Monteu, visita degli studenti nei rifugi antiaerei

In occasione della Giornata della Memoria, nel pomeriggio di giovedì 29 gennaio, alcune classi della Scuola Primaria “Giuseppe Impastato” di Monteu da Po hanno partecipato a una visita ai rifugi antiaerei di via Matteotti, vivendo un intenso momento di riflessione e approfondimento storico.

“L’iniziativa ha rappresentato un vero e proprio viaggio nella memoria – spiega il sindaco Elisa Ghion – coinvolgendo direttamente bambine e bambini nella scoperta della storia del territorio e degli eventi legati alla Seconda guerra mondiale, con l’obiettivo di trasmettere il valore del ricordo e della consapevolezza storica alle nuove generazioni”.

Il rifugio antiaereo, situato sotto la collina a breve distanza dal Municipio e dalla Chiesa parrocchiale, costituisce una struttura unica nel suo genere in tutto il Chivassese. Realizzato nei primi anni Quaranta del secolo scorso, ebbe un ruolo fondamentale nel garantire protezione alla popolazione di Monteu da Po durante le fasi più drammatiche del conflitto.

Durante la guerra, infatti, il paese fu più volte bersaglio di incursioni aeree a causa della presenza, sul proprio territorio, di una rilevante installazione militare: un importante deposito di carburanti dell’Esercito Italiano, rimasto operativo fino alla fine degli anni Ottanta.

Il rifugio, caratterizzato da una struttura a forma di “ferro di cavallo” che si sviluppa all’interno della collina, fu successivamente ristrutturato e rimodernato nel dopoguerra, con l’inserimento di robuste strutture interne in cemento armato.

Un’esperienza significativa che ha permesso agli alunni di avvicinarsi alla storia locale in modo diretto e concreto, rafforzando il valore della memoria come strumento di conoscenza e crescita civile.

La tradizione interrogata: Tjeknavorian tra Mozart e Brahms

Di Renato Verga

Per la terza volta in pochi mesi un concerto sinfonico si apre con un’ouverture di Carl Maria von Weber. Dopo Der Freischütz diretto da Riccardo Minasi con la Deutsche Kammerphilharmonie Bremen e Oberon eseguito dall’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sotto la guida di Manfred Honeck, è ancora Oberon a inaugurare il programma del dodicesimo concerto della stagione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, all’Auditorium Arturo Toscanini. Sul podio, in sostituzione del previsto Andrés Orozco-Estrada, sale Emmanuel Tjeknavorian.
Nato a Vienna nel 1995 in una famiglia di musicisti di origini armene e iraniane, Tjeknavorian ha iniziato giovanissimo lo studio del violino, per poi orientarsi progressivamente verso la direzione d’orchestra. Figlio del compositore e direttore Loris Tjeknavorian e di una pianista, ha costruito in breve tempo una carriera intensa, culminata nel 2024 con la nomina a Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano e con il Premio Abbiati 2025 come Miglior direttore d’orchestra. Nell’ouverture weberiana, tuttavia, la sua energia non si impone subito: l’esecuzione è solida ed efficace, ma l’elemento fiabesco e soprannaturale della partitura avrebbe forse richiesto maggiore leggerezza e un senso più pronunciato dell’incanto.
È con il Concerto per pianoforte e orchestra in do maggiore K 467 di Mozart che il concerto cambia decisamente passo. Qui emerge con chiarezza la qualità del dialogo instaurato dal direttore con l’orchestra, che trova una risposta ideale nella partecipazione del solista Mao Fujita. Nato a Tokyo nel 1998, Fujita ha iniziato a studiare pianoforte a tre anni e si è imposto negli ultimi anni come uno degli interpreti più interessanti della sua generazione. Nel celebre K 467 offre una lettura di grande equilibrio, in cui la trasparenza del suono e la chiarezza del fraseggio si uniscono a una profonda naturalezza stilistica. L’Andante, celeberrimo per la sua cantabilità sospesa, rappresenta il vertice espressivo dell’esecuzione, grazie a un controllo del tempo e del colore che evita ogni compiacimento. Il virtuosismo, mai ostentato, emerge nelle ampie cadenze dei movimenti estremi, affrontate con sicurezza tecnica e autentico senso musicale.
Il successo è tale da spingere il pianista a concedere due bis inattesi: la Fugue sur le nom d’Haydn di Charles-Marie Widor e l’Hommage à Haydn di Claude Debussy, entrambi composti nel 1909 per il centenario della morte del compositore. Si tratta di brani costruiti sulla trasposizione musicale del nome HAYDN, secondo un sistema di corrispondenze alfabetiche elaborato dalla Société Internationale de Musique. Due pagine rare e curiose, eseguite da Fujita con aplomb e precisione, che aggiungono una nota di raffinata eccentricità alla serata.
La seconda parte del concerto è interamente dedicata a Johannes Brahms e alla sua Sinfonia n. 1 in do minore op. 68, opera che rappresenta uno dei momenti più complessi e sofferti della storia della sinfonia ottocentesca. Brahms impiegò decenni prima di affrontare il genere, consapevole del peso esercitato dal modello beethoveniano. Quando la sinfonia fu finalmente presentata a Karlsruhe nel 1876, il compositore aveva già superato i quarant’anni ed era ormai una figura affermata, ma non ancora “consacrata” dal confronto con la forma sinfonica.
L’accoglienza fu clamorosa e non priva di fraintendimenti: Eduard Hanslick parlò di una diretta continuità con Beethoven, dando origine al celebre cliché della “Decima sinfonia”. In realtà, la Prima di Brahms guarda meno al progresso attraverso il conflitto tipico di Beethoven e più a un tono di ballata romantica, evidente soprattutto nel complesso primo movimento, costruito su una fitta rete tematica dal carattere prevalentemente tragico. Anche le apparenti somiglianze del finale con la Nona beethoveniana restano più evocazioni superficiali che reali parentele strutturali.
In questa pagina Brahms afferma una voce personale, densa e severa, che Tjeknavorian sembra sentire come particolarmente congeniale. La sua lettura mette in luce la solidità dell’impianto formale e la tensione drammatica della partitura, confermando come il giovane direttore trovi proprio nel grande repertorio sinfonico ottocentesco uno dei terreni più convincenti della propria maturazione artistica.

