CULTURA E SPETTACOLI

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

Allora balliamo – Commedia drammatica. Regia di Amélie Bonnin, con Juliette Armanet e Bastien Bouillon. Alla vigilia dell’apertura del suo ristorante a Parigi, la chef Cécile si vede costretta, a causa di un malessere del padre, a tornare nel suo paese d’infanzia. Tra vecchie passioni e la gestione della trattoria dei suoi genitori, il suo passato riemerge inaspettatamente. Durata 98 minuti. (Nazionale sala 2)

Amarga Navidad – Commedia drammatica. Regia di Pedro Almodòvar, con Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sànchez Gijòn e Rossy De Palma. Due storie si alternano. La prima ha per protagonista Elsa, una ragazza di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raùl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raùl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raùl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. In concorso a Cannes. Scrive Alessandra Levantesi Kezich nelle colonne della Stampa: “Il film si configura come una esplorazione dell’ambiguità del rapporto (vampirizzazione o sublimazione?) fra vita e arte e nella spietata autoanalisi di una crisi di ispirazione che è anche crisi esistenziale: l’universo formale è quello di sempre, ma solo quando la cantante Amaia intona la struggente ranchera di Vargas “Las simples cosas” avvertiamo il battito del cuore di Pedro”. Scrive Paolo Mereghetti in quelle del Corsera: “Almodòvar si mette in gioco apertamente con una sincerità che sfiora l’autolesionismo. Raùl è lui, la sua difficoltà di fare i conti con il dolore, la depressione, l’età. Ogni tanto ci regala piccoli sprazzi di personalissima verità ma su tutto commuove l’ostinazione e la determinazione con cui solo il cinema sembra capace di aiutare a fare i conti con la realtà, per lui e per noi”. Durata 111 minuti. (Eliseo, Nazionale sala 3)

Backrooms – Fantascienza, horror. Regia di Kane Parsons, con Renate Reinsve e Chiwetel Ejiofor. Se non fai attenzione e superi la barriera della realtà, entrerai nelle backrooms. Se finisci lì dentro, resta vigile, perché i passi che echeggiano in quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi… Durata 90 minuti. (Ideal, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le città di pianura – Commedia. Regia di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi e Roberto Citran. Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l’ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura (Scotti, protagonista di “È stata la mano di Dio” di Sorrentino) e il modo di vedere il mondo e l’amore all’improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto. Un film e una storia che faticano nella prima mezz’ora a ingranare ma che poi fanno pensare e rallegrano, e di questi film ce ne fosse: mai banali, un occhio fermo ad un territorio (e chiamiamola terra!), un’amicizia e un’educazione sentimentale e di vita intera, un richiamo ai “Vitelloni” felliniani e alle loro notti vuote, un film di piccoli affettuosi ritratti che rimangono nella memoria. Un film che ha sbaragliato molti per aggiudicarsi otto David di Donatello, non certo ultimi miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista. Da vedere e da rivedere. Durata 100 minuti. (Eliseo)

Cos’è l’amore? – Commedia. Regia di Fabien Gorgeart, con Melanie Thierry, Laure Calamy e Vincent Macaigne. Marguerite è una donna che vive a Rouen con il compagno e la figlia adolescente, mantenendo un ottimo rapporto con Fred, il suo primo marito da cui ha divorziato da tempo. Quando Fred le annuncia di volersi risposare con Chloè e le chiede aiuto per ottenere l’annullamento del loro matrimonio in chiesa, Marguerite non trova ragioni per rifiutare. Anzi, accoglie la notizia con sincera disponibilità, convinta che si tratti solo di una formalità. Quella che sembra una semplice pratica burocratica si rivela però un percorso tortuoso e pieno di ostacoli. Le richieste delle autorità ecclesiastiche costringono gli ex coniugi a ripercorrere nei dettagli la loro storia, a interrogarsi sulla natura del legame che li ha uniti e sul significato della famiglia che hanno costruito insieme. Il caso finisce per coinvolgere tutti i membri di questa famiglia allargata, trasformandosi in un viaggio emotivo capace di rivelare verità scomode e nuove consapevolezze. Durata 98 minuti. (Eliseo, Greenwich Village anche V.O.)

