CULTURA E SPETTACOLI

Il Centro Pannunzio propone Oriana Fallaci nella toponomastica torinese

Il  presidente del Centro Pannunzio, Pier Franco Quaglieni, ha inviato al sindaco di Torino Sefano Lo Russo e alla presedente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo una lettera finalizzata alla proposta di inserimento di Oriana Fallaci nella toponomastica torinese. “Fu una grande testimone che merita di essere ricordata anche a Torino dove intrattenne rapporti con il Centro “Pannunzio” e dove i suoi libri ebbero un eccezionale successo al Salone Internazionale del Libro”. Così Quaglieni nella lettera che pubblichiamo integralmente.

Ill.mo signor Sindaco, Gentile Presidente,
nel settembre 2026 cadranno i 20 anni dalla morte della giornalista e scrittrice di fama internazionale Oriana Fallaci. La Fallaci ha avuto maggiore notorietà per i suoi libri ed i suoi articoli sul “Corriere della Sera” successivi all’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001, ma non va dimenticato il suo impegno nell’antifascismo e nella Resistenza. Nel 1976 sostenne le liste del Partito Radicale anche per le loro “campagne” femministe. Fu una donna sempre attenta alla libertà che considerò il valore più prezioso da difendere. Fu una donna inquieta nella vita e nel lavoro, ma fu una giornalista sempre attenta alla notizia. Come corrispondente di guerra fu molto coraggiosa. Interloqui con i grandi della terra del suo tempo, aliena da ogni servilismo. Fu una grande testimone che merita di essere ricordata anche a Torino dove intrattenne rapporti con il Centro “Pannunzio” e dove i suoi libri ebbero un eccezionale successo al Salone Internazionale del Libro. Il Presidente Carlo Azeglio Ciampi le conferi la Medaglia d’Oro di benemerito della Cultura, riconoscendo la sua eccezionale tempra di donna e di protagonista del secondo Novecento.
Ringrazio per l’attenzione e porgo vive cordialità.

Pier Franco Quaglieni

 

Fondazione Mirafiore, le “Passeggiate letterarie nel bosco dei pensieri”

Giovedì 11 giugno sarà protagonista Diego De Silva, che presenterà il suo ultimo romanzo “I titoli di coda di una vita insieme”

Proseguono le passeggiate letterarie alla Fondazione Emanuele di Mirafiore, l’appuntamento che da sedici anni trasforma l’ultimo bosco della bassa Langa, all’interno del Villaggio Narrante di Fontanafredda,  in un palcoscenico naturale dedicato all’ascolto, alla lettura condivisa e al dialogo con gli autori. Giovedì 11 giugno, alle ore 18.30, protagonista della serata sarà Diego De Silva, che leggerà e racconterà  il suo ultimo romanzo edito da Einaudi “I titoli di coda di una vita insieme”

Protagonisti del libro sono Fosco e Alice, che si sono amati intensamente e che presto, senza sapere perché, si diranno addio. Nel vortice di parole più o meno giuste, abbracci notturni e antiche recriminazioni, decidono di raccontare la loro stria secondo il proprio sguardo. Alice vuole una conclusione drammatica, convinta che un grande amore si misuri dalle ferite e dal male che è possibile infliggersi, Fosco ha un atteggiamento più morbido, quasi passivo, incline ad accettare qualsiasi condizione. Le loro posizioni si traducono in documenti freddi e mortificante, che non raccontano nulla di una vita in comune. Senza rinunciare all’ironia che lo contraddistingue, De Silva racconta con intensità le speranze, le delusioni e le felicità nascoste e l’intreccio complesso dei sentimenti che accompagnano la fine di un amore.

Diego De Silva, autore, giornalista e sceneggiatore napoletano, ha pubblicato i suoi libri con Einaudi, e dai suoi romanzi che hanno per protagonista l’avvocato Vincenzo Malinconico è stata tratta una serie televisiva di successo trasmessa da Rai 1.

L’ingresso agli appuntamenti è libero e gratuito, con prenotazione obbligatoria tramite il sito della Fondazione Mirafiore: www.fondazionemirafiore.it

Mara Martellotta

“LA-AAAAAA-Classica per tutti” la stagione dell’Unione Musicale di Torino

“LA-AAAAAA-Classica per tutti”, non è soltanto il titolo della nuova stagione dell’Unione Musicale, ma una vera dichiarazione di intenti. La grafica che accompagna il cartellone, con i diapason trasformati in figure diverse per età, stile e provenienza, rappresenta simbolicamente la nostra idea di musica quale linguaggio universale, aperto, inclusivo, capace di parlare a ciascuno in modo personale.

