CRONACA

Nuovi orari Nidi comunali: coinvolti 77 Comuni piemontesi

Dalla Regione 1,5 milioni di euro per ampliare gli orari dei servizi a parità di tariffa

L’assessore all’Istruzione e Merito Daniela Cameroni: «Investire nei nidi è una scelta che guarda al futuro. Vogliamo creare le condizioni perché avere un figlio sia una scelta più semplice da conciliare con il lavoro»

Sono 77 i Comuni piemontesi che, per l’anno educativo 2026-2027, beneficeranno dei contributi regionali per ampliare l’orario di apertura dei nidi comunali. Giunto alla sesta edizione, il bando promosso dalla Regione Piemonte ha raccolto 78 progetti, confermando il crescente interesse degli enti locali verso una misura che sostiene concretamente le famiglie e rafforza i servizi educativi per la prima infanzia.

Per finanziare l’iniziativa, la Regione mette a disposizione 1,5 milioni di euro di risorse del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), che saranno ripartite tra i Comuni beneficiari in base alle spese previste dai singoli progetti.

Cameroni: «Investire nei nidi è una scelta che guarda al futuro delle famiglie e dei territori»

«Una Regione che vuole guardare al futuro deve partire dai bambini e dalle famiglie. Per questo continuiamo a investire nei servizi educativi per la prima infanzia, aiutando i Comuni ad ampliare gli orari dei nidi e a rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni dei genitori. Vogliamo creare le condizioni perché avere un figlio sia una scelta più semplice da conciliare con il lavoro e perché, anche nei Comuni più piccoli, le famiglie possano contare su servizi educativi moderni, accessibili e di qualità. Sostenere i Comuni in questo percorso è una scelta precisa della Regione: vogliamo che nessuna amministrazione sia costretta a rinunciare a un servizio fondamentale per mancanza di risorse» dichiara l’assessore regionale all’Istruzione e Merito Daniela Cameroni.

Introdotta per la prima volta nell’anno educativo 2021-2022, la misura è diventata negli anni uno strumento stabile di sostegno alla conciliazione tra vita familiare e lavorativa. L’estensione degli orari dei nidi rappresenta infatti un aiuto concreto per le famiglie, favorisce l’occupazione femminile e contribuisce a creare condizioni più favorevoli alla natalità.

Allo stesso tempo, consente ai Comuni di ampliare l’offerta dei servizi educativi senza costi aggiuntivi per le famiglie e per le amministrazioni locali, sostenendo soprattutto i piccoli centri nel mantenimento di servizi essenziali e contribuendo a contrastare lo spopolamento.

Grazie al contributo regionale, i Comuni potranno scegliere se prolungare l’orario settimanale dei nidi, attivare il servizio il sabato mattina oppure garantire l’apertura durante le vacanze natalizie e le pause didattiche, nei limiti previsti dal bando, rispondendo in modo flessibile alle esigenze di conciliazione espresse dalle famiglie.

La diffusione della misura sul territorio

Per l’anno educativo 2026-2027 hanno aderito al bando 21 Comuni della Città metropolitana di Torino12 della provincia di Alessandria11 del Cuneese11 del Novarese10 dell’Astigianodel Biellesedel Vercellese e del Verbano Cusio Ossola.

Dal suo avvio, nel 2021, la misura ha registrato una crescita costante. In sei edizioni la Regione ha investito circa 9 milioni di euro, coinvolgendo oltre 350 Comunicirca 430 nidi comunali e più di 3.000 bambini, a conferma dell’efficacia di un intervento che risponde a un bisogno concreto delle famiglie piemontesi.

