CRONACA

Toret verde fluo per segnalare l’allarme clima

Extinction Rebellion ha ridipinto in verde fluo un Toret, in piazza Arbarello, a Torino, che versava in condizioni di degrado. In sovraimpressione la scritta “Caldo e siccità: chi governa ti lascia a secco”. Si tratta, dicono gli attivisti del clima, di “Una denuncia delle responsabilità politiche di Regione e Governo che continuano a minimizzare la crisi ecoclimatica e a negare ogni responsabilità per il peggiorare della situazione, di cui il caldo insopportabile e lo stato di secca del fiume Po sono un innegabile segno”.

TAV, Unione Montana Valle Susa: “Inutile progetto Avigliana Orbassano”

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TAV TORINO-LIONE: IL COMMISSARIO DI GOVERNO PRENDA ATTO DELLA REALTÀ. DOPO IL RINVIO DELLA TRATTA FRANCESE AL 2045

«Il Commissario prenda atto della realtà: non si anticipa di dodici anni un’opera che la Francia stessa colloca al 2045, e non si progettano compensazioni per un cantiere privo di necessità dimostrata e di localizzazione condivisa. Quelle risorse servono, subito, al trasporto pubblico che i cittadini e le cittadine usano ogni giorno», ha dichiarato il Presidente dell’Unione Montana Valle SusaPacifico Banchieri.

L’Unione Montana Valle Susa, con i Comuni di AviglianaCaselette e Sant’Ambrogio di Torino (direttamente interessati dal tracciato della tratta nazionale) chiede a GovernoRegione Piemonte e Rete Ferroviaria Italiana un riscontro formale e tecnico sulle affermazioni attribuite al Commissario di Governo Calogero Mauceri, diffuse ieri dalla stampa.

Alla Conferenza Intergovernativa di giugno, a Chambéry, la stessa capo delegazione francese Josiane Beaud ha ammesso il ritardo della Francia, fissando al 2045 l’orizzonte di esercizio della propria tratta di accesso e non prima del 2038 l’avvio dei cantieri, mentre Parigi punta al potenziamento delle linee esistenti. Sono date dichiarate dalla Francia stessa, al tavolo ufficiale.

A fronte di ciò, appare irrazionale insistere per anticipare al 2033 la Avigliana-Orbassano: significherebbe destinare oltre 3 miliardi di euro – costo complessivo ammesso dallo stesso Commissario, di cui oltre 800 milioni già impegnati sulla tratta nazionale – a un’opera destinata a restare improduttiva per non meno di 12 anni, in attesa di raccordi francesi che, nella migliore delle ipotesi, arriveranno solo nel 2045.

Peraltro il progetto definitivo depositato a dicembre 2025 dovrà essere riformulato in larga parte, come confermato dalla stessa RFI lo scorso 22 giugno nell’incontro convocato dalla Regione Piemonte, di fronte alle numerose lacune e criticità tecniche sollevate dal Ministero dell’Ambiente, anche sulla base delle osservazioni dell’Unione Montana Valle Susa, rilanciate dalla Regione. Il progetto non è approvato dallo Stato: siamo ancora in Valutazione di Impatto Ambientale e, a seguire, in Conferenza dei Servizi.

Del tutto fuori contesto, inoltre, i riferimenti a presunte compensazioni sulla tratta nazionale. Per la Avigliana-Orbassano le compensazioni non sono mai state oggetto di alcuna richiesta formale ai comuni. Le uniche compensazioni in campo, per circa 50 milioni, riguardano i comuni della tratta internazionale, e sovrapporle alla nazionale serve solo a creare confusione.

Ribattezzarle “opere di accompagnamento” poi non cambia la logica del procedimento: non essendo ancora verificate né la necessità dell’opera (le previsioni di traffico che la giustificherebbero non sono state ancora confermate come da richiesta dei comuni) né i disagi che produrrebbe, né ciò che il progetto approverà, ventilarle per un’opera utile è, prima ancora che paradossale, un errore di metodo.

