Sgominata la banda dei ladri di rame. Arrestate 10 persone

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Depredavano cavi in tutta Italia, per poi riciclarli. Operazione dei Carabinieri. Sequestrata azienda compiacente
Dall’alba, in Torino e nell’hinterland torinese, oltre 60 Carabinieri del Comando Provinciale di Torino hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Torino su richiesta della locale Procura della Repubblica, gruppo criminalità organizzata, comune e sicurezza urbana, nei confronti degli appartenenti ad una banda criminale dedita ai furti di rame e al successivo riciclaggio dello stesso. 10 le persone destinatarie dei provvedimenti restrittivi. Associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione, riciclaggio nonché furto in concorso, i reati a vario titolo contestati dall’A.G.. Le indagini dei militari dell’Arma hanno accertato furti di 44 mila metri di cavi di rame per un valore di oltre mezzo milione di euro, avvenuti prevalentemente ai danni di impianti fotovoltaici del Nord e Centro Italia. I Carabinieri della Compagnia Torino Oltre Dora hanno sequestrato un’azienda della provincia di Torino, attraverso la quale gli indagati riuscivano a stoccare e poi a “ripulire” l’oro rosso. A capo dell’organizzazione i titolari di un’azienda della provincia di Torino. La ditta è ritenuta una centrale di stoccaggio e smistamento del rame rubato e il punto di riferimento per molti predoni dell’oro rosso della provincia di Torino.
Le investigazioni condotte dai carabinieri della Compagnia Torino Oltre Dora sono durate un anno ed è riuscita a dimostrare l’esistenza di un sodalizio criminale, con base operativa a Piscina (TO). I furti di rame sono stati commessi prevalentemente da alcuni rom di un campo nomadi torinesi ai danni di impianti solari fotovoltaici di Narni (TR), Savigliano (CN), Airasca (TO), Cherasco (CN), Otricoli (TR). Sono stati documentati 15 episodi delittuosi
Modus operandi  I titolari della ditta erano i promotori e gli organizzatori del traffico di rame che acquistavano l’oro rosso direttamente dai ladri  e dopo averlo pulito e sguainato, lo rivendevano ad altre ditte per il successivo reinserimento nel mercato lecito. Alla contabile della ditta spettava l’onere di omettere le annotazioni sui registri di carico/scarico dei movimenti in ingresso e uscita dalla ditta, del rame rubato. Ai dipendenti e operai spettava l’incarico di sguainare e triturare il rame al fine di ostacolarne l’eventuale identificazione e trasportarlo agli acquirenti ricettatori. Contestualmente è stato eseguito il sequestro preventivo della ditta e dei beni a essa riconducibili.