Pusher in monopattino finisce in manette

La Polizia di Stato ha arrestato a Torino un cittadino senegalese per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, resistenza a Pubblico Ufficiale e false dichiarazioni sull’ identità personale.
La volante del Commissariato di P.S. Madonna di Campagna, transitando nel quartiere Vallette, ha notato, intorno alle 17 del pomeriggio, un giovane a bordo di un monopattino elettrico che, alla vista della volante, assumeva un atteggiamento che insospettiva gli agenti: dopo esser stato invitato a fermarsi per un controllo, il soggetto accelerava improvvisamente tentando di sottrarsi all’identificazione.
Durante la fuga, il giovane ha abbandonato il monopattino scagliandolo contro la Volante, provocando lievi danni alla carrozzeria, per poi proseguire la corsa a piedi. Gli agenti lo hanno raggiunto e bloccato dopo un breve inseguimento.
 Nel corso delle operazioni, il fermato ha opposto resistenza, cercando di disfarsi di qualcosa che aveva in tasca.
La successiva perquisizione personale ha consentito di rinvenire e sequestrare una trentina di involucri termosaldati contenenti crack, già suddivisi in dosi pronte per la vendita, nonché la somma di oltre 450 euro in contanti, ritenuta provento dell’attività di spaccio, e un telefono cellulare.
Nel corso dell’identificazione, il fermato si è dichiarato minorenne, ma successivi accertamenti effettuati in ospedale hanno confermato che il giovane aveva almeno vent’anni.

Santena, aperta la nuova area cani in zona Carolina: è la terza in città

Una nuova area dedicata ai cani e ai loro proprietari entra a far parte degli spazi pubblici di Santena. Da martedì è aperta la nuova area cani in zona Carolina, nei pressi del parco giochi di via Sangone, realizzata dal Comune anche in risposta alle richieste arrivate dai cittadini.Si tratta della terza area cani presente sul territorio comunale, che si aggiunge a quelle già disponibili in via Brignole e via Trinità. Il nuovo spazio è stato organizzato in due settori distinti, uno riservato ai cani di piccola taglia e uno destinato agli animali di media e grande taglia, permettendo una fruizione più sicura e adeguata alle diverse esigenze.
Come nelle altre aree cittadine, sono presenti fontanelle, panchine e zone d’ombra, con l’obiettivo di creare non semplicemente uno spazio recintato, ma un luogo nel quale cittadini e animali possano trascorrere del tempo in condizioni di maggiore comfort e sicurezza.
«La nuova area nasce da un’esigenza concreta che ci è stata segnalata dagli stessi cittadini e rappresenta un ulteriore intervento per rendere gli spazi verdi di Santena più fruibili e vicini alle esigenze quotidiane delle persone – spiega Cristian Barbini, assessore alle Aree verdi e alla manutenzione del patrimonio –. Abbiamo scelto di differenziare gli spazi in base alla taglia dei cani e di dotarli degli elementi necessari per una permanenza confortevole. Anche interventi apparentemente semplici come questo contribuiscono alla qualità e alla vivibilità dei quartieri».
L’utilizzo delle aree comporta naturalmente anche alcune responsabilità. I cartelli installati dal Comune ricordano le principali norme di comportamento: all’interno degli spazi dedicati i cani possono correre e giocare liberamente sotto la responsabilità di chi li accompagna, mentre resta necessario raccogliere le deiezioni e mantenere pulita l’area. Fuori dagli spazi dedicati valgono invece le disposizioni sull’utilizzo del guinzaglio e, nei casi previsti, della museruola.
Su questo aspetto interviene Giovanni Iannuzzi, consigliere comunale di maggioranza che segue i temi della sicurezza: «Avere spazi dedicati significa anche favorire una convivenza migliore tra chi possiede un animale e chi utilizza parchi, percorsi pedonali e altre aree pubbliche. Le regole sono poche e chiare: rispetto degli altri, attenzione agli animali e cura degli spazi comuni. La sicurezza passa anche dai comportamenti quotidiani e dalla responsabilità di ciascuno».
Con l’apertura dell’area della Carolina, la distribuzione degli spazi dedicati ai cani interessa oggi più zone della città, nell’ottica di rendere questi servizi maggiormente accessibili ai diversi quartieri.
«Questa terza area cani nasce dall’ascolto di una richiesta del territorio – sottolinea il sindaco Roberto Ghio –. Santena sta lavorando sulla qualità degli spazi pubblici con interventi grandi e piccoli, perché una città più vivibile si costruisce anche attraverso servizi capaci di rispondere alla quotidianità delle persone. Chi vive con un animale deve poter disporre di luoghi adeguati, così come tutti devono poter condividere gli spazi pubblici nel rispetto reciproco. È questo equilibrio che vogliamo continuare a costruire nei diversi quartieri della città».