La vera infrastruttura strategica è il trasporto pubblico locale, per la mobilità quotidiana delle cittadine e dei cittadini. Torino e il Piemonte scontano una cronica carenza di risorse, per decenni stornate a favore del megaprogetto Torino-Lione, tuttora incompiuto e di dubbia realizzabilità: è inaccettabile tenere congelati oltre 800 milioni sulla tratta nazionale mentre i cantieri della mobilità reale restano fermi.

A questo proposito proprio il Commissario dal 2021 ha la supervisione degli interventi di ammodernamento dell’attuale linea esistente tra Bussoleno e Avigliana già finanziati. Nessuno dei 7 interventi  previsti è  stato ancora realizzato. Un grave ritardo su opere di fondamentale importanza per l’asse ferroviario Torino Lione (quello già esistente).

Anche per questo l’Unione Montana Valle Susa, con i Comuni di AviglianaCaselette e Sant’Ambrogio di Torino, ribadisce la richiesta di ritiro del progetto Avigliana-Orbassano e chiede che quelle risorse siano destinate allo sviluppo della Metropolitana di Torino: sbloccare i cantieri fermi, acquistare i treni mancanti e completare la seconda linea.

Unione Montana Valle Susa

Segue 14enne e la rapina nell’androne

LE TELECAMERE INCASTRANO IL PRESUNTO AUTORE

Torino. Aveva appena portato a spasso il cane insieme ad un’amica la quattordicenne che, lo scorso febbraio, in Strada San Mauro, è stata vittima di una rapina nell’androne della sua abitazione. La rapina era avvenuta in pieno giorno, intorno alle 14.30 e l’autore è stato individuato grazie alle telecamere presenti in zona. In particolare, fondamentale per gli investigatori è stata la telecamera che punta proprio a ridosso del portone d’ingresso. Gli occhi elettronici hanno infatti immortalato l’arrivo delle due giovani con il loro cane al guinzaglio sotto l’abitazione, seguite a pochi passi da un uomo con indosso un vistoso parka rosso e un cartone di vino in mano. Secondo il racconto di una delle due ragazze, di quattordici anni, l’uomo si sarebbe avvicinato minacciando di farsi consegnare il cellulare e facendo credere di avere un coltello in tasca. In meno di un minuto, sempre dalle telecamere, si nota lo stesso soggetto uscire e le giovani dare l’allarme della rapina appena subìta. Le indagini, condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo Oltre Dora e rappresentate dall’analisi delle telecamere e dalla raccolta di testimonianze, hanno permesso al Pubblico Ministero di avanzare al G.I.P. del Tribunale di Torino una richiesta di misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di un ventinovenne originario della Romania e in Italia senza fissa dimora. La misura cautelare è stata eseguita i giorni scorsi direttamente presso la Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”, dove l’uomo era già ristretto per altra causa.

Collegno, lite con automobilista: anziano ucciso a coltellate

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E’ morto l’uomo di 80 anni, Antonio Greco, ucciso a coltellate a seguito di una lite con un automobilista. È accaduto ieri verso le 23 a Collegno. L’aggressore è poi fuggito a bordo della propria auto dopo aver colpito l’anziano. Ma il sospettato dell’omicidio è stato rintracciato nelle ore successive dai carabinieri.

Asl To3: oltre l’ostacolo dell’obesità nell’esecuzione della Tac

La storia di Luca, 210 kg di peso, che a Rivoli riesce ad eseguire l’esame

Quando l’ostacolo dell’obesità può essere superato grazie alla combinazione di tecnologia avanzata e competenza professionale. Si potrebbe sintetizzare così la storia di Luca (nome di fantasia), un 46enne affetto da grave obesità con un peso di circa 210 chilogrammi che, nelle scorse settimane, dovendo essere sottoposto a una Tac toraco-addominale è stato trasferito dall’ospedale in cui era ricoverato a quello di Rivoli per eseguire l’esame.

La Radiologia dell’Ospedale di Rivoli, all’interno del Dipartimento dei Servizi, è infatti dotata di un’apparecchiatura per la Tac che ha un’apertura da 82 centimetri e un lettino progettato per sostenere fino a 307 chilogrammi di peso.

