Con la mostra “Sguardi d’impresa”, che approda a Torino fino al 3 maggio prossimo
Dopo le tappe di Modena e Roma, fino al 3 maggio prossimo la mostra dal titolo “Sguardi d’impresa. Mimmo Frassineti fotografa la Ferrari” è ospitata al MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile. L’esposizione, inserita nelle iniziative della Giornata Internazionale del Made in Italy, è promossa da Cassa Depositi e Prestiti e Fondazione di Modena, in collaborazione con Ferrari, con il supporto della Fondazione Ago Modena Fabbriche Culturali e con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
La mostra è composta da oltre 40 fotografie; “Sguardi d’impresa” rappresenta l’ultimo lavoro realizzato da Mimmo Frassineti, fotografo, pittore, giornalista e autore di reportage industriali, scomparso lo scorso 17 febbraio all’età di 83 anni. Nell’esposizione sono messi in relazione due nuclei di scatti realizzati, a distanza di 45 anni l’uno dall’altro, negli stabilimenti produttivi Ferrari di Maranello. Il primo, del 1980, è oggi parte dell’archivio storico del Gruppo CDP, il secondo, del 2024, è stato commissionato da Cassa Depositi e Prestiti. Un ampio progetto di digitalizzazione e valorizzazione riguarda l’intero archivio storico fotografico del Gruppo CDP, che documenta con oltre 20 mila immagini l’evoluzione industriale del Paese tra gli anni Trenta e Novanta del Novecento, testimoniando il ruolo della finanza pubblica a supporto dei principali settori strategici dell’economia italiana.
La mostra è curata dalla struttura Patrimonio Artistico e Culturale di CDP, in collaborazione con la famiglia di Mimmo Frassineti, e si articola intorno a quattro parole chiave: “connessioni”, “sintonia”, “manifattura”, “precisione”, che mettono in luce la continuità del lavoro nei siti di produzione. L’esposizione diventa così una riflessione più ampia sulla cultura d’impresa italiana come pratica quotidiana che si rinnova nel tempo, rendendo riconoscibile il nostro “saper fare”. Il risultato non è solo un confronto tra due epoche, ma anche una riflessione sul legame profondo che unisce l’uomo alla macchina, fatto di orgoglio, passione, competenza e responsabilità. Per omaggiare una carriera lunga sessant’anni, al MAUTO è presente anche un nucleo di otto fotografie provenienti dall’Archivio storico del Gruppo CDP, scattate da Mimmo Frassineti all’interno di altri stabilimenti industriali. Nella tappa a Torino, è esposta anche una scultura di Arnaldo Pomodoro, “La colonna del viaggiatore”, del 1966, attualmente conservata attualmente nel museo aziendale di Cassa Depositi e Prestiti.
In un gioco di riferimenti iconografici, la scultura dialoga con le immagini della mostra e ne arricchisce la prospettiva sul ruolo dell’impresa nella promozione della cultura. Le Colonne sono una costante importante nell’arte di Pomodoro fin dai primissimi anni Sessanta: una reinterpretazione dell’elemento architettonico della colonna classica, ricco di significati simbolici e memorie, che l’artista intacca con le sue caratteristiche spaccature e trame di segni.
“Il ricordo di Mimmo Frassineti accompagna questa ultima tappa della mostra a lui dedicata – ha dichiarato il Presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini – dopo Modena e Roma, il MAUTO è il luogo naturale per concludere un percorso espositivo che celebra il legame tra arte, impresa e territorio. La mostra conferma l’impegno di Cassa Depositi e Prestiti nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico e archivistico, e si inserisce in un progetto più ampio, avviato con la creazione del museo CDP, uno spazio che non si limita a custodire la memoria, ma guarda al futuro attraverso l’arte contemporanea e la fotografia. Questa esposizione rappresenta il modo più autentico per ricordare Mimmo Frassineti e per riscoprire ciò che rende grande ogni impresa: persone, storie e ingegno”.
“Siamo particolarmente onorati di ospitare al MAUTO ‘Sguardi d’impresa’ – ha dichiarato Benedetto Camerana, Presidente del Museo Nazionale dell’Automobile – per la rinnovata collaborazione con Ferrari, che si sviluppa da anni su numerosi progetti, alcuni attivi anche in questi mesi, e per la prima collaborazione su progetto con Cassa Depositi e Prestiti, primaria istituzione pubblica italiana cui ci unisce la strategia di conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e culturale del nostro Paese, con un respiro ampio e orizzontale per CPD e un taglio verticale per il MAUTO. Questo comune progetto mette al centro il valore culturale della produzione industriale rendendo omaggio allo sguardo di Mimmo Frassineti, recentemente scomparso, capace di raccontare con straordinaria sensibilità il rapporto tra persona, lavoro e macchina. Attraverso il patrimonio fotografico e archivistico di CDP, e grazie al contributo di un’azienda simbolo come Ferrari, emerge con chiarezza una visione 8n cui l’impresa non è soltanto luogo di produzione ma anche generatrice di cultura, memoria e identità collettiva”.
Mara Martellotta






La comprensione dei suoi “Ritratti” e delle sue opere in genere va sempre oltre ciò che l’artista ti presenta in parete, per portarti in oscuri spazi dell’inconscio difficili da esplorare. Solo “suoi”. A noi lasciarci avvolgere da quell’aura di sublime arruffato mistero che è il “suo” e solo “suo” piccolo-grande universo. Accanto al quale, gravitano in mostra (figure amiche!) anche altri ritratti provenienti dalle Collezioni della stessa “Fondazione Bottari Lattes” insieme a quelle di altre Gallerie, con opere realizzate da pittori e scultori del suo stesso “contesto artistico”. La selezione comprende quindi dipinti di Felice Casorati, di esponenti del torinese “Gruppo dei Sei” come Jessie Boswell, Francesco Menzio (suo un piccolo “ritratto della moglie”) e Carlo Levi (bizzarro il suo onirico “Risveglio -un solo occhio aperto- con la madre”), accanto ad altri di Luigi Spazzapan, Italo Cremona (bel bello in canottiera) e Mario Calandri, affiancati da tre notevoli pittrici come Nella Marchesini, Daphne Maugham e l’estrosa Carol Rama. Tra le incisioni, le nitide fisionomie dell’amico ceco Jiri Anderle (famoso per le sue “mezzature”) e un sintetico volto di Mario Surbone. Tre le sculture esposte: una preziosa testa femminile in cera di Giacomo Manzù, di forte ispirazione impressionista alla Medardo Rosso; una figura quasi astratta di Sandro Cherchi e un ritratto con forti richiami al cubismo di Mario Giansone.





