CRONACA

Metro 1, lettera dei sindaci al Governo per chiedere un incontro urgente

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Il sindaco della Città metropolitana e della Città di Torino Stefano Lo Russo, insieme ai sindaci dei Comuni di Collegno, Grugliasco e Rivoli Matteo Cavallone, Emanuele Gaito e Alessandro Errigo, ha indirizzato una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Matteo Salvini e ai presidenti e vicepresidenti delle commissioni competenti di Camera e Senato per sottoporre all’attenzione del Governo la situazione di grave criticità che interessa il cantiere del prolungamento della Linea 1 della metropolitana sulla tratta Fermi–Cascine Vica.

Il 16 giugno scorso, il Tribunale di Roma ha dichiarato non ammissibile la domanda di accesso alla proposta di concordato presentata dalla società Italiana Costruzioni Infrastrutture S.p.A., impresa affidataria dei lavori dell’infrastruttura, ormai in fase avanzata di realizzazione. Tale decisione espone il cantiere al concreto rischio di sospensione, con la conseguente necessità di procedere a un nuovo affidamento dei lavori e di reperire le risorse aggiuntive rese necessarie dall’adeguamento dei prezzi intervenuto rispetto al quadro economico degli appalti, che erano stati affidati nel 2019 e 2020 con un investimento pubblico complessivo già sostenuto superiore ai 200 milioni di euro. Per completare integralmente l’intervento, compresi gli altri appalti in cascata delle opere civili per i quali si valuta un extracosto di circa 40 milioni di euro, le stime attuali quantificano il fabbisogno in circa 70 milioni di euro totali.

“Dal 2019 – scrivono i sindaci nella lettera-  i territori interessati convivono con un cantiere di straordinaria complessità che ha inciso profondamente sulla viabilità, sulla mobilità e sulle attività economiche dell’area. I principali assi stradali risultano interessati da limitazioni e deviazioni ormai da molti anni; cittadini, imprese e attività economiche continuano a sopportare rilevanti disagi e anche i lavoratori impegnati nel cantiere hanno dovuto affrontare, negli ultimi mesi, ritardi nell’erogazione delle retribuzioni”.

“L’attuale quadro- proseguono – rende impossibile fornire ai cittadini un cronoprogramma certo per il completamento dell’opera prolungando ulteriormente una condizione che interessa quotidianamente un’ampia parte dell’area metropolitana torinese. La situazione richiede un intervento istituzionale urgente, poiché gli enti locali non dispongono degli strumenti finanziari necessari per assicurare la continuità dei lavori né per fronteggiare le conseguenze derivanti dalla crisi dell’impresa affidataria”.

Per questo, i sindaci chiedono un incontro istituzionale urgente al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e un’audizione alle commissioni competenti per affrontare la situazione. “La Linea 1 della Metropolitana – spiegano – rappresenta un’infrastruttura strategica per l’intera area metropolitana torinese e per il Piemonte. Il suo completamento supera l’interesse dei singoli Comuni, incidendo direttamente sull’efficienza del sistema della mobilità, sulla competitività del territorio e sulla qualità della vita di centinaia di migliaia di cittadini. Per queste ragioni chiediamo che Governo e Parlamento possano valutare tempestivamente, nell’ambito delle rispettive competenze, le soluzioni più efficaci per assicurare la continuità dell’intervento, il reperimento delle risorse aggiuntive necessarie per il rapido affidamento delle lavorazioni residue, evitando che una vicenda esclusivamente societaria comprometta il completamento di un’opera pubblica ormai prossima alla conclusione”.

I sindaci propongono inoltre di valutare la nomina di un commissario straordinario, dotato dei poteri necessari ad assicurare la massima rapidità nelle procedure di affidamento e nella prosecuzione dei lavori, analogamente a quanto già previsto per la realizzazione della Linea 2 della metropolitana di Torino.

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Rapina in villa a Pecetto Torinese, donna sequestrata e derubata

Attimi di paura nelle scorse ore a Pecetto Torinese, dove una donna di 59 anni è stata sorpresa nella sua abitazione da alcuni rapinatori con il volto coperto.