Luca ha così potuto eseguire l’esame, in una condizione di standard massimi di sicurezza, inclusività e comfort, nonostante le sue condizioni: in questi casi, i limiti fisici delle apparecchiature Tac tradizionali rappresentano un ostacolo critico e la sfida di fronte a questa tipologia di pazienti è legata al rapporto segnale/rumore e all’attenuazione del fascio radiogeno.

La macchina in dotazione a Rivoli, presente anche a Pineroloè performante e di alto livello, ma da sola non è bastata: l’eccellenza tecnologica, infatti, esprime il suo massimo potenziale solo grazie al lavoro di ottimizzazione del team radiologico, che rimodula i protocolli standard adeguandoli, dal punto di vista clinico-strumentale, alle peculiari caratteristiche del paziente esattamente come un sarto cuce un abito su misura in base al fisico del cliente.

Tra gli accorgimenti specifici messi in atto ci sono l’incremento del chilovoltaggio e dell’IQ level, per garantire una penetrazione ottimale del fascio e un’eccellente qualità dell’immagine, l’attivazione della funzione HD FOV (Campo di Vista ad Alta Definizione) in fase di acquisizione, per estendere il campo visivo, e una gestione avanzata del mezzo di contrasto in considerazione del peso.

«Una parte fondamentale del lavoro della radiologia è l’integrazione con le necessità dele altre strutture ospedaliere – afferma il Direttore della Radiologia di Rivoli, Marco Busso – In questo contesto la nostra macchina ha un valore aggiunto, rappresentato dalla tecnologia spettrale che, attraverso applicazioni avanzate, permette di fornire maggiori informazioni tra cui le “mappe” di concentrazione dello iodio in ambito oncologico, la definizione della composizione dei calcoli renali in quello urologico e lo studio dell’edema nelle fratture in ortopedia L’insieme delle funzionalità dell’apparecchio permette non solo una valutazione morfologica, ma anche funzionale, riducendo la necessità di ulteriori indagini invasive o ripetizioni dell’esame, a totale beneficio del paziente».

«Ancora una volta nella nostra Asl possiamo raccontare una buona pratica medica e di alta qualità delle prestazioni – dichiara il Direttore Generale dell’Asl To3 Giovanni La Valle –, dove la tecnologia è lo strumento e l’équipe medica la mente strategica, il regista che cerca di ottimizzare gli strumenti a propria disposizione per rispondere ai quesiti dei colleghi. Nel caso specifico, la combinazione di tecnologia avanzata e competenza professionale ha trasformato un esame potenzialmente critico in una procedura fluida, sicura ed estremamente utile per il percorso diagnostico terapeutico del paziente. L’episodio non è tuttavia un evento eccezionale e sensazionale, ma la dimostrazione pratica di un modello operativo standardizzato e riproducibile nelle Radiologie degli Ospedali dell’Asl To3 e che può essere preso a punto di riferimento per la gestione dell’attività radiologica a 360°».

«La tecnologia – ricorda l’ assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi – è davvero innovazione quando permette di offrire una risposta concreta anche ai pazienti che presentano condizioni particolarmente complesse. La storia di Luca dimostra che, accanto ad apparecchiature di ultima generazione, sono determinanti la competenza, l’esperienza e la capacità dei professionisti di costruire percorsi personalizzati. Le TAC di Rivoli e Pinerolo rappresentano un esempio concreto di come gli investimenti in tecnologie avanzate si traducano in un beneficio reale per i cittadini, rendendo le cure sempre più sicure, inclusive e accessibili».

Sicurezza nella movida, Epat: «Bene il ddl anti-maranza, ma servono più controlli»

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 Epat accoglie con favore il via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge sulle cosiddette misure “anti-maranza” e valuta positivamente anche la sperimentazione dei Care Team avviata dall’assessore comunale alla Sicurezza, Porcedda. Per l’associazione, tuttavia, questi strumenti non bastano da soli a contrastare il fenomeno della microcriminalità e delle baby gang che, negli ultimi mesi, ha inciso in modo significativo sulla vita notturna cittadina. Secondo Epat è indispensabile affiancare agli interventi normativi una presenza stabile e ben visibile delle Forze dell’Ordine nelle zone più sensibili.

