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Carnevale di Ivrea 2020: storia, personaggi e programma

in CULTURA E SPETTACOLI

Il Carnevale di Ivrea sta entrando nel vivo: l’edizione 2020 attende più di 100.000 persone per la Battaglia delle Arance!

 

Il Carnevale di Ivrea 2020 è cominciato ufficialmente lo scorso 6 gennaio, con l’uscita dei Pifferi e Tamburi. Le scorse domeniche, 9 e 16 febbraio, hanno finalmente vivacizzato l’evento: l’Alzata degli Abbà, la presentazione dei carri da getto ed un primo corteo storico hanno portato i primi spettatori nel cuore del Carnevale.

Ma la settimana che ci aspetta, dal “Giovedì grasso” del 20 febbraio, rappresenta da sempre l’apice della manifestazione, con il Corteo Storico e la famosa Battaglia delle Arance!

Ecco tutto quello che c’è da sapere per entrare nel “clima” carnevalesco eporediese!

I Personaggi e la Storia

Gli Alfieri

Associati in tempi recenti, questo gruppo di amici apre il Corteo storico, portando le bandiere storiche dei 5 Rioni (S. Maurizio, S. Pietro e S. Lorenzo, S. Ulderico, San Salvatore e San Grato) e delle 9 parrocchie.

Il Carnevale di Ivrea
Il Carnevale di Ivrea – Gli Abbà

Gli Abbà ed il Magnifico Podestà

Dieci giovanissimi ragazzi vengono scelti come Abbà, in rappresentanza dei cinque rioni (due per ciascuno); li si riconosce facilmente, poiché recano con sé una sciabola su cui è infilzata un’arancia, a simboleggiare il capo mozzato del tiranno.

Il Podestà rappresenta il potere cittadino, l’amministrazione e la giustizia. Scelto dai Credendari (attuali Consiglieri comunali), la domenica mattina dà vita alla cerimonia del lancio del sasso nella Dora (a ricordare la distruzione del Castellazzo e lo sprezzo per il tiranno).

Il Generale e gli Ufficiali dello Stato Maggiore

A tutela dell’ordine e della disciplina, nel 1808 venne istituita la figura del Generale, prestigiosa e rappresentante l’orgoglio municipale.

Prima di tale data, infatti, ogni rione era solito festeggiare un proprio Carnevale, degenerando in episodi spesso violenti, se non cruenti. La riforma napoleonica decretò l’unificazione dei singoli eventi, e l’ordine pubblico, garantito dal generale, ne beneficiò.

Il 6 gennaio di ogni anno, il Generale dell’Esercito Napoleonico ed i suoi Ufficiali entrano in possesso delle loro funzioni. Sciabola e feluca vengono loro consegnate dal Generale dell’anno precedente, ed insieme la fascia di garante dell’ordine pubblico.

Gli Aiutanti di Campo e le Vivandiere

Gli Aiutanti di campo, con funzioni di supporto generale, sono 3: l’addetto al Generale, l’addetto alla Mugnaia e l’addetto allo Stato Maggiore. 

Le Vivandiere – che richiamano il periodo napoleonico, quando l’esercito era accompagnato dalle mogli dei militari che preparavano loro pasti e cure varie a fine battaglia –  sono 4 per ogni Campagna, e vestono di rosso e blu.

La Vezzosa Mugnaia

Violetta, la figlia più giovane di un mugnaio cittadino, venne rapita dal signorotto feudale per imporle il preteso diritto di ius primae noctis.

Il Carnevale di Ivrea
Il Carnevale di Ivrea – La Vezzosa Mugnaia e il Generale

La storia leggendaria di Violetta ricorda la vicenda di Giuditta, personaggio biblico ed eroina del popolo ebraico. Dopo esser stato ubriacato, ed esser caduto addormentato, il tiranno fu infatti decapitato, dando così il via all’insurrezione popolare ed alla distruzione del maniero.

Il personaggio più importante del Carnevale, simbolo della libertà contro il tiranno, fa il suo esordio il sabato sera alle ore 21, quando viene presentata dal balcone del Municipio.

