mago insistente: si narra di uno stregone eccessivamente ostinato che provò ad invocare Satana, forse con troppa enfasi, difatti “il povero” Lucifero – non propriamente noto per la dote della pazienza- infastidito dalla nenia incalzante, costruì un portone nel suddetto edificio, mise all’interno l’incauto mago e lì lo imprigionò .
Altre vicende però contribuiscono a rendere questo stabile un luogo davvero misterioso. Si narra ad essempio di Melchiorre Du Perril, un soldato francese in possesso di documenti segreti che entrò all’interno dello stabile e non si ripresentò più al suo cocchiere; c’è poi la storia della ballerina che, invitata ad una delle tante feste volute da Marianna Carolina di Savoia, venne aggredita e assassinata all’interno di una delle sale della lussuosa palazzina.
Inoltre, ancor prima di tutte queste vicissitudini, nel 1600, l’edificio viene scelto come sede di una fabbrica di tarocchi, e anche in questo caso le coincidenze non hanno fine: all’epoca il numero civico del fabbricato era il 15, il medesimo numero dell’arcano corrispondente alla carta del Diavolo.
E se proprio dovete raggiungere questa banca, indovinate il numero del tram da prendere?
Cari lettori, ma proprio qui dovete venire a prelevare?
Lasciamoci alle spalle i fantasmi che ovviamente si aggirano nei dintorni dell’immobile infernale e avviamoci in un’altra zona perturbante, ossia via Lascaris (angolo Via San Francesco d’Assisi), a pochi passi da Piazza Solferino, dove ci si può imbattere nell’ennesimo dettaglio folklorìstico. Proprio ai piedi di un casamento – oggi sede di una banca, ma in passato dimora di una Loggia Massonica- si dischiudono a terra delle strane fessure a forma di occhi. Qualcuno ci osserva, ma per la serie “mai una gioia” a tenerci sotto controllo non è un bell’angelo alla “Der Himmel über Berlin”, bensì niente meno che il Principe delle Tenebre, da qui la dicitura di questi spiragli: “gli occhi del Diavolo”.
Bene, ora che abbiamo capito dove non fermarci per i prossimi pic-nic autunnali, vediamo insieme quali sono i luoghi in cui possiamo indugiare per una pausa rigenerativa.
Uno dei siti a più alta concentrazione di energia positiva della città è il luogo di confluenza tra il Po e la Dora Baltea, i due fiumi torinesi che rispettivamente simboleggiano il Sole e la Luna, l’energia maschile e quella femminile, il principio vitale e quello del sonno eterno.
Un altro posto consigliato è la Chiesa della Gran Madre, le cui statue erette all’ingresso della grande scalinata raffigurano la Fede e la Religione, due emblemi rassicuranti e potenti; le due personificazioni sono poste anche a guardia del Sacro Graal, una delle reliquie cristiane più ricercate di tutti i tempi e –guarda caso- celata nei meandri dell’enigmatica Torino, città dai mille volti.
Anche Piazza Castello è una località benevola, è opportuno passeggiarci soprattutto se si rasenta la cancellata di Palazzo Reale e ci si sofferma sotto le statue equestri dei Dioscuri, guardiani ufficiali posti al confine tra la zona di magia bianca e quella nera.
Se poi ci si sentisse particolarmente stanchi, è consigliabile dirigersi verso la Mole Antonelliana, Museo del Cinema per alcuni, per altri una grande antenna che irradia nel mondo energia positiva.
Gli intellettuali e i radical chic si appropinquino invece verso Piazza Solferino, nei pressi della Fontana Angelica, monumento pregno di simbologie nascoste: le statue della Primavera e dell’Estate si contrappongono a quelle dell’Autunno e dell’Inverno, mentre l’acqua che scorre rappresenta il Sapere e la Conoscenza.
Che dire ancora? Alla fine è sempre la stessa storia, è l’eterna sfida tra il Bene e il male, che si tratti di Sith e di Jedi, di Merlino, di Morgana e della “magia del fare” o dell’impresa per sconfiggere Sauron la questione è resta la medesima: la scelta.
Cari lettori, e voi da che parte state?
