CULTURA E SPETTACOLI

Ebrei senza saperlo, una tormentata ricerca delle radici

Attraverso una visita dermatologica che gli fu diagnosticata alcuni anni fa, una patologia a detta del medico, tipica delle popolazioni ebraiche aschenazite est europee, la storica e scrittrice torinese Lucetta Scaraffia, viene a conoscenza di questa ascendenza, ascrivibile alla nonna paterna, che come un fiume carsico attraverso le generazioni, riemerge alla sua coscienza contemporanea.
( Lucetta Scaraffia, “Ebrei senza saperlo. Memorie nascoste”, Raffaello Cortina Editore 2026,pagg.165, €16.00).

Ne nasce un testo autobiografico complesso, che narra della sua tormentata ricerca delle radici.I Wildt arrivati in Italia a metà dell’ottocento sono una dinastia di convertiti ebrei al cristianesimo ,di cui l’autrice solo risalendo indietro di tre generazioni, può immaginare avessero piena consapevolezza della loro identità ebraica. Convertiti per amore o per forza? Quanti di noi, ripercorrendo il passato famigliare, potrebbero scoprire tracce nascoste della propria origine ebraica senza esserne consapevoli? La ricerca di Lucetta Scaraffia si allarga al complesso tema della trasmissione dell’identità ebraica, che fu spesso cancellata per paura,bisogno, opportunità, persecuzioni, attraverso i reticoli della Storia. Storia fatta sovente di miseria, ghettizzazioni,leggi razziali,pogrom.Una storia condivisa in realtà da molte famiglie italiane assimilate.L’autrice è una storica cattolica, nota nel panorama culturale nostrano,sovente opinionista televisiva su questioni teologiche e storico religiose, di studi di genere e un passato di femminismo radicale.
Leggendo il libro, questa ricerca ha comportato per lei anni, passati in archivi anagrafici al Comune di Milano, dove i Wildt arrivarono dalla Polonia probabilmente, come primo approdo, per risalire a Torino ,dove un suo antenato paterno, manutentore di ferrovie mise le tende.Per arrivare al grande scultore di epoca fascista Adolfo Wildt.Ma il testo è complesso e spazia dalla definizione di identità ebraica come religione, etnia, cultura alle forme della sua estinzione attraverso le conversioni, le assimilazioni e i processi di secolarizzazione,i battesimi,le scomparse documentali dagli archivi delle comunità e delle Sinagoghe. Si arriva partendo dalla storia antica a trattare il tema della Shoah e della fondazione dello Stato di Israele fino al tragico fatto dell’attentato di Hamas al confine della striscia di Gaza del 7 ottobre del 2023 e del drammatico riaffacciarsi dell’ antisemitismo politico e culturale, che si voleva per sempre estinto nel secolo scorso.Il lettore anche privo di buone conoscenze storiche e culturali, riesce grazie alla fluida e coinvolgente narrazione dell’autrice a comprendere bene le tematiche e i complessi problemi trattati. Un libro importante che mancava nel nostro panorama culturale italiano, che ci interroga sul difficile tema dell’identità in generale e di quella ebraica in particolare, dove oggi un ebreo italiano che esce in strada portando in capo la kippá, corre il rischio dell’ aggressione fisica. Tempi bui dove l’antisionismo è diventato il correlato del riemergere dell’antisemitismo e dove tornare ‘marrani’ è diventato il nuovo imperativo categorico, dell’ essere ebrei ‘soggettivi e oggettivi’ ,’ignari deboli o consapevoli forti’ (non anticipo in quale categoria si pone l’autrice e lo lascio scoprire al lettore se sarà impaziente di leggere questo magnifico libro )in attesa come sempre, di sapere se si è stati promossi e con che voto all’esame della parte giusta della Storia. Per elezione o vetustà. Freedom Flotilla permettendo. Auguri per il Salone del Libro.

