CRONACA

Volpiano, 712 mila euro per via Lombardore e via Ciriè

Due progetti strategici per la viabilità: al centro la protezione dei pedoni e la riqualificazione degli spazi pubblici

Via Lombardore e via Ciriè sono strade percorse ogni giorno da automobilisti, pedoni e residenti. Due arterie importanti per la mobilità di Volpiano che ora si preparano a essere interessate da nuovi interventi di riqualificazione e messa in sicurezza.

Giovedì 30 luglio la Giunta comunale, guidata dal sindaco Giovanni Panichelli, ha approvato due Progetti di fattibilità tecnico-economica per un investimento complessivo di 712 mila euro. Un passaggio che porta le opere verso la fase esecutiva e traduce in progettualità concreta l’obiettivo dell’Amministrazione comunale di rendere più sicuri gli spostamenti, in particolare quelli a piedi.

L’intervento economicamente più rilevante riguarda via Lombardore, per la quale sono stati stanziati 457 mila euro. Il progetto, redatto dall’ingegnera Shejla Berattino, destina 323.279,94 euro alle lavorazioni e 4.638,92 euro agli oneri per la sicurezza. Complessivamente, quindi, i lavori ammontano a 327.918,86 euro. I restanti 129.081,14 euro coprono le somme a disposizione dell’Amministrazione, tra cui l’Iva, le spese tecniche, gli imprevisti, gli allacciamenti e gli interventi necessari sui servizi pubblici. L’opera punta alla riqualificazione dell’asse stradale, con particolare attenzione alla sicurezza dei pedoni e al miglioramento dei marciapiedi.

Il Comune sosterrà interamente l’investimento con risorse proprie: 240 mila euro arriveranno dai proventi della vendita di aree, 13.194 euro dall’avanzo accantonato 2025 e 203.806 euro dall’avanzo libero dello stesso anno. L’intervento è già inserito nell’annualità 2026 del Programma triennale dei lavori pubblici 2026-2028.

In via Ciriè, invece, il percorso progettuale ha dovuto confrontarsi anche con la presenza di una porzione di proprietà privata interessata dall’opera. Dopo l’adozione preliminare del progetto, avvenuta il 25 giugno, il Comune ha incontrato il proprietario il 20 luglio, proponendo una cessione volontaria a titolo oneroso. La soluzione è stata accettata e consentirà di evitare il più lungo procedimento di esproprio. Le spese notarili e di frazionamento saranno sostenute dal Comune e sono già comprese nel quadro economico. Superato questo passaggio, la Giunta ha potuto approvare definitivamente il progetto del secondo lotto per la messa in sicurezza dei pedoni in via Ciriè, redatto dall’ingegner Enrico Cavapozzi. L’opera vale 255 mila euro, finanziati attraverso l’avanzo libero 2025.

Di questa cifra, 166.218,34 euro sono destinati alle lavorazioni e 8.539,71 euro agli oneri per la sicurezza, per un totale di 174.758,05 euro. Le somme a disposizione dell’Amministrazione ammontano a 80.241,94 euro e comprendono, fra le altre voci, l’acquisizione dell’area, le spese tecniche, gli imprevisti, gli allacciamenti, la gestione delle interferenze con i servizi pubblici e l’Iva.

Il quadro economico del progetto è stato inoltre aggiornato per correggere alcuni refusi contabili. Si è trattato di una modifica esclusivamente tecnica, che non ha cambiato il valore complessivo dell’intervento, rimasto pari a 255 mila euro. Anche quest’opera è inserita nell’annualità 2026 del Programma triennale dei lavori pubblici.

«Sono due interventi che nascono da esigenze concrete e riguardano strade importanti per la mobilità cittadina – sottolineano il Sindaco Giovanni Panichelli e l’Assessore ai Lavori Pubblici Andrea Cisotto –. Investire 712 mila euro sulla sicurezza e sulla qualità degli spazi pubblici significa offrire risposte ai residenti e costruire una città più accessibile. L’approvazione dei progetti ci permette ora di procedere verso la fase esecutiva».

