L’autopsia eseguita sul corpo dell’uomo di 55 anni, trovato in avanzato stato di decomposizione all’interno di un appartamento di via Verolengo, a Torino, ha fornito i primi elementi sulle cause del decesso. Secondo quanto emerso dall’esame autoptico, la vittima sarebbe stata colpita più volte alla testa con un oggetto contundente.
I primi riscontri indicano inoltre che la morte risalirebbe ad almeno una settimana prima del ritrovamento del cadavere. Per conoscere gli esiti definitivi dell’autopsia sarà però necessario attendere ancora alcuni giorni.
Resta inoltre da completare l’identificazione ufficiale della vittima, ma gli investigatori ritengono che si tratti di Mikel Rroku, 55 anni, originario dell’Albania, che viveva nell’appartamento dove è stato rinvenuto il corpo.
Insieme per un Po pulito
L’iniziativa ecologica di Suzuki, Federazione Italiana Canottaggio e Città di Torino. Circa 75 kg i rifiuti raccolti
Dopo il successo e l’entusiasmo dello scorso anno, questa mattina in riva al Po è tornata “Insieme per un Po pulito”, l’iniziativa ecologica promossa da Suzuki, Federazione Italiana Canottaggio (FIC) e Città di Torino.
Al circolo Caprera, i volontari e i giovani atleti dei circoli cittadini – tra cui Amici del Fiume, Armida, Cerea, Cus Torino, Circolo Canottieri Eridano ed Esperia – si sono ritrovati per ripulire le sponde e le acque da plastica e da altri rifiuti. Ad accoglierli l’assessore al Verde e ai Fiumi Francesco Tresso, e il Presidente e CEO di Suzuki Italia, Massimo Nalli,
I veri protagonisti di questa grande operazione ecologica sono stati i giovanissimi atleti dei circoli, un vero e proprio team della sostenibilità, che hanno lavorato con straordinario entusiasmo per ripulire il corso d’acqua da plastica e rifiuti, coadiuvato dagli adulti e dai volontari, con il coordinamento operativo della Città e il supporto delle lance motorizzate Suzuki, equipaggiate con l’esclusivo dispositivo di filtraggio delle microplastiche “#lavalacqua”. Al termine delle operazioni sono stati raccolti e sottratti all’ecosistema fluviale oltre 75 kg di rifiuti e plastiche.
La manifestazione evolve quest’anno in un progetto di ampio respiro nazionale, e oltre a Torino si è svolta nella città di Padova.
“Realizzare queste iniziative significa investire nel bene comune e contribuire a diffondere una cultura della partecipazione e della responsabilità ambientale che nasce anche dai gesti più semplici – ha commentato l’assessore Tresso -. Un ringraziamento particolare va ai giovani canottieri e ai volontari, che con il loro entusiasmo dimostrano come la sostenibilità possa trasformarsi in un’azione concreta, a Suzuki, sempre più impegnata nelle iniziative ambientali, e alla Federazione Italiana Canottaggio. Torino e il fiume Po fanno parte della Riserva MAB UNESCO CollinaPo, un modello di collaborazione tra territori che promuove l’equilibrio tra uomo e natura lungo l’asta del Po: un patrimonio che abbiamo il dovere di tutelare e valorizzare, anche perché tutto ciò che facciamo per il nostro fiume produce effetti anche a valle. Una tutela che richiede un impegno condiviso: fare rete tra istituzioni, associazioni sportive, imprese e cittadini è la strada giusta per prenderci cura di un ecosistema prezioso, messo a dura prova dagli effetti dei cambiamenti climatici”.
