Valdengo, un baritono alla corte di Toscanini 

 

Nato a Torino nel 1914, Giuseppe Valdengo iniziò gli studi da privatista al Conservatorio Giuseppe Verdi, prima come strumentista di oboe ed in seguito come cantante. La prima apparizione avvenne nel 1936 a Parma nel Barbiere di Siviglia e l’anno successivo fu scritturato per 180 lire nel teatro sperimentale di Alessandria per interpretare Germont nella Traviata. Le eccellenti doti canore gli consentirono di replicare l’opera verdiana debuttando nel 1938 alla Scala di Milano. La sua ascesa fu interrotta per tre anni dal servizio militare dove fu direttore della banda musicale.
Dopo il congedo riprese l’attività concertistica alla Scala con seconde parti accanto alla mezzosoprano Giulietta Simionato. Nel 1942 si esibì ancora a Parma nella Bohème e nel 1946 alla Fenice di Venezia nel Faust. Nello stesso anno avvenne la svolta della carriera esibendosi alla Opera House di New York nella Madama Butterfly e nel ruolo di Marcello nella Bohème. Il grande baritono fu richiesto dal Metropolitan per interpretare Tonio nei Pagliacci e la vertiginosa conferma internazionale ebbe inizio quando il direttore Arturo Toscanini lo scelse per Otello nel 1947, Aida nel 1949 e Falstaff nel 1950, interpretazione che lo rese famoso nel mondo avviando la collaborazione decennale con il famoso teatro di New York.
La cura dei particolari, la sensibilità e la memoria incredibile permisero a Toscanini di dirigere senza partitura, caratteristiche che lo inserirono tra i migliori direttori d’orchestra del mondo con Bernstein e Von Karajan. Forse Valdengo non possedeva il timbro come altri suoi colleghi ma l’intonazione, la precisione negli attacchi vocali sicuri, audaci e scrupolosamente musicali, il volume, il colore di cantante moderno, l’estensione della voce, l’articolazione e la pronuncia perfetta garantivano la capacità di rilevare i contorni umani dei personaggi dove l’interpretazione è indispensabile.
Le prove e le concertazioni delle opere avvenivano al pianoforte con due cantanti per volta per poi riunire tutti i solisti, trascinati dalla forza d’insegnamento di Toscanini senza varianti o tagli alla scrittura originale per non tralasciare l’attività affettiva dell’anima del compositore. Il direttore d’orchestra non amava ripetizioni pericolose al termine delle opere e regie esagerate per non interrompere il dialogo teatrale. Il successo ormai mondiale di Valdengo lo portò ad esibirsi a San Francisco, Parigi, New Orleans, Bilbao, Mexico City, Philadelphia, Napoli, Venezia e Bologna specializzandosi nel repertorio verdiano, ottenendo la medaglia del cavalierato di Verdi e collaborando con i grandi del momento, Giuseppe Di Stefano e Mario Del Monaco.

Partecipò con la Cetra e la Columbia-Philips alle incisioni in studio, con la RCA dal vivo e la NBC per la radio con Toscanini, al film della MGM sul grande Caruso del 1951 interpretato da Mario Lanza e nel 1962 scrisse il volume autobiografico “Ho cantato con Toscanini”. Nel 1966 abbandonò le scene per dedicarsi all’insegnamento del canto. Il 5 maggio 2011 la città di Casale, dove trascorse gli ultimi anni, dedicò alla gloria dell’artista scomparso nel 2007 una lapide nel ridotto del Teatro Municipale, grazie all’interessamento dell’allora assessore alla cultura Giuliana Romano Bussola.
Armano Luigi Gozzano
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