ALESSIA CAGNOTTO
Dal 17 settembre al 10 ottobre prossimi la Fondazione Amendola dedica un’importante mostra a Francesco Casorati, concludendo il progetto espositivo nato tra Vigone e Torre Pellice, intitolato “Una passione razional- geometrica incantata”.
Dopo il successo delle prime due edizioni dedicate a Piero Ruggeri e Marco Gastini, il progetto di valorizzazione dei grandi artisti torinesi, nato a Vigone e Torre Pellice, approda quest’anno a Torino alla Fondazione Giorgio Amendola con la mostra dal titolo “Francesco Casorati. Una passione razional- geometrica incantata”, curata da Francesco Poli e Luca Miotto, ospitata fino al 13 settembre tra Vigone e Torre Pellice, in provincia di Torino.
L’esposizione verrà inaugurata giovedì 17 settembre prossimo alle ore 18 e rappresenta la terza e conclusiva tappa del percorso avviato all’ex Chiesa del Gesù di Vigone e alla Galleria Civica Scroppo di Torre Pellice.
Il progetto è nato nel 2024 da un’idea dei sindaci Fabio Cerato di Vigone e Maurizia Allisio di Torre Pellice e prosegue il suo obiettivo di riscoprire e valorizzare figure centrali dell’arte torinese del secondo Novecento.
Il titolo della mostra “Una passione razional- geometrica incantata” riprende una felice definizione coniata da Italo Calvino nel 1962 per definire la ricerca artistica di Francesco Casorati, comprendente un linguaggio autonomo, distante tanto dal realismo quanto dall’astrattismo, caratterizzato da un equilibrio compositivo rigoroso e da un immaginario poetico, favolistico e quasi araldico.
L’allestimento torinese dialoga con le due sedi precedenti, proponendo, nella prima delle due sale della Fondazione, alcune opere storiche già esposte a Torre Pellice, accanto ai lavori più recenti e, nella seconda sala, una significativa selezione di incisioni, mai presentate nelle altre tappe del progetto.
La mostra rinnova inoltre il rapporto tra Francesco Casorati e la Fondazione Amendola, iniziato con ‘Pittura dipinta’ nel 2008 e proseguito con le esposizioni ‘L’impronta del maestro’ del 2022 e ‘Speranza e fermenti. Arte a Torino dopo il 1945’ del 2025.
La Fondazione si conferma così luogo di ricerca e valorizzazione dell’arte piemontese contemporanea.
Mara Martellotta
Torna la nuova edizione della mostra diffusa di “Arte Contemporanea” organizzata dalla Galleria “Lunetta 11”
Dal 27 giugno al 20 settembre
Mombarcaro (Cuneo)
“E’ l’anima – s’è scritto – più selvaggia e autentica delle Langhe”, “Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO” dal 2014. Siamo nell’ampio territorio della cosiddetta “Alta Langa-Basso Piemonte”, in provincia di Cuneo. Territorio particolarmente sensibile (tra le sue mille preziose ricchezze naturali) alle multiformi voci, immagini e colori dell’“Arte Contemporanea” e pronto dunque anche quest’anno ad accogliere da sabato 27 giugno a domenica 20 settembre, la nuova edizione di “Buona Fortuna Ribelli – BFR”, la rassegna d’“Arte Contemporanea diffusa”, ideata e curata dalla Galleria “Lunetta 11” (Borgata Lunetta 11, Mombarcaro, Cuneo), che dal 2019 promuove lodevolmente (diamogliene ampiamente atto!) progetti artistici sul territorio aprendo Chiese, Cappelle, Giardini ed antichi Borghi ad installazioni e a mostre di indubbio interesse. Anche quest’anno, sarà dunque un inevitabile – ormai logicamente atteso – “Ritorno a casa mia” o “Back to mine”, come suggerisce il sottotitolo della rassegna, evocando il gusto di tornare a un luogo e a uno spazio intimo e personale, “popolato da immagini, gesti e attenzioni che definiscono il proprio modo di stare nel mondo” e coinvolgendo autori emergenti e più o meno affermati in esperienze strettamente legate all’integrazione di “arte”, “natura” e “paesaggio” dell’Alta Langa, in un’esperienza culturale fortemente partecipata.