“Rispettare l’acqua è un atto d’amore verso il pianeta e verso le future generazioni. Con questo spirito Suzuki porta avanti il proprio impegno, cercando di sensibilizzare sempre più persone a fare altrettanto – ha aggunto Massimo Nalli, Presidente e CEO di Suzuki Italia -: È per noi motivo di grande orgoglio vedere come questa iniziativa abbia saputo coinvolgere tutti i circoli canottieri di Torino: ben sette realtà hanno fatto squadra nel nome di un Po più pulito, dimostrando come la collaborazione possa generare un impatto positivo sul territorio. Siamo onorati che il progetto abbia ispirato anche una realtà prestigiosa come il Circolo Canottieri Padova, per il fiume Bacchiglione, dando vita a un’importante sinergia tra due territori e unendo istituzioni, mondo dello sport e cittadinanza nel segno di un impegno concreto e condiviso. Suzuki continua a investire in tecnologie ecologiche uniche, come il sistema di raccolta delle microplastiche installato sui fuoribordo Suzuki, #lavalacqua, perché crediamo che la sostenibilità debba tradursi in gesti quotidiani e condivisi. Ringrazio la Città di Torino, la Federazione Italiana Canottaggio, tutti i prestigiosi circoli che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa e, soprattutto, i giovani canottieri: sono loro i veri ambasciatori di un futuro più pulito.”
Per Rossano Galtarossa, Presidente Federazione Italiana Canottaggio: “Il canottaggio è uno sport che per sua natura vive in simbiosi con l’acqua e l’ambiente circostante. Proteggere i nostri fiumi, i laghi e i campi di gara non è più solo un auspicio, ma un dovere morale e sportivo che la Federazione porta avanti con fermezza. Grazie alla solida collaborazione strategica con Suzuki, riusciamo a trasformare questo principio in azioni concrete sul territorio. Il Clean-up di oggi dimostra come lo sport sappia farsi veicolo di civiltà e responsabilità: pulire i nostri bacini significa preservare il futuro della nostra disciplina e, soprattutto, della salute pubblica. Vedere la tecnologia d’avanguardia dei motori Suzuki, capaci di filtrare le microplastiche semplicemente navigando, unita all’impegno e alla passione delle nostre società remiere, è la prova che la sinergia tra istituzioni e partner privati può generare un impatto ecologico reale, immediato e duraturo”.
TorinoClick









“Attivare subito le deroghe al deflusso minimo vitale e al deflusso ecologico”
Confagricoltura Piemonte ha scritto al presidente della Regione, Alberto Cirio, e agli assessori all’Ambiente e all’Agricoltura, Matteo Marnati e Paolo Bongioanni, per chiedere l’attivazione urgente delle procedure previste dal Piano di Tutela delle Acque per le situazioni di scarsità idrica, con la possibilità di deroghe temporanee e controllate al Deflusso Minimo Vitale e al Deflusso Ecologico.
La sollecitazione nasce dalla crescente difficoltà, segnalata da più comprensori irrigui piemontesi, di garantire le portate necessarie alle colture nella fase di massimo fabbisogno stagionale. Il caso più acuto riguarda in queste ore il bacino del torrente Orco, ma la criticità, secondo l’organizzazione agricola, interessa ormai in modo più ampio il territorio regionale. La richiesta arriva nello stesso giorno in cui il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha convocato la Cabina di regia nazionale sulla crisi idrica, che ha segnalato situazioni di severità idrica significativa proprio nelle regioni del bacino del Po.
Confagricoltura Piemonte chiede alla Regione di riconoscere formalmente la gravità della situazione, di definire un percorso istruttorio rapido per i Consorzi irrigui, di affiancare alle eventuali deroghe un monitoraggio costante con il supporto di ARPA Piemonte e di aprire un tavolo permanente con Autorità di Bacino, ARPA, ANBI Piemonte, Consorzi e organizzazioni agricole per seguire l’evoluzione della crisi.
“Non mettiamo in discussione la tutela dei corsi d’acqua – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia – ma chiediamo un’applicazione equilibrata e tempestiva degli strumenti che la stessa pianificazione regionale prevede per le fasi di crisi. Le nostre aziende stanno affrontando settimane decisive per la sopravvivenza delle colture e un’attesa prolungata rischia di tradursi in danni non più recuperabili”.
Allasia richiama inoltre l’esperienza di altre Regioni, come la Lombardia, che hanno già aggiornato la disciplina delle deroghe parziali al DMV in presenza di severità idrica documentata: “Un modello che dimostra come sia possibile conciliare salvaguardia ambientale e continuità delle produzioni, senza contrapposizioni ideologiche”.