Gli Aranceri

Nove squadre di tiratori a piedi danno battaglia a 53 carri di Aranceri, nelle tre piazze principali di Ivrea. I carri si fermano nelle piazze, difendendosi e attaccando i tiratori a piedi.

Questi ultimi rappresentano la rivolta popolare, mentre gli Aranceri sono l’ultimo baluardo del tiranno,  che ormai risulta destituito dall’eroismo della Vezzosa Mugnaia.

 

Il Programma 2020

6 gennaio – Prima uscita dei Pifferi e Tamburi

9 febbraio / 16 febbraio – Fagiolata benefica e Alzata degli Abbà

Giovedì “grasso” 20 febbraio – Conferimento dei Poteri al Generale e Calzata del Berretto Frigio

Sabato “grasso” 22 febbraio h.21 – La presentazione della Vezzosa Mugnaia, Corteo storico e spettacolo pirotecnicosul Lungo Dora

Domenica 23 febbraio: Fagiolata benefica, Preda in Dora, prima Battaglia delle Arance e Corteo Storico

Lunedì 24 febbraio: Zappate degli Scarli, seconda Battaglia e Corteo Storico

Martedì “grasso” 25 febbraio: terza Battaglia, Corteo Storico, premiazione dei Carri da Getto e delle squadre a piedi e abbruciamento degli Scarli

Mercoledì 26 febbraio: si chiude l’edizione con la Polenta e Merluzzo.

Per maggiori informazioni, consultate il sito ufficiale del Carnevale di Ivrea

I Momenti migliori

Il Corteo storico

Ecco il momento più alto del Carnevale di Ivrea, atteso dagli eporediesi per un anno intero. Partecipano tutti i personaggi provenienti da diverse epoche.

Sfilano, nell’ordine:

  • la Banda dei Pifferi e Tamburi, che suona arie ottocentesche al ritmo di tamburi e grancassa
  • gli Alfieri, i portabandiera dei 5 Rioni cittadini
  • il Generale, a capo dello Stato Maggiore, le Vivandiere ed il Gran Cancelliere
  • gli Abbà, rappresentanti dei 5 Rioni, ed il Podestà
  • la Vezzosa Mugnaia, a bordo del cocchio dorato, trainato da cavalli bianchi.

La Battaglia delle Arance

Con la battaglia si rievoca la storica Rivolta del 1194, quando il popolo insorse contro il tiranno, macchiatosi del rapimento della giovane Mugnaia, per imporle lo ius primae noctis alla giovane, sposata con Toniotto.

Il Carnevale di Ivrea
Il Carnevale di Ivrea – La Battaglia delle Arance

Il signore feudale potrebbe identificarsi storicamente come Ranieri di Biandrate, figlio del conte Guido III, oppure con il marchese Guglielmo VII del Monferrato, padrone di Ivrea nella seconda metà del Duecento.

Pochi sanno che il maniero, detto il “Castellazzo”, venne effettivamente attaccato e distrutto dalla furia popolare.

Note importanti per gli spettatori della Battaglia

  • Non è necessario essere di Ivrea, ciò che importa è lo spirito e il rispetto dei valori
  • Possibile la partecipazione attiva dei visitatori, purché indossino il berretto frigio rosso; pena, diventare inevitabile bersaglio.

Il Grissino: da Napoleone a Madonna, tutti pazzi per il Rubatà!

in LIFESTYLE
grissino

Il Grissino ha conquistato nei secoli schiere di “fans”. Un autentico marchio di fabbrica torinese, ai suoi piedi Re e Regine… ma non solo!

Grissino, mon amour! Il legame dei torinesi con questo prelibato bastoncino affonda le sue radici fin nel Seicento: per alcuni avrebbe origini molto popolari, per altri addirittura “regali”!

Ecco tutti i personaggi che hanno contribuito a rendere popolari i grissini in Italia e nel mondo.

 

Un Grissino alla corte del Re Vittorio Amedeo

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Re Vittorio Amedeo II

La ghërsa, madre del grissino, era la classica forma di pane allungata, simile alla baguette francese, prodotta secondo tradizione dai fornai sabaudi dell’epoca.

