CRONACA

Nel 2025 a Torino 40 famiglie sostenute ogni mese nel quartiere Lucento

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Cresce la domanda di aiuto sociale. Nel 2026 l’UCEBI prosegue la rete nazionale di interventi grazie ai fondi dell’8×1000

Dall’esperienza di Torino ai progetti in tutta Italia e nelle aree di crisi internazionale: contrasto alla povertà, sostegno alle donne vittime di violenza, educazione e inclusione sociale sono i quattro ambiti di intervento che l’UCEBI continuerà a sostenere anche nel 2026.

 Crescono nelle città italiane le situazioni di fragilità economica e sociale e aumentano le richieste di sostegno per bisogni primari come il cibo e i beni essenziali. In questo contesto si inserisce l’esperienza realizzata nel 2025 dall’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI) nel quartiere Lucento di Torino, dove, grazie ai fondi dell’8×1000, ogni mese circa 40 famiglie hanno ricevuto sostegno alimentare e accompagnamento sociale.

Il progetto Banco Alimentare ha coinvolto circa 20 volontari, impegnati nella raccolta e nella distribuzione di generi alimentari, nell’erogazione di buoni spesa destinati ai nuclei più fragili e nell’accompagnamento delle persone seguite. I beneficiari sono stati soprattutto famiglie numerose, madri sole e nuclei con redditi molto bassi.

Accanto all’aiuto materiale, il progetto ha dato particolare rilievo alla relazione personale, all’ascolto e alla presa in carico delle situazioni di fragilità, confermando un modello di intervento che mette al centro la dignità della persona.

L’esperienza di Torino rappresenta uno dei risultati concreti resi possibili dai fondi dell’8×1000 e si inserisce nella rete nazionale di interventi sociali dell’UCEBI, che proseguirà anche nel 2026 in Italia e all’estero attraverso quattro principali aree di intervento: contrasto alla povertà e distribuzione alimentare, sostegno alle donne vittime di violenza, educazione e inclusione sociale, interventi nelle aree colpite da guerre e crisi umanitarie.

Una rete presente in tutta Italia

L’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia opera attraverso una rete di 117 chiese distribuite sul territorio nazionale, attiva da oltre 160 anni e nella sua forma attuale dal 1956.

Le comunità battiste sono presenti in Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Tra le città in cui sono attivi progetti di solidarietà, educazione e sostegno alle fragilità figurano Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Civitavecchia, Napoli, Caserta, Bari, Altamura, Barletta, Conversano, Cosenza, Palermo, Catania e Cagliari.

Oltre al progetto realizzato a Torino, la rete UCEBI sostiene numerosi interventi sul territorio nazionale.

A Napoli, il progetto “Nuove Povertà” accompagna persone senza dimora attraverso distribuzione di beni essenziali, ascolto e percorsi di inclusione. A Caserta, “Al fianco degli ultimi” garantisce consegne domiciliari di aiuti alimentari alle famiglie più fragili, secondo un modello fondato sulla prossimità e sulla continuità del sostegno. A Roma, il Doposcuola Flora e la Scuola di italiano di Centocelle promuovono attività educative e linguistiche rivolte a minori e adulti stranieri. A Civitavecchia, la Diaconia Carceraria realizza laboratori, percorsi formativi e iniziative di reinserimento sociale dedicate alle persone detenute.

L’impegno nelle crisi internazionali

Grazie ai fondi dell’8×1000, l’UCEBI sostiene anche interventi nelle aree colpite da guerre ed emergenze umanitarie.

Con il progetto “Road to Recovery” vengono accompagnati pazienti palestinesi, in particolare bambini, verso cure mediche specialistiche. In Cisgiordania, “Combatants for Peace” promuove percorsi di dialogo nonviolento tra comunità israeliane e palestinesi. In Libano, durante la crisi del 2024, gli interventi sostenuti dall’UCEBI hanno raggiunto oltre 2.000 persone, attraverso la distribuzione di beni essenziali, 657 kit di prima necessità e un successivo supporto psicologico alle famiglie colpite dal conflitto.

La campagna 8×1000 “Se lo merita!”

I risultati raggiunti in progetti come quello di Torino sono al centro della nuova campagna 8×1000 UCEBI “Se lo merita!”, che racconta come ogni firma possa tradursi in interventi concreti a favore delle persone più fragili.

