CRONACA

Dal Comune di Rivoli 95mila euro per il Terzo Settore

Aperto il bando 2026 per le associazioni del territorio

Risorse concrete per dare forza e respiro alle idee che animano la comunità locale. È ufficialmente aperto l’Avviso pubblico con cui il Comune di Rivoli mette a disposizione 95.000 euro di contributi a fondo perduto destinati al tessuto associativo e al Terzo Settore per l’anno 2026. L’iniziativa, fondata sul principio costituzionale di sussidiarietà, consentirà all’Amministrazione comunale di coprire fino all’80% delle spese sostenute dalle realtà no-profit per la realizzazione di progetti, iniziative ed eventi di pubblico interesse sul territorio.
«Le associazioni e i volontari rappresentano il cuore pulsante di Rivoli e un presidio fondamentale per la coesione sociale della nostra città» – sottolinea la Vicesindaco e Assessore all’Associazionismo e Volontariato Silvia Romussi – «Con questo intervento economico vogliamo dare un sostegno tangibile a chi ogni giorno si spende con passione per la comunità, offrendo garanzie e risorse concrete per trasformare in realtà progetti di forte impatto per il nostro territorio».

Il bando si rivolge agli Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS, alle associazioni presenti nell’Albo Comunale, agli enti di rappresentanza economica senza scopo di lucro e a tutti i soggetti privati no-profit che promuovono attività ad alto valore sociale e culturale, con la sola esclusione di partiti politici e sindacati. Per accedere al finanziamento i richiedenti dovranno garantire la regolarità contributiva e amministrativa, l’assenza di cause di esclusione a contrarre con la Pubblica Amministrazione e la sottoscrizione di adesione ai valori fondamentali della Costituzione Italiana. Le domande di partecipazione dovranno essere presentate tassativamente ed esclusivamente tramite PEC all’indirizzo comune.rivoli.to@legalmail.it entro e non oltre le ore 12:00 del 30 settembre 2026.
Tutte le informazioni sul sito della Città di Rivoli.

Modifiche alla circolazione dei treni della linea Chivasso-Alessandria

Modifiche alla circolazione dei treni della linea Chivasso-Alessandria, tra le stazioni di Chivasso e Casale Monferratointerventi programmati di manutenzione da lunedì 3 a sabato 29 agosto.

Al fine di garantire la continuità del servizio e limitare l’impatto dei lavori sul territorio, Regionale di Trenitalia (Gruppo FS) ha riprogrammato l’offerta con servizio bus tra Chivasso e Casale Monferrato.

L’orario dei bus può variare in funzione delle condizioni del traffico stradale, con possibile aumento dei tempi di percorrenza. Si consiglia pertanto di valutare la ripianificazione del proprio viaggio.

Sui bus non è ammesso il trasporto bici e non sono ammessi animali di grossa taglia, eccetto i cani da assistenza.

VIAGGIARE INFORMATI

È possibile consultare la sezione “Infomobilità” su sito e app Trenitalia, chiamare il call center gratuito 800 89 20 21 e rivolgersi al personale di stazione.

I viaggiatori saranno anche informati tramite sms, e-mail e notifiche su app. I clienti del Regionale possono ricevere sms ed e-mail grazie al biglietto digitale acquistabile anche in tutte le biglietterie di stazione. Inoltre, è possibile attivare, tramite App Trenitalia, le notifiche Smart Caring.

I canali di acquisto sono aggiornati.

Una regia dietro gli scontri no Tav? La Digos indaga

I due cittadini tedeschi arrestati dopo gli scontri in Val di Susa avrebbero indicato contatti con attivisti del centro sociale Askatasuna. Un elemento che gli investigatori stanno approfondendo nell’ambito dell’inchiesta sugli episodi di violenza avvenuti durante la manifestazione contro la Torino-Lione.

L’attenzione della Digos di Torino, infatti, non è rivolta soltanto all’identificazione degli autori materiali degli attacchi, ma anche alla ricostruzione dell’organizzazione che avrebbe preceduto le azioni contro il cantiere.

Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di una serie di incontri riservati, svolti nei giorni precedenti al 25 luglio, ai quali avrebbero partecipato esponenti dell’area antagonista e anarchica per definire strategie, ruoli e obiettivi della protesta.

Gli investigatori ritengono che si tratti di un modello operativo già emerso in passato, caratterizzato da riunioni ristrette finalizzate alla pianificazione delle iniziative. Un metodo che, in altre occasioni, avrebbe favorito il coordinamento tra attivisti locali e gruppi arrivati da altre città italiane e dall’estero, sia in occasione delle proteste in Val di Susa sia durante manifestazioni svoltesi a Torino.

