Allasia: “L’acqua è la prima infrastruttura dell’agricoltura. Senza investimenti rischiano coltivazioni, allevamenti e competitività delle imprese”
I livelli dei corsi d’acqua piemontesi e il progressivo peggioramento delle condizioni idriche registrato nelle ultime settimane riportano al centro una questione che l’agricoltura conosce bene da anni: la disponibilità di acqua non può più essere considerata un fattore scontato.
Le segnalazioni provenienti dal territorio evidenziano una situazione che richiede attenzione. Il Tanaro, principale affluente piemontese del Po, presenta portate fortemente inferiori alla norma e anche il Po, nel tratto torinese, registra valori particolarmente bassi per il periodo. Nel complesso, dall’inizio dell’anno le precipitazioni in Piemonte risultano inferiori di circa il 10% rispetto alla media storica, dopo un mese di maggio particolarmente asciutto e caratterizzato da temperature elevate.
Per Confagricoltura Piemonte questi segnali confermano la necessità di accelerare gli investimenti sulle infrastrutture idriche. “Il cambiamento climatico – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia – non è più una prospettiva ma una realtà con la quale le imprese agricole devono confrontarsi ogni giorno. Alterniamo periodi di precipitazioni intense a lunghi intervalli siccitosi. Per questo occorre trattenere l’acqua quando è disponibile e renderla utilizzabile nei momenti di necessità”.
Secondo Confagricoltura Piemonte la priorità è realizzare nuovi invasi e completare con sollecitudine quelli già programmati, potenziare la capacità di accumulo diffusa sul territorio e proseguire nella modernizzazione della rete irrigua, riducendo le perdite e aumentando l’efficienza nella distribuzione della risorsa.
“L’acqua è la prima infrastruttura dell’agricoltura. Senza acqua – prosegue Allasia – non ci sono raccolti, non ci sono foraggi e vengono messe a rischio intere filiere produttive, a partire da quelle zootecniche che rappresentano una componente fondamentale dell’agroalimentare piemontese”. La disponibilità idrica riguarda infatti non soltanto le colture irrigue, ma anche la produzione di mais, prati e foraggi destinati all’alimentazione animale, con effetti che possono estendersi all’intera filiera lattiero-casearia e alle produzioni di carne.
Confagricoltura Piemonte sottolinea inoltre come gli investimenti in infrastrutture idriche debbano essere considerati opere strategiche per lo sviluppo regionale, al pari delle grandi infrastrutture di trasporto e logistica. “Non possiamo affrontare ogni estate come un’emergenza. Servono programmazione, visione e investimenti. Il Piemonte dispone di competenze tecniche, consorzi irrigui efficienti e professionalità di alto livello. Occorre mettere a sistema queste risorse e realizzare le opere necessarie per garantire acqua all’agricoltura, all’ambiente e alle comunità locali. La sicurezza idrica – conclude Allasia – sarà una delle condizioni fondamentali della competitività agricola dei prossimi decenni”.
Ecco la Sindone Visio Tattile
Giovedì 25 giugno, alle 10.30, presso la chiesa del Santissimo Sudario, in via Piave 14, verrà presentata ufficialmente la “Sindone visio-tattile”
Verrà presentata ufficialmente, giovedì 25 giugno prossimo, alle 10.30, presso la chiesa del Santissimo Sudario, in via Piave 14, a Torino, la “Sindone visio-tattile”, frutto di un lungo percorso di ricerca interdisciplinare e dell’impiego delle più avanzate tecnologie di elaborazione tridimensionale. La Sindone visio-tattile consente di percepire, in modo nuovo e coinvolgente, i segni i pressi sul Sacro Lino, offrendo una lettura inedita della sofferenza dell’uomo della Sindone. Leggera, trasportabile e concepita per favorire l’accessibilità delle persone con disabilità visiva, l’opera propone al tempo stesso un’esperienza sensoriale conoscitiva capace di coinvolgere ogni spettatore. Il progetto è promosso dalla Fondazione Centro Studi Carlo Alberto e realizzato dalla Direzione Scientifica del Museo della Sindone; simfomda su un ricco patrimonio di studi scientifici, integrati con le più recenti acquisizioni tecnologiche e metodologiche. È stata realizzata da Nello Balossino, che è riuscito a mettere in evidenza, attraverso le colorazioni, le ferite che si possono toccare. Verranno annunciate alcune tappe del viaggio della riproduzione, che partirà da Bardonecchia e proseguirà nella sede un’associazione di non vedenti.
