Sanità Piemonte, scontro sui conti: Riboldi difende la manovra, opposizioni all’attacco

Un intervento definito “necessario e urgente” per ristabilire l’equilibrio dei conti e consolidare il sistema sanitario regionale, senza rinunciare al confronto politico. L’assessore alla Sanità Federico Riboldi, durante l’informativa in Consiglio, ha fatto il punto sui bilanci delle aziende sanitarie piemontesi e ha illustrato il provvedimento che aggiorna a 209 milioni di euro il fabbisogno sanitario, sulla base delle indicazioni ministeriali del 28 aprile.

Nel suo intervento, Riboldi ha sottolineato che “gli equilibri complessivi del sistema restano solidi e sotto controllo. Il Piemonte, infatti, resta in gestione ordinaria, ampiamente sotto le soglie critiche. Un contesto oggettivamente difficile, ma che può rappresentare un’opportunità di investimento e rilancio”.

Tra i dati evidenziati, l’aumento di oltre 250 mila prestazioni grazie all’ampliamento degli orari e alle aperture nei fine settimana, una soluzione già adottata in altre regioni. Sul personale, la Regione registra un’incidenza superiore del 3% rispetto alla media nazionale, con 4.200 assunzioni in più rispetto al passato e un investimento complessivo di 534 milioni di euro, anche per gli adeguamenti contrattuali.

“Non stiamo tagliando, ma scegliendo dove investire – ha proseguito Riboldi – stiamo lavorando sulla riduzione della spesa improduttiva per liberare risorse da destinare all’attività clinica. Parallelamente, prosegue il piano di rafforzamento strutturale, con sette candidature a IRCCS e nuovi interventi sull’edilizia sanitaria. Ci teniamo a precisare che non c’è alcuna ‘deriva’ verso la sanità privata, al contrario, riportiamo nel pubblico strutture e servizi e investiamo su personale e ospedali”.

“Il provvedimento include anche un’operazione straordinaria di riordino contabile tra Regione e aziende sanitarie, relativa a partite pregresse fino al 2011, con un recupero stimato di circa 90 milioni di euro – ha concluso Riboldi – un passaggio tecnico che non comporta tagli, ma garantisce maggiore trasparenza e solidità ai bilanci del sistema sanitario regionale. Stiamo portando avanti un’azione che coniuga equilibrio finanziario e sviluppo, per una sanità più moderna, efficiente e sostenibile nel lungo periodo”.

Dura la reazione delle opposizioni, che chiedono il ritorno del provvedimento in Commissione, denunciando l’assenza di un quadro chiaro sui conti delle aziende sanitarie.

Secondo i consiglieri del Partito Democratico — Gianna Pentenero, Alberto Avetta, Monica Canalis, Nadia Conticelli, Fabio Isnardi, Simona Paonessa, Laura Pompeo, Domenico Ravetti, Domenico Rossi, Mauro Salizzoni, Daniele Valle ed Emanuela Verzella — “non si può governare la sanità piemontese con documenti che cambiano da un giorno all’altro. A inizio marzo la Giunta aveva portato in Commissione una variazione di bilancio da 209 milioni di euro per sanare il disavanzo delle Aziende sanitarie: una cifra importante, pur restando sotto la soglia del piano di rientro. Oggi l’assessore Riboldi ha evitato del tutto la discussione sui bilanci delle Asr per infliggere all’Aula la consueta dose di propaganda, dove il vuoto viene colmato interamente con tagli ad altri capitoli di bilancio. Questa non è una manovra di risanamento sanitario: è una manovra che paga la sanità, impoverendo tutto il resto”.

Critiche anche da Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro (Avs), secondo cui “l’informativa non chiarisce nulla, è da troppo tempo che l’assessore fa propaganda. Dopo due mesi di silenzio in Commissione e il richiamo in aula con urgenza per oggi, avevamo chiesto come opposizioni tre cose semplici: il quadro delle risorse in arrivo da Roma e la loro destinazione, i conti delle ASL da cui si origina il buco da coprire e le coperture per le somme necessarie. Ad oggi ancora nessuna risposta. Oggi la Giunta Cirio ha calato la maschera e decide di ripianare il disavanzo togliendo soldi a materie importanti”.

