CRONACA

Sistema educativo 0-6, siglato accordo

Tra Regione, Ufficio scolastico regionale, ANCI Piemonte e Fondazione Compagnia di San Paolo

Sottoscritto un accordo di collaborazione tra Regione Piemonte, Ufficio scolastico regionale per il Piemonte, ANCI Piemonte e Fondazione Compagnia di San Paolo per sostenere lo sviluppo del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni. L’intesa resterà in vigore fino al 31 dicembre 2027 e punta a favorire il coordinamento tra istituzioni, scuole, Comuni e altri soggetti coinvolti nella gestione dei servizi educativi per l’infanzia.

L’accordo prevede una serie di iniziative rivolte in particolare alla formazione del personale e al rafforzamento della rete territoriale, con l’obiettivo di accompagnare l’evoluzione del sistema educativo 0-6 e supportare gli enti locali nell’esercizio delle competenze previste dalla normativa regionale.

Tra le prime attività in programma figurano percorsi di alta formazione destinati ai Coordinatori dei Coordinamenti pedagogici territoriali, figure chiamate a coordinare la rete dei servizi educativi sui territori. Sono inoltre previsti interventi di accompagnamento rivolti ai Comuni per il trasferimento delle competenze in materia di autorizzazione, accreditamento e vigilanza dei servizi educativi per la fascia 0-3.

L’intesa comprende anche iniziative di ricerca e monitoraggio delle esperienze sviluppate negli ultimi anni, comprese quelle finanziate attraverso il PNRR, oltre a momenti di formazione congiunta rivolti agli operatori del settore, con l’intento di favorire il raccordo tra i servizi educativi e la scuola dell’infanzia.

Per seguire l’attuazione del programma sarà istituita una Cabina di regia coordinata dalla Regione Piemonte, con compiti di indirizzo, monitoraggio e valutazione delle attività previste.

«L’educazione non comincia il primo giorno di scuola, ma fin dai primi anni di vita. È in quella fase che si costruiscono le basi del futuro di ogni bambino e, insieme, della nostra società. Per questo abbiamo scelto di investire prima di tutto nelle competenze di chi ogni giorno lavora nei servizi educativi. Questo accordo rappresenta un cambio di passo: il suo punto di forza è il supporto concreto che offre nel guidare e accompagnare i Comuni verso la piena presa in carico delle competenze in materia di autorizzazione, vigilanza e accreditamento dei servizi 0-3. Si tratta di una funzione prevista dalla legge, essenziale per rendere i Comuni il punto di riferimento diretto per le comunità locali e garantire una gestione diretta e consapevole di servizi che operano sul proprio territorio», dichiara l’assessore regionale all’Istruzione e Merito Daniela Cameroni.

Il presidente di ANCI Piemonte, Davide Gilardino, sottolinea il ruolo dell’accordo nel supportare gli enti locali, in particolare quelli di dimensioni più ridotte: «È un accordo che parte da un bisogno concreto dei nostri Comuni, in particolare di quelli più piccoli, che si trovano ad affrontare da soli il passaggio delle competenze autorizzatorie, di accreditamento e vigilanza sui servizi 0-3. Grazie a questa intesa i Comuni potranno contare su un supporto stabile e su percorsi di formazione mirati per chi lavora ogni giorno accanto ai bambini. Investire sulla qualità dei servizi educativi significa investire sul futuro dei nostri territori, con una governance che mette finalmente a sistema Regione, scuola e Comuni».

