CULTURA E SPETTACOLI

Agosto tra castelli, fortezze e aree archeologiche

 Le Residenze reali sabaude e i Musei nazionali del Piemonte aprono luoghi nascosti e nuovi percorsi di visita

Agosto diventa il mese per scoprire i luoghi meno conosciuti e il patrimonio delle Residenze sabaude e dei Musei nazionali del Piemonte attraverso un programma di visite straordinarie, mostre, concerti e spettacoli. Tra gli appuntamenti, l’apertura degli appartamenti normalmente chiusi del Castello di Racconigi (CN), i nuovi percorsi del Forte di Gavi (AL), il Concerto al tramonto nell’area archeologica di Libarna (AL), le visite agli Appartamenti dei Principi di Palazzo Carignano (TO), la stagione musicale del Castello di Agliè (TO) e gli appuntamenti dell’Abbazia di Vezzolano (AT). Al Castello di Racconigi il mese si apre con due appuntamenti del ciclo Il Castello nascosto: patrimoni da riscoprire, dedicato agli ambienti normalmente esclusi dal percorso di visita. Sabato 8 agosto sarà possibile accedere agli Appartamenti di Ponente e di Mezzogiorno, che conservano dipinti, arredi storici e preziosi manufatti delle collezioni sabaude, tra cui le monumentali vedute del progetto juvarriano per il Castello di Rivoli e lo scrigno donato dalla Città di Milano alla principessa Margherita di Savoia in occasione delle nozze con il futuro re Umberto I. Sabato 22 agosto il pubblico potrà visitare gli alloggi delle balie, spazi di servizio che raccontano la dimensione più privata della vita della famiglia reale e l’educazione dei figli di Vittorio Emanuele III ed Elena del Montenegro. Tra i due appuntamenti, domenica 16 agosto, il protagonista sarà invece il Parco con Storie di giardini e di giardinieri, una visita naturalistica della rassegna Effimera dedicata agli alberi, alle trasformazioni del Giardino dei Principini e al lavoro di chi, nel tempo, ne ha custodito il patrimonio botanico, seguita da un pic-nic all’aria aperta. Il mese si concluderà domenica 30 agosto con un altro appuntamento di Effimera: Ma piantala lì!, reading teatrale curato da Onda Larsen con Alessandro Barbaglia dedicato al mondo delle piante, ospitato alla Margaria e accompagnato dalla possibilità di percorrere il rinnovato collegamento tra il Castello e il complesso neogotico, recentemente riaperto al pubblico. A Palazzo Carignano proseguono le visite agli Appartamenti dei Principi, un percorso che conduce alla scoperta del genio di Guarino Guarini, dal suggestivo cortile allo scenografico scalone monumentale fino all’elegante Appartamento di Mezzogiorno. La visita comprende anche il Belisario chiede l’elemosina del Legnanino, il dipinto commissionato dal principe Emanuele Filiberto alla fine del Seicento, tornato a Palazzo Carignano dopo oltre tre secoli di assenza. Al Castello di Agliè prosegue, fino al 27 settembre, la mostra Vitae. Il sentimento della Natura di Jessica R. Carroll e la stagione musicale con i concerti della rassegna AURA, organizzata da Orium APS in collaborazione con Telemasterclass e con la direzione artistica di Marina Scalafiotti e la stagione Ri-Generazione del Contrametric Ensemble, che affiancano la visita della residenza con appuntamenti dedicati alla musica classica e contemporanea. L’appuntamento con Marina Scalafiotti, sul palco con l’Orchestra AURA, sarà domenica 16 agosto, seguito il 29 agosto dall’Ensemble “Le Chatelier” con musiche di Bach. Per Ri-Generazione sabato 1 agosto il duo violoncello e arpa interpreterà musiche di Schubert, De Falla, Renié e Debussy; sabato 8 agosto un quintetto composto da flauto, arpa, violino, viola e violoncello con pagine di Piernè, Roussel e Cras; per chiudere sabato 22 agosto con i Solisti del Contrametric Ensemble nel crossover La storia della canzone inglese da Dowland a Radiohead. Al Forte di Gavi, riaperto al pubblico dopo il grande intervento di recupero, accessibilità e valorizzazione realizzato nel 400esimo anniversario dell’avvio della fortezza moderna, agosto offre l’occasione di visitare i nuovi spazi museali e i percorsi recentemente restituiti al pubblico, insieme alle esposizioni inaugurate per la stagione estiva. Prosegue infatti fino al 4 ottobre Fammi un quadro del sole. Omaggio a Emily Dickinson, mostra realizzata in collaborazione con l’Università di Torino che riunisce le opere di Matilde Domestico, Floriana Porta, Alberto Casiraghy e Nicolò Tomaini in un percorso dedicato alla poetessa americana, tra installazioni, libri d’artista, acquerelli e opere site specific. Sempre fino al 4 ottobre è visitabile anche la prima edizione di Fortissima Parade – Special Art, nuova rassegna dedicata ai linguaggi dell’arte contemporanea che presenta le installazioni di IDEM Studio, Truly Design e Maya Zignone, pensate per dialogare con gli spazi della fortezza e inaugurare un programma destinato a intrecciare arti visive, spettacolo e performance. Sabato 8 e 22 agosto sarà inoltre possibile partecipare alle visite, a cura dell’associazione Amici del Forte e di Gavi, dedicate all’Alto Forte, dopo gli interventi di restauro e messa in sicurezza. All’Area archeologica di Libarna, domenica 30 agosto, torna il tradizionale Concerto del tramonto alle ore 18. L’edizione 2026 rende omaggio alla grande commedia musicale italiana con Storia di un Teatro, interpretato da Gianluca Guidi, dai Solisti dell’Orchestra Classica di Alessandria e dalle Blue Dolls. Lo spettacolo sarà preceduto alle 16.30 da una passeggiata archeologica dedicata al teatro e all’anfiteatro dell’antica città romana, offrendo ai partecipanti l’occasione di scoprire i luoghi dello spettacolo di Libarna prima del concerto. La chiesa di Santa Maria di Vezzolano ospita due appuntamenti musicali di grande suggestione, tra sonorità internazionali e antiche tradizioni. Domenica 9 agosto il Duo Volver (Miriam Callegaro, mezzosoprano e Carla Tessari, chitarra) accompagnerà il pubblico in un viaggio attraverso le musiche dell’America Latina, mentre sabato 15 agosto il concerto Vengo a te, Madre Maria. La tradizione dei Libri d’Ore nel Piemonte tra XV e XVI secolo proporrà un percorso del repertorio rinascimentale interpretato dall’Ensemble Gli Invaghiti, preceduto da una visita guidata al complesso canonicale condotta da Maurizio Pistone dell’associazione La Cabalesta. All’Area archeologia di Industria proseguono per tutta l’estate le visite guidate gratuite dedicate alla scoperta dell’antica città romana, con appuntamenti speciali anche in occasione della prima domenica del mese. Inoltre, domenica 2 agosto torna #domenicalmuseo, l’iniziativa del Ministero della Cultura che prevede l’ingresso gratuito nei musei e nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. Nelle Residenze reali sabaude e nei Musei nazionali del Piemonte l’ingresso sarà gratuito in tutte le sedi, ad eccezione del Castello di Moncalieri, visitabile con biglietto intero e del Castello di Serralunga d’Alba dove sarà applicata la tariffa ridotta. Nel fine settimana di Ferragosto, inoltre, nonostante la festività, saranno in vigore i consueti orari di apertura a Palazzo Carignano (10-13 e 14.15-18.30), Villa della Regina (9.30-18), Castello di Moncalieri (10-18), Castello di Agliè (9-13 e 14-19), Castello di Racconigi (Castello 9-19, Parco 9.30-18.30), Abbazia di Vezzolano (10-18), Castello di Serralunga d’Alba (10.30-13.30 e 14.30-18.30), Forte di Gavi (9.30-17.30, solo sabato 15 agosto), Area Archeologica di Industria (9.30-12.30 e 17-20), Area Archeologica di Augusta Bagiennorum (8-20), Area Archeologica di Libarna (9.45-18.45, solo sabato 15 agosto).   Forte di Gavi