Vittoria Nallo (Sue) ha aggiunto che “discutere i bilanci della sanità con emendamenti dell’ultimo minuto, senza spiegazioni tecniche, in palese assenza dei pareri istituzionali e in mancanza dell’informativa prevista è un metodo irrispettoso e inaccettabile. La Giunta pensa solo a tamponare l’emergenza di oggi per far quadrare i numeri, ma manca totalmente di una visione per i prossimi anni. Continuare a intervenire senza programmazione significa scaricare i problemi sui cittadini e sulle aziende sanitarie”.

Infine, Sarah Disabato e Alberto Unia (M5S) osservano: “Quando le cose vanno male è colpa di chi governava prima. Quando vanno bene, anche se i soldi sono quelli portati dal Governo Conte col PNRR, allora i meriti sono tutti della Giunta. Bisognerebbe cominciare ad assumersi le proprie responsabilità perché i problemi sono evidenti: nessun mattone posato per i nuovi ospedali, liste d’attesa infinite, case e ospedali di comunità in ritardo, servizi ridotti, immobilismo sul tema dell’autosufficienza e della salute mentale”.

Sicurezza dei corsi d’acqua, al via la manutenzione

La Giunta regionale del Piemonte ha dato il via libera al quarto programma dedicato alla manutenzione idraulica dei corsi d’acqua, proseguendo un percorso già avviato che mira a rafforzare la sicurezza del territorio e a prevenire il rischio idrogeologico in modo strutturato e continuativo.

Il piano appena approvato comprende 94 interventi distribuiti sull’intero territorio regionale e prevede una movimentazione complessiva di circa 897mila metri cubi di materiale. Di questi, 685mila saranno asportati, mentre oltre 200mila verranno utilizzati per il ripristino e il consolidamento delle sponde di numerosi corsi d’acqua piemontesi, tra cui Orco, Chiusella, Erro, Borbera, Bormida, Tanaro, Elvo, Sesia, Belbo e Chisola. Si tratta di un’azione diffusa e capillare, pensata per migliorare la funzionalità degli alvei e ridurre il rischio di esondazioni.

Il provvedimento, nato in Piemonte e unico nel panorama italiano, conferma un modello già testato con successo negli anni passati. L’approccio si basa sul coinvolgimento di operatori privati e sulla valorizzazione del materiale estratto, permettendo così di realizzare gli interventi senza costi diretti per la finanza pubblica. I risultati dei primi tre programmi ne attestano l’efficacia: è stata infatti registrata una movimentazione complessiva di oltre 1,3 milioni di metri cubi di materiale, con circa 1 milione asportato dagli alvei e oltre 300mila riutilizzati per opere di difesa e messa in sicurezza. Questa attività ha inoltre generato circa 930mila euro di introiti per la Regione, risorse poi reinvestite in interventi di manutenzione, difesa del suolo e opere a favore del territorio, con un’attenzione particolare ai Comuni montani.

«Con l’approvazione di questo quarto programma – dichiara l’assessore regionale alle Infrastrutture e Difesa del suolo Marco Gabusi – consolidiamo un modello che ha dimostrato di funzionare. Interveniamo in modo concreto sulla sicurezza dei nostri corsi d’acqua e lo facciamo senza gravare sulle risorse pubbliche, generando allo stesso tempo nuove risorse da reinvestire sul territorio. È un cambio di passo importante: non si interviene più solo in emergenza, ma con una programmazione continua e strutturata».

L’attuazione del programma avverrà tramite procedure di manifestazione di interesse rivolte a operatori privati, che potranno occuparsi sia della progettazione sia della realizzazione degli interventi. Il termine fissato per la presentazione è il 19 giugno 2026. Le risorse che verranno generate saranno nuovamente destinate alla messa in sicurezza, alla manutenzione e alla tutela del territorio, contribuendo a rafforzare ulteriormente il sistema di difesa del suolo.

Con questa iniziativa, la Regione Piemonte ribadisce una strategia fondata su prevenzione, efficienza e sostenibilità, con l’obiettivo di garantire una gestione sempre più efficace del reticolo idrografico e una maggiore sicurezza per cittadini e territori.

Scanderebech (FI): “Bene definizione fisco agevolato”

“SODDISFAZIONE PER L’INIZIATIVA DELLA GIUNTA, ORA RAPIDA APPROVAZIONE IN CONSIGLIO”

«A distanza di due mesi dall’approvazione della mia mozione in Consiglio comunale, apprendiamo con soddisfazione l’iniziativa dell’Assessora al Bilancio Gabriella Nardelli per l’introduzione del regolamento sulla definizione agevolata delle entrate.