I gestori dei pubblici esercizi ricordano di essere già chiamati a rispettare numerosi obblighi concordati con l’amministrazione comunale per limitare i disagi legati alla movida, dalla tutela della quiete pubblica alla pulizia delle aree circostanti. In diversi quartieri, inoltre, gli operatori hanno avviato iniziative condivise per migliorare il decoro urbano e contenere il rumore, sostenendo costi che, secondo le stime di Epat, possono arrivare fino a 15-20 mila euro per stagione.

«Gli operatori dei pubblici esercizi nelle zone movida debbono assicurare e vigilare sulla tranquillità dei propri dehors e dei locali – sottolinea il presidente di Epat, Vincenzo Nasi -. Le misure adottate a livello comunale, ma anche quelle ipotizzate con estensione di zone rosse con ulteriore limitazione su alcool e contenitori utilizzabili per l’offesa, sono interventi che possono contribuire, ma gli stessi attengono alle imprese. Occorre guardare al suolo pubblico che non è non nella disponibilità e nella responsabilità degli esercenti”.

Per il presidente dell’associazione la vera priorità resta il rafforzamento del controllo del territorio nelle aree dove si registrano con maggiore frequenza episodi di violenza e degrado.

«Non chiediamo di militarizzare la città – prosegue Nasi – ma chiediamo un presidio stabile e riconoscibile delle Forze dell’Ordine nelle aree oggi più esposte: San Salvario, piazza Vittorio e Borgo Rossini. È necessario garantire una presenza capace di prevenire i problemi, intervenire rapidamente e restituire fiducia a chi vive, lavora e frequenta questi quartieri. Non si può agire soltanto dopo un’aggressione o un episodio grave; la percezione di insicurezza produce un effetto immediato sulle attività. I clienti cambiano abitudini, evitano determinate strade e scelgono altri luoghi per trascorrere la serata. Secondo le segnalazioni raccolte tra gli operatori, questa situazione sta modificando profondamente la geografia della movida torinese. Piazza Vittorio registra una riduzione dell’affluenza, San Salvario torna a essere percepita come un’area d’abbandono e anche Borgo Rossini risente degli episodi di microcriminalità».

L’associazione sottolinea come gli esercenti abbiano già investito risorse economiche e organizzative per garantire sicurezza e qualità dell’offerta serale, chiedendo ora un analogo impegno da parte delle istituzioni.

«Gli esercenti stanno facendo la propria parte – conclude Nasi –. Ora chiediamo che questo impegno venga riconosciuto e sostenuto. Investire nella sicurezza del territorio significa proteggere anche i lavoratori e i clienti, tutelare l’economia della sera e restituire vivibilità e attrattività alle strade di Torino».

Anche il direttore di Epat, Claudio Ferraro, evidenzia come il problema non riguardi soltanto le singole attività commerciali, ma abbia conseguenze sull’intero tessuto urbano e sulla vitalità dei quartieri.

«Quando le persone smettono di frequentare una zona, il danno non riguarda soltanto il singolo locale – evidenzia il direttore Epat Claudio Ferraro –. Si indebolisce l’intero quartiere: diminuiscono la presenza di cittadini, il lavoro, l’attrattività e il presidio garantito dalle attività aperte. Un locale frequentato, illuminato e gestito responsabilmente è parte della soluzione, non del problema. Purtroppo, oggi le aree interessate della città sono molto più ampie ed occorre un profondo ripensamento sulla vita serale e, come già da tempo richiesto alla Città, una completa rivisitazione delle esigenze della stessa e l’eliminazione delle zone definite come zone movida, a favore di un organico e programmatico intervento rigenerativo sull’intero territorio cittadino».

