CULTURA E SPETTACOLI

Il circuito delle Dimore Storiche del Pinerolese apre la stagione di visite estive

Prima apertura della stagione estiva per le Dimore Storiche del Pinerolese iscritte all’Associazione “dimore storiche italiane”, indicativamente dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 18, aprono le porte ai visitatori per offrire spunti di visita originali ed adatti a tutta la famiglia, nonché l’opportunità di entrare in sintonia con la storia locale e cogliere le peculiarità di palazzi ed antiche proprietà di epoche e stili diversi fra loro, che preservano il fascino e le suggestioni tramandate di generazione in generazione. Le viste a pagamento riguardano proprietà breve distanza fra loro, così da invitare a visitare più d’una. L’itinerario intende valorizzare sotto il profilo turistico e culturale una zona del Piemonte che fu strategica per l’associazione, l’arte e l’economia della regione e della stessa capitale. Le prossime aperture estive sono previste per il 27 luglio e 30 agosto.

Le Dimore Storiche aperte il 28 giugno sono: palazzo dei conti di Bricherasio, a Bricherasio, ricco di affreschi e memorie della famiglia, che ebbe un ruolo importante nella storia dell’industria italiana. Visite su prenotazione 28/06 – 26/07 e 30/08.

Palazzo Ricca di Castelvecchio, a Bricherasio, nel centro del borgo, è un palazzo di interessante valore artistico e culturale. Eretto sui ruderi dell’antico castello di Bricherasio, fu più volte ampliato. L’ultima, nel 1910, in stile Liberty. Visite su prenotazione il 28/06 e il 26/07. Villa Le Peschiere di Pinerolo, l’ottocentesca Villa Bertea, contigua a un’ampia cascina a pianta rettangolare di stampo settecentesco e all’annesso parco. Visite su prenotazione il 28/06, il 26/07 e il 30/08.

A Pinerolo, la cascina Losetta e la tenuta del Colombretto, una delle più significative e meglio preservate testimonianze di insediamento rurale settecentesco dell’intero territorio pinerolese. Visite su prenotazione il 28/06, il 26/07 e il 30/08.

A Pinerolo, il Torrione, villa neoclassica di campagna. Visita su prenotazione eil 27/09 e il 25/10.

Piobesi Torinese, Villa La Paesana, raffinata residenza circondata da alberi secolari, un tempo legata alle riserve di caccia dei boschi di Stupinigi. Visite su prenotazione il 28/06 e il 26/07.

Piossasco, Casa Laiolo, armoniosa casa patrizia circondata da giardini storici e da un suggestivo orto giardino che dialoga con il paesaggio circostante. Viste su prenotazione il 28/06 e 26/07

San Secondo di Pinerolo, castello di Miradolo, polo culturale ed espositivo circondato da u o dei parchi storici più affascinanti della zona e oggi sede di mostre, eventi e attività culturali. Prenotazione non necessaria. Il castello dedica la giornata alla scoperta della natura e del gusto, unendo laboratori esperienziali per famiglie con bimbi dai 2 agli 11 anni, e una cena flambé.

Viallafranca Piemonte, Castello di Marchierù, complesso fortificato dei Savoia Acaja del XII secolo, dal Settecento dimora residenziale circondata da un grande parco ottocentesco e ancora oggi abitata dalla famiglia proprietaria. In occasione dell’anti a sagra dei pescatori, aprirà i cancelli per le visite guidate dei proprietari al parco, alla cappella gentilizia e alle sale ammobiliate. Visite su prenotazione 28/06, 26/07 e 30/08.

Virle, Castello dei conti Asinari di Piossasco, dimora del XVIII secolo situata al centro del paese che oggi ospita l’istituto San Vincenzo De Paoli. Noto per il giardino, gli affreschi barocchi e l’architettura a ferro di cavallo. Visite su prenotazione 28/06 e 26/07.

Virle, castello dei marchesi Romagnano, racchiuso fra mura e torri angolari, che rimandano alle sue funzioni difensive medievali, apre solo per gruppi su prenotazione.

Voliera, palazzotto Juva, residenza inserita in un complesso agricolo, oggi luogo di installazioni artistiche. Si invita il pubblico a vistare la mostra contenente 25 opere di atisti del Novecento. Visite su prenotazione 28/06, 26/07, 30/08, 27/09 e 25/10.

Mara Martellotta

Parigi, ultima dimora di Piero Gobetti

 

Cent’anni fa, nella notte tra il 15 e il 16 febbraio del 1926 Piero Gobetti moriva in una gelida Parigi non ancora venticinquenne a causa delle complicazioni subentrate  dopo un forte attacco di bronchite. Aveva da poco lasciato l’Italia fascista dopo aver subito brutali aggressioni squadriste che l’avevano pesantemente debilitato nel corpo, ma non certo nello spirito fiero e intransigente oppositore del fascismo, promotore di un liberalismo progressista, fondatore di riviste importantissime come Energie nuove e La rivoluzione liberale. Nato a Torino il 19 giugno 1901, questo giovanissimo e raffinato intellettuale liberale e antifascista seppe comprendere il fascismo prima di altri e lo seppe spiegare in quella che sarebbe diventata la sua forma autoritaria, violenta, dittatoriale. Mussolini lo considerò, come Gramsci, uno degli avversari più pericolosi.