Sant’Anna: come lo screening neonatale ha cambiato il destino di una bambina

La storia di Giulia, affetta da SMA di tipo 1 e trattata con una delle più innovative terapie genetiche disponibili

Poche gocce di sangue. Oggi può bastare un semplice prelievo eseguito nei primi giorni di vita per cambiare il destino di un bambino. Quella che fino a pochi anni fa sarebbe stata una diagnosi senza possibilità di cura, oggi, grazie allo screening neonatale e alla terapia genica, può trasformarsi in una storia di successo.

Giulia (nome di fantasia) aveva pochi giorni quando lo screening neonatale ha identificato una delle malattie genetiche più gravi dell’infanzia: l’atrofia muscolare spinale (SMA) di tipo 1. Fino a pochi anni fa, una diagnosi come questa significava assistere, nel giro di pochi mesi, alla progressiva perdita della capacità di muoversi, deglutire e respirare, con una prognosi infausta nei primi anni di vita.

La SMA di tipo 1, infatti, è una rara e grave malattia genetica causata dall’assenza del gene SMN1, indispensabile per la produzione di una proteina essenziale alla sopravvivenza dei motoneuroni, le cellule nervose che controllano il movimento.

Oggi, invece, grazie alla diagnosi precoce e alla terapia genica, la storia può essere molto diversa. La vicenda di Giulia racconta meglio di qualsiasi statistica quanto stia cambiando il ruolo dello screening neonatale, uno strumento che oggi è la chiave per intervenire prima ancora che la malattia si manifesti, quando le terapie possono realmente modificarne la storia naturale.

Nel caso di Giulia, il test genetico ha consentito di avviare tempestivamente il trattamento con una delle più innovative terapie geniche oggi disponibili.

Il farmaco, infatti, utilizza un vettore virale, cioè un virus reso innocuo e impiegato come una sorta di “navetta biologica”, per trasportare nelle cellule nervose una copia funzionante del gene SMN1. In questo modo le cellule possono tornare a produrre la proteina mancante, sopravvivere e svolgere correttamente la loro funzione.

Una sola infusione è sufficiente a fornire alle cellule una copia funzionante del gene mancante. Il gene introdotto continua infatti a funzionare nel tempo senza necessità di ulteriori somministrazioni. La rapidità dell’intervento è però fondamentale: quanto più precocemente viene effettuata la terapia, tanto maggiore è il numero di motoneuroni che può essere salvato, consentendo uno sviluppo motorio molto più vicino alla normalità.

Dopo la diagnosi, Giulia è stata immediatamente presa in carico dal Servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale Infantile Regina Margherita, sotto la responsabilità delle referenti per le patologie neuromuscolari: la professoressa Federica Ricci e la dottoressa Martina Vacchetti. È stato attivato il percorso multidisciplinare con la struttura Terapie Cellulari, afferente alla Oncoematologia Pediatrica diretta dalla professoressa Franca Fagioli, per organizzare la somministrazione della terapia genica.

Sebbene autorizzata dall’Agenzia Italiana del Farmaco e ormai entrata nella pratica clinica, la terapia richiede una rigorosa fase di preparazione per escludere condizioni che possano aumentarne il rischio di tossicità, seguita da un attento monitoraggio clinico dopo l’infusione per individuare e trattare tempestivamente eventuali effetti indesiderati.

All’AO OIRM – Sant’Anna la terapia viene eseguita nella struttura Terapie Cellulari, dove opera il team coordinato dal dottor Francesco Saglio. Grazie all’esperienza maturata nella gestione di procedure altamente complesse, come il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, le terapie CAR-T e, a breve, la terapia genica per le emoglobinopatie, il team lavora in stretta collaborazione con i neuropsichiatri infantili e con tutti gli specialisti coinvolti nella presa in carico di questi bambini.

Oggi, a oltre due anni dalla somministrazione della terapia, Giulia sta bene. Il suo sviluppo neurologico, motorio e comportamentale è sovrapponibile a quello dei suoi coetanei, frequenta regolarmente la comunità e continua i controlli previsti dal follow-up.

«Il futuro della pediatria è sempre più la prevenzione, in questo aiutati dal rapido progresso in genetica delle tecniche diagnostiche, maggiore precisione, referti in tempi rapidi con minori costi e dall’introduzione di nuove ed entusiasmanti terapie», dichiara Franca Fagioli, Direttore del Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino Regina Margherita.