I malviventi, entrati nella villa in serata, l’hanno immobilizzata e legata al letto, minacciandola con un’arma per farsi consegnare denaro e oggetti di valore. Non trovando la cassaforte che ritenevano fosse presente nell’abitazione, hanno rovistato nelle stanze e si sono infine allontanati con gioielli e orologi.

A dare l’allarme sono stati i familiari della donna, rientrati poco dopo la fuga della banda. Sul caso indagano i carabinieri, che stanno raccogliendo testimonianze e verificando le immagini delle telecamere di videosorveglianza per identificare i responsabili.

La vittima, pur sotto choc per quanto accaduto, non avrebbe riportato lesioni di rilievo.

Più defibrillatori nei territori montani

La Regione Piemonte amplia ulteriormente la rete dei defibrillatori automatici esterni (DAE) sul territorio montano estendendo la dotazione già prevista per i rifugi alpini ed escursionistici anche alle sedi dei Comuni, delle Unioni montane, dei parchi naturali e agli edifici di proprietà pubblica con particolare afflusso di persone.

La misura punta a rafforzare la prevenzione e la sicurezza di turistiescursionisti e cittadini che frequentano la montagna, ampliando la disponibilità di dispositivi salvavita in contesti dove i tempi di intervento possono risultare più lunghi e in luoghi difficilmente raggiungibili dai mezzi di soccorso.

Nelle prossime settimane verrà quindi avviata la seconda manifestazione di interesse alla quale gli enti locali potranno candidare i propri edifici. L’intervento si inserisce nel solco delle iniziative avviate e finanziate con delibera del dicembre 2024 nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT).

L’estensione della rete dei DAE a queste sedi consente di creare una infrastruttura di protezione più capillareintegrata e facilmente accessibile, contribuendo a rendere il territorio piemontese ancora più cardioprotetto e attento alle esigenze di chi lo vive quotidianamente o lo sceglie come destinazione. È inoltre prevista la formazione e l’abilitazione delle persone che dovranno utilizzare correttamente questi dispositivi.

«L’estensione della rete dei defibrillatori è una scelta chiara e strategica perché la sicurezza di chi frequenta le montagne piemontesi deve essere un diritto garantito ovunque, non solo nei luoghi più esposti. Dopo i rifugi alpini ed escursionistici, portiamo i DAE anche nelle sedi dei Comuni, delle Unioni montane, nei parchi naturali e negli edifici pubblici, perché la prevenzione non può avere zone d’ombra – dichiara l’assessore regionale allo Sviluppo e Promozione della Montagna Marco Gallo – Con questo intervento rafforziamo la capacità dei territori di reagire alle emergenze e confermiamo la volontà della Regione Piemonte di investire in misure concrete, utili e immediatamente percepibili».

La storia di Daniela e della donazione del latte materno

ASL VC: «L’oro bianco» che unisce le mamme

Per Daniela Marano, insegnante di Vercelli, l’Ospedale Sant’Andrea è legato ai momenti più importanti della sua vita di mamma. Qui, nel 2020, è nata la sua prima figlia, Giulia. Quattro anni dopo, mentre attende Leonardo, il secondo figlio, vive un momento di grande apprensione: al settimo mese di gravidanza cade accidentalmente su un cordolo mentre sta organizzando la festa di compleanno della bambina. Per precauzione viene ricoverata per 48 ore presso la struttura di Ostetricia e Ginecologia dell’Asl VC. Tutto si risolve per il meglio e il 9 novembre 2024 nasce Leonardo.

Pur avendo partorito entrambi i figli al Sant’Andrea, Daniela conosce più da vicino la Pediatria soltanto dopo la nascita del secondogenito, grazie al Centro Famiglie Villa Cingoli realtà del Comune di Vercelli che si occupa di sostenere mamme e bambini.