Dalle famiglie sostenute con gli aiuti alimentari alle persone senza dimora accompagnate nei percorsi di inclusione, dalle donne che ricostruiscono la propria autonomia alle comunità colpite da guerre e crisi umanitarie, la campagna invita a superare stereotipi e pregiudizi nei confronti di chi vive una condizione di fragilità.

Il messaggio è semplice: la solidarietà non nasce dal giudizio, ma dal riconoscimento della dignità della persona. Nessuno dovrebbe dover dimostrare di meritare un aiuto.

Pur contando circa 5.000 membri, l’UCEBI raccoglie ogni anno circa 16.000 firme per l’8×1000, un dato che testimonia una fiducia che va oltre la sola comunità battista. Dal 2008 oltre il 90% delle risorse ricevute viene destinato direttamente ai progetti, con particolare attenzione alla trasparenza e alla rendicontazione.

«I risultati raggiunti nel 2025 dimostrano come i fondi dell’8×1000 possano trasformarsi in interventi concreti a favore delle persone più fragili. L’esperienza di Torino è uno dei tanti progetti che confermano il valore di una presenza costante sul territorio e della capacità di accompagnare le persone non solo nei bisogni materiali, ma anche nella relazione e nell’ascolto. Siamo una piccola comunione di Chiese cristiane che impiega una parte importante dei fondi dell’8×1000 in progetti umanitari, sociali, assistenziali e culturali. Malgrado le nostre dimensioni contenute, sosteniamo interventi di grande valore, soprattutto a favore di realtà e territori che fanno più fatica a intercettare finanziamenti e sponsorizzazioni. Penso ai progetti sanitari in Libano, agli interventi nelle carceri e alle attività che sosteniamo in contesti come lo Zimbabwe», dichiara il Presidente dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, Sandro Spanu.

«La scelta dell’8×1000 per l’UCEBI si basa su tre elementi: il valore della pluralità religiosa come garanzia della democrazia, la trasparenza nella rendicontazione dei fondi ricevuti dallo Stato e l’attenzione ai soggetti più piccoli e meno visibili, che sentiamo vicini alla nostra stessa identità. Ogni firma rappresenta la possibilità di trasformare la solidarietà in interventi concreti, in Italia e all’estero, a favore di chi vive situazioni di maggiore vulnerabilità», conclude Spanu.

Un impegno che continua nel 2026

Nel 2026 l’UCEBI prosegue il proprio impegno sociale in Italia e all’estero attraverso un modello stabile fondato su prossimità, ascolto e accompagnamento, destinando oltre il 90% delle risorse ricevute ai progetti finanziati con l’8×1000.

Dalla distribuzione alimentare al contrasto della povertà, dal sostegno alle donne vittime di violenza ai percorsi di educazione e inclusione sociale, fino agli interventi nelle aree di crisi internazionale, l’obiettivo rimane quello di trasformare ogni firma in un aiuto concreto per chi attraversa una situazione di fragilità.

Come si definisce un genitore che sopravvive alla morte di un figlio?

Come si definisce un genitore che sopravvive alla morte di un figlio? L’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Piemonte ha presentato un Ordine del giorno per promuovere la diffusione del neologismo Atèfano, che letteralmente significa “colui che è privato del proprio figlio”, o per analogia linguistica “un orfano di figlio”.

L’iniziativa è partita dalla Regione Liguria, che ha accolto la proposta dell’associazione “Rachele Franchelli – Uno Sguardo Senza Confini APS” proprio per colmare un vuoto linguistico e sociale profondissimo: mentre in italiano esistono infatti parole precise per definire chi perde un coniuge (vedovo) o chi perde i genitori (orfano), non esisteva una parola per definire un genitore che perde un figlio.

“Abbiamo voluto dare attenzione ad una categoria colpita da uno dei più grandi dolori che si possano immaginare – ha detto il presidente del Consiglio, Davide Nicco – con un atto concreto che riconosce e dà un nome a quel dolore”.