Intervengono Giorgio Gagna, presidente della Fondazione Centro Studi Carlo Alberto ETS, Massimo Borghesi, presidente della Confraternita del Santissimo Sudario, Nello Balossino, direttore scientifico del Museo della Sindone, Mauro Rubat Ors, presidente Cultores Sindonis, Vittorino Biglia, presidente UICI Torino, Ornella Valle, vicepresidente APRI ETS APS, e Marco Andriano, content creator digitale con disabilità visiva.
Mara Martellotta
La mostra arriva all’Ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino.
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Le storie di Americo, paziente dell’Ospedale Molinette di Torino, insieme ad Aurelia, Eliana, Ida, Renato e Luigi, raccontano l’esperienza di una diagnosi di tumore ematologico e il percorso che ne segue.
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La mostra è un viaggio visivo, complesso e carico di emozioni, attraverso le storie di pazienti che hanno ricominciato a vivere grazie alle CAR-T.
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“DA QUI IN AVANTI. Sei storie, un viaggio che ricomincia” è un progetto fotografico che accende i riflettori sui tumori ematologici e sulle prospettive di futuro che oggi le terapie CAR T possono offrire.
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Realizzato dall’Istituto Italiano di Fotografia, è un progetto di Gilead Sciences con il Patrocinio di AIL- Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma e La Lampada di Aladino ETS.
Torino, 23 giugno 2026 – Parte proprio da Torino la mostra itinerante “DA QUI IN AVANTI. Sei storie, un viaggio che ricomincia”, con il racconto di Americo, paziente dell’Ospedale Molinette di Torino, che, dopo una diagnosi di linfoma mantellare, si è sottoposto alle CAR T. Oggi Americo ci ha raccontato la sua storia attraverso degli scatti.
Americo ha 65 anni e da sempre vive con una passione che lo accompagna ovunque: la moto. Ogni sabato è il suo giorno speciale, indossa il casco, accende il motore e lascia che l’aria in faccia e il rumore della strada gli ricordino cosa significa sentirsi libero.
Nel 2020, però, qualcosa cambia, gli esami parlano chiaro: linfoma mantellare. La notizia è uno schianto, come una frenata improvvisa in piena corsa.
La vita quotidiana fatta di piccoli riti improvvisamente cambia. La moto resta in garage, spenta.
Inizia un periodo duro, fatto di chemio e attese, di chilometri percorsi non su due ruote ma nei corridoi degli ospedali. Passano gli anni, senza svolte.
Poi, nel 2023, l’occasione che può cambiare tutto: il team di specialisti delle Molinette gli propone la terapia CAR T. Americo e la sua compagna scelgono di provarci e questa volta il viaggio prende una nuova direzione.
Oggi Americo è tornato in sella e ogni curva, ogni strada percorsa, ha il sapore di una conquista. Perché la libertà non è mai stata così preziosa.
Le strutture di Ematologia ospedaliera (Direttore dottor Roberto Freilone) e di Ematologia universitaria (Direttore professor Benedetto Bruno) nell’ambito di un programma trapianti congiunto (responsabile dottor Alessandro Busca) della Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza – Presidio Molinette – sono accreditate e autorizzate ad somministrare queste innovative procedure sin dal 2020 e finora sono state sottoposti al trattamento circa 85 pazienti.
Tutti i protagonisti della mostra, Americo, Aurelia, Eliana, Ida, Renato e Luigi grazie agli scatti dei giovani fotografi dell’Istituto Italiano di Fotografia diventano il ritratto di che cosa vuol dire ricevere questo tipo di diagnosi, di quello che avviene dopo e di come, a sei anni dall’arrivo delle CAR T in Italia, oggi è possibile avere speranza e pianificare il proprio futuro.
Sei storie, una stessa sfida: il tumore oncoematologico. E una stessa forza: la rinascita, piano piano la fragilità lascia spazio alla forza e alla voglia di tornare a vivere. Un cammino difficile ma anche una conquista verso la vita.
Ogni scatto racchiude molto più di una semplice immagine: è un pezzo di vita, una visione, una speranza, non solo testimonianza di cura, ma promessa di futuro. I volti, i luoghi, i dettagli raccontano più delle parole: il percorso espositivo attraversa l’Italia da nord a sud, accompagnando lo spettatore nei luoghi vissuti durante la malattia e in quelli in cui la quotidianità è rifiorita.