 

In un telegramma, inviato il 1 giugno 1925, al prefetto di Torino, il Duce ordinò di “rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore governo e fascismo“. Fu aggredito, picchiato, costretto a rifugiarsi nella capitale francese dove, in una clinica di Neuilly-sur-Seine, chiuse la sua vita terrena. La sua tomba è situata nella parte più elevata del Père-Lachaise, nel Plateau de Charonne, all’interno della divisione 94, poco distante dalla tomba (oggi cenotafio) dei fratelli Nello e Carlo Rosselli. Una tomba molto semplice. Si possono leggere, oltre alle date di nascita e di morte, una targa in ricordo della sua figura, posta per volontà del Comitato Nazionale per il centenario della nascita (“nel ricordo della sua solitaria sfida al fascismo e della sua lezione di intransigenza etica e politica”) e un’altra del governo italiano con incisa in lingua francese una frase di Gobetti stesso: “Mon language n’était pas celui d’un enclave” (Il mio linguaggio non era quello di uno schiavo). In quella zona a sud del più celebre cimitero parigino che racchiude tante storie e memorie si trova il muro dei Federati, luogo-simbolo dove – il 28 maggio del 1871 – furono fucilati dalle truppe di Thiers gli ultimi 147 comunardi sopravvissuti alla “semaine sanglante”, la settimana di sangue che pose fine al sogno ribelle della Comune di Parigi. Non distante sono sepolti, tra gli altri, la fotoreporter tedesca Gerda Taro – compagna di Robert Capa – e Jean-Baptiste Clément, musicista che compose “Les temps des cerises”, il tempo delle ciliegie, famosa canzone che ricorda metaforicamente la rivoluzione fallita della Comune paragonandola ad un amore perduto.

Come scrisse l’olandese Cees Nooteboom nel suo libro “Tumbas. Tombe di poeti e pensatori”, “la maggior parte dei morti tace. Per i poeti non è così. I poeti continuano a parlare“. Lo stesso vale per i pensatori e i rivoluzionari. E “all’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto“, come scriveva Ugo Foscolo, non pare proprio che rimpiangano niente. Quasi che, dalla sua tomba nella 97sima divisione, Edith Piaf cantasse ancora con la sua voce potente e malinconica “Non, rien de rien / Non, je ne regrette rien / Ni le bien qu’on m’a fait, ni le mal / Tout ça m’est bien égal“. In tanti ricorderanno, è augurabile, il centenario di Gobetti. Uno dei tanti modi sarà quello di omaggiarne la tomba a Parigi.

Marco Travaglini

Teatri storici del Piemonte: il Sociale “Giorgio Busca” di Alba

A cura di piemonteitalia.eu

Le nuove esigenze culturali e sociali dell’emergente borghesia albese contribuiscono a rendere obsoleto, a metà Ottocento, il vecchio Teatro Perucca, costituito da appena ventisei palchi: perciò nell’ambito della ristrutturazione urbanistica che in questi stessi anni ridisegna la città, sulla scia della ripresa economica, viene anche inserito il progetto per un nuovo teatro…

Leggi l’articolo:

https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/teatri-storici/teatro-sociale-giorgio-busca-di-alba

“Le nostre stirpi”, a cura di Choros Teatro Comunità

Sabato 27 giugno, in piazza Astengo, nel cuore di Falchera, andrà in scena un grande affresco teatrale tra memoria collettiva, rivoluzione digitale, videomapping e immagini d’archivio

Sabato 27 giugno, alle ore 21.15, nel quartiere Falchera, piazza Astengo si trasformerà in un luogo d’incontro fra memoria, teatro, immagine e comunità. Grazie a Teatro Comunità Choros, verrà proposto un viaggio collettivo tra passato e futuro, un racconto urbano costruito insieme ai volti, alle voci e ai luoghi di Falchera, dal titolo “Le nostre stirpi”.

Ci sono storie che abitano le case, ed altre che abitano le strade, le piazze e i quartieri, attraversando generazioni e continuando a parlare attraverso chi ogni giorno le vive.

“Le nostre stirpi” rappresenta un grande evento di teatro-comunità, comprendente videomapping e installazioni artistiche, per riscoprire le radici che uniscono le persone e immaginare nuovi futuri possibili.

Choros Comunità è Teatro Sociale di Comunità, che attua un microintervento sociale, all’apparenza nascosto, ma dal grande potere di cambiamento sociale e culturale. Teatro Comunità si occupa dell’espressione, della formazione, dell’interazione fra gruppi e comunità attraverso attività performative, i cui punti saldi sono la costruzione sociale della persona, le relazioni interpersonali, le comprensioni intersoggettive, la struttura della comunità e delle forme sociali.