Si tratta di un segnale concreto nella direzione che avevamo indicato: aiutare i cittadini in difficoltà a regolarizzare la propria posizione debitoria, eliminando sanzioni e interessi e prevedendo modalità di pagamento più sostenibili.

È positivo che la Giunta abbia recepito questo indirizzo politico, dando seguito a un impegno assunto in aula. Ora è fondamentale procedere rapidamente con l’approvazione definitiva in Consiglio comunale, per rendere operativa la misura nel più breve tempo possibile.

Continueremo a vigilare affinché questo provvedimento venga attuato in modo efficace, garantendo reale sostegno ai cittadini e maggiore capacità di riscossione per il Comune, con risorse da reinvestire per le priorità del territorio».

FEDERICA SCANDEREBECH

 

La pieve di San Pietro a Pianezza. Uno dei tesori oltre la cintura di Torino

 

Eretta sulla sponda del Dora Riparia nel XII secolo in stile romanico lombardo, con il tetto a capanna, e dedicata a San Pietro, la pieve di Pianezza, a pochi chilometri da Torino, offre uno spettacolo unico e, probabilmente, inaspettato grazie ai suoi affreschi, un ciclo dipinto, quasi interamente, da Giacomo Jaquerio e altri artisti della sua scuola. Il pittore fu il rappresentante della pittura tardo-gotica in Piemonte e le sue opere, grazie al duca Amedeo VIII, arrivarono fino a Ginevra.

Sconsacrata oramai da molto, un tempo fu luogo di preghiera di pellegrini e viandanti, e venne costruita, con molta probabilita’, al posto di un tempio pagano; in origine era costituita da una sola navata, ma in epoca gotica (tra il 300 e il 400) ne furono aggiunte altra due piu’ piccole. La facciata, in un primo tempo poco curata, fu riqualificata a fine ‘300 con mattoni rossi romanici e materiali di recupero mentre l’entrata fu collocata nella parte laterale da dove si accede anche al presbiterio. Durante l’ultima fase dei lavori sono stati dipinti il Cristo in Croce, una santa non identificata sul pilastro di entrata ed un’altra vicina all’immagine di Santa Margherita. Molto belle anche le vetrate colorate, copie create nell’800, i cui originali di Antoine de Lonhy sono conservati al Museo Civico Torinese di Palazzo Madama.

I Provana, una tra le cinque famiglie feudali piu’ importanti del Piemonte, volle fortemente le decorazioni della Pieve di San Pietro, tra queste, oltre a quelle gia’ citate, abbiamo la raffigurazione degli Apostoli, l’Annunciazione e il dipinto dedicato a Santa Caterina; nella cappella che porta il loro nome, invece, troviamo il dipinto sulla vita di San Giovanni in cui si riconoscono anche i simboli della famiglia: il liocorno e i tralci di vite.

La Pieve di San Pietro si aggiunge alle moltissime opere in stile romanico del Piemonte (chiese, castelli, abbazie) che venivano edificate perlopiu’ sulle strade devozionali, come la via Francigena che portava i pellegrini dall’Inghilterra fino a Roma.

Normalmente non e’ aperta al pubblico, ma si può visitare contattando gli uffici comunali o i gruppi di volontari dedicati. In questa chiesa, inoltre, e’ possibile celebrare matrimoni civili assecondando cosi’ la volonta’ di valorizzare ancora di piu’ il patrimonio architettonico della citta’.

MARIA LA BARBERA

Apertura su richiesta; prenotazioni presso l’ufficio URP 011/9670211 oppure
presso UNECON: 3333903669 – 3394620103 – 3356171376
unecon2019@gmail.com

Calci, pugni e una ferita con coccio di bottiglia, poi gli rubano il monopattino

E’ accaduto sabato 2 maggio, alle 17.30 del pomeriggio, nella centrale Piazza Cesare Augusto

di Torino, nei pressi delle “Porte Palatine”: una banda composta da quattro giovani ha

bloccato un venticinquenne di origine egiziane che, con un’amica, stava transitando a bordo

di un monopattino. L’aggressione è stata immediata e violenta: una raffica di calci e pugni

nonché una ferita con un collo di bottiglia, poi rapida fuga con il monopattino e lo zaino

della vittima.