Ogni immagine è un frammento di realtà, un gesto di coraggio e condivisione, che restituisce al pubblico una visione inedita della fragilità e della forza di tutti i pazienti. Un omaggio alla resilienza, all’umanità, alla bellezza che nasce anche da ciò che non è perfetto. “Da qui in avanti. Sei storie, un viaggio che ricomincia” è un progetto di Gilead-Kite, realizzato con il patrocinio di AIL | Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma e La Lampada di Aladino ETS.
Nella lotta contro il tumore, la terapia non è solo farmacologica: anche l’arte può diventare un potente strumento di cura. Questo progetto nasce con l’obiettivo di sensibilizzare più persone possibile sulle nuove opzioni terapeutiche, trasformando la malattia in un percorso di consapevolezza e di speranza. Non si tratta di semplici ritratti, ma di scatti simbolici, in cui il colore, la luce e i soggetti rappresentano stati d’animo, paure e speranze.
Gli scatti raccontano la forza di chi, grazie terapie CAR T, è tornato ad immaginare il domani, costruire progetti, riappropriarsi della vita o costruirne una nuova. Ma raccontano anche le storie di chi è stato accanto e ha accudito, di chi ha ascoltato e capito, di chi in silenzio ha dedicato cure e attenzioni.
La mostra, allestita presso il C.O.E.S. (Centro Oncologico e Ematologico Subalpino) dell’ospedale Molinette sarà aperta ai visitatori, fino al 10 luglio con ingresso gratuito, tutti i giorni in orario ambulatoriale dalle 8 alle 16.
Hanno contribuito alla realizzazione della mostra:
Mattia Novo – Ospedale Molinette, Torino; Stefania Bramanti – Humanitas, Milano; Emanuele Angelucci e Chiara Ghiggi – IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Genova; Massimo Martino – GOM BMM, Reggio Calabria; Simona Sica e Federica Sorà – IRCCS Fondazione Policlinico Universitario Gemelli, Roma.
Gilead Sciences
Gilead Sciences è una società biofarmaceutica californiana che da quasi 40 anni ricerca e sviluppa farmaci innovativi per contribuire alla salute del mondo. L’azienda è impegnata sul fronte del progresso in medicina per la prevenzione e il trattamento di patologie come HIV/AIDS, malattie epatiche, COVID 19, malattie ematologiche e oncologiche. Gilead ha sede a Milano dall’anno 2000 e collabora con i partner istituzionali, scientifici, accademici, industriali e le comunità locali per ricercare, sviluppare e rendere disponibili le terapie anche per pazienti italiani.
Protezione Civile: esercitazione nazionale su Po
Da giovedì 25 a sabato 27 giugno si terrà l’esercitazione nazionale di Protezione civile “EXE PO 2026”, dedicata alla gestione del rischio idrogeologico e idraulico nell’intero bacino del fiume Po.
Coordinata dal Dipartimento della Protezione civile, l’esercitazione vede la partecipazione di Piemonte (in particolar modo la zona di Casale Monferrato), Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Si tratta di una simulazione a grande scala che metterà alla prova il Sistema nazionale della protezione civile e la macchina dei soccorsi di fronte ad una piena straordinaria del Po e di alcuni dei suoi principali affluenti (Sesia e Tanaro), ispirata all’alluvione che colpì questo territorio nell’ottobre del 2000.
L’obiettivo è testare i flussi di comunicazione, i modelli di intervento, il sistema di allertamento nazionale e regionale e il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali. L’esercitazione rappresenterà quindi un’importante occasione formativa per operatori, tecnici e volontari di Protezione civile, nonchè per sensibilizzare la popolazione sui comportamenti corretti da adottare in caso di rischio alluvione per proteggere sé stessi e la propria comunità. Per questo motivo parteciperanno all’esercitazione le principali componenti del sistema nazionale e regionale della protezione civile, tra le quali: AIPo (Agenzia Interregionale per il fiume Po), le otto Prefetture e Province piemontesi, ARPA Piemonte, 160 Comuni piemontesi, l’Ente Parco Fluviale del Po, Asl, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Croce Rossa Italiana, Anpas e una cospicua componente del volontariato organizzato di protezione civile, nonché volontariato delle associazioni animaliste. Solo in Piemonte circa 1.000 le persone che saranno impegnate a vario titolo.