Van Berkel vince il concorso di idee. L’archistar olandese disegnerà la Metro 2

 

Sarà lo studio olandese UNStudio di Ben Van Berkel a firmare l’architettura e il design della futura Linea 2 della metropolitana di Torino. Il raggruppamento guidato dall’archistar internazionale ha vinto il concorso di idee superando, in una finale di altissimo livello, studi di fama mondiale come Zaha Hadid Architects e Kengo Kuma, classificatisi rispettivamente al secondo e terzo posto.

La giuria internazionale di esperti, presieduta da Dominique Perrault, architetto e urbanista di fama internazionale, ha premiato Il progetto di UNStudio riconoscendone la profonda coerenza, l’elevata cura nelle scelte dei materiali e delle tecnologie utilizzate e la qualità degli spazi interni. Il progetto presentato evidenzia un’attenta strategia nei confronti dell’ambiente urbano, capace di modulare le strutture attraverso forme di ispirazione naturale e di esaltare la leggerezza e la smaterializzazione del costruito

Al concorso hanno partecipato numerosi studi internazionali di architettura, design e comunicazione visiva costituendo team multidisciplinari. L’obiettivo del concorso è stato quello di selezionare una proposta che coniugasse architettura, arte e comunicazione in grado di dare coerenza e riconoscibilità all’intera nuova linea metropolitana: dalle stazioni fuori terra realizzate sull’ex Trincerone ferroviario a quelle interrate del centro storico, dalle coperture degli accessi all’infografica, al sistema di orientamento agli interni dei treni.

Il concorso è stato articolato in due fasi: nella prima 26 concorrenti sono stati valutati dalla giuria che ne ha scelti 5 per l’accesso alla seconda fase nella quale hanno presentato la loro visione sui seguenti casi studio:

· la stazione San Giovanni Bosco, una delle tre stazioni omologhe, fuori terra, localizzate lungo la trincea ferroviaria
· la stazione Mole-Giardini
· la stazione Carlo Alberto con la valorizzazione dell’ipogeo sotto Palazzo Carignano

Nella fase di valutazione, la giuria ha attribuito particolare rilievo anche alla fase dei cantieri, che dovrà essere accompagnata da soluzioni progettuali e da un approccio comunicativo capaci di limitare i disagi per cittadini e attività, rafforzando al contempo la comunicazione dell’opera, dei suoi tempi e dei benefici attesi.