“Dopo la Liguria, anche l’Assemblea piemontese voterà nelle prossime sedute un atto di indirizzo per diffondere questo neologismo – ha spiegato il vicepresidente del Consiglio Francesco Graglia e primo firmatario dell’Odg – che è stato condiviso da tutte le forze politiche, con l’auspicio che sempre più istituzioni facciano propria questa sensibilità. Dare un nome alle persone che hanno vissuto questo evento traumatico significa renderle visibili, con l’obiettivo finale di garantire loro delle tutele”.

“Sostenere questa iniziativa – ha sottolineato il vicepresidente Domenico Ravetti – significa fare il nostro dovere, che non è solo quello di essere legislatori, ma anche di affrontare temi che servono a metterci in relazione con il mondo che ci circonda”.

“Atèfano non è soltanto un neologismo – sostiene Angelo Vaccarezza, consigliere segretario ed estensore della mozione approvata dal Consiglio regionale della Liguria -. È un vocabolo che racchiude una storia, quella di Rachele Franchelli, morta nel 2024 a soli 16 anni a causa di un tumore cerebrale, e della sua famiglia. Al voto dell’Assemblea regionale ligure, ha fatto seguito quello della Provincia di Savona, di numerosi Comuni del Savonese e del comune di Genova”.

Per Silvia Ravera e Gastone Franchelli, la mamma e il fratello di Rachele “questo progetto nasce dalla consapevolezza che nominare il dolore significa riconoscerlo e dargli dignità, aiutando anche la comunità a comprendere, accogliere e supportare chi come noi vive questa tragedia. Nella ricerca linguistica che abbiamo portato avanti sono stati di grande supporto i contributi di docenti universitari e dell’Accademia della Crusca, che potrà valutare l’inserimento ufficiale del termine nel vocabolario della lingua italiana se si diffonderà nell’uso comune. Mai prima d’ora avevamo avuto il sostegno delle istituzioni e di questo siamo estremamente grati. Adesso però chiediamo di non abbandonarci in questo cammino che sappiamo essere ancora lungo”.

Per Franco Zanet, autore del libro “Noi che non abbiamo nome” e padre di Alessandro, scomparso nel 2016 “è un’iniziativa importante, che riconosce un’identità al nostro vuoto”.

Stretta sulla microcriminalità a Barriera: 11 arresti, 200 identificati

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Torino, maxi operazione della Polizia 

Maxi operazione della Polizia di Stato ieri a Barriera di Milano, dove dal pomeriggio fino a tarda sera è stato messo in campo un vasto dispositivo di controllo che ha interessato il Parco Sempione, l’area delle piscine, l’ex deposito ferroviario e le strade circostanti. Le forze dell’ordine hanno presidiato gli accessi alla zona e avviato una serie di verifiche nei confronti delle persone presenti.

Nel corso dell’intervento sono state identificate oltre 200 persone e sono scattati 11 arresti: sette per reati legati agli stupefacenti, tra cui un uomo che aveva ingerito alcuni ovuli di droga; due persone sono finite in carcere in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare perché gravemente indiziate di una rapina ai danni di un’anziana; un arresto è stato eseguito in forza di un ordine di carcerazione già emesso dall’autorità giudiziaria, mentre un’altra persona è stata fermata con l’accusa di una rapina aggravata commessa nei confronti di un anziano.

L’operazione ha portato anche al sequestro di un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti: circa 130 grammi di crack, 100 grammi di cocaina, 200 grammi di ketamina, 10 grammi di eroina, oltre a hashish, Mdma e anfetamine. In un’area adiacente al parco sono state inoltre trovate e sequestrate, a carico di ignoti, circa 21 mila compresse di Rivotril.

Sul fronte della sicurezza urbana sono stati emessi 40 ordini di allontanamento dall’area di Parco Sempione, sottoposta a vigilanza rafforzata, e 14 provvedimenti di divieto di accesso alle aree urbane (Daspo urbano). Due cittadini stranieri irregolari sono stati destinatari di un decreto di espulsione, mentre dodici persone sono state denunciate per diversi reati, tra cui inosservanza di provvedimenti dell’autorità, violazioni della normativa sull’immigrazione e occupazione abusiva di immobili.