«La storia di Giulia testimonia in modo concreto come la diagnosi precoce e la terapia genica abbiano trasformato una malattia che fino a pochi anni fa portava inevitabilmente a una grave disabilità e alla morte precoce in una condizione oggi trattabile, offrendo ai bambini una prospettiva di vita del tutto nuova», dichiara Adriano Leli, Direttore generale OIRM – Sant’Anna.

«Ci sono storie che raccontano meglio di qualsiasi dato quanto la medicina stia cambiando. Quella di Giulia dimostra che oggi una diagnosi eseguita nei primi giorni di vita può cambiare il destino di un bambino. Grazie allo screening neonatale, alla ricerca e alle terapie più innovative, una malattia che fino a pochi anni fa lasciava pochissime speranze può oggi essere affrontata con prospettive completamente nuove. È un risultato che nasce dal lavoro di professionisti altamente qualificati e dall’impegno della sanità pubblica nel rendere l’innovazione accessibile ai cittadini. Perché ogni bambino che può crescere, giocare e vivere la propria infanzia rappresenta il successo più bello della ricerca e della medicina», sottolinea Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte.

Confagricoltura piemonte: “Ortofrutta, servono misure straordinarie”

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Allasia: “Le aziende agricole non possono sostenere da sole l’aumento dei costi e l’instabilità dei mercati. Occorre intervenire subito per salvaguardare lavoro e investimenti”

 

L’ortofrutta piemontese sta attraversando una fase particolarmente complessa in cui gli effetti dei cambiamenti climatici si sommano all’aumento dei costi di produzione e alle tensioni sui mercati internazionali, mettendo a rischio la redditività delle imprese e la capacità di proseguire negli investimenti. In questo momento, tuttavia, i frutticoltori della nostra regione non sono solo preoccupati del rincaro dell’energia, dei fertilizzanti, della manodopera, della logistica, delle materie prime e dalla presenza di fitopatie sempre più invasive e difficili da controllare: infatti, proprio mentre la campagna di distacco delle pesche è cominciata, il mercato non sembra essere pronto ad accogliere la nuova offerta di prodotto.

“Spiace dover constatare – afferma Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – come, a fronte di una produzione dalla qualità eccellente, la vendita delle pesche sia in affanno e piuttosto rallentata. Questo perché, probabilmente, con l’anticipo della raccolta di due settimane a causa dell’andamento climatico anomalo, il nostro prodotto subisce la concorrenza delle pesche provenienti da altri Paesi europei, in particolare Spagna e Grecia, tuttora presenti sul mercato italiano con quantitativi importanti”.

In altre parole, le imprese ortofrutticole stanno affrontando una fase molto delicata. Negli ultimi anni hanno investito per migliorare qualità, sostenibilità, innovazione e organizzazione commerciale, ma oggi devono fare i conti con costi produttivi in costante aumento e con uno scenario internazionale sempre più incerto.

“Pur confidando in un rapido e positivo evolversi della situazione di mercato, al momento, come detto, poco ricettivo – prosegue Allasia – sul comparto pesano questi nodi di non facile risoluzione, a fronte dei quali è indispensabile intervenire rapidamente affinché le aziende possano continuare a competere sui mercati e completare gli investimenti programmati”.

L’ortofrutta piemontese si distingue sui mercati per qualità, professionalità e capacità di innovazione. Perché questo patrimonio possa continuare a creare reddito, occupazione e valore nei territori è però indispensabile che le imprese dispongano di strumenti adeguati ad affrontare una fase economica eccezionalmente complessa.

Il Piemonte rappresenta una delle principali realtà ortofrutticole italiane. La sola provincia di Cuneo conta oltre 4.500 aziende frutticole che coltivano circa 14.000 ettari, di cui 2.400 ettari investiti a pesche e nettarine, su un totale regionale di circa 3.000 ettari. Accanto alla peschicoltura, il comparto regionale comprende produzioni di primo piano come mele, kiwi, nocciole, piccoli frutti e castagne, che contribuiscono in modo significativo al valore dell’agricoltura piemontese e all’occupazione nelle aree rurali.

Ecco perché Confagricoltura Piemonte ha sostenuto con convinzione la richiesta avanzata dalla Confederazione al Ministero dell’Agricoltura e alle istituzioni europee per l’attivazione di misure straordinarie a favore del comparto ortofrutticolo.

