Mirafiori va controcorrente e trascina la ripresa dell’auto in Italia

Stabilimenti auto: produzione a due velocità tra crisi e segnali di rilancio

Il sistema produttivo dell’automotive italiano sta vivendo una fase complessa e disomogenea. I più recenti numeri sulla produzione mettono in luce un settore che procede “a strappi”: da un lato impianti in forte sofferenza, dall’altro realtà che mostrano una capacità di reazione concreta. Il confronto con il 2024 evidenzia infatti forti differenze tra i principali stabilimenti.

La situazione più delicata riguarda Melfi, che subisce una contrazione molto pesante: la produzione crolla di quasi la metà (-47%). Si tratta di un ridimensionamento che pesa in modo significativo su uno dei poli industriali più importanti del Mezzogiorno. Alla base del calo vi sono la debolezza del mercato, la riduzione degli ordini e una fase di transizione dei modelli in produzione, fattori che stanno incidendo anche sull’organizzazione del lavoro e sull’uso crescente degli strumenti di sostegno al reddito.

Anche Atessa mostra segnali di rallentamento, seppur meno drammatici: il sito abruzzese registra una flessione del 13%. La specializzazione nei veicoli commerciali non è bastata a compensare il raffreddamento della domanda europea, in un contesto reso ancora più incerto dal passaggio verso nuove motorizzazioni e tecnologie. Il risultato è una minore saturazione degli impianti e una gestione più prudente dei turni produttivi.

In questo scenario complesso spicca il dato positivo di Mirafiori, che va in controtendenza con un incremento del 16,5% rispetto allo scorso anno. Lo stabilimento torinese beneficia dell’introduzione di nuove linee, del posizionamento su modelli a maggiore valore aggiunto e dell’attenzione crescente per l’elettrificazione, dimostrando come investimenti mirati e scelte industriali coerenti possano tradursi in risultati concreti.

Il quadro che emerge è quello di una filiera in piena trasformazione, dove la capacità di adattarsi al cambiamento tecnologico e ai nuovi scenari di mercato fa sempre più la differenza. Se Mirafiori offre un segnale incoraggiante, Melfi e Atessa evidenziano invece la necessità di interventi strutturali, politiche industriali mirate e nuovi investimenti per evitare che le difficoltà si consolidino nel tempo.

La vera sfida dei prossimi mesi sarà quella di rendere la transizione un’occasione di rilancio complessivo, riducendo gli squilibri territoriali e tutelando occupazione e competenze, affinché la ripresa non resti un caso isolato ma diventi un percorso condiviso.

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