Aldo Colonna

“Il canto dell’invisibile”, musica sacra corale contemporanea

La stagione Stefano Tempia con il Coro e l’Orchestra della Società Corale Città di Cuneo, il 17 maggio nella chiesa di San Dalmazzo

Nella chiesa di San Dalmazzo, a Torino, domenica 17 maggio, alle 18, si terrà il concerto della Stefano Tempia “Il canto dell’invisibile”, con musica sacra corale contemporanea con oagine di Eŝenbalds, Pärt e Gjeilo eseguita dal Coro e dall’Orchestra della Società Corale Città di Cuneo, una delle realtà corali più prestigiose del territorio. La società corale Città di Cuneo è stata fondata nel 1946 e vanta al suo attivo oltre 650 concerti e la partecipazione a importanti iniziative nazionali e internazionali. Ha effettuato tournées di concerti in Germania, Francia, Repubblica Ceca e Inghilterra, mentre nell’aprile del 1990 ha partecipato con notevole successo alla rassegna internazionale di Montreux, in Svizzera.

In programma, nel concerto “Il canto dell’invisibile”, tre autori che pur con linguaggi diversi condividono una profonda tensione spirituale e una scrittura di forte impatto emotivo. Di Ēriks Eŝenbalds viene eseguito “In Paradisum”, pagina di luminosa contemplazione in cui il coro dialoga con viola e violoncello in un clima sospeso, fatto di linee pure, risonanze naturali e un senso di pace che trascende il dolore terreno. Segue il “Te Deum” di Arvo Part, una vera architettura sonora della durata di circa 28 minuti, un rito musicale in cui il coro, austero e solenne, si intreccia con la linea dell’orchestra in un continuo gioco di richiami e sospensioni. Il programma a viene compilato da “Song of the universal” di Ola Gjeilo, brano che celebra l’unità dell’esperienza umana attraverso il canto corale ampio e luminoso, sostenuti dall’orchestra d’archi e dal pianoforte.

Domenica 17 maggio, ore 18. Chiesa di San Dalmazzo – via Garibaldi angolo via delle Orfane – Il canto dell’invisibile

Mara Martellotta

“Napoli nobilissima”, due atti unici di Raffaele Viviani

In scena al teatro Carignano da martedì 12 maggio  per la regia e interpretazione di Geppy Gleijeses

Martedì 12 maggio, alle ore 19.30, debutterà al teatro Carignano la pièce teatrale “Napoli nobilissima”, spettacolo composto di due atti unici di Raffaele Viviani, dal titolo “Don Giacinto” e “La musica dei ciechi”. La pièce vanta come regista Geppy Gleijeses, che sarà in scena con il figlio Lorenzo, Massimiliano Rossi, Chiara Baffi e undici attori-musicisti da poco diplomati al teatro Nazionale di Napoli. Lo spettacolo è  prodotto da Dear Friends e dal Teatro di Napoli, Teatro Nazionale e resterà in scena fino a domenica 24 maggio.

Geppy Gleijeses dirige due atti unici di Raffaele Viviani, il “Don Giacinto”, composto nel 1923, e “La musica dei ciechi” del 1928, offrendo uno spaccato della Napoli popolare e autentica. Nel primo il vecchio Giacinto, uomo di onore e dignità, si trova a dover fronteggiare le miserie umane e l’ipocrisia; nel secondo un’orchestrina di ciechi, guidata da un guercio e assistita da un pietoso venditore di ostriche, racconta una Napoli dolente e verace. Le musiche sono originali di Viviani  e si intrecciano a canti, danze e prosa, avvolgendo lo spettatore in un viaggio emozionante nel cuore del teatro partenopeo, restituendo la forza lirica dei bassifondi e immergendo il pubblico in una realtà cruda e poetica.