Diversi gli scenari operativi simulati, con il coinvolgimento delle colonne mobili regionali di Protezione civile e l’attivazione di squadre di tecnici per le verifiche di potenziali danni su edifici, infrastrutture e reti strategiche. Ulteriori test saranno focalizzati sul soccorso e l’assistenza alla popolazione, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili e alla tutela degli animali.
Sarà anche l’occasione per testare il sistema di allertamento sul rischio specifico “collasso grandi dighe” che interesserà, in due distinte giornate, Bardonecchia con la diga di Rochemolles, Camandona (BI) con la diga di Ponte Vittorio, Varallo Pombia (NO) e Sommariva Lombardo (VA) con la diga Porto La Torre, nonchè l’area della diga di Salionze (Mantova). Per le ultime due sarà testato il sistema nazionale di allertamento IT-Alert.
Cosa accadrà in Piemonte
Mercoledì 24 giugno
Sarà la giornata di previsione e allertamento. A seguito del bollettino di allerta Arancione emesso da Arpa sarà aperta la Sala operativa della Protezione civile della Regione Piemonte a Torino, cui seguirà l’allertamento e l’attivazione dei Centri operativi dei territori interessati (Prefetture, Comuni, Province, Arpa, Asl, Vigili del Fuoco, ecc). Alle 15 avrà luogo la riunione in videoconferenza dell’Unità di Comando e Controllo (UCC) del fiume Po. Nel primo pomeriggio inizierà l’allestimento dell’area di ammassamento presso il Palafiere “Riccardo Coppo” di Casale Monferrato, che avrà la funzione di ricovero dei volontari per i tre giorni dell’esercitazione sul campo.
Giovedì 25 giugno
Alle ore 8 apertura a Casale Monferrato del Centro operativo avanzato, nel quale saranno presenti tutti i soggetti interessati con le rispettive centrali operative. Alle ore 15 riunione operativa per l’analisi della situazione.
Attivazione dello stato di pericolo per le dighe di Rochemolles e Camandona, mentre per la diga di Porto La Torre ci sarà un’attivazione del sistema nazionale IT-Alert. Queste attività, svolte prevalentemente in modalità “per posti di comando” avranno l’obiettivo di verificare i protocolli operativi e l’individuazione di aree di emergenza sui territori.
In mattinata e fino al primo pomeriggio verrà simulata l’evacuazione del canile intercomunale Baulandia di Casale Monferrato, che ospita circa 50 cani.
Durante le tre giornate di esercitazione sul posto, i Vigili del fuoco simuleranno il salvataggio di una persona caduta nel fiume Po dal ponte di Casale Monferrato.
Per tutto il giorno si svolgeranno attività di sorveglianza arginale e verifica dello stato delle opere idrauliche sul fiume Sesia e nei pressi di Casale Monferrato e di rialzo arginale a Trino Vercellese.
A Isola Giarola, in provincia di Piacenza, si terrà un’attività congiunta tra Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte sul dispiegamento di moduli di pompaggio ad elevata capacità.
Per tutta la durata dell’esercitazione si svolgerà un’attività di monitoraggio e osservazione del territorio con aeromobili.
Venerdì 26 giugno
Il Gruppo Volo effettuerà rilievi e ricognizioni per mezzo di droni, trasmessi in streaming agli enti interessati.
In mattinata simulazione di pompaggio delle acque sul territorio di Trino Vercellese, rilevazione e censimento dei danni nel territorio di Casale Monferrato mediante squadre di rilievo specificamente formate.
A Lesa (NO) verrà montato un ponte “Bailey” che simulerà un intervento di primo ripristino su un territorio alluvionato.
Sabato 27 giugno
Proseguiranno le attività di censimento del danno in alcune aree del territorio comunale di Casale Monferrato.
Alle ore 13 chiusura dell’esercitazione.
«EXE PO 2026 – sottolinea il Capo Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano – rappresenta un’importante occasione di verifica della risposta operativa del sistema nazionale agli eventi di piena e di alluvione. Attraverso l’attivazione di specifiche strutture di coordinamento per il governo delle piene, che si integrano nel sistema nazionale di comunicazione e intervento, metteremo alla prova i metodi di allertamento, di soccorso e di assistenza alla popolazione, la tutela degli animali e la valutazione delle situazioni di pericolosità e di rischio. Un test importante per affinare le procedure operative e garantire che ogni livello istituzionale, dal locale al nazionale, sappia muoversi all’unisono per la tutela del territorio e delle comunità».