Cammino e partecipazione in Alta Valle Susa
|
|---|
|
Motociclista torinese muore sulla Torino – Savona
Incidente mortale sulla Torino Savona, oggi in tarda mattinata, vittima un motociclista di 56 anni, di Torino. Il sinistro è avvenuto sull’autostrada A10, tra Savona e Spotorno. La moto su cui viaggiava si è scontrata con un’auto. Sul posto il 118, i volontari del soccorso, i vigili del fuoco e la Polizia Stradale
CONFINDUSTRIA PIEMONTE E ORGANISMO DEL COMMERCIO DELL’INDUSTRIA DEL MAROCCO IN ITALIA
Una giornata di lavori con istituzioni, esperti e imprese dedicata alle prospettive di mercato ai settori merceologici emergenti e agli strumenti operativi di tutela per le imprese italiane. Amalberto: “L’internazionalizzazione è una partita di squadra e noi lavoriamo come sistema”
Torino, 10 luglio 2026
Il Marocco grazie a un interscambio di circa 750 milioni di euro per le imprese piemontesi rappresenta un partner commerciale di primo piano. Per approfondire quali siano i possibili ulteriori canali di sviluppo sia per l’import che per l’export verso il Paese nordafricano, l’Organismo del Commercio e dell’Industria del Marocco in Italia insieme a Confindustria Piemonte ha organizzato a Torino una mattinata di lavori.
“I numeri dell’interscambio tra Piemonte e Marocco raccontano un legame ancora contenuto rispetto al potenziale, ma in evoluzione, e che trovano piena coerenza con la strategia nazionale del Piano Mattei per l’Africa, che individua nel Marocco uno dei partner privilegiati per una cooperazione economica di nuova generazione, fondata su investimenti, trasferimento di competenze e filiere condivise, e non solo su rapporti commerciali tradizionali. Gli investimenti diretti italiani nel Paese, pari a oltre 1,2 miliardi di euro di stock nel 2023, confermano che le nostre imprese hanno già intrapreso questa strada con convinzione” ha dichiarato Giorgia Garola, presidente Ceipiemonte e vicepresidente delegata per l’internazionalizzazione dell’Unione Industriali Torino, in apertura dei lavori.
“Confindustria Piemonte, insieme alle 8 Associazioni territoriali, rappresenta 6.000 imprese, 285.000 occupati e 27 settori merceologici. Imprese che ogni giorno misurano la propria competitività sui mercati internazionali producono, assumono, innovano e che, per crescere, devono guardare fuori dai confini nazionali. Il Marocco mira a costruire collaborazioni e sviluppare progetti nei settori dell’energia, dell’agricoltura e della formazione, e con questa giornata vogliamo stimolare nuove opportunità commerciali reciproche. Perché l’internazionalizzazione è una partita di squadra e per questo lavoriamo come sistema, insieme a tutti i soggetti chiave: Regione Piemonte, CEIP, il sistema camerale, SACE, SIMEST, ICE, le Università. Solo così si creano le condizioni perché le relazioni si tradurranno in nuovi investimenti e iniziative concrete e durature” ha dichiarato Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.
“Il Marocco cresce oggi a ritmi molto sostenuti non paragonabili a quelli europei” ha sottolineato anche Marouan El Mansoub, Presidente dell’Organismo Marocco-Italia, illustrando il massiccio programma di investimenti del Regno che sta modernizzando porti, ferrovie, autostrade, strutture sanitarie ed energie rinnovabili. Il Governo marocchino ha varato un variegato sistema di incentivi e bandi che l’Organismo aiuta a intercettare, inclusi contributi a fondo perduto che in alcune regioni possono coprire fino al 40% dell’investimento complessivo.
Il Segretario Generale dell’Organismo, l’avvocato Paolo Spataro, ha ribadito la solidità delle relazioni diplomatiche e del quadro giuridico locale, che garantiscono un ambiente sicuro per grandi imprese e PMI. I settori di investimento coinvolgono competenze a 360 gradi: dall’ambiente e l’energia verde al manifatturiero, dall’automotive all’agroalimentare (Agritech), fino ai trasporti, edilizia e turismo. Le soluzioni finanziarie e legali sono state approfondite nella tavola rotonda tecnica con l’avvocato Paolo Jorio (per l’Organismo Marocco Italia), Federica Ingrosso (senior specialist relazioni esterne di Simest) e Stefano Nigro (Direttore Generale di Ceipiemonte). Il dibattito si è arricchito delle testimonianze aziendali di Arnaldo Carignano (Randstad), Jawad Khezzane (Bimotor) e Stefano Pesce (Comau).