“Raffaele Viviani – spiega il regista e interprete Geppy Gleijeses –  rappresenta il più grande autore teatrale napoletano che ha esplorato, tranne che nell’ultimo periodo della sua attività,  la strada e i suoi eroi, miserabili, povera gente, i rifiuti della società  ( così come Eduardo, mio Maestro, penetrò i gangli più profondi dell’animo umano). Ma di Viviani ancora non si è scoperta e esaminata del tutto la grandezza universale. Vicino a Bertold Brecht, per tematiche e analisi umana, ma culturalmente assai lontano non avendolo mai conosciuto  o comunque preso come riferimento,  Viviani, incredibilmente, pur non sapendo scrivere la musica, la fischiettava a un maestro, e pur non conoscendo le sonorità di Weil e di Eisler, risulta estremamente vicino a quella temperie musicale.

Ho già diretto “Don Giacinto” nel 2000 per il Festival di Benevento. Si tratta della storia agrodolce  di un vecchietto dignitoso e nobilissimo, bersagliato dalla umanità  dolente e variopinta che lo circonda. “La musica dei ciechi” è  insieme  a “Sik Sik, l’artefice magico”, il più  bell’atto unico mai scritto da un autore napoletano, paragonato,  se non addirittura superiore a “I ciechi “ di Maeterlinck. Narra la vicenda di un’orchestrina ambulante di ciechi guidati da un guercio”.

Info teatro Carignano, piazza Carignano 6 Torino

Orari degli spettacoli martedì,  giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì  ore 20.45, domenica ore 16. Lunedì riposo.

Biglietteria teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino

Tel 0115169555

Email biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Foto Tommaso Le Pera

Dialoghi al Museo Pietro Micca con Gianni Oliva

Lo scrittore presenterà, in occasione del Salone Off, ilsuo ultimo libro “La Prima Guerra Civile”

Il Museo Civico Pietro Micca di Torino inaugurerà, in occasione del Salone Off, un nuovo ciclo di incontri culturali dal titolo Dialoghi al Museo pensato come spazio di confronto, approfondimento e riflessione sulla storia e sull’attualità attraverso la voce di autori, studiosi e protagonisti del panorama culturale torinese e italiano. Il primo appuntamento si terrà il prossimo 12 maggio e avrà come ospite lo storico e scrittore Gianni Oliva, tra i più autorevoli divulgatori della storia contemporanea italiana. L’incontro sarà dedicato alla presentazione del suo ultimo libro, La Prima Guerra Civile, edito da Le Scie Mondadori, un’opera che affronta con rigore storico e grande capacità narrativa una delle pagine più complesse e controverse della storia nazionale; questa scelta rappresenta la volontà del Museo Pietro Micca di avviare questo percorso culturale con una voce autorevole e riconosciuta, capace di coinvolgere il pubblico in una riflessione profonda sul passato e sulle sue conseguenze nel presente. Il ciclo di incontri nasce con l’obiettivo di trasformare il museo in un luogo sempre più vivo e partecipato, aperto non soltanto alla memoria storica del protagonista, ma anche al dialogo culturale e civile. In questo spirito, la presenza di Gianni Oliva assume un valore simbolico importante, inaugurando una rassegna che intende diventare un appuntamento stabile per la città di Torino.

L’incontro si svolgerà presso il Museo Pietro Micca il 12 maggio prossimo alle 17.30

Per partecipare è richiesta la prenotazione all’ indirizzo email museopietromicca@comune.torino.it

Storia: Torino al tempo delle invasioni barbariche

Breve storia di Torino

1 Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum
2 Torino tra i barbari
3 Verso nuovi orizzonti: Torino postcarolingia
4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento
5 Breve storia dei Savoia, signori torinesi
6 Torino Capitale
7 La Torino di Napoleone
8 Torino al tempo del Risorgimento
9 Le guerre, il Fascismo, la crisi di una ex capitale
10 Torino oggi? Riflessioni su una capitale industriale tra successo e crisi