Entrambi i provvedimenti sono stati dichiarati immediatamente eseguibili. Gli uffici comunali potranno quindi proseguire con gli adempimenti necessari e con la predisposizione dei progetti esecutivi, ultimo passaggio prima dell’avvio delle procedure per la realizzazione delle opere.

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Un avviso pubblico per l’immobile ex Askatasuna

Un avviso pubblico finalizzato a raccogliere manifestazioni di interesse per la rifunzionalizzazione e il riutilizzo dell’immobile comunale di corso Regina Margherita 47. La giunta, su proposta della vicesindaca con delega al Patrimonio Michela Favaro, ha approvato questa mattina le linee di indirizzo per attivare una procedura per individuare soggetti interessati a proporre progetti di riqualificazione, utilizzo e gestione dell’immobile per l’insediamento di attività rivolte al territorio per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche solidaristiche e di utilità sociale.

“L’immobile si caratterizza per una storica vocazione sociale e uno strettissimo legame con il territorio – spiega la vicesindaca Favaro – e, come abbiamo già avuto modo di evidenziare, la volontà dell’amministrazione è di restituirlo alla comunità. La sua ubicazione, adiacente alla Scuola dell’Infanzia e Primaria Gianni Rodari e vicina alla sede universitaria di Palazzo Nuovo, nonché le sue caratteristiche strutturali, lo rendono un potenziale punto di riferimento per le famiglie, i giovani, gli studenti e, più in generale, per gli abitanti del quartiere. Questo documento avvia il percorso per recuperarlo e destinarlo ad attività a carattere sociale, educativo, ricreativo, aggregativo per generare nuove opportunità di inclusione e partecipazione”.

La Città avvierà una fase di rilevazione di interessi preliminari per individuare soggetti interessati a proporre progetti di riqualificazione, utilizzo e gestione dell’immobile attraverso un avviso pubblico, che sarà pubblicato nei prossimi mesi.

Le proposte progettuali dovranno essere orientate a: valorizzare il compendio sotto il profilo culturale, sociale e civico; promuovere attività e servizi di interesse generale, coerenti con la natura pubblica dell’immobile; garantire un’ampia e continuativa fruizione degli spazi da parte della cittadinanza; favorire la partecipazione di diverse categorie di utenti, con particolare attenzione a giovani, famiglie, anziani e persone in condizioni di fragilità; assicurare una piena integrazione dell’intervento con il contesto urbano e sociale di riferimento; generare benefici duraturi per il quartiere in termini sociali, culturali e urbani; dimostrare la conoscenza dei bisogni locali e delle caratteristiche del territorio; prevedere forme di utilizzo aperto, quali: fasce orarie ad accesso libero, iniziative gratuite o a basso costo, possibilità di utilizzo degli spazi da parte di soggetti del territorio; promuovere il coinvolgimento attivo di soggetti con forte radicamento locale, tra cui associazioni, istituzioni scolastiche, reti civiche e servizi territoriali; favorire forme di collaborazione e co-progettazione con la comunità locale; garantire una fruizione rispettosa e sostenibile del luogo; promuovere attività compatibili con il contesto e con la funzione pubblica del compendio; contribuire all’attivazione di servizi utili alla comunità locale.

La consultazione sarà rivolta a persone fisiche, soggetti del Terzo Settore, associazioni. La qualità, la quantità e l’articolazione delle proposte ricevute serviranno ad avviare un confronto finalizzato all’analisi condivisa e partecipata delle esigenze e dei bisogni del territorio e ad orientare l’azione futura dell’amministrazione, riguardo sia alle destinazioni specifiche che alla procedura amministrativa più coerente da adottare.