«La partecipazione ad un’esercitazione di questa dimensione – affermano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi – costituisce per i tecnici e i volontari di tutto il territorio interessato un’opportunità di estrema rilevanza per testare una volta di più le procedure scrupolosamente predisposte nel caso di veri eventi alluvionali. Il Piemonte dispone già di un sistema di Protezione civile tra i migliori d’Italia e d’Europa, e affinarne le capacità durante eventi come questo è senz’altro un ulteriore occasione di crescita professionale per ogni sua componente. Ringraziamo fin da ora tutte le donne e gli uomini della Protezione civile che si sono messi a disposizione, in quanto esercitarsi è senz’altro utile nel caso si dovesse gestire una vera emergenza».
Scontro tra due auto: un ferito grave
A causa di un incidente stradale tra due auto avvenuto a Volpiano sulla strada provinciale 40 di San Giusto, un uomo è rimasto gravemente ferito. È’ stato portato in codice rosso con l’elisoccorso all’ospedale Cto di Torino.
Con la messa a dimora simbolica di un albero su corso Re Umberto, ieri è stato presentato ufficialmente il progetto “Torino cresce nel verde e nella salute”, il percorso condiviso dalla Città di Torino, attraverso la Divisione Verde, Parchi e Tutela Animali, e l’ASL Città di Torino insieme con la Fondazione Compagnia di San Paolo per il ripristino e la valorizzazione delle alberate storiche cittadine.
Presenti alla cerimonia il sindaco Stefano Lo Russo, il presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo Marco Gilli, il segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo Alberto Anfossi, il direttore generale dell’ASL Città di Torino Carlo Picco e l’assessore al Verde Francesco Tresso.
L’obiettivo del progetto è valorizzare i viali alberati della città, elemento identitario e paesaggistico del tessuto urbano torinese e patrimonio verde di straordinaria importanza, con oltre 60 mila alberi distribuiti su circa 300 chilometri di filari. Un intervento articolato e multilivello, che integra competenze urbanistiche, ambientali e sanitarie e prevede un sofisticato sistema di monitoraggio tecnologico per analizzare in modo scientifico gli effetti del verde urbano sulla salute e sulla qualità dell’ambiente.
Nella scelta dei viali su cui intervenire è stata fatta una selezione in funzione della percentuale di fallanze, ovvero gli alberi mancanti sul totale, e di altri parametri connessi alla “strategicità” dell’ambito, che ha portato alla selezione di 55 alberate distribuite su tutto il territorio cittadino, incluse le principali arterie stradali. Il progetto prevede la messa a dimora di circa 2800 alberi in un arco di tre anni.
Sono circa un migliaio le piante messe a dimora quest’anno. Nelle scorse settimane sono già stati realizzati interventi su corso Francia, corso Lecce, corso Potenza, corso Tazzoli e piazza Sofia. Nella tranche autunnale, prevista tra fine ottobre e fine novembre, si metteranno a dimora ulteriori 600 piante, in via Sospello, corso Re Umberto, viale Dogali, corso San Maurizio, corso Tazzoli, via Biglieri, corso Corsica, corso Cosenza.
Per aumentare la biodiversità della foresta urbana torinese, in molte località – in particolare nei luoghi dove negli ultimi decenni ci sono stati problemi di adattamento ai cambiamenti climatici – verranno introdotte nuove specie arboree più adatte nuovo contesto e già impiegate con successo negli ultimi anni come, a titoli di esempio: nocciolo di Costantinopoli, pero da fiore, albero delle lanterne cinesi, liquidambar e albero pagoda. Nei viali storici o vincolati non ci saranno invece cambiamenti di specie. Il progetto prevede anche piccoli interventi sulle banchine, come la sostituzione del terreno e l’introduzione di appositi substrati, oltre a interventi di protezione dell’albero dagli urti, con lo scopo di migliorare le condizioni stazionali e di garantire che le piante possano crescere e svilupparsi al meglio.
Stefano Lo Russo, Sindaco della Città di Torino: “Con 20 metri quadrati di verde pubblico pro capite, Torino è una delle città italiane più verdi. Investire nel verde urbano significa valorizzare questo patrimonio, ma anche contribuire a mitigare le ondate di calore e restituire spazi di socialità. Questo progetto guarda al ripristino di una delle caratteristiche peculiari della nostra città, i suoi viali alberati storici. Oggi, con questa simbolica piantumazione, vogliamo raccontare l’impegno, reso possibile anche grazie ad una collaborazione tra pubblico e privato, verso una Torino sempre più verde e resiliente, valorizzando le alberate come infrastruttura ambientale e sociale che contribuisce alla salute e al benessere di tutte e tutti”.
