Prosegue il conto alla rovescia della più antica rassegna cinematografica sui temi LGBTQI+ d’Europa e terza nel mondo, che si terrà al Cinema Massimo dal 16 al 21 aprile prossimo.
Maria Grazia Cucinotta sarà la madrina di Lovers 2024. Il più antico festival italiano sui temi LGBTQI ( lesbici, gay, trans, bisessuali, queer e intersessuali) diretto da Vladimir Luxuria e fondato da Giovanni Minerba e Ottavio mai ha annunciato che Maria Grazia Cucinotta sarà la madrina della trentanovesima edizione. Attrice, produttrice e regista di fama internazionale è da sempre molto vicina alla comunità LGBTQI+ e molto impegnata in campo sociale.
“Anche quest’anno, come lo scorso anno – dichiara Vladimir Luxuria – ho voluto come madrina una persona amica, una persona che ci è sempre stata vicino anche in momenti storici in cui non era così facile metterci la faccia appoggiando e sostenendo le nostre battaglie e le nostre rivendicazioni.
Penso al 2000, quando ci fu il World Pride a Roma in concomitanza con il Giubileo. Non era facile trovare persone del mondo dello spettacolo che volessero schierarsi per ripercussioni sulla propria carriera. Lei scelse, invece, di stare dalla nostra parte e di partecipare all’inaugurazione e al taglio del nastro del World Pride. Da allora si è sempre spesa e la posso definire un’artista militante. Lei ha anche fortemente voluto il film “Viola di mare”che affronta il tema transgender e dell’identità di genere. Sono davvero felice che abbia aderito entusiasticamente al nostro invito”
Mara Martellotta











E in America restiamo ancora con “WOUNDED KNEE Indiani alla riscossa”, con il racconto, attraverso gli scatti di Angelo Quattrocchi, di quel febbraio del 1973 quando circa 200 nativi americani (Oglala Sioux) della riserva di Wounded Knee – Sud Dakota (già occupata nel 1890) decisero di ribellarsi agli abusi e al non rispetto dei trattati da parte degli Stati Uniti. “Furono settanta giorni di guerra, in cui pochi guerrieri, con qualche vecchio fucile, combatterono contro mille agenti della FBI, la polizia Indiana (fatta di rinnegati), la CIA e i carri armati. Il grande momento (tutti i giornali del mondo ne parlarono) in cui gli indiani, il popolo più bello del mondo e il più oppresso, voltarono pagina e storia, buttandosi alla riscossa. E da allora combattono ancora contro l’uomo bianco, per essere liberi e per essere un popolo”. Parole scritte dallo stesso Quattrocchi nell’omonimo libro (ne ha scritti una ventina) seguito alla realizzazione delle foto: “Wounded Knee: indiani alla riscossa”(Golena Edizioni, 2012).