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Parcheggio disabili a Mirafiori occupato da camion

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Caro direttore,

siamo al quartiere Mirafiori. Una ditta che sta lavorando alla ristrutturazione di un appartamento, da giorni occupa spudoratamente l’unico parcheggio per disabili, mettendo in difficoltà  quei disabili che abitano in quel condominio e  che ogni giorno hanno necessità di fruirne. Loro, i disabili, dopo aver eseguito di salire o scendere liberano il posto per consentirne l’uso agli altri condomini invalidi muniti di permesso. La storia si potrae da più giorni, qualcuno ha sollecitato quella ditta a lasciare libero il posto, la risposta  ” sì, si” ma nei fatti è no.
Qualcuno riferisce di aver avvertito i civich.  Ma fino ad oggi non è cambiato nulla.
Luigi Gagliano 

Tentato furto al centro commerciale: arrestate due donne

La Polizia di Stato ha arrestato, nei giorni scorsi a Torino, due cittadine romene di 37 e 56 anni per tentato furto aggravato in concorso ai danni di un negozio di abbigliamento all’interno di un centro commerciale della zona nord della città.
L’operazione è stata condotta dagli agenti del Commissariato di P.S. Barriera Milano, intervenuti a seguito della segnalazione di un addetto alla sicurezza del negozio, che aveva notato le due donne aggirarsi tra gli scaffali con fare sospetto.
Le due sarebbero entrate nel punto vendita in momenti diversi, così da non attirare l’attenzione, per poi ricongiungersi e agire in maniera coordinata, prelevando numerosi capi di abbigliamento e rimuovendo le placche antitaccheggio prima di occultare la merce all’interno delle rispettive borse. Una volta oltrepassate le casse automatiche senza effettuare il pagamento, sono state bloccate dalla responsabile del negozio e dall’addetto alla vigilanza, che nel frattempo avevano allertato la Polizia.
Giunti sul posto, gli agenti hanno controllato le donne, rinvenendo e sequestrando due forbicine e un gancio in acciaio utilizzato per la rimozione dei dispositivi antitaccheggio.
La merce recuperata, costituita da numerosi capi di abbigliamento ancora rivendibili ma privi dei dispositivi antitaccheggio, aveva un valore complessivo di oltre 500€ ed è stata restituita all’esercizio commerciale.
Al termine delle attività, le due donne sono state arrestate per tentato furto aggravato in concorso e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sono state sottoposte alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

“No alla ‘privatizzazione’ del Parco Dora”

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LETTERA APERTA SUL KAPPA FUTURFESTIVAL

Caro direttore,

il Comitato spontaneo Dora Spina Tre è un gruppo di cittadini nato a Torino nel 2004 per seguire e migliorare la trasformazione urbana dell’area ex industriale lungo la Dora. E’ attivo per ottenere più servizi pubblici e vivibilità nel quartiere di Spina 3 e più verde nel Parco Dora.

Fin dalla prima edizione, il nostro Comitato si è opposto allo svolgimento del Kappa FuturFestival all’interno del Parco Dora, per motivi legati alla tutela dell’ambiente urbano e alla qualità della vita dei residenti. Non chiedendo l’abolizione del festival, che tanto interesse accoglie in una fascia di popolazione, ma il suo spostamento in un’area più idonea e lontana dalle abitazioni; magari in una delle ampie zone industriali dismesse ai margini della Città.

L’IMPATTO DEL CONCERTO SUL QUARTIERE E SUL PARCO DORA

Il Parco, dove da anni si svolge il festival, si trova nel cuore di un quartiere ad altissima densità abitativa. I palazzi residenziali circondano, a poca distanza, l’area occupata del concerto, il cui impatto investe direttamente migliaia di famiglie. Il Kappa FuturFestival comporta ormai la chiusura quasi totale del Parco per molte settimane durante il mese di luglio. Ciò che fa perdere ai cittadini l’uso dell’unica grande area verde della zona. I lunghi tempi di montaggio e smontaggio delle strutture del concerto prolungano il disagio. Il massiccio afflusso di oltre 100.000 persone danneggia i prati e la vegetazione. Le vibrazioni e le strutture pesanti logorano le installazioni del Parco. L’area è in stato di degrado dopo l’evento, se pur doverosamente recuperato dagli organizzatori.