2 Torino tra i barbari

Continua dunque il progetto in cui mi sono impelagata riflettendo su quanto sappiamo del mondo e quanto invece conosciamo del territorio in cui viviamo.
Questa serie di articoli nasce da una discussione avuta in classe con i miei studenti, con i quali ho potuto dibattere sullimportanza che diamo a ciò che sta lontano, a discapito di ciò che invece possiamo effettivamente raggiungere, vedere, studiare a fondo. È un lavoro per me nuovo, quello che sto facendo, una sfida personale tutta di ricerca prettamente storica che ho piacere di condividere con voi, cari lettori, nella speranza di coinvolgervi e intrattenervi con un po di notizie locali che sono riuscita a reperire, esulando da quelle che sono le mie zone di confort, ossia larte e la scuola.
Ecco allora vi lascio alla lettura di questo secondo articolo, dedicato ad approfondire ciò che accadde alla nostra bella urbe durante le cosìddette invasioni barbariche.
Sappiamo davvero poco sulle vicissitudini di Torino durante lalto Medioevo. Limpero romano cade per cedere il posto a una progressione di transitori regni barbarici, si apre un periodo incerto, caratterizzato da crisi commerciali, un forte calo demografico e un generale regresso della vita urbana. Il territorio di Torino viene dapprima inglobato nel regno degli Ostrogoti, successivamente, nel giro di circa un secolo, a tale popolazione subentrano i Longobardi, che detengono il potere fino al termine del secolo VIII, ossia fino allarrivo dei Franchi. Torino è ora parte del Regnum Italiae e appartiene al vasto Impero di Carlo Magno, che si espande dalla Spagna ai Paesi Bassi fino alla Germania centrale. Ancora una volta la posizione geografica della città fa sì che lurbe diventi un importante punto di collegamento tra i luoghi principali del dominio carolingio: i territori italiani e lancora importantissima Roma.
Le fonti pervenuteci riguardo a tale periodo storico sono esigue e frammentarie, si tratta principalmente di documenti ecclesiastici, attestati ufficiali, cronache o testimonianze redatte da titolari laici del potere, in ogni caso tutti atti che si riferiscono a persone più che benestanti e di particolare riguardo, come nobili, vescovi o imperatori, al contrario ci è quasi impossibile recuperare notizie sul modus vivendi della gente comune.

Sappiamo però che pressoché tutte le città murarie compresa Torino offrivano protezione a chi, vivendo nelle campagne, era costantemente danneggiato dalle incursioni dei barbari.
Nel IX secolo anche lImpero Franco si spegne: i regni e i ducati che ne facevano parte sono in continua lotta tra loro, i grandi signori si combattono lun laltro e nel mentre tentano di arrestare le invasioni dei Saraceni e degli Ungari.
Torino si presenta come un avamposto di primaria importanza per fronteggiare le incursioni saracene provenienti dalle Alpi ed è dunque necessario, per chiunque ambisca a governare il Regno Italico, esercitare unazione di controllo anche sul territorio del capoluogo piemontese. È Ottone I che, alla fine del X secolo, ha la meglio sugli altri aspiranti: nasce lImpero romano-germanico. A questo punto della storia, Torino passa sotto la giurisdizione del marchese Arduino III, noto come il Glabro, il quale detiene il dominio non solo sulla città ma su tutta la zona conosciuta come marca di Torino,  comprendente i territori circostanti e il corridoio alpino. Lantica Augusta è destinata a sottostare agli Arduino, vassalli imperiali con titolo di conti e marchesi della città fino alla morte della contessa Adelaide (1091), ultima discendente della famiglia. È tuttavia necessario ricordare limportanza della casta ecclesiastica, i vari membri della stirpe reggente devono dividere il potere con i vescovi locali che, da Massimo in avanti, esercitano lautorità spirituale e temporale sulla diocesi ma anche sulla cittadinanza. Il governo episcopale risulta un punto fermo in questo periodo di grande confusione, è grazie ad esso se la città presenta una struttura amministrativa e una accettabile stabilità politica. Da non dimenticare inoltre il fatto che il clero vanta un duplice espediente per assicurarsi il mantenimento del credito politico, da una parte legemonia spirituale, dallaltra il fatto che la Chiesa costituisce lunica fonte di alta cultura, per lappunto chi appartiene al clero episcopale fa parte dei pochi in grado di leggere e scrivere.