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI Gli orari e il programma completo, sempre aggiornato, sono disponibili sul sito web: https://museipiemonte.cultura.gov.it/

Il Teatro va in montagna!… A San Sicario

Al Cinema – Teatro “San Sipario” della nota frazione di Cesana Torinese, ritorna “Onda Larsen” con “Spettacoli di mezza estate … in vetta”

Dal 6 al 17 agosto

San Sicario – Cesana (Torino)

“Non ci piace stare fermi!”: a confessarlo, in un’ autopresentazione, sono loro stessi. Parlo dei “Magnifici Quattro” della Compagnia Teatrale torinese (affiliata “Arci Torino”) “Onda Larsen”, maggiorenne da quest’anno (2008, l’anno di nascita) e “accasata” sotto la Mole nello “Spazio Kairòs” al civico 7 di via Mottalciata, tra “Aurora” e “Barriera di Milano”, sito un tempo di una vecchia Fabbrica di colla e ammoniaca. Tre attori (Riccardo De Leo, Gianluca Guastella e Lia Tomatis) e un’organizzatrice, Chiara Aguì: si deve ancora una volta a loro l’organizzazione – ed è questa la seconda edizione – di “Spettacoli di mezza estate … in vetta”, in programma ai 1700 metri di San Sicario, frazione di Cesana Torinese in Alta Valle Susa, da giovedì 6 a lunedì 17 agosto, presso il Cinema-Teatro “San Sipario” (frazione San Sicario Alto, C1 3/b). Spettacoli – si precisa – pensati per coinvolgere ogni fascia di età. Comprese, oltre ai tre “testi” in calendario da venerdì 7 a domenica 9 agosto, anche tre “proiezioni”, assecondando il tema della più ampia Rassegna “Sansi Summer Village 2026” dal titolo “Amplifica i tuoi sensi”. Rassegna che “ci ha stimolato – spiegano da ‘Onda Larsen’ – ad andare a cercare artisti e show che potessero effettivamente vedere coinvolti tutti i cinque sensi: la vista, ovviamente, con il teatro, l’udito con la musica, il tatto, con la magia, il gusto cantando a squarciagola le canzoni dei Beatles e di Bob Dylan. E l’olfatto? Beh, ad ogni spettacolo il suo profumo”.

Il via, giovedì 6 agosto (ore 21,30) con la proiezione del docu-film di Riccardo Topazio “Nomadi di montagna”, un’intensa opera che racconta le sfide quotidiane della pastora nomade Sara cui è affidata, insieme alla famiglia, la guida del gregge attraverso le stagioni delle Alpi, combattendo una guerra su due fronti, la “predazione silenziosa dei lupi” e l’“invasione dei turisti”. Il tutto mentre Sara cerca di trasmettere al piccolo Diego“il senso di una vita circolare che rischia di chiudersi per sempre”.

Il giorno successivo, venerdì 7 agosto, i motori vanno su di giri con “Beatlemaniac”, un travolgente “viaggio musicale” guidato da Vico Righi, voce dei “Finger Pie”, la nota “cover band” torinese dei Beatles, che ci accompagnerà in un viaggio musicale e narrativo dedicato ai “Fab Four”, in un turbinio di  pezzi musicali (da “Please Please Me” alla psichedelia di “Magical Mistery Tour”) che hanno fatto la storia della musica, intervallati da aneddoti, storie e voci di personaggi mitici! Tra omaggi fedeli e libere reinterpretazioni, Righi vi teletrasporterà nell’atmosfera anni ‘60, proprio su quei palchi che i “Beatles” smisero di calcare con “The End” nel 1969, dopo l’ultimo tour americano. Ma “il sottomarino giallo non si ferma, salite (o restate) a bordo!”.

Sabato 8 agostoAndrea Redavid, attore e “mago mentalista” torinese, lascerà tutto il pubblico a bocca aperta con “Cervello”, spettacolo già campione di incassi per tre anni al “Fringe Festival” di Avignone, uno dei più importanti “Festival di Teatro” europei. Spettacolo interattivo, quello portato in scena da Redavid, punterà dritto dritto a sfidare tutte le nostre certezze cognitive, fondendo scienza, ironia e magia.

La grande narrazione d’autore prosegue domenica 9 agosto con la Compagnia “Accademia dei Folli” che, in “How does it feel? Something about Bob Dylan” propone un suggestivo “portrait” teatrale e musicale sulle origini e le metamorfosi del giovane Bob Dylan, colui che cambiò nome tantissime volte, prima di diventare leggenda. Da Robert Zimmermann a Robert Allen e poi a Robert Allyn a Robert Thomas e a Bob Dillon: un “calvario” di nomi fino a quando, un bel giorno si trovò sotto il naso un mucchio di fogli con su scritto: “Columbia Records”. Doveva solo firmare. E sapete cosa fece? Prese la penna, e così, per istinto, automaticamente, senza neanche pensarci, ci scrisse sopra il suo immutabile nome: Bob Dylan.

Martedì 11 agosto si torna al grande “cinema di montagna” con il pluripremiato documentario “Walter Bonatti a Bardonecchia”, firmato ancora da Riccardo Topazio, che racconta i due anni (1955-1956) trascorsi dal celebre alpinista, reduce dalla storica spedizione del “K2”, a Bardonecchia. Chiamato dal “Comune”, Bonatti vi lavorò come “guida alpina” e “maestro di sci”, venendo adottato dalla comunità che gli conferì la “cittadinanza onoraria”.

E infine, la chiusura, lunedì 17 agosto, con il toccante docu-film “Lupi Nostri” di Samer Angelone e Gian Luca Catalfamo, indagine scientifica ed emotiva sul complesso rapporto tra predatori e uomo nel cuore delle nostre valli e in un’Italia polarizzata tra i difensori dei lupi e i loro acerrimi “avversari”.

Per info: tel. 349/4179852

g.m.

Nelle foto: Compagnia “Onda Larsen”; Vico Righi “Finger Pie”; “Accademia dei Folli”

A tutt’ Estate… si va al “Forte di Bard”

Tre appuntamenti “da incorniciare” per un’altra settimana “calda” (non solo climaticamente) al valdostano “Forte di Bard”

Mercoledì 5 / venerdì 7 e sabato 8 agosto

Bard (Aosta)

Proseguono fino a fine agosto, tra allettanti “Incontri d’Autore”, “Cinema” e “Grande Musica Live”, gli appuntamenti serali programmati per “Estate al Forte di Bard 2026”, Rassegna volta a celebrare il ventennale del “Polo Culturale” – oggi il principale delle Alpi Occidentali – e organizzata, in primis, dalla stessa “Associazione Forte di Bard”, in collaborazione con diversi “partner culturali” e “Festival” del territorio.