“La stagione 2026-2027 dell’Unione Musicale – dichiara il direttore artistico Antonio Valentino – propone un percorso musicale ricco di grandi interpreti internazionali, attesi ritorni e la presenza di artisti della nuova generazione, che stanno ridefinendo il panorama concertistico contemporaneo. Accanto ai capolavori del repertorio cameristica, trovano spazio nuove commissioni, programmi originali, incursioni nella contemporaneità e progetti divulgativi pensati per avvicinare pubblici sempre più ampi alla musica classica”.

Il mondo della classica nel 2027 ricorderà i 200 anni dalla scomparsa di Beethoven, e l’Unione Musicale dedica a questa ricorrenza due concerti monografici, numerosi ascolti nel corso di tutta la stagione e un festival al teatro Vittoria nel mese di giugno. Parallelamente darà spazio alle nuove voci del presente, proponendo l’ascolto di numerose opere dei più interessanti compositori dei  ostri giorni, alcuni dei quali presenti in quanto interpreti, come Giovanni Sollima, John Corigliano, Fabio Vacchi, Fazio Say, Patricia Copatchinskaja, Santiago Cañón-Valencia, Giovanna Baviera, Severin von Eckerdstein,,Hanna Kulenty, Gabriella Smith, Alicia De Larrocha, John Zorn, Simon Machale, Eva Reiter e la torinese Francesca Idini, alla quale è stato commissionato un nuovo lavoro.

Il cartellone 26-27 è compreso da mercoledì 21 ottobre 2026 a sabato 15 maggio 2027, e si articola in 52 appuntamenti tra il Conservatorio e il teatro Vittoria di Torino, con protagonisti 150martisti, di cui 60 ospiti dell’Unione Musicale per la prima volta, e 65 artisti under 35.

A inaugurare la stagione sarà, martedì 21 ottobre, alle ore 20.30 presso il Conservatorio, il recital del pianista russo Arseni Moon. A Schubert e Chopin saranno dedicate le serate di Ella van Poucke e al pianoforte Severin von Eckerstein, il 23 ottobre al Conservatorio. Una prima serata dedicata a Beethoven è in programma il 4 novembre, alle 20.30, con il Quartetto Belcea, seguita l’11 novembre, sempre al Conservatorio, alle 20.30, da un concerto in cui le musiche di Beethoven saranno accompagnate da quelle di Corigliano di Bach e Saint-Saëns, eseguita da Joshua Bell al violino e Peter Dugan al pianoforte. Le musiche di Berio verranno suonate insieme a musiche di Miles, Monteverdi, Verberian, Fuentes, Andriessen & The Beatles martedì 1 dicembre al teatro Vittoria alle ore 20. Un’interessante programma dedicato al Novecento, con musiche di Messiaen, Skrjabin e Zorn costituiranno il concerto in programma il 15 aprile al Conservatorio con una coppia d’eccezione formata dal pianista francese Bertrand Chamayou e la soprano Barabra Hannigan. Un ruolo speciale è prevista per la pianista Sofia Liù, quasi diciassettenne, che diventerà artista residente fino al 2028. Dall’8 al 10 giugno 2027 verrà presentato il festival Beethoven, rassegna di sei concerti cameristici dedicati al grande compositore.

La campagna abbonamenti inizia con i rinnovi da venerdi 5 giugno a venerdi 24 luglio prossimo, e sarà possibile sottoscrivere nuovi abbonamenti da martedì 23 giugno. I biglietti per i concerti saranno acquistabili da giovedì 1 ottobre sul sito e presso la biglietteria dell’Unione Musicale. Eventuali biglietti ancora disponibili saranno messi in vendita poco prima dell’inizio dei concerti. Il costo dei biglietti varia da 10 a 35 euro e l’Unione americane mantiene tariffe contenute per gli under 30, gli under 21 e per gli allievi del Conservatorio, per i quali sono previsti prezzi vantaggiosi.

