Con “Onda Larsen” é divertimento assicurato, ripensando al celebre “Sogno” shakespeariano
Venerdì 4 e sabato 5 aprile, ore 21
Scritto e diretto da Lia Tomatis, lo spettacolo è a due voci con gli attori Riccardo De Leo e Gianluca Guastella della torinese Compagnia teatrale “Onda Larsen”. “Il sogno di Bottom” (già il titolo ne indica la classica derivazione), in programma venerdì 4 e sabato 5 aprile (ore 21) allo “Spazio Kairòs” di via Mottalciata, a Torino, è una divertente ma attenta riflessione sui “meccanismi burocratici” che regnano e, purtroppo, regolano ai nostri giorni, più che mai, il mondo del lavoro, mettendo alla berlina quegli aspetti che oggi sono considerati “vantaggiosi” ma che in realtà badano più alla forma che al contenuto: Quincio, uno dei due attori in scena che nella storia interpreta la parte di un arrendevole regista vive i nostri tempi e, per riuscire, dunque, ad attenersi alle richieste di un “bando” che gli permetterà solo in tal maniera di ottenere dei finanziamenti, è costretto a mandare all’aria tutte le sue idee sull’arte e a presentare un progetto che “artistico” ormai non è più. O che di “artistico” ormai ha proprio ben poco. Così, purtroppo, è, se si vuole.
Molti lo avranno capito. Lo spettacolo è uno “spin off” di uno dei più divertenti personaggi di Shakespeare. Siamo nel 1595, nel bosco di “Sogno di una notte di mezza estate”, Bottom (attore che viene trasformato in un uomo con la testa d’asino da Puck, folletto di Oberon, re delle fate) e Quince provano lo spettacolo per il Duca di Atene, Teseo. Finita la prova, Bottom si addormenta e si risveglia quattro secoli dopo davanti a un giovane regista che sta cercando di allestire uno sgangherato progetto teatrale nella speranza di ottenere qualche finanziamento pubblico. Bottom si lascerà coinvolgere nell’infelice impresa, mettendo involontariamente a nudo le contraddizioni del nostro presente, proprio a causa della sua estrema semplicità. Il testo, pur gravitando nella geniale area e temporalità shakespeariana, si presenta quindi al pubblico in tutta la sua, forse ormai inarrestabile e sgangherata, attualità.
“Ci si accontenta in mancanza d’altro e purtroppo ci si abitua” viene detto in un passaggio del testo. E allora c’è da chiedersi E’ veramente così purtroppo o ci si può ribellare e cambiare qualcosa e a quali costi? A ognuno di noi l’ardua sentenza. E le posizioni, pur rischiose ma indubbiamente coraggiose, da assumere.
Scrive la regista Lia Tomatis: “Lo spettacolo è scritto mescolando linguaggio ‘elisabettiano’ e linguaggio moderno, contemporaneo, così come nelle opere di Shakespeare si alternavano realtà e magia, momenti di dramma e di commedia.
È scritto in modo da essere fedele all’ordine cronologico in cui sono state scritte le opere di Shakespeare: Bottom non conosce le parole dei drammi che sono stati scritti dopo ‘Sogno di una notte di mezza estate’, gli frullano solo nella testa in maniera inconsapevole, mentre conosce ‘Romeo e Giulietta’ che risulta precedente”. C’è dunque da rilevare che le informazioni storiche che passano, anche se solo di sfuggita, tra le parole dei personaggi sono assolutamente corrette. E, in tal senso, vista proprio la scelta “di creare una coerenza filologica drammaturgica, anche per l’impianto scenico e la regia si è scelto una pulizia che ricordasse il teatro elisabettiano”.
In scena infatti c’è un solo elemento: un “cubo” che viene utilizzato nel finale come veniva utilizzato il “balcone” nel teatro inglese a cavallo fra Cinque e Seicento. Come nel teatro seicentesco, gli attori possono inoltre recitare quasi tra il pubblico e con il pubblico stesso interagiscono, così come i cambi di scena e di luogo sono segnalati dall’uscita degli attori da una quinta ed un rientro in palco da un’altra quinta. “Con una recitazione naturale, informale, che alterna momenti di grande poesia e momenti di comicità e dramma si è cercato – conclude la regista – di restituire un po’ di quell’anima caratteristica del teatro elisabettiano in un fraseggio pensato in chiave volutamente moderna”. E i risultati sono decisamente apprezzabili, i dialoghi serrati e divertenti e i personaggi ben caratterizzati, latori di un’ironia e di una satira che mai preclude la possibilità di una seria riflessione su alcune contraddizioni del nostro presente, assimilate nel tempo senza lasciarci quasi il tempo di accorgercene e di provvedere di conseguenza. Senza farci del tutto fagocitare. Pensiamoci su! In fondo, basta volerlo!
Per info: “Spazio Kairòs”, via Mottalciata 7, Torino; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org
g.m.
Nelle foto: “Il sogno di Bottom”, immagini di scena
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