È qui che scopre l’esistenza della Banca del Latte, un servizio che raccoglie il latte materno in eccesso donato dalle mamme per destinarlo ai neonati più fragili, in particolare ai bambini prematuri o con particolari necessità cliniche.

Daniela decide di aderire con convinzione al progetto. Per mesi si reca regolarmente per i controlli e le donazioni, consapevole del valore di quel latte particolarmente prezioso nelle prime fasi della crescita dei neonati: «Quando venivo a donare vedevo i bambini prematuri e le loro famiglie. Sapevo che con quel mio piccolo gesto potevo dare un sostegno concreto a loro e alle loro mamme. Questo mi faceva sentire unita a loro».

L’esperienza le permette anche di apprezzare la rete di professionisti che accompagna le famiglie nel percorso della nascita e della crescita dei bambini: «La collaborazione tra Ostetricia, Pediatria e Consultorio è sempre molto efficiente. Nei primi mesi di vita di Leonardo ho avuto un ingorgo mammario e ho visto come i diversi servizi siano riusciti a coordinarsi rapidamente per aiutarmi. È una rete che ammiro molto».

Da insegnante, Daniela ha trasformato la propria esperienza anche in un’occasione di sensibilizzazione. Parlando della donazione del latte materno con le mamme delle sue alunne e con donne in attesa di un bambino, si è resa conto di quanto siano ancora diffusi falsi miti e informazioni incomplete.

«Mi sono accorta che c’erano molte resistenze dovute soprattutto alla scarsa conoscenza. Sono felice di aver dato il mio contributo per superarle e di aver potuto condividere la mia esperienza personale».

A colpirla maggiormente è stata l’umanità del personale sanitario e il rapporto che si crea tra le mamme donatrici e gli operatori.

«Mi hanno sempre colpita la disponibilità e l’attenzione che il personale dedica non solo ai bambini, ma anche alle mamme. Si crea un legame speciale. La dottoressa Elena Uga resta in contatto con tutte noi e basta un suo messaggio perché molte mamme si attivino subito per donare quello che chiamiamo affettuosamente “oro bianco”».

«La Banca del Latte è una risorsa fondamentale per la cura dei neonati prematuri e dei bambini che, per specifiche condizioni cliniche, non possono essere allattati direttamente dalla propria mamma. Il latte umano donato conserva proprietà nutrizionali e protettive preziose e contribuisce a migliorare gli esiti di salute dei piccoli pazienti. Per questo il contributo delle donatrici è così importante. Storie come quella di Daniela ci ricordano quanto la collaborazione tra famiglie e professionisti sanitari sia determinante nel garantire le migliori cure ai nostri bambini», aggiunge Gianluca Cosi, Direttore della Struttura Complessa di Pediatria.

Una rete di solidarietà silenziosa ma concreta, che attraverso la donazione del latte materno trasforma un gesto quotidiano in un aiuto prezioso per i neonati più vulnerabili e per le loro famiglie.

«La testimonianza di Daniela racconta perfettamente il valore della donazione del latte materno e il significato più autentico della sanità pubblica: costruire una comunità che si prende cura delle persone nei momenti di maggiore fragilità. Dietro ogni donazione c’è un gesto di straordinaria generosità che può fare la differenza per la salute di un neonato e rappresenta un esempio concreto di solidarietà tra famiglie. A tutte le mamme che scelgono di donare va il nostro più sincero ringraziamento», sottolinea il Direttore Generale dell’Asl Vercelli Marco Ricci.

«Ci sono gesti che non fanno rumore, ma che possono cambiare una vita. La donazione del latte materno è uno di questi. La storia di Daniela ci ricorda che la sanità pubblica non è fatta solo di cure e tecnologie, ma anche di persone che scelgono di aiutare altre persone nei momenti di maggiore fragilità. Grazie alle mamme donatrici e al lavoro dei professionisti che rendono possibile questo percorso, tanti bambini possono ricevere un aiuto prezioso proprio quando ne hanno più bisogno. È un esempio straordinario di solidarietà e di comunità che merita di essere conosciuto e valorizzato», sottolinea Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte.