La Fondazione promuove e sostiene la realizzazione di progettualità rilevanti per il territorio, con particolare attenzione alla salvaguardia e protezione dell’ambiente, alla formazione e sensibilizzazione sui temi del cambiamento climatico e della gestione del verde urbano, nonché alla partecipazione attiva delle comunità e al rafforzamento della dimensione sociale e relazionale delle città. In tale quadro di riferimento si inserisce la proposta della Città, che prevede la messa a dimora di circa 2800 nuovi alberi, accompagnati da azioni di ricerca, sperimentazione e formazione rivolte a cittadini, tecnici e operatori del settore.
Marco Gilli, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo: “Questo è uno dei progetti di sviluppo che la Fondazione ha scelto di sostenere con una responsabilità diretta e una visione di lungo periodo. Restituire alla città un patrimonio arboreo vivo, in sinergia con l’ASL Città di Torino per misurarne i benefici sulla salute e sulla qualità della vita delle persone, è un atto concreto di impegno per il bene comune e per le generazioni che erediteranno questa città. È il senso profondo del nostro agire filantropico”.
Alberto Anfossi, Segretario Generale della Fondazione Compagnia di San Paolo: “Sosteniamo il progetto dei Viali Alberati tra le iniziative di maggiore impatto del nostro Documento Programmatico Pluriennale perché unisce l’attenzione per un patrimonio caro ai Torinesi, i nostri viali alberati, con il miglioramento della qualità dell’aria e dell’ambiente urbano, anche in ottica di adattamento ai cambiamenti climatici. Il valore aggiunto vuole essere un programma di manutenzione preventiva, tecnologicamente all’avanguardia, capace di rendere duraturo nel lungo termine l’intervento di piantumazione”.
La collaborazione con l’ASL Città di Torino consente inoltre di valorizzare il legame tra ambiente e salute pubblica, mettendo in evidenza i benefici degli alberi nella riduzione dell’inquinamento atmosferico, acustico e termico, nonché nel miglioramento del benessere psicofisico della popolazione. L’iniziativa, che avrà un impegno complessivo stimato in circa 2,5 milioni di euro per il periodo 2026–2030, si inserisce nel percorso condiviso con la Fondazione Compagnia di San Paolo per la realizzazione del progetto.
Carlo Picco, Direttore Generale dell’ASL Città di Torino: “I viali alberati storici, quali determinanti di salute, incidono in modo diretto sulla qualità dell’aria, consentendo la mitigazione dei picchi di calore e la fono assorbenza; sono elementi che favoriscono il benessere della popolazione anche in chiave preventiva. Con questo progetto avviamo una collaborazione che unisce dati ambientali e sanitari, per valutare in modo oggettivo gli effetti del verde sulla salute e orientare interventi di prevenzione più efficaci. Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo e ASL Città di Torino lavorano insieme per valorizzare il modo in cui l’ambiente si prende cura di noi. Il progetto evidenzia i benefici del verde urbano: meno smog, rumore e calore, per una città più sana che rigenera mente e corpo”.
Francesco Tresso, Assessore al Verde Città di Torino: “I viali alberati sono uno degli elementi che connotano il paesaggio urbano di Torino. Si tratta di un patrimonio storico e paesaggistico di straordinario valore, ma anche una risorsa fondamentale per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici, contribuendo a mitigare le temperature e a migliorare la qualità dell’aria. Abbiamo fatto un lavoro molto importante con gli uffici del verde per monitorare tutte le fallanze delle alberate e definire le modalità di intervento prioritarie in tutte le circoscrizioni. Il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha scelto di investire in questo progetto, ci ha permesso di intervenire in maniera diffusa con un’azione che non riguarda soltanto il valore ornamentale delle alberate ma, soprattutto, la loro funzione ambientale e il loro apporto per la salute delle persone. Grazie ad ASL Torino accompagneremo gli interventi con un’attività di monitoraggio e con un momento pubblico di restituzione dei risultati, in cui racconteremo come la presenza di un patrimonio arboreo sano e diffuso incida positivamente sulla qualità della vita delle cittadine e dei cittadini”.






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Per costruire una rete di cura più forte e integrata
I medici: “Non abbassiamo la guardia. Questi disturbi sono spesso associati a fragilità psicologiche e socio-economiche”.