Di grande e indubbio richiamo l’incontro in agenda per mercoledì 5 agosto (ore 21) con un “narratore” tra i più amati del giornalismo italiano, l’albese (classe ’66) Aldo Cazzullo, che all’ottocentesco “Forte” valdostano porterà lo spettacolo (tratto dal suo ultimo omonimo libro, pubblicato nel 2025 per i tipi di “HarperCollins Italia”) “Francesco – Il primo italiano”: una coproduzione “Aosta Classica” e “Forte di Bard” messa in piedi e in scena per celebrare la ricorrenza degli 800 anni dalla morte di San Francesco, il “Poverello d’Assisi” patrono d’Italia, cui si deve, fra l’altro, l’unificazione della nostra penisola attraverso la “Lingua della Poesia” (il famoso “Cantico delle Creature”) assai prima che esistesse uno Stato italiano e che, nel Medioevo gerarchico, più d’ogni altro seppe lottare, attraverso la “rivoluzione della povertà”, contro tutte le diseguaglianze, a favore dei più deboli e dei più umili al mondo. Percorrendo, con empatica capacità narrativa e con l’intento di coinvolgere e portare in scena al suo fianco – e il più possibile – il pubblico, Cazzullo racconterà le molte “storie” del nostro Santo. Il “San Francesco della devozione”: il lupo, la predica agli uccelli, le stimmate. Il “San Francesco della storia”: la conversione, la spoliazione, il rapporto con il Papa, la nascita dell’Ordine, la Crociata, l’incontro con il Sultano. Il “San Francesco poeta”: il “Cantico delle Creature”. E i “Grandi Francescani”, dai terziari – Dante, Colombo – ai Santi: Sant’Antonio, Padre Pio. Fino al primo Papa, chiamato Francesco: Jorge Mario Bergoglio, primo Gesuita a diventare Papa, nel 2013, (il 266° della “Chiesa Cattolica”) e primo Pontefice ad arrivare dal Continente Americano, scomparso il 21 aprile 2025, all’età di 88 anni. “Attraverso il racconto di Cazzullo – si è scritto – torna la figura di un ‘Santo Meraviglioso’ e si ricostruisce un tassello prezioso dell’identità italiana”. (Biglietti: “ticketone.it”). L’evento con Aldo Cazzullo è finanziato con il contributo del “Ministero del Turismo” nell’ambito del “Fondo Unico Nazionale per il Turismo – Anno 2026”.

Altro appuntamento decisamente imperdibile, quello di venerdì 7 agosto (ore 21), con l’anteprima nazionale del docufilm “Super Nature” realizzato dal regista e filmmaker londinese, Ed Sayers. L’opera – vincitrice del “Green Documentary Award e del “Premio del Pubblico” (“Audience Award”) al “Pordenone Docs Fest 2026” – vuole essere una sorta di “lettera d’amore” alla “Natura”, girata interamente nel formato originale del cinema amatoriale, il cosiddetto “Super 8”. Guidati da Ed  Sayers, quaranta collaboratori, distribuiti in venticinque Paesi (tra cui la Valle d’Aosta, con i suoi meravigliosi “stambecchi”) e in cinque Continenti, “compongono un mosaico straordinario e profondamente eterogeneo di immagini del mondo naturale”. Dai “rinoceronti bianchi” ai “draghi marini fogliati”, dagli “stambecchi” delle Alpi alle “chiocciole”, “Super Nature” rivela il legame profondo che ci unisce alla Natura, un legame che la vita contemporanea troppo spesso ci impedisce di riconoscere. Accogliendo tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che rischiamo di perdere, il film (che uscirà nelle Sale il prossimo settembre in Inghilterra e nel 2027 in Italia) ci “invita a un nuovo modo di guardare il mondo, e ci conduce in un viaggio affascinante di scoperta e condivisione insieme agli altri abitanti della Terra, umani e non umani”.

E per chiudere in totale bellezza la settimana, la “chicca” di sabato 8 agosto è  un “Concerto a lume di candela” nell’area verde delle “Scuderie” eseguito dal “Quartetto Lys”, formato dai musicisti Silvia Marini (flauto), Cecilia Scala (violino), Aldo Zangheri (viola) e Veronica Conti (violoncello). In programma, un lungo, fantastico “viaggio musicale” che dal “Barocco” con le pagine più note di J. S. Bach, arriva incredibilmente sino ai “Led Zeppelin”, toccando Piazzolla e il “Tango argentino”Morricone e la “musica da film”, per chiudere con la “musica pop e rock” degli anni ’60 e ’70.

L’esibizione sarà preceduta da un apericena all’aperto servito a partire dalle 19,30. A seguire il concerto. Tariffa (apericena e concerto): 30 euro + prevendita online su “Midaticket.it”.

Per info: “Forte di Bard”, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Gianni Milani

Nelle foto: Aldo Cazzullo, “Super Nature” e “Quartetto Lys”

Torino geograficamente magica

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Torino: bellezza, magia e mistero  / Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori

Articolo1: Torino geograficamente magica
Articolo2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum
Articolo3: I segreti della Gran Madre
Articolo4: La meridiana che non segna l’ora
Articolo5: Alla ricerca delle Grotte Alchemiche
Articolo6: Dove si trova ël Barabiciu?
Articolo7: Chi vi sarebbe piaciuto incontrare a Torino?
Articolo8: Gli enigmi di Gustavo Rol
Articolo9: Osservati da più dimensioni: spiriti e guardiani di soglia
Articolo10: Torino dei miracoli

Articolo1: Torino geograficamente magica

Città ammirata e oggetto di grande considerazione nel corso del tempo, Torino divenne nel XVII secolo una delle mete del Gran Tour, una moda in voga tra i ricchi esponenti dell’aristocrazia europea, che consisteva in viaggi dalla durata indefinita e a scopo didattico, attraverso i luoghi più celebri dell’Europa continentale. Parve allora opportuno ai Torinesi istituire un’organizzazione che si occupasse specificatamente di turismo, con tanto di distribuzione di opuscoli utili ai visitatori, contenenti indicazioni dettagliate per girare la città. Una delle prime guide turistiche è stata la “Guida de’ forestieri” nel 1753, redatta, per i trecento anni del miracolo del SS. Sacramento, dal libraio Gaspare Craveri. Sulla scia della fortuna del libello seguirono altre pubblicazioni, tra cui la “Nuova guida per la città di Torino” di Onorato Derossi edita nel 1781. Il fascino del capoluogo piemontese ha colpito l’attenzione di molte personalità, tra queste mi piace ricordare il filosofo Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), che descrive il panorama visto dalla collina di Superga come: “ Lo spettacolo più bello che possa colpire l’occhio umano”, o ancora il grande architetto urbanista Le Courbusier (1887-1965), che la definisce “La città con la più bella posizione naturale del mondo”. E da buona torinese non posso che condividere il giudizio.  Eppure Torino non è solo bellezza e cultura. Molti turisti che intraprendono viaggi per venire a visitare la bella città che si adagia ai piedi del Monviso non si accontentano di acculturarsi visitando musei e opere architettoniche, essi piuttosto affrontano quello che viene definito “turismo esoterico”, ossia compiono gite e pellegrinaggi in luoghi considerati sacri o misteriosi del pianeta. Secondo le statistiche, negli ultimi anni la domanda per questo tipo di “vacanza” è aumentata del 25-30%. Sempre più persone paiono voler conoscere non solo l’arte e la cultura di paesi stranieri, ma desiderano scoprirne i rituali, le leggende, gli usi religiosi e tutte quelle sfaccettature mistiche e magiche che, in fondo, affascinano tutti quanti.