Per la Fondazione Compagnia di San Paolo, il presidente Marco Gilli evidenzia il valore della collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti: «Sostenere l’educazione fin dalla prima infanzia significa costruire – da oggi – le condizioni per il pieno sviluppo dei bambini e delle bambine e, al contempo, favorire la capacità delle comunità di costruire il proprio futuro. Per questo crediamo che il rafforzamento del sistema integrato 0-6 passi innanzitutto dalla crescita delle competenze di chi ogni giorno opera per costruire una governance condivisa attraverso l’integrazione dei servizi e delle opportunità per la prima infanzia, con attenzione a ridurre le barriere di accesso e le diseguaglianze educative. La formazione continua e la ricerca educativa sono strumenti essenziali per condividere conoscenze, sperimentare innovazione e, a partire dalle evidenze, trasformare le esperienze in un patrimonio comune. Questo Accordo – sottolinea Marco Gilli, Presidente Fondazione Compagnia di San Paolo – si inserisce in una visione pienamente coerente con l’impegno della Fondazione Compagnia di San Paolo che, attraverso Città dell’Educazione, promuove ecosistemi educativi capaci di garantire qualità e pari opportunità fin dai primi anni di vita e con Next Generation Schools ha accompagnato i territori piemontesi e liguri affiancando gli investimenti del PNRR con percorsi di apprendimento condiviso, innovazione di processi e di pratiche, sviluppo duraturo delle comunità educanti».

Secondo l’Ufficio scolastico regionale, l’accordo rappresenta uno strumento per consolidare il raccordo tra i servizi per la prima infanzia e la scuola dell’infanzia.

«Per l’USR per il Piemonte il rafforzamento del Sistema integrato 0-6 rappresenta una priorità strategica in quanto la continuità educativa tra i servizi per la prima infanzia e la scuola dell’infanzia costituisce una condizione imprescindibile per garantire a tutte le bambine e a tutti i bambini percorsi di crescita inclusivi e di qualità, riducendo gli svantaggi culturali e sociali già dalla primissima infanzia, e sostenendo il ruolo educativo delle famiglie», afferma Stefano Suraniti, direttore dell’USR Piemonte.

«L’Ufficio Scolastico Regionale metterà a disposizione le competenze maturate negli ultimi anni nella promozione del Sistema integrato 0-6, contribuendo alla progettazione dei percorsi formativi, alla valorizzazione delle esperienze sviluppate nelle scuole e nei territori e alla diffusione di una cultura della qualità, della ricerca e del miglioramento continuo. Siamo convinti che solo attraverso un’alleanza istituzionale solida, fondata sulla collaborazione e sulla condivisione delle responsabilità, sia possibile costruire un sistema educativo sempre più innovativo, inclusivo e orientato al benessere e allo sviluppo delle nuove generazioni», conclude Suraniti.

Transizione energetica, si riqualificano 21 edifici pubblici

La Regione Piemonte segna un importante punto a favore della transizione energetica: si è conclusa con successo la gara europea del progetto Gasless, curata da Scr Piemonte, per la riqualificazione energetica di 21 edifici pubblici.

Ad aggiudicarsi la procedura è stata Aura Energy Srl, che ha presentato un’offerta da 13,84 milioni di euro: quasi il doppio rispetto agli investimenti minimi richiesti dal bando. L’operazione, basata su un contratto di rendimento energetico della durata di 14 anni più il tempo dei cantieri, consentirà di realizzare importanti opere di efficientamento tramite i risparmi generati nel tempo ed interessa sei scuole di Alpignano (primarie Borello e Matteotti, secondarie di primo grado Gramsci e Tallone), l’Istituto comprensivo di Lanzo Torinese, la scuola primaria Calvino di Rivalta di Torino, i centri di ricerca di Consiglio Nazionale delle Ricerche e Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica di Torino.

«Il successo straordinario della gara Gasless dimostra nei fatti come il modello del partenariato pubblico-privato sia una leva vincente per accelerare la transizione energetica e la digitalizzazione per le nostre comunità – commenta Matteo Marnati, assessore regionale all’Ambiente, Energia, Innovazione e Servizi digitali – Essere riusciti ad attrarre investimenti privati per ben 13,84 milioni di euro, quasi il doppio rispetto alla base di gara, garantendo al contempo risparmi energetici e tagli ai consumi fino al 70%, è la prova di un’amministrazione regionale pragmatica, capace di attrarre investimenti, tagliare gli sprechi della burocrazia energetica e modernizzare le nostre strutture a beneficio di cittadini e imprese».