Ai domiciliari con 700 grammi di droga in casa

La Polizia di Stato ha arrestato a Torino un cittadino senegalese di ventotto anni per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
Nei giorni scorsi, gli agenti delle volanti del Commissariato di P.S. Barriera Milano si sono recati presso un alloggio in zona Madonna di Campagna, dove l’uomo era sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, per effettuare un controllo finalizzato alla verifica della presenza presso il domicilio.
Giunti sul posto, i poliziotti hanno notato la porta dell’appartamento aperta e hanno osservato l’uomo mentre si preparava a uscire dall’abitazione, dopo aver contato delle banconote.
Accanto all’ingresso, all’interno di una scatola di cartone, gli agenti hanno rinvenuto una busta contenente sostanza stupefacente. La successiva perquisizione domiciliare ha consentito di sequestrare circa 700 grammi di cocaina e crack, suddivisi tra cocaina in pietra, dischi e frammenti di crack, nonché denaro contante per quasi 8.600 euro in contanti, ritenuto provento dell’attività di spaccio e sottoposto a sequestro.
Al termine degli accertamenti, il ventottenne è stato arrestato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Incendi in Piemonte: la situazione

La Regione Piemonte sta seguendo con attenzione la situazione degli incendi che stanno interessando alcune zone del Verbano Cusio Ossola.
E’ in corso l’evacuazione precauzionale di circa 150 persone dalla frazione Colloro di Premosello Chiovenda, dove l’incendio rischiava di arrivare vicino alle case. Le persone fragili sono già state ricoverate nella casa di riposo, per le altre persone sono a disposizione due palestre.
Sono all’opera in zona 30 volontari di Protezione civile, mentre dal 30 giugno sono al lavoro ogni giorno nella zona una sessantina di volontari con 14 mezzi.
Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirionel pomeriggio ha sentito al telefono il sindaco di Premosello Chiovenda Elio Fovanna per avere da lui l’aggiornamento in tempo reale della situazione e domani in tarda mattinata sarà sul posto insieme agli assessori Marco Gabusi e Matteo Marnati.

“Un sentito ringraziamento – ha dichiarato il presidente Cirio – va rivolto al Dipartimento di Protezione civile, ai Vigili del fuoco, al Corpo regionale antincendi boschivi, ai coordinamenti provinciali dei volontari di Protezione civile, a tutte le donne e uomini del nostro sistema di Protezione civile che stanno lavorando da giorni per contenere gli incendi e garantire la sicurezza alle nostre comunità”.

In questi giorni in tutto il Piemonte sono intervenuti nelle province di Torino, Vercelli e Verbania una media di 6-7 Canadair al giorno e 3 elicotteri regionali. Oggi è arrivato nell’aeroporto di Cameri un Erikson del Dipartimento nazionale di Protezione civile.

Corsi di Guida Sicura: al via la seconda edizione

Dopo lo straordinario successo della prima edizione, che ha visto protagonisti ben quindici Comuni e oltre duecentocinquanta giovani guidatori del territorio, si riaccendono i motori per il secondo anno consecutivo dei Corsi di Guida Sicura. Il progetto, promosso dalla Città metropolitana di Torino insieme alla Fondazione Salvatore Ambrosiano in memoria di Donato Ambrosiano, amplia ulteriormente il proprio raggio d’azione sul territorio grazie a una fitta rete di cooperazione istituzionale locale. L’iniziativa mette a disposizione dei ragazzi sessioni dedicate di formazione teorica e prove pratiche, focalizzate sull’acquisizione di una mobilità più consapevole, sulla prevenzione dei comportamenti a rischio alla guida e sulla gestione delle manovre di emergenza.
Al fine di azzerare qualsiasi barriera d’accesso per le nuove generazioni, la partecipazione è completamente gratuita.
“Forte dell’alto valore formativo dimostrato nella scorsa edizione, il tour si rinnova quest’anno toccando sei nodi strategici della provincia di Torino, allestendo isole e campi prova direttamente nelle piazze cittadine”, ha sottolineato la consigliera di Città metropolitana con delega all’istruzione, Caterina Greco.
Il tour prenderà il via a Rivarolo il 31 agosto e il 1° settembre, per poi spostarsi a Chivasso il 3 e 4 settembre. Il calendario proseguirà il 10 settembre a Giaveno e l’11 settembre a Sant’Antonino di Susa. Gli ultimi appuntamenti si terranno a Torino il 22 e 23 settembre, per concludersi infine a Settimo Torinese il 24 e 25 settembre.
I corsi prevedono un limite massimo di iscritti per ogni singola giornata, una misura necessaria a garantire la massima sicurezza delle sessioni di guida pratica a bordo delle vetture, rendendo la prenotazione obbligatoria al link : https://docs.google.com/forms/d/1Jhrd7-Qhmb5Ymx5bl_XKBgTd2fUMUbPRuNcoN7lA7zg/viewform?edit_requested=true