Sottolinea in proposito Francesco Pistoi, tra gli ideatori della rassegna: “‘Buona Fortuna Ribelli’ mira a trasformare le Langhe in un laboratorio di ricerca e fruizione artistica. Nato come ‘concept’ che rivendica la sfrontatezza del fuori standard, ‘BFR’ si configura come un progetto curatoriale dedicato ai linguaggi più significativi dell’arte contemporanea, con una particolare attenzione alla qualità e alla ricerca artistica. Ogni anno la rassegna prende forma nei luoghi iconici dell’Alta Langa, attivando nuove prospettive tra opera, paesaggio e contesto, e contribuendo a collocare il territorio all’interno di una rete culturale di respiro globale”.
Cinque sono i paesi interessati in questa nuova edizione: Dogliani, Serralunga d’Alba, Mombarcaro, Paroldo e San Benedetto Belbo.
A Dogliani, sarà la “Cappella del Ritiro” della “Sacra Famiglia” ad ospitare, fino a domenica 26 luglio, la personale di Sergio Ragalzi (Torino, 1951-2024), curata da Diletta Dogliani, una mostra dedicata al ciclo “Ombre atomiche”. Nato negli anni ’80 da una riflessione sulla tragedia di Hiroshima e Nagasaki, il lavoro racconta, in modo inquietante, come ebbe a scrivere Rudi Fuchs, di “figure che emergono dalla terra come corpi morti, neri come la Storia”. Un paesaggio estremo, dove l’uomo sopravvive come segno, immagine di quel “Gotico Industriale”, definizione del gallerista Franz Paludetto (saggio “mentore” di Ragalzi), che così definiva il gruppo di artisti di area torinese che pur appropriandosi dei materiali della produzione industriale, seppe tenersi distante dall’ “etica poverista”.
A Serralunga d’Alba presso il “Boscareto Resort”, la Galleria “Lunetta11”, in collaborazione con la Galleria “NP-ArtLab” propone, da sabato 27 giugno a venerdì 17 luglio, una collettiva di “grandi firme” (da Carla Accardi ad Alberto Burri, da Alighiero Boetti ad Aldo Mondino fino a Mario Schifano, Salvo, Maurizio Vetrugno e Sergio Ragalzi) insieme alle ricerche più recenti del trentino Ismaele Nones e del cremasco Edoardo Manzoni, presente con installazioni essenziali – in cui la materia attinge all’oggettività del quotidiano – che si sviluppano dal suo “congenito” contesto rurale e navigano per sintesi “morandiane” di raro e suggestivo minimalismo strutturale. Sempre “Lunetta 11” a Mombarcaro, presenta, da sabato 27 giugno a domenica 20 settembre, la retrospettiva “Origini” dedicata ancora a Sergio Ragalzi e una personale incentrata sulle “positivamente stralunate” opere fotografiche, frutto fantasioso di un viaggio in Giappone (2024), della fotografa salentina di Nardò, Sara Scanderebech: mosaici e improbabili collages di mondi “altri” obbligati a convivere, attraverso “un lavoro digitale complesso, senza che il risultato sia per questo freddo o artificiale”. Piacevolissima, nel giardino di “Lunetta11”, anche l’installazione – “Fairy Ring” – di Stefano Caimi, ispirata al micelio dove “natura e simbolo si incontrano in un luminoso cerchio poetico”. 
Ancora da segnalare, da sabato 27 giugno a domenica 26 luglio, nella “Cappella di San Sebastiano” a Paroldo, la chiesa più antica del paese, “L’Abri” – opera “tra storia e creatività”– dell’artista franco-italiano Matisse Mesnil e, nella mitica (per la “narrativa langarola”) “Censa di Placido” a San Benedetto Belbo, un’installazione inedita “video immersiva”, curata dalla “Fondazione Recontemporary ETS” di Nicole Oike, artista che “utilizza linguaggi audiovisivi per abbattere le barriere tra immagine, movimento e spazio, creando un’ ipnotica immersione sensoriale”.
