Che aria tira? A Torino e in altre 12 città italiane superato più volte il limite di PM10

Lo smog nelle città italiane registra un lieve miglioramento, ma la situazione resta critica soprattutto nel bacino padano e in Piemonte. È quanto emerge dal rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, che analizza la qualità dell’aria nei capoluoghi italiani.

Nel 2025 sono scese a 13 le città che hanno superato il limite giornaliero di PM10, contro le 25 del 2024. Tra queste figura anche Torino, con 39 giorni oltre i limiti consentiti, confermandosi tra le realtà più esposte all’inquinamento atmosferico nel Nord Italia.

Nonostante il miglioramento generale, la prospettiva per il 2030 resta preoccupante. Con l’introduzione dei nuovi limiti europei più severi, Torino risulta tra le città più lontane dagli obiettivi di riduzione delle polveri sottili e del biossido di azoto, con valori che dovrebbero diminuire di circa il 30% per rientrare nei parametri previsti.

La situazione piemontese appare ancora più complessa se si guarda oltre il capoluogo. Secondo il report, diverse realtà del territorio regionale presentano già oggi livelli incompatibili con i limiti futuri.

“Il focus dedicato al Piemonte – dichiara Alice De Marco, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – nel rapporto Mal’Aria 2026 ci consegna una fotografia inequivocabile: la nostra regione è oggi uno dei territori più critici dell’intera Pianura Padana. Le centraline non solo dei capoluoghi, ma anche dei centri medi e delle aree pedecollinari e montane, registrano valori che superano già oggi i limiti previsti per il 2030. È il caso di Chieri, Mondovì, Cavallermaggiore, Settimo Torinese, Borgaro Torinese e Domodossola, con medie annuali di PM10 e PM2.5 elevate e, in alcuni casi, livelli di NO₂ che indicano l’impatto del traffico e del riscaldamento domestico. Questi dati, che mostrano criticità diffuse ben oltre Torino, raccontano un problema strutturale: A Mondovì, ad esempio, le concentrazioni di PM10 (22 µg/mc) e PM2.5 (15 µg/mc) risultano incompatibili con i limiti 2030, pur trattandosi di una cittadina fuori dai grandi flussi metropolitani. Allo stesso modo, a Chieri la centralina Bersezio rileva PM10 a 34 µg/mc e PM2.5 a 26 µg/mc, mentre Settimo Torinese supera ancora i limiti giornalieri di PM10 con 48 giorni di sforamento. Il bacino padano, come confermano anche le analisi nazionali, resta una delle aree più vulnerabili d’Europa, e il Piemonte non fa eccezione.
Per questo chiediamo alla Regione Piemonte, nonostante il taglio di risorse del Governo, di assumersi il ruolo che le compete: non possiamo sperare di raggiungere i limiti del 2030 senza un impegno deciso, stabile e strutturale. La Regione deve rafforzare le proprie politiche e i propri piani, rimettendo al centro la qualità dell’aria come priorità sanitaria e ambientale”.

Il report evidenzia inoltre come il problema dell’inquinamento non riguardi più soltanto le grandi città, ma coinvolga sempre più anche centri di medie dimensioni e aree rurali, dove incidono traffico, riscaldamento domestico e attività agricole e zootecniche.

Legambiente sottolinea la necessità di interventi strutturali, in particolare sul potenziamento del trasporto pubblico, sulla riqualificazione energetica degli edifici, sulla riduzione delle emissioni industriali e agricole e su maggiori investimenti per il miglioramento della qualità dell’aria, soprattutto nelle regioni della Pianura Padana, tra cui il Piemonte.

Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo Precedente

La Regione acquisisce il grattacielo e riduce il debito: risparmi fino a 28 milioni

Articolo Successivo

Il cinema che guarda al cinema, magnificamente

Recenti:

IL METEO E' OFFERTO DA

Fit Homeless