Uno di questi, Antonio Brunero, sarebbe l’artefice della trasformazione della ghërsa in goloso bastoncino friabile, che accompagna sempre (o quasi) i pasti della famiglia torinese media. La storia – o la leggenda – vuole che il Brunero, su esplicita richiesta della corte sabauda, si dovette ingegnare per  offrire un prodotto facilmente digeribile al giovane principe Vittorio Amedeo II.  Il rampollo di casa Savoia, futuro eroe dell’Assedio del 1706, aveva infatti non poche difficoltà a digerire il cibo, tanto da essere affetto da continue gastroenteriti. Furono prese diverse iniziative per curare Vittorio Amedeo II, ma con poco successo. Don Baldo Pecchi di Lanzo, medico presso la corte ducale, pare avesse perfino esposto il giovane alla Sacra Sindone, invano.

Siamo nel 1679: il medico conferì con Antonio Brunero, panificatore di Lanzo, ed ebbe l’ispirazione: dispose di eliminare il pane – piuttosto pesante – dai pasti del giovane erede al trono. Venne quindi sostituito il pane con questi lunghi bastoncini di pane croccante, molto leggeri e ben lievitati. La risposta del principe non si fece aspettare: il sapore era gradevole, la fragranza conquistò rampollo ed i problemi digestivi svanirono.Si aprirono dunque le porte del grande successo ai grissini (in dialetto piemontese, i gherssin): divenuto Duca, e successivamente Re di Sardegna, Vittorio Amedeo era solito sventolarli amabilmente in ogni occasione, addirittura portandoli con sé nelle sue uscite a cavallo. Il giovane Re creò una vera tendenza gastronomica tra sovrani e cortigiani, che cominciarono ad adorarli, con i fornai ben lieti di replicarli.

 

 

Il Grissino nella storia…

Re Luigi XIV di Francia 

Il “Re Sole”, senza alcun dubbio l’uomo più potente d’Europa, di fronte alla bontà dei grissini obbligò i suoi cuochi di replicare i “petits bâtons de Turin”, senza ottenerne però grandi soddisfazioni.

Madama Felicita di Savoia

Amante della specialità torinese fino all’ingordigia, la figlia del re Carlo Emanuele III meritò l’appellativo di “principessa del grissino”, avendo posato per un quadro con il noto bastoncino in mano.

Napoleone Bonaparte

L’Imperatore riteneva i grissini un “must” a tavola, e non esitava a spedire corrieri a Torino per farne scorta continua, per poterli degustare sempre freschi e fragranti.

Imperatrice Maria Luigia d’Austria

Si dice che amasse sbriciolarli nel brodo. La zuppa le venne servita nella “tasse de l’accouché” (tazza della puerpera), regalatale da Napoleone e che oggi possiamo ammirare al museo Glauco Lombardi di Parma.

Re Carlo Felice

Dopo Vittorio Amedeo, il Re pare diventasse quasi “maleducato” in presenza dei grissini: in barba all’etichetta, sgranocchiava di continuo e ovunque. Persino dal palco reale del Teatro Regio, incurante del fastidio che arrecava ai vicini e delle voci imbarazzanti che giravano sul suo conto.

 

I “Fans” di oggi

Chi l’avrebbe detto? Dopo le “teste coronate“, il grissino ha conquistato Vips da ogni parte del mondo. I cosiddetti Breadsticks hanno valicato l’oceano e sono andati alla conquista degli USA, dove sono diventati un vero e proprio “cult”!
La catena di ristoranti statunitense Olive Garden – specializzata in cucina italo-americana – ha stabilmente inserito i grissini nei suo menu “all you can eat”. Secondo la rivista People, il popolare anchorman Tv Jimmy Fallon pare sia devoto alle zuppe ed insalate accompagnate dai nostri amati bastoncini. Se poi pensiamo che l’amore per il grissino ha portato all’istituzione di una giornata dedicata, il Breadstick Day (ogni 26 ottobre), è chiaro come il fenomeno sia diventato globale!

 

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Madonna

Numerose Stars sono state immortalate mentre si accompagnavano con un grissino o semplicemente lo hanno citato come loro prelibatezza. L’attrice Jessica Biel, durante i Critics’ Choice Awards di Hollywood, addenta golosamente un grissino.

