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Al teatro Gobetti in scena da martedì 28 aprile la pièce teatrale intitolata “Breve apologia del caos per eccesso di testosterone nelle strade di Manhattan”
Martedì 28 aprile , alle ore 19.30, debutterà al teatro Gobetti la pièce teatrale “Breve apologia del caos per eccesso di testosterone nelle strade di Manhattan” scritto dal drammaturgo uruguayano Santiago Sanguinetti e tradotto da Teresa Vila. Adattamento e regia sono di Simone Luglio, che sarà in scena insieme a Daniele Marmi, Eleonora Angioletti e Giorgio Castagna. Disegno, luci e suoni sono di Piermarco Lunghi.
Chiusi in un anonimo appartamento newyorchese, quattro disadattati sognano di incendiare il mondo. Sono persone comuni, fuori posto, allergiche al sistema, che, però, hanno un’idea, quella di rovesciare il capitalismo colpendo il suo cuore pulsante. In che modo? Con un virus che altera con le biotecnologie le caratteristiche biochimiche di tutti gli individui, per arrivare a distruggere così le fondamenta del modello socioeconomico che prevale in tutto il pianeta. Una mutazione che amplifica il testosterone, accende gli istinti più primordiali e trasforma l’umanità in una massa guidata da sesso, potere e caos.
Questa commedia irriverente narra il disincanto, la depoliticizzazione, la perdita di quadri di riferimento che caratterizzano così tanto la nostra epoca. Attraverso l’umorismo, il grottesco e la farsa, l’autore interroga momenti chiave del passato e del presente, smonta discorsi riduttivi e manipolatori, invitando lo spettatore alla riflessione.
“Ho sempre pensato che questo testo – spiega il regista Santiago Sanguinetti – che parla di un gruppo di uruguayani che si recano con grande fatica ed esborso di soldi a New York per mettere in atto un piano strampalato di rivoluzione, nel suo adattamento italiano potesse risultare (per usare aggettivi tendenziosi) datato, obsoleto e sorpassato. I temi trattati dall’utopia rivoluzionaria contro il capitalismo, Stalin, la Coca-Cola e l’antiamericanismo, per il pubblico italiano apparivano secondo me ormai sbiaditi, e questo rischiava di influire sul risultato dell’intera messa in scena.
La materia rivoluzione non è mai semplice da trattare anche perché ogni qual volta si progetta qualcosa di rivoluzionario, c’è sempre il rischio che l’idea che ha generato il desiderio di rivoluzione risulti già datata, obsoleta, sorpassata. Proprio questo ragionamento mi ha portato a focalizzare la mia attenzione sui protagonisti di questa storia, sul perché ognuno di loro fosse lì, quale fosse la motivazione che li spingesse ad essere lì. E così mi sono ritrovato a parlare della solitudine, una solitudine mossa da un’apparente comunione di intenti alla ricerca di un’utopia sociale.
C’è il vecchio e nostalgico Nicolas che spera in un ultimo e disperato tentativo di riscatto per resistere ed esistere. C’è il giovane nipote Benjamin che, intriso dei racconti utopici dello zio, crede di aver trovato la soluzione per realizzarli e per questo coinvolge la sua fidanzata Belen , totalmente all’oscuro del piano che, ribaltando l’ordine gerarchico maschilista, scoprirà di essere la pedina fondamentale per realizzarlo. Poi c’è Riccardo, che tutti chiamano Richard, che sogna un futuro da cantante nelle metropolitane di New York.
Abbiamo cominciato in scena a porci le giuste domande senza la presunzione di trovare le giuste risposte , perché a occuparsi dell’utopia si finisce sempre per trattarla come se fosse materia ragionabile. Ecco perché Belen, Benjamin, Nicolas, Riccardo, pur non interessandosi di utopia, riescono a cavalcarla fino in fondo, tanto da scoprire che ormai è troppo tardi e non resta che combattere finché vinca il più forte”.
Info teatro Gobetti, via Rossini 8, Torino.
Orario degli spettacoli martedì giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì ore 20.45, domenica ore 16
Biglietteria teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino.
Tel 0115169555 email biglietteria@teatrostabiletorino.it
Orario: da martedì a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19. Lunedì riposo.
Mara Martellotta
Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato
Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce.
Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere l’acqua. L’acqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, l’acqua come elemento essenziale per la sopravvivenza del pianeta e di tutto l’ecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.
1. Torino e i suoi fiumi
2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia
3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia
4. La Fontana dell’Aiuola Balbo e il Risorgimento
5. La Fontana Nereide e l’antichità ritrovata
6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?
7. La Fontana Luminosa di Italia ’61 in ricordo dell’Unità d’Italia
8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma
9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta l’acqua
10. Il Toret piccolo, verde simbolo di Torino
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2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia

Torino, città magica per eccellenza, non può che contenere all’interno della sua planimetria numerosi angoli altrettanto misteriosi, come un puzzle incantato costituito da piccoli pezzi stregati. La Fontana Ceppi,conosciuta come “Fontana dei Dodici Mesi”, rientra in questa strana mappa esoterica, con tutta la sua bellezza tra il rococò e il barocco, con le sue numerose ed eleganti statue, tutte affacciate sullo specchio d’acqua contenuto nella vasca ovoidale in cemento.
Alla fontana si arriva passeggiando con spensieratezza, con lo sguardo che si perde tra i giochi di luce del sole dietro le foglie degli alti platani, attraverso il cangiante dei colori della natura, quasi dimenticando di essere in città. L’opera architettonica si trova nell’estremità meridionale del Parco del Valentino, per essere più precisi proprio nel punto in cui, secondo la leggenda, cadde il carro di Fetonte. Questa è la vicenda magicoa che interessa la fontana dei dodici mesi e che interseca una delle versioni mitiche della fondazione della città di Torino. Si racconta che Fetonte, figlio di Apollo, abbia chiesto un giorno al padre di poter guidare il carro alato, il dio del sole acconsentì, senza tener conto dell’inesperienza del figlio, che infatti, non riuscì a controllare il cocchio. Fetonte fece imbizzarrire i cavalli, bruciò il cielo, (si creò così la Via Lattea) e la terra (la Libia divenne deserto), incapace di fermarsi continuò a fare danni. Le altre divinità chiesero a Zeus di intervenire per fermare tale corsa rovinosa, ma l’unica soluzione possibile fu quella di far precipitare il giovane Fetonte nell’Eridano. Il luogo preciso in cui cadde pare sia proprio là dove oggi sorge l’imponente fontana Ceppi, vicino alle rive del fiume Po, un tempo conosciuto appunto come Eridano.
Le vicende più propriamente storiche vogliono la Fontana Ceppi come unico elemento architettonico ancora esistente del grandioso apparato di edifici costruiti per l’Esposizione Generale Italiana del 1898, organizzata a Torino per celebrare il cinquantenario dello statuto Albertino.
Il compito di progettare i padiglioni per la manifestazione venne affidato al torinese Carlo Ceppi, (11 ottobre 1829 – 9 novembre 1921) ingegnere e architetto di grande rilievo all’interno dell’ ambiente culturale piemontese; a lui si devono anche i progetti della stazione ferroviaria di Porta Nuova, diversi palazzi signorili del centro città e il pronao del santuario della Consolata.
Tutti i padiglioni vennero costruiti in gesso, legno e tela, unica eccezione fu la maestosa fontana a cui si decise di dare una struttura in cemento che durasse nel tempo. Ancora oggi la critica considera l’opera “una riuscita sintesi tra eclettismo accademico e apertura alle novità stilistiche e tecniche.”
Una volta arrivati davanti all’imponente fontana ci si accorge di ascoltare solo lo scrosciare dell’acqua, pare che il vento si affievolisca e che l’ombra degli alberi voglia proteggere quell’angolo di magia, custodendolo tra i rami come un gioiello prezioso da proteggere dall’usura degli anni. Le statue si affacciano nel bacino d’acqua circostante, silenziose e immobili, costrette ad una vanità eterna.