Il tutto non è passato inosservato ad una pattuglia del Nucleo Radiomobile del Comando

Provinciale Carabinieri di Torino, in servizio in zona, che ha inseguito e raggiunto due dei

quattro presunti rapinatori: ne è sorta una colluttazione durante la quale i due hanno tentato

di colpire con calci e pugni i militari dell’Arma ma non è bastato a evitargli l’arresto. Per i

due, un venticinquenne ed un trentatreenne, entrambi di origine nordafricana e già noti alle

forze di polizia, si sono aperte le porte della casa circondariale “Lorusso – Cutugno”:  le accuse

sono di “rapina e resistenza a pubblico ufficiale”

 

La refurtiva è stata recuperata e restituita alla vittima.

La giusta severità della maestra Pedrelli

/

Quando mi hanno detto che la maestra Pedrelli è andata via dal paese ho provato una grande tristezza. Ora sta nel ricovero per anziani, tra le colline. Non che la notizia sia giunta inaspettata: dopotutto, pur essendo arrivata quasi a novant’anni ancora lucida, aveva da tempo dei problemi alle gambe che le impedivano di far da sola.

Andrò a trovarla, la mia maestra. Lo farò perché ogni volta che passo davanti al vecchio edificio delle scuole elementari il pensiero corre a lei, rigorosa ed esigente, sempre vestita con abiti quasi monacali e dotata di una incrollabile fede nel fatto che ci avrebbe, volenti o nolenti, insegnato a leggere, scrivere e far di conto. Era severa, la Pedrelli, ma giusta. Una sola volta perse del tutto la pazienza, quando prese Riccardo per le orecchie , gridandogli “esci dal banco“, tirandolo energicamente. Ricordo la scena: quello resisteva, avvinghiandosi al doppio banco come un polipo. Era uno di quei banchi di una volta, a due posti, con i buchi per infilarci il calamaio. Era pesante, pesantissimo. La maestra, rossa in volto, lo tirava per le orecchie. Riccardo, a denti stretti, con le labbra bianche per il dolore e le orecchie ormai violacee, non mollava la presa. Toccò alla Pedrelli gettare la spugna e chiamare a gran voce il bidello perché accompagnasse il mio compagno di classe al giusto castigo, dietro alla nera lavagna d’ardesia. Se avesse insistito ancora un po’, le orecchie di Riccardo le sarebbero rimaste in mano. E, nonostante le avesse infilato un rospo ripugnante nella borsetta, non meritava il distacco dei padiglioni auricolari. Per quanto mi riguarda, a scuola mangiavo le matite. Rosicchiavo il rivestimento di legno  fino alla mina e a vlte rimaneva l’ombra della grafite sulle  labbra. Mi rimproverava ma quel vizio era più forte di me. Una perdizione.  C’è voluto del tempo per  farmelo passare anche se alle matite sostituii le unghie delle mani. Le povere unghie , indifese, diventarono il bersaglio contro il quale mi scagliavo quando dentro di me si agitavano paure, disagi e insoddisfazioni. Sarà pure un brutto vizio ma, credetemi, faceva meno male che mangiarsi le matite. Per raggiungere la scuola di strada non dovevo farne tanta. Dalla casa di ringhiera al centro della frazione c’era, più o meno, un chilometro. Scendevo fino al “triangolo”, un prato cintato da un muretto basso che formava quella forma geometrica, dividendo  in due la strada. A destra il lungo il viale alberato che portava al crocevia, al Circolo Operaio e alla vecchia passerella sul Selvaspessa. A sinistra si finiva dritti nel “cuore” del paese. La cartella, a quei tempi, non pesava come quelle dei ragazzini di oggi che viaggiano piegati in due sotto il peso degli zaini affardellati. Avevo avuto la fortuna di ereditarne, da uno zio, una di pelle. Era consumata ( oggi si direbbe “vissuta”)  ma faceva ancora egregiamente la sua parte ospitando la coppia di quaderni a righe e a quadretti, il sussidiario, la cannuccia