L’icona del football inglese Alan Shearer, interprete di un video virale in rete, festeggia la vittoria della sua Nazionale ai campionati del mondo di Russia 2018, cantando “All night long”, impugnando un grissino come microfono.

Ed infine, la leggenda musicale Madonna.

Durante i red carpets al MET Gala 2016 (uno dei più grandi eventi del calendario mondiale della moda), alla richiesta della giornalista di E! News’ Zuri Hall, avrebbe confidato di essere lì soltanto per un motivo… “The bread sticks!”.

 

Giaveno, neo Comandante dei vigili salva cucciolo di cinghiale

in BREVI DI CRONACA

Giaveno – Neo Comandante dei vigili urbani protagonista del recupero del piccolo animale ferito

Membro attivo della Commissione Tutela Animali, la nuova comandante della polizia municipale – Gianfranca Marotta – si è resa protagonista del recupero e del soccorso del piccolo animale. L’incendio boschivo è divampato nei pressi della borgata Villanova, a nord di Giaveno. L’intervento di spegnimento, ad opera dei vigili del fuoco locali, ha permesso di individuare il piccolo.

Avvistato l’animale in difficoltà, la comandante lo ha recuperato in condizioni discrete. Leggermente bruciacchiato, il piccolo animale selvatico è stato preso in carico dal CANC (Centro Animali Non Convenzionali) di Grugliasco per le prime cure. Nel frattempo, è partita una gara di solidarietà in rete, per l’adozione del cucciolo!

(Foto: Commissione Tutela Animali Giaveno)

La casa di Cagliostro, mistero in via Barbaroux

in LIFESTYLE

La misteriosa storia della casa di Cagliostro, enigmatico personaggio che passò da Torino per due volte

Casa di Cagliostro
Il Conte Alessandro Cagliostro

Anche ultimamente, i pareri di storici ed esperti non sono concordi nel definire la figura dell’enigmatico Alessandro Cagliostro. Chi lo ritrae come un potente occultista e chi, invece, lo descrive come un avventuriero senza scrupoli. Sempre fiancheggiato dall’avvenente moglie Lorenza Serafina Feliciani, che sfruttò ripetutamente a proprio vantaggio, riuscì a truffare mezza Europa.

Nato a Palermo nel 1743, fin dalla primissima gioventù, il giovane Cagliostro inanellò una lunghissima sfilza di truffe, risse e litigi, e rocambolesche fughe. Personalità narcisista e spregiudicata, si appassionò di scienza ed alchimia, a cui seguì una deriva verso la mistificazione e all’inganno. Tutta la sua vita sarà un alternarsi di trionfi e cadute in disgrazia.

Basti ricordarel’Affare della collana”, per definire meglio il personaggio. Nel 1776, Cagliostro fu implicato in una speculazione economica ai danni del Re di Francia Luigi XVI, che lo porterà irrimediabilmente alla rovina.

Il conte tentò infatti di vendere una preziosissima collana di diamanti al Re, ma quando la speculazione venne a galla, scoppiò un tale scandalo da mettere in grande imbarazzo la Monarchia. Re Luigi XVI e Maria Antonietta, accusati dal popolo di pensare esclusivamente ai propri lussi, di lì a poco avrebbero pagato dazio, aprendo così la strada alla Rivoluzione Francese.

 

La casa di Cagliostro in via Barbaroux

A Torino, Cagliostro trascorse due brevi soggiorni. Del primo, sotto il regno di Carlo Emanuele II, non si sa molto. Giuseppe e Lorenza dimorarono in un palazzetto all’angolo di via Barbaroux con la piazzetta dell’Università dei Maestri minusieri.

Casa di Cagliostro - Prima della ristrutturazione
Casa di Cagliostro – Prima della ristrutturazione

La scelta della casa fu particolarmente attenta, dettata dalle nozioni di numerologia e astrologia della coppia: il palazzo ospitava il Caffè Saturno, noto circolo esoterico, e si trovava al civico 25 (oggi il 27) di via Barbaroux.