Si può dunque affermare che la storia di Torino segua le generiche vicissitudini dellItalia, lo specifico si perde in una più ampia visione di accadimenti cronologici che segnano il destino di tutta la penisola, con leccezione di sporadici eventi che è possibile riportare grazie alle documentazioni rinvenute. Proviamo allora a ripercorrere un po piùda vicino  le vicende della penisola e della nostra città durante la venuta degli Ostrogoti, poi dei Longobardi e infine ciò che avviene nel periodo carolingio.
Quando lImpero Romano crolla, Torino non pare accorgersene, la quotidianità della cittadinanza rimane sostanzialmente imperturbata di fronte alle vicissitudini politiche lontane, e anche quando nel 493 Odoacre viene deposto dagli Ostrogoti, la notizia non desta particolare interesse.
Il nuovo re, Teodorico, tuttavia nota la città pedemontana e la ritiene un cruciale avamposto strategico. In questo contesto Torino diventa per poco protagonista: agli albori del nuovo regno un esercito di Burgundi riesce ad entrare in Italia, attraversando la Valle dAosta e saccheggiando le cittadine della pianura lombarda; Teodorico affida il compito di sedare linvasione e negoziare il rilascio dei prigionieri ai vescovi di Pavia e Torino. La vicenda si conclude positivamente e nel 508 Teodorico espelle gli invasori dal regno e rende Torino un caposaldo della sua linea difensiva.
Limperatore muore nel 526 e la stabilità del potere politico viene bruscamente scossa. Prende il comando il bizantino Giustiniano, la cui aspirazione più grande è restaurare lantico Impero Romano; egli decide di riunire le province occidentali ai territori orientali che governa da Costantinopoli.
A seguito di tale desiderio dellimperatore, nel 535 il generale Belisario inizia la riconquista dei territori italiani, le battaglie che ne conseguono sono violente e sanguinose e portano alla distruzione di gran parte dei territori settentrionali e centrali della penisola. Nel 553 cade lultimo avamposto ostrogoto e il regno di Teodorico viene cancellato del tutto. La vittoria di Giustiniano però non è destinata a durare. La conquista bizantina ha conseguenze negative e comporta linizio di unaltra invasione barbarica, quella dei Longobardi. Alboino in breve tempo ottiene tutta lItalia settentrionale e centrale, occupa il Piemonte e rende Torino unimportante roccaforte del nuovo regno. Per due secoli i Longobardi detengono legemonia, il segno del loro passaggio è incisivo e ben evidente, soprattutto in Lombardia, regione che ancora oggi porta il loro nome.
I Longobardi, confederazione di più gentes, assimilabili nellaspetto perché portatori di una lunga barba, sono bellicosi, saccheggiatori alla ricerca di nuove terre in cui insediarsi e soprattutto sono seguaci dellarianesimo. È appunto la questione religiosa che determina allinizio grosse difficoltà e spaccature con la convivenza autoctona, tutta cristiana. Ci vuole del tempo, ma alla fine ariani e pagani si convertono al cattolicesimo, come dimostra la diocesi torinese che riesce a ricongiungersi con il papato a Roma nel giro di neanche un secolo. Nonostante la natura guerriera dei nuovi dominatori, a Torino non pare esserci alcuna situazione particolarmente violenta: i contadini continuano a svolgere le loro attività e i vescovi sono lasciati liberi di occuparsi dei propri fedeli. I nobili longobardi si impossessano delle zone adiacenti allurbe, come per esempio il colle su cui sorge Superga, il cui nome deriverebbe da Sarropergia, dal germanico Sarra-berg, monte della collina.  Quel che emerge è che i Longobardi sono sottoposti ad un graduale processo di romanizzazione, come dimostra la scomparsa della loro lingua a favore del latino volgare. Daltro canto i nuovi dominatori apportano notevoli modifiche agli usi e costumi di derivazione romana, ad esempio il sistema delle tasse e lassetto urbano dei centri abitati. Viene inoltre smantellata lorganizzazione delle province dellImpero, a favore dellistituzione di ducati, governati da comandanti militari longobardi, detti duchi; i nuovi siti hanno alto valore strategico, tra questi emergono per importanza Torino, Asti, Ivrea e Novara.
A Torino i duchi longobardi  erigono diversi nuovi monumenti e palazzi, accanto ai luoghi cristiani già preesistenti. Sorgono chiese e abitazioni che esulano dallassetto regolare della città: esse vengono costruite senza tenere in minima considerazione lo schema urbano e i tracciati originali delle strade, il tessuto della città cambia in maniera irreversibile.
Il regno longobardo sopravvive fino al 773, anno in cui Carlo Magno invade definitivamente lItalia. Una parte dellesercito varca le Alpi attraverso il passo del Gran San Bernardo mentre un altro reparto guidato dal re in persona- raggiunge Torino, attraverso il valico del Moncenisio e la Val Susa. Torino è proprio la prima città a cadere sotto il dominio franco. Carlo Magno si proclama re dei Franchi e dei Longobardi, sottolineando in tal maniera la volontà di amministrare il regno come una provincia del suo impero franco, concedendo agli abitanti di mantenere la propria identità.  Lo stesso governo di Carlo in Italia si appoggia alla struttura politica precedente, Torino stessa ne è unacuta dimostrazione e testimonianza.
La nuova amministrazione è tuttavia più efficiente, grazie anche ai missi dominici, gli emissari dellimperatore, i quali devono indagare e occuparsi delle eventuali ingiustizie e sono altresì incaricati di supervisionare lamministrazione locale.
A caratterizzare limpero carolingio è la strettissima alleanza con la Chiesa, ancora una volta Torino si dimostra esempio perfetto per esplicare il sistema di governo attuato. La città e le zone adiacenti sono un importante punto strategico, lurbe sorge su un asse cruciale per la sorveglianza e la comunicazione tra il Regno Italico, la Roma pontificia e il cuore dei territori franchi. Il passaggio attraverso i valichi prende un nuovo nome: strada francigena, ossia la strada dei franchi. Daltra parte Torino è governata da un conte, amministratore della giustizia in vece dellimperatore, egli èaffiancato nellincarico da fidati collaboratori, sia laici che ecclesiastici.