Disclosure Day – Fantascienza, drammatico. Regia di Steven Spielberg, con Emily Blunt, Josh O’Connor e Colin Firth. Tutto il mondo è sull’orlo del collasso per una serie di crisi geopolitiche, in particolare nella penisola coreana, Daniel Keller è braccato dagli agenti di una misteriosa organizzazione guidata dallo spietato Noah. Vogliono recuperare ciò che lui ha rubato e impedirgli di diffondere le informazioni ottenute grazie alle sue straordinarie capacità informatiche. Nel frattempo Margaret Fairchild, volto delle previsioni meteo di Kansas City ma aspirante presentatrice, viene avvicinata da un uccellino, un cardinale rosso, e inizia a manifestare inspiegabili capacità linguistiche: prima parla russo, poi coreano, lingue che non ha mai studiato. Soprattutto, riesce a vedere nel cuore delle persone ed empatizzare con loro al punto da convincerle a non ostacolarla. I due sono destinati a incontrarsi, almeno secondo Hugo, che li sostiene insieme a un gruppo di ribelli fuoriusciti dall’agenzia di Noah. Durata 145 minuti. (Massaua, Eliseo, Greenwich Village anche V.O., Ideal, Lux sala 3, Nazionale sala 3 anche V.O., Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Love Letters – Drammatico. Regia di Alice Douard, con Ella Rumpf, Monia Chokri e Noémie Lvovsky. Francia, 2014. Nadia e Céline sono una coppia gay che ha potuto sposarsi grazie alla nuova legge Taubira che ha sancito il matrimonio omosessuale, e ora che Nadia è incinta tramite fecondazione eterologa avvenuta in Danimarca si preparano all’adozione, che potrà avvenire solo dopo la nascita. È stato deciso che la madre biologica fosse Nadia che ha 37 anni, mentre la più giovane Céline forse potrà vivere personalmente quell’esperienza più avanti. Ma non è facile calarsi nei rispettivi ruoli: la madre biologica che soffre tutte le difficoltà della gestazione e del parto, e quella di adozione che – esattamente come succede ai neopapà – si sente messa in secondo piano e si domanda se il suo attaccamento al neonato sarà un istinto naturale, come sembra esserlo per le neomamme. Durata 96 minuti. (Centrale V.O.)

Kontinental ’25 – Commedia. Regia di Radu Jude, con Eszter Tompa. A Cluj, in Romania, si intrecciano le storie di un senzatetto che vaga per la città e di Orsolya, una donna di origini ungheresi che si è trasferita in Transilvania e qui ha messo su famiglia. Ora lavora per il comune come ufficiale giudiziario e sarà lei a costringere il senzatetto a sgomberare l’alloggio che occupa irregolarmente. Per la donna sarà l’occasione di confrontarsi con il senso di colpa e di responsabilità, un processo grottesco, buffo e amaro al tempo stesso che la costringerà a cercare supporto nelle persone attorno a sé. Durata 109 minuti. (Centrale V.O., Due Giardini sala Ombrerosse)

No Good Men – Commedia. Regia di e con Shahrbanoo Sadat. Naru è l’unica opewratrice televisiva afghana. I suoi colleghi e superiori sono tutti uomini, ma a lei non importa, sa di essere brava nel suo lavoro. Testarda, determinata, madre di un bambino piccolo con un marito fedigrafo da cui si è allontanata, subisce la discriminazione in una società che considera le donne come subalterne. Siamo a Kabul, poco prima del ritorno al potere dei talebani, Naru non si fa imporre nulla da nessuno ed è pronta a dire la sua in ogni momento, tanto che si scontrerà persino con il noto giornalista d’inchiesta di Kabul News per cui si troverà a fare da operatrice. Durata 103 minuti. (Romano sala 1)

Il prigioniero – Regia di Alejandro Amenabar, con Julio Pena e Alessandro Borghi. Siamo ad Algeri, intorno al 1575, epoca in cui Cristianesimo e Islam combattono per il predominio del Mediterraneo, mentre i corsari arabi catturano le navi cristiane, vendendo i passeggiari come schiavi. I prigionieri di alto rango sono trattenuti dal temibile Hasan Bajà, veneziano d’origine ma convertitosi alla religione di Maometto. Tra i suoi prigionieri c’è un giovanissimo Miguel de Cervantes, il futuro autore di “Dom Chisciotte”, accusato, e in seguito evaso, di aver avuto una relazione omosessuale con Juan Lopez de Hojos, suo maestro di lettere. Miguel racconta storie, Bajà lo ammira mentre un frate va raccogliendo notizie su di lui per ordine del Sant’Uffizio. Durata 134 minuti. (Romano sala 3)

