Sarà inaugurata Sabato 10 Ottobre a Torino la seconda Rage Room del marchio ANGER GAMES
Sarà inaugurata Sabato prossimo, 10 Ottobre, la RAGE ROOM a marchio “ANGER GAMES”. Il concept, che ha origine in Giappone e che dagli Stati Uniti si sta sempre più diffondendo anche in Europa, è quello delle stanze della rabbia, ovvero locali dove poter dar libero sfogo alle proprie emozioni e frustrazioni, distruggendo oggetti in totale sicurezza, gridando e perché no, ballando.
Con un adeguato set di protezioni, e nel totale rispetto delle normative Covid-19, a ciascun partecipante viene fornita un’arma base ed un set di vari oggetti con cui divertirsi (piatti, bicchieri, elettrodomestici, piccoli mobili); i 15 minuti di sfogo sono accompagnati da una selezione musicale scelta dal cliente ed immortalati in un video ricordo.
Nella stanza possono entrare al massimo 2 persone contemporaneamente. L’accesso alla room avviene esclusivamente previa prenotazione e l’intera attività dura circa 30 minuti, con vestizione, briefing e debriefing; durante i giorni di apertura la struttura è comunque accessibile a chiunque voglia visitarla e prenotare direttamente la propria stanza.
Si tratta della seconda RAGE ROOM “ANGER GAMES” in Italia, che segue le orme dello storico locale di Legnano (MI), prima attività di questo genere aperta in Italia e attiva da aprile 2018. La nuova location, 150mq moderni ed accoglienti, prevede due stanze polifunzionali, una zona accoglienza dove poter comodamente assistere alle sessioni ed uno spazio esterno utilizzabile per eventi con gruppi più o meno numerosi.
“Siamo entusiasti di poter aprire il nostro secondo store in una città bella e moderna come Torino”, spiega Alessandro Marchetti, uno dei soci di Anger Games, “nonostante le difficoltà date dal periodo di pandemia, abbiamo lavorato sodo per portare anche qui questa novità, dopo il grande successo avuto con la storica location di Legnano (MI)”. Luca Auciello è il proprietario dello store di Torino, aperto in Franchising: “Credo molto nell’attività e nel locale che abbiamo creato. Il format è accattivante e moderno; in una società sempre più caotica e schizofrenica le persone sono spesso frenate dal contesto in cui si trovano a vivere ed operare. Anger Games offre quella valvola di sfogo che spesso è richiesta, ma difficilmente trovata. É una novità divertente e perché no, un buon antistress. Mettiamo a disposizione diversi pacchetti standard tra cui scegliere, forniamo tanti extra e organizziamo addii al celibato/nubilato, sessioni di team building, eventi promozionali”.
Anger Games Torino sarà inaugurato con un opening party Sabato prossimo, 10 Ottobre, in Strada del Pascolo, 33 a Torino .A partire dalla prossima settimana sarà aperta, su prenotazione, venerdì dalle 18 alle 22, sabato e domenica dalle 14 alle 21.
eMail: angergames.torino@gmail.com
Web: www.angergames.net
In mostra “opere degli argentieri piemontesi” da inizio Settecento a fine Ottocento. Dal 2 luglio al 15 novembre
famiglie di argentieri sabaudi – e il “Calice” di Giovanni Battista Boucheron, realizzato nel 1789 in memoria di Carlo Emanuele III, accanto ad alcuni “argenti ebraici” come un bel piatto per la cena durante le celebrazioni della Pasqua ebraica (Seder) e un calice per la benedizione sul vino recitata nel giorno del riposo (Kiddush). Di Giovanni Battista Boucheron (Torino, 1742 – 1815) la rassegna presenta anche grandiosi “disegni preparatori” alle opere in argento insieme a raffinati “Ritratti” degli argentieri della sua famiglia, autentica culla di generazioni di importanti maestri orfèvres. Vera chicca della mostra, la “Mazza cerimoniale” della Città di Torino, restaurata ed esposta al pubblico per la prima volta. Realizzata in argento sbalzato e cesellato, fra il 1814 ed il 1824, la Mazza veniva portata a mano dall’usciere comunale nelle occasioni ufficiali e riprende i tre progetti della prima Mazza civica eseguita da Francesco Ladatte nel 1769, con tanto di testa taurina e corona, sostituita nel 1849 da quella “turrita”, opera dell’argentiere di corte Carlo Balbino. A proseguire l’iter espositivo, sono le “armi” d’epoca con preziose decorazioni in argento, una serie di “monete” che ripercorrono la storia del Ducato di Savoia e una scelta accurata di disegni di Lorenzo Lavy (Torino, 1720 – 1789), fra i più apprezzati incisori di monete e medaglie della settecentesca Zecca torinese. In chiusura, alcune tavole dell’“Encyclopedie”, una selezione di “bastoni da passeggio” con il pomo d’argento (autentica sciccheria per gli elegantoni del tempo) e un curioso nucleo di “dorini” della seconda metà dell’Ottocento, ornamenti da acconciatura e spilloni in argento lavorato a filigrana, che madame e madamin piemontesi amavano vezzosamente appuntarsi fra trecce e capelli ai dì di festa.
“Argenti preziosi”
– Giovanni Damodé: “Paiola”, 1740-1750 ca.
Un acquerello delizioso e potente. Lieve e poetico. Rappresenta la sagoma di un bambino seduto di spalle e a gambe incrociate “su un tappeto, foglia volante, che ha profumo di campagna e di mare” sospeso fra terra e cielo, in atto di osservare le verdi colline della sua Langa.
Stefano Belbo, paese natale dello scrittore. Novità riguardanti – oltre all’immagine guida, di cui si è detto – la giuria e la struttura del Premio. Il riconoscimento vede infatti la riconferma della cinquina dei giurati nominati per l’edizione 2019 (guidata da Alberto Sinigaglia, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Piemonte e Valle d’Aosta), ma con l’arrivo di una nuova figura altamente qualificata, qual’è quella di Chiara Fenoglio (docente, saggista e giornalista). Altre importanti novità, l’aggiunta della sezione “Narrativa” (accanto a quelle di Editoria, Traduzione e Saggistica, rappresentanti i molteplici ambiti cui Pavese si era dedicato) e di una nuova categoria finalizzata al coinvolgimento delle scuole superiori italiane per le quali è stato preparato uno specifico bando, in cui si invitano gli studenti a scrivere un breve saggio o riflessione critica, partendo dalle parole de “La luna e i falò”, in cui lo scrittore si riferisce ai luoghi dell’infanzia, alla ricerca della propria identità.
Nelle foto