Luigi Amicone, uomo fuori ordinanza

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Luigi Amicone è stato un cattolico esemplare, uno dei fondatori di “Comunione e Liberazione” al fianco di don Luigi Giussani.

E’ mancato all’età di 65 anni  dopo una vita appassionata dedita a grandi ideali religiosi, ma anche civili. Chi scrive fu subito, direi quasi naturaliter, amico di Gian Piero Leo, leader torinese di CL, con cui aprì un dialogo che divenne amicizia e che dura da tanti anni. Non ho mai amato CL con cui a volte ho polemizzato duramente avendo come interlocutore don Primo Soldi, ma con Leo il discorso era totalmente diverso.   Anche con Amicone ho intrattenuto un rapporto più a distanza, ma autentico e  profondo. Di lui ho sempre ammirato il suo anticonformismo, il suo spirito libero. Non ero un lettore attento del “Sabato” da cui mi dividevano tante scelte, ma i suoi liberissimi  articoli non me li sono mai persi. Anche il suo giornale “Tempi” è stato tra le mie letture.
Ci aveva fatto incontrare  conoscere una delle pagine  più tremende della storia italiana della fine  del secolo scorso, quella di Tangentopoli e della Repubblica giudiziaria che archiviò un’intera classe dirigente, ad esclusione di un partito che era vissuto  e viveva ancora di soldi provenienti dall’URSS e dalle cooperative rosse. Leggere Amicone mi confortava e mi diceva che non ero solo io a temere i forcaioli alla Borrelli e alla Di Pietro che in tempi recenti ha svelato i veri fini che aveva il pool di Milano, quello di far tabula rasa della prima Repubblica.
Lui non esitò ad attaccare duramente, andando controcorrente, anche quando Vittorio Feltri era schierato dalla parte di Di Pietro come oggi è schierato forse non casualmente  con l’estrema destra. Solo un altro mio amico, il latinista Luciano Perelli che aveva conosciuto con il padre e il fratello il carcere fascista mi esortò ad andare avanti, denunciando la deriva giustizialista che minacciava la libertà e uccise la storia della I Repubblica, mille volte migliore delle cronache delle Repubbliche successive. In quell’estate del 92/93 un liberale come me si sentì davvero solo  anche perché i liberali di nome se la erano squagliata alla chetichella in modo ignobile: io una volta la definii la fuga da Via Frattina, sede storica del PLI. Solo Alfredo Biondi seppe tenere la schiena diritta.
Un’altra delle cose che ci hanno accomunato fu il suo coraggioso impegno contro l’ ”ecologismo selvaggio” per dirla con una sua espressione .Quei verdi di fuori e rossi di dentro che ancora oggi continuano ad imperversare, rivitalizzati da una ragazzina svedese che  marina spesso la scuola per ergersi a capopopolo presuntuoso e arrogante, ricevuto persino dal Papa.
Anche Amicone non  poteva sopportarla. Venne eletto in Consiglio comunale a Milano nelle liste di Forza Italia e non fu uno dei tanti transfughi e, naturalmente, il 3 e 4 ottobre non venne rieletto, magari per far spazio a qualche nuova raccomandata di bell’aspetto. Ovviamente questa è una mia illazione indebita che mi venne maliziosamente in mente quando seppi che non era stato rieletto. Un uomo come lui doveva essere eletto in Parlamento, mentre i vari capataz hanno scelto i mediocri coperti ed allineati che hanno portato al disastro il centro-destra. In Luigi c’era un ‘idea alta della politica come servizio come forse solo i cattolici veri  hanno. Pensiamo alla figura di Alcide De Gasperi, ad esempio. Non era un bacchettone ,era un uomo con la battuta pronta ed era anche gioviale.
L’ultima battaglia è stata contro il disegno di legge Zan, mentre il candidato sindaco di Torino  Damilano si genufletteva davanti a certi temi. Ci mancherà un uomo come Luigi Amicone, mancherà a Milano ma mancherà soprattutto  alla cultura e al giornalismo non prezzolato. Il suo cuore che aveva battuto forte per tante  nobili passioni, non ha più retto, ma il suo ricordo destinato a restare  e il suo esempio troverà ,spero, altri capaci di raccoglierne il testimone  o almeno in grado di tentare di proseguirne la strada.

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