ANCORA RIUNIONI ISTITUZIONALI INCENSANTI IL CONCERTO

Nella riunione delle commissioni Ambiente e Urbanistica della Circoscrizione 5 del 28 luglio (che si può ascoltare sul sito del Comune di Torino) sono stati auditi il dr. Vitale e la dott.sa Bolle, organizzatori del Kappa FuturFestival. Facendo il loro mestiere in modo egregio, hanno raccontato le magnificenze dei risultati del concerto, sciorinando molti dati e suggestioni. Peccato che i rappresentanti istituzionali non siano andati aldilà dalla venerazione degli ospiti e non abbiano fatto il mestiere per cui sono stati eletti, in quanto sono rimaste inevase le indispensabili domande che dovevano essere poste.

Gli organizzatori del Kappa dichiarano che a livello regionale c’è una ricaduta economica (come calcolata?) di 50 milioni di euro. Che il commercio locale (in che perimetro e quali categorie?) ha avuto molti benefici dal festival. Che 125.000 persone erano presenti, compresi gli eventi collaterali (quali e con quante presenze?).

Ma qual è il bilancio economico del festival? Le sue entrate e uscite complessive. Quali sono i rapporti economici tra Movement Entertainment (titolare del marchio FuturFestival) e Robe di Kappa di Basic Net. E le grandi entrate del concerto, con un giro d’affari di milioni di euro, perché procurano paghe da fame, denunciate dal sindacato USB, per le “risorse” (come le chiamano loro) che hanno lavorato al Kappa?

Ma soprattutto, quanto è costato effettivamente il festival alla Città di Torino, ai suoi cittadini / contribuenti? Contabilizzando gli sconti vari sulle concessioni del Parco, l’utilizzo della polizia municipale, il lavoro aggiuntivo di Amiat, Gtt e Iren. Oltre che la presenza di polizia e carabinieri; e di ASL per il pronto soccorso e i servizi per le tossicodipendenze? Su questi aspetti, si è mai fatto un bilancio economico?

Nessun consigliere ha chiesto nella suddetta riunione nulla di tutto ciò, limitandosi a lodi sperticate (sta nascendo un movimento di simpatizzanti istituzionali,“ i Fratelli di Kappa”?). La stessa cosa è purtroppo sempre successa in questi anni in ogni luogo istituzionale, non solo alla Circoscrizione 5 ma anche alla 4 e in Consiglio comunale.

IL KAPPA TRACIMA NEL QUARTIERE

Paradossalmente, solo gli organizzatori del concerto hanno parlato dei disagi per i residenti di Spina 3 per la collocazione nel Parco Dora di un così grande concerto. E della necessità di ridurli ancora. Lo hanno fatto sempre più nella logica (meritoria o indirizzata a uno scopo preciso?) che, sulla base delle riparazioni (dovute, visti i danneggiamenti) che fanno dopo il concerto, e di quant’altro aggiungono per migliorare il Parco, ci si può rivolgersi a loro per segnalare le esigenze del Parco e dei quartieri circostanti. Esigenze dei cittadini che dovrebbero invece essere le Amministrazioni elettive della città ad ascoltare, affrontare e risolvere. Posto che non siamo più nel Medioevo, quando era necessario inchinarsi al Signore del luogo per presentare le proprie suppliche.

Seppur si sia ridotto di molto l’impatto acustico (ma le rilevazioni effettuate dell’ARPA del rumore del concerto non sono diffuse pubblicamente) e anche i tempi dello smontaggio delle strutture (e qualche temporale subito dopo il Kappa ha aiutato la ripresa dei prati calpestati), sia l’imprenditore sia i rappresentanti istituzionali continuano a non tenere conto che un concerto con tale successo di pubblico non può, crescendo sempre più, sfruttare ancora un Parco di dimensioni non estensibili. Lo dimostra già ciò che è successo quest’anno: la zona preclusa ai cittadini si è sostanzialmente estesa in varie forme. Infatti, formalmente, viene concessa solo l’area su cui si collocano gli impianti di vario genere, ma altre zone del Parco sono state recintate con nastro bicolore e di fatto anch’esse interdette all’uso pubblico, con tanto di Vigili e Forze dell’Ordine a presidiarle. In tutto, si può stimare che siano stati recintati circa 200.000 mq del Parco Dora. E i paninari che accorrono occupano, in modo scarsamente controllato, sempre più altre aree.

COME VOLEVASI DIMOSTRARE

Alcune novità sono comparse nella recente suddetta riunione circoscrizionale.