Parallelamente gli agenti hanno effettuato un’accurata bonifica dell’area, con l’obiettivo di restituire maggiore sicurezza e fruibilità ai residenti. All’operazione hanno partecipato anche il Reparto Prevenzione Crimine, il Reparto Mobile, la Polizia Ferroviaria, che ha intensificato i controlli nella stazione Torino Rebaudengo-Fossata identificando oltre 60 persone, oltre alla Polizia Stradale e alla Polizia Locale impegnate nei posti di controllo lungo le vie del quartiere.

Durante i controlli alla circolazione sono stati fermati numerosi veicoli e sanzionati nove conducenti di monopattini elettrici: quattro perché senza casco, quattro per la mancanza della targa obbligatoria e uno per uso non conforme del mezzo. In alcuni casi sono stati anche sequestrati i veicoli.

L’intervento si inserisce nell’attività quotidiana di presidio di Barriera di Milano, uno dei quartieri maggiormente interessati da fenomeni di microcriminalità. La Polizia ha annunciato che operazioni analoghe saranno ripetute nei prossimi giorni anche in altre zone considerate sensibili della città, affiancando il controllo ordinario del territorio e il dispositivo garantito dai militari dell’operazione “Strade Sicure”.

Per il monitoraggio dell’area sono stati impiegati anche droni, unità cinofile antidroga, pattuglie a cavallo e gli equipaggi motociclistici “Nibbio”, così da assicurare un controllo esteso e capillare dell’intero quadrante interessato dall’operazione.

PoliTo primo per comunicazione e occupabilità

Il Politecnico di Torino si conferma tra gli Atenei di riferimento del panorama universitario italiano nel nuovo Rapporto Censis delle Università italiane, distinguendosi in particolare per la qualità della propria comunicazione istituzionale e l’occupabilità.
L’Ateneo raggiunge infatti il punteggio massimo di 110 nell’indicatore Comunicazione, migliorando sensibilmente il risultato della precedente edizione, quando aveva ottenuto 97 punti. Un risultato che colloca il Politecnico di Torino al vertice della classifica nazionale, a pari merito con l’Università di Padova.
L’Ateneo si conferma inoltre al vertice della classifica nazionale, ottenendo il punteggio massimo e mantenendo il valore di 110nell’Occupabilità. Un risultato condiviso con il Politecnico di Milano e il Politecnico di Bari, gli unici Atenei italiani – non solo tra i Politecnici, ma a livello nazionale – a conseguire il massimo punteggio in questo ambito.
Positivi anche i risultati nell’ambito dell’Internazionalizzazionedove il Politecnico di Torino registra un miglioramento di tre punti, raggiungendo quota 104 e collocandosi al secondo posto a livello nazionale (dopo Trento).
“Essere riconosciuti dal Rapporto Censis come primi in Italia per la Comunicazione rappresenta un risultato di grande valore per il nostro Ateneo – dichiara il rettore del Politecnico di Torino, Stefano Paolo Corgnati – Una comunicazione efficace non è soltanto uno strumento per raccontare ciò che facciamo, ma è parte integrante della nostra missione: rendere accessibili la conoscenza, la ricerca e le opportunità offerte dal Politecnico a studentesse, studenti, imprese e cittadini. Questo riconoscimento, insieme al primo posto per l’Occupabilità e agli ottimi risultati ottenuti nell’Internazionalizzazione, testimonia il lavoro quotidiano di tutta la comunità politecnica per costruire un Ateneo sempre più aperto, internazionale e capace di formare professioniste e professionisti pronti ad affrontare le sfide del futuro”.
 

Senso unico alternato sul ponte di Sciolze

Al km 0+800 della Sp 98 di Marentino

Si protrarrà fino a venerdì 24 luglio il senso unico alternato regolato h 24 da impianto semaforico sulla strada Provinciale 98 di Marentino, nel tratto compreso tra il km 0+750 e il km 0+900, nel territorio del Comune di Sciolze. Il senso unico alternato è accompagnato dal limite di velocità a 30 km/h e dal divieto di sorpasso e di sosta per tutti i veicoli. Il provvedimento è stato assunto dalla Direzione Viabilità 2 della Città metropolitana di Torino per consentire la sostituzione dei giunti tampone del nuovo ponte al km 0+800 della Sp 98, che si sono deformati in modo anomalo e che possono creare situazioni di pericolo al transito di veicoli, velocipedi e motocicli. Proprio per garantire la sicurezza della circolazione stradale, in attesa dell’intervento risolutivo della ditta appaltatrice, i tecnici della Città metropolitana hanno fatto posare quattro piastre di acciaio, aventi 3 metri di larghezza e 1,5 metri di altezza, al di sopra dei giunti difettosi.

