In quell’occasione, gli agenti della Polizia Locale, già impegnati nel servizio di monitoraggio quotidiano del centro città, erano intervenuti sequestrando il cane e denunciando l’uomo per maltrattamenti.
Da quel momento, gli agenti hanno iniziato a seguire con maggiore attenzione tutte le persone che chiedevano la questua utilizzando gli animali domestici con lo scopo di impietosire i passanti. Ne hanno studiato i movimenti, imparato le abitudini e ricostruito le modalità con le quali si alternavano a chiedere l’elemosina lungo le vie del centro, prevalentemente in via Roma, piazza CLN, via Po e piazza Carlo Felice.
La periodica alternanza delle persone e dei cani nei luoghi dell’accattonaggio, nonché l’accertamento di numerosi libretti sanitari contraffatti degli animali, hanno permesso agli agenti di capire che non si trattava di singoli casi isolati, ma di un fenomeno organizzato che coinvolgeva diversi soggetti, ognuno con specifiche mansioni, e gestito principalmente da 5 individui, tutti identificati di nazionalità romena, due dei quali denunciati per il reato di organizzazione di accattonaggio in concorso.
Ogni 15 giorni circa un furgone, guidato da uno dei due soggetti denunciati, si occupava di trasportare da Piscolt (Romania) a Torino e viceversa, i ‘mendicanti’ e i cani che avrebbero dato il cambio agli altri di ritorno in Romania, innescando una sorta di ricambio continuo di persone e animali tale da non destare sospetti.
Anche i cani, tutti meticci di piccola e media taglia presi in affitto da un allevamento con sede sempre a Piscolt e forniti di passaporti e libretti sanitari contraffatti, tutti firmati dallo stesso veterinario, venivano fatti ruotare con periodicità.
Un giro d’affari che attraverso il raccolto delle elemosine rendeva tra i 600 e gli 800 euro a settimana per ogni ‘mendicante’ che probabilmente venivano divisi con i 5 organizzatori. Ogni viaggio dalla Romania verso l’Italia fruttava agli organizzatori ulteriori 1.600 euro pagati dai ‘mendicanti’ per raggiungere Torino o per ritornare a Piscolt.
In totale, oltre ai due soggetti denunciati per organizzazione di accattonaggio, sono state denunciate altre 18 persone per reati vari che vanno dalla contraffazione di passaporti e libretti sanitari di cani, al maltrattamento di animali, fino al porto d’armi senza licenza ovvero giustificato motivo. Buona parte degli animali, utilizzati per impietosire i passanti, sono stati sequestrati e affidati al canile municipale.
Il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, pertanto vige la presunzione di non colpevolezza degli indagati, sino alla sentenza definitiva.
Il nome di Franco Gallea è stato un nome noto a tanti torinesi in vacanza ad Alassio. Le estati culturali alassine fino a pochi anni fa sono state caratterizzate dalla presenza costante di Gallea che ha presentato tutte le iniziative in biblioteca e per il premio letterario. Il sindaco Marco Melgrati ha individuato assai bene, anche come assessore alla cultura, il valore unico di Gallea per Alassio. Altri non hanno invece colto la presenza di Gallea nella cultura forse per invidia, forse per incapacità provinciale. E’ caso della associanzioncina albenganese della fionda che Gallea non ha mai considerato e che si è limitata a dichiarare che lui ha “gettato buoni semi”, magari pensando con presunzione a se’ stessi. Anche altri non hanno dedicato l’attenzione ad uomo di cultura davvero eccezionale. La scomparsa del prof. Franco Gallea ha privato Alassio e il Ponente ligure di un grande protagonista intellettuale che ebbe anche fama nazionale col premio letterario Alassio di cui è stato protagonista con Beniscelli, Baldassarre, Strizioli. Tutti i più importanti scrittori italiani conoscevano Gallea e ne apprezzavano l’acume critico e lo spirito libero Era un cosmopolita che non si lasciò imbrigliare dal provincialismo locale, anche se Franco amava profondamente Alassio, Albenga (dove ha insegnato), Ceriale dove viveva. Nessuno potrà dirsi suo erede perché il livello a cui giunse era inarrivabile. Fui contento di conferirgli un piccolo premio ad Albenga al teatro Ambra e il Premio Soldati su indicazione di Marco Servetto diventato studioso e saggista su esempio del maestro. Ci fu ad Albenga quasi più folla plaudente per lui che per lo scrittore premiato, considerato a torto più importante. Franco che ebbe l’alassino d’oro insieme a me, meritava molto di più perché la biblioteca di Alassio deve a lui la sua fama e la sua autorevolezza. Aver partecipato ai suoi incontri letterari e alle sue interviste fu per me un onore e un piacere. Antonio Ricci che lo apprezzava molto, colse a pieno la straordinarietà di questo professore che andò tanto oltre il liceo dove ha lasciato tanti allievi che oggi lo piangono. La sua fama è forse più riposta nell’ oralità delle sue lezioni e delle sue conferenze che nei suoi scritti perché Franco ha voluto soprattutto donare agli altri, giovani e non giovani, la sua immensa cultura e trasmettere la passione per la lettura come nel caso del prediletto Marco Servetto conosciuto al liceo classico “Pascoli”. Gallea non è mai stato un uomo banale. Aveva una forte identità personale che non esibiva mai, ma le sue parole, solo apparentemente semplici, rivelavano la sua intensa inquietudine intellettuale, tesa sempre alla ricerca del vero, come avrebbe detto Croce. Senti’ il suo compito di professore e di intellettuale non nella militanza politica, non nelle certezze ideologiche, non nel conformismo, ma nell’essere suscitatore di dubbi. Così è riuscito a far crescere generazioni di giovani innamorati della letteratura fin nel midollo. Il Sindaco Melgrati avrà difficoltà a sostituire Gallea, davvero unico e preziosissimo, ma le estati culturali alassine resteranno sicuramente al livello di Gallea e di Baldassarre, un torinese diventato alassino.