L’opera architettonica si presenta come un’ampia vasca ovale sovrastata da una terrazza ellittica sulla quale si ergono quattro gruppi statuari rappresentanti i fiumi che bagnano la città di Torino. Ai lati della parte centrale della balaustra vi sono altre figure, questa volta allegorie dei dodici mesi. L’acqua si getta nella vasca attraverso tre getti a cascata posti in posizione centrale, creando un borbottio ininterrotto che rimbomba tra le pareti in cemento. I gruppi statuari che simboleggiano i fiumi sono la Stura, rappresentata da tre sensuali nudi femminili, eseguiti da Luigi Contratti, il Po, identificato da una seriosa figura barbuta eseguita da Edoardo Rubino, la Dora, personificata da una spensierata e giovane pastorella ad opera di Giacomo Cometti, e, infine, il Sangone, sotto forma di un genio che sorride quasi beffardo a due amanti, realizzato da Cesare Reduzzi. Le altre statue presenti riflettono l’allegoria dei dodici mesi. Soffermandoci a guardarle, poste nelle loro plastiche posizioni, solide e leggiadre al contempo, paiono danzare al ritmo dell’acqua che scroscia, ognuna in armonia con le altre, eppure eternamente impossibilitate a raggiungere gli altri partecipanti del ballo. Una volta scoperta, quasi inaspettatamente, dal visitatore, l’opera si presenta con un’aura romantica e misteriosa insieme, affascinante ed incantatrice.La particolare atmosfera che si viene a creare è facilitata dal contesto naturalistico che avvolge la fontana, ossia il Parco del Valentino, conosciuto per il ricco patrimonio di flora e di fauna. A tutt’oggi il luogo ospita numerose manifestazioni, iniziative pubbliche, eventi di rilievo e vari spettacoli d’intrattenimento. Nota distintiva della zona è la presenza del celebre Borgo Medievale di Torino, edificato per rendere omaggio alle antiche tradizioni storiche e culturali del Piemonte e delle regioni limitrofe. All’interno del parco sono presenti, oltre alla fontana Ceppi, altre importati opere, come la statua di Massimo D’azeglio, il busto di Ascanio Sobrero, lo scopritore della nitroglicerina, il busto di Cesare Battisti e l’Arco del Valentino anche conosciuto come Arco dell’Artigliere o Arco di Trionfo.

Il Parco è il più conosciuto della città. L’origine del nome è incerta, pare che fin dal XIII secolo sorgesse proprio su tale luogo un’antica cappella dedicata a San Valentino, all’interno della quale erano conservate le reliquie del santo. In seguito la cappella cadde in rovina, ma la zona continuò a essere identificata con il nome del Santo. L’area del Parco divenne proprietà di Emanuele Filiberto di Savoia intorno alla metà del XVI secolo. Tra il 1630 e il 1660 viene eretto il castello omonimo ad opera di Carlo e Amedeo di Castellamonte, edificio usato come residenza estiva dei Savoia. Oggi è proprietà del Politecnico e vi sono i corsi di Architettura. Nel XIX secolo iniziarono i lavori di modifica secondo il progetto del paesaggista francese Barillett-Dechamps, che diede alla zona l’aspetto che ad ora possiamo ammirare. Nel parco sono state realizzate negli anni numeroso mostre floreali, (come ad esempio Flor 61), di cui rimangono ampie aiuole fiorite, il Giardino Roccioso e il Giardino Montano. Nel corso del XXI secolo tutto il Parco fu fortemente riqualificato, con attenzione particolare all’area dietro Torino Esposizioni, arricchita anche di nuove opere artistiche, quali la panchina dei “lampioni innamorati” e i percorsi sensoriali che attraversano il Giardino Roccioso. Nei pressi del Borgo Medievale si trova una inaspettata curiosità: la colonna che segna le piene del fiume Po e il livello delle acque raggiunto all’interno del parco. Ormai luogo attivo e accogliente per gli eventi culturali torinesi, in tempi assai recenti il Parco ha ospitato al suo interno il Salone internazionale del Gusto e la quarta edizione del Salone dell’Automobile di Torino.
Questo articolo si rivolge principalmente ai curiosi non torinesi, e ai torinesi che si sono dimenticati che si può fuggire dalla città anche senza andare troppo lontano.
Alessia Cagnotto
GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA
Lunedì. Settimana quasi tutta incentrata sul Torino Jazz Festival. Tra i tanti appuntamenti da segnalare Al teatro Juvarra i Morgenbarn. Al Teatro Alfieri si esibiscono i Funk Off + Vox Artificiosa. Al cinema Massimo viene proiettato “Miles Ahead, Di Don Cheadle”. Talk alla biblioteca civica centrale “Sette Pezzi pop per Bacharach”. Allo Spazio 211 suonano i The Rumpled.