Foto archivio TorinoClick Città di Torino

Prevenzione attacchi da lupo, aiuto dalla Regione alle aziende agricole

Sono 94 le aziende agricole piemontesi che potranno acquistare dispositivi di prevenzione e dissuasione per gli attacchi da lupo e altri grandi carnivori grazie al sostegno della Regione Piemonte. Lo annuncia l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi, Peste suina della Regione Piemonte Paolo Bongioanni, che spiega: «L’emergenza lupo è anche in Piemonte un tema non più rimandabile, sia per i danni economici che infligge al nostro patrimonio zootecnico sia per i rischi alla sicurezza dei centri abitati con il fenomeno dei “lupi confidenti”. Così, mentre stiamo lavorando con Ispra per poter avere a ottobre il primo piano di contenimento della specie che autorizzi il prelievo selettivo di esemplari individuati, rafforziamo ancora il sostegno ai nostri allevatori per dotarli di efficaci strumenti di prevenzione e di dissuasione dagli attacchi del lupo e di altri grandi carnivori quali l’orso bruno, la lince e lo sciacallo dorato. Grazie a quest’ultimo bando sono 94 le aziende agricole piemontesi che riceveranno il sostegno regionale per complessivi 740mila euro in grado di coprire il 100% delle spese sostenute per l’intervento. Sono state soddisfatte tutte le domande presentate e abbiamo anche realizzato, sulla disponibilità complessiva del bando, un risparmio di 109mila euro che potremo utilizzare sul prossimo o destinare ad altri interventi».

Le 94 aziende che potranno beneficiarne sono così distribuite per provincia: Alessandria 3, Asti 4, Biella 16, Cuneo 32, Novara 1, Torino 18, Vercelli 10, Vco 9, più una con sede sociale a Milano ma operante in Piemonte. A questo link la graduatoria: https://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2026/corrente/siste/00000082.htm.

Vengono finanziate in conto capitale al 100% le spese sostenute, con un ammontare da 500,00 a 20mila euro, per l’acquisto di cani da guardiania appartenenti alla razze Pastore Maremmano Abruzzese o Cane da Montagna dei Pirenei, iscritti al Libro Genealogico (con Pedigree) e da accompagnare con cartelli d’avviso della presenza per gli estranei; l’acquisto o realizzazione di recinzioni fisse o mobili, elettrificate o non, per la protezione degli animali dalla fauna selvatica durante il ricovero notturno; di altri sistemi acustici o luminosi di dissuasione e antintrusione da fauna o altri diversi sistemi di prevenzione; la costruzione o posa in opera di alloggi (capanni o micro-unità abitative) per il personale di custodia degli animali al pascolo. Un aspetto molto importante per le aziende è che l’aver adottato almeno una misura di prevenzione fra quelle previste è la conditio sine qua non affinché possa venire accolta dalla Regione la domanda di indennizzo da eventuali danni da predazione.

«E ora mi auguro che, accanto al nostro sostegno alle azioni di prevenzione, – sottolinea Bongioanni – possa definirsi a breve anche il secondo fronte, quello del piano di contenimento della specie. I nostri allevatori e pastori sono un anello fondamentale nel presidio delle terre alte e aree interne, custodi del paesaggio e di un patrimonio zootecnico di eccezionale valore economico nella nostra filiera agroalimentare e nel turismo che non dev’essere lasciato solo».

Zippo condannato a 27 anni per l’esplosione di via Nizza

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Giovanni Zippo ex guardia giurata di 41 anni è’ stato condannato a 27 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Torino. La condanna è stata emessa per l’esplosione del 30 giugno 2025 in una palazzina di via Nizza, in cui perse la vita il 33enne Jacopo Peretti e altre persone rimasero ferite. La procura aveva chiesto 25 anni. L’accusa è omicidio volontario.