L’attenzione è posta sulla capacità del progetto di caratterizzare in modo chiaro e coerente l’intera linea, migliorando visibilità, accessibilità e leggibilità degli spazi, anche attraverso sistemi di orientamento efficaci, pensati per tutti gli utenti.

TorinoClick

Chris Obehi, stasera al Circolo sociale Jigeenyi

Tra gli eventi di punta del Black History Month di questo weekend, da non perdere

Ieri sera ai Musei Reali, all’interno delle celebrazioni del Black History Month, Chris Obehi ha incantato il numeroso pubblico intervenuto. Il suo concerto si è imposto come uno dei momenti più intensi della rassegna: non solo un’esibizione musicale, ma una testimonianza di vita potente. 

Prima di cantare, Chris Obehi ha scelto di condividere la propria storia. Nato in Nigeria nel 1998 come Christopher Goddey, cresce in un ambiente in cui la musica è presenza quotidiana e familiare: la madre che ogni domenica canta nel coro gospel della chiesa e il padre che, al rientro dal lavoro, mette sempre musica in casa, facendogli ascoltare Fela Kuti. È così che Chris respira fin da bambino un universo sonoro fatto di ritmo, voce e impegno, ben prima che la musica diventi linguaggio artistico consapevole.

Nel 2015 la sua vita cambia radicalmente. Costretto a fuggire dalle persecuzioni religiose di Boko Haram, intraprende il viaggio verso l’Europa seguendo una delle rotte migratorie più pericolose. La Libia è una tappa obbligata e violentissima: i lager, le torture, la sospensione dell’umanità. Poi il mare, attraversato su un gommone con circa cento persone a bordo, senza saper nuotare. Solo sessanta verranno tratte in salvo. 

È durante quella traversata che si consuma l’episodio destinato a segnare per sempre il suo cammino e quello di chi oggi lo ascolta. Chris tiene in braccio un bambino sconosciuto, cercando di consolarlo mentre lui stesso è stremato, con una gamba ustionata dal miscuglio di benzina e acqua salata. Viene scambiato per suo padre, e forse anche questo equivoco contribuisce a salvarlo. Intorno a lui, il mare si prende i suoi “fratelli”, uno dopo l’altro, inghiottiti dalle onde. Dalla nave dei soccorsi li vede scomparire uno alla volta, impotente.

A Lampedusa, giorni dopo, rivede quel bambino: è sereno, gioca a palla. In quel momento comprende che si sono salvati a vicenda. «Se non avessi salvato quel bambino, lui non avrebbe salvato me. E oggi non sarei qui».

La Sicilia diventa una seconda casa, Palermo il luogo della rinascita. Qui Obehi si forma come musicista, studia contrabbasso al Conservatorio e inizia a costruire una poetica sonora personale suonando la chitarra da autodidatta. Nel 2020 vince il Premio Balistreri e Favara e pubblica per 800A Records il suo primo album, OBEHI– “Mani d’Angelo” in lingua esan. Un disco che racconta il suo percorso umano e musicale, e che contiene Non siamo pesci, unico brano in italiano dell’album, ispirato al viaggio in gommone del 2015 e allo scampato naufragio, poi scelto come colonna sonora del documentario The Welcome Table del regista statunitense Josh Fox.

La sua musica è una fusione che restituisce il volto migliore della globalizzazione: un linguaggio senza barriere né confini, in cui l’afrobeat di Fela Kuti e i ritmi tradizionali africani dialogano con l’Europa e l’Occidente, dando vita a nuove soluzioni sonore. Obehiè anche un grande affabulatore: sul palco intreccia racconto e canzone, mescolando italiano, inglese, siciliano, la lingua della terra dove ha trovato una nuova vita e si è scoperto musicista.