Martedi. Inaugurazione del Festival Seven Springs alla Scuola Holden. Vi sarà un cambio di programma per questo primo concerto. Per motivi familiari, il soprano Barbara Hannigan non potrà esibirsi. Il pianista Bertrand Chamayou che doveva suonare con la Hannigan, eseguirà “ la “Fantasia in do maggiore op .17” di Robert Schumann e “Gaspard de la nuit” di Maurice Ravel. Prosegue il TJF. Al Teatro Monterosa sono di scena Norma Winstone & Glauco Venier. Al teatro Juvarra suonano gli Sliders. Al Polo del 900 il talk “The Sound of Change :MILES DAVIS e la rivoluzione del silenzio”. Al museo di Anatomia Umana per 2 giorni consecutivi suona Giorgio Li Calzi & Simone Sims Longo. Al teatro Concordia si esibiscono Le Bambole di Pezza.
Mercoledì. Il TJF propone al teatro Monterosa Franco D’Andrea Trio. Alla Scuola Holden sono di di scena Monica Demuru e Cristiano Calcagnile. Alla Biblioteca Civica Italo Calvino, “Memorie di una balllerina”. Al Folk Club si esibisce Ilaria Pilar Patassini Trio. Alla galleria civica d’arte moderna e contemporanea, il talk “The Great Flood” raccontato da Bill Morrison. Al cinema Massimo “Petricore & Instabile Ma non Troppo.
Giovedì. Per il Torino Jazz Festival alla Casa Teatro Ragazzi e Giovani, suona la Italian Instabile Orchestra presentando “Plays Ellington”. Al teatro Monterosa si esibisce Francesca Tandoi Trio + Jazz Acoustic Strings Quartet. Al Conservatorio talk con Emanuele Cisi che racconta i taccuini di Sonny Rollins. All ‘auditorium dell’ Arsenale della Pace Giacomo Serino & Saverio Zura Quintet. Allo Spazio 211 si esibisce Pietra Tonale. All’Inalpi Arena è di scena Annalisa. Al Blah Blah sono di scena i The Cotton Dukes.
Venerdì. Il TJF propone tra i tanti appuntamenti all’auditorium Agnelli Bill Frisell & Eyvind Kang con “The Great Flood” di Bill Morrison. Al teatro Juvarra suona Lisa Ullèn. Al Mauto la Giovane Orchestra di Liberi Suoni. All’Educatorio della provvidenza suona Stefano Battaglia Trio. Al Folk Club si esibisce Lanzoni & Evangelista & Ballard. All’Hiroshima Mon Amour Irreversible Entanglement. Al Circolino suona Dimitri Espinoza Trio. Allo Ziggy si esibiscono Ozone Dehumanizer + Emilio Paranoico.
Sabato. Ultimo giorno per il Torino Jazz Festival. Al teatro Colosseo suona John Scofield. & Gerald Clayton. Al teatro Monterosa è di scena Emanuele Cisi Quartet. Al teatro Vittoria si esibisce Federico Calcagno Octet. Allo Spazio 211 sono di scena i Kolosso. All’Amen Bar suona il duo Giulia Firpo & Fabio Gorlier. Al Blah Blah si esibiscono i Violet Blend. Al teatro Concordia è di scena Emis Killa.
Domenica. Al teatro Colosseo arriva Tony Hadley ( ex cantante dei Spandau Ballet).
Pier Luigi Fuggetta



Approda al teatro Carignano martedì 28 aprile
Ritorna in scena Silvio Orlando al teatro Carignano di Torino debuttando con la pièce teatrale di Luigi Pirandello “Il berretto a sonagli” martedì 28 aprile prossimo, alle 19.30, per la regia di Andrea Baracco. Lo spettacolo, prodotto da Cardellino Srl in coproduzione con il Teatro Stabile dell’Umbria e il Teatro Stabile di Bolzano, resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino a domenica 10 maggio.
Mercoledì 29 aprile, al Circolo dei Lettori, Silvio Orlando e gli attori della compagnia dialogheranno con Leonardo Mancini nell’ambito di Retroscena.