Le conclusioni sono state affidate al senatore Massimo Berruti, membro dell’Organismo del Marocco-Italia che ha ribadito “il ruolo di facilitatore che l’Organismo del Marocco, fortemente radicato con le istituzioni locali, sta svolgendo nel promuovere partenariati bilaterali solidi e affidabili, capaci di generare valore aggiunto per le imprese di entrambi i Paesi”, e ad Alessandro Battaglia, Presidente della Commissione Internazionalizzazione di Confindustria Piemonte che ha sottolineato come il Marocco “sia una destinazione su cui costruire relazioni industriali stabili e durature. Proprio come le esperienze delle imprese che oggi abbiamo ascoltato, e che confermano come le imprese stiano diversificando i mercati di sbocco, rafforzando la presenza extra-europea e adottando strategie più flessibili. Cresce quindi la domanda di strumenti operativi, servizi qualificati e di un accompagnamento continuativo, in grado di trasformare le opportunità in relazioni commerciali stabili e durature. Il Marocco per sistema industriale italiano e piemontese è un Paese cui quindi dobbiamo guardare con convinzione, rafforzando relazioni industriali di medio-lungo periodo, basate su complementarità produttiva, investimenti e integrazione delle filiere“.
Il sindaco della Città metropolitana e della Città di Torino Stefano Lo Russo, insieme ai sindaci dei Comuni di Collegno, Grugliasco e Rivoli Matteo Cavallone, Emanuele Gaito e Alessandro Errigo, ha indirizzato una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Matteo Salvini e ai presidenti e vicepresidenti delle commissioni competenti di Camera e Senato per sottoporre all’attenzione del Governo la situazione di grave criticità che interessa il cantiere del prolungamento della Linea 1 della metropolitana sulla tratta Fermi–Cascine Vica.
Il 16 giugno scorso, il Tribunale di Roma ha dichiarato non ammissibile la domanda di accesso alla proposta di concordato presentata dalla società Italiana Costruzioni Infrastrutture S.p.A., impresa affidataria dei lavori dell’infrastruttura, ormai in fase avanzata di realizzazione. Tale decisione espone il cantiere al concreto rischio di sospensione, con la conseguente necessità di procedere a un nuovo affidamento dei lavori e di reperire le risorse aggiuntive rese necessarie dall’adeguamento dei prezzi intervenuto rispetto al quadro economico degli appalti, che erano stati affidati nel 2019 e 2020 con un investimento pubblico complessivo già sostenuto superiore ai 200 milioni di euro. Per completare integralmente l’intervento, compresi gli altri appalti in cascata delle opere civili per i quali si valuta un extracosto di circa 40 milioni di euro, le stime attuali quantificano il fabbisogno in circa 70 milioni di euro totali.
“Dal 2019 – scrivono i sindaci nella lettera- i territori interessati convivono con un cantiere di straordinaria complessità che ha inciso profondamente sulla viabilità, sulla mobilità e sulle attività economiche dell’area. I principali assi stradali risultano interessati da limitazioni e deviazioni ormai da molti anni; cittadini, imprese e attività economiche continuano a sopportare rilevanti disagi e anche i lavoratori impegnati nel cantiere hanno dovuto affrontare, negli ultimi mesi, ritardi nell’erogazione delle retribuzioni”.
“L’attuale quadro- proseguono – rende impossibile fornire ai cittadini un cronoprogramma certo per il completamento dell’opera prolungando ulteriormente una condizione che interessa quotidianamente un’ampia parte dell’area metropolitana torinese. La situazione richiede un intervento istituzionale urgente, poiché gli enti locali non dispongono degli strumenti finanziari necessari per assicurare la continuità dei lavori né per fronteggiare le conseguenze derivanti dalla crisi dell’impresa affidataria”.