Casa di Cagliostro - Dopo la ristrutturazione
Casa di Cagliostro – Dopo la ristrutturazione

La somma fa 7, numero alchemico che indica la Grande Opera. Dopo decenni di degrado e di vani tentativi di porvi rimedio, la maledetta “casa di Cagliostro”,  è stata recentemente restaurata. Il Caffè Saturno non esiste più, ma l’isolato attorno a Palazzo Siccardi (oggi sede della nuova Biblioteca civica Guidetti Serra) trasmette ancora un inquietante profumo di mistero.

La seconda visita a Torino

Cagliostro tornò una seconda volta a Torino nel 1788, ma la sorte non fu certo favorevole al “Mago”.

La sua fama di imbroglione, unita alle voci della fuga dalla Francia dopo il caso della collana,  lo aveva purtroppo preceduto presso la corte del Re Vittorio Amedeo III. Grazie all’intercessione di alcuni potenti cortigiani, il Re (piuttosto interessato a tutto ciò che concerneva l’occultismo massonico) lo ricevette comunque malvolentieri.

Casa di Cagliostro - Torino nel 1790
Torino nel 1790

Il conte, contrariato, forse per vendicarsi di una lunga anticamera, omaggiò Vittorio Amedeo III di un libro maledetto. Per di più, le sue profezie non accolsero i favori del sovrano che, impaurito dalle parole di  Cagliostro ed interpellati i suoi consiglieri, liquidò la coppia con un “Consilium Abeundi”, cioè un elegante “foglio di via“. Abbandonando Torino alla volta di Genova, sembra che Cagliostro abbia lanciato una maledizione sulla città sabauda.

Winelivery svela cosa si beve a Torino

in LIFESTYLE

Winelivery, la Drink App n.1, ci svela le tendenze del beverage nel capoluogo sabaudo. Primeggia il vino rosso, seguito dalle bollicine. Il Piemonte la regione vinicola preferita

Winelivery, l’App con cui è possibile ricevere a casa propria i migliori vini, birre e drink in meno di mezz’ora, ha analizzato le tendenze 2019 in fatto di acquisti di bevande alcoliche.

Noti da sempre per la cultura vinicola, gli utenti torinesi hanno rispettato le aspettative in tema di alcolici, mettendo il vino rosso in cima alle preferenze, ma riservando delle sorprese inaspettate.

Le categorie di alcolici preferite dai torinesi

Come detto, la bevanda preferita per gli utenti torinesi è il Vino, con il 51% dei consumi, seguito da Birra (33%) e dagli Spirits (14%). A seguire, i Cocktails.

Focalizzandoci sulla categoria Vino, trionfa il Rosso, con ben il 43% delle preferenze; al secondo posto le Bollicine (27%), seguite al terzo posto dal vino Bianco con il 24%.

Le Regioni e le etichette top

I vini piemontesi, come largamente atteso, conquistano la testa della classifica con il 23% degli ordini su Winelivery.

Al secondo posto il Veneto, scelto dal 16%, e al terzo posto il Friuli-Venezia Giulia con l’8% delle preferenze di acquisto. Nessuna sorpresa, se si considera che il Friuli-Venezia Giulia è leader nella produzione di bianchi, così come il Veneto, terra “eletta” del prosecco. Puglia (7%) e Lombardia (6%) si attestano invece al quarto e quinto posto.

Che vini comprano i torinesi?

Spiccano inaspettatamente il Grignolino DOC 2018, a seguire la Barbera D’Asti, simbolo dell’eccellenza vinicola regionale.

Tra le bollicine, trionfa il Prosecco, seguito dalla Franciacorta e dalla bolla di Barbera rosè. Tra i bianchi, i consumatori torinesi si spostano verso il sud del Bel Paese preferendo i vini fruttati dal sapore intenso, come la Falanghina, che doppia gli autoctoni Arneis e Gavi.

Un dato interessante viene dal vino biologico, prediletto dal 9% degli utenti.

La classifica delle Birre

Ben definiti i gusti sabaudi in fatto di birra: le marche commerciali svettano con il 73%delle preferenze, mentre le birre artigianali (27%) – in crescita – sono ancora relativamente distanti. Tra i brand più noti, ci sono differenze minime: Ichnusa (6%) e Tennent’s (5%) sopra a tutti.