Si esibisce sia da solista sia insieme ai musicisti siciliani con cui ha creato un quartetto esplosivo: Luca Trentacoste alla batteria, Fabrizio Malerba alle chitarre e Federico Mordino alle percussioni. Un progetto che negli anni lo ha portato su palchi importanti: dall’apertura del concerto di Bombino al Nomad Festival di Palermo, alla partecipazione all’Heroes Festival di Torino aprendo il live di Fatoumata Diawara, fino a condividere il palco con artisti come La Niña, Calibro 35 e Lucio Corsi. Il quartetto è stato anche invitato come main artist a chiusura del Kontakt Festival di Toruń, in Polonia.

Nel suo percorso figurano importanti festival siciliani – Mondo Sounds Festival a San Vito Lo Capo, Festivallead Agrigento – e significativi riconoscimenti, come la Targa SIAE – Giovane Autore a Musica Contro le Mafienel 2019. A fine 2021, grazie a un progetto sostenuto da Italia Music Export, riesce a tornare in Nigeria per registrare a Lagos un singolo insieme agli Egypt 80, la storica band di Seun Kuti e di suo padre Fela Kuti. Il brano, Actions and Consequences, esce nel febbraio 2022.

Nel 2025 partecipa al programma televisivo Dalla strada al palco su Rai1, duettando con Malika Ayane, e viene nuovamente invitato dalla Rai in occasione della Giornata dell’Africa per un concerto insieme a Fiorella Mannoia, Leo Gassmann e altri artisti di spicco della scena italiana.

Prima delle serate torinesi, il 5 febbraio Chris Obehi si era già esibito a Carmagnola e ha incontrato studenti in una scuola per raccontare la propria storia, un esempio di coraggio e determinazione che invita a comprendere e a creare empatia verso le storie dei migranti. 

Il concerto ai Musei Reali si è aperto così: con una storia capace di spezzare il pubblico in due, per poi ricomporlo attraverso la musica. E forse è proprio in questo passaggio, tra ferita e danza, che risiede la forza più autentica di Chris Obehi.

Stasera si esibirà al circolo sociale Jigeenyi in via Borgo Dora 3/o

Per prenotare consultare il sito https://www.blackhistorymonthtorino.it/

GIULIANA PRESTIPINO

Messaggio di Nicco ai giovani: “No al bullismo”

“NESSUNO DI VOI È INVISIBILE” 

In occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte Davide Nicco rivolge, attraverso un video, un messaggio diretto e sentito alle ragazze e ai ragazzi piemontesi, “non solo come rappresentante delle istituzioni – spiega – ma come adulto che vi guarda e che crede profondamente in voi”.
Il bullismo e il cyberbullismo, ha sottolineato il Presidente, non sono fenomeni lontani o astratti, ma realtà che molti giovani vivono ogni giorno, tra i banchi di scuola, nei gruppi e sui social network. “Crescere non è semplice – sottolinea Nicco – e una parola detta per scherzo, una foto condivisa o un commento scritto di fretta possono ferire molto più di quanto si immagini. Le parole pesano. E a volte anche i silenzi pesano”.
Il Presidente vuole richiamare l’attenzione sulle tante forme di sofferenza silenziosa che colpiscono i più giovani: ragazzi che ridono con gli altri ma che, una volta soli, si sentono sbagliati; che entrano in classe con lo stomaco chiuso; che fingono che vada tutto bene mentre dentro si sentono soli; che guardano il telefono con paura.
Da qui l’invito chiaro a non restare soli e a chiedere aiuto: “Parlarne non è una debolezza, è un atto di coraggio. Significa dire ‘io valgo e merito rispetto’. Un insegnante, un genitore, un allenatore, un adulto di cui fidarsi possono fare la differenza”.
Un messaggio altrettanto netto viene rivolto a chi prende in giro, esclude o umilia: “La forza non è far sentire qualcuno più piccolo. La vera forza è proteggere chi è più fragile. La vera popolarità non sono i ‘like’, ma la fiducia degli altri”.
Davide Nicco infine ricorda il ruolo attivo che ciascun ragazzo e ragazza può avere nel contrasto al bullismo: fermare una presa in giro, non condividere contenuti offensivi, stare accanto a chi è solo, avere il coraggio di dire “basta”. “A volte – conclude – basta una voce per cambiare il clima di una classe. Basta una persona per far sentire qualcuno meno solo. Nessuno di voi è invisibile. Ognuno merita di sentirsi al sicuro, accolto e rispettato. Scegliere di difendere, ascoltare e tendere la mano significa diventare la parte migliore del mondo che verrà”.