Per ulteriori info, programma ed orari: www.lunetta11.com
Gianni Milani
Nelle foto: Sara Scanderebech, Courtesy dell’artista; Sergio Ragalzi “Ombre Atomiche”, Antirombo e vrnici, 1985; Edoardo Manzoni “Fioritura”, Alluminio, 2023; Stefano Caimi “Fairy Ring”, Courtesy dell’artista
Il castello Benso di Mercenasco
Il Castello “Benso” di Mercenasco sorge su una altura a est del paese, non lontano dal lago di Candia…
Leggi l’articolo su Piemonteitalia.eu:
https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/castelli/castello-benso
Le Nitto ATP Finals 2026, che si svolgeranno a Torino dal 15 al 22 novembre, anche in questa edizione avranno come prologo una serata-evento che unirà il grande tennis e la grande musica. Protagonista della terza edizione del Grand Opening Show sarà Achille Lauro, che giovedì 12 novembre alle ore 21 trasformerà l’Inalpi Arena nel palcoscenico inaugurale del torneo che riunisce gli otto migliori tennisti della stagione e le migliori otto coppie di doppio.
Con centinaia di milioni di streaming e una carriera caratterizzata da una continua evoluzione artistica, Achille Lauro è oggi una delle personalità più influenti della musica italiana. Dopo un 2026 costellato di concerti sold out e in vista del tour negli stadi del 2027, l’artista sarà il protagonista assoluto della serata inaugurale della sesta edizione torinese delle Nitto ATP Finals.
I biglietti saranno disponibili da domani, giovedì 30 luglio, alle ore 12 su tickets.nittoatpfinals.com, con alcune riduzioni per i tesserati FITP.
TorinoClick
A Palazzo Lascaris una mostra dal titolo “Nel regno dei fiori giganti” porta alla riscoperta dell’artista Romano Gazzera (1906-1995) a centoventi anni dalla nascita.
L’esposizione è promossa dalla Fondazione Gazzera, in collaborazione con il Consiglio regionale del Piemonte e curata da Giulia Caffaro. È in programma dal 30 luglio al 10 ottobre prossimo.
La mostra, che riunisce ventisette opere, ha lo scopo di valorizzare il percorso artistico di Romano Gazzera, caposcuola della pittura Neo Floreale piemontese e autore di una ricerca figurativa che trova nei Fiori Giganti il suo nucleo più riconoscibile.
Tra gli elementi distintivi dell’iniziativa vi è una particolare attenzione all’accessibilità, sviluppata tramite strumenti e linguaggi differenti, contenuti audio e video, installazioni olfattive ispirate ai fiori rappresentati nelle opere, pannelli visivo-tattili realizzati in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e un allestimento privo di barriere architettoniche.
La mostra si estende inoltre al di là degli spazi di palazzo Lascaris, attraverso un percorso urbano diffuso che porterà i Fiori Giganti nel cuore di Torino. Installazioni monumentali ispirate alle opere di Romano Gazzera saranno collocate presso diverse istituzioni culturali della città come invito, per cittadini e visitatori, a dialogare, con l’artista anche nello spazio pubblico.
Mostra “Romano Gazzera. Nel regno dei fiori giganti” a cura di Giulia Cuffaro
Dal 30 luglio al 10 ottobre 2026
Palazzo Lascaris, galleria Spagnuolo, via Alfieri 15, Torino
Mara Martellotta


Il Centro Pannunzio indice il concorso pluridisciplinare aperto a tutti
Scadenza invio elaborati: 30 settembre 2026
Premiazione: sabato 28 novembre 2026, ore 16 – Collegio San Giuseppe, Torino
Scrivere non basta, occorre farlo con rigore, spirito critico e libertà di giudizio. È lo slancio con cui il Centro Pannunzio di Torino rinnova l’invito a studiosi, giornalisti, narratori e poeti attraverso l’edizione 2026 del Concorso “Mario Pannunzio-Ennio Flaiano”. Il bando rimarca esplicitamente la lezione civile e letteraria di due figure che hanno fatto del pensiero indipendente il loro tratto distintivo. Oltre a Mario Pannunzio, anima fondante del settimanale “Il Mondo”, l’iniziativa è dedicata anche a Ennio Flaiano, scrittore e osservatore acutissimo dei vizi e delle contraddizioni del Novecento italiano. «D’altronde, entrambi hanno incarnato una tradizione intellettuale che rifiutava a spada tratta il conformismo, privilegiando il dubbio rispetto alle certezze ideologiche: “L’immaginazione al potere. Ma quale immaginazione accetterà di restarvi?”, si domandava Flaiano con la consueta ironia deflagrante, poiché considerava la letteratura uno spazio di responsabilità individuale prima ancora che un esercizio estetico», commenta il professor Pier Franco Quaglieni (foto), storico e fondatore del Centro Pannunzio.