Ancora più rilevanti sono i risultati attesi sulle prestazioni ambientali: l’offerta aggiudicataria garantisce risparmi energetici termici sempre superiori al 45%, che per alcuni edifici raggiungeranno persino il 70%, accompagnati da un’importante riduzione dell’uso del gas metano a favore della progressiva elettrificazione degli impianti e dell’autoconsumo da fonti rinnovabili prodotte in loco.

Nel complesso il programma trasformerà radicalmente il patrimonio pubblico coinvolto mediante la posa di oltre 20.000 metri quadrati di cappotti termici, più di 12.000 metri quadrati di isolamento delle coperture, 6.600 metri quadrati di sottotetti e 5.300 metri quadrati di nuovi serramenti ad alte prestazioni, affiancati da nuovi impianti termici per oltre 1,3 MW di potenza e impianti fotovoltaici per quasi 1 megawatt. A completare l’operazione sotto il profilo dell’innovazione digitale sarà l’installazione di sistemi di automazione su oltre 33.000 metri quadrati di strutture pubbliche per il monitoraggio e l’ottimizzazione continua dei consumi energetici.

«L’esito di questa gara – conclude l’assessore Marnati – dimostra come la sinergia con i privati possa produrre risultati utili per il territorio. Un modello vincente che consente ai Comuni di rinnovare le proprie strutture valorizzando i risparmi generati nel tempo, riducendo i costi di gestione e garantendo servizi più efficienti ai cittadini».

Incidente in scooter: muore una donna, grave il conducente

Il drammatico incidente, avvenuto nella tarda serata di giovedì 30 luglio lungo la Strada Provinciale tra Bagnolo Piemonte e la località di Montoso, è costato la vita a una donna di 66 anni e ha provocato il grave ferimento del conducente dello scooter.

La vittima, residente nel Pinerolese, viaggiava come passeggera a bordo di uno scooter di grossa cilindrata. Alla guida del mezzo si trovava un uomo di 62 anni, anch’egli residente nella pianura piemontese.

Secondo una prima ricostruzione effettuata dalle forze dell’ordine, lo scooter stava affrontando il tratto in discesa quando, all’altezza di un tornante e per cause ancora in corso di accertamento, il conducente avrebbe perso il controllo del veicolo

Sulla Mole: “Questo caldo è una scelta politica”

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La notte scorsa gli attivisti di Extinction Rebellion hanno  proiettato sulla cupola della Mole lo slogan “Questo caldo è una scelta politica”, già diffuso nelle settimane scorse nei quartieri della città. 

“Un modo per sottolineare le responsabilità di Regione e Governo nello smantellamento delle politiche europee di contrasto alla crisi climatica, che proprio in queste settimane mostra la sua gravità.   Spagna, Francia e Italia sono devastate da terribili incendi e il Piemonte, come tutto il territorio della pianura padana, vive una nuova crisi idrica, dopo quella terribile del 2022″, dicono gli attivisti

Dal Comune di Rivoli 95mila euro per il Terzo Settore

Aperto il bando 2026 per le associazioni del territorio

Risorse concrete per dare forza e respiro alle idee che animano la comunità locale. È ufficialmente aperto l’Avviso pubblico con cui il Comune di Rivoli mette a disposizione 95.000 euro di contributi a fondo perduto destinati al tessuto associativo e al Terzo Settore per l’anno 2026. L’iniziativa, fondata sul principio costituzionale di sussidiarietà, consentirà all’Amministrazione comunale di coprire fino all’80% delle spese sostenute dalle realtà no-profit per la realizzazione di progetti, iniziative ed eventi di pubblico interesse sul territorio.
«Le associazioni e i volontari rappresentano il cuore pulsante di Rivoli e un presidio fondamentale per la coesione sociale della nostra città» – sottolinea la Vicesindaco e Assessore all’Associazionismo e Volontariato Silvia Romussi – «Con questo intervento economico vogliamo dare un sostegno tangibile a chi ogni giorno si spende con passione per la comunità, offrendo garanzie e risorse concrete per trasformare in realtà progetti di forte impatto per il nostro territorio».