Dal Politecnico di Torino arriva il motore elettrico del futuro

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Il progetto IONX conquista il BAITE Award 2026

Un’innovazione nata nei laboratori del Politecnico di Torino conquista il primo premio del BAITE Award 2026, il contest internazionale dedicato ai giovani ricercatori e ai progetti capaci di trasformare la ricerca scientifica in soluzioni concrete per industria e società.

A vincere la quinta edizione della competizione è stato IONX Project – Global Flux Motor, sviluppato dai ricercatori Ettore Bianco e Fabio Mandrile del Politecnico di Torino. Il riconoscimento è stato assegnato nell’ambito di NanoValbruna 2026, il forum internazionale dedicato alla rigenerazione e all’innovazione che si è svolto a Valbruna, in Friuli Venezia Giulia.

Il progetto si propone di cambiare il paradigma della mobilità elettrica attraverso un nuovo tipo di motore ad alte prestazioni, progettato per aumentare densità di coppia, potenza ed efficienza rispetto alle tecnologie tradizionali. Il Global Flux Motor integra soluzioni avanzate di raffreddamento e un sistema di frenata magnetica, con l’obiettivo di ridurre dispersioni energetiche, surriscaldamento e produzione di particolato derivante dalla frenata.

Le applicazioni individuate riguardano soprattutto settori ad alta tecnologia come hypercar, motorsport elettrico ed eVTOL, ovvero i veicoli elettrici a decollo e atterraggio verticale destinati anche alla mobilità aerea del futuro.

«Ricevere questo riconoscimento per il nostro GlobalFlux Motor rappresenta un’enorme soddisfazione e una conferma del percorso intrapreso – hanno commentato Bianco e Mandrile –. È il riconoscimento del valore di una tecnologia che punta a ridefinire il concetto di motore elettrico, offrendo la massima densità di potenza in un’architettura estremamente compatta».

Il premio, del valore di 2 mila euro, sarà destinato alle prossime fasi di sviluppo del progetto, a partire dalla realizzazione e dalla validazione del primo prototipo ad alte prestazioni. Il team sta inoltre lavorando all’integrazione della tecnologia su un primo veicolo dimostrativo insieme a un possibile partner industriale e ha avviato interlocuzioni con investitori interessati alla crescita del progetto.

«La vittoria del BAITE Award rappresenta un’importante accelerazione – spiegano i due ricercatori – perché ci permette di trasformare un’innovazione nata in ambito accademico in una tecnologia capace di generare un impatto concreto sul mercato e sulla società».

Il podio del BAITE Award

Al secondo posto si è classificato Chelatech, progetto dell’Università di Catania sviluppato da Vincenzo Patamia ed Erika Saccullo. La ricerca propone un nuovo metodo per realizzare materiali antibatterici attraverso il sequestro dei nutrienti necessari alla crescita dei batteri, evitando l’utilizzo di sostanze biocide potenzialmente dannose. La tecnologia è pensata inizialmente per il settore della carta e del packaging medicale.

Il terzo gradino del podio è andato invece a EXTRA-CELL – EXTRAction of CELLulose from biomass, progetto dell’Università degli Studi di Milano sviluppato da Daniele Carullo, Tommaso Bellesia e Stefano Farris. L’obiettivo è ricavare cellulosa ad alto valore aggiunto da biomasse residuali provenienti dai settori agroalimentare e forestale, promuovendo un modello di economia circolare alternativo alle fonti tradizionali.

Dodici progetti da nove atenei italiani

L’edizione 2026 del BAITE Award è stata dedicata esclusivamente a progetti provenienti dal mondo universitario, con l’obiettivo di rafforzare il collegamento tra ricerca e impresa e favorire il trasferimento tecnologico.

