Una volta dimostrata la pericolosità sociale degli indagati, gli uomini della Gdf hanno analizzato conti bancari, terreni e auto, confrontando il tutto con i redditi dichiarati negli ultimi 15 anni.
Si aggirerebbe intorno ai due milioni di euro, il valore dei beni confiscati dalla Guardia di Finanza di Torino, nei campi nomadi della città. Sulla base delle indagini svolte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria, il Tribunale di Torino ha emesso un provvedimento di confisca di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie, nei confronti di 26 persone a cui è stata riconosciuta un’enorme incongruenza tra i beni posseduti e l’inesistenza di redditi fiscalmente dichiarati. L’indagine ha preso vita qualche anno fa quando, dopo le prime verifiche sui residenti dei vari campi nomadi sparsi per la città, è emerso che alcuni di loro fossero proprietari di terreni, auto e conti corrente senza mai aver avuto un lavoro e di conseguenza un reddito. Gli investigatori nel corso di questi anni hanno raccolto molte prove che confermerebbero come la maggior parte dei 26 indagati, vivesse grazie al bottino dei furti commessi nel torinese: tutti gli immobili, le autovetture e il denaro in possesso degli indagati, non parrebbero giustificabili da alcuna lecita fonte di ricchezza. In base a tali indagini, il Tribunale di Torino ha disposto la confisca di tutto il patrimonio.
DALLA PUGLIA
A Torino dalla Romania per fare la babysitter, ma l’hanno messa in strada, costretta a prostituirsi. L’organizzazione criminale è stata smantellata dalla polizia.
A Palazzo di Giustizia a Torino la pm Rossella Salvati ha chiesto una pena di 4 anni e l’interdizione all’esercizio professionale per Germana Durando
Un lancio dell’Ansa di poco dopo le 19 dà notizia di un uxoricidio a Pinerolo,
Sperona la vettura dell’ex moglie, dopo averla aspettata fuori dal lavoro. La donna ha cercato di scappare a piedi
84 Sottotenenti dell’Esercito, 77 dell’Arma dei Carabinieri e 9 ufficiali stranieri provenienti da Afghanistan, Armenia, Marocco, Niger, Senegal e Thailandia hanno completato presso il Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità (COESPU) di Vicenza un modulo formativo sulla tutela dei diritti umani e sull’applicazione del diritto internazionale umanitario nelle crisi internazionali.
l’esercitazione finale svolta con il supporto di unità della I e II Brigata Mobile Carabinieri e del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche. L’analisi in sede di debriefing dei risultati conseguiti ha suggellato la conclusione di un modulo che vede operare in stretta sinergia Esercito, Arma dei Carabinieri, mondo accademico e agenzie internazionali con il fine di implementare la reciproca conoscenza fra i futuri protagonisti delle missioni internazionali, perfezionarne il profilo culturale e ampliare gli spazi per una sempre più efficace operatività interforze. 
fascisti, venne trasferito nelle carceri di Luserna San Giovanni. Un fascista, al quale aveva salvato la vita, lo denunciò come ebreo e la sua condizione si fece ancora più drammatica. Le torture cui venne sottoposto non bastarono a strappargli informazioni sulla Resistenza, così il 31 marzo del 1944 Emanuele Artom venne trasferito alle “Nuove” di Torino, nel “braccio” tedesco. Le sevizie che i suoi aguzzini gli infliggono, furono tali da causarne la morte. I fascisti si liberarono del cadavere, che non è mai stato ritrovato e che forse è stato sepolto sulla riva del Sangone. Una Brigata partigiana operante nel Comasco, quando si seppe della morte di Emanuele Artom, ne assunse il nome. Nel dopoguerra, il Municipio di Torino gli ha dedicato una piazza; la comunità israelitica torinese gli ha intitolato una scuola media ebraica; l’Università di Torino lo ricorda con una lapide, collocata nella biblioteca della Facoltà di Lettere. Una parte del diario di vita partigiana di Emanuele Artom è stata pubblicata, nel 1954, col titolo
Il Servizio Tutela Fauna e Flora della Città Metropolitana di Torino ha curato e salvato un pellicano da tempo ambientatosi nel Pinerolese