Silvio Orlando porta in scena il personaggio di Ciampa, protagonista de ‘Il berretto a sonagli’, figura tragica e grottesca al tempo stesso nata da una novella e trasformata poi da Pirandello in commedia nel 1917. Non è il dramma ad interessare l’autore, ma lo scandalo , la verità che si nasconde e la follia come rifugio. Ciampa è un uomo umile, che cerca quiete e dignità, ma viene spinto allo scontro. Il salotto borghese diventa palcoscenico di un ring, le parole fendenti , le risate trovano sfumatura di angoscia. Pirandello stesso lo definiva “strapieno di tragica umanità, non vivo ma arcivivo”, un personaggio che vive nelle mosse d’anima più che nei discorsi.
“Pirandello non è autore per tempi di pace – spiega il regista Andrea Baracco – ma di guerra. È il tempo di guerra a creare le condizioni effettuali per comprendere l’autore siciliano; il dissolversi del principio di identità, la tragica disintegrazione dell’Io, il gioco di specchi intorno alle molteplici individualità dell’essere umano. In tempi di guerra, se la realtà chiama, Pirandello sa cosa rispondere, intravede la feroce e grottesca maschera di un mondo convulso e impazzito. I tempi di pace sono i tempi degli ‘ismi’, della ricerca affannosa di una filosofia, e allora emergono i pirandelliani “essere è apparire”, “conflitto tra vita e forma”, quell’insopportabile ‘pozzo’ del pensiero che sembra mettere in pausa il teatro, la concretezza degli accadimenti per passare altrove, in un luogo generico e astratto.
Inchiodare in una formula un autore è sempre pericoloso, con Pirandello è quasi mortale. Sentire il bisogno di chiarire più che di capire ha chiuso l’autore dentro una formula lucida e perentoria, non permettendo ai suoi personaggi di far esplodere quello che hanno di più potente, le passioni. Solo liberandolo dalle preoccupazioni metafisiche, Pirandello mostra il suo volto autentico. Si coglie allora come i grandi protagonisti della drammaturgia pirandelliana siano uomini costretti a frugarsi dentro e non lucidi pensatori al dettaglio.
Proprio per questo credo sia necessario lasciarsi guidare dalle parole di Leonardo Sciascia: “Bisogna liberare Pirandello da tutte le incrostazioni filosofiche e pseudofilosofiche, da tutte le etichette concettuali, in una parola dal pirandellismo. Restituire all’opera pirandelliana quella verità e libertà, quella effervescenza fantastica che oggettivamente possiede”.
Cinque anni dopo aver scritto la novella ‘La Verità’, Pirandello la trasforma nei due atti de ‘Il berretto a sonagli’, la cui versione siciliana confezionata per Angelo Musco debutta nel 1917 al Teatro Nazionale di Roma. In una delle lettere indirizzate a Musco, che metteva in dubbio le qualità della commedia e del suo protagonista, Ciampa, Pirandello ammette come questo “ sia un personaggio molto ricco di umanità, non vivo ma arcivivo” e parla del testo in questione come di un’opera “nata e non fatta”, sottolineando con forza come qualora negli interpreti mancasse l’anima si ritroverebbero in bocca “l’imbroglio di discorsi lunghi, incisi, da portare alla fine senza sapere come! Bisogna leggere non le parole, ma l’azione parlata , perché è sempre tale il mio dialogo, non fatto mai di parole, ma di mosse di anima”.
Teatro Carignano. Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello, regia di Andrea Baracco, con Silvio Orlando,
Revisione linguistica di Letizia Russo e Andrea Baracco, scena di Roberto Crea
Info Teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino.
Orario degli spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì ore 20.45, domenica ore 16. Sabato 2 maggio è Carignanouna replica aggiuntiva alle ore 16.
Biglietteria Teatro Carignano, piazza Carignano 6.
Telm0115169555
Biglietteria@teatrostabiletorino.it
Orario: da martedì a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19. Lunedì riposo.
La Biglietteria sarà sempre attiva un’ora prima dell’inizio di ogni spettacolo, esclusivamente per l’acquisto dei biglietti per la recita del giorno stesso.