Mara Martellotta

L’equipaggio della Regia Venaria con i corni al Castello di Casotto

La musica dei corni da caccia unisce tutto l’arco alpino e, in occasione delle Giornate Internazionali del corno da caccia, organizzate dall’Accademia di Sant’Uberto nel 2024 a Venaria Reale e nel 2025 alla Palazzina di Caccia di Stupinigi e a Palazzo Carignano, è nata la collaborazione con i Corni delle Alpi. Si tratta di strumenti che sono nati per essere suonati nella natura: il Corno da caccia, in Piemonte e nell’area francofona, evoca le grandi foreste e le caccie a cavallo reali. Il suo suono è entrato nella musica dell’età barocca e romantica. Il corno delle Alpi rappresenta un antico strumento a fiato in legno, simbolo della tradizione alpina; nato inizialmente coinvolto e strumento di comunicazione tra pastori, si è poi evoluto in una raffinata iconamusicale in gradi di emettere suoni caldi e avvolgenti che echeggia per chilometri nelle valli montane, ed è presente nella musica d’arte del Settecento, come nella Sinfonia “Pastorella” di Leopold Mozart, padre del più celebre W.A.Mozart, e dell’Ottocento. Entrambi dall’origine antica e non immediatamente collegata alla musica, il Corno dialogava inizialmente con i cani, seguendone attività e movimento. Nel contesto montano aveva lo scopo di essere usato come megafono di legno fra i pastori per comunicare tra un alpeggio e l’altro, radunare il bestiame o segnalare dei pericoli. Sulle Alpi, lo sviluppo del Corno è avvenuto in lunghezza, come una lunga pipa che oggi raggiunge i tre metri e mezzo in fa.

Per la rassegna musicale “Cerimoniale e divertissement 2026 – early music today”, il 7giugno, alle ore 16, avrà luogo un evento al castello di Casotto, a Garessio, in provincia di Cuneo. Per musica en plein air, l’Equipaggio della Regia Venaria si esibirà con i corni da caccia (patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO 2020) e due formazioni di corni delle Alpi: gli svizzeri corni dal Generus e i francesi Les Briançonneurs. Il concerto è gratuito e si svolgerà nella corte d’onore del castello.t

Info: info@accademiadisantuberto.

“Depositi di meraviglia” e “Più forte delle bombe” alla Gam

Fondazione Torino Musei per Archivissima 26  Sabato 6 giugno 2026, ore 10:30

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino Sala incontri Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili

 

In occasione di Archivissima 2026, la Fondazione Torino Musei, insieme al suo Archivio Fotografico, propone un doppio appuntamento: il talk con Chiara Bertola e Adrien Gardère, moderato da Maria Chiara Guerra dedicato al tema dei depositi museali e in particolare al Deposito Vivente allestito al secondo piano della GAM di Torino, seguito dalla presentazione del documentario realizzato a partire da una ricerca sul Fondo Danni di Guerra.

DEPOSITI DI MERAVIGLIA

Nel museo contemporaneo, il deposito è il luogo in cui la relazione tra collezione e pubblico assume una dimensione inedita, intima e mutevole, capace di generarsi in forme nuove a ogni sguardo. Lo spazio più nascosto è quello della maggiore apertura. Qui, come nel Musée Imaginaire di Malraux, ogni osservazione è legittima, ogni interpretazione è possibile: la macchina museale si rivela, nella sua continua trasformazione, come organismo vivo.

Chiara Bertola, direttrice del museo, racconta come ha riportato alla luce i giacimenti nascosti della collezione, in dialogo con Adrien Gardère, museografo francese che, nelle sue esperienze internazionali — dal Louvre-Lens al V&A East — ha reinventato il deposito come luogo della narrazione e della relazione.

 

QUELLO CHE NON C’È: DAL FONDO DANNI DI GUERRA

Siamo abituati a pensare agli archivi come a luoghi di ordine, certezza e conservazione. File allineati, inventari meticolosi, documenti che resistono al tempo e restituiscono tracce tangibili del passato. Eppure, se ci soffermiamo davvero ad ascoltare, ci accorgiamo che non sono solo le parole scritte a raccontare la storia. Tra quei faldoni ordinati si nasconde un’altra dimensione, più sottile: quella delle assenze.

Vuoti che interrompono la continuità del racconto e ci costringono a interrogarci. Perché manca qualcosa? Chi o cosa ha determinato quell’assenza? È il risultato del caso, della dimenticanza o di una scelta consapevole?