Motociclista 24enne morta contro lo spartitraffico

In un incidente stradale avvenuto questa mattina  alle 5,30 a Venaria Reale è morta una giovane di 24 anni  che viaggiava a bordo di una moto. I soccorritori del 118 hanno effettuato le manovre rianimatorie   fino al trasporto in ospedale a Torino, ma qui la ragazza è morta.  I carabinieri hanno riscontrato che la ragazza avrebbe perso il controllo della  moto finendo contro lo spartitraffico.

Piano Regionale di Qualità dell’Aria: Torino Respira presenta le osservazioni

Riceviamo e pubblichiamo

“Un piano irrazionale, senza basi scientifiche e con costi enormi per cittadini e cittadine”

“Abrogato il blocco degli Euro 5 (costo pubblico quasi zero, 1.318 t/anno di NOx in meno) e sostituito da un pacchetto da circa 200 milioni di euro in cinque anni con efficacia non dimostrata. La perdita netta di valore sociale è stimabile in circa 500 milioni di euro in dieci anni”

 

Torino, 15 luglio 2026. Il Comitato Torino Respira ha depositato le proprie osservazioni alla proposta di modifica del Piano Regionale di Qualità dell’Aria (PRQA) approvata dalla Giunta regionale con la DGR 19-2742/2026/XII del 26 giugno 2026. Un documento tecnico di oltre 30 pagine che smonta, dati alla mano, l’impianto del nuovo Piano e ne denuncia l’irrazionalità economica, l’assenza di basi scientifiche e il costo sproporzionato a carico della collettività.

Cinque anni per cancellare l’unica misura efficace

La vicenda è emblematica. Nel 2021, dopo le condanne della Corte di Giustizia UE per il sistematico superamento dei limiti di PM10 e NO₂ (cause C-644/18 e C-573/19), la Regione aveva adottato con DGR 9-2916 il blocco dei Diesel Euro 5 nei comuni sopra i 30.000 abitanti, con effetto dal 15 settembre 2023. Una misura a costo pubblico prossimo a zero, capace di ridurre 1.318 t/anno di NOx, 253,8 t/anno di PM10, 101,5 t/anno di PM2,5 e 1.882,7 t/anno di COV, che caricava l’onere sui proprietari dei veicoli inquinanti in piena coerenza con il principio europeo “chi inquina paga”. In cinque anni la misura è stata prima rinviata, poi ulteriormente rinviata, e ora la Regione ne propone la definitiva abrogazione, sostituendola con un pacchetto di “misure compensative” tecnicamente ed economicamente insostenibili.

Un confronto tra scenari viziato alla radice

Il PRQA sostiene che le nuove misure compenserebbero l’abrogazione del blocco Euro 5. Ma il confronto tra i due scenari usa basi tendenziali diverse: lo Scenario A (con Euro 5) si appoggia al modello GAINS aggiornato al 2015, lo Scenario B (con compensazioni) al modello aggiornato al 2025, che incorpora già tutti i benefici del PNIEC 2024 e del PNCIA 2021. In altre parole, la Regione attribuisce alle proprie misure regionali effetti che derivano in realtà dalle politiche nazionali. Un artificio contabile che, ammesso implicitamente dagli stessi estensori, impedisce di dimostrare che le compensazioni siano “idonee” come richiesto dal DL 73/2025. La stessa analisi statistica condotta dagli estensori del Piano conferma che per PM10 e PM2,5 le differenze tra i due scenari non sono statisticamente significative in nessuna area della Regione, e per l’NO₂ non lo sono proprio nell’area metropolitana di Torino – dove il blocco Euro 5 avrebbe avuto i maggiori benefici.

Misure senza basi scientifiche

Il Piano introduce tra le misure “compensative” tre tecnologie prive di validazione scientifica per uso urbano:

  • Nebulizzazione d’acqua: uno studio condotto nel 2021 documenta che questi sistemi rischiano addirittura di aumentare le concentrazioni di PM di un fattore 8, perché l’acqua evapora lasciando residui salini respirabili.

