CULTURA E SPETTACOLI

A Monforte d’Alba, Paolo Fresu rende omaggio al “Duca Bianco”

Seguito dal pianista Thomas Umbaca e dalle “sonorità mediorientali” del Trio “L’Antidote”

“Monfortinjazz 2026. Heroes – Omaggio a David Bowie”

Sabato 18 e domenica 19 luglio

Monforte d’Alba (Cuneo)

Sarà un fine settimana di altissimo spessore artistico-musicale, quello inserito, sabato 18 e domenica 19 luglio prossimi, nelle celebrazioni del 50° anniversario di “Monfortinjazz”, il Festival organizzato a Monforte d’Alba dall’Associazione “MonforteArte ODV”, in collaborazione con l’Agenzia “Ponderosa Music & Arts”, il “Comune di Monforte d’Alba” e l’“Ente Turismo Langhe Monferrato Roero”. Dopo l’apertura con Tony Hadley il 26 giugno scorso e la serata dedicata a Stefano Bollani ed Enrico Rava del 3 luglio, il palcoscenico dell’“Auditorium Horszowski” ospiterà infatti un doppio appuntamento che intreccia l’omaggio a un mito della musica internazionale con le sonorità più contemporanee della scena “jazz” e “world”.

Fuori i nomi. Ed eccoli, in ordine cronologico.

Sabato 18 luglio, alle 21,30, Paolo Fresu – “Pauleddu” per i conterranei sassaresi della sua natia Berchidda ed oggi uno dei jazzisti più influenti in Italia e nel mondo –porterà sul palco dell’“Auditorium” di via del Carretto, un omaggio d’eccezione all’immenso David Bowie, al secolo David Robert Jones (Londra, 1947 – New York, 2016) il “più grande intrattenitore del XX secolo” (come fu riconosciuto da un sondaggio della “BBC Two”); concerto attesissimo che, come quelli di “Kings of Convenience” e “Vinicio Capossela”, già registra il “sold out” in prevendita. Per l’occasione, Fresu si esibirà con una band unica e appositamente creata, riunendo John De Leo (voce) già leader e voce dei “Quintorigo”, Filippo Vignato (trombone, elettronica), Francesco Diodati (chitarra), Francesco Ponticelli (contrabbasso, basso elettrico) e Christian Meyer degli “Elio e le Storie Tese” (batteria). Musicisti eclettici e provenienti da esperienze diverse, anche lontane dal “jazz”. “Bowie è un autore immortale – dichiara lo stesso Fresu –  che è sempre stato vicino al jazz. Noi cercheremo di avere il massimo rispetto per la sua arte ma anche di essere propositivi, gettando uno sguardo nuovo sulle sue canzoni. In repertorio, per Fresu & company, circa trenta brani del catalogo bowiano, tra cui “Life on Mars?”“This Is Not America”“Warszawa”“When I Live My Dreams” e, sicuramente, quell’“Heroes” del ’77, “immortale inno alla speranza e alla resistenza emotiva”, scritta con occhi anima e memoria vaganti sullo sfondo del “Muro di Berlino”, con arrangiamenti – per questo e per tutti gli altri brani in scaletta – a cui ogni componente della band ha contribuito personalmente, garantendo varietà e dinamicità al progetto.

E non finisce qui. Domenica 19 luglio, alle 19, ad aprire la serata sarà Thomas Umbaca, pianista milanese, classe 1997, di origini anglo-calabresi, che ha appena pubblicato il nuovo album “Waiting for Music to Surprise Me Again”, co-prodotto con Amedeo Pace dei “BlondeRedhead”. Intorno al pianoforte, centro gravitazionale del progetto, si alternano voci, percussioni e “loop station” in un linguaggio fortemente espressivo ed originale, arricchito da sfumature elettroniche, chitarre e “synth” (sintetizzatore). A seguire, il Trio “L’Antidote” presenta il proprio album d’esordio – dal titolo omonimo – a forte “respiro mediorientale”, nato dall’incontro di sonorità, mondi e culture geograficamente distanti. Il pianoforte di Rami Khalifé (pianista libanese, già solista con Orchestre come “Qatar” e “Liverpool Philharmonic”) dialoga con le trame ritmiche dello “zarb” di Bijan Chemirani (percussionista di origine iraniana e collaboratore di artisti come Sting, Ballaké Sissoko e Renaud Garcia-Fons), mentre al centro il violoncello dell’albanese Redi Hasa (membro stabile della band di Ludovico Einaudi e collaboratore dello stesso Fresu) si fa voce narrante, profonda ed emotiva.