Mara Martellotta

“Buona Fortuna Ribelli – Back To Mine” Nell’Alta Langa Cuneese

Torna la nuova edizione della mostra diffusa di “Arte Contemporanea” organizzata dalla Galleria “Lunetta 11”

Dal 27 giugno al 20 settembre

Mombarcaro (Cuneo)

“E’ l’anima – s’è scritto – più selvaggia e autentica delle Langhe”“Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO” dal 2014. Siamo nell’ampio territorio della cosiddetta “Alta Langa-Basso Piemonte”, in provincia di Cuneo. Territorio particolarmente sensibile (tra le sue mille preziose ricchezze naturali) alle multiformi voci, immagini e colori dell’“Arte Contemporanea” e pronto dunque anche quest’anno ad accogliere da sabato 27 giugno a domenica 20 settembre, la nuova edizione di “Buona Fortuna Ribelli – BFR”, la rassegna d’“Arte Contemporanea diffusa”, ideata e curata dalla Galleria “Lunetta 11” (Borgata Lunetta 11, Mombarcaro, Cuneo), che dal 2019 promuove lodevolmente (diamogliene ampiamente atto!) progetti artistici sul territorio aprendo Chiese, Cappelle, Giardini ed antichi Borghi ad installazioni e a mostre di indubbio interesse. Anche quest’anno, sarà dunque un inevitabile – ormai logicamente atteso – “Ritorno a casa mia” o “Back to mine”, come suggerisce il sottotitolo della rassegna, evocando il gusto di tornare a un luogo e a uno spazio intimo e personale, “popolato da immagini, gesti e attenzioni che definiscono il proprio modo di stare nel mondo” e coinvolgendo autori emergenti e più o meno affermati in esperienze strettamente legate all’integrazione di “arte”, “natura” e “paesaggio” dell’Alta Langa, in un’esperienza culturale fortemente partecipata.

Sottolinea in proposito Francesco Pistoi, tra gli ideatori della rassegna: “‘Buona Fortuna Ribelli’ mira a trasformare le Langhe in un laboratorio di ricerca e fruizione artistica. Nato come ‘concept’ che rivendica la sfrontatezza del fuori standard, ‘BFR’ si configura come un progetto curatoriale dedicato ai linguaggi più significativi dell’arte contemporanea, con una particolare attenzione alla qualità e alla ricerca artistica. Ogni anno la rassegna prende forma nei luoghi iconici dell’Alta Langa, attivando nuove prospettive tra opera, paesaggio e contesto, e contribuendo a collocare il territorio all’interno di una rete culturale di respiro globale”.

Cinque sono i paesi interessati in questa nuova edizione: Dogliani, Serralunga d’Alba, Mombarcaro, Paroldo e San Benedetto Belbo.

Dogliani, sarà la “Cappella del Ritiro” della “Sacra Famiglia” ad ospitare, fino a domenica 26 luglio, la personale di Sergio Ragalzi (Torino, 1951-2024), curata da Diletta Dogliani, una mostra dedicata al ciclo “Ombre atomiche”. Nato negli anni ’80 da una riflessione sulla tragedia di Hiroshima e Nagasaki, il lavoro racconta, in modo inquietante, come ebbe a scrivere Rudi Fuchs, di “figure che emergono dalla terra come corpi morti, neri come la Storia”. Un paesaggio estremo, dove l’uomo sopravvive come segno, immagine di quel “Gotico Industriale”, definizione del gallerista Franz Paludetto (saggio “mentore” di Ragalzi), che così definiva il gruppo di artisti di area torinese che pur appropriandosi dei materiali della produzione industriale, seppe tenersi distante dall’ “etica poverista”.

Serralunga d’Alba presso il “Boscareto Resort”, la Galleria “Lunetta11”, in collaborazione con la Galleria “NP-ArtLab” propone, da sabato 27 giugno a venerdì 17 luglio, una collettiva di “grandi firme” (da Carla Accardi ad Alberto Burrida Alighiero Boetti ad Aldo Mondino fino a Mario Schifano, Salvo, Maurizio Vetrugno e Sergio Ragalzi) insieme alle  ricerche più recenti del trentino Ismaele Nones e del cremasco Edoardo Manzoni, presente con installazioni essenziali – in cui la materia attinge all’oggettività del quotidiano – che si sviluppano dal suo “congenito” contesto rurale e navigano per sintesi “morandiane” di raro e suggestivo minimalismo strutturale. Sempre “Lunetta 11” a Mombarcaro, presenta, da sabato 27 giugno a domenica 20 settembre, la retrospettiva “Origini” dedicata ancora a Sergio Ragalzi e una personale incentrata sulle “positivamente stralunate” opere fotografiche, frutto fantasioso di un viaggio in Giappone (2024), della fotografa salentina di Nardò, Sara Scanderebech: mosaici e improbabili collages di mondi “altri” obbligati a convivere, attraverso “un lavoro digitale complesso, senza che il risultato sia per questo freddo o artificiale. Piacevolissima, nel giardino di “Lunetta11”, anche l’installazione – “Fairy Ring” – di Stefano Caimi, ispirata al micelio dove “natura e simbolo si incontrano in un luminoso cerchio poetico”. 