  • Torri di filtrazione dell’aria: la sperimentazione di questi sistemi a Stoccarda durata sette anni e conclusa nel 2025 con lo smantellamento delle 23 colonne, ha prodotto riduzioni marginali (10% PM10, 9% NO₂) solo sul marciapiede adiacente; il ministro dei Trasporti del Baden-Württemberg ha dichiarato che “l’aria filtrata all’aperto deve rimanere un’eccezione storica”. Analoga sorte a Delhi, dove le torri sono state disattivate. Un’analisi dell’IIT Delhi dimostra che per ripulire una città servirebbero circa un milione di torri.

  • Vernici fotocatalitiche al TiO₂: la stima del PRQA (10.000 m² per tonnellata di NOx) presuppone concentrazioni di 500 ppbv (parts per billion by volume, parti per miliardo in volume), cioè 25-50 volte quelle reali torinesi. In condizioni realistiche servirebbero circa 137 ettari (190 campi da calcio) di superficie trattata per rimuovere una sola tonnellata di NOx all’anno, con efficacia ulteriormente compromessa in inverno da bassa radiazione UV, umidità elevata e temperature basse.

L’incentivo HVO: un cortocircuito irrazionale

La principale misura compensativa – 12 milioni di euro l’anno per incentivare l’uso dell’HVO (olio vegetale idrotrattato) sui diesel privati Euro 5 ed Euro 6 – non compare in nessuno degli elenchi di misure internazionali utilizzate dalle autorità preposte a livello europeo e statunitense per definire le proprie strategie di riduzione dell’inquinamento. L’HVO è una risorsa scarsa, prioritariamente destinata ai settori dove non esistono alternative (aviazione, traffico marittimo, veicoli pesanti); usarlo per auto private significa sottrarlo dove è indispensabile. I sistemi di trasformazione per Euro 5 richiesti dal DM MIT 2 ottobre 2025 non sono ancora omologati sul mercato italiano. L’incentivo di 5-20 cent/litro copre solo l’8-33% del differenziale di prezzo con il gasolio. E il segnale politico è schizofrenico: si sostiene la transizione ecologica prolungando la vita utile dei diesel obsoleti.

Costi 4-100 volte superiori ai benchmark europei

Il confronto economico è impietoso. Il blocco Euro 5 abrogato costava alla finanza pubblica 750-1.500 €/tonnellata di NOx evitata. Le misure compensative arrivano fino a 70.600 €/t per l’HVO, 386.400 €/t per le misure “innovative” e 700.000 €/t per gli interventi sulle biomasse, ovvero fino a 120 volte di più del costo dello stop agli euro 5.

Il costo medio ponderato del pacchetto compensativo è di circa 115.000 €/t di NOx, contro i 6.000-17.500 €/t indicati come efficaci dai riferimenti europei (IIASA/GAINS, BAAQMD, OTC-RACT). Applicando i metodi dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, alcune misure – HVO privati e tecnologie innovative – hanno un costo pubblico superiore al danno sanitario evitato, quindi distruggono valore sociale invece di crearlo.

Circa 100 milioni all’anno di valore sociale bruciato

Il conto complessivo è pesante. Nel primo quinquennio la Regione impegnerà circa 200 milioni di euro di fondi pubblici (FESR, FEASR, MASE, Bilancio dello Stato) per ottenere, nella migliore delle ipotesi, il 26% della riduzione emissiva che il blocco Euro 5 avrebbe garantito gratuitamente. La perdita netta di beneficio sociale, calcolata con i Marginal Damage Costs EEA, è dell’ordine di 100 milioni di euro all’anno – circa mezzo miliardo in cinque anni, un miliardo in dieci anni. A questi vanno aggiunti i rischi finanziari da nuove procedure di infrazione UE per il mancato rispetto della Direttiva 2024/2881, che dal 2030 dimezza i limiti di PM10, PM2,5 e NO₂: sanzioni potenzialmente ribaltabili sulla Regione ai sensi della legge 234/2012.