Mara Martellotta
Lunedì 27 aprile al teatro Sociale di Pinerolo, e martedì 28 aprile al teatro Vittoria di Torino
La Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo e Torino sarà protagonista in due eventi d’eccezione lunedì 27 aprile alle 20.30, al teatro Sociale di Pinerolo, con il gran finale della stagione concertistica “Ascolti”, e martedì 28, alle 19.30, al teatro Vittoria di Torino, per il Concerto di Primavera”, quest’ultimo organizzato dalla Fondazione Accademia di Musica con il supporto della Fondazione CRT. In scena l’orchestra da camera Accademia, fiore all’occhiello dell’istituzione, composta da 19 giovani musicisti selezionati tra i migliori allievi dei corsi di alta formazione. Con loro, come solista d’eccezione e maestro concertatore, Massimo Polidori, primo violoncello solista dell’orchestra del teatro alla Scala. Musicista di grande esperienza cameristica e fondatore del trio Johannes e del quartetto d’archi della Scala. Si tratta di appuntamenti imperdibili non solo per gli appassionati di classica, ma di esperienze immersive pensate per chiunque voglia farsi travolgere dalla bellezza del quartetto d’archi dal vivo. Sul leggio un viaggio affascinante che attraversa due secoli di storia della musica, mettendo in luce la versatilità dei giovani talenti dell’Accademia e la maestra del M⁰ Polidori, che lo descrive come “un programma classico viennese, nel quale il virtuosismo s la magia del suono esaltano uno dei Lied più belli della storia della musica. In apertura il concerto in do maggiore Hob. VIIb:1 di Franz Joseph Haydn, seguito dal Quartetto D. 810 di Schubert “La morte e la fanciulla” nella ricca trascrizione orchestrale di Gustav Mahler.
Info e prenotazioni: 0121 321040 – 393 9062821 – organizzazione@accademiadimusica.it – www.accademiadimusica.it
Mara Martellotta
Dai Pirenei alla cuneese Demonte: la tre giorni che celebra l’avvio della stagione occitana e il grande raduno con artisti francesi, catalani e pirenaici
Da venerdì 1 a domenica 3 maggio
Demonte (Cuneo)
La grande Festa dura tre giorni. L’appuntamento è a Demonte, Valle Stura, paese scelto dai Savoia a fine ‘500, per la sua posizione strategica, come “piazzaforte militare” e tra gli oltre cento Comuni delle Province di Cuneo e Torino (e parzialmente dell’Alta Val Susa) appartenenti alla minoranza linguistica occitana (“lingua d’Oc” o “patois”), in un territorio che si estende principalmente dal Colle di Tenda alla Val Po. Considerato una sorta di “angolo di Provenza” è proprio qui, a Demonte, che, dal prossimo venerdì 1 a domenica 3 maggio, si festeggerà la primavera con la XXI edizione della “Prima d’Oc”, il tradizionale grande “raduno” di musicisti, liutai, ballerini e appassionati di danze occitane.
“Giunta alla XXI edizione, ‘Prima d’OC’ rappresenta – sottolinea il mitico Sergio Berardo, leader storico dei ‘Lou Dalfin’ nonché direttore artistico di ‘Occit’amo’ – il primo grande appuntamento delle terre occitane all’interno del Festival ‘Occit’amo’ ed è la Festa che apre l’anno degli incontri e degli scambi tra i due versanti alpini delle ‘Terre d’Oc’ e, quest’anno per la prima volta, anche con i Pirenei catalani e aragonesi. La Valle Stura e, in particolare Demonte, diventano un luogo dove i musicisti occitani si ritrovano per due giorni di studi, approfondimenti e festa, in un contesto unico ed irrepetibile”.