Ecco le zone dove si acquistano più alcolici

Winelivery vede la zona Centro al primo posto – 25% degli utenti – nella richiesta di bevande alcoliche, seguita da Pozzo Strada (8%) e da San Secondo (7%). In coda, Mirafiori (6%), San Salvario (5%), con Aurora, Crocetta e Campidoglio appaiate al 4%.

Cos’è Winelivery?

Winelivery è l’app che ti consegna bevande alcoliche in 30 minuti, alla corretta temperatura di servizio. Non solo, l’app guida il cliente nella scelta, racconta i propri prodotti e li distribuisce.

Lanciata a Milano nel Gennaio 2016, Winelivery è ora attiva in 13 città.

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Stadi del Torino: ecco dove hanno giocato i Granata

in SPORT
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Stadi del Torino? Il Toro ha spesso cambiato casa, ma dove ha giocato esattamente dal 1907 ad oggi? 

 

Per lungo tempo, Juventus e Torino (in ordine rigorosamente alfabetico, ndr) hanno condiviso gli impianti sportivi cittadini, come nel caso dello Stadio Comunale e dello Stadio delle Alpi. Ma per altrettanti lunghi periodi, i due clubs rivali hanno preferito ospitare le partite casalinghe in un proprio spazio esclusivo, alimentando un forte legame di appartenenza con i propri tifosi, e in un certo senso “marchiando” i quartieri adiacenti.

Ma ora torniamo indietro nella storia, esplorando tutti gli Stadi del Torino, dai nostri tempi fino alla sua fondazione.

Stadio Comunale (1958-1959, 1963-1990 e dal 2006)

Tra gli stadi del Torino, lo Stadio Comunale, inaugurato come Stadio Mussolini (prima della seconda guerra mondiale) è quello più longevo.  Ribattezzato Olimpico “Grande Torino“, ospita le partite casalinghe del Toro dal 2011.

Situato nel quartiere S. Rita, vide l’inizio dei lavori nel settembre 1932, in pieno ventennio fascista, e in soli 9 mesi venne inaugurato per i Giochi Littoriali della Gioventù. Avendo a disposizione stadio, campo di atletica e piscina olimpica, l’area scelta poteva ospitare una grande varietà di eventi sportivi.

Stadio Mussolini
Stadio Mussolini

Riqualificato integralmente per ospitare i Giochi olimpici invernali del 2006, al progetto degli anni Trenta si aggiunsero la copertura completa degli spalti e un terzo anello di gradinate. La capienza risultò così di soli 26.000 posti seduti, ma decisamente più confortevoli dei precedenti 70.000 spettatori in piedi sulle gradinate.

Stadio Comunale
Stadio Comunale

Vi giocarono simultaneamente Juve e Toro tra gli anni ’60 ed il 1990, per poi farvi ritorno nel 2006. Dal 2011, la Juventus gioca stabilmente allo Stadium, suo nuovo impianto di proprietà.

Stadio Delle Alpi (1990-2006)

Situato nel quartiere Vallette, lo Stadio delle Alpi non fu certamente tra gli stadi del Torino più apprezzati. Casa di Juve e Torino per circa 15 anni, fu progettato allo scopo di ospitare i Campionati del Mondo 1990 ed eventi di Atletica leggera.

Contava su una capienza di quasi 70.000 spettatori, su 3 anelli interamente coperti.

Stadi del Torino - Stadio delle Alpi
Stadi del Torino – Stadio delle Alpi

A cominciare dal preventivo per la sua costruzione, lievitato dai 60 a circa 200 miliardi di lire, lo stadio alternò vari problemi di natura tecnica e di confort, senza citare quello capitale, relativo alla pessima visibilità delle partite di calcio.

Per farsi un’idea, basterebbe ricordare il giudizio tranchant dell’Avvocato Gianni Agnelli: “Al Delle Alpi è come giocare sempre fuori casa“. E così, già nel 1994, la Juventus cominciò a pensare ad un nuovo stadio di proprietà, mentre il Torino covava il sogno di tornare alla sua vera casa, lo stadio Filadelfia.