Dopo questo intenso fine settimana, “Monfortinjazz” proseguirà il proprio cammino, sotto il segno del “Cinquantennale”, con un calendario che promette altre grandi emozioni: Suzanne Vega (venerdì 24 luglio), i “Kings of Convenience” (domenica 26 luglio – sold out) e, a chiudere la stagione, Vinicio Capossela (domenica 2 agosto – sold out).

Ricordiamo anche che il Festival si accompagna alla mostra fotografica “Wall of Sound 20.0” di Guido Harari, visitabile fino a domenica 2 agosto presso l’“Auditorium Horszowski” (via del Carretto, 16) e la “Confraternita di Sant’Agostino” (piazza Antica Chiesa, 1/5). Un’ulteriore occasione per celebrare mezzo secolo di storia musicale a Monforte d’Alba.

Per info e programma completo: tel. 333.8349690 o www.monfortinjazz.it

Gianni Milani

Nelle foto: Paolo Fresu e “L’Antidote”

La “Rete Antonelliana” non si ferma

Dopo il successo delle attività estive, prende forma il percorso di sviluppo della rete dedicata ad Alessandro Antonelli. A settembre sarà presentata la seconda edizione con nuovi itinerari, nuovi partner e nuove progettualità.

 

La “Rete Antonelliana” non si ferma. Dopo i primi mesi di attività, il progetto promosso dalla Regione Piemonte e realizzato da Abbonamento Musei entra in una nuova fase di sviluppo, con l’obiettivo di rafforzare una rete stabile dedicata alla valorizzazione dell’eredità di Alessandro Antonelli e del patrimonio culturale piemontese.

 

I risultati della prima edizione confermano la risposta positiva del pubblico e dei territori: complessivamente sono state coinvolte oltre 1.000 persone nelle attività di progetto a partire dal lancio.

 

Le iniziative hanno interessato Torino, Novara, Boca, Ghemme, Maggiora e Romagnano Sesia, dando vita a un primo itinerario culturale diffuso dedicato ai luoghi antonelliani. Visite guidate, spettacoli teatrali, incontri divulgativi e tour in bus hanno coinvolto oltre 800 partecipanti, mentre sono quasi 1.000 le persone abbonate che hanno aderito al programma fedeltà di Abbonamento Musei “Architetture Magnifiche”, sviluppato in collaborazione con Fondazione per l’Architettura/Torino per celebrare le architetture piemontesi.

 

Ad accompagnare il progetto anche la mostra divulgativa allestita sulla cancellata della Mole Antonelliana, realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, che continuerà ad accogliere cittadini e turisti per tutta l’estate, contribuendo a raccontare uno dei più importanti protagonisti dell’architettura italiana.

 

La comunicazione sui canali di Abbonamento Musei ha inoltre raggiunto un pubblico di oltre 400.000 contatti, generando circa 10.000 interazioni, mentre la campagna promozionale ha interessato il Novarese con 258 affissioni e garantito la presenza sulle principali testate locali.

 

«La Rete Antonelliana dimostra che la cultura può diventare un motore di sviluppo dei territori quando istituzioni, musei e comunità lavorano insieme verso un obiettivo comune – dichiara l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Marina Chiarelli – La nostra volontà è trasformare questo progetto in un’infrastruttura culturale permanente capace di mettere in rete luoghi, competenze e opportunità. Alessandro Antonelli rappresenta un patrimonio identitario del Piemonte e oggi, grazie a questa iniziativa, diventa anche il filo conduttore di una nuova strategia di valorizzazione culturale e turistica che continuerà a crescere.»

 

«I risultati di questa prima fase confermano quanto il pubblico apprezzi esperienze culturali capaci di unire conoscenza, partecipazione e scoperta del territorio – afferma Simona Ricci, Direttrice di Abbonamento Musei – La risposta ricevuta ci incoraggia a proseguire ampliando ulteriormente il progetto e coinvolgendo nuovi luoghi e nuovi pubblici.»