Ogni archivio è, in fondo, una narrazione incompleta, e l’incompletezza apre uno spazio di possibilità. I documenti mancanti non rappresentano soltanto una perdita: diventano un invito a interrogare, immaginare, ricostruire.

L’archivio, allora, non è soltanto un deposito del passato, ma uno spazio vivo, attraversato da continue relazioni tra ciò che è visibile e ciò che resta nascosto; un luogo in cui la memoria non si limita a conservare, ma continua a formarsi anche attraverso le sue crepe.

 

DOCUMENTARIO: PIÚ FORTE DELLE BOMBE

È proprio indagando una di queste crepe che è emerso il Fondo Danni di Guerra, oggetto di un importante lavoro di ricerca che ne ha permesso la ricostruzione e ha messo in luce le correlazioni con materiali conservati in altri archivi. Alla prima fase di indagine è seguito un lavoro di riordino, inventariazione e digitalizzazione.

È stato così possibile ricostruire la storia del Fondo e le modalità del suo ingresso in Archivio Fotografico della Fondazione Torino Musei.

Dalla fitta corrispondenza dell’allora direttore dei Musei Civici, Vittorio Viale, con personalità pubbliche e private, se ne deduce la presenza già intorno al 1945.

Il Fondo è costituito da circa 320 fototipi, tra lastre, pellicole e stampe fotografiche che documentano edifici, monumenti e complessi architettonici della città di Torino danneggiati o distrutti dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Nel corso degli anni, la documentazione fotografica ha subito manipolazioni che ne hanno modificato l’assetto originario. Il nucleo è probabilmente riconducibile a un corpus più ampio di natura documentaria e fotografica prodotto dall’Ufficio Protezione Antiaerea (UPA), attivo tra il 1936 e il 1946. Gli scatti non venivano realizzati direttamente dall’Ufficio, ma affidati a soggetti esterni: ditte specializzate, fotoreporter e Corpo dei Vigili del Fuoco. Gran parte della produzione fotografica dei Vigili del Fuoco è oggi conservata presso il loro Archivio Storico, mentre presso l’Archivio Storico della Città di Torino si conserva il fondo UPA.

Il Fondo Danni di Guerra ha rappresentato uno strumento fondamentale di tutela durante la ricostruzione ed è oggi una testimonianza di grande valore storico sullo stato del patrimonio architettonico e monumentale torinese nel periodo postbellico.

Il video documentario, realizzato da Alessandro Muner in occasione di Archivissima 2026, ripercorre le tappe di questa esplorazione, alla ricerca di Quello che non c’è e sarà visibile in sala incontri sabato 6 e domenica 7 giugno a ingresso libero, durante gli orari di apertura del museo

CinemAmbiente, il programma di oggi, venerdì 5 giugno

Per il festival CinemAmbiente, giunto alla sua 29esima edizione, il programma di venerdì 5 giugno prevede nella sala 1, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, la prosecuzione del concorso Cortometraggi, dalle 15.30, con cinque film in programma: il francese “Équarisseurs” di Hippolite Burchart-Uhlen, “Passé disparu” diretto da Anna Maria Du Toit, il tailandese “Tripalium” di Chayin Rujiratana, “No als poalets” della spagnola Laura Garcia Andreu e “Your city”, opera sperimentale della cinese Ting Su a chiudere il programma. Tra i titoli proposti per la sezione Documentari, si inizia alle ore 17 con la proiezione di “Social landscapes” di Jonas Meier, seguito da un incontro con il regista. Alle ore 19 sarà proiettato “Arctic link” dello svizzero Ian Purnel, al termine del quale il regista incontrerà il pubblico in sala. Il programma si concluderà alle ore 21 con il film “Desert passages” diretto da Kevin Brennan e Laurence Durkin, cui seguirà incontro con I registi. Nella sala 2 si terrà il primo dei focus della sezione Panorama “Scienza e (in)coscienza”, in cui si esplora il senso di impotenza e frustrazione di una parte sempre più consistente della comunità scientifica internazionale davanti all’aggravarsi della crisi climatica è alla persistente inazione politica. Interverranno il climatologo Luca Mercalli, i registi Michael Strasburger e Florian Heinzen-Ziob, e la linguista ricercatrice Maria Cristina Caimotto. A moderare, Silvana Dalmazzone, docente di Economia dell’Ambiente e dei Cambiamenti climatici. Nella sala saranno molteplici le proiezioni della sezione Made in Italy, che proseguono fino a sera inoltrata: si parte alle ore 16.15 con tre cortometraggi concepiti in ambito universitario, ovvero “PLA Storia di una relazione” di Vincenzo Guarnieri e Umberto Costamagna, seguito da un incontro con il regista Guarnieri e Marco Zanetti, coordinatore di susplas@unito, “Ghiaccio vivo” di Federica Nova e Michele Oggioni, “Deserti abitati. Viaggio fra i granelli di sabbia” di Claudio Valerio e Davide De Benedictis, seguito da un incontro con Carlo Cerrano, zoologo del dipartimento di scienze della vita e dell’ambiente e consulente scientifico del film. A partire dalle ore 18, verranno proiettato opere incentrate sul ciclo naturale e sulla possibilità della trasformazione: “Aspis”, cortometraggio di Antonio Romagnoli, e “Torneranno i lupi”, mediometraggio di Bianca Vallino, seguito da un incontro con la regista. Alle ore 22 sarà presentato in anteprima nazionale “I nemici del popolo” di Andrea Marinelli.