A conferma di tale vocazione, il premio si apre a discipline diverse, articolandosi in quattro sezioni: poesia, narrativa, giornalismo e saggistica, tesi di laurea. Per ogni sezione saranno proclamati un primo, un secondo e un terzo classificato. Ai vincitori verranno conferite le tradizionali medaglie dei Dioscuri del Palazzo Reale di Torino, riconoscimento che sottolinea il legame con la città e con una visione della cultura quale patrimonio condiviso e duraturo. È possibile partecipare a più sezioni con elaborati editi o inediti, purché leggibili e non manoscritti. I testi dovranno essere firmati e accompagnati da dati personali, recapiti e un breve curriculum. Gli elaborati vanno inviati in una sola copia entro il 30 settembre 2026 (farà fede il timbro postale).
Invio via e-mail: info@centropannunzio.it.
Invio postale: Centro Pannunzio, Via Maria Vittoria 35, 10123 Torino.
È previsto un contributo di 25 euro per ogni sezione a cui si partecipa. La ricevuta del versamento dovrà essere allegata all’elaborato.
Sezione A – Poesia: massimo cinque liriche edite o inedite a tema libero.
Sezione B – Narrativa: massimo tre racconti o un romanzo, oppure tre novelle.
Sezione C – Giornalismo e saggistica: un articolo o un saggio critico, anche online.
Sezione D – Tesi di laurea: lavori discussi negli ultimi tre anni accademici.
La cerimonia di premiazione si terrà al Collegio San Giuseppe, in via San Francesco da Paola 23, a Torino. I nomi di premiati e finalisti saranno pubblicati sul sito www.centropannunzio.it.
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Quelle regali “Sere d’Estate”!
Ritorna alla “Reggia di Venaria” la splendida magia delle “estive aperture serali”, con musica e performance realizzate in scenografiche ambientazioni
Dal 31 luglio al 5 settembre, dalle 18,30 alle 23
Venaria Reale (Torino)
Tutti i venerdì e sabato, da venerdì 31 luglio a sabato 5 settembre. A partire dal tramonto (ore 18,30) fino a tarda sera (ore 23). Tempo ce n’è per approfittarne! Eh sì, perché quanto promettono, anche quest’anno, le “Sere d’Estate” alla seicentesca “Venatio Regia”, come ebbe a definire la “Reggia di Venaria” (in quanto base per le battute di caccia) il duca Carlo Emanuele II di Savoia, è per davvero uno spettacolo scenografico di quelli rari (anche solo da immaginare!), con ambientazioni “al lume di 5mila candele” e una moltitudine di “luci d’arredo” di assoluta bellezza e incantevole magia. Promosse, come sempre dalla “Reggia – Residenza Sabauda” (dal 1997 “Patrimonio UNESCO”) in collaborazione con “Piemonte dal Vivo”, le “Sere d’Estate” tornano ad essere un ricco e appassionato “contenitore” di musica, spettacoli dal vivo, danze e dj-set ambientati en plein air nelle stupefacenti geometrie dei “Giardini” così come nel “Potager” o nel Cortile della “Cascina Medici”, ma pur anche negli eleganti spazi interni del “Piano Nobile”, delle “Sale delle Arti”, in cui sono ospitate (e visitabili) le “mostre” in corso (tra cui le “Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro”), della “Galleria Grande” e delle “Scuderie”, per finire con gli juvarriani “appartamenti regali” del ‘700 e con quelli “ducali”, a firma di Amedeo di Catellamonte, del ‘600.
