È agli arresti domiciliari a casa di un conoscente Flavio Forla, 70 anni, dentista ora in pensione, già ex vicesindaco di Sant’Antonino di Susa. L’uomo è accusato di avere ucciso il figlio adottivo, Giacomo di 36 anni, nel corso di una violenta lite l’8 gennaio scorso . Questa mattina, il gip Edmondo Pio ha accolto la richiesta dell’avvocato difensore Giovanni Arturo Botti. Forla strinse intorno al collo del figlio un cavo del pc e dopo chiamò i carabinieri per costituirsi. Il figlio adottivo, uscito da una storia sentimentale, aveva da tempo problemi comportamentali ed era diventato violento verso i genitori. In base ai rilievi medici e scientifici la morte non sarebbe forse dovuta allo strangolamento.
È agli arresti domiciliari a casa di un conoscente Flavio Forla, 70 anni, dentista ora in pensione, già ex vicesindaco di Sant’Antonino di Susa. L’uomo è accusato di avere ucciso il figlio adottivo, Giacomo di 36 anni, nel corso di una violenta lite l’8 gennaio scorso . Questa mattina, il gip Edmondo Pio ha accolto la richiesta dell’avvocato difensore Giovanni Arturo Botti. Forla strinse intorno al collo del figlio un cavo del pc e dopo chiamò i carabinieri per costituirsi. Il figlio adottivo, uscito da una storia sentimentale, aveva da tempo problemi comportamentali ed era diventato violento verso i genitori. In base ai rilievi medici e scientifici la morte non sarebbe forse dovuta allo strangolamento.
Giampiero Leo, vicepresidente del Comitato regionale per i diritti umani, è intervenuto alla manifestazione tenutasi ieri sera in piazza Castello, a sostegno del popolo venezuelano. “Esprimo una commossa e piena solidarietà alla popolazione, alla società civile e alla Chiesa venezuelana, – ha detto Leo – sottolineando il fatto di come vi sia una profonda corrispondenza fra le nostre celebrazioni per il giorno della memoria e le grandi differenze che patisce il popolo Venezuelano. Tutte e due queste tristi situazioni sono generate da forme di dittatura e totalitarismo diverse, ma sempre sprezzanti la libertà e la dignità dell’essere umano”.Vendeva armi da fuoco, ma la licenza era scaduta
Ha venduto armi con la licenza della Questura scaduta per un anno e mezzo prima di avere inoltrato la richiesta per il prolungamento dell’attività. Così è finito nei guai con la giustizia. Il fatto è avvenuto in provincia di Vercelli e ‘nel mirino’ c’è ora il titolare di un’armeria. La grave irregolarità, sanzionata penalmente, è stata rilevata dalla squadra amministrativa della Questura di Vercelli nell’ambito dei controlli che vengono svolti periodicamente. Di qui la segnalazione della notizia i reato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli. Il personale della polizia di Stato, inoltre, ha compiuto il sequestro preventivo di 7 fucili custoditi nell’armeria e quello probatorio del registro nel quale vengono annotati i movimenti delle armi. Entrambi i provvedimenti di sequestro sono stati convalidati dal Gip del Tribunale di Vercelli.
Fa parte degli Eiye, le aquile, una delle mafie nigeriane da tempo presenti in Italia. Si tratta di Michael Umoh Onoshorere, un nigeriano di 23 anni, che è stato arrestato per l’omicidio dell’ex Moi, Il ragazzo è stato catturato dalla polizia a Rieti. Gli accertamenti sono in corso per ricostruire il movente del delitto. A un connazionale nigeriano è stato sfondato il cranio con un bilanciere da palestra da 50 chili. Verifiche sono in corso anche per verificare se il fermato è anche autore dell’aggressione ad un altro nigeriano, che fu preso a colpi d’ascia nel centro di Torino, in via Micca, la scorsa settimana.