Il festival quest’anno festeggia la Giornata dell’Ambiente con “CinemAmbiente Campus” di cui sono protagonisti gli studenti e le studentesse del Politecnico e d3ll’Università di Torino, che trasformeranno le vie Verdi e Montebello in un laboratorio diffuso di sperimentazione e di dialogo interdisciplinare e intergenerazionale sui temi della transizione ecologica. Alle ore 19, al Castelletto di San Mauro Torinese, verrà inaugurata la mostra fotografica “Blue Thread” di An de Carbuccia, visitabile fino al 26 luglio alla presenza dell’artista che, alle 21, presenterà il suo ultimo film “Children of the Anthropocene” al Cineteatro Gobetti di San Mauro. Il film è parte della sezione Made in Italy del festival.

Alle 19.45, al Cinema Massimo, in sala 3, verrà illustrato il tradizionale punto sullo stato attuale del clima dal climatologia Luca Mercalli, abbinato alla proiezione speciale di “Lessons in Fire” diretto da John Webster, e seguita da un incontro con il regista. Alle ore 11, al Cinema Massimo, si terrà l’incontro di restituzione del progetto “Info SCC”, innovazione  e formazione  per una transizione green nel settore culturale e cinematografico, finanziato dal Ministero della Cultura e guidato dal Green Team del Politecnico di Torino.

Mara Martellotta

La visita dietro le quinte della Palazzina di Caccia di Stupinigi è Passepartout

Gli appuntamenti del mese di giugno di “Passepartout”  conducono il visitatore dietro le porte segrete della Palazzina di Caccia di Stupinigi, negli ambienti nascosti della servitù, tra corridoi, passaggi e collegamenti interni che venivano utilizzati per muoversi in modo discreto all’interno del complesso. Si tratta di un itinerario che permette di osservare la Palazzina da una prospettiva diversa, entrando in luoghi in cui prima si svolgeva il lavoro quotidiano necessario al funzionamento della corte.
La visita attraversa il dedalo di stanze e percorsi riservati che consentivano ai lavoratori e ai servitori di raggiungere discretamente le sale e gli appartamenti privati senza essere visti.
Tra gli elementi più curiosi del percorso figura anche il sistema di campanelli automatici che permetteva di richiamare la servitù delle diverse sale della residenza. La visita offre l’occasione di comprendere più da vicino l’organizzazione della vita di corte e la complessa macchina che rendeva possibile la gestione quotidiana di una residenza come Stupinigi.

Le visite sono in programma sabato 13, 20 e 27 giugno, alle 10.30, 12, 14.30 e 16 e avranno una durata di circa un’ora.
Vista la particolarità del luogo oggetto della visita, normalmente non accessibile al pubblico, i visitatori saranno dotati di caschetto di protezione e per questo motivo possono accedere soltanto gli adulti al di sopra dei 12 anni e i gruppi non devono superare le dieci persone.
È necessario indossare un abbigliamento comodo e calzature chiuse, scarpe da ginnastica o da trekking. È vietato l’ingresso con zaini e borse ingombranti. Il percorso non è agibile a persone con disabilità.

Il costo del biglietto è  di 22 euro, 12 euro + 10 euro di visita guidata, ridotto 18 euro. Per i possessori di Tessera Abbonamento Musei 10 euro con ingresso gratuito alla Palazzina.
La prenotazione è  obbligatoria a stupinigi@ordinemauriziano.it
MM

Info al numero 0116200601, dal martedì  al venerdì dalle 10 alle 17.30.