L’organizzatore ha intimato che se il Comune di Torino non concede il Parco Dora per dieci anni, e non anno per anno, non è più in grado di competere con altri concerti similari (“l’assenza di ciò preclude ogni forma di nuovo investimento”). Per ottenere la decennalità dell’insediamento, l’organizzatore, che si propone come referente diretto della popolazione, approfittando della carenza (per non dir di peggio) delle Istituzioni elettive, sembra prefigurare “un movimento”, probabilmente sulla base dei rapporti che sta intessendo sul territorio. Lo fa, pensiamo, per cautelarsi da una progressiva incompatibilità del concerto nel Parco Dora o magari dall’arrivo (improbabile) di Amministrazioni comunali meno condiscendenti.

E’ apparso poi all’orizzonte quello che come Comitato Dora Spina Tre avevamo da anni predetto: sulla base del fatto che si svolgono nel Parco concerti autonomamente organizzati (con relativo disturbo di una parte della popolazione) e che “una grande area soffre per la carenza di finanze pubbliche”, l‘organizzatore del Kappa propone una chiusura del Parco (totale? con quali modalità? solo di notte? chi ne avrebbe le chiavi? gli amici dell’organizzatore?) In subordine, una vigilanza da parte di guardie private, che l’imprenditore si è detto pronto a finanziare (ha già chiesto un preventivo!) solo se tale provvedimento, da lui perorato, sarà votato all’unanimità dalle Istituzioni (sembra di capire che non sarebbero tollerate opinioni dissenzienti, come quelle ivi espresse da due consiglieri circoscrizionali). Quali sarebbero le regole di ingaggio di tale guardie private non è stato specificato: allontanerebbero i rave non autorizzati? o anche chiunque voglia, anche di notte, se lo ritiene, uscire dalle isole cittadine di calore e stare vicino agli alberi, che voglia fare una sgambata, stare con amici senza pagare un biglietto o una consumazione obbligatoria?

SIAMO ARRIVATI AL DUNQUE

L’impegno decennale di assegnazione del Parco Dora richiesto alla Città per il concerto, la chiusura (o la guardiania privata) del Parco, il rapporto dell’organizzatore con le Istituzioni elettive, che paiono quasi tutte “al suo servizio”, sono elementi che, a parere del nostro Comitato, pongono problemi di democrazia, di ruolo e di credibilità delle Istituzioni che non attengono solo al Parco Dora, ma fanno di questo Parco una prova di intervento sopra le righe da parte degli interessi privati, di privatizzazione implicita (nel senso di accessi limitati nel tempo) che potrebbe nel futuro riguardare anche altre aree verdi cittadine. Rivolgiamo quindi un appello a cittadini, associazioni, rappresentanti istituzionali a valutare l’argomento con attenzione.

Perché i parchi devono essere al servizio dei cittadini, restare aperti e utilizzabili 365 giorni all’anno. Sono spazi pubblici dedicati al benessere, alla socialità, al riposo degli abitanti del quartiere, anziché essere usati per scopi commerciali. Offrono aree giochi per i bambini e spazi di riposo per gli anziani, aree gratuite per l’attività fisica quotidiana. Favoriscono le relazioni tra gli abitanti. Sono tra i pochi spazi urbani dove non è obbligatorio consumare o pagare per stare insieme.

Torino, 3 agosto 2026

COMITATO DORA SPINA TRE

www.comitatodoraspina3.it

Maxi blitz antidroga dei Carabinieri nel Torinese: sette arresti

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Sette persone sono state arrestate dai Carabinieri in due operazioni antidroga condotte tra il Pinerolese e Bardonecchia. L’intervento più significativo ha permesso di smantellare una vasta coltivazione di cannabis a Cumiana, mentre al traforo del Fréjus sono stati sequestrati oltre tre chilogrammi di cocaina trasportati su un’auto proveniente dalla Spagna.