Sono stati dodici i progetti finalisti, presentati da nove università e istituzioni scientifiche italiane: oltre al Politecnico di Torino e agli atenei di Catania e Milano, hanno partecipato anche Università Ca’ Foscari Venezia, Università di Urbino Carlo Bo, Università di Pavia, Università di Pisa, Istituto Italiano di Tecnologia e Università di Cassino e del Lazio Meridionale.

Le proposte hanno spaziato dai biomateriali alle bioplastiche, dalla valorizzazione degli scarti agroalimentari alle tecnologie per la cattura della CO₂, passando per energia rinnovabile, mobilità sostenibile, medicina personalizzata, elettronica green e nuovi sistemi di diagnostica industriale.

Il BAITE Award si conferma così come un punto d’incontro tra ricerca e mercato, con l’obiettivo di accompagnare le idee più promettenti dai laboratori universitari verso applicazioni industriali in grado di contribuire alla sostenibilità e alla competitività del sistema produttivo.

Vino piemontese e clima: le richieste dal confronto in Regione

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Il clima è  diventato uno dei principali fattori di incertezza per il comparto vitivinicolo piemontese, non condizionando soltanto quantità e qualità delle uve raccolte, ma interessando l’intero ciclo produttivo.
L’estate 2026 restituisce con chiarezza la portata del problema con temperature elevate e una situazione idrica particolarmente critica.
Per le imprese vitivinicole significa dover affrontare una crescente variabilità produttiva. Il caldo accelera le fasi vegetative, la scarsità d’acqua aumenta lo stress delle piante, mentre grandinate e temporali intensi possono colpire aree circoscritte provocando, in poche ore, danni molto rilevanti. In alcune delle aree colpite dalle grandinate, i danni hanno compromesso oltre l’80% del raccolto.
La vendemmia anticipata rappresenta uno dei segnali più immediati di questa trasformazione; in alcune aree del Piemonte meridionale è già iniziata con circa dieci giorni di anticipo rispetto alle medie storiche, a partire dal Pinot Nero destinato all’Alta Langa e dalle varietà bianche più precoci.
Il quadro qualitativo restituito dalle prime osservazioni è sicuramente positivo, con uve sane e senza particolari criticità fitosanitarie. In diversi vigneti i grappoli risultano, tuttavia, meno idratati, più piccoli e leggeri. Se il caldo e la scarsità di precipitazioni dovessero proseguire, potrebbero verificarsi riduzioni delle rese, sebbene una valutazione attendibile potrà essere effettuata soltanto con l’avanzare della raccolta.
Cambiano di conseguenza in questo scenario le tecniche agronomiche, i tempi di intervento, l’organizzazione della manodopera e le scelte che le cantine devono compiere per programmare conferimenti e trasformazione.
La gestione della chioma, la cura del suolo e gli inerbimenti stanno mostrando un ruolo importante nel proteggere i grappoli  dall’eccessivo irraggiamento, preservando la struttura dei terreni e limitando la perdita di umidità.
Si tratta, tuttavia, di pratiche che richiedono competenze e investimenti continui, che non possono essere lasciati interamente a carico delle singole aziende.
Questa situazione è stata illustrata da Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte di fronte alle istituzioni. Il 28 luglio scorso il segretario regionale della federazione Domenico Sorasio ha partecipato a un incontro con l’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni, insieme alla cooperativa associata Produttori in Clavesana, altre imprese agricole e rappresentanti dei Comuni del Cuneese.
“L’incontro del 28 luglio ci ha permesso di portare in Regione la voce diretta delle Cooperative, delle aziende e dei territori che stanno già affrontando gli effetti del cambiamento climatico  – ha dichiarato il segretario di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte, Domenico Sorasio – Le prime indicazioni sulla qualità delle uve sono positive, ma la questione va ben oltre questa vendemmia. Le imprese hanno bisogno di condizioni che consentano loro di programmare, investire e produrre reddito”.