Crisi idrica: «Salvare i raccolti e aprire un tavolo permanente sull’acqua»

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Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte

Al confronto convocato dalla Regione la richiesta di una regia stabile su invasi, prelievi e infrastrutture irrigue: «La siccità non è più un evento eccezionale. Bisogna agire durante tutto l’anno»
Garantire nell’immediato l’acqua necessaria a non compromettere i raccolti e avviare un lavoro permanente per ripensare la gestione della risorsa idrica in Piemonte. È la posizione portata oggi da Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte ai tavoli sull’emergenza idrica convocati dalla Regione Piemonte, con la partecipazione del presidente Alberto Cirio e degli assessori regionali Paolo Bongioanni, Matteo Marnati e Marco Gallo, insieme ai rispettivi direttori regionali.
Per Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte erano presenti al confronto il presidente Fabrizio Risso, il vicepresidente Renato Chiadò Puli e il segretario Domenico Sorasio.
Il tavolo si è svolto in un quadro di crescente criticità. Secondo gli ultimi dati di Arpa Piemonte, alla fine di giugno le risorse idriche superficiali complessivamente disponibili in Piemonte, considerando neve, invasi e Lago Maggiore, risultavano inferiori del 31% rispetto alla media del periodo. Nello stesso mese le temperature sono state superiori alla media di 3,5 gradi, aumentando l’evapotraspirazione e lo stress idrico di suoli, colture e vegetazione.
«Siamo nel passaggio più delicato della campagna agricola. Ridurre drasticamente o interrompere l’approvvigionamento irriguo in questo momento significa perdere produzioni sulle quali le imprese hanno già investito mesi di lavoro e sostenuto costi rilevanti, con conseguenze che ricadrebbero sulle cooperative, sull’occupazione e sull’intera filiera agroalimentare. Le priorità di utilizzo dell’acqua devono essere definite in modo trasparente e coordinato, tenendo conto del fatto che oggi garantire la continuità irrigua è indispensabile per portare a termine i cicli produttivi», dichiara Renato Chiadò Puli, vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte.
Per Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte, tuttavia, non è più sufficiente intervenire soltanto quando la scarsità d’acqua diventa un’emergenza. Il cambiamento climatico sta modificando la quantità e la distribuzione delle precipitazioni, ma le difficoltà attuali evidenziano anche problemi strutturali nella capacità di trattenere, programmare e distribuire la risorsa disponibile.
«La siccità non è più un evento eccezionale e non lo sarà nei prossimi anni. Non possiamo continuare a occuparcene soltanto quando i fiumi sono in sofferenza, per poi accantonare il problema quando torna a piovere. Il deficit idrico è certamente legato al clima, ma è aggravato da una gestione ancora troppo frammentata. Invasi, reti, prelievi e diversi usi dell’acqua devono essere governati attraverso una regia comune, dati condivisi e responsabilità chiare», prosegue Chiadò Puli.
Tra le criticità indicate dall’organizzazione vi sono la programmazione non sempre coordinata delle riserve disponibili, la manutenzione delle infrastrutture, le dispersioni lungo le reti, la limitata capacità di accumulo e l’insufficiente integrazione tra i diversi soggetti che intervengono nella gestione dell’acqua.
Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte chiede quindi che venga istituito un tavolo regionale permanente sulla risorsa idrica, con il coinvolgimento della Regione e degli altri attori territoriali.
Il tavolo dovrebbe lavorare durante tutto l’anno, e in particolare nei mesi autunnali e invernali, per programmare gli interventi di manutenzione, coordinare riempimenti e rilasci dagli invasi, stabilire criteri condivisi per i prelievi e arrivare all’inizio della stagione irrigua con infrastrutture efficienti e risorse disponibili.
«I lavori sugli invasi e sulle infrastrutture devono essere programmati nei mesi in cui la domanda d’acqua è minore, non quando la stagione irrigua è già iniziata. Non ha senso investire risorse sui canali senza affrontare contemporaneamente il problema della disponibilità e della distribuzione dell’acqua. Serve mettere mano al sistema nel suo complesso, superando la logica degli interventi isolati», sottolinea il vicepresidente.
Per l’organizzazione è inoltre necessario aumentare la capacità del territorio di trattenere l’acqua nei periodi più piovosi, attraverso il recupero dei bacini esistenti, la manutenzione di quelli oggi sottoutilizzati e la realizzazione di invasi di diverse dimensioni. Parallelamente occorre accelerare l’ammodernamento delle reti irrigue, estendere condotte e sistemi di controllo dove tecnicamente sostenibili e accompagnare le imprese verso tecniche capaci di utilizzare meno acqua con maggiore efficacia.
«La sostenibilità non può essere ridotta alla semplice richiesta di consumare meno. Significa mettere imprese e territori nelle condizioni di utilizzare la risorsa in modo più efficiente. Occorrono nuovi paradigmi irrigui, infrastrutture adeguate, innovazione tecnologica e un rafforzamento delle competenze e della capacità operativa dei consorzi irrigui, affinché la distribuzione avvenga secondo criteri equi, verificabili e coerenti con le effettive necessità delle colture.»
Una programmazione specifica è necessaria anche per la risicoltura piemontese, valutando, dove le condizioni lo consentono, di anticipare parte degli apporti idrici nei mesi più freddi. Questa pratica può contribuire a distribuire meglio la domanda durante l’anno, evitare sovrapposizioni con le esigenze irrigue di altre colture e favorire la ricarica delle falde.
«Senza una diversa organizzazione della risorsa, mantenere le attuali superfici risicole sarà sempre più difficile. È necessario programmare in anticipo, valorizzando anche la funzione ambientale delle risaie e il loro contributo alla ricarica delle falde.»
Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte conferma infine la propria disponibilità a collaborare con la Regione e con tutti i soggetti competenti per definire interventi immediati e costruire una strategia di lungo periodo.
«Il tavolo di oggi è un passaggio necessario, ma non può esaurirsi nella gestione dell’emergenza estiva. Deve diventare l’inizio di un percorso stabile, con obiettivi, tempi e azioni concrete. Il Piemonte non può più permettersi di inseguire ogni nuova crisi idrica: è il momento di programmare e agire»