Ancora da segnalare, da sabato 27 giugno a domenica 26 luglio, nella “Cappella di San Sebastiano” a Paroldo, la chiesa più antica del paese, “L’Abri” – opera “tra storia e creatività”– dell’artista franco-italiano Matisse Mesnil e, nella mitica (per la “narrativa langarola”) “Censa di Placido” a San Benedetto Belboun’installazione inedita “video immersiva”, curata dalla “Fondazione Recontemporary ETS” di Nicole Oike, artista che “utilizza linguaggi audiovisivi per abbattere le barriere tra immagine, movimento e spazio, creando un’ ipnotica immersione sensoriale”.

Per ulteriori info, programma ed orari: www.lunetta11.com

Gianni Milani

Nelle foto: Sara Scanderebech, Courtesy dell’artista; Sergio Ragalzi “Ombre Atomiche”, Antirombo e vrnici, 1985; Edoardo Manzoni “Fioritura”, Alluminio, 2023; Stefano Caimi “Fairy Ring”, Courtesy dell’artista

Più di 50 espositori per Libri in Piazza

Attesi oltre 50 espositori e decine di ospiti provenienti dal mondo della letteratura, del fumetto e della creatività digitale, in Piazza Martiri della Libertà e Piazzale Portici, nelle giornate di sabato 27 e domenica 28 giugno.

Per due giorni il centro storico si trasformerà in un grande villaggio culturale a cielo aperto con incontri con autori, presentazioni editoriali, area comics, creator digitali, workshop, spettacoli, danza, fitness, musica dal vivo e il tradizionale contest dedicato al mondo cosplay. L’inaugurazione ufficiale si svolgerà sabato 27 giugno con il taglio del nastro alla presenza delle autorità cittadine. A ricoprire il ruolo di padrino della quinta edizione sarà lo scrittore rivolese Piero Branca.

In Piazza Martiri della Libertà troverà posto l’Area Libri con trenta stand dedicati a case editrici, autori e operatori culturali, mentre nel vicino Piazzale Portici prenderà vita l’Area Comics, con oltre venti stand dedicati al fumetto, al collezionismo, ai giochi, all’artigianato creativo e alle nuove forme di espressione artistica. Illustratori, artisti, creator, realtà legate ai giochi di carte collezionabili, workshop e attività interattive renderanno l’area un punto di riferimento per gli appassionati della cultura nerd e pop.

Il palco centrale sarà il cuore pulsante della manifestazione, con un programma continuo dalle ore 10 fino alla serata. Tra gli appuntamenti in calendario figurano la presentazione del fumetto Il Grande Blek e Capitan Miki Vol. 2 con Salvatore Taormina, l’incontro Dalla realtà alla narrativa: modelli destrutturati con Alessandro Garlaschi e Katia Blacksmith, la presentazione del progetto Oscillando Oltre con Luca Martino e Andrea Grometto, oltre a numerosi momenti di approfondimento dedicati alla scrittura, all’editoria e alla creatività contemporanea.

Attenzione sarà dedicata anche ai nuovi linguaggi della comunicazione. Il Panel Content Creator offrirà un’occasione di confronto sulle professioni digitali, sui social media e sull’evoluzione della creatività online, mentre l’incontro con James Arvat accompagnerà il pubblico nell’universo Cyberpunk e nelle sue contaminazioni culturali.

Accanto agli appuntamenti letterari e culturali non mancheranno momenti di spettacolo e intrattenimento. Il programma prevede le esibizioni di SallyFit Fitness, le performance dell’Accademica Danza, gli spettacoli musicali di Sofía e dei Galaxy Blades, il musical Le Festival di Generoso Pisapia e il mini concerto di Sofía dedicato alla presentazione del suo nuovo EP.

Tra gli appuntamenti più attesi della domenica torna inoltre il Cosplayers Contest, che vedrà salire sul palco partecipanti provenienti da tutto il Piemonte nei panni dei personaggi più iconici di anime, manga, videogiochi, cinema e fumetto. Una giuria dedicata valuterà interpretazione, costume e performance.

Il Sindaco Alessandro Errigo afferma: «Libri in Piazza è una manifestazione che, anno dopo anno, ha saputo crescere e rinnovarsi, diventando un appuntamento atteso e riconoscibile nel panorama culturale del territorio. Il suo punto di forza è la capacità di mettere in dialogo mondi diversi: la letteratura e il fumetto, la cultura tradizionale e quella digitale, gli autori affermati e i nuovi linguaggi della creatività contemporanea.

Per due giorni il centro storico di Rivoli si trasformerà in uno spazio aperto all’incontro, alla scoperta e alla partecipazione, coinvolgendo cittadini, famiglie, giovani e visitatori. È questo il valore più importante dell’iniziativa: rendere la cultura accessibile, viva e condivisa, contribuendo al tempo stesso a valorizzare la città e i suoi spazi. Ringrazio la Pro Loco di Rivoli, le associazioni organizzatrici, i volontari, gli espositori e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa quinta edizione. Invito i cittadini a partecipare e a vivere da protagonisti due giornate ricche di incontri, spettacoli, idee e passioni.»