Il principio “chi inquina paga” ribaltato

“La sostanza politica di questa scelta è chiara – dichiara Roberto Mezzalama, presidente del Comitato Torino Respira –: si toglie l’onere ai proprietari dei veicoli più inquinanti e lo si scarica sulla collettività, comprese le fasce meno abbienti che usano il trasporto pubblico e non possiedono automobili. È una violazione strutturale dell’articolo 191 del Trattato UE, un uso distorto di fondi europei destinati alla sostenibilità ambientale, e una scelta che qualsiasi controllo di gestione boccerebbe. Chiediamo alla Regione di ritirare la modifica, mantenere il blocco degli Euro 5 e destinare le risorse a misure realmente efficaci: elettrificazione, trasporto pubblico, ciclabilità, riqualificazione energetica degli edifici, riduzione delle emissioni di ammoniaca in agricoltura.”

Le osservazioni integrali sono disponibili a questo link

Comitato Torino Respira

Piano per l’economia sociale, confronto con le Zone omogenee

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La Città metropolitana di Torino porta il Piano metropolitano per l’economia sociale 2030 nella sua fase operativa e chiama i territori a diventarne protagonisti. Dopo aver avviato il coordinamento interno all’Ente, il percorso prosegue con il primo incontro dedicato alle Zone omogenee, chiamate a contribuire alla realizzazione delle strategie e a costruire una rete stabile di collaborazione.
L’iniziativa, in programma giovedì 16 luglio, si propone di condividere le attività già avviate dalla Città metropolitana di Torino e da Torino Social Impact, raccogliere contributi dai diversi ambiti territoriali e definire modalità di lavoro comuni per valorizzare le esperienze già presenti e svilupparne di nuove.
Il Piano è nato dalla collaborazione tra la Città metropolitana di Torino e la Camera di commercio di Torino, avviata nel luglio 2024 nell’ambito di Torino Social Impact, la piattaforma che riunisce oltre 400 soggetti tra istituzioni, imprese e Terzo settore impegnati nella promozione dell’economia sociale, per individuare una strategia condivisa tesa a coniugare competitività economica, innovazione e coesione sociale.
Il Piano è costruito attorno a sei ambiti di intervento – governance e partnership, social procurement, finanza a impatto sociale, formazione e sviluppo delle competenze, innovazione e connessioni fisiche e digitali, inclusione sociale e lavorativa – articolati in 16 obiettivi, 36 strategie e 112 azioni, con particolare attenzione alle persone e ai territori marginalizzati.
Ad aprire i lavori saranno Sonia Cambursano, consigliera metropolitana delegata allo sviluppo economico, attività produttive e pianificazione strategica della Città metropolitana di Torino, e Guido Bolatto, segretario generale della Camera di commercio di Torino. Seguiranno gli interventi di Tommaso Tropeano di Torino Social Impact sui principi dell’economia sociale, di Nicolò Bozzo dedicato alla situazione del territorio metropolitano, di Chiara Sarri sulle iniziative che la Città metropolitana sta sviluppando e di Irene Maddio sulle attività di Torino Social Impact. L’ultima parte dell’incontro sarà riservata al confronto con i portavoce e i rappresentanti delle Zone omogenee, coordinato da Massimo Vettoretti, per definire il contributo che ciascun territorio potrà offrire allo sviluppo delle politiche previste dal documento.
«La sfida che abbiamo davanti è trasformare un documento strategico in un metodo di lavoro condiviso» sottolinea la consigliera metropolitana delegata Sonia Cambursano. «Sul nostro territorio esistono già molte esperienze che interpretano i principi dell’economia sociale. Ora vogliamo metterle in relazione, creare nuove sinergie e fare delle Zone omogenee il luogo in cui queste opportunità possano crescere e tradursi in progetti concreti a beneficio delle comunità locali.»
L’incontro si svolgerà giovedì 16 luglio dalle 14.30 alle 15.30 in modalità online sulla piattaforma Webex della Città metropolitana di Torino.
La partecipazione è libera collegandosi all’indirizzo https://cittametropolitanatorino.webex.com/meet/statistica.
La durata prevista è di un’ora.

Esplosione via Nizza, sentenza attesa domani

La sentenza della Corte d’Assise di Torino nel processo a carico di Giovanni Zippo, imputato per l’esplosione del 30 giugno 2025 in un condominio di via Nizza, e’ prevista per domani. Quel giorno morì il trentatreenne Jacopo Peretti e altre persone rimasero ferite. La difesa dell’imputato 41enne e’ intervenuta ieri chiedendo l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi e il recupero del rito abbreviato.