Rifugi climatici: Fondazione Torino Musei al servizio dei cittadini

Come già lo scorso anno, in considerazione del protrarsi dell’ondata di calore che sta interessando Torino e della necessità di mettere a disposizione della cittadinanza – in particolare delle persone più fragili – luoghi sicuri, climatizzati e accoglienti, Fondazione Torino Musei, in accordo con la Città di Torino, ha attivato per tutto il mese di luglio una promozione speciale alla GAM, al MAO e a Palazzo Madama:

  • Over 65: ingresso gratuito alle collezioni permanenti e biglietto ridotto per le mostre temporanee;
  • Bambini fino a 12 anni: ingresso gratuito sia alle collezioni permanenti sia alle mostre temporanee.

Con questa iniziativa Fondazione Torino Musei ribadisce il valore sociale dei musei, luoghi aperti e accessibili che, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, possono rappresentare uno spazio di accoglienza, cura e condivisione per tutta la comunità.

 Il MAO è chiuso per il disallestimento della mostra Chiharu Shiota e riaprirà il 23 luglio e sarà quindi coinvolto nella promozione solo per l’ultima settimana del mese.

San Salvario resta casa: il congedo (a metà) del luogotenente dei Carabinieri Massimiliano Usai

 

C’è un modo di comandare un territorio che non si misura in ordinanze, fermi, arresti, ma in un consenso costruito giorno dopo giorno, con la paziente tessitura di un modello condiviso di convivenza.
È questo il lascito che il luogotenente Massimiliano Usai, per quasi dieci anni alla guida della Stazione Carabinieri di Torino San Salvario, consegna al quartiere nel momento del suo trasferimento alla Sezione Operativa della Compagnia di Venaria Reale.
San Salvario non è un quartiere qualunque. È uno dei punti di Torino dove la convivenza tra comunità diverse si gioca ogni giorno sul terreno concreto delle relazioni: la presenza storica della Sinagoga e della comunità ebraica torinese, il radicamento della comunità islamica, la tradizione cristiana, e attorno a tutto questo, un tessuto di corpi intermedi, associazioni, presidi sociali che a San Salvario hanno una densità particolare.
Governare la sicurezza di un simile quartiere significa, prima ancora che reprimere, saper ascoltare e mettere in relazione.


È in questo senso che negli anni Usai è stato indicato, da più voci, come una delle eccellenze dell’Arma in Italia: non per gesti eclatanti, ma per aver costruito, con pazienza artigiana, un modello di prossimità che ha trasformato la Stazione da presidio di controllo a punto di riferimento condiviso da tutte le rappresentanze del quartiere.
Il commiato di mercoledì 8 luglio, alla presenza di istituzioni, rappresentanti delle confessioni religiose, associazioni e colleghi, ne è stata la fotografia più chiara: non un rito formale, ma il riconoscimento collettivo di un lavoro che ha attraversato le appartenenze.
«I risultati raggiunti sono il frutto di una proficua collaborazione costruita sul dialogo, sulla vicinanza ai cittadini e sulla particolare attenzione rivolta alle persone più fragili», ha detto Usai stesso, restituendo in una frase la grammatica del suo metodo: dialogo come strumento, prossimità come pratica quotidiana, fragilità come priorità e non come eccezione.
Un legame, quello con il territorio, che per Usai non è nuovo: già alla guida della Stazione di Cuorgnè, nel Canavese, aveva lasciato un segno tale da portare l’ex sindaco Beppe Pezzetto a presenziare al saluto istituzionale, a distanza di anni.