Torino – Costruire una risposta più efficace, coordinata e vicina ai bisogni delle persone che convivono con un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione. Con questo obiettivo nascono gli “Stati Generali dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione”, un percorso promosso per rafforzare la rete piemontese dedicata alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura di patologie sempre più diffuse e complesse, e che è stato presentato nel corso del webinar di ieri. L’iniziativa prende avvio dalla consapevolezza che i disturbi alimentari richiedono un approccio multidisciplinare capace di integrare competenze mediche, psichiatriche, psicologiche e nutrizionali, assicurando al tempo stesso la continuità assistenziale nel delicato passaggio dall’età evolutiva all’età adulta.
I numeri dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione in Piemonte
Sempre più diffuse e sempre più complesse da affrontare, le patologie legate alla nutrizione e all’alimentazione rappresentano una delle principali sfide per i sistemi sanitari. Oltre 3 milioni di persone in Italia convivono con un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), una realtà in costante crescita che colpisce soprattutto i più giovani e richiede risposte sempre più efficaci e coordinate. In Piemonte sono circa 28 mila i pazienti presi in carico dai servizi sanitari: un dato che conferma l’importanza di rafforzare la rete assistenziale, promuovendo percorsi multidisciplinari e uniformi sul territorio. Un obiettivo sostenuto anche dalla Regione Piemonte, che ha destinato nuove risorse al potenziamento dei servizi, al supporto delle famiglie e alle attività delle associazioni del settore.
«Oggi siamo in una fase di stabilizzazione dei numeri, ma non di riduzione del fenomeno – spiega Andrea Pezzana, Direttore della Struttura Complessa di Nutrizione Clinica dell’ASL Città di Torino -: i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono patologie che richiedono prese in carico lunghe e l’impatto della crescita registrata durante la pandemia è ancora pienamente in corso». L’appello del dottor Pezzana è forte e chiaro: «Non bisogna abbassare la guardia: i disturbi alimentari sono in aumento in tutte le fasce di età e contesti sociali e si presentano sempre più spesso con caratteristiche nuove e più complesse, spesso associate ad autolesionismo, a varie forme di dipendenze e fragilità psicologiche, sociali o socio-economiche, richiedendo percorsi di cura sempre più personalizzati e multidisciplinari». Poi il Direttore Pezzana ricorda: «Gli Stati Generali nascono per dare ancora più visibilità ai percorsi realizzati in questi quattro anni migliorando e rendendo il più omogenea possibile a livello regionale l’accoglienza e la presa in carico dei pazienti, e per informare i cittadini sulle modalità di accesso ai servizi e valorizzare l’impegno dei professionisti che ogni giorno operano nella rete. Desidero evidenziare il lavoro di tutti i professionisti e la grande azione congiunta dell’Assessorato regionale, di Azienda Zero e delle Direzioni delle aziende sanitarie che sostengono e rendono possibili questi percorsi di cura. Il confronto con i referenti nazionali e con le altre regioni è fondamentale: il miglioramento dei percorsi assistenziali e l’aggiornamento delle cure passano attraverso uno scambio continuo di esperienze e buone pratiche».
Un progetto virtuoso volto a costruire modelli organizzativi accessibili per i pazienti
Il progetto “Stati Generali dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione” coinvolge attivamente la Regione Piemonte, le Aziende Sanitarie e alcune delle principali eccellenze scientifiche nazionali, con l’obiettivo di trasformare le linee guida in modelli organizzativi concreti, uniformi sul territorio e facilmente accessibili per i pazienti e le loro famiglie. L’appuntamento di oggi rappresenta una tappa di avvicinamento agli “Stati Generali dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione” previsti per il prossimo settembre, quando istituzioni, professionisti e associazioni saranno chiamati a definire una visione condivisa per il futuro della rete regionale dedicata ai disturbi alimentari. L’obiettivo finale è garantire a ogni persona un accesso tempestivo alle cure, percorsi assistenziali omogenei e una presa in carico integrata che metta al centro la qualità della vita del paziente e della sua famiglia.