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Amedeo 7 Stupinigi, Nichelino ( TO)

www.ordinemauriziano.it

Anna Magnani. Il volto del Neorealismo

di Debora Bocchiardo

Anna Magnani, icona di resilienza e forza al femminile, nasce a Roma il 7 marzo 1908 da padre ignoto.  La madre, Maria, una sarta originaria della Marche, poco dopo la nascita lascia la piccola alla nonna e alle zie e si trasferisce ad Alessandria d’Egitto dove sposerà un ricco austriaco.

Anna, una volta divenuta adolescente, vorrà conoscere la propria madre, ma tornerà con l’amara consapevolezza di non essere né accettata né voluta.  È l’inizio della crescita personale di colei che verrà riconosciuta come volto del Neorealismo cinematografico. Anna diventa una donna forte perché sa di poter contare solo su se stessa e di potercela fare. Sempre.

La ragazza si iscrive a corsi di recitazione, sa cantare e suona il pianoforte. Mentre già lavora in teatro e nell’avanspettacolo, nel 1927 si iscrive alla scuola di recitazione Eleonora Duse, che nel 1935 diverrà l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica diretta da Silvio D’amico, e frequenta i corsi assieme a Paolo Stoppa.

Nel 1934 si cimenta nella rivista, in una fortunata serie di spettacoli con Totò.

Il suo battesimo cinematografico è del 1928, con una breve apparizione nel film di Augusto Genina “Scampolo”. Il suo vero debutto avviene nel 1934 nel film di Nunzio Malasomma “La cieca di Sorrento”.

La grande opportunità per dimostrare il proprio talento arriva nel 1941 con Vittorio De Sica che la vuole in “Teresa venerdì”.

Seguono diverse commedie fino alla grande svolta del 1945 con “Roma città aperta” di Roberto Rossellini. Con uno straordinario Aldo Fabrizi, dà voce all’Italia che non si arrende e che non china la testa. La sequenza finale del film, la prima della storia in cui la telecamera segue un personaggio in movimento, è considerata uno delle più alte ed intense espressioni del cinema mondiale. la Sora Pina, il suo personaggio, che insegue disperatamente il camion dove i tedeschi hanno fatto salire il compagno di una vita, e poi si accascia a terra vinta dai mitra nazisti regala all’attrice la ribalta internazionale il suo primo Nastro d’Argento.

Un secondo Nastro d’Argento arriverà due anni dopo con il premio come Migliore Attrice alla Mostra del Cinema di Venezia grazie all’ “L’onorevole Angelina” di Luigi Zampa, dove interpreta il ruolo di una popolana che intraprende la carriera politica per tutelare gli interessi della povera gente come lei.

Nel 1948 lavora per l’ultima volta con Rossellini, con il quale ha avuto una intensa e tormentata storia d’amore, nell’episodio “La voce umana” del film “L’amore”.

Il suo lungo monologo telefonico di una donna abbandonata dal proprio compagno le porta un altro Nastro d’Argento. Nel 1951 il quarto meritatissimo Nastro d’Argento lo ottiene per “Bellissima” di Luchino Visconti, dove veste i panni di una donna piena di frustrazioni e rimpianti che cerca di trovare un riscatto tentando di inserire la figlia nel mondo dello spettacolo. Un sogno che, in quegli anni, era condiviso da molti italiani e alimentato dal crescente successo di Cinecittà e delle tante produzioni che lì venivano realizzate.

Nel 1956 riceve l’Oscar come Migliore Attrice Protagonista per la pellicola tratta da un romanzo di Tennessee Williams “La rosa tatuata”, di Daniel Mann, del 1955. Per lo stesso ruolo sarà premiata con un Bafta come attrice internazionale dell’anno e con il Golden Globe come Migliore Attrice in un film drammatico.

L’America la ama, ma lei ama l’Italia, la sua Roma “Con le chiese che si siedono sui tetti delle case” come diceva lei.

Nel 1956 “Suor Letizia – Il più grande amore” di Mario Camerini le fa ottenere il quinto Nastro d’Argento.

Nel 1958 viene premiata al Festival del Cinema di Berlino per “Selvaggio è il vento” di George Cukor, realizzato nel 1957. Una pellicola con cui otterrà anche il David di Donatello ed una nomination all’Oscar.