Le fonti forniscono diverse importanti informazioni sulla centralità del ruolo del clero nellamministrazione carolingia; ad esempio, nellanno 816, Ludovico il Pio figlio di Carlo Magno- nomina vescovo di Torino Claudio, suo cappellano e consigliere. Tale scelta è dovuta allesigenza di lasciare una diocesi così importante in mani fidate. Claudio è comunque figura centrale per la storia del capoluogo piemontese, è infatti grazie a lui che nasce la schola di Torino, volta ad accogliere studenti dal Piemonte e dalla Liguria. A Claudio succedono prima Vitgario, il quale segue il processo di rinnovamento cristiano in risposta alle esigenze dellimpero carolingio, e poi Regimiro, che istituisce la regola di Crodegango di Metz, secondo la quale i canonici della cattedrale devono condurre una vita monastica attiva, in stretta collaborazione con il vescovo.
Con la morte di Ludovico il Pio lenorme regno franco inizia a frantumarsi: dopo una sanguinosa lotta intestina i tre discendenti di Ludovico si spartiscono il regno.
Lultimo re è Carlo il Grosso, figlio di Ludovico il Germanico, che tuttavia non si dimostra allaltezza di governare né di fronteggiare i nuovi nemici Normanni e Saraceni- e viene così deposto dai vassalli nellanno 887.
Il Regno Italico è ormai un immenso campo di battaglia su cui si scontrano i grandi signori dellepoca e Torino è di nuovo in balia degli importanti eventi che determinano la Storia dei popoli.