“Non chiediamo interventi assistenziali – conclude Allasia – ma strumenti che consentano alle imprese di superare una fase straordinaria senza compromettere la loro capacità di innovare e creare valore. L’ortofrutta è uno dei settori di punta della nostra agricoltura e rappresenta un patrimonio economico, sociale e occupazionale che deve essere preservato con decisioni rapide ed efficaci”.

Chieri aderisce al Distretto “Carne Bovina di Razza Piemontese”

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Sostegno al mondo agricolo, tutela del territorio, qualità della carne e benessere animale

Sicchiero e Carillo: “Grazie al Distretto sarà possibile sviluppare iniziative comuni, favorire la collaborazione tra gli operatori e cogliere opportunità di finanziamento e sviluppo”

 

Il Comune di Chieri ha aderito al Distretto del Cibo di prodotto “Carne Bovina di Razza Piemontese” e sottoscritto nella giornata di ieri, a Carmagnola, il relativo Accordo del Distretto, che consentirà di presentare la candidatura alla Regione Piemonte per il riconoscimento. Lo annunciano il Sindaco Alessandro Sicchiero e l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo Biagio Fabrizio Carillo: «L’adesione del Comune di Chieri al Distretto del Cibo della filiera della carne bovina piemontese rappresenta una scelta strategica per valorizzare il nostro territorio, le nostre aziende agricole e una delle eccellenze agroalimentari più riconosciute del Piemonte: la carne della razza Piemontese, conosciuta anche come Fassona. Per Chieri questa adesione significa partecipare attivamente a un progetto di valorizzazione economica, ambientale e culturale del territorio, promuovendo il ruolo dell’agricoltura, sostenendo le aziende locali e favorendo una maggiore conoscenza del percorso che porta dalla produzione agricola al consumatore. La filiera della carne piemontese non rappresenta soltanto un prodotto di eccellenza, ma anche un patrimonio di competenze, paesaggio rurale e identità territoriale. Attraverso il Distretto sarà possibile sviluppare iniziative comuni, promuovere la qualità delle produzioni, favorire la collaborazione tra gli operatori e cogliere opportunità di finanziamento e sviluppo. Con questa adesione Chieri conferma la propria attenzione verso il mondo agricolo e il proprio impegno nel costruire un modello di sviluppo in cui tradizione, innovazione e sostenibilità possano convivere».

Il Distretto del Cibo, che ha come Comune capofila Carmagnola, nasce con l’obiettivo di creare una rete tra Comuni, allevatori, imprese agricole, operatori della trasformazione, della ristorazione e altri soggetti del territorio, lavorando insieme per rafforzare una filiera sostenibile, di qualità e legata alla tradizione locale.

Aggiunge l’assessore Biagio Fabrizio Carillo: «Particolare attenzione viene dedicata al benessere animale, perché la qualità della carne è strettamente legata alla qualità dell’allevamento. Ambienti adeguati, ricoveri e box correttamente progettati e gestiti, spazi sufficienti, alimentazione equilibrata e attenzione alla salute degli animali sono elementi fondamentali per garantire un percorso virtuoso che parte dall’allevamento e arriva fino al consumatore. Un animale allevato in modo attento contribuisce alla produzione di una carne più sicura e di qualità. Aderendo al Distretto Chieri vuole sostenere un modello agricolo che unisce tutela del territorio, attenzione all’ambiente e pratiche rispettose degli animali, rafforzando così il legame tra produttori locali e comunità».

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Ai domiciliari con un chilo di droga in casa

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha arrestato a Torino un 24enne, sottoposto alla misura alternativa della detenzione domiciliare, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
L’intervento dei poliziotti del Comm.to di P.S. Barriera Milano nasce a seguito della notizia che il giovane, nei giorni immediatamente precedenti, fosse uscito di casa, provocando un incidente stradale a seguito del quale era anche stato trasportato in ospedale.
Pertanto, gli operatori dell’ufficio Misure di prevenzione e sicurezza del Commissariato   predisponevano un controllo a sorpresa in orario pomeridiano.
Anche in questo caso, il giovane non è stato trovato nell’alloggio in cui stava scontando la misura alternativa, ma presso quello della compagna, che abita nello stesso palazzo.
Inoltre, da subito, i poliziotti, entrando nell’alloggio, hanno avvertito un forte odore riconducibile a cannabinoidi: la perquisizione dei locali consentiva il rinvenimento e il sequestro di circa 850 grammi di hashish, di 2 grammi di cocaina, di un bilancino di precisione e di circa 900 € in contanti.
Pertanto, il 24enne è stato arrestato per la detenzione dello stupefacente, con l’aggravante di aver commesso il fatto mentre era sottoposto a pena detentiva: è, inoltre, stato indagato per gli episodi di evasione commessi.