«Raggiungere la quinta edizione di Libri in Piazza rappresenta per noi un motivo di grande orgoglio. In questi anni la manifestazione è cresciuta costantemente, diventando un appuntamento atteso non solo dai cittadini di Rivoli ma da tutto il territorio piemontese. Il nostro obiettivo è quello di promuovere la cultura in tutte le sue forme, creando occasioni di incontro, dialogo e partecipazione. – afferma Rosy Donvito, Presidente della Pro Loco di Rivoli – Libri, fumetti, musica, spettacolo e creatività convivono in un evento aperto a tutti, capace di coinvolgere famiglie, giovani e appassionati. Ringrazio tutti i volontari, le associazioni, gli espositori e le istituzioni che hanno reso possibile questa importante edizione».

«Libri in Piazza rappresenta un esempio concreto di come la cultura possa diventare un motore di aggregazione e crescita per una comunità. – aggiunge Claudio Secci, Presidente di GSU – Gruppo Scrittori Uniti – Per GSU è particolarmente significativo contribuire a un progetto che mette al centro gli autori, la lettura e la diffusione della conoscenza, offrendo al tempo stesso spazio alle nuove forme di espressione artistica e narrativa. Questa manifestazione crea un ponte tra generazioni, linguaggi e passioni diverse, dimostrando che il libro continua a essere uno straordinario strumento di incontro e condivisione. Invitiamo tutti a partecipare e a vivere due giornate ricche di emozioni, scoperte e cultura».

Grazie alla collaborazione tra associazioni culturali, realtà creative e istituzioni del territorio, “Libri in Piazza” conferma la propria vocazione inclusiva e innovativa, mettendo in dialogo letteratura, fumetto, arte, musica, spettacolo, cultura digitale e nuove forme di intrattenimento. La manifestazione è organizzata dalla Pro Loco di Rivoli e Sakura, GSU – Gruppo Scrittori Uniti e Street Events, con il patrocinio della Città di Rivoli e della Regione Piemonte.

 

Nel giardino di Guido Gozzano si incontrano letteratura e teatro

Visite guidate e pièce teatrale con il maestro Oreste Valente

La letteratura del territorio e l’arte drammatica si fondono in un appuntamento culturale presso Villa Meleto, ad Agliè, nel Torinese. Domenica 5 luglio, a partire dalle 15, la storica casa-museo in stile liberty, che fu la dimora del celebre poeta crepuscolare Guido Gozzano, aprirà i suoi cancelli per ospitare una ricca rassegna di incontri letterari e performance teatrali di elevata qualità. L’evento nasce dalla sinergia e dalla collaborazione tra Lilita Conrieri e la casa editrice Edizioni Pedrini, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico, architettonico e letterario del Canavese attraverso un appuntamento accessibile al grande pubblico.

Il programma della giornata si svolgerà all’interno del suggestivo giardino della Villa. Alle 15.30, ad aprire ufficialmente la manifestazione, sarà l’intervento introduttivo di Lilita Conrieri. Subito dopo la parola passerà alla letteratura locale con due importanti presentazioni editoriali di opere pubblicate da Edizioni Pedrini. Il primo autore a salire sul palco sarà Valerio Camillo Grosso, che presenterà “Insaziabili”, opera che si distingue per essere il primo fantasy-horror interamente ambientato nel territorio del Canavese. Alle 16.30 l’attenzione si sposterà su tematiche di attualità ed ecologia, con l’intervento di Simona Vogliano, che racconterà al pubblico del suo romanzo “Il canto del torrente”, opera intensa, incentrata sulla preservazione ambientale in Val Chiusella e sulla fiera resistenza di un’intera popolazione a difesa del proprio territorio. Il culmine della giornata culturale è previsto perle 17.30, quando il giardino di Villa Meleto si trasformerà in un palcoscenico a cielo aperto. Il  maestro Oreste Valente, reduce dal grande successo ottento durante la sua recente tournèe internazionale a Praga, porterà in scena il suo acclamato monologo “Il Dante della Pace”. In concomitanza con la rappresentazione teatrale, il pubblico avrà la possibilità di acquistare il volume biografico dello stesso artista, intitolato “Innamoratamente O restando Dante”. Durante l’intero pomeriggio, i visitatori e gli appassionati potranno conquistare e acquistare un’ampia sezione di volumi del catalogo delle edizioni Pedrini, presso lo spazio espositivo appositamente allestito.

Tra le proposte di maggiore rilievo, si segnalano titoli di forte importanza locale e storica, come “Una volta c’era Ivrea e Canavese”, la celebre opera “Una partita a scacchi”, di Giuseppe Giacosa, e il titolo di Nino Costa “J’àutre bestie”. Parallelamente agli eventi sul palco, la giornata offrirà l’opportunità di riscoprire gli interni di Villa Meleto. Saranno infatti attivate le visite guidate all’interno della casa-museo liberty, un viaggio nel tempo per immergersi nel romanticismo e nell’universo poetico di Guido Gozzano. Il percorso guidato prevede due turni di partenza: il primo gruppo alle ore 15, il secondo alle ore 16. Le visite avranno una durata di circa 45 minuti.

Per garantire la miglior fruizione possibile dell’esperienza, l’accesso alla  asa-museo avverrà solo su prenotazione e fino al raggiungimento del numero massimo dei posti disponibili. L’ingresso prevede una quota di partecipazione fissa pari a 6,50 euro a persona.