Ricchi… da morire – Commedia, thriller – Regia di John Patton Ford, con Glen Powell, Margaret Qualley e Ed Harris. Becket Redfellow è un outsider cresciuto lontano dalla sua famiglia d’origine: una dinastia ricchissima che lo ha rinnegato alla nascita. Determinato a reclamare ciò che ritiene suo di diritto, Beckett mette in atto un piano tanto ambizioso quanto spietato: eliminare, uno dopo l’altro, tutti i parenti che lo separano dall’eredità miliardaria. Ma l’incontro e lo scontro con Julia Steinway rimetterà in discussione tutto, fino al confronto finale con il temuto capo famiglia, Whitelaw Redfellow. Durata 105 minuti. (Romano sala 3)

Separazioni – Drammatico. Regia di Stefano Chiantini, con Adriano Giannini e Barbora Bobulova. Mara e Pietro hanno due figli, li hanno cresciuti nell’amore per la montagna, sono all’apparenza una famiglia unita, come tante altre. Ma quando dovranno confrontarsi con un incidente che vedrà coinvolta la giovane Laura, ecco che l’unione si sbriciola e le certezze con gli affetti vengono meno, l’angoscia e le lacerazioni avranno il sopravvento. Durata 87 minuti. (Nazionale sala 1)

“Percorsi di senso” con Quadila Festival

Ad Albugnano e in altri Comuni del Basso Monferrato torna “Quadila Festival”, la rassegna culturale itinerante ideata da “Lo Stagno di Goethe”

Da giovedì 9 a domenica 26 luglio

Albugnano (Asti)

Dopo un weekend – anteprima a metà giugno, entra ora nel vivo, nel territorio collinare del “Basso Monferrato”, la sesta edizione del “Quadila Festival”, la rassegna culturale itinerante ideata (con patrocinio, collaborazione e sostegno del Comune di Albugnano, Regione Piemonte, “Fondazione CRT” e “Fondazione Enrico Eandi”) dalla Compagnia Teatrale “Lo Stagno di Goethe Ets”, nata nel 2007 con sede ad Albugnano (Asti), il “Balcone del Monferrato”, cosiddetto per i suoi circa 600 metri di altitudine e per il vasto panorama offerto dal suo famoso “Belvedere”.

“Percorsi di senso” è l’emblematico titolo conferito, quest’anno, al “Festival” che, da giovedì 9 a domenica 26 luglio, proporrà un fitto palinsesto di appuntamenti articolati in ben sette Comuni compresi tra Torinese e Astigiano: Albugnano – cuore pulsante dell’iniziativa – ma anche CasalborgoneAramengoCastelnuovo Don BoscoCerreto d’AstiPino d’Asti e Berzano San Pietro.

Domanda  “Perché ‘Percorsi di senso’”? Rispondono gli organizzatori: “Al centro della riflessione di quest’anno, c’è la dimensione sensoriale dell’esperienza umana, una sfida aperta alla forte supremazia della ‘vista’ nella cultura occidentale contemporanea che finisce per relegare gli ‘altri sensi’ a un ruolo marginale. Attraverso una proposta che spazia da spettacoli e concerti a camminate teatrali, incontri e scambi di sapere, il Festival si propone di favorire una percezione più complessa della realtà. Il tema gioca volutamente sulla triplice accezione della parola ‘senso’: lo strumento fisico con cui partecipiamo alla vita, il significato profondo che attribuiamo al nostro tempo e la direzione che imprimiamo al nostro cammino. Il tutto mantenendo la cifra stilistica della leggerezza e della convivialità”.

Obiettivo primo, dunque, l’offerta, attraverso i vari eventi proposti, di “una percezione il più possibile complessa della realtà”. Che è poi l’obiettivo primo alla base della nascita della stessa Compagnia teatrale organizzatrice, “Lo Stagno di Goethe”, così definita, per l’appunto, prendendo spunto da una frase celebre di Johann Wolfgang von Goethe che paragonava il “teatro” ad uno “stagno”, che non è solo “acqua limpida” ma intrecci di melma, alghe, sporcizie e animaletti vari. Non belli a vedersi, ma pure “realtà di fatto”. Così, il “teatro”. Che ha da essere “intreccio culturale” in grado di accogliere tutte le “sfumature della vita” (il bello e il brutto) per essere davvero “utile e coinvolgente”. Ed è su questo principio di fondo che si muovono gli appuntamenti articolati in “Percorsi di senso”.