Muore a 37 anni alla guida di una Porsche durante riprese tv

Un uomo di 37 anni è morto nella tarda mattinata di oggi, giovedì 30 luglio, in un incidente stradale avvenuto sul Mottarone, nel Verbano-Cusio-Ossola, a Gignese. I carabinieri di Verbania hanno confermato alla stampa che si tratta di un cittadino tedesco residente in Svizzera. Era alla guida di una Porsche durante delle riprese televisive.

Riforma della disabilità: CPD scrive alla Regione Piemonte 


Il certificato introduttivo non diventi un ostacolo per le persone con disabi
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La CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà ha inviato una lettera a Federico Riboldi, Assessore alla Sanità della Regione Piemonte per segnalare una criticità nell’attuazione della riforma della disabilità e chiedere un intervento che garantisca ai cittadini un accesso semplice ed efficace al nuovo percorso di valutazione.

 

La riforma prevede che, per avviare la procedura di valutazione affidata all’INPS, sia necessario un certificato medico introduttivo, rilasciato prioritariamente dai medici delle ASL, degli ospedali e delle altre strutture sanitarie pubbliche.

Tuttavia, nella fase di prima applicazione stanno emergendo difficoltà operative. Molti cittadini continuano infatti a rivolgersi esclusivamente al medico di famiglia o al pediatra sostenendo il costo della certificazione. La possibilità di farsi rilasciare il certificato introduttivo dai servizi pubblici è invece ancora pressoché impraticabile. Asl e servizi specialistici non hanno indicazioni operative, personale e spesso nemmeno hanno attivato l’accesso alla piattaforma INPS.

 

“Il rischio è che il primo passaggio della riforma diventi già un ostacolo per le persone con disabilità e le loro famiglie – dichiara Giovanni Ferrero, direttore della CPD – Per questo chiediamo che tutte le ASL e le strutture sanitarie pubbliche siano messe nelle condizioni di rilasciare il certificato introduttivo, come previsto dalla normativa, evitando costi e disagi per i cittadini”.

Con la lettera indirizzata alla Regione Piemonte, la CPD chiede di conoscere quali misure organizzative siano previste per garantire l’applicazione uniforme della normativa sul territorio regionale e sollecita l’apertura di un confronto con le istituzioni sanitarie.

 

L’associazione, nella speranza che la stessa iniziativa di sensibilizzazione politica sia imitata in altre Regioni, rinnova inoltre la propria disponibilità a collaborare con la Regione Piemonte nelle attività di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini, alle persone con disabilità, alle famiglie e alle associazioni, affinché la riforma possa tradursi in un reale miglioramento dell’accesso ai diritti e non in un ulteriore aggravio burocratico.

 

Torino Airport, nuova sala imbarchi: più spazi, nuovi servizi e arriva Eataly

 – Cambia volto la sala imbarchi di Torino Airport, che si amplia e si rinnova con nuovi spazi dedicati ai passeggeri, un’offerta commerciale distribuita su due livelli e l’apertura del nuovo punto vendita Eataly. L’intervento rappresenta un ulteriore passo nel piano di sviluppo dello scalo, pensato per accompagnare l’aumento del traffico aereo e rendere più confortevole l’esperienza di viaggio.

Tra le principali novità figura la nuova scala mobile che collega direttamente il livello dei gate con quello superiore delle partenze, rendendo completamente fruibili aree finora non accessibili dopo i controlli di sicurezza. La nuova configurazione ha consentito anche di ripensare l’intera area commerciale, con negozi più visibili, percorsi più lineari e una migliore distribuzione dei servizi.

La principale novità è l’arrivo di Eataly, che apre un nuovo spazio realizzato in collaborazione con Avolta al piano superiore partenze. Il locale, esteso su circa 530 metri quadrati, propone un format che unisce ristorazione e vendita di prodotti gastronomici. Oltre al market dedicato alle specialità firmate Eataly, i viaggiatori troveranno un’area grab & go, uno spazio dedicato ai cioccolatini e un ristorante con 156 posti a sedere, dove sarà possibile scegliere tra caffetteria, panini, pizza alla pala, prodotti da forno e un menù ispirato sia ai grandi classici di Eataly sia alla tradizione gastronomica torinese.

Il rinnovamento della sala imbarchi si inserisce nel più ampio programma di ammodernamento dello scalo, che punta a migliorare funzionalità, servizi e qualità degli spazi a disposizione dei passeggeri.