Info: 393 9988875

Mara Martellotta

Maria Thereza Alvez firma una nuova opera di arte pubblica per Canelli

In collaborazione con  il Castello di Rivoli, Museo d’arte Contemporanea

Il Comune di Canelli, il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea e l’associazione per i Paesaggi Vitivinicoli di Langhe Roero e  Monferrato presentano “Pluriversal Recapturings“, “Riconquiste pluritrasversali”, del 2026, il nuovo progetto di arte pubblica realizzato dall’artista Maria Thereza Alves per la città di Canelli in occasione del decennale dell’iscrizione di Paesaggi Vitivinicoli di Langhe- Roero e Monferrato nella lista del patrimonio UNESCO.
Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno del Fondo Unico Nazionale per il Turismo (FUNT) istituito dal Ministero del Turismo e dalla Regione Piemonte, con il coordinamento curatoriale del Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea.
Grazie a questa progettualità, il Comune di Canelli è stato inserito tra le Capitali sorelle di Alba Capitale dell’Arte Contemporanea 2027.
Concepita specificatamente per il sito de La Moncalvina a Canelli, l’opera nasce dall’incontro tra la ricerca di Maria Thereza Alves e uno dei paesaggi culturali più significativi d’Europa, riconosciuto dall’UNESCO quale esempio eccezionale dell’interazione tra attività umana e ambiente naturale.
Maria Thereza Alves è  un’artista brasiliana tra le più autorevoli nel panorama internazionale della ricerca contemporanea sui temi dell’ecologia politica, della memoria e delle relazioni tra esseri umani e ambiente  e ha sviluppato, a partire dagli anni Ottanta, una pratica multidisciplinare capace di intrecciare arte, attivismo, ricerca territoriale e ascolto delle comunità locali.
L’artista,  attraverso i suoi lavori, ha proposto nuove forme di rappresentazione delle relazioni tra specie viventi, territori e sistemi ecologici, interrogando il modo in cui le trasformazioni ambientali e sociali possano influenzare gli equilibri tra presenza umana e mondo naturale.
La sua ricerca prende forma a partire da un’attenta osservazione dei contesti geografici, ecologici e culturali in cui interviene, con l’obiettivo di generare opere capaci di attivare nuove consapevolezze sul rapporto tra paesaggio, memoria e coesistenza.
Nel corso degli anni l’artista ha sviluppato importanti progetti internazionali dedicati alla circolazione delle specie vegetali, agli effetti della colonizzazione sui territori e alla necessità di riconoscere forme di convivenza più equilibrate tra comunità umane e non umane.
Per il progetto sviluppato a Canelli, Maria Thereza Alves ha avviato una ricerca condotta in collaborazione con professionisti, docenti universitari  e comunità locali nell’area dei paesaggi Vitivinicoli di Langhe- Roero e Monferrato, approfondendo le relazioni di lunga durata tra territorio, flora, fauna e pratiche agricole.
Da questa indagine ha tratto origine “Riconquiste pluriversali”, un intervento site-specific che si compone di una struttura muraria parte in mattoni e parte in pietra da cantoni, scandita da inserti di differenti pietre e progettata per rispondere alle esigenze abitative e microclimatiche di molteplici specie animali e vegetali locali.
L’opera invita a riflettere  sulla coesistenza tra le diverse forme di vita che abitano il territorio e sul paesaggio come sistema dinamico di relazioni, frutto di stratificazioni storiche, culturali ed ecologiche.
L’intervento si inserisce all’interno di una più  ampia sistemazione paesaggistica a carattere enologico sviluppata in collaborazione con ecoLogicStudio, che prevede la piantumazione di specie vegetali autoctone secondo una geometria circolare concentrica, capace di favorire la biodiversità e le relazioni interspecie.
Il giardino è  pensato come un sistema aperto e non definitivo  ed evolverà nel tempo in risposta alle condizioni microclimatiche del sito, lasciando spazio ad una vegetazione autonoma e ai processi naturali di trasformazione. Il progetto, che rappresenta un’importante occasione di confronto tra arte contemporanea, paesaggio e patrimonio culturale, si inserisce pienamente nelle iniziative dedicate al decennale UNESCO, proponendo una riflessione sul paesaggio come costruzione collettiva e organismo vivente, frutto di stratificazioni storiche, relazioni ecologiche e pratiche culturali in continua evoluzione.
L’opera fa parte di “Orma – Tracce d’artista in Langhe Monferrato Roero”, la rete creata dall’Ente turismo Langhe Monferrato Roero, che pone in relazione progetti artistici e territori, costruendo una narrazione condivisa della contemporaneità.
“L’opera di Maria Thereza Alvez è comparabile a un tessuto connettivo tra il territorio percepito come urbano, civilizzato e quello percepito come paesaggio naturale e dunque esterno all’umano – dichiara Francesco Manacorda, Direttore del  Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea- Il muro, come anche il giardino, non solo promuovono la biodiversità, ma visualizzano come tali distinzioni siano irrilevanti in una concezione ecosistemica del mondo, dove il benessere delle specie non umane ha un effetto diretto su tutti gli elementi del sistema, inclusi quelli umani. Tale compenetrazione fa sì che nell’opera lo spazio urbano non sia più una soglia, ma un territorio comune per la coesistenza”.
Mara Martellotta