La Just The Woman I Am sabato 7 marzo fa tappa a Castiglione Torinese

Ogni iscrizione è un passo verso la cura

 

Anche quest’anno la celebre corsa-camminata che sostiene la raccolta fondi per la ricerca universitaria sulla salute e sul cancro sarà organizzata sul percorso ciclo-pedonale permanente realizzato nel territorio castiglionese

Anche quest’anno la Just The Woman I Am, levento che dal 2014 unisce sport, cultura e solidarietà promuovendo la ricerca universitaria sulla salute e sul cancro, la prevenzione, i corretti stili di vita, linclusione e la parità di genere, farà tappa a Castiglione Torinese.

La celebre corsa/camminata in rosa di 7 chilometri organizzata dal CUS Torino in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino e il Politecnico di Torino per sostenere la raccolta fondi per la ricerca universitaria sulla salute e sul cancro andrà in scena nel pomeriggio di sabato 7 marzo, con ritrovo fissato alle ore 15.00 presso il Parco del Chiostro e partenza prevista per le 16.00, sul percorso ciclo-pedonale permanente della JTWIA On The Road realizzato nel territorio castiglionese grazie alla convenzione pluriennale stipulata dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Loris Lovera con la Hope Running.

Un’occasione imperdibile per sostenere il benessere, la prevenzione e la ricerca prendendosi cura di sé stessi camminando insieme alle magliette gialle dell’associazione chivassese ed a tante altre persone.

Un appuntamento fisso a Castiglione Torinese che ogni anno riscuote un grande successo vista la valenza dell’iniziativa aperta a tutti e che non vuole lasciare indietro nessuno. Un entusiasmo condiviso e contagioso caratterizza la Just The Woman I Am e i suoi partecipanti, rappresentando un segnale importante che spinge gli organizzatori a proseguire con determinazione nel loro quotidiano impegno.

Partecipare in tanti significa contribuire in modo più incisivo al sostegno della ricerca universitaria, trasformando lesperienza della JTWIA in un percorso condiviso fin dal primo passo.

Giovanni Mirabella, il presidente della Hope Running, invita tutti a prendere parte a quest’appuntamento che ogni anno colora di rosa Castiglione Torinese: “Parlo a nome di tutte le magliette gialle della Hope Running e sono orgoglioso anche quest’anno di portare la Just The Woman I Am qui grazie alla sinergia con l’Amministrazione Comunale. Tutti insieme prendendo parte a questi eventi possiamo costruire una società più consapevole, sensibile, inclusiva e attenta alla salute”.

Il primo cittadino di Castiglione Torinese, LorisLovera, sottolinea limportanza di questo evento per il territorio: Siamo particolarmente orgogliosi di ospitare anche questanno un evento sportivo, inclusivo e di sensibilizzazione così importante. La ricerca e la prevenzione sono i due strumenti che ci hanno permesso di raggiungere ottimi risultati nel campo sanitario ed è per questo che occorre continuare su questa strada. Il valore aggiunto per Castiglione rispetto alle altre JTWIA è sicuramente la collaborazione con la Hope Running, unassociazione nobile che condivide con noi gli stessi valori, facendolo con entusiasmo e passione. Invito dunque tutti i cittadini del territorio a partecipare a questa bellissima manifestazione, perché la salute è il bene più importante che ci possa essere concesso e ciascuno di noi può fare una piccola grande parte partecipando e diffondendo questi valori”.

La quota di iscrizione è di 20,00 euro e verrà devoluta interamente all’organizzazione per finanziare la ricerca. Le iscrizioni per la Just The Woman I Am di Castiglione Torinese possono essere effettuate nei punti fisici di iscrizione aperti sul territorio, compilando lapposito modulo cartaceo: nel welcome kit liconica maglietta rosa dellevento, il pettorale e la welcome bag.