 

I prossimi passi

 

Il lavoro sulla “Rete Antonelliana” prosegue già in queste settimane con la progettazione della seconda edizione, che vedrà l’ampliamento dei percorsi di visita, il coinvolgimento di nuovi partner e un calendario ancora più ricco di iniziative dedicate alle architetture antonelliane.

 

Nel mese di settembre saranno presentati i risultati complessivi della prima fase e le anticipazioni per la nuova annualità, con nuove esperienze culturali, itinerari tematici e attività rivolte a famiglie, scuole, appassionati e visitatori.

 

L’obiettivo è consolidare la Rete Antonelliana come un modello di valorizzazione integrata del patrimonio culturale piemontese, capace di connettere città, borghi, istituzioni e comunità in un unico racconto che guarda al futuro, partendo dall’eredità di uno dei più grandi architetti italiani.

Didascalie fotografie allegate: 6 giugno 2026, visita guidata a Ghemme; 27 giugno 2026, visita guidata alla Cupola di San Gaudenzio a Novara; 7 maggio 2026, press tour sul territorio del Novarese.

Susa, il Palio e il mantello di Adelaide

C’è un’immagine in particolare che cattura lo sguardo dei tanti segusini che assistono al tradizionale Palio dei Borghi di di Susa, ogni anno, a luglio. Quando Adelaide (1020-1091), contessa di Torino,  esce dalla cattedrale di San Giusto insieme al marito Oddone di Savoia, uno dei momenti centrali della rievocazione storica, gli sguardi dei segusini sono tutti verso il lungo mantello della Contessa, così elegante, prezioso e capace di dominare l’intera scena medievale. Tra i protagonisti del “Palio”, oltre alle bandiere, i gonfaloni dei borghi, i cavalli e le spade spiccano anche i costumi medievali e tra questi ultimi balza agli occhi proprio il mantello della Contessa. Non è solo un pezzo del costume storico ma il simbolo di una donna che ha segnato il destino della città e che ancora oggi continua a vivere nella memoria collettiva attraverso la rievocazione del Palio. Il mantello di Adelaide richiama la figura storica che più di ogni altra è legata a Susa. Storia di mille anni fa con protagonista, appunto, la contessa di Torino, conosciuta anche come Adelaide di Susa. È l’emblema forse ancora più importante dello stesso drappo del Palio dei borghi che si svolgerà in città il 18 e 19 luglio con damigelle, contadine, conti e contesse, cavalieri armati con scudi e falconieri pronti ad animare le vie del centro storico.
Quando la Contessa Adelaide attraversa le vie della cittadina accompagnata dal suo corteo, il mantello sembra raccontare una storia lunga nove secoli. Ogni passo richiama il prestigio di questa figura politica di straordinaria importanza nell’XI secolo, capace di governare un vasto territorio e di fare della Valle di Susa uno snodo fondamentale tra l’Italia e l’Europa. Sposando Oddone, i Savoia vengono proiettati, grazie a lei, nella grande politica internazionale, quella di mille anni fa. Non è certo un mantello originale ma è stato rifatto con grande passione e maestria da sarte e artigiani segusini copiando quello autentico nei minimi particolari, studiando ogni piega del mantello, in modo che l’immagine sia il più possibile fedele all’epoca. Il Palio dei Borghi di Susa, in programma sabato 18 e domenica 19 luglio, trasforma Susa in uno scenario medievale per rievocare la memoria delle nozze tra la Contessa Adelaide e il Principe Oddone di Savoia celebrate nel 1046 con tornei, cortei storici, giochi e duelli nell’arena romana. I sei borghi segusini, Borgo storico, dei Franchi, dei Nobili, Borgo Nuovo, dei Cappuccini e Traduerivi, si contendono la vittoria in una sorta di “Palio” tra le varie contrade.                    Filippo Re

