Sostiene di essere “convinto della correttezza” del suo operato: “lo dimostrerò nelle sedi opportune. Ma mi preme, più di ogni altra cosa, tutelare la Città e l’Amministrazione”. Paolo Giordana, il capo di gabinetto del Comune di Torino ha
rassegnato le dimissioni nelle mani della Sindaca Appendino che le ha accolte, pur dicendosi “umanamente dispiaciuta” in un tweet. Quello che veniva definito e si autodefiniva il Richelieu della prima cittadina, considerato artefice principale dell’ascesa di Appendino alla carica politica più alta della città, ha lasciato il proprio ruolo a Palazzo Civico a seguito del contenuto uscito sui giornali, dei verbali delle
telefonate intercettate dello stesso Giordana con il presidente di Gtt, da cui emergerebbe la richiesta della cancellazione di una multa per la mancata obliterazione di un biglietto del tram da parte di un suo amico. Giordana era stato interrogato proprio questa mattina dai pm che seguono l’inchiesta sul bilancio della Città. Per molti dipendenti e dirigenti del Comune il capo di gabinetto era considerato “ingombrante” e discusso per il suo iperattivismo. Anche negli ambienti di M5S, alcuni esponenti politici non lo vedevano di buon occhio. Aldo Grasso scrisse di lui sul Corriere della Sera: “Politicamente fluido, competente, abile e spietato: a Palazzo non si muove foglia che Giordana non voglia. Dicono che sia il vero sindaco, il marionettista che muove i fili dell’Appendino (nomen omen). Ma, come ci ricorda Stanisław Lec, «è facilissimo trasformare le marionette in impiccati. Le corde ci sono già»
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