Nascondeva la droga da distibuire ai pusher nel passeggino di un bambino. La banda che utilizzava anche questo “trucco” e’ però stata smantellata dai carabinieri del Comando provinciale di Torino. In arresto cinque marocchini e un italiano per detenzione e spaccio di hashish i reati contestati, a vario titolo, all’organizzazione criminale. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati oltre 160 chili di droga. (Foto archivio)
Il portavoce della sindaca Appendino, Luca Pasquaretta, ha restituito al salone del Libro il corrispettivo di 5 mila euro della consulenza che gli era stata pagata e che tante polemiche ha suscitato: “Non ho mai ritenuto che questa collaborazione potesse scatenare tanto clamore – ha detto Pasquaretta – non era assolutamente mia intenzione creare problemi alla sindaca e all’amministrazione. Ho maturato pertanto la decisione di effettuare un bonifico al liquidatore della Fondazione. La prestazione
finita al centro delle polemiche, fu regolarmente autorizzata e, come ribadito dal vice Presidente della Fondazione, fu da me svolta a testa bassa, con impegno e dedizione. E il pagamento della stessa – conclude il portavoce della prima cittadina – è avvenuto, come per molti altri, prima che emergessero i problemi ormai noti della Fondazione”.
(foto: il Torinese)
A fuoco camper abitato da sette nomadi
Sono ancora da chiarire le cause per cui un camper in cui vivevano sette nomadi è andato a fuoco, la scorsa notte, a Torino in via Negarville. Fortunatamente non ci sono feriti o intossicati,I tre adulti e i quattro bambini sono riusciti a scappare quando hanno visto le prime fiamme. A spegnere il rogo sono intervenuti i vigili del fuoco. (Foto archivio)
Uccide la ex moglie e si spara alla testa
Un pensionato di 75 anni ha ucciso l’ex moglie a colpi di pistola e con la stessa arma, ha tentato il suicidio sparandosi in testa. Il drammatico episodio è accaduto a Rivoli, nel parcheggio di via Alpignano. Le condizioni dell’uomo sarebbero gravissime, i carabinieri sono giunti sul posto.
Quelle domeniche in Barriera non ci sono più
STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
e bibita. Con l’immancabile colletta. Si mettevano tutti i soldi insieme e ci scappava un biglietto in più e qualche patatina in più. Si era contenti. Non dico felici sempre, ma appagati di ciò che avevamo. Sempre rigorosamente a piedi .Affrontavamo i mezzi pubblici per giocare partite in altri oratori. Domenica sono tornato. Lo stesso sole ma non la stessa Barriera. Barriera di Milano della mia adolescenza è solo un ricordo di un passato morto e sepolto. Intorno all’ oratorio Michele Rua solo sporcizia. Poi via Crescentino. Le foto sono eloquenti. E, assalito da tristezza, a solo cento metri ecco via Scarlatti angolo corso Palermo, uno dei centri di spaccio con ripetute chiusure dei locali etnici
è stata presenti. Anni fa è scappato uno storico negozio di scarpe e una sezione del Pd è stata irrimediabilmente chiusa. Ragazzi di volere che mi osservano diffidenti e speranzosi nel poter vendere ciò che voglio vendere. Poi la solita pizzeria al taglio. Come va signora? “Male, continuano a bere birra a go go con relative conseguenze del bere tanto”. L’alcol: unica cosa che mette d’accordo slavi e neri che bivaccano. Io non abiterei mai qui. Ecco a cosa penso risalendo in auto. Perché le persone normali sono condannate a vivere in questa Barriera che, nonostante il sole, sembra un girone dell inferno dantesco?



Una movida “pacifica” ed educata quella delle migliaia di persone giunte nel centro di Torino, per il Botellon, la festa di tradizione spagnola dove ognuno si porta da bere. Il passaparola su Facebook ha decretato il successo dell’evento, al quale hanno risposto in tanti la scorsa notte. Molti studenti torinesi, di Erasmus e fuori sede, che si sono portati bottiglie e bicchieri per ascoltare gruppi musicali e bere senza esagerare, alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove norme contro la
mala movida, in base alle quali gli alcolici saranno vietati in orario notturno. L’assessore al commercio del Comune di Torino Alberto Sacco ha detto che si tratta di dare regole precise senza arrivare al proibizionismo, ma rispettando anche la quiete dei residenti.
(foto: il Torinese)
AGGIORNAMENTO Lunedì 7 maggio i carabinieri si sono recati a Palazzo Civico per ritirare la documentazione relativa alla consulenza affidata lo scorso anno dal Salone del Libro al portavoce della prima cittadina.