Il bando si rivolge agli Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS, alle associazioni presenti nell’Albo Comunale, agli enti di rappresentanza economica senza scopo di lucro e a tutti i soggetti privati no-profit che promuovono attività ad alto valore sociale e culturale, con la sola esclusione di partiti politici e sindacati. Per accedere al finanziamento i richiedenti dovranno garantire la regolarità contributiva e amministrativa, l’assenza di cause di esclusione a contrarre con la Pubblica Amministrazione e la sottoscrizione di adesione ai valori fondamentali della Costituzione Italiana. Le domande di partecipazione dovranno essere presentate tassativamente ed esclusivamente tramite PEC all’indirizzo comune.rivoli.to@legalmail.it entro e non oltre le ore 12:00 del 30 settembre 2026.
Tutte le informazioni sul sito della Città di Rivoli.

Modifiche alla circolazione dei treni della linea Chivasso-Alessandria

Modifiche alla circolazione dei treni della linea Chivasso-Alessandria, tra le stazioni di Chivasso e Casale Monferratointerventi programmati di manutenzione da lunedì 3 a sabato 29 agosto.

Al fine di garantire la continuità del servizio e limitare l’impatto dei lavori sul territorio, Regionale di Trenitalia (Gruppo FS) ha riprogrammato l’offerta con servizio bus tra Chivasso e Casale Monferrato.

L’orario dei bus può variare in funzione delle condizioni del traffico stradale, con possibile aumento dei tempi di percorrenza. Si consiglia pertanto di valutare la ripianificazione del proprio viaggio.

Sui bus non è ammesso il trasporto bici e non sono ammessi animali di grossa taglia, eccetto i cani da assistenza.

VIAGGIARE INFORMATI

È possibile consultare la sezione “Infomobilità” su sito e app Trenitalia, chiamare il call center gratuito 800 89 20 21 e rivolgersi al personale di stazione.

I viaggiatori saranno anche informati tramite sms, e-mail e notifiche su app. I clienti del Regionale possono ricevere sms ed e-mail grazie al biglietto digitale acquistabile anche in tutte le biglietterie di stazione. Inoltre, è possibile attivare, tramite App Trenitalia, le notifiche Smart Caring.

I canali di acquisto sono aggiornati.

Una regia dietro gli scontri no Tav? La Digos indaga

I due cittadini tedeschi arrestati dopo gli scontri in Val di Susa avrebbero indicato contatti con attivisti del centro sociale Askatasuna. Un elemento che gli investigatori stanno approfondendo nell’ambito dell’inchiesta sugli episodi di violenza avvenuti durante la manifestazione contro la Torino-Lione.

L’attenzione della Digos di Torino, infatti, non è rivolta soltanto all’identificazione degli autori materiali degli attacchi, ma anche alla ricostruzione dell’organizzazione che avrebbe preceduto le azioni contro il cantiere.

Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di una serie di incontri riservati, svolti nei giorni precedenti al 25 luglio, ai quali avrebbero partecipato esponenti dell’area antagonista e anarchica per definire strategie, ruoli e obiettivi della protesta.

Gli investigatori ritengono che si tratti di un modello operativo già emerso in passato, caratterizzato da riunioni ristrette finalizzate alla pianificazione delle iniziative. Un metodo che, in altre occasioni, avrebbe favorito il coordinamento tra attivisti locali e gruppi arrivati da altre città italiane e dall’estero, sia in occasione delle proteste in Val di Susa sia durante manifestazioni svoltesi a Torino.

Sant’Anna: come lo screening neonatale ha cambiato il destino di una bambina

La storia di Giulia, affetta da SMA di tipo 1 e trattata con una delle più innovative terapie genetiche disponibili

Poche gocce di sangue. Oggi può bastare un semplice prelievo eseguito nei primi giorni di vita per cambiare il destino di un bambino. Quella che fino a pochi anni fa sarebbe stata una diagnosi senza possibilità di cura, oggi, grazie allo screening neonatale e alla terapia genica, può trasformarsi in una storia di successo.