Mara Martellotta

È in pericolo il Santuario sulla vetta del Thabor, tra due Stati

E’ l’antica cappella collocata a 3178 metri sulla vetta del Monte Thabor. Si trova in territorio francese, nel Comune di Névache, ma appartiene al Comune di Bardonecchia. Dedicata alla Vergine Addolorata, la chiesetta vanta da secoli un forte legame storico e religioso con Bardonecchia e la Valle Stretta, quasi un luogo del cuore per i parrocchiani di Bardonecchia e di Melezet. Ma oggi è in pericolo, vittima anch’essa del riscaldamento climatico. Eretta su uno strato di permafrost sta scivolando e rischia di crollare. Il terreno gelato si scioglie per le alte temperature. È oggetto di numerosi restauri ma ora non bastano più e l’accesso è vietato per motivi di sicurezza. La cappella è infatti diventata una sorta di bivacco per escursionisti e alpinisti ma la zona adesso non è più sicura per le persone. Quindi è stata presa una decisione storica. La cappella in vetta verrà smontata e trasferita a causa dello scioglimento del permafrost che provoca lo spostamento delle fondamenta. Verrà ricostruita poco più in alto su un’area stabile usando, per quanto possibile, i vecchi materiali della chiesa. L’origine della costruzione della cappella non è ben chiara. Unica certezza è che nel 1600 era già presente, ma si parla anche del ‘400, e quindi da centinaia di anni è meta di pellegrinaggi. Escursionisti, soldati e pellegrini hanno lasciato piccoli ex voto, fotografie e targhe in segno di ringraziamento per essere tornati sani e salvi dalla montagna. È anche chiamata la “Terra Santa delle Alpi”, secondo la tradizione infatti, un pellegrino di ritorno dalla Terra Santa vide una somiglianza tra questa montagna e il Monte Thabor, il monte della Trasfigurazione di Gesù, in Galilea, e le diede quel nome. Dopo la II Guerra Mondiale il Monte Thabor passò alla Francia ma la cappella è rimasta cara nella tradizione religiosa degli abitanti della valle. Dal 1860, ogni 16 luglio, si tiene una messa in quota in seguito a un voto fatto dagli abitanti di Melezet per sconfiggere un’epidemia di tifo. La Festa della Cappella si tiene invece il 24 agosto. Nel tempo si sono diffusi vari racconti popolari. Uno di questi racconta che la montagna sia un luogo “protetto” dalla Madonna e che i pellegrini che salgono con fede trovino sempre la forza di raggiungere la vetta, anche con il maltempo. Per la ricostruzione della cappella del Monte Thabor occorre molto denaro ed è necessario allestire un grande cantiere lassù, a oltre 3000 metri. Presso la parrocchia di Bardonecchia c’è un punto di raccolta fondi. Don Franco si appella alla generosità di tutti perché ogni gesto conta per ridare vita al piccolo santuario.        Filippo Re 

Bussoleno e Bardonecchia, modifiche alla circolazione ferroviaria

Modifiche alla circolazione ferroviaria per consentire interventi di manutenzione straordinaria tra le stazioni di Bussoleno e Bardonecchia.

Per agevolare le attività, da lunedì 10 agosto a domenica 9 ottobre Regionale di Trenitalia (Gruppo FS) ha riprogrammato il servizio ferroviario tra Torino Porta Nuova e Bardonecchia con modifiche di orario e cancellazioni per alcune corse tra Bardonecchia e Bussoleno; per queste ultime è previsto il servizio bus.

Dal 29 agosto all’11 settembre secondo periodicità, i treni Frecciarossa da e per Bardonecchia, subiranno variazioni di orario con aumento dei tempi di percorrenza di 5 minuti. Inoltre, i giorni 12-13 settembre saranno limitati a Torino Porta Nuova.

Dal 12 settembre al 9 ottobre i Frecciarossa da Milano verso Parigi e viceversa sono cancellati per lavori in territorio francese.