Dal febbraio 2018 gli Agenti del Comando Porta Palazzo della Polizia Municipale hanno effettuato numerosi controlli per contrastare la vendita di sacchetti di plastica per alimenti non compostabili e non biodegradabili, così come previsto dalla normativa europea. In più occasioni è stato accertato che alcuni banchi del mercato di frutta e verdura di Porta Palazzo erano approvvigionati di buste di plastica non commerciabili da cittadini extracomunitari che parcheggiavano i loro furgoni carichi di sacchetti non regolari nelle vie adiacenti al mercato. Qui le confezioni di buste erano caricate su dei carrellini a due ruote e portati tra le file dei banchi per venderle in forma abusiva agli ambulanti. In un anno 4 i sequestri amministrativi principali per un totale di quasi 400 mila sacchetti recuperati. A ogni sequestro corrispondeva una contravvenzione di 5000 euro a ognuno dei quattro cittadini, tutti di etnia nord africana, che, in tempi diversi, si erano resi responsabili della violazione di cui alla legge 152/2006. In una di queste occasioni un cittadino nordafricano utilizzava per il trasporto dei sacchetti un furgone privo di assicurazione che eraanch’esso sequestrato. Raccolte tutte le informazioni del caso, gli Agenti hanno avuto elementi sufficienti per risalire al venditore all’ingrosso di questi sacchetti e si decideva, pertanto, di effettuare un intervento presso il Comune di Cinisello Balsamo (MI). Ieri, martedì 22 gennaio, gli Agenti del Comando di Porta Palazzo con l’ausilio dei colleghi della Polizia Municipale di Cinisello Balsamo si sono recati presso un capannone in una zona industriale dove ha sede una ditta di vendita all’ingrosso di alimenti e deposito di carni, gestita da cittadini di origine turca.
Durante l’ispezione all’interno del capannone l’attenzione degli Agenti è stata attirata da una grande cella frigorifero che, oltre a non essere indicata nella planimetria esibita, risultava essere spenta. Dopo un po’ di ritrosia da parte dei dipendenti della ditta la cella frigorifero è stata aperta e all’interno, anziché generi alimentari, erano presenti 24 bancali carichi di scatole contenenti un ingente quantitativo di sacchetti di plastica non regolari. Sono stati rinvenuti 3.599.000 sacchetti di plastica non commerciabili, pronti per essere distribuiti. I sacchetti non compostabili e non biodegradabili sono stati sequestrati amministrativamente e il titolare della società è stato contravvenuto con una sanzione di 5000 euro, oltre a una denuncia per le irregolarità edilizie riscontrate. E’ emerso che questi sacchetti erano acquistati in Germania e poi rivenduti a cittadini extracomunitari che, a loro volta, e in forma indipendente, si recavano sui mercati della Lombardia e del Piemonte per rivenderli agli ambulanti.
'Ndrangheta, indagato noto avvocato torinese
L’avvocato penalista torinese, Carlo M. Romeo, sarebbe tra gli indagati dell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. L’Ansa comunica di averlo appreso dagli ambienti del Palazzo di Giustizia di Torino. La Direzione Distrettuale Antimafia coordina gli accertamenti che hanno portato all’arresto di sedici persone per associazione di tipo mafioso e concorso esterno, estorsione, tentato scambio elettorale politico-mafioso, traffico di droga, detenzione e ricettazione di armi, favoreggiamento personale. Gli arresti sono avvenuti in Valle d’Aosta, a Torino e a San Luca.
‘Ndrangheta, indagato noto avvocato torinese
L’avvocato penalista torinese, Carlo M. Romeo, sarebbe tra gli indagati dell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. L’Ansa comunica di averlo appreso dagli ambienti del Palazzo di Giustizia di Torino. La Direzione Distrettuale Antimafia coordina gli accertamenti che hanno portato all’arresto di sedici persone per associazione di tipo mafioso e concorso esterno, estorsione, tentato scambio elettorale politico-mafioso, traffico di droga, detenzione e ricettazione di armi, favoreggiamento personale. Gli arresti sono avvenuti in Valle d’Aosta, a Torino e a San Luca.