Torino Social Impact entra nel Comitato Esecutivo di Diesis Network

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L’ecosistema torinese rafforza la propria dimensione europea entrando nel board della principale rete internazionale dedicata all’economia sociale

Torino Social Impact compie un nuovo passo nel proprio percorso di internazionalizzazione entrando a far parte del Comitato Esecutivo di Diesis Network, una delle principali reti europee dedicate all’economia sociale. Contestualmente, Torino Social Impact acquisisce lo status di full member della rete, che riunisce oltre 80 organizzazioni partner attive in 30 Paesi.

L’ingresso è stato ufficializzato in occasione dell’Assemblea Generale di Diesis Network, svoltasi l’8 luglio 2026 a Bruxelles, durante la quale è stata nominata nel Comitato Esecutivo Raffaella Scalisi, advisor strategica di Torino Social Impact.

La nomina rappresenta un importante riconoscimento del lavoro sviluppato dall’ecosistema torinese negli ultimi anni e rafforza il ruolo di Torino all’interno di uno dei principali network internazionali impegnati nella promozione di modelli economici inclusivi, sostenibili e orientati all’impatto.

Diesis Network riunisce organizzazioni, reti, centri di competenza e stakeholder dell’economia sociale provenienti da tutta Europa e da altri contesti internazionali, favorendo il confronto e la collaborazione sui temi dello sviluppo degli ecosistemi territoriali, dell’innovazione sociale, della misurazione dell’impatto, della transizione digitale e della partecipazione.

Per Torino Social Impact, l’ingresso nel Comitato Esecutivo conferma il valore del percorso intrapreso per affermare Torino come laboratorio europeo dell’economia sociale e dell’impact economy, grazie alla collaborazione tra imprese sociali, cooperative, aziende, fondazioni, università, istituzioni pubbliche, investitori e organizzazioni del Terzo Settore.

All’interno del Comitato Esecutivo, Torino Social Impact contribuirà allo sviluppo delle strategie della rete in linea con l’Action Plan 2025–2030 di Diesis Network, che punta a rafforzare la crescita e l’impatto della rete, favorire la collaborazione tra i membri, valorizzare le competenze degli ecosistemi territoriali e promuovere una governance sempre più aperta, trasparente e partecipata. In particolare, Torino Social Impact porterà il proprio contributo sui temi delle partnership tra profit e non profit e della finanza di impatto.

Il nuovo incarico si inserisce in un percorso già consolidato di collaborazione internazionale che vede Torino Social Impact protagonista di progetti europei dedicati al rafforzamento dell’economia sociale, alla trasformazione digitale, alla capacity building e allo sviluppo di strumenti condivisi per la misurazione e la gestione dell’impatto.

L’ingresso nel Comitato Esecutivo di Diesis Network rappresenta un’opportunità strategica per valorizzare l’esperienza dell’ecosistema torinese in un contesto europeo sempre più ampio e, allo stesso tempo, rafforzare relazioni, progettualità e alleanze capaci di generare valore per lo sviluppo dell’economia sociale a livello locale, nazionale e internazionale.

Torino Social Impact è un’iniziativa costituita nel 2017 nell’ambito del Comitato per l’Imprenditoria Sociale della Camera di commercio di Torino per promuovere l’economia sociale e la finanza di impatto a livello territoriale attraverso la collaborazione tra soggetti locali diversi. Oggi riunisce quasi 450 partner, comprendendo attori pubblici e privati, organizzazioni profit e non profit, nonché enti del mondo della finanza, della filantropia e della ricerca. L’iniziativa ha creato numerose opportunità di apprendimento condiviso e ha dato vita a progetti sperimentali e iniziative pionieristiche. Tra queste figurano la Borsa dell’Impatto Sociale, programmi dedicati all’uso della tecnologia e dei dati per il bene comune, percorsi di procurement sociale sia pubblico sia privato, numerose comunità di pratica, hub di competenze, attività di formazione e ricerca applicata dedicate alla misurazione dell’impatto sociale. Nella cornice di Torino Social Impact, inoltre, è stato elaborato e approvato il Piano Metropolitano per l’Economia Sociale Torino 2030.