e i pennini, la matita e la gomma bicolore. Fino all’avvento della cinghia d’elastico, sono andato avanti così, sfruttandone la comodità. Ovviamente avevo il mio bel grembiule blu con un gran fiocco bianco che, immancabilmente, scioglievo senza riuscire a rifarlo: tant’è che la maestra incaricava Laura – più grandicella di un anno –  a rifarmi la galla. Lei, a dire il vero, sembrava ben contenta di quest’incombenza e io la lasciavo fare,  ringraziandola a denti stretti, più per timidezza che per imbarazzo. A quell’epoca, con i capelli tagliati corti e con la riga di lato, mi pareva di mettere in evidenza un orecchio a sventola. Uno solo, il sinistro che, pur essendo appena pronunciato – a causa  della postura a cui ero stato costretto quando avevo pochi mesi di vita, causa una lunga degenza ospedaliera per una brutta gastroenterite – mi pareva un orribile difetto al punto da paragonarmi al brutto anatroccolo. Così cercavo di pareggiare i miei limiti studiando a testa bassa. Quando suonava la campanella, entrava in classe l’insegnante. Tutti in piedi, di scatto, cantilenando un “Buongiorno, signora maestra” accompagnato dall’immancabile preghiera del mattino. Mi annoiavo alle prime prove di scrittura, sotto dettato: pagine di aste e dirampini per imparare a fare il punto interrogativo, seguite a ruota dai cerchi tondi delle “o” a cui s’aggiungeva una timida gambetta in basso a destra per trasformarle in “q di quaderno“. M’annoiavo perché sapevo già leggere e scrivere grazie alla Tv, al maestro Alberto Manzi e alla sua trasmissione “Non è mai troppo tardi“. Realizzate allo scopo di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l’età scolare per contrastare l’analfabetismo, le trasmissioni del maestro Manzi ( che accompagnava le sue parole con degli  schizzi a carboncino su una lavagna a grandi fogli bianchi ) erano di una  semplicità disarmante e anch’io, a poco più di cinque anni, avevo imparato a tenere in mano la penna e ad usare le lettere dell’alfabeto per formare le parole. Sono stati anni felici quelli passati a scuola con la maestra Pedrelli. Ne conservo un buon ricordo, forse annebbiato e ammorbidito dal tempo, ma credo che siano stati davvero così. Del resto, l’età dei bambini è quella per cui si prova la maggior nostalgia e anche i doveri erano tollerati. Ricordo i giochi durante l’intervallo quando – vocianti – invadevamo come delle cavallette il giardino spelacchiato della scuola, dove allo scalpiccio delle nostre scarpe resistevano solo rari e tenaci ciuffi d’erba. Ricordo la pazienza di Giulio Stracchini, operaio del comune addetto alla caldaia che durante inverno alimentava con ciocchi di legno e pezzi di carbone. I più disperati gli nascondevano il berretto per scherzo ma lui non se la prendeva mai: faceva finta di minacciarli, agitando la mano aperta, ridendo con bonomia sotto quei suoi baffoni grigi. E i bidelli? La signora Lia e il signor Gianni: quanta pazienza anche loro. Dovevano pulire le aule, ramazzare i corridoi e sovrintendere al buon funzionamento della scuola. Oggi non ci sono più  ma sono certo che, per aver dovuto sopportare generazioni di ragazzini, si saranno certamente guadagnati un posto tranquillo nel paradiso dei bidelli, dove si può lavorare a maglia o leggere il giornale senza che nessuno dia loro il benché minimo grattacapo. I ricordi me li ravvivano alcuni dei compagni di scuola di allora con i quali, talvolta, ci si incontra per strada. E poi c’è la maestra Pedrelli. Uno di questi giorni andrò a trovarla alla casa di riposo. Sono pronto a scommettere che, dopo avermi salutato, il suo sguardo si poserà sulle mie mani e mi dirà, con tono critico: “Ma come? Ti mangi ancora le unghie, alla tua età?”.