Tra le mete più richieste ecco proprio l’antica Augusta Taurinorum, città magica per eccellenza, dove “spiriti”, “diavoli” e “fantasmi” sembrano annidarsi lungo il tracciato delle belle vie che la compongono mentre poli di energia positiva controbilanciano flussi di negatività. Secondo gli esoteristi, sono molte le motivazioni che attestano e dimostrano questo peculiare aspetto di Torino, prima fra tutte la sua posizione geografica, che la vede vertice di due triangoli, uno positivo, connesso alla magia bianca, insieme a Praga e Lione, e l’altro negativo, collegato alla magia nera, con Londra e San Francisco. Non si deve pensare che queste capitali chiamate in causa siano state scelte a caso, al contrario, sono luoghi che hanno ciascuno una propria tradizione esoterica. Praga infatti, è la città del Vicolo d’Oro, in cui gli alchimisti di Rodolfo II cercavano di trasformare i metalli vili in oro, e dove Jehuda Low ben Bezalel creava i golem con l’argilla, animandoli e incidendo sulla loro fronte la parola ebraica emet, (“verità”), e, infine, è la stessa metropoli in cui è custodita la corona maledetta di san Venceslao, presso la cattedrale di San Vito. Per quel che riguarda Lione, patria del fondatore dello spiritismo moderno, meglio noto con l’appellativo Allan Kardec, il centro abitato ospita una vasta concentrazione di chiese, comunità religiose e società segrete.
Anche le società che compongono il secondo triangolo hanno una propria aurea mistica, sia Londra, celebre per i suoi spiriti, sia San Francisco, città in cui nel 1960 venne fondata, da Anton Szandor LaVey, la Chiesa di Satana. Questi triangoli sono ben noti anche a chi di esoterismo non si interessa, ma ce n’è ancora uno, meno conosciuto, che tuttavia va menzionato, quello ufologico. Esso vede unite tre città, Torino, Bergamo e La Spezia, come vertici di una zona all’interno della quale sono numerosissimi gli avvistamenti di oggetti volanti non identificabili. Unendo questi tre punti (Torino-Bergamo-La Spezia) compare un triangolo che a prima vista sembra isoscele. Di questo triangolo quasi isoscele i due angoli alla base differiscono più o meno di tre gradi e qualche primo. C’è chi pone questa differenza uguale a 3°14’, facendo comparire le cifre del “π”-“p greco”numero magico per eccellenza, che, tra l’altro, si trova alla base dello studio della costruzione della piramide di Cheope. Per quanto riguarda la questione “alieni” ricordiamo che a soli 20 Km da Torino svetta il Musinè, luogo misterioso, da anni al centro di studi paranormali, conosciuto soprattutto per essere zona di avvistamenti extra-terresti. Il caso più celebre avvenne nel 1978, quando due escursionisti sostennero di aver visto una luce accecante sulla sommità del monte. Uno dei due uomini raggiunse la luce e scomparve, per poi ricomparire in stato di shock; egli sostenne di aver visto una navicella spaziale a forma di pera, da cui erano usciti quattro alieni, uno dei quali lo avrebbe toccato, paralizzandolo per alcuni momenti. L’ultimo episodio paranormale risale al 1996, in cui pare sia stato avvistato un disco volante dalle estremità trasparenti, attraverso le quali si sporgevano sagome extra-terrestri.


Torniamo ora all’urbe augustea, la figura trilatera non è l’unica geometria che la riguarda, infatti essa è inscritta in un pentacolo, per fortuna posizionato “nel verso giusto”, ossia con una punta verso l’alto, simbologia che indica, in chiave esoterica, spiritualità, luce e aspirazione al bene. È stato l’architetto austriaco Peter Müller a sottolineare questa peculiarità urbanistica. Egli ha infatti notato come cinque edifici significativi per l’urbe, quali la Basilica di Superga, il Castello di Moncalieri, il Castello di Rivoli, la Palazzina di Stupinigi e la Venaria Reale, se collegati fra loro, formino una stella a cinque punte, che pare proprio contenere e proteggere i Torinesi. Secondo la teoria di Müller, l’accesso simbolico -anche inteso come “nascita” o “inizio”-alla stella, si trova tra Stupinigi e Moncalieri, poli opposti rispettivamente collegati al giorno e alla notte, al fuoco e all’acqua, al maschile e al femminile. Egli sostiene inoltre che il percorso prosegua verso Rivoli, punto indicante “il compimento della vita”, e prosegue poi per Venaria, punto estremo, indice di abbandono delle preoccupazioni e liberazione dello spirito, e termina a Superga, postazione “finale”.
Questa stessa tesi può essere anche letta in chiave alchemica, associando ai vertici del pentacolo gli elementi: Superga-terra, Moncalieri-metallo, Stupinigi-acqua e Veneria-fuoco.
Inoltre i luoghi citati hanno ognuno la propria aurea mistica, a partire dalla Basilica, che porta sfortuna alle coppie innamorate, per poi passare ai Castelli di Rivoli e Moncalieri in cui pare si aggirino gli spiriti della Bela Rosin e di Vittorio Emanuele II. Spesso ospite  alla Venaria, dietro le spoglie del così detto fantasma del ghersin, (grissino) era  Vittorio Amedeo II. La leggenda vuole che, tra le belle sale del palazzo, lo spirito del re si mostri ammantato in un nero mantello, con in una mano un grissino incandescente e nell’altra le redini di un cavallo bianco. Si narra che Vittorio, quando era ancora bambino, si ammalò gravemente, e il medico di corte, tale don Baldo Pecchio, ipotizzò un’intossicazione alimentare, causata dal pane mal cotto e cucinato senza alcuna norma igienica. Secondo la storia, pare che lo stesso medico avesse sofferto del male medesimo che attanagliava il giovane principe, e per questo motivo sapeva esattamente come curarlo. Il medico si rivolse al panettiere di corte, Antonio Brunero, esortandolo a cucinare delle “gherse” sottilissime e cilindriche, soprannominate poi “ghersin”. Questo “escamotage” salvò il principe e lo fece diventare goloso della nuova scoperta culinaria, al punto che anche nell’aldilà egli non se ne distacca. Assai numerose sono dunque le leggende che vedono protagonista la nostra Augusta Taurinorum; gli spiriti ed i fantasmi pullulano a Torino e dintorni, ogni singolo sanpietrino pare imbevuto di magia.  Ed è così che si va in giro per la città (almeno fino a prima della quarantena), con lo sguardo assorto tra le belle architetture e gli ombrosi alberi dei parchi, ognuno di noi con il pensiero rivolto alle nostre necessità quotidiane, eppure stando sempre tutti attenti a chi si potrebbe incontrare.

Alessia Cagnotto

Il Toret: quando i simboli dissetano

 

Malinconica e borghese, Torino è una cartolina daltri tempi che non accetta di piegarsi allestetica della contemporaneità.
Il grattacielo San Paolo e quello sede della Regione sbirciano dallo skyline, eppure la loro altitudine viene zittita dalla moltitudine degli edifici barocchi e liberty che continuano a testimoniare la vera essenza della città, la metropolitana viaggia sommessa e non vista, mentre larancione dei tram storici continua a brillare ancorata ai cavi elettrici, mentre le abitudini dei cittadini, segnate dalla nostalgia di un passato non così lontano, non si conformano allirruente modernità.
Torino persiste nel suo essere retrò, si preserva dalla frenesia delle metropoli e si conferma un capoluogo a misura duomo, con tutti i pro e i controche tale scelta comporta.
Il tempo trascorre ma lantica città dei Savoia si conferma unica nel suo genere, con le sue particolarità e contraddizioni, con i suoi caffè storici e le catene commerciali dei brand internazionali, con il traffico della tangenziale che la sfiora ed i pullman brulicanti di passeggeri sudaticcima ben vestiti.
Numerosi sono gli aspetti che si possono approfondire della nostra bella Torino, molti vengono trattati spesso, altri invece rimangono argomenti meno noti, in questa serie di articoli ho deciso di soffermarmi sui primati che la città ha conquistato nel tempo, alcuni sono stati messi in dubbio, altri riconfermati ed altri ancora superati, eppure tutti hanno contribuito e lo fanno ancora- a rendere la remota Augusta Taurinorum così pregevole e singolare.