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Nell’indagine sui conti in rosso del Salone del Libro spunta il caso di Luca Pasquaretta, lambito già dall’inchiesta sulla notte drammatica di piazza San Carlo. Secondo quanto emerso, il portavoce della sindaca Appendino avrebbe ottenuto una consulenza di 5 mila euro, per un lavoro quindici giorni, che sarebbe stata prontamente liquidata dal Salone, per la scorsa edizione. Un episodio che si presta alla polemica politica, non solo per il fatto che la consulenza sia stata data ad uno stretto collaboratore della prima cittadina, ma anche perché ci sono molti fornitori che – come è noto – attendono da tempo immemore di essere pagati da Librolandia.
(foto: il Torinese)
Fino all’11 maggio lavoro e sicurezza in mostra
La mostra “L’Italia che muore al lavoro. Tragedie sul lavoro e malattie professionali in Italia”, realizzata da Sicurezza e Lavoro, con Inail, Regione Piemonte, festival CinemAmbiente, in collaborazione con Cgil, Cisl e Uil, rimarrà aperta sino a venerdì 11 maggio 2018, con ingresso gratuito

In un momento in cui crescono infortuni e malattie professionali, nonostante la diminuzione delle ore lavorate, i sindacati hanno scelto di dedicare la Festa del Primo Maggio alla sicurezza sul lavoro, con una manifestazione nazionale a Prato ed altre iniziative in tantissime città d’Italia.
A Torino, Cgil, Cisl e Uil hanno voluto esporre la mostra di Sicurezza e Lavoro a Palazzo Civico, casa di tutti i torinesi, per lanciare un grido d’allarme su morti, infortuni e malattie sul lavoro e ricordare come salute e sicurezza sul lavoro dovrebbero essere un motivo per unire lavoratori e lavoratrici.
Nell’occasione, l’esposizione – composta da oltre venti pannelli 80x200cm – è stata arricchita da ulteriori tre cartelloni: uno dedicato al Primo Maggio e alle rivendicazioni sindacali; uno alla tragedia della Lamina di Milano del 13 gennaio 2018, in cui morirono quattro operai; un altro allo scoppio del Silos 62, avvenuto a Livorno lo scorso 28 marzo, che uccise due lavoratori: Nunzio Viola (52 anni) e Lorenzo Mazzoni (25 anni), con un testo inviato a Sicurezza e Lavoro dall’attuale Sindaco della città, Filippo Nogarin (fotoblog dell’inaugurazione su Facebook).
“Il tema del lavoro – ha dichiarato Alberto Sacco, assessore al Lavoro del Comune di Torino – è
fondamentale, sopratutto in questo momento di crisi economica. Il lavoro deve essere al centro di tutte le politiche. Le crisi di oggi (ad esempio: Embraco e Italionline) hanno radici lontane, di cui la politica non sempre si è occupata… In primo luogo, però, bisogna far rispettare la sicurezza: la crisi non può essere una scusa!”.
Argomentazioni riprese anche dall’assessora a Lavoro e Formazione professionale della Regione Piemonte, Gianna Pentenero: “I numeri delle morti sul lavoro e delle malattie professionali sono drammatici, come testimonia anche la mostra “L’Italia che muore al lavoro” di Sicurezza e Lavoro. Il tema della crisi purtroppo è prevalso. Ora bisogna avere il coraggio di intervenire, continuare a investire in formazione e fare rispettare le avanzate leggi sul lavoro che abbiamo in Italia. Serve anche riflettere sui numeri della disoccupazione, della precarietà e della qualità del lavoro, fondamentale per investire in un progetto di vita. Il mercato del lavoro è cambiato con l’innovazione e dobbiamo saperlo interpretare, con politiche attive per creare nuovi posti di lavoro. Il Primo Maggio deve essere un momento di festa, ma anche di riflessione, non scansando i problemi, ma affrontandoli a livello istituzionale e politico, insieme ai sindacati, in sinergia: è l’unica strada possibile per dare lavoro e per dare dignità alla lavoro”.
E’ fallito il tentativo di rapina a un furgone portavalori fermo di fronte all’ufficio postale di piazza Montale, ma il rapinatore, un cinquantenne italiano a volto scoperto e armato di pistola, è rimasto ferito. Il vigilante della All System lo ha colpito sparando diversi colpi. Trasportato in ospedale, le sue condizioni non sarebbero gravi. Il rapinatore avrebbe detto ai carabinieri della Compagnia Oltre Dora intervenuti: “Non ce la facevo più, l’ho fatto per disperazione” a causa di una difficile situazione personale. Ha detto di essere un vigile del fuoco sospeso dal servizio.