Marco Travaglini

Percorsi di legalità… in scena con la Polizia di Stato

Questa mattina ha fatto tappa a Torino lo spettacolo itinerante “Percorsi di legalità… in scena con la Polizia di Stato” durante il quale, nella splendida cornice del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino, 500 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado di Torino e provincia si sono confrontati con le diverse Specialità della Polizia di Stato su temi di attualità.

L’iniziativa, promossa dall’Ufficio Comunicazione Istituzionale della Polizia di Stato, è stata realizzata dalla Questura di Torino in collaborazione con la Polizia Stradale, la Polizia Ferroviaria, il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica del Piemonte e Valle d’Aosta, i Gruppi Sportivi Fiamme Oro e l’Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori (OSCAD).

Attraverso un vero e proprio spettacolo teatrale — presentato da Elia Tedesco, attore di teatro, cinema e tv, e arricchito dall’esibizione degli studenti del liceo coreutico “Germana Erba” di Torino — è stata offerta ai ragazzi un’esperienza formativa e coinvolgente. Nel corso dell’evento sono stati affrontati temi di grande attualità: dal contrasto alla violenza di genere alla sicurezza stradale e ferroviaria, dalla cybersicurezza al bullismo e ai pericoli della rete, fino al rispetto delle diversità e al valore educativo dello sport.

La legalità, raccontata attraverso il linguaggio universale dell’arte, diventa così una vera e propria scelta di vita, contribuendo ad avvicinare il mondo dei giovani alle istituzioni e a rafforzare il dialogo tra la Polizia di Stato e le nuove generazioni.

La manifestazione si è conclusa con la premiazione dei ragazzi che si sono classificati ai primi 3 posti nel gioco Kahoot della Polizia Ferroviaria e Stradale; i premi sono stati gentilmente donati dal Consiglio Regionale del Piemonte, mentre tutti i ragazzi intervenuti hanno ricevuto un cappellino della Polizia di Stato.

Un evento significativo, in cui legalità ed educazione civica sono salite sul palco anche grazie al coinvolgimento del MIUR e con il patrocinio della Città di Torino.

Ragazza di vent’anni trovata in strada ferita al torace forse scavalcando un cancello

/

AGGIORNAMENTO: secondo le indagini della Polizia la ferita non sarebbe stata causata da un’arma da taglio durante un’aggressione, contrariamente a quanto emerso in mattinata. La ragazza  si sarebbe invece ferita da sola, scavalcando un cancello dopo  una festa  tenutasi in un appartamento della zona.

 

Ore 7,30:

una chiamata d’emergenza ha avvisato i soccorsi di Azienda Zero. I soccorritori sono giunti in via Borsi a Lucento all’altezza del civico 87. A terra una ragazza  vent’anni, colpita al torace da una coltellata. È ricoverata al Maria Vittoria in codice giallo. I carabinieri stanno cercando di verificare la dinamica dell’accaduto. Tra le ipotesi un litigio durante una festa.

Pentenero – Valle (PD): “Sulla sanità la Giunta cambia i numeri ogni settimana”

 “Servono trasparenza, rispetto per l’Aula e cittadini e dati certi, non slogan”

5 maggio 2026 – “Non si può governare la sanità piemontese con documenti che cambiano da un giorno all’altro. A inizio marzo la Giunta aveva portato in Commissione una variazione di bilancio da 209 milioni di euro per sanare il disavanzo delle Aziende sanitarie: una cifra importante, pur restando sotto la soglia del piano di rientro. In quella sede avevamo chiesto chiarezza sul reale stato di salute delle nostre Asl e sulle ragioni di un disavanzo così elevato, ma è calato il silenzio. Oggi, in Consiglio regionale, l’assessore Riboldi ha evitato del tutto la discussione sui bilanci delle ASR per infliggere all’Aula la consueta dose di propaganda sulle magnifiche sorti progressive della sanità piemontese” affermano la Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero e il Vicepresidente della Commissione Sanità Daniele Valle.

“Purtroppo, la realtà è ben diversa: la prima visita neurologica è disponibile a gennaio 2027 al S. Luigi, la prima risonanza magnetica del rachide è disponibile al Mauriziano nel febbraio 2027, stessa cosa per la prima visita gastroenterologica, al S. Luigi. La prima visita cardiologica con ECG a marzo 2027, la prima ecografia dei tronchi sovraortici a ottobre 2027 alle Molinette. Non parliamo poi del personale: Riboldi ci ha detto che nel 2025 si è registrata una crescita occupazionale del 3% rispetto alla media nazionale, peccato che, secondo Agenas, dal 2019 al 2023, il Piemonte ha visto un -3,44% sui medici impegnati e un – 2,14% infermieri impiegati. Anche nel 2024, il Piemonte ha conosciuto un passivo in crescita sulla mobilità sanitaria” precisa Valle.

“L’emendamento presentato dall’Assessore Tronzano al ddl 132 non è un semplice aggiornamento tecnico: è una riscrittura sostanziale della copertura del disavanzo sanitario 2025, che peggiora il quadro su ogni fronte e scarica il costo della crisi sanitaria piemontese su istruzione, trasporti, politiche sociali e ambiente. Partiamo dai numeri. Il disavanzo sanitario certificato sale da 203 a quasi 210 milioni di euro: quasi 7 milioni in più. Ma è sulla struttura delle coperture che l’emendamento rivela la sua vera natura. Nel testo originale del ddl, la copertura si reggeva su tre gambe: eccedenze IRPEF, rimborsi da amministrazioni pubbliche e tagli di spesa. Con questo emendamento, le prime due gambe vengono quasi integralmente rimosse. Gli 11,8 milioni di eccedenze IRPEF spariscono senza traccia. I rimborsi da PA crollano da 96,6 a 16,4 milioni: oltre 80 milioni in meno, con zero giustificazioni. Dove sono finite quelle risorse? Erano già incassate o solo attese? La Giunta deve rispondere” proseguono Pentenero e Valle.