 

1. Torino capitale… anche del cinema!

2.La Mole e la sua altezza: quando Torino sfiorava il cielo

3.Torinesi golosi: le prelibatezze da gustare sotto i portici

4. Torino e le sue mummie: il Museo egizio

5.Torino sotto terra: come muoversi anche senza il conducente

6. Chi ce lha la piazza più grande dEuropa? Piazza Vittorio sotto accusa

7. Torino policulturale: Portapalazzo

8.Torino, la città più magica

9. Il Turet: quando i simboli dissetano

10. Liberty torinese: quando leleganza si fa ferro

 

9. Il Turet: quando i simboli dissetano

Eccoci quasi arrivati alla fine del ciclo di articoli sui primati torinesi, e come in tutti gli elenchi ho voluto lasciare “il meglio” per ultimo.
Lo sapete da dove deriva la parola “rubinetto”? Questa la definizione dal dizionario: “Dal fr. robinet, der. di robin, nome dato pop. ai montoni, perché le chiavette, in passato, avevano spesso la forma di una testa di montone •sec. XVI.” Si, l’etimologia fa riferimento ai “montoni”, forse proprio per questo motivo le fontane costruite tra il Quattrocento e il Cinquecento hanno spesso forma di testa di animale, tale tradizione svanisce tuttavia nel corso dei secoli, per lasciare spazio a costruzioni più semplici e lineari. Questo accade quasi dappertutto, tranne che in una città, indovinate quale?
Il record di cui vorrei raccontarvi oggi è assai peculiare, nonché decisamente riconducibile alla nostra urbe, mi riferisco ai famosi “torèt”.
Credo che per noi abitanti del luogo, tale dettaglio urbano, sia qualcosa di “abituale”, una presenza quasi scontata e banale, perché come tutti siamo anestetizzati e distaccati nei confronti dei beni che già possediamo, mentre tutto il nostro desiderio si rivolge costantemente alle meraviglie che si trovano dall’altra parte del mondo.
Quando re-impareremo a guardare, ci accorgeremo del minuzioso incanto delle fontanelle che pullulano tra le nostre piazze e le nostre vie, mi riferisco a quelle strutture a forma di “torèt” che i turisti si fermano a fotografare, spesso divertiti e stupiti, giacché non capita in molte altre metropoli di imbattersi in simili fonti d’acqua.


Anche il numero di tali impianti è sbalorditivo: sono 800 i “piccoli tori” che si occupano senza sosta di dissetare gratuitamente la cittadinanza e i visitatori.
È bene ricordare che la comunità pedemontana continua a costruire le proprie sorgenti cittadine, sempre con tali sembianze, da più di centosessant’anni, rifacendosi all’antica tradizione che associa per assonanza – e altre motivazioni relative alla mitologia- l’effige del toro e la denominazione “Torino”.
Si sa, l’acqua corrente non è sempre stata disponibile presso le abitazioni del popolo. Nell’Ottocento le persone prelevavano l’acqua dai pozzi dislocati nei vari cortili o in quelli artesiani, dove le acque sotterranee emergevano naturalmente, senza bisogno di specifici strumenti di estrazione. Tale abitudine comportava però problemi igienico-sanitari, annessi ad esempio all’inquinamento delle fonti o alle eventuali contamizioni delle falde.
La città sabauda allora – che ci piaccia o meno- si ispira ad un progetto diffusosi nelle capitali della Francia, ossia
un sistema idrico costituito da fontanelle che forniscono acqua 24 ore su 24. Per differenziarsi dai nemici-amici gallici i torinesi ideano una specifica forma, tutta nostrana, per sorgenti urbane: ecco la nascita del “torèt”.


Grazie a tali invenzioni, anche nel capoluogo piemontese, diventa possibile ovviare alle numerose difficoltà quotidiane incontrate dalla popolazione. Intorno al 1859, viene progettato il primo acquedotto che irrori svariate fontanelle pubbliche, inoltre, nel 1861 – dopo un mese dall’unità d’Italia- la Giunta Comunale individua ben 81 zone da predisporre proprio come “punti d’acqua” potabile.
Un anno dopo vengono presentati i famigerati progetti delle “fontanelle”, tali e quali a quelli che tutt’ora possiamo visionare passeggiando per le strade. Da subito vengono redatte delle mappe per rendere più facilmente trovabili queste costruzioni, all’inizio si contano ben 45 “torèt”, poi nel tempo, il numero delle fontane aumenta sempre più, fino a raggiungere la moltitudine da record odierna.
Il primo esemplare viene edificato all’angolo tra via San Donato e via Balbis, nei pressi di Piazza Statuto; oggi però la struttura appare piuttosto nuova, questo perchè dopo più di cent’anni di onorato servizio il piccolo toro originale è stato sostituito, la collocazione però è rimasta la medesima.
Il “torèt” si presenta sempre uguale in ciascuna delle sue copie: forma parallelepipeda di circa un metro d’altezza, l’estremità superiore è arcuata, con una griglia di scolo in basso, spesso dotata di una conca centrale da cui possono bere anche gli amici a quattro zampe. Il materiale utilizzato è la ghisa, il colore che ricopre la lega ferrosa è un particolare tono di verde, facilmente definibile “verde bottiglia”. E poi c’è ovviamente l’elemento distintivo:
il rubinetto a forma di testa di toro.


Fin dal principio tali gorghi mostrano un’estetica inconfondibile, divengono subito un caratteristico arredo urbano, tant’è che oggi sono addirittura acquistabili in formato di gadget-portachiavi, piccoli souvenir ideati dal Comune di Torino per promuovere l’immagine dell’antica città dei Savoia.
Dietro all’apparente frivolezza dell’oggetto si cela un’attenzione rivolta all’ambiente e alla salute, la manutenzione delle fontane è affidata alla SMAT (la Società Metropolitana Acque Torino), che si occupa di erogare agli avventori assetati acqua gratuita, di buona qualità e regolarmente controllata, il ricambio costante del flusso impedisce così la formazione di ristagni che potrebbero generare la proliferazione di batteri. È bene sottolineare inoltre che non vi è alcuno spreco idrico: l’acqua “non bevuta” ritorna infatti nelle falde sotterranee –
oltretutto in qualità ancora migliore rispetto a prima-.
Esistono anche dei “torèt” versione “ingrandita”, si tratta delle ironiche e bizzarre sculture realizzate da Nicola Russo a partire dal 2021. Il lavoro dell’artista nasce dall’idea che i piccoli tori possano rompere la fontanella che li tiene soggiogati, mostrandosi in tutta la propria possanza di mammifero artiodattilo. Le sculture possono apparire panciute e goffe, ma si sa, “noi del nord” non siamo noti per ilarità e autoironia, Nicola Russo ha così dovuto spiegare le proprie creazioni poste sul territorio cittadino: “il toret vede la sua amata città vivere un momento di difficoltà a causa del Covid e allora decide di uscire dal suo guscio in ghisa, per dare un segno di cambiamento e per spingere tutta la città a una rinascita.

 

Non importa se è panciuto e goffo, lui si mostra così com’è fatto per portare il suo messaggio di speranza. Il suo è quindi “un gesto di coraggio, perché senza coraggio non c’è futuro”.
È bene dunque superare lo scetticismo del primo sguardo, anche perchè l’iniziativa dello scultore ha un duplice intento virtuoso: da una parte egli si appoggia solo ad aziende piemontesi, in modo da incentivare una ricaduta economica sul territorio, dall’altra lo scultore ha deciso di devolvere parte dei ricavati alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus di Candiolo.
Anche stavolta mi viene da terminare con un “ Ὁ μῦθος δηλοῖ ὅτι ” (“la favola insegna che”). Mai fermarsi alle apparenze, perché dietro la semplicità si cela sempre la preziosità di un grande insegnamento e nella goffaggine di un sorriso si può trovare la forza per proseguire ciascuno nel proprio percorso.