Ottiglio, la Grotta dei Saraceni e la “Maga Alcina”

 

I Romani ritempravano anima e corpo nelle acque sulfuree e curative che abbondavano in questo angolo della provincia di Alessandria per cercare un po’ di benessere dopo cruente battaglie mentre i saraceni vi nascondevano i bottini delle razzie compiute nelle vallate del Piemonte terrorizzando la popolazione. Tutto ciò accadeva nella zona di Ottiglio, piccolo comune del Monferrato casalese, tra vigne di barbera e grignolino, dove vi è una caverna nota come la “Grotta dei Saraceni”. Situata nei pressi di Moleto, la cavità era già conosciuta dai Romani che avrebbero eretto al suo interno un tempio dedicato a una divinità. La grotta ha una storia che risalirebbe al III secolo a.C. quando una guarnigione romana si insediò in questa zona e costruì un luogo di culto sotterraneo dedicato al dio Mitra.

Se davvero è esistito, il tempio potrebbe giacere sepolto sotto alcuni metri di terra. Nei secoli successivi la caverna avrebbe ospitato bande di saraceni, fuggiaschi murati vivi insieme ai propri cavalli e un favoloso tesoro nascosto costituito da gioielli d’oro e gemme preziose ancora oggi oggetto di ricerca da parte di curiosi ed appassionati. Secoli di leggende dunque a cui si aggiunge anche qualche fantasma. Nella boscaglia della Valle dei Guaraldi spunta un intreccio di cunicoli scavati nella roccia calcarea parzialmente inesplorati e si scorgono due varchi. Tali cavità sono prodotte dalle falde di acqua potabile e per le frequenti infiltrazioni sono soggette a smottamenti e crolli. È quindi molto pericoloso inoltrarsi in questi sotterranei e chi lo fa mette in pericolo la propria vita. È questa una delle tante grotte che punteggiano la terra piemontese, molte sono esplorabili in sicurezza e tante altre sono ancora da scoprire. La “Grotta dei Saraceni” di Ottiglio è una di queste. Il nome della grotta deriverebbe dalle incursioni di pirati arabi del X secolo narrate nelle “Cronache della Novalesa”. La caverna divenne il luogo ideale in cui nascondere il bottino sottratto agli abitanti. Molti predoni rimasero però bloccati per sempre all’interno delle grotte con il loro malloppo a causa del crollo di alcune gallerie. Molti altri si servirono di queste cavità, per lo stesso motivo dei “saraceni”. All’inizio del Seicento, durante le Guerre del Monferrato, le grotte divennero rifugio di disertori e briganti e quindi una minaccia per l’ordine pubblico. Le autorità ducali del Monferrato fecero sbarrare gli ingressi, e se diamo credito alla tradizione locale, al suo interno, oltre al tesoro nascosto, rimasero imprigionati molti uomini, murati vivi con i loro cavalli. E le sorprese non finiscono qui. Circolano anche storie di presenze diaboliche che si aggirerebbero in questi sotterranei, e in particolare un fantasma, una donna, la “Maga Alcina” che comparirebbe ogni anno la notte del solstizio d’inverno, il 21 dicembre, all’ingresso della grotta. Finora nulla è stato trovato nella caverna. Negli ultimi decenni diversi gruppi di speleologi hanno esplorato le gallerie ma senza risultati di rilievo.

Filippo Re

 

Torino e le sue donne: Carol Rama

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Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce

Con la locuzione sesso debole” si indica il genere femminile. Una differenza di genere quella insita nellespressione sesso debole” che presuppone la condizione subalterna della donna bisognosa della protezione del cosiddetto sesso forte, uno stereotipo che ne ha sancito lesclusione sociale e culturale per secoli. Ma le donne hanno saputo via via conquistare importanti diritti, e farsi spazio in una società da sempre prepotentemente maschilista. A questa categoria” appartengono  figure di rilievo come Giovanna Darco, Elisabetta I dInghilterra, Emmeline Pankhurst, colei  che ha combattuto la battaglia più dura in occidente per i diritti delle donne, Amelia Earhart, pioniera del volo e Valentina Tereskova, prima donna a viaggiare nello spazio. Anche Marie Curie, vincitrice del premio Nobel nel 1911 oltre che prima donna a insegnare alla Sorbona a Parigi, cade sotto tale definizione, così come Rita Levi Montalcini o Margherita Hack. Rientrano nellelenco anche Coco Chanel, lorfana rivoluzionaria che ha stravolto il concetto di stile ed eleganza e Rosa Parks, figura-simbolo del movimento per i diritti civili, o ancora Patty Smith, indimenticabile cantante rock. Il repertorio è decisamente lungo e fitto di nomi di quel sesso debole” che non si è addomesticato, per dirla alla Alda Merini. Donne che non si sono mai arrese, proprio come hanno fatto alcune iconiche figure cinematografiche quali Sarah Connor o Ellen Ripley o, se pensiamo alle più piccole, Mulan. 
Coloro i quali sono soliti utilizzare tale perifrasi per intendere il gentil sesso” sono invitati a cercare nel dizionario letimologia della parola donnadomna, forma sincopata dal latino domina” = signora, padrona. Non c’è altro da aggiungere.  (ac)