Per questo, i sindaci chiedono un incontro istituzionale urgente al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e un’audizione alle commissioni competenti per affrontare la situazione. “La Linea 1 della Metropolitana – spiegano – rappresenta un’infrastruttura strategica per l’intera area metropolitana torinese e per il Piemonte. Il suo completamento supera l’interesse dei singoli Comuni, incidendo direttamente sull’efficienza del sistema della mobilità, sulla competitività del territorio e sulla qualità della vita di centinaia di migliaia di cittadini. Per queste ragioni chiediamo che Governo e Parlamento possano valutare tempestivamente, nell’ambito delle rispettive competenze, le soluzioni più efficaci per assicurare la continuità dell’intervento, il reperimento delle risorse aggiuntive necessarie per il rapido affidamento delle lavorazioni residue, evitando che una vicenda esclusivamente societaria comprometta il completamento di un’opera pubblica ormai prossima alla conclusione”.
I sindaci propongono inoltre di valutare la nomina di un commissario straordinario, dotato dei poteri necessari ad assicurare la massima rapidità nelle procedure di affidamento e nella prosecuzione dei lavori, analogamente a quanto già previsto per la realizzazione della Linea 2 della metropolitana di Torino.
TorinoClick
Attimi di paura nelle scorse ore a Pecetto Torinese, dove una donna di 59 anni è stata sorpresa nella sua abitazione da alcuni rapinatori con il volto coperto.
I malviventi, entrati nella villa in serata, l’hanno immobilizzata e legata al letto, minacciandola con un’arma per farsi consegnare denaro e oggetti di valore. Non trovando la cassaforte che ritenevano fosse presente nell’abitazione, hanno rovistato nelle stanze e si sono infine allontanati con gioielli e orologi.
A dare l’allarme sono stati i familiari della donna, rientrati poco dopo la fuga della banda. Sul caso indagano i carabinieri, che stanno raccogliendo testimonianze e verificando le immagini delle telecamere di videosorveglianza per identificare i responsabili.
La vittima, pur sotto choc per quanto accaduto, non avrebbe riportato lesioni di rilievo.
Più defibrillatori nei territori montani
La Regione Piemonte amplia ulteriormente la rete dei defibrillatori automatici esterni (DAE) sul territorio montano estendendo la dotazione già prevista per i rifugi alpini ed escursionistici anche alle sedi dei Comuni, delle Unioni montane, dei parchi naturali e agli edifici di proprietà pubblica con particolare afflusso di persone.
La misura punta a rafforzare la prevenzione e la sicurezza di turisti, escursionisti e cittadini che frequentano la montagna, ampliando la disponibilità di dispositivi salvavita in contesti dove i tempi di intervento possono risultare più lunghi e in luoghi difficilmente raggiungibili dai mezzi di soccorso.
Nelle prossime settimane verrà quindi avviata la seconda manifestazione di interesse alla quale gli enti locali potranno candidare i propri edifici. L’intervento si inserisce nel solco delle iniziative avviate e finanziate con delibera del dicembre 2024 nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT).
L’estensione della rete dei DAE a queste sedi consente di creare una infrastruttura di protezione più capillare, integrata e facilmente accessibile, contribuendo a rendere il territorio piemontese ancora più cardioprotetto e attento alle esigenze di chi lo vive quotidianamente o lo sceglie come destinazione. È inoltre prevista la formazione e l’abilitazione delle persone che dovranno utilizzare correttamente questi dispositivi.
«L’estensione della rete dei defibrillatori è una scelta chiara e strategica perché la sicurezza di chi frequenta le montagne piemontesi deve essere un diritto garantito ovunque, non solo nei luoghi più esposti. Dopo i rifugi alpini ed escursionistici, portiamo i DAE anche nelle sedi dei Comuni, delle Unioni montane, nei parchi naturali e negli edifici pubblici, perché la prevenzione non può avere zone d’ombra – dichiara l’assessore regionale allo Sviluppo e Promozione della Montagna Marco Gallo – Con questo intervento rafforziamo la capacità dei territori di reagire alle emergenze e confermiamo la volontà della Regione Piemonte di investire in misure concrete, utili e immediatamente percepibili».