“Vai a casa”: premio al progetto del Mauriziano
Il progetto dell’ospedale Mauriziano di Torino “VAI A CASA: la nostra presenza, competenza e i nostri valori ti sosterranno” ha vinto il primo premio IPASVI Torino (ora ORDINE Professioni Infermieristiche) ed un contributo economico che ha consentito di implementare le azioni operative. Alla luce dei risultati della ricerca descritta di seguito sono state realizzate due azioni, che verranno implementate in ospedale nei reparti di degenza a partire da questo mese. Un Video informativo da utilizzare per la formazione / informazione del paziente in previsione delle dimissioni a domicilio, trasmesso ed accompagnato alla visione nei soggiorni dei reparti di degenza con cadenza programmata giornaliera. E la lettera di dimissione
integrata informatizzata a cui partecipano, oltre ai medici, tutti i professionisti sanitari (infermieri, dietiste, fisioterapisti, logopediste), che prendono in carico il paziente durante il ricovero e che contiene importanti indicazioni utili a domicilio per una risposta a problematiche relative ai bisogni di base ed all’autonomia. La lettera viene compilata dall’infermiere prima della dimissione dopo una rivalutazione complessiva infermieristica della persona assistita. I due strumenti sono stati realizzati con focus sui temi che si sono rivelati deficitari di informazione durante lo studio ed al fine di fornire semplici ma appropriate informazioni ed indicazioni necessarie al paziente ed alla sua famiglia al domicilio. Il progetto, a valenza triennale fatto proprio dalla Direzione Aziendale (dottor Silvio Falco) e coordinato dalla Direzione Sanitaria (dottor Roberto Arione) e dalla Direzione delle Professioni Sanitarie (dottoressa Graziella Costamagna e dottoressa Silvia Bagnato) aveva l’obiettivo di promuovere, sostenere e sviluppare, attraverso azioni proattive in fase di pre dimissione, l’autonomia e l’empowerment della persona assistita e del care giver dopo un ricovero ospedaliero per patologia acuta, potenziandone le competenze personali da utilizzare a domicilio nella prima settimana di fase post-acuta successiva all’ospedalizzazione. Ha visto la partecipazione di alcune professioni sanitarie assistenziali e della riabilitazione (infermieri, fisioterapisti, dietisti) e dei volontari dell’Associazione AVO. Particolarmente significativo è stato sul piano della comunicazione il contributo fornito dai volontari dell’AVO nella realizzazione delle interviste e del video per la loro capacità di relazionarsi e comunicare con un linuaggio non scientifico-professionale ma “semplice” e comprensibile dai destinatari. Una collaborazione facilitata dalla ormai collaudata disponibilità e capacità dell’Associazione di integrarsi, nel rispetto dei ruoli, nei progetti promossi dall’Ente ospedaliero per l’umanizzazione delle cure. Il punto di partenza sono stati i problemi delle riammissioni in PS, delle telefonate in reparto o in ambulatorio degli assistiti, dopo pochi giorni dalla dimissione. E’ stato condotto uno studio di tipo qualitativo prospettico per indagare e descrivere eventuali segnali che potessero indicare la presenza di problemi al domicilio degli assistiti, nella prima settimana dopo la dimissione, correlandoli con la percezione di carenza delle informazioni ricevute ed all’essere o meno riusciti ad aderire alle indicazioni ricevute al fine di rilevare eventuali criticità e proporre azioni di sostegno. Sono state condotte sul 10% degli assistiti del Mauriziano, in un periodo temporale definito, su base volontaria, 113 interviste telefoniche, dai risultati delle quali è risultata la necessità di un potenziamento del percorso di dimissione ospedaliero. Per l’INTERVISTA/QUESTIONARIO si è utilizzato il PADQUE: Problems After Discharge Questionnaire. Il questionario PADQUE era composto da 8 sezioni che indagavano rispettivamente: bisogni informativi, cura della personale, attività domestiche, mobilizzazione, gestione degli apparecchi medicali / presidi, prescrizioni informazioni date alla dimissione, disturbi fisici, disturbi psicologici. Il campione degli intervistati aveva una età media di 68 anni ed era in prevalenza di sesso maschile. I dimessi a domicilio all’ospedale Mauriziano di Torino rappresentano l’82% dei dimessi dall’ospedale hub. Dai risultati è emerso che la fase di dimissione necessita di pianificazione già a partire dalla presa in carico del paziente, con particolare attenzione alla mole di informazioni che si rischia di dover fornire al paziente al momento della dimissione. Si rende, pertanto, necessario identificare una modalità di interazione tra i professionisti, volta ad informare e preparare il paziente alla dimissione durante tutto il periodo della degenza per ridurre il sovraccarico di informazioni nel momento della dimissione che può rendere inaccessibili le informazioni davvero utili per il paziente.