 ALESSIA CAGNOTTO 

“Donne in vista”, la mostra di Thorimbert fino al 2 giugno a CAMERA

In occasione di EXPOSED Torino Photo Festival, fino al 2 giugno, la project room di CAMERA ospita la mostra dedicata a Toni Thorimbert, dal titolo “Donne in vista”. Il progetto, ideato da Luca Beatrice, nasce come omaggio del fotografo italo-svizzero e di Valter Guadagnini, direttore artistico di EXPOSED, all’amico prematuramente scomparso lo scorso anno. Il progetto espositivo raccoglie una selezione di circa 60 fotografie, tutte dedicate alla figura femminile. Realizzate nell’arco di oltre trent’anni di attività, gli scatti ritraggono figure celebri e altre anonime, mettendo in evidenza la capacità del fotografo di muoversi tra registri diversi. L’allestimento si muove fluidamente tra ritratti ufficiali, scatti privati e fotografie di moda, dimostrando la capacità di Thorimbert di catturare l’essenza del soggetto oltre la superficie dell’immagine. In mostra convivono figure note della cultura e dello spettacolo, accanto a don e comuni, tutte accomunate da una ricerca  estetica capa e di esaltarne la presenza e l’identità. Il percorso si snoda attraverso immagini cardine e simboliche: i ritratti della madre e della figlia dell’autore. Due fotografie che condensato il senso del progetto e suggeriscono una riflessione sulla fotografia come spazio in cui esperienza personale e ricerca della bellezza si incontrano, indipendentemente dal soggetto ritratto e dal contesto.Tra le figure pubbliche ritratte da Thorimbert ricordiamo Victoria Avril, Francesca Neri, Natalia Ginzburg, Inge Feltrinelli, Ornella Vanoni, Eleonora Giorgi, Nancy Brilli e Monica Bellucci. Attraverso la ricerca della bellezza, Thorimbert narra la propria esistenza e il proprio sguardo sul mondo, celebrando il corpo e il volto femminile come custodi di storie e una memoria visiva senza tempo, radicata nella vibrante atmosfera di Milano e non solo.

Mara Martellotta

“Tra indivisibile e dicibile”. Bruno Mangiaterra ed Enzo Bersezio dialogano tra loro

CSA Farm Gallery annuncia l’apertura della mostra intitolata “Tra indivisibile e dicibile” sabato 23 maggio prossimo alle ore 17. Si tratta di un progetto espositivo articolato, che vede protagonisti due interpreti rigorosi della ricerca contemporanea, Bruno Mangiaterra e Enzo Bersezio. L’evento è anche curato da un saggio critico di Gianfranco Ferrisi. Il progetto si sviluppa attraverso una narrazione complementare in due spazi distinti. Presso CSA Farm Gallery, Bruno Mangiaterra presenterà la sua ricerca in una mostra personale che ne ripercorre alcune tappe fondamentali; contemporaneamente, nell’Atelier Bersezio, le sue opere si porranno in un incontro diretto e serrato con quelle di Enzo Bersezio. Secondo l’analisi di Gianfranco Ferlisi, le opere in mostra non sono semplici esiti formali, ma processi di attraversamento. Per Bruno Mangiaterra l’arte è interrogarsi in maniera radicale sul linguaggio: la sua r8cerca affonda le radici nel dialogo con k’arte povera e il concettualismo, e abita l’incompiuto in ma ieri deliberata. L’atto artistico è un movimento continuo che cerca di intercettare la vibrazione poetica del mondo ancor prima che diventi parola definita. Le sue opere si possono considerare eventi contingenti, tracce di una adorazione laica che sfida la soglia fra l’estetica e una dimensione cosmogonica originaria. In questo spazio di tensione si inserisce l’opera di Enzo Bersezio, incentrata sull’architettura invisibile della creazione. Ispirandosi alla suggestione secondo cui il mondo è stato creato attraverso la parola e il segno, Bersezio utilizza i numeri primi e le lettere dell’alfabeto ebraico quali punti cardinali. Nelle sue sculture lignee, il numero smette di essere quantità per diventare matrice generativa. L’artista utilizza il legno inciso e lavorato, che allude a una grammatica segreta della realtà che l’uomo non crea ma tenta di interpretare.