Curiosa “novità” di quest’anno, magari dopo un fresco “aperitivo” al tramonto, la possibilità di concedersi nei “punti ristoro” della “Cascina Medici” o nei “Giardini” un gradevole “pic-nic”, acquistando le pratiche, pensate all’uopo, “pic-nic box”. Bell’idea! Da sperimentare! E poi, e soprattutto, la ricca e variegata carrellata di “Spettacoli”, nella favolosa scenografia del “Potager Royal” o della “Fontana d’Ercole”, mentre il Cortile di “Cascina Medici del Vascello” diventa luogo di festa, musica, concerti, danza e lezioni di danza, dj set e serate tematiche sulle note dei più svariati generi musicali rigorosamente “suonati dal vivo”.
Quanto mai ricche le pagine di un’agenda che, tra gli “spettacoli” in programma, spazia ad ampio giro da “Le classique c’est chic!” – piattaforma progettuale tesa a “decolonizzare l’immaginario che riguarda la tecnica classica accademica, con la volontà di fornire a più persone possibili strumenti di comprensione e di riappropriazione del proprio corpo” – condotta dalla danzatrice Anna Basti (venerdì 31 luglio) fino al “You Too Can Tutu” della Compagnia londinese “Gandini Juggling”, celebre nel suo progetto di fusione della “danza” con la “giocoleria”, la “musica” ed il “teatro” (sabato 8 agosto). Il calendario accoglie inoltre le nuove creazioni di Davide Tagliavini, Elisa Sbaragli e dell’italo-brasiliano Rafael Candela (nomi di assoluto rilievo nell’ambito della “coreografia” e della “danza” a livello internazionale), insieme a proposte che spaziano dal “tango” al “flamenco”, dalle “danze popolari” del Sud Italia alla “cultura swing”, dalla “musica techno” al “lindy hop”. E non solo.
Accanto agli spettacoli, la “Rassegna” propone inoltre eventi speciali dedicati ai linguaggi contemporanei e alla partecipazione del pubblico, tra cui le serate “Clubbing e Musical” realizzate con “Lost Movement” (nota “Compagnia di Danza” milanese) nel fine settimana di Ferragosto, la serata “Techno” di sabato 22 agosto e il coinvolgente “U.A.G. (Urban African Groove) DJ SET” di sabato 5 settembre.
Momento centrale della manifestazione sarà il “Gran Ballo” di venerdì 4 settembre, grande festa diffusa nei “Giardini” della Reggia che riunirà “performance”, “spettacoli” e momenti collettivi di “danza” in occasione della conclusione della “NID Platform 2026” o “Nuova Piattaforma della Danza Italiana”, la cui decima edizione si terrà, per l’appunto in Piemonte da martedì 1 a venerdì 4 settembre con spettacoli diffusi tra Torino, Collegno, Moncalieri e Venaria Reale, sotto il titolo di “Coreografie del possibile”.
Il tutto, studiato e progettato in modo tale da rendere davvero “unica” l’esperienza delle “Sere d’Estate” trascorse nella “Cattedrale” o “Reggia della Caccia” di Venaria Reale, aperte all’imbrunire dall’illuminazione fiabesca creata da migliaia di candele diffuse nel “Giardino a Fiori”, davanti alla Facciata della “Reggia” e chiuse, ogni venerdì e sabato con l’immancabile “spettacolo di luci e acqua” della “Fontana del Cervo”, che saluta i visitatori nella “Corte d’Onore” alle 23. Cinque ore, quasi, vissuti all’interno di un universo “da fiaba”, che magicamente ci accompagnerà nel tempo e nella memoria.
Per ulteriori info e programma dettagliato: “Reggia di Venaria”, piazza della Repubblica 4, Venaria Reale (Torino); tel. 011/4992300 o www.lavenaria.it
Gianni Milani
Nelle foto: Immagini “Venaria Sere d’Estate” (Ph. Michele D’Ottavio)