“Il vuoto viene colmato interamente con tagli ad altri capitoli di bilancio, che passano da circa 94 a 193 milioni di euro: quasi il doppio. E l’Allegato 1 dice chiaramente dove si taglia: 44 milioni sull’istruzione universitaria, 22 milioni sul trasporto ferroviario, 17,6 milioni sulla tutela delle risorse idriche, 32 milioni sugli interventi per i soggetti a rischio di esclusione sociale. A cui si aggiungono 76,5 milioni di sospensione delle quote capitale sui mutui — un debito che non scompare, si rinvia. Questa non è una manovra di risanamento sanitario: è una manovra che paga la sanità, impoverendo tutto il resto. Il Piemonte non può permettersi di affrontare una crisi sanitaria strutturale — con un deficit 2026 già proiettato vicino agli 879 milioni — scaricando i costi su famiglie che dipendono dal trasporto pubblico, su studenti universitari, su persone in condizione di fragilità sociale” aggiungono i Consiglieri Pd.

“Questo modo di procedere è inaccettabile: serve rispetto per l’Aula e per i cittadini. Non possiamo discutere di sanità con slogan o annunci ottimistici su nuovi ospedali, meno liste d’attesa e più personale, quando non esiste alcun fondamento numerico che li sostenga. Parliamo di un disegno di legge che era stato sottoposto alla Commissione, poi è sparito e ora riappare modificato e dichiarato urgente. A che gioco si sta giocando? Chiediamo numeri certi, tabelle chiare, dati verificabili, non continue riscritture. E chiediamo che il provvedimento torni in Commissione, con un confronto vero anche con l’Assessore al Bilancio. La sanità non può essere gestita con documenti precari e coperture che evaporano e cambiano a seconda del momento. Manca un confronto serio sulle cause strutturali del disavanzo, dell’anno passato e di quello previsto per l’anno in corso” concludono Pentenero e Valle.

Carcere Torino: “rafforzare il supporto psicologico per detenuti e operatori”

Depositata in Senato una legge di iniziativa popolare

Accogliamo e rilanciamo le parole della garante regionale delle persone detenute del Piemonte, Manica Formaiano, a seguito del caso di suicidio all’interno del carcere “ Lorusso e Cotugno” di Torino sulla necessità urgente di rafforzare i protocolli di monitoraggio delle situazioni di vulnerabilità, con particolare attenzione ai soggetti più fragili all’interno degli istituti penitenziari.

L’ennesimo suicidio avvenuto in carcere rappresenta una sconfitta per lo Stato e richiama con forza l’urgenza di interventi strutturali e non più rinviabili.

“Diritto a stare bene” ha depositato in Senato una legge di iniziativa popolare che propone l’istituzione di un servizio psicologico specifico all’interno del Servizio di Psicologia di territorio.

Il servizio previsto dalla proposta di legge garantisce: assistenza e supporto psicologico alle persone detenute, ai soggetti in esecuzione penale esterna e al personale dell’amministrazione penitenziaria; percorsi di rieducazione, reinserimento sociale e promozione del benessere psicologico, anche a favore degli operatori carcerari; erogazione delle prestazioni psicologiche previste dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e dai Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), a partire dall’accoglienza dei nuovi giunti, lungo tutto il periodo di detenzione, fino alla dimissione e al reinserimento nella società; valutazione e gestione dello stress lavoro-correlato tra il personale penitenziario.

La proposta stabilisce inoltre uno standard minimo di 3 psicologi ogni 100 detenuti, che sale a 6 in caso di sovraffollamento carcerario.

Rafforzare la presenza di figure professionali qualificate e garantire un supporto psicologico continuativo significa intervenire concretamente sulla prevenzione del disagio, sulla tutela della dignità delle persone e sulla sicurezza complessiva del sistema penitenziario. Azioni non più rinviabili.

Diritto a stare bene