Programma prima settimana

La prima settimana di eventi si apre giovedì 9 luglioalle 21, al punto panoramico di Berzano San Pietro (Asti) con un “monologo itinerante”, da “ascoltare in cuffia”, tratto dal romanzo “Mosca-Petuški: poema ferroviario”, il libro del noto scrittore russo Venedikt Erofeev (1938-1990), diffusosi clandestinamente in Unione Sovietica negli anni ’70 e diventato simbolo di satira dissacrante e ribellione verso la burocrazia e le storture della vita quotidiana in URSS. Un’esperienza immersiva che darà il via ad un lungo weekend di incontri animato come sempre anche dal “Quadila Bar” ospitato nel suggestivo cortile dell’“Antica Canonica” di Albugnano (aperto il 10 e l’11 luglio dalle 19 e il 12 luglio dalle 17), e curato da “NessunIsola Aps” con il sostegno e la collaborazione dell’“Enoteca Regionale” di Albugnano e del progetto “Riviera Monferrato”. Il fine settimana, dopo l’apertura a Berzano San Pietro, si concentrerà ad Albugnano, dove, tra i tanti appuntamenti, segnaliamo sabato 11 luglioalle 21,30, il recital ospitato al “Belvedere”“La Signora Meraviglia” (ispirato all’omonimo romanzo) della scrittrice, cantante e attrice italo-somala Saba Anglana (Mogadiscio, 1970): un’opera  intensa (tra le dodici finaliste dello “Strega” nel 2025) arricchito da un fitto intreccio di voce e pianoforte, dove la musica fonde “scale pentatoniche blues” del Corno d’Africa, ritmi occidentali e sonorità sacre. In tutto questo, Saba Anglana, cantando in italiano, spagnolo, inglese, amarico e somalo tesse un dialogo appassionante tra Europa e Africa. Domenica 12 luglioalle 18 e in replica alle 22 con una suggestiva “versione notturna”, il cortile dell’“Antica Canonica” di Albugnano diventerà il luogo magico di un altro spettacolo teatrale con “ascolto in cuffia”, questa volta ispirato all’opera “Endgame” (“Finale di partita”) di Samuel Beckett, il famoso scrittore e drammaturgo irlandese di cui quest’anno ricorrono i 120 anni dalla nascita.

L’ingresso è gratuito per tutti gli appuntamenti, con possibilità di offerte libere a sostegno del “Festival”. Per info e programma dettagliato: “Lo Stagno di Goethe”, via Roma 4, Albugnano (Asti); tel. 335/4836854 o www.lostagnodigoethe.com

g.m.

Nelle foto: “La Signora Meraviglia”; Saba Anglana; “Quadila Bar”

Il Castello nascosto: patrimoni da riscoprire

“Tra autenticità storica e nuova architettura”, ecco lo spazio museale del domani

Presentato il progetto di rigenerazione della GAM

Era il 1959 quando, dopo otto anni di lavori, i giovani architetti Carlo Bassi e Goffredo Boschetti inaugurarono – negli spazi tra corso Galileo Ferraris e le vie Magenta e Vela – la Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino, per tutti in seguito più semplicemente e familiarmente quasi “la GAM”: che vide raccolte al suo interno, sui suoi due piani, per volere di Vittorio Viale, le collezioni che racchiudevano i nomi dei pittori e degli scultori più importanti degli ultimi due secoli – da Canova a Fontanesi, da Medardo Rosso a Cremona, da De Chirico a a Morandi, da Picasso a Calder a Pistoletto -, che chiuse negli anni Ottanta per la dichiarazione d’inagibilità e che, dopo una serie di restauri, venne riaperta nel luglio 1993. Si respirava aria di accesa vocazione sperimentale e d’innovazione circa settant’anni fa e la medesima aria la si è respirata pochi giorni fa, mentre tra le mura del teatro Regio è stata presentata la nuova veste, modernissima e sfavillante, quella che la GAM – pur ben ancorata in un passato che la rende la più antica Galleria civica di arte moderna e contemporanea in Italia, grandiosa nella sua collezione di 50.000 opere – sarà negli anni futuri. Grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo – “tra i più importanti investimenti nazionali in ambito museale e più significativi a livello europeo”, è stato sottolineato durante la presentazione: in collaborazione con la Città di Torino e con il supporto della Fondazione per l’Architettura / Torino insieme al gruppo vincitore del Concorso Internazionale di Progettazione, MVRDV di Rotterdam, Balance Architettura ed EP&S Group di Torino -, il medesimo luogo vedrà nascere e svilupparsi il grandioso progetto da 27,5 milioni di euro, tutto questo in un tempo che visto dai più ottimisti dovrebbe concludersi entro un anno o che si prolungherà a quattro nella necessità da parte del Comune di dover reperire un luogo – il dismesso Museo Ettore Fico? la Biblioteca Civica di corso Palestro quando in autunno ci sarà il trasloco nei nuovi spazi di Torino Esposizioni? – pronto a contenere le cinquanta mila opere durante il lungo periodo dei lavori.