L’orario dei bus può variare in funzione delle condizioni del traffico stradale, con possibile aumento dei tempi di percorrenza. Si consiglia pertanto di valutare la ripianificazione del proprio viaggio.

Sui bus non è ammesso il trasporto bici e non sono ammessi animali di grossa taglia, eccetto i cani da assistenza.

Iren Ambiente acquista il 66% di ETAmbiente

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Iren Ambiente consolida il posizionamento nel settore dei rifiuti acquistando il 66% di ETAmbiente società attiva nella raccolta rifiuti in Piemonte, Toscana, Lazio e Sardegna Reggio Emilia, 7 agosto 2026 – Iren Ambiente consolida il posizionamento nel settore dei rifiuti acquistando il 66% e arrivando così a controllare il 100% di ETAmbiente S.p.A. società specializzata nei servizi di igiene ambientale con attività che comprendono la raccolta e il trasporto dei rifiuti, lo spazzamento e la pulizia urbana. Con sede a Firenze, ETAmbiente è presente nel Centro-Nord Italia e in Sardegna, dove gestisce servizi ambientali per numerosi enti locali e comunità territoriali. Impiega quasi 600 dipendenti, dispone di una flotta di oltre 550 mezzi e serve circa 50 comuni italiani con una popolazione complessiva di 650 mila cittadini. Nell’ambito dell’operazione di acquisizione del Gruppo EGEA da parte di IREN, perfezionata tra il 2024 e il 2025, Iren Ambiente aveva acquisito una partecipazione pari al 33,91% del capitale sociale di ETAmbiente S.p.A.. La restante partecipazione nel capitale sociale di ETAmbiente era detenuta da ETHL S.à r.l., società di diritto lussemburghese. Successivamente al closing dell’operazione EGEA, sono emerse alcune divergenze tra Iren Ambiente ed ETHL relativa all’interpretazione dei patti parasociali precedentemente sottoscritti, che sono state superate con la sottoscrizione di un accordo tra le parti. L’intesa prevede l’acquisizione da parte di Iren Ambiente della partecipazione pari al 66,09% detenuta da ETHL, per un corrispettivo pari a 15 milioni di euro. In data odierna, a seguito dell’avveramento dell’ultima condizione sospensiva prevista dall’accordo, rappresentata dall’ottenimento dell’autorizzazione Antitrust, le parti hanno perfezionato il closing dell’operazione. L’acquisizione consente a Iren di rafforzare il proprio posizionamento nel settore della gestione dei rifiuti, ampliando la presenza territoriale e favorendo l’integrazione con le attività già ricomprese nel perimetro di consolidamento del Gruppo, con l’obiettivo di valorizzare sinergie industriali e operative. Nel 2025 ETAmbiente ha registrato un EBITDA pari a circa 2,9 milioni di euro e un indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2025 pari a circa 7 milioni di euro

Spaccio: la polizia sequestra 33 kg di hashish

La Polizia di Stato ha arrestato, nei giorni scorsi nel quartiere Lingotto di Torino, un 24enne per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, sequestrando oltre 33 kg di Hashish all’interno della sua abitazione.
L’operazione è stata condotta dagli agenti delle Volanti e dell’Ufficio Investigativo del Commissariato di P.S. San Secondo, nell’ambito dei quotidiani servizi di contrasto al fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti.
L’attività investigativa ha portato i poliziotti a concentrare l’attenzione su un appartamento di Piazza Tancredi Giliberti, ritenuto un possibile luogo di stoccaggio di sostanza stupefacente.
Gli agenti hanno quindi predisposto un servizio di appostamento e osservazione e, una volta raggiunto il pianerottolo, hanno percepito un forte odore di cannabinoidi provenire dall’interno dell’alloggio. Dopo aver fatto ingresso nell’appartamento, i poliziotti hanno eseguito una perquisizione domiciliare che ha dato esito positivo: sono stati infatti rinvenuti e sequestrati 333 panetti di Hashish, per un peso complessivo di oltre 33 kg, occultati sotto il letto e all’interno di un mini-frigorifero presente nella camera del giovane.
Inoltre sono stati sequestrati oltre 1000€ in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita, un bilancino di precisione, un coltello a serramanico con tracce di sostanza stupefacente e un impianto professionale di estrazione dell’aria, verosimilmente utilizzato per limitare la diffusione del forte odore emanato dalla sostanza.
Il quantitativo di Hashish sequestrato, qualora fosse stato immesso sul mercato, avrebbe potuto generare un ingente profitto illecito, stimato tra i 230.000 e i 330.000 euro.
Alla luce degli elementi raccolti, il ventiquattrenne è stato arrestato e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, condotto presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno.