L’indagine nel Pinerolese è partita dopo che due militari, pur non essendo in servizio, hanno notato elementi sospetti durante un passaggio in una zona periferica. Gli accertamenti hanno portato alla scoperta di quattro serre con circa 1.600 piante di cannabis, 15 chilogrammi di marijuana già pronta per lo spaccio e attrezzature utilizzate per la produzione. Nel corso delle perquisizioni è stata inoltre recuperata una carabina risultata rubata nel Canavese circa dieci anni fa.

Ascoltava Radio Maria a tutto volume: il giudice lo assolve

Un residente del Cuneese sentiva Radio Maria a volume elevato, soprattutto durante la recita del Santo Rosario. Per questo motivo un vicino di casa lo ha citato in giudizio, chiedendo anche un risarcimento per i presunti disagi subiti. La vicenda, avvenuta in provincia di Cuneo e riportata dal Corriere della Sera, si è conclusa nei giorni scorsi con il rigetto della domanda da parte della sezione civile del Tribunale di Cuneo.

Il giudice ha infatti respinto le richieste del vicino, condannandolo inoltre al pagamento di 1.500 euro per le spese legali. Dalla ricostruzione dei fatti è emerso che l’uomo, all’epoca, si prendeva cura della madre gravemente malata e molto religiosa, che trovava conforto nell’ascolto delle trasmissioni di Radio Maria.

Nelle motivazioni della sentenza si legge che «l’ascolto della radio con la finalità di tener compagnia all’anziana madre rappresenta pur sempre un’utilità morale», evidenziando inoltre come l’apparecchio fosse «sempre sintonizzato sullo stesso canale a sfondo religioso»

Tragedia di Caluso, la Cassazione annulla due condanne: nuovo processo d’appello

La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio le condanne nei confronti di due imputati nel procedimento sulla tragedia ferroviaria di Caluso, avvenuta nel maggio 2018. Per le loro posizioni sarà quindi celebrato un nuovo processo davanti alla Corte d’Appello.

L’incidente si verificò nella tarda serata del 23 maggio, lungo la linea ferroviaria Torino-Ivrea, nei pressi del passaggio a livello della frazione Arè di Caluso. Un autoarticolato che trasportava un container rimase immobilizzato sui binari proprio mentre sopraggiungeva un treno regionale. Lo scontro provocò il deragliamento del convoglio.

Nel violento impatto persero la vita il macchinista del treno, Roberto Madau, e uno degli addetti alla scorta del mezzo pesante, Stefan Aureliana. Altre 23 persone rimasero ferite, mentre i danni materiali causati dall’incidente furono quantificati in circa cinque milioni di euro.

Le unità cinofile al Grattacielo Piemonte

“Modello innovativo a livello italiano che punta a fare sistema per rafforzare la sicurezza dei territori

 

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore regionale alla Sicurezza e Polizia locale Enrico Bussalino hanno accolto  al Grattacielo Piemonte le unità cinofile dei Comandi di Polizia locale di Oleggio, Alessandria, Asti, Biella e Novara, protagoniste dell’avvio del progetto sperimentale che porterà alla costituzione del primo gruppo di unità cinofile della Polizia locale a valenza regionale.

Il progetto nasce con l’obiettivo di mettere in rete le professionalità presenti sul territorio e creare un sistema coordinato in grado di garantire supporto operativo ai Comuni piemontesi.

Erano presenti il sindaco di Oleggio Andrea Baldassini e l’assessore alla Sicurezza Diego Bellini, in rappresentanza del primo Comune ad aver aderito al progetto regionale, insieme agli operatori delle unità cinofile dei cinque Comandi coinvolti nella fase iniziale dell’iniziativa: l’agente Domenico Folino con Nike (Oleggio), l’assistente Grazia Bavuso con Kalika (Alessandria), l’ispettore Fabio Damasio con Sciusciu’ (Asti), l’agente Stefano Bellinazzo con Lana (Biella) e il vice commissario Gabriele Torazza con Heidi (Novara).