Callori, linea cadetta. Da Moncestino a Rosignano 

Camillo Callori, unico figlio di Carlo e Philippine nato a Moncestino, partecipò alla guerra d’indipendenza e fu esattore delle Imposte Dirette a Parma, Oneglia e Mortara, trasferimenti motivati dalle assegnazioni dell’Amministrazione Fiscale Sabauda. Prima di trasferirsi a Torino dove viveva separato, abitava alla “Cascina Partenga” dei Callori a San Martino di Rosignano con la moglie Vittoria sposata nel 1869, da cui ebbe dieci figli. Vittoria era figlia del medico di Camagna Giuseppe Guasta e Angelica Maria Luparia, sorella dell’avvocato Vincenzo Luparia, fondatore dell’ “Ente Morale di Scuola di Agricoltura Pratica Vincenzo Luparia” di San Martino di Rosignano. Camillo fu l’esecutore testamentario della scuola, documento ricevuto dal notaio Carlo Guaschino il giorno dopo la morte dello zio Vincenzo avvenuta nel 1886, testamento impugnato dagli altri eredi fino al 1889 senza ottenere il patrimonio dell’avvocato.

Vittoria si dedicò completamente alla realizzazione del progetto dello zio coinvolgendo il marito e altri parenti, riuscendo nel 1888 ad avviare la scuola “Vincenzo Luparia” oggi ITAS, sede associata con altri istituti di Casale Monferrato: Leardi, Jaffe e Sobrero. Vittoria ereditò dallo zio Vincenzo la “Villa Sophora” di San Martino di Rosignano per esplicita rinuncia alla quota di proprietà del figlio Filippo Callori. Alla morte di Vittoria, le nuove eredi Maria e Giuseppina, sorelle di Filippo, suore laiche appartenenti ad un Ordine Monacale, donarono la villa ai Frati Francescani che la occuparono posizionando un guardiano all’ingresso, vendendo gli arredi di proprietà a diversi antiquari con grande disappunto delle nipoti inesorabilmente espulse. Altre due sorelle, suore Figlie della Carità, rinunciarono alla proprietà: Paola fu madre superiora a Cagliari, mentre Eufrosina residente a Torino all’Istituto Alfieri Carrù fu madre superiora nel Ricovero di corso Casale e nell’Ospedale Militare torinese, in seguito trasferita a Genova e Venezia.
La nobildonna Giulia Callori, nata a Varengo due anni dopo il fratello Filippo, si unì in matrimonio con il cav. uff. Luigi Morano, latifondista originario di San Martino di Rosignano, fondatore nel 1908 della “Distilleria Cooperativa di Rosignano e Cellamonte” per la trasformazione delle vinacce in grappe. Luigi Morano dispose il patrimonio a favore dell’Asilo Infantile e alla Parrocchia del suo paese, destinando la propria “Villa Scagliotta” per fondare una casa di riposo. Luigi e Giulia, senza discendenti, adottarono un bambino orfano di nome Antonino dopo il terremoto di Messina del 1908 dove lei accorse come crocerossina. Abitarono a Casale nella casa Monti di via Roma dove Giulia fu vittima di un ingente furto consistente in pellicce, gioielli e una borsetta d’oro, frutto delle sue frequenti puntate parigine per un valore di circa cinquanta mila lire.

Giulia, donna di cultura, pubblicava le sue novellette sul Corriere di Casale e faceva parte del mondo chic casalese. Famose le sue scorribande in carrozza nel centro di Casale con la chioma al vento che suscitava continui improperi dei passanti. Segretario del Consiglio di Amministrazione della Distilleria fu nominato il cognato di Morano, l’avvocato Filippo Callori, titolare a Casale di uno studio legale al n.2 di via Mellana, dimora storica quattrocentesca dei nobili Gambera di Rosignano, classico esempio del Rinascimento casalese. Il primogenito Filippo di idee liberali, assessore e amministratore di opere pie cittadine, fu nominato cavaliere della Corona d’Italia, presidente del Consiglio Collegio Trevigi, vice Console Onorario della Repubblica Argentina, priore della Compagnia San Michele e Procuratore della Corte d’Appello di Casale. Nato a Parma,  completò gli studi a Genova, nel 1895 si laureò a Torino e si unì in matrimonio con Felicita De Mattei nel 1904, abitanti a Casale nella residenza del marito in via Mellana.
Erano cugini di primo grado con il conte Ranieri, padre del cardinale Federico Callori, maestro di Camera, maggiordomo di Sua Santità il papa e cardinale diacono di San Giovanni Bosco in via Tuscolana a Roma, morto nella Città del Vaticano nel 1971. Il conte Federico Callori, padre di Ranieri, negli anni tra il 1862 e il 1879 ospitò don Bosco nel palazzo Callori di Vignale. La tenuta “La Gambera” di San Martino di Rosignano, residenza estiva di Felicita, risale alla linea primordiale dei conti Gambera, i signori di Rosignano che diedero seguito a nobili discendenze monferrine: Callori, Langosco, Pico Gonzaga, Visconti, Vidua, Ricci, Gozzani, Leardi e Sannazzaro. Anche i marchesi Gozzani, cognati dei Callori di Moncestino, erano consignori di Rosignano, proprietari di masserie e terreni come la Vallarina, Fornace, Calcinara e Contrada sotto il Castello. Felicita era figlia di Maria Toso e Virgilio De Mattei che lasciò lo “Studio d’Ingegneria Soldati & C.” di Torino per trasferirsi a Casale, lungimirante Direttore Generale della “S.A. Calce & Cementi” con l’hobby dell’astronomia.
(3-Continua)
Armano Luigi Gozzano 