Alessia Cagnotto

A Grugliasco 54 serate: “R.Estate al Parco Porporati – Luci, Note e sapori”

GRUGLIASCO (TO) – Il caldo torrido e le temperature da record di questa estate 2026 non hanno fermato la voglia di stare insieme e godersi la grande musica dal vivo. Si avvia verso la conclusione la quarta, fortunatissima edizione di “R.Estate al Parco Porporati – Luci, Note e sapori”, il format che dal 12 giugno ha trasformato il cuore verde di Grugliasco in un’oasi urbana di relax, food e intrattenimento per tutta la famiglia.

Un traguardo importante, con ben 54 serate a ingresso gratuito, frutto della sinergia tra l’ideazione di Bis Eventi, la collaborazione di SoulFood Music Factory, e il fondamentale sostegno della Città di GrugliascoSocietà Le Serre, e dei partner Le Gru e SIF.

“È stata un’edizione straordinaria, che ha confermato quanto ci sia bisogno di spazi di aggregazione di qualità, specialmente per chi sceglie o deve restare in città ad agosto” fanno sapere gli organizzatori. “Il Parco Porporati, allestito come un ‘garden of lights’ tra sedute in legno e filari luminosi che creano l’atmosfera di un bosco incantato, si è rivelato il rifugio perfetto contro la canicola estiva, premiato sera dopo sera da un pubblico trasversale e affezionato”.

Ora è il momento del Gran Finale. Fino a sabato 8 agosto, il palco si accenderà per l’ultima tranche di eventi con una proposta eclettica di altissima qualità.

I PROSSIMI APPUNTAMENTI (Inizio live ore 21:30):

  • Venerdì 31 luglio – Il fenomeno FUNKYTUDE: Si parte fortissimo con il travolgente progetto funky/fusion dei virtuosi torinesi Andrea Mignone (chitarra) e Andrea Manzo (basso elettrico). Reduci da un successo virale sui social che li ha portati a collaborare con artisti del calibro di Nate James e Neja, promettono uno show ad altissimo tasso tecnico e di groove.

  • Domenica 2 agosto – La “mala” anni ’70 con ANONIMA SONORA: Una proposta ibrida e imperdibile. Il collettivo musicale trasporterà il pubblico nelle atmosfere dei film poliziotteschi italiani anni ’70. Un vero e proprio storytelling che fa dialogare musica suonata dal vivo, recitazione e videoracconti proiettati sul grande schermo.

  • Lunedì 3 agosto – LA RADIO DAL VIVO: Una serata di racconti ed emozioni musicali con lo storytelling guidato da Frisk e la squadra di TORADIO.

  • Venerdì 7 agosto – Il pre-party con LEO LIVE SHOW: Inizia il weekend di chiusura con un’esplosiva miscela di musica dance che farà ballare il parco ripercorrendo le hit degli anni ’70, ’80, ’90 e 2000.

  • Sabato 8 agosto – GRAN FINALE con SUPERKLASSIFICASHOW: L’atto conclusivo di questa quarta edizione è affidato alle indimenticabili cover anni ’70 e ’80. Una grande festa per salutare l’estate grugliaschese.

IL FORMAT DELLA SERATA

Ogni giorno l’apertura del Garden è prevista per le ore 18:30 con Dj Set e un’accurata selezione Food & Drink per l’orario aperitivo e cena. Alle 21:30 l’inizio degli spettacoli live, seguiti ancora da Dj set a cura di Toradio fino a mezzanotte.

L’ingresso al Parco Porporati di Grugliasco resta dal lato sud (via Tiziano Lanza).

Torino, la città più magica

 

Malinconica e borghese, Torino è una cartolina daltri tempi che non accetta di piegarsi allestetica della contemporaneità.
Il grattacielo San Paolo e quello sede della Regione sbirciano dallo skyline, eppure la loro altitudine viene zittita dalla moltitudine degli edifici barocchi e liberty che continuano a testimoniare la vera essenza della città, la metropolitana viaggia sommessa e non vista, mentre larancione dei tram storici continua a brillare ancorata ai cavi elettrici, mentre le abitudini dei cittadini, segnate dalla nostalgia di un passato non così lontano, non si conformano allirruente modernità.
Torino persiste nel suo essere retrò, si preserva dalla frenesia delle metropoli e si conferma un capoluogo a misura duomo, con tutti i pro e i controche tale scelta comporta.
Il tempo trascorre ma lantica città dei Savoia si conferma unica nel suo genere, con le sue particolarità e contraddizioni, con i suoi caffè storici e le catene commerciali dei brand internazionali, con il traffico della tangenziale che la sfiora ed i pullman brulicanti di passeggeri sudaticcima ben vestiti.
Numerosi sono gli aspetti che si possono approfondire della nostra bella Torino, molti vengono trattati spesso, altri invece rimangono argomenti meno noti, in questa serie di articoli ho deciso di soffermarmi sui primati che la città ha conquistato nel tempo, alcuni sono stati messi in dubbio, altri riconfermati ed altri ancora superati, eppure tutti hanno contribuito e lo fanno ancora- a rendere la remota Augusta Taurinorum così pregevole e singolare.

1. Torino capitale… anche del cinema!

2.La Mole e la sua altezza: quando Torino sfiorava il cielo

3.Torinesi golosi: le prelibatezze da gustare sotto i portici

4. Torino e le sue mummie: il Museo egizio

5.Torino sotto terra: come muoversi anche senza il conducente

6. Chi ce lha la piazza più grande dEuropa? Piazza Vittorio sotto accusa

7. Torino policulturale: Portapalazzo

8.Torino, la città più magica

9. Il Turet: quando i simboli dissetano

10. Liberty torinese: quando leleganza si fa ferro

 

8.Torino, la città più magica

Torino è magica. Nel vero senso del termine.
Lo testimonia anche il celebre medicoe astrologo Michel de Nostredame: Nostradamus ha alloggiato qui, dove c’è il Paradiso, lInferno e il Purgatorio. Io mi chiamo la Vittoria, chi mi onora avrà la gloria, chi mi disprezza avrà la rovina intera.
Sembra infatti che il popolare uomo la cui fama lo precede tuttora, dal nome italianizzato in Michele di Nostradama, meglio noto con lo pseudonimo di Nostradamus, abbia soggiornato intorno al 1556 a Torino, presso Cascina Morozzo conosciuta anche come villa Vittoria, poiché proprietà della principessa Vittoria, della casata Savoia-.
Tali parole erano state incise su una lapide custodita presso lo stabile in cui l’uomo aveva pernotatto, quando la Villa viene demolita anche quest’unica testimonianza tangibile del passaggio di Nostradamus a Torino scompare nel nulla, fino al 1967, quando viene ritrovata e donata a Renuccio Boscolo, uno dei maggiori interpreti degli scritti del chiaroveggente, per essere custodita in sicurezza.
Secondo alcuni studiosi la “Vittoria” indicata dall’importante ospite sarebbe la principessa Savoia, anche se le interpretazioni rimangono aperte a differenti ipotesi.
Quello che non cambia è l’alone di mistero che avvolge l’affermazione, impressione che si ripresenta in realtà di fronte a tutte le sentenze espresse dal “sapeinte” francesce.