“Si tratta di un progetto innovativo che punta sulla collaborazione tra enti locali e sulla valorizzazione delle competenze già esistenti – dichiarano il presidente Alberto Cirio e l’assessore Enrico Bussalino -. L’obiettivo è superare la frammentazione degli interventi, creando una rete capace di garantire un supporto rapido ed efficace ovunque ce ne sia bisogno. Le unità cinofile rappresentano uno strumento fondamentale nelle attività di prevenzione e controllo del territorio, dal contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti alla ricerca di persone scomparse, fino alla gestione di eventi pubblici. Con questa iniziativa investiamo concretamente sulla sicurezza dei cittadini, rafforzando il ruolo della Polizia locale e costruendo un modello organizzativo che potrà diventare un punto di riferimento anche per le altre Regioni.”

Il progetto prevede la pubblicazione di un avviso di manifestazione di interesse per individuare le unità cinofile già operative disponibili a entrare nella rete regionale. Successivamente sarà sottoscritto un protocollo condiviso tra la Regione e gli enti aderenti, finalizzato a individuare i presìdi territoriali di riferimento, uniformare le modalità di intervento e creare un sistema regionale delle unità cinofile della Polizia locale.

La Regione avvierà inoltre le necessarie interlocuzioni con le autorità statali competenti per consentire, ove necessario, l’impiego delle unità cinofile anche oltre i limiti territoriali di appartenenza. Al termine della fase sperimentale, le unità aderenti saranno sostenute dalla Regione attraverso specifici contributi per almeno un triennio, con l’obiettivo di consolidare un modello stabile ed efficace al servizio della sicurezza delle comunità piemontesi.

Guida sicura per neopatentati: nuova sede a Orbassano

Per garantire la continuità del progetto e ancora 564 posti disponibili

 

Il progetto “Guida sicura per neopatentati”, promosso dalla Regione Piemonte per diffondere la cultura della sicurezza stradale tra i giovani conducenti, prosegue la propria attività in una nuova sede, individuata per garantire la continuità del servizio a seguito dei lavori legati alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, che hanno interessato l’area precedentemente utilizzata.
La sede dei corsi è la pista di Stellantis  dell’Orbassano Proving Ground, ad Orbassano, in Provincia di Torino. La nuova sistemazione rappresenta una soluzione temporanea, in attesa del completamento della futura sede prevista a Buttigliera Alta, destinata ad ospitare stabilmente le attività del progetto. Prima dell’avvio delle attività formative, la nuova struttura è stata sottoposta a sopralluogo tecnico da parte della Regione Piemonte, che ne ha verificato l’idoneità sotto il profilo logistico, organizzativo e della sicurezza per lo svolgimento delle prove pratiche previste dal programma. Il progetto entra ora nella sua fase conclusiva: sono già 1.936 i neopatentati che hanno scelto di partecipare al corso e restano ancora 564 posti disponibili per raggiungere l’obiettivo
complessivo di 2.500 partecipanti.
Il percorso formativo, rivolto ai giovani neopatentati, combina lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche dedicate alla prevenzione degli incidenti, alla gestione delle situazioni di emergenza e
alla guida consapevole, con l’obiettivo di accrescere la sicurezza sulle strade piemontesi. Per accedere ai corsi occorre avere tra i 18 e i 29 anni, essere residenti in Piemonte, aver
conseguito la patente di tipo B dopo il 1° gennaio 2019. Ad ogni partecipante viene richiesto il pagamento di un contributo di soli  48,72 euro. Per tutti i neopatentati aventi diritto che non hanno ancora aderito all’iniziativa questa rappresenta una delle ultime occasioni per accedere a un percorso formativo altamente qualificante.
«Siamo particolarmente soddisfatti della prosecuzione di questo progetto, che rappresenta un investimento concreto sulla sicurezza dei nostri giovani e di tutti gli utenti della strada. Lo spostamento della sede operativa, resosi necessario per consentire la realizzazione di un’opera strategica come la Torino-Lione, non ha fermato né rallentato il nostro impegno. Al contrario, grazie alla collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, siamo riusciti a garantire continuità a un’iniziativa di grande valore, offrendo ai neopatentati un’opportunità formativa di alta qualità. La sicurezza stradale resta una priorità della Regione Piemonte e continueremo a sostenerla con determinazione», ha commentato Marco Gabusi, assessore ai Trasporti e alle Infrastrutture della Regione Piemonte.