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5 Carol Rama
Torino è anche arte. Molte sono le Gallerie, le Fondazioni e i Musei che promuovono larte in tutte le sue sfaccettature, dalla scultura allarte figurativa fino al cinema, sia che si tratti di arte classica, medievale, o contemporanea.  La storia di oggi è una storia darte, che ha per protagonista una delle donne che larte lha creata, lha vissuta e allarte si è completamente dedicata.  Carol Rama nasce a Torino nel 1918, inizia a dipingere ancora adolescente, senza alcuna formazione accademica ma sostenuta nella sua passione da alcuni incontri fondamentali, primo fra tutti Felice Casorati. Molti sono gli amici intellettuali da cui trae informazioni, conoscenze e stimoli: Edoardo Sanguineti, Massimo Mila, Albino Galvano, Carlo Mollino, Paolo Fossati, Carlo Monzino, Luciano Berio, Eugenio Montale e ancora Luciano Anselmino, grazie al quale entra in contatto con Andy Warhol e Man Ray. Della pittura fa una pratica ininterrotta, è il filtro attraverso cui elabora oggetti, situazioni, persone della quotidianità per convertirli in qualcosa di artistico. Carol è sempre aggiornata sulle varie tendenze darte, ma mantiene grande autonomia di lavoro, sviluppando nel corso del ventesimo secolo un percorso tutto personale, attraverso luso di materiali, temi e stili diversi. Negli acquerelli degli anni Trenta e Quaranta, la rudezza e la scabrosità dei soggetti è decantata nelleleganza compositiva del quadro. Si tratta di lavori eseguiti a cavallo dei suoi ventanni, con noncuranza verso i ben pensanti e le mode artistiche del momento, produzioni che denotano grande maturità tecnica e di ideazione. Negli anni che precedono lo scoppio della guerra, lartista si accosta anche alla pittura a olio, con dense paste di colore e soggetti spesso non tradizionali. La sperimentazione continua: agli stessi anni Quaranta risale linteresse per lincisione che si concretizzerà nella splendida serie delle Parche, (linteresse per tale tecnica rispunta verso la fine degli anni Novanta). Dopo una esperienza astrattista negli anni Cinquanta allinterno del gruppo torinese del MAC (Movimento Arte Concreta), Carol attua negli anni Sessanta una svolta decisiva: su macchie di colore di derivazione informale applica oggetti duso quali strumenti medicali, trucioli metallici, occhi di bambola. Loggetto 
è inserito con tutta la sua fisicità nel dipinto, diventa colore e forma del quadro, pur rimanendo cosa. Negli anni Settanta, sostenuta da colui che sarà il suo gallerista per i decenni successivi, Giancarlo Salzano, un nuovo materiale entra a far parte della sua composizione pittorica, si tratta di camere daria segnate dalluso e di guarnizioni in gomma, utilizzate in sostituzione del colore e incollate su tele monocrome. Questi lavori conservano tutta lincisività dellessere materia (gomma come pelle e carne) e sono un rimando allattività aziendale del padre (specie luso della gomma richiama il lavoro paterno). Nel 1979 Carol espone per la prima volta alla Galleria Martano di Torino gli acquerelli realizzati una quarantina di anni prima, poi scelti lanno seguente da Lea Vergine per la mostra itinerante sulle grandi artiste del Novecento, Laltra metà dellavanguardia. A partire dagli anni Ottanta, lartista ritorna alla figurazione e realizza mirabili quadri in cui dipinge figure e animali fantastici su carte prestampate. La conoscenza internazionale di Carol è dovuta alle mostre pubbliche, come la sala personale alla quarantacinquesima Biennale di Venezia nel 1993, a cura di Achille Bonito Oliva, allestita dallamico Corrado Levi, e lantologica allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1998, a cura di Maria Cristina Mundici. Il grande riconoscimento pubblico sul suolo Italiano le arriva nel 2003, quando le viene conferito il Leone doro alla carriera in occasione della cinquantesima Biennale di Venezia. Nel 2004 anche la sua città natale le dedica una ampia antologica presso la Fondazione Sandretto-Rebaudengo a cura di Guido Curto. Nel gennaio 2010, rappresentata da Corrado Levi, riceve il prestigioso Premio Presidente della Repubblica” da Giorgio Napolitano. Nel 2014 inaugura al Museo dArte Contemporanea (MACBA)  di Barcellona una importante mostra monografica a cura di Teresa Grandas, Beatriz Preciado e Anne Dressen, poi allestita anche a Torino nell’ ottobre 2016 alla GAM. Il consenso internazionale è ulteriormente consolidato nel 2017 dallampia personale tenutasi al New Museum di New York. Il suo ultimo lavoro conosciuto è del 2007 e chiude una intensa carriera durata oltre settantanni. Muore nella sua casa-studio torinese, il 24 settembre 2015.

 

Alessia Cagnotto