Giulia (nome di fantasia) aveva pochi giorni quando lo screening neonatale ha identificato una delle malattie genetiche più gravi dell’infanzia: l’atrofia muscolare spinale (SMA) di tipo 1. Fino a pochi anni fa, una diagnosi come questa significava assistere, nel giro di pochi mesi, alla progressiva perdita della capacità di muoversi, deglutire e respirare, con una prognosi infausta nei primi anni di vita.

La SMA di tipo 1, infatti, è una rara e grave malattia genetica causata dall’assenza del gene SMN1, indispensabile per la produzione di una proteina essenziale alla sopravvivenza dei motoneuroni, le cellule nervose che controllano il movimento.

Oggi, invece, grazie alla diagnosi precoce e alla terapia genica, la storia può essere molto diversa. La vicenda di Giulia racconta meglio di qualsiasi statistica quanto stia cambiando il ruolo dello screening neonatale, uno strumento che oggi è la chiave per intervenire prima ancora che la malattia si manifesti, quando le terapie possono realmente modificarne la storia naturale.

Nel caso di Giulia, il test genetico ha consentito di avviare tempestivamente il trattamento con una delle più innovative terapie geniche oggi disponibili.

Il farmaco, infatti, utilizza un vettore virale, cioè un virus reso innocuo e impiegato come una sorta di “navetta biologica”, per trasportare nelle cellule nervose una copia funzionante del gene SMN1. In questo modo le cellule possono tornare a produrre la proteina mancante, sopravvivere e svolgere correttamente la loro funzione.

Una sola infusione è sufficiente a fornire alle cellule una copia funzionante del gene mancante. Il gene introdotto continua infatti a funzionare nel tempo senza necessità di ulteriori somministrazioni. La rapidità dell’intervento è però fondamentale: quanto più precocemente viene effettuata la terapia, tanto maggiore è il numero di motoneuroni che può essere salvato, consentendo uno sviluppo motorio molto più vicino alla normalità.

Dopo la diagnosi, Giulia è stata immediatamente presa in carico dal Servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale Infantile Regina Margherita, sotto la responsabilità delle referenti per le patologie neuromuscolari: la professoressa Federica Ricci e la dottoressa Martina Vacchetti. È stato attivato il percorso multidisciplinare con la struttura Terapie Cellulari, afferente alla Oncoematologia Pediatrica diretta dalla professoressa Franca Fagioli, per organizzare la somministrazione della terapia genica.

Sebbene autorizzata dall’Agenzia Italiana del Farmaco e ormai entrata nella pratica clinica, la terapia richiede una rigorosa fase di preparazione per escludere condizioni che possano aumentarne il rischio di tossicità, seguita da un attento monitoraggio clinico dopo l’infusione per individuare e trattare tempestivamente eventuali effetti indesiderati.

All’AO OIRM – Sant’Anna la terapia viene eseguita nella struttura Terapie Cellulari, dove opera il team coordinato dal dottor Francesco Saglio. Grazie all’esperienza maturata nella gestione di procedure altamente complesse, come il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, le terapie CAR-T e, a breve, la terapia genica per le emoglobinopatie, il team lavora in stretta collaborazione con i neuropsichiatri infantili e con tutti gli specialisti coinvolti nella presa in carico di questi bambini.

Oggi, a oltre due anni dalla somministrazione della terapia, Giulia sta bene. Il suo sviluppo neurologico, motorio e comportamentale è sovrapponibile a quello dei suoi coetanei, frequenta regolarmente la comunità e continua i controlli previsti dal follow-up.

«Il futuro della pediatria è sempre più la prevenzione, in questo aiutati dal rapido progresso in genetica delle tecniche diagnostiche, maggiore precisione, referti in tempi rapidi con minori costi e dall’introduzione di nuove ed entusiasmanti terapie», dichiara Franca Fagioli, Direttore del Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino Regina Margherita.