Con “Nella città l’inferno” di Renato Castellani, del 1958, pellicola ambientata in un carcere, dove recita a fianco della cara amica Giulietta Masina, vince nuovamente il David di Donatello.

Nel 1962 lavora con Pier Paolo Pasolini in “Mamma Roma”. Il sodalizio umano e artistico si rivela un grande successo di pubblico e critica, nonostante né il regista né l’attrice si ritengano soddisfatti della loro collaborazione.

L’amore di Anna Magnani per il teatro, nel frattempo, non è diminuito e l’attrice negli ultimi anni si cimenta nuovamente in diversi ruoli e muove piccoli passi nel mondo della televisione.

Nel 1972 appare per l’ultima volta sul grande schermo in un cameo concesso con affetto a Federico Fellini per il suo “Roma”, dove interpreta se stessa.

Anna Magnani, indomita e coraggiosa, affronta la sua battaglia peggiore nel 1973, quando si spegne a Roma il 26 settembre, a sessantacinque anni, nella clinica Mater Dei, sconfitta da un tumore al pancreas, affettuosamente accudita da Roberto Rossellini e dal figlio Luca, avuto dall’attore Massimo Serato ma cresciuto solo da lei. I due grandi amori della sua vita.

Riposa nel piccolo cimitero di San Felice Circeo, vicino alla villa dove adorava trascorrere il tempo libero.

Festival Noir a Burolo: incontro tra mistero, storia e leggenda

A Villa Pasta ritorna il festival annuale di Burolo da venerdì 5 a domenica 7 giugno, con l’omaggio a Gianna Baltaro

Ritorna a Burolo, nel Canavese, nella splendida location di Villa Pasta, la quinta edizione del festival Noir, occasione d’incontro tra mistero, storia e leggenda. Si tratta di un ricco programma patrocinato dall’amministrazione comunale di Burolo insieme a CNA Editoria e Torino Città metropolitana. L’evento, organizzato da Edizioni Pedrini, presenta una serie di incontri con il pubblico che spaziano dalla presentazione di libri al teatro, al canto tradizionale, comprendendo due esposizioni. Il festival, che da anni richiama centinaia di appassionati, si aprirà venerdì 5 giugno con i saluti istituzionali portati dal sindaco Franco Cominetto e dall’Assessora Elena Viretto, per proi proseguire con Maria Teresa Chechile per proporre “Eudaimonia”. Alle ore 18, la prima giornata sarà conclusa dalla docente Ornella Cerutti con “Omaggio oer i centenari di Carlo Fruttero e Gianna Baltaro”, indimenticabile giornalista di cronaca nera e, in seguito, negli anni Novanta, autrice di libri polizieschi che ha creato il genere di un giallo storico torinese, dando vita alla figura dell’ex commissario Andrea Martini, personaggio fisso dei suoi 18 romanzi, insolito investigatore che agisce nella Torino degli anni Trenta. Sabato 6 giugno, alle ore 14, l’appuntamento sarà davanti all’ingresso di Villa Pasta, con la visita guidata curata dall’Amministrazione Comunale alla dimora storica, che avverrà anche domenica alla stessa ora. A partire dalle 15.30 si terranno gli incontri con gli autori, a cominciare dalla scrittrice Debora Bocchiardo, che presenterà “Straordinario quotidiano”, seguito dall’incontro con Paolo Ghiggio, che presenterà “Noir. La bicicletta e la cronaca nera” di Hever Edizioni; Antonio Albace presenterà il romanzo “I Custodi del Passo di Penn”, di recente distribuito sul mercato francese e italiano; Silvia Bardesono, già autrice di due libri con la Rizzoli, che presenta il suo ultimo lavoro “Il canto di Vega”; alle 17.30, Luigi Conti presenterà il libro fresco di stampa “E il sole si fermò”, cui seguirà Valerio Camillo Grosso, che presenterà “La terra degli insaziabili”, il primo horror ambientale in Canavese. Alle 21 si terrà una serata di canto tradizionale con il repertorio del Coro Bajolese e in vetrina il libro di Amerigo Vigliermo “Le due anime di un uomo”.