Durante il webinar sono illustrate le esperienze maturate nelle cinque Aree Omogenee piemontesi, un’occasione per valorizzare quanto già realizzato sul territorio e individuare le azioni necessarie per consolidare una rete sempre più efficace, con il contributo di esperti e professionisti di riferimento provenienti dalle principali realtà sanitarie regionali. Intervengono il professor Giovanni Abbate Daga dell’Università di Torino e dell’AOU Città della Salute e della Scienza, insieme ai rappresentanti delle équipe multidisciplinari delle ASL piemontesi, ovvero M. Cristina Negri, Dietista SC Nutrizione Clinica ASL Città di Torino, Caterina Signa, Psicologa della SC Psicologia Aziendale, Laura Martignone, Dietista SC Nutrizione Clinica, ASL Città di Torino, Giulia Morando, Medico dietologo, Valeria Dealessi, psicologa SSD Nutrizione Clinica ASL AT; Paola Belci, Medico dietologo, SC Nutrizione Clinica e Disturbi del Comportamento Alimentare, ASL CN2; Sergio Riso e Giampaolo Biroli Medici Dietologi, SC Dietologia, AOU Maggiore della Carità di Novara.
Si è chiuso con una partecipazione particolarmente significativa il bando regionale per l’adesione alla prima annualità dei Progetti Integrati di Filiera (PIF) 2026-2029, iniziativa per sostenere la crescita internazionale delle piccole e medie imprese piemontesi finanziata mediante il Programma regionale FESR 2021-2027 e gestita da Ceipiemonte.
Le candidature presentate sono state 871, per un totale di 1.464 richieste di adesione alle filiere produttive di eccellenza del Piemonte, a conferma dell’interesse delle imprese verso percorsi strutturati di sviluppo sui mercati esteri.
«La massiccia adesione al bando – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alle Attività produttive e Internazionalizzazione Andrea Tronzano – dimostra che il tessuto produttivo piemontese guarda con determinazione ai mercati internazionali. È un risultato che conferma la validità di uno strumento costruito per accompagnare concretamente le pmi nei percorsi di crescita, diversificazione e apertura verso nuove opportunità commerciali. I Progetti Integrati di Filiera – aggiungono Cirio e Tronzano – consentono alle imprese di entrare in contatto con buyer, partner e investitori, partecipando ai principali eventi internazionali di settore o incontrandoli direttamente sul territorio piemontese, e rafforzare la propria competitività. La forte partecipazione registrata evidenzia la capacità del Piemonte di fare sistema e valorizzare le proprie eccellenze produttive, dall’aerospazio all’automotive, dall’agroalimentare all’ICT, dal tessile alla microelettronica».
I Progetti Integrati di Filiera rappresentano uno degli strumenti più consolidati della politica regionale per l’internazionalizzazione e consentono alle aziende di accedere a un articolato programma di attività: partecipazione a fiere internazionali, incontri b2b con buyer e operatori esteri, business convention, missioni imprenditoriali, workshop specialistici e servizi di accompagnamento personalizzato. La forza dei progetti sta nella loro capacità di adeguarsi al continuo mutamento dello scenario internazionale e nell’ascoltare bisogni e necessità delle aziende del territorio, proponendo iniziative rispondenti alle priorità delle aziende. I PIF coinvolgono dieci filiere strategiche dell’economia regionale: aerospazio, automotive&transportation, microelettronica e automazione, agritech e macchinari agricoli, cleantech/green building, salute e benessere, tessile, agroalimentare, abbigliamento-alta gamma-design e ICT. Le attività sono realizzate nell’ambito della strategia regionale per l’internazionalizzazione delle imprese piemontesi e sono finanziate dal PR FESR 2021-2027.
«L’internazionalizzazione – concludono Cirio e Tronzano – rappresenta una leva fondamentale per la crescita economica del territorio. Come Regione continuiamo a investire risorse europee e regionali per sostenere le imprese che scelgono di competere sui mercati globali, creando valore, occupazione e nuove opportunità di sviluppo per tutto il Piemonte».
Torna in funzione la Fontana Igloo di Mario Merz
È tornata a funzionare la Fontana Igloo di Mario Merz, una delle opere di arte contemporanea più note della città, situata tra corso Mediterraneo e corso Lione. Ad annunciarlo è stato il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, che nella giornata di domenica scorsa, attraverso un video pubblicato sui canali social, ha comunicati ai cittadini il completamento dell’importante lavoro manutentivo che ha permesso il ripristino dell’opera, con la riattivazione del suo sistema idraulico e luminoso. Nel 2025, il Comune aveva deciso, per il suo ripristino, un investimento tra i 30 e i 70 mila euro. L’opera, firmata da uno dei principali esponenti dell’Arte Povera, Mario Merz, sarà godibile dalle ore 8 alle ore 24.
Mara Martellotta