Questi i punti fisici di iscrizione ad oggi aperti:

– Castiglione Torinese

1) Bar Papillon

Viale Bollino 11

Orari: tutti i giorni 05,15-20,30

– Chivasso

1) Hope Running

Corso Galileo Ferraris 60

Orari: lun. 9,00-13,30; mer. 14,00-16,00; ven. 9,00-12,00.

Tel. 371 517 2531

2) Bottega d’Arte

Via Torino 13

Orari: mar.-mer.-gio.-ven.-sab. 9,00-12,00 e 15,30-19,00

Tel. 340 372 9617

Tutte le info relative alla Asd Hope Running Onlus le potete trovare a questi link:

• Sito web ufficiale: www.hoperunning.com

Facebook:  www.facebook.com/hoperunningchivasso

Instagram: www.instagram.com/hope_running

• Come donare: www.hoperunning.com/sostienici

• 5×1000: codice fiscale Hope Running n° 91032000019

Minore picchiato dai genitori chiede aiuto all’AI

Un ragazzino di 15 anni sarebbe stato picchiato con una cintura e con un bastone di legno dai genitori fin da quando aveva 6 anni a causa dei brutti voti. Il giovane si è  rivolto alla squadra mobile di Novara, dove risiede, dopo avere chiesto consiglio ad amici ma anche all’intelligenza artificiale. I genitori sono stati denunciati e il ragazzo affidato ai servizi sociali.

Torino, risoluzione contrattuale con Schuurs: si chiude un capitolo sfortunato

 

Si conclude ufficialmente l’avventura di Perr Schuurs con il Torino. Il club granata e il difensore olandese hanno trovato l’accordo per la risoluzione consensuale del contratto, mettendo fine a un rapporto segnato da grandi aspettative e da un lungo periodo di difficoltà.
Arrivato come rinforzo di spessore per la retroguardia, Schuurs aveva mostrato qualità e personalità, diventando rapidamente un punto di riferimento. Il grave infortunio al ginocchio, però, ne ha interrotto la crescita, costringendolo a un’assenza prolungata dai campi e rendendo impossibile il ritorno ai livelli precedenti.
La separazione rappresenta una scelta condivisa, pensata per permettere al giocatore di concentrarsi sul recupero e al Torino di guardare avanti nella programmazione sportiva. Resta il rammarico per una storia che avrebbe potuto avere un epilogo diverso, ma anche il rispetto reciproco tra le parti al momento dei saluti.

Enzo Grassano

Carnevale in Casa Ikea, dal 7 al 17 febbraio

Ikea Italia promuove iniziative gratuite dedicate ai più piccoli all’interno di tutti i suoi store

In occasione del Carnevale, Ikea festeggia con i suoi visitatori più piccoli promuovendo diverse attività a loro dedicate, dal 7 fino al 17 febbraio. Nei negozi Ikea di Torino saranno organizzati laboratori, sfilate in maschera e un incontro con l’orso Fabler, che coinvolgerà i bambini durante tutti gli appuntamenti. Sabato 14 e domenica 15 febbraio, e martedì 17, si terrà l’iniziativa “Vieni a trovarci in maschera & Carnival parade”, una grande festa per tutti i bambini che si presenteranno in maschera in negozio e avranno la possibilità di mostrare il proprio personaggio in una sfilata a tema, e a seguire riceveranno un piccolo omaggio e potranno gustare una merenda gratuita. Sabato 7 e domenica 8 febbraio, e sabato 14 e domenica 15, sarà la volta della caccia al tesoro, un’attività per i bambini con le proprie famiglie, che li coinvolgerà nel trovare indizi nascosti che consentiranno di completare una filastrocca in rima a tema Carnevale, e ricevere un omaggio finale. Inoltre, per tutti i visitatori, a fronte di una spesa minima di 100 euro, Ikea metterà in palio premi fino a 500 euro in carta regalo Ikea, attraverso cartoline gratta e vinci, oltre a un coupon di un valore di 20 euro.

Info: https://www.ikea.com/it/campaigns/il-carnevale-che-ti-premia-pub50f17f90/

Mara Martellotta