Ai Musei Reali “Torino crocevia di sonorità”

Ai Musei Reali di Torino torna un nuovo appuntamento di Torino crocevia di sonorità, la rassegna musicale giunta alla sesta edizione e inserita nel programma di Estate Reale 2026 – Una sera al museo, realizzata dai Musei Reali in collaborazione con il Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi” di Torino, che quest’anno ruota intorno a Note ritrovate – Un manoscritto, una regina: i mille volti della musica.

 

Venerdì 17 luglio, alle ore 21.00, il Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Reale ospita Ritratto a due voci, un concerto per voci e pianoforte.

Il soprano Tamara Moldavchuk e il baritono Franco Celio Cioli, accompagnati da Marta Conte al pianoforte, propongono un programma che spazia da Franz Schubert a Hugo Wolf, da Ludwig van Beethoven a Gabriel Fauré,da Henri Duparc a Claude Debussy, da Reynaldo Hahn a Robert Schumann.

 

Come per tutti gli eventi di Estate Realei Musei Reali osservano un’apertura straordinaria, dalle 19.45 alle 23.30, con ultimo ingresso alle ore 22.45.

Il biglietto di venerdì 17 luglio (€ 8,00) comprende la visita libera al primo piano di Palazzo Reale e all’Armeria Reale, ed è acquistabile sia online, sia presso la biglietteria dei Musei Reali dalle ore 19.45.

La Caffetteria Reale rimane aperta fino alle ore 21.00.

 

 

Venerdì 17 luglio 2026

TORINO CROCEVIA DI SONORITÀ

Ritratto a due voci

Concerto per voci e pianoforte. In collaborazione con il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino.

Musei Reali di Torino, Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Reale

 

Programma:

 

Franz Schubert (1797-1828)
Gesänge aus “Wilhelm Meister” op. 62 (Goethe)
1. Mignon und der Harfner
Gesänge des Harfners, D. 478 (Goethe)
1. Wer sich der Einsamkeit ergibt
2. Wer nie sein Brot mit Tränen ass
3. An die Türen will ich schleichen
Gesänge aus “Wilhelm Meister” op. 62 (Mignon-Lieder, Goethe)
2. Heiss mich nicht reden
3. So lasst mich scheinen

Hugo Wolf (1860-1903)
dai Mignon-Lieder, Goethe

Nur wer die Sehnsucht kennt
Kennst du das Land

 

Ludwig van Beethoven (1770-1827)
An die ferne Geliebte (Jeitteles)

Gabriel Fauré (1845-1924)
Mandoline (Verlaine, Cinq Mélodies de Venise op. 58)

Henri Duparc (1848-1933)
Extase (Lahor)

Claude Debussy (1862-1918)
Chevaux de bois (Verlaine, Ariettes oubliées)

Reynaldo Hahn (1874-1947)
L’heur exquise (Verlaine, Chansons Grises)

Robert Schumann (1810-1856)
Tanzlied (Rückert, Vier Duette op. 78)

 

Orari

Visita libera al percorso museale: 19.45–23.30

Inizio concerto: 21.00

 

Percorso visitabile

Primo piano di Palazzo Reale

Armeria Reale

 

Caffetteria Reale

Aperta fino alle ore 21.00

 

Biglietti

Intero: € 8,00

Gratuito fino agli 11 anni compiuti

Gratuito per un accompagnatore di persona con disabilità

 

Biglietti disponibili online al link: https://museireali.midaticket.com/eventi/17-luglio-estate-reale-torino-crocevia-di-sonorita-concerto-e-apertura-serale-dei-musei-reali/?t=2026-07-17

e presso la biglietteria del museo la sera stessa.