«La storia di Giulia testimonia in modo concreto come la diagnosi precoce e la terapia genica abbiano trasformato una malattia che fino a pochi anni fa portava inevitabilmente a una grave disabilità e alla morte precoce in una condizione oggi trattabile, offrendo ai bambini una prospettiva di vita del tutto nuova», dichiara Adriano Leli, Direttore generale OIRM – Sant’Anna.

«Ci sono storie che raccontano meglio di qualsiasi dato quanto la medicina stia cambiando. Quella di Giulia dimostra che oggi una diagnosi eseguita nei primi giorni di vita può cambiare il destino di un bambino. Grazie allo screening neonatale, alla ricerca e alle terapie più innovative, una malattia che fino a pochi anni fa lasciava pochissime speranze può oggi essere affrontata con prospettive completamente nuove. È un risultato che nasce dal lavoro di professionisti altamente qualificati e dall’impegno della sanità pubblica nel rendere l’innovazione accessibile ai cittadini. Perché ogni bambino che può crescere, giocare e vivere la propria infanzia rappresenta il successo più bello della ricerca e della medicina», sottolinea Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte.

Confagricoltura piemonte: “Ortofrutta, servono misure straordinarie”

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Allasia: “Le aziende agricole non possono sostenere da sole l’aumento dei costi e l’instabilità dei mercati. Occorre intervenire subito per salvaguardare lavoro e investimenti”

 

L’ortofrutta piemontese sta attraversando una fase particolarmente complessa in cui gli effetti dei cambiamenti climatici si sommano all’aumento dei costi di produzione e alle tensioni sui mercati internazionali, mettendo a rischio la redditività delle imprese e la capacità di proseguire negli investimenti. In questo momento, tuttavia, i frutticoltori della nostra regione non sono solo preoccupati del rincaro dell’energia, dei fertilizzanti, della manodopera, della logistica, delle materie prime e dalla presenza di fitopatie sempre più invasive e difficili da controllare: infatti, proprio mentre la campagna di distacco delle pesche è cominciata, il mercato non sembra essere pronto ad accogliere la nuova offerta di prodotto.

“Spiace dover constatare – afferma Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – come, a fronte di una produzione dalla qualità eccellente, la vendita delle pesche sia in affanno e piuttosto rallentata. Questo perché, probabilmente, con l’anticipo della raccolta di due settimane a causa dell’andamento climatico anomalo, il nostro prodotto subisce la concorrenza delle pesche provenienti da altri Paesi europei, in particolare Spagna e Grecia, tuttora presenti sul mercato italiano con quantitativi importanti”.

In altre parole, le imprese ortofrutticole stanno affrontando una fase molto delicata. Negli ultimi anni hanno investito per migliorare qualità, sostenibilità, innovazione e organizzazione commerciale, ma oggi devono fare i conti con costi produttivi in costante aumento e con uno scenario internazionale sempre più incerto.

“Pur confidando in un rapido e positivo evolversi della situazione di mercato, al momento, come detto, poco ricettivo – prosegue Allasia – sul comparto pesano questi nodi di non facile risoluzione, a fronte dei quali è indispensabile intervenire rapidamente affinché le aziende possano continuare a competere sui mercati e completare gli investimenti programmati”.

L’ortofrutta piemontese si distingue sui mercati per qualità, professionalità e capacità di innovazione. Perché questo patrimonio possa continuare a creare reddito, occupazione e valore nei territori è però indispensabile che le imprese dispongano di strumenti adeguati ad affrontare una fase economica eccezionalmente complessa.

Il Piemonte rappresenta una delle principali realtà ortofrutticole italiane. La sola provincia di Cuneo conta oltre 4.500 aziende frutticole che coltivano circa 14.000 ettari, di cui 2.400 ettari investiti a pesche e nettarine, su un totale regionale di circa 3.000 ettari. Accanto alla peschicoltura, il comparto regionale comprende produzioni di primo piano come mele, kiwi, nocciole, piccoli frutti e castagne, che contribuiscono in modo significativo al valore dell’agricoltura piemontese e all’occupazione nelle aree rurali.