Ora la sfida cambia scala, con il prestigioso incarico operativo a Venaria Reale.
Ma il modello costruito a San Salvario, quello di una sicurezza che si fa mediazione tra mondi, resta un metodo replicabile, prima ancora che un ricordo.
E c’è un dettaglio che dice forse più di ogni bilancio operativo: il comando cambia, ma San Salvario resta casa. Usai continuerà ad abitare nel quartiere insieme alla sua famiglia. Non un commiato, dunque, ma la naturale prosecuzione di un legame che la divisa aveva reso pubblico e che la vita quotidiana continuerà a custodire.

Irma Ciaramella

Case rifugio contro la violenza, prorogato il bando

Marina Chiarelli, assessore alle Pari opportunità: “Più tempo per presentare progetti di qualità. Continuiamo a investire per una rete sempre più forte, accessibile e vicina ai territori”.

La Regione Piemonte ha prorogato al 10 settembre 2026, alle ore 12, il termine per la presentazione delle domande relative al bando destinato alla realizzazione e all’acquisto di immobili da adibire a case rifugio, al potenziamento dei posti disponibili nelle strutture già esistenti e agli interventi per migliorarne l’accessibilità. La proroga è stata disposta per consentire il regolare svolgimento della procedura durante la fase di riorganizzazione della Direzione Welfare e garantire a tutti i soggetti interessati le migliori condizioni per partecipare all’avviso pubblico.

«La violenza contro le donne si combatte anche rafforzando i luoghi della protezione e dell’accoglienza – dichiara l’assessore regionale alle Pari Opportunità Marina Chiarelli –. Le case rifugio rappresentano un presidio fondamentale di sicurezza, autonomia e rinascita per le donne e per i loro figli. Con questa proroga vogliamo offrire agli enti il tempo necessario per presentare progetti solidi e di qualità, perché il nostro obiettivo è utilizzare al meglio ogni risorsa disponibile e trasformarla in opportunità concrete per il territorio».

«Abbiamo inoltre previsto un criterio di priorità per le province di Novara e Vercelli, dove è emersa l’esigenza di rafforzare ulteriormente la rete di accoglienza. È una scelta che testimonia la volontà della Regione di garantire un sistema sempre più capillare ed equilibrato, capace di rispondere ai bisogni di tutte le donne, indipendentemente dal luogo in cui vivono. Nessuna deve sentirsi sola o costretta ad allontanarsi dal proprio territorio per trovare protezione».

«Negli ultimi anni – conclude Chiarelli – abbiamo investito con determinazione nel rafforzamento della rete antiviolenza, sostenendo i Centri Antiviolenza, gli sportelli e le case rifugio. Continueremo a farlo perché contrastare la violenza di genere significa costruire percorsi di libertà, autonomia e dignità, attraverso una collaborazione sempre più forte tra istituzioni, enti del Terzo settore e comunità locali».

L’avviso pubblico, finanziato nell’ambito delle risorse previste dal DPCM 28 novembre 2024, sostiene la realizzazione di nuove case rifugio, l’acquisto di immobili da destinare all’accoglienza delle donne vittime di violenza e dei loro figli, il potenziamento delle strutture già operative e gli interventi per migliorarne l’accessibilità alle persone con disabilità. Restano invariate tutte le modalità di partecipazione previste dal bando; cambia esclusivamente il termine ultimo per la presentazione delle domande, fissato alle ore 12 del 10 settembre 2026.

L’avviso è disponibile su  https://bandi.regione.piemonte.it/contributi-finanziamenti/realizzazione-case-rifugio