 

Informazioni:

https://museireali.beniculturali.it/

mr-to.eventi@cultura.gov.it

 

Social:

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IG museirealitorino

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YouTube Musei Reali Torino

 

Re Umberto I, il conservatore che abolì la pena di morte

Alla scoperta dei monumenti di Torino / Prese parte alla Seconda Guerra d’Indipendenza, distinguendosi nella battaglia di Solferino del 1859.Il 9 gennaio del 1878, alla morte del padre, salì sul trono italiano con il nome di Umberto I e con il nome di Umberto IV su quello sabaudo, dal momento che suo padre aveva stabilito, malgrado l’unità nazionale, il prosieguo della tradizione nominale sul trono sabaudo

Nel piazzale, davanti alla Basilica di Superga, si innalza imponente il monumento dedicato al Re Umberto I di Savoia. Su un basamento di marmo si erge un Allobrogo, guerriero capostipite dei piemontesi, con indosso un elmo alato, lunghe trecce, ascia e corno di guerra. Il guerriero tiene un braccio levato mentre con l’altro punta una spada sulla corona ferrea circondata dalle palme del martirio, in segno di fedeltà e con accanto uno scudo sabaudo lambito da due serpenti, simboli rispettivamente della dinastia reale e del tempo. Alle spalle del guerriero si trova un’ alta colonna corinzia di granito, il cui capitello in bronzo si prolunga in una figura d’aquila imperiosa ad ali spiegate, trafitta da una freccia; allegoria del re assassinato.

 

Umberto I nacque il 14 marzo 1844 a Torino, precisamente a Palazzo Moncalieri, da Vittorio Emanuele II (allora duca di Savoia ed erede al trono sabaudo) e da Maria Adelaide d’ Austria. Ebbe, come da tradizione sabauda, un’educazione essenzialmente militare e nel marzo del 1858 intrapreseproprio la carriera militare, cominciando con il rango di capitano; successivamente prese parte alla Seconda Guerra d’Indipendenza, distinguendosi nella battaglia di Solferino del 1859.Il 9 gennaio del 1878, alla morte del padre, salì sul trono italiano con il nome di Umberto I e con il nome di Umberto IV su quello sabaudo, dal momento che suo padre aveva stabilito, malgrado l’unità nazionale, il prosieguo della tradizione nominale sul trono sabaudo.

Assunse, sul fronte della politica interna, una posizione rigida e autoritaria soprattutto in senso anti-parlamentare: le insurrezioni e i moti, come quelli dei Fasci dei Lavoratori in Sicilia e l’insurrezione della Lunigiana (1894), che minacciavano l’ordine interno e l’unità stessa dell’Italia, lo portarono a firmare provvedimenti come ad esempio lo Stato d’Assedio. A seguito di questi e di altri gravi avvenimenti, si procedette, ad opera del governo Crispi,allo scioglimento del Partito Socialista, delle Camere del Lavoro e delle Leghe Operaie. Il suo regno fu contrassegnato da opinioni e sentimenti opposti, infatti se da alcuni venne elogiato per per il suo atteggiamento dimostrato nel fronteggiare sciagure come l’epidemia di colera a Napoli del1884 ( si prodigò personalmente nei soccorsi), o ad esempio per la promulgazione del cosiddetto codice Zanardelli che portò all’abolizione della pena di morte, da altri fu aspramente avversato per il suo duro conservatorismo. Fu aspramente criticato dall’opposizione anarchico-socialista e repubblicana italiana, soprattutto per la decorazione del generale Fiorenzo Bava-Beccaris che fece uso dei cannoni contro la folla a Milano per disperdere, il 7 maggio 1898, i partecipanti alle manifestazioni di protesta scatenate dalla tassa sul macinato. Dopo esser sfuggito a due attentati, Umberto I venne ucciso a Monza il 29 luglio del 1900, per mano dell’anarchico Gaetano Bresci.