L’incontro fra i due artisti è significativo perché crea un campo magnetico unico: se in Mangiaterra il linguaggio tende a diffondere il dicibile, in Bersezio il numero e la materia tendono a tenere e concentrare l’indivisibile.

“Forse l’opera non è altro che questo – scrive il critico Ferlisi – un tentativo di leggere, facendo arte, ciò che è stato scritto. Nei numeri che non si dividono, nelle lettere che non tacciono, nella materia che trattiene memoria. La mostra rimarrà aperta nella sua sede di via Vanchiglia 36, interno cortile, fino al 20 giugno, offrendo un’opportunità unica per offrire la ricerca di Mangiaterra e il suo dialogo elettivo con la poetica di Bersezio”.

Info: “Tra indivisibile e dicibile” – Bruno Mangiaterra e Enzo Bersezio – CSA Farm Gallery, inaugurazione sabato 23 maggio, via Vanchiglia 36, interno cortile. Da mercoledì a sabato dalle 16 alle 19.30 – info@csafarmgallery.it

Mara Martellotta

Agliè, cultura e teatro protagonisti nel ricordo di Guido Gozzano

 

Il fascino senza tempo del liberty e la suggestione della parola scritta rivivranno ad Agliè, domenica 24 maggio prossimo, a partire dalle ore 15, nella storica villa Il Meleto, la celebre residenza estiva e ben retiro del poeta Guido Gozzano, che si trasformerà nello scenario ler un evento capace di unire letteratura, storia e teatro. L’iniziativa, nata dalla sinergia tra la scrittrice Lilita Conrieri e la casa editrice Edizioni Pedrini si propone di trasformare lo splendido giardino della villa in un salotto culturale a cielo aperto, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva nel mezzo delle atmosfere che ispirarono i versi più celebri del crepuscolarismo italiano.

Il programma della giornata è fitto e articolato: ad aprire il pomeriggio saranno le visite guidate alla Casa-Museo, gioiello architettonico che conserva ancora arredi e cimeli d’epoca intatti. Due i turni previsti per permettere al pubblico di scoprire l’intreccio tra la vita del poeta e le sue opere. Il primo gruppo partirà alle 15, il secondo alle 16. Il cuore letterario dell’evento sarà concentrato nel giardino della villa, dove sul palco si alterneranno tre autori di rilievo. Alle 15.30 Silvia Bardesono presenterà “Il canto di Vega”, seguita alle 16.30 da Luigi Cunti con l’opera “Il sole si fermò- e se Giosuè e Galilei avessero avuto entrambi ragione?”, volume che promette di stimolare riflessioni profonde fra scienza e fede. Il finale sarà affidato a Danilo Alberto, con il suo “Sussurro del bagatto”. La presentazione sarà arricchita da una performance scenica della compagnia teatrale Voci nel Frutteto-Macedonia d’arte, che porterà in scena “La notte delle leggende”, suggestivo artefatto del romanzo.

La proposta culturale sarà arricchita da “La biblioteca in giardino”, uno spazio dove il pubblico potrà acquistare o consultare una selezione curata da Edizioni Pedrini con titoli storici legati al territorio, come l’antologia “Gotta”, “Una volta c’era Ivrea e Canavese” e i classici di Giuseppe Giacosa e Nino Costa. Le visite guidate avranno la durata di circa 45 minuti e sono accessibili su prenotazione fino a esaurimento posti, al numero 348 6955290. Il costo dell’ingresso all’evento è 6,50 euro a persona. Si tratta di un appuntamento per riscoprire l’anima letteraria del Canavese.

Mara Martellotta