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L’acqua di Torino: cosa beviamo davvero quando apriamo il rubinetto

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Per molti torinesi è un gesto automatico: aprire il rubinetto, riempire un bicchiere, bere. Un’azione quotidiana che raramente solleva domande. Eppure, dietro quell’acqua limpida che scorre nelle case della città, si nasconde un sistema complesso fatto di sorgenti, falde, controlli costanti e scelte individuali che raccontano molto del nostro rapporto con la salute e con l’ambiente.
Negli ultimi anni, il tema della qualità dell’acqua potabile è tornato al centro dell’attenzione pubblica. Complici le preoccupazioni legate all’inquinamento, alla presenza di nuove sostanze chimiche e alla crescente diffidenza verso ciò che non è imbottigliato, sempre più cittadini si chiedono se l’acqua del rubinetto di Torino sia davvero sicura.
Da dove arriva l’acqua che beviamo a Torino
L’acqua potabile che arriva nelle case torinesi proviene in larga parte da falde sotterranee profonde, alimentate dalle acque che scendono dalle Alpi e si infiltrano nel sottosuolo della pianura. Si tratta di risorse considerate, dal punto di vista idrogeologico, tra le più protette, perché naturalmente filtrate dagli strati di ghiaia e sabbia che caratterizzano il territorio.
A queste si aggiungono, in misura minore, captazioni superficiali e risorse di riserva utilizzate soprattutto nei periodi di maggiore richiesta o in situazioni di emergenza. L’intero sistema è gestito attraverso una rete di acquedotti che serve non solo il capoluogo, ma gran parte dell’area metropolitana.
I controlli: cosa dicono le analisi ufficiali
La qualità dell’acqua potabile viene verificata con migliaia di analisi ogni anno, effettuate sia dal gestore del servizio idrico sia dagli enti pubblici di controllo. Le verifiche riguardano parametri microbiologici, chimici e fisici: dai batteri ai nitrati, dai metalli pesanti ai residui di sostanze industriali.
Secondo i dati diffusi negli ultimi anni dagli organismi regionali di monitoraggio ambientale, l’acqua distribuita a Torino rispetta i limiti previsti dalla normativa nazionale ed europea. Particolare attenzione è stata rivolta alla presenza delle cosiddette sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), composti chimici molto persistenti nell’ambiente. Le analisi condotte sul territorio torinese indicano valori inferiori alle soglie che entreranno in vigore con le prossime normative europee.
In altre parole, allo stato attuale non emergono criticità tali da sconsigliare il consumo dell’acqua del rubinetto.
Rubinetto, bottiglia o filtro? Le scelte dei torinesi
Nonostante questo quadro rassicurante, le abitudini raccontano un’altra storia. Torino, come il resto d’Italia, resta uno dei Paesi europei con il più alto consumo di acqua minerale imbottigliata. Una scelta spesso legata al gusto, alla comodità o a una percezione di maggiore sicurezza.
Accanto alla bottiglia, negli ultimi anni si è diffuso l’uso di filtri domestici, dalle caraffe ai sistemi applicati direttamente al rubinetto. Gli studi disponibili indicano che questi dispositivi possono migliorare il sapore dell’acqua e ridurre alcune sostanze, ma non sono progettati per eliminare tutti i contaminanti, soprattutto quelli più complessi. Inoltre, se non correttamente mantenuti, possono perdere efficacia nel tempo.
L’acqua in bottiglia: quanta arriva dal Piemonte
Il Piemonte è una delle regioni italiane più ricche di sorgenti utilizzate per l’imbottigliamento. Molte delle acque presenti sugli scaffali dei supermercati nascono tra le valli alpine, in contesti montani lontani dai grandi centri abitati.
Dalle valli del Cuneese, ad esempio, sgorgano alcune delle acque minerali più conosciute, caratterizzate da una mineralizzazione molto bassa. Altre sorgenti si trovano tra il Biellese e il Verbano, dove l’acqua attraversa rocce antiche e acquista composizioni diverse per contenuto di sali minerali. Nel Torinese e nelle aree limitrofe sono presenti anche fonti storiche, sfruttate in passato a scopo termale o imbottigliate su scala più ridotta.
Si tratta di acque con caratteristiche differenti, ma non necessariamente “più sicure” rispetto a quella del rubinetto: acqua minerale e acqua potabile rispondono a normative diverse, ma entrambe sono soggette a controlli rigorosi.
Plastica, ambiente e nuove abitudini
Il consumo di acqua in bottiglia ha un impatto ambientale significativo, soprattutto in termini di produzione e smaltimento della plastica. Per questo motivo, negli ultimi anni si sono moltiplicate anche nel Torinese le fontane pubbliche di acqua potabile, che permettono di riempire borracce e contenitori riutilizzabili, riducendo i rifiuti.
Un segnale di cambiamento lento, ma costante, che accompagna una maggiore attenzione al tema della sostenibilità e alla fiducia nelle infrastrutture pubbliche.
Una sicurezza che passa dall’informazione
Alla luce dei dati disponibili, bere l’acqua del rubinetto a Torino è considerato sicuro. Ma la sicurezza, da sola, non basta: serve anche trasparenza, informazione e consapevolezza. Sapere da dove arriva l’acqua, come viene controllata e quali sono le reali differenze rispetto a quella imbottigliata può aiutare i cittadini a compiere scelte più informate.
Perché dietro un gesto semplice come bere un bicchiere d’acqua, si intrecciano questioni ambientali, sanitarie ed economiche che riguardano tutti. Anche e soprattutto Sotto casa.
NOEMI GARIANO
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