Mentre dal primo luglio sono in mostra anche i progetti finalisti che completano la cinquina – sulle 49 proposte di altrettanti studi d’architettura provenienti da tutto il mondo -, specchio della “volontà di cogliere le sfide contemporanee” che porta a “un importante percorso di trasformazione e di nuova partecipazione”, ci poniamo di fronte al vincitore di patria olandese che guarda a “una grande piazza civica, piattaforma culturale e luogo di incontro: la nuova GAM abbraccia un modello di museo contemporaneo e internazionale, pensato per le nuove generazioni, mettendo al centro una visione capace di coniugare innovazione architettonica e tecnologica, sostenibilità, accessibilità e partecipazione per una rinnovata fruizione culturale, nel solco della vocazione sperimentale che da sempre la caratterizza e nel rispetto della sua identità storica e architettonica.” A proporre e a firmare questo nuovissimo quanto efficace balzo verso il futuro, incontro alle prossime generazioni, in una ferma idea di coinvolgimento del pubblico che animerà le ancora inesplorate forme, erano presenti il Sindaco della città Stefano Lo Russo, il Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo e Presidente della giuria Marco Gilli, il Presidente della Fondazione Torino Musei Massimo Broccio, con i rappresentati del team vincitore, Winy Maas e Bertrand Schippan per MVRDV, Alberto Lessan e Jacopo Bracco per Balance Architettura ed Elena Bo per EP&S.

Stefano Lo Russo ha sottolineato come “per la GAM è iniziato un percorso di rinnovamento che, anche attraverso il grande piano di riqualificazione architettonica che l’esito del concorso di progettazione sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo permetterà di mettere in campo, la riporterà all’antico splendore, riprendendo quello spirito avanguardistico che caratterizzò la sua nascita arricchito di elementi nuovi e innovativi, per valorizzarne sempre di più il prestigio al livello nazionale ed internazionale” mentre Marco Gilli ha spiegato: “Come per il Museo Egizio e per la Cavallerizza Reale, crediamo che la valorizzazione del patrimonio debba misurarsi con le esigenze del presente e con le sfide del futuro. È un investimento sulla qualità della città, sulla sua capacità di attrarre talenti, generare conoscenza e offrire nuove opportunità di partecipazione culturale alle generazioni future”. Ha ribadito Massimo Broccio: “Il progetto affronta le principali sfide contemporanee legate alla evoluzione dei musei e dei luoghi di cultura: sostenibilità ambientale, risparmio energetico, innovazione architettonica e tecnologica, ma anche e soprattutto l’attuazione di nuovi modelli di fruizione museale orientati al pubblico di domani”; e Winy Maas, socio fondatore di MVRDV, ha dichiarato: “Per molti aspetti, il nostro progetto riprende le idee e l’ottimismo che hanno ispirato la realizzazione di questo edificio settant’anni fa; il nostro obiettivo è ripulire e rendere il più accessibile possibile questo edificio, creando un dialogo tra passato e futuro. Mi piace pensare che se Carlo Bassi e Goffredo Boschetti potessero vedere oggi la nostra proposta sarebbero colpiti da come le nuove tecnologie, i materiali e i valori contemporanei possano spingere le loro intuizioni progettuali ancora oltre rispetto a quanto fosse possibile negli anni Cinquanta.”