Se i bianconeri riuscirono a veder nascere il nuovo Stadium sulle ceneri del Delle Alpi, il Torino dovette “accontentarsi” del Comunale opportunamente rinnovato dopo le Olimpiadi.

Stadio Filadelfia (1926-1943, 1945-1958, 1959-1963)

Costruito in soli 5 mesi di lavoro nel 1926, per volere del presidente granata, il conte Enrico Marone Cinzano, lo stadio Filadelfia è, nei cuori del popolo granata, semplicemente “il Fila“, la casa madre, l’anima del Toro.

Stadi del Torino - Il Vecchio Filadelfia
Stadi del Torino – Il Vecchio Filadelfia

Non a caso, qui giocò il Grande Torino, la squadra degli Invincibili, che rivoluzionò il gioco del calcio negli anni ’40 e che fece sognare l’Italia intera, in ginocchio dopo la guerra. Rimasta tragicamente vittima nell’incidente aereo di Superga, quella squadra leggendaria sembra ancora aleggiare sul campo principale, dove sono tornati ad allenarsi i giocatori della prima squadra granata.

Fulgido esempio di architettura liberty applicata al calcio, il Filadelfia nacque con due sole tribune, per una capienza di 15.000 persone. Negli anni successivi, furono aggiunte la biglietteria e nuove gradinate che lo portarono ad ospitare 25.000 persone.

Stadi del Torino - Il Nuovo Filadelfia
Stadi del Torino – Il Nuovo Filadelfia

Il nuovo Fila, nonostante i ripetuti tentativi di ricostruzione e la quasi sparizione negli anni Novanta, riapre i cancelli nel maggio 2017, ad opera della Fondazione Stadio Filadelfia.

Motovelodromo Fausto Coppi (1925-1926)

In attesa della costruzione del nuovo Filadelfia, il Torino giocò una sola stagione al “motovelodromo di Corso Casale”. 

Progettato dall’architetto Ballatore di Rosana, eroe del liberty torinese ed esperto di grandi impianti sportivi dell’epoca (lo Stadium 1911, le torri esterne del Filadelfia 1926), il Velodromo ebbe una vita travagliata, determinata da costi di gestione spropositati che lo costrinsero ad ospitare svariate discipline sportive.

Stadi del Torino - MotoVelodromo Coppi
Stadi del Torino – MotoVelodromo Coppi

Circoscritto da due tribune, dotate di copertura in legno, accoglieva circa 7.500 posti. All’interno dell’anello di 393 metri in cemento, troviamo il campo in erba, poi impiegato per attività sportive e spettacoli teatrali e musicali.

Campo Stradale Stupinigi (1913-1925)

Sull’attuale corso Unione Sovietica, nei pressi dell’attuale zona del Combi, il Campo Stupinigi fu inaugurato nel 1913. In grado di ospitare 1500 persone, disponeva di gradinate popolari e una tribuna coperta di 500 posti.

Campo Sebastopoli (1907-1910)

Con il trasferimento della Piazza d’Armi dal centro città, un nuovo quartiere ricco di campi sportivi sorgeva tra la Crocetta e S. Rita. Dapprima venne utilizzato il c.d. “Lato Ferrovia“, dal 26 febbraio 1911 quello chiamato “Lato Crocetta“.

Velodromo Umberto I (1907-1910)

Eretto nel 1895, il velodromo Umberto I (che sorgeva tra corso De Gasperi e Corso Duca degli Abruzzi, all’altezza di via Vespucci) ospitò le prime partite di Torino e Juventus, oltre che le gare ciclistiche.

La prima partita ufficiale nella storia granata, il 13 gennaio 1907, fu proprio un derby contro i cugini juventini, vinto 2-1.

Stadi del Torino - Velodromo Umberto I
Stadi del Torino – Velodromo Umberto I

L’8 maggio 1898 vi si tenne il primo Campionato di calcio italiano, che si tenne in una sola giornata, con tre squadre torinesi ed una genovese, il Genoa Football & Cricket club, che vinse la storica edizione.

 

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