Daltronde il capoluogo pedemontano è così: insolito e curioso, a tratti misterioso.
La città dai diversi primati, ne colleziona ancora uno, dopo essere stata la prima capitale italiana, in seguito al riconoscimento ottenuto grazie allaltura della Mole Antonelliana, oltre allinvenzione del primo cioccolatino, ecco lulteriore record tutto nostrano da aggiungere allelenco: Torino è considerata una tra le metropoli più magiche del mondo, nel bene e nel male perdonatemi il gioco di parole.-
Secondo gli esperti in materia infatti confluiscono sul territorio cittadino i vertici di due triangoli esoterici, quello di magia bianca (insieme a Praga ed a Lione) e quello di magia nera (insieme a San Francisco e Londra), fatto che tramuta la località in una sorta di mappa energetica costellata di zone buonee altre dove non parrebbe consigliabile trascorrere troppo tempo.
Per non sbagliarci vediamo di scendere più nel dettaglio.

Iniziamo dai luoghi da evitare.
Il punto energeticamente più ostile della città è di sicuro Piazza Statuto: qui, secondo la tradizione esoterica, si trova la porta degli Inferi, un vero e proprio passaggio tra i due mondi, quello dei vivi e quello dei morti; il punto preciso è situato in corrispondenza dellantica porta Decumana, uno degli ingressi delloriginario accampamento romano e luogo ahimè– dedicato alla sepoltura dei cadaveri. Latmosfera inquieta della piazza è resa ancora più sinistra dalla presenza di due monumenti assai particolari: quello eretto per commemorare gli operai deceduti durante la costruzione del Traforo del Frejus e lObelisco Geodetico. Il primo rappresenta unimmensa piramide di massi, da essi spuntano alcuni corpi di titani abbattuti dallo stesso genio alato che svetta sulla sommità della piramide, egli ha sul capo una stella a cinque punte a cui sono attribuite diverse simbologie magico-rituali; invece, la seconda costruzione, nota anche come Guglia Beccaria, è sormontata da un astrolabio e si erge esattamente a 5.000 km dal Polo Nord ed altrettanti dallEquatore. Non stupisce che sempre nei dintorni della piazza si trovi lappena citata Domus Morozzo, decisamente ledificio più appropriato per accogliere un altrettanto losco figuro.
Altro sito da evitare è Palazzo Trucchi di Levaldigi, oggi sede della Banca Nazionale del Lavoro, stupendo edificio dalle finiture seicentesche che ospita su una delle sue facciate il cosiddetto Portone del Diavolo, il cui batacchio rappresenta niente meno che il volto di Lucifero.
Nel 1675 Giovanni Battista Trucchi di Levaldigi, conte e generale delle Finanze di Carlo Emanuele II, richiede ad una manifattura di Parigi di realizzare un portale in legno e il risultato del lavoro è più che sbalorditivo: la soglia è riccamente intagliata e adorna di fiori, frutta, animali e amorini, ma ciò che stupisce gli spettatori è il batacchio centrale, un volto mostruoso che scruta minaccioso i visitatori che bussano alla porta. Ultimo dettaglio, la parte che viene presa in mano per battere è composta da due serpenti che si uniscono con la testa. Da questi dettagli derivano le storie spaventose ambientate in questo posto. Prima leggenda fra tutte è quella del mago insistente: si narra di uno stregone eccessivamente ostinato che provò ad invocare Satana, forse con troppa enfasi, difatti il povero Lucifero non propriamente noto per la dote della pazienza- infastidito dalla nenia incalzante, costruì un portone nel suddetto edificio, mise allinterno lincauto mago e lì lo imprigionò .
Altre vicende però contribuiscono a rendere questo stabile un luogo davvero misterioso. Si narra ad essempio di Melchiorre Du Perril, un soldato francese in possesso di documenti segreti che entrò allinterno dello stabile e non si ripresentò più al suo cocchiere; c’è poi la storia della ballerina che, invitata ad una delle tante feste volute da Marianna Carolina di Savoia, venne aggredita e assassinata allinterno di una delle sale della lussuosa palazzina.
Inoltre, ancor prima di tutte queste vicissitudini, nel 1600, ledificio viene scelto come sede di una fabbrica di tarocchi, e anche in questo caso le coincidenze non hanno fine: allepoca il numero civico del fabbricato era il 15, il medesimo numero dellarcano corrispondente alla carta del Diavolo.


E se proprio dovete raggiungere questa banca, indovinate il numero del tram da prendere?
Cari lettori, ma proprio qui dovete venire a prelevare?
Lasciamoci alle spalle i fantasmi che ovviamente si aggirano nei dintorni dellimmobile infernale e avviamoci in unaltra zona perturbante, ossia via Lascaris (angolo Via San Francesco dAssisi), a pochi passi da Piazza Solferino, dove ci si può imbattere nellennesimo dettaglio folklorìstico. Proprio ai piedi di un casamento – oggi sede di una banca, ma in passato dimora di una Loggia Massonica- si dischiudono a terra delle strane fessure a forma di occhi. Qualcuno ci osserva, ma per la serie mai una gioiaa tenerci sotto controllo non è un bellangelo alla Der Himmel über Berlin, bensì niente meno che il Principe delle Tenebre, da qui la dicitura di questi spiragli: gli occhi del Diavolo.
Bene, ora che abbiamo capito dove non fermarci per i prossimi pic-nic autunnali, vediamo insieme quali sono i luoghi in cui possiamo indugiare per una pausa rigenerativa.
Uno dei siti a più alta concentrazione di energia positiva della città è il luogo di confluenza tra il Po e la Dora Baltea, i due fiumi torinesi che rispettivamente simboleggiano il Sole e la Luna, lenergia maschile e quella femminile, il principio vitale e quello del sonno eterno.
Un altro posto consigliato è la Chiesa della Gran Madre, le cui statue erette allingresso della grande scalinata raffigurano la Fede e la Religione, due emblemi rassicuranti e potenti; le due personificazioni sono poste anche a guardia del Sacro Graal, una delle reliquie cristiane più ricercate di tutti i tempi e guarda caso- celata nei meandri dellenigmatica Torino, città dai mille volti.
Anche Piazza Castello è una località benevola, è opportuno passeggiarci soprattutto se si rasenta la cancellata di Palazzo Reale e ci si sofferma sotto le statue equestri dei Dioscuri, guardiani ufficiali posti al confine tra la zona di magia bianca e quella nera.
Se poi ci si sentisse particolarmente stanchi, è consigliabile dirigersi verso la Mole Antonelliana, Museo del Cinema per alcuni, per altri una grande antenna che irradia nel mondo energia positiva.
Gli intellettuali e i radical chic si appropinquino invece verso Piazza Solferino, nei pressi della Fontana Angelica, monumento pregno di simbologie nascoste: le statue della Primavera e dellEstate si contrappongono a quelle dellAutunno e dellInverno, mentre lacqua che scorre rappresenta il Sapere e la Conoscenza.
Che dire ancora? Alla fine è sempre la stessa storia, è leterna sfida tra il Bene e il male, che si tratti di Sith e di Jedi, di Merlino, di Morgana e della magia del fareo dellimpresa per sconfiggere Sauron la questione è resta la medesima: la scelta.
Cari lettori, e voi da che parte state?

ALESSIA CAGNOTTO

La Fondazione Amendola dedica una personale a Francesco Casorati

Dal 17 settembre al 10 ottobre prossimi la Fondazione Amendola dedica un’importante mostra a Francesco Casorati, concludendo il progetto espositivo nato tra Vigone e Torre Pellice, intitolato “Una passione razional- geometrica incantata”.
Dopo il successo delle prime due edizioni dedicate a Piero Ruggeri e Marco Gastini, il progetto di valorizzazione dei grandi artisti torinesi, nato a Vigone e Torre Pellice, approda quest’anno a Torino alla Fondazione Giorgio Amendola con la mostra dal titolo “Francesco Casorati. Una passione razional- geometrica incantata”, curata da Francesco Poli e Luca Miotto, ospitata fino al 13 settembre tra Vigone e Torre Pellice, in provincia di Torino.
L’esposizione verrà inaugurata giovedì 17 settembre prossimo alle ore 18 e rappresenta la terza e conclusiva tappa del percorso avviato all’ex Chiesa del Gesù di Vigone e alla Galleria Civica Scroppo di Torre Pellice.