Riqualificazione Borgo Castello La Mandria: 9,7 milioni per la Torre dell’Orologio

Sopralluogo questa mattina al Borgo Castello nel Parco La Mandria da parte della Commissione congiunta Bilancio e Cultura del Consiglio regionale , presieduta da Daniele Sobrero, con l’obiettivo di approfondire lo stato di avanzamento degli importanti interventi conservativi realizzati dalla Regione Piemonte e di quelli attualmente in corso.

Alla visita hanno partecipato, oltre ai commissari, l’assessore al Patrimonio Gian Luca Vignale, il presidente dell’Ente di Gestione delle Aree Protette dei Parchi Reali, avv. Luigi Chiappero, e i tecnici impegnati nel progetto di riqualificazione di Borgo Castello, che hanno illustrato nel dettaglio le opere in fase di realizzazione.

Nel corso della commissione è emerso il significativo impegno economico messo in campo dall’ente Regione per il recupero del complesso. Grazie infatti, a un investimento complessivo di 9,7 milioni di euro, l’attuale programma punta a completare il ripristino dell’intero Borgo Castello, valorizzandone il patrimonio storico e migliorandone la fruibilità. Fulcro dell’intero progetto è il restauro della manica della Torre dell’Orologio, individuata come l’opera strategica per la riqualificazione complessiva del sito.

Durante il sopralluogo, l’assessore Gian Luca Vignale ha sottolineato come “l’apertura del cantiere della Torre dell’Orologio rappresenti un passaggio fondamentale nel percorso di riqualificazione di Borgo Castello. La Regione Piemonte conferma il proprio impegno nella valorizzazione di questo straordinario patrimonio storico, culturale e turistico, attraverso un progetto che coniuga tutela, fruizione sostenibile e rispetto dell’ambiente”. “Si tratta di un investimento importante – ha aggiunto Vignale – per restituire pieno valore a uno dei luoghi più significativi del patrimonio regionale e renderlo sempre più fruibile per cittadini e visitatori”.

Nel corso dei lavori della commissione sono inoltre intervenute le consigliere Monica Canalis (Pd) e Sarah Disabato (M5s), che hanno formulato richieste di chiarimento.

Ufficio Stampa CRP