Siccità, il Piemonte chiederà lo stato di calamità naturale

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Confronto con il Governo per gli aiuti alle imprese agricole

La Regione Piemonte ha avviato le procedure per richiedere lo stato di calamità naturale a causa della grave siccità che da mesi colpisce il territorio e sta mettendo in difficoltà il settore agricolo. Ieri il presidente Alberto Cirio e l’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni hanno avuto una serie di incontri con il Ministero dell’Agricoltura per definire gli interventi più rapidi a sostegno delle aziende agricole.

L’assenza prolungata di piogge, segnalata anche dalle principali organizzazioni di categoria – Coldiretti, Confagricoltura e Cia – sta causando pesanti ripercussioni sulle coltivazioni. Particolarmente delicata la situazione delle risaie, che si trovano in una fase decisiva del ciclo produttivo, ma anche delle produzioni stagionali, sempre più esposte agli effetti della crisi idrica.

«Ci troviamo di fronte a una crisi idrica eccezionale che, oltre a mettere sotto pressione la disponibilità di acqua e ad alimentare un rischio incendi che purtroppo si manifesta ormai da settimane, sta provocando danni sempre più pesanti all’agricoltura piemontese – dichiarano il presidente Cirio e l’assessore Bongioanni -. Come Regione stiamo facendo la nostra parte: abbiamo dichiarato lo stato di emergenza regionale, stiamo intervenendo con le autobotti nelle situazioni più critiche e, nell’ottica di una gestione coordinata dell’acqua, continuiamo a sollecitare un incremento dei rilasci dagli invasi. Per quanto riguarda l’agricoltura, avendo raccolto le segnalazioni delle associazioni di categoria incontrate in questi giorni, abbiamo avviato le procedure per la richiesta dello stato di calamità e siamo al lavoro con il Governo, e in particolare con il ministro Lollobrigida, per individuare le misure più efficaci e veloci a sostegno delle aziende agricole e per salvaguardare questo comparto strategico per l’economia piemontese».

Parallelamente la Regione sta lavorando anche sul fronte dei contributi della Politica agricola comune (Pac). È stata avviata la comunicazione alla Commissione europea della delibera che ha dichiarato lo stato di emergenza regionale, passaggio necessario per consentire l’attivazione di alcune deroghe.

L’attenzione è rivolta soprattutto agli allevatori e ai margari che, a causa della mancanza di pascoli, sono stati costretti ad abbandonare in anticipo gli alpeggi. In collaborazione con Arpea, la Regione sta definendo le procedure affinché questa situazione venga riconosciuta come causa di forza maggiore e non comporti la perdita dei contributi europei.

«Siamo al lavoro affinché possa essere riconosciuto loro integralmente il contributo anche se non hanno potuto completare il periodo minimo di permanenza in altura richiesto per accedere agli aiuti – aggiungono Cirio e Bongioanni –. Parallelamente, per dare ossigeno alle aziende agricole, procede il confronto con il nostro ente pagatore Arpea e con quello nazionale Agea per poter ottenere ed erogare in tempi brevi un anticipo di pagamenti Pac senza precedenti».

L’obiettivo della Regione è accelerare sia il riconoscimento dello stato di calamità sia l’arrivo delle misure di sostegno economico, per aiutare un comparto che sta subendo pesanti perdite a causa della prolungata emergenza idrica.