Parole che siglano un ulteriore successo dello studio di architettura fondato nel 1993, cresciuto negli anni grazie all’affermazione dei tanti progetti, non ultimi la sede dell’emittente pubblica olandese Dutch Public Broadcaster VPRO e il complesso residenziale per anziani WoZoCo di Amsterdam, che gli hanno permesso di divenire uno studio di fama internazionale, in cui operano oltre trecento persone e che s’avvale di quattro sedi satellite a Shanghai, Parigi, Berlino e New York, dove prevale “un metodo progettuale fortemente collaborativo, basato sulla ricerca e il coinvolgimento di esperti di ogni settore, clienti e stakeholder nella propria rigorosa indagine tecnica e creativa”. Allora, che cosa hanno “inventato” i vincitori? Non soltanto un’eccellenza nel panorama dei luoghi espositivi e di conservazione, ma un luogo di comunicazione e di scambio, di incontri attorno alla Grande Bellezza, che avrà la propria centralità in una nuova piazza civica per la città, in uno dei suoi cuori più elegante e pulsante, destinata a ospitare numerose iniziative all’aperto, uno sguardo ampio approfondito da generazioni e culture, una porzione di quotidianità infiltrata nella grande componente museale. All’eccellente valorizzazione dell’essenza dell’impianto originario, fatta di un occhio tutto contemporaneo, nell’inserimento totale di Storia e nuova architettura, si aggiungeranno aree verdi nuovamente disegnate, pronte ad accogliere opere d’arte poste in permanenza nel paesaggio urbano e oltremodo amplificate nella eliminazione della cancellata esterna, e un nuovo percorso pedonale – definito “Diagonale di luce” – a collegamento del centro del tessuto centrale e dei quartieri più recenti, fatto salvo il vecchio ingresso tra corso Galileo Ferraris e via Magenta.

Per quanto riguarda l’interno, il progetto vedrà il recupero della spazialità dovuta a Bassi e Boschetti, alleggerita delle stratificazioni successive, in una totale restituzione di “chiarezza e continuità”, nella valorizzazione della luce naturale, di una maggiore fluidità nei differenti percorsi, nella più facile delineazione degli spazi. Spazi che s’apriranno maggiormente fruibili al pubblico, ad iniziare dalla riordinata visibilità delle 50.000 opere custodite, non più nascoste nei depositi ma finalmente libere: mentre il piano interrato sarà predisposto alla trasformazione in un “Deposito vivente”, autentico luogo espositivo attivo. Al piano terra, gli spazi dell’accoglienza s’affiancheranno all’area educational, a un’altra per la ristorazione dotata di ingresso indipendente che non escluderà per il visitatore un tempo spaziato durante l’intero arco della giornata, ad un auditorium con foyer aperto, un angolo “pensato come spazio flessibile dedicato alle diverse espressioni formative dell’arte contemporanea”. Tra il primo e il secondo piano verranno distribuite le collezioni permanenti e le aree per le mostre temporanee, nella conclusione piena di suggestioni tra aperture e polifunzionalità. Il occasione dell’evento, è anche stato annunciato un ricco Public Program che accompagnerà la fase di cantierizzazione dell’edificio sino all’estate 2027: a seguire gli inizi e l’intero percorso che ridarà una veste davvero inattesa a quello che nulla vieta a definire il “monumento” torinese per eccellenza del nuovo millennio.

Elio Rabbione

Nelle immagini: GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Progetto architettonico MVRDV + Balance, Credito fotografico MVRDV: in successione, “La diagonale di luce – Un attraversamento urbano all’interno del quartiere”, “La nuova dimensione dell’arte – Uno spazio pubblico in cui arte, didattica e società si incontrano”, “L’angolo civico – Dei nuovi ingressi al Centro Civico e all’Auditorium”, “”Le mostre temporanee – Un organismo vivente che evolve a seconda del contenuto”.

Palazzo Madama ospita la 14^ edizione di xCoAx

8 – 10 luglio 2026

Palazzo Madama, Piazza Castello, Torino

Dall’8 al 10 luglio Palazzo Madama ha l’onore di ospitare la 14esima edizione della conferenza internazionale xCoAx, uno dei principali appuntamenti di ricerca dedicati alle intersezioni tra arte, esseri umani, tecnologie computazionali e cultura contemporanea.