A pochi mesi di distanza dall’attentato di Monza, il vice-presidente dell’Unione Artisti ed Industriali di Torino, Alessio Capello, propose l’erezione di un monumento in memoria di Umberto I, con l’idea di farlo sorgere sul colle di Superga, presso le tombe degli avi di Casa Savoia. L’assemblea dell’Unione Artisti ed Industriali, presieduta da Giacomo Rava, acconsentì all’ iniziativa e venne immediatamente costituito un Comitato esecutivo che aprì una sottoscrizione e raccolse, nel giro di pochissimo tempo, una somma di 15.000 lire provenienti da oltre ottanta comuni piemontesi e da circa cento Associazioni. L’incarico di scolpire il monumento fu affidato allo scultore Tancredi Pozzi che concluse l’opera in poco più di un anno dall’approvazione del progetto. L’inaugurazione avvenne l’ 8 maggio del 1902 alla presenza del sindaco di Torino Severino Casana, del presidente del Comitato esecutivo Alberini e del canonico Amedeo Bonnet, prefetto della Basilica di Superga, che prese in custodia il monumento per conto della Casa Reale. 

 Simona Pili Stella

 

Foto Xavier Caré / Wikimedia Commons

Fondazione Crt, 55 nuovi restauri storico-artistici

 IN PIEMONTE E VALLE D’AOSTA CON IL BANDO “BeST – BENI SENZA TEMPO” 
Sono 55 i beni storico-artistici che potranno essere restaurati grazie a 1,5 milioni di euro messi a disposizione dalla Fondazione CRT nell’ambito della prima sessione del bando “BeST – Beni Senza Tempo“, l’iniziativa dedicata alla tutela, al recupero e alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e architettonico del Piemonte e della Valle d’Aosta.
BeST conferma la ricchezza e la varietà del patrimonio diffuso sul territorio. Tra gli interventi finanziati figurano il restauro delle Volte del Teatro dei Musei Reali di Torino, dell’organo della chiesa del Santuario di San Giovanni d’Andorno a Campiglia Cervo (BI), degli stendardi storici di Fontainemore (AO), del complesso campanario della Cattedrale di Alessandria e della facciata del Palazzo Comunale di Garessio (CN). Rientrano inoltre tra i progetti selezionati il recupero conservativo della Cappella del Santissimo Sacramento a Sasseglio (VB), il restauro delle superfici esterne della Casa Parrocchiale di Castelletto Sopra Ticino (NO), delle porte della Chiesa Parrocchiale di Sant’Agata e della Chiesa del Santo Rosario di Santhià (VC), oltre ai prospetti e alla copertura della chiesa parrocchiale di San Paolo Solbrito (AT).
Gli interventi selezionati puntano non solo alla conservazione del patrimonio, ma anche alla sua piena valorizzazione, favorendone la fruizione da parte delle comunità, l’inserimento nei circuiti culturali e turistici, la realizzazione di attività educative e sociali, la nascita di partenariati territoriali e il coinvolgimento dei cittadini. Il bando intende inoltre promuovere iniziative di raccolta fondi per la tutela del patrimonio culturale e sostenere il sistema delle competenze e delle maestranze specializzate nel restauro, eccellenza riconosciuta del territorio.
Prendersi cura del patrimonio significa prendersi cura delle comunità – dichiara Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT –. Ogni intervento di restauro non restituisce soltanto un bene alla sua bellezza originaria, ma rafforza l’identità dei territori, crea occasioni di crescita culturale e sociale e valorizza competenze che rappresentano un’eccellenza del nostro Paese. È così che il patrimonio diventa una leva di sviluppo, capace di mettere in dialogo memoria e futuro”.
È aperta la seconda finestra del bando “BeST – Beni Senza Tempo”: le domande potranno essere presentate entro il 31 luglio 2026.
Foto Michele D’Ottavio

Caveau Fondazione Ettore e Ines Fico, nuovi spazi per l’arte

 

Riceviamo e pubblichiamo

 Con lo stesso spirito, con cui abbiamo aperto il Museo Ettore Fico in Barriera di Milano nel 2014, abbiamo deciso di trasferirci nel quartiere Madonna di Campagna nel 2026 per poter dimostrare che le periferie posso offrire una visione alternativa alla consuetudine, attivare un pubblico nuovo per le attività culturali e offrire alla Città un’alternativa alle zone centrali.