Il via, venerdì 1° maggio, nel grande “Palatenda”, di piazza Nuto Revelli, alle 21,30, con la proiezione gratuita del Docufilm “La Grande Orchestra Occitana”, girato da Giacomo Allinei e dedicato all’esperienza unica che da anni unisce un centinaio di musicisti, tra i 7 ed i 70 anni, portandoli a suonare e a cantare, formando una vera e propria Orchestra. Sabato 2 maggio, dalle 10, si terranno uno “stage di canto” con Cristina Saltetto (voce femminile dei “Lou Dalfin”) e uno dedicato alla tradizione dei Pirenei, catalana e aragonese, con Sergi Llena Mur e alcuni allievi della “scuola di cornamusa” da lui diretta. Alle 15 prenderà il via la “Passeggiata con visita guidata” dall’accompagnatrice naturalistica Silvia Mattiauda (prenotazioni al 347/1942878) per raggiungere (ore 16) l’“Anfiteatro della polveriera”, dove assistere al concerto della “scuola di cornamusa” dei Pirenei. Al “Palatenda”, dalle 16,30, ci sarà invece lo stage di “danze occitane” con Daniela Mandrile. La festa proseguirà in serata: alle 19, sempre al “Palatenda” prenderà il via la “cena occitana” su prenotazione (all’ “Ufficio Turistico” di Demonte, tel. 0171/955903) e, alle 21, nell’“Anfiteatro” si terrà il “Gran Ballo d’auvernha” con il musicista Cedric Bachellerie, per chiudere alle 22,30, nel “Palatenda” con il “Gran Gala” degli strumenti occitani con musicisti delle Valli e dell’altro versante alpino e danze fino a tarda serata.
Domenica 3 maggio, per tutta la giornata e per le vie del paese, spazio al “Mercato dell’artigianato e della liuteria” che proporrà strumenti musicali e non solo, mettendo in mostra il tradizionale sapere manuale e tecnico della tradizione occitana. Il “Palatenda” ospiterà , al mattino, la Santa Messa animata dai canti occitani preparati durante lo stage da Cristina Saltetto e dai suoi allievi. A seguire l’aperitivo e il pranzo occitano su prenotazione (tel. 0171/955903) e sempre al “Palatenda” mentre, dalle 15, strade e porticati saranno teatro di Gruppi e Bande in concerto che si ricongiungeranno nel fine pomeriggio all’“Anfiteatro” per il “Gran Ballo finale”.
L’ingresso agli eventi è libero, per la prenotazione di pranzi e cene contattare l’“Ufficio Turistico” di Demonte al numero 0171/955903.
Per ulteriori info visitare il sito www.occitamo.it
g.m.
Nelle foto: Sergio Berardo e immagini di repertorio
Al Gioiello, ultime repliche stasera e domani pomeriggio
È soprattutto uno spettacolo che nasce da una scrittura compatta, tutta scintille, piena di piccole sottotracce tutte quante godibili, “Le ragazze son tornate” (ancora al Gioiello stasera alle 21 e domani alle 16), ben amalgamata tra i momenti di divertimento (tantissimi) e quelli di rimpianto, a raccontarci le piccole o grandi amarezze del passato (pochissimi), capace di costruire una storia che, nascondendo anche un piccolo quanto innocuo risvolto di sapore “giallo”, non calerà mai nei momenti di noia o di stallo fastidioso. La si deve – con il sacrosanto impegno a far trascorrere allo spettatore i 120’ nella più completa spensieratezza, ricavata alla faccia di quanto di intristito ci può stare più o meno intorno, dentro e fuori casa – alla penna più che abituata ai successi di Diego Ruiz, intrecci e leggerezza e sapienza di svolgimento tutti dalla sua parte; che anche in veste di regista non sbaglia un colpo, muovendo, calibrando, buttando in palcoscenico e coinvolgendo fatti e azioni e personaggi.
C’è inevitabilmente voglia di nuove avventure in queste tre donne che hanno superato da un bel po’ i primi anta e che un tempo avevano stretto amicizia eterna e un patto d’acciaio, che si sono sgretolati al primo tradimento. È andata che Claudia abbia rubato il consorte a Teresina – un improponibile nome d’anagrafe presto cambiato in un Tara che fa molto più sfavillante mondo dello spettacolo – quando i due non stavano più insieme, o forse sì, chi lo può stabilire, e da quel fatterello a cui la prima dà nessunissima importanza è venuto fuori il patatrac. “Manifesto della rinascita e dell’indipendenza” è stato definito questo “Ragazze”, un congegno che parte dalla loro riunione, nel cuor dell’estate, in un lembo di terra nel cuore del Mediterraneo, ben orchestrata da un’agente, più legata a loro di quanto ognuno possa pensare, che ha deciso di ridare nuova vita al gruppo. Arenatasi l’una a comparsate in tivù per rispolverare antichi amori e ricordare commedie cinematografiche o cinepanettoni di non primissimo ordine e certe di non dover passare tra i saggi di cinema, girate a far rimuovere i centimetri dei vestiti, con il contorno di innumerevoli docce; l’altra uscita da un mondo teatrale fatto di registi “tutti comunisti” e di testi all’insegna del “che noia!” e l’altra ancora, affermata cantante, che rivendica un grande successo che ha veramente sfondato e che ora, anche con quell’unico intervento estetico che non fa altro che mandare al diavolo, pentitissima, s’è ridotta a legarsi a quei cooking show, pieni di successo per carità, ma certo non proprio quella cosa a cui lei ha sempre aspirato. Con piccole rivalità, con i sorrisi ritrovati, con i tanti ripensamenti che andranno a buon fine, con un passato che a poco a poco ritorna a galla ma tacitamente, il nuovo reality è dietro l’angolo.