La conferenza riunisce artisti, studiosi e innovatori impegnati a indagare il rapporto tra creatività e tecnologie digitali, offrendo un’occasione di confronto internazionale su pratiche, linguaggi e scenari che stanno ridefinendo il modo in cui produciamo, condividiamo e interpretiamo la cultura contemporanea.

La tre giorni di lavori è riservata – previa iscrizione sul sito https://xcoax.org/#registration – a studiosi, artisti, performer e studenti che si occupano di ricerche multidisciplinari su estetica, calcolo, comunicazione e dei legami che intercorrono fra di essi.

La scelta di Torino e di una sede museale come Palazzo Madama si inserisce in un percorso ormai consolidato che vede Fondazione Torino Musei protagonista, dal 2019, di progetti europei e iniziative di sperimentazione tecnologica applicata al patrimonio culturale.

A partire dal progetto 5G-Tours, finanziato dal programma Horizon 2020, la Fondazione ha contribuito allo sviluppo e alla sperimentazione di servizi innovativi basati sulle reti 5G per migliorare l’esperienza di cittadini e visitatori. Questo percorso è proseguito con progetti come TrialsNet e CONVINCE, dedicati all’esplorazione delle potenzialità della realtà estesa, dell’intelligenza artificiale, della robotica e delle reti di nuova generazione per rendere l’offerta culturale sempre più accessibile, immersiva e inclusiva. In questo ambito si collocano anche le sperimentazioni con il robot umanoide R1, sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia, impiegato per indagare nuove forme di interazione tra pubblico, operatori e patrimonio.

Un ruolo centrale è stato inoltre svolto dal progetto europeo SPICE, che ha utilizzato le tecnologie digitali come strumenti di partecipazione e co-creazione, coinvolgendo attivamente i visitatori nella costruzione di nuovi significati e narrazioni attorno alle collezioni museali.

Il percorso si è accompagnato anche a un’intensa attività di disseminazione e formazione, tra cui nel 2025/26 la partecipazione ai DICO Lab di Sassari e Nuoro e il contributo al dibattito nazionale, come nel convegno del MIMIT e del MIA sul futuro dell’audiovisivo, dedicato al ruolo delle tecnologie immersive e dell’innovazione nell’evoluzione delle industrie culturali.

Queste esperienze si sviluppano all’interno di una rete di collaborazioni che coinvolge istituzioni, università e centri di ricerca, tra cui CTE Next – Casa delle Tecnologie Emergenti della Città di Torino – e Fondazione LINKS, contribuendo a trasformare i musei della Fondazione in laboratori permanenti di innovazione, dove il patrimonio culturale diventa terreno di sperimentazione per nuovi modelli di fruizione e partecipazione.

Il direttore di Palazzo Madama Giovanni Carlo Federico Villa:”La presenza di xCoAx a Palazzo Madama nasce da una convinzione precisa: i musei, custodi del passato, sono le prime istituzioni chiamate a interpretare il presente e a contribuire alla costruzione del futuro. Per questo il dialogo tra patrimonio storico, ricerca artistica e innovazione tecnologica rappresenta una delle sfide più importanti per i musei contemporanei. Accogliere nei duemila anni di Palazzo Madama una delle principali conferenze internazionali dedicate alle relazioni tra arte e tecnologie computazionali significa riconoscerlo quale spazio di confronto aperto, dove la conoscenza si produce attraverso l’incontro tra discipline, sensibilità ed esperienze diverse. Una scelta che riteniamo pienamente coerente con la missione culturale e civica di Palazzo Madama e siamo profondamenti grati al comitato scientifico e direttivo di xCoAx e a tutto il personale di Fondazione Torino Musei per gli anni di impegno che hanno portato a questo risultato

Ospitare xCoAx rappresenta quindi un naturale punto di sintesi: Palazzo Madama si configura non solo come luogo di conservazione, ma come piattaforma viva di ricerca e sperimentazione, capace di mettere in dialogo patrimonio storico, pratiche artistiche contemporanee e tecnologie emergenti.

In occasione della conferenza saranno allestiti negli spazi del museo 17 lavori site specific, accostati alle opere delle collezioni permanenti di Palazzo Madama, in un inedito dialogo tra forme, linguaggi ed epoche differenti.

Le opere sono visibili con il biglietto di ingresso delle collezioni.