Dalla nostra nuova sede si può usufruire del Parco Dora e degli spazi del Kappa Futur Festival (Ex Teksid-Ferriere Fiat), della chiesa di Antonio Botta, del Museo dell’Ambiente e del distaccamento di Informatica dell’Università, incontrare moltissimi ragazzi che studiano e altrettanti operai, impiegati e semplici persone che lavorano o vivono qui. Il nostro nuovo progetto è riformulato rispetto alle attività del Museo Ettore Fico che, per il momento, è stato “congelato” in attesa di un nuovo e proficuo dialogo con la Città e le Istituzioni. La programmazione delle mostre sarà semestrale e inizierà alla fine del mese di settembre con una mostra personale di Giovanni Termini, l’artista vincitore del Premio MEF assegnato durante Artissima 2025. Ogni mostra sarà l’“assolo” di un singolo artista che si confronterà con lo spazio e la produzione di una singola installazione site-specific. Questa serie di mostre avrà un unico titolo: “Caveau” e un sottotitolo deciso dall’artista invitato, per sottolineare la preziosità e l’unicità dell’operazione. Le mostre avranno durata di sei mesi ciascuna e le visite avverranno in un contesto intimo e meditativo. L’ingresso sarà gratuito e su appuntamento, il numero di visitatori sarà di 15/20 partecipanti per ogni incontro, tutti insieme e allo stesso orario, e potranno beneficiare di una visita esclusiva con operatori culturali che illustreranno le opere e la loro poetica. Le visite saranno su prenotazione nominale, ci piace sapere chi ci verrà a trovarci per poter attivare una reciproca conoscenza, avere un reciproco rapporto privilegiato, si potranno instaurare rapporti fra i visitatori stessi dando vita a interessanti scambi interpersonali che daranno frutti in contrapposizione all’anonimato in cui quotidianamente ci troviamo. Chiederemo a tutti di lasciare per un’ora i telefoni spenti ed entrare in sintonia con le opere e lo spazio nel “caveau” dell’arte. Giovanni Termini Assoro (Enna) 1972, vive e lavora a Pesaro. La sua ricerca si concentra su una ridefinizione della scultura, intesa non come organizzazione di volumi statici, ma come combinazione di forme in espansione. I media da lui utilizzati, consistono in oggetti quotidiani provenienti dai contesti più diversi e realizzati con materiali differenti: legno, acciaio, vetro, tubi da ponteggio che dialogano fra loro per affermare il primato della materia e della forma. Gli oggetti, accostati in modo contrastante, coinvolgono lo spettatore sia fisicamente sia mentalmente e le installazioni che realizza trasmettono uno spaesamento ironico o paradossale invitando il pubblico a fermarsi e a riflettere, mettendo in relazione la solidità delle strutture con l’insicurezza dell’esistenza. Il paradosso tra stabilità-forza e squilibrio-precarietà riflette la condizione umana, collegandosi alle tensioni interne delle strutture. Termini realizza preferibilmente opere site-specific, con l’intento di inventare un nuovo alfabeto dello spazio, dando vita e voce a prospettive inusuali e a grandi luoghi non convenzionali. Egli indaga precedentemente lo spazio in cui le sue opere verranno create, lo assorbe e lo vive prima di attuare l’installazione. Il processo concettuale e riflessivo è vitale come la fase dell’assorbimento concettuale, quando l’idea si trasforma in forma. La sua idea di spazio – lo spazio in cui l’artista lavora e in cui l’opera nasce e vive – non coincide con una dimensione astratta e predefinita, il suo non è uno spazio cartesiano, bensì uno spazio valutato dalla prospettiva stessa dell’artista come grado zero. Lo spazio diventa infatti un “cantiere” – parola chiave nella pratica di Termini, sinonimo di un ambiente in continuo progresso, avanzamento e trasformazione – che nasce come strumento di introspezione e diventa infine la forma espressiva distintiva dell’artista. Il cantiere non è soltanto il luogo in cui si lavora e la materia si trasforma, è anche il luogo in cui dominano ordine, rigore, logica del movimento e in cui tutto può accadere, come nella vita.

Fondazione Ettore e Ines Fico

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