Domenica 7 giugno verranno svelati i “diamanti del cuore della montagna” con l’autrice Sara Lucianaz, insieme a un’esposizione small size dei cristalli del Monte Bianco, cui seguirà un conferenza sullo spreco alimentare condotta da Franco Fassio , docente dell’Università del Gusto di Pollenzo, da Alessandro Musso, presidente Slow Food del Canavese, e dal presidente del distretto del cibo e del vino di Mombarone, Serra Morenica di Ivrea, Franco Cominetto. Nel pomeriggio aprirà i lavori il direttore editoriale della Pedrini, che presenterà “Ipotesi templare. Lettera e storia della chiesa di Santa Maria Maddalena di Burolo”. Seguiranno con le loro opere gli autori Stefano Ridella, Federico Mantegari, Cristina Calardo, Isabella Rosa Pivot. La chiusura del festival sarà affidata all’autore Danilo Alberto, che presenterà “Il sussurro del bagatto”, con la partecipazione della compagnia teatrale Voci nel frutteto – Macedonia d’arte, che porta in scena “La notte delle leggende”, collegato alla presentazione d3l libro di Danilo Albertome proposta la lettura dei Tarocchi da parte della Bottega della Magia di Ivrea. Sarà presente nella galleria di Villa Pasta l’esposizione dei 22 Arcani Maggiori, le storiche carte da gioco Tarocchi Piemontesi di Viassone degli anni Venti. Domenica 7 giugno, dalle ore 14 fino a sera inoltrata , si esibirà il gruppo storico medievale del Canavese Lj Ruset, con esposizione di costumi, laboratori per bambini, giochi per adulti e tamburi nel parco di Villa Pasta.

Sabato e domenica, in orario 14.30-18 a offerta libera

Informazioni al numero 393 9988875

Mara Martellotta

In Africa ci fu anche il Duca d’Aosta

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

I danni storiografici creati da Angelo Del Boca e  Giorgio Rochat  in relazione al colonialismo italiano  in Africa Orientale  sono ancora evidenti. Una trasmissione  televisiva ieri sera, condotta da un giornalista tuttologo, ha descritto a fosche tinte la conquista italiana  dell’Etiopia, applicando criteri di giudizio umanitario e buonista ad un passato in cui la guerra  era considerata in modo profondamente diverso da ogni parte  che si scontrasse con le armi. I buoni e i cattivi non esistevano.  Giudicare con i criteri del presente il passato è un grossolano errore. Con questo non si intende disconoscere la durezza di quella campagna  di guerra  africana né si intende esaltare l’impero africano creato dal fascismo. Era però doveroso vedere la vocazione africana dell’Italia come inevitabile, direi inscritta nella sua storia dopo la raggiunta unità. Le pagine di Gioacchino Volpe in proposito  servono ancora oggi a capire, mentre le vulgate di Del Boca e Rochat ci impediscono di intendere una vicenda in cui insieme ai cannoni si mescolano strade, ospedali , scuole  e abolizione della schiavitù. Insieme all’asprezza  del maresciallo Graziani  non si può tralasciare di riconoscere il tentativo di pacificare  la  colonia del Duca  Amedeo d’Aosta, il Savoia che insieme allo zio, il Duca degli  Abruzzi, sentì il richiamo dell’Africa come un forte, profondo legame che coinvolse  intimamente la sua vita. Il Duca Amedeo aveva studiato a Palermo diritto coloniale e non aveva nulla a che vedere con la rozzezza di Graziani. Eroe dell’ Aviazione italiana, era andato volontario nella grande guerra a 16 anni. Aveva scelto di andare a lavorare in Africa  sotto falso nome  nel Congo, aveva collaborato con il Duca degli Abruzzi nell’azienda agricola in  Somalia. Queste specificità del Principe sono state dimenticate  dalla trasmissione mentre sono aspetti  molto importanti.  E anche l’eroica resistenza  e la inevitabile resa sull’ Amba  Alagi nel 1941 dove ebbe dagli Inglesi l’onore delle armi, è  stata ridimensionata nella sua epica ,drammatica grandezza  paragonabile solo ad El Alamein. Perfino la morte di Amedeo che rimase prigioniero insieme  con i suoi soldati, è stata ignorata. Carlo Delcrojx che conobbe  assai bene il Duca, una volta mi disse che forse la storia d’Italia con la presenza del Duca dopo il 25 luglio sarebbe stata diversa. E’ una affermazione che merita di essere ripresa fi fronte agli studiati silenzi televisivi nei confronti di una figura che impedisce di ripetere la solita vulgata  perchè ne dimostra la falsità storica.