E non diciamo oltre. Ruiz ha messo in campo tre attrici coi fiocchi, Daniela Poggi, Debora Caprioglio e Fiordaliso, intente a ricavare quanto più possono dai loro personaggi: ognuna con la propria isola di ricordi e di capricci, di rivalse e di personalità che ha la giusta pretesa di saltar fuori, ognuna con perfetti singoli momenti a cui dare spazio – Poggi che si diverte a “rivisitare” il flautato di Valentina Cortese, Caprioglio che ammicca alla frequentazione di certe pellicole, Fiordaliso che si piglia i suoi applausi con una sgangherata canzone in pseudoenglish. Perché le tre signore non hanno badato a spese, e si sono buttate: per cui, se ci deve essere una sovrapposizione tra personaggio e attrice, ben venga, nel divertimento del pubblico – specialmente al femminile, che alla prima non facevo altro che applaudire – scoprire i tasselli da sistemare nella vita e nella carriera di ognuna. Al successo della serata, contribuiscono con non poco peso Giorgia Guerra e Nicola Paduano, entrambi a nascondere una relazione che è sotto gli occhi di tutti, lei a raccogliere i cocci di un passato al femminile e a rimetterli perfettamente in ordine, come se mai nulla fosse successo, lui a giostrarsi davvero bene nel tenere a bada chi fa in fretta a dimenticarsi che i settanta sono arrivati e in mezzo a un mare di doppi sensi che hanno tutta la gioia dello spettatore. Un successo, che se avesse una ripresa e un ulteriore spazio nel medesimo teatro la stagione prossima – non in un assolato fine settimana primaverile di ponti – sarebbe più che ben accetto. Per ora, approfittate di queste ultime poche repliche.
Elio Rabbione
Per celebrare la Festa della Liberazione e la Festa del Lavoro, la Fondazione Torino Musei apre le porte di GAM, MAO e Palazzo Madama con una tariffa promozionale sabato 25 aprile e venerdì 1° maggio 2026.
Nelle due giornate è previsto l’ingresso ridotto alle collezioni permanenti della GAM e alle mostre temporanee Chiharu Shiota: The Soul Trembles e Declinazioni Temporanee #3 al MAO e MonumenTO, Torino Capitale, Vermeer. Donna in blu che legge una lettera, Il castello ritrovato e Monumenta Italia a Palazzo Madama.
La promozione si applica anche le collezioni permanenti dei tre musei.
A completare l’offerta culturale, un ricco programma di visite guidate a cura di Coopculture:
GAM
sabato 25 aprile ore 14:30 | Tracce di libertà
Acquisto online sul sito fino a esaurimento posti disponibili.
MAO
sabato 25 aprile ore 11:30 e 15:30 | Chiharu Shiota: The Soul Trembles
venerdì 1° maggio ore 11:30 e 15:30 | Chiharu Shiota: The Soul Trembles
Acquisto online sul sito fino a esaurimento posti disponibili.
PALAZZO MADAMA
sabato 25 aprile ore 15:30 | MonumenTO: monumenti a palazzo
domenica 26 aprile ore 10:00 | Sculture di storia. Un’antologia a cielo aperto (Walking Tour per MonumenTO)
venerdì 1° maggio ore 15 | Vermeer a Palazzo Madama
venerdi 1° maggio ore 16:30 | Scorci di storia: invito alla scoperta di Palazzo Madama
Acquisto online sul sito fino a esaurimento posti disponibili.
Informazioni t. 011 19560449 oppure ftm.prenotazioni@coopculture.it