Il progetto è nato nel 2024 da un’idea dei sindaci Fabio Cerato di Vigone e Maurizia Allisio di Torre Pellice e prosegue il suo obiettivo di riscoprire e valorizzare figure centrali dell’arte torinese del secondo Novecento.
Il titolo della mostra “Una passione razional- geometrica incantata” riprende una felice definizione coniata da Italo Calvino nel 1962 per definire la ricerca artistica di Francesco Casorati, comprendente un linguaggio autonomo, distante tanto dal realismo quanto dall’astrattismo, caratterizzato da un equilibrio compositivo rigoroso e da un immaginario poetico, favolistico e quasi araldico.
L’allestimento torinese dialoga con le due sedi precedenti, proponendo, nella prima delle due sale della Fondazione, alcune opere storiche già esposte a Torre Pellice, accanto ai lavori più recenti e, nella seconda sala, una significativa selezione di incisioni, mai presentate nelle altre tappe del progetto.
La mostra rinnova inoltre il rapporto tra Francesco Casorati e la Fondazione Amendola, iniziato con ‘Pittura dipinta’ nel 2008  e proseguito con le esposizioni ‘L’impronta del maestro’ del 2022 e ‘Speranza e fermenti. Arte a Torino dopo il 1945’ del 2025.
La Fondazione si conferma così luogo di ricerca e valorizzazione dell’arte piemontese contemporanea.

Mara Martellotta

“Buona Fortuna Ribelli – Back To Mine” Nell’Alta Langa Cuneese

Torna la nuova edizione della mostra diffusa di “Arte Contemporanea” organizzata dalla Galleria “Lunetta 11”

Dal 27 giugno al 20 settembre

Mombarcaro (Cuneo)

“E’ l’anima – s’è scritto – più selvaggia e autentica delle Langhe”“Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO” dal 2014. Siamo nell’ampio territorio della cosiddetta “Alta Langa-Basso Piemonte”, in provincia di Cuneo. Territorio particolarmente sensibile (tra le sue mille preziose ricchezze naturali) alle multiformi voci, immagini e colori dell’“Arte Contemporanea” e pronto dunque anche quest’anno ad accogliere da sabato 27 giugno a domenica 20 settembre, la nuova edizione di “Buona Fortuna Ribelli – BFR”, la rassegna d’“Arte Contemporanea diffusa”, ideata e curata dalla Galleria “Lunetta 11” (Borgata Lunetta 11, Mombarcaro, Cuneo), che dal 2019 promuove lodevolmente (diamogliene ampiamente atto!) progetti artistici sul territorio aprendo Chiese, Cappelle, Giardini ed antichi Borghi ad installazioni e a mostre di indubbio interesse. Anche quest’anno, sarà dunque un inevitabile – ormai logicamente atteso – “Ritorno a casa mia” o “Back to mine”, come suggerisce il sottotitolo della rassegna, evocando il gusto di tornare a un luogo e a uno spazio intimo e personale, “popolato da immagini, gesti e attenzioni che definiscono il proprio modo di stare nel mondo” e coinvolgendo autori emergenti e più o meno affermati in esperienze strettamente legate all’integrazione di “arte”, “natura” e “paesaggio” dell’Alta Langa, in un’esperienza culturale fortemente partecipata.

Sottolinea in proposito Francesco Pistoi, tra gli ideatori della rassegna: “‘Buona Fortuna Ribelli’ mira a trasformare le Langhe in un laboratorio di ricerca e fruizione artistica. Nato come ‘concept’ che rivendica la sfrontatezza del fuori standard, ‘BFR’ si configura come un progetto curatoriale dedicato ai linguaggi più significativi dell’arte contemporanea, con una particolare attenzione alla qualità e alla ricerca artistica. Ogni anno la rassegna prende forma nei luoghi iconici dell’Alta Langa, attivando nuove prospettive tra opera, paesaggio e contesto, e contribuendo a collocare il territorio all’interno di una rete culturale di respiro globale”.

Cinque sono i paesi interessati in questa nuova edizione: Dogliani, Serralunga d’Alba, Mombarcaro, Paroldo e San Benedetto Belbo.

Dogliani, sarà la “Cappella del Ritiro” della “Sacra Famiglia” ad ospitare, fino a domenica 26 luglio, la personale di Sergio Ragalzi (Torino, 1951-2024), curata da Diletta Dogliani, una mostra dedicata al ciclo “Ombre atomiche”. Nato negli anni ’80 da una riflessione sulla tragedia di Hiroshima e Nagasaki, il lavoro racconta, in modo inquietante, come ebbe a scrivere Rudi Fuchs, di “figure che emergono dalla terra come corpi morti, neri come la Storia”. Un paesaggio estremo, dove l’uomo sopravvive come segno, immagine di quel “Gotico Industriale”, definizione del gallerista Franz Paludetto (saggio “mentore” di Ragalzi), che così definiva il gruppo di artisti di area torinese che pur appropriandosi dei materiali della produzione industriale, seppe tenersi distante dall’ “etica poverista”.

Serralunga d’Alba presso il “Boscareto Resort”, la Galleria “Lunetta11”, in collaborazione con la Galleria “NP-ArtLab” propone, da sabato 27 giugno a venerdì 17 luglio, una collettiva di “grandi firme” (da Carla Accardi ad Alberto Burrida Alighiero Boetti ad Aldo Mondino fino a Mario Schifano, Salvo, Maurizio Vetrugno e Sergio Ragalzi) insieme alle  ricerche più recenti del trentino Ismaele Nones e del cremasco Edoardo Manzoni, presente con installazioni essenziali – in cui la materia attinge all’oggettività del quotidiano – che si sviluppano dal suo “congenito” contesto rurale e navigano per sintesi “morandiane” di raro e suggestivo minimalismo strutturale. Sempre “Lunetta 11” a Mombarcaro, presenta, da sabato 27 giugno a domenica 20 settembre, la retrospettiva “Origini” dedicata ancora a Sergio Ragalzi e una personale incentrata sulle “positivamente stralunate” opere fotografiche, frutto fantasioso di un viaggio in Giappone (2024), della fotografa salentina di Nardò, Sara Scanderebech: mosaici e improbabili collages di mondi “altri” obbligati a convivere, attraverso “un lavoro digitale complesso, senza che il risultato sia per questo freddo o artificiale. Piacevolissima, nel giardino di “Lunetta11”, anche l’installazione – “Fairy Ring” – di Stefano Caimi, ispirata al micelio dove “natura e simbolo si incontrano in un luminoso cerchio poetico”. 

Ancora da segnalare, da sabato 27 giugno a domenica 26 luglio, nella “Cappella di San Sebastiano” a Paroldo, la chiesa più antica del paese, “L’Abri” – opera “tra storia e creatività”– dell’artista franco-italiano Matisse Mesnil e, nella mitica (per la “narrativa langarola”) “Censa di Placido” a San Benedetto Belboun’installazione inedita “video immersiva”, curata dalla “Fondazione Recontemporary ETS” di Nicole Oike, artista che “utilizza linguaggi audiovisivi per abbattere le barriere tra immagine, movimento e spazio, creando un’ ipnotica immersione sensoriale”.

Per ulteriori info, programma ed orari: www.lunetta11.com

Gianni Milani

Nelle foto: Sara Scanderebech, Courtesy dell’artista; Sergio Ragalzi “Ombre Atomiche”, Antirombo e vrnici, 1985; Edoardo Manzoni “Fioritura”, Alluminio, 2023; Stefano Caimi “Fairy Ring”, Courtesy dell’artista