Andrea Andorno, Amministratore Delegato di Torino Airport, ha dichiarato: “Il rinnovo della sala imbarchi si inserisce nel quadro degli interventi di sviluppo e adeguamento infrastrutturale previsti da SAGAT, che accompagna il percorso di ammodernamento dello scalo anche in funzione della crescita del traffico. I risultati registrati nella prima parte del 2026 confermano la necessità di proseguire in questa direzione: nei primi sei mesi dell’anno Torino Airport ha accolto quasi 2,9 milioni di passeggeri, con un incremento del +17,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, e tutti i mesi da gennaio a giugno sono stati i migliori di sempre per la rispettiva mensilità. In questo contesto, investire sulla qualità degli spazi, sulla funzionalità dei percorsi e sull’ampliamento dei servizi significa rispondere in modo concreto alle nuove esigenze dei passeggeri e accompagnare lo sviluppo dello scalo con un’esperienza sempre più efficiente, accogliente e riconoscibile”.

Per Eataly, l’apertura nello scalo torinese rappresenta anche un ritorno alle proprie origini, rafforzando il legame con la città dove il marchio è nato.

Gabriele Belsito, General Manager Europe di Eataly, ha commentato: “Siamo entusiasti di proseguire il percorso di crescita che da tempo ci vede al fianco di Avolta nello sviluppo del canale travel, in Italia e all’estero. Ci accomuna la volontà di offrire ai viaggiatori un’esperienza di eccellenza, capace di esprimere la qualità, l’autenticità e la ricchezza della tradizione enogastronomica italiana. L’apertura presso l’Aeroporto di Torino riveste per noi un significato particolarmente speciale: Eataly è nata a Torino, una città che da sempre rappresenta la nostra casa e il luogo in cui affondano le nostre radici. Essere presenti qui significa rafforzare il legame con il territorio da cui ha avuto origine il nostro percorso, accogliendo i viaggiatori con un’esperienza autentica prima della partenza. Siamo certi che la collaborazione con Avolta continuerà a generare nuove opportunità di crescita e progetti di valore, contribuendo a promuovere l’eccellenza italiana nel mondo”.

Soddisfazione anche da parte di Avolta, partner del progetto.

Massimiliano Santoro, CEO Italy di Avolta, ha dichiarato: “L’apertura del nuovo locale a marchio Eataly all’Aeroporto di Torino, tra i principali scali a livello nazionale in termini di flussi turistici e di business, rafforza ulteriormente il nostro percorso di crescita sul canale aeroportuale italiano, in linea con la strategia di Avolta Destination 2027. La collaborazione con Eataly, con cui lavoriamo ormai da diversi anni, nasce dal comune desiderio di offrire ai consumatori un’offerta di alta qualità, in cui l’esperienza enogastronomica diventa parte integrante del viaggio e occasione per valorizzare il Made in Italy e le eccellenze del nostro territorio”.

L’ampliamento della sala imbarchi non riguarda soltanto la ristorazione. Il piano superiore ospita ora anche una serie di nuovi servizi dedicati ai viaggiatori: la Fun & Game Area, una Baby Lounge completamente rinnovata, una nuova area di lavoro, la terrazza fumatori e servizi igienici ampliati, contribuendo a rendere più confortevole l’attesa prima del volo.

L’intero progetto di riqualificazione è partito dal trasferimento e dall’ampliamento della libreria, intervento che ha consentito di ripensare progressivamente tutta l’area commerciale. Al livello dei gate sono stati rinnovati dieci punti vendita, distribuiti su circa 1.150 metri quadrati, mentre al piano superiore si aggiungono quasi 500 metri quadrati destinati ai passeggeri e agli operatori aeroportuali, con servizi igienici più che raddoppiati rispetto al passato.

Francesca Soncini, Direttrice Commerciale Extra-Aviation, Comunicazione e Sostenibilità di Torino Airport, ha sottolineato: “L’apertura di Eataly, con una proposta fortemente legata al territorio e con referenze in larga parte di provenienza locale, contribuisce inoltre a rafforzare il sense of place dell’aeroporto, offrendo ai passeggeri un contatto con l’identità gastronomica di Torino e del Piemonte, coerente con il ruolo dello scalo come infrastruttura strategica per il territorio. Vogliamo ringraziare tutti i nostri partner commerciali che hanno creduto in questo progetto di rinnovo e continuato ad investire nell’Aeroporto di Torino”.