Ecco perché Confagricoltura Piemonte ha sostenuto con convinzione la richiesta avanzata dalla Confederazione al Ministero dell’Agricoltura e alle istituzioni europee per l’attivazione di misure straordinarie a favore del comparto ortofrutticolo.

“Non chiediamo interventi assistenziali – conclude Allasia – ma strumenti che consentano alle imprese di superare una fase straordinaria senza compromettere la loro capacità di innovare e creare valore. L’ortofrutta è uno dei settori di punta della nostra agricoltura e rappresenta un patrimonio economico, sociale e occupazionale che deve essere preservato con decisioni rapide ed efficaci”.

Chieri aderisce al Distretto “Carne Bovina di Razza Piemontese”

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Sostegno al mondo agricolo, tutela del territorio, qualità della carne e benessere animale

Sicchiero e Carillo: “Grazie al Distretto sarà possibile sviluppare iniziative comuni, favorire la collaborazione tra gli operatori e cogliere opportunità di finanziamento e sviluppo”

 

Il Comune di Chieri ha aderito al Distretto del Cibo di prodotto “Carne Bovina di Razza Piemontese” e sottoscritto nella giornata di ieri, a Carmagnola, il relativo Accordo del Distretto, che consentirà di presentare la candidatura alla Regione Piemonte per il riconoscimento. Lo annunciano il Sindaco Alessandro Sicchiero e l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo Biagio Fabrizio Carillo: «L’adesione del Comune di Chieri al Distretto del Cibo della filiera della carne bovina piemontese rappresenta una scelta strategica per valorizzare il nostro territorio, le nostre aziende agricole e una delle eccellenze agroalimentari più riconosciute del Piemonte: la carne della razza Piemontese, conosciuta anche come Fassona. Per Chieri questa adesione significa partecipare attivamente a un progetto di valorizzazione economica, ambientale e culturale del territorio, promuovendo il ruolo dell’agricoltura, sostenendo le aziende locali e favorendo una maggiore conoscenza del percorso che porta dalla produzione agricola al consumatore. La filiera della carne piemontese non rappresenta soltanto un prodotto di eccellenza, ma anche un patrimonio di competenze, paesaggio rurale e identità territoriale. Attraverso il Distretto sarà possibile sviluppare iniziative comuni, promuovere la qualità delle produzioni, favorire la collaborazione tra gli operatori e cogliere opportunità di finanziamento e sviluppo. Con questa adesione Chieri conferma la propria attenzione verso il mondo agricolo e il proprio impegno nel costruire un modello di sviluppo in cui tradizione, innovazione e sostenibilità possano convivere».

Il Distretto del Cibo, che ha come Comune capofila Carmagnola, nasce con l’obiettivo di creare una rete tra Comuni, allevatori, imprese agricole, operatori della trasformazione, della ristorazione e altri soggetti del territorio, lavorando insieme per rafforzare una filiera sostenibile, di qualità e legata alla tradizione locale.

Aggiunge l’assessore Biagio Fabrizio Carillo: «Particolare attenzione viene dedicata al benessere animale, perché la qualità della carne è strettamente legata alla qualità dell’allevamento. Ambienti adeguati, ricoveri e box correttamente progettati e gestiti, spazi sufficienti, alimentazione equilibrata e attenzione alla salute degli animali sono elementi fondamentali per garantire un percorso virtuoso che parte dall’allevamento e arriva fino al consumatore. Un animale allevato in modo attento contribuisce alla produzione di una carne più sicura e di qualità. Aderendo al Distretto Chieri vuole sostenere un modello agricolo che unisce tutela del territorio, attenzione all’ambiente e pratiche rispettose degli animali, rafforzando così il legame tra produttori locali e comunità».

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